Sei sulla pagina 1di 10

Madri di principi

Gilda Bartoloni (Roma)


(Tavole 18)

Il ruolo primario della donna, quello della riproduzione, risulta difficilmente riconoscibile negli
indicatori che ci forniscono le deposizioni funerarie.
Come ha sottolineato la Pomeroy in Dee, prostitute, mogli, schiave. Donne in Atene e a Roma, filare
e tessere la lana lemblema della donna, produrre ed educare ne il destino1.
Nelle deposizioni femminili dallItalia protostorica, come stato pi volte ribadito, le donne vengono
indicate generalmente come filatrici e tessitrici2: il lavoro della lana il simbolo della donna come il
lavoro delle armi quello delluomo3. NellIliade Ettore invita la moglie Andromaca a tornare a casa e
lasciare a lui il compito di combattere: Ma va ora a casa e torna alle tue occupazioni, al fuso e al telaio e
alle ancelle ordina di badare al lavoro; alla guerra penseranno gli uomini, tutti gli uomini di Ilio, ed io pi
di ogni altro (Iliade VI, 490493, trad. M.G. Ciani).
Gli elementi pi comuni che indicano lattivit della filatura e quella conseguente della tessitura sono
le fusaiole e i rocchetti, rinvenuti in molti corredi villanoviani4, spesso in pi di un esemplare (talvolta
anche sopra la cinquantina); le prime appaiono di tipologia assai varia: a forma globulare o troncoconica o
biconica, sfaccettate o con decorazione incisa e impressa, i secondi, pi omogenei, si diversificano per il
tipo di estremit concave o piatte raramente decorate. Talvolta sono documentati pesi da telaio di forma
per lo pi troncopiramidale. Il numero spesso cospicuo di fusaiole rinvenute in uno stesso contesto ha
fatto pensare ad un legame di esse non solo con la filatura e quindi con il fuso, ma anche ad un utilizzo di
queste nei telai. Associata al fuso doveva essere la conocchia, che solo in corredi ricchi troviamo in
osso, bronzo o in vetro, negli altri doveva essere in legno come il fuso. La presenza di fusi e di conocchie
lignei indiziata anche da puntali di bronzo e di ferro5.
Le sepolture principesche si differenziano dalle altre femminili per il numero e per la qualit dei beni
deposti nel corredo e per il pregio delle acconciature, ma non per gli oggetti caratterizzanti sesso e
funzione, che eccellono non nella variet dei tipi ma nella preziosit del materiale6.
Il valore dato a questa prerogativa femminile viene esemplificato anche dallofferta di alcune fuseruole e
rocchetti rinvenute in deposizioni di guerrieri, che sono state interpretate come offerte simboliche al morto
da parte della compagna in vita7.
La donna in tutta lantichit quale che sia la sua posizione sociale appare quindi innanzitutto indicata
come filatrice. Anche le donne delle famiglie principesche, moglie e figlie di principi, non sfuggono a
questo destino. Nei poemi omerici viene descritto con sufficiente ampiezza questo ruolo delle padrone di
casa8.
NellOdissea, poema in cui meglio si riflette la vita delle corti aristocratiche del primo orientalizzante
nel Mediterraneo, quando Elena fa la sua apparizione nella sala dove Menelao riceve i suoi ospiti,
accompagnata da una ancella che le porta la conocchia doro (regalatagli da Alcandre, moglie di Polibo di

1
2
3
4
5
6

Pomeroy 1997.
Bartoloni 2003, pp. 105157.
Scheid Tissinier 1999, p. 142.
Toms 1998.
Bartoloni 1989.
Ad es. le conocchie in vetro (Martelli 1994) o quelle in bronzo laminato e pasta vitrea (Cianferoni 2000,
n. 345).
7 Bartoloni 2003, p. 120.
8 Scheid Tissinier 1999, pp. 138143.

Gilda Bartoloni

14

Tebe, e il cesto dargento destinato a contenere il filo che viene dal fuso9 e Penelope assiste filando al
pasto che Telemaco offre ai suoi ospiti Pireo e Teoclymene10.
stato proposto di vedere nelle deposizioni femminili una voluta differenziazione tra filatrici (corredi
con fusaiola e che presuppongono un fuso di legno) e filatrici e tessitrici (corredi con pi fusaiole e pi
rocchetti; raramente pesi da telaio, forcella per tessere di bronzo) rispecchianti un diverso status allinterno
della comunit11: nellItalia tirrenica a partire dallVIII secolo a.C., quando gi in fase avanzata il
processo di affermazione della classe aristocratica, la tessitura appare prerogativa delle matrone12.
Ultimamente stato attribuito alle tessitrici un ruolo importante anche nellintroduzione della scrittura13.
Una precisa immagine di queste attivit svolte dalle donne e dai diversi ruoli (signora e ancelle)
rivestiti allinterno della casa viene offerta dalle raffigurazioni sulle due facce del tintinnabulo, pendaglio
sonoro di probabile significato religioso, della tomba degli ori dellArsenale di Bologna; da un lato la
scena della filatura con la raffigurazione di figure femminili intente ad avvolgere lana grezza sulle conocchie e a filare con conocchia e fuso, dallaltro lato la scena della tessitura con la raffigurazione della
preparazione dei fili dellordito da parte di due ancelle14 e di una dama intenta a tessere15.
Una conferma ancora dallOdissea quando Telemaco invita la madre, Penelope, ad accudire ai suoi
lavori, al telaio e alla conocchia (Odissea XXI, 35035316).
Lattivit di Penelope al telaio intesa come un contributo autonomo al benessere della casa,
equivalente a quello del suo sposo, in grado di costruirsi da solo il letto17.
Per Omero, la pratica della tessitura e le competenze ad essa inerenti rientrano tra le caratteristiche pi
illustri di una donna di nobili origini. A Troia Elena (Iliade III, 16516918) e Andromaca (Iliade XXII,
56656919) sono descritte occupate a tessere, nei loro appartamenti, vesti ricamate.
Sono indicative anche le scene in cui la maga Circe o la ninfa Calipso lavorano al telaio
accompagnandosi con il canto. La prima, Circe dentro cantare con bella voce sentivano, tela tessendo
grande e immortale, come sono i lavori delle dee, sottili e splendenti e graziosi (Odissea X, 220224,
trad. R. Calzecchi Onesti ), la seconda cantando con bella voce e percorrendo il telaio con spola doro,

9 Odissea IV, 134:


10 Odissea XVII,

e sul cesto era appoggiata la rocca, piena di lana cupa, viola (trad. R. Calzecchi Onesti).
9697: La madre in faccia sedeva, a una colonna della gran sala con la poltrona
appoggiandosi, e il fuso sottile girando (trad. R. Calzecchi Onesti).
11 Recenti studi hanno dimostrato come questa differenziazione sia dimostrabile solo per una fase avanzata
dellet del ferro: a Tarquinia il simbolismo funerario della I fase villanoviana e dellinizio della seconda non
sembra attribuire particolare importanza agli indicatori attivit/funzione in ambito domestico femminile, ma
pi interessato a sottolineare le differenze di quantit e qualit nelle parures (Iaia 1999, p. 61). Nella necropoli
laziale di Osteria dellOsa nella fase pi antica la tessitura veniva svolta prevalentemente da donne giovani non
ancora impegnate nella cura dei figli, mentre le filatrici erano donne adulte con figli (Bietti Sestieri 1992, p.
506).
12 Cfr. da ultimo Alba 2005, pp. 9798.
13 Bagnasco Gianni 1999.
14 Anche in Omero le donne regali non comparivano mai se non accompagnate da due ancelle (ad es. Iliade
XXI, 581; Odissea I, 428; XXI, 82).
15 Morigi Govi 2000, n. 344, con riferimenti bibliografici.
16 Su, torna alle tue stanze e pensa alle opere tue, telaio e fuso, e alle ancelle comanda di badare al lavoro;
allarco penseran gli uomini tutti e io sopra tutti; mio qui in casa il comando (trad. R. Calzecchi Onesti).
17 F. Buranelli (Buranelli 1979) ha messo in evidenza come essi siano attestati in corredi di diverso livello
di ricchezza, ma la presenza nelle tombe di guerrieri di Veio, in quella prestigiosa della tomba dei Flabelli di
Populonia o nelle ricche tombe di Este fa pensare ad un significato simbolico: illustrante il riferimento,
proposto da F. Buranelli, ai passi omerici (Odissea V, 234237, 244251; XXIII, 189190, 195198) in cui
vengono cantate le doti di Ulisse carpentiere e falegname, ricordando il letto ben fatto, che io (Ulisse) fabbricai
e nessun altro. Sono ricordati la bipenne, lascia, la sega e la pialla. Inoltre cfr. Cerchiai 1987, pp. 2742;
Chieco Bianchi Capuis 1985, pp. 300 sgg.; Capuis 1986, p. 84; Bartoloni 1994, pp. 542551.
18 Trovolla che tessea a doppia trama una splendente e larga tela, e su quella istoriando andava le fatiche
che molto a sua cagione soffriamo Teucri e i loricati Achei (Vincenzo Monti, cit. nota seguente).
19 Nellinterne regie tessendo ella si stava a doppie file una lucente tela di diverso rabesco (Vincenzo
Monti). Andromaca stava tessendo verosimilmente un doppio mantello di porpora, talmente ampio da potersi
avvolgere due volte intorno alla persona, adorno di disegni o ricami vari (C. Muscetta, in Vincenzo Monti,
Iliade di Omero, Milano 1995, p. 617).

Madri di principi

15

tesseva (Odissea V, 6162, trad. R. Calzecchi Onesti). Il peplo che Elena dona a Telemaco20 stato
tessuto direttamente dalla regina.
Come ha messo in evidenza E. Scheid Tissinier, di fatto le vesti che le diverse principesse omeriche
tessono, che manipolano, che offrono o ricevono in dono, accompagnano tutta la loro vita21.
La filatura e la tessitura appaiono dunque come il simbolo delle custodi delloikos, di cui il padrone
assoluto resta luomo22. Tutte le donne infatti erano destinate al matrimonio23.
Se i riti di passaggio significano per gli adolescenti laccesso alla condizione di guerriero, per le
fanciulle a loro associate in questi riti e spesso sottomesse a un periodo di reclusione, le prove iniziatiche
hanno il valore di preparazione allunione coniugale24. Il matrimonio per la giovane quel che la guerra
per il ragazzo; per tutti e due rappresentano il compimento della natura rispettiva, nel momento in cui
escono da una condizione in cui ciascuno partecipa ancora dellaltro25.
La donna risulta portatrice di ricchezze e di nobili ascendenze. Nella societ omerica sono numerosi i
doni che il pretendente offre al padre per ottenere la sposa, gli hedna, sia capi di bestiame che oggetti
preziosi26.
Il matrimonio appare lo strumento privilegiato di alleanza tra comunit (o famiglie); un vincolo di
relazioni politiche tra famiglie aristocratiche, oltre che di beni che sanciscono il contratto tra due gruppi27.
Le alleanze matrimoniali istituiscono vincoli molto stretti tra i grandi clan aristocratici28.
Matrimonio e potere possono essere correlati: sposare Penelope garantiva la successione al trono di
Itaca. Sposare una bella donna dalto lignaggio una prospettiva piuttosto gradita alleroe omerico, e pu
dar luogo ad una accesa competizione. Del resto appare molto comune nella storia e letteratura greca il
modello matrimonio figlia regale /straniero29.
J.P. Vernant30 ha osservato che, pur coesistendo in Omero varie pratiche matrimoniali, i diversi
aspetti degli scambi matrimoniali obbediscano a regole molto semplici e libere, nellambito di un
commercio sociale tra famiglie nobili: lo scambio delle donne appare come un modo per creare dei legami
di solidariet e di dipendenza, per acquistare prestigio o confermare una sudditanza. Quindi un commercio
in cui le donne giocano il ruolo di beni preziosi, paragonati agli agalmata, di cui L. Gernet ha mostrato
limportanza nella pratica sociale e nella mentalit dei Greci di epoca arcaica31.
Gli studiosi del mondo omerico32 hanno evidenziato come il sistema matrimoniale si basi sul doppio
trasferimento di beni e di donne e come nella polis la donna non appaia pi un oggetto prezioso ma una
futura produttrice di cittadini, la cui principale qualit quella di essere lei stessa figlia di cittadini al fine
di poter contribuire alla riproduzione della citt33. Nella Grecia arcaica in opposizione allantico regime
aristocratico in cui si sposavano delle straniere viene imposto lo scambio allinterno della citt34.
stato spesso ribadito, come la redazione dei poemi omerici e le istituzioni in esso descritte (in
particolare dal punto di vista economico e sociale) sia cronologicamente contemporanea alla fase finale
della protostoria tirrenica: ci troviamo in una fase che potremmo definire protourbana. Il matrimonio
appare lo strumento privilegiato di alleanza tra comunit (o famiglie), importantissimo, nel nostro caso,
nella gestione dei traffici nel mar Tirreno. Il proseguimento, per molte generazioni, di questo commercio
ben calcolato delle donne creava una rete complessa di oblighi reciproci35.

20 Elena intanto savvicin allarche doverano pepli e ricami che lei stessa fece. Uno ne prese Elena, e lo
portava, la donna bellissima, quello che di ricami era il pi vago e il pi grande come stella brillava e sotto a
tutti era lultimo (Odissea XV, 104108, trad. R. Calzecchi Onesti).
21 Scheid Tissinier 1999, p. 142.
22 Sulla posizione subordinata della donna ad esempio P. Lvque in Pisa 1983, p. 1075.
23 Pomeroy 1997, p. 75.
24 Vernant 1981, pp. 2349.
25 Vernant 1981, p. 29.
26 Scheid 1979; Scheid Tissinier 1999, pp. 133135.
27 Finley 1955.
28 Vernant 1984.
29 Leduc 1990.
30 Vernant 1973.
31 Gernet 1948; cfr. anche Gernet 1983.
32 Ad es. Carlier 1996.
33 Scheid 1979, p. 73.
34 Gernet 1948, pp. 415416.
35 Finley 1955, p. 167.

Gilda Bartoloni

16

In ambito etrusco per illustrare il ruolo della figura femminile nei nuclei aristocratici possiamo
rivolgerci al racconto relativo a Demarato36, della famiglia corinzia dei Bacchiadi che sposa una nobile del
luogo arrivando quasi sicuramente ad una posizione dominante nella citt di Tarquinia. Il matrimonio di
uno straniero con una donna della terra che lo accoglie molto frequente: la fanciulla appare di cos nobile
origine che non pu incontrare nella sua terra un pretendente alla sua altezza. Sposare uno sconosciuto
non solo un sistema per non venire meno alla superiorit della famiglia ma anche una maniera per non
allontanarsi dalla propria casa; lesule non potr che integrarsi nel gruppo familiare della moglie e i figli
della nuova coppia perpetueranno la nobilissima famiglia materna37.
Gli scambi di doni, lofferta degli hedna costituiscono quindi il modo pi consueto di procurarsi una
donna per un nobile: la donna diventa la sposa legittima la compagna dalla quale ci si attendeva la
procreazione di figli38.
Gli uomini accudivano alle proprie famiglie e ai loro possedimenti come guerrieri; le donne invece
dovevano generare e allevare futuri guerrieri.
Nelle deposizioni funerarie non viene generalmente evidenziato (o debitamente riconosciuto) il ruolo
primario che la donna dovette avere come madre. stato del resto ribadito come il posto della donna non
debba essere considerato in alcun senso diretto il prodotto delle cose che essa fu, ma quello del significato
che le sue attivit acquisiscono attraverso uninterazione sociale concreta39.
La prosecuzione dellindagine sui corredi femminili delle necropoli laziali (fig. 1) nel periodo
orientalizzante40 ha fatto evidenziare alcuni elementi che sembrano indiziare il ruolo di madre di alcune
defunte41: alla facolt di generare o al parto potrebbe essere collegato un ampio anello di lamina di bronzo
(fig. 2), riservato indubbiamente a costumi da cerimonia, sorretto da una grande fibula (lunga anche 25
cm.), appuntato sulla stola e posto sul ventre della defunta, attestato nel Lazio soprattutto nellorientalizzante antico e medio, in contesti femminili. Nella necropoli di Castel di Decima erano attestati in 15 deposizioni riferibili allorientalizzante antico e medio42: questi anelli da sospensione caratterizzati da largo e
ampio nastro a sezione piatta con ricca decorazione incisa sostituiscono quelli generalmente pi piccoli a
sezione leggermente romboidale con decorazione incisa a zig zag, deposti spesso in pi di un esemplare
nei contesti del III periodo laziale43.
Quelli di pi ampie dimensioni (dai 20 ai 45 cm ca.) sono attestati in contesti a carattere principesco
(Acqua AcetosaLaurentina, Castel di Decima, Palestrina, Caracupa), o per lo meno, tra i pi ricchi della
necropoli (Osteria dellOsa, La Rustica).
Il pi antico di questi, ancora del tipo a sezione romboidale (cm. 44,7/39,8; larghezza cm. 3,10/3,35;
spess. max. cm. 0,85), alla luce delle nostre conoscenze quello della tomba del Vivaro a Rocca di Papa,
nei Colli Albani (fig. 3), il cui corredo purtroppo stato rinvenuto tramite un recupero fortuito e non ha
quindi fornito dati certi sulle singole posizioni degli oggetti44. Dagli oggetti trovati (ornamenti, carro,
finimenti equini, coltello machaira) si evince come la deposizione appartenesse ad una donna con una
notevole posizione nellambito del gruppo, forse anche sacerdotale, inquadrabile nellultimo quarto
dellVIII secolo a.C. Labbigliamento, che doveva essere45 costituito da una stola dargento, pettorale
doro, fibule doro e ambra e ricca gonna ornata da una serie di ambre, indubbiamente principesco. Il
cerchio stranamente collocato secondo il resoconto del recupero sulle pareti del cassone.
Coeva, o di poco pi antica, la deposizione di Caracupa46 (fig. 4), nel Lazio meridionale, rinvenuta
nel 1996, pertinente ad una donna di 25 27 anni, a cui si pu attribuire in base al corredo un ruolo

36
37
38
39
40
41
42
43
44
45

Torelli Menichetti 1997.


Montepaone 1999, p. 145.
Moss 1991, p. 21.
Rosaldo 1980, p. 400.
Per cui Zevi Bartoloni Cataldi 1982; Bartoloni Cataldi 1980.
Bartoloni 2003, pp. 129136.
Zevi 1977.
Da ultimo Mandolesi 2005, pp. 224225 (da Palestrina, tomba di Vigna Velluti).
Arietti Martellotta 1998.
Lanalogia con gli elementi dellabbigliamento della principessa della tomba 101 di Castel di Decima
(Bedini 1976) ha fatto ricostruire il significato dei vari elementi di questo contesto, frutto di un recupero e non di
uno scavo sistematico.
46 Angle Gianni 1985; Angle Gianni 1986.

Madri di principi

17

egemone nellambito della famiglia e del gruppo47: lanello del tipo a sezione romboidale con decorazione
a zig-zag (diam. cm. 18,5) sorretto da una fibula a sanguisuga.
A Castel di Decima, le tombe con grande anello, le tombe 93 e 153 possono essere sicuramente
considerate le pi ricche della necropoli orientalizzante48; la tomba 153, insieme alla coeva tomba 100
maschile, posta isolata al centro della necropoli (fig. 5), doveva essere sormontata da ampio tumulo: il
corpo della defunta era coperto, dalla vita ai piedi, da una preziosa stola ornata da un ricamo ottenuto con
la combinazione di centinaia di vaghi dambra di forme e dimensioni diverse, alternate a perline e pendenti
di pasta vitrea variegata di bianco (fig. 6).
La tomba 9349, pertinente ad una donna di 30 anni50, posta anchessa nelle vicinanze nella parte
centrale del sepolcreto, appartenente verosimilmente allo stesso gruppo familiare egemone51 della
precedente, di cui sembra essere pi recente di almeno una decina danni52 , presentava un cerchio
(purtroppo molto danneggiato), con la consueta decorazione incisa ad angoli e cerchielli e diametro di circa
cm. 26, sorretto da una fibula di circa 15 cm.
A Osteria dellOsa la tomba 116 (fig. 7) con grande anello (cm 22 ca. di diametro), sostenuto da una
grande fibula (cm.15,3)53 inclusa in un gruppo familiare aristocratico di VII secolo a.C.54 : la
deposizione (fase laziale IV A1= orientalizzante antico) rappresenta in assoluto la tomba pi ricca scoperta
nella necropoli per la presenza di numerosissimi oggetti di ornamento personale (fermatrecce dargento,
fibule di bronzo e ambra, cintura con affibbiaglio di bronzo, anello digitale, grande anello di sospensione)
e di vasellame di bronzo (bacile, coppa emisferica, cista)55. Di prestigio anche gli indicatori della filatura
(fuso e conocchia) realizzati in bronzo56.
AllAcqua Acetosa Laurentina, proprio nellarea romana analogo costume documentato nella tomba a
pseudocamera 133 (fig. 8) databile al secondo quarto del VII secolo a.C., per lo pi inedita57, rinvenuta
nel circolo pi antico della necropoli. Nel settore nordoccidentale di questa necropoli sono stati individuati
cinque circoli tra i trenta e i venti metri di diametro: allinterno dei circoli si hanno fosse di grandi
dimensioni (fino a 18) con orientamenti irregolari, in antitesi con le tombe pi o meno contemporanee
della stessa necropoli, disposte NO-SE con testa a NO. La tomba 133 inserita nel circolo meglio
definito, misurante circa m. 30 di diametro (circolo III), in uso dalla fine dellVIII alla prima met del VI
secolo a.C. e delimitato da un canale scavato nel tufo: allinterno sono state rinvenute una decina di
tombe, di cui in quella attribuita al capostipite (tb. 93), probabile compagno della signora in esame,
attestato eccezionalmente il rito eroico dellincinerazione58.
Lattestazione in una tomba di media ricchezza nella necropoli di Castel di Decima (tomba 63)59 con
due cerchi di minor dimensione posti sui due seni sembra convalidare uninterpretazione di questi anelli
con la riproduzione.
La presenza nei citati contesti, tra i pi illustri della comunit, fa pensare a parti eccellenti. La donna
defunta potrebbe essere colei che era in grado di generare o ha generato il principe o lerede di una nobile
stirpe. Interessante notare let, nei casi in cui stata possibile desumerla, oscilla tra i 25 ei 30 anni, cio
la piena maturit di un individuo60.

47
48

Cassieri 2002.
Ambedue presentano un ricco abbigliamento, un cospicuo corredo bronzeo e ceramico e lanfora fenicia di
importazione (Paris 1977): nella tomba 153, databile intorno al 660, sono riconoscibili una cista e un flabello
di bronzo, in ambedue la sontuosa tazza-cratere su alto sostegno (Zevi 1976, p. 287; Paris 1977, cat. nn. 424
496; Bartoloni Cataldi 1980, p. 153 tav. 25).
49 Notizie in Zevi 1976, pp. 252256 e Paris 1977, cat. nn. 497512.
50 Analisi E. Pardini, E. Leonardi Pardini.
51 Bartoloni c.s.
52 Si pu datare appena dopo la met del VII secolo a.C.
53 Bietti Sestieri 1992, pp. 835836.
54 A. De Santis in Bietti Sestieri 1992, pp. 816818.
55 A. De Santis in Bietti Sestieri 1992, p. 817.
56 Coeva e di tipo analogo dovrebbe essere la tomba LXXXI della necropoli La Rustica (Roma, Tor
Sapienza), riferibile ad un abitato posto lungo lantica via Collatina, a brevissima distanza dallAniene, in
posizione intermedia tra Osteria dellOsa (Gabii) e Roma (breve riferimento in Roma 1976, pp.163164).
57 Notizie in Bedini 1990.
58 Bedini 1990.
59 Zevi 1977.
60 A questa stessa et si riferiscono generalmente le deposizioni eccellenti riferibili ad individui di sesso
maschile (ad es. Boitani 1983; Bartoloni 20032004).

Gilda Bartoloni

18

Analogo collegamento con la riproduzione suggeriscono, in ambito italico, anelli rinvenuti


generalmente sul basso ventre di deposizioni femminili deposte supine (fig. 9)61 ; a proposito dei
ritrovamenti di Termoli A. Di Niro ha sottolineato: Gli anelloni da sospensione (raro quello decorato a
zigzag, pi frequente il tipo decorato a cerchielli) si trovano in sepolture femminili di un certo rilievo, in
uno o due esemplari; a Guglionesi essi sono presenti in forme ridotte e senza decorazione; la loro
posizione costante sul bacino62. In ambito piceno stesso significato si pu attribuire al rinvenimento
di un ricco corredo femminile a Muccia con unarmilla posta sul basso ventre63 (fig. 10).
Un riferimento, a mio avviso ancora pi calzante per lalto prestigio del contesto, il grande anello
tubolare di bronzo (torques?) di 27 cm. di diametro rinvenuto allaltezza delladdome della defunta della
principesca tomba di Vix (figg. 1112), la cui et stata stimata tra i 33 e 37 anni. Era guarnito di cuoio,
una banda dun centimetro di larghezza arrotolata intorno a un giunco, che doveva costituire un decoro
originale bicolore (cuoio e bronzo)64. La posizione sul ventre ha ovviamente posto dei problemi: S.
Verger, ribadendo il significato originale di torques65, conclude che Il est difficile de prciser si lobjet
tait passe au cou de la defunte lors de l'ensevelissement puis s'est dplac lors des divers bouleversements
qu'a subis cette partie de la spulture, ou bien s'il tait dpos des l'origine a proximit du ventre66,
mentre J.L.Coudrot, nel catalogo della recente mostra a Chtillon sur Seine67, si chiesto se veramente
non si trattasse di un oggetto posato intenzionalmente sul bacino al momento del funerale.
Ritornando allambito laziale una differenza di significato, tuttavia sempre nello stesso ambito
emblematico, va sicuramente vista, nella deposizione della tomba a pseudo camera 70 dell'Acqua Acetosa
Laurentina68, con corredo in assoluto il pi vasto dellOrientalizzante laziale69 (fig. 13), dove tale
cerchio di lamina di bronzo (fig. 14) era deposto insieme agli oggetti pi significativi del mondo
femminile, la cista e il flabello, legato nelle iconografie alle scene di matrimonio: probabilmente doveva
essere appoggiato alla parete della fonda fossa (fig. 15). Anche nel recupero della tomba del Vivaro a
Rocca di Papa, lanello, come si detto, risultava sulle pareti del cassone.
Lattestazione di tali anelli sulle pareti delle tombe del medio orientalizzante, analogamente a quanto
notato per gli scudi di bronzo o di terracotta70, interpretati non come indicatori del valore guerriero ma
segni del rango e della continuit gentilizia, gli fanno acquisire un sicuro carattere simbolico.
In altro ambito culturale unanalogia ai grandi anelli laziali si pu attribuire allo scudo fittile
appoggiato sul ventre della defunta della tomba 24 della necropoli della Penna di Faleri71 (fig. 16). Come
gi stato visto a proposito del significato di queste armi simboliche nel territorio falisco, lo scudo di
lamina di bronzo o in impasto viene deposto sul corpo del guerriero. Ma in una tomba femminile larma
indossata trova difficile interpretazione. Unaltra possibilit di lettura quindi di vedere in questo scudo
fittile un elemento di protezione del ventre della defunta, il luogo della riproduzione. Non da escludere
che tale custodia protegga un feto, un bimbo non nato, prematuramente morto nel grembo materno. A
Pontecagnano nella tomba 124772, attribuita allorientalizzante recente, una donna di circa 20 anni recava
sulle ginocchia un enchytrisms di feto. Con elementi di tipo diverso, coppi o vasi per lo pi dimezzati,

61
62
63

Di Niro 1981; Di Niro 1991.


Di Niro 1991, p. 68.
Tomba 3 (met VI sec. a.C.): la sepoltura riferibile ad un individuo adulto di sesso femminile. Al rituale
del seppellimento sembra collegato un piccolo bacile in bronzo ritrovato ad una quota superiore rispetto al
piano di deposizione. Facevano parte dellornamento personale: due fibule in ferro con 3 pendagli in bronzo
collocate sul cranio, altre due fibule in ferro, di piccole dimensioni, si trovavano rispettivamente in prossimit
della zona occipitale sinistra e della clavicola. (Non escluso che questo gruppo di fibule servisse come
fissaggio di veli o per acconciature). Sul torace, due gruppi di quattro fibule in ferro, ornavano la veste. Tra i due
femori era collocata unarmilla in bronzo, mentre sui piedi era posto un singolare disco in ferro di forma ellittica
con lamina centrale. Circa la sua identificazione, alcuni richiami ad oggetti simili potrebbero suggerire una
valenza simbolica inerente, forse, al rango. Due fusaiole fittili erano collocate presso lavam-braccio e il femore
destro. Nel loculo laterale era disposto il complesso del vasellame (Muccia 2003).
64 Joffroy 1954, p. 43; Joffroy 1979, fig. 68.
65 Cfr. Baray 2000, pp. 93128, fig. 8.
66 Verger 2003, p. 586.
67 Coudrot 2003, p. 103.
68 Bedini 2000; Botto 2005.
69 Bedini 2000, p. 356.
70 Bartoloni 1993.
71 Sulla necropoli della Penna di Faleri: Baglione l986, pp. 124142.
72 M.A. Cuozzo in Cerchiai Cuozzo DAndrea Magione 1994, p. 428 n. 83.

Madri di principi

19

sono custoditi i resti dei neonati, anche prematuri, e bambini fino a tre anni nei suggrundaria delle
capanne laziali.
Il rituale connesso alle deposizioni dei bambini, come noto, sembra differenziare nettamente le
comunit situate a Nord o a Sud del Tevere, almeno a partire dallinizio dellVIII secolo a.C.: nel Lazio73
sono attestate solo in casi eccezionali sepolture di infanti nelle aree delle necropoli, poich questi vengono
deposti negli abitati intorno alle capanne. Questo meccanismo di selettivit nella sepoltura formale,
operante dallinizio del III periodo laziale sino ad et arcaica, stato collegato con una precisa volont dei
nascenti gruppi aristocratici di delimitare per mezzo di queste tombe le proprie abitazioni, generalmente
situate nei punti focali dellinsediamento. Questa norma, rigorosa per i bambini sotto i tre anni, mostra
delle eccezioni per quelli fino ai 12/13 anni, soprattutto relativi a famiglie eminenti.
Anche in ambiente etrusco le tombe riconosciute come infantili, per lo pi a inumazione, risultano
differenziate rispetto alle altre deposizioni e in genere appaiono confinate in zone marginali della
necropoli, tanto da far postulare lesistenza di una zona destinata alle sepolture di et preadulta74.
Non conosciamo (o non riconosciamo) le deposizioni di bambini in fase precedente la dentizione. Per
questo non possibile sapere se fosse effettivamente in uso presso le genti latine o etrusche
linfanticidio75, che sembrano sottintendere le fonti latine con episodi come le disposizioni di Amulio,
relativamente a Romolo e Remo, o le leggi attribuite a Romolo, con la proibizione di uccidere la
primogenita e lobligo di allevare fino a tre anni i bambini riconosciuti. probabile che come in altre
civilt primitive i bambini cos piccoli non venissero considerati degni di una sepoltura rituale e quindi
della relativa cerimonia funebre: venivano semplicemente interrati. noto come a Roma il lutto fosse
praticato solo per i morti che avevano superato i tre anni det: i bambini morti prematuramente non
risultano ancora integrati nella comunit.
Quindi anche in ambito etrusco nel rituale funerario i bambini appaiono decisamente separati dal
mondo degli adulti, cos come nella vita non possono essere considerati membri attivi della comunit.
Fanno eccezione alcune deposizioni, generalmente corredate da ricchi corredi, in cui i vincoli familiari
hanno il sopravvento sulle norme della comunit.
A Veio, Quattro Fontanili, Marco Pacciarelli ha evidenziato alcune tombe infantili, corredate di armi e
altri elementi che ne indicano la pertinenza indubbia ad una linea di discendenza privilegiata e denotano
quindi una maggiore importanza del lignaggio rispetto alle classi di et76.
A Pontecagnano, dove la pratica di deporre bambini, incinerati o inumati, nella necropoli appare
largamente testimoniata per tutta la prima et del ferro, nella necropoli di localit Casella, riferibile alla
fase tardo-villanoviana, le tombe infantili sono confinate in zone marginali77. Eccezionale quindi risulta il
caso di Pontecagnano, enucleato da M. Cuozzo78 , di alcuni bambini maschi, sopra i 3 anni di et,
connotati come piccoli principi. In alcune tombe di bambini, oltre agli elementi tipici dei maschi adulti di
rango, sono stati individuati alcuni indicatori femminili esaltanti il ruolo materno, che possono fornirci
la suggestione di sistemi di discendenza bilineari79.
indubbia una cura particolare degli adulti nella cerimonia funebre dei bambini, che si traduce nella
complessa composizione del corredo funerario. Quindi nelle famiglie emergenti anche i bambini
usufruiscono di una particolare cerimonia funebre, avvalorando la teoria, espressa da Hodder, che nella
morte spesso le persone diventano ci che non sono state in vita80.

73

Sul trattamento funebre di bambini morti in tenera et nel mondo romano: Cicerone, Tusc. I, 39, 39;
Plutarco, Numa, 12; Dionigi di Alicarnasso, 2, 15, 1. Cfr. anche Cuozzo 2003, pp. 205207. Sul fenomeno dei
suggrundaria: Neradau 1984; Modica 1993. Per il cambiamento tra il periodo laziale IIB e il III nelle cerimonie
funebri relative agli infanti Bietti Sestieri De Santis 1985; De Santis 2002.
74 Bartoloni 2003, pp. 102105.
75 Come proposto da M. Bonghi Jovino in Bonghi Jovino Chiaramonte Trer 1997, pp. 219220 per
Tarquinia o ipotizzato per Roma (Brocato 2000, p. 280). Non sembra attestato in ambiente italico luso
dellinfanticidio delle bambine, con lesposizione dei nuovi nati di sesso femminile, come proposto da S.B.
Pomeroy (Pomeroy 1997) anche se recentemente si sono individuate deposizioni di bambine legate a riti di
fondazione nella Domus Regia a Roma (Filippi 2004, pp. 107109).
76 Pacciarelli 2001, p. 266.
77 Cinquantaquattro 2001.
78 Cuozzo 2003, pp. 160161, p. 208.
79 Cuozzo 2000, p. 351.
80 Hodder 1992, p. 146.

20

Gilda Bartoloni

Bibliografia
Alba 2005 = E. Alba, La donna nuragica. Studio della bronzistica figurata, Roma 2005.
Angle Gianni 1985 = M. Angle, A. Gianni, La morte ineguale: dinamiche sociali riflesse nel rituale funerario.
Il caso della necropoli dellet del ferro di Caracupa, in Opus 4, 1985, pp. 179215.
Angle Gianni 1986 = M. Angle, A. Gianni, An Application of quantitative methods for a socio-economics
analysis of an iron age necropolis in Latium, in British Archaeological Report, n. 345. 1986, p. 150 sgg.
Arietti Martellotta 1998 = F. Arietti, B. Martellotta, La tomba principesca del Vivaro di Rocca di Papa,
Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma 1998.
Baglione 1986 = M.P. Baglione, Il Tevere e i Falisci, in Il Tevere e le altre vie dacqua del Lazio Antico,
Archeologia Laziale VII, 2 = Quaderni del centro di studio per larcheologia etrusco-italica 12, l986, pp. 124
142.
Bagnasco Gianni 1999 = G. Bagnasco Gianni, Lacquisizione della scrittura in Etruria: materiali a confronto per
la ricostruzione del quadro storico e culturale, in G. Bagnasco Gianni e F. Cordano (a cura di), Scritture
mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C. Atti del seminario Universit degli Studi di Milano, febbraio 1998,
Milano 1999, pp. 85 sgg.
Baray 2000 = L. Baray, La facies culturel du Snonais au Hallstatt D et La Tne A, in A. Villes, A. BatailleMelkon (a cura di), Fastes de Celtes entre Champagne et Bourgogne au VIIIII sicles avant notre re,
Memoires de la socit archologique champenoise 14, 2000, pp. 93128.
Bartoloni 1987 = G. Bartoloni, Le comunit dellItalia centrale tirrenica e la colonizzazione greca in Campania,
in Etruria e Lazio arcaico, Quaderni del centro di studio per lArcheologia etrusco-italica XV, 1987, pp. 3753.
Bartoloni 1989 = G. Bartoloni, Marriage, sale and gift. A proposito di alcuni corredi femminili dalle necropoli
populoniesi della prima et del ferro in A. Rallo (a cura di), Le donne in Etruria, Roma 1988, pp. 35 sgg.
Bartoloni 1993 = G. Bartoloni, Documentazione figurata e deposizioni funerarie: le tombe con carro, in
Archeologia Classica XLV, 1, 1993, pp. 271287.
Bartoloni 1994 = G. Bartoloni, Recensione a G. Buchner D. Ridgway, Pithekoussai I. La necropoli. tombe 1
723. Scavate dal 1952 al 1961, Monumenti Antichi dei Lincei, serie Monografica IV, Roma 1993, in
"Archeologia Classica " XLVI, 1994, pp. 542551.
Bartoloni 2003 = G. Bartoloni, Le societ dellItalia primitiva. Lo studio delle necropoli e la nascita delle
aristocrazie, Roma 2003.
Bartoloni 20032004 = G. Bartoloni, Una cappella funeraria al centro del pianoro di Piazza dArmi Veio, in
AION. Archeologia e Storia Antica n.s. 910, 20032004, pp. 6578.
Bartoloni c.s. = G. Bartoloni, Vino fenicio in coppe greche?, in Depas. Studies in honour of David and
Francesca Ridgway, Accordia Research Institute, University of London, in corso di stampa.
Bartoloni Cataldi 1980 = G. Bartoloni, M. Cataldi, La formazione della citt nel Lazio. Periodo IVA, in
Dialoghi di Archeologia 2, 1980, pp. 125164.
Bedini 1976 = A. Bedini, in Civilit del Lazio Primitivo, Roma 1976, pp. 287288.
Bedini 1990 = A. Bedini, Abitato protostorico in localit Acqua Acetosa Laurentina, in Archeologia a Roma: La
materia e la tecnica nellarte antica, Roma 1990, pp. 48 sgg.
Bedini 2000 = A. Bedini, La tomba 70 dellAcqua Acetosa Laurentina, in Carandini Cappelli 2000, pp. 355
357.
Bietti Sestieri 1992 = A.M. Bietti Sestieri (a cura di), La necropoli laziale di Osteria dellOsa, Roma 1992.
Bietti Sestieri De Santis 1985 = A.M. Bietti Sestieri, A. De Santis, Indicatori archeologici di cambiamento
nella struttura delle comunit laziali nell8 sec.a.C., in Dialoghi di Archeologia n.s. 1, 1985, pp. 3545.
Boitani 1983 = F. Boitani, Veio: la tomba principesca della necropoli di Monte Michele, in Studi Etruschi
LI, 1983 (1985), pp. 533556.
Bologna 2000 = Principi Etruschi tra Mediterraneo ed Europa, catalogo della mostra, Bologna 2000.
Bonghi Jovino Chiaramonte Trer 1997 = M. Bonghi Jovino, C. Chiaramonte Trer, Tarquinia.
Testimonianze archeologiche e ricostruzione storica. Scavi sistematici nellabitato (campagne 19821988),
Roma 1997.
Botto 2005 = M. Botto, Considerazioni sul periodo orientalizzante nella penisola italica: la documentazione del
Latium Vetus, in El periodo orientalisante, AEspA 35, 2005, pp. 4774.
Brocato 2000 = P. Brocato, Il deposito di fondazione, in Carandini - Cappelli 2000, p. 280.
Brun 1987 = P. Brun, Princes et Princesses de la Celtique. Le premier Age du Fer (850450 a.C.), Paris 1987, pp.
108109.
Buranelli 1979 = F. Buranelli, Utensili per la lavorazione del legno in due tombe villanoviane da Veio, in
Archeologia Classica 31, 1979, pp. 117.
Capuis 1986 = L. Capuis, Per un archeologia della morte nel mondo paleoveneto: limiti e prospettive di
ricerca, in Aquileia nostra LVII, 1986, pp. 7792.

Madri di principi

21

Carandini Cappelli 2000 = A. Carandini, R. Cappelli (a cura di), Roma. Romolo, Remo e la fondazione della
citt, Catalogo della mostra, Roma 2000.
Carlier 1996 = P. Carlier, La regalit: beni duso e beni di prestigio, in S. Settis (a cura di), I Greci. Storia
Cultura Arte Societ. 2. Una storia greca. I. Formazione, Torino 1996, pp. 255 sgg.
Cassieri 2002 = N. Cassieri, Una nuova tomba femminile da Caracupa-Sermoneta, in Roma. Citt del Lazio,
Catalogo della mostra, Roma 2002, pp. 7682.
Cerchiai 1987 = L. Cerchiai, Una tomba principesca del periodo orientalizzante antico a Pontecagnano, in
Studi Etruschi LIII, 1987, pp. 2742.
Cerchiai Cuozzo DAndrea Magione 1994 = L. Cerchiai, M. Cuozzo, A. DAndrea, E. Magione, Modelli di
organizzazione in et arcaica attraverso la lettura delle necropoli: il caso di Pontecagnano, in La presenza
etrusca nella Campania Meridionale, Firenze 1994, pp. 405451.
Chieco Bianchi Capuis 1985 = A.M. Chieco Bianchi, L. Capuis, Este I. Le necropoli casa di Ricovero, casa
Muletti Prosdocimi e casa Alfonsi, Monumenti Antichi dei Lincei, serie Monografica II, Roma 1985, pp. 300
sgg.
Cianferoni 2000 = G.C. Cianferoni, in Principi Etruschi, Bologna 2000, cat. nn. 345346.
Cinquantaquattro 2001 = T. Cinquantaquattro, Pontecagnano. II,6. LAgro Picentino e la necropoli di localit
Casella, Napoli 2001.
Colonna 1988 = G. Colonna, I Latini e gli altri popoli del Lazio, in Italia omnium terrarum alumna, Milano
1988, pp. 411528.
Cortona 1983 = Forme di contatto e processi di trasformazione nelle societ antiche, Atti del convegno di
Cortona 2430 maggio 1981, Pisa, Scuola Normale di Pisa Ecole franaise de Rome, 1983.
Coudrot 2003 = J.L. Coudrot, Autour de la Dame de Vix. Sa tombe, reflet dun monde?, in Autour de la Dame de
Vix. Celtes, Grecs et Etrusques, Catalogo della mostra, Chtillon sur Seine 2003, pp. 95105.
Cuozzo 2000 = M.A. Cuozzo, Orizzonti teorici e interpretativi, tra percorsi di matrice francese, archeologia
post-processuale e tendenze italiane: considerazioni e indirizzi di ricerca per lo studio delle necropoli, in N.
Terrenato (a cura di), Archeologia teorica, Firenze 2000, pp. 323360.
Cuozzo 2003 = M.A. Cuozzo, Reinventando la tradizione. Immaginario sociale, ideologie e rappresentazione
nelle necropoli orientalizzanti di Pontecagnano, Paestum (Sa) 2003.
De Santis 2002 = A. De Santis, Le sepolture di et protostorica a Roma, in Bollettino della Commissione
Archeologica comunale CIII, 2002 (2004).
Di Niro 1981 = A. Di Niro, Necropoli arcaiche di Termoli e Larino. Campagne di scavo 197778. Campobasso
1981.
Di Niro 1991 = A. Di Niro, Una societ agricolo-pastorale, in S. Capini A. Di Niro (a cura di), Samnium.
Archeologia del Molise, Roma 1991.
Filippi 2004 = D. Filippi, La domus Regia, in Workshop di archeologia classica. Paesaggi, costruzioni, reperti
I, 2004, pp. 101121.
Finley 1955 = M.I. Finley, Marriage, Sale and Gift, in Revue Internationale de droits dans lAntiquit II,
1955, pp. 167194.
Gernet 1948 = L. Gernet, Aspects mitiques de la valeur en Grce, in Journal de psycologie 1948, pp. 415416.
Gernet 1983 = L. Gernet, Observations sur le mariage en Grce, in AION 5, 1983, pp. 197 sgg.
Hodder 1992 = I. Hodder, Leggere il passato, Torino 1992.
Iaia 1999 = C. Iaia, Simbolismo funerario e ideologia alle origini di una civilt urbana, Forme rituali nelle
sepolture villanoviane a Tarquinia e Vulci e nel loro entroterra, Firenze 1999.
Joffroy 1954 = R. Joffroy, La tomb de Vix, in Monuments Piot 48, 1954, pp.168.
Joffroy 1960 = R. Joffroy, Loppidum de Vix et la civilisation hallstattienne finale dans lest de la France,
Dijon 1960.
Joffroy 1979 = R. Joffroy, Vix et ses trsors, Paris 1979.
Leduc 1990 = C. Leduc, Come darla in matrimonio? La sposa nel mondo greco, secoli IXIV a.C., in P. Schmitt
Pantel, Storia delle donne. LAntichit, Bari 1990, pp. 246314.
Mandolesi 2005 = A. Mandolesi, Materiale protostorico. Etruria et Latium Vetus, Musei Vaticani, Museo
Gregoriano etrusco, Citt del Vaticano 2005.
Martelli 1994 = M. Martelli, Sulla produzione di vetri orientalizzanti, in M. Martelli (a cura di), Tyrrhenoi
Philotechnoi. Atti della giornata di studio (Viterbo, 13 ottobre 1990), Roma 1994, pp. 7597.
Modica 1993 = S. Modica, Sepolture infantili nel Lazio protostorico, in Bollettino della Commissione
Archeologica Comunale XCV, 1993, pp. 718.
Montepaone 1999 = C. Montepaone, Lo spazio del margine, prospettive sul femminile nella comunit antica,
Roma e Paestum (Sa) 1999.
Morigi Govi 2000 = C. Morigi Govi, in Principi Etruschi, Bologna 2000, cat. n. 344.
Moss 1991 = C. Moss, La Femme dans la Grce antique, Bruxelles 1991.

22

Gilda Bartoloni

Muccia 2003 = Muccia. Un antico crocevia dellAppennino, Muccia (MC), Chiesa di Santa Maria di Varano,
2003.
Neradau 1984 = J.P. Neradau, tre enfant Rome, Paris 1984.
Pacciarelli 2001 = M. Pacciarelli, Dal villaggio alla citt. La svolta protourbana del 1000 a.C. nellItalia
tirrenica, Roma 2001.
Paris 1977 = Naissance de Rome, Catalogo della Mostra, Paris 1977.
Pisa 1983 = Modes des contacts et processus de transformation dans les socits anciennes, Actes du Colloque de
Cortone (2430 mai 1981), PiseRome 1983.
Pomeroy 1997 = S.B. Pomeroy, Dee, prostitute, mogli, schiave. Donne in Atene e a Roma, Milano 1997.
Roma 1976 = Civilt del Lazio Primitivo, Catalogo della Mostra, Roma 1976.
Rosaldo 1980 = M. Rosaldo, The Uses and Abuses of Anthropology Reflections on Feminism and CrossCultural Understanding, in Signs 5, 1980, p. 400 sgg.
Scheid 1979 = E. Scheid, Il matrimonio omerico, in Dialoghi di Archeologia I, 1979, pp. 6073.
Scheid Tissinier 1999 = E. Scheid Tissinier, Lhomme grec aux origines de la cit (900700 av.J.C.), Paris
1999.
Toms 1998 = J. Toms, The construction of gender in Early Iron Age Etruria, in R.D. Whitehouse (a cura di),
Gender & Italian Archaeology, Challenging the Stereotypes, London 1998, pp. 157179.
Torelli Menichetti 1997 = M. Torelli M. Menichetti, Attorno a Demarato, in Corinto e lOccidente. Atti del
XXXIV Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto 1994), Taranto 1997, pp. 625653.
Verger 2003 = S. Verger, Qui tait la Dame de Vix? Propositions pour une interpretation historique, in M.
Cbeillac-Gervasoni, L. Lamoine (a cura di), Les lites et leurs facettes. Les lites locales dans le monde
hellnistique et romain, Collection de lEcole Franaise de Rome 309, 2003, pp. 583622.
Vernant 1973 = J.P. Vernant, Le mariage en Grce archaique, in La Parola del Passato 28, 1973, pp. 5174.
Vernant 1981 = J.P. Vernant, Mito e societ nellantica Grecia, Torino 1981.
Vernant 1984 = J.P. Vernant, Hestia-Hermes, Sullespressione religiosa dello spazio e del movimento presso i
Greci, in Mito e pensiero presso i Greci, 3 ed., Milano 1984, pp. 147200.
Zevi 1976 = F. Zevi, Castel di Decima, in Roma 1976, pp. 252256, 260284, 287289.
Zevi 1977 = F. Zevi, Alcuni aspetti della necropoli di Castel di Decima, in Lazio arcaico e mondo greco, in La
Parola del Passato XXXII, 1977, p. 241 sgg.
Zevi Bartoloni Cataldi 1982 = F. Zevi, G. Bartoloni, M. Cataldi Dini, Aspetti dellideologia funeraria a
Castel di Decima nell'orientalizzante, in La mort, les morts dans les societs anciennes, Cambridge 1982, pp.
257231.