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MASSIMO OSANNA

Luoghi del potere a Torre di Satriano, dalla residenza ad abside


allanaktoron

e campagne di indagini svolte a Torre di Satriano nel 2009 e 2010,


hanno avuto come obiettivo principale la prosecuzione dello
scavo stratigrafico del palazzo arcaico rinvenuto in propr. Greco e della
vicina necropoli1, arricchendo la documentazione grafica e fotografica, anche
grazie allausilio di nuove tecniche2, ed estendendo inoltre lesplorazione non
invasiva a tutto il nucleo insediativo in cui insiste il palazzo, ed in particolare
allareale che si sviluppa ad ovest dello stesso.
Acquisita grazie alla ricognizione di superficie la consapevolezza della articolata organizzazione dellinsediamento arcaico3 e della distribuzione a maglia larga di strutture abitative, produttive e sepolcrali allinterno di ciascun
nucleo individuato4, si reputato imprescindibile giungere ad una conoscenza
approfondita e complessiva di alcuni di tali nuclei. Lapplicazione di metodi
diversificati di indagine non invasiva, dal survey allesplorazione magnetometrica
e geoelettrica, stata dunque anche in questi anni parte significativa della ricerca.
Il nucleo insediativo oggetto di indagine si caratterizza come il settore pi
rilevante dal punto di vista geomorfologico del versante settentrionale del rilievo
occupato dalla Satrianum medievale (fig. 1): si tratta di un terrazzo prima in forte
declivio, procedendo dallaltura verso nord, che diventa poi quasi pianeggiante
laddove viene impiantato il palazzo , allungandosi da est verso ovest, in lieve ma
progressiva pendenza verso larea dove affiora una ricca sorgente. Il plateau risulta inoltre delimitato su tutto il versante settentrionale da un significativo salto di
quota, mentre ad est da un profondo avvallamento frutto di una frana antica,
configurandosi cos come un settore ben difendibile del versante nord dellaltura,
in grado di controllare uno snodo fondamentale per la viabilit dellarea (fig. 2):

GUARDIA PERTICARA (PZ). I MODELLI FITTILI IN FORMA DI COFANETTO

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Fig. 1. Torre di Satriano: laltura e le sue propaggini settentrionali viste da nord

Fig. 2. Torre di Satriano: larea dellanaktoron vista da sud

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gli itinerari che provengono dal Basento, e dunque da Vaglio di Basilicata, e quelli
dal Marmo-Platano, ossia da Baragiano (fig. 3). Il plateau era sicuramente accessibile, oggi come ieri, da sud-est, aggirando il cono franoso che incide fortemente
larea alle spalle del palazzo, come mostra bene la morfologia dei luoghi ( proprio sul crinale di tale avvallamento che un percorso naturale permette di raggiungere agevolmente e in maniera rettilinea la parte pianeggiante del terrazzo,
ove si innalza il palazzo), nonch lindividuazione di un breve tratto di strada,
sistemato con un battuto di piccole scaglie lapidee e delimitato a ovest da un
allineamento di pietre piatte che ne bordano la carreggiata, il quale si diparte

Fig. 3. Larea nord-lucana

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dallangolo sud-est del palazzo in direzione sud5.


Passando ai dati recuperati nelle indagini non invasive, la ricognizione di superficie ha permesso di individuare ad ovest del palazzo nuovi siti caratterizzati da
una significativa concentrazione di frammenti ceramici e di fittili, cronologicamente inquadrabili tra let tardo-arcaica (spicca tra i materiali una palmetta
riferibile alla medesima sima traforata della fine del VI sec. a.C. rinvenuta
anche nellarea del palazzo) ed et romana. La novit in effetti soprattutto
questa: il rinvenimento al di l di unaltra prova della continuit di vita del
nucleo dopo la distruzione del palazzo, ossia nel V sec. a.C. (come del resto
documenta anche la necropoli scavata nellarea antistante lanaktoron) di
una fase di occupazione pi tarda, che segue la cesura segnata dalla fine dellinsediamento, collocata tra fine III e II sec. a.C., e che si riferisce a nuove modalit di sfruttamento e frequentazione dellarea. Come sembrano documentare
sia le indagini geofisiche segnalando la presenza di strutture sepolte che
laffiorare di fittili di et imperiale, potrebbe trattarsi di un impianto produttivo o forse di una vera e propria villa che si va ad aggiungere a quelle gi documentate nel territorio dal survey6.

Fig. 4. Torre di Satriano: il circondario a nord dellanaktoron

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Significativo il constatare che rispetto al palazzo ubicato pi a monte a


circa m 100 di distanza il nuovo complesso viene a posizionarsi a ridosso
dellarea della gi citata sorgente, la quale affiora sul terrazzo immediatamente
sottostante, in diretto contatto con i terreni da sfruttare e con la viabilit di

Fig. 5. Foto zenitale dei saggi X (a destra) e XI (a sinistra)

fondovalle, che si dirige verso lasse che si allineava, in direzione est-ovest, alla
fiumara di Tito-Picerno (fig. 4). Le indagini geomagnetiche segnalano inoltre
una significativa anomalia che interessa larea di concentrazione dei manufatti, e che potrebbe rivelare la presenza di una struttura produttiva, verosimilmente una fornace, a giudicare dal tipo di evidenza, che ricorda le reazioni
segnalate in altri siti, i quali una volta scavati hanno rivelato forti concentrazioni di argilla concotta o di pareti in pis/mattoni crudi sottoposti allazione
del fuoco7. I dati incrociati delle indagini non invasive fanno sperare, dunque,
di poter portare alla luce un rilevante complesso abitativo di et romana che si
viene a sovrapporre ad una parte del nucleo insediativo arcaico-classico.
Per quanto riguarda lo scavo stratigrafico si proceduto su due fronti: am-

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pliamento dellesplorazione del saggio XI a sud e ad ovest (fig. 5), per verificare
lestensione della necropoli, e prosecuzione dello scavo nel saggio X, con
lobiettivo di completare lindagine allinterno degli ambienti 1 e 2 del palazzo,
e di indagare larea immediatamente a nord, alla ricerca di nuovi dati per la ricostruzione del tetto e delle sue terrecotte architettoniche. La scelta di operare
su unampia superficie stata funzionale alla comprensione dellorganizzazione dello spazio di questo eccezionale nucleo dellabitato arcaico e del paesaggio
circostante il palazzo, come pure alla verifica delleventuale presenza di sepolture.
Parallelamente, come gi in passato, sono state attivate analisi paleobotaniche,
archeozoologiche e archeometriche8.
I risultati delle indagini sono stati, come vedremo, anche questanno superiori alle aspettative, rivelando in tutte e due le aree dati di estremo interesse per la
comprensione delle dinamiche
insediative di et arcaica e della struttura del palazzo. Gli scavi non solo
confermano in maniera puntuale i dati
ipotizzati nelle precedenti campagne,
ma permettono di gettar luce sul rapporto tra spazio domestico/spazio
cerimoniale e luoghi per la deposizione e le celebrazioni della morte, ed
inoltre di cominciare a definire la complessa articolazione di unarea destinata alle attivit artigianali, senza dubbio funzionale alla realizzazione della copertura dellanaktoron.

Saggio XI: la necropoli e larea artigianale


Significativo, per comprendere larticolazione degli spazi prossimi alla
grande struttura, stato il rinvenimento di nuove sepolture, che si vanno ad affiancare a quelle gi recuperate nella precedente campagna9:
le tombe, come di consueto, del tipo
Fig. 6. Necropoli ad ovest dellanaktoron: la tomba 69 a fossa terragna semplice, pressappoin corso di scavo
co rettangolari, prive apparentemen-

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te di ogni elemento esterno


di individuazione, sono colmate con il materiale di risulta dello scavo stesso. Le
deposizioni sono sempre
monosome, prive di tracce
di riutilizzo, con defunto
deposto in posizione rannicchiata, e corredo vascolare posto ai piedi (in particolare
lolla) e lungo il fianco o presso la testa (fig. 6).
Si segnala in questo nucleo innanzitutto una novit rispetto a quello incentrato sulla pi antica residenza
ad abside. Delle sepolture l
rinvenute, una coppia di
tombe, databili nella seconda met del VII sec. a.C., era
posta ad immediato ridosso
delledificio, disponendosi a
Fig. 7. La residenza ad abside e le sepolture adiacenti
soli m 3 ca. ad est dellabside. Queste, a giudicare dal
corredo, seppur parzialmente disperso, nonch dallo stretto rapporto
topografico e dalla coincidenza cronologica con una delle fasi di vita della
residenza ad abside, dovevano riferirsi a defunti di rango, la cui vicenda esistenziale si doveva essere svolta in relazione alledificio e alle sue funzioni (fig.
7). Interessa notare la presenza precoce parallelamente a quanto avviene
allinterno della residenza, in relazione con le celebrazioni relative al mondo
dei vivi di coppe di importazione coloniale del tipo a filetti, prodotte e
distribuite a partire dalla costa ionica, verosimilmente dal metapontino10 (fig.
8). In questo contesto le importazioni coloniali, da leggere in relazione alla
necessit di usare il vino e al prestigio evocato dalla capacit di chi le usava
di affiancare un vino greco e i suoi strumenti a quello gi in uso localmente
che si avvaleva di vasi potori e contenitori matt-painted (come attestano le
analisi di cromatografia liquida) si inseriscono in un ambiente che mantiene
pressoch intatte tradizioni epicorie, costumi locali e un modo di vita sostanzialmente avulso dalle suggestioni del lusso ellenico o orientale.
Larredo della residenza ad abside risulta caratterizzato, infatti, da una

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stragrande presenza di ceramiche


locali (matt-painted, comuni o in
impasto) (fig. 9), le quali costituiscono circa il 95% del totale dei
manufatti, laddove le importazioni greche si limitano ad un numero esiguo di coppe coloniali e
ad un aryballos di imitazione
corinzia11. Al riguardo va comunque fatta una precisazione: importazioni significative non vanno
considerati in questo contesto
solo i manufatti di tradizione greca, bens anche le ceramiche acquisite da altre aree culturali, pi
o meno vicine allarea nordlucana (fig. 10). Infatti si segnalano diversi esemplari di
kantharoi enotri, prodotti forse a Sala Consilina, centro che
appartiene ad unaltra cultura,
Fig. 8. Coppe a filetti dalla residenza ad abside
quella caratterizzata da deposizioni supine, che contraddistingue le
vallate del Sinni e dellAgri. Un altro pezzo, un askos, proviene invece dalla
pi lontana Daunia, altri materiali ancora si relazio-nano allarea bradanica.
In questo contesto le direttrici delle importazioni non sono dunque
univocamente e insistentemente rivolte verso lambiente coloniale greco. Il
contatto con il mondo ellenico sembra piuttosto svolgere un ruolo allinterno
di una maglia di rapporti con lesterno pi complessi, rivelandosi una componente non privilegiata rispetto alle altre molteplici relazioni istituite tra gli
aristoi satrianesi di VII sec. a.C. e i pari delle aree vicine. Il rapporto con il
mondo esterno evidentemente assicura un prestigio che non implica come
canale privilegiato il contatto greco ma sembra piuttosto derivare dalla rete di
rapporti multipli che linterlocutore satrianese riesce ad intrecciare. Limportanza del fenomeno e la sua diffusione dimostrata anche da altri contesti di
cultura affine: si pensi alle coeve tombe di Serra di Vaglio, laddove il corredo
ceramico annovera puntualmente vasi esotici, e non solo di importazione
greca, i quali possono contribuire anche a comporre limprescindibile coppia
rituale olla + attingitoio12.
Altra cosa limmagine che si ricava dallarredo e dallaspetto dellanaktoron

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Fig. 9. Ceramica matt painted dalla residenza ad abside: a. Scodellone e olla biconica della prima et del Ferro; b.
Forme della Ruvo-Satriano Class

e dalle tombe coeve. Il passaggio al VI sec. a.C. del resto registra in tutto il
mondo indigeno dellentroterra della costa ionica una forte spinta verso
lellenizzazione, nel senso dellacquisizione di una forte impronta greca nei
costumi delle lites, cui si affianca piuttosto che lenfasi sui contatti con le
lites limitrofe, la sottolineatura di contatti esotici con mondi pi lontani,
come quello etrusco. Le tombe della seconda met del VI sec. a.C., rinvenute
nella necropoli del palazzo, presentano da un lato oggetti fortemente caratte-

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rizzanti lidentit locale si


pensi alla coppia di nestorides
della tomba 69 dallaltro importazioni greche (attiche e coloniali) cui si affiancano prodotti di area etrusca (verosimilmente campana), come i bacili, nella variante a orlo perlinato o
con labbro a tesa decorato a treccia (fig. 11).
Un dato interessante che si
registra nelle celebrazioni della
morte riferibili al nucleo del
palazzo che, a differenza della residenza ad abside, le tombe
vengono allontanate dagli spazi della vita quotidiana, per essere concentrate in un areale posto a sud-ovest delledificio, leggermente pi a monte, a circa
una ventina di metri di distanza (fig. 12). Questo cambiamenFig. 10. Residenza ad abside: ceramica matt-painted di im- to deve essersi verificato, allinportazione. a. Produzioni enotrie; b. Daunie
terno della societ satrianese
(analogamente a quanto sembra
avvenire anche altrove, come a Vaglio), intorno alla met del VI sec. a.C.:
lultima tomba impiantata nellarea della residenza ad abside, a ridosso del
portichetto dellabitazione, si data entro la met del secolo, laddove le prime
tombe finora scoperte presso il palazzo, come la tomba 69, vengono realizzate
gi nellareale prescelto per la necropoli ad una certa distanza dalledificio,
dove saranno sepolti membri del gruppo tra VI e V sec. a.C.
Dati altrettanto significativi provengono dal settore immediatamente ad
est della necropoli indagata, dove sono stati individuati alcuni apprestamenti
con evidente funzione produttiva. Se infatti frammenti di piano forato pertinente ad una fornace sono stati recuperati in giacitura secondaria nel corso
della esplorazione, vari elementi rimandano alla definizione di un complesso
spazio produttivo. Si tratta in particolare di estese tracce di concotto o di argilla che ha subito lazione del fuoco, le quali si dispongono nellarea antistante
un lungo apprestamento interpretabile come canale (m 13,50 ca.), con orientamento ovest/est, il quale risultava delimitato a monte da un muro in blocchi

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di contenimento del
pendio (fig. 13). In
una prima fase,
inquadrabile intorno
alla met del VI sec.
a.C. il canale, dal letto leggermente concavo, si presenta pi
ampio, mentre intorno alla fine del VI
sec. a.C. sembra essere stato oggetto di un
intervento che ne riduce lampiezza,
portando parallelamente ad una foderaFig. 11. Manufatti di importazione dalla necropoli dellanaktoron
tura del fondo tramite tegole laconiche
analoghe a quelle del palazzo; una serie di lastre di tegole corinzie segnate da
un tondino sul lato corto, vengono ad essere giustapposte di taglio sul bordo
nord, fungendo da spalletta (fig. 14). Il canale doveva permettere un rapido e
costante approvvigionamento di acqua, necessaria per tutte le fasi di produzione dei manufatti ceramici, sfruttando quella proveniente dallarea a monte,
dove sono ipotizzati affioramenti sorgivi. Una fossa rettangolare viene ricavata al di l del nuovo limite del canale, il cui riempimento risultava di argilla
pura, mentre poco pi a monte realizzato un apprestamento di incerta funzione, una buca subcircolare, delimitata in superficie da alcune pietre informi:
se il diametro della fossa troppo grande per pensare ad una buca di palo,
daltro canto la prima impressione di essere di fronte ad un pozzo contraddetta dalla scarsa profondit.

Saggio X: lanaktoron
Dati straordinari ha restituito lo scavo dellanaktoron. Tenendo ben presente che
anche tali acquisizioni non possono che essere provvisorie trattandosi di indagini in corso che richiederanno anni prima di poter essere completate e pubblicate
definitivamente, possibile procedere alla presentazione preliminare dei risultati, sviluppando al contempo alcune riflessioni gi intraprese in altra sede13.
La scoperta del complesso palaziale restituisce uno spaccato straordinario

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Fig. 12. Anaktoron e necropoli: planimetria

Fig. 13. Settore artigianale ad ovest dellanaktoron: il canale visto da est

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Fig. 14. Settore artigianale: lastre di tegole corinzie reimpiegate come spalletta del canale

della vicenda insediativa di et arcaica, grazie al notevole stato di conservazione delledificio, il quale stato distrutto in maniera repentina, verosimilmente
da un terremoto, senza essere spogliato dei suoi arredi dopo levento o depredato
in epoca post-antica14. Inoltre lareale non stato pi interessato dalla
sovrapposizione di nuove forme di frequentazione, n subito dopo gli eventi
catastrofici, n nelle fasi lucana (quando tutti i nuclei arcaici vengono abbandonati e si passa ad una forma insediativa accentrata sulla sommit del rilievo),
romana (quando si torna ad occupare il plateau, ma pi in basso a occidente),
o medievale (quando il centro demico si concentra ancora una volta sulla sommit del rilievo).
Tale circostanza in relazione anche al fatto che il terremoto stato accompagnato o seguito da uno smottamento del plateau su cui insisteva il palazzo, ubicato presso il ciglio del terrazzo (unarea ancora oggi soggetta a frane e
smottamenti): tale instabile situazione morfologica deve aver sconsigliato di
tornare a ricostruire sopra i crolli, anche se non pu escludersi una forma di
rispetto delle rovine, in considerazione della natura del complesso forse circondato da unaura di sacralit e dunque oggetto di qualche forma di tab. Gi
in antico dunque il terrazzo si deve essere trasformato in paesaggio agrario: gli
stessi lavori agricoli di et contemporanea non sono stati particolarmente invasivi, nonostante le creste dei muri in pi punti affiorassero subito sotto
lhumus. Dunque, solo una parte relativamente ridotta della struttura risulta

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Fig. 15. a. Crollo nellambiente 3 da nord; b. Crollo nellambiente 4 da sud

compromessa (in particolare il settore nord-ovest dei vani I e Ia), mentre gli
ingenti strati di crollo hanno preservato gli spazi interni, rinvenuti praticamente sigillati.
Se dunque larredo interno rimasto in situ, schiacciato sotto il crollo potente di coperture e alzato, altrettanto intatto risulta il crollo stesso (fig. 15).
Lanalisi spaziale degli elementi delle coperture e dei manufatti interni e lo
studio delle varie classi di materiali consentono in tal modo la ricostruzione
attendibile di cronologie, funzioni, attivit e pratiche ospitate allinterno della
struttura.
Una prima considerazione va fatta sulle dimensioni delledificio e del suo
tetto: gi nella seconda fase, che, come abbiamo visto, doveva presentare pianta pressoch rettangolare, con unarticolazione interna tripartita, e un vano
pasts addossato al lato lungo ovest, ledificio viene a superare i mq 240, risultando cos di gran lunga la struttura domestica a copertura pesante pi grande
in tutta larea nord-lucana (e non solo)15 (fig. 16). La vera rivoluzione sta qui
non tanto nel passaggio dalla pianta absidata (documentata a Torre di Satriano
nella pi antica residenza e in un altro edificio scoperto sul versante meridionale dellaltura) a quella rettangolare, ove lenfasi posta sul lato lungo con
laccesso monumentale (e non pi sul lato breve, come nel tipo del megaron)
(fig. 17), quanto nella straordinaria copertura, talmente pesante, da richiedere
per la prima volta in queste zone della mesogaia, la messa in opera di un sapere
ingegneristico impensabile per la generazione precedente, la quale aveva proseguito nellutilizzo di tetti straminei di antichissima tradizione. Proprio la messa in opera di cotanto tetto che ricorda la descrizione virgiliana della latina
regia di Picus ha richiesto il ricorso a specialisti provenienti da lontano e
imbevuti di un sapere di tradizione greco-laconica16: le affinit metrologiche e

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Fig. 16. Ricostruzione tridimensionale dellanaktoron della fase 2 (elaborazione D. Bruscella)

formali degli elementi architettonici rimandano inequivocabilmente, come


mostrato da Vincenzo Capozzoli, alla madrepatria greca ed in particolare a
quel mondo peloponnesiaco dove la copertura in tegole era stata inventata
(Corinto) e si era rapidamente sviluppata nei due sistemi corinzio e laconico17.
Gli artigiani arrivati a Torre di Satriano per operare al servizio del princi-

Fig. 17. Planimetria ricostruttiva della residenza ad abside e dellanaktoron

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1-31

= lastre

di fregio ricomposte (n. pari = lastre di sinistra; n. dispari = lastre di destra)

fr. = frammenti di lastre non ricomponibili (a = destra; b = sinistra)


4
8
14
15*
22*
24*
25*
31


fr. a*

=
=
=
=
=
=
=
=

+2'2$
[+(']([0]A ?
,
non decifrata

$capovolto
%( ?)
%
%
 (?) (
= + '

I-XXXII = sime laterali e rampanti (R) con iscrizioni sul retro


I
II (R)
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
XI
XII
XIII
XIV
XV
XVI
XVII
XVIII
XIX
XX
XXI
XXII
XXIII
XXIV
XXV (R?)
XXVI (R?)
XXVII(R)
XXVIII (R)
XXIX (R)
XXX (R)
XXXI (R)
XXXII(R)

= +2'264
= +('(0[26] 
= [7(7]$57264
= '([87(526/.$726]
= 35$726
= ['(]87([526]
= (+)[(]'(0[26]
= 75,7[26]
= [+2]'26
= (726
= non decifrata 4
= non decifrata
= non decifrata
= +('(0264
= ('[(026]
= 7(7$5726,
= (['(] 026
= non decifrata
= '(87(526,
= 35[$726] ,
= non decifrata
= non decifrata
= [35(1'(.]$726
= ['(8]7(526 ,
= '(8[7(526] ?
= [35(1'(.]$726*
= [HE]1$726$
= '(85(726*
= 7(7$[572]6*
= [3]5$726 '
= H(1$726*
= H(1$7[26]

Fig. 18. Distribuzione delle terrecotte architettoniche iscritte rinvenute nelle campagne 2008-2010

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pe locale, provengono da Taranto, come le iscrizioni incise su sime e fregio


confermano (fig. 18), e portano con s un sapere ed una tecnica sviluppati
nella apoikia, dove le innovazioni devono esser state elaborate in stretto contatto
con le esperienze della madrepatria, se non proprio grazie ad artigiani laconici
transitati nella colonia. Il dato assai importante, venendo a sottolineare ancora una volta, e gi per la prima met del VI sec. a.C., il legame strettissimo
tra Taras e Sparta, con buona pace di quanti continuano a sostenere il paradosso di una colonizzazione debole, in base alla quale gli insediamenti in terra
italica nascerebbero senza alcun legame con la madrepatria e senza portar con
s una forte identit di gruppo e senso di appartenenza ad una comunit specifica, con i suoi spiccati e individuali tratti culturali18. Del resto la laconicit
del nostro palazzo emerge anche da altri aspetti, come abbiamo gi cercato
altrove di dimostrare, e in particolare dalle iconografie del fregio (fig. 19), cos
come dallo stile delle raffigurazioni e delle sculture architettoniche, e in
primis dalla sfinge19.
Toccando il complesso problema dei contatti tra mondo greco della costa e
culture italiche stanziate nellentroterra, va sottolineata la portata della scoperta dellanaktoron da leggere ovviamente parallelamente a quanto da tempo noto, e di recente riconsiderato, a Vaglio di Basilicata20 per le possibilit
che offre di far luce sulle modalit dellincontro tra aristoi locali e genti greche: larrivo di artigiani va compreso inserendolo allinterno del fenomeno
pi ampio, documentato dalla incredibile ellenicit del palazzo, ove come
vedremo un ruolo determinante svolge anche larredo di manufatti greci di
importazione. Mi sembra abbastanza evidente che la possibilit di avere al
proprio servizio artigiani greci da un lato (e di sfruttare i saperi elaborati in
terra greca) e di acquisire prodotti esotici dallaltro (dalle ceramiche attiche, e
pi in generale greche, tanto della madrepatria quanto delle colonie, ai preziosi bronzi) sia da attribuire pi che al libero arbitrio di artigiani greci itineranti
o ad iniziative promananti in maniera invasiva e pervasiva dal mondo greco,
ad una iniziativa locale, che si attiva nel cercare contatti ad ampio raggio con
aristoi di altre culture. Limpressione quella di essere di fronte a relazioni
durature, stabilite dal nostro principe con aristocrazie tarantine: proprio
grazie a questi contatti a largo raggio che deve essere stato acquisito e mantenuto il prestigio della famiglia che sembra andare al potere nel secondo quarto
del VI sec. a.C. a discapito di quelli che abitavano la residenza ad abside21.
Lo scarto tra quella residenza e il nuovo anaktoron lo specchio delle trasformazioni che si innescano in queste societ nel corso del VI sec. a.C. e che
porteranno a cambiamenti rilevanti nel modo di vivere delle lites locali, che si
definiscono in primis nelladeguamento al lusso greco e al modus vivendi
delle aristocrazie greche o etrusche22.

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

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Fig. 19. Lastre del fregio a rilievo (foto N. Figliuolo)

Se laspetto delle due dimore radicalmente diverso, altrettanto diversi risultano arredo e coreografia dei cerimoniali ospitati allinterno. Se infatti limmagine del principe che emerge dai manufatti del palazzo non sembra discostarsi di molto da quella restituita dalla residenza ad abside, quello che cambia
sono gli oggetti e i simboli utilizzati. La biografia dei personaggi denotata da
entrambe le residenze quella di ospiti munifici che organizzano e sponsorizzano i momenti della socialit comunitaria, mettendo in scena sontuosi banchetti e memorabili bevute di vino, destinati alla partecipazione selettiva di
aristoi locali e in alcune occasioni delle comunit vicine, nonch, in determinati momenti della vita sociale e religiosa della comunit, di un elevato
numero di persone23. Tale dato mi sembra ricavabile dal conteggio approssimativo dei manufatti e in particolare dei vasi potori, e dalla loro distribuzione
allinterno del palazzo.
Se in entrambi i contesti il cerimoniale prevede il consumo di carni, cereali
e leguminose innaffiati da abbondante vino, la differenza sta nella sovrastruttura, ossia nei parafernalia utilizzati e dunque nella scenografia del
rito. Nella residenza ad abside, infatti, quasi tutto lo strumentario del banchetto costituito da utensili e ceramiche di origine locale, laddove nellanaktoron soprattutto da manufatti di importazione. Nella prima anche i
vasi potori, come il vaso cantaroide ad anse sopraelevate, documentati da decine e decine di individui, sono realizzati localmente, con decorazione di tipo
geometrico matt-painted24. La destinazione specifica, quale vaso potorio, di
questo contenitore dal doppio manico, una delle forme pi ricorrenti nella
produzione artigianale dellarea nord-lucana, era stata gi supposta25, ma viene
ora provata dalle analisi di cromatografia liquida effettuate sulle nostre ceramiche, le quali non solo hanno confermato la presenza di vino allinterno del
complesso, ma hanno anche rivelato come il set da banchetto per luso del
vino fosse costituito proprio dalla coppia vaso cantaroide/piccola brocca a

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bocca tonda e labbro estroflesso (fig. 20)26. Se nella fase pi antica dovevano
svolgere il ruolo di vaso contenitore le grandi olle, tanto quelle databili ancora
entro il terzo quarto dellVIII sec. a.C., del tipo biconico con decorazione a
tenda, quanto quelle di VII sec. a.C., globulari con labbro estroflesso, nel corso del VI sec. a.C. si affermer luso della nestoris, destinata a diventare la
forma maggiormente caratterizzante lidentit locale27. Come le ceramiche da
mensa, anche le forme per la preparazione dei cibi e per la conservazione sono
tutte di produzione locale, realizzate in impasto o in argilla figulina28 (fig. 21).
Anche i vasi per la conservazione del vino, come provato dalle analisi di
cromatografia liquida, sono daltronde di produzione locale, come nel caso del
pithos cordonato, rinvenuto nellabside29.

Fig. 20. Set da banchetto dalla residenza ad abside: vaso cantaroide e brocca

Interessa notare come le varie forme da banchetto, dalle brocche alle olle
al vaso cantaroide, siano realizzate quasi tutte nella medesima sintassi
decorativa, ossia utilizzando il decoro tipico della c.d. Ruvo-Satriano Class,
enfatizzando cos una coloritura tutta epicoria nella messa in scena del rito,
funzionale ad una accentuazione dellidentit locale, comunitaria e di gruppo etnico, assai spinta. Come stato sottolineato per altri contesti, e gi
altrove proposto per il nostro caso sulla base di confronti etnografici30, la
sintassi decorativa e la forma dei manufatti non costituiscono un aspetto
casuale della produzione31: le decorazioni che accomunano un gruppo, differenziandolo allo stesso tempo da comunit limitrofe, possono essere cariche
di senso per la affermazione dellidentit di chi usa o possiede il manufatto.
Tali elementi distintivi possono individuarsi tanto nelluso di colori diversi

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Fig. 21. Residenza ad abside: a. Forme di impasto; b. Forme in argilla figulina

allinterno dello stesso spettro di forme quanto nelle articolazioni delle sintassi decorative. Del resto anche il ritornare di sistemi decorativi analoghi su
forme diverse potrebbe alludere allesistenza di set da usare in determinate
circostanze e per un determinato contenuto32.
Accanto a questa pervasiva presenza di forme e decori tipici delle officine
locali, trovano spazio anche importazioni, ma, come gi sottolineato, si tratta
di una percentuale molto bassa e dato significativo si rivelano non solo
provenienti dallambito coloniale (coppe a filetti e di tipo ionico)33, ma anche dai gruppi culturali limitrofi (ad es. kantharoi di tipo enotrio)34.
Nei rituali svolti allinterno della residenza ad abside, gli strumenti utilizzati sono dunque in gran parte locali, laddove alcuni segmenti della cerimonia
(o piuttosto alcuni individui privilegiati) si contraddistinguono per la possibilit di accompagnare al vaso cantaroide locale, un vaso potorio importato, in
modo da fruire verosimilmente anche di altri liquidi. Se per le coppe coloniali,
non stento a credere che si tratti della fruizione di vino greco (dove limportazione del manufatto ha senso se accompagnato dallacquisizione di un prodotto che richiede quello specifico vaso), per quanto riguarda le importazioni
da aree italiche pi o meno limitrofe, dalla enotria alla daunia, potrebbe
trattarsi ancora una volta di bevande psicoattive35, giunte in dono insieme allo
strumento duso, il quale viene acquisito ed esibito, una volta consumatone il
prodotto, come segno e simbolo di legami e contatti, che giovano al manteni-

282

MASSIMO OSANNA

mento del potere e aggiungono prestigio a chi lo detiene36.


Passando a considerare le attivit cerimoniali che dovevano trovare spazio
allinterno dellanaktoron, interessa notare quantit e distribuzione dei manufatti
rituali. Nel vano 2, uno spazio multifunzionale, di passaggio e allo stesso
tempo di esposizione ed esibizione dei segni del rango e del potere, trovavano
posto buona parte dei parafernalia del cerimoniale, in primis gli strumenti del
banchetto, ed inoltre gli oggetti-simbolo del ruolo del proprietario della residenza (fig. 22). Riguardo a questi ultimi si segnala, nel settore orientale dellambiente, quel che resta di un elmo bronzeo di tipo corinzio con decorazioni incise sulle paragnatidi, associato ad armi da getto, quali almeno una coppia
di lance ed un giavellotto, ossia proprio gli elementi dellarmamento oplitico,
esibiti anche dai guerrieri duellanti del fregio fittile, simbolo evidente dellaret
del principe (fig. 23). Gli altri oggetti metallici si riferiscono al banchetto:
presso langolo sud-occidentale del vano ben visibili da chi vi accedeva dal
monumentale ingresso aperto sulla pasts erano tre bacili bronzei del tipo
con labbro a tesa decorato a treccia (cm 50 ca.), verosimile importazione dallarea etrusco-campana37, due dei quali sono stati rinvenuti impilati, un altro
in associazione con un chiodo in ferro, che doveva essere inserito in uno dei
due fori passanti presenti sullorlo, funzionale a tenere sospeso il manufatto
alla parete (fig. 24)38. Insieme a questi era un altro recipiente bronzeo, una
sorta di piccolo bacino, privo di decorazione.
In relazione col gruppo di recipienti metallici, nei pressi della soglia, era un
altro manufatto bronzeo: una maniglia configurata di un grande calderone, il
quale trova un confronto puntuale a Baragiano, nel corredo della tomba
principesca, e pu essere attribuito a fabbrica laconica39 (fig. 25). Sempre su
questo lato meridionale dellambiente, grosso modo a met della sua estensione, stata rinvenuta lansa orizzontale configurata di una hydria bronzea, di
un tipo ben noto, caratterizzata da attacchi a placca con coppia di protomi
equine contrapposte (fig. 26). Il tipo diffuso dal Peloponneso (Olimpia) al
mondo coloniale magnogreco (Poseidonia), attribuito solitamente a fabbrica
laconica, anche se non se ne pu escludere una produzione tarantina, come
lascerebbe pensare un manufatto dalla identica ansa (dove le protomi equine
presentano il muso staccato dalle zampe, a differenza degli altri esemplari)
proveniente da Rudiae e datato al terzo quarto del VI sec. a.C.40
Se sul lato meridionale del vano erano dispiegati i bronzi, su quello settentrionale erano esposte ai due lati dellingresso al vano 1 le ceramiche, evidentemente su mensole o scaffalature addossate alla parete, a giudicare dalla
posizione di rinvenimento, sempre a non grande distanza dalla parete stessa
(fig. 27). Se non pare essere di fronte ad una rigorosissima distinzione per
forme o classi ceramiche, sembra riconoscersi, almeno nella disposizione delle

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

283

Fig. 22. Distribuzione dei bronzi negli ambienti 1 e 2 dellanaktoron (maiuscolo: pi esemplari; minuscolo: unico esemplare)

ceramiche attiche, una significativa partizione del servizio da simposio (fig.


28). I manufatti appaiono infatti divisi in due gruppi, collocati su due diverse
scaffalature poste ai lati dellingresso: lungo il tratto orientale della parete,
quella pi lontana dallaccesso del vano per chi vi entra dalla pasts, sembrano
trovare posto i pezzi di maggior rilievo, acquisiti in un ristretto lasso di tempo,
nel corso della seconda generazione di vita degli abitanti del palazzo: il cratere,
lanfora, due grandi coppe da parata, cui si affiancano altre importazioni,
materiali particolarmente esotici a giudicare dalla rarit, una coppa con
astragali greco-orientale, una grande kotyle del corinzio tardo, due coppe
skyphoidi attiche e due skyphoi ermogeniani; lungo il tratto occidentale, imme-

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MASSIMO OSANNA

diatamente a sinistra di chi entrava, sono invece le altre ceramiche, raggruppate per funzione (ma forse anche in base alla
loro cronologia di acquisizione,
trattandosi dei vasi attici pi
antichi), ossia le kylikes, sia le numerose dei Piccoli Maestri (12),
sia le coppe di Siana (2), ed infine una coppa tipo Droop (tavole a colori)41. Interessa notare in tale distribuzione larticolazione dei manufatti attici in
due gruppi, e in secondo luogo, la coesistenza in uso al momento della distruzione del palazzo, di manufatti di importazione che coprono un ampio
lasso cronologico. Ma interessante soprattutto il fatto che
nel corso della prima generazio- Fig. 23. Elementi dellarmamento oplitico: a. Elmo corinzio; b.
ne di vita del palazzo (560-520 Punte di lancia dallambiente 2 dellanaktoron (foto N. Figliuolo)
a.C.) si proceduto, verosimilmente in maniera simultanea (almeno per il grosso dei materiali, a giudicare
dalla omogeneit delle kylikes, pertinenti principalmente al tipo dei Piccoli
Maestri) ad acquisire un set di vasi potori attici figurati, da destinare alle
performances cerimoniali che avvenivano nel palazzo. La scansione cronologica
potrebbe essere anche maggiormente articolata e aver previsto pi tempi di
acquisizione, ad esempio inizialmente le due coppe di Siana (560-540 a.C.),
forse da porre al centro di un cerimoniale (appannaggio dei Gastgeber?) che
annoverava un set essenzialmente locale; in un secondo momento il gruppo di
coppe dei Piccoli Maestri, in modo da formare un set di vasi potori (da destinare a tutti i partecipanti di rango del banchetto) composto di prodotti importati
e figurati. Il numero di coppe di questo set potrebbe rimandare a rituali che
coinvolgevano gli esponenti al vertice dei vari nuclei in cui era distribuita la
comunit satrianese, la quale potrebbe richiamare mutatis mutandis la societ omerica dove, ad esempio, i vari basileis di Itaca si riuniscono a banchettare nella casa del basileus per eccellenza, Odisseo; o ancora larticolazione
sociale della ideale comunit dei Feaci, dove sono dodici i basileis che si
riuniscono intorno ad Alcinoo: dodici re gloriosissimi fra il popolo nostro

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

285

Fig. 24. Bacili in bronzo in corso di scavo dallambiente 2 dellanaktoron

governan sovrani, e io il tredicesimo42. Non sarebbe dunque troppo azzardato mettere in relazione il quadro che emerge dallarredo vascolare del palazzo
con larticolazione insediativa che restituisce il survey, laddove nuclei isolati e allinterno omogeneamente articolati, si dispongono tuttintorno allaltura. Tale forma insediativa, come gi altrove avanzato, potrebbe costituire lo specchio di
unarticolazione sociale dove i gruppi umani, composti su base parentelare, si
dispongono ciascuno in uno dei nuclei individuati43. Ovviamente si tratta di
semplici speculazioni, che devono rimanere a livello di suggestioni.
A tale gruppo di manufatti che doveva essere accompagnato da vasi contenitori e da mescita di tipo locale o coloniale (si pensi alle brocche a fasce, alle
olle-cratere matt-painted o alle nestorides, anche presenti nel palazzo), si aggiunge in un secondo momento, verosimilmente nellultimo venticinquennio
del VI sec. a.C., il vero e proprio, prestigiosissimo servizio da simposio, che
annoverava il cratere a figure nere del pittore di Lisippides (significativamente
decorato su uno dei pannelli, con il prediletto tema bellico, che esibiva cavalli
e opliti), unanfora, le due coppe da parata riccamente decorate, di cui una ad
occhioni (tavole a colori). Tale set viene a comporre cos finalmente un vero e
proprio servizio da simposio, integrando allo stesso tempo il vecchio servizio
con unaltra omogenea per dimensioni e dunque quantit di vino da fruire
kylix a figure nere44. Se tale integrazione faccia riferimento ad un allargamento

286

MASSIMO OSANNA

Fig. 25. Maniglia di calderone bronzeo dallambiente 2 dellanaktoron (foto N. Figliuolo)

del gruppo privilegiato che poteva partecipare al banchetto del principe, oppure se costituisca semplicemente una sostituzione atta a integrare il gruppo
numericamente fisso dei vasi potori, deve rimanere questione aperta. Interessante che in questo gruppo siano collocati anche altri materiali preziosi, a
giudicare dalla loro rarit, ossia la kotyle figurata corinzia e la coppa a rilievi
con astragali, o ancora forme diverse come gli skyphoi ermogeniani, manufatti
il cui uso potrebbe essere stato non omogeneo a quello delle altre coppe (rituali libatori?).
Un dato, che potrebbe confortare sulla liceit di questa linea interpretativa,
viene dal confronto con un altro contesto chiuso, diverso dal nostro, ma singolarmente affine, ossia la grande tomba principesca di Baragiano (fig. 29).
Innanzitutto spicca lomogenea presenza di vasellame bronzeo identico da ogni
punto di vista: anche qui, come nel nostro contesto, sono documentati bacili
etruschi con labbro a tesa decorato a treccia, destinati a contenere le carni
cotte da servire, e che accompagnano un calderone laconico, dalle anse a maniglia configurata, per la bollitura delle carni45. Altrettanto omogenea la distribuzione delle ceramiche attiche, che annoverano essenzialmente forme potorie
del tutto analoghe a quelle del palazzo: due skyphoi del gruppo K (da accostare
per forma e funzione ai due skyphoi ermogeniani del nostro palazzo) e dieci tra

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

287

kylikes e cup-skyphoi, di cui sei dei Piccoli Maestri e quattro del tipo ad occhioni. Il numero si avvicina molto a
quello per il momento calcolabile a
Torre di Satriano: spicca anche qui
lassociazione tra coppe dei Piccoli
Maestri e del tipo ad occhioni. A
Baragiano risulta inoltre evidente lassociazione di manufatti per coppie
(due skyphoi, due cup-skyphoi) o multipli di due (quattro kylikes dei Piccoli Maestri, due kylikes ad occhioni),
scansione binaria del resto confermata dalla presenza di due oinochoai46.
Tale articolazione del servizio pi
che rimandare ad un simbolico banFig. 26. Ansa configurata di hydria bronzea
chetto ultraterreno, cui doveva prendallambiente 2 dellanaktoron (foto N. Fider parte non solo il defunto ma una
gliuolo)
coppia di persone, secondo linterpretazione proposta da Alfonsina Russo per il contesto di Baragiano, mi pare
costituire un complesso funzionale ad un ultimo banchetto terreno, celebrato in onore del defunto, il quale deve aver accompagnato le celebrazioni della
morte che hanno presieduto alla deposizione del defunto nella sontuosa sepoltura, cui hanno partecipato gli aristoi locali, secondo un modello che
rispecchiato dai manufatti del nostro palazzo: un banchetto forse ospitato nel
palazzo del principe, i cui manufatti sono stati poi deposti nella tomba accanto al defunto celebrato. Se tale modello ricostruttivo coglie nel segno, nel
caso del palazzo di Torre di Satriano solo un caso fortuito ossia il terremoto
che ha distrutto il complesso ha consentito il rinvenimento del prestigioso
servizio in situ, nel luogo dove era usato periodicamente nelle celebrazioni che
scandivano la sociabilit del gruppo, in quanto non portato con s dal principe alla conclusione del ciclo esistenziale. Certo lomogeneit del contesto
satrianese con la tomba della vicina Baragiano, non pu essere frutto di un
casuale accumulo di beni di prestigio, rispecchianti aret e potere del principe,
ma va piuttosto letta come spia di cerimoniali analoghi (perpetrati da e in
relazione a personaggi che condividevano rango e funzione), che devono aver
accomunato momenti ed eventi particolari della socialit comunitaria degli
aristoi, fino ad essere ripetuti in occasione della morte del Gastgeber per eccellenza. Non certo un caso che a Baragiano, come a Vaglio, i nuclei di tombe
caratterizzati da sepolture principesche si ritrovano costantemente nei pres-

288

MASSIMO OSANNA

Fig. 27. Distribuzione della suppellettile ceramica negli ambienti 1 e 2 dellanaktoron

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

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Fig. 28. Distribuzione della ceramica attica negli ambienti 1 e 2 dellanaktoron (maiuscolo: pi esemplari; minuscolo: unico esemplare)

si di strutture palatine dal tetto pesante e dalle analoghe caratteristiche tecnico-decorative del complesso satrianese (raggiungendo a Vaglio laspetto di strutture quasi gemelle, dagli analoghi fregi figurati e da statue acroteriali del tutto
simili)47.
Tornando allarredo del palazzo, unaltra scoperta straordinaria riguarda il
rinvenimento dei resti carbonizzati della porta lignea a due ante e delle sue
decorazioni (fig. 30), la quale chiudeva il varco tra il vano 2 e la sala cerimonia-

290

MASSIMO OSANNA

Fig. 29. Baragiano: tomba 35

le (amb. 1). Il manufatto rappresenta un unicum nel panorama dellarcheologia del mondo italico (e non solo), che per la prima volta consente di conoscere arredi di solito scomparsi. Rinvenuta collassata sul piano pavimentale, leggermente scivolata verso linterno dellambiente 1, presentava lanta destra
ancora in connessione e lacerti sconnessi della sinistra.
Lanta A (lungh. max. m 2,12; largh. max. m 0,85) composta da due
traverse orizzontali (m 0,20 x 0,85 ca.), rivestite da una lamina metallica
(lega di rame) sul lato non visibile, e da una pannellatura verticale (quella
inferiore m 0,70 x 0,85; quella superiore, posta tra le due assi orizzontali, m
0,90 x 0,80 ca.). Le due traverse, disposte alla sommit dellanta e grosso modo
al centro, distano luna dallaltra ca. m 0,95, presupponendo la presenza di

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

291

Fig. 30. Porta lignea a due ante dellambiente 1 dellanaktoron

una terza traversa nella parte inferiore non conservatasi. Dellanta B si conservano quattro elementi orizzontali ed un elemento verticale (dimensioni
medie di m 0,50 x 0,30).
Le varie parti di cui costituita la porta sono state sottoposte ad analisi, che
hanno rilevato come tutti gli elementi, sia quelli verticali che orizzontali, sono
stati realizzati in legno di abete, il quale ha subito un processo di carbonizzazione
che ha prodotto profonde modificazioni delle originarie caratteristiche estetiche
e fisiche del materiale48. Le due ante hanno inoltre subito notevoli deformazioni
a causa delle trasformazioni geologiche del terreno di giacitura.
La porta lignea, che consentiva laccesso alla grande sala cerimoniale, doveva essere di grande impatto visivo, imponente come era e soprattutto grazie
alle sontuose applicazioni in bronzo: non solo era in parte rivestita, su un lato
(quello interno verso la sala) da lamine in bronzo49, ma era corredata da una
grande maniglia in bronzo fuso, conservatasi ancora in corrispondenza della
traversa, posta grosso modo al centro (fig. 31): il manufatto, realizzato a fusione, presenta la barra orizzontale sagomata ed decorato, a ciascuna delle estremit, da una palmetta verticale.
Ma il dato pi straordinario offerto dal rinvenimento, nei pressi dellanta
A, di due manufatti in bronzo, dei quali stata per ora restaurata una protome
di grifone alato con becco spalancato e lingua estroflessa, in bronzo fuso. Il
mostro era corredato da un disco in lamina riccamente decorato a sbalzo, molto
danneggiato, il quale permetteva, insieme ad un lungo perno in ferro (lungh.
cm 10 ca.) inserito nella protome, di fissare lapplique al supporto ligneo (fig.

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Fig. 31. Maniglia bronzea della porta in corso di scavo

Fig. 32. Protome di grifone pertinente alla decorazione della porta (foto N. Figliuolo)

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

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32): lanalisi dei resti di legno, rinvenuti tanto in corrispondenza del perno
quanto nella parte posteriore del disco, ha rivelato trattarsi di abete, rendendo
pi che probabile lassociazione del manufatto alla porta.
La Greifen-protome, utilizzata solitamente come decorazione dei calderoni
bronzei orientalizzanti, appare in questo caso realizzata espressamente come
elemento decorativo della porta, e collocata verosimilmente nella parte superiore della superficie lignea50. Il fatto che il perno in ferro sia stato inserito
nella protome al momento della fusione, esclude infatti unoriginaria pertinenza ad un calderone, mentre conferma che il pezzo era stato pensato sin
dallorigine per la sua destinazione quale decoro di un manufatto ligneo, e
vista la vicinanza di rinvenimento allanta A della porta, diventa assai verosimile la collocazione qui proposta.

Fig. 33. Protomi di grifone in piombo dal tempio arcaico di Atena a Chios (da Boardman
1967)

Che manufatti analoghi siano stati realizzati al di fuori dellusuale funzione di elemento decorativo propria dei calderoni dimostrato del resto anche
dal rinvenimento a Chios, nella cella del tempio di Atena, di una serie di simili
protomi, realizzate in piombo, recanti un perno allestremit desinente in gancio, interpretate come decorazione dellelmo della statua lignea di Atena e
datate alla met del VI sec. a.C. (fig. 33)51. Anche la nostra protome senza
dubbio pi tarda della maggior parte delle protomi sia samie che di Olimpia,

294

MASSIMO OSANNA

le quali generalmente sono inquadrabili tra VII e inizio del VI sec. a.C., bench non manchino pezzi fusi che scendono nel corso del VI sec. a.C.52
La diversit stilistica evidente in pi aspetti tra il nostro pezzo e gli esemplari della madrepatria rende probabile una produzione magnogreca: la lectio facilior
vorrebbe che questa sia arrivata da Taranto insieme a chi ha progettato e confezionato palazzo e arredo. Al riguardo un documento assai interessante costituito da un frammento a figure nere rinvenuto a Taranto, inquadrabile intorno
alla met del VI sec. a.C. e attribuito da Neeft a produzione locale53. Della
scena mitica rapprensentata, lacunosa e di difficile interpretazione54, lelemento per noi interessante ledificio preceduto da un portico presso il quale si
svolge levento, del quale ben enfatizzata la porta a due battenti. Sulle
pannellature superiori sono visibili due elementi verticali, interpretabili, vista
la collocazione in alto e la disposizione verticale, non tanto come maniglie, ma
forse proprio come decorazioni applicate alla porta, che in questo caso doveva
apparire assai simile alla nostra. Un altro elemento di convergenza tra questa e
altre raffigurazioni antiche e la nostra porta la presenza di borchie circolari
poste a decorare le traverse lignee: anche dal palazzo le recenti ricerche restituiscono una serie di borchie bronzee (in gran parte ancora da restaurare) corredate di lungo perno in ferro, funzionale al fissaggio sulla porta (tavole a colori).
Lenfasi destinata alla porta della sala cerimoniale non sorprende, e non
solo perch siamo di fronte allingresso verso lo spazio principale del palazzo,
ove erano ospitate le performances cerimoniali e le attivit pi importanti della
socialit comunitaria, ma soprattutto perch nello stesso epos lenfasi nella
descrizione dei palazzi conferita costantemente al tetto (e non meraviglia se
si pensa al nostro tetto!) e alle porte, di cui si segnalano immancabilmente
monumentalit e decorazioni preziose. La porta acquista cos, al di l delle sue
caratteristiche funzionali, un valore altamente simbolico, rappresentativo di
tutto il complesso palatino dove, evidentemente, carico di suggestioni e significati doveva essere il varcare la soglia che immetteva nello spazio privilegiato della casa55.
La considerazione delle dimensioni e della sua ubicazione, il rinvenimento
in situ dellingente quantit di manufatti pertinenti a diverse classi, non lascia
dubbi dunque sul fatto di essere di fronte ad una residenza eccezionale,
appannaggio del personaggio di rango pi elevato che estendeva il suo potere
sulla comunit locale. Ognuno degli insediamenti vicini a Torre di Satriano
come Baragiano e Vaglio, dove una serie di dati spingono a ricostruire analoghe strutture politico-sociali , ma verosimilmente tutti i centri dellarea nordlucana che presentano cultura e costumi simili, devono essere stati caratterizzati da unarticolazione sociale omogenea a quella ricostruibile nel nostro contesto grazie allo scavo dei luoghi del potere e ai dati della ricognizione. Do-

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

295

vremmo essere di fronte a comunit dal numero limitato di abitanti (alcune


centinaia)56, e che sfruttano un territorio esteso grosso modo tra 10.000 e 15.000
ettari, con confini che si attestano lungo assi fluviali o su creste di monti: una
estensione pressoch analoga a quella dei centri alto-medievali che sistematicamente vengono a rioccupare le alture degli insediamenti pre-romani, e che si
caratterizzano non a caso per un rapporto di intrinseca visibilit (si pensi che
da Torre di Satriano si traguarda sia Baragiano che Vaglio)57. Tali comunit di
ridotte estensioni (ma non tanto pi piccole di alcune poleis coloniali di et
arcaica, anche se insistono su territori dalla morfologia e dalle potenzialit
economiche sostanzialmente diverse) erano scandite in forma policentrica da
nuclei di abitato, ognuno con tombe, capanne/case e aree artigianali, secondo
un modello che deve aver visto famiglie allargate distribuirsi sin dalle origini
in un nucleo e l continuare a vivere sino al V sec. a.C. inoltrato (fig. 34)58. In
tali societ il potere e i luoghi del potere possono transitare da un nucleo
allaltro a seconda della famiglia che vi assurge. Il potere in queste comunit,
se da un lato sembra messo in discussione e mai solidamente ancorato ad un
unico gruppo, come pare emergere dalla fine della residenza ad abside e dal
contemporaneo sorgere dellanaktoron in un altro nucleo dellinsediamento
(ma anche dalla fine dellanaktoron non sostituito da una nuova residenza
monumentale, laddove le tombe successive mostrano un evidente declino di
prestigio e potere), daltro canto mostra di poter essere ereditario, a giudicare
dalla lunga vita della residenza ad abside (almeno un arco di tempo di 120
anni, uguale a tre generazioni) e dalla frequentazione dellanaktoron che supera di gran lunga la vita di una generazione (almeno 80 anni, dunque due generazioni). Una societ questa per molti versi analoga a quella riflessa ancora una
volta dallOdissea, dove, ad esempio, al basileus per eccellenza, Odisseo, pu
succedere secondo la norma Telemaco, anche se lereditariet del potere non
assicurata e potrebbe anche passare ad uno dei Proci59.

Osservazioni conclusive
Lanaktoron dunque la residenza del capo della comunit, e, in quanto tale,
un edificio che poteva assommare in s funzioni poliedriche, affiancando alla
destinazione abitativa attivit politico-religiose di tipo comunitario. I vari gruppi di manufatti rinvenuti rimandano, come abbiamo visto, in maniera tangibile, allesplicazione di pratiche collettive legate al banchetto. Lo svolgimento di
tali attivit sociali doveva coinvolgere senza dubbio personaggi di rango, la cui
identit veniva ad essere sottolineata proprio dalluso rituale di determinate
ceramiche, dalla peculiare distintiva decorazione.

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MASSIMO OSANNA

Fig. 34. Stralcio cartografico del territorio di Torre di Satriano con ubicazione dei siti di et arcaica (Saggio VII:
residenza ad abside; Saggio X: anaktoron)

Il rinvenimento in situ di questi manufatti, che solitamente sono stati finora recuperati essenzialmente in tombe e, dunque, in una giacitura necessariamente diversa da quella primaria permette di avanzare riflessioni meno ipotetiche sul loro uso effettivo (e sul loro valore sociale). Pur in attesa di un
puntuale studio analitico e statistico dei reperti, che potr gettare luce sulla
definizione e sulla composizione dei servizi da mensa, sembra evidente, gi ad
una analisi preliminare, solo considerando la eccezionale qualit e il numero
elevato dei reperti rinvenuti, che siamo di fronte ad un uso altamente specializzato dei manufatti, la cui funzione allinterno della struttura va individuata
ben al di l delle esigenze della vita domestica quotidiana.

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

297

Lorganizzazione e lallestimento di tali attivit ritualizzate, aperte ad una


partecipazione ampia, che ovviamente trascende il nucleo familiare pur allargato, appannaggio della figura del capo, il cui prestigio si manifesta e si consolida proprio grazie allesibizione e alluso di manufatti di pregio, esotici
ed evocativi, nellambito di memorabili simposi collettivi e di pasti comuni60.
Il consumo di bevande alcoliche e di cibi diversi (tra cui spicca soprattutto la
carne) rimanda a cerimoniali perpetrati da societ alimentate da una forte competizione, nelle quali i rituali collettivi dovevano rispondere alle necessarie
esigenze di legittimazione e consolidamento del potere61. La definizione di
questi nuovi simboli doveva evidentemente giustificare la pretesa di superiorit di coloro che li usavano: il banchetto diventa cos il luogo cui demandare
lesplicazione di ruoli sociali, anche attraverso lipotizzabile definizione di un
ristretto codice rituale.
Altrettanto evocativo e impressionante doveva essere lo spazio in cui la
cerimonia aveva luogo, la coreografia doveva svolgere un ruolo di primo piano
nellevento: come nella descrizione dei palazzi omerici si pone laccento sullampia sala, sul suo tetto elevato, sulle sue porte magnificamente ornate, sullo
strumentario prezioso e sulla raffinatezza di tessuti e arredi, cos nel nostro
anaktoron, lospite doveva essere impressionato dalla vastit della sala centrale
(mq 65 ca.), dal suo alto soffitto, dalla pervasiva presenza di utensili di lusso, in
gran parte giunti da lontano. Non escluso che, come ricostruito da Mazarakis
Ainian per la Grecia dei secoli bui, anche nel nostro caso saremmo di fronte
alla casa di un capo, che ospitava allinterno pratiche rituali elitarie, destinate
a cementare il gruppo, tra le quali doveva trovare spazio anche il momento
religioso del culto divino: colpisce infatti nel nostro contesto il rinvenimento,
tra i manufatti rinvenuti non lontano dalla soglia di ingresso allambiente 2
(lanticamera della sala), di una serie di vasetti miniaturistici, tra cui alcuni in
bronzo. Altrettanto singolare la presenza sul fondo della stessa stanza, sul lato
opposto a quello dingresso, di un manufatto architettonico, composto da grosse
pietre sbozzate, che compongono una struttura pressoch quadrangolare (m
1,05 x 0,90 ca.), di difficile interpretazione, ma che comunque ha tutta laria di
essere un altare, o quanto meno il massiccio basamento di una trapeza.
Bevute di vino precedute da libagioni e consumo di carni preceduto da un
sacrificio potrebbero costituire anche qui il momento principale per creare o
consolidare ritualmente amicizie, o per celebrare eventi particolari, allinterno di una societ fortemente competitiva e ritualizzata. Come ben espresso da
A. Bottini, siamo di fronte ad individui di rango, che si contraddistinguono
tanto per un atteggiamento acquisitivo, riferito a manufatti anche di estrema
rarit, che si ricollega ad una circolazione ad ampio raggio ben radicata nellintero bacino del Mediterraneo, quanto per la capacit di intessere un rapporto

298

MASSIMO OSANNA

di alleanza con aristoi greci e di committenza nei confronti di artigiani greci


(e probabilmente etruschi), detentori di quei saperi tecnici cos apprezzati dalla contemporanea mentalit aristocratica greca, talora tradottosi (scil. il rapporto) nel trasferimento di alcuni di loro presso i corrispondenti centri della
mesogaia, come del resto sappiamo essere avvenuto a Vaglio (Serra) nel campo
delledilizia palaziale62.

NOTE

1
Prima di passare ad illustrare le nuove indagini, vorrei ringraziare quanti hanno preso
parte alle ultime due campagne, tanto i collaboratori che hanno coordinato le attivit sul
campo quanto gli allievi della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera,
che hanno svolto qui le settimane di attivit pratica. In particolare la mia riconoscenza va a
Barbara Serio, la quale ha assolto in maniera ineccepibile, con la consueta professionalit e
disponibilit, sia limpegnativo compito di coordinamento scientifico che quello
organizzativo. Per lattivit svolta in laboratorio ringrazio M. Scalici e G. Ferreri.
2
M. Di Lieto, D. Della Mora in questo volume.
3
Di Lieto et alii 2005; Carollo, Osanna 2008, pp. 390-394; Osanna, Serio 2009, pp. 91-98.
4
Osanna 2008a; Osanna 2009b.
5
B. Serio in questo volume, p. 22.
6
M. Di Lieto, E. Rizzo, G. De Martino in questo volume, pp. 163-164.
7
Su queste indagini ved. il contributo di M. Di Lieto, E. Rizzo, G. De Martino in questo
volume.
8
Sulle indagini paleobotaniche ved. il saggio di D. Novellis in questo volume.
9
Colangelo 2009; M. Scalici in questo volume.
10
T. Giammatteo et alii in questo volume.
11
Resta assai dubbio se il manufatto alluda o meno alla recezione da parte del principe
che nella residenza ad abside si manifesta soprattutto come Gastgeber e organizzatore di
memorabili banchetti, laddove nelle tombe si esalta soprattutto laret guerriera di pratiche elleniche quali latletismo, e se dunque la presenza di un aryballos possa testimoniare,
almeno a livello simbolico, una perfetta adesione alla contemporanea mentalit greca,
come stato ipotizzato per altri contesti italici vicini al nostro; lunicit del pezzo, e soprattutto la rarit di elementi mutuati dal mondo greco nel nostro contesto, farebbe piuttosto
propendere nellinterpretare loggetto come manufatto di prestigio, legato allacquisizione
di profumi, non necessariamente utilizzabili nellambito di pratiche atletiche: al riguardo
Bottini 2007.
12
Cfr. ad es. la tomba 30, maschile, con spada e coppia rituale composta da olla mattpainted daunia e piccolo kantharos: Greco 1991, pp. 24-27, fig. 71.
13
Si daltronde anche in attesa del completamento del restauro e dello studio dei manufatti rinvenuti, peraltro gi abbastanza avanzati, almeno per quanto riguarda la suppellettile ceramica: ved. G. Ferreri (che ringrazio per le puntuali e sempre cogenti indicazioni
fornitemi in parallelo con lo studio in laboratorio), in questo volume.

LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

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14
La portata del crollo del tetto pesante deve aver reso pressoch impossibile recuperare
alcunch, nemmeno i bronzi da rifondere sono stati, infatti, asportati. A meno che, come si
accenna anche pi avanti, non sia intervenuta una forma di rispetto delle rovine, dipendente
dalla sacralit delledificio.
15
Russo Tagliente 1992. Pi di recente, ma dedicato solo alla Puglia e alla Basilicata sudorientale: Liseno 2007.
16
Torelli 1997.
17
V. Capozzoli in questo volume.
18
Ved. ad es. Yntema 2000. Pi attento ai risultati del lungo dibattito sul problema, in
particolare sul caso sibarita: Attema 2008.
19
Osanna 2011.
20
Lo Porto, Ranaldi 1990; Capozzoli, Osanna 2009; Setari 2009; Greco 2011.
21
Tale ricostruzione si basa sulla considerazione di vari fattori e in primis sulla coincidenza cronologica tra la fine della residenza ad abside (distrutta repentinamente da un incendio) e la nascita dellanaktoron: ved. al riguardo le considerazioni gi formulate da chi
scrive in Lo spazio del potere, pp. 111-112.
22
Bottini 2007.
23
Interessanti osservazioni al riguardo su un gruppo sociale, per alcuni aspetti affine,
sono in Kistler 1998. Ved. anche Kistler, Ulf 2005.
24
Yntema 1990, pp. 187-190.
25
Colivicchi 2004.
26
Riguardo le analisi cromatografiche che documentano la presenza di vino tanto in una
olla con decorazione a tenda quanto nelle olle della Ruvo-Satriano Class di VII sec./prima
met VI sec. a.C., si tratta di acquisizioni recentissime, che saranno presentate a breve: si
ringrazia per le preziose informazioni la dott.ssa Giuliana Bianco (Dipartimento di Chimica, Universit degli Studi della Basilicata).
27
Sulla nestoris in area nord-lucana stanno preparando uno studio Mara Romaniello e
Angelo Bottini, che ringrazio per le sempre proficue discussioni.
28
Garaffa, Vullo 2009; Barretta 2009; Lanza 2009a.
29
Pepe et alii 2009.
30
Osanna, Cossalter 2008.
31
David et alii 1988.
32
Interessanti osservazioni pur se pertinenti ad un ambiente culturale assai diverso dal
nostro, sia cronologicamente che geograficamente, in Wilson, Day 1999.
33
Vullo 2009.
34
Bertesago, Bruscella 2009.
35
Per ora risulta impossibile verificare se accanto al vino trovassero uso anche altre
bevande; interessa notare che in culture diverse, nella stessa epoca e utilizzando utensili
analoghi a quelli scoperti a Torre di Satriano, si beveva lidromele, come insegna il caso della
tomba principesca di Hochdorf, dove in un calderone bronzeo greco era conservato questo
liquido: Caruso 1994.
36
Interessante al riguardo la descrizione omerica di un banchetto nel palazzo di Menelao
a Sparta (Omero, Od. IV, 620-624): [...] e intanto entravano banchettanti in casa del divino
re. Alcuni spingevano pecore e vino gagliardo portavano o pane avevano dato loro le mogli
bei veli: e per il pranzo si affaccendavano in casa.
37
Su questi bacili ved. Adam 2003; Bottini, Setari 2003, pp. 92-93, tav. XVI.
38
Luso di semplici chiodi atti a sospendere oggetti allinterno delle abitazioni ampiamente attestato in Omero, come ad esempio nel caso della formix dellaedo Demodoco, nel
palazzo di Alcinoo, appesa ad un chiodo infisso nella colonna cui era stato addossato il
trono per il cantore, al centro dei convitati: Od. VIII, 65-70. Ved. anche il contributo di A.
Comini in questo volume, pp. 105, 108.
39
Russo 2008b.
40
Tarditi 1996, pp. 58-59, n. 109.

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MASSIMO OSANNA

Ferreri 2011.
Omero, Od. VIII, 390-392 (trad. R. Calzecchi Onesti).
43
Osanna, Cossalter 2008.
44
Sul simposio nel mondo greco da ultimo: Catoni 2010.
45
Russo 2008a. Si noti che, come nella tomba di Baragiano, anche nel palazzo sono
attestati spiedi per arrostire le carni: uno spiedo stato rinvenuto nel vano 4, immediatamente a nord del corpo di fabbrica principale.
46
Russo 2009a, p. 248.
47
Baragiano: Russo 2008c, p. 85, fig. 7; Vaglio (loc. Braida): Osanna 2009b, p. 317 sgg.;
Setari 2009; Capozzoli, Osanna 2009, p. 169 sgg.; Greco 2011.
48
Ringrazio D. Novellis per la tempestiva comunicazione dei dati delle analisi.
49
La porta sottoposta a strappo stata trasportata al Museo di Metaponto in attesa di
intraprenderne il restauro: impossibile dunque procedere alla descrizione dettagliata del
manufatto, e in particolare della faccia interna, che non stata ancora esaminata. proprio
in relazione a questo lato che si intravedono lamine in bronzo, forse poste a decorare i punti
di raccordo tra pannellature e traverse orizzontali.
50
Jantzen 1955; Herrmann 1979.
51
Boardman 1967, pp. 203-204, tav. 84.
52
Gehrig 2004.
53
Neeft 1996.
54
Sul frammento e la scena mitica ved. Pontrandolfo 1996.
55
Ved. ad es. la descrizione della porta del palazzo di Odisseo, dove si parla in un caso di
porte diklivde (Od. XVII, 267), ovvero a doppio battente, e in un altro di porte faeinaiv
(VI, 19), un attributo probabilmente adeguato a descrivere anche le porte dellanaktoron di
Torre di Satriano.
56
Di Lieto et alii 2005.
57
Roubis 2009.
58
Guidi 2000.
59
Carlier 1984, pp. 204-210.
60
Sul consumo del vino, finora analizzato solo in riferimento al rito funebre, rimanendo nellarea di cultura nord-lucana ved. ad esempio il caso di Ruvo del Monte: Bottini 1981.
Considerazioni generali sul fenomeno in Bottini 1986. Per il mondo greco il riferimento
dobbligo a Mazarakis Ainian 1997: il luogo destinato ad ospitare tali pratiche non pu
non essere la casa del capo; nella Grecia dei secoli bui gli insediamenti sono retti da capi cui
era consentito monopolizzare i rituali sacrificali allinterno della propria casa, dividendo
cos una minoranza privilegiata da una maggioranza di esclusi.
61
Sul fenomeno il dibattito soprattutto nellultimo decennio si fatto molto intenso
specialmente in ambito egeo. Si rimanda ad esempio a Morris 1997.
62
Bottini 2007, p. 144.
41
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LUOGHI DEL POTERE A TORRE DI SATRIANO

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