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Monika Verzr Bass

L'Ara di Lucius Munius a Rieti


In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 97, N1. 1985. pp. 295-323.
Riassunto
Monika Verzar Bass, L'Ara di Lucius Munius a Rieti, p. 295-323.
L'ara circolare di Lucius Munius stata trattata finora soprattutto per la sua iscrizione; qui invece si analizza il monumento intero,
la sua provenienza, la sua forma e in particolar modo l'iconografia di Ercole e la tematica del fregio (oggi perduto) in rapporto con
l'iscrizione. Il monumento, eretto nella prima meta del I sec. a.C. da parte di un privato (coactor) in un santuario extraurbano di i,
dedicato a Hercules Sanctus Victor, protettore della transumanza, del commercio, ma anche divinit oracolare in zona
sabellica.
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Verzr Bass Monika. L'Ara di Lucius Munius a Rieti. In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 97, N1. 1985. pp.
295-323.
doi : 10.3406/mefr.1985.5501
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_0223-5102_1985_num_97_1_5501
MONIKA VERZAR BASS
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI *
II monumento qui presentato stato esaminato gi in numerose occas
ioni, ma l'attenzione riguardava soprattutto la sua storia travagliata in
epoca moderna e i vari problemi posti dall'iscrizione (fig. 1)1. In questo
contributo saranno poste al centro della trattazione l'iconografia delle
rappresentazioni in altorilievo (oggi perdute), in particolare quella di
rcole, e la sua interpretazione.
Dato che si tratta di un monumento parzialmente distrutto (soltanto
la lastra contenente l'iscrizione stata ritrovata (fig. 2), sembra opportun
o, al fine dell'analisi proposta in questa sede, ricostruire le peripezie dal
la scoperta in poi, meglio, la documentazione relativa ad esse. Di parti
colare importanza per un esame globale dell'ara di Munio sono quindi le
testimonianze sulle parti irrimediabilmente perdute, cio sul fregio figu
rato.
Gli studiosi dell'800 hanno rivolto la loro attenzione pi al contenuto
dell'iscrizione che al rilievo scolpito e il problema pi discusso che
riguardava il nome del dedicante (L. Munius L. Mummius) stato risol
to con la fortunata riscoperta della parte del monumento che contiene
l'epigrafe, salvatasi perch riutilizzata sul rovescio per un'iscrizione a
Mons. rcole d'Aragona, governatore di Rieti nel 17 IO2.
L'ara sarebbe stata trovata nel 1483 a Contigliano presso Rieti, (o,
come dice Antonio da Sangallo il Giovane, in un castello, che per stato
identificato con il castello di Contigliano3, in presenza dell'umanista Pom-
* Desidero ringraziare per utili consigli e le discussioni stimolanti i colleghi
F. Coarelli, G. F. Gianotti, G. Tedeschi e M. Torelli.
1 Da ultimo A. Reggiani, Rieti, museo civico, rinvenimenti della citt e del terri
torio {Cataloghi dei musei locali e delle collezioni del Lazio, 2), Roma, 1981, p. 50 ss.,
scheda 87. Per l'iscrizione : B. Riposati, in Epigraphica, 11, 1979, p. 137 ss.
2 A. Sacchetti Sassetti, Le ultime vicende di un antico monumento reatino, Riet
i, 1952, p. 13 (rist. in Rieti, 7, 1974, p. 15 ss.). Trascrizione dell'iscrizione settecen
tesca in A. Reggiani, cit. a nota 1, p. 50.
3 Cfr. A. Sacchetti Sassetti, cit. a nota 2, p. 45 ; per il Castello di Contigliano,
P. Angelotti, Descrittione della citt di Rieti, Roma, 1635, p. 118. Inoltre F. Gori,
MEFRA - 97 - 1985 - 1, p. 295-323.
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ponio Leto che ne copi l'iscrizione). Il monumento fu portato sotto il
portico della cattedrale di Rieti, dove lo videro Pietro Marso, l'allievo di
Pomponio Leto, forse anche Fra' Giocondo (cod. Veron. a. 1488, f. 171) e,
ancora, nel 1534, Pietro Apiano4. Invece Antonio da Sangallo il Giovane e
Pirro Ligorio, alla met del '500, parlano del monumento come situato in
mezzo alla piazza del Vescovado5. Mentre ai tempi di J. Gruter, che com
prese l'epigrafe nella sua raccolta pubblicata nel 1603, dando come luogo
di conservazione la cattedrale, i due semicerchi che formavano il monu
mento intero si trovavano gi nel Monte di Piet, dove li nota ancora lo
studioso reatino P. Angelotti, nel 1635 6. Infine Loreto Mattei, anch'egli
testimone oculare, in un discorso la menziona come conservata nel Palaz
zo priorale; sempre l si trovava il monumento nel 1710, quando ne fu
tolta l'iscrizione per incidere sul retro di essa l'iscrizione a rcole d'Ara-
gona, e nel 1721, quando furono rimessi insieme i rilievi, privati della
lastra con epigrafe, e nel 1755, quando S. Catenacci lo vide in mano di
P. Secchi, che fece distruggere i rilievi7.
Descrizione del monumento
Forse la descrizione pi remota del monumento ci trasmessa da
J. Gruter, che raccolse le notizie di Metello e Apiano8. P. Apiano dovrebbe
aver visto l'ara nel 1534 (per la trascrizione dipende da Pomponio Leto,
direttamente, da Fra Giocondo9) e il suo commento il seguente : Rea-
te, ante fores summi templi, in capite pilae marmoreae, quae piena est viro-
rum varii habitus choreas ducentium et ascendere conantium, quidam inte-
Relazione delle ultime scoperte di Antichit nella regione Sabina, in Vita Sabina, II,
1900, p. 5 (cfr. anche per i ripostigli).
4 A. Sacchetti Sasseto, cit. a nota 2, p. 4 ; T. Mommsen, in CIL IX 4672,
(p. 441).
5 Per A. da Sangallo il Giovane, cfr. Uff. Firenze dis. 2091 A. Pirro Ligorio : cfr.
nota 15.
6 P. Angelotti, cit. a nota 3, p. 89.
7 A. Sacchetti Sasseto, cit. a nota 2, p. 11 ss., a p. 13 cita un articolo di M. Mi
chaeli, intitolato Di un antico monumento reatino (Pisa, 14. die. 1876). Cfr. inol
tre M. Michaeli, Memorie storiche della citt di Rieti, Rieti, 1898, I, pp. 91 e 111 ss.
Cfr. anche CIL IX 4672.
*CIL I 2,12, p. 507 n632. Mommsen ha gi riconosciuto che il monumento
stato visto da Metello, mentre Pighius, che secondo lo stesso studioso l'avrebbe
visto, certamente non ha potuto fare un'autopsia del pezzo.
9 A. Sacchetti Sassetti, cit. a nota 2, p. 5. Per Apiano cfr. CIL IX, p. 441.
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rim Ulte muliebri vestitu manu clava tenet. Il personaggio con vestiti
femminili e clava in mano indubbiamente rcole.
Metello - e da lui J. Pighius : la fonte comunque risale a L. Budaeus10
- riferisce : (pila marmorea) est piena virorum et hominum (= mulierum)
varii habitus choreas ducentium et scalam quandam conscendentium et
ascendere conantium. Quidam illic mulieris habitu manu clavam tenens . . .
Hercules putatur, sed vix prae nimia attritione agnoscitur.
Verso la fine del 1545, dopo gravi alluvioni provocate dal fiume Veli
no, Antonio da Sangallo il Giovane si rec due volte a Rieti11, incaricato
del progetto per la correzione del Velino allo scopo di impedire le disa-
strose alluvioni, ben conosciute gi in epoca antica. Di Sangallo conser
vato un foglio che contiene soltanto una trascrizione dell'epigrafe
(Uff. 2091 A) con la seguente notizia12 : Questa si un tondo come saria
una boche de un pozo alto velcircha palmi 4 che lo tutto si lo diametro
di palmi 10 dove intagliato una storia de un sacrificio e da una banda si
questo epitaffio et adesso in Rieti sulla piaza del Vescovado.
Sullo stesso foglio in basso disegnata l'ara di Valerio Menandro
dedicata a Nettuno, proveniente dal lago di Piediluco (oggi conservata
nell'antiquario di Terni) 13. Sangallo nella sua nota non menziona la figura
di rcole, ma allude soltanto a un sacrificio e a una banda , ovviamente
il coro delle altre descrizioni.
Pochi mesi dopo, il 5 maggio 1546, nella citt sabina, giunse Pirro
Ligorio, in occasione della consegna di un gonfalone alla citt 14. Fu ovvia
mente durante questa visita che Pirro Ligorio disegn e comment la
10 Cod. Vat. 6039 f. 351.
11 A. Sacchetti Sassetti, Antonio da Sangallo e i lavori delle Marmore, in Archivi
d'Italia, Quad. 4, Roma, 1958, p. 5 ss. M. Michaeli, cit. a nota 7, p. 85 s., data per
erroneamente il disegno di A. da Sangallo al 1544.
12 Uffizi dis. 2091 A, neg. 66616. Il disegno soltanto citato in G. Giovannoni,
Antonio da Sangallo il Giovane, Roma, 1959, p. 25 e non stato incluso nel catalogo
di 0. Vasori, / monumenti antichi nei disegni degli Uffizi (Xenia, Quad. 1), Roma,
1981. Cfr. invece : P. N. Ferri, Indice geografico-analitico dei disegni di architettura
civile e militare esistenti nella R. Galleria degli Uffizi in Firenze, Roma, 1885,
p. 121.
13 Per il soggiorno di A. da Sangallo al lago di Piediluco, cfr. A. Sacchetti Sas
setti, cit. a nota 11, p. 12 s.
Anche Pirro Ligorio ha diseganto l'ara di Piediluco, cfr. E. Mandowsky,
Ch. Mitchell, Pirro Ligorio's Roman Antiquities, Londra, 1963, n 55, (Cod. Neap.)
p. 341, PI. 31 b. (Cod. Urs. f. 135 .).
14 A. Sacchetti Sassetti, Le ultime vicende, cit. a nota 2, p. 5 s. ; Id., Un gonfalo
ne di Pirro Ligorio a Rieti, in L'arte, 16, 1913, 4, p. 314 ss.
Illustration non autorise la diffusion
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Fig. I - II monumento di L. Munius nel disegno di Pirro Ligorio (cod. Taur.).
Fig. 2 - Iscrizione del monumento di L. Munius, Mus. Civ. Rieti, inv. 341.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 299
ormai famosa base di Rieti. I suoi codici 15 ci forniscono le informazioni
pi dettagliate sul monumento; nel codice conservato oggi a Torino egli
aggiunse il disegno del lato frontale di esso, scelta che rivela un interesse
soprattutto per l'epigrafe e non tanto per i rilievi. Comunque sui lati egli
disegn due figure viste di profilo, a destra rcole in abito femminile con
la clava nella destra (fig. 1) e a sinistra un personaggio togato. Sembra
15 Codice Torinese
Reate citt illustrissima d'Italia nelli
Sabini, posta nell'Umbelico d'Italia secon
do scrive Varrone . . . Hoggid questa citt
chiamano Rieti, et delle sue antichit si
trova questa base rotonda nel mezzo della
sua piazza, sopra de la quale fu gi la sta
tua di Sancte Sabinorum che il Genio
detto Sango et alcuni il chiamano Genio
altri Enialio figliuolo di Marte, alcuni vo
gliono che sia Hercole, altri Apolline per
ci che tutti gli iddij secondo i Mistici sono
il sole et questo Apolline. Ma di questa
variet havendone scritto con longa narra-
tione qui solamente narreremo della bella
et maravigliosa pietra di questa dedicatio-
ne de la quale parleremo volontieri, s per
la vaghezza delle favole che contiene, s
per la magnif icentia del marmo, come per
la eccelentia del scultore che dottissim
amente l'ha scolpita con molte figure di
Bassorilievo ; perci che attorno contiene
un ordine di persone che sacrificano, et
appresso a loro in un altra partita vi stan
no le Muse, fra le quali s trova Hercole
vestito da Musa, et esso quello che forni
sce il numero di nove perch delle Muse
non vi si mostrano pi che otto, et lui
nove; e li vestimenti di cui egli vestito
sono sottilissimi che si scorgono i suoi rile
vati membri, et porta la clava in mano, et
la pelle del leone in testa col volto ordina
rio che si suole fare a lui colla barba cre
spa et folta, la qual cosa non vuole dire
altro che quel significato per lo quale egli
si usurpa col cognome di Musagete che a
noi tanto suona come a duce delle Muse,
come tutti i poeti glielo danno. La maniera
dunque de la scultura di questa Base
Greca et dinanzi tiene sculpiti quei versi
qui copiati SANCTE, etc.
Questo Lucio Munio di che le lettere
parlano hanno voluto alcuni che sia Mum-
mio che disfece Corintho et s'ingannano,
perci che si trovano due famiglie la Mu-
nia et la Mummia che hanno non so che
del suono medesimo, ma sono differenti
come sono li Cafurnij et li Calpurnij che
vengono da Sabini in Roma.
Codice Napoletano
Di Hercole Sancte et Musagete, cap.
Questa base rotonda di quelle inscrit-
tioni di Rieti, sopra della quale fu gi la
statua di Sante de Sabini, cio di Hercole,
cos detto da loro, s come io ho appieno
ragionato delli cognomi di lui, nel libro
XXXIII. Ella bella maraviglia, s per la
vaghezza delle favole, come per l'eccellen-
tia dello scultore, che dottissimamente
l'ha sculpita : dintorno contiene un ordine
di persone che sacrificano, et appresso a
loro stanno le Muse, fra le quali si ritrova
Hercule vestito da Donna, et fornisce il
numero di nove, perch delle Muse non se
ne mostrano pi che otto, i vestimenti
Donneschi di che egli vestito sono sutti-
lissime che mostrano quasi il nudo, porta
la clava in mano et la pelle del leone in
testa col volto ordinario che si suole fare a
lui. La qual cosa non vuoi dire altro che
quel cognome che i poeti gli danno di Mus
agete, che noi tanto suona quanto gui
da delle Muse. La maniera di questa Base
Greca, et dinanzi tiene sculpiti questi
versi che vi mostro.
I quali s come le figure sono fieramente
consumate per la vecchezza. Et tra le
Muse sculpita una sedia, attorno alla
quale sono le muse.
Questo Lucio Munio di che le lettere fan
pentione hanno voluto alcuni che sia quel
lo che disfece Corintho, la qual cosa m
par difficile che sia, con ci sia cosa che
colui sia detto Mumio et non Munio.
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sicuro che Ligorio avesse disegnato soltanto questo lato, anche se leggi
amo in un saggio di A. Sacchetti Sassetti 16 : ... cos non solo trascrisse le
antiche lapidi reatine ma ci lasci anche il disegno di due preziosi marmi
di greco scalpello che oggi pi non esistono.
Sia nel codice torinese che in quello napoletano troviamo lunghi
commenti relativi al monumento. Il codice di Napoli viene abitualmente
datato tra il 1550 e 1553, mentre quello di Torino dopo il 1559 (a causa
della sua dedica), meglio dopo il 1566 (perch vi sarebbe stata utilizzata
la nuova Orthographia di A. Manuzio) 17. Ad ogni modo, il disegno e gli
appunti, per quanto si sa del metodo di lavoro di Pirro Ligorio, risalgono
con certezza alla sua visita nel luogo e sono stati eseguiti davanti al
monumento18. Nonostante la maggiore antichit del codice di Napoli, il
testo relativo alla nostra ara sembra un riassunto di quello contenuto nel
codice di Torino. Sembra perci utile notare le differenze tra i due com
menti e i punti comuni sui quali l'autore ritorna e insiste particolarmente.
Nel codice napoletano egli mette in rilievo la bellezza del lavoro e parla di
maniera greca ; invece pi breve nelle descrizioni e in particolare nel
le considerazioni sul nome del dedicante, L. Munius. Rispetto al contenut
o del codice di Torino, egli aggiunge un oggetto che viene chiamata se
dia (strana somiglianz con la sedia del codice di Metello), forse un alta
re un sostegno, oggetti frequenti nelle rappresentazioni di Muse19. Il
resto della descrizione molto simile : in ambedue i codici si insiste non
soltanto sul fatto che rcole porta gli abiti femminili, la clava e la leont,
ma anche - con parole diverse - sul tipo di vestito, che viene descritto
come molto leggero e trasparente.
Nel codex Taurinensis si aggiunge inoltre una lunga precisazione sul
nome di L. Munius e sul pericolo di confusione con il famoso L. Mum-
16 A. Sacchetti Sassetti, Un gonfalone, cit. a nota 14, p. 314 : . . .Cos non solo
trascrisse le antiche lapidi reatine, ma ci lasci anche il disegno di due preziosi
marmi di greco scalpello che oggi pi non esistono.
17 E. Mandowsky, Ch. Mitchell, cit. a nota 13, p. 39 (Torino), p. 140. Pirro Ligo
rio preparava i lavori per il codice di Torino a Ferrara. Cfr. anche T. Mommsen,
CIL IX, p. LI. H. Dessau, Rmische Reliefs beschrieben von Pirro Ligorio, in Sitz.
Ber. Preuss. Akad Wiss., 1883, 2, p. 1079 s.
18 E. Mandowsky, Ch. Mitchell, Pirro Ligorio, cit. a nota 13, p. 42 affermano,
che Pirro Ligorio faceva prima un disegno preciso del pezzo in situ, fatto control
labile su pochi schizzi rimasti.
19 Gi A. Sacchetti Sassetti, cit. a nota 2, p. 7. Per le rappresentazioni con
Muse cfr. ad es. D. Pinkwart, Das Relief des Archilochos von Priene und die Musen
des Philiskos, Kallmnz, 1965. K. Tuchelt, Weihrelief an die Musen (a Didima in
epoca ellenistica), in AA, 1972, p. 87 ss.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 301
mius, passo del quale ha detto giustamente A. Sacchetti Sassetti : . . .Pir-
ro Ligorio non aveva motivo di accrescerne l'importanza dato che non
era Mummio, ma Munio20. Mommsen, diffidando di Pirro Ligorio, accet
ta in CIL I, la correzione in Mumius, non senza dubbi per il mestiere menz
ionato nella iscrizione stessa21. In CIL IX, tuttavia, Mommsen ritira due
volte il suo giudizio negativo relativo ad alcune trascrizioni dell'iscrizione
e riconosce l'indipendenza di certi autori, in particolare di studiosi local
i22, senza per tenerne conto nella nuova edizione dell'iscrizione e per il
problema del nome del dedicante. La tradizione locale da considerare
particolarmente importante, date che il monumento fu sempre collocato
in luoghi accessibili (fino alla sua distruzione nel 1755) ed era molto noto
e per questo frequentemente citato descritto.
Di particolare interesse la descrizione di M. Vittori23, vescovo di
Rieti intorno al 1560, che si interessa pi della scena di sacrificio e non
menziona rcole, ma invece parla di un coro di tibicines, elemento mol
to importante per la conoscenza del monumento. Il fatto che gli studiosi
locali non abbiano copiato da manoscritti precedenti risulta non soltanto
dall'originalit della loro descrizione, ma anche dalle precise indicazioni
dei vari luoghi di conservazione (mentre troviamo frequenti errori nelle
raccolte epigrafiche ufficiali, come in quella di Gruter e di Boissard)24
20 Art. cit. a nota 2, p. 295.
21 CIL P, p. 507 {CIL IX, p. 441).
22 CIL IX, p. 441 s. Cfr. M. Michaeli, Memorie storiche della citt di Rieti, cit. a
nota 7, p. 87 : ... Ligorio, in questo punto, a parer mio ingiustamente sospettato,
. . .. Cfr. anche F. Palmeggiani, Rieti e la regione Sabina, Roma, 1932, p. 179.
23 Intus vero in tempio marmor aliud er at, orbiculari identidem forma, ex duo-
bus constans semicirculis, intus vacuum foris vero multarum rerum, quae spectant
ad sacrificium, in circuitu exculptis imaginibus. Sedent enim pontificus vittis insi
gnes, talarique veste decori, oblatas suppltciter a populo victimas suscipientes : ardet
alibi ignis, is enim in medio marmoris vacuitate ad cotnburenda sacrificia succende-
batur. Adsunt qui hostias munerave eo proijciant. Sunt etiam vulgo qui circumspec-
tent : dum litatur, populus coronae modo datis apprehensisque manibus dcore com-
positus in circuitu marmoris saltai : chorea tibicinum sono regitur, ac variatur ... ,
da M. Vittori, De antiquitatibus Reatis, ms. Bibl. com. Rieti, coli. 13 s. Un ms. pos
seduto da Holstenius andato alla collezione Barberini, ora alla Biblioteca Vatica
na, Cfr. A. Sacchetti Sassetti, La vita e gli scritti di M. Vittori, Rieti, 1917, p. 44 ss.
24 J. Gruter, Corpus Inscriptionum, Amsterdam, 1603, 96, 7 (tratto dalle schede
di Apiano, Fulvio e Metello); ma Gruter ha cambiato il testo in vari punti rispetto
alle sue fonti - nonostante che il monumento, allora, fosse ancora visibile, non
davanti alla Cattedrale, come dice Gruter, ma nel Monte di Piet. Gruter non ha
migliorato neppure la seconda edizione del 1707, pur avendo utilizzato anche
A. Manutius, Ad II de officiis eandem laudai inscriptionem, Venezia, 1576. Manuzio,
302 MONIKA VERZAR BASS
e, come si pu verificare oggi sull'originale dell'iscrizione ritrovata, dalla
maggiore precisione nella trascrizione dell'epigrafe. L'uniformit nella
trascrizione del testo inciso da parte di studiosi locali non specializzati
in epigrafia latina, e la loro indipendenza dalle opere degli specialisti
avrebbe dovuto mettere in guardia uno studioso come Mommsen25.
Th. Mommsen, con il riconoscimento dell'indipendenza di alcuni stu
diosi dai codici ligoriani, avrebbe dovuto automaticamente rivalutare an
che l'attendibilit di Pirro Ligorio. Un tipico risultato di questa contraddi
zione - ipercritica e giudizio sprezzante da un lato, ma correzioni e accet-
tazione di una notevole credibilit e attendibilit dall'altro lato - si trova
in un articolo di H. Dessau dal titolo Rmische Reliefs beschrieben von
Pirro Ligorio, comunicazione presentata alla Preussischen Akademie da
Th. Mommsen26. Dessau, dopo giudizi durissimi nei riguardi dell'antiqua
rio cinquecentesco, lo descrive come fededegno per i disegni di sarcofagi.
Inoltre lo stesso autore accetta la lettura Munius nella sua Sylloge27.
Questa visione ipercritica, tipica del secolo scorso, che faceva delle
testimonianze di Pirro Ligorio un corpus di falsificazioni e di imbrogli,
oggi in gran parte superata. I migliori studiosi, dopo aver esaminato gran
parte del materiale raccolto nei codici, hanno potuto constatare che28:
When we have unbroken surviving stones to compare with the dra
wings, we are impressed again and again by Ligorio's remarkable and
sharpsighted fidelity to the imagery and inscriptions of his models . Pir-
che ha visto l'originale, ha dato la trascrizione pi corretta. Cfr. anche J. J. Bois-
SIER, Antiquitatum Romanarum, VI pars, Francoforte, 1602, tav. 78, con l'errata
indicazione : in hortis Iulii IH Pont. Max. Inoltre si veda L. A. Muratori, Novus The
saurus veterum inscriptionum, I, Milano, 1739, classis I, p. XCVI (ex schedis Am-
brosianis) : non accetta la prima riga di Gruter - Sanco Fidio Semopatri - e la lettu
ra Mumius di Gruter.
Per le letture corrette da parte di studiosi locali, cfr. ad es. P. Angelotti,
Descrittione della citt di Rieti, Roma, 1635, p. 89, dove si leggono soltanto due
errori : nella seconda riga, hac, invece di hoc, nella 4. riga : faxeis, invece di faxseis.
Cfr. inoltre A. Manutius, De quaestitis per epistolam libri III, Venezia, 1576 (De rea
tina urbe, agroque Sabinaque gente), p. 7 s. e 14 ss.
25 Cfr. l'argomentazione di G. Wissowa, in Beri. Wochenschrift, 20. August,
1904, col. 1052.
26 H. Dessau, cit. a nota 17. Cfr. inoltre W. Henzen, Zu den Flschungen des Pir
ro Ligorio, in Commentationes Philologae in honorem Th. Mommsen, Berlino, 1877,
p. 627 ss.
27 H. Dessau, Inscriptiones Latinae Selectae, Berlino, 1955, 3410.
28 E. Mandowsky, Ch. Mitchell, cit. a nota 13, p. 42.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 303
ro Ligorio era qundi molto preciso quando i dettagli erano ben riconoscib
ili e leggibili, mentre ricostruiva ed integrava tutte le parti perdute
mal conservate.
Per il nostro rilievo, e in particolare per la figura di rcole (fig. 3), si
pu credere che fosse sufficientemente leggibile e conservata non solo
da essere disegnata, ma anche da essere descritta nei particolari - e non
si pu sospettare che Pirro Ligorio, dopo aver riconosciuto vagamente un
abito femminile, l'avrebbe disegnato leggero e sottile, forse non conoscen
do altri esempi di vestiti femminili indossati da uomini, poich conoscia
mo il suo disegno di un tibicen con il caratteristico abito femminile
Fig. 3 - rcole del disegno di Pirro Ligorio (ingrandimento).
304 MONIKA VERZAR BASS
pesante e con cintura29. Tanto meno possiamo sospettarlo di aver rico
struito, dopo anni, ricordandosene superficialmente, Eracle secondo il
mito di Onfale, dato che non potrebbe tenere in mano la clava (elemento
molto importante per questo mito!). Questo dettaglio ci viene tramandato
anche da fonti sicuramente indipendenti da Pirro Ligorio30.
Luogo di ritrovamento
Tre luoghi di ritrovamento vengono indicati : uno nella citt stessa,
riferimento poco attendibile e suggerito probabilmente dal luogo di con
servazione31. Un'altra indicazione, presso Contigliano (o Quintiliano come
riportano testi rinascimentali), sembra invece, per vari motivi, la pi cre
dibile, mentre per l'epigrafe, F. Gori parla anche di una localit alle porte
di Rieti, neu' isoletta formata dal Velino e chiamata Votu de santo 32.
La localit esatta nei pressi di Contigliano, a ovest di Rieti, viene cha-
mata Monte Colle d'oro33, nome derivato da ricchi ripostigli di monete
repubblicane (F. Gori parla di 3, C. Pietrangeli di 4), scoperti nel 1899,
mentre anteriormente a questo ritrovamento lo stesso punto si chiamava,
secondo F. Gori, Colle de Santo34, nome quest'ultimo verosimilmente con
dizionato da rinvenimenti che suggerivano il nome del Santo, come pote
va essere il nostro stesso monumento. Per caratterizzare meglio la zona,
saranno ricordati alcuni accenni topografici notati da F. Gori, assieme a
qualche particolarit del posto, interessante per una eventuale localizza
zione di un luogo di culto35. L'Autore citato lo descrive nel modo seguent
e : Prima del ponte lapideo di Rieti, dalla via Salaria, si dipartiva un'al
tra strada la quale costeggiava il lago Velino in direzione di Septem Aquae
- che nel Medioevo aveva lo stesso nome di Salaria. Tracce di questa
strada antica sono state ritrovate tra Contigliano e Greccio. Egli nota che
29 E. Mandowsky, Ch. Mitchell, cit. a nota 13, p. 110 s., p. 460, cat. 110,
Pi. 65, a.
30 J. M. Metellus, Cod. Vat. 6039, f. 351.
31 F. Gori, cit. a nota 3, p. 6.
32 F. Gori, cit. a nota 3, p. 4 s.
33 F. Gori, cit. a nota 3, p. 4 ss. ; C. Pietrangeli, Rieti e il suo territorio, Milano,
1976, p.
34 M. Vittori, De Antiquitatibus Reatis, ms. 1572, c. 14. P. Angelotti, Descrittio-
ne della citt di Rieti, Roma, 1653, p. 89 s.; F. Gori, cit. a nota 3, p. 5.
35 F. Gori, cit. a nota 3, p. 4.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 305
presso Greccio c' una contrada denominata Limiti che segnava il limite
del lago Velino, il quale in epoca romana doveva essere molto pi esteso e
raggiungere quindi la zona descritta come probabile luogo di ritrovament
o del nostro monumento, cio quasi certamente il luogo di un santuario
extraurbano di Ercole-Sanctus- Victor, con un thesaurus cospicuo di epoca
repubblicana. A questo punto sono di notevole interesse le seguenti osser
vazioni : P. Angelotti, nella sua descrizione della citt di Rieti menziona le
Sette Acque vicine a resti di una villa, la villa di Assio come conclude l'au
tore36, da F. Gori identificato con il vicus Septem Aquae, e con i cunicula
citati da Cicerone nella pro Scauro (12). Pi sicuro il cenno in una delle
lettere all'amico Attico (IV 15), dove Cicerone dice di aver visitato le Sep
tem Aquae nelle vicinanze della villa di Q. Axius. Il luogo nella descrizione
di F. Gori, sopra citato, sembra ugualmente vicino al Colle Santo. Inoltre
nella stessa area, stando al Gori, sarebbero stati osservati molti aeroliti 37 ;
quindi i fenomeni analoghi descritti da Livio per la zona di Rieti potreb
bero essere localizzati in questa stessa area - piuttosto si tratterebbe di
un caso di tradizione popolare legata a questa zona, che potrebbe forse
risalire ai tempi antichi (Liv. 25,7). Il fenomeno della caduta di pietre dal
cielo fa parte dei tipici prodigi antichi per indicare un luogo in cui doveva
sorgere un santuario38.
Infine vorrei ricordare la lussuosa villa dei Brutta Praesentes, sul
Monte Calvo, nel territorio di Trebula Mutuesca, dove sono state rinvenute
numerose statue appartenenti a un ciclo di Muse39.
Per quanto riguarda l'epigrafe, mi limiter anche qui a poche osser
vazioni, importanti per ai fini dell'analisi che si propone : i due punti pi
discussi della iscrizione riguardano la divinit, qui chiamata Sanctus e,
nella riga sotto, con l'importante epiteto Victor, che spesso nelle discus
sioni intorno a quest'epigrafe stato un po'
trascurato; inoltre, il nome
del dedicante, tanto vicino a un suo quasi omonimo molto pi illustre,
Lucio Mummio, che tanto pi poteva essere implicato in una lectio faci-
36 P. Angelotti, cit. a nota 34, p. 18 e p. 106. Cfr. F. Gori, cit. p. 3, nota 2.
37 F. Gori, cit. a nota 3, p. 5.
38 Cfr. l'articolo prodigiwn s.v. in RE, 46, Halbband, Nachtrge, col. 2283 ss.,
in part. 2289; Cic. de divin.l 97; II 58. Si veda in generale: L. Wlker, Die ge
schichtliche Entwicklung des Prodigienwesens bei den Rmern, Diss. Lipsia, 1903,
p. 7 ss. ; F. LuTERBACHER, Der Prodigienglaube und Prodigienstil der Rmer, Burgd
orf, 1904, p. 18 ss.
39 C. Pietrangeli, Rieti, cit. a nota 33, p. 57 ; M. Torelli, Due epigrafi inedite di
Trebula Mutuesca, in Epigraphica, 24, 1962, p. 55 ss.
MEFRA 1985, 1. 20
306 MONIKA VERZAR BASS
lior, in quanto ha lasciato numerose tracce nell'area sabina (Trebula
Mutuesca, Cures, Nursia, ma anche per una sua importante dedica a Her
cules Victor a Roma) 40. Ma basta citare le spiegazioni di Pirro Ligorio che
gi parlava, conscio della tentazione, dell'inganno come dice lui, e con
preoccupazione e insistenza ritorna sul problema del gentilizio Munius,
distinto da Mummius, passo che stato escluso dalla trascrizione del testo
del codice ligoriano torinese da parte di Mommsen nel CIL IX, maggiore
responsabile della creazione di un falso titolo Mummiano41.
Il nome della divinit venerata in questo monumento ha fornito l'o
ccasione a lunghe e dotte dispute sull'identit tra Sanctus e Sento Sancus,
accostamento (o forse confusione) attestato per il periodo imperiale42;
ma, secondo Latte, in periodo repubblicano rcole era l'unico - ad ecce
zione di Apollo - ad avere l'epiteto Sanctus*3. Tornando alla nostra ara,
altri tre elementi militano sicuramente in favore di una identificazione
con Sanctus-Hercules, al punto da poter escludere l'assimilazione Sanctus
e Senio Sancus : si tratta cio dell'altro epiteto Victor, come gi detto un
po' dimenticato nella discussione, della evidente rappresentazione di Er-
40 Per i monumenti eretti da L. Mummio, cfr. M. Pape, Griechische Kunstwerke
aus Kriegsbeute und ihre ffentliche Aufstellung in Rom, Amburgo, 1975, p. 17 ss.
L. Pietil-Castren, Some Aspects of the Life of Lucius Mummius Achaicus, in Arctos,
12, 1978, p. 116 ss.
41 T. Mommsen riporta integralmente il testo del codice neapolitano, mentre di
quello contenuto nel cod. taur., egli interrompe la citazione quando arriva alla
parola Musagete (CIL IX, p. 442), tralascia la discussione sul dedicante e riprende
la trascrizione alla fine del testo torinese, omissione strana, dato che gi
F. Ritschl, Titulus Mummianus, Berlino, 1852, p. XII, rifiutava la correzione.
42 Sul problema di Semo Sancus e l'eventuale identificazione con Sanctus, pi
specificamente con rcole, particolarmente nel periodo che ci interessa : important
e un'elegia di Properzio IV 9, dove i MSS. che riportano Sanctus venivano da
alcuni corretti in Sancus con riferimento al passo di Varr. L.L. V 66, passo a sua
volta corretto con l'espunzione della t dalla parola Sanctus: cfr. G. Goetz,
F. Schoell, M. Terenti Varronis De Lingua Latina, Lipsia, 1910, p. 21 (V 66). La cor
rezione senz'altro giustificata da certi punti di vista, ma va anche detto che tutto
il passo varroniano che riferisce un'opinione di Elio Stilione poco chiaro, da
notare inoltre che anche il passo di Festo (276, 1 1 Lindsay) stato corretto (da San
ctus in Sancus) ; per Festo cfr. inoltre ed. Lindsay, p. 420 dove viene spiegato l'epi
teto Sanctus : alla seconda riga l'autore faceva riferimento a un'opinione contrap
posta a quella di Elio Stilione (At Aelis s . . . fr. 463,7 ss.).
43 . Latte, Rmische Religionsgeschichte, Monaco, 1960, p. 220, tranne
un'iscrizione che si riferisce ad Apollo. L'epiteto Sanctus, secondo Roscher, s.v.
col. 309 (Hofer), rivela spesso influsso orientale. H. Delehay, Sanctus, in Analecta
Bollandiana, 28, 1909, p. 145 ss. Cfr. inoltre Cic. Pro Mil., 5, dove si parla di Jupiter
Latiaris Sanctus.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 307
cole sul fregio e della menzione di una decima - offerta fatta soltanto ad
rcole, secondo l'antico rituale del culto dell'ara Maxima*4.
Il gentilizio dei Munii sembra poco diffuso, ma circa met delle atte
stazioni risalgono al periodo repubblicano45. L'area di diffusione va da
Roma fino in Campania, cio Lazio, Sabina, Sannio, sia per quanto
riguarda le iscrizioni repubblicane sia per quelle imperiali. Tra gli esempi
noti sono di particolare interesse un Lucius Munius Ludi Libertus dal san
tuario dei fratres Arvales, anch'esso liberto e con lo stesso prenome del
dedicante dell'ara di Rieti. L'iscrizione di Roma potr essere datata alla
fine del II sec. a. C. -inizi I sec. a. C. Oltre ad altre attestazioni del nome a
Roma, a Amiterno, Anna, Isernia, Benevento, Allifae, Praeneste, di emi
nente importanza quella di un M. Munius. M.F. Lemonia, rinvenuta
nell'agor di Smirne, ovviamente negotiator coinvolto nel grande com
mercio con l'Oriente46.
Gi F. Ritschl, e successivamente H. Dessau e G. Wissowa collegavano
il carattere dell'iscrizione di Lucio Munio a Rieti con l'attivit di un mer-
cator negotiator41 , ma pi specificamente G. Bodei Giglioni insiste sul
44 Accenni alla decima sono del resto molto frequenti tra le iscrizioni repubbli
cane, cfr. A. Degrassi, ILLRP, 134, 142 (?), 136, 149, 155. Cfr. inoltre nota 55.
Inoltre, ad es., G. Bodei Giglioni, Pecunia fanatica, rist. in F. Coarelli, Studi su
Praeneste, Perugia, 1978, p. 22 ss. (da RSI, 89, 1977, p. 52 ss.) H. Roth, Untersuchun
gen ber die lateinischen Weihgedichte auf Stein, Giessen 1935, p. 35. CIL I2 1482,
1531, 1698, 1805, 2645 (?), 585 (82).
45 Secondo Mnzer, (s.v. Munius) in RE, XVI, 1, col. 642 il gentilizio era
rarissimo. Nella letteratura si trovano due cenni : Tac. Hist. IV 1 8 e Val. Max. IX
1,8 che correggeva il nome in Mucius. Per le iscrizioni repubblicane: CIL I2 977,
dal santuario dei fr. Arvales, CIL I2 1117 (= VI 8313) olla da vigna S. Caesarii. CIL I2
682 trovata tra Caserta e Marciano, si riferisce a un pagus Herculaneus (N. Mun-
nius, N. L. Antiocus). CIL I2 1532 da Atina (dedica a Cerere). CIL I2 1533 da Atina (//
vir che con il suo collega costruiva la via per il foro pecuario). CIL I2 1875 a l'Aqui
la con provenienza incerta. Da segnalare anche i bolli su tegole e pesi da telaio nel
mantovano di L MUN PRI(MI) - l'integrazione Munatius proposta nel catalogo
della mostra Misurare la terra . . . Il caso mantovano, Modena, [1984,] p. 172 ss. non
sicura. A. Passerini, in Athenaeum, 15, 1937, p. 270, no. 35, aggiunge un negotiator
ricordato in un'iscrizione dell'agor di Smirne. Inoltre: CIL IX 4274, 3941, 6310,
1894 bis, 1895, 2376, CIL VI 34004 (3), 14598, 22695 (8), 22743 (liberto di un
Munio con il nome Musaeus), CIL XIV 3919, 2991.
46 A. Passerini, cit. a nota precedente.
47 F. Ritschl, Titulus Mummianus, Berlino, 1852, p. XII. H. Dessau, Inscriptio-
nes Latinae Selectae, Berlino, 1892-1906, 3410. G. Wissowa, Beri. Philol. Wochens
chrift, 20. August 1904, col. 1052, parla di Geschftgewinn invece di Kriegsbeute.
H. Roth, Untersuchungen ber die lateinischen Weihgedichte auf Stein, Diss.
Giessen, 1935, p. 84.
308 MONIKA VERZAR BASS
termine pro usura48, che secondo un passo delle Verrine di Cicerone (II,
3, 168) significherebbe anticipo della decima, cio una quota della decima
uguale al tasso di interesse praticato nella usura. Inoltre l'autrice sottol
inea che i verbi cogre e dissolvere avrebbero il significato di comprare e
vendere. Recentemente, e ancora pi esplicitamente ci ritornato J. An-
dreau, proponendo di riconoscere un ricco coactor49. Incerto resta se
Munio abbia esercitato la sua attivit nel santuario di rcole se, da
esterno, forse banchiere nella vicina Reate, abbia fatto l'offerta ad rcole,
protettore dei commercianti. Secondo G. Bodei Giglioni, l'attivit bancaria
e la disponibilit per depositi nei santuari dell'Italia repubblicana non
erano molto diffuse e, secondo la stessa studiosa, nessun santuario
nell'Italia romana concedeva prestiti50. Un'intensa attivit bancaria, pro
prio in stretto rapporto con rcole Vincitore, stata proposta da C. Pie-
rattini per il caso del santuario di rcole a Tivoli51, da dove proviene
anche un'iscrizione greca che menziona due trapezisti52. Un particolare
legame tra il mestiere del coactor auctionator e il loro dio protettore
rcole risulta dal titolo di un'Atellana di Novio, all'incirca contempora
nea al nostro monumento : Hercules Coactor (o Auctiontor), quindi rcole
come esattore, simile al reatino Lucius Munius53.
Non qui il momento di approfondire quest'aspetto di rcole in Ita
lia centrale, protettore del commercio, degli affari bancari, ma anche
guerriero54, appunto: Victor. L'aspetto commerciale risale, per D. van
48 G. Bodei Giglioni, Pecunia fanatica, cit. a nota 44, p. 53.
49 J. Andreau, Les affaires de Monsieur Jucundus (Collection de l'cole franaise
de Rome, 19), Roma, 1974, p. 106 accenna al rapporto tra coactor e decima. Pi
specificatamente l'autore torner sull'argomento in una monografia in corso di
preparazione. Cfr. inoltre Id., Banque grecque et banque romaine, in MEFRA, 80,
1968, p. 469 ss., in part. p. 493.
50 G. Bodei, cit. a nota 44, p. 26 (53).
51 C. Pierattini, Aspetti funzioni e fortuna dell'Ercole Tiburtino, in Atti Mem.
Tivoli, 54, 1981, p. 22 ss.
52 G. Bevilacqua, Due trapezisti in un'iscrizione a Tivoli, in Arch. Class., 30,
1978, p. 252 ss. Inoltre: Z.Mari, in Atti Soc. Tib., 56, 1983, p. 50 s. (Herculaneus
Coactor Argentarius).
53 P. Frassineto, Atellanae Fabulae, Roma, 1967, p. 79.
54 Per l'aspetto commerciale : J. Bayet, Les origines de l'Hercule romain, Parigi,
1926, (BEFAR, 132), p. 288 ss. Come guardiano del tesoro, cfr. anche : J. Bayet, Her
cule funraire, in MEFR, 39, 1923, p. 89 ss. Inoltre si veda : D. Van Berchem, Hercul
e Melqart l'ara Maxima, in RPAA, 32, 1959/60, p. 61 ss.; Id., in Syria, 44, 1967,
p. 73 ss. e 307 ss. ; R. Rebuffat, Les Phniciens Roma, in MEFRA, 78, 1966, p. 7 ss.,
in part. p. 25 s. e 39 s.
Su Hercules Victor: S. Weinstock, Victor and Invictus, in HThR, 38, 1945,
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 309
Berchem, pi che alle origini greche del culto nei pressi dell'antico porto
di Roma, all'influsso del fenicio Ercole-Melqart. Comunque si pu dire
che questa la sua funzione principale in periodo repubblicano, che
toglie quasi tutto lo spazio a Mercurio. Particolarmente frequenti sono i
grandi e piccoli santuari dedicati a rcole in tutta la Sabina, nel Lazio,
nell'area dei Marsi, Vestini, Aequi, Peligni ecc. 55, ed rcole divent cos in
modo particolare protettore delle greggi e dei pastori, aspetto che ricorda
naturalmente anche la sua fatica dei buoi di Gerione, la pi legata all'Ita
lia56. Sembra quindi sufficiente soltanto ricordare quello che stato detto
pi volte prima, che i sacelli, le are, i santuari si trovavano lungo le vie
commerciali, ma anche sui passaggi della transumanza, preferibilmente
nei pressi dei mercati (extra-urbani, come ad esempio i fora pecuaria -
di altro bestiame - quale la situazione originaria del santuario di Tivoli,
ma probabilmente anche dei Sjantuari di rcole a Praeneste, a Sora, a Alba
Fucens e di tanti altri luoghi57) oppure in localit dove si svolgevano dei
mercati e delle fiere periodiche, come ha dimostrato E. Gabba58. Ma pic-
p. 189 ss., inoltre Id., in RE s.v. Tibur, col. 827 ss. C. Pierattini, cit. a nota 51,
p. 29 s.
55 V. Van Wonterghem, Le culte d'Hercule chez les Paeligni, in AC, 42, 1973,
p. 36 ss. A. De Niro, // culto di rcole tra i Sanniti Pentri e Frentani, Doc. di Antichit
italiche e romane, Molise, 1977. In generale : J. Ch. Balty, propos de quelques
sries de bronzes italiques et du culte d'Hercule. . ., in Alumni (Bruxelles), 39, 1964,
p. 45 ss. Sulle statuine votive : G. Colonna, Bronzi votivi umbro-sabellici a figura
umana, I, Firenze, 1970, p. 118 ss. Sul culto in generale : E. C. Evans, The Cults of
the Sabine Territory, Roma, 1939, p. 69 ss. G. Hallam, Cenni sul culto di rcole Vin
citore in Tivoli e dintorni, in AttiMem. Tiburt., 11/12, 1931/32, p. 394 ss. G. Becatti,
// culto di rcole a Ostia, in BCAR, 67, 1939, p. 37 ss. Su singoli monumenti, cfr. ad
es. : Sora : La media Valle del Liri, in Boll. dell'Ist. di St. e di Arte del Lazio merid.,
9, 1976/7, p. 74, sched. 20,13. NSA, 1910, p. 29 s. (Iscr. CIL X 5708). Fondi: NSA,
1937, p. 65 s. Anguillara : NSA, 1934, p. 146 ss.
56 Cfr. per il rapporto : G. Dumzil, Les dieux des marchands, in La religion
romaine archaque, p. 219 n. 1 e p. 433 ss. Sul santuario presso Padova : A. Degras-
si, ILLRP 1072-1087. T. Yoshimura, Italische Orakel, in La Nouvelle Clio, 7-9, 1955-7,
p. 397 ss. A. La Regina, M. Torelli, Due sortes preromane, in Arch. Class., 20, 1968,
p. 221 ss. Cfr. inoltre : G. M. Rispoli, Iniziazione e katabasis di Eracle, in , 1,
1969/70, p. 423 ss.
57 J. Ch. Balty, in Alba Fucens II, Bruxelles-Roma, 1969, p. 69 ss. Per il santuar
io di rcole di Praeneste, cfr. F. Coarelli, Lazio (GAL), Bari, 1982, p. 155. Per il
santuario di rcole presso Sora, cfr. ora A. Tanzilli, Antica topografia di Sora e del
suo territorio, Isola del Liri, 1982, p. 142 s.
58 E. Gabba, Fiere e mercati nell'Italia romana, in SCO, 24, 1975, p. 141 ss. ;
E. Gabba, M. Pasquinucci, Strutture agrarie e allevamento transumante nell'Italia
romana, Pisa, 1979, p. 181 e note 237 e 238.
310 MONIKA VERZAR BASS
coli sacelli o edicole dovevano trovarsi ai bivi lungo le vie, come attesta
Festo (p. 334 L) e come dimostrano numerosi ritrovamenti sparsi, grotte,
iscrizioni, statuine votive, ecc. 59.
Interpretaziune del fregio raffigurato
sul monumento di l. munius
Comunque, il problema pi grosso collegato con l'interpretazione
dell'ara di Lucio Munio quello del fregio figurato e in particolare quella
della figura di rcole, del quale abbiamo descrizioni dettagliate e un dise
gno sufficente per poterne capire le fattezze, disegno che del resto, come
gi stato notato, corrisponde alla descrizione che lo accompagna.
Nel ricchissimo repertorio di episodi del mito di Eracle esistono due
leggende in cui l'eroe divinizzato appare in abiti femminili. Una la sto
ria di Eracle al servizio della regina orientale Onfale60, l'altra quella di
Eracle naufrago e rifugiato a Cos61. La prima la pi citata tra gli
archeologi, che collegano quasi sempre l'rcole vestito da donna con il
mito di Onfale; molti vedono anche nell'episodio di Cos un rapporto
diretto con la stessa leggenda, che per da respingere62. Stando alle font
i letterarie si deve costatare che questo rapporto tra le due leggende non
stato visto in epoca antica, e che esse sono molto diverse per quanto
riguarda la struttura e il significato : nel mito di Onfale, ambientato in
Oriente, Eracle ha anche una funzione di amante oltre che di servo-sacer
dote ed quindi una specie di Melqart-Baal-Adonis che si unisce alla regi
na in hieros gamos63. Giovanni Lido, che ci racconta la storia (de mag. Ill
64), mette in evidenza l'elemento erotico, di seduzione, e descrive il vestito
di rcole come leggerissimo e trasparente, in modo che si poteva intrav-
59 Cfr. nota 55.
60 Joh. Lyd., de mag. Ill 64.
61 Plut, qu.gr. 58. L. R. Farnell, Greek Hero Cults and the Idea of Immortality ,
Oxford, 1921, p. 160 ss. P. Nilsson, Griechische Feste, Lipsia, 1906, p. 491 ss.
62 L. R. Farnell, cit. a nota 61, p. 162 ss.
63 Accenno allo hieros gamos : E. G. Suhr, Herakles and Omphale, in AJA, 57,
1953, p. 261.
L'autore rifiuta l'idea che la sposa di Eracle a Cos possa essere Onfale. Cfr.
inoltre U. Von Wilamowitz Moellendorff, Hercules Fur ens, I, p. 279 ss., 315 e 319 -
che spiega come errore il riferimento etinco ad una donna tracia, corrotto da Tra-
chis; l'autore stabilisce un rapporto tra la leggenda di Cos e Onfale, in quanto
quest'ultimo mito conosce un legame tra Eracle e Trachis.
L'ARA
DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 311
vedere il suo corpo. Questo connotato decisamente erotico rimasto uno
degli elementi principali anche nella letteratura latina che accenna a que
sto mito, da Ovidio (Fast. II 319) a Properzio (IV 10,4), a un'opera perduta
di Apuleio intitolata Erotikos6* che trattava lo stesso mito, a Tertulliano
(de pali. Ili 1). Le poche rappresentazioni figurative sicure tra le opere
d'arte romana sottolineano con molta evidenza lo stesso aspetto, cos ad
esempio due gruppi scultorei che rappresentano rcole con il vestito leg-
gerissimo, abbracciato da Onfale nuda con la leont in testa e la clava in
mano (cfr. fig. 4)65. Una versione un p differente si trova su un cratere
della bottega aretina di Cerdo Perennio che rappresenta rcole su una
kline circondato dalle serve della corte ed in compagnia di personaggi
dionisiaci66.
Nella legenda di Cos invece, Eracle, salpato con altre sei navi da Troi
a, si perde in una tempesta e raggiunge, naufrago, l'isola Cos, dove per
arriva senza le sue armi. Sull'isola viene coinvolto in una lotta contro un
pastore al quale chiedeva un ariete per fare un sacrificio, e successiva
mente con i Meropi venuti in soccorso del pastore. L'eroe si rifugia nella
casa di una donna tracia e si nasconde sotto la veste prestatagli dalla stes
sa donna. L'eroe finalmente vince la battaglia e sposa Chalkiop; da
allora, preosegue il racconto, i sacerdoti di Eracle avrebbero eseguito il
sacrificio in abiti femminili.
Secondo L. R. Farnell e W. R. Halliday67, si tratta di una leggenda
complessa e composta da vari elementi. Per la prima parte stata ricono
sciuta un'origine omerica; segue la lotta contro il pastore Antagoras,
impresa che ricorda la lotta contro Eryx per i buoi di Gerione; invece la
successiva avventura con i Meropi richiamerebbe vicende piratesche,
spesso legate alla storia di quest'isola, particolare che ci interessa anche
64 T. Mantero, L'Erotikos di Apuleio, in Studi classici in onore di Q. Cataudella,
Catania, 1972, III, in part. p. 480 ss.
65 E. G. Suhr, Herakles and Omphale, cit. a nota 62, p. 251 ss.; R. Herbig, Herak
les im Orient, in Corolla L. Curtius, Stoccarda, 1937, p. 208 ss.; P. Arndt, La Glyp-
tothque Ny Carlsberg, Monaco, 1896, p. 175, tav. 126; G. E. Rizzo, Pittura ellenisti-
co-romana, tavv. 73-74 (casa di M. Lucrezio); G. Lippold, Herakles-Mosaik von Liria,
in JDAI, 37, 1922, p. 1 ss. e tav. 1.
66 M. T. Marabini Moevs, Le Muse di Ambracia, in BA, 66, 1981, 12, p. 1 ss., in
part. G. E. Rizzo, // sarcofago di Torre Nova, in MDAI (fi), 25, 1910, p. 160 ss. H. Le
Bonniec, Hercule et Omphale dans les Fastes d'Ovide, in Homm. A. Grenier, II,
Bruxelles, 1962, p. 974 ss.
67 L. R. Farnell, Greek Hero Cults and the Ideas of Immortality, Oxford, 1921,
p. 160 ss.; W. R. Halliday, The Greek Questions of Plutarch, Oxford, 1928, p. 212 ss.
Illustration non autorise la diffusion
312 MONIKA VERZAR BASS
Fig. 4 - rcole e Onfale nella Ny Carlsberg Glyptothek (secondo P. Arndt, Katalog
der Skulpturen in der Ny Carlsberg Glyptothek, Monaco, 1935, tav. 126).
per la leggenda di fondazione del culto di Hercules Victor a Roma68.
L'eroe si rifugia poi in una casa di una donna tracia, che gli offre un
proprio abito perch questi possa travestirsi a dirla con Plutarco,
nascondervisi sotto. A questo punto occorre osservare la differenza fon
damentale con il tipo di vestito presente nel mito di Onfale, che viene
68 Se l'interpretazione con imprese piratesche giusta, si potrebbe confrontare
l'elemento molto simile nel racconto di Masurio Sabino, riferito da Macrob. Sat.,
Ili 6, 11.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 313
descritto come sottile e trasparente; qui invece sembra che l'autore, con il
verbo katakryptein e il vestito pesante lungo di origine tracia, con cintura
a vita, volesse fare allusione a un elemento teatrale forse misterico. Erac
le, come un attore, si nasconde sotto la maschera e il vestito tracio; ma
non si sa bene quale rapporto abbia tale donna con il racconto delle
imprese di Eracle a Cos, se non forse per dare il vestito cos caratteristico
all'eroe69.
La questione della donna tracia ha incuriosito anche L. R. Farnell
che si domanda : What has a Thracian woman to do with Kos and an
old tradition about Herakles?70. Invece W. R. Halliday parla di obscure
connexion of Thracian woman with the cult of Herakles in Kos71. Wila-
mowitz risolve il problema, spiegando il riferimento all'appartenenza
etnica della donna come corruzione da Trachis72; L. R. Farnell tenta di
analizzare quest'elemento curioso attraverso un racconto eziologico rela
tivo all'introduzione del culto di Eracle a Erythrai nel quale viene utiliz
zato lo stesso riferimento alla donna tracia73. Il confronto sembra tanto
pi convincente, dal momento che si tratta di una leggenda connessa con
l'arrivo di Eracle in una citt ionica di una zona molto vicina. In questo
caso, Eracle viene da Tiro e le donne tracie vengono specificamente indi
cate come schiave. Questa precisazione fatta da Pausania (7,5,5), che
riporta la leggenda dell'introduzione di Eracle a Erythrai, ha indotto a
pensare che la donna tracia starebbe in ambedue i racconti per una schia
va o, almeno, all'introduzione del culto. In effetti, sia nel santuario di
Eracle a Cos, sia in quello a Erythrai, gli schiavi sembrano eccezional
mente ammessi74.
Inoltre, sia L. R. Farnell, che W. R. Halliday riconoscono nel matri
monio tra Eracle e Chalkiop e nel secondo travestimento dell'eroe che
indossa per le nozze una veste a fiori una parte autonoma rispetto al rac
conto iniziale della leggenda75. Questo secondo travestimento di Eracle a
69 Sembra evidente che si tratta allo stesso momento di un modo per dire che il
vestito fosse di questo tipo. Per il vestito tracio usato nel teatro : G. E. Rizzo, cit. a
nota 66, in particolare p. 156 ss.; M. Bieber, Die Herkunft des tragischen Kostms,
in JDAI, 32, 1917, p. 15 ss.
70 L. R. Farnell, cit. a nota 67, p. 160.
71 W. R. Halliday, cit. a nota 67, p. 215.
72 U. von Wilamowitz Moellendorff, cit. a nota 63.
73 Paus. 7, 5, 5; L. R. Farnell, cit. a nota 67, p. 160 s.
74 Id., p. 162 e 163, cfr. anche per il problema dell'ammissione della donna al
culto di Eracle.
75 L. R. Farnell, cit. a nota 67, p. 165 ss.; W. R. Halliday, cit. a nota 67, p. 216.
314 MONIKA VERZAR BASS
Cos differisce totalmente dal primo; l'eroe, da sposo - e quindi in un rito
di passaggio nuziale - porta la veste decorata {stole anthin), certamente
il leggero abito tipico delle ragazze di Cos76. Plutarco, insomma, per
rispondere alla domanda perch i sacerdoti del culto di Eracle ad Ant
imachia indossano abiti femminili, risponde con il racconto della leggenda
eziologica che contiene, oltre a varie componenti diverse tra di loro,
anche due tipi di travestimento.
Tornando all'Eracle-Melqart di Tiro, introdotto a Erythrai, interes
sante notare che le monete di questa citt mostrano la statua del dio con
la clava nella mano destra e la lancia nella sinistra, quindi una specie di
Eracle guerriero come Hercules Victor11. Ma a parte quest'aspetto
dell'eroe nella versione fenicia, un'altra informazione relativa alla stessa
divinit ci fornisce un dato molto prezioso per il problema dell'abbigli
amento femminile : Silio Italico, descrivendo il santuario e il culto di rcol
e gaditano, chiamato anche Tyrio, parla dei sacerdoti che portano un
vestito leggero di lino, incolore e senza cintura78. Questo tipo di vestito
doveva quindi essere praticamente dello stesso genere della veste sidonia
di rcole nel mito di Onfale, cio il tipico chitone della cortigiana, con la
fondamentale differenza del colore. La veste sidonia viene sempre de
scritta come tinta di rosso, alle volte anche come piet19, mentre era tipi
co, anche in altre aree della Fenicia, che il sacerdote portasse l'abito bian
co, non tinto80.
Ritornando ora al nostro monumento, il disegno che raffigura rcole
di profilo riproduce chiaramente un abito leggero, senza cintura e che
lascia scoperto il braccio destro (cfr. fig. 3); il testo di Pirro Ligorio parla
di stoffa leggerissima che fa intravvedere i suoi rilevati membri81.
Si tratta quindi indubbiamente di un abito come lo indossa l'eroe nel
mito di Onfale e non del pesante vestito tracio, come l'rcole di Cos nel
primo travestimento. Ci sono per due cose che impediscono di ricono-
76 Sul vestito in particolare, W. R. Halliday, cit. a nota 67, p. 217 ss., T. Mante-
ro, cit. a nota 64, p. 480 ss. ; S. M. Sherwin White, Ancient Cos, Gottinga, 1978, in
part. p. 382 ss. Cfr. inoltre RE, s.v. Sandon, col. 2265 (Philipp).
77 Cfr. Rscher, s.v. Herakles, col. 2137. Per l'epiteton Victor, cfr. S. Weinstock,
cit. a nota 54.
78 Sil. It., Punic. 3,23 : Saetigeros arcere ses; nee discolor vili, ante aras cultus;
velantur corpora lino.
79 Seneca, Hercules Furens, 467, 663 : fulsitque pictum veste Sidonia latus. Ov.
Fast II 319 : dat tenuis tunicas murice tinctas.
80 A. Garcia y Bellido, Hercules Gaditanus, in AEA, 36, 1963, p. 70 ss.
81 Cfr. nota 15.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 315
scere senza problemi la versione della leggenda di Onf ale nel monumento
reatino : primo, la descrizione di Pirro Ligorio parla chiaramente di otto
figure femminili che lui chiama Muse, esprimendo per un certo disagio
quando dice che rcole stesso sarebbe la nona Musa, altrimenti mancant
e; secondo, l'epigrafe del monumento con la menzione dell'epiteto Victor
non lascia spazio per interpretazioni libere82. Per quanto riguarda il pr
imo punto, non ci noto nessun rapporto tra il mito di rcole e Onfale e
le Muse. Il fatto che il gi citato atelier aretino di Perennio abbia prodott
o, oltre a un cratere con la rappresentazione del mito della regina orient
ale, anche una serie di coppe con rcole e le muse83, chiamandolo Her
cules Mosn, quindi Hercules Musarum, potrebbe essere un caso. Infatti,
la figura di rcole sulle coppe, pur indossando abiti femminili anche
come Musagete, viene resa in tutt'altro modo : egli porta l'abito pesante,
cinto alla vita, con un mantello sulle spalle, ma in questo caso la mascher
a alzata lo fa chiaramente riconoscere come rcole-attore, appunto con
l'abito da attore musicista. Altre, pi sicure rappresentazioni di Hercules
Musarum, danno invece l'eroe nudo : cos nell'importante serie monetale
di Q. Pomponius Musa64, la quale si rifaceva forse al ciclo che si trovava
nel tempio di Fulvio Nobiliore a Roma, costruito nel 187/179 a. C. - la cui
facciata, con la statua di rcole nell'intercolumnio centrale, forse ricon-
scibile in una lastra Campana85 : anche qui, comunque, l'eroe nudo. Tut
tavia in questo contesto si pu ricordare che nel tempio di Hercules Musa-
rum a Roma si trovava un'altare (o una base) circolare, riconoscibile sulla
Forma Urbis, che era, forse, decorata con le rappresentazioni di rcole e
82 II carattere di Victor pi specifico e chiaro di quello di Sanctus, cfr.
S. Wenstock, cit. a nota 54. Our facendo un riferimento allo scambio degli attri
buti tra Eracle e Onfale nello Hercules Furens di Seneca (465 ss.), dramma dove
l'eroe viene chiamato anche Victor, non si pu dire che ci sia un'identificazione tra
l'Eracle del mito di Onfale e quello chiamato Victor. Interessante per il problema
che ci occupa in questa sede sarebbe conoscere pi specificamente il carattere
dell'epiteto Sanctus in questo periodo. In epoca repubblicana, come gi accennato,
Sanctus sembra esclusivamente Hercules, come risulta anche dalle iscrizioni raccolt
e da A. Degrassi ILLRP, dove troviamo addirittura, nell'indice, Sanctus v. Hercul
es (p. 458). Senio Sancus chiamato Sanctus, come CIL VI 568 indubbiamente
imperiale. Per Sanctus cfr. nota 42, inoltre RE s.v., col. 2248 ss. (Link) e Roscher,
s.v., col. 308 ss. (Hfer).
83 M. T. Marabini Moevs, Le Muse di Ambracia, in BA, 66, 1981, 12, p. 20 ss.
84 M. T. Marabini Moevs, cit. a nota 83, p. 9 ss. e fig. 3.
85 M. T. Marabini Moevs, cit. a nota 83, p. 5, fig. 5. Per il tempio di Hercules
Musarum cfr. anche il recente articolo di M. Martina, Ades Herculis Musarum, in
DArch, 1981, 1, p. 49 ss. con ricca bibliografia.
316
MONIKA VERZAR BASS
le 9 Muse86. Anche se dovessimo accettare che sulla base di Rieti rap
presentato Hercules Musarum di un tipo finora sconosciuto, resterebbe da
spiegare il rapporto tra questo e Hercules Victor, o cio, meglio, se questo
possa essere identificato direttamente con il primo e se le 8 fanciulle non
meglio descritte debbano per forza rappresentare le Muse, attribuendo
allo scultore l'errore di aver dimenticato la nona. 0 se non possa invece
trattarsi di un altro coro di ragazze che appaiono in otto, almeno con
un numero non fisso, ad esempio ninfe, Sibille, o, eventualmente, il coro
dei tibicines (in abiti femminili), di cui parla M. Vittori87.
Proprio parlando dei tibicines, si pu ricordare la data delle feriae
tibicinum del 13 giugno, festa legata al sabino Hercules Victor di Tivoli,
che corrisponde al dies natalis di Hercules Musarum68. I tibicines di
Roma, vestiti da ragazze - com'era del resto uso per questi musicisti - si
recarono a Tibur, dopo che era stato proibito loro di consumare il ban
chetto nel tempio di Giove. Successivamente, con l'inganno, furono riport
ati ubriachi su un carro a Roma nel Foro89; aition che sembra apparte
nere pi alla sfera dionisiaca che a quella erculea. Osservazioni analoghe
sono state fatte anche per numerosi altri elementi riguardanti i culti di
Hercules Victor e Invictus90. Potrebbe forse essere in rapporto con la le
ggenda del ritorno dei tibicines una statua descritta da Plinio (n.h. 34, 93) :
... est una (statua) praetereunda, quamquam auctoris incerti, iuxta rostra,
Herculis tunicati, sola eo habitu Romae, torva facies sentiensque suprema
tunicae . In seguito Plinio riferisce che ci sarebbero state tre dediche sot
to questa statua, una delle quali di un Ti. Septimius Sabinus. La tunica
menzionata da Plinio ricorda il termine uguale usato da Dione Cassio e
Lampridio per Commodo nelle sue esibizioni come gladiatore, vestito da
rcole in abiti femminili91. Sempre secondo Plinio, presso i rostri erano
86 Cfr. la supposta base di statua CIL, VI, 1307. Cfr. inoltre Plin. n.h. 35,36; Cic.
pro Arch. 27; Paneg. Lai., IX 7. Non certo che l'ara menzionata de Plut., Quaest.
Rom. 59 sia da collegare con il tempio di Hercules Musarum.
87 Cfr. p. 301 e nota 23.
88 Cfr. M. Martina, cit. a nota 85, p. 54 ; per il dies natalis di Hercules Musarum :
Fasti Philocali, CIL I, 1, 320 (= //, XIII, 2, 471). Per i Quinquatrus minusculae, cfr.
K. Latte, cit. a nota 43, p. 165, nota 2.
89 Per la leggenda dei tibicines: Liv. 9, 30, 5; Val. Max. 2,5, 4; cfr. inoltre
l'iscrizione repubblicana CIL I2 988 (VI 36756). A proposito dei Quinquatrus minus
culae : K. Latte, cfr. nota precedente.
90 J. G. Frazer, Atys et Osiris, Parigi, 1926, p. 226, n. 753; K. Latte, cit. a nota 43
p. 362. Rscher, s.v. Herakles, col. 2184 (Furtwngler).
91 Cass. Dio 20, 3; Ael. Lamprid. 9, 6; cfr. inoltre Herod. 14, 8; Athen. XII 537.
J. Gag, L'assassinat de Commode et les sortes Herculis, in REL, 46, 1968, p. 280 ss.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 317
collocate le statue di tre Sibille, Probabilmente le tre Sibille italiche92 :
quindi il rapporto con l'rcole tiburtino mi pare abbastanza certo. Alla
stessa festa dei tibicines, connessa ovviamente con il luogo dove era arri
vato il corteo tornando da Tivoli, appunto nel Foro, fa inoltre riferimento
un passo di Valerio Massimo (II 5,4) che dice : Tibicinum quoque coll
egium solet in foro vulgi oculos in se convertere, . . .personis tecto capite
variaque veste velatum, concentus edit.
Un'idea di quest'Ercole tunicato, menzionato in Plinio, ci potrebbe
essere data forse da un rilievo rinvenuto nel foro di Tivoli, utilizzato in
una mensa ponderarla (fig. 5)93. L'identificazione con Hercules Victor
senz'altro fuori dubbio : comunque sia chiamato il tipo di abito, la rap
presentazione sul rilievo tiburtino mostra un rcole con il pesante vestito
tracio, cinto e con maniche lunghe : il vestito quindi che abbiamo visto
sulle coppe aretine di un rcole-attore, il vestito da tibicen, oppure quello
del primo travestimento della leggenda di Cos : ad ogni modo, un abito
decisamente diverso da quello, descritto e diseganto, che indossa rcole
sul monumento di Lucius Munius a Rieti.
Resta infine un importante passo di Giovanni Lido (de mens. IV 67),
che menziona per il 3 aprile la festa di Herakles Epinikios nei cui Misteri,
come dice esplicitamente l'autore, gli uomini si ornavano di abiti femmini
li, usando il termine stola.
Stola stole un termine abbastanza generico che, ad esempio nel
citato passo delle Quaestiones Graecae di Plutarco viene usato chiarament
e per il leggero vestito fiorito delle ragazze di Cos, cio per l'abito indos
sato da rcole nel secondo travestimento, in occasione delle nozze con
Chalkiop94, mentre Giovanni Lido, nel suo racconto del mito di Eracle ed
Onfale (de mag. Ill 64), usa l'espressione chiton per il leggero vestito sido-
nio. Secondo Ateneo invece, la stola sarebbe stata inventata da Eschilo per
gli attori e poi sarebbe stata usata dallo ierofante di Eleusi, e quindi sta
rebbe chiaramente per il pesante vestito tracio95. Non potendo quindi
identificare con certezza il tipo di vestito portato dagli uomini ai Mister
i di rcole Vincitore, chiamato stola da Giovanni Lido, e dato che in
92 Plin. n.h. 34, 22. La frase di Plinio : Equidem et Sibyllae iuxta rostra esse non
miror, trs sint licet. Forse non meraviglia, perch le statue si trovavano vicine a
quella di rcole che, se veniva riconosciuto come rcole tiburtino, avrebbe avuto
uno stretto rapporto con una Sibilla, cfr. C. Pierattini, cit. a nota 51, p. 11.
93 C. F. Giuliani, Tibur I, Forma Italiae I 7, Roma, 1970, p. 66, fig. 26.
94 Cfr. Plut., Qu. Gr. 58.
95 Athen. I 21 E; G. E. Rizzo, cit. a nota 66, p. 156.
318
MONIKA VERZAR BASS
Fig. 5 - Rilievo con rcole Tiburtino dalla mensa ponderarla del foro di Tivoli.
testi latini gli abiti femminili indossati da uomini vengono chiamati con
termini altrettanto vaghi come vestis tunica96, sar opportuno indagare
ulteriormente sulle funzioni ed i vari aspetti di Hercules Victor ed i probab
ili significati del suo travestimento da donna.
Un aspetto , appunto, quello misterico, il forte rapporto con il culto
di Dioniso e in genere con i culti ctonii, Demetra, Kore, ecc.97, per il quale
96 SlL. It., Punic. Ill 21 ss.; Propert. IV 9; ., Fast. II 347.
97 J. Bayet, cit. a nota 54, p. 258 ss. e 396 ss. H. Le Bonniec, Hercule et Omphale
dans les Fastes d'Ovide, in Hommage A. Grenier, II, Bruxelles, 1962, p. 947 ss.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 319
esiste un indizio preciso nel culto di rcole a Tivoli, Ostia, Anzio ed
altri98, cio quello del sacrificio purificatorio della scrofa pregna. I monum
enti romani che rappresentano rcole iniziando ai misteri lo mostrano
effettivamente coperto con qualche tipo di vestito : nell'esempio del sar
cofago di Torre Nova con una specie di chitone, sull'urna Lovatelli
un'abito con frange e cintura il ed. chitone fimbriato".
Ma i documenti sia archeologici che letterari sono purtroppo poco
significativi e non ammettono una precisa definizione del tipo di vestito
indossato da Hercules-Mystis 10. Di grande interesse a questo proposito
lo Hercules Furens di Seneca, tragedia che tratta a lungo l'iniziazione e la
katabasis di rcole, che viene chiamato Victor quando ritorna dall'Ade.
Nello stesso dramma si fa inoltre sarcastico riferimento alla vestis sidonia
dell'eroe, che aveva avuto il coraggio di dare la clava e la leont a Onfa-
le e vestirsi con l'abito leggero femminile della regina101.
Va inoltre ricordato l'aspetto oracolare del santuario di rcole a
Tivoli e di tanti altri nell'Italia repubblicana102. Ai ricordi letterari di un
oracolo di Fauno (Virgilio, Aen. 7, 81 ss.) e della Sibilla Albunea si aggiun
gono due importanti iscrizioni che collegano il luogo di oracolo di Tivoli
con il Santuario di rcole Vincitore103. Ma bastava gi il racconto eziolo
gico di Masurio Sabino, riferito da Macrobio nei Saturnalia (III 6,11) per
capire l'evidente rapporto tra Hercules Victor e la sua funzione come dio
98 G. H. Hallam, in JRS, 21, 1931, p. 277 ss. (grotta a Tivoli). G. Becatti, // culto
di rcole a Ostia, cit. a nota 55 : ara circolare con rcole sacrificante un maiale
{CIL 4298). Cfr. un rilievo a Torino: G. E. Rizzo, cit. a nota 66 p. 131, n. 2, fig. 10.
Cfr. in generale per il problema : A. D. Nock, The Cult of Heroes, in HthR, 37, 1944,
p. 141 ss. R. Turcan, propos d'Ovide Fast. IV 313-330, in REL, 37, 1959, p. 195 ss.
. Kerenyi, Eleusis, New York, 1967, p. 52 ss. Pithoi circolari in un santuario di
Eracle sono stati trovati a Thasos : F.Robert, Thyml, Paris, 1939, BEFAR, 147,
p. 244. G. M. Rispoli, Iniziazione e katabasis, cit. a nota 56.
99 K. Kerenyi, Eleusis, New York, 1967, p. 54 ss., figg. 12 A-D.
100 Cfr. K. Kerenyi, Eleusis, cit.; G. E. Rizzo, cit. a nota 66, p. 14 parla del chito
ne fimbriato.
101 Seneca, Here. Furens, 467 ss.
102 T. Yoshimura, Italische Orakel, in La Nouvelle Clio, cit. a nota 56, p. 399 e
413 ss. R. Bloch, in La divination ed. par A.Caquot et M. Leibovici, Paris, 1968,
p. 216 ss. A. La Regina, M. Torelli, Due sortes preromane, in Arch. Class., 20, 1968,
p. 121 ss. J. Gag, L'assassinat, cit. a nota 91, in part. 284 ss., A. Bouch Leclercq,
Histoire de la divination dans l'antiquit, Bruxelles, 1879-82, vol. IV, p. 14 ss. Cfr.
anche E. Moskovszky, Larentia and the God?, in Arch. Hung. 25, 1973, p. 241 ss.
103 Importante soprattutto l'iscrizione : Delanei. H. V. Sortiar, da Tivoli, cfr. //,
IV, 1 (G. Mancini), Roma, 1952, n. 11. Inoltre l'iscrizione che menziona Albunea:
cfr. C. Pierattini, cit. a nota 51 ; // Tibur, IV 1 (G. Mancini), Roma, 1952, n. 359.
320 MONIKA VERZAR BASS
oracolare : un certo Marcus Octavius Herrenus dopo esser stato tibicen,
esercita l'attivit di commerciante. In uno dei viaggi egli era stato aggre
dito dai pirati, contro i quali si difese con successo. In un sogno gli appar
ve rcole, rivelandogli che l'esito favorevole era dovuto al suo intervento.
In seguito, Octavius Herrenus gli costru un tempio, dedicando la statua di
culto, e nella dedica lo chiamava Vincitore. Difficilmente potremmo pen
sare a una storia pi programmatica di questa : Octavius Herrenus era
tibicen e quindi apparteneva a un collegio sacerdotale di musicisti molto
famoso, per il quale attestato un particolare rapporto con Tibur - e for
se in particolare con il santuario di rcole104. Dopo egli esercit l'attivit
pi significativa in quest'area geografica nella seconda met del II sec.
a. C, cio quella del mercator, negotiator, anzi M. Octavius Herrennus
faceva parte dei negotiatores coinvolti nel commercio con l'Oriente, dato
che navigando sarebbe stato attaccato dai pirati. Il suo dio-protettore, al
quale avrebbe offerto la decima gi prima di partire, era rcole, protetto
re dei commercianti, e, in rapporto con il commercio orientale, in parti-
colar modo, protettore dei commercianti d'olio (come risulta da dediche a
Delo) 105, quindi di uno dei prodotti di mercato pi noti della Sabina 106.
Il racconto culmina per con l'apparizione del dio in sogno ad Herre
nus, a cui suggerisce di conferirgli l'epiteto Victor. Si tratta quindi, indub
biamente, di un'ispirazione divinatoria durante il sonno oracolare. L'incu
bazione doveva per altro essere la prassi pi diffusa nel culto degli eroi
mantici : Asclepio, Anfiarao, Trofonio, ecc. 107. M. Guarducci, parlando del
carattere oracolare di rcole, trattando di Hercules Curinus a Sulmo,
ricorda anche il sintomatico epiteto Somnialis oltre a quello di Victor
e di Sanctus, ambedue attestati in alcuni graffiti trovati nel santuario vic
ino Sulmona 108. In generale si pu, inoltre, parlare di uno stretto rapporto
con la iatromanzia e quindi anche con i culti ctonii 109.
A. Brelich, nella sua monografia sugli eroi greci, afferma che Eracle
non sembrerebbe un eroe mantico, pur avendo manifestazioni mantiche
nelle tragedie come nello Hercules fur ens uo. Per la Grecia conosciamo il
104 C. Pierattini, cit. a nota 51, p. 34 nota 61 e p. 36, n. 74.
105 F. Coarelli, L'agor des Italiens Dlos : II mercato degli schiavi?, in Delo e
l'Italia, Opuscula (Inst. Finlandiae), II, 1982, p. 132 s. e nota 77.
106 Le fonti sono raccolte in RE, s.v. Sabini, col. 1584 (Philipp).
107 A. Bouch Leclercq, cit. a nota 102.
108 M. Guarducc, Graffiti parietali nel santuario di rcole Curino presso Sulmon
a, in Scritti sul Mondo antico, in Mem. F. Grosso, Roma, 1981, p. 225 ss.
109 A. Brelich, Gli eroi greci, Roma, 1968, p. Ili ss.
110 A. Brelich, cit. a nota 109, p. 195.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 321
nome di Herakles Mantiklos nello Asklepieion di Messene111 e quindi asso
ciato con l'eroe-mantis dell'incubazione per eccellenza. Un Eracle oracol
are, che appare a Sofocle nel sonno, citato inoltre da Cicerone (de
divin. I 54). Un altro santuario oracolare connesso con Eracle si trovava a
Bura in Achaia, dove, in una grotta fuori dell'abitato, veniva praticato
l'oracolo con gli astragali, uno dei rari esempi in grecia di un tipo di cle-
romanzia, pi diffusa come prassi in Asia minore - ad esempio a Termes-
sos in una grotta dedicata a Eracle - e soprattutto in Italia sotto la forma
di oracolo con le sorti112.
Nel giudizio di Cicerone (de divin. II 85), l'oracolo con le sorti era
poco serio e poco attendibile. Questo tipo di gioco d'azzardo, certament
e pi popolare che il famoso oracolo per ispirazione di tipo delfico, pi
legato alla superstizione, ai piccoli miracoli e alla magia, un fenomeno
che, non a caso, ha visto una vastissima diffusione nel II sec. a. C. 113. Tra i
pi famosi santuari oracolari in Italia dobbiamo collocare, accanto a
quello della Sibilla di Cuma e della Fortuna di Praeneste, l'oracolo di
Gerione presso Padova114, che, ovviamente, ha uno stretto rapporto con
rcole. Yoshimura ha voluto vedere un legame con il passaggio delle Alpi
di rcole, proveniente dalla Spagna, dove a Gades l'eroe aveva il suo san
tuario con oracolo pi noto, consultato anche da Pompeo e Cesare,
descritto da Silio Italico (punie. 3,21) e cantato da Properzio (4,9), dove ,
alla fine, il dio viene chiamato Sanctus115.
All'oracolo del fons Aponis presso Padova, Yoshimura ha in generale
attribuito un'importanza decisiva per la diffusione degli oracoli di Gerio-
ne-Ercole in Italia116 e vede un elemento celtico nel tipo delle sortes dei
santuari oracolari in Italia. Un legame con l'impresa di Gerione si pu
probabilmente riconoscere in tutti gli oracoli di Eracle in Italia, connessi
con la sua funzione di protettore delle greggi e dei pastori : cos certa
mente a Tivoli, dove il luogo del santuario extra-urbano corrisponde
all'antico mercato fuori dell'abitato, sulla via Tiburtina, ma anche a Sul-
111 Paus. IV 23, 10. Cfr. gi Pind., I 6, 42-54.
112 F. Heinevetter, Wrfel-und Buchstabenorakel in Griechenland und Kleinas
ien, Breslavia, 1911, p. 25 s.
113 A. La Regina, M. Torelli, cit. a nota 102, p. 224 SS. R. Bloch, cit. a
nota 102.
114 T. Yoshimura, cit. a nota 102, p. 408 s. M. Torelli, in DArch, 1983, 2,
p. 15 ss.
115 Cfr. nota 42.
116 Y. Yoshimura, cit. a nota 102, p. 405 ss. A. Bouch Leclercq, cit. a nota 102,
p. 155 ss.
MEFRA 1985, 1. 21
322
MONIKA VERZAR BASS
mona, nel santuario di rcole Curino117. Ma persino per il santuario di
Hercules Custos a Roma, Marziale in uno dei suoi epigrammi allude al
mito di Gerione118. Va ricordato in quest'occasione l'oracolo cleromantico
di Hercules Victor a Ostia, che ci documentato da un rilievo del I sec.
a. C. 119 Ed in questo contesto che troviamo un altro travestimento di un
uomo da donna, un travestimento che non serve a nascondersi, ma che
allude proprio a un cambiamento di sesso. Il mantis deve apparire come
fanciulla, fin dai tempi pi antichi, non soltanto dai tempi di Tiresia 120. I
Cureti sono chiamati da Halliday, nel suo studio sulla divinazione greca, i
maghi della preistoria : per il loro nome esisterebbe una etimologia che lo
spiega come derivante dall'abito femminile121. La presenza dei Cureti in
culti eroico-mantici, come quello di Messene, offre forse in parte un'inter-
pretazione diversa per la curiosa presenza dei Salii, i Cureti romani,
nel culto di Hercules Victor, fatto che sempre stato interpretato esclus
ivamente come funzione marziale del dio tiburtino 122.
Direi quindi che Hercules Victor anche legato alle funzioni di Hercu-
les-Mystis e/o Hercules- Mantis. Quasi certamente non esisteva nessun rap
porto vero con il mito di Onfale, mentre non si pu escludere un eventual
e rapporto con il culto di Cos e con quello fenicio di Gades, dove i sacer
doti indossano delle vesti leggere senza cintura 123.
Resta incerto il significato di quel gruppo di figure accanto a rcole,
chiamate coro, banda, Muse dai testimoni oculari del monumento di Rie-
ti 124 : dato un indubbio stretto rapporto con il santuario tiburtino, la vec
chia proposta di M. Vittori, che si tratti di tibicines, non del tutto infon
data, ma anche Muse, Ninfe e Sibille sarebbero giustificabili in un culto
di carattere sia misterico sia oracolare.
Il santuario di Hercules Victor reatino, del quale sono rimaste poche
tracce, era situato in una zona che si presterebbe particolarmente bene
117 M. Guarducci, cit. a nota 108, p. 230 ss. A. La Regina, M. Torelli, cit. a
nota 102, p. 228.
118 Ep. XLV 5. F. Gori, Sull'oracolo di rcole, Roma 1864.
119 G. Becatti, cit. a nota 55, p. 46 ss.
120 Cfr. W. R. Halliday, cit. a nota 102, p. 90 ss.
121 Ibid., p. 70.
122 II Mantis responsabile per la vittoria, e quindi, in questo senso, esiste uno
stretto rapporto : W. R. Halliday, cit. a nota 102, p. 96.
Per le funzioni marziali, cfr. S. Weinstock, RE, s.v. Tibur, col. 824 e 828. Id.,
Hercules Victor and Invicuts, in HThR, 38, 1945.
123 Sil. Ital. cfr. nota 78 ; A. Garcia y Bellido, Hercules Gaditanus, cit. a nota 80,
p. 128 s.
124 Cfr. sopra p.299 e note 15 e 23.
L'ARA DI LUCIUS MUNIUS A RIETI 323
per i tipi di culto sopra descritti. La vicinanza di sorgenti per i culti ora
colari, particolarmente quelli in Italia, dove molto diffusa l'idromanzia
(Clitunno, forse Vicarello, santuario di Angizia nella zona dei Marsi) e la
vicinanza del lago 125, suggeriscono inevitabilmente un'allusione alla kata-
basis dell'eroe e alle due fatiche contro Cerbero e contro Gerione, conness
e sia con la sua iniziazione, sia, almeno la seconda, con il suo oracolo.
Alla stessa sfera rimanda inoltre anche la forma circolare del monument
o 126.
Concludendo, si potrebbe citare un passo di Plinio (N.H. 31, 13) dove
viene attribuito all'acqua del lago Velino la forza che fa nauseare
impazzire, uno dei mezzi tipici nei culti oracolari per entrare in contatto
con il dio127. Sembra assai probabile, di conseguenza, la presenza di un
oracolo presso il lago Velino che richiamerebbe con forza la situazione
del santuario di Angizia al lago del Fucino, zona pastorale, con una divi
nit che ha evidenti legami con il mondo degli Inferi, ma anche con la
iatromanzia. Dalla zona del santuario proviene inoltre un rilievo raffigu
rante rcole sdraiato, chiaramente non come banchettante, ma come
Hercules Somnialis 128.
Universit di Trieste Monika Verzar Bass
125 Cfr. G. M. Rispoli, cit. a nota 56, p. 423 s. Cfr. anche, per il lago del Fucino :
C. Letta, / Marsi e il Fucino nell'Antichit, in Ce.S.D.I.R. 3, Milano, 1972, in part,
p. 53 ss.
126 F. Robert, Thyml (BEFAR, 147), Parigi, 1939, in part. p. 229 ss. e p. 276 ss.
Per il rapporto tra oracolo e lago : M. Ninck, Die Bedeutung des Wassers im Kuet
und Leben der Alten, Lipsia, 1921, (suppl. a Philologus, 14.2), in part. p. 77 ss.
127 W. R. Halliday, cit. a nota 102, p. 124; cfr. anche p. 212. A. Bouch Le-
clercq, cit. a nota 102.
128 II rilievo (con una piccola meridiana) si trova al Museo comunale di Avezza-
no, cfr. Neg. Inst. DAI 79-2771.