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UNIGNOTA E MISTERIOSA CIVILT IPOGEA

di Alessandro Marcon (Prima Parte)

Unignota e misteriosa civilt ipogea caratterizzata da tecnologia avanzata?

In tutto il pianeta si ritrovano leggende che riguardano misteriosi mondi sotterranei e vaste reti di gallerie che collegano paesi anche distanti tra di loro. Ma forse in ogni leggenda c un fondo di realt. con questa idea che ho iniziato una serie di ricerche, effettuate nel territorio italiano e in massima parte in quello dellantica Etruria, che mi hanno portato ad avanzare la seria ipotesi che parecchi siti ipogei, attualmente attribuiti alle civilt del Centro Italia, fossero solamente riutilizzati dagli stessi ma, in effetti, fossero stati realizzati da una civilt molto antica che aveva abitato quella come molte altre zone dItalia e del mondo.

Un insospettabile mondo sotterraneo si riscontra in molteplici siti archeologici. Si tratta di una realt ipogea senza tempo che va ben oltre il suo convenzionale uso catacombale ormai facente parte del nostro immaginario collettivo. Dapprima la semplice ipotesi di lavoro e in seguito una sempre maggiore certezza sulla base di vari riscontri, mi hanno cos fatto propendere verso la seria possibilit che parecchi siti ipogei, ora riferiti a diverse culture italiche (Etruschi, Falisci e Romani), fossero solamente riutilizzati dagli stessi a fini cultuali, sepolcrali o come cave ma, in effetti, fossero stati realizzati da una civilt tecnologica primeva che aveva abitato quella come molte altre zone della nostra penisola e dellintero pianeta nel periodo indicato tradizionalmente come l"Et dellOro". Lidea che ha stimolato tale tipo di ricerca giunta quale verifica e approfondimento di quanto a suo tempo ipotizzato e propugnato dallIng. Marcello Creti fondatore dellomonima Fondazione presso Sutri (VT). Col presente lavoro si cercato di proseguire ed approfondire la sua idea iniziale cercando di completarla con altri dati dandogli in tal modo una valenza oggettiva e scientifica. Analizzando attentamente e senza preconcetti i siti che verranno esaminati nel corso del presente lavoro, si noter come un determinato genere di tipologia di scavo e di uso siano difficilmente attribuibili ai popoli storici che hanno abitato quelle aree. Unipotesi, anche se pu sembrare azzardata, deve essere portata avanti se si adatta ad una spiegazione oggettiva degli insiemi esaminati e finch non si scontri con loggettivit dei fatti, anche se non si colloca in quanto ufficialmente acquisito.

La teoria di una civilt tecnologica che abbia preceduta la nostra e che abbia gettato le basi della nostra ha le sue radici nella tradizione di Atlantide, ma anche su miti e molteplici fonti che narrano di diverse antiche civilt che hanno popolato il globo, in massima parte misconosciute dalla scienza ufficiale. Questa Civilt Ipogea avrebbe preceduto la nostra di diversi millenni e le ricerche effettuate danno adito a pensare non solo che un tale tipo di civilizzazione sia realmente esistita sulla Terra, ma anche che essa abbia dato vita, in funzione della memoria della sua tecnologia superiore, al mito degli Dei dellantichit. Diverse e peculiari sono le caratteristiche che possono distinguere questo tipo di civilt dalle popolazioni storiche; ed esse fanno soprattutto riferimento alla tipologia costruttiva dei siti ipogei. Tali siti si sviluppano anche per parecchi chilometri nel sottosuolo di molte parti del pianeta, andando a formare vaste e spesso intricate reti di gallerie e cunicoli, intervallati da ampie stanze e saloni sotterranei. Molti riconosceranno in questa descrizione quella rete di gallerie che oggi nota con il nome di catacombe ma la cui origine, effettivamente, risale a molti millenni prima e che sono state solo "riusate" dai popoli storici e quindi a loro erroneamente attribuite. Fra queste anche la rete di gallerie nei monti dellAfghanistan, attualmente resa famosa dalla cronaca, in cui si sarebbero rifugiati i Talebani sostenitori di Osama Bin Laden incalzati dagli americani e i loro alleati, anche queste erroneamente attribuite ad unepoca relativamente moderna ma in effetti molto pi antiche e solo in seguito riutilizzate e riadattate ai loro scopi. LE PROVE ARCHEOLOGICHE La prova di ci si pu trovare nel tipo di lavorazione di tali siti che non compatitile con la tecnologia nota in uso alle popolazioni storiche cui sono attribuiti. In tali ipogei si possono riscontrare infatti delle lavorazioni caratteristiche che sono loro peculiari. Passiamole dunque specificamente in rassegna. - Le nicchie, presenti numerose in questi siti, hanno forme e dimensioni diverse, anche se per la gran parte si presentano di forma semicircolare. Questo un tipo di scavo che, secondo larcheologia ufficiale, caratteristico dei siti catacombali ed un arco semicircolare, vario per dimensioni, chiamato "arcosolio". Lorigine di tale tipo di nicchia viene normalmente datata al II o III secolo d.C. e la sua utilizzazione quale particolare sepoltura tipica dei siti cristiani. Questa attribuzione, come erroneamente spesso avviene, stata data in base ai reperti in esse trovati, che quindi fanno coincidere la data di utilizzo con quella di realizzazione, non considerando il fatto che lutilizzazione pu invece essere anche successiva alla realizzazione. Non si spiega altrimenti la presenza di fatture del tutto simili in aree attribuite alla civilt etrusca in epoche risalenti anche a mille anni prima. Ma si trovano anche in altre parti del mondo, in siti sotterranei con caratteristiche identiche, e sempre erroneamente attribuite alle popolazioni stanziali della zona.

Una struttura del tipo ad "arcosolio" di epoca peraltro etrusca. - I passanti costituiscono laltra peculiarit. Costituiti da "colonnine" ricavate nella parete, sono spesso collegati a delle nicchie.

Passanti costituiti da colonnine ricavate nelle pareti e collegati a nicchie. Unovvia deduzione porta ad ipotizzare che tali manufatti siano tra loro collegati. Entro il passante doveva passare naturalmente qualcosa di flessibile collegato alla nicchia che, a questo punto, doveva servire come alloggiamento di un qualche cosa di servizio. A volte se ne possono trovare sulle pareti, accanto a tracce di scavo regolari e di andamento circolare. Questo "qualcosa di flessibile" nellantichit conosciuta poteva essere solo una corda o qualcosa di simile; ma perch far passare una corda dentro un passante del genere? Alcuni archeologi hanno ipotizzato che servissero per legare gli animali ma, analizzando meglio la questione, tale teoria non ha in realt alcun senso, principalmente per due motivi. Non avrebbe infatti senso fare un passante (difficoltoso da realizzare) di tufo per legare un animale che lavrebbe facilmente spezzato vista la sua fragilit, mentre un paletto a terra avrebbe pi facilmente, ovviamente e stabilmente assolto a tale funzione. Altro controsenso che troviamo questi passanti anche a diversi metri di altezza e non ha altrettanto senso legare ipotetici animali ad una simile altezza. - Caratteristica la presenza di pozzi di accesso a gallerie e camere sotterranee, tutti eguali per fattura e dimensione e presenti in diverse zone attribuite a popolazioni ed epoche diverse. Il tipo di lavorazione, identico per tutti e del tutto differente da quello che pu essere eseguito con strumenti manuali, fa seriamente propendere per un tipo di lavorazione eseguita con mezzi meccanici o comunque tecnologici, del tipo di quelli che oggi vengono usati per scavare trafori e gallerie. Troviamo cos, ad esempio, le stesse tipologie di scavo a Cerveteri, Ponza e Malta. Tutti, sebbene propri di aree culturali di epoche differenti, comunque simili tra loro e con una tipologia di scavo stranamente somigliante a quello eseguito tramite fresa meccanica. Le ricerche effettuate hanno fatto propendere che tale civilt fosse di un tipo del tutto diverso da quanto da noi oggi conosciuto, sia dal punto di vista fisico che tecnologico. Al di l della tradizione mitologica e protostorica, numerose ricerche fatte nel territorio danno comunque adito a pensare che un tale tipo di civilizzazione sia realmente esistita sulla Terra.

Tipico pozzo di accesso a gallerie o camere sotterranee.

Tracce di graffiature che ricordano una tipologia di scavo artificiale e moderna. LE PROVE TECNOLOGICHE In tutto il territorio troviamo in effetti la presenza di gallerie e cunicoli le cui pareti sono caratterizzate da un tipo di lavorazione, regolare e costante, ben diversa da quella che si pu normalmente eseguire con piccone o scalpello, che danno origine ad un tipo di scavo del tutto diverso.

Cunicoli ogivali frutto di una lavorazione regolare e costante.

Gallerie semicircolari frutto di una lavorazione a scalpello. Infatti ogni tipo di strumento lascia la sua impronta caratteristica nel materiale lavorato, quasi una sorta di sua "impronta digitale". La regolarit costante della sezione sempre omogenea e le particolarit della lavorazione somigliano invece stranamente alle tracce che vengono oggi lasciate dalle fresatrici meccaniche per lo scavo delle gallerie, ma qui ci troviamo in siti che vengono ufficialmente datati ad epoca etrusca o

tuttal pi romana, e notoriamente queste popolazioni usavano solo piccone e scalpello, per cui non si spiegherebbe allora chi, quando e come avrebbe eseguito un tale tipo di scavo. Una delle basi di riferimento dellarcheologia moderna che una popolazione ed unepoca storica possono essere classificati e datati a seguito della tecnologia e del tipo di manufatti ritrovati. Seguendo questo criterio singolare voler attribuire il medesimo tipo di lavorazione a civilt ed epoche diverse. La peculiarit di tali gallerie e cunicoli che presentano una sezione, per la maggior parte ogivale o semicircolare, con un tipo di lavorazione delle pareti a "graffiatura". Tale lavorazione si presenta sempre omogenea e costante per tutto il percorso dei cunicoli.

Gallerie frutto di una lavorazione grezza. Larcheologia ufficiale attribuisce tale tipo di lavorazione a destinazioni diverse che possono essere: cava di tufo, fini sepolcrali o grotte scavate per ricoverarvi bestiame o attrezzi. Tali scavi sarebbero, secondo la versione ufficiale, stati eseguiti con piccone e rifiniti egualmente con piccone o scalpello e mazzuola. La risposta dellarcheologia ufficiale a tale tipo di traccia infatti che esse sia dovuta alla rifinitura delle pareti e della volta. Naturalmente non si capisce che senso avrebbe rifinire, ad esempio, le pareti di una cava di tufo, che sarebbero state dopo poco riusate per asportare il materiale. Nel continuare a considerare lipotesi della cava, non avrebbe neanche senso mantenere una costante e ben precisa sezione ogivale in quanto, a parte linutilit di una tale precisione, la sezione quadrata quella che consente comunque un maggior asporto di materiale, e quindi la sezione ottimale di scavo (la stessa sezione di scavo che troviamo nelle moderne miniere). Altro dato da considerare che per le gallerie minori (60 cm. di larghezza) sarebbe impossibile lavorare ortogonalmente allasse a causa della mancanza dello spazio necessario per eseguire il lavoro. Le tracce di scavo dovute al piccone le troviamo a Roma (ad esempio nelle catacombe "ad Decimum" e in diversi siti catacombali come quelli di Naro in Sicilia, ove chiara limprecisione dello scavo a seguito dellattrezzo usato. Il tipo di lavorazione regolare che stiamo considerando, che si pu oggettivamente riscontrare uguale per tutti i siti considerati, viene attribuito a destinazioni, epoche e civilt diverse. Il che risulta del tutto anomalo. Abbiamo gi ricordato che una delle basi di riferimento dellarcheologia moderna che una popolazione ed unepoca storica possano essere classificati e datati a seguito della tecnologia e del tipo di manufatti ritrovati. Seguendo questo criterio "a senso unico" risulta peraltro singolare il voler attribuire lo stesso tipo di lavorazione a civilt ed epoche diverse. Una lavorazione, quella considerata, che risulta invece stranamente molto simile a quella eseguita in tempi moderni, per lo scavo di gallerie, tramite fresatrici meccaniche.

Tracce di scavo dovute al piccone tipiche delle catacombe come quelle "ad Decimum", a Roma.

Tracce di scavo dovute al piccone tipiche delle catacombe come quelle di Naro, in Sicilia.

Tale tipo di lavorazione lascia unimpronta tipica e caratteristica che costituita da una "graffiatura" precisa della superficie e dal mantenimento costante e regolare della sezione e tipologia di scavo, come troviamo anche in queste antiche gallerie, in passato adoperate in parte anche come catacombe. Un tipo di segno ben diverso dalle tracce lasciate non solo dal piccone ma anche dallo scalpello.

Una moderna galleria realizzata con fresatrici meccaniche.

La caratteristica "graffiatura" della superficie rocciosa dovuta a tracce di piccone e scalpello. LE TRACCE In molte localit del Lazio e anche in diverse parti nel resto del mondo sono presenti siti ipogei costituiti da gallerie e camere spesso collegate alla superficie mediante stretti pozzi. Il tipo di lavorazione, identico per tutti e del tutto differente da quello che pu essere eseguito con strumenti manuali, fa seriamente propendere per un genere di lavorazione eseguito con mezzi meccanici di tipo tecnologico, del tipo di quelli che oggi vengono usati per scavare trafori e gallerie. Le tracce richiamano chiaramente quelle lasciate dalluso di una fresatrice meccanica, cosa che lascia ben pochi dubbi nel caso di tracce di scavo "circolari", un tipologia che non pu essere ottenuta con luso di

strumenti manuali. Infatti ogni tipo di strumento lascia la sua impronta caratteristica nel materiale lavorato, quasi una sorta di "impronta digitale" sua propria. La regolarit dello scavo, la costante precisione della sezione ed il senso proprio delle "graffiature" (ortogonali allasse) sono chiare tracce di un intervento di tipo tecnologico, tant che troviamo tracce identiche nella lavorazione moderna eseguita con fresatrice meccanica. Alcune tesi "ufficiali" affermano peraltro che tali tracce sarebbero dovute ad una improbabile "rifinitura" dello scavo. A queste tesi si possono nondimeno opporre delle evidenti contro deduzioni. Infatti nelleseguire lo scavo di una galleria con il piccone si segue ovviamente il senso longitudinale, attaccando la parete perpendicolarmente, e a causa di ci i segni lasciati da piccone sarebbero di conseguenza longitudinali allasse della galleria, mentre fin troppo spesso siamo in presenza di tracce "ortogonali". La risposta dellarcheologia ufficiale che tali tracce (ortogonali) debbano essere dovute alla rifinitura delle pareti e della volta. Mentre non si capisce che senso avrebbe rifinire in tal modo le pareti di una cava di tufo (che sarebbero state dopo poco riusate per asportare il materiale), ben diverso invece il tipo di traccia che si trova nei cunicoli scavati nel tufo in epoca romana. Cos pure quando, nel caso di rifinitura della parete, si possono notare chiaramente le tracce lasciate dalluso di finitura del piccone costituite da piccole tracce "non parallele" tra loro. Nel continuare a considerare lipotesi della cava, non avrebbe neanche senso mantenere una costante e ben precisa sezione ogivale in quanto, a parte linutilit di una tale precisione, come abbiamo detto in ogni caso la sezione quadrata quella che consente comunque un maggior asporto di materiale, e quindi la sezione ottimale di scavo (la stessa sezione di scavo che troviamo nelle moderne miniere). Tale sezione e tipologia di scavo verificabile nella "Cloaca maxima" a Roma, dove si vedono chiaramente le tipiche tracce del piccone sulla volta. Altro dato da ribadire che per le gallerie minori (60 cm. di larghezza) sarebbe impossibile lavorare ortogonalmente allasse a causa della mancanza di spazio per eseguire lopera. Inoltre i Romani, ottimi architetti, non sono per certo indicati come costruttori di gallerie (Cfr. ANSA: Notiziario dei Beni Culturali del 22 giugno 2000) e dunque come attribuire loro i centinaia di chilometri di scavi pur presenti nel loro territorio? Larcheologia ufficiale comunemente tende a risolvere il problema attribuendo la costruzione di tali gallerie e cunicoli agli scomparsi Etruschi, che avrebbero realizzato tali scavi allo scopo di rifugiarvisi durante le guerre. A parte le considerazioni fatte precedentemente per il tipo di lavorazione, non avrebbe alcun senso costruire per difesa piccole gallerie facilmente accessibili ove i fuggiaschi si sarebbero ben presto trovati intrappolati in caso di assedio facendo la fine del topo e cos pure non avrebbe certo alcun senso scavare un rifugio con quella precisione e regolarit di scavo e sezione. In conclusione, tutte le prove e considerazioni considerate portano logicamente ad escludere un tipo di lavorazione manuale eseguita da popolazioni storiche, mentre si affaccia prepotentemente unipotesi di tipo tecnologico avanzato e riferibile una ignota civilt scomparsa durante lultima Era Glaciale. quanto andremo ad approfondire nella seconda parte dell'articolo.

CIVILT IPOGEA ESTRANEA ALLA REALT UMANA


di Alessandro Marcon (Seconda Parte)

Cercheremo, per quanto possibile, di accertare o perlomeno ipotizzare quale tipo civilt abbia prodotto questi siti e quanto tempo fa. Nella precedente parte di questo studio stata tracciata lipotesi che diversi siti, ora attribuiti a civilt storiche, siano invece stati realizzati in precedenza da una cultura primeva molto evoluta e da queste solo riutilizzate in seguito. N una tale prospettiva dovrebbe essere considerata concettualmente insostenibile. Molti monumenti medioevali e rinascimentali (al pari delledilizia convenzionale) non sono forse stati sovente realizzati "saccheggiando" quanto restava dellimponente architettura romana di tutto lImpero?

LA LAVORAZIONE Andando ad esaminare pi particolareggiatamente la questione della lavorazione ci troviamo ad esempio, come nel caso della necropoli della Banditaccia a Cerveteri, di fronte alla presenza del pozzo provvisto di pedarole, quindi originariamente ispezionabile o comunque percorribile, ma per arrivare dove? ( stato

eseguito un sondaggio del pozzo ma ci si fermati a 37 metri di profondit, dopodich si preferito rinunciare, andando quindi a rinterrare quanto fino ad allora scavato). Sicuramente non di servizio alle tombe, in quanto non vi accede e prosegue invece molto pi in profondit, dando sicuramente laccesso ad ambienti ipogei tuttora inesplorati. Daltronde stato appurato che non era neanche un pozzo per lacqua. Pozzi del genere, con la stessa tipologia, sono presenti in quasi tutto il pianeta ed alcuni - ad esempio in Cappadocia - sono profondi anche parecchie decine di metri. Ora, lo scavo di tali strutture con strumenti manuali di epoca storica non risulterebbe possibile per vari motivi. Innanzitutto bisogna considerare la tipologia dello scavo che si presenta come una graffiatura regolare che scende elicoidalmente in senso orario. In pratica basterebbe questa considerazione per escludere un intervento manuale con luso del piccone. Il senso destrorso della graffiatura potrebbe essere stato eseguito solo da un operaio mancino e non penso sia accettabile e ragionevole pensare che tale pozzo per tutta la sua profondit, al pari di altri pozzi simili, siano stati eseguiti esclusivamente da maestranze caratterizzate dalla presenza di operai mancini! "Stranamente" ci risulta invece del tutto simile alla tipologia di scavo che riscontriamo con luso di trivellatrici meccaniche. La stessa ampiezza del pozzo, circa 60 cm., avrebbe consentito ad un solo scavatore di eseguire lopera, ma per scavare un pozzo sono assolutamente necessarie due cose: aria e luce. Quando si arriva ad una certa profondit, gi dopo 4 o 5 metri, manca la luce necessaria per lo scavo, luce che si poteva ottenere solo con lausilio di torce le quali per, a causa del ridotto spazio disponibile, avrebbero solo contribuito a bruciare il poco ossigeno disponibile portando lo scavatore ad una rapida morte per asfissia. Non si sono inoltre trovate tracce di supporti per torce n tracce di bruciature sulle pareti, per cui il loro uso - oltre che non accettabile sul piano logico - non neanche dimostrabile sul piano pratico. Una traccia molto particolare, che sembra confermare luso di una qualche apparecchiatura meccanica, la troviamo poi sulla parete di una tomba della stessa necropoli, in genere assai poco considerata. Il chiaro andamento circolare di tale traccia e la regolarit dei solchi escludono nel modo pi assoluto lutilizzo del piccone o dello scalpello. Si tratta invece di una traccia assolutamente assimilabile a quelle lasciate da una macchina provvista di punta rotante, esattamente lo stesso tipo di segno che producono le moderne fresatrici. Solo che il sito in questione risale, ufficialmente, tra lVIII ed il VI sec. a.C.!

Necropoli della Banditaccia a Cerveteri: tomba con tracce con andamento circolare regolare di apparente natura meccanica.

LA DATAZIONE In effetti ci troviamo spesso di fronte a gallerie e cunicoli che insolitamente non portano da nessuna parte ovvero che si perdono nel vuoto. Ma a che serve una galleria? Normalmente si costruisce una galleria per collegamento o per servizio, ma quelle considerate non erano sicuramente di adduzione e neanche di collegamento, almeno attualmente.

Gallerie simili avrebbero senso solo se fossimo in presenza di altri ambienti, ora scomparsi a causa dellerosione e della ristrutturazione del sito da parte degli Etruschi. Facendo riferimento a questultima ipotesi significativo il cunicolo, che possiamo notare allinizio sulla destra del percorso della Via degli Inferi alla Banditaccia, il quale risulta chiaramente scoperto dalla parete tagliata al fine di ricavare le tombe rupestri, e che quindi senzaltro antecedente.

Necropoli della Banditaccia a Cerveteri: cunicolo scoperto dalla parete tagliata per ricavare tombe rupestri nel percorso della Via degli Inferi. Altre gallerie altrettanto anomale sono presenti nel territorio. Una quanto mai esemplificativa pu essere quella che si affaccia nel vuoto lungo la parete di fronte ad Orte e facente parte di una piccola chiesa rupestre. Tale galleria non avrebbe alcuna ragione di esistere volendola allacciare ad epoche e vicende storicamente note. Non adduttrice idrica n ha senso come collegamento di eventuali ambienti interni - non risulta sia stata esplorata - con qualche altra zona, visto che si affaccia sul vuoto. Lunica possibilit di darsi ragione di tale cunicolo consiste nellipotizzare che facesse parte di un antico collegamento ad ambienti che per adesso non esistono pi, ma che probabilmente erano presenti nellarea ora occupata dal vallone. Comincia cos ad affacciarsi unipotesi di valutazione per la sua antichit. Se tale cunicolo era anticamente sotterraneo, come tanti altri identici per tipologia e che attualmente lo sono, lo era quando la vallata ancora non esisteva e quindi era occupata dal terreno che oggi risulta dilavato dai millenni di erosione e di cedimenti che hanno portato alla morfologia attuale della zona. Tale genesi geologica del territorio ha cominciato ad attuarsi quando, circa 50.000 anni fa, hanno smesso di eruttare i vulcani le cui eruzioni hanno caratterizzato la base sulla quale si poi andata a costruire la morfologia tipica delle regioni dellItalia centrale. infatti da allora che cominciata lorogenesi del territorio. Siccome attualmente il cunicolo considerato si trova ad una cinquantina di metri dal fondo del vallone bisogna chiedersi: quanto ci hanno messo lerosione e il dilavamento naturali a scavare il territorio tanto da scoprire in tal modo il cunicolo? Una valutazione sommaria potrebbe farlo risalire fra i 25.000 ed i 35.000 anni fa.

Galleria anomala che si affaccia nel vuoto lungo la parete rocciosa di fronte ad Orte. Una conferma a quanto sopra affermato pu venire dallanalisi di un sito molto particolare nei pressi di Bomarzo. Qui troviamo una serie di grotte artificiali, ora aperte verso il vuoto della vallata sottostante. Tali "grotte" sono molto simili a quelle normalmente attribuite agli Etruschi per fini sepolcrali ma hanno delle caratteristiche del tutto peculiari. Possiamo notare innanzitutto la caratteristica che abbiamo gi osservato a Civita Castellana: tali cavit artificiali sono aperte verso il vallone sottostante e, ipotesi ovvia, che si siano scoperte a seguito di erosioni e smottamenti del terreno. Al che la domanda la stessa: quanto tempo fa? Tornano anche qui ad emergere prepotentemente ipotesi preistoriche.

Inspiegabili grotte artificiali ora aperte verso il vuoto della vallata sottostante presso Bomarzo.

LA DESTINAZIONE

Una particolare tipologia data dal fatto che troviamo allinterno dei "letti" circolari e un letto circolare non pu avere alcuna funzione sepolcrale. Serviva comunque sicuramente per alloggiare "qualcosa" di funzionale al luogo. Notiamo inoltre che la stessa lavorazione del sito del tutto anomala, presentando anche una sezione semicircolare, mentre gli Etruschi costruivano e scavavano in opera quadrata, per cui leventuale attribuzione di opere simili al popolo etrusco sarebbe completamente da rivedere.

Una anomala sezione semicircolare caratterizzata da un "passante" di epoca etrusca. Peculiarit di questo sito la presenza di numerose "nicchie" dette colombari. Tali strutture sono molto comuni in parecchi ipogei in molte zone del mondo, e ad esse vengono date ogni volta destinazione, attribuzione e datazione diverse. La loro utilizzazione, oltre a quella medievale di ricovero per colombi, "ufficialmente" quella di contenitori di urne cinerarie, quindi riferita a siti sepolcrali. In questo sito non sono per mai state trovate tracce di sepolture per cui da rivedere la loro destinazione, lasciando quindi aperta lipotesi che anche le altre migliaia di colombari presenti in tutto il territorio e altrove siano solo stati riutilizzati e quindi erroneamente attribuiti. Senzaltro particolare la presenza di una nicchia a quarto di sfera la cui funzione a fini sepolcrali del tutto opinabile. In particolare la foto presentata pu evidenziare come i "colombari" abbiano forme diverse. Evidentemente e logicamente la forma di un contenitore data in funzione di ci che deve contenere e, nei casi considerati, i "contenitori" finora considerati non possono ospitare n sarcofagi n alcun altro oggetto cultuale conosciuto.

Nicchie dette "colombari".

Nicchie a quarto di sfera la cui funzione sepolcrale quanto mai opinabile. Questa presenza pone il problema della prima e reale destinazione di tali strutture.

UN'IMPORTANTE CONSIDERAZIONE

Il sito del tutto simile, praticamente la copia, di un altro sito archeologico presso Vitozza, nel Grossetano. Questultimo, dapprima attribuito ad epoca etrusca, stato ridatato, a seguito di ritrovamenti fittili eneolitici, a diverse migliaia di anni prima evidenziando quindi lerroneit della metodologia di attribuzione, di cui abbiamo parlato allinizio. Non infatti possibile che due siti del tutto simili tra loro vengano attribuiti a popoli ed epoche diverse; ci costituirebbe solo la prova inconfutabile, mai ammessa, che sono molto pi antichi e riutilizzati da civilt storiche ed erroneamente ad esse attribuiti. Volendo avanzare unipotesi conclusiva, trattandosi di siti scavati con ogni probabilit con mezzi tecnologici avanzati, tale tipologia serviva allora ad ospitare con ogni probabilit qualcosa di collegato ad un sito tecnologico; e quindi, per quanto eretico possa apparire, delle "macchine"! Questa ipotesi giustificherebbe anche la presenza dei "passanti" che, a questo punto, si potrebbero ipotizzare in rapporto ad un "qualcosa di flessibile" che, debitamente collegato alle nicchie, potrebbe identificarsi, per incredibile che possa sembrare, con una rete di "cavi di alimentazione"! L'ATTRIBUZIONE Larcheologia ufficiale, non ammettendo la possibilit che altre civilt attualmente sconosciute abbiano preceduto i popoli storici, data questi siti in epoche conosciute relativamente recenti e comunque sempre dopo la fine dellultima glaciazione. La metodologia di attribuzione e, quindi indirettamente, anche di datazione, si basa sul reperimento di manufatti databili storicamente e, conseguentemente, colloca tali siti archeologici nello stesso periodo e riferendoli alla stessa popolazione. Bisogna per considerare il fatto che sempre stato uso comune, da parte dei popoli che hanno riabitato siti precedenti, il recuperare quanto anteriormente lasciato da chi li ha preceduti, seppur riadattandolo alle loro necessit, ed proprio per questo che tale metodologia pu presentare incongruenze e inesattezze. Il fatto che si trovino dei manufatti allinterno di un qualsiasi sito, conoscendo la loro epoca di appartenenza, non vuole necessariamente dire che chi ha lasciato quei reperti abbia costruito il sito stesso. Al contrario, pu benissimo averlo riusato e riadattato alle proprie esigenze, proprio come facciamo noi attualmente con edifici antichi. Se tra qualche migliaio di anni gli archeologi del futuro trovassero in un palazzo del 200 tracce di una abitazione del XXI secolo, seguendo il medesimo criterio, dovrebbe attribuire la costruzione delledificio al "Mario Rossi" del XXI secolo. Una metodologia pi corretta sarebbe invece il paragonare la tipologia costruttiva ed architettonica con quella delle popolazioni stanziali dellepoca. Se ad esempio troviamo un "opus reticulatum" in qualsiasi zona dellarea mediterranea, possiamo dire con quasi assoluta certezza che unopera romana, infatti ogni epoca e ogni popolo sono caratterizzati da una propria e peculiare produzione artistica ed architettonica. Nellanalisi di questi siti ci troviamo invece di fronte allevidenza di una riutilizzazione da parte delle popolazioni storiche, e questo perch, mentre troviamo la stessa tipologia di scavo con le stesse strutture di supporto in tutto il mondo, i medesimi siti vengono attribuiti ad epoche, culture e popolazioni diverse, in base ad un metodo di attribuzione che va contro quanto sopra sostenuto. Una prova evidente di ci si ha, come gi detto, nel confronto tra due siti uguali, uno nei pressi di Bomarzo (VT) e laltro a Vitozza (GR) dove, mentre il primo attribuito agli Etruschi il secondo, assolutamente identico, invece datato al Neolitico. UNORIGINE ESTRANEA PER GLI "IPOGEI"? Questa breve disamina pu dare supporto alla concreta ipotesi secondo cui molte prove e considerazioni logiche sembrano in effetti portare ad escludere nello specifico un tipo di lavorazione manuale eseguita da popolazioni storiche, mentre viceversa si affaccia prepotentemente uno scenario di tipo tecnologico avanzato, riferibile ad una civilt scomparsa durante lultima Era Glaciale. Anche se non sono stati trovati resti umani o umanoidi che possano aiutarci con maggiore certezza a capire quale tipo di popolazione abbia costruito tali gallerie, possiamo farcene ugualmente unidea esaminando le parti "percorribili" di tali siti, in quanto ogni popolo edifica adattando le costruzioni alle sue caratteristiche fisiche. Le parti percorribili che invito ad esaminare sono in particolare i passaggi costituiti da stretti cunicoli di accesso e percorrimento fruibili con non poche difficolt da noi uomini doggi come pure dalle popolazioni storiche note che ci hanno preceduti, in quanto le loro esigue dimensioni, 1,20 mt. Di altezza per 50-60 cm. di larghezza, non consentono evidentemente un passaggio agevole e anzi, a volte, lo impediscono quasi totalmente. In pratica per fruire agevolmente di tali passaggi bisognerebbe avere avuto, necessariamente e logicamente, una taglia ben inferiore a quella della sezione dei passaggi stessi, e dunque, apparentemente, un tipo di corporatura che non appartiene ad alcuna specie nota che abbia vissuto sulla Terra e di cui si siano trovati i resti ma che appare stranamente simile alla fisiologia dei pigmei, la cui presenza, peraltro, non pu certamente essere invocata a nessun titolo alle nostre latitudini, fosse anche in un passato dimenticato. Ovvero - per quanto ci possa suonare fantastico - anche alla tipologia descrittiva delle entit umanoidi di

presunta origine extraterrestre protagoniste di tanti casi ufologici di "incontri ravvicinati" registrati nellultimo mezzo secolo come anche in precedenza. Si pu quindi avanzare lipotesi che potrebbero essere queste le prove che una qualche specie aliena abbia vissuto sul nostro pianeta in un lontano passato magari stabilendovi delle basi di appoggio autosufficienti che, se allocate nel sottosuolo, avrebbero garantito la migliore sicurezza di fronte ad indesiderati rapporti con la inferiore popolazione autoctona? Ricordiamo in ogni caso lantico mito di Tages, listruttore "celeste" emerso dal sottosuolo italico per trasmettere i rudimenti della civilt agli antenati degli Etruschi. Curiosamente, esso viene proprio tradizionalmente indicato come una entit minuta, esile e di bassa statura, caratterizzato dalla apparenza fisica e dalla corporatura di un bambino ma anche dalle conoscenze, dalla saggezza e dai tratti propri di un anziano. A quale razza apparteneva e da dove veniva questa figura "divina" di apportatore di cultura e civilt superiori ai nostri antenati protostorici? E che dire anche delle tante tradizioni sul cosiddetto "piccolo popolo", popolarmente associato in epoca medioevale e rinascimentale ai miti senza tempo sugli elfi e gli gnomi, ma la cui genesi, comune a tanti popoli, potrebbe nascondere una antica realt ben pi inquietante? L'ESTINZIONE Cosa potrebbe aver portato allestinzione di questa, per ora ipotetica civilt e perch non vi sono tracce concrete della sua presenza? Non abbiamo effettivamente notizie di una catastrofe tanto antica, a parte quella che tradizionalmente avrebbe distrutto lAtlantide tra l8.000 ed il 10.000 a causa di un possibile impatto cometario o asteroidale, da giustificare lestinzione di una razza tanto avanzata. Una interessante scoperta, le cui implicazioni potrebbero fare nuova luce su quanto ipotizzato, peraltro quella riferita nel n. 35 della rivista NEXUS (del Novembre-Dicembre 2001) dal titolo: "Allarme per il pericolo di una superonda galattica". Secondo i risultati di questa ricerca stata scoperta un onda galattica di superenergia che sta viaggiando verso il Sistema Solare. Sembra che questa "onda di energia" abbia gi causato i suoi effetti intorno al 13-14.000 a.C. quando, secondo le tesi ufficiali, lumanit era ancora in piena et della pietra. Gli effetti di tale onda energetica si ripercuoterebbero sui campi magnetici ed energetici della Terra, alterandoli in modo tale da generare sconvolgimenti climatici di grande portata a livello mondiale, il che avrebbe gi portato, in passato, ad una grande estinzione di massa. Abbiamo parlato di "alterazione di campi energetici e magnetici" e questo comporta anche una forte interferenza con apparati energetici che con ogni probabilit, se sovraccaricati, esploderebbero andando in tilt. Ci causerebbe la fine pressoch immediata di ogni tecnologia avanzata che basi il suo sostentamento su fonti di energia e questo fatto, gi di per s gravissimo, associato ad una catastrofe globale non potrebbe non innescare la rapida fine di ogni civilt tecnologica. Andando a trarne le conclusioni, se questa antica civilt, come dimostrato dalla tipologia delle opere, era di un tipo tecnologico avanzato, avrebbe potuto subire limpatto con questa "superonda galattica" e un irreversibile declino. Una stirpe "celeste" considerata "divina" dai nostri antenati dell"Et dellOro" per lalto livello tecnologico e culturale che avrebbe in breve dovuto affrontare lisolamento e la graduale estinzione, lasciandosi dietro solo gli ambienti originariamente utilizzati come sede di installazioni o basi di appoggio in un mondo non loro, successivamente "ereditati" dai nostri antenati. UNA TECNOLOGIA "ALTRA" NEI MITI CLASSICI Installati sullOlimpo ovvero nel sottosuolo, i Celesti - le varie divinit civilizzatrici pre-diluviane che pi volte e con tratti comuni riscontriamo nelle diverse culture e mitologie dellumanit - erano invariabilmente caratterizzati da un livello di civilt e tecnologia di gran lunga superiori rispetto a quelle dellumanit premeva, come si potrebbe arguire - osserva Felice Vinci - dalla singolarissima descrizione, fornitaci dallILIADE omerica, della fucina "automatizzata" del dio Efesto o Vulcano, dimorante di norma nel sottosuolo: "torn verso i mantici: al fuoco li rivolt, li invit a lavorare: e i mantici, tutti e venti, soffiarono sulle fornaci, mandando fuori soffi gagliardi e variati a volte buoni a servirlo con fretta, a volte il contrario, come Efesto voleva e procedeva il lavoro..."

(XVIII, 468-473) nonch dagli stessi manufatti che il dio fabbro aveva in lavorazione: "venti tripodi in una volta faceva, da collocare intorno alle pareti della sala ben costruita; ruote doro poneva sotto ciascun piedistallo, perch da soli entrassero nellassemblea divina, poi tornassero a casa, meraviglia a vedersi" (XVIII, 373-377) Ancor pi sbalorditiva la descrizione dei robot che operavano nel laboratorio del dio: "due ancelle doro, simili a fanciulle vive: avevano mente nel petto e avevano voce e forza" (XVIII, 417-420) Veri e propri "androidi" ante litteram. Terrestri o alieni?