Sei sulla pagina 1di 4

Le quattro strutture portanti di una lingua sono:

1. La FONETICA

2. La MORFOLOGIA

3. La SINTASSI

4. Il LESSICO

C’è anche una quinta che si associa alla sintassi, ed è il TESTO. Morfologia e Sintassi formano la grammatica.

Distribuzione cronologica della lingua italiana


Il primo passaggio va dal latino ai volgari medievali, si tratta di un periodo molto lungo, che va dalla caduta
dell’Impero Romano nel V sec. D.C. fino al XII sec., quando la lingua si distacca dal latino formando una
propria morfologia (con morfologia intendiamo il cambiamento delle forme per esprimere significati
grammaticali, come la coniugazione di verbi). Quando la morfologia di una lingua cambia, significa che le
lingue iniziando ad essere a rischio, ovvero che si stanno trasformando in una nuova lingua.

Dal XII- XIII secolo alla fine del Trecento si ha un’affermazione del volgare della scrittura fino ad arrivare alla
grande testimonianza della letteratura di Firenze con le tre corone (DANTE, PETRARCA, BOCCACCIO);

Dal XIV secolo al Cinquecento la lingua e il modello artistico di Dante, Petrarca e Boccaccio si vanno
diffondendo tra gli autori di altre parti d’Italia. Inoltre l’invenzione della stampa che contribuirà anche
questa a diffondere il Fiorentino più degli altri volgari.

Dal 1525 all’Unita d’Italia dove si raggiunge l’unificazione di una lingua, che sarà adoperata da tutti gli
scrittori della penisola italiana e si estenderà sempre di più dagli ambiti letterari a quelli amministrativi e
così via. La comunicazione orale continuerà a svolgersi in dialetto.

Dal 1861 agli anni Quaranta del XX secolo l’unificazione politica consente un insegnamento scolastico
unitario, una migliore circolazione della popolazione da una regione e l’altra. Tutti questi fattori favoriscono
una maggiore diffusione e una migliore conoscenza dell’italiano.

Ma la grande rivoluzione che porta l’italiano ad essere una lingua di tutti avviene dopo la Seconda Guerra
Mondiale (quindi dagli anni 50 del Novecento ad oggi) poiché dopo la Seconda GM l’Italia vive un periodo di
grande benessere economico, dove l’italiano diviene, con sempre maggiore velocità lingua d’uso comune,
anche nella comunicazione orale quotidiana.

Latino ai volgari medievali

In gran parte d’Europa come la penisola italiana, la Francia e la Gallia il latino era fortemente dominante,
anche se in alcune zone il greco era considerata ancora ina lingua di prestigio. I romani non erano autoritari
dal punto di vista linguistico, ovviamente però conoscere il latino nei territori dominati dai romani
costituiva un vantaggio di possibilità di riscatto sociale, poiché ad esempio in tutti i paesi conquistati le leggi
si scrivevano in latino, l’istruzione veniva impartita in latino, quindi anche se le lingue preesistenti non sono
mai veramente morte in nessun dominio dell’impero romano, il latino era effettivamente presente e
conosciuto. C’erano sicuramente differenze tra le classi sociali, come possiamo vedere ancora oggi dove i
parlanti più colti che si esprimono con un italiano più ricco di parole, e i parlanti con un italiano più povero,
situazioni comunicative formali, situazioni colloquiali tra amici.
C’è un momento in cui si verifica la scissione tra lingua scritta e lingua orale perché dopo la caduta
dell’impero romano c’è il prevalere di vita di campagna e vita lavorativa e una caduta della vita di città. Le
persone più colte iniziano quindi a percepire la nascita di altre lingue.
Per quanto riguarda l’Italia sono diverse le testimonianze, una delle più famose è il “Placito capuano “, nel
medioevo i placiti erano le udienze durante le quali un sovrano, aiutato dai giudici amministrava la giustizia
e porre fine alle controversie. Il più antico dei placiti fu emesso a Capua, per questo denominato ‘’Placito
capuano ‘’; vi si riferisce a una controversia per la proprietà di alcune terre tra l’abbazia di Montecassino, e
un tal Rodelgrimo di Aquino. L’udienza prevedeva che una delle parti avesse goduto di un bene per almeno
trent’anni. Tre testimoni dichiarano che effettivamente l’abbazia aveva utilizzato le terre contese per il
numero di anni necessario e ripetono la formula seguente:

‘’Sao ko kelle terre, per kelle fini que contene, trenta anni le possette parte Sancti benedicti’’
‘’So che quelle terre, entro quei confini che qui sono contenuti, le possedette per trenta anni la
parte(contendente) di San Benedetto’’

Il verbale in cui si leggono queste parole è in latino, ma il notaio incaricato di redigere l’atto, sceglie di
conservare il volgare per riportare le parole dei testimoni confermando la piena consapevolezza di una
lingua diversa e contrapponendola al latino di cui normalmente si serve.

Il ‘’Placito capuano’’ mostra i tratti di un volgare meridionale e dunque, pur vantando il primato del primo
documento consapevolmente scritto in uno ‘’dei volgari’’ medievali, non può darsi all’origine della nostra
lingua.

Dal XII-XIII secolo alla fine del Trecento


Nel corso del XIII secolo crescono progressivamente i testi redatti in volgare. In Toscana nel Duecento
numerosi testi legati agli affari e ai commerci dei mercanti, che quasi sempre non conoscono il latino, ma
sanno scrivere e hanno necessità di usare il volgare per lasciare una traccia scritta dei propri conti, delle
proprie lettere o degli accordi che stipulano. Nei comuni della Toscana, in particolar modo a Firenze, si
sviluppano una vita economica fiorente e una società vivace, i cui i principali artefici sono proprio i mercanti
(scrivono in volgare). Un ruolo di rilievo è ricoperto anche dai notai, figure professionali molto importanti
per la storia linguistica e culturale del medioevo. I notai che compivano i propri studi giuridici in latino, e in
latino stendevano i contratti e ogni atto di valore legale e in volgare li leggevano ai clienti che non
conoscevano il latino.
In realtà i primi testi non vengono né da Firenze né dalla Toscana, è però in Toscana che si copiano le poesie
composte dai poeti della corte di Federico II. Tra il
Duecento e il Trecento, i centri al di fuori della Toscana in cui si sviluppa una produzione scritta in volgare
sono molti. Nulla però è paragonabile alla forza propulsiva e modellizzante che avranno i componimenti dei
poeti toscani e soprattutto i versi dello ‘’Stil nuovo’’, il movimento poetico così denominato da Dante
Alighieri. Gli scritti di Dante, Petrarca e Boccaccio influenzano molto gli autori del tempo. A stabilizzare la
posizione che la lingua di Firenze stava assumendo giungono Petrarca e Boccaccio. Il primo lavora con cura
incessante alla lingua poetica, il secondo lavora sulla prosa narrativa.

La svolta del Cinquecento


Tra le spinte che conducono all’adozione di una lingua unitaria dopo i primissimi decenni del 500 non va
dimenticata l’invenzione della stampa, che a partire dal 1470 vanta in Italia importanti centri di editoria
volgare come Milano, Roma e soprattutto Venezia. La stampa
diventa una fonte di diffusione con il fiorentino, grazie ai tipografi, uomini di cultura ma anche di affare. I
tipografi fiutarono l’affare a livello monetario. Produrre una stampa era costosa, la carta era un bene
prezioso, quindi doveva dare il suo guadagno. Stampare più in fiorentino,
che era il linguaggio più richiesto dei lettori, dava un guadagno maggiore rispetto ad altri linguaggi. Negli
anni 70 del 400 gli intellettuali sono in grado di leggere il fiorentino.
Il percorso così intrapreso trova un punto di arrivo grazie all’incontro tra Aldo Manuzio (stampatore più
importante innovativo del tempo, infatti nel 1500 crea un libro piccolo e tascabile con un nuovo carattere: il
corsivo) e Pietro Bembo. Nel 1500 Manuzio stampa
“le lettere di Caterina da Siena “, nel 1502 stampa la commedia di Dante a cura di Pietro Bembo.
Ma prima di Bembo, e Lorenzo dei medici che cercò di esportare la cultura fiorentina fuori da Firenze,
portandola anche a Napoli, creando una sua politica per alimentare l’ammirazione degli intellettuali verso
Firenze.

Ricordiamo inoltre che il latino scritto era diverso da quello parlato, che cambiava e si evolveva
continuamente nel tempo. Bembo nel
1525 pubblica per la prima volta: “Le prose della volgar lingua”, divise in tre libri al quale prendono parte
quattro personaggi tra cui il fratello dell’autore stesso. Bembo proponeva come modelli Petrarca (per
quanto riguarda la poesia) e Boccaccio (per quanto riguarda la prosa). Nell’ultimo dei suoi 3 libri fornisce
anche elementi di grammatica, dice agli autori ciò che devono fare, dando delle regole.
Anche se Bembo ha favorito Petrarca e Boccaccio, Dante ha avuto comunque il suo successo grazie
all’Accademia della Crusca, che nasce nel 1582 con l’obiettivo di creare il vocabolario volgare (non il primo
perché esisteva quello Castigliano). La prima stampa degli accademici della crusca è del 1612.
Gli accademici si chiamarono così perché ironizzavano dicendo di occuparsi di cruscate (cose di poco
conto), e un po' perché dicevano di differenziare tra il grano buono e la crusca.

L’unità d’Italia
Con l’audace salto temporale che dal Cinquecento ci conduce direttamente al 1861 non deve far credere
che i tre secoli su cui stiamo sorvolando non abbiamo avuto nessuna rilevanza storica, ma al contrario sono
stati secoli di estrema importanza.
Quando l’indomani del 1861 Lo Stato appena costituito si trovò a dover unificare e costruire le strutture
portanti di un paese moderno, in una situazione complessa. Uno dei problemi più vistosi era rappresentato
dalla scarsa conoscenza della lingua unitaria dovuta al basso grado di istruzione, Che rendeva difficile porre
l’Italia sullo stesso piano delle nazioni europee più avanzate.

Per ridurre la percentuale degli analfabeti in Italia fu estesa all’intera penisola la legge Casati che, già varata
nel 1859 per il regno piemontese, avrebbe istituito anche nel nuovo Stato una scuola pubblica, con gratuità
e obbligo di frequenza dei primi due anni di elementari.
Successivamente a partire dal 1877, il sistema scolastico fu regolato dalla legge Coppino, che portò l’obbligo
ai primi tre anni delle elementari.
Solo nel 1904, con la legge Orlando, l’obbligo si estese fino a sei anni prevedendo un sesto anno di scuola
elementare per chi non avesse continuato gli studi.

Nei primi cinquanta-sessant’anni di vita del nuovo Stato furono importanti anche altre componenti della
storia sociale, politica ed economica come: il fenomeno dell’industrializzazione, che si tradusse nello
spostamento dalla campagna alle città; la creazione di un’unica amministrazione pubblica, che contribuì a
diffondere un italiano burocratico; l’istituzione del servizio militare obbligatorio.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale (quindi dagli anni 50 del Novecento ad oggi)
I primi anni dopo la Seconda guerra mondiale non furono semplici per l’Italia, che appariva
stremata dalla durezza del conflitto. Dopo poco si avviò, tuttavia, un periodo di grandi
trasformazioni economiche culturali e sociali. Nonostante gli squilibri di una crescita economica
che negli anni 60 avrebbe manifestato i propri limiti e prodotto le prime tensioni i risultati
raggiunti fecero parlare di un miracolo economico italiano. Nel giro di pochi anni si realizzò una
sorta di rivoluzione linguistica grazie ai mezzi di comunicazione di massa come la televisione che
ebbe una funzione pedagogica e riuscì a trasmettere un italiano semplice ma curato attento alla
fonetica, non va dimenticato il ruolo della scuola, dove aumentò la frequenza da parte di giovani
allievi in ogni area della penisola.

Potrebbero piacerti anche