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Archeologia a Marina di Caronia.

Sintesi cronologica dei ritrovamenti


Le rovine di un insediamento abitativo nel sito dellattuale Caronia Marina, erano note gi al Fazello nella met del XVI secolo. Lerudito racconta che esse si trovavano tutto intorno alla Chiesa dellAnnunziata e sulla collina, identificandole erroneamente con quelle di Halaesa. Anche C. Camillani, alla fine del Cinquecento, riferisce che intorno al lito di Caronia si vedono i fundamenti et le rovine antiche dellantica citt dAlessa. Houel, illustrando quanto di esteticamente attraente vi fosse nelle innumerevoli antichit esistenti in Sicilia, nel XVIII secolo raffigura una statua marmorea, forse di Apollo, vista in un casale a Caronia, di cui si persa traccia. Di rinvenimenti antichi nel territorio caronese inizia a fare cenno, in un manoscritto, il locale canonico Volpe nei primi anni del 900 (tombe tardoimperiali nellarea della Stazione Ferroviaria, pavimenti a mosaico nellarea della Nunziatella), menzionando per la prima volta il celebre Cippo dedicato a Quinto Cecilio, oggi conservato al Museo di Palermo, mentre ricerche pi sostanziali sono state condotte solo nella seconda met del XX secolo. L. Bernab Brea1 parla dellesistenza di una grossa borgata di et romana che sorgeva ad est della foce del torrente Caronia, esprimendo tuttavia seri dubbi che potesse essere identificata con la Kal Akt di Ducezio. Scibona parla dellesistenza di cocciame a vernice nera almeno di IV secolo a.C. e di et romana nelle propriet Di Noto e Naselli. Negli anni 70 si potevano ancora osservare, fuori del piccolo centro abitato, sia ad est che ad ovest, resti di muri in opus reticulatum di epoca imperiale, mentre il Fiore menziona che era ancora possibile seguire per un breve tratto il percorso di una strada (la Via Valeria?) ad occidente di Marina e del fiume, adiacente il tracciato ferroviario. E noto, infine, il rinvenimento, a partire dagli anni 40 del secolo scorso, di murature e pavimenti, anche a mosaico, in occasione di lavori per la costruzione di case nellarea intorno alla Nunziatella, mentre ancora oggi si possono individuare in diverse case dellabitato riutilizzi di materiali edilizi ellenistico-romani, ad esempio mattoni. Nella Chiesa dellAnnunciata peraltro conservata una colonna in marmo rosa di fattura romana, presumibilmente recuperata nella zona molti decenni fa.

L.B. Brea, Che cosa conosciamo dei centri indigeni della Sicilia che hanno coniato monete prima dellet di Timoleonte. Atti del IV convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici a Napoli, 1973. Roma 1975, pag. 20. ~1~
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In c.da Palme, poco a sud dellincrocio tra la SS 113 e la strada provinciale per Caronia, G. Scibona per primo riferisce dellesistenza di una cisterna di epoca imperiale, tuttora visibile e ben conservata. Essa, che comprendeva diversi ambienti, si caratterizza per la presenza di una parete a tre arcate che divide in due parti il serbatoio principale, originariamente coperto da volte realizzate in calcestruzzo. La cisterna stata datata alla media et imperiale, sebbene esistano dubbi circa una sua esistenza anche in et precedente2. Le pareti interne del serbatoio erano rivestite da malta idraulica, mentre nella realizzazione delle arcate caratteristico limpiego diffuso di mattoni. Il serbatoio convogliava lacqua proveniente da una sorgente posta a monte, per poi distribuirla, attraverso condutture fittili, allabitato costiero. Il ritrovamento, a valle delledificio, di elementi di condutture anche di epoca medievale e moderna fa ritenere che la cisterna sia stata utilizzata per molti secoli. Saggi eseguiti negli anni 90 del secolo scorso hanno peraltro rivelato lesistenza di muri parzialmente affioranti a nord e ad ovest del serbatoio e resti di tegolame, inducendo a ritenere che non si tratti di un manufatto isolato. Gli scavi condotti nellarea a nord del serbatoio romano, hanno anche portato in luce i resti di un insediamento preistorico che, in base ai materiali recuperati, si fatto risalire alla Cultura di Diana (IV millennio a.C.).

La cisterna romana in c.da Palme

Unestesa necropoli, con varie fasi di utilizzo, dal IV secolo a.C. fino allet imperiale, doveva svilupparsi nellarea compresa tra labitato antico e la parte inferiore della collina di Caronia, sviluppandosi in lunghezza pressappoco tra la zona di c.da S. Anna e la contrada Palme: diversi rinvenimenti di tombe sia di et ellenistica che romana, si sono verificati in occasione dei lavori per la realizzazione della Stazione Ferroviaria, della strada statale 113 e del sottopassaggio tra la strada provinciale e labitato di Marina. E probabilmente da considerare pertinente ad un monumento funerario il noto cippo di Quinto Cecilio trovato a met dell800 nella parte inferiore di c.da S. Anna, occupata da una necropoli, forse di tipo monumentale, a partire dallet imperiale, mentre non chiara la descrizione del mausoleo dedicato ad un Quinto Pulcro ritrovato poco pi ad ovest, di cui non si hanno testimoniante verificabili. Dubbia, infine, la provenienza da questarea di una lastra di epoca romana con raffigurazione di vestali che si prostrano davanti ad un personaggio maschile (sacerdote?), oggi conservata al Museo di Palermo.

G. Scibona la data forse al I secolo a.C. ~2~

In contrada Pantano3, nellarea del cortile della Scuola Materna, scavi effettuati nel 1983 dalla Soprintendenza Archeologica di Siracusa, misero in luce le fondazioni di una struttura muraria costruita con mattoni e grossi ciottoli fluviali, datata ad et imperiale romana. Nella stessa area furono scoperte due condutture, orientate nord-sud, realizzate con mattoni, da collegare forse alla vicina grande cisterna rettangolare in muratura, anchessa riferibile per tipologia e tecnica allet imperiale, su cui oggi insiste un fabbricato rurale. Sempre in localit Pantano, nell'area posta in leggero pendio digradante da sud (lato monte) verso nord (lato mare), nel 1993, in seguito ad un intervento di urgenza vennero eseguiti sette saggi di varia profondit fino a raggiungere uno strato di sabbia di colore giallo assolutamente sterile, scendendo perci, in alcuni di essi, fino alla profondit massima di m 4 dal piano di campagna. In questi saggi, nello strato humico, e nei livelli pi alti fino alla profondit di m 1,50, si rinvenuto materiale ceramico acromo, assai frammentario, corroso e con i bordi arrotondati, spesso di forma indeterminabile, riferibile alla vicinanza dell'insediamento costiero di et imperiale, ma non collegabile a veri e propri strati archeologici di intensa occupazione o a piani di calpestio, n a strutture archeologiche. I livelli sottostanti hanno evidenziato una complessa stratigrafia geologica che alterna strati terrosi e argillosi, strati con piccole pietre, ciottoli alluvionali e livelli di colluvium che indicano varie fasi di deposito a seguito di inondazioni pi o meno forti provenienti da monte o da est e strati con grosse pietre che indicano forti alluvioni, evidenti soprattutto nei saggi 2 e 5. In nessuno degli altri saggi stata riscontrata la presenza di uno strato archeologico; soltanto nel saggio 2 (m 3,50 X 1,60), alla profondit di m 2,45 dal piano di campagna, stato possibile isolare un piano di calpestio comprendente un'area di focolare, di forma approssimativamente circolare (diam. m 1,20 circa), costituito da pietre con tracce di bruciato e carboni, intorno alla quale si sono trovati alcuni frammenti di ceramica ad impasto, una lama di ossidiana, un raschiatoio con ritocco sempre di ossidiana e schegge di ossidiana; altri scarti di lavorazione di ossidiana insieme a schegge di quarzite sono stati individuati nell'ampliamento est (m 2,10 X 2,90) dello stesso saggio 2 a quota - 2,45 circa dal piano di campagna. Questi reperti costituiscono cronologicamente il primo indizio di un insediamento preistorico nel territorio di Caronia, successivamente confermato da ritrovamenti in altri punti del comune, e sono attribuibili all'et del rame o alla prima et del bronzo; non possibile datare con pi precisione i resti ceramici a causa della loro estrema frammentariet. Detto insediamento doveva trovarsi probabilmente in prossimit della costa e in esso veniva lavorata l'ossidiana importata dalle Isole Eolie. Se si osserva che negli altri saggi pi a sud, si sono rinvenuti soltanto pochissimi frammenti di ceramica preistorica corrosi, informi e con i bordi arrotondati e rare schegge di ossidiana, sicuramente non riferibili a livelli di frequentazione ma provenienti da monte o con maggiore probabilit da est, dove si ha notizia che in passato scorreva un torrente, si deve pensare che detto insediamento doveva estendersi in direzione nord. Le importanti scoperte succedutesi tra gli anni 90 e 2000 nella stessa zona sono una prova di unoccupazione ininterrotta dellarea praticamente dallet preistorica fino ad oggi, con uno iato solo nella fase compresa tra let normanna e il XVIII secolo.

C. Bonanno, Kokalos 1993-94 ~3~

Il Fiore4, riprendendo il resoconto del canonico Volpe e integrandolo, accenna al ritrovamento di materiali architettonici, tra cui un capitello corinzio, e di tombe realizzate in mattoni, in prossimit del Pantano, portati casualmente in luce nella seconda met del 900. In contrada Nunziatella5, nell'area dell'attuale villetta comunale, si provveduto nel 1996 alla pulitura e al consolidamento di alcune strutture murarie costruite a secco con grossi ciottoli fluviali e pochi frammenti di laterizi, pertinenti per lo pi ad ambienti di et romano-imperiale avanzata, gi messe parzialmente in luce nel 1982 durante un intervento della Soprintendenza archeologica per la Sicilia Orientale. Considerata l'esiguit dell'area che stato possibile esplorare - una fascia stretta e lunga, direzione E-O, a causa della disposizione a gradoni della villetta comunale, non stato facile definire n il numero n la funzione degli ambienti. Sono stati individuati complessivamente 12 muri, alcuni in direzione nord-sud, altri est-ovest. Le strutture sembrano appartenere a due fasi abitative: una pi antica del II secolo a.C., a cui appartiene sicuramente il muro 3, direzione nord-sud, nel cui crollo sono stati trovati alcuni frammenti di ceramica a vernice nera di tipo Campana A, compreso un frammento di piatto forma Lamboglia 36, ed una seconda fase databile tra la met del IV e la met del V secolo d.C. sulla base della presenza, a diretto contatto con i muri, di frammenti di terra sigillata di tipo africano, tra cui un fondo con decorazione stampigliata al centro, delimitata da tre cerchi concentrici (rami di palma impressi a stampo, disposti a stella, le cui estremit sono scandite da cerchi frangiati, stile A (II) Hayes, datata al 350-420 d.C., nonch della presenza di numerose pareti di anfore e brocche con solcature orizzontali e con decorazione a pettine. Larea scavata stata lasciata in luce, ma richiede una continua manutenzione per impedire che la crescita di vegetazione spontanea danneggi irrimediabilmente le fragili strutture murarie.

Pianta delle strutture di et ellenistica e imperiale portate in luce nella villetta comunale presso la Chiesa dellAnnunziata.

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P. Fiore, Dicezio, Calacta, Caronia C. Bonanno, Kokalos 1997-98 ~4~

Nelle immediate vicinanze, sempre in contrada Nunziatella, nell'omonima piazza, nel giugno 1996, in occasione dei lavori di scavo per la messa in opera dei tubi relativi ad un impianto elettrico, nel piano stradale, proprio davanti la Chiesa, sono state rinvenute quattro sepolture, orientate E-O, di forma rettangolare allungata con le pareti costituite da mattonacci legati con calce e rivestite all'esterno con malta di calce. Le sepolture 2 e 4 si trovavano in superficie, appena al di sotto del piano stradale, mentre le tombe 1 e 3 si trovavano a 70 cm al di sotto della strada. Si ha peraltro notizia del rinvenimento di altre tombe nella stessa area, durante i lavori di ricostruzione della Chiesa. Appare evidente che qui, in et tardo-antica, si insedi un cimitero al di sopra delle strutture pi antiche ormai abbandonate. Delle quattro tombe, tre (1, 2 e 4) erano molto rovinate dai continui lavori di rifacimento della strada, mentre soltanto la tomba 3 (lunghezza m 2,20; larghezza cm 45; profondit cm 50) era ben conservata, aveva la testata ovest piatta e quella est arrotondata, entrambe intonacate, mentre le pareti della cassa erano costituite da grossi mattoni forse di riutilizzo, disposti per lungo con le intercapedini ricoperte da calce, e nel suo fondo erano impiegati cinque mattoni posti orizzontalmente e non legati da malta; la copertura era invece realizzata con quattro grosse lastre di pietra poste per lungo orizzontalmente, ricoperte da malta di calce e pietre. Lo scheletro, di grandi dimensioni (c.a 1,90 metri di altezza!), appartenente ad un individuo adulto di sesso maschile, era disteso in posizione supina e aveva i piedi rivolti ad est, mentre la testa doveva trovarsi ad Ovest, ma di essa non stata trovata traccia, ad eccezione di un frammento di cranio e di un dente trovato sporadico nella terra; poco rimane anche del corpo. All'interno non stato trovato alcun elemento di corredo e pertanto non possibile datare la tomba con esattezza. Il fatto che le ossa dello scheletro fossero molto rovinate e di colore giallastro e che siano state trovate molto sconnesse e in alcuni casi non in posto, ad eccezione della spina dorsale e delle costole, fa pensare che nella cassa, probabilmente non ben chiusa, presentando diverse fessure, sia penetrata dellacqua, forse durante le frequenti alluvioni del vicino torrente Annunziata, oggi coperto6. Soltanto la tomba 1 (lungh. m 1,90; largh. cm 30; prof. cm 25), costituita da una fossa scavata nella terra ricoperta con calce e con copertura di pietra, trovata in gran parte distrutta, ha restituito una brocchetta (alt. cm 18; diamo max. cm 12,5) trilobata con solcature orizzontali sul collo e corpo globulare, acroma, argilla di colore giallastro, trovata priva dell'ansa e dell'orlo, databile probabilmente tra il VI e il VII sec. d.C., ed questa la prima volta che nel sito si trovano indizi di un insediamento relativo a quest'epoca.

Schizzo planimetrico dei ritrovamenti sepolcrali di et bizantina dinanzi la Chiesa con indicazione delle tombe (T)

H. Danheimer, Byzantinische Grabfunde aus Sizilien ha riscontrato che le brocche e i boccali sono i vasi di corredo pi diffusi nelle sepolture siciliane di questo periodo. Si tratta in realt di uno dei pochi rinvenimenti di sepolture di et bizantina effettuati nellarea dei Nebrodi. Tra gli altri, si ricordano le quattro sepolture di Mistretta pubblicate dal Danheimer, le 40 tombe trovate ad Halaesa nellarea dellagor durante le campagne di scavo condotte nel 1970 e nel 1998, una necropoli bizantina, di cui sono state esplorate 21 tombe in contrada Tre Are a S. Marco dAlunzio nel 1979. ~5~
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In localit Pantano, negli anni 80-90 del secolo scorso, sono state esplorate alcune zone per delimitare la presenza di resti archeologici gi segnalati nelle propriet Naselli-Di Noto, dove le perforazioni hanno rivelato l'esistenza, nella parte centrale dell'area indagata, di materiale archeologico non usurato contenuto nei depositi antropizzati, e quindi da ritenere in situ, che possono essere attribuiti, con molta probabilit, a strutture archeologiche sepolte o a depositi di distruzione ad esse relativi. Anche le prospezioni geofisiche (profili di resistivit e profili georadar) hanno rivelato la presenza di anomalie da attribuire alla presenza di strutture archeologiche sepolte. Analoga successione stratigrafica stata riscontrata nei terreni di propriet Scrimizzi e Fava, nelle cui vicinanze, in propriet Barna, parzialmente indagata solo pi tardi, tra il 1999 e il 2005, si trova una cisterna di epoca romana; anche qui, infatti, gi negli anni 90 del secolo scorso si ipotizzava che fossero presenti resti di strutture archeologiche sepolte e depositi di distruzione o abbandono, che i recenti scavi hanno confermato nella loro estensione. Lo scavo archeologico sistematico pi ampio finora eseguito a Caronia quello condotto in contrada Pantano, in unarea di notevole interesse archeologico, gi nota da molti decenni ma fino ad oggi poco indagata se non in occasione di scavi durgenza, come quelli che hanno interessato larea della Scuola Materna o il ritrovamento di strutture murarie e tombe in piazza Nunziatella. Qui era collocato il quartiere marittimo di Calacte, di cui parl per primo, nel XVI secolo, il Fazello, che a quei tempi poteva ancora ammirare i resti di edifici ancora visibili in unarea peraltro completamente disabitata. Tutti i ritrovamenti avvenuti in prossimit della costa hanno riguardato per lo pi strutture di natura commerciale, la cui attivit era collegata ai movimenti di merci e persone che avvenivano nel vicino porto. Tutta la zona di Marina di Caronia offre spunti notevoli ai fini dellindagine archeologica, sebbene la recente espansione urbana abbia irrimediabilmente occultato gran parte del sito antico. Sono noti i ritrovamenti di muri, pavimentazioni, elementi architettonici, prevalentemente di epoca romana, in occasione della costruzione di case, in alcune delle quali sono ancora oggi visibili riutilizzi di materiali antichi. Intorno allabitato, ad esempio nella zona della Stazione ferroviaria, in contrada Pantano e tra la strada provinciale direzione Palermo e la spiaggia, sono visibili in superficie frammenti ceramici di epoca ellenistica e romana. I primi saggi di scavo effettuati in c.da Pantano (propr. Barna) nel 1999, avviati a seguito di segnalazioni dagli archeologi svedesi Adam Lindhagen e Kristian Goransson, avevano interessato una limitata parte di terreno privato, conducendo tuttavia al vincolo di unarea pi estesa, dove erano gi in corso i lavori per la realizzazione di un fabbricato per agriturismo. I materiali portati in luce sono apparsi di notevole valore: vasellame decorato, innumerevoli monete, arnesi, anche gioielli, hanno dimostrato la ricchezza della citt in epoca ellenistico-romana. Gli scavi sono stati tormentati nel corso del loro svolgimento da diverse azioni discutibili, con numerose buche scavate dai clandestini e lettere anonime di minaccia rivolte agli archeologi. Anche al termine dei lavori, il sito, opportunamente recintato, stato soggetto ad intromissioni esterne con diverse sottrazioni di materiali: alcuni pavimenti sono stati addirittura privati degli elementi di copertura. Oggi larea, non ancora aperta al pubblico, in fase di degrado, e la vegetazione ha ricoperto gran parte delle strutture, soprattutto quelle non protette da tettoie.
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Gli scavi condotti a Marina di Caronia in propriet Barna tra il 1999 ed il 2001 7 avevano gi portato in luce una parte di almeno due vasti edifici, identificati rispettivamente con un horreum, ovvero una struttura adibita a magazzino e luogo di rivendita, ed un termopolium, tipico posto di ristoro e di vendita di cibi caldi. A partire dal 2003, una pi estesa campagna di scavi ha consentito di definire meglio la natura e lestensione degli edifici, la cui datazione copre un ampio arco temporale, compreso almeno tra il III secolo a.C. ed il V-VI secolo d.C., nel corso del quale essi hanno subito numerosi rimaneggiamenti, anche a seguito di eventi disastrosi, probabilmente due terremoti verificatisi nel I e nel IV secolo d.C. Larea, in ogni caso, appare frequentata gi a partire dalla fine del V secolo a.C. e si protratto sporadicamente fino allepoca araba, quando labitato cessa definitivamente di esistere. Le ricerche eseguite a partire dalla fine degli anni 90 del secolo scorso, hanno permesso di accertare varie fasi di occupazione dellarea, con un andamento altalenante sotto laspetto urbanistico e demografico. Ad una prima fase, corrispondente forse allo stesso impianto di Kal Akt a met del V secolo a.C. era seguita da una seconda fase nel corso del IV e III secolo a.C. di pi intensa presenza umana, con la costruzione di case che dovevano ospitare prevalentemente pescatori, mentre il vero centro cittadino era collocato in collina. La terza fase quella che vede la realizzazione di edifici civili completi e di un vero e proprio impianto urbano, che ospitavano sia attivit domestiche che commerciali, ed compresa tra la fine del III secolo a.C. e linizio dellera cristiana: a questa fase che risale la costruzione degli edifici portati in luce in contrada Pantano. Questo periodo si chiude con la distruzione parziale dellabitato probabilmente a seguito di un violento terremoto ed il conseguente abbandono temporaneo di diverse strutture alla fine del I secolo d.C. Dopo un periodo di frequentazione precaria, una nuova fase (la quarta) si apre alla fine del secolo successivo, con il restauro dei fabbricati e limpianto di unintensa attivit commerciale, fino alla seconda met del IV secolo, quando un nuovo evento traumatico determina labbandono definitivo di buona parte delle strutture ed il mantenimento in misura pi modesta di altre. La quinta fase quella che vede una discreta frequentazione, almeno da un punto di vista commerciale, dellarea, seppure in un clima di impoverimento e contrazione demografica, e si protrae fino alla fine del V secolo. Lultima fase, con la quale si chiude definitivamente la vita dellabitato, compresa tra il dominio bizantino e larrivo degli arabi ed testimoniata prevalentemente dalla presenza di sepolture negli stessi luoghi un tempo abitati. La citt marittima sembra essere definitivamente abbandonata intorno al IX secolo, sebbene le attivit del porto si protraggano anche nel corso dellepoca araba e normanna, come riferisce lo scrittore Edrisi nel XII secolo. Non sono stati riscontrati segni di conquista violenta del sito da parte dei saraceni, sebbene alcuni testi sostengano che la presa di quella che fu Calacte sia avvenuta nel sangue: a quellepoca labitato doveva gi essere quasi del tutto spopolato, quando gran parte dei cittadini preferirono forme di occupazione abitativa di tipo rurale, lontano dalla citt.

Opuscula Romana, 2002. ~7~

Pianta delle strutture portate in luce negli scavi 2003-2005

Veduta dellEdificio A da sud-est. In primom piano, a destra, lambiente H, con il vano I pavimentato in mattoni (oggi non pi esistente; a sinistra, nella parte centrale, lampio ambiente L con laccesso da ovest.

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Veduta di Marina di Caronia. Individuata dalla freccia, larea del Pantano interessata dagli scavi

Nel corso degli scavi realizzati nei primi anni del 2000, sono stati portati in luce due edifici principali (A e B), separati da un ambitus largo circa un metro, sotto il quale scorreva una condotta idrica realizzata in mattonelle che, presumibilmente, sboccava in un pozzo scoperto al termine nord dellambitus, a met circa del lungo muro nord-sud delledificio A. Ledificio B aveva unentrata sul lato nord a poca distanza dal pozzo e si affacciava su unarea priva di strutture. Su questa piazzola si affacciava un porticato pertinente ledificio A, di cui si sono trovate 5 basi in mattoni poggiati su strutture in pietra. Ledificio A si compone, nella parte finora messa in luce, di un gran numero di ambienti (almeno 17) di diverse dimensioni e funzioni, tenendo conto del fatto che esso sembra estendersi ancora ben oltre larea di scavo, sia ad est (sotto lex Discoteca Sombrero) e a sud. Alcuni ambienti, in particolare quelli centrali, avevano una pavimentazione in cocciopesto. In questa parte della struttura, inoltre, evidente una fase successiva, probabilmente tardo-imperiale, con pavimenti realizzati in mattoni riutilizzati sia tondi che rettangolari; un pavimento, di epoca precedente, invece realizzato con una maglia ben fatta di mattonelle di piccole dimensioni. Le pavimentazioni, gi irrimediabilmente sconvolte dai lavori di aratura profonda, sono stati successivamente smantellati, una volta portati in luce, a seguito di opere vandaliche. Unentrata alledificio ben visibile sul lato occidentale, di fronte allo spigolo nord-orientale del termopolium, delimitata da muri in mattoni e piano dingresso anchesso in elementi fittili. In questa parte, il lungo muro occidentale si conserva per unaltezza di circa 1 metro. Allinterno del fabbricato stata recuperata unenorme quantit di materiali ceramici (anfore e vasellame), prevalentemente di sigillata, sia italica che africana, molti dei quali integri o ricomponibili, oltre a numerose monete, prevalentemente di epoca romana repubblicana e imperiale e, naturalmente, di zecca calactina ed altri manufatti metallici, tra cui va ricordato un prezioso anello con gemma. La tipologia prevalente dei reperti suggerisce che la struttura era impiegata sia per lo stoccaggio di merci, presumibilmente movimentate nelladiacente porto, sia come rivendita di vasellame ed altri prodotti non del tutto identificabili. Funzioni simili, cio connesse ad attivit commerciali e ricettive, doveva avere anche il vicino edificio B. La fase pi antica accertata delle strutture portate in luce risale al III secolo a.C., come hanno dimostrato i ritrovamenti di ceramica campana a vernice nera e le monete di zecca sia calactina che di altre citt ellenistiche emesse proprio tra il III ed il II secolo a.C. Tuttavia alcuni lembi di muri
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individuati su livelli stratigraficamente inferiori sembrano retrodatare unoccupazione del sito al IV se non al V secolo a.C. In realt, un discreto numero di ceramiche sembrano riferirsi ad epoca greca tardoarcaica e classica (compresa una statuina fittile di tipo dedalico di fine VII secolo a.C.), ma non appaiono contestualizzate a strutture murarie certe. Gli edifici, con trascurabili ritocchi, mantennero inalterata la loro struttura almeno fino al I secolo d.C., quando un evento traumatico, identificato con un violento terremoto, determin un parziale abbandono ed il danneggiamento di alcuni muri.

Veduta dellEdificio A da sud, ancora in fase di scavo (maggio 2004). In primo piano, il lingo muro di delimitazione occidentale e lentrata delimitata da un alzato di mattoni; un muro in laterizi crollato visibile nella parte centrale.

Una particolarit messa in luce dagli scavi di contrada Pantano la rete di canalette idriche, realizzate per lo pi in epoca medio e tardo imperiale, visibili in alcuni ambienti delledificio A. Qui, una canaletta realizzata con mattonelle e coperta da frammenti di mattonacci, taglia due ambienti contigui da sudovest a nord-est, continuando ancora al di sotto dellarea oggi occupata dalla Discoteca. Un'altra condotta corre, come detto, sotto lambitus che separa i due edifici. Canalette simili in mattoni furono scoperte anni addietro durante gli scavi condotti nellarea della vicina scuola materna. Non possibile stabilire quale fosse il percorso completo di questa rete idrica, che serviva labitato marittimo alimentata da cisterne poste a monte, come quelle individuate in c.da Palme, di epoca imperiale. In sostanza, tutta la citt doveva essere alimentata capillarmente attraverso lacqua che, pervenendo da
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sorgenti poste in collina, veniva convogliata in cisterne costruite a met strada e da qui, attraverso una rete di condotte che rimase in uso fino ad epoca relativamente recente, giungeva alle case dei calactini. Labitato di et imperiale si estendeva su una vasta porzione di costa che doveva allargarsi dal porto anche oltre la piazza Nunziatella, nelle cui adiacenze (villetta comunale) stato scavato un edificio di III-IV secolo d.C.. Saggi condotti nella propriet Scrimizzi, a sud della Discoteca, hanno portato puntualmente in luce muri realizzati con la stessa tecnica, ovvero con alzati di pietra dacqua e mattoni. La disposizione di queste diverse strutture murarie suggerisce lesistenza di complessi edilizi orientati pressoch tutti in direzione nord-sud, parallelamente, in larghezza, ad unarteria principale che tagliava la citt da est a ovest, identificabile con la via Valeria, e diversi decumani che scendevano da questa verso il mare. Curiosamente, o significativamente, ledificio moderno in propriet Barna, recentemente ampliato, ha identico orientamento rispetto agli edifici A e B dello scavo poco distante: sotto di esso nota lesistenza di una sorta di cisterna rivestita in mattoni, successivamente utilizzata come cripta per sepolture in epoca tardo-imperiale o bizantina. E presumibile che la struttura rurale preesistente sia stata realizzata molti decenni addietro utilizzando come fondamenta le strutture murarie superstiti di et romana. Le datazioni stabilite per le strutture scavate sono state suggerite da significativi ritrovamenti, come i frammenti di ceramica Campana ritrovati immediatamente al di sotto del piano pavimentale sia delledificio A che delledificio B e di monete di zecca calactina, che pertanto collocano la costruzione degli stessi tra il III ed il II secolo a.C. Il ritrovamento di materiali, seppure sporadici, databili tra V e IV secolo a.C., ci dicono, tuttavia, che ancora prima dellimpianto di questi fabbricati, larea era frequentata e forse ospitava anche case occupate da gente dedita alla pesca ed ai primi abbozzi di attivit mercantili svolte direttamente sulla spiaggia antistante. Una lucerna con marchio CIVNDRAC di produzione nordafricana, ritrovata immediatamente al di sotto del tegolame collassato negli ambienti occidentali delledificio A indica la data approssimativa di distruzione nella seconda met del I secolo d.C., cos come la presenza di sigillata italica e di altri materiali dello stesso periodo ritrovati allo stesso livello. Lesiguit di ritrovamenti databili tra la fine del I e la fine del II secolo d.C. dimostra che per un secolo circa il sito rimase pressoch inoccupato, con una ripresa della frequentazione allinizio del III secolo piuttosto significativa, fino ad una nuova distruzione avvenuta intorno al 360, data oltre la quale le strutture rimasero in gran parte abbandonate, sebbene la presenza di vasellame di epoca tardo imperiale e bizantina indichi che lattivit commerciale continu fino al VI-VII secolo. La campagna di scavi del 2003-2005, realizzata in estensione per circa 1500 mq, ha permesso di conoscere lentit di un abitato, che non doveva essere certo di piccole dimensioni, dal momento che sembra congiungersi con quello di et romana imperiale avanzata, gi noto fin dal 1983, nella vicina Piazza Nunziatella. Si tratta di ambienti probabilmente destinati ad attivit artigianali e/o industriali e commerciali, forse legate alla vicinanza del porto e del mare ed alla principale arteria viaria romana, la via Valeria. Della fase abitativa del sito tra la seconda met del II ed il V secolo d.C., restano tracce di rifacimenti di muri e di ambienti in gran parte preesistenti; la quantit di ceramica rinvenuta notevole e prova che labitato, le cui strutture hanno subito nel tempo una forte spoliazione, soprattutto dal III al V secolo, deve essere stato occupato in maniera intensiva e che in esso dovettero svolgersi attivit commerciali, forse sempre legate alla sua vicinanza al porto, la cui ubicazione difficile individuare.
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Tuttavia, a confermarne forse indirettamente la presenza sono i numerosi frammenti di anfore, tra le quali prevalgono quelle di produzione africana, nordafricana ed in minima percentuale anfore, probabilmente vinarie, della Mauretania Cesariense (II-III secolo d.C.), mentre sono presenti, sia pure in quantit non eccessiva, frammenti di anfore tipo Keay LII (IV-V secolo) di produzione locale o importate dalla Calabria, diffuse su tutta la costa settentrionale della Sicilia e nellarea dello Stretto; veramente notevole la quantit di piccole anfore vinarie con breve collo e anse circolari, leggermente arcuate e con base a fascia, simili a quelle trovate nella Crypta Balbi e ritenute di importazione dalla Sicilia. Si tratta di anfore prodotte localmente, come dimostra lesistenza di una fornace che fabbricava anfore dello stesso tipo in contrada Chiappe. Queste anfore, databili tra il IV ed il V secolo d.C., sono diffuse in maniera capillare su tutta la costa settentrionale della Sicilia, a Termini Imerese, a S. Stefano di Camastra, a San Fratello, a Patti e anche a Lipari. Il rinvenimento, nellarea di scavo, di una grande quantit di contenitori da trasporto di probabile produzione locale, fa pensare che vi venisse conservato il pregiato vino di Calacte, forse per essere trasportato. La sigillata africana D1 e D2 rara: si segnalano alcuni frammenti appartenenti alla forma 61 Hayes (met IV met V secolo d.C.) e la presenza di frammenti locali di sigillata africana D, mentre sono assenti i vasi a listello. Rare sono anche le lucerne di importazione africana. Alte sono invece le percentuali di pentole con le caratteristiche prese a orecchio, presenti ovunque sulla costa settentrionale della Sicilia (Messina, Patti, Capo dOrlando, Lipari). Sia gli impasti che le forme di alcune tipologie di ceramica comune da mensa e da cucina fanno pensare ad una produzione locale, ma anche tale ipotesi attende di essere confermata da analisi di laboratorio. Analoga funzione avr forse continuato a svolgere labitato in et bizantina. A tale epoca infatti si data lambiente al cui interno venne ritrovata, ancora integra, unanfora bizantina con alto collo svasato e corpo cuoriforme allungato, che trova confronti con un esemplare rinvenuto nelle acque antistanti la baia di Giardini Naxos. Il vano abitativo si distingue per leleganza delle sue strutture murarie. Dal settore ovest dello scavo provengono numerosi frammenti pertinenti anfore bizantine, tra cui anfore LR2 prodotte sullisola di Chios ed in altre zone della Grecia e diffuse tra il VI ed il VII secolo d.C. E presente inoltre, in discrete percentuali, una quantit di olle con caratteristiche anse ondulate in ceramica acroma, pentole, piatti e scodelle decorati a ditate o incisioni prima della cottura. In questo periodo, lestensione dellabitato si riduce notevolmente, come dimostra il ritrovamento, nel giugno 1996, di quattro tombe in piazza Nunziatella, che ha restituito una brocchetta trilobata databile tra VI e VII secolo, e le tre sepolture trovate nel 2003, gi violate dai clandestini, a circa 200 m a nordovest, allinterno di un edificio di et romana imperiale con volta a botte attiguo allarea di scavo, che per la loro tipologia probabile appartengono allet bizantina. In questa fase una vasta necropoli invade gran parte dellarea precedentemente occupata dallabitato; linsediamento, comunque, anche adesso sembra rispondere ad esigenze di natura commerciale, sempre per via della vicinanza al porto, ancora in funzione. Infine, nellarea dellambiente i, si sono rinvenute due sepolture del tipo a fossa scavate nella nuda terra, che sono sicuramente arabe per la giacitura dei defunti distesi sul fianco: in questa fase, larea era ormai pressoch disabitata.

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Veduta delle strutture e , i cui muri sud-orientali sono quasi a contatto con lo spigolo dellEdificio B

Veduta della sezione centrale dello scavo. A destra, lEdificio A

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In questa pagina e nella precedente, fasi di scavo in c.da Pantano (2003-2004). Le ricerche hanno evidenziato in molti casi il cattivo stato delle strutture, dovuto a lavori agricoli piuttosto aggressivi, che hanno provocato la scomparsa di interi lembi di strutture. Fortunatamente si sono conservati alcuni pavimenti, come quelli visibili in alcune di queste immagini: ambienti dellEdificio A con piani in mattoni riutilizzati rettangolari e tondi (fase tardo imperiale) e in mattonelle inserite in opus spicatum in un piano quadrato delimitato da elementi laterizi (successivamente smantellato da vandali).

Saggi di scavo eseguiti in propriet Scrimizzi

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Le ricerche fin qui condotte a Marina di Caronia, molte delle quali per la verit inedite, suggeriscono un quadro relativamente complesso circa le fasi di occupazione del sito. Larea sembra essere stata frequentata gi in epoca preistorica (c.da Pantano e c.da Palme). In et storica, le prime attestazioni (c.da Pantano) di una frequentazione del sito marittimo sembrano risalire alla fine del VII secolo a.C., mentre materiali di VI-V secolo a.C., solo parzialmente editi8, provengono dallarea dellattuale farmacia. Ancora, materiali di V inizio IV secolo a.C. sono stati individuati sia negli scavi di c.da Pantano che nellarea della Stazione Ferroviaria e, in maniera discontinua, anche nella piana ad ovest dellattuale abitato (propr. Di Noto). Questi ritrovamenti inducono a ritenere che il promontorio di Caronia, che forma sulla costa un breve golfo ben adatto a impiantarvi un approdo navale, abbia ospitato gi prima della fondazione di Ducezio datata alla met del V secolo a.C., un abitato, qualificabile forse come emporion misto siculo-greco sulla rotta marittima compresa tra ZancleMessina e Himera. La mappa dei ritrovamenti di epoca tardoarcaica e classica fanno ipotizzare lesistenza di un quartiere abitato in corrispondenza della Nunziatella e del Pantano, ad ovest del torrente S. Anna che a quel tempo sfociava a mare in corrispondenza dellattuale piazza Nunziatella; ad est si sviluppava la relativa necropoli, con continuit di utilizzo anche in epoca ellenistico-romana. In epoca ellenistica (IV-I secolo a.C.) labitato marittimo era complementare alla citt vera e propria, che si trovava sulla collina di Caronia: qui, ricerche edite e ricognizioni ancora in attesa di pubblicazione, hanno accertato lesistenza di una polis con struttura urbanistica di tipo pseudoortogonale, molto simile a quella della vicina Halaesa. I numerosi rinvenimenti, anche epigrafici, dimostrano che qui si svolgeva la vita politica di Kal Akt e che sorgevano in collina lagor, un bouleuterion (sala per le riunioni del governo cittadino), il tempio di Apollo. Fino alla tarda et ellenistica, labitato marittimo era piuttosto la sede principale delle attivit commerciali, anche per la sua prossimit al porto e alla principale strada di collegamento sulla costa. Non un caso che le strutture portate in luce presentino quasi sempre le caratteristiche di magazzini o comunque di edifici con funzioni di tipo commerciale. Verso la fine del I secolo d.C. labitato collinare viene quasi completamente abbandonato, per ragioni non ancora del tutto chiarite: con molta probabilit, a prescindere da eventi naturali, quali il forte terremoto noto per la seconda met di quel secolo, si instaur un trend che sembra caratterizzare tutti i centri collinari siciliani, con uno spostamento di popolazione verso i centri marittimi. E questa lepoca di maggiore sviluppo del quartiere costiero, che per tutta let imperiale e proto-bizantina assume le vesti di sede civile, politica e commerciale della citt di Calacte. La sua vitalit dimostrata anche dal fatto che essa una delle poche decine di citt siciliane che figurano negli itinerari di et imperiale (Tabula Peutingeriana, Itinerarium Antonini). Successivamente anche questa citt si svuota progressivamente: come ad Halaesa, interi settori di abitato vengono abbandonati e nelle strade e allinterno di edifici prima abitati si impiantano povere necropoli, segno di un irreversibile declino che segner la fine di Calacte allalba delle invasioni arabe. Francesco Collura f.coll67@alice.it calacta@gmail.com
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Lindhagen Adam. Caleacte. Production and exchange in a north Sicilian town. C. 500 BC AD 500. Lund 2006 ~ 16 ~

Riferimenti bibliografici per le ricerche archeologiche a Marina di Caronia:


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