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ALPES, ID EST CLAUSTRA ITALIAE1: LA TRASFORMAZIONE DEI COMPLESSI FORTIFICATI ROMANI SULLARCO ALPINO NORD-ORIENTALE TRA LET TARDO-REPUBBLICANA

E LET TARDO-ANTICA Premessa Nel 1972 il Mor, commentando lo stato delle ricerche sulle fortificazioni romane dellarea alpina, scriveva: uno studio che si potrebbe iniziare, poich fino ad ora il problema non stato preso nella debita considerazione, e che deve impegnare tanto gli archeologi quanto gli storici dellantichit e quelli dellarte militare, con ampia visuale, che comprenda tutta la fascia dal Danubio allAdriatico: ricerca di carattere internazionale, interessante, oltre lItalia, la Germania, lAustria e la Iugoslavia. E chi sa che un giorno non ci si arrivi!2. Oggi esistono sintesi di grandissimo valore per le fortificazioni dellarea alpina della Svizzera occidentale, dellAustria meridionale, della Slovenia occidentale e dellItalia settentrionale: basti ricordare, tra gli altri, i lavori del Sasel, del Miotti, del Bierbrauer, del Ciglenecki, dellAbetel, del Brogiolo e del Gelichi, e della Cagnana3. Tuttavia, tornando alle parole del Mor, le sintesi che sono apparse negli ultimi trentanni per larco alpino italiano non costituiscono il punto di arrivo della ricerca sulle fortificazioni romane, ma piuttosto la base di dati indispensabile da cui iniziarne lo studio. bene ricordare che il Bierbrauer, ancora nel 1990, scriveva che quello sugli insediamenti fortificati nellarco alpino un filone di ricerca che in gran parte ancora nuovo per la scienza4, e che il Brogiolo, ancora nel 1996, sottolineava che rimangono largamente inesplorati i problemi dellorigine [...] e della funzione5. Lobiettivo del presente lavoro quello di ricostruire le trasformazioni delle fortificazioni6 dellarco alpino orientale comprese allinterno dei confini della provincia Gallia Cisalpina, poi Regio X e Venetia et Histria, e precisamente dalla Val dAdige verso est, gi da me censite e studiate nei loro caratteri macrostrutturali7, tentando, in particolare, di approfondire il problema, difficile ma di grande interesse, dellorigine e della funzione dei complessi fortificati considerati. Per maggiore chiarezza sono state considerate quattro fasi storiche8: la tarda et repubblicana, da intendersi tra lultimo quarto del III sec. a.C. e let cesariana; let cesariana e augustea, tra la met del I sec. a.C. e linizio del I sec. d.C.; let imperiale, dalla prima met del I sec. d.C. allet dioclezianea; infine, let tardo antica, dalla seconda met del III sec. d.C. alla seconda met del VI sec. d.C.9 Dei siti censiti e individuati si sono sono qui considerati solamente quelli che potevano essere collocati, anche solo genericamente, in una delle quattro fasi storiche considerate, escludendo quelli che sono semplicemente attribuibili ad et romana imprecisata.
FLOR. I, 38. MOR 1972, p. 188. 3 Rispettivamente: Claustra Alpium 1971, la serie Castelli del Friuli, BIERBRAUER 1986, CIGLENECKI 1987, ABETEL 1991, Nuove Ricerche 1996, CAGNANA 2001. 4 BIERBRAUER 1990, p. 43. 5 Nuove ricerche 1996, p. 9. 6 Intendendo per fortificazione qualsiasi opera realizzata dalluomo per difendere una posizione o una localit. 7 BIGLIARDI 2003-04, parzialmente e brevemente in BIGLIARDI 2004; esaustivo in BIGLIARDI c.s. 8 Tenendo ben presente che una periodizzazione costituisce sempre una struttura astratta realizzata a posteriori per racchiudere fatti ed eventi particolari, spesso simili o confrontabili, e che i fatti di ciascun periodo sono strettamente correlati tra loro e allo stesso modo lo sono con quelli dei periodi precedenti e posteriori. 9 Tale limite cronologico ultimo coincide sul versante italiano dellarco alpino con lingresso dei Longobardi in Italia, 568 d.C., e con la conseguente formazione del primo Ducato Longobardo in Friuli, mentre sul versante sloveno delle Alpi coincide con lo stanziamento degli Slavi, che ebbe inizio immediatamente dopo la partenza dei Longobardi verso lItalia. Tale limite ultimo appare imprescindibile, sia perch costituisce la prima vera consistente cesura nella storia del settore considerato, sia perch normalmente utilizzato come limite estremo di quel complesso periodo storico noto come tardo-antico.
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La tarda et repubblicana I primi interventi romani documentati nel settore orientale dellItalia settentrionale sono da collocarsi sul finire del III sec. a.C., quando sono registrati due importanti avvenimenti: la 10 con funzione anti-gallica stretta dai Romani con Cenomani e Veneti, per la quale il 225 a.C. costituisce il terminus ante quem 11, e la prima spedizione alpina del 220 a.C. diretta verso le Alpi carniche o le Giulie12. Da questo momento fin verso la met del I sec. a.C. sono noti con certezza soltanto quattro siti fortificati (Figura 1). Il primo il complesso del Monte Barda e del Monte Roba13 (38)14 presso S. Pietro al Natisone (UD), dove sono stati individuati i resti di una fortezza romana databile tra il tardo II sec a.C. e il I sec. d.C.15, senza tracce di unoccupazione successiva. Il secondo sito il Colle Mazit16 (44) di Verzegnis (UD), dove al II sec. a.C. datata la ristrutturazione di un precedente insediamento fortificato dellet del Bronzo finale. Il terzo sito S. Briccio17 (2) presso Lavagno (VR), dove stato rinvenuto un vallo det romana e la documentazione archeologica mostra una frequentazione apparentemente ininterrotta tra IV sec. a.C. e IV sec. d.C. Infine, lultimo sito noto per questa fase Grad18 (97) presso Smihel in Slovenia, dove in corrispondenza di un insediamento fortificato preromano stato rinvenuto un eccezionale deposito di armi romane datate tra la fine del III sec. e la prima met del II sec. a.C.

Figura 1: Distribuzione dei siti nella fase tardo-repubblicana Il valore di questi insediamenti appare evidente nel loro rapporto con la viabilit. S. Briccio controllava lo sbocco della valle dellAdige in pianura e il tratto della via Postumia che collegava Verona alla stessa valle. Grad presso Smihel si trovava ben posizionato rispetto alle rotte commerciali che dalla costa aquileiese e tergestina si dirigevano verso oriente, in particolari il sito si trovava a soli sette kilometri dal passo di Razdrto, lo straboniano Okra, il pi basso sulla strada Aquileia-Siscia19. Il sistema dei M.ti Barda e Roba era situato in posizione dominante sullo sbocco della valle del Natisone nella piana aquileiese, valle solcata dal percorso che conduceva nel Noricum attraverso il Passo del Predil. Infine, Colle Mazit si trovava in una posizione strategicamente rilevante per il controllo della via che collegava con i territori oltralpe risalendo la valle del Tagliamento. Per questultimo sito, la presenza di materiali depoca lateniana inquadrabili tra III e I sec. a.C. e gli abbondanti frammenti di ceramica tipo Auerberg, permettono effettivamente di ipotizzare il suo inserimento allinterno di un circuito commerciale alpino a medio raggio, sia con i versanti meridionali delle Alpi sia con quelli settentrionali.
POLYB. 2, 24. BANDELLI 1998a, p. 148. ROSSI 1999, pp. 39-40. 12 BANDELLI 1981. 13 Claustra Alpium 1971, p. 83. Castelli del Friuli/3, pp. 303-307. TAGLIAFERRI 1986, II, pp. 148-150. BUORA 1989, p. 164. GRIFFONI 1992, p. 240, CASAGRANDE, PESSINA 2003. 14 Per i numeri fare riferimento alle cartine. 15 Il Sasel datava il complesso tra II e I sec. a.C. sulla base di alcune ricognizioni di superficie condotte sul finire degli Anni Sessanta e questa datazione stata poi ripresa anche dal Tagliaferri e dal Miotti, questultimo con qualche dubbio. I recenti scavi sul M.te Roba, 2003, hanno per ora individuato solo alcune fasi collocabili tra I sec. a.C. e I sec. d.C. 16 Da ultima VANNACCI LUNAZZI 2003. 17 CaV 1990, pp. 142-143. 18 HORVAT 2002. 19 Interessante a questo proposito uno studio sulla diffusione di victoriatii nel settore nord-orientale dellItalia romana condotto dalla Miskec: tale ricerca mostra una grande diffusione di queste monete nella Notranjska, datate alla prima met del II sec. a.C., situazione che dimostra una precoce e distinta influenza romana in questarea, se non poprio presenza, e la sua appartenenza al sistema economico romano facente perno su Aquileia, vd. MISKEC 2003.
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Nella scelta della fondazione di questi due ultimi siti, i quali, si ribadisce, dominano i due principali accessi alla pianura friulana, concorse evidentemente la contemporanea fondazione di Aquileia, la quale necessitava di protezione e davamposti, ma forse concorse in maniera ancora maggiore il precedente e correlato episodio dei Galli Transalpini in Venetiam transgressi20 nel 186 a.C.: questirruzione aveva mostrato ai Romani la facilit con cui le Alpi potevano essere attraversate e di conseguenza aveva palesato la necessit di un maggior controllo diretto su quel territorio economicamente fondamentale, crocevia della cosiddetta via dellambra e dei traffici verso il Noricum. E importante ricordare che Aquileia fu fondata come colonia di diritto latino e non di diritto romano. Si tratta di un fatto non trascurabile: la distinzione tra i due tipi di colonia molto importante nellottica dellatteggiamento romano verso questi territori: come noto, mentre una colonia di cittadini romani era solitamente dedotta in pieno territorio romano, le colonie latine si trovavano solitamente in un territorio ostile o comunque non sottomesso21. Questultime erano abitate quasi esclusivamente da non-cittadini, ad esclusione dei ceti superiori, e la loro popolazione era composta da soldati-coloni che potevano tramutarsi in esercito alloccorrenza. In questo modo costituivano delle isole di controllo diretto romano in un territorio potenzialmente pericoloso22. Alla luce di questo inverosimile la presenza di insediamenti civili sullarco alpino in questo periodo, ma evidente che nei casi esposti ci si trovi di fronte a stazioni militari23 inserite come avamposti in una regione non del tutto ostile, ma ancora lungi dallessere pacificata24, allo scopo di proteggere i traffici commerciali lungo le rotte alpine. Un ultimo aspetto che si ritiene importante rilevare nel considerare questi siti il rinvenimento di tracce di frequentazione gi per la prima et del Ferro o comunque per let preromana. Sul Colle Mazit, come detto, bene evidente una fase doccupazione nellet del Bronzo finale e almeno una frequentazione lateniana, a S. Briccio sono stati rinvenuti materiali riferibili ad una frequentazione preromana tra il IV sec. e il III sec. a.C., dal sistema dei M.ti Barda e Roba sono noti alcuni oggetti di et lateniana, tra i quali una spada ripiegata con fodero databile forse alla fine del IV-inizio III sec. a.C. e riferibile probabilmente ad una deposizione cultuale o funeraria. 25. Per quanto riguarda Grad presso Smihel sono noti alcuni materiali lateniani, inoltre, i grandi cimiteri attorno allaltura furono in uso dalla prima et Hallstattiana fino a met dellet La Tne. rilevante che la fase preromana, lateniana a Colle Mazit e M.te Barda e retica a S. Briccio, abbia restituito materiale votivo-cultuale che lascia ipotizzare la presenza di un santuario sulle alture. Lorganizzazione del popolamento preromano solitamente definita come insediamento sparso non organizzato dipendente da unit politiche costituite da luoghi forti, solitamente piccoli centri generatisi per aggregazione spontanea26, che costituiscono momenti di coagulo anche delle strutture parentali e di clan27, dei quali un ottimo esempio sono gli oppida celtici. Tra questi unimportante funzione di coagulo dovevano anche rivestirla i nuclei religiosi, i quali, da sempre, si pongono come luoghi dincontro per eccellenza28. Per questo, loccupazione da parte romana di luoghi tali, difficilmente pu essere considerata casuale, ma piuttosto deve essere vista come il
LIV., 39, 22, 6. Basti penare a Rimini che si trovava a oltre cento chilometri dallinsediamento romano pi vicino e anche a Piacenza e Cremona che furono dedotte a 270 chilometri da Rimini, separate dal territorio dei Boi che non erano ancora stati definitivamente sconfitti. La stessa Aquileia si trovava a 300 chilometri da Modena e Rimini. 22 LUTTWAK 1976, p. 33. GALSTERER 1991, pp. 173-174. 23 Potrebbe essere indicativo in questo senso il gran numero di ghiande missile rinvenuti sul M.te Barda, in totale 38 pezzi. 24 Nel 171 a.C. gli abitanti di Aquileia, in occasione della richiesta al senato del supplementum di coloni, sottolinearono di trovarsi indifesi inter infesta nationes histrorum et illyorum, LIV., 43, 1, 4 25 Per quanto riguarda S. Briccio anche la fase precedente, datata allVIII sec. a.C., ha restituito materiali relativi ad un contesto funerario. 26 MAGGI, ZACCARIA 1994, p. 169. 27 CAPOGROSSI COLOGNESI 2002, p. 33. 28 MAGGI, ZACCARIA 1994, p. 169.
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frutto di una scelta precisa, sollecitata dalla necessit di sottolineare la presa di possesso del territorio attraverso loccupazione e il controllo di alcuni siti chiave. Let cesariana e il principato augusteo La massiccia fortificazione dellarco alpino orientale inizia solo in tarda et repubblicana, in seguito allespansione transalpina avviata da Cesare e perfezionata e ampliata da Augusto. Nel I sec a.C. fu fortificato il Colle di S. Spirito29 (25) presso Moggio Udinese (UD), sul quale stato messo in luce un tratto di muro perimetrale insieme a materiali databili tra I sec. a.C. e I sec. d.C. Se Verzegnis controllava il percorso occidentale che conduceva nel Noricum, questo sito controllava il percorso orientale, che risaliva la valle del Fella e, attraverso la sella di Camporosso, conduceva a Virunum, percorso che dovrebbe essere stato aperto proprio nel medio I sec. a.C.30 Sempre tra I sec. a.C. e I sec. d.C. sembra essere stato insediato il colle del Castello di Montereale Valcellina (PD)31 (27); inoltre, risulta essere stato frequentato il castelliere di Cattinara (TS)32 (14), in prossimit di Tergeste e dei percorsi stradali verso la penisola istriana, oltre al non lontano Castello di Duino (TS)33 (19), dove comunemente identificato il pliniano castellum Pucinum34 e dove stata individuata una fase romana inquadrabile tra I sec. a.C. e I sec. d.C. ed stato anche supposto che la torre mastio fosse unopera romana. A tale proposito si ricorda che tra il tardo autunno del 42 a.C. e primi mesi dellanno successivo un provvedimento voluto da Ottaviano annesse la provincia Gallia Cisalpina allItalia35 e in questoccasione sembra che il confine orientale fu spostato dal Rubico al Formio (fiume Risano o Rio Ospo36), andando ad includere anche lager tergestino, compreso tra il Timavo e i territori di Parenzo e Pola37. Il castelliere di Cattinara e il castellum Pucinum vennero cos a trovarsi in una posizione strategicamente molto importante a ridosso del confine dellItalia. Le scelte insediative sono confrontabili con quelle della fase precedente: gli insediamenti sono strettamente connessi alla viabilit e si stanziano in siti gi frequentati nellet del Bronzo, come Montereale, Duino e Cattinara, oppure in et lateniana, come Moggio Udinese. Un aumento pi sensibile delle strutture fortificate si registra a partire dalla met del I sec. a.C. Nel Veneto si ricorda linsediamento fortificato di Archi di Castelrotto38 (6) presso S. Pietro in Cariano, frequentato in et romana tra la fine del I sec. a.C.-inizio del I sec. d.C. fino al IV sec. d.C. In Friuli sono riconoscibili diversi siti: Castelraimondo39 (20) di Forgaria nel Friuli (UD), dove, in seguito ad unoccupazione preromana retica e celtica, la fase propriamente romana inizia a partire dallet augustea con la costruzione di una torre e si protrae per tutta let imperiale e tardo-antica, almeno fino al 430 d.C.; poi il sito di Monte Sorantri40 (36) presso Raveo che si sviluppa a partire
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Da ultimo Moggio Udinese 2002. BOSIO 1991, p. 161. 31 PIUZZI 1990. PIUZZI 1999, pp. 159-160. 32 MARCHESETTI 1903, pp. 26-27. MASELLI SCOTTI 1977, pp. 455-457. KAROUSKOV-SOPER 1984, pp. 128-130. CSSOLA GUIDA, VITRI 1983, p. 207. 33 BRAVAR 1976, pp. 103-107. CUSCITO 1976, p. 60. BOSIO 1979, pp. 518-519. Castelli del Friuli/3, p. 195. MASELLI SCOTTI 1983, pp. 248-249. MASELLI SCOTTI 1985, p. 242. ZACCARIA 1986, p. 99. Castelli del Friuli/7 1988, p. 68. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 391-393. 34 PLIN., N. H. III, 18, 127. 35 LAFFI 1992, pp. 11-12. 36 Lidentificazione con il fiume Risano quella tradizionalmente pi seguita, ma cfr. ROSSI 1991, pp. 504-505 per lidentificazione con il Rio Ospo. 37 DEGRASSI 1954, pp. 49-53. SASEL 1984, p. 117. BANDELLI 1986, p. 63. ZACCARIA 1986, p. 66. MATIJASIC 1991, pp. 245-246. ROSSI 1991, p. 514. LAFFI 1992, p. 11. VEDALDI IASBEZ 1994, p. 45. BANDELLI 1998b, p. 159. DE FRANCESCHINI 1998, p. 65. MATIJASIC 1998, p. 593, BUCHI 1999, p. 312. BUCHI 2000, p. 63. 38 CaV 1990, p. 86. 39 Castelraimondo 1992. Castelraimondo 1995. SANTORO BIANCHI 2001. SANTORO BIANCHI 2002. SANTORO BIANCHI 2003. 40 Castelli del Friuli/1, pp. 107-11. CALLIGARO 1996, p. 86. VILLA 2001, PP. 858-859. Raveo. 2001. Raveo 2002. Progetto Monte Sorantri 2003. 4

dallultimo quarto del I sec. a.C. fino alla fine del III sec. d.C. e linizio del IV sec.; inoltre, a partire dalla fine del I sec. d.C. datato un ambiente messo in luce sul Colle Mazit nello spigolo sud-orientale del muro di cinta e, infine, la piccola fortezza di Torreano di Cividale41 (42). Un discorso a parte deve essere fatto per Iulium Carnicum, dove si ritiene che sia stato edificato un castellum in et cesariana42, precisamente sul Colle di S. Pietro43, frequentato gi in et preromana. Le ricerche archeologiche per ora hanno rivelato solamente un tratto di imponenti strutture murarie legate con malta inquadrabili nella tarda-antichit, non sulla cima del colle, ma su un conoide detritico situato sul pendio meridionale del colle stesso44.

Figura 2: Distribuzione dei siti nella fase cesariana-augustea

Ancora una volta le scelte insediative sono le medesime. Ancora in questa fase tutti i siti si trovano su aree gi insediate o frequentate in et preromana e in stretto contatto con la viabilit. Il sito di Archi di Castelrotto si sviluppa allo sbocco della valle dellAdige e sul tratto di strada che collegava Verona a Trento, tratto realizzato prima delle campagne di Druso contro la Retia45, quindi prima del 15 a.C., ed possibile che questo punto di controllo fosse stato costruito proprio in questoccasione; Castelraimondo dominava la valle del Tagliamento e il percorso, per ora solo ipotetico, che risaliva la valle dellArzino; Monte Sorantri controllava un percorso che risaliva la val Degano; Torreano controllava lo sbocco della valle del Natisone e si svilupp in un momento in cui il complesso dei M.ti Barda e Roba, che ricopriva la medesima funzione, era ormai esaurito e, per concludere, il castellum di Iulium Carnicum dominava sul percorso che risaliva la valle del But verso il passo di Monte Croce Carnico. interessante notare che in seguito a queste nuove fondazioni tutte le vallate che costituivano gli attraversamenti principali delle Alpi erano ben sorvegliate. Inoltre, ancora una volta, anche questi insediamenti si sviluppano in siti gi occupati durante la prima et del Ferro, con leccezione di Torreano, per il quale, tuttavia, le nostre conoscenze sono piuttosto limitate46. La maggior parte di questi siti rientra, evidentemente, nel numero di quei castella voluti prima da C. G. Cesare e, in seguito, aumentati da Augusto47. Lintervento cesariano appare una necessit dettata dal crescente clima di insicurezza diffuso in seguito alla calata dei Giapidi contro Tergeste nel 52 a.C. 48, indipendentemente dalla portata pi o meno ampia dellavvenimento: infatti, sappiamo che Cesare subito legionem XV in togatam Galliam mittit ad colonias civium Romanorum tuendas49. Successivamente, con Ottaviano i Romani iniziarono la conquista
Castelli del Friuli/3, pp. 440-443. DEGRASSI 1954, p. 37. MENIS 1976, pp. 386-387. MIRABELLA ROBERTI 1976, p. 91. BOSIO 1979, p. 519. CIGLENECKI 1987, pp. 92-93. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 339-351. 43 Il Mirabella Roberti aveva suggerito che loppidum fosse stato costruito sulla collina di S. Pietro, dove vi era gi un castelliere dei Gallo-Carni, MIRABELLA ROBERTI 1976, pp. 91-92. 44 VITRI 1997. 45 BOSIO 1991, p. 89. 46 Inoltre, come si era gi visto per i siti della fase pre-cesariana, alcuni siti si sviluppano su santuari preromani: ad Archi di Castelrotto nella seconda fase preromana sono stae individuate alcune infrastutture a carattere cultuale; sul M.te Sorantri stata supposta la presenza di una santuario celtico a carattere miltare. 47 Gi il Degrassi aveva attribuito a Cesare il primo proggetto concreto di difesa del settore orientale (DEGRASSI 1954) e questa tesi ormai comunemente ripresa dalla storiografia pi recente, tra gli altri SASEL 1976, BOSIO 1979, ZACCARIA 1981, Castelli delFriuli/7 1988, CHRISTIE 1991, BRIZZI 1992, SANTORO BIANCHi 1992, ZACCARIA 1992. 48 Nel 1998 apparsa un importante ricerca del Bonetto sulle fortificazioni urbane nella transpadana romana. Questa ricerca ha evidenziato una prima fase di fortificazione di quasi tutte le principali citt nella seconda met del I sec. a.C. e, in alcuni casi, anche qualche decennio prima, probabilmente in seguito al saccheggio di Tergeste, quindi in concomitanza con la militarizzazione del settore orientale operata da Cesare. Precisamente tra il 45 e il 15 a.C. vennero costruiti nuovi perimetri a Verona, Vicenza, Trieste, Brescia, Milano, Torino, Aosta, Trento, Concordia e Oderzo, BONETTO 1998, pp. 155-194. 49 HIRT., Bell. Gall. VIII, 24.
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sistematica dei territori alpini, rendendo inutile questa politica di difesa inaugurata da Cesare: infatti, limmediata conseguenza delle conquiste augustee fu lo spostamento verso nord della frontiera e il suo allontanamento dallarco alpino. A questo punto le uniche installazioni militari alpine importanti erano quelle che controllavano i passi e le viae militares, al fine di garantire i collegamenti tra il comando centrale e quelli provinciali, i rifornimenti alle truppe di frontiera e il buon funzionamento del cursus publicus istituito da Augusto50. Le prime torri dovrebbero essere state realizzate proprio nellambito dellorganizzazione del cursus publicus promosso da Augusto, come ha scritto il Mantovani esse possono considerarsi una componente fondamentale di quello che ritenuto il tessuto connettivo della romanit, la rete viaria51. Diventa superflua la presenza di contingenti militari significativi nella zona: le poche milizie presenti sono composte per lo pi da beneficiarii, cio distaccamenti dei soldati delle legioni con compiti di polizia stradale e di vigilanza sulla riscossione dei dazi doganali. Le fortificazioni romane installate sulla fascia alpina in questa fase, infatti, non devono necessariamente essere viste come una protezione dalle gentes externae e quindi come un limes fortificato, ma piuttosto come punti di controllo allinterno di un territorio vasto e disomogeneo. Le fonti ci tramandano, infatti, le preoccupazioni di Augusto per la sicurezza dei percorsi alpini, spesso presi di mira da bande di briganti52, che nel territorio alpino trovavano un ambiente favorevole, poich offriva validi nascondigli e luoghi ben protetti naturalmente. Per quanto riguarda le di torri di guardia e di segnalazione, le speculae, in questa fase nota solamente la torre di Castelraimondo, ma opinione diffusa che molte torri tardo-antiche e anche altomedievali insistano su precedenti torri romane53. Inoltre, possibile ipotizzare che alcune di queste torri non abbiano lasciato tracce in quanto costruite in legno, non avendo, infatti, il compito di resistere ad assalti e, quindi, non necessitando di particolari esigenze di robustezza, semplicemente, rivestivano lunica funzione di controllo sul territorio e, inoltre, possibile che alcune alture, per laltezza o la conformazione del terreno, si prestassero come punti di segnalazione senza la necessit di costruire torri. Come noto, in Friuli durante lepoca di Cesare o negli anni immediatamente successivi si possono individuare una serie di investimenti agricoli su vasta scala che coincidono con la realizzazione in forme pienamente romane di ville e complessi rustici54. A seguito, poi, del controllo dellarco alpino orientale venne riorganizzato amministrativamente lintero settore, anche attraverso una nuova gerarchia degli abitati: scomparvero molti insediamenti fortificati daltura di tradizione protostorica, in particolare i castellieri, e si svilupparono soprattutto i centri di fondovalle fino ad assumere autonomia amministrativa in una generale recisione delle gerarchie insediative55. In pianura evidente la prevalenza dellinsediamento accentrato di tipo urbano accanto allinsediamento sparso nel territorio, mentre nelle zone collinari e alpine, certamente pi marginali, si assiste alla conservazione, anche fino ad avanzata et imperiale, delle strutture insediative preromane a carattere sparso non organizzate56. La riorganizzazione del territorio realizzata dai Romani non modific questi agglomerati che rimasero al di fuori delle aree soggette a pianificazione territoriale, ma anzi spesso ne amplific le funzioni57. Maggiori modificazioni avvengono in seguito allannessione della Gallia Cisalpina allItalia romana, in particolare si assiste alla riorganizzazione del territorio nei nuovi municipia e allarrivo di nuovi coloni. Infatti, a
BRIZZI 1992, p. 115. MANTOVANI 1992, p. 245. 52 TERT., Apol. 22: latronibus investigandis per universas provincias militaris statio sortitur. ILS 8507: interfectus a latronibus intrusis. PAIS, Suppl. 58: Antonius Valentinus, princeps legionis XIII Geminae, interfectus a latronibus in Alpes Iulias loco quod apellatur Scelerata. 53 Potrebbe essere il caso della torre individuata sul Colle Mazit, scavata solo parzialmente, e della torre-mastio di Duino, che stato supposto essere opera romana. 54 BUORA 1992, p. 104. 55 ZACCARIA 2001, p. 140. 56 MAGGI, ZACCARIA 1994, pp. 163, 169. MAGGI, ZACCARIA 1998, p. 15. 57 MAGGI, ZACCARIA 1994, p. 169.
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partire dalla fine del I sec. a.C., la documentazione archeologica aumenta sensibilmente e mostra un popolamento capillarmente distribuito nel territorio58. Alla luce di tutte queste considerazioni appare ben evidente il carattere militare anche delle fortificazioni sorte in questa fase sullarco alpino, con lo scopo di proteggere e controllare i nuovi territori e i traffici attraverso le Alpi; oltretutto, tutti i siti si trovano in vicinanza di strade importanti. Alcune caratteristiche costruttive, dellorganizzazione planimetrica degli insediamenti, della qualit e della tipologia degli edifici, sono indicativi della funzionalit. Sul Monte Sorantri sono stati individuati sette vani con dimensioni abbastanza omogenee tra i m2 30 e i m2 40, articolati su un impianto a base ortogonale di concezione unitaria e, inoltre, i muri pi recenti erano legati con malta e intonacati. Sembrerebbe, quindi, che linsediamento sia sorto sotto la guida di una autorit, sia per lorganizzazione che per la qualit, diversamente dai centri sorti per iniziativa locale che dovrebbero presentarsi pi disomogenei e qualitativamente pi scarsi. La medesima qualit riscontrabile anche a Castelraimondo: in questa fase attestata luso di abbondante malta in tutte le strutture individuate. Inoltre, in questultimo sito si sono rinvenute punte di freccia, punte e puntali di lancia in ferro e ghiande missili in ferro evidentemente riconducibili allequipaggiamento militare. Inoltre, i siti finora descritti, per pochi dei quali le dimensioni sono note (Raveo m2 5600, M.ti Barda e Roba m2 819, Torreano m2 600), mostrano la preferenza per piccoli insediamenti, quindi ulteriormente riconducibili ad una tipologia militare, destinati ad ospitare solo pochi elementi dellesercito. Inoltre, sono indicativi in questo senso i dati relativi alla localizzazione, come per la fase precedente tutti i siti, tranne Zuglio e Moggio Udinese, si trovano in posizione sommitale e tutti, tranne Zuglio e Raveo, si trovano in ambiente collinare inferiore a m 500. Il fatto che Zuglio sia topograficamente anomalo rispetto ai siti di questa fase contribuisce ad aumentare i dubbi in precedenza esposti. Difficilmente tali strutture possono essere considerate il frutto di iniziative locali e spontanee, come saranno i refugia tardo antichi, ma, piuttosto, devono essere considerati il risultato di una ben precisa e pianificata organizzazione militare. Tuttavia, tale organizzazione non deve essere considerata una precoce frontiera fortificata, tesi elaborata nel corso degli Anni Settanta soprattutto dal Bosio e dal Mor, ma, come scrisse efficacemente lo Zaccaria, rispondono ad una concezione strategica dinamica di largo respiro59 e anche in epoca cesariana non si pu per parlare di una linea ben definita e protetta da fortificazioni, del resto difficilmente concepibile in una fase di espansione militare [...], bens di una fascia di rispetto piuttosto ampia e suscettibile di mutamenti e assestamenti60. Let imperiale In seguito alla sistemazione augustea lattivit fortificatoria sulle alpi sembra arrestarsi, le testimonianze archeologiche per questa fase sono scarse e poco chiare. In Friuli possibile riconoscere la frequentazione del castelliere presso la Rocca di Monfalcone61 (GO) (26), dove sono state rinvenute monete inquadrabili nei primi tre secoli dellimpero, e per lo stesso periodo documentata anche la frequentazione presso il Castello di Magr62 (8) presso Schio (VI). Sempre di frequentazione prudente parlare anche per il Colle di Medea63 (GO) nel I sec. d.C. con il riutilizzo del vallo in terra di probabile origine preromana64, e, per lo stesso periodo, del colle del Castello di
BUORA 1992, p. 105. ZACCARIA 1981, p. 61. 60 ZACCARIA 1981, p. 71. 61 BELLUNO 1976. FURLANI 1976. Castelli del Friuli/3, pp. 293-303. VISON 1980. 62 CaV 1988, pp. 124-125. 63 FURLANI 1971. Castelli del Friuli/3, pp. 289-291. TAGLIAFERRI 1986, II, pp. 286-287. Il sito non si trova propriamente in area alpina, ma solo su altura, tuttavia la posizione indubbiamente strategica per il controllo della viabilit alpina a nord-est di Aquileia. 64 In localit Sot la Mont, alle pendici meridionali del colle, sono state individuate tracce di un insediamento romano, databile almeno alla seconda met del I sec. d.C.
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Zumelle65 (3) presso Mel (BL). Soltanto in questa fase si inizia ad avere testimonianze anche dai territori dellattuale Slovenia: la fortezza sullaltura di Ajdovski gradec66 (51) presso Bohinjska Bistrica, linsediamento sullaltura di Nadleski hrib67 (60) presso Loski Potok dove sono evidenti i resti di una fortezza di m 159 x 127 che conserva, presso il lato settentrionale, una clavicula ampia m 8,5, datata tra let di Augusto e let di Marco Aurelio e, infine, laltura di Krizna gora68 (65) presso Podloz, dove la fase pi antica della fortezza appartiene almeno al II sec. d.C. (Figura 3). Oltre a queste, molte testimonianze provengono da siti che danno ora le prime tracce di s, ma che sembrano trasformarsi in fortezze solamente in una fase successiva, generalmente quella tardo-antica. il caso del ben noto Castrum Ibligo69 presso Invillino, dove la prima fase datata proprio partire dal I sec. d.C., ma il castrum dovrebbe essersi sviluppato soltanto a partire dalla prima met del V sec. d.C.70 Si ricorda, anche, la frequentazione del Doss Trento71, dove, per, molto dubbia una sua possibile fortificazione in questo momento. In Slovenia, gi ora viene insediata Hrusica72, dove stato scavato uno strato augusteo-tiberiano, anche se forse riferibile alla sola Statio Ad Pirum, mentre la fortezza si svilupp solamente in epoca tardo-imperiale. Per quanto riguarda lorigine di questi insediamenti poco si pu ipotizzare. Quelli in territorio italiano, infatti, o non sono ancora stati trasformati in fortezza, come nel caso di Invillino e Doss Trento, come detto, oppure non hanno restituito elementi certi per una definizione, ed il caso del Castelliere di Monfalcone, del Castello di Magr, del Colle di Medea e del Castello di Zumelle. Si pu solo sottolineare la prossimit ai percorsi stradali e la localizzazione su alture collinari modeste e in posizione sommitale, tranne il castello di Zumelle. I dati sul popolamento della Slovenia occidentale durante le prime fasi della romanizzazione mostrano che in seguito alla creazione della nuova rete stradale romana avvenne la destrutturazione del sistema insediativo delle comunit protostoriche, organizzate in particolare in insediamenti fortificati daltura, e il conseguente spostamento dei nuclei abitativi nelle aree della nuova rete stradale, la quale, naturalmente, si sviluppava lungo le valli principali. A questo proposito esemplare che i centri maggiori si stanziarono nella principale valle della Slovenia occidentale, quella emonense, e lungo il tracciato della principale direttrice della regione, quella che da Aquileia raggiungeva Poetovio: basti pensare ai centri di Castra, Nauportus, Emona e Celeia73. Il discorso quello gi sostenuto per il Friuli: in una tale situazione gli insediamenti fortificati daltura dovrebbero corrispondere a presidi di natura militare, almeno fino alla tarda et imperiale. Tuttavia, per i siti di questa fase le conoscenze archeologiche sono scarse e imprecise, per cui diventa arduo e rischioso definirne una funzione o unorigine, lunico tentativo, come detto, pu essere fatto
Da ultimo CaV 1988, p. 105 con precedente bibliografia. Claustra Alpium 1971, p. 87. CIGLENECKI 1979, p. 471. CIGLENECKI 1987, pp. 70-71: il Ciglenecki la enumera nei refugia tardo-antichi. 67 Claustra Alpium 1971, pp. 64-65. 68 URLEB 1957. CIGLENECKI 1987, pp. 82-83. 69 Ibligo-Invillino 1968. BIERBRAUER 1973. BIERBRAUER 1987. 70 Si veda la nuova proposta di datazione per la Fase III di Invillino del Villa, il quale ritiene che possa essere abbassata oltre la met del V sec. d.C., non prima del VI sec. avanzato, VILLA 2001, pp. 829-830. 71 Fra il I e il II sec. d.C. sono datati alcuni frammenti architettonici provenienti dal Dosso, tra i quali un tamburo di colonna, due capitelli monumentali, tre epigrafi votive dedicate rispettivamente a Saturno, Mercurio e Diana, CIGLENECKI 1987, p. 88. CIURLETTI 2000, p. 326-330. Risulta molto interessante un intervento di recupero di materiale archeologico rinvenuto in un piccolo conoide detritico formatosi alla base del dosso per caduta del sovrastante terrazzo che formava la sommit naturale del dosso stesso. La sequenza stratigrafica individuata documenta una continuit di frequentazione dal Mesolitico alla seconda Et del Ferro (III-II sec. a.C.), mentre sono assenti materiali di et romana repubblicana e alto-imperiale. Negli strati alti compaiono frammenti di sigillata africana, lucerne a canale in terra sigillata, di unanfora da trasporto tipo Gaza, di recipienti in pietra ollare, di ceramica dimpasto con motivi decorativi che richiamano la Horreumkeramik delle fortificazioni danubiane tardo-antiche, il tutto assegnabile ad un arco cronologico tra IV e VI sec. d.C., vd. Doss Trento 1995. 72 PETRU 1976, p. 232. ULBERT 1981. CIGLENECKI 1987, p. 74. 73 VIDRIH PERKO 1996, pp. 313-318. PLESNICAR GEC 2001, pp. 5-7.
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ragionando per analogia con la situazione friulana della fase precedente74. Rispetto ai siti friulani questi sorgono su alture pi elevate, tra i m 580 e 850, ma conservano la medesima preferenza per la posizione sommitale e lo stretto rapporto con la viabilit. Grazie allo spostamento verso nord della frontiera, lItalia settentrionale conobbe oltre un secolo e mezzo di pace pressoch assoluta, almeno fino allirruzione di Quadi e Marcomanni, i quali, attraversato il limes danubiano presso Vindobona e perruptis Alpibus Iuliis, sbaragliarono le coorti pretorie romane mandate a fronteggiarli dilagando nella pianura75. Alcune citt che avevano abbattuto le mura confidando nella ormai plurisecolare sicurezza furono violentemente attaccate dai barbari: Opitergium venne data alle fiamme e Aquileia si salv a stento, riuscendo a ricostruire le mura in gran fretta76. Come conseguenza di questi eventi venne istituita la praetentura Italiae et Alpium77, un distretto militare presidiato da truppe mobili al comando di un legatus Augusti ad praetenturam Italiae et Alpium; tale distretto abbracciava, oltre larco alpino orientale, anche ampie zone della Retia, della Pannonia, della Dalmazia e del Noricum. La praetentura ebbe per vita breve. Infatti, gi nel 172 i Marcomanni potevano dirsi ormai debellati e, pertanto, cessato il pericolo, cessarono anche le misure di difesa dei valichi alpini. Non ci sono, infatti, soldati a difesa della Alpi in occasione dellavanzata di Settimio Severo nel 193, n nel 238 in occasione di quella di Massimino il Trace. In effetti, il provvedimento pare ormai superato gi nel 170, ma un sicuro terminus post quem, secondo il Brizzi, la trasformazione del Noricum in provincia di rango senatorio avvenuta nel 171 con lintroduzione di un presidio legionario, il cui comandante era anche il governatore della regione78. opinione diffusa che la fortificazione dellarco alpino avviata in et cesariana e augustea venne ampliata in seguito allistituzione della praetentura, attraverso la realizzazione di una serie di castra e castella, allo scopo di presidiare i valichi pi importanti e di creare una linea di arroccamento lungo larco alpino79. In realt i dati archeologici per il periodo che comprende let imperiale fino alla met del III sec., mostrano una situazione sullarco alpino piuttosto stabile e simile alla fase storica precedente. Mancano, cio, i segni evidenti di quella intensa attivit fortificatoria che la tradizione degli studi vorrebbe concentrata sul finire del II sec. e sarebbe forse necessario rivalutare l'effettiva portata dellintervento di Marco Aurelio sullarco alpino orientale. Addirittura, alcuni insediamenti non ci hanno finora restituito elementi collocabili oltre il I sec. d.C., tra questi il castelliere di Cattinara, il castellum Pucinum, il Colle di S. Spirito, che ha
necessario ricordare che tra i siti sopra nominati, quello di Ajdovski gradec presso Bohinjska Bistrica inserito dal Ciglenecki tra i refugien, anche se, lo stesso Autore, nellarticolo del 1979 non appare cos sicuro, CIGLENECKI 1979, p. 471. Anche CIGLENECKI 1987, p. 118. 75 La datazione dellinvasione dellItalia da parte di Quadi e Marcomanni ancora oggi problematica. Nella storia degli studi sono stati presi in considerazione tutti gli anni compresi tra il 166 d.C. e il 172 d.C. Come ha sottolineato recentemente lo Zaccaria, attualmente solo gli estremi possono ormai essere esclusi per ragioni soprattutto prosopografiche. Lopinione tradizionale considera gli anni 167 o 168, quindi subito dopo la rottura del limes. Per il 167 sono orientati il Degrassi (DEGRASSI 1954, p. 113), il Pavan (PAVAN 1987, pp. 36-37), il Gabba (GABBA 1991, p. 507), il Brizzi (BRIZZI 1992, p. 116), la Santoro (SANTORO BIANCHI 1992, p. 130). Il Bosio e il Mor considerano lanno 166 (BOSIO 1979, p. 520, MOR 1972, p. 188). Il Miotti orientato per lanno 169 o 170 (Castelli del Friuli/5, 1988, p. 71), per il 170 anche lo Zaccaria (ZACCARIA 1981, p. 75, ZACCARIA 1992, p. 90). Una recente analisi del problema in ZACCARIA 2002, con bibliografia precedente 76 In seguito alla prolungata pax dei primi due secoli dellImpero le mura delle citt della Transpadana vengono trascurate e in alcuni casi demolite. Successivamente, a partire dalla seconda met del II sec. d.C., in particolare dopo la discesa di Quadi e Marcomanni, vi un ripresa degli interventi sulle fortificazioni urbane. poi, in particolare, a partire dalla met del III sec. d.C. che le difese urbane tornano ad assumere un ruolo centrale negli interventi edilizi e vi rimarranno per tutto il periodo di crisi militare, BONETTO 1998, pp. 155-194. 77 DEGRASSI 1954, p. 113. BOSIO 1979, p. 520. SASEL 1988, p. 108. BRIZZI 1992, p. 116 78 BRIZZI 1992, p. 117. 79 DEGRASSI 1954, p. 118-121. MOR 1972, p. 188. BOSIO 1979, p. 521. ZACCARIA 1981, pp. 75, 76, 91 n. 60. SASEL 1984, p. 116. Contra il Brizzi che sostiene che ancora nellet di Marco Aurelio lesercito non aveva perso la propria capacit di replicare a qualsiasi attacco e di condurre spedizioni punitive in territorio nemico e sottolinea che lidea di proteggere le frontiere dItalia con impianti fissi non era in alcun modo concepibile per gli strateghi dellImpero, BRIZZI 1992, p. 117. Ci sembra confermato anche dalle recenti ricerche sulle fortificazioni create da Marco Aurelio a nord del medio Danubio durante le guerre marcomanniche, RAJTAR 2002. 9
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restituito solamente una ringfibel del IV-V sec., il sistema dei M.ti Barda e Roba e Torreano di Cividale. Tra i pochi siti che, invece, restituiscono solo in et imperiale avanzata le prime tracce di se ci sono il Monte S. Martino80 (89) presso Riva del Garda (TN), le cui prime fasi sono inquadrabili tra let imperiale e let tardo-imperiale, anche Ajdovscina81 (71) presso Rodik dove linsediamento sembra essere occupato in et romana in due fasi: la prima in et imperiale imprecisabile e la seconda tra il secondo quarto del IV sec. e la met del V sec.; infine, verso la met del III sec. viene insediato il sito di Tonovocv grad82 presso Kobarid, ma in questo sito la fortezza si sviluppa solo nella seconda met del V sec. (Figura 3). interessante notare che i siti che si sviluppano in questa fase si trovano tutti nella Slovenia occidentale, ad eccezione di Riva del Garda. Se guardiamo le fasi storiche precedenti, si pu notare che la situazione era inversa: fino alla met del I sec. d.C. i siti erano numericamente maggiori sul versante italiano delle Alpi. evidente che gli insediamenti seguono lespansione romana verso est, oltre che verso nord, attuata a partire dalla conquista augustea dellarco alpino e che il progressivo ampliamento del territorio controllato dai Romani determinava necessariamente lampliamento del sistema di controllo sul territorio realizzato tramite questa rete di insediamenti fortificati. In questo pu anche ritrovarsi la spiegazione per lapparente abbandono nel corso dellet imperiale di alcuni di quegli insediamenti sviluppatisi a cavallo tra la fine del I sec. a.C. e linizio del I sec. d.C., insediamenti gi definiti a carattere militare: poich il confine dellImpero Romano si era ormai allontanato dallarco alpino, era inutile nonch dispendioso in termini di soldati e denaro leccessiva fortificazione dei versanti meridionali, ma era conveniente, piuttosto, la fortificazione dei versanti settentrionali, cio quelli della Slovenia, come si visto, ma anche quelli della Rezia, dove il limes Raeticus venne ampliato fin dalla met del I sec. d.C., quando gli imperatori Flavi conquistarono il territorio compreso tra il Reno superiore e la sorgente del Danubio83. Ci concorre a favore di una loro identificazione come stazioni militari e come frutto di un progetto di difesa organico e pianificato. Tuttavia, i dati archeologici sembrerebbero mostrare caratteristiche meno militari e pi spiccatamente civili per alcuni di questi siti84: Monte S. Martino, oltre ad una notevole qualit nelle strutture, presenta reperti che sembrano testimoniare il carattere religioso e cultuale del sito stesso e sembra, quindi, discostarsi dal modello di stazione militare, inoltre, anche Ajdovscina presso Rodik stato incluso dal Ciglenecki tra gli insediamenti fortificati, pur ammettendo che problematisch ist Rodik85. Let tardo-antica Il periodo di maggiore sviluppo della rete di fortificazioni alpine senza dubbio let tardoantica, considerando tale i secoli posteriori allultimo quarto del III sec. d.C., vale dire a partire dallet dioclezianea. Il periodo che intercorre tra Settimio Severo e Diocleziano unepoca di sommovimenti, di tensioni politiche e sociali, durante la quale si esaurisce il mito dellimpero felice. Let tardo antica, che qui incomincia, costituisce un periodo di grande agitazione non solo presso le frontiere, che iniziano a disgregarsi, ma anche allinterno di esse. Non sorprende, pertanto, che, dopo alcuni secoli di relativa stasi, lattivit fortificatoria ritrovi un nuovo impulso su tutto larco alpino, il quale, come in passato, torna a rappresentare lestremo baluardo tra i Romani
CIURLETTI 1977. CIURLETTI 1978. CIURLETTI 1980. GRIFFONI 1992, p. 240. SLAPSAK 1978. CIGLENECKI 1987, p. 78. 82 CIGLENECKI 1994. 83 WALSER 1984, pp. 156, 158-159. 84 Il che non esclude un eventuale convivenza tra i due elementi. 85 CIGLENECKI 1979, p. 470. Anche CIGLENECKI 1987, p. 114. Occorre precisare che per quanto riguarda Ajdovscina presso Rodik il Ciglenecki lo inserisce tra gli insediamenti fortificati, ma ammettendo che i dati, non sufficentemente chiari, permetterebbero di conteggiarlo anche tra le stazioni militari.
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e i barbari86. In Italia gi nella seconda met del III sec. viene rioccupato il castelliere sul Castellazzo di Doberd del Lago (TS)87 (18), dove sono ben evidenti le ristrutturazioni operate sulla cerchia muraria protostorica in et tardo-romana, IV sec.-met V sec. Prima della seconda met del IV sec. si sviluppa anche linsediamento fortificato sul colle di S. Pietro88 (34) presso Ragogna (UD). Si deve anche ricordare la quarta fase di Castelarimondo, che, nellultimo quarto del III sec. viene ricostruito dopo una violenta distruzione. Pi incerta lattribuzione alla tarda-romanit dei resti di una torre rinvenuti a Nimis (UD) in localit Pecol di Centa89 (31), di quelli della fortezza in localit Cuel dal Ciastiel90 (29), sempre a Nimis, e delle strutture di Dierico (UD)91 (17). In Slovenia a partire dalla seconda met del III sec. potrebbe essere datata la costruzione della fortezza di Martinj hrib92 (59) presso Logatec, della torre di Lanisce93 (58) e di quella di Turnovsce94 (78) presso Vhrnika e probabilmente anche la trasformazione in fortezza della statio Ad Pirum (55). Pi tarda , invece, la seconda fase di Ajdovscina (71) presso Rodik95, inquadrabile tra il secondo quarto del IV sec.-met V sec., oltre alla fase pi recente di Krizna gora (65) presso Podloz96, IV sec., e lo sviluppo delle fortezze militari di Gradisce (80) presso Zalog97, dove stato scavato uno strato di IV sec., e di Tonovcov grad98 (57) presso Kobarid, collocabile tra la fine del IV e linizio del V sec. (Figura 3). Contemporaneamente, verso la fine del III sec. e poi nel corso del IV sec., venne eretto nella Slovenia occidentale il sistema di muri di sbarramento noto come Claustra Alpium Iuliarum99, in prossimit, probabilmente, di quello che doveva essere il confine orientale dellItalia romana. Ai muraglioni dei Claustra sloveni si devono aggiungere quelli individuati sul territorio italiano nei dintorni di Forum Iulii: il muro individuato sul Monte Madlesena100 presso Biacis (UD) e quello di Cladrecis (UD)101, interpretati come muri di sbarramento affini ai Claustra e forse in connessione con loro. In et tardo-imperiale, in particolare da Diocleziano in poi, crebbe progressivamente limportanza e lindipendenza militare di Forum Iulii, culminata in et tardo-antica in seguito al saccheggio di Aquileia ad opera degli Unni, ed probabile che queste due strutture facessero parte di un sistema di difesa organizzato attorno a tale centro, del quale, forse, facevano parte anche i resti individuati a Ronchi di Gagliano (UD)102.

Figura 3: Distribuzione dei siti nella fase imperiale e fino alla fine del IV sec.

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A questo proposito si ricorda che gi nel II sec. d.C., ma soprattutto nel corso del III sec. e del IV sec. sia in Occidente che in Oriente vengono costruite o ricostruite le mura in un grandissimo numero di citt che non le avevano mai avute o che le avevano lasciate cadere in disuso. Si tratta di interventi pubblici e privati, comunque autorizzati, e anche di interventi imperiali, che avevano lo scopo di frazionare la forza durto delle penetrazioni barbariche, GABBA 1991, p. 510, BONETTO 1998, pp. 155-194. 87 Il Carso goriziano 1989. 88 NEGRI 1996. VILLA 1997. LUSUARDI SIENA, VILLA 1998. VILLA 2001. 89 GRIFFONI 1992, p. 240. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 358-359. 90 GRIFFONI 1992, p. 240. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 358-359. 91 Castelli del Friuli/1, pp. 42-43. 92 Claustra Alpium 1971, pp. 90-91. PETRU 1976, p. 233. CIGLENECKI 1987, p. 78. LEBEN 1990. 93 Claustra Alpium 1971, pp. 92-93. PETRU 1976, pp. 232-233. CIGLENECKI 1979, p. 470. 94 CIGLENECKI 1987, p. 90. 95 SLAPSAK 1978. CIGLENECKI 1979, p. 470. CIGLENECKI 1987, p. 78. 96 URLEB 1957. CIGLENECKI 1987, pp. 82-83. 97 CIGLENECKI 1979, p. 469. MIKL-CURK 1986. CIGLENECKI 1987, p. 92. 98 CIGLENECKI 1994. 99 Claustra Alpium 1971. 100 Castelli del Friuli/3, pp. 33-37. 101 Castelli del Friuli/3, pp. 146-147. 102 TAGLIAFERRI 1986, II, p. 230. 11

importante ricordare che simili sistemi di controllo del territorio sono frequenti proprio in et dioclezianea103. In Oriente, lungo la frontiera giordana Diocleziano costru la strada nel deserto, chiamata strata Diocletiana. Mirava al controllo dei punti dacqua e alla costruzione di forti collegamenti stradali lungo i quali erano poste torri di guardia, fortificazioni e stazioni stradali. Una soluzione simile viene adottata anche lungo la frontiera mesopotamica: qui, durante gli scontri con la Persia, nel IV e V sec. d.C. vennero fortificate una serie di citt chiave che Ammiano Marcellino chiama claustra104 ovvero basi contro gli attacchi dei nemici105. Inoltre, le citt erano collegate da una linea di stazioni di avvistamento e posti di guardia con il compito di tenere lontani gli incursori occasionali e non erano sicuramente intesi come linea di frontiera. Sappiamo che nella zona pi meridionale, la maggior parte delle difese venne realizzata da Diocleziano. Infine, ancora simile e ancora ad opera di Diocleziano la sistemazione della frontiera egiziana e cirenaica dove esistevano una serie di strade che collegavano il Mar Rosso al Nilo e lungo le quali erano disposti una serie di avamposti fortificati e stazioni di guardia, il cui compito principale era quello di proteggere i rifornimenti di grano e il territorio dalle incursioni delle trib del deserto106. Quindi, a partire dal III sec. e per tutto il IV sec., con Diocleziano e Costantino, in seguito alla creazione dei Claustra Alpium Iuliarum, le Alpi Giulie iniziano ad assumere i caratteri di una frontiera fortificata. Solamente in questo momento si pu notare un cambiamento profondo nella concezione strategica romana: i Claustra, infatti, rappresentano la difesa in profondit, basata sul coordinamento fra truppe mobili e difesa fissa incentrata su fortificazioni autonome, come citt murate, rifugi in altura, fattorie ed horrea fortificati107. Nel corso del IV sec. si registra un diffuso fenomeno di cesura in molti dei siti fortificati noti. Si possono individuare due momenti: il primo si pone allinizio del IV sec. non molto marcato, il secondo si pone alla fine del secolo stesso e appare decisamente pi sensibile, costituendo, probabilmente, lepilogo del fenomeno. Per il primo momento si menziona S. Briccio presso Lavagno dove la frequentazione sembra arrestarsi con let costantiniana e Monte Sorantri, dove la documentazione indica una cesura gi tra fine III-inizio IV sec. Per il secondo momento si ricorda la fortezza di Hrusica che si esaurisce alla fine del IV sec. esattamente come Lanisce, Martin hrib, Ajdovscina presso Rodik, dove lo strato pi recente individuato non va oltre la prima met del V sec., Krizna gora presso Podloz, forse anche Zalog e Ajdovski gradec presso Bohinjska Bistrica108. In Italia si ricorda linsediamento sul Colle Mazit, dove gli scavi, ancora in corso, hanno finora evidenziato una fase duso dell'ambiente addossato al muro di cinta fino al IV sec., quello di Archi di Castelrotto presso S. Pietro in Cariano e, infine, quello di Riva del Garda. Si tratta, evidentemente, di un numero consistente di siti. Per i siti che mostrano la cesura pi tarda, attorno alla fine del IV sec. e linizio del V sec., la spiegazione pu essere individuata nellabbandono del limes pannonico in seguito allattacco dei germani. Tuttavia, come mostrano altri siti, si tratta di un fenomeno di abbandono sviluppatosi gi durante tutto il IV sec., in concomitanza, a quanto pare, con lerezione dei Claustra. Si potrebbe ipotizzare che questi ultimi siano sorti come difesa per sopperire allabbandono di alcune postazioni difensive che forse non avevano pi modo di essere mantenute, mentre le mura costituivano una difesa efficace con un minore dispendio di uomini. interessante notare che molti dei siti che presentano una cesura nel corso del IV sec. si erano sviluppati nel corso del I sec. a.C. o I sec. d.C., cio quelli sorti per volere di Cesare e Augusto. il caso di S. Briccio, di Archi di Castelrotto, di Monte Sorantri, di Colle Mazit, Riva del Garda, Hrusica e di Ajdovski gradec presso Bohinjska Bistrica109. Potrebbe trattarsi, quindi, di insediamenti a carattere militare che vengono abbandonati alla fine del IV sec. o immediatamente allinizio del V sec. a seguito del
Sulla politica militare di Diocleziano si veda LE BOHEC 2002. AMM. MARC. 20, 11, 24. 105 WHITTAKER 1993, p. 380. 106 WHITTAKER 1993, pp. 378-381, 383-387, 392, 394-395. 107 Sulla difesa in profondit: LUTTWAK 1976, LETTICH 1982, pp. 85-87, BRIZZI 1992, p. 117, RODA 2000, pp. 82-85. 108 Claustra Alpium 1971. CIGLENECKI 1979, p. 471. CIGLENECKI 1987, pp. 70-71. 109 Lo Schmid lo considerava tale contra il Ciglenecki che lo considera un refugium, seppur con qualche dubbio CIGLENECKI 1979, p. 471.
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collasso del sistema difensivo romano. Se si considera la diffusione dei miltaria in et tardo-antica, tra la fine del III sec. e il V sec., evidente una smilitarizzazione dellarco alpno settentrionale e una concentrazione di forze militari in corrispondenza delle citt principali; per il Nord-Est in particolare Aquileia, ma una piccola parte anche attrono a Iulium Carnicum e a Forum Iulii110. Solamente la Valle dellAdige continua a restituire abbondanti militaria, probabilmente per la sua importanza nei contatti transalpini111. Tuttavia, un problema particolarmente complesso proprio la definizione dellorigine e della funzione delle strutture fortificate di et tardo-antica. A partire dalla fine degli Anni Settanta, questo problema ha dato origine ad un dibattito senza fine, che, per chiarezza, opportuno ripercorrere brevemente. La questione prende lavvio dalla classificazione proposta dal Ciglenecki gi nel 1979 e ampiamente ribadita nel 1987112, che prevedeva una suddivisione degli Hhenbefestigungen in stazioni militari, insediamenti fortificati e fortezze rifugio. Tale suddivisione venne criticata apertamente in particolare dal Bierbrauer113 nel 1990, sostenendo la difficolt di distinguere tra stazione militare e fortezza-rifugio, in particolare per i complessi del V-VI sec., unepoca in cui in Slovenia le stazioni militari erano gi state abbandonate dai soldati Romani e gli insediamenti daltura fortificati non erano pi militarmente occupati, ed convinto che le stazioni militari e gli insediamenti fortificati civili siano strettamente legati tra di loro114. Su questa linea si sono posti, successivamente, anche lAbetel115, la Santoro116 e il Settia. Questultimo, in particolare, ribadisce limpossibilit di una distinzione tra centri con funzione militare da centri con funzione di rifugio, soprattutto perch le varie funzioni possono anche alternarsi o sovrapporsi, pertanto le funzioni di un insediamento, in conclusione, possono di fatto essere o divenire miste in modo tale che nemmeno con i mezzi offerti sino ad oggi dallarcheologia possibile accertarle in modo sicuro e aggiunge si dovr dunque rinunciare alla pretesa di giungere a distinzioni troppo precise solo per amore di astratte classificazioni117. Recentemente il Brogiolo e il Gelichi, nel 1996, hanno appoggiato il tentativo del Ciglenecki, in quanto convinti che avendo per riferimento un modello interpretativo generale dellevidenza archeologica e dati esaurienti, sia possibile ricostruire tale struttura e da questa dedurre la funzionalit dellinsediamento118, poich sostengono che sin troppo spesso stata trascurata l'interpretazione del sito e sono rimasti insoluti proprio i problemi dellorigine e della funzione. Da un punto di vista archeologico entrambi i problemi possono essere risolti creando delle tipologie basate sui dati della cultura materiale. A questo proposito spiegano che lorganizzazione dellabitato, vale a dire schemi urbanistici, qualit e tipologia degli edifici, sono indicativi della sua funzionalit: una stazione militare, infatti, tende a presentare una distribuzione regolare degli edifici lungo le mura, mentre un insediamento civile tender a disporre gli edifici sullintera superficie del sito, mentre un rifugio disporr di ampi spazi allinterno del recinto fortificato per accogliere oltre che gli uomini anche gli animali. Inoltre, un centro sorto sotto la guida di unautorit tende a svilupparsi da un progetto, quindi con edifici che seguono standard tipologici e la qualit sar necessariamente pi elevata, diversamente da un centro sorto per iniziativa locale che si presenter pi disomogeneo e qualitativamente pi scarso. La distinzione tra stazione militare e insediamento civile o rifugio si riflette, poi, anche sulla struttura economica del centro: nelle stazioni militari prevarranno approvvigionamenti esterni, mentre nel secondo caso
BUORA, CANDUSSIO, PROTTEL 1992. VILLA 2002. BUORA 2002a. BUORA 2002b. CAVADA 2002. 112 Rispettivamente CIGLENECKI 1979 e CIGLENECKI 1987. 113 Gi lo Zaccaria si era mostrato scettico rispetto alla possibilit di definire i caratteri delle fortificazioni della tardaantichit, le quali, in certi casi, mostravano una combinazione di elementi civili e militari, ZACCARIA 1981, p. 86. 114 BIERBRAUER 1990, pp. 44-48, anche SANTORO BIANCHI 1992, p. 189. 115 ABETEL 1991, pp. 15-16. 116 SANTORO BIANCHI 1992, p. 189. 117 SETTIA 1993, p. 127. 118 BROGIOLO 1996, pp. 23-24.
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prevarranno i rifornimenti locali119. Secondo il Brogiolo gli elementi che possono essere considerati distintivi sono: la dimensione, lubicazione, le caratteristiche delle difese, ledilizia (tipi, materiali, tecnologie e tecniche) ed anche i manufatti ed i resti faunistici che permettono di delineare il quadro economico e sociale dellinsediamento. Su questa stessa strada si posta da ultima la Cagnana120 proponendo una classificazione di ventotto castelli tardo antichi dellarco alpino assumendo come elemetno principale lestensione planimetrica. Le classi cos definite sono: fortini militari, abitati rurali arroccati, fortezze ricette ad uso civile e militare e grandi castra con funzioni amministrative e/o religiose. Partendo da queste imprescindibili premesse possibile formulare alcune ipotesi sullorigine e la funzione delle fortezze sviluppatesi tra la met del III sec. e la fine del IV sec., e succesivamente per quelle del V sec., sapendo che tali ipotesi costituiscono non un punto darrivo per questa problematica, al quale, credo, difficilmente si possa giungere con i dati attualmente in nostro possesso, ma, piuttosto, sperando che possano costituire un valido punto di partenza per tentare di affrontare il problema con metodo alla luce dei dati archeologici disponibili. Tra le stazioni militari credo si possa inserire il Castellazzo di Doberd121, con le sue numerose ceramiche dimportazione, soprattutto africane, il cui nucleo principale compreso tra il IV sec. avanzato e il VI/VII sec., oltre ad alcuni materiali metallici riconducibili allambiente militare, in particolare alcune punte di freccia in ferro. La situazione dei materiali molto simile a quella recentemente registrata sul Colle di S. Pietro presso Ragogna, dove sono numerose le ceramiche di importazione africana, anche qua concentrate soprattutto tra la fine del IV sec. e la met del V sec. Tra i numerosi reperti di et imperiale e tardo-antica spicca una fibula bronzea raffigurante un cavaliere a cavallo tipica dei ceti militari stanziati lungo il limes e databile a fine IIprima met del III sec. A Castelraimondo sono state rinvenute armi, alcune fibbie dellelemento militare e un tribulus, probabilmente fabbricato in loco. Per quanto riguarda i siti sloveni si deve fare riferimento alla classificazione del Ciglenecki, il quale considera tali Hrusica, Zalog e Martin Hrib, con leccezione di Ajdovscina presso Rodik che lo studioso sloveno definisce insediamento fortificato. Tra le stazioni militari si possono enumerare anche le torri di Vhrinika e Lanisce e linseidamento sul M.te Krizna gora, probabilmente posto in connessione con i Claustra Alpium Iuliarum. Una caratteristica importante degli insediamenti sviluppatisi in questa fase la massiccia presenza di torri: ben sei insediamenti sono dotati di almeno una torre, alle quali si devono aggiungere le torri isolate di Turnovsce, Lanisce e Pecol di Centa. Gli insediamenti daltura di fine III sec. e IV sec. sembrano quindi di natura militare; oltretutto, si trovano tutti in prossimit di strade e in posizione sommitale. Infatti, solamente tra la fine del IV sec. e linizio del V iniziano ad essere abbandonati gli insediamenti di fondovalle122 e a sorgere insediamenti d'altura, in posizione arroccata, difesa naturalmente e spesso su alture occupate gi in et protostorica o da strutture precedenti di carattere militare123. Le fonti latine antiche in generale definiscono le difese alpine del settore orientale come claustra: in particolare Ammiano Marcellino parla dei Claustra Alpium Iuliarum. La Notitia Dignitatum124 si riferisce alle difese dei Claustra Alpium Iuliarum come alla parte orientale di un pi ampio sistema difensivo che circondava le Alpi intere: il Tractus Italiae circa Alpes. Poich la
BROGIOLO 1996, pp. 9, 11. 23. CAGNANA 2001. 121 Di questa idea anche il Ciglenecki, CIGLENECKI 1987, p. 111, e la Magrini, MAGRINI 1997, p. 163 nt. 49. 122 In Friuli, in Trentino-Alto Adige e nella Slovenia occidentale linsediamento di fondovalle sembra essere documentato senza particolari variazioni almeno fino allinizio del V sec. d.C. (infra). 123 ZACCARIA 1992, p. 93. SANTORO BIANCHI 1992, pp. 129, 187-190. 124 La fonte da cui derivano le copie cinquecentesche conservate della Notitia Dignitatum Occidentis era un codice dellVIII-IX sec. d.C., ma a sua volta derivato da un codice ufficiale tardo-antico dellinizio del V sec. d.C. La Notitia Dignitatum comunemente datata ai primi trentanni del V sec. d.C. Il Clemente aveva sottolineato che limpianto del documento risale allet teodosiana e che la sua evoluzione arriva fino al 425-429 d.C. Tra questi anni si inserisce il nucleo principale dei dati, risalente al periodo stiliconiano, e precisamente agli anni 401-406/408 d.C., CLEMENTE 1968, pp. 123-161. Questa datazione comunemente ripresa, ad esempio DEGRASSI 1654, p. 150. BOSIO 1979, p. 525. BIERBRAUER 1986, p. 249. SASEL 1988, p. 108. CHRISTIE 1991, p. 417.
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Notitia Dignitatum comunemente datata allinizio del V sec., essa dovrebbe riflettere una situazione gi stabile in quel momento, situazione che, pertanto, deve essersi sviluppata nel corso del IV sec.: quindi gli elementi difensivi che descrive dovrebbero essere stati realizzati non oltre il IV sec. Se ci vero per i muraglioni dei Claustra, per gli insediamenti fortificati individuati esiste qualche problema. Si possono formulare due ipotesi. La prima che le difese nominate nella Notitia coincidano con quegli insediamenti a carattere militare individuati fino al IV sec., sul finire del quale scompaiono a causa del tracollo del sistema difensivo romano. Tuttavia, i dati archeologici mostrano che nel momento della redazione del testo tali insediamenti risultano essere gi stati quasi tutti abbandonati, quindi o il testo presenta una situazione oramai scomparsa oppure si riferisce ai nuovi insediamenti sorti nel V sec., pochi dei quali, tuttavia, esistevano gi nei primi anni del V sec., come si vedr. Pertanto, sembra pi verosimile la prima ipotesi e che, quindi, la Notitia dia indicazione di una realt ormai lontana, esauritasi col finire del IV sec., e ci contribuisce a definire come militari gli insediamenti di fine III-IV sec. I dati archeologici mostrano, come detto, una cesura molto evidente alla fine del IV sec., avviatasi, per, gi nel corso del secolo stesso. In seguito a tale cesura, durante il secolo successivo, si registra, al contrario, una notevole fioritura di nuovi insediamenti, alcuni dei quali, tra laltro, sviluppatisi gi sul finire del IV sec. Questi nuovi insediamenti fortificati daltura sembrano di natura diversa rispetto a quelli delle fasi storiche precedenti, la maggior parte dei quali, come si visto, erano riconducibili ad una funzione militare. Tra gli insediamenti caratteristici di questa nuova fase si possono distinguere due tipologie: da una parte un primo gruppo corrisponde a delle posizioni di rifugio per la popolazione circostante, refugia che non hanno una distribuzione sistematica e che si possono far risalire al periodo delle grande invasioni; dallaltra parte un secondo gruppo formato da una serie di insediamenti fortificati con il compito di controllare il territorio e gli assi di penetrazione alpini, ma che erano anche in grado di ospitare una popolazione civile. Ho gi sottolineato quanto sia arduo trarre colcusioni dalla documentazioni archeologica disponibile per i siti in oggetto, ma credo, tuttavia, sia possibile elaborare alcune ipotesi. I primi dovrebbero infatti distinguersi dai secondi per la mancanza di strutture abitative interne al recinto fortificato, in quanto destinato ad accogliere saltuariamente e per un tempo limitato persone, ma anche carri e bestiame. I secondi dovrebbero invece presentarsi come veri e propri insediamenti, pi o meno articolati, e abitati con una certa continuit125. In territorio sloveno tra i i refugia si possono considerare Gradsice126 (52) presso Dolnij Zemon, Podsmerecje127 (67), Stefanja gora128 (74), il Colle Partica129 presso Hrusevo (54), il Monte Marecek130 (66) presso Podmolnik e il Monte Kekec131 (61) presso Nova Gorica. In territoro italiano potrebbe essere interpretato come refugium Dagn132 (40) presso Sezza (UD), Castelraimondo, che in seguito ad una cesura attorno alla met del V sec. d.C. viene riutilizzato come tale e probabilmente anche Castelrotto (BZ)133 (83) dove stato individuato un piccolo insediamento difeso da un potente muro affiancato da un piccola torre e Fi allo Sciliar (BZ)134 (85). (Figura 4) In generale questi refugia si caratterizzano per la presenza di un circuito difensivo in pietra o in terra e per la mancanza di strutture interne135. Le difese sono contraddistinte da unesecuzione
evidente che su una tale distinzione molto pu influire lo stato delle ricerche su ciascun sito. CIGLENECKI 1987, pp. 73-74. 127 CIGLENECKI 1987, pp. 83-84. 128 CIGLENECKI 1987, p. 88. 129 CIGLENECKI 1979, p. 467. CIGLENECKI 1987, p. 74. 130 CIGLENECKI 1987, p. 83. PUS 1990. 131 CIGLENECKI 1979, p. 472. CIGLENECKI 1987, p. 79. 132 Castelli del Friuli/1, pp. 128-129. Secondo il Miotti il fortilizio sorse al tempo delle prime invasioni barbariche, forse ad opera della popolazione di Iulium Carnicum che se ne sarebbe servita come refugium in caso di necessit. 133 CIGLENECKI 1987, pp. 71-72. 134 CIGLENECKI 1987, p. 73. 135 Solamente Polhograjska gora ha restituito al suo interno una costruzione in legno che appoggiava su fondamenta in muratura realizzate in pietre assemblate a secco.
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tecnica scadente e approssimativa, dovuta evidentemente allesigenza di costruire apprestamenti difensivi in fretta contro un pericolo imminente. In questo senso importante che la maggior parte di quelli considerati coincidano con antichi insediamenti fortificati preromani: il riutilizzo di antiche strutture, infatti, permetteva una maggiore rapidit nellultimare i lavori e richiedeva una minore perizia tecnica, concorrendo a definirli come il frutto del lavoro di maestranze locali. importante sottolineare il rapporto di questi siti con la viabilit nota in et tardo-antica per larea considerata, solamente tre di essi si trovano isolati: Podsmerecje, Dolnij Zemon e Stefanja Gora, mentre tutti gli altri si trovano in prossimit dei percorsi principali136. Per la maggior parte di questi siti non possibile fornire una datazione precisa se non collocarli genericamente nellet tardo-antica, solamente per due di essi pu essere detto qualcosa in pi: Dolnij Zemon potrebbe essere stato occupato gi dal III-IV sec., se in rapporto ad esso possono essere interpretate le sepolture rinvenute ai piedi del colle, mentre Castelraimondo viene utilizzato come refugium almeno dal VI sec. A questo proposito significativa la disposizione di Teodosio che concede agli abitanti delle campagne il diritto di difendersi da soli137 come conclusione di una serie provvedimenti presi nel corso del IV sec. da Costantino, Licinio, Costanzo volti a garantire rifugio agli abitanti delle campagne allinterno delle mura urbane. Nel V sec. si assiste, infatti, al collasso del sistema difensivo romano; ci comport il ricorso a soluzioni locali di autodifesa, realizzate dalle popolazioni civili stesse, talvolta aiutate da esponenti dellesercito138, delle quali i refugia in altura sono gli esempi forse pi caratteristici. La seconda tipologia di questi nuovi insediamenti di V sec., come detto, comprende una serie di insediamenti fortificati che si distinguono per la presenza di strutture abitative interne e quindi per una maggiore articolazione della pianta, per una maggiore continuit insediativa nel tempo, oppure perch come tali sono citati dalle fonti antiche. Si ricordano, innanzitutto, proprio questultimi, cio quei castra espressamente nominati da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum: per il Friuli ci informa che circa nel 610 d.C. rex Avarum [...] cum innumerabili multitudine veniens, Venetiarum fines ingressus est, e che: communierant se quoque Langobardi et in reliquis castris quae hic vicina erant, hoc est in Cormones, Nemas, Osopo, Artenia, Reunia, Glemona, vel etiam in Ibligine, cuius positio omnino inexpugnabilis existit139; mentre per quanto riguarda il Trentino nomina altri undici castra che nel 590 d.C. vennero distrutti dai Franchi: Anagnis, Tesana, Maletum, Sermiana, Appianum, Fagitana, Cimbra, Britianum, Brentonicum, Velones, Enemase140. Sul Colle del Castello (22) a Gemona141, sede del Castrum Glemona, stata individuata una frequentazione romana almeno a partire dal V sec. Il Castrum Ibligo (23), di cui tanto si scritto anche recentemente, conosce a partire dalla prima met del V sec. una ristrutturazione con labbattimento degli edifici precedenti e la costruzione di nuove strutture abitative. Il Castrum Artenia potrebbe essere localizzato presso Artegna sul versante del Monte Faeit142 (10), dove sono stati individuati resti di alcune strutture apparentemente tardo-antiche, le quali, per, non sono ancora state indagate archeologicamente; ovvero il castrum potrebbe essere individuato sulla cima del Colle di S. Martino143 (9), dove sorgeva il castello medievale e dove sono stati rinvenuti
Sul problema della visibilit delle roccaforti tardo romane nella regione di Lubiana si veda ZUPANEK 2004, la quale dimostra che, in realt, la visibilit era un fattore significante nelle strategie di posizionamento delle roccaforti nella regione di Emona in questo periodo. 137 C. Th. 9, 14, 2, datata al 2 luglio 391 d.C. 138 ZACCARIA 1981, p. 86.. 139 P. DIAC., Hist. Lang. IV, 37. Sono stati numerosi i tentativi di identificare e localizzare questi castra citati da Paolo Diacono, si ricordano i tentativi del Mor: MOR 1972, del Bosio: BOSIO 1979, BOSIO 1987, ma soprattutto del Bierbrauer: BIERBRAUER 1986. 140 P. DIAC., Hist. Lang. III, 9. Lidentificazione di questi siti era stata proposta dallo Schneider, SCHNEIDER 1980, pp. 21-24, successivamente BIERBRAUER 1991. Tuttavia, solo alcuni di essi sono compresi nella zona oggetto di questa ricerca. 141 Castelli del Friuli/1, pp. 179-191. Castelli del Friuli/7, pp. 493-499. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 329-332. AHUMADA SILVA 1999. 142 Castelli del Friuli/1, pp. 161-170. Castelli del Friuli/7, pp. 479-492. 143 BOSIO 1979, pp. 529-530. BOSIO 1987, p. 436. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 288-289. VILLA 2001, pp. 847-848. 16
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sporadicamente alcuni oggetti riferibili al VI-VII sec. Il Castrum Cormones da localizzare sul Monte Quarin144 (16), a nord di Cormns, dove la frequentazione sembra attribuibile forse gi al IV sec., ma la datazione delle strutture rimane ancora incerta. Il Castrum Nemas da individuare sulle alture nord-orientali del centro di Nimis, forse sul Monte Zucon145 (30) dove sono stati scavati i resti di una fortezza che sembra svilupparsi a partire dal V sec., allinterno della quale, in posizione centrale, si trova la chiesa di S. Giorgio, tipologicamente riconducibile agli schemi paleocristiani individuati nella regione, ma, purtroppo, mancano ancora elementi archeologici certi per la datazione. Inoltre, sul non lontano Pecol di Centa146 stata individuata una torretta tardoromana, che potrebbe essere connessa alla fortezza precedente. Il Castrum Osopus localizzabile sul Colle di S. Pietro147 (32) presso Osoppo, dove, in seguito ad una imprecisabile frequentazione in et medio/tarda repubblicana148 e proto-imperiale, a partire dal V sec. si registra una riorganizzazione dellinsediamento e ledificazione di una chiesa paleocristiana. Il Castrum Reunia da riconoscere sul Colle di S. Pietro149 (34) presso Ragogna dove tra la fine del IV sec. e la prima met del V sec. si registra una parziale risistemazione di un precedente insediamento fortificato, seguita, a partire dalla seconda met dello stesso V sec., dalla distruzione delle strutture, dallo spianamento dellarea e dalla costruzione di una chiesa paleocristiana con funzione battesimale, secondo i consueti canoni alpini, accompagnata dalla probabile risistemazione della cinta muraria. Il Castrum Appianum stato identificato presso Appiano in localit Lamprecht150 (82), su un monte a nord-ovest di Bolzano, dove sono state individuate le difese costituite da un muro di cinta in pietrame legato con calce, che sono state datate in modo imprecisato alla tarda-antichit: III-IV sec. dal Ciglenecki, mentre V sec. dal Bierbrauer. A Castelfeder151 (87) presso Ora, viene identificato il diaconiano Castrum Enemase. Di costruzione vera e propria si deve parlare per let tardo-romana/alto-medievale. ancora evidente la cerchia di mura che, non ancora indagata, presenta tracce di ricostruzioni e riadattamenti successivi. Inoltre, si ricorda una grossa torre quadrata sul lato nord-orientale di m 10 di lato. Infine, in unampia terrazza sottostante il pianoro sommitale si sono individuate tracce di numerose strutture. Secondo il Nothdurfter linsediamento si svilupp a partire gi dal IV sec., mentre secondo il Bierbrauer solo nel corso del V sec. in risposta alla difficile situazione creatasi a causa delle invasioni germaniche. Il Castrum Sermiana localizzato presso Sirmian152 (90), in alta montagna, 954 m s.l.m., e in comunicazione visiva con il castrum di Tesimo. La datazione allet tardo-antica ancora incerta. Infine, il Castrum Tesana stato individuato sul Dosso di S. Ippolito153 (91) presso Tesimo, larea cinta da un vallo protostorico, forse relativo ad un castelliere, che sembra essere stato rioccupato in et tardo-antica imprecisata. Tra i gli insediamenti fortificati ricordati dalle fonti si deve menzionare anche il castellum Verruca nominato da Cassiodoro154 e normalmente identificato con il Doss Trento155 (92), dove non sono ancora state rinvenute tracce del castellum, ma stato individuato un complesso
BOSIO 1979, pp. 526-527. KAROUSKOVA-SOPER 1984, pp. 162-163. BOSIO 1987, p. 434. TAGLIAFERRI 1987, II, p. 301. Castelli del Friuli/7, pp. 517-520. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 313-314. 145 BOSIO 1979, pp. 528-529. BOSIO 1987, pp. 434-436. MENIS 1987, cc. 366-367. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 358-359. VILLA 2001, pp. 852-854. 146 GRIFFONI 1992, p. 240. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 358-359. 147 Castelli del Friuli/1, pp. 200-211. Castelli del Friuli/7, p. 517. PIUZZI, VOUK 1989. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 366367. VILLA 1997. PIUZZI 1999, pp. 161-163. VILLA 2001, pp. 840-846. 148 Si ricordano tre anfore greco-italiche inquadrabili tra la fine del III e il II sec. a.C. 149 Castelli del Friuli/7, pp. 501-508. PETTARIN 1990. VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 396-397. NEGRI 1996. VILLA 1997. LUSUARDI SIENA, VILLA 1998. PIUZZI 1999, pp. 156-157. VILLA 2001, pp. 834-837. 150 CIGLENECKI 1987, p. 73. BIERBRAUER 1991, pp. 135-136. DAL RI, RIZZI 1995, p. 92. 151 BAGGIO BERNARDONI, DAL RI 1986. CIGLENECKI 1987, pp. 79-80. NOTHDURFTER 1989, p. 416. BIERBRAUER 1991, pp. 135-136. DAL RI, RIZZI 1995, p. 92. 152 CIGLENECKI 1987, p. 87. BIERBRAUER 1991, p. 134. 153 CIGLENECKI 1987, p. 88. BIERBRAUER 1991, pp. 134. DAL RI, RIZZI 1995, pp. 92-93. 154 CASSIOD. Var, III, 48. Contra lidentificazione tra castellum Verruca e Doss Trento il Settia, SETTIA 1993, pp. 112114. 155 MENIS 1976, p. 386. CIGLENECKI 1987, p. 88. CIURLETTI 2000, pp. 326-330. 17
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paleocristiano comprendente due ambienti paralleli e absidati risalente alla fine del IV sec. e materiale archeologico inquadrabile tra IV e VI sec.156 Oltre ai siti ricordati nelle fonti se ne devono ricordare altri, che presentano caratteristiche simili e sono collocabili nello stesso periodo. Nel sito del Castellazzo di Doberd stato notato che il paramento murario esterno venne rinforzato ancora allinizio del V sec. Sul Cuel Budin (35) presso Raveo, di fronte al Monte Sorantri, sono evidenti i resti di una fortezza tardo-antica, che potrebbe essersi sviluppata nel corso proprio del tardo IV sec. quando linsediamento sul Monte Sorantri sembra essersi esaurito. Inoltre, si devono ricordare i resti di fortificazioni individuati presso la chiesa di S. Vigilio, non ancora indagata, nei pressi di Predonico157 (88), datati dal Bierbrauer al V sec. In Slovenia questo il momento in cui linsediamento di Tonovcov grad (57) si trasforma certamente in fortezza, a partire dalla fine del IV e linizio del V sec. Si ricorda il rinvenimento di molti elementi dellabbigliamento militare; inoltre, nella fase insediativa successiva, a partire dalla fine del V sec., viene eretta la doppia chiesa paleocristiana. Anche linsediamento fortificato di Polhograjska gora158 (69) presso Polhov gradec sembra inquadrabile tra il tardo IV sec. e il V sec. Infine, si ricordano Gradsice159 (77) presso Vhrnika e Gradisce160 (56) presso Knezak, che mostra una frequentazione almeno durante la seconda met del IV sec. In Istria nel corso del V sec. si sviluppa linsediamento fortificato sul Monte Dvograd161 (93) presso Kanfanar, dove la fase pi antica della chiesa di S. Sofia paleocristiana, con pianta strutturata secondo il consueto modulo, ed datata alla seconda met del V sec. Esistono, poi, numerosi insediamenti che non sono databili con precisione, ma che possono essere collocati genericamente nella tarda-antichit e sono: il Dosso della Pozza162 (86) presso Nomi (TN), il Castello di Soffumbergo163 (12) presso Campeglio (UD), Gradisce164 (63) presso Pivka pri Naklem, Gradisce165 (73) presso Soteska di Jesenice, Sv. Pavel166 (79) presso Vrtovin, Gradisce167 (47) e Sv. Lovrenc168 (48) presso Baselj e Rojinici169 (94) (Figura 4).

Figura 4: Distribuzione dei siti del V sec.

Il quadro del popolamento del nord-est attualmente disponibile per let tardo-antica mostra, se non una vera e propria cesura, cambiamenti sostanziali nellorganizzazione del territorio e in parte anche nella gerarchia degli insediamenti soprattutto a partire dal V sec. Molti centri entrano in crisi nel corso della met del secolo stesso, Aquileia, Iulium Carnicum, Emona, Celeia, Poetovio, e la popolazione abbandona le citt e le ville della pianura per rifugiarsi in insediamenti in altura170. Tuttavia, rimane incerto in che misura la riduzione delle aree urbane nel corso del V e VI sec. e lo spostamento allinterno di esse delle funzioni primarie, che si vuole coincida con un
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Vd. nt. 71. CIGLENECKI 1987, p. 73. DAL RI, RIZZI 1995, p. 92. 158 Claustra Alpium 1971, PP. 81-82. CIGLENECKI 1979, p. 470. CIGLENECKI 1987, p. 78. 159 CIGLENECKI 1987, p. 89. 160 URLEB 1957, p. 151. CIGLENECKI 1987, p. 78. 161 CIGLENECKI 1987, p. 78. 162 TAMANINI 1980. BIERBRAUER 1991, pp. 123-125. CAVADA 1992, pp. 117-118. 163 Castelli del Friuli/3, pp. 418-429. 164 VALIC 1968. CIGLENECKI 1979, p. 470. CIGLENECKI 1987, p. 81. 165 CIGLENECKI 1987, p. 87. 166 CIGLENECKI 1979, p. 470. SVOLJSAK 1995. CIGLENECKI 1987, p. 89. 167 CIGLENECKI 1987, p. 69. CIGLENECKI 1992, p. 58. 168 CIGLENECKI 1987, p. 69 169 CIGLENECKI 1987, p. 87. 170 BUORA 1990, pp. 85, 99. BUORA 1992, pp. 105, 107-108. CIGLENECKI 1999, p. 291. CIGLENECKI 2001, p. 181. SIVEC 2001, pp. 273-274. 18

progressivo spopolamento delle ville rustiche, possa aver interessato i piccoli centri. Nel Trentino dai ritrovamenti risulta che linsediamento di fondovalle e quello daltura interferiscono e sono documentati contemporaneamente nel V sec. e, inoltre, ancora nel VI sec. sono noti casi di villaggi privi di difese naturali nei pressi dei fondovalle dei fiumi principali, Adige, Rienza e Isarco, in corrispondenza di terrazzi vallivi di medio pendio171. LIstria, grazie alla sua posizione geografica, fu risparmiata dalle incursioni e devastazioni barbariche e una diretta conseguenza di questo rilancio riconoscibile nella sopravvivenza delle agglomerazioni allaperto non fortificate accanto ai nuovi insediamenti fortificati in altura172. Questi cambiamenti sostanziali sono ben evidenti anche nellinsediamento fortificato alpino, poich quasi tutti i siti fortificati noti fino al IV sec. si esauriscono nel corso del secolo stesso, mentre quelli sviluppatisi nel corso del V sec. sono quasi tutti di nuova generazione, o comunque non fortificati precedentemente. Appare dunque un evidente mutamento non solo nel popolamento, ma anche nellorganizzazione difensiva. Non scompaiono completamente le postazioni militari, ma ora la difesa dei territori alpini e prealpini affidata a quelle fortezze che le fonti ci tramandano sotto il nome di castra, che si caratterizzano non pi solo come stazioni militari, ma nella maggior parte dei casi come veri e propri insediamenti a carattere misto, militare e civile assieme. stato sottolineato la funzione preminente che ebbero proprio i castra nel riassetto insediativo tardoantico, quando questi centri divennero i principali punti di riferimento nella geografia del popolamento rurale, sia dal punto di vista politico-militare che religioso, come mostra la diffusa presenza di chiese. Oltretutto, la presenza proprio di chiese battesimali li caratterizza come centri demici per il territorio circostante ed un indizio del convergere delle scelte dellautorit politica e militare e della gerarchia ecclesiastica nellindividuazione dei cardini dellorganizzazione territoriale ed indizio, inoltre, dellorigine di essi allinterno di un piano preordinato di riorganizzazione del territorio rurale e coordinato da unautorit173. Tuttavia, tra gli insediamenti sviluppatisi nel corso del V sec. possibile operare alcune distinzioni. Una proposta di classificazione per gli insediamenti fortificati di V sec. Come noto, a partire dalla tarda-antichit nelle fonti iniziano a comparire con maggiore frequenza i termini di castrum e castellum per indicare centri fortificati diversi dalle citt, i quali, in origine indicavano un accampamento militare e si distinguevano tra loro per le dimensioni del campo: maggiore il primo, minore il secondo. Col tempo il loro significato cambi e passarono ad indicare anche insediamenti civili fortificati174: il termine castrum pass ad indicare un sito fortificato daltura, lantico oppidum175, e il termine castellum indicava ancora il suo diminutivo, quindi un centro fortificato di dimensioni minori, ma anche con un apparato fortificatorio pi modesto176. Inoltre, nelle fonti dellepoca attestata lalternanza dei termini castrum e civitas177 ed stato osservato che questalternanza potrebbe indicare che le citt fossero ridotte a semplici fortificazioni178, ma anche che alcuni castra stessero assumendo le sembianze di citt179.
DAL RI, RIZZI 1995, p. 91. MATIJASIC 1997, pp. 210-212. MICLAUS 2004, p. 225. 173 VILLA 2000, pp. 409-431. CAGNANA 2001, pp. 109174 VEG., Mil. IV, 10: castellum parvulum burgum vocant. ISID., Etym. XV, 2, 11-12: Vici et castella et pagi hi sunt qui nulla dignitate civitatis ornantur, sed vulgari hominum conventu incoluntur, et propter parvitatem sui maioribus civitatibus adribuntur. 175 ISID., Etym. XV, 2, 13: Castrum antiqui dicebant oppidum loco altissimo situm, quasi casa altam; cuius pluralis numerus castra, diminutivum castellum est. CAES., B. G. III, 23: oppidum et natura loci et manu munitum. 176 Il Ciglenecki per il periodo tardo-antico li considera sinonimi, CIGLENECKI 2001, p. 181. 177 P. DIAC., Hist. Lang. II, 9: Civitatis vel potius castri Foroiuliani terminos. 178 ISID, Etym., XV, 2, 1: urbs ipsa moenia sunt. 179 La ROCCA 1994, p. 552.
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Elemento determinante, ma non unico, per uninterpretazione e distinzione tra i siti di questa fase dovrebbero essere, quindi, le dimensioni dellinsediamento e delle difese, come gi aveva intutito la Cagnana. Tuttavia, poich le dimensioni sono note per meno della met dei siti, si deve fare riferimento anche ad altri elementi, in particolare, oltre al record archeologico, anche alle fonti antiche e alla presenza di chiese paleocristiane. Sulla base dei dati raccolti credo si possano distinguere due tipi principali: stazioni militari, cio quelle che le fonti citano come castella, e insediamenti fortificati a carattere misto civile e militare che dovrebbero corrispondere ai castra, e che si possono ulteriormente distinguere in altri due tipi a seconda che siano dotati almeno di una chiesa paleocristiana. Naturalmente non si tratta di categorie fra loro mutualmente esclusive, cio definite ed escludentesi reciprocamente, poich da un punto di vista diacronico non si pu avere la certezza che un insediamento mantenga le stesse funzioni nellarco di tutta la sua frequentazione: basti pensare ad un semplice castellum che nel tempo tende a trasformarsi in un vero e proprio insediamento fortificato o ad una stazione militare che in caso di pericolo ospita una popolazione civile. Nel primo tipo (Tabella 1) si possono includere Sirmian, Tesimo, Cuel Budin, Castelrotto, Nomi, Pivka pri Naklem, Soteska, Gradisce di Baselj e il Castellazzo di Doberd. Questultimo di ampie dimensioni ma la documentzaione archeologica sembra mostrare una frequentazione omogenea con quella delle fasi precedenti lasciando ipotizzare che la funzione sia rimasta la medesima. Tre siti destano qualche dubbio: il Dosso di S. Ippolito presso Tesimo e Sirmian vengono citati da Paolo Diacono come castra, ma per le dimensioni modeste sembrano pi vicini a questa tipologia; inoltre, le strutture individuate presso Nomi sembrano riconducibili allalto medioevo anche se uno scavo ha evidenziato anche una fase romana oltre ad una tardoantica/altomedievale. Si tratta di piccole postazioni di dimensioni ridotte nate allo scopo di controllare i percorsi stradali, come lasciano intuire la preferenza per alture elevate e la posizione sommitale, e strutturate in modo da ospitare solamente un piccolo gruppo di uomini armati; il principale criterio di distinzione, in questo caso, proprio lestensione della fortezza.
Sito 18. Doberd del Lago, Castellazzo 35. Raveo, Cuel Budin 47. Baselj, Gradisce 63. Pivka pri Naklem, Gradisce 73. Soteska 83. Castelrotto 86. Nomi, Dosso della Pozza 90. Sirmian 91. Tesimo, Dosso di S. Ippolito Posizione Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Altezza 158 m 601 m 873 m 420 m 700 m 1170 m 327 m 954 m 758 m Viabilit Si Si Si Si Si Si Si Si Si Dimensioni Torri 16850 m2 Si Si 4140 m2 4400 m2 Si 750 m2 1200 m2 Si 4064 m2 1800 m2 5200 m2 Chiese Fonti

Hist. Lang. Hist. Lang.

Tabella 1: Stazioni militari (sotto la voce Viabilit viene indicato se il sito in prossimit di strade)

I criteri di distinzione utili per individuare il secondo tipo (Tabella 2) sono ancora le dimensioni, in quanto si tratta evidentemente di siti con una maggiore estensione rispetto alle stazioni militari, ma un altro criterio importante leventuale citazione in una fonte antica: per molti di loro, infatti, non si posseggono informazioni chiare e sicure e sono considerati castra solamente perch come tali sono espressamente nominati nelle fonti: il caso di Artegna, Cormns, Gemona e Appiano. Interessante il caso di S. Lovrenc presso Baselj che sembra essere in stretto rapporto con la postazione militare di Gradisce, proponendo un sistema castellumcastrum. molto importante che quasi tutti i siti, tranne due, si trovino nei pressi delle principali strade note per il periodo, sintomo che queste fortezze tardo-antiche non erano escluse dalle
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correnti di traffico n, come spesso erroneamente si ritiene, tendevano a svilupparsi in zone appartate e nascoste, anzi la visibilit sembra essere un requisito importante nel loro sviluppo180. Si tratta, come gi detto, di insediamenti fortificati a carattere misto civile e militare, che, in certi casi, potevano serivire da ricetto per la popolazione circostante. il caso ben evidente della fortezza di Sv. Pavel, divisa a met da un muro trasversale: la parte settentrionale risulta essere stata intensamente abitata mentre quella meridionale, tenuta a pascolo e dove si trova un cimitero, appare frequentata solo temporaneamente ed era probabilmente utilizzata solamente come rifugio temporaneo in caso di necessit.
Sito 9. Artegna, M.te S. Martino 10. Artegna, M.te Faeit 16. Cormns, M.te Quarin 22. Gemona, Colle del Castello 48. Baselj, Sv. Lovrenc 69. Polhov g., Polhograjska gora 71. Rodik, Ajdovscina 77. Vhrnika, Gradisce 79. Vrtovin, Sv. Pavel 82. Appiano, Lamprecht Posizione Sommit Versante Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Sommit Altezza 260 m 350 m 297 m 450 m 918 m 824 m 804 m 300 m 525 m 558 m Viabilit Si Si Si Si Si No Si No Si Si Dimensioni Torri Chiese Fonti Hist. Lang. Hist. Lang. Hist. Lang. Hist. Lang.

30000 m2 52000 m2 17500 m2

Si

Si Hist. Lang.

Tabella 2: Insediamenti fortificati

Al terzo tipo (Tabella 3) appartengono i castra dotati di almeno una chiesa, che complessivamente rappresentano poco pi di un terzo dei siti fortificati noti nel V sec. Tra i siti elencati, tuttavia, alcuni presentano dati incerti: le chiese di S. Vigilio e M.te Zucon non sono ancora databili con precisione, ma sono riconducibili alla fase paleocristiana per lorientamento e la tipologia della pianta, mentre la chiesa individuata a Castelfeder collocabile in un momento imprecisato tra la tarda antichit e il VII sec. Questi siti dovrebbero distinguersi da quelli della categoria precedente per unevidente maggiore importanza nel quadro insediativo locale, dovuta alla presenza di un nucleo religioso, e, di conseguenza, per una maggiore importanza e, forse, un maggiore potere allinterno del quadro, oltre che religioso, anche amministrativo e politico, soprattutto laddove la chiesa aveva funzioni battesimali.
Sito 23. Invillino, Colle Santina 30. Nimis, M.te Zucon 32. Osoppo, Colle di S. Pietro 34. Ragogna, Colle di S. Pietro 57. Kobarid, Tonovcov grad 87. Ora, Castelfeder 88. Predonico. S. Vigilio 92. Trento, Doss Trento Posizione Sommit Sommit Sommit Sommit Versante Sommit Sommit Sommit Altezza 418 m 469 m 310 m 234 m 405 m 874 m 308 m Viabilit Si Si Si Si Si Si Si Si Dimensioni Torri Si Chiese Si Si Si Si Si Si Si Si Fonti Hist. Lang. Hist. Lang. Hist. Lang. Hist. Lang. Hist. Lang. Var.

13500 m2 15000 m2 Si

Tabella 3: Insediamenti fortificati dotati di chiese paleocsristiane Il panorama presentato sullevoluzione delle difese dellarco alpino nord-orientale non ha certamente la pretesa di essere definitivo: i problemi ancora aperti sono numerosi, com evidente, e le soluzioni proposte non sono, altrettanto evidentemente, immuni da discussione n da rielaborazioni qualora, come si auspica, le ricerche archeologiche, ma anche storiche, forniscano
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ZUPANEK 2004. 21

nuovi dati che possano arricchire il panorama qui esposto. Tuttavia, anche evidente che i dati attualmente a disposizione sono numerosi, anche se non omogenei e talvolta frammentari, e permettono di ricostruire tale evoluzione in maniera relativamente organica e di affrontare i relativi problemi con metodo. BIBLIOGRAFIA
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