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FORMA

MODULO
DUCTUS
(o
andamento)

ANGOLO
DI
SCRITTURA
TRATTEGGIO

LEGATURA (o
legamento)
NESSO
MAIUSCOLA
MINUSCOLA

NORMALE
USUALE

ELEMENTARE
DI BASE

Terminologia
laspetto figurale delle lettere e dei segni, per cui ad esempio la D pu apparire in una forma
piuttosto che in unaltra
lindicazione generica delle dimensioni sia rispetto allaltezza sia rispetto alla larghezza delle
singole lettere; si distingue un modulo grande da uno medio e da uno piccolo
Si ha un d posato quando la scrittura disegnata pi che scritta, non ha legamenti (o ne ha pochi),
non presenta inclinazione ( cio dritta); sia ha un d corsivo quando la scrittura ricca di legamenti
tra le lettere ed (non sempre) inclinata a dx. In genere c una proporzionalit diretta tra la corsivit
del d e la velocit di esecuzione e inversa tra la posatezza del d e la velocit di esecuzione della
scrittura .
secondo Jean Mallon la posizione nella quale si viene a trovare lo strumento scrittorio rispetto alla
riga di base della scrittura. Esso varia in funzione delle condizioni materiali nelle quali si svolge
lazione dello scrivere.
Esprime il numero, lordine di successione e la direzione nella quale sono eseguiti i singoli tratti delle
lettere. Inteso anche come PESO, indica la natura spessa o sottile dei tratti delle singole lettere; si
distingue cos un tratteggio pesante, con forti contrasti tra tratti sottili e tratti grossi, da un tratteggio
leggero, privo di contrasti netti.
il collegamento naturale tra due o pi lettere tra di loro, mediante il prolungamento pi o meno
accentuato di uno o pi tratti delle lettere, effettuato senza sollevare lo strumento scrittorio dalla
materia scrittoria
linsieme di pi lettere che hanno in comune pi di un tratto; pu essere eseguito a fini calligrafici e
ornamentali (es NT)
Definizioni di categorie generali di scritture
Scrittura il cui alfabeto compreso in un sistema bilineare, ossia formato da due linee parallele
Scrittura il cui alfabeto compreso in un sistema quadrilineare, ossia formato da quattro linee
parallele; in particolare il corpo delle lettere compreso nel sistema bilineare, mentre le aste
ascendenti e discendenti vanno ad occupare lo spazio delimitato da altre due linee parallele situate
al disopra e al disotto delle prime due.
Secondo il Concetti la scrittura che rappresenta il modello ideale (lidea platonica) che scriventi e
lettori si fanno di ogni scrittura, in ogni epoca, condizionati da fattori scolastici, storici, culturali,
estetici.
la scrittura adoperata abitualmente dalla maggior parte degli scriventi per le esigenze della vita
quotidiana e condizionata in genere da tutte le influenze spontaneamente espresse dalle tendenze
grafiche (velocit di esecuzione, semplificazione dei segni, ecc.) Nei periodi di grande diffusione
dellalfabetismo (impero romano nel II sec d.C.; Italia dei secoli XIV-XV) pu esercitare una
notevole influenza sullo sviluppo generale delle forme grafiche; in altre epoche pu essere assente
o irrilevante.
Scrittura che si insegna, in ciascuna epoca e in ciascun ambiente, ai primi gradini delleducazione
scolastica; la scrittura tipica dei semialfabeti; pu, o no, corrispondere ad un delle scritture in uso
nel campo documentario o librario dellepoca.

LA SCRITTURA LATINA IN Et ARCAICA (VII-IV) ORIGINI E SVILUPPI


Le pi antiche testimonianze giunteci in scrittura latina risalgono ai secoli VII-VI a.C.; da esse risulta che nella Roma
arcaica si scrivevano abitualmente, su materie e con tecniche diverse, sia testi di carattere pubblico, quali leggi, liste di
magistrati, atti di corporazioni sacerdotali, sia testi di carattere privato come, in ambito gentilizie, le liste genealogiche
delle gentes, le orazioni funebri dei patrizi, le iscrizioni celebrative degli antenati e infine, ad un livello pi basso, le
iscrizioni personali di possesso o di dedica su oggetti di uso comune (fibbie, ciste metalliche, ecc.). Daltra parte dalle
testimonianze storiche risulta con evidenza che la Roma arcaica tra la monarchia e la repubblica (fine VI sec) era
caratterizzata da un ambiente culturale vivace e produttivo aperto al contatto con due grandi civilt, quella etrusca e
quella greca della Magna Grecia, entrambe in possesso di progredite scritture alfabetiche. Che a Roma vi fosse una
certa familiarit con la scrittura etrusca lo testimoniano la scoperta di due iscrizioni etrusche del VII sec nel pi antico
nucleo abitato di Roma (sul Campidoglio e nellarea di S.Omobono), mentre lesistenza di una parallela influenza
greca testimoniata (almeno dal 496 a.C.) dalla presenza di libri sibillini in lingua greca e dallinfluenza dei modelli
greci sul pi antico verso romano, il saturnio (ipotesi del Pasquali). A Roma dunque vi erano due categorie sociali di
utenti della scrittura: la classe gentilizia, che se ne serviva per fissare testi di carattere annalistico, oratorio, epigrafico
(genealogie, orazioni funebri, iscrizioni) a fini autocelebrativi; e la categoria sacerdotale, che se ne serviva per
assolvere a precise funzioni pubbliche (fissazione di liste di magistrati, compilazione e conservazione di documenti
riguardanti lintera comunit) e religiose. La scrittura dunque aveva una diffusione sociale assai limitata e uno scopo
prevalentemente ufficiale, celebrativo e sacrale, mentre luso privato della scrittura era assai limitato e occasionale; in
considerazione di questa finalizzazione la scrittura non poteva che essere di tipo monumentale, con un andamento
posato, lettere staccate le une dalle altre e un aspetto spiccatamente epigrafico. La maggior parte dei testi scritti nella
Roma arcaica era vergata su materie dure (pietra, metallo, avorio, coccio) ed aveva dunque un andamento rigido e

posato ed un andamento epigrafico. Esisteva per anche una produzione eseguita su materie non dure, forse a
pennello o con calamo: si tratta dei c.d. libri lintei, cio rotoli di tessuto di lino, adoperati come materia scrittoria,
secondo un uso etrusco, contenenti atti di corporazioni sacerdotali; delle tabule dealbatae, contenenti liste di
magistrati e conservate dal PM; di documenti pubblici, alcuni dei quali erano scritti su pelli, secondo un antico uso
greco; una testimonianza di Livio inoltre fa supporre luso di tavolette cerate da parte di collegi sacerdotali romani.
Gli esempi pi antichi di scrittura latina giunti sino a noi sono, in ordine cronologico: 1) La sottoscrizione dellartigiano
Manius e il nome del committente della fibula prenestina, databile appunto intorno al 670-650 a.C., la cui scrittura si
sposta da dx verso sx (come nella scrittura etrusca) e cio in senso sinistrorso. Della genuinit di questo oggetto
dubita Margherita Guarducci, che la giudica un falso fabbricato alla fine dell800. La fibula predestina, trovata in una
tomba a Preneste, presenta questa iscrizione in caratteri greci: Manios med fhefhaked Numasioi, ovvero Manius me
fecit Numerio. Si noti il perfetto con raddoppiamento dalla radice di facio, di provenienza osco-umbra e Numasioi,
anteriore al fenomeno della rotacizzazione (diverr poi Numerio). 2)1 Il notissimo cippo del Foro romano, scoperto da
Giacomo Boni nel 1899, recante il testo mutilo di una legge sepolcrale in cui si ricorda un rex, identificato come remonarca di Roma, con conseguente collocazione dellepigrafe in et regia, o come re-sacerdote, con conseguente
collocazione in et repubblicana. La data oscilla comunque intorno allanno 500 circa; lorientamento della scrittura
bustrofedico (dal percorso che compie il bue arando), cambia cio direzione ogni riga andando da sx a dx e viceversa.
3) La lamina bronzea di Lavinio, coeva del cippo del Foro, scoperta recentemente e recante una dedica a Castore e
Polluce; la scrittura vi disposta da dx a sx (Castori Podlouqueique qurois). 4) Il cosiddetto vasetto di Duenos della
met circa del V sec a.C. trovato nel 1880 a Roma. 5) Al V-IV sec a.C. appartiene invece liscrizione della coppa di
Civita Castellana: foied vino pifafo, cra carefo (hodie vinum bibam, cras carebo), quasi un mesto richiamo epicureo alla
labilit della vita umana. 6) Ancora del IV sec sembra essere la cista Ficoroni, un recipiente di rame finemente
cesellato, rinvenuto a Preneste, probabilmente il dono di nozze di una madre alla figlia. E la cista che parla, secondo
la tecnica delle iscrizioni sepolcrali: Dindia Macolnia fileai dedit /Nouios Plautios med Romai fecid (Dindia Macolnia
filiae dedit, Novius Plautius me Romae fecit).
Per quanto riguarda lorigine dellalfabeto latino Raymond Bloch, etruscologo, archeologo, studioso delle origini
italiche e di Roma, ritiene che il problema delle sue sue origini, a lungo dibattuto, sia ora risolto. Esso non fu preso,
come si riteneva, dai greci di Cuma, ma dai vicini Etruschi. Lo prova a sufficienza lordine della C e della G
nellalfabeto latino, ordine diverso da quello dellalfabeto greco e dovuto allassenze di occlusive sonore nella lingua
etrusca, che quindi, nelladottare lalfabeto greco, interpret la gamma come una gutturale sordo. I latini diedero alla
terza lettera dellalfabeto etrusco entrambi i valori e per ovviare ad ogni ambiguit introdussero (ma solo nel III sec)
una nuova lettera, la G, che eredit i compiti della gamma greca. Lalfabeto latino dunque un alfabeto dacquisto
tratto dallEtrusco, come del resto lo sono tutti gli idiomi indo-europei dellitalia (falisco, veneto, osco, umbro e leponzio,
tutti derivati dallalfabeto etrusco) ad eccezione del messapico.
Lalfabeto latino arcaico, cos come appare da queste pi antiche testimonianze, era costituito dalle lettere riportate
sotto. Particolarmente caratteristiche sono la:
A con traversa obliqua
E ed F in cui le aste minori formano un angolo acto nellintersezione con quelle maggiori; nella E
lasta verticale prolungata
H chiusa in basso
K con le aste minori congiunte ad angolo acuto e staccate da quella verticale
L con lasta minore che forma un angolo acuto allintersezione con quella verticale
M ed N con i tratti successivi al primo di dimensioni minori; rispettivamente i 5 e in 3 tratti
P aperta
Q con asta verticale
R nella forma di rho greco
S in tre tratti, in forma angolare
X in forma di croce
Y
V in forma di Y
Le maggiori modificazioni nel tempo di questo alfabeto furono dovute allintroduzione della G (III sec a.C.) e quindi,
alla fine della Repubblica, della Y e della Z per influenza greca.
LA CAPITALE EPIGRAFICA LATINA
La capitale latina mantenne nelluso epigrafico2 un aspetto arcaico, con allineamento incerto e disarmonie di modulo e
di disegno, sino alla prima met del III sec a.C. Verso la met di tale sec, sotto linflusso della scrittura epigrafica
greca3, la scrittura epigrafica latina entra in un vero e proprio processo di normalizzazione grafica, che porter
1

la c.d. iscrizione del lapis niger


lunico che sia documentato con sufficiente continuit per let pi antica
3
in un periodo di grande espansione politica militare e commerciale di Roma, con la conseguente maggior urgenza di comunicazione tra i vari
centri politici e militari dello stato, che determin una maggiore diffusione della scrittura a livello privato con una rapida canonizzazione della
2

allabolizione di eventuali elementi corsivi, ad una uniformit di modulo e di disegno e alla geometrizzazione delle
forme, tendenti in modo deciso verso la realizzazione dellangolo retto e della sezione di cerchio. I primi esempi di
capitale epigrafica latina in fase di normalizzazione sono le epigrafi funerarie degli Scipioni (Elogi degli S), rinvenute
alla fine del sec XVIII nel sepolcro sito fuori porta Capena a Roma ed ora nel Museo Vaticano. Gi perfettamente
normalizzata appare appare la capitale dellepigrafe commemorativa della battaglia di Pidna (168 a.C.) collocata dal
vincitore, Emilio Paolo, davanti al tempio di Apollo in Delfi. Fra il II e il I sec a.C. il processo di normalizzazione 4 della
capitale epigrafica si compie e si fissa definitivamente in nel I sec in un canone grafico che fornir i suoi migliori
esempi nellepoca augustea e nel primo periodo imperiale. Le caratteristiche di questo canone sono: 1) la
geometrizzazione delle forme, con gli angoli retti e gli archivi vicini a sezioni di cerchio; 2) luniformit del modulo e del
disegno con un perfetto inserimento nel sistema bilineare; 3) il chiaroscuro dei singoli tratti, ottenuto mediante
lesecuzione dellincisione con solchi a sezione triangolare; 4) il leggero allargamento a spatola delle estremit delle
aste verticali, come di quelle oblique e orizzontali. Complessivamente si trattava di una scrittura caratterizzata da una
immediata leggibilit e da una notevole armonia ed eleganza sul piano estetico5.
LA CAPITALE CORSIVA
Si accennato che nel periodo arcaico della storia di Roma, la capitale eseguita con la tecnica a sgraffio su materie
dure era usata a livello privato 6. Sembra comunque che si debba ammettere un vero e proprio uso comune della
scrittura nel periodo V-III sec a.C., stando almeno agli studi del Cencetti, il quale nel suo studio Ricerche fa riferimento
alle prove raccolte dal Mommsen sulla diffusione della scrittura a Roma nel V e IV sec a.C., a quelle facilmente
desumibili dalla procedura per lapprovazione delle leggi in et repubblicana 7, ma cita il salace scherzo plautino sulle
zampe di gallina contenute nel biglietto inviato dalla bella Phoenicium al suo spasimante8, di importanza notevole
sia perch ci attesta che alla fine del III sec a.C. luso della scrittura era gi abbastanza comune, sia perch le zampe
di gallina, di cui si parla erano evidentemente in caratteri corsivi, risultato di una evoluzione anteriore comprendente
almeno il III sec, se non il IV. Nello stesso saggio il Cencetti identifica 5 lettere che nelluso corrente della scrittura a
sgraffio hanno subito in questo periodo una evoluzione in senso corsivo rispetto al modello ideale della capitale.
Queste lettere sono
A con traversa obliqua o verticale
O aperta in basso e a volte tracciata in pi tratti
E ed F tracciate in due tratti verticali paralleli, secondo un processo evolutivo illustrato nel
disegno
R aperta
Si tratta in tutte 5 i casi di tracciati dettati dalla tecnica della scrittura corsiva a sgraffio, che rendeva difficile sia
eseguire tratti orizzontali sia eseguire tratti curvi9. In et repubblicana, la diffusione progressiva delluso della scrittura
determin una rapida evoluzione dei segni grafici in senso corsivo. Allinizio del I sec in graffiti pompeiani di et sillana
si notano due elementi nuovi, che da allora saranno tipici della capitale corsiva romana, dovuti evidentemente ad una
modificazione del tratteggio dettati dalla rapidit del ductus corsivo. Essi sono
La B cosiddetta pancia a sinistra
La D ormai di forma per cos dire preminuscola
Nate ambedue da un processo di semplificazione illustrato nel disegno. Nel caso della B notiamo la fusione dei tratti 1
e 2 (asta e base della lettera) e di quelli corrispondenti agli occhielli (3 e 4); nel caso della D la fusione dellasta e della
base in una curva unica. Si tratta di fusioni dettate dalla necessit di scrivere rapidamente e di ridurre perci al minimo
il numero di tratti (e perci dei movimenti) da eseguire. E significativo notare come, in entrambi i casi, i tratti diritti
siano stati sostituiti da tratti curvi, cosa apparentemente in contrasto con ci che si detto sulle difficolt di esecuzione
di curve su materie dure. Si pu ipotizzare che levoluzione in senso corsivo suddetta sia avvenuta da parte di scriventi
a sgraffio su tavolette cerate10 e a calamo su papiro; essa sarebbe stata quindi trasferita nelluso generale. Sappiamo
infatti che lestensione delluso delle tavolette cerate e della scrittura a calamo su papiro fu progressivo e parallelo alla
diffusione della scrittura (e dellistruzione scolastica) e perci alla tipizzazione della corsiva; e che i semialfabeti, che
non possedevano tavolette cerate n calamo, inchiostro e papiro, non adoperavano, la B pancia a sx n la D
preminuscola. Fra il I sec a.C. e il I d.C. dunque la capitale corsiva romana, parallelamente alla capitale epigrafica,
acquist un aspetto nettamente tipizzato, anche se non immune da ulteriori mutamenti 11. Le caratteristiche della
capitale corsiva romana tipizzata sono la netta tendenza alla quadrilinerit (ossia ad una forma preminuscola),
scrittura epigrafica ufficiale sul modello di quella greca.
4
Per normalizzazione intendiamo una scrittura caratterizzata da una spiccata geometrizzazione de ellenizzazione del disegno e delle forme
5
Si noti inoltre che, nei testi epigrafici meno solenni e in quelli di carattere privato veniva adoperata anche, dalla fine del I sec a.C. in poi, un
altro tipo di capitale costitutita da un trasferimento diretto su materia dura della capitale libraria o rustica, di cui si dir appresso.
6
Tale uso era occasionale ed era strettamente dipendente dai modelli epigrafici
7
o dalla notizia di un archivio degli edili della plebe
8
An, opsecro, hercle habent gallinae manus? Nam has quidem gallina scripsit (Pseud)
9
se ne trovano esempi in numerosi graffiti latini di et antica indicati dal Cencetti
10
cio su una superficie pi morbida dellintonaco o della terracotta
11
come si deduce da numerose testimonianze, soprattutto graffite, dalle tavolette cerate superstiti e dai papiri documentari e privati

lassenza (almeno per tutto il I sec d.C.) di legature e linclinazione verso destra 12. Evidente esempio di tale
tipizzazione si ha nella tavoletta cerata (trittico) pompeiana del 57 d.C. di cui si veda la tavola allegata.
Nel II sec d.C. la capitale corsiva romana 13 subisce una ulteriore evoluzione, adottando un certo numero di legatura di
lettere fra loro e una certa inclinazione verso sinistra, anzich verso destra. La capitale corsiva fu adoperata
largamente anche su papiro, con differenze evidenti rispetto a quella eseguita a sgraffio su materia dura. La scrittura
eseguita a calamo presenta un tratteggio progrediente verso dx, rotondeggiante nelle forme, scrorrevole,
tendenzialmente inclinata a sx, con frequenti legature fra lettere diverse. Caratteristiche sono le seguenti lettere o
gruppi di lettere:
A=
D=
E=
MA=
Questa corsiva su papiro si diffuse sempre pi nelluso, fra II e III sec d.C. fino a diventare la scrittura esclusiva
dellamministrazione civile e militare dellimpero romano in ogni sua regione; col tempo, le sue caratteristiche di
scorrevolezza e di corsivit si accentuarono.
Nel III sec appaiono tipiche:
La E angolare
La M con la sola prima asta lunga
O e U piccole alte sul rigo
La T
LA CAPITALE ROMANA NELLUSO LIBRARIO (RUSTICA)
Si detto che esistono numerose testimonianze che attestano lesistenza, gi nella Roma arcaica, di libri scritti su
pelli, tessuti o papiro. Nel periodo repubblicano, con laffermarsi di una vera e propria letteratura latina e un pi diretto
influsso greco (III-I a.C.), la produzione e luso del libro scritto su papiro (in forma di rotolo) si estesero ulteriormente.
Allepoca di Cesare e di Cicerone (I a.C.), la produzione del libro era organizzata in vere e proprie botteghe artigiane
con numerosi dipendenti (schiavi?), che immettevano su mercato edizioni manoscritte dei testi letterari pi diversi.
Orazio ci parla della bottega-officina dei Sosii fratres14, contemporaneamente editori e librai; mentre di altri parlano
Marziale e Quintiliano. Allepoca imperiale invece risale la fondazione delle maggiori biblioteche pubbliche romane, tra
cui famosissima rimane lUlpia costruita da Traiano nellomonimo Foro. Il modello normale della capitale libraria
romana (detta impropriamente rustica dalla tradizione paleografica dal confronto con una inesistente capitale
elegante), assai vicino a quello della capitale epigrafica, ma con alcuni adattamenti dovuti alla flessibilit dello
strumento scrittorio (calamo), alla maggiore morbidezza della materia (papiro, pi tardi pergamena), alla diversa
tecnica di esecuzione. Si tratta in sintesi di una scrittura posata, dal tratteggio fluido, che mantiene la rigida
separazione tra le lettere (non delle parole) della capitale epigrafica, ha un andamento verticale, un modulo uniforme,
priva di elementi corsivi ed inserita in un sistema bilineare. Peculiarit della capitale libraria sono: 1) il chiaroscuro
molto accentuato, con forte contrasto tra filetti e tratti pieni; 2) larrotondamento, pi o meno marcato, degli angoli; 3)
laggiunta al termine delle aste di allargamenti in forma di spatola o di trattini di coronamento. Ci sono conservati testi
in capitale libraria dal I sec d.C. sino alla prima met del VI sec d.C. 15 Le numerose testimonianze si sogliono
considerare, in base a criteri pi codicologici, come appartenenti a due periodi distinti: I-III sec e IV-VI sec. Durante il
primo periodo, in cui spiccano i 42 papiri di Ercolano, 16 sappiamo che la capitale era lunica scrittura libraria in uso e,
soprattutto nei frammenti di Ercolano, ossia i pi antichi, essa appare caratterizzata da un modulo grande e largo, dal
chiaroscuro fortemente contrastato, ma graduale, dai tratti di coronamento al termine delle aste e, soprattutto, dalla
spontaneit, vivacit e morbidezza dellesecuzione e del disegno, come se fosse eseguita non a calamo, ma a
pennello. Non mancano per, nel III sec, esempi di capitale libraria in netto contrasto con il canone ercolanense.
Esempio tipico quello del papiro militare di Feriale Duranum di Dura Europos, in cui la capitale tracciata senza
chiaroscuri ed ha un disegno artificioso, ricco di ondulazione e di elementi ornamentali e di fantasia. Il secondo
periodo invece caratterizzato dalla progressiva diffusione, accanto alla capitale, di altre scritture, la semionciale (cio
la minuscola) e lonciale; dalla progressiva crisi della produzione libraria romana; dallaffermazione del nuovo tipo di
libro, in forma di codice e membranaceo; dalla netta differenziazione nella tipologia di libro fra esemplari di lusso ed
esemplari di uso scolastico o privato17. Di questo periodo ci restano numerose testimonianze, fra cui alcuni codici
integri, tutti di lusso e riconducibili alla classe laica colta, cio senatoria, del basso Impero, e che contengono testi
pagani contrapposti alla dilagante cultura cristiana (su tutti spicca Virgilio: Virgilio Romano, Vaticano, Palatino, tutti
nella BAV; Virgilio Mediceo, Firenze, BML; Sangallese, fine V sec, Augusteo, in c.d. capitale elegante. Ma si
conservano anche un Terenzio e un Prudenzio). Per quanto riguarda la datazione delle testimonianze in ns possesso,
mentre il periodo I-III possiamo far riferimento per una datazione presumibile elementi archeologici (per i papiri
ercolanensi un sicuro terminus ante quem dato dalleruzione del 79 a.C.; per quelli egiziani elementi forniti dal luogo
di ritrovamento), per il periodo IV-VI sec le ipotesi di datazione restano dubbie. Ci dovuto (Pratesi) al fatto che non
possibile individuare un unico sicuro canone della capitale libraria, di cui si possa seguire lo svolgimento nel tempo.
12

13
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15

ce lo testimoniano anche le tavolette daciche


cui il Pascoli dedic uno dei suoi poemetti latini

Le testimonianze giunte fino a noi si possono agevolmente studiare nella raccolta da Elias Lowe (1880-1969), che comprende una
riproduzione parziale e la descrizione di tutti i codici in scrittura latina superstiti (integri, mutili, palinsesti) dalle origini allanno 800 ca, cio sino
allet di CM: CLA, Oxford 1934-66.
16
Di cui per solo 17 sono parzialmente leggibili. In generale disponiamo di testimonianze scarse e frammentarie
17
di fattura pi trascurata

Nel periodo pi tardo ad esempio troviamo spesso esempi caratterizzati da un irrigidimento del disegno, da una
innaturalezza del tratteggio18 e da una esasperata stilizzazione calligrafica che inducono ad ipotizzare pi una
consapevole opera di imitazione di esempi antichi, che non la manifestazione di una scrittura ancora viva nelluso.
LA CAPITALE COSIDDETTA ELEGANTE E LEPIGRAFIA DAMASIANA
Sino a qualche anno fa nelle raccolte dedicate alla scrittura latina si riportava come primo esempio di scrittura la c.d.
capitale elegante, che costituirebbe una trasposizione della capitale epigrafica in campo librario e sarebbe stato il pi
antico esempio di scrittura libraria adoperato nel mondo romano. Questa scrittura secondo Luigi Schiapparelli
conterebbe 3 o 4 esempi, tutti appartenenti a codici pergamenacei, contenenti testi di Virgilio, e tutti attribuibili a IV
sec d.C. (di essi il pi famoso il c.d. Virgilio Augusteo, un frammento in 7 fogli conservato a Berlino e in parte presso
la BAV). Caratteristiche principali di questo tipo 19 di scrittura sono la rigidezza del disegno, la larghezza delle lettere, lo
spessore notevole dei tratti grossi, la prevalenza di angoli retti. Jean Mallon, tra il 1939 e il 52, ha ampiamente
dimostrato che questa scrittura un puro e semplice gioco calligrafico, privo di regolarit e spontaneit; in essa infatti
non solo varia continuamente langolo di scrittura, ma anche la forma delle lettere. Molti paleografi hanno considerato
la capitale elegante dei codici unimitazione della scrittura epigrafica damasiana, sulla base delle somiglianze
riscontrate tra essa e le epigrafi contenenti carmi di papa Damaso (366-384 d.C.) conservate in numerose chiese di
Roma e relative alla traslazione di reliquie di santi e disegnate da un calligrafo noto come Furio Dionisio Filocalo20. In
realt tra lo stile grafico delle epigrafi damasiane e quello del Virgilio Augusteo esistono profonde differenze, specie
per la diversa disposizione degli elementi ornamentali. La scrittura del VA mostra piuttosto notevoli somiglianze sia con
lapidi romane tra V e VI sec, sia con codici in onciale romani del medesimo periodo. Allo stato attuale delle ricerche
dunque sembrerebbe che il VA e gli altri esempi di capitale elegante non siano che variet calligrafiche isolate da
ricondurre allambiente romano del periodo goto (Vex-VIin)21.
ORIGINI DELLA MINUSCOLA
Fra il II e III sec d.C. la scrittura latina subisce una profonda metamorfosi, poich, sia in campo librario, sia in ambito
usuale, sia infine in alcuni esempi epigrafici si affaccia un tipo di scrittura in tutto diversa da quelle precedenti: una
minuscola22, eseguita con un angolo di scrittura, forme e orientamento dei tratti pieni assai diversi da quelli della
capitale.
(Fig IX.1)
Questo mutamento uno dei pi importanti della storia della scrittura latina in quanto ha determinato il modo di
scrivere a mano e a stampa di tutte le epoche successive in occidente. Esso avvenuto gradualmente a partire dal I
sec d.C. investendo le scritture delluso scolastico, delluso privato e della documentazione nelle quali si sono
progressivamente introdotti elementi di minuscola per economia di esecuzione, attraverso la semplificazione del
tratteggio delle singole lettere, come emerge soprattutto dallevoluzione della B. Dallanalisi dei graffiti dei computisti
galli di Condatomagos e quelli dei rozzi scriventi della Carinzia23 e di altri esempi provenienti da aree periferiche
dellImpero, rivelano una evoluzione della b dalla forma capitale a quella minuscola secondo lo schema precedente
(Fig IX.1). Daltronde i documenti su papiro degli uffici dellamministrazione romana dEgitto 24 mostrano analoghi
processi di semplificazione del tratteggio della corsiva antica che portano a varianti grafiche di tipo minuscolo per
molte lettere, che alla fine sostituirono le forme originarie. Il fenomeno era certo in fase avanzata anche nellambito
dellinsegnamento elementare tra II e III sec d.C.; la maggior parte infatti dei 200 esempi di graffiti romani di
S.Sebastiano, dovuti a pellegrini di ogni parte dellimpero (III d.C.), sono infatti in rozza usuale gi ricca di forme
minuscole. Nei primi decenni del III sec poi25 le tendenze minuscoleggianti, gi presenti nella scuola,
nellamministrazione e nelle scritture duso si tipizzarono in alcuni esempi epigrafici e librari assumendo le forme pi o
meno definitive di cui sopra. Assai significativi sono una epigrafe del foro di Timgad, della prima met del III sec ed i
frammenti di un libro in forma di rotolo papiraceo proveniente dallEgitto e contenente la c.d. Epitome Livii, un riassunto
didattico di Livio, ambedue in un tipo di scrittura definito minuscola primitiva. Fra III e IV sec la produzione di libri in
minuscola primitiva26 si diffuse ampiamente e di essa ci restano numerosi esempi tratti dallambito scolastico e usuale
(testi giuridici, autori di scuola Virgilio, glossari e anche autori cristiani). La minuscola antica o primitiva dei secoli IV e
V non ebbe una sua propria precisa tipizzazione e fu caratterizzata da forme assai vicine a quelle dellEpitome Livii; se
ne conosce anche un tipo obliquo, fortemente inclinato a destra27. Per quanto riguarda le origini della nuova scrittura
comune o minuscola nel corso dei secoli II-III d.C. Jean Mallon ed altri insigni esponenti della scuola paleografica
francese (Marichal e Perrat), i mutamenti decisivi del sistema grafico romano sarebbero avvenuti nellambito della
18

con un mutamento continuo dellangolo di scrittura


ammesso che di tipo si possa parlare
20
e perci si proposta come datazione la seconda met del IV sec. Le epigrafi di Filocalo presentano anchesse una scrittura pi larga che
alta, con forte contrasto fra tratti grossi e tratti sottili, con eleganti riccioli ornanentali aggiunti alle aste.
21
Allorch si manifestarono, sostenute dalla classe senatoria, in campo culturale tendenze conservatrici e restauratrici, analoghe a quelle
contemporanee di Alessandria, dove veniva prodotta la famosa Iliade Ambrosiana, in maiuscola tonda greca di imitazione
22
inserita cio in uno schema quadrilineare
23
Magdalensberg
24
specie nel II sec
25
in corrispondenza della grande crisi dellImpero che port al potere nuove lites militari e provinciali
26
in forma di rotolo dapprima, ma soprattutto in forma di codice (su papiro e su pergamena)
27
e probabilmente influenzato da scritture greche contemporanee
19

produzione libraria per effetto di una modificazione dellangolo di scrittura da acuto ad aperto, conseguente al
passaggio dal rotolo al codice, che determin la disposizione dei tratti pieni in verticale anzich in obliquo. Alle tesi
della scuola francese si sono opposti alcuni italiani, su tutti il Cencetti, il quale ha individuato nella scrittura usuale e
non in quella libraria lambiente nel quale sarebbe maturato tale mutamento radicale; tesi confermata dal
ridimensionamento del criterio dellangolo di scrittura come sicuro elemento critico (Palma) e dal fatto che sono state
individuate forme minuscole in graffiti eseguiti da semianalfabeti in varie regioni eccentriche dellimpero28.
LA MINUSCOLA CORSIVA (O CORSIVA NUOVA)
Il processo di minuscolizzazione dunque si afferm fra II e III sec nelle scritture usuali e in campo librario e, sempre nel
III sec si trasfer anche alle scritture documentarie e amministrative; al termine di una periodo di trasformazione lungo
e progressivo, la capitale corsiva o corsiva antica fu sostituita nelluso privato, negli uffici dellimpero e nelle
cancellerie, dalla minuscola corsiva o corsiva nuova. Le singole lettere della corsiva nuova ricalcano, nella struttura
di base, quelle della minuscola primitiva delluso librario; non mancano per le differenze: 1) un tratteggio privo di
contrasti, dovuto alluso di un calamo (o di una penna, in seguito) a punta dura; 2) frequentissime legature tra le
lettere, dovute alla corsivit del ductus;
an=
ag=
eco=
ce=
re=
ep=
con=
eq=
3) mutamenti morfologici di molte lettere, poich le legature provocano sia lunione di tratti di lettere diverse sia la
separazione di tratti di una stessa lettera; 4) alcune lettere cambiano di modulo a seconda della loro posizione rispetto
al rigo; a, o, u alzandosi sul rigo assumono un modulo pi piccolo, prolungandosi al di sotto ne assumono uno pi
grande. Caratteristiche appaiono le seguenti letttere:
a=
Di tipo c.d. onciale, ma tracciata in un c=
l=
x=
tempo solo o aperta in alto
b=
Con pancia a sinistra o a destra
d=
m=
y=
e=
A volte con locchiello superiore chiuso f=
o=
z=
n=
Di forma maiuscola o minuscola
g=
p=
Si riportano
sopra le altre
r ed s=
Di forma assai simile
h=
q=
lettere
v=
In un solo tratto
i=
t=
Anche se la presenza di elementi minuscoli era gi evidente nella corsiva antica dalla met del III sec, solo alla fine del
secolo si afferma un nuovo tipo di corsiva decisamente minuscola. Nei sec IV-V si accentuano la diffusione e la
tipizzazione della nuova corsiva ed essa diventa (V) anche a livello usuale e scolastico lunica corsiva del mondo
romano. Se ne trovano infatti esempi non solo nei papiri contenenti documenti ufficiali 29, ma anche in tabellae
defixionis, in ostraca30, in graffiti e in documenti privati. Nel corso del V sec la corsiva nuova si fa pi alta e stretta e si
inclina nettamente a destra, accentuando il ductus corsivo. Anche nellAlto ME fu usata come scrittura della
documentazione privata e anche di uso, subendo con la met del VII sec un notevole irrigidimento delle forme, un
certo disordine nellallineamento ed una notevole irregolarit nelluso delle legature (caratteristica di questo periodo
tardo la e tracciata in un sol tempo a forma di 8). Sempre tra IV e V sec si cre una spaccatura tra la cancelleria
imperiale dOccidente, che continu ad utilizzare un tipo di scrittura cancelleresca artificioso, le c.d. litterae caelestes,
derivato dalla capitale corsiva antica, in quelle provinciali fu utilizzata una tipizzazione della minuscola corsiva
oltremodo allungata, diritta, contraddistinta da molti artifici ornamentali e diversit di modulo fra lettera e lettera, che
influenz non poco le scritture cancelleresche31 dellalto ME.
LONCIALE
LA SEMIONCIALE
LE ABBREVIAZIONI NEL MONDO ROMANO ED IL SISTEMA ABBREVIATIVO MEDIEVALE

28

Di recente stata evidenziata (Casamassima-Staraz) limportanza delle corsive burocratiche degli uffici amministrativi, giudiziari e militari (fra
I e III sec), nel passaggio da sistema maiuscolo a minuscolo; allinterno di esse infatti la tendenza alla semplificazione produssero prima varianti
grafiche di tipo nuovo e quindi la scomparsa progressiva del tipo maiuscolo.
29
Prodotti dagli uffici amministrativi imperiali
30
come quelli di Cartagine
31
e documentarie in genere