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ASPERTI

Nel corso dell’alto medioevo giunge a compimento l’evoluzione linguistica che


porta dal latino alle lingue romanze → punto di partenza = latinità. Il passaggio è
articolato su più livelli.
Per le fasi più antiche disponiamo come basi degli ‘errori’, ‘storpiature’ e
‘barbarismi’ individuabili in testi ancora latini → sono innovazioni classificabili
come romanismi entro contesti conservativi. Pian piano iniziano a comparire
frammenti testuali più chiaramente volgari e poi testi romanzi integri e coerenti.
A partire dai secoli X-XI molti di questi testi hanno caratteristiche che permettono
di classificarli come testi letterari → ciascuno di essi è sfruttato, in qualità di
documento, come fonte di informazioni per lo sviluppo delle varietà linguistiche.
Nel confronto tra latino e volgari, una svolta decisiva si avrà alla fine del medioevo
e all'inizio dell'età moderna (con l'umanesimo, la riforma e l'invenzione della
stampa). Il processo di affermazione delle lingue moderne è graduale e lento. Il
latino, nella prima età moderna, si riduce progressivamente ad ambiti eruditi,
letterari ed accademici. Tuttavia, la continuità latina si mantiene forte in ambiti
di alta cultura. Alla fine del secolo XIX l'uso del latino era ancora normale in
determinati ambiti.
Nel 500 si ha l'affermazione definitiva e indiscutibile dei volgari romanzi.

CRITICA DEL TESTO → insieme dei principi teorici, di tecniche e di operazioni


finalizzate al tentativo di offrire ai lettori un'edizione critica di un testo, ossia una
versione criticamente verificata e attendibile di un testo, che cerchi di riprodurre
l'intenzione dell'autore nella maniera più precisa e completa possibile in rapporto
alla qualità dei dati disponibili.
PASSAGGI → censimento delle attestazioni disponibili (copie) che vengono definite
testimoni. L'insieme dei testimoni costituisce la tradizione del testo.
Analisi comparativa, finalizzata all’eliminazione di reperti inutili e
all'individuazione, all'interpretazione e alla spiegazione delle differenze rilevabili
tra i testimoni.
Distribuzione dei testimoni in un albero genealogico → al vertice si colloca
idealmente l'originale dell’autore (oppure un archetipo).
Definire una versione criticamente controllata e giustificata del testo in esame, se
sono presenti più testimonianze, l'editore dovrà ricondurre questa pluralità a una
unità.

PROBLEMA DELLE ORIGINI ROMANZE

La definizione di origini romanze riunisce in sé due macro fenomeni da collocare


in epoca altomedievale:

- La formazione e stabilizzazione delle parlate romanze, che costituiscono la base


delle lingue letterarie medievali e poi delle lingue nazionali d'ufficiale del mondo
moderno contemporaneo;
- La formazione e affermazione delle letterature volgari, di tradizioni di
composizione in volgare di testi e di sistemi di testi strutturati.

Lingue romanze, quali sistemi linguistici regionali distinti dal latino e tra di loro,
esistono perlomeno dall'inizio del secolo IX, ossia dall'età carolingia.
Le letterature romanze, come sistemi organizzati di tradizioni linguistico-letterarie
impiantate in forma strutturata e continuativa nelle varie regioni della Romania,
esistono dall'inizio del secolo XII per l'area gallo romanza e dall'inizio del XIII per
l'area iberica e per quella italiana.
Per tutte le età medievale la circolazione di testi avviene secondo modalità diverse
da quelle attuali, definite da fattori quali:

- presenza di forme diffuse di trasmissione orale, affidati anche alle capacità di


esecutori professionisti, genericamente classificabili come giullari.
- La civiltà della coppia manoscritta.

Entrambi questi aspetti sono accomunati dall'assenza di strumenti meccanici di


riproduzione delle opere e di prodotti librari.

Lo sviluppo delle lingue e quello delle letterature sono tra loro differenti →
l’affermazione delle parlate romanze, avvertita a livello di conoscenza linguistica e
confermata nei primi documenti scritti, precede di molto l'apparizione dei primi
testi letterari romanzi.
L’esistenza della lingua precede nel tempo la maturazione delle condizioni
favorevoli all'accettazione e alla valorizzazione di forme testuali organizzate,
composte nei nuovi idiomi volgari.
Inoltre c'è da sottolineare la produzione di uno iato sensibile tra l'epoca
presumibile dei fenomeni e l'epoca della loro documentazione, determinato in
estensione e caratteristiche da fattori storico culturali di vario ordine.
Per le lingue, una prima spiegazione fa riferimento al carattere comunque
secondario della scrittura rispetto all’oralità.
Per quanto riguarda la letteratura, la presenza egemonica del latino nel livello
culturale ed espressivo più alto interviene a contrastare e ritardare quella che
possiamo definire con la ‘emersione delle lingue e letterature romanze’, ossia
l'apparizione di forme testuali neolatine.
Il latino opera contro l'apparizione nello scritto dei volgari in qualità di argine o
filtro.
Il risultato è che le espressioni volgari sono trattenute a lungo aldilà della
scrittura o quantomeno viene ostacolata una loro stabile presenza nello scritto in
funzione di una conservazione nel tempo. Di fatto, una piena affermazione del
volgare nelle tradizioni scritte, si verifica solo nel basso medioevo, per imporsi in
maniera più netta dall'età della stampa e dell’umanesimo.
Da questo punto di vista, il sistema latino letterario appare contraddittorio nei
confronti dei volgari → esso funge da ostacolo e però anche da modello.
Questo stato di cose produce una soluzione di continuità nella documentazione,
che comporta una condizione di incompletezza nei modi e nei gradi della nostra
conoscenza → si deve presumere sia esistita una fase di gestazione delle lingue e
delle letterature romanze, ma per questa fase non disponiamo che di dati scarsi.
La conseguenza ha portato all'individuazione di un problema storiografico di
definizione globale delle ‘origini romanze’.
Un aspetto delle origini romanze di particolare rilievo, è quello del momento di
‘passaggio allo scritto’, ossia di conquista, da parte di volgari e di ciò che si scrive
in volgare, di una propria dimensione autonoma e specifica.

Questo snodo essenziale, che si manifesta col conseguimento della tradizionalità


letteraria in senso stretto, ha in se un aspetto particolare → quello del possibile
carattere ‘non necessario’ e anzi ‘volontario’ dell'adozione del volgare da parte
degli scrittori medievali. Essi avrebbero potuto continuare ad usare come
strumento espressivo il latino. Al contrario, nel mondo romanzo medievale alcuni
autori si sono coscientemente distaccati dalla tradizione letteraria latina,
adottando le lingue volgari e creando, da queste, un complesso innovativo di testi,
forme, generi, capaci di costituire rapidamente diverse tradizioni scrittorie.
Se è esistita una letteratura volgare e se dentro di essa si sono affermati dei veri e
propri autori, lo si deve al fatto che è esistita una compartecipazione iniziale di
autori e pubblico ad una medesima sfera comunicativa, determinata innanzitutto
linguisticamente. Entro questa sfera comunicativa, scrittori e pubblico hanno
condiviso le lingue e con esse una cultura volgare, costituita di valori, di temi, di
miti, di forme espressive in via di elaborazione.
Anche nella fase storica delle origini singoli autori e creatori possono aver svolto
un ruolo d'avanguardia, dando vita a nuove forme di sensibilità, ideando e
orientando un nuovo gusto letterario. Tuttavia, è altrettanto vero che questi nuovi
autori dovettero operare all'interno di un sistema linguistico culturale già almeno
parzialmente definito ma fortissimo.
In sintesi → è vero che un certo momento si manifestò un’opzione articolata in
favore della scrittura volgare. Tuttavia questa scelta, cosciente e volontaria presso
i singoli autori fu in sostanza una scelta storicamente obbligata, così come fu
obbligata quella per il volgare nella comunicazione, dal Concilio di Tours
nell'anno 813.
Entrambi gli orientamenti furono conseguenza di una rottura nel sistema
comunicativo avvertita ormai con nettezza in età carolingia, che impediva la
continuazione di soluzioni stilistiche e soprattutto linguistiche di compromesso,
che vedeva però al tempo stesso i nuovi testi romanzi come i continuatori ideali di
questi prodotti dell'età anteriore.

Parlando di origini delle letterature volgari, si ha a che fare con tradizioni


letterarie ancora nella fase di prima definizione.
Culture entro le quali inquadrare la questione delle origini letterarie romanze. →
a fronte di questi sistemi culturali e letterari in via di formazione possiamo
scorgere:

- La tradizione culturale latina e specialmente latino-cristiana che definisce il


livello più alto della produzione culturale e intellettuale del tempo. È quasi
inevitabile che elementi di provenienza latina, classica e medievale, risultino
presenti in vario modo in testi profani. Tutti i più antichi testi letterari
mostrano di essere stati modellati coscientemente entro la tradizione latino-
cristiana e di utilizzare tratti formali qualificanti ripresi dalle scritture latine.
- La tradizione profana e volgare, cui si devono aspetti tipici delle letterature
romanze: temi e motivi legati alla figura del cavaliere, del guerriero, della dama,
alla cortesia, all'amore, all'avventura, e comprendenti elementi di tipo
tradizionale anche come apporti di altre culture e così pure possibili riletture
basse di motivi di ispirazione religiosa.

Nel campo letterario-culturale legato ai volgari, l’individuazione da un lato


dell'eredità latina e latino-cristiana, dall'altro di elementi di novità del mondo post
romano e post imperiale, permette di focalizzare le due chiavi di lettura che sono
state proposte da varie scuole di pensiero per interpretare il fenomeno delle
origini delle letterature romanze:
- Da un lato una trafila colta, clericale, una mediolatina → si attribuisce
rilevanza primaria agli aspetti formali della scrittura, all'organizzazione
retorica, all'utilizzo di figure e di luoghi comuni, all'influenza di modelli
musicali elaborati, alle revisioni colte di storie leggende. Si attribuisce rilevanza
alla qualità complessiva della composizione, alla letterarietà nel senso più
ristretto e rigoroso del termine, che conferisce valore e dignità al prodotto
testuale. Per tutto ciò vengono ricercati i riscontri e antecedenti in ambito
mediolatino da individuare come i modelli da cui hanno cominciato a prendere
forma e consistenza le scritture volgari. Focalizzando l'attenzione sugli scrittori,
si pensa che questi si siano necessariamente e quasi naturalmente rivolti a tali
modelli per derivarne la componente di formalità e tradizionalità letteraria e
anche di autorevolezza che ancora mancava all'espressione volgare.
- Dall'altro lato c'è una linea popolare → si valorizzano gli aspetti tematici e
culturali, le strutture e i meccanismi narrativi di fondo. Si segnala il ruolo di
forme metriche di tradizione popolare, legate a modalità musicali anch'esse
tradizionali e di livello basso. Si dà credito alla possibilità che intorno questi
nuclei originari si siano elaborati nuovi temi e contenuti legati alla realtà
storica del tempo e siano venuti parimenti organizzando e affidando dei sistemi
formali, metrici e retorici innanzitutto, in grado di esprimerli secondo modalità
innovative, differenziate rispetto alla tradizione latina e continuatrici invece di
eredità ancestrali, etnico-folkloriche.

Almeno per l'alto medioevo, è preferibile non introdurre distinzioni rigide tra livelli
e sistemi di cultura contrapposti, bensì pensare in termini di cultura corrente,
definita come tratto unificante della società → accanto alla cultura destinata ad
una registrazione scritta (elitaria perché tecnica), ne abbiamo un'altra, non
destinata alla scrittura, che si distingue dalla prima nella funzione, nel complesso
dei suoi riferimenti e nella sua forma espressiva.
Gli aspetti innovativi sul piano della realtà storica complessiva sono percepibili in
maniera evidente già nei più antichi testi volgari conservati, ma si affacciano in
maniera significativa anche in quelli latini.
L'apparizione dei testi letterari romanzi si accompagna all’affermazione di una
nuova retorica, di nuove forme, di nuove modalità compositive → queste forme
volgari fanno qualche presa sulla produzione latina. Al contempo, topoi, assetti
stilistici e forme di tradizione latina sono innegabilmente presenti anche nella
produzione volgare.
In sintesi → una tradizione testuale latina e una volgare coesistono e si
influenzano: una è soprattutto scritta, l'altra soprattutto orale. La difficoltà
spesso insuperabile è costituita dal fatto che conosciamo solo testi scritti. Della
letteratura volgare conosciamo soltanto ciò che è stato conservato in forma scritta
ad opera di professionisti della scrittura latina.
Marc Bloch → storico, rileva che il latino esprime con fatica nello scritto concetti e
nozioni che richiedono invece il volgare.
Il latino esprime, per lungo tempo da solo, ciò che il volgare non è ancora
autorizzato ad esprimere o non è ancora in grado di esprimere ad un determinato
livello; e, soprattutto, è la messa in forma latina che permette la conservazione
del testo risultante.
Si produce dunque una mediazione → alcuni testi latini testimoniano attraverso
alcuni loro caratteri, l’emerge al loro fianco, di tematiche e forme nuove. È difatti
evidente che la cultura latina mostra di subire una pressione crescente da parte
della cultura volgare in corso di apparizione.
Vi è dunque quello che si potrebbe definire come un ‘fondo romanzo’, per la sua
natura legata più immediatamente alla dimensione dell’oralità.
Questa componente romanza si manifesta per spezzoni e tracce prima della sua
transizione allo scritto → essa va postulata come un dato di partenza
indispensabile e ineludibile.
Anche una volta conquistato uno spazio nella dimensione dello scritto, resta per
lunghissimo tempo complessivamente subalterna → la componente volgare però
dalla sua l’enorme potenziale conferito dall'espressione naturale contrapposta alla
lingua nella peculiare condizione in cui si trova il latino medievale (non lingua
morta ma neppure viva se non in una dimensione meramente intellettuale o
formale).
La situazione evolve in epoca basso medievale → è questa età fra XIII e XIV secolo
quella in cui il distacco fra i due tipi di pubblico assume definitivamente una
qualificazione sociale: non più clerici e illetterati separati da un abisso tecnico,
ma alfabetizzatati e non alfabetizzati. I primi nella stretta necessità di dominare
un complesso di pratiche economiche e giuridiche profondamente legate alla
scrittura, i secondi depositari di una cultura tradizionale, con meccanismi di
sviluppo estremamente lenti, pure se destinata a commescersi con echi e stimoli
provenienti dalla letteratura scritta per creare nuovi modelli di gusto e nuove
pratiche compositive dotate di specifica originalità.

Nel medioevo inizia un processo graduale di disgregamento e ricomposizione →


una crisi del sistema imperiale romano avviene già alla fine del III secolo nella
separazione in due parti dell’impero, occidentale e orientale. Questa divisione
sancisce la differenza tra un Occidente culturalmente e linguisticamente latino e
un oriente greco.
Alla fine delle IV secolo e nel V, in Occidente l'unità politica si disgrega a seguito
delle invasioni barbare → ne consegue l'indebolimento del centro e la formazione
di una serie di regni fondati su nuclei di popolazioni germaniche.
Le conseguenze di questa crisi furono durissime anche sul piano culturale e
linguistico:

- Viene a mancare un'autentica unità politica, si appanna l'immagine del centro


e e svanisce la sua funzione. La quantità e la percentuale di popolazione che
risiede nelle città diminuisce.
- Le invasioni con i loro aspetti più brutali e le guerre che si susseguono causano
danni gravissimi, anche nei settori delicati come quelli dell’istruzione.
- Appaiono nuovi diritti, fondati sulle tradizioni etniche delle nuove popolazioni.

Ulteriori modificazioni degli assetti territoriali si producono tra VI e VIII secolo:

- Le divisioni del dominio franco nell'età carolingia e ancora precarolingia.


- Gli sconvolgimenti prodotti nella penisola iberica dall'invasione degli arabi del
711.
- Le suddivisioni interne all'Italia a seguito delle invasioni longobarde e
bizantine.

È tra V e VI secolo che si colloca il momento di prima crisi della latinità.


La cesura tra mondo antico e medioevo non è nettissima e la trasformazione si
produce in un lasso di tempo relativamente lungo. In questa fase di passaggio si
manifestano alcuni fattori di continuità.
La Chiesa si afferma definitivamente come fattore di ordinamento e
consolidamento sul piano amministrativo → il riconoscimento della sede del
papato portò con sé il mantenimento di una centralità romana e di un'idea di
centro.
Sopravvivono, anche se in tono minore, la scuola e le strutture amministrative di
gestione del potere.
Un ruolo fondamentale in questi anni, viene assunto dal cristianesimo → essendo
una religione rivelata, ha a suo fondamento un corpus testuale, le sacre scritture.
La Bibbia circola in Occidente in latino, accanto alle tante versioni (soprattutto
alla Vetus latina), è destinata ad affermarsi quella detta ‘Vulgata’ → redatta a fine
IV secolo da San Girolamo.
Dal momento che la Bibbia è un testo difficile e necessità di interpretazioni, si
produce in Occidente un’amplissima letteratura legata alla Bibbia, ovviamente in
latino.
Tra i padri della Chiesa, in Occidente, ha importanza determinante Sant’Agostino
→ principale promotore di un'opera di mediazione tra tradizione classico pagana e
tradizione cristiana. Tenta di armonizzare sistemi di valori tra loro in partenza
lontani. Agostino proponi un intero e coerente nuovo modello culturale ed
educativo, che faccia tesoro della tradizione antica, mettendola al servizio della
cultura cristiana. Nel suo progetto, il sistema d'istruzione antico, fondato sulle
arti dette liberali, viene convertito e riorientato in senso cristiano, finalizzato alla
formazione del sacerdote.
Nel ‘De Doctrina Christiana’ Agostino materializza la figura del nuovo intellettuale
cristiano attraverso l'immagine degli ebrei in fuga dall’Egitto con le ricchezze che
potevano portare con sé aldilà della Rosso verso la terra promessa → ciò che si
può trasportare in questa grande operazione di traghettamento culturale dal
paganesimo al cristianesimo, tutto ciò che è compatibile con l'insegnamento di
Cristo.
Il modello agostiniano si impone rapidamente → esso è sostanzialmente adottato
a base dell'organizzazione dei monasteri.
Nei secoli seguenti, la produzione altomedievale latina linguisticamente più
innovativa apre la strada agli usi iscritti dei volgari. La formulazione di lingua
romana rustica, con la quale il volgare viene per la prima volta identificato come
lingua diversa dal latino, sottolinea la continuità romana nella riconosciuta
diversità idiomatica.

Sono da mettere in speciale evidenza come risultati dell'eredità cristiano latina


due aspetti:

- La presenza del latino come elemento unificante a livello sia culturale sia anche
linguistico su scala che possiamo definire come europea. La pratica di
comunicazione scritta e orale in latino è diffusa e radicata in tutti i paesi della
cristianità occidentale. Il latino, trasmesso inizialmente dalle istituzioni
religiose come lingua del cristianesimo romano, si mantenne come lingua di
cultura anche oltre la frattura segnata dalla riforma nel XVI secolo, che porta
con sé i volgari nazionali come le lingue delle pratiche di culto.
- La presenza di modalità di scrittura in quello che chiamiamo ‘alfabeto latino’ e
nelle scritture che lo mettono in pratica, le quali continuano anche oggi.

In epoca tardo antica si registra una crisi evidente del latino come modello
linguistico unificante della società. Non vi è più una modalità stilisticamente e
grammaticalmente definita a cui sia attribuita una posizione di dominio, si
affermano invece tendenze localistiche (a seguito dell’indebolimento del centro).

LETTERATUTA → caratterizzata da cambiamenti essenziali rispetto all’età


classica, è ormai solo cristiana. Ciò implica la cancellazione dei generi
strettamente profani, come la poesia satirica. Questi generi eliminati,
rinasceranno solo dopo l’anno 1000. Tuttavia, c’è lo sviluppo di nuovi generi a
compensare quelli eliminati → racconti della vita di santi, agiografie. Questi testi
richiedevano una piena e facile comprensione.
Più antichi testi letterari romanzi conservati → poesie religiose, vite di danti i
versi, frammenti di sermoni. Alcuni continuano da forme latine, altri utilizzano
mezzi nuovi.
Inizialmente, in questi testi si utilizzava il ‘sermo humilis’, lo stile basso →
gradualmente si affaccia e si generalizza il termine ‘sermo rusticus’ per indicare
lo stile adatto a rivolgersi ai fedeli poco istruiti.
Rilevante è l’attenzione dimostrata nei confronti della comunicazione e della
comprensione.

Il passaggio dal latino ai volgari, può essere suddiviso in tre tappe:

- Nascita di una nuova oralità → evoluzione dei sistemi linguistici: le nuove


lingue si sviluppano dal latino volgare, il latino classico è un punto di
riferimento ideale.
- Presa di coscienza di questa metamorfosi → presa di coscienza dell’evoluzione
avvenuta e della diversità delle lingue.
- Consacrazione della nuova oralità da una nuova forma di scrittura →
elaborazione e utilizzo di un sistema di riferimento nello scritto della nuova
oralità romanza.

Gli ultimi due punti sono evidenti nell’età carolingia, il primo è invece oggetto di
discussione.

La rinascita carolingia è uno dei momenti decisivi della storia della cultura
occidentale, epoca di ricoperta e copiatura di classici e di rinnovato impulso
creativo. La riforma carolingia del latino, e con essa la rifondazione classicista
della cultura letteraria e delle sue espressioni, partecipa al grande progetto di
edificazione di un’Europa cristiana, fondata su fattori comuni.
Tutti i più importanti testi letterari romanzi dei secoli X-XI mostrano di essere
stati elaborati in ambienti permeati da letteratura latina (esempio → il testo
romanzo dei Giuramenti di Strasburgo compare in un’opera cronistica, la
Cantilena di Sant’Eulalia segue da un modello metrico musicale ideato in ambito
latino).
Dal punto di vista linguistico, la riforma carolina cerca di restaurare la norma
linguistica antica → è a partire da questo momento che comincia ad apparire
evidente la distinzione tra latino riformato e latino parlato.
Il primo documento nel quale appare ormai assodata questa differenza tra latino
normativo e latino parlato è una deliberazione del Concilio di Tours dell’813.
Nella diciassettesima deliberazione, si scorge la presa di coscienza dell’esistenza,
accanto al latino, di una vera a propria lingua parlata dal volgo, una lingua
‘romanza’.
Nella diciassettesima deliberazione si raccomanda ai vescovi di tenere omelie
tradotte nella lingua parlata dai ‘rustici’ oppure in tedesco, affinché esse siano
comprese da tutti. Il verbo ‘transferre’, ‘tradurre’ implica il riconoscimento della
diversità delle lingue.
L’indicazione cronologica del Concilio di Tours è valido per la Gallia, nelle altre
regioni della Romània, la presa di coscienza di un’opposizione linguistica si ha
più tardi → in Italia avviene dopo circa un secolo,

PRIMI DOCUMENTI DELLE LINGUE ROMANZE

I fenomeni innovativi si collocano nella dimensione orale, del parlato → lo scritto


è più conservativo, ma ne può riflettere alcuni aspetti.
Primi documenti romanzi → materiali simili ai documenti in latino volgare:
- testi latini che presentano singole unità innovative.
- testi che documentano il lento passaggio verso autonome manifestazioni scritte
di un’espressione orale romanza.
- testi ormai chiaramente romanzi.

In primo luogo, troviamo testi di leggi che spesso adottano termini correnti → le
innovazioni sono singoli elementi lessicali che però documentano una realtà
linguistica e storica che sta cambiando.
Si tratta di un fenomeno di acquisizione di neologismi.
Abbiamo poi glosse e glossari → esplicazioni di termini o espressioni non
immediatamente comprensibili.

Accanto a questi testi che non presentano riassetti significativi del sistema
grammaticale o che accolgono innovazioni isolate, ne incontriamo altri nei quali le
modificazioni morfo-sintattiche e stilistiche acquistano peso e finiscono con
l’incidere profondamente sulla fisionomia linguistica degli scritti → ciò accade nei
testi giuridici e in quelli agiografici.
Per la lingua di questi testi è utilizzato il termine ‘latino circa romanzo’.
In molti testi scritti tra VI e VIII-IX secolo è individuabile la presenza di una realtà
linguistica classificabile come ‘latino della parola’ → casi nei quali la lingua
parlata filtra senza però irrompere nella lingua scritta. Ci sono due gruppi di
testi: quelli con carattere didattico-prescrittivi (si riflette un uso ordinario) e quelli
a carattere testimoniale (trasposizione nello scritto di momenti speciali di
comunicazione).

C’è da fare un distinzione tra:

- I più antichi testi romanzi con formulazione generica, le più antiche


attestazioni dell’uso nello scritto di modalità linguistiche coerenti che possono
dirsi romanze,
- I più antichi testi letterari romanzi, nei quali si riconosce la messa in opera di
una volontà espressiva e formale legata precisamente allo strumento del
volgare. Testi nei quali il grado di coerenza formale tende ad essere massimo.

Giuramenti di Strasburgo e Placiti Campani → esempi di trasposizione fedele


nello scritto di forme speciali e molto controllate di oralità.
Una capacità creativa e d’invenzione si manifesta con certezza in maniera
prepotente nei testi romanzi, solo a partire dalla fine del XI secolo, sulla base di
una nuova sensibilità legata al volgare. È in realtà solo a partire dagli anni
intorno al 1100 che si può parlare a pieno titolo di ‘letterature romanze’.
È però evidente che già nei due secoli anteriori è possibile individuare nella
regione gallo-romanza una serie di testi che si distanziano nettamente dagli altri
antichi documenti linguistici romanzi per l’intensità della cura formale e creativa,
per la qualità della scrittura che ne risulta e per l’impegno complessivo che li
anima.
Si tratta di componimenti in versi, concepiti per il canto o la declamazione.
I nuovi testi letterari romanzi acquisiscono rapidamente carattere di compiutezza,
di pienezza formale. Essi dimostrano di aver conseguito una piena autonomia.

ANTICHI TESTI ROMANZI → il più antico testo volgare conservato di una certa
estensione sono i GIURAMENTI DI STRASBURGO (842), il più antico testo
letterario è invece la SEQUENZA DI SANT’EULALIA (880-890).
Rispetto agli altri testi, i giuramenti sono contraddistinti da un sicuro carattere
monumentario che li distanzia dalla condizione incerta dei graffiti e iscrizioni
romane, e dalla pura dimensione documentaria.
Rispetto ai Placiti Campani, i giuramenti si distaccano per la maggiore
complessità del dettato e si pongono come antefatto diretto della sequenza.
Rispetto ad essa, i giuramenti fungono da introduzione espositiva e da termine di
confronto ravvicinato.
Nella sequenza, la lingua francese viene utilizzata per la prima volta con una
funzione espressiva guidata da una chiara intenzionalità letteraria.

GLOSSE E GLOSSARI → non si tratta di testi organici veri e propri, ma di


spiegazioni e di traduzioni. Sono opere di esplicazione, illustrazione e commento
di testi, sviluppati sistematicamente in latino per la Bibbia, ma anche in ambienti
universitari per trattati teologici, giuridici e medici.
Per la maggior parte, si tratta di glosse di tipo lessicale, che documentano
l’evoluzione del vocabolario in epoca alto-medievale, disposte accanto ai testi.
Le glosse a volte compaiono radunate e classificate in glossari.
Tra i glossari di spicco si ricordano → Glossario di Monza (inizio X secolo, in
greco-latino), Glossario di Kassel (IX secolo, frutto di un’inchiesta linguistica ante
litteram condotta da uno scrivente di lingua germanica presso parlanti romani,
180 coppie di lemmi).
GLOSSARIO DI REICHENAU → inizio secolo IX, contenuto in un manoscritto del
X secolo, raccolta di 5000 lemmi accompagnati dalle rispettive esplicazioni. La
maggior parte dei lemmi sono parole difficili incontrate nelle Sacre Scritture
(glossario biblico), le altre parole sono invece riferite anche ad altri scritti religiosi,
come le agiografie (glossario alfabetico).
È significativa la frequenza di glosse esplicative che corrispondo a forme presenti
in un’antica versione dal greco della Bibbia, la Vetus Latina, usate per chiarire
termini che compaiono nella Vulgata di San Girolamo → si confrontano due livelli
diversi di latino, uno cronologicamente più antico, avvertito come più chiaro, ed
uno posteriore, più controllato e studiato.
L’interesse, nella maggior parte dei casi, è esclusivamente lessicale → si tratta di
lemmi isolati, in genere sostantivi.
La grafia non registra nessuna evoluzione sostanziale. L’insieme delle annotazioni
testimonia il processo di rinnovamento del lessico latino.
Caratteristiche → tendenza alla sostituzione di monosillabi e parole brevi latine
con forme più ampie e regolari, crisi del sistema latino dei comparativi/superlativi
esperti tramite desinenza, semplificazione pronomi, regolarizzazione dei temi
verbali con neoformazioni e modificazione dei paradigmi.
GLOSSE SILENSI → inizio XI secolo, prendono il nome da un monastero a
Burgos, il manoscritto contiene principalmente una raccolta di sermoni, le glosse,
368, riguardano per lo più l’ultima opera, un penitenziale.
GLOSSE EMILIANENSI → 145 annotazioni esplicative contenenti volgarismi. Le
annotazioni a volti sono vere e proprie frasi.
Caratteristiche → introduzione articolo, tendenza all’espressione del soggetto,
sistema romanzo dei plurali.

TESTI ROMANZI ANTICHISSIMI → la dimensione di questi testi è in genere


minima e il loro limite cronologico non è fissato in maniera rigida → l’Europa
romanza si muove a velocità differenti.

ITALIA → tra i documenti più significativi:

- POSTILLA AMIATINA → 1087, due righe che un notaio aggiunge alla fine di un
atto per una valutazione come formula di scongiuro.
- ISCRIZIONE DI SAN CLEMENTE → didascalie che illustrano una scena di
martirio del santo.
- TESTIMONIANZE DI TRAVALE → frasi in volgare inserite in atti e relative a
duna controversia circa la proprietà di alcuni casolari.

INDOVINELLO VERONESE → due frasi, la prima in volgare e la seconda in ottimo


latino, inserite da due mani in un codice di origine iberica. L’aggiunta delle due
frasi è stata datata alla seconda metà del VIII secolo.
La frase romanza corrisponde a un indovinello che cela, attraverso metafore,
l’attività dello scrivere, la sua esatta identificazione linguistica è controversa. La
componente latina è ancora forte e la si avverte chiaramente in diversa grafie:
terminazione imperfetti con -b-. L’articolo è assente. Elementi innovativi sono: la
perdita delle marche di caso nei sostantivi e negli aggettivi e di persona nei
predicati verbali.
Le incoerenze rilevate sono probabilmente dovute acca possibilità di una
diffusione dell’indovinello tra aree linguistiche non omogenee.

ISCRIZIONE DELLA CATACOMBA DI COMMODILLA → iscrizione in lettere


capitali, graffita in verticale su una parete della catacomba di Cammodilla, a
Roma, prima metà IX secolo. Si tratta di un ammonimento rivolto agli officianti
per ricordare di non pronunciare ad alta voce le parti segrete delle orazioni.
L’articolo qui è utilizzato in maniera simile all’uso moderno, l’imperativo ha la
forma moderna romanza di NON + INFINITO.

PLACITI CAMPANI → quattro formule testimoniali, di testimonianza giurata,


espresse in volgare. Sono tra loro molto simili.
Le quattro formule compaiono ciascuna all’interno di altrettanti ampi documenti
latini degli anni 960-963, provenienti da una zona della Campania settentrionale.
I documenti contengono sentenze emesse da tre giudici a proposito di terreni
contesi tra fondazioni monastiche e signori laici del luogo. L’obiettivo era il
consolidamento delle proprietà delle fondazioni monastiche. Le formule volgare
costituiscono il cuore del documento.
È rilevante che i personaggi che testimoniano sono chierici e notai, non illitterati
→ l’impiego del volgare sembra riflettere un uso che privilegiava l’evidenza
comunicativa.
A livello morfo-sintattico è evidente una componente latina. I tratti distintivi
dell’area italiana sono: conservazione delle vocali finali latine, presenza di
geminate e plurali senza -s.

CONTO NAVALE PISANO → elenco di spese sostenute per l’allestimento di una o


più navi, sono in un codice di Filadelfia, dove il foglio di pergamena che lo
contiene era stato utilizzato come parte della legatura. Si tratta della prima
documentazione scritta di una certa estensione nella quale sia utilizzata la varietà
toscana. Il testo è ricco di tecnicismi e l’appartenenza al tipo linguistico italiano è
garantita dai seguenti tratti: conservazione vocali finali latine, conservazione
geminate, conservazione occlusive intervocaliche, plurali senza -s, preposizioni
‘di’ e ‘in’.

FORMULA DI CONFESSIONE UMBRA → testo liturgico devozionale, i suoi


connotati linguistici sono ancora quelli di un testo di transizione, nel quale singoli
elementi volgari e intere unità sintattiche sono inserite all’interno di un’ossatura
testuale di impianto latino.

PENISOLA IBERICA → ‘Noticia de Kesos’ → lista di formaggi consumati in un


convento, databile a poco prima dell’anno 1000, ha carattere pratico e attesta un
uso ormai corrente del volgare per registrazioni utilitario.
‘Noticia de fiadores’ → più antico testo conosciuto scritto in portoghese, 1175,
annotazione conservata in una pergamena riportante un elenco di personaggi che
si impegnano a fornire una garanzia in denaro.
‘Dai Grigioni’ → scritte inserite, assieme ad alcuni vangeli, in un manoscritto
contenente il ‘De Officiis’ di Cicerone.

GIURAMENTI DI STRASBURGO → con questo testo si registra un salto


qualitativo epocale, dovuto alla sua ampiezza, alla sua alta organizzazione, alla
sicura intenzionalità della conservazione ‘storica’. Tutto ciò gli conferisce una
posizione di prominenza assoluta.
Duplice formula di giuramento in lingue volgari, in romanzo e in germanico,
contenuta nella ‘Storia dei figli di Ludovico il Pio’, scritta da Nithard, nipote di
Carlo Magno.
La Storia narra le vicende del conflitto che oppose alla morte del padre i tre figli:
Lotario, Ludovico e Carlo. La guerra fu decisa dall’alleanza tra Ludovico e Carlo,
che portò al trattato di Verdun.
Un passaggio essenziale verso il trattato di Verdun, fu un incontro, avvenuto a
Strasburgo il 14 febbraio 842, tra Carlo e Ludovico e i rispettivi eserciti → i due
sovrani giurarono, ciascuno nella lingua dell’altro.
Un elemento rilevante, è il fatto che Nithard abbia riportato il testo in entrambe le
due lingue volgari, contravvenendo alla convezione storica di utilizzare un’unica
lingua narrativa. La scelta sottolinea l’importanza dell’avvenimento → indica Los
viluppo di un’identità etnico-linguistica che si può cominciare a definire
nazionale.
Caratteristiche → distinzione ‘u’ e ‘v’, in un solo caso è stato utilizzato il segno -j-
per la semi consonante latina, utilizzo dell’apostrofo per segnalare elisione, la
morfologia nominale mostra il sistema bi-casuale gallo-romanzo.
Nella cronaca si esplicita che il doppio giuramento venne pronunciato in lingua
‘romana’.
L’ampiezza, la solennità e la complessità del dettato dimostrano un’acquisita
coscienza delle possibilità espressive della lingua corrente.
Tutto ciò, ha sempre indotto gli studiosi a vedere nei Giuramenti, l’atto ufficiale di
nascita delle lingue romanze come strumento espressivo evoluto. In realtà, essi
possono essere visti sia come punto di partenza, si come punto d’arrivo.
Il suo testo, è tuttavia caratterizzato ancora da tratti contraddittori → si avverte
l’influsso di una tradizione latina di cancelleria, l’ordine delle parole tende ad
essere fedele al latino, resistenza all’introduzione di articoli.
Impronta latina → è da interpretare come il risultato di una consapevole volontà
di conferire al testo in volgare una solennità formale che il volgare ancora non
aveva.

SEQUENZA DI SANT’EULALIA → codice pergameneo di 143 fogli, assegnabile al


IX secolo e proveniente dal monastero benedettino di Saint-Amand sul confine
franco belga.
Il codice contiene la traduzione latina dei sermoni teologici di San Gregorio di
Nazianzo. Alla fine del codice vennero operate alcune aggiunte di testi brevi da
parte di tre diverse mani tutte attribuibili su base paleografia alla fine dello stesso
secolo. Si tratta in tutto di quattro componimenti → sul fronte venne trascritta
una sequenza latina dedicata a Santa Eulalia, sul retro della stessa carta venne
in seguito trascritta la sequenza volgare della Santa. Lo spazio ancora disponibile
in fondo inizia la trascrizione del 'ritmo germanico su Ludovico di pia memoria,
figlia di Ludovico anch’egli re’, completata poi su due fogli ulteriori appositamente
aggiunti alla fine del codice. Sempre sui medesimi fogli, a seguito del testo
germanico, compare un'altra sequenza latina di argomento religioso.
È significativo che i due testi volgari, l'uno romanzo e l'altro tedesco, siano
trascritti dalla stessa mano.
La sequenza è un tipo di componimento della tradizione latina altomedievale,
concepito a partire da una base musicale. La sequenza è alla base di alcune
rielaborazioni formali in campo romanzo, ma nella sua tipizzazione originaria è
una forma pressoché esclusiva della tradizione latina.
Non ci sono altri esempi di sequenza nella produzione romanza più antica → si
può affermare che l’Eulalia, primo testo letterario romanzo, fa uso di una forma
latina, non desueta, ma di stringente attualità.
La sequenza è composta da 14 periodi ritmici di lunghezza diseguale. La struttura
ricalca in gran parte quella della sequenza latina, tanto che si può legittimamente
pensare che due componimenti prevedessero la medesima melodia. Le due
sequenze sono diversissime dal punto di vista del contenuto e della struttura
poetica → la sequenza latina ha un'intonazione lirica, un andamento quasi
elegiaco e un lessico ricercato, la sequenza volgare ha un assetto decisamente
narrativo e descrive la funzione esemplare del martirio della santa. Si possono
immaginare funzioni diverse e anche pubblici in parte distinti per le due
sequenze.
A pochissimi decenni di distanza dai Giuramenti di Strasburgo, la lingua della
sequenza si presenta considerevolmente più nitida, il testo esemplifica bene
diverse caratteristiche linguistiche dell'area gallo romanza settentrionale.
Ci sono, tuttavia, alcuni tratti ortografici conservativi nei confronti del sistema
latino, come la conservazione delle geminate.
È importante sottolineare la priorità cronologica dell'area gallo-romanza → non è
un caso che questa regione sia quella più fortemente innovativa entro la Romània
antica.
I più antichi testi romanzi sono rappresentati da formule di giuramento, fornite di
una propria autonomia e provviste anche di caratteri funzionali e formali precisi.
Senza la presenza dei rispettivi testi contenitore latini, le formule romanze non
possono esistere.
Le antiche documentazioni di uso del volgare racchiudono diversi aspetti
essenziali della fase delle origini ed in particolare del processo che si sviluppa tra
le prime attestazioni romanze e l'affermazione di tradizioni scrittorie vere e
proprie.
L'avvio della letteratura in area francese sembra delinearsi con grande forza e
chiarezza: in realtà, il cammino si rivela assai più lento e faticoso. La sequenza di
Sant’Eulalia adotta una veste formale metrica tipicamente latina → servirà
almeno un secolo perché si comincino a definire le prime soluzioni espressive più
propriamente romanze, e un'altro ancora perché queste presenze si consolino,
venendo a costituire le basi di un sistema letterario volgare che si manifesta in
tutta la sua forza innovativa a cavallo tra XI e XII secolo, intorno all’anno 1100.

LE ORIGINI DELLE LETTERATURE ROMANZE

Un percorso lungo separa queste prima prove dalle vere e proprie letterature
romanze del Medioevo.

Due tappe scandiscono questo percorso nell’Occidente romanzo:

- la prima, fino all’anno 1000, fatta ancora di apparizioni isolate, fase di genesi
remota.
- La seconda, XI secolo per l’area gallo-romanzo e XI-XII secolo per quella iberica
e italiana. Durante questa fase nell’area gallo-romanza le documentazioni di
carattere letterario si infittiscono, arrivando alla produzione di testi letterari di
primo livello. In Iberia e in Italia si cominciano a delineare le condizioni per lo
sviluppo di una produzione letteraria autonoma.

I componimenti gallo-romanzi dei secoli X e XII si concentrano in generi


d’ispirazione religiosa, i testi sono destinati al canto. Mancano i generi profani,
come la lirica amorosa, le canzoni di gesta e i romanzi d’avventura → questi
generi appaiono di colpo, ma perfettamente formati negli anni a cavallo tra XI e
XII secolo, attorno all’anno 1100.
Di qualche decennio anteriore sono invece i testi religiosi volgari di carattere
agiografico e quelli lirici religiosi che appaiono quasi come un precedente della
prima lirica cortese amorosa profana.
Un dibattito molto ampio si è aperto circa la provenienza dei testi profani e la loro
relazione con i testi religiosi che li precedono.

IX-XII → stagione più importante e produttiva della letteratura latina medievale.


Questa epoca vede la riscoperta dei classici, anche per le loro qualità letterarie.
Tutto ciò si traduce in una produzione variegata, molto ricca, anche se con
qualche discontinuità.
Emergono nel tempo nuovi profili di intellettuali → accanto agli scrittori di
formazione ecclesiastica, ne compaiono altri, definiti come ‘letterati’. Accanto agli
studiosi formatosi nei monasteri, compaiono quelli attivi nelle scuole cattedrali e
poi nelle università.
Sul piano delle tipologie testuali, oltre ai generi già attestati in precedenza
(agiografie ecc…), appaiono una grande produzione di poesia ritmica, la poesia
musicale, e le prime forme teatrali strutturate, quali sviluppi drammaturgia in
rapporto con festività e celebrazioni.
Più tardi compaiono raccolte di narrazioni in prosa.
Tutto questo fa avvertire uno spostamento nell’equilibrio interno del repertorio →
da una preminenza di forme e tipologie legate alla predicazione, si va verso uno
sviluppo di forme più controllate e più elitarie, maggiormente connotate in senso
individuale.

TESTI MEDIO-LATINI → alcuni testi latini dei secoli X-XI, nella Romània,
sembrano mostrare temi e forme specifiche della letteratura romanza.
CANTILENA DEL FARAONE → l’estensore della cantilena rende in buon latino un
componimento metrico sicuramente volgare, riguardante guerre tra Franchi e
Sassoni.
NOTA EMILIANENSIS → breve testo latino nel quale viene riportato in latino lo
schema narrativo di un racconto epico relativo ad una spedizione di Spagna di
Carlo Magno. La trama corrisponde all’assetto generale della Chanson de Roland.
Nell’opera compaiono anche personaggi che poi faranno parte della Chanson.
FRAMMENTO DELL’AIA → incompleto dell’inizio, trasmesso da un manoscritto
francese. È un esercizio scolastico circa la prosificazione di un poema epico latino
sconosciuto che descrive l’assalto ad una città fortificata. L’azione sis viluppa
secondo meccanismi simili a quelli dell’epica francese.

Alle testimonianze di carattere letterario, si aggiungono testimonianze indirette,


allusioni, riferimenti in opere storiche, documenti e testimonianze iconografiche.
Le testimonianze iconografiche dimostrano l’esistenza di vie lungo le quali si
diffondevano leggende e storie per tutto l’Occidente medievale. Le condizioni
complessive dell’Occidente e il clima culturale, nel XII secolo, sono favorevoli a
scambi culturali e contatti → ciò è una premessa all’affermazione delle nuove
letterature romanze.

Modelli individuati per l’interpretazione della genesi delle letterature romanze:

- Modello dotto e religioso o clericale, ambienti scolastici e monastici, valore


formativo. Elaborato a partire da esempi anche latini e poi utilizzato a sua volta
come modello e punto di riferimento per i componimenti profani.
- Modello popolare, opposto al primo. Esalta la funzione della tradizione popolare
come veicolo di trasmissione dei nuclei tematici e dei componimenti stessi.

Il primo modello forma un’ipotesi letteraria, è un modello attivo e formante, opera


sia a livello della composizione dei testi in lingua volgare in ambienti colti, sia a
livello della trasmissione dei testi. Le letterature romanze vengono viste come uno
sviluppo del movimento che inizia con la rinascita carolingia.
Il secondo modello forma un’ipotesi opposta, tende a svincolare la fase di genesi
della componente colta, letteraria e scritta, che ha funzione poco rilevante.
Questa ipotesi è di impianto romantico e fa riferimento a modelli di tipo
tradizionale e folklorico, propri della dimensione popolare.
Sicuramente la gente del Medioevo ha raccontato, cantato e ballato con testi
legati alla lingua corrente e provvisti almeno di una minima struttura metrica →
circa la loro esistenza fanno fede le ricorrenti ammonizioni ecclesiastiche contro
dei canti amorosi o legati a tradizioni folkloriche.
È dunque scontata la presenza di un ‘fondo tematico’ di tipo tradizionale.
Il carattere curato e finito ma al tempo stesso innovativo riconosciuto in molti
testi romanzi della fase più antica, fa pensare che l’aspetto formale sia decisivo
per l’apparizione e il consolidamento delle nuove espressioni letterarie romanze.
I volgari riescono a costituirsi in tradizione letteraria nel momento in cui ad essi
sono applicate soluzioni formali che li rendono degli di questo statuto.
Conseguenza di ciò è che il processo di apparizione delle letterature romanze
medievali è soprattutto un processo di definizione formale che va seguito sul
piano dell’espressione e dei contenuti.
TESTI LETTERARI DELLE ORIGINI → prodotti di mediazione e di sintesi, nei
quali si presentano caratteri tradizionali di fondo, reinterpretati in misura
maggiore o minore a confronto con la tradizione di scrittura che ne modella la
configurazione testuale.
La cultura letteraria latina opera come punto costante di riferimento per gli
scrittori.
Il XII secolo segna una svolta circa i rapporti reciproci tra tradizioni latine e
tradizioni volgari, che vede il delinearsi della supremazia delle tradizioni volgari
negli ambiti più strettamente letterari. Questa inversione di tendenza ha come
centro l’area gallo-romanza ed è preannunciata da un considerevole numero di
testi attribuibili ai due secoli precedenti, X e XI.

I PIÙ ANTICHI TESTI LETTERARI ROMANZI

Opere letterarie romanze pervenute anteriori al XII secolo → la maggior parte


provengono dall’area gallo-romanza, nettamente precoce rispetto alle altre.
Questa area occupa una posizione di preminenza rispetto a tutte le altre e svolge
una funzione di modello e di orientamento. Tale posizione si mantiene fino alla
fine del XIII secolo.
Motivazioni → più rapida evoluzione dei sistemi linguistici e precoce prese di
coscienza di questi sistemi, sviluppo di un’attenzione specifica ai problemi della
comunicazione, relativa omogeneità degli assetti territoriali, contatti con aree
limitrofe produttive in campo volgare.

LINGUA D’OÏL

SEQUENZA DI SANT’EULALIA → 880-890, 29 versi disposti in 14 periodi di 2


versi ciascuno, con l’ultimo irrelato. Marcati elementi dialettali valloni di base con
pochi, ma evidenti, tratti estranei (piccardi e franciani).

SERMONE SU GIONA → X secolo, testo con latino e francese alternato conservato


in un codice. 37 righe di scrittura, proviene dalla stessa regione dell’Eulalia. Si
tratta di appunti incompleti. È l’unico a non essere in versi.

VIE DE SAINT LÉGER → X secolo, 240 ottosillabi in strofe di 6 versi assonanzati


a coppie. Testo vallone con sovrapposizione di tratti linguistici pitou.

PASSION → X secolo, 516 ottosillabi in 129 strofe di 4 versi, assonanzati a due a


due.
VIE DE SAINT ALEXIS o CHANSON DE SAINT ALEXIS → XI secolo, lingua antica
che corrisponde ad uno stadio anteriore a quella utilizzata nella Chanson de
Roland.
Testo su 5 strofe di decasillabi di tipo ‘epico’ legati da assonanza. Nella redazione
più antica del manoscritto il poemetto conta 625 versi.
Il testo volgare venne originariamente composto in un territorio della Francia
settentrionale. Una copia antica del manoscritto proviene certamente dall’area
vallone → il poemetto ebbe anche un’ampia diffusione nella regione anglo-
normanna.
Gli assetti testuali dei vari manoscritti sono variabili → sicuramente si sono
verificate delle sovrapposizioni tra versioni concorrenti, non identiche, già al
tempo delle più antiche copie conservate.
TRADIZIONE MANOSCRITTA → 5 manoscritti con versione antica in strofe di
decasillabi. Una versione in lasse assonnanzate e due versioni in lasse rimate.
Nel manoscritto più antico si legge il testo del prologo in prosa → fornisce
indicazioni utili circa la percezione della chanson da parte del pubblico del tempo.

CHANSON DE SAINTE CARTHERINE → fine XI secolo, frammetto corrispondente


ai versi finali di un poemetto.

LINGUA D’OC

FORMULE AUGURALI PER LA GUARIGIONE DELLE FERITE → ritrovate nel


margine di un manoscritto del X secolo, inserite insieme ad una formula simile in
latino. Da notare l’assenza dell’articolo.

PASSIONE DI AUGSBURG → frammento di 6 versi appartenete ad una


composizioni drammatica con notazione musicale. Presenza di un ritornello che
indirizza verso le canzoni da ballo.

ALBA RELIGIOSA BILINGUE → componimento su tre strofe in latino, ciascuna


seguita da un ritornello in volgare. Copiata nel X secolo.

FRANCOPROVENZALE

FRAMMENTO DI UN ROMAN D’ALEXANDRE → traduzione di un’opera latina,


105 ottosillabi divisi in 15 lasse di misura costante (6-8 versi), legati o da rima o
da assonanza.

MOZARABO

XARAJĀT → ritornelli romanzi di difficile decifrazione poiché scritti in caratteri


arabi o ebraici, si trovano alla fine di canzoni arabe o ebraiche dette muwaššahat,
composte in Andalusia nei secoli XI e XII.

Tutti i testi delle origini sono in versi. La presenza di un’organizzazione metrica e


di una forma è una caratteristica qualificante decisiva nell’apparizione dei primi
testi letterari romanzi.
Questi componimenti acquistano con il tempo una dimensione maggiore, il loro
ambito di origine è sempre religioso e monastico → dallo stesso ambiente
provengono anche i manoscritti che conservano questi testi, l’unica eccezione
sono le xarajāt.
Per eccezione del St.Alexis, tutti questi componimenti sono in testimonianza
unica → trasmessi da un solo manoscritto. La maggior parte sono legati al luogo
di composizione, altri invece sono copiati in manoscritti lontani dal luogo di
origine.
La chiesa e le istituzioni ecclesiastiche svolgono un ruolo centrale nella diffusione
dei testi, nella derivazione dei generi, nelle tipologie testuali e nell’impronta
modellante.
Circa il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, un caso particolare è rappresentato
dalla Chanson de Saint Alexis → l’inno latino Pater Deus ingenite, composto a
Roma verso il 1070 si configura come un adattamento della leggenda sacra a
partire da uno schema coincidente con quello della Chanson volgare e divergente
dalle varie Vite latine del Santo.

TIPOLOGIE DI MONOSCRITTI → ci sono tipologie significative di manoscritti.


Tutti i testi sono ospitati all’interno di manoscritti latini.
Ci sono testi romanzi chiaramente inseriti su un supporto scrivibile disponibile,
che funge da appoggio → si può parlare di ‘scritture avventizie’, indotte da una
volontà di conservazione personale dei testi coinvolti. Si tratta di trascrizioni
informali di testi molto brevi.
Ci sono poi i testi inseriti negli spazi bianchi di manoscritti latini preesistenti,
secondo modalità che però fanno intuire la sicura intenzionalità della trascrizione
in termini di cosciente volontà di conservazione nel tempo dell’oggetto testuale.
Ciò è intuibile dalla disposizione complessiva del testo, dall’accuratezza della
scrittura e dall’attenzione per le partizioni del testo → si può parlare di testi
romanzi ospitati dentro manoscritti latini (Eulalia).
Ci sono infine tesi romanzi integrati originariamente all’intero di manoscritti
latini, concepiti come un progetto unitario (St.Alexis). La modalità di trascrizione
di questi testi è allineata con quella dei testi latini.

Si vanno nel tempo definendo degli assetti testuali più stabili e complessi
attraverso i quali si inizia a delineare la supremazie del volgare rispetto al latino.
Dei tipi di versi che ricorrono nelle antiche agiografie, il decasillabo è quello
dominante nelle canzoni di gesta, l’ottosillabo quello della poesia didattica e
narrativa.
Entrambi questi metri provengono dalla poesia mediolatina.
Per quanto riguarda l’organizzazione metrica, tutti i testi sono riunite in strofe o
lasse. Secondo l’opinione corrente, la lassa è un derivato della strofa, già attestata
in ambito mediolatino, e che in particolare, le strofe utilizzate nella Chanson de
Roland derivino da quelle del Saint Alexis.
Le due opere sono legate da un rapporto stretto → oltre alla tesina di costruzione
del decasillabo, è simile anche l’articolazione metrico-narrativa in gruppi si strofe
di impostazione simmetrica. Vi è un’affinità formale stringente che implica
un’affinità di ambienti e pubblico.
Alexis e Roland sono due realizzazioni riconducibili a diversi indirizzi di una
medesima arte compositiva e radicate nella medesima cultura letteraria, benché
diverse nell’ispirazione e nel sistema di valori portanti.

Molti testi versificati dell’area gallo-romanza vengono da zone di tradizione →


presentano tratti ibridi dovuti spesso anche a stratificazioni linguistiche. Nei
secoli XII e XIII si percepisce una predominanza della lingua d’oïl nei generi
narrativi e quella della lingua d’oc nella lirica. Questa bipartizione si riflette sulla
penisola iberica → il gallego-portoghese diventa la lingua prediletta per la lirica.
Chanson de Saint Alexis → punto di svolta nelle origini romanze.
La sua apparizione corrisponde ad una svolta sostanziale. La leggenda dell'uomo
di Dio, di alti natali che rinuncia però del tutto al proprio rango e alla propria
famiglia per una vita solitaria da mendicante lo conduce fin dentro alla casa
paterna è indubbiamente in se particolarmente toccante e dovette dare voce a
una serie di inquietudini e di nuove sensibilità che si affacciavano nel mondo
occidentale dopo il 1000. Essa è interpretata in volgare in un testo di
considerevole qualità letteraria, che occupa una posizione nodale nello sviluppo
delle forme romanze.
Il poemetto godette di un durevole successo e la sua persistenza nel tempo è
confermata dal numero consistente di testimoni di diversa provenienza.
I manoscritti sono scaglionati sull'arco di un secolo e mezzo e sono originari sia
dell'Inghilterra normanna sia del continente.
È la dimostrazione della presenza di una tradizione culturale e letteraria romanza
ormai fortemente stabilita.
Il manoscritto siglato L, presenta per la prima volta un testo romanzo inserito in
posizione di grande evidenza entro un manoscritto monastico di altissimo livello,
che lo vede affiancato da un lato a una raffigurazione pittorica della vita di Cristo,
dall'altro a una sezione formata dai salmi e da una collezione di cantica inni.
Il poemetto volgare compare tra l'altro, in posizione non subordinata, ma
affiancata a uno dei massimi esempi di scrittura sacra in latino.
Inoltre, nel manoscritto A, si trova uno dei primissimi esempi integralmente
conservati di ‘manoscritti romanzi’ → libri progettati e realizzati per accogliere
solo testi volgari.
Un dato emblematico per quanto riguarda il momento di svolta nei rapporti tra
letteratura latina e volgare è la dipendenza dell'inno latino Pater Deus Ingenite
da una versione romanza della vita del santo che non doveva essere molto
differente da quella conservata.
Si ha qui una prima dimostrazione evidente d'influenza diretta di un
componimento romanzo su un componimento latino → quindi di un'influenza tra
le due letterature che comincia ad essere tangibilmente biunivoca.

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