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Belvedere su Nisida (per le scuole)- Introduzione vulcanologica

Ci troviamo nei Campi Flegrei, sullorlo della caldera flegrea, il bordo di un grande vulcano formatasi 15.000 anni fa in seguito alleruzione del tufo Giallo Napoletano e al conseguente collasso calderico. Si chiamo campi ardenti, esempio di un campo vulcanico, dove allinterno sono nati numerosi vulcani, il pi recente il Monte Nuovo, formatosi nel 1538. Siamo di fronte a Nisida, vulcano che si formato 9000 anni fa e il cratere ben visibile dalla parte opposta a noi, quella rivolta a sud-ovest. Ci troviamo su una formazione vulcanica preesistente al Tufo Giallo (Vulcano di Coroglio), la cui roccia (pozzolana) molto pi friabile del TGN e la conseguenza di questa litologia la vedremo attraversando la grotta di Seiano.

Allingresso della Grotta di Seiano


Si tratta di una galleria artificiale che attraversa la collina tufacea di Posillipo, congiungendo Coroglio con il vallone della Gaiola.
Parte geologica: La collina di Posillipo chiude a NW il Golfo di Napoli, separandolo da quello di Pozzuoli e fungendo da spartiacque tra il settore occidentale e orientale della citt di Napoli. Dal punto di vista geologico rientra nel Sistema Vulcanico dei Campi Flegrei, rappresentando lorlo orientale della caldera , originatasi in seguito alleruzione del Tufo Giallo Napoletano. La morfologia generale dei Campi Flegrei, di cui Posillipo fa parte, il risultato dellintensa attivit eruttiva, iniziata nel Pliocene (2 milioni di anni fa) di un imponente apparato vulcanico: la caldera Flegrea, i cui margini sono stati individuati tra la zona di Posillipo, Miliscola e Torregaveta. Le emissioni di materiali lavico portarono allo svuotamento della camera magmatica e al conseguente sprofondamento dellarea di Pozzuoli. Sono sorti 40 piccoli vulcani tra cui Nisida, Coroglio, Trentaremi, Astroni e Agnano, fino alla formazione del Monte Nuovo, sorto nel 1538. Fumarole, fenomeni idrotermali e bradisismo sono una testimonianza dellattivit vulcanica dellarea flegrea.

La cosiddetta Grotta di Seiano una galleria di epoca romana che costituiva il monumentale accesso al complesso del Pausylipon, villa di Publio Vedio Pollione. (vedi articolo Vecchio) La sua costruzione fu attribuita dallumanista Giovanni Pontano, nel suo trattato De magnificentia, al prefetto del pretorio di Tiberio: Lucio Elio Seiano. In realt la galleria precedente ed stata scavata nel 37 a.C. da Lucio Cocceio Aucto e doveva collegare larea flegrea con la villa del Pausilypon. Molti sostengono che non servisse solo per collegare la villa ma tutte le ville costruite dai Romani lungo la costa. Tra la fine della repubblica e la prima et imperiale altre opere furono progettate per migliorare la viabilit nella zona napoletana e flegrea. Ricordiamo la Crypta Neapolitana (scura e polverosa Seneca Ep. Ad Luc. 57, 1-2) tra Piedigrotta e Fuorigrotta e il traforo tra Cuma e il Lago dAverno, le cui progettazioni sono attribuite allarchitetto L. Cocceio Aucto, che dimostrano le capacit costruttive e progettuali dellingegneria romana. Lucio Cocceio Aucto: schiavo affrancato di probabile origine greca. Grazie al suo legame con L. Cocceio Nerva, uomo politico di rilievo nella fase triumvirale; Lucio Cocceio Aucto, che di Nerva era liberto, entr a far parte della cerchia di responsabili dei programmi di lavori pubblici, militari e civili. (iscrizione Cocceio Tempio di Augusto Rione Terra) La lunghezza del traforo di circa 770 metri con una sagoma variabile in lunghezza ed altezza. (larga 5 metri e alta 7) La galleria presenta un andamento rettilineo e pianeggiante (in pendenza

2 verso Coroglio) ingressi altezza maggiore 14 metri illuminazione e areazione garantite dagli ingressi e dai tre cunicoli nella galleria. Attraversando la galleria: due edifici vulcanici Vulcano di Coroglio prodotto eruttivo pozzolana e Caldera flegrea prodotto eruttivo TGN. Originariamente fu utilizzata come cava per procurarsi i materiali da costruzione per ledificazione della villa. (articolo Vecchio) Tra il XV e il XVII secolo, dopo un periodo di oblio, larea inizi ad essere nuovamente frequentata e da allora iniziano ad essere studiati la grotta e la villa. Dalla seconda met del XVIII secolo larea comincia ad essere visitata da studiosi come il Winckelmann e alcuni dei ruderi sono rilevati in splendide acqueforti, come quelle del Paoli del 1768. I primi scavi furono eseguiti dallantiquario Guglielmo Bechi. Il ritrovamento della galleria avvenne nel maggio del 1840, nel corso della costruzione di una strada, che da Posillipo doveva scendere lungo il versante sud est del promontorio di Coroglio per raggiungere Bagnoli. Ferdinando II di Borbone avvi imponenti lavori (terminati nel luglio del 1841) per liberare la galleria, ostruita dal terreno e furono realizzate opere di sostegno delle antiche murature, come i grandi sottarchi in tufo, che hanno modificato le dimensioni originarie del tunnel, mentre per alcuni tratti fu necessaria una totale ricostruzione.

I sosta (area estintore) nella grotta

Lo sbancamento della collina fu complesso in quanto mentre il tratto verso la Gaiola era caratterizzato da tufo di media compattezza, lo scavo mise in luce la pozzolana, materiale pi friabile; fu dunque necessario rivestire la galleria. Fu necessario scavare realizzando contemporaneamente il rivestimento, costruendo prima le pareti verticali, che costituivano i piedritti per una volta a sezione circolare o alle volte lievemente ogivale, realizzate utilizzando centinature di legno. I lavori in media avanzavano tra i 5 e i 7 metri per giornata lavorativa ed possibile osservare i segni di congiunzione per le murature (le cosiddette riprese di getto). Le pareti, costituite da una muratura interna in pietre di tufo con riempimento a sacco fino alle pareti scavate nel tufo, furono rivestite in opera reticolata e in opera incerta, anche le volte furono realizzate nella parte a vista con muratura regolare impostata su casseforme, mentre la parte superiore era riempita con malta e pietrame. In alcuni tratti possibile distinguere i fori che servivano per tenere le travi che reggevano le centine della volta. Le linee orizzontali sono le impronte dei fasciami. Probabilmente la galleria fu costruita in un anno di lavoro. La galleria presenta tre cunicoli che si aprono sul lato sud della stessa fornendo luce ed areazione. Il primo (129 metri) giunge a strapiombo su Coroglio. II sosta ( II cunicolo 29 metri) Durante la seconda guerra mondiale larea archeologica fu adibita a rifugio per gli abitanti della zona industriale di Bagnoli. Di tale utilizzo della galleria restano alcune testimonianze, quali alcuni sedili in tufo e delle latrine del tipo alla turca. Dopo tale utilizzo della galleria e la caduta negli anni Cinquanta di alcune frane ci fu un lungo periodo di abbandono fino al 1999. III sosta: La necropoli e la base di marmo.

3 I lavori di risistemazione del lato orientale della galleria verso la Gaiola hanno messo in luce i resti di una piccola necropoli. Si tratta di alcuni mausolei, in parte in opera reticolata e in parte scavati nel banco di tufo, di cui si conservano alcune strutture interne con le tipiche nicchiette in cui venivano poste le olle con le ceneri dei defunti. Le strutture erano visibili gi nel 1841 come testimoniano alcune descrizioni dei viaggiatori. Dagli scavi stata recuperata una base in marmo con uniscrizione funeraria di un liberto di origine orientale. (Vecchio)

Il Pausilypon
Il nome Pausilypon deriva dal greco e indica luogo che fa cessare gli affanni. Il Pausilypon era una grande villa fatta costruire dal ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione che laveva cos chiamata per esprimere le aspirazioni della classe dirigente romana a trascorrere un po di tempo nelle proprie ville di otium senza le preoccupazioni di Roma e dei suoi negotia. La villa si estendeva in uno dei paesaggi pi suggestivi della costa napoletana, tra la baia di Trentaremi, le isole della Gaiola, e la cala di San Lampi fino a Marechiaro. Publio Vedio Pollione uno degli uomini pi ricchi della tarda repubblica, che da origine libertine raggiunse il rango equestre. Augusto gli affid una missione nella provincia dAsia con il compito di riorganizzare il sistema di tassazione. Di questa occasione doveva aver approfittato per mettere insieme buona parte delle ricchezze alimentate. Gli storici lo dipinsero come uomo crudele e Cicerone afferm dopo averlo incontrato in Cilicia di non aver conosciuto mai uomo pi iniquo. Pollione rest fedele ad Augusto e fece costruire a Benevento un tempio: il Cesareo. Ma Augusto dopo la battaglia di Azio aveva dato inizio ad un nuovo modello culturale e politico, propugnando il ritorno agli ideali antichi: Pollione con le sue ricchezze accumulate e con il suo lusso sfrenato costituiva un peso imbarazzante per limperatore. Loccasione per stabilire le distanze con Pollione avvenne nella villa Pausilypon: come ci viene riferito da Cassio Dione, Seneca e Plinio il coppiere di Pollione aveva rotto un prezioso calice murrino e il padrone aveva dato ordine di gettarlo in pasto alle murene che venivano allevate in peschiere della villa. Augusto intervenne decisamente, non solo salvando la vita allo schiavo, ma anche ordinando di infrangere lintera collezione di vetri preziosi sotto gli occhi di Pollione. La rottura non valse a cancellare la macchia di questo antico legame, che secondo quanto riportato da Tacito, alla morte dellimperatore veniva rimproverato ad Augusto, sebbene questi avesse continuato a prendere le distanze. Quando nel 15 a.C. Vedio Pollione mor lasciandolo erede dei suoi immensi beni, con la clausola che gli fosse eretto a spese pubbliche un monumento funerario, Augusto non consent. Alla morte di Vedio Pollione la villa entr a far parte del demanio imperiale: il primitivo nucleo fu ampliato e adeguato alle nuove esigenze di residenza imperiale. Lintera villa si sviluppava su di una collina con unaltezza di 60 metri, a picco sul mare ad ovest e verso est degrada dolcemente verso il mare. Sulla terrazza pi alta, compresa tra i 50 e i 40 m s.l.m. si concentrano gli edifici per lo svago: il teatro, il ninfeo e il belvedere, sul piano intermedio larea abitativa. Lungo le pendici della collina dovevano svilupparsi gli edifici termali e altri servizi. Il sito fu utilizzato fino al II sec d.C, come attesta un tubo di piombo recante uniscrizione col nome dellimperatore Adriano, ritrovato nelle cd. terme superiori. Con la decadenza dellimpero il luogo fu abbandonato e le strutture scomparvero ricoperte dal terreno e dalla vegetazione mentre le strutture sul mare sprofondarono a causa del bradisismo. Nel 1841 gli scavi furono intrapresi da monsignor Camillo Di Pietro. Furono messi in luce il teatro, lodeion e la statua Nereide su pistrice. Casa Rossa fatta edificare da Monsignor Camillo di Pietro prende il nome dalle pareti rosso pompeiano.

Larea dei teatri


Sul terrazzamento pi alto si estendeva la pars publica del complesso residenziale, caratterizzata da due edifici per spettacoli: un teatro e un odeion. Lingresso allarea avveniva probabilmente dalledificio denominato Sacrarium o Tempio da Gunther.

Il teatro
Teatro di forma semicircolare con un diametro di 47 metri ca. Costruito sfruttando il pendio naturale della collina, secondo una tecnica costruttiva tipica dei teatri greci, con la cavea aperta verso sud. Lima cavea (restaurata) formata da tredici ordini di sedili, divisa in 3 settori da 4 scale che conducono ad un ripiano superiore. Su tale ripiano insistono doppie scale che portano alla media cavea. Il teatro terminava con una galleria, coperta da un portico. Vi erano tribunalia, destinati ad accogliere spettatori privilegiati. Al di sotto due ambienti con affreschi di terzo stile servivano come camerini per gli attori. 2000 posti Lorchestra pavimentata in marmo. Dal centro di essa si diparte una grande vasca ritenuta un compluvio per le acque piovane e che le recenti indagini hanno messo in luce. 26 metri larga 3,80. La struttura in opera reticolata caratterizzata dalla presenza sul fondo di 40 fori rettangolari, che servivano per lincasso di pilastrini atti a reggere un piano. Si tratta di una grande natatio con fontana, adorna di marmi ( probabilmente la statua di Nereide su pistrice ne era un ornamento) destinata a quegli spettacoli coreografici nellacqua, che si diffusero nel mondo romano. La vasca poteva essere coperta con tavolato e trasformata in un palcoscenico. Frammento di sigillata orientale A nelle murature data il teatro tra let tiberiana e quella flavia. Dietro lorchestra alcuni ambienti e 6 pozzetti servivano a contenere le attrezzature e i macchinari per sollevare i pennoni, cui venivano ancorati il sipario e il velario.

. Belvedere Trentaremi (al di sotto del Parco Virgiliano) Rientra nei confini dellarea Marina Protetta parco Sommerso di Gaiola istituita con decreto Interministeriale del 7/8/2002. La costa a partire dal I secolo fu densamente abitata, come testimoniano i resti osservabili lungo la costa e sotto la superficie del mare. Molte strutture archeologiche sono sommerse o semisommerse a causa di fenomeni vulcanico - tettonici (bradisismo) che interessano ancora oggi lintera area dei Campi Flegrei, di cui fa parte la collina di Posillipo. Sotto il promontorio di Trentaremi si sviluppa un sistema di cavit costiere; di queste solo due sono navigabili mentre le altre sono il frutto dellattivit estrattiva, che ha alterato la geomorfologia costiera dellintera area. Le piattaforme rocciose sono ci che resta dellanti co promontorio prima che i cavatori ne asportassero la parte emersa. Le testimonianze archeologiche osservabili lungo la costa ci parlano di aree edificate gi a partire dal I secolo a.C., che potrebbero far supporre la richiesta di materiale edilizio disponibile. La sezione trapezoidale suggerirebbe unorigine greca degli scavi. Cavit T3 una delle ramificazioni interne intercetta un cunicolo di acquedotto romano.

Splendida vista sulla baia di Trentaremi, su Nisida, Capo Miseno, Ischia e il Golfo di Pozzuoli. Punta Cavallo Esemplari di Ginestra, asparagi selvatici, abbondanti piante grasse, molto resistenti alla salsedine e tipiche degli arenili marini, come la specie fico degli Ottentotti (fam. Aizoacee, L. Carpobrotus acinociformis.) Ginestra di Spagna, Elicriso. Piante alofitiche resistenti alla salsedine. Gheppio piccolo falco, passero, gabbiano reale e comune. Cormorani nella parte settentrionale di Nisida. Rapaci: falco pellegrino.

Lodeion
A 45 metri a sud del teatro, sorge lodeion destinato ad audizioni di poesia, di retorica o di musica. (Vecchio) Ai lati della scena due grandi sale di rappresentanza: quello occidentale perduto forse un ambiente pavimentato in marmo policromo intarsiato. Meglio conservato il salone orientale (Sala di marmo) del quale stato possibile recuperare e restaurare il pavimento, costituito da elementi quadrati, rettangolari e triangolari in marmo africano, giallo antico con raffinati effetti cromatici. Un altro portico,( il cui volume stato ricostruito in legno) che cingeva un giardino, si estendeva a sud- est dellodeion. Largo 5 metri con semipilastri quadrangolari addossati al muro di fondo, rivestiti di cornici di marmo rosso, i semipilastri inquadrano dei finestroni che ora affacciano sul bosco, ma da cui in antico si doveva godere una splendida vista sul mare. Il giardino era ornato da piante: mirto, bosso, alloro, artemisia. Ricostruzione di un ipotetico giardino Sulla sommit della collina vi era un altro salone da cui si poteva godere della vista del golfo di Napoli e di Pozzuoli. Fitta macchia di lentischi, ginestre, alberi da quercia e leccio. Continuando per il porticato si accede alla lecceta: Leccio quercia sempreverde Roverella Asparago Pungitopo Smilax Alla fine della lecceta ci affacciamo sulla zona A di Riserva Integrale dellAMP di Gaiola Strutture archeologiche sommerse: peschiere della villa episodio Pollione schiavo(vedi Vecchio) e il porto con pilastrin in opus pilarum. Villa sullisola della Gaiola costruita alla fine dell800 da Luigi De Negri, fondatore della Societ Italiana di piscicoltura che voleva realizzare un impianto di itticoltura (progetto fall) La villa propriet di ricchi personaggi (Agnelli, Paul Gettyetc etc) lultimo proprietario Nin Grappone and in fallimento e tutta la propriet fu messa allasta dal Tribunale di Napoli e acquistata dalla regione Campania per 700 milioni di lire.. villa considerata maledetta: personaggi sventure 1998 affidata ad un Associazione Mare Vivo che non ha mai fatto nulla .. vandalizzata Dopo 10 anni la gestione stata data alla Soprintendenza Archeologica di Napoli, Ente Gestore del Parco sommerso. La Soprintendenza concentra i suoi sforzi sulla struttura a terra, oggi Centro di Ricerca e sede del centro studi interdisciplinari Gaiola onlus, dove si svolgono attivit didattiche, convegni, visite guidate