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1.

PREMESSA
La storia del comune di Pachino ha inizio nel periodo borbonico, ma considerando le numerosissime
testimonianze archeologiche e storiche presenti nel suo territorio e risalenti a periodi ben pi remoti
appare necessario fare un excursus a partire dal periodo pregreco per finire con quello borbonico.
Il nostro comune sorge nello spigolo sud-orientale della Sicilia, in provincia di Siracusa, e confina
con il comune di Noto a nord, Rosolini ed Ispica ad Ovest ed bagnato dalle acque del Canale di
Sicilia a sud ovest. Esso prende il nome dall'omonimo promontorio tante volte citato nella letteratura
classica : Virgilio nell'Eneide, Ovidio nelle Metamorfosi, Tito Livio in Ab urbe condita , Avieno
riferisce saxosi Pachyni , Nonno Dionisio spiaggia Pachynia , Cicerone nelle Verrine portu
Pachyni , infine anche il sommo poeta Dante, nell'ottavo canto del Paradiso, cos cantava: E la
bella T rinacria che caliga fra Pachino e Peloro sopra il golfo che riceve da Euro maggior briga.
Sulle origini del toponimo si molto disquisito; molte le versioni ma la pi attendibile a nostro
avviso quella dello studioso Adolf Holm il quale parla di Pachum , termine fenicio che
significherebbe guardia ossia luogo di segnalazione ai naviganti; altre versioni parlano di pachus
oinos , riferendosi all'abbondanza di vino, o ancora di pachus thinnos alludendo ad una
abbondante presenza di tonni nei mari che bagnano il promontorio.
2. PERIODO PRE-GRECO (PREISTORIA)
Il territorio del comune di Pachino ha una grande importanza dal punto di vista archeologico,
soprattutto per il ritrovamento di importanti stazioni delle varie ere preistoriche, dalla paleolitica
alla neolitica c a quelle dei metalli:
la grotta Corruggi
sita a met strada tra la frazione di Marzamemi ed il piccolo comune di
Portopalo, in contrada Vulpiglia. Si trova a circa 50 metri dal mare in prossimit del pantano
Morghella, di origine glaciale. Della grotta si sono occupati diversi studiosi, primo Von Audrien,
berlinese, nel 1878, poi il trentino Paolo Orsi tra il 1898 e il 1907, infine il Bernab Brea tra il 1940 e
il 1950.
Quest'ultimo riferiva che le dimensioni della grotta erano di ml. 4,00 x 4,00 : oggi l'incuria,
l'abbandono, l'assenza colpevole degli Enti Pubblici l'hanno ridotta a ben poca cosa. La sua
importanza sta nel fatto che essa, insieme a quella della Sperlinga di San Basilio, presso Novara di
Sicilia, l'unica testimonianza della transizione dal periodo mesolitico a quello neolitico in Sicilia,
quando, dopo la glaciazione di Wurm, il clima si veniva stabilizzando nelle condizioni attuali.
I materiali ritrovati (piccoli oggetti in pietra di forma geometrizzante: microbulini, lame, punteruoli,
grattatoi; tra i resti di pasto l'Equus Hydruntinus, animale estinto) indicano l' esistenza nel nostro
territorio e forse per la prima volta in Sicilia di nuclei di popolazioni mesolitiche che successivamente
sarebbero venute in contatto con le prime genti neolitiche stanziatesi nell'isola, con le popolazioni
cio portatrici della civilt di Stentinello, dalle quali avrebbero ricevuto la ceramica e l'ossidiana;

la grotta di Calafarina
Nel periodo neolitico quei primi nuclei di abitatori, che a pieno titolo possiamo considerare i
progenitori dei Pachinesi, cresciute le loro esigenze, si spostarono in un antro pi grande e ricettivo.
la grotta di Calafarina, situata a poche centinaia di metri dalla grotta Corruggi. Essa caratterizzata
da una grande camera che si apre al centro di un lungo corridoio di circa cento metri, da altre camere
minori e da numerose entrate. I ritrovamenti (due scheletri preistorici, un'ascia basalitica, un coltello
di ossidiana, frammenti di ceramica greca, romana, pre-sicula e sicula, un frammento di lancia
bronzea ecc.) testimoniano la vita dei nuclei abitativi durante il periodo neolitico e i periodi dell'et
del rame e del bronzo;
i Cugni di Calafarina

nelle vicinanze della grotta, sono costituiti da una necropoli con tombe a forno e a grotticella
artificiale, testimonianza del passaggio dal riparo in grotta (Corruggi, Calafarina, Cava Lazzaro in
Rosolini) al riparo in villaggi tribali costituiti da capanne costruite su spianate rocciose o sulle
sommit delle colline, come dimostrato dal vicino villaggio di Castelluccio in Noto, che ha dato il
nome a questo tipo di cultura pre-sicula, svoltasi secondo il Bernab Brea tra il 1900 ed il 1400 a.C.
Certamente le stazioni citate continueranno ad essere abitate anche nei periodi immediatamente
precedenti l' arrivo degli Elleni di Corinto e quindi dalle popolazioni Sicule che, come noto, allon
tanati dagli Opici dall'Italia centrale, furono costretti a percorrere le estreme regioni meridionali e ad
attraversare lo stretto di Messina circa trecento anni prima della colonizzazione ellenica, cio circa
nell' anno 1000 a.C., costringendo i Sicani, dopo una sosta nelle isole Eolie, a spostarsi nell'aria
occidentale dell'isola.
3. PERIODO GRECO
La zona del promontorio di Pachino, anche prima dell' arrivo dei greci in Sicilia, era stata
frequentata da varie popolazioni arrivate per mare e provenienti da diverse aree del bacino del
Mediterraneo, allo scopo di esercitare il commercio; cos i Fenici, i Persiani, i Punici e i Greci
conoscevano bene i diversi porti della nostra area:
Porto Ulisse, Porto di Pachino e Porto di Marzamemi.
Da questa frequentazione dovette forse nascere l'idea ai gruppi di coloni greci di cercare nuove terre
produttive da coltivare nella futura Magna Grecia, ricca di terreni ubertosi e di buoni pascoli, come
anche di boschi e animali selvatici.
Pare non vi sia mai stata una vera citt greca nella nostra zona, ma certamente i Greci giunti
dall'Ellade dovettero costruire nei pressi del promontorio dei piccoli agglomerati abitativi (fattorie),
come testimoniano i numerosi ritrovamenti di ceramica di ogni epoca greca su tutto il territorio
pachinese.
La citt greca pi vicina a Pachino fu Eloro (fondata, secondo G. Voza, tra la fine dell'VIII e l'inizio
del VII secolo dai Corinzi di Siracusa), tra Noto e Pachino, con compiti di protezione militare per la
difesa di Siracusa sul versante meridionale.
La penetrazione siracusana arriv fino alla costa meridionale dell'isola, passando per il Capo Pachino,
fino all'Hipparis (Kamarina), attraverso la cosiddetta Via Elorina di cui sono stati individuati tratti
nella zona di Vendicari.
Un'importante collezione di monete greche esposta al Museo Archeologico di Siracusa e indicata
come ripostiglio di Pachino; ci potrebbe dimostrare che la nostra contrada fu terra di commerci e
in particolare di vini, come testimonia la presenza di un'ansa di anfora con il marchio di fabbrica
Naxos.
La zona del promontorio sub poi le alterne vicende storiche di Siracusa; fu forse occupata dalle
legioni puniche del generale Imilcone che veleggiavano in questa zona.
Sotto il regno di Ierone II, siracusano, si ebbero insediamenti sul nostro promontorio come
dimostrato dai ruderi ellenistici dei Cugni di Calafarina e dagli avanzi degli impianti mercantili e
portuali di Scalo Mandria in Portopalo di Capo Passero.
4. PERIODO ROMANO
Il promontorio, durante il periodo della Repubblica Romana, caduta la splendida pentapoli
siracusana, assume caratteristiche diverse.
Intanto, durante la seconda guerra punica (237 201 a.C.), divenne luogo di stanza delle guarnigioni
romane a difesa delle coste meridionali, spesso prese di mira dai pirati; bisogna dire che Roma
mantenne la costituzione provinciale di Ierone, per cui in base alla Hieronica Lex , gli abitanti della
zona dovettero pagare i tributi in grano.
Sin dall'inizio dell'occupazione romana, il promontorio e l'entroterra dovettero avere una grande
importanza dal punto di vista agri colo, commerciale e militare, come testimonia la presenza dei

numerosi porti e come riferisce Marco Tullio Cicerone al processo contro l'ex governatore della
Sicilia, propretore Caio Verre, nel Foro Romano.
5. PERIODO BIZANTINO
Nel periodo dei primi cristiani la nostra zona fu veramente molto importante come testimoniano le
numerose catacombe paleocristiane e le basiliche ipogeiche presenti nelle localit di Portopalo,
Pachino, Noto, Rosolini ed Avola.
Le catacombe di Scalo Mandria a Portopalo, furono esplorate nel 1952 dal Santi Luigi Agnello, il
quale evidenzi che si trattava di un cimitero paleocristiano con circa 40 loculi di tipo tradizionale
scavati a terra e alle pareti dell'antro. Ci dimostra la presenza di una importante comunit cristiana.
Siamo nel periodo in cui si registra, anche nella nostra zona, il fenomeno delle persecuzioni imperiali
ad opera dei pretori siracusani.
Dopo le razzie dei Vandali (429-434 d.C.), Odoacre recuper la Sicilia togliendola a questi ultimi tra
il 477 e il 535; infine Belisario, inviato da Giustiniano il Grande nel 535 la riconquist, tra
sformandola in Questura con capitale Siracusa. Ci ridiede importanza alla nostra zona, come
dimostrano il cimitero e la piccola basilica bizantina di Cittadella dei Maccari, tra Noto e Pachino.
Il promontorio divenne un' area privilegiata della Prefettura bizantino-siracusana, che aveva bisogno
di valorizzare i porti della Sicilia sud orientale per i necessari collegamenti con Bisanzio.
Inutile dire che ci che rimane ancora oggi del periodo bizantino completamente e criminalmente
ignorato dagli enti preposti e abbandonato all' arbitrio dei singoli.
L'avvento degli Arabi fu nella nostra zona, come in quasi tutta la Sicilia, un fatto di portata enorme;
l'area che ci riguarda venne nell'anno 836 occupata dai musulmani del ras Asad Ibn al Farat, che
semin distruzione e morte dalla Marza al pantano di Vendicari.
Successivamente, come altrove, gli Arabi insegnarono alle nostre genti a coltivare i campi in modo
razionale, a tessere le tele e a conciare le pelli, attivit che migliorarono le condizioni economiche
della nostra comunit.
Purtroppo nessuna testimonianza rimasta della presenza araba se non nella toponomastica, come
nel caso del termine Marza che equivale a rada, approdo, o in quello di Marzamemi dall'arabo
Mars al Hamem, che significa rada delle tortore.
6. PERIODI NORMANNO, SVEVO, ANGIOINO
Roberto. il Guiscardo e Ruggero d' Altavilla nel 1061, cacciarono gli Arabi dalla Sicilia.
La nostra zona fu ripartita fra i compagni darmi di Ruggero, il cui figlio fu nominato dal padre
primo duca di Noto; successivamente alcune terre fra cui Avola e il nostro promontorio passarono al
normanno Orlando Landolina.
Non si hanno notizie certe fino a quando il feudo Scibino, su cui sorger Pachino, fu attribuito dal re
al nobile siciliano Manfredi Alagona, appartenente ad una delle famiglie pi in vista dell l'isola, ma
siamo gi nel 1300; nel 1391 il feudo pass ad un nuovo proprietario, forse di origine gallica,
Gagliardetto de Mont Cloup, per diventare poi una baronia nel 1395.
Primo barone di Scibini fu il netino Mainitto Xurtino o Sortino, che ne ricevette l'investitura ufficiale
il 28 dicembre 1396. Un suo discendente, Antonino Xurtino, forse nel 1494, fece erigere la Torre
Scibini, recentemente restaurata e simbolo ufficiale del Comune. Era un tempo una costruzione
complessa, ospitante una piccola guarnigione militare per la protezione di questa fascia di territorio.
Insieme alle coeve torri di Portopalo, Vendicari ed Eloro fece parte del sistema di segnalazione
dell'eventuale presenza di navi pirate nei nostri mari (si ricordino le scorrerie del pirata ottomano
Dragut da cui il famoso allarme li turchi su arrivati alla marina!).
7. PERIODO DEL VICEREGNO SPAGNOLO
Ferdinando I di Castiglia, re di Spagna, invi, primo vicer di Sicilia, il suo secondogenito Giovanni,
duca di Pegnafiel, il 6 aprile 1415; ultimo vicer spagnolo fu invece Carlo Antonio Spinola marchese

di Balbases, nell'anno 1707; durante il suo viceregno, nel 1713, il trattato di Utrecht assegn l'isola al
duca Vittorio Amedeo II di Savoia.
L'unico evento di rilievo in questo periodo fu la costruzione, voluta da Carlo V, imperatore di
Germania e re di Spagna, del castello-fortezza sull'isola di Capo Passero. Il vicer Don Ferdinando
Gonzaga, nell'anno 1535, scriveva infatti al re una relazione con la quale invocava una maggiore
protezione della fascia costiera meridionale, visto che la citt pi vicina era solo Noto.
La fortezza, a pianta quadrata, con un ingresso rivolto ad oriente su cui spicca un grande stemma
appartenente agli aragonesi di Spagna, stato recentemente oggetto di parziale restauro. Essa
ospitava una guarnigione militare, fu anche ricostruita parzialmente dopo i danni riportati in seguito
ai ripetuti attacchi del pirata Dragut.
Nelle sue vicinanze pare sorgesse una chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, dove venivano
sepolti i defunti del castello e gli ospiti delle sue prigioni.
La famiglia Sortino resse le sorti della baronia Scibini fino a quando Ippolita Sortino, investita il 26
luglio 1558, spos un nobile di Piazza Armerina, il principe di Giardinelli Don Francesco Starrabba il
21 gennaio 1562; dal matrimonio nacquero tre figli, Raffaele, Pietro e Giuseppe. Per eredit della
madre, Don Raffaele divenne il primo Starrabba barone di Scibini, poi il potere baronale pass a Don
Francesco e successivamente a Don Giuseppe.
In questo periodo, non esistendo ancora la nuova Pachino, le terre del barone cos come i vicini feudi
di Burgio e Maucini, dovevano essere popolati da piccoli gruppi di contadini che abitavano nelle
masserie, caseggiati di propriet dei baroni, solitamente di tipo a corte centrale, comprendenti stalle,
palmenti, magazzini, depositi, appartamenti per il padrone e dormitori per i lavoratori.
Nel 1693 un tremendo terremoto distrusse quasi tutti i centri della Val di Noto, stessa sorte tocc
probabilmente alle suddette masserie e a molte delle costruzioni esistenti nei feudi Scibini, Bimmisca,
Burgio e Maucini.
La zona del promontorio fu anche teatro di guerra, 1'11 agosto 1718; infatti, in queste acque, la
flotta inglese dell' ammiraglio Binghs insegu e cattur le 26 navi della flotta spagnola comandata dal
Castagneto.
8. PERIODO BORBONICO
Dopo la breve appartenenza alla casa Savoia (1713 - 1720) e a quella degli Asburgo (1720 - 1734) la
Sicilia pass ai Borboni con re Carlo III. Il 30 aprile del 1734 Pietro Maria Starrabba Di Lorenzo
divenne barone di Scibini e principe di Giardinelli; il 21 aprile 1755 la baronia pass a Gaetano Maria
Starrabba Calafato. Questi, collaborato dal fratello Vincenzo, fu l'artefice della fondazione del
l'odierna Pachino.
Bisogna premettere che l'et barocca vide in Sicilia una intensa attivit nel campo degli interventi
urbanistici, sia in relazione alla ricostruzione dei centri colpiti dal terremoto del 1693 che in ordine a
quel fenomeno che va sotto il nome di ripopolamento delle campagne, fenomeno dovuto
interamente all'iniziativa aristocratica. sia sotto i re di Spagna che sotto i Borboni, e che con la
fondazione di oltre un centinaio di nuove citt, da Bolognetta nel 1610 a Priolo Gargallo nel 1807,
determin l'assetto attuale della Sicilia.
In pratica le amministrazioni spagnola prima, borbonica poi, furono costrette a seguire in Sicilia una
politica mirante ad aumentare la superficie delle terre coltivate, allo scopo di assicurare una maggiore
produzione agricola da destinare agli accresciuti consumi interni e al fabbisogno dei suoi eserciti. Fu
favorita quindi la colonizzazione delle zone disabitate della Sicilia, in particolare di quelle zone e quei
feudi gi predisposti allo scopo per la presenza di masserie e per la vicinanza di zone portuali e
caricatoi per il trasporto navale dei prodotti agricoli.
Queste citt sorsero secondo una licentia populandi con cessa dal sovrano agli aristocratici
proprietari di feudi che ne facevano richiesta in cambio di numerosi privilegi come titoli nobiliari supe
riori a quelli gi posseduti, immunit personale, possibilit di sedere nel Parlamento Siciliano e, non
ultimo, il diritto del merum et mixtum imperium cio il diritto di esercitare la giurisdizione civile e
penale sugli abitanti delle loro terre. Questi ultimi, provenienti dalle citt demaniali (di propriet della
corona), o, come nel caso di Pachino, dall'estero, venivano invogliati a trasferirsi nelle nuove citt

con vari mezzi tra cui il condono per eventuali reati commessi; veniva loro concesso, oltre al lotto
per la costruzione della casa, un piccolo appezzamento di terreno in enfiteusi ( forma di affitto a
lunghissimo termine), da coltivare in proprio, fermo restando l'obbligo di lavorare le terre del
signore, che venivano amministrate con la mediazione dei gabelloti, figure destinate a divenire la
futura classe dirigente. Si noti, a questo proposito, che proprio da queste figure, nella Sicilia
occidentale e centrale, avr origine il fenomeno della mafia rurale.
Il disegno urbano di queste nuove citt si ispir al principio del massimo sfruttamento dello spazio,
con uno schema a scacchiera ortogonale, con diverse varianti, quasi sempre con una vasta piazza al
centro su cui si affacciavano gli edifici pi rappresentativi e le sedi del potere : la Chiesa Madre, il
Palazzo del Signore, il forno comune; il tessuto abitativo era costituito da isolati quadrati o
rettangolari spesso con cortile centrale, i quali venivano suddivisi in lotti per le abitazioni.
Si trattava di povere casuzze, dove coabitavano persone e animali, con la stalla a piano terra e un
semplice soppalco in legno per dormire e conservare gli oggetti di uso quoti diano. gran parte della
vita sociale si svolgeva all'esterno, nel cortile.
Il 14 aprile 1758 Gaetano Maria Starrabba Calafato, richiese al re Carlo III di Borbone Farnese la
licentia populandi, tramite il vicer Marchese Fogliani, per il proprio feudo Scibini, ottenendo il
primo decreto autorizzativo il 2 agosto 1758. Avendo trovato qualche difficolt inoltr una nuova
richiesta al re in data 19 febbraio 1760 ottenendo l' autorizzazione definitiva dall'infante Ferdinando
IV in data 21 luglio 1760 con esecutoria vicereale del 1 dicembre 1760.
Alla fondazione di Pachino si erano opposti per lungo tempo sia i nobili notinesi, sia il barone del
feudo limitrofo di Burgio Maucini, che aspirava ad una propria citt nella sua terra. Tali ostacoli
furono per superati da Gaetano Starrabba, che si impegn ad osservare tutte le clausole della
licentia populandi: il nuovo centro doveva essere popolato da stranieri, possibilmente di origine
greco albanese, doveva sorgere sul poggio pi alto del feudo, dove esisteva gi la masseria, ed essere
lontano non meno di due chilometri dal mare; l'unica variante fu costituita dalla nazionalit dei nuovi
abitanti, che vennero da Malta, come si pu costatare dalla persistenza a tutt'oggi di taluni cognomi
tipici, come Boager, Borgh, Micalef, Meilach ed altri.
Urbanisticamente Pachino ricalca gli schemi insediativi delle altre citt di ripopolamento con una
maglia di strade ortogonali e isolati di forma quadrata con cortile centrale; il disegno della sua pianta,
secondo gli storici locali, fu redatto dal geometra di Piazza Armerina Francesco Garrano.
La vasta piazza, una delle pi grandi di Sicilia, al centro del paese, occupa lo spazio di quattro isolati
e costituisce il centro della vita sociale, politica ed economica del paese, su di essa si affacciano la
Chiesa Madre, la cui facciata barocca ma povera di decorazioni, recentemente restaurata, fu
ricostruita pochi anni dopo la prima costruzione per motivi ancora oggi ignorati e numerosi palazzi
signorili costruiti in epoca successiva dalla classe emergente della borghesia agraria; originariamente
sulla piazza si affacciava anche il palazzo del barone con il suo giardino, oggi purtroppo demolito e
sostituito da edifici di scarso interesse architettonico e ambientale. Le prime case dei contadini
nacquero invece attorno alla Piazza del popolo , oggi occupata dalla moderna costruzione sede
del l'Ufficio Postale, e risposero alle semplici esigenze dei loro occu panti, con caratteristiche simili a
quelle descritte in precedenza.
Il barone Gaetano Starrabba nel 1763 vers al Regio erario la somma di ventimila scudi per la nuova
popolazione pachinese; per questo doveroso adempimento gli spett il titolo di Primo Conte di
Pachino e il diritto di occupare un seggio nel parlamento di Sicilia come pari del Regno.
Non potendo curare direttamente le esigenze della cittadina concesse al fratello Vincenzo una
procura per la cessione di terreni edificabili: di fatto fu quest'ultimo a curare la vera realizzazione di
Pachino.
Successivamente Pachino si espande a macchia d'olio lungo gli assi di penetrazione delle regie
trazzere, quella per Noto e quella per Spaccaforno (oggi Ispica); nel 1809 nasce la borgata di Porto
palo con 300 abitanti, oggi comune autonomo; nel 1812 con l'abolizione dei diritti feudali Ferdinando
I di Borbone conferisce a Pachino il diritto di costituirsi in comune autonomo; nel 1832 la citt fu
invasa dai lupi che seminarono strage ovina e bovina , come scri veva all'intendente di Noto in
data 16 ottobre 1832 il sindaco Raffaele Garrano; nel 1837 su Pachino si abbatt una terribile
epidemia colerica che fece numerosissime vittime, come si legge in una lettera dell'allora sindaco

Vincenzo Costa. Nello stesso anno scoppi la rivoluzione antiborbonica ad opera di Diego Arangio
che fu costretto a riparare all'estero e a restarci fino alla spedizione garibaldina; nel 1865 la piazza
centrale sul colle Scibini fu denominata Piazza Vittorio Emanuele.
Tra i membri della famiglia Starrabba il pi famosofu sicuramente Don Antonio Starrabba Di Rudin
che, dopo una brillante carriera politica divenne primo ministro di Umberto I di Savoia, sostituendo
dal 1891 al 1898 Francesco Crispi, politicamente caduto in disgrazia dopo l'insuccesso di Macall.
Cos descrive Pachino Gioacchino Di Marzio nell'anno 1856, commentando il pi antico Dizionario
Topografico della Sicilia dell'abate Vito Amico:
La novella terra di Pachino oggigiorno un capo-circondario di 3^ classe in provincia, distretto e
diocesi di Noto da cui dista 4 miglia rotabili e 12 non rotabili..... si ha un castello ed una sola chiesa
sotto il titolo del SS. Crocifisso... la fiera del bestiame si apre ogni anno per lo spazio di 5 giorni nel
15 di agosto occorrendo la festivit dell' Assunzione di Maria. Il sito in una pianura di aria
mediocre perch il pantano denominato Morghella ne dista un miglio... l' acqua vi bastante ed
anche mediocre perch sente di salmastro essendo poco discosto dal mare l'unico pozzo da cui si
attinge... Erano 1536 gli abitanti nel 1798 indi 3084 nel 1831 e 3666 nel 1852. L'estensione del
territorio comprende salme 806,020 delle quali compartite per coltivazioni 2,324 in orti semplici,
90,830 in cotoneti, 587,734 in seminatori semplici, 107,828 in pasture, 15,904 in vigneti alberati,
0,799 in ficheti d'india, 0,090 in terreni a delizia, 0,511 in suoli di case rurali. Esporta frumento,
cotone, pesce salato e soda, la strada comunale da Pachino a Noto non si ancora portata a termine
.
Dal commento del Di Marzio si evince come l'economia del piccolo comune a met del 19 secolo
sia retta soprattutto dalla produzione del frumento e del cotone e non di uva e mosto come
comunemente si crede. La svolta che spinge i contadini a dedicarsi alla coltivazione della vite deve
verificarsi pochi anni dopo se vero quanto scrive Filippo Garofalo nel 1877 nel suo Pachino e i
suoi dintorni : ... rimarchevole che, senza coercizione di legge, sono state divise in piccole frazioni
vaste propriet, in grazia all'industria per la vigna: tranne il Marchese Di Rudin che da pochi anni
ampli estesamente i vigneti e introdusse la piantagione degli agru mi..... la maggior quantit di
vigneti anzich di grossi proprietari opera dei lavoratori di campagna; costoro che oltre alle braccia
per lavorare e le zappe null'altro posseggono, tolgono ad enfiteusi o in locazione per lungo periodo
di anni da un ettaro a due di terreno incolto per ognuno, che il proprietario di buona voglia cede
fissandosi un discreto canone o fitto. Nei giorni che l'agricoltore non ha lavoro e nei giorni festivi, va
a dissodare parte della terra acquistata sgombrandola dalla palma selvatica e dalla gramigna, e a
tempo debito vi pianta da due a tremila magliuoli (rametti di vite per l'impianto della nuova
vigna) assistito dalla moglie e dai figli. Il rimanente terreno s'industria seminarlo in orzo e frumento,
la cui poca semente toglie in prestito o compra esibendo pel prezzo il suo lavoro, e col raccolto paga
il primo canone o fitto nella stabilita annuale scadenza... Incessante il traffico per mosto e vino come
pure di tutti gli altri prodotti campestri concorrendo commercianti di lontani e vicini paesi pel facile
sbocco al mare... la pesca del tonno in Marzamemi e Capo Passero accresce il commercio [ le due
tonnare, quella di Marzamemi, impiantata dagli arabi poi acquistata dal Principe Nicolaci di
Villadorata di Noto, e quella di Portopalo Capo di Passero, di propriet del nobile Bruno di
Belmonte, costruita verso gli inizi dell' '800, sono oggi in uno stato di grande degrado] ...di non lieve
vantaggio stato il mulino a vapore... la macchina per la sgra nellatura del cotone e macinazione
dello zolfo per uso della vigna e una macchina per la pasta... Se si migliorer il porto di Marzamemi,
prosciugheranno le paludi, basoleranno le saline, fornir acqua pota bile, fonder uno stabilimento
per un vino tipo, compir la strada per Spaccaforno, sar maggiore il progresso di Pachino .
Questa la situazione di Pachino al tempo dell'unit d'Italia.
Nel rimanente secolo e fino ai nostri giorni la situazione non migliorata di molto, l'emigrazione (vi
sono migliaia di Pa chinesi in Canada, Germania, Stati Uniti e Australia), la disoccupazione, la
lontananza delle istituzioni, la mancanza di strutture adeguate (vedi la costruzione di un ospedale
completato da decenni ma non avviato), sono i problemi che tutt'ora viviamo, responsabile principale
lo scarso amore per le nostre origini, per i nostri monumenti, per la nostra cultura, per la nostra
memoria.

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