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L' AUGURIUM BALUTIS.

E L' * AUtHJRACULUM CAPITOLINO

Un grande cippo marmoreo inscritto stato ritrovato nella


demolizione dei caseggiati attigui al fianco orientale del monumento

al re Vittorio Emanuele, e precisamente nella muratura


moderna della casa che era segnata col n. civico 78 in via di Martorio. La sua iscrizione, che stata pubblicata nelle Notzie
degli scavi del corrente anno 1910 (pag. 134), ha una importanza

storica notevolissima e di molto superiore a quella che


pu attendersi dalla semplice riproduzione e dalle notizie che
l'accompagnano, date nell'organo ufficiale dei ritrovamenti di antichit

. Crediamo utile pertanto di farla oggetto di una breve


illustrazione per metterne in rilievo il pregio singolare.
Il cippo di marmo lunense, che ora trovasi nel Museo nazionale

delle Terme Diocleziano, dove ho potuto esaminarlo, era


destinato a servire di piedistallo ad una statua probabilmente
di bronzo, notandosi le tracce visibilissime dell' incastro dei piedi

e delle relative imperniature di ferro : il piede destro era posato in dietro, mentre il sinistro doveva sporgere di un terzo all' incirca

fuori della base e doveva avere la posizione obliqua. Sul davanti e sul fianco sinistro del cippo non appare traccia di
iscrizione qualsiasi, mentre sul fianco destro vi si trova la seguente

epigrafe a lettere chiare e regolari, sebbene non molto


profondamente incise, di lettura non difficile se si eccettua qualche

V u augurium salutis n e V auguraculum capitolino 119

punto (') che mostra di aver sofferto per l'azione del fuoco e forse
per caduta o colpi, essendo scheggiato e, verso la met, completamente

rotto il lato del campo su cui essa si legge e che


trovasi alla sinistra dell'osservatore.

AVGVRIA
AfAXIMVM QVO SALVS PR PETIT VR
QVOD ACTVM EST
L-AELIO LAMIA MSERVILIO COS >SOMPONIO FL AC CO C-CAELIO COS

minora Qy AE ACTASVNT
C. CaesoJiCZ L AEMILIO PAVLLO COS P.Vini/ClQ P ALFENO VARO COS
M. Fur O CAMILLO SEX-NONIO QVINCTILIANO COS G er m ^NICO CAESARE C-FONTEIO CAPITONE COS

C. CaelXlO L-POMPONIO FLACCO COS

(') Sopratutto la parte centrale della seconda serie della lista, nella quale si trovano i prenomi ed i nomi di L. Aemilio e P. Alfeno ed il nome di Nonio appena leggibile. Questo e la poca profondit dell'incisione fanno sorgere il dubbio che anche in qualche altro punto vi siano delle lettere indistinte, ma per quanto io abbia procurato di rilevare qualcosa
nei luoghi che pi sembrerebbero incisi da aste o curve non vi sono riuscito

, onde ritengo si tratti piuttosto di un'illusione ottica che di altro.

120

U " augurium salutis

Come si vede, non vi difficolt nella restituzione della


parte mancante : un solo punto presenta un' incognita, ed quello .

relativo al ... q\uae acta sunt della seconda met. A dichiararcelo

incompleto tendono : il fatto che al maximum della prima


parte sembrerebbe dover opporsi qualcosa di simile nella seconda,

dopo l'intestazione ad ambedue con anguria; la considerazione che dei 63 cm., occupati in larghezza dal campo dell'epigrafe,

40 sono riservati al tratto rimasto leggibile di cui 9 soli


dalla t del sunt al margine destro onde ne restano altri 23,
dei quali, ammettendo pure, in analogia allo spazio lasciato libero

dopo il sunt, altri 9 cm. per ottenere la simmetria delle parole incise, resterebbero sempre all' incirca 14 per la restituzione di
un aggettivo di valore antitetico al maximura della prima parte.

E si potrebbe quindi supporre minora: difatti il tratto inciso


che occupa con le 12 lettere ed i due spazi interverbali 31 cm.,
darebbe una media approssimativa di poco pi di 2 cm. per lettera
o spazio; e poich il supplemento proposto ha 6 lettere e deve esser

seguito da uno spazio, avremmo, all' incirca, la sicurezza che la parola proposta potrebbe esser ben collocata nel tratto mancante. In tal guisa la nuova epigrafe ci darebbe un catalogo della celebrazione di anguria nei primi 17 anni d. Cr., i collegi consolari

citati, come vedremo or ora, riferendosi appunto agli


anni 1, 2, 3, 8, 12 e 17 dell'ra volgare. Questo catalogo per sarebbe diviso in due parti: l'una che registrerebbe Y augurium

maximum quo salus p(opuli) r(omani) petitur, celebrato due volte nel detto periodo, e l'altra che darebbe la serie degli auguria {minora q~\uae acta sunt appunto nel suddetto tratto di tempo. Per questo fatto stesso, per il tipo uguale delle lettere
incise, per l'intestazione generica che precede ambedue le serie,

per la ripetizione dell'a. 17 nell'una e nell'altra, deve del tutto escludersi che le due parti dell'epigrafe siano state scritte in due differenti momenti, come vuole l'editore di tale iscrizione nelle Notizie degli scavi.

e r u auguraculum capitolino

121

Stabilita cos l'unit originale dell' iscrizione, esaminiamola. Innanzi tutto se, come pare, esatta la restituzione proposta, essa ci offre la notizia di una classificazione degli anguria che
noi potevamo imaginare dlie nostre fonti letterarie, ma che non ci risultava con tanta evidenza; e cio la distinzione di anguria in maiora o maxima, e minora. A tutto rigore, che esistessero anguria maiora e minora ci noto: ma la nuova denominazione

apporta un po' pi di luce nelle nostre cognizioni. Difatti


noi conosciamo che gli auguri potevano esser detti maggiori o

minori sia dal punto di vista della loro importanza o validit


intrinseca, sia da quello del maggiore o minore imperio del magistrato

che li prendeva. Quest'ultima distinzione, fondata sui


noti luoghi di Gellio (XIII, 15) e Festo (pag. 157, Muller) riguardanti

gli auspici, viene facilmente estesa agli auguri quando


si rifletta a quel che dice Festo a proposito dell'augurimi salutis di cui tra breve ci occuperemo (pag. 156, De Ponor): Pro collegio quidem augurum decretimi est, quod in salutis
augurio praetores maiores et minores appellantur, non ad aeta-

tem, sed ad vim imperii pertinere L'altra invece fondata su varie testimonianze e deriva, come si disse, dalla natura
intrinseca degli auguri, i quali si classificavano a seconda che il

segno che appariva all'augure era maggiore o minore. Difatti al


verso 11-13, gi abbastanza chiaro di per s, dell'egloga IX virgiliana

, sed carmina tantum | nostra valent, Lycida, tela inter


Martia quantum | Chaonias dicunt, aquila veniente, columbas ,

Servio annota : minora enim anguria maioribus cedunt, nec ullarum sunt virium, licet priora sint . Che del resto le aquile
fosseropulcherimum augurium ci consta anche da altri luoghi
(l) Cos in Tac, Ann., II, 17; cfr. Hist., I, 62 e Serv. ad Aen.,Vl,
190 e III, 374. Sulla questione poi della priorit dei segni augurali e sul *oro valore di fronte ai successivi la quale non pu confondersi per con quella della essenza stessa dei segni vedi Serv., ad Aeri., XII, 183 Del resto pare che quanto dice Serv., ad Aen., II, 691, tronchi ogni dubbio:

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V augurium salutis

come ci consta, per esempio, che fosse un maximum auspicium il tuono da sinistra (1).

Ora, la denominazione di maximum all'augurio con cui si chiedeva la salute per il popolo romano, poteva trarre origine da
una di queste due classificazioni? Non pare, bench il luogo di Testo, sopra citato, accenni appunto all''augurium salutis, che
vedremo poi doversi identificare con l'augurio della nostra iscrizione

, poich l si fa parola di un decreto del collegio degli uguri

in cui si distinguono per quell'occasione i magistrati in


maggiori e minori: ma ci era proprio di tutte le cerimonie
congeneri, onde l'augure Messala nel I libro del suo de auspiciis
(presso Gellio, 1. e), poteva ben dire, riferendosi ad essi: maxima

sunt consulum, praetorum, censorum . N potremmo credere che

solamente in certi anni ed a grandi intervalli come risulterebbe

dal nostro catalogo i magistrati maggiori presiedessero


alia presa degli auguri e che quindi sempre secondo il catalogo

che illustriamo in altri anni non se ne prendessero


affatto.

D'altra parte, che il maximum derivi da ragioni intrinseche


da escludere, non solo perch questa denominazione, per le ragioni

derivanti da quel che dicemmo sopra, a posteriori e sarebbe ben strano che l'autore dell'epigrafe avesse usato tal termine

per un augurio col quale si chiede qualcosa [quo . . . petitur), onde il suo appellativo deve far parte integrante del mezzo

con cui si intende ottenere il fine voluto ma anche per il


fatto che escluso, come vedremo tra breve, dalle attestazioni

non enim unum augurium vidisse sufficit, idi conflrmetur ex simili. Nam si dissimilia sunt posteriora, solvuntur priora n. V. su ci anche Marquardt, Rra. Staatsverwalt., Ili2, pag. 406. (') Cfr. Serv., ad Aen,, II, 693: intonuit laevum dove l'interpolatore

annota: hoc autem auspicium cum de caelo sit, verbo augurum


maximum appellata .

e V auguraculum capitolino

123

delle nostre fonti che l'augurio di che si tratta fosse de caelo:


esso era semplicemente ex avibus.

La ragione dell'uso del maximum e della conseguente


denominazione di malora sta in un altro fatto, molto probabilmente

: in quello della forma con cui l'augurio si prendeva. Difatti l'interpolatore di Servio, ad un luogo dell'Eneide (XII, 176)
in cui Enea si rivolge a varie divinit, dice : Et hoc per speciem

augurii, quae praecatio maxima- appellatili-, dicit, Praecatio


autem maxima est, cum plures deos quam in ceteris partibus augu-

riorum precantur, eventusque rei bonae poscitur, ut in melius iuvent.. . . Se non erro, siamo proprio nel caso nostro : anche
qui difatti un eventus rei bonae poscitur poich salus p(opuli)

r(omani) petitur. Gi altri (') aveva messo in relazione questo passo con 'augurium salutis per la solennit di cui questo ci
pareva attorniato: ora indiscutibile ch'esso vi si riferisce, perch

l'esser chiamato maximum nella nuova iscrizione ce lo prova


quasi in modo assoluto.

Da questo segue che gli auguri della seconda parte del


catalogo sono minori perch non appartengono alla species augurii,
secondo quel che dice il commento serviano, quae praecatio maxima

appellatur: vedremo poi se e come se ne possa intendere


la funzione. Per ora continuiamo l'esame dell'augurio massimo.
Gi nelle parole del commentatore virgiliano ci si delinea chiara

la forma ed il fine di esso e forse anche il momento in cui si


doveva celebrare: cose tutte che finora, mancando di maggiori indicazioni e conferme, potevano essere discutibili. Che, difatti, si tratti dell'augurio che le nostre fonti letterarie le sole che
ne favevano menzione chiamano augurium salutis, non dubbio

di certo, poich l'epigrafe dice che con questo augurio massimo

(') Marquardt, op. cit., IIP, pag. 407. Vedi anche lo stesso quando
accenna alla forma ed alle formule della praecatio nelle pagine precedenti

alla citata.

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L' augurium salutis

salus p{opuli) r{omani) petitur. E l'unica nostra fonte (') pi


esplicita a questo proposito, conferma la cosa dicendo cos delYolviGfia x xrjg vyisiag : Tovxo dh fiavxsCag xig XQnog cSx

nvGxiv riva e%mv ( petitur dell' epigrafe : poscitur di Servio ;

praecatio maxima?), s snvtqnsi a<pfiv 6sg vyieiav x5j


d][i(p ahrj<fai [== salus p(opuli) r{omani)~], u>g oi>% daiov ov ov axrjdiv avrjg, nqv GvyywQiq&rivai, ysvt'(f-&ai. Se non che, per poter ancor meglio mettere in evidenza in che cosa consistesse l'augurio cui si riferisce la nostra iscrizione,

e per giovarci dei dati che essa ci apporta, occorre spingere


ancor pi addentro l'indagine : occorre cio domandarsi quando

veniva rivolta alla divinit questa forma di culto, nei momenti cio di maggior pericolo per lo Stato, oppure in momenti in cui, ottenuta la tranquillit, si chiedeva, come dice il testo riportato,
non solo 1' eventus rei bonae , ma bens anche ut (dii) melius

iuvent, melius fortunent (2). Dione, nel luogo citato, dice che tale augurio si compieva

ogni anno nel giorno in cui nrjShv axquxnsov (ifae sn nXsfiov s^fjsi, [irjT vxmaqsxxxsx xicfi, firjxs fxxsxo. Per conseguenza

, ci doveva avvenire nell'inverno (3). E la conferma di


tale notizia noi la troviamo nella nostra epigrafe, poich i collegi

consolari citati sono tutti di consoli ordinari, che occuparono l'ufficio nel primo semestre dell'anno {*). Ma la cerimonia del(') Dione, XXXVII. 24, ed. Melber. (3) Poche righe pi in gi, nel luogo citato sopra: ad Aen., XII, 176. (') V. Wissowa, Religion u. Kultus d. Rom., pag. 453. Vedi anche nella stessa opera, a pag. 123, e l'articolo del medesimo autore in Pauly Wissowa, Real-Encyclopadie d. class. Altert., I, pag. 2327-2328. Queste,
con le poche parole dedicate dal Marquardt nell'op. cit., pag. 377, sono le sole trattazioni moderne eVaugurium salutis. Qualche accenno vi in Darem-

berg et Saglio, Dictionnaire d'antiquits grecques et romaines, I, pag. 560,

ed in Jordan. Topographie d. Stadt Rom in Altert. I, 2, pag. 105. In


generale per siamo privi di vedute originali e nuove sull'argomento, naturalmente

per mancanza di fonti su di esso.


(*) Come si potr vedere esaminando le testimonianze che daremo

modo di riscontrare pi in l per i collegi ricordati nell'epigrafe, tutti i

e V auguraculum capitolino

125

l'augurio, che Dione stesso dice non si effettuava nei momenti


di sconvolgimento politico, specialmente per guerre civili, e che
era quindi spesso interrotta, come vedremo meglio poi, si celebrava

dopo terminata una guerra grave e lunga o per ben auspicare

ad essa?
E un fatto, che Dione ci ricorda una tale cerimonia due

volte, luna per il 63 a. Cr., l'altra per il 29 a. Cr. (LI, 20),


e che facilmnte in ambedue gli anni noi possiamo pensare a momenti post-bellici di una certa importanza: l dopo la guerra mitridatica, qua dopo quella che si chiuse con Azio, nell'anno

stesso in cui venne chiuso il tempio di Giano. Ma la nostra iscrizione ci offre due nuove date: il 3 ed il 17 d. Cr., e se quest'ultimo ci porge, col trionfo di Germanico, un appoggio
alla teoria accennata, il 3 non ci darebbe altro elemento che
quello del rinnovamento della pace coi Parti, avvenuto nell'anno

precedente. In questo caso, come si comprenderebbe l'augurio con cui si domanda la salute per il popolo romano ? Augurium enim est dice lo scolio serviano (ad Aen., Ili, 89) exquisita deorum voluntas per consultationem avium aut signorum, quod tunc peti debet curri id quod animo agitamus per augurium

a diis volumus impetratum (cfr. ib., IV, 340).


A mio modo di vedere, la soluzione semplicissima e si
trova in quelle parole di Servio, da noi citate nelle pagine precedenti

, nelle quali abbiamo veduto delineata la cerimonia che


i consoli citati sono gli ordinari che dettero luogo all'entrata dei suffecti dal 1 luglio in poi. Per il 12 d. Cr. non vi pu esser dubbio sulla suffectio di uno dei consoli e precisamente di C. Fonteius Capito, per la precisa indicazione delle tavole capitoline (C.J.L. I", pag. 29) contro Suet., Cai. 8. Qualche dubbio si potrebbe elevare per il 17, per il quale non vi sicura
attestazione sulle date di entrata in carica dei suffetti ; ma la stessa testimonianza

della loro carica e l'esser noi certi che il collegio di quelli che
riteniamo ordinari esercit le funzioni nel primo semestre (Tac, Ann. II, 41; Ovid., ex Ponto, IV, 39 seg.; Dion. Cass., LVII, 17), ci assicura della
normalit della cosa.

126

V augurium salutis n

studiamo : l'augurio compiuto quando vi nols^uv uvnavaig,

come dice Dione; ma esso fatto come rendimento di grazie e preghiera per l'avvenire, ad un tempo, affinch gli di concedano
al popolo romano di provvedere al futuro meglio ancora che durante

l'ultimo avvenimento : ut melius iuvent, melius fortunent .


Che le cose stessero cos, lo provano due fatti: quello che
rileviamo dalle fonti per il 63 a. Cr., e quello che possiamo ritener

di mettere in evidenza con attento esame per il 3 d. Cr.


Nel primo caso la testimonianza di Dione Cassio ci confermata

anche da Cicerone (de div., I, 105), il quale si fa dir dal fratello

: Tibi App. Claudius augur consuli nuntiavit addubitato


salutis augurio bellum domesticum triste ac turbulentum fore .

Sono i Catiliniana prodigia di cui tutte le fonti ci informano

('), onde dobbiamo ritenere che anche quell' anno si


chiese agli di Yeventus rei bonae, ma si ebbe risposta tale
da metterlo in forse. Nel secondo caso non sar pura coincidenza

involontaria di fatti il constatare che nell'anno 3, per l'appunto, Augusto si fa rinnovare il periodo decennale del suo primato,
onde chiaro che proprio in quel momento, in cui le armi tacevano

, a lui, restauratore anche dell' augurium salutis come


di altre cerimonie religiose (2), spettasse il diritto di bene
auspicare il suo nuovo decennio di impero con la preghiera tendente

ad ottenere dagli di ut in melius iuvent, ut in melius


fortunent .
(') V. Dione Cassio, XXXVII, 25, 1; Obs., pag. 175, ed. Rossbach;

Plin., n.h., II, 137; si.ofr. anche lo stesso Cic, in Cat., Ili, 18. (!) Suet., Aug., 31 : " Nonnulla etiam ex antiquis caerimoniis paulatim abolita restituit, ut salutis augurium.... . La grafia di salutisi) con la s minuscola, gi provata dal Cic, de leg., II, 21 : ... et salutem populi augurante (cfr. Wissowa, op. cit., pag. 123, il. 2), viene ora indubbiamente

confermata dalla nostra inscrizione. Non il caso quindi di spendere qualche parola a dimostrare che questa cerimonia non avea che fare
con il culto della dea Salute, come ritennero alcuni autori moderni (vedasi Marquardt, op cit., pag. 376 e seg.).

e V u auguraculum capitolino

127

Ormai il significato della cerimonia augurale ricordata dalla

nostra epigrafe chiaro: per completare le nostre conoscenze vediamo ancora se possiamo stabilire pi precisamente la data in cui era effettuata e sapere in che veramente consistesse. Che

Yaugurium fosse per consultationem avium ci risulta dal


pi volte citato passo di Dione, che ci spiega la frase ciceroniana :

addubitato salutis augurio . Difatti egli dice che Yomrutfia ov xaOaqv sysvszo e ne dice la ragione: 'Ssooi y(> ring
bqvidtg snmctvTO, xal dia %ovx vsfiavTsvcravzo. Su ci quindi

non vi dubbio: il magistrato (nel 63 a. Cr. un console, come vedemmo), assistito dall'augure compieva la cerimonia; rivolgeva agli di la praecatio maxima chiedendo la salus populi romani e insistendo sulla clausola dell'evenius rei bonae con la formula

dell'ut in melius iuvent, melius fortunent; poscia si traeva


l'oroscopo in seguito al quale aveva luogo la nuntiatio al magistrato

da parte dell'ugure, e la funzione era compiuta.


Pi difficile, anzi addirittura impossibile lo stabilire in qual
giorno si effettuasse. Abbiamo potuto fissare che doveva avvenire
nella prima met dell'anno, anzi pi probabilmente e pi precisamente

nell'inverno ; possiamo per ci stesso ritenere che la


festa fosse mobile (') e che quindi fosse rissata a mano a mano che si presentava V occasione di celebrarla. Certamente, anche
console Cicerone essa dove' cadere nel primo semestre dell'anno,

poich egli, nel luogo citato, si fa dire dal fratello, in continuazione

delle parole gi riportate: quod (bellum) paucis post


mensibus exortum paucioribus a te est diebus oppressimi . Ora,

la sedizione catilinaria si manifest esteriormente nell' estate del 63, ebbe il suo culmine nell'ottobre e fin nel deeembre: se quindi i pochi giorni di Cicerone debbono riferirsi, come
non dubbio, a quest' ultimo periodo, i pochi mesi che separarono

l'augurio dallo scoppio della rivolta, ci possono ben


(') V. Daremberg et Saglio, op. cit., I, pag. 558.

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V u augurium salutis

riportare alla primavera dell'anno stesso. Altro non possiamo


sapere.

N ci dato di conoscere qualcosa sulle origini di questo augurio

e sul suo svolgimento nel corso dei secoli : si sar pur celebrata , codesta cerimonia, ogni anno, come vuole Dione, ma a noi non
ne resta traccia e solamente ora che la nuova epigrafe venuta ad
accrescere le nostre cognizioni, possiamo formare una lista, sempre

breve per, delle date in cui fu compiuta. Finora ci dovevamo limitare a sapere che essa si effettu negli anni gi indicati, e che nel 49 d. Cr. Claudio la rinnov dopo un certo numero di anni di interruzione (-). Diamo quindi, per completare questa prima parte della nostra illustrazione, l'elenco, secondo le nostre fonti attuali, della celebrazione dell' augurium salutis.

Augurium maximum quo salus p(opuli) r{omani) petitur


quod actum est (2).
M. Tullio Cicerone Imp. Caesare Divi f. V L. Aelio Lamia L. Pomponio Placco [a. DCCLXXVII a. u. c. Ser. Cornelio Cethego a. DGCCII a. u. c. Q. Veranio
a. DCXCI a. u. o. a. DCCXXV a. u. c. a. DCCLVI a. u. c. a. DCCLXX a. u. c.

C. Antonio cos. (')


Sex. Appuleio cos. (4)

M. Servilio cos. \ . C. Caelio cos. \

L. Visellio cos.]K
C. Pompeio cos. )

f1) Dico con intenzione u dopo un certo numero di anni di interruzione

, il testo tacitiano (Ann., XII, 23) avendo un XXV, che stato


corretto a torto dal Ritter, seguito da tutti gli editori, in LXXV ; ora non
si possono proporre correzioni* plausibili di tale cifra perch non si hanno elementi sicuri per farlo : non sarebbe per impossibile che la indicazione

fosse esatta. Vedi a questo proposito la mia comunicazione in Boll, di (il. class., XVII, 8. (-) Agere augurium la frase tecnica e classica; Vair., I. I., VI, 42: Augures augurium agere dicuntur, quom in eo plura dicant, quam faciant . Cfr. Cic, de of., III, 63; de div., I, 22; Serv., ad Aen., III, 20; Plin., n. li, XVIII, 14. Pi tardi si ha anche capere e captare augurium: Liv X, 7, 10; Val. Mass., Vili, 2, 1. () Dion. Cass., XXXVII, 24; Cic, de div., I, 105. (*) Dion. Cass., LI, 20; cfr. Suet., Aug., 31.
(5) La restituzione di questi due anni dovuta all'epigrafe che illustriamo

, poich le fonti letterarie sono assolutamente mute.


(6) Tac, Ann., XII, 23. La restituzione dell'anno 777 pi figura-

e V " auguraculum capitolino

129

Per finire, diremo qualcosa sulla seconda parte della nostra


epigrafe.

Il fatto che Vaugurum salutis qualificato per maximum e che nel 17 si la menzione di una doppia cerimonia augurale

, anche prescindendo dalla restituzione proposta di minora innanzi al q]uae acia sunt, ci fa attribuire questa seconda
met del catalogo augurale a cerimonie di carattere assolutamente

distinto dalla prima : non quindi possibile che si siano


avuti degli augurio, salutis maiora e minora; e sarebbe del resto
gratuita l'asserzione, poich nessuna fonte letteraria e nessun' indicazione

storica, sorgente dagli avvenimenti degli anni registrati, ci


soccorre per stabilire qualcosa di simile. Inoltre la conoscenza del linguaggio cancelleresco romano ci vieta pure di credere ci, perch molto probabilmente avremmo avuto la ripetizione, dopo
minora, della proposizione relativa che nella prima parte al singolare

: quibus salus p. r. petitur. Dobbiamo perci escludere


qualunque importanza speciale agli auguri ricordati per gli anni

1,2, 8, 12 e 17, bench anche in questi anni essi siano stati


celebrati sotto i consoli ordinari, e cio nella prima met dell'anno

solare. D'altra parte, secondo le nostre attuali cognizioni non ci dato di stabilire in nessun modo di quale cerimonia si tratti : non certamente della consueta degli auspici per l'entrata in carica

dei consoli e degli altri magistrati o per il buon esito delle spe-

tiva che altro, ed fondata sulla pura e semplice indicazione di Tacito, la quale, come jri abbiamo detto, non possibile controllare. Non per
neppure il caso di respingerla. Abbiamo gi visto a pag. 125 seg. come Vaugu-

rium salutis sia compiuto sempre in momenti straordinari per i fatti avvenuti e per quelli avvenire. Ora come si capisce che Claudio l'abbia rinnovato

nel 49 quando auclis populi Romani finibus pomerium ampliavit


terminavitq(ue) (CI. L. VI, 31537 = Tac. Ann. 1. c.) non si pu non ammetterne

la possibilit anche per il 23 quando celebr i suoi decennali (Dion.


Cass.. LVII, 24), sebbene essi non avessero, politicamente, l'importanza di quelli celebrati da Augusto nel 3, nel qual unno abbiamo pur veduto esser stata compiuta la cerimonia dell'augurium salutis.
9

130

L' u augurium salutis

dizioni intraprese : non si capirebbero, ammettendo ci, le lacune di vari anni, assolutamente impossibili con tale ipotesi. Si deve quindi ritenere che si trattasse di cerimonie augurali di carattere

speciale, aventi attinenza con le tradizioni del collegio e da


esse derivanti il loro svolgimento. Una ricerca ampia, pi amjfia di quel che a me non pu esser consentito di fare nei limiti ristretti di un articolo illustrativo
, sugli elementi storici e di carattere sicuro che ci offre la nuova epigrafe, potrebbe forse condurre ad una probabile definizione della questione annosa, mai positivamente risolta, della differenza

che esiste indubbiamente tra augurium ed auspicium. Lo


studio per, che, se ci sar possibile, compiremo altrove, dovr esser condotto con criteri differenti da quelli sinora adoperati, e cio attenendosi quanto pi possibile alle indicazioni di carattere

storico che accompagnano non di rado l'uso di queste singolari

parole, fraintese spesso anche dagli autori latini, onde


anche dell'elemento incerto dell'uso non proprio dovr esser tenuto

stretto conto. Come si vede, adunque, il lavoro non tale n da condursi qui, n da esporsi; basti aver fatto notare al
lettore l'importanza della cosa, affinch non gli passi inosservata

questa seconda parte dell'iscrizione che pu riuscire forse di maggiore utilit e di non minor interesse della prima.
Prima di chiudere questo primo capitolo del nostro studio,
ci sia consentito per di dire qualche parola sull'elenco consolare

che ci risulta dalla nuova epigrafe, sebbene le osservazioni


che vi si possono fare non siano sostanziali, ma, tutt'al pi, formali

. Appunto per ci ci riteniamo dispensati dal dir qualcosa


sulle persone dei consoli, alla cui conoscenza nulla viene aggiunto

dal semplice catalogo che abbiamo studiato. Ci limiteremo, per comodit degli studiosi, a dare l'indicazione dei pi noti lavori moderni che si consultano per i collegi consolari dell' impero.

1 d. Or. [C. Caesd]re L. Aemilio Paullo cos. Cos in tutte


le fonti : v. Vaglieri, Consules, pag. 95 ; Liebenam, Fasti

e V u auguraculum capitolino

131

cons. imp. rom., pag. 9 ; e Klebs, Prosop. imp. rom., II,


pag. 174, e 1, pag. 35.

2 d. Cr. [_P. Vinicio P. Alfeno Varo cos. Cos in tutte le


fonti, salvo che nei fasti gabini ove l'ordine invertito :
v. Vaglieri, pag. 231; Liebenam, pag. 9; Klebs, III, pag. 436

e I, pag. 50.

3 d. Cr. L. Aelio Lamia M. Servilio cos. Anche qui i soli


fasti gabini invertono. Il dubbio sul cognome del secondo
console (Nonniano ?) non viene risolto dalla nuova testimonianza

: v. Vaglieri, pag. 68 e 206 ; Liebenam, pag. 9 ; Klebs, 1, pag. 18, e III, pag. 226. 8 d. Cr. \_M. Fur~\io Camillo Sex. Nonio Quinctiliano cos. Cos in tutte le fonti: v. Vaglieri, pag. 144; Liebenam, pag. 9; Klebs, II, pag. 100 e pag. 414.
12 d. Cr. \_Germ]anico Caesare G. Fonteio Capitone cos. Cos

in tutte le fonti: v. Vaglieri, pag. 148; Liebenam, pag. 9; Klebs, II, pag. 178 e pag. 86. 17 d. Cr. [.] Pomponio Fiacco C. Caelio cos. Cos C. P, pag. 70 (F. Arv.); C. XI, 1356 (P. Jun.); Coli. leg. 15,
2, 1 ; Chron.; F. Hyd. ; Cass. ; Chron. Pasch.

[6". Cael~]io L. Pomponio Fiacco cos. Cos C. VI, 10051; Dione, LVII ind. e 17 ; Tac, Ann. II, 41.
V. Vaglieri, pag. 194; Liebenam, pag. 10; Klebs, I, pag. 261

e III, pag. 76.


Come si vede, non vi nulla di straordinario nella forma dell'elenco, se si eccettua per l'ultimo collegio consolare, che nella prima met appare disposto contrariamente a quello che lo nella seconda. Abbiamo veduto per che questa diversit
esiste anche nelle altre fonti, con una certa tendenza, a quel che

pare, ad una distinzione tra le fonti cronografiche e le letterarie. Si noti poi che una facile confusione nella disposizione dei nomi dei consoli avviene sempre pi che ci allontaniamo dai periodi

pi antichi del consolato e ci avviciniamo ai pi recenti: gi al-

132

U " augurium salutis

trove la notammo per la repubblica e ci occupammo in genere di

queste diversit delle fonti dei collegi consolari, le quali per per
l'impero non hanno l'importanza che hanno per i tempi antichissimi

(I).
*

Il rinvenimento dell'epigrafe che abbiamo illustrato non


deve, oltre per quel che abbiamo detto, passar sotto silenzio per
un altro lato: per quello, cio, topografico. Difatti il vederla immurata

alle falde orientali dell'arce capitolina, poich il n. 78


di via Marforio era sito, come ancora si pu constatare, proprio da quel lato, f ritenere molto probabile la congettura della caduta

del cippo dall'alto: l difatti, che si sappia, non era luogo


da statue onorarie, n pare attendibile che proprio ai piedi del colle capitolino sia stato portato da lungi quando si ricordi che sull'arce vi era un luogo che offriva indubbiamente relazioni con gli anguria. Accenno all''auguraculum (2). Le ricerche dei moderni non hanno portato ad un risultato tale da permettere di localizzare il sito un po' pi precisamente che non si possa attenendosi alla semplice generica indicazione
(') / fasti consolari romani dalle origini alla morte di C. Giulio
Cetare, Milano, 1910, voi. I, 1, pag. 147 e seg. per Diodoro; pag. 375 per l'epitome liviana, ecc. (') Vedi su di esso Pauly Wissowa, op. cit., I, c. 2312; Marquardt, op. cit., pag. 399; Jordan, op. cit., I, 2, pag. 104 e seg ; Eichter, Top. d. Stadt Rom., pag. 120; Wissowa, op. cit., pagg. 105, 453 e 455. L'esposizione

pi chiara e pi particolareggiata quella del Jordan che ha veduto


anche qui, come in tante altre questioni, pi giusto e pi lontano di altri.
Un altro auguraculum esisteva sul Quirinale (vedi Varrone, de lingua latina,
V, 52). Non credo sia il caso di ricordare a questo proposito, come abitualmente

si fa, Vauguratorium del Palatino (v. Pauly-Wissowa, op. cit., II,


2313), il quale va unito con quelli che sappiamo da Hyg. {Mun. castr., II) esser stati elevati negli accampamenti militari per la presa degli auguri e che doveva essere, come questi, in muratura (cfr. C. I. L- VI, 976: augurato\_rium~\ dilap(sum) a solo pe[c. sua restitu]it). Sono due luoghi che hanno differente scopo e carattere, come lo dimostra anche il nome : quanto per l'uno abbia derivato dall'altro, non qui il caso di ricercare.

e V auguraculum capitolino

133

delle fonti, che lo collocano in arce : forse a qualche identificazione

meno vaga si potr giungere con lo studio attento degli


elementi che si avevano gi, uniti al nuovo, offerto dal ritrovamento

del cippo marmoreo. Kicapitoliamo anzi tutto le notizie


gi note, e mettiamole in evidenza merc un attento esame.
Che cosa fosse l'auguraculum noto: era un templum orientato

, coperto di verbene ('), nel centro del quale vi doveva essere forse soltanto il tabernaculum, ma non, come si erroneamente
voluto, un edificio che servisse di riunione e dove si contenessero

i documenti del collegio (2) ; esso era coperto all'antica,


con strumenta (3) e forse era in immediata comunicazione con la via che conduceva dall'alto del colle nella vallata sottostante.
Prescindendo dalle fonti che possono servire sol di conferma

ad un' indicazione precisa, per essere troppo generiche nelle loro

affermazioni e pur da quella (Paul. Fest. pag. 14 De Ponor)


che ci apprende auguraculum appellabant antiqui, quam nos arcem dicimus, quod ibi augures publice auspicarentur due sole testimonianze ci chiariscono meglio la posizione di questo luogo riservato alle cerimonie degli uguri, e cio Cicerone {*) e

(') Che fosse coperto di verbene se non totalmente, almeno in parte, risulta dall'attestazione degli autori, secondo i quali dall'arce si strappavano

le piante quando i feziali erano inviati all'inimico a dichiarar guerra o a fare pace. Vedi Plin., n. h., XXII, 5 (cfr. XXV, 105); Liv., I, 24, 5
e XXX, 43, 9; cfr. Festo, pag. 468, De Ponor.
(a) Cosi voleva Marquardt, op. cit., pag. 399. A buona ragione il Jordan

(I, 2, pag. 105) respingeva tale opinione che non ha alcuna probabilit
di cogliere nel vero, sia perch sulla localit dell'archivio non abbiamo notizie

di nessun genere, sia ancora per il carattere speciale elVauguraculum


e la sua antichit, che doveva, soprattutto nei tempi seriori, farlo considerare

pi come un monumento religioso che dovesse conservarsi, che non


come un monumento di carattere utilitario. (s) Ci sembra risultare dal luogo, non molto chiaro per, di Vitruvio(II, 1, 5) : u Item in Capitolio commonefacere potest et significare mores vetustatis Romuli casa et in arce sacrorum stramentis tecta .

(*) De Off. Ili, 66, che riporta pi precisamente il testo della fonte comune tanto a lui che a Val. Mass. Vili, 2, 1.

134

augurium salutis

Livio ('). Bice il primo difatti che verso la fine del III sec.
a. C. (2) gli uguri obbligarono Ti. Claudio Centumalo ad abbassare

la sua casa del Celio perch l'altezza impediva loro di


prendere gli auspici. Ora il Celio per lo spettatore dal Campidoglio

, dir meglio dall'arce, a mezzogiorno, quindi anche Vauguraculum doveva guardare a mezzod. Livio d'altra parte, descrivendo

la consacrazione di Numa Pompilio, in un brano che


da qualsiasi fonte derivi non pu non rappresentare una indicazione

topografica esatta, sia pure di data recente, fa condurre il


re in arcem e lo fa sedere in lapide ad meridiem versus, quindi fa delimitare dal sacerdote il templum ideale nella maniera che nota ai lettori e che inutile ripetere. Qui abbiamo adunque una conferma della notizia ciceroniana e possiamo ritenere con fede di sufficente approssimazione al vero che 1'auguraculum
era orizzontato verso mezzogiorno (3).

Ma sull'arce orientato nella stessa guisa eravi il tempio di


Giunone : la vicinanza dei due tempia non forse casuale perch

Giunone in libris augurum praeesse dicitur auspiciis (Auct. Serv. ad Aen. IV, 45). Ma rispetto al maggiore come era situato il
minore? Se noi uniamo al gi detto il probabile elemento derivante

dal nuovo ritrovamento caduta del cippo dall'alto del


lato orientale del colle ricaviamo che l'auguraculum doveva trovarsi dove ora l'abside della chiesa di s. Maria in Aracoeli
C) I, 18, 6. (*) Il dato cronologico si ricava dal fatto che il padre di Catone
indicato come l'arbitro voluto nella questione sorta tra Centumalo e l'acquirente

della sua casa, P. Calpurnio Lanario, il quale l'aveva comperata in


buona fede, senza cio conoscere che il decreto degli uguri aveva imposto

che fosse abbassata.


(3) Non serve affatto, come ha ben veduto Jordan, op. cit. I, 2, pag. 44, n. 44 (contro Eichter, op. cit. pag. 120) la testimonianza di Festo (pag. 516 De Ponor) per la localizzazione dell''auguraculum : che il tempio dell'Onore e della Virt sia stato fatto da Mario pi basso per evitare che gli uguri lo facessero abbassare non prova affatto che fosse ai piedi del colle e la

ragione la si vista a proposito della casa di T. Claudio.

e V auguraculum capitolino

135

anche un po' pi in l, al limite angolare estremo del colle,


nel punto naturalmente pi alto. E con questa localizzazione il mio commento alla nuova epigrafe sarebbe finito se non volessi far riflettere il lettore su qualche altra conseguenza che forse potrebbe derivare dal suo
esame qualora non si ammettesse quello che io ho chiamato test

il probabile elemento derivante dal nuovo ritrovamento e


cio la sua caduta dall'alto. Si osservi in primo luogo la stranezza

di questo cippo, indubbiamente inciso tra il 17 ed il 49, se non tra il 17 ed il 24 d. C. (v. sopra pag. 128 e ricorda
Tac, Ann. II, 83 se volessi, senza molto fondamento per, pensare

al 19 d. C.) su cui era elevata una statua, la quale era priva di


una epigrafe onoraria e portava solo sul suo lato destro, un'epigrafe
che aveva un carattere speciale, quasi di catalogo che non sembrava

doversi mettere in relazione col personaggio onorato. Naturalmente

probabile che tale relaziqne vi sia stata e che gli anguria


elencati siano stati compiuti con l'assistenza sua, altrimenti non se ne spiegherebbe la lista (:) per quanto la forma assoluta del verbo riferito al sostantivo augurium maximum quod actum est nella prima parte dell' iscrizione e auguria quae acta
sunt i!, nella seconda renda un po' dubbia una tale interpretazione

. D'altra parte anche supponendo che la statua fosse sotto


un'edicola non si ottiene nulla di meglio: perch quell'epigrafe laterale che sarebbe stata resa illeggibile? L'unica cosa che il cippo sembra mostrare che doveva essere appoggiato ad una parete, se l'essere rotto verso il margine che vi sarebbe stato accostato non trae in inganno chi crede di poter riuscire a tale
(') Questa concezione della cosa potrebbe far modificare le vedute degli studiosi sull' augurium salutis e far sorgere dubbi di diverso genere.
Pur riservando la discussione di questa congettura allo studio sopra accennato

, per assicurare la massima probabilit delle nostre conclusioni non


abbiamo che a ricordare la non contestata frequente interruzione che si aveva tra le varie celebrazioni della cerimonia come risulta dai luoghi ricordati pi sopra di Dione, Svetonio e Tacito.

136

V " ugurium salutis ;>

conclusione. Ora come mai si potrebbe ammettere una serie di


statue una sola sarebbe poco probabile esistesse appoggiate

ad un muro (e quale?) in un luogo che per necessit di


culto doveva esser lasciato libero, onde lo sguardo potesse spaziare

per tutto l'orizzonte che lo attorniava?


Sebbene dal punto di vista della collocazione della statua non si guadagni molto dall' ipotesi che affermer ora essa darebbe per l'iscrizione leggibile verso lo spettatore pure a me sembra che questo recente ritrovamento debba aprire la discussione su di una questione, a mio modo di vedere, troppo
facilmente risolta sinora e perci manifesto 1' opinione mia sulla pi probabile ubicazione del cippo. E cio: esso, insieme con altri, trovavasi sul clivus sacer che in prolungamento della via sacra doveva condurre dal foro all'arce.
Questa mia affermazione, che probabilmente sembrer arrischiata

ai topografi, del resto la sola possibile che si concili


con l'attestaziono delle fonti pi esplicite e pi sicure sul percorso

della via sacra. Varrone (de l. I. V. 47) difatti dice:


fCarinae, postea cerionia, quod hinc oritur caput sacrae viae ab

Streniae sacello, quae pertinet in arce(m), qua sacra quotquot mensibus feruntur in arcem et per quam augures ex arce profecti solent inaugurare. Huius sacrae viae pars haec sola vulgo

nota est, quae est a foro eunti primore clivo . Dunque la


sacra via porta bell'arce o sull'uvee come meglio dir si voglia, poich il quae pertinet ecc. di cui si propose l'espunzione non pu essere sicuramente espunto dal testo, tanto che i recenti editori di Varrone, Goetz e Schoell (Lipsia, 1910), non elevarono neppure il pi piccolo dubbio su di esso. Inoltre la sacra via
porta dall'arce in gi quando gli uguri la percorrono per discendere

alle inaugurazioni. E cos pure dice Festo (pag. 410 De


Ponor) : Quidam, (se. sacram viam appellatala esse existimant)

quod eo itinere utantur sacerdotes indulium sacrorum confciendorum causa. Itaque ne eatenus quidem, ut vulgus opinatur,

e i' auguraculum ri capitolino

137

sacra appellanda est a regia ad domum regis sacrificuli, sed


etiam a Kegis domo ad sacellum Streniae et rusus a regia usque

in arcem . Quindi non v' dubbio alcuno che la sacra via


conducesse fino sull'arce, n a quest'interpretazione si oppone una qualsiasi delle altre fonti che si sogliono citare per essa ('). Che questo prolungamento della via sacra non sia stato messo in evidenza e magari ricercato negl'indizi di scavi anteriori

dagli studiosi moderni non pare possa maravigliare quando


si rifletta che in genere essendo le testimonianze nostre collegate

ai trionfi ed a fatti politici che tendevano per lo pi verso il


centro del Campidoglio, intorno a cui roteavano, si creduto che anche la sacra via piegasse a sinistra col clivo capitolino invece di piegare a destra al di sopra delle lautumiae e tendere a raggiungere l'arce dal lato orientale. Per lo pi si risposto alla domanda che sorgeva a chi esaminava l'ultimo tratto della
sacra via, dove cio essa terminasse : che essa aveva fine ai piedi

dell'arce, che probabilmente con una scala se ne raggiungeva la sommit. Per l'unica scala di cui ci resta attestazione sicura

quella delle Gemoniae e non eia certo per essa che doveva

passare il corteo degli uguri quando scendeva dall'auguracolo per le inaugurazioni di rito. Ne segue che la via sacra
deve aver raggiunto l'arce, sino alla quale, come vedemmo, le
fonti ci dicono andasse, precisamente con un clivo che per superare

il dislivello di una cinquantina di metri che vvi tra la


valle del foro e la cima del colle doveva girare a destra, passare

al di sopra delle lautumiae e piegare ancora fino a collegarsi con lato orientale della rocca capitolina presso a poco nel
punto ove ora l'abside dell'Aracoeli. Potrei forse con un'indagine

non priva d'interesse, studiare, a conforto della mia opinione,


(') V. p. es Plut. Cic. 22; Cic. Verr. V, 30, 77; Sueton. Caes. 40; Plin. n. h. XIX, 23 e cos via.

138

V i augurium saluts

tutta la topografia un po' oscura di questo lato del foro ('), ma


sarei tratto fuori dell'argomento, onde mi riservo di farlo compiutamente

un'altra volta. Mi limiter quindi, per finire, alla


constatazione di un indizio, se non di una prova, che d a quanto
ho qui espresso il valore di un fatto di carattere positivo : accenno

alla testimonianza di un antico scavo fatto sul punto ove


a mio modo di vedere la via sacra saliva verso il colle.
Il Marliano nell'Antichit di Roma (edizione del 1622 riportata

anche nella Storia degli Scavi del Lanciani, voi. II pag. 57)
dopo aver parlato del clivo capitolino (pag. 43) ch'egli giustamente

fa passare dietro al palazzo senatorio e avanti il portico


degli dei Consenti, da lui indicato non con il nome, ma con
il numero delle colonne, dice : seguiva presso un altro clivo che

cominciava dall'arco di Settimio. Et si pu credere che fosse honoratissimo s per ch'egli facesse corrispondenza a l'arco s ancora per la selicata di grosse pietre che pochi anni sono,

vi fu, cavandosi, trovata ,. Ora. se io non erro, proprio


questo il prolungamento la cui direzione non ci stata messa, disgraziatamente, in evidenza nel breve cenno che si ha sullo
scavo fatto e che, a mio modo di vedere, non doveva confondersi

con nessun'altra delle vie che conducevano alla sommit del


colle (2).

(') Tutta l'antica topografia di questo lato , in parte per mancanza di testimonianze e pi ancora per mancanza di scavi, ignota. La non molto chiara localizzazione del macellum, p. es., per la quale vedi Jordan, op. cit. pag. 433 seg., e soprattutto pag. 435, potrebbe forse chiarirsi con la nostra congettura dando differente valore a Varr. de i. I. V, 15, 1. E cos altre questioni. (a) Su di esse v. Eichter, op. cit., pag. 118 seg., bench io non sia molto convinto, p. es., che la strada ricordata in Dione Cassio, LVIII, 5 sia proprio una scala o non sia magari da identificarsi piuttosto con il prolungamento

della via sacra, nel qual caso il tracciato da me sopra ideato dovrebbe
esser leggermente modificato. V. su ci anche l'articolo dello stesso Eichter in Hermes XVIII (1883) pag. 125-27.

e V u auguraculum n capitolino

139

Naturalmente io non d che come probabile questo risultato

del mio studio e lo pubblico soltanto perch si possa esaminarlo

e discuterlo dai competenti. Ammettendo la mia congettura

ci spiegheremmo facilmente la posizione di questi cippi


con statue onorarie lungo i due lati dell'ultimo tratto della via, l'esser alcuni di essi appoggiati alla parete del colle tra gli

altri il nostro e l'aver in evidenza il lato che si offriva a


chi saliva: il resto resterebbe per sempre un'incognita, onde dovremmo pensare a qualche incidente che avesse impedito la
prosecuzione del lavoro all'incisore.

Se invece non si ammettesse quel che abbiamo esposto si

dovrebbe ritenere il cippo caduto dall'alto o gettato per


esempio durante la sommossa vitelliana (') quando non era
ancora compiuto il lavoro dell'incisore e insieme con altri evidentemente

destinato a decorare la parte posteriore de'auguraculum, in serie allineata lungo una delle pareti del tempio di
Giunone.

Auguriamoci che la risposta a questo e ad altri dubbi ci


venga dall'opera manuale!
*

Per concludere, affinch nessuno neghi l'importanza della nuova epigrafe, ecco a quali risultati ed a quali problemi ci ha
condotto il suo studio :

1) maggiori notizie sul!'augurium salutis e complemento delle serie delle date in cui fu celebrato;
2) constatazione che la rettifica proposta al testo di Tacito

{Ann. XII, 23) non era affatto corrispondente alla verit e


che quindi necessario ritornare alla lezione del codice ;
(') Tac. ffist. Ili, 71, ove per quanto si parli solamente del Capitolium e quindi sembri esclusa Vara, per la confusione che se ne fa nel
tempo dell'impero, confusione in parte rispondente alla realt, non detto si debba limitarsi alla sola concezione di esso.

140

V u augurum salutis -ne V u auguraculum capitolino

3) indizio di una distinzione degli anguria a noi prima ignoti e non improbabile mezzo di un pi sicuro studio su di
essi;

4) conferma merc pi sicuri indizi nella posizione delYauguraculum dell'arce;


5) avviamento ad una pi probabile e pi razionale soluzione

della questione sull'ultimo tratto della sacra via in accordo

completo con le fonti;


6) contributo allo studio dei fasti consolari dell'impero, alla lessicografia latina, alle nostre conoscenze sugli auguri e sulla loro importanza nei primi anni dell'era volgare. E non mi pare sia poco!

Giovanni Costa.