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Capitolo primo Chiabrera alla corte dei Medici e le Giuditte a Cosimo secondo.

Nella lunga carriera di poeta di corte Chiabrera secondo il costume dellepoca, compone opere destinate (deputate) allesaltazione di diverse case regnanti. Le opportunit nelle quali celebrare una famiglia o membri di essa sono numerose: nascite, matrimoni, imprese militari, successioni al trono; molteplici sono anche le forme attraverso cui attuarle: sonetto, canzone, poemetto, ricostruzione genealogica. Frequenti sono i viaggi attraverso la penisola come ospite e soprattutto cantore, nelle corti italiane in citt quali Venezia, Torino, Roma e Firenze, centri fervidi della cultura fra Cinque e Seicento. Gli spostamenti sono determinati anche dai comportamenti, non sempre ortodossi, che in pi occasioni costringono lirrequieto poeta a ripetuti allontanamenti; la prima esplosione di violenza, allet di ventanni, lo porta ad un esilio decennale da Roma1 e dalla sua Savona pochi anni dopo, in seguito ad alcune bravate ( prima tra il 1579 e il 1581 e poi nellanno 1583-84).2 A Carlo Emanuele I di Savoia dedica il poema in ottave La guerra dei Goti (1582), a Giovanni Ciampoli, segretario di Urbano VIII, Le Feste e ancora, chiamato a Mantova dal duca Vincenzo Gonzaga, scrive, per le nozze del figlio, Il pianto di Orfeo (1608).3
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N. Merola in Dizionario biografico degli italiani (pp.465-475 Roma 1980), pag. 466 che riporta questi episodi dalla Vita (p.512) : Avvenne poi, che senza sua colpa fu oltraggiato da un gentiluomo romano, ed egli vendicossi, n potendo meno, gli convenne dabbandonar Roma. N per dieci anni valse ad ottener la pace, ed egli si era come dimenticato di Roma. 2 La pi grave sfocia in una vera e propria sfida tra il Chiabrera e alcuni sodali della Accademia degli Accesi e i fratelli Ottaviano e Luigi Multedo, colpevoli di certe offese all attrice e poetessa Isabella Canali Andreini, giunta a Savona con la compagnia dei Gelosi: e pure in patria incontr, senza sua colpa, brighe, e rimase ferito leggermente; la sua mano fece sue vendette, e molti mesi ebbe a stare in bando
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Cito in merito ancora dal Dizionario biografico degli italiani pag. 468: Tale dipendenza cortigiana del C. non tanto peculiare per la pretesa di conservare la propria residenza e di non limitarsi ad una sola corte, quanto per la suscettibilit e l inconsueta alta considerazione del proprio ruolo e della propria funzione di dispensatore di elogi, che stravolge il luogo comune umanistico della superiorit del cantore sull eroe [] sembra pi importante che i principi grandi vengano a sua notizia, senza di che la loro

Particolarmente fecondo e longevo il legame fra Chiabrera e la corte Medicea. Il primo rapporto con la famiglia toscana risale al 1586, anno in cui il poeta pubblica il I libro delle canzoni, con una composizione per Giovanni Medici. Fondamentale tuttavia il 1600 quando il letterato compone, per le nozze di Maria dei Medici con Enrico IV di Francia, Il Rapimento di Cefalo. In quest occasione il rapporto viene, per cos dire, legittimato: il Granduca Ferdinando I ordina al suo maggiordomo di notare fra i gentiluomini di corte Gabriello con onorevole provvisione; senza obbligo niuno, e col permesso di dimorare dovunque egli volesse. Nel contesto( quadro) dellattivit celebrativa in favore dei Medici, e in particolare di Cosimo II, risulta appropriato il riferimento al racconto epico Il Firenze con il quale il poeta intende offrire la storia, quasi mitica, dellorigine( genesi) della citt toscana. Il testo esce a stampa nel 1615 in nove canti in ottave e sul frontespizio compare la dedica Al Serenissimo Granduca di Toscana Cosmo Secondo che anche chiamato, nella terza ottava del I canto, ad ascoltare le gesta del suo eroico antenato Cosmo: questi per volont divina sconfigge i fiesolani sotto il cui dominio era stata posta Firenze, dopo la sua distruzione ad opera di Totila. Feralmo, principe dei fiesolani, un despota ed , soprattutto, un eretico; viene definito come colui che lanima inebbria di infernal veneno, e deretico orgoglio, ingombra il seno. In questo senso emerge il legame del poema con le Giuditte di Chiabrera a Cosimo Secondo: costante infatti nella produzione dello scrittore lesortazione4 (invito) alla lotta contro i nemici della cristianit sia interni, i protestanti, che esterni, i turchi. La dedicatoria delle Giuditte a Cosimo
nobile prosapia resterebbe confusa con quella magari altrettanto nobile che non venga per illustrata dal poeta. Chiabrera guarda alla benevolenza e generosit mecenatesca di cui viene fatto oggetto registrando puntualmente nella Vita privilegi e sgarberie. 4 Nella gi menzionata Guerra dei Goti narrata la guerra tra Narsete e i Goti, sotto la quale celata la lotta della cattolicit contro i riformatori d oltralpe.

Secondo intessuta di riferimenti alle guerre combattute in passato dal casato contro gli infedeli e a quelle ancora da sostenere; proprio come difensore della vera fede, quella cristiana viene invocato, affinch prosegua la lotta intrapresa dai suoi avi. Cos, nella protasi della Giuditta, il Loreno invitato ad ascoltare la vera storia dell ebrea che ruppe degli assiri il fier disegno . Il paragone con l impresa dell eroina biblica si esplica attraverso la sintetica rievocazione delle vittorie antiche: Mentre intento a calcar lorme paterne / de gloriosi esempi a te fai sprone (vv. 1-2), Cosmo, dellalte Muse intendi il canto/ [] Ma di Giuditta il memorabil vanto, / udrai nomar Gerusalem sovente, / per cui salute i tuoi Loreni alteri / guerreggiando vibraro asta possente. (v 5 e vv. 9-12); Ma dal profondo uscir di tanti affani, / per la tua destra gran ragion, che speri. / Veggio benio che rivolgendo gli anni, / come di quegli antichi in guerra avvenne, / per te verr degli Ottoman tiranni. (vv. 14-18).5 Le battaglie passate diventano dunque emblema delle presenti. Nel confronto fra il poema ed il poemetto merita di essere evidenziato un altro elemento: tanto il Firenze quanto la Giuditta, (la cui prima versione del 1606 era in terzine), vengono riedite nel 1628 con il significativo passaggio per entrambe, all endecasillabo sciolto rimato a selva.6 L encomio chiabreriano non si limita a fatti di guerra e politica ma interessa anche l elogio generico di singoli membri della famiglia e di episodi quotidiani, (nascite, morti, costruzioni, cacce, giochi).
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I primi 30 versi della protasi rimangono pressoch identici nel testo del 1628, mantenendo le stesse parole rima e lo stesso numero di versi. Abbiamo per in addizione il richiamo mitologico dei vv 20-22 [ ] e per le egizie rive e per lo sen dell Anfitrite Egea noto il volo delle vostre antenne, perifrasi per mare spesso usata da Chiabrera. Anfitrite, figlia di Nereo e di Doride, (della prole di Oceano), diventer sposa di Poseidone. 6 L ottava era il metro dell epica ma la prova del Mondo creato di Tasso aveva, per cos dire, nobilitato lendecasillabo sciolto che, data l assenza di rime obbligatorie, non limitava le dimensioni della narrazione eroica in sequenze troppo brevi.

Particolare rilievo assume in questa trattazione, la canzone Cetra de canti amica Marte, invincibile Marte dedicata a Cristina di Lorena moglie di Ferdinando I. La Granduchessa chiamata fenice e ne sono lodati(esaltati) il crin doro, le labbra accese, il vivo avorio della man cortese, la guancia vermiglia. La Giuditta del 1606 presenta attributi pi che simili: al verso 102 con albor guancia vermiglia, 7 in quello successivo labbra ardenti, al verso 324 il biondo crin e ancora al verso 328 delle belle braccia la neve. La coppia cromatica utilizzata (topica nella descrizione della figura femminile), rievoca quella che, in diversi luoghi della Commedia8 dantesca, riferita all aurora e sono: Purgatorio canto II vv. 7-9: S che le bianche e le vermiglie guance, / l dovi era, della bella Aurora / per troppa etate divenivano rance./; Purgatorio canto IX vv. 1-2 La concubina di Titone antico / gi simbiancava al balco doriente, dove l aurora paragonata ad una donna che si affaccia al balcone. Paradiso canto XXX vv. 7-9: e come vien la chiarissima ancella / del sol pi oltre, cos l ciel si chiude / di vista in vista infino alla pi bella. Nei due poemetti la stessa Giuditta paragonata all aurora: nell edizione del 1606 ai versi 332-335: Qual de bei gigli infra il candor rosseggia, / e con bel croco9 in oriente ascende / l Alba lasciando di Titon10 la reggia. / Cos fatta Giuditta entra le tende,/ [] ; e ancora nella versione successiva in un pi breve paragone ai vv. 2007
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Nella riscrittura del 1628 al v. 66 la guancia vermiglia del verso 102 diventa rosata.

Si veda La Divina Commedia a cura di Natalino Sapegno volumi I-III . La Nuova Italia editrice (Firenze ) 1984
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Croco [lat. Crocu(m) dal greco crcos] il colore giallo-aranciato caratteristico dei pistilli dello zarfferano: preciso questo perch cosi si viene come a coprire l intera scala dei colori ( rossoarancio-giallo ) che in un certo modo richiamano le tonalit dell aurora. Lo stesso Omero la chiama di zafferano vestita 10 Si noti Purgatorio la concubina di Titone antico Giuditta in terza rima l Alba lasciando di Titon la rggia. Sposo mortale di Eos (Aurora) per il quale aveva chiesto l immortalit ma non l eterna giovinezza.

202, e qual degigli infra l candor laurora, / e con bel lume in oriente ascende, / cos fatta Giuditta entra la, dove [] E interessante per il significato di rigenerazione insito nel sorgere del sole che investe anche Giuditta. Viene detta alma dal termine latino alere nutrire , che appunto da e alimenta la vita, (spasso riferito al sole o alla terra), quindi benefico, fertile.

Dalla seconda met del Cinquecento e in particolare dopo la canonizzazione del Liber Iudith avvenuta nel 1545 in piena controriforma, si assiste in Italia a un enorme produzione di opere che hanno per soggetto leroina bilblica.11 E proprio allinterno dell attivit controriformista promossa dalla Chiesa Cattolica che la figura della Betulliana diventa eblema della Chiesa stessa e in particolare figura di Maria, l umile ancella del signore.12 Fra le molte riscritture del Liber ricordiamo due tragedie in questo senso esemplari, la Juditha di Stefano Tuccio (1564) in latino e la Judith del Della Valle pubblicata nel 1627 ma verosimilmente gi rappresentata un trentennio prima.13 Nel prologo della prima si legge: Sin dallantichit Giuditta ha simboleggiato Maria: quella, salvezza di Gerusalemme; questa, Signora dei cristiani; [] La virtuosissima Giuditta rifiuta la mensa dell Assiro e Maria la tua, o Eva. [..] Quella, con la spada, mozza il capo all Assiro, questa schiaccia la testa al condottiero delle Eumenidi [] Vedete cone Giuditta bene simboleggia Maria: una figura e immagine dellaltra. Ancora nell opera Dellavalliana l angelo, che presenta l eroina e spiega il significato

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Qui come nelle due note successive si rinvia al capitolo II di qusta tesina che tratta in modo specifico questi argomenti. 12 Cfr. Cap.II 13 Cfr. Cap.II

dell opera, cos parla: (vv. 19-27) Ma, se vedrete fra pocore tronca / superbissima testa, / e donna inerme, vincitrice altiera /di fierisssima schiera, / [] e l gran Dio degli esserciti lodate, / che, dove fasto uman troppo s avanza, / con debil soffio atterra / monti alti d arroganza. vv. 41-44: Esci, immagine bella / daltra di te pi bella, ancor non nata, / ma inanzi il tempo e gli anni / negli nalti abissi del gran ciel formata. Vv. 50-55 Pugnerai, vincerai, e l tuo gran fatto / sar lieta figura / d altra pugna pi dura, / di pi chiara vittoria, / principio a maggior bene, / ministra a maggior gloria. 14

Ora nei due poemetti di Chiabrera non palese (come in altre opere) il legame fra Giuditta e Maria, tuttavia entrambe sono chiamate ancelle: Giuditta aurora - ancella del sole Un altra eco dantesca gi ovidiana la rielaborazione dello spunto mitologico riferito a Iride - Arcobaleno Pd XII (vv. 10-14): Come si volgon per tenera nube / due archi paralleli e concolori, / quando Iunone a sua ancella iube, / nascendo di quel d entro quel di fori, [] Pd XXVIII (vv 31) sopra seguiva il settimo s sparto / gi di larghezza, che l messo di Iuno / [..] Cos per indicare lo stupore che coglie i soldati alla visione di Giuditta Chiabrera ricorre ad una domestica comparazio dove i soldati sono assimilati a rozzi contadinelli che dopo la pioggia vedono l arcobaleno splendente di tanti colori : Come se piogge tranquillando, e venti, / l Ancella di Giunon sen va leggiera / cinta dell arco immenso i crin lucenti, / subito ver l eccelsa messaggiera / rozzo contadinello i guardi gira. / Che di tanti colori la vede altera; / Cos quei duci ed Oloferne ammira [..]
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Cfr. Carvelli Simona in La Vulgata , i decreti tridentini e la Judith di Ferderico Della Valle p.166-177. in cui l autrice dice che l affinit fra le due donne Giuditta e Maria permessa dal fatto che nella tradizione liturgica della Chiesa vengono inseriti numerosi passi tratti dal Liber Iudith in occasione delle celebrazioni di alcune feste dedicate alla Vergine.

Si assiste (Viene attuata in questo) ad una risemantizzazione da parte del savonese del soggetto profano in chiave cristiana per cui dall assimilazione Iride - Giuditta - Aurora arriviamo a Giuditta - Maria