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SCUOLA NORMALE SUPERIORE ÉCOLE FRANÇAISE DE ROME

CENTRE J. BÉRARD NAPLES

DELLA

COLONIZZAZIONE GRECA IN ITALIA


E NELLE ISOLE TIRRENICHE

diretta da
† G. NENCI e † G. VALLET

XXI

SITI

TORRE CASTELLUCCIA - ZAMBRONE

PISA - ROMA - NAPOLI


2012
Questo volume è stato curato da

Maria Ida Gulletta (testi)


e Cesare Cassanelli (tavole)

ha collaborato Gianluca Casa

La direzione della BTCGI, dopo la scomparsa di G. Nenci,


è stata assunta da Ugo Fantasia (1999-2000)
e da Carmine Ampolo a partire dal 2001

ISBN 978-88-7642-406-9 (SNS)


978-2-7283-0959-7 (EFR)
978-2-918887-12-6 (CJB)
PREMESSA

Con questo volume si conclude la Bibliografia topografica della coloniz-


zazione greca in Italia e nelle isole tirreniche (BTCGI), a parte naturalmen-
te gli indici con le concordanze dei nomi di luoghi antichi e moderni e
altri complementi, attualmente in preparazione. La grande intrapresa
era stata avviata con coraggio da Giuseppe Nenci e George Vallet negli
anni Settanta del secolo scorso con una accurata preparazione (in parti-
colare incontri e seminari italo-francesi) per sostituire su una scala molto
più ampia la preziosa, e per forza di cose datata, opera di Jean Bérard,
Bibliographie topographique des principales cités grecques de l’Italie meridionale
et de la Sicile dans l’antiquité (Paris 1941). Era questo un agile strumento di
lavoro che accompagnava la prima edizione della fondamentale opera
di J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie méridionale et de la Sicile dans
l’antiquité: l’histoire et la légende (Paris 1941; 19572)1.
Pur avendo in apparenza una impostazione simile, con una prima di-
stinzione tra gli studi a carattere generale e quelli relativi ai singoli siti, vi
è una differenza notevole, non solo per le dimensioni, 116 pagine nella bi-
bliografia di J. Bérard, 21 volumi nel nostro caso , di cui 5 dedicati a studi
generali! Nella grande opera di G. Nenci e G. Vallet sono comprese tutte
le isole del Mar Tirreno e non la sola Sicilia, ma soprattutto è stato inserito
in modo amplissimo l’insieme delle località dell’Italia antica, non solo
quelle che hanno un qualche contatto con il mondo ellenico (ad es. miti
di fondazione, presenza di ceramica greca ecc.). Sulla validità o meno di
tale estensione – non dichiarata nel titolo dell’opera – si possono avere
legittimamente opinioni diverse; questo ampliamento è certo in rapporto
con il grande sviluppo avuto dagli studi sulle popolazioni locali ed i loro
insediamenti. Soprattutto l’estensione dal mondo delle città greche agli
insediamenti locali resta un elemento dinamico, di non semplice delimi-
tazione, ma è una caratteristica positiva per chiunque voglia considerare

1
  Su Jean Bérard si veda ora il volume a cura di J.-P. Brun, M. Gras, Avec Jean Bérard,
1908-1957 - La colonisation grecque, l’Italie sous le fascisme, Roma, Collection EFR 440, 2010.
Incredibilmente a lui dedica solo pochissime righe il recentissimo volume di G. Ceserani,
Italy’s Lost Greece: Magna Graecia and the Making of Modern Archaeology, Oxford, Oxford
University Press, 2012, che peraltro sembra ignorare la Bibliografia topografica della colonizza-
zione greca in Italia e nelle isole tirreniche (come del resto l’opera di studiosi come G. Pugliese
Carratelli, E. Lepore e lo stesso G. Nenci).
il fenomeno della colonizzazione greca in Occidente in una prospettiva
ampia, anche in rapporto al popolamento locale (e ad altre componenti
culturali ed etniche) e più in generale al contesto storico-geografico.
Inoltre, ogni voce contiene i riferimenti alle fonti letterarie, epigrafiche
e numismatiche disponibili, oltre alla storia della ricerca archeologica; la
vera e propria bibliografia (organizzata secondo l’ordine cronologico)
consente di seguire lo sviluppo delle ricerche, nel caso dei centri mag-
giori sin da età umanistica e rinascimentale. Quali che siano – o possa-
no essere – i limiti e i pregi dell’opera o di singole voci, essa resta uno
strumento prezioso e insostituibile per la ricerca e anche per la tutela del
territorio. L’abbondanza dei lemmi inseriti da questo punto di vista rap-
presenta certamente un elemento positivo. Quando ho assunto la direzio-
ne dell’opera nel 2001, succedendo a Ugo Fantasia (2000, dopo la morte
di G. Nenci nel 1999, preceduta nel 1994 dalla scomparsa di G. Vallet) ho
deciso di continuare la realizzazione dell’opera e di lasciarne immutate le
caratteristiche generali, anche se l’ampiezza dei criteri base rendeva più
complessa e lenta la realizzazione delle parti mancanti. Ho mantenuto
doverosamente i nomi dei due ideatori e direttori originari (le loro foto
sono all’inizio del volume XVI, 2001) e l’École française de Rome ha conti-
nuato a sostenerne generosamente la realizzazione. Solo nel caso della
voce Siracusa, per l’importanza storica, archeologica e storiografica della
città, ho scelto di dare un carattere più analitico e articolato alla sezione
(una edizione a sé stante è poi comparsa a cura di C. Ampolo, in forma
aggiornata e con apparato fotografico, con premessa di G. Voza, Pisa,
Edizioni della Normale, 2011). Ulteriori complementi, e altro, potranno
essere successivamente editi in formato elettronico.
Esser riusciti a completare l’opera, in tempi forse troppo lunghi ma cer-
to non facili, è comunque motivo di orgoglio per chi scrive, come anche
per la Scuola Normale Superiore tutta e le Edizioni della Normale, alle
quali va la mia gratitudine. A tale opera è stato sempre strettamente, e
direi organicamente, collegato il Laboratorio (fondato da G. Nenci come
Laboratorio di Topografia Storico-Archeologica del Mondo Antico; poi con la
mia Direzione divenuto Laboratorio di Storia, Archeologia e Topografia del
Mondo Antico, e attualmente Laboratorio di Scienze dell’Antichità, LSA).
Senza la collaborazione non solo dei tanti autori delle voci, ma anche dei
redattori che ne fanno parte (o almeno ne hanno fatto parte in passato)
la realizzazione dell’opera non sarebbe stata possibile: a tutti un sentito
ringraziamento e in particolare a chi ha redatto l’ultimo volume (la cura è
indicata nel colophon di ogni singolo volume). L’amico Michel Gras, diret-
tore della École française de Rome fino al 2011, ci ha sempre incoraggiato e
sostenuto ed a lui, continuatore ed erede ideale di G.Vallet, va un ‘grazie’
speciale.

Pisa, 27 giugno 2012


Carmine Ampolo
abbreviazioni delle opere
più frequentemente citate

ABV J.D. Beazley, Attic Black-figure Vase-painters,


Oxford 1956.
ACETI T. Aceti, In Gabrielis Barrii ... De Antiquitate et situ
Calabriae libros quinque ..., prolegomena, additiones
et notae ..., Romae 1737.
ACT Atti del ... Convegno di Studi sulla Magna
Grecia.
ALBERTI L. Alberti, Descrittione di tutta l’Italia, Bologna
1550 (Venetia 1596, I-II).
AMICO V. Amico, Lexicon topographicum Siculum,
Panormi - Catanae 1757-1760 (trad. it., Palermo
1855-1856, I-II).
ARV1 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters,
Oxford 1942.
ARV2 J.D. Beazley, Attic Red-figure Vase-painters2,
Oxford 1963.
BARRIUS G. Barrius, De antiquitate et situ Calabriae libri
quinque, Romae 1571.
BERARD
1
J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende, Paris 1941.
BERARD2 J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie
méridionale et de la Sicile dans l’antiquité: l’histoire
et la légende2, Paris 1957.
BERARD
3
J. Bérard, Bibliographie topographique des
principales cités grecques de l’Italie méridionale et de
la Sicile dans l’antiquité, Paris 1941.
BERARD
4
J. Bérard, L’expansion et la colonisation grecque
jusqu’aux guerres médiques, Paris 1960.
BTCGI G. Nenci - G. Vallet, Bibliografia topografica della
colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche,
Pisa - Roma 1977 sgg.
BYVANCK A.V. Byvanck, De Magnae Graeciae historia
antiquissima, Hagae Com. 1912.
VI

CAH The Cambridge Ancient History.


CIACERI1 E. Ciaceri, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia,
Catania 1911.
CIACERI2 E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, Milano-
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CLUVERIUS1 P. Cluverius, Sicilia antiqua, Leidae 1619.
CLUVERIUS2 P. Cluverius, Italia antiqua, Lugduni Batavorum
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DE Dizionario epigrafico di antichità romane, fondato
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DictAntGrRom Dictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines, dir.
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DUNBABIN T.J. Dunbabin, The Western Greeks. The History of
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EAA Enciclopedia dell’Arte Antica.
EC Enciclopedia Cattolica.
EI Enciclopedia Italiana.
EUA Enciclopedia Universale dell’Arte.
FAZELLUS T. Fazellus, De rebus Siculis decades duae, Panormi
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FREEMAN E.A. Freeman, The History of Sicily from the Earliest
Times to the Death of Agathokles, Oxford 1891-
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GIANNELLI1 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
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GIANNELLI2 G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia.
Contributo alla storia più antica delle colonie greche
in Occidente2, Firenze 1963.
GIUSTINIANI L. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del
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HEAD1 B.V. Head, Historia Numorum, Oxford 1887.
HEAD2 B.V. Head, Historia Numorum2, Oxford 1911.
HOLM A. Holm, Geschichte Siciliens im Alterthum,
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HOUEL J. Houel, Voyage pittoresque des îles de Sicile, de
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IGCH M. Thompson - O. Mørkholm - C.M. Kraay, An
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LENORMANT F. Lenormant, La Grande-Grèce, Paris 1881-1884, I-III.
LIMC Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae,
Zürich - München 1981 sgg.
VII

KlPauly Der Kleine Pauly, Stuttgart 1964-1975.


MARAFIOTI1 C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria,
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MARAFIOTI C. Marafioti, Croniche et antichità di Calabria2,
2

Padova 1601.
MAYER M. Mayer, Apulien vor und während der
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MEE Megavlh JEllhnikh; jEgkuklopaivdeia.
NISSEN H. Nissen, Italische Landeskunde, Berlin 1883-1902,
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OCD
1
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OCD2 The Oxford Classical Dictionary2, Oxford 1970.
PACE B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, Milano
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1
E. Pais, Storia della Sicilia e della Magna Grecia,
Torino 1894.
PAIS2 E. Pais, Italia antica. Ricerche di storia e di geografia
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PATERNÒ I. Paternò Principe di Biscari, Viaggio per tutte le
antichità della Sicilia, Napoli 1781.
PECS The Princeton Encyclopedia of Classical Sites,
Princeton N.J. 1976.
RE Paulys Real-Encyclopädie der classischen
Altertumswissenschaft, neue Bearb. hrsg. G.
Wissowa, Stuttgart-München 1893 sgg.
RRC M.H. Crawford, Roman Republican Coinage,
Cambridge 1974.
SdC Storia della Calabria, dir. G. Cingari, Roma-Reggio
Calabria 1987 sgg.
SdS Storia della Sicilia, dir. R. Romeo, Napoli 1979-
1980.
SNG Sylloge Nummorum Graecorum.
TSA Testimonia Siciliae Antiqua, ed. E. Manni, Roma
1981 sgg.
SIGLE DELLE RIVISTE UTILIZZATE NEL VOLUME

A&A Art and Archaeology.


A&R Atene e Roma: rassegna trimestrale della Associazione
Italiana di Cultura Classica.
A&S Arte e Storia.
AA Archäologischer Anzeiger.
AAAd Antichità altoadriatiche.
A Acc Bologna Atti della Accademia delle Scienze dell’Istituto di
Bologna. Rendiconti.
AACol Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e
Lettere ‘La Colombaria’.
AAL Atti della R. Accademia dei Lincei. Classe di Scienze
Fisiche, Matematiche e Naturali.
AANap Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e
Matematiche di Napoli.
A Ant Hung Acta Antiqua Academiae Scientiarum Hungaricae.
A Antr Etn Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia.
AAP Atti della Accademia Pontaniana.
AAPal Atti della Accademia di Scienze, Lettere e Arti di
Palermo.
AAPat Atti e Memorie della Accademia Patavina di Scienze,
Lettere e Arti. Classe di Scienze Morali, Lettere e Arti.
AAPel Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti. Classe
di Lettere, Filosofia e Belle Arti.
AArch Acta Archaeologica.
AAT Atti della Accademia delle Scienze di Torino. Classe di
Scienze Morali, Storiche e Filologiche.
ABSA Annual of the British School at Athens.
AC L’Antiquité Classique.
ACD Acta Classica Universitatis Scientiarum Debreceniensis.
ActaHyp Acta Hyperborea. Danish Studies in Classical
Archaeology.
AD Antike Denkmäler des deutschen Archaeologischen
Instituts.
AFaina Annali della Fondazione per il Museo ‘Claudio Faina’.
AFLB Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Bari.
X

AFLC Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università


di Cagliari.
AFLL Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Lecce.
AFLN Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Napoli.
AFLPer Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Perugia.
AFMB Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di
Bari.
AGPh Archiv für Geschichte der Philosophie
Agri Centuriati Agri Centuriati. An International Journal of Landscape
Archaeology
AIIN Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica.
AION(archeol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione di archeologia e storia
antica.
AION (filol) Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del
Mediterraneo Antico. Sezione filologico-letteraria.
AIRF Acta Instituti Romani Finlandiae.
AIRRS Acta Instituti Romani Regni Sueciae.
Aitna Aitna. Quaderni di Topografia antica.
AIV Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Classe
di Scienze Morali e Lettere.
AJA American Journal of Archaeology.
AJN American Journal of Numismatics.
AJPh American Journal of Philology.
AJPhAnthr American Journal of Physical Anthropology
AK Antike Kunst, hrsg. von der Vereinigung der Freunde
antiker Kunst in Basel.
Akad Berlin Abhandlungen der Akademie der Wissenschaften zu
Berlin.
AL Archeologia Laziale
AMDSPM Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Marche.
AMDSPPR Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per
le Province di Romagna.
AMIIN Atti e Memorie dell’Istituto Italiano di Numismatica.
Anc Soc Ancient Society.
Ann Citra Annali Storici di Principato Citra.
Ann Acc Etrusca Cortona Annuario dell’Accademia Etrusca di Cortona.
Ann Inst Annali dell’Instituto di CorrispondenzaArcheologica.
Ann Num Annali di Numismatica.
Ann OVes Annali del R. Osservatorio Vesuviano.
XI

AnnPI Annali del Ministero della Pubblica Istruzione.


AnnSS Annali del Seminario di Studi del Mondo Classico,
Archeologia e Storia Antica.
Annuaire Arch Annuaire de la Societé Française de Numismatique et
d’Archéologie.
ANRW Aufstieg und Niedergang der römischen Welt.
Geschichte und Kultur Roms in Spiegel der neueren
Forschung.
APAA Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
AR Archaeological Reports.
ARAZ Atti e Rendiconti della Accademia degli Zelanti.
Arch A Archeologia Aerea. Studi di aerotopografia
archeologica.
Arch Class Archeologia Classica. Rivista della Scuola nazionale
di Archeologia, pubblicata a cura degli Istituti di
Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana e di
Etruscologia e antichità italiche dell’Università di
Roma.
Arch EmRom Archeologia dell’Emilia Romagna.
Arch Mar Med Archaeologia Maritima Mediterranea: an International
Journal on Underwater Archaeology.
Arch Med Archeologia Medievale.
Arch Stor Ital Archivio Storico Italiano.
Arch Stor Sal Archivio Storico della Provincia di Salerno.
Arch Stor Sannio Archivio Storico del Sannio Alifano e Contrade
limitrofe.
Archaeol Archaeologia or miscellaneous tracts relating to
antiquity.
ArcheologiaWarsz Archeologia. Rocznik Instytutu archeologii i etnologii
Polskiej akademii nauk.
ARG Archiv für Religionsgeschichte.
ARID Analecta Romana Instituti Danici.
Arte A&M Arte Antica e Moderna.
AS Archeologia Subacquea. Studi Ricerche e Documenti.
ASAA Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle
Missioni Italiane in Oriente
ASCL Archivio Storico per la Calabria e la Lucania.
ASM Archivio Storico Messinese.
ASMG Atti e Memorie della Società Magna Grecia.
ASNP Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe
di Lettere e Filosofia.
ASP Archivio Storico Pugliese.
ASPN Archivio Storico per le Province Napoletane.
ASPParmensi Archivio Storico per le Province Parmensi.
ASRSP Archivio della Società Romana di Storia Patria.
ASS Archivio Storico Siciliano.
XII

ASSard Archivio Storico Sardo.


ASSirac Archivio Storico Siracusano.
ASSO Archivio Storico per la Sicilia Orientale.
Ath Athenaeum. Studi periodici di letteratura e storia
dell’antichità.
ATTA Atlante Tematico di Topografia Antica.
Atti Soc Tosc Sc Nat Atti della Società Toscana di Scienze Naturali.
Atti Soc Vel Atti della Società Letteraria Volsca Veliterna
Atti Petrarca Atti e Memorie della Accademia Petrarca di lettere, arti
e scienze.
Atti S. Chiara Atti del Pontificio Istituto S. Chiara di scienze e Lettere.
Au Ausonia. Rivista della Società italiana di archeologia e
storia dell’arte.
AV Arheološki vestnik.
AW Antike Welt. Zeitschrift für Archäologie und
Kulturgeschichte.
BA Bollettino d’Arte del Ministero per i beni Culturali e
Ambientali, già Bollettino d’Arte del Ministero della
Pubblica Istruzione.
BABesch Bulletin Antieke Beschaving.
BAC Bullettino di Archeologia Cristiana.
BB Bollettino della Basilicata.
BCAR Bollettino della Commissione Archeologica Comunale
di Roma.
BCA Sicilia Beni Culturali e Ambientali. Sicilia.
BCFS Bollettino del Centro di Studi di Filologia e Linguistica
Siciliana.
BCH Bulletin de Correspondance Hellénique.
BCN Nap Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano.
BCSM Bollettino del Centro di Studi Medmei.
BE Bulletin épigraphique.
Berl Stud Berliner Studien für Classische Philologie und Archäologie.
BIAA Bollettino dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte
del Lazio Meridionale.
BIBR Bulletin de l’Institute Belge de Rome.
BICR Bollettino dell’Istituto Centrale del Restauro.
BICS Bulletin of the Institute of Classical Studies of the
University of London.
BIH Bulletin de l’Institute Historique Belgique.
BIN Bollettino Italiano di Numismatica.
BLM Bollettino del Lazio Meridionale.
BMCR Bollettino del Museo della Civiltà Romana
(Supplemento a BCAR).
BMIR Bullettino del Museo dell’Impero Romano
(Supplemento a BCAR).
BMMP Bollettino dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie.
XIII

BNum Bollettino di Numismatica.


Boll Arch Bollettino di Archeologia.
Boll Arch Rom Bollettino dell’Associazione Archeologica Romana.
Boll Arch Vel Bollettino della Associazione Archeologica Veliterna.
Boll AS Bollettino di Archeologia Subacquea.
Boll Centumcellae Bollettino di Informazioni dell’Associazione Archeologica
Centumcellae.
Boll Farnes Bollettino del Centro di studi e ricerche sul territorio
farnesiano.
Boll Gioenia Bollettino Accademia Gioenia, Scienze Naturali.
Boll Matera Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera e della
Deputazione di Storia Patria per la Lucania, sezione di
Matera.
Boll SAV Bollettino Storico Archeologico Viterbese.
Boll SSI Bollettino della Società Sismologica Italiana
Boll Stud Med Bollettino dell’Associazione Internazionale di Studi
Mediterranei
Boll Verona Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale dì
Verona.
BPI Bollettino di Paletnologia Italiana.
BRGK Bericht der Römisch-Germanischen Kommission des
Deutschen Archäologischen Instituts.
Brundisii Res Annali della Biblioteca Arcivescovile ‘A. De Leo’ di
Brindisi.
BS Biblioteca Sarda.
BSBasilicata Bollettino Storico della Basilicata.
BSC Bollettino Storico Catanese.
BSL Bollettino di Studi Latini.
BSP Bollettino Storico Pisano.
Bull AS Bullettino Archeologico Sardo.
Bull Gaule Bullettin Épigraphique de la Gaule.
Bull Inst Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica.
Bull Nap Bullettino Archeologico Napoletano.
Bull TextAnc Bulletin du Centre international d’étude des textiles
anciens.
BV Bollettin Volcanologique.
ByzZ Byzantinische Zeitschrift.
CA La Critica d’Arte.
Cahiers Glotz Cahiers du centre Gustave Glotz. Revue d’histoire
ancienne.
CB The Classical Bulletin.
CCAB Corsi di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina.
CJ The Canadian Journal of Industry, Science and Art.
ClJ The Classical Journal
Cl Mus The Classical Museum.
CM Clio Medica.
XIV

CPh Classical Philology.


CQ Classical Quarterly.
CR Classical Review.
CRAI Comptes rendus / Académie des inscriptions et belles-
lettres.
Cron Arch Cronache di Archeologia e Storia dell’Arte.
CS Critica storica.
CSDIR Atti del Centro di Studi e Documentazione sull’Italia
Romana.
Daidalos Ricerche e studi del Dipartimento di Scienze del Mondo
antico.
DArch Dialoghi di Archeologia.
DHA Dialogues d’Histoire Ancienne.
Doc Alb Documenta Albana.
Doc Ant Documenti di Antichità Italiche e Romane.
DPAA Dissertazioni della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
Em Prerom Emilia Preromana
F&S Formazione e società.
FA Fasti Archaeologici. Annual Bulletin of Classical
Archaeology.
FArch Forum Archaeologiae. Zeitschrift für klassische
Archäologie.
G&R Greece & Rome.
GA Gazette Archéologique.
GIF Giornale Italiano di Filologia.
Gior Sc Lett Arti Giornale di Scienze, Lettere e Arti per la Sicilia.
Giorn Arc Giornale Arcadico di Scienze, Lettere e Arti.
Gl Glotta. Zeitschrift für griechische und lateinische Sprache.
GMusJ The J. Paul Getty Museum Journal.
Gn Gnomon. Kritische Zeitschrift für die gesamte
klassische Altertumswissenschaft.
GRBS Greek, Roman and Byzantine studies.
Gymn Gymnasium.
HBA Hamburger Beiträge zur Archäologie.
H&SR Histoire & Sociétés Rurales.
Henna Henna. Bimestrale di informazione e cultura.
HSCPh Harvard Studies in Classical Philology.
IF Indogermanische Forschungen.
IJNA International Journal of Nautical Archaeology.
ILN Illustraded London News.
Informatutti Informatutti. Bollettino d’Informazione del Comune di
Viggiano.
JAChr Jahrbuch für Antike und Christentum.
JAT Journal of Ancient Topography. Rivista di Topografia
Antica.
XV

JDAI Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts.


JHS Journal of Hellenic Studies.
JMedA Journal of Mediterranean Archaeology.
JMedS Journal of Mediterranean Studies.
JNES Journal of Near Eastern Studies.
JNG Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte.
JŒAI Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen
Instituts.
JRA Journal of Roman Archaeology.
JRGZ Jahrbuch der Römisch-Germanischen
Zentralmuseums Mainz.
JRS Journal of Roman Studies.
JS Journal des savants.
K.A.S.A. Koine, archeologica, sapiente, antichità
LEC Les études Classiques.
Lettera Lettera. Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.
MAAR Memoirs of the American Academy in Rome.
MAL Memorie della Classe di Scienze morali e storiche
dell’Accademia dei Lincei.
MAN Memorie della Reale Accademia di Archeologia, Lettere
e Belle Arti (della Società Reale) di Napoli.
MBAB Monats-Berichte der Akademie zu Berlin.
MC Il Mondo Classico.
MDAI(A) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Athen. Abt.).
MDAI(M) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts,
(Madrid. Abt.).
MDAI(R) Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts
(Röm. Abt.).
Med Ant Mediterraneo Antico.
MedArch Mediterranean Archaeology. Australian and
New Zeland Journal for the Archaeology of the
Mediterranean World.
MEFR Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome.
MEFR(A) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Antiquité).
MEFR(M) Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École
française de Rome (Moyen-Age).
MEI Miscellanea Etrusco-Italica.
Mem Archeologia Memorie della Regia Accademia Ercolanese di
Archeologia.
Mem Enc Memorie enciclopediche sulle antichità e belle arti di
Roma per il MDCCCXVII.
Mem Inst Memorie dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
XVI

Mem Verona Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di


Verona.
MEP Minima Epigraphica et Papyrologica.
MGR Miscellanea Greca e Romana.
MH Museum Helveticum. Revue suisse pour l’étude de
l’Antiquité classique.
Mitt Heidelberg Mitteilungen der Vereinigung der Freunde der
Studentenschaft der Universität Heidelberg.
MIV Memorie dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.
MNIR Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome.
MonAcireale Monumenti e Rendiconti dell’Accademia di Scienze,
Lettere e Arti di Acireale.
MonAl Monumenti Antichi pubblicati dall’Accademia
Nazionale dei Lincei.
Mon Ann & Bull Inst Monumenti, Annali e Bollettino dell’Instituto di
Corrispondenza Archeologica.
Mon Inst Monumenti dell’Instituto di Corrispondenza
Archeologica.
MPAA Memorie della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
MSGI Memorie della Società Geografica Italiana.
MusGallIt Musei e Gallerie d’Italia.
NAC Numismatica e Antichità Classiche. Quaderni Ticinesi.
NBAC Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana.
NC Numismatic Chronicle.
NCirc Numismatic Circular.
New Zealand New Zealand Numismatic Journal.
NJPh Neue Jahrbücher für Philologie und Pädagogik.
NotAlbani Notizie da Palazzo Albani.
NotMilano Notizie del Chiostro del Monastero Maggiore. Rassegna
di Studi del Civico Museo Archeologico e del Civico
Gabinetto Numismatico di Milano.
Not Sopr Toscana Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Toscana.
Not Stor Augusta Notiziario Storico di Augusta.
Not Velletri Notizie di Archeologia, Storia ed Arte pubblicate dalla
Sezione di Velletri della R. Deputazione Romana di
Storia Patria.
Noticias EEHAR Noticias Escuela Española de Historia y Arqueología
en Roma.
NROp Nuova raccolta di opuscoli di autori siciliani.
NSA Notizie degli Scavi di Antichità.
OpArch Opuscula Archaeologica.
Op Sic Opuscoli di Autori Siciliani.
Origini Origini: preistoria e protostoria delle civiltà antiche
ORom Opuscula Romana. Acta Inst. Rom. Regni Sueciae.
XVII

P&R Proposte e Ricerche.


PACT Revue du Groupe européen d’études pour les
techniques physiques, chimiques et mathématiques
appliquées à l’archéologie.
PBF Prähistorische Bronzefunde.
PBSR Papers of the British School at Rome.
Palaeohistoria Palaeohistoria. Acta et communicationes Instituti
archaeologici universitatis Groninganae.
Period Num Periodico di Numismatica e di Sfragistica per la Storia
d’Italia.
Ph Philologus. Zeitschrift für klassische Philologie.
Polis Polis. Studi Interdisciplinari sul Mondo Antico.
PP La Parola del Passato.
Prähist Z Prähistorische Zeitschrift.
Puteoli Puteoli. Studi di Storia Antica.
QAEI Quaderni di Archeologia Etrusco Italica.
QC Quaderni Catanesi di studi antichi e medievali.
Quad Cagliari Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le
province di Cagliari e Oristano.
Quad Chieti Quaderni dell’Istituto di Storia e Archeologia
dell’Università di Chieti.
Quad Messina Quaderni dell’Istituto di Archeologia della Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.
QuadMus FrOcc Quaderni del Museo Archeologico del Friuli
Occidentale.
QuadMus Messina Quaderni dell’attività didattica del Museo Regionale di
Messina.
QuadMus Salinas Quaderni del Museo Archeologico Regionale ‘A. Salinas’.
Quad Perugia Nuovi quaderni dell’Istituto di Archeologia
dell’Università di Perugia in onore di F. Magi.
Quad Roma Quaderni di ricerca urbanologica e tecnica della pianificazione,
Facoltà di Architettura dell’Università di Roma.
Quad SBN Quaderni di Studi Bizantini e Neoellenici.
Quad Top Ant Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica
dell’Università di Roma.
Quad Velletri Quaderni della Biblioteca Comunale di Velletri.
Quad Villa Giulia Quaderni di Villa Giulia
Quad Veneto Quaderni di Archeologia del Veneto.
Quad Volt Quaderno del Laboratorio Universitario Volterrano.
QUCC Quaderni Urbinati di Cultura Classica.
RA Revue Archéologique.
RAAN Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, lettere e
belle arti di Napoli.
RAC Rivista di Archeologia Cristiana.
RAL Rendiconti della Classe di Scienze morali, storiche e
filologiche dell’Accademia dei Lincei.
XVIII

RAN Revue archéologique de la Narbonnaise.


Rass A&M Rassegna di Arte Antica e Moderna.
Rass Arch Rassegna di archeologia. Associazione archeologica
piombinese.
Rass Pugl Rassegna Pugliese.
RBPh Revue Belge de Philologie et d’Histoire.
RBN Revue belge de numismatique et de sigillographie.
RCCC Rivista Critica di Cultura Calabrese.
RCRF Rei Cretariae Romanae Fautorum Acta.
RCCM Rivista di cultura classica e medievale.
REA Revue des Etudes Anciennes.
REE Rivista di Epigrafia Etrusca.
REL Revue des Etudes Latines.
REG Revue des Etudes Grecques.
Rend Nap Rendiconti dell’Accademia di Scienze Fisiche e
Matematiche. Società Reale di Napoli.
RFIC Rivista di Filologia e Istruzione Classica.
RGI Rivista Geografica Italiana.
RhM Rheinische Museum für Philologie.
RHR Revue de l’Histoire des Religions.
RIA Rivista dell’istituto Nazionale di Archeologia e Storia
dell’Arte.
Ricerche e Studi Ricerche e Studi. Quaderni del Museo Archeologico
Provinciale «F. Ribezzo» di Brindisi.
RIGI Rivista Indo-Greco-Italica di Filologia.
RIL Rendiconti dell’Istituto Lombardo. Classe di Lettere,
Scienze Morali e Storiche.
RIN Rivista Italiana di Numismatica e scienze affini.
Rinasc Salen Rinascenza Salentina.
Riv Antr Rivista di Antropologia.
Riv Arch Rivista di Archeologia.
Riv Sc Preist Rivista di Scienze Preistoriche.
Riv Stor Salent Rivista Storica Salentina.
Riv Volt Rivista Volterrana.
RM Rassegna Monetaria.
RN Revue Numismatique.
Röm Jahr Hertz Römisches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana.
RPAA Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia.
RPh Revue de philologie, de littérature et d’histoire
anciennes.
RSA Rivista di Storia Antica e Scienze Affini.
RSAntichità Rivista Storica dell’Antichità.
RSBN Rivista di Studi bizantini e neollenici.
RSCalabrese Rivista Storica Calabrese.
RSCS Rassegna Siciliana di Cultura e Storia.
XIX

RSF Rivista di Studi Fenici.


RSI Rivista Storica Italiana.
RSL Rivista di Studi Liguri.
RSS Rassegna Storica Salernitana.
RSSiciliana Rivista Storica Siciliana.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SAL Studi di Antichità dl Dipartimento di Scienze
dell’Università di Lecce.
Salternum Salternum: Semestrale di informazione storica, culturale e
archeologica.
S&C Scrittura e Civiltà.
SAI Studi Archeologici Iconografici.
SBAW Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der
Wissenschaft, München. Philos.-Hist. Klasse.
SCO Studi Classici e Orientali.
SDA Studi e Documenti di Archeologia.
SE Studi Etruschi.
SEIA SEIA. Quaderni dell’Istituto di Storia Antica
dell’Università degli Studi di Palermo.
SicA Sicilia Archeologica.
SicGymn Siculorum Gymnasium. Rassegna semestrale della
facoltà di Lettere dell’Università di Catania.
SIFC Studi Italiani di Filologia Classica.
SLS Studi Linguistici Salentini.
SMAN Studi e Materiali di Archeologia e Numismatica.
SMEA Studi Micenei ed Egeo-Anatolici.
SMGS Calabria Studi e Materiali di Geografia Storica della Calabria.
SMSA Toscana Studi e Materiali. Scienza dell’Antichità in Toscana.
SNR Schweizerische Numismatische Rundschau.
SS Studi Sardi.
Stud Merid Studi Meridionali.
Stud Montef Studi Montefeltrani.
Stud Num Studi di Numismatica.
Stud Oliveriana Studia Oliveriana.
Stud Pic Studia Picena.
Stud Rom Studi Romani.
Stud Romagn Studi Romagnoli.
Stud Sal Studi Salentini.
Stud Sard Studi Sardi.
Stud Stor Studi Storici. Rivista trimestrale dell’Istituto Gramsci.
Stud Tard Studi Tardoantichi.
Stud Urb (B) Studi Urbinati di Storia, Filosofia e Letteratura. Serie B.
TAPhA Transactions and Proceedings of the American
Philological Association.
Trapani Trapani. Rassegna della Provincia.
Univ L’Universo.
XX

Valisu Valisu. Rivista di Cultura Nostrana.


VDI Vestnik Drevnej Istorii (Revue d’Histoire Ancienne).
Verbum Verbum. Revue de linguistique.
Vet Chr Vetera Christianorum.
XAnt Xenia Antiqua.
WorldA World Archaeology.
WS Wiener Studien.
WZ Rostock Wissenschaftliche Zeitschrift der Universität Rostock.
ZfA Zeitschrift für Ägyptische Sprache.
ZfE Zeitschrift für allgemeine Erdkunde.
ZfN Zeitschrift für Numismatik.
ZfV Zeitschrift für Vulkanologie
ZON Zeitschrift für Ortsnamenforschung.
ZPE Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.
719 Velletri

*** L. Cicala, Spazio domestico e spazio commerciale nell’Insula I di Velia,


RAAN, LXXV, 2008-2009.
L. Cicala, Il Quartiere occidentale di Elea-Velia: un’analisi preliminari,
Mefr(a), CXXIII, 2011.
V. Gassner, Velia. Fortifications and Urban Design. The development of
the town from the late 6th to the 3rd c. B.C., Empúries, LVI, 2008.
G. Greco, Elea. Dalla fondazione alla formazione della città, ACT L, 2010.
G. Greco, II complesso delle terme ellenistiche ad Elea/Velia, in
«Greek Baths and Bathing Culture: New Discoveries and Approaches.
Conference at American Academy in Rome, Rome 2010», MAAR.
G. Greco, Elea-Velia: lo spazio del sacro e le evidenze di culti e rituali,
Empúries, LVI, 2008.
M. Trapichler, Glanztonware des 4. und 3. Jh. v. Chr. aus Velia.
Kontinuität und Veränderung, in «Proceedings of the 7th Scientific
Meeting on Hellenistic Pottery, Aigion (Greece) 2005».
M. Trapichler, Kochgefäße als Kulturindikatoren. Beobachtungen zur
Entwicklung der Form und Funktion von Kochgefäßen aus der griechischen
Stadt Elea/Velia im westlichen Lukanien vom 5. bis zum 2. Jh. v. Chr., in
«XVII International Congress of Classical Archaeology, Rome 2008».

[Luigi Vecchio]

VELITRAE v. VELLETRI

Velletri

Oujevlitrai, Bevlitra, Velitrae (etnico Veliternus), comune di


Velletri, provincia di Roma, Soprintendenza per i Beni
Archeologici del Lazio, Roma. IGM 1:25.000, F. 150 II SE, SO;
158 I NE, NO.

A. Fonti letterarie, epigrafiche e numismatiche

Fonti letterarie

Toponomastica, topografia e monumenti: Dionys. Hal., 3, 41, 5 toponimo:


Oujevlitrai); Steph. Byz., s.v. Bevlitra (toponimo: Bevlitra); Strabo, 5, 3, 10; Sil.,
8, 376; 13, 299; Plin., n.h., 3, 9, 64; 8, 59, 139-140 (menzioni e localizzazione
della città; presenza di un particolare tipo di chiocciola terrestre); Cic., S.
Rosc., 10, 46; ad Q. fr., 3, 1, 3, 9; div., 2, 32, 69; de orat., 1, 21, 98; Att., 4, 2, 7;
Velletri 720

Plin., n.h., 12, 9 (toponimo: Velitrae, luogo di ville in età tardorepubblicana


e imperiale); Suet., Aug., 1, 1; 6, 1; 94, 2 (villa della famiglia di Augusto);
Plin., n.h., 12, 5, 10-11 (villa di Caligola nel territorio e conviti sotto i rami
di un suo enorme platano); Suet., Otho, 12, 14, 3 (l’imperatore Otone è
inumato nella sua villa nel territorio veliterno).

Vicende storiche: Diod., 45, 1, 1 (città dei Volsci); Dionys. Hal., 3, 41, 5
(sottratta ai Volsci da Anco Marcio); Dionys. Hal., 5, 61, 3 (inclusa nell’elenco
delle città della lega latina); Liv., 2, 30, 14; Dionys. Hal., 6, 42, 2 (494 a.C.:
conquista di V. da parte dei Romani guidati dal console P. Virginio a seguito
della vittoria sui Volsci); Liv., 2, 31, 4; 34, 6 (494-493 e 492-491 a.C.: vittoria
romana sui Volsci, conquista di V. e deduzione di una colonia, rinforzata
due anni dopo per la scarsa affidabilità della città); Plut., Cor., 12, 4
(ambasciata dei Veliterni); Dionys. Hal., 7, 13, 1 (492 a.C.: deduzione di una
colonia a seguito della decimazione della popolazione per una pestilenza);
Diod., 24, 34, 7 (404 a.C.: colonia rinforzata per la seconda volta); Diod., 14,
102, 4; Liv., 6, 12, 6 (391-385 a.C.: la città si allea con i Volsci contro Roma);
Diod. 14, 117; Plut., Cam., 33, 2 (389 a.C.: scontro tra Volsci e Romani guidati
dal dittatore M. Furio Camillo nel sito ad Mecium, secondo alcuni studiosi
presso la località Colle de’ Marmi); Liv., 6, 13, 7; 17, 7; 21, 2-3; 22, 1-4; 29, 6;
Plut., Cam., 42, 1 (383-380 a.C.: dopo ripetuti scontri, sconfitti i Volsci, V. e
i suoi territori occupati dall’esercito romano e la città privata del suo titolo
di colonia); Liv., 6, 36, 1-6; 37, 12; 38, 1; 42, 4 (V., insorta nuovamente nel 370
a.C. contro Roma e i Latini, è assediata fino al 367 a.C.); Liv., 3, 15, 11 (358-
357 a.C.: incursione veliterna contro Roma); Liv., 8, 3, 9; 12, 7; 13, 5 (340-338
a.C.: partecipazione di V. alla guerra latina contro Roma); Liv., 8, 14, 5-7
(338-337 a.C.: dopo la vittoria romana sulle città latine punizione esemplare
nei confronti di V.: mura abbattute, senatori deportati trans Tiberim; nuovo
invio di coloni); Liv., 30, 38, 8 (202 a.C.: prodigio); Liv., 32, 9, 3 (198 a.C.:
prodigio); Lib. Col., 238 Lachmann (deduzione di una colonia al tempo
delle riforme graccane, probabili nuove divisioni agrarie sotto Augusto,
deduzione militare sotto Claudio); Suet., Claud., 26 (deduzione militare con
nuove assegnazioni di terreni al tempo dell’imperatore Claudio).

Culti: Liv., 32, 1, 10 (Ercole, Apollo e Sangus); Suet., Aug., 1 (Marte).

Economia e società: Plin., n.h., 14, 8, 65 (vini veliterni).

Personaggi: Suet., Aug., 1, 1; 6, 1; 94; Cassio Dio, 45, 1, 1 (origine


veliterna della famiglia di Augusto).

Fonti epigrafiche

Le poche fonti epigrafiche greche note nel XIX secolo sono edite per
la maggior parte da Kaibel C 1890, 238, nrr. 911-912; 275, nr. 1049; 317, nr.
1207; 615, nr. 2412: 14, 18; 617, nr. 2413: 1; 633, nr. 2419: 3.
721 Velletri

Due kylikes attiche a figure rosse iscritte provengono dagli scavi del
1910 nel luogo di culto delle SS. Stimmate (Mancini C 1915; ARV C 1942;
ARV2 C 1963; cfr. Fortunati C 19892).
Da Lariano, nel settore settentrionale del territorio, proviene un peso
(o oscillum) fittile rotondo, con bollo iscritto con il nome del fabbricante o del
proprietario (SWKRA), attribuito a produzione magnogreca, in particolare
tarantina, di età ellenistica (III sec. a.C.): Ghini C 19891.
Per l’iscrizione bilingue onoraria per M. Mindius M.f. Marcellus da
Soleluna, nel Museo Civico di Velletri, cfr. Mancini C 19241, 511; Aé 1925,
93; SEG IV, 1929, 18, nr. 102; Volpe, in Solin - Volpe C 1983, 45-46, nr. 8; SEG
XL, 1990 (1993), 277, nr. 905.
Un’iscrizione cristiana in greco è edita da Schneider Graziosi C 1901
(cfr. Schneider Graziosi C 1902).
Le fonti epigrafiche più antiche finora rinvenute a V. e nel suo
territorio sono edite da Morandi C 20091, 445-448 e C 20092, che le ritiene
protoitaliche, probabilmente in lingua volsca, e provengono tutte dal luogo
di culto urbano delle SS. Stimmate, nell’area della chiesa già intitolata a
S. Maria della Neve. Sono finora rappresentate da 2 frammenti ceramici,
uno di impasto e uno di bucchero (VII-VI sec. a.C.), rinvenuti negli scavi
2005-2006 (cfr. B), già presentati nei due contributi di Morandi del 2009. Il
frammento d’impasto bruno sembra pertinente alla parete di un’anforetta
molto frammentaria e lacunosa, che appare per la forma riconducibile al
tipo a spirali, decorata con una serie di pesciolini stilizzati con minuta
decorazione a brevi tratti (uno dei frammenti decorati con trattini e la coda
di un pesce, inizialmente interpretata come un k, è riprodotto in Morandi C
20091, 448, fig. 12; C 20092, 328, fig. 5). Vi si leggono quattro lettere, secondo
l’editore parte di un gentilizio, [---]filix[---] (Morandi C 20091, 447-448, figg.
10-11; C 20092, 327, figg. 3-4). Per la sicura identificazione e collocazione del
frammento iscritto si attende il completamento del restauro dell’anforetta.
Il frammento di bucchero iscritto è pertinente alla parte inferiore dell’ansa
a largo e spesso nastro di una grande oinochoe con relativo attacco sulla
spalla, in corrispondenza del quale, immediatamente al di sotto, è graffita
entro un riquadro irregolare l’iscrizione lacunosa, forse comprendente una
seconda riga, Lif [---] kut[---] (Morandi C 20091, 445-447, figg. 8-9; C 20092,
327, figg. 3-4), in cui «si dichiara la pertinenza del vaso offerto alla divinità
espressa con le prime tre lettere Lif [verisimilmente riconducibili al nome
di Libero/Bacco» (Morandi C 20091, 447).
Una possibile attribuzione dei frammenti già editi al corpus delle più
antiche iscrizioni latine del territorio veliterno è proposta da D.F. Maras in
un contributo in preparazione.
La stessa provenienza dall’area sacra delle SS. Stimmate non può
essere esclusa, anzi è da ritenere altamente probabile (pur restando finora
non dimostrabile con documenti diretti), per la più recente iscrizione della
cosiddetta tabula veliterna, riguardante le norme relative ad un sacrificio
piaculare alla dea Decluna stabilite dai due meddices (nell’iscrizione: medix),
sulla quale esiste una vastissima letteratura (che si menziona, di seguito,
Velletri 722

in ordine cronologico): [Becchetti] C 1785; Eckhel C 1786; C 1792; Lanzi C


1789; C 1790; C 1824; Fea C 1795; C 1836; Fra Paolino di San Bartolomeo
C 1802; Grossi C 1813; Orioli C 1816; Cardinali C 1823; Grotefend C 1835;
Lepsius C 1841; Gell C 1846; Mommsen C 1850; Corssen C 1858; Fabretti
C 1867; Fiorelli C 1867; Zvetaieff C 1886; Conway C 1897; von Planta C
1897; Mancini C 1915; Vetter C 1953; Bottiglioni C 1954; Untermann C
1956; Altheim - Stiehl C 1961; Radke C 1961; C 1975; Durante C 1963; C
1978; Pisani C 1964; Pulgram C 1976; Prosdocimi C 1979; Crawford C 1981;
Morandi C 1982; C 1992; C 20091-2; Fortunati C 1986; Meiser C 1986; Rix C
1992; C 2001; C 2002; C 2004; De Caro C 1994; Luppino C 2001; Crawford
C 2008; Antonini C 2008).
La tabula è datata alla fine del IV sec. a.C., ovvero entro il 300 a.C. (Rix
C 1992), anche sulla base della presunta associazione, da non accogliere, con
due barre di bronzo (Rix C 1992) su cui cfr. infra e A. Fonti numismatiche o,
sulla base dei soli caratteri paleografici dell’iscrizione, in alfabeto latino, alla
prima metà del III sec. a.C. (cfr. ad es. da ultimi Crawford C 2008: circa 275
ovvero 300-275 a.C.; Morandi C 20091; si veda inoltre la più articolata analisi
critica di Antonini C 2008). Il testo secondo la maggior parte degli studiosi
è scritto in lingua volsca, mentre isolata appare l’opinione di Crawford C
2008, che si spinge ad ipotizzare che la tabula, anche se rinvenuta a V. o nel
suo territorio, è stata quasi certamente realizzata altrove, forse nel territorio
degli Equi, sulla base di motivi di ordine istituzionale e storico: l’uso del
volsco a V. nel III sec. a.C. non apparirebbe verosimile e la menzione
nell’iscrizione di due meddices sarebbe in contrasto con le attestazioni di
collegi di tre aediles in altre comunità volsche dell’età tardorepubblicana.
Già nel 1981 Crawford (C 1981) asseriva che la tabula non dimostrerebbe
la presenza di due meddices a Velitrae, costituendo parte di un bottino di
provenienza ignota e che il termine velestrom in essa presente sarebbe
difficilmente traducibile con il genitivo veliternum, «dei veliterni», come
ritengono invece diversi studiosi, a partire da Fiorelli C 1867 (cfr. Morandi
C 20091, con riferimento al significato di Velitrae città dei forti. Contra Rix C
1992 e C 2002, che riconosce in velestrom un’azione uelestrom riconducibile
al latino vellere, svellere; cfr. anche Antonini C 2008).
Di parere decisamente opposto rispetto a Crawford quanto al luogo
di provenienza è Antonini C 2008, per la quale «diviene superfluo (e quindi
dannoso) immaginare la TV prodotta fuori di Velletri e insensato vedervi
una preda bellica da area volscofona» e non sarebbe inoltre possibile
invocare la ben più tarda evidenza della triplice edilità in area volsca
(per cui rimanda a Letta C 1979) come prova per confutare l’attestazione
del meddicato a V. nella prima metà del III sec. a.C., non trattandosi di
magistrature tra loro confrontabili né da un punto di vista istituzionale
né cronologico, mentre i medix della tabula potrebbero riferirsi ad una
collegialità specializzata non specificata nel testo in quanto «referenza
contestuale». (Cfr. B).
D’altro canto, anche prendendo in considerazione l’ipotesi presente
in Bernardi C 1938, che pensava ad una riduzione dei meddices alla
723 Velletri

sfera sacrale (facendo risalire già al 338 a.C. la concessione della piena
cittadinanza romana ai veliterni), altri argomenti a favore della coerenza
del testo con la situazione politico-amministrativa di V. all’epoca della
tabula (v. Torelli C 2009) potrebbero essere apportati dall’interpretazione
dell’iscrizione come un testo riservato in rare e speciali occasioni ai soli
addetti al culto, cioè i sacerdoti responsabili del corretto svolgimento
dei riti, chiave di lettura autonomamente e con diverse argomentazioni
sostenuta in Antonini C 2008 e in Morandi C 20091.
Nello stesso contributo la Antonini si esprime, a integrazione di
tale ipotesi, anche in merito alla funzione della tabula, ipotizzando che
le sue caratteristiche, ossia le misure contenute e la presenza sulla faccia
posteriore liscia (Antonini C 2008; Morandi C 20091) di due ganci di
diversa forma e dimensione (uno dei quali secondo la Antonini forse parte
di un passante rettangolare), non siano compatibili con l’ipotesi per lo più
finora sostenuta di una probabile originaria affissione o sospensione della
tavoletta ad una parete o ad una porta muraria, ad un altare, ad una statua
oppure ad un altro tipo di supporto in un bosco sacro, come pensava ad
esempio Rix C 1992, ma indizino la sua applicazione, tramite un apposito
congegno fornito di elementi mobili, agli sportelli di un oggetto di ridotte
dimensioni (cassettina o armadietto o altro piccolo mobile-contenitore),
con l’eventuale funzione di lucchetto di garanzia per rinforzarne la
serratura e proteggerne il contenuto, sacro alla divinità, da salvaguardare
nei confronti della comunità con la garanzia dei meddices attraverso le
norme pubbliche contenute nell’iscrizione.
Sul problema della magistratura veliterna fino all’epoca imperiale
discute Humbert C 1978. Sulla menzione nella tabula di un’assemblea
popolare e del senato attestato da Livio in data anteriore al 338 a.C. si
sofferma Campanile C 1979. Secondo Marina R. Torelli (Torelli C 2009)
«L’attestazione di meddices in un documento ufficiale redatto in lingua
osca ancora nel III sec. a.C. rende del resto assai verisimile che Velitrae,
decapitata della sua classe dirigente di evidenti spiriti anti-romani, sia
rimasta amministrativamente autonoma attraverso la formula della civitas
sine suffragio, ma sottoposta verisimilmente all’autorità di un praefectus».
La laminetta bronzea subito dopo la scoperta fu prontamente acquisita
dal Cardinale Stefano Borgia per essere immessa nel 1785 nella prestigiosa
Collezione di famiglia insieme alle lastre rinvenute negli scavi dell’area
della chiesa delle SS. Stimmate e con gran parte di esse è poi confluita nel
patrimonio del Museo Borbonico di Napoli (Collezione Borgia, Medagliere
del Museo Nazionale di Napoli, inv. 2522. Per precisazioni sulle vicende
della Collezione cfr. B).
Quanto ai dati di rinvenimento (sui termini della controversa
questione cfr. in particolare Mommsen C 1850; Fortunati C 1986; C 19892;
Crawford C 2008; Antonini C 2008; Ghini - Infarinato C 2009; Morandi
C 20091; C 20092), basandosi sulle fonti più prossime all’entourage del
Cardinale Stefano Borgia e sulle informazioni diffuse negli anni più vicini
alla scoperta, a partire da monsignor Filippo Angelo Becchetti, anonimo
Velletri 724

autore del testo che illustra la prima edizione delle lastre – come ci rivela
ad esempio Finati C 1825 – e in cui si menziona per la prima volta la tabula,
a commento dell’identificazione proposta per le raffigurazioni della lastra
riprodotta nella tavola VI come corteo del meddix, si può dare per certo
che essa fu rinvenuta a V., come riferisce il Becchetti, «quasi nel tempo
stesso in cui si rinvennero le figuline» ([Becchetti] C 1785), ovvero con ogni
verosimiglianza nello stesso 1784, ma una sua pur possibile associazione
con le terrecotte borgiane, rinvenute «in uno scavo, che nell’anno 1784,
facevasi in Velletri, per dilatare un muro contiguo alla chiesa di S. Maria
della Neve, detta delle Stimmate e che dalle traccie, che vi si osservarono
di una vasca, e di rotti muri con intonaco rosso, diede qualche barlume
di vestigia di un’antica officina» ([Becchetti] C 1785), non è comunque
precisabile quanto a modalità e contesto di rinvenimento (cfr. B). Anzi i
dati riportati dai diversi studiosi che trattano della tabula, sia negli anni
immediatamente successivi alla prima menzione che a distanza di tempo,
risultano contraddittori e talora tra loro in effettivo contrasto, sia pure
spiegabile con fraintendimenti delle fonti precedenti.
Il Lanzi, presente a V. nell’ottobre del 1784 (cfr. Tersenghi C 1910) e
legato direttamente al Cardinale Borgia di cui era ospite assiduo, descrisse
e commentò la tabula (come anticipato in [Becchetti] C 1785), affermando da
un lato, in una dissertazione in forma di epistola al fratello del Cardinale,
il cavaliere Giovanni Paolo Borgia, non esserci alcun ricordo «de loco, num
intra vel extra veliternam urbem lamina effossa fuerit» (Lanzi C 1790), dall’altro
che il rinvenimento avvenne a V., senza ulteriori precisazioni («trovata in
Velletri», v. Lanzi C 1789; C 1824). Un generico riferimento a V., ma con
l’indicazione dell’anno 1784, è presente anche in Eckhel, che potè esaminare
la tabula grazie alla benevolenza dello stesso Borgia (C 1786: «vetus tabula
aenea, abhinc biennio Velitris reperta». Cfr. infra la citazione per esteso).
Alcuni anni più tardi Carlo Fea (C 1795; C 1836), meno affidabile e
informato del Lanzi, scrisse che il rinvenimento della tavoletta avvenne nel
territorio veliterno in un momento successivo alla scoperta delle terrecotte
borgiane (cfr. Bauco C 1782; C 1851). Nel suo testo il Fea, non sappiamo
su quali basi, associa, riferendole al territorio, la scoperta della tabula e
quella di due «assi rettangolari in bronzo» (la coppia di barre bronzee già
menzionate, per cui cfr. A. Fonti numismatiche), avendo presumibilmente
esteso alla tabula l’indicazione in agro veliterno, relativa però alle sole barre,
presente nella pubblicazione di Eckhel che il Fea cita nello stesso paragrafo:
«Posteriormente nel territorio fu trovata una lamina di bronzo in lingua
volsca, e due antichissimi assi rettangolari, uno dei quali fu stampato
dall’ab. Eckhel nella sua silloge numismatica». Infatti tale indicazione è
presente nella stessa pagina (Eckhel C 1786) in cui Eckhel nomina la tabula,
che dice invece scoperta a V. due anni prima: «Addo [che il quadrilatero
con Aquila e Pegaso] repertum fuisse in agro Veliterno una cum altero ejusdem
formae parallelogrammi, sed illitterato, in cuius una facie exhibetur pugio, in
altera ejus vagina, utrumque magno praetio ab eruditissimo praesule emptum,
suoque illustri museo, quod Velitris est, illatum. Haec scripseram, cum eiusdem
725 Velletri

ill. presuli Borgiae benevolentia ad me perfertur exemplum epigrammatis Volici,


quod insculptum exhibet vetus tabula aenea, abhinc biennio Velitris reperta».
è possibile che, fraintendendo l’uno o l’altro o entrambi i testi,
Häberlin C 1910, abbia ritenuto che le due barre siano state rinvenute
insieme in associazione con la tabula veliterna bronzea con iscrizione
volsca, quindi nel 1784. Tale ipotesi, a suo tempo accolta da Crawford C
1981 e da Rix C 1992, come si è visto non sembra trovare riscontro nei
documenti precedenti, come rilevato anche da Crawford C 2008 (cfr. A.
Fonti Numismatiche).
Nei primi due decenni dell’Ottocento il rinvenimento della tabula fu
invece esplicitamente associato a quello delle celebri lastre di rivestimento
del tempio arcaico, con chiara specifica di anno e luogo già nel manoscritto
dell’inventario della Collezione Borgia, Stima e Descrizzione Del museo
Borgiano Veliterno fatto dai Signori Barone Akerblad, e Filippo Aurelio
Visconti, conservato nella Biblioteca Comunale di Velletri (Fondo antico,
Manoscritto VII, 5, 26), redatto dal Barone J. D. Åkerblad, orientalista
svedese, e da Filippo Aurelio Visconti verosimilmente tra il 1804, anno
della morte del Cardinale Stefano Borgia, e i primi mesi del 1808, periodo a
cui risale la Memoria indirizzata dal Visconti all’Abate Petrarca ([Visconti]
1808, Biblioteca Comunale di Velletri, Fondo antico, Manoscritto VII, 5,
23): [Åkerblad - Visconti] C 1808, Classe II, Antichità Volsche, nrr. 1 («La
celebre tavola Volsca in metallo, rinvenuta in Velletri nel 1784…») e 2 («Le
Terrecotte Volsche colorate trovate nell’anno sopra indicato, e nel medesimo
luogo…»). La stessa associazione è presente in Grossi, semplicemente con
un riferimento al sito dello scavo settecentesco (Grossi C 1813: «Questo
monumento…si rinvenne nello scavo fatto ‘de fondamenti di un oratorio
nella chiesa di S. Maria della Neve di Velletri») nonché in Orioli che, se
da un lato attribuisce direttamente alla tabula i dati di rinvenimento delle
celebri lastre del tempio arcaico, dall’altro riporta però paradossalmente
nello stesso tempo con minor fermezza, come fossero solo voci, il dato del
legame diretto tra queste ultime e lo scavo borgiano, accertato a partire dal
Becchetti (Orioli C 1816: «correva fama»).
Negli stessi anni il rapporto tra la tabula e le lastre e l’area della
Chiesa non sembra però registrato, come poco più tardi anche in Cardinali
che riferisce genericamente la scoperta a Velletri (Cardinali C 1823), nel
Catalogo del Museo Borgiano redatto per il ministro dell’Interno Giuseppe
Zurlo nel 1814 per iniziativa di Camillo Borgia, generale murattiano
(Tersenghi C 1924) nipote del Cardinale Stefano, che dopo la morte
dello zio e poi del padre, proprietario effettivo della Collezione, ne curò
la vendita al Reale Museo di Napoli, dove i materiali furono depositati
quasi totalmente nell’estate del 1814, concludendo le trattative avviate
nel decennio francese con Murat con un contratto di vendita sottoscritto
nell’ottobre del 1814 a fronte di un congruo anticipo, poi ratificato con atto
del 25.IX.1815 sotto Ferdinando I di Borbone (cfr. Fiorelli C 1878; Fortunati
C 19892; Milanese C 2001; Antonini C 2008. Cfr. A. Fonti numismatiche, e B).
Qui infatti la tabula è classificata come «La celebre tavola volsca in metallo
Velletri 726

rinvenuta a Velletri nel 1784» (Borgia C 1814, II Classe. Antichità volsche,


n. 1; cfr. Fiorelli C 1878), mentre nell’inventario manoscritto redatto da
Michele Arditi a partire dal 1819 (Arditi C 1823. Su Arditi cfr. Milanese C
2001), così come nell’Inventario generale del Museo redatto fra il 1820 e
il 1826, al nr. 5955, o nell’Inventario Sangiorgio, relativo ai Bronzi minuti,
redatto a partire dal 1852, al nr. 4041, è registrata genericamente come
proveniente dalla Collezione Borgia.
Se nel Catalogo del Real Museo Borbonico Finati precisa invece che
la tavoletta fu «rinvenuta nella stessa città [scil. Velletri] nel 1784» (Finati C
1823), Fiorelli, oltre alla provenienza da Velletri e all’anno di rinvenimento,
ne indica anche la pertinenza alla Collezione Borgia nella stesura della
corrispondente scheda del Catalogo del Museo Nazionale di Napoli
(Fiorelli C 1867, 35, nr. 123, inv. nr. 2522: «Mus. Borgia. Lamina di bronzo
rinvenuta in Velletri nel 1784»), da cui dipendono le informazioni presenti
nelle successive Guide del Museo e l’Inventario Generale manoscritto,
compilato a partire all’incirca dal 1863 e tuttora in uso, che però, per un
errore di trascrizione, presente anche negli annessi Sottoconto Iscrizioni e
Sottoconto epigrafia, ai dati corretti relativi a provenienza e materiale della
tabula, aggiunge curiosamente anche quelli (Piombo - Perusia) relativi a tre
laminette in piombo iscritte in etrusco provenienti da Perugia, ugualmente
dalla Collezione Borgia, menzionate alle righe precedenti la descrizione
della tavola bronzea veliterna, come in precedenti Inventari del Museo di
Napoli (Fiorelli C 1867, 34-35, nrr. 120-122. Cfr. Prosdocimi C 1979, e, più
diffusamente e puntualmente, Antonini C 2008).
Può essere utile ricordare che anche Giovacchino Mancini, che
riprese nel 1910 lo scavo nell’area della Chiesa delle SS. Stimmate previa
consultazione dei documenti conservati nella Biblioteca Comunale
di Velletri, segue la tradizionale attribuzione della tabula allo scavo
settecentesco e l’associazione con le lastre rinvenute nelle favisse del
tempio (Mancini C 1915).
Si può in conclusione convenire con Antonini C 2008, 14, che se
«l’accoppiamento della Tavola con le terrecotte figurate di VI-V sec. a.C.
sembra posticcio» e «L’aggancio con la più famosa ‘scoperta’ dal sito,
subito celebrata dai letterati dell’epoca, sembra favorito dalla vantata
contemporaneità dei due ritrovamenti», non ci sono «indizi concreti per
sovvertire in modo radicale la vulgata che assegna la TV a Velletri».
Ad ogni modo i dati i nostro possesso sui caratteri dei luoghi di
culto e sulle conoscenze, scoperte e studi settecenteschi nell’ambito del
territorio veliterno (cfr. B), oltre a restringere a pochi luoghi sacri la rosa
dei possibili siti di provenienza della tabula, inducono a ritenere che il
contesto sacro allora noto a cui essa potrebbe più verosimilmente riferirsi
sia da localizzare nell’area urbana, in particolare nel sito della Chiesa delle
SS. Stimmate.
Un’iscrizione etrusca (putina : ceizra : acil: fiasca o vaso opera dei
Ceizra) con caratteri a rilievo è presente all’interno dell’imboccatura di una
fiaschetta in ceramica acroma depurata con orlo decorato a baccellature
727 Velletri

– di cui esistono tre esemplari identici ugualmente iscritti da Bolsena-


Poggio Moscini, due da Caere, uno da Vulci e uno dal Campidoglio a
Roma, attribuiti ad ambito volsiniese o chiusino – rinvenuta negli scavi del
1997 della stipe votiva sotto il Seminario della Cattedrale di San Clemente
(seconda metà del III sec. a.C.: Ghini C 20023; C 2004; Colonna C 2002).
Le numerose fonti epigrafiche latine sono raccolte in CIL X, II, 41-42,
nrr. 939-952; 651-660, nrr. 6553-6636; 998, nr. 8290; 1018, nrr. 8417-8418; CIL
XV, 2, 898, nr. 7172; 978, nr. 7835; 982, nrr. 7869, 7873; Ihm C 1891, 158, nr. 644;
Nardini C 19261, 50; Solin - Volpe C 1983; Aé 1984, 45-48, nrr. 155-175; Di
Stefano Manzella - Lega C 1991, 17; Petti C 1991, 94, 98, nr. 90. Le iscrizioni
latine e cristiane esposte nel Museo Civico di Velletri nell’allestimento del
1982 sono pubblicate inoltre da Volpe C 1989 e Giordani C 1989.
Tra le iscrizioni di difficile classificazione va annoverata quella,
probabilmente in latino arcaico, già considerata etrusca oppure volsca,
presente sullo zoccolo di una statuetta fittile femminile, probabilmente di
offerente, rinvenuta alla fine dell’Ottocento nel luogo di culto in località
La Parata, vista dal de La Blanchère non oltre il 1887, insieme a numerosi
altri votivi e terrecotte architettoniche lì rinvenuti, nella raccolta, quasi «un
museo», esposta nella casa del responsabile dello scavo, l’ing. Di Tucci
(cfr. B). De La Blanchère C 1889, pensa a una divinità ctonia, una Vesta o
una sacerdotessa, e ritiene che l’iscrizione sia etrusca. Melis - Quilici Gigli
C 1983, ipotizzano invece che il testo dell’iscrizione sia in latino arcaico,
forse una formula onomastica, o in volsco, in rapporto con il nome di
divinità Decluna presente sulla tabula (cfr. Fortunati C 19891). I caratteri
dell’iscrizione – – in particolare la L ad uncino, potrebbero
indiziare una cronologia non posteriore alla fine del III-inizi del II sec. a.C.
L’iscrizione è in corso di studio da parte di David Nonnis.
Analoga incertezza si presenta per una statuetta maschile ammantata
fittile rinvenuta nel 1767 in una località non precisata del territorio, acquistata
con una testa virile della medesima provenienza dal Winckelmann per la
sua collezione e non più reperibile, recante sul retro dello zoccolo l’iscrizione
CRVSCVS (firma dell’artigiano?) (Becchetti C 1785, in cui si precisa che i due
esemplari erano dipinti «in puro rosso»; Cardinali C 1823).
Ugualmente nella seconda metà del Settecento è segnalata una
figurina maschile fittile, ritenuta di gladiatore, recante sul dorso l’iscrizione
, parimenti di difficile interpretazione (Guattani C 1787; Cardinali C
1823; Fortunati C 19891).
Tra le iscrizioni latine perdute e purtroppo non verificabili va
ricordata anche la dedica APOLINI . SACRUM incisa su una pietra utilizzata
come base di un’urna cineraria di porfido rosso con il relativo corredo,
secondo quanto riporta alla metà del Seicento il Teoli circa il rinvenimento
avvenuto ai suoi tempi (forse nel 1643) nei pressi di Colle Ottone «vicino
all’antica strada romana» (Theoli C 1644; Melis - Quilici Gigli C 1983;
Fortunati C 19891).
Un ulteriore aggiornamento delle attestazioni epigrafiche latine nel
territorio, frutto di ricerche e ricognizioni sistematiche che hanno portato
Velletri 728

anche alla scoperta di una quindicina di iscrizioni inedite, è in Lilli C 2008


(indice alle pp. 1259-1283).
L’insieme delle epigrafi latine databili tra età tardorepubblicana
e tardo impero è stata commentata da Gregori C 2009 con l’obiettivo di
delineare un profilo di storia istituzionale e sociale della città; sulle fistulae
iscritte vedi inoltre la recente sintesi di Caldelli C 2009.
Si attende ora la nuova edizione del CIL X, a cura di Heikki Solin,
in cui Kalle Korhonen presenta con gli opportuni aggiornamenti l’intero
corpus epigrafico veliterno.

Fonti numismatiche

La scoperta di alcune monete dall’area della cd. «villa di Augusto» a


San Cesareo è ricordata nel Seicento dal Teoli: due con Giano bifronte al
D/ e prua di nave al R/ e altre con la testa di Augusto (Teoli C 1644; per le
ultime cfr. Borgia C 1723; Bauco C 1782; C 1851).
Nel Settecento, oltre alla riproduzione in Volpi C 1727 (tavv. X-XI)
di monete della gens Octavia e di Q. Pomponius Musa, si segnala la notizia
dell’acquisto da parte del Ficoroni di alcune monete d’argento di Caracalla
«ritrovate nella più alta selva montuosa, detta l’Ariano» (Ficoroni C 1736, 82)
e la presenza nella Collezione Borgia, anche se purtroppo non ancora accertati
sono data e luogo di rinvenimento e particolari delle modalità di accesso alla
collezione, di due barre di bronzo (Aquila con fulmine/Pegaso, ROMANOM,
gr. 1642, Collezione Borgia, Museo Nazionale Romano, già nel Museo
Kircheriano: Cesano C 1915; Balbi de Caro - Angeli Bufalini C 1998; spada/
fodero, gr. 1618, Collezione Borgia, Museo Nazionale di Napoli, inv. 38329bis):
Eckhel C 1786; C 1792; Carelli C 1812; Lanzi C 1824; Fea C 1836; Gargiulo C
18431-2; Gennarelli C 1843; Braun C 1844; Capranesi C 1844; C 1847; Mommsen
C 1850; C 1863; Avellino C 1851; Garrucci C 1853; [Mommsen - Blacas] C
1865; Fabretti C 1867; Garrucci C 1877; C 1885; Babelon C 1885; Milani C 1891;
Bahrfeldt C 1901; Häberlin C 1905; C 1910; Cesano C 1915; Gnecchi C 1935;
Crawford C 1981; Rix C 1992; Balbi de Caro - Angeli Bufalini C 1998; v. anche
Crawford C 2008, con attribuzione a Roma e datazione al 280-242 a.C.
La prima menzione nota è in Eckhel C 1786, che precisa come le barre,
che sarebbero state entrambe rinvenute «in agro veliterno», siano state
acquistate da Stefano Borgia «magno pretio» (Eckhel C 1786), mentre in
Eckhel C 1792, si fa riferimento solo alla pertinenza alla Collezione Borgia.
Una breve descrizione delle barre è presente purtroppo senza riferimento al
luogo di rinvenimento sia nel manoscritto dell’inventario della Collezione
Borgia redatto dal Barone Åkerblad e da Filippo Aurelio Visconti ([Åkerblad
- Visconti] C 1808), sia nel Catalogo fatto approntare da Camillo Borgia
(Borgia C 1814), riprodotto in Fiorelli C 1878, conservato in due copie
manoscritte nell’Archivio Storico della Soprintendenza Archeologica di
Napoli, inv. nrr. 139 e 140 (frontespizio riprodotto in margine al saggio di
Marco Nocca nel catalogo della mostra sulla Collezione borgiana: Nocca C
2001) (cfr. A. Fonti epigrafiche e B).
729 Velletri

Carlo Fea (C 1795; C 1836) riferisce, senza precisarne le circostanze, che


il rinvenimento dei due ‘assi rettangolari’, da egli associato a quello della
tabula, avvenne posteriormente alla scoperta delle terrecotte borgiane nel
territorio (presumibilmente sulla base dell’indicazione «in agro veliterno»
nella pubblicazione di Eckhel, da egli citata nello stesso paragrafo, che si
riferiva però ai soli assi e non alla tabula). Come già detto, la convinzione
di Häberlin C 1910 – forse basata su un’interpretazione erronea di tali
indicazioni – che le due barre fossero state rinvenute insieme nel 1784
in associazione con la tabula veliterna bronzea con iscrizione volsca,
seguita da Crawford C 1981, e Rix C 1992, ma smentita in Crawford C
2008, non trova conferma nella documentazione finora nota (cfr. A. Fonti
epigrafiche). Il riferimento «Velletri, 1784» in Cesano C 1915, in relazione
alla barra esposta nella sede di Palazzo Massimo del Museo Nazionale
Romano, dipende probabilmente dal testo di Häberlin.
Nell’Ottocento il rinvenimento di un «bottino di monete» è ricordato
dal Cardinali, presumibilmente in località Troncavia (Cardinali C 18251),
mentre numerose monete di età compresa tra la fine della repubblica e il
primo impero (tra cui monete del III consolato di Agrippa) e l’avanzata età
imperiale (monete di Adriano e Antonino Pio) e «quattro monete d’oro, ed
una di esse con leggenda greca» poi disperse, furono rinvenute negli scavi
del 1874 e del 1879 della necropoli romana presso il Ponte della Regina (Di
Tucci C 1880).
Nel 1913 in località Cento Cappelle presso Lariano durante lavori in un
vigneto furono raccolte tre monete di bronzo: un dupondio di Domiziano,
un sesterzio di Traiano e un «decummium di Roma autonoma» (Archivio
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, relazione di O. Nardini
del 31 dicembre 1913; Lilli C 2008). Un quadrante di Caligola fu recuperato
nel 1921 all’interno di un pozzo presumibilmente nell’area a NO del villino
Maferri (Nardini C 19221; Palombi - Ceccarini C 2003). Sempre agli anni
Venti del Novecento risale il rinvenimento in località Formaletti, presso la
tenuta di Castel Ginnetti, di un tesoretto di monete in bronzo di Costanzo II,
Magnenzio e Decenzio (Nardini C 19263; C 19262), mentre nel 1936 in località
Ceppeta fu rinvenuto un tesoretto con 23 monete in bronzo di Atalarico
all’interno di un’olla di argilla rossastra (Crescenzi C 1981; Lilli C 2008).
Nell’inventario Nardini del Museo Civico di Velletri sono elencati,
con generica provenienza da Velletri, un «sestante di bronzo con
raffigurazione su entrambi i lati» (inv. 1833) e 14 «monete di bronzo con
raffigurazione», attribuite ad età repubblicana (inv. nrr. 1832, 1834-1847),
che facevano parte della collezione numismatica museale perduta durante
la seconda guerra mondiale (cfr. B), comprendente numerose altre monete
di età repubblicana e imperiale completamente prive dei dati relativi alla
provenienza (Ceccarini C 2001).
Inutilizzabile è purtroppo la notizia riportata da Lilli C 2008 del
rinvenimento nel secondo dopoguerra di numerose monete, consegnate
all’Ing. Nardini, da parte del padre dell’attuale proprietario del fondo
presso via Fontana della Parata 44.
Velletri 730

Tra le monete rinvenute nel deposito votivo di San Clemente (scavi


della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio degli anni 1997-
1998) figurano un asse della serie della prora (seconda metà del III sec. a.C.),
una semuncia con testa di Mercurio a destra della riduzione semilibrale
(prima metà del III sec. a.C.), una semuncia con prua di nave (prima metà-
metà del III sec. a.C.), un’oncia della riduzione semilibrale con testa di
Bellona o di Roma elmata al dritto e prua di nave al rovescio, una litra di
zecca campana (Neapolis?) con testa di Apollo a sinistra al dritto (270-250
a.C.), una moneta romana o magnogreca illeggibile con testa a destra e una
moneta con toro androprosopo incoronato da Nike al dritto (catalogate da
F. Catalli in Angle - Ghini C 1999; cfr. Ghini C 2006).

B. Storia della ricerca archeologica

Le prime testimonianze in testi di età moderna di un interesse


diretto per le antichità veliterne sono costituite soprattutto da contributi
di eruditi locali. Tra questi poco dopo la metà del Cinquecento si distingue
l’opera del medico e filosofo di antica famiglia veliterna Ascanio Landi
(1527-1697), assai vicino alla Corte romana e dedito nella città d’origine ad
un’intensa attività politica, conosciuta attraverso le due copie recenziori
del perduto manoscritto autografo (una databile tra la fine del Cinquecento
e l’inizio del Seicento, l’altra settecentesca) conservate nella Biblioteca
Comunale di V. (Landi C 1564) e da almeno una terza in possesso di A.
Borgia (Borgia C 1723), edita solo negli anni Ottanta del secolo scorso con
un’ampia introduzione storica e critica (Bonadonna Russo C 1985).
I primi capitoli del volume, dopo un breve proemio, sono dedicati
all’età antica, partendo dalla menzione dell’origine volsca della città fino
all’età imperiale attraverso le vicende più significative dell’età regia e alto
repubblicana, con un salto vertiginoso da qui all’età augustea e quindi
all’età costantiniana. Tale breve excursus vuole costituire solo un antefatto
e un termine di confronto che dimostri l’antica e costante tendenza dei
veliterni all’autonomia, parallelo rispetto al vero oggetto della dissertazione
– ossia gli eventi più vicini all’epoca dell’autore – e pertanto resta un
tentativo di sintesi meramente compilativa e senza nessuna osservazione
critica. La sua fonte primaria, che viene seguita in modo praticamente
pedissequo, è costituita dal racconto di Livio, ad eccezione dei paragrafi
relativi alla narrazione della guerra con Anco Marcio e alla peste del 491
a.C. per cui si ricorre a Dionigi di Alicarnasso, con richiami a Suetonio, non
esenti da fraintendimenti, per l’origine veliterna degli Ottavii e il ricordo
della villa di Augusto nel territorio di Velletri (cfr. A. Fonti letterarie).
Tuttavia il merito dell’opera del Landi, forse preceduta da quella perduta
ma da lui certamente consultata del giurista e oratore Giacomo Galiani
(Gabrielli C 1904), consiste nel fatto di costituire il primo tentativo a noi
pervenuto fra le opere note tra Cinque e Seicento di fornire una sintesi di
quanto allora conosciuto delle fasi più antiche della storia di V., essendo
731 Velletri

l’interesse per le antichità veliterne in tutte le opere di più ampio respiro


prodotte in quei secoli assai limitato ed essenzialmente circoscritto a fugaci
menzioni della città, soprattutto sulla base delle notizie desunte dalle fonti
antiche in relazione al più ampio quadro storico-topografico del Lazio e
dell’Italia antica, in primis l’opera di Livio (Biondo C 1543; Alberti C 1550;
Cluverius C 1624; Holstenius C 1666). Per queste sue caratteristiche di
prima trattazione organica della storia veliterna essa fu utilizzata nei secoli
successivi non solo da storici di estrazione o di interessi prevalentemente
locali, come Bonaventura Teoli (Theoli C 1644), Alessandro Borgia (Borgia
C 1723; C s.d.) o Tommaso Bauco (Bauco C 1782; C 1841; C 1851), ma anche
di fama nazionale ed europea come ad esempio Ferdinand Gregorovius (C
1875) sebbene per lo più limitatamente alle notizie relative alla vita della
città e del territorio prossimo ad essa dopo la fine dell’età antica.
Sempre al secolo XVI risalgono le più antiche scoperte di antichità
romane a seguito di scavi condotti in località San Gennaro nel 1563 e
nell’area della villa di San Cesareo nel 1569 (entrambi ripresi nei primi del
Seicento), nell’area della città nel 1575 (Lanciani C 1990; Galieti C 1933;
Nocca C 19972; Lilli C 2001).
Tra le opere storico-letterarie un ulteriore passo in avanti è
rappresentato nella prima metà del Seicento dall’opera descrittiva del
Bassi, in cui è presente una piantina dell’antico centro urbano (Bassi C
1631), e soprattutto da quella di impronta più prettamente storica del
Teoli, francescano di origine francese divenuto vescovo alla metà del
secolo (Theoli C 1644). Quest’ultima contiene infatti uno dei primi esempi
di sintesi della storia delle ricerche e degli studi sulle origini e sulla storia
più antica di V. supportata tra l’altro dalla conoscenza diretta di luoghi,
monumenti e singoli reperti, compresi quelli minori e di più recente
scoperta. Tale caratteristica, già presente nel Compendio del Landi, appare
però in questi meno sistematica - anche per il differente intento dell’opera,
più squisitamente ‘politico’ e ‘di attualità’ - e limitata a pochi siti e ruderi,
come nel caso della menzione, per l’area della città, di un’iscrizione e
di strutture dell’anfiteatro, per il territorio, della villa in località San
Cesareo identificata per la prima volta in modo esplicito con la cd. «villa
di Augusto» ricordata da Svetonio (Ghini C 2001; Ceccarini - Caregnato
- Vinciotti C 2007) o dei resti del castello di Lariano con l’annessa chiesa
di San Silvestro (G. Trombetta, in Drago - Dalmiglio - Trombetta C 2005)
nell’area dell’Artemisio, grande complesso montuoso che domina a
settentrione il colle della città (Landi C 1564).
Ai primi decenni del Seicento risale anche la formazione della
cospicua Collezione del Cardinale Marzio Ginnetti (1585-1671), confluita
tra la fine del secolo e l’inizio del secolo successivo nella Collezione
Lancillotti (AA.VV. C 2008; Anguissola C 2008) e poi in parte acquisita
dal Museo Pio-Clementino al Vaticano nel 1807, costituita da un numero
cospicuo di statue e di oggetti archeologici rinvenuti nel territorio veliterno
con cui il Cardinale orna il parco ed il palazzo veliterno (cfr. il contributo
di Umberto Savo, Il Palazzo e la Collezione Ginnetti, in stampa nel secondo
Velletri 732

volume dedicato al Lazio a cura di L. Drago Troccoli, che segue Drago


Troccoli C 2009). Tra le opere più note della Collezione Ginnetti sicuramente
provenienti dal territorio veliterno basti menzionare le quattro colonne
attribuite al tempio di Marte di Velletri, riutilizzate nella cattedrale di San
Clemente e nel 1656 vendute dal Cardinale Medici al Cardinale Ginnetti;
la cd. «Urania» dei Musei Vaticani, copia romana della Kore di Prassitele,
requisita sotto Napoleone nel 1798, dopo la disfatta di Waterloo sottratta
nel 1815 al Museo Napoleon parigino – nome con cui fu allora ribattezzato
il Louvre – e restituita l’anno dopo al Museo Pio-Clementino (AA.VV.
C 2003); le statue delle muse Euterpe del Palazzo Lancillotti, Polimnia,
acefala, del museo Pio-Clementino, Talia della Ny Carlsberg Glyptotek
di Copenaghen; il sarcofago raffigurante due vittorie che sorreggono uno
scudo con l’iscrizione di Clodia Lupercilla.
Oltre alla già ricordata ripresa degli scavi a San Cesareo e San Gennaro
(1604) e alla scoperta e alla segnalazione di diverse sculture e monumenti
di età romana, sia nell’area urbana che nel territorio (ad esempio a Colle
Ottone nel 1643), altri scavi vengono condotti probabilmente nel corso del
Seicento a Soleluna e a Colle della Noce e in altre località, in parte non
specificate, a cura del Cardinal Discetti e del Teoli.
All’opera di quest’ultimo, oltre che a quella del Landi, appaiono
ispirati nel secolo successivo gli scritti già menzionati di Alessandro
Borgia, vescovo di Nocera e parente del Cardinale Stefano (Borgia C 1723;
Borgia C s.d.), così come tra fine Settecento e Ottocento quelli di Tommaso
Bauco (Bauco C 1782; C 1841; C 1851). Al Borgia, poco critico per quanto
riguarda l’esposizione dei dati relativi alle fasi più antiche (tra cui le
rovine di Soleluna e le ville del territorio) ma più documentato per quanto
riguarda la storia locale a partire dal Medioevo, va ascritta tra l’altro la
valorizzazione della bolla di Pasquale II con l’indicazione dei confini
del territorio veliterno cui hanno fatto e fanno ancora riferimento tutti i
moderni studi storico-topografici, epigrafici e archeologici sull’antica V.
Ricca di notizie e dati topografici puntuali è la pressoché
contemporanea opera del Volpi (Volpi C 1727), corredata da tavole in cui
sono riprodotti alcuni dei più importanti monumenti e materiali rinvenuti
nella città e nel territorio veliterno: alla tavola I resti del cd. «tempio di
Marte» sotto la cattedrale di San Clemente, alla tav. II colonne dello stesso
tempio negli Orti Ginnetti, alla tav. III Cento Colonne, alla tav. IV Civitana,
alle tavv. V-VI sarcofagi conservati negli Orti Ginnetti, tra cui quello con
l’iscrizione di Clodia Lupercilla su menzionato, alla tav. VII busti del Museo
Borgia, alla tav. VIII Sole Luna, alla tav. IX la villa di Colle Ottone, alla tav. X
monete della gens Octavia, alla tav. XI monete di Q. Pomponius Musa (cfr. A.
Fonti numismatiche). Per quanto riguarda le località ai limiti del territorio va
menzionato anche l’excursus relativo all’area del Castello di San Gennaro
nell’opera dedicata dal Volpi al comprensorio di Lanuvio (Volpi C 1732).
Assai più modesto al confronto appare l’interesse delle rassegne delle
testimonianze archeologiche per lo più già note (essenzialmente i templi,
l’anfiteatro e le ville) contenute nelle opere edite pochi anni prima dal
733 Velletri

Piazza (Piazza C 1703) e dal Ricchi (Ricchi C 1713), oppure l’insieme dei
dati topografici successivamente riportati in opere descrittive del decennio
precedente la metà del secolo, sugli itinerari tra V. e Lanuvio (Venuti C
1740, con indicazioni relative a San Gennaro e Colle de’ Marmi) e sulla via
Appia ai confini con il territorio lanuvino (Pratilli C 1745), mentre sempre
per la via Appia e le località adiacenti nell’ambito del territorio veliterno,
come Soleluna, Ponte di Mele e Civitana, particolare importanza assume la
documentazione fornita dagli acquarelli realizzati da Carlo Labruzzi sullo
scorcio del secolo (Ashby C 1903. Cfr. Cavallo C 20031-2).
Ugualmente negli ultimi decenni del secolo appaiono gli scritti di
Adler, Zoega, Giorgi, frate Paolino e Borson (Adler C 1782; Zoega C 1787; C
1789; Giorgi C 1793; Fra Paolino di San Bartolomeo C 1793; Borson C 1796),
legati alle vicende e alla valorizzazione della enciclopedica Collezione
Borgia, costituita da Clemente Erminio alla fine del Seicento partendo
da un nucleo iniziale di reperti di scavo dal territorio, parzialmente
arricchita da Alessandro e poi soprattutto dal Cardinale Stefano (1731-
1804), a cui si devono l’ulteriore notevole incremento, la connotazione
‘universale’ e l’organizzazione scientifica con una sistematica e rigorosa
suddivisione in Classi dei materiali. Dopo la morte del Cardinale la
Collezione, ad eccezione di una parte acquisita per lascito testamentario
dalla Congregazione de Propaganda Fide (per la relativa controversia cfr.
Ciccotti C 2001), dopo un vano tentativo di vendita al governo danese (cfr.
la lettera del 3 giugno 1805 del principe Federico), ostacolato dal Pontefice,
e trattative infruttuose con il governo francese (1811-1812) per la vendita
della maggior parte dei materiali, con esclusione di tre classi, al Museo
Napoleon al prezzo di appena 140.000 franchi, ovvero circa 26.000 scudi
(Ciccotti C 2001), confluisce nel patrimonio del Reale Museo di Napoli per
iniziativa del legittimo erede, oberato dal dissesto del patrimonio familiare
conseguente agli oneri sopportati negli anni della Repubblica romana,
il conte Camillo, generale murattiano figlio di Giovanni Paolo, fratello
maggiore del Cardinale Stefano e in quanto primogenito legittimo titolare
della collezione di famiglia, morto nel 1809 ma già nel 1808 firmatario
di un atto di donazione al figlio delle proprietà familiari. Sulla base dei
documenti valorizzati in Ciccotti C 1999, Ciccotti C 2001 e Milanesi C 2001
sappiamo che nel corso del decennio francese a Napoli, precisamente
tra l’estate e l’autunno del 1814, si attuano gli accordi con Murat, grazie
anche ai buoni uffici della moglie Carolina, con conseguente contratto di
vendita che prevedeva, con decreto del 6 ottobre 1814 (Ciccotti C 2001) il
versamento dell’anticipo, corrispondente a Lire 44.000, di 10.000 dei 50.000
ducati pattuiti (cifra comunicata a Camillo il 27 settembre), la redazione
del catalogo ([Borgia] C 1814) probabilmente dopo la consegna del
materiale al Museo di Napoli tra giugno e luglio 1814, consegna attribuita
per altro da una tradizione di studi confutata da Milanesi al successivo
periodo borbonico (al 1817 ad esempio in Fortunati C 19892; Antonini C
2008); al ritorno dei Borboni si realizzano invece la conferma del contratto
con atto di vendita del 25.IX.1815 sotto Ferdinando I e nel gennaio 1821
Velletri 734

il saldo della cifra residua, in contanti anziché sotto forma di cessione di


proprietà terriere come previsto dagli accordi con Murat. Sulle sorti della
Collezione ed il suo accesso al Museo di Napoli si vedano in particolare
tra gli altri Fiorelli C 1867; de Franciscis C 1963; Fortunati 19892; Ciccotti
C 2001; Guerrini - Luppino - Mancini C 20011; Milanese C 2001; Nocca
C 20012. Per ulteriori dettagli cfr. A. Fonti epigrafiche e numismatiche. In
generale sul Cardinale Stefano e la Collezione Borgia cfr. AA.VV. C 20012-3
con i numerosi contributi ivi contenuti, in parte elencati nella sezione C.
Bibliografia per il più diretto interesse in relazione alle antichità veliterne.
Tra gli scavi e le scoperte settecentesche di strutture e monumenti
in area urbana e nel territorio (ad esempio a Colle de’ Marmi, Colle
Ottone, San Cesareo, Colonnella e forse al Peschio: Ceccarini C 19972), una
menzione particolare meritano i rinvenimenti casuali effettuati nell’ottobre
del 1784 (Winckelmann - Fea C 1783) all’estremità sudoccidentale del
colle della città, durante i lavori per la costruzione del muro meridionale
dell’oratorio annesso alla Chiesa detta Santa Valle o S. Maria della
Neve, dal 1602 dedicata alle SS. Stimmate di S. Francesco a seguito della
concessione all’omonima confraternita della sottostante Chiesa (Tersenghi
C 1910). Qui fu messo in luce, forse in relazione ad «…una vasca...» e a «…
rotti muri con intonaco rosso…» menzionati in [Becchetti] C 1785, ovvero
più precisamente all’interno di alcune favisse, secondo la ricostruzione
di Mancini C 1915 (cfr. infra), un gruppo di terrecotte architettoniche
arcaiche comprendente, oltre alle lastre subito impropriamente definite
«bassorilievi volsci», poi riferite dagli studiosi moderni alla cd. serie «Veio-
Roma-Velletri» (cfr. bibliografia infra), una sima laterale con gocciolatoio
a protome ferina e due teste femminili, una delle quali con lungo collo
svasato, ovvero un’antefissa e una testa di sfinge acroteriale, già ritenuta
un’isolata testa votiva (cfr. ad esempio Colonna C 1984), riconducibili
alla stessa matrice (secondo Fortunati C 1986; C 19892). Le lastre furono
prontamente descritte in [Becchetti] C 1785, con riproduzioni a colori su
rame dell’incisore Marco Carloni nelle sette tavole fuori testo, mentre la
sima e le due teste (solo queste menzionate e descritte sommariamente
senza riferimento alla sima alla p. XIX) furono riprodotte sul frontespizio
del volume. Tale materiale confluì prontamente, nel 1785, nella collezione
borgiana; in particolare per l’acquisto delle lastre, stimate 900 scudi,
sappiamo che il Cardinale Stefano Borgia sollecitò, con alcune lettere
conservate nella Biblioteca comunale di Velletri (Ms IX, 24; cfr. Langella
20002), l’intervento del fratello cav. Giovanni Paolo - come già sottolineato
proprietario de iure della Collezione in quanto primogenito (Ciccotti C
2001) – il quale ne fece curare anche il restauro ([Becchetti] C 1785). Le
lastre dopo la vendita della Collezione pervennero quasi integralmente nel
Museo di Napoli (cfr. supra), ad eccezione di alcuni frammenti giunti per
vie diverse in altre sedi museali.
Otto frammenti, grazie ai rapporti tra il Cardinale Borgia e il Vescovo
teologo danese Frederik Münter (cfr. AA.VV. C 2000), a seguito di un dono
al Münter in occasione di una sua visita a V. nel 1786, entrarono a far parte
735 Velletri

della collezione di antichità della Residenza episcopale di Copenhagen


(Riis C 1941: per il frammento della seconda fila a sinistra, trasferito al
Museo Nazionale Danese, cfr. Breitenstein C 1941 e Winter C 2009; per i
quattro frammenti della Collezione Münter nella Ny Carlsberg Glyptotek
di Copenhagen cfr. Riis C 1941; Gantz C 1974; Winter C 2008; C 2009;
Christiansen - Winter C 2010). Due gruppi di frammenti furono donati in
due riprese dal Cardinale al Seroux d’Agyncourt – membro come il Münter
dell’Accademia Volsca veliterna di cui Borgia fu dal 1789 primo protettore
– il quale a sua volta li destinò alla seconda collezione di Lord Hamilton
(lettere del Cardinale Stefano Borgia del 17.XI.1784 e del 24.XI.1784,
Biblioteca Comunale di Velletri, Manoscritti VI.3; IX, 28. Cfr. Langella C
2000). Cinque di questi frammenti (solo due menzionati in Pellegrini C 1899,
con riferimento a Seroux d’Agyncourt C 1814 e C 1823) furono collocati
in seguito nel casino di Pio IV in Vaticano e sono attualmente conservati
nel Museo Gregoriano Etrusco (Fortunati C 19892; Winter C 2009). Altri
frammenti sono invece confluiti nel patrimonio dell’Antikenmuseum di
Basilea (E. Berger - M. Schmidt, Führer durch das Antikenmuseum Basel, Basel,
senza data, 117, n. 170.1-2; Reusser C 1988; Winter C 2009).
Come precisa il Becchetti, «quasi nel tempo stesso in cui si rinvennero
le figuline» ([Becchetti] C 1785) fu rinvenuta la cd. tabula veliterna iscritta
in volsco con menzione della altrimenti sconosciuta divinità Decluna, ma in
mancanza di una documentazione coerente e di testimonianze dirette non
può esserne determinata con certezza la pur possibile provenienza - anche in
considerazione della contemporaneità del rinvenimento - dalla medesima
area di scavo delle lastre piuttosto che da un altro luogo sacro urbano o
extraurbano (dubbio formulato in Lanzi C 1790: cfr. A. Fonti epigrafiche), con
tutte le conseguenze che ciò comporterebbe per la definizione dei caratteri
del culto e delle divinità venerate nell’area sacra delle SS. Stimmate (cfr.
infra per i più recenti scavi). Riassumendo schematicamente quanto esposto
in modo più circostanziato nella sezione relativa alle iscrizioni veliterne
si ricorda che, ad eccezione di pochi autori per cui la tabula fu rinvenuta
nel territorio, solo alcuni ne riferiscono la scoperta al luogo in cui furono
rinvenute le lastre, altri ancora ne indicano genericamente la provenienza
da V., con o senza indicazione della data (1784), oppure solo la pertinenza
alla Collezione Borgia. Una revisione generale dei dati d’archivio, unita
alle informazioni desumibili dalle testimonianze più affidabili e a quanto
riportato nella letteratura più vicina alla data del rinvenimento, induce ad
accogliere la tradizione relativa al rinvenimento a V. nel 1784, lasciando
per ora aperta la questione più specifica circa la determinazione del luogo
di culto di provenienza all’interno del comprensorio urbano in attesa di
nuove indagini archeologiche, anche se la provenienza dall’area della
Chiesa delle SS. Stimmate resta l’ipotesi più probabile, tenendo conto tra
l’altro dei caratteri dei luoghi di culto noti fino agli anni 1784-1785 (cfr. A.
Fonti epigrafiche e numismatiche).
Da segnalare nel Settecento è anche il rinvenimento di numerose
iscrizioni in diverse aree; spicca tra gli altri il recupero nel 1765 in località
Velletri 736

Colonnella del sarcofago di Sesto Vario Marcello conservato ai Musei


Vaticani (da ultimo Gregori C 2009).
Ma il rinvenimento che suscita maggior clamore negli ultimi anni del
secolo è sicuramente quello della colossale statua marmorea di Atena, la
cd. «Pallade veliterna», confluita dopo alterne vicende nel patrimonio del
Museo del Louvre, avvenuto nel 1797 in una vigna in località Troncavia
(Bellotti C 1797; Borgia C 1797; Piazza C 1797; Visconti C 1805; descrizione
non firmata, ma attribuita a Stefano Borgia – cfr. Cardinali C 1839– edita in
Fea C 1836. Cfr. Nocca C 19971-4; Ceccarini C 19971-2; Ceccarini - Palombi C
1999), dove tra il 1815 e il 1817 si rinvengono altri materiali di pregio - tra
cui un busto di Tiberio, monete e iscrizioni - e altri scavi sono intrapresi nel
1805 e nel 1821 (Nocca C 19971, 3).
Tale scoperta incrementò ulteriormente il prestigio e la fama a
livello europeo dell’Accademia Letteraria Volsca Veliterna (Nocca C
1999), fondata inizialmente come società letteraria da Clemente Erminio
Borgia e Domenico Antonio Cardinali nel 1755, ma dal 1789, sotto la
guida del Cardinale Stefano Borgia, divenuto nel 1796 anche ‘Lucumone’
dell’Accademia Etrusca di Cortona, fulcro delle attività di studio e ricerca
in archeologia, antiquaria e numismatica tra le più accreditate del tempo,
che diedero luogo a dotte dissertazioni pubblicate in tre volumi di Atti dal
1834 al 1839, con nomi del calibro di Carlo Fea, Ennio Quirino Visconti,
Domenico Sestini, i già nominati Becchetti, Seroux d’Agyncourt e Münter,
Clemente e Luigi Cardinali, limitando l’elenco agli studiosi menzionati in
questa sede (Tersenghi C 1938).
Tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, periodo
al quale risalgono altre indagini o rinvenimenti sporadici sia nella città
che nel territorio (come forse le indagini del principe di Hannover a Colle
Palazzo: Palombi C 20012), vanno segnalati i contributi di più o meno
ampio respiro di Carlo Fea (C 1795; 1836), di Ennio Quirino Visconti (C
1796; C 1803; C 1805) e del numismatico Sestini (C 1796).
Tra i lavori topografici ottocenteschi, che comprendono anche
contributi utili soprattutto per la ricostruzione della viabilità del territorio
(Sickler C 1811; Gell C 1834; C 1846; Westphal C 1827; C 1829; Desjardin C
1854; C 1860), un interesse purtroppo marginale nei confronti del territorio
veliterno, in linea di massima limitatamente alle aree prossime all’Appia,
mostrano gli importanti studi di Canina (C 1839) e di Nibby (C 1819; C 1837;
C 1869), a differenza di quelli – contenenti analisi di monumenti e luoghi e
specificamente ad esso dedicati, talora anche con dovizia di particolari – di
Clemente Cardinali (C 1802; C 1819; C 1823; C 1824; C 1825; C 1826; C 1839),
in parte raccolti dal fratello Luigi, autore di più modesti contributi (Cardinali
C 1825; C 1831), da segnalare anche per la particolare attenzione alla raccolta
dei documenti epigrafici, benché la sua affidabilità sia stata oggetto di
autorevoli critiche a partire dal Mommsen, in occasione dell’edizione nel
X volume del CIL delle iscrizioni latine veliterne (Mommsen C 1883). Nel
penultimo decennio dell’Ottocento particolarmente importanti appaiono i
lavori topografici del De La Blanchère (C 1888; C 1889).
737 Velletri

Un incremento degli scavi, interessati ancora soprattutto alle antichità


romane, si registra a partire dalla seconda metà del secolo, soprattutto
dopo l’Unità d’Italia a seguito del decreto del ministro Bonghi (anno 1875)
relativo alla nomina governativa di Ispettori degli Scavi e Monumenti, in
genere accademici o ingegneri e architetti dell’alta borghesia o notabili
locali esperti o appassionati d’archeologia e arte antica, dal 1876 posti a
titolo gratuito a salvaguardia dei monumenti e dei reperti archeologici
urbani e del territorio con l’obiettivo di incrementarne attraverso
precise direttive emanate dal Governo la conoscenza, la conservazione
e la valorizzazione, riferendo direttamente alla Direzione Centrale e
affiancando la preesistente rete delle Commissioni conservatrici. Dopo le
dimissioni del prof. Corsetti, laureato in Matematica a Roma nel 1869, che
a seguito dell’energico sollecito e denuncia dello stato di abbandono dei
beni archeologici veliterni da parte del Fiorelli ricoprì la carica per circa
un anno (Corsetti C 18781-2), dal 24 novembre 1877 fino al trasferimento a
Viterbo per motivi di lavoro, e la proposta di conferire l’incarico al Prof.
Don Ignazio Galli Abbate, docente della Reale scuola Tecnica di Velletri
e Direttore dell’Osservatorio Meteorologico municipale, il 12 maggio
del 1879 fu nominato Ispettore l’ingegnere e architetto Pacifico di Tucci,
affiancato dal 1890 al 1897 dal vice ispettore ingegnere e architetto Oreste
Nardini, suo ‘allievo’ e assistente (Ceccarini C 2001).
Il Di Tucci era uno stimato professionista ma anche un appassionato
collezionista, come a quei tempi molti cittadini veliterni (Ceccarini C
2001, con riferimento alla lettera di risposta della Sottoprefettura in data
13 giugno 1879 ad una nota del Ministero della Pubblica Istruzione).
Delle sorti della sua collezione di circa 200 «armi preistoriche locali»
non si hanno purtroppo informazioni e nessuna notizia di dettaglio né
da fonti bibliografiche né archivistiche, tranne brevi cenni, in particolare
sull’acquisizione intorno al 1870-1871 di «un paalstab o lancia di bronzo
di arcaicissimo modello» rinvenuto in una tomba «a forma di pozzuolo
sostenuto da macerie» nella vigna posta al di là del Ponte della Regina,
forse localizzabile nell’area coincidente o prossima alla necropoli di
Vigna Lazzarini da cui proveniva un gruppo di fibule e punte di lancia
descritte senza la data della scoperta nell’inventario poi compilato da
Oreste Nardini ai nrr. 2297-2329, di cui solo sei sono ancora esposti nel
Museo locale (Archivio Centrale dello Stato, I versamento, b. 153, fasc. 323,
lettera del Di Tucci del 30 aprile 1880; Di Tucci C 1880; Drago Troccoli C
19891; Ceccarini C 2001). Sappiamo che nella sua casa, dove organizzò una
sorta di Antiquarium, parte del nucleo iniziale di una raccolta locale che
desiderava costituire e far ospitare in locali comunali, erano conservate
tra l’altro le terrecotte architettoniche e gli altri votivi, tra cui la statuetta
con iscrizione , esaminati in quella sede dal De La Blanchère
non oltre il 1887 (cfr. A. Fonti epigrafiche), rinvenuti negli scavi per la
costruzione dell’acquedotto di Cisterna che Di Tucci diresse in località
La Parata (Archivio Centrale dello Stato, I versamento, b. 138, fasc. 200:
relazione del Di Tucci del 21 marzo 1880 sulla scoperta del luogo di culto;
Velletri 738

De La Blanchère C 1889; Melis - Quilici Gigli C 1983; A. Palombi, in Palombi


- Vinciotti C 2001). Parte delle terrecotte furono poi donate dal figlio
Francesco, anch’esso ingegnere, al Museo Civico finalmente istituito sullo
scorcio del secolo, perseguendo un progetto embrionale già espresso in seno
al Consiglio comunale fin dal 1877 (Crescenzi C 1981; Ceccarini - Crescenzi
C 19891), anche grazie al costante interessamento e alle pressioni esercitate
dal Di Tucci sull’amministrazione locale e sul Ministero, testimoniate da
un’intensa corrispondenza (Ceccarini C 2001), come risulta dalle schede
relative a un nucleo di lastre Campana elencate nel registro d’entrata degli
oggetti al Museo, datato 1918, ma non nell’inventario Nardini, per cui v.
infra (Melis - Quilici Gigli C 1983; Fortunati C 19891; Ceccarini - Crescenzi
C 19893; Ceccarini C 2001; Ciampi C 2007).
Durante il periodo di attività del Di Tucci, volta fin dall’inizio alla
conservazione e tutela di monumenti e siti archeologici, come mostra ad
esempio l’immediata segnalazione dello stato di rovina della villa della
Civitana, le indagini nell’area della città e nelle sue immediate vicinanze,
mosse ora anche in occasione di lavori pubblici oltre che a scassi per
l’impianto di vigneti, interessano a S l’area della Stazione ferroviaria e del
Ponte della Regina, dove nel 1870 e tra il 1879 e il 1885, oltre a tratti delle
mura romane e medievali, un pozzo e materiali vari, vengono parzialmente
messi in luce uno o più nuclei sepolcrali della prima Età del Ferro (nella
vigna Lazzarini in data non precisabile) e una necropoli romana di età
repubblicana e imperiale, da cui provengono le monete menzionate in A.
Fonti numismatiche, e, nel 1882, una statua marmorea con base inscritta
(Di Tucci C 1880; C 1882; C 1885; Drago Troccoli C 19891), a N l’area
della Cantina sperimentale in cui nel 1891 vengono scoperte nella vigna
D’Andrea due tombe a pozzo di cui si conserva solo un corredo con urna a
capanna del I periodo laziale (Barnabei C 1893; Red. C 1893; Pinza C 1898.
Sul disegno della tomba, secondo Barnabei opera del Di Tucci, e sul suo
carattere interpretativo, di ricostruzione non oggettiva, cfr. Nizzo C 20091,
con dubbi sull’attribuzione). Il corredo della sepoltura a incinerazione,
donato dal Di Tucci alla Soprintendenza di Roma ed esposto nel Museo
Nazionale di Villa Giulia, fu poi nel 1901 trasferito al Museo Preistorico
(Pigorini 1901. Cfr. Drago Troccoli C 19891).
Più numerose risultano le ricerche nel territorio, solo in parte mirate
all’individuazione di elementi utili alla storia del paesaggio, come la
complessa rete di cunicoli (ad esempio Di Tucci C 1878), o legate a studi
storico-topografici di più ampio respiro come nel caso dei già citati
lavori di De La Blanchère e, nei decenni a cavallo tra i secoli XIX e XX,
soprattutto di Lanciani (Lilli C 2008, con riferimento ai manoscritti della
Biblioteca Apostolica Vaticana e della Biblioteca dell’Istituto Nazionale di
Archeologia e Storia dell’Arte), la cui opera è proseguita da Lugli (C 19231-
2
; C 1929; C 1930; C 1931; C 1934; in AA.VV. C 1937; C 1952; C 1957; C
1967), di Ashby (aree dell’Artemisio e dell’Appia: Ashby C 1910; Cavallo
C 20031-2; Liverani C 2003; Turchetti C 20031-2), di Pelzer Wagener (di cui è
tuttora fondamentale il contributo sulla città e le ville del territorio: Pelzer
739 Velletri

Wagener C 1913), più limitatamente di Stevenson (appunti manoscritti


su alcuni settori dell’area della città e su singole località per lo più del
settore settentrionale e orientale del territorio: Lilli C 2008) e di Tomassetti,
che tratta delle testimonianze relative all’età classica all’interno di scritti e
corpose opere di sintesi dedicate al Medioevo (Tomassetti C 1886; C 1910;
C 1979).
Più spesso si tratta di scoperte ancora casuali o spinte da interessi
privati: in località Madonna degli Angeli (1853), Colle de’ Marmi (1853-
1854), Colle Perino (1854), Colle Ottone, dove nel 1898 si rinviene in una
grotta il noto modellino votivo di edificio sacro tardo-arcaico esposto
nel Museo di Villa Giulia (Staccioli C 1968; C 1985; C 1991), donato allo
Stato dal Prof. Ignazio Galli tramite il Nardini (Ceccarini C 2001), Colle
Cagioli, presso Lariano, nella località significativamente denominata
Cento Cappelle in cui nel 1872 si rinvengono le tre statue di atleti dei
Musei Capitolini, tra il 1876 e il 1878 i resti della villa di età imperiale a cui
possono essere attribuite (Visconti C 1876; Corsetti C 18781-2; Ceccarini C
2001; A. Palombi, in Palombi - Vinciotti C 2001; Iaculli C 2009) e nel 1913
alcune monete (cfr. A. Fonti numismatiche).
A partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino alla fine degli anni
Trenta del Novecento è da ascrivere tra i principali meriti dell’Ing. Oreste
Nardini, nuovo ispettore onorario ufficialmente dal 1897, di fatto dal 1895,
cinque anni dopo l’inizio della collaborazione con il Di Tucci in qualità
di vice ispettore (Ceccarini C 2001), una encomiabile e capillare opera di
controllo del patrimonio archeologico per tutta l’ampiezza del territorio,
affiancata da una scrupolosa attività di segnalazione agli organi competenti
e da una pronta pubblicazione di notizie anche minute, relazioni più ampie
e critiche e descrizione di reperti, monumenti e tratti stradali con puntuali
indicazioni topografiche, spaziando dalla preistoria e protostoria (Nardini
C 1932; C 19342, 4) alle antichità cristiane e medievali (Nardini C 19001; C
19261; C 19396; C 1940), nonostante il prevalente – naturale in quegli anni –
interesse per le antichità romane (Nardini C 1895; C 1896; C 1899; C 19002-3;
C 1903; C 1905; C 19091-2; C 1918; C 19221-4; C 19241-2; C 19262-3; C 19271-5;
C 1929; C 19301; C 1933; C 19341, 3, 4; C 19351-2; C 1936; C 19391-5, 7-8; per la
bibliografia completa del Nardini vedi Romani C 1970).
Al Nardini, considerato il vero nume tutelare delle antichità veliterne
ed effettivo fondatore della nuova istituzione museale (Ceccarini C 2011),
ospitata al piano terra del Palazzo comunale, si deve anche la scrupolosa
redazione delle schede di catalogo e inventariali delle collezioni confluite
nel Museo locale, oggi a lui intitolato, purtroppo in gran parte perduto
(circa i 4/5 del cospicuo patrimonio originario) a causa dei bombardamenti
subiti dall’edificio nel secondo conflitto mondiale (Crescenzi C 1981;
AA.VV. C 1989; Ceccarini C 2001; Germano - Ceccarini C 2002).
L’inventario manoscritto Nardini, compilato probabilmente tra il 1918 e
il 1937 (Ceccarini C 2001), unitamente al primo catalogo incompleto, il cd.
«registro d’entrata» del 1918 compilato quando il Museo era divenuto a
partire dagli inizi del ‘900 una realtà ben strutturata (Ceccarini C 2001;
Velletri 740

C 2011), ha permesso in diversi casi di integrare, ai fini della storia del


popolamento del territorio, il quadro delle testimonianze archeologiche
fornito dalla documentazione edita (cfr. in generale Crescenzi C 1981
e soprattutto Ceccarini C 2001). Ad esempio, per la protostoria e l’età
orientalizzante, alle necropoli o tombe isolate a N e N/E del colle veliterno
già note dalle relazioni del Nardini nelle Notizie degli Scavi e nel Bollettino
dell’Associazione Veliterna di Archeologia Storia ed Arte in località Le Corti,
Vigna d’Andrea, Colle dell’Acero e Vallone, è stato possibile aggiungere
quelle individuate a N/E in località Valle nel bosco di Lariano (nel 1923)
e a S della città, in località Colle Palazzo (negli anni 1910-1911), Vigna
Lazzarini (probabilmente negli anni Trenta) e presso il Campo Sportivo
(nel 1934): cfr. Drago Troccoli C 19891 e, per Colle Palazzo, anche Nizzo C
20092. Se per la tomba a pozzo del I periodo laziale messa in luce durante
i lavori per l’acquedotto del Simbrivio a Colle dell’Acero (Nardini C 1934)
non ci sono purtroppo riferimenti nelle accurate schede inventariali, per
quanto riguarda i resti della necropoli dell’orientalizzante antico in località
Vallone, ugualmente rinvenuta nell’ambito del vasto bosco di Lariano ma in
seguito a scavi clandestini, è stato possibile precisare ulteriormente rispetto
alla relazione di Nardini C 1934 la possibile composizione e consistenza
originaria dei corredi pertinenti a due gruppi di tombe dell’aristocrazia
locale, ciascuno dei quali comprendente almeno una tomba maschile e una
femminile, connotate nel primo gruppo rispettivamente dalla presenza del
carro, delle armi e del vasellame metallico e dalla ricchezza del costume
e degli ornamenti (cinturone bronzeo ad alta fascia e gruppo di fibule in
bronzo e argento), oltre che dalla deposizione di un grande coltello per la
spartizione delle carni (Drago Troccoli C 19891; Bartoloni C 2009).
Tra gli scavi ufficialmente programmati nei primi decenni del
Novecento, oltre alle infruttuose esplorazioni dell’ispettore Ettore
Ghislanzoni nella Vigna d’Andrea nel 1910 alla ricerca di altre tombe a
pozzo della fase più antica della cultura laziale (Drago Troccoli C 19891),
va segnalata in primo luogo la ripresa nel medesimo anno (dal 17 marzo
al 4 giugno), grazie all’interessamento di Angelo Pasqui, allora Direttore
dell’Ufficio Scavi di Roma, del Lazio antico e della Provincia dell’Aquila,
delle indagini nel luogo di culto presso la Chiesa delle SS. Stimmate,
condotte da Giovacchino Mancini (Mancini C 1915) mediante una serie
di saggi intorno e sotto le strutture della chiesa, nell’impossibilità di
indagare in estensione l’intera area santuariale a causa del precario stato
di conservazione dell’edificio ecclesiastico e della presenza di numerose
tombe ottocentesche.
Il Mancini individuò nel santuario due diverse fasi costruttive
(precisate da Colonna C 1984): alla prima attribuì i resti in tufo giallo di un
piccolo edificio ad oikos rettangolare con pronao, oggetto di un successivo
intervento realizzato in diverso materiale, testimoniato da un unico blocco
in tufo grigio (m nella pianta riprodotta in Mancini C 1915), riferito dal
Mancini ad un terzo muro parallelo ai muri k e l (cfr. Colonna C 1984);
alla seconda, rappresentata dalle strutture e, g, n in tufo grigio, quelli di
741 Velletri

un piccolo tempio tuscanico in antis (ad alae, forse preceduto alla stessa
quota da un tempietto a cella unica e pronao, secondo Colonna C 1984),
poi ampliato, con un’aggiunta rappresentata dal muro angolare d in
trachite, e reso periptero, come suggerirebbe il muro h in blocchi di selce
(muro di peribolo secondo Colonna C 1984), posto ad una quota superiore
e diversamente orientato, in senso NO/SE stando alla posizione, allineate
lungo uno stesso asse, di tre (a, b, c) delle quattro ‘favisse’ messe in luce
(con la quarta, o, di dimensioni minori, all’angolo N/E del tempio). Le
‘favisse’, due circolari (a e o) e due con imboccatura circolare ma pianta
quadrata all’interno (b e c), erano scavate nel tufo e risultavano tutte
manomesse, riempite alla rinfusa di terra e materiali fittili, tegole e vasi, di
epoche diverse. Dalle prime tre (a, b, c) secondo Mancini «si estrassero le
famose terrecotte borgiane» e la loro esplorazione nel Settecento sarebbe
provata tra l’altro dal rinvenimento di frammenti ceramici di un vaso
di quel secolo sul fondo della favissa a, intonacata con calce dipinta in
rosso come la favissa c (dettaglio che a mio avviso può essere collegato
alla menzione della «…vasca...» e dei «…rotti muri con intonaco rosso…»
in [Becchetti] C 1785). Nonostante la denominazione di ‘favisse’ acquisita
in letteratura non si può escludere per tali strutture la funzione di pozzi
o cisterne, considerandone la notevole profondità e il rivestimento in
intonaco, nonché il rinvenimento nella grande ‘favissa’ b, oltre a frammenti
di antefisse, tegole e vasi e un’arula, del rivestimento di un pozzo con
pedarole (Fortunati C 19892: foto dello scavo della ‘favissa’ c = Cressedi
C 1953). Non è possibile invece pronunciarsi sull’ipotesi del Mancini circa
l’interpretazione come resti di un «forno per la cottura di fittili decorativi»
dello «strato di terra, cotta dal fuoco, e rimasto aderente alla parete…»
della favissa c che «a m. 1,40 di profondità dall’orlo, sporgeva dalla parete
della favissa per lo spessore di m. 1,30…» (Mancini C 1915).
Al tempio tuscanico furono riferite le cd. «terrecotte volsche» già note
a seguito degli scavi settecenteschi, con particolare riferimento al nucleo
della Collezione Borgia confluito nel Museo di Napoli (Winckelmann - Fea
C 1783; [Becchetti] C 1785; Seroux d’Agyincourt C 1814; C 1823; Inghirami
C 1825; Finati C 1825; Micali C 1832; C 1833; Fea C 1836; Abeken C 1843;
Müller - Wieseler C 1856; Lenormant C 1867; Pellegrini C 1899; Helbig
C 1903; Savignoni C 1906, con attribuzione della serie a Caere, come già
Pellegrini C 1899 e poi Åkerström C 1954, anziché a Veio secondo il parere
della maggior parte degli studiosi). Il Mancini ne rinvenne numerosi
altri esemplari (C 1915), ampiamente studiati, trattati o semplicemente
menzionati o riprodotti ripetutamente, insieme a quelli già conosciuti
e alle altre terrecotte templari arcaiche, anche in contributi di interesse
storico in relazione ai temi rappresentati (tra gli altri Van Buren C 1921;
Della Seta C 1922; C 1928; Ducati C 1927; C 1936; Ducati - Giglioli C 1927;
Spinazzola C 1928; Giglioli C 1935; Andrén C 1940; C 1974; Riis C 1941;
C 1981; Mazzarino C 1944; Pallottino C 1948; C 1993; Åkerström C 1954;
Heurgon C 1957; De Marinis C 1961; Banti C 1969; Gantz C 1974; Cristofani
C 1975; C 1977; C 1981; C 1982, C 1987; Winter C 1978; C 2009; C 2010;
Velletri 742

Cristofani Martelli C 1984; Melis C 1985; Torelli C 19851-2; C 1988; C 19921-2;


C 1997; Fortunati C 1986; C 19892; C 1990; C 1993; Colonna C 1988; Bruun C
1993; Borriello C 1999; C 2000; C 2001; Menichetti C 2000; Luppino C 2001;
Ghini C 20022; C 2004; C 2011; Ghini - Infarinato C 2009; Winter - Iliopoulos
- Ammerman C 2009; Christiansen - Winter C 2010; Carlucci C 2011).
Oltre alle lastre si rinvennero altri cospicui resti della decorazione
del tetto del tempio, tra cui diverse antefisse attribuite a tre tipi distinti: a
testa femminile, del tipo già noto dal 1784 e riprodotto sul frontespizio di
[Becchetti] C 1785 (Mancini C 1915, con riferimento a un discreto numero,
non precisato, di esemplari, tutti perduti: Fortunati C 1986; C 19892), a
testa di Sileno (Mancini C 1915; Fortunati C 1986; C 19892), con Sileno e
Menade a figura intera (Mancini C 1915; Fortunati C 1986; C 19892); nuovi
frammenti, perduti, riferibili al tipo di sima con gocciolatoio a protome
ferina già nota ([Becchetti] 1785, frontespizio), con tegola di gronda
decorata a fiori di loto e palmetta (Mancini C 1915; Fortunati C 19892);
una piccola fascia con palmette e girali, più probabilmente una cortina
pendula (Andrén C 1940; Fortunati C 1986), riferita invece dal Mancini
al coronamento, come i frammenti di una cornice ‘strigilata’ con piccolo
toro (Mancini C 1915; Fortunati C 1986; C 19892); frammenti fittili, tutti
perduti, secondo Mancini parte degli acroteri laterali (Mancini C 1915:
testa di Gorgone, ovvero frammento di coppo di colmo con acroterio
centrale a protome gorgonica secondo Fortunati C 1986; C 19892) e della
decorazione frontonale (Mancini C 1915: un braccio con manica corta
dipinta in bianco con doppio orlo nero – una gamba secondo Van Buren
C 1921 e Andrén C 1940 – e una mano che afferra il resto di un braccio di
un’altra figura), questi ultimi riprodotti (Fortunati C 1986; C 19892) insieme
all’antefissa a testa femminile, alla sima, alla tegola di gronda e alla testa
di Gorgone già menzionate e ad un altro frammento perduto, di incerta
attribuzione alla decorazione figurata del tempio (Fortunati C 19892), in
foto d’archivio conservate nel Museo Civico archeologico e nella Biblioteca
Comunale di V. relative alla progettata edizione della relazione di scavo
(Fortunati C 19892). Particolare importanza assume il rinvenimento di
parte del corpo di una sfinge acroteriale, laterale piuttosto che centrale, già
riferito dal Mancini a un cavallo a cui sarebbero pertinenti anche quattro
frammenti della coda (Mancini C 1915), tuttora esposto nel Museo Civico
Archeologico, al quale potrebbe essere attribuita secondo la Fortunati la
testa femminile del Museo di Napoli già rinvenuta negli scavi Borgia,
riprodotta dal Carloni sul frontespizio del [Becchetti] C 1785 con l’antefissa
femminile e la sima laterale con gocciolatoio e protome ferina (Fortunati C
1986, con proposta di ricostruzione della sfinge; Fortunati C 19892), senza
escludere la possibilità che possa appartenere ad una seconda sfinge, che
la sua collocazione fosse in alternativa a lato della porta del tempio, con
funzione apotropaica, ovvero che potesse costituire un prestigioso donario
(Fortunati C 1986).
I materiali architettonici rinvenuti sono da riferire per lo più alla fase
edilizia tardo arcaica, in parte a successivi interventi di restauro o rinnovo
743 Velletri

parziale dell’apparato decorativo del tempio tuscanico attuati agli inizi


del V secolo (fregio con girali e volute, antefisse a maschera silenica e
con Sileno e Menade), in età tardoclassica (acroterio centrale a maschera
gorgonica) ed ellenistica (frammenti di statue a tutto tondo con mano che
stringe il braccio di un’altra figura): Fortunati C 1986; C 19892.
Gli scavi del 1910 misero inoltre in luce un consistente nucleo di
materiali votivi (Mancini C 1915. Cfr. Melis - Quilici Gigli C 1983; Fortunati
C 19891; C 19892), tra cui ceramiche in impasto bruno e rosso, buccheri, vasi
etrusco-corinzi e pregiate ceramiche d’importazione, comprese una coppa
laconica e kylikes attiche a figure rosse, due delle quali iscritte (Mancini
C 1915; ARV C 1942; ARV2 C 1963; cfr. Fortunati C 19892. Cfr. A. Fonti
epigrafiche), ceramiche acrome e a vernice nera e rossa, lucerne, pesi da
telaio, rocchetti e fuseruole, nonché l’arula già menzionata (Van Buren C
1918; Fortunati C 19892) e una matrice di stauetta di Papposileno riferibili
allo stesso orizzonte cronologico dei più recenti interventi sul complesso
decorativo del tempio. Tra le ceramiche riferibili all’età del Ferro, già
ritenute indizio di un preesistente abitato capannicolo (Gierow C 1964;
Guidi C 1980), sono presenti, insieme ad altri materiali fittili protostorici
di dimensioni diverse, alcune tazzine miniaturistiche d’impasto che
potrebbero far risalire l’inizio del culto alla metà dell’VIII sec. a.C. (Drago
Troccoli C 19891; Fortunati C 19892; cfr. Guidi C 1991; C 2000; C 2004; C
2009), mentre alcuni vasi a vernice nera potrebbero indiziare la continuità
del culto fino al I sec. a.C.
Tutti i materiali degli scavi del Mancini confluirono nelle collezioni del
Museo Civico di V. ma furono purtroppo in buona parte dispersi a causa
dei bombardamenti del 1944 e dei successivi saccheggi che ridussero a
circa un quinto la consistenza originaria delle collezioni museali (Crescenzi
C 1981; Ceccarini - Crescenzi C 19891; Drago Troccoli C 19891; Fortunati
C 19892; Ceccarini C 2001). Le lastre, ritrovate tra le macerie del Palazzo
Comunale da E. Paribeni nell’aprile del 1945 su segnalazione di J. Ward-
Perkins e subito trasferite al Museo delle Terme, insieme ad altri frammenti
fittili della decorazione del tempio e di una lastra Campana da La Parata
(Ceccarini - Crescenzi C 19893) furono affidate dalla Soprintendenza alle
Antichità di Roma I nel 1950 all’Istituto Centrale del Restauro, dove furono
ricomposti e restaurati i frammenti superstiti (Cagiano de Azevedo C 1954.
Perduto solo il frammento con auriga e passeggero su triga di una lastra;
rimasti a V. e non restaurati i frammenti di altre quattro lastre: Fortunati
C 19892). In parte esposte nella mostra tenutasi a Milano nel 1955 (AA.
VV. C 1955) e quindi restituite alla Soprintendenza insieme ai frammenti
isolati, solo dopo una lunga polemica con l’amministrazione comunale, già
iniziata all’indomani dello scavo e proseguita anche dopo la morte nel 1939
del Nardini, con il figlio adottivo Ferruccio Tata, che proseguì l’attività del
padre sia nel territorio che presso il Museo dal 1945 al 1981 (Crescenzi C
1981; Ceccarini - Crescenzi C 19891; Fortunati 19892; Ceccarini C 2001), nel
1971 le lastre, compresi i frammenti donati nel 1953 dal Museo Nazionale
Danese all’Istituto del Restauro (Fortunati C 19892), rientrarono nel Museo
Velletri 744

Civico Archeologico di Velletri, dove furono valorizzate nell’allestimento


inaugurato nel 1982 e in quello rinnovato a partire dagli anni Novanta,
tuttora in corso di aggiornamento.
Nello stesso anno dello scavo nell’area della Chiesa delle SS. Stimmate,
una cui ripresa programmata nel 1922 dal Pasqui non fu purtroppo attuata
(Fortunati C 19892), è pubblicata l’opera su V. ed il suo territorio del
Tersenghi (Tersenghi C 1910), cui si deve tra l’altro un’accurata descrizione
dei resti della villa in località San Cesareo e una puntuale annotazione degli
edifici e dei reperti soprattutto di età romana della città, con riferimento
alle ricerche e agli studi precedenti.
Tra la metà degli anni Venti e il decennio successivo è da segnalare
l’attività dell’Associazione Veliterna di Archeologia Storia ed Arte, con soci
illustri come Gabrielli (autore di importanti monografie e articoli sulla città:
Gabrielli C 1904; C 1907; C 1921; C 19241-2; C 19261-2), Tersenghi, studioso
appassionato di storia locale (oltre al volume del 1910 cfr. Tersenghi C 1924;
C 1930; C 1938), Lugli, per la cui bibliografia d’interesse veliterno vedi
supra, Wilpert, di cui qui si ricordano in particolare gli studi sui sarcofagi
cristiani veliterni (Wilpert C 1929; C 1931; C 1938), De Angelis d’Ossat e
numerosi altri. L’Associazione pubblicò il suo Bollettino dal 1926 al 1939,
con queste ed altre notevoli firme: oltre ai numerosi articoli del Nardini (C
19261-2; C 19271-5; C 19281-2; C 1929; 19301-3; C 1932; C 19332; C 19343; C 19351-
2
; C 19396), sono da menzionare i contributi di Gabrielli C 19261-2; Mancini
C 1929; C 1935; Lugli C 1931; C Tersenghi 1930; C 1938; Wilpert C 1931.
Nel 1938 l’Associazione divenne Sezione di V. della R. Deputazione Romana
di Storia Patria, pubblicando nei primi anni Quaranta nelle relative Notizie
di Archeologia storia ed arte altri contributi di grande interesse, tra cui De
Angelis d’Ossat C 1940; Nardini C 1940; Fiorina C 19421-2; Zadra 1942.
Sebbene agli anni Venti e Trenta si possano far risalire le principali
ma pur sempre limitate scoperte fortuite di materiali preistorici e della
prima età dei metalli, soprattutto eneolitici, sia nell’area della città che
nel territorio, in particolare in località Le Corti (Rellini C 1923; Antonielli
C 1924; C 1927; Nardini C 1932; Fiorina C 1930; cfr. Drago Troccoli C
19891; Anzidei - Carboni C 2009), ed un particolare interesse tra la fine
dell’Ottocento e il primo trentennio del secolo sia riservato all’urna a
capanna della tomba del I periodo laziale di Vigna d’Andrea (Barnabei
C 1893; Montelius C 1895; Pinza C 1905; C 1924; von Duhn C 1924; Bryan
C 1925; Sundwall C 1925; cfr. Bartoloni C 1987), le scoperte più numerose
e la maggior parte degli studi e delle ricerche in quegli anni, così come
nel decennio precedente e in quello successivo, fino all’inizio del secondo
dopoguerra, continuano ad essere soprattutto in relazione alle evidenze di
età romana e, più limitatamente, cristiana.
Si possono ricordare ad esempio in città gli scavi a Piazza Umberto I
presso il Teatro della Passione (Nardini C 19282; C 19398) e alla cattedrale di
San Clemente (Nardini C 19263), nel territorio le ricerche e i rinvenimenti
a Colle Ottone (Lilli C 2008, con riferimento ad un’inedita relazione del
Nardini del 1934), in località Colonnella (Lilli C 2008, con riferimento
745 Velletri

ai documenti d’archivio e all’edizione dei materiali: Paribeni C 1953;


Ambrogi C 1995; De Maria - Fei - Toro C 2001), Ceppeta (Crescenzi C 1981;
Lilli C 2008. Cfr. A. Fonti numismatiche), Colle Lenza (Marella C 1942; Lilli
C 2008), Soleluna (Nardini C 1905; C 1918; C 19223; Mancini C 1922; C
1924; cfr. Cressedi 1949; Mucci C 1975; Melis - Quilici Gigli C 1983; Solin
- Volpe C 1983; Fortunati C 19891; Volpe C 1989; Fiocchi Nicolai C 2001;
Bologna C 2004; Ciampi C 2007) e soprattutto nell’area della villa di San
Cesareo (Gatti C 1910; Lugli C 19231; C 1930; C 1931; Nardini C 19263; C
19343; Vighi C 1941; cfr. Bloch C 1947; Poulsen C 1951; C 1954; Steinby C
1974; Solin - Volpe C 1983; Neudecker C 1988; Ristow C 1988; Giordani
C 1989; Johansen C 1992; Fiocchi Nicolai C 1999; C 2001; Ghini C 2001;
Ceccarini C 2005; Ceccarini - Caregnato - Vinciotti C 2007; Lilli C 2008),
senza trascurare il rinvenimento tra il 1929 e il 1930 di un trapezoforo e di
un gruppo di lastre Campana in contrada San Pietro (Ceccarini C 2001; A.
Palombi, in Palombi - Vinciotti C 2001; Ciampi C 2007), da cui proviene
anche una lastra sepolcrale iscritta (Nardini C 19002; Solin - Volpe C 1983;
Lilli C 2008).
La guerra segnò irrimediabilmente le sorti del patrimonio archeologico
e culturale di V., pur senza arrestare del tutto le attività sia statali che locali
di ricerca, studio e conservazione delle antichità veliterne, con il traumatico
evento della parziale distruzione sotto i bombardamenti del Palazzo
comunale, che causò come già accennato la perdita di 4/5 dei materiali
conservati nel Museo, perdita integrale per quanto riguarda la collezione
numismatica (cfr. A. Fonti numismatiche), nonostante l’accorgimento
messo in atto da Don Celestino Amati, già amico e collaboratore del
Nardini e Ispettore onorario negli anni della seconda guerra mondiale, che
nascose le lastre archittettoniche poi ritrovate (crf. supra), due statuette in
bronzo tra cui un piccolo discobolo e, all’interno di un cofano, le monete,
dentro un apposito ripostiglio all’interno del Museo la cui porta murata,
stuccata e dipinta da due operai del Comune per renderla non visibile, fu
divelta dai bombardamenti, favorendo il saccheggio da parte di persone
probabilmente incolte, interessate soprattutto alle monete (Crescenzi C
1981; Ceccarini C 2001). A Don Amati si deve anche nei primi anni del
dopoguerra una meritoria opera di sollecita e attiva partecipazione allo
sforzo della comunità locale nel valutare e mettere riparo ai danni subiti da
siti, monumenti e reperti artistici e archeologici, con puntuali resoconti alle
autorità, come mostra ad esempio il testo della lettera inviata il 22 ottobre
del 1948 al Soprintendente alle Gallerie di Roma Mario D’Orsi, conservata
nell’Archivio Storico della Soprintendenza per i Beni artistici e storici di
Roma (fascicolo Velletri: Ceccarini C 2001).
Nei primi anni Cinquanta il volume di Cressedi (C 1953), insieme ad
altri due suoi importanti contributi (C 1949; C 1952), rappresenta la prima
moderna sintesi sulle antichità veliterne, tuttora utile soprattutto per
quanto riguarda la raccolta delle fonti antiche e la rassegna dei monumenti
di età romana, in particolare dell’area urbana, corredata da un’accurata
pianta, anche se non esente da ingenuità e imprecisioni, soprattutto nei
Velletri 746

capitoli iniziali dedicati alle origini e alle fasi più antiche del centro.
Al 30 luglio o al 1 agosto del 1955 è datato il rinvenimento forse in
contrada Arcioni del cd. «Sarcofago di Velletri» o «Sarcofago delle fatiche
di Ercole», su cui esiste ormai un’ampia letteratura, comprensiva dei
contributi presentati ad un convegno appositamente dedicatogli nel 2004
(Bartoccini C 1957; C 1958; Andreae C 1963; Lawrence C 1965; Bieber C
1966; Matz C 1966; Turcan C 1966; Andreae C 1968; C 2005; Cappelli C 1985;
Ghini C 19892; C 2005; Rubini C 1989; Zanker - Ewald C 2001; Candilio -
Laurenti - Santamaria C 2004; Bonanno Aravantinos C 2005; Candilio C
2005; Galli C 2005; Pensabene - Mesolella C 2005; Zevi C 2005), mentre alla
fine degli anni Cinquanta risale il progetto di Salvatore Puglisi, purtroppo
rimasto inattuato, di riprendere gli scavi nella necropoli di Vallone (Drago
Troccoli C 19891).
Una sintesi di quanto noto fino ai primi anni Sessanta sul territorio
veliterno (per cui cfr. in generale Lissi Caronna C 1966) tra il I e il IV periodo
laziale è contenuta nei monumentali volumi editi da Gierow (C 1964; C
1966), che tuttora costituiscono una preziosa e ricchissima raccolta di dati
relativi alla protostoria dei Colli Albani, da integrare per il comprensorio
di V. con le notizie fornite dall’inventario Nardini (Drago Troccoli C 19891)
e le più recenti scoperte, numerose soprattutto tra gli anni Novanta del XX
secolo e i primi di quello in corso (v. infra).
All’inizio degli anni Ottanta due importanti articoli di Guidi
contribuiscono, utilizzando anche la documentazione veliterna, al dibattito
sui luoghi di culto nella protostoria laziale (Guidi C 1980, già menzionato
in merito all’interpretazione dei materiali dell’età del Ferro nell’area delle
SS. Stimmate, insieme ai successivi contributi tra il 1991 e il 2009) e alla
definizione del quadro delle presenze protostoriche nel territorio (Guidi C
1981, sul rinvenimento in corrispondenza del Campo Sportivo di Lariano
di una ciotola d’impasto riferita al momento iniziale della media età del
Bronzo).
Nel 1981 Crescenzi dedica a V. una monografia, ancor oggi basilare per
studi e ricerche di approfondimento (Crescenzi C 1981), che spazia dalle
problematiche relative alla formazione delle collezioni e all’istituzione del
Museo Civico (tematica ripresa nell’introduzione al Catalogo del Museo:
Ceccarini - Crescenzi C 19891), alla storia degli studi, alla cartografia e
viabilità del territorio e alla cospicua documentazione d’archivio.
Ugualmente fondamentale e tuttora valido è l’esame critico e analitico
complessivo delle testimonianze relative ai luoghi di culto del territorio
compiuto da Melis e Quilici Gigli (Melis - Quilici Gigli C 1983) basandosi sia
sui materiali votivi superstiti nel Museo Civico che sulle foto e sui documenti
d’archivio, in particolare l’inventario Nardini (cfr. Fortunati C 19891).
Un momento importante in relazione alla definizione dello stato
dell’arte sulle conoscenze acquisite fino alla fine degli anni Ottanta è
segnato dalla pubblicazione del Catalogo del Museo Civico nel 1989 a cura
di un gruppo di studiosi che, nell’illustrare i materiali esposti, tentano di
tracciare un quadro della documentazione disponibile senza trascurare i
747 Velletri

materiali perduti o quelli conservati in altre sedi museali, con particolare


riguardo ai materiali preistorici e protostorici (Drago Troccoli C 19891-2),
a quelli votivi (Fortunati C 19891) e al complesso dell’area sacra delle SS.
Stimmate, a partire dagli architettonici, in primis le lastre che rivestivano il
tetto del tempio arcaico più volte citate (Fortunati C 19892), oggetto di altri
contributi della stessa studiosa (C 1986; C 1990; C 1993); tra i materiali di
età romana, comprendenti terrecotte architettoniche tra cui un nucleo di
lastre Campana (Ceccarini - Crescenzi C 19893), instrumentum domesticum
(ceramiche e pesi: Ghini C 19891), sculture (Ceccarini - Crescenzi 19892)
e sarcofagi (Ghini C 19892), un posto particolare occupano le iscrizioni
(Volpe C 1989), riesaminate dalla stessa studiosa che insieme a Solin aveva
curato alcuni anni prima il volume dedicato all’aggiornamento del corpus
dei documenti epigrafici veliterni (Solin - Volpe C 1983), ad eccezione di
una lastra sepolcrale cristiana, già studiata da Giordani (C 1972; C 1989).
Oltre ai risultati raggiunti nel campo degli studi topografici e sulla
viabilità, con particolare riguardo al sistema di cunicoli nel territorio
(Quilici Gigli C 1983; C 2001. Cfr. anche Coarelli C 1990) e alla via Appia,
con i ponti e le altre opere ad essa connesse (Esch C 1988; C 1997; Quilici
C 1989; C 1990; C 1991; C 2001; C 2009; Quilici Gigli 1992; C 1996), vanno
segnalati i notevoli progressi che, ai fini della conoscenza della storia del
popolamento nel territorio di V., sono stati realizzati di recente grazie a
numerosi rinvenimenti e indagini solo in parte programmate, compiuti
come già accennato a cavallo tra gli ultimi due decenni del secolo scorso e
il primo decennio del nostro secolo.
Basti ricordare per l’area urbana e quelle ad essa prossima (per cui
cfr. in generale Ghini C 1997; C 2003; Angle C 2007), oltre alle scoperte
effettuate tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta che hanno
messo in luce materiali dell’avanzata Età del Ferro, orientalizzanti, arcaici
e tardorepubblicani sulla sommità del colle della città (Lilli C 2008) e agli
scavi condotti tra il 1993 e il 2007, in parte ancora in corso, al ponte della
Regina (Mengarelli - Rosini C 2002; Lucente - De Sanctis - Sebastiani Del
Grande C 2003), al Vallone della Regina (Angle C 2007), in località La Chiusa,
Acquavivola, Case Nuove (Mengarelli C 20032; Ghini C 2003), a Colle Palazzo
(Mengarelli C 2005; Angle - Rolfo C 2005; Angle C 2006; C 2007; M. Angle
in AA.VV. C 2007; Nizzo C 20092), presso la Chiesa di San Martino (Angle
C 2007) e a Piazza dei Caduti sul Lavoro, attigua a Piazza San Clemente
(Angle C 2007; Mengarelli - Maola C 2007; Garofalo - Mengarelli C 2010),
soprattutto le scoperte relative ai due più importanti santuari urbani presso
la cattedrale di San Clemente e la chiesa delle SS. Stimmate.
Nell’area di San Clemente, dove già erano stati individuati presso la
sagrestia due pavimenti a mosaico con «scomparti geometrici», un muro
in opera quadrata di peperino nelle cantine degli edifici prospettanti la
piazzetta porticata dell’Episcopio e altri muri in opera reticolata sotto i
portici della stessa piazzetta, come ricorda il Nardini nella sua relazione
relativa ai rinvenimenti del 1926, comprendenti i resti di una colonna
scanalata in peperino e di un cornicione in marmo, numerosi ex-voto fittili
Velletri 748

rinvenuti all’interno di un pozzetto e altri materiali (Nardini C 19263), in


parte depositati presso il Museo Diocesano e in parte esposti nel Museo
Civico (Melis - Quilici Gigli C 1983; Fortunati C 19891), oltre a muri in opera
reticolata emersi durante i lavori di restauro del 1953 sotto il pavimento
della navata centrale della cattedrale (Ercolani C 1988), la ripresa degli
scavi da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio nel
Seminario della Cattedrale nel 1997 ed alcuni lavori di consolidamento e
restauro nel vicino Chiostro (Cogotti C 2006) hanno permesso di chiarire,
anche se in via preliminare in attesa del completamento delle indagini, la
natura dei culti e i limiti cronologici della frequentazione dell’area sacra
(Angle - Ghini C 1999; Ghini C 2002; C 2003; C 2004; C 2006; C 2008; Angle
C 2006; C 2008). In mancanza di dati stratigrafici puntuali, che potranno
essere acquisiti solo con l’ampliamento e l’approfondimento dello scavo,
non è possibile stabilire l’eventuale relazione con l’area sacra dei contesti
originari di pertinenza a cui attribuire alcuni tra i materiali ceramici più
antichi rinvenuti nei lavori di restauro del chiostro della Cattedrale, ovvero
due piccoli dolii riferiti all’Età del Bronzo finale o all’inizio dell’Età del
Ferro (Ghini C 2002; C 2004; Belardelli C 2004; Angle C 2006; C 2008; M.
Angle, in AA.VV. C 2007) e un gruppo di materiali in frammenti dagli scavi
sotto il Seminario, tra cui scodelle e ollette d’impasto bruno lucidato e non
tornito inquadrati tra l’VIII e il VII sec. a.C., buccheri e ceramiche depurate
dipinte databili tra il pieno VII e il VI sec. a.C. (Angle - Ghini C 1999;
Angle C 2006; Ghini C 2006). Il resto dei 6000 frammenti recuperati negli
scavi sotto il Seminario, complessivamente inquadrabili tra il IV e il II sec.
a.C., con pochi oggetti risalenti al V (tra cui una coppia di figure su trono
affine a votivi fittili veienti), appartengono per lo a più ad ex voto, alcuni
dei quali vicini ad analoghi manufatti veienti e lavinati, in buona parte
anatomici riconducibili alla sfera della sanatio (statue, statuine, torsi, teste,
mezze teste, maschere, lingue, mani, braccia, piedi, mammelle, uteri, falli,
glutei, tavolette poliviscerali, vesciche, suini e bovini), ceramiche a vernice
nera e acroma, bronzetti, lingotti, monete del III sec. a.C. (cfr. A. Fonti
numismatiche), pertinenti a parte di una seconda stipe votiva riconducibile
come quella presentata dal Nardini nel 1926 ad un culto salutare legato alla
presenza di acque, forse di sorgenti, rinvenuta nei pressi di una struttura in
opera quadrata di peperino probabilmente riferibile ad un edificio templare.
La tecnica edilizia e i materiali impiegati per le diverse murature rinvenute
in più punti dell’area indicherebbero almeno due fasi costruttive comprese
tra l’età tardoarcaica e mediorepubblicana e nell’ambito della prima età
imperiale (Angle - Ghini C 1999; Ghini C 2002; C 2006; cfr. Lilli C 2008).
Degna di rilievo in relazione alla frequentazione del luogo di culto,
evidentemente non solo locale, è anche una fiaschetta in ceramica acroma
depurata datata nella seconda metà del III sec. a.C., con orlo baccellato
con iscrizione etrusca a rilievo all’interno dell’imboccatura (putina : ceizra
: acil: fiasca o vaso opera dei Ceizra), replicata in sette esemplari attribuiti
ad ambito volsiniese o chiusino da Bolsena-Poggio Moscini, Caere, Vulci
e Roma (Ghini C 20023; C 2004; Colonna C 2002; Cfr. A. Fonti epigrafiche).
749 Velletri

Alcune indagini archeologiche d’emergenza sono state


successivamente condotte nell’area della piazza di san Clemente (già
Piazza Micara) dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
nell’estate del 2007 (Angle - Garofalo C 2009; Garofalo - Mengarelli C 2010).
Nell’area della Chiesa delle SS. Stimmate, dopo il crollo della parte
meridionale del colle e di gran parte delle strutture della Chiesa a causa di
lavori edilizi alla metà degli anni Settanta, gli scavi sono stati ripresi dalla
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio nel novembre del 1989
(Ghini C 1993; C 20022; cfr. C 2003; C 2004; C 2008; C 2011) e tra il 2005 e il
2006 (Ghini C 2008; C 2011; Ghini - Infarinato 2009). Nella prima campagna,
interrotta per problemi analoghi a quelli che già ostacolarono nel 1910 le
ricerche del Mancini, a causa della presenza nella navata centrale della chiesa,
sovrapposta al tempio antico, di un altare e di tombe ottocentesche, sono stati
individuati i resti di un muro riferito al temenos dell’area sacra (Ghini C 1993;
C 2003; C 2011; cfr. Colonna C 1984) ed è stato soprattutto possibile avviare
indagini, in corrispondenza del presbiterio e dell’ex sagrestia della Chiesa,
volte a precisare meglio caratteri e orientamento delle strutture emerse negli
scavi precedenti. Si è verificato tra l’altro che il blocco già attribuito dal Mancini
ad un muro relativo ad un intervento successivo alla prima edificazione del
tempio più antico, in diverso materiale (Mancini C 1915: lettera m nella pianta
dello scavo del 1910. Cfr. supra) era in realtà riutilizzato nelle strutture della
chiesa e non in situ. Tra i materiali rinvenuti, oltre a ceramiche dell’Età del
Ferro e dell’orientalizzante antico e medio (tra cui un fornello, un’olla ovoide,
tazze e scodelle in impasto, buccheri e ceramiche depurate con decorazione
dipinta in rosso), che incrementano i dati relativi all’utilizzo dell’area prima
della costruzione del più antico edificio templare (cfr. supra; Drago Troccoli C
19891; Strini - Ciccotti - Manganello C 2001; Belardelli C 2004; Angle C 2006; M.
Angle, in AA.VV. C 2007), materiali di età tardo orientalizzante ed arcaica (olle
d’impasto, calici e oinochoai in bucchero, ceramiche d’argilla depurata, una
coppa a vernice nera ritenuta probabilmente attica, tegole ed altri architettonici
di I fase), ceramiche di età repubblicana, tra cui coppette e tazze a vernice
nera e un piattello Genucilia, ed ex-voto anatomici (due a forma di piede),
degni di nota sono un’antefissa femminile e due frammenti della coppia di
volute acroteriali che dovevano decorare sulla facciata il culmine del tetto
dell’edificio arcaico (Ghini C 1993), la cui presenza contribuisce a confermare
ulteriormente il confronto già istituito (Colonna C 1984; Fortunati C 19892) tra
tale struttura e il tempio dell’area sacra di Sant’Omobono a Roma e quindi il
suo inequivocabile carattere templare (contra Torelli C 1985; C 1992; C 2000;
lo studioso a tutt’oggi, come ribadito nell’intervento alla discussione nella
seconda giornata dell’Incontro di Studi Lazio e Sabina tenuto a Roma nel marzo
del 2010, i cui atti - Lazio e Sabina 7 - sono stati pubblicati nel 2011, appare
convinto del carattere palaziale del complesso). Il rinvenimento di materiali
di età repubblicana e di prima età imperiale potrebbe indicare la continuità
del culto fino a tale età.
Negli anni 2005 e 2006 è stato possibile attuare nuove indagini
con fondi del Comune di V., che nel 1992 ha definitivamente acquisito
Velletri 750

l’area, già proprietà ecclesiastica e poi privata, avviando d’intesa con le


Soprintendenze per i Beni Archeologici del Lazio e per i Beni architettonici
e per il Paesaggio del Lazio un più ampio progetto comprensivo del
recupero e della valorizzazione dell’area del santuario arcaico e delle
strutture della Chiesa. Gli scavi della Soprintendenza archeologica, diretti
da Giuseppina Ghini (Ghini C 2008; C 2009; C 2011; Ghini - Infarinato
2009), hanno messo in luce al di sotto della cella del tempio arcaico una
canaletta e buchi di palo riferibili ad una capanna protostorica, solo
parzialmente conservata ed esplorata, con possibile funzione cultuale (cfr.
l’analoga documentazione dagli scavi di Ardea e Satricum, con il connesso
dibattito sull’inizio del luoghi di culto nel Lazio, riassunto in Guidi C
2009 sviluppando con opportuni aggiornamenti i precedenti contributi
sul tema, a cui si aggiunge ora quella di Lanuvio: Zevi - Attenni - Santi
C 20111-2). Il rinvenimento di ulteriori resti murari ha permesso inoltre di
precisare i dati relativi alla più antica fase templare (fine VII - inizio VI sec.
a.C.) relativa a un piccolo edificio a cella unica (oikos) senza decorazione,
cui seguiva il tempio tuscanico con due alae laterali (circa 530 a.C.), al quale
si riferiscono le terrecotte arcaiche con decorazione policroma.
Tra i nuovi elementi della decorazione architettonica, comprendenti
altri frammenti delle volute croteriali (Carlucci C 2011; cfr. Ghini C 2011),
Claudia Carlucci ha individuato anche frammenti di una sima frontonale,
finora non documentata tra i resti della copertura e dell’apparato
decorativo del tempio arcaico, con un tipo di cornice baccellata inedito
rispetto a quanto ipotizzato in Winter C 2009 sulla base dei confronti con
i complessi decorativi templari analoghi a quello delle SS. Stimmate. La
studiosa mette inoltre in dubbio l’ipotesi della Winter C 2009, circa la
sicura esistenza anche nel tempio di V. di un gruppo statuario acroteriale
analogo a quello rinvenuto a Roma-Sant’Omobono, in quanto basata su
tre frammenti perduti, quindi di cronologia non più verificabile, noti solo
dall’iscrizione di Mancini C 1915: il braccio con manica corta dipinta in
bianco con doppio orlo nero, già ritenuto una gamba da van Buren C 1921
e Andrén C 1940, menzionato supra, un piede con calceus repandus e un
frammento di scudo (Carlucci C 2011).
I numerosi reperti, per lo più ceramici, in gran parte databili tra l’VIII
e il V sec. a.C., confermano la frequentazione del sito dall’età protostorica
(almeno dal periodo laziale II B) alla prima età imperiale.
I materiali databili tra l’VIII e il VII sec. a.C. comprendono, oltre a
numerosi vasi d’impasto e bucchero ricomposti quasi integralmente, un
gruppo di vasetti miniaturistici in impasto e in bucchero, databili a partire
dalla metà dell’VIII sec. a.C., rocchetti e fuseruole, oggetti d’ornamento e
utensili metallici, tra cui un fodero di cuoio rivestito in filo di bronzo, un
anello di sospensione con sezione a losanga e decorazione a zig-zag e un
elemento di carro o di bardatura equina in bronzo fuso. Si segnalano in
particolare due frammenti vascolari iscritti che costituiscono le più antiche
testimonianze epigrafiche rinvenute nell’area (VII-VI sec. a.C.), ritenute
protoitaliche dall’editore (Morandi C 20091-2), probabilmente latine da
751 Velletri

Maras (contributo in preparazione). La prima iscrizione è incisa sulla


parete di un vaso di forma chiusa d’impasto bruno, l’altra è graffita sotto
l’ansa di un grande vaso di bucchero, probabilmente un’oinochoe (cfr. A.
Fonti epigrafiche).
Tra i materiali di VI e V secolo spiccano alcuni frammenti di ceramiche
d’importazione a figure nere sovradipinte in rosso e la testa di una figurina
in bronzo fuso.
Le nuove attestazioni epigrafiche dall’area sacra delle SS. Stimmate,
soprattutto in considerazione della loro alta datazione, inducono ad
ulteriori riflessioni sulla questione della presenza volsca a V., parallelamente
alle ipotesi formulate per il territorio limitrofo da Gatti - Cifarelli C 2006
dopo la preziosa sintesi di Quilici Gigli C 2004, nel quadro più generale
del dibattito che mette a confronto con esiti diversi fonti storico-letterarie
e dati topografici e archeologici su modi e tempi della presenza (piuttosto
che ‘calata’) dei Volsci nel Lazio (tra gli altri cfr. Colonna C 1988; C 1997;
Coarelli C 1990; Cristofani C 1992; Musti C 1992; Van Royen C 19921-2; Gnade
C 1992; C 2000; C 2009; Quilici Gigli C 2004; Gatti - Cifarelli C 2006; Palombi
C 2010), riportando ancora una volta alla ribalta anche l’annosa questione
della provenienza della cd. «tabula veliterna», dalla città piuttosto che dal
territorio e molto probabilmente dallo stesso luogo di culto, secondo la
documentazione disponibile già analizzata (cfr. A. Fonti epigrafiche e supra).
Se la tabula con iscrizione in volsco menzionante i due meddices
– pur tenendo conto delle proposte di datazione tutte posteriori al
338 a.C. e accettando la teoria che vede in tale magistratura collegiale
una connotazione esclusivamente sacrale – potrebbe indiziare anche
per il periodo precedente la definitiva sconfitta di V. da parte di Roma
un’oligarchia di governo volsca sovrapposta ad una cittadinanza rimasta
latina sul piano culturale, linguistico e religioso, come sembrerebbero
suggerire i dati archeologici finora disponibili, il carattere di ‘superstrato’
dei conquistatori potrebbe essere confermato, in assenza - allo stato attuale
delle ricerche - di necropoli volsche confrontabili con quella SO di Satricum
(Gnade C 1992; C 2002; C 2009), dal fatto che essi acquistano visibilità
archeologica solo nel santuario urbano delle SS. Stimmate, limitatamente
alle iscrizioni vascolari più antiche (seconda metà del VII - inizio del VI
sec. a.C.), che, qualora fosse confermata l’attribuzione al volsco piuttosto
che al latino (cfr. A. Fonti epigrafiche), potrebbero indiziare solo le prime
frequentazioni a carattere cultuale nell’ambito dei contatti iniziali tra le
comunità latina e volsca e non necessariamente una presenza volsca già
di tipo politico-militare (anche se in sostanziale sincronia con l’isolato e
discusso riferimento nelle fonti alla conquista di una V. volsca da parte
di Anco Marcio: cfr. A. Fonti letterarie), e, più chiaramente, con la
più recente iscrizione della tabula. Tuttavia va precisato che il dato da
questa desumibile circa la presenza a V. di un’organizzazione politico-
amministrativa di tipo italico, se si accetta la datazione su base epigrafica
della tabula alla prima metà o addirittura alla metà del III sec. a.C., contrasta
con quanto documentato dalle fonti letterarie, in particolare Livio (8, 14,
Velletri 752

5-7), circa gli eventi degli anni 338-337 a.C, con la durissima punizione
subita da V. dopo la vittoria romana sulle città latine, l’abbattimento delle
mura, la deportazione dei senatori trans Tiberim e un nuovo invio di coloni,
cui non segue nessun riferimento a successive modifiche nell’assetto della
città tali da giustificare la presenza di magistrature italiche nel III secolo,
in alternativa all’ipotesi che V. in questa età sia amministrativamente
autonoma ma sottoposta all’autorità di un prefetto (cfr. A. Fonti letterarie
e il saggio di Marina R. Torelli in Torelli C 2009. Sulla questione si vedano
anche in particolare Humbert C 1978; Campanile C 1979; Letta C 1979;
Antonini C 2008; Crawford C 2008. Cfr. A. Fonti epigrafiche).
Nel territorio, dopo la scoperta nel 1979 del sarcofago strigilato con
figure di defunti e Vittoria alata nell’area della villa in località Civitana
(Crescenzi C 1981; Veloccia Rinaldi C 1981; Sapelli C 1985; Bonanno
Aravantinos C 2005; Ghini C 2009), importanti scoperte e studi, oltre alle
ricognizioni e ai rinvenimenti soprattutto di materiali paleolitici a Cento
Colonne (Manganello C 1999; Strini - Ciccotti - Manganello C 2001; Rolfo
C 2003; C 2009), Castel Ginnetti (Rolfo C 2003; C 2009), La Parata, Lazzaria
(Rolfo C 2003; C 2009) e Colli di Cicerone (Rolfo - Bozzato C 1999; Rolfo
C 2003; C 2009), hanno riguardato la contrada Rioli, già nota per la villa
segnalata da Pelzer Wagener C 1913, di recente riesaminata (Lilli C 2003;
Angle C 2007), e Soleluna (Angle C 2007), dove si segnalano rispettivamente
altre ville rustiche e tratti della strada basolata che collegava V. all’Appia
e un nuovo tratto ben conservato del rettifilo dell’Appia stessa, presso il
noto luogo di culto.
Nell’area del Vivaro, ai limiti NO del territorio, tra i rinvenimenti più
importanti è da segnalare quello, avvenuto alla metà degli anni Ottanta
a seguito di sbancamenti e scavi clandestini, di una tomba femminile
principesca dell’orientalizzante antico in località Colle dei Morti, con
ricco corredo comprendente numerosi ornamenti preziosi in oro, argento,
bronzo e ambra, vasellame fittile e metallico in parte di grandi dimensioni,
con alcuni pregevoli esemplari d’importazione e d’ispirazione vicino-
orientale anche in metallo prezioso, un grande coltello a fiamma e parte
di un ricercato finimento bronzeo della bardatura equina, un distanziatore
di cavalli con decorazione plastica figurata alludente al carro (Arietti -
Martellotta - Ghini C 1987; Arietti - Martellotta C 1998; Arietti C 20092).
Più a N, presso il passo dell’Algido sulla via Latina, immediatamente
a S dell’abitato con evidenze in prevalenza dell’età del Bronzo recente
individuato sul Colle della Mola presso il lago della Doganella (Cassano
- Chiarucci - Manfredini C 1979; C 1981; Conati Barbaro C 2009),
particolarmente importanti sono gli indizi di un abitato con apparente
continuità di vita dalla prima Età del Ferro al Medioevo, ma con una supposta
rarefazione nel V sec. a.C. messa in relazione con gli eventi del conflitto tra
Romani ed Equi, sul Monte Castellaccio (di cui è proposta l’identificazione
con l’oppidum dell’Algido menzionato nelle relative fonti storiche a partire
da Quilici C 1982. Cfr. Melis - Quilici Gigli C 1983), purtroppo sconvolto
e in parte irrimediabilmente distrutto da attività di cava a partire dalla
753 Velletri

seconda metà degli anni Settanta (Arietti - Martellotta C 1998; cfr. anche
Del Nero C 1990). Di minor consistenza, ma parimenti significativi, sono
i rinvenimenti di reperti fittili dell’inizio della prima Età del Ferro, di età
arcaica e mediorepubblicana a S/O del Colle dei Morti presso l’imbocco del
Passo del Broscione (Arietti - Martellotta C 1998) e di materiali ceramici per
lo più databili tra il VII-VI e il IV-III sec. a.C., in corso di studio da parte di un
gruppo di ricerca coordinato da L. Drago, rinvenuti sul Monte Tagliente nel
corso di ricognizioni effettuate negli anni Novanta da un gruppo di volontari
del Gruppo Latino Ricerca Subacquea, poi confluiti nell’associazione OPE
(Bellucci - Capri C 2003; Drago Troccoli C 2003).
Nell’adiacente area dell’Artemisio, toponimo erudito moderno (Drago
Troccoli C 2003) dell’imponente e vasto massiccio montuoso elevato in alcuni
punti fino alla quota di m 940 s.l.m. che domina a settentrione il modesto
colle di V., scavi della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
hanno messo in luce nel 1990 in località Colle Mozzo una tomba maschile
principesca forse a pseudo-camera, già sconvolta, con carro, lancia e ascia in
ferro, fibule a drago in argento in parte dorato e un set da banchetto di cui
restano un gruppo di anforette a spirali, calici con decorazione incisa e piatti
d’impasto, una patera baccellata, un lebete con orlo perlato, un calderone e
tripodi in bronzo, che suggeriscono una datazione della sepoltura verso la
fine dell’orientalizzante antico (Guidi C 1993; Angle C 2003). A seguito delle
ricognizioni effettuate in vari punti della parte più elevata del massiccio
dagli stessi volontari autori dei già citati rinvenimenti sul Monte Tagliente,
è stato messo in luce dalla Soprintendenza un abitato fortificato del Bronzo
recente e finale, con continuità di vita tra la prima Età del Ferro e il VII-VI
sec. a.C., sul Maschio dei Ferrari (Angle C 20021, 138; C 20031, 142; AA.VV. C
20031; C 2004; Belardelli C 2009), sito già segnalato anche per il rinvenimento
di un’ascia piatta eneolitica in rame (Angle - Belardelli C 2002; Angle C 20031;
Belardelli C 2004; C 2009). Inoltre scavi e ricerche della Sapienza Università
di Roma, diretti da L. Drago in collaborazione con la Soprintendenza, tra
il 1999 e il 2002 a Colle del Vescovo e sull’altura tra il Monte Peschio e il
Maschio dei Ferrari, nel 2004 sulla sommità del Maschio d’Ariano, hanno
permesso di verificare la continuità di vita già indiziata dalle ricognizioni
tra età protostorica ed età arcaica alle quote più elevate tra i m 700 e i 940,
il successivo impianto in età romana di ville rustiche e residenziali a mezza
costa e la rioccupazione delle aree sommitali nel Medioevo (Drago Troccoli
C 20021-2; C 2003; C 2008; Drago Troccoli - Merlo - ten Kortenaar C 2003;
Drago - Dalmiglio - Trombetta C 2005; AA.VV. C 2004C1-2; AA.VV. C 2006).
L’auspicabile proseguimento delle indagini, in particolare al Maschio
d’Ariano, di cui è stata proposta l’identificazione con l’arx Carventana
menzionata da Liv. 4, 53, 3 e sgg. (Cataldi C 1987), potrebbe apportare nuovi
dati in merito al problema dell’identificazione del luogo di culto a Diana e
a Fortuna menzionato dalle fonti antiche sull’Algido (Melis - Quilici Gigli C
1983; Drago Troccoli 20022).
Ai margini del settore orientale e settentrionale dell’Artemisio altri
scavi e rinvenimenti di materiali databili tra l’età del Bronzo tardo e la
Velletri 754

prima Età del Ferro avanzata sono da segnalare sul Colle della Fragola, ai
piedi del Maschio d’Ariano, sede di un piccolo abitato con relativi nuclei
sepolcrali (Belardelli C 2004; C 2009), mentre dall’area tra l’Artemisio e
Monte Castellaccio provengono materiali ceramici e metallici per lo più
dell’orientalizzante antico, probabile indizio di sepolture con corredi di
prestigio databili tra il III e il IV periodo laziale (Belardelli C 2004; C 2009).
Si tratta probabilmente di ulteriori testimonianze, insieme ad esempio alla
necropoli di Vallone e alle tombe forse non isolate del Vivaro e di Colle
Mozzo, del sistema di piccoli centri riferibili a gruppi familiari a carattere
gentilizio che controllavano in tale età questo strategico comparto
territoriale, vera e propria cerniera ai limiti del comprensorio dei Colli
Albani, forse già allora con funzione di frontiera, oltre che in concorrenza
con le aristocrazie emergenti di centri limitrofi come Palestrina (v.
Palestrina), anche nei confronti di comunità non latine.
Il rinnovato interesse per lo studio delle antichità veliterne a partire
dalla metà degli anni Novanta si è tradotto anche in una serie di iniziative
culturali a cura del Comune e in particolare del locale Museo Civico, con
mostre, convegni e volumi monografici dedicati a singoli temi o aspetti
della storia e dell’archeologia della città e del territorio, con particolare
riguardo alle più recenti scoperte e ricerche, pubblicati nelle serie Museo
Studi e Ricerche e Museo e Territorio. I primi cinque volumi di questa seconda
serie hanno ospitato gli Atti delle giornate di studio tenute tra il 2000 e il
2006, il sesto la Guida del Museo Civico di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli
Albani, nuovo museo progettato a integrazione dell’apparato espositivo
originario del Museo Civico, con intenti più marcatamente didattici (Angle
- Germano - Nicosia C 2008).
Nel 1996 la mostra I due mondi del vino. Il mondo di Dioniso e quello degli
uomini, a cura di Tiziana Ceccarini, è stata l’occasione per presentare una
sintesi sulla viticoltura e una rassegna degli insediamenti abitativi rustici
e delle ville residenziali nel territorio di V. (Ghini C 1996). Il bicentenario
della scoperta della Pallade è stato celebrato nel 1997 con la mostra Athena,
l’ulivo e l’aratro, ugualmente a cura di Ceccarini, con il volume Dalla vigna
al Louvre: la Pallade di Velletri di Marco Nocca (AA.VV. C 1997) - contenente
diversi contributi dell’autore sul ritrovamento, le alterne vicende e la
fortuna della Pallade (Nocca C 19971-3), una sintesi sugli scavi a V. tra
Seicento e Settecento e la scheda dettagliata della statua (Ceccarini C 19971-
2
), insieme a uno studio sul sito del rinvenimento in località Troncavia
(Palombi C 1997) - e soprattutto con le Giornate Internazionali di Studi
sulla Pallade di Velletri, il mito, la fortuna (AA. VV. C 1999, a cura di Anna
Germano), durante le quali sono state illustrate, oltre alla già menzionata
ripresa degli scavi nell’area di San Clemente (Angle - Ghini C 1999), le
più recenti ricerche topografiche a Troncavia (Ceccarini - Palombi C 1999)
e sono presentati importanti studi sul clima storico-culturale che fece da
sfondo all’evento e la sua ripercussione in Italia e in Europa (Bignamini C
1999; Carloni C 1999; Nocca C 1999; Papet C 1999; Pirzio Biroli Stefanelli C
1999; Sbrilli Eletti C 1999; Tittoni C 1999).
755 Velletri

Nel 2001 sono pubblicati ben quattro volumi. La pubblicazione del


catalogo Nardini del Museo (Ceccarini C 2001) è utilmente corredata dalle
schede topografiche dei siti in esso menzionati (Palombi - Vinciotti C
2001) e dal repertorio bibliografico e dei documenti d’archivio (Palombi
C 20011). Negli Atti del Convegno di Studi su Augusto a V., svoltosi l’anno
precedente (AA.VV. C 20011), sono da segnalare in particolare i contributi
già menzionati di Quilici sulla via Appia e di Quilici Gigli sulle opere
di bonifica agraria (Quilici C 2001; Quilici Gigli C 2001), quello di Ghini
(C 2001) sulla villa degli Ottavi (alla quale sono forse riferibili le lastre
Campana ed altre terrecotte architettoniche della Collezione Pellegrini di
recente donata al Museo Civico: Ceccarini C 2005; Ceccarini - Caregnato -
Vinciotti C 2007; Petrilli C 2007) e quello di Fiocchi Nicolai sulla topografia
della città e del territorio di V. in età tardo-antica e cristiana (Fiocchi Nicolai
C 2001).
Alla Collezione Borgia sono dedicati due volumi: il catalogo
dell’omonima mostra (AA.VV. C 20012, con diversi contributi su materiali
di provenienza veliterna, in primis la tabula iscritta e le cd. «lastre volsche»:
Borriello C 2001; Luppino C 2001), e gli Atti delle Giornate Internazionali
di Studio Le quattro voci del mondo: arte, culture e saperi nella collezione di
Stefano Borgia 1731-1804, a cura di Nocca.
Alla fine del 2008 è pubblicato il monumentale volume Velletri. Carta
archeologica. Velletri-Le Castella (IGM 150 II SO-158 IV NE), approntata
da Manlio Lilli attraverso un’attenta rilettura delle evidenze sul terreno
congiunta a quella della vastissima letteratura e dei documenti d’archivio
editi e inediti su un territorio esteso per km2 152,49, da N a S dall’Artemisio
all’Appia, da O ad E dall’area del Lago di Nemi e del Vivaro fino alla linea
immaginaria che congiunge Lariano e Cisterna di Latina (Lilli C 2008),
opera alla quale si rimanda, insieme alla relativa carta archeologica, per la
rassegna puntuale e la localizzazione dei molteplici rinvenimenti, molti dei
quali frutto delle capillari ricognizioni effettuate dall’autore in un cospicuo
numero di siti delle diverse località del territorio, che in questa sede non
è possibile illustrare nel dettaglio né riportare integralmente nelle tavole
allegate a illustrazione del presente testo.
Tra i contributi più recenti va ricordato il riesame analitico della
documentazione e delle problematiche connesse alle lastre arcaiche della
serie Veio-Roma-V. effettuato da ultima da Winter (C 2009. Cfr. anche C
2010), che ha collaborato anche ad un progetto di analisi archeometriche
delle terrecotte di ambito etrusco e laziale ad essa attribuite, sulla cui
base ne è stata proposta una classificazione ed un’attribuzione a botteghe
veienti e romane, assegnando a quest’ultimo ambito gli esemplari veliterni
(Winter - Iliopoulos - Ammerman C 2009). A questo proposito, nel recente
contributo di sintesi già citato sulle terrecotte veliterne di tale periodo ad
opera di Claudia Carlucci si ribadisce, sulla scia di precedenti studi di
Colonna e Cristofani, come il sistema adottato per il tempio veliterno sia
frutto della rielaborazione di un modello veiente veicolato da Roma nel
Lazio ai tempi di Tarquinio il Superbo (Carlucci C 2011).
Velletri 756

Tra i lavori in preparazione si attendono la nuova edizione del CIL X,


a cura di Solin, in cui Korhonen presenta con gli opportuni aggiornamenti
l’intero corpus epigrafico veliterno (cfr. A. Fonti epigrafiche), altri due
volumi sul Lazio a cura di Drago Troccoli con contributi specificamente
dedicati al territorio veliterno tra la protostoria e il Medioevo, gli Atti delle
Giornate di Studio tenute a V. il 31 ottobre 2009 e il 20 novembre 2010 dedicati
all’area di culto delle SS. Stimmate e alle connesse problematiche attinenti
i culti e gli aspetti della religione nel Lazio antico e l’edizione integrale del
complesso delle SS. Stimmate a cura di Ghini, con la collaborazione di un
gruppo di studio della Sapienza, Università di Roma.
In margine alla rassegna dei rinvenimenti, non si può fare a meno
di ribadire quanto purtroppo sia stata cospicua nel tempo la dispersione
del patrimonio storico-archeologico veliterno e come assai numerosi siano
quindi i nuclei di materiali conservati presso i magazzini e i musei statali e
civici o le collezioni private con dubbia o generica provenienza da V., non
associabili con certezza a complessi o contesti certi e quindi non pienamente
utilizzabili dal punto di vista storico-topografico (per un elenco dettagliato
dei materiali databili a partire dall’età arcaica vedi Lilli C 2008). È il caso
ad esempio di una spada in bronzo tipo Terni riferibile alla prima Età del
Ferro nel Museo di Perugia (Bianco Peroni C 1970; Drago Troccoli C 19891;
Belardelli C 2004; C 2009; M. Angle, in AA.VV. C 2007), secondo alcuni
autori proveniente dalla necropoli dell’ex Vigna Lazzarini presso il Ponte
della Regina (Strini - Ciccotti - Manganello C 2001), di un certo numero di
iscrizioni e di bolli laterizi editi in CIL, X (Mommsen C 1883; Solin - Volpe
C 1983; Volpe C 1989; cfr. Gregori C 2009), di un nucleo di ceramiche, di
terrecotte architettoniche, di oggetti votivi per lo più fittili e di materiali
marmorei conservati nel Museo Civico di V. e in parte perduti a seguito dei
bombardamenti subiti dall’edificio nella seconda guerra mondiale, taluni
noti solo sulla base della descrizione sommaria - corredata da una generica
provenienza - riportata nell’Inventario Nardini (Crescenzi C 1981; Melis
- Quilici Gigli C 1983; Ceccarini - Crescenzi C 19891-2; Ceccarini C 2001;
Ciampi C 2007), di una ricca serie di ceramiche di epoche varie conservate
insieme a pochi materiali architettonici presso il Museo Nazionale Romano
(Pensabene - Sanzi Di Mino C 1983; De Maria - Fei - Toro C 2001) e di
ceramiche tardoitaliche (sud-gallica e aretina) raccolte nei magazzini della
Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma presso il medesimo Museo
a seguito di un sequestro effettuato nel 1945 (Rossetti Tella C 1996); per la
ceramica aretina di quest’ultimo lotto non si può escludere la possibilità di
una almeno parziale provenienza dagli scavi del Mancini nell’area delle
SS. Stimmate (cfr. Fortunati C 19892).

C. Bibliografia

1543 F. Biondo, Roma ristaurata et Italia illustrata, Venetia 1543 [Venetia


1558], 100.
757 Velletri

1550 Alberti, 116, 140.


1564 A. Landi, Compendio delle Cose della Città di Velletri scritto da Ascanio
Landi Patrizio di Velletri l’anno MDLXIV (Mscr. Biblioteca comunale
di Velletri), 1564.
1624 Cluverius2, II, 1015-1017.
1631 G. Bassi, Descrittione di Velletri, Velletri 1631 (Velletri 18842).
1644 B. Theoli, Teatro historico di Velletri insigne città e capo di Volsci,

Velletri 1644 (a cura di Cesare Bertini, Velletri 1884-18852).
F. Ughelli, Italia sacra, Romae 1644, 43.
1666 L. Holstenius, Annotationes ad Italiam Antiquam Cluverii, Roma
1666, 1015-1017.
1703 C.B. Piazza, La gerarchia cardinalizia, Roma 1703, 21 e passim.
1709 C. Borgia, Compendiosa discrizzione dello stato moderno dell’antichissima
ed inclita città di Velletri, 1709 (Mscr. Biblioteca Comunale di Velletri).
1713 A. Ricchi, La reggia de Volsci, Napoli 1713, 183-196.
1723 A. Borgia, Historia della chiesa e città di Velletri descritta in 4 libri da
Alessandro Borgia vescovo di Nocera, Nocera 1723.
s.d. A. Borgia, Appunti di storia veliterna (Mscr. Biblioteca Comunale di
Velletri).
1727 J.R. Volpi, Vetus Latium sacrum et profanum, IV, De Veliternis et
Coranis, Patavii 1727, 1-113.
1729 P. Cluverius, Introductionis in Universam Geographiam tam Veterem
quam Novam Librii VI, Amstelaedami 1729, 316.
1732 J.R. Volpi, Vetus Latium sacrum et profanum, Patavii 1732, XVI, 8-10,
143-145, Tavv. I-II.
1736 F. de’ Ficoroni, Le maschere sceniche e le figure comiche d’antichi romani,
Roma 1736, passim.
1737 J.R. Volpi, Vetus Latium Sacrum et Profanum, Patavii 1737, V, passim.
1739 L.A. Muratori, Novus Thesaurus veterum inscriptionum in praecipuis
earundem collectionibus hactenus praetermissarum, I-III, Mediolani
1739-1740, passim.
1740 R. Venuti, Iter autumnale Lanuvinum, Mscr. Biblioteca Apostolica
Vaticana, Codice Vaticano Latino 9024, 1740, passim.
1744 Casimiro da Roma, Memorie istoriche delle chiese e dei conventi dei Frati
Minori della provincia romana, Roma 1744, passim.
1745 F.M. Pratilli, Della via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi
libri IV, Napoli 1745, 85-91 e passim.
Velletri 758

1767 C. De Chaupy, Decouverte de la maison de campagne d’Horace, Roma


1767, II, passim.
1769 C. De Chaupy, Decouverte de la maison de campagne d’Horace, Roma
1769, III, passim.
1780 S. Borgia, De Cruce veliterna commentarius, Nocera 1780.
1782 G.C. Adler, Museum Cuficum Borgianum Velitris, Roma 1782.

T. Bauco, Storia della città di Velletri, Velletri 1782 (Velletri 18512;


ultima edizione Bologna 1980).
1783 G.G. Winckelmann - C. Fea, Storia delle arti del disegno, I-III, Roma
1783-1784, III, Tav. V.
1785 [F.A. Becchetti], Illustrazione di alcuni antichissimi bassorilievi volsci
in terracotta dipinti a varj colori trovati nella città di Velletri, dedicati
a Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor don Romualdo Braschi
Onesti ... da Marco Carloni pittore e incisore, Roma 1785.
1786 J. Eckhel, Sylloge I. Numorum Veterum Anecdotorum thesauri Caesarei
cum commentariis, Vindobonae/Wien 1786, 78, 90-98.
1787 G.A. Guattani, Monumenti antichi inediti, ovvero Notizie sulle antichità

e belle arti di Roma…, Roma 1787, 43, tav. 3.
G. Zoega, Nummi Aurei Aegyptii Imperatorii prostantes in Museo
BorgianoVelitris, Roma 1787.
1789 L.A. Lanzi, Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d’Italia per servire
alla storia de’ popoli, delle lingue e delle belle arti, Firenze 1789 [Firenze
1824-1825], 101-102, 530-533.
G. Zoega, Globus caelestis Veliterni mus. Borgiani Velitris, Roma 1789.
1790 L.A. Lanzi, Aloysii Lanzii de Lingua Volscorum deque Aerea Lamina
Volsce scripta quae in Museo Borgiano Velitrio est Commentarius sive
Curae Secundae, Biblioteca Apostolica Vaticana, Mscr. Borg. lat. 794,
1790, ff. 65-81.
1792 J. Eckhel, Doctrina Numorum Veterum, I-V, Vindobonae/Wien 1792-
1798, I, 86; V, 49, 50.
1793 Fra Paolino di San Bartolomeo, Musaei Borgiani Velitris codices
manuscripti Avenses, Peguani, …, Roma 1793.
A. Giorgi, De Miraculis sancti Colutii et reliquis…omnia ex musaeo
Borgiano veliterno, Roma 1793.
1795 C. Fea, Lettera del 23.XII.1794, Antologia Romana, XXIX, 1795, 228-
231.
1796 E. Borson, Lettre A.W. le medicien Allioni…sur les beaux art set ben
particulier sur le Cabinet d’antiquité et d’histoire naturelle de S. E. Mons.
Le Card. Borgia a Velletri, Rome 1796.
759 Velletri

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Velletri, Roma 1796.
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Borgia, Roma 1796.
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recentemente in Velletri, Antologia Romana, XXXIII, 1797, 150-152.
[S. Borgia], Descrizione della ‘Minerva veliterna’, 6 dicembre 1797, in
C. Fea, Miscellanea filologica storica e antiquaria, Roma 1836, II, 81-88.
G. Piazza, Descrizione della ‘Minerva veliterna’ All’Eminentissimo e
Reverendissimo Principe il Signor Cardinale Stefano Borgia del Titolo di
San Clemente, e Prefetto della S. C. dell’Indice, Velletri 1797.
1802 C. Cardinali, Monumenti figurati veliterni, Roma 1802.
Fra Paolino di San Bartolomeo, De Latini Sermonis Origine, Roma
1802, passim.
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des tableaux, statues et bas-reliefs qui composent la collection nationale,
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esistente presso il med.o Sig. Visconti, Biblioteca Comunale di Velletri,
Fondo Antico, Mscr. VII, 5, 23.
1811 F. Ch. Sickler, Plan topographique de la campagne de Rome considerée
sous le rapport de la géologie et des antiquités, Rome 1811, passim.
1812 F. Carelli, Carellii Equitis Francisci Nummorum Veterum Italiae, quos
ipse collegit et Ordine Geographico disposti, Descriptio, Napoli 1812,
Tavv. XXXV, XXXVI, XL.
1813 G.G. Grossi, I Volsci. Indi Lazio-nuovo. Lettere con annotazioni
dell’Avvocato G.B. Gennaro Grossi, Napoli 1813, 173-174.
1814 [C. Borgia], Catalogo del Museo Borgiano, che a Sua Ecc. il Sig. Conte
Zurlo Ministro dell’Interno presenta il Suo umil.mo Sevritore il conte
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di Napoli, Mscr. nrr. 139-140.
P. Seroux d’Agyncourt, Recueil de fragments de sculpture antique en
terre cuite, Paris 1814, 12 sgg., Tav. II.
Velletri 760

1816 F. Orioli, D’una lamina volsca veliterna del Museo Borgiano. Lettere
divinatorie di Francesco Orioli a Luigi Cardinali, Bologna 1816.
1819 C. Cardinali, Iscrizioni antiche inedite, Bologna 1819.
A. Nibby, Viaggio antiquario né contorni di Roma, Roma 1819, II,
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1820 F.A. Visconti, Sculture del Palazzo Giustiniani, Roma 1820.
1823 M. Arditi, Inventario del Gabinetto dei Monumenti Etruschi, Volsci,
Oschi e Greco-antichi del 19 aprile 1823, Archivio Storico della
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C. Cardinali, Iscrizioni antiche veliterne, Roma 1823.
G. Finati, Real Museo Borbonico III.1, Napoli 1823, 126, nr. 128.
P. Seroux d’Agyncourt, Histoire de l’art par les monuments depuis
sa décadence au Ve siècle jusqu’à son renouvellement au XVe siècle.
Sculpture, Paris 1823, tav. XXVI.
1824 C. Cardinali, Intorno a un antico bassorilievo Veliterno in bronzo
rappresentante Minerva, Mercurio, Argo e l’Argonave, in L. Cardinali
(a cura di), Memorie romane di antichità e belle arti, Roma 1824, I, 130-
136.
L. Lanzi, Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d’Italia per servire
alla storia de’ popoli, delle lingue e delle belle arti2, I-II, Firenze 1824-
1825, II, 101-102, 530-533.
1825 C. Cardinali, Scavo nella tenuta dei Colonna alle Frattocchie; altro nella
città di Brecia; altro nel territorio di Velletri, in L. Cardinali (a cura di),
Memorie romane di antichità e belle arti, Roma 1825, II, 307-318.
L. Cardinali, Di un antico sigillo capitolare, DPAA, II, 1825, 1-75.
F. Inghirami, Monumenti etruschi o di etrusco nome e di altre antiche
nazioni, VI, Fiesole 1825, 41 sgg., Tavv. II, 4, T4 - X4.
G. Finati, Figuline Veliterne, Real Museo Borbonico, X, Napoli 1825,
1-13, Tavv. IX-XII.
1826 C. Cardinali, Note intorno una immagine di Pertinace, in L. Cardinali
(a cura di), Memorie romane di antichità e belle arti, Roma 1826, III,
81-88.
1827 J.H. Westphal, Guida per la campagna di Roma con una carta della parte
più interessante della campagna medesima, Roma 1827, passim.
1829 J.H. Westphal, Die römischen Kampagna in topographischen und
antiquarischen hinsicht nebts einer Karte der römischen Kampagne und
einer wegekarte des alten Latium, Berlin und Stettin 1829, passim.
1831 L. Cardinali, Intorno una lapide anfiteatrale veliterna, Lettere, Velletri
1831.
761 Velletri

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1833 G. Micali, Monumenti per servire alla storia degli antichi popoli italiani,
Firenze 1833, Tav. LXI.
1834 W. Gell, The Topography of Rome and its Vicinity, II, London 1834,
passim.
1835 G.F. Grotefend, Rudimenta Linguae Umbricae ex Inscriptionibus
Antiquis enodatae, Hannover 1835, I, 22, nr. 4.
1836 C. Fea, Antichità di Velletri, in «Miscellanea filologica critica e
antiquaria che contiene specialmente notizie di scavi di antichità
ordinata da Antonio Fea», Roma 1836, II, 193-198, 195.
1837 A. Nibby, Analisi storico-topografica antiquaria della Carte de’ dintorni
di Roma, Roma 1837, I, 119-125, 281 sgg.; III, 3, n. 438 (Roma 1848-
1849; Roma 1964-1965; Bologna 1973).
1839 L. Canina, Esposizione storica della Campagna Romana, Roma 1839,
passim.
C. Cardinali, Monumenti figurati veliterni descritti da C. Cardinali,
Atti Soc Vel, III, 1839, 109-187.
1841 T. Bauco, Compendio della storia veliterna, Roma 1841.grafo h.
C.R. Lepsius, Inscriptiones Umbricae et Oscae, Lipsia 1841, 24, 81, Tav.
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1843 W. Abeken, Mittelitalien vor den Zeiten römischer Herrschaft, Stuttgart
- Tübingen 1843, 325.
R. Gargiulo, in Bull Inst, 1843, 83.
R. Gargiulo, Osservazioni del Prof. Raff. Gargiulo intorno al parere dato
da alcuni archeologi Romani su di un quadrusse creduto vero antico da
loro, mentre lo è falso moderno, Napoli 1843.
A. Gennarelli, La moneta primitiva e i monumenti dell’Italia antica
messi in rapporto cronologico e ravvicinati alle opere d’arte delle altre
nazioni civili dell’antichità, Roma 1843, 167.
1844 E. Braun, I monumenti. Il quinipondio pubblicato da Eckel fu vero antico,
Bull Inst, 1844, 49-50.
F. Capranesi, Quinipondio Borgiano - Ragionamento del sig. Francesco
Capranesi intorno al quincusse giudicato falso dal sig. Raffaele Gargiulo,
Bull Inst, 1844, 53-64.
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1847 F. Capranesi, in D. Diamilla, Memoriae numismatiche, Roma 1847, 41
sgg., Tav. III.
Velletri 762

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Tav. XIV.
Th. Mommsen, über das römische Münzwesen, aus den Abhandlungen
der philol.-hist. Classe der kgl. Sächs. Ges. Der Wissenschaften, Leipzig
1850, 229.
1851 F.M. Avellino, Catalogo di nummi unciali del Museo Borgiano, estratto
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T. Bauco, Storia della città di Velletri, Velletri 1851 (Velletri 1782).
1854 E. Desjardin, Essai sur la topographie du Latium, Paris 1854, passim.
1856 C.O. Müller - F. Wieseler, Denkmäler der alten Kunst, I, Göttingen
1856, 37, Tav. LVII, 285-286.
1858 W. Corssen, De Volscorum Lingua Commentatio, Naumburg 1858, 1
sgg.
1860 E. Desjardin, Mémoire sur les dernières découvertes archéologique faites
dans la campagne de Rome, Paris 1860, passim.
1863 Th. Mommsen, CIL I, Berolini 1863, nr. 1.
1865 [Th. Mommsen - L. C. P. C. Blacas], Histoire de la monnaie romaine par
Théodore Mommsen traduite de l’allemand par le Duc de Blacas, Paris
1865-1867, I, 177, 329-330.
1867 A. Fabretti, Corpus Inscriptionum Italicarum antiquioris aevi ordine
geographico digestum et Glossarium italicum in quo omnia vocabula
continentur ex umbricis, sabinis, oscis, volscis, etruscis aliisque
monumentis quae supersunt, Aug. Taurinorum 1867, nr. 2688 B; nr.
2736, Tav. XLVII, Glossarium 1553.
G. Fiorelli, Catalogo del Museo Nazionale di Napoli. Raccolta epigrafica.
I. Iscrizioni Greche e Italiche, Napoli 1867, 35.
F. Lenormant, Chefs-d’oeuvre de l’art antique, Paris 1867, Tav. 151.
1869 A. Nibby, Itinéraire de Rome et de ses environs, Roma 1869, passim.
1873 G.B. De Rossi, Carta topografica degli antichi monumenti cristiani nei
territorii Albano e Tuscolano; Sublanuvio, Tres Tabernae e Velletri, BAC,
S. II, IV, 1873, 83-117; 205 sgg.
1875 F. Gregorovius, Storia della città di Roma nel Medioevo, Venezia 1875,
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1876 C.L. Visconti, Tre statue di atleti scoperte presso Velletri, BCAR, IV,
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1877 R. Garrucci, Sylloge Inscriptionum Latinarum Aevi Romanae
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Taurinorum 1877, 48, nr. 16.
763 Velletri

L. Nardoni, Notizie diverse, BPI, III, 1877, 175-176.


1878 E.H. Bunbury, s.v. Velitrae, in A Dictionary of Greek and Roman
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G. Corsetti, Antichità comunicate dal socio G. Fiorelli al Presidente nel
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G. Corsetti, Scoperte in contrada Lariano, 1878: avanzi di mura,
Archivio Centrale dello Stato, II versamento, b. 153, fasc. 323,
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P. Di Tucci, Dell’antico e presente stato della Campagna di Roma in
rapporto alla salubrità e alla fertilità del suolo, Roma 1878.
G. Fiorelli, Documenti inediti per servire alla storia dei Musei d’Italia,
Firenze-Roma 1878, XI segg., 275-427.
1879 R. Garrucci, Storia dell’arte cristiana nei primi otto secoli della chiesa,
V, Prato 1879, 111 sgg.
1880 P. Di Tucci, Velletri, NSA 1880, 168-170.
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374, 380-381, 384, 389-392, 515, 527-528, 531-532, 564, 569, 571-572.
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[Luciana Drago]

*velsena v. orvieto
*velsna v. orvieto
*velsu v. orvieto
*velsuna v. orvieto
*velzna v. orvieto
*velznani v. orvieto
velletri (150 ii so) - a
velletri (150 ii so) - b
velletri (158 i no) - c
velletri (158 i no) - d
velletri (150 ii se) - e
velletri (150 ii so) - f