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I NOTIZIE
I ARCHEOLOGICHE
BERGOMENSI

3
1995

Estratto

COMUNE DI BERGAMO
ASSESSORATO ALLA CULTURA
CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO
Stele e massi incisi della Valcamonica e della Valtellina
Stefania Casini-Raffaele C. De Marinis-Angelo Fossati

I monumenti della Valtellina e della Va1camonica, conosciuti ormai attraverso numerose pub-
blicazioni l , sono stati nel 1994 oggetto di una revisione globale, sollecitata dai ritrovamenti degli
ultimi quindici anni, sia fortuiti che conseguenti ad interventi di scavo 2 • In quell'occasione è ap-
parso opportuno operare un profondo riesame della documentazione già esistente, a partire dai
rilievi delle incisioni, che ha portato a nuove scansioni cronologiche e a nuove interpretazioni. Gli
scavi condotti a Ossimo da F. Fedele, inoltre, hanno permesso di verificare la funzione dei massi
e delle stele incise camuno-valtellinesi e di recuperare un numero rilevante di frammenti di stele).

l monumenti camuno-valrellinesi sono massi sommariamente sbozzati, stele lastriformi e


blocchi di crollo inamovibili. Le sembianze antropomorfe sono solo di rado suggerite dalla di-
sposizione delle figure incise e talvolta dalla smussatura della parte superiore, in modo da delinea-
re schemaricamellre le spalle. Nella maggior parte dei casi non rappresentano un singolo perso-
naggio con i suoi attributi, ma accolgono figure, il cui senso compositivo e il marcato valore sim-
bolico costituiscono gli elementi di differenziazione rispetto ai monumenti degli altri gruppi alpi-
ni 4 • Tra gli aspetti figurativi peculiari e quasi esclusivi dei massi e delle stele camuno-valtellinesi
occupano un posto privilegiato le figure di animali ed i simboli.
Uno dei monumenti che si presta bene ad un confronto morfologico e tematico tra i quattro
gruppi alpini è la stele lastriforme di Tirano/Lovero (Valtellina) (fig. 1:1). La sua forma e la dispo-
sizione delle incisioni evocano distintamente la figura umana, richiamando così più da vicino le
stele degli altri gruppi: la rastremazione verso l'alto della parte superiore, per quanto asimmetrica,
allude alle spalle, il rettangolo con due linee semicircolari inscritte, collocato nel centro della parte
sommitale, indica la testa, il fascio di linee a festoni è il cinturone portato sulla vita. Quest'ultimo
è un ulteriore elemento di collegamento iconografico con la vicina valle dell'Adige, dove i cintu-
roni a festoni compaiono sulle stele maschili, come componente caratterizzante del costume
guerrier0 5 • Le analogie tra i monumenti di questi due gruppi centro-orientali documentano le
strette relazioni esistenti tra le genti alpine già nell'età del Rame, che precorrono quelle ben più
evidenti di epoca protostorica, quando entrambe le zone saranno occupate da popolazioni di cul-
tura retico-euganea 6 •

1) Si rimanda in generale ai lavori di E. ANATI: 1964, 1967-a, sbancamento operato per la costruzionc della strada di colle-
1%7-b, 1972-a, 1972-b, 1973, 1')75, 1982, 1990 c al lavoro di gamcnto Capo di Ponte-Pescarzo.
sintesi Le pietre degli dci. Menhir e stele dell'età del Ramc in
Va!camonica e Valtellina, Bergamo, 1994. 4) Per i riferimenti ai monumenti dell'arco alpino si rimanda
in genera1c ai contributi contenuti in questo Stcsso volume, a
2) 11 lavoro si è svolto in occasione della mostra dal titolo "Lc firma di R. C. DE MARINIS e A. PEDROTTI. Per quanto
pietre degli dei. Menhir e stelc dcll'età del Rame in Valcamo- riguarda i monumenti di Aosta si vedano MEZZENA 1981,
nica e Valtellina", realizzata a Bergamo nel 1994, a cura del MEZZENA-7,IDDA 1991 e il volume degli Atti della XXXI
Civico Museo Archeologico con la collaborazione dci Centro Riunione Scientifica IIPP, Aosta 1994, Firenze, in corso di
Culturale N. Rezzara. il progetto scientifico è stato curato da stampa.
S. Casini, R. C. De Marinis e A. Fossati; il lavoro di ricerca è
stato pubblicato nel catalogo, di cui questo contributo costi- 5) A. PEDROTTI, Uomini di pietra. I ritrovamcnri di Arco c
tuisce una sintesi. il fenomeno delle stallte stele nell'arco alpillo, Trento, 1993.
Le statue-stele di Arco. La stati/aria antropomorfa alpina nel
3) [lavori a Ossimo di F. Fedele hanno ponato alla luce circa III millcnnio a.c.: abbigliamento, fibre tcssi!i e co!orc, a c. di
200 [rammenti di stele, di cui 45 istoriati, mentre una decina A. PEDRO-fTI, Museo Civico di Riva del Garda-Ufficio Be-
di nuove stele, alcune delle quali ancora in situ, identificate da ni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento, 1995. Si
G. Zerla a breve distanza dal sito di Anvoia, sono state segna- veda inoltre il contributo di A. PEDROTTI in questo stesso
late alla Sopr. Arch. della Lombardia che ne ba effettuato il volumc.
recupero. Un frammento di una stele incisa è stato portato al-
la luce, sempre dalla Soprintendenza Archeologica, al Pian 6) DE MAIUNIS 1989 e DE MARINI5 1992-a.
delle Grcppe, presso i massi di Cemmo, in occasione dello

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2
1

Fig. I: Stele della Valtellina. 1) Rilievo della faccia froorale della stele di Tirano-Lovero; 2) Rilievo della stele Caven 2
(ril. S. Casini, P. r-rontini, A. Fossati); rilievo della stele Vangianc I (ril. S. Casini, P. Frontini). Stile III AI.

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Un'altra caratteristica delle pietre camuno-valtcllinesi è costituita dalla mancanza di unitarietà nel
processo di incisione che si ripete in moltissimi casi sulla stessa superficie, anche a distanza di secoli,
con l'apporto di nuove figure che obliterano o completano quelle precedenti. Talvolta il supporto
già inciso viene dislocato e capovolto o posto in una posizione differente e nuovamente inciso?
Nell'ambito dell'arte rupestre camuna le stele ed i massi incisi sono un fenomeno ben circo-
scritto, defini~o stile III Ag. La loro cronologia è suggerita dall'analisi dei tipi di armi rappresenta-
ti, tramite la quale è possibile istituire confronti puntuali con manufatti archeologici ben databili.
Si individuano cosÌ nel corso dell'età del Rame due grandi periodi di incisione, distinti anche dal
linguaggio figurativo: nella prima fase (stile III Al) il messaggio è affidato ai simboli, nella secon-
da fase (stile III A2) alle figul'e antmpomOlfe. Ad essi fa seguito un altro periodo, databile proba-
bilmente all'antica età del Bronzo, con il quale il fenomeno sembra esaurirsi 9 .

La fase dei simboli


La fase più antica (III A 1) è caratterizzata dalla raffigurazione del pugnale a lama triangolare
con base rettilinea e impugnatura sottile con pomo semicircolare o semilllnato. Il confronto più
puntuale è con il cosiddetto pugnale di tipo Remedello, realizzato in rame arsenicale e conosciuto,
oltre che in alcune sepolture dell'Italia settentrionale, nella neeropoli di Remedello Sotto (BS), do-
ve compare nei conedi tombali databili tra il 2900/2800 c il 2400 a.C
Questa datazione è resa possibile dai recenti studi effettuati su questa necropoli lO , che hanno com-
portato l'articolazione cronologica delle sepolture dell'età del Rame in due fasi, a partire dall'analisi ti-
pologica delle principali categorie di manufatti. Sono stati, infatti, evidenziati due gruppi di materiali
chc trovano sostanzialmcnte riscontro nella distribuzionc topografica delle tombe all'interno della ne-
Cl'opoli, dove quelle più antiche sembrano concentrarsi soprattutto nclla fascia meridionale del riparto
Sud. Le datazioni radiocarboniche cffettuate su campioni delle ossa conservate, a parte tre casi inatten-
dibili, probabilmente a causa di un trattamento conservativo effettuato sulle ossa, harmo confermato il
quadro delineato con l'analisi tipologica e lc correlazioni stabilite con la trama delle associazioni.
La fase Remedello 1, collocabile tra il 3400 e il 2900/2800 a.C, risulta caratterizzata da pugnali
di selce a base semplice, dal pugnale di rame arsenicale della tomba 106 e dall'ascia di rame dclla
tomba 102, oltre chc dalla ceramica delle tombe 93, 71 e 75. L'attribuzione cronologica ad un mo-
mento arcaico dell'età del Rame è dimostrata dai confronti, in particolare dell'ascia della t. 102,
del tutto simile a quella rinvenuta con l'uomo del Similaun, e del pugnale di ramc, che ricorda
esemplari rinvenuti a nord delle Alpi, in particolare quello dell'insediamento Reute-Scborrenried,
datato dendrocronologicamente 3738-3650 a.C. Il.
La fase Remedello 2 (2900/2800-2400 a.C) è invece caratterizzata dai pugnali di se Ice a codo-
lo distinto, dalle asce di rame a margini debolmente rialzati, dai pugnali in rame arsenicale a lama
triangolarc e base rettilinea di tipo Remedello, dalla ceramica con decorazione metopale e dalle
tazze ed i boccali con ansa a gomito, dallo spillone d'argento con tcsta a T. Oltre allo stile meto-
pale, che trova confronti nella cultura precampaniforme di Fontbouisse, proprio lo spillone con
testa a T della tomba BS II ha corrispondenti nclla cultura della Ceramica Cordata che si colloca
cronologicamcnte tra 2800 e 2440 a.C.
Dunque se il pugnale a lama triangolare di rame compare soltanto nelle tombe della seconda
fase di Remedello Sotto, databili tra il 2900/2800 e il 2400 a.C., significa che anche i monumenti
su cui esso è inciso devono essere assegnati allo stesso arco cronologico.

7) E' il caso ad esempio di Ossimo 12, cfr. FEDELE 1994-b, discussione approfondita di questo argomento si veda DE
pp. 55-56, fig. 15, e di Borno 1, cfr. FRONTINI 1994, fig. 5. MARINIS 1994-a, pp. (,9-85.

8) ANATI 1964, I 'J72-a, 1975, l ')82-a. 10) DE MARINIS 1992-b, c. s.-a e c. s.-b

9) Le due fasi III AI e A2 di cui si parla in questa sede non ! I) Per la discussione panicolarq;giara e la bibliografia com-
hanno nulla a che vedere con le suddivisioni proposte da F. pleta si veda DE MARINIS c. s.-b. Si veda anche C. LON-
Anati, che ha individuato sui massi incisi della Va1camonica GHI, I.a l1ecropo/i di Remedello Sotto (BS), in Le pietre degli
ben cinque fasi. Cfr. ANATI 1972-c, 1972-a e 1973. Per una dci, pp. 203-210 (wmbe 102, 78, 83).

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-rigo 2. CCll1mo l (Valcamonica) (foto F. Zaina).

I pugnali di tipo Remedello sono l'arma più raffigurata: sono rappresentati a gruppi anche
numerosi, privi di fodero, con le lame divergenti in direzioni opposte o che si fronteggiano con
la punta. In Valtellina, più spesso che in Va1camonica, sono raffigurati entro il fodero o accanto
ad esso. Esistono esemplari a lama costolata e a lama piatta e sulla base della lunghezza della la-
ma si può operare una distinzione tra forme triangolari corte e larghe (tipo Remedello A), che
predominano in Valtcllina, e forme triangolari più strette e lunghe (tipo Remedello B), maggior-
mente rappresentate in Valcamoniea (DE MARINTS 1994-a).
Il repenorio iconografico dello stile III Al è costituito da tutte quelle figure chc compaiono
associate al pugnale a lama triangolare c da una seric di motivi con marcato valore simbolico.
Tra le figure associate al pugnale remedelliano vi sono le alabarde del tipo a foglia di lauro
con manico incurvato a 5 (figg. 1:2 e 5:1). Pcr quanto dalle raffigurazioni sia difficile comprende-
re il tipo di immanicatura, appare probabile che si tratti di alabarde con lama in se1ce. Tuttavia
l'esistenza dj alabarde in se1ce è difficile da affermare, a causa della loro somiglianza con i pugnali
in selce coevi. Un indizio può essere offcrto, in ambito funerario, dalla loro posizione nel sepol-
cro; la lama in selce ritrovata nella tomba 2 della necropoli di Spilamberto (MO) (BAGOLINI
1981, p. 109, figg. 48-50) era probabilmente pertinente ad un'alabarda. Collocata, infatti, oriz-
zontalmente sopra la spalla del defunto con la punta rivolta verso l'esterno era forse impugnata
dalla mano destra per il manico che non si è conset-va[Q. Sappiamo invece che le lame dei pugnali
si trovano solitamente aWaltezza della cintola, in prossimità della mano che li impugnava.
Il termine alabarda è convenzionalmente utilizzato per indicare un'arma costituita da una la-
ma di forma triangolare fissata su un manico di legno O parzialmente di metallo, perpendicolare

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all'asse mediano delIa lama. Pur non conoscendone la funzione, Ia loro presenza sui monumenti
della Valcamonica, permette di ritenerle armi di tipo cerimoniale e nello stesso tempo simbolo
del potere. Dall'assenza costante di tracce di uso o di rilavorazione dei margini sembrerebbe,
inoltre, di poter escludere che si tratti di strumenti. Le alabarde compaiono solo nel gruppo ca-
muno-vahellincse c in minor misura in quello atesino, ma non sono mai presenti sulle statue-
stele della Lunigiana o del gruppo SiOll-Aosta c neppure nel sud della Francia (DE MARINIS
1994-a, pp. 78-82). Ciò è di grande importanza, visto che si tratta delle più antiche raffigurazio-
ni di alabarde delIa preistoria europea.
Le asce compaiono molto più raramente ed offrono minori certezze nella ricerca di con-
fronti con tipi archeologici ben databili (DE MARINIS 1994-a, pp. 82-84). Le asce raffigurate
possono essere divise in due gruppi in base al tipo di immanicatura: a incastro o con peJforazio-
ne verticale. Le prime sono fornite di un manico di legno provvisto ad una estremità di una
forcella che accoglieva la lama di metallo, fissata con pece e strettamente legata con una striscia
di cuoio, come nell'esemplare trovato con l'uomo del Similaun.
Le altre asce raffigurate sui monumellti sono del tipo con foro verticale. Di questo tipo di
asce si conoscono esemplari sia in pietra levigata che in metallo. Un'analisi attenta della morfo-
logia permette a volte di riconoscere sia il tipo che la materia delle asce rappresentare sui monu-
menti eamuno-valtellinesi.
Sembra probabile, ad esempio, che quelle di Ccmmo 2 (fig. 4) e della stele di Tirano/Lovero
(fig. 1:1) possano essere asce ad occhio in metallo, poiché il manico forma una linea continua
con il lato prossimale e inoltre la lama mostra un profilo asimmetrico, con i lati leggermente ri-
curvi. Al contrario le asce raffigurate su Bagnolo 1 (fig. 6:1) per la simmetricità della lama e la
posizione del foro trasversale dell'immanicatura sono certamente asce in pietra levigata.
Nelle composizioni pugnale, alabarda e ascia sono sempre associate alla figura del sole (figg.
1-8). Si tratta di un'associazione simbolica all'interno de11a quale l'importanza di questi oggetti
è chiarita dall'analisi dei corredi della necropoli di Remedello Sotto, dove tutti gli adulti maschi
possedevano le armi e quindi conoscevano l'arte del combattimento. Tuttavia il fatto che i cor-
redi maschili presentino diversi gradi di complessità - infatti soltanto un ristretto numero pos-
siede una panoplia completa, con frecce, pugnale e ascia, oltre a materiali che nel contesto
dell'epoca possono essere considerati di prestigio e simboli di superiorità sociale (le armi in ra-
mc, un mantello con bordura di piastrine di Cardium della t. 83, uno spillone d'argento nella t.
BS II) - lascia supporre un incipientc processo di strutturazione della società, con la formazio-
ne di una gerarchia (DE MARINI5 c. s.-b). Con ogni probabilità l'assetto territoriale della co-
munità è stabile e la coesione del gruppo è affidata allo strumento ideologico della religione, in
base alla quale i personaggi egemoni si pongono come discendenti della divinità, spesso di ca-
rattere solare.
E' indubbio dunque che l'associazione armi e sole, alluda ad una figura maschile, un'inter-
pretazione confermata anche dalle statue-stele degli altri gruppi dell'arco alpino, in cui i sog-
getti maschili sono connotati dal pugnale.

Nella fase III A l compaiono anche altre associaz,ioni di simboli. Tra queste hanno grande
importanza due figure che non ricorrono quasi mai sullo stesso monumento: il pendaglio a
doppia spirale da un lato e il rettangolo frangiato dall'altra.
I pendagli a doppia spirale incisi sui massi (fig. 9) riproducono nella forma e nelle dimensio-
ni a grandezza reale monili in rame che si diffondono a partire dall'età del Rame (CASINI
1994-a). Si rinvengono prevalentemente tra gli oggetti di corredo delle sepolture femminili, nel-
le quali la loro posizione presso lo scheletro permette di stabilire che nell'età del Rame e del
Bronzo Antico erano portati preferibilmente come decorazione del capo, all'altezza delle tem-
pie, fissati a una fascia di te.la, corda o cuoio, o appesi ad essa per mezzo di nastri 12 • Durante

(2) La bibliugrafia rdativa allo studio dci pendagli a doppia menti.


spirale è in CASINI J99'I-b, cui si rimanda per approfondi-

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l'età del Bronzo Medio i pendagli, sempre in numero superiore a due, venivano per lo più ap-
plicati alla cintura o ad un grembiule, o direttamente alla gonna, all'altezza dell'addome. Nelle
regioni dell'attuale Germania le modalità con cui venivano portati, diverse da zona a zona, con-
traddistinguevano i differenti costumi delle donne di rango dei vari gruppi culturali lJ • Anche
l'abbigliamento cerimoniale tipico delle donne del gruppo culturale Dubovac-Zuto Brdo-Girla
Mare (Romania-Serbia) prevedeva l'uso dei pendagli a doppia spirale, come dimostrano le de-
corazioni di alcuni idoletti fittili femminili deposti nelle sepolture di bambini H •
É esiguo il numero delle tombe maschili contenenti questo tipo di ornamento, dove era soli-
tamente deposto un esemplare singolo che veniva forse appeso ad un cordone portato al collo,
come suggeriscono le stele maschili di Aosta e Sion l ,.
Dai dati archeologici emerge lo stretto rapporto tra i pendagli a doppia spirale e la figura
femminile, oltre al collegamento con la sfera religiosa. La raffigurazione della dea della fertilità
sumera Ninkhursag con un pendaglio a doppia spirale appeso al collo 16 rende plausibile l'inter-
pretazione di questo monile come un elemento importante di un abito cerimoniale e di rango
con il quale è probabilmente rappresentata una divinità fem.minile. In ambito europeo l'origine
di questi monili va ricercata nel bacino carpatico, poiché qui sono documentati gli esemplari
più antichi (IV mil!. a.C.)!'; in quest'area in età neolitica erano diffuse le figure fittili della Dea
Madre; questa sovrapposizione geografica permette di supporre che di questa divinità i penda-
gli diventino forse il simbolo, con allusione alle sue influenze benefiche nei confronti della ri-
produzione. É particolarmente eloquente, infatti, l'assenza dei pendagli a doppia spirale in
Francia e nel nord Europa, oltre che nelle Isole Britanniche, dove nel Neolitico non si conosco-
no forme di culto della Dea Madre, ma si assiste allo sviluppo del Megalitismo, come espressio-
ne di particolari rituali e credenze religiosel 8 •
In quanto simbolo divino, il pendaglio a doppia spirale viene rappresentato anche sulle
ceramiche, per identificare forse i recipienti necessari alle pratiche religiose 19 . É inoltre un
oggetto di dedica alla divinità, come sembra testimoniare il deposito votivo di Tauberbi-
schofsheim-Hochhausen dell'età del Bronzo (BZ D)". l pendagli a doppia spirale potrebbero
essere anche collegati al culto di una divinità delle acque, come suggeriscono alcuni esemplari
rinvenuti nell'alveo dci fiumi 11 •
I pendagli a doppia spirale incisi sui massi camuno-valtellinesi compaiono insieme ad altre fi-
gure di monili, che riconducono così all'ambito muliebre (i "collari", i pettini, gli orecchini a
cerchio). Particolarmen[e significativi sono anche i motivi pcttiniformi, attestati sulle stele Ca-
vcn 3 e Ossimo 4 (figg. 9:2 e 18:1), entrambe caratterizzate da simbologia fem.min.ile. L'uso di
portare pettini come pendagli è conosciuto fin dal Neolitico, come rivela la documentazione

13) U. WELS-WEYRAUCH, Millelbronzczcitlichc FraJU:n- 18) A. FLEMING, Tbc Mylh of MOlher-GoddeH, in Worlci
trachten in Siiddelltschland, in Dynamique du Bronze Moycn Arch3eology, 1969, 112, pp. 247-261, in particolare p. 255.
en Europe Occidentale, Actes du 113e Congrès N:nional des Per quanto riguarda la contrapposizione tra gli aspetti reli-
Sociétés Savames, Strasbourg 1988, Paris, 1989, pp. 117-134. giosi dell'arca ba1c,lllica e quelli dell'Europa atl3ntica si veda
3nche il contributo di VAN BERG-CAUWE in questo vo-
14) M. CHICIDEANU SANDOR-1. CHICIDEANU, lume.
Contribulions lo the St.udy oJ the Girla Mare Anthropo-
morphic Statl/cues, in Dacia, n.s., XXXIV, 1990, pp. 53-75. 19) Lo testimonia la presenza di questo motivo nel repertorio
decorativo della ceramica dell'età del Rame in Romania. Cfr.
15) Stele reimpicgata ncl Dolmen MI di Sion, cfr. r AVRE et P. ROMAN, Die Corofeni-Kultur, in PZ, 52/2, 1977, pp. 189-
Al. 1986, uv. 3; si veda anche il contributo di GALLAY in 198, in particolare p. 195, tav. 49:16.
questo stesso volume.
20) L WAMSER, Ein Bemerkenswerter Nonfund del' Spat-
16) S. TUSA, La Sicilia e la statuaria antropomorfa bronzezcit VOll Tmeberbischofsheim-Hochhaltsen, Main- Tau-
preistorica, in La stafuarUt a11lropomorfa in Europa dalneoli- ber-Kreis, in Fundber. aus Baden-Wi.irttemberg, 9,1984, pp.
tico alla romanizzazionc, Atti dci congresso La Spezia-Pon- 23-40.
tremoli, 1988, ISlilUiO internazionale di Studi Liguri, Sezione
Lunense, 1-4, La Spe7.ia, 1994, pp. 221-256, fig. 19. 21) Dal Reno un esemplare al Museo di Tubinga, dal Meno
due pendagli a Relzbach, ed uno a Fr:tnkfurt~Silldlingen in U.
17) Per una discussione particolareggiata si veda CASI WELS WEYRAUCH, Die Anhanger und Halsringc in
1994-b. Sùdwestdelllschumd und Nordbayt'Tn, PBF, XI, 1, 1978, ri-
spettivamente nn. 455, 595-596 e 604.

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iconografica relativa a statuette fittili femminili (CASINI-ODONE 1994, pp. 109-113). L'inter-
pretazione del suo significato simbolico è assai complessa, poiché le tradizioni legate al pettine
sembrano essere connesse da un lato con la pratica della tessitura e dall'altro con credenze magi-
co-religiose confluite anche in ambito crisriano 22 •
Una stretta associazione si nota in particolare tra i pcndagli a doppia spirale e il motivo di
linee a U ("collare"), insieme al guale era probabilmente una componente significativa dell'ab-
bigEamcnto femminile cerimoniale locale, attribuito ad una divinità, che eredita i caratteri ed
il ruolo della Dea Madre neolitica. Se si accetta il confronto con un motivo simile che compare
sulla stele Arco IV (PEDROTTI in questo stesso volume), questo motivo potrebbe rappre-
sentare una sorta di scialle, come proposto dalla Pedrotti.
In Valcamonica e Valtellina il pendaglio a doppia spirale sarebbe dunque il fermaglio di
una collana o di una specie di scialle e ad una moda tipicamente locale va riferita la presenza di
un singolo pendaglio, che non ha qui una connotazione maschile, poiché per il momento non
risulta associato alle armi.
Da un punto di vista cronologico il pendaglio a doppia spirale è prevalentemente attestato sui
monumenti dello stile III A l (2800-2400 a.c.), in un solo caso compare nella successiva fase III
A2 (2400-2200 a.C.), su Ossimo lO (fig. 17:2), un masso dai caratteri fortemente antropomorfi.

Il motivo del rettangolo frangiato compare soltanto in Valcamonica, sui massi Ossimo 5, Os-
simo 7 (fig. 10), Ossimo 8 e Borno l (figg. 13 e 7:1)B Si tratta di un rettangolo campito da linee
verticali o a scacchiera, ornato sui lati verticali da una serie di frange inclinate verso il basso, che
suggeriscono l'idea che la figura sia posta verticalmente, forse appesa. Al centro del lato lungo
superiore cOl'rlpare una appendice ottenuta con il prolungamento all'esterno di due linee interne
verticali, che includono talora altri tratti obliqui o semicircolari.
Il "rettangolo frangiato" è strettamente associato alle figure di animali, collocate secondo
uno schema compositivo ricorrente: un cervo con l'harem di cerbiatte è posto subito sotto il ret-
tangolo, mentre sul lato sinistro è incisa una fila verticale di canidi o di camosci.
La composizione può essere attribuita alla fase remedelliana (III Al) per il suo valore simbo-
lico e per alcuni eloquenti casi di sovrapposizionc, come quello del masso Ossimo 7 (fig. 10:4).
La connotazione sessuale di questo simbolo viene chiarita soltanto con il passaggio alla fase an-
tropomorfa (III A 2), nella quale il rettangolo frangiato assume con ogni probabilità sembianze
maschili; in questo modo, infatti, può essere spiegata la presenza della terza figura umana, tal-
volta con il membro virile evidenziato, raffigurata insieme al personaggio con aureola solare e a
quello femminile, come sul masso Ossimo 9 (fig. 12:2).
Le frange che compaiono nella figura simbolica dei massi camuni favoriscono una proposta in-
terpretativa, che prende ispirazione dalle statue-stele atesine. Sulla faccia posteriore della maggior
parte degli esemplari di questo gruppo è rappresentato un mantello decorato da bande rettangola-
ri disposte a scacchiera, composte talvolta in doppia serie; il bordo del mantello sul fianco della fi-
gura è decorato con alcuni tratti paralleli inclinati obliquamente verso il basso, simili a frange.
L'importanza attribuita all'abbigliamento nelle statue stele del1'arco alpino è dimostrata dalla
precisione con cui le vesti sono descritte, sia nei gruppi di Aosta e Sion, sia in quello atesino, con
componenti o elementi decorativi distintivi del sesso. Sembra confermata anche dalle figure sim-
boliche dei massi e delle stele camuno-valtellinesi, per lo più riconducibili a componenti di vesti
cerimoniali. In questo senso, sulla scorta del confronto con i mantelli delle stele atesine, si po-
trebbe pensare che nella figura del "rettangolo frangiato" vada riconosciuta una componente
particolarmente significativa di un abito, che, come attributo di una specifica divinità, la rappre-
senta globalmente.

22) Sono numerosissimi i pettini liturgici, sovente in materiali Lcssico di iconografia cristiana, Milano, 1')84, s. "V.
preziosi, usati da1J'officiante per purificarsi prima della litur-
gia, mentre le Sante svizzere IJdegonda e Verena hanno come 23) S. CASINI, l/ motivo dc! rettangolo frangiato, in Le pie-
attributo il pettine. Cfr. l'Cf la bibliografia completa Ci\SINI- tre degli dei, pp. 93-%.
ODONE 1994 e per le sante svi;>.;>.ere G. HEINZ fvlOHR,

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232
2

Fig. 8: Rilievo dellllasso Borno l (Valcamonica. l) faccia Bi 2) faccia C (fil. A. Fossati, P. J7rontini).

Un vaso ceramico proveniente dalla necropoli di Arpachiyah (Ninive)24 reca sul bordo inter-
no una scena con due figure femminili, dai lunghi capelli acconciati con trecce, nell'atto di soste-
nere o appendere un telo o un mantello la cui vcrticalità è indicata dall'andamento obliquo delle
frange dci lati verticali. La scena si riferisce probabiln1cnte ad un atto di adorazione, in cui la ve-
ste rappresenta un idolo, in guanto attributo divino, e in tal senso richiama da vicino le raffigu-
razioni dci massi camuni.
In conclusione si può affermare che le composizioni della fase più antica sono caratterizzate
dalla rappresentazione di alcuni tipi di anni, sia di rame sia di pietra, da figure che presentano
uno spiccam schematismo, ravvisabile soprattutto negli animali con la linea dorsale diritta e ne-
gli antropomorfi con il sottile corpo lineare (FOSSATI 1994-. e 1994-b). Comprendono, inol-
tre, gruppi di simboli che ricorrono generalmente in tre associazioni e che per lo più sono da in-
terpretare come elementi caratteristici di un abbigliamento cerimoniale e quindi come attributi
di divinità: il sole e le armi, che alludono ad una divinità maschile con carattere solare e guerrie-
ro; i fasci di linee ad U Ccollari"), i pcndagli a doppia spirale e i motlvi peuiniformi, simboli di
una divinità femminile, erede con ogni probabilità della Dea Madre; il rettangolo frangiato e gli
animali, la cui valenza simbolica è da riconnerrere ad un personaggio maschile, come rivelano le
composizioni dello stile più recente.
Questi simboli della fase antica sembrano ricorrere singolarmente o insieme sullo stesso sup-
porro, come se questo accogliesse di volta in volta l'immagine di una sola divinità, di due o di
tutte e tre: su Borno 1 (fig. 7:1) sono documentate tutte e tre le associazioni; su Bagnolo 2 (fig.
6:2) compaiono solamente il sole con le armi e il pendaglio a doppia spirale con la "collana"; Os-
simo 7 (fig. 10:4) reca le associazioni sole-armi e {(rettangolo frangiato" -animali.

24) Io IIIJARA, Tbrt.'e new graves al Arpacbiyab, in World


J\rchacolog)', 10,2,1978, pp. 125-128, fig. I.

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234
La fase antropomorfa
Il rinvenimento nel 1981 della stele Cemmo 3 e nel 1983 di Cemmo 4 (figg. 14-16) (DE MA-
RINIS 1994-b) ha modificato radicalmente le conoscenze relative allo srile III A, poiché il reper-
torio figurativo che vi compare si discosta notevolmente da quello dei massi noti fino ad allora.
Gli antropomorfi con corona solare non erano infatti conosciuti precedentemente e la loro asso-
ciazione con armi di forma definita e databili in modo puntuale, come i pugnali tipo Ciempozue-
/05, ha permesso di stabilire che in età campani forme, tra il 2400 e il 2200 a.C., questi monumenti
continuano ad essere incisi.
Lo stile più recente, dunque, denominato fase III A2, è individuabilc sempre attraverso la tipo-
logia delle armi rappresentate (DE MARINIS 1994-a, pp. 75-76); ora i pugnali sono a lingua di
presa piatta, lama lunga c stretta con margin.i leggermente inflessi, una forma da riferirsi ai pugnali
di rame tipo Ciempozuelos, che si diffondono nel periodo Campanifonne (2400-2200 a.c.).
Le alabarde rappresentano esemplari sicuramente in rame, che trovano un confronto nel tipo
Villafranca, in quanto hanno lama triangolare molto allungata e costolatura mediana (fig. 12:1,3-4
e fig. 14) (DE MARINIS 1994-a, pp. 78-82). Il manico, che conosciamo solo dall'iconografia inci-
sa, è incurvato ad S. In una tomba di Villafranca Veronese un'alabarda di questo tipo è associata a
un pcttorale in lamina d'argento che rende probabile una datazione al periodo Campaniforme25 .
Un pettora!e simile sembra comparire infatti sulla statua-stele di Sion Il. 5 (cista MII)" e Ornamen-
ti d'argento decorati con motivi e tecnica simili sono stati rinvenuti in tombe di Sion di sicuro
contesto campaniforrnc.
Ben distinguibili da quelli della fase precedente, gli animali di stile III A2 presentano una forte
inarcatura del dorso senza distinzione rispetto alla linea del collo ed è espresso il tentativo di raffi-
gurarli in movimento (FOSSATI 1994-a). Gli antropomorfi S0110 rcsi con corpo triangolare e
braccia allargate (fOSSATI 1994-b).
Come su altri monumenci dello stilc III A2) si nota che i simboli, prima frequcnti, non sono
più utilizzati nel linguaggio figurativo, dove hanno invece un ruolo preminente le figure umane,
rivelando così un processo di antropomorfizzazione della divinità ormai in atto.
Ciò è particolarmente evidente sul masso Ossimo 9 (fig. 12:2), dove la figura maschile, ricono-
scibile come tale per il fallo evidenziato, ha sul capo un'aureola raggiata e sembra sostituirsi al
simbolo solare della fase precedente. La figura femminile è caratterizzata da una coppella posta
all'altezza del bacino, mentre una terza figura maschile, riconoscibile per la raffigurazione del fal-
lo, è con ogni probabilità il corrispettivo del più antico simbolo del «mantello frangiato".
Gli antropomorfi sono associati in gruppi di numero e composizione variabile come nella fase
precedente lo erano le associazioni di simboli, a conferma forse deWesistenza di una sorta di
panlheon. Su Ossimo 9 (fig. 12:2) c Ossimo 7 (fig. 10:4) compaiono tutti e tre i personaggi; su
Cemmo 4 (fig. 16) soltanto due figure, una maschile ed una femminile, sono rappresentatc cntro
un cerchio di coppelle, che ne sottolinea l'unione simbolica.

All'interno del repertorio iconografico, alcune figurazioni, oltre agli animali (fOSSATl 1994-a)
c agli antropomorfi (fOSSATl 1994-b), compaiono indifferentemente nelle composizioni di en-
trambi i periodi, pur modificando in alcuni dettagli lo stile. Si tratta in particolare delle scene di ara-
tura, nelle quali l'aratore è rappresentato di profilo nella fase remedelliana (figg. 6:2 c 8:1) e frontal-
mente e con il corpo a triangolo neUa fase campan.iforme (fig. 10:4) (fOSSATI 1994-c). Queste sce-
ne sono collocate solitamente nella parte inferiore della composizione, poco al di sopra deUa linea
di incerramento. L'associazione con figure come il sole o gli antropomorfi con corona solare, ri-
conducono il loro significato in ambito religioso. Le arature rituali rinvenute nell'area megalitica di
St. Martin de Corléan ad Aosta avvalorano questa ipotesi: l'azione delJ'arare è in qualche modo
connessa alla sfera rcligiosa, per delimitare le aree sacre o per propiziarsi la fertilità del terreno.

s.
25) aDONE, Villafranca Veronese, in Le pietre degli dei, 26) Si veda il contributo di A. GA LLA Y in questO stesso vo~
p. 217, fig. 146. lume e $. FAVRE ct AL 1986, faV. 6:b.

235
, ·,

1 2 3

Fig. IO: Massi incisi della Valcamonica: 1-3) Rilievo dci masso Ossimo S, facce A, B, C (ril. M. Simocs dc Abreu,
A. Fossati). Stile III A lo 4) Rilievo del masso Ossimo 7 (ril. A. Ard., S. Casini, A. Fossati). Stili III Al c A2 sovrapposti.

236
Fig. 11: Masso Ossimo 7 (Valcamonica) (foto F. Zaina).

237
Va segnalato, come pertinente a questa fase, un menhir inciso rinvenuto al di fuori
dell'area di diffusione di questi monumenti. Nel t 988, infatti, nel corso di uno scavo nell'in-
sediamento neolitico (fase VBQ 1) di Ello, in provincia di Lecco, è stato rinvenuto un masso
inciso, all'interno di una buca moderna, probabilmente collocatovi in età storica perché di in-
tralcio ai lavori agricoli 27 . Il masso istoriato è riferibile, molto probabilmente, alla fase di fre-
quentazione dci sito databile all'orizzonte campaniforme, per la presenza di frammenti di
Vaso Campaniforme e di Begleitkeramik".
Il masso (fig. 19) è di roccia granitica, di origine erratica e reca tracce di levigatura sul lato
frontale. Il rilievo a luce radente ha messo in evidenza alcune figure, tra cui sono particolar-
mente significative una lama di ascia dci tipo documentato nella tomba sud di S. Cristina di
Fiesse, di età campani forme (2400-2200 a.C.)29 ed un antropomorfo a gambe divaricate e
braccia. aperte, con copricapo raggiato. É possibile che la stele avesse una precedente fase di
istoriazione, costituita da alcuni clementi simbolici racchiusi entro un cerchio: tre dischi, di
cui quello centrale, più grande, provvisto di tre fasci radiali. Queste ultime figure richiamano
in modo evidente le simbologie femminili attestate su Caven 3, Cornal e Valgella. Sebbene il
tipo di pietra non si presti ad una lavorazione accurata - le istoriazioni, infatti, risultano assai
grossolane -, lo schema compositivo e le figure aderiscono ai canoni rappresentativi delle ste-
le camuno-valtellinesi.

L'ultima fase di istoriazione


Una fase di isroriazione, probabilmente databile all'antica età del Bn~nzo, è stata identifi-
cata in una serie di incisioni presenti sulle stele Cemmo 3, Ossimo 12 e Borno 5 (DE MARI-
NIS 1994-a). Quest'ultimo frammento (fig. 12:5) presenta, oltre alle figure di due manici per-
tinenti con ogni probabilità ad un'ascia e un'alabarda, l'immagine di due pugnali che si disco-
stano da quelli di tipo remedelliano e campaniforme. La forma del pomo richiama quelli in
corno di cervo tipici di impugnature documentate in molti siri palafitticoli dell'anfiteatro
morenico del Garda e del Trentino Jo . La forma della lama, inoltre, dalla base arrotondata e le
sue dimensioni, che superano i 20 cm di lunghezza, porterebbero a cercare i confronti tra i
pugnali dell'antica età del Bronzo.
L'ultima fase di istoriazione della stele Cemmo 3 (fig. 14:2) comprende 44 figure antropo-
morfe a braccia e gambe allargate, istoriate sulla faccia frontale della stele, su quella laterale
sinistra e su quella posteriore. Una delle figure, la quarta del1a seconda fila sulla faccia princi-
pale, reca un copricapo raggiatQ e veste una sorta di gonnellino con frange. Alle figure umane
si intervallano alcune coppelle. Queste figure, che sovrapponendosi alle fasi precedenti - ne
sono state individuate almeno altre tre - le obliterano completamente, S0l10 sicuramente suc-
cessive alla fase di istoriazione dci periodo campaniforme e non è improbabile che si debbano
collocare all'inizio dell'età del Bronzo)!.
Una composizione simile è visibile sulla stele Ossimo 12, dove compaiono file serrate di
antropomorfi dello stesso tipo di Cemmo 332 .

27) S. CASINI-A. FOSSATI, Il menhi.,- iSloriato di Ello, in S. 30) Si veda l'esemplare di Fiavè, alla cui sommità è fissata con
CASINI (a. c. di), Carta Archeologica delln Lombardia. IV. mastice una placchetta convessa ottenuta da una zann:t di cin-
La provincia di Lecro, Modena, 1994, pp. 91-95. ghiale: R. l'ERINI, Scavi m-cheologici nel/a zOlla palafiuirola
di Fiavè-Carera, II, TrentO, 1987, p. 76 55., fig. 35.
28) Lo scavo è ancora inedito. Si veda S. CASINI, in S. CASI-
NI (a. c. di), Carta Archeologica del/a Lombardia. IV. La pro- 31) DE MARINIS 1994-a, pp. 170-173.
vincia di Lecro, Modena, 1994, pp. 346-347, n. 122.
32) FEDELE 1994-b, p. 55 55., fig. 15. Si veda inoltre il con-
29) Si veda, con bibliografia precedente, S. aDONE in Le tributo di FEDELE-FOSSATI in questo stesso volume.
pietre degli dei, pp. 212-215, fig. 144.

238
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Fig. 12: 1) Rilievo delle incisioni sulla roccia "Corni Frcschi" di Montccchio di D:ufo (Valcamonica) (ril. E. Marchi); 2) Rilievo della stele Ossimo 9 (Valcamonica) (riL A. [-'ossa ti).
N Stile !Il A2. 3-4) Rilievo della stele di Castioneuo di Chiuro (Valtellina), faccia A e B (ril. A. Fossati). Stilc III Al c A2 sovrapposti, 5) Rilievo della stele Borno 5 (Valcamonica)
~ (A. Fossati). Antica età dc! Bronzo.
Il significato delle grandi pietre
Attraverso le stele ed i massi si esplica dun-
que un culto delle immagini, nel quale il rnonoli-
w, in quanto rappresentazione di una O più divi-
nità, facilita al fedele la comunicazione con una
realtà incorporea. Se inizialmente sono i simboli,
in quanto attributi, a rappresentare la divinità,
successivamente l'entità divina acquista sem-
bianze umane. Ne deriva che l'oggetto del culto
è una coppia divina O una triade, in cui è costan-
te la presenza di una figura femminile, anche se
la supremazia spetta a quella maschile solare.
Le sembianze antropomorfe attribuite alle
divinità rivelano solitamente che nella società è
in atto una stratificazione, in base alla quale i
venici gerarchici si riconoscono in una discen-
denza da un antenato mitico, divinizzato nel
tempo. Dai dati cronologici delle composizioni
camuno-valtellinesi si evince che il passaggio alla
divinità antropomorfa avviene in quest'area a
partire dall'età campaniforme, quando probabil-
mente intervengono modifiche all'interno della
società dei gruppi locali.
Questo nuovo indirizzo interpretativo ha
permesso di superare alcune contraddizioni insi-
te nelle proposte precedentemente formulate. E.
Anati aveva infatti suddiviso la superfic1e istoria-
ta in tre registri corrispondenti da un lato ai det-
tagli anatomjci della figura umana e dall'altro, at- Fig. 13: 11 masso Ossimo 8 (Valcamonica) (foto 1-'. Zaina).
traverso le figure simbol1che, ad entità sopranna-
turali)): nella parte superiore il cerchio solare
rappresenterebbe la testa e allo stesso tempo il cielo; il registro centrale corrisponderebbe al busto e i
simbolj che vi sono incisi alluderebbero alla terra, mentre il registro inferiore, posto SOtto la cintura e
per lo più interrato, al mondo sotterraneo e ultraterreno. Seconde' l'Autore il loro simbolismo è col-
legato alle credenze religiose di stampo indocuropeo, sulJa scorta delle teorie di M. Gimbutas, che ri-
tiene le statue stele collegate alla diffusione della cultura Kurgan dalle steppe a nord del Mar Nero,
identificato come luogo di origine degli IndoeuropeiJ-l.
AI contrario, dai nuovi studi compiuti è emerso che in primo luogo la tripartizione in registri si
coglie solo in alcune composizioni, ma non è applicabile a quelle con i binomi «rettangolo frangja-
to"-animali e pendagli-"collanc" e ancor meno in quelle con le figure antropomorfe dello stile più
recente. In secondo luogo la presunta indoeuropcizzazione della Valcamonica e della Valtellina in
epoca così antica appare improbabile alla luce della documentazione archeologica, né è possibile I;te-
nere che quest'arca sia stata tra i centri di diffusione delle concezionj indoeuropee. Non è di secon-
daria importanza, lnfatci, che le popolazioni stanziate in Valcamonica e Va1telJina durante l'età del
Ferro con il nome di Reti ed Euganei, fossero senza dubbio pre-indoeuropee sulla base dei dari lin-
guistici J :;.

33) ANATI 1982 c ANATI 19'JO. Journ:1I of lndo-European Studics, 8, 1980, pp_ 273-315.

34) M. GIMBU'I'AS, The Kurg,m Wlave 2 (e. 3400-3200 BC) 35) DE MARINIS 198ge DE MARINIS 1992-3.
illlo Europe and {he follo'ioing Trall5form{/(ioll al Culiurc, in

240
Fig. 14: Rilicvo schematico dellc fasi istoriative della stele Ccmmo 3 (Valcamonica). J) Fasi A e B, stile III A2.
2) Tutte le Lisi. Sono visibili le file di antropomorfi databili all'amica età del Bronzo (dis. R. C. Dc Marinis).

Come risulta dagli orientamenti degli ultimi studi, infatti, le statue-stele e i massi incisi, al pa-
ri delle statue-stele e delle stele antropomorfe dcI resto dell'Europa, sono da l'icollegare al più
vasto fenomeno del megalitismo neolitico, che ha origine neWEuropa occidentale atlantica, una
delle ultime aree ad essere indocuropeizzate36. Dunque i monumenti camuno-valtellinesi sono
da ritenere) per le loro caratteristiche, l'espressione sincretistica di nuovi elementi e di persisten-
ze di culti connessi ai cicli biologici della natura e alla fertilità della terra. Da un lato le immagini
del sole e delle armi si affermano forse sotto influssi indoeuropei e preanl1unciano il cambiamen-
to radicale nella simbologia religiosa della successiva età del Bronzo, con la predominanza del
ruolo maschile) dei suoi attributi principali c del sole. Dall'altro lato "entità femnlÌnile va certa-
mente ricollegata alla Dea Madre delle culture neolitiche precedenti; infine gli animali riflettono
forse antiche tradizioni religiose locali, legate ad una sorta di "divinità delle fiere".

I luoghi delle "grandi pietre"


Le circostanze del ritrovamento di stele e massi incisi in Valcamonica e Valtellina sono per lo
più fortuite; spesso questi monumenti sono stati utilizzati come materiale edilizio di reimpicgo e
in molti casi non si conosce la loro collocazione primaria. Tuttavia spesso vengono ritrovati in

36) R. C. DE MARINIS, Il fenomeno delle staClle-stele e stele dei, pp. 31-56. Si vedano inoltre i cOnlribmi di MALLORYe
antropomorfe del/'età del Rame in Ettyopa, in I.e pietre degli di P.-L. VAN BERG-N. CAUWE in questo stesso volume.

241
Fig. 15:. La stI.:!e Ccmmo 3 (Valcamonica) (fOlO F. Zaina).

242
gruppo c perciò si può pensare che
abbiano subito solo brevi spostamen-
ti rispeno alla posizione di origine.
A parte due limitati sondaggi ef-
fettuati nel 1993 e nel 1994 presso i
massi di Cemmo, allo scopo di rin-
tracciare la giacitura originaria della
stele Cernmo 3 e di verificare la con-
sistenza strati grafica presso Cemmo
1 e 237 , l'unico scavo di carattere stra-
ti grafico che ha interessato questi
monumenti e che ha premesso di
chiarire la loro funzione originaria, è
stato condotto da F. Fedele sull'alto-
piano Ossimo-Borno, nella località
Asinino-Anvoia, dove è stato messo
in luce un filare di stele incise e pietre
aniconiche con la faccia rivolta a est.
Questo ritrovamento ha fatto
supporre che per analogia anche nel-
le altre località i massi e le stele incisi
dovessero essere disposti in allinea-
menti) per segnalare i luoghi di culto
dove si celebravano i rituali in occa-
sione di festività e si recavano offerte
alla divinità.
La documentazione di cui oggi
disponiamo permette di affermare
che nei dintorni di Teglio in Valtelli-
na vi fossero almeno cinque di que-
sti luoghi di culto, mentre almeno
una decina di essi era dislocata Fig. 16: La SteJc Ccmmo 4 (Valcamonica) (foto F. Zaina).
sull'altopiano Ossimo-Borno) in
Valcamonica. Il più imponente era sicuramente quello di Cemmo a Capo di Ponte: alla base di
una parete rocciosa verticale, erano stati probabilmente costruiti aJlineamenti con massi e stele
istoriate in prossimità dei due grossi blocchi di pietra inamovibili (Cemmo l e 2) ugualmente
incisi, che costituivano il fulcro di tutta l'area.
Come in Lunigiana, anche in Valcamonica e Valtellina non si conosce per il momento al-
cuna relazione tra le stele e l'ambito funerario, come invece a Sion (Vallese), ad Aosta e a
Velturno (Alto Adige), dove i monumenti sono stati riutilizzati nella costruzione di tombe
megalitiche; né vi è traccia di sepolrure nelle immediate vicinanze dei luoghi di rinvenimento.
Il programma di ricerche e scavi sull'altipiano,di Ossimo-Borno è stato avviato da F. Fe-
dele nel 1988 ed è poi proseguito nel 1990, nel 1993 e 1994; ha permesso di comprendere il
contesto delle s[ele e di definirne la funzione rituale.
Nel sito Asinino-Anvòia, ubicato sul fianco orografico destro della Val di Lozio, gli scavi,
eseguiti con grande rigore scientifico, hanno messo in luce alcune strutture formate da blocchi
di pietra, di cui la principale era una fila di tre stele (fig. t 8) ed un ciottolone aniconico allinea-

37) R. C. DE MARINIS, Cnpo di Ponte,fTaz, Cemmo, Saggi po di Ponte, Va/camonica), in l/ parco delle incisioni rupestri
di fCdVO, in NSAL, 1983, pp, 16-21; IDEM, Capo di Ponte di Grosio e!4. pTeùtoTia valtellinese, AHi I Convegno Archeo-
(8S). Scavo nell'area dei Massi di Cemmo, in NSAL, 1994, pp. logico Provinciale, Grosio (1985), Sondrio, 1988, p. 117 ss.
10-12; !DE1I.·t, Dite lIItovifTammenti ùton'ati da Cemmo (Ca-

243
/

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~::'/~
BERGAMO

Fig. 17: Ritrovamcnti di stde, massi e composizioni monumemali in Valcamonica c Valtellina (dis. R. Rachini):
I) Tirano/Lovero; 2) Teglio, Boalzo; 3) Teglio, Caven 1,2 e 3; 4) Tegljo. Cornàl; 5) Teglio, Valgc1la 1,2 c 3;
6) Teglio, Ligone; 7) Chiuro, Castjoncno 1,2 c 3; 8) Paspardo, Plas, Capitello dei due Pini, Roccia del Sole; 9) Capo di
Ponte, Cemmo 1, 2, 3, 4 e 5; lO) Nadro, Foppe di Nadro r. 30; 11) Malegno, Bagnolo l e 2; 12) Ossimo. Passagròp, Os-
simo 5, 6 e 9; 13) Ossimo, Asinino-Anvoia, Ossimo 4,10,12,14 e altri 45 frammenti iSloriati; 14) Ossimo, Baita d'Asnin,
Ossimo 1; 15) Ossimo Superiore, Ossimo 3; 16) Ossimo Inferiore, Ossimo 2; 17) Ossimo Inferiore, Ossimo 7 e 8; 18)
Borno, Valzè! de Undine. Borno 1,4 c 5; 19) Borno, Borno 3; 20) Borno, Borno 2; 21) Darfo. Montecchio, Corni Frc-
schi (il masso Borno 6 non è cartografato poiché non si conosce il luogo esatto di provenienza).

244
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1 2 3

N Fig. 18: Stele rinvenute in allineamento nel sito di Anvoia ad Ossimo (Va1camonica). 1) Rilievo della stele Ossimo 4. Stile III A l c A2 sovrapposti (l'il. A. Foss:ni). 2) Rilievo della
t; stele Ossimo lO (l'il. A. Arcà). 3) Rilievo della stele Ossimo 14 (l'il. A. Fossati). Stile III Al.
ti cd eretti con la faccia istoriata
rivolta ad oriente. Sempre in
questo sito sono stati rinvenuti,
riutilizzati in una costruzione
più recente, altri frammenti di
stele che potevano essere alli-
neate con quelle del pianoro o
potevano costituire filari auto-
nomi J8 .
Oltre alle steie e alle schegge
prodotte sul POSto durante la
loro modellatura, gli oggetti
rinvenuti nello scavo sono po- I
chi: frammenti di vasi malcotti, J
elementi di pietra scheggiata,
manufatti di terra cruda, un bu-
lino utilizzato forse per delinea-
I
I
re i disegni prima dell'incisione
a martellina. Piccoli carboni \
sparsi cd un frammento di seme I
\
bruciato, sono forse indizi di
offerte e soprattutto indicano
l'utilizzo del fuoco per atti ri-
tuali che avrebbero potuto ac-
compagnare l'impianto delle
stele. Tuttavia non avendo tro- ...
IO~

vato segni di combustione a ter-


ra, le tracce di carbone dovran-
no essere riferite ad atti di ar-
sione di tipo aereo, cioè all'uso Fig. 19: Rilievo del menhir inciso rinvenuto a Ello, in loc. Boggia (prov.
di torce o fiaccole. Lecco). 5tiJc III AI c A2 sovrapposti (ril. S. Casini, A. Fossati). Il mcnhir
La stele Ossimo 4 era stata è inciso su due facce.
calata in una buca appositamen-
te scavata; la sua risega era stata incastrata e fissata con due blocchi di appoggio interrati,
che garantivano la sua verticalità. Un pezzetto di osso combusto è stato rinvenuto, con un
frammento di terra cruda piatta, in questa buca ed è forse la traccia di un rituale di fonda-
ZIOne.
La presenza tra i reperti di coloranti minerali, tra cui un autentico gessetto di ocra rossa,
rinvenuto tra la stele Ossimo 14 ed il ciottolone privo di istoriazioni, ha fatto pensare che le
stele fossero anche colorate o dipinte. Solo così, infatti, si potevano rendere leggibili quei
motivi che, creando parecchia confusione, si sovrapponevano ai più antichi, come nel caso
di Ossimo 4 (fig. 8:1).
I reperti sono stati rinvenut.i dietro le stele e nei pressi di un accumulo di pietre, forse un
avanzo di struttura, mentre il resto del sito è "vuoto", come se fosse stato tenuto deliberata-
mente pulito.
Il sito é da riferire ad un periodo compreso tra il 2800 c il 2400 a.C., ma le fasi istoriative
e l'iconografia delle stele Ossimo 4 e Ossimo lO (figg. 18:1-2) sembrerebbero suggerire una
frequentazione anche nel periodo Campani forme (2400-2200 a.c.).

38) FEDELE 1994-a e FEDELE l 994-b. Si vedano inoltre gli


aggiornamenti in FEDELE-FOSSATI in questo slesso volume.

246
Questo luogo doveva assolvere esclusivamente funzioni cultuali. La scarsità di reperti va
considerata una delle suc caratteristiche più eloquenti: i riti che vi si svolgevano non compor-
tavano la deposizione di beni materiali cospicui e durevoli e non apportavano modificazioni al
paesaggio circostantc. Forse vi agivano poche persone per volta, in seguito a visite individuali
anziché in cerimonie affollate. Forse il siro serviva una piccola comunità locale per la quale era
anche un punto nodale nella demarcazione del territorio e per le relazioni tribali.

dolt. Stefania Casini pro! Rtlffaele C. De Mm-illis dOli. Angelo Fossall-


Civico Museo Archeologico Cattedra di Preistoria Coop_ Archeologica" Le Orme
Piazza Cittaddla 9 Università degli Studi di Milano dell'Uomo"
/-24129 Bergamo Via Festa del Perdono 7 Pit/uale Donatori di Sangue 1
/-20122 Milano /-25040 Cerveno, Brescia

Summary
The Valtellina and Va1camonica monuments, known by now lhrough a lot of publications, in 1994
have been objecl of a global revision that has brought to new chronologics and imerpretations.
The Valcamonica-Valtellina monUlTIcnts are boulders summarily rough-hewn, stelae in form of a slab,
and irremovablc blocks of landslide. The anthropomorphic fearures are suggested by the disposition of the
figures engraved and sometimes by the bevelling of the upper part, as so to schematicaliy ouLline the shoul-
ders. In most of cases it is nor representcd a single pel-sonage with his auribures, bm appear rigures that
are, with their strong symbolic valuc anel compositive aspect, e1emcnrs of differentiation, compared to the
monuments of the orher alpin groups. A pecllliar feature of the Valeamonica-Valtellina boulders is thc lack
of unit)' of thc cngraving process, that happen often on thc samc surface, even in fcw cel1turies, with the
addùion or new figures that complete or effaçe the previous.
\Vithin the framework of the camunnian rock art, the stele and bOlllder engraved are a circumsCt"ibed
phenomenon, called Style III A. From a chronoJogical paim of view it can be attributed tO the Copper
Age, wirhin which we ean distinguish [wO wide periods of carving: tbe first phasc (lII A l) is characrerized
by symbolic figures, the second (III A2) by anthropomorphic figurcs. After these periods there is a phase,
that can be auributed to the Eady Bronze Age, whcn the phenomenon seems to end.
The mosl ancient phase (III Al) is expressed by the representation of the dagger with triangular bIade
and handle ending in a half-moon and semicircular knob grip; it finds an exaet compariso n with we dagger
made of copper, called Remedello typCj this weapon, in the eponimous cemetcry, appears onIy in the
graves of the second phase (2900/2800-2400 BC), to whìch must be anribured alI the monuments where it
is engraved.
Thc iconographic repenoire of the [Il AI style is formcd by ali those figures associated to the
Remedello dagger, as the weapons, and few symbolic figures. Thc halberds of thc laurel-Ieaf type have a
form and a handle thar secms ta reproduce a f1int biade, and the axes, are either of mctal or polìshed sta ne.
The weapons are aJways associated to the figure of the sun, a symbolic series the meaning of which has
been c1arified by the analysis of the male rombs of Remedello SOtto cellletery: it is possible to recognize an
immature proccss of structuring of the society, with the emcrgcnce of a hierarchy, the chicfs of which pllt
probably themselvcs as descendenls of the divinities, maybe with solar characters. The Statlle-stelae of the
other alpine grollps confinn that the association between che sun and the wcapons refers co a male figure:
in fact the male personagcs are always indic:lted by the dagger.
The double spiraI pendant reproduces a copper jewel known from the Copper Age, It is a symbol strict-
1y connected with female figure and the religious ficld. A very rich iconographic docllmentation shows the
use of this jewel as an e1ement of a cerimonial and status dress, a typieal morive of thc representation of a
goddes. The origin of this pendant has to be found in the Carpatian Basin, where in the Neolichic sp,"ead the
ceramic figurines of the Mothcr Goddcs. This geographical superimposition is parricularly important be-
cause suggests a son of idemification berweell this divinity and the symbol. The pendenrs engraved on the
boulders of Valcamonica and Valtellina are associateci with figurcs of jewels that rcfer to the female limit.
The third impanane symbol is represented by the rectangle with fringes_ It is a rectangle filled with
verticallines or a chess-board like schemc, omated along the venical sides with fringcs. This motif is stric-

247
cl)' connectcd with a rccurrent composition, formcd by a decr with his harem of does, usually placed be-
low, and a scrics of dogs and chamoises, disposed \'ertically by che sidcs. The sexual value of this symbol is
certanly masculine, as shown by passing to the anthropomorphic phase. Thc fringes suggest an interpreta-
tion that is inspired by the statuc-stelae of Trentino Alto Adige, where similar motif is represented on the
shoulders of the personages and it is explaincd as a c1oack. So it is possible that wc can rccognize in it a
particularly significant elerncnt of a c10th that as anribute of a god, represents him. Thìs due te the fact of
the importance attached tO the way of dressing either in the monumcnts of the other alpine groups, or on
the stelne of Val camonica and Valtellina.
The three symbols recm singularly or together on the same Stolle, as if this eontained, each time, the
ìmage of one single divìnilY or of twO or of ali the three.
The phase III A2 was revealed by thc discovery of the stclae Cemmo 3 and 4; we find represented on
thcm the Ciempozuelos dagger type of thc Beli Beakcr periodo So between 2400 and 2200 BC these kind of
monuments are stiJI produced_
The halberds of this phase have long triangular biade and they surcJy represent copper examples, as the
one found in the Villafranca Veronese grave. Thc animals of this style are represented in more naruralistic
way and the anthropomorphic [igurines have trìangular body. Symbols, rccurring in the previous phase, are
now substituted by human represemations which witness a tendency of eonsidering clcities wieh anthropo-
morphie fearures; a human rigurine with sun rays crown on the head substirutes the sun_ So it becomes evi-
dent that the cult is towards a divine couple or triad, where the female personage recurs frequently, though
the male one is the most important.
These new interpretations permit to overeome some contradiecions implied in the E. Anati hyporhesis,
abollt the lripartition of the compositions of the ste1ae and their conneetion to Indo-Europcan religious
idcology. Infact the tripartition does not appeal' on mose of the monuments and loea1 people of Va1camo-
nica and Valtellina are sure1y p,-e-lndo-European, as dcmonstrated by 1inguistie documents of the 1ron
Age.
The 1110numents of Va1camonica and Valtellina must be seen as a peculiar manifestation of the sa me
spirit which is expressed by alI thc other european starue-stelae, strictly connectcd to the neolithìc pheno-
menon of mcga1ithism of Western Europe.
The Va1camonica aod Valtellina stelae must be considered the sincrethistic exprcssion or many trends:
sun and weapons announcc subseqllcnt changes of the Bronze Age ide010gics, the female deity must be rc-
connccted to the neolithie Mother Goddes; animals probably ref1ect loeal religious traditions.
Fonnerly stclac and boulders engraved were erected te create allignments, as demonstrated by F. Fede-
le's excavations at Ossimo-Anvoia; here a l"QW of three stelae and an aniconic bOlllder were found stili in
situ, facing te the EasL The site of Anvoia hacl certainly re1ìgiolls and rimai functions for a small comuniry,
aod it reprcsented probably also a noda] point for boundaries and intertribal relations.

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