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Storia della Sardegna

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La Storia della Sardegna riguarda le vicende storiche relative alla Sardegna, regione dell'Italia.

Generalit
Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civilt umana un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del mare nostrum in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Fu cos che, nella sua storia millenaria, ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento, che ha consentito lo svilupparsi della civilt nuragica, sia dalla propria posizione strategica, ostacolo inaggirabile nella rete degli antichi percorsi. Il risultato che nel suo antico bagaglio storico si trovano segni di solide culture indigene sviluppatesi praticamente immutate nel corso dei secoli, cos come i segni delle maggiori potenze coloniali antiche. Sono ricche le testimonianze di queste presenze disseminate dappertutto lungo l'intera isola, dando luogo ad una storia della Sardegna molto complessa ed articolata.

Storia della Sardegna

Preistoria
Le prime tracce di presenza umana in Sardegna, risalenti al Paleolitico inferiore, consistono in rudimentali selci, ritrovate nel sassarese, scheggiate in un periodo compreso tra i 500.000 e i 100.000 anni fa da Homo erectus per costruire utensili. Per trovare Homo sapiens sapiens bisogna risalire a 14000 anni a.C.: gli scavi della grotta di Corbeddu, a Oliena, oltre a delle pietre sbozzate, hanno restituito anche fossili umani. Le testimonianze dell'uomo Neolitico (6000 - 2700 a.C.) sono numerose: i neolitici pi antichi incidevano le loro ceramiche con il bordo di una conchiglia, il cardium edule, e la civilt cardiale si svilupp fino a 4500 a.C. La successiva civilt di Bonu-Ighinu dur fino al 3500 a.C. circa, mentre l'ultimo periodo caratterizzato dalla civilt di San Michele che giunse fino al 2700 a.C. I neolitici sardi vivevano all'aperto e in grotte, allevavano bestiame, utilizzavano strumenti in selce ed in ossidiana [1] , coltivavano cereali, cacciavano e pescavano. Conoscevano la tessitura, scolpivano statuine stilizzate raffiguranti la Dea Madre accentuando le forme del seno e del bacino, costruivano ciotole e vasi decorati in vario modo. Si svilupparono in quel periodo due forme di architettura Archeologico Nazionale funeraria: da una parte strutture megalitiche come dolmen e menhir (pedras fittas), dall'altro le domus de janas (casa delle fate o delle streghe)[2] , tombe scavate nella roccia che riproducevano l'intera struttura abitativa e nelle quali venivano seppelliti i morti, colorando con ocra rossa il pavimento, le pareti della tomba e anche il corpo del defunto. Nella fase finale del periodo neolitico (fino al 1600 a.C.) si succedono altre due civilt ceramiche (di Monte Claro e di Bonnanaro), e inizia la lavorazione dei metalli: prima il rame, poi il bronzo.
Cucurru s'Arriu, statuina femminile. Cagliari - Museo

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Civilt nuragica
Pi di 7000 nuraghi (8000/12000 secondo altre fonti), uno ogni 4 km, e centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una delle civilt mediterranee pi misteriose, al punto che anche le interpretazioni pi avanzate sulla funzione delle torri nuragiche e sulla vita e struttura sociale di questo popolo mancano di riscontri archeologici certi. Ma allora, i nuragici, i costruttori di torri, i Tirsenoy come li chiamavano i Greci di allora (al pari degli Etruschi)[3] , chi erano? Dalle testimonianze delle genti antiche con cui interagivano, sicuramente furono un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in piccoli nuclei tribali (clan). Andavano per Barumini - Su Nuraxi - la reggia nuragica. Il sito stato classificato mare, commerciavano con Micene, con i Fenici, con gli dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanit. Secondo alcuni Etruschi. Furono gli unici abitatori della Sardegna per studiosi, durante la civilt nuragica, l'isola era molto popolata: si circa 1000 anni (dal 1500 al 500 a.C.), su un territorio suppone che su una media di 5000 nuraghi semplici, di 3000 fra allora ricchissimo di boschi, di acque, di fertili valli. Il nuraghi complessi e villaggi, con una media di 10 abitanti per ogni torre isolata e di 100 abitanti per ogni borgo, si poteva contare una nuraghe era il centro della vita sociale delle trib, ma popolazione di circa 350.000 unit (la Sardegna raggiunger oltre alle torri, altre strutture megalitiche nuovamente una simile densit abitativa solo nel Quattrocento). caratterizzavano la civilt nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto). Le enormi steli centrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 m di altezza) e la straordinaria precisione costruttiva dei pozzi sacri[4] dimostrano la complessit e la raffinatezza raggiunta da questa civilt. Anche la produzione di bronzetti, tipica espressione della civilt nuragica, con raffigurazioni a volte realistiche, a volte immaginarie, aggiunge fascino al mistero dei nuragici, mistero destinato sicuramente a durare ancora per la mancanza (ma se questa sia una verit in corso una serrata discussione in questi ultimi anni, dato il certo rinvenimento di non pochi documenti arcaici scritti), di un elemento fondamentale per decifrare le civilt antiche: la scrittura. Infine furono sconfitti da Cartagine e da Roma. A quel punto la Sardegna si divisa. Nelle valli e sulla costa ha trionfato la civilt dei vincitori; in montagna e nelle zone impervie, mai romanizzate (la Barbagia), la cultura nuragica ha resistito tramandandosi nei secoli: per la sua originalit e per i suoi misteri quella che pi di ogni altra simboleggia la Sardegna.

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Le nuove ipotesi
La civilt nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla prima et del Bronzo (dal 1700 a.C.) al II secolo d.C., ormai in piena epoca romana, e fu il frutto dell'evoluzione di una preesistente cultura megalitica, costruttrice di dolmens, secondo alcuni di influsso miceneo. Per molto tempo ha convissuto con altre culture estranee all'isola, come quella fenicia, quella punica e quella romana. Le torri nuragiche sono i monumenti pi rappresentativi di questa civilt e sulla loro effettiva funzione si discute da almeno cinque secoli: c' chi li ha visti come tombe monumentali e chi come case di giganti, chi fortezze, forni per la fusione di metalli, prigioni, e chi templi di culto del sole. Per altri la funzione dei nuraghi era principalmente quella di torri comunicanti tramite tecniche basate sul suono o sulla rifrazione della luce. Un contributo allo studio della civilt degli antichi sardi, sebbene molto discusso, di recente giunto da una teoria del giornalista Sergio Frau che vedrebbe nella civilt nuragica l'origine storica del mito di Atlantide [5] . Il centro della presunta civilt atlantidea ipotizzato nel nuraghe-castello di Barumini, le cui rovine sono le pi imponenti dell'Isola. Alcuni studi recenti hanno evidenziato come un probabile cataclisma naturale - forse uno Tsunami nel Mediterraneo - (cos come anche prospettato dagli studiosi del C.N.R. di I bronzetti testimoniano l'alta capacit Roma, in particolare dal geologo Mario Tozzi), abbia disperso nel nulla una raggiunta dai nuragici nell'arte di fiorente ed avanzata civilt. Sempre secondo questa teoria, le Colonne lavorare i metalli d'Ercole vengono posizionate nel canale di Sicilia e non nello stretto di Gibilterra. Gli studi del Frau con riferimento all'isola di Atlantide sono gli unici ad essere stati sostenuti da eminenti ricercatori dell'UNESCO. Altre ipotesi[6] , scarsamente sostenute dalla scienza ufficiale, descrivono le strutture megalitiche come osservator astronomici: le torri sarebbero state disposte secondo precise regole astronomiche e utilizzate per la misura del tempo. Secondo altri, i nuraghi e le tombe dei giganti sono costruiti e ubicati in base a regole che derivano dalla conoscenza del magnetismo e della rabdomanzia. Un apporto notevole per la risoluzione del problema dell'origine (e della civilt in genere) dei costruttori dei nuraghi viene oggi fornito dalla cospicua documentazione scritta della seconda met del secondo Millennio a.C. (con alfabeti di tipologia protosinaitica, ugaritica, gublitica, protocananea e fenicia) rinvenuta o individuata, nel corso di pi di un decennio (1995 - 2008), dallo studioso Gigi Sanna. Questi, tra l'altro, sostiene, anche sulla base di documenti gi pubblicati dagli archeologi (sigillo di S.Imbenia, brassard scritto di Is Loccis Santus, ecc.) che i nuragici Shardana parlavano una lingua indoeuropea simile al latino [7] e non solo conoscevano ed usavano molto bene i codici di scrittura semitici, ma che essi stessi fossero d'origine semitica (siro-palestinese) . Il loro dio, sia per testimonianza documentaria simbolica che alfabetica (consonantica), era yah o yahh o yahwh. Una divinit unica,gelosa e nazionale, con delle caratteristiche israelitiche, che gi il grande antropologo Raffaele Pettazzoni, ai primi del Novecento, aveva intuito essere venerata da tutti i popoli preistorici della Sardegna. Nel 2008 in agro di Paulilatino e di Abbasanta (Sardegna centrale) sono stati rinvenuti dei massi basaltici (uno di questi un altare per i sacrifici) con scrittura di tipologia protosinaitica e protocananea che sembrano confermare definitivamente le iniziali ipotesi del professore oristanese e sulla scrittura e sulla divinit ad essa organica . Come i Celti nelle isole britanniche, anche i Sardi costruirono circoli megalitici (anelli di pietre conficcati nel terreno) orientati verso i punti dell'orizzonte in cui sorgevano il Sole, la Luna, Venere e la Croce del Sud; alcuni sostengono che a quei tempi la Sardegna fosse stata la grande isola sacra del Mediterraneo.

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Epoca antica
Fenici e cartaginesi
Quando arrivarono i naviganti Fenici, tra il X e l'VIII secolo a.C., in Sardegna si contavano circa 8000 nuraghi, dalle semplici torri di avvistamento (avamposti ai confini dei territori dei singoli clan) ai castelli veri e propri, con annessi villaggi di capanne (come il nuraghe Santu Antine di Torralba). I Fenici stabilirono colonie un po' ovunque nel Mediterraneo e arrivarono non come invasori, ma per commerciare. Si stanziarono dapprima in insediamenti temporanei che dovevano servire come magazzini di raccolta di materie prime e i Sardi delle zone costiere pian piano fraternizzarono con loro [8] . Meno facile fu il rapporto tra i sardi e i cartaginesi, l'intervento di Cartagine fu dovuto alle pulsioni espansionistiche della citt, in piena espansione nel VI secolo a.C.. Non ancora ben chiaro se l'intervento fu giustificato come aiuto alle citt fenicie contro i sardi o come sovrapposizione imperialistica ai precedenti insediamenti fenici. Un primo tentativo di conquista cartaginese fu sventato intorno al 535 a.C. dalla vittoriosa resistenza sarda. Ma, Maschera di Sileno dalla necropoli punica (Sant'Antioco, Museo Archeologico). dalla fine del secolo, l'Isola sembra entrare nell'orbita dell'egemonia cartaginese [9] . Le citt costiere diventeranno presto dei grandi centri urbani, tra i maggiori del Mediterraneo occidentale. Ancora oggi la loro presenza ben visibile, nonostante le successive sovrapposizioni romane. I centri maggiori furono Karalis (Cagliari, ove si trova la pi grande area cimiteriale fenicio-punica del mondo, sul colle di Tuvixeddu, oggi purtroppo sottoposto a pressioni speculative); Nora, Solki (Sant'Antioco, col pi grande tophet scavato finora); Tharros. Altri centri importanti furono: Bithia; Neapolis; Othoca (Santa Giusta); Cornus; Bosa [10] .

La Sardegna e Roma
Per i romani non fu affatto semplice l'occupazione dell'isola, decisiva fu la battaglia che vide contrapposta Roma alla coalizione sardo-punica capeggiata da Amsicora e Iosto appoggiati da Annibale, il quale invi in rinforzo suo fratello Asdrubale con un esercito di 10 000 uomini, con esito favorevole a Roma. Dopo la caduta della potenza fenicia e un periodo di convivenza tra le due potenze di allora, Cartagine e Roma, e dopo due guerre puniche, i Romani si impossessarono definitivamente dell'isola nel 214 a.C.[11] . Anche per loro, a un lungo periodo di difficile convivenza con i sardi e con i sardo-punici segu una graduale integrazione (specie dal I secolo d.C.), comunque questo periodo caratterizzato da continue rivolte

Resti delle terme romane, Fordongianus

spesso soppresse con il sangue, testimoniate dagli storici dell'epoca. Quelli che erano stati prosperi centri fenici e punici (come Karalis, Sulci, Nora, Tharros, Neapolis, Bosa) continuarono la loro esistenza romanizzandosi

Storia della Sardegna velocemente. Cagliari (Karalis) divenne la capitale della nuova provincia e nel corso dei secoli fu arricchita da molti monumenti, tra i quali l'anfiteatro, utilizzato tutt'ora [12] . Nel nord venne fondata una colonia romana: Turris Libisonis (l'attuale Porto Torres). Nella parte settentrionale, un centro importante fu Olbia che durante la permanenza romana fu dotata di piazze e acquedotti ed anche fornita di due complessi termali. Un ritrovamento di particolare importanza, avvenuto nella zona del porto vecchio nel 1999, stato il recupero di 18 relitti di navi, di cui due dell'et di Nerone. Insieme a Turris Libisonis (Porto Torres) era il centro pi importante della Sardegna settentrionale. Una lunga strada univa la parte nord al capoluogo (A Karalibus Turrem) attraversando la fertile pianura campidanese. Nel mezzo del percorso si trovava Forum Traiani (Fordongianus), altro importante centro, abbellito nel I secolo d.C. da lussuose terme. La Sardegna divenne un importante granaio di Roma, insieme alla Sicilia e all'Egitto, e prosper per quattro secoli sotto la sua egemonia, che la segn indelebilmente, fino alla caduta dell'Impero. Della convivenza con Roma rimane traccia indelebile nella lingua sarda, particolarmente vicina al latino volgare da cui emerse[13] .

La Sardegna e l'impero bizantino


Alla caduta dell'Impero romano, la Sardegna fu occupata dai Vandali, che mantennero sull'isola un presidio militare per circa ottant'anni fino alla presa di potere dei Bizantini nel 534 d.C. Con loro al potere, le strutture sociali e religiose subirono profonde trasformazioni: per opera di Gregorio Magno si giunse alla conversione degli abitanti delle Barbagie al Cristianesimo. Pian piano il bizantinismo esercit il suo influsso nella cultura e nell'arte isolana, creando un forte legame con Bisanzio che serv sicuramente ad impedire l'occupazione longobarda. Ma fu soprattutto in campo religioso che si sent la sua presenza, con la costruzione di chiese a croce greca, a cupola emisferica secondo il modello di Santa Sofia a Costantinopoli - e a pianta quadrata, e con l'introduzione nell'isola del rito bizantino insieme a tradizioni e consuetudini fino ad allora sconosciute. Si afferm in quel periodo il culto dell'imperatore Costantino, in onore del quale si tiene tuttora a Sedilo la cavalcata detta s'Ardia che ricorda le corse dell'ippodromo di Bisanzio.

Il culto di Santu Antine (San Costantino) fu introdotto dai Bizantini.

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La civilt giudicale
Col declino dell'impero bizantino, a partire dall'VIII secolo, i Sardi sull'impianto organizzativo bizantino, si dettero un nuovo assetto politico. L'isola fu cos divisa in 4 Giudicati, i quali erano indipendenti dall'esterno ma anche fra di loro. I quattro giudicati erano quelli di Torres-Logudoro, di Calari, di Gallura e di Arborea ed erano retti da un "giudice" (judex in latino, judike o zuighe in sardo) che aveva il potere di sovrano. Amministravano un territorio, chiamato logu, suddiviso in curatorie formate da pi villaggi, retti da capi chiamati majores. Parte dello sfruttamento del territorio, come anche l'agricoltura, veniva gestito in modo collettivo, un'organizzazione modernissima per l'epoca. L'aiuto portato alla Sardegna contro gli Arabi da parte delle flotte di Genova e Pisa, specie dopo il fallito tentativo di conquista dell'isola nel 1015-16 da parte di Mujhid al-mir di Denia (il Mugetto o Musetto delle cronache cristiane italiche), signore delle Baleari dopo il crollo del Califfato omayyade di al-Andalus - ebbe come conseguenza un crescente influsso delle due Repubbliche marinare.

Eleonora d'Arborea

Barisone I re di Sardegna
Barisone I d'Arborea grande stratega sfrutt le dispute tra Genova e Pisa e i nascenti interessi del Regno d'Aragona sulla Sardegna a favore della causa sarda e cerc di unificare i Giudicati sardi sotto un'unica corona. Cos con l'appoggio di Genova, chiese e ottenne il titolo nominale di re di Sardegna dall'imperatore Federico I Barbarossa, pagando 4000 marchi d'argento anticipati dai genovesi. Cos il 10 agosto 1164 fu incoronato re di Sardegna, nella cattedrale di San Siro a Pavia. I genovesi resisi conto che non poteva restituire subito l'ingente somma, lo tennero prigioniero per sette anni. Torn in patria nel 1172 cercando di proseguire invano il suo progetto di unificazione, unica possibilit per respingere le pressioni delle potenze straniere che tentavano di impossessarsi dell'isola. Lentamente tutti i Giudicati passarono sotto il controllo, formale o pratico, genovese e pisano e successivamente anche catalano-aragonese. Rimase completamente autonomo il Giudicato d'Arborea il quale giudice Mariano IV d'Arborea sconfisse pi volte le truppe aragonesi che tentavano di occupare l'isola rivendicando il possesso del teorico Regnum Sardiniae et Corsicae, istituito a tavolino da papa Bonifacio VIII e assegnato alla Corona d'Aragona. Nel 1395 la giudicessa-reggente Eleonora d'Arborea eman la Carta de Logu, simbolo e sintesi di una concezione giuridica totalmente sarda, anche se innestata col diritto romano-bizantino particolarmente innovativa per la cultura europea dell'epoca. La carta comprendeva un codice civile ed uno rurale, per complessivi 198 capitoli, e segnava una tappa fondamentale verso i diritti d'uguaglianza. Questo insieme di leggi rimase in vigore fino al 1827. La storia di Eleonora caratterizzata dal continuo tentativo di unire il Popolo Sardo e di difendere la propria terra dai continui tentativi di invasione catalano-aragonese, con lei praticamente cesso di esistere il Giudicato d'Arborea, dato che dopo la sua morte nessuno fu pi in grado di contrastare efficacemente la potenza iberica.

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L'esperienza comunale in Sardegna


Nell'ambito cronologico dell'epoca giudicale necessario menzionare a parte le vicende delle citt sarde che si diedero statuti propri, sulla scia dell'esperienza dei comuni maturata sul continente, per lo pi su ispirazione di forze politiche e sociali esterne. In particolare due, quella di Sassari e quella di Villa di Chiesa, appaiono rilevanti per l'importanza storica, istituzionale ed economica dei due centri. Dell'esperienza comunale sassarese (1272 ca - 1323) restano gli Statuti della citt, redatti in Latino e in sardo logudorese. Della vicenda di Villa di Chiesa (1258 ca - 1323), fondata da Ugolino della Gherardesca e votata all'industria mineraria argentiera, rimane testimonianza nelle leggi cittadine raccolte nel Breve di Villa di Chiesa (di cui nell'archivio storico della citt custodito un bellissimo originale in pergamena, databile presumibilmente al 1327). In generale, delle autonomie e dei privilegi cittadini sardi (bench si trattasse di comuni pazionati, ossia sottoposti al controllo di una citt egemone, in questo caso Genova e Pisa) rimarr traccia successivamente nella storia del Regno di Sardegna, allorch alle citt emerse dal periodo precedente (alle due sopra citate, bisogna aggiungere: Castel di Calari, Oristano, Bosa, Alghero, Castelaragonese), verranno riconosciuti particolari status giuridici che ne faranno delle citt regie, ossia sottratte al dominio feudale e dipendenti direttamente dalla Corona, con propri rappresentanti specifici nel parlamento degli Stamenti (il Braccio reale).

Incipit degli Statuti Sassaresi-XIII secolo

Le citt in Sardegna rimarranno a lungo entit socio-politiche alquanto estranee (per non dire ostili) al territorio circostante. Molte di esse, per varie vicissitudini, subiranno una decadenza da cui non sapranno riprendersi che a fatica e solo di recente.

Il Regno di Sardegna
Il Regnum Sardiniae et Corsicae ebbe inizio nel 1297, quando Papa Bonifacio VIII lo istitu per dirimere le contesa tra Angioini e Aragonesi circa il Regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati poi alla storia come Vespri siciliani). Il Regno di Sardegna fu un'istituzione totalmente estranea alla realt sarda, tanto che i sardi la combatterono con tutte le loro forze tenendo testa alle forze aragonesi, che rappresentavano paradossalmente il Regno di Sardegna, per circa un secolo. La realizzazione della licentia invadendi cos concessa ebbe inizio nel 1323, col re Giacomo II e pot dirsi conclusa nel 1420 sotto Alfonso V d'Aragona. Attraverso varie fasi, la storia del Regno sardo percorre l'ultimo periodo del medioevo e giunge alla sua conclusione tra il 1847 (Unione Perfetta con gli stati di terraferma) e il 1861 (proclamazione del Regno d'Italia).

La vicenda di Leonardo de Alagon


Leonardo de Alagon, Discendente dei Giudici d'Arborea, fu un feudatario dell'oristanese che si proclam difensore de Sardi ed considerato dalla storiografia una delle figure pi significative della lotta indipendentista. La sua vicenda ha inizio quando, intorno al 1477, entr in conflitto con il vicer aragonese Nicol Carros. Questultimo si adoper affinch Giovanni II d'Aragona il senza fede condannasse Leonardo de Alagon per lesa maest e fellonia. Il feudatario sardo diede cos il via ad una vera e propria rivolta dei Sardi contro il "Regno di Sardegna", che dapprima vide gli aragonesi costretti in assedio nelle due roccaforti di Cagliari e Alghero, ma che alla fine si concluse tragicamente nella battaglia di Macomer con la sconfitta dei ribelli Sardi e con la fuga e successivamente la cattura

Storia della Sardegna dello stesso de Alagon. Questi mor il 3 novembre 1494 nella prigione valenziana di Xtiva.

La Sardegna e la Corona d'Aragona


Il periodo che va dagli inizi del XIV secolo a circa la met del secolo successivo rappresenta per la civilt occidentale un periodo di transizione dal Medioevo all'et moderna. La societ si svincola dai miti e dalle tradizioni medievali e si avvia verso il Rinascimento. Purtroppo, questi cambiamenti non si riscontrano in Sardegna: questo periodo corrisponde infatti all'occupazione aragonese; (ebbe inizio nel 1323 - 1324) ed considerato da molti come il peggiore di tutta la storia dell'isola. Il cammino verso l'et moderna viene bruscamente interrotto e tutta la societ isolana regredisce verso un nuovo e pi buio Medioevo. Le maggiori cause furono viste nelle continue guerre contro il Regno di Arborea e nel regime di privilegio, di angherie e di monopolio esclusivo di ogni potere, instaurato a proprio favore dai Catalano-aragonesi e poi dagli spagnoli. Una testimonianza evidente della situazione creatasi fornita dagli stessi Catalani, che ancora nel 1481 e nel 1511 chiedevano al Re - nel loro Stendardo aragonese Parlamento - la conferma in blocco degli antichi privilegi, ricordando che erano stati concessi per tenir appretada e sotmesa la naci sarda (mantenere bisognosa e sottomessa la nazione sarda). Con il dispotismo e la confisca di tutte le ricchezze si arrest bruscamente il processo di rinnovamento economico, culturale e sociale che i giudicati e il Regno di Arborea, avevano suscitato tra l'ottavo e il quattordicesimo secolo. In realt gli aragonesi non disponevano dei mezzi per una tale invasione e riuscirono solo dopo un secolo di guerre e di sanguinose battaglie ad unificare il Regno di Sardegna e Corsica, che fu composto - per lungo tempo - unicamente dalle citt di Cagliari e di Alghero. I due popoli sconteranno duramente - in epoche successive - il loro combattersi accanitamente fino ad annullarsi a vicenda. Sia i sardi che i catalano-aragonesi saranno assorbiti in realt nazionali sostanzialmente estranee alla loro storia.

La Sardegna e la Corona Spagnola


Con la riconquista di Granada - il 2 gennaio 1492 - si realizz pienamente la riunificazione dei regni iberici, assiduamente perseguita da Ferdinando II di Aragona e da Isabella di Castiglia. Dopo il loro matrimonio celebrato a Valladolid il 17 ottobre 1469, con un accordo conosciuto anche come la concordia di Segovia, nel 1475, i due sovrani avevavo giurato di non fondere le due corone in un unico Stato e ciascuna entit conserv le sue istituzioni e le sue leggi. Entrambi infatti si chiamarono: re di Castiglia, di Aragona, di Len, di Sicilia, di Sardegna, di Cordova, di Murcia, di Jahen, di Algarve, di Algeciras di Gibilterra, di Napoli, conti di Barcellona, signori di Vizcaya e di Molina, duchi di Atene e di Neopatria, conti di Rossiglione e di Serdagna, marchesi di Oristano e conti del Goceano.

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La Sardegna e i Savoia
In seguito agli aggiustamenti territoriali seguiti alla Guerra di successione spagnola, finita nel 1713, per un brevissimo periodo, tra il 1713 ed il 1718, l'isola pass agli Asburgo austriaci, dopo il trattato di Utrecht del 1713 che sanc la separazione della Spagna dal suo impero. Filippo V di Spagna nel 1717 occup Sardegna e Sicilia. Il trattato di Londra del 2 agosto 1718 assegna lisola al duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, che l'accett non tanto volentieri se non per il relativo titolo regio. I problemi posti dal banditismo e dalla criminalit rurale spinsero il governo sabaudo a tentare, Il Regno di Sardegna inutilmente, di cedere l'isola in cambio di qualche altro possedimento. Non riuscendoci, Vittorio Amedeo tenta di risolvere la situazione con una forte azione repressiva, come fa qualsiasi governo di accupazione non gradito dalla popolazione, inviando contingenti militari per tentare di contrastare il problema. Nel 1732 gli successe Carlo Emanuele III, che nel 1738 organizz insieme al Papa il rientro,su richiesta di quest'ultimi, di un gruppo di pescatori-commercianti liguri originari di Pegli che stavano dal 1540 nella cittadina costiera di Tabarka( un'isoletta a nord di Tunisi) in Tunisia e li fece trasferire nell'isola di San Pietro, dove venne fondata una cittadina chiamata Carloforte in suo onore, sino all'arrivo dei francesi che l'hanno occupata (1793) e cambiato il nome, al loro rientro dalla spedizione in Egitto. Nonostante diverse iniziative di ammodernamento, non avvenne per un sostaziale cambiamento della situazione economica della popolazione, soprattutto per la opprimente presenza feudale, sulla quale non si effettu alcun intervento. Ci a dimostrare che il governo sabaudo non ha una decisa volont di riformare la societ sarda, mentre aument la pressione fiscale. In questa situazione, la povert non si riduce ed il malcontento accresce i movimenti di rivolta. Per la prima volta dopo secoli i Sardi decisero di tornare a lottare per conquistare condizioni di vita migliori. Iniziarono continue ribellioni e sommosse che sconvolsero tutta la Sardegna e si accentuarono soprattutto con i grandi moti antifeudali e antipiemontesi del 1783. Nel 1789 numerosi villaggi si rifiutarono di pagare i tributi feudali, provocando un nuovo intervento repressivo, in difesa degli interessi feudali, per riportare con la forza l'ordine. Il movimento di protesta della popolazione cominci ad avere anche l'appoggio di intellettuali e uomini di cultura, soprattutto dopo il 1789, anche per l'effetto della Rivoluzione Francese. Dopo la rivoluzione, la Francia repubblicana tenta di diffondere i principi di libert, fratellanza e uguaglianza in tutta Europa. Nel 1793 la flotta francese agli ordini dell'amiraglio Truguet occup Carloforte e Sant'Antioco, dove innalz l'albero della libert, sbarc in territorio di Quartu e attacc il porto di Cagliari. Con un'abile propaganda, aristocrazia e clero convinsero la popolazione della pericolosit dei francesi, che indicarono come nemici della religione, violenti e schiavisti. La propaganda ottenne il risultato voluto e i volontari sardi respinsero le truppe francesi. Questi episodi di resistenza all'attacco francese, proprio mentre le truppe piemontesi incontravano serie difficolt sulla terraferma, crearono l'illusione che il governo sabaudo potesse concedere alle classi dirigenti sarde una gestione pi indipendente della Sardegna. Vennero mandati dei delegati a Torino per avanzare a Vittorio Amedeo III delle richieste precise, sintetizzate nelle cos dette cinque domande, un vero programma costituzionale. Queste consistevano nella convocazione del Parlamento mai pi convocato dall'arrivo dei Piemontesi, la riconferma degli antichi privilegi dei quali aveva sempre goduto il Popolo Sardo, la nomina negli impieghi civili e militari e nelle cariche ecclesiastiche esclusivamente di sardi, l'istituzione a Torino di un Ministero per la Sardegna e a Cagliari di un Consiglio di Stato per i controlli di leggittimit. I delegati vennero tenuti a Torino per mesi, senza ottenere

Storia della Sardegna risposte, mentre in Sardegna cresceva la tensione.

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Giovanni Maria Angioy e il sogno di indipendenza


Il 28 aprile 1794 (sa die de sa Sardigna) la popolazione insorse, sconfisse i piemontesi a Cagliari, Alghero e Sassari costringendo a lasciare l'isola il vicer e le sue truppe. Con la rivolta urbana si intrecciarono i moti antifeudali delle campagne. Ne nacque un vero e proprio movimento rivoluzionario. In questa situazione emerse la personalit di Giovanni Maria Angioy (1761-1808), giudice della Reale Udienza. La sua azione di difesa della sua terra, iniziata gi nel 1793, durante le operazioni che portarono alla cacciata dall'isola delle squadre navali francesi, emerse dopo la rivolta del '94, quando divenne l'anima del Governo Sardo. Tra il 1795 e il 1796 la nobilt conservatrice di Sassari ed i feudatari del Logudoro tentano di rendersi autonomi da Cagliari per dipendere direttamente da Torino, allora il vicer Vivalda invi Giovanni Maria (Giomaria) Angioy a Sassari come suo vicario con il titolo di Alternos per riportare gli insorti all'obbedienza al vicer. Angioy venne accolto ovunque dalle popolazioni come liberatore e si trov presto in contrasto con lo stesso vicer, quando invece di Giovanni Maria Angioy rappresentare gli interessi piemontesi foment e diresse la grande sollevazione del 1796, un moto giacobino e antifeudale indipendentista che lo vide da Sassari guidare la marcia verso Cagliari. La marcia venne fermata nel giugno del 1796 ad Oristano, dove Angioy fu sconfitto. Questi dovette abbandonare la Sardegna e si rifugi a Parigi, dove mor esule e in povert nel 1808 e con lui l'indipendenza del Popolo Sardo perse la possibilit di passare da sogno a realt.

I Savoia in Sardegna
Nel 1799 le truppe francesi occuparono il Piemonte costringendo i Savoia a riparare in Sardegna dove rimasero fino al 1814 dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte. Nell'isola si verificarono timidi tentativi di isurrezione, con Vincenzo Sulis, Gerolamo Podda, Francesco Cilocco e il parroco di Terralba Francesco Corda, che tentarono di proclamare la Repubblica Sarda, ma i rivoltosi vennero uccisi in conflitto a fuoco o condannati a morte. La presenza del sovrano nell'isola non attenu il malcontento generale che sfoci nel 1812, in un anno di terribile carestia, nel tentativo di insurrezione noto come la congiura di Palabanda, guidato dall'avvocato Salvatore Cadeddu, che venne stroncato con durezza e si concluse con le esecuzioni di Giovanni Putzolu, Raimondo Sorgia e dello stesso Cadeddu. I piemontesi erano interessati al pi completo controllo del territorio ed allo sfruttamento delle sue ricchezze, risale a questo periodo il disboscamento selvaggio per la produzione di legname. A tale scopo, nel 1820 Vittorio Emanuele I promulg l'Editto delle chiudende, con il quale autorizz la chiusura, con siepi o muri, delle terre comuni. Consent, quindi, per la prima volta nella storia della Sardegna, la creazione della propriet privata e venne del tutto cancellato il regime della propriet collettiva dei terreni, che era stata una delle principali caratteristiche della cultura sarda. A ci si aggiunga che la chiusura fu tutta in favore dei latifondisti e degli stessi piemontesi.

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Fine del Regno di Sardegna


Nel 1847 con un atto giuridico venne sancita la fusione perfetta della Sardegna con la terraferma e l'estensione anche all'isola dello Statuto Albertino. Un atto che venne visto come l'ottenimento da parte della Sardegna di parit di diritti con il Piemonte, mentre i diretti interessati, ossia i sardi, non poterono che vederlo come la definitiva cancellazione dei loro valori storici e culturali. Nel 1860 Vittorio Emanuele II tenta di cederla alla Francia, ma poi nel 1861 entra a far parte del Regno d'Italia. In un certo modo quindi il Regno d'Italia pu essere considerato una prosecuzione del Regno di Sardegna, che di sardo nella sua storia ebbe sempre ben poco, e il cui nome ha fatto sorgere una sorta di equivoco storico in quanto alla fine i sardi hanno sempre combattuto contro un regno straniero che portava beffardamente il nome della loro terra.

La Sardegna contemporanea

Vista di alcune zone di Cagliari dalla terrazza del Bastione di Saint Remy.

La Sardegna tra Otto e Novecento una regione marginale, povera e spopolata del nuovo stato italiano. La modernizzazione forzosa e superficiale e i conflitti commerciali con altri paesi europei (specie con la Francia) ne condizionano pesantemente l'assetto produttivo e sociale. A ci si accompagna poi il fenomeno del banditismo. Contemporaneamente tuttavia emergono anche pulsioni ed espressioni culturali al passo con i tempi e di livello assoluto (scrittori, artisti, uomini politici). Le contraddizioni accompagnano tutto l'arco della storia contemporanea dell'Isola, a fasi alterne tra momenti di crisi e momenti di crescita, sia pure problematica. Nella Grande Guerra i sardi si distinsero in particolar modo con la Brigata Sassari. Alla fine della guerra a causa della mancata risposta dello Stato Italiano alle istanze di sviluppo e di infrastrutturazione dell'isola fra gli ex combattenti, soprattutto per l'azione politica di Emilio Lussu, nasceranno nuovi fermenti politici che porteranno alla nascita del Partito Sardo d'Azione. Durante il fascismo al fine di incentivare la politica dell'autarchia, saranno realizzate una serie di infrastrutture e di bonifiche di numerose paludi, con l'insediamento di gruppi di coloni provenienti da varie parti d'Italia principalmente dal Veneto. Saranno anche incrementate le attivit estrattive. Saranno anche fondate alcune citt come quella mineraria di Carbonia e quelle agricole di Mussolinia rinominata nel dopoguerra Arborea e di Fertilia. Con la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, parallelamente alla Costituzione repubblicana italiana, viene promulgato lo Statuto di autonomia della nuova Regione sarda, una delle cinque a statuto speciale previste nel nuovo ordinamento statale. Il dopoguerra, caratterizzato dalla battaglia vinta contro la malaria e dalle richieste e rivendicazioni di condizioni economiche migliori, vede da un lato l'imporsi delle servit militari (come pegno agli assetti geopolitici internazionali cui l'Italia deve far fronte) dall'altro la politica dei cos detti Piani di Rinascita, misure legislative speciali per il finanziamento dell'industrializzazione della Sardegna.

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Ne conseguono sostanziali fallimenti socio-economici e limitazioni a quella stessa autonomia pure costituzionalmente riconosciuta. A ci si accompagna un nuovo fenomeno migratorio e il ripresentarsi del problema del banditismo, che imperverser. Cresce e si afferma intanto il settore turistico, fino a fare dell'Isola una delle mete pi appetite a livello italiano e internazionale. Rimangono inoltre sempre vivi i fermenti culturali, sia nel senso di una costante riproposizione delle tradizioni sia in quello dell'espressione di talenti artistici e letterari e di figure politiche ai massimi livelli.

Veduta del piccolo golfo di Pischina Salida, Alghero

L'indipendentismo che per molti anni era limitato ad una esigua elite di intellettuali come larchitetto Antonio Simon Mossa, nei primi anni 1970 si materializza in un movimento culturale e politico. Nel 1973 nacque il movimento Su Populu Sardu, fondato fra gli altri da Angelo Caria. Da questo, nei primi anni 1980, a seguito di una scissione nascer il Partidu Sardu Indipendentista, che nel 1994, con il contributo dello stesso Caria, dar vita a Sardigna Natzione. Nel 2001 a seguito di una rottura allinterno del movimento fu fondato da Gavino Sale liRS, che elegger lo stesso Sale nelle elezioni provinciali di Sassari del 2006. Alla fine del XX secolo, la Sardegna, come regione dello Stato italiano, risulta attestarsi a mezza via tra le regioni a pi alto reddito annuo pro capite del nord peninsulare e quelle meridionali a reddito pro capite pi basso. Altri indicatori ne sanzionano gli innegabili progressi sia economici, sia sociali, ma non annullano le obiettive difficolt di crescita e di sviluppo ancora presenti. Negli anni pi recenti, l'espansione delle nuove tecnologie e il miglioramento dei collegamenti con l'esterno (specie quelli aerei, grazie alle compagnie c.d. low cost) sembrano tendere ad attenuare l'insularit. Caratteristica della quale viene troppo spesso dato peso agli aspetti negativi e svalutati gli aspetti positivi, tanto da considerare la Sardegna regione marginale quando in realt si trova al centro del Mediterraneo occidentale.

Bibliografia
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Note
[1] In questo documento, a pagina 18, si parla dei giacimenti di ossidiana del Monte Arci che alimentavano, in epoca Neolitica, un flusso di commercio dalla Sardegna verso il Continente tramite il ponte corso. (http:/ / www. sardegnacultura. it/ documenti/ 7_93_20070720115442. pdf) [2] Le misteriose tombe preistoriche conosciute come Domus de Janas (http:/ / www. mondointasca. org/ reportage/ ?articleID=417) [3] Approfondimento sui Costruttori di torri (http:/ / 72. 14. 221. 104/ search?q=cache:H4RJtaKrDmUJ:www. repubblica. it/ online/ spettacoli_e_cultura/ archeogialli/ terza/ terza. html+ tyrseis+ giovanni+ colonna& hl=it& gl=it& ct=clnk& cd=1Nuragici), (http:/ / www. repubblica. it/ online/ spettacoli_e_cultura/ etruschi/ tirsenoy/ tirsenoy. html) e sui "metallari" sardi (http:/ / www. repubblica. it/ online/ spettacoli_e_cultura/ etruschi/ metalli/ metalli. html). [4] Notizie sui Pozzi Sacri (http:/ / www. prehistory. it/ ftp/ proto-storia/ archeo-astr_sarda/ archeo-astr_sarda5. htm) si trovano qui (http:/ / 216. 239. 59. 104/ search?q=cache:0Wa-XDHq22wJ:www. heramagazine. net/ viaggi/ sardegna/ sardegna_2. html+ megalitismo+ in+ sardegna& hl=it& gl=it& ct=clnk& cd=12) e qui (http:/ / www. liceoasproni. it/ megalitica/ fotografie/ pozzi2. htm). [5] In questo video il giornalista Sergio Frau espone la sua nota teoria (http:/ / www. sardegnadigitallibrary. it/ index. php?xsl=626& s=17& v=9& c=4460& id=187882) [6] Le tesi dei sostenitori dei nuraghi come osservatori astronomici (http:/ / www. prehistory. it/ ftp/ proto-storia/ archeo-astr_sarda/ archeo-astr_sarda1. htm). [7] Gigi Sanna - Alle Origini della scrittura (http:/ / www. sardolog. org/ g-sanna/ index. htm) [8] In questo documento, a pag 4, si parla della presenza fenicia in Sardegna con immagini dei loro prmi insediamenti. (http:/ / www. regione. sardegna. it/ documenti/ 17_39_20081013173016. pdf) [9] Vedi in proposito P. Meloni, La Sardegna romana, Sassari, 1975 [10] Arte e cultura punica in Sardegna (http:/ / www. sardegnacultura. it/ documenti/ 7_26_20060401123457. pdf) [11] Ufficialmente l'Isola pass sotto controllo romano nel 237, con un pretesto diplomatico [12] Documento sull'anfiteatro romano a Cagliari (http:/ / www. sardegnacultura. it/ documenti/ 7_4_20060402101301. pdf) [13] Cfr. M.L. Wagner, La lingua sarda, Nuoro, 1997

Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci


Storia della Sardegna Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=30159867 Autori:: 82camaron, Arthur Laisis, Basilicofresco, Buggia, Carlog, Civv, Dch, Emes, Enzino, Felisopus, Fiaschi, Filos96, Fpittui, Franco56, Gregorovius, Henrykus, Jalo, Luisa, MaEr, MapiVanPelt, Marcok, Mattia Melis, Maximianus, Medan, Mraxai, Nanni-luigi98, No2, Omar Onnis, Paginazero, PersOnLine, Phantomas, Sbisolo, Semolo75, Shardan, Xoil, 69 Modifiche anonime

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