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21/5/2014

Treccani, il portale del sapere

Veio
Enciclopedia dell' Arte Antica - stampa
di F. della Ratta Rinaldi
VEIO (v. vol. VII, p. 1106). - Dopo la fondamentale pubblicazione, nel 1968, dei risultati
delle ricognizioni di superficie condotte dalla Scuola Britannica di Roma, sotto la guida di J.
Ward Perkins, le indagini sul centro di V. e sul suo territorio si sono incentrate sullo scavo
delle necropoli limitrofe all'area urbana, mentre ulteriori dati sono emersi da una pi
aggiornata analisi dei precedenti ritrovamenti. Di particolare rilievo sono il lavoro di
riesame del Santuario di Portonaccio, l'edizione del complesso dei reperti e della storia degli
scavi condotti da A. Giorgi agli iniz del 1800, nonch lo studio dei corredi delle necropoli di
Valle La Fata e Grotta Gramiccia. Estremamente utile stata inoltre la ricostruzione delle
ricerche archeologiche condotte a V. tra il XIV e la met del XIX secolo.
In tale quadro e in assenza di un sostanziale aggiornamento dei dati relativamente alle fasi
pi antiche dell'insediamento umano nell'area, alcuni nuovi elementi hanno reso
estremamente aperta la problematica relativa ai tempi e alle modalit di formazione del
centro di Veio.
Nel corso del riordinamento del materiale proveniente da scavi condotti tra il 1913 e il
1916 nelle necropoli veienti, stato ricomposto il corredo di una tomba protovillanoviana
dal sepolcreto di Casale del Fosso che costituisce la pi antica sepoltura finora rinvenuta.
Allo stesso orizzonte culturale sono anche riconducibili alcuni frammenti ceramici rinvenuti
in superficie presso la Porta Nord-Ovest, in prossimit quindi del sepolcreto stesso. Questi
elementi hanno fatto supporre che, come in altri insediamenti villanoviani dell'Etruria
meridionale, la prima occupazione dei pianori su cui si svilupperanno i grandi centri
etruschi possa risalire anteriormente alla prima Et del Ferro. Anche per quanto riguarda
la distribuzione e l'organizzazione dell'insediamento in et villanoviana, il tradizionale
quadro che vedeva la coesistenza di pi villaggi con distinte necropoli, stato posto in
discussione sulla base dei risultati di pi accurate indagini di superficie che hanno permesso
di rilevare una pi ampia distribuzione di materiali della prima Et del Ferro su tutto il
pianoro.
databile al 680-670 a.C. la nota Tomba delle Anatre, con volta a vela e banchina laterale,
decorata nella parete di fondo con una teoria di cinque anatre gradienti verso sinistra,
dipinte alternatamente in giallo e in rosso con particolari in nero, a.C., che costituisce il pi
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antico esempio di tomba dipinta etrusca. Al 670-650 a.C. riconducibile la tomba


principesca scavata nel 1980, assieme ad altre cinque, nella necropoli di Monte Michele.
La tomba si differenzia notevolmente nel panorama dell'Orientalizzante veiente sia per la
tipologia sia per la ricchezza del corredo. Caratterizzata da una grande camera
quadrangolare e da due piccole celle aperte sul drmos, accoglieva quattro deposizioni
riferibili a un unico nucleo familiare.
Nella camera principale la sepoltura maschile si configura come principesca per la presenza
nel corredo di oggetti rari e preziosi (tra cui un flabello in lamina di bronzo decorata a
sbalzo, uno scettro e ornamenti personali in oro), per la forma del cerimoniale (con l'utilizzo
di un'urna in bronzo contenente le ceneri del personaggio avvolte in una stoffa, che
rimanda al rituale funerario eroico descritto da Omero), e infine per l'uso del carro a
quattro ruote per il trasporto del defunto nella tomba. La presenza nei corredi di buccheri,
di quasi certa fabbricazione locale, viene a porsi tra le attestazioni pi antiche di tale classe
ceramica a V., precedentemente poco documentata nelle tombe anteriori alla met del VII
sec. a.C.
Per quanto riguarda l'area urbana, sono di estremo interesse i risultati del riesame delle
piante dello scavo eseguito dallo Stefani nel 1944 sull'acropoli di Piazza d'Armi. Si
individuata una distribuzione pressoch regolare degli spazi abitativi lungo una via
principale, che corre lungo l'asse maggiore della collina in direzione SE-NO, con al centro
una piazza occupata quasi per met dalla grande cisterna ovale. L'intervento di
urbanizzazione si fa risalire alla fine del periodo orientalizzante.
Nell'ambito del lavoro di revisione degli scavi del Santuario dell'Apollo di Portonaccio
occorre segnalare la ricomposizione di un gruppo frammentario con Atena ed Eracle che si
discosta notevolmente, per le sue peculiarit stilistiche, dalle opere del Maestro dell'Apollo
di Veio.
Alla durezza che possiamo definire tuscanica, evidente soprattutto nella testa del
Mercurio, si oppone una contenuta eleganza che se da un lato rimanda a esperienze
precedenti, nello stesso tempo richiama l'arte attica dell'et dei Pisistratidi e di Clistene. Il
gruppo, interpretato come donario e collocato cronologicamente intorno al 500 a.C.,
sembra costituire quanto di pi greco sia stato prodotto in Etruria e nell'Italia media
nell'et dell'arcaismo finale e proprio il mito creato attorno all'Apollo in quanto
espressione di una etruscit strutturale e atemporale (Colonna, 1987) ha contribuito, per
lungo tempo, al suo disconoscimento, essendo testimonianza di un linguaggio diverso.
Relativamente all'occupazione del territorio, ancora adesso ricostruibile soprattutto sulla
base dei risultati delle indagini di superficie, tra VII e VI sec. a.C. si assiste a una diffusa
occupazione delle campagne mediante l'insediamento di piccole fattorie, basate
probabilmente su singole unit familiari, che sembrano testimoniare un incremento
demografico e una notevole espansione delle aree coltivate. Di tali insediamenti stato
finora oggetto di indagine soltanto quello di Casale Pian Roseto, di cui si scavato un
ambiente seminterrato, interpretabile come cisterna o magazzino, riempito con scarichi di
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materiale inquadrabile tra il 430 e il 380 a.C. Tale intervento stato collegato con i
mutamenti di propriet e con la riorganizzazione del territorio avvenuti in seguito alla
conquista romana di V., all'interno comunque di una sostanziale continuit nell'occupazione
delle campagne protrattasi per tutto il IV sec. a.C. E solo, invece, in et tardorepubblicana
che i dati a disposizione mostrano una recessione dell'area. Difatti il riesame della ceramica
proveniente dalle ricognizioni di superficie ha mostrato come solo un quinto sia databile al
- sec. a.C. I motivi vanno verosimilmente ricercati nel crescente accentramento a
Roma delle forze produttive nonch nella dimensione mediterranea che acquistano i
mercati, a discapito di quelli su scala regionale.
Nella prima et imperiale tutta l'area conosce un notevole sviluppo, testimoniato dalla
ricchezza delle ville e dal fiorire delle stazioni stradali, tra cui quella ad Vacanas, posta al
XXI miglio della Via Cassia, e individuata nel 1980 a seguito di lavori di sistemazione del
moderno tracciato stradale. La mansio, cui era annesso un edificio termale, costituita da
una corte centrale porticata con ambienti coperti sui quattro lati e una serie di tabernae
aperte direttamente sulla Via Cassia, di cui si portato alla luce un ampio tratto.
Per quanto riguarda la valorizzazione del patrimonio archeologico dell'area veiente, va
innanzitutto segnalato l'esperimento di musealizzazione temporanea del Tempio dell'Apollo
in localit Portonaccio, effettuato dalla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria
Meridionale in collaborazione con il Dipartimento di Antichit dell'Universit degli Studi di
Roma La Sapienza, che propone al pubblico, sulla base di una nuova ricostruzione
grafica, le proporzioni reali del monumento attraverso una struttura realizzata in tondini di
ferro che poggia direttamente sui resti delle fondazioni del tempio e ne rievoca la
volumetria nonch, in parte, la complessit del sistema decorativo.
Si segnala infine l'istituzione da parte del Comune di Formello, il cui territorio rientra
interamente all'interno dell'area a pi immediato contatto con la citt di V., del Museo
dell'Agro Veientano il cui progetto museale, di prossimo allestimento all'interno del
seicentesco Palazzo Chigi, prevede di ripercorrere, attraverso i materiali e l'apparato
documentario, la storia del territorio dalle origini all'et contemporanea. Tra il materiale
marmoreo conservato nel museo si ricorda un sarcofago rinvenuto a Formello (localit
Selvapiana) con eroti clipeofori e altre figurazioni, una statua virile (Hftmanteltypus) di
et giulio-claudia, forse dal foro di V., e una statua di Priapo del terzo quarto del II sec.
d.C., probabilmente rinvenuta a V. nel corso degli scavi promossi dal Cardinale Flavio Chigi
alla met del '600 e recentemente restaurata.
Bibl.: In generale: A. P. Vianello Cordova, Una tomba protovillanoviana a Veto, in
StEtr, XXXV, 1967, pp. 295-306; D. Ridgway, Coppe cicladiche da Veto, ibid., pp. 311321; A. M. Kahane, L. Murray-Threipland, J. B. Ward Perkins, The Ager Veientanus,
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Cristofani, Le tombe diMonte Michele nel Museo Archeologico di Firenze, Firenze 1969;
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in StEtr, XXXVIII, 1970, pp. 27-43; L. Vagnetti, Il deposito votivo di Campetti a Veio,
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F. Ceschi, La rievocazione del tempio dell'Apollo a Veio, in B. Amendolea (ed.), I siti
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studi, Agnano Pisano 1995, pp. 88-96. - Scavi: AA.VV., Veio (Isola Farnese).
Continuazione degli scavi della necropoli villanoviana in localit Quattro Fontanili, in
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Etruscan Building in the Casale Pian Roseto (Veii) Area, in BSR, XXXVIII, 1970, pp. 62121; E. Fabbri- cotti, Veio (Isola Farnese). Quattordicesima campagna di scavo (giugno
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Priapo a Formello. Il restauro, occasione per una mostra, Formello 1996; ead., Museo
dell'Agro Veientano. Catalogo del materiale etrusco e romano, I. Acquisizioni 1992-1997,
I, in corso di stampa.
(F. della Ratta Rinaldi)

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