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PRINCIPI

MATEMATICI
della fìlosojia naturale

di
Isaac Newton

A CURA DI

ALBERTO l 1ALA

UNIONE TII'OGRAFICO-EDITRICE TORINESE


INTRODUZIONE

5/awJpalO ;,. I!o/Ja • 19~5


:___ __
Tipografia Torinese S. p. A. • Str.da •lel Barrocchio 83, Torino
r. - Isaac Newton nacque a Woolsthorpe, un paesino del Lin-
colnshire, a sud di Grantharn, il 25 dicembre r642, un anno circa
dopo la morte di Galileo. A poco più di un anno rimase orlano del
padre c, in séguito, essendo,;i la madre risposata ed avendo se-
guìto il marito in una nuova sede, fu affidato, all'età di tre anni,
alle cure della nonna. Secondo la consuetudine del paese, fre-
quentò i seminari di Skillington e di Stokc; poi, compiuti i dodici
anni, fu inviato alla scuola pubblica di Grantilam, a pensione
presso il farmacista della città.
Secondo certe informazioni tramandateci da Conduitt, nipote
di "Newton, questi fu, nei primi tempi, uno scolaro distratto c
poco applicato. Ben presto, però, gli studi riuscirono a conqui-
starlo c pare che proprio nella scuola di Grantham abbia svilup-
pato quelle capacità di concentrazione e di applicazione che ca-
ratterizzarono il resto della sua vita. Del Newton di questi anni
si parla come di un ragazzo schivo, il quale non ama partecipar•~
ai normali giuochi dei compagni di scuola, ma è curioso di ogni
surta di meccanismo che riproduce o migliora, oppure, addirit-
tura. procede alla realizzazione di qualche suo progetto originale.
Costruì un mulino a vento, un orologio ad acqua e!< un veicolo a
'illattro ruote, messo in movimento da un manubrio azionalo
dalla persona che vi stava sopra n, ma sembra che potesse essere
Usato soltanto sul pavimento liscio di una camera, e non fosse in
C(Jndizionc di superare i dislivelli di una strada 1.

1 \l. HREWSTJ>l<, Tho Lif~ of Sir lsaac lùw/ou, London-Edinburgh, s.


d., pp . .;. 6,
INl"aODUZIONE INTRODUZIO!'o"E H

All'età di quindici anni fu richiamato a \Voolsthorpc dalla avrebbe aiutato pii1 concretamente il Barrow e avrebbe accettato
madre, rimasta nuovamente vedova. Newtnn interruppe gli studi di condividere in una certa misura gli errori contenuti nelle Lec-
per due anni senza che, pt>r altro, riuscisse ad interessarsi al lavoro tiones del maestro e amico.
dei campi. Per cui la madre, vedendo la sua pa.~sione per i libri e Nel I6U5 Ncwton ottenne il grado di Bachelor oj Arts, nel r666
per gli studi, e la ~ua indifferenza, se non disprezzo, per ogni altra a séguito della peste si ritirò per due anni a \Voolsthorpe, nel 1667
occupazione - indifferenza che cresceva con gli anni - decise divenne ]tun"or Fcllow, nel 1668 Mastcr of Arts e nel medesimo
di fargli continuare gli studi. Fu, quindi, inviato di nuovo a anno Settior Fellowship. Nel 166g, poi, essendosi il Barrow dedi-
Grantham per completare la sua preparazione. DiL·tro raccoman- cato alla teologia, il Nostro fu eletto professore lucasiano ùi mate-
daàone dello zio, reverendo \V. Ayscough, il giovane .1'\ewton, matica, concludendo in maniera eccezionale una brillante car-
il 5 giugno 166o, fu accolto al Trinity College di Cambridge. I riera universitaria.
suoi interessi furono dapprima rivolti allo studio della matematica I due anni durante i quali infierì la peste e durante i quali
per il desiderio di indagare sulla verità dell'astrologia; ma ben ;.J"ewton fu costretto alla solitudine di Woolsthorpe, hanno avuto
presto, avendo costruito una figura astrologica con uno o due un'importanza eccezionale sia nella vita del nostro studente sia
problemi di Euclide, scopri quanta follia si celasse in questi studi. agli effetti dello sviluppo della storia della scienza, in generale 4 •
E, contemporaneamente, avendo giudicato le proposizioni della E certo che in questo biennio - dall'agosto 1665 al maggio 1667-
geometria euclidea come auto-evidenti, passò senza altra prepa- Newton ha elaborato la massima parte delle scoperte che do-
razione allo studio della Geometria di Descartes. Più tardi, peri1, vevano fare di lui l'autentico padre della fisica matcmatira e
in una conversazione con Henry Pemberton, giudicò un errore sperimentale. Nel '66 stabilisce la differente rifrangihilità dei raggi
non avere studiato Euclide più profondamente cd essersi "appli- c il rapporto diretto tra grado di rifrangibilità e colore; nel mede-
cato ai b.vuri di Descartes e di altri scrittori di algebra, prima di simo anno, o al massimo, nel 1667 ha l'intuizione della gravita-
aver approfondito gli E!cmmli di Euclide con quella attenzione zione universale, e ancora nel 16&6, o anche prima, sembra abbia
che tale eccelso scrittore meritava 112. posst-duto il metodo delle flussioni, o come oggi si chiama, calcolo
.1\'on sappiamo quasi nulla dci primi tre anni trascorsi a Cam- differenziale e integrale 5• Ciò risulta da una nota del Commonplacc
bridge. Secondo il Conduitt, Newton aveva fatto tali progressi Book: (( 4 luglio 1699. Consultando una lista delle spese fatte a
negli studi circa la te•xia dei colori che già nd I66..j aveva matu- Cambriùge negli anni 1663 e 1664, ho trovato che nell'anno I664,
rato un proprio ptmto dì vista ed aveva individuato gli errori un po' prima di Natale, quando ero studente anziano, acquistai
commessi da Cartc~io Hl'lla Diottrica. Si tratta, evidentementf', le Miscellanee d1 Schooten e la Gu1mctria di Cartesio (avevo letto
di un'esagerazione, confr<rmata anche dal btto che egli invii.J questa geometria e la Ctavis di Oughtred circa sei mesi prima) e
la sua celebre memoria sui colori alla Roval Society soltanto nci- prvsi in prestito le opere del Wallis; per consegut-nza feci queste
J'invemo del 1672. Ma c'(., anche un alt~o motivo che induce a note su Schootcn e \Vallis, nell'inverno tra il IUG4 c il 1bb5. In
non accordare credito al Conduitt: nel r66g, Isaac Barrow pro- quel tempo trovai il metodo delle serie infmite. Nell'estate del
fcs~ore lucasiano di matematica e carissimo amico di Newton tfl!iS, essendo obbligato dalla peste a lasciare Cambridge, calcolai
aveva pubblicato le sue Lecliones Opiic-u. Xdla prefazione a questo l'arca ddla ipt:rbolt: (... ) mt:ùianle lo :;lesso meludo " 6 , Calcolo
lavoro il Jhrrow ringrazia Ncwton per aver rivisto il manoscritto, Ìnfìnitesimale e legge d<'lla mutua attrazione sono, inoltrè, i due
per avervi corretto alcuni errori c per awrgli dato alcuni importanti principali strumenti in nostro possesso per legare insieme e bene
suggerimenti 3• Ora, nessuno di quc~ti suggerimenti ha a che fare ordinare i diversi elementi dell'universo scientiftco ncwtoniano.
con la memoria del '72. Non è pensa bile perciò, che se Newton
avesse posseduto, già allora, la teoria sulla natura dei colori, non 1 :i. J. VAVILOV, op. Ci/ .• pp. 33·3-1·
' D. flREWsn;R. op. àl., p. tiJ; S. {. VAV!!-<>V, op. r.il .. p. 34; \\'. \V.
l{ot·s:r,; B.~1.1., Comp~udin di .</MW delle 1/U./t.m"liclu<. Bologna 10n. p. 63.
z lvi, pp. 11-13. " T/w Co;respoHdeuce oj Sir Isaac Newlrm, Carnhridgc, I0ù•J, vol. II.
• lvi, p. 13 c S. I. VAVILO\', lsaac Newlon, Torino Hl54· p. 48. p. 160. nota I
INTRODUZIONE '3
D!TIIODJ.;ZIONE

verificato esattamente quando Newton poté valersi della nuova


La prima intuizione della gravitazione cd i calcoli fatti per
misura della circonferenza terrestre effettuata in Francia dal-
determinarla matematicamente sono interessanti anche per i l'astronomo Picard 9 . Oggi, però, sappiamo che la ragione non poté
succ~ssivi sviluppi di questa ricerca 7. Sembra che l'opinione di
e5tserc questa, in quanto Newton nel 1672 conosceva certamente il
Newton in quel periodo fosse la seguente. Muovendo dall'ipotesi valore trovato da Snell per la lunghezza della circonferenza tC'r-
che la forza che trattiene la Luna nella sua orbita intorno alla restre, e tale valore è soddisfacente, almeno per gli usi che
Terra fosse della stessa natura della gravità terrestre, si comportò doveva farne Newton.
in questo modo: sapendo che un grave cade con un'a.ccderazionc Due anni dopo la cessazione della peste, Newton inizia il suo
di 16 piedi al secondo, che la Luna percorre un'orbita approssima- lavoro di professore di matematica al Trinity College. Il_ suo snc~
tivamente circolare, e quale è la distanza della Luna, poteva cal- cesso come insegnante non si può dire fosse molto caldo, s1a perche
colare la lunghezza del suo pcr- f'gli stesso non provava molto interesse all'insegnamento,_ si:
___L,.___::-__7D corso; sapendo inoltre che il
J.ll'rché gli allievi partecipavano scarsamente alle sue lezwm,
tempo per percorrere quello nuove, difficili e abbastanza noiose. Il Duga<> racconta che Newton
spazio era di un mese, poteva non insegnava, praticamente, che durante _llltfi~!wclm,_ls Term,
facilmente calcolare la sua ve- ossia dnrante l'ultimo trimestre dell'anno, m ragtone dl una le-
L'
:ocità in un punto qualsiasi L, zione alla settimana. Secondo la testimonianza del segretario
e trovare la distanza LD per- che scriv~va sotto il suo dettato, le SUC' lezioni non duravano in
T corsa nel successivo secondo, generale pill di mezz'ora. Newton vi insegnava la sostanza dci
se la Luna non fosse stata sog- suoi lavori originali, non si ripeteva mai, e riprendeva l'argom~nto
getta all'attrazione terrestre. dallo stC'sso punto in cui l'aveva lasciato l'anno prececkntc. E di
Alla fine di quel secondo, però, questi anni, la composizione e la ~tesura delle Lectione.~ Op!icae,
la Luna si trovava in L', la che, però, non furono pubblicate e le cui conclusio_ni vennero rese
TC'rra perciò doveva averla note solo ad una cerchia ristrettissima di amici. Il contenuto
~pinta in un secondo lungo lo
di quest'opera fu immesso quasi interamente, oltre trent'anni
spazi L' DL' (supponendo co~tan te la direzione dell'attrazione terre-
dopo (1704), neli'Opticks.
stre). Ora, lo spazio DL' avrC'LLe dovuto essere inversamente pro· ll 6 febbraio t671-7z invia a Henry Oldenburg, segretario della
pou:ionalc al quadrato della distanza dal centro della TC'rra, l' Royal Society, la memoria, prima menzionata, dal tito}~ Nuot'«
perciò DL' doveva stare a r6 piedi come l'inverso del quadrato teoria intorno alla luce e ai colori. In essa non vi era nulla di sostan-
della distanza della Luna dal centro della Terra al quadrato del zialmente nuovo rispetto al contenuto delle Lecliones: ma la sua
raggio della Terra s_ La ragione per cui il problema fu accantonato fundamcntale importanza agli effetti del progresso nell'ottica
-secondo lJttanto viene riferito da Pemberton, editore dd!a terza risulta pienamente dal seguente giudizio del Va~ilov. I~ essa si
edizione dci Principia - sta nel fatto che la mi,;nrazionc do..•lla di- ,. mostrò per la prima volta al mondo ciò che la fisiCa spenmen_tale
stanza della Luna non era esatta e che solo nel 1679 il rapporto fu P<lteYa compiere, e come essa doveva essere. Newton costnngc
l'esperimento a parlare, a rispondere ai quesiti e a dare rispos~e
tali da fame risultare una ' teoria' )) 10• Con questa memona
1 Cm·m.<f>~mdwc~ dt., vol. Il. l\. tu Halh,y, ~of6/tGi'o6, p. •JJ6. "( ... )
in uno dl"'i miei appunti (non ~o dir~ in quale anno, ma sicuranwntc <JUalche :"-Jewton pone l'Oldenburg, e, attraverso lui, la Royal Society,
tcmp(> prima della mia corrispondenza con Oldcnburg, os~ia circa <jllindici daYanti al controllo sperimcntall' e alla parziale modifica delh~
an1ù fa) vi è C'sprcssa la proporzione della forza dei pianC'ti dal Sole ìnvcr,a- leggi della rifrazione come erano state !issate da Sncll c Cartesio:
mente propnrzioJnale al quadrato della loro distanza da esso. scbbcnço la
proporzi<~ne r\ella nostra gravità ri~petto al cotJai!IS recedendi della Luna
dal centro tldla Tnrra non fos~e calcolata cnn su!lidnnte çosatt('7.U\ "· '' !. X~r\I"TON, T'ri>1cipw, lihro Jl(. prnp. I\', teor. IV.
" W. \\'. ROUSE flAl.L, Gf'. cit., pp. 63-b{; D. BREWSTER, Of>, ci/., 1" S. l. YAV!l,OV, O/•. ci/., p. 77·
pp. 133-H·
'4 IN1 RODUZ!Ol'E INTROllUZ!Ot->E '5

l'ombra che, in una camera oscura e attraYer~o un prisma trian- disfazionc o perché compaia dopo la mia morte. Vedo infatti che
golare, un raggio di luce proietta contro la p<trele antistante, non un uomo deve risolversi o a non fare uscire niente di nuovo, op-
l> circolare ma oblunga n, pure a diventare uno schiavo per difenderlo» 16 •
Stabilito questo punto, Newton espone l'impianto degli espl'-
rimcnti, il loro svolgimento, i problemi che ne nascevano, le con- 2. _Dal nmmcnto in cui Newton ebbe la cattedra di matema-
seguenze. Le principali conclusioni erano le seguenti: i raggi di tica, al momento della sua prima elezione al Parlamento (1689)
lucl• differiscono nel grado di rifrangibilit<'t; i colori non sono qua- come rappresentante dell'Università, passarono vent'anni du-
lificazioni ma proprietà ' originarie ' e ' connaturate ' della luce, rante i quali nella sua vita non accadde niente di importante, con
diverse nt'Ì diversi raggi; allo stes~o grado di rifrangibilità cor- l'eccezione della sua ammissione alla Royal Socicty, avvenuta
risponde lo stesso colore, c ciò non può essere modificato né> l'n gennaio 1672. L'Edleston ci ha lasciato un elenco cronolo-
dalla rifrazione, né dalla riflessione 12 ; i colori sono di due sprci\': gico dei lavori e delle giornate del Nostro, c da questo elenco
gli originali c semplici, ed i composti da questi. La sorpresa mag- ricaviamo la pressocché completa uniformità della sua vita 17•
giore è riservata dal bianco: "Non c'è nessuna specie di mggio Se si eccettuano la corrispondenza con gli amici, le polemiche con
che, come tale, possa produrlo. Esso è sempre composto, e pl'r gli avversari, qualche conversazione con coloro che si recavano
la sua composizione si richiedono tutti i colori primari detti, a Camhridge per conoscerlo o per rendergli visita, questi vent'anni
mescolati secondo una data proporzione n13 • Verso la fine della furono uniformi, rotti soltanto dalle pause rese necessarie dai
memoria - forsC' sC'nza annettervi, in quel periodo, molta impor- suoi viaggi - e nemmeno questi molto frequenti - a \Voolsthorpe
tanza - scriveva che stando cosi le cose, 11 non si discuterà più a e a Londra. Durante questo medesimo periodo, tuttavia, vanno
lungo se nell'ombra esistano colori, né se essi siano qualità d.:~li prendendo forma le intuizioni del biennio r665-67, ossia la teoria
oggetti che vediamo, né, forse, se la luce sia un corpo» 14 • della luce e la meccanica.
Questa afff'rmazione sulla ' corporeità' della luce, e in gene- Abbiamo visto come la memoria del '72 provocasse una sorta
rale le novità contenute nella memoria, dovevano scatenare di shock negli ambienti scientifici del tempo; e la memoria del '75,
un'aspra polemica con i contemporanei Pardics, Lucas, Linus, nota come memoria ' ipotetica ', non fece che confermare sia le
Hooke, Huygens; polemica che durerà a lungo e che metterà a scoperte contenute nella precedente sia, ancora una volta, l'av-
dura prova il sistema nervoso del l\ostro. Nel 1673, infatti, scri- versione nei loro confronti e la generale incomprensione cui era
veva all'Oldcnburg: ,, Devo annunciarvi formahnente che non andata incontro. In questo momento richian1iamo tali lavori di
intendo occuparmi più di questioni che riguardano la filosofia. ottica non tanto perché essi ci interessino particolarmente, quanto
Spero quindi che non \'Ì dispiacerete se troverete che per il futmo perché N ewton passò gradualmente da essi - e attraverso di essi
mi rifiuterò di fare qualcos'altro in questo settore; piuttosto \'or- -alla meccanica. Del resto, nel patrimonio culturale del Seicento,
rete aiutarmi nella mia decisione col prevenire, finché potrete l'interesse per l'ottica e per la meccanica era comunemente con-
C(lflVcnkntemente, obiezioni c altre lettere filosofiche che possano giunto. Descartes aveva tentato - im·ano - di risolvere in uno
rìguardanni" 1\ Più di tre anni dopo tornava sul Iatto, con mag- stesso modo i problemi che nascevano dal moto dei pianeti e dai
giore decisione ed amarezza, in un'altra lettera al\'Oldenburg. fenomeni ottici, e aveva tentato di riunire le leggi degli uni e
"Vedo che hu fatto di mc stesso .uno schia\'O della liloso!ia; ma degli altri sotto un'unica spiegazione. Analogo interesse nutri.
quando mi sariJ liberato dall'affare Linus dcci(krò di congedarmi il Barruw; e lo Hooke, come Huygens, condussero contempora-
da essa per s<'mprc, eccetto per ciò che farò per mia privata sod- neamente ricerche sull'ottica e sulla forza di gravità. Nessuna
mrraviglia, quindi, se Ncwton, mentre si occupava di ottica, non
" Cm-r<'S/'DH<lmce cit., N. tu Oltlenbltrg, 6fz/Tf>71-72. p. <)Z.
" I vi, p. 07-
l'll"i, p. qS. 1~ h·i, ~- to Oldenburg, 18/1 I/167G, pp. rfh-83.
H Ivi. p. too, " J. Crorresf'mulence of Sìr l.<rl<lr New/o/1 ''"'l Professar Colrs,
EL•LESTUI<,

u fvi, :-<. to Oldenburg, 23/6/1673, pp. 2CJ1-<J5. l.onùon rt!so, pp. xxi-XL.
INTRODUZIONE
INTRODUZIONE

perdeva di vista i problemi del movimento dei corpi celesti e


della gravitazione. importanza perché gli permettevano estrapolazioni teoriche au-
.\bbiamo già visto, del resto, Come intorno al r6fi(i deducesse dacissime. Poiché, infatti, le comete entrano nel nostro sistema
dalla seconda legge di Keplero la propor;dnne dell'inverso dd planetario da ogni possibile direzione e secondo tutti gli angoli
quadrato e perché accantonasse quelle ricerche. Newton tornò rispetto all'eclittica, e poiché una gran parte delle loro orbite si
alla meccanica circa quindici anni dopo quei primi tentativi, in- estende ben oltre i confini del sistema solare, viene dimostrata
torno al 1680. In questo periodo egli ama definirsi un matema- l'esistenza della gravità negli spazi fuori del nostro sistema e
tico, mentre ancora cinque anni prima Collins scriveva a Grcgorv viene provato che la legge dell'inverso del quadrato delle distanze
che Ncwton pensava alle ricerche matematiche come ad un'atti- è vera in ogni direzione possibile e a distanze enormi dal centro
viU( molto poco bella e arida, se non addirittura sierile: e in una del :,;istema solare 19•
lettera precedente, come in questa citata, lo descriveva compll'- Nel decennio detto, dunque, passa dal campo della fisica spe-
tam:nte intento ai suoi studi ed e;;perimcnti di chimica 18, Il pas- rimentale a quello della fisica matematica. Nei Principia - pub-
saggto alla meccanica, quindi, pnrtù non solo ad un rinnovarsi blicati intorno alla metà del r687 - vengono riferiti pochi espe-
del suo vecchio amore per la matematica, ma anche ad un ab- rimenti e anche questi eseguiti molto tempo prima, mentre vi
bandrmu del metodo sperimentale. Un esempio di come ormai spicca nettissima la sua preferenza per la trattazione matematica
Ncwton inclinasse verso il ragionamento matematico è fornito dei problemi. Gli Scolii di cui le varie sezioni dell'opera sono cor-
dal suo modo di trattare il problema delle comete. redati - e che contengono estensioni al can1po della meccanica e
Negli anni intorno al 16So non si aveva alcun dubbio sulla la citazione di esperienze-costituiscono una concessione di altret-
circostanza che le comete fossero trattenute nelle loro orbite dalle tante pause al lettore non avvezzo ad una problematica e ad un
stesse leggi che regolavano i moti'dei pianeti, sebbene non fosse ragionamento matematici tanto complessi che, peraltro, e in gran
agevok• confennare quest'ipotesi sulla base delle osservazioni. 11 parte erano nuovi anche per gli stessi matematici. Ciò è tanto
fatto che dell.r! comete fosse visibile soltanto una piccola parte vero che l'apparato matematico dei Princip~·a, durante l'inse-
dell.a l~~n orbt~a, .ren~eva difficile stabilirne le distanze e i tempi gnamento universitario, veniva sistematicamente espunto ancora
pcrm~lct: e p(llche tah tempi periodici erano probaùilmente molto dopo la seconda edizione (1713) dell'opera. A questo proposito il
lunght, era Ù~1p~ssibile ottenere risultati rigorosi mediante ripe- Dcsaguliers ci ha lasciato un episodlo che, pur nella sua malignità,
tute ossen·aztont. Newton superò queste difficoltà mostrando che c per quanto si riferisca al periodo immediatamente successivo
per determinare l'orbita di una cometa, soprattutto la forma c all'uscita dell'opera, illustra bene quanto si diceva. Locke, che
la posizione dell'orbita, e il sno tempo perioùico, erano sufficienti era incapace dj capire i Principia a causa della sua scarsa prepa-
tre osservazioni. Il suo metodo con~isteva in una felice costruzione razione matematica, aveva chiesto a Huygens se le proposizioni
geometrica, fondata sulla supposizione che le comete descrives- matematiche del lavoro fossero vere; ricevutane assicurazione, si
sero traiettorie quasi paraboliche e che la parabola potesse es~en~ mise a studlare le sole proposizioni fisiche in esso contenute, e
usata allo scopo senza errori apprezzabili, sebbene considera,::;:c di\'cnnc ben presto un fervente newtoniano. Studlò anche l'Oplicks
più probabile che le loro traiettorie fossero ellittiche e che le nel medesimo modo e u divenne esperto in ogni parte di essa che
comete dopo un lungo periodo dovessero tornare. Applic~to questo nun fosse matematica" secondo la considerazione ironica che De-
metodo alla cometa del r6So, calcolò gli elementi della sua orbita sagulicrs aveva sentita più volte dallo stesso Newton 20 • Tuttavia,
e. dalla concordanza dei calcoli con le osservazioni fatte, ricavÒ proprio per questa loro sfaccettatt;ra - per la possibilità cioè di
gms~amente che i moti delle comete erano regolati dalle medesime studiare scparatamcnte la matematica e gli esperimenti, come
lcggt valide per i pianeti. Questi risultati erano della massima per la possibilità di impadronirsi della loro sintesi fisico-mate-
matica - i Princip1:a sono la maggiore testimonianza del fatto
1
~ Corres'>omletlr"e
l'
cit., v <>l • Il , Co [['m~ to "-.r.,gory, IS/I0/16].~ c zf•/li/
1ii75, pp. 3)ll, 345· 10 D. BREWSThR, op, cii., pp. ISI-)2.
20 h·i, pp. 159-00.

0!, NEWTON.
,g l~IRODUZIONE
INTRODUZIONE '9

che Newton «riuniva in sé le qua:ità dello sperimentatore geniale, quaranta sterline a quello dei due che entro due mesi avesse for-
del teorico e del matematico» 21 , nito una dimostrazione convincente della legge. Sebbene Hooke
insistesse nella sua affermazione di possedere tale metodo e pro-
3· - Nel luglio r687 esce la prima edizione dei Principia. mettesse di mostrarlo allo \Vren, ci sono ottime ragioni per
Molti elementi concorsero alla pubblicazione di quest'opera, ma, credere che tale promessa non venisse mai mantenuta 23•
come abbiamo già detto, l'elemento occasionale fu la conoscenza In occasione di una visita di Halley a Cambridge nell'agosto
delle nuove misure di un grado del meridiano effettuate nel 1679 del r684, Ncwton fu informato della questione, ed egli, in quella
dall'astronomo Picard, in Francia. Da questa misura Nev:ton circostanza, fece presente all'astronomo di essere in possesso del
dedusse il diametro della Terra e, in possesso di questo nuovo dato, metodo in parola, e, in pari tempo, prometteva che gliene avrebbe
riprese i calcoli del r665. Con un'ardita applicazione del principio inviato una copia. Il manoscritto, intitolato originariamente De
di continuità, egli mostrò che i valori delle nuove misurazioni motu corparum e in seguito Philosopkiae N aturalis Principia M afhc-
davano ragione della gravitazione anche del satellite naturale matica, fu presentato alla Royal Society soltanto il 28 aprile r686
della Terra. Aveva infatti immaginato che il moto della Luna da Nathaniel Vincent, del Clare College di Cambridge 24 • Il 19
fosse analogo a quello di un proiettile lanciato ad un'altezza maggio, durante una riunione della Royal Society veniva deli-
adatta. Il risultato fu che la gravità che regolava la caduta dei berato tt che i Philosopbiae Naturalis Principia Mathematica del
corpi sulla superficie della Terra risultava uguale alla forza cen- Signor Newton fossero stampati inunediatamente in bella lettera,
tripeta della Luna, dedotta dalle osservazioni della sua distanza c che gli fosse scritta una lettera per comunicargli la decisione
e della sua velocità. Estesa questa legge agli altri corpi del sistema della Society '' zs. Nella stessa lettera del 22 maggio Halley scri-
planetario, egli enunciò una serie di proposizioni sul moto dci Yeva a Newton che Hooke accampava diritti di priorità sull'in-
pianeti prin1ari intorno al Sole, e le inviò alla fine del 1683 a venzione della legge dell'inverso del quadrato. A questa lettera
Londra, alla Royal Society. Newton rispose esprimendosi in termini molto duri nei confronti
La relazione tra la forza di gravità e il moto dei pianeti era di Hooke. Cosa di cui fece ammenda in séguito riconoscendo pub-
nota agli scienziati- almeno come problema- molto tempo prima blicamente- come s'è detto- che Hooke andava annoverato tra
che Newton la formulasse matematicamente. Senza tener conto i suoi predecessori. Sempre nella lettera del 22 maggio, Halley
dell'ipotesi di Keplero, per cui la gravità è affine alla forza scriveva che la Royal Society era d'accordo sulla pubblicazione
magnetica, della dinamica razionale di Galilei e dei tentativi di del manoscritto, che le spese di stampa dovevano essere sostenute
Huygens per risolvere i problemi di dinamica - insieme di ele- dalla medesima Society, e che Hallcy stesso era stato incaricato
menti che impostano il problema della relazione accennata e di sopraintendere alla stampa. Senonché, con successiva deli-
forniscono gli strumenti per risolverlo- Boulliau, Barelli e Hooke berazione del 2 giugno, la Royal Society u ordinava che il libro
sono esplicitamente menzionati dal Kostro come suoi predeces- dd Signor Newton fosse stampato e che il Signor Halley si ad-
sori 22• Inoltre, nel gennaio r684, Halley aveva già ricavato senza dossasse l'incarico di sorvegliarlo e di stamparlo a proprie spese,
dimostrazione, dalla terza legge di Keplero - relazione tra tempi il cil(> si è impegnato a fare'' 26.
periodici e distanze - che la forza centripeta diminuisce in pro- Compiaciuto di questa deliberazione, Newton rispose espo-
porzione inversa al quadrato della distanza. Ora, un mercoledì 1Wndo il piano dell'opera: <t Avevo stabilito che l'insieme consi-
del gennaio dello stesso anno, parlando di ciò con Wrcn e con ,;tesse di tre libri, il secondo essendo piccolo era pronto l'estate
Hooke, quest'ultimo asseri di aver trovato e dimostrato una
legge fondata sul medesimo principio e valida per tutti i movi-
menti celesti. Wren, a titolo di incoraggiamento, prometteva z; Cornspowltuce cit., vol. II, Halley toN., 7.9/fJ/r6S6, p. 44~·
" lvi. Halky to N., n/5/if>/l(,. p. 431.
" TH. fllRCH. Thc Hiol<•ry of lhe Roy ..l so,iely of Lo/IdOli, London

>l S. I. VAVU.OV, op. cii., p. r]S. lì:>G·S], w>!. IV, p. 4 s 4 .


26 lvi, IV, p. 486.
" Principia, libro I, prop. IV corol. 6, sco\io.
INTII.ODUZ(ONE
INTRODUZIONE

« Questo, in breve - come scrive il Brewster - il resoconto della


scorsa, resta solo da trascriverlo e da tracciare le figure. Da allora pubblicazione di un'opera memorabile non solo negli annali di
avevo pensato alcune nuove proposizioni che posso pure lasciare una scienza o di un paese, in quanto formerà un'epoca nella
stare. Il terzo manca della teoria delle comete. Nell'autunno storia del mondo, e sarà sempre comiderata come la pagina più
scorso ho speso due mesi nei calcoli per nessun altro scopo che il luminosa degli atti della ragione umana nll.
desiderio di un buon metodo, che mi costruii dopo essere tornato I Principia uscirono nel luglio del r687 3 z, in poche copie - da
sul primo libro, e dopo averlo ampliato con diverse proposizioni, duecento a quattrocento- che in breve andarono esaurite. Già nel
alcune sulle comete altre su altre cose scoperte l'inverno scorso. 169r non se ne trovava che qualche rara copia a prezzi altissimi 33 •
Ho deciso ora di sopprimere il terzo libro (... ). I due primi libri L'Edleston racconta che nel IJII un esemplare del libro è stato
senza il terzo non portavano tanto bene il titolo di J>hilosophiae pagato hen du<' ghinee, mentre il suo prezzo di copertina sembra
Naturalis Principia i.\falfzematica e quindi lo avevo cambiato in essere stato di dicci scellini. Queste notizie, che sono esterne solo
qncllo di De molu cvrporum libri duo; ma dopo averci pensato di in apparenza, costituiscono un indice abbastanza preciso della
nuovo ho mantenuto il primo titolo. Esso aiuterà la vendita del ' fortuna' dell'opera newtoniana e del successo ottenuto presso i
libro. Vendita che non debbo diminuire, ora che è vostro" 27 • matematici e i fisici continentali dell'epoca. La penetrazione e
Di fronte alla minaccia di sopprimere il terzo libro per non dover la conquista degli ambienti scientifici non fu, tuttavia, un'impresa
affrontare discussioni lontane dal carattere matematico de!l'opera, Iacile, in quanto !"Europa colta era dominata, come s'è detto
Halley lo scongiura «di non permettere che il vostro risentimento piÌI volte, dalla fisica cartesiana. Questa, che faceva appello più
vada tanto oltre da privarci del vostro terzo libro, in cui l'applica- all'immaginazione che alla ragione, era profondamente radicata
zione della vostra dottrina matematica alla teoria delle comf'tc, nei circoli culturali anche della provincia, e la medesima causa
ed alcuni singolari esperimenti che, come suppongo da ciò che che ne aveva favorito l'introduzione ne estendeva il dominio
scrivete, devono comporlo, lo renderanno accetto a quelli che si sulle menti. La situazione in lngllilterra non era molto diversa, e
possono chiamare filosofi senza matematica, e che sono in gran la resistenza alla pcnetrazione delle teorie newtoniane fu forte
numero» 28 • Non c'è rimasta nessuna risposta diretta a questa e lunga. Ancora nel secondo decennio del '700 le università inglesi,
lettera di Halley, ma sappiamo che Newton ha facilmente accon- compresa Cambridge, riconoscevano come testo ufficiale per l'inSt!-
disceso alla richiesta. Il secondo libro dei Principia fu inviato gnamento della fisica la Physics di Rohault, che non era altro che
alla Royal Socicty e presentato il 22 marzo r687; il terzo libro una traduzione dal francese in latino delle teorie cartesiane. Nel
fu presentato il 6 aprile dello stesso anno. L'intero libro fu con- I?I8, Samud Clarke, allievo di Newton, per introdurre i concetti
segnato, come s'è detto, nel mese di maggio del r687 29 • e le teorie dei Principia negli ambienti acçademici, dovette ri-
Come si vede, l'edizione dei Principia nacque tra varie dif- correre allo stratagemma di ritradurre in latino la fisica di Cartesio
ficoltà dovute sia alla carenza di mezzi della Royal Society, sia ma aggiungendovi un commento in chiave ncwtoniana. Questo
al fatto che non si trovavano né un editore né un tipografo disposti httto-il successo presso le singole persone e l'inerzia degli amhicnti
a correre il rischio economico di stampare un lavoro tanto ponde- universitari- non era, naturalmente, un fenomeno generale. Nelle
roso e, in certo modo, strano per un'epoca quasi interamente l"nivcrsità di St. Anùrcws e di Edinburgo, per esempio, i Prin-
dominala ùalla fisica cartesiana. Se, dunque, i Principia videro la cipirt divennero quasi immediatamente il testo riconosciuto uffi-
luce, il merito spetta quasi interamenW ad Halley, che pagò la cialmente per l'insegnammto della geometria e della fisica, ad
stampa, corresse le bozze e controllò i calcoli; il che, come scri- opvra di Jamcs c David Grcgory 3 ~.
veva a \Vallis gli costava ~moltissimo tempo e inquietudini 11 30 •
Jl D. HREWSTER. Oft. cii., p. 142.
27 Corr~sf>rmdrmce cit., N. to Halley, vol. II, zo/6/r6S6, p. 437· " Cvr>"~-'/'"Ui/eure cit.. p. ·177·
2" H l'umipia. Introduzione <li R. Cotes, p. 82 di questa traduzione.
lvi, Halley to N., 21)/6/r6S6, p. 443·
l< D. l:lJu"vsrER. op. cii., pp. I53-_17.
:<9 lvi. Halley to N.. 713 c 5/4/rtiS;, pp. 472·74·
'" lvi, vol. H, p. 475·
INTROPUZ(ONE INTII.ODUZIONE

È accertato che già nel 'gr i migliori scienziati esprimevano l'opera, ma rifece addirittura i calcoli e analizzò nuovamente le
l'esigenza di una nuova edizione e si comunicavano le notizie dimostrazioni. I n varie occasioni obbligò il N ostra a ripetere
circa la sua preparazione ed uscita come qualcosa di importante. gli esperimenti in modo da eliminare certe discordanze tra questi
Il matematico svizzero Fatio de Dniller, che ancora nel giugno e i calcoli. Da principio N ewton tentò di sottrarsi scrivendogli
dell'87 era considerato un cartesiano 35 , nel dicembre del '91 scri- una lettera in cui tentava di calmarne gli ardori: a Vi ringrazio
veva a Huygens della sua intenzione di curare personalmente della vostra lettera e delle correzioni dei due teoremi del trattato
una seconda edizione dci Principia; ed HuygtmS, in una lettera De Quadralura. Io non vorrei che vi preoccupaste di esaminare
del maggio r6g4, scriveva a Leibniz di una nuova edizione del- tutte le dimostrazioni dei Pn'nàp~·a. È impossibile stampare un
l'opera di Newton che avrebbe dovuto uscire a cura di David libro senza qualche errore, e se voi stampate sulla base della copia
Gregory. La notizia era esatta. Tra i due studiosi infatti era stata che vi ho spedita, correggendo solo quegli errori che potete tro-
avviata una nutrita corrispondenza, sicchC il Grcgorydopo qualche vare leggendo le pagine (... ) voi avrete più lavoro di quanto sia
tempo aveva già pronte duecentotreùici pagine di note da intro- lecito darvi» 37.
durre nella nuova edizione. In quel medesimo periodo, però, Il 15 aprile IJIO erano già stampate le prime 224 pagine del-
venne accusato di aver plagiato nella sua (( Astronomy ~ alcune l'opera 38 : ossia, tutto il primo libro che, come risulta dalla corri-
teorie ncwtoniane senza citarne la fonte e senza riconoscere il spondenza Newton-Cotes - costituita da 72 lettere - richiese ben
suo debito verso Newton 36• In seguito a tale sospetto, Newton poche correzioni. Il lavoro vero e proprio cominciò, minuto e
decise di non affidargli più la nuova edizione dei Principia, e puntiglioso, col secondo e soprattutto col terzo libro. Del secondo
;;ospese il lavoro di revisione. Lavoro che -come tra poco diremo libro, che si occupa del moto dei corpi in un mezzo resistente,
- riprese soltanto nel I709, anno in cui Gregory morl. Notizie vennero cambiate intere pagine; vennero corretti errori notevol-
analoghe continuarono a circolare fino alla primavera del 1709, mente gravi come, per esempio, quello riguardante la vena cml-
periodo in cui le insistenze del cappellano Richard Bentley pre- tracta, ossia la strozzatura di un getto d'acqua zampillante. da
valsero sulle esitazioni del N ostra, inducendolo a pensare concre- un recipiente 39 . La corrispondenza durò, con varie interruzioni,
tamente ad una nuova edizione che doveva venire curata dal fino al 22 dicembre IJI3, e cuhninò con la discussione sulla prefa-
giovane e promettente matematico Roger Cotes, nominato da zione che Cotes, per espresso incarico di Newton, doveva scrivere
poco professore plumiano di astronomia e di filosofia sperimentale, per i Pri-ncipia. Come ha osservato il Vavilov, «Il carteggio di
Le spese della nuova edizione furono pagate da Bentley, al quale, :"!ewton e Cotes rimane ancor oggi un notevole documento della
però, sarebbero andati gli utili della vendita del libro, e Cotes storia della nascita di un grande libro, e insieme un esempio
ricevette un compenso di soo ghinee e 12 copie del libro. istruttivo di una vera collaborazione scientifica tra la generazione
anziana e quella più giovane »40.
4· - L'intenzione di Newton nell'accingersi a rivedere i Prin- Accanto alle discussioni che portarono alle numerose corre-
cipia era di perfezionare la teoria della Luna, di effettuare una zioni dei Principia, hanno grande importanza le integrazioni che,
sommaria correzione degli errori che erano stati rilevati e di scri- in generale, sono di carattere religioso. Il maggiore esempio di
vere una breve prefazione. Cotes avrebbe dovuto rileggere il ciù è costituito dallo Scolio Generale al terzo libro. Esso, mancante
tutto e correggere gli errori che fossero eventualmente sfuggiti. nella prima edizione, viene aggiunto nella seconda per ribattere
Le cose, però, andarono molto diversamente: Cotes si dedicò alle accuse di ateismo e di meccanicismo che a Newton erano
con grande impegno al suo lavoro, costringendo lo stesso Newton giunte da varie parti, soprattutto da Leibniz. Questa mescolanza
ad un'intensa attività, Non solo, infatti, riesaminò completamente
37 J. EDL~s·roN, op. ci/., p. 5·
3~ Corr6spondence cit., p. 47.5· " lvi. p. S.
!6 W. G. HISCOCK, Prefazione a D. Gregory, I. N(w/on and lheir circle, " lvi. pp. JS-39·
estratti dai .'.-femora01da di D. Gregory, Oxford, 1937· <O S. l. VAVILOV. np. CÌ/., p. 325.
!N11!.0DUZ:Q~!': lNTRODUZlONE 25

di interessi scientifici e religiosi non deve suscitare sorpresa, in titolato " Memoirs of Literature " e venduto da Ann Baldwin
quanto nell'Inghilterra del xvu-xvm secolo era un fatto abbastanza in Warwick-Lane. Nel numero r8 del secondo volume di questo
comune. I maggiori uomini di cultura erano anche teologi o ave- settimanale, pubblicato il 5 maggio 1712, troverete una lettera,
vano fortissimi interessi teologici. l'o:;Ì era per il Barrow, come lo estremamente interessante, di Mr. Lcibniz a Mr. Hartsoeker che
era per il grande chimico c amico di Kewton, Robert Boyle, il confermerà ciò che io ho detto n 41 •
quale oltre ad aver scritto \·eri trattati di teologia, lasciò, alla sua :Kdla lettera rammentata da Cotes, datata Hannovcr, 6 feb-
morte, un legato per la creazione di una cattcdm che a\Tebbe braio r;n 42 , Leibniz, che in precedenza aveva attaccato Newton
dovuto avere come scopo principale la lotta all'ateismo. :\'umerose nella :;ma Teodicea 43, assimilava la gravità ncwtoniana ad una
opere teologiche pubblicò il grar.de matematico \Vallis, cd il «causa occulta l>, così occulta che non avrebbe potuto essere
fisico Hooke suh,:.c uno studio sulla torre di 13abclc. Moltissimi chiarita nemmeno con J'intC'rvcnto di Dio. Fu proprio questo
amici, allievi e corrispondenti dd Nostro erano ecr\rsi<lstici u attacco di Leibniz - insieme a quello precedente di Bcrkley nel
teologi. In un tale ambiente, le pr0occupazioni e gli interessi Dc lv! otu - che indusse N ewton ad integrare la seconda edizione
teologici di Kewton non costituiscono, certo, un'eccezione; ancile dci Principia col famo;;o Scolio Generale al terzo libro, nel quale
perché la presenza nella sua famiglia di alcuni ecclrsiastici lo enuncia le concezioni religiose che sostengono e coronano la sua
avevano abituato a riflessioni di questo tipo fin dalla fanciullezza. ' concezione matematico-sperimentale, chiarendo in tal modo la
Di conseguenza, l'interesse per gli stucli biblici, certe soluzioni ' propria concezione del mondo ed i limiti del suo metodo "filoso-
scientifiche ispirate più dalla religione che da effettivi motivi ra- fico)),
zionali, la sua sensibilità nei confronti delle critiche che lo presen- Il 25 giugno IJIJ, Cotes annuncia al suo autore, attraverso il
tavano come ateo, trovano tutte una giustificazione nell'ambiente dr. Samuel Clarke «che il libro è terminato» edil2;luglio, Ncwton
storico-culturale da cui proveniva e in cui lavorava. si reca dalla regina per farle omaggio di una copia del libro.
Da quanto precede si vede bene come non sia un caso che lo La terza edizione dei Principia vide la luce nel 1726, due anni
Scolio Generale si apra riprendendo la critica ai vortici cartesiani prima della morte del Nostro. Il collaboratore, questa volta, fu
-ossia ad una teoria ispirata al più rigido meccanicismo- e quindi il dr. Henry Pemberton 44 , nato a Londra nel r6g4. Mentre condu-
contestando il movimento pUramente meccanico, e perciò auto- ceva i suoi studi di medicina a Lcida, ebbe fra le mani i Principùl,
sufficiente, dei pianeti. Anche questa volta, colui che principal- ormai difficili da reperirsL Saputo che si trattava di un'opera di
mente sollecitò Kewton a scrivere lo scolio fu Cotes. Si deve, tut-
tavia, aggiungere che il contenuto dello Scolio Generale è stato in
~l ardua comprensione, rimase sorpreso della facilità c della rapidità
con cui era riuscito ad impadronirsi della materia. Passò allora
un certo senso la stesura df'i risultati di precedenti elaborazioni allo studio dd De Quadralura curvarum. John Keill volle presen-
degli allievi di ?'-Tcwton, effettuate dopo l'uscita della prima edi- tare il giovane matcmatiw a Sir Isaac, ma questi, essendo impe-
zione dci Principia. Il caso più cospicuo t· rappresentato dallo gnato in una delle solite malevoli polemiche, non prl':stò attenzione
scritto di Joseph Raphson, intitolato De. spatio real-i SI."H Ente infi- al Pcmberton. Non scoraggiato da un'accoglienza cosi fredda, il
nito CO/tamen malhcmalico-mctaphisicmn, aggiunto come appendice giovane matematico pensò di attirare su di sé l'attenziont: del
al volume Analisi universale delle equazion-i del 1702. Considerate gnmde scienziato con un'esposizione popolare della sua opera.
queste cose, Cotes funz;ionù come dcmeulu ùi spint<L. In data Il ca,;o, pen\ venne incontro al Pcmhcrton. Avendo Poleni, un
1S febbraio 1713 egli, infatti, scriYeva.al ~astro:" ... penso che matematico italiano, puLblicato un esperimento che, immaginava,
sarà opportuno aggiungere qualcosa mediante cui il vostro lihro
possa essere sottratto a certe prevenzioni che gli sono state acca- "]. EDI.RSTO);, op. ril., p. I:;J.
nitamente accumulate contro. Come qndk· per cui abbandona le ' 2 (',, (;, LEI!l:Sll, Dit Plulosophischml Schriflm, \'ol. III, pp. 5Ifi·Zl,
cause mecc:michc, è costruito su miracoli e ricorre a qualità oc- Leipzig. lt)JI,
" lvi, vol. \"1, pp. 61-62.
culte. P<'rché voi non possiate pemare superfluo rispondere a tali " !l. I'EMl!ERTOX, .~ view ttf Sir Isaac Nrwto11's phi/nwplry, Prefazione,
obiezioni, vi potrà riuscire gTadìto consultare un settimanale in- London, 172S.
,, INTRODUZIONE INTRODUZIONE '7

avrebbe confermato l'affermazione di Leibniz, per cui la forza di e alla raccolta e alla stesura degli scritti che dovevano costituire
caduta dei corpi è proporzionale al quadrato della velocità e non i Principia. Queste sue attività riempiono gli anni che vanno dal
alla semplice velocità, Pemberton lo trovb non solo insufficiente r676 al IJ04, allorché viene pubblicata l'Opticks. Vi sono dunque
ma ne scrisse addirittura una confutazione. Lo scritto venne co- ventotto anni durante i quali Newton sembra non int<"!ressarsi
municato a Newton, e questi chiamò il giovane presso di sé. Da più né ai lavori di ottica né ai problemi che ancora le sue memorie
questo momento ebbe inizio l'amicizia fra i due uomini. Frattanto propongono agli scienziati continentali. Ora, negli anni in cui
Newton, sia a causa delle precarie condizioni di salute che ne Newton era impegnato nella stesura dei Pri11cipia, si verificarono
facevano temere la morte improvvisa, sia perché la seconda edi- alcuni avvenimenti politici di notevole importanza. Nel r685,
zione dei Priltcipia era ormai esaurita, aveva deciso di procedere in séguito alla morte di Carlo II, era stato eletto al trono d'In-
alla stampa di una terza edizione dell'opera. La !n<Jrl~:: prematura ghilterra Giacomo Il. Questi, cattolico fanatico, non solo continuò
del Cotes, però, lo aveva privato di un preziosissimo collaboratore la politica patema di sistematica opposizione al Parlamento,
e lo metteva in serie difficoltà, anche perché, come abbiamo detto, negandone prerogative e diritti, ma la portò tanto avanti da pro-
egli non era certo né in età' adatta, né in condizioni di salute idonee vocare un profondo divorzio fra dinastia Stuart e nazione. I suoi
per affrontare un tale lavoro. Bene impressionato dalle capacità primi atti di governo furono di riprendere le relazioni col ponti-
di Pemberton Newton lo pregò di assisterlo nella preparazione ficato e di riaprire le porte dell'Inghilterra ai gesuiti, sistemandoli
della nuova edizione dei Principia. • nei posti chiave dell'amministrazione dello Stato. In quest'opera
Durante il periodo della revisione ci fu tra i due un nutrito di restaurazione cattolica si inquadra l'evento che portò Newton
scambio di lettere, ma mentre quelle di Pemberton ci sono rimaste ad essere eletto deputato al Parlamento. Nel r687, Giacomo Il,
quasi interamente, quelle di N ewton sono andate perdute. Fra le calpestando le tradizionali autonomie dell'Università di Cam-
variazioni intervenute in questa nuova edizione, le più importanti bridge, impose al consiglio di essa l'elezione a M aster of Arts del
sono quelle che riguardano il celebre Scolio alle flussioni, dal quale monaco benedettino Francis. L'Università capì inunediatamente
viene cancellato il nome di Leibniz, e quella che riguarda il moto gli scopi politici che il re si prefiggeva e per non creare un prece-
dei nodi della Luna nella prop. 33 del libro III. Nel febbraio o marzo dente rifiutò la nomina. Contemporaneamente gli avversari
del r726, la terza edizione dei Principia veniva pubblicata con del sovrano iniziavano trattative segrete con Guglielmo III d"O-
una nuova prefazione di Newton datata I2 gennaio I725-26, in range. Mentre i leaders politici si accordavano per la sostituzione
cui, appunto, elenca le aggiunte più importanti fatte e ringrazia di Giacomo II, l'Università di Cambridge inviava a Londra una
Pemberton, « vir harum rerum peritissimus ». Per il lavoro ese- delegazione per tentare di indurre il re a recedere dalla sua deci-
guito, Newton ricompensò Pemberton con zoo ghinee. Immedia- sione. La delicata missione fu affidata ad una delegazione di cui
tamente dopo la morte del grande maestro, Pemberton pensò di faceva parte anche Newton, e sembra che questi abbia avuto
procedere alla traduzione inglese dei Principia, ma in questo fu una parte determinante nella riuscita delle trattative. Quando,
preceduto dal Matte nel r729. Allora si dedicò al completamento infatti, i delegati erano già disposti ad accettare un compromesso,
del suo.lavoro A view of Sir Isaac Newton's philosophy, già rivisto, nel senso che l'elezione del monaco non avrebbe dovuto costituire
in parte, dallo stesso Newton e uscito nel r728. Pemberton di- un precedente, Newton si tenne intransigentemente sulla nega-
venne poi professore di fisica al Gresham College ove tenne letture tiva ottenendo di far condividere alla delegazione il proprio punto
di chimica pubblicate dopo la sua morte (rnr) dal suo amico di vista. La missione, quindi, C'bbe successo nel senso che i privi-
dr. Wilson. legi dell'Università vennero salvati; contemporaneamente, lo
sbarco in Inghilterra dell'Orange, nel r688, poneva fine al regno
s. -Alla fine del primo paragrafo abbiamo visto come Newton, della dinastia degli Stuart, dando inizio all'epoca del costituzio-
in séguito alle controversie suscitate dalle sue memorie ottiche, nalismo moderno. Alle successive elezioni per la nuova assemblea
scrivesse all'Oldenburg di non volersi più occupare di filosofia e costituente, ~cwton fu presentato come candidato dell'Università
come, in effetti, egli si dedicasse interamentf! agli studi di chimica - riconoscente per l'opera svolta a suo favore - e il rs gennaio
,, INTRODUZIONE
INTRODUZIONE
'9
r68g fu eletto al Parlamento. Ncwton non svolse nessuna attività
politica. Si limitò a fare parte del gruppo Jr/lig, senza l'apporto Nel r6g4 si verificò nella vita di Newton una svolta decisiva:
del minimo contributo alla discmsione politica. La sua qualità l'ex allievo del Trinity College e suo attuale amico Charles Monta-
di deputato lo costringeva a frequenti viaggi a Londra, e durante gue - poi Lord Halifax - fu nominato in quell'anno eancelliere
queste sue permanenze nella capitale fece conoscenza e ·strinse dello Scacchiere. Montague era stato intimo amico di Newton
amicizia con gli uomini più in vista del momento. Conobbe Locke già dal tempo di Cambridge, tanto che collaborò con questi alla
e, sulla base dei comuni interessi teologici, ne divenne amico. costituzione di una società filosofica, elLe però non vide mai la luce.
Conobbe Huygcns alla Royal Society, e i dLic grandi uomini si In séguito furono colleghi nel « Convention Parliamcnt ». La car-
testimoniarono la reciproca stima, tenendo ~cwton una rela- riera politica del Montague fu rapida e facile, fino ad ottenere l'in-
zione sugli errori comme;;~i nella misurazione della doppia carico di ministro delle lìnanze. In tale veste elaborò un progetto
rifrazione dello spato d'Islanda, l'altro sulla propria falsa teoria di riforma monetaria per difendere la sterlina dalle frequenti fal-
della gravitazione. Locke, inoltre, lo introdusse negli ambienti sificazioni. L'unica persona fornita delle cognizioni indispensabili
politico-mondani londinesi. Questa serie di nuove conoscenze e di matematica e chimica per dare esecuzione al progetto, era
amicizie cominciarono a far nascere in Newton una certa insoffe- Newton. Per conseguenza, quando il controllore in carica della
renza per l'ambiente chiuso, severo fino ad essere quasi monastico, Zecca fu assegnato ad un altro incarico, Montagne lo chiamò a
alla lunga pesante, di Cambridge; e pur guadagnando egli abba- coprire l'importante ufficio. La lettera con cui il ministro comuni-
stanza bene, cominciò a lamentarsi del trattamento economico cava la nomina rendeva noto anche lo stipendio annuo- cinque o
insufficiente ai suoi biso~,:ni. seicento sterline. La lettera adesso menzionata è del 19 marzo
Gli anni che vanno dal 16go al 1694 sono i più tristi e dramma- r6gfl, ed è curioso che soltanto pochi giorni prima- il I4- Newton
tici della vita del Nostro. Fortemente provato dalla costante con- scrivesse ad Halley dicendogli che non era affatto uno dei candi-
centrazione mentale richiesta dalla composizione dei Prùtcipia, dati alla Zecca, e che se gli avessero offerto il posto lo avrebbe
incurante di una vita regolata, colpito crudamente nei suoi rifiutato 45.
interessi scientifici da un incendio che gli distrusse molti ma- Nel breve tempo di due anni il Nostro aveva completato la
noscritti di chimica, di elettrologia e sul magnetismo, nonché riforma. Nel r6gg viene promosso alla direzione della Zecca -
con uno stipendio annuo che andava da 1200 a 1500 sterline -
il suo trattato sulla luce e sui colori, per il quale aveva accumulato
incarico che tenne per il resto della sua vita, Nel febbraio dello
una gran massa di esperimenti, Kewton fu colto da una gravissima
stesso anno viene eletto socio straniero dell'Accademia Reale delle
forma di esaurimento ncrvoso, complicato, inoltre, da una forte
Scienze di Parigi. Ma il r699 vede anche uno degli epìsodi più
mania di persecuzione che lo impcgnù per due anni. Nelle pause squallidi della vita del N astro: episodio che impegnò molta parte
fra le "Crisi ebbe ancora la forza di attendere agli obblighi che com- delle sue energie, senza che la sua gloria ne venisse affatto au··
portava essere l'autore dci Principia. Nel '91 fornisce a B,;ntley mentata: alludiamo alla disputa con Leibniz circa la paternita
una bibliografia minima quale introduzione alla lettura dr.lla sua dd calcolo inlinitesimalc. La disputa, già di per sé inconsistente e
opera. Nel '92 illustra al matematico Wallis il calcolo delle flus- indegna di questi due grandi uomini, fu poi complicata e avve-
sioni e delle fluenti. Nel dicembre del medesimo anno inizia con lenata dalle interferenze politiche e da indecorosi orgogli nazio-
Bentley una corrisprmdcnza intrattenuta fino alla !ìne del feh- nali. Per la sua notorietà la descrizione della contesa non ci ri-
braio successivo. La corrispondenza -'costituita da quattro let- chiederà più di qualche rapido accenno.
tere - è storicamente importante perché la particolare intcr!-'rcta- Nicola Fatio de Duiller, che abbiamo gi;\ menzionato, mediocre
zione bentleyana dei Principia, e il particolare modo di deùunc matematico brinevrino residente a Londra, ostile a Leibniz per
conclusioni religiose dal loro apparato lìsico-matematico, di,·cnnc ragioni personali, nel 1699 pubblica uno scritto in cui non solo
una delle principali componenti della «religione naturale 11 e del- afferma che il primo vero inventore del calcolo era Newton e non
l'•( ottimismo n del XVIII seculo.
" ), EDLES!ON, tJf', ci/., p. XXXV.
l!'.'TRODUZIO~E INTRODUZIO:N.E 3'

Leibniz - come in tutta Europa si riteneva - ma accusa abba- biliari gli. procurassero violentissimi dolori, non emise mai un grido,_
stanza chiaramente Leibniz di un possibile plagio. Questi gli non si lamentò mai, né manifestò il minimo moto di irritazione;
risponde sugli Acta Eruditorum, ma nella risposta non coinvolge anzi, durante le brevi pause che il dolore gli concedeva, parlava
Newi:on, essendo persuaso che questi fosse estraneo all'aftacco. con affabilità e con il normale buonumore. Durante tutto questo
La polemica finisce allorché Leibniz ottiene che gli Acta re~pingano periodo la sua vigoria mentale non venne mai meno, tanto che
la controrisposta del de Duiller. Nel frattempo Newton veniva si sperava se non di salvarlo almeno di prolungargli la vita. :i\Ia
rieletto membro dell'Università di Cambridge al nuovo Parla- verso le sei di sera del sabato 18 marzo entrava in coma e vi
mento. Allora, sia per la sua qualità di direttore della Zecca, sia rimaneva per tutta la domenica successiva fino al lunedì 20,
per il suo stato di deputato, il IO dicembre 1701 rinuncia alla giorno in cui, tra la una e le due del mattino, mori.
cattedra lucasiana. Il 30 novembre 1703 viene eletto presidente
della Royal Society, succedendo a Lord Somers. L'incarico gli 6. - Durante gli anni che vanno dalla pubblicazione dell'Op..
fu rinnovato annualmente durante i restanti venticinque anni, ticks ad oltre il 1720, quindi fin dopo la morte di Leibniz, la pole-
fino alla sua morte. Nel 1704 esce l'Opticks. mica sull'analisi, troncata nel 'gg, riprende violenta. L'occasione
Questo, come si vede, è il momento in cui Nev.i:on coglie i questa volta venne fornita dallo stesso Leibniz, il quale, recen-
risultati, materiali e di prestigio, della precedente parte della sua sendo il De Quadratura curvarum, operetta matematica inserita
vita dedicata interamente al lavoro. Il 16 aprile 1705, in occasione come appendice all'Opticks, si lasciò sfuggire alcune espressioni
di una visita della regina Anna al Trinity College, gli viene con- equivoche e poco riguardose per il prestigio dell'ormai celeberrimo
ferito il titolo di Sir. N cl medesimo anno, però, venne bocciata Kewton. La risposta venne da John Keill, :fisico e matematico,
con un gran numero di voti contrari, la sua terza candidatura al discepolo di Newton. In uno scritto inviato alla Royal Society,
Parlamento. e comparso nelle Philosophical Transactions, settembre-ottobre
Gli ultimi vent'anni della sua '\ita trascorsero tranquillamente. 1708, sulle forze centrali, egli introduceva l'argomento con le
La responsabilità della nuova casa londinese era stata affidata seguenti parole: «Tutte queste cose se&'llono dalla ora celeberrima
alla nipote Caterina Barton, e cosi N e-..vi:on poté dedicare tutte le aritmetica delle flussioni, che senza dubbio alcuno inventò per
sue energie alla Zecca, alla Presidenza della Royal Society, e alla primo il Signor Newton, come facilmente costaterà chiunque
successiva riedizione dei Principia e dell'Opticks. Nel 1722 quando voglia leggere le lettere edite da Wallis, la medesima aritmetica
aveva So anni fu colpito da un'attacco di calcoli alla vescichetta fu in seguito, mutati soltanto il nome e la notazione, pubblicata
biliare che lo tenne impegnato per qualche tempo. Nel 1725 fu dal signor Leibniz negli Acta Eruditorum » 46 • A questo punto fu
preso da una violenta tosse dovuta ad infiammazione polmonare. interessata della controversia la Royal Society, di cui Leibniz
A causa di questa nuova malattia fu costretto a trasferire la sua era membro, la quale provvedette a nominare una commissione
residenza a Kcnsington, dove migliorò con una certa rapidità. per l'esame dei documenti esibiti dai due contendenti. La maggio-
Pensando di essersi ormai ristabilito, nel febbraio del 1727, si ranza della commissione era costituita da scolari e amici di Newton
recò a Londra per presiedere una riunione della Royal Society, c le sue conclusioni comparvero nel 1713 in forma di libro dal ti-
fissata per il 2 marzo. Imprudentemente, non soltanto presiedette tolo Commercium Epistolicum D. Jnlwnnis Collì11s et aliomm de
la riunione, ma confidando in un'energia che in eflctti non posse- Analisi promota. La commissione alla fine del libro esprimeva la
deva più, si affaticò ulteriormente col fare e col ricevere visite, Sl'gucnte' sentenza':« Esaminato tutto ciò riteniamo che Newton
e con l'impegnarsi in discussioni che il suo stato sconsigliava. Il sia stato il primo inventore di questo metoJo, e che quindi Keill,
risultato fu il risveglio della sua vecchia malattia. Ricondotto a sostC'nendo questa stessa tesi, non ha recato nessuna ingiuria o
Kensington fu immediatamente sottoposto alle cure del caso nella calunnia a Leibniz" 47 • La disputa continuò nC'gli anni successivi.
speranza non di sottrarlo al male, giudicato incurabile, ma di alle-
viargli i dolori. Pare che il suo comportamento in questa circo-
., hi, p. LXXII.
stanza fosse addirittura stoico. Nonostante che le crisi dei calcoli " La disputa Le1lmi:-Newton sull"alhllisi, Torino, rgsS, p. r88.
l' INTRODl'ZION:E
!NTRODUZIO!>"E 33

minazione - com'era, poi, ovvio nei due metodi. Nel I704,


Vi furono coinvolti tutti: allievi e amici di N ewton, la Corte in-
infatti, Newton aveva pubblicato come appendice all'Opticks, il
glese che se ne interessava "quasi fosse stata una contesa spor-
De Quadralura; in questa occasione, circa la generazione della
tiva n •~. e gli ambienti politici del partito Tory, che non perdo-
quantità, egli si era espresso come segue: u Considero in questo
navano a Lcibniz di aver collaborato ad insediare la dinastia lavoro le grandezze matematiche non come costituite di parti
degli Hannover sul trono d'Inghilterra 49.
piccole a piacere ma come generate da un moto continuo » 50 •
A questo punto il lettore potrà domandarsi: se Newton aveva Tale premessa istituiva una netta differenza tra il fondamento
ef:ettivamente scop~rto per primo il calcolo, perché non l'ha pub- e il significato teoretico dell'uno e dell'altro metodo, anche se,
blicato a suo tempo l Le risposte a questa domanda sono state due. occorre dirlo, tra il r687 e il 1704 erano intervenute notevoli
La prima dice che Ncwton, assegnando alle matematiche un com- modifiche nel concetto di infinitesimo. Nella terza edizione, la
pito !'trumentale, studiava e svihppava solo quelle parti capaci dichiarazione di cui sopra, viene espunta per intero. È stato detto
di risolvere un determinato problema di fisica. In questo senso che ciò va attribuito al carattere di Newton, ad una sua mancanza
la matematica, in quanto tale, aveva nella sua considerazione dì generosità verso un avversario meno fortunato·, al fatto che
una posizione rigidamente subordinata alla fisica e, di conseguenza, essendo ormai Leibniz morto, non aveva da temere nessuna ritor-
egli non aveva alcun interesse specifico a rendere pubblici gli sione polemica, Anche questo è vero: ma occorre aggiungere che
studi relativi. L'altra risposta rim:mda alla viva ripugnanza che un supplemento di riflessione può aver chiarito al Nostro che la
Newton provava verso la diffusione dei suoi lavori, e rimanda differenza fra i due metodi era concettualmente tanto profonda
a~che alla sua paura di venire trascinato in interminabili pole- da rendere ridicolo e inutile il ricorso ad una superficiale identità,
miche. Personalmente riteniamo che mentre la seconda risposta salvo la fanna e i simboli. Da questo punto di vista, egli ha fatto
può essere attendibile, in quanto riposa su precisi dati di fatto, bene a rifiutare- anche se tardivamente- qualunque compromesso.
non altrettanto si può dire della prima. Il timore dluna polemica l\Ia da questo medesimo punto di vista, la controversia nata tra
può, infatti, dare ragione del fatto che ndla prima edizione dei questi due uomini eccezionali era ancor più inutile e ingiustifi-
Principia, libro II, prop. VII, scolio, egli scrivesse: « Neile let- cata. Circa l'altra risposta, quella cioè che invoca lo strumenta-
tere che ci furono tra me e l'eccellentissimo geometra G. W. Lei- lismo matematico come ragione dell'omessa pubblicazione degli
bniz, dieci anni fa, quando gli comunicavo èhc ero a conoscenza studi sul calcolo, abbiamo già detto che non d soddisfa completa-
di un metodo per determinare i massimi e i minimi, tracciare mente. Questa tesi, infatti, è parzialmente inesatta sotto ahneno
tangenti, e simili (... ) questo insigne uomo mi rispose che anche due profili. Per quanto attiene al primo, va ricordato che Newton
lui si era imbattuto su un metodo del medesimo genere, e mi co- era, oltre che un fisico sperimentale, anche un fisico matematico,
municava il suo metodo, che differisce pochissimo dal mio, ec- e come tale ben consapevole del valore relativamente autonomo
cetto per la forma e i simboli n. Ora, una simile dichiarazione è della matematica rispetto alla fisica. A questo proposito si può
talmente lontana dalla realtà e dalle caratteristiche dei due metodi, prendere in esame il modo come N ewton è giunto a stabilire per
che possiamo solo pensare che Newton l'abbia inserita nel suo le vene lif]uide la stessa legge di caduta dei corpi 51 • Non v'è dubbio
libro Pro bono pacis. E ciò è tanto più verosimile in quanto nell'e- che si tratta di un procedimento eminentemente matematico.
dizione del '13 - quando omtai, si era in piena contesa - Newton Per quanto attiene al secondo profilo dobbiamo ricordare che ci
aggiungeva qualcosa che modificava. la frase in questo modo: sono tante testimonianze a favore quante contro la strumentaliz-
((eccetto per la forma e i simboli, e i concetti circa la generazione zazione della matematica. Perciò, se è vero che nella prefazione
della quantità"· Il che inseriva una prima, fondamentale discri- del 1Gl:i7 ai Principia troviamo frasi come ((è sembrato opportuno

" S. l. VAV!LOV, ap. r.it., p. 295. IG J. ì'EW"ION, [H Q11adralur<1 Cllrl"lrrmr. p. 127, in G. C.\S"IU-Nl'OVO,
'" L. GEYMONAT. Storia ~ filosoji<f dell"a11a/isi iujinilesimale, Torino. Le ilrigini del calco/~ iu(iuilesi>ua/e udl'tra modutra, ~lilano, 1962.
1947· p. 137· " PriiH"ipia, libro Il. s. 7, pwp. XXXVI.

3· NEWTON.
34 INTRODUZIONE lNTilODUZIONE 35

in questo trattato coltivare la maiemalica per quella parte che il rapporto tra le sue posizioni sull'esperienza e quelle sulla teo-
attiene alla filosofia» - ove, però, è come sottinteso che vi sia logia. Perciò, pur concordando su una forma di strumentalismo
un'altra parte autonoma rispetto alla "filosofia" - è anche vero, attenuato, n0n possiamo condividere la presunta occasionalità
come abbiamo visto, che Newton era in pos~esso del calcolo degli studi matematici, in quanto che, oltre a non essere vera -
circa vent'anni prima di pubblicare il suo capolavoro. Diventa, si pensi al podrroso sforzo di immaginazione che si deve essere
allora, difficile dire che il ì\'ostro lo abbia inventato e sviluppato reso necessario per u vedere » che il calcolo era applicabile anche
tenendo d'occhio la materia dei Principia: materia alla quale, alla fisica - mortifica il valore della posizione teoretica newto·
come sappiamo, si accostò organicamente solo intorno al r68u. niana.
Fatto qncsto rilievo, però, occorre subito aggiungere che, effet- Se, dunque, la matematica è, nel senso detto. uno strumento,
tivamente, egli non riusciva ad immaginare che le matematiche ciò significa, a nostro avviso, che Newton non credeva ad uno
potessero avere una propria, autonoma, teoresi e, quindi, un'auto- studio della fisica sviluppato cartesìanamente, ossia, ad una fisica
noma validità. Tutte le <l invenzioni" matematiche dovevano po- i cui enunciati fossero ricondotti, per la loro comprensione, ad
tersi applicare a --problemi eli fisica. In questo senso, ma solo in un sistema metafisica di valori e non alla natura. Per Newton la
questo senso, la matematica era, per Newton, uno strumento. realtà è la natura, e la matematica costituisce lo strumento più
In conclusione, nei nostri giudizi sulla matematica newtoniana idoneo a fard penetrare questa realtà.
dobbiamo tener conto dci due seg·1enti elementi: I) che di fatto, Le cose fin qui esposte mostrano la realè portata della conce-
oggi come ieri, la matematica tende a generalizzare (dal suo punto zione filosofica generale di Xewton e ci permettono eli fare qualche
di vista, infatti, è importante enunciare soltanto proprietà e rela~ considerazione. Newton è ancora, sebbene in modo aggiornato,
zioni di larga applicabilità, dalle quali, in seguito, è generalmente un realista. In un periodo in cui la realtà della materia corre il
facile dedurre le proprietà valide in campi ristretti); z) che da grave rischio eli essere assorbita nella definizione metafisica della
questo momento in poi si verifica possibile impiegarla come stru- cartesiana sostanza estesa, o eli sfilacciarsi - e perdersi - in un
mento per l'indagine dei problemi di fisica. psicologismo sensistico alla Locke, egli conserva un vecchio modo
A quale strumentalismo d opponiamo, dunque? A quellO, per di filosofare: la natura è la sola realtà che conosciamo e ad essa
esempio, espresso dal Dloch. Questi, infatti, radicalizza a tal punto dobbiamo attenerci, e per comprenderla dobbiamo riferirla non
la tesi strumenta!istica, da giungere ad affermare che se Nev.ion ad un sistema di proprietà e relazioni fuori di essa da cui dipende-
ha scelto lo strumento matematico ciò non è aHatto per un'esi- rebbe, ma ad un sistema eli proprietà e relazioni ad e.ssa interno.
genza di rigore, o perché credesse impossibile trovare un qualche
altro strumento esplicativo ugualmente soddisfacente. Lo spirito 7- - Abbiamo visto come Newton pubblicasse, nel 1704, il
del f1sico era in lui troppo sviluppato per poter subordinare la chia- trattato intitolato Opticks or a Trca/ise of the Ref{ections, Refrac-
rezza sensibile alla precisione della geometria 52 • A tale argomen- lions, J.njleclions and Colours of Lighl. La storia di questa pubbli-
tazione si puù pl'rÙ fin troppo facilmente Dbkttare che, di fatto, caziow; inizia all'indomani dell'uscita dei Principia. Infatti, spinto
Newton s'è servito della matematica e non di un qualsiasi altro dal ~ttCCC'sso ottenuto, sembra che Newton intendesse procedere
strumento, ed è, quindi, solo di questa cht> bisogna tener conto; all'immediata puhblicazione dei suoi scritti di ottica. Ma, pf'r
si deve inoltre aggiungere che la tesi de'l Bl0ch rende impossibile Yaric ragioni, ruscita di questi scritti viene rinviata fino all'anno
capire il perché dell'invenzione del calcolo wnti anni prima dci
Principia e, ciò che è pcgg:o, la validiti teoretica della po:-izinne
del Nostro. La questione dello strumentalismo, infatti, o, come
r
'
detto.
L'Opticks fu pubblicata in inglese, e durante la vita di Newton
elob.; ben quattn.. edi:doni, anche se l'ultima comparve (r730)
anche viene detto, dell'empirismo matematico di Ncwton, ha un dopo la morte dd Nostro. :Ma come rlicc la" Avvertenza a questa
rilievo molto maggiore eli qud che nom1ahnentc si dice, cd inwste quarta Edi;~,ione" essa "fu corretta dalle mani dello stesso Autore
e depositata prima della sua morte presso il libraio"· Kel IJO(,
52 L. BLOCll, tJp. cii., p. IJC>. Samuel Clarke ne curò la versione btlna, e quest'edizione ebbe una
INTRODUZiONE lt-""TilOOUZIONE 37

straordinaria diffusione in Europa, proprio a causa della lingua. esattezza che, scrive il Vavilov, "la lettura del secondo libro del-
Nelle successive edizioni non vengono apportate allibro modifiche l'Opticks è la migliore introduzione all'arte dell'esperimento. Si
sostanziali, salvo un'omissione e varie aggiunte. L'omissione ri- trattava di stabilire le leggi empiriche in un campo completa-
guarda i trattatelli matematici aggiunti nella prima edizione ed mente nuovo, per quel tempo abbastanza misterioso; non esi-
eliminati nella seconda, in quanto <<non appartengono all'argo- steva il minimo segno di una teoria che potesse presentare dei
mebto » del libro. Le aggiunte riguardano le "Qu~rics »: insieme dati numerici » 54 • Tale tra.duzione quantitativa fu confermata
di problemi che costituiscono l'ultima parte dell'opera. Il numero I.)O anni dopo.
di queste << Queries » fu continuamente aumentato e alcune di La terza parte di questo secondo libro dell'Opticks tratta dei
esse furono ampliate. Il contenuto dell'Opticks è costituito dalle colori costanti dei corpi naturali e della loro analogia con i colori
memorie del '72 e del '75, e dalla prima parte delle Lectio·nes Op- delle lamine sottili trasparenti. Secondo Newton, le parti più
ticae, pubblicate postume in inglese nel I728 e in latino nel I729; piccole di qua.<;[ tutti i corpi sono trasparenti. Anche i corpi che
ad esse vengono aggiunte le ricerche sui colori delle lamine sottili, vengono appiattiti fino a diventare lamine sottili trasparenti
e molte altre novità. Il libro fu quasi immediatamente tradotto: riflettono i raggi di un certo colore e lasciano passare quelli di
del IJ20 è la versione francese del Coste, In seguito venne ritra- un altro colore. Su questa base viene istituita la sopraddetta,
dotto dal celebre rivoluzionario francese Marat. Come dice il

l
errata, analogia. La decima proposizione è importante perché
Vavilov, ~le molte edizioni pubblicate vivente l'autore mostrano Newton vi afferma che, scomposto un raggio luminoso, il suo moto
quale ampia fama avesse raggiunto al principio del secolo xvm è determinato dalle forze di attrazione del corpo trasparente.
la dottrina newtoniana dei colori ~ 53 • In tal modo egli riprende la tesi del '72, tesi secondo cui anche
__!Lcarattere "principale dell'Op!icks va trovato nella grande la luce è materiale. Poco sotto scopre ed enuncia la periodicità

l
quantità di esperimenti riportati, nella pressoché totale mancanza delle proprietà della luce: u I ritorni della disposizione di un raggio
di dimostrazioni e di calcoli matematici, e nel linguaggio piano e qualsiasi ad essere riflettuto chiamerò impulsi alla facile rifles-
accessibile con cui fu scritta. Queste sono anche le ragioni per cui sio·ne e quelli della sua disposizione ad essere trasmessi, impulsi
l'Opticks, contrariamente a quanto avvenne per i Principia, ebbe ,, alla facile trasmissione, e lo spazio di tempo che passa tra ciascun
tanta fortuna presso gli sperimentatori Ma solo presso di questi e, ritorno e il successivo, interoallo dei suoi impulsi n55,
per così dire, sotto il profilo puramente materiale. L'opera è divisa J L'ipotesi che il moto di un raggio di luce dipendesse dalle
in tre libri: il primo tratta dei fondamenti dell'ottica geometrica,
della dispersione e della composizione della luce bianca, e di di-
.,l forze di attrazione del corpo ha ricevuto intorno al Igzo, un'iospe-
rata conferma: esattamente quando, per trovare una conferma o
verse altre questioni. Il secondo tratta dell'interferenza della una smentita alla teoria della relatività di Einstein, gli astronomi,
luce nelle lamine sottili, Questo fenomeno era già noto, ed era fotografando le posizioni delle steUe durante un'eclissi totale,
stato studiato in precedenza da Hooke, ma in termini qualitativi. registrarono una leggera deviazione dei raggi delle stelle in pros-
Il passo avanti compiuto da Ncwton consiste nell'averlo tradotto simità del Sole. Questo non vuole dire affatto che 1\ewton sia
in termini quantitativi. Egli, infatti, riesce a mostrare che un un precursore, né un anticipatore di Einstein, in quanto le condi-
colore dipende dall'angolo di inciUenza e di riflessione, e dallo zioni oggettive dello sviluppo della scienza sei-settecentesca man-
spessore dello strato d'aria, caYano di tutti i fattori necessari ad ottenere questi risultati, e io
Nel seguito di questo secondo libro Newton ottiene una nuova quanto l'enunciato era dato sempre in forma ipotetica. 1\el con-
conferma del fatto che il bianco è un miscuglio di colori, e della tempo, però, non possiamo non rimanere sorpresi di ammirazione
costante e immutabile relazione fra colori e gradi di rifrangibilità. per le incredibili capacità del 1'\ostro c per il suo genio nell'ape-
Tutti questi esperimenti sono un tale capolavoro di precisione ed
>< S. l. YA\'II..C•V, op. cii., p. lJJ.
" S. l. VAVII..OV, op. cii., p. 131. " Opticks, libro II, parte III, Dover Publicatinns, N. Y., 1952, p. 281.
INTIWDUZIONE
lr.'TRODUZlONE 39

rare le più ardite generalizzazioni. Su un altro piano, il discorso può essere correttamente concepita. Nell'edizione del '17, all'in-
sulla corporeità della luce e sul suo essere sottomessa alfattra- terno delle otto nuove Questioni agg1unte, si può avvertire una
zione, è dello stesso tipo di quello fatto nei Principia circa il centro sua indiretta conversione alla teoria dell'etere. Tutto questo po-
dell'universo e il moto dei punti equinoziali. Si tratta, cioè, di trebbe generare un'impressione di contraddittorietà confortata,
corollari la cui maggiore attendibilità si basa sull'esattezza delle peraltro, anche dalla posizione oscillante assunta dal nostro Autore
dimostrazioni e prove precedenti, anche se essi, cnme tali, non sul problema se la natura della luce sia corpuscolare oppure ondu-
sono attualmente passibili di verifica. latoria.
L'ultima parte dcll'Opticks è dedicata, come giil abbiamo detto, Indubbiamente, se facciamo una questione di quantità di
alle (( Queries ». Esse si presentano come una lunga serie ùi appunti luoghi in cui la teoria corpuscolare viene sostenuta e difesa, allor~
sugli argomenti più disparati e più lontani fra loro, senza alcun è vero che Newton propendeva più verso questa che verso quella.
ordine c senza alcuna reciproca, apparente connessione. In molte l\Ia dobbiamo anche ammettere che le ragioni del Nostro per
di esse suno contenuti grossi errori e stridenti contraddizioni; in respingere la teoria ondulatoria del suo tempo erano per certo
molte altre, invece, ci sono idee illuminanti c intuizioni arditissime. assai valide. In primo lm•go essa non spiegava la propagazione
Come si diceva, sarebbe vano tentare di enucleare un unico iìlo rettilinea delia luce. Non veniva data nessuna spiegazione del
conduttore: la grande quantità di argomenti trattati in esse, come, come, secondo questa teoria, un raggio di luce possa esistere.
per esempio, il tentativo di particclari applicazioni della legge di
mutua attrazione, qnello, nella 3111. questione, di un'applicazione
lj In secondo luogo, l'esistenza dei colori, veniva lasciata completa~
mente irrisolta. Il concetto delle diverse frequenze delle vibrazioni
generalizzata della legge di gravità, ed il convincimento, ivi eteree non era stato sviluppato. La teoria non possedeva, come
espresso, che l'ordine del mondo è effetto del piano e della sag~ tale, un munero sufficiente di caratteristiche differenziali per spie-
gezza divini, non lo permettono agevolmente. gare l'esistenza della luce dei diversi colori. D'altra parte non sa-
Tali questioni, che a volte diventano dei veri e propri pro- rebbe neanche esatto dire che Newton si è schierato incondizio-
blemi di cui, però, Newton fornisce raramente una soluzione, !a- natamente a favore della teoria dell'emissione. Da questo non
sciandoli molto spesso aperti, risentono chiaramente nelle succes- possiamo però sentirei autorizzati a parlare di vera e propria con-
sive redazioni degli eventi che le hanno suggerite e del tempo pas- traddizione. Un tale discorso, infatti, sarebbe superficiale perché,
sato tra l'effettivo studio di esse e la pubblicazione dei risultati. anche in presenza delle due teorie, il metodo di Newton rimane
Del resto, il nostro Autore era il primo a rendersi conto della costante: se alcuni fenomeni possono essere soddisfacentemente
''provvisorietà n di tali questioni. Introducendole, infatti, dirà: spiegati senza ricorrere al mezzo etere o al concetto di onda, egli
« Quando feci le osservazioni che seguono, mi proponevo di ri-
respinge l'etere e assnme il corpnscolo: se altri fenomeni possono
peterne molte con maggior cura ed esattezza, e di farne alcune essere spiegati indipendentemente sia dall'onda che dal corpuscolo,
nuove (... ). l\Ia allora dovetti interrompere ed ora non posso pen- egli non parla né di onda né di corpuscolo; ma se altri fenomeni
ancora hanno bisogno, per essere soddisfacentemente spiegati,
sare di riprendere in esame queste cose. Poiché non ho portato a
dell'etere e dell'onda, allora egli assume l'uno e l'altra, e tenta di
termine questa parte del mio proposito, concluderò col proporre
giustificare l'assunzione.
alcune Questioni, confidando nel fatto che da altri vengano com-
piute ulteriori ricerche ,, 06 • Le cose ora dette portano a concludere che ci troviamo in
presenza, non già di un atteggiamento contraddittorio o quanto
Questa <c apertura n dci problemi, e la loro "lncompiutczza n,
meno oscillante, ma di un atteggiamento mentale estremamente
si colgono facilmente studiando per esempio, il modo di trattare
5.pregiudicato e di una grande libertà e onestà intellettuale, quale
l'etere. Nel1704 deU'ctere viene fatto soltanto il nome, nel 1706 l'unità del metodo di Newton richiedeva. Gli si potrebbe tutt'al
la nozione viene criticata e Newton conclude affermando che non più rimproverare di non essere riuscito ad unilìcarc la teoria
dell'etere e, soprattutto, le due teorie della luce: ma chi ha un
>i Ivi, pp. 33S-39· minimo di conoscenza delle diilìcoltà insite in questi problemi e
INTRODUZIONE IJ'>TRODUZIO~"E
4'

delle novità di mezzi tecnici che l'anzidetta unificazione, di fatto, fondissime modifiche sono state apportate ai principi del moto,
comportava, non insisterà oltre sull'argomento. Malgrado le con- alla concezione della gravitazione e della sua causa, e agli altri
traddizioni, le oscillazioni e lt! incompiutezze, dalla lettura di capitoli della meccanica. Tutto ciò è indubbiamente vero:
questo libro, dice il Cohen, si ricJ.va un «grande godimento intel- bisognerà però tener conto dd fatto che tali integrazioni, cambia-
lettuale per i filosofi come per gli scienziati, per i poeti come per menti e perfezionamenti sono stati possibili solo in quanto sono
gli sperimentatori, per i teologi come per i pittori, e per tutti coloro

l
cresciuti sulla precedente sistemazione n~wtoniana.
che amano i prodotti dell'immaginazione umana al pii1 alto grado Analogo progresso troviamq in ciò che riguarda la teoretica
di raffinatezza n 57 • Circostanza questa che corrisponde alla reale dell'elaborazione scientifica. Sappiamq che Newton si diceva
' convinto che la legge d'inerzia e le altre leggi del moto avessero
portata storica, ossia al numero di possibilità di sviluppo conte-
nute rispettivamente nei Principia e nell'Opticks. Ancora una un fondamento empirico e che, avendo effettivamente luogo in
volta il Cohen delinea magistralmente tale situazione. «Mentre i natura, l'osservazione diretta potesse rivelarcele. La critica ha
Principia -egli dice - sembravano il punto terminale di una vec- colpito duramente questa persuasione ed essa oggi non è più
chia linea di ricerca, l'Opticks, con i suoi fenomeni, scoperti da sostenibile. Tuttavia, pnr essendo inaccettabili se prese singolar-
poco, concernenti i colori e la dirfrazionc, segnava chiaramente
l'inizio di una nuova direzione nella ricerca fisica. Mentre Newton
\ mente, quelle affermazioni risultano vere quando vengono
valutate nella loro globalità, e quindi nelle conseguenze che ne
terminava i Principia con uno scolio generale a cui aggiungeva il risultano. La critica, perciò, ha giustamente operato non tanto
Sistema del ].fondo, chiudeva l'Opticlls con una nota di incertezza, sulle conclusioni, in gran parte esatte, quanto sull'impostazione
con un gruppo di ' Questioni', alcune delle quali, non certo tutte, teorica della meccanica, mostrando che i rapporti tra teoria ed
dovevano essere risolte col lavoro Celle generazioni successive n 58 • esperienza sono molto più complessi di quanto il Nostro sapesse
e potesse vedere, e mostrando ancora che tali rapporti non pos-
8. - Giunti alla fine di questa esposizione viene naturale do- sono essere eccessivamente semplificati senza rischiare, come di
fatto è accaduto, di trascurare qualche loro aspetto_ essenziale.
mandarsi se l'opera di Newton presenti ancora qualche intèrcsse
I progressi della meccanica e dell'astronomia newtoniane sono
per il lettore contemporaneo. Il quesito si risolve dando una scorsa • dovuti alla lenta ma continua modificazione di questa base teo-
alla bibliografia ncwtoniana di questo secolo 59; ci .ii accorgerà
rica e sono legati ai nomi di Bernoulli, Eulero, Lagrange e Laplace,
allora sia dell'importanza tutt'ora riconosciuta all'opera del grande
perciò al lavoro compiuto durante tutto il Settecento e parte
inglese, sia del fatto che egli è un momento vitalissimo della filo- dell'Ottocento. Contemporaneamente, il raffinamento delle tecni-
sofia e della storia della scienza. J che di ricerca e l'approfondimento dei concetti di sostegno hanno
A pagina 37 abbiamo visto che la teoria einsteiniana sulla portato ad una sostanziale diversità del concetto di esperienza,
divisione di un raggio di luce confermava un'ipotesi di Ncwton. Infatti, essendo l'esperienza newtoniana quella del macroscopico
Se questa supposizione, tenuto conto dello sviluppo della mate- e dell'osservazione diretta, il moto avveniva all'interno di un
matica e della diversa strumentazione di verifica, può essere con- sistema chiuso: anche se questo comprendeva l'intero sistema pla-
siderata un'ardita antecipazione, occorre anche dire che dai Prin- netario. Inoltre, l'attribuzione alla natura delle proprietà di sem-
cipia discendono molte altre posizioni che costituiscono altret- plicità e di confonnità a sé stessa, faceva apparire i movimenti
tante tappe del progresso in fisica. QÙalcuno potrebbe obiettare come mere modificazioni locali. La sua rappresentazione della
che, oggi, la meccanica si è completamente rinnovata e che pro- natura era qttindi statica perché la supponeva costituita non da
materia in movimento, ma da materia e movimento.
ll J. B. CmWN, Prcjw!:iotiC a/l'Op/ii:ks, p. XXXV!.
Il passo successivo sarà di garantire lo stato dell'universo natu-
~B \'i, pp. XXXVIII-XXXIX.
l
rale. Questa seconda fase si articola in due tempi. In un primo
J9 Cfr. per e~empio, C. PrGl!Ern, Ciuqr1a1<1'aomj di sl11di JIWJ/oJiia~<i tempo tutti i movimenti vengono ridotti a moti risultanti dalle
(I<)o8·I9S9), in • Rivista critica di Storia della f!losofia "• rg6o, nn. 11-111. forze attrattive c dalle forze di fermentazione, che però sono
l~TRODUZ!ONE INTRODUZIONE 43

principi non attivi ma passivi. Il ragionamento di Newton è il Queste ultime considerazioni comportano che il sistema new-
seguente: l'attrazione di gravità, la forza di inerzia e la forza di toniano debba essere recepito come un momento inelinrinabile
fermentazione essendo principi passivi, la varietà e la quantità del cammino compiuto dalla scienza, ma comportano anche che
di moto che troviamo nel mondo dovrebbe decrescere continua- la scienza non possa essere concepita come qualcosa di chiuso, o
mente. Se ciò uon avviene è perché intervengono principi attivi come un insieme rigido di proposizioni vere per sempre e immodi-
quali la causa della gravitazione e la causa della fermentazione. ficabili. Al contrario, secondo questo punto di vista la scienza
Tutte le cose materiali appariranno composte di particelle diventa qualcosa di essenzialmente mutevole e capace delle più
dure e variamente associate, fin dalla prima creazione. "Poiché diverse connessioni. Il che risulta anche meglio se facciamo il
a Lui, che le creò, spettò di disporle in ordine"· Ora, l'attra- il conto di ciò che resta dell'assolutezza delle u verità scientifiche»
zione di gravità, proprio perché è universak·, ossia costituisc~ newtonianc rispetto alle odierne risultanze. l\Ia proprio questo
un principio attivo nel senso sopra precisato, è una legge della fatto deve spingere ad una diversa, più esatta valutazione della
natura, c si comporta come un cordone sanitario che racchiu- ricerca scientifica in generale c di quella odierna in particolare.
dendo un'innumerevole quantità di moti particolari li ùefinisce Il vedere in concreto i limiti (imprecisione nella formulazione e
in maniera univoca e, contemporaneamente, esclude la possibilità nella fondazione dei princìpi, ecc.) della mctodologia di Newton
di altri moti fuori di se stessa. Di conseguenza dall'attrazione di rispetto alla presente ci deve servire per mC'g!io sottolineare la
gravità egli ricava una prima garanzia dello sta!tts dcll'univtlrso. sostanziale dinamicità della scienza. Il riconoscimento cht: la
In un secondo tempo questa ll"gge viene integrata da un altro parte più viva della sopraddetta metodologia è quella più aperta
principio, ossia da un essere intelligenti': e potente - come risul- alla molteplicità delle soluzioni, al dubbio e alle continue revisioni
ta dallo scolio generale al terzo libro dei Principia - responsa- ci deve indurre a riflettere su alcuni car<~.tteri essenziali della
bile di questo stato dell'universo. Il sistema del mondo, dunque, ricerca scientifica in tutti i tempi. Da ciò l'importanza dello studio
viene in ultima analisi garantito da Dio anche se questi, a dei grandi scienziati del passato: studio che rivela la sua princi-
differenza dell'attrazione, non interferisce nel mondo fisico una pale utilità nella possibilitil offerta allo studio;;o di una visione
volta che lo status sia stato fissato. critica dei concreti procedimenti di ricerca impiegati, dello sfondo
Simile appello alla garanzia divina non va considerato però teoretico a cui tali ricerche si richiamavano e che tendevano in
come un difetto specifico della concezione newtoniana; sappiamo parte a convalidare in parte a modificare, e dei metodi applicati.
infatti che essa veniva richiesta da tutto il corpus scientifico E questo non per giungere ad un elenco piatto e noioso di qut:sti
dell'epoca. Proprio in questa garanzia risiedeva allora il criterio fatti, ma per stimolare la riflessione su ciò che il continuo muta-
supremo di scientificità. Non v'è dubbio che oggi non abbiamo più mento, cui i fatti scientifici e le teorie sono sottoposti, significa per
bisogno di essa, ma è chiaro che sarebbe errato respingere in la scienza nel suo complesso. Nel presente caso, il costatare quanto
blocco il contenuto di pensiero di quel periodo solo perché ancora la scienza abbia progredito rispetto alle posizioni raggiunte da
impegnato in istanze mctafisiche. Il critico contemporaneo, al Kewton deve provocare oltre che un legittimo orgoglio nella ra-
contrario, ha il preciso dovere di esaminare con la ma%ima zionalità degli uomini capace di risolvere le difficoltà che via via
cura tali istanze e di analizzarne i rapporti con la scienza. Cosi, affiorano, anche una visione più rigorosa della struttura tcoretica
nel caso presente, e in un testo classico come questo di Newton, della scienza, delle sue proprietil e del carattere delle sue u verità"·
gli si riveleranno gli strettissimi legami che intercorrono fra ri- Da qnesto punto di vista lo studio di :-.l'ewton può diventare per
cerca scientifica, concezione filosofica dell'uomo, del mondo e di la teoresi scientifica una sorta di modello.
Dio. Il che deve condurre lo studioso a riflettere sull'importanza Possiamo quindi dire che la dimensione storica è propria, oltre
che i legami extra-scientifici hanno avuto per la scienza in ogni che della newtoniana scit:nza drlla natura, anche della scienza nel
fast: della sua evoluzione e tutt'ora hanno sebbene, ovviamente, suo insieme. Ciascuna disciplina scientifica deve essere pensata
si presentino in forme diverse. come un organismo che non soltanto ha un ovvio sviluppo nel
44 INTRODUZIONE

proprio interno, ma possiede rapporti precisi e saldi tanto con


gli altri analoghi organismi che col complesso delle condizioni
esistenti. Le scienze perciò traggon:~ gli stimoli al proprio sviluppo NOTA BIOGRAFICA
tanto dall'ambiente sociale in cui hanno origine quanto dai par-
ticolari metodi e procedimenti di ricerca delle altre scienze. In
tal modo il progresso scientifico è determinato sia dalle varie
richieste della società sia dai fruttuosi trasferimenti di enunciati
da una scienza all'altra: per esempio dalla meccanica all'ottica o
alla chimica, In altre parole, la scienza è. dotata di un proprio
tipo di movimento dialettico sia verso l'esterno (ambiente) sia
tra le singole discipline. In questo movimento dialettico, nella
sua ricchissima articolazione e nella sua grande complessità
va anche vista la causa del progresso scientifico da Newton a noi.
1642 23 dicembre. Newton nasce a Woolsthorpe, paesino vicino
ALBERTO PALA a Grantham, nel Lincolnshire.
1655 Viene inviato alla scuola dJ Grantbam.
1656 Viene ritirato dalla scuola di Grantham perché si dedichi
all'<;UDmìnistrazione della proprietà familiare. Per questa
attività manifesta scarse tendenze.
166o-61 Viene rinviato a Grantham al fine di completare gli
studi ed essere ammesso all'università di Cambridge. Ciò
che avviene nel gennaio del 1661:. Negli anni successivi
compie le letture matematiche fondamentali per la sua
) preparazione scientifica.
r664 Prime osservazioni sugli aloni della luna,
1663 Conseb'lle il titolo di baccelliere. Di quest'anno è anche
il primo articolo sul calcolo delle flussioni (calcolo infini-
tesimale).
r666 Nel marzo di quest'anno si dedica alla molatura di lenti
tentando di conferire loro una figura non sferica. Scopre
la diversa rifrangibilità dei raggi di luce. Ha la prima
idea del telescopio a riflessione. Ma l'epidemia di peste
scoppiata a Londra e diffusasi in tutto il paese, lo co-
stringe, per quasi tre anni, ad abbandonare Cambridge
rifugiandosi a \Voolsthorpe. A questi anni della peste ven-
gono fatte risalire le più importanti scoperte scientifiche
di Newton: perfezionamento della notazione delle flussioni,
teorema del binomio, scoperta dcll'bwguale rifrangibilità
dei raggi di luce, prima intuizione della gravitazione.
1668 Costruisce il primo telescopio a riflessione.
NOTA BIOGRAFICA NOTA BtoGRAFICA 47

r66g Diviene professore lucasiano della cattedra di matematica. ottici a quelli matematico-meccanici, e in pari tempo rac-
cogliesse il materiale per le letture annuali nella Michaelmas
1670-71 In quE'sti anni intrattiene attraverso Barrow una nutrita Term: letture da cui poi scelse i materiali per i Principia.
corrispondenza con Collins 3U vari argomenti matematici Dal suo note-book sappiamo che durante questi anni aveva
c sulLllgcbra di Kinkhuysen, che egli tradurrà. Verso la portato aYanti gli studi di chimica, che aveva avuto una
fine del '71 Vt'rrà proposta la sua candidatura alla Royal discus,:ionc epistulare con Boylc sulle qualità fisiche dei
Socidy. corpi, che aveva determinato la curva descritta da un
corpo sotto \'azione di una forza centrale e aveva appli-
r(qz L 'II gennaio viene detto membro della Royal Society. C<.tto questo teorema al caso di un'ellisse, che rra in cor·
In questa occasione si discute df'l suo tf'lcscopio a rines- rispondenza con Flamstecd sulla cometa del r68o e sulle
sionc e gli si as;;icuran<' tutti i diritti sull'invenzione. Il marce finché nel novembre dcll'84 inviava ad Halley ~la
6 febbraio presenta sempre alla Royal Society la memoria legge dei moti celesti». I due anni successivi sono dedi-
fondamentale intitolata .Nuova teoria i11torno alla luce e ai cati alla composiz,ione dei Principia.
colori.
Nell'estate vengono pubblicati i Philosophiae Nalttralis
1672-74 Per il resto del '72 fino ad oltre la metà del '74 Newton Principia mathematica.
viene impegnato in una controversia scientifica sul tele-
scopio a rific;;sione c sulla nuova teoria intorno ai colori. r68g Viene eletto rappresentante dell'Università di Cambridge
Le risposte alle obiezioni mossegli assorbiranno la mas- al Parlamento. A Londra si incontra con Locke e nel-
sima parte del suo tempo. l'estate conosce, alla Royal Society, Christian Huygens.
1675 Si ha notizia dei suoi studi di chimica attraverso una r6g2 Scrive alcune lettere al matematico Wallis illustrandogli
lettera di Collins a J ames Gregory. Di questi interessi di il calcolo delle flussioni e dei fluenti. Prima lettera a
N cwton per la chimica abbiamo notizia per la prima volta Bentley sui Principia che questi intendeva utilizzare per
da una lettera ad Oldenburg datata zg gennaio r672. In dimostrare l'esistenza di Dio.
essa Ncwton rende note le proporzioni di arsenico ·e di
bronzo necessarie per ottenere specchi adatti ai telescopi. 1693 Prosegue la sua corrispondenza con Bentley. Nel settembre
Nell'aprile ottiene una patente che concede aJ professore viene colpito da una grave forma di esaurimento nervoso
lucasiano di conservare gli emolumenti del '' fdlow » senza che gli durerà circa un anno.
essere obbligato ad entrare a far parte degli ordini eccle- 1695 Verso la fine dell'anno viene nominato ispettore della
siastici. In dicembre invia alla Royal Society una nuova Zecca. Questo incarico gli porterà via la maggior parte
importante memoria sulla luce e sui colori. del tempo dei tre successivi anni. Porterà a termine il
compito di riconiare le monete nel r6gg, e in questa occa-
r676 Kel giugno e nell'ottobre invia a Lcibniz, tramite Oldcn-
sione verrà nominato direttore.
burg, due lettere circa il calcolo dodle flussioni. Tali lettere
furono raccolte in seguito, al tempo della contesa tra 1697 Trova la soluzione di due problemi proposti da Giovanni
Newton e Leibniz, nel Commercium Epistnlicum e sono Bernoulii ai matematici europei.
note sotto la denominazione di Epistola prior ed Epistola
posterìor. Si occupa di esperimenti sull'elettricità, i cui 1699 Viene eletto socio straniero della reale accademia francese
risaltati comunicherà alla Hoyaf Society; contemporanea- ùelle scienze.
mente è costretto a difendersi dai rinnm·ati attacchi dci IJOI Rassegna le dimissioni dal suo incarico di professore e
suoi avversari scientifici iiulla nuova memoria concernente contemporaneamente rinuncia agli emolumenti di "fellow ».
la luce e i colori.
r703 NtJ novembre \'iene cktto presidente della Royal Society,
I6j7-86 Le notizie sull'attività di ~ewhJ!l durante questi anni carica che gli verrà rinnoYata fino alla morte.
sono estremamente scarse. Possiamo congetturare che
:;tesse preparando il passaggio dagli interessi puramente 1704 Pubblicazione dell'Oplirb.
:SOTA .BIOGRAFICA

1705 Ha Imzio la disputa con Leibniz sulla priorità circa la


scoperta del calcolo infinitesimale, a causa di alcune espres-
sioni equivoche sul suo De Quadratura curvarum apparse
NOTA BIBLIOGRAFICA
sulla rivista diretta da Leibniz. ~el marzo viene nominato
Sir della regina Anna.
1706 Edizione latina dell'Oplù:ks, a cura dì Samuel Clarke.
1709 Inizio della sua corrispondenza con Rogcr Cotcs relativa
alla seconda edizione dei Principia. Questa corrispondenza
durerà fino al marzo del 1713.
1712 Pubbl!cazio~c _del Commercium Epìstoliwm, in cui si espon-
gono I ternum della sua controversia con Leibniz.
17 IJ Seconda edizione dei Principia.
Ifi4 Insieme a John Keill continua ad essere impegnato nella Delle opere di Newton non esiste alcuna edizione critica, gli
polemica contro Leibniz. Questa polemica continuerà fino stessi inglesi si sono limitati a raccogliere le opere pubblicate
al 'r6, anno della morte di Leibniz, sia direttamente sia durante la vita del grande scienziato e a stampare una minima
indirettamente attraverso i già menzionati Kcill e Clarke. parte della corrispondenza scientifica. Soltanto in questi ultimi
anni sono andati raccogliendo sistematicamente la corrispondenza
17r8 Seconda edizione dell'Opticks. La terza edizione, sempre newtoniana sotto il titolo The Correspondmce of Sir lsaac N eu/lOti,
curata da Newton, uscirà nel I72L Cambridge, 1959-60-61, a cura di un comitato composto da il-
lustri studiosi di Storia della scienza.
1722 Viene colpito da un attacco di mal della pietra. La bibliografia newtoniana è semplicemente sterminata; per
1726 Terza edizione dei Principw. farsene un'idea basta scorrere la raccolta citata a pagina 40 del-
l"Introduzione, che è ristretta, per altro, al solo 'goo. Per chi
1727 llzo marzo, tra l'una e le due antimeridiane, Ne'Nton muore. avesse curiosità di informazioni supplementari, senza volersi
) dedicare a ricerche specialistiche, citerò una bibliogralìa minima.
I repertori fondamentali sono la rivista "Isis ·~ e gli << Archives
Intemationales d'Histoire cles Sciences n. In Italia vanno anzi-
tutto ricordate tre antologie munite di introduzione e note espli-
cative: Princìpi di Filosofia Naturale, teoria ddla gravitazione, per
cura di F. Enriques eU. Forti, Roma, 1925; Newton, a cura di G.
Preti, Milano, rg5o; Antologia mrwloniana, a cura di A. Pala,
Torino, 1963. Oltre ad esse va citata come studio di un certo
respiro e condotto su una conoscenza diretta dci testi, la tradu-
zione di S. J. VAVILOY, lsaac Nnfto11, Torino, 1954, che è ad
ogni modo un libro fondamentale per la comprensione del New-
ton scienziato. In anni rl'centi è mcita la traduzione del Siste-
ma del mondo, Torino, I<)S'J·
In Francia abbiamo la n•cchia ma ancora valida monogra-
fia di LEON BwcH, La philosophie de Nr:;,•IM~, Paris, rgo8 e
gli studi sparsi in riviste e in parti di libri di Alcxandre
h:O)Té, studi che la sua rec('nte scomparsa ha impedito ve-
ni.sscro raccolti organicamente in volume; ad ogni modo, en-
tro questi limiti, è interessante leggere l'ultima parte del suo
50 NOTA Bll!L[QGRAFICA NOTA BIBLIOGRAFICA
5'

libro Dtt mondc clos à l'univcrs ù1(ini, Paris, 1962. Kcl mondo uso corrente nel Seicento, si rivelano oggi di lettur~ particolar-
anglosassone la situazione è, naturalmente, più favorevole e gli mente faticosa.
studi su Nrwton sono nttualmente in piena rifiuritura. Per questo Del tutto diverso è invece l'intento della presente traduzione.
fatto mi limiterò a citare alcuni dci lavori più significativi: per Con essa, infatti. non mi propongo certo di diffonùere- la conoscenza
la biografia sono fondamentali sia DAVID J;RE\YSTER, Tize l-ife dei risultati raggiunti da Ncwton, ormai ben noti ad ogni studioso,
of Sir l saac Newtcm, Edinburgh, rSso, sia L T. l\IuRE, lsaac l\i'c·wtnn, in quanto entrati a far parte - da due secoli e mezzo - del più
London, 1934, ristampata in America nel r~(J2, Per la trattazione prezioso patrimonio della scienza moderna. Il mio scopo è un altro:
di aspr:tti particolari della posizione di Newton, o per una tratta- quello di porre il lettore italiano di fronte ad un testo classico,
zione generale dPlla sua posizione scientifica e del suo signitìcato che ha determinato una delle svolte più importanti del pensirro
liloo;ofico si possono leggere utilmente A. ]. S~-;ow, 1lfallcr and scientifico; di fargli cioè comprendere, anche senza che egli abbia
Gravily in Ne!t'fml's physt'cal Phi!osophy, London, rgzfi; L B. innanzi agli occhi l'originale latino, tutte le caratteristiche concet-
CoHEN, Franl1lin and Nell'ton, Philadelphia, 1956. tuali e stilistiche di tale testo, con le sue complessità e a volte
le sue stesse imprecisioni. Proprio in vista di ciò ho condotto la
traduzione nel modo più letterale pos...;;ibile, concedendomi sol-
La presente edizione. tanto in pochissimi casi qualche libertà, là dove essa mi pareva
assolutamente indispensabile allo scopo di raggiungere una mi-
Le traduzioni dei Principia vengono normalmente accompa-
gnate dall'operetta Il sistema del mondo. Se in questa edizione l
·~
gliore intelligenza della pagina (per esempio nel lemma XVII del
libro I). Immagino che il risultato così ottenuto potrà deludere
italiana essa non viene presentata, ciò si deve al fatto che ne e::.i- .~
qualche lettore. Ma ho preferito questo rischio all'altro di presen-
ste un'ottima recente traduzione, citata nella Nota Bibliografica, tare una lingua italiana ovunque piana e scorrevole che, però,
alla quale si rinvia il lettore che ne avesse curiosità. avrebbe falsato il testo. La persona abituata a letture scientifiche
La presente traduzione è stata condotta sull'edizione di Colonia moderne potrà, senza dubbio, provare una sorta di fastidio a
del 1760 della terza edizione dci Principia, nonché su quella cansa del linguaggio, non certamente fra i più rigorosi, impiegato
curata da Samucl Horsley del 1779 riprodotta nel II c III vo- da Xewton. Ma tale persona deve tener presente che questo
hune delle opere di Xcwton edite da F. Frommann Verlag, libro rappresenta, nella storia del pensiero scientifico, il momento
Stuttgart-Bad Cannstatt, rgfl4. È stata confrontatalinoltr.e con in cui il linguaggio della scienza sta appena nascendo, e in cui per
la traduzione inglese del Matte (1729) riveduta e rrlodem1zzata la prima volta, tenta di definirsi, sebbene nei modi approssimativi
quanto al linguaggio dal Cajori (1934), e con la classica tradu- di cui dirò fra poco.
zione francese di )ladame du Chastelet (1759). È ben noto a tutti, che nel linguaggio scientifico attuale esiste
l'r. tuttavia necessario sottolineare fin d'ora il particolare m- una corrispondenza biunivoca tra il concetto e la parola che lo
tento cui mira questa traduzione, a differenza della due precedenti. j' esprime; e ciò nell'intento di eliminare dal discorso scientifico la
Sia il :Mottt! che la :rtiarchesa du Chastelet si proponevauo, quale pluriY<Jcità e la vaghezza caratteristiche del linguaggio comune,

l
scopo essenziale, di far conoscere ai loro contemporanei i nuovi e ndl'intento di ottenere che una data parola significhi uno e
ed importanti risultati esposti nei Principia, nonché il tipo di ar- ~"lt;mto un concetto dato. È pure noto che tale corrispondenza
gomentazioni su cui tali risultati si basavano. La loro preoccu- non può venire raggiunta se si impic·ga il dizionario del linguaggio
pazione fondamcnblc, in vista di questo scopo, era quella della cnmunc, sempre ricco di sfumature in cui le stesse parole possono
chiarezza, da mggiungersi a qualunqJ.;~e costo, anche a scapito eSS(·rc impiegate per esprimere concetti fra loro diversi; proprio
della scrupolosa fedeltà al testo latino. Ciò va detto soprattutto per ovviare a questo difetto si è fatto ricorso ai linguaggi arti-
per la traduzione francese, ove la traduttrice si concede spesso Jiciali o simbolici, i quali, al limite, ce~stituiscono la piena realiz-
notevoli libertà pur di non lasciare dubbi al lettore circa l'inter- zazione della corrispondenza biunivoca. Ebbene, va ricordato che
pretazione, secondo lei esatta, del pensiero newtoniano. Restando in Kewton manca ancora, pressoché interamente, un tale interesse.
in questo medesimo spirito il Cajori è giunto, ndla sua riclabo- Egli scrive il suo testo scientifico con la stessa preoccupazione da
razione della traduzione del Motte, a trascrivere in linguaggio cui è mosso un letterato: evitando per esempio di ripetere, finche
matematico moderno le espressioni di Kewton, che, sebbene di è possibile, la stessa parola nella stessa pagina. Per questa ragione
i
'
NOTA BIBLIOGRAFICA
5' NOH BlllllOCR~flCA 53

un medesimo concetto viene espresso, nei Principia, con parole liano, in quanto sarebbe stato impossibile capirle a chi non fosse
· s_pesso diverse, a volte tre e anche quattro; e \"icenrsa la f!ledesim~ uno storico della matematica. Per questa ragione ho tradotto i
parola viene usata per esprimere concetti fra loro assat lontam. due termini vicissim e di1.1isim con i loro equivalenti moderni (cioè
Così, per esempio, il verbo tangere C usato abbastanza s~esso !~el scomponendo e talvolta permutando); per il medesimo motivo al
suo normale si~::niftcato di toccare, ma certe volte vuoi dtre chia- posto delle espressioni: ''duplicata ratio », « subduplicata ratio "•
ramente giacere. su, stare su, e altr" volte viene usato r.:ume sino- •l triplicata ratio », « subtriplicata ratio », « Sl'"squiplicata ratio »,
nimo di occurrere, ossia coincidere, incontrarsi, come nd lemma XX. '' subsesquiplicata ratio n, « sesquialtera ratio » ho usato, rispetti-
Cosi, ancora, il concetto geometrico di linea conica, viene espresso vamente, le attuali: "quadrato», «radice quadrata», «cubo n,
in t:lluni casi dalla parola conica, in altri casi, come nelle pro- "radice cubica ll, «potenza con esponente 3/2>) o, più brevemente
posizioni XXII e XXIII, con la parola traiettoria. In tutti qut:~ti "potenza 3(2 "· «elevato 2/3 ))' "rapporto o ragione di 3 a 2 ».
casi si presentava il dilemma se rispettare la lettera del passo, col Così pure, al posto delle abbreviazioni quaà., cub. (Per esempio,
risultato di offrire qualche difficoltà alla sua comprensione, o di SPq ;.:: PVcub.) ho usato l'esponente numt>rico corrispondente;
aiutare la comprC'nsionc allontanandomi dalle parole usate da pertanto, qurutdo compare Nq scrivo N 2• Quando invece Newton
N<'wton. Lo scopo poco sopra spiegato ddla presente traduzione scrive NN nel senso di N al quadrato ho preferito conservare
mi ha fatto preferire la prima soluzione. Ciò va ribadito, in parti- la forma originale (che mi sembra immediatamente comprensi-
colare, per le argomentazioni a carattere infinitesimalc, OVI." Ncwlon bile), in quanto essa è tipica di un certo stadio evolutivo di'l
usa l'espressione ultimo, che a rigore, proprio a causa del suo im- ,,i linguaggio scientifico e della notazione matematica in particolare.
piego, sarebbe stato opportuno tradurre con al limite: ho conservato Al posto della linea sopra le lettere ho messo le parentesi tonde.
invece la locuzione latina traducendo da ultimo, anche se è solo Per il resto le cose sono rimaste esattamente come nel testo.
con una certa difficoltà che si ricava da essa il concetto di tendere Le proporzioni, per esempio, avrei potuto trascriverle con la nota-
al limite. Questioni analoghe si presentano per lo stesso linguaggio
ordinario della geometria: per esempio, Newton usa normalmente
le parole retta e abscissa nel significato di segmento; anche questa l zione moderna, come fa appunto il Cajori, e come fa in parte la
Marchesa du Chastelet, a ciò indotta, evidentemente,. dal fatto che
la costruzione di un linguaggio scientifico autonomo era nel Set-
volta ho mantenuto le due parole latine, innanzitutto perché non
presentavano eccessive complicazioni di intelligenza, e inoltre
perché è interessante vedere nel suo formarsi quel linguaggio
scientifico che, per le ragioni sopra esposte, nell'Soo è stato ne-
l tecento più avanzata sul continente europeo che in Inghilterra.
Personalmente ho preferito conservare la notazione newtoniana
sia, come dicevo, per mantenere al testo il suo sapore di antico
almeno in qualche valore formale, sia perché mi sembra che il
cessario criticare a fondo c sostituire con un linguaggio via via discorso possa, anche in tale fom1a, venire facilmente seguito con
più formalizzato. Sempre per ottenere la massima aderenza al un minimo di attenzione.
testo ho mantenuto l'espressione forza impressa o ve oggi si prefe- Questa traduzione viene presentata con un apparato di note
rirebbe dire forza applicata. l'er analoghi motivi mentre oggi si relativamente scarso, perché, salvo qualche rara circ0stanza, con
parla di bisecar;; l'angolo e di dimezzare i segmenti, nella traduzione esse non ho inteso fornire alcuna spiegazione apprnfondita del
ho usato sempre bisecare per entrambi i concetti, conformemente testo, ma soltanto o rammentare al lettore il signiftcato di singoli
al testo. Altrettanto dicasi per analogus che, a volte, significa termini soprattutto astronomici, che risultano meno familiari;
proporzionale; per intervallus che significa raggio; per locum e oppure chiarirgli qualche espressione caduta in disuso ma che ho
foca, solitamente usati nel senso di punti; per l'espressione t'n ritenuto opportuno conservare nel testo; o accennare alle varie
seriem i11ddcrnzinatam per mctlwdum nostram seriermn convergen- teorie che si sono andate formando e affermando o scomparendo
ti·um reducta, che significa sviluppato ùt serie, come per esempio intorno ad un qualche fenomeno o gmppo di fenomeni; o infine
nella prop. XLV, es. 2, libro L fornire qualche dato intorno a personaggi ed autori, molti dei
Le espressioni e le locuzioni fin qui elencate sono ancora com- quali oggi assolutamente SC0TlOsciuti, ma che nel testo ricorrono
prensibili anche se i m precise e vaghe; da ciò la_ deci_sio~e, come per le più diverse ragioni. A quest'ultimo fine mi sono valso pre-
dicevo, di conservarle integralmente nella verstone 1tahana. Ma valentemente delle seguenti opere: Dizionario delle scienze ma-
certe altre espressioni del linguaggio matematico d~l tempo. ho tematiche pure cd applicate, trad. it., Firenze, r83S; A. SPITZ, F.
dovuto obbligatoriamente renderle nell'attuale equivalente 1ta- GAY:-<OR, Dictionary of AstroiWIJI)' and Astronautics, ~ew Yvrk,
54 NOTA BIBLIOGRJIFICA

rgsg; R. DuGAS, Histoire de la mécauiquc, Neuchatcl, rgso; R.


DucAs, La mécanique au XVII sièclc, Paris-Xeuchatel, 1954;
Enciclopedia della scienza c della tcmicr1, primi cinque volumi
usciti, Milano, rg63-65; la rivista <l Archi ves lntemationales
d'Histoire dcs scicnces », Paris.
Prima di chiudere questa ormai troppo lunga premessa, desi-
dero esprimere la mia viva gratitudine a quanti mi hanno fornito
consigli e suggerimenti durante l'esecuzione della dil1ìrilc impresa;
in particolare al dott. Pietro Melis, mio assistente di Storia della
seif'nza lH'll'Univcrsità di Cagliari, per il prezioso aiuto che mi ha
l PREFAZIONE DELL'AUTORE
prestato in diverse circostanze.
A. P.

Poiché gli antichi (secondo quanto riporta Pappo 1) ebbero


nella massima considerazione la meccanica al fine di investi~
gare le cose della natura, e i più moderni, abbandonate le
forme sostanziali e le qualità occulte, tentarono di ridurre i
fenomeni della natura a leggi matematiche, è sembrato
opportuno in questo trattato coltivare la matematica 2 per
quella parte che attiene alla filosofia 3 •
Gli antichi, in verità, fondarono una duplice meccanica:
la raz-ionale, che procede mediante accuratissime dimostra~

1 Geometra greco, fiorito intorno al 320 a. C.


L'opera maggiore di Pappo, scritta intorno al J.l.O in otto volumi ed
iatit<:llata Col/e::Ì(li>C, d è pervenuta in modo incompleto. Il primo libro,
infatti, è andato perduto cd i restanti sonrJ deteriorati e monchi. Scrisse,
inoltre, commentari agli Anal~mma di Diodoro, all'Almagesto di Tolomeo
e agli El..-menti di Euclide.
Le principali caratteristiche della Co!le::irme di Pappa con.~istono in
un riassunto, disp'1sto sistematicamente>, dd più interessanti risultati dci
predecessori, e in note eoplicative o estettsiYe delle scoperte precedcnti.
Sono IOC>lto appreuabili le introduziorù ai vari libri in quanto forniscono
un chiaro concetto d<'l cont<"nuto e lo. linea gcncr11lc dell'argomento trat~
tato. Da queste introdtt~iuni si può giudicare dello stile degli scritti di
Pappa, eccellente e perfino clegante.
Anche Cartesio conobbe il lavoro di Pappa e. anzi, esso pu•'.> essere
considerato cnme l"inielaiatura della sua G,'<>milri$.
2 La deci~ione di rr~tringere la matematica alla parte riguardante le

applicazioni pratiche. indica che, secondo "Nt>.wton. la matematica può


essere studiata anche come disciplina autonoma e indipendentemente da
eventuali applicaziorù. Per questa discussione si rin~-ia al\'IHin>d"ziomt.
l Si deve inten,iere filosofi<! 1111/llml~. espressione irepiegata nel 'Uno
per designare l'oggctto e i mttodi dell"attuale ftsica.
PREFAZIONE DELL'AUTORE l
\
PREF.~ZIONE DELL'AUTORE 57

zioni, e la pratica. Tutte le arti manuali appartengono alla genere sia attrattive che repulsive. Per questa ragione pro-
parte pratica, dalle quali, peraltro, la meccanica prese il poniamo questi nostri principi matematici di filosofia. Sembra
nome. Poiché infatti gli artigiani sogliano operare con poca infatti che tutta la difficoltà della filosofia consista nell'in-
cura, ciò fece che tutta la meccanica sia stata distinta dalla vestigare le forze della natura a partire dai fenomeni del
geometria, in modo che tutto ciò che è rigoroso sia riferito moto e dopo nel dimostrare i restanti fenomeni a partire
alla geometria, e tutto ciò che è m~:no rigoroso alla mec- da queste forze. A questo mirano le proposizioni generali
c~mica. Gli errori, però, non sono dell'arte, ma degli artefici. delle quali abbiamo trattato nel libro primo e secondo. Nel
Colui che lavora con minore cura è un meccanico imperfetto, terzo libro, invero, ho esposto un esempio di ciò al fine di
e se qualcuno potesse lavorare in modo accuratissimo, questo spiegare il sistema del mondo. lvi, infatti, dai fenomeni
sarebbe un meccanico pt>rfettissimo fra tutti. Infatti, anche celesti, mediante le proposizioni dimostrate matematicamente
le descrizioni delle lince rette e dei cerchi, sulle quali la nei libri precedenti, vengono derivate le forze della gravità,
geometria è fondata, appartengono alla meccanica. La geo- per effetto delle quali i corpi tendOno verso il sole c i singoli-
metria non insegna a descrivere queste lince, ma le postula. pianeti. In séguito da queste forze, sempre mediante propo-
Postula infatti che il novizio, prima di giungere al confme sizioni matematiche, vengono dedotti i moti dei pianeti,
della geometria, apprenda a descrivere accuratissimamente delle comete, della luna e del mare. Volesse il cielo che fosse
le medesime, e in seguito insegna in qual modo i problemi lecito dedurre i restanti fenomeni della natura dai princìpi
si risolvano mediante queste operazioni; descrivere rette e della meccanica col medesimo genere di argomentazione.
cerchi è un problema, ma non geometrico. La sua risolu- Infatti, molte cose mi spingono a sospettare che essi tutti
zione è richiesta alla meccanica, in geometria si insegna possano dipendere da certe forze per effetto delle quali le par-
l'uso delle risoluzioni. E la geometria si gloria del fatto che ticelle dei corpi, per cause non ancora conosciute o si urtano
con cosi pochi principi presi altrove produca tante cose. La fra di loro e si connettono secondo figure regolari o si respin-
geometria dunque si fonda sulla prassi della meccanica, e gono e recedono l'una dall'altra: per le quali forze ignote, i
non è nientaltro che quella parte della meccanica.Ìuniversale filosofi fm qui invano indagarono la natura. Spero in verità
che propone e dimostra l'arte di misurare accuratissimamente. che, o a questo modo di filosqfare, o ad un altro più vero,
Poiché infatti le arti manuali sono interessate soprattutto i principi qui posti possano apportare qualche luce.
ai corpi in movimento, accade di solito, che la geometria L'illustre acutissimo signore Edmund Halley 4, eruditis-
viene riferita alla grandezza e la meccanica al moto. In simo in ogni genere di lettere, si adoperò per fare uscire
questo senso la mecca11ica razionale sarà la scienza dei moti quest'opera, e non soltanto corresse gli errori di stampa e
che rùmltano da forze qualsiasi, c delle forze richieste da curò che fossero preparate le figure geometriche, ma fu anche
moti qualsiasi, esattamente esposta e dimostrata. Questa
parte dclla meccanica fu elaborata dagli antichi, che consi-
' Eùmuml Halky nacque in un pat•sino vkino a Londra nel 1656.
derarono la gravità (che non è una potenza manuale) sol- N~l 1673 entrò nel "Quecn's Collcgll • di Oxford. Prima <ki :o:o anni inviò
tanto nei pesi che dovevano essere mossi da quelle potC'nze, alla " I{oyal Suddy • una mt•moria su nn • mctoùo diretto e geometrico
nelle ciuque potenze spettanti alle arti manuali. Kni inYcce per trovare gli afeli e le eccentricità d"i pbncti "· Viaggiò a scupo di
studio. Divenne socio dtlla • Royal Sucicty" nrl J(>7S. Xrl 168o, a Calai~.
esaminiamo non le arti ma la filosofia, e scriviamo non sulle osser\'Ò la comr.ta che porta il suo nome. Per i rappon:i con Xewton.
potenze manuali ma su quelle naturali, e trattiamo soprat- dr. [JJ/J·od«zionc. Profcssorr. Saviliano ùi geometria a Oxfr:>rd. :\cl Iil3
di\·enta segretario della "Royal Snci<:ty" c nd ':n astrunumo reale al
tutto quelle cose che riguardan::J la gravità, la leggerezza, posto di Flamste.,d_ La sna opera piò famosa C A.<lratwmùt/1 Com<'lica~
la forza clastica, la resistenza dei fluidi e le forze di ogni Syuopsis. èliori nel I].p:.
PREFAZIONE PEtt'AtlTORE

il promotore dell'uscita di questa edizione. Infatti, ottenuta


da mc la dimostrazione della figura delle orbite celesti, non
desistette dal chiedere con insistenza che comunicassi la
medesima alla Royal Society 5 , la quale in séguito, per i suoi
gentili incoraggiamenti e auguri, fece si che cominciassi a PREFAZIO:<rE DELL'AUTORE
pensare di pubblicare la medesima. :\fa dopo che cominciai ALLA SECOND,\ EDIZIONE
a rivolgenni alle ineguaglianze dei moti lunari, e poi a ten~
dere anche verso altre cose che riguardano le leggi e le misu~
razioni della gravità e di altre forze, le figure descritte dai
corpi attratti secondo leggi date, i moti scambievoli di più
corpi, i moti dei corpi in mezzi resistenti, le forze, le densità In questa seconda edizione dei Priltcìpt·a molte cose, qua
e il moto dei mezzi, le orbite delle comete e altre cose simili, e là, sono state corrette ed alcune aggiunte. Nella sezione II
reputai di rinviare ad un altro momento l'edizione, al fine del primo libro, la ricerca delle forze, per effetto delle quali
di investigare le rimanenti cose e darle insieme al pubblico. i corpi possono ruotare entro orbite date, è stata resa più fa~
Le cose che riguardano i moti lunari (essendo imperfette) cile ed ampliata. Nella sezione VII del libro secondo, la teoria
ho riunito insieme nei corollari della proposizione LXVI, per sulla resistenza dei fluidi è stata esaminata in modo più accu-
non essere costretto a proporre e a dimostrare partitamente rato e confermata con nuovi esperimenti. Nel terzo libro, la
le singole cose con un metodo più prolisso di quello di cui teoria della luna e la precessione degli equinozi vengono
la cosa sia degna e per non interrompere le serie delle rima~ dedotte dai propri principi in maniera più completa, e la
ncnti proposizioni. Piuttosto che mutare il numero delle teoria delle comete viene rafforzata con esempi più nume-
proposizioni e le citazioni ho preferito inserire alcune' cose rosi, e più accurati, di calcoli delle 'orbite.
trovate più tardi in luoghi non completamente idonei. Chiedo
insistentemente che le cose siano lette con serenità e che i Londra, 28 marzo I7IJ.
difetti in una materia cosi difficile siano non tanto criticati, !s. NEWTON
quanto investigati e benevolmente colmati con nuovi ten-
tativi dei lettori.
Cambridge, Trlnity College, 8 maggio I686,
Is. NEwToN

! Costituita ufficialmente nel :~:662, fu formata, com!' circolo privato


nel :~:645 da un gruppo di studiooi di "~cienzc naturali"· Scopo dichiarat<>
ùcl\a "H<>yal Society • era lo svilupp~ del. mt>todo sp~rimentale e, per
quo•sta ragione, si richi::~mava al padre di tale metodo: F. B.<cone. Contem-
poraneo alh studio delle teorie su base sperimentale, era ]'(·samc delle
nuove macchine e di nuovi strumenti propooti alrattcnzinne dé'i suoi
membri. Si può dire che per dut" secoli non vi ~ia stato uomo di valore
che non •ia stato in pari tempo membro della • Hoyal Sncldy '·
Fu inoltre il moddlo cui si ispirarono, nel resto dell"Eurnpa. le altre
Accad~mi6 che via via anda\'Ct.UO costituendosi. La • Hoyal Society • è
uno dei primi esempi di organizzazione della cultura.
PREFAZIO:<IE DELL'EDITORE
ALLA SECONDA EDIZIONE

Ti presentiamo, lettore benevolo, una nuova edizione, a


lungo desiderata e ora in gran parte riveduta e aumentata,
della filosofia newtoniana. Puoi conoscere le cose più impor-
tanti che sono contenute in questa opera celeberrima dagli
indici annessi, e sulle cose che o sono state aggiunte- o sono
state modificate, ti informerà la prefazione dell'autore. Resta
da aggiungere qualcosa circa il metodo di questa filosofia.
Coloro che intrapresero a trattare della fisica si possono
raggruppare sotto tre classi. Ci furono, infatti, quelli che
attribuirono alle singole specie di cose qualità specifiche ed
) occulte, dalle quali, poi, vollero ricavare, secondo un certo
misterioso metodo, le operazioni dei diversi corpi. La totalità
della dottrina scolastica, deriYata da Aristotele 1 e dai Peri-
patetici 2, è fondata su questo: afiermano, in particolare, che
i singoli effetti nascono dalle nature particolari dei corpi; ma
non insegnano donde provengano quelle nature; perciò non
insegnano nulla. E poiché essi tutti sono impegnati piuttosto
con i nomi delle cose che con le cose stesse, vanno consi-
derati come inventori di un certo discorso filosofico e non
come coloro che hanno trasmesso una filosofia.

l Questo celebre filosofo fiorito in Grecia nel IV se.;nlo a. C., è troppo


noto perché si debba qui trattarne. In questo luogo è ricordato come
l" .1.utor"1tà. a cui in scie n la ~i appoggia ogni mo,·imento reazi,mario.
2 D~nominazione che assunse-ro i membri della scuola ili Aristotele e

i loro suc,.,essori. Il nnnw t: Ùt'"riYato dal PMif>alos llll.."l sorta di passeggiata


coperta ùel Lic·ca di .\tene.
PRHAZIOI'>E DELL'EDITORE ALLA SECO:-lDA EDIZIONE PREFIIZIO:I'>'"E DELL'EDITORE ALU SECONDA EDIZIONE 6J

Altri invece, respinta l'inutile farragine delle parole, deducendo, in maniera felicissima, la spiegazione del sistema
hanno sperato di conseguire meriti con una migliore cura. del mondo dalla teoria della gravitazione. Che )a forza di
Perciò hanno stabilito che tutta la materia è omogenea, che gravità apparten~se a tutti i corpi, altri sospettarono e
tutta la varietà di forme, che :;i scorge nei corpi, è nata da immaginarono: ma fu il primo e il solo che poté dimostrare
certe relazioni semplicissime, molto facili da capire, delle ciò a partire dai fenomeni, e a porre un saldissimo fonda-
particelle componenti. E se alle fondamentali relazioni delle mento per straordinarie speculazioni.
particelle non si assegnano altri modi che quelli che la stessa l\fi consta, invero, che alcuni uomini, anche di grande
natura assegna, si istituisce una giusta progressione dalle fama, posseduti più del giusto da certi pregiudizi, malvo-
cnsf' pHt semplici a quelle più comples:;e. Ma quando si lentieri poterono acconsentire a questo nuovo principio, e che
prendono la libertà di porre a piacere figure e grandezze spesso preferirono cose incerte alle certe. Non ho in animo
sconosciute delle parti, e posizioni c moti dnbbii; di imma- di deprezzare la fama di costoro; a te, piuttosto, lettore
ginare certi fluidi occulti che sconono libcrissimamente attra- benevolo, mi piace esporre in breve quelle cose sulle quali
verso i pori dei corpi, dotati di una sottigliezza che tutto sicuramente esprimerai un equo giudizio.
può, e mossi da movimenti occulti, allora cadono nei sogni, Affmché, quindi, l'esposizione inizi dalle cose più semplici
in quanto hanno trascurata la reale costituzione delle coSe: e più vicine, osserviamo brevemente qual è la natura della
la quale, certamente, invano si cerca di raggiungere muo- gravità negli oggetti terrestri, perché, dopo, quando si sia
vendo da congetture fallaci, quando può essere investigata pervenuti ai corpi celesti, che stanno a distanze remote dalle
con difficoltà mediante le osservazioni anche le più accurate. nostre sedi, si possa andare avanti più sicuramente. Si con-
Coloro che ricavano dalle ipotesi il fondamento delle proprie viene, ormai, presso tutti i filosofi, che ogni corpo che ruota
speculazioni, anche se, poi, procedessero rigidamente secondo intorno alla terra graviti verso la terra. Che nessun corpo
leggi meccaniche, raccontano, forse, una storia elegante e realmente leggero possa essere ammesso, è ora confermato
bella, ma sempre una storia. da molteplici esperienze. Ciò che viene detto leggerezza rela-
Resta, così, la terza specie, quella di color~ che pro- tiva, non è una leggerezza reale ma soltanto apparente, ed
fessano la filosofia sperimentale. Questi sono del parere è gen€'rata dalla gravità molto potente dei corpi contigui.
che le cause di tutte le cose debbano essere derivate da Inoltre, come tutti i corpi gravitano verso la terra, così
princìpi i più semplici possibili; e, invero, non assumono la terra a sua volta, gravita egualmente verso i corpi; viene
come principio niente che non sia stato provato dai feno- così mostrato come la gravità sia scambievole ed uguale da
meni. Non immaginano ipotesi, né le accettano nella fisica entrambe le parti. Si divida la massa di tutta la terra in
se non come problemi la cui verità è oggetto di discussiof!c. due parti qualsiasi, uguali o comunque disuguali: ora, se i
Procedono, perciò, secondo un duplice metodo, l'analitico e pesi delle parti non fossero scambievolmente uguali, il peso
il sintetico. l\Iediante l'analisi deducono le forze della natura minore cederebbe al peso maggiore, e le parti congiunte
e le leggi più semplici delle forze da certi scelti fenomeni, continuerebbero ad esser mosse all'infinito lungo una linea
per mezzo dei quali in séguito espongono, mediante la sin~ retta, verso il luogo al quale tende il peso maggiore: assolu-
tesi, la costituzione delle cose restanti. Questo è quel modo tamente contro l'esperienza. Dovrà dirsi, perciò, che i pesi
di filosofare, senz'altro il migliore, che a preferenza di altri delle parti sono posti in equilibrio: ossia, che l'azione della
il nostro celeberrimo autore stabili di abbracciare. Giudicò gravità è scambievole ed uguale da entrambe le parti.
questo modo il solo degno di essere coltivato e illustrato I pesi dci corpi, che distano ugualmente dal centro della
dall'opera sua. Quindi, diede un chiarissimo esempio di esso terra, sono proporzionali alla quantità di materia nei corpi.
PRE"AZIONE DELL'EDITORE ALI..\ SECONDA EDIZIONE PREFAZIONE DELL'EDITORE ALI..~ SECONDA EDIZIONE

Ciò si deduce dall'uguale accelerazione di tutti i corpi che che agisce di continuo. Poiché, dunque, i pianeti ruotano
decadono dallo 3tato di quiete a causa delle forze dei pesi: lungo orbite curve, vi sarà necessariamente una qualche
infatti. le forze per effetto delle quali corpi ineguali ven- forza, per le ripetute azioni della quale vengono indefinita-
gono ugualmente accelerati, devono essere proporzionali alla mente deviati dalle tangenti.
quantità di materia da muovere. Ora, che tutti i corpi in Ora, è giusto concedere, in quanto è dedotto mediante
caduta siano accelerati in ma:1iera uguale, risulta da ciò, ragionamenti matematici ed è dimostrato in modo sicuro,
çhe nel vuoto boyleano descrivono, cadendo, spazi uguali che tutti i corpi, i quali sono mossi sul piano secondo una
in tempi uguali, una volta, naturalmente, eliminata la linea curva e descrivono, condotto il raggio verso un punto
resistenza dell'aria: peraltro, ciò è provato in modo più pre- sia in quiete sia in movimC'nto, intorno a quel punto aree
ciso mediante l'esperimento dci pendoli. proporzionali ai tempi, sono spinti da forze che tendono
Le forze attrattiYe dei corpi, ad uguali distanze, s~no wrso il medesimo punto. Poiché, dunque, gli astronomi sono
proporzionali alla quantità di materia nei corpi. Infatti, d'accordo sul fatto che i pianeti primari intorno al sole e i
poiché i corpi gravitano verso la terra e la terra a sua \'olta secondari, a loro volta, intorno ai primari, descrivono aree
verso i corpi con momenti uguali, il peso della terra verso proporzionali ai tempi, ne segue che quella forza, per effetto
un corpo qualsiasi, cioè la forza per effetto della quale il della quale sono continuamente deviati dalle tangenti retti-
corpo attrae la terra, sarà uguale al peso del mede~imo linee e sono costretti a ruotare lungo orbite curvilinee, è
corpo verso la terra. Ma questo peso sarà proporzionale alla diretta verso i corpi che sono collocati nei centri delle orbite.
quantità di materia nel corpo: perciò, la forza per effetto Ouesta forza, perciò, rispetto al corpo ruotante, può essere
della quale un qualunque corpo attrae la terra, ossia la forza ;;-hiamata, non impropriamente, centripeta; e rispetto al
assoluta del corpo, sarà proporzionale alla medesima quan- corpo centrale, attrattiva: da qualunque cosa, poi, si im-
tità di materia. magini sia nata.
La forza attrattiva di tutti i corpi, dunque, nasce dalle, Inoltre, vanno accordate anche queste cose, che sono
e si compone delle, forze attrattive delle parti;)dato che è dimostrate matematicamente: se più corpi ruotano lungo
stato mostrato che con l'aumento o la diminuzione della cerchi concentrici con moto uguale, e i quadrati dei tempi
massa della materia viene proporzionalmente aumentato o periodici stanno come i cubi delle distanze dal centro co-
diminuito il suo potere. L'azione della terra, perciò, dovrà mune, le forze centripete dei corpi ruotanti sono inversa-
considerarsi come costituita dall'azione congiunta ddle parti, mente proporzionali ai quadrati delle distanze. Oppure: se i
e, quindi, tutti i corpi devono attirarsi mutuamente con corpi ruotano lungo orbite che sono prossime al cerchio
forze assolute che sono in ragione della materia che attrae. c le absidi delle orbite giaciono in quiete, le forze cen-
Questa è la natura della gravità sulla terra; vediamo ora tripde dei corpi ruotanti saranno inversamente propor-
come sarà nei cieli. zionn\i al quadrato delle distanze. Gli astronomi concordano
Ciascun corpo persevera nel suo stato di quiete o di mo- sul fatto che entrambi i casi si devono provare per tutti i
to rettilineo, tino a che non è coStretto a mutare quello pianeti. Perciò, le forze centripete di tutti i pianeti sono
stato da forze impresse; tale legge di natura è ammessa inversamente proporzionali al quadrato delle distanze dai
da tutti i filosofi. Di qui, invero, segue che i corpi che centri delle orbite. Se qualcuno obietterà che le absidi dei
sono mossi lungo linee curve, e quindi si allontanano pianeti, e soprattutto della luna, non giaciono interamente
continuamente dalle linee rette che toccano le loro orbite in quiete, ma sono progressivamente trasportate da un
sono trattenuti entro percorsi curvilinei da una qualche forza' qualche molo lento, si può rispondere: anche concesso che

5· NLIVT<lN.
66 PREFAZIONE DELL'EDITORE ALU SECONDA EDIZIONE PREFAZIONE DELL'EDITORE ALLo\ SECONDh EDIZIONE

questo moto lentissimo abbia origine nel fatto che la propor- ogni moto circolare, sta allo spazio ,che nel medesimo breve
zione della forza centripda si allontana alquanto da quella tf'mpo un grave. cadendo in vicinanza della terra a causa
del quadrato, tale aberrazione, tuttavia, può essere scoperta della sua forza di gravità, descrive. Il primo di questi spazi
mediante il calcolo matematico ed essere resa affatto insen- è uguale all'angolo opposto dell'arco descritto dalla luna nel
sibile. Infatti, lo stesso rapporto della forza centripeta lunare, medesimo tempo, giacché tale angolo opposto misura la
che fra tutti deve essere quello massimamente irregolare, tra!:dazione della luna dalla tangente, provocata dalla forza
supererà di poco il quadrato: e in verità sarà più vicino a centripeta; perciò può essere calcolato a partire dai dati
questo, piuttosto che al cubo, di quasi ses~anta volte. Ma la sia del tempo periodico della luna., sia della sua distanza
risposta sarà più vera, se dkiamo cht questa progressione dal centro della terra. Il secondo spazio si trova per mezzo
delle absidi ha origine non dall'allontanamento dalla pro- degli esperimenti con i pendoli, in quel modo in cui Huy-
porzione del quadrato, ma da un'altra causa afiatto diversa. gens 3 ha insegnato. Perciò, per iniziare il calcolo, il primo
come è ben dimostrato in questa ftlosofia. Resta fissato, spazio starà al secondo spazio, ossia, la forza centripeta della
dunque, che le forze centripete, per effetto delle quali i pianeti luna che gira nella propria orbita starà alla forza di gravità
primari tendono verso il sole e i secondari verso i primari,
;;ulla superficie della terra, come il quadrato del semidiametro
sono rigorosamente proporzionali all'inverso del quadrato
della terra al quadrato del semidiametro dell'orbita. Per le
delle distanze.
cose che sono state dette sopra, la forza centripeta della
Da ciò che è stato detto fin qui, risulta che i pianeti sono
luna che ruota nella propria orbita, sta nel medesimo rap-
trattenuti nelle proprie orbite da una forza qualsivoglia, che
}:X)rto con la forza centripeta della luna ·vicino alla superficie
agisce continuamente su di loro; risulta che quella forza è
dt'lla terra. Perciò, la forza centripeta vicino alla superficie
sempre diretta verso il centro delle orbite; risulta che la sua
ddla terra è uguale alla forza di gra-v-ità. Le forze, dunque,
azione aumenta con l'avvicinarsi al centro, diminuisce con
non sono diverse, ma una e medesima; se infatti fossero
t'allontanarsi dal medesimo, e che aumenta nella stessa
proporzione in cui diminuisce il quadrato de~ distanze.
Vediamo ora, fatto il confronto tra le forze centripete dci
pianeti e la forza di gravità, se per caso non siano dello
stesso genere. E saranno certamente dello stesso genere se,
l., 3 Christiaan Huyge-n.~ nacque all'Aia il q aprile l629. Matematico,
astronomo e fisicD, autore della teoria ondulatoria ddla luce. Lavorò
insio:ome al fratello al perfezionamento dd telescopio, riuscendo poi a sco-
prire un satdlite di Satumo e a foru.ire una spiegazione ùd fenomeno degli
in entrambe, troveremo le medesime leggi e le medesime anelli eli Satunw. Nel 1636 osservò per primo la nebu\osa di Orione.
Nt·l 1663 Ju eletto mt,mhro della • Hoyal Sodety" c nel gennaio del
proprietà. Perciò esamineremo per prima la forza centripeta H•(•<J vi le~sc una memoria sulle leggi che- governano la colli~ione ùei corpi
della luna, che ci è più vicina. ~b"tici. Dal J(J66 al 1681 egli, su propu~ta di Jean Co\bert. fu responsa-
Gli spazi rettilinei che in un dato tempo, a cominciafe bile ,\t-Ila /ii~liolln:,l'"' dr1 Ji:oi. Durante que~to periodo compose la sua
Oj><•r;~ m;1ggiore i! f/amlngi""' os.-i/lal~~;,.~, (IU]J). ch" conteneva diver~e
dall'inizio stesso del moto, vengono descritti dai t'orpi spinti sc,pertc· ~•·me il primu tcnt;tti.vo di studiare un sistema rlinamico: l'esatta
fuori dalla quiete, allorchl· sono sollc_dtati da forze qualsiasi, ro•la?.ìune tra la lunghezza di un pendolo c il tempo della sua oscillazi<;ne;
sono proporzionali alle stesse forze: ciò risulta da ragiona- la tt•oria tlcll<" volut~. ecc. Contribui soprattutto a studiare il teorema della
forza centrifuga r:tcl muto rotatnrio ç.,] 'l"al~ aiutò Kewton n fo,.mulare
mt>nti matematici. Dunque, la forza centripeta della luna, la ""' kggc' <li gravità. L'altra sua grand 1• open1 C il Trai/,! di' [a lumih(.
che ruota nella propria orbita, starà alla forza di gravità cumposto fra il Hiì8 c il 169o, o\·e llllygens enuncia [a sua teoria ondu-
sulla superficie della terra, come lo spazio che la luna, ca- lato!'ia della htce_ La la111a ùi Ht 1 yg<'a.~ e legata soprattutto ai suni lavori
di ottica. i\luri all'Aia 1'8 giugno 1695· Di entrambe venne recentemente
dendo a causa della forza di gra\•ità, descriverebbe nel tempo pubblicata la traduàunc italiana a cura ili C. Pighdti (Firenze. Barbera.
più breve possibile, posto che si immagini di privarla di 19ÒJ).

1
68 PREFAZIONE DELL'EDITORE .UL.-\ SECO!'<-n:\ EDIZIONE PREFAZIONE DELL'EDITORE AU.-\ SECONDA EDIZIONE

diverse, i corpi, a causa delle forze congiunte, cadrebbero Il sòle, dunque, grav-ita verso tutti i pianeti e tutti i
verso la terra con una velocità doppia rispetto alla sola pianeti verso il sole. Infatti, mentre i pianeti secondari
forza di gravità. Risulta quindi che la forza centripeta per accompagnano i propri primari, ruotano, nello stesso tempo,
effetto della quale la luna è continuamente o deviata o spinta intorno· al sole con i pianeti primari. Perciò, per lo stesso
fuori dalla tangente ed è trattenuta nell'orbita, è la stes~a argomento, entrambi i generi di pianeti gravitano verso il
forza della gravità terrestre che si estende fino alla luna. sole e il sole verso gli stessi. Che i pianeti secondari gravitino
Ed è, invcro, conforme alla ragione che quella proprietà si verso il sole, risulta ampiamente dalle ineguaglianze della
estenda alle distanze più grandi, poiché nemmeno sulle cime luna; delle quali abbiamo una rigorosissima teoria esposta,
dci monti più alti è possibile osservare alcuna sensibile con ammirevole acutezza, nel terzo libro di quest'opera.
diminuzione di essa. Perciò la luna gravita verso la terra: Che la forza attrattiva del sole sia propagata in tutte le
ma a causa dell'azione scambievole, la terra a sua volta direzioni fino a distanze immense, e che si diffonda nelle
gravita ugualmente verso la luna: il che è ampiamente con- singole parti dello spa7jo circostante, si può facilmente arguire
fermato in questa fùosofta, ove si tratta delle maree e della dal moto delle comete; le quali, partite da distanze immense,
precessione degli equinozi, generate dall'azione sulla tena sia sono portate in vicinanza del sole, e a volte gli si accostano
della luna che del sole, Siamo, tuttavia, informati mediante di tanto, da sembrare che, quando sono nei loro perielii,
quale legge la forza di gravità, alle maggiori distanze dalla stiano per toccare il suo globo. Dobbiamo la teoria di queste,
terra, diminuisce. Infatti, poiché la gravità non è diversa invano ricercata dagli astronomi prima d'ora ed infme più
dalla forza centripeta lunare, e questa è inversamente pro- facilmente trovata nel nostro secolo e dimostrata mediante
porzionale al quadrato delle distanze, anche la gravità viene l rigorosissime osservazioni, al nostro eccellentissimo autore.
diminuita nella medesima proporzione. È manifesto, dunque, che le comete sono mosse lungo sezioni
coniche le quali hanno i fuochi nel centro del sole, e, con-
Passiamo ora agli altri pianeti. Poiché le rivoluzioni dei
dotti i raggi verso il sole, descrivono aree proporzionali ai
pianeti primari intorno al sole e dei secondari- intorno a
tempi. Da questi fenomeni risulta chiaro, ed è provato
Giove e a Satumo, sono fenomeni dello stesso genere che la
matematicamente, che quelle forze, per effetto delle quali lè
rivoluzione della luna intorno alla terra; e poiché inoltre è
comete sono trattenute nelle proprie orbite, sono dirette verso
stato dimoo;trato che le forze centripete dei pianeti primari
il sole e sono inwrsamente proporzionali al quadrato della
sono dirette verso il centro del sole, e quelle dei secondari
distanza dal centro dello stesso. Le comete, perciò, gravitano
verso i centri di Giove e di Saturno, c che la forza centripeta
verso il sole: pertanto, la forza attrattiva del sole si estende
della luna è diretta verso il centro della terra; inoltre, poiché
110n solo verso i corpi dci pianeti a distanze date e collocati
tutte quelle forze sono inversamente proporzionali al qua-
quasi sullo stesso piano, ma anche verso le comete poste
drato delle distanze dai centri, e la forza della luna è propor- ndlc più diverse regioni del cielo e a distanze diversissime.
zionale al quadrato della distanza dalla terra, se ne dovrà
Qul·sta, dunque, è la natura dei corpi che gravitano, che
concludere che la natura di tutte le· cose è identica. Perciò,
spandono le loro forze a tutte le distanze e verso tutti i
come la luna gra\'ita verso la terra, e la terra a sua volta corpi gra...-itanti. Di qui segue che tutti i pianeti e le comete
verso la luna, così anche tutti i pianeti secondari graviteranno si attraggono mqtualllf'nte e che gravitano l'uno verso
verso i propri primari e i primari a loro volta, verso i secon- l'altro; il che viene confermato anche dalle perturbazioni,
dari; e cosi anche tutti i primari verso il sole, e il sole a sua non sconosciute agli astronomi, di Gio...-e e di Saturno, ong~­
volta verso i primari. nate dalle azioni di questi pianeti fra di loro, cosi come
PREFAZIONE DELL'EDITORE ALLA SECONDA EDIZIONE PREFAZIONE DELL'EDITORE ALLA SECONDA EDIZIONE 7'

da quel lenth,imo moto delle ab,;di, sopm ,;co;dato, il rimenti; nello stesso modo viene facilmente conosciuta la
quale proviene da una causa analoga. gravità. Tutti i corpi sui quali abbiamo compiuto osserva-
Siamo giunti, infine, a quel punto in cui va detto che zioni sono e~tcsi, mobili e impenetrabili: ne concludiamo,
la terra, il sole e tutti i corpi celesti che accompagnano il perciò, che tutti i corpi, anche quelli su cui non abbiamo
sole, si attraggono mutuamente. Quindi, le particelle di compiuto osservazioni, sono estesi, mobili ed impenetrabili.
ciascuno, benché piccolissime. avranno le proprie forze at- Così, sono f:,-'Tavi tutti i corpi circa i quali abbiamo compiuto
trattive, proporzionali alle loro quantità di materia, nello osservazioni: ne concludiamo, pcrcib, che tutti i corpi, anche
ste:;so modo in cui, sopra, è stato mostrato per quelle ter- quelli sui quali non abbiamo compiuto osservazioni, sono
rt>,;tri_ lVIa, a diverse distanze, anche le forze di quc;;tc :;aranno gravi. Se qualcuno dirà che i corpi delle stelle fisse non sono
inversamente proporzionali al quadrato delle distanze: infatti gravi, in quanto la loro gravità non è stata ancora os:;ervata,
è dimostrato matematicamente che i globi, i quali attraggono per lo stesso argomento sarà lecito affermare che non sono
secondo questa legge, devono essere composti da particelle nemm0no estesi, mobili ed impenetrabili, poiché queste pro~
attraenti secondo la medesima legge. prictà delle stelle fisse non sono state ancora osservate. Ma
Le conclusioni precedenti si fondano su questo assioma, che bisogno c'è di parlare? O la gravità trova un suo posto
accolto da tutti i filosofi: effetti dello stesso genere, le cui tra le qualità primarie di tutti i corpi, oppure non ci sono
proprietà si conoscano come veramente identiche, hanno nemmeno l'estensione, la mobilità e l'impenetrabilità. E la
cause identiche e hanno identiche le proprietà non ancora natura delle cose o sarà giustamente spiegata mediante la
conosciute. Chi, infatti, dubita che la gravità sia la causa gravità dei corpi o non sarà affatto spiegata nemmeno con
della caduta di una pietra in Europa, e chi che la causa l'estensione, la mobilità e l'impenetrabilità dei corpi.
della caduta sia la medesima in America? Se la gravità tra Sento che alcuni disapprovano questa conclusione, e bor-
la pietra e la terra è stata scambievole in Europa, chi dirà bottano non so che circa le qualità occulte. Sono soliti ciar-
che non è scambievole in America? Se l'attrazione della terra lare continuamente del fatto che la gravità specialmente è
si propaga in Europa ad ogni genere di Corpi e, 1a tutte le un quid, e che, per la verità, le cause occulte debbono essere
distanze, perché diremo che non si propaga parimenti in bandite dalla filosofia. Ma a costoro si risponde che cause
America? Tutta la filosofia si fonda su questa regola; e se occulte non sono quelle la cui esistenza si dimostra chia-
venisse rimossa, non potremmo affermare nulla in generale rissimamente per mezzo di osservazioni, ma soltanto quelle
circa le cose. La costituzione delle singole cose si conosce la cui esistenza è occulta e inventata e ancora non è stata
mediante osservazioni ed esperimenti: di qui segue, invero, provata. La gravità, dunque, non sarà la causa occulta dei
che non giudichiamo della natura di tutte le cose altrimenti moti celesti; se qualcosa, infatti, è appalesato dai fenomeni,
che mediante questa regola. è che '}Uesto potere esiste di fatto. Piuttosto, nelle cause
Ora, poiché le cose corporee che si trovano in terra o occulte si rifugiano coloro che propongono alla guida di
nei cieli, e circa le quali è lecito istituire esperimenti ed questi movimenti non so che vortici di materia interamente
osservazioni, sono gravi, dovrà assolutamente dirsi che la immaginata e affatto sconosciuta ai sensi.
gravità appartiene a tutti i corpi. E come non deve essere Ma sarà definita la gravità una causa occulta, e per
concepito alcun corpo che non sia esteso, mobile ed impe- questo nome verrà respinta dalla filosofia, poiché la causa
netrabile, allo stesso modo non se ne deve concepire alcuno della stessa gravità è occulta c non ancora scoperta? Coloro
che non sia grave. L'estensione, la mobilità e l'impenetra- che affermano queste cose stiano attenti a non affermare
bilità dei corpi non si conoscono altrimenti che con gli espe- niente dl assurdo, al fine di non rovesciare, in ultima analisi,
l~
72 PREFtiZIOI'E DELL'EOJTORE t\LL.-1. SECONDA EDIZIONE.
. PREFAZIONE DRLL'EDITORE ALLA SECONDA EDIZIONE 73

i fondamenti di tutta la filosofia. Le cause, infatti, sogliano l liata con essi. A questi è lecito fruire della propria opinione,
procedere con un nesso continuo dalle cose più. complesse
verso quelle più semplici; e quando si sia giunti alla causa
l ma è opportuno che agiscano equamente; dunque non neghe-
ranno agli altri quella libertà che, insistentemente, chiedono
semplicissima non è lecito andare oltre. Non è quindi pos- sia loro accordata. Perciò ci sarà permesso mantenere ed
sibile fornire una spiegazione meccanica della causa sempli- abbracciare la filosofia newtoniana che, a nostro avviso, è
cissima: se infatti lo si concedesse, non sarebbe più. una più vera; ed essere fedeli alle cause provate dai fenomeni
causa semplicissima. Si definiranno, dunque, occulte queste piuttosto che a quelle immaginate e non ancora provate. Alla
cause semplicissime e si ordinerà di respingerle? Allora, con- vera filosofia spetta di derivare la natura delle cose da cause
temporaneamente, dovranno essere respinte anche quelle veramente esistenti; ricercare quelle leggi con le quali il
che ne dipendono strettamente e quelle che in avvenire sommo artefice volle stabilire questo meraviglioso ordine del
ne dipenderanno, fino a che la filosofia sarà stata vuotata mondo, non quelle con le quali avrebbe potuto, se cosi gli
e interamente ripulita da tutte le cause. fosse sembrato. Infatti, è conforme alla ragione che da
Vi sono quelli che affermano la gravità essere preterna- numerose cause, alquanto diverse fra loro, possa conseguire
turale, e la dicono un miracolo continuo. Vogliono, perciò, un identico effetto, ma vera sarà la causa dalla quale esso
che sia respinta, in quanto le cause preternaturali non hanno veramente e attualmente consegue; le altre non trovano
posto in fisica. Non vale quasi la pena di fermarsi a confu- posto nella vera filosofia. Negli orologi automatici, il mede-
tare questa obiezione assolutamente sciocca, la quale di- simo indice del moto orario può essere dovuto o ad un peso
strugge tutta la filosofia. Infatti, o dicono che la gravità che vi sia stato appeso oppure ad un impulso chiuso al-
non è inerente a tutti i corpi, ciò che, però, non può essere l'interno. Se un dato orologio è in realtà .munito di peso,
affermato, oppure con ciò stesso, affermeranno che è preter- sarebbe ridicolo colui che vi immaginasse un impulso, e su
naturale, in quanto non ha origine dalle altre proprietà dei un'ipotesi così precipitosamente inventata presumesse di
corpi e, perciò, da cause meccaniche. Certa~ente proprietà Ir spiegare il moto dell'indice; sarebbe opportuno, infatti,
primarie dei corpi sono da:te, e, in quanto son6 primarie, esaminare a fondo la struttura interna della macchina, così
non dipendono da altre. Considerino, dunque, se per caso che il vero principio del moto assunto possa venire esplorato.
anche queste non siano egualmente preternaturali, e, perciò Un giudizio iù.entico o per lo meno non dissimile si deve
stesso, ugualmente da respingere; considerino, infine, quale portare su quei filosofi i quali pretesero che i cieli fossero
allora debba essere la futura filosofra. pieni di una certa sottilissima materia, e questa mossa inde-
Vi sono alcuni altri ai quali questa fisica celeste piace finitamente secondo vortici. Infatti, posto che potessero
ancor meno in quanto è in contrasto con i dogmi di De- dimostrare sufficientemente oppure rigorosamente la loro
scartcs 4, e perché sembra che diftcilmentc possa essere conci- ipotesi a partire dai fenomeni, non è ancora detto, tuttavia,
che seguano la vera filosofia, o per lo meno che non ne
esistano altre. Quindi, se venisse dimostrato che l'attrazione
• Celebre filosofo francese detto la:inauicnte Cartesio. Nacque alla
Haye. Turenna, il 31 marzo I5J6.
Stucliò a La Fl..':clw, collegio di gesuiti. Uscito dal collegio all'età di di lavoro. L'attività di Descartes ,iene normalmente divisa in quattro
19 anni, Descartes ri~olvette di viaggiare e pertetnto si arruolò volontario parl:i: !ilosofia, matematica, fisica e biolo~a. Esse però souo tutt'altro
sotto le bandiere olandesi e bavaresi. Viag~iò p~r mezza Europa spin- che indipenrlenti una dall'altra.
gendosi lino in Ungheria per poi scend,'re in Italia, Stancatosi di viag- Le opere priucipali sono Discorso dol m~lodo, ,lfeditazimli filo.mfich<J,
giare, decise di fissarsi in Olanda ove, pa la liùertà di cui si godeva, era Priuripia philosophiru. eec. :Mori in Svezia, ospite della regina Cri.>;tina,
piil sicuro che in Francia di poter portare a termine il suo programma ru febbraio 1650.
,,,,
l'
74 PREFAZIONE DELL'EDITORE UU SECONDA EDIZIONE
J PREFAZIONE DELL'EDITORE ALI..\ SECONDA EDIZIONE 75

di tutti i corpi ha veramente luogo m·lla natura delle cose, mandare, con ragione, come può avvenire che i medesimi
e se inoltre venisse mostrato in quale modo tutti i moti si conservino intatti, e non siano stati perturbati, in 'tanti
celesti ricevano da essa una soluzione, sarebbe inutile c, a secoli, dalle azioni di scontro della materia. Senza dubbio,
buon diritto, da deridere l'obiezione di colui che dices.se che se questi moti immaginari sono piìt complessi e più difficili
i moti devono venire spiegati mediante i ·vortici, anche se da spiegare che i veri moti dei pianeti e delle comete, mi
avessimo accordato che dò possa essere. Ma non lo abbiamo sembra che non debbano essere accolti nella filosofia: ogni
concesso: infatti, a nessun patto è possibile spiegare i feno- causa, infatti, deve essere più semplice del suo effetto. Accor-
meni mediante i vortici; cosa che dal nostro autore è stata data la facoltà di favoleggiare, se qualcuno avrà affermato
ampiamc·ntc dimo.~trata c con chiarissime ragioni. Per cui è che tutti i pianeti e le comete sono circondati dall'atmosfera,
opportuno che indulgano ai sogni in modo più Cf!uilibrato come la nostra terra, questa sembrerà un'ipotesi più con-
coloro che sprt•cano il proprio lavoro in modo sterile, r:icu- forme alla ragione che l'ipotesi dei vortici. Se, poi, avrà
ccndoli con inutilissime finzioni e contornandoli con nuoYi affermato che queste atmosfere sono mosse per propria
commenti. natura intorno al sole e descrivono sezioni coniche, quel
Se i corpi dei pianeti e delle comete sono fatti motare moto, certamente. può essere concepito molto più facilmente
intorno al sole dai vortici, è necessario che i corpi trasportati del consimile moto dei vortici che si penetrano reciproca-
e le parti dci vortici che stanno più vicine vengano mossi mente. Affermi, infine, che bisogna credere che gli stessi
con la stessa velocità e lungo la medesima direzione, e ab- pianeti c le comete sono trasportati intorno al sole dalle
biano la medesima densità o la medesima forza d'inerzia proprie atmosfere, e, a causa delle ritrovate cause dei moti
corrispondente alla massa. Risulta, però, che i pianeti e le celesti, celebri il proprio trionfo. Infatti, chiunque ritenga
comete, mentre stanno nelle medesime regioni del cielo, sono che questa favola vada respinta, respingerà anche l'altra
mossi con velocità diverse e lungo diverse direzioni. Perciò
analoga favola: perché l'uovo non è più simile all'uovo di
ne segue necessariamente che quelle parti del fluido celeste, quanto lo sia l'ipotesi delle atmosfere all'ipotesi dei vortici.
che stanno a identiche distanze dal sole,' ruota,! o nel me-
Galileo 5 insegnò che lanciata una pietra, la sua devia-
desimo tempo in luoghi diversi con velocità diverse; e in-
zione dalla direzione rettilinea in un movimento parabolico,
fatti, altra sarà la direzione e la velocità perché i pianeti
possano passare da una parte all'altra, altra perché le comete
possano passare da una parte all'altra. Poiché questo non ' Troppo noto perché si ricordi di lui più di qualche data essenziale.
Nacque a Pisa il rs febbraio 1564. Ott~outa la cattedra di lettore di
può essere spiegato, o si dovrà dire che non tutti i corpi matematica nello Studio di Padova vi si trasferisce nel settembre del Ij9l.
celesti sono trasportati dalla materia del vortice, o si dovrà Questi di Padova - come scriverà. lo stesso Galilei - furono gli anni più
dire che i loro moti dovranno incominciare non da uno ed belli de!la sua vita. Durante questi anni inventò un termometro, un com-
passo mìlitare ed, infinP, nel r(>OQ perfe2ionò il telescopio facendone uno
uno stesso vortice, ma da numerosi, i quali sono fra loro strumento idoneo aJl',•splomzione dd cielo. Se Galil<"i non fu ìl primo ad
diversi e pervadono lo stesso spazio. intorno al sole. invrntare ìl telescopio, fu certamente il primo a capire la portata ri\'0-
Se si suppone che più vortici siano contenuti nel me- luzionaria dello strumento e a serviruene. Da questo momento le osserva-
zioni si susseguono con ritmo incalzante: la Luna, i pianeti medicei, le
desimo spazio, che si penetrino a vicenda, e ruotino con fasi dì Venere, la co~tituzioo<' tricorporca di Saturno e le macchie solari.
moti diversi, poiché questi moti devono essere conformi II risultato delle prime osservaàoni fu esposto nel Sid&reus JIU11Ciros, e ne
ai moti dei corpi trasportati, i quali sono sommamente scaturiva che non soltanto la Terra nve,·a acces~o al cielo, ma che, a<ldi·
rittura, lo stess<> cielo wni,·a terr<'!;trÌz?.ato. Un preJ,oiudi?.io bimillenario
regolari e sono effettuati lungo sezioni coniche ora molto Yeniva rovesciato e demolito. Kel r(iro Galilei si trasferisce a Firenze con
eccentriche ora prossime alla forma di cerchi, si dovrà do- la carica di matematico di corte. Nel r612 pubblica il Discorso i11forno
PREFAZIO~E DELL'EDITORE ALLI\ SECO!'i"DA EDIZIONE PREFAZIONE DELL'EDITORE ALt.\ SECONDA EDIZIONE 77

nasceva dalla gravità della pietra verso la terra, ossia da Tutta la faccenda si riduce, infine, a questo: il numero
una qualità occulta. Può tuttavia accadere che qualcun delle comete è ingente, i loro moti sonO sommamente rego-
altro, più acuto filosofo di lui, escogiti un'altra causa. Egli lari, ed osservano le stesse leggi dei moti planetari. Si muo-
immaginerà, dunque, che una qualche materia sottile, che vono in orbite coniche, ·e queste orbite sono assai eccentriche.
non può essere percepita né con la vista, né col tatto, né Sono trasportate ovunque, in tutte le parti dci cieli, e libe-
con alcun senso, si aggiri in regioni prossime alla superficie rissimamente passano attraverso le regioni dei pianeti, e
della terra. E questa materia, trasportata nei luoghi più spesso procedono contro l'ordine dei segni. Questi fenomeni
diversi con moti vari e spesso contrari, descriverà linee para- sono confermati con sicurezza dalle osservazioni astronomiche,
boliche. Scoprirà allom, bellamente, l'inflessione della pietra e non possono essere spiegati mediante i vortici. Al contrario,
e meriterà l'applauso del pubblico. La pietra, dirà, nuota in in verità, non possono esistere insieme ai vortici dei pianeti.
quel fluido sottile, e seguendo la propria direzione, dovrà Non ci sarà assolutamente luogo per i movimenti delle
conformarsi necessariamente al moto del mezzo in cui si comete, se quella materia immaginaria non viene-- comple-
trova. Il fluido si muove lungo linee paraboliche, la pietra, tamente rimossa dai cieli.
dunque, si muoverà necessariamente lungo la parabola. Chi, Se, infatti, i pianeti sono trasportati dai vortici intorno
ora, non ammirerà l'acutissimo ingegno di questo filosofo, al sole, le parti dei vortici che circondano da vicino un pianeta
che deduce da cause meccaniche, ossia dalla materia e dal qualunque, saranno della medesima densità del pianeta, come
moto, i fenomeni della natura resi chiari anche al volgo? è stato detto sopra. Perciò, tutta la materia che è contigua
Chi non sorriderà di questo nuovo Galileo che, con un grande al perimetro dell'orbita della terra, avrà una densità identica
apparato matematico, ha cercato ancora di richiamare in a quella della terra: quella che giace tra l'orbita della terra
uso le qualità occulte, così felicemente escluse dalla filosofia? e l'orbita di Satumo, l'avrà o uguale o maggiore. Infatti,
:vra mi vergogno di trattenenni pii1 a lungo su delle scioc- affinché la costituzione del vortice possa conservarsi, le parti
chezze. meno dense devono occupare il centro, le più dense devono
) allontanarsi dal centro. Poiché, dunque, i tempi periodici dei
pianeti sono in ragione della potenza tre mezzi delle distanze
allo cosu e/M slmmo in .1u l'acqu11 o che iu quell11 si muouono. Ma le conse-
guenze delle scoperte non tar-dano a far~i sentire in un campo afiatto dal sole, è opportuno che i periodi delle parti del vortice con-
estraneo alla fisica e all'astronomia: nel campo dl'lla teologia. Nel 16HJ servino lo stesso rapporto. Di qui segue che le forze centripete
il copernicanesimo venne ufficialmente condannato dalla Chi~salc a Galileo di queste parti sono inversamente proporzionali ai quadrati
vennc fatto divieto di sostenere, insegnare o difendere la te~ria coper-
nicana. Fra questo primo e il secondo processo Galilei pubblica Il Sag- delle distanze. Quelle parti, quindi, che stanno ad una mag-
gia/oro (1623) in e11i affronta il problema d<·lle com<'te. Nel 1623 muore iL giore distanza dal centro si sforzano di allontanarsi dal
papa Paolo V e vicnc eletto Urbano VIII che, per essere amico di Galil~o medesimo con forza minore: per cui se saranno state meno
c amante delle scienz<', fa nascere negli ambienti copernicani l'infondata
spcrnnza in una maggiore tolleranza ed apertura. Qn<'sta speranza era dense, è necessario che cedano alla forza maggiore con cui
anche di Galilei, il qunle il zr febbraio 1632 ottenne dall'autorità cccle- le parti più vicine al centro tentano di innalzarsi. Le più
sias1·ica il permesso a pubblicare il Dwlogo sopm i du~ ma.<sitni sisiM1d: dense, dunque, ascenderanno, le meno dense discenderanno,
opera in cui si espongono i sist<'nti ar:istotelico-tohmmico e copernicano.
Pochi mrsi più tardi, essendo stato riconoociuto jJ camtterc copcmicano e lo scambio dei luoghi sarà reciproco; finché la materia
dd DilllO!Jo, Galilt"o venne convocato a Roma, processato, obbligato al- fluida di tutto il vortice sarà stata disposta e ordinata in
l'abiura e condn11n<1.to al domicilio coatto. Da questo momento ftno alla tal modo da potere, una volta costituito l'equilibrio, giacere
morte, avvenuta 1'3 gennaio 16.p, Gi!lild torna ai suoi preùil.,tti studi
giovanili, e nei I6J8 c:scono a Lei<l.;>, i Discorsi ~ dimos/ra:;ia>~i malemaliclle
in quiete. Se due fluidi, la cui densità è diversa, sono con-
i~<lomo a du~ >mot·~ scien;;e, capolavoro scitontifico di Galilei. tenuti nello stesso vaso, e si farà sì che il fluido di densità
,, PREFAZIONE DELL'EDITORE ALLA SECONDA EDIZIONE
i.
PREFAZIONE DELL'EDITORE ALlA SECONDA El>IZIONE 79

maggiore raggiunga il luogo più basso a causa della· mag- le parti posteriori del corpo, non ridia il moto perduto. Ma
giore forza di gravità, allora, per una ragione niente affatto questo non potrà essere affermato, eccetto che la spinta dd
dissimile, dovrà dirsi che le parti più dense del vortice ten- fluido sulle parti posteriori del corpo sia uguale alla spinta
dono, a causa della maggior forza centrifuga, verso il luogo del corpo sul fluido nelle parti anteriori; ossia, eccetto che
più alto. Dunque, anche la massima parte del vortice che la velocità relativa con la quale il fluido irrompe sul corpo
giace fuori dell'orbita terrestre, avrà una densità e perciò da tergo sia stata uguale alla velocità con la quale il corpo
una forza di inerzia corrispondente alla massa di materia irrompe sul fluido; cioè, ece-etto che la velocità assoluta
che non sarà minore della densità e della forza di inerzia del fluido che torna indietro sia stata maggiore del doppio
della terra: di qui, però, sorged una fortissima :resbtenza, della velocità assoluta del fluido respinto; il che non può
estremamente sen-;ibile, al passaggio delle comete; per non essere. Dunque, la resistenza dci fluidi, che nasce da en-
dire che sembra quasi poter arrestare e assorbire il movi- trambe la densità e la forza d'inerzia, non può essere rimossa
mento delle medesime. fo.Ia risulta dal moto affatto regolare in alcun modo. Perciò, se ne dovrà concludere che la resi-
delle comete che esse nun subiscono nessuna resistenza che stenza del fluido celeste è nulla, come nulla è la resistenza;
possa essere anche minimamente percepita, e che perciò non nulla è la forza con cui il moto viene comunicato, come
urtano in alcun modo contro alcuna materia che abbia una nulla è la forza d'inerzia; nulla è la forza per effetto del-
qualche forza di resistenza, e perciò abbia una qualche la quale una modificazione qualsiasi viene immessa in uno
densità e forza d'inerzia. Infatti, la resistenza dci mezzi o piu corpi, come nulla sarà la forza per effetto della quale
sorge o dall'inerzia della materia fluida o da un difetto di il moto viene comunicato; è affatto nulla l'efficacia, come nulla
scorrevolezza. Quella che sorge da un difetto di scorrevolezza è la facoltà di immettere una qualsiasi modificazione. Sia, dun-
è molto esigua e può essere osservata con difficoltà nei fluidi que, lecito defmire quanto mai inutile, e indegna di, un filosofo,
nuti al volgo, eccetto che siano assai viscosi come l'olio quest'ipotesi che è completamente priva di ogniiondamento,
e il miele. La resistenza che si avverte nell'aria, nell'acqua, e che non serve minimamente a spiegare la natura delle
nell'idrogeno e in analoghi fluidi non viscosi, è Jinasi tutta cose. Coloro che vogliono che i cieli siano ripieni di materia
del primo genere, e non può essere diminuita da un più lluida, ma affermano che essa non è inerte, tolgono il vuoto
alto grado di sottigliezza, ferme restando la dellsità del a parole. lo pongono di fatto. Poiché, infatti, una materia
fluido o la forza d'inerzia, alla quale tale resistenza è sempre fluida di questo tipo non può essere separata dallo spazio
proporzionale; il che è stato chiarissimamente dimos--ato dal vuoto, tutta la disputa verterà sui nomi delle cose, non
nostro autore nell'egregia teoria è.ella resistenza, che fra poco, sulla natura. Perché, se alcuni sono talmente votati alla
nel secondo libro, verrà esposta con maggior cura e confer- materia da non voler ammettere a nessun costo uno spazio
mata pienamente mediante gli esperimenti sui corpi in caduta. vuoto di corpi, vediamo ave occorre alla fine giungere.
I corpi, muovendosi, trasmettono gradatamente il proprio Infatti, o affermeranno, cosa che inventano, che la costi-
moto al fluido che li circonda, e trasmettendolo lo perdono, tuzione eli un mondo ovunque pieno è partita dalla volont<'L
e perclendolo vengono ritardati. Perèiù il ritardo è propor- di Dio a questo fme: affinché nelle operazioni della natura
zionale al moto trasmesso; il moto trasmesso, ove sia data possa essere as,;istito sempre dall'etere sottilissimo che ogni
la velocità dei corpi in movimento, è proporzionale alla cosa permea c riempie; il che, però, non può essere affermato,
densità del fluido; dunque, il ritardo o la resistenza sarà visto che è già stato dimostrato dai fennmc:ni delle comete
proporzionale alla stes;;a densità del fluido, e a nessun patto che l'efficacia di questo etere è nulla; o affermeranno che è
può essere rimosso, a meno che il fluido, che ritorna verso partita dalla volontà di Dio per un qualche fine ignoto; il
80 PREFAZIONE DELL'BDlTORE ALLt\ SECONDA EDIZIONE

che non deve essere affermato, visto che è possibile stabilire,


con lo stesso ragionamento, una djversa costituzione del
mondo. Oppure, infine, non affermeranno che è partita dalla
volontà di Dio, ma da una certa necessità della natura.
Finalmente, dunque, bisogna che siano precipitati nelle sor-
dide fecce dell'immondo gregge. Questi sono coloro che so-
gnano che tutte le cose sono rette dal fato, non dalla prov-
videnza; che la materia è esistita sempre e ovunque per
necessità propria; che è infinita ed eterna. Poste queste cose,
essa sarà anche e ovunque uniforme: infatti, la varietà delle
forme è assolutamente in contrasto con la necessità. Sarà
anche immobile; infatti, se è necessariamente mossa verso
un qualche luogo determinato, con una velocità determinata,
per un'identica necessità sarà m ossa verso un luogo diverso
con una diversa velocità. Ma non può essere mossa verso
luoghi diversi con diverse velocità, quindi deve essere immo-
bile. Senza alcun dubbio il mondo non poté essere originato
diverso per bellezza di forme e per varietà dj moti che dalla
liberissima volontà di Dio che provvede e governa su tutto.
Da questa fonte , dunque, scaturirono tutte quelle leggi
che sono dette di natura; nelle quali appaiono molte tracce
di un disegno senza dubbio saggissimo, ma nessuna c~sata
dalla necessità. Queste, perciò, dobbiamo ricercare non a
partire da congetture incerte, ma apprenderÌé con osserva- r
zione e con l'esperimento. Colui che confidasse di poter
trovare i principi della vera fisica e delle leggi delle -ço~e con
la sola forza della mente e col lume interno della ragione,
bisogna che o stabilisca che il mondo esiste di necessità, e
che le leggi fissate seguono dalla ]nedesima necessità, oppure,
se l'ordine della natura è stato costituito per volontà dj
Dio, che anche egli, miserabile orniciattolo, consideri che
cosa è ottimo e perfetto. Ogni filosofià sana e vera è fondata
sui fenomeni delle cose; e queste ci conducono, sebbene a
malincuore e riluttanti, a principi di tal fatta nei quali sono
chiarissimamente visibili l'ottimo djsegno e il sommo dominio
dj un ente sapientissimo e potentissimo; perciò tali principi
dovranno essere ammessi anche se ad alcuni uomini saranno
poco graditi. Chiamino pure miracoli o qualità occwte le 1\ewton, in un ritra tto del 1710 dipinto da j a mes Tornhill
(Cambridge, Trinity College)
P~EFAZ!ONE DELL'EDITORE .ALU.' SECONDA EDIZIONE 81

cose che loro dispiaciono, i nomi assegnati con malizia,·- tut-


tav-ia, non devono essere considerati un difetto delle stesse
cose; eccetto che vogliano dire questo: che tutta la filosofia
deve essere fondata sull'ateismo. La filosofia non deve
essere danncg~iata a causa di questi uomini, giacché l'ordine
delle cose non è disposto ad essere mutato.
Otterrà, quindi, successo presso i probi e i giudici ragio-
nevoli l'eccellentissimo metodo di filosofare, che è fondato
sugli esperimenti e sulle osservazioni. Difficilmente, invero,
si pub dire quanta luce e quanta dignità abbia aggiunto a
tale metodo questo ammirevole lavoro del nostro illustrisSimo
autore; il cui felice e sublime ingegno, risolvendo i più diffi-
cili problemi, e conseguendo scoperte a cui non v'era spe-
ranza che la mente dell'uomo potesse assurgere, è ammirato
senza riserve da tutti coloro che in qualche modo sono ver-
sati più che superficialmente in queste dlscipline. Spalancati,
dunque, i cancelli, ci ha aperto un passaggio ai bellissimi
misteri delle cose. Egli rese, cosi, manifesta la compagine
elegantissima dd sistema del mondo e la rese tanto profon-
damente penetrabile che nemmeno lo stesso re Alfonso 6 , se
ora rivivesse, potrebbe desiderare maggiore semplicità e
grazia di armonia. Pertanto, possiamo ormai vedere più da
vicino la maestà della natura, e fruire di una dolcissima
contemplazione, e rispettare ed adorare il fondatore e il
signore dell'universo, che è il frutto più dovizioso della
filosofia. È necessario che, colui che non ricava immediata-
mente dalla struttura ottima e saggissima delle cose l'infinita
sapienza e bontà del creatore onnipotente, sia cieco; e pazzo
colui che non vuole riconosccrlo.
Si leverà, quindi, la straordinaria opera di Newton, fortezza
munitissima, contro l'assalto degli atei: né, infatti, da alcuna
altra faretra, in modo più copioso che da questa, tireresti
fuori dardi contro la massa infame. Ciò avvertì da lungo
tempo e per primo dimostrò ottimamente, in eruditissimi

" _\l:fon~o X, ùetto il Saggio {I2yo~-I284), probabilmente uno dei mi-


gliori S<wrani spagnoli del medioevo. L."'L sua fama scientifica è basata
-~opmttutto sull'incorag~amcnto dato all'aslTonomia.

G. N~wTo,;.
,, PREFAZIONE DELL'EDITORE ALLA SECONDA EDIZIONE

discorsi pubblicati in inglese e in latino, Richard Bentley 7 ,


uomo illustrissimo in ogni sorta di lettere e fautore delle
virtù, grande ornamento del proprio secolo e della nostra
Accademia, maestro degnissimo e integerrimo del nostro
Trinity College 8 • Ad esso mi debbo riconoscere legato da
molti debiti; ad esso sono dovuti anche i tuoi ringraziamenti l PREFAZIONE DELL'AUTORE
i quali, benevolo lettore, non rifiuterai. Egli infatti, in quanto ALLA TERZA EDIZIONE
ha goduto per lungo tempo dell'intima amicizia del celeber- \
rimo autore (per la quale ritiene di essere valutato dai posteri
non meno che per la rinomanza dei propri scritti, i quali
sono i prediletti nel mondo dci letterati) provvedette insieme
l.
alla fama dell'amico e all'avanzamento delle scienze. Perciò, In questa terza edizione, curata da Henry Pemberton 1
in quanto gli esemplari della precedente edizione sono estre- l' ;1!. D., uomo espertissimo in queste cose, alcune cose del
mamente rari e si possono comprare solo a prezzo altissimo, libro secondo, circa la resistenza dei mezzi, sono spiegate
egli persuase con insistenti richieste e quasi rimproverando un po' meglio che in precedenza e sono stati aggiunti nuovi
l'eccellentissimo uomo, non minore per modestia che insigne esperimenti circa la resistenza che i gravi trovano quando
per altissima erudizione, affinché acconsentisse a far uscire cadono nell'aria. Nel libro terzo, l'argomento con cui viene
questa nuova edizione dell'opera, perfezionata di nuovo provato che è la gravità a trattenere la Luna nella sua
ovunque ed arricchita di altre importanti aggiunte, a sue orbita, è esposto più ampiamente; e sono state aggiunte le
spese e sotto i suoi auspici; a me affidò, poiché ne aveva il nuove osservazioni, fatte dal signor Pound z, circa la scam-
diritto, il compito non sgradito di curare che fosse il più
possibile corretta.
I Hcnry Pemberton: nato nd 1694 e morto nel I77I· Per altre notizie

Cambridge, I2 maggto I7IJ. ) c per i rapporti con Newton vedi InlrtJduzicme.


2 J a m es Pound, astronomo, nato nel Wi\tshire nel 1669. Ottenne il
RoGER CoTES ~~.
diploma per l'esercizio della medicina nel!" ottobre del 1697. Prt>si gli ordini,
membro del • Trinity College" entrò al servizio della Compagnia delle Indie e fu inviato, nel 1699, come
Professore Plumiano di Astronomia cappdlauo dci mercanti del Forte St. George, a Madras. In ségulto alla
e di filosofia sperim~tale. ri\"ulta dci t705 delle truppe indigene, la p0polazione inglese venne mas-
sncrctta al completo meno undici persone, fra le quali Pound. In quella
7 Richard Bcntley nacque nel gennaio del 1662 a Oulton nel York- drwstanza Pound pcrdette tutte le sue c;:ute. Divenne membro della
shire, ~tudiò nel • St. John's College • a Cambridge. 1.\"el 1692 c nel 1694 " Royal Soci"'ty • nel novembre del 1699, ma la sua ammissione fu rin-
tenne una serie di letture presso la Bo)·/~ Lulur(IS con lo scopo di provare viata lino al luglio del 1713, quando le sue ricerche astronomiche erano
l'esistenza di Dio. ormai iniziate da un pezzo. Hal\ey comunicava alla • Royal Socicty • le
Bcntlcy fu auto:r<: di numemsi :.t~ùi filologici sui classici latini e sulla ddcnnina.zioni del!(' fasi dcll"eclisse totale di sole del 3 maggio 171.5,
Bibbin. :O.lod a Cambridge nel luglio del I7·f2· <"ompiute da Pound, rilevando che il loro autore era • munito di strumenti
• Uno dci più famosi coll~ges di Cambridge fondato nel 1546. Vi molto strani, ed era molto abile in fatto ùi osservazione •· )<el luglio del
studiò Kewton. 171.5 Pmmd osserva l'occultamento di una stt:lla da parte di Giove, nel-
9 Nato a Burbage, Leichstershire. nel 16lh. Studiò prima a S. Paul l"ottc,bre un'ecli>si di Luna e dal 1716 al 1717 compie diverse osservazioni
e poi nel "Trinity Coilegc "· Nel 1706 venne l'letto professore plumiano. planetnrie mediante un telesCoJlin di 15 piedi. Kewton, nella 34 ed. dei
I sur:~i interessi ernno prcvalentecmcnte rivolti alla maten1atica, al per- Pri1Jcip1a, si valse delle sue misure micromctriche del disco di Giove e
fe~iunamento del calcolo intìnitesima\e. alla .fisica <'> all"astronomia. Per i dd dis~o e degli anelli di Saturuo. in~icme all'allontanamento dei suoi
suoi rapporti con .Xewi:on dr. l>!lrodw:ioJl6. Pubblicò Harmouia meiiSU- satelliti. per cnrreggere i luoglù succes~ivi occupati dalla cometa del 168o.
rarum. Morì nel 1716. Xcl 1719 I'ound stesso comJlilò UII gn1ppo di tabelle riguarùanti il primo
,, PREFAZiONE DELL'AUTO!U ALLA T!';RZA EDIZIONE

bievole proporzione dei diametri di Giove. Vengono aggiunte


anche alcune osservazioni su quella cometa che è apparsa
nell'anno r68o, fatte in Germania nel mese di novembre dal
signor Kirk 3 , recentemente venutemi fra le mani, e per
opera delle quali risulterà quanto vicino siano le orbite
paraboliche ai moti delle comete. L'orbita di quella cometa
è stai.a determinata un po' più accuratamente di prima,
mediante i calcoli di Hallcy, in una ellisse. E si mostra che
la cometa in quest'orbita ellittica, segue il proprio corso
attraverso i nove segni dei cieli, non meno accuratamente PRINCIPI MATEMATICI
di qu:mto sogliono essere mossi i pianeti lungo le orbite
ellittiche definite dall'astronomia. È stata aggiunta anche DELLA FILOSOFIA NATURALE
l'orbita della cometa che è apparsa nell'anno !723 e fu
calcolata dal signor Bradley \ professore di astronomia a
Oxford.
Londra, I2 genna~o I725-26.
Is. NEWTON


satellite di Giove, tabelle nelle quali introdusse un'equazi<.me della tra·
smissione della luce.
Pound mol'l a Greenwich il 19 ottobre 1747·
3 Godfried l{irch, astronomo tedesco nato nel 1639 e morto a Berlino
nel 1710. Fu discrpolo di Hevelius a Danzica. Nel 1700 Federico I lo
chiamò a Bcrli11o c ].., fece a3tronomo della nuova Accademia delle Scienze
e direttore ddl'Osscrvatorio (1706). Scoprl la cometa periodica di :-<cwton.
Scrisse nelle Philosophiml Trnnurcli01rs ed in altre riviste spccialiu:ate.
• James Bradley, nacque a Shcrboum nel 1693· Kipote di l-'ouml,
studiò a Oxford e dallo zio venne avviat<) agli studi di astronomia. Nel
1721 fu eletto professor<J titolare della catteJra s;wiliana di astronomia.
Nel 1729 passò all'ins<'gnarncnto della filosofia sperim<"ntalc (fi•ica); nel
r742 fu nominato astronomo reale e poco più tardi divenne socio ddla
" Royal Society "· Le scoperte più interessanti riguardano la quantità
dell'aberrazione e la nutazione o.lell'asse tt"rrestre. l\torl nel 1762,
l
Il nome greco ll"flXa.v~, vuol d·ire macchina e questo sta a
significare, in ttna maniem piulfosto diretta, che l'attività del
meccanico a<'C;,•a come suo oggetto le w1wscenze pratiche sul·
l'uso delle macchine. Gli antichi, specialmente durante il periodo
alcs8alldrino, possedevrmo numerose e svariatissime macchine, e
indubbiameJlte avevano conseguito una rara abilità nellrt loro
c0slruziu11e. Quello che, però, ad essi manca·va era la conoscenza
dci princìpi su cui fondare la pratica. In breve, i meccml'ici del-
l',uitichità erano degli empirici piuttosto che dei razio11ali. Data
la situazione, non desta sorpresa che le poche cose che dal punto
ì di vista dei principi ci sono pervenute, abbiano acquisfato un
1'11lore esemplare: come le idee di Aristotele sull'equilibrio e sul
molo, o come gli studi di Archimede intorno alle leggi delle
macchine costruile. Di questo abbiamo anche le teorie riguar-
danti la lt<'a, i centri di gra;.'ità, i piani ùtclinati, la pu!cg-
gùt c la. vile. Come si vede tutti meccanismi di impiego pra-
tico immediato.
Bisogna arrù>are al fiammù1go Simone S!evin (rs.f8-r62o)
prima di registrare un progresso mlla meccanica dei principi o
ra:;ionale, come la si chiamerà dopo Ncwfon. Naturalmente, du-
rante questi IQ-20 secoli di ùlferuallo non sono mancati coloro
che hm111o saputo costruire le macchine più incredibili, se si
pcnS(t alla disponibilità di atfre.;;:;ature; ma, al solito, sono man-
mti quelli capaci di elaborarne la teoria. Con Stcvinla situazione
1•icne finalmente sbloccatu: er;ri è il primo ad indicare, se 11on
88 PRIKCIPI MATEMUICI NOTA lNTRODL'ITIVA

proprio a fomutlare esMtamente, il famoso teorema del paralle- l'eqJtivalenza dell'azione e reazione.! primi due corollari spiegano
lof?ramma delle fon:e. Cominci/t a farsi luce e a prendere forma U parallelogram·ma delle forze e le rclait"ve applicazioni; il terzo
la persuasione che come la cùumalica, pur fondandosi sulla e il quarto affermano che la quantità di moto e il centro di
geometria, si dt"jjeren::ia da questa per l'aggiunta del tempo ai grat•ità di 1tn sistema di corpi non vengono altemti dall'azione di
wncelli geometrici, così. la dinamica si fonda, sì, su.lfa cinematica tali corpi fra loro; il qt1into e il sesto stabiliscono ch_e i moti
ma anche sul concetto di .forza. Chiarito questo punto le scoperte mutui rimattgono iltalterati nel caso di moti uniformi come nel
si succedono inca{;;anti con la teoria del moto vario di Galilei, caso di moti uniformemente accelerati. N,ello scolio che segue il
con le leggi dell'urto elastico di Descartes, TVallis, Wren e coYollario sesto, Newton fornisce alcuni esempi sull'~1so degli as-
soprattutto di Httygens, al quale si deve, i1toltre, la teoria delle siomi nell'applicazione fattane alla meccanica da vari predeces-
forze centrali che ftt.rono ttwlo ;~.fili a Newton.
Come si diceva sopra, nella Prefazione del I686 ai Prineipia
j, sori.

Nc1vton introdttce la distiuz·ione tra meccanica razionale e mec- l


canica pratica, che era esigenza ormai generalmente sentita. In
tal modo, nel giro di due secoli gli scienziati ricscotw a perfezio-
nare molti rami della meccanica rimasti fermi per due millenni. I
Principia, specialmente nella prima parte fino alla fine del primo
libro, sono un testo di meccanica razionale. Newton vi studia
la teoria dci moti di un corpo indipendentemente dalle possibili
applicazioni, anche se, ogni tanto, suggerisce le attività pratiche
cui possono essere, o sono di fatto, applicate.
L'opera si apre con una parte di note.volissima impDrtq_nza,
ossia le Definizioni e gli Assiomi, che contiene i concetti baszYari
della meccanica; come dire, appu1tlo, l'assiomatica della mec-
canica. In queste pagine, per la prima t'ulta, Newton riesce a
dare alla dinamica una fondazione chiara e coerente. V1: t•Mtgono
definite la quan#tà di materia, la quantità di moto, "'!'inerzia,
la nozione di forza e dt" forza centripeta. Circa quest'ultima,
come circa le equivalenti attrazione, impulso e propensione, fa
11otare di considerarle non fisicamente bensì. matematicame11le:
concetto questo e differenza molto importanti, spiegati in 1ma
delle note al testo. Queste definizioni sono segut'te dal famoso
scoria sul tempo e sullo spazio assoluti, sui quali, come è noto,
si fondò la fisica fino a quasi !idio il XIX secolo.
Gli Assiomi comprendono le tre leggi del moto e sei corollari.
La prima legge è quella dell'inerzia, la seconda stabilisce che
l'acceleraziolle è proporzionale al!a forza, la terza è qudla del-
!
l
DEFIKIZI0:-11

DEFIXIZIONE !.
La quantità di materia 1 è la misura della medesima rica-
vata dal prodotto della sua densit(ì per il volume.

Aria di densità doppia, in uno spazio a sua volta doppio,


diventa quadrupla; in uno triplice, sestupla. La medesima
cosa si capisca per la neve e la polvere condensate per

1 Il concetto di massa com~ qtlantitil ili materia è proprio di !\ewton


e presuppone la costituzione atomica della materia. Questo stato atomico
ì della materia è fondamcntalOJ sia per la stessa teoria della gravitazione,
~ia per la costihi?.ÌO!lOJ corpuscolare della luce. Sulla posizione di Xcwton
circa l'atomismo abbiamo una sua letkra a Bnyle datata 28-n-1679·
Prima del rinascimento scientifico il concetto di massa non è apparso
altrimenti che in mani"ra fuggitiva e per nulla precisa: la massa veniva
confusa col peso, ed era kgata più ad una critica della fisica ddle qualità
che ad una definizione positiva, ancilr se incompleta o errata1 La ,\istin·
zinne di massa o peso divenne evidente- soltanto in ségnito, quando si
capì clm mentre il peso è la f,lrza con cui un corpo viene attratto dalla
T~rra, la massa è la determina7.ione della sua inerzia, ossia dell'opposi·
zi<>ne fatta ad ogni cambiamento del suo stato di quiete o di moto. Quc~ta
maggiore precisione nri concetti rclatid diviene evidente solo cnn Leo·
nanlr>, Galileo e D<·scartcs. Cun (:alilo)O il concetto ùi massa giunge a
c•Jindderc col concetto di una mataia qualitativamcntc in<liffcrcntc, por·
tatric~ d<'! le cosid<le'tt.1 <jualit;) prin1aric. Anche Dcscartt:s accetta la di~tin·
zione ùcllc qualità ddla materia in primarie e secondarie, ma ~i aggiunge
la no1ione cornph'mentarc di corpu~c<!lo che, secmtdo i suvi Ì1tìenti, aYTtbbe
ÙuYutn dar ragion~ sia della costituzione ddla materia più rarefatta. sia
della negazi<·one <.lei vuoto. sia, in g•Jnerale, <.lei suo nwccanicismo. Le idee
cartesiane vengono ampiamente SYiluppate nella teoria cinetica di Huygens.
il quale tentaYa di spiegare i prindpì dd moto ùerivandG la for~a da urti

l
l DEFll'JZ(QSl 93
PRINCIPI M.\TUIATICl
9'
attraverso il peso di ciascun corpo. Per mezzo di esperi-
compressione e liquefazione. E la norma di tutti i corpi, menti molto accurati sui pendoli, trovai che è proporzionale
che siano diversamente condensati per cause qualsiasi, è al peso, come in séguito mostrerò.
identica. Qui non mi occupo del mezzo che liberamente
penetra attraverso gli intervalli delle parti, ammesso che ci
sia. In séguito indicherò questa quantità indifferentemente DEFINIZIONE IL
con i nomi di corpo o massa. Tale quantità diviene nota La qttantità di moto 2 è la misttra del medesimo ricavata
dal prodotto della velocità per la quantità di materia.
di particelle mobili. Sebh<'nP, come <i diceva sopra, Newton non assu-
messe in ntcrito nessuna posizione esplicita, pure il suo concetto di massa II movimento totale è la somma dei movimenti delle
presuppone nella matcria un.a costituzione' atomica. ~cl suo pensiero, singole parti; perciò in un corpo doppio, con velocità uguale,
infatti, la ma~sa era concepita non ~(iltanto come somma dei volumi dei la quantità di moto è doppia; con velocità doppia è quadrupla.
punti materiali che offrono una .esistenza al moto (massa incrziale) ma
anche come massa attTacnte, cio~ come somma di punti che esercitano
una forza sui corpi circostanti. Con l'aiuto di questo concetto Newton
spogliava i corpi di tutte !t: <JUa!ità estranee alla fisica; esso, infatti, diventa DEFINIZIONE III.
il simbolo della distinzione della materia in qualità primarie e secondarie.
Le conseguenze filosofiche di questa assun7.ione sono molto precise e di La forza insita 3 (vis insita) della materia è la sua dispo-
ampia portata. Un corpo conc!\pito come massa fa penslll"e ad un corpo sizione a resistere; per cui ciascun corpo, per quanto sta in
la cui materia è qualitatiYamcnte indifferente. n che comportava l'inva- esso, persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo
liùarione dello strumento di studio impiegato fino ad allora, e, in pari
tempo, la nece:~sità di apprestame uno nuovo, atto a fornire conoscenze un:"jorme.
di una materia che si sottrae alle deformazioni della soggettività. Newton,
per la prima volta, fornisce una definizione sufficientemente attendibile Questa forza è sempre proporzionale al corpo. né diffe-
del concetto, il quale oltre che elemento ordin.atore della dinamica (è la risce in alcunché dall'inerzia della massa altrimenti che per
prima delle definizioni del moto) diventa anche un mezT.O per spogliare
i corpi di tutto dò che non poteva essere ridotto alla fisica-matematica.
In tal modo Newton portava a com?imeuto l'operazione di liberazÌone 2 Con questa espressione si intende il prodotto della massa di un
della fisica da proprietà soggettive e incontrollabìli iniziata con Galileo. corpo per la sua velocità. Questo prodotto rappresenta p~r Newton_ l'in~
D'ora in poi i dati sensibili seniranno ad informare dell'esistenza di un tensità della forza, che agisce o muove il corpo per Clll la quaJzlsl<l Js
oggetto, ma il suo studio dovrà essere lasciato alla risoluzione matematica molo è la misura della forza motrice.
del corpo stesso. l Il principio di inerzia è stato espresso ~r la prima volta in modo
La defmizione proposta da :-rewton tiene conto, storicamente, dello rigoroso da Cartesio (Principia, II parte): I) Ciascun corpo tende a con-
esperienze di Boy le sui gas compressibili; ma è chiaro, in pari tempo, che servare lo stato in cui si trova e mai lo muta se non per cause esterne:
questa definizione non è felico:l - come fece osservare il fisico e filosofo nessun corpo si arresta da se stesso. Il riposo è uno stato contrario al
Ernst .Maeh - in quanto costituita da un circolo vizioso. È noto che la movimento, e nes~una cosa si dirige per natura verso il suo contrario.
densità di un corpo esprime il rapporto tra la sua massa e il suo volume; Solo la resistenza d~gli altri corpi può arrestare il movimento di un oggetto,
ma detto questo va da sé che per dcfmire la massa non possiamo ricor- e non vi è fluido che non posga. diminuire la vclodti< più dell'aria. z) Ciascun
n::re - come iuv~ce fa Newton - alla C.ensità. Ciò infatti lascia ancora da corpo tende a conservare il movimento seguendo un moto :rettilineo, seb-
definire uno dci due termini: o la massa o la densità. Perciò è necessatio bene sia costretto per altri motivi a muoversi in diverse direzioni. Dio
in"lpi~gare un'altra espressione che introduca il conc.::tto di massa, defiui- infatti conserva la materia nello stato in rui essa si trova in ciascun istante:
bil~ attraverso un parametro che non sia quello della densità: ossia, la ora, iu ciascun istante il corpo tende a muoversi rettiliueamcnt<': infatti
P..roporzionalita di forza e accelerazione che ci di una costante cspres~a una pietra che, legata ad uno spago, ruotasse violeutemente intorno alla
dal valore della massa. Il Burtt, però, la osservare che dopo tutto Ncwton mano, partirebbe secondo la direzione dl·lla tangente al <.:erchio descritto.
poteva valcn.;i. solo di parametri che allora erano familiari, c che quanto Si vcrtc dunque che, nonostante l'int~rprctazione in chiave metafisica,
da. lui operato costitu;sce già nn gran passo in avanti nel progresso nella Cartesio seppe enunciare rigorosamente il principio di inerzia. Tuttavia
scienza, !"altra alternativa essendo - alla sua epoca - quella di preseutare Galileo aveva già prima ùi Cartesio formulato tale principio, anche se
la massa come una qualità ultima dei corpi.
PIUNCIPI MhTUBT!CI
DEFINlZIONl 95
94

il modo di concepirla. A causa dell'inerzia della materia, chiamata col nome molto espressivo di forza di inerzia. Il
accade che ogni corpo è rimosso con difficoltà dal suo stato corpo, in verità, esercita questa forza solo nel caso di muta-
di quiete o di moto. Per cui anche la forza insita può essere mento del suo stato per effetto di una forza impressa dal-
l'esterno; e quell'azione è, sotto diversi rispetti, di resistenza
e di impulso: di resistenza, in quanto il corpo per conservare
non con il medesimo rigore formale. Cosi si e~primc infatti (DiscoYsi ·a
dimo!irazioni malrmatidt~, lib. III): olmagino un muhilc lanciato su un
il proprio stato si oppone alla forza impressa; di impulso,
piano orizzontale e rimosso ogni impedime-nto: giil sappiamo che il moto in quanto il medesimo corpo, poiché la forza di resistenza
si svolgerà C<Jll~bile e perpetuo sul nll'dcsimo piano, qualora que~to si dell'ostacolo cede con difficoltà, tenta di mutare lo stato di
estenda all'infinito"· E in una lettera del 1607: "A principiar il moto C quell'ostacolo. Comunemente si attribuisce la resistenza ai
h~n lll!'et•ssario il movente, lll<> a contiuuu.rlo basta l! non aver contrasto'·
f:: tuttavia imrortantc tener presente di:> che distingue la defini7.ione di corpi in quiete e l'impulso ai corpi in moto; ma moto e
.Ncwton da C]Udle date da Galile<J c dn. Cartesio: N{·wton introduce n<:lla quiete, come sono comunemente concepiti, sono distinti solo
bpressiom• dd principiu di in<:rzia il concetto di forza, ingerendola cosi relativamente l'uno dall'altro. Non sempre, invece, sono in
nella dinamica. Galileo e Carte~in ne av"'vano fatto una latgtJ della cine-
matica [questo tt"rmine è usato a11/e lillemm} dei corpi, il primo col pr{'- quiete le cose che comunemente sono considerate in quiete.
sdudere dall'analisi delle cause del movimento, il secondo facendo del
moto un attributo originn.rio della materia.
Orbene, proprio per il fatto che il principio di inerzia è stato inserito DEFIXIZIONE IV.
da Ncwton nella dinamica. E. J\;[ach vide nel primo principio un diktto
di sovrabbondanza, in quanto deducibile, cume caso particolare, dal Una forza impressa è un'azione esercitata sul corpo al fine
secondo principio. Se infatti in F = mz poniamo F = o (è questo il caso di mutare U suo stato di qttiete o di moto rettilineo uniforme.
in cui appunto sul corpo non agisce alcuna forza esterna. come vuole il
prindpio di inerzia), dobbiamo dedurne che è ma= o; ma m t: un valon.• Questa forza consiste nell'azione in quanto tale, .e, ces-
in 01,'Tli caso diverso da o, dunque dovrà essere a = o perché sia ma= o.
sata l'azione, non permane nel corpo. Infatti un corpo per-
Se (> a = O il corpo dovrà muoversi privo di qualsiasi accelerazione, e
perd~ di moto rettilineo uniforme; si badi: rcttllint"o, perché un corpo severa in ciascun nuovo stato per la sola forza di inerzia.
che st muove di velocità uniforme, ma circolarmente, è soggetto all"acce- La forza impressa ha varie origini: l'urto, la pressione, e la
lerazion~ centripc~a, anche se è nulla l'accelerazione tangellZìale, app~to
forza centripeta.
perché 11 moto ctrcolarc è uniforme. La presenza dell'accelerazione cen-
tripeta fa si che il moto circolare uniforme non soddisfi al prindpio di
inerzia.
La critica del Mach è stata però ritenuta in parte priva di giustifi- DEFINIZIONE V,
cazione daii'Enriques. Secondo l'illustre g<.>ometra italiano Kewton, intese
esprimere con il secondo principio un rapporto tra elementi già noti: la La forza centripeta 4 è la forza per effetto della quale i
forza da un lato, e il prodotto della massa per l'acct'lerazione dall'altro. corpi sono attratti, o sono spi-nti, o comunque tendono verso
Egli invcro avrebbe già ritenuto nota la forza secondo il suo aspetto statico, un qualche punto come verso un centro.
c non ancora sotto quello dinamico. I termini del discorso vengono perciò
rovesciati dall'Enriqucs: è il secondo principio cho costituisce un caso Di questo genere è la gravità. per effetto della qual!>: i
particolare del primo e nnn vic<'vc~""· c<:ome vuole H ~lach. !l primo
principio esprime la legge di inerzia nel caso in cui sul moto non agiscano corpi tendono verso il centro della terra; la forza magnetica,
forze, il secondo c~prinwrcl>be la stessa legge nel caso pill particolare dd
·moto incipiente', cio<' del mot<:o generato da una forza; tutti e due i
principi possono ess~rc riuniti nel 'principio di inl'rzia g<:neralizzato', • Anche per la fisica odierna vale sostanzialmente la medesima defi-
<'spresso dnll'Enriqucs nella forma F = ma, ed enunciato nei seguenti nizione; il concetto di forza C{'ntripeta richiama tuttavia qudlo di forza
termini: • In ogni istante il movimento di un corpo av·dcne comè se centrifuga, che è una forza uguale c direttamente contraria alla prima.
<JUesto sia lasciato muover<: a partire da uno stato di quiete (moto inci- Il compJ.,sso di quest<: due forze è noto sotto la denominazione di jor:e
piente), pnrcbé i corpi che influiscono sul movimento non subi~cano­ centrali. Si tratta eli quelle forze eh{· prov<.>ugono direttamente da un dato
alcuua modificazione •. puato o centro, S}lingendo il corpo cui sono appliNte ad accostarsi a tale
PRINCIPI MATEMATICI DJ'.FINIZIONI

per effetto della quale il ferro va verso la calamita; e quella i corpi che si muovono secondo una circonferenza. T':ntano
forza, qualunque essa sia, per effetto della quale i pianeti tutti di allontanarsi dai centri delle orbite; e se non vt fosse
sono continuamente deviati dai moti rettilinei e sono costretti una qualche forza contraria a quella tendem,a, per effetto
a ruotare secondo linee curve, Una pietra, fatta ruotare della quale sono frenati e trattenuti nelle orbit.e, e che per
nella fionqa, tende ad allontanarsi dalla mano che si muove questo chiamo centripeta, se ne andrebbero vta con moto
in cerchio; col suo sforzo, essa tende la fionda tanto più rettilineo uniforme. Un proiettile, se non fosse per la forza
fortemente quanto maggiore è la velocità di rotazione, e di gravità e se venisse eliminata la resistenza dell'aria, non
allorché non è più trattenuta, vola via. Chiamo centripeta ricadrebbe sulla terra, ma se ne andrebbe via nei cieli con
la forza, contraria a tale sforzo. per effetto della CJ.Uale la moto rettilineo uniforme. A causa della propria gravità, tale
fionda di continuo riporta la pietra verso la mano e la trat- proiettile è di continuo deviato dalla .~i:ezio~e rettiline~ e
tiene entro un cerchio, giacché è diretta verso la mano come di continuo piegato verso la Terra, e cw tn mtsura magg10re
verso il centro di un cerchio. Identica è la norma di tutti 0 minore, proporzionalmente alla propria gra~ità. e alla
velocità del moto. Quanto minore sarà la gravttà, m rela-
centro o ad aJlontanarsl'ne. Perciò, avenùo riguardo f3-i luro diven<i rap- zione alla quantità di materia, o maggiore la velo:ità .con
porti col centro sono state distinte in due ~pecie, centripete e centrifughe, cui viene lanciato, tanto meno devierà dalla sua dtreztone
a seconda che t~ndano verso il centro o in senso opposto.
La teoria delle forze centrali dipende dalla prima legge del moto. rettilinea e tanto più a lungo andrà avanti. Se una pali~
Quando un corpo tende a muoversi o quando il suo moto rettilineo è di piombo scagliata dalla cima di un monte p_er mezzo dt
accelerato o ritardato, i cambiamenti di ~tato indicano chiaramente l'azione un cannone e con una velocità data, prosegwsse secondo
di una forza estranea che agisce sul corpo. Nel primo caso si misura questa
forza dalla pressione del corpo in riposo contro l'ostacolo che si oppone una linea orizzontale lungo una linea curva fino alla distanza
al suo moto, nel secondo caso si misura la forza dall'accelerazione o dal di due miglia prima di ricadere sulla Terra, essa ?~11':!. pu~­
rallentamento. Se poi il corpo si mu\>ve de~crivendo una Cul"Va, allora ché si eliminasse la resistenza dell'aria, con veloctta doppia
la cun•at.>ra di questa linea, l'allontanarsi costante del corpo dalla dire-
zione rettilinea, costituisce la misura della forza. Tutti questi casi cadono andrebbe lontano del doppio, e con una velocità decupla
sotto l'osservazione, per cui pos~iamo dire che la causa che rende pc~nti andrebbe quasi dieci volte più. lontano. E aumentando la
i corpi, che li accelera o che li ritarda è una e medesima forza. Lo stesso velocità si potrebbe aumentare a piacere la distanza alla
ragionamento vale quando si tratta di dirt:zioni diverse da quella retti-
linea. Ora, soltanto quest'ultima specie di moto si applica ai corpi celesti, quale può essere scagliata, e diminuire la c~rvatura ~ella
ma non era possibile né a Newton né ai predecessori di Newton di com- linea descritta, cosicché cadrebbe ad una dtstanza di ro,
piere osservazioni dirette su questo tipo di corpo. Ecco perché si dice 30 0 go gradi, oppure potrebbe descrivere un'orbit~ i~tomo
che il riconoscl)re valide per i corpi planl'.tari le stesse forze centrali che
agiscono sui corpi terrestri, ha compon:ato l'applicazioneidel principio di alla Terra, o infine andarsene nei cieli e prosegwre il suo
continuità. moto rettilineo all'infmito. Per la stessa ragione per cui un
La dottrina delle forze centrali per le orbite circolari fu studiata per proiettile può essere piegato lungo un'orbita dalla forza d!
primo da Huygens, ma soltanto Newton ne ha fornito la trattazione
generale. Nel I libro dei PrinciPia hn infatti dimostrato la seguente propo· gravità e viaggiare intorno alla Terra, anche la Luna, purchc
sizione fondamentale (Scz. II. teorema I): o le aree che i corpi ruotanti de- sia pesante, o per effetto della forza di gravità, o per effett~
scrivono, con i raggi condotti verso il centro immobil!l delle forze, giaciono di qualche altra forza che la spinga verso la Terra, pu~
sugli st<-ssi piani e sono proporzionali :li tempi"· Questa legge, che è poi
la prima delle tre l('ggi scoperte da Kcplero, è la sola legge generale nelb essere deviata dal cantmino rettilineo verso la Terra, e puo
teoria delle forze centrali, ma mentre si applica bene al moto dei piaueti essere piegata lungo una propria orbita: e senza tale forza
intorno al Sole, non è ugualmente apJilicabile al movimento dci satelliti la Luna non vi potrebbe essere trattenuta in alcun mo~o.
çhe si trovano, per il loro stesso stato, ad essere oggetto di due diverse
forze di attrazione. Il merito di Ncwton sta nell'averla opportunamente Se questa forza fosse minore del dovuto. la Luna non devte-
generalizzata. rt:bbe abbastanza dalla sua direzione rettilinea; se tale forza

i. NEl\'TQN.
PRINCIPI MATEMATlCI DEFINIZIONI 99

fosse maggiore del dovuto la devierebbe più del necessario uguali distanze è la medesima ovunque. Per questa ragione
e la tirerebbe via dalla sua orbita verso la Terra: Vit>ne accelera in maniera identica tutti i corpi che cadono (pesanti
richiesto per l'appunto che la forza sia di una giusta gran- o leggeri, grandi o piccoli), se si trascura la resistenza dell'aria.
dezza ed è compito dci matematici determinare la forza per
effetto della quale un corpo può essere esattamente tratte- DEFINIZIOXE VIII.
nuto in un'orbita data con una velocità 5 data; e, reciproca-
mente, determinare la curva lungo la quale un corpo una La quatltità motrice di una forza centripeta è la m-isura
della medesima ed è proporzionale al moto che, ùt un dato
volta proiettato da un qualunque luogo con una data velo-
tempo, essa genera.
cità, viene deviato da una data forza. La quantità di questa
forza centripeta è, inoltre, d: tre generi: assoluta, accelera- Cosi il peso è maggiore nel corpo più grande, minore nel
trice, motrice. minore; ·nello stesso corpo ·è maggiore in prossimità della
Terra, minore nei cieli. Questa quantità è la disposizione
centripeta, o propensione verso il centro, di tutto il corpo,
DHINIZIONE VI. n, come posso anche dire, il peso; ed è sempre conosciuta
La q,uantità assoluta di una forza centripeta è la misura a causa di una forza uguale e contraria per effetto della
della medesima, ed è maggiore o minore a seconda della potenza quale la caduta dci corpi può essere impedita.
Per brevità, queste forze possiamo chiamarle: motrici,
della causa che la diffonde dal centro attraverso gli spazi cir-
acceleratrici e assolute, e, per distinguerle, riferirle ai corpi
costanti.
che tendono al centro, ai luoghi dei corpi, e al centro delle
Cosi la forza magnetica, relativamente alla grandezza forze. Riferisco, appunto, la forza motrice al corpo in quanto
della calamita e all'intensità della forza, è maggiore, 'in una disposizione del tutto verso un centro costituito dalle ten-
calamita e minore in un'altra. denze di tutte le parti; riferisco la forza acceleratrice al
luogo del corpo, come ad un certo potere diffuso in cerchio
dal centro verso i singoli -luoghi, al fine di muovere i corpi
DEFINIZIONE VII. che giaciono in essi; riferisco la forza assoluta, infine, ad
La qnrmtità acceleratrice di una forza centripeta è la mtsum un centro, come a quella certa causa senza la quale le forze
della medesima ed è proporzionale alla velocità t:lte, ù~ wr dato motrici non sono propagate in cerchio negli spazi; sia che
tempo, essa genera. rJUclla causa consista in un corpo centrale qualunque {come
è la calamita al centro della forza magnetica, o la Terra al
Così la forza di una medesima calami t a è maggiore ad centro della forza di gravità), sia in qualche altra cosa che
una distanza minore, minore ad una distanza magg-iore: la non appare. Questo è un concetto soltanto matematico ~.
forza di gravità è maggiore nelle valli e minore sulla vetta Infatti non considero le cause e le sedi fisiche delle forze.
degli alti monti, e ancora minore (come in seguito verrà
mostrato) alle maggiori distanze dal globo terrestre; ad 1 In questa e nella pagina seguente tro\'iamo l'espressione • concetto
matematico, come contrapJlosto al concetto fisico. In effetti questo t.
ancora il periodo in cui la fisica - definizione di • una specie o un modo
' Il lancio dei satl'lliti artificiali e delle sonde spaziali costituisce la r!'azìonc o una causa o una ragione" - viene concepita come autonoma
verificazione tecnica di quanto dice Newton, dalla matematica, in quanto quest'ultima elabora ipotesi mentre l'altra
DEFINIZIONI ,.,
'" PRINCIPI MATEMATICI

La forza acceleratrice, dunque, sta alla forza motrice ragione fisica, o che io, se per caso parlerò di centri che
come l'accelerazione al movimento. Infatti la quantità di attirano o di centri muniti di forza, attribuisca le forze, in
moto nasce dal prodotto della celerità per la quantità un senso reale e fisico, a centri {che sono soltanto punti
di materia, e la forza motrice dal prodotto della forza acce- matematici).
leratrice per la medesima quantità di materia. Infatti la
somma delle azioni della forza acceleratrice nelle singole
Scouo.
particelle del corpo è la forza motrice dell'intero. Pertanto
vicino alla superficie della Terra, dove la gravità accelera- Fin qui è stato indicato in quale senso siano da inten-
trice o forza di gravitazione è la medesima in tutti i corpi, dere, nel seguito, parole non comunemente note. Non defi-
la gravità motrice o peso è proporzionale al corpo: e se si nisco, invece, tempo, spazio, luogo e moto, in quanto notis-
salisse in regioni dove la gravità acceleratrice è minore, simi a tutti. Va notato tuttavia, come comunemente nçn si
il peso diminuirebbe in uguale misura, e sarebbe sempre concepiscano queste quantità che in relazione a cose sensi-
come il prodotto del corpo per la gravità acceleratrice. Cosi, bili. Di qui nascono i vari pregiudizi, per eliminare i quali
in regioni in cui la gravità acceleratrice fosse minore di due conviene distinguere le medesime quantità in assolute e
volte, il peso di un corpo due o tre volte minore, sarebbe relative, vere e apparenti, matematiche e volgari.
inferiore di quattro o sei volte.
Per il futuro chiamerò le attrazioni, cosi come gli impulsi, I. Il tempo assoluto vero, matematico, in sé e per sua
7,

acceleratrici e motrici essendo identico il significato. In natura senza relazione ad alcunché di esterno, scorre uni-
verità userò le parole attrazione, impulso, o propensione di
qualcosa verso un centro indifferentemente e promiscuamenù~ l L'assolutezza dello spazio e del tempo sono fondamentali nella mec·
l'una per l'altra; visto che queste forze sono considerate canica newtoniana e perciò in tutta la fisica classica fino alla relativit-à
einsteiniana. Per quanto attiene all'assolut~:zza del tempo, la sua fonda-
non fisicamente ma matematicamente. Per cui, il lettore si mentalità i;; data dal fatto che costituisce il supporto ùella prima legge
guardi dal credere che io con queste parole abbia ~biuto del m<:>to. Un moto rettilineo uniforme, infatti, è possibile solo in asseuza
definire una specie o un modo d'azione o una causa o una di acçderazioni, ossia di variazioni temporali della velocità. Ecco che il
~oncctto di uniformità richiede quello ddl'assolutezza del tempo, e questa
a sua volta consente l'uniformità del noto. D fatto che questo concetto
ricerca e indica principi e cause prime. Per aver chiaramente l'idea di oia stato sottoposto ad analisi critica soltanto alla fine del secolo scorso
che diJierenza esistesse nel '6oo tra il sostenere qualcosa matematica· da Ernst i'rlach, dimostra quanto ampiamente fosse entrato nel tessuto
mente e il sostenerla fisicamente, si pensi che l'editore di CopOJrnico, d<•lla lisica classica: né i fatti cambiano se si obietta che dopo una certa
Osiander, aveva stampato il n~ rit•ollllianibus con un'ilitrotluzione in cui data il tempo assolnto newtoniano dalle colorazioni teologiche è stato
la teoria eliocentrica veniva presentata come un'ipotesi mat~:matica, e <n~tihlito presso i f1sici dalla corrispond<•nte nozione kantiana. Entrambi,
quindi innocente e inofien.siva. Circa ottanta anni dopo la Chiesa con· sn>otanlialmt'nte, non erano altro - secondo la critka di Mach - chl' la
dannerà l'accettazione del sistoma copernicano in sede fisica, in quanto <·omprensÌ•>ne rispettivamente trasc('ndent(' e trasce-ndental~: del proc~sso
contrario alla lettera della HlObia, ma non vieterà di studiarlo in sede astrattivo che ci porta alla costituzione di una scala temporale.
matl'matica, proprio per la persuasione che una trattazione in questa sede È, tuttavb., osservazione immediata che esiste un contrasto tra la
non è fisicamente attendibile e al massimo può passare pl'r un'ipotesi l>a~e della simmc·tria convenzionale- e i\kale del tempo e la nozi\me di
ingegnosa. La matematica, pertanto, per un verso veniva considerata dai tl·mpo assolutu, considerato come flusso uniforme. ~ell'uso che in con·
vecchi fisici come un gioco intelligente e colto, ma staccato dalla realtà creto Xewtoo fa dd tempo, non troviamo allatto il carattere di unicità
e come tale seru;a presa su di essa, per l'altro, dai nuovi fisici come New· dc• l tempo assoluto, e. tuttavia, in q nanto i! tempo mecranico (o una varia~
ton, veuiva considerata come lo strumento linguistico più adeguato per bil~ indipendente (che non dipende, cio>è. <la akun'altra grandezza), esso
trattare i problemi di fisica. Per il problema delle cause si rinvia in pre~uppone il tempo assoluto, anche se, poi, questo non incide diretta·

particola:re alle regolo del filosofare con cui si apre il terzo libro e allo ment(' nel sistema matematico newtoniano. Come si vede, la base di questa
Scolio Generale. complessa prohlematica rinvia a quantu si ùice,·a all"iuizio: e,;sere il tempo
PRI:'>ICIPI MATUtATICI
'" DEFINIZIONI

fonncmcnte, e con altro nome è chiamato durata; quello lo spazio relativo è una dimensione mobile o misura dello
relativo, apparente e volgare, è una misura (esatta o inesatta) spazio assoluto, che i nostri sensi definiscono in relazione alla
sensibile ed esterna della durata per mezzo del moto, che sua posizione ri5petto ai corpi, cd è comunemente preso al
comunemente viene impiegata al posto del vero tempo: tali posto dello spazio immobile; cosi la dimensione di uno spazio
sono l'ora, il giorno, il mese, l'anno. sotterraneo o aereo o celeste viene determinata dalla sua
II. Lo spazio assoluto 8 , per sua natura senza relazione posizione rispetto alla Terra. Lo spazio assoluto e lo spazio
ad alcunché di esterno, rimane sempre uguale e immobile; relativo sono identici per grandezza e specie, ma non sempre

assoluto la giustiftcazion~ teorctica [h\ concetto di inerzia. Ossia ancora: ragionato in questi termini: il corpo è l'estensione e l'estensione è il corpo.
la natura di qu~sto problema è filowfica. Pi1ì csattamentc, si in<JlW.dm Dove vi è spazio, vi è estensione; ma l'estensione è tutto ciò che noi
nell'ambiente e nd clima filosofico della scuola di Cambridge. È caratte- possiamo conoscere dci corpi, dunque dove vi <Ì spazio vi sono corpi:
ristico, infatti, che N.:wton parli de!lu spazio e del tempo assoluti come assoluta esclusione del vuoto in natura e id('ntif1cazione della materia
di nozioni comuni e chiare a tutti e non ne forni~ca spiegazione alcuna, con lo spazio geometricu. Contrariamente però a quanto taluno ba rite·
limitandosi a descriverli. Ciò significa che, in Inghilterra come sul conti- nuto, CartesiD non ha negato l'assolutetza dello spazio, anche se inteso
nente europeo, la nozione di tempo assolut0 era divenuta familiare u come pieno di materia, e conseguentem~nte ha affermato l'assolutezza del
attraverso la diffusione della teoresi dei pensatori della scuola di Cam- movimento, al pari di Ncwton; l'universo, secondo Cartesio, non ha confini
bridge, o attraverso la lezione meno diretta, ma non meno efficace, del perché possi.'"\mo sempre immagiaare e concepire spazi indefinitamente
ncoplatonismo italiano; significa, inoltre, che non esisteva nessuna teoria estesi; in tal modo l'universo contiene nn corpo indefinitamente esteso.
concorr<:'nte capace di giustificare altrettanto bene la nozione di moto A sua volta il movimento è sempre presente nel mobile perché esso e
unifonne. una proprietà ricevuta da Dio durante la creazione. Risulta dunque chiara
Ptr quanto riguarda N<:>wton, la fonte diretta della sua ispirazione la possibilità, secondo Cartesio. di concepire un movimento dci corpi indi-
filosofico-teologica è Isaac Barrow, il quale nelle LoctimuJs geom~lricae, pendentemente da ogni sistema di riferi:nento (Principia, parte Il). Tro-
di cui nel r66g proprio Newton era ~tato l'editore, dedica alcune pagine viamo perciò in Carte~io, entro una diversa prospettiva, i concetti di
alla trattazione della nozione in oggetb. Una frase, però, è particolarmente spazio assolutu e di moto assoluto, cosi come in Newton.
illuminante: " ... sia c,he le cose si muovano, sia che giacciano in riposo. L'argomento di Cartesio fu severam~nte giudicato da Leibniz: coloro
sia che dormiamu, sia che siamo svegli, il tempo scorre unifonnemèl\te "· che affermano che !"estensione sia una sostanza rovesciano !"ordine delle
Solo un tempo cosi fatto poteva, evidentemente, sostenere senza contra<l-
dizioni apparenti il peso di una nozione diflkile e delicata come quella
ùi moto uniforme-.
8
Vi sono due fondamentali ve-dute sul concetto di spazio. Secondo
l'una, tale concetto b"ac origine dalla necessità di considerare un luogo
attraverso cui si possa dire che il movimento avviene, e nel quale pos-
l parole come quello dei pensieri ... PorcJ.é l'esten5ione non significa che
una ripetizione, o una molteplicità continua di ciò che è esteso, una plu~
raliti, una continuità e coesistenza di parti: perciò essa non basta a spie
gare la natura della sostanza estesa, la cui nozione è anteriore a quella
ddla sua ripetizione (S,critli filosofici). Le cose cullServano la Iom estensione
ma non conservano sempre il loro spazio; ciascuna cosa può cambiare di
sano essere posti i corpi (concezione posizionalc dello S,azio). A questa spazio, ma essa non può abbandonare mai la sua estellSione. Lo spazio,
concezione si contrappone l'interpretazione rclaziunale dello ~pazio: lo buu lontano dall'essere una sostanza, non è nemmeno un essere: è un
spazio deriva da una rete di oggetti senza i quali esso non esister"bbe. ordine come il tempo, un ordine di coesistenza, come il tempo è un ordine
Questa seconda concezione si aniauca alla prima fin dall'origine del pen- tra le esistenze che non stanno insieme (Seri/li filosofici).
siero fllosofico e scientifiCO. Lo ~ro.~io degli atollli~li :;rcd riflette in s6, Leibniz: contrappone ùunque agli spazi assuluti di Cartesio e di Newton,
manifestamente, la prima concezione. E~sa è pure sostenutn da Platon<•, uno spazio rclazionalc, che non !m affatto un'esistenza autonoma, ma
il quale afferma con una stup11nda metafom che lo sparlo è il grembo <.:he è una funzione dei corpi coesistenti.
in cui nacque il mondo. Di natura relazionalc è invece lo spazio di Aristo- Tuttavia il concetto di spa~io come recipiente della. materia prevalse,
tde; e anche la concezione dello spazio ideata da Leibniz sarà relaziunale. per i m<Jtivi che abbiamo detto, sul concetto di spazio relazionale.
Al contrario, lo spazio di cui fa parola il sistema newtoniano e uno spazio Lo spazio di Newton incorporò in séguito l'~istenza del campo elet-
pusizionale. La concezione posizionale prevalse nel Sette e Ottocento sul- tromagnetico. Tale concetto appariva, '"erso la seconda .metà del secolo
l" altra proprio per il successo della fislca newtoniana. scorso, accompagnato a quello di etere. Quest'ultimo assolveva ad un
Il concetto di spazio come recipiente vuoto di materia era stato rit~. compito ben ,;pecifico, sin da quando er;: stato introdotto nella fisica; era
nuto privo di senso ùa Cartesio. Il filosofo e matematico francese aveva un mezzc> imponderabile, quasi metaf1sico, che riempiva lo spazio-recipiente
PRINCIPI M.~TI:MATICI DEFINIZIONI ws
permangono identici quanto al numero. Infatti se la Terra, parte di quello spazio immobile nella quale la stessa nave si
per esempio, si muove, lo spazio the contiene la nostra aria, muove insieme alla propria cavità e all'intero suo contenuto.
e che, relativamente alla Terra, rimane sempre identico, ora Di conseguenza, se la Terra è realmente in quiete, il corpo
sarà una data parte dello spazio assoluto attraverso cui che era in quiete relativa sulla nave, si muoverà- di moto
l'aria passa, ora un'altra parte di esso; e così, senza dubbio, reale ed assoluto con la stessa velocità con la quale la nave
muterà incessantemente. si muove sulla Terra. Se invece si muove anche la Terra,
il moto vero ed assoluto del corpo nascerà in parte dal moto
III. Il luogo è la parte dello spazio occupata dal corpo,
vero della Terra nello spazio immobile, in parte dal movi-
e, a seconda dello spazio, può essere assoluto o relativo.
mento relativo della nave sulla Terra: e se anche il corpo
Dico parte dello spazio, non posizione del corpo o superficie
si muove di moto relativo sulla nave, il suo moto vero
che lo circonda. Infatti i luoghi di solidi eguali sono sempre
na.c:;cerà in parte dal moto vero della Terra nello spazio
eguali; invece le superfici, a causa della dissomiglianza delle
immobile, in parte dai moti relativi sia della nave sulla
figure, sono molto spesso ineguali; le posizioni, a rigore, non
Terra, sia del corpo sulla nave; da questi movimenti relativi
hanno quantità, e non sono tanto luoghi quanto proprietà
nascerà il movimento relativo del corpo sulla Terra. Se
dei luoghi. Il movimento dell'insieme è identico alla somma
quella parte della Terra, che la nave occupa, si muove
del movimento delle parti, ossia, la traslaziÙne del tutto dal
verso oriente con una veloeità di 10010 parti, e la nave
proprio luogo è identica alla somma della traslazione delle
viene trasportata dalle vele e dal vento verso occidente
parti dai propri luoghi; quindi il luogo dell'intero è identico
con una velocità di dieci parti; se, inoltre, un marinaio si
alla somma dei luoghi parziali e pertanto è interno cd in
tutto il corpo. muove verso oriente, sulla nave, con una velocità pari ad
una parte: allora il marinaio si muoverà di moto vero e
IV. Il moto assoluto è la traslazione di un corpo da un assoluto nello spazio immobile, verso oriente, con 10001
luogo assoluto in un luogo assoluto, il relativo da un luogQ parti di velocità, e sulla Terra si muoverà di moto rela-
relativo in un luogo relativo. Così in una nave spinta dalle tivo, verso occidente, con nove parti di velocità.
vele, il luogo relativo di un corpo è quella parte della naw Comunemente in astronomia si distingue il tempo asso-
in cui il corpo giace, ossia quella parte dell'intera cavità luto dal relativo per mezzo dell'equazione del tempo 9 • Infatti
che il corpo J;iempie e che dunque si muove insieme alla i giorni naturali, che di consueto sono ritenuti uguali, e
nave: e la quiete relativa è la permanenza del corpo in quel- sono usati come misura del tempo, sono ineguali. Gli astro-
la medesima parte della nave o parte della q~.vità. l\Ia la nomi correggono questa ineguaglianza affinché, con un tempo
quiete vera è la permanenza del corpo nella medesima più vero, possano misurare i moti celesti. È possibile che
non vi sia movimento talmente uniforme per mezzo del
di Kcwton c serviva c.ome mcuo di t:msmis~ione ddlc- onde luminu~<: quale si possa misurare accuratamente il tempo. Tutti i
(Teoria di Huygens). In questo modo pqssi:tmo dire che si giung<'Va nuo-
vamente, anche se per altra via e per altri fini, al 'pieno' di Cartesio:
!"etere cosmico pré'ndeva infatti il posto del pieno di materia, ed cm un 9 Differenza tra il tempo solare medio e il tempo solare apparente.
espediente concettuale che permettC'va di sostituire l'azione a distanza È considerata positiva e segnata + se il tempo apparente è maggiore del
con una contiguit:i. spazi:tle. L"etcre divcnnP- poi, come abbiamo detto, il tl'mpo ml'dio, altrimenti è considerata eone negativa e segnata-. Tale
portatore dé'l campo clé·ttromagnctico, di Faraday c 1\laxwcll. Il ri~ultato differ~nza è uguale p!"r tutti i luoghi. ma varia dal + al - e viceversa
d~gli studi condotti dai due g-randi fisici fu l'identificazione. riconosciuta perché il Sole sul piano dell"eclittica non ha un moto uniforme e la stessa
da 1\Iaxwl·ll, delle onde luminose con un certo tipo di radiuioni dd çampu eclittica è inclinata sull'equatore. Probabilmente Ipparco conosceva già
elettromagnetico. carattcrilzatc d::t UM determinata frequenza. qu<Jsta equazione.
DEFINIZIOI\"1
w6 l'RINCIPI MATEi\LUICI

'
modmcnti possono essere accelerati e ritardati, ma il flusso scomodo nelle cose umane: ma nella filosofia occorre astrarre
del tempo assoluto non può essere mutato. Identica è la dai semi. Potrebbe anche darsi che non vi sia alcun corpo
durata o Ja persistenza delle cose, sia che i moti vengano in quiete al quale possano venire riferiti sia i luoghi che i
accelerati, sia che vengano ritardati, sia che vengano annui· '' moti.
La quiete e il moto, assoluti e relativi, si distinguono
lati; per cui, e a buon diritto, questa durata viene distinta
gli uni dagli altri mediante le loro proprietà, le cause e gli
dalle sue misure sensibili; il che viene fatto mediante l'equa·
effetti, La proprietà della quiete è che i corpi veramente in
zione astronomica 10 • La necessità di questa equazione nella
quiete giaciano in quiete fra loro. Di modo che, per quanto
determinazione di un fenomeno si dimostra sia mediante
sia pos»ibile che un qualche corpo, nelle regioni delle stelle
l'e;,;pcrimento dell'orologio oscillatorio, sia mediante le eclissi
fisse, o anche più lontano, sia in quiete assoluta, tuttavia,
dei satelliti di Giove.
dalla posizione fra loro dei corpi nelle nostre regioni, non
Come è immutabile l'ordine delle parti del tempo, così si può sapere se qualcuno di questi conserva o no una data
lo è anche l'ordine delle parti dello spazio. Le si faccia uscire posizione rispetto a quel corpo tanto lontano, nè si può
dai propri luoghi e sarà come se uscissero (se così posso stabilire la vera quiete dalla posizione dei corpi fra di loro.
dire) da se stesse. Infatti i tempi e gli spazi sono come i Proprietà del moto è che le parti, che mantengono date
luoghi di se stessi e di tutte le cose. Tutte le cose sono col· posizioni rispetto agli insiemi, partecipino del moto di quegli
locate nel tempo quanto all'ordine della successione, nello insiemi. Infatti tutte le parti dci corpi ruotanti tentano di
spazio quanto all'ordine della posizione. È nella loro essenza allontanarsi dall'asse del moto, e l'impeto dei corpi in moto
essere luoghi: ma è assurdo che i luoghi primari siano mossi 11 • progressivo nasce dall'impeto congiunto delle singole parti.
Questi sono dunque i luoghi assoluti, e i moti assoluti sono Per conseguenza, una volta mossi i corpi che stanno intorno,
le sole traslazioni da questi luoghi. vengono mossi anche quei corpi circostanti che giaciono in
Vero è che, in quanto queste parti dello spazio non quiete relativa rispetto ad essi. Per la qual cosa il moto
poss~no . essen;: viste e distinte fr~ loro mediante i' n~stri vero ed assoluto non può essere definito mediante la trasla-
sensi, usiamo m loro vece le loro nnsure sensibili. Definiamo zione dalla vicinanza dei corpi considerati in quiete. I corpi
infatti, tutti i luoghi dalle distanze e dalle posizioni dell~ esterni, infatti, non solo devono essere considerati come in
cose rispetto a un qualche corpo, che assumiamo come quiete, ma essere di fatto in quiete. Altrimenti tutti i
immobile; ed in séguito, con riferimento ai luoghi predetti corpi che vi sono racchiusi parteciperebbero, oltre che della
valutiamo tutti i moti, in quanto consideriam~ i corpi come traslazione dalle vicinanze dei corpi circostanti, anche del
trasferiti da quei medesimi luoghi in altri. Cosi, invece dei moto vero di questi corpi circostanti; e una volta soppressa
luoghi e dci moti assoluti usiamo i relativi; né ciò riesce tale traslazione, essi non sarebbero veramente in quiete,
ma sarebbero soltanto considerati in quiete. Infatti i corpi
10 In generale in astronomia si chiama equazione la differenza che circostanti stanno a quelli da essi contenuti come la parte
passa tra l'clem~:nto v(.'ro di un corpo celt'ste e 'luello mf'dio: ossia, la esterna del tutto alla più interna, o come la corteccia al
<]Uantità di cui bisogna aumentare o dimiuuire la sua po~izione, calcolata nucleo. Ora, mossa la corteccia, anche il nucleo si muove,
nell'ipotesi di un moto medio uniforme, per trovare la sua vera situazione
risultante dal suo movimento reale ed ineguale. in quanto parte del tutto, senza allontanarsi affatto dalle
11 Questa è una proposizion~: assai importante a causa della sua in- vicinanze della corteccia.
fluenza ~ul successivo s\"iluppo del pensiero, per esempio, sulla teoria kan- È cosa analoga alla precedente proprietà dire che, se un
tiana dello spazio c del tempo come forme a priori dell'intuizione sen-
sibile, li renùe~·a appunto luoghi immobili delle sensazioni. luogo si muove, si muove insieme ciò che vi è collocato
w8 PRINCIPI MATEMATICI DEFINIZIONI
"'"
dentro; perciò un corpo che si muove da un luogo in moto, Gli effetti per i quali i moti assoluti e relativi si distin-
12
partecipa anche del moto del proprio luogo. Quindi, tutti i guono gli uni dagli altri, sono le forze di allo?tanamento
movimenti che avvengono da luoghi in movimento, sono dall'asse del moto circolare. Infatti nel moto circolare pura-
:,olnmente parti di movimenti integrali e assoluti; e ogni mente relativo queste forze sono nulle, mentre nel moto
moto integrale è costituito dal moto del corpo che esce dal vero e assoluto sono maggiori o minori, a seconda della
proprio primo luogo, dal moto di questo luogo che esce dal quantità di moto. Si sospenda un rec~piente ad u~ filo abba-
proprio luogo e così di séguito, fino a che si pervenga ad stanza lungo, e si agisca con moto Circolare contmuo fino a
un luogo immobile, come nell'esempio del marinaio sopra che il filo, a causa della torsione, si indurisca completa-
ricordato. Per conseguenza i moti totali e assoluti non si mente. Si riempia il recipiente di acqua e lo si faccia riposare
possono definire che per mezzo di luoghi immobili; per insieme con l'acqua; lo si muova, poi, con forza subitan:~·
questa ragione ho riferito sopra i moti totali e assoluti a in senso contrario, lungo un cerchio; allora, allentandosi 11
luoghi immobili, e i relativi a luoghi mobili. 1\..fa non esistono filo, continuerà a lungo in questo moto. All'inizio la super-
luoghi immobili salvo quelli che dall'infinito per l'infinito ficie dell'acqua sarà piana, come prima del moto del vaso;
conservano, gli uni rispetto agli altri, detenninate posi- e poiché il vaso, comunicata gradualmente la forza all'acqua,
zioni; e così rimangono sempre immobili, e costituiscono fa in modo che anche questa inizi più sensibihnente a ruotare,
lo spazio che chiamo immobile. l'acqua comincerà a ritirarsi a poco a poco dal centro e
Le cause, per le quali i moti veri sono distinti da quelli salirà verso i lati del vaso, formando una figura concava
relativi e viceversa, sono le forze impresse sui corpi al fine (come io stesso ho sperimentato) e, a causa del mot~ sempre
di generare il movimento. Il moto vero non può essere più accelerato, salirà via via di più, finché compiendo le
generato né modificato se non per effetto di forze impresse sue rivoluzioni insieme al vaso in tempi uguali, giacerà nel
sullo stesso corpo in movimento: ma il moto relativo può medesimo in quiete relativa. Tale ascesa indica lo sforzo
essere generato e modificato senza forze impresse su, questo di allontanamento dall'asse del moto, e attraverso tale sforzo
corpo. Basta, infatti, che la forza venga impressa sugli~altri si conosce e viene misurato il vero e assoluto moto circo-
corpi, rispetto ai quali è istituita la relazione di questo lare dell'acqua, che è completamente opposto al moto rela-
primo corpo, perché col loro ritirarsi, venga modificata la tivo. All'inizio, quando il moto relativo dell'acqua nel vaso
relazione nella quale consiste la quiete o il moto relativo era massimo, quello stesso moto in nessun modo eccitava
di quest'altro corpo. Ancora, il vero moto viene continua- Io sforzo di allontanamento dall'asse; l'acqua non tendeva
mente mutato da forze impresse sul corpo iv. movimento; alla circonferenza con l'ascendere verso i lati del vaso, ma
ma il moto relativo non viene mutato necessariamente da rimaneva piana, e perciò non era ancora cominciato il suo
queste forze. Infatti, se le medesime forze fossero impresse vero moto circolart:. Dopo, diminuito il movimento rela-
anche su quegli altri corpi, con i quali la relazione è isti- tivo dell'acqua, la sua ascesa lungo le pareti del vaso
tuita, in maniera tale che venisse conservata la posizione
indicava lo sforzo di allontanamento dall'asse del moto, e
rdativa, allora verrebbe conservato anche il rapporto in cui
questo sforzo indicava che il suo vero moto circolare cresceva
consiste il moto relativo. Pertanto ogni moto relativo può continuamente fino al punto massimo in cui l'acqua giaceva
essere mutato, mentre il vero è conservato, e può essere
m quiete relativa nel vaso. Ccilesto sforzo, dunque, non
conservato mentre il vero è mutato; per la qual cosa il
moto vero non consiste minimamente in relazioni di que-
u Con forza di allontanamento si ir.tende !a fo~za centrifuga.
sto tipo.
'" l'RlNCIPI M\TEMATICI OEFINIZIO~I

dipende dalla traslazione dell'acqua rispetto ai corpi che la dei moti veri, in parte dalle forze, che sono cause ed effetti
circondano, e pertanto il vero moto circolare non può essere dei moti veri. Cosicché, se due globi, legati da un filo ad
definito mediante tale traslazione. Il moto veramente circo- una determinata distanza l'uno dall'altro, vengono fatti
lare di un qualsiasi corpo ruotantc è unico, e corrisponde a ruotare intorno al comune centro di gravità, si conoscerà,
quel solo sforzo [di allontanamento dall'asse del movimento] dalla tensione del filo, lo sforzo di allontanamento dei globi
come al proprio ed adeguato effetto: i moti relativi sono dall'asse del loro movimento, e di conseguenza si potrà
invece innumerevoli conformemente alle svariate relazioni calcolare la quantità del movimento circolare. Inoltre, se,
con le cose esterne, e, come le relazioni, sono completamente al fine di aumentare o diminuire il moto circolare, si appli-
privi di veri effetti; eccetto che partecipino del solo vero cassero simultaneamente forze uguali qualsiasi, ora sull'una
e unico movimento. Per conseguenza, anche nel sistema faccia ora sull'altra dei globi, dalla aumentata o diminuita
di coloro che vogliono che il nostro cielo ruoti sotto i cieli tensione del filo si potrebbe conoscere l'aumento o il de-
delle stelle fisse, portandosi dietro i pianeti, le singole parti cremento del moto, e allora, infine, si potrebbe stabilire su
del ciclo, e i pianeti che sono in quiete relath·a rispetto ai quali facce dei globi le forze dovrebbero essere applicate per
cieli che li circondano, si muovono di moto vero. Infatti aumentare al massimo il movimento; ossia le facce più lon-
mutano la propria posizione l'uno rispetto all'altro (diver- tane, vale a dire quelle che nel moto circolare seguono. Una
samente da ciò che avverrebbe se fossero in quiete assoluta) volta conosciute le facce che seguono, e le facce opposte
e, trasportati insieme con i cieli, partecipano del loro movi- che precedono, verrà-conosciuta la determinazione del moto.
mento, e, in quanto parti del tutto che ruota, tentano di In questo modo potrebbe venir trovata la quantità e la
allontanarsi dai loro assi. determinazione di questo moto circolare in qualunque vuo-
Le quantità relative, quindi, non sono le stesse quantità to immenso, ave non esiste alcunché di esterno e sen-
dei cui nomi si fanno belle, ma sono le misure sensibili di sibile con cui i globi potrebbero essere confrontati. Se in
esse (vere o sbagliate) comunemente usate in luog0 delle quello spazio si ponessero dei corpi lontani che mante-
quantità misurate. Ma se i significati delle parole de~no nesSero fra di loro le posizioni date, come sono le stelle
essere de1ìniti dal loro uso, con i nomi di tempo, spazio, fisse nelle regioni del cielo, in verità non si potrebbe sapere,
Iu?go e movimento dovranno propriamente intendersi queste dalla traslazioife relativa dei globi fra i corpi, a quale di
misure sensibili; e sicuramente sarà un fatto inconsueto, e questi o di quelli sia da attribuire il moto. 1\Ia se si osser~
puramente matematico, se le quantità misurate saranno vasse la corda e si trovasse che la sua tensione è quella
capite. Per cui fanno violenza al rigore dellingtmggio, coloro stessa che il movimento dei globi richiede, sarebbe lecito
che interpretano queste parole come misure di quantità. concluderne che i globi si muovono e i corpi giaciono in
Né di meno corrompono la matematica e la filosofia coloro quiete; e ancora, dalla traslazione dei globi fra i corpi,
che confondono le VC're quantità con le loro relazioni e é'arcbbc lecito ricavare la determinazione di questo moto.
con le misure comuni. Come i moti veri siano da dedurre dalle loro cause, dagli
,
È. difficilissimo in verità conoscere i veri moti dci sin«oH effetti e dalle differenze apparenti, e per contro come dai
corpi e distinguerli di fatto dagli apparenti: e ciò perché moti sia veri che apparenti si deducano le loro cause ed
le parti dello spazio immobile, in cui i corpi veramente si effetti, verrà insegnato largamente in seguito. A questo fine
muovono, non cadono sotto i sensi. La cosa tuttavia non è stato infatti composto il seguente trattato.
è afiatto disperata. Gli argomenti, infatti, possono essere
dtsunti in parte dai moti apparenti, che sono le differenze
ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO

LEGGE I 1•

Ciascun corpo persevera nel proprio sfato di quiete o di


moto rettilineo uniforme, eccetto che sia costretto a mutare
quello stato da forze impresse.
I proiettili perseverano nei propri moti salvo che siano
rallentati dalla resistenza dell'aria, e sono attratti verso

'
Come già accennammo rlella nota J, p. 93, Ernst Mach ha giudicato
che la prima legge è soltanto un caso particolare della seconda. Poiché
anche dal punto di vista storico le due leggi sono state trattate contem-
poraneamente, e sono state separate solo in relazione a circostan.ze !lpe-
cifiche, è bene collegare l'esame dell'una a quello dell'altra.
Se si eccettuano gli atomisti greci e :pochi altri, era persuasione comune
nell'antichità greca c fino al Rinascimento italiano che il mantenimento
di un moto richiedesse una continua applicazione di forza. In effetti,
osserva l'Enriqucs, le apparen~e piil comuni sembrano indicare la ten·
ì denza dei corpi inanimati ad uno stato di quiete, salvo l'azione di cau&e
esterne di movimento - come quelle esercitate sotto forma di forze istan·
tanee o di impulso (moto violento) - ovvero il ritorno ad una posi~ione
naturale da cui il corpo sia stato volontariamente allontanato, come nei
~osiùù~tti >lloli l!aiHra/i. Questi concetti stanno alla base della fisica arbtu·
t~lica. per cui uno dci prindpi della sua dinamica suona in questo modo:
un corpo non può essere mantenuto in movimento se non da una forza
agente continuamente su di es~o: il moto riesce uniforme se sul mobile
a~oisce una fnrza costante.
Il punto più difettoso di qul-sta dottrina - fa notare l"Enriques - è
la "Piegazion" del modo come si conserva. l'impulso impresso ad un proiet·
tile. La diflicultll porta, comn di solito avviene, alla produzione di una serie
di ipotesi e~plicative, alcune int.,ressanti, altre incnnsistcnti. Come appunto
si è ricordalo ndl"anzid<•tta nota J, fun.mo le ricerche di Galileo e quelle

8. N~WTO>J,
PRINCIPI M!.TEMAnCI
"4 ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMEI'<'TO

il basso dalla forza di gravità. Una trottola, le cui parti, a moto (poiché è sempre determinato lungo la stessa direzione
causa della coesione, di continuo si deviano l'un l'altra dal della forza generatrice) se è concorde e se il corpo era già
movimento rettilineo, non cessa di ruotarc, salvo che mosso, viene aggiunto al moto di quello; sottratto se con-
venga rallentata dalla resistenza dell'aria. I corpi più. grandi trario, oppure aggiunto solo in parte se obliquo, così da
dci pianeti e delle comete conservano più a lungo i propri produrre un nuovo movimento composto dalla determina-
moti sia progressivi che circolari effettuati in spazi meno zione di entrambi.
resistenti.
LEGGE III 2,

LEGGE II.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e con-
Il cambiamento di moto è prvporzionale alla forza motrice traria: ossia, le azioni di due corpi §0110 sempre ttguali fra
t·mpressa, ed avviene lungo la linea retta secondo la quale la loro e dirette verso parti opposte.
forza è stata impressa.
Qualunque cosa pressi o tiri un'altra cosa, è pressata e
Posto che una qualche forza generi un movimento qual- tirata da essa nella stessa misura. Se qualcuno preme una
siasi, una forza doppia ne produrrà uno doppio, e una tripla
uno triplo, sia che sia stata impressa di colpo e in una "sola
2 Si dice che questa legge appartenga intetamente a Newton e che
volta, sia gradatamente ed in tempi successivi. E questo
P. tma delle conseguenze deducibili dalle prime due leggi. Indubbiamente,
come risulta dal testo, il principio viene wesentato senza alcun commento
di CartE~sio a mostrare con ogni evidenza che non il moto richiedeva l'ap- c senza rinvii ad alcun predect"Ssore. Ma, a ben guardare la storia della
plicazione di una forza esterna, ma la creazione o l'interruzione del moto, fioka immediatamente precedente, dobbiamo ammettere che, almeno in
o un cambiamento della sua direzione, Una delle conseguenze qr queste app>ITenza, un'anticipazione c'è stata. Anticipazione incompleta quanto
ricOJn:he, forse la piU importante, è che se la materia è dotata di i~rzia, ~i vuole, ma che, non di men<>, esprime in qualche modo il concetto di
una volta che il sistema planetario è posto in movimento non ocèorre azione e reazione. Si tratta della seconda regola enunciata da Descartes
più nessuna forza per mantenere il moto dei pianeti. Semmai occorreva ne Il mo11de1. Ecco le sue parole: • Come seconda regola, supprmgo che
una spiegazione del fatto che essi si allontanassero continuamente dalla <1uando un corpo ne spinge un altro non può trasmettere o sottrarre ad
direzione rettilinea del moto allorché descrivevano le loro orbite intorno <'S3o alcun movimento senza perderne o acquistarne neilo stt'Sso tempo
al Sole. Di questo problema doveva fornire la spiegazione Newton con una eguale quantità •· E a titolo di ~~ommento, soggiungc: o Questa regola,
i Principia. unita alla precedente, concorda perfettamente con tutte le esperienze,
Una volta prE'SO atto che la prima e la seconda legge del moto ;rano tlf'll~ quali vediamo che un corpo comincia a muo\'ersi o smette perché
profondamente inserite nella cultura scientifica del Seicento, bisogna però C opinto o femmto da qualche altro corpo~. Abbiamo dun'luc la stessa
riconoscr:re che fu merito preciso di Ncwton aver dato alle due leggi una rcciprodt(> che viene espressa n~•II'enunciato nrvttoniano: il corpo che
formulazione lucida, c, quel che più conta, aver fatto di esse, esplicita- inizia un'azione subisce in pari tempo una reazione.
m<'nte il fondamento assiomatico della nuova fisico.. Va notato inoltre Il punto di 3Cparadonc tra la tbica ~artesiana c quella newtoniana,
che la V<lriticra teoria dei moti non avrebbe potuto essere raggiunta se e quincli l'originalità di .1\ewton, va trovato nel rifiuto da parte del ~ostro
in precedenza non fosse stata criticata la nm;ione di sostanza eh!', fonda- <Iella ~tesso. definizione di movimento. Come C noto, Descartc$ aveva par-
mentalmente, orientava le ricerche dei fisici di formazione aristotelica. lato di un moto relativo generalizzato e reciproco, per cui, nel suo sistema,
Criticare il concetto di sos,tanza significava criticare in pari tempo le <>Ve la materia si identitica con !'Pstensionc e pertanto riempie tutto lo
diverse qualità che si supponevano essere alla base dei fenomeni. Solo >p;~zio, la reCÌJlrDCità del movimento dh·cnta un reciproco spo•tamento
con questa critica, ossia con l'abbanùono dd!tl ricerche volte all'indivi- Jell" pn.rti~ellc. Per cnnscgu'.'nza, ljllanr\o una partic(•Jla dotata di moto
duazione della causa qualitativamcnte intt'sa, p<Jteva operani il pa~saggio ne urta una sccond« e quest" una terza, e cosl di seguito, si ha in pari
alla fisica ddla quantità, ossia all'impostazione di ricerche volte ad indi- tempo che il moto trasmess.~ dalla particella <tlla successiva, comporta
viduare il comportamento dci fenomeni e tradurlo in relazioni matematiche. una perdita di moto da parte della prima. Il moto si risoiYc, dunque, nel
n6 PRINCIPI MATEMATICI ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO "7

pietra col dito, anche il suo dito viene premuto dalla pietra.
Se un cavallo tira una pietra legata ad una fune, anche il
CoROLLARIO I.
cavallo è tirato ugualmente (se cosi posso dire) verso la Un corpo spinto da forze congiunte, descriverà la diagonale
pietra: infatti la fune distesa tra le due parti, per lo stesso di un parallelogramma nello stesso tempo nel quale descrive-
tentativo di allentarsi, spingerà il cavallo verso la pietra e rebbe separatamente i lati 3 •
la pietra verso il cavallo; e di tanto impedirà l'avanzare
Se un corpo, a causa della sola forza .M impressa sul
dell'uno di quanto promuoverà l'avanzare dell'altro. Se un
punto A, viene trasportato in un dato tempo con moto
qualche corpo, urtando in un altro corpo, in qualche modo
avrà mutato con la sua forza il moto dell'altro, a suà. volta,
a causa della forza contraria, subirà un medesimo muta~ ' Il principio della composizione delle forze è stato ricavato dà vari
scienziati in modo induttivo, attraverso casi particolari. Ad ogni modo,
mento nel proprio moto in senso opposto (ciò a causa della come fatto preliminare, occorre dire che la condizione di equilibrio precede
eguaglianza della mutua pressione). A queste azioni corrispon- in ordine storico la regola della composizione delle forze. Alla fondazione
dono uguali mutamenti, non èi velocità ma di moto: sempre della statica è legato il nome di Archimede. Il fisico siracusano dedusse
!"eguaglianza dei momenti statici, come condizione di (''jllilihrio di una
che sui corpi non agisca nessun altro impedimento esterno.
leva, da se.mpliei postulati, esprim.,nti ea.1i elementari di simmetria e dis-
I mutamenti di velocità, infatti, effettuati allo stesso modo simmetria: l'equilibrio è ottonuto con l'attaccare pesi uguali a bracci uguali
in direzioni contrarie, in quanto i moti sono modificati in o pesi diseguali a bracci diseguali. Ste~in. vi è arrivato in base aJla com-
uguale misura, sono inversamente proporzionali ai corpi. posizione delle fnrze perpendicolari. Per via ddle costruzioni dinamiche
dì Galileo e di Newton, Varignon (contemporaneo di Newton) dedusse
Questa legge si verifica anche nelle attrazioni, come sarà ('~plicitamente la composizione delle forze da quella dei movimenti, trat-
provato nel prossimo scolio. taudo la statica come un caso particolare della dinamica. Il risultato è
rapprtlsentato n~:lla sua forma geometrica dal parallelogramma delle forze.
Più tardi D. Bemnulli e Foncenex ricavarono la regola dal principio astratto
cambiamento di luogo, rimanendo l'insieme immutato. In effetti Descartes dell"esistenza di una risultante e da un principio di simmetria delle forze.
badava più alla materia c all'estensione che alle forze agenti sulla Q;J.ateria. Tale metodo fu poi sviluppato da D'Alet!.lJerl nella Din"mica dei sisfçmi
::-<ewton rifiuta, nello Scolio che chiude le Definizioni, proprio \uesta
um il sq~nente pn~tulato: sistemi dì forze staticamente equivalenti, appli-
implicanza della definizione di moto e, di conseguenza, spoota la sua
ral~ ad un punto, sono anche equivalenti riguardo ai loro eiietti dinamici.
attenzione su ciò che poteva essere considerato come la causa assoluta
Il !'llach <.JSslln·ò che non si tratta qui dì costruire una dimostrazione
del moto, ossia la forza. Quanto al motu egli oppone che "il moto vero
geometrica, e che il modo di trattare il problema da questo punto di vi~"ta
ed assoluto non può essere definito mediante la traslazione dalla vicinanza
~ da condannare come un non senso storico e psicologico.
dei corpi, i quali sono considerati come in quiete. I corpi esterni, infatti,
non solo devono essere considerati come in quiete, ma essere di fatto in L'EnriqueR obietta al :llach che la regola concreta di composizione
quiete "· Quanto alla conseguenza egli trasporta la redprocitK della di due forze dcv<' supporre, come idea direttrictl delle ricHclle, resistenza
traslazione, ossia del mutamtmto di luogo, alle stesse forze, cause del di lma risultante (secondo quanto ave<'ano giil stabilito Bemouilli e
mutamento. Questo lo conduce direttamente all'enunciato della terza legge. Frmccnex). Ciò che è cunfermato da esperimeati semplicissi1ni condotti
Questa nuova enunciazione attendeva di venir verificata nelle conse· quotidianamente. Se si ammctte, continua I'Enriques, il postulato che
guenze; non, però, nelle esperienze fornit<; dai casi piuttosto semplici di "un slst.,ma di forz~ concorrenti equivale staticamente ad una forza unica
azioni a contatto, il che avrebbe reso indecidibi\e la validità. dell'una e ben determinata>, allora occnrre sapere, che, 1) la risultante può essere
dell'altra posizione, ma nel caso delle attraziorU e dei movimenti plane· determinata sostituendo ad akune delle forze componenti un sistema
tari. In questi casi, ove è impossibile ogni azione a contatto, la reciprocità equivalente (propriutà associativa e commutativa della composizione) e
dell'"ziom• ~ rMZÌOJie delle forzfl ottiene la migliore e definitiva verifica. chr;:, 2) sistemi di forze gcumetricamente uguali sono equivalenti, e dànno
Alue couseguen2.e sono quelle che ~ewton trae nei sei corollari successivi. risultati eguali.
Non v'è dubbio che con questa legge Newton ha dato dimostrazione di Tali principi si appog~ano all"ipotesi che le forze siano rappresentate
un'acutezza che ancora oggi, a tnnd secoli di distanza, gli studenti di nel loro aspdto statico da ìmmafjini geomctrir.he. fn conclusione, la regola
fisica a st<Jnto rinscono a penttrare. Per dirla col Vavilov, infatti, il terzo ùella compo~izion<.> delle forze pug:,.ria su una coordinazione concettuale
principio è più formalmente ricordato che capito. {geometrica) dei dati sensibili (Problemi della sci~11oa).
nB PkiNClPI MATEMATICI ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO
"9

uniforme da A in B; e per effetto della sola forza N impressa indifferente che i punti K, L, D dci fili, siano o no attaccati
sul medesimo punto, viene trasportato da A in C: descriverà. al piano della ruota, i pesi produrranno lo stesso effetto sia
il parallelogramma ABCD e quel corpo sarà trasportato da che siano sospesi ai punti K ed L, oppure D e L.
entrambe le forze lungo la diagonale da A a D nel medesimo Si rappresenti la forza totale del peso A mediante la
tempo. Infatti poiché la forza N agisce secondo la linea AC linea AD e la si scomponga ~elle forze AC, CD, delle quali
identica alla parallela BD, questa forza, per la II legge, AC, poiché tira il raggio OD direttamente dal centro, non
non muterà per nulla la velocità di avvicinamento a quella produce alcun effetto al fme di muovere la ruota; ma ia
linea BD generata dall'altra forza. Il corpo dunque si acco- altra forza DC, poiché tira il raggio DO perpendicolarmente,
sterà nel medesimo tempo alla linea BD, sia che la forza N vi produce lo stesso ef-
fetto che se tirasse H
venga impressa, sia che no; per
A B la qual cosa alla fme di quel perpendicolarmente il
tempo sarà in qualche punto raggio OL eguale allo
'di quella linea BD. Per lo stesso OD; ossia pro~
stesso argomento, alla fine del durrà lo stesso effetto
medesimo tempo esso sarà in del peso P, se tale D
c D qualche punto della linea· CD, peso sta al peso A
ed è necessario che sia ri.tro~ come la forza DC sta
vato nel punto di intersezione D di entrambe le linee. Il alla forza DA (per la G
corpo continuerà a muoversi di moto rettilineo da A a D similitudine dei trian~
per la prima legge del movimento. goli ADC e DOK), e
come OK sta a OD od
p
OL. Dunque, i pesi A
COROLLARIO II. e P, inversamente pro-
Per conseguenza è manifesta la composizione di una forza porzionali ai raggi OK e OL, che stanno su una linea
diretta AD per effetto di forze oblique qualsiasi AC e CD, e, retta, saranno equipollenti, e in tal modo staranno in
per converso, la risoluzione di quella forza diretta AD nelle equilibrio: che è la notissima proprietà della bilancia, della
forze oblique qualu.nque AC e CD. E tale composizione e, riso~ leva e dell'asse del verricello. Se invece uno dei due pesi
luzione è abbondantemente confermata dalla meccanica. sarà maggiore che in questa ragione, la sua forza, nel muo-
vere la ruota, sarà maggiore di altrettanto. Infatti, se
Dal centro O di una ruota qualsiasi si conducano i raggi il peso p, uguale al peso P, in parte viene .c;oo;ppso al filo
ineguali OM, ON che per mezzo dei fili MA, NP sostengono l'v'p, e in parte fatto giacere sul piano obliquo pG; e se
i pesi A e P e si ricerchino le forze dei pesi atte a muovere vengono condotte pH e N H, la prima perpendicolare al
la ruota. Per il centro O si conduca la retta KOL che in~ piano dell'orizzonte e la seconda. al piano pG; e se inoltre
contra perpendicolarmente i fili in K e in L, e con centro O, la forza del peso p che tende wrso il basso è rappresentata
essendo OL il maggiore degli intervalli 01(, OL, si descriva dalla linea pH, fJUesta può essere risolta nelle forze pN,
un cerchio che incontra il filo MA in D: e A.C sia paral~ IIN. Se al filo pN fosse perpendicolare il piano pQ, che
lela alla retta condotta OD e DC perpendicolare. Poiché è taglia l'altro piano pG secondo una linea parallela all'oriz-

J
no l'RIKCIPI MATEMATICI ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO

zonte, e se il peso P giacesse soltanto sopra questi piani pQ


COROLLARIO III.
e pC, esso premerebbe questi piani, perpendicolarmente, per
effetto delle forze pN e HN, ossia il piano pQ per effetto La quantità di moto ottenuta prendetzilo la somma dci moli
della forza pN e il piano pc per effetto della forza HN. diretti verso la medesima parte, e la diOercn::a dei moti diretti
Quindi, se si togliesse il piano pQ, affinché il peso tenda il in parti opposte, non viene mutata dall'azione dei corpi fra
filo, poiché il filo, sostenendo il peso, sta al posto del piano loro 4 ,
ormai rimosso, esso verrebbe teso con la stessa forza pN Infatti, per la terza legge, l'azione e la reazione ad essa·
dalla quale era gravato prima il piano. Per cui la tensione di contraria sono uguali, e perciò, per la seconda legge, appor-
questo filo obliquo starà alla tensione dell'altro filo perpen-
dicolare PN come pN sta a p H. Per conseguenza, se il peso p f
\
tano nei movimenti cambiamenti uguali e di senso contrario.
Dunque, se i moti avvengono nella medesima direzione, ciò
sta al peso A ih una ragione composta della proporzione !l che viene aggiunto al moto del corpo in fuga verrà sottratto
inversa delle minime distanze dei loro fili pN e AM dal
centro della ruota, e della proporzione diretta di pH a pN,
l al moto del corpo che insegue, in maniera che la somma
rimanga la medesima che per l'innanzi. Se invece i corpi
i pesi varranno ugualmente al fine di muovere la ruota e vanno in sensi contrari, la sottrazione del moto di am-
' bedue sarà uguale, e perciò la differenza dei moti effettuati
perciò si sosterranno mutuamente, come ciascuno può
sperimentare. Ma il peso p, che preme su quei due piani in sensi opposti rimarrà identica.
obliqui, deve essere considerato come un cuneo infisso nelle Così, se un corpo sferico A è tre volte maggiore di un
pareti interne di un corpo; di conseguenza si possono deter- corpo sferico B, e ha due parti di velocità, e se B segue
minare le forze del cuneo e del martello: perché la forza sulla medesima retta con dieci parti della velocità, il moto
per effetto della quale il peso p preme il piano pQ sta alla di A sta a quello di B come sei sta a dieci. Si supponga che
forza per effetto della quale il medesimo, o per la propria gra-
vità o per il colpo di martello, è spinto fra i piani sccondÒ la ~ La prima enunciazione della kggc della conservazione della quantità

linea pH, come pN sta a pH, e sta alla forza per effetto di moto e dovuta a Cartl'sio. Il filosofo e matematico france<:e le attribui
però un significato fisico allargato a tutto funiverso, facendone un corol-
della quale preme l'altro piano pG, come pN sta a NH. lario dell'immutabilità della natura divina: Dio ha creato la matl'ria
Ma anche la forza della vite può essere ricavata con un' ana- dando ad e5sa una certa quantità di moto e di ripuso. Sappiamo che la
' natura di Dio è immutabik. cosi come lo è il suo agirt nel mondo, l'erciò
loga divisione delle forze; essendo, per l'appunto, come ' non possiamo crcdo;>rc che Dio abbia trasmesso al mondo, dal momento
un cuneo spinto da una leva. Cosi l'uso di questo corol1ario ùdla creazione, altre quantità di moto perché dovremmo altrimenti attri-
è larghissimamente manifesto, e dalla stessa sua ampiezza si buire alla sua natura un certo t,'l"ado di incostanza. • La legge di Cartesio
si ricollcga ai tentativi degli scienziati di tutti i tempi, da quando, con
ricava la sua verità, in quanto dalle cose già dette dipende )!cli~so di Samo, proclamavano l'invarianza del cosmo, o, col poeta latino.
tutta la meccanica, dimostrata da vari autori in mudi di- qm:lla della somma d,•Jle cose • (G. l'llll.. ll.-IUD, Descarles Sa!!attl). Il teorema
della conse:r'"azionc della quantità di moto conse~;ue, come è noto (c come
versi. Da queste cose si ricavano facilmente le forze delle ri~ulta. ùal coro]. III c dallo scolio alle leggi dd movim••nto) dal terzo
macchine che sogliano essere composte di ruote, pulegge, principio della dirwmka: anzi, non è che il terzo principio espresso sotto
carrucole, leve, corde tese o pesi direttamente od obliqua- Jiversa fnrma. Se infatti un sistema di corpi è isolato (sottratto all'in-
fluenza delle forze esterne), i vari corpi si muovono sotto l'azione delle
mente ascendenti e di altre potenze meccaniche, come an- sole forze interne: queste, per il te:rzo principio, sono eguali e contrari<:
che le forze dei tendini per muovere le ossa degli animali. a due a due. La risultante delle forze e~terne dov:rà essere perciò nulla.
Viceversa: la variazione delle 'luantìtà di moto tolaJe di un sistema è
uguale all'impulso della risultante delle forze esterne ad esso appllcate.
PRINCIPI )o{ATEMII.TICJ ASSIOMI O LEGGI D:EL MOVIMENTO

i loro moti siano di sei e di dieci parti, la somma delle parti linea perpendicolare a questo piano, dopo la riflessione sono
sarà sedici. Quindi, nell'urto dei corpi, se il corpo A acquista da ritenere identici a ciò che erano prima, e ai moti perpen-
tre, quattro o cinque parti del moto, il corpo B perderà dicolari vanno cosi attribuite modificazioni uguali in sensi
altrettante parti, perciò il corpo A dopo l'urto continuerà contrari, in modo che la somma dei moti concorrenti e la
con nove o dieci o undici parti di moto, e B con sette, differenza dei contrari rimangano identiche a quelle di prima.
sei, cinque parti di moto, e come prima esisterà sempre Da riflessioni di questo tipo sogliano anche essere originati i
la_ somma delle sedici parti. Se il corpo A acquisterà nove, moti circolari dei corpi intorno ai propri centri. Ma nel
dreci, undici o dodici parti, e perciò, dopo l'urto, continuerà seguito non prenderò in considerazione questi casi, e sarebbe
~on quindici, sedici, diciassette o diciotto parti di moto, troppo lungo dimostrare, qui, tutto ciò che ha attinenza
tl corpo B, perdendo tante parti per quante A ne guada- alla cosa.
gner:ì, continuerà il suo movimento o con una parte, aven-
done perdute nove, o giacerà in quiete avendo perdute le COROLLARIO IV.
dicci parti del suo moto in avanti, o tornerà indietro di
Il comune cen.tro di gravità di due o più corpi, non muta
una parte, avendo perduto completamente il suo moto più
il suo stato di moto o di quiete per effetto delle azioni dei corpi
(se cosi posso dire) una parte, o tornerà indietro di due
fra loro: e per efjetto dei corpi agent-i fra di loro (esclusi le
parti, essendo state sottratte al moto in avanti dodici parti.
azioni e gli impedimenU esterni) il cumu.ne centro di gravità
In tal modo, la ~omma dei movimenti concorrenti 15 + r
o giace in quiete o si muove di moto rettilineo uniforme.
o I6 + O, e la differenza dei moti contrari I ] - I e I 8 - 2
saranno sempre di sedici parti, come prima dell'urto e della Infatti se due punti si muovono in avanti con moto
ritlessione. Essendo noti i moti con cui i corpi dopo la rifles- rettilineo uniforme, e la loro distanza viene divisa secondo
sione si muovono, si trova la velocità di ciascuno suppo- una ragione data, il punto di divisione o giace in quiete o
nendo che essa stia alla velocità anteriore alla riflessione si muove uniformemente in linea retta. Questo viene dimo-
come il moto conseguente sta al moto iniziale. Come~\nel­ strato in seguito, nel lemma XXIII e nel suo corollario,
l'ultimo caso, dove il moto del corpo A era di sei parti. prima per il caso in cui i moti dei punti si effettuino sullo stesso
della riflessione e di diciotto dopo, e la velocità prima della piano; e questo può essere dimostrato con lo stesso ragio-
riflessione era di due partì; si troverà che la sua velocità namento anche per il caso in cui i punti non si muovano
dopo la riflessione è di sei parti, dicendo che le sei parti del sul medesimo piano. Di conseguenza, se i corpi in numero
moto prima della riflessione stanno alle diciotto parJ.i del qualsiasi si muovono di moto rettilineo uniforme, il comune
moto successivo, come le due parti di velocità prima della centro di gravità di due qualunque di essi o giace in quiete
riflessione stanno alle sci parti della velocità dopo la riflessione. o sì muove in avanti con moto rettilineo uniforme; e ciò
Se i corpi o non fossero sfO>rici o si muovessero su rette pC'r il fatto che la linea, che unisce i centri di questi corpi
diverse in modo da incontrarsi obliquamente, e si doman- che avanzano in linea retta, è divisa da questo centro comune
dasse il loro moto dopo la riflessione, si dovrebbe conoscere la secondo una ragione data.
posizione del piano dal quale i corpi concorrenti sono tocc::J.ti Similmente il centro comune di questi due corpi e di
nel punto d'incontro; in seguito (per H corollario II) il moto un qualsiasi terzo o giace in quiete o avanza uniformemente
di entrambi i corpi va distinto in due, uno perpendicolare in linea retta; ciò perché la distanza del centro comune
a questo piano, l'altro parallelo al medesimo; ma i moti pa- dci due corpi e del centro del terzo corpo è divisa da esso
ralleli per il fatto che i corpi agiscono fra di loro secondo una secondo una ragione data. N" ello stesso modo, anche il centro

l
"4 PRINCIPI MATE:'>IATICI ASSIOl.U O LEGGI DEL MOVIMENTO "5

comune di questi tre corpi e quello di un quarto qualsiasi scano fra di loro scambievolmente o giace in quiete o si
o gtace in quiete o avanza con moto rettilineo unifonne; muove di moto rettilineo uniforme, e il medesimo, non-
e ciò perché la distanza tra il centro comune dei tre e quello ostante le azioni dei corpi fra di loro, continua ad essere
del quarto è divisa da esso secondo una ragione data, e così sempre o in quiete, o a muoversi in linea retta, salvo che
all'infinito. In un sistema di corpi che mancano completa- forze impresse, esterne al sistema, non lo rimuovano da
mente di azioni mutue e di tutte le altre forze impresse quello stato. Riguardo al perseverare nello stato di moto o
dall'esterno, per cui i singoli corpi si muovono uniforme- di quiete, la legge per i corpi numerosi è identica alla legge
mente su linee diverse, il comune centro di gravità di tutti per i corpi singoli. Infatti il moto progressivo del corpo
i corpi o giace in quiete o si muove uniformemente in singolo come del sistema di corpi deve essere sempre calço-
linea retta. lato a partire dal moto del centro di gravità.
Inoltre, in un sistema di due corpi che agiscano fra di lo-
ro, essendo le distanze dei centri di entrambi dal comune cen- COROLLARIO V,
tro di gravità inversamente proporzionali ai corpi, i moti re- I moti relativi dei corpi incll~i in un dato spazio sono
lativi dei medesimi corpi, sia che si accostino a quel centro, identici sia che quello spazio giaccia in quiete, sia che il me-
sia che se ne allontanino, saranno uguali fra di loro. Di conse- desimo si muova in linea retta senza moto circolare.
guenza, quel centro non viene accelerato, né ritardato, né
patisce mutamento nel suo stato di moto o di quiete a sé- Infatti le differenze dei moti che tendono verso la stessa
guito di uguali mutamenti dei moti effettuati in sensi contrari, parte, e la somma di quelli che tendono verso parti con-
trarie, all'inizio (per ipotesi) sono le medesime in ambo i
e perciò a séguito delle azioni di quei corpi fra di loro. l\fa in
casi, e da queste somme o differenze nascono lo scontro e
un sistema di molti corpi, il comune centro di gravità di due
l'impulso con cui i corpi si urtano mutuamente. Quindi,
qualunque di essi che agiscono fra di loro non cambia per
per la II legge, gli effetti degli scontri saranno uguali in
niente il proprio stato a causa di quell'azione, e il com~e
entrambi i casi, e perciò i moti fra loro nel primo caso rimar-
centro di gravità dei rimanenti, con i quali quell'azione non
ranno uguali ai moti fra loro nell'altro. Ciò viene provato
interferisce, non subisce alcunché; ma la distanza di quei due
da un chiaro esperimento. Sulla nave, sia che essa stia in
centri viene divisa dal comune centro di tutti i corpi in
riposo, sia che si muova uniformemente in linea retta, tutti
parti inversamente proporzionali alle somme totali dei corpi i movimenti avvengono nella stessa maniera 5 •
dei quali costituiscono i centri. Perciò, poiché quei due
centri conservano il loro stato di moto o di quiete, atiche
il centro comune di tutti i corpi conserva il proprio stato.
È manifesto, quindi, che quel centro comune di tutti i corpi
non cambia mai il proprio stato di moto o di quiete per 5 Questa esperienza della nave non è originale di Newton. In prece-
effetto dell'azione di due corpi qualsiasi fra di loro. l\Ia in denza se ne seryirono Galilei e Descartcs: il primo per affermare che è
tale sistema tutte le mutue azioni dci corpi o avvengono impossibile decidere, sulla sola base di esperienze meccaniche es<'guite
all'interno della n.1.ve, se essa sia in quiete o si muova di moto rettilineo
fra due corpi, oppure sono CGtnposte dalle azioni fra due uniforme (principio di relatività galileiana) (Dialogo dei IIIIIHimi si.lfemi,
corpi, e perciò non introducono mai nel comune centro di seconda giornata). Descarto'S, invece. utilizzava l't:sempio della nave in
moto rispetto alla riva. per dimostrare che relativamente a certi corpi era
tutti i corpi un cambiamento nel suo stato di moto o di indifferente considerare in quiete la nave o la riva (I'ri11cipia, parte H,
quiete. l)er la qual cosa quel centro quando i corpi non agi- artt. 13, q, Ij).
n6 Pllll'CIPI MA1'U1ATIC1 ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO
"7
J, tempo e per il solo moto di caduta potesse descrivere
CoROLLARIO VI. '·i nello stesso tempo l'altezza AC, completerebbe il parallelo-
Se i corpi sono m/JSSi uno n'spetto all'aUro in un qualunque ' gramma ABCD, e quel corpo, a causa del moto compo-
modo, e sono spinti da forze acceleratrici eguali lungo linee sto, si troverebbe alla fine del tempo
B
parallele, essi continueranno ad essere mossi l'uno rispetto nel luogo D; e la linea curva AED,
all'altro nello stesso modo, come se non fossero sollecitati da che quel corpo descrive, sarà una para- A
' ',,E
---..
quelle forze. bola che tocca la retta AB in A, e la
cui ordinata BD è proporzionale al \
Infatti, quelle forze, agendo ugualmente {in relazione alle
quantità dei corpi mossi) e secondo linee parallele, per la
quadrato ùella lim:a AB. Dalle stes-
''
\
se leggi e corollari dipendono le di~ '
TI legge muoveranno tutti i corpi in modo uguale (rispetto mostrazioni circa i tempi dei pen- D
alla velocità) c perciò le posizioni cd i moti dei corpi fra dnli oscìllanti, provate dall'esperienza
loro non muteranno mai. CjUotidiana degli orologi: da queste c
medesime e dalla terza legge il cavaliere Cristoforo 'Vrcn 6 ,
Scouo.
Giovanni Wallis S. T. D. 7 e Cristiano Huygens, i massimi
Fin qui ho riferito i principi accolti dai matematici e
confermati da numerosi esperimenti. Per mezzo delle prime 6 Cbristoph'-'T Wren, architetto, nacque a East Knoyle nel 163:Z.
due leggi e dei primi due corollari Galileo trovò che la caduta Durante tntta la fanciullezza ebbe una salute molto delicata. A nove anni
venne iscritto alla scuola di Westminster ove imparò molto bene il latino.
dei gravi è proporzionale al quadrato del tempo, e che il
Egli tuttavia si sentiva attratto soprattutto dalle scienze naturali e dalla
moto dei proiettili avviene secondo una parabola; il che, matematica. Tra il 1649 e il J6jo si iscrisse a Oxforù ove si uui ad un
salvo che il loro moto sia ritardato dalla resistenza del- gruppo di ricercatori con i quali, fino al 1660, condusse molti apprezza-
l'aria, viene confermato dall'esperienza. Se un grave cade, la l•ili esperimenti. Nel 1657, all'età di venticinque anni, \Vren succedette
a Lawr<."nce Rooke nella cattedra di astronomia al " Gresbam College •
gravità uniforme agendo in maniera uguale, imprime su Quel ùi Londra. n suo appartamento in questo College divenne ben presto un
corpo, nei singoli intervalli uguali di tempo, forze uguali e luogo di incontro di quegli scienziati che in séguito fondarono la • Royal
genera velocità uguali; e durante l'intero tempo imprime la Sueiety "· Nel febbraio del J66o, il )l"ostro fu eletto • Savilian Professar»
forza al completo e genera una velocità globale proporzionale di aStronl'mia ad Oxforù, insegnamento che mantenne fino al marzo del
tC•7J.
al tempo. Anche gli spazi descritti in tempi proporzionali, La fama di \Vren rimane legata, soprattutto, ai suoi lavori di archi-
stanno come il prodotto delle velocità per i tempi; ossia, ~no tettura ma anche dal punto di vista scientifico fu l'intelletto più brillante
proporzionali al quadrato del tempo. Su un corpo lanciato - dopo Newton - del suo tempo. Strinse affettuose an1icizie con i mag-
~inri uomini d<"ll'cpoca, Doyle, \Vallis, Barrow, Halley e Ncwton. Mori
verso l'alto, la forza uniforme di gravità imprime forze e nel l7ZJ.
sottrae velocità proporzionali ai tempi, e i tempi impiegati ' John '\\',,lli~. matematico, nacque ad Ashford nel Kcnt it 23 novem-
per ascendere alle massime altezze sono relativi alle velocità bre nJr6. Apprese a parl:lre ed a scrivere il latino con facilità, e st11diò
inoltre il grecu, l'ebraico, il francese, logic:l e musica. Durante le vacanze
sottratte, e quelle altezze stanno come il prodotto delle dd Katale del 1631 il fratd!<J gli insegnO le regole ddl'aritmctica, e la
velocità per i tempi: ossia, proporzionali al quadrato delle disciplina venn<.' d"' lui trovata cosi cong~nialc chll decise di farne oggetto
velocità. E il moto originato dal lancio di un corpo proiet- <li svago durant~ le sue ore libere. ~la l'aritmetica, s~ri,·crà più tardi, era
in quel t(lmpo "~car~amente cunsirlcrata come oggetto di studio accadl"-
tato secondo una retta qualsiasi si compone col moto mico "· Era piuttosto, "qualcosa che riguardava gli industriali. i mercanti.
originato dalla gravità. Cosi se il corpo A per il solo moto gli uomini di mare, i carpentieri, gli agrimt'nsorl, e gente simile"· ;'\d
di proiezione potesse descrivere la retta AB in un dato lGJ~ fu ammt'SSu nd " Emmanuel Colll'ge, di Cambridge, con un corso
PRINCIPI MATEMATICI ASSiOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO "9

geometri del nostro tempo, ricavarono, cmscuno per pro- mezzo di fili paralleli e uguali AC, BD, dai centri C, D.
prio conto, le regole dell'urto e della riflessione dei corpi A partire da questi centri e con questi intervalli, si descri-
duri, e quasi nello stesso tempo le comunicarono alla vano i semicerchi EAF, GBH bisecati dai raggi CA,' DB.
~ Società Reale », interamente d'accordo (per quanto ri- Si trasporti il corpo A fino a un punto qualsiasi R dell'arco
guarda queste leggi) fra di loro: e per primo il Wallis, EAF, indi (tolto via il corpo B) lo si lasci andare; dopo
in séguito il Wren e lo Huygens esposero la scoperta. r-.•Ia un'oscillazione ritomerd. fino al punto V. RV è il ritardo
la verità fu provata da Wren in presenza della « Società dovuto alla resistenza dell'aria. ST sia la quarta parte, sita
Reale» con l'esperimento sui pendoli: il che anche il chia- nel mezzo, di RV, in modo tale, cioè, che RS e TV si egua-
rissimo Mariotte 8 , di recente, giudicò degno ili venire esposto glino, e che RS stia a ST come 3 sta a 2. Tale ST espn-
in un intero libro. In verità, affinché questo esperimento F H
E G C D
concordi perfettamente con la teoria, occorre tener conto
tanto della resistenza dell'aria, quanto della forza elastica
dei corpi che si urtano. I corpi sferici A e B pendano per R t
5 T k
v
di studi che comprendeva l'etica, la fisica, la metafisica, la medicina e
l'anatomia. Sposatosi nel marzo del 1645. andò ad abitare a Londra. Qui
strin.se amicizia con Robert Boyle ed altri riformatori del metodo scien-
tifico c sostenitori della • filosofia sperimentale o. Più tardi, nel r663, i
loro incontri settimanali, divisi fra Oxford e Londra, costituirono il primo
nucleo ùella • Royal Society•. Nel medesimo 1645, fu nominato professore
di geometria nell'Università di Oxford. Nei I66I questo p~o gli fu con- metà con molta precisione il ritardo della discesa da S
fermato da Carlo II quale riconoscimento dei servizi re~i in favure della in A. Si rimetta il corpo B nel proprio luogo. Il corpo A
causa reale. Nel 1655. a Ox.ford, pu3l.>licò la sua celebre Arithmetim Infi- cada dal punto S, e la sua velocità nel luogo di riflessione A
tlil01'um, l'opera matematica più importante pubblicata in Ingllilt<-ITa
dopo lunghissimo tempo. Dopo la lettura di questo lavoro, Ne,.-ton ne sarà, senza errore sensibile, la medesima che se cadesse nel
ricavò immediatamente il teorema noto come binomio di Newton. Il libro vuoto dal luogo T. Si rappresenti quindi questa velocità
divenne famoso rapidamente, assicurando a Wallis un posto di primo
mediante la corda dell'arco TA. Infatti, è una proposizione
piano nel mondo scientifico. Entrò in polemica con Hobbes e Christiaan
Huygcns, intrattenne un'abbastanza nutrita coiTispondenza con Fennat, molto nota ai geometri che la velocità di un pendolo nel
e risolse due problemi proposti da Pasca!. Nel 1668 egli invia alla • Royal punto più basso è proporzionale alla corda dell'arco descritto
Society • una teoria corretta sull'impatto dei corpi anelastici, basata sopra
durante la caduta. Dopo la riflessione arrivi il corpo A nel
il principio della conservazione della quantità di moto (momentoF Mori
a Oxford nell'ottobre del 1703, P<-r i suoi rapporti con Newton si veda luogo s e il corpo B nel luogo k. Si levi il corpo B e si trovi
1'!11/roduzione al paragrafo 6. il luogo v. Se da questo luogo si lascia andare il corpo A,
s Edme l.fariotte, fisico francese; nacque intorno al 1620. Visse a
in morlo che esso dopo un'oscillazione tomi nel luogo r,
lungo a Digione dove fu priore di St.:O.Iartin-Sou"-Bcaune. F<.~ uno dei
primi membri della Accademia delle Scienze fondata a Parigi nel r666. allora st sarà la quarta parte, sita nel mezzo, della stessa rv,
La sua Hisloire et ,~Umtnres de l'Arad~>mi~. pubblicata nel 1733, contiene tale, cioè, che rs e tv si eguagliano, e la corda dell'arco tA
una. grande varictil. di argomenti fisici come il moto dei fluidi, la natura rappresenta la velocità che il corpo A, immediatamente
dei culori, la caduta dei corpi, ecc. Iudipf'ndentemente da Boyle ~copri
la famosa legge che coasiste ndla relazione tra la pressione p ed il vo- dopo la riflessione, ha nel luogo A. Infatti, t sarà quel luogo
lume v di un gas; relazione per cui il volume di un gas è inversamente vero ed esatto fino al quale il corpo A, eliminata la resi-
proporzionale alla pressione. Tale legge è appunto nota, in Francia, come stenza dell'aria, dovrebbe ascendere. Con simile metodo si
legge di J\lariotte. Compilò vari Essuis de p!Jysìqu~ elle pubblicÒ tra il
1676 e il 1679· 1\Iorl a Parigi il rz maggio r684. dovrà correggere il luogo k, fino al quale sale il corpo B,

9· N~WJON-
PRINCIPI ),(},l'EMATICI ASSIOMI O LEGGI PE.L MOVIMENTO

e si dovrà trovare il luogo l fino al quale quel corpo do- nel senso contrario. Ancora: se i corpi si muovevano ne).la
dovrebbe salire nel vuoto. In tal modo ogni cosa può essere stessa direzione, A più velocemente con quattordici parti,
sottoposta ad esperimento proprio come se fossimo piazzati B più lentamente con cinque parti, A, dopo la riflessione,
nel vuoto. Finalmente si dovrà fare il prodotto del corpo A continuava con cinque parti e B continuava con quattordici
(se cosi posso esprimermi) per la corda dell'arco T A, che parti, essendo avvenuta la traslazione di nove parti da A
rappresenta la sua velocità, affinché si abbia il suo moto in B. E così di séguito. Dall'incontro e dalla collisione dei
nel luogo A immediatamente prima della riflessione, e, in corpi non veniva mai modificata la quantità di moto che era
séguito, per la corda dell'arco tA, affinché si abbia il suo ottenuta dalla somma dei moti che muovevano lungo la
moto nel luogo A immediatamente dopo la riflessione. Pari- ;;tessa linea, o dalla differenza dei movimenti su linee con-
menti, si dovrà fare il prodotto del corpo B per la conia trarie. Ho infatti attribuito l'errore di uno o due pollici
dell'arco Bl, affinché si abbia il suo moto immediatamente nelle misure alla difficoltà di eseguirle abbastanza accurata-
dopo la rifie;;sione. Con un metodo uguale, allorché due mente. Era difficile, sia lasciare andare contemporaneamente
corpi sono lasciati andare contemporaneamente da luoghi i due pt·ndoli in modo che si urtassero mutuarnente nel luogo
diversi, devono trovarsi i movimenti di entrambi tanto più basso AB, sia segnare i luoghi s e k, fino ai quali i corpi
prima quanto dopo la riflessione, e finalmente possono essere risalivano dopo l'urto. Inducevano in errore l'ineguale den-
paragonati i nwti fra di loro e raccolti gli effetti della rifles- sità delle parti negli stessi corpi pendenti e la struttura
sione. In tal modo, provando la cosa con Ìlfi pendolo di die- irregolare dovuta ad altre cause.
ci piedi 9 , e ciò tanto con corpi ineguali che uguali, e facendo Inoltre, affinché qualcuno non obietti che la regola, per
in modo che i corpi si incontrassero con amplissimi intervalli, provare la quale fu inventato questo esperimento, presup-
mettiamo di otto o dodici o sedici piedi, trovai, sempre con pone che i corpi siano assolutamente duri o perfettamente
un errore di misura inferiore ai tre pollici 10, che quando i elastici (considerando che niente di tale viene trovato in
corpi si incontravano reciprocamente in linea retta, i muta- natura), aggiungo che gli esperimenti già descritti avvengono
menti di moto dei corpi, condotti in versi opposti, erano sia con i corpi molli che con i duri, e in verità non dipen-
sempre uguali, e che di cons~guenza l'azione e la reazione dono in nessun modo dalla condizione della durezza. Infatti,
erano sempre uguali. Così se il corpo A cadeva sul corpo B se quella regola deve essere verificata su corpi non perfet-
in quiete con nove parti di moto e, perdute sette parti, tamente duri, si dovrà soltanto diminuire la riflessione pro-
continuava dopo la riflessione con due, il corpo B balzava porzionalmente alla quantità delta forza elastica. Nella teoria
indietro con queste sette parti. Se i corpi si muovevano di Wren e di Huygcns i corpi assolutamente duri tornano
'
incontro, A con dodici parti e !3 con sei, e A tornava indietro indietro l'uno dall'altro con la velocità dell'urto. La stessa
con due parti, B tornava indietro con otto, essendo state cusa sarà affermata con maggior certezza per i corpi per-
sottratte in ambedue quattordici parti. Dal moto di A si fettamente dastici. Nei corpi non perfettamente clastici la
sottraggano dodici parti e non resterà niente: si sottraggano velocità del ritorno diminuisce insieme con la forza ela-
altre due parti e si avrà un moto di due parti nel senso "tica; in quanto quella forza (eccetto che le parti ùei corpi
contrario: e similmente, sottraendo quattordici parti dal siano lcst' dall'urto dei corpi, o subiscano una qualche dc-
moto di sei parti del corpo B, si avranno otto parti di moto formazione come sotto i colpi di un martello) è certa e
determinata (almeno st>condo quanto penso) e fa sì che i
~ ì'IIisura lineare equivalente a a,J24S4 m.
corpi si allontanino l'uno dall'altro con una velocità relati-
'" l\fuura lineare e'luivaleute a 0,02707 m. va, che sta in una data ragione alla velocità relativa del-
PlUNClPl MATEMATICI
ASSIOMI O LEGGI DEL MOVIMENTO
'33
l'urto. Ho tentato questo con palle fatte di lana stretta~
mente aggomitolata e fortemente compressa. Lasciando an~ parti EGF ed EGI: i pesi di queste saranno fra loro uguali.
dare i pendoli e misurando la riflessione, trovai dapprima Infatti, se con un altro piano HK, parallelo al primo EG,
la quantità di forza elastica; in seguito, per effetto di questa la parte maggiore EGI viene tagliata in duè parti EGKH
forza, determinai la riflessione nt:gli altri casi di urto, e gli e HK.I, delle quali HKI è uguale alla parte EFG, tagliata
esperimenti corrispondevano. Le palle rimbalzavano sempre prima, è manifesto che la parte di mezzo EGKH, a causa
con una velocità relativa che stava alla velocità relativa del proprio peso, non propenderà verso nessuna delle due
dell'urto come 5 a 9 circa. Quasi con la stessa velocità rim- parti estreme, ma rimarrà fra entrambe, se cosi posso dire,
balzavano le palle di acciaio: le altre di sughero con una in equilibrio e giacerà in quiete. Ma la parte estrema HKI
velocità un po' minore: in quelle di vetro la proporzione premerà con tutto il suo peso sulla parte di mezzo e la
era di circa 15 a r6. E in tal modo la terza legge circa gli spingerà verso l'altra parte
urti e la riflessione è provata mediante una teoria che si estrema EGF, e perciò la
forza per effetto della quale la E
accorda interamente con l'espl"rienza.
Nelle attrazioni, mostro la cosa brevemente in questa somma EGI delle parti HKI
maniera. Tra due corpi qualsiasi A, B, che si attraggono e EGKH tende verso la terza
fra loro, si pensi di frapporre un ostacolo qualsiasi, col quale parte EGF è uguale al peso F
venga impedito il loro urto. Se uno dei due corpi, A, viene della parte HKI, ossia al peso
attratto verso l'altro corpo B più di quanto il corpo B della terza parte EGF. Per la
verso il precedente A, l'ostacolo sarà maggiormente spinto qual cosa i pesi delle due
G K
dalla pressione del corpo A che dalla pressione del corpo B: parti EGI, EGF sono fra
per la qual cosa non rimarrà in equilibrio. Prevarrà la pres~ loro uguali, come ho voluto
sione più forte, ed essa farà in modo che il sistema dei due dimostrare. E se quei pesi non fossero uguali, l'intera Terra
corpi e dell'ostacolo si muova in linea retta verso le parti che fluttua nel libero etere 11 , cederebbe al peso maggiore,
in cui sta B e proceda all'infinito negli spazi liberi con moto c fuggendo da esso si allontanerebbe all'infinito.
continuamente accelerato. Il che è assurdo e contrario alla Come i corpi, le cui velocità sono inversamente propor-
prima legge. Infatti, per la prima legge il sistema dovrà zionali alle forze insite, si equivalgono nell'urto e nella
perseverare nel suo stato di quiete o di moto uniforme in riflessione, cosi si equivalgono nel muovere strumenti mec-
linea retta, e di conseguenza i corpi premeranno in modo C;:tnici. e si sostengono mutuamente con sforzi contrari a"'li
o
uguale sull'ostacolo e saranno attratti l'uno verso l'altfo con agenti, le cui velocità, stabilite secondo la direzione delle
uguale forza. Ho sperimentato ciò con la calamita ed il
ferro. Se questi vengono posti separatamente in vasi di- 11 X<:>w-ton pa.rled ancora. in cliv•nsi luoghi <],.i Pri>~dpia di questo
versi fra loro contigui, e galleggiano in un'acqua asso~ '' •:l•·z7.o .' come, per esempio. nel libro !Il, prop. VI, coro!. 2, allorché
lutamente stagnante, l'uno non spingerà l'altro, ma a causa d\lama m causa Aristotele c Cartesio. Per quanto riguarda il nostro autore,
la sua posizione sull'etere ,', stata molto o~cillante durante tutta la vita
della uguaglianza delle mutue attrazioni sosterranno la pres~ e nel passaggio dai Priucipi(l all'Opticks. In ell.:.tti si può dire che ~cwton
~ione l'uno dell'altro fino a che, raggiunto l'equilibrio, gia~ non ha sapn~o mai troppo hcnc qnale fmnione fargli svolgere. Ad ogni
ceranno in quiete. mu<lo per .-\nstotele l'etere era la quìntcssen~a cd operava una spede di
cul\eg'lmcntu fra le sfere celesti. Per Cartesio l'etere er'! una materia estre-
Cosi è mutua la gravità fra la Terra e le parti di essa. mamente sottile e fluida c il' parti che lo costituivano <"rano dotate di un
La Terra FI sia tagliata da un qualsiasi piano EG in due muyimcntu rapidissimo. Sul significato attribuito all'etere nell'Ottocento
si veda l'ultimo ~apuverso della nota 8, p. 102.
PRINr::tT'i MATEM.\TICI ASSIOMI O LEGGI OEl. MOVIMHHO '35
134

forze, sono inversamente proporzionali alle forze 12 • Cosi, al che sta al peso ascendente, direttamente od obliquamente,
fine di muovere i bracci di una bilancia sono equipollenti come la velocità dell'ascesa perpendicolare sta alla velocità
quei pesi che, allorché la bilancia oscilla, sono inversamente della mano che tira la fune. Kegli orologi e in simili stru-
proporzionali alle luro velocità verso il basso c verso l'alto: menti. che sono costruiti mediante ruote connesse, le forze
ossia, si equivalgono, purché salgano e scendano lungo la contrarie che promuovono g impediscono il moto delle ruote
si equilibreranno, se sono inversamente proporzionali alle
retta, i pesi che sono inversamente proporzionali alla distanza
velocità delle parti delle ruote sulle quali le forze sono im-
dci punti ai quali sono sospesi rispetto all'asse della bilancia;
presse. La forza del torchio nel pressare un corpo sta alla
se invece <~scendono o scendo:-J.o obliquamentL' perch(> impe-
forza della mano che gira il manubrio come la velocità cir-
diti o da piani obliqui o da ostacoli diversamente mussi,
colare del manubrio, in quella parte in cui è spinto dalla
sono equivalenti CJUei pesi che sono inversamente proporzio-
mano, sta alla velocità progressiva del torchio verso il corpo
nali all'ascesa e alla discesa, purché presi in accordo con pressato. Le forze per effetto delle quali un cuneo spinge le
la perpendicolare; e ciò per la determinazione della gravità due parti del legno, stanno alla forza del martello sul cuneo
verso il basso. Similmente, nella carrucola o puleggia, sosterrà come l'avanzare del cuneo secondo la direzione della forza
il peso la forza della mano che tira la corda direttamente, e impressa nello stesso dal martello, sta alla velocità con cui le
parti del legno cedono al cuneo secondo le linee perpen-
1
~ Il lavoro, come è noto, è dato dalla esprc~sion\1 L= Fs (prodotto
dicolari alle facce del cuneo. Identica è la nomta di tutte
della forza applicata per lo ~postam~nto del punto di applicazioae sup- le macchine.
posto che questo avveuga nella dirczionOJ della forza stessa). Newtnn non L'efficacia e l'uso di esse consiste in questo solo, che
parld. perb di spazio (s) o spostamento, bensi di velm:ità im·ersamcntOJ
proporzionalOJ alle forze: il che è del tutto OJquivalcnte, come si può facil- diminuendo la velocità aumentiamo la forza e viceversa:
m!.1ntc vedere analiticamente. Partiamo infatti dalla posi~ione di equilibrio per cui, in ogni genere di strumenti adatti viene risolto il
(è la condizione nece~saria perché gli sforzi degli agenti contrari si e<IUÌ-
problema, muovere wt dato peso con una dala forza, e supe-
valgano per il III principio). Allora per il primo braccio avremo L'= F's':
per il secondo braccio: L'= F"s", dove .'<'e s'sono gli ~postamenti ùel rare con una data forza un'altra data resistenza. Infatti, se
punto di applicazione della forza. Ma è s' = v'l' e s' = v't": si tenga le macchine sono formate in tale maniera che le velocità
inoltre conto che è t' = t" perché i bracci appartengono ad un unico (Iella potenza e della resistenza sono inversamente propor-
asse girevole. Perciò se diamo a l' e l' un valore unitario, avremu: s'= v',
s'= v", e so~titucndo a\Temo: L'= F'v', L"= F"11". Potremo compiere zi•mali alle forze, la potenza sosterrà la resistenza e la
lo stesso la\·oro o aumentando il valore di v' e v" e diminuendo propor· vincerà con la maggiore differenza di velocità. Se la diffe-
Zi<lnalmc-ntOJ il valore di F' e F", oppurOJ vi<;c-vct>a. Infatti, dice ~w-ton, renza delle velocità è tanto grande da vincere anche ogni
lOJ macchine sono formate in tale manic-ra che k velocità della potenza c
della rc-sish•nza sono invcrsamentl' proporzionali alle forze. Cosi p<:>r sollc- re~istenza, sia quella che suole nascere dall'attrito dci
\'arc un peso con una leva si ottcrr!l lo stesso l'ii~tto. sia \·ariando pro- corpi contigui e scorrenti fra loro, sia quella che suole
porzionalmente il peso-potenza. sia variantln la rli~tanza del punto di mtsccrc dalla coe~ionc dei corpi continui che devono essere
applicazione ddla potenza dal fulcro tldla leva: spo~tan<lo infatti la potenza
ver~t• l"esh·rno aumenta il \'lll<•re del braccio. e perciò ò maggiore l'arco ~l"]Xtrati gli uni rlag-li altri o qut'lla che suole nascere dai
che il punto di applicazione della forza-potenza descrive: a quest'an:n p1'si che sono solkvati: ~nperatc queste resistenze, la forza
più e~ternu d>Trisponde naturalm~nte una magt,[ior~ velocitil. di rotazinm· in più produrrit un'accelerazione eli moto proporzionale a se
dell'asse. In cnndnsione. ogni ma~dlina s<'mplice (leva, cuneo, vite, car-
rucola) p~rmcttc di vincere u= foua cou un'altra di minore inten,;ità, ste~~a. in parte twlle parti della macchina, e in parte nel
ma il lavom fatto da que5ta forza è sempre uguale al lavoro necessario corpo che resi~te. i\[a non fa parte del mio proposito il trat-
prr vincere la resistenu. opposta. LOJ macchine semplici permettono di tare la meccanica delle cn.,;e rimanenti. Con quC'stì e:o;empi
alterare i Yalori di F e di s (n v, come si esprime NOJwton), ma non
possono pcrù altOJr;\re il lavoro (Fs). ho voluto soltanto mostrare la grande estensione e la cer-
,,, PRINCIPI MATEMATICI

tezza della terza legge del movimento. Infatti se si calcolerà


l'azione della potenza dal prodotto della sua forza per la
sua velocità, e se similmente si calcolerà la reazione della
resistenza dal prodotto della velocità delle sue singole parti
per le forze con cui resiste all'attrito di quelle, originate
dalla coesione, dal peso e dall'accelerazione, l'azione e la 'l
reazione saranno, in tutti gli usi degli strumenti, sempre
l
uguali fra di loro. E finché l'azione viene propagata mediante
lo strumento ed è da ultimo impressa in ciascun corpo che
resiste, la sua ultima determinazione sarà sempre contraria LIBRO PRIMO
alla determinazione della reazione.
MOTO DEI CORPI
l
;'l

Nel primo libro, suddiviso in quattordici sezioni, Newton


espone un'esemplare teoria matematica che, come si è detto,
codiluirà il nucleo classico della meccanica razionale. Sui pre~
cedenti di questa scienza si è già fatto cen11o -nella nota infro-
duttiva alle Deftnizioni e Assiomi. La teoria qui esposta
fornisce la base per unificare i moti naturalmente accelerali
studiati da Galilei e i moti dei pianeti regolati dai/e leggi di
Kcplero, ricavate dalle osservazioni di Tycho Rrahe. f: bem
ribadire che ·in questo libro Newf?n tratta il problema da ttn
punto di vista matematico, ossia della meccauica razionale,
senza diretta applicazione. Tale applicazione verrà etfe/t/J(tf<t
nel terzo libro che ha 1111 caraltere specificamente astronomico .
•V el presente libro i corpi vengono ridotti a masse puntijormi
c i loro movimenti vengono trattati secondo il metodo delle prime
cd H!time ragioni. Quc.çto metodo è largamente esposto nella
prima sezione, il cui scolio conclusivo contiene le famose pa-
r;ine di Newtun dedicate a chiarire il siJ;nitì.calu di« ultimo rap-
porto di quantità evanescenti» c di «prima ragione di quantità
IUtscenti >). f\hl!r: Sr:'::iuni -~lHTe.~sin~ vengono poi a11alizzate le
re!a:ioni tra le orbite e le fur::e centrali di di_!j.:renti generi .
.'-.ono propo8fi mri casi possibili ùz astratto e vi .çi in.~egna
cume dn•o110 essere tral!ati. Il caso dell'imJerso del qumlralo
ha una rilev,w:.a tutta particolare, perché a partire da questa
ipotesi si dimr>.~fr,l clz<'. il wrpo si muove lungo una conica. Tale
lratfa::ioue fomisce le linee generali di quella che oggi sunle
chiamarsi teoria dei camp,: newtonia11i. Par!iculare rilievo
'l!

'4' PRINCIPI MATEMATICI

ha la proposizione LXXI, in etti si tratta dell'attrazione di


un corpuscolo estemo ad 1ma St{perficic sferica: Newton dimostra
che l'attrazione avviene come se tutta la materia della sfera fosse
concentrata in un solo punto, ossia nel centro.
Ricordiamo ancora lo studio della determinazione dei moti SEZIO~E I.
lungo orbite date, il moto dei corpi che tendono l'uno verso l'altro
METODO DELLE PRIME E DELLE ULTIME RAGIONI 1 ,
per e!Jetto delle forze centripete, le forze di attrazione dei corpi
COL CUI AIUTO SI DIMOSTRANO LE COSE CHE SEGUO::•W
sferici e di quelli non sferici. La sezione X contiene un ampio
studio sul moto dei pendoli che si avvale delle precedenti ricer-
che di Huygens. L'ultima sezione è dedicata al «moto dei corpi
piccolissimi che sono mossi ccn forze centripete che tendono
verso le diverse parti di tm qualche corpo grande)), È interes-
LEMMA I.
sante notare che Newton applica i risttltati ottemtti nello stu-
dio di tali moti all'ottica << per l'analogia esistente fra la pro- Le quantità, come anche i rapporti fra quantità, che costan-
pagazione dei raggi di luce e i mo·vimenti dei corpi ~ e senza temente tendono all'eguaglianza in un qualsiasi tempo finito,
diswtere «la natura dei raggi, se siano o no corpi~. Come è e prima della fine di quel tempo si accostano l'una all'altra
stato detto nell'Introduzione, quest'ultimo problema sarà oggetto più di una qualsiasi differenza data, divengono infine uguali.
d'analisi nella seconda delle grandi opere di Newton, l'Opticks.
Se si nega questo, da ultimo saranno disuguali, e D sarà
la loro differenza ultima. Di conseguenza non potranno
accostarsi all'uguaglianza più della differenza data D. Ciò
che è contro l'ipotesi.

LEMMA II.

Se in una figura qualsiasi, AacE, delimitata dalle rette Aa,


AE e dalla curva, acE, vengono inscritti un qualsiasi numero

l È un'espressione da. tempo caduta in disuso e al suo posto si pre-


f<'risce usare quella di metodo dei limiti. Serve, comunque, in matematica
p<'r indicare la grandezza a. cui una quantità. variabile può avvicinarsi
ind<lfmitamcntc. Se si considerano due poligoni regolari, l'uno inscritto e
l'altro cil"coscritto ad un cerchio, è evidente che il primo è minore de!
cerchio e il secondo è maggiore. Ora, se sì aumenta successivamente il
numero dei lati di questi poligoni, il poligono ìnscritto diventerà conti-
nuaml'nte più grande approssimandosi vieppiU alla circonferenza. e ana-
lugamente il poligono circo~critto diventerà continuamente piU piccolo,
senza che t:ssi possano mai diventare, i! primo più grande t: il secondo
piU piccolo del CE"rchio. Il cerchio è dunque il limite dei poligoni crescenti
e ri~t>ettivamente di quelli decrescenti. La base logica ili questo metodo
va ricercata nel concetto ùi continuità.
'4' PRI!'>CIPI MATEMt\TlCI LIBRO PRIMO - SEZIONE l '43

di parallel(lgrammi Ab, Be, Cd, ecc. con le basi AB, BC, CD, Corol. 2. E la figura ret- l f
ecc., uguali, e con i lati Bb, Cc, Dd, ecc. paralleli al lato Aa tilinea, compresa sotto le corde
della figura; e si completano i parallelogrammi aKbl, bLcm, degli archi evanescenti ab, be,
c.:\Idn, ecc., allora, se la larghezza di questi parallelogrammi cd, ecc., coincide, da ultimo,
diminnirà e t"! loro numero aumenterà all'infi11ito, dico che le molto di più con la figura
11./time ragioni che lumno fra curvilinea.
l t di loro la fir;ura inscrilla. AKb- Coro!. 3- Come anche la
LcMdD, quella circoscritta Aal- rtgura rettilinea circoscritta,
bmcndoE, e quella cun•J'Unea compresa sotto le tangenti dei
AabcdE, sono ragioni di ugua- medesimi archi.
glianza. Corol. 4· Per la qual cosa
(1ueste ultime figure (riguardo
A BF c
D
Infatti la differenza tra la
figura inscritta e quella circo- ai perimetri acE} non sono rettilinee, ma limiti curvilinei
scritta è data dalla somma di Jìgure rettilinee.
dei parallelogrammi Kl, Lm,
IV.
A}----BHFc---cck---,ID;----!iE M n, Do, ossia (per l'ugua-
LEI'I'IMA
glianza delle loro basi) dal ret- Se in due figure AacE, PprT, vengono inscritte (come
tangolo costituito da una sola 'l sopra) due serie di parallelogrammi, e il mtmero di entrambe
base Kb e dalla somma delle altezze Aa, cioè il rettan- è identico, e se le grandezze vengono dimim1ite all'infitlito e le
golo AB/a. Ma questo rettangolo, in quanto la sua lar- ultime ragioni dei parallelogrammi di mta figura sono rispetti-
ghezza AB viene diminuita all'infinito, diventa minore di ~'amente ·1tguali a quelle dei parallelvgrammi dell'aUra, dico che
qualunque rettangolo dato. Di conseguenza (per il lemma I)
le figure AacE, PprT, stantw scambievolmente in quella mede-
la figura inscritta, quella circoscritta e, a maggior ragione,
sima mgio11e.
la figura curvilinea intermedia, divtnteranno, da ultimo,
uguali - C.V.D. Infatti, poiché i parallelogrammi dell'una sono propor-
zionali ai parallelogrammi dell'altra, così (per composizione)
LDIMA III.
a
Le medesime ultime ragioni sono ancora ragioni di tlgua- p
glianza, quando le larghezze dei parallelogrannni AB, BC,
CD, ecc., sono in-eguali, e dimilmiscono tutte all'infinito .
.4F sia infatti uguale alla larghezza massima, c sia com-
pletato il paralklogramma FA.af. Esso sarà maggiore della
differenza tra la figura inscritta e la figura circoscritta; ma
se la sua larghezza AF viene diminuita all'infmito, diventerà
più piccolo di qualsiasi rettangolo dato. - C'.V.D.
Coro!. r. Quindi la somma ultima dei parallclogrammi
t-vanescenti coincide ovunque con la fil;,'llra curvilinea. A E P T
'44 PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE I '45

la somma di tutti è proporzionale alla somma di tutti, e corda e la tangente, verrà diminuito all'infinito e da ultimo
l'una figura all'altra figura; non v'è dubbio che la prima diventerà eva1~escente.
figura (per il lemma III) stia alla prima somma, e la seconda
Se infatti quell'angolo non divenisse evanescente, l'arco
figura stia alla seconda somma in una ragione di uguaglianza.
ACE, insieme alla tangente AD, conterrebbe un angolo
- C.V.D.
Corol. Per conseguenza, se due quantità di qualunque d
genere vengono divise, in un qualsiasi modo, in un medeM
simo numero di parti, e quc:Ie parti, ave all'infinito si au-
menti il loro numero e si diminuisca la loro grandezza, sono
scambievolmente in una ragione data, la prima alla pri-
ma, la seconda alla seconda, e le rimanenti, secondo il pro-
prio ordine alle rimanenti, tutte staranno, le une alle altre,
in quella medesima ragione data. Infatti se nelle figure di
questo lemma si prendono parallelogrammi che stiano fra
di loro come le parti, le somme delle parti staranno come r
le somme dei parallelogrammi; perciò, ave si aumenti il
numero delle parti e dei parallelogrammi e se ne diminuisca uguale a quello rettilineo, e di conseguenza la curvatura
la grandezza all'infinito, il parallelogramma starà al paral- nel punto A, contro l'ipotesi, non sarebbe continua.
lelogramma nell'ultima ragione, ossia (per l'ipotesi) la parte
starà alla parte nell'ultima ragione. LE~fMA VII.
Ferme restando le medesime cose, dico che l'1,ltima ragione
LEMMA V.
fra l'arco, la corda e la tangente è, scambievolmente, una ragione
Tutti i lati omologhi 2, sia curvilinei che rettilinei, delle di uguaglianza.
figure simili, sono proporzio'llali e le arce stanno fra loro Infatti, mentre il punto B si accosta al punto A, si sup-
come il quadrato dei lati. ponga sempre che AB e AD siano prolungati fino ai punti
lontani b e d, e si tracci bd paralle-la alla se-ccante ED. Sia
LEMMA VI. l'arco Acb sempre simile all'arco ACB; essendo stati con-
giunti i punti A e B, l'angolo dA.b, per il lemma precede-nte,
Se un arco qualsias~· ACB di posizione data è sotteso dalla diventerà evanescente: allora, le rette sempre finite Ab e
corda AB e in un qualunque punto A, al mezzo di una curva- Ad, e l'arco intermedio A cb coincideranno, e per conseguenza
tura continua, viene toccato dalla retta AD, prolungata da saranno uguali. Per la (jttal cosa, le rette AB e AD e l'arco
entrambe le parli, e se i punti A e B si accostano fra loro intermedio ACB, sempre proporzionali ai precedenti, diven-
fino a congiungersi, dico che t'angolo BAD, contenuto fra la teranno evanescenti e avranno per ultima ragione l'ugua-
glianza. - C.V.D.
Coro!. I. Per cui, se per B si conduce BF, parallela alla tan-
2 Denominazione cb.e si dà ai lati opposti ad angoli uguali nelle figure
simili. gente, secantc sempre una retta qualsiasi AF che attraverso

IO. NEWTON.
l'I\INCIPI MATEMATICI
L!ERO PRL\10 - SEZIONE l
'47
A passi in F, questa linea BF ~arà da ultimo in un rapporto
all'arco ACE. In quanto i punti A, B si congiungono, l'an-
di uguaglianza con l'arco evanescente ACR; per la qual cosa,
_ç{\lo b.-ld diventerà evanescente e quindi i tre triangoli
una volta completato il parallclogramma AFBD, questo
,<;r_·mpre finiti rAb, rAcb, rAd coincideranno, e per questo
starà sempre in un rap- :-.;-tranno sintili ed uguali. Per cui, RAB, RACB, RAD,
A porto di uguaglianza sf'mpre simili e proporzionali ai precedenti, diventeranno
con AD.
da ultimo simili ed uguali fra di loro. - C.V.D.
Coro!. 2. E se per
Coruf. Di conseguenza quei triangoli, in ogni caso riguar-
B cd A si conducono
dante le ultime ragioni, possono essere adoperati, scambie-
più rette BE, BD, AF,
Yolrm·nte, gli uni al posto degli altri.
AG secanti la tangente AD e la sua parallela BF, l'ultima
ragione di tutte le ascisse, AD, AE, BF, BG della corda e del-
J.DDIA IX.
l'arco AB sarà, scambievolmente, una ragione di uguaglianza.
Coro!. J. Perciò, tutte queste linee, in ogni caso riguar- Se la retta AE e la curva ABC, di data posizione, si tagliano
dante le ultime ragioni, possono essere adoperate, scambievol- scambievolmente in un dato angolo A, e t)erso quella refta, in
mente, le une al posto delle altre. il!l altro angolo dato, vengono condotte le ordinate BD e CE,

clu incontrano la curva in B, C, e se i punt-i B, C si accostano


LE~rMA VIII. Ù1sù:me n! punto A, dt'co che le aree dà trùmgolt' ABD, ACE,
Se le rette date AR, BR costituiscrmo insieme a.ll'arco ACB, da 1dtimo, saranno rispettivamente proporzionali al quadrato
dei rispettivi lati.
alla corda AB e alla tangente AD tre triangoli RAB, RACB,
RAD, e se i punti A e E si accostano l'uno all'altro, dico Infatti, mentre i punti B, C si accostano al punto A, si
che l'ultima forma dei triangoli emnescenti è di similitudine, supponga che AD sia sempre prolungata fino ai punti lontani
e l'ultima ragione è di uguaglianza. d cd c, cosi che Ad, A e
g
Infatti, mentre il punto B si accosta al punto A, si sup-
siano proporzionali agli
' '
stessi AD, AE, e si co-
ponga che AB, AD, AR siano SE'mpre prolungate fino ai
struiscano le ordinate
punti lontani b, d, r, che gli stessi r b d siano tirati pa-
ralleli a RD e che l'arco Acb sia, come sempre, simile d1;, a parallele alle or- df-----f--7.1'~
dina te DR, EC, che in-
d contrano in b e c i pro-
lung-amt:nii di AB, AC. EI--7'77S'?'f:c
Si supponga eli con dune
h cnn·a A be simile alla
:-;lvssa ABC, c la retta
.l,;, che tocca entram-
be le curve in A, tagli
le ordinate JJB, EC, A
db, ec in F, G, j, g.
Allora, conservata identica la lunghezza Ae, i punti B, C
' si congiungeranno col punto A, e, diventando C\'anescente
qS PRlNCll'l MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE l '49

l'angolo cAg, le aree curvilinee Abd, Ace coincideranno con Curol. 4. Perciò le forze sono direttamente proporzionali,
le aree rettilinee Ajd, Age; perciò (per il lemma V) saranno fin dall'inizio del moto, agli spazi descritti e inversament~
proporzionali al quadrato dei lati Ad, A c. Ma le arce ABD, proporzionali ai quadrati dei tempi.
ACE sono sempre proporzior.ali a queste aree, e i lati AD, Corol. 5. Anche i quadrati dei tempi sono direttamente
AE a questi lati. Dunque, a:1che le aree ABD, ACE sono J!I"Oporziona}i a'gli spazi descritti e inversamente proporziO-
da ultimo proporzionali al quadrato dei lati AD, AE.- C.V.D. nali alle forze.

LEMMA X. Scouo.
Gli spazi descritti da un corpo spinto da una qualunque Se si confrontano fra ò.i loro quantità indeterminate di
forza fr,11ita, tanto che qttella jcrza sia determinata ed immuta- diverso genere, e di una di loro vicn detto che è direttamente
bile, quanto che la medesima sia di continuo amnentata o di- o indirettamente proporzionale ad un'altra quantità qual-
mimtita, sono, al primo inizio del moto, proporzionali al siasi, ciò significa che la prima viene aumentata o diminuita
quadrato dei tempi. nella stessa ragione della seconda, oppure come la sua reci-
proca. E se una di esse viene detta direttamente o indiretta-
I tempi siano rappresentati dalle linee AD, AE, e le mente proporzionale ad altre due o più, ciò significa che la
velocità siano generate dalle ordinate DB, EC. Gli spazi prima è aumentata o diminuita in ragione composta del
descritti con queste velocità saranno proporzionali alle aree rapporto secondo cui le altre, o le reciproche delle altre,
ABD, ACE, descritte da queste ordinate, ossia, proprio sono aumentate o diminuite. Per cui, se A viene detta diret-
all'inizio del moto (per il lemma IX) saranno proporzionali tamente proporzionale aB, ancora direttamente a C e inver-
al quadrato dei tempi AD, AE. - C.V.D. samente a D, ciò significa che A viene aumentata o dimi-
Coro!. I. Di qui facilmente segue che le deviazioni dei
nuita nella stessa ragione di B X C x 2.._, ossia che A
corpi che descrivono parti simili di figure simili in tempi BC D
proporzionali, e che sono generate da forze uguali qualsiasi e D sono fra loro in una ragione data.
applicate in modo simile ai corpi, e sono misurate mediante
le distanze dei corpi dai luoghi delle figure simili, ai quali i LEMMA XI.
medesimi corpi sarebbero pervenuti anche senza queste forze
in quei medesimi tempi proporzionali, sono strettamente In ogni curva, di ctmJatura finita nel punto di contatto, la
proporzionali ai quadrati dei tempi durante i quali esse sottendente evanescet1te all'angolo di contatto è, da ultimo, pro-
sono generate. porzionale al quadrato della softendente dell'arco co11{inante.
Corol. 2. ?l:[a. le deviazioni che sono generate da forze Caso I. Sia AB l'arco, AD la sua tangente, BD la sot-
proporzionali, applicate in modo analogo alle parti simili tcndcnte dell'angolo di contatto perpendicolare alla tangente,
di figure simili, sono proporzionali al prodotto delle forze AB la sottcndcnte dell'arco. Si traccino BG, AG, perpen-
per i quadrati dei tempi. dicolari a questa sottcndente AB e alla tangente AD, con-
Corol. J. Identica cosa va supposta circa gli spazi qua~ correnti in G; si accostino, poi, i punti D, B, G ai punti d,
lunque che i corpi spinti da forze diYerse, descrivono. Questi, b, g e ] diventi l'ultima intersezione delle linee BG, AG
fin dall'inizio del moto, sono proporzionali al prodotto delle quando i punti D, B si accostano fino ad .4. È manifesto
forze per i quadrati dei tempi. che la distanza G] pur) essere minore di qualunque distanza
l'RIKCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZfONE l
'5'
assegnata. )Ia (per la natura dei cerchi passanti per i le corde e convergono in un dato punto. Le saette, infatti,
punti A, E, G, A, b, g) si ha che AB 2 è uguale ad AG x ED, e sono proporzionali alle sottendenti ED, bd.
Ab2 è uguale ad Ag x bd; per cui AB2 sta ad Ab2 in ragione Corol. 3- Perciò la saetta è proporzionale al quadrato del
composta del rapporto di AG ad Ag e di BD a bd. )la in tempo che un corpo con una data velocità impiega a descri-
quanto GJ può essere assunta come più piccola di qualsiasi vere un arco.
lunghezza assegnata, può avvenire che la ragione di AG Corol. 4· I triangoli rettilinei ADE, Adb sono, da ultimo,
aù Ag differisca dalla ragione di uguaglianza per meno di in ragione cubica dei lati AD, Ad c in ragione della potenza
quabiasi differenza assegnata, e per- 3/
1 dei lati DB, db, dato che sono come il prodotto dei lati
ciò che la relazione di AB2 ad Aù2 AD e DB, Ad e db. Cosi anche i
differisca dalla relazione di BD a bd triangoli AEC, Abc sono, da ultimo, A D
per meno di qualsiasi differenza as- proporzionali ai cubi dei lati BC, be.
segnata. Avviene, dunque, per il In vero, chiamo rapporto della po-
lemma I, che l'ultima ragione di tenza 3/z la radice quadrata del cubo, c~--1--'*
AB2 ad Ab2 è identica all'ultima la rruale è, dunque, composta della
ragione di BD a bd. - C.V.D. mg-ione semplice e della radice qua-
Caso 2. Sia BD inclinata verso drata.
AD secondo un qualsiasi angolo dato, Corol. 5- E poiché, da ultimo, DE,
allora, come sopra, l'ultima ragione db sono parallele e proporzionali al
di BD a bd sarà sempre la mede- quadrato delle linee AD, Ad, le ul-
sima, e quindi identica a quella di time aree curvilinee ADB, Adb sa-
AE2 ad Ab2• - C.V.D. ranno (a causa della natura della
Caso J. E anche se non venisse parabola) i 2 / 3 dei triangoli rettilinei
dato l'angolo D, ma la retta BD convergesse verso un dato ADE, Adb, e i segmenti AB, Ab la
punto, o fosse costituita secondo una qualunque altra regola, terza parte dei medesimi triangoli. Da ciò segue che queste
gli angoli D, d, costituiti secondo una regola comune, ten- arce e questi segmenti staranno come il cubo sia delle
derebbero sempre all'eguaglianza e si accosterebbero l'uno tangenti AD, Ad, sia delle corde e degli archi AB, Ab.
all'altro più di qualsiasi differenza assegnata, e perciò, da ulti-
mo, saranno uguali, per il lemma I; perciò anche le linee BD, Scouo.
bd sono fra loro nella medesima ragione di prima.- C.V.D.
Corol. I. Di conseguenza, poiché le tangenti AD, Ad, gli In tutto questo abbiamo supposto che l'angolo di con-
archi AB, Ab c i loro seni BC, be diventano, da ultimo, tatto non fosse né infinitamente maggiore né infinitamente
uguali alle corde AB, Ab, anche i loro quadrati saranno da minore degli angoli di contatto racchiusi fra i cerchi e le
ultimo come le sottendcnti BD, bd. pmprie tangenti; ossia, che la curvatura nel punto A non
Corol. 2. I quadrati dei medesimi, da ultimo, sono pro- fosse né infmitamentc grande né infinitamente piccola, e
porzionali anche alle saette~ degli archi, le quali bisecano l'intervallo A] fosse di grandezza finita. DB, infatti, può
essere presa proporzionale ad AD3 : nel qual caso nessun
l Pe-r quanto v~rrà detto in séguito ricordiamo che: il scnovcrso di un arco cerchio può essere condotto attran·rso il punto A, tra la
a. è la misura rispetto al raggio della saètta d<'!!' arco Zr.t;, ossia vale t - cos r.t;, tangente AD e la curva AB, e perciò l'angolo di contatto
1
,,, I'RINC!Pl MATIMATICJ
i' LlliRO PRIMO - SIZIONE J '53

sarà infinitamente più piccolo di quelli circolari. Per lo stesso sempre limiti di somme e ragioni; e la forza di tali dimostra-
ragionamento, se DB diventa successivamente proporzionale zioni si richiamerà sempre al metodo dei lemmi precedenti.
ad AD•, AD5, AD 6 , AD 7 , ecc., si avrà una serie di angoli di Si obietta che non esiste l'ultimo rapporto di quantità
contatto procedente all'infmito, dei quali il successivo è infi- evanescenti, in quanto esso, prima che le quantità siano
nitamente più piccolo del precedente. E se DB diventa sYanite non è l'ultimo, e allorché sono svanite non c'è affatto.
successivamente proporzionale ad AD2, AD3!2, AD•I3, AJ)514, fila con lo stesso ragionamento si può giustamente sostenere
AD61s, AD 716, ecc., si avrà un'altra serie infinita dì angoli che non esiste la velocità ultima di un corpo che giunga in
di contatto, dei quali il primo è dello stesso genere di quelli un certo luogo, dove il moto finisce. La velocità, infatti,
circolari, il secondo infinitamente maggiore, e ciascuno suc- prima che un corpo giunga nel luogo non è l'ultima, e quando
cessivo infinitamente maggiore del precedente. ~la anche tra vi giunge non c'è. La risposta è facile: per velocità ultima si
due qualsiasi di questi angoli di contatto si può interporre intende quella con la quale il corpo si muove, non prima
una serie di angoli intermedi procedenti da entrambe le parti di giungere al luogo ultimo nel quale il moto cessa, né
all'infinito, dei quali quello che viene dopo sarà infinitamente ' dopo, ma proprio nel momento in cui vi giunge: ossia, quella
maggiore o minore del precedente. Come se fra i termini ,,' stessa velocità con la quale il corpo giunge al luogo ultimo
AD 2 e ADl venisse inserita la serie ADL3fG, ADllfs, AD914, c con la quale il moto cessa. Similmente, per ultime ragioni
AD 7!1, AD>/2, ADS!J, ADu/4, AD141s, AD 1716, ecc. E di nuovo delle quantità evanescenti si deve intendere il rapporto delle
fra due angoli qualsiasi di questa serie può venire inserita quantità non prima di diventare nulle e non dopo, ma quello
una nuova serie di angoli intermedi differenti fra loro per col quale si annullano. Parimenti, anche la prima ragione
intervalli infiniti. Né si conosce limite alla natura. delle quantità nascenti è il rapporto col quale nascono. E
Le cose che sono state dimostrate circa le lince curve e le
superfici in esse comprese, si applicano facilmente anche alle
l~l la prima e ultima somma è quella con cui iniziano e cessano
eli essere (ossia di essere aumentate o di essere diminuite).

''·
superfici curve e ai volumi dci solidi. In verità ho premesso Esiste un limite che la velocità alla fine del moto può ragw
questi lemmi per sfuggire alla noia di dedurre, secondo
l'usanza dei vecchi geometri, lunghe dimostrazioni per assurdo.
l giungere ma non superare. Questa è l'ultima velocità. E un
identico limite è il rapporto di tutte le quantità e proporw
Col metodo degli indivisibili le dimostrazioni sono rese più l'
,l,, zioni incipienti ed evanescenti. E poiché questo limite è
bre..-i. Ma poich6 l'ipotesi degli indi visibili è ardua, e poich6 .; certo e definito, il problema di determinarlo è veramente
\,
quel metodo è stimato meno geometrico, ho preferito ridurre l geometrico. In quanto, tutto ciò che è geometrico può essere
le dimostrazioni delle cose seguenti alle prime e ultime somme ,, assunto legittimamente per determinare e dimostrare gli altri
e ragioni di quantità evanescenti e nascenti, ossia ai limiti problemi geometrici.
delle somme e ragioni, e premettere, perciò, il più brevew Si può anche obiettare che se vengono date le ultime
mente possibile, le dimostrazioni di quei limiti. Questo stesso, ragioni delle quantità evanescenti, saranno date anche le
infatti, viene fatto anche col metodo degli indivisibili; ed ultime grandezze, e in tal modo ogni quantità sarà costituita
essendo stati dimostrati i principi, li possiamo già usare in da indivisibili, contro quanto Euclide 4 dimostrò circa gli
modo piit sicuro. Perciò, se nel séguito mi capiterà di conw
siderare le quantità come costituite da particelle determi- • Nacque in Alessandria e fiori intorno al 300 a. C., insegnando ma-
tematica dalla cattedra del Museo.
nate, o mi capiterà di prendere segmenti curvilinei come Sembra che Euclide ndlo scrivere gli E/~memli si sia proposto di met-
retti, vorrò significare non particelle indivisibili ma divisibili
evanescenti, non somme e ragioni di parti determinate, ma j tere ordin" nella moltìiuùine della produzione matematica alessandrina.
Lo studio delle matematiche infatti presentaYa difficoltà insuperabili -

l
,( '
'
>
PRINCIPI MATEMATICI

incommensurabili nel decimo libro degli Elementi. Questa


obiezione, però, si basa su una falsa ipotesi. Le ultime ragioni
con cui quelle quantità si annullano non sono in realtà le
ragioni delle ultime quantità, ma i limiti ai quali le ragioni l
delle quantità decrescenti si avvicinano sempre, illimitata- '·
mente, e ai quali si possono avvicinare per più ùi qualunque SEZIOl\"E II.
differenza data, e che, però, non possono mai superare, né
toccare prima che le quantità siano diminuite all'infinito. RICERCA DELLE FORZE CENTRIPETE
La cosa si capisce più chiaramente nell'infmitamente grande.
Se due quantità, delle quali è data la dif-ferenza, vengono
aumentate all'infinito, sarà data la loro ultima ragione,
soprattutto la ragione di eguaglianza, c, tuttavia, non sa-
ranno date le quantità ultime o massime delle quali questa PROPOSIZIONE l. TEOREMA l.
è la ragione. Nel séguito, dunque, allorché per essere capito Le aree che i corpi mot,mt-i descrt'vono, con i raggi condotti
facilmente, menzionerò le quantità minime o evanescenti o t•erso il centro immobile delle forze, giadono sugli stessi piani
ultime, non bisognerà supporre che si tratti di quantità di e sono proporzionali ai tempi.
determinata grandezza, ma bisognerà pensare sempre a quan-
tità che diminuiscono illimitatamente. n tempo sia diviso in parti uguali e durante la prima
parte di tempo il corpo, per la forza insita, descriva la retta
.-lE. Durante la seconda parte di tempo, se nulla lo impe-
forse a causa ùeJla molteplicità. dei linguaggi -e perciò si rendeva neces-
sario ordinare tutte le conuscen;r.c di cui allora si ùi9poneva secondo un disse, proseguirebbe rettilincarmente (per la prima legge)
metodo per cui tali cunoscenze venissero {'Sposte dai primi principi fino verso c, descrivendo la linea Be, uguale alla AB; tanto che,
alle acqui~izioni più alte.
•undotti i raggi AS, ES, eS verso il centro, le aree ASB,
Gli E/eme11li si compongono di 15 libri, ma gli ultimi due non sono
di Euclide. Que5t'opcra conosciutissima dagli Arabi, fu introdotta in HSc risulteranno uguali. 1\-Ia allorché il corpo giunge in B,
Europa nel ùodicc5imo secolo; le prime traduzioni latine erano però fatte la forza centripeta agirà con un impulso unico ma grande,
dall'arabo. S<.ltanto dopo la caduta dell'Impero d'Oriente ad opera dei
e farà si che il corpo devii dalla retta Be e prosegua lungo
Turchi, le traduzioni latine vennero fatte direttamente dall'originale greco.
e l'opera cominciò ad avere un'amplissima diffusione entrando come testo la retta BC. Si conduca cC, parallela alla BS, che incontra
nell'ins.-gnamento scolastico. Gli Elemtmli si possono wnsiderare come BC in C; una volta completata la seconda parte di tempo,
costituiti da quattro parti. La prima comprende i libri dal I al VI e
il corpo (per il corol. I delle leggi) sarà trovato in C, sullo
contiene la dimostrazione t!ellc proprietà delle ligure piane, la teoria delle
proporzioni in genemle (V), l'applicaùme di questa teoria alle ligure piane. stesso piano del triangolo A.SB, Si congiunga SC: il triangolo
La sccon(hl parte, che comprende i libri VfJ, VIII e IX, si è soliti chia· SUC a causa delle parallele SB, Cc, sarà uguale al trian-
mn.rla aritmoltca, in quanto csponl' la teoria llL"lle proprietà generali dei
golo SBc, c perciò stesso, anche al triangolo SAB. Per lo
numeri. La terza parte, libro X, contiene la teoria delle quantità incom-
meu~urabili. Lo. quarta parte, che comprende i libri restanti, tratta dei stesso argomento, se la forza centripeta agisce successiva-
piani e d~i solidi e ~·i è wntenuta l'esposiziuue dd .Metodo di Mauslione, mente su C, D, E, ecc., facendo sì che il corpo descriva nelle
che cou la t\'orio. ùdle propurzioui co~tituisce la parte piil interes~ante
di tutta l'opera. Eudiùe scrisse anwra un libro sull'analisi geometrica
singole particelle di tempo le rette CD, DE, EF, ecc., tutte
intitolato Dali, e un altro, I'lieliOIII<""'· che è la raccolta e l"e~pnsizioue queste giaceranno sul medesimo piano; e il triangolo SCD
ùei fenomeni astronomici causati dal moto ùella sfera celeste. Gli venguno sarà uguale al triangolo SBC, SDE a SCD, ed SEF a SDE.
inoltre attribuiti due la~·ori r<·lativi allo studio matematico dci fenomeni
luminosi, 1"01/im e la Catollrica.
Dunque, in tempi uguali descri\"erà aree uguali su un piano

l
,,, PRII-:ClPI MATEMATICI LIBRO PRIMO " SEZIONE Il '57

immobile: e, per composizioc.e, le somme delle aree qual- B, C, D, E è proporzionale alle basi AB, BC, CD, DEi, EF
siasi SADS, SAFS staranno fra loro come i tempi impie- dei triangoli uguali; e queste basi sono inversamente propor-
gati a descriverle. Si aumenti, ora, il numero dei triangoli zionali alle perpendicolari condotte sulle stesse.
e se ne diminuisca all'infinito la larghezza: il loro perime- Corol. 2. Se le corde AB, BC di due archi descritti suc-
cessivamente dal medesimo corpo in tempi uguali e in spazi
privi di resistenza, vengono completate nel parallelogramma
ARCV, e la diagonale BV di questo, nella posizione che da
ullimo ha, allorché quegli archi vengono diminuiti all'infinito,
l! prolungata da entrambe le parti, essa passerà per il centro
delle forze.
Corvi. 3. Se le corde AB, BC e DE, EF di archi descritti
m tempi uguali e in spazi privi di resistenza, vengono com-
pletate nei parallelogrammi ABCV, DEFZ, le forze in B
ed E, ave questi archi diminuiscano all'infinito, stanno mu-
tuamcnte nell'ultima ragione delle diagonali BV, EZ. In-
fatti i moti BC ed EF del corpo vengono composti (per
il corol. I delle leggi) dai moti Be, BV ed Ef, EZ; ma le
diagonali BV ed EZ, uguali a Cc e Ff, erano generate, nella
dimostrazione di questa proposizione, dagli impulsi della
forza centripeta in B ed E: esse, perciò, sono proporzionali
a questi impulsi.
Coro!. 4· Le forze per effetto delle quali corpi qualsiasi,
m spazi non resistenti, vengono ritratti dai moti rettilinei
e deviati in orbite curve, stanno fra di loro come le saette
s degli archi descritti in tempi uguali, le quali convergono
verso il centro delle forze e, ave quegli archi diminuiscano
tra ADF (per il corol. 4 del lemma III) sarà una linea curva; all'infmito, bisecano le corde. Quelle saette, infatti, stanno
perciò la forza centripeta per effetto della quale il corpo è come la metà delle diagonali, delle quali trattammo nel
deviato costantemente dalla tangente a questa curva, agi- corollario terzo.
sce continuamente, e le qualsiasi aree descritte SADS, SAFS, Corol . .'j. Perciò quelle forze stanno alla forza centripeta
sempre proporzionali ai tempi impiegati per descriverle, sa- come quelle saette stanno alle saette perpendicolari degli
ranno anche in questo caso proporzionali agli stessi tempi archi parabolici, descritti dai proiettili nello stesso tempo.
- C.V.D. Coro!. 6. Le mcd<>sinw cose si ottengono, per il corol. 5
Corol. I. La velocità di un corpo attratto in uno spazio delle leg~:,ri, quando i piani, sui quali i corpi sono mossi
privo di resistenza verso un centro immobile, è inversamente insieme ai cenlri dt>llc forze sile su quegli stessi piani, non
proporzionale alla perpendicolare condotta da quel centro sulla giaciano in quiete, ma si muovano di moto rettilineo uni-
tangente rettilinea all'orbita. Infatti, la velocità nei luoghi A, forme.
LlBRO PRIMO • SEZIONE Il
PIIINçJpJ MATEMATJçJ '59
i e per la legge II), ossia, second11 la linea BS; e nel luogo C
PROPOSIZIOXE li. TEORE?YIA II. secondo la linea parallela a dD, ossia, secondo la linea SC,
Ogni corpo che si muove lungo una qtwlche linea curva ccc. Agisce, dnnque, sempre secondo linee che tendono verso
descr·itla Si$ ttn piano, e, con il raggio cottdotto verso 1m punto il punto immobile S. - C.V.D.
o immobile o che st· muove di moto rettilineo uniforme, descrive laso 2. Per il corollario quinto delle leggi, è identico che
intomo a quel punto aree proporzioMli ai ft~mpi, è spinto la superficie sulla quale il corpo descrive la figura curvilinea
da una forza centripeta che tende al medesimo punto. é'ia in riposo o si muova di' moto rettilineo uniforme insieme
al corpo, alla figura descritta e al suo punto S.
Caso I. Infatti, ogni corpo che si muove lungo una linea Corol. r. In spazi o mezzi non re:;istenti, :;e le arce non
curva, viene deviato dalla direzione rettilinea per effetto di sono proporzionali ai tempi, le forze non tendono al punto
di incontro dei raggi, ma si allontanano, conseguentemente,
(~--
/'
' verso la parte nella cui direzione il moto si effettua, se la
/ ,' descrizione delle arce viene accelerata, e verso la parte
F ..' ''
____
,, opposta, se ritardata.
:·---- '' ' ' '
'' ' ' Coro!. 2. Anche nei mezzi resistenti, se la descrizione
' '
·z~~.;-t·-- delle aree viene accelerata, le direzioni delle forze si allon-
, '
' ' tanano dal pnnto di incontro dci raggi verso la parte lungo
: '' ' ' '
' '' ' ' la quale il moto avviene.
'' '
''
/ '
':'
' '
'' ' '
' '
! '' / ' '' Scouo.
!' '' ' ' '''
' '' ' ' l
' Un corpo può essere spinto da una forza centripeta
'' ' costituita da più forze. In questo caso il senso della propo-
sizione è che la forza, che risulta costituita da tutte le altre,
, ·B tende- verso il punto S. Inoltre, se una forza qualsiasi opera
;.---·. ....
]<''
__
'' continu;J.mentc secondo una linea perpendicolare alla super-
rìrie descritta, essa farà sì che il corpo venga deviato
riai piano del proprio moto. 1\Ia essa non aumenterà né
diminuirà la quantità di superftcie descritta; per la qual
to:;a dcvt.' essere trascurata, ndlo studio della composizione
dc·llc forze.

Pwwo:-;rz1o:-:E III. TEORDIA III.


una certa forza operante sullo stesso (per la legge I). E
quella forza, per effetto della quale il corpo è deviato dal Ogni corpu che, CO!I il ragr;io condotto verso il centro di

moto rettilineo ed è costretto a descrivere i triangoli mi- 1/Jt altro corpo connmquc 1JW->so, descrive intorno a quel centro
nimi uguali 5iA.B, SBC, SCD, ecc., intorno al punto im- <lree propor~·ionali ai tonpi, J spi!!lo da una for:;:a cnmposla
mobile 5 in tempi uguali, agisce nel luogo B secondo una della /ur.:a ccnfripel<~ cht~ tende urso qud secondo COJ'po, e di
linea parallela a cC (per la prop. XL, libro I degli Elementi, tut/c le forze accdcr,Tfrici dalle quali il secondo corpo è spinto.
160 PRINCIPI MATEMATICI

Sia un primo corpo L e un secondo corpo T: allora (per


il corol. 6 delle leggi) se con una nuova forza, uguale e con-
traria a quella dalla quale il secondo corpo T è spinto, si
spingono entrambi i corpi secondo linee parallele, il primo
corpo L continuerà a descrivere intorno al secondo corpo T
le medesime, precedenti aree. E la forza, dalla quale il se-
condo corpo T era spinto, sarà ora distrutta dalla forza ad
essa uguale e contraria. Per la qual cosa (legge I), il secondo
corpo T, ora abbandonato a sé stesso, o giacerà in quiete
o si muoverà di moto rettilineo uniforme: e il primo corpo L,
spinto dalla differenza delle forze, ossia, spinto dalla forza
residua, continuerà a descrivere aree proporzionali ai tempi
intorno al secondo corpo T. Dunque (per il teorema II) la
differenza delle forze tende verso il secondo corpo T come
ad un centro. - C.V.D.
Corol. I. Perciò se il corpo L, con il raggio condotto
verso il secondo corpo T, descrive aree proporzionali ai
tempi, e dalla forza globale (sia semplice sia composta di
più forze, per il secondo corollario delle leggi), che spinge
il primo corpo L, viene sottratta (per lo stesso corollario
delle leggi) tutta la forza acceleratrice, che spinge il secondo
corpo, allora tutta la forza restante, che spinge il primo
corpo, tenderà verso il secondo corpo T come ad un centro.
Corol. 2. E se quelle aree sono rigorosamente propor-
zionali ai tempi, la forza residua tenderà ad avvicinàrsi
il più possibile al secondo corpo T.
Corol. J. Viceversa, se la forza residua tende ad avvi-
cinarsi il più possibile al secondo corpo T, le aree saranno
rigorosamente proporzionali ai tempi.
Corol. 4· Se il corpo L, con il raggio condotto verso il
secondo corpo T. descrive aree che confrontate con i tempi
sono molto diseguali, e se il secondo corpo T o giace in
quiete o si muove di moto rettilineo uniforme, allora l'azione :'\cwtou. iu uu 'iucisioue di j ohu H. Lips ( xnS)
della forza centripeta che tende verso il corpo T è nulla,
o si mescola e si compone con le azioni oltremodo potenti
delle altre forze; e la forza totale risultante da tutte, se le
forze sono numerose, viene diretta verso un altro centro
(immobile o mobile). Lo stesso si ottiene, ove il secondo
LIBRO PRIMO ~ SEZIONE I!

corpo sia mosso di qualunque moto, purché si consideri forza


centripeta quella che resta dopo la sottrazione della forza
totale agente sul secondo corpo T.

Scouo.
Poiché il descrivere uniformemente le aree è indice di
un centro al quale tende quella forza dalla quale un corpo
è massimamente affetto, e per effetto della qu::ùe viene de-
viato dal moto rettilineo ed è trattenuto nella sua orbita,
perché non comiderare nel séguito questa desctizione uni-
forme delle aree come indice di un centro, intorno al quale
si effettua ogni moto circolare negli spazi liberi?

PROPOSIZIONE lV. TEOREMA !V.


Le forze centripete dei corpi, che descrivono cerchi diversi
con moto uniforme, tendono ai centri dei medesimi cerchi, e
stanno fra loro come i qttadrati degli archi descritti in tempi
uguali divisi per i raggi dei cerchi.
Queste forze tendono ai centri dei cerchi per la prop. II
e il corol. 2 della prop. I, e stanno fra loro come i seni versi
degli archi minimi descritti in tempi uguali (per il corol. 4
della prop. I); ossia (per il lemma VII) come i quadrati degli
stessi archi divisi per i diametri dei cerchi. Per la qual cosa,
poiché questi archi stanno come gli archi descritti in tempi
qualsiasi uguali, e i diametri stanno come i raggi dei mede-
simi, le forze saranno proporzionali ai quadrati eli archi
qualsiasi descritti in tempi uguali divisi per i raggi dei cerchi.
- C.V.D.
Corol. I. Poiché quegli archi stanno come le velocità
dci corpi, le forze centripete staranno nella ragione composta
dci quadrati delle velocità direttamente, e nella ragione
semplice dei raggi inversamente 1 ,

1 In questo corollario si afferma che le forze centripete sono diret-


tamente proporzionali ai quadrati delle yeJocità e inversamente propor-
~iona\i ai raggi.

II, N~WTO!<,
,,, PRINCIPI MATEMATICI
t1 LlliRO PRIMO - SIZ!ONE H
1
Coro!. 2. E poiché i tempi periodici stanno nella ragione
composta dci raggi, direttamente, e della velocità inversa- Scouo.
mente, le forze centripete stanno nella ragione composta dei Il caso del corollario sesto è proprio dei fenomeni celesti
raggi direttamente e dei quadrati dei tempi periodici, in- (•·ome anche conclusero, ciascuno per proprio conto, i nostri
versamente. \\'rc·n, Hooke 2 e Halley), per conseguenza ho stabilito di
Coro!. 3· Per cui, se i tempi periodici sono uguali e, per ec;porrc ampiamente, nel séguito, ciò che è pertinente alla
conseguenza, le velocità stanno come i raggi, anche le forze forza centripeta che decresce in proporzione al quadrato
centripete staranno come i raggi: e viceversa. dt"IIP distanze dai centri. Inoltre, dalla proposizione prece-
Corol. 4· Se i tempi periodici e le velocità sono propor- dente c dai suoi corollari si può ricavare anche il rapporto
zionali alla radice quadrata dei raggi, le forze centripete e,;istentc tra la forza centripeta e un'altra qualsiasi forza
saranno fra loro uguali: c viceversa. nota, quale la gravità. Infatti, se un corpo ruota lungo un
Coro!. 5· Se i tempi periodici stanno come i raggi e, per cerchio concentrico alla terra per la forza della sua gravità,
conseguenza, le velocità sono uguali, le forze centripete questa gravità è la forza centripeta dello stesso. Inoltre,
saranno inversamente proporzionali ai raggi: e viceversa. dalla caJuta dei gravi, per il corollario 9 di questa propo-
Corul. 6. Se i tempi periodici sono in ragione della po- sizione, si conosce il tempo di un'intera rivoluzione e l'arco
tenza 3 / 2 dei raggi e, per conseguenza, le velocità inversa- descritto in un qualsiasi tempo dato. E con tali proposizioni,
mente proporzionali alla radice quadrata dei raggi, le forze Huygens, ncl suo esimio trattato De H orologio Oscillatorio 3
centripete saranno inversamente proporzionali ai quadrati ha confrontato la forza di gravità con le forze centrifughe
dei raggi: c viceversa. dei corpi ruotanti.
Coro!. 7· E in generale, se il tempo periodico sta al rag- Le cose precedenti possono essere dimostrate anche in
gio R come una potenza qualsiasi R", e per conseguenza, questo modo. Si supponga di inscrivere in un cerchio qual-
la velodt.i è inversamente proporzionale alla potenza R"-1 siasi un poligono, non importa di quanti lati. Se un corpo
del raggio, la forza centripeta sarà inversamente proporzio- che si muove lungo i lati del poligono con una velocità asse-
nale alla potenza R2>>-l dd raggio: e Yiceversa. gnata viene riflettuto dal cerchio ai singoli angoli del poli-
Coro!. 8. Tutte queste cose circa i tempi, le velocità e le gono, la forza, per effetto della quale ad ogni singola rifles-
forze, con i quali i corpi descrivono parti simili di figure sione urta ncl cerchio, starà come la sua velocità: e perciò
simili qualsiasi, e che hanno i centri posti similmente in la somma delle forze in un dato tempo starà come il pro-
quelle figure, conseguono dalla dimostrazione dei casi prece-
denti applicata a questi. Si applica sostituendo l'uniforme 1
l{olll'rt Hookr nacque nel 1635· Studiò a WestminstL•r. ~el 16.;3
descrizione delle aree al moto uniforme, e assumendo, in \'Ili n) né'\ "Chri<t Church' di Oxford. Divenne assistente <li Rnyle " pare
luogo dei raggi, le distanze dei corpi dal centro. d"· sia <li 1-!nokc la costru:dnnc della pompa pn(•umatica attribuita al
pnmo. :-id Jf>Ul la " Royal Sodcty" lo nominò curatore degli esperimenti.
Coro!. 9· Dalla stessa dimostrazione segue anche che l li venne professore eli geometria nel , Grc~ham College"· Hooke fu indub-
l'arco, che un corpo descrive a causa di una data forza cen- hianwntc uno degli u<,mini }Jiù intelligenti del suo tempo. SOl la costan7.a
e l'<•rùinc delle ricerche fossero state pari alla sua intelligcnza egli sarebbe
tripeta, ruotando uniformemente in un tempo qualsiasi, è otato il pil! lanl%0 uumo dd ~Il<! tempo. Intuì c anticip0 quasi tutte le
medio proporzionale fra il diametro del cerchio e la discesa mag_c:iori scoperte dell'epoca. Pt'r i su,oi rapporti con :\cwton cfr. 111 /ro-
che il corpo compie cadendo per effetto della medesima di<;w,e. La sua opera mnggiorc è la ,lficmgr<lf>hi<l. }\or! nd 170].
' Ope-ra di Christiaan Huygens da rwn confondere con l'Horologi 11 m
forza data e nello stesso tempo. dd Il>50'.
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO ~ SEZIO~ II

dotto della sua velocità per il numero delle riflessioni: ossia samcnte proporzionali alle velocità del corpo nei punti P
(per un poligono di specie data), come la lunghezza dc- e Q; perciò, per costruzione, direttamente proporzionali alle
scritta in quel dato tempo, aumentata o diminuita in ra- perpendicolari AP, BQ, ossia proporzionali alle perpendicolari
gione della medesima lunghezza rispetto al raggio del cerchio abbassate dal punto D verso le tangenti. Da ciò si ricava
detto; ossia, come il quadrato di quella lunghezza diviso per facilmente che i punti S, D, T sono allineati sulla stessa
il raggio; perciò, se il poligono, essendo la lunghezza dei lati retta. E per il medesimo argomento anche i punti 5, E, V
diminuita all'infìnito, coinciderà con il cerchio, starà come sono allineati sulla stessa retta; per conseguenza il centro S
il quadrato dell'arco descritto in un dato tempo diviso si trova nel punto d'incontro delle rette TD, VE.
per il raggio. Questa è la forza centrifuga per effetto della
quale un corpo preme contro il cerchio, e ad essa è uguale PROPOSIZIONE VI. TEOREMA V.
la forza contraria, per effetto della quale il cerchio continua-
mente respinge il corpo verso il centro. Se in 1mo spazio non -resistente, un corpo -ruota secondo
un'orbita qttaltmqtu attorno ad un cent-ro immobile, in modo
PROPOSIZIONE V. PROBLEMA !. che in un tempo estremamente piccolo, descriva un qualsiasi
arco nascente, e se si suppone di condurt'e la saetta dell'arco
Essendo data, in luoghi qualsiasi, la velocità con la qltale che bisechi la corda, saetta che, prolungata, passa per il cen-
un corpo descrive una data figura per mezzo di forze che ten- tro delle forze, allora la forza centripeta, nel punto di mezzo
dono ad un qualche comune centro, trovare quel centro. dell'arco, sarà direttamente proporzionale alla saetta e inver-
Le tre rette PT, TQV, VR, che si incontrano in T e V, samente proporzionale al quadrato del tempo.
tocchino la figura descritta nei punti P, Q, R. Siano innal- Infatti la saetta è, in un dato tempo, proporzionale alla
zate le PA, QB, RC forza (per il corol. 4 della pro p. I), e aumentando il tempo
R V perpendicolari alle tan- secondo una ragione qualsiasi, a causa dell'arco aumentato
genti e inversamente secondo la medesima ragione, la saetta viene aumentata se-
proporzionali alle ve-
condo il quadrato di quella ragione (per i corali. 2 e 3
locità del corpo in quei
del lemma XI) e perciò è proporzionale alla forza e al qua-
B punti P, Q, R, dai
drato del tempo. Si dividano entrambi i membri per il qua-
s Q quali sono innalzate;
drato del tempo, la forza sarà direttamente proporzionale
ossia, in modo tale che
alla saetta e inversamente proporzionale al quadrato del
-,-~~:':;;;~:::~J
~
PA stia a QB come la
velocità in Q sta alla
tempo. - C.V.D.
P T velocità in P, e QB La medesima cosa viene dimostrata facilmente anche per
stia a RC come la ve- mezzo dd corollario 4 del lemma X.
locità in R sta alla velocità in Q. Attraverso le estremità A, Coro!. I. Se il corpo P ruotando intorno al centro S
B, C delle perpendicolari agli angoli retti si conducano A D, do;;scrive la linea curva APQ, e se la retta ZPR tocca quella
DBE, EC che si incontrano in D ed E. Tirate le TD, VE curva in un punto qualsiasi P, e da un altro punto qual-
queste si incontreranno nel centro ricercato S. siasi Q si conduce verso la tangente alla curva la QR paral-
Infatti, le perpendicolari abbassate dal centro S verso lela alla distanza SP, e si abbassa la QT perpendicolare alla
le tangenti PT, QT (per il corol. I della prop. I) sono inver- distanza SP, allora la forza centripeta sarà inversamente
,,,
.
proporziOna
PRINCIPI MATEMATICI

le a l so!"d
t o
x QTZ , se d.1 qne l su!"d
spz OR .
1 o vtene
Il LIBRO PRIMO - SEZIONE 11

quale il qualunque corpo P viene ritratto continuamente


c dal corso rettilineo e trattenuto entro il perimetro di quella
sempre assunta la quantità che da ultimo presenta quando figura, che ruotando descriverà. Ossia: occorre calcolare o il
i punti P e Q si incontrano. Infatti QR è uguale al seno
verso dell'arco doppio di QP, nel cui mezzo è P, e il doppio
solido SP -;R.QP
2
oppure il solido SY2 x PV, inversa-
del triangolo QSP o SP x QT è proporzionale al tempo mente proporzionali a questa forza. Di questo fatto forniremo
col quale questo arco doppio è descritto; perciò può essere c~empi nei problemi successivi.
scritto in luogo del
y tempo. PROPOSIZIONE VII. PROBLEMA Il.

l'
Coro!. 2. Per lo
Un corpo giri lungo la circo"ferenza di un cercht'o: si
stesso ragionamento
ricerca la legge secondo etti la forza centripeta tende verso un
la forza centripeta è
qualmzque ptmlo dato.
inversamente pro-
porzionale al solido
l Sia VQPA la circonferenza del cerchio, S il punto dato,
SY 2 x QPZ .
QR
se in l verso il quale la forza tende come verso il proprio centro, P
v
qualche modo S Y è
una perpendicolare abbassata dal centro delle forze verso la
tangente PR dell'orbita. Infatti i rettangoli SY x QP e
SP x QT sono uguali.
Coro!. 3· Se l'orbita è un cerchio o tocca concentrica-
mente un cerchio, o concentricamente lo seca, ossia contiene
insieme al cerchio l'angolo evanescente di contatto o di
sezione, avendo la medesima curvatura c il medesimo raggio
di curvatura nel punto P, e se PV è la corda di questo
cerchio condotta dal corpo attraverso il centro delle forze,
allora la forza centripeta sarà inversamente proporzionale al
solido SY 2 x PV. Infatti PJ/ è uguale a ~~l .

Coro!. 4· Poste le medesime cose, la forza centripeta è


direttamente proporzionale al quadrato della velocità e in-
versamente proporzionale alla corda detta. Infatti, per il
corol. I della prop. I, la velocità è inversamente proporzio- il corpo che si muove nella circonferenza, Q il luogo più vicino
nale alla perpendicolare SY. in cui si muove, e PRZ la tangente al cerchio nel primo
Corol, s. Di conseguenza, se si dà una qualunque figura punto. Per il punto S si conduca una corda P!", e condotto
curvilinea APQ e in essa viene dato anche il punto 5, verso il diametro rA del cerchio, si congiunga AP; si abbassi
il quale la forza centripeta continuamente si dirige, si può verso SP la perpendicolare QT, sicché, prolungata, incontri
trovare la legge ddla forza centripeta, per effetto della la tangente PR in Z, e infine per il punto Q sì conduca LR,
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE lJ

parallela a SP, in modo che incontri ora il cerchio in L e Corol. 2. La forza per effetto della quale il corpo P ruota
ora la tangente PZ in R. Per i triangoli simili ZQR, ZTP, nel cerchio APTV intorno al centro S delle forze, sta alla
VPA, RP2 ossia QRL, starà a QP. come AV2 starà a PV2. forza, per effetto della quale il medesimo corpo P può ruo-
·l
p ., QRL x PV 2 à . . . . tare nel medesimo cerchio e nel medesimo tempo periodico
ercm ]/l sar uguale a QP.. St moltiplichino que-
' intorno ad un altro qualsiasi centro R delle forze, come
A
sl e eguagli anze per Q . 'denti. p e Q
SP' e sut. punti. comc1 RP2 x SP sta al cubo della retta SG, che viene condotta
. scnva
Sl
. PV <al posto Rdi RL . s·1 avra. SP' x PV' uguale dal primo centro S delle forze verso la tangente PG del-
SP2 x QP AV2 l'orbita ed è parallela alla distanza del corpo dal secondo
a QR . Dunque (per i corollari I e 5 della centro delle forze.
l Infatti per la costruzione di questa proposizione, la
prop. VI) la forza centripeta è inversamente proporzionale
SP 2 x PV 3 prima forza sta alla seconda forza come RPZ X PTl sta
a A V1 ; ossia (in quanto AV2 è costante} è inver- Il' çp3 x PV3
a SF2 X PVJ, cioè come SP x RP2 sta a L pp
11
samente proporzionale al quadrato della distanza SP mol-
tiplicata per il cubo della corda PV. ossia, per i triangoli simili PSG, TPV, a SG 3•
Corol. 3· La forza, per effetto della quale il corpo P

LA MEDESIMA COSA IN MODO DIVERSO. t :


gira in una qualunque orbita intorno al centro S delle forze,
sta alla forza, per effetto della quale il medesimo corpo P
può girare nella medesima orbita e nello stesso tempo pe-
Abbassata la perpendicolare SY verso il prolungamento
riodico intorno ad un qualunque altro centro R delle forze,
della tangente PR, per i triangoli simili SYP, VPA, AV
come SP x RPz, rappresentato dalla distanza del corpo dal
starà a PV come SP sta
primo centro S delle forze e dal quadrato della sua distanza
SY ., SP x PV dal secondo centro R delle forze, sta al cubo della retta SG,
R p a :perno AV
la quale è tirata dal primo centro 5 delle forze verso la tan-
SP 2 x PV 3 gente all'orbita PG, ed è parallela alla distanza RP del corpo
èugualeaSYe AV2
dal secondo centro delle forze. Infatti le forze in questa
è uguale a SY2 x PV. orbita nel punto qualsiasi P sono identiche a quelle di un
Per ]a qual cosa la forza cerchio con la medesima curvatura.
centripeta (per i corali. 3
e 5 della prop. VI) è in- PROPOSIZIO!'<E VIII. PROBLEMA III.
versamente proporzionale
SP2 x Ptn Un corpo si nuwva lungo il semicerchio PQA: si ricerca
a ossia, essendo A V costante, inversamente la legge della forza centripeta atta ad ottenere questo effetto
A V' quando tale forza te11d.t verso un punto S tanto lontano clte
proporzionale a SP2 x PP.
f1ttfe le linee PS, RS condotte verso tale punto possano essere
Corol. I. Di conseguenza, se il punto dato S, verso il
considerate parallele.
quale la forza centripeta tende continuamente, viene collo-
cato nella circonferenza di questo cerchio, poniamo in V, Dal centro C dd semicerchio si conduca il semicliametro
la forza centripeta sarà inversamente proporzionale alla CA che taglia le parallele perpendicolarmente in M e N,
quinta potenza dell'altezza SP. e si congiunga CP. Per i triangoli simili CPM, PZT, e RZQ,
170 PRINCIPI M~TEMATICI \ LIBRO l'RIMO - SEZIOKE. Il
'7'
CP2 sta a PM2 come PR 2 sta a QP, e per la natura del QT QT'
cerchio PR 2 è uguale a rettangolo QR x (RN + QN) o, QR , e QR sta come QT, ossia (a causa della figura
coincidendo i punti P e Q, a rettangolo QR x zPAf. data nella sua specie), come SP. Si muti ora in qualche modo
Dunque CP 2 sta a PM2 come QR x 2PM sta a QP, e perciò l'angolo PSQ, anche la retta QR, che sottende l'angolo di
QP , zPJ.f3 contatto QPR (per il lemma XI), muterà in ragione del
p QR e uguale CP 2 ,
QT'
QP x SP 2 quadrato della stessa PR o QT. QR rimarrà dunque
e QR è uguaR
QT 2 x SP 2
:zPJ/ 3
x SP 2 come prima, ossia come SP. Per la qual cosa -'-'-;-;~'--
le a QR

A
N M c La forza centripeta,
dunque, è (per i co-
rollari I 5 della
'
s 5 prop. VI) in versaR
mente proporzionale a
zP.1f 3 x SP 2
----
cpz ossta (trascurato il rapporto determinato
2SP 2 ,
cpz ) e inversamente proporzionale a P1lf3.
La medesima cosa si ricava facilmente anche dalla proR sta come SPl, quindi (per i coroll. I e 5 della prop. VI) la
posizione precedente. forza centripeta è inversamente proporzionale al cubo della
distanza SP.
Scouo.
Con un argomento non molto diverso si trova che if LA MEDESIMA COSA IN MODO DIVERSO.
corpo viene mosso lungo un'ellisse, o anche lungo un'iper-
bole o una parabola, da una forza centripeta, la quale è inR La perpendicolare SY abbassata verso la tangente e la
versamente proporzionale al cubo dell'ordinata tendente corùa PV del cerchio che taglia concentricamente la spirale
ad un centro di forze lontanissimo. stanno all'altezza SP in un dato rapporto; perciò SPl sta
come SY 2 x PV, ossia {per i corali. 3 e 5 della prop. VI)
PROPOSIZIONE IX. PROBLE;).IA IV. è inversamente proporzionale alla forza centripeta.
Un corpo giri lungo la spirale PQS che taglia tutti i raggi
LE~!M:\ XII.
SP, SQ, ecr:., secondo un angolo dato: si ricerca la legge della
forza centripeta che fende al ce1ztro della spirale. Tutti i parallelogrammi descrirti intorno a due diametri
coniugati qualsiasi di una data ellisse o di un'iperbole sono
Dato un angolo PSQ indefinitamente piccolo; allora, in
uguali fra loro.
quanto tutti gli angoli sono dati, anche la figura SPRQT
sarà data nella sua specie. Viene data dunque la relazione Consta dalle coniche.
PRINCIPI MATEM.~TICI LIBRO PRIMO - SEZIONE l i I/J

2BC 2 X CA 2
PROPOSIZIONE X. PROBLEMA V. forza centripeta è inversamente proporzionale a PC
Un corpo giri lungo un'ellisse: si ricerca la legge della ossia (poiché 2BC 2 x CA 2 è dato) è inversamente propor-
forza centripeta che fe·t~de al centro dell'ellisse.
Siano CA, CB i semiassi dell'ellisse, GP, DK i diametri
zionale a ;C ; ossia, è direttamente proporzionale alla di-
stanza PC.
coniugati, PF, QT le perpendicolari ai diametri, Qv l'ardi-

LA MEDESIMA COSA IN MODO DIVERSO.

Sulla retta PG, dall'altra parte del punto T, si prenda


il punto -u tale che Tu sia uguale a Tv; si prenda poi t~ V
che stia a vG come DC 2 sta a PC2 • Poiché, per le coniche,
Qv 2 sta a PvG come DC2 sta a PC2 , Qv2 sarà uguale a Pv x
x t t V. Si aggiunga il rettangolo 1~P X Pv e il quadrato della
corda dell'arco PQ sarà uguale al rettangolo VP X Pv;
perciò il cerchio, che tocca la sezione conica in P e passa
per il punto Q, passa anche per il punto V. I punti P e Q
si incontrino, e il rapporto di uV a vG, che è identico al
rapporto di DC2 a PC 2 , sarà il rapporto di PV a PG o eli
2DC2
PV a 2PC; perciò PV sarà uguale a -----pc . Per conse-

G
v '' guenza, la forza per effetto della quale il corpo P ruota lungo
K
l'ellisse, sarà (per il corol. 3 della prop. VI) inversamente
2
~g
l' 2
' proporzionale a X PF2 , ossia (essendo dato 2DC 2 X
'
nata al diametro GP; se si completa anche il parallelogramma
x PP) è direttamente proporzionale a PC.

l
QvP R (per le coniche), il rettangolo Pv x vG starà a Qv 2
Corol. I. La forza è dunque proporzionale alla distanza
come PC 2 sta a CD 2 e (per i triangoli simili Qt'T, PCF)
del corpo dal centro dell'ellisse: e inversamente, se la forza è
Qv 2 sta a QP come PD sta a PF, e per analoghi rapporti,
proporzionale alla distanza, il corpo si muoverà lungo una
il rettangolo Pv x vG sta a QP come PD sta a CD 2 e PC 2
ellisse che ha come centro il centro delle forze, o lungo un
QT2
a PF 2 , ossia, vG sta a --p:i) come PC 2 sta a
CD 2 x pp
pcz . \ cerchio nel quale l'ellisse può trasformarsi.
Corol, 2. E i tempi periodici delle rivoluzioni compiute
Si scriva QR in luogo di Pv, e (per il lemma XII) BC X CA
lungo tutte le ellissi intorno al centro, saranno uguali. Infatti
in luogo di CD x PF, cosi come (allorché i punti P e Q
coincidono) 2PC in luogo eli vG, e moltiplicati fra di loro 'l quei tempi sono eguali (per i corali. 3 e 8 della prop. IV) in
ellissi identiche, c nelle ellissi che hanno l'asse maggiore in
. . . di . . h QP x pcz è al
gl1 estremi e 1 me SI avra c e QR ugu e a comune sono, gli uni rispetto agli altri, direttamente pro-
2BC 2 x CA 2 porzionali all'area totale dell'ellisse, e inversamente propor-
PC . Dunque (per il corol. 5 della prop. VI) la
zionali alle parti delle aree descritte in tempi uguali; ossia,
PRINCII'l MATEMATICI

sono direttamente proporzionali agli assi minori, c inversa-


' '
mente proporzionali alla velocità dei corpi nei vertici prin-
cipali; ossia, direttamente ri~petto a quegli assi minori e
invt,rsamente rispetto all'ordinata in corrispondenza del me-
desimo punto dell'asse comune; e perciò (a causa della
uguaglianza delle ragioni dirette e di quelle inverse) nella SEZIONE III.
ragione di uguaglianza. IL MOTO DEI CORPI
NELLE SEZIONI CONICHE ECCENTRICHE
SCOLlO.

Se un'ellisse, per l'allontanarsi all'infinito del centro, si


trasforma in parabola, il corpo si muoverà lungo questa
parabola; e la forza, tendente al centro infinitamente distante, PROPOSIZIONE XI. PROBLEMA VI.
diventerà costante. Questo è un teorema di Galilei. E se la
Un corpo r11oti lungo un'ellisse: si richiede la legge della
sezione parabolica del cono (cambiando l'inclinazione del
jor::a centripeta quando tende al fuoco dell'ellisse.
piano che taglia il cono) si trasforma in un'iperbole, il
corpo si muoverà lungo il perimetro di questa, essendosi Sia S il fuoco dell'ellisse. Si conduca SP che taglia in E
mutata la forza centripeta in forza centrifuga. E come nel il diametro DK dell'ellisse e in x l'ordinata Qv, e si completi
cerchio o nell'ellisse, se le forze tendono verso il centro della il parallelogramma QxP R. È manifesto che EP è uguale al
figura posto sull'ascissa, queste forze con l'aumentare o col scmiasse maggiore AC, per cui, condotta dall'altro fuoco
diminuire le ordinate secondo una qualunque ragione data, II dell'ellisse la linea Hl parallela alla EC, per l'ugua-
o anche col cambiare l'angolo di inclinazione delle ordinate glianza di CS, CH, sono uguali anche ES, El, e perciò EP
rispetto all'ascissa, aumenteranno o diminuiranno sempre in o:<1rà uguale alla semisomma di Pl, PS, ossia (perché sono
ragione della distanza dal centro, purché i tempi periodici parallele Hl, PR, e perché sono uguali gli angoli lPR,
rimangano costanti; così anche in tutte le figure, se le ordi- HPZ) alla semisomma delle stesse PS, PH, che prese insieme
nate aumentano o diminuiscono secondo una qualunque ra- sono uguali a tutto l'asse zAC. Si abbassi la perpendicolare
gione data, o tale angolo viene comunque mutato, rima- fJT su SP e detto L il paramdro principale 1 dell'ellisse
nendo costante il tempo periodico, le forze tendenti ad un 2BC 2
(ossia -AC), L x QR starà a L x Pv come QR a Pt•,
centro qualsiasi posto sull'ascissa aumenteranno o diminui-
ranno nelle rispettive ordinate proporzionalmente alle di- ossia, come PE o AC a PC; ed L x Pv starà a GvP come L
stanze dal centro. a Gt': P G;•P a Qt•2 come pcz a cnz. e (per il corol. 2
del lemma VII) Qv~ sta a Qx2 , allorché i punti Q e P

1
Il testo latino pnrta Lntus rectwot prillcipa!$. Ho tradotto questa
(·sprf'ssiunc con 'paramdro principale' perché essa indica la grandcz~a
cho; entra in modo essenziale nell'equazione paramdrica dell'ellisse (e
analogamente delle altre selion.i coniche) determinando le dimensiuni della
curva. Per il caso dell'ellisse tale parametro esprime la lunghezza dcl!a
conia passante p~r un fuoco e IJCrpendicolare all'asse prim:iiJale.

t
PRINCil'l MATEMATICI UBRO PRIMO - SEZIONE III

si congiungono, in un rapporto di uguaglianza; e Qx 2 o Qv 2 corpo dal centro C dell'ellisse, si conduca la CE parallela


sta a QP come EP 2 sta a PF 2 , ossia, come CA 2 sta a PF 2 , alla tangente PR dell'ellisse; la forza, per effetto della quale il
oppure (per il lemma XII) come CD 2 a CB 2• E moltiplicando medesimo corpo P può muoversi intorno ad un punto 5 qual-
tutte queste relazioni, L X QR sta a QP come. AC X L X siasi dell'ellisse, purché CE e PS si inter:;echino in E, sarà pro-
x PC 2 x CD 2,ozCB2 x PC 2 x CD 2 staaPC x Gv x CD 2 X
x CB2, oppure come zPC sta a G·o. l\Ia essendo zPC e Gv
porzionale a ~;: (per il corol. 3 della prop. VII); ossia, se
il punto 5 diviene il fuoco dell'ellisse, allora PE sarà dato
wme reciproco di SP 2•
Con la medesima brevità con la quale riportammo il
quinto problema alla parabola e all'ipcrbole, ora sarebbe
lecito fare lo stesso; ma a causa dell'importanza del problema
c del suo uso nel séguito non sarà inutile confermare gli
altri casi con una dimostrazione.

PROPOSIZIONE XII. PROBLEMA VII.


l. Il corpo si muova lungo un'iperbole: si ricerca la legge
della forza centripeta quando tende al fuoco della fi,g1~ra.
Siano CA, CB i semiassi dell'iperbole; PG, KD altri
diametri coniugati; PF una perpendicolare al diametro KD
G e Qv l'ordinata al diametro GP. Si conduca SP che taglia
K in E il diametro DK, e l'ordinata Qv in x, e si completi il
parallelogramma QRPx. È manifesto che EP è uguale al
scmiasse trasversale AC; per cui, condotta dall'altro fuoco H
uguali quando i punti Q e P si incontrano, anche L x QR ddl'iperbole la linea Hl, parallela a EC, per l'uguaglianza
e QP, a loro proporzionali, si uguagliano. Si moltiplichino di CS, CF! si uguaglieranno anche ES, El; perciò EP è la
SP' semidifferenza di PS, PI, ossia (per le parallele IH, PR e
queste eguaglianze per -Q , L x SP2 sarà uguale a
SP 2 XQP R p~r gli angoli uguali IPR, HPZ) di PS, PH, la differenza
QR . Dunque (per i corali. I e 5 della prop. VI) la delle quali uguaglia tutto l'asse :zA.C. Si abba~si verso SP
forza centripeta è inversamente proporzionale a L x SP2 , la perpendicolare QT. De:tto L il parametro principale del-
2BC2 .
ossia, è inversamente proporzionale al quadrato della distanza l'ipcrbole (ossia ----::le), L x QR starà a L x Pv come
SP.
(JR sta a Pv, o Px a Pv, ossia (per i triangoli simili Pxv,
PEC) come PE a PC, oppure .~C a PC. Anche L x Pv
LA MEDESIMA COSA IN MODO DIVERSO.
starà a Gv x Pv come L a Gv; e (per la natura delle coniche)
Poiché la forza che tende al centro dell'ellisse, per effetto G·1'P sta a Qv 2 come PC 2 sta a CD2; e (per il corol. 2 del
della quale il corpo P può muoversi lungo l'ellisse, è (per il lemma VII) Qt•1 sta in una ragione di uguaglianza con Qxt
corol. I della prop. X) proporzionale alla distanza CP dcl quando i punti Q e P coincidono; e Qx 2 o Qv 2 sta a QP come

l:l. NEWTON.
,,, PRINCIPI M!r.TEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE III
'79
EP 2 sta a PF2 , ossia come c_,p a PP, oppure (per il lemma e 5 della prop. VI) la forza centripeta è inversamente pro-
XII) come CD 2 a CB 2 : e moltiplicando tutte queste quantità porzionale a L X SP2, ossia, è inversamente proporzionale
L x QR sta a QP come AC x L x Pc~ x CD 2 , o 2CB2 x al quadrato della distanza SP.

LA MEDESIMA COSA IN MODO DIVERSO.

Si trovi la forza che tende al centro C dell'iperbole. Essa


sarà proporzionale alla distanza CP. Di conseguenza (per il
corol. 3 della prop. VII) la forza che tende verso il fuoco S
.
sarà proporzwnale a PE'
SP 2 ,
. essendo stata d ata PE ,
oss1a,
z inversamente proporzionale a SP2 •
Nello stesso modo si dimostra che il corpo, una volta
mutata questa forza centripeta nella centrifuga, si muoverà
lungo l'iperbole opposta (coniugata).

LDIMA XIII.

Il parametro di una parabola relativo ad un qualsiasi


vertice è quattro volte la distanza di quel vertice dal fuoco della
figura 2 •
È noto dalle coniche.

2
Vna parabola può venire riferita ad un sistema di assi coordinati
che abbia il centro in un punto qualsiasi P della parabola, cd abbia come
asse delle ascisse la parallela in P all'a.sse principale della parabola, e
K rome """c delle ordino.tc la tangente in tale punto alla curva. Per esempio,
nella figura della prop. XIII, tale sistema di assi coordinati sarà PG
xPC 2 x CD2 a PC x Gv x CD 2 x CB2, o come 2PC a Gv. Ma (ascis<a) e P.~! (ordinata). La teoria de'Ile con.iche insegna che, con questo
quando i punti P e Q coincidono 2PC e Gv sono uguali. riferimento, l'equazione della curva sarà y' = kx. Questo k è ciò che
Dunque sono uguali anche le quantità, ad esse proporzionali, Newton chiama il parametro relativo al vertice qualsiasi P. Se P coincide
con il vertice principale della parab,,la (cioè nella figura predetta il punto A)
L x QR e QP. Si moltiplichino queste uguaglianze per ~ e
5

9
2
i due assi div.,ntano perpendicolari fra loro e il parametro si ch:iamerà
parametro principale. Si dimostra che sia in un caso come nell'altro il
SP 2 x QP
L x SPl sarà uguale a QR . Dunque (per i coroll. I parametro k vale il quadruplo della distanza fra P e il fuoco della
parabola (cioè, nella figura, il quadrato di PS).
PRINCIPI MATEMATICI
l LIBRO PRIMO - SEZIONE III ,,,
quale il corpo si muove, si tiri la parallela QR e la perpendico-
LEMMA XIV.
lare QT a SP, e anche Qv parallela alla tangente, che incontra
La perpena~·colare abbassata dal {ltoCO di una parabola su il diametro PG in v e la distanza SP in x, Ora, perché i trian-
~ma sua tangente, è media proporzionale tra la dt'stanza del goli Pxv, SPM sono simili, e perché i lati SM, SP di uno dei
fztoco dal punto di contatto e dai vertice principale della figura. triangoli sono uguali, sono uguali anche i lati Px o QR e Pv
Sia infatti AP la parabola, S il suo fuoco, A il vertice dell'altro. l\Ia, per le coniche, il quadrato dell'ordinata Qv
principale, P il punto di contatto, PO l'ordinata al diametro ~ uguale al rettangolo costruito sul parametro e sul segmento

principale, PM la tangente che incontra in M il diame- di diametro Pv, ossia (per il lemma XIII) al rettangolo
tro principale ed SN la perpendicolare dal fuoco alla

tangente. Si congiunga AN, e per l'uguaglianza delle MS e


SP, MN e NP, MA e AO, le rette AN, OP saranno
parallele; perciò il triangolo SAN sarà rettangolo in A,
e similmente per i triangoli uguali SN1ll, SNP: quindi 41-'S x Pv, o 4PS X QR; e coincidendo i punti P e Q, la
PS starà a SN come SN a SA. - C.V.D. ragione di Qv a Qx (per il corol. 2 del lemma VII) è una
Coro!. z. PS 2 sta a SN 2 come PS sta a SA. ragione di uguaglianza. Dunque, Qx 2 è in questo caso uguale
Coro!. 2. SA essendo data, SN2 sta come PS. al rettangolo 4-PS x QR. Inoltre (per i triangoli simili QxT,
Coro!. J. E l'incontro della tangente qualsiasi PAI con SPN} Qx 2 sta a QP come PS 2 a SN 2 , ossia (per il corol. I
la retta SN, che è la perpendicolare condotta dal fuoco del lemma XIV) come PS a SA, ossia, come 4-PS x QR
verso la tangente, cade sulla retta AN che tocca la parabola a 4SA x QR; perciò (per la prop. IX, lib. V degli Elementi)
nel vertice principale. QT" e 4SA X QR sono uguali, Si moltiplichino queste ugua-
. SP2 SP2 x QT2
glw.nze per QR , QR sarà uguale a 5pz X4SA:
PROPOSIZIONE XIII. PROBLEMA VIII.
per la qual cosa (per i corali. I e 5 della prop. VI) la forza
Un corpo si muova. lungo il perimetro di una parabola:
centripeta è inversamente proporzionale a spz x 4SA, ossia,
si ricerca la legge della forza centripeta qt~ando tende verso a data la 4SA, inversamente proporzionale al quadrato della
fuoco di questa figura. distanza SP.
Ferma restando la costruzione del lemma, sia P il Coro!. I. Dalle tre ultime proposizioni segue che se un
corpo lungo il perimetro della parabola, e dal luogo Q, verso il qualsiasi corpo P parte dal luogo P con una velocità qual-
,,, PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE III

siasì lungo una linea retta qualsiasi PR, ed è insieme attirato f(R è, in un dato tempo, proporzionale alla forza centripeta
da una forza centripeta, che è inversamente proporzionale che la genera, ossia (per l'ipotesi) inversamente proporzio-
al quadrato della distanza dei luoghi dal centro, questo QT'
naie a SF2. Dunque, QR è proporzionale a QP X SPZ,
corpo si muoverà lungo una qualche sezione conica che ha il
fuoco nel centro delle forze; e viceversa. Infatti, dati il fuoco, o~sia, il parametro L è proporzionale al quadrato dell'area
il punto di contatto e la posizione della tangente, può venire QT x SP. - C.V.D.
descritta una sezione conica, la quale avrà in quel punto Corol. Di conseguen-
una curvatura data. La curvatura, invero, è data dalla forza za, l'intera area dell'el-
centripeta assegnata e dalla velocità del corpo: e due orbite Jis,;e e il rettangolo ad
essa proporzionale co-
che si tocchino fra loro, non possono essere descritte con la
struito sugli assi, è pro-
stessa forza centripeta e la stessa velocità.
porzionale al prodotto
Corol. 2. Se la velocità, per effetto della quale un corpo
della radice quadrata del
muove dal proprio luogo P, è tale per cui la lineetta PR parametro per il tempo
può essere descritta in una parte piccolissima di tempo; periodico. Infatti, l'in-
e la forza centripeta è sufficiente a muovere lo stesso corpo tera area sta come l'area
nello stesso tempo lungo lo spazio QR, allora questo corpo QT x SP, che viene
sarà mosso lungo una qualche sezione conica, il cui para- de~critta in un dato tempo, moltiplicata per il tempo

metro principale è la quantità ~~ , quale da ultimo di- periodico.

viene, allorché le lineette PR. QR diminuiscono all'infinito.


PROPOSIZIONE XV. TEOREMA VII.
In questi corollari ho rapportato il cerchio all'ellisse; ed
eccettuo il caso in cui il corpo cade in linea retta verso Poste le stesse cose, dico che i tempi periodici nelle ellissi
il centro. solto proporzionali alla potenza 3 / 2 degli assi maggiori.

PROPOSIZIONE XIV. TEOREMA VI. Infatti, l'asse minore è medio proporzionale tra l'asse
maggiore e il parametro, e perciò il rettangolo formato dagli
Se più corpi girano intorno ad un centro comune, e la assi sta come il prodotto della radice quadrata del parametro
forza centripeta è inversamente proporzionale al quadrato della per la potenza 3 / 2 dell'asse maggiore. Ma questo rettangolo
distanza dci luoghi dal centro, dico che i parametri principali (per il coro!. della prop. XIV) sta come il prodotto della radi-
delle orbite sono proporzio11ali ai quadrari delle aree che i ce quadrata del parametro per il tempo periodico. Si divida
corpi, con i raggi condotti verso il centro, descrivono in tempi entrambi per la radice quadrata del parametro, e rimarrà
tJgturU. che la potenza 3 / 2 dell'asse maggiore è proporzionale al
Infatti (per il corol. 2 della prop. XIII) il parametro L tempo periodico. - C.V.D.
Coro!. Dunque, i tempi periodici nelle ellissi sono propor-
~~
2

è uguale alla quantità , quale da ultimo diventa zionali a quelli nei cerchi, i diametri dei quali sono uguali
quando i punti P e Q coincidono. Ma la linea piccolissima agli assi maggimi delle ellissi.
PRINCIPI MATEMATICI
Il
'i
'
LIBRO PRIMO ~ SEZIONE III

cerchio, a distanza identica dal centro, come la radice qua-


PROPOSIZIONE XVI. TEOREMA VIII. 't
' drata del parametro principale sta al doppio di quella distanza.
Per le stesse cose, condotte le tangenti alle orbite nei punti l Corol. 4· Le velocità dei corpi che ruotano lungo le ellissi
occupati dai corpi, e abbassate dnl fuoco comune le perpendi- ',,,l! a distanze medie dal fuoco comune sono uguali a quelle
colari su queste tangenti, dico che le velocità dei corpi sono (lei corpi che ruotano lungo i cerchi alle medesime distanze;
inversamente proporzionali a tali perpendicolari c direttamente ossia (per il corol. 6 della prop. IV) in proporzione inversa
proporzionali alla radice quadrata dei parametn: principali. alla radice quadrata delle distanze. Infatti, le perpendicolari
~uno ora i semiassi minori e questi sono medi proporzionali
Dal fuoco 5 si abbassi la perpendicolare SY verso la
tra le distanze e i parametri. Si moltiplichi questo rapporto
tangente PR, la velocità del corpo P sarà inversamente pro-
inverso per la radice quadrata del rapporto diretto dei para-
porzionale alla radice
quadrata della quantità metri, e si avrà la radice quadrata delle distanze prese
SY2 i· l inversamente.
-y:--. Infatti, quella ve- l Corol. 5. Nella medesima figura, o anche in figure diverse,
' i cui parametri principali siano uguali, la velocità del
locità è proporzionale al-
l'arco minimo PQ de-
scritto in una data par-
l corpo è inversamente proporzionale alla perpendicolare ab-
bassata dal fuoco sulla tangente.
ticella di tempo, ossia Corol. 6. Nella parabola la velocità è inversamente pro-
5 l
(per il lemma VII) pro- porzionale alla radice quadrata della distanza del corpo dal
porzionale alla tangente "' fuoco della figura; nell'ellisse la variazione è maggiore che

a
SP x
SY
QT
PR, ossia, per la propor-
zionalità di PR a QT e di
SP a SY, proporzionale
, o, inversamente proporzionale a SY e diret-:.
l
···'
in questa proporzione, nell'iperbole minore. Infatti (per il
curai. 2 del lemma XIV) la perpendicolare abbassata dal
fuoco sulla tangente della parabola è proporzionale alla radice
quadrata della distanza. Nell'iperbole la variazione della
perpendicolare è minore, nell'ellisse maggiore.
tamente proporzionale a SP x QT; e SP x QT è propor- Coral. 7· Nella parabola la velocità del corpo sito ad
zionale all'area descritta in un dato tempo, ossia (per la una qualsiasi distanza dal fuoco sta alla velocità di un corpo
prop. XIV) proporzionale alla radice quadrata del para-
metro. - C.V.D.
i
'
che ruota lungo un cerchio ad una medesima distanza dal
centro, come la radice quadrata del rapporto di due a uno;
;
Coro!. I. I parametri principali sono proporzionali al nell'ellisse è minore, e nell'iperbole maggiore di questa ra-
quadrato delle perpendicolari e al quadrato delle velocità. 'i' gione. Infatti, per il secondo corollario di questa proposi-
Corol. 2. Le velocità dei corpi alle distanze massime e zione, la velocità della parabola nel vertice è in questa
minime dal fuoco comune, sono inversamente proporzionali ragione, e, per il corollario sesto di questa e della quarta
alle distanze e direttamente proporzionali alla radice qua- proposizione, la proporzione si mantiene identica a tutte le
drata dei parametri principali. Infatti tali perpendicolari distanze. Perciò, anche nella parabola la velocità. è ovunque
sono ora le stesse distanze. uguale alla velocità del corpo che ruota lungo un cerchio a
Corol. 3· Perciò la velocità nella sezione conica, alla i' mezza distanza, nell'ellissi è minore, mentre nell'iperbole è
distanza mas,:;ima o minima dal fuoco, sta alla velocità nel l maggiore.
:1;
'

i •.
•86 PRlNCtPl MU'EMATICI LIBilO PlliMO - SEZIONE Ili

Coro!. 8. La velocità di un corpo ruotante lungo una l'angolo RPH complementare dell'angolo RPS, e la linea
qualsiasi sezione conica sta alla velocità di un corpo che PH, sulla quale è l'altro fuoco H, abbia una posizione
ruota lungo un cerchio, alla distanza di metà del parametro data. Essendo stata abbassata la perpendicolare SK verso
principale della sezione, come quella distanza sta alla per- PH, si supponga di costruire il semiasse coniugato BC,
pendicolare abbassata dal fuoco sulla tangente della sezione. allora sarà 5P2 - zKPH + Plfl = SH2 = 4CHz = .4Bifl-
È manifesto per il quinto corollario. -4BC'~ (SP + PH)'-L x (SP+PH) ~ SP'+ zSPH +
Coro!. 9· Di conseguenza, poiché (per il corol. 6 della + PH2 - L x (SP + PH). Ad entrambi i lati si aggiunga
prop. IV) la velocità di un corpo ruotante in questo cer-
chio sta alla velocità di un altro corpo ruotante in un
qualsiasi altro cerchio, in proporzione inversa alla radice
quadrata delle distanze, la velocità eli un corpo ruotante
lungo una sezione conica starà alla velocità di un corpo che
ruota lungo un cerchio alla medesima distanza, come il me-
dio proporzionale tra quella distanza comune e la metà del
parametro principale della sezione sta alla perpendicolare
abbassata dal fuoco comune sulla tangente della sezione.

PROPOSIZIONE XVII. PROBLEMA IX.


Posto che la forza centripeta sia t'nversamente proporzionale
al q1,adrato della distanza dei luoghi dal centro, e che sia cono-
scùda la quantità assoheta di quella forza, si ricerca la linea
che un corpo descriverà muot,endo da un luogo dato con
una velocità assegnala secondo una data retta. 2KPH-SP'-PH'+L x (SP+PH),edL x (SP+PH)~
= 2SPH + 2KPH, o 5P + PH, starà a PH come zSP +
La forza centripeta tendente al punto 5 sia tale che if + 2KP sta a L. Per cui PH è data sia come lunghezza
corpo p si muova lungo una qualsiasi orbita assegnata pq che come posizione. Ossia, se la velocità del corpo in P
e si conosca la sua velocità nel luogo p. Il corpo P muova diviene tale che il parametro L risulti minore di 2SP +zKP,
dal luogo P lungo la linea PR con una velocità assegnata, PH giacerà dalla stessa parte della tangente PR insieme
e subito dopo, costringendolo la forza centripeta, devii dalla alla linea PS; perciò la figura sarà un'ellisse, ed essendo
linea verso la sezione di cono PQ. La retta PR, quindi, cl::tti i fuochi 5, H e l'asse principale SP + PH, sarà
tocchi questa in P. Parimenti, la retta qualsiasi pr tocchi data. l\Ia se la velocità. del corpo è cosi grande da far
l'orbita pq in p, e se si suppone di abbassare da S verso diventare il parametro L uguale a z5P +
zKP, la lun-
quelle tangenti le perpendicolari, il parametro principale ghezza PH sarà infinita; per la qual cosa la figura sarà
della sezione conica (per il corol. I della prop. XVI) starà una parabola che ha per lato l'asse SH parallelo alla linea PK,
al parametro principale dell'orbita in ragione composta del e perciò sarà data. Ma se il corpo muove dal suo luogo P con
quadrato delle perpendicolari e del quadrato delle velocità; una velocità ancora maggiore, la lunghezza PH andrà presa
e perciò è dato. Sia L il parametro della sezione conica. sull'altra parte della tangente: e perciò, in quanto la tangente
Si dia inoltre il fuoco 5 della medesima sezione conica. Sia si spinge tra i fuochi, la figura sarà un'iperbole che ha l'asse


I'RINCII'I M.-I.TEMATICI LIBRO PlliMO - SEZIONE Hl

principale uguale alla differenza delle linee SP e PH, e menti che quella forza induce nei vari punti e calcolando
perciò sarà data. Se, infatti, il corpo, in questi casi, viene dall'ordine della serie i continui mutamenti avvenuti nei
fatto ruotare lungo la sezione conica in tal modo trovata, luoghi intern1edi.
resta dimostrato, per le prop. XI, XII e XIII, che la for-
za centripeta sarà inversamente proporzionale al quadrato Scouo.
tlella distanza dd corpo dal centro S delle forze; perciò Se un corpo P, che tende a causa della forza centripeta
giustamente viene esibita la linea PQ, che un corpo descri- wr~o un qualunque punto
verà per effetto di tale forza muovendo dal dato luogo P R dato, si muove lungo
con una velocità data e secondo la retta PR di posi- il perimetro dì una qua-
zione data. Junr"}UC sezione conica data,
Corol. I. Di conseguenza, in ogni sezione conica, a partire il cui centro è C, e si ri-
dal vertice principale D, dal parametro L e dal fuoco 5 dati, chiede la legge della forza R
si dà l'altro fuoco H prendendo DH tale che stia a DS centripeta, si conduca CG
come il parametro sta alla differenza tra il parametro e parallela al raggio RP, la
4DS. Infatti, nel caso di questo corollario, la proporzione quale incontra in G la
SP + PH sta a PH come 2SP + zKP sta a L, diventa: tangente PG all'orbita: al-
DS + DH sta a DH come 4DS sta a L, e scomponendo, lora quella forza (per il
DS sta a DH come 4DS -L sta a L. corol. I e lo scolio della
Corol. 2. Di conseguenza, se si dà la velocità di un corpo prop. X e per il coro!. 3 della prop. VII) sarà propor-
nel vertice principale D, si troverà rapidamente l'orbita; CG3
zionale a RP2 •
basterà a tale scopo prendere il suo parametro rispetto alla
distanza doppia ns. proporzionalmente al quadrato della
velocità data di questo rispetto alla velocità di un corpo
ruotante lungo un cerchio alla distanza DS (per il coro!. -3
della prop. XVI); perciò DH sta a DS come il parametro
sta alla differenza tra il parametro e 4DS.
Corol. 3· Di conseguenza, se un corpo si muove lungo
una qualunque sezione conica, e da un impulso qualunque
viene spinto fuori dalla propria orbita, si può conoscere
l'orbita lungo la quale proseguir:\ il suo coro;;o. Infatti, com-
ponendo il moto proprio del corpo con quel moto che il
solo impulso genererebbe, si avrà il moto per effetto del
quale il corpo uscirà fuori spinto da un dato luogo lungo
una retta di posizione data.
Corol. 4· E se quel corpo è di continuo perturbato da
una qualche forza impressa dall'esterno, se ne può cono-
scere immediatamente la direzione, riunendo insieme i muta-

l •
LlBI\0 PIIIMO • SEZIONE tV

Sia S il fuoco comune delle figure, AB la lunghezza del-


l'asse principale di una traiettoria qualsiasi, P il punto
attraverso cui la traiettoria deve passare, e TR la retta
che deve toccare. Si descriva il cerchio HG con centro in P
SEZIONE IV. e con l'intervallo AB- SP, se l'orbita è un'ellisse, o AB+
RICERCA DELLE ORBITE ELLITTICHE,
+ SP, se è un'iperbole. Si abbassi la perpendicolare ST
PARABOLICHE E !PERBOL!CHE verso la tangente TR e
A PARTIRE DA UN FUOCO DATO la si prolunghi fino in V, Ao;-------------;8;;'
in modo che TV divenga p p
uguale a ST, e per il "v)x1, R
centro V, con intervallo ' ,T H "•:
LEMMA XV. ',,
Se a partire dai due fuochi S, H di un'ellisse o di un'iper-
AB, si descriva il cer-
chio FH. Con questo me-
~:~------------G~/1~
bole qualsiasi, si tirano due re/te SV, HV verso un qt~alunque todo, sia che si diano
terzo punto V, delle quali una, HV, è uguale all'asse princi- due punti P, p, sia due
pale della figttra, ossia, all'asse su cui giaciono i fuochi, e se tangenti TR, tr, sia un punto P e una tangente TR, dob-
l'altra SV viene bisecata nel punto T dalla perpendicolare TR, biamo descrivere due cerchi. Sia H la loro comune interse-
tale perpendicolare TR toccherà in qualche lt~ogo la sezione zione, e dai fuochi S, H, con quell'asse dato si descriva
conica: e inversamente, se la la traiettoria. Dico che è cosa fatta. Infatti, la traiettoria
tocca, HV sarà uguale all'asse descritta (in quanto PH +
SP nell'ellisse, e PH- SP nella
principale della figura, iperbolc sono uguali all'asse) passerà per il punto P, e (per
T il lemma precedente) toccherà la retta TR. Per lo stesso ra-
'
l==~~~~~R~:::, TR Infatti, la perpendicolare
tagli la retta prolungata gionamento, la traiettoria o passerà attraverso i due punti
S H HV, se necessario, in R e si P, p o toccherà le due rette TR, tr.
congiunga SR. Per l'egua-
glianza delle TS, TV saranno uguali anche le rette SR e VR PROPOSIZIONE XIX. PROBLEMA Xl.
e anche gli angoli TRS, TRV. Per cui il punto R starà sulla Intorno ad un dato fuoco descrivere una traiettoria para-
sezione conica e la perpendicolare TR toccherà la mede- bolica, che passerà attraverso punti dati, e toccherà rette di
sima: e inversamente. - C.V.D. posizione data.
PROPOSIZIONE XVIII. PROBLEMA X. Sia S il fuoco, P il punto e TR la tangente alla traiet-
toria da descrivere. Intorno al centro P, con intervallo
Essendo da# un fuoco e gli assi principali 1 , descrivere
PS, si descriva il cerchio FG. Dal fuoco si abbassi la per-
le traiettorie, ellittiche e iperboliche, che passeranno per punti
dati, e quelle che toccheranno rette di posizione data.
riferendosi al fatto che le traiettorie sono molte); :2) che Newton non im-
pone ad una traiettoria la condizione- di passare per due punti dati e nel
1 Per evitare un equivico che può e~sere suggerito dalla traduzione contempo di toccare due rette assegnate, ben.~! o di passare per due punti
dell'enunciato, che abbiamo conservato aderente al testo latino, bisogna dati, o di toccare due rette asse-gnate, o di passare per un punto dato e di
prccisase che: 1) per ogni traiettoria è dato soltanto un asse (il plurale toccare una retta assegnata. Lo stesso dicasi per le proposizioni successive.

..
'9' PRIKCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE lV '93

pendicolare ST alla tangente, e la si prolunghi fino in simi in K e in L, si abbassi la perpendicolare SG, e si


V, cosicché TV sia uguale a ST. ~ello stesso modo va tagli la medesima in A e a, in modo che GA stia a AS, e Ga
descritto un'altro cerchio, jg, se viene ad aS come KB sta a BS; e con asse Aa, e vertici A, a, si
dato l'altro punto p; oppure se vie- descriva una traiettoria. Dko che è cosa fatta. Sia infatti H
ne da:a una seconda tangente tr si l'altro fuoco della figura descritta; poiché GA sta ad AS
F ' deve trovare l'altro punto v; ciò fat- come Ga sta ad aS, scomponendo si ottiene che Ga- GA
/P
' to si tiri la retta I F in modo che ossia Aa starà ad aS- AS ossia SH nel medesimo rap-
G R ,/ tocchi i due cerchi FG, fg, se i due porto, e perciò in quel rapporto che sussiste tra l'asse prin-
punti P, p, sono dati o, se si dànno cipale della f1gura da descrivere e la distanza dei suoi fuochi;
"J::...... T l/ le due tangenti TR, tr, passi attra- per la qual cosa la figura descritta è della stessa specie di
' ' quella da descrivere. E poiché KB a BS ed LC a CS stanno
If-7.17,-'":'sf'---- verso i due punti V, v, oppure toc-
chi il cerchio FG e passi attraverso nel medesimo rapporto, questa figura passerà attraverso i
il punto V, se vengono dati il punto punti B, C, come è manifesto dalle coniche.
P e la tangente TR. Si abbassi la perpendicolare SI verso Caso 2. Intorno al fuoco 5, venga descritta una traiet-
F I e la si bisechi in K; avendo per asse SK e per vertice toria che tocchi in qualche punto le due rette TR, tr. Dal
principale K, si descriva una parabola. Dico che è cosa fatta. fuoco si abbassino verso le tangenti le perpendicolari ST, St
La parabola, infatti, per l'eguaglianza di SK e IK, SP e e si prolunghino le medesime fino a V, v, così che TV, tv
FP, passerà attraverso il punto P; e (per il lemma XIV,
coro!. 3) per l'eguaglianza di ST, TV e dell'angolo retto
siano uguali a TS, tS.
Si bisechi V v in O, si v,___
·..
'~,k ....
STR, toccherà la retta TR. tiri la perpendicolare i ---.. _ >."'
l ... _ ,/ \
indefinita OH, e si ta- : t -- ... __ ..-- l
l - ... ---- ..,.-· \
PROPOSIZIONE XX. PROBLEMA XII. gli la retta VS, pro-
L--
l x...:
.,. . . ---
----- '1
lungata all'infinito, in O ' ------- _,..t:. ______ :;_-.,__ ,H
Intomo ad un dato fuoco descrivere una traiettoria qualsiast'
data ·nella sua specie, che passerà attraverso punti assegnati, e
toccherà rette di posizione assegnata.
K, e k, così che VK
stia a KS e V'k a kS
'
: r T ..
1
: .,./
'
\•K"-----5 -------- :
,.,.--
/
/
'

come l'asse principale i .,. .. ---


Caso I. Da un fuoco S assegnato, venga descritta la della traiettoria da de- v:..~.o:.-- R
traiettoria ABC che passa attraverso i due punti B, C. scrivere sta alla di-
Poiché la traiettoria è stanza dei fuochi. Sul diametro Kk si descriva un cerchio
data nella sua specie, ' che taglia OH in H, e con i fuochi 5, H, e l'asse principale
verrà dato il rapporto :~&----------~-~~------
/c che uguaglia VH, si descriva la traiettoria. Dico che è cosa
tra l'asse principale e l!{ l fatta. Si bisechi, infatti, Kk in X e si congiungano HX,
~~------ B /
la distanza dei fuochi. HS, HV, Hv. Poiché VK sta a KS come Vk sta a kS e,
' ' ' ''
Secondo questo mede- '' " per composizione, come VK + Vk a KS + kS, e, scompo-
simo rapporto si pren- c----A!-~s'-------H7:---!a nendo, come Vk- VK a kS -KS, ossia come zVX a
da KB a BS, cd LC 2KX e 2KX a 2SX e perciò come VX ad HX e HX a SX,
a CS. Con centri in B, C e c:on intervalli BK, CL, si de- saranno simili i triangoli VXH, l/XS, e perciò VH starà
scrivano due cerchi, e sulla retta KL, che tocca i mede- a SH come VX a XH, e rtuindi come VK a KS. Dunque
'94 PRINCIPI MATEM!.TICI Lt8RO PRIMO - St.ZlONE IV '95

l'asse principale VH della tra.ìettoria descritta ha la mede- figura apb descritta con l'asse principale ab e con i fuochi
sima relazione, rispetto alla distanza SH dei fuochi, che s, !t. Si abbassi la perpendicolare ST sulla tangente TRe la si
l'asse principale della traiettoria da descrivere ha alla prolunghi fino in V, così che TV sia uguale a ST. Inoltre
distanza dei fuochi, per la qual cosa è della medesima g-li angoli hsq, shq siano resi uguali agli angoli SVP, SPV;
specie. Inoltre, poiché VH, t•H sono uguali all'asse prim·i- e con centro in q e con intervallo che sta ad ab come SP
pale, e VS, 11S sono bisecate perpendicolarmente dalle rette sta a VS si descriva un cerchio che taglia in p la figura apb.
TR, tr, è chiaro (per il lemma XV) che f]_Uellc rette toccano Si congiunga sp e si tiri SH che sta a sh come SP sta a sp,
la traiettoria descritta.
Caso J. Intorno a un dato fuoco S venga descritta una R
traiettoria che tocchi la retta TR in un punto dato R. Sulla
t'h.
' ',
''
''
,, ' - -------
/

.... ~~~"----- .....


•'
.....

' ',
p __ .....,4 \
, ... l \
, ... -- '1,, l
.,ç:::._____
,... ...Jl___
' '::., _______________L _
l' '
V T K 5 R '
' ''
'' --- --
retta TR si abbassi la perpendicolare ST, e la si prolunghi
fino in V, così che TV sia uguale a ST. Si congiunga VR
e sì tagli in K e k la retta VS prolungata all'infinito, così
che VK stia a SK e Vk a Sk come l'asse principale del-
l' ellisse da descrivere sta alla distanza dei fuochi: descritto c che rende uguali l'angolo PSH all'angolo psh e l'angolo
un cerchio sul diametro Kk, si venga secata in H la retta FSH all'angolo psq. Infine, con i fuochi S, H, e con l'asse
VR e con i fuochi S, H e con l'asse principale uguale alla principale AB, uguale alla distanza VH, si descriva la sezione
retta VH, si c.lescriva una traiettoria. Dico che è cosa fatta. conica. Dico che è cosa fatta. Infatti, se si conduce sv che
Infatti, che VH stia a SH come VK a SK e perciò come sta a sp come slt sta a sq e che rende uguali l'angolo vsp
l'asse principale della traiettoria da descrivere alla distanza all'angolo hsq e l'angolo 'I.'Sh all'angolo psq, i triangoli svh,
dei suoi fuochi, risulta chiaro dalle cose dimostrate nel caso spq sr~.ranno simili, e quindi 11h starà. a pq come sh sta a
secondo; e perciò è manifesto dalle coniche che la traiettoria sq, ossia (per i triangoli simili l'SP, hsq) come FS sta a
descritta è dello stesso genere di quella da descrivere, e che · SP o ab a pq. Dunque, vh e ab sono uguali. Inoltre, per i
la retta TR dalla quale l'angolo VRS è bisecato tocca la triangoli simili rSH, vsh, VH sta a SH come vh a sh; ossia,
traiettoria nel punto R. l'asse della sezione conica ora descritta sta alla distanza
Caso 4· Intorno al fuoco S venga descritta una traiet- dei suoi fuochi, come l'asse ab alla distanza sh dei fuochi.
toria APB, che tocchi la retta TR e passi per un qualunque Per la qual cosa la figura ora descritta è simile alla figura
punto P dato fuori della tangente, e che sia simile alla aph. Questa figura, inoltre, passa per il punto P in quanto


PRINCIPI MATEMATICI l LlBRO PRIMO - SEZIONE. IV '97

il triangolo PSH è simile al triangolo p.~·h, e tocca la mede- l' date le ragioni delle AZ e TZ a ZS, sarà dato anche
sima retta TR perché VH è uguale al suo asse e YS è bise-
cato perpendicolarmente dalla retta TR. l
~
il mutuo rapporto delle medesime; per· conseguenza sarà dato
il triangolo ATZ, il cui vertice è il punto Z. - C.V.D.
Caso 2. Se due fra tre linee, supponiamo AZ e BZ, sono
LE!InrA XVI. uguali, si conduca la retta T Z in modo che tagli la retta
AB; quindi si ricerchi il triangolo ATZ come sopra.
Da tre punti dati condurre verso un quarto non dato ire
Caso ]. Se sono uguali tutt'e tre, il punto Z si collocherà
rette la di!Jerenza delle quali o è data o è n'ltlla.
al centro del cerchio passante per i punti A, B, C.- C.V.D.
Caso I. Siano dati i punti A, B, C e un quarto punto Questo lemma che ha il carattere di un problema è risolto
Z da trovare; essendo data la differenza delle linee AZ, i anche nel Libro dei Contatti di Apollonio 2 restituitoci da Viète 3 •
BZ, il punto Z si collocherà sull'iperbole i cui fuochi sono l
A e B, e l'asse princi- P!WPOSIZIONE XXI. PROBLEMA XIII.
pale è quella differenza
z Descrivere intorno ad iln dato fuoco una traiettoria che
data. MN sia quell'asse.
passerà per punti dati e toccherà rette ài posizione data.
Si prenda P M tale che
stia a MA come MN sta Dati il fuoco S, il punto P, e la tangente TR si deve
ad A R, e costruita P R trovare l'altro fuoco H. Si abbassi sulla tangente la per-
perpendicolare ad AB, pendicolare ST, e la si pro-
si abbassi ZR perpendi- lunghi fino in Y, così che
colare a PR; allora, per T Y sia uguale a ST, allora R p
la natura dell'iperbole, YH sarà uguale all'asse prin-
c ZR starà ad AZ come cipale. Si congiungano SP, T '
.MN sta ad AB. Per lo HP, c SP sarà la differenza ''
stesso ragionamento il tra HP e l'asse principale. ''
'
B punto Z si collocherà Allo stesso modo, se ven- s H
su un'altra iperbole, i gono dati pil1 tangenti TR,
cui fuochi sono A e C e l'asse principale la differenza tra o pii> punti P, 'i aniverà sempre ad altrettante linee YH
AZ e CZ; si può ora condurre QS perpendicolare alla AC, o P H, condotte dai detti punti Y o P sul fuoco H, le
e se da un punto qualsiasi Z di questa iperbole si abbassa
la normale ZS verso di essa, questa starà ad AZ come la ' ~acque a Perga in Panfilìa intorn0 al 247 a. C. Studiò ad Alessan-
dria c 'l"i nwritò il titolo di "gran geometra • che l'antichità gli attril.HJI.
differenza tra AZ e CZ sta ad AC. Sono dati, dunque, i Ultrc elle l'opera stli Cmlllllli sopra ricordata, e elle andò perduta, Apol-
rapporti delle ZR e ZS ad AZ e, appunto per que-, J,nw scris~c 1m'"pcra dal titolo Sezio11i umiche. Coltivò anche l'astrono·
sto, risulta il mutuo rapporto delle medesime ZR e ZS; tni<t e gli si atlrihuioc<' una sorta di intuizione eliocentrica, ma ufficial·
mente <·gli prese po,izinne per il sistrma tolemaico.
perciò se le rette RP, SQ si incontrano in T, e si condu- J Francesco Viètc, celebre matf.'matico franc<'Sf.'. nato nel I540. Il suo
cono le TZ e TA, allora la figura TRZS sarà data nella nnmc è legato ad una serie di ri~nchc in algchra e in gconwtria molto
sua specie, e la retta T Z sulia quale il punto Z è collo- <'satù' e profonde. Egli" divinÒ>•, come aliL>rd ~i usava dir~>, l'opuscolo sui
C oH/alli, come ap]-mnto è detto da :-.ewton. ).:Iorl nel r6o3 dopo aver avuto
cato in qualche luogo, avrà una posizione data. Sarà data una di"puta con C\a,·io. dd Collegio Romano, a proposito del calendario
anche la retta TA, come anche l'angolo ATZ; ed essendo greg:r,riano.
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE IV
'99

quali o sono uguali agli assi, o differiscono dai medesimi primo caso, infatti, il punto a cadrà dalla stessa parte
per le lunghezze date SP, e perciò, esse o sono uguali della linea CF insieme al punto A; nel secondo caso andrà
l'una all'altra o hanno differenze date; di conseguenza, per il all'infinito; nel terzo caso cadrà dalla parte contraria alla
lemma precedente, è dato anche l'altro fuoco H. Ottenuti, linea GF. Infatti se verranno abbassate verso GF le per-
dunque, i fuochi insieme alla lunghezza degli assi (che sono pendicolari CI, DK, allora !C starà a HB come EC a EB,
o YH, o, se la traiettoria è un'ellisse, PH SP, e se è una + ossia come SC a SB; e permutando IC starà a SC come
iperbole PH -SP), si otterrà la traiettoria. HB a SB o come GA a SA. E con un simile ragionamento
si proverà che KD sta a SD nel medesimo rapporto. I punti
Scuuo, H, C, D giaciono dunque nella sezione conica descritta in-
tomo al fuoco 5, cosi che tutte le rette, condotte dal fuoco S
Allorché la traiettoria è un'iperbole, sotto la denomina-
verso i singoli punti della sezione, stiano alle perpendico-
zione di questa traiettoria non comprendo l'iperbole opposta.
lari abbassate da quei medesimi punti sulla retta CF in quella
K data ragione.
Con un metodo non molto diverso il chiarissimo geometra
I La H ire 4 ha trovato la soluzione di questo problema nelle
sue Coniche, lib. VIII, prop. XXV.

H
F
G ' a

l ' ''
l
l ''
'
'' l
E
'

Un corpo, infatti, procedendo nel propno moto, non può


passare nell'iperbole opposta.
Il caso in cui vengono dati tre punti si risolve pm rapi-
damente in questo modo. Si diano i punti B, C, D. Congiunte
BC, CD, le si prolunghi fino in E, F, cosi che EB stia ad
EC come SB a SC, e FC stia a FD come SC a SD. Trac-
ciata e prolungata EF, si abbassino su di essa le normali ,l " Filippo di La Hire. geometra. nato a Parigi nel marzo del r6.1o. Kd
SG, BH, e su GS, prolungata all'infinito, si prenda GA che 'l I(•73 e r676 pubblicò diversi trattati sulle sezioni coniche c sulla cicloide,
curva allora molto studiata, i quali gli pennis,.ro di entrare nel r678 ne!-
sta ad AS e Ga che sta ad aS come HB sta a BS. Allora, ' 1'.\ccaùernia delle Scienze, Intorno al r6!:\o il ministro Co\bert volle venisse

l
A sarà il vertice, Aa l'asse principale della traiettoria: la "-'<'guita una carta generale del r,;gno di Francia. A Picarù e a La Hire fu
aftìùata la compilazione. Nel r6Sr La Hire ricevette l'ordine di separarsi
quale, a seconda che CA sia maggiore, uguale o minore da Picard e di andare a determinare la posizione di Calais e di Dunkerque.
di AS, sarà un'ellisse, una parabola o un'i.perbole, Nel :'llori nel 17I9.

l
LIBRO PRIMO - SEZIONE V 2(JI

quel diametro. Si prolunghi PO fino in K, così che OK sia


uguale a PO: OK sarà un'ordinata dalla parte opposta di
quel diametro. Poiché, dunque, i punti A, B, P e K sono
sulla sezione conica, e PK seca AB secondo un dato angolo,
il rettangolo PQK (per le prop. 17, 19, 21 e 23 del libro III
SEZIONE V. delle Coniche di Apollonia) starà al rettangolo AQB in
RICERCA DELLE ORBITE una data ragione. Ma QK e PR sono uguali dato che
IN CUI NON È DATO ~ESSUNO DEI DUE FUOCHI sono le differenze delle linee uguali OK, OP e OQ, OR, e
quindi sono uguali anche i rettangoli PQK e PQ x PR;
perciò il rettangolo PQ x PR sta al rettangolo AQB, ossia
al rettangolo PS X PT, in una ragione data. - C.V.D.
Caso 2. Poniamo ora che i lati opposti AC e BD del
LEMMA XVII. trapezio non siano paralleli. Si tiri Ed parallela ad A. C, tale
che incontri sia la ret-
Sia dato tm trapezio qualunque ABDC, iscritto in una
ta ST in t sia la se-
data sezione conica, e i suoi quattro lati AB, CD, AC, DB
zione conica in d. Si
siaJW stati prolungati infinitamente, se da un punto qualsiasi P
congiunga Cd che ta-
di tale sezt'one conica si conducono sui quattro lati del trapezio
glia PQ in r e si tiri
altrettante rette PQ, PR, PS, PT, secondo angoli assegnati,
DJ!, parallela alla PQ,
ciaswna retta su ciascun lato, allora il rettangolo PQ x PR,
che taglia Cd in 1Vf e
costituito dai segmenti condotti sm due lati opposti, starà al
AB in N. Ora, a causa
rettangolo PS X PT, co-
c dci triangoli simili BTt
stituito da quelli con-
''' dotti sugli altri due lati
e DBN, Bt o PQ sta

s ------'f---------~ T opposti, in una ragioni


a Tt come DN a NB.
Così anche l?.r sta ad A Q N B
':R 'i data.
'' .-1() o PS come DM ad
'
''' '' Caso I. Poniarno .·lN. Dunque, moltiplicando gli antecedenti per gli antece-
'' 'D
per prima cosa che le denti, e i conseguenti per i conseguenti, il rettangolo PQ X Rr
~o
linee condotte verso i :-;ta al rettangolo PS x Tt, come il rettangolo NDM sta al
i lati opposti siano pa- rettangolo ANB; (rer il caso r) anche il rettangolo PQ x Pr
''
l
!-
------i'o--'.B :Q
rallele a uno dci due la-
ti restanti, per esempio
sta al rettangolo J>S x Jlt in tal modo, e, scomponendo, il
rettangolo PQ X PR sta al rettangolo PS x PT in ugual
A lK PQ e PR al lato AC, modo. - C.V.D.
e PS, PT al lato AB. Ca.w1 J. Supponiamo, inlìnc, che le quattro linee PQ, PR,
Inoltre, due lati fra gli opposti, poniamo AC e BD, siano PS, PT non siano parallele ai lati AC, AB, ma in qualche
paralleli fra loro. La retta che biseca quei lati paralleli, sarà modo inclinate su di essi. Al loro posto si tirino Pq, Pr,
uno dei diametri della sezione conica, e bisecherà anche RQ. parallele alla .1C, e Ps, Pf, parallele alla AB: a causa degli
Sia O il punto in cui RQ è bisecata, PO sarà un'ordinata a angoli dati dei triangoli PQq, PR1, PSs, PTt, saranno date

•.
PRINCIPI MATEMt,TICI LIBRO PRIMO - SEZIONE V

le ragioni eli PQ a Pq, eli PR a Pr, di PS a Ps, e di PT a Se lo si nega, si congiunga AP, che taglia questa sezione
Pt; e perciò stesso le ragioni composte eli PQ X PR a Pq X conica in un luogo diverso da P, supponiamo, se può essere
X Pr, c di PS X PT a Ps X Pt. Ma, per le cose preceden- fatto, in b. Dunque, se, da questi punti p e b, vengono trac-
temente dimostrate, la ciate secondo angoli dati, verso i lati del trapezio le rette
c ragione di Pq X PR a pq, pr, ps, pt e bk, bn, b/, bd, bk x bn starà a bf x bd
p
s ------ --~~-~:,~r::::_~~- Ps X Pt è data: dunque come (per il lemma XVII) pq x pr starà a ps x pt, e (per
_, è data anche la ragione l'ipotesi) PQ x PR starà a PS x PT. E per i trapezi simili
,~-~- :p' \ \
--~ r di PQ x PR a PS x PT. /d::A.f, PQAS, bk sta a bf come PQ sta a PS. Per la qual
s ~~ l l
' P

- C.V.D. cosa, dividendo i termini della prima proporzione per i


l '
' '
' ' termini corrispondenti di questa, bn starà a bd come PR
'' '' LEMMA XVIII. a PT. Dunque, i trapezi equiangoli Dnbd, DRPT sono simili,
/ l <: perciò le loro diagonali Db, DP coincidono. Perciò, b cade
'' '' Poste le stesse cose, se
: ' il rettangolo PQ x PR, ndl'intersezione delle rette AP, DP e perciò coincide con
'' '' il punto P. Per la qual cosa il punto P, oYunque lo si prenda,
Q q E costituito dai segmenti
cade sulla sezione conica assegnata, - C.V.D.
condotti sui due lati op-
posti del trapezio, sta al rettangolo PS X PT, costituito da Corol. Di conseguenza, se si conducono, a partire dal
qHdli condutti sugli altri due lati, in una ragione data, il punto comune P, tre rette PQ, PR, PS su altrettante rette
punto P, dal quale le linee vengono condotte, giacerà sulla AB, CD, AC, di posizione data, ciascuna delle tre prime su
sezione conica descritta intorno al trapezio. ciascuna delle tre seconde rette e secondo angoli dati, e se
il rettangolo PQ x PR, costruito su due delle rette tracciate,
Per i punti A, B, C, D e per qualcuno degli in:fìniti punti c:ta al quadrato della terza PS in una ragione data, il punto P,
P, supponiamo p, si immagini che venga descritta una dal quale le rette sono condotte, sarà collocato sulla sezione
sezione conica: affermo che il punto P la toccherà sempre. conica che tocca le lince AB, CD in A e C; e viceversa.
Infatti, conservata la posizione delle tre rette AB, CD, AC,
si congiunga la linea ED con la linea AC e poi si congiunga
anche la linea PT con la linea PS: il rettangolo PS x PT
----
P______ _---- ---- ---- ----
diventerà P 5 2 e le rette AB, CD che secavano la curva nei
~-'1;

punti A e B, C e D, ora non possono più secare la curva


s _.-· ,, P ----- T m quei punti coincidenti, ma soltanto toccarla.
--- \\ ~-' ~';------- d
\ \ --~ •\ \ l
\ r ,-;.:::::.- b \ >,\ \ Scouo.
-;:./ \\ \
l
l
•\
l \
\
'
La denominazione di sezione conica, in rtuesto lemma, è as~
'\ '; 'n '' sunta in senso lato, in modo che vi sia inclusa tanto la sezione
D rettilinea che passa per il vertice del cono, quanto la sezione
'' '' R
'' '' '' circolare parallela alla base. Infatti, se il punto p cade sulla
'' '' '' retta che congiunge i punti A e D o C cB, la sezione conica
q kQ B è mutata in due rette, delle quali una è la retta sulla quale

•.
PRINCIPI MATEM,.TICI LtBRO PRIMO - SEZIONE V "'5

cade il punto p, e l'altra è la retta con la quale vengono paralleli; nel qual caso la sezione conica passerà attraverso
congiunti gli altri due fra i quattro punti. Se i due angoli i punti rimanenti, e si allontanerà all'infinito verso i luoghi
opposti del trapezio sono, presi insieme, uguali a due retti, delle parallele.
e le quattro linee PQ, PR, PS, PT sono condotte sui suoi
lati o perpendicolarmente o secondo angoli uguali qualsiasi, LEM)lA XIX.
e se il rettangolo PQ xPR costruito sulle due linee tracciate Si trovi un punto P tale che, se a partire da esso vengono
è uguale al rettangolo PS X PT costruito sulle altre due, condotte, secondo angoli assegnati, q11attro rette PQ, PR, PS,
PT su altrettante rette AB, CD, AC, BD, di posizione data,
ciasc·una delle prime su ciascuna delle seco11de, il rettangolo
PQ x PR, stia al rettangolo PS x PT, in una ragione data.

P
-~--- ------------- ---- ---- t
Le linee AB, CD, verso le quali sono condotte le due
...... ,, T rette PQ, PR che contengono uno dci rettangoli, si incon-
s ......... \\ ]:> ---
- 'l '\ ---~--- d
....... ~~;,--- E F
'
\ '\ ... :;........ -:,. b'1\,ll \
\
, r ....;:..::."' \ '\' \
... ... l
l
l
l l
\
l ----
l \\ \

'\ \ 1_1 '


'' '' s
' '' ''
'' '' ''
'
q kQ B D
allora la sezione conica diventerà un cerchio. Lo stesso av-
verrà se si condurrannQ quattro linee secondo angoli quaÌ- B
A
siasi, e se il rettangolo PQ x PR costruito sopra le due rette
tracciate sta al rettangolo PS x PT costruito sopra le trino con altre due linee, di pos1z10ne data, nei punti A,
altre due rette tracciate come il rettangolo costruito sui B, C, D. Da uno qualunque, A, di essi si tiri la retta qual-
seni degli angoli S, T, verso i quali sono condotte le due 3iasi AH, sulla quale si vuole trovare il punto P. Essa tagli
ultime linee PS, PT, sta al rettangolo costruito sui seni le lince opposte BD, CD, appunto BD in H e CD in I, e
degli angoli Q. R. verso i quali sono condotte le prime due a causa di tutti gli angoli dati della figura, verranno date
PQ, PR. In tutti gli altri casi il luogo del punto P sarà k ragioni di PQ a PA e di PA a PS, e perciò la ragione
una delle tre ftgure che comunemente sono dette sezioni di PQ a PS. Sottraendo questa dalla ragione data di PQ X
coniche. Al posto del trapezio ABCD può essere messo un x PR a PS X PT, verrà data la ragione di PR a PT, e
quadrilatero, i cui due lati opposti si incrociano come dia- ag-giungendo le ragioni date di P! a PR e di PT a PH
gonali. Ma anche uno o due dei quattro punti A, B, C, D si darà la ragione di P l a PH, e perciò il punto P. - C.V.D.
possono allontanarsi all'infinito, a patto però che i lati della Coro[. I. A partire di qua, può essere anche condotta
figura, che convergono Ycrso quei punti, si mutino in lati una tangente al punto qualunque D del luogo degli infiniti
-,J,,
PRI~CIPI MATEMATICI LIBRO PIUMO - SEZIONE V
'
'i
punti P. Infatti, quando i punti P e D vengono a coinci- lo incontra in un qualche luogo, il luogo sarà un'iperbole,
dere, ossia quando la AH è condotta attraverso il punto D, quando i punti A e H sono posti dalla stessa parte di G;
la corda PD si muta in tangente. Kel qual caso, l'ultima sar~t un'ellisse, quando G è intennedio, eccetto che l'angolo
ragione delle linee evane~ccnti IP e PH si trova come sopra. AGB sia retto, e inoltre BG 2 sia uguale al rettangolo AGH,
Si conduca dunque CF pa:-allela alla AD, in modo che nd qual caso sarà un cerchio.
incontri ED in F, e sia tagliata in E secondo quell'ultima E co5Ì in questo corollario è stata presentata la soluzione
ragione; allora la tangente sarà DE, perché CF e la linea del problema degli antichi circa le quattro linee; problema
evanescente IH sono parallele e sono tagliate similmente iniziato da Euclide e proseguito da Apollonia che lo tratta-
in E e P. rullo nun secondo il calcolo ma secondo il metodo della
Corol. 2. N'e segue che può anche essere definito il luogo cr•mpo5ìzione geometrica, come gli antichi richiedevano.
degli infiniti punti P. Per un punto qualsiasi, poniamo A, dei
LEMMA XX.
,F
\
'' Se un parallelogramma qualsiasi ASPQ, con gli angoli
c \ opposti A e P, tocca tma qualunque sezione conica nei p1rnfi
'\
' A e P; se con i lati AQ, AS, prolungati all'infinito, di una
di quegli attgoli incontra la medesima sezione conim in B
e C; e se dai punti di incontro B e C vengono tirate verso un
qualunque qu.into punto D della sezione com·ca le due rette
ED, CD, che i11contrano in T ed R gh" altri due lati, PS, PQ,
prvlungati all'infinito, del parallelogramma, allora le parti
'' tagliate via PR e PT dei lati staranno sempre fra loro in una
\ Y<lgione data. E inversamente: se quelle parti tagliate via stanno
B
fra loro ùt una ragione data, il pmtto D giacerà sulla sezione
couica che passa attraverso i quatlro punti A, B, C, P.
Caso r. Si congiungano BP, CP e dal punto D si con-
punti A, B, C, D, si conduca AE, tangente al luogo, e per
ducano due rette DG, DE, delle quali la prima DG sia parai-
un altro qualunque punto B si conduca BF, parallela alla
Ida ad AB ed incontri PB, PQ, CA in H, I, G; l'altra, DE,
tangente, che incontra il luogo in F. Il punto F si troverà
sia parallela ad AC ed incontri PC, PS, AB in F, l(, E: al-
mediante il lemma XIX. Si bisechi BF in G, e condotta la
linea indefinita AG, questa sarà la posizione del diametro lora (per il lemma XVII) il rettangolo DE x DF starà
di cui BG e FG sono le ordinate. AG incontri il luogo in H, al rettangolo DG X DH in una ragione data. 1\Ia PQ sta a
allora AH sarà il diametro o il lato trasversale, rispetto al DE (o l(ì) come PB a HB, c perciò come PT a DH; e
quale il parametro starà come BG~ a AG x GH. Se AG pcrrnutando PQ a PT come DE a DH. Anche PR sta
non incontra il luogo da nessuna parte, essendo la linea AH a DF come RC a DC, e pNciò come (IG o) PS a DG, e
infinita, il luogo sarà una parabola, e il suo parametro cor- pcrmutando PR sta a PS come DF a DG; e moltiplicate
2 queste ragioni, il rettangolo PQ x PR sta al rettangolo
.
nspon d ente a l di ametro AG sara' BG
AG . E• se a l contrano
· PS x PT come il rettangolo DE x DF al rettangolo DG x

'
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE V

x DH; pereto m una ragione data. 1\Ia PQ e PS sono date, A, B, C, P, O; e la retta BD le secherebbe nei punti D, d
perciò anche la ragione di PR a PT è data. - C.V.D. e la retta Cd secherebbe PQ in q. Dunque, PR sta a PT
Caso 2. Ma, se PR e PT sono fra loro in una ra- come Pq sta a PT; per cui PR e Pq sarebbero, contro l'ipo-
gione data, allora tornando indietro, e per un ragionamento tesi, fra loro uguali.
analogo, ne segue che il rettangolo DE X DF sta al rettan-
LDIMA XXI.
c
Se due relfe BM, CM, mobili eà infinite, condotte attraverso
i pnnti dati B, C, com.e attraverso poli, con l'incontrarsi in M
descrivono una terza retta MN di posizione data; e se vengono
condotte sui punti dati B e C due altre rette infinite BD, CD
che, insieme alle prime, formano due angoli dati :MBD, MCD:
dico che le due BD, CD, col loro incontrarsi in D, descrive-
rrwno una sezione conica passante per i punti B, C. E, inver-
samellle, se le rette BD, CD, col loro incontrarst· in D, descri-
l'Oito una sezione conica che passa per i punti B, C, A, e
l'angolo DBM è sempre 11guale a un angolo dato ABC, e l'an-
golo DCM è sempre uguale a un angolo dato ACB: t'l punto
Il-I starà su 1ma retta di posizione data.
Si dia, infatti, sulla retta MN il punto N, e quando il
punto mobile M cade sul punto immobile N, il punto mo·
gola DG x DH in una ragione data, e perciò il punto D
bile D cada su quello immobile P. Si congiungano CN,
(per il lemma XVIII) giacerà sulla sezione conica che passa
per i punti A, B, C, P. - C.V.D. _ p
Coro!. I. Ne segue che se si tira BC che taglia PQ in r,
e su PT si prende Pt, che sta a Pr come PT sta a PR, allora
Bt sarà una tangente della sezione conica nel punto B.
Infatti, si supponga che il punto D venga a coincidere col
punto B, essendo la corda BD evanescente, BT si muterà
in tangente; e anche CD e BT coincideranno con CB e Bt.
Coro!. 2. Inver~amente, se Bt è una tangente, e BD, CD
si incontrano in un punto qualsiasi D della sezione conica,
PR starà a PT come Pr a Pt. E, al contrario, se PR sta
a PT come Pr a Pt, allora BD e CD si incontreranno in
un punto qualsiasi D della sezione conica.
Corol. 3· Una sezione conica non seca un'altra sezione
conica in più di quattro punti. Infatti, se si potesse farlo,
le due sezioni coniche passerebbero attraverso cinque punti

14- NEWTON.


PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE V
"'
BN, CP, BP, e dal punto P si tirino le rette PT, PR che due punti immobili n, N. Si conduca attraverso i medesimi
incontrano BD, CD in T ed R, e che fanno l'angolo EPT n, N, la retta nN, e questa sarà il luogo costante di quel
uguale all'angolo dato BNM, e l'angolo CPR uguale all'an- punto mobile M. Infatti, se può essere fatto, il punto M
golo dato CNJ.11. Poiché dunque (per ipotesi) gli angoli stia su una qualsiasi linea curva. Il punto D, starà allora
MBD, NBP sono uguali, e cosi anche gli angoli MCD, sulla sezione conica che passa attraverso i cinque punti B,
NCP, si sottraggano gli angoli comuni NBD e NCD e reste- C, A, p, P, ave il punto M giace continuamente sulla linea
ranno gli angoli uguali NBM e PBT, NCJ.lf e PCR: perciò curva. Ma, per le cose già dimostrate, anche il punto D
i triangoli NB1l1, PBT sono simili, come anche i triangoli starà sulla sezione conica che passa per i medesimi cinque
NCM, PCR. Per la qual cosa PT sta a NM come PB a punti B, C, A, p, P, ave il punto M giace continuamente
NB, e PR sta a NM come PC sta a NC. Ma i punti B, C, sulla linea retta. Le due sezioni coniche, dunque, passeranno
N, P sono immobili; dunque PT e PR stanno a NAf attraverso i cinque medesimi punti, contro il corol. 3 del
in una ragione data, e perciò stanno anche fra loro in una lt'mma XX. Perciò è assurdo che il punto M stia sulla linea
ragione data. Quindi (per il lemma XX) il punto D, luogo curva. - C.V.D.
costante di incontro delle rette mobili BT e CR, sta sulla
sezione conica che passa attraverso i punti B, C, P.- C.V.D. PROPOSIZIONE XXII. PROBLEMA XIV.
Inversamente, se il punto mobile D sta sulla sezione Descrivere una traiettoria che passi per cinque punti dati.
conica che passa per i punti dati B, C, A, e l'angolo DBM
è sempre uguale all'angolo dato ABC e l'angolo DCM Si eliano i cinque punti A, B, C, P, D. Da uno di essi A
sempre uguale all'angolo dato ACE, e allorché il punto D ad altri due qualsiasi B, C, che possono essere detti poli,
cade successivamente sui due punti immobili qualsiasi p, P si tirino le rette AB, AC, e per un quarto punto P si tirino
della sezione, il punto mobile Af cade successivamente sui le parallele a queste, TPS, QRP. Poi, dai due poli B e C,
si tirino per un quinto punto D, due rette infinite BDT,
p CRD che si incontrano con le linee testé condotte TPS,
P RQ in T e R (la prima con la prima, la seconda con la
/ " '
./ \ :-;cconda). Infine, dalle rette PT, PR, condotta la retta tr
/
' ''
/" ' A '\
''
''
''
'
\
''
' ', '''
c ------- ---
"" \
x

--- ---
n

•,
PRlNCll'l MATEMATICI LIBRO PRIMO • SEZIONE V

parallela alla TR, si taglino via le rette qualsiasi Pt, Pr retta indefinita M N, e si facciano ruotare quegli angoli
proporzionali alle PT, PR; se le Bt, Cr, tirate attraverso mobili intomo ai propri poli E, C, secondo la legge per cui,
le estremità t ed r, e attraverso i poli B e C, si incontrano l'intersezione dei lati EL, CL o BM, CM, che ora avviene
in d, il punto d giacerà sulla traiettoria ricercata. Infatti in m, cada sempre sulla retta indefinita MN; e l'intersezione
(per il lemma XX), quel punto d starà sulla sezione conica dci lati BA, CA o BD, CD, che ora avviene in d, delineerà
che passa attraverso i quattro punti .4, B, C, P; ed, essendo la traiettoria richiesta PADdB. Infatti {per il lemma XXI)
le linee Rr. Tt evanescenti, il punto d coincide col punto D. il punto d starà sulla sezione conica che passa attraverso
La sezione conica, dunque, passerà attraverso i cinque punti i punti B, C; e quando il punto m si accosta ai punti L,
A, B, C, P, D. .1!, N, il punto d si accosterà (per costruzione) ai punti A,
D, P. In tal modo verrà descritta la sezione conica che passa
attra\·erso i cinque punti A, B, C, P, D.
LA STESSA COSA IN MODO DIVERSO.
Coro!. I. Di conseguenza, può essere condotta rapida-
Dei punti dati si congiungano i tre qualsiasi A, B, C, mente una retta che toccherà la traiettoria ricercata in un
e intomo a due di loro B, C, come intomo a due poli, si fJU3.lsiasi punto dato B. Il punto d si accosti al punto B,
applichino, facendo ruotare gli angoli di grandezza data c la retta Bd diventerà la tangente cercata.
ABC, ACE, i lati BA, CA, da prima sul punto D, poi sul Corol. 2. Ne segue che possono essere trovati, come nel
punto P, e si segnino i punti M, N nei quali gli altri lati corollario secondo del lemma XIX, i centri, i diametri e i
BL, CL, in tutt'e due i casi si intersecano. Si conduca la parametri delle traiettorie.

Scouo.
l,,
La precedente costruzione diventerà un po' più semplice
l congiungendo E con P e, prendendo su questa retta, se del
caso, prolungata Bp che sta a
BP come PR sta a PT, e ti-
rando attraverso p la retta iniì-
nita pe, parallela alla SPT, e
su di essa prendendo pe sempre
uguale a Pr, e tirando le rette
n.:, Cr che si incontrano in d.
Infatti, essendo Pr a Pt PR a
PT, PB a PB, pe a Pt nella me-
c desima ragione, pe e Pr saranno sempre uguali. Con questo
------ B metodo i punti della traiettoria vengono trovati rapidissi-
-------------- mamente, eccetto che si preferisca, come nella seconda co-
struzione, descrivere la curva meccanicamente.
.i


"4 PlUNCIPI MATEMATICI 'l UBRO PRIMO ~ SEZIONE V

PROPOSIZIONE XXIII. PROBLEMA XV. il lato BC dell'angolo: il punto di incontro con il raggio
dell'altro lato BH, delineerà la traiettoria descritta.
Descrivere una traiettoria che passerà per quattro punti Infatti, se nelle costru-
dati e toccherà una retta di posizione data. zioni del problema prece-
H

Caso I. Si diano la tangente HB, il punto di contatto B dente il punto A si accosta


e altri tre punti C, D, P. Si congiunga BC e tirando PS al punto B, le linee CA e
parallela alla retta BH, e PQ parallela alla retta BC, si CB coincideranno, e la li-
nea AB, nel suo ultimo
c luogo, diventerà la tangente
DIl; perciò le costruzioni
ivi effettuate diventerann0
uguali alle costruzioni qui
descritte. L'incontro del la-
to BH col raggio descriverà
la sezione conica che passa
per i punti C, D, P, e che
tocca la retta BH nel pun-
to B .
•)l Caso 2. Si diano quattro
)i punti B, C, D, P, posti fuori
l,, della tangente Hl. Si uniscano a due a due con le linee
BD, CP, che si incontrano in G, e che tagliano la tangente
completi il parallelogramma BSPQ. Si tiri BD che taglia SP l
l'l
in T, e CD che taglia PQ in R. Infine, tirando una qual- j. G p c I
siasi tr parallela alla TR, dalle PQ, PS si separino Pr, Pt
rispettivamente proporzionali alle PR, PT; il punto di in-
(
contro d (per il lemma XX) delle linee Cr, Et cadrà sempre
sulla traiettoria da descrivere. B

LA STESSA COSA IN MODO DIVERSO.


1i A
'
_,.,

Si faccia ruotare sia un angolo CBH di grandezza data


intorno al polo B, sia un qualsivoglia raggio rettilineo DC,
"' D
--------------t---------~------ H
prolungato da entrambe le parti, intorno a un polo C. Si
x y
fissino i punti M, N, nei quali il lato BC dell'angolo taglia
quel raggio, quando l'altro lato BH si incontra col medesimo in H e I. Si tagli la tangente in A, così che HA stia ad lA
raggio nei punti P e D. Quindi, si incontrino continuamente, come il prodotto del medio proporzionale fra CG e GP per
sulla linea MN condotta senza fine, il raggio CP o CD e il medio proporzionale tra BH e HD, sta al prodotto del
<


FRINC!Pl MATEMATICI ~l LtBRO PRIMO • SEZIONE V

medio proporzionale fra DG e GB per il medio proporzionale porzionale tra BK e KD; e IS sta a LS come il medio pro-
fra Pl e JC; A, allora, sarà il punto di contatto. Infatti, porzionale fra CI e ID sta al medio proporzionale fra CL
se HX, parallela alla retta PI, taglia la traiettoria nei punti è LD. Si tagli inoltre, a piacere, o tra i punti K e H, l e L,

qualsiasi X e Y, il punto A (per le coniche) dovrà essere oppure fuori di essi. Poi si tiri RS che seca le tangenti
collocato in tal modo, che HA 2 stia ad AJ2 in ragione com- in A e P; A e P saranno i punti di contatto. Infatti, se si
posta del rapporto del rettangolo XHY al rettangolo BHD, suppone che A e P siano i punti di contatto posti in qualche
o del rettangolo CGP al rettangolo DGB, e del rapporto luogo sulle tangenti, e che per uno qualsiasi dei punti H,
del rettangolo BHD al rettangolo PIC. Essendo stato tro- I, K, L, per esempio J, posto su un'altra tangente Hl, si
vato il punto di contatto A, la traiettoria verrà descritta tiri la retta JY, parallela all'altra tangente ]{L, la quale
come nel primo caso. incontra la curva in X e Y, e se in essa si prende IZ, medio
Inoltre, il punto A si può prendere o tra i punti H e I, proporzionale fra IX e IY, il rettangolo XIY (per le coniche)
o fuori, e, perciò, la traiettoria può essere descritta in due o IZ 2 starà a LP 2 come il rettangolo CID al rettangolo CLD,
modi. ossia (per costruzione) come 51 2 sta a SU, e perciò IZ sta
a LP come SI a SL. I punti S, P, Z giaciono, dunque, su
PROPOSIZIONE XXIV. PROBLEMA XVI. di una retta. Inoltre, incontrandosi le tangenti in G, il
Descrivere una traiettoria che passerà per tre punti dati e rettangolo XIY o IZ2 starà (per le coniche) a IA 2 come
toccherà due rette di posizione data. GP 2 sta a GA 2 , e quindi IZ sta aIA come GP aGA. I punti
P, Z, A giaciono dunque su una retta, e perciò i punti
Si diano le tangenti Hl, KL e i punti E, C, D. Attra-
S, P, A stanno su una retta. Con lo stesso ragionamento
verso due qualsiasi E, D, dei punti dati si tiri la retta inde-
si prova che i punti R, P, A stanno su una retta. Quindi,
G i punti di contatto A e P giaciono sulla retta RS. l\[a
una volta trovatili, la traiettoria verrà descritta come nel
primo caso del precedente problema.
In questa proposizione e nel secondo caso della propo-
sizione precedente le costruzioni sono identiche, sia che la
retta XY sechi la traiettoria in X e Y, sia che non la sechi;
es,;e, però, non dipendono da questa sezione. Ma, una volta
i•"
dimostrate le costruzioni per il caso in cui la retta seca
! la traiettoria, si conoscono anche le costruzioni per il caso
!' in cui non la seca. Per brevità non mi trattengo oltre su
quelle dimostrazioni.

LEMMA XXII.
finita BD, che incontra le tangenti nei punti H e K. Poi,
Tmsformarc delle figure in altre figure dello stesso gettere.
anche attraverso altri due punti qualsiasi C, D, si tiri la
retta indefinita CD che incontra le tangenti nei punti I, L. Sia da trasfonnare la figura qualsiasi HG!. Si conducano,
Si taglino le linee condotte per Re S, cosi che HR stia a KR l a piacere, due rette parallele AO, BL che ne secano in A
come il medio proporzionale fra BH e HD sta al medio pro-
l c B una terza qualsiasi, AB, di posizione data, e dal punto

l •
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE V
"'
qualsiasi G della figura, si conduca sulla retta AB una qua- punto g starà a sua volta su una linea del terzo ordine;
lunque GD, parallela alla OA. Poi, dal punto qualunque O, altrettanto avviene per le curve degli ordini superiori. Le
dato sulla linea OA, si conduca verso il punto D la retta due linee su cui stanno i punti G, g, saranno sempre del
OD, che incontra la BL in d, e dal punto di incontro si medesimo ordine analitico. E infatti, poiché ad sta ad OA
innalzi la retta dg che contiene, insieme alla retta BL, come Od sta ad OD, dg a DG, e AB ad AD, AD è uguale
un angolo dato qualsiasi, e che ha a Od la medesima ra- OA x AB x dg . Ora, se il punto
gione che DG ha a OD; il punto g, nella nuova fi- a e DG,e ugua1e a OA ad
ad
gura hgi, corrisponderà al punto G. Per la medesima ragione G sta su una linea retta, e perciò in una equazione qual-
siasi, per effetto della quale si ottiene la relazione fra l'ascissa
.-ID e l'ordinata DG, e linee indeterminate AD e DG cre-
scono soltanto di una dimensione, scrivendo in questa
OA x AB al e
.
equaztone ad post o di AD, OA X dg l
ad a po-
sto di DG, si avrà una nuova equazione, nella quale la
nuova ascissa ad e la nuova ordinata dg cresceranno soltanto
di una dimensione: perciò designerà una linea retta. :Ma
se AD e DG, o una di loro, fossero cresciute di due di-
mensioni nt'lla prima equazione, anche ad e dg sarebbero
cresciute di altrettante nella seconda equazione. E così
anche per tre o più dimensioni. Le indeterminate ad, dg,
nella seconda equazione, e AD, DG nella prima cresceranno
sempre del medesimo numero di dimensioni, e perciò, le
ciascun punto della prima figura corrisponderà ad altrettanti
linee, che i punti G, g toccano, sono dello stesso ordine
punti della nuova figura. Si supponga, quindi, che il punto
analitico.
G percorra di moto continuo tutti i punti della prima figura,
il punto g percorrerà ugualmente, di moto continuo, tutti Dico, inoltre, che se una retta qualunque tocca una linea
i punti della nuova figura e la descriverà. Per ragioni di curva nella prima figura, questa retta, trasportata insieme
chiarezza si denominino DG la prima ordinata, dg la nuova alla curva nella nuova figura, toccherà quella linea curva
ordinata; AD la prima ascissa, ad la seconda ascissa; O il nella nuova figura, e viceversa. Infatti, se due punti di una
polo, OD il raggio che lo taglia, OA il primo raggio ordi- curva qualsivoglia si accostano l'uno all'altro e vengono a
nato, e Oa {con il quale viene completato il parallelogramma coincidere nella prima figura, i medesimi punti, quando
OABa) il nuovo raggio ordinato. siano trasportati, si accosteranno l'uno all'altro e verranno
Affermo, ora, che se il punto G sta su una linea retta a coincidere nella nuova figura; e perciò le rette, che uni-
di posizione data, il punto g starà a sua volta su una linea scono questi punti, diventeranno insieme tangenti alle curve
retta di posizione data. Se il punto G sta su una sezione in entrambe le figure.
conica anche il punto g starà su una sezione conica. In Le dimostrazioni di queste asserzioni potrebbero essere
questo luogo annovero il cerchio fra le sezioni coniche. Perciò, esposte in un modo più geometrico. Ma mi preoccupo della
se il punto G sta su una linea del terzo ordine analitico, il brevità.
PRIKCIPI MATEMATICI LIBRO l'RIMO - SEZIO!«E V

Se, quindi, una figura rettilinea 1 deve essere mutata in che passa per i due punti dati, si tiri una retta infinita; ed
un'altra, è sufficiente trasportare l'intersczione delle rette, usatala al posto del primo raggio ordinato, si trasformi la fi-
dalle quali tale figura è costituita, e da una all'altra dì queste gura, per il lemma precedente, in una nuova figura. In questa
intersezioni condurre le linee rette nella nuova figura. Ma [ 1gura le due tangenti diventano fra loro parallele, e la terza
se si vuole trasformare la linea curva, allora vanno trasferiti t;ngcnte sarà parallela alla retta che passa per i due punti
i punti, le tangenti e le linee rette, ad opera delle quali la dati. Siano hi, kl le due tangenti parallele, ik la terza tan-
linea curva è definita. Questo lemma serve per la soluzione gente e hl la retta, parallela a questa, che passa per i punti
di problemi più difficili, trasformando le figure proposte in a, b, attraverso i quali la sezione conica, in questa nuova
altre piìt semplici. Infatti, le retle convergenti, qualunque ilgnra, deve passare, e
d k
esse siano, vengono trasformate in rette parallele, impie- che completa il paralle-
gando, al posto del primo raggio ordinato, una qualunque lng-ramma hikl. Si ta-
linea retta che passi attraverso il punto di incontro delle glino le rette ht", ik, kl
linee convergenti; e ciò perché con questo mezzo tale punto in c, d, e, in modo che
di incontro si allontana all'infinito; inoltre, le linee che non hc stia alla radice qua-
si incontrano mai sono parallele. Dopo dì che, invero, il pro- drata del rettangolo ahb, c
blema viene risolto nella nuova figura; e se, attraverso opera- ic a id, e ke a kd come '
zioni inverse, si trasformerà questa figura nella prima, si la somma delle rette hi
otterrà la soluzione ricercata. e kl sta alla somma delle
Questo lemma è utile anche nella soluzione dei problemi tre linee, delle quali la
dei solidi. Infatti, tutte le volte che si siano incontrate due prima è la retta ik, le h a b I
sezioni coniche, dalla cui intersezione il problema può essere altre due sono le radici
risolto, è lecito trasformare una di esse, se è un'iperbole o quadrate dei rettangoli ahb e alb: c, d, e saranno i punti
una parabola, in un'ellisse; l'ellisse, poi, si trasforma facil- di contatto. Di conseguenza, per le coniche, h& sta al ret-
mente in un cerchio. Anche una retta e una sezione conica, tangolo ahb, come ic 2 a id2 , e come ke2 a kd 2 , e come el2
nella costruzione dei problemi riguardanti i piani, sono al rettangolo alb; perciò hc sta alla radice quadrata del
mutate in una retta e in un cerchio. rettangolo ahb, come ic a id, ke a kd ed el alla radice qua-
drata del rettangolo alb, e componendo, come la somma di
PROPOSIZIONE XXV. PROBLE:O.IA XVII. tutti gli antecedenti cioè hi e Rl, sta a tutti i conseguenti,
Descrivere una traiettoria che passerà per due punti dati che sono la radice quadrata del rettangolo ahb, la retta ik
e toccherà tre rette di posizione data. e la radice quadrata del rettangolo alb. Dunque, a partire
da quel rapporto dato si avranno i punti di contatto c, d, e,
Per il punto di incontro di due qualsiasi di queste tan- nella nuova figura. 1\fediante le operazioni inverse dell'ultimo
genti, e il punto di incontro della terza tangente con la retta lemma si trasferiscano questi punti nella prima figura, ed
ivi (per il probl. XIV) si descriverà la traiettoria.
' Con l'espressione figura rettilinea Newton intende ciò che oggi chia- Conseguenh'mente, poiché i punti a, b, giaciono o tra i
miamo una. spezzata, cioè una figura costituita di vari lati rettilinei (per
punti h, l, o fuori, i punti c, d, e devono o essere compresi tra
esempio, un poligono). Qui si a!Ierma che per trasportare tale ~pezzata
basterà tra~portare i suoi vertici e poi congiungere i punti in tal modo i punti h, ,·, k, l, o stare fuori. Se uno dei due punti a, b
ottenuti. cade tra i punti h, l, e l'altro fuori, il problema è impossibile,

'
222 PRINCIPI MA.TEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE V

Infatti, le rette AC, BD si incontrino in E, e su BE si


PROPOSIZIONE XXVI. PROBLEMA XVIII.
prenda BG che rispetto ad AE sta come BD ad AC, ed FD
Descrivere una traietton'a che passerà per un punto dato. sia sempre uguale alla data EG; per costruzione EC starà
e toccherà quattro rette di posizione data. a GD, ossia a EF, come AC a BD, quindi in una ragione
data; per conseguenza il triangolo EFC sarà dato nella sua
Dall'intersezione comune di due qualsiasi delle rette specie. Si tagli CF in L cosicché CL stia a CF nella ragione
date all'intersezione comune delle due altre si tiri una di CK a CD; e a causa di quella ragione data, anche il trian-
retta infinita, e usatala al posto del primo raggio ordinato. golo EFL sarà dato nella sua specie; per conseguenza, il
si trasformi la figura
-''f.------------J.!i.k (per il lemma XXII)
in una nuova figura,
e le tangenti, che si
incontravano nel pri- '
mo raggio ordinato, L'.>-
diventeranno ora due --·· -- :'
-.
a due parallele fra loro.
A
-·" ':'
Siano esse hi e kl, t'k
e hl, che contengono il
parallelogramma hikl. E H G B F
E sia p, in questa
h l nuova figura, il punto vunto L starà sulla retta EL data per posizione. Si con-
corrispondente al pun- giunga LK, e i triangoli CLK, CFD saranno simili; e a causa
to dato nella prima figura. Per il centro O della figura si tiri pq. di FD data e della ragione data di LK a FD, LK sarà
ed essendo Oq uguale a Op, q sarà l'altro punto attraverso data. Si prenda EH a questa uguale: ELKH sarà sempre un
il quale deve passare la sezione conica, in questa nuova parallelogramma. Il punto K è quindi, collocato sul lato
figura. Per l'operazione inversa del lemma XXII, si trasfe- HK, dato per posizione, di quel parallelogramma. - C.V.D.
risca questo punto nella prima figura, e ivi si avranno due Coro!. A causa della figura EFLC data nella sua specie,
punti per i quali la traiettoria deve essere descritta. Invero, le tre rette EF, EL, ed EC, ossia GD, HK ed EC, hanno
quella traiettoria può essere descritta attraverso i medesimi fra loro ragioni date.
punti, in forza del problema XVII.
LnllltA XXIV.

LEMMA XXIII. Se tre rette qualsiasi toccano una seziotte conica, e di esse
due sono parallele e sono di posizione data, dico che il semi-
Se le due rette date AC, BD, di posizione data, sono limi- diametro della sezione, parallelo a queste due, diventa medio
tate dai punti dati A, B cd ltm1no fra loro una ragione a~~ta, Prop0rzionale tra i segmenti dl queste due racchiusi tra i
e se la retta CD, che congiunge i punti indeterminati C, D, punti di confallo e la ter::a tangente.
è secata in K secondo una ragione data, dt'co che il punto K Siano AF, GB due parallele che toccano la sezione di
starà su una retta di posizione data. cono ADE in A e B, EF una terza retta che tocca la sezione


"4 PRI~CIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE V

di cono in I, e che incontra le precedenti tangenti in F e G, Corol. I. Di conseguenza, se due tangenti FG, PQ si
e CD sia il semidiametro della figura, parallelo alle tangenti: incontrano in F e G, P e Q con le tangenti parallele AF,
affermo che AF, CD, BG sono in proporzione continua. BG, e si tagliano fra loro in O, in base alla proporzione pcr-
Infatti, se i diametri coniugati AB, DM si incontrano lurùata si ha che AF starà a BQ come A.P a BG, e, per
in E e H con la tangente FG e si tagliano mutuamente conseguenza, come FP a GQ, e perciò come FO a OG.
in C, e viene completato il parallelogramma IKCL, per la Coro!. 2. Se ne deduce che anche le due rette PG, FQ,
natura delle coniche, EC starà a CA come CA starà a c~mrlottc attraverso i punti P e G, F e Q, si incontrano
sulla retta ACB che passa per il centro della figura e i punti
E eli contatto A, B.

LE~DIA xxv.
p
Se i quattro lati di un parallelagramma, prolungati indefi-
nitamente, toccano una quab~nque sezione conica, e vengono
tagliati da una qualsiasi quinta tangente; se, inoltre, di due
qualsiasi lati contigui, si prendono le ascisse che terminano
su angoli opposti del parallelogramma, dico che una delle
M d11e ascisse sta a quel lato dal quale è tagliata via come la
parte dell'altro lato confinante, tra il punto di contatto e il
terzo lato, sta all'altra asnssa.
I quattro lati AIL, IK, KL, MI, del parallelograrnma
G
il.ILJ[( tocchino la sezione conica in A, B, C, D, e una
quinta tangente FQ tagli questi lati in F, Q, [{ ed E; si
CL, e, scomponendo, EC -CA starà a CA - CL, ossia prendano, poi, le ascisse .UE, KQ dei lati MI, KI, o le
come EA ad AL; e per composizione, EA sta a EA +
+ AL ossia EL come EC sta a EC +
CA ossia EB; perciò, F
per la similitudine dei triangoli EAF, ELI, ECH, EEG,
AF starà a LI come CH a BG. Parimenti, per la natura
delle sezioni coniche, LI o CK sta a CD come CD a CH;
e perciò, in base alla proporzione perturbata z si ha che AF
,,
sta a CD come CD a BG. - C.V.D.
'
'
2 H testo latino porta ex aeq1w perturbattl. Lo sviluppo della propor-
l
zione è il seguente: siano date due terne ordinate dì grandezza (x, y, z)
e (m, n, p), e si sappia che x :y =n: p, e y::: =m :n; la tesi sarà x:z=
= m: p. Usando le lettere del te~to, !e due terne sono {AF, LI, CD), I
(CD, CH, BG), e la tesi sarà, AF: CD = Cl). BG. Per il concetto di
p~rlurbll/4 ratio ve-dasi la definizione r8 del libro V degli El81ntmli di
Euclide. H
i'RINClPI MATEMATICI
LIBRO PRIMO ~ SEZIONE V xq

ascisse KH, MF dei lati KL, J.l!L; dico che ME sta a MI incontro delle bisecanti. Sia esso O. Si tiri J{L, parallela
come BK a KQ, e KII sta a KL come A.M a JIF. Infatti alla tangente qualsiasi BC, ad una distanza tale che il cen-
per il primo corollario del lemma precedente M E sta a El tro O sia collocato nel mezzo delle parallele, allora, la ]{L
come AJ.lf o BK a BQ e, componendo, ME a .llJI come t(lccherà la traiettoria da descrivere. Questa tagli in L e [(
le altre due tangenti qualsiasi GCD, FDE. Per i punti di
HK a KQ. - C.V.D.
Parimenti KH sta a HL come BK o AM ad AF, e, incontro C e K, F e L delle tangenti non parallele CL,
scomponendo, KH a KL come AMa J.1!F. - C.V.D. A G
Coro!. I. Di conseguenza, se si dà il parallelogramma
IKLM, descritto intorno ad una data sezione conica, si darà :',.
il rettangolo KQ x ME, come anche il rettangolo, a questo ''
uguale, KH x MF. Quei rettangoli, infatti, si uguagliano '
''
per la similitudine dei triangoli KQH, MFE.
''
Coro!. 2. E se si conduce una sesta tangente eq che in-
-- ''
contri le tangenti KI, MI in q ed e, il rettangolo KQ x ME
sarà uguale al rettangolo Kq X Af.J; e KQ starà a Me come
----
-- l
'
-~ ... _-iQ
l
Kq a iV!E, e scomponendo come Qq a Ee. l
l
Corol. ]. Di conseguenza se si congiungono E con q ed e l
l
con Q e si bisecano le due rette ottenute e se poi si conduce
una retta attraverso i loro punti di bisezione, questa passerà
'l
'
per il centro della sezione conica. Infatti, poiché Qq sta a Ee
come KQ a Me, la medesima retta passerà per la metà di
''ll
tutte le Eq, eQ, MK (per il lemma XXIII) e la metà della ''
retta MK costituisce il centro della sezione. F

FI\. con le parallele CF, KL, si conducano le CK, FL, che


PROPOSIZIONE XXVII. PROBLEMA XIX. si incontrano in R, allora la retta OR condotta e prolungata
Descrivere una traiettoria che tocchi cinque rette di posi- taglierà le tangenti parallele CF, KL, nei punti di contatto.
zione data. Cit> è manifesto per il corol. 2 del lemma XXIV. Con lo
stesso metodo è possibile trovare altri punti di contatto, e
Le tangenti ABG, BCF, GCD, FDE, EA siano di posi- allora appunto la traiettoria può essere descritta per costru-
zione data. Si bisechino in M e N le diagonali AF, BE zione secondo il probl. XIV.
della figura quadrilatera ABFE, formata da quattro qual-
siasi tangenti, e (per il corol. 3 del lemma XXV) la retta MN ~C'OLIO.
condotta per i punti delle bisezioni passerà per il centro
della traiettoria. Di nuovo si bisechino in P e Q le diagonali I problemi, dove \'cngono dati i centri o gli asintoti 3
(se cosi posso dire) BD, GF della figura quadrilatera BGDF, lldle traiettorie, sono inclusi nelle proposizioni precedenti.
formata da altre quattro qualsiasi tangenti; la retta PQ
condotta per i punti delle bisezioni passerà per il centro 3 Lctteraliilcntc asintoto significa eh~ 110" si im:oulra q ch6 11011 coi>1dde.

della traiettoria. Il centro, dunque, verrà dato nel punto di In assenza di diversa specificazione si int~ndc riferito alla linea relta. Per-
,, PRINCIPI MATEMATtCI LIBRO PRIMO - SEZIONE V

Infatti, una volta dati i punti e le tangenti insieme con il il centro di questo cerchio. Da questo centro verso il regolo
centro, vengono dati tutti gli altri punti e le altre tangenti JIN, ove gli altri lati CN, BN frattanto si incontravano,
ugualmente distanti dal centro, dalla parte opposta. Un mentre la traiettoria veniva descritta, si abbassi la nor·
asintoto, perciò, va considerato come una tangente, e il suo male Oli che incontra il cerchio in !( e L. E quando gli
estremo infmitamente distante (se è lecito parlare così) come altri lati Cf(, BK concorrono su quel punto K che è più
un punto di contatto. Si immagini che il punto di contatto Yicino al regolo, i primi Iati CP, BP saranno paralleli all'asse
di una qualsiasi tangente si allontani all'infinito, allora la maggiore, e perpendicolari al minore; avverrà la cosa con~
tangente si trasformerà in asintoto, e le costruzioni dei 1raria. se i medesimi lati si incontrano nel pullto più re-
problemi precedenti si trasformeranno in costruzioni ave è moto- L. Per cui, se viene dato il centro della traiettoria,
dato un asintoto. \Wranno dati anche gli assi. E una volta dati, i fuochi
Dopo che la traiettoria è stata descritta, è possibile, col risultano trovati.
metodo seguente, trovare gli assi e i fuochi di essa. Nella 1\Ia i quadrati degli assi sono fra loro come KH a LH,
'
!
:'1
c perciò è facile descrivere una traiettoria data nella sua
:p 1'
p, ''" ' ' '
'
'
N
'' :' ' p '
j
' '
!' ','-,
' ' '' Ìl
p ' '' p
'' ',
'' '' p
'
'' ' ',
''
o '
' ''
'' '
c

costruzione e nella figura del lemma XXI, si fa in modo


che i lati BP, CP degli angoli mobili PBN, PCN, con l'in· specie che passa attraverso quattro punti dati. Infatti, se due
contro dei quali la traiettoria veniva descritta, siano fra dei punti dati costituiscono i poli C, B, il terzo darà gli
loro paralleli, e, conservando quella posizione, ruotano angoli mobili PC!(, PB!(; una volta cht> questi sono dati,
in turno ai propri poli B, C in quella figura. Nel frattempo il circolo BGKC può essere descritto. Allora, a causa della
gli altri lati CN, BN, di quegli angoli, descrivono, nel pro· traiettoria nella sua specie data, risulterà data la ragione di
prio punto di incontro K o k, il cerchio BGKC. Sia O OH a OK, e perciò la stessa OH. Con centro O e raggio OH si
descriva un altro cerchio, e la retta, che tocca questo cerchio,
tanto asintoto di una curva significa linea retta a cui tale curva si avvi- c passa per il punto di incontro dci lati CK, BI(, mentre i
cina indefinitamente, quando l'una e l'altra si suppongono prolungate
all'infinito, onde la loro distanza pu/} essere allora considerata come più primi lati CP, BP si incontrano nel quarto punto dato, sarà
piccola ùi qualunque entità !lillta assegnabile. quel regolo JMN per mezzo del quale si descrive la traietto-
PRII'CIPI MATEMATICI
LIJIRO PRIMO - SEZIONE V
'l'
gana gli angoli rispettivamente uguali agli angoli BAC, ABC,
ria 4 • Per cui, a sua volta, anche un trapezio dato nella sua
ACE. Si descrivano inoltre questi segmenti nel verso di
specie (se si eccettuano alcuni casi impossibili) può essere
qudlc parti delle linee DE, DF, EF, in modo che le lettere
insc.ritto in una qualsiasi data sezione conica.
Vi sono anche altri lemmi, ?er mezzo dei quali, traiettorie DRED tornino in cerchio nel medesimo ordine delle lettere
date nella loro specie possono essere descritte per punti dati BACB, le lettere DGFD in quello delle lettere ABCA, e le
e per date tangenti. Di tal genere è quello secondo cui, se ldtere EMFE in quello delle lettere ACBA;' poi si comple-
per un qualunque punto di posizione data si conduce la linea: tino questi segmenti in cerchi interi. T due primi cerchi si
retta, che interseca una data sezione conica in due punti, e, t3.glino fra loro in G, e i loro centri siano P e Q. Con-
se si biseca l'intervallo delle intersezioni, il punto della giunti GP, PQ, Ga stia ad AB come GP sta a PQ, e con
bisezione toccherà un'altra sezione conica di specie identica centro G e intervallo Ga si descriva un cerchio che tagli il
alla precedente, con gli assi paralleli agli assi precedenti. Ma primo cerchio DGE in a, Si congiungano sia aD, che taglia
mi affretto verso cose più utili. il secondo cerchio DFG in b, sia aE, che taglia il terzo cerchio
EMF in c. È possibile, ora, rendere la figura ABCdef simile
LEMMA XXVI. cd uguale alla figura abcDEF. Col che si porta il problema
Porre tre angoli di un triangolo di specie e grandezza asse- a compimento.
gnate rispettivamente su altrettante rette di posizione data, che Si tiri infatti Fc che incontra la aD in n, e si congiun-
non siano tutte parallele fra loro. gJ.no aG, bG, QG, QD, PD. Per costruzione l'angolo EaD
è uguale all'angolo CAB, e l'angolo acF è uguale all'angolo
Le tre rette infinite AB, AC, BC sono in una posizione .-/.CB, perciò il triangolo ane è equiangolo col triangolo
data: è necessario collocare il triangolo DEF in modo tale che ABC. Dunque, l'angolo anc o FnD è uguale all'angolo ABC,
il suo angolo D tocchi la linea AB, l'angolo E la linea AC e perciò all'angolo FbD; per la qual cosa il punto n cade
sul punto b. Inoltre, l'angolo GPQ, che è la metà dell'angolo
al centro GPD, è uguale all'angolo alla circonferenza GaD,
e l'angolo GQP, che è la metà dell'angolo al centro GQD
è uguale al complemento dell'angolo alla circonferenza GbD,
c perciò uguale all'angolo Gba; quindi i triangoli GPQ, Gab
sono simili; e Ga sta ad ab come GP a PQ; ossia (per costru-
zione) come Ca. ad AB. Si uguagliano, cosi, ab e AB e perciò
anche i triangoli abc, ABC, che ora abbiamo provato essere
! ~~~ simili, sono uguali. Per cui poiché i lati ab, ac, be del trian-
l -~~-
! --- golo abc toccano rispettivamente gli angoli D, E, F del
'
f triangolo DEF, si può completare la figura A.BCdef simile
ed uguale alla figura abcDEF, e una volta completata si
e l'angolo F la linea BC. Sopra DE, DF, EF si descrivano risolve il problema. - C.V.D.
tre segmenti dei cerchi DRE, DGF, EMF tali che conten- Coro!. Di conseguenza, si può condurre una retta le cui
parti di lunghezza data giaceranno fra tre rette di posizione
data. Si immagini che il triangolo DEF, quando il punto D
• Per il modo dì operare con questo regolo rettilineo vedasi il lemma XXI.

j
PRINCIPi MATEMATICI LIBRO l'RIMO - SEZIONE V '33

si accosta al lato EF, e i lati DE, DF vengono a porsi in Si tirino le rette DE, EF, DF, e si mettano gli angoli D,
linea retta, si muti in una linea retta, la cui parte data DE F, F di questo triangolo DEF, in modo che tocchino quelle
deve essere interposta fra le rette di data posizione AB, linee rette di posizione data (per il lemma XXVI), pm si
E

---- --- ------- D

descriva intorno al triangolo la traiettoria simile ed uguale


alla curva DEF.

Lt:M~lA XXVII.
• Descrit•ere un trapezio dato nella sua specie, i cui angoli
si collochino rispettivamente su quattro rette di posizione data,
non tutte parallele, né convergenti in un punto comune.

R Le quattro rette ABC, AD,


BD, CE, siano di posizione data, D
la prima delle quali tagli la se-
conda in A, la terza in B, la
AC, e la parte DF fra le rette di posizione data AB, BC;
quarta in C; e venga descritto
applicando la costruzione precedente a questo caso, il pro-
un trapezio fghi, che sia simile
blema si risolve.
al trapezio FGHI, e il cui an-
golo f, ut,>uale all'angolo dato F,
PROPOSIZIONE XXVIII. PROBLEMA XX. tocchi la retta AHC; e gli altri
Descn'vere una traiettoria data nella sua specie e grandezza, angoli g, h, i uguali agli altri
le cui parti date giaceranno fra tre linee rette di posizione data. angoli dati G, H, I, tocchino,
ri;:;pettivamcnte, le restanti linee
Si debba descrivere una traiettoria che sia simile ed uguale .·ID, HD, CE. Si congiunga FH,
alla linea curva DEF, e che sia tagliata dalle tre rette AB, e su FG, Fil, FI vengano de-
AC, BC, di posizione data, nelle parti DE e EF, simili ed scritti altrettanti segmenti di
uguali alle parti di questa. cerchio FSG, FTH, FVI: il


PRINCIPI MATF.MATICI
'34 UBRO PRIMO - SEZIONE V '35

primo dei quali, FSG, contenga un angolo uguale all'an- le aG, bH, cl, e può essere costituita la figura ABCfghi
golo BAD, il secondo FTH contenga un angolo uguale al- ~imile alla figura abcFGHI. Per il qual fatto il trapezio
l'angolo CBD, e il terzo Flll contenga un angolo uguale Hl-i sarà quello stesso che bisognava determinare.
all'angolo ACE. I segmenti di cerchio, inoltre, devono ·" Infatti, i due primi cerchi FSG, FTH si tagliano fra
essere descritti su quelle parti delle linee FG, FH, FI, loro in K. Si congiungano PK, Q](, RK, aK, bK, cK
in modo che l'ordine circolare delle lettere FSGF sia il e si prolunghi QP fino in L. Gli angoli alla circonferenza
I
~ ... ,',, /•
/ ' ''
'\
'' '
/ ' ''
'' K / ''
'' '' ''
'' '
''
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--- --- ''

---
--
------,/----- l
G

''
''
'1' -----
y
'
L-------- --- ---
"r
F
medesimo di quello delle lettere BADB, e in modo che
le lettere FTHF tornino alla disposizione circolare nello FaK, FbK, FcK sono la metà degli angoli al centro FPK,
stesso ordine delle lettere CBDC, e le lettere FVIF' in F(JI(, FRK, e perciò uguali alla metà degli angoli LPK,
quello stesso delle lettere ACEA. Si completino i segmenti L(JK, LRK. Dunque, la figura PQRK è equiangola e simile
in cerchi interi e P sia il centro del primo cerchio FSG, Q il alla figura abcK, e perciò ab sta a be come PQ sta a QR,
centro del secondo FTH. Si congiunga e si prolunghi PQ os-.;ia. come AB sta a BC. Oltre a ciò gli angoli fA g. fBh,
da entrambi i lati, ed in essa si prenda QR in quella ra- /Ci sono uguali per costruzione agli angoli FaG, FbH, Fc!.
gione a PQ che BC ha ad AB. Si prenda, inoltre, QR su Quindi la figura ABCfghi, simile alla figura abcFGHI, può
quelle parti del punto Q in modo che l'ordine delle let- essere completata. Per il qual fatto il trapezio fghi è simile
tere P, Q, R sia il medesimo di quello delle lettere A, B, C, al trapezio FGHI, e con i :mai angoli f, g, h, i tocca le rette
e con centro R e intervallo RF si descriva un quarto cerchio ABC, AD, BD, CE, - C.V.D.
FNc che taglia il terzo cerchio FVI in c. Si congiunga Fc Corol. Di conseguenza può essere condotta una retta le
che taglia il primo cerchio in a, e il secondo in b. Si tirino cui parti, poste in un dato ordine fra quattro rette di posi-
PRINCIPI MATEMATICI
UIIRO PRIMO - SEZIO~"E V '37

Wren e Wallis diedero, in precedenza, altre soluzioni di


zione data, saranno fra loro proporzionali. Si aumentino gli
questo problema.
angoli FGH, GHI fino a che le rette FG, GH, Hl, gìaciano
su una linea retta, e in questo caso si conduca, al fine di co-
PROPOSIZIO;\E XXIX. PROBLEMA XXI.
struire il problema, la retta fghi, le cui parti jg, gh, !ti, poste
tra quattro rette di posizione data AB e AD, AD e ED, Descrivere una traiettoria data nella sua specie, che, dlf
BD e CE, staranno fra loro come le lince FG, GH, Hl, e quntlro rette di posizione data, venga secata in parti dtite
fra loro conserveranno il medesimo ordine. La medesima qum1!o ad ordine, specie e proporzlone.
cosa, in verità, diviene più rapida nel modo seguente. Sia da descrivere una traiettoria simile alla linea curva
Si prolunghino AB verso K, e BD verso L, cosi che BK Z:GHI, e le cui parti, simili e proporzionali alle parti FG, Gli,
stia ad AB come Hl a GH; e DL stia a ED come Gl a FG;
si congiunga KL, che incontra la retta CE in i. Si prolunghi
iL fino in M, così che LM stia a iL come GH ad Hl, e si D
tiri sia J.lfQ parallela alla LB, e che incontra la retta AD in c
g, sia gi che taglia AB, ED in f, h. Dico che è cosa fatta.
Infatti Mg tagli la retta AB in Q, e AD la retta KL E
in S, e si tiri AP che è parallela alla ED e in P incontri l ----
iL, allora g.M a Lh (gi a hi, Mi a Li, GI a Hl, AK \
a EK) e AP a EL staranno in una medesima ragione. Si '' '
'
tagli DL in R, cosi che DL stia a RL in quella medesima
'\ l'
'' l'
ragione, e, per la proporzionalità di gS a gi.lf, AS ad AP, g --------------.
e DS a DL, gS starà a Lh come AS starà a EL e DS a RL;
e, pennutando, EL- RL sta a Lh- EL come AS- DS
a gS- AS. Ossia, BR a Eh come AD ad Ag, e perciò Hl di essa, giaciano fra le rette AB e AD, AD e ED, ED
come ED a gQ. E, reciprocamente, BR a ED come Eh a e CE, di posizione data, la prima fra le prime, la seconda
gQ, o fh a fg. 11Ia, per costruzione, la linea EL fu tagliata fra le seconde, la terza fra le terze. Condotte le rette FG,
nella stessa proporzione in D e R e la linea FI in G e H: Gli, Hl, Fl si descriva (per il lemma XXVII) il trapezio
perciò BR sta a ED come FH a FG. Dunque fh sta a fg fghi, che è simile al trapezio FGHI, e gli angoli j, g, h, i
come FH a FG. Poiché, dunque, anche gi sta a hi come di esso tocchino le rette, di posizione data, AB, AD, BD,
Mi a Li, ossia, come Gl a Hl, è manifesto che le linee Fl, CE, gli uni rispetto alle altre secondo l'ordine detto. Poi,
fi sono similmente tagliilte in G e H, g e h. - C.V.D. intorno a questo trapezio si descriva una traiettoria simile
N ella costruzione di questo corollario, dopo che si è :.ùla linea curva FGHl.
condotta la LK che taglia in i la CE, è possibile prolungare
iE tino in V, in modo che EV stia ad Ei come FH ad Scouo.
Hl, e tirare la Vf parallela alla BD. Sarà uguale se con
Questo problema si può costruire anche nel modo se~
centro i e inten·allo I H, si descriverà un cerchio che taglia
gncntc. Con~;,riunte FG, GH, Hl, FI si prolunghi GF fino
ED in X, e si prolungherà iX fino in Y, in modo che iY
in V, e si congiungano FH, IG, e si facciano gli angoli CAK,
sia uguale a lF, e si condurrà 1"/ parallela alla ED.


PRINCIPI MATEMATICI

DAL uguali agli angoli FGH, VFH. AK e AL si incontrino


in K e L con la retta HD; indi si tirino le KM, LN, delle
quali IO! costituisca l'angolo AKM uguale all'angolo CHI,
c stia ad Al( come Hl sta a GH; e LN costituisca l'angolo
ALN uguale all'angolo FHJ, e stia ad AL come Hl sta
a FH. Si conducano inoltre AK, KA!, AL, LN verso quelle
parti delle linee AD. AK, AL, in modo che le lettere CAKMC, SEZIONE VI.
ALKA, DALND si dispongano m cerchio secondo l'ordine DETERMINAZIONE DEI MOTI LUNGO ORBITE DATE
p i
~~ ......
'\ ' ............
'1 ' ~ ......
'
''l -, ', PROPOSIZIONE XXX. PROBLEMA XXII.
' ~ ......
'' Trovare in corrispondenza a un tempo assegnato il luogo del
'' mafo di un corpo lungo una traiettoria parabolt'ca data.
'
F Sia S il fuoco e A il vertice principale della parabola,
e sia 4.AS x M uguale all'area parabolica da tagliare APS,
la quale o fu descritta dal rag-
gio SP, dopo l'uscita del corpo p
delle lettere FGHIF; e condotta la MN si incontri in i con dal vertice o deve essere de-
la retta CE. Si faccia l'angolo iEP uguale all'angolo IGF, scritta prima del suo arrivo al H ---
e allora PE starà a E-i come FG a GJ; e per P si tiri PQ/, vertice. Si conosce la quan-
che contenga insieme alla retta ADE, l'angolo PQE uguale titit dell'area da tagliare in base
all'angolo FIG, e si incontri con la retta AB in f, e si con- alla pruporzionalità ad essa del
giungano fi. Si tirino inoltre le PE e PQ verso quelle parti tempo. AS sia bisecata in G,
delle linee CE, PE, in modo che l'ordine circolare ò.elle e sia innalzata la perpendico-
lettere PEiP e PEQP sia il medesimo di quello delle lettere lare GH uguale a 3M, c il
FGHIF; allora, se sulla linea fi si costruisce col medesimo Cl:rchio descritto con centro O
ordine delle lctt<'rc anche il trapezio fghi simile al trapezio H e intervallo HS taglierà la
FGHI, e gli si descrive intorno la traiettoria data nella sua parabola nel luogo ricercato P. Infatti, abbassata PO per-
specie, il problema sarà riso:to. pt•nclicolarc all'asse e condotta PH, è AG2 + GH 2 [ = HP 2 =
Fino a questo punto si è sviluppata la ricerca delle orbite. '~ (AO- AG)' + (PO- GH)') ~ AO' + PO'- zGAO-
Rimane da determinare il moto dei corpi lungo le orbite - zGIJ x PO + A.G 2+ GIJ 2 • Per cui 2GH x PO (= A02 +
trovate. + PO~- zGAO) = :101 + >f-~Poz . .-\1 posto di .402 si scriva

AO x PO: ; e divisi tutti i tennini per 3PO e moltipli-


4.-/..S
cati per z.-:15, sarà 'f~GH x AS (= 1
/~AO x PO + 1 f2AS x

~-.
PRINCIPI Mt\.TEMATICI jYp1 H:l·t:·o S O P H I lE
x PO=
AO + ytS xPO~al- NATURALIS
6 x
l'area APO- SPO) =all'area APS. !\Ia GH era =3M,
quindi 4 J3GH x .AS è 4AS X M. Dunque, l'area tagliata via
APS è uguale all'area da tagliare 4AS x M.
PRINCIPIA
MATHE11ATICA
Coro!. I. Di conseguenza GH sta ad AS come il tempo,
durante il quale il corpo descrisse l'arco AP, sta al tempo
durante il quale descrisse l'arco tra il vertice A e la per-
pendicolare innalzata dal fuoco S sull'asse.
Corol. 2. E supposto che il cerchio ASP passi continua- AUCTORE
mente per il corpo mosso P, la velocità del punto H sta
alla velocità che il corpo aveva nel vertice A come 3 ad 8; I:SAACO NEWTONO
perciò in questa medesima proporzione la linea GH sta alla
linea retta che il corpo potrebbe descrivere nel tempo in EQ_,VIT'E oAVRAT'O
cui si muove da A a P, con la stessa velocità che aveva nel
vertice A. EDITIO ULTIMA
Corol. 3· Quindi, inversamente, può essere anche trovato CuiamdiJANAt.Yslsptr~antitatum SsRtEs,FLUXJONES at DtFi'ltREbt>'
il tempo durante il quale il corpo descrisse un qualsiasi T lAS çume!lllmtratione LtNBARUM TEATIJ ORDINH.
arco assegnato AP. Si congiunga AP e sul suo punto di
mezzo si innalzi la perpendicolare che incontra in H la
retta GH.

LEMMA XXVIII.
Non esiste alcuna figura ovale la cui area, tagliata da rette
tracciate a piacere, possa in generale essere trova;fa mediante
equazioni finite per numero di termini e di dimensiom·.
All'interno di una f1gura ovale si dia un punto qualsiasi
intorno al quale, come ad un polo, moti continuamente,
con moto uniforme, una linea retta; e frattanto, su quella
rC'tta, il punto mobile esca dal polo, e prosegua sempre con
una velocità che è proporzionale al quadrato di quella retta oA M S'I Ai LO D A M I_,
nell'ovale. Con questo moto il punto descriverà. una spirale SUMPTIBUS SOCIETATIS.
dagli infiniti avvolgimenti. Ora, se una porzione dell'area
dell'ovale tagliata \ia dalla retta può essere trovata mediante M. D. cc"'XX.ui.
un'equazione finita, si troverà anche, mediante la stessa
equazione, la distanza del punto dal polo; distanza che è
proporzionale a quest'arca, e perciò tutti i punti della spirale
Frontt•spizio di un'edizionr obnd~st" dei Princifia di "\ewtrm
(_-\Jlbtntlam, 17~31


LIBRO PRIMO • SEZIO:-<E VI

possono essere trovati mediante un'equazione finita. Per la


qual cosa, mediante un'equazione fmita, si può anche trovare
l'intersezione di una retta qualsiasi, di posizione data, con
la spirale. 1\Ia ogni retta infinitamente prolungata taglia la
spirale in un numero infinito di punti, e l'equazione, con la
quale si trova una qualsiasi inter~ezione di due linee, esibisce
tutte le loro intersezioni mediante altrettante radici; perciò
arriva a tante dimensioni quante sono le intersezioni. Poiché
due cerchi si tagliano mutuamente in due punti, un'inter-
sczione non si trova se non per mezzo di un'equazione a
due dimensioni, e con essa si trova anche l'altra intersezione.
Poiché le intersezioni di due sezioni coniche possonO essere
quattro, nessuna di loro può, in generale, essere trovata se
non mediante un'equazione a quattro dimensioni, per mezzo
della quale vengono trovate tutte insieme. Infatti, se quelle in-
tersezioni vengono cercate separatamente, poiché la legge e la
condizione è identica per tutte, il calcolo sarà identico anche
nel caso di una sola, e perciò la conclusione sarà sempre iden-
tica: la quale, quindi, deve contenere tutte insieme le inter-
sezioni e esibirle indifferentemente. Per cui, anche le interse-
zioni delle sezioni coniche e delle curve del terzo ordine,
in quanto possono essere sci, si presentano insieme mediante
equazioni a sei dimensioni; e le intersezioni di due curve
dd terzo ordine, poiché possono essere nove, si presentano
insieme mediante equazioni a nove dimensioni. Se ciò non
avvenisse necessariamente, sarebbe lecito ridurre tutti i pro-
blemi circa i solidi a problemi piani, e quelli superiori ai
solidi, a problemi sui solidi. Parlo, qui, delle curve la cui
potenza è irriducibile. Infatti, se un'equazione, mediante la
quale è definita una curva, può essere ridotta all'ordine
inferiore, la curva non sarà unica ma costituita da due o
più curve, e le loro intersczioni possono essere trovate sepa-
ratamente mediante calcoli diversi. Allo stesso modo le due
intersezioni delle rette e delle sezioni coniche si trovano
sempre mediante equazioni a due dimensioni: le tre interse-
zioni delle rette e delle curve irriducibili del terzo ordine
mediante equazioni a tre dimensioni, le quattro intersezioni
delle rette e delle curve irriducibili del quarto ordine mediante
!6. N.EWTON.
PRl~ClPI l.IATEMATlCl UIIRO PRIMO - SEZIONE VI '43
'4'
equazioni a quattro dimensioni, c cosi all'infinito. Dunque le equazioni, ossta, complicando le ragioni delle lunghezze; e
intersczioni di numero infinito di una retta e di una spirale, chiamo geometricamente irrazionali le rimanenti (come le
poiché questa cup,-a è St;'mplice ed irritlucihile a .-più curve, :-;pirali, le quadratrici, le trocoiùi). Infatti, le lunghezze a
richiedono equazioni con un numero infmito di dimensioni e di >'('conda che stanno o non stanno come numero a numero
radici, per mezzo delle quali tutte le intcrsclioni possano esse- (cl_)me nellih. X degli Elementi) sono aritmeticamente razio-
re esibite insieme. Infatti la legge e il calcolo sono identici nali o irrazionali. Taglio, dunque, un'area dell'ellisse, pro-
per tutti. Perché, se dal polo viene abbassata una perpen- 11orzionale al tempo impiegato a descriverla, mediante una
dicolare su quella secante, e la perpendicolare insieme alla curva geometricamente irrazionale, come segue.
secante ruota intorno al polo, le intersezioni della spirale
passeranno una sull'altra, c quella che era la prima o la PJWI'OSIZIOXE XXXI. PROBLEl-fA XXIII.
più vicina, dopo una intera sola rivoluzione, sarà seconda,
dopo due sarà terza, e così di scguito: né frattanto, l'equa- Trovnre il luogo di un corpo, che si muove lungo tma data
zione muterà se non per la mutata grandezza delle quan- tr,lidtoria ellittica, corrispondente a #n tempo assegnato.
tità mediante le quali si determina la posizione della secante. A sia il vertice principale dell'ellisse APB, S il fuoco e O
Per cui, quando quelle quantità tornano, dopo le singole il centro, e sia P il luogo, che deve essere trovato, del corpo.
rivoluzioni, alle primitive grandezze, l'equazione tornerà alla
prima forma, e perciò, una stessa identica equazione rap-
presenterà tutte le intersezioni, per la qual cosa avrà un I B
numero infinito di radici, mediante le quali tutte possono E
essere esibite. L'interset.ione della retta e della spirale non L
può, dunque, essere trovata, in generale, mediante un'equa-
zione finita, e quindi non esiste alcuna ovale la cui area,
tagliata a piacere da rette, possa essere esibita, in generale,
mediante tale equazione.
Con lo stesso ragionamento, se l'intervallo del polo e del
punto, col quale la spirale viene descritta, è preso propor-
zionale al perimetro dell'ovale tagliata, può essere provato
che la lunghezza del perimetro non può essere esibita, in
generale, mediante un'equazione finita. !l'la qui parlo delle
ovali che non sono toccate dalle figure coniugate che prose- H K G
guono all'infmito.
Coro!. Di conseguenza, l'area dell'ellisse, che è descritta Si prolunghi OA fino in G, in modo che OG stia ad OA come
mediante un raggio condotto dal fuoco verso il corpo mobile, DA ad OS. Si innalzi la perpendicolare GH, e con centro O
non può essere espressa a partire dal tempo dato per mezzo t·d intervallo OG, si descriYa il cerchio GEF, e sopra il
di un'equazione finita, c pertanto non può f'sserc detem~inat~ n·g<J]o GH, come base, si faccia avanzare la ruota GEF,
mediante la d~crizione di curve geometricamente razmnah. che ruota intorno al proprio asse, e che nel frattempo, de-
Chiamo curve geometricamente raziona.li quelle i cui punti ,;criYe la trocoide ALI per mezzo del suo punto A; ciò fatto,
possono essere determinati mediante lunghezze definite dalle si prenda GJ{ che sta al perimetro GEFG della ruota, come

l
'44 PRINCIPI MATBIATICI

il tempo durante il quale il corpo, muovendo da A, descrive


l Llll!IO PRIMO - SEZIONE Vl
'45

l'arco AP, sta al tempo di una rivoluzione lungo l'ellisse. durante il quale il corpo descrive l'arco Ap, sta al tempo
Si innalzi la perpendicolare KL che incontra in L la trocoide, di una intera rivoluzione lungo l'ellisse. Sia N questo angolo.
e condotta LP parallela alla KG, essa incontrerà l'ellisse ::;i prenda ora sia l'angolo D, che sta all'angolo B come il
in P, luogo ricercato del corpo. ~cnn di quest'angolo AOQ sta al raggio, sia l'angolo E, che
~ta all'angolo N- AOQ + D come la lunghezza L, dimi-
Infatti, con centro O e intervallo OA, si descriva il semi~
cerchio AQB, e LP, prolungata, se necessario, incontri nuita del coseno dell'angolo AOQ, quando quest'angolo è
l'arco AQ in Q, c si congiungano SQ, OQ. OQ incontri l'arco minore di uno retto, aumentata quando è maggiore, sta
EFG in F e sulla medesima OQ si abbassi la perpendicolare alla medesima lunghezza L. Si prenda poi sia l'angolo F,
SR. L'area APS sta come l'area AQS, ossia come la differenza
fra il settore OQA e il triangolo OQS, ossia come la diffe-
renza dei rettangoli 1 / 20Q X AQ e 1f20Q X SR; ossia, in
quanto 1 / PQ è dato, come la differenza tra l'arco AQ e la
retta SR e, perciò (in quanto le ragioni assegnate di SR al
seno dell'arco di AQ, di OSa OA, di OA a OG, di AQ a GF,
c, per scomposizione, di AQ- SR a GF - seno dell'arco
AQ - sono uguali) come GK, differenza tra l'arco GF e il
seno dell'arco AQ.

Scouo.
Ora, poiché la descrizione di questa curva è difficile, è
conveniente fornire la soluzione soltanto per approssima-
ll A s R r o H

che sta all'angolo B come il seno dell'angolo AOQ +E


B

zione. Si trovino sia un certo angolo B, che sta ad un angolo


' sta al raggio, sia l'angolo G, che sta all'angolo N- AOQ-
di 57,29578 gradi, che sottendc un arco uguale al raggio, i -E + F come la lunghezza L sta alla medesima lun-
come la distanzJ. SH dei fuochi sta al diametro AB del- ''' ghezza, diminuita del coseno dell'angolo AOQ +
E quando
l'ellisse; sia una certa lunghezza L, che sta al raggio nella l quest'angolo è minore di uno retto, aumentata quando è
stessa proporzione inversa. Una volta trovati, il problema
si risolve con la seguente analisi. Si supponga in base a una
1 maggiore. In terzo luogo si prenda l'angolo H, che sta
all'angolo B come il seno dell'angolo AOQ +E+ G sta
costruzione qualsiasi, o anche a una congettura qualsiasi, al raggio; e l'angolo I che sta all'angolo N- AOQ-
di conoscere il luogo I' del corpo, prossimo al suo vero luogo p. -E- G + H come la lunghezza L alla medesima lun-
Abbassata sull'asse dell'ellisse l'ordinata PR, per la pwpor- ghezza, diminuita del coseno dell'angolo AOQ +E+ G
zione dei diametri dell'ellisse, sarà data l'ordinata RQ del qnando quest'angolo è minore di uno retto, aumentata
cerchio circoscritto AQB, che è il seno dell'angolo AOQ, quando è maggiore. E così è po~sibile continuare all'infinito.
essendo AO il raggio, e che taglia in P l'ellisse. È sufficiente Si prenda infine l'angolo AOq Uf:,'Uale all'angolo AOQ +E+
+ G +I+ ecc. Dal ~uo coseno Or e dall'ordinata pr, che
trovare quell'angolo mediante un calcolo approssimativo. Si
supponga anche di conoscere l'angolo proporzionale al tempo,
ossia, quello che sta ai quattro angoli retti, come il tempo,
sta
. al suo
.
gwre, SI awà p, il luogo corretto dd corpo. Quando l'angolo
.
seno qr come l'asse minore dell'ellisse all'asse ma,.,.~

N - AOQ +D è negativo, il se~;'Tio + di E deve essere


'"'
PRINCIPI MATEMATICI
ì LlBRO PRIMO - SEZiONE VI
'47

mutato in-, e il seno- in +. La medesima cosa va capita tra A e P, se l'arca tagliata APS è maggiore dell'area da
per i segni di G e I, quando gli angoli N- AOQ- E+ lagliare via A, e se diversamente, verso i lati opposti del
+ F, ed N- AOQ- E- G + H risultano negativi. 1\Ia, punto P; il punto Q sarà, con precisione maggiore, il luogo
la serie infinita AOQ +E+ G +I+, ecc., converge tanto del corpo. E ripetendo i calcoli, il luogo sarà trovato in
celermente che a stento ci fu mai necessità di procedere rno<lo sempre più preciso.
oltre il secondo termine E. E il calcolo è fondato su questo Con questi calcoli il problema si risolve, in generale e
teorema, secondo cui l'arca APS varia come la differenza analiticamente. )la il calcolo particolare che segue è più
aççnncio agli usi astronumici. Essendo AO, OD, OD i semiassi
K ,l<:ll'elli~se, L il suo parametro e D la differenza tra il semi-
as~e minore e metà
d l'l parametro, cioè fra D
()/)c lf:L. si trovi sia
l'anl!olo Y, il cui seno
p
:; L t al raggio come il
' re l t ;:t ngolo, costruito
~ulla differenza D e la A f.---:o:"""::::-!;----~"---jB
~wmisomma AO +OD
(kgli assi, sta al qua-
rlmto dell'asse mag-
.~iore AJJ; sia l'angolo
o /., il cui seno sta al
r,1g"gio come il doppio rettangolo, costruito sulla distanza
tra l'arco AQ c la retta abbassata dal fuoco 5 perpendicolar- :..,·!-f dci. fuochi e ~;nlla differenza D, sta al triplo quadrato
mente al raggio OQ. dd scmiassc maggiore AO. Una volta trovati questi an-
Con un calcolo non dissimile il problema si risolve anche goli, il luogo del corpo sarà successivamente determinato
nell'iperbolc. Sia O il suo centro, A il vertice, S il fuoco e OJ{ nd modo seguente, Si prenda l'angolo T proporzionale al
l'asintoto. Sia nota la quantità, proporzionale al tempo, tt>mpo durante il quale l'arco BP viene descritto, o uguale
dell'area da asportare. Sia essa A, e si faccia una congettura (come si dice) al moto medio; si prenda l'angolo V, prima
circa la posizione della retta SP, che taglia l'area APS equazione del moto medio, che stia all'angolo Y, prima
prossima a quella vera. Si congiunga OP, e da A e P verso massima equazione, come il seno del doppio dell'angolo T
rasintoto si tirino AI, PK parallele all'altro asintoto: per sta al raggio; e si prenda l'angolo X, seconda equazione,
la tavola dei logaritmi verrà data l'area AIKP, e l'area che stia all'angolo Z, seconda massima equazione, come il
OPA uguale ad essa, che, sottratta al triangolo OPS, lascerà cubo del s~.;no dell'angolo T sta al C'ubo del raggio. Si
l'area asportata APS. Aggiungendo 2APS- 2.·1 o zA- prenda l'angnlo HHP, moto medio corretto, o uguale alla
- zA.PS, differenza doppia dell'area da tagliare A e di quella somma T+ V+ X, degli angoli T, V, X, se l'angolo T
tagliata via APS, alla linea SN, che è abbassata dal fuoco S
perpendicolarmente alla tangente TP, si originerà la lun-
ghezza della corda PQ. Si inseriva, inoltre, quella corda PQ l

J,
+
è minore di quello retto, o uguale alla differenza T+
X - V se e:>so è maggiore di quello retto c minore dei
due retti; e se HP incontrerà in P l'ellisse, tracciando SP
''

"''
PRINCIPI MATEMATICI

questa taglierà l'area BSP, il più possibile proporzionale al


tempo. Questa procedura sembra essere abbastanza spe-
dita, per il fatto che presi degli angoli molto piccoli V e X,
se fa comodo, in minuti secondi, è sufficiente trovare due
o tre prime 1ìgure di essi. l\'Ia è anche sufficientemente
esatta per servire alla teoria dei pianeti. Infatti anche
SEZIONE VII.
nell'orbita dello stesso Marte, la cui massima equazione del
centro è di dieci gradi, l'errore supererà appena il minuto ASCESA E DISCESA RETTILINEA DEI CORPI
secondo. Trovato inoltre l'angolo BHP del moto medio cor-
retto, l'angolo BSP del vero moto e la distanza SP sono fa-
cilmente ottenuti mediante un notissimo metodo.
E cosi di séguito, circa il moto dei corpi lungo linee
curve. 1\la può avvenire che un mobile discenda lungo una PROPOSIZIONE XXXII. PROBLEMA XXIV.
retta o s'innalzi lungo una retta, e continuerò ora ad esporre Posto che la forza centripeta sia inversamente proporzionale
le cose che riguardano questo genere di moto.
al quadrato della distanza de,· luoghi dal centro, determinare
gli spazi che u1t corpo descriverà cadendo in linea retta durante

tempi dati.
Caso r. Se un corpo non cade perpendicolarmente, esso
descriverà (per il corol. I della prop. XIII) una qualche
::il'zionc conica di cui un fuoco è con-
grncnte col centro delle forze. Sia
A t""::::--.._
.-IRPB quella sezione conica ed S il
suo fuoco. E, primo, se la figura è
un'ellisse, descriverà il semicerchio
.·lDB sopra il suo asse maggiore
.-:IB, e la retta DPC, perpendico-
lare all'asse, passerà attraverso il
corro in caduta; e condotte DS, PS, C D
l'area ASD sarà proporzionale al-
l'area ASP e, percib, proporzionale
anche al tempo. Fermo restando
l'a.s~e AB, si diminuisca continua~
mente l'ampiezza dell'ellisse, c
l'area ASD ~arà sempre proporzio-
nale al tempo. Si diminuisca quell'ampiezza all'infinito:
poiché l'orbita APE ora viene a coincidere con l'asse AB,
e il fuoco S con l'estremità dell'asse B, il corpo cadrà lungo
PRINCIPI MATEMATICI LIBI!.O PI!.IMO - SEZIONE VII
'5'
la retta AC, c l'area ABD diventerà proporzionale al tempo. porzionale al tempo durante n quale n corpo p o c cadrà
Lo spazio AC che il corpo, cadendo perpendicolarmente dal \'erso il centro S o B.
luogo A descrive in un tempo dato, risulterà pertanto
determinato quando l'area ABD è presa proporzionale al PROPOSIZlO!'I"E XXXIII. TEOREMA IX.
tempo, e si abbassa dal punto D Poste le cose già trovate, dico che la velocità di nn corpo,
R
alla retta AB la perpendico- che cade verso 11n luogo qualsiasi C, .çla alla velocità del corpo
lare DC.
clze descrive un cerchio di centro B e intervallo BC, come la
Caso :z. Se la figura RPB è
radice quadrata di AC, distanza del corpo dal vertice più
un'iperbole, descriverà sopra il
hmlano A del cerchio o dell'iperbole reflangolare, a 1 / 2 AB,
medesimo diametro principale
,.,·midiametro principale della figma,
AB l'iperbole rettangolare
BED 1 ; e poiché le aree CSP, Si bisechi AB. diametro comune a entrambe le figure
CBjP, SPfB stanno alle aree CSD, CBED, SDEB, le H l'H, DEH, in O, e si tiri la retta PT, in modo che tocchi
une rispetto alle altre, in una data proporzione delle la lìgnra RPB in P, e tagli, inoltre, in T il diametro comune
altezze CP, CD; e l'area SP/B è proporzionale .·18 (se necessario prolungato); 51" sia perpendicolare a
al tempo durante il quale il corpo P si muo- •1ttcsta retta, e BQ perpendicolare a questo diametro, e si
verà lungo l'arco P/B, anche l'area SDEB sarà pro- ammetta che L sia il parametro della figura RP/3. t mani-
porzionale al medesimo tempo. Si diminuisca all'in- fv::;to, per il coro!. 9 della prop. XVI, che la vclocitit di un
Jìnito il parametro RPB dell'ipcrbole rimanendo iden- curpo che si muove lungo la linea RPB intorno al centro 5,
A tico il lato trasversale, allora l'arco PB coinciderà in un qualsiasi luogo P, sta alla velocità dd corpo che dc-
con la retta CB e il fuoco 5 con il vertice B e la o;crive un cerchio intorno al medesimo centro, con intervallo
retta SD con la retta HD. Perciò l'area BDEB sarà pro- .':-"P, come la radice quadrata del rettangolo 1 / 2 L X SP a
porzionale al tempo durante il quale il corpo C, cadendo in .'-lP. Per le coniche, inoltre, ACB sta a CP 2 come 2AO a L,
linea retta, descrive la linea CB.
.. 2CP' x .·10 , l L D li l . ,
Caso J. Per un rag-ionamento perCio -~ACE c ugua e a . unque, ~ue e ve oc;ta
identico, se la Jìgura RPB è una . . CP x AO x ,p
slanno fra l oro come la rad1ce quadrata di C
parabola, c col medesimo ver- CJ----'=/----....!;;1 A H
tice principale B Yiene descritta a SY!. Inoltre, per le coniche, CO sta a BO come BO a
un'altra parabola BED, che ri- TO c, moltiplicando e sottraendo, come CB a HT. Per
manga sempre data, mentre la cui o dh·idendo o moltiplicando BO- o + CO sta a BO
prima parabola, lungo il cui pe- come CT a BT, ossia .-lC sta ad AO come CP a BQ; di
rimetro il corpo P si muove, per 5 ''-' _r CP 1 x .-10 x SP , BQ 2 x ::l. C x SP
conseguenza e uguale a --.. -~ .
la diminuzione all'infinito del suo B ACH AO x HC
parametro, verrà a coincidere Si diminuisca, ora, all'iniìnito la larghezza CP della figura
con la linea CB, il segmento parabolico BDEB sarà pro- RPB, così che il punto P coincida col punto C, c il punto S
col punto B, e la linea SP con la linea BC, c la linea Sì"
1
Trattasi ùi un"iperbolc con i due asintoti perp~ndicolari Ira loro. con la linea BQ; ora, la velocità del corpo che cade lungo
Yiene anche detta iperbo[e equilatera. la linea retta CB, sta alla Yelocità del corpo che descriw
LIBRO PRIMO - SIZIONE VII
PRINCIPI MATEMATICI '53

un cerchio di centro B e intervallo BC come la radice PROPOSJZIO:-.:i'E XXXIV. TEOREMA x.


. BQ 2 x AC x SP .
quadrata di AO X BC a SY2 , ossm (trascurate le Se la figura BED J una parabola, dico che la velocità di
w~ corpo che cade verso un qualsiasi luogo C è 11guale alla
ragioni di eguaglianza di SP a BC, e di BQ 2 a SY2)
1'elocità con la quale tale corpo Pttò descrivere uniformemente
come la radice quadrata AC ad AO o 1 / 2 AB. - C.V.D. 11n cerchio intorno al centro B a metà del s110 t'ntervallo BC.

R Infatti la velocità del corpo che descrive una parabola


T
NPB intorno al centro S in un luogo qualsiasi P (per il
'
''' corul. 7 della propo-
:-;izione XVI) è uguale
''' alla velocità del corpo
'l
l dte descrive unifor-
'l memente un cerchio
'l intorno al medesimo C!-----"-;;'-------'D7'
l
l centro S a metà del-
l
l l'intervallo SP. Si
l
A r<,._--:1, diminuisca all'infinito
l'ampiezza CP della E
parabola, in modo che
l'arco parabolico PfB S
Ulincida con la n:tta BL.c;--
CB, il centro S col
o vertice B e l'intervallo SP con l'intervallo BC, e la propo-
E sizione sarà evidente. - C.V.D.

PROI'OSIZIOXE xxxv. TEOREMA XI.


Poste le stesse cose, dico che l'area della figura DES, de-
scritta dal raggio indefinito SD, è 11guale all'area che un corpo
Pnò descrivere, n.el medesimo tempo, ntofa11do uniformemente
Corol. I. Qnanrlo i punti B e S coincidono, TC sta a TS iutunw al centro S, col raggio 1~guale alla metà del parametro
come AC ad AO. della figura DES.
Corol. 2. Un corpo che ruota lungo un qualunque cerchio
ad una data distanza dal centro 2, se il suo moto verrà Si supponga, infatti, che il corpo C, cadendo, descriva
rivolto verso l'alto, ascenderà fino al doppio della propria rlurante una minima particella di tempo la lineetta Cc, e
distanza dal centro. che frattanto un altro corpo K, ruotando uniformemente
lungo il cerchio OKk intomo al centro S, descriva un arco
Kk. Si innalzino le perpendicolari CD, cd che incontrano la
' Si int('udc il centro delle forze.
'54 Pltl;-iClPI MATEMATICI LIBRO l'RIMO - SEZIONE VII
'55

figura DES in D e d. Si congiungano SD, Sd, SK, Sk e si quadrata di AC a 5C, ossia in ragione di AC a CD.
conduca Dd che incontra in T l'asse AS, e su di essa si Pcr la qual cosa CD x Cc è uguale ad AC X Kk, e perciò
abbassi la perpendicolare SY. .l C sta a SK come AC x Kk sta a 51'" X Dd; quindi SK X
Caso I. Se la figura DES è un cerchio o un'iperbole ret- ;< Kk è uguale a SY x Dd, e 1 //)K x Kk è uguale a
tangolare, si bisechi in O il suo diametro trasversale A S, 1/,51" x Dd, ossia l'area KSk è uguale all'area SDd. Dun-
e 50 sarà la metà dd par~metro. E poiché TC sta a TD c;:lc.le particelle KSk e SDd di due aree vengono generate

•/~-
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··...·..
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H A nl'IIC singole particelle di tempo, le quali, se la loro gran-
daza YÌC'nc diminuita e il numero aumentato all'infinito,
come Cc sta a Dd, e TD a TS come CD a SY, TC starà stanno nella ragione di eguaglianza, e perciò (per il corol-
a TS come CD x Cc sta a SY x Dd. l\Ia (per il corol. I lario del lemma IV) tutte le aree generate insieme sono
della prop. XXXIII) TC sta a TS come AC ad A. O, soprat- :>empre uguali. - C.V.D.
tutto se le ultime ragioni delle linee si prendono alla coin-
Caso 2. Se la figura DES fosse una parabola, si dovrebbe
cidenza dei punti D, d. Dunque, AC sta ad AO o SK come trovare, come sopra, che CD x Cc sta a SY x Dd come
CD >< Cc a 51' x Dd. Inoltre, la velocità del corpo che TC a TS, ossia come due a uno: perciò 1 //.;D x Cc è uguale
cade su C sta alla velocità dPl corpo che descrive un cerchio a 1 / 2 SY x Dd. )!a la velocità del corpo che cade su C è
di intervallo se
intorno al centro s
come la radice qua- uguale alla velocWt con la quale può essere descritto unifor-
drata di AC ad AO ossia SK (per la prop. XXXIII). me-mente un cerchio di intervallo 1 f 2SC (per la prop. XXXIY).
E questa velocità sta alla n'locità dt'l corpo che descrive E questa velocità sta alla velocità con la quale il cerchio
il cerchio 0J(k come la radice quadrata di SK a SC (per di raggio 51{ può essere- descritto, ossia, la lineetta Cc sta
il corol. 6 della prop. IV) e ugualmente la prima velocità all'arco Kk, (per il corol. 6 della prop. IV) come la radice
sta all'ultima, ossia la lineetta Cc all'arco Kk, come la radice quadrata di SK a 1 f2 5C, ossia, come SK a 1 /l--·D. Per la
PRll'CIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE VII '57

qual cosa 1 f 2SK X Kk è uguale a 1 /~CD x Cc, quindi uguale nguale alla meta del parametro, si descri\'a il cerchio HkK,
a lf 2SY X Dd, cioè, l'arca KSk è uguale, come sopra, al- l"sul luogo G del corpo in discesa o in ascesa, e su un luogo
l'area SDd. - C.V.D. qualsiasi C, si innalzino le perpendicolari G/, CD che incon-
trano le sezioni coniche o il cerchio in l e D. Congiunte
PROPOSIZIONE XXXVI. PROBLEMA XXV.
Determinare i tempi di discesa di un corpo che cade da
A
/ ---c ----
''
ttn dato luogo A.
c I G '' G
'' '
Su un diametro AS, distanza iniziale del corpo dal centro, ' s
st descriva il semicerchio ADS, in modo che anche il semi- -- -----~~-
. . ,•
,- ~~--
c D '
cerchio OKH, intorno al centro S, sia D". ''
''
'' "",,,, '

A uguale a questo. Dal luogo qualsiasi C del '


'' '''
''
s ,-,
'
\' .·.
'•
~.
1\ ' ,'
/

---H -K_k~--·
l
corpo si innalzi l'ordinata CD. Si con-
D giunga SD, e si costituisca il settore OSK
''
'' ' '
''
l'
''
'' -
'' -........ :''
'
C~----}, uguale all'area ASD. È manifesto per la ... ' ' ' v '' '\
. ' ,.':'K
'
O ··--.. prop. XXXV, che il corpo, allorché cade, '
Il k
_l~··" -K '•
·-----H ---k',. / A
··· '•, descriverà lo spazio AC nello stesso
'- tempo durante il quale un altro corpo,
\ ruotando con moto uniforme intomo al inoltre SI, SD, i settori HSK, HSk siano uguali ai SCI;,'lTlenti
E '·: centro S, può descrivere l'arco OK. SEI.'i, SEDS, c per la prop. XXXV il corpo G descriverà
lu spazio GC nello stesso tempo durante il quale H corpo K
---------,/~ pur'J descrivere l'arco Kk.
PROPOSIZIONE XXXVII. PROBLE)IA XXVI.
Determinare i tempi di ascesa o di di- PROPOSIZIONE XXXVIII. TEOREMA XII.
scesa di ttn corpo proiettato da un dato luogo
Posto che la forza centripeta sia proporzionale all'aliezza o
Vt'rSO ['alto O verso i{ bassO.
alla distanza dei luoghi dal centro, dico che i tempi, le velocità
Cn corpo muoYa da un dato luogo G secondo la linea
GS, con una velocità qualunque. Si prenda CA che sta a
1 / AS come il quadr.:~.to di questa velocità al quadrato della
2
dci corpi cadenti e gli spazi de-
scritti so1w rispettivamente propor- A
:::iunali agli archi, ai seni e ai seni
r---
velocità uniforme lungo un cerchio, con la quale il corpo può twsi degli archi.
ruotare intorno al centro S con un intervallo dato SG. Se Un corpo cada da un qualsiasi
cf-----::...n
tale ragione è di due a uno, il punto A dista infinitamente, nel luogo A secondo la retta AS e a.
qual caso va descritta una parabola con vertice 5, asse SG partire dal centro S delle forze,
e parametro qualsiasi. Ciù è manifesto per la prop. XXXIV. con intervallo .-15, si descriva il
Se invece quella ragione è minore o maggiore di 2 a I, nel quadrante AE di un cerchio c sia 5 E
primo caso de\'e essere descritto un cerchio, nel secondo CD il seno dell'arco qualsiasi AD:
un'iperbole rettangolare sopra il diametro SA. È manifesto allora, il corpo A, cadendo nel tempo AD, descriverà lo spa-
per la prop. XX.."XIII. Allora, con centro 5 e intervallo zio A.C, c nel luogo C acquisterà la velocità CD.

'7· N>.Wl"UN.
,,'
PRINCIPI MATHlATICI LII!RO PRIMO - s:EZlONE VII
'59

Si dimostra nello stesso modo per mezzo della proposi- Coincida inoltre EG, all'inizio stesso del moto, con la per-
zione X, come la proposizione XXXII fu dimostrata per pendicolare AB, e la velocità del corpo nel luogo qualsiasi
mezzo della proposizione XI. E sarà come una retta il cui quadrato è uguale all'area
Corol. I. Di conseguenza, i tempi durante i quali un curvilinea ABGE.
corpo cadendo dal luogo A perviene al centro S, e un altro Su EG si prenda Eli,!, inversamente proporzionale alla
corpo ruotando descrive l'arco quadrantale ADE, sono uguali. retta il cui quadrato è uguale all'area ABGE, e sia VLM
Corol. 2. Per conseguenza tutti i tempi durante i quali unct linea curva su cui sempre sta il punto Af. e il cui asin-
i corpi cadono da luoghi qualsiasi verso il centro sono uguali, toto è la retta prolungata AB; il tempo durante il quale il
Infatti, tutti i tempi periodici (per il corol. 3 della prop. IV) corpo in caduta descrive la linea AE, sarà proporzionale
dei corpi ruotanti sono uguali. all'arca curvilinea ABTVi\.fE.
Infatti, sulla retta AE si prenda la linea il più possibile
PROPOSIZIONE XXXIX. PROBLEMA XXVII. piccola DE, di lunghezza data, e sia DLF il luogo della
linea EAIG, allorché il corpo giace in D; se quella forza
Posta una forza centripeta di qualunque genere, e date le centripeta è tale, che una retta, il cui quadrato è uguale
qttadratttre 1 delle figure curvilinee, si richiede per un corpo, all'area ABGE, sta alla velocità del corpo in caduta, allora la
ascendente o discendente
A.---iB__
l
==~T in linea retta, sia la ve-
v locità nei singoli ltwghi,
:;tessa area starà come il quadrato della velocità; ossia, se
al posto delle velocità in D ed E vengono scritte V e V+ I,
l'area ABFD starà come VV, e l'area ABGE come VV +
sia il tempo durante il -- 2VI +II, e, scomponendo, l'area DFGE starà come
quale il corpo perverrà
ad un luogo qualsiasi: 2VI +Il, perciò D~~E starà come
2
V~.i II ; ossia, se
e viceversa. :si prendono le prime ragioni delle quantità nascenti, la
2VI
Da un luogo qual- hmghezza DF starà come la quantità e perciò an-
siasi A un corpo E cada ·
DE'
I x V
lungo la retta ADEC, che come la metà di questa quantità Inoltre, il
DE
e dal suo luogo E si
tempo, durante il quale il corpo in caduta descrive la
innalzi la perpendico-
e\---~--------~
m g lineetta DE, è direttamente proporzionale a quella linea e
lare EG, proporzionale
inversamente proporzionale alla velocità V, e la forza è
alla forza centripeta direttamente proporzionale all'incremento I della velocità e
che tende in quel luogo
inversamente proporzionale al tempo; perciò, se si assumono
verso il centro C. Sia le prime ragioni ùelle quantità nascenti, è proporzionale
BFG una linea curva su cm sempre sta il punto G. I x F
a DE , ossm, è proporzionale alla lunghezza DF. Dun-
l In matematica pn quadratura si intende il calcolo dell'arca di que, la forza proporzionale alla DF o EG fa in modo che
una superficie (generalmente piana) racchiusa da segmenti rettilinei
o curvilind: ossia, detenninazione di un quadrato equivalente a tale il corpo cada con quella velocità che è proporzionale alla
c superficie. Qui il termine sta per il risultato dell'operazione stessa. retta il cui quadrato è uguale all'area ABGE.

j
1
260 l'Ril'>CIPI MATEM.HlCI LIBRO PRIMO - ~EZIONE VII ,,,
Inoltre, poiché il tempo, durante il quale la lineetta DE e poiché quegli incrementi (per l'uguaglianza dei tempi na-
di lunghezza qualsiasi data viene descritta, è inversamente scenti) sono proporzionali alle forze generatrici, ossia, alle
proporzionale alla velocità, e perciò inYersamente proporzio- ordinate DF, DR, e perciò proporzionali alle aree nascenti
nale alla linea retta il cui quadrato è uguale all'area ABFD, DPGE, DRSE, tutte le arce ABFD, PQRD staranno fra loro
e poiché DL, e perciò l'area nascente DLJ!E, è inversamente come la metà di tutte le velocità, perciò, per la uguaglianza
proporzionale alla medo;>sima linea retta, il tempo sarà pro- delle velocità, sono uguali.
porzionali~ all'arca DLME, e la somma di tutti i tempi starà Coro!. 2. Di conseguenza, se un corpo qualsiasi viene
r.onw h somma di tutte le aree, ossia (per il corol. del proiettato da un luogo qualsiasi D verso ralto o verso il
lemma IV) il tempo totale durante il quale la linea AE basso con una velocità data, e si dà la legge della forza
viene descritta è pro- centripeta, verrà trovata la sua velocità in un altro luogo
A,---~13r-----------'T porzionalc a tut t a qnalsiasi e, innalzando l'ordinata cg, e prendendo quella
----;v l'area ATVME. wlocità in modo che stia alla velocità nel luogo D come
Coro!. I. Se P è il la retta, il cui quadrato è uguale al rettangolo PQRD, au-
luogo dal quale il corpo mc·ntato dell'area curvilinea DFge, se il luogo e è più basso
deve cadere, in modo dPl luogo D, o diminuito se esso è più alto, sta alla retta il
che, spinto da una cui quadrato è uguale al solo rettangolo PQRD.
qualche uniforme forza Coro!. J. Il tempo viene, poi, conosciuto innalzando l'or-
centripeta nota (quale dinata em inversamente propor7ionale alla radice quadrata
il volgo suppone essere di PQRD +o - DFge, e prendendo il tempo durante il
la gravità), acquisti nel quale il corpo descrive la linea De in modo che stia al tempo
luogo D una velocità durante il quale un altro corpo cade con forza uniforme
uguale alla velocità che da P e cadendo perviene in D, come l'area curvilinea DLme
eL--1~--------~
l m g un altro corpo che cade sta al rettangolo 2PD x DL. Infatti, il tempo durante il
con una forza qualsiasi quale il corpo, cadendo con forza uniforme, ha descritto la
acquisterebbe nel me- linea PD sta al tempo durante il quale il medesimo corpo
desimo luogo D, e se ha descritto la linea PE come la radice quadrata di PD
si prende DR sulla per- a PE, ossia (poiché la lineetta DE sta per nascere) come
pendicolare DF, che sta a DF come quella forza uni- J!D a PD + 1 j 2 DE o zPD a zPD +DE, e sottraendo, sta
forme all'altra forza nel luogo D, e si completa il ret- al tempo durante il CJUale il medesimo corpo ha descritto la
tangolo PDRQ, e si taglia via l'area ABFD uguale lineetta DE come zPD a DE, e perciò come il rettangolo
ad esso, A sarà il luogo dal quale l'altro corpo è ca- :!PD X DL all'area DL:1!E; e il tempo durante il quale
C doto. Infatti, essendo stato completato il rettangolo l'uno e l'altro corpo hanno descritto la lineetta DE sta al tem-
DRSE, poiché l'area ABFD sta all'area DFGE come VT' po durante il quale l'altro corpo ha descritto la linea De con
a zVI, e perciò come 1f2 V a I, ossia, come la metà di tutta moto variabile, come l'arca DL11E all'area DLme; e, dun-
la velocità all'incremento della velocita del corpo che cade que, il primo tempo sta al secondo tempo come il rettangolo
con una forza variabile; e similmente l'area PQRD sta al- zPD x DL all'area DLme.
l'area DRSE come la metà di tutta la velocità all'incre-
mento della velocità del corpo che cade con forza uniforme;
1
l LIBRO PRIMO - SEZIONE VIII
l

intera IT, agendo secondo la direzione del corpo, lo accele-


rerà, e in un tempo dato, il più piccolo possibile, genererà
un'accelerazione proporzionale a se stessa. Per cui, le acce-
l•·razioni dci corpi in D e I, effettuate in tempi uguali (se
SEZIONE VIII. si assumono le prime ragioni delle linee nascenti DE, IN,
DETERMINAZIONE DELLE ORBITE JK, IT, NT), sono proporzionali alle lince DE, IT: ma in
LUKGO LE QUALI SI MUOVONO I CORPI, tempi diversi sono proporzionali al pro-
SOLLECITATI DA FORZE CENTRIPETE QUALSIASI dotto di quelle linee per i tempi. Inoltre, i A
tempi durante i quali DE e IK vengono
ckscritti, sono, per l'eguaglianza delle velo- v
ci là, proporzionali agli spazi descritti DE
c IF:., e perciò le accelerazioni, nel moto
PROPOSIZIONE XL. TEOREMA XIII. dei corpi attraverso le linee DE e IK,
sono proporzionali al prodotto di DE per
Se, sollecitati da ttna qualsiasi forza centripeta, ztn corpo
!T, e DE per IK, ossia stanno come
si muove in 1m modo qualsiasi, e u.n aUro corpo sale o scende
DP al rettangolo IT x IK. J![a il ret-
lungo una retta, e in un qualche caso di altezze u.guali le loro
tangolo IT x IK è uguale a IN 2, ossia,
velocità sono uguali, allora le loro veloct'tà saranno 1~guali per
uguale a DE 2 , e perciò le accelerazioni dei
tutte le altezze u.guali.
corpi che passano da D e I a E e J( na-
Un corpo qualsiasi scenda da .4, attraverso D, E, verso scono uguali. Sono, dunque, uguali le ve-
il centro C, e un altro corpo sia mosso da V lungo la linea lvcità dci corpi in E e J(: e per lo stesso k
curva VIKk. Con centro C e intervalli qualsiasi, si descri- argomento saranno sempre ritrovate uguali
vano i cerchi concentrici DI, EK, che si incontrano con la nelle successive uguali distanze. - C.V.D.
retta AC in D ed E, e con la curva VIK in I e K. Si con- ::\Ia per lo stesso ragionamento i corpi c
giunga IC che incontra la KE in N, e su IK si abbassi la ugualmente veloci e ugualmente distanti
perpendicolare NT, e l'intervallo DE o IN, tra le circonfe- dal centro, durante l'ascesa verso distanze uguali verranno
renze dei cerchi sia il più piccolo possibile, e i corpi abbiano ug-ualmente ritardati. - C.V.D.
in D e I uguali velocità. Poiché le distanze CD, CI sono Corol. r. Di conseguenza, se un corpo sospeso ad un filo
uguali, le forze centripete in D e I saranno uguali. Si rap- oscilla, o a causa di un ostacolo qualsiasi, levigato e per-
presentino queste forze mediante le lineette uguali DE, kttamente liscio. è costretto a muoversi lungo una linea
IN; se l'intera forza IN (per il coro!. 2 delle leggi) si risolve cnn'a, e se un altro corpo sale o scende lungo una retta, e
nelle due NT e IT, la forza NT, che agisce lungo la linea
le loro velocità risultano uguali ad una medesima altezza
NT perpendicolare alla direzione ITK del corpo, non muterà.
quale che essa sia, è chiaro che le loro velocità saranno
affatto la velocità del corpo lungo quel percorso, ma soltanto
uguali alle altre qualsiasi altezze uguali. Infatti, o a causa
distrarrà il corpo dal percorso rettilineo, e di continuo
farà deflettere il medesimo dalla tangente all'orbita, e lo del filo cui il corpo è sospeso o per l'impedimento di un
farà progredire lungo la direzione curvilinea ITKk. L'intera ostacolo perfettamente liscio, si verificherà la medesima cosa,
forza si esaurirà nel produrre questo effetto: ma l'altra forza che con la forza trasversa NT. U corpo non è da essa ritar-
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE Vlll

dato né accelerato, ma soltanto costretto ad allontanarsi dal porzionale alla retta, il cui quadrato è uguale all'area ABFD,
percorso rettilineo. e il triangolo ICK sarà dato proporzionale al tempo, per
Curol. 2. Di conseguenza anche se la quantità P rap- cui J{N sarà inversamente proporzionale all'altezza IC. ossia,
presenta la massima distanza dal centro alla quale un corpo se vien data una qualsiasi quantità Q, e l'altezza IC vtene
può ascendere, sia che oscilli o che ruoti lungo una traiet-
chiamata A, come AQ . Si chiami Z questa quantità S!_
A
e
toria, e da un punto qualsiasi della traiettoria esso viene
proiettato verso l'alto con quella velocità che ha in quel
luogo; e se la quantità A rappresenta la distanza del corpo
A B
dal centro in un altro qualsiasi punto dell'orbita, e la forza
centripeta è sempre come la potenza A,._1 della A, il cui
indice n - I è un numero qualsiasi n diminuito di un'unità,
allora la velocità del corpo ad ogni altezza A sarà come
VP" - A~ e perciò è data. Infatti, la velocità di un corpo R
in ascesa e in caduta rettilinea (per la prop. XXXIX) sta '
in questa medesima proporzione. z G
PROPOSIZIONE XLI. PROBLEMA XXVIII.
Posta una forza centripeta di un qualnnqne genere e date le
quadrature delle figure curvilinee, sono rt'chieste sia le traiet-
torie lungo le qttali i corpi nmoveranno, sia i tempi dei
moti lungo le traiettorie trovate.
Una forza qualsiasi tenda verso il centro C; sia da deter-
c
minare, allora, la traiettoria VIKk. Si dia il cerchio VR
si supponga che la grandezza della Q sia tale che in qualche
descritto con centro C e intervallo qualsiasi CV, e col mede-
caso JIABFD stia a Z come Il{ a KN; allora, in tut-
simo centro si descrivano altri cerchi qualsiasi ID, KE, che
tagliano la traiettoria in I e l{ e la retta CV in D e E. Si ti i casi, VABFD starà aZ come IK a KN, e ABFD sta a
tiri sia la retta CNIX che taglia in N e X i cerchi KE, LZ come JKz a KN~ e scomponendo ABFD-ZZ sta a ZZ
VR, sia la retta CKY che incontra in Y il cerchio VR. come IN 2 a KN2, per cui y'ABFD- ZZ sta aZ o ~ com P.
Siano, inoltre, i punti l e K, vicinissimi fra loro, e tenda
il corpo da V attraverso I e K verso k; il punto A è n'l a KN, e perciò A x KN è uguale a Q x IN . Di con-
quel luogo dal quale un corpo deve cadere, in modo che IABFD-ZZ
nel luogo D acquisti una velocità uguale alla velocità del seguenza, in quanto YX x XC sta ad A x J(l\l come CX2 ad
primo corpo in J. E poiché le cose stanno come nella pro- Q x IN x CX2
AA, il rettangolo XY x XC sarà uguale a ' .
posizione XXXIX, la lineetta IK, descritta in un tempo dato AA I'ABFD-ZZ
piccolissimo, sarà proporzionale alla velocità e perciò pro- Dunque, se sulla perpendicolare DF si prendono Db, Dc

.;:j
,,,
'"' PR!NCll'[ MATEMATICI L!BI{O l'RIMO - SEZIONE VIU

come uguali, rispettivamente, alla -7~~Q~=cc~ e alla


Cnrol. 3· Se con centro C e vertice principale V viene
descritta una qualsivoglia sezione conica VRS, e da un suo
2(ABFD-ZZ
-:-:~'fcQi'ix~~c
_
zAA (4BFD
·:;;"~'~~
ZZ
, e si descriveranno le linee curve ab, punto qualsiasi R si tira la tangente RT che incontra
nel punto T l'asse CV, infinitamente prolungato; e poi,
ac, sulle quali sempre stanno i punti b, c; e se dal punto V si congiunti CR, si conduce la retta CP, uguale all'ascissa
innalza verso la linea AC la perpendicolare Va, che taglia CT, e renda l'angolo VCP proporzionale al settore VCR;
le arce curvilinee V Dba, V Dca, e si innalzano anche le ordi- e ::;e inoltre una forza centripeta, inversamente proporzionale
nate Ez, Ex; poiché il rettangolo Db X IN o DbzE è uguale
alla metà del rettangolo A x KN o al triangolo ICK, e il s
rettangolo Dc x Ii.V o DcxE è uguale alla metà del ret-
tangolo Y.Y x XC o al triangolo XCY; ossia, poiché le
particelle nascenti DbzE, !C]( delle aree VDba, VIC sono T
sempre uguali, e le particelle nascenti DcxE, XCV delle
arce VDca, VCX sono sempre uguali, l'area VDba così
generata sarà uguale all'area generata VIC, e perciò propor-
zionale al tempo, e l'area generata VDca uguale al settore
generato VCX. Dunque, essendo dato il tempo qualsiasi
durante il quale il corpo è disceso dal luogo V, sarà data l'area
ad esso proporzionale VDba, e quindi sarà data l'altezza CD
o CI del corpo, l'area V Dca e il settore VCX, ad essa uguale,
in::;ieme col suo angolo VCI. Dati, inoltre, l'angolo VCI e
l'altezza Cl sarà dato il luogo I, nel quale il corpo si tro~
verà una volta terminato quel tempo. al cubo della distanza dei luoghi dal centro, tende verso il
Coro!. I. Di qui, le altezze massime e minime dei corpi, ct:ntro C, e il corpo parte dal luogo V con una velocità
ossia, le absidi 2 delle traiettorie, possono essere trovate adatta secondo una linea perpendicolare alla retta CV, allora
rapidamente. Le absidi sono infatti quei punti sui quali la quel corpo avanzerà lungo la traiettoria VPQ su cui giace
retta JC, condotta per il centro, cade perpendicolam1ente s10mpre il punto P; perciò, se la sezione conica VRS è una
alla traiettoria VIK; il che avviene quando le rette IK
ipcrbole, il medesimo discenderà verso il centro: se invece
e NK sono uguali, e perciò quando l'area A.BFD è uguale
è un'ellisse, esso ascenderà sempre e si allontanerà all'infi~
a ZZ.
Corol. 2. Ma anche l'angolo KIN, in cui In traiettoria
nito. E inversamente, se un corpo muove con una velocità
taglia in un luogo qualsiasi la linea JC, una volta data qualunque dal luogo V, e secondo che abbia iniziato o a
l'altezza IC del corpo, si trova rapidamente; e precisamente scendere obliquamente verso il centro, o da esso ad ascendere
prendendo il suo seno proporzionale al raggio come KN lo obliquamente, la figura VRS è o un'iperbole o un'ellisse, la
è a IK, ossia, come Z alla radic.e quadrata dell'area ABFD. traiettoria può e:,~crc trovata o aumentando o diminuendo
l'angolo VCP in una qualche data ragione. 1\'Ia, se la forza
' Uno dei due punti di un'orbita che sono, rispettivamente, più vicino
centripeta ..,;ene mutata in forza centrifuga, il corpo ascen~
e più lontanu dal centro delle ione. derà obliquamente lungo la traiettoria VPQ, la quale si
,68 PRINCIJ>I MATEMATICI LUIRO PRIMO - SEZIONE VIII

trova prendendo l'angolo l'C P proporzionale al settore ellit- intervallo Ck venga descritto il cerchio kc che incontra in e
tico VRC, e la lunghezza CP uguale come sopra all'altez- la rdta PD, e si innalzino le ordinate eg. ev, cw delle cun·e
za CT. Tutte queste cose conseguono dalla proposizione BFg, abt•, acw. Per il rettangolo dato PDRQ e per la legge da-
precedente, per mezzo della quadratura di una curva ta della forza centripeta dalla quale il primo corpo è spinto,
qualsiasi, la cui determinazione, poiché è abbastanza facile, yienc data la linea curva BFg, per la costruzione del problema
XXVfi e del suo corollario I. Allora, per l'angolo dato
ometto per brevità.
({]{è data la proporzione delle linee nascenti IK, KN, e
qnin<li, per la costruzione del probl. XXVIII. è data la
PROPOSIZIO~E XLII. PROBLEMA XXIX.
'ILw.ntit:L Q insieme con le linee curve all'i', ano; perciò, ter-
Data la legge della forza centripeta, ricercare il moto di minato un qualsiasi tempo Dbve, è data sia l'altezza Ce
1m corpo partito da un luogo dato, con una data velocità, o Ck del corpo, sia l'area Dcwe, e il settore ad essa uguale
secondo una data retta. XCy. l'angolo ICk eil luogo k nel quale il corpo allora si
trover:\.
Nelle stesse ipotesi delle tre proposizioni precedenti, un Si supponga, inoltre, che in queste proposizioni la forza
corpo parta dal luogo I secondo la lineetta IK, con quella centripeta varii, nell'allontanarsi dal centro, secondo tma
qu~t!siasi legge che possa essere immaginata, per cui a di-
A B .~tanze ngtmli dal centro sia ovunque la medesima. :'1-Ia iìn
qni abbiamo considerato il moto dci corpi lungo orbite
immobili. Rimane da aggiungèrc alcune CO'iC circa il loro
moto lungo orbite che ruobno intorno al centro delle forze.

c
velocità che un altro corpo, per effetto di una qualunque
forza centripeta uniforme, potrebbe acquistare cadendo dal
luogo P verso D: e questa forza uniforme stia alla forza,
per effetto della quale il primo corpo è spinto in/, come DR
a DF. Si diriga, inoltre, tale' corpo verso k; con centro C e
...,
LIBRO PRIMO - SEZIONE IX

stesso punto p, per la ragione prima esposta, descrive sul


piano immobile. L'angolo VCu sia uguale all'angolo PCp,
la linea Ctt alla linea CV, e la figura ttCp alla figura VCP;
il corpo che giace sempre in p si muoverà lungo il perimetro
della figura ruotante uCp, e descriverà il suo arco up nello
SEZIONE IX. O'ttsso tempo in cui l'altro corpo P può descrivere un arco
IL 110TO DEI CORPI LUNGO ORBITE MOBILI, simile cd uguale VP sulla ftgura in quiete T'PK Si trovi,
E IL MOTO DELLE ABSIDI poi, in base al corollario quinto della proposizione VI, la
forza centripeta per effetto della quale un corpo può essere
fatto ruotare lungo la linea curva che il punto p descrive
o-nl piano immobile, e il problema è risolto.

PROPOSIZIONE XLIII. PROBLEMA XXX. PROPOSIZIONE XLIV. TEOREMA XIV.


Si deve fare in modo che un corpo, su una traiettoria che La differenza delle forze dalle quali possono essere ugual~
ruota intorno al centro delle forze, si muova allo stesso modo mmfe mossi un corpo su un'orbita in quiete, e un altro corpo
che un altro corpo sulla medesima traiettoria in quiete. su11a stessa orbita che ruota, è i1wersamente proporzio?rale al
cubo della loro com·une altezza.
Il corpo P ruoti lungo un'orbita VPK di posizione data
dirigendosi da V verso K. Dal centro C si tiri di continuo Siano le parti up, pk, dell'orbita ruotante, simili e uguali
Cp, che è uguale alla CP, alle parti VP, PK dell'orbita in quiete, e si supponga che
v e si costruisca l'angolo la distanza dei punti P, K sia la più piccola possibile. Dal
VCp proporzionale all'an- punto k si abbassi sulla retta pC la perpendicolare kr,
--- --
U/'" - ...... golo VCP, e l'area, che la c si prolunghi la medesima fino in m, in modo che mr stia
A
......,, linea cp descrive, starà a lir come l'angolo VCp sta all'angolo VCP. Poiché le altezze
'' ' ' ' ' all'area VCP, che, con- - PC e pC, KC e kC dei corpi, sono sempre uguali, è manifesto
''
l'
' temporaneamente, la linea che gli incrementi o i decrementi delle linee PC e pc sono
''l ''
' CP descrive, come la ve- sempre uguali; perciò se i singoli moti dei corpi che stanno
' ' locità della linea che de- m:i luoghi P e p vengono distinti (per il corol. 2 delle leggi)
l
l ' '' scrive Cp sta alla velociti a due a due, dci quali, gli uni sono diretti verso il centro,
'' '
--
''
po;-~.............. ' ' ''
della linea che descrive CP;
ossia, come l'angolo T'Cp
o secondo le linee PC, pC, e gli altri sono trasversi ai primi,
e diretti secondo le linee perpendicolari alle PC, pC, i moti

------ sta all'angolo VCP, per


conseguenza in una ra-
ver~o il centro saranno uguali, e il moto trasversale del
corpo P starà al moto trasversale del corpo P come il moto
gione data, e pertanto proporzionale al tempo. Poiché angolare della linea pC al moto angolare della linea PC,
l'area proporzionale al tempo è quella che la linea cp descrive ossia, come l'angolo YCp all'angolo FCP. Dunque, nel
su un piano immobile, è manifesto che un corpo, spinto tempo stesso in cui il corpo P, per entrambi i suoi moti,
da una determinata quantità di forza centripeta, può ruo- pervié'ne al punto K, il corpo p, awndo un moto uguale
tarc insieme col punto p lungo quella linea curva che lo verso il centro, sarà mosso ugualmente da p verso C, percirJ,

l
LIJ!RO PIUMO - ~EZIONE TX
'7' PRINCIPI MATEMATICI '73

essendo stato completato il tempo, verrà trovato in un pCk come l'angolo VCp sta all'angolo VCP, e nC sia uguale
qualche punto della linea mkr, la quale, attraversato il pun- a kC: il corpo p, completato quel tempo, si troverà realmente
to h, è perpendicolare alla linea pC; e per il moto trasver- in u: perciò è spinto con forza maggiore che il corpo P, se,
sale, acquisterà, rispetto alla linea pC, una distanza che sta l'angolo nCp è in qualche modo maggiore dell'angolo kCp,
alla distanza acquistata dall'altro corpo P dalla linea o-;sb, se l'orbita upk o si muove procedendo in avanti, o si
nmove retrocedendo con una velocità maggiore del doppio
,\i quella con la quale la linea CP è mossa in avanti; con
forza minore se l'orbita viene mossa più lentamente retro-
cedendo. La differenza delle forze è proporzionale all'inter-
vallo mn dci luoghi, attraverso il quale il corpo p per l'azione
della medesima, in quel dato lasso di tempo, deve essere
traspùrtato. Con centro C e intervallo Cn oppure Cl' si
supponga che venga descritto un cerchio che taglia le linee
mr, mn, prolungate fino in s e t, e il rettangolo mn xmt
sar.\ ugnale al rettangolo mk x ms, perciò mn sarà uguale
~x- . ,.
a - - · - - . Pmche, moltre,
. tnangoh
1
. . pCk, pC1t .
sono dt
mt
grandezza data, in un dato tempo, kr e mr, e la loro dif-
ferenza mk e la loro somma ms, sono inversamente propor-
zionali all'altezza pC, perciò il rettangolo mk x ms è inver-
samente proporzionale al quadrato dell'altezza pC. E anche
mt è direttamente proporzionale a 1 { 2mt, ossia, all'altezza pC.
Queste sono le prime ragioni delle lince nascenti; e di qui
mk >< ms
, ossia la lineetta nascente ntn, e la differenza delle
mi
forze ad essa proporzionali, sono inversamente proporzionali
al cubo dell'altezza pC. - C.V.D.
C oro1. I. Di conseguenza la differenza delle forze nei
PC, come il moto trasversale del corpo p sta al moto luoghi P e p, o K e k, sta alla forza per effetto della quale
trasversale dell'altro corpo P. Per cui, essendo kr uguale nn corpo può ruotare con moto circolare da R a K nello
alla distanza che il corpo P acquista rispetto alla linea PC. stes,so tempo durante il quale il corpo P descrive lungo
ed mr sta a kr come l'angolo VCp all'angolo T'CF, ossia, un'orbita immobile l'arco PK, come la lineetta nascente
come il moto trasversale del corpo p al moto trasversale del 'llln sta al seno verso dell'arco nascente RK, ossia come
corpo P, è manifesto che il corpo p, completato quel tempo, mk x ms rk 2
Yerrà trovato nel luogo m. Queste cose si avranno in tal mt a zkC ' 0 come mk x ms al quadrato di rk;
modo quando i corpi p e P si muovono, ugualmente, secondo ossia, se si prendono le quantità date F, G in quella mutua
le linee pC e PC; perciò sono spinte da forze uguali lungo relazione che l'angolo VCP ha con l'angolo VCp, sta come
quelle linee. Ma si prenda un angolo pCn che sta all'angolo GG- FF a FF. Per la qual cosa, se con centro C e inter-

IB. NE\O,'TON,
2 74 PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRIMO - SEZIONE IX

vallo qualsiasi CP o Cp si descriverà un settore circolare quella differenza in un'altra qualsiasi altezza A sta a se
uguale all'intera area VPC, che il corpo P ha descritto in
un tempo qualsiasi, essendo stato condotto il raggio verso il stessa nell'altezza CV come ; 3
sta a C~"J , la stessa diffe-
centro, ruotando lungo un'orbita immobile: la differenza RGG-RFF
delle forze, per effetto delle quali il corpo P lungo un'orbita rcnza in ogni altezza A sarà proporzionale a _oo::_:~~'-'­
A'
immobile e il corpo p lungo un'orbita mobile, ruotano, starà
alla forza centripeta per effetto della quale un corpo qualsiasi,
condotto il raggio verso il centro, potrebbe descrivere uni-
formemente quel settore nel medesimo tempo col quale viene
---- - --~~ ,,
descritta l'area VPC, come GG- FF a FF. Infatti, quel '
settore e l'area pCk stanno fra loro come i tempi durante i
quali sono descritti. '
Corol. 2. Se l'orbita VPK è un'ellisse che ha il fuoco C ''
e l'abside più alta V, e si suppone simile ed uguale ad essa
\\
l'ellisse upk, in modo che pC sia sempre uguale a PC e '''
l'angolo VCp stia all'angolo VCP nella ragione data di G
a F; e se inoltre al posto dell'altezza PC o pC si scriverà A, ' l
l
l
e al posto del parametro dell'ellisse si mette 2R, la forza, l
l

---- ------.:;--------
c __ }-- -
per effetto della quale un corpo può ruotare lungo un'ellisse
.
mobile, starà come AA
FF
+ RGG-RFF
AJ , e viceversa. In- '
'' - --------- /
,~"'
--, . . .
~~---
fatti, la forza per effetto della quale un corpo ruota lungo
FF
un'ellisse immobile venga rappresentata dalla quantità AA ,
n --~
---- -- '

FF
e la forza in V sarà CV 2 • Ma la forza per effetto della·
quale un corpo potrebbe ruotare lungo un cerchio, alla
distanza CV, con la velocità che il corpo ruotante lungo un'el-
lisse possiede in V, sta alla forza per effetto della quale il corpo FF
Dunque, alla forza ~-, per effetto della quale un corpo
che gira lungo l'ellisse è spinto nell'abside V, come la metà AA
del parametro dell'ellisse al semidiametro CV del cerchio, mota lungo l'ellisse immobile VPK, si aggiunge la dif-
RGG-RFF FF
e perciò come ~-,-
RFF
3
; e la forza, che sta a questa come ftrcnza in più ·e
AJ
+ RGG-RFF co-
' AA A3
CV RGG-RFF stituirà l'intera forza per effetto della quale un corpo
GG- FF a FF, è proporzionale a CP . E que-
ruota lungo l'ellisse mobile -upk nei medesimi tempi.
sta forza (per il coro!. r di questa proposizione) è la diffe- Coro!. J . .:\Jlo stesso modo se ne arguisce che se l'orbita
renza delle forze in V per effetto delle quali il corpo P lungo immobile VPK è un'ellisse che ha il centro nel centro C
l'ellisse immobile VPK, e il corpo p lungo l'ellisse mobile delle forze, se si suppone l'ellisse mobile 11pk simile, uguale
upk ruotano. Di conseguenza, poiché (per questa prop.} c ad essa concentrica; e se zR ~ il parametro principale di

j
PRINCIPI MATEM.UICI LII!RO PJHMO - SEZIONE IX ,,,
questa ellisse, e 2T il parametro trasversale o asse maggiore, all'angolo VCP in una ragione data, allora la forza per effetto
e l'angolo VCp sta sempre all'angolo VCP come G a F, della quale un corpo può motare lungo quella curva V pk su
allora le forze per effetto delle quali i corpi possono ruotare cni sta continuamente il punto p, sarà inversamente propor-
lungo l'ellisse immobile e lungo quella mobile in tempi uguali, zionale al cubo dell'altezza Cp. Il corpo P, infatti, per la
. ali FFA . . FFA forza d'inerzia, non essendo spinto da nessun'altra forza, può
saranno proporzwn a ~ e, nspetttvamente, a ---y:3 +
aYanzare uniformemente sulla retta VP. Si aggiunga la forza
RGG-RFF
+--Aco,;-- n·r;;o il centro C, inversamente proporzionale al cubo del-
l'altezza CP o Cp, allora (per le cose già dimostrate) quel
Corol. 4· ln generale, se l'altezza massima CV del
moto rettilineo sarà deviato verso la linea curva V pk. Ma
corpo è detta T, e il raggio di curvatura che l'orbita VPK qnesta curva Vpk è identica alla curva VPQ trovata nel
ha in V, ossia il raggio di un cerchio ugualmente curvo, è cnrol. 3 della prop. XLI, nella quale dicenuno che i corpi
detto R, e la forza centripeta per effetto della quale un attratti da forze eli tale tipo ascendevano obliquamente.
corpo può ruotare lungo una qualunque traiettoria immo-
. VPK ne11uogo l' e' d etta ---rT,
bile . a ltn. luogh'1 P è
VFF e m PROPOSIZIOXE XLV. PROBLEMA XXXI.
Ricercare il moto delle absidi lungo le orbite che si appros-
detta, in maniera indefinita, X, e l'altezza CP è denomi-
simano moltissimo ai cerchi.
nata A, e si prende G ad F nella proporzione data del-
l'angolo VCp all'angolo VCP, allora, la forza centripeta Il problema si risolve aritmeticamente facendo in modo
per effetto della quale il mede~imo corpo può descrivere che l'orbita, che un corpo descrive su un piano immobile ruo-
gli stessi moti lungo la medesima traiettoria upk, mossa tandu (come nel corol. 2 o 3 della proposizione precedente)
circolarmente, negli stessi tempi, starà come la somma delle lungo un'ellis~e mobile, si accosti alla forma dell'orbita di
VRGG-VRFF cui si ricercano le absidi, e poi cercando le absidi dell'orbita
forzeX+ Al . d1e quel corpo descrive sul piano immobile. Le orbite,
acqui~tano la medc~ima forma, se le forze centripete
Coro[. 5· Dato, dunque, il moto di un corpo in un'orbita
immobile qualunque, il suo moto angolare intorno al centro sotto l'azione delle quali esse sono descritte, fra loro confron-
delle forze può essere aumen- tate, sono ad altezze uguali proporzionali. Il punto V sia
tato o diminuito secondo una l'abside più alta, e T venga scritto al po~to dell'altezza
massima CV, A al posto della qualsiasi altra altezza CP
rUe,oione data, e perciò possono
o Cp, e X al posto della differenza delle altezze CV- CP;
essere trovate nuove orbite
allora la forza, per effetto della quale il corpo si muove
immobili lungo le quali i corpi lnngo l'ellisse che ruota intorno al proprio fuoco C (come nel
ruotano per effetto di nuove
l FF RGG-RFF
Pr----_-----.::::J forze centripete.
Coro!, 6, Dunque, se verso
coro!. 2), e che nel corol. 2 era come--
FF A .--'_:R~,G~-G:_- _R
. come -~
_LI
+ -·'-~=-=-
A. 3 '

c la retta CV, di posizione data, ossta 00F,_·F,_ starà, mettendo T- X


k _.p
si innalza la perpendicolare al t dd Rr;r;- RFF + TFF- FFX
VP, eli lunghezza indeterminata, e si congiunge C con P, e con poso -,come A, . In modo
lunghezza uguale si tira c p, che forma l'angolo re p, che sta analogo una quabiasi altra forza centripeta va ridotta ad una
PRINCIPI MATEM,\TlCI

frazione il cui denominatore sia A 3 c i numera tori, fatto il


1
'
LIBRO PRIMO • !)EZIONE IX

\·nlta questo angolo, e eli qui tornando all'abside più alta dove
279

confronto dei termini omologhi, deYono essere resi analoghi. ,lj nuovo ha descritto il medesimo angolo; e così all'infrnito.
La cosa apparirà manifesta mediante esempi. Esempio 2. Supponiamo che la forza centripeta sta come
Esempio I. Supponiamo che la forza centripeta sia uni~
11 na qualsivoglia potenza A"- 3 o ~: dell'altezza A: -'ove
forme, perciò come ~: , o (sostituendo il numeratore A
11 - 3 ed n sono esponenti interi o frazionari, razionali o
con T - X) come
T 3 -3TTX +
A
3TXX - X 3
; e confron~
irrazinnali, positivi o negativi delle potenze. Il numeratore
3
.l~ oppure (T- X)" ridotto ad una st>rie infinita mediante
tati i termini corrispondenti dci numeratori, quelli dati con il noslro metodo delle serie convergenti, diventa P -
quelli dati e quelli non dati con quelli non dati, RGG-
- RFF + TFF starà a P come- FFX sta a - 3TTX +
_n X I"'- l + nn- n XXT"-2, ecc. E confrontati i termini
2
+ 3TXX -X3 o come -FF a-3TT + 3TX -XX. Ora, di questo numeratore con i termini dell'altro numeratore
poiché l'orbita è supposta estremamente prossima a un cer~ RGG- RFF +
TFF- FFX, RGG - RFF TFF sta a +
chio, venga fatta coincidere col cerchio, e poiché R, T sono nn-n
state rese uguali, e X è stata diminuita all'infinito, le ultime T~ come - FF sta a - nT"- 1 + 2
XT"- 2, ecc. E
ragioni di RGG a P staranno come - FF a - 3TT, o GG assumendo le ultime ragioni nel luogo in cui le orbite si
sta a TT come FF a 3TT, e a sua volta GG sta a FF come accostano alta forma circolare, RGG sta a T" come - FF
TT a 3TT, ossia, come r a 3; perciò G sta a F, ossia, l'an~ a -nJ"'-I, o GG a T"- 1 come FF a nrn- 1, e di nuovo GG sta
gola VCp all'angolo VCP, come r alla )13. Dunque, poiché a FF come T"~1 a nT"-I, ossia come I a n; perciò, G a F,
il corpo, in un'ellisse immobile, discendendo dall'abside più
alta all'abside più bassa costituisce un angolo VCP di, per
ossia l'angolo VCp all'angolo VCP, come I alla Per la v;.
qual cosa, poiché l'angolo VCP, descritto nella discesa del
così dire, r8o gradi, l'altro corpo, in un'ellisse mobile,
corpo dall'abside più alta all'abside più bassa lungo un'ellisse,
e perciò nell'orbita immobile di cui trattiamo, discendendo
t di r8o gradì, allora l'angolo VCp, che un corpo qualsiasi
dall'abside più alta all'abside più bassa costituirà un angolo
descrive, nel discendere dall'abside più alta all'abside più
ve p dì v~
00
; e ciò a causa della similitudìne di questa. bassa, in un'orbita quanto più possibile vicina alla circolare
orbita che un corpo, spinto uniformemente dalla forza cen- con una forza centripeta proporzionale alla potenza An-3 , sarà
tripeta, descrive, e di quell'orbita che il corpo, proseguendo ugua le ali ' ango lo di ---c==-
I800 ;
l
e una vota trovato quest 'an·
i giri lungo un'ellisse ruotante, descrive su dì un piano in \"n
quiete. A causa del precedente confronto dei termini queste gola, il corpo tornerà dall'abside più bassa all'abside più alta,
orbite sono rese simili, non in generale ma allorquando si e così all'infinito. Che se la forza centripeta fosse come la
approssimano il più possibile alla forma circolare. Un corpo, .
dIstanza d
el corpo dal centro, ossia come A o
A'
-- , n
dunque, che ruota con una forza centripeta unifom1e in A'
un'orbita più vicina possibile a quella circolare, descriverà sarebbe uguale a 4 e )'';uguale a 2; perciò, l'angolo tra l'ab-
sempre, tra l'abside più alta e l'abside più bassa, un angolo di
SI··de pm
•' ,alt a e l' ab s1'de pm
" b assa sara' ugual e a -
I8oO .
- , ossta
ISo o 2
- . - , o 103 gradi, 55', 23" rispetto al centro; pervenendo dal~
13 a go gradi. Completata, dunque, la quarta parte di una
l'abside più alta a quella più bassa ove ha descritto una sola rivoluzione il corpo perverrà all'abside più bassa, e compie~
PRINCIPI MATE'-HTICT LIBRO PRIMI) - SEZIONE IX

tata l'altra quarta parte perverrà all'abside più alta, e cosi, c confrontati i termini dei numeratori, RGG-RFF + TFF
alternatamente, all'infinito. Il che è manifesto anche dalla starà a br"+ eT', come- FF sta a - mbT"'- 1 - ncT"- 1 +
proposizione X. Infatti, il corpo spinto da questa forza -~ mm- m bXT"'-2 + nn- n cXT"-2, ecc. E prendendo
centripeta ruoterà lungo un'ellisse immobile, il cui centro è . 2 2
nel centro delle forze. Perché, se la forza centripeta è inver- le ultime ragioni che risultano quando le orbite si accostano
samente proporzionale alla distanza, ossia, è direttamente ;:tlla forma circolare, GG sta a br"- 1 +
cT"- 1 come FF
.
proporzwna l e a AI o a A' a 111 bT"'- 1 +ucT'- 1 , e di nuovo GG sta a FF come bT'""- 1 +
A J • n sarà uguale a 2; perciò +
-7- eT''-' a mbT"'- 1 ncT"·l. Tal~:: proporzione, rappresen-
l'angolo tra l'abside più alta e quella più bassa sarà di tando aritmeticamente mediante l'unità l'altezza massimp.
r8o 0 CV o T, diventa GG sta a FF come b +c a mb+ ne, perciò
--=-o di 127° r6' 45", per cui, il corpo che ruota per
F2 come I a mb + ne , Da cm,. G sta a F , ossia
· l' ango1o
effetto di tale forza, per la co:ttinua ripetizione di quest'angolo, b +c
mb+ ne
passerà a volte alterne dall'abside pii1 alta alla più bassa e
dalla più bassa alla più alta, in eterno. Inoltre, se la forza
l/
VCp sta all'angolo VCP, come I a . b + c . Per con-
:;cgucnza, poiché l'angolo VCP tra l'abside più alta e
centripeta è inversamente proporzionale alla radice quarta
l'alJside più bassa nell'ellisse immobile è di ISo gradi, l'an-
della potenza undicesima dell'altezza, ossia, inversamente
golo VCp tra le medesime absidi, nell'orbita che un corpo
proporzionale ad .4u14 e perciò direttamente proporzionale
I A 11• I8oo
descrive per effetto di una forza centripeta proporzionale
a - A o a - - , n sarà uguale a 1 J•• e ----r=-- uguale a bA"'+ cA"
Il~ Al tn alla quantità A3 , sarà. uguale a un angolo di ISO

360 gradi; per cui, il corpo che parte dall'abside più alta, e che
subito discende continuamente, perverrà all'abside più bassa gradi -~/
b+c , E per lo stesso ragionamento, se la forza
quando ha completato un'intera rivoluzione, e poi, a causa mb+ 1/C bA"'- cA"
centripeta è proporzionale a , l'angolo fra le ab-
dell'ascesa continua, completando un'altra intera rivoluzione,
tornerà all'abside più alta; e così, alternatamente, in eterno.
A·'-~--
Esempio J. Assumendo m e n al posto di esponenti qualsiasi sidi sarà trovato di gradi ISo 11/ 11tbb --ne
c . Ne' diversa-
delle potenze dell'altezza, e b, c al posto di numeri dati qual- mente il problema si risolve nei casi più difficili. La quan-
siasi, supponiamo che la forza centripeta sia proporzionale a tità alla quale la forza centripeta è proporzionale deve sempre
bA"+cA" . . b(T-X)"+c(T-X)" essere risolta in serie convergenti che hanno .·f.l per deno-
A3 , ossm proporzwnale a A3 ,
minatore. Poi, la parte data dd numeratore che risulta da
o {per lo stesso n0stro metodo delle serie convergenti) pro- quella operazione va supposta nella medesima ragiuue con
porzionale a la parte non data dd medesimo, e così anche la parte di
bT"' +eT" -mbXT"'- 1 -ttcXTn-l + mm- m bXXT'"-2 + queslo numeratore RGG- RFF + TFF- FFX con quel-
2 l'altra parte non data del medesimo. E togliendo via le
A' quantità ~uperflue, e scrivendo l'unità al posto di T, la
nn - n proporzione di G a F viene ottenuta.
+ .=:____:-:_-
2
cxxp-z
Corol. r. Di conseguenza, se la forza centripeta sta come
-------A~,~---- ecc, una qualsiasi potenza dell'altezza, quella potenza può essere
PRINCIPI MATEMATICI LIIIRO PRIMO - SEZIONE IX

trovata a partire dal moto delle absidi; e inversamente. u rt/ 2 rivoluzioni: cioè se m sarà stato a n come 8 o 4 o 2
Ossia, se l'intero moto angolare, per effetto del quale il " nn , If 64 -30 '/ 1 ~-30
ar,esepercm---3varra
corpo torna alla medesima abside, sta al moto angolare di mm
una rivoluzione, o di 360 gradi, come un qualsiasi numero m ,/ ~ - 3 o 3, allora la forza sarà proporzionale a A1164- 3
4/
9 -
4
sta ad un altro numero n, e l'altezza viene chiamata A, 0 .11/tr.-3 o AI/4-3 o A 19-\ ossia, inversamente proporzio-
"" nale a A3 - 11&4 o A 3 - 1 ft6 o .'P- 114 o A 3 - 419, Se il corpo, dopo
allora la forza starà come la potenza A mm -J dell'altezza, il
le singole rivoluzioni, sarà tornato alla medesima abside
cui esponente è __!!!!____- 3· Il che è manifesto dal secondo
mm immobile, m starà a n come I a I,
"" sarà uguale
perciò A-;;;;;-J
esempio. Per conseguenza è evidente che quella forza, allonM
ad A-z ossia A~ ; perciò il decremento delle forze sarà
tanandosi dal centro, non può diminuire in una proporzione
maggiore del cubo dell'altezza. Un corpo che ruota con tale proporzionale al quadrato dell'altezza, come è stato dimo-
forza e che si allontana dall'abside, se ha iniziato a discenM ::.trato nelle precedenti proposizioni. Se il corpo, dopo tre
dere, non giungerà mai ad un'abside più bassa o a un'altezza flUarti o due terzi, o un terzo o un quarto di una rivohizione
minima, .ma scenderà fino al centro, descrivendo quella linea sadt tornato alla medesima abside, m starà ad n come 3 / 4 ,
curva della quale trattammo nel corol. 3 della prop. XLI. ~/ 3 , "" 3 sarà uguale ad A. 16/Q-J o ad
a I, e perciò AMnf-
1/ , 1/
3 4
Se invece, allontanandosi dall'abside, il corpo ha cominciato AY/.j-3 o ad A9-3 o ad AI6-J; per la qual cosa la forza sarà o
a salire anche solo un poco, salirà all'infinito e non giungerà im·crsamente proporzionale a AU/9 o ad A 314, oppure diret-
mai ad un'abside più alta. [nfatti, descriverà quella linea tamente proporzionale ad A 6 o A13 • Infine, se il corpo pro-
curva della quale si è trattato nel medesimo corol. e nel cedendo dall'abside più alta all'abside più alta avrà com-
corol. 6 della prop. XLIV. Per cui, quando la forza, nel piuto un'intera rivoluzione e, in più, tre gradi, e se perciò
suo allontanarsi dal centro, decresce in una proporzione quell'abside durante ciascuna rivoluzione del corpo avan-
maggiore del cubo dell'altezza, il corpo che si allontana zerà di tre gradi, m starà ad n come 363o a 360° oppure
dall'abside, allorché ha cominciato o a scendere o a salire, nn 29523

o discenderà verso il centro o salirà all'infinito. Ma se la come 121 a 120, e perciò A"iiim-3 sarà uguale ad A- us.~1;
forza, nel suo allontanarsi dal centro, o diminuisce in una per cui la forza centripeta sarà inversamente proporzionale
29523 4
proporzione minore del cubo dell'altezza, o aumenta in una ad A 14641 o all'incirca inversamente proporzionale ad A 2243.
qualunque proporzione rispetto all'altezza, il corpo non scenM La forza centripeta, dunque, decresce secondo una propor-
derà mai fino al centro, ma arriverà dopo un certo tempo zione un po' maggiore del quadrato, ma 593 / 4 volte più
all'abside più bassa; e, inversamente, se il corpo discendendo Yicina al quadrato che al cubo.
e salendo alternativamente da un'ah:;id~ all'altra abside, non Corol. 2. ni rnno;;pgnPnz::. :mr.hf' sP. il corpo ruota sotto
si accosta al centro, la forza, nel suo allontanarsi dal centro, o l'azione della forza centripeta che è inversamente propor-
aumenterà o diminuirà in una proporzione minore del cubo zionale al quadrato dell'altezza, lungo un'ellisse che ha il
dell'altezza: e quanto più velocemente il corpo sarà tornato fuoco nel centro delle forze, e a questa forza centripeta
da un'abside all'altra abside, di tanto il rapporto delle forze viene aggiunta o sottratta una qualche altra forza estranea,
si allontanerà dalla proporzione del cubo. Cosicché, se un può venire conosciuto (per mezzo del terzo esempio) il moto
corpo sarà tornato dall'abside più alta all'abside più alta delle absidi che nasce da tale forza estranea: e inversamente.
con un moto alterno di discesa e di ascesa dopo 8 o 4 o 2 Ché se la forza per effetto della quale il corpo ruota lungo
PRINCIPI_ MATEMATICI

l'ellisse è proporzionale a -' - e la forza estranea sottratta


AA
proporzionale a cA, e quindi la forza restante, proporzionale
A -cA 4
A3 , b (come nell'esempio 3) sarà uguale a I, m
SEZIOXE X.
uguale a I, ed n uguale a 4, e perciò l'angolo di rivoluzione
IL ;.lOTO DEI CORPI Sl" SUPERFICI DATE,
tr::L lP. ahsidi sarà uguale all'angolo di gradi rSo
r 1
-c . l/ l-4C
E IL :i'IIOTO DEI PE:SDOLI OSCILLANTI

Supponiamo che la forza estranea sia minore di 357,45 volte


dell'altra forza per effetto della quale il corpo ruota lungo
l'Il'
e tsse, ossm. ch e c. sta uguale ' a":iS7""E
" , essendAo o T

uguale a I, anche I80°


·1//. I - C
diventa '356~5
I8o 0 ~ 35345 , opR PR0l'0517.IO=--E XLVI. PROBLlDIA XXXII.
I-4C
pure r80°.7623, ossia, I80° 45' 44". Dunque, il corpo allon- Supposta Ultaforza centripeta di un qualsiasi genere, e dati
tanandosi dall'abside più alta, con moto angolare di I8oo $ia 1111 cot/YrJ di forze sia 1m qualunque piano su cui un corpo
45' 44", perverrà all'abside più bassa, e raddoppiato questo muta, e ammessa la quadrat11ra delle figure cunn"!inee, ricercare
moto tornerà all'abside più alta; perciò l'abside più alta il mota di un corpo partita da tm luogo dalo, con una data
progredirà, durante ciascuna rivoluzione, di Io 31' 28". ·odocilà, secondo una retta data s11 quel piano.
L'abside della luna è più veloce di circa il doppio.
Ciò sul moto dei corpi lungo orbite i cui piani passano
per il centro delle forze. Rimane, ora, da determinarne il
moto anche sui piani eccentrici. Infatti, gli scrittori che
trattano del moto dei gravi, sono soliti considerare l'ascesa
e la discesa dei gravi, tanto se obliqui, quanto se perpenR
kQ"------- c R

dicolari su piani qualunque dati: con pari diritto è qui da


considerare il moto dei corpi che tendono a centri per effetto
di forze qualsiasi, e che si svolgono su piani eccentrici. In
verità, supponiamo che i piani siano levigatissimi e assoluR
tamente scorrevoli affinché non ritardino i corpi. Inoltre, in
queste dimostrazioni, al posto dci piani sui quali i corpi
giaciono e che in tal modo toccano, prenderemo in consideR
V T
razione piani paralleli a questi, sui quali si muovono i centri
dei corpi, e con tale moto descrivono le orbite. E subito
5
dopo, per la stessa legge, determiniamo i moti dei corpi
effettuati su superfici curve. Sia S un centro di forze, SC la distanza minima di questo
centro da un piano dato, P un corpo uscente dal luogo P
,;econdo la retta P Z, Q il medesimo corpo che ruota lungo
!
PRINCIPI MATEMATICI LIBRO PRlMO - SEZlONE X
,,,
la propria traiettoria, e PQR la traiettoria, descritta sul distanze, uguali alle forze per effetto delle quali i corpi sono
piano dato, che si deve trovare. Si congiungano CQ, QS, e attratti da ogni parte verso il centro 5; per conseguenza,
se su QS si prende SV proporzionale alla forza centripeta i corpi sono mossi negli stessi tempi, nelle medesime figure,
per effetto della quale un corpo è attratto verso il centro S, sul piano qualsiasi PQR intorno al punto C, e negli spazi
e si tira FT in modo che sia parallela a CQ e incontri SC liberi intorno al centro S; perciò (per il corol. 2 della prop. X
in T, allora, la forza SV si risolve (per il coro!. 2 delle leggi) e il coro!. 2 della prop. XXXVIII) descriveranno in tempi
nelle forze ST, TV; di esse, ST, che attrae il corpo secondo
p
una linea perpendicolare al piano, non muta affatto il suo
moto su questo piano. L'altra forza TV, però, che agisce z
scconùo la posizione del piano, attrae il corpo direttamente
verso il punto C dato sul piano, e quindi fa sì che il corpo
si muoYa su questo piano, come se la forza ST fosse tolta R
e il corpo ruotasse per effetto della sola forza TV intorno
al centro C nello spazio libero. Inoltre, data la forza centri-
peta TV, per effetto della quale il corpo Q ruota nello spazio
libero intorno al centro dato C, è data (per la prop. XLII)
sia la traiettoria PQR che il corpo descrive, sia il luogo Q
ave il corpo verrà trovato in un qualsiasi tempo dato, sia,
in fine, la velocità del corpo in quel luogo Q; e viceversa. V T

PROPOSIZIO:\E XLVII. TEOREMA XV.

La forza centripeta essendo supposta proporzionale alla


s
distanza del corpo dal centro, tutti~· corpi che ruotano su piani sempre uguali, o delle ellissi su quel piano intorno al cen-
qualunque descriveranno delle ellissi e compiranno le loro tro C, oppure completeranno i p;-riodi di andata e di ritorno
rivoZ.u.zioni in tempi uguali; e qttelli che si muovono in linea lungo lince rette condotte su quel piano attraverso il cen-
retta, oscillando avanti e indietro, completeranno ciascun pe- tro C. - C.Y.D.
riodo di andata e ritorno negli stessi tempi.
Infatti, stanti le cose della precedente proposizione, la Scouo.
forza SV, per effetto della quale il corpo Q, che ruota sul L'ascesa e la discesa dei corpi sulle superfici curve sono
piano qualsiasi PQR, è attratto verso il centro 5, è propor- analoghe a questi moti. Si supponga che su un piano ven-
zionale alla distanza SQ; e perciò, a causa della proporzio- gano descritte delle linee curve, poi che ruotino in cerchio
nalità di SV e SQ, TV e CQ, la forza TV, per effetto della intorno ad assi dati, passanti per il centro delle forze, e per
quale il corpo è attratto verso il punto C dato sul piano effetto ili quella rivoluzione descrivano delle superfici curve;
dell'orbita, è proporzionale alla distanza CQ. Le forze, dun- e che allora i corpi si muovano in tal modo che i loro cen-
que, per effetto delle quali i corpi giacenti sul piano PQR tri vengono sempre trovati su que.ste superfici. Se tali corpi,
sono attratti verso il punto C, sono, proporzionalmente alle ascendendo e discendendo oblirtnamente, oscillano avanti e

.

.288 PltlNCtPI MATEMATICI LlBIIO PRIMO ~ SEZIONE X 28g

indietro, i loro moti si effettuano su piani che passano attra~


verso l'asse, e perciò lungo lince curve, dalla cui rivoluzione
s
quelle superfici curve sono originate. In questi casi, dunque,
è sufficiente considerare il moto lungo queste linee curve.

PROPOSIZIONE XL VIII. TEOREMA XVI.


Se una ruota sta ad angoli retti di ttn globo sull'esterno,
e, com'è proprio delle ruote, ruotando avanza lungo ltn cerchio
massimo, [,l lunghezza del percorso curvilineo, che m~ punto
qualsiasi, posto sul perimetro della ruota, ha descritto dopo
aver toccato il globo (e che si Pttò chiamare cicloide o epici-
cloide), starà al doppio del seno verso della metà dell'arco che
a partire da quel tempo ha toccato il globo nel passarvi so~
pra, come la somma dei diametri del globo e della ruota sta
al semidt'ametro del globo.

PROPOSIZIONE XLIX. TEOREMA XVII.


L
Se una ruota sta ad angoli retti di un globo concavo
S11ll'interno, e rtwtando avanza ltmgo tm cerchio massimo,
la lunghezza del percorso curvilineo che mt punto qualsiasi,
posto Sltl perimetro della ruota, ha descritto dopo aver toccato
il globo starà al doppio del seno verso della metà dell'arco
che in tutto questo tempo ha toccato il globo nel passarv·i
sopra, come la differenza dei diametri del globo e della ruota L
sta al semidiametro del globo.
Sia ABL il globo, C il suo centro, BPV la ruota che
insiste su di esso, E il centro della ruota, B il punto di con~
tatto e P il punto che sta sul perimetro della ruota. Si
supponga che questa ruota proceda lungo un ce1-chio massimo
ABL da A attraverso B verso L, e percorrendolo ruoti sta a CB. Infatti, la retta CE (prolungata, se necessario)
in modo tale che gli archi AB, PB siano sempre uguali fra incontri la ruota in V, e si congiungano CP, BP, EP, VP,
loro, e che quel punto P, che sta sul perimetro della ruota, e su CP prolungata si abbassi la normale VF. PH, VH,
descriva il percorso curvilineo AP. A.P sia, inoltre, l'intero che si incontrano in H, tocchino il cerchio in P e V, e PH
percorso curvilineo descritto, dopo che la ruota ha toccato tagli in G la VF, e sulla VP si abbassino le normali GI, HK.
il globo in A, allora la lunghezza AP di questo percorso Di nuovo, con centro C e intervallo qualsiasi, si descriva il
starà al doppio del seno wrso dell'arco 1J 2PB, come 2CE cerchio nom, che taglia la retta CP in n, il perimetro dclla
PRINCIPI MATEMATICI LUIRO PRIMO - ~EztONE X ,,,
ruota BP in o, e il percorso curvilineo AP in m; ora, con alla lunghl"zza VP (che è il doppio del seno dell'angolo
centro V e intervallo Vo, si descriva un cerchio che taglia r-BP, essendo EB il raggio) come zEC sta a CB, e perciò
la VP prolungata fino in q. in una ragione data.
Poiché la ruota gira sempre intorno al punto di contatto Con>!. :2. E la lunghezza del sernidiametro della cicloide
B, è manifesto che la retta BP è perpendicolare a quella .-tS sarà uguale ad una linea retta, che sta al diametro
linea curva AP che il punto P della ruota descrive, e che Hr dl'lla ruota come 2CE a CB.
perciò la retta VP toccherà questa curva nel punto P. Il
raggio del cerchio nom, gradualmente aumentato o d-iminuito, PROPOSIZIONE L. PROBLEMA XXXIII.
sia infine reso uguale alla distanza CP; allora, per la similiw
Fare sì che un corpo pendulo oscilli lungo w1a cicloide dala.
tudine della figura evanescente Pnomq e la figura PFGVI,
l'ultima ragione delle lineette evanescenti Pm, Pn, Po, Pq, Entro il globo QVS, descritto con centro C, si dia la
ossia, la ragione degli incrementi momentanei della curva AP, cicl0ide QRS, bisecata in R, che con i suoi punti estremi Q
della retta CP, dell'arco circolare BP e della retta VP, ,_.,J S incontra la superficie del globo su entrambi i lati. Si
sarà Ug)lale a quella delle linee PV, PF, PG, Pl, rispettiw tiri Cl\ dw biseca l'arco QS in O, e la si prolunghi fino in
vamente. Poiché inoltre VF è perpendicolare a CF, e VH .-1, in modo che CA stia a CO come CO sta a CR. Con centro
a CV, e perciò gli angoli HVG, VCF sono uguali; e poiché C l' intl·rvallo CA venga descritto il globo più esterno DAF
l'angolo VHG (per il fatto che gli angoli del quadrilatero c tlvntro questo globo, e per mezzo di una ruota, il cui
HVEP sono retti in V e P) è uguale all'angolo CEP, i diametro è AO, si descrivano due scmicicloidi AQ, AS, in
triangoli VHG, CEP saranno simili e quindi EP starà a CE modo che tocchino il globo più interno in Q e S e inconw
come HG ad HV ossia HP e cosi KI a KP, e, sommando t rinu in A il globo più esterno. Da quel punto A e dal filo
o sottraendo CB sta a CE come PIa PK, e per conseguenza, :IPT, che è uguale alla lunghezza AR, penda il corpo T,
CB sta a 2CE come PI a PV, e perciò come Pq a Pm. c oscilli tra le semicicloidi AQ, AS in modo che tutte le
Dunque, il decremento della linea VP, ossia, l'incremento volte che il pendolo si allontana dalla perpendicolare AR,
della linea BV- VP sta all'incremento della linea curva la parte superiore AP del filo, venga applicata alla semi-
AP nella ragione data di CB a 2CE, e perciò (per il corol. ricloido:- APS verso cui il moto è diretto, e venga pie-gata
del lemma IV) le lunghezze BV- VP e AP, originate dagli
intorno ad essa come intorno ad un ostacolo, e con la parte
incrementi detti, stanno nella medesima ragione. 1\Ia, essendo
r,:stante PT, che non tocca ancora la semicicloide, venga
BV il raggio, VP è il coseno dell'angolo Bl"P o 1 / 2BEP,
ttSCL in linea retta; allora il peso T oscillerà lungo la ci-
perciò BV - VP è il seno verso del medesimo angolo; in
cloide data QRS.
questa ruota, perciò, il cui raggio è 1 / 2Br, BV- rP sarà
il doppio del seno verso delrarco 1 /~BP. Dunque AP sta Si incontri, infatti, il filo PT ora con la cicloide QRS
al doppio del seno verso dell'arco 1 f2BP come 2CE a CB. in T, ora col cerchio QOS in V, e si tiri CV; e sulla parte
- C.V.D. rettilinea del filo PT, dalle estremità P e T, sì innalzino
Inoltre, denomineremo la linea AP, della precedente le perpendicolari BP, TW che incontrano la retta Cl" in B
proposizione, cicloide esterna al globo, l'altra della proposi· e Tr. È manifesto, dalla costruzione c dalla genesi delle
zione successiva, cicloide interna al globo; e ciò per chiarezza. figure simili AS, SR, che tali perpendicolari PB, TTV tagliano
Coro!. I. Per conseguenza, se si descrive la cicloide intera su CF le lunghezze VB, VW uguali ai diametri delle ruote
ASL e la si biseca in S, la lunghezza della parte PS starà 0.--I, OR. Dunque TP sta a l"P (che è il doppio del seno
PRINCIPI MATEMATICI LUIRO PRIMO - SEZIONE X '93

dell'angolo VBP quando 1 /J3V è il raggio) come BW sta PROPOSIZIONE LI. TEOREMA XVIII.
a BV, o come AO +OR sta ad AO, ossia (poiché CA e
CO, CO e CR e, scomponendo, AO ed OR sono proporzio- Se ww forza centripeta che tende da ogni lato verso il
centro C di un globo è in ciascun luogo proporzionale alla
nali) come CA +CO sta a CA, oppure, se si biseca BV
in E, come zCE a CB. Per cui (per il corol. I della propo- distan::a di wt luogo qualsiasi dal centro, e per effetto di qt{es!a
.~Q{a jon:,t il corpo T viene fatto oscillare (nel modo già descritto)
lungo il perimetro della cicloide QRS, affermo ehe t1tlte le
oscilla::ùmi, comunque ineguali, avranno uguale durata.
[nfatti, sulla tangente TW, infinitamente prolungata,
F tldla cicloide cada la perpendicolare CX e si congiunga CT.
Poichl· la forza centripeta per effetto della quale il corpo T
è spinto verso C è proporzionale alla distanza CT, e qul:'sta
(per il corol. 2 delle leggi) sì rù;olve nelle parti ex,
TX
delle quali ex, spingendo il corpo direttamente da p distende
il rtlo PT, e a causa della resistenza di esso cessa interamente,
non producendo nessun altro effetto; e poiché l'altra parte
T.\, eh<> spinge il corpo trasversalmente o verso X, accelera
dirdtamente il suo moto lungo la cicloide, è manifesto che
l'accelerazione del corpo, proporzionale a questa forza acce-
leratrice, sarit in ciascun momento proporzionale alla lun-
glwzza TX, 0ssia, a causa delle date CV, WV e delle TX,
TW, ad esse proporzionali, proporzionale alla lunghezza
TJV, ci(Jè (per il corol. I della prop. XLIX) proporzionale
alla lunghezza dell'arco di cicloide TR. Dunque, allontanati
l im·.c;nahnentl' dalla pt'rpendicolare AR i due pendoli APT,
.·lpt, e !asciatili andare contemporaneamente, le loro acce-
c krazioni saranno continuamc·ntc proporzionali agli archi da
descrivere TR, !R. !Ila le parti descritte fin dall'inizio del
sizione XLIX) la lunghezza della parte rettilinea del filo PT muto, stanno come le accelerazioni, cioè, come le intere parti
è sempre uguale all'arco di cicloide PS, e l'intero filo APT da tlcsetiven· fin r\all'inizio; per conseguenza, le parti che
è sempre uguale alla metà della cicloide APS, ossia (per il restano da descriwre e le conseguenti accelerazioni, propor-
corol. 2 della prop. XLIX) alla lunghezza AR. Perciò, inver- zionali a queste parti, sono a loro volta proporzionali al
samente, se il filo rimane sempre uguale alla lunghezza AR, tutto; e così di seguito. Quindi le accelerazioni, e perciò le
il punto T si muoverà lungo la cicloide data QRS. Ydocità generate, così come le parti descritte per effetto di
Coro!. Il filo A.R è uguale alla semicidoide AS, perciò queste velocità e le parti da descrivere, sono sempre propor-
ha al scmidiametro AC del globo più esterno la stessa ragione zionali al tutto; per cui le parti da descrivere, che manten-
che la semicicloide simile SR ha al semidiamctro CO del gono fra loro una posizione data, sono rese evanescenti con-
globo più interno.
t temporaneamente, ossia, i due corpi oscillanti perverranno

l
PRINCIP