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SCUOLA NORMALE SUPERIORE ÉCOLE FRANÇAISE DE ROME

CENTRE J. BÉRARD NAPLES

DELLA

COLONIZZAZIONE GRECA IN ITALIA


E NELLE ISOLE TIRRENICHE

diretta da
† G. NENCI e † G. VALLET

XXI

SITI

TORRE CASTELLUCCIA - ZAMBRONE

PISA - ROMA - NAPOLI


2012
Questo volume è stato curato da

Maria Ida Gulletta (testi)


e Cesare Cassanelli (tavole)

ha collaborato Gianluca Casa

La direzione della BTCGI, dopo la scomparsa di G. Nenci,


è stata assunta da Ugo Fantasia (1999-2000)
e da Carmine Ampolo a partire dal 2001

ISBN 978-88-7642-406-9 (SNS)


978-2-7283-0959-7 (EFR)
978-2-918887-12-6 (CJB)
PREMESSA

Con questo volume si conclude la Bibliografia topografica della coloniz-


zazione greca in Italia e nelle isole tirreniche (BTCGI), a parte naturalmen-
te gli indici con le concordanze dei nomi di luoghi antichi e moderni e
altri complementi, attualmente in preparazione. La grande intrapresa
era stata avviata con coraggio da Giuseppe Nenci e George Vallet negli
anni Settanta del secolo scorso con una accurata preparazione (in parti-
colare incontri e seminari italo-francesi) per sostituire su una scala molto
più ampia la preziosa, e per forza di cose datata, opera di Jean Bérard,
Bibliographie topographique des principales cités grecques de l’Italie meridionale
et de la Sicile dans l’antiquité (Paris 1941). Era questo un agile strumento di
lavoro che accompagnava la prima edizione della fondamentale opera
di J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie méridionale et de la Sicile dans
l’antiquité: l’histoire et la légende (Paris 1941; 19572)1.
Pur avendo in apparenza una impostazione simile, con una prima di-
stinzione tra gli studi a carattere generale e quelli relativi ai singoli siti, vi
è una differenza notevole, non solo per le dimensioni, 116 pagine nella bi-
bliografia di J. Bérard, 21 volumi nel nostro caso , di cui 5 dedicati a studi
generali! Nella grande opera di G. Nenci e G. Vallet sono comprese tutte
le isole del Mar Tirreno e non la sola Sicilia, ma soprattutto è stato inserito
in modo amplissimo l’insieme delle località dell’Italia antica, non solo
quelle che hanno un qualche contatto con il mondo ellenico (ad es. miti
di fondazione, presenza di ceramica greca ecc.). Sulla validità o meno di
tale estensione – non dichiarata nel titolo dell’opera – si possono avere
legittimamente opinioni diverse; questo ampliamento è certo in rapporto
con il grande sviluppo avuto dagli studi sulle popolazioni locali ed i loro
insediamenti. Soprattutto l’estensione dal mondo delle città greche agli
insediamenti locali resta un elemento dinamico, di non semplice delimi-
tazione, ma è una caratteristica positiva per chiunque voglia considerare

1
  Su Jean Bérard si veda ora il volume a cura di J.-P. Brun, M. Gras, Avec Jean Bérard,
1908-1957 - La colonisation grecque, l’Italie sous le fascisme, Roma, Collection EFR 440, 2010.
Incredibilmente a lui dedica solo pochissime righe il recentissimo volume di G. Ceserani,
Italy’s Lost Greece: Magna Graecia and the Making of Modern Archaeology, Oxford, Oxford
University Press, 2012, che peraltro sembra ignorare la Bibliografia topografica della colonizza-
zione greca in Italia e nelle isole tirreniche (come del resto l’opera di studiosi come G. Pugliese
Carratelli, E. Lepore e lo stesso G. Nenci).
il fenomeno della colonizzazione greca in Occidente in una prospettiva
ampia, anche in rapporto al popolamento locale (e ad altre componenti
culturali ed etniche) e più in generale al contesto storico-geografico.
Inoltre, ogni voce contiene i riferimenti alle fonti letterarie, epigrafiche
e numismatiche disponibili, oltre alla storia della ricerca archeologica; la
vera e propria bibliografia (organizzata secondo l’ordine cronologico)
consente di seguire lo sviluppo delle ricerche, nel caso dei centri mag-
giori sin da età umanistica e rinascimentale. Quali che siano – o possa-
no essere – i limiti e i pregi dell’opera o di singole voci, essa resta uno
strumento prezioso e insostituibile per la ricerca e anche per la tutela del
territorio. L’abbondanza dei lemmi inseriti da questo punto di vista rap-
presenta certamente un elemento positivo. Quando ho assunto la direzio-
ne dell’opera nel 2001, succedendo a Ugo Fantasia (2000, dopo la morte
di G. Nenci nel 1999, preceduta nel 1994 dalla scomparsa di G. Vallet) ho
deciso di continuare la realizzazione dell’opera e di lasciarne immutate le
caratteristiche generali, anche se l’ampiezza dei criteri base rendeva più
complessa e lenta la realizzazione delle parti mancanti. Ho mantenuto
doverosamente i nomi dei due ideatori e direttori originari (le loro foto
sono all’inizio del volume XVI, 2001) e l’École française de Rome ha conti-
nuato a sostenerne generosamente la realizzazione. Solo nel caso della
voce Siracusa, per l’importanza storica, archeologica e storiografica della
città, ho scelto di dare un carattere più analitico e articolato alla sezione
(una edizione a sé stante è poi comparsa a cura di C. Ampolo, in forma
aggiornata e con apparato fotografico, con premessa di G. Voza, Pisa,
Edizioni della Normale, 2011). Ulteriori complementi, e altro, potranno
essere successivamente editi in formato elettronico.
Esser riusciti a completare l’opera, in tempi forse troppo lunghi ma cer-
to non facili, è comunque motivo di orgoglio per chi scrive, come anche
per la Scuola Normale Superiore tutta e le Edizioni della Normale, alle
quali va la mia gratitudine. A tale opera è stato sempre strettamente, e
direi organicamente, collegato il Laboratorio (fondato da G. Nenci come
Laboratorio di Topografia Storico-Archeologica del Mondo Antico; poi con la
mia Direzione divenuto Laboratorio di Storia, Archeologia e Topografia del
Mondo Antico, e attualmente Laboratorio di Scienze dell’Antichità, LSA).
Senza la collaborazione non solo dei tanti autori delle voci, ma anche dei
redattori che ne fanno parte (o almeno ne hanno fatto parte in passato)
la realizzazione dell’opera non sarebbe stata possibile: a tutti un sentito
ringraziamento e in particolare a chi ha redatto l’ultimo volume (la cura è
indicata nel colophon di ogni singolo volume). L’amico Michel Gras, diret-
tore della École française de Rome fino al 2011, ci ha sempre incoraggiato e
sostenuto ed a lui, continuatore ed erede ideale di G.Vallet, va un ‘grazie’
speciale.

Pisa, 27 giugno 2012


Carmine Ampolo
abbreviazioni delle opere
più frequentemente citate

ABV J.D. Beazley, Attic Black-figure Vase-painters,


Oxford 1956.
ACETI T. Aceti, In Gabrielis Barrii ... De Antiquitate et situ
Calabriae libros quinque ..., prolegomena, additiones
et notae ..., Romae 1737.
ACT Atti del ... Convegno di Studi sulla Magna
Grecia.
ALBERTI L. Alberti, Descrittione di tutta l’Italia, Bologna
1550 (Venetia 1596, I-II).
AMICO V. Amico, Lexicon topographicum Siculum,
Panormi - Catanae 1757-1760 (trad. it., Palermo
1855-1856, I-II).
ARV1 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters,
Oxford 1942.
ARV2 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters2,
Oxford 1963.
BARRIUS G. Barrius, De antiquitate et situ Calabriae libri
quinque, Romae 1571.
BERARD1 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende, Paris 1941.
BERARD2 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende2, Paris 1957.
BERARD
3
J. Bérard, Bibliographie topographique des
principales cités grecques de l’Italie méridionale et de
la Sicile dans l’antiquité, Paris 1941.
BERARD
4
J. Bérard, L’expansion et la colonisation grecque
jusqu’aux guerres médiques, Paris 1960.
BTCGI G. Nenci - G. Vallet, Bibliografia topografica della
colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche,
Pisa - Roma 1977 sgg.
BYVANCK A.V. Byvanck, De Magnae Graeciae historia
antiquissima, Hagae Com. 1912.
VI

CAH The Cambridge Ancient History.


CIACERI1 E. Ciaceri, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia,
Catania 1911.
CIACERI2 E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, Milano-
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CLUVERIUS2 P. Cluverius, Italia antiqua, Lugduni Batavorum
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DictAntGrRom Dictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines, dir.
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DUNBABIN T.J. Dunbabin, The Western Greeks. The History of
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EAA Enciclopedia dell’Arte Antica.
EC Enciclopedia Cattolica.
EI Enciclopedia Italiana.
EUA Enciclopedia Universale dell’Arte.
FAZELLUS T. Fazellus, De rebus Siculis decades duae, Panormi
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FREEMAN E.A. Freeman, The History of Sicily from the Earliest
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GIANNELLI1 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
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GIANNELLI2 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
in Occidente2, Firenze 1963.
GIUSTINIANI L. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del
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HEAD2 B.V. Head, Historia Numorum2, Oxford 1911.
HOLM A. Holm, Geschichte Siciliens im Alterthum,
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HOUEL J. Houel, Voyage pittoresque des îles de Sicile, de
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IGCH M. Thompson - O. Mørkholm - C.M. Kraay, An
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LENORMANT F. Lenormant, La Grande-Grèce, Paris 1881-1884, I-III.
LIMC Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae,
Zürich - München 1981 sgg.
VII

KlPauly Der Kleine Pauly, Stuttgart 1964-1975.


MARAFIOTI1 C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria,
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MARAFIOTI C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria2,
2

Padova 1601.
MAYER M. Mayer, Apulien vor und während der
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MEE Megavlh JEllhnikh; jEgkuklopaivdeia.
NISSEN H. Nissen, Italische Landeskunde, Berlin 1883-1902,
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OCD2 The Oxford Classical Dictionary2, Oxford 1970.
PACE B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, Milano
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E. Pais, Storia della Sicilia e della Magna Grecia,
Torino 1894.
PAIS2 E. Pais, Italia antica. Ricerche di storia e di geografia
storica, Bologna 1922, I-II.
PATERNÒ I. Paternò Principe di Biscari, Viaggio per tutte le
antichità della Sicilia, Napoli 1781.
PECS The Princeton Encyclopedia of Classical Sites,
Princeton N.J. 1976.
RE Paulys Real-Encyclopädie der classischen
Altertumswissenschaft, neue Bearb. hrsg. G.
Wissowa, Stuttgart-München 1893 sgg.
RRC M.H. Crawford, Roman Republican Coinage,
Cambridge 1974.
SdC Storia della Calabria, dir. G. Cingari, Roma-Reggio
Calabria 1987 sgg.
SdS Storia della Sicilia, dir. R. Romeo, Napoli 1979-
1980.
SNG Sylloge Nummorum Graecorum.
TSA Testimonia Siciliae Antiqua, ed. E. Manni, Roma
1981 sgg.
SIGLE DELLE RIVISTE UTILIZZATE NEL VOLUME

A&A Art and Archaeology.


A&R Atene e Roma: rassegna trimestrale della Associazione
Italiana di Cultura Classica.
A&S Arte e Storia.
AA Archäologischer Anzeiger.
AAAd Antichità altoadriatiche.
A Acc Bologna Atti della Accademia delle Scienze dell’Istituto di
Bologna. Rendiconti.
AACol Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e
Lettere ‘La Colombaria’.
AAL Atti della R. Accademia dei Lincei. Classe di Scienze
Fisiche, Matematiche e Naturali.
AANap Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e
Matematiche di Napoli.
A Ant Hung Acta Antiqua Academiae Scientiarum Hungaricae.
A Antr Etn Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia.
AAP Atti della Accademia Pontaniana.
AAPal Atti della Accademia di Scienze, Lettere e Arti di
Palermo.
AAPat Atti e Memorie della Accademia Patavina di Scienze,
Lettere e Arti. Classe di Scienze Morali, Lettere e Arti.
AAPel Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti. Classe
di Lettere, Filosofia e Belle Arti.
AArch Acta Archaeologica.
AAT Atti della Accademia delle Scienze di Torino. Classe di
Scienze Morali, Storiche e Filologiche.
ABSA Annual of the British School at Athens.
AC L’Antiquité Classique.
ACD Acta Classica Universitatis Scientiarum Debreceniensis.
ActaHyp Acta Hyperborea. Danish Studies in Classical
Archaeology.
AD Antike Denkmäler des deutschen Archaeologischen
Instituts.
AFaina Annali della Fondazione per il Museo ‘Claudio Faina’.
AFLB Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Bari.
X

AFLC Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università


di Cagliari.
AFLL Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Lecce.
AFLN Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Napoli.
AFLPer Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Perugia.
AFMB Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di
Bari.
AGPh Archiv für Geschichte der Philosophie
Agri Centuriati Agri Centuriati. An International Journal of Landscape
Archaeology
AIIN Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica.
AION(archeol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione di archeologia e storia
antica.
AION (filol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione filologico-letteraria.
AIRF Acta Instituti Romani Finlandiae.
AIRRS Acta Instituti Romani Regni Sueciae.
Aitna Aitna. Quaderni di Topografia antica.
AIV Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Classe
di Scienze Morali e Lettere.
AJA American Journal of Archaeology.
AJN American Journal of Numismatics.
AJPh American Journal of Philology.
AJPhAnthr American Journal of Physical Anthropology
AK Antike Kunst, hrsg. von der Vereinigung der Freunde
antiker Kunst in Basel.
Akad Berlin Abhandlungen der Akademie der Wissenschaften zu
Berlin.
AL Archeologia Laziale
AMDSPM Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Marche.
AMDSPPR Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Province di Romagna.
AMIIN Atti e Memorie dell’Istituto Italiano di Numismatica.
Anc Soc Ancient Society.
Ann Citra Annali Storici di Principato Citra.
Ann Acc Etrusca Cortona Annuario dell’Accademia Etrusca di Cortona.
Ann Inst Annali dell’Instituto di CorrispondenzaArcheologica.
Ann Num Annali di Numismatica.
Ann OVes Annali del R. Osservatorio Vesuviano.
XI

AnnPI Annali del Ministero della Pubblica Istruzione.


AnnSS Annali del Seminario di Studi del Mondo Classico,
Archeologia e Storia Antica.
Annuaire Arch Annuaire de la Societé Française de Numismatique et
d’Archéologie.
ANRW Aufstieg und Niedergang der römischen Welt.
Geschichte und Kultur Roms in Spiegel der neueren
Forschung.
APAA Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
AR Archaeological Reports.
ARAZ Atti e Rendiconti della Accademia degli Zelanti.
Arch A Archeologia Aerea. Studi di aerotopografia
archeologica.
Arch Class Archeologia Classica. Rivista della Scuola nazionale
di Archeologia, pubblicata a cura degli Istituti di
Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana e di
Etruscologia e antichità italiche dell’Università di
Roma.
Arch EmRom Archeologia dell’Emilia Romagna.
Arch Mar Med Archaeologia Maritima Mediterranea: an International
Journal on Underwater Archaeology.
Arch Med Archeologia Medievale.
Arch Stor Ital Archivio Storico Italiano.
Arch Stor Sal Archivio Storico della Provincia di Salerno.
Arch Stor Sannio Archivio Storico del Sannio Alifano e Contrade
limitrofe.
Archaeol Archaeologia or miscellaneous tracts relating to
antiquity.
ArcheologiaWarsz Archeologia. Rocznik Instytutu archeologii i etnologii
Polskiej akademii nauk.
ARG Archiv für Religionsgeschichte.
ARID Analecta Romana Instituti Danici.
Arte A&M Arte Antica e Moderna.
AS Archeologia Subacquea. Studi Ricerche e Documenti.
ASAA Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle
Missioni Italiane in Oriente
ASCL Archivio Storico per la Calabria e la Lucania.
ASM Archivio Storico Messinese.
ASMG Atti e Memorie della Società Magna Grecia.
ASNP Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe
di Lettere e Filosofia.
ASP Archivio Storico Pugliese.
ASPN Archivio Storico per le Province Napoletane.
ASPParmensi Archivio Storico per le Province Parmensi.
ASRSP Archivio della Società Romana di Storia Patria.
ASS Archivio Storico Siciliano.
XII

ASSard Archivio Storico Sardo.


ASSirac Archivio Storico Siracusano.
ASSO Archivio Storico per la Sicilia Orientale.
Ath Athenaeum. Studi periodici di letteratura e storia
dell’antichità.
ATTA Atlante Tematico di Topografia Antica.
Atti Soc Tosc Sc Nat Atti della Società Toscana di Scienze Naturali.
Atti Soc Vel Atti della Società Letteraria Volsca Veliterna
Atti Petrarca Atti e Memorie della Accademia Petrarca di lettere, arti
e scienze.
Atti S. Chiara Atti del Pontificio Istituto S. Chiara di scienze e Lettere.
Au Ausonia. Rivista della Società italiana di archeologia e
storia dell’arte.
AV Arheološki vestnik.
AW Antike Welt. Zeitschrift für Archäologie und
Kulturgeschichte.
BA Bollettino d’Arte del Ministero per i beni Culturali e
Ambientali, già Bollettino d’Arte del Ministero della
Pubblica Istruzione.
BABesch Bulletin Antieke Beschaving.
BAC Bullettino di Archeologia Cristiana.
BB Bollettino della Basilicata.
BCAR Bollettino della Commissione Archeologica Comunale
di Roma.
BCA Sicilia Beni Culturali e Ambientali. Sicilia.
BCFS Bollettino del Centro di Studi di Filologia e Linguistica
Siciliana.
BCH Bulletin de Correspondance Hellénique.
BCN Nap Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano.
BCSM Bollettino del Centro di Studi Medmei.
BE Bulletin épigraphique.
Berl Stud Berliner Studien für Classische Philologie und Archäologie.
BIAA Bollettino dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte
del Lazio Meridionale.
BIBR Bulletin de l’Institute Belge de Rome.
BICR Bollettino dell’Istituto Centrale del Restauro.
BICS Bulletin of the Institute of Classical Studies of the
University of London.
BIH Bulletin de l’Institute Historique Belgique.
BIN Bollettino Italiano di Numismatica.
BLM Bollettino del Lazio Meridionale.
BMCR Bollettino del Museo della Civiltà Romana
(Supplemento a BCAR).
BMIR Bullettino del Museo dell’Impero Romano
(Supplemento a BCAR).
BMMP Bollettino dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie.
XIII

BNum Bollettino di Numismatica.


Boll Arch Bollettino di Archeologia.
Boll Arch Rom Bollettino dell’Associazione Archeologica Romana.
Boll Arch Vel Bollettino della Associazione Archeologica Veliterna.
Boll AS Bollettino di Archeologia Subacquea.
Boll Centumcellae Bollettino di Informazioni dell’Associazione Archeologica
Centumcellae.
Boll Farnes Bollettino del Centro di studi e ricerche sul territorio
farnesiano.
Boll Gioenia Bollettino Accademia Gioenia, Scienze Naturali.
Boll Matera Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera e della
Deputazione di Storia Patria per la Lucania, sezione di
Matera.
Boll SAV Bollettino Storico Archeologico Viterbese.
Boll SSI Bollettino della Società Sismologica Italiana
Boll Stud Med Bollettino dell’Associazione Internazionale di Studi
Mediterranei
Boll Verona Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale dì
Verona.
BPI Bollettino di Paletnologia Italiana.
BRGK Bericht der Römisch-Germanischen Kommission des
Deutschen Archäologischen Instituts.
Brundisii Res Annali della Biblioteca Arcivescovile ‘A. De Leo’ di
Brindisi.
BS Biblioteca Sarda.
BSBasilicata Bollettino Storico della Basilicata.
BSC Bollettino Storico Catanese.
BSL Bollettino di Studi Latini.
BSP Bollettino Storico Pisano.
Bull AS Bullettino Archeologico Sardo.
Bull Gaule Bullettin Épigraphique de la Gaule.
Bull Inst Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica.
Bull Nap Bullettino Archeologico Napoletano.
Bull TextAnc Bulletin du Centre international d’étude des textiles
anciens.
BV Bollettin Volcanologique.
ByzZ Byzantinische Zeitschrift.
CA La Critica d’Arte.
Cahiers Glotz Cahiers du centre Gustave Glotz. Revue d’histoire
ancienne.
CB The Classical Bulletin.
CCAB Corsi di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina.
CJ The Canadian Journal of Industry, Science and Art.
ClJ The Classical Journal
Cl Mus The Classical Museum.
CM Clio Medica.
XIV

CPh Classical Philology.


CQ Classical Quarterly.
CR Classical Review.
CRAI Comptes rendus / Académie des inscriptions et belles-
lettres.
Cron Arch Cronache di Archeologia e Storia dell’Arte.
CS Critica storica.
CSDIR Atti del Centro di Studi e Documentazione sull’Italia
Romana.
Daidalos Ricerche e studi del Dipartimento di Scienze del Mondo
antico.
DArch Dialoghi di Archeologia.
DHA Dialogues d’Histoire Ancienne.
Doc Alb Documenta Albana.
Doc Ant Documenti di Antichità Italiche e Romane.
DPAA Dissertazioni della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
Em Prerom Emilia Preromana
F&S Formazione e società.
FA Fasti Archaeologici. Annual Bulletin of Classical
Archaeology.
FArch Forum Archaeologiae. Zeitschrift für klassische
Archäologie.
G&R Greece & Rome.
GA Gazette Archéologique.
GIF Giornale Italiano di Filologia.
Gior Sc Lett Arti Giornale di Scienze, Lettere e Arti per la Sicilia.
Giorn Arc Giornale Arcadico di Scienze, Lettere e Arti.
Gl Glotta. Zeitschrift für griechische und lateinische Sprache.
GMusJ The J. Paul Getty Museum Journal.
Gn Gnomon. Kritische Zeitschrift für die gesamte
klassische Altertumswissenschaft.
GRBS Greek, Roman and Byzantine studies.
Gymn Gymnasium.
HBA Hamburger Beiträge zur Archäologie.
H&SR Histoire & Sociétés Rurales.
Henna Henna. Bimestrale di informazione e cultura.
HSCPh Harvard Studies in Classical Philology.
IF Indogermanische Forschungen.
IJNA International Journal of Nautical Archaeology.
ILN Illustraded London News.
Informatutti Informatutti. Bollettino d’Informazione del Comune di
Viggiano.
JAChr Jahrbuch für Antike und Christentum.
JAT Journal of Ancient Topography. Rivista di Topografia
Antica.
XV

JDAI Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts.


JHS Journal of Hellenic Studies.
JMedA Journal of Mediterranean Archaeology.
JMedS Journal of Mediterranean Studies.
JNES Journal of Near Eastern Studies.
JNG Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte.
JŒAI Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen
Instituts.
JRA Journal of Roman Archaeology.
JRGZ Jahrbuch der Römisch-Germanischen
Zentralmuseums Mainz.
JRS Journal of Roman Studies.
JS Journal des savants.
K.A.S.A. Koine, archeologica, sapiente, antichità
LEC Les études Classiques.
Lettera Lettera. Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.
MAAR Memoirs of the American Academy in Rome.
MAL Memorie della Classe di Scienze morali e storiche
dell’Accademia dei Lincei.
MAN Memorie della Reale Accademia di Archeologia, Lettere
e Belle Arti (della Società Reale) di Napoli.
MBAB Monats-Berichte der Akademie zu Berlin.
MC Il Mondo Classico.
MDAI(A) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Athen. Abt.).
MDAI(M) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts,
(Madrid. Abt.).
MDAI(R) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Röm. Abt.).
Med Ant Mediterraneo Antico.
MedArch Mediterranean Archaeology. Australian and
New Zeland Journal for the Archaeology of the
Mediterranean World.
MEFR Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome.
MEFR(A) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Antiquité).
MEFR(M) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Moyen-Age).
MEI Miscellanea Etrusco-Italica.
Mem Archeologia Memorie della Regia Accademia Ercolanese di
Archeologia.
Mem Enc Memorie enciclopediche sulle antichità e belle arti di
Roma per il MDCCCXVII.
Mem Inst Memorie dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
XVI

Mem Verona Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di


Verona.
MEP Minima Epigraphica et Papyrologica.
MGR Miscellanea Greca e Romana.
MH Museum Helveticum. Revue suisse pour l’étude de
l’Antiquité classique.
Mitt Heidelberg Mitteilungen der Vereinigung der Freunde der
Studentenschaft der Universität Heidelberg.
MIV Memorie dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.
MNIR Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome.
MonAcireale Monumenti e Rendiconti dell’Accademia di Scienze,
Lettere e Arti di Acireale.
MonAl Monumenti Antichi pubblicati dall’Accademia
Nazionale dei Lincei.
Mon Ann & Bull Inst Monumenti, Annali e Bollettino dell’Instituto di
Corrispondenza Archeologica.
Mon Inst Monumenti dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
MPAA Memorie della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
MSGI Memorie della Società Geografica Italiana.
MusGallIt Musei e Gallerie d’Italia.
NAC Numismatica e Antichità Classiche. Quaderni Ticinesi.
NBAC Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana.
NC Numismatic Chronicle.
NCirc Numismatic Circular.
New Zealand New Zealand Numismatic Journal.
NJPh Neue Jahrbücher für Philologie und Pädagogik.
NotAlbani Notizie da Palazzo Albani.
NotMilano Notizie del Chiostro del Monastero Maggiore. Rassegna
di Studi del Civico Museo Archeologico e del Civico
Gabinetto Numismatico di Milano.
Not Sopr Toscana Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Toscana.
Not Stor Augusta Notiziario Storico di Augusta.
Not Velletri Notizie di Archeologia, Storia ed Arte pubblicate dalla
Sezione di Velletri della R. Deputazione Romana di
Storia Patria.
Noticias EEHAR Noticias Escuela Española de Historia y Arqueología
en Roma.
NROp Nuova raccolta di opuscoli di autori siciliani.
NSA Notizie degli Scavi di Antichità.
OpArch Opuscula Archaeologica.
Op Sic Opuscoli di Autori Siciliani.
Origini Origini: preistoria e protostoria delle civiltà antiche
ORom Opuscula Romana. Acta Inst. Rom. Regni Sueciae.
XVII

P&R Proposte e Ricerche.


PACT Revue du Groupe européen d’études pour les
techniques physiques, chimiques et mathématiques
appliquées à l’archéologie.
PBF Prähistorische Bronzefunde.
PBSR Papers of the British School at Rome.
Palaeohistoria Palaeohistoria. Acta et communicationes Instituti
archaeologici universitatis Groninganae.
Period Num Periodico di Numismatica e di Sfragistica per la Storia
d’Italia.
Ph Philologus. Zeitschrift für klassische Philologie.
Polis Polis. Studi Interdisciplinari sul Mondo Antico.
PP La Parola del Passato.
Prähist Z Prähistorische Zeitschrift.
Puteoli Puteoli. Studi di Storia Antica.
QAEI Quaderni di Archeologia Etrusco Italica.
QC Quaderni Catanesi di studi antichi e medievali.
Quad Cagliari Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le
province di Cagliari e Oristano.
Quad Chieti Quaderni dell’Istituto di Storia e Archeologia
dell’Università di Chieti.
Quad Messina Quaderni dell’Istituto di Archeologia della Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.
QuadMus FrOcc Quaderni del Museo Archeologico del Friuli
Occidentale.
QuadMus Messina Quaderni dell’attività didattica del Museo Regionale di
Messina.
QuadMus Salinas Quaderni del Museo Archeologico Regionale ‘A. Salinas’.
Quad Perugia Nuovi quaderni dell’Istituto di Archeologia
dell’Università di Perugia in onore di F. Magi.
Quad Roma Quaderni di ricerca urbanologica e tecnica della pianificazione,
Facoltà di Architettura dell’Università di Roma.
Quad SBN Quaderni di Studi Bizantini e Neoellenici.
Quad Top Ant Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica
dell’Università di Roma.
Quad Velletri Quaderni della Biblioteca Comunale di Velletri.
Quad Villa Giulia Quaderni di Villa Giulia
Quad Veneto Quaderni di Archeologia del Veneto.
Quad Volt Quaderno del Laboratorio Universitario Volterrano.
QUCC Quaderni Urbinati di Cultura Classica.
RA Revue Archéologique.
RAAN Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, lettere e
belle arti di Napoli.
RAC Rivista di Archeologia Cristiana.
RAL Rendiconti della Classe di Scienze morali, storiche e
filologiche dell’Accademia dei Lincei.
XVIII

RAN Revue archéologique de la Narbonnaise.


Rass A&M Rassegna di Arte Antica e Moderna.
Rass Arch Rassegna di archeologia. Associazione archeologica
piombinese.
Rass Pugl Rassegna Pugliese.
RBPh Revue Belge de Philologie et d’Histoire.
RBN Revue belge de numismatique et de sigillographie.
RCCC Rivista Critica di Cultura Calabrese.
RCRF Rei Cretariae Romanae Fautorum Acta.
RCCM Rivista di cultura classica e medievale.
REA Revue des Etudes Anciennes.
REE Rivista di Epigrafia Etrusca.
REL Revue des Etudes Latines.
REG Revue des Etudes Grecques.
Rend Nap Rendiconti dell’Accademia di Scienze Fisiche e
Matematiche. Società Reale di Napoli.
RFIC Rivista di Filologia e Istruzione Classica.
RGI Rivista Geografica Italiana.
RhM Rheinische Museum für Philologie.
RHR Revue de l’Histoire des Religions.
RIA Rivista dell’istituto Nazionale di Archeologia e Storia
dell’Arte.
Ricerche e Studi Ricerche e Studi. Quaderni del Museo Archeologico
Provinciale «F. Ribezzo» di Brindisi.
RIGI Rivista Indo-Greco-Italica di Filologia.
RIL Rendiconti dell’Istituto Lombardo. Classe di Lettere,
Scienze Morali e Storiche.
RIN Rivista Italiana di Numismatica e scienze affini.
Rinasc Salen Rinascenza Salentina.
Riv Antr Rivista di Antropologia.
Riv Arch Rivista di Archeologia.
Riv Sc Preist Rivista di Scienze Preistoriche.
Riv Stor Salent Rivista Storica Salentina.
Riv Volt Rivista Volterrana.
RM Rassegna Monetaria.
RN Revue Numismatique.
Röm Jahr Hertz Römisches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana.
RPAA Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
RPh Revue de philologie, de littérature et d’histoire
anciennes.
RSA Rivista di Storia Antica e Scienze Affini.
RSAntichità Rivista Storica dell’Antichità.
RSBN Rivista di Studi bizantini e neollenici.
RSCalabrese Rivista Storica Calabrese.
RSCS Rassegna Siciliana di Cultura e Storia.
XIX

RSF Rivista di Studi Fenici.


RSI Rivista Storica Italiana.
RSL Rivista di Studi Liguri.
RSS Rassegna Storica Salernitana.
RSSiciliana Rivista Storica Siciliana.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SAL Studi di Antichità dl Dipartimento di Scienze
dell’Università di Lecce.
Salternum Salternum: Semestrale di informazione storica, culturale e
archeologica.
S&C Scrittura e Civiltà.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SBAW Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der
Wissenschaft, München. Philos.-Hist. Klasse.
SCO Studi Classici e Orientali.
SDA Studi e Documenti di Archeologia.
SE Studi Etruschi.
SEIA SEIA. Quaderni dell’Istituto di Storia Antica
dell’Università degli Studi di Palermo.
SicA Sicilia Archeologica.
SicGymn Siculorum Gymnasium. Rassegna semestrale della
facoltà di Lettere dell’Università di Catania.
SIFC Studi Italiani di Filologia Classica.
SLS Studi Linguistici Salentini.
SMAN Studi e Materiali di Archeologia e Numismatica.
SMEA Studi Micenei ed Egeo-Anatolici.
SMGS Calabria Studi e Materiali di Geografia Storica della Calabria.
SMSA Toscana Studi e Materiali. Scienza dell’Antichità in Toscana.
SNR Schweizerische Numismatische Rundschau.
SS Studi Sardi.
Stud Merid Studi Meridionali.
Stud Montef Studi Montefeltrani.
Stud Num Studi di Numismatica.
Stud Oliveriana Studia Oliveriana.
Stud Pic Studia Picena.
Stud Rom Studi Romani.
Stud Romagn Studi Romagnoli.
Stud Sal Studi Salentini.
Stud Sard Studi Sardi.
Stud Stor Studi Storici. Rivista trimestrale dell’Istituto Gramsci.
Stud Tard Studi Tardoantichi.
Stud Urb (B) Studi Urbinati di Storia, Filosofia e Letteratura. Serie B.
TAPhA Transactions and Proceedings of the American
Philological Association.
Trapani Trapani. Rassegna della Provincia.
Univ L’Universo.
XX

Valisu Valisu. Rivista di Cultura Nostrana.


VDI Vestnik Drevnej Istorii (Revue d’Histoire Ancienne).
Verbum Verbum. Revue de linguistique.
Vet Chr Vetera Christianorum.
XAnt Xenia Antiqua.
WorldA World Archaeology.
WS Wiener Studien.
WZ Rostock Wissenschaftliche Zeitschrift der Universität Rostock.
ZfA Zeitschrift für Ägyptische Sprache.
ZfE Zeitschrift für allgemeine Erdkunde.
ZfN Zeitschrift für Numismatik.
ZfV Zeitschrift für Vulkanologie
ZON Zeitschrift für Ortsnamenforschung.
ZPE Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.
SCUOLA NORMALE SUPERIORE ÉCOLE FRANÇAISE DE ROME
CENTRE J. BÉRARD NAPLES

DELLA

COLONIZZAZIONE GRECA IN ITALIA


E NELLE ISOLE TIRRENICHE

diretta da
† G. NENCI e † G. VALLET

XXI

SITI

TORRE CASTELLUCCIA - ZAMBRONE

PISA - ROMA - NAPOLI


2012
Questo volume è stato curato da

Maria Ida Gulletta (testi)


e Cesare Cassanelli (tavole)

ha collaborato Gianluca Casa

La direzione della BTCGI, dopo la scomparsa di G. Nenci,


è stata assunta da Ugo Fantasia (1999-2000)
e da Carmine Ampolo a partire dal 2001

ISBN 978-88-7642-406-9 (SNS)


978-2-7283-0959-7 (EFR)
978-2-918887-12-6 (CJB)
PREMESSA

Con questo volume si conclude la Bibliografia topografica della coloniz-


zazione greca in Italia e nelle isole tirreniche (BTCGI), a parte naturalmen-
te gli indici con le concordanze dei nomi di luoghi antichi e moderni e
altri complementi, attualmente in preparazione. La grande intrapresa
era stata avviata con coraggio da Giuseppe Nenci e George Vallet negli
anni Settanta del secolo scorso con una accurata preparazione (in parti-
colare incontri e seminari italo-francesi) per sostituire su una scala molto
più ampia la preziosa, e per forza di cose datata, opera di Jean Bérard,
Bibliographie topographique des principales cités grecques de l’Italie meridionale
et de la Sicile dans l’antiquité (Paris 1941). Era questo un agile strumento di
lavoro che accompagnava la prima edizione della fondamentale opera
di J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie méridionale et de la Sicile dans
l’antiquité: l’histoire et la légende (Paris 1941; 19572)1.
Pur avendo in apparenza una impostazione simile, con una prima di-
stinzione tra gli studi a carattere generale e quelli relativi ai singoli siti, vi
è una differenza notevole, non solo per le dimensioni, 116 pagine nella bi-
bliografia di J. Bérard, 21 volumi nel nostro caso , di cui 5 dedicati a studi
generali! Nella grande opera di G. Nenci e G. Vallet sono comprese tutte
le isole del Mar Tirreno e non la sola Sicilia, ma soprattutto è stato inserito
in modo amplissimo l’insieme delle località dell’Italia antica, non solo
quelle che hanno un qualche contatto con il mondo ellenico (ad es. miti
di fondazione, presenza di ceramica greca ecc.). Sulla validità o meno di
tale estensione – non dichiarata nel titolo dell’opera – si possono avere
legittimamente opinioni diverse; questo ampliamento è certo in rapporto
con il grande sviluppo avuto dagli studi sulle popolazioni locali ed i loro
insediamenti. Soprattutto l’estensione dal mondo delle città greche agli
insediamenti locali resta un elemento dinamico, di non semplice delimi-
tazione, ma è una caratteristica positiva per chiunque voglia considerare

1
  Su Jean Bérard si veda ora il volume a cura di J.-P. Brun, M. Gras, Avec Jean Bérard,
1908-1957 - La colonisation grecque, l’Italie sous le fascisme, Roma, Collection EFR 440, 2010.
Incredibilmente a lui dedica solo pochissime righe il recentissimo volume di G. Ceserani,
Italy’s Lost Greece: Magna Graecia and the Making of Modern Archaeology, Oxford, Oxford
University Press, 2012, che peraltro sembra ignorare la Bibliografia topografica della colonizza-
zione greca in Italia e nelle isole tirreniche (come del resto l’opera di studiosi come G. Pugliese
Carratelli, E. Lepore e lo stesso G. Nenci).
il fenomeno della colonizzazione greca in Occidente in una prospettiva
ampia, anche in rapporto al popolamento locale (e ad altre componenti
culturali ed etniche) e più in generale al contesto storico-geografico.
Inoltre, ogni voce contiene i riferimenti alle fonti letterarie, epigrafiche
e numismatiche disponibili, oltre alla storia della ricerca archeologica; la
vera e propria bibliografia (organizzata secondo l’ordine cronologico)
consente di seguire lo sviluppo delle ricerche, nel caso dei centri mag-
giori sin da età umanistica e rinascimentale. Quali che siano – o possa-
no essere – i limiti e i pregi dell’opera o di singole voci, essa resta uno
strumento prezioso e insostituibile per la ricerca e anche per la tutela del
territorio. L’abbondanza dei lemmi inseriti da questo punto di vista rap-
presenta certamente un elemento positivo. Quando ho assunto la direzio-
ne dell’opera nel 2001, succedendo a Ugo Fantasia (2000, dopo la morte
di G. Nenci nel 1999, preceduta nel 1994 dalla scomparsa di G. Vallet) ho
deciso di continuare la realizzazione dell’opera e di lasciarne immutate le
caratteristiche generali, anche se l’ampiezza dei criteri base rendeva più
complessa e lenta la realizzazione delle parti mancanti. Ho mantenuto
doverosamente i nomi dei due ideatori e direttori originari (le loro foto
sono all’inizio del volume XVI, 2001) e l’École française de Rome ha conti-
nuato a sostenerne generosamente la realizzazione. Solo nel caso della
voce Siracusa, per l’importanza storica, archeologica e storiografica della
città, ho scelto di dare un carattere più analitico e articolato alla sezione
(una edizione a sé stante è poi comparsa a cura di C. Ampolo, in forma
aggiornata e con apparato fotografico, con premessa di G. Voza, Pisa,
Edizioni della Normale, 2011). Ulteriori complementi, e altro, potranno
essere successivamente editi in formato elettronico.
Esser riusciti a completare l’opera, in tempi forse troppo lunghi ma cer-
to non facili, è comunque motivo di orgoglio per chi scrive, come anche
per la Scuola Normale Superiore tutta e le Edizioni della Normale, alle
quali va la mia gratitudine. A tale opera è stato sempre strettamente, e
direi organicamente, collegato il Laboratorio (fondato da G. Nenci come
Laboratorio di Topografia Storico-Archeologica del Mondo Antico; poi con la
mia Direzione divenuto Laboratorio di Storia, Archeologia e Topografia del
Mondo Antico, e attualmente Laboratorio di Scienze dell’Antichità, LSA).
Senza la collaborazione non solo dei tanti autori delle voci, ma anche dei
redattori che ne fanno parte (o almeno ne hanno fatto parte in passato)
la realizzazione dell’opera non sarebbe stata possibile: a tutti un sentito
ringraziamento e in particolare a chi ha redatto l’ultimo volume (la cura è
indicata nel colophon di ogni singolo volume). L’amico Michel Gras, diret-
tore della École française de Rome fino al 2011, ci ha sempre incoraggiato e
sostenuto ed a lui, continuatore ed erede ideale di G.Vallet, va un ‘grazie’
speciale.

Pisa, 27 giugno 2012


Carmine Ampolo
abbreviazioni delle opere
più frequentemente citate

ABV J.D. Beazley, Attic Black-figure Vase-painters,


Oxford 1956.
ACETI T. Aceti, In Gabrielis Barrii ... De Antiquitate et situ
Calabriae libros quinque ..., prolegomena, additiones
et notae ..., Romae 1737.
ACT Atti del ... Convegno di Studi sulla Magna
Grecia.
ALBERTI L. Alberti, Descrittione di tutta l’Italia, Bologna
1550 (Venetia 1596, I-II).
AMICO V. Amico, Lexicon topographicum Siculum,
Panormi - Catanae 1757-1760 (trad. it., Palermo
1855-1856, I-II).
ARV1 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters,
Oxford 1942.
ARV2 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters2,
Oxford 1963.
BARRIUS G. Barrius, De antiquitate et situ Calabriae libri
quinque, Romae 1571.
BERARD1 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende, Paris 1941.
BERARD2 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende2, Paris 1957.
BERARD
3
J. Bérard, Bibliographie topographique des
principales cités grecques de l’Italie méridionale et de
la Sicile dans l’antiquité, Paris 1941.
BERARD
4
J. Bérard, L’expansion et la colonisation grecque
jusqu’aux guerres médiques, Paris 1960.
BTCGI G. Nenci - G. Vallet, Bibliografia topografica della
colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche,
Pisa - Roma 1977 sgg.
BYVANCK A.V. Byvanck, De Magnae Graeciae historia
antiquissima, Hagae Com. 1912.
VI

CAH The Cambridge Ancient History.


CIACERI1 E. Ciaceri, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia,
Catania 1911.
CIACERI2 E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, Milano-
Roma 1924-1932, I-III.
CLUVERIUS1 P. Cluverius, Sicilia antiqua, Leidae 1619.
CLUVERIUS2 P. Cluverius, Italia antiqua, Lugduni Batavorum
1624, I-II.
DE Dizionario epigrafico di antichità romane, fondato
da E. De Ruggiero, Roma 1895 sgg.
DictAntGrRom Dictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines, dir.
C. Daremberg - E. Saglio, Paris 1877 sgg.
DUNBABIN T.J. Dunbabin, The Western Greeks. The History of
Sicily and South Italy from the Foundation of the
Greek Colonies to 480 B.C., Oxford 1948.
EAA Enciclopedia dell’Arte Antica.
EC Enciclopedia Cattolica.
EI Enciclopedia Italiana.
EUA Enciclopedia Universale dell’Arte.
FAZELLUS T. Fazellus, De rebus Siculis decades duae, Panormi
1558.
FREEMAN E.A. Freeman, The History of Sicily from the Earliest
Times to the Death of Agathokles, Oxford 1891-
1894, I-IV.
GIANNELLI1 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
in Occidente, Firenze 1924.
GIANNELLI2 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
in Occidente2, Firenze 1963.
GIUSTINIANI L. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del
Regno di Napoli, Napoli 1797-1805, I-XIII.
HEAD1 B.V. Head, Historia Numorum, Oxford 1887.
HEAD2 B.V. Head, Historia Numorum2, Oxford 1911.
HOLM A. Holm, Geschichte Siciliens im Alterthum,
Leipzig 1870-1898, I-III.
HOUEL J. Houel, Voyage pittoresque des îles de Sicile, de
Malte et Lipari, Paris 1782-1787, I-IV.
IGCH M. Thompson - O. Mørkholm - C.M. Kraay, An
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LENORMANT F. Lenormant, La Grande-Grèce, Paris 1881-1884, I-III.
LIMC Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae,
Zürich - München 1981 sgg.
VII

KlPauly Der Kleine Pauly, Stuttgart 1964-1975.


MARAFIOTI1 C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria,
Padova 1596.
MARAFIOTI C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria2,
2

Padova 1601.
MAYER M. Mayer, Apulien vor und während der
Hellenisierung mit besonderer Berücksichtigung der
Keramik, Leipzig 1914.
MEE Megavlh JEllhnikh; jEgkuklopaivdeia.
NISSEN H. Nissen, Italische Landeskunde, Berlin 1883-1902,
I-II, 2.
OCD
1
The Oxford Classical Dictionary, Oxford 1948.
OCD2 The Oxford Classical Dictionary2, Oxford 1970.
PACE B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, Milano
1935-1949, I-IV.
PAIS
1
E. Pais, Storia della Sicilia e della Magna Grecia,
Torino 1894.
PAIS2 E. Pais, Italia antica. Ricerche di storia e di geografia
storica, Bologna 1922, I-II.
PATERNÒ I. Paternò Principe di Biscari, Viaggio per tutte le
antichità della Sicilia, Napoli 1781.
PECS The Princeton Encyclopedia of Classical Sites,
Princeton N.J. 1976.
RE Paulys Real-Encyclopädie der classischen
Altertumswissenschaft, neue Bearb. hrsg. G.
Wissowa, Stuttgart-München 1893 sgg.
RRC M.H. Crawford, Roman Republican Coinage,
Cambridge 1974.
SdC Storia della Calabria, dir. G. Cingari, Roma-Reggio
Calabria 1987 sgg.
SdS Storia della Sicilia, dir. R. Romeo, Napoli 1979-
1980.
SNG Sylloge Nummorum Graecorum.
TSA Testimonia Siciliae Antiqua, ed. E. Manni, Roma
1981 sgg.
SIGLE DELLE RIVISTE UTILIZZATE NEL VOLUME

A&A Art and Archaeology.


A&R Atene e Roma: rassegna trimestrale della Associazione
Italiana di Cultura Classica.
A&S Arte e Storia.
AA Archäologischer Anzeiger.
AAAd Antichità altoadriatiche.
A Acc Bologna Atti della Accademia delle Scienze dell’Istituto di
Bologna. Rendiconti.
AACol Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e
Lettere ‘La Colombaria’.
AAL Atti della R. Accademia dei Lincei. Classe di Scienze
Fisiche, Matematiche e Naturali.
AANap Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e
Matematiche di Napoli.
A Ant Hung Acta Antiqua Academiae Scientiarum Hungaricae.
A Antr Etn Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia.
AAP Atti della Accademia Pontaniana.
AAPal Atti della Accademia di Scienze, Lettere e Arti di
Palermo.
AAPat Atti e Memorie della Accademia Patavina di Scienze,
Lettere e Arti. Classe di Scienze Morali, Lettere e Arti.
AAPel Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti. Classe
di Lettere, Filosofia e Belle Arti.
AArch Acta Archaeologica.
AAT Atti della Accademia delle Scienze di Torino. Classe di
Scienze Morali, Storiche e Filologiche.
ABSA Annual of the British School at Athens.
AC L’Antiquité Classique.
ACD Acta Classica Universitatis Scientiarum Debreceniensis.
ActaHyp Acta Hyperborea. Danish Studies in Classical
Archaeology.
AD Antike Denkmäler des deutschen Archaeologischen
Instituts.
AFaina Annali della Fondazione per il Museo ‘Claudio Faina’.
AFLB Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Bari.
X

AFLC Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università


di Cagliari.
AFLL Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Lecce.
AFLN Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Napoli.
AFLPer Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Perugia.
AFMB Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di
Bari.
AGPh Archiv für Geschichte der Philosophie
Agri Centuriati Agri Centuriati. An International Journal of Landscape
Archaeology
AIIN Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica.
AION(archeol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione di archeologia e storia
antica.
AION (filol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione filologico-letteraria.
AIRF Acta Instituti Romani Finlandiae.
AIRRS Acta Instituti Romani Regni Sueciae.
Aitna Aitna. Quaderni di Topografia antica.
AIV Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Classe
di Scienze Morali e Lettere.
AJA American Journal of Archaeology.
AJN American Journal of Numismatics.
AJPh American Journal of Philology.
AJPhAnthr American Journal of Physical Anthropology
AK Antike Kunst, hrsg. von der Vereinigung der Freunde
antiker Kunst in Basel.
Akad Berlin Abhandlungen der Akademie der Wissenschaften zu
Berlin.
AL Archeologia Laziale
AMDSPM Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Marche.
AMDSPPR Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Province di Romagna.
AMIIN Atti e Memorie dell’Istituto Italiano di Numismatica.
Anc Soc Ancient Society.
Ann Citra Annali Storici di Principato Citra.
Ann Acc Etrusca Cortona Annuario dell’Accademia Etrusca di Cortona.
Ann Inst Annali dell’Instituto di CorrispondenzaArcheologica.
Ann Num Annali di Numismatica.
Ann OVes Annali del R. Osservatorio Vesuviano.
XI

AnnPI Annali del Ministero della Pubblica Istruzione.


AnnSS Annali del Seminario di Studi del Mondo Classico,
Archeologia e Storia Antica.
Annuaire Arch Annuaire de la Societé Française de Numismatique et
d’Archéologie.
ANRW Aufstieg und Niedergang der römischen Welt.
Geschichte und Kultur Roms in Spiegel der neueren
Forschung.
APAA Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
AR Archaeological Reports.
ARAZ Atti e Rendiconti della Accademia degli Zelanti.
Arch A Archeologia Aerea. Studi di aerotopografia
archeologica.
Arch Class Archeologia Classica. Rivista della Scuola nazionale
di Archeologia, pubblicata a cura degli Istituti di
Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana e di
Etruscologia e antichità italiche dell’Università di
Roma.
Arch EmRom Archeologia dell’Emilia Romagna.
Arch Mar Med Archaeologia Maritima Mediterranea: an International
Journal on Underwater Archaeology.
Arch Med Archeologia Medievale.
Arch Stor Ital Archivio Storico Italiano.
Arch Stor Sal Archivio Storico della Provincia di Salerno.
Arch Stor Sannio Archivio Storico del Sannio Alifano e Contrade
limitrofe.
Archaeol Archaeologia or miscellaneous tracts relating to
antiquity.
ArcheologiaWarsz Archeologia. Rocznik Instytutu archeologii i etnologii
Polskiej akademii nauk.
ARG Archiv für Religionsgeschichte.
ARID Analecta Romana Instituti Danici.
Arte A&M Arte Antica e Moderna.
AS Archeologia Subacquea. Studi Ricerche e Documenti.
ASAA Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle
Missioni Italiane in Oriente
ASCL Archivio Storico per la Calabria e la Lucania.
ASM Archivio Storico Messinese.
ASMG Atti e Memorie della Società Magna Grecia.
ASNP Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe
di Lettere e Filosofia.
ASP Archivio Storico Pugliese.
ASPN Archivio Storico per le Province Napoletane.
ASPParmensi Archivio Storico per le Province Parmensi.
ASRSP Archivio della Società Romana di Storia Patria.
ASS Archivio Storico Siciliano.
XII

ASSard Archivio Storico Sardo.


ASSirac Archivio Storico Siracusano.
ASSO Archivio Storico per la Sicilia Orientale.
Ath Athenaeum. Studi periodici di letteratura e storia
dell’antichità.
ATTA Atlante Tematico di Topografia Antica.
Atti Soc Tosc Sc Nat Atti della Società Toscana di Scienze Naturali.
Atti Soc Vel Atti della Società Letteraria Volsca Veliterna
Atti Petrarca Atti e Memorie della Accademia Petrarca di lettere, arti
e scienze.
Atti S. Chiara Atti del Pontificio Istituto S. Chiara di scienze e Lettere.
Au Ausonia. Rivista della Società italiana di archeologia e
storia dell’arte.
AV Arheološki vestnik.
AW Antike Welt. Zeitschrift für Archäologie und
Kulturgeschichte.
BA Bollettino d’Arte del Ministero per i beni Culturali e
Ambientali, già Bollettino d’Arte del Ministero della
Pubblica Istruzione.
BABesch Bulletin Antieke Beschaving.
BAC Bullettino di Archeologia Cristiana.
BB Bollettino della Basilicata.
BCAR Bollettino della Commissione Archeologica Comunale
di Roma.
BCA Sicilia Beni Culturali e Ambientali. Sicilia.
BCFS Bollettino del Centro di Studi di Filologia e Linguistica
Siciliana.
BCH Bulletin de Correspondance Hellénique.
BCN Nap Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano.
BCSM Bollettino del Centro di Studi Medmei.
BE Bulletin épigraphique.
Berl Stud Berliner Studien für Classische Philologie und Archäologie.
BIAA Bollettino dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte
del Lazio Meridionale.
BIBR Bulletin de l’Institute Belge de Rome.
BICR Bollettino dell’Istituto Centrale del Restauro.
BICS Bulletin of the Institute of Classical Studies of the
University of London.
BIH Bulletin de l’Institute Historique Belgique.
BIN Bollettino Italiano di Numismatica.
BLM Bollettino del Lazio Meridionale.
BMCR Bollettino del Museo della Civiltà Romana
(Supplemento a BCAR).
BMIR Bullettino del Museo dell’Impero Romano
(Supplemento a BCAR).
BMMP Bollettino dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie.
XIII

BNum Bollettino di Numismatica.


Boll Arch Bollettino di Archeologia.
Boll Arch Rom Bollettino dell’Associazione Archeologica Romana.
Boll Arch Vel Bollettino della Associazione Archeologica Veliterna.
Boll AS Bollettino di Archeologia Subacquea.
Boll Centumcellae Bollettino di Informazioni dell’Associazione Archeologica
Centumcellae.
Boll Farnes Bollettino del Centro di studi e ricerche sul territorio
farnesiano.
Boll Gioenia Bollettino Accademia Gioenia, Scienze Naturali.
Boll Matera Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera e della
Deputazione di Storia Patria per la Lucania, sezione di
Matera.
Boll SAV Bollettino Storico Archeologico Viterbese.
Boll SSI Bollettino della Società Sismologica Italiana
Boll Stud Med Bollettino dell’Associazione Internazionale di Studi
Mediterranei
Boll Verona Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale dì
Verona.
BPI Bollettino di Paletnologia Italiana.
BRGK Bericht der Römisch-Germanischen Kommission des
Deutschen Archäologischen Instituts.
Brundisii Res Annali della Biblioteca Arcivescovile ‘A. De Leo’ di
Brindisi.
BS Biblioteca Sarda.
BSBasilicata Bollettino Storico della Basilicata.
BSC Bollettino Storico Catanese.
BSL Bollettino di Studi Latini.
BSP Bollettino Storico Pisano.
Bull AS Bullettino Archeologico Sardo.
Bull Gaule Bullettin Épigraphique de la Gaule.
Bull Inst Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica.
Bull Nap Bullettino Archeologico Napoletano.
Bull TextAnc Bulletin du Centre international d’étude des textiles
anciens.
BV Bollettin Volcanologique.
ByzZ Byzantinische Zeitschrift.
CA La Critica d’Arte.
Cahiers Glotz Cahiers du centre Gustave Glotz. Revue d’histoire
ancienne.
CB The Classical Bulletin.
CCAB Corsi di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina.
CJ The Canadian Journal of Industry, Science and Art.
ClJ The Classical Journal
Cl Mus The Classical Museum.
CM Clio Medica.
XIV

CPh Classical Philology.


CQ Classical Quarterly.
CR Classical Review.
CRAI Comptes rendus / Académie des inscriptions et belles-
lettres.
Cron Arch Cronache di Archeologia e Storia dell’Arte.
CS Critica storica.
CSDIR Atti del Centro di Studi e Documentazione sull’Italia
Romana.
Daidalos Ricerche e studi del Dipartimento di Scienze del Mondo
antico.
DArch Dialoghi di Archeologia.
DHA Dialogues d’Histoire Ancienne.
Doc Alb Documenta Albana.
Doc Ant Documenti di Antichità Italiche e Romane.
DPAA Dissertazioni della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
Em Prerom Emilia Preromana
F&S Formazione e società.
FA Fasti Archaeologici. Annual Bulletin of Classical
Archaeology.
FArch Forum Archaeologiae. Zeitschrift für klassische
Archäologie.
G&R Greece & Rome.
GA Gazette Archéologique.
GIF Giornale Italiano di Filologia.
Gior Sc Lett Arti Giornale di Scienze, Lettere e Arti per la Sicilia.
Giorn Arc Giornale Arcadico di Scienze, Lettere e Arti.
Gl Glotta. Zeitschrift für griechische und lateinische Sprache.
GMusJ The J. Paul Getty Museum Journal.
Gn Gnomon. Kritische Zeitschrift für die gesamte
klassische Altertumswissenschaft.
GRBS Greek, Roman and Byzantine studies.
Gymn Gymnasium.
HBA Hamburger Beiträge zur Archäologie.
H&SR Histoire & Sociétés Rurales.
Henna Henna. Bimestrale di informazione e cultura.
HSCPh Harvard Studies in Classical Philology.
IF Indogermanische Forschungen.
IJNA International Journal of Nautical Archaeology.
ILN Illustraded London News.
Informatutti Informatutti. Bollettino d’Informazione del Comune di
Viggiano.
JAChr Jahrbuch für Antike und Christentum.
JAT Journal of Ancient Topography. Rivista di Topografia
Antica.
XV

JDAI Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts.


JHS Journal of Hellenic Studies.
JMedA Journal of Mediterranean Archaeology.
JMedS Journal of Mediterranean Studies.
JNES Journal of Near Eastern Studies.
JNG Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte.
JŒAI Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen
Instituts.
JRA Journal of Roman Archaeology.
JRGZ Jahrbuch der Römisch-Germanischen
Zentralmuseums Mainz.
JRS Journal of Roman Studies.
JS Journal des savants.
K.A.S.A. Koine, archeologica, sapiente, antichità
LEC Les études Classiques.
Lettera Lettera. Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.
MAAR Memoirs of the American Academy in Rome.
MAL Memorie della Classe di Scienze morali e storiche
dell’Accademia dei Lincei.
MAN Memorie della Reale Accademia di Archeologia, Lettere
e Belle Arti (della Società Reale) di Napoli.
MBAB Monats-Berichte der Akademie zu Berlin.
MC Il Mondo Classico.
MDAI(A) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Athen. Abt.).
MDAI(M) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts,
(Madrid. Abt.).
MDAI(R) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Röm. Abt.).
Med Ant Mediterraneo Antico.
MedArch Mediterranean Archaeology. Australian and
New Zeland Journal for the Archaeology of the
Mediterranean World.
MEFR Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome.
MEFR(A) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Antiquité).
MEFR(M) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Moyen-Age).
MEI Miscellanea Etrusco-Italica.
Mem Archeologia Memorie della Regia Accademia Ercolanese di
Archeologia.
Mem Enc Memorie enciclopediche sulle antichità e belle arti di
Roma per il MDCCCXVII.
Mem Inst Memorie dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
XVI

Mem Verona Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di


Verona.
MEP Minima Epigraphica et Papyrologica.
MGR Miscellanea Greca e Romana.
MH Museum Helveticum. Revue suisse pour l’étude de
l’Antiquité classique.
Mitt Heidelberg Mitteilungen der Vereinigung der Freunde der
Studentenschaft der Universität Heidelberg.
MIV Memorie dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.
MNIR Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome.
MonAcireale Monumenti e Rendiconti dell’Accademia di Scienze,
Lettere e Arti di Acireale.
MonAl Monumenti Antichi pubblicati dall’Accademia
Nazionale dei Lincei.
Mon Ann & Bull Inst Monumenti, Annali e Bollettino dell’Instituto di
Corrispondenza Archeologica.
Mon Inst Monumenti dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
MPAA Memorie della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
MSGI Memorie della Società Geografica Italiana.
MusGallIt Musei e Gallerie d’Italia.
NAC Numismatica e Antichità Classiche. Quaderni Ticinesi.
NBAC Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana.
NC Numismatic Chronicle.
NCirc Numismatic Circular.
New Zealand New Zealand Numismatic Journal.
NJPh Neue Jahrbücher für Philologie und Pädagogik.
NotAlbani Notizie da Palazzo Albani.
NotMilano Notizie del Chiostro del Monastero Maggiore. Rassegna
di Studi del Civico Museo Archeologico e del Civico
Gabinetto Numismatico di Milano.
Not Sopr Toscana Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Toscana.
Not Stor Augusta Notiziario Storico di Augusta.
Not Velletri Notizie di Archeologia, Storia ed Arte pubblicate dalla
Sezione di Velletri della R. Deputazione Romana di
Storia Patria.
Noticias EEHAR Noticias Escuela Española de Historia y Arqueología
en Roma.
NROp Nuova raccolta di opuscoli di autori siciliani.
NSA Notizie degli Scavi di Antichità.
OpArch Opuscula Archaeologica.
Op Sic Opuscoli di Autori Siciliani.
Origini Origini: preistoria e protostoria delle civiltà antiche
ORom Opuscula Romana. Acta Inst. Rom. Regni Sueciae.
XVII

P&R Proposte e Ricerche.


PACT Revue du Groupe européen d’études pour les
techniques physiques, chimiques et mathématiques
appliquées à l’archéologie.
PBF Prähistorische Bronzefunde.
PBSR Papers of the British School at Rome.
Palaeohistoria Palaeohistoria. Acta et communicationes Instituti
archaeologici universitatis Groninganae.
Period Num Periodico di Numismatica e di Sfragistica per la Storia
d’Italia.
Ph Philologus. Zeitschrift für klassische Philologie.
Polis Polis. Studi Interdisciplinari sul Mondo Antico.
PP La Parola del Passato.
Prähist Z Prähistorische Zeitschrift.
Puteoli Puteoli. Studi di Storia Antica.
QAEI Quaderni di Archeologia Etrusco Italica.
QC Quaderni Catanesi di studi antichi e medievali.
Quad Cagliari Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le
province di Cagliari e Oristano.
Quad Chieti Quaderni dell’Istituto di Storia e Archeologia
dell’Università di Chieti.
Quad Messina Quaderni dell’Istituto di Archeologia della Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.
QuadMus FrOcc Quaderni del Museo Archeologico del Friuli
Occidentale.
QuadMus Messina Quaderni dell’attività didattica del Museo Regionale di
Messina.
QuadMus Salinas Quaderni del Museo Archeologico Regionale ‘A. Salinas’.
Quad Perugia Nuovi quaderni dell’Istituto di Archeologia
dell’Università di Perugia in onore di F. Magi.
Quad Roma Quaderni di ricerca urbanologica e tecnica della pianificazione,
Facoltà di Architettura dell’Università di Roma.
Quad SBN Quaderni di Studi Bizantini e Neoellenici.
Quad Top Ant Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica
dell’Università di Roma.
Quad Velletri Quaderni della Biblioteca Comunale di Velletri.
Quad Villa Giulia Quaderni di Villa Giulia
Quad Veneto Quaderni di Archeologia del Veneto.
Quad Volt Quaderno del Laboratorio Universitario Volterrano.
QUCC Quaderni Urbinati di Cultura Classica.
RA Revue Archéologique.
RAAN Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, lettere e
belle arti di Napoli.
RAC Rivista di Archeologia Cristiana.
RAL Rendiconti della Classe di Scienze morali, storiche e
filologiche dell’Accademia dei Lincei.
XVIII

RAN Revue archéologique de la Narbonnaise.


Rass A&M Rassegna di Arte Antica e Moderna.
Rass Arch Rassegna di archeologia. Associazione archeologica
piombinese.
Rass Pugl Rassegna Pugliese.
RBPh Revue Belge de Philologie et d’Histoire.
RBN Revue belge de numismatique et de sigillographie.
RCCC Rivista Critica di Cultura Calabrese.
RCRF Rei Cretariae Romanae Fautorum Acta.
RCCM Rivista di cultura classica e medievale.
REA Revue des Etudes Anciennes.
REE Rivista di Epigrafia Etrusca.
REL Revue des Etudes Latines.
REG Revue des Etudes Grecques.
Rend Nap Rendiconti dell’Accademia di Scienze Fisiche e
Matematiche. Società Reale di Napoli.
RFIC Rivista di Filologia e Istruzione Classica.
RGI Rivista Geografica Italiana.
RhM Rheinische Museum für Philologie.
RHR Revue de l’Histoire des Religions.
RIA Rivista dell’istituto Nazionale di Archeologia e Storia
dell’Arte.
Ricerche e Studi Ricerche e Studi. Quaderni del Museo Archeologico
Provinciale «F. Ribezzo» di Brindisi.
RIGI Rivista Indo-Greco-Italica di Filologia.
RIL Rendiconti dell’Istituto Lombardo. Classe di Lettere,
Scienze Morali e Storiche.
RIN Rivista Italiana di Numismatica e scienze affini.
Rinasc Salen Rinascenza Salentina.
Riv Antr Rivista di Antropologia.
Riv Arch Rivista di Archeologia.
Riv Sc Preist Rivista di Scienze Preistoriche.
Riv Stor Salent Rivista Storica Salentina.
Riv Volt Rivista Volterrana.
RM Rassegna Monetaria.
RN Revue Numismatique.
Röm Jahr Hertz Römisches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana.
RPAA Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
RPh Revue de philologie, de littérature et d’histoire
anciennes.
RSA Rivista di Storia Antica e Scienze Affini.
RSAntichità Rivista Storica dell’Antichità.
RSBN Rivista di Studi bizantini e neollenici.
RSCalabrese Rivista Storica Calabrese.
RSCS Rassegna Siciliana di Cultura e Storia.
XIX

RSF Rivista di Studi Fenici.


RSI Rivista Storica Italiana.
RSL Rivista di Studi Liguri.
RSS Rassegna Storica Salernitana.
RSSiciliana Rivista Storica Siciliana.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SAL Studi di Antichità dl Dipartimento di Scienze
dell’Università di Lecce.
Salternum Salternum: Semestrale di informazione storica, culturale e
archeologica.
S&C Scrittura e Civiltà.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SBAW Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der
Wissenschaft, München. Philos.-Hist. Klasse.
SCO Studi Classici e Orientali.
SDA Studi e Documenti di Archeologia.
SE Studi Etruschi.
SEIA SEIA. Quaderni dell’Istituto di Storia Antica
dell’Università degli Studi di Palermo.
SicA Sicilia Archeologica.
SicGymn Siculorum Gymnasium. Rassegna semestrale della
facoltà di Lettere dell’Università di Catania.
SIFC Studi Italiani di Filologia Classica.
SLS Studi Linguistici Salentini.
SMAN Studi e Materiali di Archeologia e Numismatica.
SMEA Studi Micenei ed Egeo-Anatolici.
SMGS Calabria Studi e Materiali di Geografia Storica della Calabria.
SMSA Toscana Studi e Materiali. Scienza dell’Antichità in Toscana.
SNR Schweizerische Numismatische Rundschau.
SS Studi Sardi.
Stud Merid Studi Meridionali.
Stud Montef Studi Montefeltrani.
Stud Num Studi di Numismatica.
Stud Oliveriana Studia Oliveriana.
Stud Pic Studia Picena.
Stud Rom Studi Romani.
Stud Romagn Studi Romagnoli.
Stud Sal Studi Salentini.
Stud Sard Studi Sardi.
Stud Stor Studi Storici. Rivista trimestrale dell’Istituto Gramsci.
Stud Tard Studi Tardoantichi.
Stud Urb (B) Studi Urbinati di Storia, Filosofia e Letteratura. Serie B.
TAPhA Transactions and Proceedings of the American
Philological Association.
Trapani Trapani. Rassegna della Provincia.
Univ L’Universo.
XX

Valisu Valisu. Rivista di Cultura Nostrana.


VDI Vestnik Drevnej Istorii (Revue d’Histoire Ancienne).
Verbum Verbum. Revue de linguistique.
Vet Chr Vetera Christianorum.
XAnt Xenia Antiqua.
WorldA World Archaeology.
WS Wiener Studien.
WZ Rostock Wissenschaftliche Zeitschrift der Universität Rostock.
ZfA Zeitschrift für Ägyptische Sprache.
ZfE Zeitschrift für allgemeine Erdkunde.
ZfN Zeitschrift für Numismatik.
ZfV Zeitschrift für Vulkanologie
ZON Zeitschrift für Ortsnamenforschung.
ZPE Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.
Vulci 1082

VULCI

*Velc, *Velchi, ∆Olkivon, Volci/Vulci, comuni di Montalto di Castro-


Canino, provincia di Viterbo, Soprintendenza per i Beni
archeologici dell‘Etruria meridionale, Roma. IGM 1:25000, F.
136 III NE, III SE.

A. FONTI LETTERARIE, EPIGRAFICHE, NUMISMATICHE

Fonti letterarie

Toponomastica, topografia e monumenti: Ptol., 3, 1, 43-49 (enumerando le


città etrusche ricorda Oujovlkoi e altri centri del territorio come Heba, Sovana,
Saturnia); Steph. Byz., s.v. ∆Olkivon povli" Turrhniva", cita Polibio che chiama
gli abitanti della città ∆Olkih'tai kai; ∆Olkiei'"; Plin., n.h., 3, 51; Vell. Pat.,
1,14, 7 (Cosa Volcientium a populo Romano deducta); Plin., n.h., 3, 52 (nella
descrizione dell‘Etruria definisce gli abitanti del centro Volcentani cognomine
Etrusci. La personificazione dei V[ol]centani – una figura femminile col
capo velato, forse una dea, seduta su un trono collocato su un basamento
rialzato che reca nella destra un oggetto di difficile interpretazione (un
picus?) – compare, con quelle dei Vetulonenses e dei Tarquinienses, nel noto
rilievo di Caere (Liverani C 1989).

Personaggi: Arnob., Adv. Nat., VI, 7 (a proposito della fondazione del


tempio di Giove Capitolino si cita la storia di un certo Olo di V., leggenda
che riflette precoci rapporti fra Roma e il centro etrusco); Festo, 536, 16-18
(menzione dei [Volci]entes fratres Caeles et Vibenna).

Fonti epigrafiche

Le numerose iscrizioni etrusche e romane relative a V. sono raccolte


in CIE II, I, 2, 5238-5326; CIE III, 3, 10951-11243; TLE 293-339; 906-914;
CII 2139-2260; CIL I2, 3343-3350; CIL XI, 2927-2928, 2930-2931, 2933-2935,
2936(=AE 1984, 134), 2938, 2942-2946, 2948-2950, 2957; Moscetti C 1975.
Quelle etrusche di più recente rinvenimento sono pubblicate nei diversi
numeri della Rivista di Epigrafia Etrusca, in SE.
Pe quanto riguarda le vicende storiche di V. nei Fasti Trionfali (Inscr.
It. XIII, I, p. 73) viene registrato un trionfo del console T. Coruncanio [de V]
ulsiniensibus et Vulcentib(us). Dopo la guerra sociale V. diviene municipio
romano ascritto alla tribù Sabatina e retto da quattuorviri i(ure) d(icundo)
(CIL XI, 2930, 2939a, 2941). Sono inoltre attestati culti di Uni/Hera
(Staccioli C 1980; Cristofani C 1980; Colonna C 1968; C 1988; Ricciardi C
19881); di Vei/Demetra (Massabò - Ricciardi C 1988; Ricciardi C 19881),
di Fufluns Pacies (Cristofani - Martelli C 1978; Colonna C 1991), di Suri/
1083 Vulci

Apollo e di Thufltha (Colonna C 1984; Buranelli C 19891; Sannibale C 2008),


forse di Menerva (Pandolfini Angeletti C 1997). Da segnalare è un gruppo
di pocola: CIL I2, 444 (Iuno<ne>nes pocolom), 445 (Keri pocolom), 453 (Volcani
pocolom), 439 (Aecetiai pocolom), di produzione quasi sicuramente romana
(Morel - Coarelli C 1973). Per quanto concerne le istituzioni della città,
nell‘iscrizione dall‘area urbana dedicata all‘imperatore Flavio Valerio
Severo (CIL XI, 2928) è menzione dell’ordo et populus Vulcentium.
La prosopografia delle gentes di V. – per la quale v. anche A. Fonti
letterarie – è stata oggetto, come quella delle altre città etrusche, di
esaustiva analisi (Morandi Tarabella C 2004). L‘imperatore Claudio nel
suo celebre discorso conservato nella tabula enea di Lione (CIL XIII, 1668)
ricorda i fratelli Aulo e Celio Vibenna e il loro sodalis Mastarna, divenuto
poi re di Roma con il nome di Servio Tullio. Una statuetta votiva in bronzo
ci restituisce il nome di un Arnth Muras che svolge un’azione dedicatoria a
due divinità ed è forse da identificare con l‘omonimo personaggio sepolto
nella Tomba François (Buranelli C 19891; Sannibale C 2008). In un‘iscrizione
conservata nella tenuta di S. Agostino a Montalto di Castro e ricondotta a
V. si ha menzione di L(ucius) Caelius C(ai) f(ilius) e di Caelia L(uci) f(ilia),
padre e figlia esponenti della classe dirigente locale che nel corso del I
sec. a.C. eressero de sua pecunia una porticus e un numero non precisato di
scholae (Nonnis - Pocobelli C 1994; Pocobelli C 2004). Attraverso parte di
una fistula plumbea conosciamo il nome del probabile proprietario della
domus del Criptoportico, M(arcus) Vinic[ius---] (Moscetti C 1975 = AE 1975,
391), del quale è stata considerata una possibile identità con l‘omonimo
console del 33 a.C. o con il suffetto del 19 a.C. o con il console ordinario del
30 e del 45 d.C., marito di Iulia Livilla, figlia di Germanico (Papi C 2000).
Un‘iscrizione frammentaria pertinente ad un arco che, rinvenuto tra il
2000 e il 2001 sul decumano di V., fu forse eretto nella prima età tiberiana,
menziona Publius Sulpicius Mundus, personaggio di rango senatorio cui
va riconosciuto un ruolo di primo piano nella vita del municipio romano
(Di Stefano Manzella C 2003). Ricondotta a V. (Buranelli C 19912) è una
lastra opistografa recante sul verso una dedica del 73 d.C. all‘imperatore
Vespasiano (CIL XI, 2957) di una statua oggi perduta; di poco più recente è
un’altra dedica a Domiziano (CIL XI, 2927) che, con la precedente, sembra
indicare una consistente vitalità del centro in età flavia.

Fonti numismatiche

Mancano fonti numismatiche riferibili al sito.

B. STORIA DELLA RICERCA ARCHEOLOGICA

Gli inizi delle ricerche archeologiche a V. e nel suo territorio risalgono


alla seconda metà del XVIII secolo allorché, nel quadro di un ampio
programma esplorativo promosso dal Governo Pontificio fra il 1775 e il
Vulci 1084

1780, l‘architetto camerale F. Prada, tra il novembre del 1776 e il marzo del
1778, condusse tre campagne di scavo nell‘area dell‘antica città e in quella
delle necropoli settentrionali, dando precisa relazione dei ritrovamenti
effettuati (Visconti C 1836). Se le esplorazioni nell‘abitato ebbero risultati
modesti (Buranelli C 19911), ben più consistenti furono le scoperte nei
sepolcreti. Furono infatti rinvenute numerose tombe a incinerazione
entro pozzetto della prima età del Ferro che restituirono materiali dei
quali vennero raccolti quelli in miglior stato di conservazione, oggi al
Museo Gregoriano Etrusco. Fra le altre da segnalare una sepoltura entro
custodia litica riferibile ad un personaggio eminente deposto secondo il
rituale ‘eroico’ (Buranelli C 19913; Mandolesi C 2005). Si qualificava così
sin d’allora quel leggero rilievo che, denominato Casal di Lanza e noto
anche per ritrovamenti successivi (Brunetti Nardi C 1981; D’Atri C 1987),
accolse, come l’antistante Poggio Mengarelli, uno dei più importanti
nuclei sepolcrali villanoviani della necropoli dell’Osteria (Ricciardi C
1989; Mandolesi C 2005). Va sottolineato, ancora, come già Prada rilevava
un importante dato topografico allorché annotava la presenza, fra i due
poggi, di un tracciato stradale che, provenendo dalla Porta Nord dell’antico
insediamento, si diramava poco più a settentrione in due distinti percorsi
(Visconti C 1836) di collegamento fra V. e, rispettivamente, i centri siti a
NO e NE del territorio (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882; Pocobelli C
2006). Nel 1783 il cardinale Pallotta promosse attività di scavo presso il
Ponte della Badia (Sarzana C 1783), area che già in precedenza interessata
dall’intervento del Prada (Visconti C 1836) restituì materiali poi confluiti
nelle Raccolte Vaticane (Ricciardi C 1989).
Di ben più imponenti proporzioni furono le esplorazioni condotte
nel corso del XIX secolo, che videro impegnati a V. personaggi di primo
piano nella storia dell’archeologia antiquaria dell’Ottocento. Nell’ottobre
del 1828 Luciano Bonaparte, principe di Canino, dava avvio alle prime
indagini che si concentrarono nell’area della Doganella, cioè in quella
porzione di territorio che, antistante il Ponte della Badia, coincide con il
settore NE della necropoli dell’Osteria e, risultando compresa nel feudo
di Musignano, ricadeva allora in comune di Canino. Sempre nello stesso
anno nel settore N della tenuta di Camposcala, in comune di Montalto di
Castro, ebbero inizio scavi condotti da Vincenzo Campanari, da Melchiade
Fossati e dai fratelli Candelori enfiteuti del fondo; altre ricerche promosse
nel 1829 Agostino Feoli nella tenuta di Campomorto, ubicata a S del fosso
Timone, in comune di Montalto di Castro (Campanari C 1829; C 18352;
C 18362; C 18371; 2; Fossati C 18291; Gerhard C 18293; 4; C 1830; Kestner C
1833; Lenormant C 1834; Braun C 18352; C 1836; C 18372; Panofka C 1835;
Scarpignato C 1984; Ricciardi C 1989; Buranelli C 19912; C 1995).
Vasta risonanza ebbero gli esiti di tali fortunatissime ricerche le cui
finalità antiquarie (Gerhard C 18313) irrimediabilmente penalizzavano
i dati di scavo, determinando la perdita di preziose associazioni e la
dispersione di innumerevoli materiali (De Witte C 1837; Jahn C 1854;
Scarpignato C 1984; De Angelis C 1990; Buranelli C 1995; Costantini C
1085 Vulci

1995; C 1998). Gli oggetti di maggior pregio confluirono in parte nel Museo
Gregoriano, in gran parte, anche illecitamente, lasciarono l’Italia andando
a incrementare collezioni private o raccolte di grandi Musei europei, spesso
perdendo ogni riferimento anche all’originario luogo di provenienza.
Nella stessa ottica si collocano le esposizioni di antichità promosse dal
Bonaparte a Roma al Palazzo Valentini e al Palazzo Gabrielli (Bonaparte C
18291; Gerhard C 18293; De Angelis C 1990; Buranelli C 1995), come pure
quella realizzata dai Campanari a Londra verso la fine del gennaio 1837
(Colonna C 1978, C 1986; Cristofani in AA.VV. C 19882), solo pochi giorni
prima dell’inaugurazione del Museo Gregoriano Etrusco.
L’attività del Bonaparte, affiancato dalla moglie Alexandrine de
Bleschamps, reale promotrice delle ricerche (Bonaparte C 18291), si
spostò ben presto dalla Doganella del Ponte alle necropoli orientali e
in particolare nella parte di Cavalupo circostante la Cuccumella, con
un esito che «sorpassò le aspettative», grazie anche a quell’attività di
restauro e catalogazione che si svolgeva pressoché contestualmente agli
scavi (Bonamici C 1980; Buranelli C 1995). Condotti su larga scala, questi
interessarono ampie aree che Luciano sulla base di iscrizioni incise su basi
modanate di cippi funerari suddivise in «distretti familiari» (Bonaparte
C 18292; Gerhard C 18294). Particolarmente consistenti gli interventi
condotti sul Tumulo della Cuccumella (Bonaparte C 18291,2; Gerhard C
18294; Lenoir C 1832; Knapp C 1832; Canina C 1849; Micali C 1849; Dennis
C 1883) ove furono rimessi in luce il perimetro del monumento e la più
famosa delle due tombe in esso ricavate (Moretti Sgubini 2005). Di questa
si posero in evidenza parte del vestibolo gradinato, le due camerette
coperte con falsa volta ad ogiva che si aprono sui lati brevi dello stesso,
alcuni elementi architettonici e numerose statue di sfingi e leoni, alati e
non (Brown C 1960; Hus C 1961; Bonamici C 1980), pertinenti al sontuoso
programma decorativo che culminava nelle due gigantesche torri-
cippo, rispettivamente troncopiramidale e troncoconica, allora entrambe
emergenti alla sommità del tumulo (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882;
C 1994; Colonna C 2002). Subito dopo la scoperta le sculture in miglior
stato di conservazione vennero trasportate a Musignano; altre, lacunose
e frammentarie, vennero invece lasciate sul posto, come ricordano fonti
ottocentesche (Gerhard C 18294; Lenoir C 1832) e come hanno confermato
scavi più recenti (Sgubini Moretti C 1994; C 20082). Intense le ricerche
anche nell’area circostante il tumulo che restituì un’ingente quantità di
ceramiche attiche (Costantini C 1995; C 1998) e ove furono esplorati gli
ipogei riferiti dallo scavatore alle famiglie Minuca, Fuesca, Ania, Fepia,
Larthia, etc., un gruppo di tombes de pierre e la Rotonda (Bonaparte C 18292;
Gerhard C 18294; Dennis C 1883; Buranelli C 1995; Sgubini Moretti C
1994), complessi monumentali la cui reale entità è oggi meglio valutabile
grazie alla pubblicazione dei documenti d’archivio relativi alla visita allo
scavo compiuta il 30 e 31 maggio del 1829 dalla Pontificia Commissione
Generale Consultiva di Antichità e Belle Arti (Bonamici C 1980), come
pure a seguito di indagini condotte nella seconda metà degli anni Ottanta
Vulci 1086

del Novecento (Sgubini Moretti C 1994; C 20032). Nel 1828 e nel 1832 venne
indagato anche il tumulo della Cuccumelletta (Gerhard C 1830; C 1832;
Lenoir C 1832; Canina C 1849; Dennis C 1883), mentre numerosi altri
monumenti venivano scavati nell’area compresa fra la Cuccumella e il
Ponte Sodo (Gerhard C 1830; Lenoir C 1832), come riferisce Canina (C 1849)
e documentano sia la preziosa carta del territorio pubblicata alla tavola XL
del primo volume dei Monumenti Antichi dell’Instituto e sia quella di Dennis
(C 1883). Fra i rinvenimenti del 1830 va ricordata la scoperta di una tomba
di guerriero che restituì materiali in bronzo, oro e faïence. Nel frattempo,
ponendo le premesse per la vendita e la successiva dispersione di quella
che può ritenersi una delle più ricche collezioni formatesi nella prima metà
del XIX secolo, l’attenzione del principe si concentrava sull’esposizione,
in cinque sale del Castello di Musignano, della sua straordinaria raccolta.
Improntata a criteri tipologici, questa accoglieva, nel caso della Tomba
del Tripode, anche un’efficace ricostruzione di un contesto archeologico,
mentre restavano escluse le famose oreficerie vanto della principessa
di Canino (Hamilton Gray C 1841; Dennis C 1883), successivamente in
parte acquistate dal marchese Campana, in maggior parte confluite nella
raccolta del re di Baviera (Martelli in AA.VV. C 1983; Buranelli C 1995;
Pacciarelli C 2002). Gradualmente a Luciano Bonaparte nella gestione degli
scavi subentrava la moglie con grave scadimento dei metodi di ricerca,
giustamente censurati da Dennis (C 1883), e nel febbraio del 1839 veniva
scoperta nella necropoli della Polledrara la celebre Tomba di Iside il cui
corredo, ancorché disomogeneo, costituisce una testimonianza di primo
piano nell’orizzonte culturale vulcente di età orientalizzante (Urlichs C
1839; Hamilton Gray C 1841; Braun C 1844; Canina C 1849; Dennis C 1883;
Banti C 1960; Hus C 1961; Haynes C 1965; C 1991; Torelli C 19652; Haynes
- Martelli in AA.VV. C 1977; Roncalli C 1998).
Nel 1829 avevano preso avvio anche gli scavi condotti da Agostino Feoli
a Campomorto in un’area che, ricadendo nella parte N della tenuta, coincide
con il settore denominato Pescin di Botte. Disponiamo solo di brevi resoconti
di tali indagini (Gerhard C 18293-4; C 1830; C 18314) che si svolsero sino al 1831
e quindi dal 1846 al 1847, portando all’individuazione di numerose tombe che
nella cartografia ottocentesca risultano disposte a gruppi ed erano ubicate,
come annotano Gerhard (C 18293) e Dennis (C 1883), a notevole profondità.
Di grande importanza i materiali rinvenuti (Campanari C 18371; Brunn C
18652) che, fatta eccezione per un consistente nucleo di ceramiche, per lo più
figurate, acquistato dal Martin von Wagner Museum di Würzburg (Urlichs
C 1872; Langlotz C 1932), furono dispersi in collezioni italiane e straniere
(Colonna in AA.VV. C 1977; Scarpignato C 1984).
Non meno fruttuose le ricerche intraprese nella tenuta di Camposcala,
che interessarono sia la necropoli dell’Osteria – il più noto dei sepolcreti a
N di V. – sia il pianoro urbano, ricerche delle quali fu indiscusso protagonista
Domenico Campanari. Ben presto affiancato dai suoi figli, questi operò
dapprima in società con i fratelli Candelori, fino al 1830, e con Melchiade
Fossati, fino al 1834, quindi dal dicembre del 1834 al dicembre del 1837 in
1087 Vulci

società con il Governo Pontificio, ora direttamente interessato alle


esplorazioni al fine di incrementare le raccolte da destinare a quel Museo
Etrusco la cui istituzione era tenacemente sostenuta dagli studiosi
dell’epoca e che sarà inaugurato il 2 febbraio del 1837 (Campanari C 1829;
Colonna C 1978). In un primo tempo gli scavi si concentrarono nell’area
centrale dell’Osteria e più precisamente ai lati di una strada funeraria che
Lenoir (C 1832) identificava quale prosecuzione della via Aurelia in
direzione di Cosa, ma che sembra piuttosto coincidere con quell’asse di
attraversamento del territorio che, provenendo dalla Porta Nord, si
diramava verso NO e, attraversato il sepolcreto, puntava in direzione di
Monte Aùto e degli altri centri del NO del comprensorio vulcente, con un
andamento, in un primo breve tratto, coincidente poi progressivamente
divergente dall’altro asse principale di attraversamento della necropoli
rivolto invece verso i centri del NE (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882;
Pocobelli C 2006). Qui Campanari e Fossati riportarono in luce numerosi
sepolcri localizzati al punto M della già ricordata carta del territorio
riprodotta alla tavola XL del primo volume dei Monumenti Antichi
dell’Instituto. Le esplorazioni in realtà si dovettero estendere almeno fino a
lambire la moderna strada che collega l’area dell’antica città con la
provinciale del Fiora, interessando dunque quel settore monumentale
della necropoli ove fu rimessa in luce la Tomba dei Pilastri o del Sole e
della Luna (Lenoir C 1832; Canina C 1849; Dennis C 1833; Demus
Quatember C 1958; Prayon C 1975; Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882;
Ricciardi C 1989; Naso C 1996) e ove oggi si localizzano la Tomba dei
Soffitti Intagliati (Sgubini Moretti C 1986) e la Tomba Campanari 1834
(Moretti Sgubini C 20031), complessi funerari unitariamente ascrivibili
all’Orientalizzante medio. Fra le scoperte effettuate in quei primi anni
nell’area centrale dell’Osteria si registra anche quella della Tomba Conica
che, segnalata da Lenoir (C 1832) e inserita nella tipologia architettonica
che correda la tavola XL del primo volume dei Monumenti Antichi
dell’Instituto, viene ricordata anche dal Canina (C 1849) e per le sue
caratteristiche potrebbe essere avvicinata ai cippi funerari troncoconici
che, al pari di quelli troncopiramidali, sono attestati a V. e nel suo territorio
(Colonna in AA.VV. C 1977; Steingräber C 1991). Nel 1832 all’estremità SO
dell’Osteria, a poca distanza dalla Porta Ovest della città, veniva
individuato il Tumulo dei Guerrieri, complesso di età tardoarcaica che
oltre ad annoverare «sei file di sepolcri» ad unica camera riferiti dallo
scavatore a guerrieri per la connotazione oplitica dei corredi funerari,
accoglieva «al centro del monte» la tomba principale (Campanari C 18353).
Databile fra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C., questa si articolava in
due camere la prima delle quali, pertinente ad un individuo maschile
(Cherici C 1993; C 2005), restituì, con altri materiali, un tripode oggi al
Museo Gregoriano, un’anfora in bronzo confluita nelle raccolte del British
Museum e il noto elmo conservato alla Bibliothèque Nationale di Parigi
(Neugebauer C 1943; Haynes C 1974; Adam C 1984), oggetto quest’ultimo
che, associato ad uno scudo e ad armi da offesa, qualifica il rango del
Vulci 1088

defunto. Nella seconda camera, appartenuta ad un personaggio femminile,


fu invece rinvenuto un raffinato gruppo di oreficerie (Lenormant C 1834)
acquistate nel 1940 dal Metropolitan Museum di New York insieme ad un
anello digitale in oro con castone ovale pertinente alla deposizione
maschile (Cristofani in AA.VV. C 1983). Nel 1833 «nel gradino sottostante
l’altopiano» di V. e dunque in un settore del sepolcreto prossimo alla città,
venne scoperta la Tomba Campanari, testimonianza fondamentale della
cultura artistica di V. nella prima età ellenistica (Kellerman C 1833; Kestner
C 1833; Campanari C 1838; Dennis C 1883; Messerschmidt - von Gerkan -
Ronckzewski C 1930; Colonna C 1978; Steingräber in AA.VV. C 1985;
Cristofani in AA.VV. C 1987). Decorato da importanti pitture perdute, note
attraverso copie dei Musei Vaticani e del British Museum, e da elementi
architettonici (von Mercklin C 1962) improntati a modelli italioti, l’ipogeo,
databile nell’ultimo venticinquennio del IV sec. a.C., divenne celebre per
la suggestiva ricostruzione che di esso proposero i Campanari nella mostra
londinese del 1837. Nella primavera del 1834 in un settore interessato
anche da tombe di età ellenistica, venne individuata, ma solo parzialmente
esplorata una catacomba (Fiocchi Nicolai C 1987) che Campanari (C 18352)
riferisce ubicata «in mezzo al gran sepolcreto di Vulcia al nord di detta
città, incontro ad uno degli antichi ingressi della medesima», dunque
nell’area ai margini del sepolcreto antistante Porta Nord (Ricciardi C 1989):
costituito da diversi ambienti, alcuni dei quali affrescati, ma in precario
stato di conservazione, il complesso cimiteriale attesta l’esistenza a V. di
una consistente comunità cristiana. Tra il 1835 e il 1837 si ampliò
ulteriormente il fronte delle indagini che interessarono contemporaneamente
la necropoli e il pianoro urbano. Di grande rilevanza le scoperte effettuate
nel settore centrale dell’abitato allora «tutto sparso di ruderi», numerosi
soprattutto lungo il tracciato dell’asse stradale che con andamento EO
attraversa il pianoro de La Città e che Campanari (C 1840) identificava con
l’Aurelia. Le indagini si concentrarono in un primo tempo «a manca»
dell’antica strada, ove furono riportati in luce i resti di un grandioso
complesso ritenuto dapprima un anfiteatro (Panofka C 1835), poi un
impianto termale (Campanari C 18362). Caratterizzato da una pianta
complessa e articolata su due livelli, questo era decorato con pavimenti
musivi, rivestimenti marmorei, pregevoli elementi architettonici – dei
quali si conserva oggi un capitello corinzio della prima età imperiale
reimpiegato nella Basilica di S. Pietro di Tuscania (Campanari C 1840;
Buranelli C 19912) – e, originariamente, con statue delle quali restavano
però solo le basi. Sulla scorta della descrizione dello scavatore l’edificio
potrebbe essere localizzato presso l’angolo SO del Foro ove tracce visibili
in foto aeree attestano la presenza di strutture monumentali la cui
articolazione planimetrica sembra corrispondere a quella del complesso di
rinvenimento ottocentesco (Pocobelli C 2004). Viene ancora annotata la
presenza di sepolture ritenute cristiane e realizzate con materiali di spoglio
fra i quali fu recuperata l’iscrizione di Flavio Valerio Severo (CIL XI, 2928)
che, menzionando l’ordo et populus Vulcentium, pose fine alla lunga,
1089 Vulci

anacronistica disputa relativa all’identificazione del centro portata avanti


anche dal Bonaparte. Gli scavi dovettero estendersi anche agli strati più
profondi a giudicare dal rinvenimento di pregevoli ceramiche attiche
(Campanari C 18361) fra le quali spicca una kylix del Pittore di Pistoxenos,
ora a Berlino (Buranelli C 19912). Le ricerche si spostarono quindi sull’altro
lato della strada ove fu posto in evidenza il basamento di un grande
edificio in opera quadrata con fronte «ornata da un portico con colonne di
travertino» delle quali furono recuperati numerosi rocchi, alcune basi e
capitelli di ordine ionico. Ritornarono in luce anche resti di statue in marmo
– fra le quali una colossale di Augusto –, «vari membri di statue in terra
cotta, altri di bronzo…. bassorilievi di marmo e di terra cotta, frammenti di
iscrizioni etrusche e di romano carattere…intonachi dipinti… il tutto però
straziato e ridotto a tritume dai devastatori». Ma la scoperta più clamorosa
fu un Bidentale: entro una custodia, addossata alle strutture e superiormente
protetta da lastre di «peperino» impiombate e recanti l’iscrizione ful[gur c]
onditum e F C (Campanari C 1840; Moscetti C 1975; Buranelli C 19912) fu
rinvenuta, insieme al lophos di un elmo, una raffinata statua femminile
acefala in bronzo: la ‘Filatrice’ di Prassitele. Al tempo identificata come
Minerva Ergane ed esposta per breve tempo al Vaticano, questa nel 1837 fu
venduta al re di Baviera ed è oggi conservata all’Antikensammlungen di
Monaco (Braun C 18352; Panofka C 1836; Rizzo C 1932; Haynes C 1989;
Buranelli C 19912). Problematico tentare un’identificazione dei resti
riportati in luce nel corso di quelle indagini soprattutto se si pone mente
alle profonde trasformazioni che in quasi due secoli hanno mutato l’aspetto
del pianoro urbano ove oggi restano solo pochi indizi di quelle «fabbriche
molto estese» che, ricordate dalle fonti ottocentesche (Braun C 18352;
Campanari C 18362; C 1840), Canina (C 1849) localizza per lo più a S del
decumano. In anni recenti Buranelli (C 19912) ha proposto di identificare
l’edificio allora esplorato con il Tempio Grande, scoperto al principio degli
anni Sessanta del Novecento (Bartoccini C 1963; Moretti Sgubini C 1997).
L’ipotesi, basata sull’ubicazione e sulle caratteristiche tecniche dei due
monumenti, ancorché suggestiva, desta qualche perplessità legata
anzitutto al fatto che questo settore dell’abitato, ove si colloca anche il Foro
di età romana (Gazzetti C 1985; Sgubini Moretti C 1993), è interessato da
numerosi altri complessi edilizi documentati dalle tracce in foto aerea
(Pocobelli C 2004) e da materiali di superficie. Lo stesso Tempio Grande
risulta contiguo ad altri edifici quale quello che si allinea al suo lato N o
l’altro che, parallelo al suo lato O, si attesta sul decumano. Difformità si
rilevano peraltro nelle dimensioni dei due monumenti: sappiamo infatti
che il tempio riportato in luce nel 1835 presentava una lunghezza di 150
palmi romani per una larghezza di 92 palmi romani, pari dunque a m
33,51x20,55, mentre la platea del Tempio Grande ha una lunghezza di m
43,50 (che però con l’avancorpo gradinato arriva a m 49,85)x28,50 di
larghezza mentre il podio è di m 36,40x24,55 (Moretti Sgubini C 1997). Nel
1989, inoltre, è stato individuato un capitello di travertino di tipo ionico
che differisce per tecnica da quegli elementi architettonici di eguale ordine,
Vulci 1090

ma «di fine scultura» rinvenuti dal Campanari che Buranelli (C 19912),


sulla base di quanto riferisce Bendinelli (C 1927), ha proposto di riconoscere
negli esemplari conservati dai primi decenni del Novecento nella proprietà
Guglielmi di Montalto di Castro. Diverse, infine, le terrecotte architettoniche
che decoravano il Tempio Grande rispetto a quelle di scavo ottocentesco.
Se dunque resta aperto il problema relativo all’ubicazione del
complesso monumentale esplorato dal Campanari, è opportuno ricordare
come la lastra di chiusura del Bidentale recante l’iscrizione [c]onditum,
oggi al Museo di V., fu riscoperta negli anni Cinquanta del Novecento
nella ‘zona’ della domus del Criptoportico (Moscetti C 1975). Dalle ‘Terme’
della stessa domus provengono peraltro resti di terrecotte architettoniche
di età arcaica (Moretti Sgubini - Ricciardi C 2006), mentre altri analoghi
rinvenimenti sono segnalati nell’area limitrofa, al lato O dell’impianto
residenziale. In base a tali elementi sembra possibile ipotizzare la presenza,
in questo settore dell’abitato, di un complesso monumentale di età arcaica
che il dato di ritrovamento della lastra di chiusura del Bidentale indurrebbe
a porre in rapporto con il tempio esplorato nel 1835 da Campanari.
Dopo tali importanti scoperte, le ricerche proseguirono sino al
1837 senza portare ad acquisizioni di pari rilievo. Da segnalare tuttavia
il rinvenimento di una fornace che oltre ad aver restituito «una copiosa
quantità di terre cotte» consistenti in «statuette del buono stile dei tempi
romani» (Braun C 18352), documenta la presenza all’interno dell’area
urbana di un impianto produttivo per il quale è stato ipotizzato (Buranelli
C 19912) un possibile rapporto con il complesso cultuale.
L’intensa stagione di scoperte della prima metà dell’Ottocento si
conclude, nell’area dei sepolcreti settentrionali, con Benedetto e Felice
Guglielmi, figli di quel Giulio che già nel 1828 aveva avanzato richiesta di
condurre scavi a S. Agostino (Gerhard C 1830; Buranelli C 19891). Subentrati
nel 1839 nell’enfiteusi perpetua della tenuta di Camposcala ai Candelori, –
che, già in società con Vincenzo Campanari ed elevati al rango di Marchesi
di V. a seguito della donazione, nel 1834, a Papa Gregorio XVI della celebre
anfora attica a figure nere firmata dal pittore e vasaio Exekias, dopo il 1838
non avevano più ottenuto l’autorizzazione necessaria a proseguire ricerche
a causa di una furtiva vendita di materiali archeologici –, Benedetto e
Felice Guglielmi avviarono nel 1840 proficue indagini che si protrassero
sino al 1848. Non disponiamo di puntuali resoconti dei ritrovamenti che
furono comunque notevoli e portarono alla formazione di quella raccolta
alla quale fanno riferimento in più occasioni gli studiosi dell’epoca (Micali
C 1849; Braun C 1850; Helbig C 18691; Dennis C 1883): a lungo conservata
nel palazzo di famiglia a Civitavecchia, ai primi del Novecento questa fu
divisa fra i fratelli Giulio e Giacinto, figli di Giulio. Nel 1935 la quota di
Giulio, salvo poche eccezioni, venne donata dal figlio Benedetto a Papa
Pio XI (Romanelli C 1937; Beazley - Magi C 1939; Magi C 1941; Cristofani C
1989); quella di Giacinto, invece, ulteriormente incrementata da più recenti
acquisizioni – quali quelle conseguenti ai lavori effettuati a V. tra il 1918 e il
1919 per la realizzazione del canale idroelettrico (Bendinelli C 1921; C 1927;
1091 Vulci

Falconi Amorelli C 1983; Ricciardi C 1989; Buranelli in AA.VV. C 19971) –


solo nel 1987, a seguito di regolare acquisto, è acceduta al Museo Etrusco
Gregoriano ove la raccolta è stata così opportunamente ricomposta (AA.
VV. C 19971; Sannibale C 2008).
Anche dopo la morte di Luciano Bonaparte, avvenuta nel 1840, gli
scavi nelle necropoli orientali non subirono soste. Nel maggio del 1845
sul fondovalle del Fiora, ai piedi del costone che accoglie i famosi sepolcri
di Ponte Rotto, ritornava in luce, forse nel vestibolo a cielo aperto di una
tomba a camera, un currus con ricche decorazioni in bronzo – oggi disperse
in diversi musei e collezioni (Buranelli C 1995; Camerin C 1997) –, sepolto
con quattro cavalli aggiogati ai lati del timone presso i quali erano i teschi
di due cani, secondo un rituale che, riservato a personaggi eminenti, è
attestato in età tardoarcaica anche in altri centri etruschi come Populonia,
Perugia, Adria o la vicina Castro (Moretti Sgubini - De Lucia Brolli C 2003;
v. Populonia, Perugia, Adria). L’anno successivo nel secondo gradone dello
stesso sepolcreto e a pochi metri dalla Tomba dei Tute, veniva scoperto
un ipogeo (Brunn C 18651; Gsell C 1891) appartenuto ai Tetnie (Morandi
Tarabella C 2004) che restituì i noti sarcofagi bisomi conservati a Boston
(Herbig C 1952; Comstock - Vermeule C 1976; Martelli in Cristofani C
1981; Moretti Sgubini C 20083), testimonianze raffinate di una classe di
produzione che fa capo a botteghe di scultori largamente permeati dalle
coeve esperienze dell’arte magnogreca.
Intorno alla metà dell’Ottocento compare sulla scena di V. Alessandro
François. Fine conoscitore del mondo etrusco, questi aveva da tempo
rivolto qui la sua attenzione e stabilito rapporti con il Bonaparte (François
C 1849) allo scopo di incrementare, con nuovi ritrovamenti, la sua già
ragguardevole collezione che voleva destinare alla fondazione di un
museo fiorentino dedicato alle antichità etrusche e aperto al pubblico. In
società con des Vergers, cui successivamente si aggiungerà Didot, François,
accordatosi nel 1852 con la principessa di Canino, avviò dapprima accurate
ricognizioni alla Polledrara, a Terra Rossa e a Quarto di S. Pietro, quindi
eseguì circoscritti interventi in punti diversi del territorio (François C
1857), infine, individuò il suo obiettivo nel Tumulo della Cuccumella. Ma
i suoi progetti furono ritardati dalla morte della principessa avvenuta nel
1855 e per l’avvio delle indagini egli dovette attendere l’autorizzazione
dei Torlonia, nuovi titolari del feudo. Nel 1856 ebbero finalmente inzio gli
scavi: François intervenne sulla sommità del tumulo, allora dominata dalle
due gigantesche torri-cippo ove, «avendo trovato ad eguale distanza pietre
messe in eguale ordine rotondo e sormontate queste pure dalle solite fiere
com’erano guarnite le altre torri» (François C 1957), credette di riconoscere
la presenza di una terza torre troncoconica collocata in posizione simmetrica
rispetto alle prime due. Difficile comprendere la natura dei resti allora
rinvenuti che, forse pertinenti ad un altare-piattaforma (Sgubini Moretti
C 1994), sono andati perduti a seguito dei profondi sconvolgimenti subiti
dal monumento: basti considerare che lo stesso François, nell’intento
di individuare l’ipogeo che si supponeva ricavato al centro del tumulo,
Vulci 1092

concentrò le sue ricerche sulla sommità del monumento scavando tre


trincee che, profonde dai 47 ai 52 palmi, raggiunsero il terreno vergine.
Nel marzo del 1857, alla ripresa dei lavori, lo stato delle coltivazioni in atto
impedì la prosecuzione delle indagini alla Cuccumella e le ricerche furono
spostate a Monterozzi, a Terrarossa, a «sopra il Prataccione» e, infine,
nel sepolcreto di Ponte Rotto ove, malgrado si trattasse di una «località
perlustrata continuamente per 28 anni consecutivi da altri esploratori»,
François riportò in luce 8 ipogei e, soprattutto, scoprì la Tomba dei Saties,
subito divenuta celebre grazie al suo eccezionale ciclo pittorico (François
C 1857; des Vergers C 18571; Helbig C 18692; Dennis C 1883; Körte C
1897; Bendinelli C 1921; Mengarelli C 1929; Ferraguti C 1929; C 1931;
Messerschmidt - von Gerkan - Ronckzewski C 1930; Cristofani C 1967;
Coarelli C 1983; Maggiani C 1983; C 2005; Steingräber in AA.VV. C 19851;
Roncalli in AA.VV. C 19872; Colonna C 2003; D’Agostino C 2003; Musti
C 2005; Harari C 2007). Grazie alla mostra svoltasi nel 1987 alla Città del
Vaticano, negli spazi del Braccio di Carlo Magno (AA.VV. C 19872), sono
oggi meglio note le vicende relative alla scoperta di questo monumento
unico, le vicissitudini che determinarono la dispersione del corredo e la
travagliata storia dei suoi straordinari affreschi che, distaccati nel 1863, salvo
pochi resti (Maggiani C 1983; C 2005; Sgubini Moretti C 1994), entrarono a
far parte della Collezione Torlonia e, oggi confinati a Roma a Villa Albani,
sono ingiustamente preclusi al pubblico. Solo tra il giugno del 2004 e il
febbraio del 2005 il ciclo pittorico della Tomba François, organicamente
ricomposto in un modello al vero, è stato oggetto di un’esposizione che,
svoltasi nel Castello della Badia, sede del Museo archeologico, ha sia pur
temporaneamente restituito tali eccezionali testimonianze al loro contesto
di provenienza (AA.VV. C 20043). Fondato nel terzo venticinquennio del
IV sec. a.C. e caratterizzato da una pianta complessa, questo grandioso
ipogeo gentilizio fu realizzato probabilmente in sostituzione di un più
antico sepolcro dei Saties che, riconosciuto nella tomba ricavata ad
una quota superiore sul lato di fondo del dromos, doveva accogliere le
deposizioni, poi traslate, dei più antichi membri della famiglia. Fra questi
dovette essere anche l’antenato(?) raffigurato sullo specchio della porta
della cella V, «una sorta di sacrario nel sacrario costituito dalla tomba
gentilizia», presso il cui lato sinistro, con il giovane Arnza, è ritratto Vel
Saties. Questo personaggio, in cui si può forse identificare il fondatore del
sepolcro, dovette godere di un grande prestigio e aver assolto ad un ruolo
di rilievo nelle dure lotte che intorno alla metà del IV sec. a.C. vedono gli
Etruschi contrapporsi a Roma: nelle vesti di condottiero trionfatore è infatti
raffigurato, al pari di altri più antichi eroi vulcenti, nei dipinti a soggetto
storico-mitologico che occupavano le pareti dell’atrio e del’tablino’, dipinti
ai quali, in forza di una meditata scelta operata dall’antico committente, è
affidato un messaggio di forte contenuto etico e ideologico (Musti C 2005).
L’approfondita revisione dei materiali del corredo condotta in occasione
della mostra del 1987 ha concorso anche a puntualizzare la complessa
temperie storico-culturale in cui si inserisce il monumento il cui uso, forse
1093 Vulci

anche a seguito di passaggi di proprietà (Buranelli C 19871), si protrasse


nell’arco di varie generazioni che si distribuiscono nel corso del III e II sec.
a.C., con una sporadica riutilizzazione in età tardorepubblicana.
Tra il 1875 e il 1876 un nuovo traumatico intervento, fatto eseguire da
Alessandro Torlonia, interessò la Cuccumella: nell’intento di individuare
l’ipogeo già ricercato da François, questi fece scavare sotto il tumulo
un’intricata serie di gallerie (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882), il
‘labirinto’ di recente reso accessibile al pubblico. Tre anni più tardi il
principe chiamò a dirigere gli scavi F. Marcelliani, la cui attività a V. si
protrarrà fino al 1884. Questi condusse le sue prime ricerche al Mandrione
di Cavalupo, settore del sepolcreto orientale che, ubicato poco più a N
della necropoli di Ponte Rotto, dall’estremo lembo O del pianoro s’estende
a comprendere una valletta che raggiunge la sponda sinistra del Fiora,
occupando un’area ove ancora oggi tra la fitta vegetazione si riconoscono
numerose tracce di sepolcri. Sulla scorta dei brevi resoconti pubblicati
(Marcelliani C 1879; Helbig C 18801; C 1884) e delle relazioni degli scavi
conservate all’Archivio Centrale dello Stato di Roma e all’Archivio della
Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, non è possibile
valutare a pieno le scoperte allora effettuate che dovettero essere invero
più che ragguardevoli per varietà dei tipi architettonici, per qualità e
quantità dei materiali ritrovati. Ci soccorre in parte la pianta degli scavi
pubblicata da Messerschmidt nel 1930 (Messerschmidt - von Gerkan -
Ronckzewski C 1930) che restituisce il quadro di un’area utilizzata sin
dall’età arcaica, epoca in cui i monumenti funerari sembrano attestarsi al
margine di Cavalupo e alla quale, con la «tomba del tipo che gli scavatori
sogliono definire a cassone» – cioè a vestibolo a cielo aperto – ricordata da
Helbig (C 18801), si possono ricondurre un tumulo e alcuni sepolcri a
questo circostanti (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882). Più intensa
sembrerebbe la frequentazione di epoca ellenistica allorché le tombe si
addensano numerose sul costone e nella valletta, disponendosi forse ai lati
di un asse viario che, sfruttando la conformazione del terreno, collegava il
pianoro al fondovalle. Varia la tipologia dei complessi architettonici che,
spesso concepiti per accogliere folti nuclei familiari, risultano talora
caratterizzati da piante articolate; in più casi viene annotata dallo scavatore
la presenza di cippi di tipo troncoconico o troncopiramidale, di coronamenti
posti a chiusura delle ‘caditoie’, come pure di elementi decorativi e sculture
che ornavano sia l’interno che l’esterno dei sepolcri (Marcelliani C 1879;
Helbig C 18801; Cristofani Martelli C 1977). Ricordata anche la presenza di
sarcofagi, raramente decorati, fra i quali quello di un membro dei Tetnie,
cioè di una gens titolare del non lontano ipogeo di Ponte Rotto. L’attività di
Marcelliani interessò anche altri settori dei sepolcreti orientali: egli
promosse infatti interventi nell’area della Cuccumella, ove «presso la falda
meridionale» rinvenne due tombe a camera di età arcaica (Helbig C 18801),
e a Ponte Rotto. In quest’ultimo sepolcreto dapprima individuò una tomba
a tre camere, l’ultima delle quali restituì il noto sarcofago conservato a
Copenhagen (Herbig C 1952; Moretti Sgubini C 20082) e, successivamente,
Vulci 1094

spostatosi nel fondovalle, riportò in luce presso la sponda del fiume e ad E


della strada basolata di età romana, un sacello per il culto funerario da cui
provengono le note terrecotte a soggetto dionisiaco, databili nella metà del
III sec. a.C. (Bonamici C 1992), conservate nel Museo Archeologico di
Firenze. Purtroppo non più visibile, è questa una delle più significative
testimonianze di un complesso sistema di impianti cultuali che, scaglionati
tutt’intorno all’antico centro, sorgevano nel suburbio o ai margini delle
necropoli, in corrispondenza di assi viari di collegamento con il territorio
(Sgubini Moretti in AA.VV. C 19872). Ripresero quindi gli scavi alla
Cuccumella ove ancora una volta l’obiettivo del Torlonia, committente
delle ricerche, fu l’individuazione del fantomatico ipogeo già in precedenza
ripetutamente ricercato. Il Marcelliani, «sperando di rintracciare così
qualche stradale o altro indizio per farsi un criterio sul luogo verso il quale
dovessero dirigersi i lavori» (Helbig C 1881), dapprima aprì una trincea a
circa cinquanta metri dal tumulo, intercettando numerosi complessi
funerari che, per la loro diversa cronologia, sembrerebbero indicare,
almeno in questa parte della necropoli, l’assenza di una stratigrafia
orizzontale. A N del tumulo scoprì quattro tombe a fossa, due di età
tardovillanoviana che «si raffrontano a quel tipo che gli scavatori cornetani
chiamano «egizio» (Helbig C 1881), due di epoca classica, con pregevoli
vasi attici a figure rosse; più numerosi i rinvenimenti a S e a SE del
monumento ove a pochi metri dal «recinto di nenfro» e, in un caso, sotto
di questo, furono localizzate diverse sepolture del tipo a fossa, a camera e
a grotticella che, seppure per lo più manomesse, restituirono materiali
databili nell’ambito del VI sec. a.C. Risultati peraltro vani gli sforzi sino
allora compiuti per raggiungere il fine prestabilito, il Marcelliani eseguì,
presso il lato S del tumulo, una seconda trincea individuando altri sepolcri
periferici di età arcaica (Helbig C 1881; Bonamici C 1980). Anche tale
tentativo però si rivelò ben presto infruttuoso tant’è vero che Helbig (C
1883), riferendo degli scavi in atto alla Cuccumella, annota come i lavori
interessino la porzione E del «recinto», presso il quale erano state nel
frattempo riportate in luce due tombe arcaiche del tipo «a cassone», cioè
con vestibolo a cielo aperto, rispettivamente a tre e ad unica camera. In
quest’ultima sembra possibile riconoscere un monumento individuato nel
1985 dalla Soprintendenza (Sgubini Moretti C 1994) che in corrispondenza
della camera funeraria presenta resti di una struttura di coronamento forse
destinata ad assolvere funzioni legate ai rituali funerari (altare?). Maggiori
dati sull’entità delle indagini allora condotte sulla Cuccumella si ricavano
dalle già ricordate relazioni d’archivio attraverso le quali apprendiamo
che i lavori, nel corso dei quali si scoprirono anche parti di sculture, non
solo interessarono i due complessi funerari ricavati nel settore meridionale
del tumulo, ma si estesero anche alla sua porzione settentrionale ove il
Marcelliani localizza una terza tomba. Da ricordare ancora è il rinvenimento
a circa m 60 ad E del monumento di «una sostruzione nel tufo senza
cemento ricoperta di grandi tegoli ed embrici inchiodati che ha
un’estensione di circa trenta metri per venti» (Sgubini Moretti C 1994),
1095 Vulci

struttura forse di recente nuovamente localizzata, potrebbe essere


rapportata ad un edificio legato al culto funerario. Si eseguivano nel
frattempo scavi anche in altri punti delle necropoli orientali. Nell’area di
Ponte Rotto, come riferisce Helbig (C 1883), questi interessarono ancora
una volta il settore prossimo alla strada romana: furono allora esplorate
due tombe con vestibolo a cielo aperto di età arcaica, una sepoltura del
tipo a fossa che restituì vasi attici a figure rosse, un ipogeo a 6 camere di
epoca ellenistico-romana, forse «a corridoio», infine un gruppo di tombe
ad incinerazione di età romana con cippi quadrangolari iscritti sormontati
da elementi conici e con finta porta sul lato anteriore (Bonamici C 1992).
Più circoscritti gli interventi effettuati al Tumulo della Cuccumelletta e nel
sepolcreto della Polledrara. Alla Cuccumelletta, già indagata dal Bonaparte,
vennero scoperte due tombe a cassa costruita che, «praticate nel tumulo»,
restituirono resti di vasi a figure nere offrendo, come rilevava Helbig (C
1883), un «terminus ad quem» per la datazione del complesso principale:
con quella posta presso «l’orlo sud-ovest» del tumulo pare identificabile
un’analoga sepoltura posta in evidenza nel corso di indagini della seconda
metà degli anni Ottanta del Novecento (Sgubini Moretti C 1994). Alla
Polledrara, in quel settore della «tenuta che si trova più vicino all’antica
città» (Helbig C 1883) e che sembra dunque da porsi ai margini del pianoro
che domina la valle di Legnisina, fu invece esplorato un nucleo di «trenta
o quaranta … tombe a pozzo … quadrato» forse ascrivibili alla fine della
prima età del Ferro. Nel 1884 l’attività di Marcelliani a V. si avviava ormai
a conclusione: si registrano solo circoscritti interventi alla Doganella del
Monte sul versante settentrionale dei Monti di Canino, a Cavalupo e alla
Doganella del Ponte (Helbig C 1884; Ricciardi C 1989), località quest’ultima
ove furono indagate tombe a fossa e a camera con vestibolo a cielo aperto.
Nel frattempo scavi condotti nel 1882 a Campomorto avevano
consentito di individuare resti di un nucleo sepolcrale della prima età del
Ferro (Fiorelli C 1882; von Duhn C 1924), rapportabile ad un insediamento
periferico rispetto al grande centro protourbano sviluppatosi sul pianoro
poi sede della città storica (Di Gennaro C 1986; Guidi C 1989; Pacciarelli C
1989; Moretti Sgubini C 2006).
Fra l’11 febbraio e il 1 giugno 1889 Stephan Gsell conduce nuove
ricerche, ora finalmente eseguite con criteri scientifici (Delpino C 1995):
membro dell’École française de Rome, questi venne inviato a dirigere
scavi nei possedimenti di Canino da Giulio Torlonia, al quale dedicò
poi quella monografia (Gsell C 1891) ancor oggi fondamentale per la
conoscenza della cultura di V. Le indagini, che portarono al rinvenimento
di 136 tombe (Delpino, in AA.VV. C 1977; Bruni C 1988; Cherici C 2005)
– i corredi di 4 di esse nel 1990 donati al Museo Pigorini (Mangani C
1995) –, presero avvio alla Doganella del Ponte ove lo Gsell individuò
22 tombe di diversa tipologia, rilevando inoltre la presenza di numerosi
altri ipogei che, affollandosi gli uni accanto agli altri, offrono un campione
significativo dell’intensa utilizzazione di questo settore dell’Osteria. Di
grande importanza i risultati acquisiti e puntualmente documentati a
Vulci 1096

Cavalupo, ove furono esplorati nuclei sepolcrali di epoca villanoviana,


con tombe a cremazione del tipo a pozzo e a fossa (Punti T, U, P, Q, O, R
della Carta del Territorio). Un particolare assetto rivelarono alcuni gruppi
di tombe a pozzo ubicate a NO della Cuccumella (tombe LXXXI-LXXXII,
LXXXIII-LXXXIV, LXXXV-XCIV, Punto O della Carta), che apparivano
collegate fra loro da bracci disposti a reticolo, mentre altre poste più a N
(CVIII-CXIII, CXVIII-CXX, CXXI-CXXVI, CXXVII- CXXXIII, Punti T e U
della Carta) risultarono distinte da segnacoli in pietra o raggruppate fra
loro, forse a testimoniare rapporti parentali. Sempre a N della Cuccumella
furono scavate tombe a camera di età arcaica (Punti N, O, S della Carta),
mentre più a S, nel sepolcreto della Polledrara, vennero riportate in luce
numerose tombe a fossa (Punti F, I, H, J, K, L, M) spesso adiacenti ad altre
del tipo a camera (Punti F, I, H, J). Alla Polledrara ancora lo Gsell individuò,
senza esplorarlo, un grande tumulo ubicato a mezza costa sui rilievi che
delimitano ad E la valle di Legnisina. Da ricordare, infine, l’intervento
condotto a Ponte Rotto (Gsell C 1891; Messerschmidt C 1930) che interessò
gli ipogei dei Tute o dei Sarcofagi (Pandolfini Angeletti - Sgubini Moretti
C 1991; Buranelli C 1994), dei Tarna o dei Tori (Bonamici C 1980; Buranelli
C 1994; Moretti Sgubini C 20083), dei Tetnie o dei Due Ingressi (Buranelli
C 1994), grandiosi complessi gentilizi che, ubicati nel secondo gradone
della necropoli e scavati in epoche precedenti, furono in tale occasione per
la prima volta documentati. Fondati fra la metà del IV e gli inizi del III
sec. a.C, ma in uso per più generazioni alle quali sono pertinenti numerosi
sarcofagi alcuni dei quali ancora in situ, tali monumenti sono caratterizzati
da planimetrie che, come nella vicina Tomba François, si articolano in più
camere disposte attorno ad uno spazioso atrio centrale, con una soluzione
che evoca esperienze dell’architettura reale (Messerschmidt - von Gerkan -
Ronckzewski C 1930; Åkerström C 1934; Demus Quatember C 1958; Hus C
1971; Oleson C 1982). Da rilevare, oltre alla cura degli interni, è l’imponenza
dei prospetti esterni oggi solo in parte conservati ma originariamente
arricchiti da partizioni architettoniche, sculture a rilievo e a tutto tondo
(Moretti Sgubini C 2005; C 20082).
Sullo scorcio del secolo si registra a V. la presenza del conte Francesco
Mancinelli Scotti (da non confondere con l’orvietano Riccardo Mancinelli:
Tamburini in AA.VV. C 20003; Mandolesi C 2005) che, col consenso dei
Torlonia e previa licenza ministeriale, fra il dicembre del 1894 e il febbraio
del 1895, condusse ricerche nelle necropoli orientali in «vocabolo Castro
Antico». Gli scavi, documentati in un carteggio conservato presso l’Archivio
Centrale dello Stato a Roma (Sgubini Moretti C 1993; Cherici C 2005),
interessarono due distinti settori che, sulla base di una pianta schematica,
sono localizzabili il primo immediatamente a N del Ponte Sodo, il secondo
presso il margine E della Polledrara e, più precisamente, in corrispondenza
di una balza di terreno che, ubicata a SO della Cuccumelletta e a poca
distanza dal tumulo già individuato da Gsell (Sgubini Moretti C 1993),
aveva in precedenza restituito sepolture villanoviane (Helbig C 1883).
Preziose le notizie delle brevi relazioni di scavo corredate da sintetici
1097 Vulci

elenchi dei materiali e da schizzi planimetrici delle tombe che, databili fra
la prima età del Ferro e l’età ellenistica, erano del tipo a pozzetto, a fossa,
a fossa profonda, a fossa profonda con loculo, a camera con vestibolo a
cielo aperto, a camera di età ellenistica. Alcuni dei corredi allora riportati
in luce furono acquistati nel 1896 da A.L. Frothingham di Princeton, Primo
Segretario e poi Direttore Associato dell’American School of Classical Studies
di Roma, di recente istituzione: 6 di questi confluirono nelle raccolte del
Pennsylvania University Museum di Philadelphia (Hall Dohan C 1942), altri
3 nelle collezioni del Field Museum di Chicago (De Puma C 1986).
Del 1896 è la segnalazione di 5 tombe, i cui corredi entrarono poi a
far parte del Museo archeologico di Firenze (Bruni C 1988), che Pellegrini
(C 1896) vide a Canino annotando che erano «appartenenti alle necropoli
della vicina Vulci» ove «furono scavate parecchi anni or sono». Nel 1904
Montelius (C 1904) pubblica materiali villanoviani provenienti dalla
Polledrara, in parte acceduti nel Museo di Berlino.
Tra il 1918 e il 1919 la realizzazione da parte della Società Volsinia
di un canale idroelettrico che attraversa in senso NO/SE i sepolcreti
settentrionali e l’area della città, provocò gravi distruzioni determinando
da parte della Soprintendenza agli scavi della provincia di Roma l’avvio di
indagini dirette da Bendinelli (Bendinelli C 1921; Falconi Amorelli C 1983;
Ricciardi C 1989). In tale contesto si colloca il rinvenimento di numerosi
complessi funerari di epoca villanoviana, orientalizzante e arcaica nei
sepolcreti, di resti di strutture nell’area urbana. Di particolare rilievo
furono le scoperte a Poggio Maremma. In questa parte del territorio, ove
in anni recenti sono state individuate presenze protovillanoviane (Di
Gennaro C 1979; C 1986; Pacciarelli C 1989), venne localizzato un nucleo
sepolcrale villanoviano rapportato da alcuni studiosi (Colonna in AA.VV.
C 1977; Ricciardi C 1989; Rendeli C 1993), come l’altro di Campomorto,
ad un insediamento periferico collocato in corrispondenza della via che,
proveniente da Monte Aùto e battuta sin dall’età protostorica, collegava
V. alla costa. In questa stessa occasione furono scoperte, collocate in
giacitura secondaria all’interno di una piccola tomba a camera ricavata su
uno dei lievi rilievi prossimi alla galleria di imbocco del canale, le celebri
statue del Centauro e del Giovane su ippocampo, ora al Museo di Villa
Giulia (Bendinelli C 1921; C 1923; C 1927; Hus C 1955; C 1961; Martelli
in AA.VV. C 19811; Martelli in AA.VV C 19882; C 2005; Ricciardi C 1989;
Moretti Sgubini C 20082 ; Maggiani C 2009). Nel 1923 i fratelli Riccardi,
con licenza di scavo ottenuta dall’Ing. Apolloni della Società Volsinia,
intrapresero ricerche nella necropoli dell’Osteria esplorando un nucleo
sepolcrale villanoviano «presso il Ponte della Badia» in vocabolo Cantina
(Falconi Amorelli C 1983; Fugazzola Delpino C 1984; D’Atri C 1987). Il
toponimo è oggi perduto, ma l’area dei ritrovamenti potrebbe essere
localizzata alla Doganella del Ponte, nel terreno che, antistante il Castello,
è immediatamente a S del ponte, terreno ove sino a pochi anni fa era
ancora accessibile un ampio vano sotterraneo ricavato a poca distanza dai
resti dell’Osteria rinascimentale fatta edificare da Alessandro Farnese tra il
Vulci 1098

1520 e il 1528 (Fagliari Zeni Buchicchio C 1990; C 1991; C 2001). Fu allora


individuato un nucleo di tombe del tipo a pozzetto e a «cassone» alcune
delle quali con segnacoli in pietra, che, scavate a poca profondità, erano
tanto vicine fra loro da presentare «gli ossuari strettamente aderenti l’uno
all’altro». La licenza fu però revocata a seguito di una lite fra l’ingegnere
Apolloni e un tal Torquati, antiquario e socio di quel conte Francesco
Mancinelli Scotti che assisteva agli scavi (Ricciardi C 1989), lo stesso che
quasi trent’anni prima aveva operato alla Polledrara e che sino al 1929
continuò ad essere impegnato a V. in ricerche effettuate per conto di privati.
Gli scavi proseguirono successivamente sotto la direzione di Bendinelli (C
1927) che tra il 1923 e il 1924 estese le attività alla necropoli di Ponte Rotto
ove, malgrado le difficoltà opposte dai Torlonia, proprietari del fondo, si
acquisirono importanti risultati sia per quanto riguarda la topografia del
sepolcreto, del quale si chiarì l’articolazione su diversi gradoni, sia grazie a
nuovi rinvenimenti. Vennero infatti scoperti cippi, alcuni dei quali iscritti,
sculture funerarie (Hus C 1971; Dohrn C 1969; Martelli in AA.VV. C 19811),
un ampio ipogeo con sarcofagi già in precedenza manomesso e ubicato a
poca distanza dalla Tomba François (Buranelli C 1994), infine due tombe
che ritenute «un compromesso fra il tipo tradizionale della camera scavata
nel masso e quello della camera eseguita in muratura» furono denominate
rispettivamente dell’Arco e del Fico (Mengarelli C 1939; Bonamici C 1980;
Oleson C 1982; Sgubini Moretti in AA.VV. C 19872; Buranelli C 1994).
Fatti salvi pochi altri rinvenimenti che nel 1925 le cronache d’archivio
registrano nell’area dell’Osteria, bisogna attendere il 1928 per assistere
ad una consistente ripresa degli scavi che, finanziati sino al 1931 da Ugo
Ferraguti, ispettore onorario del territorio di V. e di Canino, furono diretti da
Raniero Mengarelli, impegnato a V. sino al 1934 (Ferraguti C 1929; C 1931;
Mengarelli C 1929; Buranelli C 1994). Numerosi gli interventi allora compiuti
che interessarono la necropoli dell’Osteria, il Tumulo della Cuccumella e
gli ipogei di Ponte Rotto. Non si dispone di una pubblicazione sistematica
di tali scavi i cui dati sono tuttavia scrupolosamente annotati nei preziosi
taccuini di Mengarelli dei quali, fatta eccezione per gli indici, restano
attualmente nell’archivio della Soprintendenza solo copie fotostatiche.
All’Osteria le indagini interessarono il settore immediatamente a N del
pianoro urbano e i poggi adiacenti (Ferraguti C 1937; Ducati C 1930; Zevi
C 1969; Falconi Amorelli C 1972; Falconi Amorelli in AA.VV. C 1977; C
1987; Riccioni C 1976; C 1980; C 2003; Gilotta C 1984; C 1985; Rizzo C 1985;
Buranelli C 1994) consentendo di accertare, tra l’altro, che il sepolcreto si
estendeva ad occupare anche l’area a S del Fosso della Città o dell’Osteria,
giungendo quindi in prossimità della cinta urbana. Qui, in particolare,
vennero indagati ventisei ipogei fra i quali oltre alle tombe XLIV, L, LI,
LVI, ecc., spicca, per qualità e importanza dei materiali, la XLVII. Detta
«del Guerriero» per la connotazione oplitica (Torelli C 1974) del corredo
(Baglione in AA.VV. C 19851; Riccioni C 2003; Cherici C 2005), questa
accoglie oltre ad un ricco servizio da mensa in bronzo, raffinate ceramiche
d’importazione e, richiamando alla mente i sepolcri dei ‘guerrieri’ rinvenuti
1099 Vulci

nel non lontano omonimo tumulo esplorato quasi un secolo prima dal
Campanari, offre significativa testimonianza del quadro socio-economico
di V. nei decenni finali del VI sec. a.C. (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882).
Nella valletta del Fosso della Città fu inoltre individuata una stipe votiva
collegata ad un sistema di vasche in opera quadrata pertinenti ad un’area
sacra che, con la stipe di Porta Nord, è stata rapportata da alcuni studiosi al
santuario extraurbano di Carraccio dell’Osteria (Bartoccini C 1958; Paglieri
C 1959; Falconi Amorelli C 1987; Buranelli C 1994). Con tale complesso
potrebbero essere posti in relazione resti di strutture, pure in opera
quadrata, conservati lungo le sponde del fosso una cinquantina di metri
a O del Fontanile, interessati nel 1999 da un nuovo intervento di scavo
(Moretti Sgubini - Ricciardi - Costantini C 2005). Di grande importanza
anche i risultati conseguiti nelle necropoli orientali. A Ponte Rotto una
sistematica attività di restauro dei grandiosi complessi funerari già noti
permise di meglio chiarire lo sviluppo topografico del sepolcreto, mentre
la rimozione di consistenti strati di crollo frutto di ripetuti dissesti subiti nel
tempo dal costone che lo accoglie, portò al rinvenimento di cippi funerari,
di elementi architettonici, di capitelli figurati, di resti di fregi e di sculture a
rilievo e a tutto tondo (Mengarelli C 1929; Ferraguti C 1929; C 1931; C 1936;
Hus C 19661; Falconi Amorelli C 1987; Bonamici C 1980; Sgubini Moretti in
AA.VV. C 19872; Buranelli C 1994), ancor oggi testimonianze fondamentali
per la conoscenza dell’orizzonte culturale di V. fra l’età tardoclassica e
quella ellenistica (Dohrn C 1965; Cristofani in Buranelli C 19871; Moretti
Sgubini C 20082). Nello stesso tempo ritornavano in luce altri monumenti
quali la Tomba delle Due Anticamere che restituì un sarcofago in nenfro e
numerosi materiali del corredo, quella delle Cinque Camere, quattro delle
quali rinvenute intatte, e altre tombe minori prospettanti, come quella
del Pronao Arcuato, sul «piazzale» ove era stata scoperta la maggior
parte delle sculture sopra ricordate che il Ferraguti poneva in rapporto
con «costruzioni imponenti non più a carattere funerario, ma sacro» e il
Mengarelli collegava invece ad un edificio funerario. Difficile stabilire
l’originaria funzione di tali materiali che tuttavia rinvenimenti effettuati in
anni recenti (Moretti Sgubini C 2005) inducono a riferire, almeno in parte,
agli scenografici prospetti architettonici di quei grandiosi ipogei gentilizi
un tempo ben visibili dall’area urbana. Non si può peraltro escludere che
almeno alcuni di quei ritrovamenti possano essere appartenuti ad uno
o più complessi monumentali localizzabili al margine del sovrastante
pianoro di Cavalupo ove sino a pochi decenni or sono, in corrispondenza
del ‘piazzale’ antistante la Tomba del Pronao Arcuato, erano riconoscibili
tracce di strutture. Da ricordare ancora altre scoperte conseguenti i restauri
che interessarono i più noti ipogei di Ponte Rotto (Falconi Amorelli C 1987;
Sgubini Moretti in AA.VV. C 19872): due sepolcri, uno dei quali a piccola
camera, furono individuati nel dromos della Tomba dei Tarna, un terzo sul
lato destro del dromos della Tomba dei Due Ingressi, una quarta sepoltura,
infine, nel dromos della Tomba del Pronao Arcuato. Di grande impegno
anche l’intervento condotto al tumulo della Cuccumella che venne allora
Vulci 1100

accuratamente documentato dal Mengarelli. Si trattò in sostanza di


un’estesa opera di ripulitura che interessò i due complessi funerari ricavati
nel settore S del tumulo e una porzione della crepidine della quale furono
accertati i caratteri tecnico-strutturali. Contestualmente si acquisirono
nuove testimonianze dell’apparato decorativo del tumulo (Ferraguti C
1929; C 1931; Mengarelli C 1929; Messerschmidt C 1930; Brown C 1960;
Hus C 1961; Bonamici C 1980), testimonianze che documenti conservati
nell’Archivio della Soprintendenza dell’Etruria meridionale indicano in
numero ben più consistente di quanto è dato di cogliere nelle relazioni
preliminari edite dai due scavatori (Sgubini Moretti C 1994; Moretti
Sgubini C 2005).
Gli anni che precedono e seguono la Seconda Guerra Mondiale
non registrano eventi di particolare rilievo. Nel 1940 si ha menzione di
tre tombe ritornate in luce a seguito di un nubifragio nella necropoli di
Ponte Rotto; nel 1942 nello stesso sepolcreto fra la Tomba dei Due Ingressi
e quella del Fico fu individuata una tomba romana; del 1947 è la notizia
di un sequestro di materiali villanoviani provenienti da tre tombe a pozzo
scavate dai clandestini a N della Cuccumella; nel 1949, infine, a S del
Ponte Sodo, vennero recuperate due sculture frammentarie in nenfro,
rispettivamente un leone ruggente e una sfinge (Hus C 1956; C 1961).
All’inizio degli anni Cinquanta V. veniva investita dai massicci lavori
di bonifica legati alla riforma fondiaria e attuati dall’Ente Maremma, lavori
che determinarono un profondo mutamento nell’assetto del territorio e un
enorme incremento degli scavi abusivi: ne sono testimonianza le
innumerevoli segnalazioni conservate agli atti d’archivio della
Soprintendenza, ora continuamente impegnata in urgenti interventi di
tutela che per decenni condizioneranno, penalizzandola, ogni attività di
ricerca sistematica. Nel 1953 si effettuarono ricerche a Ponte Sodo e, a poca
distanza dalla moderna Cartiera, fu individuato un gruppo di tombe a
camera di epoca arcaica; all’Osteria e a Poggio Maremma C. Belloni scavò,
su concessione, tombe di varia tipologia con materiali che dall’epoca
villanoviana giungono all’età romana (Ricciardi C 1989); nel 1955 nei
pressi della Cuccumella un intervento di tutela interessò una tomba a
fossa con materiali di impasto e vasi etrusco-geometrici fra i quali spiccano
due anfore del tipo Philadelphia (Sgubini Moretti C 1986). Tra il 1957 e il
1958 altre indagini intraprese G. Sarchioni che in più occasioni prestò
anche la sua collaborazione nell’esecuzione di interventi d’urgenza per lo
più localizzabili nella necropoli dell’Osteria e dei quali si ha notizia
attraverso sintetiche relazioni o in brevi annotazioni riportate sul registro
dell’attività giornaliera del personale di custodia. A tale attività potrebbe
essere ricondotta la detenzione da parte del Sarchioni di un consistente
nucleo di materiali, anche di qualità, che, sottoposto a sequestro e restituito
allo Stato, accoglie fra l’altro una rara bird cup, inseribile nel II gruppo della
classificazione di Coldstream, già ritenuta sporadica da Tarquinia (v.
Tarquinia): ascrivibile al secondo quarto del VII sec. a.C., questa incrementa
le attestazioni vulcenti del tipo in precedenza circoscritte a tre esemplari
1101 Vulci

rinvenuti negli scavi Gsell (Martelli Cristofani C 1978). Tra il 1955 e il 1957,
nell’intento di acquisire una più puntuale conoscenza del territorio, furono
condotte dalla Fondazione Lerici prospezioni geofisiche (Lerici - Carabelli
- Segre C 1958) che interessarono punti diversi dell’insediamento urbano,
la necropoli dell’Osteria (Casale dell’Osteria, Casaletto Mengarelli), la
zona della Cuccumella e il settore a SE di Ponte Rotto; nel 1956 avevano
inizio scavi estensivi nell’area urbana condotti sotto la guida di Renato
Bartoccini e con l’ausilio dei ‘cantieri scuola’. Tra il 2 febbraio e il 29
dicembre si svolse la prima campagna avviata da Goffredo Ricci cui
subentrò, da marzo a giugno, Sergio Paglieri e, quindi, Lidio Gasperini. Le
ricerche ebbero inizio nella valletta sotto Porta Est ove si cominciò a
scoprire il selciato, quasi affiorante e in accentuata pendenza, di quell’asse
viario che, talvolta impropriamente definito decumano massimo (Pocobelli
C 2004), attraversa tutto il pianoro urbano con andamento E/O. Ben
presto, a circa m 8,30 a N del margine destro della strada – sino allora
riportata in luce per un tratto di circa m 12 –, si verificò la prima scoperta.
Fu infatti intercettata una vasca a pianta irregolarmente poligonale e con il
lato meridionale ricurvo, presso la quale, con ceramiche a vernice nera e
acrome, venne recuperato un gruppo di ex voto anatomici maschili, indizio
della non lontana presenza di un luogo di culto che, collegato con l’acqua,
costituisce un segmento di quella ‘cintura sacra’ che, come già fatto cenno,
si estendeva intorno a V. (Moretti Sgubini - Ricciardi - Costantini C 2005).
La prosecuzione delle indagini portò nel mese di aprile al ritrovamento
della Porta Est e allo sterro di un lungo tratto del decumano, ora conservato
sotto un interro che, all’altezza di quello che nel 1958 verrà riconosciuto
come Sacello di Ercole – venne infatti scoperto nella prima campagna il
cippo del liberto C. Petronius Hilarus (Bartoccini C 1961; Rossi C 1961;
Moscetti C 1975) – superava m 4,50. Lo scavo interessò quindi l’area di
Porta Nord, ponendo in evidenza il tratto del cardine che l’attraversa: fatto
oggetto di indagine stratigrafica, questo rivelò la presenza di due distinti
lastricati, il più recente di età traianea, il più antico risalente al III sec. a.C.,
che risultarono alternati a strati archeologici rapportabili a livelli d’uso
precedenti, intermedi e successivi alla realizzazione delle due vie basolate.
Nel corso dello stesso intervento, presso il margine O della strada, venne
individuata una stipe votiva della quale fu avviata l’indagine. Mentre
proseguivano i lavori di sterro del decumano e si recuperavano, fra l’altro,
frammenti di rivestimenti architettonici riferibili ad un complesso
monumentale forse localizzabile su un’altura sovrastante la strada
denominata Poggetto (Moretti Sgubini C 1997), nell’area delle ‘Terme’,
solo più tardi riconosciute pertinenti alla domus del Criptoportico, fu
aperto un nuovo fronte di scavo che interessò anche parte degli ambienti
sotterranei del complesso, già accessibili attraverso l’ingresso E del
criptoportico, emergente sul pianoro. Un sondaggio stratigrafico effettuato
in uno dei vani consentì inoltre di stabilire la cronologia relativa del settore
in corso di scavo e di appurare come questo fosse stato occupato dal V sec.
a.C. alla tarda età imperiale e dopo l’abbandono avesse accolto, tra il VI e
Vulci 1102

l’VIII sec. d.C., isolate sepolture (Paglieri C 1959). Ad O della domus, infine,
in un’area ampiamente interessata dagli scavi ottocenteschi, furono
rinvenuti in superficie, frammenti di rivestimenti architettonici e «una
gamba di statua in terracotta» riferibili ad un edificio monumentale. Nel
corso della prima campagna s’intervenne anche sul ‘muro Simoni’, cioè su
un tratto delle mura urbane semiemergente presso il ciglio O del pianoro
de La Città, ove fu riconosciuta la presenza di una posterula con spallette
eseguite in un’accurata opera quadrata di tufo (Moretti Sgubini - Ricciardi
2001). Tra il 20 e il 22 dicembre dello stesso anno, infine, fu recuperato il
sarcofago di Ramtha Tetni (Falconi Amorelli - Pallottino C 1963) che, noto
sin dal 1953, era collocato con altri due analoghi monumenti anepigrafi
lasciati in situ in una tomba già manomessa ubicata sul «lato destro della
bassa valletta denominata Cavalupo Sporco». Le ricerche nell’abitato
vennero riprese, sotto la direzione di Paglieri – che scaverà a V. sino al 1961
–, alla fine del maggio del 1957, anno cui risale anche la casuale scoperta di
una fornace a Poggio del Favaro (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882),
altura ricadente nel settore NO dell’abitato, a poca distanza dalla Porta
Nord. Nel corso della seconda campagna fu anzitutto completata
l’esplorazione della stipe votiva che, ricavata fra il margine O della strada
basolata, la spalletta NO della Porta Nord e le pendici dell’altura
sovrastante, restituì numerosi materiali (Paglieri C 1959; C 1960; Bartoccini
C 1961; Staccioli C 1968; Zancani Montuoro C 1979; de Cazenove C 1986):
collocabili in un arco cronologico compreso fra gli inizi del II e il I sec. a.C.
e rapportabili ad un ‘santuario di porta’, questi presentano caratteri in cui
si è riconosciuta una forte connotazione dionisiaca (Pautasso C 1994).
Nell’intento di individuare il tempio collegato al deposito votivo, vennero
quindi effettuati sondaggi che, risultati senz’esito sui poggi adiacenti la
Porta, interessarono successivamente il complesso di strutture cultuali già
indagate da Mengarelli nella valletta del Fosso della Città. Proseguiva
intanto lo sterro del decumano e si ponevano via via in evidenza le fronti
di edifici attestatisi lungo i margini della strada forse nel corso del II sec.
a.C. (Guaitoli C 1985), mentre l’area delle ‘Terme’ continuava ad esser fatta
oggetto di ricerche tese ad accertare l’estensione del complesso verso S e a
verificare, in corrispondenza della fronte dell’edificio, la continuità del
decumano; infine, sempre sulla direttrice di quest’asse viario, ma
all’estremità O del pianoro, veniva aperto un nuovo fronte di scavo che,
mirato all’individuazione della Porta Ovest, poneva ben presto in evidenza
il basolato stradale. Nello stesso tempo sondaggi di verifica dei dati
acquisiti nel corso delle prospezioni geofisiche venivano eseguiti in punti
diversi dell’insediamento con esiti talvolta significativi. È il caso del
rinvenimento nella zona a SE del decumano di un impianto residenziale
«etrusco», della scoperta di un tratto di muro poligonale(?) localizzato
sull’estrema propaggine SE del pianoro, o, ancora, della individuazione di
un poderoso muro in blocchi di tufo di epoca «preromana» intercettato ai
piedi dell’acropoli. Non è possibile capire – sulla base dei dati disponibili
– se si possa istituire un qualche rapporto fra quest’ultima struttura, oggi
1103 Vulci

come le altre allora individuate di problematica localizzazione, e i saggi


eseguiti nello stesso lasso di tempo «in un punto del pianoro che si trova
compreso fra l’acropoli, la Porta Nord e la Porta Est», a seguito del casuale
ritrovamento di due lastre di rivestimento architettonico di età tardoarcaica
(Bartoccini C 1961; Moretti Sgubini - Ricciardi - Costantini C 2005)
rapportabili ad un complesso monumentale ubicato in questa parte
dell’abitato che le foto aeree rivelano densamente urbanizzato (Pocobelli
C 2004). Nel frattempo nuove scoperte si verificavano sia nelle necropoli
settentrionali, in particolare in quella dell’Osteria (Ricciardi C 1989), sia in
quelle orientali, soprattutto a Cavalupo (Falconi Amorelli C 19681; C 19683;
Riccioni C 1971). In quest’ultimo sepolcreto lavori di ripulitura condotti
nell’ottobre del 1957 per documentare monumenti non meglio specificati
portarono al recupero di parte di un rilievo con figura di Scilla, di una testa
muliebre pertinente a un capitello figurato, di un elemento di nenfro con
iscrizione funeraria rinvenuto nel «ruscello di Cavalupo» (Falconi Amorelli
- Pallottino C 1963) e di un gruppo di sepolture che restituirono materiali
di epoca ellenistica. Questi ultimi furono più tardi pubblicati con altri di
provenienza sporadica (Falconi Amorelli - Fabbricotti C 1971), fra i quali
risulta però confuso il corredo di una tomba che, databile tra la fine del IV
e gli inizi del III sec. a C., proviene in realtà dalla necropoli dell’Osteria
(Sgubini Moretti C 19851). Nel dicembre dello stesso anno, nel corso di
prospezioni geofisiche furono intercettati e riportati in luce a Ponte Rotto,
pochi metri più a N della Fontana della Regina, resti di un’edicola funeraria
realizzata con materiali di reimpiego fra i quali era una lastra di travertino
con iscrizione latina funeraria (Moscetti C 1975). Nella stessa circostanza,
a circa m 20 ad E di questa struttura, fu casualmente scoperta la Tomba
delle Iscrizioni (Bartoccini C 1961; C 1965; Falconi Amorelli - Pallottino C
1963; Rix C 1970; Falconi Amorelli C 1971; Nielsen C 1990). Accessibile
attraverso un lungo e stretto dromos, che risultò chiuso da un lastrone di
nenfro decorato sul lato esterno con una figuretta femminile ad altorilievo
e, analogamente a quanto noto nella Tomba François (Buranelli in AA.VV.
C 19872), sigillato da un massiccio muro di scaglie di tufo e calcare
(Bartoccini C 1961), l’ipogeo accoglie sei camere che si aprono su un ampio
atrio centrale. Fondata intorno al terzo venticinquennio del IV sec. a.C. e
appartenuta alla gens Pruslna (Morandi Tarabella C 2004), la tomba risultò
«aperta da moltissimi anni, ricolma di rifiuti e di sassi» penetrati all’interno
attraverso un foro praticato nel soffitto dell’atrio. Fra la terra di riempimento
furono recuperati resti del corredo fra i quali spicca un gruppo di chiodi in
bronzo con capocchia aurea, forse pertinenti ad una tabella commemorativa
perduta (Colonna C 1981), probabilmente di tipo analogo a quella dipinta
nella non lontana Tomba dei Tute (Pandolfini Angeletti - Sgubini Moretti C
1991). Particolarmente importanti i rinvenimenti effettuati nella camera II
che restituì oltre a due stamnoi vulcenti a figure rosse (Gilotta C 2003), la
cassa di un pregevole sarcofago in nenfro decorata su tutti e quattro i lati
con scene di Amazzonomachia ed un gruppo di cinque leoncini pure in
nenfro, di uno dei quali si conserva solo un piccolo frammento: riferiti da
Vulci 1104

Bartoccini (C 1961) alla decorazione del coperchio del sarcofago, questi


sembrano piuttosto da ricollegare alla decorazione del monumento. I
materiali del corredo, per i quali si dispone di un sintetico elenco redatto
da Paglieri al momento della scoperta, sono stati di recente riesaminati e in
alcuni casi hanno trovato integrazione con altri frammenti recuperati nel
corso di un intervento che nel 2007 ha interessato l’ipogeo allo scopo di
procedere ad un riesame dell’intero complesso.
Le ricerche nell’area urbana proseguirono senza soluzione di
continuità nel 1958 concentrandosi nei primi mesi in prossimità di tre degli
accessi al pianoro: a Porta Nord e a Porta Est venne accertata la presenza
di poderose strutture murarie collegate ai muri di spalla laterali; poco più
a N di Porta Ovest furono posti in luce i resti del castellun aquae collegato
all’Acquedotto di età romana che in parte s’imposta sulle mura in opera
quadrata; a poca distanza da queste ultime, ma all’esterno della cinta, in un
cunicolo ricavato nel pendio NO del pianoro venne recuperata una statuetta
acefala di Peplophoros, in marmo italico, derivata dal tipo Siracusa-Nemi
(Guerrini C 1985). Nel corso di saggi condotti lungo il tratto occidentale
del decumano fu poi intercettato un tratto del sistema fognario urbano del
quale vennero esplorati parte del collettore principale sottostante l’asse
stradale, un condotto secondario e una cisterna collegata a quest’ultimo; si
accertò quindi che il decumano, che presentava un allineamento di basoli
molto regolari «poco sopra» la ‘Basilichetta’, incrociava a SE di questa
un altro asse viario avente un andamento N/S, poi riconosciuto cardine
massimo dell’abitato. Lo scavo venne quindi esteso a questa nuova arteria,
caratterizzata da un selciato di esecuzione meno accurata, forse più tardo,
e alle strutture ad essa circostanti. Fu così posto in luce, presso l’angolo
SE dell’incrocio, un complesso di strutture a carattere commerciale che
risultarono adiacenti ad un edificio con vasche (ninfeo?); in corrispondenza
dell’angolo SO venne parzialmente esplorato un impianto residenziale di
età tardoantica – la ‘Casa del Pescatore’ – che delimita il lato O del cardine
e quello S del decumano (Paglieri C 1960) e risulta impostarsi su una
più antica porticus che solo con le riserve del caso potrebbe essere posta
in rapporto con l’analoga struttura fatta realizzare da L. Caelius e dalla
figlia Caelia (Nonnis - Pocobelli C 1994); in corrispondenza dell’angolo NE
dell’incrocio, infine, riaffiorò il primo di due massicci pilastri di travertino
che, fondati direttamente sulla massicciata stradale, ma fuori asse rispetto
alla fase più recente del decumano, sono pertinenti ad un arco (De Maria
C 1988). Vicino al pilastro di sinistra, presso l’originaria base di tufo in
fase con un basolato più antico, venne riportato in luce il noto miliario che
menziona il console Aurelio Cotta (Bartoccini C 1961; Moscetti C 1975),
costruttore della via Aurelia variamente identificato con C. Aurelio Cotta
censore del 241 a.C., con il console omonimo del 200 a.C. o, ancora, con L.
Aurelio Cotta console del 144 a.C. (Nonnis - Pocobelli C 1994). Le indagini
furono quindi estese al settore a NO dell’incrocio ove venne individuato
l’accesso della domus con Atrio, impianto residenziale tardorepubblicano
poi parzialmente esplorato nel corso dell’anno successivo. Tra il luglio
1105 Vulci

e l’agosto del 1958 uno scavo stratigrafico interessò il Sacello di Ercole,


già intercettato nel 1956, e pose in evidenza il vano a pianta rettangolare
definito da muri in opera quadrata di tufo (Bartoccini C 1961). Fu accertato
che l’edificio – nel quale, per collocazione e sviluppo planimetrico, si è
proposto di riconoscere un monumento coregico impostatosi, nella prima
metà del II sec. a.C, su un precedente luogo destinato al culto di Ercole
(de Cazanove C 1986) – presentava fasi diverse la più antica delle quali, di
fondazione, risalente alla fine del IV sec. a.C., la più recente collocabile nella
seconda metà I-inizi II sec. d.C. Sullo scorcio dell’anno gli scavi tornarono
a concentrarsi nell’area delle ‘Terme’ ove gli sterri interessarono il vasto
peristilio rettangolare sovrastante il criptoportico, la fronte meridionale
dell’impianto e il diverticolo basolato che, collegato al decumano, dà
accesso a quella che sarà successivamente riconosciuta come la corte
rustica della domus (Broise - Gazzetti - Sgubini Moretti C 1985). Ancora
nel 1958 vennero scavati e documentati i resti del ponte romano sul Fiora
(Bartoccini 1961) che, lungo in origine m 85, si articolava su cinque arcate,
ciascuna con una luce di m 12, e, impostandosi alle estremità su due
robuste spalle, era sostenuto, in corrispondenza dell’alveo del fiume, da
4 piloni in opera cementizia con rivestimento in blocchi di travertino i cui
resti affiorano ancor oggi dall’acqua.
Proseguivano intanto senza soste le attività di tutela nei sepolcreti.
All’Osteria oltre a sporadici recuperi di vasi attici a figure nere (Riccioni C
1971) e di un cippo funerario in nenfro del tipo a ‘casa’ (Sgubini Moretti C
1991), vennero esplorate quattro tombe a camera, una delle quali restituì
parte di leoncino in nenfro (Ricciardi C 1989). Più intensa l’attività nelle
necropoli orientali ove nei pressi della Cuccumella vennero localizzati un
condotto, riferito ad un «sistema agricolo probabilmente di età romana»,
e due tombe a fossa(?) che restituirono fra l’altro resti di vasi attici; nella
zona di Ponte Rotto, oltre al recupero di materiali pertinenti a sepolture di
età romana e di un cippo di travertino con finta porta e iscrizione latina
funeraria (Moscetti C 1975) – di un tipo già noto dagli scavi Marcelliani
(Helbig C 1883; Bonamici C 1992) –, fu esplorata una tomba arcaica con
vestibolo a cielo aperto, sopra la quale fu poi individuata una più antica
tomba a cassa. Altri ritrovamenti della prima età del Ferro (Arancio
- Moretti Sgubini - Pellegrini C 2008), di età arcaica ed ellenistica si
verificarono nella fascia SO del sepolcreto di Cavalupo, nella stessa area
cioè ove, «a perpendicolo sulla tomba François», il 25 settembre del 1958
ritornava casualmente in luce la Tomba dei Bronzetti sardi (Bartoccini C
1961; Falconi Amorelli C 1966). Grazie ad un recente riesame sappiamo
che questa importante tomba, a cremazione, appartenne a due individui
di sesso femminile il cui altissimo rango risulta evidenziato dal particolare
rituale della deposizione, dal singolare apprestamento riconosciuto
all’interno della monumentale custodia litica che racchiudeva il cinerario
e, ancora, dal ricchissimo corredo nel cui ambito, con gli eponimi bronzetti,
spiccano altri preziosi oggetti che documentano una consistente apertura
di V. a relazioni e scambi commerciali a vasto raggio sin dalla seconda metà
Vulci 1106

del IX sec. a.C. (Moretti Sgubini - Arancio - Pellegrini C 2010). Tale carattere
si accentua ulteriormente nella prima metà del secolo successivo grazie
ad altri significativi oggetti di importazione come, ad esempio, la brocca
enotrio-geometrica con decorazione a tenda proveniente dalla necropoli
dell’Osteria, il raro vaso di impasto invetriato forse di fabbrica fenicia,
sempre dall’Osteria, alcuni bronzi di produzione bolognese, etc. (Falconi
Amorelli C 1983; Fugazzola Delpino C 1984; Ricciardi in AA.VV. 20002),
elementi anticipatori di un fenomeno destinato ad assumere nei decenni
conclusivi dell’VIII sec. a.C. dimensioni ben più rilevanti in forza delle
sempre più numerose importazioni che, grazie a vettori greci e levantini,
insieme a nuove tecnologie e modelli di vita, dalla Grecia e dall’Oriente
raggiungono V. (La Rocca C 1978; Isler C 1983; Mangani - Paoletti C 1986;
Martelli - Gilotta in AA.VV. C 20001; Ridgway C 2009).
Ancora nel 1958, a N di Ponte Sodo furono scoperti resti di una
struttura che restituì terrecotte architettoniche tardoarcaiche (Bartoccini
C 1961; Moretti Sgubini - Ricciardi C 2006), struttura forse nuovamente
localizzata nel 1986 a seguito di una mirata campagna di prospezioni
elettromagnetiche (Massabò C 19882).
Il 1959 s’inaugura con lo scavo della Tomba di Capodanno che,
rinvenuta presso il «bivio dell’Osteria» e composta da 3 camere e da
una cameretta laterale, restituì materiali dell’Orientalizzante recente
(Ricciardi C 1989). Un altro importante ritrovamento si verificò nel
sepolcreto di Ponte Rotto, ove pochi metri a NE della Tomba delle
Iscrizioni, fu individuata la Tomba dei Due Atri attraverso la quale poi
si penetrò nell’adiacente Tomba del Delfino (Sgubini Moretti in AA.VV.
C 19872; Buranelli C 19872). Successivamente perdute, queste sono state
nuovamente individuate e compiutamente indagate tra il 1987 e il 1989. In
particolare la Tomba del Delfino, oltre a conservare nella camera funeraria
principale buona parte della sua ricca decorazione pittorica, ha restituito
numerosi materiali di corredo che, attestandone un uso a partire dalla
metà/terzo venticinquennio del IV sec. a.C., consentono di collocare il
monumento in un ambito cronologico analogo a quello delle adiacenti
Tombe delle Iscrizioni e dei Due Atri. Un ulteriore nesso fra i tre sepolcri
potrebbe essere riconosciuto nella presenza dei resti di una struttura, forse
per il culto funerario, la cui specifica ubicazione sembrerebbe rapportabile
più che ad una scarsa disponibilità degli spazi funerari, all’esistenza di
rapporti di parentela che legano le famiglie titolari di questi ipogei gentilizi
(Sgubini Moretti C 1994).
Di grande rilievo anche i risultati delle indagini nell’area urbana ove
nello stesso anno si assiste a una massiccia ripresa dello scavo della domus
del Criptoportico che peraltro, come annota il Paglieri, si veniva rivelando
sempre più estesamente interessata da interventi forse ottocenteschi, tanto
radicali «da turbare completamente l’assetto originario delle costruzioni».
Vennero in questo periodo esplorate le tabernae prospicienti il decumano,
la corte rustica e altri ambienti adiacenti, tutti ubicati nel settore O della
domus ove fu scoperto anche il secondo atrio, modificato da più tarde
1107 Vulci

realizzazioni (Broise - Gazzetti - Sgubini Moretti C 1985); ancora si


riportarono in luce il laconicum dell’impianto termale e due ambienti a
questo limitrofi, uno di servizio al balneum, l’altro costituito dall’ampia
sala con pavimento musivo adiacente al laconicum e con esso comunicante;
si scoprì, infine, l’ingresso O del criptoportico e vennero liberati dalla terra
di riempimento vani collegati al braccio N dell’impianto sotterraneo.
Contemporaneamente si procedeva nello sterro del tratto del cardine
massimo che, superato l’incrocio con il decumano, si inoltra verso N. Fatta
eccezione per una piccola ascia neolitica (Bartoccini C 1961; Pacciarelli C
1993), mancano notizie di scoperte in tale settore che nelle annotazioni del
giornale dei lavori del periodo compreso fra l’ottobre e il dicembre del
1959 viene definito «completamente sterile». Sempre dello stesso anno è un
intervento alla Porta Nord ove fu individuato un muro «di contenimento»
in blocchi di tufo e «una base di donario in nenfro, a foggia di altare con
gradinata anteriore»: purtroppo a tali scoperte, oggi non più controllabili,
non fecero seguito ulteriori accertamenti forse utili a verificare l’esistenza
di un possibile rapporto fra tali elementi e la problematica localizzazione
del santuario collegato alla stipe votiva. Gli scavi dell’area urbana
proseguirono senza soluzione di continuità nei primi mesi del 1960, epoca
in cui le ricerche si concentrarono quasi esclusivamente sulla rete viaria.
Proseguì infatti lo sterro del cardine di Porta Nord, mentre nell’area
centrale del pianoro, lungo il decumano, venne dapprima individuato,
all’altezza della ‘Basilichetta’, l’incrocio con un nuovo cardine e, poco più
a O, un grande «muro» in opera quadrata che sarà ben presto riconosciuto
pertinente al Tempio Grande. Dopo una breve pausa, nell’estate del 1960
le indagini ripresero in due settori distinti: mentre si veniva liberando
dalla terra il basamento del tempio – che lambisce, condizionandone
l’andamento, il lato N del decumano – e ne venivano definite le dimensioni
e la tecnica strutturale, si riportava in luce anche la parte del cardine che
s’inoltra verso la ‘Basilichetta’ il cui interno, interessato, come annota il
Paglieri, da un modesto interro, fu anch’esso scavato senza tuttavia poter
acquisire elementi utili a definire la destinazione d’uso dell’edificio.
Fu inoltre accertato che a N del decumano il cardine si allargava a
formare un ampio piazzale tangente il lato E del tempio e definito a S
da un arco a un fornice del quale restano le basi dei pilastri (Moretti
Sgubini C 1997). Le successive indagini, protrattesi sino al febbraio del
1961, si concentrano esclusivamente sul grandioso impianto cultuale:
venne infatti completato l’isolamento del podio e chiarito lo sviluppo
dell’avancorpo con gradinata centrale che prospetta sul decumano, che
però, come l’area retrostante il tempio, verrà completamente liberato
dalla terra solo in un breve intervento del 1962; si posero in evidenza le
partizioni interne della struttura e i resti del paramento in nenfro, ancora
addossati al lato E del basamento; si recuperarono numerosi frammenti
di terrecotte architettoniche relative alle diverse fasi dell’edificio; nel
piazzale si individuarono resti della trabeazione in travertino ed elementi
strutturali in opera cementizia dell’alzato pertinenti all’ultimo rifacimento
Vulci 1108

del monumento oltre a tombe di epoca altomedievale (Bartoccini C 1963).


Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta del Novecento si
è proceduto ad un riesame della struttura, degli elementi architettonici
e delle parti dell’alzato ancora presenti nell’area dello scavo che, con le
notizie d’archivio e l’analisi delle terrecotte architettoniche conservate
nei depositi, ha consentito di acquisire una più puntuale conoscenza
di quello che può essere considerato uno dei più imponenti complessi
cultuali dell’Etruria arcaica. Dati utili al suo inquadramento cronologico
ha offerto, in particolare, lo studio delle terrecotte architettoniche
nell’ambito delle quali i materiali più antichi, malgrado il loro stato di
frammentarietà, si segnalano per qualità e impegno decorativo indicando
una cronologia iniziale del monumento negli anni intorno al 500 a.C. Una
seconda fase edilizia, che s’inserisce coerentemente nel più ampio quadro
di rinnovamento che caratterizza il centro urbano intorno alla metà del IV
sec. a.C., è documentata da un consistente gruppo di terrecotte di tipi già
noti anche a V., mentre un ultimo, radicale rifacimento, forse coincidente
con un più ampio riassetto urbanistico di questo settore dell’abitato, si
colloca nella prima età imperiale, epoca in cui la parte lignea dell’elevato
venne sostituita con strutture in opera cementizia (Moretti Sgubini C 1997).
Intensa anche l’attività nelle necropoli. Tra il 10 e il 25 gennaio del
1960 veniva scoperta la Tomba della Panatenaica (Amyx C 1967; Riccioni
- Falconi Amorelli C 1968; Martelli C 1978; Szilàgyi C 1992; C 1998)
composta da 3 camere rinvenute completamente crollate tanto che, come
annota Paglieri nel giornale degli scavi, «il materiale contenuto in due di
esse non ha potuto essere scavato separatamente essendo il crollo totale».
Sulla base di tale testimonianza, come pure di altri elementi, potrebbero
essere forse chiarite le perplessità che, come è stato già rilevato (Ricciardi
C 1989), si pongono in ordine alla composizione del corredo cui è stato
di recente riconosciuto pertinente un altro gruppo di vasi frammentari
conservato nei depositi (Moretti Sgubini C 2005). Nello stesso anno altri
casuali rinvenimenti si registrano all’Osteria (Ricciardi C 1989): è il caso di
una statua femminile seduta su trono ritornata in luce presso il Fontanile
del Fosso della Città, di un frontoncino in nenfro forse di sarcofago
e, infine, dei «diversi pezzi architettonici appartenenti ad un sacello
sepolcrale» rinvenuti presso il moderno Casale dell’Osteria, uno dei quali
identificabile con un lastrone del tipo a scalette (Bruni C 1988) recuperato
insieme alla nota coppa schifoide del Pittore delle Rondini (Giuliano C
1963; C 19751; C 2000; Cook C 1981; Szilàgyi C 1982). Ben più consistenti
i ritrovamenti nel 1961 e nel 1962 allorché, su concessione ministeriale, la
società Hercle esplorò centottantuno tombe ubicate nei terreni adiacenti
al Casale dell’Osteria; con analoga modalità nel 1962 P. Bongiovì, effettuò
ventuno recuperi di materiali e riportò in luce nello stesso sepolcreto altre
cinquanta tombe (MAV C 19641-2; Vagnetti C 1967; Canciani C 1974; C 1978;
C 1980; Emiliozzi in AA.VV. C 1975; Delpino in AA.VV. C 1977; Martelli
Cristofani C 1978; Guarducci C 1980; Rizzo C 1983; Rizzo in AA.VV. C
19882; C 1990; Ricciardi C 1989; Szilàgyi C 1992; Sgubini Moretti C 1994;
1109 Vulci

D’Atri - Moretti Sgubini in AA.VV. C 2001). Contemporaneamente scavi


di tutela, talora condotti con il supporto di E. Menghini, interessavano sia
i sepolcreti settentrionali che quelli orientali: numerosi i recuperi talora
frutto di vere e proprie raccolte di superficie conseguenti a scavi clandestini
(Riccioni C 1971), più spesso esito di interventi d’urgenza. Nel 1961 veniva
individuato a Mandrione di Cavalupo un gruppo di 4 tombe a fossa
(Falconi Amorelli C 1969) la più nota delle quali, denominata B, restituì
un corredo nel quale spicca, insieme ad un’anfora di bronzo, un gruppo di
vasi etrusco-geometrici che, con altri di diversa provenienza, testimoniano
la presenza a V. e nel suo territorio di botteghe di ceramisti di formazione
euboico-cicladica (La Rocca C 1978; Isler C 1983; Bartoloni C 1984; Rizzo
C 1985; Canciani in AA.VV. C 19871; Paoletti C 2009); nel maggio del 1962
venivano indagate nella necropoli dell’Osteria, in toponimo Pelicone
(o Pedagona), 3 tombe a fossa a cremazione diretta che documentano
un rituale funerario attestato a V. anche da altre testimonianze e con il
quale sono rapportabili anche due preziose coppe attiche a figure rosse,
probabilmente recuperate in quegli stessi anni, l’una nello stile di Oltos,
forse dall’area della Cuccumella, l’altra vicina ad opere del Pittore di
Euergides, priva di dati di provenienza (Moretti Sgubini - Ricciardi in
AA.VV. C 2002; C 2005); nel 1963, nel sepolcreto della Polledrara venivano
recuperati resti di un corredo costituiti da un’anfora etrusco-geometrica
del tipo Philadelphia e da un piattello (Sgubini Moretti C 1994) e, un mese
dopo, ritornava in luce a Cavalupo la Tomba del Dinos del Pittore Argivo
(Sgubini Moretti C 1986). Salvo una campagna di prospezioni condotta
dalla Fondazione Lerici nell’area della Cuccumella, gli atti di archivio
registrano anche nel corso di questo come nell’anno successivo, una
sequenza ininterrotta di interventi d’urgenza che, malgrado la rilevanza
dei ritrovamenti, purtroppo sfuggono ad una precisa localizzazione,
come avviene, ad esempio, per alcune terrecotte architettoniche che,
dette provenienti dai pressi dell’argine del Fiora, solo con le riserve del
caso potremmo ricollegare al santuario di Legnisina. Nel marzo del 1964
una breve campagna di scavo, diretta da G. Scichilone e rimasta inedita,
interessò il Poggio Mengarelli (Ricciardi C 1989; Mandolesi C 2005),
presumibilmente a seguito dell’intensificarsi delle attività clandestine che
in quello stesso periodo investirono il sepolcreto villanoviano. Da questo
si ritiene possa provenire anche la nota urna a capanna di bronzo che,
sequestrata a Montalto di Castro nel febbraio dello stesso anno – come
attesta il giornale delle attività redatto da E. Tosi –, sembra sia stata
rinvenuta «all’interno di una cista litica con coperchio a tetto testudinato»
con pochissimi altri oggetti di corredo dispersi (Sommella Mura C 1969;
Scichilone C 1970; D’Atri C 1987). Nel giugno del 1965 nel settore centrale
dell’Osteria veniva casualmente scoperta la Tomba del Carro di bronzo,
testimonianza fondamentale per la conoscenza dell’Orientalizzante di V.
Rinvenuto intatto, il sepolcro, con breve dromos gradinato e piccolo vestibolo,
era costituito da un’unica camera a pianta all’incirca quadrangolare che
presentava addossate alla parete di fondo e a quella di destra due basse
Vulci 1110

banchine affollate di materiali. A fianco della porta d’accesso era ricavata


una nicchia, accessibile dal vestibolo, con resti dello scheletro di un cane
(Scichilone C 1967). Una dettagliata documentazione fotografica, eseguita
al momento della scoperta, ma rimasta inedita, ha di recente permesso di
procedere ad un primo riesame dell’intero complesso (Sgubini Moretti C
19971) il cui ricco corredo, databile in base ai materiali di importazione tra
il 680-670 a.C. (Cristofani Martelli C 1978), con raffinati vasi di impasto,
esibisce una straordinaria parata di bronzi di produzione locale, per lo
più funzionali al banchetto. Si è potuto in particolare riconoscere come
la tomba, certamente appartenuta ad un principe, accogliesse anche due
statue polimateriche destinate ad esaltare il rango del defunto delle quali
una, forse riferibile al titolare del sepolcro, doveva essere collocata ritta
sull’eponimo carro da parata di bronzo ora ricomposto (Moretti Sgubini
C 2000). Nel panorama della cultura vulcente dell’ Orientalizzante antico
la Tomba del Carro rappresenta un episodio unico sia per la straordinaria
ricchezza dei suoi materiali, sia quale documento di modelli ideologici
e di rituali funerari diffusi presso gli esponenti di spicco della classe
aristocratica al potere, sia ancora in quanto grazie ai suoi rari sphyrelatha
ci restituisce preziose testimonianze di una produzione artigianale che
probabilmente su impulso di maestranze immigrate, coniuga tecnologie di
tradizione locale a modelli di origine levantina (Moretti Sgubini C 20082).
Nel settembre del 1966, in occasione di lavori di ampliamento
della provinciale del Fiora, in loc. Laghetto, dunque al margine SO della
necropoli di Poggio Maremma, veniva individuato un altro importante
sepolcro, probabilmente del tipo a fossa, appartenuto ad un individuo
femminile di alto rango. Il complesso, collocabile nella fase di passaggio
tra la fine della prima età del Ferro e l’Orientalizzante antico, si qualifica
per qualità e quantità dei materiali del corredo fra i quali spicca un
gruppo di vasi etrusco-geometrici prodotti dalle più importanti officine di
ceramisti attivi a V. nei decenni finali dell’VIII sec. a.C. (Moretti Sgubini in
AA.VV. C 2001; C 2005). Nell’ottobre del 1967 un’altra scoperta di rilievo si
verifica nel settore centrale dell’Osteria ove, a poca distanza dall’omonimo
Casale e precisamente in quell’area ove si tende a localizzare il nucleo
monumentale della necropoli orientalizzante, fu individuata la Tomba dei
Soffitti Intagliati, così denominata per le ricche decorazioni architettoniche
che, riproponendo modelli di elaborazione ceretana, ornano i soffitti delle
camere funerarie. Realizzato negli anni immeditamente successivi la metà
del VII sec. a.C. e in uso per almeno due generazioni, come dimostrano
i materiali del corredo che accoglie insieme a vasi di produzione locale
ceramiche di importazione da Corinto (Sgubini Moretti C 1986; C 1993),
il monumento dopo la scoperta fu protetto e rinterrato in attesa di poter
procedere ad una sua adeguata valorizzazione com’è avvenuto nel 1982,
anno in cui la tomba, nuovamente scavata, è stata restaurata e aperta al
pubblico. Nell’autunno del 1968, sempre nel settore centrale dell’Osteria,
a seguito di un scavo di tutela, veniva scoperta la Tomba del Pittore della
Sfinge Barbuta. Del tipo a vestibolo a cielo aperto, il monumento, cui è
1111 Vulci

pertinente anche una problematica sfinge di stile ionizzante (Martelli C


2004; Moretti Sgubini C 20082), accolse almeno due generazioni di inumati
ed ha restituito un corredo considerato fra le più significative testimonianze
dell’Orientalizzante recente di V. A raffinati manufatti di importazione,
documentati da una statuetta d’avorio e da un gruppo di ceramiche
importate da Corinto e dalla Grecia dell’Est, si affiancano numerosi oggetti di
produzione locale: oltre a due fibule, una in oro, l’altra in bronzo, ad oggetti
di alabastro, a resti di alari, un risalto particolare assume un ‘servizio’ di vasi
etrusco-corinzi nel cui ambito figurano prodotti delle maggiori botteghe di
ceramisti attivi a V. in quest’epoca (Colonna C 19702; Moretti C 1973; Hus in
AA.VV. C 1977; Cristofani Martelli C 1978; Rizzo in AA.VV. C 1983; C 1985;
Martelli in AA.VV. C 19871; Szilágyi C 1992). Anche negli anni successivi le
cronache d’archivio registrano una sequenza quasi ininterrotta di scavi di
tutela, (Sommella Mura C 1968; Brunetti Nardi C 1972; C 1981; Ricciardi C
1989), fra i quali va ricordato quello condotto nell’aprile del 1975 a Poggio
Mengarelli, nella necropoli dell’Osteria, ove fu indagata una tomba a fossa,
databile negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C., che restituì un corredo
composto da materiali di impasto e di argilla figulina fra i quali è un raro
holmos etrusco-geometrico (Sgubini Moretti C 1986).
Nel giugno del 1975 l’apertura al pubblico del Museo archeologico,
allestito nel suggestivo Castello della Badia, segna una tappa fondamentale
per la storia delle ricerche archeologiche di V., determinando da un lato
una prima organica operazione di raccolta e riordinamento dei materiali
provenienti dagli scavi condotti dopo la metà del XX secolo nell’area
della città e delle necropoli, dall’altro costituendo anche un’efficiente base
operativa, finalmente adeguata all’importanza del sito.
Studi e ricognizioni sistematiche avevano nel frattempo fornito
determinanti apporti alla conoscenza del territorio che, grazie al
riconoscimento di presenze riferibili a nuclei insediativi e sepolcrali, oggi
sappiamo frequentato in Età Neolitica, Eneolitica sino al Bronzo finale
(Negroni Catacchio in AA.VV. C 19812; Di Gennaro C 1986; Pacciarelli C
1989; C 2000; Moretti Sgubini C 2006; AA.VV. C 2007); nello stesso tempo
venivano via via acquisiti dati relativi agli insediamenti della prima età del
Ferro (Ricciardi C 1989), come pure si delineavano con maggiore chiarezza
le profonde trasformazioni che si verificarono nel comprensorio vulcente in
età romana, allorché, fra l’altro, nell’area dei vastissimi sepolcreti orientali
si svilupparono insediamenti rustici e residenziali che, scaglionandosi in
parte lungo il tracciato dell’antica via per Regisvilla (De Rossi C 1968),
restarono a lungo in uso, secondo dinamiche riconosciute comuni anche
ad altri settori del territorio prossimi a corsi d’acqua o a percorsi che
collegavano V. e i centri dell’interno alla costa (Nonnis - Pocobelli C 1994).
Non cessava tuttavia l’attività clandestina. Nel 1975 un tentativo di scavo
in area urbana, tempestivamente sventato, portò alla scoperta di un Mitreo
che, adiacente al lato E della domus del Criptoportico e delimitato a N e a S
da altri impianti residenziali, ha restituto un unitario gruppo di pregevoli
sculture di culto in marmo: ascrivibili a botteghe urbane e databili nella
Vulci 1112

prima metà/metà del III sec. d.C., queste testimoniano una persistente
vitalità del centro urbano in epoca tardoimperiale. Il santuario, a pianta
rettangolare, si distingue dai tipi canonici per la singolare soluzione
che presentano i due alti podia addossati alle pareti lunghe: accessibili
mediante brevi scalette, questi sono sostenuti da sei piccoli vani coperti
con volta a botte, forse alludenti ai diversi gradi o sfere di iniziazione al
culto misterico (Sgubini Moretti C 1979). Lo scavo della contigua, spaziosa
anticamera condotto nel 1979, ha permesso di chiarire le fasi cronologiche
del complesso che, frequentato senza soluzione di continuità per quasi un
secolo e mezzo, fu oggetto – forse ad opera della comunità cristiana cui
si potrebbe ricollegare la catacomba scoperta nel 1834 da V. Campanari
sulle pendici S dell’Osteria – di violenta distruzione intorno all’ultimo
venticinquennio del IV sec. d.C., all’epoca dunque e forse in conseguenza
dell’editto di Teodosio del 380 d.C. Ci orientano in tal senso, con le copiose
tracce di incendio, lo stato delle sculture intenzionalmente spezzate e la
non casuale dispersione dei vasi di culto, delle ceramiche di uso comune,
delle lucerne, ecc., rinvenuti nell’anticamera (Sgubini Moretti C 19852;
AA.VV. C 1998). Indagini condotte tra il 1999 e il 2001 hanno permesso
di accertare come il complesso cultuale sia collegato ad un impianto
residenziale solo parzialmente indagato che in uso già a fine del II-inizi del
I sec. a.C., manifesta diverse fasi edilizie e appare frequentato sino ad età
tardoantica, con vicende analoghe dunque a quelle dell’adiacente domus
del Criptoportico (Moretti Sgubini C 2005).
Del 1976 è la scoperta nella necropoli della Polledrara della Tomba del
Guerriero. Appartenuta ad un individuo di sesso maschile sepolto secondo
il rito incineratorio, la tomba, del tipo a fossa rivestita, ha restituito un ricco
corredo che oltre a vasi di argilla figulina, di impasto e di bronzo, accoglie
oggetti di ornamento personale, armi e altri manufatti che consentono
di riconoscere nel titolare del sepolcro un personaggio emergente nella
società di V. dell’ultimo trentennio dell’VIII sec. a.C. (Moretti Sgubini C
20031; C 20041; Ridgway C 2009).
Alla fine degli anni Settanta del Novecento l’attività della
Soprintendenza si è ulteriormente articolata. Nel 1979 una breve campagna
di ricerche ha interessato l’area di Poggio Mengarelli, nel sepolcreto
dell’Osteria, ove sono state indagate nove sepolture a incinerazione del
tipo a fossa, semplice e complessa, a pozzo complesso, a piccola fossa e
pozzetto entro unica fossa dal profilo irregolare. Sebbene largamente
sconvolte dai lavori agricoli e soprattutto dall’attività dei clandestini, le
tombe hanno restituito materiali inquadrabili tra la fine della prima età
del Ferro – fra i quali si segnalano resti di due biconici etrusco-geometrici
– e l’Orientalizzante antico (Sgubini Moretti C 1980; Ricciardi C 1989). Due
anni dopo, nel 1981, in occasione di lavori di sistemazione della moderna
strada che dalla provinciale del Fiora conduce all’antica area urbana,
nel settore centrale dell’Osteria è stata scoperta un’importante tomba a
cinque camere, del tipo con vestibolo a cielo aperto. Sebbene fatto oggetto
di un’ampia manomissione probabilmente risalente nel XIX secolo, il
1113 Vulci

sepolcro, in uso dall’ultimo trentennio del VII sec. a.C. alla prima metà del
VI sec. a.C., ha restituito una notevole quantità di materiali che, rinvenuti
per lo più ammassati nella prima camera, concorrono a puntualizzare
l’orizzonte culturale vulcente tra l’Orientalizzante recente e il primo
Arcaismo. Accanto a vasi greco-orientali, corinzi e laconici, figurano infatti
prodotti di ceramografi locali quali i Pittori delle Rondini, dei Rosoni, delle
Code Annodate, etc., oltre a buccheri e a impasti. Da ricordare, inoltre, la
presenza di frammenti di sculture animalistiche recuperati nel dromos ove
è anche documentata, secondo un uso frequente nei sepolcreti di V., una
riutilizzazione di età ellenistica (Sgubini Moretti C 1986). Nell’ottobre del
1983 un intervento di tutela ha portato alla scoperta ai margini S della
necropoli di Poggio Maremma di un’altra tomba a camera che accoglieva
due deposizioni la più antica delle quali databile intorno o poco dopo la
metà del VII sec. a.C.: pertinente ad esponenti dell’élite locale, l’ipogeo
ha restituito un ricco corredo composto da materiali sia di importazione
che di produzione locale fra i quali spiccano i resti di un carro da parata
(Moretti Sgubini C 2005).
Sempre alla fine degli anni Settanta viene avviato un sistematico
piano di riordinamento scientifico dei materiali conservati nei depositi e
viene messo a punto un organico programma di valorizzazione delle più
importanti testimonianze note nel territorio. In quest’ottica si collocano la
già ricordata riapertura della Tomba dei Soffitti Intagliati, all’Osteria, come
pure altri interventi effettuati nelle necropoli orientali e nell’area urbana.
Nel sepolcreto di Ponte Rotto, in particolare, a partire dal 1984 complessi
restauri hanno interessato i grandi ipogei gentilizi di età tardoclassica ed
ellenistica, prima fra tutti la celebre Tomba François (Sgubini Moretti C
1994). Non sono, tuttavia, mancate nuove acquisizioni, come è avvenuto
nel caso della Tomba dei Tori o dell’altra dei Sarcofagi (Pandolfini Angeletti
- Sgubini Moretti C 1991). Tra il 1984 e il 1987 l’attività si è concentrata sui
tumuli della Cuccumelletta e della Cuccumella (Sgubini Moretti C 1994).
Alla Cuccumelletta, dopo un primo intervento finalizzato alla riapertura
del dromos della tomba obliterato nel 1977 a seguito di lavori agricoli
(Pelagatti C 1989), nuove indagini, articolatesi nel corso di successive
campagne, hanno permesso di evidenziare il perimetro del tumulo
costruito con tecnica analoga a quello della Cuccumella e, come quello,
in origine decorato con sculture animalistiche; di esplorare un sacello ad
oikos che, prospiciente il lato N del dromos, era probabilmente destinato
al culto gentilizio; di individuare una sepoltura di età tardoclassica, del
tipo a fossa a cremazione diretta, impostatasi sulla crepidine orientale
del monumento; di riportare in luce una tomba a cassa che, adiacente
al tumulo e completamente spoliata, potrebbe essere forse identificata
con uno dei due analoghi sepolcri scoperti dal Marcelliani. Le ricerche,
estese poi al settore immediatamente a NO del monumento, hanno reso
possibile acquisire ulteriori dati. Sebbene anche quest’area sia risultata
profondamente sconvolta forse a seguito delle ricerche del XIX secolo,
sono stati individuati numerosi sepolcri uno dei quali, del tipo a vestibolo a
Vulci 1114

cielo aperto e a più camere funerarie disposte su diversi livelli, si sviluppa,


a quota profonda, sotto il sacello ad oikos al quale, sulla base dei materiali
dei corredi funerari, assicura una datazione entro i decenni finali del VII
sec. a.C. è stato infine scoperto un gruppo di tombe a fossa profonda che,
databili tra gli anni finali dell’VIII sec. a.C. e i primi decenni del VII sec.
a.C., concorrono a delineare la stratigrafia orizzontale di questa parte del
sepolcreto (Sgubini Moretti C 1994).
Di grande importanza anche i risultati delle ricerche condotte sul
tumulo e nell’area della Cuccumella. Nel 1985 si è anzitutto acquisita
una più circostanziata conoscenza del monumento, il cui quarto SE
è stato liberato dalla terra di risulta degli scavi ottocenteschi; sono
stati individuati resti di sculture funerarie pertinenti al suo originario
programma decorativo; è stato nuovamente riportato in luce il secondo
complesso funerario ricavato nel settore meridionale del tumulo; è stata
ritrovata e resa fruibile una delle due tombe del tipo a vestibolo a cielo
aperto scavate dal Marcelliani (Helbig C 1883; Messerschmidt C 1930)
nelle immediate adiacenze del monumento (Sgubini Moretti C 1994). Tra il
1988 e il 1989 le indagini hanno interessato un settore a SE del tumulo che
ha rivelato una pianificata distribuzione degli spazi e trova il suo fulcro
in un monumentale altare del tipo ad ante destinato al culto funerario.
Prevalenti appaiono i sepolcri a camera con vestibolo a cielo aperto, anche
di imponenti dimensioni, tutti risultati spoliati. Fanno eccezione le tombe
3/1988 e 8/1989, entrambe ad incinerazione che, rinvenute intatte, erano
ubicate rispettivamente presso l’anta N e quella S dell’altare. La tomba
3/1988, a buca, appartenne certamente ad un personaggio di alto rango
le cui ceneri, nel secondo quarto del VI sec. a.C., vennero raccolte entro
un sontuoso vaso di bronzo decorato da anse plastiche raffiguranti il
Signore dei cavalli (Moretti Sgubini C 20032); di epoca più recente è la
tomba 8/1989 che i materiali del corredo (De Angelis in Sgubini Moretti
C 1994; Moretti Sgubini - Ricciardi in AA.VV. C 2002) consentono di
riferire ad un esponente di quella classe ‘oplitica’ emergente a V. negli
ultimi decenni del VI sec. a.C. (Cherici C 2005). Singolare la tipologia di
questo monumento che in chiave miniaturistica ripropone lo sviluppo
planimetrico di una tomba a camera con vestibolo a cielo aperto: un breve
e stretto dromos dà accesso ad una piccola fossa-vestibolo sulla cui parete
di fondo è ricavata una nicchia che doveva accogliere il cinerario, forse
riconoscibile nell’anfora attica a figure nere rinvenuta nella fossa-vestibolo
con gli altri materiali del corredo. Da ricordare, ancora, un altro complesso
funerario che, ubicato immediatamente ad E dell’altare, è del tipo di quelle
tombes de pierre esplorate dal Bonaparte a SO della Cuccumella, dunque a
poca distanza dalla Rotonda, monumento che, databile fra la fine dell’età
repubblicana e la prima età imperiale e noto sin dal secolo scorso (Lenoir
C 1832; Canina C 1849; Dennis C 1883) è stato nuovamente individuato e
riportato in luce nel 1989 (Sgubini Moretti C 1994).
Ancora connesso al programma di recupero e valorizzazione dei più
importanti monumenti noti nel territorio è un intervento che nell’autunno
1115 Vulci

del 1990 ha interessato il settore centrale dell’Osteria con l’obbiettivo di


localizzare la perduta Tomba dei Pilastri o del Sole e della Luna. è stato
invece individuato un gruppo di tombe a fossa profonda con chiusura
monolitica di forma troncopiramidale, in parte già manomesse: ubicate
pochi metri ad E della Tomba dei Soffitti Intagliati e databili tra la fine
dell’VIII sec. a.C. e gli inizi del VII sec. a.C., queste ripropongono una
situazione di stratigrafia orizzontale analoga a quella accertata nell’area
a NO della Cuccumelletta. Da segnalare la fossa E/1990 che, presentando
un loculo sepolcrale su ciascuno dei suoi lati corti, con altri tre analoghi
monumenti – uno rinvenuto nel corso degli scavi Mancinelli alla Polledrara,
due individuati negli anni Settanta del Novecento a Poggio Mengarelli,
nella necropoli dell’Osteria –, documenta la diffusione a V., come già in
altri centri della media valle del Fiora, di una tipologia funeraria assunta
a testimonianza di contatti con il comparto falisco-capenate e veiente
(Moretti Sgubini C 20031). Ancora più ad E un secondo saggio di scavo ha
portato alla scoperta di un complesso funerario gentilizio di imponenti
dimensioni. Espressione di quel filone ceretano da tempo riconosciuto
nell’architettura funeraria vulcente della metà/terzo venticinquennio
del VII sec. a.C., l’ipogeo, accessibile mediante uno spazioso dromos a
gradini e composto da tre ampie camere disposte secondo uno schema
planimetrico che ricorda modelli del tipo B del Prayon (C 1975), è risultato
completamente sconvolto a seguito di scavi forse condotti dal Campanari,
come farebbe pensare la data(?) 1834 ripetutamente incisa sul soffitto e
sulle pareti della camera esterna sinistra. Solo la camera A, centrale, ha
restituito materiali che in parte riferibili ad un personaggio femminile
di alto rango, assicurano un’utilizzazione del monumento almeno sino
al terzo venticinquennio del VII sec. a.C. (Moretti Sgubini C 20031).
Una situazione stratigrafica di particolare complessità ha rivelato l’area
circostante il monumento – purtroppo rinterrato a causa delle sue più
che precarie condizioni statiche – ove, fra l’altro, all’esterno del lato S del
dromos è stato rinvenuto, in giacitura secondaria, un gruppo di sculture
funerarie nell’ambito delle quali si segnala una coppia di leoni ruggenti
seduti sulle zampe posteriori, riconducibili ad un atelier attivo a V. fra la
fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C. (Moretti Sgubini C 20082).
La storia delle ricerche archeologiche degli anni Ottanta del Novecento
annovera ancora altre importanti acquisizioni. Nel 1984, a seguito di
segnalazioni di scavi clandestini in località Fontanile di Legnisina, mirati
saggi di scavo hanno reso possibile accertare la presenza di un santuario
extraurbano. Ubicato ai margini NO della Polledrara, in prossimità di una
fonte e a pochi metri dalla riva sinistra del Fiora che scorre in questo tratto
profondamente incassato in una stretta gola, il complesso cultuale doveva
essere collegato alla città da un asse viario che, superato il fiume forse
grazie al perduto ‘Ponte Bonaparte’ (Bonaparte C 18292; Lenoir C 1832;
Massabò C 1979; Sgubini Moretti C 1993), raggiungeva il pianoro urbano
attraverso Porta Sud-Est e probabilmente si diramava collegandosi ad
un altro accesso che si è proposto di riconoscere presso il versante N del
Vulci 1116

rilievo del Castellaccio (Pocobelli C 2004; C ***). Nel corso di tre successive
campagne svoltesi fra il 1985 e il 1987, è stata esplorata parte dell’area
santuariale ed è stato riportato in luce il podio di un tempio dedicato a Uni
del quale però non è stato possibile determinare con certezza lo sviluppo
planimetrico: fondato nel corso della prima metà del V sec. a.C., questo subì
ampi rifacimenti nel IV-III sec. a.C., continuando poi a restare in uso sino
al I sec. d.C. A SE del tempio è stato inoltre individuato un altare racchiuso
da un recinto monumentale, presso il quale è stata scoperta una ricca
stipe votiva in parte ancora contenuta all’interno di un riparo naturale. La
tipologia degli ex voto – tra i quali spicca un gruppo di statuine di bronzo
di produzione vulcente – sottolinea la connessione del culto praticato nel
santuario con la sfera della riproduzione, mentre il rinvenimento di due
dediche a Vei-Demetra, oltre a documentare la presenza nel santuario
anche di questa divinità a valenza agrario-funeraria, evidenzia il suo
rapporto con la sfera della fertilità (Colonna C 1988; Massabò C 19881-2;
Massabò - Ricciardi C 1988; Ricciardi C 19881; Pelagatti C 1989).
Ancora nel 1984, nel sepolcreto della Polledrara, sul costone che
delimita a SE la valle di Legnisina, in un terreno antistante il sito ove
in base alla cartografia ottocentesca si localizza la Tomba di Iside, la
Soprintendenza ha condotto scavi di tutela che, oltre ad accertare una
capillare manomissione dei monumenti funerari, hanno posto in evidenza
come ad un’iniziale diffusione di tombe del tipo a fossa profonda, ricavate
a mezza costa nel pendio e databili nei primi decenni del VII sec. a.C., si
affianchino nella seconda metà del VII sec. a.C. e nel corso della prima
metà del VI sec. a.C. piccoli sepolcri a camera anche del tipo con vestibolo
a cielo aperto. La frequentazione di questo settore del sepolcreto si
protrae almeno sino agli inizi del V sec. a.C. come indicano i materiali
recuperati in un’area presumibilmente utilizzata per una o più sepolture
del tipo a fossa a cremazione diretta. Del 1985 è un saggio di scavo
stratigrafico che, propedeutico ad un progetto di restauro, ha interessato
l’interno e le immediate adiacenze dell’imponente Edificio in laterizio
emergente al centro del pianoro urbano, presumibilmente databile nel
II sec. d.C. Si è potuto in tale occasione accertare come il monumento,
a pianta rettangolare absidata, conservi ampie tracce dell’originaria
pavimentazione marmorea e, in corrispondenza dei lati N ed E, si imposti
su più antiche strutture in opera quadrata di tufo i cui strati sono risultati
ampiamente disturbati (Sgubini Moretti in AA.VV. C 19882). Fra l’ottobre
e il novembre del 1986 uno scavo di tutela ha interessato l’area subito a
SO del Casale dell’Osteria, fatta oggetto di continui saccheggi. è stato così
possibile acquisire un significativo campione dell’intensa utilizzazione
che caratterizza la necropoli tra l’Orientalizzante recente e l’età ellenistico-
romana e delle diverse tipologie architettoniche che nel tempo in essa si
susseguono. Alle più antiche tombe a camera con vestibolo a cielo aperto
ricavate a quota profonda (4 casi), che appaiono in uso per più generazioni
e talora accolgono nei dromoi sepolture di età successiva, si affiancano
monumenti parzialmente costruiti, forse contemporanei (1 caso), mentre
1117 Vulci

i residui spazi disponibili vengono utilizzati da più modesti sepolcri


di età ellenistica del tipo a camera (1 caso), a loculo chiuso da tegole (4
casi), a fossa semplice (3 casi) e a fossa con loculo (1 caso). Sono inoltre
attestate, a quota molto superficiale, tombe a fossa a cremazione diretta (3
casi) che, rinvenute largamente compromesse da lavori agricoli, sembrano
ascrivibili ad epoca classica. Resta per ora isolata anche nel più ampio
contesto dell’architettura funeraria di V. una tomba a dado che accoglie
due piccole camere, che seppure largamente sconvolte, hanno restituito
resti dei corredi databili alla fine del VI sec. a.C. Ancora conservato
l’altare-piattaforma per i riti funerari, posto a coronamento della struttura
e realizzato in blocchi parallelepipedi di tufo rosso (Sgubini Moretti
in AA.VV. C 19882; C 1993). Nel 1987, a seguito di una grave alluvione,
ritornava in luce nella necropoli della Polledrara la Tomba Costruita.
Inseribile per il suo sviluppo planimetrico nel tipo a camera con vestibolo
a cielo aperto del quale costituisce al momento la più antica attestazione,
il monumento si segnala oltre che per imponenza, soprattutto per la sua
elaborata tecnica costruttiva: preceduto da un ampio dromos e da uno
spazioso vestibolo scavato nel friabile banco naturale, esso esibisce una
solenne facciata in opera quadrata pseudoisodoma, nella quale si aprono
le porte di 3 camere funerarie – delle quali quella laterale sinistra doppia
– realizzate con la stessa tecnica. I materiali del corredo, rinvenuti raccolti,
forse a seguito di un riuso del sepolcro, in un’ampia fossa ricavata presso
il lato occidentale del vestibolo e costituiti da ceramiche di importazione
e di produzione locale, da vasi di bucchero e di impasto, assicurano al
complesso architettonico una cronologia iniziale di poco posteriore alla
metà del VII sec. a.C. (Sgubini Moretti C 1994).
Uno sviluppo determinante per la conoscenza e la valorizzazione
dell’antico centro si registra nella prima metà degli anni Novanta del
Novecento con l’attuazione del progetto finalizzato alla realizzazione del
Parco archeologico di V. (AA.VV. C 1997) dal 1998 gestito dai Comuni di
Montalto di Castro e di Canino grazie ad una Concessione che, rinnovata
nel 2008, riserva allo Stato la competenza in materia di ricerca archeologica,
restauro e conservazione. In tale contesto dal 1994 è stato avviato un serrato
programma di interventi che da un lato è consistito in una puntuale rilettura
e verifica delle fonti bibliografiche e d’archivio, da un altro ha dato rinnovato
impulso alle attività di recupero, restauro e valorizzazione dei resti
archeologici emergenti nell’area urbana e nelle necropoli. Ai fini di una più
approfondita conoscenza delle dinamiche di sviluppo dell’insediamento
sono state inoltre effettuate mirate ricognizioni di superficie che, combinate
con l’analisi della documentazione aerofotografica (Pocobelli C 2004; C
2006), hanno restituito una considerevole messe di dati.
Agli interventi conservativi che hanno interessato monumenti
quali l’Edificio in laterizio, la ‘Basilichetta’, la domus del Criptoportico, il
Mitreo, l’Edificio con vasche, la ‘Casa del Pescatore’, l’antistante domus
con Atrio, il Sacello di Ercole, etc. (Moretti Sgubini C 20031;3; C 2005), si
sono gradualmente affiancate mirate indagini conoscitive, poste in essere
Vulci 1118

anche in un’ottica di potenziamento dell’offerta culturale attraverso


la realizzazione di organici percorsi di visita. Con tali finalità sono stati
anzitutto resi agibili gli assi viari urbani riportati in luce negli anni
Cinquanta del Novecento, procedendo nel caso del decumano a interventi
di completamento dei brevi tratti rimasti inesplorati. Così tra il 2000 e il
2001, solo pochi metri ad O del Tempio Grande sono stati scoperti i resti
di un arco ad un fornice, che potrebbe aver assolto a funzioni di accesso
monumentale all’area del Foro e del quale restano, con la parte inferiore
dei piloni quadrangolari, alcuni blocchi pertinenti all’alzato sfuggiti alla
spoliazione di cui fu oggetto il monumento. Tre di questi conservano sulla
faccia a vista una mutila iscrizione che ci restituisce il nome di Publius
Sulpicius Mundus. Non sappiamo la natura dell’arco, forse onorario, che fu
fatto erigere, presumibilmente nella prima età tiberiana, per disposizione
testamentaria di Mundus, personaggio di rango senatorio che dovette
avere un ruolo di rilievo e specifici interessi nell’ambito del centro romano
ove forse al pari di M. Vinic[ius], probabile proprietario della domus del
Criptoportico, come pure di altri esponenti della sua stessa classe noti a Veio,
a Falerii Novi e a Lucus Feroniae, concorse all’attuazione di quel processo di
rinnovamento che, in aderenza alla politica augustea, tra l’ultimo ventennio
del I sec. a.C. e i primi decenni del I sec. d. C investe, con altri vetusti
centri, anche V. (Moretti Sgubini C 20031; Di Stefano Manzella C 2003). Tra
il 1996 e il 2002 sulle scoscese pendici NE dell’abitato, nella ‘Area I’, è stato
esplorato un esteso ‘deposito’ di materiali votivi rinvenuti in giacitura
secondaria, ma presumibilmente rapportabili ad un complesso santuariale
da localizzare sul sovrastante pianoro urbano: probabilmente scivolati sul
pendio a seguito di eventi traumatici che sembrano aver almeno in parte
interessato anche il corrispondente tratto della cinta urbana che s’imposta
in questo punto a mezza costa, tali materiali, collegabili al culto di una
o più divinità salutari, ampliano il già ricco panorama delle produzioni
artigianali vulcenti connesse alla sfera religiosa e alle pratiche devozionali,
distribuendosi in un arco temporale compreso tra gli anni finali del IV e il
I sec. a.C. Un ulteriore, prezioso elemento è costituito dalla presenza nel
‘deposito’ di resti di terrecotte architettoniche che, riferibili alla struttura
templare o comunque ad apprestamenti con quella connessi, risultano
cronologicamente coerenti con i materiali votivi. Fa eccezione un piccolo
gruppo di frammenti di età tardoarcaica che potrebbe documentare una
più antica fase edilizia del complesso cultuale (Moretti Sgubini - Ricciardi-
Costantini C 2005). Altri importanti dati si sono acquisiti in occasione del
restauro che ha interessato i resti dell’Acquedotto romano che, come noto,
superato il Fiora al Ponte della Badia, attraversa l’Osteria e raggiunge
la città, conservando nel suo ultimo tratto, antistante Porta Ovest, parte
della sua originaria imponenza (Sgubini Moretti C 1993). In quest’ultimo
settore, e precisamente lungo il lato S del muro in opera reticolata di
sostegno dello speco, è stata riportata in luce una necropoli tardoromana
che, parzialmente indagata tra il 1998 e il 2000, si estende anche sul lato
N dell’Acquedotto e appare in uso almeno dalla seconda metà del III sec.
1119 Vulci

d.C. (Pocobelli in AA.VV. C 2002). Questa si sovrappose, obliterandolo, ad


un asse viario extraurbano che, pur nelle sue diverse fasi – la più antica
della quali glareata –, prosegue verso O il tracciato del decumano, per
poi diramarsi in tre diversi percorsi di collegamento fra V. e i centri O
e NO del territorio (Moretti Sgubini C 20033; C 2005; Pocobelli C 2006).
Le indagini hanno anche chiarito come il muro in opera reticolata che
sostiene lo speco abbia avuto due diverse fasi, rispettivamente databili nel
I sec. d.C. e in età tardorepubblicana, e sia impostato su un muro in opera
quadrata di tufo rapportabile ad un più antico condotto risalente al III sec.
a.C. Un saggio stratigrafico effettuato in prossimità di una posterula che
si apre nel muro in opera reticolata collegando la strada basolata con un
tracciato viario secondario che sembra inoltrarsi verso N, ha infine posto
in evidenza una più antica struttura in opera quadrata di tufo che s’innesta
perpendicolarmente al muro ascritto alla più antica fase dell’impianto.
Alla luce di tali elementi si è portati a ritenere che il primo acquedotto si
sia impostato, inglobandolo, su un tratto delle mura erette in età etrusca a
difesa della Pozzatella (Moretti Sgubini C 20081), area che studi (Pacciarelli
C 1989; C 2000) e scoperte recenti (Moretti Sgubini C 2006) asseverano
parte integrante dell’insediamento di V. sin dalla fase protourbana. Dati
relativi alla frequentazione della Pozzatella in età storica, già in precedenza
indiziata da altre testimonianze (Moretti Sgubini - Ricciardi C 2001), sono
stati acquisiti presso l’estremità NE del muro dell’Acquedotto ove sono stati
intercettati apprestamenti di tipo produttivo e resti di canalette collegate
ad un vano ipogeo che ha restituito materiali di età tardoorientalizzante e
arcaica (Moretti Sgubini C 2005).
Il più impegnativo intervento di questi ultimi anni è tuttavia legato
alla conoscenza della grandiosa cinta di mura in opera quadrata eretta
senza soluzione di continuità a difesa del pianoro de La Città nella quale
si aprono, con altre minori, almeno, 5 porte – Nord, Ovest, Sud, Sud-Est,
Est –, collegate ad altrettanti assi di attraversamento del territorio. Come
di recente proposto, altri 3 accessi potrebbero forse aggiungersi a quelli
già noti, dei quali 2, a servizio dell’acropoli, sembrerebbero localizzabili
rispettivamente ad E di Porta Nord e a N della ‘Area I’, mentre un
terzo, che offrirebbe un diretto collegamento fra la città e il santuario di
Legnisina, sembrerebbe ubicato, come fatto cenno, a N di Porta Sud-Est
(Moretti Sgubini - Ricciardi C 2001; Pocobelli C 2004). I dati degli scavi
condotti in punti diversi del circuito difensivo sembrano indicare che
questo fu realizzato nella seconda metà del IV a.C. Ampi restauri ed
estesi rifacimenti si registrano peraltro agli inizi del III sec. a.C., dunque
alla vigilia della conquista romana, allorché nei punti più esposti del
pianoro de La Città si ritennero necessari rifacimenti e rafforzi delle
opere di difesa. In tal senso fanno guardare i dati acquisiti a Porta Nord
che, fiancheggiata da poderose mura che si estendono a cingere il ciglio
del promontorio che la domina verso E, agli inizi del III sec. a.C. viene
potenziata ed assume una conformazione a camera; allo stesso ambito
cronologico paiono ricondurre i primi risultati degli accertamenti avviati
Vulci 1120

a Porta Est, ove lo scavo ha per ora interessato strati che coprono un
livello forse da porsi in relazione con la prima fase di realizzazione delle
mura. Particolarmente poderose le difese approntate a Porta Ovest, la più
vulnerabile stante la conformazione dei luoghi. Qui, infatti, agli inizi del
III sec. a.C. oltre ad estesi rifacimenti delle ali che fiancheggiano l’accesso
e dei tratti di mura a questo contigui, le fortificazioni erette solo pochi
decenni prima vengono rafforzate da una seconda muraglia realizzata
con tecnica a scacchiera che nel tratto meridionale risulta ulteriormente
potenziata da un possente terrapieno. Per impedire attacchi diretti,
davanti alla porta viene infine elevato un poderoso bastione a schema
triangolare che oblitera precedenti apprestamenti difensivi intercettati in
saggi di approfondimento, ma al momento solo parzialmente esplorati
(Moretti Sgubini C 20081). Particolarmente importanti i risultati dello
scavo di un settore del terrapieno addossato alle mura a scacchiera, che ha
rivelato una situazione stratigrafica di grande complessità. è stato infatti
accertato come questa parte dell’insediamento sia stabilmente occupata
alla fine dell’età del Bronzo e nella prima età del Ferro; successivamente
nella metà-seconda metà dell’VIII sec. a.C. nella sella che collega l’area
di Pozzatella al pianoro de La Città, cioè nel punto ove poi verrà eretta
Porta Ovest, fu realizzato un poderoso aggere protetto all’esterno da un
grande fossato del quale si sono avviate le indagini. Nei secoli successivi
il terrapieno dell’aggere, potenziato da ripetuti riporti di terreno, sembra
rimanere in uso senza subire sostanziali alterazioni, fatta eccezione per
gli interventi che nella seconda metà del IV sec. a.C. e agli inizi del III sec.
a.C. lo interessarono sul fronte O a seguito della realizzazione della cinta
difensiva (Moretti Sgubini C 2006).
Di grande rilevanza anche i dati acquisiti in quella vasta area
compresa fra le pendici E del pianoro urbano e la sponda destra del Fiora,
che si qualifica ora come deputata ad attività eminentemente produttive.
Nel 2002, a poca distanza dalla Porta Est, sono stati riportati in luce una
vasca e resti di un edificio di età tardoantica che, prospiciente la strada
basolata che prosegue il tracciato del decumano, doveva assolvere a
funzioni commerciali. Un saggio compiuto poche decine di metri ad
E di tali strutture, in un settore che, prossimo alla sponda del fiume,
appare nel tempo interessato da intensi fenomeni alluvionali, ha posto
in evidenza a m -3 dal piano di campagna un complesso di età arcaica:
a pianta ortogonale, con muri a secco e, almeno in parte, copertura di
tegole, questo sembrerebbe destinato a scopi funzionali, come inducono
a pensare i materiali recuperati fra i quali spicca un’anfora etrusca da
trasporto (Moretti Sgubini 20031), e come sembrano confermare anche
le indagini svoltesi fra il 2006 e il 2008. Ulteriori testimonianze relative
alla destinazione di quest’area di fondovalle si sono avute anche grazie al
rinvenimento di un gruppo di fornaci della prima età ellenistica riportate
in luce tra il 2006 e il 2007 a N del complesso arcaico, in prossimità di un
incrocio fra la strada proveniente da Porta Est e un secondo asse viario che,
con andamento NE/SO, si ricollegava al ponte sul Fiora. Il rinvenimento
1121 Vulci

di questo nuovo tracciato, che sembra provenire dall’acropoli, potrebbe


offrire nuova sostanza all’ipotizzata localizzazione nel settore NE della
cinta muraria di un ulteriore accesso al pianoro urbano. Sempre nel 2007
poco più ad E del primo gruppo è stata localizzata un’altra fornace al
momento non esplorata.
Ben più imponenti le testimonianze individuate in corrispondenza
della sponda destra del fiume a seguito di indagini propedeutiche alla
realizzazione di una passarella pedonale realizzata a N dei resti del ponte
romano. Sono infatti qui ritornati in luce due lunghi e possenti tratti di
mura in opera quadrata nelle quali si apre una porta che fronteggia la via
d’accesso collegata al ponte sul Fiora. Probabilmente erette nella seconda
metà del IV sec. a.C., queste pur risultando nel loro tratto settentrionale
in parte perdute, in parte danneggiate da violente e ripetute piene del
fiume, conservano ancora un’impressionante monumentalità accentuata
in antico dalla presenza del ponte che, fatto oggetto di nuove indagini,
è risultato impostarsi sulla spalla di una più antica analoga struttura in
opera quadrata di tufo. Si delinea dunque la presenza di un complesso
sistema di fortificazioni che, replicando modelli intuibili nel centro
protourbano (Moretti Sgubini C 20081), vede la città etrusca in questa
parte protetta da una doppia linea di difesa: non solo possenti muraglie
cingono il margine E del pianoro de La Città, sede di monumenti pubblici
e di complessi residenziali privati, ma viene anche salvaguardata da
una prima, più ampia cinta quell’estesa area di fondovalle ove oggi con
certezza possiamo localizzare almeno alcuni di quegli impianti produttivi
e commerciali che in età etrusca concorsero a fare di V. una grande potenza
economica. Analoga situazione sembra di poter riconoscere anche nel
comparto O dell’insediamento, anch’esso almeno in parte deputato ad
attività produttive (Moretti Sgubini - Ricciardi C 2001): i pur modesti
resti individuati presso l’Acquedotto e il poderoso muro già da tempo
localizzato alla Pozzatella (Pacciarelli C 1989) – del quale, in recenti foto
aeree, si riconosce forse un ulteriore sviluppo –, parrebbero configurarsi
infatti come distinti segmenti di un più ampio sistema di fortificazioni
erette a difesa di quest’area periferica, secondo uno schema dunque
omologo a quello ora accertato nel fondovalle del Fiora.
Fra gli interventi che tra l’ultimo decennio del Novecento e i primi
anni del 2000 hanno interessato l’area delle necropoli va ricordata una
campagna di scavo condotta nel 1996 in località Marrucatello, presso
il margine NO della necropoli dell’Osteria ove è stato esplorato un
gruppo di 8 tombe databili fra la fine dell’VIII e gli inizi del VII sec.
che, apparentemente isolato e forse riferibile ad un nucleo familiare,
si sviluppava intorno ad una sepoltura a cremazione (D) del tipo con
custodia di ardesia, rinvenuta già violata. Pertinenti ad incinerati erano
anche altre quattro tombe (B, C, G, H) del tipo a fossa rivestita di lastre,
una delle quali (H) bisoma, mentre altre due sepolture, una sempre del
tipo a fossa (F) l’altra del tipo a fossa profonda (E), accoglievano inumati
(Moretti Sgubini - Ricciardi in AA.VV. C 2001; C 2005). Due anni dopo, nel
Vulci 1122

1998 uno scavo condotto nell’area centrale dell’Osteria ha consentito di


indagare un settore della necropoli caratterizzato da numerose sepolture
di età arcaica, tardoarcaica ed ellenistica, tutte per lo più rinvenute intatte.
Da segnalare in particolare tre tombe databili nell’ultimo ventennio del
VI sec. a.C., rispettivamente denominate dei Vasi del Pittore di Micali, del
Kottabos e della Collana, nei cui corredi risulta prevalente la presenza di
ceramiche attiche, elemento questo che se da un lato conferma l’uso di
deporre nel sepolcro veri e propri servizi spesso prodotti da una stessa
bottega, da un altro offre spunti di riflessione anche per quanto riguarda
i temi figurativi adottati dagli antichi ceramografi in funzione dei gusti
della committenza (Moretti Sgubini - Ricciardi in AA.VV. C 2001; C
2005). Tra il 2003 e il 2006, infine, un lungo e complesso intervento ha
interessato il Tumulo della Cuccumella ora restituito alla sua originaria
configurazione. In tale occasione è stato possibile indagare compiutamente
il monumento accertando anzitutto che esso accoglie solo i due complessi
funerari già noti. Non si è trovata infatti alcuna traccia della terza tomba
che il Marcelliani riferiva di aver individuato e che nella schematica pianta
allegata alle sue relazioni di scavo localizzava nel settore settentrionale
del tumulo (Sgubini Moretti C 1994). Poco più ad O della torre-cippo
troncopiramidale, ancora emergente alla sommità del monumento, sono
stati invece riportati in luce consistenti resti della torre-cippo troncoconica,
non più visibile dalla seconda metà dell’Ottocento. Lo scavo ha posto in
evidenza come tale struttura, della quale si conserva un’ampia porzione
della parte inferiore, sia stata interessata da un consistente crollo:
probabilmente rapportabile a un cedimento del banco naturale, questo
dovette esser provocato, come già riferiva il Marcelliani, dallo scavo
delle gallerie che Alessandro Torlonia fece realizzare sotto il tumulo tra
il 1875 e il 1876, epoca in cui le due torri-cippo dovevano conservarsi in
parte ancora libere dalla terra asportata a seguito degli scavi di Luciano
Bonaparte, così come le raffigurano le vedute della prima metà del secolo
XIX (Bonaparte C 18292; Canina C 1849; Bonamici C 1980). Significativi
anche i dati acquisiti in occasione del restauro della tomba principale, ove
si è accertato che le due camere funerarie furono realizzate secondo una
tecnica mista, cioè in parte scavate nella roccia naturale, in parte costruite
in blocchi isodomi di tufo locale, con una soluzione analoga dunque a
quella che, a scala minore, mostrano le due camerette che si aprono sui lati
corti dell’ampio vestibolo gradinato riservato ai giochi e ai rituali funerari
(Colonna C 1993). Nel corso dell’intervento oltre ad alcuni sepolcri ricavati
nel settore occidentale sotto il tamburo del tumulo e nelle sue immediate
adiacenze – per lo più risultati precedentemente spoliati –, sono state
rinvenute nuove, seppur mutile, sculture animalistiche pertinenti al ricco
programma decorativo del monumento: da segnalare in particolare è
una sfinge di un tipo iconografico in precedenza attestato solo grazie al
disegno di una statua di rinvenimento ottocentesco, ora perduta (Moretti
Sgubini C 20082).
1123 Vulci

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[anna maria moretti sgubini]

vulsinii v. orvieto

XIPHONIA

xifwniva, Xiphonia, Sifonia (etnico xifwniavth"), comune di


Augusta, provincia di Siracusa, Soprintendenza ai Beni
Culturali ed Ambientali di Siracusa, Siracusa. IGM 1:25.000,
F. 274 I SO.

A. FONTI LETTERARIE, EPIGRAFICHE E NUMISMATICHE

Fonti letterarie

Toponomastica, topografia e monumenti: Ps. Scyl., 13 (nella descrizione


della costa orientale della Sicilia si susseguono da N a S Catane, Leontini, il
fiume Simeto e quindi povli" Megari;" kai; limh;n xifwvneio": a parte l’evidente
vulci (136 iii ne) - a
vulci (136 iii se) - b

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