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Lezioni di paleografia latina /in base al manuale di Armando Petrucci (Breve storia della scrittura latina) e al corso tenuto

da Paola Supino allUniversit la Sapienza di Roma/ 1) Che cosa la paleografia? Terminologia Il termine paleografia deriva dal greco palais (antico) + grapha (scrittura) e indica la scienza che studia la storia della scrittura a mano, l'evoluzione che la scrittura ha avuto nel corso della storia. La paleografia studia anche le tecniche adoperate per scrivere: i prodotti della scrittura (graffiti, iscrizioni, documenti, libri di ogni genere, lettere), i supporti materiali (lapidi, marmo, pareti, monete, papiri, codici pergamenacei e cartacei) e gli strumenti per scrivere (stilo, penna d'oca, matita, carboncino, ecc.). Esistono ovviamente tante paleografie quante scritture (una cinese, una ebraica, ecc.). La paleografia latina, di cui ci occuperemo qui, studia la storia della scrittura latina (cio la scrittura basata sullalfabeto latino, ancora oggi in uso, indipendentemente dalla lingua per cui stata usata testimonianze nelle lingue volgari) dalle sue origini, cio dal 7. sec a. Cr. (prime testimonianze della scrittura latina) fino allinizio del sec. 16, lepoca della diffusione generalizzata della stampa a caratteri mobili nellEuropa occidentale. La paleorafia infine non soltanto una disciplina storica, ma anche pratica: bisogna infatti saper leggere e pure decifrare le fonti antiche o medievali che si presentano come oggetti di studio. Di fronte alla massa enorme di materiale di vario genere (librario, documentario, pubblico, letterario, privato, ecc.) che la scrittura latina ha prodotto, il paleografo si pone in generale 6 domande: 1. Che cosa? La risposta (che presuppone una serie di conoscenze tecniche: sistemi abbreviativi, usi cancellereschi e liturgici, linguaggio letterario, ecc.) consiste nella lettura e trascizione del testo che la testimonianza presenta. 2. Quando? Quando loggetto di studio stato scritto? problema della datazione (i codici solo raramente contengono una datazione esplicita). Ovviamente in questo campo delle ricerche non si studia quando il testo in questione stato prodotto, ma il papiro / codice che lo contiene. 3. Dove? problema della localizzazione. Tale domanda si pone naturalmente sopratutto relativo ai codici, al contrario delle iscrizioni, per cui si dispone di una localizzaione certa (il codice nato in un luogo il codice poi si trova in una determinata biblioteca). La conoscenza paleografica quindi necessaria inanzitutto per interpretare, datare e localizzare i testi presi in esame. Come finalit di base, cio, il codice va collocato cronologicamente, poi va definito lambiente della sua nascita. 4. Come? Una domanda che i paleografi si pongono con sempre maggiore interesse, relativo alla tecnica di esecuzione della scrittura. (i mezzi, i supporti di scrittura, le tecniche cambiano col tempo) due tipologie principali: testimonianze su materie dure (1) / ~ su materie morbide (2)

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- terracotta, marmo, pietra - nei secoli pi alti - si scrive incidendo con scalpello / sgraffiando - andamento rigido, posato, aspetto epigrafico della scrittura - strumento incontra ostacolo scrittura disarticolata che privilegia i tratti diritti 2) su papiro, tavolette cerate, pergamena, carta - nei secoli pi recenti - si scrive con il calame, cannuccia, penna (di volatile) tagliata in punta - andamento pi leggero e fluido, aspetto spesso corsivo

5. Chi? Domanda assai nuova. A quale ambiente culturale / sociale lo scrittore apparteneva? 6. Perch? Perch quel testo stato scritto? La domanda riguarda la finalit specifica della singola testimonianza. La paleografia insegna infine a distinguere le varie grafie che nel corso dei secoli si sono avvicendate (maiuscola, minuscola, capitale, onciale, visigotica, carolina, beneventana, gotica, semigotica, cancelleresca, ecc.) Mentre nelle edizioni si studia il contenuto dei manoscritti, con la codicologia si analizzano materialmente i codici, dei quali si esamina il materiale (pergamena, carta), la rilegatura (assi, cuoio, cartone, tela), il formato dei fascicoli (duerni, trierni, quaterni, quinterni), le misure dei fogli, le rifilature, l'impaginazione, la forma della grafia, le varie mani di copisti;,ed ancora, se si tratta di un codice composito, misto, palinsesto, ecc. Anche il materiale scrittorio distingue le specializzazioni: - la numismatica studia le monete - la papirologia i papiri - l'epigrafia le scritture su monumenti (pietra,terracotta, muro, metallo): studia quindi tutti i materiali iscritti che ci sono pervenuti direttamente dall'et antica. L'epigrafia latina si occupa ovviamente delle iscrizioni in lingua latina. 2) Origine della scrittura latina / le prime testimonianze in alfabeto latino Lalfabeto latino, quello pi diffuso nel mondo, ha approssimativamente 2500 anni, risale infatti al sec. 6 av. Cr. Sulle origini dellalfabeto latino si svolge un dibattito di lungo tempo tra scienziati, una polemica che tuttora non si conclusa. Roma, un ambiente culturale vivace e produttivo nellepoca delle prime testimonianze scritte, era sicuramente aperto al contatto con le due grandi civilt circostanti: quella greca della Magna Grecia e quella etrusca, ambedue in possesso di sviluppate scritture alfabetiche. Infatti la tesi generalmente accettata dice che lalfabeto latino deriva da una variante occidentale di quello greco (che deriva da quello dei fenici), portato nellItalia del Sud (nella Magna Grecia) dalle colonie greche nel 8. sec., ed assunto poi - con la probabile mediazione degli etruschi - dai romani per segnare i suoni della lingua latina.

Unaltra tesi che oggi forse trova pi consenso presuppone una derivazione diretta dallalfabeo dagli etruschi. in particolare Raymond Bloch (un archeologo, etruscologo, studioso delle origini italiche) sostiene limportanza degli etruschi nella storia romana (Le origini di Roma).

L' alfabeto modello (1) che si vede sul reperto archeologico (dal 650 a. Cr.) scritto da destra a sinistra. Il reperto una tavoletta d'avorio (cm 8.8 x cm 5) proveniente da Marsiliana d'Albegna (Grosseto, Italia) ed attualmente esposto nel Museo Archeologico di Firenze. Quello che sicuro, che il latini nel sec. 7 a.Cr. svilupparono il loro alfabeto. Caratteristiche delle lettere dellalfabeto latino nella sua fase pi antica (fino alla met del 3. sec. a. Cr.) (2): aspetto epigrafico dei caratteri (monumentali) (luso privato della scrittura non aveva consistente diffusione, ed era strettamente dipendente dai modelli grafici di tipo monumentale) si sente anche qui linfluenza della scrittura etrusca legata essenzialmente ad un uso religioso con forme rigide epigrafiche andamento / ductus posato (testi vergati per lo pi su materie dure (pietra, metallo, avorio)) scrittura disegnata pi che scritta (pochi legamenti tra le lettere, non presenta inclinazione, esecuzione lenta andamento corsivo) lineamento incerto lettere staccate, inuguali (forme poco geometriche) A con traversa obliqua E, F con le aste minori che formano angolo acuto, obliquo H chiusa in alto e in basso L con base obliqua M, N con forme diverse P con occhiello aperto R nella forma ro greco (influenza greca) S con forma angolare U con la forma dellipsilon introduzione di G nel 3. sec. a. Cr.

Prime testimonianze in alfabeto latino (si tratta esclusivamente di scritture maiuscole (cio lettere comprese in un sistema bilineare caretteri minuscoli al contrario si inseriscono in un sistema quadrilineare con aste ascendenti e discendenti): 1. La pi antica testimonianza in alfabeto latino (3): una spilla doro di circa 10 cm, la cosiddetta Fibula prenestina: porta la sottoscrizione dellartigiano Manius (pi il nome del committente). del 670-650 a. Cr. MANIOS MED FHE FHAKED NUMASIOI Cui corrisponde, in latino classico: MANIUS ME FECIT NUMASIO, quindi Manio mi fece per Numerio. -os per il nominativo Manios avrebbe fatto loggetto

-oi per il dativo per un altro: Numasioi - me: pronome personale allaccusativo 2. La pi nota tra le testimonianze antiche sicuramente il Cippo del Foro Romano (4) (impropriamente chiamato anche Lapis Niger, dalla pietra nera che sovrasta il cippo). la pi antica iscrizione monumentale latina. Fu scoperta nel 1899 vicino allarco di Settimo Severo in un complesso monumentale arcaico (fa pensare ad un piccolo santuario) al di sotto del pavimento in marmo nero. Landamento bustrofedico (in senso verticale (krsznts mdra vltakozan), cio va letta una colonna dal basso in alto e la successiva dall'alto in basso) e lantichit dei caratteri aguzzi vicini a quelli calcidesi (da cui derivano appunto) - incisi (direttamente sulla pietra) sulle quattro facce del cippo, fanno presumere una datazione del sec. 6 a. Cr. (fine). Liscrizione lacunosa, che quindi di difficile traduzione, si riferisce alla sacralit del luogo (testo mutilo di una legge sepolcrale?) linizio sembra essere una formula di maledizione scagliata contro chi avesse violato il luogo sacro. Si ricorda inoltre un rex identificato come re-monarca di Roma a cui sembra essere dedicato il santuario. 3. Liscrizione di Satricum / Lapis satricanus (5) (antica cittadina tra Latina e Nettuno) fu scoperta nel 1977 e risale con ogni probabilit agli ultimi anni del 6. sec. a. Cr. Liscrizione lunga circa 80 cm (due righe incise sulla superficie di una base di sostegno per un dono votivo) leggibile parzialmente. Si tratta di una dedica al dio Marte: IEI STETERAI POPLIOSIO UALESIOSIO SUODALES MAMRTEI (-osio ant. genitivo di der. indoeurop.) (forma raddoppiata per Marte)

(II STETERUNT PUBLII VALERII SODALES MARTI i compagni di Publio Valerio donarono a Marte) - la persona menzionata stata identificata con Publio Valerio Publicola, console romano nel 509 a. Cr., fondatore della libera Res Publica. 3) La capitale epigrafica, la capitale corsiva, la capitale libraria Nel 3. sec. a. Cr. la scrittura epigrafica latina sotto linfluenza diretta di quella greca contemporanea entr in un vero e proprio processo di normalizzazione grafica, che porter regolarit di allineamento, uniformit di modulo (grandezza della lettera: ~ medio, ~ piccolo, ~ grande) e di disegno, geometrizzazione delle forme (aspetto figurale delle singole lettere: angolo retto, sezione di cerchio). Il momento della svolta grafica non risulta del tutto accidentale: lespansione imperiale di Roma, la sempre pi complessa amministrazione pubblica che la nuova realt portava con s, la formazione di una nuova classe consistente di commercianti e di imprenditori, la necessit crescente di communicazione fra i vari centri politici e militari favorizzarono la diffusione della scrittura a livello privato. Questo fenomeno a sua volta provoc, per naturale contrasto, la canonizzazione della scrittura ufficiale che seguir precise regole modellate sugli esempi greci. Uno degli primi esempi di una capitale romana in via di canonizzazione sono le

iscrizioni funeralie di una delle maggiori famiglie nellepoca repubblicana, le cosiddette Elogi degli Scipioni, trovate nel 18. sec. in un sepolcro situato fuori Porta Capena a Roma ed ora conservate nel Museo Vaticano. Elogi degli Scipioni (iscrizioni funeralie) capitale romana in via di normalizzazione Sarcofago di Scipione Barbato (6)

( Lucio Cornelio Scipione Barbato, figlio di Gneo, uomo forte e sapiente, il cui aspetto fu in tutto pari al valore, fu console, censore, edile presso di voi. Prese Taurasia e Cisauna nel Sannio, assoggett tutta la Lucania e ne port via ostaggi) o (Cornelio Lucio Scipione Barbato, generato da Gnaeus suo padre, uomo forte e saggio, la cui apparenza era in armonia con la sua virt, che fu console, censore , e edile fra voi - Cattur Taurasia, Cisauna, il Sannio - soggiog tutta la Lucania e liber ostaggi.) Tra laltro testimonia la capitale epigrafica romana (la denominazione capitale risale al fatto che nellAlto Medioevo venivano disegnate con essa i titoli, le iniziali nei codici) ormai canonizzata (1. sec. a. Cr.), che fornir i suoi migliori esempi nellepoca augustea: la Colonna di Traiano (7) ( basamento: ricordo della ragione per cui fu innalzato)

- le caratteristiche di questo canone: 1. forme geometriche con angoli retti, archi vicini a sezioni di cerchio 2. lettere sempre identiche 3. modulo conforme degli elementi (perfetto inserimento dei caratteri nel sistema bilineare) 4. chiaroscuro dei singoli tratti, ottenuto mediante lincisione con solchi (barzdk) a sezione triangolare (incidendo da due lati) produce visibilit 5. allargamento al termine delle aste verticali, oblique ed orizzontali 6. immediata leggibilit, grande armonia sul piano estetico in genere questa scrittura viene usata su un materiale pi resistente di supporto, il marmo, con strumenti simili al compasso Abbiamo gi detto che la scrittura capitale (con la tecnica a sgraffio) era usata a livello privato in modo diffuso gi intorno al 3. sec. a. Cr. In questa scrittura di uso corrente alcune lettere hanno subito una netta evoluzione in senso corsivo, che ne ha trasformato laspetto in confronto al modello ideale della capitale contemporanea: A con traversa disposta in senso obliquo o verticale O aperta in alto e in basso E tracciata in due tratti verticali R aperta

Si tratta in tutti e cinque i casi di forme dettate dalla tecnica della scrittura a sgraffio che rendeva difficile di eseguire sia tratti orizzontali, sia tratti curvi. La progressiva diffusione delluso della scrittura nei secoli pi recenti (2-1 sec. a.C.) port come conseguenza unulteriore modificazione del tratteggio dettata dalla rapidit dellandamento corsivo (necessit di scrivere rapidamente e di diminuire al massimo il numero dei tratti). La capitale corsiva acquist un aspetto tipizzato fra il 1. sec. a. C. ed il 1. sec. d. C. grazie soprattutto ai nuovi supporti di scrittura che si diffusero nellImpero: questo tipo di scrittura infatti veniva usato piuttosto su materie morbide, flessibili, come la tavoletta cerata 1 e il papiro2. Le caratteristiche principali della capitale corsiva romana sono la tendenza alla quadrilinearit, cio alle forme preminuscole e lassenza di legature. Si notano infine due elementi nuovi: B a pancia sinistra: D preminuscola:

tratteggio dettato dalla rapidit del ductus (diminuzione del num. dei tratti) La corsiva eseguita a calamo su papiro si diffuse sempre pi nelluso fino a diventare fra il 23 sec. d. C. la scrittura esclusiva dellamministrazione civile e militare dellImpero in ogni sua regione, diventando cos addirittura uno dei simboli del potere: col tempo le sue caratteristiche di corsivit e di scorrevolezza si accentuarono. - le tavolette cerate pompeiane (8): si vede una scrittura disarticolata, ma non cos come nel caso delle scritture eseguite su materia dura (marmo), si vedono poi gli esempi della tipizzazione appena descritta - la capitale corsiva su papiro (9): sul papiro documentario (si tratta della vendit di uno schiavo) si verifica una scrittura rotondeggiante nelle forme, con sempre pi frequenti legature fra le lettere diverse Almeno dal 2. sec. d. C. il papiro fu adoperato per produrrre libri non pi in forma del rotolo, ma anche in forma di codice, cio di un insieme di fascicoli di misura pi o meno quadrata, cuciti e rilegati insieme. La fortuna di questa nuova forma di libro, molto pi maneggevole e pratica sia per la lettura che per la scrittura fu sempre crescente nei secoli seguenti. Ma gi secoli prima, nella Roma antica (cio nellepoca di Cesare e Cicerone), allepoca della nascita di una vera e propria letteratura latina, esistevano libri scritti su diverse materie. La produzione del libro (su pelli, tessuti) era organizzata in botteghe artigiane con dipendenti che immettevano sul mercato le edizioni manoscritte dei testi letterari pi diversi.
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Supporto di scrittura pi usuale nellAntichit. Le tavole che prima si forano e si riuniscono in polittici, vengono adoperate soprattutto per scrivervi appunti scolastici, conti, lettere. Siccome la cera inserita nella parte scavata delle tavolette poteva essere raschiata, luso dei singoli pezzi non era praticamente limitato. 2 Materia scrittoria di origine vegetale: pianta di notevole altezza (3-4 m) originaria in Egitto, lungo il Nilo. Tagliata la pianta, il tronco viene levato per ottenere le fibbre interne, poi le striscioline vengono accostate e incollate luna allaltra formano una scheda quadrangolare, dopo gli strati di striscie si sovrappongono, il foglio cos ottenuto viene poi battuto e seccato al sole. Una ventina di fogli incollati formano infine un rotolo.

Il modello della capitale libraria romana (detta anche rustica) usata almeno dal 1. sec. d. C fino al 6. sec. (dal 4. sec. si assiste alla progressiva diffusione di altre scritture librarie, come lonciale, la minuscola) vicino a quello della capitale epigrafica, ma con alcune caratteristiche dovute alla flessibilit dello strumento scrittorio (calamo) e alla morbidezza del supporto di scrittura (papiro, pi tardi pergamena), cio alla relativa tecnica di esecuzione. si tratta di una scittura posata, che mantiene la rigida separazione delle lettere fra loro, lassoluta uniformit del modulo, la sicura bilinearit e lassenza di elementi corsivi ulteriori caratteristiche della capitale libraria: chiaroscuro molto accentuato, larrotondamento degli angoli, laggiunta al termine delle aste di trattini di coronamento, in genere la morbidezza e la vivacit dellesecuzione Soprattutto dagli ultimi secoli del suo uso ci sono rimaste numerose testimonianze, fra cui alcuni codici integri o frammentari di lusso che contengono testi dellantico patrimonio letterario latino (in opposizione alla nuova letteratura cristiana), e prima di tutti Virgilio. Virgilio Vaticano (Vat. Lat. 3225) (11) in capitale libraria rustica Virgilio Augusteo (del 4. sec.; 7 fogli) (10) in capitale libraria elegante: caratterizzata dalla rigidezza del disegno, dalla largezza delle lettere, dalla prevalenza degli angoli retti, dal notevole spessore dei tratti grossi. Si vede tutto sommato uno stile che imita le scritture solenni epigrafiche. Comunque anche se sembra una scrittura regolarissima, in realt si tratta piuttosto di unesercizio calligrafico (le forme delle lettere variano continuamente)

4) Origini della minuscola, la minuscola corsiva (corsiva nuova) Il processo di minuscolizzazione (scrittura minuscola: cio inserita in uno schema quadrilineare con forme molto differenti da quelle capitali) senza dubbi un momento fondamentale nella storia della scrittura latina, in quanto essa ha determinato il modo di scrivere a mano e a stampa di tutti i secoli successivi. Questa metamorfosi si affaccia infatti un tipo di scritttura completamente diverso dalla capitale precedentemente adoperata a tutti i livelli - avviene naturalmente non in un momento preciso, ma in un arco di tempo abbastanza lungo, dal 1. al 3. sec. I primi segni - detti pre-minuscoli - appaiono gi nel 1. sec. soprattutto in scritture di uso privato, documentario e scolastico, presumibilmente per ragioni di economia di esecuzione e attraverso la semplificazione del tratteggio delle singole lettere. - De bellis macedonis (1. sec. d. C.): frammento membranaceo (su pergamena) piccolissimo (10 righe), ma di fondamentale importanza (il pi antico frammento di codice) non si riesce a decifrare esattamente il contenuto: due personaggi - P con occhiello aperto - h minuscola! - q con tratto discendente obliquo di modello minuscolo graffiti romani (200 esempi) nella chiesa di San Sebastiano, dovuti a pellegrini provenienti da ogni parte dellImpero: tutti in scrittura usuale ricca di forme minuscole

(fenomeno presumibilmente molto presente nellambito dellinsegnamento elementare fra il 2. e 3. sec.) Nei primi decenni del 3. sec., conseguentemente alla grande crisi che sconvolse lImpero e port al potere nuove classi dirigenti militari e provinciali, le tendenze minuscoleggianti si tipizzarono in esempi epigrafici e librari minuscola primitiva. epigrafe del foro di Timgad (3. sec.) Epitome Livii (riassunto didattico di Livio): frammento di 8 colonne su papiro dalla prima met del 3. sec. d. C. (un libro su papiro in forma di rotolo proveniente dallEgitto, sul verso del rotolo unepistola di San Paolo in greco databile al 4. sec. data ante quem) scrittura decisamente minuscola (primitiva)

Nei secoli 3-5, la produzione di libri in minuscola primitiva (in forma di rotolo, poi anche di codice), contenenti testi giuridici, autori di scuola come Virgilio, glossari e testi cristiani, sarebbe diventata sempre pi diffusa (molti esempi). Questa minuscola rimase invece priva di una propria tipizzazione. Comunque relativo a domande come? e quando? esattamente il fenomeno della minuscolizzazione si verificata, le diverse scuole paleografiche (inanzittutto quella francese (Jean Mallon) e quella italiana (Cencetti) non sono finora daccordo. Secondo Mallon il terreno del cambio la scrittura libraria, e la causa sarebbe stato il mutamento dellangolo di scrittura, da acuto ad aperto ( dato dalla posizione in cui si trova lo strumento scrittorio rispetto alla riga). Conterebbe infatti la forma del supporto scrittorio, cio la differenza fondamentale che si verifica tra rotolo e codice (lo scriba nel caso del codice riesce pi ad orientare il supporto secondo la comodit). Alla tesi della scuola francese si oppongono alcuni paleografi italiani - tra cui G. Cencetti3 e A. Petrucci) -, affermando che lambiente del mutamento sarebbe stato la scrittura usuale, il campo della scrittura pi sottoposto alle diverse esperienze della realt quotidiana (si tratta infatti di una scrittura in continua evoluzione), e di cui si vedono numerosi esempi dal 3. sec. ( scrittura libraria molto pi fissa, canonizzata) Sembrano confermare questa tesi: i graffiti incisi su pezzi di terra sigillata (su terracotta non ancora cotta, ma nemmeno umidissima) dagli artigiani (persone di livello culturale limitato diffusione sociale ampia della scrittura) della localit di Condatomagos (1) (Francia) dalla met del 1. sec.4

sono pezzi molto importanti (stoviglie di uso quotidiano): la scrittura risulta ancora capitale, in cui si ritrovano forme in minuscolo (Bb: per ragioni di economia si esecuzione si elimina un occhiello) E. Casamassima infine ha proposto recentemente una terza tesi, che mette in rilievo limportanza nellevoluzione della scrittura latina da sistema maiuscolo a quello minuscolo delle corsive burocratiche adoperate negli uffici amministrativi e militari dellImpero
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G. Cencetti, Note paleografiche sulla scrittura del papiri A. Petrucci, Per la storia della scrittura romana: i graffiti di Condatomagos

(tendenze semplificatrici dovute alla rapidit di esecuzione). Quindi Casamassima propone come sede del cambiamento in accordo con Petrucci la scrittura usuale, ma quella eseguita da persone che utilizzavano la scrittura per professione. Alla met del 3. sec. si assiste poi alla conquista della minuscola anche nel campo della scrittura corsiva: la maiuscola corsiva infatti cede il passo quasi dun tratto alla corsiva nuova (ossia minuscola corsiva) in tutti gli uffici dellImpero ( scritture documentarie), tranne la Cancelleria Imperiale, dove la maiuscola corsiva (definito anche litterae caelestes) prosegue una vita separata, come elemento identificativo, fino al 5. sec. La struttura fondamentale delle singole lettere della minuscola corsiva (nuova) corrisponde a quella della minuscola primitiva nelluso librario, acquistando per anche delle caratteristiche proprie: tratteggio privo di contrasti (dovuto alluso di un calamo a punta acuta e dura, che non produce chiaroscuro) presenza di numerosissime legature fra lettera e lettera (dovute alle esigenze di velocit, economia grafica nellesecuzione) modifiche strutturali nella forma delle lettere (non cambia solo laspetto) variabilit del modulo a seconda della loro posizione rispetto al rigo (anche allinterno della stessa testimonianza): N leggermente spostata in alto (rimane la forma maiuscola fino a tardi); a, o, u si alzano sul rigo e assumono un modulo pi piccolo; c, l, si prolungano al di sotto del rigo e assumono quindi un modulo pi grande apertura di certi occhielli: a aperta in alto (simile ad una u) lettere caratteristiche

Con il 4-5 sec. la diffusione della corsiva nuova si generalizza e con il 5. sec. essa diventa anche a livello usuale e scolastico lunica scrittura corsiva di tutto il mondo romano ( papiri degli uffici dellamministrazione imperiale, ma anche graffiti e documenti privati). lettera di raccomandazione: in questa lettera su papiro, Vitale presenta e raccomanda Teofane, originario di Ermopoli (Tebaide, in Egitto), ad Achille, governatore della Fenicia.

scrittura matura (legature particolari: 3 lettere legate) Nel corso del 5. secolo la corsiva nuova ormai diffusa in tutto il mondo romano e a tutti i livelli della cultura scrittoria (dalle lettere private fino ai documenti ufficiali), acquistando per caratteristiche leggermente differenti rispetto a quelle del periodo precedente: essa si fa pi alta e stretta e si inclina decisamente a destra (si accentua il ductus corsivo). - Gesta municipalia del prefetto del pretorio di Ravenna: il protocollo sullapertura giuridica del suo proprio testamento. Questo documento stato scritto a Ravenna e poi custodito negli archivi della stessa citt 5) Lonciale, la semi-onciale La diffusione del Cristianesimo (riconosciuto ufficialmente nel 313 da Costantino) e di un nuovo pubblico di lettori quelli cristiani, port con s che la capitale libraria si trov dun

tratto a non rispondere pi alle nuove esigenze ed al nuovo gusto. Non a caso: la nuova religione poneva in pi stretto contatto i centri culturali latini dellImpero con quelli dei territori di lingua greca, dove si adoperava dalla prima met del 3. sec. una scrittura libraria con forme elegantemente rotonde (in questo periodo si traducono in latino numerosissimi codici religiosi dal greco, in lettere greche). Inoltre ladozione della penna doca, come nuovo strumento scrittorio, che permetteva con grande facilit lesecuzione delle curve, e il cambiamento del supporto alla pergamena con una superfice molto pi liscia, contribuirono senzaltro alle tendenze arrotondanti. Piano piano quindi nacque una nuova scrittura latina che corrispondeva alla necessit imminente di rendere pi elegante e solenne la scrittura libraria ed insomma alla necessit di contrapporre una scrittura da parte dei cristiani a quella della nobilt colta non religiosa. Lonciale, la scrittura di cui la denominazione falsa risale ai paleografi del Settecento (si tratta di un errore di interpretazione del litterae unciales presente in un passo di San Girolamo: fa riferimento ad una misura (misura romana corrispondente alla dodicesima parte del piede (29,6 cm) codici di bellaspetto con il modulo grande nella scrittura certamente si tratta di codici scritti in capitale), sar la seconda scrittura canonizzata del mondo romano. Esistono varie opinioni sullorigine di questa scrittura adoperata dal 4. sec. nei codici contenenti soprattutto testi di autori cristiani: secondo la tradizione paleografica l onciale sarebbe la stilizzazione arrotondata della capitale libraria (con alcune lettere minuscole (h, l, p, q, v) scrittura mista). La nuova scrittura pu essere considerata essenzialmente maiuscola, cio inserita in uno schema bilineare, pur accettando alcuni segni minuscoli. Lonciale si caratterizza inoltre dalla scrittura continua e dalla fluidit del tratteggio, che non creano interruzioni di ritmo nella riga e dal susseguirsi continuo di elementi circolari ( stile proprio di questa scrittura). - le lettere caratteritiche dellonciale sono: A E D M

definiranno lonciale anche quando non ci sar pi questa scrittura: p.es. d onciale in una scrittura umanistica Lonciale fu adoperata in tutto lOccidente latino come la scrittura libraria di maggiore dignit dal 4. fino al 8-9 sec., cio fino alla cosiddetta rinascita carolingia. Conosce due periodi: il primo definito onciale old-style- va dal 4. al 5. sec. e presenta il maggior numero di codici provenienti da centri di produzione in Africa e in Italia. Tra la fine del 5. sec. e linizio del secolo seguente si verifica in questa scrittura un mutamento di stile: si contrappone quindi al tipo old style, lonciale new-style (usando le espressioni di Lowe). La scrittura si

irrigid: il tratteggio perse infatti ogni fluidit, si rinforz e si spezz, il disegno delle lettere assunse forme sempre pi rigidamente geometrizzate; le aste cominciarono ad uscire dalloriginario modulo bilineare; la l divent maiuscola e si innalz sul rigo; infine si presentarono sempre pi elementi ornamentali, accentuati e visibili. due esempi di onciale a confronto:

- il Livio Vaticano (1) (testimonianza non cristiana, Livio: simbolo della Roma antica) due carte recuperate di un codice sfascicolato: uno degli esempi pi antichi dellonciale - scrittura difficile da leggere (non c divisione tra le parole) - pochissime abbreviazioni - molte legature - la Bibbia Amiatina (2) (primo esemplare di Bibbia integrale nella versione latina di San Girolamo giunto fino a noi) Fra il 6. e 8. sec. il maggiore centro di produzione di codici in onciale fu senzaltro Roma, dove grazie a Gregorio Magno si svilupp un centro scrittorio molto attivo al Laterano (residenza del pontefice), che produsse una quantit notevole di manoscritti (di elevatissima qualit da ogni punto di vista) contenenti testi liturgici e patristici ed opere dello stesso pontefice (3). La concentrazione di produzione non avvenne a caso: siamo infatti di fronte ad un notevole cambiamento nel panorama grafico del mondo occidentale. In Italia in questo periodo le botteghe basate sullattivit artigianale che producevano i codici su committenza scompariscono, sempre meno persone sanno scrivere, mentre gli unici centri scrittori saranno quelli ecclesiastici con scribi esclusivamente religiosi o al massimo quelli per professione. La stilizzazione romana dellonciale prende la denominazione di onciale romana e si caratterizza prima di tutto dallo schiacciamento delle forme; dai trattini ricurvi al termine delle aste orizzontali; dalla d con asta quasi orizzontale; dalla u angolare e dai frequenti nessi. Da Roma poi di diffondono molti evangelizzatori e con loro molti codici in onciale romana che arrivano tra laltro in Inghilterra, dove si stilizza ulteriormente l onciale inglese di cui il massimo prodotto fu la gi presentata monumentale Bibbia Amiatina. LAmiatina5 un codice di grande formato e con un numero delle carte altissimo (secondo la leggenda ci volevano pi di 1500 pecore per confezionarlo). Nel 8. sec. lonciale scompare dalluso anche in Inghilterra, ma la sua storia non finisce ancora: riappare in Francia, pi precisamente nella corte carolingia di Carlo Magno (considerato sostenitore della Chiesa arrivano molti codici prodotti a Roma in omaggio a lui). L fino ai primi decenni del 9. sec. vengono prodotti codici estremamente lussuosi ed eleganti soprattutto per diretta committenza imperiale, che vanno considerati gli ultimi esemplari vergati in questa scrittura che dur molti secoli e a cui legata grande parte della cultura altomedievale.

Il codice doveva essere consegnata al papa Gregorio II dallabate Ceolfrid; ma labate mor durante il viaggio e il codice non arriv mai a Roma. La Bibbia scomparve, per riapparire circa un secolo dopo nell'Abbazia di San Salvatore, dove rimase custodita per quasi mille anni ed acquis il nome di Codex Amiatinus. Soppressa l'abbazia di San Salvatore per volont del Granduca Leopoldo, nel 1786 il Codex Amiatinus fu trasferito presso la biblioteca Laurenziana in Firenze. E' conservato tutt'oggi presso la Biblioteca Laurenziana, cui costituisce uno dei pi importanti tesori.

Alla fine del 5. sec. si elabora presumibilmente negli scrittori ecclesiastici delle provincie romane in Africa (litterae africanae Medioevo: si riferisce alla localit dove si sarebbe elaborata) una nuova scrittura libraria che rappresenta lultima fase della gi menzionata minuscola antica-primitiva. In Afirca infatti, grazie al Regno Vandalo (attuale Marocco, Algeria, Tunisia), si pu osservare un cosiddetto rinascimento vandalo per cui molte scuole si riaprono e si avviano delle attivit culturali molto vivaci. (Cassiodoro che fonda la scuola in Calabria richiede libri, codici allAfrica!). Cipriano: tanti testi Fulgentio Avevano quindi bisogno di una nuova scrittura libraria per i tanti codici duso, che tramandavano testi liturgici e patristici. Rispetto alla minuscola libraria dellepoca precedente le caratteristiche di questa nuova tipizzazione erano: lirrigidimento del disegno lappesantimento del tratteggio la verticalizzazione dei tratti larrotondamento e lo schiacciamento delle forme laccorciamento delle aste la limitazione dei legamenti corsivi e delle abbreviazioni

Per distinguere questa minuscola del 6. sec. da quella dellepoca precedente (3-4. sec.), i paleografi adoperano per essa il termine di semionciale, tenendo conto che si tratta soltanto di un termine convenzionale e potenzialmente equivoco, in quanto questa tipizzazione libraria della minuscola non ha diretto rapporto con lonciale. Le lettere caratteristiche della semionciale sono: a aperta g (si trasforma dal modello capitale): molto particolare, riapparir in et umanistica

r tipicamente minuscola scritto di S. Ilario (nella rinnovata minuscola libraria) (4), copiato da emigrati africani (probabilmente da Fulgentio da Ruspe, vescovo) in Sardegna poco prima del 510 (di grande valore paleografico, perch la sua datazione certa: anno quarto decimo Transamund regis attraverso lui ed altri vescovi esiliati, la semionciale arriva nei centri ecclesiatici della Penisola. Sulpicio Severo prodotto nel centro scrittorio della cattedrale di Verona, di mano del locale lettore Ursicino nel 517 (oggi nella Biblioteca Capitolare di Verona) in base alla qualit di quasi tutti i codici provenienti da Verona, risulta che il suo

scriptorium doveva essere di modeste possibilit: la pergamena usata di solito non era di ottima qualit, tanto che sulla superficie si vedeva lombra dei peli. Altri importanti codici in semionciale furono prodotti a Napoli, a Roma e nel monastero di Vivarium (Calabria, fondato da Cassiodoro) nella seconda met del 6. sec. La semionciale che non raggiunse mai una vera e propria canonizzazione - si adoperava in questi secoli paralellamente con lonciale canonizzata (riservata per i testi biblici e liturgici) soprattutto per copiare testi di studio e di lettura in uso nelle scuole religiose e nelle communit (testi patristici, autori cristiani,...). Venne largamente usata fino alla fine del 7. sec. in tutta lEuropa e infine rinacque nello scrittorio carolingio di San Martino di Tours in pochi, ma elegantissimi esemplari fra il 8-9 sec. A questo punto finisce il primo periodo della scrittura romana (1-6 sec.), che fu caratterizzata da una certa unit della scrittura in un territorio molto vasto (si scriveva allo stesso modo dappertutto). 6) Il particolarismo grafico in Europa, la beneventana Linizio dellAlto Medioevo segna senzaltro una svolta nella storia della scrittura romana: mentre la tradizione grafica del mondo romano (tanto in Britannia quanto in Mesopotamia) era, come abbiamo gi detto, in gran parte unitaria (piuttosto diversificata in un sistema ordinato di scritture diverse fra loro: dalla capitale allonciale, dalla epigrafica alla corsiva prima maiuscola poi minuscola), nei secoli 5-6. questo quadro unitario venne distrutto per vari motivi: larrivo dei popoli germanici (476 caduta dellImpero Romano dOccidente) e lavvento dei regni romano-barbarici (ostrogoti in Italia, franchi e burgundi in Francia, sassoni in Britannia,...) con il conseguente isolamento culturale al posto dellImpero, di natura unitaria sia sul piano politico-amministativo che su quello culturale (luoghi-simbolo invasi: immagine dellarea del Foro, dove pascolano le vacche6)

Qualche filo di continuit con la cultura romana comunque rimase: sopravivenza di alcune tradizioni romane, gran parte dei funzionari nellamministrazione rimane, mantenimento di rapporti con nobili intellettuali romani (Simmaco, Boezio). Ma questo metodo di Teodorico (454 Ravenna, 526, secondo dei re barbari di Roma), secondo cui il sovrano aveva rispetto per la romanit (fece anche restaurare molti edifici romani destrutti durante le guerre), era destinato a fallire: Giustiniano, limperatore bizantino, volle riconquistare le provincie italiane conseguenze disastrose: guerra lunga e sanguinosa tra 535-553 lItalia si trov in assoluta povert, gli gruppi intellettuali si trovarono allontanati, i centri culturali si spostarono in Oriente, p.es. a Costantinopoli). la progressiva diminuzione del numero degli alfabeti e delluso sociale della scrittura (attivit soltanto per usi specifici: p.es. lavoro dei notai) per la dissoluzione dellinsegnamento laico dellImpero ( spopolamento delle citt)

De bello gothico (Guerra gotica): lopera di Procopio racconta il periodo dell'imperatore Giustiniano, la sua guerra contro gli Ostrogoti.

il mutamento nella produzione e nel commercio del libro nel 6. sec. (cambia la concezione stessa del libro: da oggetto di ozio letterario, strumento di cultura diventa cassaforte dei misteri della fede, la scrittura diventa lavoro manuale anche di penitenza, strumento di edificazione, di devozione), quando i centri scrittori ecclesiastici isolati pressi cattedrali o monasteri privi di diretto rapporto con il pubblico dei potenziali acquirenti ed utenti, si sostituiscono alle officine laiche dellImpero

Il centro ideale della produzione del libro manoscritto nelle communit religiose in questo periodo lo scriptorium (~ di Montecassino, ~ di Bobbio, ~ di Corbie: segna allo stesso tempo il luogo fisico dellattivit di copiare e listituzione stessa, in quanto produttrice di libri), che erano a volte anche scuole calligrafiche, dove sotto la direzione di un maestro si seguiva un determinato tipo di scrittura, o si trattava di semplici luoghi di copia, dove ognuno copiava come poteva o come sapeva. Nel nuovo ambiente, tanto per fare un esempio concreto, il laico alfabeta della Penisola Appeninica o della Gallia non sapeva di regola scrivere, copiare o leggere libri (non conosceva infatti le scritture di uso librario), ma solo documenti (conosceva la corsiva nuova insegnatagli dal maestro) e viceversa lecclesiatico copista dei libri conosceva non di rado solo lattuale libraria e non la corsiva documentaria. Questo processo di diversificazione e frammentazione alto-medievale nel campo delle storia della scrittura fu chiamato dal paleografo romano, G. Cencetti, il particolarismo grafico altomedievale, che caratterizz la cultura grafica europea (occidentale) fino allapparizione della carolingia, nuova scrittura unitaria. Il processo della diversificazione avvenne in generale in due sensi: in quello geografico (sviluppi particolari a seconda delle varie regioni o nazioni), e in quello sociale (scritture diverse a seconda dei diversi gruppi, che facevano parte della ristretta comunit alfabeta nella societ feudale altomedievale). Per quanto riguarda gli usi della scrittura, la produzione libraria seguiva tendenze sia tradizionalistiche, nel senso che le scritture tradizionali, come lonciale e la semionciale, si continuavano ad usare nella produzione libraria (nelle antiche scritture si inseriscono caratteri della corsiva), e allo stesso tempo progressisti, cio la corsiva nuova veniva canonizzata in modi diversi nei diversi ambiti geografici (minuscole posate e calligrafiche) dando vita alle cosiddette scritture nazionali nella produzione documentaria. la merovingica in Francia linsulare in Britannia la visigotica in Spagna la beneventana nellItalia meridionale

La Penisola Italica presenta comunque una situazione difficile di per s, in quanto due aree geografiche lItalia settentrionale e lItalia meridionale mostravano tendenze fortemente diversificate. Larrivo dei longobardi nel 568 segn linizio del vero Medioevo in Italia. Questo popolo infatti non aveva praticamente tradizione scritta, solo orale e quindi fino al 7. sec. il loro rapporto con la scrittura, a parte di qualche modesta manifestazione epigrafica, va giudicato abbastanza basso. Dopo, in seguito a notevoli cambiamenti nellattitudine del gruppo longobardo (conversione al cattolicesimo Teodolinda, che era in rapporti epistolari con lo

stesso papa Gregorio Magno e stimola la loro conversione), il primo vero contatto dei longobardi con la scrittura latina fu la compilazione di una raccolta di leggi nel 643. Tutto sommato lItalia del Nord fu nei sec. 7-9. una delle regioni dove il cosiddetto particolarismo grafico ebbe massima influenza: ai tradizionali centri di produzione libraria, come Verona e Lucca (citt legate a vescovadi di grande prestigio), si affiancarono monasteri di recente fondazione: Bobbio (primo manoscritto longobardo nacque l, in ambiente religioso) e Nonantola. In tutti questi centri si adoperavano infatti diversi tipi di scrittura: alcuni di tipo onciale, semionciale (di tradizione) con elementi corsivi e altri derivati dalle corsive locali, diventati pi accurati e posati. Questi ultimi, in cui si possono trovare alcuni elementi comuni, vengono designati col termine pre-caroline italiane. Le caratteristiche comuni risultano: a aperta c crestata e alta e strozzata (in forma di 8) t occhiellata a sinistra

Il massimo centro scrittorio fu senzaltro il Monastero di Bobbio, fondato dal monaco irlandese san Colombano nel 613 (cio pochi anni dopo la prima distruzione del monasterosimbolo di Montecassino): l, dal 7. fino al 9. sec., si cre una notevole biblioteca (700 codici tra cui molti palinsesti7 allinizio) di testi religiosi, ma anche di quelli classici, in diversi tipi di scrittura: alcuni in insulare (scrittura importata dai seguaci di Colombano dalle Isole Britanniche), altri in onciale e semionciale, ma la maggior parte in una minuscola ricca di elementi corsivi, molto calligrafica con molti elementi prestati dallinsulare. Lunico centro scrittorio che nei 8-9. sec. ha potuto dare vita ad una tipizzazione precisamente individuata della minuscola libraria a base corsiva stata Nonantola, monastero benedettino fondato alla met dell8. sec. da Anselmo (ex-duca longobardo monaco), vicino a Modena. Da l provengono una ventina di manoscritti caratterizzati da una minuscola larga, tondeggiante, col tratteggio contrastato, ma privo di spezzature. Le lettere caratteristiche sono: c spesso accostata r acuta (scende al di sotto del rigo) a aperta q maisucola (dalla capitale)

Rispetto alle altre regioni dEuropa, e alla stessa Penisola, l Italia meridionale presenta un notevole vuoto di testimonianze fino all8 sec.: (Esperienza di Cassiodoro, membro dellaristocrazia romana colta. Come molti altri, di fronte all'avanzata bizantina, Cassiodoro nel 538 lasci Italia per Costantinopoli. Dopo la guerra torn in Italia, si ritir dalla scena politica e sogn di aprire una biblioteca-scuola. Fond il monastero di Vivario in Calabria, dove trascorse il resto dei suoi anni dedicandosi allo studio e alla scrittura. Qui istitu uno scriptorium per la raccolta e la riproduzione di manoscritti, che fu il modello a cui successivamente si ispirarono i monasteri medievali. La sua idea, secondo cui il libro un
7

pergamena riutilizzata: vedi A. Petrucci, Breve storia della scrittura latina, op.cit., p.31.: Si immergevano per una notte nel latte i fogli che si volevano riutilizzare, strofinandoli con una spugna, per toglierne via linchiostro, quindi li si ricopriva di farina per non farli seccare e li si spianava sotto un peso, infine li si raschiava e li si lisciava con pietra pomice, e li si riduceva, tagliandoli al nuovo formato (naturalmente pi piccolo) che si voleva realizzare.

semplice strumento di lettura (testi sacri, ma anche profani), si rivel per non adeguata al suo tempo. Di conseguenza la sua esperienza fall, la sua biblioteca nel futuro si disperse, tanto che oggi non si ha nessun codice proveniente di l.) i pi antichi documenti risalgono infatti ai primi decenni del 9. sec., provenienti in maggioranza da Montecassino (A Cassino, su un vecchio tempio romano, san Benedetto nel 529 fond la sua struttura, il monastero di Montecassino, con cui propose un nuovo tipo di vita cristiana e di monachesimo: lattivit di copia era considerato un lavoro manuale, in cui si osservava un inesistente spazio per la lettura stessa). Questi codici possono essere attribuiti ad una determinata tipizzazione della minuscola libraria, ricca di elementi corsivi, con parole senza divisione, con aste alte e con un irregolare tratteggio ed allineamento, segni comunemente appartenenti alla fase iniziale di una scrittura giudicata quasi nazionale (dellItalia del Sud), la cosiddetta beneventana. Il centro scrittorio situato nel monastero benedettino di Montecassino sarebbe stata la culla della nuova scrittura e in questo centro avrebbe poi trovato successivamente il suo sviluppo ulteriore e la sua canonizzazione nel corso dei sec. 9-11. Da qui la beneventana si diffuse in altri centri benedettini (in monasteri benedettini campani, pugliesi, sulla costa dalmata) per decadere infine nel 12-13. sec. Per quanto riguarda la storia di questa regione vediamo che le vicende coincidono esattamente con la biografia della scrittura presentata: quando nel 8 sec. si compie il destino del Regno Longobardo del Nord ed il potere si restringe al Meridione (Ducato di Benevento), nasce una nuova sctrittura, la beneventana. In seguito alla prima distruzione del monastero di Montecassino da parte dei longobardi, e dopo un lungo periodo di silenzio, inizia (rinasce) con Paolo Diacono (figlio di una famiglia longobarda del Nord!) la storia della cultura scritta della regione: sotto la sua guida il monastero diventa scuola (raccolte grammaticali, Enciclopedia di Isidoro), allo stesso tempo avviene la formazione della beneventana. Col tempo si modifica il concetto stesso della cultura, la nuova classe dirigente si rivela consapevole della necessit di collegare politica e cultura (la cultura beneventana diventa quasi cultura nazionale longobarda ( cultura bizantina e cultura carolingia al Nord) per cui sar anche necessaria la perfezione della beneventana, in quanto scrittura nazionale. Dopo la seconda distruzione del monastero questa volta da parte dei saraceni, nella seconda met del 10. sec. vediamo la ripresa culturale e allo stesso tempo le prime testimonianze in volgare (Placiti Capuani: formule in volgare allinterno di un testo giuridico in latino, 960-63) in una minuscola ormai definita perfettamente. La scrittura a questo punto ha tutte le sue caratteristiche formali: tratteggio fluido forme tondeggianti con lettere accostate tipica abbreviazione per eius, e per lassenza di m in fine di parola a t + i (legamento) (altioris)

e l+i

La scrittura ha il suo culmine nel corso del 11. sec., quando il monastero guidato da grandi abati, come Teobaldo (1022-1035) (si riprende in modo ricco lattivit di copia, comincia il cumulo della biblioteca) e Desiderio (1058-1087, diventa papa (Vittore III)), che ha arricchito la biblioteca di codici famosissimi. Questa stilizzazione della beneventana caratterizzata dal manierismo calligrafico e dalle lettere di modulo grande si definir beneventana cassinese. tratteggio fortemente contrastato ( uso di una penna con punta mozza a sinistra) spesso tratti vicini si sovrapongono aste verticali brevi spezzate (due piccoli rombi)

Infine nel momento in cui in Italia meridionale arrivarono i Normanni, e allo stesso tempo arrivarono la scrittura carolingia e quella gotica che portavano con loro, cominci il perido di decadenza della beneventana (vi si incontrano elementi desunti dalla tarda minuscola carolina). Nel corso del 13. sec., proprio quando i Cistercensi si sostituirono ai Benedettini in molti monasteri meridionali, la beneventana venne rimpiazzata definitivamente dalla minuscola gotica, adoperata sempre pi largamente nella regione (e in Sicilia) dai Normanni, poi dalla corte sveva. Scopar infine totalmente dalluso anche nellultima isola di resistenza, cio da Montecassino nel corso del 14. sec. Per quanto riguarda lultimo periodo di vita della beneventana, resta da dire che esso coincide con le prime testimonianze volgari nellItalia meridionale, i cui codici provengono proprio da Montecassino. Fra il 12-13. sec. si pu gi osservare che nella maggioranza dei casi (famosa eccezione testimoniata dal Ritmo Cassinese), quando nel medesimo codice si trovano sia testi latini che quelli volgari, essi sono rispettivamente scritti in beneventana e in minuscola tardo carolina o in gotica. Quando si scriveva in volgare, si passava infatti alla nuova grafia: il carattere sempre pi artificioso ed il rispettivo isolamento della beneventana, in un periodo quando il cerchio degli scriventi a tutti i livelli e in volgare divent sempre maggiore, luso di questa scrittura era definitivamente ostacolata. 7) La minuscola carolina Nel grembo della cosiddetta riforma carolingia si assist alla nascita di una nuova scrittura destinata a fare una carriera (usata anche oggi in libri a stampa nei caratteri tipografici romani) da molto tempo impensabile. Nella seconda met dell8. sec. il processo di frantumazione delle forme grafiche era ormai giunto al suo punto culminante, rispecchiando fedelmente il quadro europeo altomedievale, in cui si dividevano fra loro regioni, culture ed aree politiche. A questo momento alla scrittura latina sarebbe potuto avvenire, quello che avvenne alla lingua: le variet del latino volgare continuavano la loro via verso la formazione di lingue distinte per la Francia, per la Spagna, per lItalia e cos via. Se la stessa cosa fosse succcesso alla grafia, questo fatto avrebbe avuto conseguenze imprevedibili sulla diffusione e la circolazione dei libri e cio delle idee, del sapere e insomma della civilt stessa. Ma era diversamente: la nascita e la progressiva diffusione di una nuova scrittura (una minuscola con forme rotonde e con un disegno semplice, equilibrato ed arioso, netta separazione delle lettere e anche delle parole facilmente leggibile) molto simile alla minuscola primitiva romana dei 4-5. sec. ed alla semionciale del 6. sec., ferm la diversificazione, creando unespressione grafica unitaria del mondo romano-cristiano dellImpero carolingio. Il cardine della svolta, direttamente almeno di quella politica e culturale, fu senzaltro Carlo Magno, limperatore molto sensibile anche al mondo della cultura scritta (Alcuino, che incontra a Parma, diventa il suo consiliere spirituale personale) e che personalmente cercava a tutti gli sforzi ad imparare a scrivere (secondo la leggenda si fatto portare delle tavolette per abituare la sua mano allattivit di

scrivere) senza per notevoli successi. Comunque dopo lunghi secoli di disinteresse quasi totale, questo sovrano avvi molte iniziative culturali (apertura di molte scuole Admonitio Generalis indirizzato ai vescovi perch venissero organizzate delle scuole di lettura in ogni monastero per i monaci, canonici; ma anche fondazione di piccole scuole rurali). Parallelamente alla crescita dellImpero poi (con la sua classe dirigente avente anche una cultura laica) aumentava anche il bisogno dellattivit di scrittura. I primi esempi che annunciano gi la nuova scrittura - la cosiddetta carolina - caratterizzata da un tracciato armonioso e regolare risalgono ai 8-9. sec. Dopo nel corso del 9. sec., la carolina - sempre pi ricca di elementi corsivi - comincia a canonizzarsi: a carolina + a onciale e con piccolo occhiello chiuso g con doppio occhiello aperto m, n (N dalla semionciale) ct, st legature particolari

La storia comunque non cos semplice: da una parte si svolge un lungo dibattito sul luogo e lambiente della nascita della nuova scrittura, dallaltra come vedremo - non risulta tanto facile la definizione delle caratteristiche della carolina. Lopold Delisle (massimo paleografo fr. del 19. sec.) dice che il centro creatore della carolina lo scrittorio del monastero di San Martino di Tours, diretto da Alcuino abate, sulla base di modelli semionciali i paleografi italiani sostengono che la nuova scrittura era stata elaborata a Roma da dove sarebbe arrivata al tempo di Pipino e di Carlo in Francia con i codici importati (ipotesi basata sullattribuzione di un codice Liber diurnus (formulario di cancelleria) a Roma secondo altri (A. Hessel, H. Steinacker) lorigine della carolina va cercata in Francia e pi esattamente nella scuola palatina di corte raccolta intorno allimperatore stesso Carlo Magno la tesi pi equilibrata risale a Luigi Schiaparelli lo studioso della carolina - che sostiene lorigine poligenetica di questa scrittura: allespansione del nuovo genere avessero concorso pi tipi di minuscola, una di corte (carolina), una di Corbie, ecc. (la carolina qiundi non riconducibile ad una persona, ad una scuola scritture precaroline) secondo una pi recente ipotesi di G. Cencetti la nascita di questa scrittura frutto di imitazione operata dagli scribi di allora della minuscola primitiva romana (continua cos un processo di sviluppo interrotto al momento della caduta dellImpero romano),

cio pi che nuova creazione si tratta di un ritorno allantico, analogamente al rapporto in cui lImpero cristiano carolingio sta con limpero di Costantino e di Teodosio A. Petrucci ci aggiunge che la minuscola scolastica insegnata a livello elementare nelle scuole europee altomedievali (oltre a divergenze locali, poteva avere alcuni elementi di fondo comuni) poteva essere uno degli elementi di base alla formazione della scrittura in questione (collega quindi la storia della scrittura a fatti sociali)

Tutto sommato si delinea a questo punto della storia della cultura un complesso movimento di allargamento dellistruzione a tutti i livelli, accompagnato da una crescente produzione libraria e uso sociale della scrittura, verificatosi nellEuropa carolingia fra 8-9 sec. Questo fenomeno senzaltro collegato ad una determinata iniziativa ed esigenza di natura politica, amministrativa ed ideologica riconducibile al rinnovato ed unitario Impero carolingio e in parte allo stesso Carlo Magno e alla sua corte. Un effetto notevole dal punto di vista della storia della scrittura era che divent dun tratto importante una migliore organizzazione dei centri scrittori (carolingi) spesso diretti da maestri abili e colti e una pi accurata preparazione grafica degli scribi a cui lo stesso Alcuino dedic molta attenzione. Definire le caratteristiche della carolina come ci abbiamo gi accennato abbastanza difficile. Quello che sicuro che si tratta di una scrittura armoniosa con disegno accurato e modulo regolare, con tratteggio non contrastato, di una scrittura insomma facilmente leggibile (parole separate, poche abbreviazioni). - la Bibbia di Alcuino dellinizio del 9. sec. (1) capitale, onciale e minuscola carolina insieme: rispecchia il fenomeno di rinascita grafica per consapevole imitazione di tipi tardo-antichi della scrittura libraria (ogni tipo di scrittura assume un ruolo particolare: explicit in capitale, inizio in onciale, testo in carolina). In ogni caso la carolina, che piano piano divent scrittura comune, anzi universale (soppiantando le scritture locali: p.es la beneventana si scrive nei centri scrittori della Francia (Lione, Reims, Corbie,...), della Germania (Salisburgo, Colonia,...), dellItalia (Verona, Bobbio, Nonantola,...)), ebbe una vita lunga: dal 8. fino al 11. sec. in senso stretto. In ciascun centro scrittorio la carolina veniva usata secondo modelli formali vicini a quelli costituenti la norma ideale proveniente dai massimi centri scrittori carolingi. Particolare interesse presenta la variet della carolina usata a Roma (poi da qui si diffonde verso il centro della Penisola): i primi manoscritti, vergati nella cosiddetta minuscola romanesca, risalgono alla fine del 9. sec (3). Le caretteristiche principali di questa tipizzazione della carolina sono (4): modulo relativamente grande linclinazione a destra schiacciamento del corpo delle lettere e degli occhielli d di tipo onciale con asta praticamente orizzontale r di tipo beneventano spesso allungato sotto il rigo

Con il 10. e 11. sec. la carolina, oltre alluso librario si diffuse nella documentazione prima pubblica poi privata in tutte le regioni dEuropa. Le prime modifiche notevoli, proprio nel

momento in cui la carolina divenne linguaggio scrittorio comune in tuttEuropa, ricreando ununit espressiva sul piano grafico, avvennero in area francese (comincia a comparire la nota tironiana per la congiunzione et, la e cedigliata, aumenta il chiaro-scuro, il numero delle abbreviazioni) trasformando questa scrittura attraverso una profonda modificazione stilistica in quellaltro tipo di minuscola libraria che si chiama gotica. 8) La gotica; il sistema di abbreviazione nellAntichit e nel Medioevo L11. sec. appare essere da vari punti di vista un secolo decisivo per la storia italiana: in quel periodo apparvero le prime consistenti testimonianze in lingua volgare (testi autonomi, testualmente complessi e consapevolmente volgari), nacquero nuove figure di intellettuali e nuovi centri culturali laici (insegnamento di diritto a Bologna, di medicina a Salerno,...), il notariato si organizz in forme pi moderne e funzionali di documentazione, e si assist infine ad una notevole crescita della produzione libraria e dellalfabetismo fra i laici. Dal punto di vista grafico si configurarono ancora nettamente le tradizionali divisioni grafiche dellItalia altomedievale (Sud Nord). Sicilia: fu regione politicamente araba, linguisticamente (nella grafia) in maggioranza latina con isole linguistiche greche (cancelleria trilingue: doc. in latino, in arabo, in greco). La conquista nromanna (presa di Palermo nel 1072) introdusse la scrittura tardo-carolina nelluso librario ed anche in quello documentario (seguita nel 12. sec. dalla gotica) Calabria: fu regione prevalentemente di cultura greca monaci profughi dalla Sicilia numerosi codici in alfabeto greco. Soltanto nel 12-13. sec. i cistercensi diedero vita ad una vivace produzione di manoscritti e documenti in lingua latina (e in scrittura gotica) Puglia: si ebbe la beneventana (di tipo di Bari) nella produzione libraria fino al 13. sec, luso di una corsiva di tipo beneventano nella documentazione Campania: regione vasta e differenziata politicamente e culturalmente. Nei ducati di influenza bizantina (Napoli, Amalfi, Sorrento) la produzione libraria avveniva sia in beneventana, sia in diversi tipi di carolina. A Capua, anche con lavvento dei principi normanni la scrittura documentaria rimase di tipo beneventano. Benevento (che ospita i principi longobardi fino al 1077) e Montecassino (periodo di pi ampia produzione in beneventana) restarono fedeli alla scrittura locale fino a lungo. Lazio: tra 10-11. sec. si tipizz un tipo particolare di minuscola, la romanesca Toscana: fu territorio di scrittura carolina (ogni tanto i notai nella documentazione ricorrono a tipi corsivi di vecchia tradizione Emilia e Romagna: mentre a Ravenna e a Bologna i rogatari usavano la corsiva nuova di vecchia tradizione, e poi alla fine del 10. sec. la minuscola si afferm anche nelluso documentario, nei grande centri di Nonantola e di Bobbio si afferm molto presto la carolina in campo librario (ne abbiamo diretta testimonianza in molti codici) Italia settentrionale (Verona, Milano, Piemonte): i tipi grafici di carolina usati nel 11. sec. risultano di notevole eleganza

Con la seconda met del secolo cominci ad affermarsi una stilizzazione della minuscola carolina soprattutto nellEuropa Occidentale, riconducibile alladozione di un nuovo strumento scrittorio, la penna danimale con taglio obliquo (non pi simmetrico). Questo strumento mut infatti radicalmente il tratteggio, per cui ciascuna lettera risultava costituita da

una serie di brevi tratti giustapposti (le forme quindi prima di tutto perdevano il rotondeggiamento lettere pi angolose, le curve si spezzano), molto contrastati (grossi sottili) tendenza delle curve a diminuirsi radicalmente di spessore (diventano quasi angoli acuti). Secondo L. Schiaparelli il nuovo stile grafico nacque in Gran Bretagna, dove il particolare strumento scrittorio era stato adoperato per prima negli scriptori insulari. Ma alla nascita di una nuova scrittura non bast evidentemente lapparizione di un fatto puramente tecnico: in questo periodo si assist ugualmente ad un nuovo modo di leggere e di studiare, ad un nuovo tipo di produzione libraria insomma (dal 13. sec. in poi le biblioteche diventano molto pi ricche rispetto a quelle di un secolo prima: non si trovano pi solamente la Bibbia e le opere dei Padri della Chiesa, ma anche il Corpus iuris civilis, i primi documenti della scolastica, opere di storia, di poesia, di filosofia e di altre scienze, anzi opere della produzione epica francese, della lirica provenzale, ecc.). Divent infatti di primaria importanza la facilit di lettura per cui era necessaria una pi precisa separazione delle singole parole e il conseguente accostamento delle lettere tra loro. Un elemento notevole fu laffermarsi del libro di tipo scolastico usato nelle grandi Universit appena nate (libro si riapre: ritorna ad essere un mezzo di cultura, del sapere grande bisogno di libri, anzi di copie di libri di testi da leggere e da commentare: met 13. sec met 14. sec et massima della gotica), le cui caratteristiche, oltre a quelle menzionate, erano la distribuzione del testo su due colonne e una pi precisa individuazione delle singole parti di esso, un maggior numero di abbreviazioni, infine la scrittura messa sotto il primo rigo della rigatura, che offriva uno spazio marginale ben distinto destinato al commento. Tutti questi fattori rendevano chiaramente pi rapida tanto la lettura, quanto la scrittura. La denominazione della nuova scrittura deriva da unintenzione dispregiativa (scrittura di barbari, come appunto i Goti): veniva prima (nel 15. sec.) designata con gotica linsieme delle scritture altomedievali (la beneventana, la merovingica, ecc.) poi, nel 16. sec., il nome fu estesa a questa stilizzazione della minuscola carolina (chiamata allora littera moderna) il cui uso continu fino ai nostri giorni. Le caratteristiche generali della gotica sono: il disegno angoloso e la spezzatura delle curve laspetto stretto della scrittura sul rigo lettere fortemente addossate tra una parola e laltra sempre spazio uguale ( mettere in evidenza le parole) lo scarso sviluppo delle aste che oltrepassano il rigo lalto numero delle abbreviazioni ( consente leconomia grafica, scrittura / lettura pi rapida) luso della s maiuscola in fine di parola per la z doppia forma della u

luso del segno tironiano per et, cum / con, q2 per quia

Alla fine del 19.sec. W. Meyer filologo - ha identificato inoltre tre regole che vengono massimamente rispettate negli esempi pi rigorosi della gotica: luso della doppia forma della r: alle lettere che hanno una curva sulla destra segue la r a forma di 2 ( r diritta)

la curva sulla destra di una lettera si fonde con quella sulla sinistra della lettera seguente (fusione delle curve contrapposte) doppia forma della d: d con asta incurvata a sinistra viene adoperata dinanzi a lettere con corpo tondo (di tipo onciale) (a, o, e), la d minuscola diritta dinanzi a lettere diritte

o piuttosto In Italia, dobbiamo dire, che nel corso del 12. sec. si era appena formata una carolina tarda, larga e rotonda, priva di spezzature, che influ molto anche sulle prime forme di gotica italiana, causando il mantenimento di un gusto caratterizzato dalle forme larghe e piuttosto tonde anche in questa tipizzaione della scrittura, che in chiaro contrasto con le stilizzazioni dOltralpe (soltanto regioni come Piemonte, Lombardia e Veneto risentivano pi profondamente delle influenze franco-tedesche anche in campo grafico). Nella prima met del 13. sec. nellItalia centrale fu elaborata un tipo di gotica molto addolcito, che ebbe poi grande fortuna: la cosiddetta rotunda. Questa stilizzazione della gotica, nonostante che mantenesse le caratteristiche generali del suo antenato, pittosto larga con lettere schiacciate e rotonde, spaziosa, ma accostata, con poche spezzature ( gotica fr., ign. spazio interlineare limitatissimo, estrema riduzione delle aste discendenti). Il sistema abbreviativo del mondo romano classico e del Medioevo ha tratto la sua origine da quello delle sigle, cio lettere isolate che rappresentano unintera parola, molto di moda fin dai tempi romani, e dalle cosiddette note tironiane, una specie di stenografia (tecnica di scrittura manuale veloce che usa segni e abbreviazioni convenzionali della parola), che serviva nei tempi antichi principalmente per raccogliere i discorsi pronunciati in pubblico. In tutti e due i sistemi possiamo ricavare le tracce di quello nuovo, che nel Medioevo, dal X al XV sec., si diffuse tanto e si perfezion specialmente in Italia. Tutte le abbreviature sia di vocaboli latini che di quelli italiani possono essere ragruppate in cinque categorie, cio: a. Abbreviature per troncamento,

b. c. d. e.

~ ~ ~ ~

per contrazione; per segni abbreviativi con significato proprio; per segni abbreviativi con significato relativo; per lettere sovrapposte.

1. Abbreviature per troncamento: Chiamiamo abbreviata per troncamento, una parola di cui non espressa che la parte iniziale e le cui lettere finali vengono sostituite con un segno di abbreviazione. Tale segno pu essere o un segno generale (per.es. quelli pi spesso usati sono: la linea retta posta al di sopra della lettera precedente, o di tutta la parola; la lineetta leggermente curvata o ondulata ~ sempre al di sopra della parola, e la linea obliqua tagliante lultima lettera di unabbreviatura), un segno cio che indica semplicemente che la parola abbreviata, o pu essere un segno di troncamento vero e proprio (il pi diffuso segno di troncamento il punto, posto per lo pi dopo le sigle, in uso anche oggi con lo stesso valore), indicante allora che alla parola mancano alcune lettere finali. Fra le abbreviature di troncamento sono in primo posto le sigle, che del resto sono anche quelle pi difficilmente interpretabili, non mostrando dellintera parola che la parte iniziale. Forse proprio per questo nella maggioranza dei casi si abbreviano con sigle parole che sono di uso frequente. Nelle scritture medievali man mano si abbandon il sistema delle sigle, prima molto in voga, cominciando a far ricorso a dei troncamenti meno radicali (usando il pi spesso il semplice segno generale, il trattino) e quindi pi facilmente individuabili. = = no(n) huo(mo)

2. Abbreviature per contrazione: Si chiamano abbreviate per contrazione, le parole che mancano di una o pi lettere intermedie e questultime vengono indicate mediante luso di un segno dabbreviazione generale. Le parole abbreviate per contrazione possono essere differenziate a seconda della purezza del processo di abbreviazione, si chiamano di conseguenza pure le parole contratte, di cui vengono conservate solamente la/le prima/e e la/le ultima/e lettere, e miste, quelle di cui oltre alle prime ed alle ultime lettere si conservano anche alcune lettere intermedie. Parole contratte pure sono: = gl(ori)a = m(isericord)ia Parole contratte miste sono: = p(e)cc(at)ori = p(ro)ph(et)i Possiamo notare che pi spesso la parte indeclinabile della parola - quindi linizio - che viene contratta, mentre la desinenza - cio la parte declinabile - viene conservata, al massimo viene limitata allultima lettera (ma questa tendenza aveva maggior rilievo nel caso

dellabbreviazione di parole in cui la sola ultima lettera poteva rendere evidente la declinazione, per.es. sbe = substantiae, quindi nel caso delle parole latine). 3. Segni abbreviativi con significato proprio: Si chiamano cos quei segni dabbreviazione che indicano quali elementi mancano nella parola abbreviata e ci qualunque sia la lettera a cui sono sovrapposti. I segni pi usati sono la linea retta e la linea leggermente curvata, gi menzionati fra i segni generali dabbreviazione, che indicano per lo pi la mancanza delle lettere m o n, e dei gruppi grafici contenenti una m o una n, per.es. no, em, en. Cos: = dice(n)do = torm(en)ti = t(em)po

Un altro segno diffuso la lineetta ondulata, che si poneva al di sopra delle lettere per indicare la mancanza della lettera r o di una sillaba contenente una r, per.es.: re, ra, ri, ar. = = ph(ar)yseo p(ri)ma

4. Segni abbreviativi con significato relativo: Integrano i segni precedenti quelli il cui valore non pi proprio e costante, ma varia a seconda della lettera alla quale sovrapposto o legato. Abbiamo anche in questo gruppo la linea retta, che diversamente dai casi precedenti, quando indicava m o n, assume un significato diverso quando taglia lasta lunga per esempio della lettera b o taglia in gamba le lettere p e q: molto spesso segna la mancanza delle sillabe er / ue. Il segno simile ad un 3 arabico, posta in fine di parola indica altrettanto la desinenza ue. E infine vediamo anche la linea obliqua, spesso uncinata, che pu tagliare traversalmente una lettera qualsiasi dellalfabeto. = = = p(er) p(re)dichi q(ue)sto;

= obs(er)uino = lib(er)ato

5. Abbreviature per lettere sovrapposte: Si tratta di lettere - sia di vocali che di consonanti che sono sovrapposte alle parole, il pi spesso in fine delle parole, di cui indicano semplicemente la desinenza. A volte vocali sovrapposte a consonanti possono indicare, oltre la vocale stessa, la mancanza della lettera r. Ma ci sono molte eccezioni, come nel caso della

a posta sulla r, che significa una parola intera, regula. Inoltre se troviamo una o posta sulla q, con la desinenza ne, ci possiamo trovare di fronte alla parola questione. La n che si trova sulla q pu indicare quando, e cos via. 9) Lunificazione della scrittura documentaria in Europa: la nuova corsiva (gotica corsiva), la minuscola cancelleresca e la mercantesca Dopo un lungo periodo nella storia della grafia latina privo di scritture corsive (10-12. sec. soprattutto, nell11-12. sec. anche a livello documentario: la penna mozza si diffonde anche fra i notai ed i cancellieri rende difficile lesecuzione di legamenti fra le lettere, cio landamento corsivo della grafia), quando i notai avevano scritto gli atti nella medesima scrittura che gli scribi adoperavano per i codici ( gotica testuale), fra il 12-14. sec. si affermarono le condizioni e le esigenze (sviluppo mercantile ed artigianale, rinascenza intellettuale promossa dalle Universit, laffermarsi della produzione poetica e narrativa nei diversi volgari) per la formazione di una nuova scrittura corsiva, che si svilupp dalla minuscola carolina, scrittura alla sua epoca internazionalmente europea. Prima a livello cancelleresco, poi a quello notarile (cio di uso privato: conti, epistole, ecc.) si form quindi un nuovo tipo di corsiva, la cosiddetta gotica corsiva, caratterizzata da un grande numero di legamenti tra le lettere, eseguiti per il basso, da prolungamenti, code, svolazzi aggiunti alle aste alte, dal chiaro-scuro poco accentuato ( diverso strumento scrittorio: penna tagliata centralmente, che produceva un tratteggio fluido e non contrastato). In Italia nel corso del 13-14. sec. lalfabetizzazione e luso sociale della scrittura era ormai assai diffusa nelle regioni centro-settentrionali (erano le regioni pi colte ed anche quelle economicamente pi fiorenti allepoca: societ comunali dirette dalla borghesia). A Firenze per esempio (la maggior documentazione storica si riferisce a questa citt: p.es. il cronista Giovanni Villani) lapprendimento della scrittura divenne comune, anche ai livelli pi bassi della societ grazie ad un sistema di istruzione elementare esteso, che coinvolgeva artigiani, bottegai ed anche donne. Accanto alla scrittura libraria (gotica testuale) e allo stesso tempo scolastica che serviva rispettivamente alla trascrizione dei testi della letteratura nobile (Bibbie, testi liturgici, ecc.) e di quelli di lettura e di commento, let gotica in Italia conosceva anche altre tipologie (corsive) che si adoperavano in ambienti particolari: nelle cancellerie comunali, signorili (allora si trattava di scrittura professionale) e nel cerchio della borghesia laica alfabetizzata (codici contenenti testi piuttosto di consumo testi destinati non ad un pubblico interessato alla forma, ma al contenuto, anche di uso privato lettere, ecc.). Le tipologie principali furono la minuscola cancelleresca (adoperata nelle cancellerie, da quella pontifica a quelle signorili, e delle Comuni da qui la sua denominazione, ma va tenuto presente che fu anche scrittura duso, e di un certo tipo di produzione libraria) e la mercantesca. Le caratteristiche della tipizzazione italiana della nuova corsiva cio della cancelleresca (relativamente uniformi su tutto il territorio italiano), contrariamente alla textualis (gotica libraria) sono (anche dovute alla penna a taglio centrale): lassenza della spezzatura delle curve lassenza di contrasto tra tratti pieni e sottili

la rotondit del corpo delle lettere il tratteggio fluido ed il ductus abbastanza corsivo (legamenti per il basso) uso di svolazzi, di code ornamentali e di bandiere di forma triangolare a completamento delle aste molte abbreviature

Le lettere caratteristiche sono tra laltro:

d con largo occhiello richiuso a banderuola

(d elemento di datazione: occhiello aperto pi antica) b, l con lasta in ampia ansa tirangolare

f, s con il raddoppiamento delle aste

m con lasta discendente

B, R maiuscole

La minuscola cancelleresca conobbe la sua massima espansione nel corso del 14. sec: non solo fu scrittura della documentazione privata e pubblica (1), scrittura usuale di notai, giuristi, politici, ecclesiastici e letterati (di Coluccio Salutati, di Francesco Petrarca (lettere, sonetti a prima battuta), di Giovanni Boccaccio, ecc.), ma piano piano divenne anche scrittura libraria, per eccellenza dei testi in volgare (le citt toscane diventarono in questepoca fortemente alfabetizzate, dove la classe borghese desiderava leggere testi anche per loro leggibili e comprensibili), cio volgarizzamenti, raccolte di prediche, ricettari, cronache cittadine, componimenti poetici, e non ultimamente i pi antichi testi letterari dellItalia. Nelluso librario la minuscola cancelleresca divent pi elegante, armoniosa ed accurata (tratteggio sottile, con moderata presenza di svolazzi). splendidi esempi sono i due codici danteschi firmati da una notaio fiorentino della prima met del 14. sec.: Francesco di ser Nardo da Barberino (minuscola cancelleresca

bellissima: stile armonioso, curato) (2) trasferisce la sua scrittura personale (usuale, come notaio) a copiare testi letterari (leggenda dei 100 Dante: Francesco avrebbe organizzato una bottega, dove insegnava la sua scrittura gruppo di ms. danteschi con caratteristiche simili nella grafia, nelliconografia, nella sistemazione del testo in due colonne) In totale ci sono pervenuti pi di 40 manoscritti di Dante (3) scritti in minuscola cancelleresca, provenienti non soltanto dalla Toscana (i due pi famosi: quello pi antico il Landiano 190 della Bibl. Comunale di Piacenza del 1336, scritto probabilmente a Genova e il Vat. Lat. 3199, scritto probabilmente a Firenze e donato da Boccaccio (lettore ed editore di Dante al Comune di Firenze) a Petrarca non ha messo alcun segno in quel manoscritto vuol dire che non aveva contatto frequente con esso: non amava tanto Dante, in quanto non stimava molto la letteratura in volgare). Lalta tipizzazione della nuova corsiva nacque proprio in ambiente professionale, pi esattamente in quello mercantile (lambiente di punta di quellepoca, che sta acquistando sempre pi potere nei maggiori centri urbani dellItalia centro-settentrionale), porta il nome appunto mercantesca. Come nel caso della minuscola cancelleresca, si tratta di una scrittura a primo tempo legata alla professione dei mercanti avente una crescente necessit di una documentazione scritta (usata quindi prima nelle botteghe mercantili per lamministrazione e la documentazione: tenuta di conti, libri di entrate e di uscite, inventari), ma dopo utilizzata anche per la trascrizione di libri contenenti opere letterari (i mercanti infatti volevano leggere le opere in volgare nella loro scrittura: pe.es la Commedia e il Decamerone, lepopea mercantile). questa professione esigeva una serie di cononscenze tecniche precise (convertire valori di monete diversi, calcolare i danni, interessi,...), oltre alla capacit di scrivere si fondavano per questo scuole particolari (di carattere tecnico-professionale), che costituivano un livello di studio separato da quello elementare e anche da quello universitario: fornivano loro una cultura tecnica e specializzata in volgare: veniva insegnata anche una scrittura particolare e separata: la mercantesca Nonostante che le prime testimonianze risalgano al 13. sec., la mercantesca si tipizza relativamente tardi, soltanto due secoli dopo (una scrittura di lunga vita con tantissime testimonianze), non raggiungendo per mai un canone vero e proprio (non una scrittura universale, non avendo diffusione fuori le confini dItalia scrittura soprattutto fiorentina). Si form quindi lentamente sulla base di un tipo semplificato della scrittura di scuola (una carolina attardata). Si tratta di una scrittura caratterizzata dalle lettere di modulo piccolo ( schiacciamento del corpo delle lettere) con aste piccole (suggerisce una sorta di segretezza) e di forma rotondeggiante, e da un tratteggio abbastanza uniforme, privo di chiaroscuro. Si usa un grande numero di abbreviazioni e si seguono molte legature eseguite per il basso: queste caratteristiche rafforzano laspetto corsivo di questa scrittura (lo scopo quello di risparmiare tempo e soldi il tipo di codice in cui appare abbastanza povero, sempre su materiale cartaceo, non miniato). Le lettere particolari sono:

g maiuscola

a soprattutto in fine di rigo con asta quasi orizzontale e con tratteggio doppio (14. sec. ) ll (uno dei tipici legamenti)

ch con labolizione del tratto di base della h (1350 )

legamenti coinvolgenti pi lettere

Dal 15. sec. la mercantesca acquist un tratteggio pi decisamente corsivo, con sempre pi legamenti, coinvolgenti a volte pi lettere fra loro, tend inoltre a divenire ancora pi piccolo di modulo e disordinato soprattutto nelluso privato e commerciale. Come la minuscola cancelleresca, la mercantesca fu anche adoperata in campo librario per la copia di testi volgari (opere di natura tecnica, opere devozionali e volgarizzamenti (anche) della Bibbia, la Commedia (1), il Decamerone (2), ecc.), in codici per lo pi poveri, di aspetto trascurato e quasi sempre cartcei. In questo caso comunque la grafia sembra pi calligrafica e curata. Caratteristiche, come la mancanza di una vera e propria punteggiatura o la natura elementare delle abbreviazioni (~ per troncamento il pi spesso a volte provoca ecquivoco), qualificano la mercantesca una scrittura povera, di livello basso in una ideale gerarchia grafica dellepoca. Il fatto che la mercantesca si us fino a lungo, circa fino alla prima met del 16. sec. dovuto a fattori piuttosto negativi, cio alla sua marginalit e il suo conservatorismo provenienti dellisolamento di questa scrittura in un ambito rigidamente corporativo e professionale. 10) Ritorno allantico, Petrarca e la semigotica, la preantiqua, la rinascita dellantiqua Nel corso del 14. sec. il numero degli alfabetizzati e il ruolo sociale della scrittura aument notevolmente. Allo stesso tempo si rivel che una scrittura raffinata e difficile da leggere, come la gotica, non poteva accontentare le nuove esigenze provenienti dai diversi strati della societ. Perci, come abbiamo gi visto in precedenza, nello schema grafico italiano del

Trecento - mentre in altri paesi come la Francia, la Germania, la Spagna e l'Inghilterra si utilizzava una libraria gotica molto acuta - apparivano tendenze anche anti-gothicheggianti, in massima di linea legate ai modelli e forme della tradizione carolina (minuscola cancelleresca libraria, mercantesca libraria). Man mano la gotica libraria divent quindi pi manierista, e perci non fu apprezzata da parte di un gruppo consistente di dotti ed intellettuali (grammatici, notai, ecclesiastici minori, amministratori comunali), in cui si risvegli un particolare interesse verso il mondo classico ( cultura universalistica del canone universitario) con le sue testimonianze dirette ed indirette (dalle iscrizioni ai manoscritti se ne imitavano la lingua, lo stile, i generi letterali). Questi intellettuali appassionati dellantichit, anche nel campo della grafia, si entusiasmavano quindi per i modelli ideali antichi. Ma siccome non conoscevano direttamente i tipi grafici latini dellet classica (gli antichi manoscritti del mondo classico erano stati ricopiati all'epoca di Carlo Magno in carolina), consideravano come modello, quello pi antico da loro conosciuto, la bella minuscola rotondeggiante dellepoca carolina. Dobbiamo dire, che allora non si usava pi la scrittura della Roma classica, sebbene sia senza dubbio che le lettere della carolina si ispirassero dalle forme antiche. I rappresentanti (tra cui alcuni sono ben noti: Lovato Lovati, Landolfo Colonna, Francesco Petrarca) di questo movimento definito preumanesimo, erano concentrati per lo pi in Toscana, in Veneto e presso la corte avignonese. I primi tentativi consapevoli di imitazione della carolina del 10-11. sec. risalgono appunto ai personaggi menzionati: al Lovati a Padova ed a Colonna ad Avignone. Questo ritorno allo studio dei classici greci e latini fu quindi una delle cause dell'apparizione di un nuovo tipo di scrittura, che nacque entro la cerchia degli intellettuali anticheggianti fiorentini (insieme a quelli di Ferrara), i quali denominavano lettera antica quella appartenente al rinascimento carolino, mentre chiamavano lettera moderna quella che noi diciamo gotica. F. Petrarca aveva un vivissimo interesse al libro ed alla scrittura: ebbe contatto frequente con manoscritti in carolina la scrittura che si rivel poi la pi congeniale espressione grafica a lui e al nuovo ambiente letterario volto allammirazione e allimitazione dei modelli artistici del passato - e verg personalmente numerosi codici (1), tra cui alcuni sono superstiti anche oggi. Egli per primo elabor per le sue glosse una scrittura elegante di imitazione della minuscola carolina detta semigotica e dopo per il testo una semigotica molto simile alla gotica rotunda. Dalle sue lettere (Fam., XXIII,1; 3) destinate al suo amico, G. Boccaccio, traspare da un lato il suo giudizio positivo sulla minuscola carolina (elegante, semplice e chiara), dallaltro il suo dispregio nei confronti della gotica libraria (esageratamente artificiosa e difficilmente leggibile piuttosto quella doltralpe), usata spesso da scribi ignoranti a prezzo, che corrompevano i testi copiando con spirito pi artigianale che intellettuale (proposta del libro dautore, cio codice scritto dalla mano del creatore stesso del testo, con riproduzione garantita da altri colleghi-autori e dai discepoli). In Italia, quindi, non soltanto si ebbe una gotica rotunda nientaffatto spezzata e angolosa, ma anche un precoce fenomeno di reazione alla gotica, costituito dalla semigotica (il termine si deve a Giorgio Cencetti si forma e si diffonde cos in Italia settentrionale una scrittura gotica semplificata). La nuova scrittura libraria creata dallo stesso Petrarca si basa quindi sullimitazione della minuscola carolina, favorita dallammirazione per la carolina di antichi codici, raggiungendo alti livelli di eleganza (filetti ornamentali, forcellature) e di armonia (assenza di ogni rigidezza, chiara spaziatura dei segni), soprattutto dopo il contatto del Petrarca con lambiente avignonese (L. Colonna). Il nuovo modello appare nel suo complesso

ancora assai vicina alla gotica italiana, la rotunda, a cui il Petrarca, pur testimoniando un ostinato sforzo di rinnovamento, rimase sempre legato. La novit di Petrarca non rimase un fatto personale ed isolato nel panorama grafico italiano del 14. sec. La nuova scrittura libraria veniva trasmessa in Italia attraverso limitazione fatta dai discepoli pi entusiasti, fra cui G. Boccaccio (2) (mentre la sua scrittura usuale furono la minuscola cancelleresca e la mercantesca, la sua libraria era una semigotica di tipo petrarchesco, cio una cosciente imitazione provocata dallammirazione per la scrittura del Petrarca, comunque molto meno elegante di quello del maestro) e Coluccio Salutati (grande personaggio del primo Umanesimo, cancelliere della repubblica fiorentina dal 1375 fino alla morte). Nella sua attivit di notaio e poi di cancelliere Salutati usava la tradizionale minuscola cancelleresca, ma allo stesso tempo elabor, sviluppando la semigotica in un suo tipo personale, la cosiddetta pre-antiqua (3), in quanto evidente anticipatore dellimminente rinascita della carolina sotto la mano degli umanisti (antiqua nella definizione degli umanisti). Salutati copi alcuni codici con questa scrittura (che presente anche in registri della cancelleria fiorentina grazie a Salutati) caratterizzata dallariosit, dal tratteggio sottile ed uniforme, dal tracciato di tipo carolino (cio di un gusto antiquario) di molte lettere (a, b, l, m, n, r, s). Questa nuova minuscola nata grazie al raffinato gusto estetico di Salutati non riusc comunque ad imporsi e venne presto sorpassata dalla meccanica imitazione della carolina adoperata da Poggio Bracciolini e dai suoi seguaci. 11) La minuscola umanistica, lumanistica corsiva Linfluenza della minuscola carolina divenne man mano maggiore nelle scritture librarie nel corso del 14. sec., tenendo conto del fatto che ancora nel caso di Salutati, che inseriva degli elementi grafici propri della carolina nella sua libraria, non si arriv alla pura e meccanica imitazione della carolina, scrittura praticamente in disuso da secoli. Questo avvenne soltanto dopo Petrarca e Salutati intorno allanno 1400, prima di tutti con il mercante ed umanista Niccol Niccoli e con il giovane Poggio Bracciolini, che sarebbe diventato uno dei maggiori scopritori di classici nel grembo del cosiddetto Umanesimo. La nuova scrittura libraria eseguita da loro, chiamata non per caso minuscola umanistica, non quindi altro che una puntuale imitazione (anche per quanto riguarda luso di determinate abbreviazioni) della carolina dell11-12. sec., accompagnata di natura da una generale artificiosit di realizzazione (gli scribi umanisti riuscivano a seguire cos fedelmente i loro modelli, che ogni tanto difficile distinguere il codice umanista di scrittura curata dal manoscritto proveniente realmente dellepoca carolina. I criteri di datazione sono delle novit umanistiche, come la i con puntino, la t allungata, e la u angolosa (v) soprattutto allinizio di parola. Nel periodo succesivo il Bracciolini (si vede la sua scrittura di sotto) arriv alla canonizzazione di una minuscola, che pur seguendo fedelmente limitazione dei modelli carolini, riusc ad acquistare uno stile grafico proprio (tratteggio caratterizzato dallarmonia, fluidit e dalla proporzione nel disegno, con aste leggermente marcate e sinuose e con forme tondeggianti).

Linfluenza dei modelli antichi si risente ancor pi nelle sue maiuscole: egli cre infatti un nuovo alfabeto maiuscolo, completamente diverso da quello gotico, con forme esemplate sul modello della capitale epigrafica e manoscritta, naturalmente con libero adattamento. La minuscola umanistica era una tipica scrittura dlite: non soltanto perch era lespressione dei personaggi dotati di una cultura dotta, basata sullistruzione di tipo superiore e sulla perfetta conoscenza del latino classico (riscoperta dei classici latini), ma anche perch il codice in cui si usava era quasi sempre di lusso, elegante e costoso, curato nei minimi dettagli. La minuscola umanistica inoltre non si insegnava nelle scuole, ma si riproduceva per imitazione diretta dei modelli antichi in carolina e al massimo per limitazione dei modelli contemporanei dei maestri noti ed autorevoli. Allo stesso tempo per la sua diffusione geografica nella penisola Italica (ma solo in Italia: fu un tipo italiano di scrittura ) risult notevole (tuttavia i libri liturgici continuarono ad essere scritti in gotica, e rimaneva in uso la cancelleresca italiana). La scrittura della scuola fiorentina infatti si diffuse parallelamente alla diffusione della nuova cultura dotta con i suoi testi di classici latini riscoperti, tra grammatici e letterati che operavano con funzione di segretario, cancelliere o bibliotecario in quasi tutte le corti dei signori e dei principi italiani. A questa scrittura dotta poi doveva lentamente affiancarsi una corsiva che poteva essere adoperata nelluso privato, e in quello documentario e pubblico della scrittura, usi ormai largamente presenti presso gli strati sociali che componevano i comuni italiani dellepoca, cio allinizio del 15. sec. Attraverso una corsiva derivata direttamente dalla minuscola cancelleresca del secolo precedente (anche se pi chiara, semplice, ariosa), si arriv nella prima met del 15. sec. alla formazione di una corsiva ricca di forme desunte dalla minuscola umanistica posata, che si pu legittimamente definire umanistica corsiva ( con un ductus corsivo, con inclinazione a destra e con aste lunghe). Sul periodo umanistico della storia della grafia latina si pu affermare infine, che esso riusc a continuare notevolmente le iniziative modernistiche della gotica, diventando in questo modo punto di partenza di tutto lo sviluppo moderno della scrittura occidentale che dura addirittura fino ad oggi. Tra le iniziative e i risultati riconducibili allepoca possiamo sottolineare la creazione e la diffusione di forme semplici facilmente eseguibili e chiaramente leggibili e la diminuzione delluso delle abbreviazioni, al punto che non mettano pi in pericolo la lettura e la comprensione rapida e univoca del testo. Una novit dipendente dai fattori precedenti la laicizzazione notevole delluso stesso della scrittura e lulteriore estensione del cerchio degli utenti della scrittura. Il fatto che laumento veloce della quantit non men con s il peggioramento di qualit della scrittura forse spiegabile con le esigenze estetiche e scientifiche intensificate nellambiente dellUmanesimo e del Rinascimento.

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