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ORIENTE E OCCIDENTE:

METODI E DISCIPLINE A CONFRONTO.


RIFLESSIONI SULLA CRONOLOGIA
DELL’ETÀ DEL FERRO ITALIANA

Atti dell’Incontro di Studio


Roma, 30-31 ottobre 2003

A cura di

GILDA BARTOLONI e FILIPPO DELPINO

PISA-ROMA
ISTITUTI EDITORIALI E POLIGRAFICI INTERNAZIONALI
MMV

1
L’Incontro di Studio «Oriente e Occidente: metodi e discipline a confronto. Riflessioni sulla cronologia dell’età
del ferro italiana» è stato progettato e coordinato da Gilda Bartoloni (Università “La Sapienza”, Roma), Filippo Delpino
(CNR-ISCIMA, Roma), Raffaele C. de Marinis (Università Statale, Milano), Patrizia Gastaldi (Istituto Universitario
Orientale, Napoli).
L’organizzazione e la realizzazione dell’Incontro di Studio sono state congiuntamente curate dall’Università di
Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità e dal Consiglio
Nazionale delle Ricerche, Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico.
L’iniziativa ha potuto avvalersi del contributo di fondi di Ateneo (40% - Convegni e Congressi) dell’Università di
Roma “La Sapienza”; una parte degli oneri è stata sostenuta dall’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del
Mediterraneo antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La stampa del presente volume, primo numero della serie
Mediterranea - Quaderni dell’Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico, si è avvalsa di un
contributo finanziario dell’Università di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e
Antropologiche dell’Antichità, Sezione di Etruscologia e Antichità Italiche.

L’Incontro di Studio si è svolto il 30-31 ottobre 2003 (giovedì 30 e venerdì 31 mattina presso l’Odeion del Museo
dell’Arte Classica, nell’Università di Roma “La Sapienza”, venerdì 31 pomeriggio presso l’aula Marconi del Consiglio
Nazionale delle Ricerche); i lavori sono stati aperti da un saluto del Direttore del Museo dell’Arte Classica Andrea
Carandini e da una breve introduzione a cura di Gilda Bartoloni e Filippo Delpino. L’incontro è stato articolato in 6
sezioni, in cui sono stati presentati da un moderatore i testi già distribuiti a numerosi studiosi e diffusi sia per e-mail
che via internet.
La prima sezione (Quadro Generale), è stata moderata da Filippo Delpino che ha presentato le relazioni di R.C. DE
MARINIS, di R. PERONI e A. VANZETTI, di M. PACCIARELLI, di C. IAIA e ha coordinato l’animata discussione con interventi
di R.C. de Marinis, C. Iaia, A. Guidi, A. Babbi, G. Bartoloni, M. Pacciarelli, S. Verger, A.M. Bietti Sestieri, A. Zanini,
F. Delpino, A. Vanzetti, R. Peroni.
La seconda sezione, relativa all’Italia settentrionale, è stata condotta da Raffaele C. de Marinis che ha illustrato i
testi di M. DAVID-ELBIALI e C. DUNNING, di R. C. DE MARINIS e F.M. GAMBARI, di A. ALBERTI, L. DAL RI, C. MARZOLI e U.
TECCHIATI e moderato gli interventi (quello di E. BIANCHIN CITTON e N. MARTINELLI già reso noto agli studiosi presenti e
diffuso in internet) e la discussione alla quale hanno partecipato A. Vanzetti, M. David-Elbiali, U. Tecchiati, M. Pacciarelli,
A.M. Bietti Sestieri, G. Bartoloni, R. Peroni.
La terza sessione, riguardante l’Italia centro-settentrionale, è stata moderata da Gilda Bartoloni che ha riassunto i
testi di A. DORE, di A. BABBI e A. PIERGROSSI, di F. BOITANI, di L. D’ERME e M.A. RIZZO e coordinato la vivace discussione
con interventi di A. Guidi, R. Peroni, F. Ferranti, P. von Eles, G. Bagnasco Gianni, F. Delpino, B. d’Agostino, A. Dore,
M. Pacciarelli, F. Trucco.
La quarta sessione, relativa all’Italia centro-meridionale, è stata preceduta da un saluto del Direttore dell’Istituto
CNR per lo studio delle Civiltà italiche e del Mediterraneo antico, Francesco Roncalli; è quindi seguita la presentazione
di Patrizia Gastaldi che ha riassunto i testi di G. BARTOLONI e V. NIZZO, di B. D’AGOSTINO, di F. FERRANTI, di E.M. DE
JULIIS e ha moderato la discussione cui sono intervenuti A.M. Bietti Sestieri, R.C. de Marinis, B. d’Agostino, E.
Gusberti, M. Rendeli, M.L. Lazzarini, G. Colonna, M. Pacciarelli, A. Vanzetti, G. Bartoloni, E.M. De Juliis, C. Iaia, V.
Nizzo.
La quinta sessione, relativa all’ambito mediterraneo, è stata coordinata da Filippo Delpino che ha presentato e
moderato la discussione sulle relazioni di N. KOUROU, di R.M. ALBANESE PROCELLI, di M. BOTTO, di A.J. NIJBOER, di C.
AMPOLO, cui hanno fatto seguito interventi di N. Kourou, A. Guidi, F. Cordano, C. Giardino, A. M. Bietti Sestieri, R.M.
Albanese Procelli, F. Arietti, R.C. de Marinis, F. Delpino, G. Colonna, A.J. Nijboer, R. Peroni, V. Nizzo, L. Nigro, M.
Botto.
Gilda Bartoloni ha quindi moderato la discussione generale alla quale hanno partecipato A.M. Bietti Sestieri, F.
Delpino, R.C. de Marinis, C. Giardino, A. Guidi, M. Pacciarelli, R. Peroni, A. Vanzetti, S. Verger.
Ha concluso i lavori Bruno d’Agostino.

Segretaria di redazione: Bianca Lea Zambrano


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2
INDICE

ANDREA CARANDINI, FRANCESCO RONCALLI, Indirizzi di saluto ..................................................................p. 7

GILDA BARTOLONI, FILIPPO DELPINO, Introduzione ai lavori ......................................................................» 9

QUADRO GENERALE

RAFFAELE C. DE MARINIS, Cronologia relativa, cross-dating e datazioni cronometriche


tra bronzo finale e primo ferro……………………………………………………………................….» 15

RENATO PERONI, ALESSANDRO VANZETTI, Intorno alla cronologia della prima età
del ferro italiana: da H. Müller-Karpe a Ch. Pare……………………………………................……..» 53

MARCO PACCIARELLI, Osservazioni sulla cronologia assoluta del bronzo finale


e della prima età del ferro…………………………………………………………................…………» 81

CRISTIANO IAIA, I bronzi laminati del primo ferro italiano come indicatori
cronologici a vasto raggio e problemi interpretativi……………………………….................………..» 91

DISCUSSIONE E INTERVENTI: R.C. de Marinis, C. Iaia, A. Guidi, A. Babbi, R.C. de Marinis,


M. Pacciarelli, G. Bartoloni, S. Verger, A.M. Bietti Sestieri, A. Zanini, A. Babbi, F. Delpino,
R.C. de Marinis, A. Vanzetti, R.C. de Marinis, R. Peroni, M. Pacciarelli, R.C. de Marinis,
M. Pacciarelli, C. Iaia…………………………………………………………………..................….....»113

ITALIA SETTENTRIONALE E CENTRALE

MIREILLE DAVID-ELBIALI, CYNTHIA DUNNING, Il quadro cronologico relativo e


assoluto nell’ambito nord-alpino tra 1000 e 700 a.C……………………………................…………….» 145

RAFFAELE C. DE MARINIS, FILIPPO M. GAMBARI, La cultura di Golasecca tra X e VIII


secolo a. C.: cronologia relativa e correlazioni con altre aree culturali…………………....................» 197

ALBERTO ALBERTI, LORENZO DAL RI, CATRIN MARZOLI, UMBERTO TECCHIATI, Evidenze
relative al X, IX e VIII secolo a. C. nell’ambito dell’alto bacino del fiume Adige (cultura
di Luco-Meluno)…………………………………………………………………….................………..» 227

ELODIA BIANCHIN CITTON, NICOLETTA MARTINELLI, Cronologia relativa e assoluta di


alcuni contesti veneti della tarda età del bronzo e degli inizi dell’età del ferro. Nota
preliminare………………………………………………………………………………....................…» 239

ANNA DORE, Il Villanoviano I-III di Bologna: problemi di cronologia relativa e assoluta.....................» 255

ANDREA BABBI, ALESSANDRA PIERGROSSI, Per una definizione della cronologia relativa
e assoluta del Villanoviano veiente e tarquiniese……………………………….................…………...» 293

3
FRANCESCA BOITANI, La ceramica greco-geometrica di Veio………………………….....................……p. 319

MARIA ANTONIETTA RIZZO, Ceramica greca e di tipo greco da Cerveteri.........………...........................» 333

DISCUSSIONE E INTERVENTI: A. Vanzetti, M. David-Elbiali, A. Vanzetti, U. Tecchiati, R.C.


de Marinis, A. Vanzetti, M. Pacciarelli, A.M. Bietti Sestieri, R.C. de Marinis, G. Bartoloni,
R. Peroni, G. Bartoloni, E. Bianchin Citton, A. Guidi, G. Bartoloni, A. Guidi, R. Peroni e F.
Ferranti, P. Von Eles, G. Bagnasco Gianni, F. Delpino, B. d’Agostino, A. Dore, M. Pacciarelli, A.
Dore, F. Trucco, A.M. Bietti Sestieri, R.C. de Marinis, A.M. Bietti Sestieri………...................……....» 381

ITALIA CENTRO-MERIDIONALE

GILDA BARTOLONI, VALENTINO NIZZO, Lazio protostorico e mondo greco………….........................…....» 409

BRUNO D’AGOSTINO, Osservazioni sulla cronologia della prima età del ferro nell’Italia
meridionale……………………………………………………………………………....................….....» 437

FRANCESCA FERRANTI, L’orizzonte tardo-geometrico enotrio alla vigilia delle fondazioni


coloniali greche…………………………………………………………………………........................» 441

ETTORE M. DE JULIIS, La prima età del ferro in Puglia………………………………………...............» 453

DISCUSSIONE E INTERVENTI: B. d’Agostino, E. Gusberti, M. Rendeli, M.L. Lazzarini,


G. Colonna, M. Pacciarelli, A. Vanzetti, A.M. Bietti Sestieri, G. Bartoloni, A.M. Bietti
Sestieri, G. Bartoloni, E.M. De Juliis, B. d’Agostino, C. Iaia, V. Nizzo, E. Gusberti, V. Nizzo,
G. Bartoloni, A.M. Bietti Sestieri, E.M. De Juliis………………………………………......................» 469

MEDITERRANEO

NOTA KOUROU, Greek imports in Early Iron Age Italy……………………………….......................….» 497

ROSA MARIA ALBANESE PROCELLI, Fasi e facies della protostoria recente in Sicilia:
dati e problemi interpretativi…………………………………………………………....................….» 517

ALBERT J. NIJBOER, La cronologia assoluta dell’età del ferro nel Mediterraneo:


dibattito sui metodi e sui risultati………………………………………………………......................» 527

ROALD F. DOCTER, HANS GEORG NIEMEYER, ALBERT J. NIJBOER, HANS VAN DER PLICHT,
Radiocarbon dates of animal bones in the earliest levels of Carthage………………............................» 557

MASSIMO BOTTO, Per una riconsiderazione della cronologia degli inizi della
colonizzazione fenicia nel Mediterraneo centro-occidentale…………………………........................» 579

DISCUSSIONE E INTERVENTI: N. Kourou, A. Guidi, N. Kourou, A. Guidi, N. Kourou,


F. Cordano, C. Giardino, A.M. Bietti Sestieri, R.M. Albanese Procelli, F. Arietti, R.C.
de Marinis, G. Colonna, F. Delpino, R. Peroni, A.J. Nijboer, N. Kourou, A.J. Nijboer,
N. Kourou, A.J. Nijboer, N. Kourou, A.J. Nijboer, V. Nizzo, L. Nigro, M. Botto…......................…...» 631

4
DISCUSSIONE GENERALE E CONCLUSIONI

A. Guidi, R.C. de Marinis, C. Giardino, S. Verger, F. Delpino, M. Pacciarelli, R. Peroni e A. Vanzetti p. 651

BRUNO D’AGOSTINO, Conclusioni……………………………………………………............................» 661

5
Per una definizione della cronologia relativa ed assoluta del
villanoviano veiente e tarquiniese (IC-IIB)

ANDREA BABBI * ALESSANDRA PIERGROSSI *

Premessa dalla prima alla seconda fase del I Ferro, pur


risultando caratterizzato da alcuni peculiari
Il presente contributo ha l’intento di precisare alcuni elementi, conserva dei limiti non ben definiti che
dati cronologici della prima età del ferro a Tarquinia e spesso si confondono con quelli del periodo che
Veio relativi alle fasi denominate IC-IIB, partendo segue. Nel suo studio su Tarquinia villanoviana
dall’analisi di alcuni aspetti culturali – reperti e specifici H. Hencken riconosceva, in un gruppo
rituali di deposizione – considerati nella letteratura relativamente ristretto di contesti, la
archeologica come peculiari del periodo considerato. manifestazione di tendenze proprie di un
Si è deciso di isolare determinati contesti momento evoluto della prima fase, da lui
rappresentativi dell’orizzonte cronologico in esame nel denominato IC1; successivamente G. Bartoloni e
tentativo di stabilire la durata di alcune associazioni di F. Delpino evidenziarono come alcune tipologie
tipi e rituali di deposizione. Nell’ambito di questa di materiali fossero strettamente correlate
sequenza è stata poi indagata, ove possibile, la all’orizzonte di passaggio dalla prima alla
disposizione topografica delle sepolture al fine di seconda fase2.
enucleare dei raggruppamenti. Sulla base dei dati Negli stessi anni R. Peroni, pur elaborando
acquisiti si è tentato di proporre, con un computo una sequenza cronologica che privava il periodo
generazionale, una durata delle fasi suddette. in discorso della dignità di sottofase, rifletteva
(A. B., A. P.) sulla continuità che alcuni tipi mostravano al
volgere tra la prima fase avanzata (IB2) e gli inizi
L’orizzonte di passaggio dal villanoviano della seconda (IIA1)3. L’analisi della necropoli
tipico a quello evoluto: considerazioni di Quattro Fontanili a Veio convinse J. Toms a
introduttive distinguere la fase IC, pur riconoscendone la
natura di fase di transizione, per non sminuire
A Tarquinia e a Veio l’orizzonte di passaggio gli aspetti di innovazione e cambiamento che le

*Università di Roma “La Sapienza” a due pezzi con arco trifido in ferro. Per l’importanza
1
HENCKEN 1968, pp. 89-127. dell’orizzonte cronologico in oggetto in quanto periodo di
2
B ARTOLONI , D E L P I N O 1970, p. 247, gli studiosi forte accelerazione dei contatti latamente culturali tra le
riconoscono la difficoltà di una verifica del limite tra I e II comunità italiche si rinvia inoltre a DELPINO 1984, pp. 257-
fase tarquiniese a causa del ristretto numero di sepolture 271; DELPINO 1986, pp. 167-179; BARTOLONI 1986, pp. 45-56;
considerato. BARTOLONI, DELPINO 1975, passim, in particolare BARTOLONI 1989, pp. 143-173; BARTOLONI 1994, pp. 194-226.
3
pp. 7-9, 14-15, 34-35, note 19, 21-25, 45-46, fibule con arco PERONI 1979, p. 195-197, fibule a gomito con arco foliato
rivestito di dischi bronzei graduati fittamente accostati, fibule e staffa a disco, fibule a due pezzi con arco trifido in ferro.

293
erano propri4. dei contesti di questo orizzonte il valore informativo
E’ tra questi due assunti che si sono mossi dei tipi ceramici. Inoltre si è ritenuto opportuno
gli studiosi in questi ultimi anni. E’ utile ricordare prendere in considerazione alcuni dei tipi la cui
in particolare i recenti lavori di C. Iaia e M. posizione nell’ambito della seriazione della prima
Pacciarelli. Il primo, pur accogliendo la età del ferro è ormai acclarata e unanimamente
seriazione cronologica formulata da Peroni, accolta. In particolare ci si riferisce all’anfora-
riconosce per Tarquinia la difficoltà di operare cratere con anse complesse (Tav. 1, 1), ai biconici
nette distinzioni in sottofasi ed individua un con stilemi ad angoli retti inscritti (Tav.1, 2) e ai
orizzonte di transizione denominato IB2-IIA15. cosiddetti “crateri” d’impasto (Tav. 1, 3). Si è poi
Pacciarelli sottolinea la validità della considerata la presenza nei contesti selezionati di
periodizzazione della Toms motivata dalla alcuni tipi metallici o fittili come gli elmi a campana
comparsa di innovazioni culturali per alcuni tipi (Tav. 1, 4), le “calotte” (Tav. 1, 5), la fibula a due
metallici, rasoi e fibule, dall’eclissarsi della pezzi con arco rettilineo trifido in ferro o bronzo
decorazione a pettine “villanoviana” e da una più (Tav. 1, 6) e serpeggiante a gomito con uno o
marcata affinità delle forme fittili all’ambito entrambi i setti dell’arco foliati e staffa a piccolo
disco solido o a canale (Tav. 1, 7).
tiberino esistente anche nella fase successiva6.
Lo studioso riscontra una simile accelerazione
Analisi dei contesti con anfora-cratere
anche a Tarquinia per un orizzonte cronologico
sostanzialmente coevo al IC di Veio denominato
A Tarquinia l’anfora-cratere presenta un orlo
IB2 “di Sopra Selciatello”. Anche questo periodo,
sviluppato e fortemente svasato, un collo più o meno
sebbene si distingua dal suo omologo veiente per
distinto, un corpo globulare compresso e rastremato,
un conservatorismo più marcato nella
un piede troncoconico più o meno alto; le anse sono
decorazione fittile, vede la comparsa di forme alte e composte da due elementi variamente disposti
vascolari che proseguiranno nella fase a X, a V e a Y capovolta. La decorazione si sviluppa
successiva7. principalmente presso la spalla. L’associazione quasi
costante con tazze ad ansa soprelevata8 e in un caso
L’orizzonte di passaggio dal villanoviano con un mestolo in bronzo9, ha permesso di ipotizzare
tipico a quello evoluto: analisi dei materiali una funzione connessa alla mescita di sostanze
liquide10.
La considerazione che i tipi metallici per loro La forma è documentata da un reperto della
stessa natura conservano un’omogeneità formale Civitucola, quattro esemplari nella necropoli di Poggio
più duratura, ha suggerito di privilegiare nell’analisi Sopra Selciatello11, uno da Poggio dell’Impiccato12 e

4
TOMS 1986, p. 55, “The commonest types tend to be those osso, fibula serpeggiantie a gomito, fibula a 2 pezzi con arco
which occur in phase IIA. However, it is suggested here that trifido rettilineo in ferro e ardiglione ricurvo, olla globulare,
the majority of IC tombs represent a period of innovation and scodella a orlo rientrante rettilineo su piede, scodella con anse
change during which certain characteristics of the succeding con apici a corna di lumaca, anfora-cratere, PACCIARELLI 1999,
phase II first emerge”. pp. 56-57; PACCIARELLI 2000, p. 64.
5 8
Tale orizzonte è descritto come “un periodo di Nel caso della tomba PI 62 la tazza era posta all’interno
cambiamenti rapidi, che preludono alla fase matura”, v. IAIA dell’anfora e presso l’orlo, HENCKEN 1968, p. 152, fig. 140, a.
9
1992, p. 12; IDEM 1999, pp. 15, 18, fig. 3B. Sopra Selciatello 141, HENCKEN 1968, p. 100, figg. 89c, 90f.
6 10
Rasoio tipo Fermo, fibula con arco rivestito di ambra e DELPINO 1989, p. 110, nota 23.
11
osso, fibula serpeggiante a gomito con piccola staffa a disco, HENCKEN 1968, pp. 89-90, fig. 78 (t. 29); p. 103, fig. 91
orciolo a corpo globulare, vaso biansato e anforetta con stilemi (t. 143); pp. 107, fig. 95 (t. 177); p. 100, figg. 89-90 (t. 141).
12
a scanalature, TOMS 1986, p. 55, nota 67, in particolare i tipi H ENCKEN 1968, p. 152, figg. 140-141 (t. 62); un
VIII 1, IX 4, fig. 19; PACCIARELLI 1999, pp. 56-57; PACCIARELLI frammento pertinente ad un secondo manufatto dello stesso
2000, p. 64, fig. 36C, 1-3. tipo ma adespota e verosimilmente da Poggio dell’Impiccato
7
Rasoio tipo Fermo, fibula con arco rivestito di ambra e è ricordato in PAOLETTI 1986, p. 414, lettera e.

294
altri due dalle Arcatelle13. Il numero ristretto di di questo contesto16. Le sepolture 177 e 141 presentano
attestazioni e la sostanziale omogeneità di questa invece degli elementi che potrebbero suggerire una loro
tipologia lascerebbe presupporne una diffusione limitata lieve recenziorità (IIA1)17.
nel tempo. L’anfora crateriforme riferibile al contesto di
L’esemplare inornato della tomba A1 della Poggio dell’Impiccato è quella della tomba 62. E’ utile
Civitucola può datarsi tanto ad un momento tardo della notare come questa sepoltura, che conserva dei tipi
I fase (IB2) quanto ad uno iniziale di quella successiva ceramici caratteristici della I fase avanzata18, presenti
(IIA1) data l’associazione con un rasoio lunato a dorso anche la particolarità di un elmo fittile apicato
interrotto e occhiello con cornetti e con una scodella su dall’inusuale profilo a campana e dalla complessa
piede troncoconico14. Dei quattro contesti di Poggio decorazione a lamelle metalliche posto a chiusura
Sopra Selciatello il 29 e il 143 potrebbero oscillare come dell’ossuario19.
il precedente se si considera che le fibule mostrano I contesti funerari delle Arcatelle sono il pozzo 1
caratteristiche comuni a entrambi i periodi15. Tuttavia dei “due pozzi comunicanti” e quello con figurine
la presenza di un rasoio lunato di forma intermedia tra egizie. La prima tomba può essere inserita tra i contesti
il tipo Sirolo-Numana e il tipo Cairano nella tomba recenziori con anfore-cratere se si considera la
143 avvalorerebbe l’ipotesi di una maggiore arcaicità presenza di una tazza su piede e di un tipo di vaso

13 16
HENCKEN 1968, p. 241, fig. 220 (t.ba dei due pozzi BIANCO PERONI 1979, p. 63, n. 327, (Tarquinia IB).
17
comunicanti, pozzo n. 1); p. 242, fig. 221 (t.ba a pozzo con figurine Un’anforetta su piede con anse lievemente soprelevate
egizie). Un terzo esemplare adespota rinvenuto presso i Monterozzi, e decorazione incisa alternata a rosette impresse (t. 177) e un
v. IDEM 1968, p. 411, jars with X-shaped handles, n. 2, fig. 420. rasoio tipo Valle La Fata (t. 141). Per la descrizione
14
Qui di seguito nell’utilizzo delle sigle IB2 e IIA1 si fa dell’anforetta v. BIANCO PERONI 1979, p. 123, n. 663; per tipi
riferimento alla seriazione avanzata da Peroni e dalla sua affini v. TOMS 1986, tipi VI 4, p. 86, fig. 21 (fase IIA, anche
scuola. La suppellettile è esposta nella prima sala del Museo con basso piede troncoconico cavo); GUIDI 1993, tipo 55, p.
Nazionale Archeologico di Tarquinia. Il rasoio può rientrare 36, fig. 2/13 (fase IIA, ma senza piede anche se con anse
sia nel tipo Tarquinia che in quello denominato Quattro soprelevate). Altri esemplari di anforette con decorazione
Fontanili v. BIANCO PERONI 1979, pp. 69-83 (fasi IB-IIA); plastica sono presenti in contesti databili alla fase Tarquinia
PERONI 1979, pp. 195-196. E’ utile richiamare l’attenzione IB2 (HENCKEN 1968, p. 89, fig. 77 – Sopra Selciatello 25; p.
sugli stilemi triangolari che si svolgono lungo la spalla 98, fig. 86 – Sopra Selciatello 111; IAIA 1999, fig. 3B, 16),
dell’ossuario presenti, praticamente identici, sul biconico della presentano tuttavia una sintassi decorativa più semplice e
sepoltura Sopra Selciatello 60, v. nota 38. lineare, non conservano delle anse soprelevate, e sono apode.
15
Fibule con staffa simmetrica ad arco lievemente Per il rasoio v. BIANCO PERONI 1979, p. 123, n. 716 (fase
ingrossato o rivestito di elementi d’ambra e osso nella Tarquinia IIA).
18
sepoltura 29, e la fibula meridionale di foggia arcaica nella In particolare la scodella con orlo rientrante rettilineo
tomba 143. Per la fibula ad arco lievemente ingrossato v. TOMS (v. nota 7) che a Veio sembra comparire in un momento
1986, fig. 19, tipo I5 (fasi IC-IIA); BIETTI SESTIERI 1992, p. lievemente recenziore (TOMS 1986, tipo X4, p. 90, fig. 22,
361, tipi 38l, 38m, tav. 36 (periodo II); D’AGOSTINO, GASTALDI fase IIA), e la tazza a colletto con corpo globulare compresso
1988, tipo 32C3, p. 57, tav. 20 (fasi IB-II). Per la fibula ad ed ansa bifora sopraelevata (TOMS 1986, tipo V8, p. 85, fig.
arco rivestito v. D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32C7, p. 20A, fasi IC-IIB; GUIDI 1993, tipo 34D, p. 28, fig. 2/6, fase
58, tav. 20 (fasi IB finale-II); BIETTI SESTIERI 1992, p. 371, IIA).
19
tipo 39b, tav. 38, (periodo IIB1-2). L’illustrazione della fibula L’elmo misura alla base un diam. di cm 25,5 ca. IAIA
serpeggiante permette di desumere esclusivamente la sezione 1999, p. 16, nota 4; l’elmo, copertura caratteristica della fase
circolare degli occhielli e dei due setti dell’arco. La curvatura IB1, è considerato dall’autore come attestazione di “sporadiche
poco accentuata dell’arco e la sezione circolare degli occhielli, sopravvivenze alla fase successiva [i.e. IB2], condizionate da
unitamente alle dimensioni contenute del reperto, fattori rituali”. L’apice descritto come “conformato a
suggeriscono un suo inquadramento in un momento tardo della scodellina” sembra piuttosto incompleto poiché mancante del
I fase, v. D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32E1, p. 60, tav. 20 cimiero verosimilmente mobile. Per esempi di cimiero mobile
(fase IB con presenze marginali nella II); BIETTI SESTIERI 1992, fittile v. HENCKEN 1968, p. 98, fig. 86, b (Poggio Sopra
p. 376, tipo 42a, tav. 39, (periodo II). Del corredo fa parte Selciatello t. 111, fase IC), e ancora POHL 1972, p. 191, fig.
anche una scodella ad orlo rientrante su alto piede 170, 2 (Sorbo t. 397, con elmo dal profilo a campana/tronco-
troncoconico, tipo caratteristico a Tarquinia dell’orizzonte conico caratteristico per questa necropoli, diam. alla base cm
IB2-IIA1, v. IAIA 1992, fig. 3; IDEM 1999, fig. 3B, 11. 25,8 ca.).

295
gemino rinvenuto in altri due contesti databili ad un’incinerazione maschile, ha restituito un vaso
un orizzonte di passaggio al IIA120. Una proposta apodo, dal corpo globulare compresso e dalle anse a
simile può essere avanzata anche per il ricco due bastoncelli paralleli utilizzato questa volta come
contesto con figurine egizie che ha restituito una ossuario24. Il corredo, anche questo databile ad un
fibula ad arco avvolto di filo aureo e due esemplari momento iniziale della fase IIA, conserva un
ad arco rivestito21. particolare valore informativo per la presenza di un
elmo bronzeo apicato 25 . Questo oggetto pur
A Veio l’anfora-cratere è documentata solo da mostrando un profilo tendenzialmente convesso
tre esemplari che mostrano una variabilità formale ricorda da un lato il grande esemplare fittile della
più accentuata. Il primo reperto considerato è quello tomba di Poggio dell’Impiccato 62 dal profilo a
della tomba femminile 494 di Grotta Gramiccia dal campana e dall’esuberante decorazione metallica,
corpo gradualmente rastremato, le cui anse sono dall’altro le calotte del contesto II della medesima
costituite da una coppia di bastoncelli paralleli22. La necropoli tanto per gli aspetti stilistici quanto per
sepoltura è databile ad un orizzonte verosimilmente quelli tecnologici26.
non avanzato della fase locale IIA, per la presenza L’ultimo esemplare è stato recuperato a Quattro
di una scodella a fondo piano, una tazza a bocca Fontanili nell’incinerazione maschile AA2A27.
larga, orlo a colletto, spalla sfuggente e vasca Risulta evidente la somiglianza tra questo vaso e
lenticolare ed una fibula ad arco relativamente quello della tomba 431 di Grotta Gramiccia, sia nella
ingrossato e profilo appena ribassato23. forma che nel tipo di utilizzo, assolvendo anche
La sepoltura 431 della medesima necropoli, questo la funzione di cinerario28. Un’ulteriore

20
H ENCKEN 1968, p. 251, fig. 233, d (Poggio Sopra Prof.ssa G. Bartoloni, ad A. Berardinetti, A. Piergrossi e G.
Selciatello t. 168, con tazza per forma e decorazione Galante per avermi permesso di visionare la documentazione
avvicinabile al tipo VI6 della Toms della fase IIA, EADEM 1986, inedita da loro in corso di studio. L’inumazione può essere
p. 86, fig. 21); pp. 115-123, figg. 105-108 (Poggio considerata femminile. Per la caratteristica conformazione
dell’Impiccato t. I, fase IIA1). Alcuni dei reperti sono delle anse dell’anfora-cratere v. infra nel testo.
23
conservati presso il Museo Nazionale Preistorico ed Per la scodella a fondo piatto v. TOMS 1986, tipo X3, p.
Etnografico L. Pigorini, v. BABBI cs. Un’indicazione in favore 90, fig. 19 (fase IIA); BIETTI SESTIERI 1992, tipo 26unI, p. 305,
di una maggiore arcaicità del contesto potrebbe desumersi dal tav. 25 (periodo II). Per la tazza v. TOMS 1986, tipo V2, p. 84,
rinvenimento nell’urna di una fibula ad arco con staffa a disco. fig. 19. Per la fibula v. EADEM 1986, tipi I5-I7, p. 78, fig. 19.
Tuttavia la presenza del reperto, solo fuggevolmente descritto D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32C4, p. 57, tav. 20 (fasi IB,
in bibliografia e dunque di ardua contestualizzazione ma con maggiore frequenza nella II).
24
tipologica, potrebbe essere imputata ad un attardamento del BERARDINETTI 1994, p. 10, fig. 4 (fase IC); BERARDINETTI,
tipo. In favore di questa asserzione si può addurre la presenza DRAGO 1997, p. 48 (correzione della cronologia dall’IC al IIA);
di una fibula a quattro spirali probabilmente del tipo D ELPINO cs, nota 39 (IIA). Parte del corredo è ancora
Amendolara e di uno scarabeo egittizzante nel pozzo numero conservata all’interno dell’ossuario ed è pertanto sconosciuta.
25
2, verosimilmente coevo al numero 1 sulla base dei dati di La datazione è suggerita dal rasoio lunato che per lo
scavo. Per la fibula a quattro spirali v. LO SCHIAVO 1977-79, p. stato frammentario può essere riferito indistintamente ai tipi
104. Per lo scarabeo v. D ELPINO 1984, p. 262, nota 20; Valle La Fata o Grotta Gramiccia varietà A (BIANCO PERONI
MARTELLI 1991, pp. 1055-1056, figg. 4, a-b; MACNAMARA 2002, 1979, pp. 121-126, Tarquinia IIA), e dalla fibula serpeggiante
p. 158, tav. I, a. Per un’affine situazione stratigrafica v. TRUCCO a gomito con tratto inferiore a sezione circolare, setto superiore
1999, p. 81, fig. 4; EADEM 2001, pp. 85-87, fig. 95. foliato e staffa asimmetrica lievemente allungata, (BIETTI
21
Per la fibula ad arco avvolto di filo aureo v. HENCKEN SESTIERI 1992, tipo 42 d, pp. 375-376, tav. 39, fase media e
1968, fig. 46, f (Poggio dell’Impiccato, t. 51, fase IA da avanzata del II periodo).
26
riportare almeno alla fase IB2 sulla base delle fibule ad arco Sulla base della stringente somiglianza stilistica e
ingrossato e ribassato e ad arco rivestito con staffa simmetrica); tecnologica riscontrata tra gli esemplari della tomba II di
T OMS 1986, tipo I27, p. 80, fig. 20B (fasi IC-IIC); a Poggio dell’Impiccato e l’elmo qui considerato, Delpino
Pontecagnano con filo di bronzo v. D’AGOSTINO, GASTALDI riferisce tali oggetti all’attività di una medesima bottega,
1988, tipo 32C3, p. 57, nota 196, tav 20 (fasi IB-II). Per il DELPINO cs.
27
tipo ad arco rivestito v. nota 15. Notizie degli Scavi 1970, pp. 273, 277, figg. 56, 58-59, 100.
22 28
Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla Esemplare apodo con anse a due bastoncelli paralleli.

296
similarità può forse risiedere nel tipo di copertura esemplari tarquiniesi si distinguano da quelli veienti
dell’ossuario: nella tomba GG 431 un elmo, nella per le anse a due elementi incrociati o convergenti e la
AA2A un piccolo bacile di lamina bronzea29. Tale costante presenza del piede. Mentre questa foggia si
particolarità suggella l’inquadramento cronologico riscontra in un esemplare apodo di Poggio Montano33,
del contesto alla fase IIA desumibile dall’esame quella veiente è ampiamente attestata in ambito
delle fibule e del rasoio30. Infatti l’uso di porre a visentino in contesti che non scendono oltre la fase IIA,
copertura dell’ossuario coppe o bacili bronzei, è una e in area laziale in epoca lievemente più antica34.
tradizione attestata in modo sporadico in questo Sarebbe quindi confermata una tendenza di Veio,
orizzonte, più estesamente in quello successivo (IIB)31. quasi esclusiva, a gravitare sulla valle tiberina ed il Lazio
al volgere del IC nel IIA. Questa osservazione potrebbe
Sembra dunque possibile formulare una seriazione essere mitigata, anche se solo parzialmente, dalla
dei contesti relativamente compatta che mostra le constatazione che a Tarquinia in alcuni contesti coevi
sepolture di Selciatello Sopra 143 e Impiccato 62 al o lievemente recenziori a quelli delle anfore-cratere,
principio, ed alla fine la deposizione di Quattro Fontanili sono documentati esemplari di vasi biansati su piede
AA2A (Tav. 2)32. Nonostante l’affinità formale delle di un tipo ben documentato a Veio e in ambito laziale
anfore-cratere non si può non osservare come gli (Tav. 1, 8)35.

29
Osservazione espressa già in DELPINO cs, nota 38. Il verosimilmente al IIA); Notizie degli Scavi 1967, pp. 223-
bacile, che misura all’orlo un diametro di cm 22,8, era forse 225, figg. 79-80, 82. (Quattro Fontanili t. AA 6-7 con piccola
posto a mo’ di calotta sopra l’ossuario se si considera la coppa bronzea diam. cm 10 ca, datata alla fase IIA da Toms e
riproduzione grafica della tomba in Notizie degli Scavi 1970, Guidi); Grotta Gramiccia tb. 413 con “calotta” di copertura,
fig. 58. L’elmo della tomba 431 ha un diametro alla base di tazza bronzea e fibule ad arco ingrossato; Cerveteri: POHL
cm 23,5 ca., BERARDINETTI 1994, fig. 4. 1972, p. 49, fig. 41 (Sorbo t. 199 con piattello bronzeo diam.
30
Per la fibula serpeggiante a gomito con arco foliato v. cm 26, fibula a due pezzi con arco trifido in ferro e rasoio
TOMS 1986, tipo III5, p. 82, fig. 19, (fasi IC-IIA); GUIDI 1993, costituente una variante del tipo Savena, databile alla fase IB-
tipo 105A, p. 50, fig. 1/16 (fasi IC-IIA). Per la fibula a gomito IIA); per il rasoio v. BIANCO PERONI 1979, p. 66, n. 358, tav.
con apofisi e ardiglione bifido v. TOMS 1986, tipo III14, p. 82, 28 (fasi IB-IIA).
32
fig. 24 (fasi IIA-IIC); GUIDI 1993, tipo 108A, p. 50, fig. 18/5, La sequenza ipotizzata è: SS 143, I 62 (IC); SS 29, Civ
(fasi IIA-IIB2); D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32E3b1a con A1 (IC-IIA1); SS 177, SS 141, M pozzo 1, M figurine egizie,
setti dell’arco sia sottili che espansi, p. 61, tav. 20 (fase II); GG 494, GG 431 (IIA1); AA2A (IIA).
33
BIETTI SESTIERI 1992, tipo 42 i, p. 378, tav. 39 (inizi del periodo EMILIOZZI 1974, p. 31, a, tav. III, a; PIERGROSSI 2002, p.
III). Lo scarso sviluppo dei due tratti dell’arco e la foggia 10, fig. 2/6 (t. 36, l’assenza del piede e la tettonica del vaso
della staffa potrebbero indurre ad una datazione ad un indurrebbero ad una datazione più tarda, fase IIB iniziale).
34
orizzonte iniziale del tipo analizzato i.e. IIA. Per il rasoio tipo DELPINO 1977, pp. 469-471, tav. XII, c (S. Bernardino,
Grotta Gramiccia varietà A v. BIANCO PERONI 1979, p. 126, n. t. 1; Olmo Bello tt. 3-4, 7). TAMBURINI 1995, pp. 261-263,
733, tav. 59 (fase IIA) ; BERARDINETTI, DRAGO 1997, p. 48, anfore, tipo 2. BETTELLI 1997, tipo 5b, p. 58, tav. 23/3. BIETTI
nota 39 (fase IIA). SESTIERI 1992, tipo 7h, pp. 241, 246, tav. 13 (Periodo II). Per
31
BARTOLONI 1984, p. 19, nota 51; DRAGO 1994, p. 22; Veio v. GUIDI 1993, tipo 73B, p. 40, fig. 2/18 (fase IIA). Per la
BERARDINETTI, DRAGO 1997, p. 57, nota 64; BURANELLI, DRAGO, presenza a Cuma di una foggia simile, ma con anse ad elemento
PAOLINI 1997, p. 69, nota 32; v. infra nel testo. Sebbene singolo v. MÜLLER-KARPE 1959, tavv. 19, C; 22, A.
35
sporadiche attestazioni di una copertura bronzea siano Questa foggia, accolta dal Lazio o attraverso la
documentate localmente anche per un orizzonte lievemente mediazione della stessa Veio, sembra sovrapporsi all’anfora-
più antico (IB2-IIA), è nel IIA che divengono più costanti le cratere durante la fase IIA, e come questa sostituita dall’olla
forme inornate della coppa o del bacile. Per altre attestazioni d’impasto rossiccio dal corpo globulare compresso e dai
con copertura di bronzo si ricordano a titolo d’esempio i “crateri” d’impasto nel prosieguo della fase. Per i contesti con
contesti di Tarquinia: HENCKEN 1968, pp. 180-181, fig. 166 vaso biansato v. HENCKEN 1968, p. 182, fig. 168, g (Gallinaro
(Poggio dell’Impiccato t. 74 con bacile bronzeo diam. cm 24 7, fase IIB); p. 257, fig. 240, b (Impiccato 75, fase II); p. 124,
ca, databile al IIA per il rasoio tipo Verucchio, la fibula ad fig. 112, f (Impiccato 81 esemplare di piccole dimensioni, fase
arco a gomito traforato e per il coltello-pugnale a lama sinuosa IC-IIA); p. 158, fig. 144 (Impiccato 80, con fibula in due pezzi
di tipo medio-adriatico); Veio: BARTOLONI, DELPINO 1979, p. con arco trifido in bronzo forse lievemente recenziore rispetto
60, Tavv. 19, 2; XXIII; fig. 3; DELPINO cs, nota 43 (Valle la al tipo con arco in ferro v. nota 38, fase IIA iniziale). Le
Fata t. 23 con scodella bronzea sbalzata diam. cm 20,6, databile sepolture Impiccato 80 e 81, scoperte tra il 3 e il 6 aprile del

297
E’ possibile pertanto accogliere le ipotesi che rispetto ai contesti che seguono (IB2-IIA1)37. Una
le sepolture con anfore-cratere tarquiniesi e veienti seconda attestazione è quella della sepoltura 186,
siano cronologicamente prossime, e che durante anche questa maschile, attribuibile all’orizzonte
l’orizzonte cronologico considerato alcune linee di iniziale del IIA per la presenza di una fibula a due
tendenza particolarmente evidenti per Veio siano pezzi della varietà con arco trifido in bronzo38. Il
percepibili, anche se più rarefatte, a Tarquinia. terzo esemplare è stato rinvenuto nel contesto 157
che fibule ad arco ingrossato e ribassato e un orciolo
Analisi dei contesti con biconici con angoli ovoidale suggeriscono di datare al medesimo
retti inscritti, calotte bronzee e “crateri” orizzonte39. L’ultimo biconico costituisce parte
d’impasto. della suppellettile del contesto 47 da considerare
femminile e lievemente recenziore per la presenza
La classe dei biconici con decorazione incisa di fibule ad arco ingrossato e a sanguisuga con staffa
ad angoli retti inscritti è rappresentata da pochi simmetrica40.
esemplari tarquiniesi delle necropoli di Sopra Sebbene un solo esemplare del tipo provenga
Selciatello e dei Monterozzi, la cui attribuzione ad dai Monterozzi, l’associazione con una calotta enea
una produzione limitata nello spazio e nel tempo è decorata a sbalzo ed un “cratere” d’impasto lo rende
un dato ormai lungamente acquisito in un elemento particolarmente significativo in quanto
bibliografia36. trait d’union con altri contesti. La sepoltura in
Dei quattro esemplari da Sopra Selciatello il esame è quella detta del “pozzo con elmo bronzeo
primo afferisce al corredo maschile della tomba 139 a calotta” che può datarsi al IIA41. Il cosiddetto
che conserva alcuni caratteri di lieve arcaicità “cratere” trova un confronto stringente con quello

1905, erano topograficamente contigue. Sulla base della IIA) non osta all’inquadramento cronologico proposto. Altri
stratigrafia orizzontale e della tipologia della suppellettile due esemplari della varietà di fibula in esame provengono dai
rinvenuta si potrebbe dunque ipotizzare l’esistenza di un contesti tarquiniesi Impiccato 80 - insieme ad un esemplare
legame familiare tra i defunti delle due sepolture. Se questa di vaso biansato su piede (v. nota 35), e Selciatello 60 - con
ipotesi cogliesse nel vero allora sarebbe plausibile considerare biconico ornato sulla spalla da motivi triangolari simili a quelli
un lasso di tempo ridotto per la creazione dei due contesti dell’ossuario della tomba Civitucola A1 (IB2-IIA1) v. supra
tombali e per estensione del ciclo di vita dei tipi in essi nel testo (HENCKEN 1968, p. 247, fig. 228). La foggia è presente
contenuti. Per la diffusione del vaso biansato in ambito laziale a Roma e a Pontecagnano con due esemplari rinvenuti in
v. BETTELLI 1997, tipi 3-6, pp. 40-42, tavv. 2-4 (fasi IIA2- contesti datati rispettivamente alle fasi IIB2 e II (BETTELLI
IIIA); BIETTI SESTIERI 1992, tipo 10a, p. 258, tav. 17 (periodo 1997, tipo 7 unicum g, p. 107, tav. 51/2, Esquilino t. 17.
II, inizi del III periodo). Per la presenza del tipo a Veio v. D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32D3, pp. 60, 194, tav. 20,
TOMS 1986, tipo IX4, p. 90, fig. 19 (fasi IC-IIA); GUIDI 1993, t. 2106).
39
tipo 71, p. 40, fig. 2/17 (fase IIA). HENCKEN 1968, pp. 139-141, fig. 129. Per le fibule v.
36
Da ultimo DELPINO 2003, pp. 20-21, note 38-39 cui si nota 23. Un orciolo simile è presente nella tomba Sopra
rimanda anche per la bibliografia precedente cui va aggiunto Selciatello 183 della fase IIA per la fibula ad arco ingrossato
GUIDI 1980. passante a sanguisuga (IDEM 1968, p. 317, fig. 313 f).
37 40
HENCKEN 1968, p. 138, fig. 126. L’indicazione di una HENCKEN 1968, p. 247, fig. 227.
41
lieve arcaicità del corredo deriverebbe esclusivamente dal HENCKEN 1968, pp. 194-196, fig. 176. La datazione è
rasoio tipo Selciatello da interpretarsi tuttavia come persistenza suggerita dalla presenza di una tazza con vasca baccellata, di
di un elemento antico in un contesto recenziore (BIANCO PERONI un “cratere” d’impasto e della calotta bronzea posta a copertura
1979, p. 108, n. 638, tav. 52, tipo della fase IA, contesto datato dell’ossuario. La tazza fittile riproduce particolarità estetiche
dalla studiosa al IB-IIA), come documentato dalla scodella proprie del vasellame metallico seriore v. TOMS 1986, tipo
su piede (v. note 5, 7) e dalla fibula serpeggiante con occhielli XVI2, p. 95, fig. 27 – fase IIB; GUIDI 1993, tipo 175C, p. 64,
a sezione rettangolare (PACCIARELLI 2000, p. 54). fig. 10/14 – fase IIB. Un confronto per la tazza, ma con piede
38
HENCKEN 1968, pp. 147-148, fig. 135. L’associazione ad anello, è presente nella t. 174 Sopra Selciatello (HENCKEN
ad un rasoio tipo Quaderna Vecchia (BIANCO PERONI 1979, p. 1968, pp. 144-146, fig. 133 – fase IIB1). Per il “cratere”
113, n. 660, tav. 53) e ad un elmo fittile crestato (IAIA 1999, p. d’impasto v. infra nel testo. Per una datazione alla fase IB v.
18, fig. 4A, – fasi IB2-IIA1; TOMS 1986, tipo XI1, p. 92, fig. BIANCO PERONI 1979, p. 87, n. 527, tav. 43. Per la calotta v.
16 – fasi IB-IIA; GUIDI 1993, tipo 45, p. 32, fig. 1.2 – fasi IC- infra nel testo.

298
della sepoltura femminile 140 Sopra Selciatello del iniziale della fase IIA, la sepoltura Impiccato II
IIA probabilmente avanzato42, ed una significativa scenderebbe al IIA247. I due contesti tarquiniesi
somiglianza con il vaso d’impasto dipinto della arricchiscono dunque il quadro precedentemente
coeva tomba 138 della stessa necropoli43. Questa delineato della prima diffusione, durante la fase IIA,
tipologia di vasi, ampiamente analizzata da Delpino tanto a Tarquinia quanto a Veio, di elementi in
e da questi posta in relazione con quella ellenica bronzo posti a copertura dell’ossuario48.
dei crateri, compare a Tarquinia già in un orizzonte
più antico (IB2)44, parimenti a quanto suggerito L’orizzonte di passaggio dal villanoviano
dall’esemplare scoperto a Osteria dell’Osa in un tipico a quello evoluto: considerazioni di
contesto del periodo IIB145. cronologia relativa
La calotta di bronzo riccamente decorata a
sbalzo è stata avvicinata recentemente a quella del Anche per questo secondo insieme di sepolture
contesto veiente GG 431 su menzionato e ai due è possibile avanzare l’ipotesi di una stretta
esemplari della tomba Impiccato II sulla base di seriazione di contesti che ha inizio con la tomba di
osservazioni di ordine stilistico e tecnologico che Selciatello Sopra 139 e termina con un gruppo
hanno fatto pensare a prodotti di un’unica bottega46. relativamente nutrito di corredi (Tav. 3) 49. La
Se il primo corredo può essere datato all’orizzonte sequenza, pur avendo il fine di ordinare le evidenze

42 45
HENCKEN 1968, pp. 138-139, figg. 127-128; DELPINO BIETTI SESTIERI 1992, pp. 234-235, tipo 3unII, tav. 11
1989, p. 108. Le fibule ad arco ingrossato e ribassato (TOMS (periodo IIB1), il tipo in questione è stato considerato dalle
1986, tipo I8, fig. 22, – fase IIA; GUIDI 1993, tipi 81B, D-E, editrici come sostitutivo del vaso biansato su piede, similmente
84, pp. 42,44, figg. 1/9-11, 13 – fase IIA), quelle a sanguisuga a quanto ipotizzato per Tarquinia, v. nota 35. DELPINO 1997,
con arco espanso e decorazione incisa dorsale e ventrale (TOMS p. 190 (ultimo trentennio del IX secolo a.C.). Nell’ambito di
1986, tipo I10, fig. 22 – fase IIA; GUIDI 1993, tipo 88C, p. 44, questa classe si inserisce l’esemplare da Sala Consilina edito
fig. 3/6 – fase IIA), e con decorazione dorsale e ventrale in RUBY 1993, pp. 784, 786, 788-790, fig. 3/3 (tomba 014
plastica e incisa (simile a TOMS 1986, tipo I9, fig. 22, p. 78 – scavi inverno 1972, fase locale IIA coeva per l’editore a
fase IIA; GUIDI 1993, tipo 41B, p. 46, fig. 6/5 – fasi IIA-IIB1), Tarquinia IIA), interessante inoltre il raffronto che lo studioso
insieme alla brocca con decorazione enotria “a tenda elegante” propone tra la brocca con decorazione “a tenda elegante” del
(DELPINO 1984, p. 261, nota 16 – fase IIA; BARTOLONI 1971, contesto campano e quella della tomba tarquiniese SS 140
pp. 252-257 – fase IIA; D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, fig. M, con “cratere”.
46
immagine N, tipo 26C, pp. 108-109 – fase locale IB finale-II DELPINO cs, figg. 5 A-C.
47
iniziale) permettono di formulare la cronologia proposta. HENCKEN 1968, pp. 172-178, figg. 158-160; BRUNI 1985,
43
HENCKEN 1968, pp. 137-138, fig. 125; DELPINO 1989, pp. 59-60. Una datazione alla seconda fase è confermata anche
pp. 108-109. L’inquadramento cronologico è dedotto dal dal rasoio tipo Quattro Fontanili, v. BIANCO PERONI 1979, p.
rasoio tipo Grotta Gramiccia A (BIANCO PERONI 1979, p. 125, 81, n. 463, tav. 37 (fasi IB-IIA, contesto considerato del IIA).
n. 720, tav. 58, la studiosa considera il contesto databile tanto L’elemento che fa propendere per un orizzonte avanzato della
al IB quanto al IIA), dal tipo di fibula serpeggiante fase è la fibula frammentaria con arco serpeggiante lievemente
(D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32E1a, p. 60, tav. 20 – fasi ingrossato con occhiello sommitale e tratto superiore
IB e II con minori attestazioni; BIETTI SESTIERI 1992, p. 376, dell’ardiglione bifido. Questo manufatto rappresenta un
tipo 42a, tav. 39, periodo II) e per la tazza in lamina bronzea momento intermedio lungo la linea evolutiva delle fibule
originariamente provvista di piede considerata da Delpino serpeggianti a gomito con setti dell’arco gradualmente sempre
come funzionale al “cratere” (TOMS 1986, tipo XVI1 ma apodo, più espansi e coppie di appendici sul gomito e lungo l’arco il
p. 95, fig. 22 – fase IIA; GUIDI 1993, tipo 175A, p. 64, fig. 8/ cui esito ultimo sarà la foggia detta a drago priva di molla
9 – fase IIB1). L’accostamento della tazza al “cratere” ricorda caratteristico di un orizzonte tardo della fase IIB, v. nota 30 e
la simile associazione tra l’anfora-cratere ed il ramaiolo della BABBI in preparazione, “Fibule a drago”. L’inquadramento
tomba Sopra Selciatello 141, v. infra nel testo. Da un contesto cronologico è confermato dall’affinità con la tomba AA2A (v.
sepolcrale verosimilmente dell’Impiccato proviene un supra nel testo) riscontrabile non solo nel tipo di copertura
frammento di un vaso molto simile, PAOLETTI 1986, p. 407, f; dell’ossuario ma anche nella foggia di una delle fibule affine
DELPINO 1997, p. 186, nota 12; IDEM 2003, p. 21, nota 41. a quella con ardiglione bifido dell’Impiccato II.
44 48
HENCKEN 1968, p. 103, fig. 93 (Sopra Selciatello 158 – v. nota 31.
49
fase IB); DELPINO 1989, p. 109, tav. IV, B-C; DELPINO 1997, p. La sequenza ipotizzata è: SS 139 (IB2-IIA1); SS 186,
190, fig. 2. SS 157 (IIA1); SS 47, M8, SS 140, SS 138, I II (IIA2).

299
per renderne più comprensibili le affinità, rischia e a quelle forse appena più antiche di Grotta
di accentuarne le differenze enfatizzando Gramiccia 431 e 41353. Le anfore-cratere veienti
eccessivamente la successione nel tempo delle delle sepolture QF AA2A e GG 431 e 494
sepolture. Già si è accennato alle ipotesi che costituiscono un nesso con i contesti tarquiniesi con
considerano i biconici ad angoli inscritti e le vasi simili che abbracciano l’orizzonte di passaggio
“calotte” il prodotto di singole botteghe50. Per i dal villanoviano tipico a quello evoluto54. A riprova
primi, e forse anche per le anfore-cratere di dei collegamenti enucleati risulta particolarmente
Tarquinia, si può immaginare, data la loro fragilità, significativa infine l’osservazione di una contiguità
che il periodo d’uso sia stato alquanto breve51. topografica, desumibile con ragionevole sicurezza
Interessa pertanto indagare se esistono delle dai diari di scavo del 1905, della tomba Sopra
connessioni anche trasversali tra i gruppi enucleati Selciatello 140 con la 141 (con mestolo di bronzo)55
per tentare di cogliere se l’evoluzione dei criteri posta in un momento terminale della seriazione dei
compositivi della suppellettile funebre, al volgere contesti con anfora-cratere, e di una prossimità tra
del Villanoviano tipico, si attui su un tempo lungo questa e la 143 situata al principio della sequenza.
o breve, e se la distinzione in fasi proposta non sia Sulla base del campione in esame sussiste
che una discriminazione apparente. dunque un coerente parallelismo tra i contesti
Il primo fulcro di questo secondo gruppo di veienti e quelli tarquiniesi per quanto attiene
contesti è costituito dalla sepoltura Monterozzi 8 all’introduzione di particolari forme fittili e bronzee
che permette di collegare i contesti con biconici a (anfore-cratere, elementi enei di copertura) e per
motivi angolari, quelli con “cratere” d’impasto e la comparsa di alcune fogge fittili di ispirazione
quelli con elemento bronzeo di copertura (Tav. 4). presumibilmente laziale (vasi biansati su piede).
Se è infatti corretto limitare la deposizione dei primi Sembra possibile asserire infine che i contesti
ad un lasso di tempo molto breve allora, sulla base che hanno restituito elementi rappresentativi del
dell’analisi dei corredi, Selciatello Sopra 140 e momento di transizione siano così strettamente
Impiccato II sarebbero contemporanei o solo connessi a quelli che documentano i primi chiari
lievemente recenziori rispetto ai contesti con indizi di un orizzonte seriore (copertura di bronzo,
biconici decorati a motivi angolari. Questa fibule a gomito con ardiglione bifido) da far
asserzione è fortemente corroborata da alcune ipotizzare una durata complessiva di questo periodo
indicazioni desumibili dalla stratigrafia orizzontale (Hencken, Toms IC-IIA; Peroni IB2-IIA) entro
della necropoli di Sopra Selciatello: per il contesto l’arco di circa due generazioni.
140 è documentata una contiguità topografica alle (A. B.)
sepolture 138 (con “cratere” e tazza di bronzo) e
139 (con biconico a motivi angolari)52. Il contesto La fase avanzata dell’orizzonte evoluto
Impiccato II costituisce il secondo fulcro poiché, della prima età del ferro
attraverso la peculiarità rituale della copertura di
bronzo rinvia a sua volta alla coeva tomba Quattro Lo stadio più evoluto dell’orizzonte recente
Fontanili AA2A, dove trova confronto anche la della prima età del ferro è contrassegnato da una
tipologia della fibula a gomito con ardiglione bifido, serie di elementi culturali e materiali che rinnovano

50
v. nota 26. coperture a calotta semplice riccamente decorata (M 8, PI II),
51
I biconici potrebbero essere stati realizzati con la o a elmo a calotta ampia con apice (GG 431).
55
precipua funzione di ossuari, DELPINO 2003, p. 21, nota 39. E’ utile sottolineare nuovamente il ripetersi
52
DELPINO 2003, p. 21, nota 42. dell’associazione vaso per miscelare liquidi-tazza/mestolo di
53
Per il contesto GG 413, inedito, v. nota 31. bronzo nelle tombe Selciatello Sopra 141 e 139
54
L’elmo della tomba Impiccato 62, con anfora-cratere, topograficamente prossime. Il contesto 139 lievemente
potrebbe forse costituire con il suo particolare profilo a recenziore attesterebbe dunque una continuità di aspetti rituali
campana il prodromo della dissoluzione della forma espressi attraverso nuove forme.
tradizionale che raggiungerà la massima espressione con le

300
in maniera significativa il repertorio sia ceramico caratterizzata dai tipi prima afferenti alle sottofasi
che metallico. Inoltre, accanto ai mutamenti IIB3 e IIB4 della Close-Brooks e da elementi
meramente tipologici, si assiste spesso ad un fortemente connessi con quelli comunemente
aumento della ricchezza dei corredi e al diffondersi attestati nel periodo successivo60.
dell’impiego di nuovi rituali. Per quanto riguarda Tarquinia, dopo la
Per quanto riguarda la sequenza delle fasi locali divisione operata in fasi da Hencken e Peroni che
di Veio, il primo serio tentativo, basato su un attribuiva la fase IIB alla seconda metà dell’VIII
numero considerevole di corredi provenienti dallo sec. a. C.61, recentemente è stata associata alla fase
scavo sistematico della necropoli dei Quattro IIB di Veio una fase Tarquinia IIA2, mentre Veio
Fontanili, fu operato da J. Close Brooks 56. La IIC corrisponderebbe pienamente alla fase IIB
studiosa, avvalendosi dei risultati delle nuove tarquiniese62.
scoperte e del materiale già allora pubblicato delle Nel tentativo di stabilire una connessione tra
necropoli veienti, stabiliva l’esistenza di tre fasi, a la fase più avanzata del villanoviano veiente e
loro volte suddivisibili: I (all’incirca fino all’800 quello tarquiniese si è ritenuto opportuno
a.C.); IIA (800-760 a.C.); IIB (760-720 a.C.). concentrare l’attenzione su fenomeni di estensione
G. Bartoloni nel 1989, propose la seguente limitata, ma chiaramente indicativi per il loro
seriazione: Veio I (900-780/70); Veio II (780/70- carattere innovativo rispetto alla fase precedente.
730/20)57. Le medesime seriazioni cronologiche Si è presa in esame la diffusione di un particolare
sono poi state precisate da J. Toms nel 1986, solo tipo di fibula, a losanga con protomi ornitomorfe
relativamente alla cronologia relativa, e da A. sul dorso, attestata in poche significative sepolture
Guidi nel 1993 58. Gli studiosi prospettano la e considerata distintiva della fase IIB63 (Tav. 5).
possibilità che la cesura tra le fasi I (a sua volta Si sono poi analizzate alcune deposizioni che
suddivisa in I A-B-C) e IIA sia leggermente accolgono il rituale dell’incinerazione, pratica
posteriore alla fine del IX secolo. Inoltre usuale della fase più antica del villanoviano, in
all’iniziale suddivisione in quattro orizzonti chiara funzione eroizzante, ma che utilizzano come
distinti della fase IIB59 se ne è sostituita una meno contenitore dell’ossuario e del corredo il dolio (Tav.
articolata (IIB1-2) e la individuazione di un 6). Si tratta per l’Etruria di un tipo di deposizione
ulteriore fase (IIC), che rappresenta un brevissimo relativamente recente, che sembra sostituire la
lasso di tempo di passaggio all’Orientalizzante, custodia cilindrica in pietra 64 . Questa pratica
della durata di un decennio: 730-720 a.C., funeraria appare a Veio, nelle necropoli di Quattro

56
CLOSE BROOKS 1965; EADEM 1967. In precedenza si hanno leggermente ribassato e decorazione trasversale su tutto l’arco
solo brevi relazioni degli scavi e delle scoperte e la tipo 89D (IIA-IIB1). Quest’ultima in realtà sembra piuttosto
presentazione di J. PALM nel 1952 sul materiale di una ventina decorata solo dorsalmente e, quindi, recenziore (v. Notizie
di tombe da Picazzano e Vaccareccia. Per un quadro completo degli Scavi 1972, p. 260, fig. 46.11 e 12).
sull’argomento vedi BARTOLONI, DELPINO 1979, pp. 17-33. Il tipo è presente anche a Bologna nella Fonderia, (ZANNONI
57
BARTOLONI 1989. 1909, tav. LI, n. 32) e, in una versione con arco ribassato e
58
TOMS 1986; GUIDI 1993. decorato con linee longitudinali parallele, nel sepolcreto
59
CLOSE BROOKS 1965 e 1967. Benacci Caprara con confronti a Villanova ed Este. La Tovoli
60
GUIDI 1993, p. 100. lo inserisce fra i tipi della fase III locale (ultimo quarto VIII
61
PERONI 1979, pp. 197 ss. sec. a .C.) (TOVOLI 1989, tipo 85, p. 261, tav. 116). A sud è
62
PACCIARELLI 2000, pp. 64 ss. presente sia a Capua, forse con una certa precedenza
63
Il tipo è assegnato alla fase IIB dalla Toms (TOMS 1986, (JOHANNOWSKY 1983, t. 917, p.114, tav. XVIII. 5-6, fase locale
tipo I 20, p.79, fig. 25), ma A. Guidi presume una sua prima IIA), che a Pontecagnano, (DE NATALE 1992, tipo 32E5, II
diffusione anche nella fase precedente (GUIDI 1993, tipo 98, fase, p. 25, fig. E). Da ultimo PACCIARELLI 2000, fig. 37.A6.
p. 248, fig. 18.4). Lo studioso infatti data la t. AA BB β (v. Il tipo è presente anche nella necropoli di Poggio Montano
dopo) ad una fase avanzata del IIA sulla base della presenza di Vetralla (PIERGROSSI 2002, fig. 5.10).
64
di alcuni tipi esclusivi di questa fase: la fuseruola tipo 6A Per un censimento delle presenze cfr. DELPINO 1995;
(IC-IIA), l’armilla con estremità profilate e decorate ad CARDOSA 1995, fig. 2. Un esame puntuale per Tarquinia in
incisione tipo 127 (IIA) e la fibula a sanguisuga con arco DELPINO 2003.

301
Fontanili65, di Grotta Gramiccia e di Casal del A Veio il tipo è documentato in dieci contesti
Fosso66. A Bisenzio sono note sette deposizioni in dalla necropoli dei Quattro Fontanili e di Grotta
dolio67. A Tarquinia sulle circa 700 tombe rinvenute Gramiccia, ed in due da Tarquinia, generalmente
nei diversi sepolcreti villanoviani, solamente una presente in coppia73 e sempre rigorosamente in
decina di tombe sono state riconosciute con certezza tombe femminili, senza presentare alcuna
appartenenti a questa tipologia, tutte relative alla variazione tipologica.
seconda fase. Incinerazioni in dolio sono presenti Due dei corredi di Quattro Fontanili possono
anche in territorio falisco e si tratta in genere di essere considerati coevi. Il primo (AABB β)74, come
sepolture dai tratti distintivi per quanto riguarda il già accennato75, presenta tipi comuni alle fasi IIA-
corredo68. Questa tipologia, con una percentuale di IIB, collocandosi verosimilmente ad un momento di
utilizzo sempre piuttosto bassa, si può riferire forse passaggio fra le due, così come la tomba CD 11, ove
ad una classe specifica di personaggi69. si ritrovano le medesime fibule a sanguisuga con
Un altro uso connesso anche con le decorazione trasversale dorsale e staffa lievemente
incinerazioni in dolio che trova pieno sviluppo in allungata 76 . Di particolare interesse il vaso
questa fase, ma che inizia già sporadicamente nella situliforme biconico dipinto in rosso con una serie
fase IIA70, è quello di coprire l’ossuario con una di fasce orizzontali e un registro di piccoli chevrons
ciotola o bacile di lamina bronzea. Si tratta di un verticali nel punto di massima espansione77 e un vaso
costume dalle valenze eroiche, mutuato, come già biansato che ricorda nella forma gli skyphoi medio e
riconosciuto da Delpino, da influenze greche71. tardo-geometrici, ma con una decorazione a meandro
e denti di lupo realizzata nella tecnica indigena delle
Analisi dei contesti con fibula a sanguisuga lamelle metalliche, a riprova della sperimentazione
e decorazione a protomi ornitomorfe locale e della commistione di nuove tecniche e forme
con la tradizione preesistente locale.
Questo tipo di fibula, considerato a suo tempo Ad un momento recenziore va invece assegnato
di produzione campana 72, presenta arco con il corredo della tomba G 8-9, più ricco dei precedenti78.
decorazione incisa di fasci di linee convergenti, a Le anforette globulari compresse79, le tazze con ansa
sezione ovale; profilo a tutto sesto, estremi poco bifora80, le scodelle su alto piede a volte traforato81
divergenti; centro largo a losanga, espansioni come anche le fibule a sanguisuga con decorazione
laterali evidenti, rastremazione graduale; staffa trasversale dorsale e staffa leggermente allungata e
lievemente asimmetrica allungata; molla stretta a ad arco rivestito di elementi in ambra82 indicano una
due giri e tre protomi ornitomorfe plastiche lungo datazione al momento più avanzato della fase IIB. Il
la linea mediana longitudinale. corredo si distingue per la presenza di un cratere in

65
BARTOLONI 1984, p. 19. 47 e tavv. II a-b.
66 75
BURANELLI 1981, p. 40 ss. V. nota 63.
67 76
IAIA 1999, p. 96. Notizie degli Scavi 1975, pp. 123, 125, 126 figg. 34,
68
DE LUCIA BROLLI 1997. 36, 39, 40 e C.
69 77
Almeno due casi dai chiari tratti arcaizzanti sono presenti Notizie degli Scavi 1975, fig. 36.1. Vasi simili si ritrovano
anche nella fase più tarda della necropoli di Poggio Montano, a Sala Consilina (KILIAN 1970, tavv. 51.II.1, 93.II.2). Per un
probabilmente in funzione della volontà di riaffermare il diretto commento approfondito vedi BERARDINETTI 2001, p. 108.
78
collegamento tra i due personaggi sepolti e i progenitori della GUIDI 1993 lo pone nella sua fase IIB2 (tabella A).
79
comunità (PIERGROSSI 2002). TOMS 1986, tipo VI 13, p. 87, fig. 28 e GUIDI 1993, tipi
70
Vedi supra. 48 A e B, pp. 32-34, figg. 9.8-9.
71 80
DELPINO c.s. TOMS 1986, tipi V 15 e V 17, pp. 86-87, figg. 26, 28;
72
JOHANNOWSKY 1994, p. 93, nota 38. GUIDI 1993, tipi 36 A e 40, pp. 28, 30, figg. 9.5, 7.
73 81
Fanno eccezione le tombe 510, 599 e 647 di Grotta TOMS 1986, tipi X 9 e 10, pp. 91, figg. 27; GUIDI 1993,
Gramiccia, con un solo esemplare per contesto, e la tomba tipi 20A, 23B e 24C, pp. 24-26, figg. 11.1-2 e 13.5.
82
M6 di Tarquinia ove sono deposte tre fibule di questo tipo. TOMS 1986, tipi I 23, I 28, II 5, pp. 78-80, fig. 25, 29 e
74
Notizie degli Scavi 1972, pp. 262-265, figg. 41, 42, 46, GUIDI 1993, tipi 90 C1 e 110, pp. 46, 52, figg. 18.3, 14.4.

302
argilla figulina con anse gemine orizzontali e I corredi tarquiniesi sono assegnati al IIB da
decorazione dipinta in rosso a fasce parallele e motivo Hencken, ma mentre la tomba M 6 appartiene ad
a meandro sulla spalla, appartenente forse ad un una fase sicuramente avanzata, corrispondente al
gruppo di vasi prodotti localmente da un vasaio IIB finale - IIC di Veio per la presenza di vasellame
greco83. Tale forma d’ispirazione geometrica ellenica84 metallico92, del fuso in lamina93, di fibule ad arco
è ampiamente diffusa in Etruria e si conoscono ribassato rivestito con elemento in ambra94 e a
esemplari con anse gemine da Bisenzio85. sanguisuga con decorazione trasversale e
A Grotta Gramiccia l’arco cronologico del tipo occhielli95, la t. M 5 era violata e la tazza forata al
appare il medesimo. Almeno quattro dei sette centro insieme ad altre due con ansa zoomorfa
corredi esaminati appartengono ad una fase di risultano di difficile collocazione cronologica.
passaggio. Le tombe 22586, 44287, 510 e 78088 Nella t. 3 di Poggio Montano, insediamento
presentano alcune forme ceramiche e tipi metallici molto probabilmente legato a Tarquinia, una fossa
che hanno inizio nella fase IIA89. Le tombe 546, rettangolare contenente una incinerazione in olla
599 e 647 sono recenziori90. Le tombe appartengono globulare di impasto rossiccio coperta da una coppa
tutte, tranne la 225, al settore meridionale, uno dei emisferica di lamina bronzea con orlo rovescio, la
nuclei riconosciuti nello sviluppo topografico della fibula con protomi ornitomorfe è accompagnata da
necropoli 91 , e quindi si può ipotizzare che due fibule a sanguisuga con complessa decorazione
caratterizzasse un segmento specifico della trasversale dorsale incisa a bulino96, da una fibula
comunità veiente. ad arco rivestito da vaghi di pasta vitrea blu di forma

83 93
DESCOEUDRES, KEARSLEY 1983, p. 30, nota 68. TOMS 1986, tipo XVIII 2, IIB-IIC, p. 96, fig. 29; GUIDI
84
COLDSTREAM 1968, tav. 24 b (MG I); p. 225, tav. 49 (TG 1993, tipo 168, IIB2-IIC, p. 62, fig. 14.12.
94
I). Per l’adozione della forma del cratere già dalla fine del IX Tipo di piccole dimensioni con staffa simmetrica e
sec. a.C. e le sue implicazioni culturali v. DELPINO 1989 e 1997. diffusione concentrata nell’Italia settentrionale e centro-
V. anche LA ROCCA 1978. orientale (Este, Villanova, Bologna, Verucchio e Piceno). Si
85
ÅKERSTRÖM 1943, tavv. 11.4, 6; 27.5,7; DELPINO 1977, trova ad Ardea, nella fase IIIB, nella t. 2 di Colle della Noce
fig. 4.58, tipo caratteristico della fase IIB avanzata. Vedi anche (CRESCENZI, TORTORICI 1983, p. 51, fig. 80); a Capua t. 200,
BERARDINETTI 2001, p. 109. (JOHANNOWSKY 1983, p. 92, fig. 3); nella Valle del Sarno,
86
Con vaso situliforme simile a quello della tomba CD 11 (GASTALDI 1979, p. 33, tipo C7b, fig. 19, Orientalizzante Antico).
di Quattro Fontanili, ma realizzato in impasto. Il profilo dell’elemento d’ambra ricorda quello delle fibule ad
87
Una delle tazze presenta la baccellatura sul fondo tipica arco ingrossato ribassato dell’Italia centro-settentrionale: TOVOLI
di esemplari della fase IIC: TOMS 1986, tipo V 19, p. 86, fig. 1989, tipo 103, p. 268, tav. 117, villanoviano III.
95
30; un’anfora in argilla figulina dipinta con anse ad X e fibule TOMS 1986, tipo I 22, p. 79, fig. 25, fase IIB; GUIDI
ad arco ingrossato rivestite di filo aureo (TOMS 1986, tipo I 1993, tipo 93, p. 46-48, fig. 8.2, IIB1.
96
27, fase IC-IIC, p. 80, fig. 20B). La foggia è caratterizzata da arco cavo ingrossato al
88
BERARDINETTI, DRAGO 1997, fig. 22. centro, profilo superiore a tutto sesto e profilo inferiore
89
TOMS 1986, tazza con ansa bifora insellata tipo V 10, p. lievemente ribassato; staffa asimmetrica; molla stretta a due
85, fig. 23; brocca tipo VIII 1, p. 89, fig. 21; fibula ad arco giri. Per quanto riguarda le decorazioni una presenta al centro
ingrossato tipo I 7, p. 78, fig. 19. Alla fase IIB appartengono dell’arco una fascia trasversale rilevata con motivi a spina di
la piccola fibula a sanguisuga con decorazione trasversale pesce, ai lati due fasce trasversali rilevate con motivi a denti
dorsale tipo I 25, p. 79, fig. 25. di lupo a vertici contrapposti campiti a spina di pesce; alle
90
Ringrazio la Dott.ssa Alessandra Berardinetti per avermi due estremità sei fasce trasversali alternate, di cui tre piatte e
fornito i dati relativi ai contesti da Grotta Gramiccia. lisce e tre rilevate con motivi a spina di pesce; la seconda
91
BERARDINETTI 1997, p. 7. presenta tre fasce longitudinali delimitate all’estremità da
92
Tazza su alto piede e ansa a nastro sormontante: TOMS gruppi di trattini trasversali; nella fascia mediana zona centrale
1986, tipo XVI 3, p. 95, fig. 27 e GUIDI 1993, tipo 176, p. 66, a reticolo fiancheggiata da due cerchielli concentrici con punto
fig. 10.15; per il Lazio vedi Atti Roma 1980, tipo 35, fase centrale; su ciascun fianco dell’arco due gruppi di trattini
laziale IVA, p. 133, tav. 29; fiaschetta discoidale: GUIDI 1993, obliqui separati da cerchielli concentrici con punto centrale.
tipo 180, p. 66, fig. 8. 10, e Casal del Fosso: tt. 871, 1076, Queste decorazioni, che si ritrovano anche su fibule a
(MARZOLI 1989, 35, tav. 16; 37); vaso biconico su alto piede navicella, caratterizzano tipi della fase IIB-IIC (GUIDI 1993,
ed anse mobili: GIULIANI-POMES 1954, tipo B, 188 ss.; DELPINO tipo 101, p. 50, fig. 14.2; TOMS 1986, tipo I 33, p. 79, fig. 31;
1977, tipi 53 e 53A, IIB2, fig. 4. 53-53A. mentre per la forma vedi TOMS 1986, tipo I 19, p. 79, fig. 25).

303
sferica che presentano sulla superficie alcune metallici103.
piccole cavità disposte più o meno regolarmente Delle quattro tombe maschili, solo la Z15A è
nelle quali sono inseriti occhi di pasta gialla97 e da interamente conservata e presenta caratteri di
una fibula ad arco rivestito di elementi d’ambra98, particolare prestigio104. Le ceneri erano contenute
tutte fogge attribuibili ad una fase avanzata del IIB. in una cista di lamina bronzea decorata a sbalzo e
Tipo esclusivo delle aree di cultura villanoviana99, coperta da un elmo crestato bronzeo. Il defunto era
tale fibula sembra apparire in un momento di corredato del set da banchetto, degli attributi del
transizione tra la fase IIA e IIB e coprire tutta la guerriero – pettorale, lancia, spada ad antenne del
seconda fase del villanoviano evoluto ed indica un tipo Rocca di Morro105, ascia e morsi equini – ma
particolare costume di ambito femminile, una vera e anche di elementi simbolici quali il flabello ed una
propria moda e non un fenomeno di lunga durata, dal particolare tazza col fondo decorato a giorno
momento che scompare con l’orientalizzante. avvicinabile a quella della tomba del guerriero di
Tarquinia106. Il rasoio è del tipo Valle La Fata che
Analisi dei contesti di incinerazioni in dolio appare nella prima metà dell’VIII secolo, ma le
fogge ceramiche come anche le particolari fibule
Nella necropoli dei Quattro Fontanili delle 13 associate indicano una datazione coerente con un
tombe a dolio, due sono sicuramente femminili e momento avanzato del IIB107.
quattro maschili100. La sepoltura JJ 17-18 presenta Ad un orizzonte ancora più recente risale la t.
un dolio con cordone a ditate sotto l’orlo e può K 7-8, per cui risulta impossibile definire il sesso
essere attribuita alla piena fase IIB per l’olla- del defunto108. Il corredo fittile conservato presenta
ossuario101, per il tipo di anforetta102 e per i materiali una scodella con ansa ad ariete 109 , un’anfora

97
Benacci Caprara, tipo 96, seconda metà VIII-inizi VII 4, p. 92-93, fig. 28, fasi IIB-IIC. Nelle tombe AA 8-9, AABB
sec. a.C., (TOVOLI 1989, p. 265, tav. 117). 8-9 (Notizie degli Scavi 1967, pp. 94-98, 102, figg. 3, 4, 8; 3,
98
Veio, Quattro Fontanili: tipo II5, IIB-IIC, (TOMS 1986, 5, 7) ed EE 17-18 (Notizie degli Scavi 1963, p. 176, fig. 63) è
p. 81, fig. 29); tipo 110, IIB2-IIC, (GUIDI 1993, p. 45, fig. conservato solo il dolio.
101
14.4); Osteria dell’Osa: tipo 39b, fase II-III, (BIETTI SESTIERI TOMS 1986, tipo IV 9, p. 83, fig. 28; GUIDI 1993, tipo
1992, p. 371, tav. 38); Valle del Sarno, tipo C7a, (GASTALDI 76B, p. 40, fig. 7.10
102
1979, p. 33, fig. 19); tipo 32C7a, 32C7b, 32C7b1, GUIDI 1993, tipo 48D, p. 34, fig. 19.7.
103
(D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, p. 58, tav. 20). Conocchia: GUIDI 1993, tipo 169, p. 62, fig. 8.7; fibula
99
Sembra verosimile, dato il maggior numero di a sanguisuga con decorazione dorsale trasversale ed occhielli:
attestazioni e la presenza del tipo lungo l’asse tiberino- TOMS 1986, tipo I 22, p. 79, fig. 25, GUIDI 1993, tipo 93, p.
campano da una parte e a Bologna dall’altra, pensare ad una 46-48, fig. 8.2; fibula a sanguisuga inornata: TOMS 1986, tipo
produzione originaria veiente. I 30, p. 79, fig. 29; GUIDI 1993, tipo 96A, p. 48, fig. 20.2.
100 104
Alcune di queste tombe erano in parte già devastate ed Notizie degli Scavi 1965, pp. 171-182; figg. 20, 72,
i dati da esse desumibili sono solo parzialmente utilizzabili: t. 78-87, 115. Da ultimo PACCIARELLI 2000, pp. 271, 273.
105
AAγ b (Notizie degli Scavi 1972, p. 258, figg. 40, 42-44) che BIANCO PERONI 1970, pp. 314-316, n. 315.
106
ha restituito un rocchetto ed una scodella con ansa a testa di HENCKEN 1968, p. 216, fig. 191.l; DELPINO 2003, passim.
107
ariete, tipica delle fasi IIB-IIC (TOMS 1986, tipi X 9, X 16, p. Olla: TOMS 1986, tipo IV 9, pp. 83-84, fig. 28, IIB-IIC;
91, figg. 27, 30; GUIDI 1993, tipi 24A-B-C, p. 24-26, fig. 13.3- GUIDI 1993, tipo 75B, p. 40, fig. 11.9, IIB2-IIC; scodelle vedi
5).), t. HHII 18 (Notizie degli Scavi 1963, pp. 203-204, figg. nota 19 e GUIDI 1993, tipo 15, p. 22, fig. 13.2, IIB2-IIC;
83-84,): l’anfora con alto collo troncoconico conservata è piattelli: TOMS, tipi XII 3, XII 5, IIB-IIC, pp. 92-93, fig. 28;
molto vicina al tipo 7s individuato ad Osteria dell’Osa, tipico GUIDI 1993, tipi 28 e 47, pp. 26, 32, figg. 13.7, 13, IIB2-IIC;
della III fase locale (BIETTI SESTIERI 1992, p. 249, tav. 14); t. fibula ad arco serpeggiante a gomito con un paio di espansioni
LL 17 (Notizie degli Scavi 1963, p. 252, figg. 115-116): per laterali ed ago bifido e con tre paia di bottoni laterali e staffa
la tazza vedi nota 80; t. BBα (Notizie degli Scavi 1972, p. allungata: TOMS 1986, tipo III 15, p. 82, fig. 29, IIB-IIC; GUIDI
218, figg. 14-16); t. U 2 (Notizie degli Scavi 1972, pp. 239- 1993, tipo 108A (IIA-IIB2) e C (IIB2-IIC), p. 50, fig. 18.5,
240, figg. 25, 28, 30); t. CCγ a (Notizie degli Scavi 1972, pp. 14.3.
108
273-274, figg. 45, 50, 53); t. STβ (Notizie degli Scavi 1972, Notizie degli Scavi 1972, pp. 366, 369, figg. 106, 108,
p. 344, figg. 99, 99a, 100, 102) con anforetta TOMS 1986, tipo 109, 110, 116 e tavv XIIc, XIIIc.
109
VI 11, p. 87, fig. 26, fase IIB, e piattello TOMS 1986, tipo XII Vedi nota 100.

304
globulare ad anse crestate110 ed uno skyphos di equamente distribuiti fra personaggi maschili e
argilla figulina dipinta a metopa centrale marginata femminili. Nella tomba M 7 114, in cui viene
da fasci di sei linee verticali parallele con al centro utilizzato il biconico fittile115 coperto da una ciotola
losanga a graticcio e rosetta nelle lunette. emisferica inornata di bronzo, è presente la situla
Anche a Grotta Gramiccia l’incinerazione in biconica in lamina con anse mobili su alto piede,
dolio non è un rituale comunemente adottato. Solo la tazza sempre in lamina con ansa a nastro su alto
otto tombe utilizzano tale struttura e, da una prima piede116, ma anche la versione ad omphalos 117,
analisi dei corredi, risulta riservata a cinque diffusa forse già dalla fase precedente. Nella
individui maschili, spesso dotati di lancia, ed ad descrizione del corredo vengono poi elencate: una
una sola donna111. Inoltre si riscontra la presenza fibula a sanguisuga aurea, verosimilmente in
di alcuni indicatori di rango: ad esempio nella lamina, inornata con staffa simmetrica 118, due
tomba 112 erano conservati diversi vasi di lamina piccole fibule con arco rivestito di un solo elemento
di rame sbalzati, tra i quali due situle ed uno scudo d’ambra119, due grandi fibule ad arco rivestito di
ad umbone che venne ripiegato più volte per essere elementi d’ambra alternati a dischi metallici120 e
inserito nel dolio. In due casi a copertura due fibule con archi ispessiti e decorazione
dell’ossuario si ha un elmo crestato fittile o bronzeo. longitudinale. Gli stessi tipi tornano nei contesti
M 6, già analizzato per le fibule a protomi
A Tarquinia delle dieci tombe a dolio112 sei ornitomorfe e ove ritorna anche la fibula ad arco
appartengono al sepolcreto dei Monterozzi, in rivestito di elementi d’ambra e dischi metallici, e
un’area prossima al Poggio delle Arcatelle, due a M 9, specialmente per il repertorio del vasellame
Poggio dell’Impiccato e due a Sopra Selciatello113. bronzeo (vaso biconico con anse mobili, anfora
Focalizzando l’attenzione sui corredi da biconica usata come ossuario e coperta con ciotola
Monterozzi, i contesti possono essere emisferica bronzea, tazze e fiaschetta) 121. Il rasoio
coerentemente assegnati alla piena fase IIB e sono conservato nella t. M 9 è del tipo Belmonte datato

110
TOMS 1986, tipo VI 16, pp. 87, fig. 30, IIC; GUIDI 1993, 29), presenta un rasoio del tipo Benacci intermedio tra le
tipo 51, p. 34, fig. 15.8, IIC. varietà A e B della seconda metà dell’VIII sec. a.C. (BIANCO
111
Si tratta delle tombe 112, 123, 553, 575, 600, 607, 610 e 684. PERONI 1979, p. 143, n. 869). Non si può escludere che parte
112
I corredi sono equamente distribuiti fra uomini e donne. di questi corredi appartengano ad una fase iniziale del IIB,
113
I due contesti da Sopra Selciatello si presentano specialmente la t. SS 174 e I 57.
114
parzialmente mutili e quindi di difficile lettura, anche se molto HENCKEN 1968, pp. 193-194, figg. 175.
115
interessanti per la presenza di due esemplari di skyphoi, Molto simile a quello della tomba Selciatello Sopra
piuttosto rari a Tarquinia, dalla particolare metopa delimitata 174, v. nota 113.
116
da tre linee orizzontali in un caso con uccello (t. 174, HENCKEN Per entrambi gli oggetti v. nota 92.
117
1968, pp. 144-146, fig. 133) e nell’altro con croce di S. Andrea TOMS 1986, tipo XVI 1, p. 95, fig. 22, fase IIA; GUIDI
(t. 93, HENCKEN 1968, pp. 161-164, fig. 93). Tale sintassi 1993, tipo 175A, p. 64, fig. 8.9, fase IIB 1.
118
decorativa ai lati della metopa, che ripete fedelmente quella La produzione di fibule in lamina di metallo nobile
dell’hydria della t. 160 (HENCKEN 1968, pp. 141-143, figg. appartiene alla fase IIB-IIIA, (vedi anche la fibula in lamina
130-131) è originaria di Calcide del periodo tardo geometrico d’oro con granulazione della t. M 4, HENCKEN 1968, fig. 169,
iniziale (ANDREIOMENOU 1984, pp. 37-69, n. 46, fig. 25, p. 52; c-d).
119
EADEM 1998, p. 158 ss.). D’AGOSTINO 1989 precisa che questa V. nota 94.
120
metopa con linee orizzontali si ritrova a Pithecusa nella t. 925, Tipo attestato a Osteria dell’Osa (BETTELLI 1997, p.
associata con 4 fibule a sanguisuga con staffa breve ed un 105, tipo 2A, tav. 49.8), Capua (JOHANNOWSKY 1983, p. 40),
altro frammento nella terra combusta della pira 1004, in argilla Pontecagnano a disco solido (D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, p.
locale. V. da ultimo D’AGOSTINO 1999, pp. 18 ss, fig. 6, nn. 56, tipo 32 B20, tav. 19), a Bisenzio con disco intagliato
3211.1, 3211.2. (DELPINO 1977, p. 41, fig. 2 n. 28b) e a Tarquinia (SS 166, 33,
Il corredo dall’Impiccato (t. 57, HENCKEN 1968, p. 179, 202) databile alla fase IB-IC. In questo caso dovrebbe trattarsi
fig. 163) ha restituito solo frammenti di lamina bronzea e fibule della varietà recenziore con staffa simmetrica (TOMS 1986,
a sanguisuga di fase IIB, ma anche fibule con arco rivestito e tipo II 4, p. 81, fig. 25, IIB).
121
staffa a disco più antiche. La tomba 34 Impiccato (IDEM 1968, HENCKEN 1968, pp. 191-193, figg. 172-174 e pp. 198-
pp. 178-179, fig. 162), oltre alla fiaschetta bronzea (v. nota 201, figg. 178-179.

305
dalla Bianco Peroni alla fase IIB122. Alla fase IIB- Questo tipo di copertura, già evidenziato per la
IIC è ascrivibile anche la fibula a gomito, simile a fase IIA126, si riscontra anche in altre sepolture non
quella del corredo di Quattro Fontanili Z15A, a cui a dolio sia nella necropoli dei Quattro Fontanili e
è associabile anche per la presenza del pettorale di Grotta Gramiccia che a Tarquinia127.
quadrangolare. Il tipo compare nella seconda metà Le quattro tombe dei Quattro Fontanili, databili
dell’VIII secolo e si caratterizza per lo sviluppo a alla fase IIB, per lo più orizzonte iniziale 128 ,
globetto delle apofisi ben delineate sul gomito. La condividono la struttura a doppio pozzetto, fatta
presenza di raccordi tra i due segmenti ricurvi eccezione per la t. KKLL 16 che presenta la
dell’ardiglione perdura fin dalle prime custodia di tufo ed è l’unica pertinente a un
attestazioni123. personaggio maschile, e l’uso dell’olla ossuario,
in perfetta coincidenza con quanto riscontrato per
Le strutture che accolgono le deposizioni in le tombe a dolio.
dolio sono generalmente a doppio pozzo o a Anche a Grotta Gramiccia le tombe con tale
pozzo con loculo sia ai Quattro Fontanili che a copertura dell’ossuario sono a pozzo con custodia
Grotta Gramiccia, e solo raramente in pozzo di tufo (t. 119)129 a volte fornito anche di loculo (tt.
semplice124. Fatta eccezione per la tomba U2 dei 725 e 785) ed in un solo caso a pozzo con loculo (t.
Quattro Fontanili, sembra di poter riconoscere 144). L’ossuario è in due casi l’olla e in due il vaso
una norma che prevede l’utilizzo di olle-ossuario. biconicheggiante di lamina bronzea.
In soli due casi all’olla si sostituisce un recipiente A Tarquinia la t. M 4130, una cassa di nenfro
di lamina di bronzo: la cista della t. Z15A ed il con coperchio displuviato, pertinente ad un
biconico della tomba 600 di Grotta Gramiccia. personaggio femminile, conteneva un vaso biconico
La copertura dell’ossuario può variare dalla in lamina utilizzato come ossuario e la ciotola
tradizionale scodella (tt. JJ 17-18 e K 7-8) emisferica inornata di bronzo deposta a chiusura
all’elmo fittile (t. 610 di Grotta Gramiccia) o in con la bocca verso l’alto. La fibula a sanguisuga
lamina bronzea (t. Q.F. Z15A e GG 575), al lebete con arco espanso e decorazione trasversale dorsale
bronzeo (tt. 684 e 600 di Grotta Gramiccia). e ventrale, con staffa simmetrica lievemente
Alcune delle sepolture in dolio di Tarquinia, allungata, la fibula ad arco rivestito di elementi
esclusivamente dai Monterozzi, condividono d’ambra ed osso, le due bulle rivestite di lamina
l’uso del lebete bronzeo come copertura d’oro131, la fibula in lamina di elettro ad arco a
dell’ossuario125. sanguisuga schiacciata decorato a filigrana e a

122
BIANCO PERONI 1979, p. 168, n. 1084. 17 (Notizie degli Scavi 1963, 214-217, fig. 91), t. KKLL 16
123
TOMS 1986, tipo III 15, p. 82, fig. 29, fasi IIB-IIC; (Notizie degli Scavi 1963, 233-2345, figg. 95, 103); a Veio–
D’AGOSTINO, GASTALDI 1988, tipo 32 F1, p. 61, tav. 20, fase Grotta Gramiccia: tombe 119, 144, 785. A Tarquinia t. M 4,
IIB; GASTALDI 1979, tipi E1-E2, pp. 36-37, OAI-inizi OAII. (HENCKEN 1968, pp. 183-186, figg. 169-170).
124
Pozzo semplice: Quattro Fontanili tt. LL 17, U2, STβ, 128
T. GGHH 19: olla tipo 75C (GUIDI 1993, p. 40, fig.
CCγ a, Grotta Gramiccia t. 610; doppio pozzo: QF tt. AAγ b, 9.13, IIB); scodella tipo 14 B-C (IDEM, p. 22, fig. 9.1-2, IIB);
JJ 17-18, HHII 18; GG tombe 112, 607 e 684; Tarquinia: M tazza tipo 16 (IDEM, p. 22. fig. 7.2, IIB1); fibula a sanguisuga
6; pozzo con loculo: QF tt. BB α, Z15A, K 7-8; GG tt. 123, inornata e con decorazione trasversale tipo 91A e B (IDEM, p.
553, 575, 600, 725. A Tarquinia la struttura tombale non è 46, fig. 20.1 e 6.5, IIA-IIB1 e IIB1-IIC). T. KKLL 16 con
descritta sempre puntualmente. rasoio tipo Benacci B (BIANCO PERONI 1979, p. 147 n. 902,
125
Nelle tombe M 6, M 7, M 9 (v. supra). Stesso uso anche datato alla seconda metà dell’VIII sec. a.C.). T. JJKK 11: fibule
nelle t. a dolio con vaso a protomi animali e forse nella t. a a sanguisuga con decorazione dorsale trasversale tipo I 32,
dolio con anfora di bronzo-ossuario non analizzate per la (TOMS 1986, p. 80, fig. 29, IIB-IIC) e tipo 89 B-C (GUIDI 1993,
sommarietà di dati certi relativi al corredo (v. note precedenti p. 46, figg. 6.2-3, IIA-IIB1) e ad arco rivestito con elementi
per la bibl.). d’osso e dischi bronzei tipo 111 (IDEM, p. 52, fig. 10.4, IIB).
126
V. supra. 129
Anche i precedenti del IIA presentano questa struttura
127
A Veio–Quattro Fontanili: t. GGHH 19 (Notizie degli (tt. 413 e 753).
Scavi 1963, pp. 195-198; figg . 78, 79); t. JJKK 11 (Notizie 130
HENCKEN 1968, pp. 183-186, figg. 169-170.
degli Scavi 1965, pp. 209-210; figg. 99, 106, 109, 110); t. JJ 131
GUIDI 1993, tipo 159B, IIB, p. 62, fig. 12.6.

306
granulazione 132 indicherebbero una datazione ad l’unitarietà di tale fenomeno e la sua diffusione per
un momento pieno della fase IIB. un contenuto numero di anni e di generazioni, al
Si può quindi ipotizzare che la copertura con massimo due.
lebete bronzeo venga impiegata in casi isolati nella (A. P.)
fase IIA avanzata, per divenire un elemento
innovativo peculiare di alcune incinerazioni nella La cronologia assoluta
fase IIB, ed essere adottato nelle particolari
deposizioni in dolio di un momento avanzato della L’orizzonte evoluto della fase avanzata della
medesima fase, in segno di continuità con la prima età del ferro rappresenta, a Tarquinia come a
tradizione. Questo continuum è esattamente Veio, la facies forse più chiaramente individuabile
speculare a Veio133 e a Tarquinia, a sottolineare e definibile. Il suo termine viene tradizionalmente
nuovamente la contemporaneità del fenomeno fissato intorno al 720/710 a.C., data in
culturale, al di là delle oggettive ed inevitabili corrispondenza della quale viene fatto iniziare il
differenze tra i due centri. periodo denominato Orientalizzante, caratterizzato
E’ interessante notare che nelle necropoli dagli influssi appunto orientali e dalla diffusione
veienti si verifica una continuità delle tombe a dolio della ceramica protocorinzia che permeano le
per gruppi: ai Quattro Fontanili lungo i quadrati principali manifestazioni artistiche e culturali degli
AA-BB 9-8134 e BB CC α β γ135, poco più distanziate Etruschi e, in generale, dell’area medio tirrenica
nei settori HHJJ 17-18136 e US 2-β137. A Grotta italiana.
Gramiccia due sepolture sono dislocate all’estrema Nonostante sia stato suggerito da alcuni studiosi
propaggine settentrionale del sepolcreto, tre un rialzamento dell’inizio dell’Orientalizzante al
nell’area di passaggio fra i due nuclei da cui è 780 o al 750 a.C.139, negli studi più recenti si è
composta la necropoli e tre nel settore meridionale. riproposta la datazione tradizionale all’ultimo
Sembra plausibile che tale frammentazione indichi quarto dell’VIII sec. a.C. come termine ultimo del
diversi gruppi familiari all’interno dei quali solo villanoviano evoluto140.
alcuni personaggi, con particolari funzioni o ruoli, A conferma di questa datazione vanno ricordati
ricevano tale trattamento. alcuni contesti che, restituendo materiali di origine
Anche a Monterozzi sembra di poter ricostruire un vicino-orientale, hanno fornito delle indicazioni
quadro topografico coerente, con la disposizione di tali relativamente puntuali in termini di cronologia
tombe intorno all’area dei ritrovamenti del 1882-85138. assoluta. Ci si riferisce in particolare alla tomba
La limitata quantità di tombe a ziro, ma la loro 325 della necropoli di San Montano di Pithecusa
puntuale e capillare presenza nelle necropoli della che ha restituito il noto scarabeo con il cartiglio
fase avanzata dell’orizzonte recente della prima età del faraone Bocchoris (718/717-712 a.C.) che
del ferro italiana, insieme alla coincidente presenza fornisce un terminus post quem per il contesto di
di alcuni tipi di materiali sembra quindi assicurare rinvenimento, datato tra il 714 ed il 708 a.C.141.

132 135
L’esemplare costituisce un unicum e la decorazione di Tombe BBα, AAγb, CCδa
136
tipo geometrico-naturalistico corrobora una datazione all’VIII Tombe HHJJ 17 e JJ17-18 e poco distante anche la t. LL 17
137
secolo (informazione suggeritami da Andrea Babbi). F-W. von STβ e U2.
138
Hase data questa sepoltura ad un orizzonte evoluto della fase HENCKEN 1968, fig. 10.
139
II del Primo Ferro (VON HASE 1975, p. 120). Per la tecnica Cfr. PERONI 1994, pp. 212-216; BIETTI SESTIERI ET ALII
della granulazione proprio in relazione a questa fibula v. 1998; NIJBOER ET ALII 1999-2000.
140
NESTLER, FORMIGLI 1993, p. 30, fig. 21). PERONI 1996, p. 408, fig. 91; PACCIARELLI 1996, passim;
133
Anche a Casal del Fosso si rileva la presenza della PACCIARELLI 2000, p. 69.
141
struttura del doppio pozzetto con dolio e olla-ossuario coperta Tale indicazione è utile anche per l’inquadramento
da lebete in lamina, in almeno cinque tombe della fase II B2 cronologico del tipo più antico di aryballoi del protocorinzio.
(BURANELLI 1981, p. 41 ss.). BUCHNER, RIDGWAY 1993, pp. 378-382, 779-780, fig.1 n. 325-16.
134
Tombe AA 8-9 e AA BB 8-9, in connessione stretta.

307
Un’ulteriore indicazione cronologica potrebbe indicativa di due generazioni abbia inizio al più
ravvisarsi nel rhython in lamina di bronzo presto intorno al 770-760 a.C., e che l’inizio della
coinfigurato a protome leonina di produzione transizione dal Villanoviano tipico a quello evoluto
orientale, forse appartenente alla suppellettile della (Veio-Tarquinia IC) risalga indietro non oltre l’820-
tomba 871 di Casal del Fosso142. Questo tipo di 810 a.C.
vaso, ben documentato in ambito vicino orientale, Sebbene si sia constatata una trasformazione
si può datare tra i due seguenti termini cronologici: graduale nei criteri compositivi della suppellettile
il grande tumulo MM di Gordion risalente, secondo presente nei corredi funebri tarquiniesi e veienti
le più recenti analisi di tipo naturalistico, intorno durante il passaggio dal Villanoviano tipico al
al 740 a.C. che ne ha restituito un esemplare143, e le Villanoviano evoluto, si coglie tuttavia una cesura
raffigurazioni sui bassorilievi del palazzo di agli inizi dell’VIII secolo a.C. con innovazioni nei
Khorsabad del 713-707 a.C. del re Sargon II (721- rituali di deposizione e con alcuni aspetti della
705 a.C.)144. Tenendo conto di queste indicazioni cultura materiale, espressioni di quel più intenso
di cronologia assoluta e del computo generazionale rapporto con il mondo greco, sia egeo che tirrenico,
di massima precedentemente formulato 145 , è che, a Tarquinia come a Veio, connota nel suo
verosimile che la fase Tarquinia IIB – insieme il Villanoviano evoluto.
corrispondente a Veio IIB-IIC – della durata (A. B., A. P.)

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142
E’ doveroso ricordare che la pertinenza del manufatto B.C. as we reported six years ago in Nature”.
144
alla sepoltura non è unanimamente accolta. MARCHESI 2001, MÜLLER-KARPE 1974, p. 91; LIVERANI 1988, pp. 797-
p. 128, scheda 78. Per l’attribuzione alla t. 871 vedi MÜLLER- 802, tav. XXI; DELPINO 2000, figura a pagina 94. Per una
KARPE 1974, pp. 89-97, tav. 22-25 e BROWN 1960, pp. 12-14, datazione del palazzo a non prima del 710 a.C. v. READE 1995,
tav. VI a-b.; contra vedi COLONNA 1972, pp. 568, nota 9. Da pp. 35-56.
145
ultima DRAGO 1997, p. 69, nota 31; DRAGO c.s. Si suppone per la durata di una generazione un periodo
143
V. KUNIHOLM 2001, “we believe the ‘Midas Mound’ di tempo pari a circa venticinque anni, da ultimo DELPINO 2003,
Tumulus at Gordion was built around 740 B.C. rather 718 p. 15, nota 24, con bibliografia precedente.

308
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312
TAV. 1

1. anfora-cratere con anse complesse (disegno A. Babbi); 2. biconico con stilemi ad angoli retti inscritti (da HENCKEN 1968, fig.
176, i); 3. “crateri” d’impasto (da HENCKEN 1968, fig. 176, g); 4. elmi a campana fittili o di bronzo (da HENCKEN 1968, fig. 140, b);
5. “calotte” di bronzo (rielab. da DELPINO C.S., fig.5, a); 6. fibula in due pezzi con arco rettilineo trifido in ferro o bronzo (rielab. da
HENCKEN 1968, fig. 135, a); 7. fibula serpeggiante a gomito con uno o entrambi i setti dell’arco foliati e staffa a piccolo disco
solido o a canale (rielab. BARTOLONI ET ALII 1994, fig. 4); 8. vaso biansato su piede (da HENCKEN 1968, fig. 240, b).

313
314

TAV. 2
Seriazione dei contesti con anfora-cratere (computer-grafica A. Babbi).
TAV. 3
315

Seriazione dei contesti con biconici con angoli retti inscritti, calotte bronzee e “crateri” d’impasto (computer-grafica A. Babbi).
316

TAV. 4
Seriazione complessiva dei contesti analizzati per l’orizzonte di passaggio dal villanoviano tipico a quello evoluto (computer-grafica A. Babbi).
TAV. 5

Seriazione dei contesti con fibula a losanga con protomi ornitomorfe sul dorso (computer-grafica A. Piergrossi).

317
TAV. 6

Seriazione dei contesti con “ziro” (computer-grafica A. Piergrossi).

318

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