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BRACCIANO E I MONTI SABATINI


argomenti:
1 - LE ERUZIONI
2 - INTORNO AL VULCANO
3 - IL TERRITORIO

1 - LE ERUZIONI
Le eruzioni vulcaniche avvenute nell'area che comprende l'odierno lago di
Bracciano e i Monti Sabatini iniziarono intorno a 600.000 anni fa e si
protrassero, con probabili lunghe pause, fino a circa 40.000 anni fa.
NB a questo pulsante corrisponde una figura
La lunga storia eruttiva e la sovrapposizione dei prodotti di eruzioni avvenute
contemporaneamente da differenti centri, insieme alle modifiche subite nel tempo
dal territorio, complicano la ricostruzione cronologica dellattivit di questi
vulcani. I prodotti di differenti eruzioni sono talvolta simili fra loro, come
aspetto, et e composizione chimica.

A questo si aggiunge la confusione creata dai nomi attribuiti alle rocce


vulcaniche dellarea, con termini talvolta ripresi dalluso locale e basati sul
colore e sulla struttura del deposito, che si ripetono per prodotti di et e
provenienze diverse.

La vulcanologia si avvalsa, negli ultimi anni, di criteri e strumenti nuovi e


le datazioni sono eseguite con metodologie in continuo progresso. Le conclusioni
non sempre concordano con gli studi precedenti e, quella che segue, solo una
sintesi ricavata dai lavori pi recenti, passibili di inevitabili errori e
revisioni.

I prodotti vulcanici pi antichi dell'area sono colate di lava, datate intorno a


600.000 anni fa, che si trovano sotto i prodotti di eruzioni esplosive avvenute
da un vulcano, detto di Morlupo-Castelnuovo di Porto, che doveva trovarsi
nellarea a Est dellattuale lago di Bracciano, quasi a ridosso del Monte
Soratte.

Questo vulcano stato smembrato o sepolto dai prodotti delle eruzioni


successive, ma era ancora attivo quando cominciarono le eruzioni di Sacrofano,
in un'area poco a Est di un rilievo di rocce sedimentarie, lalto strutturale di
Cesano, poi coperto da almeno 200 m di prodotti vulcanici.

Una prolungata serie di eruzioni esplosive riemp di prodotti vulcanici tutte le


vallate, formando le ampie aree pianeggianti a Nord di Roma. Tra circa 560.000 e
550.000 anni fa, i flussi piroclastici si allargarono verso Est, abbandonando
cumuli di ceneri, pomici e scorie che costrinsero il Tevere a spostarsi verso la
sua posizione odierna.

Il consolidamento e le alterazioni chimiche subite dai prodotti vulcanici hanno


formato il tipico tufo di colore giallo, chiamato Tufo Giallo di Via Tiberina o
Ia colata piroclastica di Sacrofano. Intorno a 514.000 anni fa, altre eruzioni
esplosive formarono il deposito chiamato Tufo Giallo di Prima Porta.

Gli eventi esplosivi continuarono lasciando una successione di prodotti da


caduta e da flusso, chiamati di Grottarossa, datati a circa 510.000 anni fa. Al
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loro interno vi sono tre strati con resti di alberi, segno che tra le eruzioni
vi furono intervalli che consentirono la trasformazione dei prodotti vulcanici
in suolo e la crescita della vegetazione.

I prodotti della successiva fase esplosiva, datata a circa 488.000 anni fa, sono
chiamati Tufo Terroso con Pomici Bianche, nome dovuto a due livelli di pomici da
caduta che si trova circa a met dello spessore del deposito. I prodotti di
Grottarossa e del Tufo Terroso sono da alcuni autori riuniti, insieme al Tufo
Giallo di Prima Porta, sotto il nome di Tufi Stratificati Varicolori di
Sacrofano.

Con il ricorrente nome di Tufo Rosso a Scorie Nere, detto anche Tufo Grigio
Sabatino, perch in certe localit il suo colore tende al grigio scuro, furono
chiamati i prodotti di flussi piroclastici avvenuti intorno a 450.000 anni fa.

Questa fase segn lapice dell'attivit esplosiva di Sacrofano e fu la pi


voluminosa tra le molte che si erano succedute ad intervalli. Eruzioni minori,
con coni di scorie e limitate colate di lava, avvennero poi lungo le fratture
che cominciavano a delineare unarea di collasso.

Strati di pomici da caduta, con uno spessore totale di circa 10 m, attribuiti a


eruzioni avvenute 415-410.000 anni fa, chiamati Tufi Stratificati Varicolori di
La Storta, sono stati trovati in sondaggi sul colle Capitolino a Roma e, in
parte, anche pi a Ovest, verso Ponte Galeria.

Le eruzioni datate tra 514.000 e 450.000 anni fa (dal Tufo Giallo di Prima Porta
al Tufo Rosso a Scorie Nere) sono state attribuite tutte all'area di Sacrofano.
In base a recenti lavori, sembra invece pi probabile che, dopo lattivit del
vulcano di Morlupo, le eruzioni si siano concentrate nella zona dellattuale
lago di Bracciano e che lattivit di Sacrofano sia iniziata solo dopo
l'emissione del Tufo Rosso a Scorie Nere.

Dopo le eruzioni del Tufo Giallo di Prima Porta e di Grottarossa (entrambe pi o


meno della stessa et), nell'area dell'odierno lago sarebbero avvenuti almeno
altri quattro eventi esplosivi. A questi sarebbero attribuibili altrettanti
strati di pomici da caduta che prima venivano compresi nella successione dei
Tufi Stratificati Varicolori di Sacrofano.

Due di questi strati di pomici, il secondo e il quarto dal basso,


corrisponderebbero rispettivamente a quelli precedentemente chiamati Tufo
Terroso con Pomici Bianche e ai prodotti della fase a colonna sostenuta della
stessa eruzione che form il Tufo Rosso a Scorie Nere.

In base a questa ricostruzione, il centro eruttivo del Tufo Rosso a Scorie Nere
si trovava tra 5 e 10 km a Sud del lago di Bracciano, allineato lungo la stessa
frattura sulla quale si impostarono i vulcani di Morlupo e di Sacrofano.
Lipotesi si basa su circa 80 m di brecce trovate in quell'area negli scavi di
pozzi, che possono essere il materiale grossolano, derivante dalla demolizione
del vulcano, e caduto nei pressi della bocca eruttiva.

L'area di Sacrofano ebbe, intorno a 285.000 anni fa, una violenta fase esplosiva
con flussi piroclastici che formarono il Tufo Giallo di Sacrofano (o IIa colata
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piroclastica di Sacrofano), dopo la quale avvenne lo sprofondamento di un
settore della superficie e lattivit vulcanica termin.

Pi o meno nello stesso arco di tempo, compreso tra 400.000 e 285.000 anni fa,
grosse colate di lava furono emesse lungo fratture a Sud e a Ovest rispetto al
lago di Bracciano. Tra 280.000 e 170.000 anni fa, le eruzioni tornarono ad
essere di tipo esplosivo e diversi flussi piroclastici sedimentarono i prodotti
chiamati Tufo di Bracciano.

Uno dei centri eruttivi doveva essere nei pressi di Anguillara, un altro sul
limite meridionale del lago e un terzo nella zona a Nord dellodierna citt di
Bracciano.

L'intensa attivit, concentrata in un tempo relativamente breve, port allo


sprofondamento dell'area corrispondente alla conca del lago di Bracciano che
coinvolse anche il rilievo di Cesano. Le fasi di collasso furono accompagnate e
seguite da attivit effusiva e dalla formazione di coni di scorie.

Dopo sprofondamento delle conche di Sacrofano e di Bracciano, le eruzioni si


concentrarono nel settore orientale, dove si formarono alcuni vulcani isolati,
come Monte Razzano e Monte S. Angelo e poi iniziarono le eruzioni del centro di
Baccano, i cui prodotti si riversarono prevalentemente verso la depressione di
Sacrofano.

Le eruzioni di Baccano furono in prevalenza esplosioni causate dal contatto tra


il magma e lacqua delle falde sotterranee. Intorno a 80.000 anni fa, anche la
superficie in corrispondenza dell'area eruttiva di Baccano cominci a
sprofondare.

La forma della zona ribassata si delineer completamente intorno a 40.000 anni


fa, alla fine dellintenso ciclo eruttivo di questo vulcano. Lattivit pi
recente dellarea una serie di piccole eruzioni avvenute dai crateri di
Martignano, Monterosi, Stracciacappa e le Cese.

INTORNO AL VULCANO

I vulcani immediatamente a Nord di Roma hanno coperto, con circa 180 km3 di
prodotti vulcanici, una zona pianeggiante di terreni sedimentari, ampia oltre
1800 km2. Le ceneri e le pomici dei vulcani sabatini si intercalarono verso Sud
con quelle delle prime eruzioni dei Colli Albani, mentre a Nord furono coperte
dai prodotti del vulcano di Vico (Ignimbrite C).

A Sud, i prodotti dellarticolato complesso vulcanico sabatino arrivarono fino


alle aree dove ora sorgono i quartieri romani di Monte Mario e del Nomentano e
si vedono ancora lungo le rive del Tevere a Monteverde e nella stazione di
Trastevere. In superficie e nelle perforazioni sono stati trovati, da Nord a
Sud, lungo Via Tiberina, sul Raccordo Anulare e nei pressi di Casale Trigoria.

Nonostante siano visibili fino allinterno di Roma e fiancheggino le strade che


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escono dalla citt, non sempre facile osservarli da vicino, essendo spesso in
zone di intenso traffico o in aree private. Una concentrazione di affioramenti,
con i prodotti di gran parte delle eruzioni, si trova allinterno della
Circonvallazione Nord, in Via di Grottarossa e nellarea appena esterna alla
citt compresa tra Via Buffalotta e la Storta.

Uscendo dal Raccordo Anulare per un breve tratto lungo la Via Flaminia,
allaltezza di Prima Porta si vede il Tufo Giallo di Prima Porta che si appoggia
sopra prodotti dei Colli Albani (Tufo del Palatino). Altri affioramenti si
trovano sulla via Tiberina, da Grotta Oscura in direzione di Roma e nella
continuazione della Via Flaminia da Prima Porta verso Labaro, Saxa Rubra e
Grottarossa.

Da Prima Porta, seguendo la strada statale Cassia Veietana, si attraversa la


piattaforma formata dai prodotti vulcanici, solcata da profonde incisioni.
Allaltezza della galleria Montelungo, la strada taglia il Tufo Giallo di Via
Tiberina. Pi avanti, si comincia a vedere il bordo della caldera di Sacrofano
con la collina di Monte Aguzzo, un cono di scorie sorto sulle pendici esterne
del vulcano.

Dopo Formello, il viadotto supera una valle incisa nel Tufo giallo di Sacrofano.
Superato linnesto con la Cassia, la strada attraversa prodotti di flussi ricchi
in gas di Baccano, formati da una successione di sottili strati a struttura
ondulata. Nei pressi del bivio per Cesano, un taglio nel bordo della caldera di
Baccano mette in luce i prodotti dellattivit esplosiva, sia precedenti che
successivi alla formazione della caldera.

Il percorso della Cassia entra allinterno della depressione, il cui bordo


appare regolare verso sinistra, mentre sulla destra interrotto da rilievi, tra
i quali il cono di Monte Razzano, la cui attivit si colloca cronologicamente
dopo quella di Sacrofano e prima di quella di Baccano.

Dalla cima di Monte Razzano, il panorama corre dagli edifici vulcanici sabatini
fino al cratere di Vico. Oltre la conca di Baccano si vede il cratere che ospita
il lago di Martignano, poi la caldera con il lago di Bracciano. A Nord, quasi
sulla sponda del lago risalta la cima di Rocca Romana, un cono di scorie
cresciuto sul bordo della caldera.

Il lago di Martignano e la vicina conca di Stracciacappa sono due crateri


dellattivit pi recente. La strada che scende allinterno della conca di
Stracciacappa privata, ma in genere non vi sono problemi a percorrerla a
piedi.

La depressione ha il fondo quasi perfettamente circolare, con un diametro di


circa 500 m, che si trova 30-40 m al di sotto del piano campagna circostante.
Queste forme vulcaniche sono chiamate Maar, un termine tedesco usato nella
regione dellEifel, dove queste strutture sono caratteristiche.

I Maar si formano in aree pianeggianti a seguito di una sola eruzione che si


sviluppa in una serie di esplosioni innescate dal contatto fra acqua e magma.
Nella zona pianeggiante tende a confluire lacqua dai rilievi circostanti e la
formazione di falde acquifere sotterranee, quando non di laghi, ritenuta il
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fattore scatenante delle esplosioni che formano questo tipo di vulcani. I bordi
dei Maar sono bassi e formati dalla successione di numerosi strati sottili,
ognuno prodotto da unesplosione, deformati dagli impatti di grossi brandelli di
magma (bombe vulcaniche).

Il Tufo Giallo di Via Tiberina si trova fino a Calcata, verso Nord-Est e si vede
anche a Riano, a Est. Il Tufo Rosso a Scorie Nere dei Sabatini si trova lungo la
Via Flaminia e anche oltre il Tevere a Fidene. Inoltre, i centri di Mazzano,
Civita Castellana, Sutri e Ceri sorgono sopra speroni formati da questa roccia.

Uscendo da Roma verso Nord, in direzione della Tomba di Nerone, si arriva a


Isola Farnese e alla vicina Veio, dove si possono vedere le successioni dei
prodotti di molte eruzioni esplosive e in particolare di quelle comprese tra
514.000 e 449.000 anni fa.

Isola Farnese sorge su un colle alto 162 m, formato da prodotti vulcanici. Il


suo nome deriva dal fatto di essere isolata completamente dalla campagna
circostante dal torrente Piordo, dalle valli della Storta e di S. Sebastiano e
da un fosso artificiale. Al nome di Isola venne aggiunto Farnese nel XVII sec.
dopo che, nel 1616, il Cardinale Alessandro Farnese acquist il castello dagli
Orsini.

Prodotti delle eruzioni esplosive dei vulcani sabatini possono essere visti
negli scavi archeologici di Veio. Veio fu la pi meridionale delle citt
etrusche laziali, in perenne lotta con Roma, dalla quale la separava solo il
corso del Tevere. Appartenevano al suo territorio le aree degli attuali rioni al
di l del Tevere, Trastevere, Gianicolo, Vaticano e Monte Mario.

Quando gi gli Etruschi cominciavano a cedere il passo al dilagare di Roma, dal


406 a.C. Veio sub un assedio che dur circa dieci anni, nel corso del quale un
aruspice sentenzi che finch scorre lacqua del lago di Albano, dentro Veio
non entrer il Romano.

Pare questo il motivo che spinse i Romani a costruire lemissario per regolare
il livello dellacqua di Albano, bench simili opere idrauliche romane siano
frequenti anche senza parole profetiche. Certo che, poco dopo, essi
penetrarono nella citt etrusca e la sconfissero.

Tra i pochi resti della Veio etrusca possibile vedere, nei pressi del Tempio
di Apollo, una piscina che era alimentata, tramite pozzi e canali, da acque
sulfuree e ferruginose, comuni nelle aree vulcaniche. Nella vicina necropoli si
possono vedere i cunicoli scavati nei prodotti delle eruzioni esplosive di
Bracciano.

Poco lontano da Veio, nei pressi di S. Maria di Galeria, i prodotti vulcanici


sono incisi dal torrente Arrone, che isola lo sperone di roccia su cui sorse
lantico borgo di Galeria. Il viottolo di accesso alle rovine scavato nel tufo
vulcanico delle eruzioni sabatine, visibile anche alla base di molti edifici.

Le suggestive rovine conservano, oltre alle tracce dellinsediamento etrusco,


quelle di un castello a lungo conteso tra Orsini e Colonna.

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Distrutto nel IX secolo dai Saraceni, il paese fu abbandonato definitivamente
nel 1809 e, pur non avendo monumenti di particolare rilievo, le murature ancora
in piedi tra la fitta vegetazione, parte del palazzo baronale, del campanile e
di altri edifici di varie epoche, nonch il sentiero nella rupe vulcanica,
conferiscono a questo luogo silenzioso unimpronta singolare.

L'ogine vulcanica della zona evidente nella Caldara di Manziana, un'area a


Ovest del lago di Bracciano che, con il bosco della Macchia Grande, forma un
angolo naturale tra i pi interessanti del Lazio.

Nota agli antichi romani, che in questa palude solforosa curavano le loro
ferite, la Caldara uno spazio selvaggio, con piccoli geyser e polle di acqua
ribollenti di vapori e gas. Nella stessa direzione, tra i Sabatini e la Tolfa,
le acque del Fosso Tobia e le sorgenti calde di Stigliano presentano gli stessi
fenomeni.

Anche questarea, protetta come quella della Caldara da una riserva naturale,
particolarmente interessante sotto pi aspetti.

Tra le tracce di antiche miniere di zolfo e di carbonaie, strette "tagliate", le


vie scavate nei tufi vulcanici dagli Etruschi, sovrastate dai ruderi di un
elegante acquedotto, portano alle rovine di Monterano, un centro abbandonato
allinizio dell800 per la malaria e le razzie dellesercito francese.

Le truppe francesi distrussero Monterano nel 1799 e per lungo tempo il luogo fu
usato come "cava" di materiale edilizio. Le nuove abitazioni dei paesi vicini, e
molte botteghe di antiquari-rigattieri, per secoli si arricchirono di infissi,
pietre lavorate, mattonelle e di ogni altro pezzo sottraibile al borgo dalla
lunga storia.

La vegetazione contribu a sgretolare i muri, fino a che il Comune non ne decise


il restauro.

I primi interventi avvennero nel 1956 con il trasporto dei pezzi originali della
fontana ottagonale di S. Bonaventura e della statua berniniana del Leone nel
paese di Canale, collocando sul posto delle copie.

Negli anni '80 furono resturate le arcate dell'acquedotto e nel 1995 iniziarono
i restauri del palazzo ducale, della Chiesa di S. Rocco, della facciata della
chiesa di S. Bonaventura (1677-79), della porta, del campanile e dei bastioni.

Nello sperone di tufo su cui sorge Monterano, isolato dalle forre scavate da
torrenti e dai fiumi Mignone, Palombara e Bilione, le antiche tombe etrusche del
Grottino della Bandita e del Grottino di Tabacco sono usate da secoli come
ricovero delle greggi.

Il palazzo Altieri dominava la cittadella fortificata. Ledificio papalino, raso


al suolo dai francesi, venne costruito nel periodo altomedioevale e
ristrutturato pi volte fino al rifacimento della facciata, riprogettata dal
Bernini alla fine del Seicento.

Copia della statua del leone che con una zampa scuote la roccia per farvi
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sgorgare lacqua (loriginale si trova allentrata del palazzo comunale di
Canale Monterano) sovrasta ancora la fontana appoggiata alle mura di cinta della
cittadella.

A ricordarci lorigine di questo territorio lo stesso nome che deriva da


Manturna, la dea etrusca degli inferi, chiamata dai romani Mania, alla quale era
attribuito il culto dei fenomeni vulcanici.

Ideale ambientazione per numerose scene cinematografiche (dal kolossal biblico


Ben Hur, nel 1959, allArmata Brancaleone nel 1966, al Marchese del Grillo nel
1981 e Ladyhawke del 1985, oltre a una schiera di sceneggiati recenti), ruderi,
greggi e vapori di zolfo sono come un libro dalle molte pagine che sarebbe
sprecato leggere solo in parte.

IL TERRITORIO

Finita l'attivit vulcanica, il paesaggio lentamente si trasform in un ambiente


perfetto per i primi uomini che decisero di stanziarsi in questi luoghi. Le
eruzioni erano state terribili e violente, ma le ceneri che avevano riempito le
vallate, formando ampie zone pianeggianti, col tempo si erano indurite fino ad
avere una consistenza ideale per scavarvi rifugi o ricavarne pietre da
costruzione. La superficie si era lentamente trasformata in un suolo fertile,
ricco di minerali portati in superficie per la prima volta dalle eruzioni.

Lerosione dei corsi dacqua, ancora pi intensa dopo che questi erano stati
sbarrati dai prodotti delle eruzioni, aveva isolato ampie piattaforme delimitate
da ripide pareti, adatte agli insediamenti difensivi. In passato, lo sviluppo di
una struttura sociale era pi di oggi condizionato dalle risorse naturali e a
queste concorse in grande misura la natura vulcanica del territorio.

Al tempo delle eruzioni, la regione era molto diversa. La crosta terrestre,


assottigliata dal movimento verso Est dellintero territorio che forma la
penisola, era sprofondata in questo settore al di sotto del livello marino.
Intorno a cinque milioni di anni fa, quando il Tirreno si ricolm di acqua, dopo
una fase di prosciugamento quasi totale del Mediterraneo, larea romana fu
coperta dal mare, dal quale emergevano solo alcuni speroni di piattaforme
carbonatiche, come gli odierni Monte Soratte e i Monti Cornicolani.

Sul fondo marino si accumulavano fini depositi di tipo argilloso. Gli incessanti
movimenti crostali spostavano lentamente la linea di costa verso Ovest, con un
progressivo emergere di terre e, nello stesso tempo, modificavano anche le
condizioni di sedimentazione. Accanto e sopra i sedimenti argillosi caduti sul
fondo di un bacino ampio e profondo cominciarono ad accumularsi, intorno alle
nuove terre emerse, sedimenti pi abbondanti e grossolani.

L'area rimase in gran parte sommersa dal mare fino a poco meno di un milione di
anni or sono, con continue oscillazioni del limite di costa, causate dalle
variazioni del livello del mare soprattutto per effetto del clima. Quando le
acque si alzavano, sommergevano interi territori e li ricoprivano di sedimenti
marini, quando si ritiravano abbandonavano limi, sabbie e ciottoli, che venivano
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a loro volta coperti da sedimenti di tipo continentale, derivanti dallerosione
delle terre vicine. Strato dopo strato, lentamente si form unampia zona
pianeggiante.

Quando, intorno a 800.000 anni fa, inizi lattivit vulcanica, il territorio


romano era una vasta piana punteggiata da colline, laghi e paludi, solcata da un
grosso fiume che entrava in mare, dopo aver raccolto le acque di numerosi
affluenti, pi a Sud dellattuale Tevere. I rilievi vulcanici dellarea
Tolfa-Ceriti-Manziana, la cui attivit era ormai finita, delimitavano la distesa
a occidente. I prodotti delle eruzioni sabatine invasero la piana a pi riprese,
alterandone profondamente la morfologia e costringendo il fiume, il futuro
Tevere, a cambiare pi volte il proprio percorso, erodendo una grande quantit
di materiale vulcanico.

Mentre avveniva tutto questo, a Sud, intorno a 600.000 anni fa cominciava anche
lattivit dei Colli Albani. I prodotti provenienti dai vulcani dei Colli Albani
arrivarono a congiungersi con quelli provenienti da Nord e sbarrrarono
temporaneamente il corso del fiume, creando ampie zone paludose che si
prosciugheranno solo quando lerosione consentir nuovamente il deflusso
dellacqua verso il mare.

Un successivo abbassamento del livello marino rese pi attiva lerosione e i


fiumi, per giungere a livello del mare, furono costretti ad incidere i depositi
vulcanici fin oltre la loro base.

Gli altopiani formati dalle coltri ignimbritiche vennero letteralmente sezionati


dai corsi dacqua con profonde forre che rimettevano in luce sui loro versanti
gli antichi depositi marini che si trovavano sotto quelli delle eruzioni.

Quando il livello dellacqua torn lentamente ad alzarsi, i fiumi non ebbero pi


necessit di scavare per sfociare in mare e ripresero a sedimentare lungo il
loro percorso ghiaie e sabbie, creando piatte aree alluvionali. Il Tevere
cominci a scorrere pi lentamente e a formare i suoi primi meandri, assumendo
la forma di oggi. Nel tempo, lincessante processo erosivo modellava una serie
di collinette sparse nella piana, con la cima formata dai prodotti vulcanici e
una base di rocce sedimentarie e ghiaie fluviali. Molto pi tardi, sulle sponde
del Tevere, larea collinare sar ricoperta dagli edifici della citt di Roma e,
dopo altri millenni, quest'area ci offre uno straordinario intreccio tra
geologia, vulcanologia, archeologia e storia.

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