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SCUOLA NORMALE SUPERIORE ÉCOLE FRANÇAISE DE ROME

CENTRE J. BÉRARD NAPLES

DELLA

COLONIZZAZIONE GRECA IN ITALIA


E NELLE ISOLE TIRRENICHE

diretta da
† G. NENCI e † G. VALLET

XXI

SITI

TORRE CASTELLUCCIA - ZAMBRONE

PISA - ROMA - NAPOLI


2012
Questo volume è stato curato da

Maria Ida Gulletta (testi)


e Cesare Cassanelli (tavole)

ha collaborato Gianluca Casa

La direzione della BTCGI, dopo la scomparsa di G. Nenci,


è stata assunta da Ugo Fantasia (1999-2000)
e da Carmine Ampolo a partire dal 2001

ISBN 978-88-7642-406-9 (SNS)


978-2-7283-0959-7 (EFR)
978-2-918887-12-6 (CJB)
PREMESSA

Con questo volume si conclude la Bibliografia topografica della coloniz-


zazione greca in Italia e nelle isole tirreniche (BTCGI), a parte naturalmen-
te gli indici con le concordanze dei nomi di luoghi antichi e moderni e
altri complementi, attualmente in preparazione. La grande intrapresa
era stata avviata con coraggio da Giuseppe Nenci e George Vallet negli
anni Settanta del secolo scorso con una accurata preparazione (in parti-
colare incontri e seminari italo-francesi) per sostituire su una scala molto
più ampia la preziosa, e per forza di cose datata, opera di Jean Bérard,
Bibliographie topographique des principales cités grecques de l’Italie meridionale
et de la Sicile dans l’antiquité (Paris 1941). Era questo un agile strumento di
lavoro che accompagnava la prima edizione della fondamentale opera
di J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie méridionale et de la Sicile dans
l’antiquité: l’histoire et la légende (Paris 1941; 19572)1.
Pur avendo in apparenza una impostazione simile, con una prima di-
stinzione tra gli studi a carattere generale e quelli relativi ai singoli siti, vi
è una differenza notevole, non solo per le dimensioni, 116 pagine nella bi-
bliografia di J. Bérard, 21 volumi nel nostro caso , di cui 5 dedicati a studi
generali! Nella grande opera di G. Nenci e G. Vallet sono comprese tutte
le isole del Mar Tirreno e non la sola Sicilia, ma soprattutto è stato inserito
in modo amplissimo l’insieme delle località dell’Italia antica, non solo
quelle che hanno un qualche contatto con il mondo ellenico (ad es. miti
di fondazione, presenza di ceramica greca ecc.). Sulla validità o meno di
tale estensione – non dichiarata nel titolo dell’opera – si possono avere
legittimamente opinioni diverse; questo ampliamento è certo in rapporto
con il grande sviluppo avuto dagli studi sulle popolazioni locali ed i loro
insediamenti. Soprattutto l’estensione dal mondo delle città greche agli
insediamenti locali resta un elemento dinamico, di non semplice delimi-
tazione, ma è una caratteristica positiva per chiunque voglia considerare

1
  Su Jean Bérard si veda ora il volume a cura di J.-P. Brun, M. Gras, Avec Jean Bérard,
1908-1957 - La colonisation grecque, l’Italie sous le fascisme, Roma, Collection EFR 440, 2010.
Incredibilmente a lui dedica solo pochissime righe il recentissimo volume di G. Ceserani,
Italy’s Lost Greece: Magna Graecia and the Making of Modern Archaeology, Oxford, Oxford
University Press, 2012, che peraltro sembra ignorare la Bibliografia topografica della colonizza-
zione greca in Italia e nelle isole tirreniche (come del resto l’opera di studiosi come G. Pugliese
Carratelli, E. Lepore e lo stesso G. Nenci).
il fenomeno della colonizzazione greca in Occidente in una prospettiva
ampia, anche in rapporto al popolamento locale (e ad altre componenti
culturali ed etniche) e più in generale al contesto storico-geografico.
Inoltre, ogni voce contiene i riferimenti alle fonti letterarie, epigrafiche
e numismatiche disponibili, oltre alla storia della ricerca archeologica; la
vera e propria bibliografia (organizzata secondo l’ordine cronologico)
consente di seguire lo sviluppo delle ricerche, nel caso dei centri mag-
giori sin da età umanistica e rinascimentale. Quali che siano – o possa-
no essere – i limiti e i pregi dell’opera o di singole voci, essa resta uno
strumento prezioso e insostituibile per la ricerca e anche per la tutela del
territorio. L’abbondanza dei lemmi inseriti da questo punto di vista rap-
presenta certamente un elemento positivo. Quando ho assunto la direzio-
ne dell’opera nel 2001, succedendo a Ugo Fantasia (2000, dopo la morte
di G. Nenci nel 1999, preceduta nel 1994 dalla scomparsa di G. Vallet) ho
deciso di continuare la realizzazione dell’opera e di lasciarne immutate le
caratteristiche generali, anche se l’ampiezza dei criteri base rendeva più
complessa e lenta la realizzazione delle parti mancanti. Ho mantenuto
doverosamente i nomi dei due ideatori e direttori originari (le loro foto
sono all’inizio del volume XVI, 2001) e l’École française de Rome ha conti-
nuato a sostenerne generosamente la realizzazione. Solo nel caso della
voce Siracusa, per l’importanza storica, archeologica e storiografica della
città, ho scelto di dare un carattere più analitico e articolato alla sezione
(una edizione a sé stante è poi comparsa a cura di C. Ampolo, in forma
aggiornata e con apparato fotografico, con premessa di G. Voza, Pisa,
Edizioni della Normale, 2011). Ulteriori complementi, e altro, potranno
essere successivamente editi in formato elettronico.
Esser riusciti a completare l’opera, in tempi forse troppo lunghi ma cer-
to non facili, è comunque motivo di orgoglio per chi scrive, come anche
per la Scuola Normale Superiore tutta e le Edizioni della Normale, alle
quali va la mia gratitudine. A tale opera è stato sempre strettamente, e
direi organicamente, collegato il Laboratorio (fondato da G. Nenci come
Laboratorio di Topografia Storico-Archeologica del Mondo Antico; poi con la
mia Direzione divenuto Laboratorio di Storia, Archeologia e Topografia del
Mondo Antico, e attualmente Laboratorio di Scienze dell’Antichità, LSA).
Senza la collaborazione non solo dei tanti autori delle voci, ma anche dei
redattori che ne fanno parte (o almeno ne hanno fatto parte in passato)
la realizzazione dell’opera non sarebbe stata possibile: a tutti un sentito
ringraziamento e in particolare a chi ha redatto l’ultimo volume (la cura è
indicata nel colophon di ogni singolo volume). L’amico Michel Gras, diret-
tore della École française de Rome fino al 2011, ci ha sempre incoraggiato e
sostenuto ed a lui, continuatore ed erede ideale di G.Vallet, va un ‘grazie’
speciale.

Pisa, 27 giugno 2012


Carmine Ampolo
abbreviazioni delle opere
più frequentemente citate

ABV J.D. Beazley, Attic Black-figure Vase-painters,


Oxford 1956.
ACETI T. Aceti, In Gabrielis Barrii ... De Antiquitate et situ
Calabriae libros quinque ..., prolegomena, additiones
et notae ..., Romae 1737.
ACT Atti del ... Convegno di Studi sulla Magna
Grecia.
ALBERTI L. Alberti, Descrittione di tutta l’Italia, Bologna
1550 (Venetia 1596, I-II).
AMICO V. Amico, Lexicon topographicum Siculum,
Panormi - Catanae 1757-1760 (trad. it., Palermo
1855-1856, I-II).
ARV1 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters,
Oxford 1942.
ARV2 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters2,
Oxford 1963.
BARRIUS G. Barrius, De antiquitate et situ Calabriae libri
quinque, Romae 1571.
BERARD1 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende, Paris 1941.
BERARD2 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende2, Paris 1957.
BERARD
3
J. Bérard, Bibliographie topographique des
principales cités grecques de l’Italie méridionale et de
la Sicile dans l’antiquité, Paris 1941.
BERARD
4
J. Bérard, L’expansion et la colonisation grecque
jusqu’aux guerres médiques, Paris 1960.
BTCGI G. Nenci - G. Vallet, Bibliografia topografica della
colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche,
Pisa - Roma 1977 sgg.
BYVANCK A.V. Byvanck, De Magnae Graeciae historia
antiquissima, Hagae Com. 1912.
VI

CAH The Cambridge Ancient History.


CIACERI1 E. Ciaceri, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia,
Catania 1911.
CIACERI2 E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, Milano-
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CLUVERIUS2 P. Cluverius, Italia antiqua, Lugduni Batavorum
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DictAntGrRom Dictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines, dir.
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DUNBABIN T.J. Dunbabin, The Western Greeks. The History of
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EAA Enciclopedia dell’Arte Antica.
EC Enciclopedia Cattolica.
EI Enciclopedia Italiana.
EUA Enciclopedia Universale dell’Arte.
FAZELLUS T. Fazellus, De rebus Siculis decades duae, Panormi
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FREEMAN E.A. Freeman, The History of Sicily from the Earliest
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GIANNELLI1 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
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GIANNELLI2 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
in Occidente2, Firenze 1963.
GIUSTINIANI L. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del
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HEAD2 B.V. Head, Historia Numorum2, Oxford 1911.
HOLM A. Holm, Geschichte Siciliens im Alterthum,
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HOUEL J. Houel, Voyage pittoresque des îles de Sicile, de
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IGCH M. Thompson - O. Mørkholm - C.M. Kraay, An
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LENORMANT F. Lenormant, La Grande-Grèce, Paris 1881-1884, I-III.
LIMC Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae,
Zürich - München 1981 sgg.
VII

KlPauly Der Kleine Pauly, Stuttgart 1964-1975.


MARAFIOTI1 C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria,
Padova 1596.
MARAFIOTI C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria2,
2

Padova 1601.
MAYER M. Mayer, Apulien vor und während der
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MEE Megavlh JEllhnikh; jEgkuklopaivdeia.
NISSEN H. Nissen, Italische Landeskunde, Berlin 1883-1902,
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OCD2 The Oxford Classical Dictionary2, Oxford 1970.
PACE B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, Milano
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E. Pais, Storia della Sicilia e della Magna Grecia,
Torino 1894.
PAIS2 E. Pais, Italia antica. Ricerche di storia e di geografia
storica, Bologna 1922, I-II.
PATERNÒ I. Paternò Principe di Biscari, Viaggio per tutte le
antichità della Sicilia, Napoli 1781.
PECS The Princeton Encyclopedia of Classical Sites,
Princeton N.J. 1976.
RE Paulys Real-Encyclopädie der classischen
Altertumswissenschaft, neue Bearb. hrsg. G.
Wissowa, Stuttgart-München 1893 sgg.
RRC M.H. Crawford, Roman Republican Coinage,
Cambridge 1974.
SdC Storia della Calabria, dir. G. Cingari, Roma-Reggio
Calabria 1987 sgg.
SdS Storia della Sicilia, dir. R. Romeo, Napoli 1979-
1980.
SNG Sylloge Nummorum Graecorum.
TSA Testimonia Siciliae Antiqua, ed. E. Manni, Roma
1981 sgg.
SIGLE DELLE RIVISTE UTILIZZATE NEL VOLUME

A&A Art and Archaeology.


A&R Atene e Roma: rassegna trimestrale della Associazione
Italiana di Cultura Classica.
A&S Arte e Storia.
AA Archäologischer Anzeiger.
AAAd Antichità altoadriatiche.
A Acc Bologna Atti della Accademia delle Scienze dell’Istituto di
Bologna. Rendiconti.
AACol Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e
Lettere ‘La Colombaria’.
AAL Atti della R. Accademia dei Lincei. Classe di Scienze
Fisiche, Matematiche e Naturali.
AANap Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e
Matematiche di Napoli.
A Ant Hung Acta Antiqua Academiae Scientiarum Hungaricae.
A Antr Etn Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia.
AAP Atti della Accademia Pontaniana.
AAPal Atti della Accademia di Scienze, Lettere e Arti di
Palermo.
AAPat Atti e Memorie della Accademia Patavina di Scienze,
Lettere e Arti. Classe di Scienze Morali, Lettere e Arti.
AAPel Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti. Classe
di Lettere, Filosofia e Belle Arti.
AArch Acta Archaeologica.
AAT Atti della Accademia delle Scienze di Torino. Classe di
Scienze Morali, Storiche e Filologiche.
ABSA Annual of the British School at Athens.
AC L’Antiquité Classique.
ACD Acta Classica Universitatis Scientiarum Debreceniensis.
ActaHyp Acta Hyperborea. Danish Studies in Classical
Archaeology.
AD Antike Denkmäler des deutschen Archaeologischen
Instituts.
AFaina Annali della Fondazione per il Museo ‘Claudio Faina’.
AFLB Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Bari.
X

AFLC Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università


di Cagliari.
AFLL Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Lecce.
AFLN Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Napoli.
AFLPer Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Perugia.
AFMB Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di
Bari.
AGPh Archiv für Geschichte der Philosophie
Agri Centuriati Agri Centuriati. An International Journal of Landscape
Archaeology
AIIN Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica.
AION(archeol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione di archeologia e storia
antica.
AION (filol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione filologico-letteraria.
AIRF Acta Instituti Romani Finlandiae.
AIRRS Acta Instituti Romani Regni Sueciae.
Aitna Aitna. Quaderni di Topografia antica.
AIV Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Classe
di Scienze Morali e Lettere.
AJA American Journal of Archaeology.
AJN American Journal of Numismatics.
AJPh American Journal of Philology.
AJPhAnthr American Journal of Physical Anthropology
AK Antike Kunst, hrsg. von der Vereinigung der Freunde
antiker Kunst in Basel.
Akad Berlin Abhandlungen der Akademie der Wissenschaften zu
Berlin.
AL Archeologia Laziale
AMDSPM Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Marche.
AMDSPPR Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Province di Romagna.
AMIIN Atti e Memorie dell’Istituto Italiano di Numismatica.
Anc Soc Ancient Society.
Ann Citra Annali Storici di Principato Citra.
Ann Acc Etrusca Cortona Annuario dell’Accademia Etrusca di Cortona.
Ann Inst Annali dell’Instituto di CorrispondenzaArcheologica.
Ann Num Annali di Numismatica.
Ann OVes Annali del R. Osservatorio Vesuviano.
XI

AnnPI Annali del Ministero della Pubblica Istruzione.


AnnSS Annali del Seminario di Studi del Mondo Classico,
Archeologia e Storia Antica.
Annuaire Arch Annuaire de la Societé Française de Numismatique et
d’Archéologie.
ANRW Aufstieg und Niedergang der römischen Welt.
Geschichte und Kultur Roms in Spiegel der neueren
Forschung.
APAA Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
AR Archaeological Reports.
ARAZ Atti e Rendiconti della Accademia degli Zelanti.
Arch A Archeologia Aerea. Studi di aerotopografia
archeologica.
Arch Class Archeologia Classica. Rivista della Scuola nazionale
di Archeologia, pubblicata a cura degli Istituti di
Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana e di
Etruscologia e antichità italiche dell’Università di
Roma.
Arch EmRom Archeologia dell’Emilia Romagna.
Arch Mar Med Archaeologia Maritima Mediterranea: an International
Journal on Underwater Archaeology.
Arch Med Archeologia Medievale.
Arch Stor Ital Archivio Storico Italiano.
Arch Stor Sal Archivio Storico della Provincia di Salerno.
Arch Stor Sannio Archivio Storico del Sannio Alifano e Contrade
limitrofe.
Archaeol Archaeologia or miscellaneous tracts relating to
antiquity.
ArcheologiaWarsz Archeologia. Rocznik Instytutu archeologii i etnologii
Polskiej akademii nauk.
ARG Archiv für Religionsgeschichte.
ARID Analecta Romana Instituti Danici.
Arte A&M Arte Antica e Moderna.
AS Archeologia Subacquea. Studi Ricerche e Documenti.
ASAA Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle
Missioni Italiane in Oriente
ASCL Archivio Storico per la Calabria e la Lucania.
ASM Archivio Storico Messinese.
ASMG Atti e Memorie della Società Magna Grecia.
ASNP Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe
di Lettere e Filosofia.
ASP Archivio Storico Pugliese.
ASPN Archivio Storico per le Province Napoletane.
ASPParmensi Archivio Storico per le Province Parmensi.
ASRSP Archivio della Società Romana di Storia Patria.
ASS Archivio Storico Siciliano.
XII

ASSard Archivio Storico Sardo.


ASSirac Archivio Storico Siracusano.
ASSO Archivio Storico per la Sicilia Orientale.
Ath Athenaeum. Studi periodici di letteratura e storia
dell’antichità.
ATTA Atlante Tematico di Topografia Antica.
Atti Soc Tosc Sc Nat Atti della Società Toscana di Scienze Naturali.
Atti Soc Vel Atti della Società Letteraria Volsca Veliterna
Atti Petrarca Atti e Memorie della Accademia Petrarca di lettere, arti
e scienze.
Atti S. Chiara Atti del Pontificio Istituto S. Chiara di scienze e Lettere.
Au Ausonia. Rivista della Società italiana di archeologia e
storia dell’arte.
AV Arheološki vestnik.
AW Antike Welt. Zeitschrift für Archäologie und
Kulturgeschichte.
BA Bollettino d’Arte del Ministero per i beni Culturali e
Ambientali, già Bollettino d’Arte del Ministero della
Pubblica Istruzione.
BABesch Bulletin Antieke Beschaving.
BAC Bullettino di Archeologia Cristiana.
BB Bollettino della Basilicata.
BCAR Bollettino della Commissione Archeologica Comunale
di Roma.
BCA Sicilia Beni Culturali e Ambientali. Sicilia.
BCFS Bollettino del Centro di Studi di Filologia e Linguistica
Siciliana.
BCH Bulletin de Correspondance Hellénique.
BCN Nap Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano.
BCSM Bollettino del Centro di Studi Medmei.
BE Bulletin épigraphique.
Berl Stud Berliner Studien für Classische Philologie und Archäologie.
BIAA Bollettino dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte
del Lazio Meridionale.
BIBR Bulletin de l’Institute Belge de Rome.
BICR Bollettino dell’Istituto Centrale del Restauro.
BICS Bulletin of the Institute of Classical Studies of the
University of London.
BIH Bulletin de l’Institute Historique Belgique.
BIN Bollettino Italiano di Numismatica.
BLM Bollettino del Lazio Meridionale.
BMCR Bollettino del Museo della Civiltà Romana
(Supplemento a BCAR).
BMIR Bullettino del Museo dell’Impero Romano
(Supplemento a BCAR).
BMMP Bollettino dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie.
XIII

BNum Bollettino di Numismatica.


Boll Arch Bollettino di Archeologia.
Boll Arch Rom Bollettino dell’Associazione Archeologica Romana.
Boll Arch Vel Bollettino della Associazione Archeologica Veliterna.
Boll AS Bollettino di Archeologia Subacquea.
Boll Centumcellae Bollettino di Informazioni dell’Associazione Archeologica
Centumcellae.
Boll Farnes Bollettino del Centro di studi e ricerche sul territorio
farnesiano.
Boll Gioenia Bollettino Accademia Gioenia, Scienze Naturali.
Boll Matera Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera e della
Deputazione di Storia Patria per la Lucania, sezione di
Matera.
Boll SAV Bollettino Storico Archeologico Viterbese.
Boll SSI Bollettino della Società Sismologica Italiana
Boll Stud Med Bollettino dell’Associazione Internazionale di Studi
Mediterranei
Boll Verona Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale dì
Verona.
BPI Bollettino di Paletnologia Italiana.
BRGK Bericht der Römisch-Germanischen Kommission des
Deutschen Archäologischen Instituts.
Brundisii Res Annali della Biblioteca Arcivescovile ‘A. De Leo’ di
Brindisi.
BS Biblioteca Sarda.
BSBasilicata Bollettino Storico della Basilicata.
BSC Bollettino Storico Catanese.
BSL Bollettino di Studi Latini.
BSP Bollettino Storico Pisano.
Bull AS Bullettino Archeologico Sardo.
Bull Gaule Bullettin Épigraphique de la Gaule.
Bull Inst Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica.
Bull Nap Bullettino Archeologico Napoletano.
Bull TextAnc Bulletin du Centre international d’étude des textiles
anciens.
BV Bollettin Volcanologique.
ByzZ Byzantinische Zeitschrift.
CA La Critica d’Arte.
Cahiers Glotz Cahiers du centre Gustave Glotz. Revue d’histoire
ancienne.
CB The Classical Bulletin.
CCAB Corsi di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina.
CJ The Canadian Journal of Industry, Science and Art.
ClJ The Classical Journal
Cl Mus The Classical Museum.
CM Clio Medica.
XIV

CPh Classical Philology.


CQ Classical Quarterly.
CR Classical Review.
CRAI Comptes rendus / Académie des inscriptions et belles-
lettres.
Cron Arch Cronache di Archeologia e Storia dell’Arte.
CS Critica storica.
CSDIR Atti del Centro di Studi e Documentazione sull’Italia
Romana.
Daidalos Ricerche e studi del Dipartimento di Scienze del Mondo
antico.
DArch Dialoghi di Archeologia.
DHA Dialogues d’Histoire Ancienne.
Doc Alb Documenta Albana.
Doc Ant Documenti di Antichità Italiche e Romane.
DPAA Dissertazioni della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
Em Prerom Emilia Preromana
F&S Formazione e società.
FA Fasti Archaeologici. Annual Bulletin of Classical
Archaeology.
FArch Forum Archaeologiae. Zeitschrift für klassische
Archäologie.
G&R Greece & Rome.
GA Gazette Archéologique.
GIF Giornale Italiano di Filologia.
Gior Sc Lett Arti Giornale di Scienze, Lettere e Arti per la Sicilia.
Giorn Arc Giornale Arcadico di Scienze, Lettere e Arti.
Gl Glotta. Zeitschrift für griechische und lateinische Sprache.
GMusJ The J. Paul Getty Museum Journal.
Gn Gnomon. Kritische Zeitschrift für die gesamte
klassische Altertumswissenschaft.
GRBS Greek, Roman and Byzantine studies.
Gymn Gymnasium.
HBA Hamburger Beiträge zur Archäologie.
H&SR Histoire & Sociétés Rurales.
Henna Henna. Bimestrale di informazione e cultura.
HSCPh Harvard Studies in Classical Philology.
IF Indogermanische Forschungen.
IJNA International Journal of Nautical Archaeology.
ILN Illustraded London News.
Informatutti Informatutti. Bollettino d’Informazione del Comune di
Viggiano.
JAChr Jahrbuch für Antike und Christentum.
JAT Journal of Ancient Topography. Rivista di Topografia
Antica.
XV

JDAI Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts.


JHS Journal of Hellenic Studies.
JMedA Journal of Mediterranean Archaeology.
JMedS Journal of Mediterranean Studies.
JNES Journal of Near Eastern Studies.
JNG Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte.
JŒAI Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen
Instituts.
JRA Journal of Roman Archaeology.
JRGZ Jahrbuch der Römisch-Germanischen
Zentralmuseums Mainz.
JRS Journal of Roman Studies.
JS Journal des savants.
K.A.S.A. Koine, archeologica, sapiente, antichità
LEC Les études Classiques.
Lettera Lettera. Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.
MAAR Memoirs of the American Academy in Rome.
MAL Memorie della Classe di Scienze morali e storiche
dell’Accademia dei Lincei.
MAN Memorie della Reale Accademia di Archeologia, Lettere
e Belle Arti (della Società Reale) di Napoli.
MBAB Monats-Berichte der Akademie zu Berlin.
MC Il Mondo Classico.
MDAI(A) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Athen. Abt.).
MDAI(M) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts,
(Madrid. Abt.).
MDAI(R) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Röm. Abt.).
Med Ant Mediterraneo Antico.
MedArch Mediterranean Archaeology. Australian and
New Zeland Journal for the Archaeology of the
Mediterranean World.
MEFR Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome.
MEFR(A) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Antiquité).
MEFR(M) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Moyen-Age).
MEI Miscellanea Etrusco-Italica.
Mem Archeologia Memorie della Regia Accademia Ercolanese di
Archeologia.
Mem Enc Memorie enciclopediche sulle antichità e belle arti di
Roma per il MDCCCXVII.
Mem Inst Memorie dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
XVI

Mem Verona Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di


Verona.
MEP Minima Epigraphica et Papyrologica.
MGR Miscellanea Greca e Romana.
MH Museum Helveticum. Revue suisse pour l’étude de
l’Antiquité classique.
Mitt Heidelberg Mitteilungen der Vereinigung der Freunde der
Studentenschaft der Universität Heidelberg.
MIV Memorie dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.
MNIR Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome.
MonAcireale Monumenti e Rendiconti dell’Accademia di Scienze,
Lettere e Arti di Acireale.
MonAl Monumenti Antichi pubblicati dall’Accademia
Nazionale dei Lincei.
Mon Ann & Bull Inst Monumenti, Annali e Bollettino dell’Instituto di
Corrispondenza Archeologica.
Mon Inst Monumenti dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
MPAA Memorie della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
MSGI Memorie della Società Geografica Italiana.
MusGallIt Musei e Gallerie d’Italia.
NAC Numismatica e Antichità Classiche. Quaderni Ticinesi.
NBAC Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana.
NC Numismatic Chronicle.
NCirc Numismatic Circular.
New Zealand New Zealand Numismatic Journal.
NJPh Neue Jahrbücher für Philologie und Pädagogik.
NotAlbani Notizie da Palazzo Albani.
NotMilano Notizie del Chiostro del Monastero Maggiore. Rassegna
di Studi del Civico Museo Archeologico e del Civico
Gabinetto Numismatico di Milano.
Not Sopr Toscana Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Toscana.
Not Stor Augusta Notiziario Storico di Augusta.
Not Velletri Notizie di Archeologia, Storia ed Arte pubblicate dalla
Sezione di Velletri della R. Deputazione Romana di
Storia Patria.
Noticias EEHAR Noticias Escuela Española de Historia y Arqueología
en Roma.
NROp Nuova raccolta di opuscoli di autori siciliani.
NSA Notizie degli Scavi di Antichità.
OpArch Opuscula Archaeologica.
Op Sic Opuscoli di Autori Siciliani.
Origini Origini: preistoria e protostoria delle civiltà antiche
ORom Opuscula Romana. Acta Inst. Rom. Regni Sueciae.
XVII

P&R Proposte e Ricerche.


PACT Revue du Groupe européen d’études pour les
techniques physiques, chimiques et mathématiques
appliquées à l’archéologie.
PBF Prähistorische Bronzefunde.
PBSR Papers of the British School at Rome.
Palaeohistoria Palaeohistoria. Acta et communicationes Instituti
archaeologici universitatis Groninganae.
Period Num Periodico di Numismatica e di Sfragistica per la Storia
d’Italia.
Ph Philologus. Zeitschrift für klassische Philologie.
Polis Polis. Studi Interdisciplinari sul Mondo Antico.
PP La Parola del Passato.
Prähist Z Prähistorische Zeitschrift.
Puteoli Puteoli. Studi di Storia Antica.
QAEI Quaderni di Archeologia Etrusco Italica.
QC Quaderni Catanesi di studi antichi e medievali.
Quad Cagliari Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le
province di Cagliari e Oristano.
Quad Chieti Quaderni dell’Istituto di Storia e Archeologia
dell’Università di Chieti.
Quad Messina Quaderni dell’Istituto di Archeologia della Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.
QuadMus FrOcc Quaderni del Museo Archeologico del Friuli
Occidentale.
QuadMus Messina Quaderni dell’attività didattica del Museo Regionale di
Messina.
QuadMus Salinas Quaderni del Museo Archeologico Regionale ‘A. Salinas’.
Quad Perugia Nuovi quaderni dell’Istituto di Archeologia
dell’Università di Perugia in onore di F. Magi.
Quad Roma Quaderni di ricerca urbanologica e tecnica della pianificazione,
Facoltà di Architettura dell’Università di Roma.
Quad SBN Quaderni di Studi Bizantini e Neoellenici.
Quad Top Ant Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica
dell’Università di Roma.
Quad Velletri Quaderni della Biblioteca Comunale di Velletri.
Quad Villa Giulia Quaderni di Villa Giulia
Quad Veneto Quaderni di Archeologia del Veneto.
Quad Volt Quaderno del Laboratorio Universitario Volterrano.
QUCC Quaderni Urbinati di Cultura Classica.
RA Revue Archéologique.
RAAN Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, lettere e
belle arti di Napoli.
RAC Rivista di Archeologia Cristiana.
RAL Rendiconti della Classe di Scienze morali, storiche e
filologiche dell’Accademia dei Lincei.
XVIII

RAN Revue archéologique de la Narbonnaise.


Rass A&M Rassegna di Arte Antica e Moderna.
Rass Arch Rassegna di archeologia. Associazione archeologica
piombinese.
Rass Pugl Rassegna Pugliese.
RBPh Revue Belge de Philologie et d’Histoire.
RBN Revue belge de numismatique et de sigillographie.
RCCC Rivista Critica di Cultura Calabrese.
RCRF Rei Cretariae Romanae Fautorum Acta.
RCCM Rivista di cultura classica e medievale.
REA Revue des Etudes Anciennes.
REE Rivista di Epigrafia Etrusca.
REL Revue des Etudes Latines.
REG Revue des Etudes Grecques.
Rend Nap Rendiconti dell’Accademia di Scienze Fisiche e
Matematiche. Società Reale di Napoli.
RFIC Rivista di Filologia e Istruzione Classica.
RGI Rivista Geografica Italiana.
RhM Rheinische Museum für Philologie.
RHR Revue de l’Histoire des Religions.
RIA Rivista dell’istituto Nazionale di Archeologia e Storia
dell’Arte.
Ricerche e Studi Ricerche e Studi. Quaderni del Museo Archeologico
Provinciale «F. Ribezzo» di Brindisi.
RIGI Rivista Indo-Greco-Italica di Filologia.
RIL Rendiconti dell’Istituto Lombardo. Classe di Lettere,
Scienze Morali e Storiche.
RIN Rivista Italiana di Numismatica e scienze affini.
Rinasc Salen Rinascenza Salentina.
Riv Antr Rivista di Antropologia.
Riv Arch Rivista di Archeologia.
Riv Sc Preist Rivista di Scienze Preistoriche.
Riv Stor Salent Rivista Storica Salentina.
Riv Volt Rivista Volterrana.
RM Rassegna Monetaria.
RN Revue Numismatique.
Röm Jahr Hertz Römisches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana.
RPAA Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
RPh Revue de philologie, de littérature et d’histoire
anciennes.
RSA Rivista di Storia Antica e Scienze Affini.
RSAntichità Rivista Storica dell’Antichità.
RSBN Rivista di Studi bizantini e neollenici.
RSCalabrese Rivista Storica Calabrese.
RSCS Rassegna Siciliana di Cultura e Storia.
XIX

RSF Rivista di Studi Fenici.


RSI Rivista Storica Italiana.
RSL Rivista di Studi Liguri.
RSS Rassegna Storica Salernitana.
RSSiciliana Rivista Storica Siciliana.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SAL Studi di Antichità dl Dipartimento di Scienze
dell’Università di Lecce.
Salternum Salternum: Semestrale di informazione storica, culturale e
archeologica.
S&C Scrittura e Civiltà.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SBAW Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der
Wissenschaft, München. Philos.-Hist. Klasse.
SCO Studi Classici e Orientali.
SDA Studi e Documenti di Archeologia.
SE Studi Etruschi.
SEIA SEIA. Quaderni dell’Istituto di Storia Antica
dell’Università degli Studi di Palermo.
SicA Sicilia Archeologica.
SicGymn Siculorum Gymnasium. Rassegna semestrale della
facoltà di Lettere dell’Università di Catania.
SIFC Studi Italiani di Filologia Classica.
SLS Studi Linguistici Salentini.
SMAN Studi e Materiali di Archeologia e Numismatica.
SMEA Studi Micenei ed Egeo-Anatolici.
SMGS Calabria Studi e Materiali di Geografia Storica della Calabria.
SMSA Toscana Studi e Materiali. Scienza dell’Antichità in Toscana.
SNR Schweizerische Numismatische Rundschau.
SS Studi Sardi.
Stud Merid Studi Meridionali.
Stud Montef Studi Montefeltrani.
Stud Num Studi di Numismatica.
Stud Oliveriana Studia Oliveriana.
Stud Pic Studia Picena.
Stud Rom Studi Romani.
Stud Romagn Studi Romagnoli.
Stud Sal Studi Salentini.
Stud Sard Studi Sardi.
Stud Stor Studi Storici. Rivista trimestrale dell’Istituto Gramsci.
Stud Tard Studi Tardoantichi.
Stud Urb (B) Studi Urbinati di Storia, Filosofia e Letteratura. Serie B.
TAPhA Transactions and Proceedings of the American
Philological Association.
Trapani Trapani. Rassegna della Provincia.
Univ L’Universo.
XX

Valisu Valisu. Rivista di Cultura Nostrana.


VDI Vestnik Drevnej Istorii (Revue d’Histoire Ancienne).
Verbum Verbum. Revue de linguistique.
Vet Chr Vetera Christianorum.
XAnt Xenia Antiqua.
WorldA World Archaeology.
WS Wiener Studien.
WZ Rostock Wissenschaftliche Zeitschrift der Universität Rostock.
ZfA Zeitschrift für Ägyptische Sprache.
ZfE Zeitschrift für allgemeine Erdkunde.
ZfN Zeitschrift für Numismatik.
ZfV Zeitschrift für Vulkanologie
ZON Zeitschrift für Ortsnamenforschung.
ZPE Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.
Tuscania 312

TUSCANIA

Tuscana (etnico: Tuscanensis), comune di Tuscania, provincia di


Viterbo, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria
Meridionale, Roma. IGM 1:25000, F 136 II NE.

A. FONTI LETTERARIE, EPIGRAFICHE E NUMISMATICHE

Fonti letterarie

Plin., n.h., 3, 52 (annovera i Tuscanenses fra gli abitanti dei centri


etruschi della VII Regio); An. Rav., 4, 36; Tab. Peut., V, 5 (con localizzazione
di Tuscana sul tracciato della via Clodia).

Fonti epigrafiche

CIE II, I, 4, 5683-5806; CIE III, 1, 10397-10416; CIL XI, I, 2951-2995;


Sordi C 1962 (si tratta per lo più di epigrafi funerarie in lingua etrusca
e latina con le quali si ricorda un’importante iscrizione di Diocleziano
riferibile alla costruzione o al rifacimento di un edificio pubblico).

Fonti numismatiche

Mancano fonti numismatiche riferibili al sito.

B. STORIA DELLA RICERCA ARCHEOLOGICA

Prescindendo da ritrovamenti di epigrafi latine verificatisi in epoca


imprecisata, un tempo conservate presso la Chiesa di San Pietro (CIL XI,
2951, 2956, 2959, 2961, 2969, 2976, 2980, 2989, 2990, 2994, 2994a, 2995),
gli inizi delle ricerche archeologiche nel territorio di T. possono esser
fatte risalire alla fine del XV secolo allorché alla Cipollara, ai margini del
territorio di Viterbo, ritornarono in luce alcuni sarcofagi oggi dispersi
(Emiliozzi C 1986). Nella stessa località nel 1694 furono scoperti altri simili
monumenti che confluirono successivamente nelle Civiche Raccolte di
Viterbo. Ritrovamenti di epoca remota sono localizzati ancora a San Savino
ove Giannotti fa menzione di un «bagno sotterra» (Campanari C 1856).
Con il XVIII e soprattutto con il XIX secolo a T., come del resto in
altri centri dell’Etruria meridionale, si sviluppa un crescente interesse
per le testimonianze storiche del territorio. Del 1778 è infatti l’opera del
Turriozzi (C 1778) che dà documentazione dell’imponente colombario
ancor oggi in parte conservato, con resti di almeno altri due, sul costone
che, sovrastando la strada provinciale per Viterbo, delimita a N il pianoro
della Piantata, colombario successivamente ricordato per monumentalità e
313 Tuscania

complessità della pianta anche da altri studiosi (Campanari C 1837; Dennis


C 1883; Ashby C 1929; Quilici Gigli C 1981).
Nel corso dell’Ottocento l’attività di ricerca s’intensifica con risultati
talvolta straordinari. Nel 1813 ritorna in luce presso la Chiesa di Santa
Maria Maggiore un impianto termale (Campanari C 1856); del 1825 sono
le notizie relative alla scoperta a San Giusto di un’urna di marmo (CIL XI,
3385) mentre sul Colle San Pietro sono ricordati resti di un «vasto portico o
antitempio» (Campanari C 1825).
Dopo il primo trentennio del XIX secolo s’inaugura un’intensa stagione
di scavi. Nel 1830 vengono condotte ricerche a Carcarello e a Rosavecchia,
ricerche che in quest’ultima località, posta lungo la strada per Tarquinia (v.
Tarquinia) a poca distanza da T., proseguono anche nel 1831, anno in cui si
ha anche notizia di una richiesta di scavo nella necropoli della Peschiera.
Nel 1832 hanno inizio, su impulso della contessa M. Laurenti Turriozzi,
le prime indagini nella necropoli di Valvidone che forse proseguono sino
al 1839 e nel corso delle quali furono individuati numerosi sarcofagi ed
urne fra cui il noto monumento di Adone morente acceduto ai Musei
Vaticani nel 1835 (Gentili C 1994; Sannibale C 1994; C 2008), mentre già nel
1834, promotori i Campanari, i fratelli Sormani conducono esplorazioni a
Carcarello rinvenendo dieci sarcofagi in nenfro con coperchi scolpiti (Quilici
Gigli C 1970) forse identificabili con quelli attualmente visibili sul muro
dell’Ospedale, presso il municipio di T. (Colonna C 1978). Si susseguono
quindi altri interventi. Nel 1836, forse in località Fontanile delle Donne, i
Campanari scavano 2 ipogei (Lepsius C 1836; Pryce C 1931) recuperando
alcuni sarcofagi che con altri importanti materiali nel 1837 figureranno
all’esposizione etrusca realizzata dagli stessi scopritori a Londra, a Pall
Mall (Colonna C 1978; Colonna in AA.VV. C 1986). In tale occasione alla
prima delle due tombe fu riservata la prima sala della mostra ove fra l’altro
vennero realisticamente riproposte un’iscrizione funeraria e 2 figure di
Caronte dipinte nello spessore della porta del sepolcro. Maggiori i dati
relativi al secondo monumento: fedelmente ricostruito nell’esposizione
londinese, come documenta un progetto noto da un disegno dell’epoca
(Pryce C 1931), e corredato da eterogenee suppellettili (Colonna C 1978),
esso presentava sui lati brevi della camera due finte porte scolpite e
restituì quattro sarcofagi. Sempre nel 1836 S. Carletti conduce indagini a
Rosavecchia riportando in luce bronzi e vetri (Quilici Gigli C 1970), mentre
si hanno le prime notizie e viene documentata (Micali C 1832) la Grotta
della Regina, grandioso ipogeo gentilizio di età tardoclassica-ellenistica
ubicato nella necropoli di Madonna dell’Olivo. Ricordata da viaggiatori
e archeologi dell’Ottocento (Campanari C 1837; C 1856; Hamilton Gray
C 1841; Canina C 1846) e così denominata dai resti di una decorazione
pittorica perduta sin dal XIX secolo (Dennis C 1883), la tomba restituì
numerosi sarcofagi oggi dispersi (Sgubini Moretti C 19912).
Tra il 1838 e il 1839 nuove scoperte si registrano a Sasso Pizzuto,
nell’area sottostante il Colle San Pietro ove presso la riva del Marta vengono
segnalati resti di una struttura in opera quadrata di tufo (Hamilton Gray C
Tuscania 314

1841; Dennis C 1883) forse nuovamente intercettata nel 1995 in occasione


di circoscritti scavi di tutela condotti dalla Soprintendenza, e, ancora, a
Carcarello. In quest’ultimo sepolcreto ove «avevano cemeterio i più nobili
e potenti cittadini» (Campanari C 1856), viene individuata nel gennaio 1839
(Jahn C 1839) una tomba a dado costruita, decorata all’esterno con sculture
in nenfro, fra cui la nota statua di Lasa conservata al Museo di Firenze
(Milani C 1912; Riis C 1941; Hus C 1956; Colonna C 1978). Appartenuta
alla gens Vipinana (CIE II, 5694-5704) che vantò fra i suoi membri anche
un Velthur per undici volte zilath di T., e in uso dalla fine del IV alla prima
metà del II sec. a.C., dunque nell’arco di cinque generazioni, il sepolcro
restituì numerosissimi sarcofagi e importanti suppellettili. Giustamente
celebre esso divenne soprattutto grazie alla musealizzazione ottocentesca
di cui fu fatto oggetto dai Campanari nell’ottica di un’attenta promozione
e valorizzazione delle antichità etrusche e di T. in particolare (Colonna
C 1978; Colonna in AA.VV. C 1986). Ancora Jahn (C 1839) riferisce il
rinvenimento nello stesso anno di 12 sarcofagi in terracotta, oggi per lo più
dispersi, uno dei quali, ora a Firenze, con cassa configurata a kline (Gentili
C 1994). L’attività di scavo a Carcarello proseguì anche fra il 1842 e il 1843
con esiti che confermano il carattere relativamente recente del sepolcreto
(Quilici Gigli C 1970; Gentili C 1994).
Nel 1841 nuove indagini si svolgono nella necropoli di Valvidone ove
S. Carletti riporta in luce una tomba con 2 sarcofagi e materiali ellenistici;
altri scavi, non documentati, vi conduce nel 1847 C. Lucchetti e, fra il 1858
e il 1860, F. Vittoriangeli. Questi, fra altre, individua la tomba di Arnth
Nevznas (CIE II, 5718), monumento del tipo a podio scorniciato peculiare
di T., cui era pertinente la nota statua in nenfro di leone ruggente databile
nella prima metà del IV sec. a.C. che nel 1897 fu donata dal municipio di T.
al Museo di Firenze (Milani C 1912; Riis C 1941; Brown C 1960; Cristofani
C 19681; Colonna C 1978).
Si venivano nel frattempo acquisendo altri dati relativi all’area urbana e
suburbana, cui sono riferibili le notizie di resti di un tracciato stradale basolato
presso le Sette Cannelle, di un ponte sul Marta e di un ‘vallo’ ai piedi di Colle
San Pietro (Campanari C 1856; Scardozzi C 2003). Nel 1867 indagini condotte
da C. Campanari a Pantalla portano al rinvenimento di povere sepolture e
di tombe già saccheggiate; successivi ritrovamenti poi si registrano a Sasso
Pizzuto ove, con altre, torna in luce una tomba con sarcofagi di età ellenistica
(Rosa - Brizio C 1873; Pellegrini C 1896; Quilici Gigli C 1970), e a Madonna
dell’Olivo, ove nel 1877 vengono scoperti insieme a cinque cippi (CIE II,
5689-5693; CIL XI, 2987), anche cinque sarcofagi della gens Rufre (Gentili C
1994). Tra il 1878 e il 1879 L. Maldura conduce esplorazioni in località San
Savino (Fiorelli C 1878) con esiti modesti, seppure utili per la conoscenza del
popolamento di questa porzione del territorio in età tardorepubblicana e
imperiale (Quilici Gigli C 1970).
Nell’ultimo decennio del XX secolo nuove scoperte si verificano a
Sasso Pizzuto, a Pian di Mola e a Rosavecchia-Sterpaglio (Ricciardi C 2006),
sepolcreto quest’ultimo nel quale il 31 marzo 1889 venivano individuati
315 Tuscania

due importanti ipogei adiacenti: appartenuti alla gens Statlane (CIE II, 5719-
5734), questi restituirono, malgrado la manomissione subita, 31 sarcofagi
in nenfro e 10 in terracotta che ne documentano un’utilizzazione dalla
prima metà del III sec. a.C. alla piena età romana (Herbig C 1952; Bruni
C 1985; Gentili C 1994). Presso la Biblioteca Comunale di T. si conserva
un resoconto della scoperta, purtroppo incompleto, ma corredato da una
schematica planimetria delle 2 tombe con relativo posizionamento dei
sarcofagi. Nel dromos del primo sepolcro, forse il più recente, vennero
recuperati 8 cippi – 4 dei quali con iscrizione latina (CIL XI, 7399, 7402-7404
= CIE II, 5735-5738) – e resti di 2 statue di leoni funerari (Milani C 1912),
mentre la camera, a pianta all’incirca rettangolare con volta sostenuta da
2 pilastri, restituì 24 sarcofagi. Più precisamente si rinvennero in parte
addossati alle pareti laterale destra e di fondo, in parte raggruppati negli
spazi centrali, 15 sarcofagi in nenfro (fra cui sicuramente i tre iscritti
CIE II, 5728, 5731, 5732), 5 dei quali con coperchi e casse decorati, e 9 in
terracotta (Tuerr C 1963; Gentili C 1994). Solo sarcofagi in nenfro, alcuni
dei quali figurati, conteneva la seconda tomba, di dimensioni minori e a
pianta molto irregolare. La maggior parte dei materiali fu successivamente
acquistata dal Museo di Firenze (Milani C 1912) ove è conservata dal 1908.
Altre scoperte si verificano negli anni successivi: in località
Cavallaccia-Guatte Pagnotte viene individuata nel 1890 la tomba cd. «dei
Velini» (Borsari C 1891; Gentili C 1994), nel 1891 F. Mancinelli scava quattro
tombe ellenistiche (Gatti C 1891) a Rosavecchia, pochi anni più tardi, nel
1897, è la volta di un altro ipogeo fra i cui ricchi materiali figura un noto
sarcofago in terracotta con cassa decorata con motivi dionisiaci, ora a
Firenze (Colonna C 1991; Gentili C 1994).
Fra il 1915 e il 1920, in occasione dell’ampliamento dell’asse viario
che uscendo dalla porta meridionale delle mura cittadine, si ricollega a
monte di Santa Maria Maggiore alla strada provinciale, nella sella tra il
Colle San Pietro e il Rivellino furono intercettati e parzialmente distrutti
resti di strutture pertinenti l’abitato. Ritornarono allora in luce ambienti
di un impianto termale di età romana, forse lo stesso già visto nel 1813
(Campanari C 1856), alcuni pozzi e parte di un monumentale basamento
in opera quadrata di tufo con modanature di nenfro (Bendinelli C 1920).
Nel 1935 altri rinvenimenti di età ellenistica si registrano a Sasso
Pizzuto-San Lazzaro e a Rosavecchia. In quest’ultima necropoli venne
scoperta una tomba a camera con banchine divise in loculi (Vighi C 1936)
che restituì numerosi resti del corredo quali ceramiche a vernice nera,
acrome di uso comune, vasellame in bronzo, statuine e maschere teatrali
di terracotta (Stefani C 1979; AA.VV. C 1983; Ricciardi C 2006). Cinque anni
più tardi in località Pantalla, sulla strada per Marta, veniva infine recuperata
una statuetta bronzea frammentaria di Minerva databile nel III sec. a.C., che
ripropone tipi statuari diffusi nel primo ellenismo (Santangelo C 1942).
A partire dagli inizi degli anni Sessanta del Novecento s’intensifica
l’attività posta in essere dalla Soprintendenza su tutto il territorio, attività
frequentemente collegata ad interventi di tutela (Sommella Mura C 1969).
Tuscania 316

Nel 1960 vengono condotti da L. Marchese scavi ad Ara del Tufo


(Marchese C 1964; Sgubini Moretti C 1982; C 19862), necropoli in cui, come
reso noto da studi specifici (Gaultier C 1993), furono rinvenute nell’Ottocento
le terrecotte architettoniche di età arcaica conservate a Monaco e al Louvre
(Andren C 1942). L’intervento del 1960 portò all’individuazione di tombe
a fenditura superiore, diffuse soprattutto nell’Orientalizzante medio, e
a camera di età arcaica in un caso con decorazione monocroma dipinta
(Sgubini Moretti - Ricciardi C 1993). Dell’anno successivo è un’altra
importante scoperta: in terreno Stendardi, all’estremità meridionale della
vasta necropoli di Pian di Mola, vennero con altre esplorate due ricche
tombe gentilizie di età ellenistica appartenute ai Treptie (CIE II, 5707-5709)
che restituirono numerosissimi sarcofagi in terracotta oltre a 2 esemplari
in nenfro con coperchio figurato, uno dei quali iscritto (Torelli C 1965;
Colonna C 19671; C 1989; Gentili C 1994). I sepolcri, originariamente
distinti e in un secondo momento per esigenze di spazio resi comunicanti,
sembrano in uso dalla fine del III alla fine del II sec. a.C., con un riutilizzo
nel I sec. d.C.; dei due quello più ampio e forse più antico presenta un
pilastro centrale risparmiato e all’esterno esibisce un solenne prospetto
con cortina isodoma di tufo (Sgubini Moretti C 19912).
Del 1962 sono altri ritrovamenti: a Pantalla viene individuata, con
altre, una tomba a camera con resti di decorazione architettonica dipinta; a
Sasso Pizzuto viene esplorato da Marchese un gruppo di tombe a camera
di età arcaica e recuperato anche un frammento di lastra architettonica
(Moretti Sgubini - Ricciardi C 2004). Dello stesso anno è la notizia della
scoperta nella basilica di San Pietro di un’iscrizione frammentaria: dedicata
tra il 305 e il 306 d.C. a Diocleziano dagli imperatori Costanzo, Massimiano,
Severo, Massimino e dal senior Augustus Massimiano, questa si riferisce
probabilmente alla costruzione o al rifacimento di un pubblico edificio.
Viene così documentato un interessamento del vecchio imperatore per T.,
analogamente a quanto noto in quest’epoca anche in altri vetusti centri
dell’Etruria meridionale (Sordi C 1962).
Nel 1963 tornano in luce a Pian di Mola, in proprietà Sereni e Veruschi,
due tombe a camera che seppure ampiamente saccheggiate, restituirono
insieme a resti di sarcofagi in terracotta, materiali del corredo che ne
documentano un uso nel II sec. a.C. (Gentili C 1994). Nel 1964 vengono
esplorate alle Solfarate/Solfatare 3 tombe di età medioellenistica, la prima
delle quali appartenuta alla gens Puplina (CIE II, 5705-5706): i 2 maggiori di
tali ipogei, ad unica camera e in origine non comunicanti, risultarono colmi
di sarcofagi di nenfro, 4 dei quali con coperchi scolpiti (Colonna C 19673).
Fondamentali per una più approfondita conoscenza dell’orizzonte
culturale di T. sono le scoperte effettuate fra il 1967 e il 1970. Nell’inverno del
1967 nella necropoli tardoorientalizzante e arcaica della Peschiera ritornava
in luce una tomba rupestre del tipo a casa con tetto displuviato (Colonna
C 19674; C 1968; Quilici Gigli C 1970; Di Paolo Colonna C 1978; Romanelli
C 1986; Sgubini Moretti C 19861): espressione di un filone architettonico
che, peculiare dell’Etruria interna, trova a T. le sue più antiche e complesse
317 Tuscania

manifestazioni (Sgubini Moretti 19862; C 19911; Moretti Sgubini C 2005), il


monumento si data, grazie ai materiali del corredo, intorno alla metà del
VI sec. a. C. (Colonna C 19674; C 1968; Sgubini Moretti C 19862).
Non meno rilevante è la scoperta della Tomba I Curunas (CIE II, 5687-
5688; CIE III, 10400-10408; AA.VV. C 1983) rinvenuta nel novembre dello
stesso anno nel gradone inferiore della necropoli di Madonna dell’Olivo: in
uso tra il 340/330 e il 240/230 a. C., dunque nell’arco di quattro generazioni,
l’ipogeo costituito da un’unica vasta camera con soffitto decorato da
partizioni architettoniche e dotato in origine di una facciata adorna di
sculture, risultò accogliere 10 deposizioni, 8 delle quali in sarcofagi di
nenfro, di cui 7 riccamente scolpiti. Malgrado il saccheggio subito in epoca
imprecisata, più che rilevanti per numero e qualità risultarono i materiali
del corredo. Fra i bronzi un cenno particolare richiedono i vasi che
compongono un sontuoso servizio da mensa nel cui ambito spiccano un
monumentale cratere e una coppia di situle dalle raffinate decorazioni; da
segnalare anche la presenza, non comune in Etruria, di 3 ciste prenestine
finemente incise, almeno una delle quali eseguita su commissione
(Bordenache Battaglia - Emiliozzi C 1990). Ragguardevoli le ceramiche che
annoverano vasi a figure rosse di produzione falisca, etrusco-meridionale
e chiusina, sovradipinti, a vernice nera e acromi di uso comune, importati
da centri etruschi e di produzione locale (Moretti C 1970; AA.VV. C 1983;
Sgubini Moretti C 19862; C 19912). Ancora nel 1967 nella stessa necropoli
veniva individuato e liberato dalla terra di riempimento il dromos della
Grotta della Regina, restituendo leggibilità al celebre monumento in
precedenza accessibile attraverso un cunicolo scavato in epoca imprecisata.
Tre anni più tardi la ripresa delle indagini portava al rinvenimento di altri
due ipogei della gens Curunas ubicati a pochi metri dal primo e dunque
ricadenti in un settore della necropoli che nell’ambito di un più vasto piano
di sviluppo del sepolcreto sembrerebbe essere stato riservato a distinti rami
di uno stesso ceppo gentilizio (AA.VV. C 1983; Sgubini Moretti C 19912). Dei
due soprattutto la tomba II, con facciata costruita, risultò particolarmente
ricca di materiali. In uso dal 320/310 a tutto il II sec. a.C., il monumento,
saccheggiato in epoca imprecisata, si qualifica come un vero e proprio
deposito: esso accoglieva infatti 27 deposizioni, 22 delle quali in sarcofagi
e urne di nenfro, che si distribuiscono nell’arco di almeno 7 generazioni.
Fra i materiali dei corredi figurano bronzi, ceramiche a figure rosse di
produzione falisca ed etrusco-meridionale, vasi sovradipinti di fabbrica
magnogreca ed etrusca, a vernice nera, di uso comune, oltre ad un gruppo
di terrecotte figurate fra cui si segnalano maschere teatrali e statuine di
attore che documentano la diffusione del culto dionisiaco nell’ambito di
questo nucleo familiare aristocratico, analogamente a quanto attestato
in altri contesti gentilizi di T. e dell’Etruria (Stefani C 1979). Analoghe
connessioni con la sfera dionisiaca sembra suggerire il soggetto decorativo
– un cerbiatto azzannato da una pantera e incalzato da un leone – presente
su uno dei lati lunghi del sarcofago delle Amazzoni: datato fra il 330 e il 320
a.C. e attribuito a maestranze tarquiniesi, questo pregevole monumento,
Tuscania 318

rinvenuto purtroppo privo del coperchio, proviene dall’omonimo ipogeo


a due camere ritornato in luce, completamente sconvolto, nel 1970 presso
le tombe Curunas, ma ad una quota a quelle di poco superiore (Sgubini
Moretti C 19862; C 19912; Catalli C 1987).
Nel 1972 si registra il rinvenimento in località Solfarate/Solfatare
di due tombe ellenistiche che restituiscono, fra l’altro, ceramiche figurate
degli ultimi decenni del IV sec. a.C. (Ricciardi C 2006) e a San Lazzaro
di un vasto ipogeo che accoglieva almeno 33 deposizioni, delle quali 3 in
sarcofagi fittili e 3 ad incinerazione e che restituì numerosissimi materiali
del corredo che ne documentano un uso dalla seconda metà del III sec.
a.C. all’età romana (Gentili C 1994). Nell’anno successivo testimonianze
fondamentali per la più antica storia di T. tornano invece in luce a Pian di
Mola. Si tratta di tombe a fossa che accolgono fra i materiali del corredo
alcuni vasi italo-geometrici che, con poche altre analoghe testimonianze
conservate nella cd. «Raccolta Comunale», documentano l’inserimento del
nostro centro in un circuito commerciale che tra la fine dell’VIII e gli inizi
del VII sec. a.C. vede un ruolo preminente di centri quali Vulci (v. Vulci) e
Tarquinia (v. Tarquinia; Sgubini Moretti C 19862; Moretti Sgubini C 2005).
Gli anni tra il 1974 e il 1975 vedono l’avvio di sistematiche ricerche
nell’area dell’antico insediamento urbano: a seguito degli intensi lavori
di restauro e recupero conseguenti il sisma del 1971, vengono intraprese
indagini sul Colle San Pietro, sede dell’acropoli della città etrusca (Cristofani
C 1972; Moretti Sgubini C 2005). Sostanzialmente inediti sono purtroppo
i risultati di tali scavi che, protrattisi per circa un triennio, interessarono
distinti settori dell’abitato. Ai materiali, frutto di raccolte di superficie o di
scoperta casuale, che attestano una frequentazione dell’area già nel Bronzo
medio III e nel Bronzo finale, si vengono ora ad aggiungere dati relativi
alla prima Età del Ferro documentati da tracce di capanne individuate
nel settore NO del colle cui si aggiungono pochi altri frammenti vascolari
sporadici coevi di successivo ritrovamento (Petitti C 2007). Più consistenti
i resti dell’abitato etrusco che, occupando una superficie valutata intorno a
8 ettari (Judson - Hemphill C 1981), mostra al momento due principali fasi
edilizie sostanzialmente coincidenti con l’età arcaica e con quella ellenistica
(Gianfrotta - Potter C 1980). Maggiore monumentalità caratterizza le
testimonianze d’età romana costituite dai poderosi terrazzamenti visibili
sul versante meridionale del colle, come pure da tratti di strade basolate,
da impianti a carattere residenziale e produttivo sui quali più tardi
s’impostarono, senza soluzione di continuità, le imponenti fabbriche di
epoca medievale (Giontella C 1980; Sgubini Moretti C 19912).
Nel 1979 a seguito di un intervento di tutela veniva riportata in
luce una tomba a camera nella necropoli della Peschiera in proprietà
Dore (Gentili C 1994). Sebbene sconvolto da crolli e manomissioni, il
monumento, che manifesta modifiche e ampliamenti, appare in uso,
come indicano i materiali del corredo, dalla fine III alla prima metà del I
sec. a.C. La tomba accoglieva 5 generazioni probabilmente di una stessa
famiglia: furono infatti rinvenuti 6 sarcofagi, dei quali 4 in nenfro a cassa
319 Tuscania

liscia e coperchio a tetto displuviato, 2 in terracotta con figure maschili


recumbenti, riferibili alle deposizioni più antiche, mentre alle più recenti
sembrerebbero rapportabili le 4 modeste fosse ricavate nel banco e coperte
con tegole. Pregevoli materiali in bronzo e vetro insieme a resti di una
lucerna a volute testimoniano una riutilizzazione della tomba nella prima
metà del I sec. d.C.
La valenza e il ruolo assunto da T. nell’ambito dell’Etruria interna sin
dall’età orientalizzante si sono ulteriormente precisati grazie alle scoperte
frutto di indagini di scavo sistematiche effettuate nel corso degli ultimi
decenni, scoperte che hanno definitivamente riscattato il nostro centro da
quel ruolo di insediamento fiorente in età ellenistica e gravitante nell’orbita
di Tarquinia (v. Tarquinia), precedentemente accreditato.
Ad Ara del Tufo, a seguito del rinvenimento nel 1979 di frammenti
di terrecotte architettoniche affioranti in superficie (Sgubini Moretti
C 1980), si sono svolte, fra il 1980 e il 1983, tre campagne di scavo che
hanno interessato distinti settori del sepolcreto. Si sono così individuate,
come già nel 1960, tombe del tipo a fenditura superiore, in uso sin dal
secondo venticinquennio del VII sec. a. C., e a camera di età arcaica, che
in due casi conservano decorazioni architettoniche dipinte con tecnica
monocroma (Sgubini Moretti - Ricciardi C 1993); è stato inoltre riportato
in luce un gruppo di 3 tombe a tumulo che, databili tra la fine del VII e
la prima metà VI sec. a.C., ripropongono modelli architettonici ceretani
realizzati peraltro secondo tecniche in uso ad esempio a Vulci (v. Vulci).
Non meno significativi i materiali dei corredi funerari che mostrano come
T. risulti ormai inserita in una fitta trama di rapporti economici e culturali
che coinvolgono i grandi centri dell’Etruria meridionale costiera come
pure quelli del distretto falisco-capenate, volsiniese e chiusino (Sgubini
Moretti C 1982; Moretti Sgubini C 2005; Costantini - Ricciardi C 2005).
Coerentemente si collocano in tale contesto i dati acquisiti relativamente
alle terrecotte architettoniche che, rinvenute nel settore monumentale
della necropoli e per lo più concentrate nell’area circostante le tombe a
tumulo (Ricciardi C 1982; Winter C 2009), sono state poste in rapporto con
un sacello funerario forse per il culto gentilizio (Sgubini Moretti - Ricciardi
C 1993). Da sottolineare la grande varietà dei soggetti utilizzati per la
decorazione delle sime e delle lastre di rivestimento che ripropongono
tipi in parte identici a quelli presenti sulle terrecotte di Monaco e del
Louvre, in parte analoghi a quelli delle terrecotte del gruppo Acquarossa,
documentando pertanto l’attività di botteghe di cloroplasti attivamente
impegnati a T. poco dopo la metà del VI sec. a.C.
Di grande importanza anche i dati acquisiti nella necropoli di Pian
di Mola ove tra il 1984 e il 1985 è stata individuata e riportata in luce
un’eccezionale tomba rupestre del tipo a casa con tetto displuviato e
portico tetrastilo inquadrato da ante, sfarzosamente decorata sull’attico
con sculture animalistiche e acroteri a disco in nenfro ed esibente sulla
fronte 3 porte – delle quali solo la centrale reale – inquadrate da ricche
cornici (Sgubini Moretti C 19861; C 19891; C 19911; Moretti Sgubini C 2005).
Tuscania 320

Realizzato in posizione di studiato risalto e quasi speculare rispetto alla


tomba a casa della necropoli della Peschiera, il monumento, in parte
scavato, in parte costruito, si qualifica ancor oggi come un vero e proprio
unicum nell’ambito dell’architettura funeraria dell’Etruria. La tomba,
datata in una fase avanzata del secondo venticinquennio del VI sec. a.C.,
non rappresenta un episodio isolato risultando inserita in una scenografica
quinta di sepolcri rupestri di analoga tipologia, ma di più semplice assetto
planimetrico e di modesto impegno decorativo. Del 1987 è la scoperta di
un monumentale cippo in nenfro a forma di casa. Ubicato in una ‘piazzetta’
ricavata fra le più imponenti tombe rupestri, questo giaceva rovesciato sulla
base, a podio modanato, posta a chiusura di una tomba a incinerazione
entro pozzetto di blocchi di tufo. Databile nei decenni centrali della prima
metà del V sec. a.C., il cippo di Pian di Mola chiarisce la collocazione e la
funzione assolta da tale classe di segnacoli (Colonna C 19674; Colonna Di
Paolo - Colonna C 1970; Nespica C 1985; Sgubini Moretti C 19861) riferiti a
produzione tuscanese (Sgubini Moretti C 19911). Da T. il tipo, rielaborato
da modelli etrusco-meridionali e arricchito da dettagli decorativi mutuati
da impegnative esperienze dell’architettura reale, si diffonde poi in aree
contermini (Moretti Sgubini C 2005).
Ulteriori dati si sono acquisiti nel 1989 grazie allo scavo di una tomba
a camera, del tipo a fenditura superiore iscritta in un tumulo esplorata
nel settore NE della necropoli delle Scalette (Quilici Gigli C 1970; Naso C
1996), in vocabolo Pali di Ferro (Moretti Sgubini C 2000). I materiali del
ricco corredo, che databile nel secondo venticinquennio del VII sec. a.C.
annovera anche resti di un carro – elemento indicatore dell’alto rango
dell’inumato –, concorrono, con quelli di altri contesti rinvenuti tra il
1992 e il 1994 nella stessa necropoli grazie alla collaborazione dei GAI,
a puntualizzare l’orizzonte culturale della più antica T., integrando già
note testimonianze che, provenienti da Ara del Tufo e da Sasso Pizzuto, si
scaglionano, come quelle delle Scalette, in un arco temporale compreso fra
l’Orientalizzante medio e gli inizi di quello recente. Ne emerge il quadro
di un insediamento che, compiutamente strutturato da un punto di vista
economico e sociale, risulta caratterizzato da una cultura composita e aperta
agli apporti esterni e precocemente assume, grazie alla sua ubicazione,
un ruolo attivo negli scambi che intercorrono fra i grandi centri costieri,
l’Etruria interna e il comparto falisco-tiberino (Moretti Sgubini C 2005). Va
ancora rilevato come gli interventi condotti nel 1994 dai volontari dei GAI
hanno posto in evidenza la presenza nel sepolcreto delle Scalette di tombe
a cremazione del tipo a pozzetto e a buca che come analoghe attestazioni
precedentemente individuate a Pian di Mola (Sgubini Moretti C 19911),
documentano la diffusione a T. di un rituale funerario attestato in età
arcaica anche a Tarquinia e a Vulci (Ricciardi C 2006; v. Tarquinia, Vulci).
Dello stesso anno è un altro intervento nella necropoli di Sasso Pizzuto-
Casale Galeotti, che ha interessato un tumulo di considerevoli dimensioni
già noto da tempo. Improntato a modelli ceretani come stanno ad indicare
l’articolazione planimetrica e la decorazione delle tre camere funerarie
321 Tuscania

aperte su un ampio atrio, il monumento ha restituito resti del corredo – fra i


quali spicca un gruppo di pregevoli vasi etrusco-corinzi –, che avvalorano,
al pari del complesso architettonico, il ruolo eminente degli antichi titolari
del sepolcro (Moretti Sgubini C 2005). Presso il tumulo, oltre ad una
piccola tomba a fossa databile nel primo quarto del VI sec. a. C., sono state
recuperate parti di terrecotte architettoniche ‘di prima fase’ di tipo analogo
al frammento già rinvenuto nel 1962 (Moretti Sgubini - Ricciardi 2004),
elementi questi che confermano la presenza anche presso il grande tumulo
di Sasso Pizzuto di un sacello forse per il culto funerario, secondo un uso
che già rilevato ad Ara del Tufo trova attestazione in età arcaica anche in
località Bassetta-Polledrara e, forse, a Pian di Mola (Rendeli 1993) e in età
ellenistica ancora ad Ara del Tufo e a Campo di Marte-Piastrella (Sgubini
Moretti - Ricciardi C 1993; Scardozzi 2003; Moretti Sgubini - Ricciardi C
2004; Moretti Sgubini C 2005).
Nel 2000, a seguito di lavori che hanno interessato la strada
provinciale T.-Tarquinia, è stata esplorata nella necropoli di Rosavecchia-
Sterpaglio una tomba a 2 camere con ricco corredo che appare in uso dalla
fine del III al II sec. a.C. Nello stesso anno in località Bassetta-Pietrella un
altro intervento di tutela ha consentito di riportare in luce un impianto
idrico monumentale che destinato ad uso pubblico forse non scevro da
una connotazione sacrale, si colloca in un’area frequentata fra la fine del
III-inizi II sec. a.C. e il II sec. d.C. (Ricciardi C 2006).
Nel 2002 e nel 2003, grazie ancora una volta alla collaborazione con i
GAI, si è potuto operare nel versante orientale della necropoli di Pian di Mola.
Sebbene notevolmente compromesse da un prolungato uso improprio sono
state qui recuperate tombe a camera che replicano modelli dell’architettura
ceretana del VI sec. a.C., mentre maggiori dati conoscitivi si sono potuti
acquisire per una delle due monumentali tombe rupestri a dado da tempo
segnalate sul costone orientale del pianoro (Sgubini Moretti C 19911).
Tra il 2005 e il 2007 una serie di campi-scuola realizzati in collaborazione
con il Comune di T., l’Istituto ‘Lorenzo de’ Medici’ e l’Università degli
Studi di Firenze, operanti in convenzione con la Soprintendenza per la
valorizzazione della necropoli di Pian delle Rusciare, ha consentito di
riportare in luce una serie di strutture funerarie di età ellenistica che hanno
restituito, in alcuni casi, anche elementi del corredo sfuggiti ai saccheggi
clandestini.
Ben più eclatanti i risultati delle ricerche condotte dalla Soprintendenza
tra il 2005 e il 2006 in località Guadocinto ove, su una balza di terreno che
ubicata poco più a S di Madonna dell’Olivo sovrasta il corso del fiume
Marta, è stato riportato in luce un settore di una necropoli in precedenza non
conosciuta e in uso almeno dalla metà del VI a tutto il V sec. a.C. (Moretti
Sgubini - Ricciardi - Costantini C 2010). Sono stati al momento indagati 3
grandi tumuli – uno dei quali con crepidine in nenfro decorata da sontuose
cornici – che, seppure sconvolti da scavi clandestini e da lavori agricoli,
hanno restituito cospicui resti di ricchi corredi funerari fra i quali spiccano,
con altri pregevoli materiali, numerose ceramiche attiche a figure nere e,
Tuscania 322

soprattutto, a figure rosse attribuibili anche a grandi maestri come il Pittore


di Berlino, Brygos, Douris, il Curtius Painter, etc. Lo scavo ha inoltre posto
in evidenza resti delle fondazioni di una struttura a pianta quadrangolare,
più che un sacello forse una tomba, alla quale potrebbero essere riferiti
insieme a resti architettonici in nenfro quali parti di 3 colonne, di tegole
di gronda e un bel capitello dorico etrusco, una raffinata testa maschile e
3 gruppi statuari sempre in nenfro, parzialmente conservati e raffiguranti
giovani su ippocampi. Probabilmente impiegati con funzioni di acroteri
tali sculture, di grande qualità e di netta impronta vulcente, sembrano
databili intorno al 550-540 a.C. Si delinea dunque il quadro di una necropoli
monumentale nell’ambito della quale si colgono soluzioni architettoniche
di grandi complessità, alla cui realizzazione dovettero concorrere, come già
a Pian di Mola, scultori di formazione vulcente, titolari di una produzione
che alla luce dei dati oggi noti, possiamo ritenere stabilmente organizzata
in loco. Ancora si sono rinvenute numerose terrecotte architettoniche
arcaiche pertinenti parti di acroteri, tegole, coppi, antefisse del tipo Ara
del Tufo, sime, lastre di rivestimento decorate a stampo con fregi figurati
di tipi già attestati a T. (Moretti Sgubini - Ricciardi C 2011), materiali che
documentano la presenza anche presso i tumuli di questo sepolcreto di
due distinti sacelli forse destinati al culto funerario. In conclusione, gli
importanti ritrovamenti di Guadocinto non solo offrono nuova conferma
del ruolo di primo piano assunto dal nostro centro nell’ambito dell’Etruria
interna (Moretti Sgubini C 2005), ma documentano anche come l’elevato
grado di benessere di cui gode T. nel corso dell’età arcaica permanga
sostanzialmente inalterato nel corso V sec. a.C.: ne sono, fra altre, concreta
testimonianza le copiose importazioni di ceramica attica che in quest’epoca
continuano ad affluire sul mercato tuscanese, forse grazie alla mediazione
delle città etrusche centro-settentrionali e, segnatamente, di Orvieto (v.
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[Anna Maria Moretti Sgubini]
Tuscania (136 II NE) - a
Tuscania (136 II NE) - b

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