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Le Roman de la Rose:

differenze e analogie nelle


opere di Guillame De Lorris,
Jean De Meung e Geoffrey
Chaucer
Introduzione
La narrativa medievale pu convenzionalmente essere divisa in due grandi filoni
principali: uno di essi la narrativa breve, pi semplice e popolare, posta a
fondamento della novella del Duecento e caratterizzata da brevitas, delectatio, veritas
e linearit; laltro grande gruppo invece, comprende quella che viene definita
narrativa lunga, pi aristocratica, che trova il suo periodo di massimo splendore con
la FinAmors e lideologia dellamore cortese, nella quale si identificano la chanson
de geste e il roman.
Lo sviluppo di questa nuova e vivace letteratura, conseguente alla rivoluzione della
figura femminile, e al risveglio dellamor profano, ampiamente concettualizzato
nellArs Amatoria di Ovidio e nel De Amore di Andrea Cappellano.
Il periodo storico durante il quale il sentimento amoroso viene posto alla ribalta in
ambito letterario, il XII secolo, mentre a farvi da sfondo la Francia del sud, i cui
trovatori1 saranno i primi a rimare in lingua doc.
Il termine amore cortese, nasce per indicare la concezione filosofica, letteraria e
sentimentale del concetto damore ai tempi dei trovatori provenzali e si basa sul
concetto secondo il quale, solo chi ama possiede un cuore nobile: anche se umile di
rango, importante che egli possieda il senso della mezura2.
La poesia cortese, ben radicata nel contesto feudale, utilizza quegli stessi valori,
opportunamente traslati in poesia, simulando tra uomo e donna, lo stesso rapporto
instaurato tra signore e vassallo; lo dimostrano alcune formule tipiche tra cui Homo
ligius3, servir4, blandir5, e determinati appellativi tipici del signore (Midons,
Mawlaya, Sayiddi, Meus dominus).
Tale rapporto damore tra il cavaliere e la dama, implica fedelt ma non vincolante:
la donna pu anche rifiutare luomo facendo cessare il rapporto tramite divorzio.
Si pu facilmente comprendere come la donna abbia adesso acquisito un certo potere
decisionale e come ella venga messa al di sopra di tutto, venerata dallamante in un
contesto puramente adulterino, da cui luomo paradossalmente trae elevazione
spirituale, vincendo quel dramma inconciliabile tra fede e amore passionale,
nobilitando spiritualmente s stesso, la donna vive il suo amore fatto non solo di
sguardi e poesie, in totale segreto, guardandosi bene dal non essere scoperta dal
Gilos (il marito) o dal Lanzangier (il malparliere).

1
Trobar = trovare/comporre
2
Autocontrollo, conoscenza dei propri limiti
3
Formula di appartenenza
4
Servire
5
Fare complimenti / approvazione feudale
Ce monstre qui est le Roman de la Rose

Larte e la letteratura medievali si proponevano di impartire precetti morali e


religiosi, o di diffondere conoscenze (filosofiche, scientifico-magiche, storiche).
Occorre per distinguere come un genere a s un gruppo di testi, sia sacri sia profani,
con finalit dichiaratamente didattica che fornivano modelli di virt da perseguire o
norme di convivenza civile, spesso mediante l'allegoria: una modalit discorsiva
consistente nella rappresentazione di un concetto o un fatto attraverso simboli e
immagini che rimandano a una realt diversa da quella espressa letteralmente che il
Medioevo eredita dall'antichit e che sviluppa con particolare impegno.
Questultima tipologia, trova il suo impiego pi proficuo nel periodo storico che
potrebbe essere definito come la rivalsa della borghesia, ceto sociale che acquisisce
ora maggiore indipendenza, emancipandosi dalla sudditanza aristocratica e dando
vita, tra il XIII e XIV secolo, ad una letteratura dopposizione rispetto ai nobiliari
esempi della letteratura cavalleresca.
Lallegoria dunque, diventa un potentissimo strumento per introdurre spinose
tematiche in una societ piena di tab come quella medievale, facendosi linfa vitale
di quei deliziosi teatrini sui cui palcoscenici si muovono entit personificate che
interagiscono con pochi personaggi reali (Amante, Amico, la Vecchia), senza mai
perdere il connubio perfetto tra una prospettiva del tutto mondana e la precettistica
amoroso-cortese.
Tra i satirici e i sfacciatamente realistici Fabliaux e i poemi allegorico-didattici come
Le roman de Renart, spiccano prorompenti sulla scena letteraria di una prolifera
Francia cortese, gli autori del famosissimo Roman de la Rose, poema allegorico
francese in due parti distinte, di epoche e autori diversi.
La prima parte fu scritta da Guillaume de Lorris, che mor intorno al 1240 lasciando
l'opera incompiuta; la seconda fu composta da Jean de Meung tra il 1275 e il 1280.
All'interno del testo, vi si trovano espressi tutti gli aspetti del Medioevo poetico
francese: di qui l'immenso successo che l'accompagn fino al Rinascimento.
Nella prima parte, il proposito del raffinato poeta, sembra quello di realizzare un vero
e proprio codice dell'amore cortese dedicato a una societ aristocratica.
Al centro dell'allegoria colloca la rosa che rappresenta la fanciulla amata da
conquistare; intorno a lei numerose personificazioni poeticamente vive: Danger (il
pericolo rappresentato dalle resistenze che oppone la donna), Bel Accueil (la buona
accoglienza della donna che accetta gli omaggi), Dame Oiseuse (l'ozio tentatore),
Dduit (il divertimento che regna nel giardino dalle mura dipinte con i simboli delle
passioni e dei vizi), ecc.
Di tutt'altro intento, la seconda parte sostituisce le allegorie cortesi con quelle di
Ragione e Natura, e attacca l'amore, le donne, i vizi, le false credenze: frutto di uno
spirito critico lucidissimo, si trasforma in coraggiosa summa morale e satirica, in
trattato scientifico-naturalistico.
Il poema inoltre denso di simboli, primo fra tutti la rosa da cui prende il titolo, che
simboleggia la donna amata e la perfezione spirituale che solo lamore consente di
perseguire.
Attraverso di essa, si delinea la straordinaria e insuperabile forza di Amore, che
Platone descrive come figlio di povert, ispido, scalzo e senzatetto, ma
assolutamente divino e travolgente: Omnia vincit Amor. Esso travalica ogni
prudenza e ogni razionalit, irrompe improvvisamente nella vita dellUomo e ne
stravolge la realt con slanci di follia, tipici dei giovani dai quali, recita il Roman,
Amore esige il tributo.
Il simbolismo della Rosa, di origini arcaiche, particolarmente complesso e caro al
pensiero medievale, ed in particolare templare, essendo la stessa simbolo di
completezza, raggiungimento totale del fine spirituale, perfezione.
La Rosa, emblema del femminile per antonomasia, spesso era associata al culto di
Iside, tant che il giovane trasformato in asino nelle Metamorfosi di Apuleio,
apprende proprio nel corso di una processione rituale di iniziati alla Dea, che solo
nutrendosi di rose potr recuperare la condizione umana, attraverso un processo di
rigenerazione interiore.
Come simbolo della nascita, della resurrezione e della perfezione spirituale, la Rosa
spesso associata alla verginit spirituale ed in particolare a Maria.
Non a caso nelliconografia cristiana la Madonna spesso rappresentata insieme alla
rosa e celebrata nel mese di maggio, come regina celeste del bellissimo fiore.
Il messaggio appare fortemente simbolico: senza Amore lUomo non immagine di
Dio, e senza Amore non vi che la notte della mente e le tenebre del Cuore.
Il libro - un tempo apprezzatissimo, se si considerano gli oltre trecento manoscritti
che ce lo tramandano, le ventuno edizioni a stampa fino al Cinquecento, e ancor pi
l'interesse di rielaboratori illustri, tra i quali linglese Geoffrey Chaucer con la sua
traduzione The Romaunt of the Rose incontra presso la critica di epoche
successive feroci accuse per il carattere enciclopedico ed eterogeneo dei contenuti,
che sfugge a qualunque definizione di genere letterario, oggi come nel Medioevo.
Il complesso Roman de la Rose stato definito dallo studioso Bdier come un testo
mostruoso, letteralmente Ce monstre qui est le Roman de la Rose6, per gli oltre
ventimila versi di lunghezza, per la doppia autorialit, distante nel tempo e nello stile:
Guillaume de Lorris, che inizia a scrivere attorno al 1230 ma sinterrompe dopo i
primi quattromila versi, e Jean de Meung, che completa lopera una quarantina di
anni pi tardi.
Come annunciato, siamo in presenza di due autori per un romanzo. Del primo
conosciamo solo ci che ci dice il secondo: che si chiamava Guillame ed era
originario di Lorris, cittadina situata a est di Orlans; che a lui appartiene il romanzo.
Del secondo sappiamo, per sua stessa dichiarazione che si chiamava Jehan Chopinel,
o Clopinel, che era nativo di Meung-sur-Loire, a sud di Orlans, che i suoi sono i
17.000 e passa versi necessari per condurre a termine lopera, il lavoro essendo stato
intrapreso circa quarantanni dopo la morte del primo autore. Considerando che nelle
letterature romanze del Medioevo lanonimato un fenomeno endemico, la presenza
di due autori distinti per una sola opera ci invita a uninterpretazione complessiva che
non risulter di fatti agevole.7
Nella prima versione, Guillaume de Lorris, esordisce qualificando la vicenda che
racconter in prima persona come resoconto di un sogno veritiero: un giovane
(Amante), imbattutosi durante il suo peregrinare mattutino in un giardino, sulla cui
cinta esterna compaiono le figure dei vizi che fanno ostacolo all'amore (Odio,
Fellonia, Villania, Avidit, Avarizia, Invidia, Tristezza, Vecchiaia, Ipocrisia,
Povert), riesce ad entrarvi con laiuto di una bella fanciulla (Oiseuse, Oziosa);
incontra l Deduit (Piacere), il signore del giardino, con la sua compagnia, composta
dalle entit che l'amore viceversa lo favoriscono (oltre al Dio d'Amore stesso e a
Oziosa, compaiono Letizia, Dolce Sguardo, Bellezza, Ricchezza, Liberalit,
Amabilit, Cortesia, Giovinezza).
Pi avanti Amante si imbatte nella Fontana di Narciso; quando vi si specchia, scorge
sul fondo due cristalli miracolosi, che riflettono ogni parte del giardino; attirano cos
la sua attenzione dei bellissimi boccioli di rosa. Di uno di questi si invaghisce, colpito
con cinque frecce d'oro da Amore, il quale lo istruisce poi sui precetti a cui devono
attenersi coloro che lo servono (schivare la villania, evitare la maldicenza, esser
amabile con tutti, non usare un linguaggio volgare, difendere l'onore delle dame,
fuggire l'orgoglio e l'avarizia, e altro ancora). Rinfrancato da Bel Accueil
(Bell'Accoglienza, la buona disposizione femminile nei suoi confronti), Amante cerca
allora di cogliere la rosa in boccio, ma lo respinge bruscamente l'energumeno Danger
(Rifiuto); affranto, egli si lamenta, provocando l'intervento di Ragione, che lo esorta
6
Joseph Bdier, Les fabliaux. tudes de littrature populaire et dhistoire littraire du Moyen ge, Champion, Paris
1925, p. 370.
7
2 2. Guillame De Lorris Jean De Meung, Le Roman de la Rose, versione italiana a fronte di G. DAngelo Matassa (a
cura di, LEpos, 2007, Introduzione di Luciano Formisano p. 9.
lungamente ad abbandonare il suo sconsiderato proposito, ma non viene ascoltata.
Col conforto di un fedele consigliere (Ami, Amico) e con la ricomparsa di
Bell'Accoglienza, riattivata da Venere in persona, Amante riesce a baciare la rosa; ma
Malabocca - la maldicenza - rende noto il fatto, cosicch Gelosia, edificato un
castello e affidatolo alla difesa di Vergogna, di Paura e della stessa Malabocca, con
disperazione di Amante vi richiude Bell'Accoglienza, sotto la sorveglianza di una
Vecchia.8
La narrazione di Guillaume si interrompe qui. Pur vestita del sottile velo referenziale
che dice rosa e intende donna, la vicenda narrata appare dunque estremamente
semplice: si tratta della tipica storia del giovane che, dopo aver incontrato una bella
fanciulla, se ne innamora e fa di tutto per conquistarla, imbattendosi in diversi
ostacoli sul suo cammino.
Nel testo di Guillaume per, diversamente da altre vicende d'innamoramento (che
prevedono un fine, lieto o tragico che sia), manca una soluzione: anche se qualcuno
ha scorto in ci un carattere quasi di opera aperta:

Tutta la storia potrebbe essere letta allora, a partire dalla fine lasciata in sospeso, nel
segno dell'oscillazione, della sospensione, dell'incertezza.9

Tuttavia, la suggestiva ipotesi si rivelerebbe anacronistica rispetto a un'estetica che,


come quella medievale, rifugge dall'incompiuto programmato (la mancanza di
conclusione di parecchi testi a noi giunti risalendo di norma a semplici lacune
materiali). E' difatti col dichiarato intento di completare la vicenda narrata da
Guillaume che Jean de Meung aggiunge, senza apparente soluzione di continuit, pi
di diciottomila versi ai quattromila di questi, addirittura riprendendo nel suo
proseguimento le espressioni finali del predecessore. Considerate le dimensioni della
nuova parte, ci si potrebbe attendere un sostanziale arricchimento dell'azione; invece
si riprende quasi da capo la storia fin l esposta - medesimo impianto, medesima
ambientazione, e, tranne alcune vistose addizioni, stessi personaggi - con uno
sviluppo della trama narrativa che, soprattutto se lo si confronta con le parti occupate
dai discorsi dei vari personaggi, risulta particolarmente ridotto.
Inerenti alla dinamica dell'azione, i punti fondamentali si muovono intorno a un
intervento di Ragione, che rivolge all'Amante un sermone esteso su ben tremila versi;
esce Ragione e rientra Amico (suoi dialoghi col protagonista, ma soprattutto suoi
monologhi: duemilasettecento versi); Amante incontra poi altri personaggi, fra cui

8
Cfr. Nicola Pasero, Un testo mostruoso, Il Roman de la Rose, (Pubblicato in: Il romanzo. Volume quinto. Lezioni,
Torino, Einaudi, 2003, pp. 47-63.]
9
Mario Mancini, Il Roman de la rose, in AA.VV., La letteratura francese medievale, Bologna, 1997, p. 455.
Ricchezza. Dopo ulteriori dialoghi e discorsi, Amore chiama a raccolta le sue schiere
per l'attacco alla torre dov' rinchiusa Bell'Accoglienza; fra queste un ruolo decisivo
assunto da Falsembiante (la cui autopresentazione occupa un migliaio di versi ); nel
corso dell'assalto al castello, egli compra i servigi della custode di Bell'Accoglienza,
la Vecchia (un cui lungo monologo copre quasi tremila versi), la quale guida Amante
verso la rosa; intervengono per Rifiuto, Paura e Vergogna , che lo respingono. Gli
assalitori invocano allora l'intervento di Venere ed entrano in gioco, con ruoli
essenzialmente di persuasori, anche Natura (che parla per circa duemilasettecento
versi) e il suo confessore Genius (monologo di circa milleduecento versi). L'assalto
finale guidato da Venere, che con la sua torcia d fuoco al castello, permettendo
finalmente ad Amante di cogliere la rosa.
Affrontando la prima parte del Roman, scritta da Guillaume, appariva chiaro quale
fosse l'intento dell'intera opera cominciando dal prologo: il poeta tenta di conquistare
i favori di una dama dedicandole il racconto di un'avventura prima solo sognata e poi
realmente accaduta di cui egli anche il protagonista. L'avventura identifica sotto il
livello dell'allegoria un'opera di seduzione; detto altrimenti, il discorso sull'amore si
presenta come una traduzione metaforica di un discorso d'amore.

Tote l'estoire veil parsuivre,


ja ne m'est parece d'escrivre,
por quoi je cuit qu'il abelisse
a la bele, que Dex guerisse,
qui le guerredon m'en rendra
mieuz que nule, quant el voudra.

Voglio continuare sino alla fine tutta la storia,


non sono certo pigro a scrivere;
la qual cosa penso che piaccia alla bella
(che Dio protegga),
che me ne dar la ricompensa meglio di ogni altra, quando vorr.

L'io narratore-protagonista non dunque diverso da quello che governa il discorso


lirico, mentre l'opera tutta intera si colloca all'intersezione fra lirica e romanzo, lirica
se si vuole formale in quanto situata interamente nella forma, nell'oggetto situato
esistente, il cui uso noto; nella quale appunto, lo stile tutto e l'argomento
ideologico non che un materiale. [Guiette].10

Il piano universale entro cui si muove il protagonista chiaramente delineato sin


dalla scena iniziale;

El vintieme an de mon aage,


el point qu'Amors prent le paage
des jones genz
Nel ventesimo anno della mia vita,
quando Amore esige il tributo dei giovani
a quella dell'ora e della stagione:

dalla determinazione dell'et anagrafica:

Avis m'iere qu'il estoit mais,


[]
el tens enmoreus, plain de joie,
el tens ou toute rien s'esgaie
[]
Lors m'iere avis en mon dormant
qu'il iere matin durement

Mi sembrava che fosse di maggio,


nel tempo amoroso, pieno di gioia,
nel tempo in cui ogni creatura si rallegra
Mentre dormivo mi sembrava che fosse proprio mattina;

allenunciazione di una legge cosmica per la quale esiste un rapporto di necessit tra
il rinnovarsi della natura e l'aprirsi dei giovani alla gioia d'amore.

10
Guillame De Lorris Jean De Meung, Introduzione di Luciano Formisano p. 10.
L'et e la stagione hanno dunque un valore paradigmatico: il protagonista empirico si
trasforma nel rappresentante di una classe; l'avventura si colloca sotto il segno di una
legge universale, in cui l'amore rappresenta il sentimento di rinnovamento morale in
quanto amore cortese, frutto di libera scelta. Tuttavia perch ci accada necessario
un richiamo dall'esteriorit dei sensi all'interiorit del cuore, dall'esterno all'interno:
tale appunto il cammino intrapreso dal giovane protagonista nel suo progressivo
avvicinamento alla rosa.
L'esterno: il fiume, l'alto muro merlato posti a delimitare i confini dell'universo non
cortese, di cui sono emblema i vizi scolpiti sul muro (HaIne, Felonie, Vilanie,
Covoitise).
L'interno: un luogo di delizie, un luogo spirituale, un paradiso terrestre, il
giardino si afferma come quel microcosmo delle virt cortesi, fonte di gioia.11
In questo senso, la ricerca della Rose non solo un viaggio condotto nei modi di una
queste arturiana, ma un pellegrinaggio di cui Amore causa efficiente e finale.
Intorno ad Amore come principio e come fine, si articola l'intero romanzo e con esso
la re-qute del narratore alla sua dama.
Ad un primo livello di lettura, sembrebbe inoltre che Guillaume abbia lasciato in
tronco il romanzo per una irriducibile contraddizione tra piano narrativo (la rosa che
sar colta), e piano lirico (la fin'Amors un desiderio mai realizzato), tale ipotesi
tuttavia non per dimostrabile. Di contro, nei manoscritti privi della parte di Jean de
Meung, una chiusa apocrifa riavvicina l'amante alla rosa che viene finalmente
colta. La conclusione certo affrettata, ma non per questo vi si sancisce il divorzio
tra il narratore e il protagonista, la cui sovrapposizione viene anzi ribadita dai due
versi finali:12

Atant m'en part e pren congi.


C'est li songes que j'ai songi

A questo punto me ne vado e prendo congedo.


Questo il sogno che ho sognato.

All'autodiegesi di Guillame si oppone l'eterodiegesi di Jean: narratore a posteriori, e


come per divinazione, di un sogno che non gli appartiene, ma del quale egli resta

11
Ivi, p. 11
12
Ivi, p.14
sempre l'interprete accreditato. Jean compie cos la sua presa di possesso autoriale
riproponendo un'allegoria statica di secondo grado che privilegia il monologo a
detrimento dell'azione, l'enciclopedia al romanzo e che alla sentenza di Guillame
applica un'interpretazione distinta, anzi di segno opposto, di cui simbolo la
sostituzione dell'amoroso giardino con il parco dell'agnello divino.
Sommando solo i pi importanti versi che in Jean occupano i discorsi tenuti dai
personaggi, si giunge a quasi sedicimila sui diciottomila del suo totale e risulta palese
come la storia narrata, pi che un testo, costituisca la base di molte formazioni
romanzesche moderne o postmoderne, che contaminano audacemente l'esposizione
d'una vicenda con il saggio, l'epistolografia, la manualistica.13
Tuttavia, pur ereditando dai precursori l'intento genericamente definibile come
didattico, ora la prospettiva del tutto mondana, in palese rapporto con la
precettistica amoroso-cortese.14
La presenza di questo referente culturale prioritaria soprattutto in Guillaume, che,
definendo il suo testo come quello in cui l'art d'amor est tote enclose15, nel rinviare
al classico Ovidio rivela quanto per lui, diversamente dal suo successore, un simile
punto di riferimento sia unico e centrale: il suo Roman si legge a tratti come un
manuale di istruzioni per l'amante cortese, dove quindi non mancano parti
classicamente precettistiche (per esempio la lunga lezione di Amore al giovane
Amante, con l'esposizione dettagliata dei suoi dieci comandamenti) e dove in pi
duna occasione (con un artificio di cui Jean de Meung user ed abuser) vari altri
personaggi sfoggiano in presa diretta la propria eloquenza.
Ancor pi spesso per, anche per l'intervento dell'allegoria, ci si allontana dalla
didattica frontale delle artes amandi medievali (caratteristica distintiva fin dal
fortunatissimo, De Amore di Andrea Cappellano) per affidarsi all'esposizione di
una vicenda il cui protagonista , o pretende di essere, l'autore stesso, esemplarmente
inserito in una vera e propria qute e aventure, ricerca e avventura. Al di l di simili
riferimenti, per, ci che a Guillaume preme pi dogni altra cosa di raccontare
l'interiorit delluomo minata da continui conflitti delle passioni: gli accidentia
esterni infatti appaiono introdotti soltanto nella misura in cui interagiscono con i moti
interni personificati.
Di conseguenza; la sua allegoria stata definita soggettiva e lirica, in unimpresa
mirata, a fondere in un altro stampo le tematiche cortesi.
Nellincontro del Rose di Guillaume con l'ideologia cortese, la tendenza a non
evadere del tutto dalla concretezza, pur nella dimensione di una meravigliosa favola

13
Cfr. Nicola Pasero, Un testo mostruoso, Il Roman de la Rose, (Pubblicato in: Il romanzo. Volume quinto. Lezioni,
Torino, Einaudi, 2003, pp. 47-63.
14
Cfr. Il saggio di Clive Staples Lewis, L'allegoria d'amore, Torino 1969.
15
l'arte d'amore tutta racchiusa
onirica. Viene sottolineata anche da una spiccata sensibilit del testo per la realt
esperibile, soprattutto nei suoi effetti di superficie: il raccontare per figuras, denota
una certa preminenza del momento visivo che si sviluppa soprattutto nelle luminose
descrizioni del Giardino e nei personaggi che lo popolano, giovani e felici nel loro
festoso train de vie.
Se l'allegoria messa in campo da Guillaume de Lorris stata definita lirica e
soggettiva, quella di Jean de Meung segna un distacco frontale nei suoi confronti.
Qualificare il secondo Rose semplicemente come una prosecuzione, eleva la
precedente versione di Guillaume: sebbene infatti la critica non riesca ad avere un
parere uniforme sull'argomento, le due parti presentano caratteristiche
sostanzialmente differenti.
Linnovazione principale di Guillaume, che era di applicare in modo sistematico il
procedimento allegorico alla materia cortese, si muoveva sostanzialmente sul piano
formale; Jean la riprende e la riutilizza inserendo nella linea narrativa delle novit
contenutistiche.
Sotto la storia atemporale di una seduzione, scorre ora il racconto degli innumerevoli
contesti entro cui luomo agisce, cosicch si ha a che fare, secondo Mancini, con una
glossa infinita sul mondo, dove lallegoria posta al servizio dell'intera realt, letta
quasi sotto forma di libro.
Occorre per tenere presente che i periodi storici a cui i due autori appartengono,
sono molto diversi tra loro quindi non ci si deve stupire se la parte portata avanti da
Jean de Meung risulta parecchio provocatoria, inserendo argomenti sociali nel
tentativo di spingere pi in l i limiti del sapere che lo condurranno a soffermarsi sui
discorsi di amore e piacere, sesso e procreazione, ricchezza e potere, individuo e
societ, giovent e vecchiaia, amicizia, giustizia, potere, male, beni materiali e
immateriali, e quant'altro ancora e altro ancora, messi in bocca ai suoi personaggi.16
Sebbene apparentemente discontinue, le due versioni sono legate da un filo
conduttore che non risiede nella trama ma nel continuo confronto con le tematiche via
via introdotte, la cui natura incommensurabilmente pi complessa e contraddittoria.
Un problema che Jean non cessa di affrontare nel suo testo quello del controllo
della realt da parte delluomo. In questa dialettica si riconoscer facilmente una
manifestazione elementare dell'opposizione fra principio di piacere e principio di
realt, unopposizione che nellideologia cortese trova un punto di equilibrio nel
concetto di servizio damore, dove accettare un sistema normativo fondato sulla
soddisfazione differita del desiderio non significa negare a quest'ultimo ogni validit,

16
Gerard Par, Le Roman de la rose et la scolastique courtoise, Paris 1941 (riedito col titolo Les ides et les lettres au
XIIIe sicle: le Roman de la Rose, Montral 1947).
ma al contrario conferirgli un potenziale maggiore, non accessibile a tutti.
Jean riannoda dunque il filo lasciato interrotto da Guillaume, aprendo la scena su un
nuovo incontro-scontro fra Amante e Ragione, introducendo ora tutta una serie di
nuove tematiche, che, prendendo direzioni devianti, complicano la ricerca di una
soluzione.
Se con l'ideologia cortese il rapporto amoroso veniva ridotto ad un'univoca
coordinazione o subordinazione rispetto alla finamor, questa nuova visone proposta
da Jean de Meung, trova continui agganci con le altre sfere del reale: la ricchezza non
pi evocata solo per i suoi possibili impieghi seduttori, ma nel contesto dei rapporti
sociali; la fortuna non interviene unicamente nella casistica sentimentale, ma estende
il suo dominio a tutte le vicende umane; le relazioni fra gli individui non sono
ricondotte allesclusiva dominante amoroso-cortese, ma interessano tutta una gamma
di manifestazioni, che vanno dai vari tipi di amicizia fino alla pura sessualit.
Si tratta di una linea di sviluppo che rappresenta una puntuale destrutturazione
dellideale cortese cominciando a mettere a nudo le implicazioni crudamente
materiali della ricerca umana di felicit.17
I punti pi salienti dell'opera si soffermano sul tema della seduzione, affrontato pi
volte da Amico e dalla Vecchia, che tematizzano le tattiche e i trucchi con cui
ottenere e mantenere lamore; particolarmente significativo in questo senso, nel
discorso di Amico, il lungo inserto paradigmatico dedicato alle vicende e
recriminazioni del marito geloso.18
Jean concede poi ampio spazio al tema della natura, introducendo lidea delle dottrine
tratte sul principio della necessit di natura e dellorigine dalla natura stessa. Cosi
dunque, individui di qualsiasi grado e condizione (politica/ecclesiastica) appaiono
accomunati da medesimi istinti, passioni, pulsioni. Jean conduce poi unaccurata
analisi riguardante lordinamento sociale, definito come una rigida gerarchia, in cui la
divisione nelle tre classi sarebbe colpevole della limitazione delle libert individuali.
La natura acquisisce la forma di un vero e proprio personaggio che interviene nella
spiegazione della creazione del mondo, della distribuzione degli elementi, della
formazione dei nove cieli, del corso degli astri. Inoltre, in nome della natura viene
duramente condannato il matrimonio la cui finalit essenzialmente rivolta alla
procreazione, attraverso unesaltazione della libera unione tra i sessi e il
raggiungimento del piacere. E unaltra innovazione sostanziale rispetto allimpianto
teorico che Guillaume aveva dato alla vicenda, cosicch la rosa diviene il simbolo
dellamore carnale, sensuale, ormai lontano dal sentimento sublimato e irrealizzabile
dellideologia cortese.

17
Cfr. N. Pasero cit. pp. 47-63.
18
Ibidem
Seguendo il filone naturalistico, il testo nella volont di esaltare luomo, passa in
rassegna intere porzioni della scibile ragionando sullastronomia, la filosofia, la
medicina, larte, lastrologia, le visioni, i sogni, gli incantesimi, discutendo grandi
questioni, come quella della nobilt, o il rapporto fra predestinazione e libero arbitrio
e il concetto di ricchezza legato indissolubilmente, nellottica borghese, a quello di
fortuna. Di fatti, allantica aristocrazia cortese, si contrappone adesso il mondo della
borghesia mercantile con le sue implicazioni crudamente turpi, materiali, volte al
profitto, allattivisimo. Di qui, la citazione di Falsembiante: Io sto con gli orgogliosi,
i furbi e gli intriganti che cercano gli onori mondani e trattano i grossi affari.
In questa parte del testo Jean si rivela pi che altrove figlio del suo tempo, non solo
per le nozioni messe in campo ma anche per gli strumenti con cui le maneggia, che
sono quelli del "procedere dialettico-sillogistico proprio delle correnti filosofiche
parigine19
Attraverso ladozione di uno stile particolarmente pungente, provocatorio, di Jean de
Meung, il Roman de la Rose stato letto come un libro seriamente impegnato da
prendersi e da valutarsi con la seriet dovuta ad un'enciclopedia del sapere in cui
venivano dibattuti con tono, ora affabile, ora polemico, se non anche aggressivo,
alcuni temi capitali della vita morale.
La fortuna della Rose fu in ogni caso enorme, la testimoniano gli oltre trecento
manoscritti pervenuti fino a noi, i rifacimenti e le versioni in altre lingue come quella
in medio-inglese ascritta a Geoffrey Chaucer.20
Chaucers translation of the Roman de la Rose, represents his first significant
literary endeavor21

19
Mario Mancini, Il Roman de la rose, cit., p. 462.
20
Guillame De Lorris Jean De Meung, Introduzione di Luciano Formisano p. 16.
21
Una versione ridotta di questo articolo, stata letto al 36th International Congress on
Medieval Studies, Western Michigan University, 3-6 Maggio, 2001.
The Romaunt of the Rose

A partire dal 1066, in seguito alla conquista normanna compiuta da William The
Conqueror, venne intrapreso un movimento di emulazione letteraria da parte degli
scrittori inglesi concernente la materia continentale delle tematiche amorose, sebbene,
il linguaggio locale, a differenza del francese e del latino, non si dimostrava
lessicalmente attrezzato per l'espressione del "sentement".
Intraprendere, dunque tale traduzione poetica, dev'essere stato un progetto
particolarmente impegnativo per Chaucer, soprattutto tenendo conto della situazione
della lingua inglese e della letteratura inglese nella seconda met del Trecento.
Tra le opere maggiormente apprezzate in ambito anglosassone, necessario
comunque ricordare The Romaunt of the Rose, traduzione rivisitata realizzata dallo
stesso Chaucer, dell'originale testo francese Le Roman de la Rose.
Uno tra i manoscritti pi autorevoli, ascritto al periodo del Middle English, viene
oggi conservato all'interno della Biblioteca dell'Universit di Glasgow nel Regno
Unito. Tale manoscritto fu probabilmente composto intorno al primo quarto del XV
secolo e data la sua antichit, si rilevano al suo interno notevoli elementi mancanti
con relative note marginali aggiunte durante una seconda attivit di copiatura al fine
di ricostruirne l'integrit, come dimostrato dall'utilizzo del carattere corsivo, dalla
distinzione tra lettere minuscole e maiuscole e dall'impiego dell'inchiostro nero.22
Poco si conosce dei precedenti possessori del manoscritto, eccetto qualche
annotazione che rivela i nomi di Thomas Griggs (possessor huius libri), e Thomas
Thynne (Londra, 1530), Lord Mountjoy (1534-1545), William Hunter (nella prima
met del Settecento), S.M.Cockerell e figlio (Cambridge, 1963).
Tra i numerosi critici che si occuparono del testo inglese, Charles Dahlberg evidenzia
l'esistenza di tre diversi frammenti, il primo dei quali (A) appare come un unico
poema a s stante, mentre il frammento B contiene molteplici rime e forme nordiche
non prettamente associate a Chaucer (per esempio, il roseto definito bouton nel
frammento A, knoppe e nel secondo)23
Data la profonda attinenza che sussiste tra il frammento A ed il frammento C, anche
quest'ultimo stato ascritto alla penna di Chaucer, come dimostrato dalle recenti
indagini condotte dallo studioso Xiang Feng (1990).

22
Graham D.Caie, The Romaunt of the Rose, University of Glasgow, Introduction revised: 2008.
23
Cfr. The Romaunt of the Rose in the Variorum Chaucer Series, vol.7 Norman University of Oklahoma Press, 1999.
Dal momento che il frammento A figura come un poema ormai compiuto, rimane
un'incognita il motivo che spinse Chaucer a continuare il testo, aggiungendovi altri
due frammenti. A tal proposito, il teorico Alfred David, suggerisce:

An attempt was made to continue Fragment A, probably believed to be by Chaucer,


perhaps for commercial purposes. Two different translators worked on the
continuation, perhaps simultaneously; neither completed the task... The project was
finally abandoned, though someone combined the three fragments into one
continuous text. There is also much debate about the date of composition, although
it is generally thought to be an early work by Chaucer. Those who believe that
Fragment A is by Chaucer suggest a composition in the 1360s, an early work by
Chaucer, as it lacks the sophistication found in later verse.

Il tentativo di continuazione del frammento A, intrapreso da Chaucer, fu


probabilmente dovuto a fini economico-commerciali. Due traduttori differenti hanno
lavorato al suo proseguimento, forse simultaneamente, tuttavia non portandolo a
termine Il progetto fu allora abbandonato, sebbene qualcuno si sia premurato di
raccogliere i tre frammenti per realizzare un'unica opera tout cours.
Possiamo inoltre imbatterci in un'ulteriore problematica relativa alla data di
composizione del testo, sebbene si ritenga essere uno tra i primi lavori di traduzione
attribuibili a Chaucer. Coloro i quali attribuiscono la paternit del frammento A,
composto dall'autore inglese, presumibilmente nel 1360, trovano riscontro
nell'evidente mancanza di ricercatezza, che emerge piuttosto in prossimit delle
ultime righe.
L'interesse principale della critica moderna nel Romaunt consiste nel determinare
l'importanza della partecipazione di Chaucer nella sua produzione, malgrado gli
sforzi per valutare questo testo come una traduzione sono stati piuttosto limitati (vedi
Dahlberg 1999: 27-32).
Si rivela altres possibile, valutare il Romaunt di Chaucer da un approccio
traduttologico moderno, valutando semplicemente la traduzione come un processo in
atto e non come prodotto finale.
L'unico contributo che discute il valore intrinseco del Romaunt offerto dall'articolo
di Caroline D. Eckhardt (1984), che si ripropone di confrontare il Romaunt al testo
francese al fine di osservare,
where the translation is accurate, how that accuracy is achieved and, where it is not,
what the value of the departures might be. (Eckhardt 1984: 46)24

Per una comprensione e valutazione adeguata, le implicazioni letterarie di questa


traduzione, occorre considerare nello sviluppo di Chaucer come poeta, non solo la
sua relazione al testo di partenza, ma anche il processo che ha generato questo
prodotto letterario.
L'attivit di traduzione risulta costante e si sviluppa durante l'intera carriera letteraria
di Chaucer; sebbene egli non abbia mai prodotto un trattato sulla traduzione in cui ha
esposto le sue opinioni su questo tema, troviamo alcune allusioni alla traduzione
sparsi nelle sue opere che ci danno un'idea delle sue opinioni. La fusione tra una
traduzione esegetica e la manipolazione propria dell'intentio auctoris25 rappresenta il
principio creativo di Chaucer e il suo atteggiamento verso i "Bokes olde"; come
Shoaf (1979: 64) indica, Chaucer plowed under the old fields of poetry to prepare
for the harvest of the new science.26
Tale fondamentale differenza tra le due modalit di traduzione stata trascurata da
alcuni critici nel descrivere la pratica di traduzione di Chaucer, dal momento che ci si
concentrati su traduzioni dopo il Romaunt.
Nonostante la deviazione dall'originale che questa pratica implica, la testi risultanti
sono stati percepiti come traduzioni legittime. Da una moderna prospettiva, tuttavia,
queste creazioni chauceriane sarebbero considerate come semplici adattamenti o al
massimo versioni, a causa dell'elemento prescrittivo legato al concetto di traduzione.
Ciononostante, il caso del Romaunt piuttosto diverso dal resto delle opere di
traduzione realizzate da Chaucer: il suo obiettivo era quello di tenere fede
all'originale, sia linguisticamente che stilisticamente, mostrando cos un approccio
chiaramente moderno. Purtroppo il Romaunt non include un prologo in cui il
traduttore descrive il suo scopo e il metodo della sua traduzione; in alternativa, il
prologo sarebbe da ricercare nellopera del Legend of Good Wome, chiaramente
influenzato dalle Heroides ovidiane e dal De Claris Mulieribus di Boccacci, e che
presenta numerosi riferimenti a poeti francesi come Froissart, Deschamps. Il prologo
fornisce una testimonianza rilevante pronunciata dal Dio dell'Amore:

For thow, quod he, art therto nothing able.

24
Dove e quando la traduzione risulta maggiormente accurata, e dove invece fallisce i suoi scopi traduttivi rispetto al
significato di partenza.
25
Copeland (1991, esp. pp. 186-202) prova come la pratica esegetica del discorso accademico fu adottata nella
traduzione vernacolare, e Chaucer non costituisce uneccezione
26
Chaucer ha esplorato i vecchi campi della poesia alla volta di una nuova scienza.
Yt is my relyke, digne and delytable,
And thow my foo, and al my folk werreyest,
And of myn olde servauntes thow mysseyest,
And hynderest hem with thy translacioun,
And lettest folk from hire devocioun
To serve me, and holdest it folye
To serve Love. Thou maist yt nat denye,
For in pleyn text, withouten nede of glose,
Thou hast translated the Romaunce of the Rose,
That is an heresye ayeins my lawe. (versi 320-30)

Il Dio Amore ammonisce Chaucer non solo per aver intrapreso la traduzione di una
poesia che va contro i principi di Dio, ma anche per aver prodotto una versione non
mediata, che al contrario sarebbe auspicabile per spurgare il testo da tutti i contenuti
presumibilmente sovversivi appartenenti all'originale versione francese. A questo
punto, la Regina Alceste suggerisce a Chaucer l'idea di traduzione al fine di negare la
sua responsabilit per il contenuto del testo. Alceste proclama Chaucer innocente in
relazione alla produzione del Romaunt sulla base del fatto che egli sia un ingenuo ed
inesperto traduttore di basso profilo.
Chaucer risulta impegnato in questa traduzione, quasi a voler sostenere una prova
linguistica onde provare la capacit della lingua inglese a raggiungere alte sfere
d'espressione. Pi tardi, nella sua carriera, quando Chaucer ebbe sviluppato maggiore
senso di paternit, comment in merito alle difficolt che ha incontrato ancora nel
tentativo di adattare l'inglese alle modalit di espressione poetica del francese.
Chaucer lasci la traduzione incompiuta, ma riusc in ogni caso, ad attribuire una
certa dignit letteraria alla sua lingua madre, come W. Machan afferma, Chaucer
obtained status and authority (...), for if the sources he translated or claimed to
translate had prestige, this prestige was necessarily a part of his own texts.27

Perch Chaucer ha scelto proprio di cimentarsi nella traduzione del Roman de la


Rose? Con la lettura del Roman, Chaucer ha scoperto il mondo dell'allegoria di corte
e del concetto della "fin'amors", che era nuovo per lui. Il fascino che provava per

27
Per la sua traduzione Chaucer ricevette la lode di Eustache Deschamps nel suo famoso envoi, nel quale si riferisce a
Chaucer considerandolo grant translateur, noble Geffroy Chaucier. La data del poema di Deschamps non stata
stabilita sebbene si consideri tradizionalmente il 1385-86 (Benson et al. 1987: XXIV).
questo testo non fu transitorio, dal momento che l'incontro di Chaucer con la poesia
francese si sarebbe affermato tracciando un segno indelebile all'interno della sua
poetica, come i critici hanno ampiamente discusso.28
La scelta successiva che Chaucer ha dovuto compiere riguarda lo schema prosodico
della metapoesia: ha dovuto decidere quale forma di versificazione sarebbe stata pi
opportuna; la versione di Guillaume de Lorris poesia scritta in distici ottonari;
quindi non sorprendente che Chaucer propendette per il distico di otto sillabe con
quattro battute, che era la forma pi comune nel Middle English. Chiaramente, prima
della composizione vera e propria del suo metapoema, Chaucer avrebbe condotto una
lettura approfondita del testo originale, che ebbe quindi un impatto sostanziale sulla
versione tradotta.29
Gli studiosi hanno accusato Chaucer di aver travisato a tratti, il senso originale
dell'opera, come attesta l'uso del termine inglese ridled (A 1235) per adattarlo al
francese cueillir en pointe (linea 1213), che Langlois (1920, vol. 2, p. 306) ritiene
essere un errore di traduzione.
A tali difficolt lessicali, occorre affiancare, notevoli errori morfosintattici:

Of fruyt hadde very tree his charge,


But it were any hidous tree
Of which ther were two or three.
(A 1352-54)
Nul arbre niot qui fruit ne charge,
Se nest aucuns arbres hideus,
Dont il i a ou trois ou deus
(lines 1326-28)

Nel corso della traduzione Chaucer ha cercato di fornire quanti pi dettagli possibili
per agevolare la comprensione del testo ai parlanti anglofoni, tuttavia, talvolta persino
a lui sfugge il significato proprio di alcune parole, come ad esempio: "Charme"
(carpino invece di fascino) e bricons (strampalato, invece di briccone,
ladro), e ha quindi preferito introdurre soltanto un ridondante commentare nel primo

28
Cfr, Dahlberg (1999: 32-46).
29
22 Holmes definisce il metapoema come the poem intended as a translation of a poem into another language
(1988).
caso, scegliendo l'omissione nel secondo. Tuttavia, malgrado le molteplici inesattezze
ed imprecisioni, la stessa Caroline Eckhardt sostiene che: the most obvious quality
of the Romaunt as a translation is certainly its very high degree of literal reproduction
of its source, qualificando l'opera come una brillante traduzione.
In definitiva, pur seguendo il senso dell'originale, Chaucer era anche interessato a
rendere il suo testo pi fruibile ai suoi lettori. Cos la sua mediazione era orientata
verso la creazione di un testo dotato di una maggiore concretezza, che realizzata
mediante la presenza di vivide descrizioni che guidano il lettore attraverso il mondo
dell'allegoria. Chaucer narratore, osserva il mondo francese con un occhio penetrante,
e rappresenta il mondo immaginario, concentrandosi su dati che sono talvolta assenti
nell'originale. a questo punto che l'interazione dialogica di Chaucer con l'originale
si rivela, con un contatto dialogico in cui il traduttore stabilisce una dialogo con il
testo di partenza, negoziando il suo significato per definire la propria prospettiva.
In sintesi, Chaucer era consapevole che la fedelt al testo non implica
necessariamente servilismo, tenendo inoltre presente che egli si sentiva responsabile
per il proprio prodotto, come pu essere desunto dal verso di rivelazione al the arte
of love I close (A 40).
Egli era anche consapevole che il testo tradotto presenta una sua identit, diversa da
quella dell'originale, e sperava di essere percepito dal suo pubblico come
appartenente alla tradizione letteraria inglese, perci le sue allusioni alla lingua
francese e ai numeroso prestiti rappresentano una tendenza che dovrebbe evolvere
nella totale appropriazione del testo originale, reso caratteristico delle successive
traduzioni chauceriane.