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SALVATORE COSENTINO Indagine sul cosiddetto reliquiario di san Basilio

conservato nella chiesa di San Francesco in Oristano


FILIPPO BURGARELLA Bisanzio e le isole
WALTER E. KAEGI Byzantine Sardinia Threatened: Its Changing Situation in the
Seventh Century
PIER GIORGIO SPANU La Sardegna nella prima et bizantina: alcune note
daggiornamento
ROSSANA MARTORELLI Status quaestionis e linee di ricerca sullet bizantina in
Sardegna: la cultura materiale
RAIMONDO ZUCCA
MARIA ROSARIA MANUNZA Tomba bizantina nella necropoli di S. Lussorio a
Selargius
RUBENS DORIANO, GIOVANNA PIETRA, EDOARDO RICCARDI Nuovi dati sulla attivit
portuale di Olbia tra VI e XI sec. d.C.
DONATELLA SALVI La datazione dei materiali: conferme e smentite dai contesti
chiusi tardo-romani e altomedievali
DANIELA ROVINA Importazioni minori in Sardegna tra VI e X secolo: pietra ollare
e ceramica a vetrina pesante
PAOLA MAMELI, GIACOMO OGGIANO Analisi minero-petrografiche e
caratterizzazione della pietra ollare e della ceramica a vetrina pesante
GIORGIO ACCARDO La memoria digitale della forma

ISBN 978-88-7356-179-8

20,00

788873

561798

(secoli VI-XI)

la Sardegna

SALVATORE COSENTINO Introduzione

Forme e caratteri della presenza bizantina nel Mediterraneo occidentale:

Questo volume contiene gli atti del convegno Forme e caratteri della presenza
bizantina nel Mediterraneo occidentale: la Sardegna (secoli VI-XI), svoltosi a
Oristano il 22-23 marzo 2003 presso il Teatro civico Antonio Garau. I contributi qui
presenti sono, nellordine:

Forme e caratteri
della presenza bizantina
nel Mediterraneo occidentale:

la Sardegna
(secoli VI-XI)

Condaghes

Forme e caratteri
della presenza bizantina nel
Mediterraneo occidentale:
la Sardegna (secoli VI-XI)
Atti del convegno di Oristano
(22-23 marzo 2003)

a cura di Paola Corrias

Condaghes

In copertina: illustrazione dalla Cronaca di Giovanni Scilitze.


Grafica di copertina a cura di Solter, Cagliari.

Collana Archos

Paola Corrias (a cura di)


Forme e caratteri della presenza bizantina nel Mediterraneo occidentale: la Sardegna (secoli VI-XI). Atti del convegno di Oristano (22-23 marzo 2003)
ISBN 978-88-7356-179-8
2012 Condaghes. Tutti i diritti sono riservati.
Condaghes s.n.c. via SantEulalia, 52 I-09124 Cagliari (CA)
telefono e fax: +39 070 659 542; e-mail: info@condaghes.it
www.condaghes.it

Indice

Presentazione del Presidente della Provincia


Saluto ai partecipanti di Mario Diana
Nota della Curatrice

7
9
13

Introduzione di Salvatore Cosentino

15

Salvatore Cosentino Indagine sul cosidetto reliquiario di san Basilio


conservato nella chiesa di San Francesco in Oristano
19
Bibliografia
29
Filippo Burgarella Bisanzio e le isole

33

Walter E. Kaegi Byzantine Sardinia Threatened:


Its Changing Situation in the Seventh Century 43
Pier Giorgio Spanu La Sardegna nella prima et bizantina:
alcune note daggiornamento
Bibliografia

57
67

Rossana Martorelli Status quaestionis e linee di ricerca


sullet bizantina in Sardegna: la cultura materiale
Bibliografia

73
86

Raimondo Zucca 95
Maria Rosaria Manunza Tomba bizantina nella necropoli
di S. Lussorio a Selargius (Cagliari)
Lo scavo
I reperti
Conclusioni
Bibliografia

103
103
104
112
112

Rubens DOriano, Giovanna Pietra, Edoardo Riccardi Nuovi dati


sulla attivit portuale di Olbia tra VI e XI sec. d.C.
Premessa
La sigillata africana D e le importazioni mediterranee
I relitti altomedievali
Relitto 8
Relitto 9
Relitto 5
I relitti 5, 8 e 9
Altri reperti dal porto

129
129
132
134
135
135
136
136
137

Osservazioni storico-topografiche
Addendum
Bibliografia

139
144
145

Donatella Salvi La datazione dei materiali: conferme e smentite


dai contesti chiusi tardo-romani e altomedievali 163
Bibliografia
178
Daniela Rovina Importazioni minori in Sardegna tra VI e X secolo:
pietra ollare e ceramica a vetrina pesante 199
Catalogo
209
Bibliografia
212
Appendice
Paola Mameli, Giacomo Oggiano Analisi minero-petrografiche
e caratterizzazione della pietra ollare e della ceramica
a vetrina pesante
Pietra Ollare
Ceramica a vetrina pesante
Bibliografia

217
217
219
220

Giorgio Accardo La memoria digitale della forma 227


Modelli digitali 3D per la scultura
229
Copiando si impara
230
Gioielli bizantini virtuali
232
Conclusioni
234
Ringaziamenti
236
Bibliografia
236

163

Donatella Salvi

La datazione dei materiali: conferme e smentite


dai contesti chiusi tardo-romani e altomedievali*

Sono gli ultimi decenni del V secolo, et di Guadamondo (484-496), poco


prima perci che il vandalo Trasamondo esili in Sardegna il vescovo
Fulgenzio da Ruspe. La maura Vitula parte da Stif, imbarcandosi su
una nave diretta verso la Sardegna, dove andr sposa a Giovanni di
Cagliari. Draconzio dedica alla coppia un epitalamio, augurando che le
roselline di Stif ben si colleghino alle erbe sarde: sardoas iuget rosulis
Sitifensibus herbas1. Lepisodio privato, familiare, spesso citato quale
testimonianza della continuit dei rapporti e delle rotte fra lAfrica e
la Sardegna2.
Lo scavo di una necropoli alla periferia di Quartucciu, a pochi chilometri da Cagliari, sembra stabilire ora per il rapporto fra Stif ed il
cagliaritano nuovi importanti e pi antichi collegamenti. , infatti, nella

* Lindagine di scavo, iniziata nel marzo 2000 e tuttora in corso, stata resa pos-

sibile dalla collaborazione instaurata fra il Comune di Quartucciu e la Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari. Una convenzione con il Dipartimento di
biologia sperimentale Bernardo Loddo dellUniversit di Cagliari ha consentito
lo studio dei reperti osteologici umani: grazie quindi alla docente Rosalba Floris
e a Emanuele Pittone e a Flavia Frigau laureandi e poi tirocinanti sul campo. Il
gruppo di lavoro che ormai da tre anni opera nel cantiere costituito, oltre che da
chi scrive, da Andreina Catte e Giampietro Secci per il comune di Quartucciu e
da Marinella Olla, Pino Dess, Pietro Matta, Lucio Cabras, Antonello Dess per la
soprintendenza. Archeologi tirocinanti e volontari hanno affiancato per periodi pi
o meno lunghi il gruppo di lavoro. Grazie quindi anche a Simona Tuveri, Monica
Maccioni, Ignazia Chessa, Doriana Zaru, Valeria Paretta, Barbara Mura, Alessandra Gaviano, Sabrina Cisci, M. Adelaide Orr, Riccardo Locci, Consuelo Congiu,
Barbara, Monica, Francesco Arca.

1)Dracont. Epithalamium Ioannis et Vitulae, 143: Poetae Latini minores V, pp. 134
e ss..
2) Bellieni 1976, p. 136; Boscolo 1978, p. 21; Lilliu 1984, p. 565; Mastino 1985, p.
41; Mastino 1991, p. 206.

164

Donatella Salvi

particolarissima tipologia funeraria attestata a Setif nel I/II sec. d.C.3,


che trova diretto e significativo confronto nella maggior parte delle
tombe realizzate nella necropoli di Pille Matta, costituite da un pozzo
a pianta rettangolare sui cui lati lunghi sono ricavate una o due nicchie,
accuratamente chiuse da embrici posti a coltello, nelle quali il defunto
deposto supino accompagnato da un numero spesso considerevole
di oggetti di corredo (fig.1). Presente qui dalla fine del III secolo d.C.,
ma, fatte le dovute modifiche, con esempi gi in et punica nel IV/III
secolo a.C.4, linsolita forma di sepoltura ha altri confronti stimolanti
per le implicazioni che ne derivano con la Crimea, dove adottata, a
partire dal IV/V secolo, dalle popolazioni alano-gote e con le aree del
bacino danubiano dove la tipologia era propria dei sarmati5.
Se giustificata, infatti, lipotesi di un pi stretto rapporto con lAfrica, e con larea libico-algerina dove la tipologia risulta adottata fin
dallet punica, non possibile escludere che a Quartucciu subentri o
si aggiunga, ad una comunit che nel II e III secolo pratica linumazione con tombe alla cappuccina, un gruppo compatto di quei sarmati
che ottennero nella seconda met del III secolo, come ricompensa alla
loro posizione favorevole a Roma, lassegnazione di terre da destinare
a colture viticole, in vista del risollevamento agricolo di territori scarsamente sfruttati6.
Larea di Pille Matta, della quale sono state scavate oltre 170 tombe,
con una buona possibilit di lettura della stratigrafia orizzontale, sembra
avere la pi intensa frequentazione proprio nel IV secolo, momento in
cui il contesto chiuso che le singole sepolture rappresentano acquista
uno specifico valore cronologico, poich la ripetuta presenza di monete
talvolta con esemplari singoli, in un caso anche con ventisette esem3) Gury 1985, tipo A, pp. 53-61, 311-312: la chiusura in questo caso realizzata
con pietre poste oblique o a coltello.
4) Alcune anticipazioni sullargomento in Salvi 2002, Salvi 2003 e Salvi c.s.: lutilizzo
della necropoli attestato gi in et punica, con sepolture analoghe nella tipologia a
quelle tardo-romane, ma con chiusura praticata con anfore orizzontali; nel II e III
secolo d.C., invece, sembrano prevalere le tombe alla cappuccina, che convivono,
nellultimo quarto del III secolo, con quelle a nicchia laterale.
5) Per le necropoli goto-alane di Eski-Kermen, che sono datate fra il V ed il VII
secolo d.C, cfr. Ajbabin 1994, pp. 110, 112, 129-130; le fosse con nicchie laterali sono
l chiuse con lastre o con tavole di legno. Sarebbe interessante comunque verificare
quali sono stati in quei casi i criteri di datazione per avere basi valide su cui stabilire
confronti, visto che i ricchi corredi di quelle aree geografiche non comprendono le
ceramiche diffuse nel Mediterraneo occidentale, ma presentano alcuni monili e complementi di abbigliamento uguali a quelli che si trovano a Quartucciu, per i quali cfr.
infra. Lipotesi di una possibile connessione fra le due culture, avanzata soprattutto
per la straordinaria somiglianza della tipologia funeraria, dovr essere comunque
ulteriormente approfondita, sia sul piano archeologico che su quello storico.
6) Cracco ruggini 1984, pp. 22, 31-32 e pp. 35-37 per gli stanziamenti conosciuti di
Sarmati in Italia, che per non comprendono la Sardegna.

La datazione dei materiali: conferme e smentite

165

plari fornisce finalmente i punti certi di riferimento, ripetutamente


verificabili, che sono mancati fin qui per le molte classi di materiali
che vi si ritrovano associate. Alleccezionalit della condizione, che
restituisce oggetti per lo pi integri e in buono stato di conservazione,
si unisce qui, infatti, la quantit complessiva, con un numero di reperti,
di varia natura e consistenza, che supera ormai i 1200 esemplari.
La premessa per la corretta valutazione di una scoperta come questa, la cui importanza supera certo i confini regionali, perci il significato di contesto chiuso che possibile attribuire alle sepolture,
considerato quale scelta soggettiva e cosciente di materiali che si
trovano contemporaneamente in uso, corrispondente al rituale praticato
in quel momento dal gruppo sociale al quale apparteneva il defunto7.
La sepoltura comprende perci una notevole quantit di informazioni,
riflesso di comportamenti e di relazioni, di fenomeni inosservabili che
si concretizzano nei rituali e di fenomeni apprezzabili attraverso gli
oggetti che li rappresentano e che li rispecchiano8.
La condizione della sepoltura quale fatto immutato del passato,
inoltre, distingue il grado di informazione dei reperti che vi sono contenuti da quello che gli stessi oggetti forniscono siano essi integri o
frammentari nelle stratigrafie, specialmente se queste sono prodotte
dalle trasformazioni legate ad eventi postdeposizionali e alla casualit
delle associazioni9.
Se queste osservazioni inducono alla riflessione e richiedono a chi
opera sul terreno il massimo dellattenzione e della correttezza metodologica per cogliere dal passato tutte le informazioni possibili, dallaltro
esistono domande alle quali lo scavo pu fornire risposte, superando
ambiti indefiniti ed archi temporali che appaiono troppo ampi, ma che
vengono comunemente accettati come plausibili in assenza di punti
fermi di riferimento.
Sono passati ormai molti anni da quando, nella pubblicazione delle
lucerne del Museo di Sabratha, la Joli sollev il problema delle datazioni,
sottolineando il fatto che il gran numero di lucerne conosciute, comprese
nelle collezioni, esposte nei musei, pubblicate nei cataloghi provengano
per lo pi da contesti smembrati o da stratigrafie non perfettamente
databili10. Non dissimile ovviamente la condizione delle lucerne del
7) Tabaczynski 1976, p. 50; Maetzke 1986, pp. 282-310.
8) Sulla difficolt di interpretare la realt di un gruppo socio-culturale attraverso

la rappresentazione organizzata che ne offrono le necropoli cfr. DAgostino 1990 e


Bietti sestieri 1990, pp. 508-509 per gli elementi teorici che devono stare a monte
della ricerca archeologica; sul problema della definizione delle fonti e sulle prospettive della ricerca Maetzke 1990, pp. 310-318. Il problema del paradigma archeologico e degli strumenti concettuali da impiegare nellanalisi archeologica da un
punto di vista semiotico affrontato, evidenziandone la complessit, da Sirigu 2001.
9) Urbanczyk 1986, p. 201.
10) Joli 1974, p. 44.

166

Donatella Salvi

Museo di Cagliari, edite nel 1981, delle quali spesso sconosciuto non
solo il contesto ma il luogo stesso di ritrovamento11.
Problemi analoghi ben lo ha messo in risalto la Stiaffini per la
Sardegna e la Sagu su piani pi generali12 si verificano nella sequenza
cronologica di vetri, esaminati fuori contesto e spesso in frammenti.
Preziosi perci i corredi delle tombe di S. Agata dei Goti, Piana degli
Albanesi, pubblicati alcuni anni fa da Caterina Greco, che mostravano
lassociazione certa di lucerne forma VIII e forma X con brocchette
costolate e bicchieri e bottiglie in vetro, che la studiosa siciliana attribuiva al V secolo13. Daltra parte, sempre in Sicilia, Ragusa aveva gi
restituito corredi in cui comparivano lucerne di tipo VIII, X e XV con
bicchieri a corpo allungato e svasato verso il labbro, che nel 1967, epoca
delledizione, furono attribuite al IV secolo per la presenza in alcune
sepolture di monete di et costantiniana14. Indicazioni importanti avrebbero potuto fornire, ancora prima, in Sardegna, le numerose sepolture
individuate e scavate negli anni Trenta del secolo scorso in localit
SUngroni, nel territorio di Arborea, se i circa 500 reperti che facevano
parte dei contesti recuperati non fossero stati smembrati a favore di una
suddivisone tipologica. Gli scarni appunti dellallora soprintendente A.
Taramelli individuano soltanto la composizione di pochi corredi, scavati
o verificati personalmente, che mostrano inequivocabili concordanze
con quelli di Pille Matta: un bacino, un piatto, una brocchetta e varie
lampade in terracotta, alcune con le figure del candelabro giudaico a
sette branche, del leone corrente e qualche monetina in bronzo del basso
impero, di Costantino e successivi, oppure numerosi vasi, brocche,
bacinelle, ciotole e lampade col monogramma cristiano e frammenti
di vasetti in vetro, e qualche moneta consunta, ma riconoscibile come
riferibile al basso Impero15.
Il problema delle datazioni delle sigillate non solo delle lucerne ma
anche delle stoviglie da mensa le cui complessit, gi chiaramente presenti allo Hayes, sono state sottolineate da Gourvest e Bonifay nellac-

11) Pani ermini, marinone 1981, p. XVII. Osservazioni parallele nellintroduzione di


C. Pavolini a Barbera petriaggi 1993.
12) Stiaffini, borghetti 1994: lanalisi proposta alle pp. 21-35 mostra la variet
delle provenienze e la difficolt di contestualizzare i ritrovamenti e le associazioni;
Sagu 1993; cfr. anche la bibliografia ragionata di Ferrari 1999, che mostra come
la maggior parte degli studi sia indirizzata verso criteri tipologici o geografici.
13) Greco et Alii 1994.
14) Fallico 1967.
15) Nota dell8 settembre 1932, Archivio Storico della soprintendenza archeologica, B15, pubblicato in AA.VV. 1998. Sulla base di queste indicazioni si tentato
di ricomporre i corredi nella esposizione presso i locali comunali. In assenza di
ulteriori indicazioni, tuttavia, le singole classi di materiali sono state datate sulla
base degli orientamenti generalmente accettati.

La datazione dei materiali: conferme e smentite

167

curata edizione dei materiali tardo-antichi di Marsiglia16, comunque


tuttora attuale ed stato riproposto di recente da Pavolini e Tortorella
nella recensione alla corposa opera di Mackensen17, ribadendo con lo
studioso tedesco la necessit di contesti chiusi e di associazioni certe
con monete18.
Largomento perci si arricchisce di spunti di riflessione e di significati, ma anche di conferme e di smentite dallanalisi dei contesti chiusi
di Pille Matta, necropoli nella quale anche gli eventi postdeposizionali,
quali la riapertura di una tomba o la percezione di sequenze cronologiche nel rapporto fisico fra le sepolture, forniscono ulteriori prove alle
sequenze ricavabili dalle associazioni dei materiali.
evidente tuttavia che la scelta consapevole e lapplicazione del rituale possono far s che non tutti i materiali contemporaneamente in uso
si ritrovino a far parte dei corredi. Mancano qui, ad esempio, i tegami,
presenti ancora nella composizione dei corredi di II secolo, mancano le
armi e gli strumenti di lavoro, mancano i recipienti da conserva e cos
via. Potrebbero mancare perci anche altre forme o altri oggetti che,
pur contemporaneamente in uso, non costituivano i segni condivisi
di un rituale che appare in qualche modo codificato19.
Di contro le associazioni stesse e la presenza delle monete, che ne
consente con una certa precisione la collocazione nel tempo, estendono
la possibilit di datazione anche a oggetti insoliti per caratteri interni o
per funzione che, fuori contesto, sarebbero difficilmente databili: ceramiche comuni poco diffuse o sovradipinte non attribuibili a produzioni
note, e oggetti di corredo personale come le fibbie da cintura, i monili,
gli oggetti da toeletta.
Mentre si sta preparando una mostra che proponga allattenzione
di tutti una prima seppur contenuta selezione dei corredi, ed in attesa
che tutto il materiale, e soprattutto quello numismatico, sia sottoposto
ai necessari trattamenti di pulizia, gi possibile formulare alcune osservazioni sulle singole classi di oggetti e quindi sulle associazioni che
si ripetono con una certa frequenza, portando a focalizzare e in qualche
caso ad anticipare alcune delle datazioni che attualmente, sulla base di
confronti tipologici e di sequenze stratigrafiche, tendono ad estendere
allet bizantina gran parte di queste produzioni. I dati, suscettibili di
16) Gourvest 1998, p. 30, a proposito della sigillata chiara D e Bonifay 1998, soprat-

tutto pp.79-80, in cui auspica un gruppo di lavoro consacr a la datation de cette


cramique si souvent utilis pour dater les autres cramiques.
17) Mackensen 1993.
18) Pavolini, tortorella 1998, p. 262; cfr. anche Tortorella 1998, p. 41.
19) Sulle differenze possibili fra gli usi funerari ed i comuni usi domestici, che
possono condizionare il ritrovamento di alcune forme ed escluderne altre, cfr. a
proposito dei vetri Stiaffini 1999, pp. 72 e 76. Sul rituale adottato in questa necropoli
cfr. Salvi 2002 e Salvi c.s.. Sullargomento dei segni e della loro lettura Sirigu 2002.

168

Donatella Salvi

ulteriori precisazioni e di una pi definitiva sistemazione quando tutto


il materiale sar restaurato e studiato, hanno gi un buon margine di
affidabilit, considerato che la schedatura procede di pari passo con
lo scavo.
Per la quantit, per la qualit e per lo stato di conservazione grande rilievo hanno nel contesto di Pille Matta le lucerne, che sono rappresentate fino agli inizi del IV secolo (con monete degli imperatori
illirici e al pi tardi di Diocleziano, Massimiano, Costanzo Cloro) da
esemplari a becco tondo o a becco cordiforme, talvolta dotate di bollo
del produttore20. per intorno alla met del IV secolo, se non gi
dallet costantiniana nella T39, ad esempio, con monete del secondo
quarto del secolo (urbs Roma, gloria exercitus)21 che le lucerne tipo
Atlante VIII si impongono nettamente, sostituendo le altre produzioni
e segnando insieme il massiccio arrivo delle stoviglie africane, prima
rappresentate da poche forme aperte coppa Lamboglia 2 a, ad esempio e da brocchette che si ispirano alle Lamboglia 1122.
Nella vasta gamma di motivi e di simboli che costituiscono la decorazione del tipo VIII A, convivono raffigurazioni mitologiche o di varia
ispirazione: Leda e il cigno, la danzatrice, il gladiatore, sono presenti
insieme con il tema ebraico della menorah23 nelle due varianti con
bracci arcuati o a spigolo vivo e con i predominanti simboli cristiani24,
quali il pesce, il cantharos e la croce monogrammatica (fig.2), che nelle
pi antiche attestazioni trova diretto confronto con lo stesso simbo-

20) Si tratti dei bolli AGRI e VICTORIS, gi conosciuti in Sardegna e fuori dallisola:

Sotgiu 1968, n. 394 e n. 484. Diversamente pavolini 1986, p. 176, ritiene che il bollo
venga meno ovunque intorno alla met del III secolo.
21) Si tratta del nucleo pi consistente, con ben 27 monete.
22) Questa forma chiusa ben conosciuta nelle necropoli sarde del III secolo. Il
suo corpo ceramico in genere privo di rivestimento, largilla depurata, in genere rossa, ma in qualche caso cotta ad alte temperature che danno tonalit scure
e aumentano la durezza. Cfr. i corredi delle tombe 5, C3 e 51 di Cea Romana, dove
brocchette di questo tipo sono associate ad una campidanese nel primo caso e ad
un piatto e ad una brocchetta con decorazione a zigzag nel secondo: Ventura 1990,
pp. 56-60.
23) Gli erano stati dati tanti bracci quanti pianeti si contano con il sole (Giuseppe)
e Poich lartista aveva voluto che presso di noi ci fosse unimitazione terrena della
sfera celeste archetipica ha ordinato di fabbricare unopera cos bella, il candeliere (Filone dAlessandria) in De Champeaux, Sterkx 1972, p. 144. Testini 19802, p.
235 considera tuttavia la raffigurazione del candelabro non anteriore al III secolo,
insieme al frutto del cedro, il labab, lo shofar e la palma che allude alla Palestina.
24) I nostri simboli siano la colomba, il pesce o la nave spinta dal vento propizio
o la lira musicale che usava Policrate o lancora nautica che scolpiva Seleuco
(Clemente Alessandrino) in Barbera, petriaggi 1993, p. 155. Va comunque tenuto
presente che, come sostiene Stern, liconografia cristiana trae parte considerevole dei suoi soggetti dallarte ebraica, ma anche dai motivi pagani dellambiente
circostante: Champeaux, Sterkx 1972, p. 144.

La datazione dei materiali: conferme e smentite

169

lo adottato da Magnenzio (350-353) come tipo principale sul rovescio


delle monete25. Sono presenti con una certa frequenza anche le forme
VIII C e D, con pecten Jacobis variamente reso o con disco quadrato
o in composizione con le conchiglie (fig. 3), che potrebbero avere un
periodo duso pi limitato e hanno comunque, percentualmente, una
minore diffusione. Spesso lucerne con la menorah e con il monogramma cristiano sono presenti nella stessa sepoltura, cos come possono
comparire insieme temi pagani e cristiani, associati a monete della
serie felix temp reparatio26.
solo pi tardi, ma, sembra, alla fine dello stesso secolo, che alla
forma VIII si affianca la forma X, quasi sempre nella variante X A, che
progressivamente finir per sostituire il modello pi antico. Losservazione cronologica, se confermata dalla lettura delle monete, rinforzerebbe cos le ipotesi avanzate dal Mackensen sullavvio della produzione
e sulla durata del primo e sui momenti di avvio del secondo tipo di
lucerna27. Nel passaggio fra i due tipi vengono aboliti molti dei temi
utilizzati nella decorazione, compresa la menorah. Prosegue invece la
raffigurazione del cantharos, del pesce o dei pesci, degli uccelli (fig. 4)
o dei quadrupedi, della croce monogrammatica. Compaiono come temi
nuovi il pavone, la palma, profili femminili elaborati, lo iota gemmato,
intere figure maschili e pi rare scene figurate di ambientazione bucolica ma di dubbia interpretazione simbolica28 (fig. 5).
Se le datazioni entro il IV secolo si appoggiano quasi sempre sulle
monete, quelle del secolo successivo derivano per ora dalla sequenza
delle associazioni dei vari materiali, considerato che nella composizione
del corredo la presenza delle monete tende a rarefarsi fino a sparire
del tutto. significativo per che fra le decorazioni delle forme X che
si pongono in questa sequenza cronologica, organica e coerente nella
25) Cfr., oltre lutile sintesi di Catalli 2002, p. 62, Cohen 1892, p.13, nn.29-33. Per i

simboli cristiani sulle monete a partire da Valentiniano I cfr. Balbi de caro 1993,
p. 218.
26) Spagnoli 1993 esamina la frequente presenza delle stesse serie del IV secolo
nelle sepolture di Pianabella, Ostia, che sono prive per di corredo ceramico, evidentemente secondo il costume romano (vedi infra nota 70). Circa trecento monete
della serie vota, felix temp reparatio, virtus, alcune riconoscibili come emissioni di
Costanzo II, accompagnano nel deposito di Cuccurada, Mogoro 13 lucerne forma
VIII, con menorah, pesci e altri animali: Ragucci 2002.
27) Mackensen 1993, pp. 150-151 e Pavolini 1998, p. 123. Al periodo compreso fra
il IV ed il V secolo sono state attribuite le lucerne del Museo Archeologico di Cagliari: Pani Ermini, Marinone 1981. Datazioni pi alte sono proposte per i numerosi
esemplari, integri e frammentari, provenienti dallo scavo di S. Eulalia, a Cagliari:
Mureddu, martorelli 2002 a, pp. 122-137, schede nn. 61-77 e Carrada 2002, pp.
318-320.
28) Barbera, Petriaggi 1993, pp. 207-208, n. 168. Per un altro esemplare frammentario ritrovato in Sardegna Zucca 2002, pp. 486-487, fig. 2, con contorno costituito
da teoria di delfini.

170

Donatella Salvi

progressione, sia presente un esemplare nel quale il contorno della spalla costituito dallimpressione del solidus coniato nel 422 da Teodosio
(408-450), per il quale, perci, non pi necessario ipotizzare un arco
dutilizzo particolarmente lungo29 (fig. 6).
Nella combinazione dei corredi datati e databili fra il IV ed il V
secolo gran parte hanno anche le forme aperte in sigillata, che costituiscono una buona percentuale delle quantit complessive delle
ceramiche presenti a Quartucciu. Contemporanee alle lucerne forma
VIII sono dapprima le forme Hayes 32-58 e le piccole coppe a tesa
(Hayes 52 con tesa piana o con decorazione applicata, come nella gi
citata T39, ma anche Hayes 71 con dentellature sulla tesa) (fig. 7) e
poi, con larga prevalenza, le forme Hayes 61 con variet di decori, che
riportano spesso alle botteghe di El Marhine esplorate dal Mackensen30
(fig. 8). Caratterizzate nelle fasi pi antiche da profilo piuttosto basso,
le Hayes 61 tendono ad assumere una forma pi alta e con listello pi
pronunciato e sporgente 61 B , oltre che presentare la semplificazione
e la rarefazione dei decori, costituiti in gran parte da composizioni di
palmette e cerchielli, al centro della vasca31. La collocazione cronologica corrisponde in linea di massima con quella dello Hayes, che pone
in sequenza lintroduzione dei due tipi entro il IV secolo, inizi del V32.
Formano abbinamento piuttosto consueto con le lucerne Atlante
X, invece, il vaso a listello, Hayes 91, con o senza decorazione a rotella
al centro della vasca, e la coppa con orlo a mandorla Hayes 99, spesso
decorata al centro da motivi minuti come la croce, la colomba, il cuore, il pellicano33 (fig. 9). Forme 91 A, con vasca ampia ed orlino poco
sporgente, sono in realt, gi presenti in associazione alle lucerne tipo
VIII (T90, T91) in sintonia con le datazioni alla seconda met del IV
secolo proposte per Cartagine, Ostia, Coimbra34 mentre le pi tarde
presentano quasi costantemente un risalto pronunciato dellorlo rispetto
al listello (T19, T23, T25)35. Fanno la loro comparsa con queste anche le
29) Cfr. Barbera, Petriaggi 1993 decoro n. 219, pp. 200-201 e 377.
30) Soprattutto per le varie combinazioni delle palmette con o senza cerchielli:

Mackensen 1993, pp. 192-193 e 201-209.

31) La forma 61 B, assente ad El Marhine, presenta a Pille Matta, in qualche caso,

composizioni semplificate di palmette, entro cerchi concentrici. Sui problemi di


datazione della forma e sulle varianti riunite sotto la stessa denominazione Bonifay
1998.
32) Hayes 1972, pp. 100-107 e sulle successive oscillazioni Bonifay 1998, p. 72.
33) Non sono state ritrovate, per ora, le figure umane di grandi dimensioni (Stile E)
e le croci particolarmente elaborate, E(ii), proprie della III fase, n le forme Hayes
104 che in genere le contengono. Le pi recenti proposte di datazione pongono la
forma intorno agli anni 60 del V secolo: Tortorella 1998, p. 67.
34) Atlante, p.106.
35) Tortorella 1998, p. 67 propone per le Hayes 91C una datazione iniziale nella
seconda met o alla fine del V secolo.

La datazione dei materiali: conferme e smentite

171

piccole olpai, forma Boninu 1971-72, talvolta decorate sulla spalla da


un motivo a rotella (T19, T22, T91, T60, T56)36 (fig. 10). La forma, rara,
che sembra avere una scarsa diffusione fuori dalla Sardegna, compare
gi a Villanova Truschedu associata ad un piatto Hayes 63 e a Fiume
Santo, Sassari, fa parte di un corredo insieme a bracciali in bronzo, un
paio di pinzette ed una brocchetta costolata37.
Questa ultima classe ceramica, che prende appunto la definizione
dalla lavorazione delle superfici38, presente in quasi tutti i corredi di
Quartucciu compresi fra il IV ed il V secolo. La denominazione, alla
luce delle quantit, appare ora insufficiente ad abbracciare tutte le
variet presenti. Si pu ad esempio distinguere laspetto delle argille,
ora di tonalit chiara dal giallino, al beige, al verdastro, ora di tonalit
dal rosso al rosato, schiarite o meno in superficie, o precisare le forme,
talvolta caratterizzate da collo ampio e cilindrico e da piede distinto
di piccole dimensioni39, talvolta composte da corpo globulare apodo e
collo ristretto concluso da orlino arrotondato e sporgente40 (fig. 11),
in altri casi totalmente innovative nel profilo e nelle dimensioni quasi
miniaturistiche (fig. 12). Differenze si colgono anche nel maggiore o
minore risalto della costolatura e nella sua presenza solo sul corpo, o
sul collo o su tutta la superficie. Per quanto le differenze non sembrino
riflettere al momento delle nette distinzioni cronologiche, poich forme
diverse possono entrare a far parte dello stesso corredo, sembra plau36) Un contenitore chiuso che si pu riportare alle forme Boninu 1971-72, ma con

orlo a breve tesa, e spalla decorata a rotella proviene da una sepoltura scavata
qualche anno fa a Muru Traessu, Norbello, del cui corredo facevano parte anche
un bicchiere troncoconico, una brocchetta costolata ed un boccalino in ceramica
comune con la superficie steccata. Altri esemplari da corredi smembrati provengono
da SUngroni, Arborea: AA.VV. 1998.
37) Stefani 1985, pp.71-73, tav.I,1 per la sepoltura di Villanova Truschedu che restitu questa forma chiusa insieme ad un vaso a listello. Cfr. inoltre Rovina 1990, che
riesamina la diffusione della forma in Sardegna, ed in particolare pp. 84-85 per il
corredo di Fiume Santo. Cfr. anche Del vais 1998, pp. 162 e 169 per un esemplare
da Muntonarzu, Sedilo.
38) Da ultimo sui ritrovamenti sardi di S.Eulalia, a Cagliari, con riferimento alla
bibliografia precedente, cfr. Scattu 2002a che sottolinea come gran parte dei ritrovamenti, insulari ed extrainsulari, derivi da contesti funerari. Cfr. per pi ampio
riassunto dei ritrovamenti precedenti Scattu 2002b, pp. 301-322 e Ibba 2002, pp.
83-84. Basta qui ricordare, oltre alla sepoltura di Barrua e Basciu, Santadi, citata
infra, le sepolture nn. 1 e 3 di Accu is Traias, Villasimius, che vedono le costolate
associate a piatti Hayes 61 B e ad un frammento di forma aperta in sigillata con
decorazione a cerchielli e palmette: Marras 1990, pp. 69-72. Fuori dalla Sardegna sono ben noti gli esemplari, provenienti da contesti chiusi della necropoli del
Priamr, per cui si rimanda a Lavagna, Varaldo 1988, piuttosto che alla successiva
edizione Lavagna, Varaldo 1997, con datazioni pi basse, e quelli delle necropoli
di Agrigento, per cui Bonacasa Carra 1987.
39) Del tipo Pavolini 1998, figg. 3,4.
40) Del tipo Greco et Alii 1993, p.175, n.310.

172

Donatella Salvi

sibile attribuire alle fasi pi antiche i recipienti caratterizzati da collo


cilindrico e piede ristretto (ad esempio) e a quelle pi recenti alcune
forme miniaturistiche ed i recipienti apodi, con corpo globulare, analoghi allesemplare citato di Fiume Santo. La necessit di una revisione e
di ulteriori approfondimenti, auspicati dalla Greco nelledizione della
necropoli di Piana degli Albanesi41 e le osservazioni sulle botteghe e
sulle aree di provenienza e di distribuzione formulate da Pavolini a
proposito degli esemplari ostiensi42 portano spunti diversi di riflessione
allanalisi dei materiali di Quartucciu, cos come sono da tener presenti
i dati ricavabili dalla composizione del carico del relitto Dramont E,
diverso ma altrettanto affidabile tipo di contesto chiuso, nel quale erano
state caricate quantit significative di sigillate Hayes 61 B, Hayes 50
B, Hayes 64 ed Hayes 65 due lucerne VIII A ed un contenuto numero
di esemplari di brocchette costolate, per lo pi con ansa a torciglione: la
presenza di monete comprese entro i primi decenni del V secolo se pu
non costituire prova certa del momento del naufragio, porta ulteriore
conforto ai quadri di contemporaneit dei materiali che si delineano
e si definiscono nellanalisi comparata di contesti stratigraficamente
affidabili43.
Un lungo periodo duso, che dalla seconda met del III, inizi del
IV arriva e prosegue nel pieno V secolo, abbraccia poi una produzione
che per il limitato ambito geografico di attestazioni stato attribuito
a botteghe attive nella Sardegna meridionale44 e quindi per comodit
definito come campidanese. Le novit che derivano dalla necropoli
di Quartucciu sono molteplici: innanzitutto la possibilit di attribuire
alle stesse officine non solo alcune forme chiuse, gi prese in considerazione negli studi precedenti45, ma anche quelle aperte, costituite da
41) Greco et Alii 1993, p. 166.
42) Pavolini 1996 e Pavolini 1998, per due distinte serie di recipienti che presentano superfici costolate, alcune delle quali attribuibili, sulla base dellanalisi delle
argille, a produzioni africane.
43) Santamaria 1995. Le brocchette costolate del relitto si differenziano per il trattamento delle anse, in alcuni casi a torciglione, e del piede talvolta concavo: cfr. pp.
69-73. Le monete comprendono tipi monetali del IV secolo serie con Felix temp
reparatio, Vota, Victoria Aug(g), Salus rei publicae e, quale elemento pi tardo Urbs
Roma felix degli anni 406-409 (pp. 11-116).
44) Tronchetti 1996, pp. 106-107 e tav. 22,3, ipotizza sulla base delle aree di diffusione che le officine operassero nel Campidano di Cagliari. Brocche e piatti di questa
produzione sono risultati gi associati in un cospicuo numero di reperti, provenienti
da un recupero effettuato dai Carabinieri della stazione di Sinnai nelle campagne
del paese relazione D. Salvi del 24 marzo 1987, Archivio Soprintendenza archeologica di Cagliari esaminati da Ibba 2002, pp. 76-83 con puntuale riferimento agli
altri ritrovamenti in contesti sardi. Cfr. anche i frammenti ritrovati a S. Eulalia,
Cagliari: Pinna 2002, tav.VI.
45) Salvi, Stefani 1997, pp. 20-22, per una sepoltura, T2, in loc. S. Isidoro, Quartucciu, nella quale due brocche campidanesi erano accompagnate da una moneta

La datazione dei materiali: conferme e smentite

173

piatti apodi di vario diametro e parete leggermente svasata e, seppure


rappresentate sporadicamente, gli esemplari di lucerne, di tazze e di
unguentari. Laltra novit deriva dalla variet delle forme chiuse che
convivono e che sembrano perci corrispondere a funzioni e/o a contenuti diversi. Sar comunque possibile ricavare da questi dati cataloghi
ragionati sulle possibili modifiche subite nel tempo dalle varie forme.
Si tratta di recipienti realizzati con argilla ben depurata, rossa e
spesso annerita per difetto di cottura, a frattura netta e concoide. Nelle
forme chiuse il fondo sempre concavo, spesso dotato di umbone, il
corpo ampio e arrotondato, lorlo a piccola tesa obliqua, lansa prevalentemente a nastro; varia per landamento della spalla, talvolta sfuggente
verso un collo sviluppato in ampiezza e in altezza (fig. 13), talvolta a sua
volta ampia verso un collo ristretto (fig. 14). Mentre in tutte le forme,
sia aperte che chiuse, compreso il fondo, il corpo ceramico trattato con
steccature pi o meno parallele verticali nelle forme chiuse, orizzontali o a raggiera in quelle aperte, a graticcio, a triangolo o in altra varia
composizione sul fondo talvolta, e soprattutto sulla spalla ampia delle
brocchette a collo ristretto, compare anche una lavorazione a pettine,
che pu, se tracciata prima della steccatura, creare nellalternanza nuovi
motivi decorativi46. La datazione notevolmente pi bassa, attribuita in
qualche caso ai recipienti chiusi in contesti stratigrafici, risente senza
dubbio dellassociazione con le costolate o con sigillate Hayes 91 e/o
99 laddove queste siano considerate fossili guida per let bizantina
mentre lanalisi edita delle forme aperte vede nella rifinitura a stecca
un richiamo alle produzioni tunisine polite a strisce. Ma, a ben vedere,
le associazioni di Pille Matta hanno ripetuti precedenti: un piatto rifinito a stecca fa parte del corredo di Barrua e Basciu, Santadi47, altri
sono presenti nella necropoli di Cungiau Su Tuttui, Piscinas, dove le
costolate sono in qualche caso associate a vasi a listello Hayes 91 C48,
mentre a Bau Mendula, Villaurbana, due brocche campidanesi formano
il corredo di una sepoltura in sarcofago con un vaso a listello Hayes 91
A e con una coppetta in ceramica comune49.
dellimperatore Costantino. Cfr. anche Ortu 1993 per alcuni esemplari, datati dalle
monete dal II al IV secolo, provenienti dalla necropoli di Pau Cungiau, Vallermosa.
46) Cfr. Ibba 2002, pp. 86-87, nota 58.
47) Serra 1995, pp. 381-387 e pi di recente Sereni 2002, pp. 263-267, che ipotizza
per la produzione delle forme chiuse uno sviluppo collegato alla flessione delle
importazioni; lesemplare di forma aperta citata a confronto dallA., conservata a
Guspini (fig. 2) corrisponde perfettamente agli esemplari di Quartucciu.
48) Tronchetti in Tronchetti, Usai 2002, p. 244, fig. 40 sottolinea come particolare
elemento di interesse la massiccia presenza di questa forma. LA., nellevidenziare
lampia forbice cronologica entro la quale sono datati i diversi reperti, ritiene che
la necropoli non abbia avuto un lungo periodo di utilizzo, ma possa collocarsi fra
la fine del V e gli inizi del VI secolo.
49) Zucca 1991, p. 163, tav. LXXXII.

174

Donatella Salvi

Dalla certezza cronologica fornita dai contesti chiusi deriva infine,


per concludere la sintesi sulle forme ceramiche, la possibilit di collocare nel tempo anche produzioni che sarebbe stato altrimenti difficile
datare: il caso questo di alcune ceramiche realizzate con argilla chiara
e depurata, con corpo pressoch globulare e collo ristretto concluso da
orlo modanato; la decorazione in rosso e bruno composta da motivi
circolari o ad arco affiancati sulla parete e campiti con motivi a reticolo o elementi assimetrici e sinuosi, che segnano anche il distacco
fra i cerchi; due bande parallele rosse delimitano la fascia decorata
che partendo dalla spalla occupa la massima espansione della parete
(fig. 15). Privi per il momento di confronti puntuali per la decorazione,
questi recipienti sembrano trovare un qualche parallelo, almeno per il
profilo ampiezza del corpo, andamento del collo, modanatura dellorlo,
in alcune ceramiche dipinte dellItalia meridionale50. Sembra inoltre
possibile riportare a questa produzione due frammenti, di recente pubblicati, provenienti dallo scavo di S. Eulalia a Cagliari51. Gli esemplari
di Quartucciu quattro per ora sono sempre associati a monete e a
materiali della seconda met del IV secolo: la T78, che comprende i
due esemplari meglio conservati, presenta anche una Hayes 61 A con
decorazione a palmette, una Hayes 67, una Hayes 50, tre lucerne forma VIII A, quattro brocche campidanesi, una costolata e otto monete
con emissioni di Costanzo II, di Giuliano e di Costanzo Gallo. Le stesse
monete datano la T131 che oltre ad una sovradipinta, comprende come
la T78 una lucerna VIII A 1c con lo stesso motivo di fiore a otto petali,
due lucerne VIII D, un piatto Hayes 61 A.
I dati forniti dalla necropoli di Pille Matta interessano anche i
vetri: i bicchieri, infatti, partecipano non solo alla composizione dei
corredi ma in qualche modo anche al rituale della morte, considerato
che insieme alle lucerne compongono, con i piatti nei quali sono deposti, una sorta di modulo di offerta che si pu ripetere pi volte in una
stessa sepoltura52. I modelli utilizzati nel IV/V secolo sono diversi, con
prevalenza di forme apode o a fondo concavo, leggermente svasate verso
lorlo, vicine alle forme Ising 96 e 106. Non mancano per bicchieri con
piccolo piede distinto, Ising 109, o fortemente ingrossato. Comune, nelle
sepolture pi tarde, in associazione con le sigillate Hayes 91 e 99 e con
le lucerne forma X, il bicchiere a calice, Ising 111, con piccolo piede
a stelo, corpo arrotondato ed orlo diritto o leggermente estroflesso a
formare un profilo a S53 (fig. 16).
50) Leone 2000, pp. 396-397, fig. 379 e Leone, Turchiano 2002, pp. 881-884, in particolare fig. 6, anche se questi recipienti sono dipinti per immersione e non presentano
motivi decorativi.
51) Martorelli, Mureddu 2002 a, schede nn. 46 e 49.
52) salvi b 2002, p. 180; Salvi 2002c, p. 473; Salvi c.s..
53) Sagu 1993, p. 113 mette in guardia contro la trappola di una enfatizzazione

La datazione dei materiali: conferme e smentite

175

Rappresentano casi isolati le bottiglie a corpo sferico, le coppe, ed


un pregevole esemplare di nupperglas, insolito per le dimensioni e per
lo spessore, qui pronunciato, del vetro54.
Anelli, bracciali e fibbie in bronzo, vaghi di collana in pasta di vetro
costituiscono infine frequente testimonianza di un abbigliamento di
tipo piuttosto comune, in genere privo di materiali e metalli preziosi.
Gli anelli sono per lo pi a verga piatta, qualche volta con castone, i
bracciali sono aperti, spesso a margini ingrossati (fig. 17), gli orecchini
in qualche caso con pendente a poliedro, le fibbie di cintura in lamina
piatta e sottile, circolare o ellittica, con ardiglione in bronzo o in ferro.
Sistemi di cintura pi complessi, nei quali comunque queste stesse fibbie
hanno parte, comprendono in un caso un largo disco con un minuto e
sottile decoro a zig zag (fig. 18) e in un altro due placchette, variamente
conformate e decorate, che dovevano essere sistemate sul davanti e sul
retro della cintura stessa (fig. 19). Alcune particolarit, quale la forma
delle numerose fibbie e quindi labbigliamento pi o meno generalizzato che esse dichiarano la foggia degli orecchini o la decorazione
di una delle placchette, insolite in Sardegna, riaprono il problema dei
confronti con le necropoli sarmate e gote55 e del rapporto cronologico e
culturale che potrebbe mettere in relazione situazioni geograficamente
distanti e su altri piani autonome.
La sintetica esposizione dei materiali ritrovati a Pille Matta costringe certo alla riflessione sulla datazione delle varie classi di reperti,
ma porta anche a rivedere i contesti nei quali, a parit di affidabilit di
ritrovamento, le forme e le tipologie esaminate, che spesso sono considerate fossili guida per la tarda antichit e laltomedioevo, sono assenti.
Esse mancano, ad esempio, in tutti quei contesti funerari nei quali sono
state ritrovate le fibbie cd. bizantine, tipo Corinto o a placca piena per
indicare solo le pi frequenti e rappresentate, o nelle sepolture che
hanno restituito orecchini di grandi dimensioni a globo mammellato e

delle varianti che non rientrano necessariamente in classificazioni tipologiche; pp.


127-129 considera la forma collocabile non prima della seconda met del V, prima
met del VI. Cfr. anche Marcelli 1989, p. 529, figg. 3-8 per un calice integro ritrovato
associato a una sphata, ad elementi metallici di fibbia e di sistema di sospensione
e a due monete, la pi tarda di Onorio, in una tomba nella Porticus Liviae, sul colle
Oppio, a Roma; altre tombe della stessa necropoli contenevano monete databili
entro la fine del IV secolo.
54) Salvi 2002, fig. 183 e Salvi c.s..
55) Per le fibbie Bierbrauer 1994, Fig.I,12 nn. 14 e 16, p.33 (associazioni dei materiali
di cultura Wielbark di fine II sec. 400 circa) e Fig.I,17, p.38 con associazioni delle
culture di ernjachov e di Sintana-de-Mure (fino al 370-380) e per la placchetta di
fibbia decorata Ajbabin 1994, Fig.II, 29d, p.125; per gli orecchini Harhoin 1994, Fig.
III,15 e Fig. III, 19, pp. 160 e 162, da necropoli datate intorno alla seconda met del
V sec. d.C. Per la diffusione del modello, gi attestato nel IV secolo e considerato
di matrice romana nella sua forma-base Baldini Lippolis 1999, p. 71 e pp. 89-90.

176

Donatella Salvi

fibule a disco (tombe di Uriel, Nureci56 e di Berre, Bortigali57, tombe


dellarea di Santa Maria della Mercede, a Norbello58, tombe con gioielli in oro di Bruncu e solia di Dolianova59, tomba di Sa Funtanedda
a Quartu S. Elena60, tomba iota di Nurachi61, tomba 80 di Cornus62).
Mancano poi nelle aree cimiteriali dove la tipologia delle sepolture
e la sequenza stratigrafica consente con ragionevolezza attribuzioni
intorno al VII o allVIII secolo d.C., quale , ad esempio, la pi tarda
fase duso di San Saturnino, a Cagliari63, o in quelle sepolture datate dalla presenza di monete effettivamente bizantine o altomedievali
(si veda leccezionale recente scoperta della sepoltura di S. Lussorio,
Selargius, presentata in questa sede da M.R. Manunza, oltre ai precedenti di Bruncu Piscinas a Dolianova con tremisse di Liutprando64, ed
ai contesti affidabili seppure non chiusi di Cirredis a Villaputzu65 e di
Domu Beccia, Uras, con monete dello stesso periodo66). A rivedere la
letteratura sullargomento, in Sardegna per mantenere circoscritto
il confronto non ci sono episodi di ritrovamenti, in contesti chiusi, di
tali oggetti di corredo personale in associazione con le sigillate Hayes
91 e 99 o con vetri forma Ising 111, per citare le tipologie che sono in
genere attribuite alle fasi pi tarde delle rispettive produzioni. Anche
le brocchette costolate e le campidanesi, i cui ritrovamenti sono stati abbastanza frequenti nellisola, risultano, come si visto, talvolta
associate in una stessa tomba a stoviglie africane o locali che si confermano contemporanee, ma al passato e non ad oggetti, a monete o
a materiali datanti di et pi tarda.
Se poi lanalisi della necropoli di Pille Matta si sposta dallanalisi
56) Vivanet 1880, pp. 107-108.
57) Vivanet 1880, p. 109.
58) Salvi 1986. In nessuna delle sepolture scavate sono stati ritrovati reperti cera-

mici di corredo.

59) Taramelli 1919.


60) Salvi 1991; in questo caso lunico frammento ceramico, con decorazione a pettine, era esterno alla sepoltura.
61) Stefani 1985, p. 59 e pp. 55-67 per lintero complesso funerario scavato. Lunica forma in sigillata, una Hayes 61 B, stata ritrovata in giacitura secondaria ed
attribuita dallA. a una sepoltura tardoromana distrutta: p. 55.
62) Giuntella 1999, p. 147.
63) Salvi 2002a, Salvi 2002b: le sepolture bizantine si sovrappongono fisicamente alle
sepolture romane o sono contenute nei pareggiamenti il cui terminus costituito da
materiali di VII secolo (bollo impresso con una moneta di Costante II sullansa di
unanfora). Si pu osservare, inoltre, che fra i materiali ceramici che sono compresi
in queste unit i frammenti di sigillata africana sono pochissimi.
64) Lilliu 1987, p. 567.
65) Salvi 2001.
66) Serra 2002; cfr. anche Serra 1990 per il contesto di Siurgus Donigala, dove le
fibbie bizantine sono associate ad una moneta di Giustiniano.

La datazione dei materiali: conferme e smentite

177

e dalle possibilit di confronto che si possono istituire per i materiali a


parit di rituale della morte corredi analoghi nella composizione a
quello della coincidenza nel tempo ma con rituale differente, le considerazioni si spostano sul piano dellideologia e del credo professato: la
recente edizione delle epigrafi funerarie ritrovate nellAtrio Metropoli
a Porto Torres, alcune delle quali perfettamente databili al IV/V secolo67, consente di mettere a confronto due realt profondamente diverse, caratterizzate luna dalla presenza di un ricco corredo ceramico di
tradizione pagana, laltra, priva di corredo, dalla dichiarazione della
fede professata, espressa con il testo scritto dellepigrafe funeraria.
Molte delle analoghe iscrizioni cagliaritane di San Saturnino o di Santa
Gilla, per quanto prive di precisi riferimenti cronologici68, rendono pi
evidente, nella vicinanza fisica dei siti come si detto Quartucciu
dista pochi chilometri da Cagliari come ladesione al cristianesimo,
pi sensibile e precoce in ambito urbano, non coinvolgesse comunit
che conservavano tradizioni e cultura proprie. Sembra venir meno qui,
per altro verso, il significato di segno, inteso come professione di fede
ed elemento utile a stabilirne le aree di diffusione, attribuito ai simboli
cristiani ed ebraici che fanno parte delle decorazioni sulle ceramiche69,
visto che, come si detto, i motivi compaiono, spesso e variamente
associati, in una stessa tomba.
Per quanto la quantit delle attestazioni e la possibilit di verifiche
continue offerte dalla necropoli di Quartucciu, non escludano che gli
oggetti che vi sono contenuti abbiano avuto una pi lunga continuit di
produzione e duso, mancano, o non sono ancora percepibili, momenti
chiaramente databili che segnino labbandono del rituale funerario adottato o lutilizzo di materiali che per la loro natura e la loro provenienza
indichino trasformazioni evidenti di mercato e di costume70. In un unico
caso un defunto privo di corredo ospitato in una fossa sommaria ed
accompagnato soltanto da una moneta forata. In pochissime sepolture,
inoltre, alle ceramiche pi consuete si affiancano oggetti di impasto
pi grossolano e di maggior peso che ricordano la descrizione di alcune
67) Manconi, Pani Ermini 2002, in particolare per le iscrizioni Musa del 394 d.C.
e quella di Victorinus del 415 d.C.; cfr. anche Corda 1999, TUR002, pp. 194-196 e
TUR004, pp. 307-309.
68) Pani Ermini, Marinone 1981; Corda 1999, pp. 250-252. Anche la tomba di Gelianus, ritrovata nel 1996 a San Saturnino pu essere datata, in base alle sequenze
stratigrafiche, intorno al V secolo: Salvi 1996, pp. 219-220.
69) Cfr. ad esempio il corposo e documentato lavoro di Serra 2002b sulla diffusione
delle attestazioni ebraiche in Sardegna.
70) Ancora un richiamo al mondo dei Goti viene dal protrarsi delluso pagano del
corredo funerario, che in quellambito va scomparendo nel V secolo e viene poi
abbandonato agli inizi del VI per esplicito ordine di Teodorico: egli infatti nelle
lettere del 507-511 al saio Duda, richiama le genti di tradizione gota ad applicare i
modelli delle popolazioni romane, che non usano corredo: Bierbrauer 1994, p. 173.

178

Donatella Salvi

ceramiche grezze ritrovate in associazione con gli oggetti bizantini:


di ceramica grezza o di costolata grezza si parla a proposito di
contesti sardi certamente altomedievali71 ma anche di contesti siciliani
o calabri ancora dotati di corredo72. Sembra perci anticipare queste
associazioni la tomba 180 di Pille Matta, dove insieme a un abbondante
corredo fatto di sigillate e di campidanesi, compresa una piccola forma aperta, in argilla pesante e poco depurata, sul cui fondo compaiono,
stampigliate, decorazioni a palmetta e a cerchiello, chiaramente ispirate
ai modelli africani e qui rese con una sorta di gusto naf estraneo alla
produzione industriale importata (fig.20), ma comune alla produzione,
probabilmente pi tarda e verso la quale sembra costituire una sorta
di trait-dunion dei grandi contenitori da conserva che sembrano aver
diffusione solo nella Sardegna centrale73.
Se la cautela dobbligo di fronte a una messe di dati certamente
insperata, che pu per certi versi disorientare poich mette in discussione molte delle oscillazioni cronologiche in cui ci siamo mossi finora,
anche vero che le verifiche continue che la necropoli di Pille Matta offre,
possono finalmente portare a quegli obiettivi di scientificit, fenomeni
ripetibili in condizioni analoghe, ai quali aspira la ricerca archeologica.
Bibliografia
Ai

confini dellimpero: Ai confini dellimpero. Storia, arte e archeologia


della Sardegna bizantina (a cura di Paola Corrias e Salvatore Cosentino), Cagliari 2002.
Ajbabin 1994: A. Ajbabin, I Goti in Crimea, AA.VV., I Goti, Milano 1994, pp.
110-135.
Atlante: Atlante delle forme ceramiche, I. Ceramica fine romana nel bacino del Mediterraneo (medio e tardo impero) (a cura di A. Carandini),
Enciclopedia dellArte Antica, suppl., Roma 1981.
Atti di Cuglieri IV: AA.VV., Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo,
Atti del IV convegno sullarcheologia tardoromana e medievale (Cuglieri
27-28 giugno 1987), Oristano 1990.
Bacco 1997: G. Bacco, Il nuraghe Losa di Abbasanta. II. La produzione

71) Cfr. il riepilogo pi recente dei ritrovamenti in Serra 2002a, pp. 155-157.
72) Cfr. le ceramiche di probabile produzione locale che accompagnano gli ogget-

ti dornamento nelle necropoli di Gela datate al VI-VII secolo: Bonacasa Carra,


Lauricella 1998, pp. 298-309. Cfr. inoltre lanalisi e le osservazioni formulate a
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73) Bacco 1997, con ampio panorama dei ritrovamenti e dei motivi decorativi. Per
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La datazione dei materiali: conferme e smentite

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La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 1 Pianta e sezione delle tombe 4-19 (dis. Olla).

Fig. 2 Lucerna forma VIII con chrismn.

185

186

Fig. 3 Lucerna forma VIII con pecten Jacobis.

Donatella Salvi

La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 4 Lucerna forma X con pavone.

187

188

Fig. 5 Lucerna forma X con scena figurata.

Donatella Salvi

La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 6 Lucerna con solidus di Teodosio.

189

190

Fig. 7 Coppetta in sigillata con orlo a tesa.

Fig. 8 Forma 61, decorazione.

Donatella Salvi

La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 9 Forma 99.

191

192

Fig. 10 Forma Boninu 71-72.

Fig. 11 Brocchette costolate.

Donatella Salvi

La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 12 Brocchetta costolata miniaturistica.

Fig. 13 Brocca campidanese a collo largo.

193

194

Donatella Salvi

Fig. 14 Brocca campidanese con orlo ristretto e decorazione a pettine.

La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 15 Brocchetta sovradipinta.

195

196

Fig. 16 Forme diverse di vetri.

Donatella Salvi

La datazione dei materiali: conferme e smentite

Fig. 17 Bracciale a margini ingrossati.

Fig. 18 Elemento discoidale con fibbia.

197

198

Fig. 19 Placchetta in metallo decorata.

Fig. 20 Ceramica stampigliata.

Donatella Salvi

SALVATORE COSENTINO Indagine sul cosiddetto reliquiario di san Basilio


conservato nella chiesa di San Francesco in Oristano
FILIPPO BURGARELLA Bisanzio e le isole
WALTER E. KAEGI Byzantine Sardinia Threatened: Its Changing Situation in the
Seventh Century
PIER GIORGIO SPANU La Sardegna nella prima et bizantina: alcune note
daggiornamento
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Sardegna: la cultura materiale
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Selargius
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portuale di Olbia tra VI e XI sec. d.C.
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chiusi tardo-romani e altomedievali
DANIELA ROVINA Importazioni minori in Sardegna tra VI e X secolo: pietra ollare
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PAOLA MAMELI, GIACOMO OGGIANO Analisi minero-petrografiche e
caratterizzazione della pietra ollare e della ceramica a vetrina pesante
GIORGIO ACCARDO La memoria digitale della forma

ISBN 978-88-7356-179-8

20,00

788873

561798

(secoli VI-XI)

la Sardegna

SALVATORE COSENTINO Introduzione

Forme e caratteri della presenza bizantina nel Mediterraneo occidentale:

Questo volume contiene gli atti del convegno Forme e caratteri della presenza
bizantina nel Mediterraneo occidentale: la Sardegna (secoli VI-XI), svoltosi a
Oristano il 22-23 marzo 2003 presso il Teatro civico Antonio Garau. I contributi qui
presenti sono, nellordine:

Forme e caratteri
della presenza bizantina
nel Mediterraneo occidentale:

la Sardegna
(secoli VI-XI)

Condaghes