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I prodromi politici e militari della campagna

Per approfondire, vedi Guerre rivoluzionarie francesi e Seconda coalizione.

Il contesto storico

Il generale Louis Alexandre Berthier entra a Roma con le truppe dell'Armata d'Italia l'11 febbraio
1798

Il generale Schrer
Dopo le sorprendenti vittorie del generale Napoleone Bonaparte in Italia nel 1796-1797 l'Impero
d'Austria era stato costretto a concludere il trattato di Campoformio, a seguito del quale la Francia
rivoluzionaria dominava con i suoi rappresentanti le nuove repubbliche sorelle e poteva inoltre
dirigere le sue nuove ambizioni verso la Svizzera, lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli[23][24],
mirando a sottoporre alla propria influenza tutta la penisola italiana. All'inizio del 1798 il generale
Louis Alexandre Berthier occup Roma e il 15 febbraio fu proclamata la Repubblica romana,
mentre il Papa veniva fatto prigioniero e trasferito a Siena[25]; in capo ad un altro anno, il 23
gennaio 1799, fu proclamata la Repubblica Napoletana[26]; in un primo momento il Regno di
Sardegna venne risparmiato e il Direttorio si limit a insediare il 27 giugno 1798 una guarnigione
francese nella cittadella di Torino[27], ma infine fu colto il pretesto della guerra a Napoli per
dichiararla anche al re di Sardegna, considerato connivente con i nemici della Repubblica: il regno
fu occupato dalle truppe francesi e il sovrano Carlo Emanuele IV di Savoia fugg in Sardegna[28].
Senza dare spazio a correnti indipendentiste, lo stesso Direttorio fece votare nel febbraio 1799 una
petizione popolare a favore dell'annessione del Piemonte alla Francia[29].
La Gran Bretagna, l'Austria e la Russia, preoccupate dall'espansionismo francese, si unirono quindi
nella Seconda Coalizione; i britannici finanziarono con ingenti capitali gli eserciti russi e
austriaci[30], ma la mancanza di effettiva coesione tra le grandi potenze e i persistenti conflitti
legati ai divergenti obiettivi di guerra indebolirono fin dall'inizio la solidit di questa alleanza. Il
cancelliere austriaco Giovanni Amadeo Francesco di Paola Thugut non concluse alcun accordo
preciso con gli alleati, tuttavia inizi vasti preparativi bellici e autorizz le truppe russe ad

attraversare il territorio austriaco: questo evento innesc la reazione del Direttorio, il quale decise di
prendere l'iniziativa e dichiarare guerra all'Austria il 22 ventoso anno VII (12 marzo 1799) e
invadere anche la Toscana cacciandone il granduca Ferdinando III[31].
Le armate contrapposte si confrontavano su un fronte assai esteso che andava dalla Baviera, alla
Svizzera fino alla ex Repubblica veneziana[32]. I francesi avevano mobilitato quasi 390.000 soldati
contro circa 250.000 austriaci, 80.000 russi e oltre 20.000 britannici, ma la situazione per la Francia
era molto precaria poich il Direttorio era costantemente impegnato ad affrontare complotti e
contrastare cospirazioni tese a rovesciarlo; ma soprattutto perch il suo migliore generale,
Napoleone Bonaparte, e le sue truppe pi esperte erano impegnate in una audace spedizione in
Egitto. Le ostilit vere e proprie iniziarono alla fine di marzo quando il generale francese JeanBaptiste Jourdan decise di attaccare in Germania mentre contemporaneamente il generale
Barthlemy Louis Schrer in Italia si muoveva verso est in direzione di Verona[33].

Le forze iniziali in campo in Italia


All'inizio della campagna nel 1799 l'Austria schierava nel nord-est dell'Italia, tra l'Adige, Verona e
Venezia, circa 69.000 fanti, 12.000 cavalieri e 3.000 artiglieri per un totale di 84.000 uomini al
comando del generale Paul Kray von Krajowa[34], contro cui il generale Barthlemy Louis Schrer,
comandante in capo dell'Armata d'Italia, poteva opporre sei divisioni per un massimo di circa
46.400 uomini[35]. Schrer sub diversi rovesci: dopo aver raggiunto il fiume Adige il 26 marzo,
quello stesso giorno fu respinto e sconfitto dagli austriaci a Pastrengo, quindi a Verona (30 marzo) e
infine a Magnano (5 aprile)[36]; per difendere le vie di collegamento per Milano, il 15 aprile
dovette quindi ritirarsi sulla riva sinistra del fiume Adda, dove venne cautamente inseguito dal
generale Kray[37]: l'esercito francese lasci guarnigioni nelle fortezze del Quadrilatero (Peschiera
del Garda, Mantova, Legnago, Verona), comprese fra il Mincio, il Po e l'Adige[13]. Pur rimanendo
ancora formalmente a Schrer il comando francese, il controllo strategico pass al generale Jean
Victor Moreau che organizz una "difesa a cordone" della linea dell'Adda[2][38].

L'arrivo del generale Suvorov e l'inizio dell'offensiva

Il generale Suvorov, in esilio a Kontanskoje presso Velikij Novgorod, riceve l'ordine imperiale di
comando delle truppe nella lotta contro Napoleone Bonaparte
Solo a seguito delle pressanti richieste dell'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena e agli intrighi
dell'ambasciatore moscovita a Vienna Andrej Kirillovi Razumovskij, lo zar Paolo I di Russia
assegn il comando delle truppe alleate in Italia al generale Aleksandr Suvorov, che gli era
particolarmente inviso[39]. Grande ammiratore della zarina Caterina II cui era sempre rimasto
fedele e noto per la mancanza di tatto ed i modi bruschi che usava anche verso i regnanti dell'epoca,
il generale Suvorov aveva sarcasticamente criticato in pubblico i progetti e le innovazioni militari
del nuovo zar che avevano di fatto cancellato le opere della madre, rifiutando di applicarle con le
sue truppe[40][41]. A proposito dell'ossessione di Paolo I nell'imitare l'abbigliamento delle truppe
prussiane di Federico II, imponendo ad esempio le tipiche acconciature con code intrecciate e
boccoli, il caustico generale aveva sbottato cos pubblicamente:

La cipria per parrucche non polvere da sparo, i boccoli non sono cannoni e le code non sono
baionette!
(Aleksandr Suvorov[42])
Solamente il grande prestigio di cui godeva e l'importanza dei servizi resi all'Impero russo gli
risparmiarono la deportazione in Siberia e gli procurarono solo una sorta di esilio nelle sue tenute a
Kontanskoje, un villaggio delle campagne a est di Velikij Novgorod, oggi noto in suo onore come
Kontanskoje-Suvorovskoje (in russo: -?); fu qui che, pur controvoglia,
nel febbraio 1799 Paolo I gli invi l'ordine di reintegro nell'esercito russo e gli affid il comando
della spedizione in Italia[43][44].
Il 25 marzo Suvorov giunse a Vienna, dove Francesco II lo accolse con tutti gli onori e gli confer il
grado di feldmaresciallo delle armate austriache[45], e prese il comando delle truppe russe, che
contavano circa 22.600 uomini, anche se la forza effettiva non superava i 17.000[46][47]. Il 13
aprile raggiunse Vicenza e il 15 Verona[48] i cui abitanti, presi dall'entusiasmo, staccarono i cavalli
dalla sua carrozza e lo portarono in citt a braccia[49] gridando a gran voce: Evviva il nostro
liberatore![50]. Il 17 aprile giunse in citt anche il generale Ptr Ivanovi Bagration che aveva
conquistato la stima di Suvorov durante la settima guerra russo-turca contro l'Impero ottomano (in
particolare nell'assedio di Oakov) e nel corso della campagna polacca del 1794[49]. Fedele alle sue
abitudini di partecipazione diretta alle operazioni sul campo di battaglia, il generale Suvorov
assunse personalmente il comando di due reggimenti di fanteria e due di cosacchi e ordin a
Bagration di attraversare il Mincio per iniziare la marcia[51].

Ritratto del generale Ptr Ivanovi Bagration


Il generale Suvorov, secondo le proprie abitudini tattiche, procedette a marce forzate, nonostante
fiumi in piena e pessime condizioni atmosferiche[52]. molto difficile fornire una media di marcia
delle fanterie dell'epoca napoleonica, ma la maggior parte degli eserciti europei coevi percorreva
ragionevolmente dai 20 ai 30 chilometri al giorno[53]; l'esercito austro-russo, alla cui testa
cavalcava costantemente il generale Suvorov, procedeva quasi sempre a marce forzate coprendo in
alcune giornate pi di 50 chilometri[52]. La sua fanteria marciava anche con una temperatura di 35
e con un peso complessivo di armi e munizioni che arrivava a 20 chilogrammi; si racconta che i
suoi soldati una volta riuscirono a percorrere 90 chilometri in trentasei ore[18][8]. Il suo motto era
"La testa non aspetta la coda, [attacca] improvvisamente, come un fulmine dal cielo"[51]; tuttavia
molti combattenti restavano indietro e stessa sorte tocc spesso alle truppe austriache,
scompaginando inevitabilmente la coesione delle forze alleate[49].
Il 19 aprile la prima colonna, agli ordini del generale Jacov Ivanovi Povalo-vejkovskij, guad
presso Valeggio sul Mincio e, dopo una sosta la giornata del 20, il 21 Suvorov decise di disporsi per
l'offensiva[54]. Le truppe di vejkovskij (29.000 austriaci e 11.000 russi) attraversarono quindi il
fiume Chiese, dividendosi in tre colonne e marciando verso Brescia con una manovra a

tenaglia[55]; la seconda colonna agli ordini del generale di divisione Ivan Ivanovich Frster[56]
seguiva in attesa di raggiungere l'avanguardia. Le forze alleate erano stimate in circa 76.000
uomini[57]. Trovandosi di fronte a forze soverchianti, il generale francese Schrer aveva
precedentemente deciso di ripiegare con 28.000 uomini verso posizioni pi difendibili[58],
lasciandone circa 1.300 a Peschiera del Garda e 10.000 a Mantova, abbandonando inoltre trenta
cannoni a Crema[59]. Nel frattempo il principe di Hohenzollern attraversava l'Oglio e catturava
Cremona[60]. Il grosso dell'esercito diretto su Brescia incontr una scarsa resistenza ed espugn il
21 aprile la roccaforte francese al comando del generale Bourget, sconfiggendo la guarnigione di
appena 1.100 uomini dopo dodici ore di un intenso fuoco di artiglieria[61][60].

L'attacco sull'Adda e la presa di Milano


La disposizione delle armate

Truppe in campo attorno al 24 aprile 1799, al momento dell'attacco sull'Adda


Il 24 aprile la forza principale dell'armata attravers il fiume Oglio e il giorno dopo il generale
Suvorov dispieg le sue forze sull'Adda, dove i francesi sembravano finalmente decisi a dare
battaglia e fermare l'avanzata degli alleati austro-russi[6]. Il generale russo divise le sue forze in tre
colonne lungo il fiume: sulla destra Franz Seraph von Rosenberg-Orsini con 9.000 uomini e Josef
Philipp Vukassovich con 7.000, tra Caprino e Brivio[6], quest'ultimo con l'obiettivo di ripristinarvi
il ponte distrutto precedentemente dal generale Jean Mathieu Philibert Srurier in ritirata[62] e
aprirsi la strada fino al lago di Garlate sulla direttrice per Lecco[63]; al centro le divisioni di Jean
Zopf e Ott[64] nei pressi di Vaprio d'Adda, con 5.000 uomini ciascuno, che dovevano puntare verso
Trezzo sull'Adda[6]; infine il generale Michael von Melas, con 13.000 uomini[6] sull'ala sinistra
verso Treviglio, che ebbe l'ordine di attaccare la principale posizione francese a Cassano
d'Adda[62]. Nel frattempo il generale di brigata Seckendorf[64] occupava Crema con 1.500 uomini
inseguendo i francesi sino al ponte per Lodi[63], il principe di Hohenzollern si attestava a
Pizzighettone[6] e l'avanguardia del generale Bagration, con 3.000 uomini suddivisi in tre
battaglioni di fanteria e tre reggimenti di cosacchi, incalzava i francesi presso Lecco[63]. Nel
complesso gli alleati austro-russi avevano messo in campo circa 48.500 uomini[6].
I francesi, appostati sulla riva opposta in attesa di rinforzi e gi in inferiorit numerica, si
sparpagliarono lungo il fiume indebolendosi ulteriormente[65]: Srurier con 8.000 uomini doveva
coprire il fronte da Lecco a Trezzo, i generali Paul Grenier e Claude-Victor Perrin (con altrettanti
uomini) dovevano tenere rispettivamente quello tra Vaprio e Villa Pompeiana e quello da Villa fino

a sud di Lodi; chiudeva il conto Franois Peter Laboissire, attestato sul Po di fronte a Pizzighettone
con 4.000 uomini, portando la forza francese a un totale di 28.000[6][38]. Approfittando della
disparit numerica, il generale Suvorov concentr il grosso delle sue forze tra Lecco e Cassano con
ben 42.000 austro-russi contro solo 12.000 francesi[66]. Il 26 Schrer lasci provvisoriamente il
comando al generale Moreau che lo avrebbe assunto ufficialmente e definitivamente il giorno
dopo[67].
I piani di Suvorov prevedevano di attraversare l'Adda in forze tra Trezzo e Cassano, mentre
Seckendorf e il principe di Hohenzollern avrebbero sferrato due attacchi diversivi a Lodi e
Pizzighettone. Il generale Bagration invece, dopo aver attraversato il fiume a Lecco, avrebbe
condotto una rapida manovra di accerchiamento per sorprendere i francesi alle spalle servendosi di
cacciatori e cosacchi a cavallo[66]. Il 26 aprile gli alleati si disposero ad attraversare il fiume in
forze.

L'attacco degli alleati e l'assunzione del comando da parte del generale Moreau

Il generale Moreau
Alle 08:00 il generale Bagration attacc alla periferia di Lecco, difesa dal generale Soyez con 5.000
soldati e dodici cannoni posti in piazzole fortificate[66]. Dopo dodici ore di duri combattimenti, il
generale russo, pur rimanendo ferito a una coscia nell'assalto, riusc a prendere la citt mentre i
francesi si ritiravano dall'altra parte dell'Adda, impedendo per ai russi di attraversare a loro
volta[68].
Nel frattempo, dopo che Vukassovich aveva ripristinato il ponte a Brivio, il capo geniere degli
austriaci Johann Gabriel Chasteler de Courcelles riusciva a gettare un altro ponte poco distante da
Trezzo, in una sezione del fiume non presidiata dai francesi[69], consentendo a Zopf e Ott di
attraversare e sorprendere i generali Grenier e Srurier presso il villaggio di Pozzo d'Adda, prendere
prigioniero il generale di brigata Baker e costringerli a dividersi e ritirarsi[63], il primo verso Vaprio
il secondo verso Verderio[62].
Suvorov, essendosi accorto che per Bagration non era possibile guadare a Lecco, dove i
repubblicani avevano cantato vittoria intonando la Marsigliese[70], cambi strategia e il 27 si mosse
verso San Gervasio onde disporsi ad attraversare a Trezzo[71]. Nel frattempo, appreso che il
comando francese dell'Armata d'Italia era passato da Schrer a Moreau[71][72], comment cos:
C'era scarsa gloria a sconfiggere un ciarlatano [Schrer]; gli allori [della vittoria] che strapperemo
a Moreau, saranno pi verdi.
(Aleksandr Vasil'evi Suvorov[71])
Il generale Moreau cerc di rimediare immediatamente agli errori del suo predecessore: concentr
le sue truppe e invi Grenier a Vaprio, il generale Victor a Cassano e fece marciare Laboissire a
nord verso Lodi. A Srurier fu ordinato di abbandonare le posizioni a Lecco e Brivio e concentrare
le sue divisioni su Trezzo[73]. Rinforzi furono richiamati da Milano portando i suoi combattenti

effettivi a 27.000 uomini[74].

La battaglia di Cassano d'Adda

Suvorov alla battaglia di Cassano d'Adda. Dipinto di Luigi Schiavonetti

Il generale Jean Mathieu Philibert Srurier


Dal canto suo il generale Melas, sull'ala sinistra, aveva condotto personalmente l'assalto di tre
battaglioni austriaci contro i francesi, che si erano trincerati dietro un testa di ponte sulla riva
sinistra dell'Adda presso il canale Ritorto (sulla strada da Treviglio): il comandante austriaco, dopo
averli respinti, super anche la successiva posizione che questi ancora mantenevano a Cassano[75],
dopo aver ripristinato rapidamente un arco del ponte sul fiume che i francesi erano riusciti a
danneggiare[76]. Precedentemente Moreau aveva compreso che l'attacco a Brivio era stato solo un
diversivo e che l'attacco principale sarebbe avvenuto a Trezzo dove aveva inviato Srurier; per
scongiurare il rischio che venisse sbaragliato gli fece quindi pervenire un nuovo ordine di arrestarsi
a Verderio e, per evitare di disperdere ulteriormente le sue forze, ordin a Victor di accelerare la
marcia e deviare verso Vaprio per congiungersi a Grenier[77].
Il comandante francese, che si trovava nei pressi di Cassano, non fece comunque in tempo a
riorganizzare efficacemente le sue forze in quanto si ritrov attaccato al contempo sulla sinistra e
alle spalle dagli austro-russi che, condotti dal maresciallo Suvorov, avevano attraversato col grosso
delle truppe a Trezzo da San Gervasio. Soverchiato da forze avversarie molto superiori, Moreau fu
costretto a combattere duri scontri per evitare di essere accerchiato dalla morsa del nemico[78][79];
Jean Srurier, rimasto inoperoso e isolato a Verderio, fu invece circondato da Vukassovich e infine
costretto ad arrendersi[80][14]. Il generale francese ottenne la condizione che i soldati restassero
prigionieri e che gli ufficiali potessero tornare in Francia[78] dietro solenne promessa che non

avrebbero pi combattuto nel corso della campagna[79]; sembra che in quell'occasione Suvorov,
convinto di una sua prossima invasione della Francia, gli disse: Arrivederci a Parigi![18].
In tre giorni di combattimenti i francesi avevano lasciato sui campi di battaglia circa 10.000 uomini
tra morti, feriti e prigionieri e almeno 100 cannoni con i loro artiglieri[78]. Il generale Moreau
aveva subito in Italia la sua prima sconfitta[81]; egli fu costretto a ripiegare il 28 aprile prima su
Milano (dove lasci un piccolo presidio di 1.300 uomini) e quindi su Torino, ritirandosi in tre
colonne: la destra da Lodi a Piacenza, il centro da Pavia a Voghera e la sinistra da Vigevano per la
capitale sabauda[82][78]. Giunto il 30 a Novara, ricevette con disappunto la notizia della resa di
Srurier[83].
La ritirata a ovest del Ticino da parte delle ultime truppe francesi provoc inevitabilmente la caduta
della Repubblica Cisalpina[84] che era stata istituita il 29 giugno 1797[85].

L'ingresso di Suvorov a Milano

Il feldmaresciallo Suvorov entra a Milano alla testa delle forze austro-russe il 29 aprile 1799.
Dipinto di Adolf Iosifovich Charlemagne
Quello di Milano fu solo il primo di una serie di deboli presidi lasciati, spesso senza alcun disegno
tattico, nelle fortezze delle citt che i francesi man mano erano costretti ad abbandonare: non si
comprende come i Francesi si siano risoluti a lasciare tanti presidii nelle fortezze dei paesi
abbandonati; era evidente, che sarebbero stati costretti a capitolare, atteso massimamente che le pi
non erano difendevoli lungo tempo[86]. Il 29 aprile, infatti, Suvorov fece il suo trionfale ingresso
nel capoluogo lombardo senza incontrare alcuna resistenza, solennemente festeggiato dal clero,
accolto dall'antico magistrato del Consiglio generale dei sessanta decurioni e applaudito dal popolo,
mentre i membri della Repubblica Cisalpina in grado di farlo si davano alla fuga[87]. Il governo
provvisorio venne affidato al generale Melas in nome dell'imperatore Francesco II[88].
Suvorov ricevette elogi e congratulazioni da tutti i governi della Seconda coalizione: in soli dieci
giorni, superando ogni pi ottimistica previsione, aveva marciato per quasi 100 chilometri,
attraversato cinque fiumi (Chiese, Mella, Oglio, Serio e Adda), sconfitto ripetutamente i francesi e
riconquistato la Lombardia, anche se resistevano ancora le fortezze di Peschiera e Mantova[88]. Al
generale russo fu quindi ordinato di espugnarle, tuttavia egli non era affatto d'accordo ritenendo che
fosse molto pi urgente dare il colpo di grazia alle armate francesi in rotta, demoralizzate e
indebolite[88]. Fu in ogni caso costretto a disperdere parte delle sue forze per completare
l'occupazione dell'ex Repubblica Cisalpina, continuando nel frattempo a respingere il generale
Moreau verso il Piemonte[89]. La sua impazienza di ritornare nella mischia era per esplicita:
Se resto un altro giorno [a Milano], soffocher nell'incenso. tempo di tornare in azione!
(Aleksandr Suvorov[88])

La ritirata di Moreau e l'avanzata fino a Torino


L'ingresso in Piemonte

Il generalissimo Aleksandr Vasil'evi Suvorov


L'impazienza del feldmaresciallo russo fu presto soddisfatta: mentre il generale Moreau si ritirava di
fronte a lui, Suvorov ricevette la notizia che il generale tienne Jacques Macdonald stava risalendo
da Napoli con 40.000 uomini per soccorrere le truppe francesi in ripiegamento[9]. Intuendo il
pericolo derivante da una eventuale ricongiungimento delle forze francesi, decise di muovere subito
e attaccare Macdonald prima di rivolgersi nuovamente contro Moreau: il suo piano prevedeva di
marciare verso il Piemonte attraversando il Po con il grosso delle sue forze, sconfiggere il generale
in arrivo e quindi tornare velocemente verso Torino per affrontare Moreau[9].
Suvorov invi quindi Vukassovich sul fiume Ticino presso Boffalora mentre lui dirigeva su
Melegnano con l'armata principale forte di 44.000 uomini[3] dividendola su due colonne: all'ala
destra i russi verso Parpanese, alla sinistra gli austriaci verso Lodi e Piacenza[9] con l'ordine di
cercare di avanzare fino a Parma e nel Modenese[3]. In mancanza di ponti sul Po a Piacenza e
Parpanese, Suvorov decise di attraversare presso Mezzana e Pavia dove invi i suoi cosacchi agli
ordini di Bagration per occupare la citt: questi vi arriv il 3 maggio e fece riparare rapidamente il
ponte sul Ticino che aveva trovato danneggiato[90]. Il 4 maggio il feldmaresciallo arriv a Pavia e
fu informato che i francesi avevano abbandonato Tortona sul fiume Scrivia, quindi vi invi
Bagration per conquistarvi la fortezza e continuare verso Novi e Gavi[91]. Bagration verific che le
informazioni non erano corrette e che i francesi in realt occupavano ancora la cittadina con almeno
4.000 uomini, ma apparentemente non erano in grado di usare i cannoni per mancanza di munizioni.
Ricevette quindi l'ordine di attendere il comandante in capo a Voghera[91].
Il 7 maggio Rosenberg attraversava il Ticino e raggiungeva Dorno, mentre Suvorov lasciava il
grosso delle forze e raggiungeva Bagration a Voghera. Qui il comandante russo riorganizz le sue
forze inviando il principe Peter a interrompere le comunicazioni francesi tra Tortona e Genova e
disponendo le sue armate su entrambe le rive del Po, con Rosenberg tra Dorno e Lomello, Melas a
Castel San Giovanni e Bagration in marcia verso Pozzolo Formigaro[92]. Il giorno precedente Kray
aveva espugnato Peschiera e si era mosso verso Mantova. Al generale Ott fu ordinato di disporsi fra
Parma e Modena per osservare i movimenti di Macdonald[92].
A questo punto della campagna i soldati alleati cominciavano a soffrire di carenza di provviste e
specialmente i russi combattevano spesso affamati: gli approvvigionamenti erano a carico degli
austriaci e gli intendenti non sempre riuscivano a organizzarli a dovere[18]. Ci era causa di attriti
con le popolazioni locali: addirittura il 3 maggio Bagration, dopo tre giorni di digiuno per le sue
truppe, si impadron con la forza dei rifornimenti di pane[7].

Il generale Suvorov si gode una fricassea di teste francesi. Caricatura inglese del 1799
I francesi nel frattempo si riorganizzavano: Moreau riusc a concentrare circa 20.000 uomini tra
Valenza e Alessandria alla strategica confluenza tra il Po, il Tanaro e la Bormida che gli forniva
anche un chiaro vantaggio tattico. Strategicamente Moreau controllava cos la parte meridionale del
Piemonte e le principali vie di comunicazione con la riviera ligure, era in grado di agire
velocemente su entrambe le rive del Po e bloccava le vie di accesso a Torino; se Macdonald fosse
arrivato in tempo per attaccare gli alleati, egli avrebbe potuto impegnarli alle spalle costringendoli a
combattere su due fronti. Tatticamente aveva i fianchi coperti dalle fortezze di Valenza e
Alessandria, e inoltre la riva settentrionale del fiume su cui i francesi erano fortificati era in
posizione elevata rispetto a quella meridionale dalla quale Moreau si aspettava di essere attaccato,
concedendogli una posizione dominante[7].
L'avanzata degli alleati continuava comunque. Il 10 maggio Bagration occup Marengo e
contemporaneamente il generale austriaco Chasteler assaliva la fortezza di Tortona da cui la
guarnigione francese bombard la citt. Bagration raggiunse Novi e verific che la guarnigione
francese si era gi ritirata verso Genova lasciando grandi quantit di vettovaglie e ben 70 carri di
munizioni destinate all'armata principale[93].
A complicare la situazione delle truppe francesi si aggiunse il malcontento delle popolazioni locali
che, esaurito l'iniziale entusiasmo, si accorgevano che i rivoluzionari invece di portare la libert e la
gloria nazionale promesse avevano instaurato per tre anni uno stato di guerra permanente,
perpetrato oltraggi alla religione, spogliato musei, monumenti e chiese di opere d'arte e cagionato
ogni genere di estorsioni e abusi, palesandosi pi come invasori che liberatori[18]: l'arrivo
imminente delle truppe imperiali fu quindi l'occasione per molte citt e villaggi di sollevarsi contro
le guarnigioni francesi[94]. Bagration stesso inform Suvorov di avere ricevuto lettere dalle autorit
cittadine di Oneglia, Asti e Acqui che descrivevano le rivolte contro i francesi e offrivano appoggio
alle armate alleate[95].

La battaglia di Bassignana

Il generale Paul Grenier


Tra l'11 e il 12 maggio Suvorov fece la sua mossa e, dando credito a iniziali informazioni errate che
davano i francesi in ritirata da Valenza[7], ordin a Rosenberg di muoversi da Lomello e
attraversare il Po a Mugarone per assalire i francesi sul lato sinistro[3][96]. Subito dopo, appresa la
falsit della precedente notizia, gli ordin di tornare indietro. Rosenberg tuttavia attravers
ugualmente e, messosi in marcia verso Bassignana con 10.000 uomini, scelse di dirigersi in un'area
tra Valenza e il Tanaro; nel frattempo fece attraversare altri 4.000 uomini al comando del generale
Nikolaj Andrejevic Tchouberov (o Chubarov), posizionandoli su una grande isola fluviale situata
nei pressi di Mugarone[97]. Tchouberov, impaziente di attaccare, attravers con tutte le sue truppe
ma incapp nella divisione francese di Grenier forte di 4.000 soldati che proveniente da Valenza, al
comando del generale Colli, lo assal al fianco destro e gli inflisse pesanti perdite costringendolo a
ritirarsi disordinatamente sull'isolotto da cui aveva poco prima guadato, in una situazione oltremodo
caotica tra uomini sbandati e carri immobilizzati, sotto il fuoco costante della fucileria francese e
senza la possibilit di ritirarsi con rapidit oltre il Po, in quanto il cavo per raggiungere a braccia la
riva sinistra si era spezzato[98]. Ciononostante i soldati russi della brigata di Bagration tennero la
posizione per otto ore resistendo fino a dopo il tramonto; col favore delle tenebre tutte le truppe di
Rosenberg riuscirono infine a riattraversare il fiume e a marciare per ricongiungersi a Suvorov
lasciando sul campo almeno 1.500 uomini, un generale, cinquantotto ufficiali e due cannoni. I
francesi lamentarono la perdita di 600 uomini[99][100]. Suvorov, furioso, chiam immediatamente
a rapporto Rosenberg per chiedergli conto della disfatta paventandogli la corte marziale; nel
frattempo decise di spostare il suo quartier generale a Castelnuovo Scrivia[101]. Intanto l'11 maggio
si era arresa la fortezza di Pizzighettone dopo una giornata di cannoneggiamenti[102].
Le fonti coeve raccontano che, pur soverchiate, cavalleria e fanteria russe si fecero uccidere
inutilmente anche a Bassignana pur di non arrendersi, perch Suvorov aveva l'abitudine di
terrorizzare i suoi uomini raccontando loro i macabri e ovviamente falsi particolari delle presunte
torture che i repubblicani rivoluzionari infliggevano ai soldati caduti nelle loro mani: i prigionieri
sarebbero stati denudati, legati, distesi su una graticola e arrostiti; oppure sarebbero stati loro tagliati
naso, mani e orecchie. Un cronista dell'armata francese raccont che 800 russi preferirono gettarsi
nel Po piuttosto che farsi catturare[103].

Lo scontro a Marengo
Alla met di maggio i russo-austriaci erano saldamente attestati sulla riva meridionale del Po: le
truppe austriache a Torre, Frster a Sale, Bagration a Novi con le sue truppe russe disposte tra
Scrivia e Bormida a supporto del maggiore generale Andreas Karacsaj a Marengo. Suvorov ora
disponeva di circa 36.000 effettivi, di cui 17.500 russi, senza contare i 5.000 uomini di Vukassovich

a Boffalora; doveva affrontare solo circa 25.000 francesi, che tuttavia erano ottimamente disposti
perch godevano di una posizione di vantaggio, resa ancor pi formidabile dai fiumi in piena[104].
Il feldmaresciallo russo dovette riconoscere che non era in grado di attaccarli con successo:
Non sono in grado di fare partire una qualunque operazione [contro Alessandria] a causa della
mancanza di barche.
(Suvorov[104])

Il Generale Claude-Victor Perrin, detto Victor


In realt Moreau si trovava a mal partito: il Direttorio non era in grado di inviargli alcun rinforzo,
Bagration gli rendeva molto difficoltose le comunicazioni con Genova e le rivolte in Piemonte
insidiavano le vie di rifornimento dalla Francia[105]. Il generale Catherine-Dominique de Prignon,
che controllava i passi per la riviera ligure, correva il rischio di essere facilmente schiacciato,
facendogli perdere non solo l'ultima via di comunicazione con la Francia, ma anche con gli
Appennini e l'esercito dell'accorrente Macdonald[106]. In pi aveva il problema di fare arrivare in
patria un gran numero di carri con il frutto delle spoliazioni di preziose opere d'arte trafugate in
Italia[102].
Il comandante francese decise quindi di rafforzare con una parte delle sue truppe il generale
Perignon, di proteggersi a sinistra con un'altra aliquota e di mettersi in marcia sulla strada da Torino
per Nizza dal Colle di Tenda, attraversando Cuneo, preparandosi a ritirarsi sugli Appennini con lo
scopo ultimo, senza troppe difficolt e al momento opportuno, di ricongiungersi con Macdonald che
in quel momento aveva raggiunto il confine con la Toscana[107]. Cionondimeno, i rapporti dello
spionaggio suggerirono a Moreau che il fallito tentativo di passaggio di Rosenberg a Bassignana e
le notizie del successivo bombardamento di Casale Monferrato da parte di Vukassovich
preannunciassero una risalita delle truppe russe di Suvorov lungo il Po. Egli immagin che gli
alleati stessero concentrando le loro forze muovendosi verso nord, lasciando solo poche truppe
austriache ad assediare Tortona, e decise quindi di passare all'azione con un contrattacco a sorpresa
tra la Bormida e lo Scrivia che gli consentisse di liberare la fortezza e mantenere aperto il Passo
della Bocchetta per Genova[108].
Moreau riun due divisioni vicino a Alessandria e la notte tra il 15 a 16 maggio fece gettare un ponte
sulla Bormida tra Marengo e San Giuliano, facendovi passare la divisione del generale Victor
(5.000 fanti e 2.000 cavalieri), mentre l'unit di Grenier manteneva la posizione sul fiume[102]
[105][109][110]. L'attacco all'inizio ebbe successo e gett scompiglio tra le truppe di Kaim e
Lusignan avanzando fino a San Giuliano. L si imbatt nella divisione di Frhlich, arrivato in tutta
fretta per mettersi al comando del generale Lusignan, e nella brigata del generale Bagration: i due
ufficiali comandavano in totale undici battaglioni e nove squadroni e resistettero con successo fino a
respingere nuovamente Victor al di l del fiume[111][100]. Infine Moreau, avvistate altre truppe
nemiche accorrere da Tortona, cap che il suo tentativo era fallito e ordin il ripiegamento generale;
alle 18:00 l'ultimo granatiere riattraversava la Bormida. I francesi lamentarono perdite per 596
uomini tra uccisi o feriti, mentre quelle alleate ammontavano a 720 e Suvorov, visto l'andamento

incerto della giornata, non os rivendicare la sua quarantaduesima vittoria[112][113].

La presa di Torino

La cinta muraria di Torino e le sue porte nel XVIII secolo


Anche se lo scontro di Marengo non era stato decisivo, il 18 maggio Moreau decise di abbandonare
la sua sicura posizione tra Valenza e Alessandria per ritirarsi verso Torino, inviando invece Victor
verso sud in direzione della riviera ligure di ponente, nella speranza di riuscire a congiungersi l a
Macdonald; nel frattempo riusc a far giungere in Francia attraverso il colle del Moncenisio le opere
trafugate[111]. Suvorov, ignaro di queste manovre, continu a marciare sulla riva nord del Po in
direzione di Torino, spostando la base delle operazioni a Candia. Politicamente la speranza era di
continuare a incoraggiare le popolazioni piemontesi ad armarsi e sollevarsi contro le truppe
rivoluzionarie e i giacobini, con la promessa del ripristino del Regno e dell'ordine precedente;
strategicamente gli alleati miravano a occupare la citt per la posizione e la sicura cattura di un gran
numero di armi, munizioni e materiali bellici[111][114]. In effetti i piemontesi si armarono e
attaccarono i rivoluzionari, specialmente nel Canavese e a Carmagnola, e puntualmente si ebbero
notizie di eccidi perpetrati per rappresaglia dai francesi ai danni delle popolazioni civili[115].
Mentre i genieri gettavano i ponti sul fiume per un nuovo attraversamento, Suvorov venne
raggiunto dalla notizia che le truppe di Moreau avevano lasciato Alessandria e vi sped una
divisione per occuparla e assediarne la fortezza ancora presidiata[116]. A questo punto Suvorov era
perplesso dalle continue "sparizioni" sotto i suoi occhi delle truppe francesi e della sua incapacit di
prevedere le loro mosse[117]: nonostante avesse a sua disposizione un gran numero di cavalieri ed
esploratori, infatti, non fu mai in grado di costituire un efficace servizio di spionaggio. Ci fu
dovuto in parte alla scarsa conoscenza del territorio da parte dei cosacchi e alla loro difficolt di
interagire con le popolazioni locali, in parte alla inettitudine di molti ufficiali russi che non
predisponevano adeguate ricognizioni per cui i francesi riuscivano spesso ad allontanarsi
indisturbati; infine l'abitudine dello stesso Suvorov di prendere per affidabile ogni semplice voce,
sprecando tempo e risorse, complicava ulteriormente la situazione[117].

Pasquale Antonio Fiorella


Il 22 maggio i ponti furono pronti e, basandosi comunque sulle informazioni disponibili sui
francesi, il generale russo continu il suo avvicinamento a Torino, sotto le cui mura giunsero per
primi il 26 Bagration e Vukassovich senza incontrare alcuna resistenza perch Moreau aveva
ripiegato su Cuneo[116]. La guarnigione francese contava su 3.400 uomini al comando del generale
Pasquale Antonio Fiorella[118], soverchiata da forze dieci volte superiori e fortemente invisa alla
popolazione. Gli alleati ne chiesero la resa incondizionata ma Fiorella rifiut, disponendosi a
resistere fino all'ultimo uomo[119]. Si prepararono quindi a predisporre su una altura vicina le
batterie per bombardare la citt, mentre Vukassovich la notte del 27 attacc con i cannoni la Porta
di Po[116]. Fu per risolutivo l'intervento dei cittadini insorti in armi, che la stessa notte attaccarono
i francesi di guardia al sito e aprirono festosamente la porta agli alleati. L'evento si ripet alla Porta
di Palazzo e la citt fu presa con facilit. Gli alleati si impadronirono di 384 cannoni, 20.000
moschetti e grandi quantit di polvere da sparo. Suvorov fece il suo ingresso nella citt alle 15:00,
ricevendo acclamazioni per s e per gli imperatori Paolo I e Francesco II[120].
Il generale Fiorella conservava ancora il possesso della cittadella fortificata e, per rappresaglia
contro la popolazione, ordin di cannoneggiare la citt, cessando solo dopo la promessa che la
guarnigione non sarebbe stata attaccata[121]. Il 18 giugno per gli alleati la presero d'assalto sotto
un intenso fuoco di artiglieria e, fattisi strada attraverso due brecce nella fortificazione, il 19 lo
costrinsero a capitolare[122].
L'ingresso di Suvorov nella capitale piemontese fu ancora pi solenne e trionfale che a Milano[123]
e, come promesso, ricostitu il governo in nome del re di Sardegna nominando un consiglio con
Carlo Thaon di Sant'Andrea come governatore, si adoper per riordinare i reggimenti reali
promettendo una amnistia ai militari che avevano appoggiato i francesi e fece incarcerare qualche
centinaio di patrioti che non avevano fatto in tempo a fuggire[124][125]. Poco dopo mand a
chiamare il re Carlo Emanuele IV dal suo esilio in Sardegna[126] ma al suo reinsediamento sul
trono si opposero gli austriaci[127][124]: prodromo questo delle prime frizioni tra la Russia,
l'Austria e le altre potenze alleate sulla politica da applicare e il nuovo assetto da definire nel Nord
Italia alla fine della guerra[128].
Se da parte alleata si erano denunciate rappresaglie francesi in Piemonte ai danni delle popolazioni
civili[115], da parte francese si stigmatizz l'eccessivo furore e l'esaltazione antigiacobina di
Suvorov, che sconfinavano nel fanatismo religioso con la promessa che chiunque avesse ucciso un
rivoluzionario si sarebbe guadagnato il paradiso. I piemontesi finirono per temere il suo potere:
sempre secondo fonti francesi concesse a chiunque lo voleva il permesso scritto di uccidere i
giacobini (veri o presunti) e di saccheggiare le loro abitazioni, e fece imprigionare e fustigare anche
semplici cittadini abbastanza arditi da denunciare le illegalit commesse da cosacchi e cavalieri
austriaci, lasciati senza freno a imperversare come selvaggi per i campi[129].
Nel frattempo l'inattivit forzata cominciava a far serpeggiare il malcontento tra le truppe alleate, ad
accendere pericolose rivalit e innescare recriminazioni da ambo le parti: i russi beffeggiavano gli
austriaci per avere dovuto richiedere il loro aiuto senza il quale sarebbero stati ricacciati dai
Repubblicani fino a Vienna, a colpi di piatto di sciabola; gli austriaci di Melas ricordavano i
rovesci da loro subiti a Valenza e San Giuliano a opera di Moreau: ai semplici dileggi seguirono gli
insulti, quindi i duelli. Solo le sempre pi insistenti notizie del pericoloso arrivo di Macdonald
diedero l'occasione a Suvorov per riconciliare gli austro-russi e per coordinare di nuovo gli sforzi
contro il comune nemico[130].

L'arrivo del generale Macdonald

tienne Macdonald nel periodo delle guerre rivoluzionarie


Una volta cacciati i francesi da Torino, Suvorov si prepar a occupare il resto del Piemonte e
soprattutto a proteggere i valichi dalla Francia verso la citt, inviando quindi forti contingenti di
truppe presso tutte le valli tra il Moncenisio e Pinerolo. Contemporaneamente continuava a insidiare
le posizioni di Moreau in modo da impedirne l'eventuale congiungimento con Macdonald: fece
occupare quindi Cherasco, Alba e Asti e fece in modo di inviare da Alessandria e Tortona
distaccamenti fino a Montenotte per chiudergli ogni possibilit di comunicazione con Genova[131].
Continuavano intanto gli attriti con l'alto comando austriaco che, preoccupato dei successi di
Suvorov e di una pericolosa ingerenza russa in Italia, cominciava a premere perch il generale
lasciasse il campo in Piemonte e tornasse verso Verona ad assediare le fortezze del Quadrilatero.
Ci provoc aspre e rabbiose critiche da parte di Suvorov che, pur inviando rinforzi per assediare la
fortezza di Mantova, non si pieg a questi ordini che riteneva assurdi[4].
Dal canto suo Moreau era riuscito a filtrare tra le maglie della rete alleata attraversando l'Ellero,
aveva evitato Ceva, era penetrato nella valle del Corsaglia e quindi si era affacciato sulla riviera di
ponente[131][132].
Nel frattempo entrambi i contendenti ricevevano rinforzi: con l'arrivo dalla Svizzera del generale
Heinrich Johann Bellegarde, Suvorov arriv ad avere sotto il suo comando circa 100.000 uomini
comprese le varie guarnigioni[4][131]. Contemporaneamente Moreau, ricevute forze fresche
trasportate dalla marina francese e giunte via terra dal confine lungo la costa[8], comandava ora
26.000 uomini in Liguria; il generale Joseph Hlie Dsir Perruquet de Montrichard era attestato
sugli Appennini fino a Bologna e il generale Gauthier in Toscana in attesa di Macdonald, che il 24
maggio giunse a Firenze. Questi, riunite le sue forze a quelle di Gauthier, si accamp quindi a
Pistoia e invi una divisione a occupare Pontremoli, dove Moreau gli aveva inviato Victor a
rinforzo spedendo nel frattempo Lapoype a occupare Bobbio con una divisione mista francoligure[133].
Le strategie dei due comandanti francesi si rivelarono presto diverse se non contraddittorie. Fin
dall'inizio l'intento di Moreau era di affrontare i russo-austriaci in un luogo vicino alle fortezze di
Alessandria e Tortona, facilmente raggiungibile sia per chi arrivasse dalla Liguria tramite il valico
di Bocchetta, sia per chi arrivasse dalla Toscana scendendo dalle valli della Trebbia e del Taro:
aveva quindi stabilito che il miglior sito dove congiungere le due armate per la battaglia decisiva
fosse nei dintorni di Voghera[134]. A tal scopo aveva incaricato Victor di invitare Macdonald a
discendere verso la Trebbia per la val di Magra mentre egli avrebbe fermato gli alleati sulla
Bormida, avrebbe oltrepassato Tortona e si sarebbero quindi uniti dopo Bobbio[133]. Il generale
Macdonald era per di diverso avviso, perch avrebbe preferito che lo stesso Moreau si portasse a
Pontremoli e discendesse la valle del Taro, mentre egli avrebbe marciato verso Modena
ricongiungendo le due armate tra Parma e Piacenza: il suo intento era approfittare della grande
dispersione delle forze alleate (una parte cospicua impegnata nell'assedio di Mantova, una parte con

Johann von Klenau tra il ferrarese e il bolognese, un'altra con il principe di Hohenzollern nel
modenese, Ott sugli Appennini, Bellegard invischiato nell'assedio di Tortona e Alessandria, Suvorov
impegnato ancora a Torino a riportare l'ordine)[135]. Sarebbero quindi riusciti a tagliare in due le
forze avversarie, a cui non sarebbe rimasta altra soluzione che ritirarsi verso Pavia scoprendo il
proprio fianco destro, e puntare con decisione verso est fino a liberare Mantova dall'assedio,
recuperando quanto perso in Lombardia[136]. I due comandanti per non riuscirono a concertarsi e
agirono indipendentemente[137].
Le manovre dei francesi non sfuggirono comunque a Suvorov che si dispose a reagire radunando
trentadue battaglioni, diciotto squadroni e quattro reggimenti di cosacchi[137]. L'11 giugno marci
verso Asti sotto una pioggia torrenziale; attravers quindi il Tanaro e il 13 si accamp nei pressi di
Alessandria sulle rive della Bormida, dopo aver percorso oltre 90 chilometri in meno di tre giorni.
L'avanzata era stata fin troppo rapida: gli austriaci non furono in grado di rifornire i 30.000 uomini
che il generale russo aveva portato con s e una parte di questi dovette rientrare ad Asti[8].

Il generale Paul Kray von Krajowa


Il 7 giugno, senza attendere Moreau, Macdonald si era gi mosso insieme ai 15.000 uomini al
comando di Olivier e Watrin da Pistoia verso Modena, con alla loro sinistra Dbrowski e Victor da
Pontremoli verso Reggio con 3.500 e alla loro destra Montrichard e Rusca verso Bologna con altri
11.000[138]. Il 12 giugno questi attaccarono le truppe di von Klenau nei pressi di Bologna,
respingendolo su Ferrara. Macdonald invest poi il principe di Hohenzollern presso Modena e lo
costrinse a ripararsi sulla riva opposta del Po dopo avergli inflitto perdite per oltre 2.200 uomini sui
4.000 che comandava[139]; anche Ott dovette ritirarsi dalle sue posizioni e arretr verso
Alessandria, dove si trovava Suvorov[137]. Macdonald, pur ferito nello scontro da due fendenti di
sciabola[140][139], minacciava ora le truppe alleate che assediavano Mantova[141]. Il 14 riun tutte
le sue forze a Reggio, il 15 giunse a Parma e il giorno successivo a Piacenza; il 17 infine spinse la
sua avanguardia fino al Tidone e fece ulteriormente arretrare Ott che si trovava tra questo fiume e la
Trebbia[140][142].
Superata l'iniziale sorpresa per le fulminee azioni di Macdonald, Suvorov reag prontamente:
appresa la falsa notizia che Moreau stesse per ricevere rinforzi per un totale di 27.000 soldati[143]
[144], avrebbe voluto concentrare il maggior numero possibile di truppe per annientare quelle di
Moreau e Macdonald diminuendo quello degli uomini impegnati nell'assedio delle fortezze ancora
in mano francese; a tal scopo ordin a Ott di dirigersi verso Alessandria per rinforzare Bellegarde e
al generale Kray di rinunciare momentaneamente all'assedio di Mantova (lasciandolo solo a otto
squadroni di cavalleria leggera e alle guarnigioni di Legnago, Verona e Peschiera) e spostarsi verso
Piacenza. Ci avrebbe garantito un rinforzo di 12.000 uomini ben addestrati alle truppe che erano
nella zona di Alessandria e la disponibilit di una massa di circa 65.000 uomini presso
Tortona[145]. Ma ancora una volta gli interessi politici particolari degli austriaci ebbero il
sopravvento sulle decisioni strategiche di Suvorov: pi interessato a garantirsi il possesso delle
roccaforti italiane che ad allargare il cerchio delle conquiste del feldmaresciallo, l'imperatore
Federico II ordin al generale Kray di non abbandonare l'assedio di Mantova in nessun caso[146]. A

Suvorov non rest quindi che marciare egli stesso verso Piacenza, risoluto ad affrontare Macdonald
con il grosso delle sue forze, ricacciando le sue avanguardie nuovamente oltre il Tidone che la notte
del 17 era ormai l'ultima barriera naturale tra i due eserciti[141][140].

La battaglia della Trebbia


Primo giorno

La battaglia della Trebbia, di Alexander Kotzebue


La mattina del 18 giugno vide i due generali fronteggiarsi con circa 33.000 uomini ciascuno[142].
Suvorov dispose la sua armata in quattro colonne: due a sinistra a comando di Melas con l'ordine di
dirigersi verso Piacenza, due alla destra, composte dalle divisioni russe sotto il suo comando diretto,
in direzione di Rivalta sulla Trebbia e San Giorgio Piacentino sul torrente Nure; sped infine circa
2.000 uomini a riprendersi la posizione su Bobbio. Macdonald, ancora sofferente per la ferita subita
nei combattimenti di Modena, era pi vicino alla Trebbia che al Tidone e dispieg a destra Olivier
verso il Po con la cavalleria di Salm, al centro Montrichard e Victor e a sinistra i polacchi di
Dbrowski con Watrin alla riserva[142][147]. Secondo alcune fonti le forze di Watrin, Olivier e
Montrichard impiegarono quella giornata marciando e non ebbero cos modo di partecipare
all'azione principale, riducendo cos le forze attive di Mcdonald a soli 19.000 effettivi[148].
Guadato il Tidone, gli alleati si trovarono cos all'inizio in notevole vantaggio numerico e si
scagliarono sull'ala sinistra del nemico travolgendo i polacchi, prima di essere temporaneamente
fermati dall'accorrente Victor[147].
Nel frattempo i francesi retrocedevano prima a destra, poi al centro; il contrattacco dei cosacchi di
Bagration nuovamente sulla sinistra costrinse infine i francesi a ritirarsi in disordine oltre la
Trebbia[149]. Poich il letto del fiume era quasi asciutto, gli scontri continuarono a lungo anche
dopo il tramonto e solo attorno alle 23:00 i comandanti riuscirono a interrompere quella che era
stata un'inutile carneficina[149][150][151]. Il risultato della prima giornata di combattimenti era
stato sicuramente svantaggioso per i francesi: la loro ala sinistra aveva sofferto duramente ed era
stata respinta dal campo di battaglia e ricacciata nuovamente sulla riva destra della Trebbia, ma in
realt non si era trattato affatto di una sconfitta decisiva e non un solo cannone era stato perso[152].
Tuttavia Macdonald, sofferente per le ferite ricevute e febbricitante, cominciava a credere che
Moreau l'avesse abbandonato e che ci avrebbe potuto causare l'indomani il disastro dell'armata di
Napoli[153].

Secondo giorno
Nonostante l'insuccesso sul Tidone del 18 giugno e le precarie condizioni di salute, il 19 Macdonald
si riorganizz per attaccare nuovamente, portando circa 20/22.000 uomini e ventotto pezzi di
artiglieria sulla riva sinistra della Trebbia; Suvorov aveva tuttavia ricevuto rinforzi e poteva contare
su circa 40.000 soldati, sessantadue pezzi d'artiglieria e maggiori rifornimenti di munizioni[154].
Tenendo la posizione al centro sotto il fuoco dei cannoni russi, solo alle 10:00 Macdonald fece
avanzare le ali con l'intento di respingere il nemico sul Po e sui rilievi[155]. Alla sinistra Dbrowski

e Rusca ebbero subito la meglio sulle truppe stremate di Bagration e costrinsero i russi a
indietreggiare fino a impadronirsi di Casaliggio[156][157]. Ma il successo fu solo temporaneo: alle
22:00 in soccorso dei russi arrivarono gli austriaci agli ordini di Dalheim con un grosso rinforzo,
quindi Rosenberg con l'artiglieria leggera. I polacchi resistettero strenuamente finch la loro legione
fu fatta a pezzi, ma molto gravi furono le perdite anche dall'altra parte[156][149].
Sul Po lo scontro era altrettanto sanguinoso: nonostante il duro fuoco di artiglieria di Melas, i
francesi avevano oltrepassato la Trebbia attaccando Ott e incalzando vittoriosamente lungo il Po
con la cavalleria l'estrema ala sinistra degli imperiali, composta da fanteria; solo l'intervento della
cavalleria del principe Luigi I del Liechtenstein salv il fianco sinistro alleato dalla rotta, investendo
prima la fanteria francese e quindi fermando la cavalleria[158][159]. Nonostante il contrattacco
dell'artiglieria leggera di Olivier (gravemente ferito) riuscisse poco dopo a gettare scompiglio fra i
soccorritori[160], la fanteria francese non ne approfitt e, travolti una seconda volta dall'offensiva,
le truppe rivoluzionarie furono costrette a ritirarsi nuovamente al di qua della Trebbia[156]. Al
centro le cose per i francesi non andarono meglio: dopo le prime scariche di fucileria attraversarono
il fiume e cominciarono i combattimenti corpo a corpo con le baionette e le sciabole, senza che una
parte riuscisse ad avere la meglio sull'altra; la lotta fu risolta da un battaglione di cavalleria
austriaca agli ordini del colonnello Lownehwer che assal il fianco della cavalleria di Montrichard,
scompigliandone le file e ributtandola al di l del fiume[156]. Attorno alle 18:00[161] Suvorov
intervenne e attacc con impeto Victor, che riusc comunque a ripiegare ordinatamente per quanto
lo permettessero le circostanze[149][156].
L'ultima speranza di Macdonald era il generale Lapoype che discendeva da Bobbio: egli aveva
ricevuto solo alle 11:00 l'ordine da Macdonald di unirsi ai combattimenti ma durante la tardiva
marcia di avvicinamento fu sorpreso dai russi, precedentemente inviati l da Suvorov, e costretto a
disperdere i propri uomini sui rilievi vicini per non farsi catturare[149][162]. Al tramonto entrambi i
contendenti si ritrovarono nelle identiche posizioni della notte prima e con pesanti perdite: 2.000
morti, almeno 7.000 feriti (compresi due generali di divisione) e oltre 3.000 soldati fatti prigionieri
tra le file francesi, 5/6.000 i morti fra gli alleati e pochissimi i prigionieri[161]. La situazione di
Macdonald, al quale rimanevano solo 10.000 uomini abili contro gli oltre 30.000 di Suvorov, era
critica[161].

La ritirata di Macdonald
Nella tarda serata del 19 Macdonald, col favore delle tenebre e lasciando qualche schiera di
volontari sulla riva della Trebbia ad accendere decine di fuochi per far credere al nemico di essere
ancora accampato[163][164], cominci a ritirarsi verso il Nure, mettendo fine ai due giorni di dura
battaglia sulla Trebbia. Diresse una colonna in direzione di Lucca passando per la valle del Taro,
un'altra in direzione di Pistoia passando nel modenese[149]. Solo all'alba del 20 giugno Suvorov se
ne avvide e ordin immediatamente l'inseguimento[163][161][165]:
(...) Braccate ed annientate il nemico con il freddo acciaio.
(Suvorov - Ordine all'armata del 20 giugno 1799[166])
Il feldmaresciallo russo mosse gli austriaci di Melas verso Piacenza e i russi al comando di
Rosenberg verso San Giorgio[161]. Suvorov stesso partecip all'inseguimento con i cavalleggeri,
costringendo mezza brigata di Victor alla resa dopo una ulteriore ma inutile resistenza[149][163]. A
Piacenza Melas trov diverse migliaia di soldati francesi feriti e cattur quattro generali e 354
ufficiali[161]. Fonti coeve riportano che Suvorov, preso in citt alloggio a Palazzo Scotti, visit i
feriti e i moribondi di ambo le parti ricoverati in condizioni precarie nella Basilica di S. Agostino
trasformata in ospedale, lodando il coraggio dei vinti, e fu in un primo momento accolto dalla
popolazione al grido di Evviva il vincitore!; infastidito poi dalle lamentele dei cittadini riguardo
alle molestie e alle rapine ai loro danni da parte dei cosacchi, pare che permise il saccheggio della
citt tra il 23 e il 24 giugno. Questi crimini e questi abusi furono in seguito efficacemente coperti
dalle autorit austriache[167][168].

Solo le acque del fiume Arda in piena, che Macdonald era riuscito fortunosamente ad attraversare,
fermarono infine l'inseguimento permettendogli di radunare le sue esauste forze, dividerle in tre
divisioni ai comandi di Dbrowski, Montrichard e Watrin e attraversare gli Appennini per riparare
in Toscana presso Lucca, con l'intento di raggiungere quindi la riviera ligure di levante e
ricongiungersi in ultimo a Moreau[161][169]. L'8 luglio Macdonald lasci Lucca con il grosso delle
sue forze, invi l'artiglieria pesante via mare e quella leggera con una carovana di muli verso
Genova e, protetto sugli Appennini dalle truppe di Montrichard e Victor, marci verso la citt ligure
nella quale giunse il 17 luglio con ben 14.000 uomini che erano per in pessime condizioni fisiche e
morali[170].
Nel frattempo i generali di Suvorov prendevano Parma, Reggio e Modena, mentre Bologna sarebbe
caduta il 30 luglio sotto l'attacco di Klenau[171]. La battaglia della Trebbia, una delle pi importanti
di tutta la campagna, si era conclusa con la totale disfatta dei repubblicani[172].

Le manovre di Moreau
Mentre Macdonald era impegnato sulla Trebbia, Moreau non era rimasto inattivo e raccolti 14.000
uomini tra Voltaggio e Gavi li aveva organizzati in due divisioni al comando di Grenier (circa 9.500
soldati) e di Emmanuel de Grouchy (4.500 effettivi)[173]. Il 17 giugno aveva marciato con Grouchy
sulla strada maestra per Novi, mentre Grenier seguiva una strada secondaria lungo la valle di
Serravalle Scrivia da dove il 18 giugno aveva cacciato gli austriaci[171]. Il 19 giugno era quindi
avanzato verso Tortona e il 20 aveva sconfitto Bellegarde a Marengo, facendogli perdere 3.000
uomini e ricacciandolo oltre la Bormida[174], quindi aveva liberato Tortona stessa dall'assedio[169]
[175]. Contestualmente lo raggiunse un corriere di Lapoype con la notizia della sconfitta di
Macdonald e della sua completa ritirata e quindi Moreau abbandon ogni residua speranza di
riuscire a ricongiungersi con questi. In ogni caso scelse di rimanere temporaneamente sulle sue
posizioni per tentare almeno di distogliere l'attenzione di Suvorov e favorire il ripiegamento di
Macdonald[175][176]. Pi tardi avrebbe ricordato:
Ero persuaso che la mia presunta intenzione di invadere il Piemonte avrebbe turbato Suvorov,
perch questo generale, che io pongo sullo stesso piano di Napoleone, aveva una scarsa capacit di
reagire prontamente a tutte le mie manovre diversive
(Jean Moreau[177])
Le previsioni del generale francese furono corrette: Suvorov infatti lasci Ott a controllare le mosse
di Macdonald e torn indietro verso Scrivia e la Bormida, risoluto a debellare del tutto la minaccia
rappresentata da Moreau[175]:
Moreau avanza contro il Conte Bellegarde sulla Bormida. Sto andando a riservargli lo stesso
trattamento gi riservato a Macdonald.
(Suvorov[178])
Raggiunto il suo scopo Moreau si ritir nuovamente verso il valico della Bocchetta, lasciando
presidi trincerati al suo imbocco e a Serravalle[171].

La conquista delle fortezze francesi

Le quattro fortezze del Quadrilatero

A questo punto della campagna i francesi avevano perduto sette battaglie campali, le fortezze di
Peschiera e Pizzighettone, Milano, Torino e tutta l'Italia da Napoli a Milano. Conservavano Tortona,
Alessandria, Cuneo ma soprattutto la fortezza di Mantova, conquistata due anni prima dal generale
Napoleone Bonaparte, forte di un presidio di 10.000 uomini che al momento rappresentava l'unica
speranza di riconquista futura del Nord Italia[179].
Il 25 giugno Suvorov giunse sulla Scrivia, il 27 si accamp sull'Orba e occup Novi e Ovada,
ridispose l'assedio su Tortona e ordin a Bellegarde, al comando di circa 20.000 uomini e con 130
pezzi di artiglieria pesante[179], di cominciare quello su Alessandria, presidiata dal generale
Gardanne con 2.200 francesi e 400 cisalpini; sotto intensi cannoneggiamenti durati giorni questi si
sarebbe arreso solo il 22 luglio con meno di 1.000 uomini superstiti[171][179]. Frattanto il 26
giugno Suvorov comprese che Moreau gli era di nuovo sfuggito e si era rifugiato dietro gli
Appennini. Sfumata la possibilit di una risolutiva battaglia campale, si concentr sulla fortezza di
Mantova e le altre guarnigioni nemiche nei territori da lui occupati[180].

Francesco II dopo l'incoronazione imperiale, 1792. Olio su tela


In realt Suvorov avrebbe voluto continuare l'offensiva fino a Genova, convinto che ormai i francesi
non fossero pi in grado di opporsi efficacemente alla sua armata e che avrebbe potuto cacciarli
anche dalla riviera ligure[181] per poi marciare verso Nizza e la Provenza[182]. Tuttavia i propositi
del comandante russo continuavano a essere contrastati dalle interferenze di Vienna: gi in una
lettera del 21 giugno l'imperatore Francesco II gli aveva ingiunto di fermare la sua avanzata
ordinandogli di concentrarsi invece sulle fortezze lombarde. Nonostante i trionfalistici rapporti di
Suvorov a Vienna sulle vittorie ottenute e il suo consiglio di marciare verso sud, sbaragliare le
deboli forze rivoluzionarie e rivolgersi verso la Francia, il 10 luglio questi ricevette una sorta di
"ultimatum" con cui gli si impediva di utilizzare ulteriormente le armate austriache per altro
compito che non fosse quello di riconquistare le fortezze ancora in mano francese[180]:
Qualunque ulteriore progetto offensivo verso la Savoia o i valichi francesi deve essere
abbandonato come io avevo gi [precedentemente] ordinato (...), io inoltre non permetter, in
nessuna circostanza, che nessuna delle mie truppe venga impiegata per liberare Roma e Napoli, a
meno che io stesso non dia specifiche istruzioni in tal senso
(Francesco II d'Asburgo-Lorena[183])
Lo scopo dell'imperatore austriaco era chiaro: osteggiare i piani di Suvorov (e della Russia) per
favorire la propria politica egemonica in Nord Italia[180].
Il feldmaresciallo si sottomise e increment le forze assedianti di Kray a Mantova, gi forti di
29.000 uomini, a ben 40.000[179]. Il generale austriaco pot inoltre avvalersi di parte dei cannoni
sottratti all'arsenale di Torino e di una flotta, presa ai francesi sul Lago di Garda e fatta scendere
appositamente dal Mincio per contribuire ai bombardamenti[171], schierando un totale di 600
bocche da fuoco[184]. Il cannoneggiamento sulla guarnigione francese forte di 11.000 uomini[185]
inizi il 10 luglio e fu intensissimo fino al 21, quando Kray intim di nuovo la resa ai francesi
dimostrando loro che ogni resistenza era ormai inutile, perch non potevano aspettarsi pi alcun

aiuto dalle armate di Macdonald ormai riparate oltre l'Appennino. Il 28 luglio il comandante
francese Foissac-Latour firm la capitolazione[11].
La resa di Mantova permetteva a Suvorov di richiamare Kray con 20.000 uomini nuovamente sulla
Bormida per dare battaglia ai francesi[186]. Nel frattempo il 5 agosto rafforz l'assedio alla fortezza
di Tortona e il 7 prese quella di Serravalle[11], in posizione strategica sulla Scrivia al fine di portarsi
sugli Appennini per il valico della Bocchetta[187].

Le reazioni in Francia e l'invio in Italia di Joubert

Il generale Barthlemy Catherine Joubert


La disfatta in Italia provoc in Francia un vero terremoto politico tra accuse di tradimento,
insinuazioni di corruzione dei generali, recriminazioni sulla condotta militare tenuta, sospetti di
scarso entusiasmo rivoluzionario anche sulla persona di Moreau; l'opinione pubblica non si
capacitava di come alle costanti e numerose vittorie degli anni precedenti, fosse potuta seguire una
tale serie di cocenti sconfitte[11][187]. Per contrastare gli alleati che minacciavano le frontiere
stesse della Repubblica il Direttorio, in quello che fu ricordato come il Colpo di Stato del 30
Pratile, Anno VII, il 18 giugno del 1799, sostitu tre dei suoi cinque quinqueviri con l'inserimento di
Louis Gohier, Pierre Roger-Ducos e Jean-Franois Moulin, considerati fedeli repubblicani e pi
legati alla parte giacobina[11][188]; ricorse a una nuova coscrizione obbligatoria arruolando
500.000 uomini[11]; conged tutti i vecchi comandanti delle armate sostituendoli con generali
ritenuti capaci di proseguire la guerra con maggiore energia. Il generale Jean-Baptiste Bernadotte
divenne ministro della guerra, il generale Jean tienne Championnet venne prosciolto dalle accuse
per il suo comportamento tenuto precedentemente a Napoli e messo a capo dei 50.000 uomini
previsti per l'Armata delle Alpi, il generale Barthlemy Catherine Joubert assunse il comando
dell'Armata d'Italia e dei 70.000 uomini che sarebbero stati inviati a Genova, sostituendo il generale
Moreau che per, su espresso desiderio di Joubert[10], sarebbe rimasto con l'armata come
consigliere e vice-comandante. Infine il generale Andrea Massena fu inviato in Svizzera con la
promessa di comandare 90.000 soldati[189][11]. In realt il numero di effettivi assegnato ai generali
per le operazioni si riveler sensibilmente pi basso di quanto garantito e molti uomini si
riveleranno inesperti di pratiche militari nonch carenti di addestramento[190][10].
Il generale Joubert lasci Parigi il 15 luglio e arriv a Genova tra il 5 e il 6 agosto e, nonostante il
numero di truppe non fosse quello promesso dal Direttorio e il loro stato fosse per molti versi
disastroso[191], si trov comunque al comando di una ragguardevole quantit di uomini: trov
infatti i veterani di Moreau, i 13.000 che Macdonald era riuscito a portare dalla Toscana e rinforzi
dalla Vandea e da Brest portati dalla flotta francese, per un totale di circa 45.000 soldati[10][11]
[12]. L'esercito era per carente di approvvigionamenti, cavalli e munizioni; inoltre gli uomini non

venivano pagati da mesi e le diserzioni avrebbero man mano ulteriormente indebolito l'armata
rivoluzionaria[190]. Gli ordini del Direttorio erano perentori: Joubert doveva liberare Tortona e
piegare a sinistra mentre Championnet sarebbe disceso dalle Alpi per insidiare Torino, i due eserciti
si sarebbero quindi dovuti riunire a Cuneo[12]. Joubert riconferm la volont di mantenere Moreau
al suo fianco come consigliere e nomin Louis Gabriel Suchet come capo di stato maggiore[192].

La battaglia di Novi
L'offensiva francese

Mappa del Nord Italia del 1796 con Novi e il passo della Bocchetta
Appresa solo il 12 agosto la notizia della caduta di Mantova ma ritenutala infondata[193][194], il 13
agosto il generale Joubert decise comunque di muoversi immediatamente. Divise le sue forze in tre
colonne, super l'Appennino dal valico della Bocchetta, respinse le prime avanguardie austro-russe
di Bellegarde presso Acqui, occup Serravalle e, nuovamente riunite le forze, si posizion
saldamente a Novi occupandone piazze e strade[195]: il suo centro era protetto dalle mura della
citt stessa, all'ala destra i 17.000 soldati del generale Laurent de Gouvion-Saint-Cyr erano difesi
dai rilievi di Monterotondo, alla sinistra i 18.000 di Perignon dalla rive scoscese del torrente
Lemme[12][10]; a queste forze si dovevano aggiungere i circa 3.500 uomini di Sextius Alexandre
Franois de Miollis attestati sulla parte orientale della riviera ligure[196]. Per contro i viveri
scarseggiavano e le truppe cominciarono a patire la fame[197].
Suvorov era inizialmente inconsapevole dell'avanzata francese e ricevette solo scarne informazioni
riguardo le loro incursioni sullo Scrivia ma, dopo i primi rapporti di Bellegarde, si convinse che
dopo mesi di inattivit i transalpini stessero disponendosi per affrontarlo in una nuova battaglia e
aveva quindi fatto in modo di attirarli nel campo da lui preferito, facendo artatamente ritirare i
cosacchi di Bagration proprio tra Tortona e Novi, senza ingaggiare il nemico[198]. Lui stesso si
mosse col grosso delle sue forze e la sera del 14, nella piana tra l'Orba e lo Scriva, presentava al
sorpreso Joubert una forza di circa 50.000 uomini contro i circa 35.000 francesi pronti al
combattimento, ma soprattutto godeva di una grande superiorit di cavalleria: 9.000 contro
2.000[5]. Il comandante russo dispose Bellegarde e Kray alla destra, le divisioni russe con
Bagration e Frster al centro, e Melas alla sinistra.
La stessa notte i francesi tennero un consiglio di guerra per decidere se dare battaglia o ritirarsi a
Genova. Appurata la soverchiante forza avversaria, i generali de Saint Cyr e Perignon erano del
parere che fosse necessario ritornare sulla riviera e, come da piani iniziali, concertarsi con le truppe
di Championnet che sarebbero dovute scendere dalle Alpi[199]. Moreau parl per ultimo
osservando che l'incolmabile inferiorit numerica della cavalleria francese rispetto a quella alleata,
specialmente su un campo di battaglia pianeggiante ed esteso come quello su cui si accingevano ad
affrontare il nemico, poteva trasformarsi l'indomani in una disfatta totale[200]. Joubert, che aveva
giurato alla moglie che sarebbe tornato solo vittorioso o morto[201], decise di prendere tempo e di

posticipare la sua decisione al mattino dopo: il risultato fu che la mattina del 15 le truppe francesi si
ritrovarono senza ordini chiari e piani precisi per la battaglia[5]. Suvorov, come da sua indole, non
aveva avuto alcun dubbio e durante la notte aveva gi disposto le sue truppe per dare battaglia
appena fosse spuntata l'alba, incoraggiando i suoi comandanti cos:
Viva la spada e la baionetta! Niente disgustose ritirate! La prima linea [dei francesi] dovr essere
annichilita con le baionette, il resto deve essere disperso
(Suvorov - Ordini alle truppe austriache, 14 agosto 1799[5])

La controffensiva di Suvorov

La battaglia di Novi di Alexander Kotzebue (1815-1889)


Alle 05:00 del 15 agosto l'ala destra al comando di Kray con 27.000 uomini divisi in due colonne,
con Bellegarde a destra e Ott a sinistra, si mosse verso i francesi[202] venendo inizialmente per due
volte respinta dal generale di divisione Perignon[5][12]. Joubert stesso aveva nel frattempo
raggiunto la zona del combattimento per incitare i suoi uomini ma fu quasi subito colpito al petto e
ucciso da una palla di fucile, sparata secondo fonti coeve da un cacciatore tirolese, mentre a cavallo
alla testa delle truppe dava l'ordine di avanzare[203][204]. La notizia della sua morte fu tenuta
nascosta all'armata francese; il comando pass al generale Moreau che immediatamente richiese
rinforzi a de Saint Cyr e nonostante un momentaneo successo, per timore di essere accerchiato,
imped che gli austriaci venissero inseguiti[5].

Il generale Michael von Melas, comandante delle forze austriache in Italia


La battaglia si mantenne in equilibrio almeno fino alle 08:00 e quasi in inattivit al centro e
sull'altra ala[205]. Attorno alle 09:00 Suvorov decise di attaccare con le truppe russe le posizioni
francesi al centro presso Novi, in modo anche da alleggerire la pressione a sinistra su Kray, ma i tre
sanguinosi assalti condotti dai dieci battaglioni di Bagration e Michail Andreevi Miloradovi
vennero respinti dalla tenace resistenza dei repubblicani[12][206]. Nel pomeriggio, dopo sette ore di
aspri combattimenti, gli alleati non erano ancora riusciti a sfondare le linee francesi, finch il
feldmaresciallo non dette l'ordine a Melas di abbandonare la sua posizione a Rivalta e assaltare il

fianco destro dei francesi, mentre al centro i cosacchi di Bagration avrebbero rinnovato l'attacco a
Novi e Kray avrebbe contrattaccato sul fianco sinistro[207]. Questo fu il momento decisivo della
battaglia: dopo una prima fase di grande incertezza, durante la quale lo stesso Suvorov temette di
essere in procinto di venire sconfitto[208], Melas giunse sul campo di battaglia con i suoi 14.000
uomini[209]: lasciando una parte delle sue forze al centro, marci sulla sponda dello Scrivia e riusc
ad aggirare i francesi impadronendosi del campo a Serravalle, infine divise le sue forze in tre
colonne e li assal di fronte, al fianco e alle spalle sbaragliandoli[203][12]. Nel frattempo Bagration
riusc finalmente a sfondare anch'egli, dilagando verso Novi, catturando molti prigionieri e
minacciando di tagliare definivamente fuori l'ala destra francese; tuttavia diverse centinaia di
francesi formarono diverse sacche di resistenza combattendo casa per casa fino a tarda notte[210].
Alle 18:00 Bagration si era comunque assicurato il controllo della cittadina, mentre i resti
dell'armata francese si davano disordinatamente alla fuga abbandonando armi, cannoni e
approviggionamenti sotto il fuoco diretto dell'artiglieria[210]. Le fonti riportano che durante questi
violenti combattimenti i russi uccisero anche chi si arrendeva e non fecero alcun prigioniero[203].
Pi tardi, dopo una vana resistenza, vennero feriti e catturati i generali di divisione Grouchy e
Perignon, quelli di brigata Louis Partouneaux e Colli e almeno 4.000 francesi[211][212]. Le perdite
da una parte e dall'altra si stimarono in seguito in circa 25.000 tra morti, feriti e prigionieri e, a
testimonianza della strenua resistenza dei francesi, le vittime furono in maggioranza tra le fila
austriache e in numero pi elevato tra i russi[203]. L'armata francese aveva comunque subito una
disfatta completa: l'ala destra era stata totalmente dispersa, della sinistra non erano rimasti che
gruppi sbandati, il comandante in capo era stato ucciso e quattro generali catturati; i francesi
lasciarono sul campo trentasette cannoni e ventotto carri di munizioni e polvere da sparo, almeno
1.500 morti e 8.000 tra feriti e prigionieri, cio tra un quarto e un terzo degli effettivi[213].

La ritirata di Moreau
A Moreau non rest dunque che ordinare la ritirata generale ma nel frattempo il principe di
Liechtenstein Luigi I aveva tagliato le vie di fuga da Novi verso Gavi e solo de Saint Cyr riusc a
riparare in buon ordine[210] verso gli impervi sentieri di Pasturana e Tassarolo[12].
Suvorov scrisse:
Le tenebre della notte nascondono l'umiliazione del nemico. Ma la gloria di questa vittoria
rifulger per sempre!
(Suvorov allo zar Paolo I - Corrispondenza di Suvorov, 25 agosto 1799, pag. 277[210])
Il giorno seguente Moreau riusc a riordinare le file superstiti della sua armata e si dispose tra
Millesimo e la Bocchetta[211].
Suvorov avrebbe voluto riprendere l'inseguimento dei francesi ma non pot far altro che prendere
atto del fatto che le sue truppe fossero totalmente esauste e incapaci di avanzare ulteriormente;
inoltre era preoccupato dall'arrivo dalle Alpi del generale Championnet che minacciava ora la sua
retroguardia[214]. Moreau ne pot quindi approfittare e riusc ad attraversare indisturbato il passo
sugli Appennini ritornando sulla riviera ligure con gli uomini rimastigli[210]. Il comandante russo si
concentr quindi sulla presa della fortezza di Tortona che, nonostante un timido tentativo di
soccorso portato da Moreau il 7 settembre, sarebbe caduta il 10 dello stesso mese[211].

Conseguenze politiche e strategiche delle vittorie di Suvorov

Il Piemonte, la Lombardia e la Liguria nel 1799


La campagna d'Italia, culminata col netto successo nella battaglia di Novi, diede agli alleati una
vittoria apparentemente decisiva: l'armata francese fu pressoch distrutta, perse oltre 11.000 uomini
tra morti, feriti e prigionieri tra i quali ben quattro generali, ottantaquattro ufficiali, quattro bandiere
di guerra e grandi quantit di artiglieria, munizioni e scorte[210][203]. Le perdite furono per
pesanti anche per gli austro-russi, tanto che Suvorov non fu immediatamente capace di portare le
ostilit in Liguria, che rimase quasi per intero in mano alla Francia[215].
Ben maggiori si dimostrarono per le conseguenze politiche che portarono al deterioramento della
cooperazione tra gli alleati. Era solo questione di tempo perch Suvorov, che dopo le sue vittorie
aveva ottenuto dallo zar il titolo di "Principe d'Italia" (Knjaz Italijski - in russo:
?)[216] e veniva ormai chiamato Italiski ("l'Italico")[22][217], scacciasse le ultime
resistenze francesi in Piemonte e riprendesse la sua marcia per invadere la riviera ligure. Ci
innesc da un lato la preoccupazione dei britannici che la Russia si affacciasse pericolosamente sui
porti del Mediterraneo[219] ma soprattutto quella degli austriaci, che vedevano nei successi dei
russi e nella ingerenza dello zar Paolo I una concreta minaccia alla loro influenza futura nel Nord
Italia[20]. Essi preferivano perdere il supporto militare russo in Piemonte piuttosto che il vantaggio
politico che sarebbe loro venuto al tavolo della pace, quando si sarebbero presentati come gli unici
occupanti dello stato sabaudo dal quale, inoltre, sarebbero potuti entrare facilmente da soli in
Francia con le loro truppe[220][221].
Ulteriore interesse a distogliere la Russia dall'Italia e a spostare altrove il baricentro delle operazioni
militari avevano gli inglesi, per le loro motivate preoccupazioni che la Francia repubblicana potesse
utilizzare la notevole flotta olandese per minacciare direttamente la Gran Bretagna; per impedirlo
caldeggiavano quindi la necessit di aprire un nuovo fronte bellico nella Repubblica Batava[221].
La moderna storiografia non nega tuttavia che, al di l delle decisioni di quella che Carl von
Clausewitz defin una "politica dalle vedute limitate" da parte di britannici e austriaci, mirante
semplicemente a evitare una scomoda presenza russa in Italia e nel Mediterraneo e a soddisfare
esigenze particolari, ci fossero in questi piani degli evidenti vantaggi militari[222]. Gli inglesi
ritenevano realmente la Svizzera il territorio ideale per un piano di invasione della Francia e gli
austriaci erano pi preoccupati delle truppe francesi concentrate lungo il Reno che di quelle
superstiti in Italia; passando a una pi prudente tattica difensiva nel nord della penisola, gli austriaci
se ne assicuravano comunque il dominio e potevano liberare forze da impiegare in Germania.
Anche per i francesi il territorio elvetico era di vitale importanza, infatti il controllo dell'altopiano
svizzero consentiva loro due sbocchi strategici: uno permetteva di aggirare la Foresta Nera e
dilagare facilmente nell'alto Danubio, l'altro attraverso i passi alpini del Canton Vallese portava
direttamente nel Nord Italia[222].

Lo spostamento dell'armata russa in Svizzera


Per approfondire, vedi Campagna svizzera di Suvorov.

J. A. F. de Paula, barone di Thugut, di J. A. Ecker


Nonostante in teoria Suvorov rispondesse direttamente allo zar, il Consiglio aulico austriaco e il
cancelliere Thugut gli ordinarono di cedere il comando al generale Melas, abbandonare l'Italia e
muovere per la Svizzera dove la sua armata si sarebbe dovuta congiungere alle nuove forze russe al
comando del generale Korsakov, in arrivo dalla Galizia[220][223]. Le manovre in Svizzera si
sarebbero dovute svolgere di concerto con l'imminente invasione anglo-russa dell'Olanda: mentre
gli inglesi del duca di York e i russi al comando del generale Johann Hermann von Fersen si
preparavano a sbarcare in Olanda, per sostenere questa spedizione l'arciduca Carlo avrebbe dovuto
spostarsi dalla confederazione elvetica verso Magonza marciando lungo il Reno; l'esercito austriaco
di Melas avrebbe presidiato il Piemonte e si sarebbe impadronito di Cuneo[223][224].
Le ultime rimostranze di Suvorov, che aveva definito "fuori di testa" Thugut per la strategia
proposta, furono messe a tacere il 25 agosto da una lettera dell'imperatore austriaco che gli ordinava
perentoriamente di abbandonare i suoi propositi di attaccare i francesi a Genova, di attraversare
invece immediatamente le Alpi e lanciare una offensiva contro la Francia partendo dalla
Svizzera[225] [220].
Il 4 settembre Suvorov inform lo zar che stava per muoversi verso la Svizzera, non mancando di
lamentare come fin dall'inizio della campagna gli austriaci fossero stati costantemente riluttanti a
supportarlo, lenti a rispondere ai suoi ordini e del tutto inefficienti a soddisfare le sue richieste di
approvvigionamenti e munizioni[226]. L'11 settembre, subito dopo la presa di Tortona, si mise in
marcia spedendo bagagli, equipaggiamenti e artiglieria pesante via Como e Verona affinch
arrivassero in Svizzera presso Chur nei Grigioni e dal Tirolo verso Feldkirch[22], mentre egli con
circa 27.000 uomini, inclusi quasi 16.000 fanti e oltre 3.500 cosacchi[226], prese la via di Varese
per Bellinzona[223] dando inizio alla campagna svizzera.