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ORIGINI ROMANZE

1. Il campo di indagine

L'evoluzione linguistica che porta dal latino alle lingue romanze, giunge nel corso dell'alto medioevo (dalla
caduta dell'Impero Romano, 476, al 1000): si riorganizzano nuove unit linguistiche. Nell'Europa occidentale
si vengono formando anche nuove tradizioni letterarie. Queste nuove lingue e letterature costituiscono il
nucleo essenziale delle attuali lingue e letterature nazionali romanze di queste regioni: portoghese,
spagnolo, francese e italiano.

I pi antichi testi conservati, scritti in volgare romanzo, risalgono al 700-800. L'epoca in cui si configurano le
tradizioni letterarie delle varie regioni della Romnia, quando cio le lingue romanze appaiono con autentici
capolavori, risale al 1100.

1.1 Problemi di fondo: oggetti e ricostruzione storica

Per la ricerca storica e storico-linguistica, ci sono vari percorsi di indagine: da un lato troviamo dei dat, degli
oggetti, che hanno una loro concretezza anche in termini di materiali (testi concreti). Per le fasi pi antiche
disponiamo di errori, storpiature, di singole parole, individuabili in testi ancora latini; per questo motivo si
tratta di innovazioni classificabili come romanismi entro contest conservatvi; pi tardi compaiono
framment testuali pi chiaramente volgari e quindi testi romanzi integri e coerenti; a partire dai secoli X-XI
si trovano veri e propri testi letterari i romanzi (religiosi, morali, profani ecc.), diversificati per forme
(strutture narrativo-didattiche e liriche). Ciascuno di questi testi sfruttato in qualit di documento, come
fonte di informazioni. Oggetti di studio sono quindi nel nostro caso i test. Dall'altra parte abbiamo una
materia di studio diversa, la configurazione e ricostruzione di un processo linguistco e storico-culturale. I
percorsi verso le origini romanze saranno quindi due: uno descrittivo, che analizza i dati di fatto e quindi
oggetti che consentono di stabilire certezze (testi); l'altro ricostruttivo, in forma di ipotesi storico-critica.

I documenti devono essere valutati in base a riferimenti spaziali e temporali. Un singolo testo, anche di
dimensione ridotta purch limpido e minimamente strutturato, vale come prova dell'esistenza e base
della conoscenza della variet linguistca che in esso si riflette. Diversa invece la situazione delle
letterature: fino al XII sec, per l'area gallo-romanza e fino al XIII sec. per quella iberica e italiana, la
documentazione non molta: da un singolo testo letterario non si pu dedurre automaticamente l'esistenza
di una letteratura cui esso appartenga.

1.2 Prospettive e punt di vista

L'epoca di cui ci occupiamo problematica essendo una fase di transizione nella quale assumono
importanza i fattori di contatto e di mediazione.

1.3 Nodi problematci: definizioni

Diasistema

E un sistema linguistico di livello superiore, che riunisce due o pi sistemi omogenei tra i quali ci siano
somiglianze parziali sul piano fonetico, morfologico, lessicale (dialetto). La definizione di

diasistema linguistico prende le mosse da quella di ogni lingua come sistema, ossia come insieme di regole o
principi che governano la comunicazione linguistica all'interno di una comunit di parlanti e che definiscono
quindi la grammatica della lingua e garantiscono l'intercomprensione.

Testo
Il testo un enunciato scritto autonomo e autosufficiente. Per tutta la fase anteriore al XX secolo non
abbiamo per la dimensione orale, che delle trascrizioni; solo a partire dall'apparizione dei primi atlanti
linguistici (XIX-XX sec.), disponiamo di trascrizioni criticamente controllate e attendibili. Per testo si
intendono anche frammenti di minima estensione, singole parole. Il testo quindi non deve 2

essere per forza compiuto e completo. I testi antichi ci sono pervenuti attraverso varie modalit: incisioni su
pareti ed epigrafi, appunti e prove di penna, anche brevi ecc. Si tratta sempre di manufatti, realizzati sulla
base di competenza scrittoria. Un oggetto testuale ha tre dimensioni, una linguistica (per cui illustra lo stato
di una lingua), una letteraria (per cui sinscrive in un sistema letterario), una in quanto oggetto scritto (per
cui partecipa ad una tradizione scrittoria che ha le proprie specificit).

Documento/Monumento

Con il termine documento intendiamo tutto ci che serve a documentare, a fornire mezzi o materiale
informativo in un determinato campo di ricerca. Quindi i documenti nel nostro caso sono da intendersi
come tutti i dati di partenza delle nostre ricerche (dati linguistici e testuali prima di tutto), di qualsiasi
estensione o qualit essi siano. I documenti sono il risultato di un processo di conservazione volontario o
comunque non completamente casuale; essi sono da valutare prendendo in esame sia i testi o frammenti
testuali, sia i supporti materiali che li hanno conservati (libri prima di tutto) e le modalit di trascrizione,
integrando anche considerazioni di tipo paleografico o codicologico. In questo caso abbiamo a che fare con
monument, depositari di una memoria: tali sono i test letterari ad esempio. I monumenti sono testi
letterari che sono stati volontariamente conservati. La distinzione fra documento e monumento stata
introdotta la Paul Zumthor, il quale ritiene preferibile adottare un altro criterio e distinzione tra monumenti
linguistici (I Giuramenti di Strasburgo) e documenti (qualsiasi frase di comunicazione corrente). Se si
considera la totalit degli atti linguistici possibili, risulta comunque dallo scritto, il testo, pi monumento
che documento. In generale si distnguer in ogni comunit linguistca: 1) uno stato di lingua primario,
documentario, con funzione essenzialmente comunicatva; 2) uno stato secondario, monumentario,
che si estende in rapporto al primo, ma a questo irriducibile.

Orale/scritto

Lo scritto non individua in maniera univoca una realizzazione orale; pi grafie possono corrispondere ad uno
stesso suono e pi suoni possono essere rappresentati sotto la stessa grafia. Queste corrispondenze si
trovano anche in sistemi ben regolamentati come quelli odierni (ad esempio la diversa pronuncia delle
vocali nei vari dialetti italiani). Il termine scripta individua l'insieme delle tradizioni grafico-scrittorie vigenti
in un determinato ambito o territorio, che regolano la trascrizione di testi volgari in assenza di altre norme.
Il concetto di scripta stato elaborato a fronte di fasi avanzate nello sviluppo delle realt volgari,
caratterizzate da quantit apprezzabili di testi. Possiamo farci un'idea dei fenomeni di formazione dei
volgari, come strumenti di comunicazione d'uso quotidiano e letterario, solo attraverso insorgenze
scrittorie (tracce o spie). I pi antichi testi sono classificabili come di frontera, in quanto effettivamente
vincolati a pi componenti, ma anche perch determinano la transizione dei volgari nel medium, fino a quel
momento estraneo, della scrittura. Inoltre va segnalata l'importanza assoluta dell'oralit nella civilt
medievale, anche in molteplici aspetti della trasmissione di opere che noi classifichiamo come letterarie.
Nel medioevo, solo a partire dal XIV sec. si diffonde la realt di un pubblico che legge; di norma testi scritti
in volgare si cantavano o recitavano ad alta voce, non erano destinati ad essere letti individualmente, ma
ascoltati da un pubblico come ad esempio i piccoli gruppi di ascoltatori, dame, cavalieri, famiglie ecc. Per
questo motivo si configura una differenza sostanziale rispetto alla situazione moderna, nella quale il
rapporto tra autore e pubblico mediato pressoch sempre alla lettura individuale.
Con l'invenzione della stampa le cose cominciano a cambiare: l'affermazione della tipografia e la diffusione
su scala industriale della produzione libraria introducono un rapporto del lettore con il testo, non del tutto
nuovo, ma precedentemente appartenente a figure intellettuali; si hanno a disposizione testi scritti
confezionati e non pi allestiti per uso personale; nascono delle vere e proprie biblioteche personali.

Tutto ci pone in risalto la necessit di operare una distinzione all'interno delle forme di comunicazione
non scritta tra ci che pu essere classificato come parlato, ossia comunicazione corrente, poco
formalizzata, quotidiana, e forme di oralit invece controllate e pi strutturate. La distinzione tra oralit e
scrittura sembra attraversare tutta la societ medievale ed essa serve a focalizzare due poli di una dialettica i
cui termini verranno riformulati solo nella transizione verso ci che chiamiamo Basso Medioevo e poi Et
moderna (XVI sec.).

Letteratura/letterariet

Per letteratura intendiamo linsieme delle forme scritte che costituiscono in tradizione scritta la cultura di
una societ. Questa definizione riguarda tutto ci che conservato e quindi esclude una serie di forme orali
andate perdute. I termini letterario e letterariet designano specifiche funzioni del linguaggio e della
scrittura intesa come creazione dei testi. L'esistenza di una vera e propria coscienza letteraria propria
delle realt sviluppate, mature, consolidate.

Latno/volgare

Per descrivere questa distinzione, determinante chiarire la differenza tra lingua alta (totalmente
grammaticalizzata) e lingua bassa (non formalizzata). Il latno era la lingua di cultura dell'Occidente
medievale e cristano, ossia di un insieme di territori bassissimi, linguisticamente non uniformi data la
presenza di parlate neolatine, germaniche, slave. Al latino venne a lungo riconosciuto uno statuto che solo
alcuni volgari conquistarono nel corso dei secoli: l'italiano come lingua della societ di corte del
Rinascimento, poi sostituito dal francese e oggi dall'inglese. Tra il XII e XIII sec. si affermano tradizioni volgari
nei generi pi importanti della tradizione letteraria (narrativa in prosa, in versi, lirica ecc.) e questo
determina una vittoria del volgare sul latino. Il volgare riesce a distruggere il monopolio del latino anche in
ambito teologico, filosofico, scientifico e giuridico. In questo quadro di contatti reciproci e di aspirazione
dell'espressione volgare verso i livelli pi alti della ricerca intellettuale va inserito il Convivio di Dante,
progettato come vasta enciclopedia morale, destinata ai laici che non conoscono sufficientemente il latino: il
trattato composto in volgare e, attraverso le canzoni dottrinarie di cui era previsto il commento, risulta
legato ad alcuni degli aspetti pi rilevanti della cultura letteraria romanza, soprattutto quella che si era
venuta configurando in Italia, con un'assoluta centralit della lirica di tradizione colta.

La stampa, incrementando a dismisura la circolazione e la possibilit di fruizione di libri scritti e quindi


accrescendo il pubblico potenziale di lettori, contribu in maniera determinante anche alla definitiva
regolarizzazione delle lingue e all'affermazione di norme nazionali. Il processo di affermazione ed
espansione delle lingue moderne sar comunque lento e graduale. Il latino nella prima et moderna si
riduce ad ambiti eruditi, letterari. Ancora oggi sono utilizzati i termini latini (nomi dei dinosauri) e questo ci
fa capire quanto l'eredit latina sia stata forte in ambito scientifico. Anche nel 500, secolo che vede
l'affermazione definitiva dei volgari romanzi, il latino ha ancora funzione di strumento culturale e
intellettuale.

Autore/autorit/tradizione

L'autore uno speciale creatore, poeta, modello; l'autorit il potere di commissione e persuasione di un
filosofo, di un poeta o di un oratore. Gli autori sono esempi e modelli stilistici, oggetto di imitazione. Solo ad
essi attribuita l'autorit e quindi il potere di persuasione.
Nel Medioevo, la paternit autoriale, non era scontata; ci si traduce nella frequente omissione del nome
dell'autore quando questo non sia un autore molto prestigioso. In campo romanzo, tutti i pi antichi testi
sono anonimi e moltissimi nelle epoche successive, come conseguenza anche della condizione pi incerta
del volgare rispetto al latino, ma forse pi decisamente di fattori legati alle tradizioni e ai generi. La
situazione evolve nel tempo: la concezione della paternit autoriale si afferma progressivamente, in
condizioni mature. I primi nomi di autori volgari oggi noti con 4

sicurezza, sono di trovatori provenzali. La coscienza autoriale si sviluppa dopo l'affermazione di una
tradizione letteraria. La condizione di anonimato quindi legata ad opere considerate basse (come le
fabliaux francesi), diverse dalla scrittura drammaturgica considerata alta. Nella lirica cortese dei trovatori
provenzali invece, i nomi degli autori sono generalmente tramandati. Alla fine del secolo XIII, prendendo le
mosse da questa tradizione e da questa distinta percezione dell'individualit dell'autore lirico, Dante
riannoda con una incomparabile profondit dottrinaria e straordinaria prospettiva di visione storica, le fila
della riflessione circa la condizione dello scrittore di cose volgari (Vita Nova, De vulgari eloquentia) e opera
un salto qualitativo epocale, reclamando in particolare per primo per i vulgares eloquentes la pienezza di
condizione autoriale attraverso l'acquisizione ad essi della qualificazione di poet, sino ad allora riservata
alla sola produzione in lingua latina.

Lo statuto e la presentazione dei test

I testi, antichi e moderni, vengono di norma presentati al lettore in un formato editoriale


fondamentalmente indifferenziato se non per tipologie (dai romanzi, alle poesie, alle lettere, alle raccolte di
documenti e di leggi ecc.) e rispetta una serie di convenzioni correnti: allineamenti, margini, punteggiatura
ecc. Questa per noi una presentazione in forma familiare. C' una differenza tra i testi come oggi li
leggiamo a stampa e come ci sono stati conservati da trascrizioni antiche: i testi anteriori all'et moderna
derivano da trascrizioni manoscritte; nel tempo si modificano le convenzioni scrittorie e le modalit di
confezione di libri, dai manoscritti alle varie epoche della stampa sino alle tecniche digitali. Esiste un
problema generale di corrispondenza o conformit alla volont dell'autore dei testi oggi noti e correnti, in
quanto trasmessi inizialmente e conservatici attraverso non originali, ma copie di qualit ed esattezza non
garantita; problema che certamente pi grave per i testi antichi ma che si presenta tuttavia anche per
quelli moderni:

-mancano gli autografi per tutti testi pi antichi (i primi conservati per la letteratura italiana sono di Petrarca
e Boccaccio);

-fino all'invenzione della stampa la trasmissione delle opere stata affidata agli incert della copia
manoscritta;

-in ogni epoca e in ogni modalit di diffusione va sempre considerata l'eventualit di modificazioni di varia
entt contrarie e comunque indipendent dalla volont dell'autore.

Problema ancora diverso quello dei testi di carattere tradizionale e popolare, ai quali non applicabile la
nozione di autore individuale e che vanno affrontati con particolari avvertenze e cautele, viste innanzitutto
le peculiari modalit di conservazione e trasmissione. In ogni processo di trasmissione si presentano
inevitabilmente errori di trascrizione i quali, presentando un testo, devono essere individuati e se possibile
eliminati.

Come critica del testo intendiamo l'insieme di tecniche e operazioni finalizzate ad offrire ai lettori
un'edizione critica di un testo che cerchi di riprodurre le intenzioni dell'autore, sempre in rapporto alla
qualit dei dati disponibili, che dipende ovviamente dalla loro trasmissione. Si pone in opera un
procedimento di verifica e fissazione del testo in esame che parte dall'esame e dal confronto di tutte le
testmonianze ritenute utili e significative oggi disponibili. Tale operazione necessaria anche nel caso in cui
si disponga di una copia redatta sotto il controllo dell'autore e da lui autorizzata o anche di un autografo
(testo originale). I successivi passaggi che scandiscono l'operazione di definizione del testo critco, sono:
procedere prima di tutto ad un censimento delle varie copie del testo esaminato; le copie vengono definite
testmoni o relatori del testo, linsieme dei testimoni (che non potranno mai essere identici soprattutto e
ricopiati a mano) forma la tradizione del testo. Stabilito l'elenco dei testimoni si passa ad una loro analisi
comparativa finalizzata ad eliminare reperti inutili. Si utilizzano a questo fine criteri di valutazione di ordine
filologico (modalit e aspetti della trasmissione dei test) e allo stesso tempo con altri di ordine linguistico,
letterario e storico-culturale, riferiti sia all'epoca e all'ambiente nel quale possiamo collocare il testo (norma
linguistca, variant dialettali, diversificazione, costrizioni formali dettate dai generi letterari, coerenza
interna ecc.) sia anche al singolo autore, ci che si indica spesso con la definizione latina di usus scribendi.
La metodologia di studio di un testo si divide dunque in varie fasi: 1) eliminare reperti inutili; 2) distribuire i
testimoni di un testo in un albero genealogico laddove possibile, il quale avr al suo apice in testo
originale dell'autore; 3) accompagnare la critica dalle variant, cio tutte le altre lezioni alternative a quella
scelta. L'obiettivo posto dalla critica quello di isolare e se possibile eliminare eventuali errori e quindi di far
s che il testo si avvicini il pi possibile a quella che era la sua stesura originaria, tenendo sempre presente
che l'originale dell'autore normalmente non attingibile e che, anche qualora le condizioni lo
consentono, la ricostruzione condotta con metodi formali o a giungere a riguardare se mai l'archetpo
(ossia un capostipite dell'intera tradizione non pi identificabile con l'originale a causa di errori o alterazioni
gi in esso presenti e poi trasmessi a tutti discendenti), non l'originale. Questa metodologia indicata vale
anche per i testi moderni: innanzitutto una verifica sempre opportuna per l'individuazione di eventuali
errori tipografici; quando si dispone di ulteriori copie dell'autore, posteriori alle stampe e non pi giunte alla
luce, in cui l'autore abbia introdotto correzioni e varianti, si procede con la stessa metodologia dello studio
dei testi antichi.

Il testo romanzo dei primi secoli viene spesso profondamente modificato nel corso della sua trasmissione,
quindi dopo essere stato ultmato dal suo creatore e senza il suo intervento; i cambiamenti possono
riguardare gli assetti linguistici e i contenuti. Gli interventi possono a volte essere tangibili gi a livello di
manoscritti, come ad esempio il caso del manoscritto A del St. Alexis, profondamente ritoccato e in qualche
passo quasi riscritto da un secondo copista che interviene erodendo la prima trascrizione.