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La coenatio rotunda della Domus

Aurea sulla Vigna Barberini?


Una scoperta sensazionale, sul Palatino la sala girevole di Nerone

di Laura David¹, Marta Fedeli²,


Françoise Villedieu³

SUMMARY. The Coenatio Rotunda


of the Domus Aurea in the Vigna
Barberini? On top of the terrace of the
Vigna Barberini, a magnificent central-
plan building has come to light (a 12 meter
high tower surrounded by a circular wall
16 meters in diameter) that archaeologists
date to the Neronian period. The
hypothesis proposed is that it could be the
Coenatio Rotunda, the mythical dining hall
of Nero’s Domus Aurea that according to
the tradition handed down by Suetonius
was “circular, and its roof revolved
slowly, day and night, just like the sky”
and offered the guests of the emperor
a unique view, a panorama worthy of a
monarch that included the Palatine Hill,
the valley of the Forum and the Capitoline
Hill, the Velian, Esquiline, and Caelian Hills
and the Domus Aurea.
However, further excavations and research
are needed to confirm this hypothesis,
even though it is difficult to imagine what
other kind of structure this very impressive
and singular platform could be part of.

Fig.1. Roma, Palatino – Foto aerea con la terrazza della Vigna Barberini
evidenziata in giallo (Immagine TerraItaly™ -© Blom CGR).

Il luogo della scoperta: allo Stato italiano (Fig. 1).


la Vigna Barberini Essa fu oggetto di indagini archeologiche dagli
anni ‘30 del secolo scorso, tuttavia dal 1985 al 1998

L
a zona denominata Vigna Barberini corrisponde nella metà sud della Vigna si svolsero gli interventi
all’ampia area pianeggiante nell’angolo nord- più sistematici che, nel quadro di una collaborazione
orientale del Palatino (160x140 m), che fu pos- fra la Soprintendenza archeologica e l’École française
sedimento dell’illustre famiglia romana da cui de Rome, permisero di ricostruire diversi episodi della
prende il nome e all’inizio del XX secolo venne ceduta storia del sito1. Tra il 2009 e il 2010 sono state effettua-

¹Archeologa, neferla@hotmail.it
²Archeologa, marta.fedeli@hotmail.it
³ Direttrice di ricerca, Aix-Marseille Université,CNRS, francoise.villedieu@gmail.com

1. Gli scavi furono effettuati sotto la responsabilità scientifi ca di Maria Antonietta Tomei e furono realizzati da quattro équipes dirette rispettivamente da
Jean-Paul Morel, Yvon Thébert, in collaborazione con Henri Broise, Françoise Villedieu con Marie-Brigitte Carre e Philippe Pergola, mentre Pierre Gros e
Dinu Theodorescu studiarono l’architettura e curarono i rilievi topografi ci.Pubblicata in De Franceschini- Veneziano 2011, p. 101 fi g. 77.

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te per volere della Soprintendenza Speciale per i Beni gia originaria del terreno, trasformando le pendici del
Archeologici di Roma (SSBAR) altre indagini che, con colle Palatino in un’ampia e alta terrazza affacciata a
il contributo scientifico dell’École française de Rome e strapiombo sulla valle del Colosseo (Figg. 2 e 3).
del Centre Camille Jullian, hanno messo in luce l’edi- Su tale imponente terrazzamento fu eretta la
ficio che si intende descrivere e che, per poter essere parte nord del palazzo imperiale dei Flavi, la cui co-
meglio compreso e definito, deve essere inserito all’in- struzione venne intrapresa all’inizio del principato di
terno del contesto topografico che lo circonda2. Vespasiano (69-79) e conclusa sotto il regno di Domi-

Fig.2. Ricostruzione dell’orografia originaria del terreno, resa invisibile dalla colmata per la terrazza artificiale costruita
a partire dagli anni 70 del I d.C. La cornice bianca restituisce l’ingombro della terrazza, mentre il cerchio rosso indica la
costruzione neroniana, che doveva sorgere a 32,10 m s.l.m. (J. Schodet, © ÉFR 2010).

Inquadramento topografico generale3 ziano (81-96) che occupò e modificò per intero il Pa-
Tralasciando gli scarsi dati relativi ai primi tempi latino (Fig. 4). Il palazzo quindi si elevò da allora in
della città, le prime cospicue testimonianze di occupa- alto e al di sopra degli spazi frequentati dai comuni
zione della Vigna Barberini appartengono ad una ricca mortali, avvicinandosi ai cieli e agli dei in un’ottica e
domus degli anni 30 del I sec. a.C. che rimase in uso
con un’architettura che in questo senso rispecchiava il
fino agli anni 60 del I sec. d.C., forse di proprietà di un
carattere dispotico dell’imperatore Domiziano, para-
agiato personaggio della cerchia di Augusto.
gonato infatti a Giove dai poeti del suo tempo.
In età neroniana, più a nord della domus augustea
La parte della reggia flavia sulla Vigna Barberini
e presso quelle che allora erano le pendici del colle Pa-
si articolava attorno a un giardino centrale, ornato di
latino, venne eretta l’imponente struttura rinvenuta
statue e fontane di cui restano scarse tracce, e si svilup-
negli scavi 2009-2010, che ha risollevato la questione
della presenza in questa zona di parte della residenza pava come un corpo di fabbrica rettilineo sui lati nord,
di Nerone, la Domus Aurea, di cui si tratterà successi- ovest ed est, mentre a sud era caratterizzato da una
vamente. facciata ad emiciclo, simile a quella che chiudeva il pa-
Con l’epoca flavia lo spazio fu occupato da un po- lazzo dal lato opposto, suggerendo quindi una coeren-
tentissimo terrazzamento che ricoprì tutti i resti delle za della concezione originaria della residenza imperiale.
epoche precedenti: ai margini, imponenti sostruzioni Nel corso di tutto il II sec. la reggia subì restauri e
contennero il terrapieno che sollevò la quota del pia- opere di consolidamento e alla fine dello stesso secolo
no di calpestio e modificò completamente la morfolo- un incendio, probabilmente quello che nel 191 devastò

2. L’intervento del 2009 iniziò sotto la direzione della Dott.ssa Maria Antonietta Tomei, allora responsabile per la SSBAR dell’area archeologica del Palatino
e Foro Romano, che propose di svolgere un saggio per controllare lo stato di conservazione delle sostruzioni del terrazzamento artificiale. In seguito alla
scoperta effettuata, la Soprintendenza decise di proseguire la ricerca e ottenne un nuovo finanziamento dal “Commissariato Delegato per gli interventi
urgenti nelle Aree Archeologiche di Roma e Ostia”, che permise un’ulteriore campagna di scavo nel 2010.
3. Villedieu 2007.

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Fig.3. Ricostruzione delle sostruzioni del corpo settentrionale del palazzo flavio nell’area della Vigna Barberini
(J. Schodet © ÉFR 2010).

il centro di Roma, compromise definitivamente tutto Ultore.


il complesso. Il complesso monumentale severiano si sviluppava
I lavori di ricostruzione che seguirono questo even- intorno al grande tempio periptero, che era uno dei
to durarono alcuni decenni e modificarono di nuovo maggiori dell’Urbs e sorgeva al centro della terrazza.
interamente l’aspetto e l’assetto della Vigna Barberini, Un peribolo (recinto sacro) cingeva tutto il santuario
che fu allora occupata dall’imponente santuario de- e negli spazi aperti si alternavano giardini articolati in
dicato dall’imperatore Eliogabalo (218-222) a Sol Ela- piccole aiuole e aree lastricate di marmo bianco da cui
gabalus e poi da Severo Alessandro (222-235) a Giove le piante fuoriuscivano attraverso dei fori (Fig. 5).

Fig.4. Modello tridimensionale del palazzo flavio. A sinistra il corpo eretto sopra la terrazza della Vigna Barberini con l’arco
di Domiziano all’esterno (N. André © ÉFR 2001).

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Fig.5. Modello tridimensionale del complesso severiano (P. Veltri © ÉFR 2001).

Tra la fine del IV e la prima metà del V secolo, il al momento della realizzazione della terrazza proprio
santuario fu demolito per recuperare i materiali da co- per consolidare e arginare le alte terre di riporto che la
struzione e tutti gli elementi della decorazione. inglobarono e riempirono. Il corpo messo in luce fornì
Dal VI secolo e per tutto il Medioevo l’area ven- quindi una spiegazione all’apparente anomalia: le so-
ne utilizzata come giardino e contemporaneamente struzioni erano meno spesse, ridotte praticamente ad un
come cimitero, in un primo tempo per gli abitanti del rivestimento in facciata, nella parte in cui strutture ante-
palazzo, in seguito per quelli del quartiere che si svi- riori potevano contribuire a contenere il terrazzamento.
luppò in questa parte del Palatino attorno all’attuale Inoltre, l’ampia estensione di questa fascia meno spes-
chiesa di San Sebastiano. sa lasciava ipotizzare la presenza, nei pressi, di ulteriori
L’area, proprietà della famiglia dei Capranica e costruzioni inglobate nel terrapieno, anch’esse sfruttate
solo in seguito dei Barberini, fu sfruttata a scopi pre- per il medesimo scopo di contenimento e stabilità.
valentemente agricoli sino all’inizio del XX secolo e di Il corpo di fabbrica finora messo in luce si presen-
nuovo nel corso dei due conflitti mondiali. ta come una struttura cilindrica in opera laterizia,
di 16 m di diametro, costituita da un muro anulare spes-
L’edificio portato in luce e la Domus so 2,06 m. Al centro si erge un pilone di pianta circolare
Aurea di 3,90 m di diametro4 (Figg. 6 e 7).
L’occasione che portò alla scoperta della struttura L’edificio doveva verosimilmente svilupparsi come
neroniana fu la necessità di svolgere nella zona nord una torre su circa 12 m di altezza ed è costituito inter-
della terrazza artificiale un saggio esplorativo, in quan- namente da due ordini di otto archi a tutto sesto che
to gli studi mostravano che le sostruzioni flavie erano congiungono il pilone centrale con il muro anulare e
molto massicce in alcuni settori, ma poco sviluppate sul definiscono la struttura in due piani, solo uno dei qua-
lato nord-est, dove invece ci si sarebbero aspettati so- li, di 6 m di altezza, è stato finora scavato (Fig. 8). Si è
stegni più cospicui per contenere il potente e alto ter- potuto infatti verificare che il pilone prosegue al di sot-
rapieno, talvolta superiore a 15 metri corrispondenti a to dell’innesto del secondo ordine di archi; pertanto si
quattro piani (cfr. Fig. 3). è ipotizzato che il piano non ancora indagato sia della
Al di sotto dei livelli pavimentali della fase flavia medesima altezza di quello noto. Quindi il pavimento
venne infatti individuata un’alta costruzione anteriore, del pianterreno doveva trovarsi circa 6 m sotto il solaio
quindi precedente ai primi anni del 70 d.C., conservata del primo livello, alla quota di calpestio anteriore alla

4. I dati raccolti sono già stati esposti in varie occasioni nel corso delle indagini. Si vedano: Villedieu  2010, pp. 1089-1114; Tomei 2011, pp. 25-36; Villedieu 2011a,
pp. 280-285; Villedieu 2011b, pp. 37-52; Villedieu 2012, pp. 170-178.

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Fig.6. Planimetria delle strutture messe in luce nella Vigna Fig.7. Il pilone centrale e gli archi a tutto sesto che lo col-
Barberini sul Palatino durante gli scavi 2009–2010. La linea legano al muro anulare. Sono visibili gli archi alla sommità
tratteggiata indica i limiti dello scavo (M. S. Bianchi 2010). della struttura e gli altri, ubicati 6 m al di sotto, al livello
del primo piano (foto SSBAR-ÉFR).

creazione della terrazza flavia, dunque sul pendio del immaginare che questa costruzione, oggi inglobata
Palatino, poco sopra il livello della valle del Colosseo, oc- nel riempimento della grande terrazza artificiale fla-
cupata dal lago artificiale della Domus Aurea (cfr. Fig. 2). via e quindi sotterranea, si ergesse in origine su un pia-
Per la maggior parte dei visitatori risulta difficile no situato a circa 15 m al di sotto del livello di calpestio
attuale.
Le restituzioni pro-
poste presentano un
certo margine di ap-
prossimazione in quan-
to le dimensioni com-
plessive dell’edificio
sono state calcolate
considerando la porzio-
ne finora nota e messa
in luce, corrispondente
solo al secondo piano
della struttura. Tutta-
via, sulla base di tali
dimensioni, si è potuta
calcolare in modo pre-
liminare la conversione
delle misure in piedi ro-
mani. In questo senso si
è notata la ripetizione
Fig.8. Sezione prospettica ricostruttiva dell’edificio neroniano rinvenuto nell’area della Vigna
Barberini. È visibile il piano di campagna contemporaneo, ricoperto alla fine del I secolo dalle
terre impiegate per creare la terrazza. Le sostruzioni sono visibili a destra (J. Schodet, © Cen-
tre Camille Jullian 2011).

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di alcuni moduli numerici che, diversamente sommati quelli ancora esaminabili direttamente.
o moltiplicati tra di loro, riproporrebbero tutte le mi- In base a queste considerazioni e in base alla data-
sure dell’edificio, dall’altezza al diametro complessivo zione in età neroniana dell’edificio messo in luce sul-
e dai diversi spessori delle murature fino alla luce degli la Vigna Barberini, è legittimo pensare che esso fosse
archi. È affascinante l’osservazione che, in base ai dati uno dei corpi di fabbrica che costituivano un altro arti-
finora conosciuti, tali moduli sembrerebbero essere colato padiglione della reggia di Nerone.
dei numeri primi5. Tuttavia solo il proseguimento degli La struttura cilindrica infatti non doveva essere
scavi e la messa in luce del piano terra potranno con- isolata, ma anzi circondata ed associata ad altri edifici
fermare questa suggestiva ipotesi o comunque fornire appartenenti al medesimo complesso, dal momento
ulteriori e completi dettagli in merito. che il suo riempimento era costituito prevalentemente
Come si è detto, l’edificio descritto è precedente dalle macerie frutto della demolizione di murature del
ai primi anni del 70 d.C. e può essere datato all’età tutto identiche a quella conservata, ma che non pote-
neroniana (54-68), non solo perché immediatamente vano appartenerle in quanto essa era stata lasciata in-
precedente alla realizzazione della terrazza flavia, ma tatta: si può supporre quindi che tali macerie proven-
anche grazie all’osservazione di alcuni elementi: i pa- gano da costruzioni simili e contemporanee a quella
ramenti in opera laterizia dei muri si presentano del messa in luce, ubicate nelle sue vicinanze, ma demolite
tutto simili ad alcune murature della Domus Aurea sul al momento della costruzione della terrazza8.
Colle Oppio; sembra inoltre che la struttura sia stata in La considerazione che l’edificio individuato non
uso per un breve periodo, dato che le impronte delle fosse isolato è inoltre anche avvalorata da quanto già
tavole delle centine, utilizzate in fase di cantiere per la osservato circa le sostruzioni flavie, che presentano
realizzazione degli archi, appaiono impresse da poco; uno spessore troppo esiguo per una lunghezza di qua-
infine un frammento di capitello reca l’immagine di si 60 m e suggeriscono quindi la presenza di costruzio-
una civetta che è un motivo presente sia su alcune mo- ni anteriori - non ancora rilevate dagli scavi - sfruttate
nete di Nerone, sia nella decorazione della volta di un per il medesimo scopo di contenimento e stabilità del
ambiente del padiglione della residenza neroniana6. terrapieno.
La Domus Aurea, resa famosa dagli autori antichi e Un altro padiglione della Domus Aurea poteva
dalle scoperte fatte a partire dal Rinascimento, rimane dunque estendersi nell’area della futura terrazza per
tuttavia ancora poco conosciuta nei suoi particolari to- una lunghezza di circa 60 m da ovest verso est, e a sud
pografici e architettonici. al massimo fino ai resti della domus di età augustea.
Senza voler esaurire in questa sede il complesso Quest’ultima fu dunque perfettamente in funzione
argomento, i testi riportano che Nerone si fece costru- almeno per gran parte del regno di Nerone, anche
ire una prima residenza, la Domus Transitoria, che si se ad oggi è difficile ancora stabilire con sicurezza se
estendeva dal Palatino all’Esquilino, collegando così i sia stata integrata alla residenza neroniana e quindi
palazzi dei suoi predecessori ai giardini di Mecenate. associata al padiglione ipotizzato o abbia funzionato
Svetonio e Tacito affermano che questa prima residen- autonomamente.
za fu distrutta dall’incendio del 64 d.C., in seguito al
quale Nerone fece edificare la Domus Aurea, i cui lavo- La coenatio rotunda della Domus Aurea
ri rimodellarono radicalmente il tessuto urbano anche
di questo settore7. Dal punto di vista architettonico l’edificio messo
Il complesso imperiale si componeva di vari padi- in luce è un unicum e i confronti disponibili per le
glioni variamente dislocati, dei quali mal si conoscono strutture osservate sono rari.
le dimensioni e le articolazioni, e solo il caso ha voluto Se la pianta circolare indirizza verso la restituzio-
che quello del Colle Oppio si conservasse meglio di al- ne di una tholos9, si osserva che gli edifici di questo
tri. Sul Palatino infatti solo alcuni elementi isolati sono tipo poggiano normalmente su basi di altezza ridotta
stati identificati con le fabbriche neroniane e sono rari e i 12 m di quello della Vigna Barberini sarebbero del

5. 1 piede=29,6 cm ca. In alcuni casi però la conversione non ha fornito dei multipli “perfetti” del piede romano: ad esempio, lo spessore del muro anulare
(206 cm) corrisponde a 6,95 piedi (quindi non 7). Per ulteriori approfondimenti cfr. Villedieu 2011b, pp. 39-40.
6. Segala & Sciortino 1999, pp. 33-34.
7. Svet. Nero, 31; Tac. Ann., XV, 38-43.
8. Villedieu 2011b, p. 45, n. 98.
9. Termine utilizzato per descrivere edifici di pianta circolare, generalmente templi, chioschi da giardino, monumenti funerari.

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tutto anomali.
Osservata la forma cilindrica e le caratteristiche
del tutto eccezionali della realizzazione, è possibile
però avanzare un’ipotesi di identificazione con la
coenatio rotunda citata da Svetonio, che descrive la
sala da pranzo del palazzo di Nerone precisando che
“girava giorno e notte su se stessa imitando il movi-
mento del mondo”: praecipua cenationum rotunda,
quae perpetuo diebus ac noctibus vice mundi circu-
mageretur10.
Da tempo il passo in questione ha suscitato un
dibattito tra gli storici e gli archeologi e sono state
avanzate diverse ipotesi sulla localizzazione di questa
sala rotante.
Una di queste la identifica con i resti di una po-
tente struttura a pianta circolare (35,20 m di diame-
tro) di cui rimane la fondazione sotto la Domus Flavia
sul Palatino; di questa struttura però è stata proposta
anche una datazione all’età di Vespasiano e non ci
sono ulteriori elementi per la sua identificazione con
la coenatio11.
In un’altra interpretazione la sala girevole doveva
elevarsi, in epoca neroniana, in un’area compresa tra Fig.9. Cavità praticate sulla sommità della costruzione: in
il vestibolo della Domus Aurea (localizzato nel sito due casi si tratta presumibilmente degli alloggiamenti per
le sfere, la rotazione delle quali era facilitata da un lubrifi-
del successivo tempio di Venere e Roma, cfr. Fig. 1) cante a base di argilla (foto SSBAR-ÉFR, 2010).
e il laghetto artificiale della stessa (localizzato nella
zona dove sorge il Colosseo)12. Tuttavia i dati raccolti Le pareti interne dell’edificio infatti non presen-
in questo settore nel corso degli scavi alle pendici del tano alcun rivestimento. Ciò indica che si trattava di
Palatino non offrono attualmente elementi che pos- ambienti di servizio e che conseguentemente il piano
sano corrispondere a questa sistemazione13. nobile, interamente smantellato in età flavia, doveva
L’identificazione della coenatio con l’aula ottago- trovarsi al di sopra. Tuttavia la sommità del pilone e
na del noto padiglione della Domus Aurea sul col- degli archi, su cui avrebbe dovuto poggiare questo
le Oppio si è basata sulla proposta che fosse solo il piano scomparso, è completamente priva delle tracce
soffitto a ruotare: una volta costituita di materiale di eventuali murature, ma si presenta semplicemente
leggero e sovrapposta dall’interno alla cupola in mu- ricoperta da una malta durissima e liscia sulla quale
ratura avrebbe girato per mezzo di un meccanismo poteva essere collocato unicamente un tavolato di le-
idraulico14, giustificato dal fatto che il movimento gno. Sulla stessa malta compaiono però altre tracce
doveva essere continuo, “giorno e notte” secondo significative: un foro circolare esattamente al centro
Svetonio, e quindi difficilmente azionato da schiavi, dell’edificio e una serie di cavità emisferiche attestate
come accadeva invece nei mulini15. sul pilone e su due archi, con una posizione su essi
Al contrario, l’edificio messo in luce sulla Vigna apparentemente identica, rivestite internamente e in
Barberini presenta degli elementi che suggeriscono alcuni casi del tutto riempite da un materiale argillo-
la presenza di un’intera stanza rotante, oggi scom- so finissimo (Fig. 9).
parsa, ma collocata in origine al di sopra della strut-
tura rinvenuta che ne avrebbe costituito solo la base.

10. Svet. Nero, XXXI, 3.


11. A favore dell’identificazione con la coenatio: Cassatella 1990, p. 101, ripreso da Mar 2005, pp. 118, 120-121; contro: Cecamore 1994-1995, p. 10.
12. Carandini 2010, pp. 253-260 e Carandini, Bruno, Fraioli 2011, pp. 144-147.
13. Panella 2011, p. 161.
14. La volta leggera è ipotizzata sulla base di alcune tracce sull’oculus della cupola (Prückner & Storz 1974). Un passo del Satyricon sembra parlare
di un meccanismo che potrebbe riferirsi alla sala ottagona, poiché viene citato un ampio cerchio che si distacca dalla grande cupola (Petr. Sat., 60).
15. Carandini 2010, p. 260 e Carandini, Bruno, Fraioli 2011, p. 147.
16. Ucelli 1940, pp. 186-190 e figg. 205-206.

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Fig.10. Ricostruzione ipotetica della
struttura sovrapposta al basamento
neroniano (proposta da F. Villedieu).
A: tavolato ligneo fisso; B: taglio sul
tavolato fisso dove era alloggiato il
perno, in corrispondenza del foro
al centro del pilone; C: tagli sul
tavolato fisso in cui erano alloggia-
te le sfere, in corrispondenza delle
cavità emisferiche presenti sul piano
di malta; D: tavolato ligneo mobile;
E: “settore tecnico-appendice” in
cui era alloggiato il meccanismo per
la rotazione del pavimento (J. Scho-
det, 2010, © Centre Camille Jullian).

Il tavolato ligneo supposto (A in Fig. 10), di cui Le sfere assecondavano dunque il movimen-


si è trovato un indizio nella stratigrafia, poteva pre- to, ma questo doveva essere necessaria-
sentare dei tagli in corrispondenza delle sistema- mente generato da un meccanismo, di cui si
zioni appena descritte sul piano di malta. Il foro al pensa di poter riconoscere le tracce in un’a-
centro del pilone poteva essere destinato a fissare rea esterna al corpo cilindrico principale.
un perno (B in Fig. 10) e le cavità emisferiche avreb-
bero potuto servire da alloggiamento per delle sfe- Area esterna
re fissate al tavolato ligneo (C in Fig. 10). Queste Nel piano scavato, una finestra e una porta si apro-
ultime, simili a quelle bronzee della piattaforma no a sud, verso un’area esterna che si presenta ridotta
girevole di una nave di Nemi 16, si presenterebbe- rispetto alle dimensioni originali a causa degli inter-
ro quindi come una sorta di antenati dei nostri cu- venti edilizi successivi e dove tuttavia si sono ricono-
scinetti a sfera. La presenza dell’argilla all’interno sciuti un settore di complessa interpretazione e un lo-
delle cavità potrebbe pertanto essere spiegata con cale probabilmente di servizio.
la funzione di lubrificante. Quest’ultimo è messo in comunicazione con il cor-
Un secondo tavolato, sovrapposto al primo e ar- po cilindrico principale dalla porta, che attraversa il
ticolato intorno al perno centrale, poteva ruotare muro anulare e si presenta priva di tracce di dispositivi
(D in Fig. 10). di chiusura.

12 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA
Fig.11. Area esterna a sud. A destra, pianta e ricostruzione assonometrica con evidenziato in verde il dettaglio della zona
raffigurata nella foto. A sinistra, foto del settore in questione. In rosa: il locale esterno; in giallo: “settore tecnico-appen-
dice” collegato al muro anulare; in grigio: fondazioni successive (fine I - fine II d.C.) che hanno tagliato e ridotto l’area;
1: porta di comunicazione tra il corpo cilindrico e il locale esterno; 2: posizione della finestra (non visibile nella foto);
3: apertura nel pavimento del locale di servizio; 4: il troncone di muro demolito del settore tecnico; 5: posizione del manu-
fatto in metallo a forma di U rovesciata inserito all’interno del muro; 6: posizione delle impronte ad angolo retto e dei fori
disposti in verticale (foto SSBAR-ÉFR, 2010).

Come si è detto, è impossibile restituire la forma strano che essa fu oggetto di una vigorosa opera di
e la superficie originarie del locale17, così come è dif- demolizione al momento in cui l’intero edificio venne
ficile al momento stabilire se esso fosse fornito di una messo fuori uso per la creazione della terrazza flavia,
qualche copertura o si presentasse come una sorta di al contrario di quanto avvenne per il corpo cilindrico
terrazza a cielo aperto. Sul pavimento esso è provvisto principale che invece, come si è detto, fu lasciato intat-
di un’apertura, destinata forse a dar luce a un altro to. Il settore tecnico fu dunque violentemente demo-
ambiente situato al pianterreno, e sul lato est è deli- lito nella sua parte alta, come dimostrano le macerie
mitato da un breve tratto di muratura superstite, dan- in grossi blocchi, ma in seguito l’operazione di sman-
neggiata nella sua parte alta. tellamento avvenne con grande cura. Infatti la presen-
Questa è legata e perpendicolare al muro anulare za, sia di macerie fini sia di minuti e ravvicinati segni
e fa parte dell’altro settore esterno citato: un’ “appen- lasciati dalla punta dei picconi sul troncone di muro
dice” che doveva avere un’unica destinazione d’uso, superstite, suggerisce l’attento distacco/asporto di un
come una sorta di “settore tecnico” del corpo cilindri- qualcosa che doveva essere ritenuto abbastanza “pre-
co principale, di cui infatti presenta lo stesso tipo di zioso” da richiedere un simile delicato intervento18.
caratteristiche e materiali, risultando quindi parte di L’ipotesi che questo settore fosse predisposto per
esso (E in Fig. 10). l’alloggiamento di qualche oggetto “prezioso” è an-
I danneggiati resti di questa “appendice” dimo- cora più credibile se si prendono in considerazione

17. La sua superficie è stata ridotta a circa 3,30 mq.

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circolavano grandi quantità di acqua, sia perché l’ac-
quedotto di Claudio raggiungeva una o più cisterne
ubicate a meno di 100 m a monte della costruzione
neroniana, sotto l’attuale convento di S. Bonaventura.
In base ai dati raccolti non si è in grado però di
ricostruire i particolari di questa sistemazione, ma si
immagina che le tracce e gli elementi metallici osser-
vati potessero far parte di un meccanismo dotato di
differenti ingranaggi e/o pulegge per favorire l’anda-
mento regolare, moderato e continuo della rotazione
del pavimento.

Una rappresentazione della coenatio?


Fig.12. Riproduzione grafica del rovescio di un dupon- In assenza di confronti architettonici diretti, ri-
dius neroniano con la raffigurazione di un monumento sulta affascinante la somiglianza dell’edificio rinve-
costituito da un corpo centrale cilindrico in posizione
predominante, affiancato da due ali rettilinee, e legen-
nuto con quello rappresentato sui dupondii della se-
da MAC AVG (J. Schodet, ÉFR 2010). rie MAC AVG, coniati tra il 63 e 65 d.C.19 (Fig. 12), che
presenta la particolarità della pianta circolare svilup-
pata su un’altezza considerevole.
alcune tracce osservate sulle strutture risparmiate: un
La legenda sulla moneta è stata già in passato di-
manufatto in ferro inserito nella muratura, a forma
di U rovesciata; tre fori posti in verticale e a distanza versamente letta come Macellum Augusti, intendendo
regolare, che però non possono essere attribuiti a bu- un mercato costruito da Nerone, o come Machina Au-
chi per ponteggi, sia per le dimensioni ridotte sia per gusti, intendendo la sala da pranzo girevole, chiamata
la posizione; due impronte lunghe, nette e ad angolo machina (machinatores è il termine utilizzato da Taci-
retto, che sembrano essere state lasciate da una qual- to per definire gli architetti della Domus Aurea, Celere
che “cassaforma” inserita all’interno della muratura o e Severo)20.
da sbarre metalliche di sezione quadrata o a L. Gli argomenti pro e contro la seconda interpreta-
Quanto descritto dimostra che uno o più elementi zione sono già stati ampiamente analizzati21, quindi
insoliti fossero sistemati all’interno di questo settore in questa sede ci si limita a considerare gli aspetti
tecnico e, considerando il contesto, si crede che si pos- architettonici della rappresentazione monetale.
sa trattare di un meccanismo utilizzato per fare girare Se il monumento raffigurato su queste monete
il pavimento mobile. fosse lo stesso edificio messo in luce sulla Vigna Bar-
Le sfere infatti assecondavano la rotazione, ma berini, bisognerebbe identificare la struttura rinve-
questa doveva essere originata da un dispositivo che nuta con la parte inferiore del corpo di costruzione
sfruttava verosimilmente la forza dell’acqua. Questo che compare sul dupondius, mentre il piano supe-
sia perché doveva trattarsi di un movimento continuo, riore riprodotto sarebbe la sala da pranzo girevole.
come suggerisce Svetonio dicendo che la sala ruota- Sulla moneta compaiono inoltre due ali che af-
va giorno e notte, sia per alcuni depositi calcarei sui fiancano l’edificio cilindrico, una legata, l’altra pro-
lastroni di travertino presenti tra i resti della demo- babilmente arretrata e raffigurata in prospettiva.
lizione del “settore tecnico”, segno che sopra di essi In proposito si ricordi che attualmente l’estensione

18. Per informazioni più approfondite sulle macerie rinvenute e sulle considerazioni ad esse collegate si veda Villedieu 2011b, pp. 45-46.
19. Roman Imperial Coinage I2, Nero, 109-111; 184-187; 399-402.
20. Tac. Ann. XV, 42, 1.
21. Profumo 1905, pp. 673-693. Sull’argomento, cfr. anche Arciprete 1992, pp. 281-283. L’identifi cazione dell’edifi cio con il Macellum Magnum è
discussa da Rainbird & Sear 1971 e da Perassi 2002.

14 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA
dello scavo è ridotta e dunque non si è in grado di
stabilire la tipologia di eventuali edifici annessi al
corpo cilindrico. Tuttavia le macerie rinvenute nel
riempimento e lo spessore delle sostruzioni hanno
indotto a ritenere che qui vi fosse un altro articola-
to padiglione della Domus Aurea, composto da più
corpi di fabbrica.
Anche se l’identificazione con la coenatio rotun-
da rimane dubbia e necessita il proseguimento degli
scavi e delle indagini, al momento risulta comunque
arduo immaginare quale altro tipo di marchingegno
potrebbe essere restituito sopra questo potentis-
simo ma anche singolare basamento. È innegabile
infatti che al momento l’interpretazione della coe-
natio riesca in qualche modo a giustificare e spiega-
re le altrimenti oscure tracce rimaste, quali le cavità
emisferiche, gli elementi metallici nelle murature e
l’intero “settore tecnico”.
Qualunque tipo di struttura debba comunque
ipotizzarsi su questa corposa “torre”, essa doveva
offrire da ogni angolazione la vista di uno scenario
unico, che copriva dall’alto il cuore della Roma impe-
riale e quindi dava la possibilità a chiunque l’avesse
raggiunta di dominare con lo sguardo il Palatino, la
valle del Foro e il Campidoglio, la Velia, l’Esquilino,
il Celio, e naturalmente tutta la Domus Aurea, pano-
rama privilegiato e degno di un grande imperatore.

n. 8 | maggio | 2013 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA 15


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