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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI

SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN ARCHEOLOGIA SUBACQUEA E DEI PAESAGGI COSTIERI

Settore L-ANT/02
Tesina di Storia della navigazione e del commercio marittimo dall'et arcaica all'ellenismo

LE TESTIMONIANZE EPIGRAFICHE ARCAICHE DALLEMPORION GRECO DI GRAVISCA.

RELATORE: Giuseppe Di Carlo

Giuseppe Di Carlo LE TESTIMONIANZE EPIGRAFICHE ARCAICHE DALLEMPORION GRECO DI GRAVISCA.

LO SCAVO1.

Fino alla fine degli anni settanta del secolo scorso Gravisca non era altro che un nome che gli autori antichi riferivano alla colonia romana del 181 a.C.2; come la localizzazione fornita dagli itinerari antichi3, lungo le arterie stradali che si articolavano lungo la costa del medio Tirreno, erano mere supposizioni sino agli scavi condotti da Mario Torelli con la Soprintendenza dellEtruria meridionale nel 1969 lungo il litorale tarquiniese, con esplorazioni sistematiche dellarea, a seguito di interventi edilizi che rischiavano di minare lintegrit delle strutture murarie romane. Fecero seguito ricerche subacquee nella zona limitanea di porto celmentino4, nel 1977 da parte di Elizabeth Shuey dellUniversit del Texas al fine di individuare lantico frangiflutti del porto romano costituito da una massicciata di pietre calcaree lunga 250 m che trova confronti con Pyrgi e Cosa e databile al I d.C. Nella medesima area verso la fine degli anni settanta si concentr anche lattivit di Benvenuto Frau in collaborazione con il GAR ( Sezione subacquea Gruppo Archeologico Romano ) al fine di rintracciare le strutture portuali sottostanti quelle di epoca romana e che dalle indagini risultarono collocarsi allo scorcio del VI sec. Lapprestamento era costituito da pietra calcarea con diatoni a T. Dalla foto aerea ne venne desunta lipotesi di due bacini interrati a Nord dellabitato etrusco romano luno di forma rettangolare identificabile con il porto commerciale, laltro di forma esagonale in linea con la tipologia del cothon5. Nel contempo, con la prosecuzione delle indagini, M. Torelli mise in luce il santuario emporico greco. Esso era diviso da un asse viario con orientamento NO SE, lungo il quale si articolavano
Senza pretesa di esaustivit, in questa sede ci proporremo di descrivere solo i momenti principali di vita del santuario emporico greco. Per una pi estesa e puntuale trattazione dellargomento i pi recenti contributi: M. Torelli, Il santuario greco di Gravisca, PP 32, 1977, pp. 398-458; L. Fiorini, Topografia generale e storia del santuario: analisi del contesto e delle stratigrafie, in Gravisca: scavi nel santuario greco, I/1, Roma-Bari, Laterza 2005. Vedi anche L. Fiorini, M. Torelli, Quarant'anni di ricerche a Gravisca. in Material aspects of Etruscan religion. Proceedings of the international colloquium, Leiden, May 29 and 30, 2008, Leuven 2010, pp. 29-49. 2 Detta Graviscae secondo Servio, per la sua aria pestilenziale ideo Graviscae dictae sunt, quod gravem aerem sustinent o perch soffocata dall'effluvio palustre, secondo Namaziano ... quae premit aestivae saepe paludis odor o perch insalubre secondo Virgilio ... intempestaeque Graviscae . 3 Itinerarium maritium Antonini e la Tabula Peutingeriana. 4 Toponimo assunto dopo le opere di Clemente XII. 5 B. Frau, Gli antichi porti di Tarquinia, Roma 1982, p. 27; vedi anche F.Enei, Etruschi e Fenici sul mare da Pyrgi a Cartagine, 2006, p.45.
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cinque edifici: due ad est ( e ) e tre ad ovest ( , ed ) (Fig. 1). Questi edifici furono interessati da diverse fasi edilizie, a partire dal VI , sino a giungere al III sec. a.C.6 con la definitiva conquista romana e la successiva fondazione della colonia civium romanorum del 181 a.C. Come sostiene Torelli7 la presenza greca si attesta a Gravisca in maniera concomitante alla nascita dellinsediamento etrusco o quanto meno con una sua rapida ed unitaria espansione. A questa fase embrionale dellarea portuale graviscana legata una messe di materiali cospicua che attesta sin dallet arcaica la presenza di emporoi provenienti dalla Grecia e pi in particolare dalle coste dellAsia Minore, tradendo limportanza del loro apporto nel processo di formazione e di sviluppo degli insediamenti costieri etruschi, inserendoli nelle pi ampie dinamiche del commercio greco arcaico. Il santuario ebbe una complessa storia edilizia che ebbe inizio nei primi due decenni del VI sec. a.C., quando in uno

spazio caratterizzato da unampia depressione, in una zona vicina a due pozzi, si impiant il

primo edificio sacro. Esso consisteva in un piccolo sacello di pianta con

rettangolare,

orientamento E-O, con pronaos e adyton dalla pianta poco al profonda, culto di

destinato

Afrodite attestato dalle numerose dediche incise su ceramiche fini di

fabbrica ionica, sia dalla tipologia


Figura 1 Pianta area di scavo santuario.

delle al

offerte mundus

legate

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In questa sede ci soffermeremo sulle fasi insediative che interessarono la presenza greca nellarea emporica. M. Torelli 1977, p. 398. Sul problema della fondazione etrusca di matrice tarquiniese, di Gravisca, vedi anche M. Bonghi Jovino, Contesti, modelli e scambi di manufatti.Spunti per unanalisi culturale e socio-economica. La testimonianza di Tarquinia-Gravisca., in Gli Etruschi da Genova ad Ampurias, Atti XXIV 2002, Pisa 2006, p. 682.

muliebris8. Accanto a questo edificio, in breve sorsero diversi apprestamenti metallurgici9, costituiti da piccoli forni e crogioli per fondere ferro e bronzo, situati in connessione a pozzi dai quali si traeva lacqua necessaria per la produzione. Dopo un parziale restauro occorso intorno al 570 a.C. questo primitivo edificio venne ricostruito in forma di megaron allungato alla met del VI sec. a.C., affiancato a Nord da una sto e ad est da un secondo edificio di pianta rettangolare. Una completa trasformazione ha luogo tra il 530 e il 520 a.C. : si innesta un nuovo edificio a breve distanza dal precedente naos e viene orientato verso sud. Esso costituito da sue sacelli affiancati con corte antistante sullo sfondo di un ampio portico; intorno al 480 a.C. viene messo in opera nel santuario un generale riassetto urbanistico con un grande ampliamento dellarea e un nuovo assetto stradale con andamento N-S che consentiva lingresso allarea sacra, dallabitato etrusco di Gravisca; in questa fase, in seguito a profondi cambiamenti politici e socio-economici, il santuario perse il suo carattere emporico. Gravisca pass nelle mani delloligarchia tarquiniese e si ebbe linterruzione della massiccia frequentazione greca, che da questo periodo svolse ruolo marginale. Le divinit greche che sino ad allora avevano tutelato gli scambi nellarea sacra, vennero soppiantate dai loro corrispettivi etruschi, per soddisfare le esigenze religiose dei locali. Questa fase vide anche linesorabile fine di ogni attivit produttiva legata alla metallurgia.

I CULTI EMPORICI A GRAVISCA.

Tra le divinit venerate nellemporio graviscano possiamo annoverare con certezza, grazie allimponente messe delle dediche rinvenute in situ: Afrodite, Era e Demetra, alle quali si associano dediche ad Apollo ed unaltra molto dibattuta dagli autori a Zeus/Dioscuri10.

AFRODITE. Tra essi il pi antico culto sembra si debba attribuire ad Afrodite, secondo Torelli11. Alla Cipride andrebbe difatti assegnato il pi antico naiskos graviscano (edificio , zona I), nel quale sono stati

Trattasi di balsamari ed aryballoi anche in faence. M. Torelli, Quali Greci a Gravisca?, in Annali Fondazione Museo Claudio Faina 11, 2004, p.122. 10 M. Torelli, Per la definizione del commercio greco-orientale: il caso di Gravisca, in PP 37, 1982, pp.311-314; L. Moretti, Sulle iscrizioni greche di Gravisca, in Epigraphica 26, 1984, p.317; A. Johnston/ M. Pandolfini, Gravisca. Scavi nel santuario greco. Le iscrizioni 15, Bari 2000, p. 25, n.56. Nellopera sono trattate in modo esaustivo tutte le iscrizioni relative al santuario emporico di Gravisca, in particolare A. Johnston ha curato la redazione delle iscrizioni greche e latine, mentre M. Pandolfini invece si occupata di quelle relative allambito etrusco. 11 Torelli 1977, p. 42 7 sgg.
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rinvenuti doni preziosi ed eccezionali12 connessi allapertura stessa dellemporion; essi, sostiene Torelli, erano legati allintraprendenza del commercio foceo nel Tirreno tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C. con le fondazioni di Massalia ed Alalia e agli intensi rapporti che intrattennero con le popolazioni laziali, ove sorsero gli Aphrodisia di Ardea e Lavinio13. Questi doni appartengono ad un orizzonte cronologico di gran lunga precedente la fondazione emporica di Gravisca, infatti troviamo frammenti di dinos del Wild-Goat Style del 620-610 a.C. (Fig. 3), di produzione eolica nella Ionia settentrionale ed una coeva statuetta bronzea di Afrodite armata (Fig. 2), probabilmente corrispondente al primo galma della dea.

Figura 2 Statuetta Afrodite armata.

Figura 3 Frr. Dinos Wild Goat Style.

Torelli vede nella figura della promachos di Gravisca, un riflesso dell Afrodite naucratite, dove ne era attestato il culto sin dal 660 a.C., cui la tradizione locale raccolta da Ateneo14, attribuiva origine cipriota. LAphrodision di Naucrati, inoltre, si trovava nel bel mezzo della fabbrica degli scarabei, cos come il sacello graviscano era attorniato da apprestamenti metallurgici. Il richiamo a Naucrati, viene altres enfatizzato dal Torelli15, in relazione alle numerose analogie tra i nomi dei dedicanti dellemporion egizio e quelli di Gravisca, ma su questo aspetto si torner pi avanti.

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Torelli 2004, p.125. M. Torelli, Lavinio e Roma. Riti iniziatici e matrimonio tra archeologia e storia, Roma 1984. 14 Ateneo XV, 675 F. 15 Torelli 1982, p.126.

Le dediche ad Afrodite sono in larga parte in alfabeto etrusco, alcune delle quali coeve delle pi antiche greche, che testimoniano la coesistenza in loco di forme di culto greche ed etrusche e assicurano il perdurare del culto a questa dea lungo tutta la vita del santuario16. E proprio nelle dediche a Turan che durante il V sec. a.C. si assiste a due cambiamenti linguistici: la caduta delle vocali, creando cos la forma sincopata turns e il definitivo cambio della forma di possesso, dalla formula del vaso parlante, con mi seguito dal genitivo (Fig. 4) a quella con il genitivo semplice (Fig. 5)17.

Figura 4 Labbro cratere laconico, VI a.C.

Le poche dediche in greco alla divinit sono di notevole antichit, iscritte su coppe ioniche del tipo B3 o su

frammenti di kylix dei Piccoli Maestri in alfabeto ionico, databili entrambe alla met del VI sec. a.C. (Fig. 6).

Figura 5 Coppa ionica B3, VI a.C.

Figura 6 Fondo argilla depurata, V a.C.

HERA.

Un altro culto che riveste notevole importanza allinterno dellemporion quello dedicato ad Hera, ubicato originariamente nelledificio , successivamente, durante i restauri del 550 a.C., associato al culto di Afrodite nelledificio nel sacello M. E stata riscontrata, per questo dea, una copiosa messe di dediche di matrice greca iscritte in alfabeto ionico, ad un solo esemplare invece si limitano le iscrizioni etrusche alla ctonia Uni.

Gravisca 15, p. 75. Va ricordata la kylix attica a f.f. n.n. della Collezione Terrosi, detta da Tarquinia, databile al 480 a.C. , con iscrizione turuns che fa da cerniera fra le due formule attestate a Gravisca , mi turunse e turns.
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Tra i doni per linaugurazione dellemporio di Gravisca, trova luogo unesemplare di protome di grifo, pertinente ad un lebete bronzeo di produzione samia, rievocando il celebre passo erodoteo, ove mercanti samii di ritorno da Tartesso, prelevata la decima, dedicarono nel loro santuario ad Hera un vaso di bronzo a m di cratere argolico con intorno teste di grifi sporgenti 18. Inoltre le stesse statuette della promachos, anzich con Afrodite, sarebbero da identificare con Hera, molto comune a Samo, inoltre, una figura che reca diverse analogie con le due statuette dell Afrodite armata lHera armata effigiata su di una terracotta arcaica proveniente da Posidonia19. Diversi studiosi20 inoltre hanno sostenuto la fondamentale importanza ricoperta dalla figura di Hera legata alle peregrinazioni marittime di epoca arcaica21, ribadendo limportanza della componente samia, ad essa legata, allo scorcio del VI sec. a.C. Nellorizzonte Tirrenico, imposero la loro presenza con la fondazione di Dicerachia avvenuta nel 531 a.C., in ambito siceliota a Zancle e la loro presenza nellemporio graviscano, dove troviamo numerose attestazioni della loro presenza sin dai primi momenti di vita dellemporion, tanto da far supporre a M. L. Haack22, che in realt siano stati i samii a fondare il santuario emporico greco di Gravisca. Come anticipato, nellarea santuariale si riscontra un ampio numero di iscrizioni greche votate alla divinit samia, iscritte principalmente su coppe ioniche B3 ( 560-30 a.C. ) (Fig. 7), su kylikes attiche dei Piccoli Maestri ( 550-30 a.C. ) e su frammenti di band - cup e lip cup ( 550-30 a.C. ), redatte con una sola eccezione tutte in alfabeto ionico.

Figura 7 Coppa ionica B3, VI a.C.

Una soltanto invece risulta la dedica alletrusca Uni (Fig. 8), suscitando qualche dubbio sullattribuzione23; iscritta su di una coppetta di bronzo emisferica databile al IV sec. a.C.

Erodoto, IV,152,4. M. Cipriani, Il ruolo di Hera nel santuario meridionale di Posidonia,in Hera. Images, espaces, cultes. Act du colloque de Lille, 29-30 Novembre 1993, Napoli 1997, p. 217, fig.3. 20 F. de Polignac, Hera, le navire et la demeure: offrandes, divinit et societ en Grce archaique, in J. De la Genier, Hera. Images, espaces, cultes. Actes du colloque International, Lille, 29-30 Novembre 1993, Napoli 1997, pp.113-122. Vedi dello stesso autore, Navigation et Fondations: Hera et le Eubens de lEge lOccident, in M. Bats/ B. DAgostino, Euboica. LEubea e la presenza euboica in Calcidica e in Occidente. Atti del convegno internazionale di Napoli, Napoli 1998, pp. 23-29. 21 Basti pensare alle ancore scoperte ad Egina e Crotone e lancora votiva consacrata ad Hera tra la fine del VII e linizio del VI sec. a.C. da Metaponto. Cfr. D. Adamesteanu, a Metaponto, in Adriatica praehistorica et antiqua. Miscellanea G. Novak dicata, Zagabria 1970, pp. 307-324. 22 M. L. Haack, Phocens et Samiens Gravisca, in BABesch 82, 2007, pp.29-40. 23 Gravisca 15, pp. 75-76.
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Figura 8 Coppetta di bronzo IV a.C.

DEMETRA.

Al culto di Demetra / Vei sarebbe invece da assegnare, ledificio , costituito da una semplice cella rettangolare aperta a nord, con altare e pozzo al suo interno, oltre che iscrizioni dedicate alla dea e materiali tipicamente demetriaci come le protomi femminili di ambito siceliota24. Liscrizione greca riportata su di una kylix attica a figure nere datata tra il 530-500 a.C. (Fig. 9), pi tarde invece risultano le due iscrizioni etrusche a Vei che si collocano agli inizi del V sec. a.C., iscritte su ceramica a figure rosse.

Figura 9 kylix attica a figure nere, 530-500 a.C.

APOLLO.

La divinit delfica trova invece il suo luogo di culto nelledificio , costituito da un ampio cortile con altari aperto sulla strada e da due vani allungati. Tale attribuzione stata fatta sulla scorta del rinvenimento nelle vicinanze delle tre iscrizioni al dio. La pi antica iscritta su kylix attica dei Piccoli Maestri ( 550-30 a.C. ) (Fig. 10), mentre le altre due sono molto pi recenti: rispettivamente iscritte su di un frammento di kantharos attico a figure nere ( 510-500 a.C. ) e su frammento di ancora in marmo coevo. Queste ultime due iscrizioni sono entrambe ascrivibili ad ambito egineta: la prima poich reca alfabeto egineta, nonch il nome stesso del dedicante , come sostiene A. Johnston25,

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A. Comella, Il materiale votivo tardo di Gravisca, Roma 1978. Gravisca 15, p.25.

riferibile a quellambito culturale. Per il cippo dancora invece, viene fugato ogni dubbio per lassegnazione dellambito culturale dorigine, poich lepigrafe stessa ci illumina in tal senso: il dedicante Sostrato ad Apollo Egineta26.

Figura 10 kylix attica dei Piccoli Maestri, 550-30 a.C.

DIOSCURI / ZEUS.

Lattribuzione di questa divinit risulta tuttoggi quanto mai controversa per la difficolt dinterpretazione delliscrizione su kylix attica datata al 520-500 a.C. Torelli assegn ad un alfabeto greco occidentale liscrizione. Poteva trattarsi di alfabeto acheo, ove il segno a tre segmenti ha valore di iota, o di alfabeto calcidese, ove il medesimo segno ha valore di sigma. Torelli propendendo per lipotesi calcidese, interpret liscrizione in questione [][ da intendere come grafia scorretta di Dioscuri. L. Moretti27, invece, opt per lipotesi achea, integrando [] con il nome del dedicante post posto al nome della divinit: Zeus. Lo stesso A. Johnston, si limita a riproporre entrambe le interpretazioni nella sua trattazione delle iscrizioni graviscane28.

Figura 11 kylix attica, 520-500 a.C.

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Erodoto, 152. Moretti 1984, p.317. 28 Gravisca 15, p.25.

I DEDICANTI A GRAVISCA29.

Nel santuario emporico di Gravisca molti sono i personaggi che vollero apporre il proprio nome accanto a quello della divinit alla quale si appellavano, lasciando cos un segno tangibile del loro passaggio nellarea sacra. Di taluni risulta molto complessa lidentificazione, a causa del deterioramento del frammento iscritto, di altri, invece, godiamo di completa documentazione, riuscendo a stabilirne il luogo dorigine e in quali altri contesti emporici tale nome trova riscontro. Come si detto in precedenza, M. Torelli, vide nel santuario emporico di Gravisca il riflesso del pi ampio ed antico emporion di Naucrati, ove non a caso hanno trovato riscontro, nomi di dedicanti, comuni ad entrambi i siti. A Gravisca si conosce una dedica a Hera su band-cup figurata ad opera di un tale Yblesios (Fig.13); Torelli30, ne ravvisa la rarit nellonomastica greca e trovare a Naucrati unaltra band-cup con medesimo dedicante, fuga ai suoi occhi ogni dubbio sullattribuzione ad un unico personaggio le due dediche. L. Moretti, tuttavia sment ben presto tale rarit, riferendo di ben 16 testimonianze riconducibili ad ambito samio di questo personaggio. Allo stesso modo il dedicante Zoilos titolare di numerose dediche dipinte allAfrodite assimilato dal Torelli allo Zoilos graviscano, asserendo anche per costui la rarit onomastica, nonch lattribuzione ad un medesimo orizzonte cronologico. Anche in questo caso il Moretti riscontr in ambito samio 19 testimonianze31.

Figura 13 Band-cup, 550 a.C. Figura 12 Fr. Coppa dei Piccoli Maestri, 550-30 a.C.

Un altro esempio molto suggestivo di anathema nel santuario di Gravisca, la dedica su di una kylix dei Piccoli Maestri, da parte di Paktyes (Fig. 14). Torelli sugger a tal proposito di identificare il personaggio con il tesoriere del re lidio Creso32, evidenziando anche in questo caso la coevit della vicenda erodotea, con la dedica nellarea sacra. Pur essendo molto suggestiva tale ipotesi, risulta poco attendibile data lampia diffusione di questo nome in ambito ionio-cario, sia in et arcaica , sia in altri momenti storici.
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In questa sede mi limiter alla trattazione del le dediche che maggiormente hanno suscitato attenzione nel dibattito scientifico, si rimanda perci per la raccolta completa dei dedicanti allopera di A. Johnston e M. Pandolfini, Gravisca 2000. 30 Torelli 1982, p.319. 31 Per e a Samo, G. Dunst, Athen. Mitt.87, 1972, p.152 n.92; p.157. 32 Erodoto, I, 153 e ss.

Figura 14 kylix dei Piccoli Maestri, 550-30 a.C.

Unultima iscrizione ha suscitato un vivace dibattito sulla sua interpretazione. Si tratta di un frammento di ceramica attica a figure rosse della met del V sec. a.C., che reca probabilmente il nome di unetera grecofona: Kyliphake (Fig. 15).

Figura 15 Ceramica attica a figure rosse, 430-20 a.C.

Torelli33 ravvisa in questa iscrizione un'altra analogia con lemporio naucratite, nel quale ben sono attestate dediche femminili; Moretti34 ne accoglie linterpretazione e puntualizza asserendo che la dedica di questa etera rivolta ad Afrodite proponendo la seguente integrazione:

[ ][]

Letteralmente: Kyliphakes alla (dea) dalle vivaci puledre; come noto in unepigramma funerario di Panderma (Cizico) della fine del III sec. a.C., anche le ragazze possono essere dette di Afrodite. Questo sar chiaramente lattributo di unetera e nel contesto di Gravisca potrebbe essere

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Torelli 1982, p.321. Moretti 1984, p.315.

connesso alla pratica della prostituzione sacra. A. Johnston35, tuttavia, sullinterpretazione di questa iscrizione usa molta prudenza, propendendo per lintegrazione del nome del dedicante il maschile . Distaccandoci per un attimo dal dato epigrafico, tale iscrizione riveste una notevole importanza per altra ragione. Questa iscrizione datata allultimo trentennio del V sec. a.C. si pone come una delle rarissime attestazione greche, in una fase di vita del santuario che vede cessare quasi del tutto la sua funzione emporica.

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE.

Il dato epigrafico sin ora preso in esame contribuisce a definire lo scenario di vita dellemporion di Gravisca in epoca arcaica, delineandone i culti, individuandone i principali frequentatori e le direttrici commerciali che lo interessarono. Tuttavia esso non pu prescindere dallevidenza materiale che connota i contesti graviscani, come ad esempio i dati relativi al vasellame fine e ai contenitori da trasporto. Da questo dato emerge oltre alla fortissima presenza greco - orientale, che probabilmente media levidenza materiale corinzia e laconica prima e attica poi, limportante attestazione di materiale fenicio-punico, finora trascurato. Larea ionica testimonia il suo apporto decisivo, con la presenza di notevolissime quantit di produzioni samie e in minor misura chiote ed anche la presenza di anfore massaliote36 contribuisce, in questa sede, ad ampliare un quadro dei traffici commerciali quanto mai frastagliato. E in questa tensione che integra il dato epigrafico a quello materiale che bisogna proseguire gli studi, per chiarificare le dinamiche che portarono Gravisca a rivestire un ruolo cardine nelle rotte Tirreniche in epoca arcaica. I am inexorably led to conclude that a fuller picture will emerge only very slowly as more material comes to light.37

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Gravisca 15, p.27. M. Slaska, Le anfore massaliote in Etruria meridionale, in Etudes Massalites 2,1990, p.227. 37 Gravisca 15, p.51.

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE.

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Torelli 2010: L. Fiorini, M. Torelli, Quarant'anni di ricerche a Gravisca. in Material aspects of Etruscan religion. Proceedings of the international colloquium, Leiden, May 29 and 30, 2008, Leuven 2010, pp. 29-49.

Propio