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TRANI E IL SUO TERRITORIO

TRA IL VI E LA MET DELLXI SECOLO


di
GIOIA BERTELLI
1. Le poche fonti documentarie che riguardano i momenti
di vita pi antichi della citt e del suo territorio, nello specifico di et longobarda e bizantina, sono costituite da pergamene conservate nellArchivio Diocesano e nellArchivio
del Capitolo Metropolitano, pubblicate da G. Beltrani (1877),
da A. Prologo (1877), in Regesto da L. Scarano (1983) ed
ancora riviste da Vera von Falkenhausen (1978) che ha colto pi in particolare il momento bizantino del sito; dallesame di questi documenti in anni passati sia G. Coniglio (1970,
1973) sia M. Cagiano de Azevedo (1977) avevano tratto
interessanti indicazioni sullassetto urbano e del territorio
circostante, che possono essere ulteriormente arricchite da
nuovi elementi soprattutto di natura archeologica, dal momento che la recente ricerca sul campo ha portato al riconoscimento di ulteriori evidenze. Altre indirette informazioni
sullabitato in et pi tarda emergono anche dalla lettura
della Vita di S. Nicola Pellegrino, di origine greca, protettore della citt, vissuto negli ultimi decenni dellXI secolo,
e della Traslazione delle reliquie di S. Leucio da Brindisi a
Trani, documento redatto alla met circa dellXI secolo, in
cui si narra il trasferimento dei resti del santo brindisino
che furono collocati in un sacello, creato per la circostanza
al di sotto del piano di calpestio della cattedrale di et paleocristiana; ci dovette avvenire nel corso del VII secolo.
Ricerche effettuate anche nelle carte raccolte nel I volume
del Codice Diplomatico Barlettano (SANTERAMO 1924) e nei
volumi VIII del Codice Diplomatico Barese con le pergamene dellArchivio Capitolare di Barletta (NITTI DE VITO
1914) e IX con quelle relative a Corato (BELTRANI 1923)
hanno restituito altre informazioni sui centri e aree che rientravano nel territorio di Trani; lesame, inoltre, di alcuni
documenti pi tardi, di et normanna (BELTRANI 1877, PROLOGO 1887), che riflettono la situazione topografica preesistente nella citt e nel territorio, ha permesso di comporre
un quadro abbastanza articolato per i secoli considerati;
lanalisi di questi ultimi non stata onnicomprensiva, ma
ne ha preso in considerazione solo alcuni tra i pi significativi; utile per alcune indicazioni si rivelata la consultazione dei testi di L. Maffuccini (1951) e di R. Colapietra (1981),
i cui studi, per, sono finalizzati a ricostruire soprattutto la
storia urbana del sito fino ai tempi pi recenti.
2. Scarse sono le notizie documentarie e archeologiche che
possediamo circa le pi antiche fasi di vita della citt; essa
viene ricordata nella Tabula Peutingeriana come una piccola stazione posta lungo la via Litoranea, arteria che dal
nord dellItalia, dopo aver aggirato il promontorio del Gargano, si dirigeva verso sud per congiungersi alla via Traiana; molto probabilmente il sito si svilupp solo a partire
dal III-IV secolo d.C. come vicus sorto intorno ad un approdo marittimo.
Trani fu sede di diocesi a partire dagli inizi del VI secolo, come testimonia la firma apposta nel 501 dal vescovo
Eutichio che intervenne al Concilio Romano; in precedenza, con grande probabilit, il suo territorio doveva dipendere dalla ben pi vasta e confinante diocesi di Canosa; il distacco da questa, come avvenne anche per altri centri (Canne, Barletta), dette inizio ad un processo di scomposizione
dellassetto originario del territorio, probabilmente dovuto
a motivazioni di ordine religioso ed in relazione anche ad
un accrescimento della popolazione (OTRANTO 1992, pp.
248-251). Per questo periodo cos antico le testimonianze
documentarie sullassetto urbano sono quasi inesistenti;
lunico documento scritto che possa fornire qualche indica-

zione risale al pieno altomedioevo: in esso si ricorda lepiscopio, la chiesa di S. Magno ed il mausoleo di Bebio posto
nei pressi del flumicellum, ma su questo torner pi oltre.
Solo alcune indagini archeologiche avviate nellarea occupata dalla cattedrale romanica hanno permesso di individuare la presenza di una chiesa con funzione vescovile, costruita tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, a sua volta
impiantatasi su un altro edificio di proporzioni molto ridotte e da cui provengono frammenti di affreschi riferibili ad
una Adorazione dei Magi (MOLA 1972; KOROL 1996). La
cattedrale di et paleocristiana si presentava a tre navate e
monoabsidata; i varchi di passaggio tra la navata centrale e
le laterali erano definiti da colonnati di tipo binato, secondo una tipologia attestata in area nord africana. La pavimentazione delledificio era realizzata a mosaico con quadrati includenti altri pi piccoli e rombi, elementi circolari
definiti da nastri intrecciati, fiori quadripetali ecc., databile
tra la fine del V ed il secolo successivo; di questo rivestimento rimangono numerosi tratti identificati lungo la navata centrale della chiesa di S. Maria, edificio che in et medievale, a seguito della costruzione della nuova cattedrale
dedicata a S. Nicola Pellegrino, prese il posto della vecchia
chiesa. Dalledificio paleocristiano provengono numerosi
elementi scolpiti, anche questi databili tra la fine del V ed il
VI secolo, oggi reimpiegati in parte allinterno del complesso episcopale medievale e in parte conservati nel Museo Diocesano (BERTELLI 2002); si tratta di capitelli ancora
in opera lungo i colonnati del matroneo della cattedrale o
presenti in frammenti nel Museo, di un sarcofago decorato
frontalmente da una croce con disco centrale databile al VI
secolo che ha diretti confronti con altri esemplari presenti
sul territorio (Trani, chiesa di S. Martino; Cerignola, Troia,
Canne); questi si ricollegano ad una tipologia presente anche
in area ravennate, ma che ha precisi referenti nella contemporanea produzione attestata in Dalmazia, ove si conserva
un numero consistente di esemplari simili: si vedano i sarcofagi di Salona, di Spalato, e quelli nellisola di Brac che, probabilmente, fu un centro molto attivo non solo per la lavorazione ma anche per lesportazione di questo specifico manufatto. Ancora allinterno della cripta di S. Nicola Pellegrino
conservata una colonnetta in marmo spiraliforme, baccellata
alla base che sorregge un piccolo capitello con foglie angolari di tipo corinzio, probabilmente appartenenti ad un ciborio databile al VI secolo (BERTELLI 2002, n. 467), come pure
reimpiegate nella costruzione medievale della chiesa di
S. Maria e nei matronei sono alcune colonnette arricchite da
una piccola croce in rilievo sul fusto che dovrebbero risalire
al momento in cui la pi antica chiesa vescovile venne consacrata (BERTELLI 2002, nn. 443-446); o ancora transenne
lucifere frammentarie o plutei con croci centrali, capitelli di
fine V-VI secolo (BERTELLI 2002, nn. 452-465, 475,476,478482), elementi tutti che attestano la presenza di un grande
edificio religioso attivo intorno al VI secolo.
Altri elementi scultorei di un certo pregio sono presenti
in citt: una fronte di sarcofago con angeli e con una croce
sotto edicolette, ascrivibile al VI secolo e probabilmente di
importazione costantinopolitana, reimpiegata nel muro
esterno di una abitazione in via Ognissanti al n.c. 38; due
frammenti appartenenti ad un pluteo decorato con una croce e semilune, due sarcofagi e un capitello sono conservati
nella chiesa di S. Martino, ubicata nei pressi della cattedrale, di cui tratter in seguito (BERTELLI 2002, nn. 496-500).
Dagli scavi realizzati nella Cattedrale nel 1970-1971
proviene un numero consistente di intonaci sui quali sono
leggibili riquadri di tipo decorativo, elementi riferibili a
strutture murarie, occhi, mani e parti di figure umane, teste
di agnelli, lettere relative a pi iscrizioni; lesame dei frammenti, inediti, potrebbe sicuramente portare nuovi elementi per ricostruire le fasi di vita pi antiche delledificio prima del suo abbattimento alla fine dellXI secolo.
Come ipotesi di lavoro ritengo che sia possibile mettere in relazione con una fase di vita molto antica, probabil-

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mente verso la fine del VI secolo, la presenza (Fig. 1) di


altri due edifici religiosi, S. Martino e S. Agata, attestata,
per il primo, da una piccola chiesa, ricordata gi in un documento del 1075 (SANTIFALLER 1957, doc. n. 95) e forse
ancora in uno precedente del 1062 (vedi postea), sottoposta
di alcuni metri rispetto al livello odierno di frequentazione
della citt, che presenta una serie interessantissima di strutture e rifacimenti e di cui tratter in seguito; per il secondo
edificio, citato per la prima volta in un doc. del 1199 (PROLOGO 1877, doc. n. XCI), che si apre sulla omonima strada
(vico S. Agata), nei pressi della chiesa di S. Martino, a ridosso, ma entro, la cinta muraria pi antica, anche questo
sottoposto allodierno livello stradale, le indagini sono ancora da avviare completamente; ridotto attualmente a deposito di materiale, di esso si riconosce solamente la curvatura absidale. Risulta quanto mai interessante la scelta di
tali dedicazioni per i due edifici, strettamente legata a santi
e martiri che hanno combattuto strenuamente il paganesimo e leresia ariana. Il culto di S. Martino e di S. Agata si
diffuso largamente proprio intorno al VI secolo in relazione
alla presenza sul territorio di popolazioni pagane e ariane;
esemplare, al proposito, la riconsacrazione da parte di papa
Gregorio Magno della chiesa eretta da Ricimero nel 460 a
Roma per il culto dei Goti ariani: S. Agata dei Goti, che, in
occasione dellintervento papale, accolse le reliquie dei SS.
Agata e Sebastiano. Anche i Longobardi quando entrarono
in Italia al seguito di Alboino erano in parte pagani e ariani
e seguirono leresia ariana fin quasi alla fine del VII secolo,
quando ufficialmente si convertirono alla religione cristiana cattolica. In Puglia, ad esempio, a Siponto, attestata
dalla Vita Laurentii una chiesa dedicata ai SS. Stefano e
Agata (la stessa intitolazione che ritorna per la cattedrale di
Capua), con la quale sono stati messi in relazione alcuni
interessanti lacerti di mosaico pavimentale risalenti tra la
fine del V ed il VI secolo, recentemente identificati (CAMPESE
SIMONE 1999).
Sicuramente in relazione con la presenza romana doveva poi essere il Mausoleo di Bebio, la cui prima attestazione risale all834 (PROLOGO 1877, doc. n. I), che doveva rivestire una certa importanza ancora nellalto medioevo dal
momento che viene preso come preciso punto di riferimento nel documento, ora ricordato, per identificare agevolmente
la posizione della chiesa di S. Magno (Fig. 1); di questo
edificio funerario si sono perse le tracce, ma sia la precisa
descrizione circa lubicazione e laspetto del monumento
fornita da A. Prologo, che ancora aveva potuto vederlo (PROLOGO 1883, p. 25) sia la presenza del toponimo via Mausoleo nella zona a sud-est della citt ci aiutano a collocarlo al
di fuori dellabitato, in una zona coltivata a vigna ed ulivi
come sembra di poter capire da documenti pi tardi, nei
pressi del flumicellum, elemento topografico di grande importanza per la storia di Trani per il periodo altomedievale
(PROLOGO 1877, doc. VI, p. 29; XIX, p. 60; LXXIII, p. 155).
3. Un altro momento particolarmente interessante che si pu
cogliere relativo alla vita della citt quello che vede la presenza della popolazione longobarda, attestata sul territorio
pugliese a partire dalla met circa del VII secolo; di questo
momento abbiamo solo rare, e pi tarde, testimonianze scritte; tra le prime il diploma di Arechi II riferibile allatto di
donazione (a. 774) di numerosi beni al monastero di S. Sofia
di Benevento: in questo il principe dona una casam in
Papiano super Trane, quae fuit de servis Palatii nostri;
nostra quoque potestaste super hec largiti sumus in eodem
loco casas sex; al termine del documento si ribadisce la propriet della curtem nostram, prata posta in loco qui Pazzano
dicitur cum ipsa ecclesia sancti Petri, et ipso monte, cum
ipso plano et ipsa ferrara (UGHELLI, VIII, coll. 32, 33); il
testo continua citando una ipsam ecclesiam sanctae Mariae
in finibus Janiensibus, loco qui dicitur Gunianus: con grande probabilit ledificio potrebbe identificarsi con larea su
cui sorge ancora oggi la chiesa di S. Maria di Giano posta nei

pressi di Trani, verso sud. Il sito di Pazzano con le diverse


titolature di Parano, Pazano, Pantano viene ancora ricordato in altri documenti pi tardi con cui papi e imperatori confermano al monastero di S. Sofia di Benevento beni detenuti
in tale localit presso Trani (PROLOGO 1883, pp. 88-90).
Particolarmente importanti, e noti, risultano alcuni documenti: il primo del giugno 834, sopra citato, datato al
secondo anno del principato beneventano di Sicardo, da cui
si evince che a Trani era stato istituito un gastaldato; il secondo del giugno 843, emanato nel quarto anno del principato salernitano di Siconolfo; e il terzo del maggio 845,
risalente al sesto anno del principato dello stesso Siconolfo
(PROLOGO 1877, nn. I, II, III). Dalla lettura di tali carte
possibile prima di tutto stabilire che la citt, in origine sotto
la dominazione dei longobardi di Benevento, nell843 dominata dai longobardi di Salerno (CONIGLIO 1973); inoltre,
dal documento dell834 veniamo a conoscenza dellesistenza, al momento della redazione del testo, di un gastaldo a
nome Radeprando figlio a sua volta di un altro gastaldo di
nome Sicoprando, della cattedrale, dedicata a Maria, retta
dal vescovo Auderis, di una chiesa dedicata a San Magno,
vescovo di Trani secondo una antica tradizione (CAGIANO
DE AZEVEDO 1977, p. 118), costruita in tempi recenti dal padre di Radeprando, che si trovava oltre il fiumicello che
scorreva dallinterno verso il mare nella zona sud-orientale
della citt, ove era anche il mausoleo di Bebio (che sorgeva
nella zona oggi indicata dal toponimo via Mausoleo, cfr.
par. 2); nella carta inoltre il gastaldo Radeprando si dice de
civitate Trani, facendo quindi supporre che la citt dovesse
gi essere munita di una cinta muraria. Nel documento successivo, quello dell843, rogato in castro Trane, viene ricordata la donazione alla chiesa di S. Maria di Tremodie e
al diacono Arricaldo, rettore della chiesa di S. Pantaleone,
di una vigna in contrada Reni; tra i sottoscrittori compare la
firma di un certo Arius, il cui nome sembra essere un indizio della sua origine longobarda. Ancora in castro tranense
rogato il documento successivo dell845, in cui si citano
il bicus di Iuianello, che doveva ricadere nel territorio di
Barletta, e alcuni appezzamenti di terreno, coltivati ad orto,
a frutta, con alberi di olivo, altri lasciati incolti, che, venduti, sono pagati in solidi aurei beneventani.
3.1 Per quello che riguarda laspetto fisico della citt per il
periodo esaminato possiamo dire ben poco; dal punto di
vista archeologico i ritrovamenti sono molto scarsi; le uniche certezze riguardano ledificio della cattedrale che continu a vivere subendo modifiche, anche se non sostanziali,
con il rifacimento di parte della antica pavimentazione dal
momento che in tale area furono sistemate gi a partire probabilmente dalla fine del VI secolo sepolture scavate nel
banco roccioso e nel corso del secolo seguente fu realizzato
linserimento del sacello di S. Leucio nella zona nei pressi
dellabside; tale operazione comport un innalzamento delloriginario piano di calpestio e di conseguenza la necessit
di unulteriore sistemazione dellarea. Con tali lavori vanno messi in relazione i resti di una pavimentazione in opus
sectile, a lastrine calcaree di colori diversi che formano
motivi a rombi e floreali. Le indagini archeologiche realizzate tra il 1970 e il 1971 hanno messo in evidenza la presenza delle sepolture ricordate e permesso il ritrovamento
di due crocette di tipo funerario in argento (tombe 2, 15) e
una in oro di tipo greco, a braccia fortemente espanse (tomba 1) che si riallacciano ad una produzione orafa tipica dellet longobarda (MOLA 1972; DANGELA 1978 e 1992; RONCHI 1983; ROTILI 1984), oltre che di alcuni fili in oro relativi
ad una fascia che orlava la veste funeraria allaltezza del
ginocchio (tomba 15) (MOLA 1972; DANGELA 1978 e 1992;
ROTILI 1984) di un personaggio che doveva appartenere ad
un rango sociale elevato; sono state anche recuperate piccole fibbie circolari con ardiglione databili tra VII e XI secolo e alcuni elementi in rame decorati con motivi a palmette e perline dello stesso periodo. Particolarmente interessante si dimostrato il rinvenimento di una grande lastra

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Fig. 1 Ricostruzione dello sviluppo urbano di Trani nellalto medioevo (da RONCHI 1988 con aggiunte).

di chiusura di una sepoltura (tomba 1) che presenta sul lato


interno una serie di graffiti datati nellambito del VII secolo (CARLETTI 1988), in cui possibile riconoscere anche
antroponimi di origine longobarda. Inoltre sia reimpiegati
in punti diversi del complesso della cattedrale medievale
sia nel Lapidario del Museo Diocesano sono conservati frammenti scultorei di et altomedievale che attestano interventi relativi ad un arricchimento dellarredo interno delledificio (BERTELLI 2002, nn. 447, 468, 472, 473, 477).
La realizzazione dellipogeo di S. Leucio avvenne in
concomitanza con la traslazione delle reliquie del santo da
Brindisi a Trani, nel corso del VII secolo, secondo quanto
viene narrato nel De translationibus S. Leucii (AA.SS.Jan.I,
pp. 672-673), scritto da un anonimo diacono su incarico dellarcivescovo Giovanni (1053-1059); il vano sotterraneo,
scavato per loccasione nel banco roccioso, di non grandi
dimensioni, conserva ancora laspetto originario: era composto da un corridoio semianulare, allungato verso est; sulla parete curva erano due altari in muratura di tipo a blocco
e tra questi era collocato un piccolo blocco di tufo, sagomato a vaschetta con un foro di scarico posteriore, ritenuto,
forse impropriamente, il piccolo mare della liturgia bizantina; dei due altari rimangono ancora visibili alcuni elementi in tufo, mentre dellaltro manufatto rimane appena
visibile la vaschetta; al centro del vano era collocato un sacello di forma rettangolare, realizzato con conci di pietra,
con un accesso sul lato sinistro ed una grande apertura verso est, da cui era visibile laltare appoggiato alla parete del
corridoio semianulare.
Ancora con la presenza longobarda viene messa in relazione la chiesa di S. Magno, ricordata nel documento dell834;
questa, oggi scomparsa, la cui fondazione, di tipo privato, fu
dovuta al gastaldo Sicoprando, viene collocata nella zona a
sud-est della citt, al di fuori dellabitato, nei pressi della via
che univa Trani a Corato (RONCHI 1980), oltre il luogo in cui
scorreva il flumicellum, elemento di grande importanza per
determinare la topografia dellarea, il cui tracciato ancora
oggi in parte riconoscibile sia nellarea depressa ove sorge la
Biblioteca Comunale e in quella una volta occupata da Teatro Comunale, sia nella zona oltre la stazione; il culto tributa-

to a S. Magno doveva comunque avere un certo seguito anche nellhinterland tranese dal momento che nei pressi di
Corato compare un sito con tale denominazione, che parzialmente indagato ha rivelato una frequentazione molto antica
ed un riutilizzo pi tardo dellarea occupata da una villa tardoromana (DE JULIIS, VOLPE 1992)
Ad immediato ridosso dellinsenatura portuale, nei pressi
della chiesa di S. Nicola al porto, oggi scomparsa, citata in un
documento del 1075 assieme ad altre propriet che labbazia
benedettina di S. Maria di Banzi in Lucania aveva a Trani
(SANTIFALLER 1957, doc. 95), stata posizionata unarea detta
locus campi o campi langobardorum (RONCHI 1988, tav. p. 162),
ricordata in documenti del XV secolo (BELTRANI 1873, doc. XI
e 1884, doc. I del 2 nov.), e messa in relazione con la presenza
di longobardi accampatisi al di fuori della cinta muraria (CAGIANO DE AZEVEDO 1977, p. 119), secondo un modo di procedere, identificato gi per altri siti, di tale popolazione prima di
insediarsi ufficialmente allinterno di un abitato.
Sicuramente, prima ancora dellingresso dei bizantini in
citt, labitato doveva essere protetto da una cinta muraria,
come sembra ben emergere dalla lettura dei documenti di et
longobarda, sopra ricordati, nei quali si cita la civitate Trani
e il castrum Tranense, presupponendo quindi lesistenza di
un recinto fortificato, anche in relazione al particolare momento storico riguardante la regione, oggetto di scorrerie da
parte di bande saracene, scorrerie che portarono, ad esempio,
alla distruzione di Canosa alla met circa del IX secolo, che
venne abbandonata dal suo vescovo rifugiatosi a Salerno, e
alla creazione di un emirato (847-871) nella vicina citt di
Bari. Molto probabilmente la cinta doveva risalire ad et tardo antica (V-VI sec.), in relazione anche alla costruzione della cattedrale e dei pi antichi edifici della citt. Al momento,
date le numerose ristrutturazione e rifacimenti che hanno interessato labitato, molto arduo poter riconoscere loriginario percorso, tenendo anche presente che in et federiciana
Trani fu interessata dalla costruzione dellimponente castello, posto ad ovest rispetto al nucleo originario dellabitato, e
dallampliamento della cinta che estendendosi verso est inglob tutta linsenatura portuale (FONSECA 1993); tali lavori
non comportarono labbattimento della precedente murazione

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Fig. 2 Pianta della chiesa di S. Martino dopo i restauri degli


anni 90 del XX secolo.

che fu mantenuta per tutto il medioevo; la cinta antica, come


ha messo in evidenza A. Prologo (1883, pp. 29-40), cui si
deve la restituzione del percorso attraverso la rilettura di alcuni documenti dal momento che, allepoca in cui scrisse,
alcune strutture erano ancora visibili, doveva iniziare nei pressi della cattedrale, costruita sotto altre forme verso la fine del
V secolo e ubicata in una zona rialzata rispetto allinsenatura
portuale; essa doveva proseguire verso est tenendosi ad una
debita distanza dal litorale; su questo tratto si apriva la porta
Vassalla; immediatamente a ridosso e allinterno della cinta,
secondo lopinione di B. Ronchi (1988, tav. a p. 112 con lo
sviluppo della citt nellXI secolo), doveva essere collocata
una casa horreata di propriet di Teofilatto e Coleperto, dal
momento che questa, nominata in un atto di vendita del 1059,
risulta avere come confini case appartenenti allepiscopio
(PROLOGO 1877, n. XVI). Superata la porta, la cinta correva
perpendicolarmente, poi realizzava un angolo quasi retto spingendosi pi verso il litorale e, proseguendo ancora verso sud,
si interrompeva allaltezza della porta Antica seu Aurea, ricordata in un documento del 1131 (ove invero citata solo
come porta senza aggettivi qualificanti) assieme alla chiesa
di S. Nicola al porto (PROLOGO 1877, n. XXXIII); nei pressi
della cinta, allesterno, attestata nel 1075 (SANTIFALLER 1957,
doc. 95) la presenza di una cellam Sanctae Trinitatis super
portam et portum eiusdem civitatis e la cellam Sancti Martini, presenti anche nella carta del 1131; in questa sono poi
elencati altri edifici religiosi (S. Marco, S. Nicola, SS. Sergio e
Bacco, una sepoltura nel monastero della Trinit), alcuni clusi
e loci posti entro e fuori labitato. Proseguendo il suo percorso
verso sud, la cinta piegava verso occidente interrompendosi
allaltezza della porta Nova, da cui si originava una via carrara,
ricordata in un documento del 1075 (RONCHI 1988, tav. a p.
112); da qui proseguendo ancora verso ovest si giungeva a
porta Vetere e quindi, lasciando al di fuori della cinta il monastero di S. Paolo, ricordato in un documento del 1098 (PROLOGO 1877, XXIV), e larea su cui sarebbe sorto in et federiciana il castello, le mura ritornavano verso la Cattedrale.

Figg. 3-4 Chiesa di S. Martino: 3) interno: muro perimetrale


settentrionale; 4) particolare delle arcate chiuse.

4. Un cambiamento nella storia della citt avviene nel secolo seguente, quando alla dominazione longobarda succede
quella bizantina e ci si riflette palesemente nella documentazione scritta, ove gli anni in cui sono rogati i documenti
sono in relazione agli anni di regno degli imperatori bizantini e i pagamenti delle compravendite avvengono in solidi
costantiniani.
Le carte relative a tale periodo sono in tutto una quindicina e abbracciano un arco di tempo che va dallottobre 915
allagosto del 1072, escludendo la bolla di papa Alessandro
II del 1063, indirizzata allarcivescovo di Trani, Bisanzio,
ritenuta un falso e messa in relazione con la rivalit esistente con la vicina citt di Bari (FONSECA 1993)
Lesame delle carte edite forzatamente ha dovuto prendere in considerazione anche alcune rogate nella seconda
met dellXI secolo dal momento che le indicazioni che riguardano la citt, presenti in queste, devono riflettere una
situazione molto pi antica. Esemplare il caso della chie-

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Figg. 5-6 Chiesa di S. Martino: 5) interno: particolare dellarco


distrutto del catino absidale; 6) interno: particolare dellabside
pi tarda.

sa di S. Martino che, citata per la prima volta in un documento del 1075, forse anche in uno risalente al 1062
(SANTERAMO 1924, doc. 1) e poi in quello del 1131, ha rivelato fasi costruttive risalenti, con grande probabilit, al VI
secolo e ad et altomedievale.
Particolarmente interessante risulta il documento del 915
(PROLOGO 1877, n. IV), che il primo, tra quelli a noi noti,
rogato in civitate trane durante la dominazione bizantina:
datato, infatti, al terzo anno di impero di Costantino VII. In
questo vengono ricordate alcune persone, Pietro e Maiulo,
provenienti dal loco tretasi che doveva ricadere nel fine
kanosini, che rescindono un contratto stipulato nel 911, riguardante la donazione di alcuni beni immobili ubicati sempre nello stesso loco; nello stesso documento viene anche
nominato il loco Andre (lodierna Andria) da cui proviene
un certo Adelprando.
Al 980, durante il diciassettesimo anno di regno degli
imperatori Basilio II e Costantino VIII (PROLOGO 1877, n.
V), Maraldo, figlio di Giaquinto, imperiali spatha
candidatus, assume limpegno di consegnare a Giovanni,
arcivescovo della chiesa canosina e brindisina, il titolo di
possesso dei boschi della Selva Nera e di San Vittore; in
caso di inadempienza dovranno essere versati cento solidi
costantiniani. Nel breve rogato nel 1006 (PROLOGO 1877, n.
VI), ancora sotto gli imperatori Basilio II e Costantino VIII,
Smaragdo, giudice della citt di Trani, attesta che Simeone,
prototabularius, gli aveva mostrato un documento risalente
al XX anno del regno dei due imperatori ricordati, cio al
983, nel quale Musando e la moglie Anatra, che aveva avuto parte della propriet come morgincap, avevano venduto
per dodici solidi aurei constantini a Caloperto, figlio di Giovanni, un vigneto di una certa estensione posto non multum
longe a prephata civitate, in ipso cluso da ipso flumicello
nella stessa area quindi ricordata nei primi documenti

Figg. 7-8 Chiesa di S. Martino: 7) interno: particolare della finestra; 8) interno: particolare della navatella meridionale.

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dell834 e 843 e di cui si determinano i confini con altri


vigneti che giungevano usque in via publica.
Lesame dei documenti ci porta ancora a tenere conto
della carta del 983 (PROLOGO 1877, n. VII), in greco, con la
quale Calociro Antipato, patrizio e catapano Italias, a seguito dellassedio del castrum, conferma il titolo vescovile a
Rodostamo, gi attribuitogli dal papa Benedetto, ribadendo i
possessi della diocesi cio il castrum Juvenazani, quello di
Ruvo, di Minervino, di Montemilone con tutti i loro possessi; dal diploma del 999 (PROLOGO 1877, n. VIII) indirizzato
allarcivescovo di Bari e Trani Crisostomo da Gregorio
Tarcaneiota viene accordata la completa per 36
chierici residenti a Bari appartenenti alla chiesa cattolica, e
per ben 60 a Trani; nel testo si legge ancora che i rispettivi
abitanti sono tenuti a riparare e ricostruire i propri castra;
ancora nel 1028 (PROLOGO 1877, n. IX) viene ricordato un
monastero dedicato alla Vergine Maria, Madre di Dio, de loco
qui vocatur caolossa; mentre nel documento del 1033 (PROLOGO 1877, n. X) vengono date alcune interessanti informazioni su una casa horreata posta entro la citt, di cui viene
venduta una parte, e di cui si descrivono i confini: una
suppinna, una platea de cisterna, una palumbula, una
curticella in comune tra due propriet; nel 1035 (PROLOGO 1877, n. XI) si citano porzioni di terreni agricoli posti in
loco casamaxima definiti da confini terrieri e viari (iuxta
via antika). Di un certo interesse il documento risalente al
1036 (PROLOGO 1877, n. XII, pp. 44-45) in cui, nel terzo anno
del regno dellimperatore Michele, i fratelli Giaquinto e
Dardano donano a Maraldo turmarca un loco che hanno
in ipsa subdite ecclesie sancte et gloriose semperque virginis
dei genitricis marie de ipso episcopio e che sembra avere
funzioni di sepoltura; dalla lettura del testo risulta evidente
che ledificio episcopale, ancora quello del VI secolo, si doveva trovare sottoposto rispetto al livello raggiunto agli inizi
dellXI secolo dalla citt, come sembra indicare laggettivo
subdite. Altra compravendita di terreni coltivati a vite, posti
in cluso de puteo hocleano non lontano dalla citt, contenuta in un atto del 1053 (PROLOGO 1877, n. XIV); nel 1059
i figli di Russone (PROLOGO 1877, n. XVI) vendono una casa
orreata posta allinterno dellabitato i cui confini sono definiti da una trasenda puplica per due lati, da una media strictola
con una casa che appartiene allepiscopio come pure le altre
case che determinano i confini per la quarta parte.
Al 1064, 1074 risalgono due documenti rogati a Trani e
al 1077 un altro rogato a Corato (BELTRANI 1923, docc. nn.
III, VII, VIII), in cui si ricorda una chiesa di S. Eustazio in
loco Granara cui vengono attribuiti beni da persone originare de loco Casamaxima, mentre nel 1075, allepoca di
Roberto, invictissimo duce italie calabrie et sicilie, si ricorda una chiesa di S. Vito martire posta fuori la citt, posizionata nei pressi di alcune vigne, di cui una apparteneva a
Falcone de loco iana (BELTRANI 1877, n. XIX).
Ancora di particolare interesse, per quanto riguarda lesistenza della chiesa di S. Martino in citt, un primo documento risalente al 1062 (SANTERAMO 1924) in cui si nomina
un monastero di S. Martino, se giusta la lettura del testo
molto lacunoso, ed un secondo del 1075, gi ricordato
(vedi par. 3.1), con i possessi che lAbbazia di S. Maria di
Banzi aveva, oltre che in Lucania, in Puglia e a Trani. La
chiesa ricompare elencata ancora tra i possedimenti dellabbazia lucana nel 1090 (PANNELLI 1994, p. 46)
I documenti rogati negli ultimi anni dellXI secolo conservano altre informazioni: in quello del 1089 si ricordano
alcuni appezzamenti di vigne poste in cluso stylla mediana e lamacupa, una chiesa monastica dedicata a S. Giovanni apostolo ed evangelista de loco qui dicitur turricella
e una chiesa di S. Benedetto ubicata allinterno della citt;
nel 1098 ricordata la chiesa di S. Paolo posta fuori la citt
(BELTRANI 1877, nn. XXI, XXIV).
Una prima e immediata considerazione che emerge con
chiarezza al termine di questo, se pure sommario, esame
della documentazione scritta relativa alla presenza bizanti-

na a Trani che la citt e i suoi abitanti sono strettamente


legati al territorio posto nelle pi immediate vicinanze della citt, cio verso sud-est a ridosso del litorale, e verso
lentroterra; in queste zone si svolge una attivit agricola
vivace che vede i terreni coltivati a vite, a olivi, a frutteti,
altri spazi lasciati incolti, la presenza di boschi e selve e
percorsi dacqua, lesistenza di strade di origine antica e di
carrare; zone in cui linsediamento umano prevedeva piccoli nuclei demici scomparsi nel tempo ma che hanno comunque lasciato deboli segnali che si possono cogliere tenendo nella giusta considerazione quanto testimoniano con
la loro presenza alcune piccole chiese che sorgono completamente isolate nella campagna, prive apparentemente di
legami col territorio: non si tratta altro che di edifici costruiti nel corso dellXI e XII secolo sorti in relazione con la
esistenza di un casale o di un piccolo loco poi abbandonato
gradatamente nel tempo; questo il caso della chiesa e del
tempietto di S. Maria di Giano loco iana nel documento
del 1075 , del casale di Pacciano presso Bisceglie, noto
anche come locus Primignanus o casale Cimilianus ove
stata identificata una presenza umana gi nel corso del X
secolo (FAVIA, GIULIANI, RINALDI 1991), o ancora la localit
oggi nota con il nome di S. Geffa, appena al di fuori dellodierno abitato, che si articola in una chiesa ipogea a tre
navate, preceduta da una piccola necropoli.
Gli abitanti di Trani, per il periodo considerato, non sembrano manifestare alcuna attrazione per il mare, il porto, la
navigazione, il commercio marittimo; nelle carte mancano
completamente accenni a tali attivit; nel 1035 abbiamo una
menzione dellesistenza del porto solo in quanto si prescrive di utilizzare per misurare la semente lunit di misura
il modium l conservata (BELTRANI 1877, n. XI); nel 1075
il portum ricordato assieme ad una porta urbica in relazione ad una cellam della Trinit che sorgeva nelle vicinanze
(SANTIFALLER 1957, doc. n. 95); nel 1125 troviamo ancora
una specie di locazione del diritto di pesca sulla terza parte delle acque del mare, che dal Gialo maggiore si estendono fino alle Fontanelle, ad oriente di Trani, per lannua prestazione di quattro legature di buone seppie (PROLOGO 1877,
n. XXIX e pp. 304-305). Soltanto nella seconda met dellXI
secolo, o pi probabilmente nel successivo, a Trani saranno
emanati gli Ordinamenta maris, il pi antico codice marittimo mediterraneo del Medioevo, che sancisce il diverso
modo di porsi della citt nei confronti del mare quando il
porto, ad iniziare dal XII secolo, diventer uno dei punti di
partenza pi importanti per limbarco verso Gerusalemme
e la Terra Santa (FONSECA 1993).
La presenza ebrea per i secoli presi in considerazione
non risulta attestata n tramite la documentazione scritta,
che inizier a solo a partire dal XII secolo, n tantomeno
attraverso testimonianze architettoniche; quelle esistenti,
trasformate da sinagoghe o scholae in edifici cristiani, sono
di piena et medievale; gli ebrei si installarono allinterno
della citt, a ridosso della murazione pi antica, in una
zona verso sud-est, la judecca, tra porta Vassalla e porta
Antica.
4.1 Lesame delle carte e le notizie storiche del periodo
permettono dunque di individuare, a partire dalla fine del
IX e per tutto il X secolo, un momento particolarmente vivace per la vita della citt che ritornata, a seguito dellimpresa dellimperatore bizantino Basilio, sotto legida bizantina, come molte altre citt costiere (Bari, Brindisi) e dellentroterra (Oria, Matera) (VON FALKENHAUSEN 1978, pp.
22-23); la fedelt a tale dominazione viene premiata con la
concessione della dignit arcivescovile; in un privilegio
dellanno 1000 per labate di Montecassino emanato dal
catepano Gregorio Tarchaneiota si nomina la citt di Trani
come castrum facente parte del Tema dellItalia. Da altra
documentazione veniamo a conoscenza che Trani fu sede
di una turma, suddivisione territoriale del tema, comandata
da un turmarca, come risulta dalla lettura di una carta del
1036 e di una del 1039 (BELTRANI 1877, nn. XII, XIII; VON

423

FALKENHAUSEN 1978, pp. 117-120). Proprio con tale momento storico sono da mettere in relazione alcune particolari
testimonianze presenti nella citt che sottolineano la grande influenza esercitata dal mondo bizantino. Si tratta soprattutto di elementi scultorei appartenenti ad arredi che
dovevano far parte della decorazione di chiese, alcune delle quali sono rintracciabili attraverso la lettura di documenti di et medievale. Mi riferisco in particolare a due elementi rettilinei, decorati con motivi appartenenti alla produzione scultorea di et mediobizantina di area greca e anatolica. Il primo dei due si trova reimpiegato come architrave nel vano di accesso sinistro alla cripta di S. Nicola Pellegrino, allinterno della Cattedrale romanica; costituito da
due frammenti in marmo; la decorazione presenta una serie
di archetti sostenuti da colonnette al cui interno compaiono
elementi vegetali tipo palmette, interrotta dalla presenza di
due grossi fiori sporgenti a pi petali e, verso destra, una
serie di maglie romboidali; la parte inferiore dellarchitrave priva di decorazione e vi si alternano riquadri la cui
superficie risulta liscia e altri con la superficie lasciata scabra: questi ultimi ospitavano le colonnette di sostegno (BERTELLI 2002, n. 469) che sorreggevano larchitrave, impiegato nelliconostasi di una chiesa. Sul listello che conchiude
superiormente la composizione stata tracciata uniscrizione
in lettere greche che ricorda la costruzione di una chiesa
dedicata a S. Giorgio per la remissione dei peccati di
Romanos Kladon, stratega di Kyberrotes (GUILLOU 1996,
n. 181); la datazione dellarchitrave sia in base ai motivi
decorativi sia per le caratteristiche epigrafiche ascrivibile
tra la fine del X e gli inizi del secolo seguente. La famiglia
dei Kladon ha lasciato diverse tracce in area orientale e nella Langobardia; in ogni caso, come ha ben sottolineato
Guillou, la lettura dellepigrafe permette di aggiungere un
Romano ai governatori noti del tema di Kyberrotes e di
identificarlo con il costruttore della chiesa tranese di S. Giorgio, edificio che, nelle carte dellArchivio Metropolitano,
compare ricordato solo in un documento risalente al 1199
(PROLOGO 1877, n. XCI).
Laltro elemento anchesso reimpiegato come cornice
della quadrifora che si apre sul braccio nord del transetto,
assieme ad altri frammenti, decorati con motivi simili a quelli
visti sullarchitrave precedente e databili anchessi tra la
fine del X e gli inizi del secolo seguente (BERTELLI 2002,
nn. 448-450); uno di questi, precisamente quello che si trova alla base del finestrone, conserva uniscrizione greca, in
cui si ricorda lesistenza a Trani di una chiesa, di cui non si
cita la dedicazione, costruita in remissione dei peccati dellorafo Gregorio, di sua moglie e dei figli, la cui datazione
va riferita al X secolo (GUILLOU 1996, n. 180). La presenza
a Trani di un orafo, figura di grande importanza, che non
agiva in proprio ma che faceva parte di un atelier imperiale,
ha permesso allo studioso francese di avanzare lipotesi che
Gregorio fosse un personaggio di un certo rilievo alla corte
costantinopolitana e che fosse originario di questa citt dellItalia meridionale. Recentemente unanalisi ravvicinata di
questi frammenti (CAMPESE SIMONE 1998-1999) ha permesso di individuare, reimpiegate nelle finestre come elementi
divisori, cinque colonnette ottagonali, tre delle quali arricchite da altre colonnette pi basse con pomolo sulla sommit, che sono state messe in relazione con la fronte di
uniconostasi, di cui tutti i frammenti ricordati, assieme ad
altri due conservati nel Museo Diocesano (BERTELLI 2002,
nn. 485, 487), dovevano fare parte. Appartenenti a questa
particolare produzione sono altri frammenti che dovevano
appartenere ad un arredo interno della cattedrale, tra cui un
arco di ciborio ascrivibile al X secolo (BERTELLI 2002, nn.
478, 484, 486, 491, 492).
Ancora nella chiesa conosciuta con il nome di S. Maria
di Dioniso conservata una piccola lastra in marmo
(cm 3935) con la raffigurazione della Vergine Hodegitria;
ai lati del volto di Maria e del bambino compaiono le scritte

in greco IC XC M P U; sulla cornice che corre lungo il

bordo corre una scritta in greco in lettere capitali in cui si


chiede al Signore di portare aiuto al suo servo il turmarca
Delterios; liscrizione viene datata entro la prima met
dellXI secolo (GUILLOU 1997, n. 182) e il turmarca identificato con uno con simile nome (Eleuterios) che firma come
testimone in un atto rogato a Trani nel mese di ottobre 1039
(PROLOGO 1877, n. XIII). Liscrizione sembra essere di tipo
funerario e la presenza della piccola lastra, che ripropone,
cambiato il materiale (marmo al posto del legno), una icona, potrebbe essere messa in relazione con un edificio che
in et bizantina pu aver accolto sepolture di alti funzionari.
Linsieme delle notizie documentarie e archeologiche
finora vagliate, in aggiunta alla presenza, al di fuori del circuito murario pi antico, di alcuni edifici religiosi la cui
dedicazione pu essere letta in relazione alla presenza bizantina nella citt (chiesa dei SS. Sergio e Bacco documentata nel 1131; di S. Basilio, oggi dedicata a S. Andrea, con
pianta croce greca coperta da una cupola allincrocio dei
bracci, secondo unicnografia attestata gi sullo scorcio del
X secolo, ricordata in un documento del 1121 nel Codice
Diplomatico di Tremiti, III, n. 95), permette di restituire,
sia pure in modo frammentario e molto lacunoso, un volto
allabitato e al suo territorio pi immediatamente a ridosso
delle mura (Fig. 1). Intorno alla fine del X secolo, o al massimo nei primissimi decenni del secolo seguente, allinterno dellabitato si possono riconoscere alcune emergenze architettoniche: la sede dellepiscopio con la cattedrale ed il
battistero (mai identificato ma che comunque doveva per
forza far parte del complesso episcopale) e altre costruzioni per la residenza del vescovo; nelle immediate vicinanze
la chiesa di S. Martino e quella di S. Agata; al di fuori dellabitato verso sud-est, cio verso linsenatura ove oggi
ubicato il porto, nei pressi del flumicellum, che scorreva
nella depressione naturale, ancora oggi riconoscibile nellarea in cui sorge la Biblioteca Comunale ed in quella ove
in passato era il Teatro Comunale, erano le chiese di S. Maria
di Dioniso, di S. Giorgio, dei SS. Sergio e Bacco, di S. Basilio, leggermente pi tarda, oltre la chiesa di S. Magno,
legata alla presenza dei longobardi, ed il mausoleo di Bebio
di et romana; ancora ad un periodo precedente la venuta
dei Normanni potrebbe essere ricondotta la fondazione della
chiesa di S. Vito, ricordata in un documento del 1075 (PROLOGO 1877, n. XIX); mentre al termine dellXI secolo potrebbe ascriversi la costruzione della chiesa della SS. Trinit, oggi di S. Francesco, diversa dalla cellam ricordata nel
documento del 1075 (vedi par. 3.1), citata per la prima volta nel documento del 1121 conservato nel Codice Diplomatico di Tremiti. Lentroterra era interessato dalla presenza
di una serie di loci e vici di non grande estensione ma dai
quali si origineranno in et pienamente medievale alcuni
casali (Ianus, Iuianello); per alcuni di questi, abbandonati
per cause diverse, rimangono ancora visibili sul territorio
solo piccole e isolate chiese; altri, sviluppatisi nel tempo,
hanno dato origine a popolosi centri, come nel caso di Andria ricordata come loco Andre nel 980; altri ancora sono
invece scomparsi del tutto o per lo meno non pi possibile attribuire la citazione del loco che compare nei documenti ad un sito ben individuabile (loco tretasi).
5. Un esame a parte merita la piccola chiesa di S. Martino,
ubicata nei pressi della Cattedrale, verso sud, lungo la via
omonima, che ho potuto esaminare pi volte grazie alla fattiva e disinteressata collaborazione di Francesco Fanelli della
Coopoerativa Mediterranea, che gestisce la struttura; a questa, recentemente restaurata, si accede lateralmente tramite
un portone ed un cortile, che permettono di raggiungere,
attraverso una scala, laula, sottoposta allodierno piano di
frequentazione della citt di oltre due metri (Fig. 2). Lesterno della costruzione non visibile dal momento che le sue
mura perimetrali sono state inglobate in strutture pi tarde,
poste ad un livello superiore, cancellando di conseguenza

424

ogni traccia precedente. Solo la zona della facciata, sul lato


verso meridione, allesterno, sembra conservare qualche
traccia antica: qui presente parte di una stradella (Fig. 2a),
che attraverso alcuni gradini (moderni) permette di scendere allinterno della chiesa; dal momento che la piccola arteria risulta sopraelevata rispetto al piano di calpestio dellinterno della chiesa si pu ragionevolmente pensare che, quando questa fu costruita, il piano di frequentazione dellabitato si fosse innalzato rispetto al primitivo impianto delledificio. La realizzazione di tale collegamento sembra aver
comportato una serie di cambiamenti strutturali della navata meridionale che contestualmente venne risistemata. Lesame delle strutture murarie delledificio risulta possibile solo
analizzandone linterno, che si articola in unaula divisa in
tre navate e quattro campate, terminanti con due absidi rivolte verso est; della terza abside, al termine della navata
settentrionale, ipotizzabile la presenza anche se i resti delle
murature sono poco leggibili. La facciata delledificio non
esiste pi; al suo posto stato realizzato in epoca tarda un
grande forno circolare, rimasto in attivit fino ai primi decenni del XX secolo. Anche ad un primo ed immediato esame possibile individuare, in base alle diverse strutture
murarie, varie fasi di vita delledificio, per le quali per il
momento non possibile stabilire con precisione una cronologia assoluta; va, comunque, sottolineato che tutta la
struttura delledificio stata realizzata reimpiegando materiale eterogeneo e che la zona occidentale della chiesa, relativamente alla prima campata, ha subito pesanti rifacimenti
che ne impediscono una lettura in relazione con le fasi costruttive identificabili per le altre strutture murarie.
Ad una prima fase va ricondotto il muro perimetrale settentrionale, in conci di pietra di piccole dimensioni, disposti
in filari non molto regolari, caratterizzato dalla presenza di
quattro arcate a tutto sesto, alte circa m 2,60 una quinta
aperta funge oggi da ingresso , delineate da una ghiera da
cui sporgono conci di pietra messi di taglio e lavorati come
se fossero laterizi (Figg. 2b e 3); sui pilastri su cui le arcate si
impostano si leggono attacchi di archi, cui corrispondevano
sulla parete opposta altri attacchi che poggiavano su bassi
pilastri quadrangolari posti a divisione della navata centrale
(Fig. 2c), ancora visibili, e che davano origine ad arcate molto pi alte, circa m 3,10; queste strutture dovevano sostenere
una copertura di tipo a crociera, ribassata. singolare per
che in questa navatella la volta che copriva la seconda campata si imposti verso ovest su una piccola colonnetta (Fig.
2d) e che, inoltre, il muro che divide la navatella dalla navata
centrale sembri essere stato realizzato tenendo presente proprio la colonnetta ricordata, dal momento che a questa si appoggia la struttura; forse si potrebbe ipotizzare che in una
primissima fase i varchi tra la navata centrale e le navatelle
almeno la settentrionale perch sullaltro lato le numerose
manomissioni della muratura rendono impossibile identificare la fase pi antica-siano stati realizzati con le piccole
colonne che sono ancora oggi presenti allinterno delledificio, riutilizzate per in maniera diversa, e in seguito queste
siano state sostituite da pilastri o inglobate in questi; tale
ipotesi suffragata da quanto dettomi dallarch. Germano
Sangirardi, direttore dei lavori di risanamento e restauro
delledificio, che ringrazio per la disponibilit e cortesia,
che ha trovato resti di mensole e capitelli inglobati nei pilastri e tracce al di sotto dellattuale piano di calpestio riferibili alla presenza di basi di colonnette (Fig. 2e), pur se di
alcune incongruenze costruttive non possibile rendere ragione. In un momento successivo furono chiusi i varchi ad
arcate (Fig. 4) e, sul muro rettilineo ottenuto a divisione tra
la navatella settentrionale e la navata, furono realizzati alcuni pilastri appoggiati al muro e inserite alcune colonnette
(Fig. 2f) in relazione ad una nuova copertura sulla navata
maggiore con arcate e volte di tipo a crociera ribassata, ma
costruite in maniera empirica, sulla navata centrale (Fig.
5); questa fase interess anche labside principale che venne rifatta come pure venne realizzata ex novo labside me-

ridionale, ancora esistente; di tale intervento rimangono leggibili nellabside centrale gli attacchi laterali dellarco al di
sopra del catino absidale (Fig. 6). La copertura della navatella settentrionale attualmente a botte: ma si tratta di una realizzazione posteriore; risulta essere molto pi alta rispetto
alla copertura originaria; tale intervento deve essere messo
in relazione con una delle ultime ristrutturazioni delledificio, forse anche con la costruzione di alcuni ambienti al piano superiore. Verso est il perimetrale settentrionale, la cui
tessitura muraria risulta compromessa e poco leggibile nella
zona inferiore, sembra terminare con laccenno di un muro
semicircolare, in relazione con unabside, che dovrebbe appartenere ad una fase seriore.
Labside della navata centrale venne in seguito modificata con la costruzione di un cilindro absidale pi alto, con
conci ben squadrati di dimensioni diverse rispetto a quelli
utilizzati per la tessitura muraria delle fasi precedenti (Fig. 6).
La struttura della navatella meridionale presenta fasi costruttive molto complesse e di difficile lettura; anche qui i passaggi verso la navata centrale erano realizzati con arcate su pilastri che in un secondo intervento vennero tompagnate meno
le prime due verso lingresso che furono soltanto ristrette e
lungo la navata centrale, come sullaltro lato, vennero sistemati pilastri e una colonna per sostenere la nuova copertura
(Fig. 2g); allaltezza della terza campata sulla navatella venne realizzato un muro sul quale fu aperta una finestra arcuata
(Fig. 7); allaltezza della quarta arcata, invece, in basso attualmente collocato un sarcofago di VI secolo (Fig. 2h), appoggiato in parte alla muratura di chiusura dellarcata e su
cui poggia ancora un pilastrino quadrangolare con capitello
a foglie lisce da cui si origina unarcata che, come le altre
presenti lungo il muro della navatella, sostenute da due colonnette, sorregge una copertura a botte molto rialzata (Fig.
8) che va letta in relazione al rifacimento di tutta la navatella;
tale rifacimento sembra essere una tarda sistemazione dal
momento che il perimetrale meridionale delledificio sembra
essere stato rifatto completamente; con tale intervento va
anche messa in relazione lapertura di un varco, al termine
del muro, che metteva in comunicazione con larea esterna
(Fig. 2i). Nel cilindro dellabside, in alto, sono inoltre leggibili alcuni interventi che hanno portato alla ulteriore realizzazione di due ghiere in tufi giallastri realizzati a sguscio e di
una grande finestra rettangolare da mettere in relazione con
uno sfruttamento delledificio, ormai abbandonato, come
deposito di materiale che veniva fatto scivolare dallalto.
Lanalisi delle murature ai lati della struttura absidale, in cui
sono leggibili cesure e aggiunte di murature, permette di ipotizzare la presenza di unabside, relativa alla pi antica costruzione, con un raggio maggiore rispetto a quello attuale.
Piccoli brani di intonaci colorati, illeggibili, sono presenti sia
in alcuni tratti dellabsidiola ora citata, sia lungo due delle
arcature del muro perimetrale settentrionale sia sul muro a
diretto contatto con limboccatura del forno, a ovest; in questo tratto sono visibili solamente alcuni panneggi relativi ad
un mantello indossato da una figura.
In base a quanto osservato ritengo che si possa individuare una successione di fasi cos articolata, iniziando dalla pi antica:
1) presenza, verso settentrione, di un muro con asse estovest arricchito da arcate chiuse evidenziate dalla presenza
di conci sporgenti dal filo del paramento murario; questo
non perpendicolare ma risulta fuori asse verso est, dove
termina incurvandosi leggermente; sui pilastri da cui si originano le arcate sono visibili attacchi e resti di murature
relative ad una copertura di tipo a crociera ribassata; verso
ovest di fronte alla prima arcata chiusa collocata una colonnetta che regge parte della copertura originaria e che sembra essere in relazione con questa fase; le altre strutture sono
obliterate dai rifacimenti successivi, ma si pu ritenere che
in origine vi fosse un edificio a tre navate, poco sviluppato
in altezza, monoabsidato, con colonnette a divisione delle
navate stesse

425

2) realizzazione di un edificio a tre navate, orientato, sfruttando il muro settentrionale; la divisione tra le navate viene
fatta costruendo due muri ad arcate su pilastri; non ci sono
resti evidenti dellabside anche se ne ipotizzabile la presenza; infatti nella muratura riferibile allabside successiva, ai lati, possibile scorgere una cesura muraria relativa a
tale intervento
3) i valichi di accesso tra le navate sono tompagnati e nella
navata centrale vengono realizzati alcuni pilastri e alloggiate tre colonnette, per la costruzione della nuova copertura di tipo a crociera, costruita in modo empirico; in relazione con questa fase va messa la costruzione di una nuova
abside, di cui si vede ancora parte della muratura inferiore
e larco posto sopra il catino absidale della navata centrale;
nella navatella meridionale vengono realizzati labside e il
relativo arco; la copertura della campata doveva essere del
tipo a crociera ribassata dal momento che ne rimangono
visibili alcuni tratti; viene aperta una finestra arcuata allaltezza della terza campata; nulla si pu dire sulla presenza o
meno di unaltra absidiola al termine della navatella settentrionale, la cui muratura risulta fortemente rimaneggiata,
ma nella curvatura verso est del muro si pu leggere una
prova della sua esistenza; nella navatella settentrionale viene realizzata una nuova copertura a botte in relazione alla
mutata altezza delledificio
4) nella navata centrale viene ristrutturata la zona orientale
con la realizzazione di unabside alta, in conci di pietra calcarea chiara, grandi e omogenei disposti in filari regolari,
che ha occultato parzialmente la muratura precedente; viene aperta di una piccola nicchia sulla parete sinistra dellemiciclo absidale;
5) rifacimento totale del muro perimetrale della navata meridionale, che risulta anche pi larga rispetto allaltra; secondo quanto documentato dallarchitetto Sangirardi i quattro sarcofagi, segnati sulla pianta della chiesa lungo il muro
meridionale, furono impiegati come elementi su cui impostare il nuovo muro; questi, infatti, dalle foto realizzate nel
corso dei lavori, erano visibili anche dal lato esterno del
muro; probabilmente tale intervento va messo in relazione
anche con il vano di accesso presente sul muro prima dellabsidiola e che doveva collegare la navata con unarea
esterna a sua volta in relazione con il contiguo monastero e
la chiesa di S. Giovanni; la zona ad occidente della navatella ha subito grandi rifacimenti per cui non possibile comprendere la sua struttura originaria; con questa fase va messo in relazione lingresso sulla navatella raccordato con la
strada, realizzata ad un livello pi alto rispetto al piano di
calpestio della chiesa, che correva con asse nord-sud di fronte alla facciata delledificio. Venne realizzata una nuova
copertura a botte molto alta che poggia, iniziando da ovest,
su una prima colonnetta (sistemata in occasione dei restauri, ma comunque vi doveva essere un appoggio dal momento che rimane la mensoletta in situ), su una seconda, su un
pilastrino quadrangolare in calcare con capitello a foglie
lisce (BERTELLI 2002, n. 496; DANGELA 2002, p. 369, la cui
datazione controversa, VI o VIII-XI sec., non comporta problemi per la successione delle fasi) posto a sua volta sul
lato occidentale del sarcofago di VI secolo; con questo intervento potrebbe essere in relazione la costruzione di un
ampio arco con funzioni di contrafforte che attraversa la
navatella terminando sul muro perimetrale meridionale.
Appare interessante limpiego dei sarcofagi in pietra calcarea, di cui due di VI secolo, come elementi costruttivi; si
pu ritenere che essi, presenti gi allinterno delledificio,
in cui in effetti stato identificato un certo numero di sepolture, abbiano perso la loro funzione originaria e siano
stati recuperati come materiale da costruzione;
6) realizzazione di una apertura sulla volta della navatella
meridionale e di unaltra segnalata dalla presenza di due
filari di conci in tufo e da una finestra rettangolare nella
parte alta dellabside dellultimo intervento che mettevano

in comunicazione ledificio con il soprassuolo; evidentemente la chiesa aveva perso le sue funzioni originarie ed
era utilizzata almeno in alcune parti come deposito;
7) costruzione di un forno che ha annullato la facciata delledificio e la cui realizzazione ha comportato uno stravolgimento e rifacimento delle strutture relative alla prima campata di tutte le tre navate delledificio
Le fasi 6 e 7 sono da ascrivere ad et moderna, tra XIX
e XX secolo; la fase 5 relativa alla navata meridionale con
la sua ricostruzione ed allargamento potrebbe essere ascritta ad et tardo medievale; la fase 4 per le caratteristiche
costruttive, per la tipologia del paramento murario e della
finestrella nellabside, per confronti con edifici tranesi della seconda met-fine XII secolo potrebbe datarsi in tale arco
di tempo (Cattedrale, chiesa di Ognissanti, ecc.). Pi arduo
tentare di fornire un termine cronologico per le fasi precedenti, dal momento che non sono mai stati resi noti i dati di
scavo e che non si proceduto nel corso dei lavori di restauro ricordati ad indagini stratigrafiche, perdendo cos una
occasione importante per la ricostruzione delle fasi pi antiche di vita della citt. La fase 3, pi leggibile soprattutto
nella navata centrale, potrebbe ritenersi genericamente di
et altomedievale, sia per lo sviluppo della zona absidale,
dal momento che le absidiole sono realizzate nello spessore
della muratura, che richiama soluzioni di et bizantina, sia
per la possibilit di confrontare genericamente le soluzioni
costruttive adottate ed il tipo di muratura con ledificio a
pilastri ed arcate rinvenuto nel soccorpo della cattedrale di
Bari, datato nei primi decenni dellXI secolo (BERTELLI
1994); la fase 2 dovrebbe risalire ad un periodo non molto
lontano rispetto alla fase 1, che, a mio parere, sarebbe da
porsi tra la fine del VI e il VII secolo per diversi motivi: il
primo riguarda la possibilit di un confronto tra la muratura
leggibile sul perimetrale settentrionale e quella visibile nel
sacello di S. Leucio, posto allinterno della cattedrale paleocristiana, realizzato nel corso del VII secolo per ospitare
le reliquie del santo giunte da Brindisi; il secondo legato
alla presenza della sepoltura, su cui torner, identificata al
di sotto del piano di calpestio della navata centrale ascritta
al VI-VII secolo, in base a considerazioni stratigrafiche ed
al corredo, perfettamente in asse con la chiesa di fase 2; si
potrebbe quindi ipotizzare che anche ledificio di fase 1
avesse lo stesso sviluppo planimetrico dei successivi; va
anche sottolineato il fatto che il culto di S. Martino, vescovo di Tours nel IV secolo, accanito avversario del paganesimo e dellarianesimo, ha avuto una grande importanza e
seguito proprio con la presenza dei Longobardi sul territorio italico a partire dal VII secolo, a seguito della loro conversione ufficiale al cattolicesimo.
Nel corso dei lavori ricordati sono state riportate in luce
alcune sepolture dislocate in zone diverse della chiesa; nella navatella meridionale, oltre ai sarcofagi ricordati di cui
non possibile ricomporre la storia, si sono individuate altre due sepolture. Interessante lidentificazione lungo la
navata sinistra, nella zona della prima campata, di una sepoltura del tipo logette, il cui uso, attestato nel V secolo,
continua fino allVIII e IX; altre due deposizioni sono state
individuate al di sotto della pavimentazione della navata
centrale; si doveva indubbiamente trattare, proprio per la
loro posizione, di deposizioni di tipo privilegiato. Delle sepolture identificate nel corso dei restauri solo due sono rimaste in vista, tutte le altre sono state obliterate dalla stesura di una nuova pavimentazione in cemento e brecciolino.
Quella individuata nella navata centrale, a circa 1 m al di
sotto dellattuale piano di calpestio, pi alto rispetto alloriginario, stata lunica ad essere indagata archeologicamente
(GIULIANI 1994). Lintervento ha messo in evidenza la presenza di una tomba coperta da due lastroni di pietra calcarea, scavata nella roccia con pareti intonacate, il cui profilo
era tronco piramidale, la parte di fondo era costituita da
tegole legate con malta; allinterno, assieme ai resti di uno

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scheletro in connessione anatomica e ad altri frammenti ossei


relativi a deposizioni precedenti, si sono rinvenute due bocchette come corredo funerario, che per alcune caratteristiche formali sembrano appartenere ad una produzione di VIVII secolo. La tomba, in base alla sua posizione, in asse
con la zona presbiteriale e con la testa dellinumato rivolta
verso di questa, sembra essere stata realizzata proprio in
relazione con ledificio e con la sua prima fase di vita. A
questa dovrebbero appartenere anche i sarcofagi collocati
nella navatella meridionale, di cui due risalgono al VI secolo, anche se non sono nella posizione originaria; con grande probabilit dovevano essere gi presenti allinterno della chiesa, forse proprio in questa zona (BERTELLI 2002, nn.
498,499). Alla fine del V secolo da ascrivere una lastra di
pluteo in due frammenti, decorata con una piccola croce
centrale entro un disco da cui si originano altre braccia della croce per un totale di otto elementi terminanti con i vertici espansi (BERTELLI 2002, n. 497); gli spazi liberi sono
occupati da motivi semilunati; la sua presenza, anche se si
tratta di materiale erratico, ribadisce, assieme agli altri elementi evidenziati, la frequentazione della zona in un periodo abbastanza antico.
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