Sei sulla pagina 1di 20

KATIA MANNINO - DIMITRIS RUBIs

DUE CRATERI ATTICI A FIGURE ROSSE


DALLA NECROPOLI DI VASTE*
I due crateri attici a figure rosse presentati in questo articolo furono
rinvenuti durante le campagne di scavo effettuate nel 1985 e nel 1986
nella necropoli in localit Melliche a Vaste (provincia di Lecce). L'esplo-
razione della necropoli si inserisce nell'ambito dell'articolato program-
ma di ricerche sistematiche sul terreno che il Dipartimento di Scienze
dell'Antichit dell'Universit degli Studi di Lecce, sotto la direzione del
prof. Francesco D'Andria, conduce a Vaste dal 1981 in collaborazione
* Lo studio dei vasi ci stato affidato dal prof. Francesco D'Andria che ringraziamo
sentitamente per la fiducia accordataci e per averci costantemente seguito ed aiutato du-
rante la conduzione della ricerca. Un ringraziamento particolare va alla dotto F. Berti e
alla dotto A. Curcio che hanno cortesemente e tempestivamente inviato la riproduzione fo-
tografica di alcuni vasi custoditi nei musei di Ferrara e di Siracusa. Si ringrazia inoltre il
prof. M. Tiverios dellUniversit di Thessaloniki, i suggerimenti del quale si sono rivelati
preziosi per lo studio del cratere a campana. Le foto dei vasi da Vaste e le riproduzioni fo-
tografiche dai libri sono state effettuate da M. Vantaggiato, i disegni da A. Guercia.
ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI ADOTTATE NEL TESTO
Add.
ARV2
CVA
D'ANDRIA
DI BARI
Dionysos
EAA
KAEMPF-
DIMITRIADOU
LIMC
T. H. CARPENTER, Beazley Addenda. Additional References lo ABY, ARV2 &
Paralipomena, sec. ediz., Oxford 1989.
J. D. BEAZLEY, Attic Red-figure Vase-painters2, Oxford 1963.
Corpus Vasorum Antiquorum .
F. D'Al';l)RIA, Messapi e Peuceti, in AA.vv., Italia Omnium Terrarum Alum-
na, Milano 1988, pp. 653-715.
V. C. DI BARI, La ceramica attica a figure rosse in Puglia nel V secolo a.C.
Alcuni aspetti del problema commerciale, in RendLinc, S. VIII, XXXVI,
1981, pp. 197-210.
Dionysos. Mito e Mistero, a cura di F. Berti e C. Gasparri, Bologna 1989.
Enciclopedia dell'Arte Antica Classica e Orientale, Roma 1958-.
S. KAEMPF-DIMITRIADOU, Die Liebe der Gotter in der attischen Kunst des 5.
Jhs. v. Chr., AntK, 11, Beiheft, Bern 1979.
Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Ziirich-Miinchen1981-.
127
con l'Ecole Franaise di Roma e con la Scuola Normale di Pisa 1. Il terri-
torio dove sorge l'odierna Vaste 2, famosa gi nel XVI sec. per le necro-
Para.
Veder greco
WEBSTER
J. D. BEAZLEY, Paralipomena. Additions to Attic Black-figure Vase-painters
and to Attic Red-figure Vase-painters, Oxford 1971.
AA. VV., Thder greco. Le necropoli di Agrigento, Roma 1988.
T. B. L. WEBSTER, Potter and Patron in Classical Athens, London 1972.
Per quanto riguarda il criterio di abbreviazione adottato per le riviste si rinvia all'Ar-
chaologische Bibliographie.
1 Le ricerche sul terreno sono state condotte avvalendosi inoltre della collaborazione
dell'Universit Libera di Bruxelles.
2 Vaste, frazione del comune di Poggiardo. Per i recenti risultati delle ricerche sul cen-
tro v. i seguenti articoli pubblicati in StAnt 2, Galatina 1981: M. J. BECKER, An analysis
of human Skeletal Material recovered from the Melliche Excavations at Vaste, pp. 163-
168; G. CARLUCCIO, La carta archeologica di Vaste, pp. 87-107, tavv. 29-32, 65 (con la bi-
bliografia relativa al centro precedente al 1981); F. D'ANDRIA, Osservazioni sui materiali
arcaici di Vaste, pp. 109-122, tavv. 33-38; G. DELLI PONTI, Poggiardo-Zona Aia-Rinveni-
mento di Tombe, p. 173; J.-L. LAMllOLEY, Note sur l'Hypoge de Vaste, pp. 197-206; ID.,
Premiers resultats de la campagne de Fouilles a Vaste, pp. 123-162, tavv. 39-50, 66-67; F.
MALLEGNI, Analisi antropologica e paleopatologica degli inumati di Poggiardo, pp. 175-
196; C. PAGLIARA, Materiali epigrafici da Vaste e Muro, pp. 207-220, tavv. 54-58; ID., Vaste,
Fondo Lucemara: nota preliminare, pp. 169-171, tavv. 51-53. V. inoltre: F. D'ANDRIA, Gre-
ci ed indigeni in Iapigia, in Forme di contatto e processi di trasformazione nelle societ
antiche, Atti del Convegno (Cortona 1981), Pisa-Roma 1983, pp. 293-294; E. DE JULIIS,
L'attivit archeologica in Puglia, in ACT, 21 (Taranto 1981), Napoli 1983, p. 304; J.-L.
LAMBOLEY, L'architettura funeraria della Messapia, in Atti dell'VIII Convegno dei Comu-
ni Messapici, Peuceti e Dauni (Alezio 1981), Bari 1983, pp. 126 ss.; C. PAGLIARA, Materiali
iscritti arcaici del Salento, 2, in AnnPisa, 13, 1983, pp. 28 ss.; G. UGGERI, La viabilit ro-
mana nel Salento, Mesagne 1983, pp. 59-60, 309-310; F. D'ANDRIA, Vaste (com. di Poggiar-
do, Lecce), in StEtr, LII, 1984, pp. 462-464; J.-L. LAMBOLEY, Vaste (Lecce), in MEFRA, 96,
1,1984, pp. 544-546; E. DE JULIIS, L'attivit archeologica in Puglia nel 1982, inACT, 22
(Taranto 1982), Napoli 1985, pp. 514-515; J.-L. LAMBOLEY, Vaste (Lecce), in MEFRA, 97, 1,
1985, pp. 562-564; F. D'ANDRIA, La misteriosa civilt dei Messapi, in Archeo, 15, 1986, pp.
30-35; E. DE JULIIS, L'attivit archeologica in Puglia nel 1983, inACT, 23 (Taranto 1983),
Napoli 1986, pp. 432-433; J.-L. LAMBOLEY, Vaste (Lecce), in MEFRA, 98, 1, 1986, pp. 412-
414, fig. 7; G. P. CIONGOLI, Poggiardo-Vaste (Lecce), Prolungamento via Quinto Ennio, in
Taras, VII, 1-2, 1987, pp. 144-145, tav. LII, 2; J.-L. LAMBOLEY, Vaste et Muro Leccese (Lec-
ce), in MEFRA, 99, 1, 1987, pp. 509-510; G. ANDREASSI, L'attivit archeologica in Puglia
nel 1985, in ACT, 25 (Taranto 1985), Napoli 1988, p. 380; G. P. CIONGOLI, Strada vicinale
Melliche, in Taras, VIII, 1-2, 1988, pp. 97-99, tav. L, 2; F. D'ANDRIA, Poggiardo (Lecce), Va-
ste, ibid., pp. 96-97; ID., S. Antonio, ibid, pp. 99-100, tav. LI; ID., Fondo Ficocelli, ibid., pp.
100-101; ID., Monteligatti, ibid., p. 101; J.-L. LAMBOLEY, Fondo Melliche, ibid., pp. 94-96,
tav. L, l; ID., Vaste (Lecce), in MEFRA, 100, 1, 1988, pp. 537-539, fig. 11; D'AJI.'DRIA, pp.
661-662, 664, 685, 691-692, 709-711, figg. 661,686, 704-705, 707-708, tavv. VII-VIII; E.
DE JULIIS, Gli Iapigi. Storia e civilt della Puglia preromana, Milano 1988, pp. 20, 35, 59-
60, 119-121, 130; F. D'ANDRIA, Nota sui circuiti regionali del commercio nell'Adriatico me-
ridionale (V-IV sec. a.C.) in Salento porta d'Italia, Atti del Convegno Internazionale (Lec-
ce 1986), Galatina 1989, pp. 163-164, figg. 38-46; J.-L. LAMBOLEy,Appunti su alcune forti-
128
poli e le iscrizioni messapiche 3, corrisponde al centro noto a Plinio 4 co-
me Basta e menzionato successivamente da Claudio Tolomeo 5 con il no-
me di BaucrTo. Gli scavi sistematici hanno permesso di definire le varie
fasi dell'insediamento e di riconoscere diversi livelli di frequentazione
databili dall'et del Bronzo all'epoca tardo-romana. Particolarmente co-
spicua la documentazione relativa all'insediamento indigeno a capan-
ne di VIII-VII sec. a.C. 6 e quella riferibile alla fase di et ellenistica, pe-
riodo in cui l'abitato viene cinto da mura a doppia cortina con emplek-
ton 7. Di notevole interesse la zona Melliche, a N dell'antico centro, do-
ve stato riconosciuto un luogo di culto di et arcaica con cippi in calca-
re, ubicato in prossimit di un'importante strada con direzione N-S 8.
Nella stessa area le ricerche sul terreno hanno consentito !'identifica-
zione di una necropoli con sepolture a sarcofago databili dalla met del
V al IV sec. a.C. Le tombe, contrassegnate da segnacoli funerari, appar-
tenevano a membri dello stesso nucleo familiare ed erano dotate di un
corredo costituito da bronzi, terrecotte, vasi di importazione attici ed
italioti e di altre fabbriche della Grecia 9. Un tumulo funerario compo-
sto di terra mista a pietre, frammenti ceramici e tegole ricopriva il com-
plesso delle sepolture lO.
K.M. - D.R.
Cratere a colonnette del Pittore di Alkimachos
Nell'ottobre del 1985 e nel luglio dell'anno successivo venivano rin-
venuti, nell'area della necropoli, numerosi frammenti di ceramica attica
a figure rosse che hanno permesso di ricomporre un cratere attico a co-
lonnette oggi custodito presso il Dipartimento di Scienze dell'Antichit
(Universit di Lecce). La maggior parte dei frammenti proviene dal ter-
(icazioni salentine, ibid., pp. 102 88.; G. SEMERARO, Ceramiche arcaiche di importazione
greca nel Salento. Prime note, ibid., pp. 93 88.; G. P. CIONGOLI, Vaste, Va E. De Amicis, in
Taras, IX, 1-2, 1989 p. 219; ID., Vaste, Fondo Melliche, ibid., p. 220; E. Lll'POLIS, Via Sici-
lia, ibid., pp. 220-222.
3 A. DE FERRARlIs, De situ Iapygiae, Ba8ilea 1558, pp. 96-97.
4 PLIN., n. h., 3, 11, 100; G. SUSINI, Fonti per la storia greca e romana del Salento, Bo-
logna 1962, p. 45.
5 PrOL., 3, 1,76; SUSINI, Fonti, cit., p. 47.
6 D'A!I.'DRIA, p. 661.
7 D'ANDRIA, pp. 691-692, figg. 704-705; LAMBOLEY, Appunti, cit., p. 102.
8 D'ANDRIA, pp. 661-662.
9 D'ANDRIA, p. 685; In., La misteriosa civilt, cit., pp. 33-34; In., Nota sui circuiti, cit.,
pp. 163-164, figg. 42-46.
10 D'ANDRIA, p. 685.
129
reno del tumulo che ricopriva le sepolture, ma numerosi sono anche
quelli recuperati dal terreno rimosso di superficie 11.
Gli interventi di restauro hanno supplito con ampie integrazioni alla
condizione di frammentariet del vaso che manca completamente del
piede mentre numerose lacune interessano l'orlo, una delle anse, il collo
e le pareti. Tale stato di conservazione, pur non pregiudicando lo studio
della kelebe dal punto di vista iconografico e stilistico-formale, consente
di risalire solo in modo approssimativo alla forma originaria del vaso.
Il cratere (tavv. 51-54), alto cm. 35 ca., presenta orlo ribattuto all'e-
sterno con faccia superiore obliqua (diam. esterno cm. 35; diamo interno
cm. 25), collo cilindrico poco sviluppato in altezza (cm. 11 ca.), anse
sporgenti che si impostano su una spalla schiacciata, pareti rastremate,
ma non eccessivamente, verso il basso. La decorazione accessoria (tav.
51), limitata alla zona del collo sul lato principale della kelebe, si svilup-
pa all'interno di un riquadro metopale risparmiato nell'argilla e consi-
ste in un fregio, delimitato superiormente ed inferiormente da una li-
nea continua sottile e irregolare, con motivo a foglie lanceolate allunga-
te, collegate fra loro da archetti inframezzati da punti. Tale parte del
vaso appare particolarmente integrata dal momento che un'ampia lacu-
na interessa la zona centrale del collo estendendosi sulla spalla e dan-
neggiando la parte superiore della scena figurata. Quest'ultima, che si
sviluppa sulla parete e parzialmente anche sulla spalla sia del centro
del lato principale sia di quello secondario, inquadrata inferiormente,
sul lato A, da una linea sovraddipinta di colore paonazzo. La parte re-
stante del vaso ricoperta di vernice nera lucente.
La scena figurata rappresentata sul lato principale (A) (tavv. 51;
54,1) ha come protagonisti due personaggi a colloquio. A d. (tav. 55) una
figura femminile alata vista di tre quarti ma con il capo volto a s., solle-
va il braccio d. in chiaro atteggiamento di saluto. Sul chitone, elegante-
mente decorato a puntini e stelle, panneggiato l'himation, un lembo
del quale ricade morbidamente sul braccio s. piegato lasciando scoperta
11 Numerosi frammenti venivano rinvenuti sparsi nel terreno (532) intorno ad una
base in arenaria, ad una quota di -70 dal livello di superficie. Nello stesso quadrato (U
24), ma ad una quota inferiore, dal terreno (548) che ricopre la sepoltura 547, proveniva-
no altri 12 frammenti. Dai quadrati T24, U23, T23, ed in particolare dal terreno (623) che
formava il tumulo, da quello (55l) che ricopriva i depositi funerari 549 e 550 e dal terreno
di accumulo (556) sopra il sarcofago monolitico in pietra leccese 555, veniva restituita la
maggior parte dei frammenti restanti.
Diamo di seguito le unit strati grafiche di provenienza dei vari frammenti, indicando fra
parentesi il numero complessivo dei frammenti rivenuti in ogni unit.
Vaste 1985: 501 (8),505 (1),513 (2), 516 (1),532 (38),533 (l), 535 (5),540 (1), 541 (1),548
(12), 549 (2), 550 (12), 551 (36), 552 (7), 556 (40), 560 (15), 561 (1), 562 (1),
581 (6), 591 (2).
Vaste 1986: 603 (2),607 (2),613 (1), 623 (20), 625 (2), 642 (1); terreno rimosso (11).
130
la mano dalle dita affusolate. I capelli sono raccolti entro il sakkos dal
quale fuoriescono pochi riccioli all'altezza dell'orecchio s., anch'esso sco-
perto. Della figura sono andati perduti il volto, del quale visibile solo
il mento, la mano e il piede d., la parte del chitone ricadente sul piede
d., un lembo dell'himation e dell'ala s. Le ali dischiuse, dalla parte su-
periore puntinata, presentano un doppio ordine di penne: le piume su-
periori, rese con vernice diluita, sono pi corte mentre quelle inferiori
appaiono molto allungate e chiaramente distinte le une dalle altre. A s.
(tavv. 51; 56,1) un personaggio imberbe, dalla chioma corta e ricciuta,
completamente avvolto nell'himation, a pieghe rade e ampie, che lascia
trasparire le forme giovanili del corpo, solleva la mano d. all'altezza del
volto rispondendo al saluto timidamente e con esitazione quasi timoro-
sa. Con la s. abbassata stringe il braccio di una lira eptacorde della qua-
le visibile la faccia interna. La figura femminile, imponente nelle di-
mensioni, sovrasta notevolmente il personaggio maschile. Quest'ultimo
appare frammentario nella parte superiore della capigliatura e in quel-
la inferiore dell'himation. Le chiome dei due personaggi sono realizzate
con vernice diluita. Sul lato secondario del vaso (tavv. 52; 54,2; 56,2)
campeggia una figura maschile imberbe, con il braccio s. inarcato sul
fianco, in movimento verso s. Il personaggio indossa un himation, a pie-
ghe ampie e parallele, che lascia scoperti il braccio d. proteso e le cavi-
glie. Nella mano d. il giovane impugna un lungo e sottile bastone nodo-
so. La linea di contorno della testa risparmiata sul fondo mentre l'orlo
dell'himation realizzato con vernice diluita. Una lacuna interessa la
nuca, la spalla e, in parte, il braccio s. della figura, danneggiata anche
in alcuni punti dell'himation e priva di parte della mano d. e dell'estre-
mit superiore della rhabdos.
La difficolt di interpretare le scene dove compaiono suonatori di li-
ra stata ampiamente sottolineata dal Webster 12. Se, infatti, la pre-
senza del citaredo in una raffigurazione ha significato esplicito sempre
correlato alle esecuzioni musicali nei concerti, la lira pu riferirsi a pi
contesti che variano dal simposio al komos. Tale strumento si prestava
all'accompagnamento di danze e, inoltre, caratterizzava una delle fasi
fondamentali dell'educazione dei giovani, l'apprendimento musicale 13.
La presenza di un personaggio femminile alato nelle scene con liristi, in
molti casi, dovrebbe contribuire a chiarire il significato che l'artista in-
12 WEBSTER, p. 166.
13 Sulla lira nelle rappresentazioni vascolari e per l'impiego di tale strumento in vari
contesti v. da ultimo G. COMOTTI, Gli strumenti musicali nelle ra{figurazioni delle cerami-
che del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, in Lo specchio della musica. Iconografia
musicale nella ceramica attica di Spina a cura di F. Berti e D. Restani, Bologna 1988, pp.
44-45. Sulla lira come strumento educativo v. anche AA. vv., Hommes, Dieux et Hros de
la Grce, 23 octobre 1982-31 janvier 1983, Muse dpartemental des Antiquits, Rouen,
pp. 157-158; F. A. G. Bf:cK, Album of Greek Education, Sydney 1975, pp. 21-28.
131
tendeva conferire all'immagine ma non sempre il messaggio esplicito
ed immediato e, talora, nascono difficolt di lettura 14. Sul cratere da
Vaste una lacuna impedisce di stabilire con sicurezza se la figura fem-
minile alata avesse la mano d. aperta (tav. 55); nel caso tenesse nella
mano il premio della vittoria nell'agone, una corona o una tenia, si trat-
terebbe senz'altro di una nike 15. L'esitante cenno della figura maschile
(tav. 56,1) non si addice tuttavia ad un vincitore nell'agone musicale ma
tradisce timidezza e timore, quest'ultimo sottolineato dal fatto che il
giovane si avvolge fino al mento nell'himation. La lira pi che identifica-
re la figura come mousikos aner ha dunque l'intento di sottolineare (cos
come la folta capigliatura, la corporatura esile, i tratti efebici del volto)
la giovane et del personaggio mentre la differenza di statura e l'impo-
nenza della figura femminile evidenziano il carattere divino di quest'ul-
tima. Pi convincente , a nostro avviso, l'identificazione dei due perso-
naggi all'interno della sfera afferente al mito: Eos 16, sollevando il brac-
cio festosamente, si rivolge al giovane Tithonos 17 che, colto di sorpresa
14 questo il caso, per es., della raffigurazione con figura femminile con lira in atto di
inseguire un giovane sul lato B di una neck-amphora del Pittore del Porco interpretata in
chiave mitica (Eos e Tithonos) da W. Lamb in CVA Cambridge RS, III I, tav. X, n. 2b, ma
inserita dal WEBSTER, p. 167, fra le raffigurazioni a carattere musicale.
15 La presenza della nike' attestata sulla ceramica attica a figure rosse a partire dal
Pittore di Pan (WEBSTER, p. 166). Raffigurazioni di nikai in contesti di premiazione sono,
ad es.: ARV2, pp. 568, n. 32 (cratere a colonnette di Firenze del Pittore di Leningrado),
571, n. 72 (neck-amphora di Monaco del Pittore di Leningrado), 1163, n. 31 (cratere a cam-
pana di Ferrara del Pittore di Monaco 2335). Sulla nike come simbolo di vittoria v. BECK,
Album, cit., pp. 38-43.
16 Eos, divinit di incerta genealogia, considerata la personificazione dell'aurora
ma, in senso lato, anche del giorno intero. Si immaginava scalasse il cielo a piedi o con un
carro, levandosi dalla sua abitazione posta nell'isola di Aiaia o nella parte orientale dell'o-
ceano. Sposa di uno degli astri o dei venti, si credeva avesse generato Memnon c
Emathion dal mortale Tithonos. Nel V sec. a.C. !'iconografia di Eos quella di una figura
alata, riccamente vestita con lungo (raramente corto) peplo o chitone (spesso decorato con
un motivo a punti e/o stelle) e, il pi delle volte, himation, dai capelli ben acconciati trat-
tenuti da una fascia o spesso raccolti entro il sakkos. La dea quasi sempre a piedi nudi e
solo raramente indossa sandali o scarpe. Per notizie pi dettagliate ed una rassegna delle
fonti letterarie e iconografiche v. da ultimo LIMC, III, 1 e 2, S.V. Eos; v. inoltre, G. CRESSE-
Dr-G. COLONNA, s.v., in EAA, III, 1960, pp. 353-354; RAPP, s.v., in W. H. ROSCIIER, Ausfuhr-
liches Lexicon der griechischen und romischen Mythologie, I, 1, Leipzig 1884-1886 [Hilde-
sheim-New York 1978], cc. 1251-1278; ESCHER, S.V., in RE, V, 2, Stuttgart-Miinchen 1905,
cc. 2657-2669; H. VON GEISAN, s.v., in Der Kleine Pauly, Stuttgart 1967, II, cc. 279-280; v.
in particolare pp. 16-21,81-93, tavv. 8-11.
17 Tithonos, probabilmente in origine un'antica divinit della luce, citato nei raccon-
ti mitici come principe troiano. Fu amato da Eos che ottenne per lui \'immortalit ma non
l'eterna giovinezza, e si consum a tal punto che ne rimase solo la voce, simile a quella
della cicala. Sui vasi attici di V sec. a.C., il fanciullo, che raffigurato con i capelli lunghi
o corti (cinti talora da una tenia) ed indossante l'himation, ha come attributo caratteriz-
zante la lira. Le fonti letterarie sul mito sono elencate da E. WUNST, S. v., TIthonos in RE,
132
dall'improvvisa apparizione della dea, porta impaurito la mano all'al-
tezza del volto. Sul tondo di una kylix a figure rosse (tav. 58,1) del Pitto-
re dello Splanchnptes 18, una scena con figura femminile alata e giova-
ne con lira avvolto nell'himation raffigurati in atteggiamento analogo a
quello delle figure sul cratere da Vaste, era stata inizialmente interpre-
tata dalla Richter come incontro fra Eos e Tithonos 19. Sul nostro crate-
re la gestualit, che pone in relazione fra loro le figure, assume dunque
particolare rilievo e chiarisce il significato dell'azione. Il gesto 20 infatti
, talora, espressione di un moto della psiche e, nel nostro caso, indica
la sorpresa che si palesa sollevando istintivamente il braccio 21 e sottoli-
VI, A2, 1936, cc. 1512-1519; J. SCHMIDT, S. V., in Aus{ahrliches Lexicon, cit., V, 1916-1924,
cc. 1021-1029; per !'iconografia v. inoltre KAEMPF-D1MITRlADOU, pp. 87-90, tavv. 8, 10-11;
LIMC, nI, 1 e 2 s. v. Eos; H. VON GEISAN, s. V., in Der Kleine, cit., V, 1975, c. 869; E. PARI-
BENI, S. V., in EAA, vn, 1966, pp. 882-883.
18 ARV2, p. 891, n. 1; Add., p. 302. La kylix, custodita nel Metropolitan Museum of
Art di New York (n. inv. 26.60.79), dal diametro di cm. 33.5, presenta all'interno, intorno
al labbro, una decorazione a foglie d'alloro. La scena del tondo centrale circondata da
palmette. All'esterno della kylix troviamo efebi, donne e nikai con iscrizioni acclamanti il
kalos.
19 G. M. A. RICHTER, Recent accessions o{ Athenian Vases, in BMetrMus, 23, 1928, p.
111, fig. 9. Successivamente la scena stata diversamente interpretata per la presenza
della pedana (sulla quale si trova il fanciullo) e del dyptichon (nel campo fra le due figure)
che sembrano piuttosto far riferimento alle scene di educazione musicale (G. M. A. RICH-
TER-L. F. HALL, Red-figured Athenian Vases in the Metropolitan Museum o{Art, New Ha-
ven 1936, I, n. 79, pp. 108-110, n, tav. 81; ARV2, p. 891, n. 1; WEBSTER, p. 168; BECK, Al-
bum, cit., tav. 46, fig. 25 c p. 42; LIMe, nI, 1, p. 768, n. 190). La difficolt potrebbe essere
superata presupponendo la volont da parte del ceramografo di ambientare la scena del-
!'incontro in un luogo consono alla giovane et di Tithonos. Per il diptychon come attribu-
to di giovani inseguiti da Eos v. LIMC, III, 1, p. 769. Sulla kylix di New York, alle spalle
della figura femminile alata, visibile parte di un'ara, ricorrente nelle raffigurazioni con
Eos v. LIMC In, 1, p. 778; V., in particolare ARV2, pp. 892, n. 8 (kylix del Pittore dello
Splanchnptes), 883, n. 55 (kylix del Pittore di Pentesilea).
20 Il gesto nelle raffigurazioni vascolari degli anni 550-450 a.C. stato di recente stu-
diato da T. J. McNIVEN, Gestures in Attic vase painting: use and meaning, 550-450 B. C.,
Diss. University ofMichigan, 1982. Uno studio pi generale sull'evoluzione del linguaggio
dei gesti attraverso i tempi, nelle arti figurative il lavoro di G. NEUMANN, Gesten und
Gebarden in der griechischen Kunst, Berlin 1965.
21 All'interno del lavoro di McNIVEN, Gestures, cit., possibile individuare il gesto di
allarme e contemporaneamente di sorpresa compiuto dal personaggio maschile raffigura-
to sul cratere da Vaste nel codice L31B3, pp. 78-80: L=le{t arm at side (ovviamente i gesti
che nel lessico interessano il braccio s. devono essere considerati equivalenti a quelli effet-
tuati con il d., McNIVEN, Gestures, cit., p. 69); 3=upper arm down beside torso; 1 {orearm
raised; B-IZexion bent; 3=cute angle (less than 30 degrees). Tale gesto ricorre nelle scene
di inseguimento: v. ad es., il lato B dell'anfora del Pittore di Berlino con Semele inseguita
da Zeus (ARV2, p. 202, n. 87). TI gesto deciso della figura femminile, tipico delle divinit
che tentano un approccio e caratteristico dell'incoraggiamento, corrisponde al codice
L31B4, pp. 80-82. Per L31B v. supra; 4=ngle o{flexion ca. 45 degrees.
133
,
nea un'azione molto complessa sotto il profilo psicologico. E ormai noto il
particolare interesse dimostrato dai ceramografi attici del V sec. a.C. 22
nei confronti del mito di Eos innamorata di un mortale 23. All'interno di
tale produzione iconografica sono stati finora identificati due filoni
principali: il primo, che anche quello pi abbondantemente attestato,
ha come protagonista la dea mentre insegue o cattura un giovinetto
che, nella quasi totalit dei casi, le oppone resistenza 24; l'altro riprende
il momento immediatamente successivo alla cattura, il rapimento 25.
Scarsa attenzione stata invece prestata all'incontro dei due personag-
gi, ritratti in atteggiamento colloquiale, probabilmente perch le imma-
gini che propongono tale tema sono poche e cronologicamente limitate
al decennio 460-450 a.C. Oltre al cratere da Vaste e, probabilmente, alla
kylix del Pittore dello Splanchn6ptes possiamo infatti ricondurre a tale
filone una lekythos frammentaria del Pittore di Achille 26 con !'incontro di
Eos e Kephalos 27 e un cratere a campana di New York, con identico te-
ma, dello stesso pittore 28. Per rendere immediatamente comprensibile
l'attimo che nella sequenza di svolgimento del mito precede la tumul-
tuosit delle scene di inseguimento, l'artista si avvalso dunque del lin-
guaggio gestuale con il quale ha sottolineato sia la felicit della dea, sia
il moto di sorpresa mista a timore e timidezza del fanciullo.
Lo stato frammentario del cratere impedisce di indicare per la forma
un confronto ben preciso e consente soltanto di rimandare generica-
mente ai vasi prodotti durante gli anni 470-460 a.C. 29. Alla determina-
zione della stessa cronologia si arriva esaminando la forma in relazione
alla decorazione accessoria. Quest'ultima, assai usuale, infatti limita-
ta alla zona del collo sul lato A sul quale la scena si sviluppa, priva dei
pannelli che hanno la funzione di inquadrarla lateralmente (tavv. 51-
22 Il mito di Eos che rapisce Tithonos compare sui vasi attici in et tardo-arcaica (4
vasi), ha il suo periodo di massima fioritura negli anni tra il 480 e il 460 a.C. (57 vasi) e
durante l'et classica (20 vasi). L'interesse dei ceramografi attici decresce sul finire del V
secolo e si esaurisce completamente nel IV secolo, periodo in cui tali raffigurazioni si ri-
trovano sui vasi italioti (WEBSTER, pp. 257-258; LIMC, III, 1, p. 775).
23 Ricordati dalle fonti sono Tithonos, Kephalos, Orion e Kleitos ma nelle raffigurazio-
ni vascolari compaiono solo i primi due, v. LIMC, III, 1, pp. 758, 775-779; v., in particola-
re: KAEMPF-DIMITRIADOU, pp. 16-21, 81-93; E. SIMON, Die Geburt der Aphrodite, Berlin
1959,pp.82-83,87,89,91,94,98.
24 LIMC, III, 1, pp. 759-773; 2, pp. 565-577.
25 LIMC, III, 1, pp. 773-775; 2, pp. 577-578.
26 Lekythos di Villa Giulia (n. inv. 50322); ARV2, p. 993, n. 88; Para., p. 437; Add., p.
312; KAEMPF-DIMITRIADOU, p. 84, n. 99 (Eos e Kephalos); LIMC, III, 1, p. 764, n. 129; 2, p.
57!.
27 Sull'iconografia di Kephalos v. LIMC, III, 1, pp. 758-764, 775-779.
28 ARV2, p. 991, n. 61.
29 G. M. A. RICHTER-M. J. MILNE, Shapes and Names or Athenian Vases, New York
1935, p. 7, fig. 47.
134
52). Tali elementi ricorrono su un cratere a colonnette rinvenuto a Nu-
mana 30 che, per lo schema compositivo delle figure sul lato principale e
per le caratteristiche del disegno, appare particolarmente vicino al no-
stro vaso. La kelebe, attribuita dal Beazley 31 al Pittore di Alkimachos 32,
attivo nel secondo quarto del V sec. a.C., presenta sul lato principale
una scena di congedo: a s. (tav. 57,1) un personaggio barbato stante, se-
micalvo e con il capo cinto da una tenia, avvolto nell'himation, sostiene
con la s. un elmo corinzio e si rivolge ad una figura femminile, vista di
tre quarti, con scudo provvisto di episema nella s., indossante un chito-
ne a fitte pieghe e con i capelli avvolti entro il sakkos dal quale fuorie-
scono alcuni riccioli; la figura impugna nella d. la parte superiore di
un'asta. Sul lato secondario, privo di decorazione accessoria, dipinto
(tav. 57,2) un giovane ammantato rhabdophoros in movimento verso s.
L'attribuzione al Pittore di Alkimachos inoltre suggerita dalla rasso-
miglianza che i lineamenti del volto della figura maschile raffigurata
sul nostro cratere (e cio la particolare resa dell'occhio, del naso e delle
labbra) presentano con quelli del personaggio femminile (Oreithyia) po-
sto a d. sul lato A (tav. 58,2) di un cratere a colonnette del Museo di
Ferrara 33. Similmente sono elementi distintivi dell'arte del Pittore di
Alkimachos i riccioli realizzati con vernice diluita 34, l'ala tripartita 35,
30 Il vaso, custodito nel Museo Archeologico di Ancona (n. inv. 3320 (998)), proviene
dalla Collezione Rilli composta di materiale rinvenuto nel territorio di Numana; v. G. M.
FABRINI, Numana: vasi attici da collezioni, Roma 1984, pp. 21-24 (per la collezione), 45-46,
tav. XV, a-b (per il vaso).
31AURV2,p.532,n.54.
32 Sul Pittore di Alkimachos non esiste una monografia, si rimanda dunque a: ARV2,
pp. 529-533, 1658; Para., pp. 383-384, 513; Add., pp. 254-255; J. D. BEAZLEY, Attic red-fi-
gured vases in American Museums, Cambridge 1918 [Roma 1967], pp. 134-138; ID., Atti-
sche Vasenmaler des rotfigurigen Stils, Tl1bingen 1925, pp. 296-299, 476; G. M. A. RICH-
TER, Attic RedFigured Vases. A Survey, New Haven 1946, p. 110; M. CAGIANO DE AzEVEDO,
s.v. Alkimachos, Pittore di, in F.AA, I, 1958, p. 260; L. D. CASKEY-J. D. BEAZLEY, Attic Vase
Paintings in the Museum of Fine Arts, Boston, 3, Boston 1963, pp. 47-48; G. SCHWARZ, Der
AlkimachosMaler in Graz, in AntK, 17, 1974, pp. 36-38, tav. 7; K. SCITEFOLD, Sophokles'
Aias auf einer Lekythos, in AntK, 19, 1976, pp. 71-78, tavv. 15-16; J. BOARDMAN, Athenian
Red Figure Vases. The Classical Period, London 1989, p. 37, figg. 44-47; F. GIUDICE, Vasi e
frammenti "Beazley" da Locri Epizefiri, Catania 1989, pp. 62-63, 70, 78-79, tavv. XLIV-XLV.
33 AURV2, p. 532, n. 48; Add., p. 255; LIMC, III, 2, p. 114, n. 36.
34 Ad es., la chioma di Procruste sull'anfora nolana di Monaco (iLRV2, p. 530, n. 19;
Para., p. 383; Add., p. 254; G. M. A. RICHTER, The Fumiture of the Greeks, Etruscans and
Romans, London 1966, fig. 291) e quella di Aiace sulla lekythos di Basilea (SCIIEFOLD,
Sophokles', cit., tav. 15); v. inoltre, il personaggio a d. sul lato B della neckamphora di
Londra (ARV2, p. 531, n. 28; CVA London, 3, III I c, tav. 17, n. 2b) e quello in atto di indos-
sare le armi (Ettore?) sul lato A del cratere a colonnette di Madrid (ARV2, p. 532, n. 49;
CVA Madrid, 2, III I c, tav. 16, n. la).
35 V. le osservazioni di SCIiWARZ, Der AlkimachosMaler, cit., p. 37.
135
la trasparenza dell'himation 36, l'elegante decorazione del chitone 37,
l'impostazione del personaggio femminile di tre quarti 38, cos come il
panneggio piatto e la convergenza degli sguardi dei personaggi 39. Nelle
opere migliori, quando il ceramografo riesce a raggiungere una propria
autonomia di schemi disegnativi e a rendersi indipendente dal Pittore
di Pan, suo maestro 40, evidente la particolare attenzione nei confronti
della psicologia dei personaggi e la cura nel rendere il significato dell'a-
zione con i gesti delle figure 41. Tali momenti ricchi di intimismo e di
pathos, ricorrono in modo particolare quando il pittore affronta il mon-
do del mito, ritratto mirabilmente soprattutto sulle lekythoi 42. Nell'am-
bito della produzione dei crateri a colonnette notiamo la predilezione da
parte del ceramografo per i soggetti mitologici, in particolare quelli col-
legati alla sfera dionisiaca. All'interno di tale classe vascolare possibi-
le distinguere due gruppi principali. Il primo, che comprende la quasi
totalit degli esemplari 43, risulta costituito da kelebai dallo schema
compositivo alquanto complesso sia sul lato principale (quattro o, pi
raramente, tre personaggi) che su quello secondario (tre figure). Su tali
vasi la decorazione, sempre esclusivamente limitata al lato A, interessa
anche la faccia esterna dell'orlo; le scene sono delimitate sui due lati da
bande bipartite decorate all'interno, e, inferiormente, da una fascia ri-
sparmiata; all'attacco del vaso con il piede possibile trovare raggi en-
tro zona risparmiata 44. Ad un gruppo alquanto limitato di vasi appar-
tengono il cratere da Numana, quello di Napoli 4'-; con Dioniso e Basilin-
na sul lato A e figura femminile sul lato B, e la kelebe da Spina 46 con
36 V., ad es., l'himation indossato dal satira sul lato A della pelike di Dresda (ARV2,
pp. 531, n. 29, 1658; AcId., p. 254; F. BRoMMER, Satyrspiele, Berlin 1959, p. 65.
37 v., ad es., il chitone di Dioniso sul lato B dell'anfora nolana di Monaco (ARV2, pp.
531, n. 27, 1658; CVA Munchen, 5, tavv. 209, n. 1; 211, n. 1) e quello di Korc sul lato A del
cratere a colonnette di Bologna (ARV2, p. 532, n. 44; AcId., p. 254; CVA Bologna, 1, III I c,
tav. 25, nn. l, 3.
38 V., ad es., la menade sul lato A dell'anfora nolana di Monaco (ARV2, pp. 531, n. 27,
1658; CVA, Munchen, 5, tavv. 209, n. 1; 211, n. 3).
39 FABRINI, Numana, cit., p. 45.
40 RICHTER, Attic Red, cit., p. 110; BEAZLEY, Attic Redfgured, cit., p. 136; SCBWARZ,
Der Alkimachos-Maler, cit., p. 37; SCHEFOLD, Sophokles', cit., p. 76.
41 CAGIANO DE AzEVEDO, s. v.Alkimachos, cit., p. 260.
42 SCHEFOLD, Sophokles', cit., p. 76, tav. 15; v. anche la lekythos di Berlino con la sepa-
razione nell'Ade di Eracle da Piritoo (ARV2, pp. 532-533, n. 57; Para., p. 384; Add, p. 255)
e quella di Boston con la nascita di Dioniso (ARV2, p. 533, n. 58; Para., p. 384; AcId., p.
255).
43 ARV2, pp. 531-532, nn. 38-52.
44 ARV2, p. 532, n. 51; G. JACOPI, Scavi nella necropoli di Jalisso, 1924-28, in Clara
Rhodos, III, 1929, fig. 276.
4.'i ARV2, p. 532, n. 53; Para., p. 384; E. SIMON, Ein Anthesterien-Skyphos des Polygno-
tos, in AntK, 6, 1963, 1, tav. 6, figg. 2,4.
46 ARV2, p. 532, n. 55; Para., p. 384; Add., p. 255; CVA Ferrara, 1, tav. 33, nn. 1-2.
136
simposiasta su kline (lato A) ed efebo (lato B). All'interno di questo se-
condo gruppo, alla semplificazione della decorazione accessoria corri-
sponde anche quella dello schema compositivo (due personaggi sul lato
principale, uno sul lato secondario); sul vaso da Spina non si registra
pi la fascia risparmiata destinata ad inquadrare la scena inferiormen-
te. Fra i crateri a colonnette del Pittore di Alkimachos quello da Vaste
si inserisce dunque all'interno di questo secondo gruppo e, per il parti-
colare confronto che possibile instaurare con il vaso da Numana, do-
vrebbe datarsi intorno al 460 a.C. 47. In questo periodo si affermerebbe,
abbiamo visto, un nuovo e poco attestato filone iconografico che privile-
gia, nell'ambito del mito di Eos, il momento dell'incontro della dea con
Tithonos/Kephalos raffigurati dal Pittore di Alkillachos anche su altri
vasi 48 ma sempre in atto di sfuggire alla divinit.
Sulle lekythoi a fondo bianco 49 e sui vasi a destinazione funeraria in
genere, non casuale da parte dei ceramografi la scelta di proporre epi-
sodi tratti dal mito di Eos. A tali immagini infatti possibile attribuire
un significato particolare e simbolico collegato alla morte vista come ra-
pimento 50 e, soprattutto negli ultimi decenni del V sec. a.C., al viaggio
dell'anima condotta dalla dea verso il luminoso mondo ultraterreno 51. Il
rinvenimento, all'interno di due sepolture 'emergenti' di Ruvo del Monte
in Lucania, di un cratere a calice del Pittore di Pisticci e di un candela-
bro di fabbrica etrusco-campana, entrambi con raffigurazioni riferibili al
mito di Eos, induce a pensare che la valenza funeraria del soggetto non
fosse ignota all'aristocrazia indigena di Ruvo 52. Similmente, a Vaste l'u-
tilizzazione in una necropoli di un cratere a colonnette con un episodio
tratto dal mito di Eos possibile presupponga la comprensione, da parte
dell'aristocrazia locale, del messaggio simbolico trasmesso dall'immagine.
Per quanto riguarda la forma del vaso stata sottolineata altre volte
la spiccata preferenza che i Messapi, gi a partire dalla fine del VI sec.
a.C., hanno nei confronti della kelebe 53. Su un totale di ca. 25 vasi atti-
47 FABRINI, Numana, cit., p. 46.
48 ARV2, pp., 529, n. 8 (Add., p. 254); 532, n. 56 (Para., p. 384; Add., p. 255); 533, n.
61,1658 (Add., p. 255); 1658, n. 21 bis (Para., p. 383); v. anche p. 560, n. 4.
49 V., ad es., la lekythos del Pittore di Aischines (470-460 a.C.), Para., p. 409, n. 189
bis; Add., p. 282; v. inoltre KAEMPF-DIMITRIADOU, p. 57.
50 H. KJ.;NNER, Flilgelrrau und Fliigeldamon, in OJh, 31, 1939, pp. 89-90; C. ISLER-KE-
RENYI, Ein Spatwerk des Berliner Malers, in AntK, 14, 1971, p. 3I.
51 KAEMPF-DIMITRIADOU, p. 57; J. DE LA GENIERE, Un faux authentique du Muse du
Louvre, in Studies in honour orArthur Dale Trendall, Sydney 1978, pp. 75-80, tav. 19.
52 A. BOTTINI, Due crateri protoitalioti dal Melfese, in BelA, 30, s. VI, 1985, pp. 55-60;
ID., La religione delle genti indigene, in Magna Grecia a cura di G. Pugliese Carratelli,
Milano 1988, pp. 82-84.
53 La preferenza per le grandi forme in genere stata sottolineata da DI BARI, p. 203;
per la diffusione della kelebe in Puglia v. D'ANDRIA, p. 668.
137
ci prodotti tra il 480 e il 450 a.C. di cui nota la provenienza dal Salen-
to 54, 12 sono infatti crateri a colonnette realizzati da pittori specializ-
zati nella decorazione di grandi forme in genere (Pittore di Siracusa, del
Frutteto, di Alkimachos) e dai cosiddetti Manieristi (Pittore di Pan e la
sua cerchia, Pittore del Porco, di Leningrado). .
Crateri a colonnette prodotti da tali officine sono stati rinvenuti, ov-
viamente in quantit maggiore, nei centri lungo la fascia adriatica e
nell'Etruria Padana (Ruvo, Altamura, Numana, Felsina, Marzabotto,
Spina, Adria) 55 mentre risultano assenti a Taranto e nella chora con-
trollata dalla citt lacone, area per la quale le kelebai finora attestate
risultano prodotte da differenti ateliers 56.
K.M.
Cratere a campana del Pittore
della Centauromachia del umvre
Il cratere a campana attico a figure rosse fu rinvenuto nell'ottobre
del 1985 all'interno della sepoltura principale della necropoli di zona
Melliche 57, un sarcofago monolitico coperto, insieme ad altre tombe, dal
tumulo funerario 58. All'interno del corredo, a parte il cratere attico, col-
legato simbolicamente al symposion funebre, sono da segnalare un reci-
piente bronzeo, il no6av Ln ' ( ~ p 59, ed uno sperone, anch'esso eneo, ele-
mento chiave per chiarire il rango sociale al quale apparteneva il pro-
prietario della sepoltura 60.
54 V. DI BARI, pp. 206-208; v. inoltre: ARV2, pp. 568, n. 38; 714, n. 158; A. ROUVERET,
La cramique grecque, italiote et vemis noir, in AA. W., Leuca, Galatina 1978, p. 102,
tavv. 61-62; G. SEMERARO, Otranto dal VI sec. a.C. all'et ellenistica (Scavi 1977-79), in
StAnt, 4, 1983, pp. 134-135, 211-212, tavv. 69-73; J. BOERSMA-D. YNTEMA, Valesio, Fasano
di Puglia 1987, pp. 44, 46, tav. VIII.
55 M. RNOLDlNI, La distribuzione della ceramica attica nell'Etruria Padana, in AA.
W., Mostra dell'Etruria Padana e della citt di Spina, II, Bologna 1960, pp. 168-172.
56 DI BARI, pp. 205-206.
57 La tomba n. 569, scavata il 13-10-1985, costruita utilizzando la pietra lcccese, ave-
va una copertura costituita da un lastrone monolitico dello stesso materiale.
58 Notizia del ritrovamento in: D'ANDRIA, La misteriosa civilt, cit., pp. 32-34.
59 Per l'uso del no8av t. n , ~ p durante il sacrificio o come premio nelle gare atletiche v.
J.-L. DURAND, Figurativo e processo rituale, in DArch, l, 1979, pp. 23-24, fig. 6; ID., Le
boeuf la ficelle, in AA. W., Images et socit en Grce ancienne. L'iconographie comme
mthode d'analyse, Actes du Colloque intemational, Lausanne 8-11 fvrier 1984, Univo de
Lausanne 1987, p. 228, fig. l; D'ANDRIA, p. 685; per l'uso di tale recipiente v. anche: R. GI-
NOUVES, Balaneutik, Paris 1962, pp. 61ss.
60 D'ANDRIA, p. 685. Il resto del corredo era costituito dai seguenti oggetti: una phiale
ombclicata in terracotta, un vasetto biansato e una terracotta figurata.
138
Il vaso, custodito presso il Museo Nazionale di Taranto (n. inv. 145.690),
alto 35.5 cm.; a parte una piccola scheggiatura sul piede e alcune scro-
stature nella parte inferiore in perfetto stato di conservazione (tavv.
59-61). La forma con labbro sporgente all'esterno, le anse rialzate e at-
taccate sotto l'orlo (tav. 61) ci riportano ai crateri a campana del terzo
quarto del V sec. a.C. 61. Il corpo schiacciato, piuttosto largo all'altezza
delle anse e rastremato verso il basso, termina con un piede a disco
(diam. 17 cm.) segnato superiormente da lieve modanatura. Sotto l'orlo
(diam. esterno 38 cm.) una decorazione continua a ramo di alloro con
foglie senza nervature, orientata da d. a s., tra due liste risparmiate
(tavv. 59-60), che ricorre spesso sui crateri a campana della cerchia poli-
gnotea 62. Intorno alla parte esterna degli attacchi delle anse appare il
motivo decorativo a kymation ionico. Una fascia a meandro interrotto,
ad intervalli regolari, da croci oblique entro rettangolo con quattro pun-
ti negli spazi, inquadra inferiormente le scene 63 e ha la funzione di
punto di appoggio delle figure sui due lati. La zona tra un attacco e l'al
tro delle anse appare risparmiata sul fondo cos come il piede nella sua
parte laterale 64.
Sul lato principale sono rappresentate tre figure (tav. 59). Al centro
(tav. 62) Dioniso, barbuto, in movimento verso d. ed ha i capelli cinti
dalla mitra. Indossa, sul chitone ricamato, l'himation, che copre la par-
te inferiore del corpo e la spalla s.; stringe il tirso e un ramo di edera
nella mano s., il kantharos nella d. Il personaggio, retrospiciente, porge
la mano d. in direzione di una donna che veste il peplo, anch'essa in mo-
vimento verso d., che tiene una oinochoe nella mano d. e una torcia nel
la s. (tavv. 59; 63,1). Davanti a loro, un satiro ignudo, sbarbato e dalla
testa semicalva cinta da tainia, cammina nella stessa direzione suonan-
do il doppio flauto (tavv. 59; 63,2). La linea di contorno delle teste dei
personaggi risparmiata sul fondo. La capigliatura della figura centra-
le e quella del satiro sono rese con vernice diluita. Sul lato secondario
sono dipinti tre giovani ammantati (tav. 60). Il giovane di s. tiene un ba-
stone e guarda in direzione dei due compagni rivolti l'uno verso l'altro
61 RICHTER.MILNE, Shapes and Names, cit., p. 8, fig. 61: "About 440-430"; cfr. ARV2, p.
1042, n. 4 e eVA Siracusa, 1, III I, tav. 13,2 (Pitt. di Curti); ARV2, p. 1048, n. 29; Add., p.
321 e eVA Madrid, 2, III I d, tav. 12, 3 a-b (Fitt. di Christie); ARV2, p. 1090 n. 48 e eVA
Norway, 1, III I, tav. 34, 3-4 (Fitt. della Centauromachia del !.ouvre).
62 Per una simile decorazione v. il cratere a campana n. 7859 del Museo Archeologico
di Thessaloniki: M. 'l'IBEPIO!, in AA. W., !Cv6os, A 8 ~ v a 1985, pp. 206-207, n. 329 e il
cratere a campana di Madrid: LIMe, III, 1, p. 769, n. 193 (Pitt. della Centauromachia del
!.ouvre).
63 Cfr., ad es.: ARV2, p. 1047, n. lO; Add., p. 320 e eVA Wien, 3, III I, tav. 113, 1-2
(Fitt. di Christie);ARV2, p. 1090, n. 44; Add., p. 328 (Fitt. della Centauromachia dcI !.ou
vre).
64 TIBEPIO!, XCv8o, cit., p. 206.
139
in atteggiamento colloquiale. La figura di d., con la testa in parte coper-
ta dall'himation, si appoggia a un bastone. Nel campo tra il secondo e il
terzo ammantato visibile una coppia di halteres. La linea di contorno
della testa dei personaggi risparmiata sul fondo.
Gli elementi che permettono l'identificazione della figura centrale
del lato A (tav. 62) sono il kantharos e il tirso attributi che caratteriz-
zano Dionysos 65. Il dio indossa la mitra 66, l'uso della quale, attestato
secondo la testimonianza delle fonti nei misteri dionisiaci 67 e nelle pro-
cessioni cultuali 68, conferisce a Dioniso gli appellativi di XP UCTO/J {rpa;
e /J i'rp'lep6po; 69. Il chitone ricamato 70, forse un abito per le cerimonie
sacre, si differenzia dai chitoni semplici a fitte pieghe di solito ricorrenti
in simili rappresentazioni 71. Lo schema iconografico del dio retrospi-
ciente che cammina verso d. con il kantharos rivolto in direzione di una
figura femminile che tiene l'oinochoe e la torcia (tav. 63,1), non una
novit ma deriva da raffigurazioni precedenti 72. Una simile composizio-
ne presente nel registro inferiore del lato secondario (tav. 64,1) di un
cratere a calice di Ferrara, attribuito al Pittore dei Niobidi 73. Su questo
65 Sugli attributi di Dioniso v. LIMC, III, 1, p. 415; Dionysos, p. 26. TI kantharos ricor-
re in molte raffigurazioni: v. ad es., LIMC, III, 1, pp. 451, nn. 294, 297; 452, n. 311; 45, n.
351; il tirso in mano ai seguaci di Dioniso simbolo della presenza del dio nei riti orgiasti-
ci: v. ad es., ARV2, p. 182, n. 6; Para., p. 340; Add., p. 186 (Pitt. di Kleophrades).
66 Per le varie utilizzazioni della mitra nell'antica Grecia v. la monografia, basata sul-
la raccolta e lo studio delle fonti, di N. n. MmzANTAKO};, H apxaCa EllllvlKi) IlC'(pa.
EpllllvECa '(wv aXEnKwv KElllVWV an6 '(ov Qllllpo w!;' '(ov N6vvo, ABi)va 1987;
per la mitra dionisiaca in particolare v. ibid, pp. 84-94.
67 EURIP., Ba., 833, 929, 1115; Anth. Pal., 6, 165.
68 ATHEN., 5, 197; f, 198 d, f.
69 SOPH., O.T., 209; DIOD., 4, 4, 4.
70 La mitra e questo tipo di chitone sottolineano probabilmente l'aspetto orientale del-
la divinit. Tale abito nell'iconografia vascolare, oltre che da Dioniso (ARV2, pp. 1089, n.
17, 1091, n. 54: Pitt. della Centauromachia del Louvre), si riscontra indossato anche dalle
menadi: ARV2, pp. 490, n. 115 (Pitt. Hermonax), 591, n. 17;Add., p. 264 (Pitt. di Altamu-
ra). Il dio talora indossa anche un chitone simile ma corto (ARV2, p. 591, n. 20; Add., p.
264: Pitt. di Altamura) abbinato spesso ad alti calzari: ARV2, p. 598, n. 20; Add., p. 265
(Fitt. di Blenheim);ARV2, p. 1037, n. 1; Para., p. 443; Add., p. 319 (vicino ai Pittori di Et-
tore e di Peleo).
71 V. ad es.: ARV2, p. 515, n. 9bis; Dionysos, pp. 27, 28, n. 1 (Pitt. di Mykonos); ARV2,
p. 1053, n. 38 e G. PELLEGRINI, Catalogo dei vasi greci dipinti delle necropoli {elsinee, Bolo-
gna 1912, p. 157, fig. 90;ARV2, pp. 1057, n. 101 (Gruppo polignoteo), 1143, n. 1; Para., p.
455; Add., p. 334; Dionysos, pp. 78-79, n. 31 (Fitt. di Kleophon).
72 V. in{ra, nota 73.
73 N. inv.: 2891.ARV2, pp. 602, n. 24, 1661; Para., p. 395; Add., pp. 266-267; J. H.
OAKLEY, Double-Register Calyx Kraters. A Study in Work-shop Tradition, in Ancient Greek
and Related Pottery. Proceedings or the International Vase Symposium in Amsterdam, 12-
15 Aprii 1984, Amsterdam 1984, pp. 119-121; Dionysos, pp. 74-75, n. 29; inoltre v. S. AURI-
GEMMA, La necropoli di Spina in Valle Trebba, I, Roma 1960, tavv. 103, 111; BOARDMAN,
Athenian Red Figure, cit., fig. 6.
140
vaso Dioniso, seguito da una figura femminile, coronata d'edera con oi-
nochoe nella d. e torcia accesa nella s., preceduto da due donne; la pri-
ma, retrospiciente, con fiaccola nelle mani in movimento verso d., l'al-
tra volta a s., stante presso un'ara, chiude la composizione. Sul collo del
lato principale di un cratere a volute dello stesso pittore, sempre di Fer-
rara 74, troviamo ripetuto un analogo schema compositivo 75, con l'ag-
giunta di un vassoio in mano alla figura femminile che di solito tiene
,
esclusivamente l'oinochoe. E evidente dunque la volont da parte del
ceramografo di rappresentare il mondo dei misteri dionisiaci: alle raffi-
gurazioni infatti attribuito un significato genericamente cultuale, sot-
tolineato dall'ara, dall'oinochoe e dal vassoio, che ambientano la scena
nell'ambito delle libagioni attestate durante le processioni notturne in
onore del dio 76. Gli elementi a nostra disposizione conferiscono un valo-
re cultuale anche alla raffigurazione sul cratere da Vaste senza per
permettere di far riferimento ad una festa ben precisa in onore di Dio-
niso 77. Non inoltre casuale che la figura femminile con oinochoe sacri-
ficale 78 ricorra nella pittura vascolare anche in atto di effettuare una
libagione in prossimit di un'ara sia in presenza di Dioniso 79 che di al-
tre divinit 80. Per queste ragioni la figura femminile sul nostro cratere
74 N. inv.: 9355. ARV2, pp. 600, n. 14, 1661; Para., p. 395; Add., p. 266; per le foto v.
N. ALFIERI, Spina. Museo archeologico nazionale di Ferrara, I, Bologna 1979, fig. 85; v. an-
che la fig. di Dioniso sul frontespizio di Dionysos.
75 V. supra, nota 73.
76 Il significato cultuale sottolineato dalla scena di culto eleusinio sul registro infe-
riore del lato principale del cratere a calice di Ferrara (supra, nota 73). L'aspetto ctonio di
Dioniso pone in relazione il dio con i misteri eleusinii dove era invocato Iakchos durante
la processione dei fedeli verso Eleusi. V. LIMC, III, 1, p. 416; Dionysos, p. 74; E. SIMON,
Festivals of Attica. An Archaeologcal Commentary, Madison 1983, pp. 32-33; per un di-
scorso pi ampio con bibliografia sul tema v. G. SFAMENI GASPARRO, Misteri e culti mistici
di Demetra, Roma 1986, pp. 114-122.
77 Per una diversa interpretazione di scene con simile composizione (Dioniso che si re-
ca al banchetto notturno), v. G. GASPARRI, s. v. Dionysos, in LIMC, III, 1, p. 455, nn. 348-
353.
78 In una scena di preparazione al sacrificio una figura femminile che tiene con la d.
una oinochoe e con la s. una torcia accesa si volge in direzione di Dioniso con il kantharos;
alla scena assiste un satiro: DURAND, Le boeuf la ficelle, cit., p. 239, fig. 20; cfr. anche l'u-
so dello stesso vaso in rapporto alle offerte al simulacro del dio: J. L. DURAND-F. FRONTISI-
DUCROUX, Idoles, figures, images: autour de Dionysos, in RA, 1982, 1, pp. 104-105; ARV2,
p. 1073, n. lO; Para., p. 448; Add., p. 326 (Pitt. di Eupolis); una figura femminile con oino-
choe in presenza di Dioniso con kantharos anche in CVA Sarajevo, 4, tav. 34, 1-3, scena
interpretata come atto di libagione da M. ibid., p. 41 (Pitt. Hermonax).
79 ARV2, p. 611, n. 32, e E. LANGLOTZ, Griechische Vasen in Wiirzburg, Miinchen 1932,
[Roma 1968], tav. 172, n. 503; v. anche: ARV2, p. 606, n. 77; Add., p. 267; Dionysos, pp.
124-125, n. 58.
80 Per una libagione effettuata da una addetta al culto davanti all'altare in presenza
di Hera v. LIMC, IV; 1, p. 705, n. 398.
141
(tav. 63,1) potrebbe essere interpretata come una delle addette al culto
dionisiaco ricordate anche dane fonti: YEpaLpaC nap 'A8T]vaCoL
yuval:K TLVE lEpaC, a Cl Ka8CcrTT]crLv l.crapC8f..lou
TOl: TOU LHovucrou, 8L T YEpaCpELV TV 8E6v... 81. Ano
schema di Dioniso e personaggio femminile con torcia ed oinochoe, che
ha il suo archetipo nelle raffigurazioni del Pittore dei Niobidi (tav.
64,1), si aggiunge il satiro che suona il doppio flauto 82 (tavv. 59 e 63,2),
secondo lo schema a tre personaggi ricorrente in diversi vasi della cer-
chia polignotea 83 e che. troviamo, identico al nostro, sul lato principale
di un cratere a campana del Pittore di Christie (tav. 64,2) a dimostra-
zione della dipendenza dei due vasi dallo stesso modello 84. Tale schema
che pu subire variazioni 85, ulteriori elaborazioni 86 e aggiunte 87 viene
81 Etym. Magn., 227, 35; v. L. DEuBNER, Attische Feste, Berlin 1932 [Wien 1966], p.
100, nota 7.
82 Per i satiri v. Dionysos, p. 50; per il doppio flauto v. COMOTTI, Gli strumenti musica-
li, cit., pp. 49-51.
83 ARV2, p. 1042, n. 2; Add., p. 320; M. HALM-TISSERANT, Le peintre de Curti, in REA,
86, 1984, p. 167, tav. II, 3-4 (Pitt. di Curti); ARV2, p. 1048, nn. 27-28; Add., p. 321 (Pitt. di
Christie); ARV2, pp. 1053, n. 38 (Gruppo polignoteo), 1089, n. 12 (Pitt. della Centauroma-
chia del Louvre); anche in, Veder greco, pp. 168-169, n. 44.
84 ARV2, p. 1047, n. lO; Add., p. 320 e CVA Wien 3, III I, tav. 113, 1; il vaso, datato al
430 a.C., presenta la stessa composizione delle figure e la stessa decorazione del nostro
cratere (v. supra, nota 63). Un altro vaso dello stesso pittore che deriva dal medesimo car-
tone il cratere a calice di Cambridge: ARV2, p. 1046, n. 1 e CVA Cambridge, 1, III I, tav.
XXXVII, 1; cfr. il cratere a calice del Pittore della Centauromachia del Louvre di Stoccol-
ma in O. ANTONSSON, Antik konst, Stockholm 1958, p. 97.
85 V. ad es. il tema del ritorno di Efesto su un cratere a calice del Louvre del Pittore di
Christie dove al posto della figura femminile troviamo il dio a cavallo di un mulo: ARV2,
p. 1046, n. 6; Add., p. 320; LIMC, IV, 1, p. 641, n. 150; cfr. il cratere a calice di Cambridge
(v., supra nota 84). Tale schema ricorre anche su altri vasi: ARV2, p. 1057, n. 98; Para., p.
445; Add., p. 322; LIMC, IV, 1, p. 644, n. 164a; Veder greco, pp. 140-141 (Gruppo poligno-
teo). Per il tema del ritorno di Efesto, dipinto nel tempio di Dioniso ad Atene (PAUS., 1,
20, 3), v. LIMC, IV, l, pp. 637-645; per la sua evoluzione all'interno della cerchia poligno-
tea v. M. HALM-TISSERANT, Tradition et renouveau: deux types iconographiques-Dionysos,
Hphaistos- au sein de l'atelier de Polygnotos, in Ancient Greek and Related Pottery, cit.,
pp. 185ss.; EAD., La reprsentation du retour d'Hphai'stos dans l'Dlympe: iconographie
traditionnelle et innovations formelles dans l'atelier de Polygnotos (440-430), in AntK, 29,
1986, pp. 8ss.
86 ARV2, p. 1063, nn. 2, 3; Add., p. 324 (Pitt. di Biscoe); ARV2, pp. 1053, n. 38 (Grup-
po polignoteo), 1075, n. 1; Add., p. 326 (Pitt. di Danae); ARV2, p. 1091, n. 54 (Pitt. della
Centauromachia del Louvre); 1115, n. 33 (Pitt. di Efesto).
87 ARV2, p. 1042, n. 1; HALMTISSERANT, Le peintre de Curti, cit., p. 167, tav. 1,1 (Pitt.
di Curti); ARV2, p. 1048, nn. 38, 41; Add., p. 321 (Pitt. di Christie); ARV2, p. 1049, n. 3;
Add., p. 321 (vicino al Pitt. di Christie); F.G. Lo PORTO, Civilt indigena e penetrazione
greca nella Lucania orientale, in MonAnt XLVIII, 1973, pp. 172-173, tav. XXI (Gruppo po-
142
adottato nelle officine connesse alla cerchia polignotea 88 e, successiva-
mente, in qualche caso, anche dai ceramografi protolucani 89.
Oltre alla forma del vaso, alla decorazione accessoria 90, ed allo sche-
ma compositivo, anche lo stile e il disegno suggeriscono di cercare il pit-
tore del cratere a campana da Vaste fra gli artisti vicini alla cerchia di
Polignoto. L'attribuzione al Pittore della Centauromachia del Louvre 91
suggerita da una serie di confronti particolarmente puntuali nelle tre
figure di ammantati sul lato secondario dei vasi 92. L'impostazione dei
tre personaggi, il panneggio realizzato con linee sottili, il disegno dei ca-
pelli, la convenzionale resa dell'occhio e, infine, il motivo firma della li-
nea ondulata che sottolinea l'estremit laterale o inferiore dell'hima-
tion, si trovano oltre che sul cratere da Vaste (tav. 60), anche sul retro
di altri vasi dipinti da questo artista e, in particolare sui crateri a co-
lonnette di Bologna 93 (tav. 65,1), di Parigi 94 (tav. 65,2), su quello di La-
lignoteo); ARV2, p. 1092, n. 77; OAKLEY, Double-register, cit., p. 121, nota lO (n. 23); M. A.
T7pCKW T7ovo8rJvol-o. 'EvOI; KPO'rJPOI; ,ov twypacjJov ,ov MOllaxov
2335, BCTCTO}.OIlCKT) 1989, p. 79; ARV2, pp. 1089, n. 17 (Pitt. della Centauromachia del
Louvrc), 1117, n. 9bis; Add., p. 331 (Pitt. del Duomo).
88 ARV2, pp. 1057, n. 101 (Gruppo polignoteo), 1148, n. 6; Para., p. 457 (maniera del
Pittore di Kleophon); C. VERMEULE-D. BOTHMER, Notes on a New Edition or Michaelis, in
AJA, 60, 1956, p. 340, fig. 46 e ARV2, p. 1182, n. 3 (seguace del Pitt. del Dinos); 1163, n.
34 (Fitt. di Monaco 2335).
89 A. D. TRENDALL, The Red-figured Vases or Lucania, Campania and Sicily, Oxford
1967, p. 77, n. 392, tav. 36,3; AA. W., La Collezione Polese nel Museo di Bari, Bari 1970,
p. 23, tav. X, n. 30; E. M. DE JULTIS, Il Museo Archeologico di Bari, Bari 1983, p. 72, tav.
44, 3 (Fitt. di Mesagne); sulla dipendenza dei ceramografi protolucani (e in particolare dei
Pittori di Pisticci, di Amykos e di Mesagne) dalla cerchia polignotea v. OAKLEY, Double-re-
gister, cit., pp. 122, 124; v. anche: TRENDALL, The Red-figured, cit., pp. 3-7; ID., Red Figure
Vases orSouth ltaly and Sicily, London 1989, p. 18.
90 V., supra, note 61-64 (Fitt. della Centauromachia del Louvrc).
91 Per questo pittore v. ARV2, pp. 1088-1096, 1682-3, 1703; Para., pp. 449-450, 517;
Add., pp. 327-328; RICHTER, Attic Red, cit., p. 130; M. CAGIANO DE AzEVEDO, s. v. Centauro-
machia del Louvre, Pittore della, in EAA, II, 1959, p. 473; BOARDMAN, Athenian Red Figu-
re, cit., p. 96, figg. 186-188; GIUDICE, Vasi e frammenti, cit., pp. 84-85, tavv. LXVI, 1 e LXVII,
1; per i rapporti con la cerchia polignotea v. J. D. BEAZLEY, Greek Vases in Poland, Oxford
1928, pp. 57-58; per i rapporti con il Pittore di Monaco 2335 v. T7PCKl\W. cit.,
p. 106, nota 373.
92 Per gli ammantati sul retro dei vasi, motivo ricorrente che avr larga diffusione
anche sulla ceramica italiota v. J. D. BEAZLEY, Spina e la ceramica greca, in StEtr, XXV,
1959, suppI. "Spina e l'Etruria Padana", p. 51; C. ISLER-KERENYI, Un nuovo stamnos del
Pittore di Achille in collezione ticinese, in NumAntCl, VIII, 1979, p. 34.
93 N. inv. 871; ARV2, p. 1090, n. 38; Add., p. 328 e G. RICCIONI, Il sepolcreto di Monte
Avigliano. Contributi allo studio degli insediamenti etruschi nell'Appennino bolognese, in
EmiliaPrRom, 7, 1971-1974, p. 246, fig. 10.
94 N. inv. 413; ARV2, p. 1090, n. 39; greco, p. 182, n. 51.
143
vello 95, sui crateri a campana di OsIo 96 (tav. 66,1) e di Varsavia 97, e
sulla pelike di Laon 98. Il modo in cui sono realizzate le figure con linee
decise, rapide e sottili, il disegno fluido sono elementi caratteristici di
questo pittore come si deduce, fra l'altro, dalla realizzazione dei perso-
naggi femminili, sul lato principale del cratere a campana di OsIo 99,
dello stamnos di Amburgo 100 e dal cratere a colonnette del Louvre 101,
figure confrontabili con quella del nostro vaso. Ulteriori confronti sono
forniti dal cratere a calice custodito a Stoccolma dello stesso pittore 102,
che presenta nel registro superiore del lato A un Dioniso analogo nella
realizzazione a quello sul cratere da Vaste, e dal cratere a colonnette di
Siracusa (tav. 66,2) in cui simile la resa del occhio del dio sul lato A; lo
stesso vaso presenta inoltre un'analoga impostazione della figura fem-
minile e del satyros auletes. Il vaso di Siracusa, anch'esso attribuito da
Beazley al Pittore della Centauromachia del Louvre 103, appartiene, co-
me appare chiaramente dalla qualit del disegno, alla fase finale della
produzione di questa officina; anche gli schemi delle singole figure ri-
sultano rielaborazioni tarde del modello a tre figure con Dioniso. Infine
va evidenziato il confronto con la testa del Dioniso a cavallo di un mulo
sul lato A di un cratere a colonnette di Ferrara (tav. 67,1), vicino al no-
stro anche per le tre figure di ammantati sul lato B (tav. 67,2) 104.
Una cronologia intorno al 430 a.C. confermata dal confronto con il
vaso del Pittore di Christie 105 che rivela lo stesso modello; ci permette
di inserire il cratere da Vaste all'interno della produzione artistica tar-
da del Pittore della Centauromachia del Louvre alla quale il Beazley
assegna i vasi con Dioniso, satiro e figura femminile 106. I motivi dioni-
siaci in genere ricorrono su circa un terzo della produzione complessiva
95 Vaso proveniente dalla tomba n. 599; per ulteriori dati v. M. P. FRESA, in AA. Vv.,
Forentum 2, (in corso di stampa).
96 N. inv. 7773;ARV2, p. 1090, n. 48; CVA Norway 1, III I, tav. 34,4.
97 N. inv. 142357;ARV2, p. 1091, n. 51.
98 N. inv. 37.1024;ARV2, p. 1093, n. 87 e CVA Laon 1, III I, tav. 32,4.
99 v. supra, nota 96; CVA Norway, cit., tav. 34, 3.
100 N. inv. 1895.214; ARV2, p. 1090, n. 41, 1682; Add., p. 328 e B. PHn..IPPAKI, The At-
tic Stamnos, Oxford 1967, p. 119, tav. 44, 1.
101 N. inv. 405; ARV2, p. 1088, n. 12; Thder greco, pp. 168-169, n. 44.
102 ARV2, p. 1092, n. 77; ANTONSSON, Antik, cit., fig. p. 97 (v. anche nota 87); cfr. inol-
tre i lineamenti del volto delle figure barbute sul registro superiore del lato A del cratere
a calice di New York: ARV2, p. 1092, n. 75 e RICHTER-HALL, Red-figured, cit., II, tav. 133.
103 N. inv. 16865; ARV2, p. 1089, n. 17. Il vaso proviene dalla tomba n. 519 della ne-
cropoli del Fusco a Siracusa ( da correggere la provenienza da Catania riportata da
Beazley), informazione che mi ha fornito gentilmente la dotto A. Curcio.
104 N. inv. 4295;ARV2, p. 1089, n. 19.
105 V. supra nota 84.
106 ARV2, pp. 1089, nn. 16,17; 1091, n. 54.
144
dell'artista e risultano decisamente i pi diffusi fra le raffigurazioni a
carattere mitologico 107.
Il cratere da Vaste, costituisce un documento nuovo ed importante
per lo studio delle importazioni attiche in Messapia nel periodo tra il
440 e 420 a.C., in particolare in un'area in cui erano attestati altri vasi
di artisti della cerchia polignotea o di altri gruppi da essa dipendenti 108.
Lo studio di questi oggetti del commercio attico va confrontato con gli
altri documenti attestati nei centri dell'area adriatica. Tra i temi che
questo studio propone si colloca quello del ruolo svolto da Taranto come
possibile intermediaria fra Atene e le citt della Messapia 109. L'analisi
dei nuovi materiali sembra escludere un'incisiva funzione della colonia
laconica nelle relazioni commerciali del V sec. a.C. in Adriatico e fa
piuttosto pensare ad una continuit delle importazioni lungo la rotta
ateniese verso l'alto Adriatico 110 all'interno di relazioni con gli indigeni
alle quali sembra alludere la testimonianza di Tucidide sulla qn(a fra
Atene e gli Iapigi 111. Un altro tema quello relativo alle funzioni che
questi vasi, legati alla pratica del symposion, assumono all'interno dei
gruppi aristocratici del mondo indigeno 112. In questa prospettiva i pro-
107 r. MnAKAt\AKH!, Avacn:.aifJl] I 'C'p Ufl TJ[;, SEaaa.\ovCKT] 1967, p. 62.
108 V. DI BARI, pp. 206 (cratere a campana del Pitt. di Curti e pelike del Pitt. Polignoto
entrambi da Egnazia), 207 (cratere a campana di un seguace del Pitt. di Komaris e due
crateri a colonnette, l'uno del Pitt. di Orfeo e l'altro del Pitt. di Efesto, da Rudiae); B.
SCIARRA, Brindisi. Museo Archeologico provinciale, Bologna 1976, p. 30, figg. 184-185 (cra-
tere a colonnette del Gruppo polignoteo da Brindisi); ARV2, p. 1077, n. 5, 1682; Add., p.
326 (cratere a campana del Pitt. di Menelao da Egnazia); G. MARzANO, Il corredo della
tomba messapica di via Bari a Brindisi, in RicStBrindisi, III, 1967, pp. 36ss., figg. 2-3
(cratere a colonnette del Pitt. di Efesto da Brindisi).
109 DI BARI, p. 201.
110 J. DE LA GENIERE, Nota sui traffici di vasi attici in Puglia nel V secolo a.C., in Sa-
lento porta d'Italia, cit., p. 159. Lo studio della ceramica attica a figure rosse di et classi-
ca rinvenuta in Messapia (materiali editi ed inediti) argomento della tesi di specializza-
zione dello scrivente in corso di elaborazione presso l'Universit degli Studi di Lecce.
111 THUC., 6, 44, 2; sui rapporti tra Atene e i Messapi v. C. PAGLIARA, La presunta al-
leanza tra Atene e Messapi, in AnnLecce, IV, 1968-1969, pp. 33-51; D'ANDRIA, pp. 668, 685;
per i problemi della distribuzione della ceramica attica nel Mediterraneo in rapporto con
la politica di Atene v. B. R. MACDONALD, The Distribution ofAttic Pottery from 450 to 375
B. C.: The Effects of Politics on 1Tade, diss. Univo ofPennsylvania 1979; per l'arca adriati-
ca in particolare: lo., ibid., pp. 141 ss.; v. anche DE LA GENIERE, Nota sui traffici, cit., pp.
161-162.
112 Per il valore di oggetti preziosi e di vasi destinati alla pratica dei symposion all'in-
terno delle tombe indigene v. A. BOTTINI, in AA. VV. Popoli e Civilt dell'Italia antica, Ro-
ma 1986, pp. 202-204.
145
dotti del Pittore della Centauromachia del Louvre, soprattutto vasi di
grandi dimensioni 113, risultano particolarmente ricercati non solo in
area adriatica ma anche nei centri del Mediterraneo occidentale e orien-
tale 114.
D.R.
* Ricerca condotta nell'ambito del Progetto Strategico n. 251100 (C.N.R. e
M.I.S.M.)
113 J. D Beazley inserisce tale pittore fra quelli specializzati nella dc'Corazione dei cra-
teri: ARV2, p. 1088; v. anche: RICHTER-HALL, Red-figured, cit., I, p. 168.
114 Per la distribuzione dei vasi attribuiti a questo pittore v. il recente lavoro di GIUDI-
CE, Vasi e frammenti, cit., (supra nota 91); in particolare per i crateri a campana del Pitto-
re della Centauromachia del Louvre v. ARV2, p. 1090, n. 50; Para., p. 449; Add., p. 328; p.
1091, n. 60 (area adriatica); p. 1090, n. 46; p. 1091, n. 57 (da Camiros); p. 1091, nn. 55, 58,
65, 68; p. 1092, n. 69 (da Al Mina); p. 1092, n. 72 (da Olynthos). V. inoltre per i crateri a
campana rinvenuti in area adriatica: MACDONALD, The Distribution, cit., p. 158, nota 7;
GIUDICE, Vasi e frammenti, cit., p. 85, nota 460; per la Macedonia v. TIBEPIm:, I(vBor; cit.,
pp. 206-207.
146