Sei sulla pagina 1di 54

LEZIONE 1 – 1 OTTOBRE

FATTORI DI SPINTA DELLO SVILUPPO TURISTICO (pp 20-21, 1


libro)
Alcuni fattori chiave hanno agevolato lo sviluppo del settore dei viaggi e del turismo.
1. FATTORE CULTURALE
Riguarda le trasformazioni di natura culturale. Nell’evoluzione del turismo l’approccio
culturale al viaggio ed alle pratiche turistiche cambia infatti nel corso dei vari periodi storici.
Per esempio dopo la Prima guerra mondiale le persone iniziano a passare l’estate sul Mar
Mediterraneo. Attenzione al territorio: il turista degli anni 90 è più attento al territorio; si
cerca di recuperare la cultura del territorio e vi è quindi un cambio dell’approccio culturale
che diventa un fattore importante per il turismo. In base alle mode cambiano le destinazioni
turistiche e i tipi di turisti.
2. FATTORE SOCIALE
Riguarda la conquista del tempo libero. Il viaggio e il turismo richiedono una disponibilità
di tempo per essere praticati. Il turismo è infatti una pratica che è, inizialmente, legata
all’ozio. Turismo come modo per prendersi cura di sé stessi. L’ozio è un valore importante
che pian piano viene conquistato dagli strati sociali inferiori. Man mano che altre persone
(al di là dell’aristocrazia) possono permettersi di dedicare del tempo a sé stessi, diventa un
fenomeno meno esclusivo. Contrapposizione tra lavoro e ozio: l’ozio non è più privilegio di
pochi, ma un valore che interessa sempre più persone. Contrapposizione visiva tra luogo del
lavoro e tra luogo dell’ozio: es. abitazione dove lavoro e un’abitazione devo vado in
vacanza (seconda casa). La democratizzazione procede in modo parallelo all’ozio. Turismo
di massa è legato alla conquista del tempo libero e al diritto di potersi assentare per un
periodo di tempo definito lontano dal luogo di lavoro.
3. FATTORE ECONOMICO
Riguarda il reddito a disposizione dei potenziali turisti. Il viaggio ed il turismo per potersi
sviluppare hanno la necessità di essere praticati da persone caratterizzate da una buona
disponibilità economica. Turismo d’elitè: stimoli culturali per viaggiare, avevamo tempo
libero e avevano una capacità di spesa elevata. Movimento turistico si democratizza quindi
crescono le persone che possono prenderne parte. I Paesi che si sviluppano industrialmente
generano flussi turistici (nell’800 l’Inghilterra, poi Germania e Francia). I Paesi che
ricevono questi flussi sono quelli che non sono ancora sviluppati industrialmente. Turismo
interno: flussi turistici che si muovono all’interno dello stesso Paese (in Italia il Gran Tour).
Il fattore economico è alla base della capacità di un Paese di generare flussi turistici interno
e anche verso l’esterno.
Fattori strettamente collegati e al loro interno si sviluppa il concetto di turismo moderno.
FASI DEL TURISMO (p. 10-15)
L’evoluzione del turismo può essere suddivisa cronologicamente in 4 grandi periodi.
1. PROTOTURISMO o PRETURISMO
Precede il turismo vero e proprio. Fattore che ci dice che nel prototurismo mancano attività
imprenditoriali pensate per accogliere i turisti (manca economia del turismo). Inizia dalle
origini del viaggio (antico Egitto, età romana, medioevo…) ed arriva fino alla metà del
Settecento. Lungo periodo preturistico dove non vi è un’organizzazione vera e propria per il
turismo.
2. TURISMO MODERNO
È la fase in cui il turismo si definisce come azione fine a sé stessa. Arco cronologico molto
ampio: inizia con la Rivoluzione industriale per esaurirsi con la Seconda guerra mondiale.
In questa fase si parla di turismo vero e proprio. Si afferma un’economia legata al turismo.
Fenomeno riservato a pochi (verso fenomeno di democratizzazione).
3. TURISMO DI MASSA
È la fase della democratizzazione del turismo. Inizia con il boom economico del Secondo
dopoguerra. Non esiste una vera e propria data di fine perché, seppur modificato, alcune
delle sue caratteristiche sono ancora presenti. Legato al modello fordista, basato sul prodotto
standardizzato ottenuto con economia di scala che riducono i costi (condivisione).
4. TURISMO POSTMODERNO
È la fase attuale. Essa è iniziata negli anni Novanta del Novecento. Legato a un concetto
postfordista: produzione molto più attenta alla personalizzazione, attento a costruire un
prodotto su misura.

LEZIONE 2 – 2 OTTOBRE

LE DESTINAZIONI TURISTICHE ED IL RAPPORTO TURISMO-


ECONOMIA
LA DESTINAZIONE TURISTICA
- Può essere definita come il luogo in cui il turista intende trascorrere il periodo di
tempo che ha deciso di passare lontano da casa;
- Può essere: una città; una stazione turistica (definita da un’attività specifica, tipo
stazione sciistica); un territorio; una regione; uno stato;
- Con destinazione turistica si può intendere sia una singola località che un insieme di
tappe poste lungo un itinerario: ad esempio i castelli della Baviera.
- Esistono 2 tipi di percorsi per conoscere la destinazione: di natura generale (in cui
visitano diversi aspetti, non c’è un obiettivo specifico, itinerario classico del turismo)
oppure dei percorsi di natura tematica (che si costruiscono su un prodotto/interesse
specifico). Tali percorsi tematici richiedono generalmente la presenza di un turista
maggiormente preparato.
La destinazione turistica si caratterizza per la presenza di:
- Attrattive naturali (es. cascata, deserto, …) o artificiali (legate alle attività
dell’uomo, attrattive opera del lavoro dell’uomo);
- Strutture turistiche: per parlare di destinazione turistica non basta avere un’attrattiva
bisogna che ci siano delle strutture che consentono ai turisti di soggiornare in quel
luogo e che, soprattutto, valorizzino le risorse presenti;
- Abbiamo, in questo ambito, prima di tutto, le strutture ricettive, ovvero gli alberghi
e le altre forme di accoglienza che offrono una serie di servizi;
- In secondo luogo, sono importanti i servizi ricreativi: una destinazione, per essere
completa, deve infatti offrire ai turisti la possibilità di fare qualcosa che vada al di là
del solo soggiorno e della visita ai luoghi storici, d’arte o archeologici. Si può trattare,
ad esempio, anche solo della presenza di guide specializzate. Quello che è importante
è che tale servizio ricreativo sia studiato appositamente per i turisti anche se può
essere fruito anche dai residenti;
- Presenza di infrastrutture: ferrovie nel turismo moderno, poi strade e autostrade,
aeroporti nel turismo di massa (necessità di collegare l’impresa turistica con questi
trasporti). Le infrastrutture servono a collegare la destinazione turistica con i mercati
da cui si generano i flussi turistici. Bisogna avere dei collegamenti sufficientemente
comodi e veloci. Si parla di destinazione turistica quando viene costruita la ferrovia e
l’albergo e poi progressivamente altri servizi che vanno a completare l’idea di
destinazione turistica.
ACCESSIBLITA’
La destinazione deve essere fruibile. Se il territorio dispone di un’attività turistica, ma poi
essa non è fruibile l’attrattiva della destinazione risulta scarsamente o non accessibile.
Esistono 3 livelli di accessibilità di una destinazione:
- Accessibilità geografica: una località turistica vicina ad una grande città è
geograficamente facile da raggiungere. Non necessariamente la destinazione turistica
deve però essere vicina ai mercati dai quali provengono i flussi turistici. L’importante
è che tali flussi possano raggiungerla facilmente grazie, come già visto, alla presenza
di infrastrutture. Il turismo moderno dimostra come le infrastrutture rendano possibili
raggiungere destinazione lontane.
- Accessibilità economica: per essere accessibili a livello economico occorre che la
destinazione sia caratterizzato da un buon rapporto qualità-prezzo. La destinazione
deve quindi risultare accessibile anche sotto l’aspetto dei costi da sostenere per
raggiungerla e per potervi soggiornare. Tali costi devono quindi essere rapportati alla
capacità di spesa dei turisti a cui la destinazione guarda come mercato di riferimento.
Esistono destinazioni che si caratterizzano per disponibilità economiche, perché
rispetto al prezzo del soggiorno l’offerta è accettabile.
- Accessibilità psicologica: è di carattere immateriale e aiuta molto a superare
l’accessibilità geografica. La destinazione turistica può essere ritenuta, a livello
psicologico (quindi in modo soggettivo e variabile a seconda dei singoli individui)
interessante e tranquilla. Il turista considera quindi quella destinazione turistica come
un posto dove pensa di poter fruire al meglio delle attrattive. Tale accessibilità è
legata, in parte, alla comunicazione e, in parte, al tipo di esperienza che una persona si
attende da quella destinazione turistica. La comunicazione è una delle leve che
contribuiscono a creare un’immagine della destinazione turistica, ha un ruolo
fondamentale. Attraverso l’adozione di strategie di comunicazione si può superare
l’aspetto psicologico. Il turismo, infatti, vive dell’immagine dei luoghi. È il tipo di
accessibilità su cui è più difficile incidere soprattutto quando ad un luogo è associata
un’immagine negativa che può però risultare legata a luoghi comuni o ad episodi
negativi non più attuali.
TIPI DI DESTINAZIONI
Una prima distinzione tra le destinazioni riguarda quelle community. La destinazione è il
risultato ottenuto dall’attività nel settore turistico intrapresa sia dalle diverse imprese
indipendenti presenti che dell’apporto degli attori pubblici. Gli attori locali acquistano
quindi consapevolezza dell’importanza del turismo. In questo caso è presente una strategia
locale di sviluppo frutto della concertazione tra i diversi attori pubblici e privati coinvolti.
Destinazione pensata per lo sviluppo di un determinato luogo.
Le destinazioni corporate: sono invece il risultato della pianificazione turistica attuata su un
territorio da parte di un’impresa di grandi dimensioni (immobiliare, tour operator, divisione
di un gruppo finanziario). Quest’impresa controlla interamente l’offerta dei diversi servizi
turistici presenti nella destinazione. In assenza di controllo da parte dell’ente pubblico, i
benefici economici di una destinazione di questo tipo ricadono però in modo ridotto sul
territorio. Rientrano in quest’ambito: villaggi vacanze, parchi tematici, complessi balneari,
destinazioni turistiche creare in un’area non ancora valorizzata turisticamente.
LA DESTINAZIONE TURISTICA PUO’ ESSERE:
- Inventata: nasce in modo non intenzionale, in quanto risulta essere il frutto di un
nuovo modo di fare turismo, di una nuova pratica turistica (esempio andare al mare
d’estate piuttosto che in inverno). Non vi è stata alle spalle una pianificazione
strategica, ma frutto di una casualità. L’interesse dei turisti è generato da meccanismi
casuali come i soggiorni di scrittori o di personaggi noti che contribuiscono così a
pubblicizzare un luogo. La nascita della destinazione non è quindi il risultato atteso di
una pianificazione strategica.
- Scoperta/valorizzata: in località già note e frequentate, vengono infatti identificate
delle nuove potenzialità turistiche che, però, non sono ancora state valorizzate al
massimo perché, ad esempio, non risultano presenti delle strutture ricettive adeguate o
dei servizi ricreativi adeguati.
- Costruita: in questo caso viene lasciato meno spazio alla casualità in favore della
programmazione e della pianificazione strategica. La destinazione si afferma quindi
come conseguenza della volontà, da parte degli attori pubblici e privati, di darle vita.
La costruzione inizia in seguito all’intuizione delle potenzialità turistiche del territorio
che possono essere valorizzate per creare sviluppo e valore. La costruzione è spesso
opera di attori interni (pubblici o privati), oppure di attori esterni come nel caso di
tour operator internazionali. A partire dal turismo moderno, le destinazioni turistiche
sono prevalentemente costruite.
IMPATTO ECONOMICO DEL TURISMO SUL TERRITORIO-DESTINAZIONE
(p. 46)
La crescita dell’importanza turistica di un territorio-destinazione crea un impatto
economico. Per valutare tale impatto sono tre gli effetti della spesa per beni e servizi
turistici che vanno tenuti in considerazione.
- Spesa diretta: riguarda i pagamenti effettuati dai turisti per: alberghi, trasporti,
ristoranti, acquisti di beni e servizi. I turisti pagano i servizi, spese in beni e servizi.
Circuito economico del turismo;
- Spesa indiretta: riguarda le ricadute su altri settori non strettamente turistici generate
dalla spesa per investimenti fatti però nel settore turistico (costruzione di nuovi
alberghi, acquisto di arredi). Ad essi si aggiungono le spese sostenute dal comparto
turistico per acquistare beni e servizi intermedi da fornire, poi, come prodotti finiti, ai
turisti (prodotti alimentari, servizi di trasporto).
- Spesa indotta: riguarda la spesa generata dalle persone che, direttamente o
indirettamente, sono occupate nel comparto turistico. L’aumento del reddito di tali
persone, che si traduce in risparmio o in spesa, è il frutto della crescita economica e
della creazione di posti di lavoro ottenuta grazie all’incremento del turismo. Porta
beneficio ad una buona parte del tessuto produttivo.

IL TURIMO COME SETTORE TRAINANTE DELL’ECONOMIA


Il turismo si caratterizza per essere un settore produttivo con alta intensità di lavoro dato
l’elevato numero di persone impiegate. Il turismo (attività intersettoriale) coinvolge infatti
diversi settori produttivi dando così un notevole contributo alla crescita di un sistema
economico. Richiede oggi l’elaborazione di piani strategici per poter sviluppare al meglio le
potenzialità turistiche di un territorio. È necessario investire su un turismo ambientale
sostenibile e responsabile, attento alle diversità culturali e basato su arrivi selezionati in
modo tale da non compromettere l’integrità del territorio.

IL TURISMO COME SETTORE ECONOMICO VULNERABILE


Il settore turistico è molto vulnerabile essendo esposto, più di altre, all’influsso di diversi
fattori estremamente variabili quali:
- Le fluttuazioni economiche e finanziarie che portano a recessioni o rallentamenti
dell’economia globale o regionale;
- I cambiamenti politici, le guerre, gli atti terroristici ed il generale clima di incertezza
politica, sociale ed economica che può riguardare un territorio;
- I cambiamenti climatici (assenza di neve o uragani);
- I cambiamenti di natura culturale, delle mode, degli stili di vita e di consumo che
incidono sulla scelta dei luoghi e delle pratiche turistiche.

LEZIONE 3 – 8 OTTOBRE

IL PROTOTURISMO
Riguarda poche persone ed è caratterizzato dall’assenza di imprese (trasporti e ospitalità)
specializzate nel fornire i loro servizi ai turisti. L’impatto economico e sociale dei flussi
turistici sul territorio può essere considerato come inesistente. Il periodo preturistico si
conclude con la rivoluzione industriale.
IL VIAGGIO ED IL GRAND TOUR (p. 86-92)
Un primo dato di riferimento lo incontriamo analizzando la trasformazione dell’idea del
viaggio. Tale trasformazione si verifica con chiarezza nella fase di passaggio tra il
prototurismo e il turismo moderno. Il turismo ha due modi di manifestarsi: attraverso il
viaggio e l’altro attraverso la villeggiatura. Il grand tour è un viaggio di formazione, un
viaggio culturale. La villeggiatura è un fenomeno già presente in epoca romana e poi si
afferma tra l’aristocrazia europea e i lordi inglesi. Villeggiatura in un contesto di ozio:
spazio lontano dalla città immerso nella natura lontano dalla vita frenetica della città. Luogo
dedicato ad attività ludiche e ricreative. Il grand tour racchiude in sé delle caratteristiche
della villeggiatura. Vi sono momenti di villeggiatura, momenti in cui il viaggiatore del
grand tour soggiorna in località termali. Il viaggio non nasce con il grand tour, ma è una
pratica molto antica: il mercante, simbolo della mobilità, è un viaggiatore e si muove
nell’Europa o al di fuori; il soldato che viaggia per andare a combattere; lo schiavo
viaggiatore obbligato, fenomeno della schiavitù di prigionieri di guerra; pellegrino
viaggiatore animato da motivi religiosi.
Possiamo iniziare a parlare di viaggio moderno (turistico) nel momento in cui ci sono delle
persone che, grazie alla loro disponibilità di reddito e di tempo, decidono di impiegare
queste risorse per compiere un viaggio finalizzato non ad uno scopo pratico, ma alla
conoscenza ed al piacere personale. Possiamo perciò fra coincidere il VIAGGIO
MODERNO con il diffondersi del GRAN TOUR.
La moda del viaggio all’estero affascina quindi, prima di tutto, gli aristocratici inglesi, dai
sedici ai ventidue anni, coinvolgendoli in un lungo viaggio di formazione che raggiunge il
suo apice nel momento in cui essi iniziano a percorrere, dopo aver attraversato alcuni stati
europei, il mosaico degli Stati italiani settecenteschi dando origine a quella parte del Grand
Tour che è il viaggio in Italia (punto di arrivo del grand tour).
Il Grand Tour risulta quindi racchiuso tra due termini cronologici definibili con precisione:
- Il primo è costituito dalla pubblicazione delle Remarks upon Several Parts of Italy
(1710) di Joseph Addison con cui il XVIII secolo inaugura, rinnovandoli, i fastigi di
una grande tradizione, dilatando alla emergente classe borghese quella che si avvia ad
essere una vera e propria consuetudine, fissandone i canoni rigorosi e per lungo tempo
perentori. (…)
- Il secondo evento – che funge da conclusione del fenomeno, almeno nei tratti e nelle
caratteristiche che corrispondono alla mentalità dei viaggiatori animati sovente da
spirito puritano e da cultura di impronta augustea – è dato, allo scoccare del secolo,
dall’inizio delle campagne napoleoniche che mettono a soqquadro l’Europa
interrompendo per quindici anni la voga dei grandi viaggi. Questi riprenderanno con
rinnovata lena nel 1815, dopo il Congresso di Vienna (…).
Il Grand Tour è un viaggio individuale che si configura come un viaggio di formazione per
chi avrebbe poi dovuto, al termine del viaggio, prendere le redini o politiche o commerciali
entrando quindi a far parte della classe dirigente. Questo viaggio non viene fatto solo per il
piacere di conoscere, ma deve certificare la maturazione dell’individuo, garantendogli così
una posizione adeguata nella società elitaria di partenza. Chi compie questo viaggio lo fa in
compagnia di un accompagnatore che lo aiuta a mediare il contatto diretto con le
testimonianze della civiltà del Rinascimento italiano e con quella dell’antichità classica. Il
Grand Tour è una scuola di vita sotto diversi punti di vista perché il giovane rampollo
aristocratico si allontana dal controllo sociale della famiglia (crescita personale). Per il
giovane il viaggio è però anche un momento di “fuga” dagli obblighi familiari che gli
consente di frequentare dei luoghi d’incontro del popolo come le taverne.
Man mano che avanziamo nel Settecento si verificano dei cambiamenti importanti nel
Grand Tour:
- Cambiamento della MOTIVAZIONE: la formazione culturale diventa un po’ il
pretesto per andarsene di casa, ma non è più il vero fine di questo viaggio;
- Si verifica l’ABBASSAMENTO DEL LIVELLO SOCIALE di chi può fare il
Grand Tour che, nato come pratica elitaria, nel corso di alcuni decenni, si trasforma in
qualcosa di accessibile anche a persone con un livello economico più basso (artisti,
insegnanti);
- Non è più solo dedicato alla FORMAZIONE GIOVANILE perché si trasforma in
un viaggio che coinvolge persone ormai adulte e mature;
- Si registra la RIDUZIONE DELLA DURATA: il Grand Tour è sempre più veloce
passando da alcuni anni ai pochi mesi registrati all’inizio dell’Ottocento.
Per i viaggiatori inglesi del Grand Tour non aver viaggiato in Italia definisce, a livello di
prestigio sociale, uno stato di inferiorità culturale. Il tour certifica quindi una sorta di
superiorità culturale rispetto a chi non ha avuto la possibilità di partecipare a questo tipo di
viaggio. Il Grand Tour definisce quella che sarà la linea di sviluppo (da nord a sud) del
turismo anche nella fase contemporanea, e cioè uno SPOSTAMENTO che avviene andando
verso sud. Quindi il primo asse di sviluppo del turismo è quello determinato dal Grand Tour
con il viaggiatore che va alla ricerca delle radici della civiltà classica e del Risorgimento.
Dal Settecento la diffusione geografica del viaggio sarà sempre più orientata ad andare alla
scoperta dei paesi più caldi. I flussi dall’Europa settentrionale e centrale raggiungeranno
così le coste del Mediterraneo e l’Italia.
Nel Grand Tour troviamo ben chiara la necessità di lasciare una testimonianza del viaggio
raccontandolo attraverso un resoconto che elabora, a posteriori, il contenuto fissato nel
diario di viaggio. È sentita l’esigenza di raccontare la propria esperienza del viaggio in
modo tale da far sapere agli altri che il Grand Tour è stato effettuato.
L’esperienza del viaggio di formazione si caratterizzò come un passaggio fondamentale per
la civiltà europea in età moderna in grado di coinvolgere sempre nuovi viaggiatori che si
affiancheranno agli inglesi, ai francesi ed ai tedeschi: italiani, olandesi e russi. Il Grand Tour
è però anche l’espressione tangibile della sempre più sentita necessità di mobilità presente a
partire dal Settecento. Quest’ultima viene favorita, rispetto a solo pochi decenni prima, da
un generale miglioramento delle condizioni di svolgimento del viaggio materiale: rete
stradale e strutture per l’accoglienza, stazioni di posta e locande.

IL VIAGGIO MATERIALE
Il viaggiatore di questo periodo si confronta con i diversi aspetti di quello che definiamo
come il viaggio materiale. Nei resoconti di viaggio sono infatti presenti le descrizioni non
solo di quello che il viaggiatore ha visto, delle persone che ha incontrato, ma anche quelle
delle difficoltà incontrate nel corso del viaggio. Le pagine dei viaggiatori descrivono perciò
le condizioni del viaggio (strade, mezzi di trasporto), dove/come hanno mangiato/dormito i
viaggiatori, i tipi di servizi “turistici” presenti per i viaggiatori nelle diverse tappe
dell’itinerario.
Questi diari/resoconti di viaggio ci aiutano a capire se il viaggiatore si sta muovendo in
luoghi dove sono già presenti strutture oppure se è un vero e proprio esploratore. Dobbiamo
perciò analizzare le informazioni dei resoconti perché esse ci offrono dei dati per conoscere
il livello delle attività turistiche a partire dagli alberghi. Da questo capiamo così
l’evoluzione economica data dell’interazione tra viaggiatori ed il territorio: se ci sono i
viaggiatori del Grand Tour nascono infatti delle IMPRESE (di tipo turistico) che gli offrono
i servizi principali (accoglienza e trasporto).
Chi viaggiava in Italia trovava sostanzialmente degli ALBERGHI il cui livello era molto
diverso sia che fossero in città (=di lusso, comodi, confortevoli per i livelli qualitativi
dell’epoca), sia al di fuori delle città (=le locande “di passo”/alberghi di transito e le osterie
erano invece posti di infima categoria). Ospitalità professionale. Nelle tappe del Grand Tour
in cui erano previsti dei soggiorni anche per periodo molto lunghi, come a Roma, non
veniva solitamente scelto dai viaggiatori l’albergo (perché era troppo costoso), ma si optava
per le più economiche “camere locande”. Nell’ospitalità è poi sempre presente la
dimensione di scambio/accoglienza per cui il nobile, e non solo, che viaggiava si serviva
spesso solo in modo limitato degli alberghi dato che veniva ospitato da parte di altri nobili
(ospitalità tra pari).

LEZIONE 4 – 9 OTTOBRE

IL CICLO DI VITA DELLE LOCALITA’ TURISTICHE


Il ciclo di vita di una località turistica è un modello che permette di intraprendere, in forma
teorica, le fasi evolutive dello sviluppo turistico di un territorio. Nel momento in cui si usa
tale modello, lo si deve poi adattare al singolo caso preso in esame. È articolato in 7 fasi in
modo tale da far capire che ci sono dei momenti diversi nello sviluppo dell’evoluzione di
una località turistica. Una difficoltà nel passaggio dal modello al piano reale consiste nel
prevedere realmente la durata di ogni singola fase tenendo conto che, non necessariamente,
una località turistica deve attraversarle tutte.
Nel ciclo di vita abbiamo dei fattori diversi che intervengono ed interagiscono tra loro:
- Fattori dell’attrattiva e della posizione sul mercato;
- Il fattore dell’offerta turistica della destinazione dato che dobbiamo conoscere che
cosa offre la destinazione sia a livello di strutture ricettive che ricreative;
- Il fattore dell’impatto del turismo sul territorio con le sue conseguenze non solo
sociali ed economiche, ma anche di tipo ambientale.
Il ciclo di vita delle località turistiche è poi importante per capire lo sviluppo turistico di un
territorio. Nel mettere sotto la lente d’osservazione le varie fasi di sviluppo che interessano
una destinazione turistica a partire dalla sua origine, il modello del ciclo di vita permette
anche di identificare l’evoluzione, all’interno delle singole fasi temporali, di alcuni
indicatori di riferimento:
- Il primo concerne l’offerta di strutture e infrastrutture proposte dagli attori locali;
- Il secondo è invece relativo alle attrattive ed al posizionamento della destinazione
rispetto ai mercati di riferimento;
- Il terzo prende in considerazione l’impatto del turismo sul territorio con i suoi spazi
dedicati. Risulta poi determinante conoscere l’impatto delle attività turistiche sul
settore produttivo.
Tale evoluzione turistica della destinazione comporta, naturalmente, anche la presenza di
una forte interazione dei turisti con la popolazione locale che genera delle trasformazioni
economiche e sociali unite a quelle di natura paesaggistica e di modifica del territorio.

FASI DEL CICLO DI VITA


Il ciclo di vita della località turistica serve a rappresentare, in forma schematica, un
fenomeno reale ed è applicabile ad ogni destinazione turistica. È suddiviso in due parti:
- FASE ESPANSIVA: è la prima parte del ciclo ed è articolata in 4 momenti:
 Esplorazione
 Coinvolgimento
 Sviluppo
 Consolidamento
- FASE RECESSIVA: è la seconda parte ed è articolata in 3 momenti:
 Stagnazione
 Declino
 Rinnovamento
Nelle diverse fasi, attraverso l’utilizzo del modello si riesce così efficacemente ad
identificare la presenza, ed il ruolo, dei diversi attori economici e sociali, sia di natura
privata che pubblica, coinvolti nello sviluppo turistico del territorio. Allo stesso tempo, si
può cogliere l’evoluzione del livello dell’offerta, del posizionamento della destinazione e
dell’impatto territoriale del turismo. Un ultimo indicatore interessante, in un’ottica di
comunicazione, il modello lo offre consentendo di rilevare anche il livello delle iniziative
promozionali che sono da attivare in ogni singola fase.
1) ESPLORAZIONE
Interessa una località ancora priva di attrezzature turistiche, scomoda da raggiungere, ma
ricca di attrattive naturali e/o artificiali che è meta di sparuti gruppi di viaggiatori. Il luogo è
quinti incontaminato, mentre i contatti dei turisti con la popolazione locale sono normali e
frequenti.
È il momento che coincide con l’invenzione del luogo turistico. In questa fase l’offerta
turistica è nulla dato che non ci sono strutture turistiche. Il territorio non ha nessuna
posizione sul mercato turistico. L’impatto del turismo sul territorio è quindi sostanzialmente
nullo.
Non ci sono iniziative promozionali dato che i turisti arrivano casualmente. Il passaparola è
l’unico strumento di comunicazione dato che sono assenti le strategie promozionali.
2) COINVOLGIMENTO
La fama della località si amplia grazie alla funzione comunicativa. Diventa importante
l’intervento privato, con investimenti per l’impianto di strutture turistiche, e pubblico, sia
per realizzare le infrastrutture indispensabili che per organizzare una qualche forma di
politica del settore.
Inizia ad essere presente un’offerta di strutture turistiche a partire dal settore ricettivo. Si
delineano i mercati di provenienza dei flussi turistici. Sono attivate le prime iniziative di
comunicazione: strategie di marketing per accrescere la conoscenza della destinazione e far
aumentare il numero delle presenze in loco. I turisti hanno un impatto economico sul
territorio.
3) SVILUPPO
La destinazione attira turisti e investimenti, anche esterni, in modo costante e crescente: un
risultato che è il frutto della sinergia tra imprenditori e amministratori. Il prodotto-
destinazione ha un posizionamento preciso sul mercato, mentre è presente un tessuto
variegato d’imprese turistiche attive sul territorio.
In questa fase così declinata, la situazione può però sfuggire di mano: facilmente si arriva al
sovraffollamento, allo scadere della qualità dei servizi e all’alterazione definitiva del
paesaggio urbano e culturale. Aumenta anche la necessità di adottare delle strategie
promozionali: per fare continuare la crescita dei turisti è infatti importante investire
nell’attività promozionale che diventa così centrale nel processo di sviluppo della
destinazione.
4) CONSOLIDAMENTO
La fase si raggiunge quando si è in presenza di un’offerta turistica consolidata e diffusa. La
destinazione è pienamente posizionata anche se si registra l’assestamento degli arrivi.
L’impatto del turismo sul territorio è evidente a partire dal lato paesaggistico.
In questa fase, l’attività promozionale diventa ancora più importante sia per sostenere il
livello degli arrivi che per destagionalizzare le presenze. Il consolidamento è il momento
conclusivo della fase espansiva prima che inizi la fase di decrescita.
5) STAGNAZIONE
Con il ciclo delle presenze, la località entra nella fase della stagnazione i cui tratti possono
essere così riassunti:
- Esaurimento dell’effetto novità;
- Concorrenza di prodotti simili a prezzi inferiori;
- Necessità di notevoli campagne promozionali;
- Stabilizzarsi di una clientela abitudinaria;
- Perdita del richiamo internazionale;
- Degrado ambientale;
- Problemi di natura sociale;
- Obsolescenza delle strutture ricettive e ricreative.

6) DECLINO
In questa fase la località registra una forte emorragia di visitatori. Diventa preponderante la
posizione che la colloca nel circuito delle escursioni giornaliere spesso solo più dotate di un
richiamo di carattere locale. Alberghi e ristoranti chiudono per lasciare spazio ad altre
attività.
7) RINNOVAMENTO
Nel momento in cui, però, gli attori pubblici e privati ritengono di non lasciar franare il
richiamo turistico, anche perché è ormai fortemente intrecciato con la vita produttiva e
culturale del territorio, devono avviare delle strategie utili ad imboccare la strada del
rinnovamento.
Quest’ultima fase consiste in interventi sul prodotto turistico fatti con azioni mirate per
modificarlo, segmentandolo e rilanciandolo sui mercati. L’azione di rilancio della
destinazione passa attraverso il rinnovamento dei prodotti, il riposizionamento sui mercati,
la valorizzazione delle risorse locali, il tutto agendo in una logica di pianificazione
strategica mirata alla costruzione di un’offerta tarata sui turisti che si vogliono attrarre. Tale
attività può partire proponendo nuove attrattive (casinò) o altri tipi di turismo (congressuale,
sportivo, di lavoro), facendo in modo di poter intercettare altri clienti per cercare di far
decollare un secondo ciclo di vita della stazione e superare così la fase recessiva.
Il rinnovamento, come già detto, nasce dall’intenzione, condivisa da parte di tutti gli attori
pubblici e privati, di continuare ad investire sul turismo per dare l’avvio ad una nuova fase
espansiva del ciclo.

OSSERVAZIONE DEL MODELLO DEL CICLO DI VITA


Il modello è adatto ad analizzare le destinazioni turistiche che hanno avuto una loro
evoluzione storica. Il modello non è invece adatto per analizzare lo sviluppo delle
destinazioni create in modo artificiale grazie alla presenza di investimenti di natura esterna.
In questi casi, ben presenti anche in località geograficamente lontane dall’Europa,
l’evoluzione del ciclo di vita non è determinata dall’interazione degli attori locali, ma dalle
scelte strategiche adottate dagli attori esterni che investono sul territorio come i tour
operator.
Sul ciclo di vita, in sintesi, si può osservare quanto segue:
“Questo modello. Utile soprattutto a fini esplicativi, individua anche diversi momenti in cui
è importante la collaborazione fra le autorità pubbliche e gli operatori privati nella fase di
coinvolgimento, in cui vanno realizzate le infrastrutture per accogliere i primi viaggiatori,
nella fase di sviluppo per conservare le risorse naturali e quindi garantire una maggiore
longevità turistica, nella fase di stagnazione per ripensare e riprogettare lo sviluppo turistico
della località”. (p.43)

LEZIONE 5 – 15 OTTOBRE

IL TURISMO INVERNALE E L’IDEA DI ENCLAVE


IL CASO DI NIZZA E L’INVENZIONE DELLA STAGIONE INVERNALE
TURISMO MODERNO (da metà 700 fino alla Prima guerra mondiale)
Riguarda un numero maggiore di persone seppur sempre molto ridotto (fenomeno che
conserva ampi tratti ancora di tipo elitario). In alcune aree più frequentate iniziano ad essere
presenti delle imprese che si specializzano. Queste imprese offrono dei servizi pensati solo
per i turisti (viaggiatori). Nascono quindi delle professioni legate alla presenza dei
viaggiatori dei villeggianti.
Inizia anche a maturare la necessità della presenza di un’impresa specifica che sia in grado
di fornire, in un unico “pacchetto”, tutti i servizi indispensabili per viaggiare (trasporto,
pernottamento, visite turistiche): tour operator. Si definisce anche, in alcuni contesti
territoriali, un sistema economico basato sul turismo. Periodo storico che si conclude dopo
la Prima guerra mondiale.
Il turismo è un fenomeno non solo di natura sociologica/economica, ma anche di natura
spaziale (=riguarda l’urbanistica e la trasformazione di un territorio). Il turismo è quindi
“invasivo” sotto l’aspetto della sua pianificazione urbanistica e della gestione dell’ambiente.
Si manifesta infatti con delle incursioni sul territorio di diversa intensità: l’esempio iniziale
è dato dalla costruzione di un albergo.
IL TURISMO COME FENOMENO SPAZIALE. IL CASO DI NIZZA
La presenza di una linea che separa, in modo mentale e fisico, i turisti dalla popolazione
residente è un dato di fatto di cui possiamo rintracciare le radici più evidenti nell’alba
settecentesca del turismo moderno.
A Nizza i comportamenti adottato da chi soggiorna in inverno fanno emergere la necessità
di creare un mondo protetto, sicuro ed urbanisticamente progettato per soddisfare le
esigenze di chi giunge da un contesto economico, culturale e sociale, nettamente differente.
Nizza è il porto di Torino principale nel periodo napoleonico, che poi perderà importanza a
favore di quello di Genova. Necessità di crearsi un mondo protetto (bolla ambientale) con
alcune caratteristiche: la sicurezza personale e igienico sanitario (chi va a soggiornare deve
avere delle certezze). Chi arriva vuole trovare le sicurezze e quello che gli permette di
soddisfare le sue richieste.
IL MARE INVERNALE
Nizza diventa importante, dalla seconda metà del 1700, quando inizia ad essere frequentata
da alcuni inglesi che arrivano in modo abbastanza casuale nell’ambito del Gran Tour.
Attraversare i passi alpini, come il colle di Tenda, nei mesi invernali, era difficile quindi,
questi mesi, era meglio trascorrerli sfruttando il clima mite di Nizza. In primavera sarebbe
poi stato possibile valicare il colle di Tenda e raggiungere l’Italia. Nizza è posta allo sbocco
della strada che collega Torino, quindi è ovvio che questa caratteristica risulta essere un
punto di forza rispetto a località vicine.
Chi è in grado di influenzare le scelte dei britannici indirizzandoli versi il Mediterraneo? Gli
scrittori come Tobias Smollett. Gli scrittori, in generale, influenzano infatti i lettori grazie
alle descrizioni che fanno dei paesaggi e della vita presente. Smollett fa un’azione
involontaria di marketing perché nel suo resoconto dedicato agli anni trascorsi in Francia e
Italia dà dei consigli pratici. Egli scrive, tra le altre cose, che Nizza è molto gradevole ed
economica per un inglese che può trascorrervi la stagione invernale (ottobre-maggio)
spendendo poco e stando bene. Smollett riesce a trasmettere una serie di consigli pratici che
permetteranno ai britannici di spingerli a soggiornare in questo luogo. Meta molto più
economica rispetto alle stazioni termali del Regno Unito. Qualità del clima unita al fattore
economico sono punti di forza di questa località.
Non nobile, ma medico, lo scozzese Tobias Smollett arrivò a Nizza alla fine di novembre
del 1763. Autore del Roberick Random, pubblicato nel 1748, Smollett, nato a Cardross,
Dumbartonshire, nel 1721, laureatosi in medicina a Glasgow, si trasferì poi a Londra alla
ricerca della gloria letteraria.
A 45 anni intraprese il viaggio verso il Sud, spinto in questo dalla malattia, la tubercolosi, e
dalla morte della figlia quindicenne. Si trattò quindi di un’esperienza diversa da quelle
dell’ordinario Gran Tour dalla quale egli trasse comunque i Traverls through France and
Italy dati alle stampe nel 1766. Smollett, autore anche del romanzo epistolare Humprey
Clinker, pubblicato nel 1771, morì, in quello stesso anno ad Antignano, nei pressi di
Livorno.
LA COSTRUZIONE DI UN MONDO
La separazione dei soggiornanti invernali, gli HIVERNANTS, rispetto al territorio di Nizza
è efficacemente descritta, ad esempio, da Charles Dupaty (1746-1788) nella quarta delle sue
Letters sur l’Italie en 1785.
Per usare una categoria della sociologia del turismo, gli hivernants non manifestarono la
voglia di conoscere il retroscena della vita reale del territorio che li aveva accolti nelle loro
migrazioni stagionali.
Il clima, la vegetazione, le passeggiate nei dintorni, saziarono infatti abbondantemente la
loro ricerca di cure per il corpo e lo spirito.
Il soggiorno invernale a Nizza, negli ultimi decenni del Settecento, non fu però ancora una
vetrina elitaria pullulante di svaghi dove esibire, e rafforzare, da parte dei ceti sociali più
elevati, la propria immagine sociale.
Le virtù terapeutiche di Nizza risultarono infatti, inizialmente, prive o quasi degli aspetti più
noti del loisir, teatri, casinò, strutture d’accoglienza, tali da generare distrazioni e distinzione
sociale, lasciando ancora prevalere l’aspetto terapeutico del soggiorno.
Nizza divisa in 3 zone:
- La città vecchia, ai piedi del castello, dalla planimetria irregolare che non suscitava
negli stranieri pensieri diversi dal disprezzo e dalla repulsione.
- La zona residenziale aristocratica sviluppatasi, verso l’Italia, nel XVIII secolo tra il
corso d’acqua del Paillon, il mare e il castello. Era questa la nuova città aristocratica,
scelta come residenza anche da alcuni stranieri. Una zona collegata dal cammino di
Ponchettes, terminato nel 1790, al porto di Lympia.
- L’enclave: area interessata dalla trasformazione direttamente collegata alla presenza
fissa degli hivernants, la zona sorta oltre il Paillon, verso il Var e la Francia, ed
identificata dalla Croix-de-Marbre.
Un insieme di abitazioni sparse nel verde della campagna e dei giardini approntate per
alloggiare gli hinvernants. Un’idea di organizzazione dello spazio, quest’ultima, che può
perciò essere letta non solo come una enclave turistica separata. La Croix-de-Marbre
rappresentò infatti la realizzazione tangibile di un bisogno della società illuminata di
costruire delle città nuove, dalla pianta regolare e razionale, rifuggendo così dai vecchi
nuclei urbani. Inoltre, partendo da questa trasformazione della società e del territorio
indotta, dalla seconda metà del Settecento, dall’invenzione della stagione invernale
mediterranea, si evincerà che il soggiorno climatico presente nelle ville d’hiver conteneva
già in sé tutte le potenzialità attribuite al turismo come volano del cambiamento economico
e sociale. La presenza degli hivernants agì infatti come un fattore di progresso per il
territorio di Nizza.
Con questa separazione, infatti, i gruppi aristocratici possono certamente approfittare delle
positive condizioni climatiche della Riviera anche se, a partire proprio dalle ricadute
economiche per dare inizio ad un lento, quanto inarrestabile, processo di trasformazione,
non solo urbanistico, ma anche economico del territorio.
I villeggianti stranieri a Nizza si presentano quindi suddivisi in colonie separate, con
alberghi, chiese per i diversi culti, attività ricreative e banche. L’influenza esercitata da
queste presenze regolari si estende, lentamente, anche alla realtà che li aveva accolti.
Quello della separazione spaziale, che nel turismo contemporaneo darà origine al modello
dell’enclave turistica, risulta perciò un passaggio obbligato attraverso il quale ricreare, nei
limiti del possibile, abitudini e condizioni di vita presenti nel paese di provenienza dei flussi
turistici.
I comportamenti adottati dalla colonia di hivernants del Nord Europa presenti a Nizza
scrivono perciò una pagina importante per la storia della successiva evoluzione del turismo
moderno sulle coste del Mediterraneo.
Negli ultimi decenni del XVIII secolo, la città di Nizza si presenta quindi come una enclave
sostanzialmente pura plasmata dall’azione di una comunità impermeabile ai contatti con la
popolazione locale al di là di quelli ritenuti indispensabili per ragioni di servizio o legati alle
transazioni di natura economica.
Nell’Ottocento caratterizzato dal progressivo lancio di Nizza tra le destinazioni elitarie
continentali, al forte potenziale offerto dal quadro climatico e paesaggistico si somma un
secondo fattore rivelatosi determinante per la costruzione della ville d’hiver: il loisir.
Dal punto di vista pratico, esso si tradurrà in un ventaglio di proposte di svago originatesi, a
partire dallo spazio al di là del Paillon, per proseguire con un vero e proprio processo di
modernizzazione turistica che, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, verrà sorretto da
una trama di edifici pensati per meglio rendere Nizza una destinazione attraente
nell’orizzonte internazionale delle ville d’hiver.
Nei primi decenni dell’Ottocento la trasformazione della Nizza sabauda in ville d’hiver sarà
ormai un fatto evidente che si paleserà agli occhi dei viaggiatori. Tra questi il traduttore e
scrittore torinese Davide Bertolotti (1784-1860) coglierà bene gli aspetti climatici presenti
tralasciando però quelli dell’organizzazione socio-spaziale degli hivernants.
“Francesi, Tedeschi, Russi, Polacchi ed altri stranieri vengono pure in Nizza per fuggire i
ghiacci e le brume. Imperciocchè della clemenza del cielo di Nizza ragionano i viaggiatori
di tutte le nazioni. Essi n’esaltano la molle e tiepida aria, il mar piccolo, il verde degli alberi,
il vario colore dell’erbe, de’ fiori, de’ frutti, i casini che la circondano, i grati suoi luoghi di
diporto. Il vino splendore delle sue notti, il dilettevole scintillare degli astri. Dà questa felice
piaggia, essi dicono, sempre bandito è il rigido inverno. Perpetua primavera vi gode il suolo
che in ogni stagione fiori e frutta figlia e produce. Qui, benchè soprastanti sieno le Alpi, di
rado cade neve, o subito sciogliersi. Nizza in somma è una specie di cedraja invernale per
gl’infermicci.” (Bertolotti)
Tra le varie azioni messe in atto dagli hivernants per ricrearsi un mondo, destinato,
quest’ultimo, a non rimanere certo celato ma ad essere ben visibile, quasi ostentato, con i
suoi simboli e rituali, un ruolo di rilievo lo assunsero i luoghi di culto.
Parallelamente alla crescita degli spazi per il loisir si consolidò infatti il processo volto alla
costruzione degli edifici religiosi attorno ai quali si sarebbero raccolte le singole colonie-
comunità.
Si trattò quindi di un altro tassello che risultò importante per plasmare, applicando, in questo
caso, delle precise forme architettoniche, il volto della ville d’hiver cosmopolita.

LEZIONE 6 – 16 OTTOBRE
IL TURISMO MODERNO
Quella del turismo moderno è una fase piuttosto lunga che dura, in Europa, più di un secolo
e mezzo: metà del Settecento fino alla Prima guerra mondiale. Nel corso di questo periodo
si registra un aumento delle persone che praticano il turismo. Anche con il progressivo
allargamento di persone che praticano il turismo si registra sempre il ruolo predominante
delle classi agiate che conferiscono così al turismo una dimensione elitaria. Con il turismo
moderno si registra la nascita di forme d’impresa impegnate ad offrire dei servizi di
viaggiatori ed ai villeggianti. Nasce l’idea di avere dei servizi dedicati solo ai turisti (che
non li condividono quindi con i residenti). Si tratta di servizi di tipo molto mirato.
In questo periodo si affermano anche le nuove città delle vacanze (città del loisir). Esse
nascono dalla necessità di dividere, in modo netto, all’interno di società urbanizzate, il
tempo del lavoro e quello dell’ozio. Se c’è un grande centro urbano dove le persone
lavorano, non lontano dal centro urbano si sviluppano, attorno ad una attrattiva, le città delle
vacanze che servono per andare a trascorrere i periodi di ozio. Aumenta il numero delle
persone che possono permettersi questi periodi di ozio (democratizzazione del turismo).
Il turismo moderno presenta, da un lato, il Grand Tour (come elemento del viaggio, della
mobilità) e, dall’altro, i lunghi periodi dedicati alla villeggiatura determinati dall’aspetto
curativo/terapeutico. Occorre sottolineare l’importanza dei medici nell’orientare gli
spostamenti delle persone e, di conseguenza, nel determinare la crescita o il declino di
alcune aree turistiche. Durante il periodo del turismo moderno nascono quindi gli specialisti
del turismo come: guide turistiche, interpreti, accompagnatori, professionisti
dell’intrattenimento. Si tratta di professioni che contribuiscono all’affermarsi del turismo
come attività economica.
La prima grande idea che si afferma con il periodo del turismo moderno è quella di poter
disporre di alcuni luoghi concepiti per accogliere i turisti. Un aspetto importante del turismo
moderno è infatti quello di unire l’attività turistica con la valorizzazione, grazie ad una serie
di interventi, degli elementi naturali: località termali che valorizzano la risorsa offerta dalla
presenza delle acque termali. In alcuni contesti territoriali si definisce così un sistema
economico basato sul turismo. Abbiamo le cosiddette stazioni climatiche che sono quelle
destinazioni (come le città termali) in cui una parte dell’economia è sostenuta dalla presenza
dei turisti.
LE STAZIONI TERMALI
Nel turismo moderno le località termali si sostituiscono così alla campagna mettendo a
disposizione di aristocratici, ricchi borghesi, e loro imitatori, non più dei luoghi solitari ed
ameni, ma delle vere e proprie città pensate per il divertimento (loisir). Si tratta di luoghi
alla moda, adatti a illuminare una posizione sociale esclusiva, peraltro rapidamente
minacciata dal desiderio d’imitazione degli esclusi, dotati di strutture ricettive accoglienti e
di molteplici forme di intrattenimento importanti per la vita sociale.
Le città delle vacanze sono inizialmente le città termali. Si tratta di località in cui c’è
un’attrattiva naturale attorno alla quale sorge un’area urbana arricchita dalla presenza di
diversi servizi turistici. Nelle stazioni termali destinate ad assumere una dimensione
internazionale, la validità terapeutica delle acque non è però disgiunta dalla necessità di
offrire ai malati, veri o presunti, un’intensa e vivace vita sociale unita alla fondamentale
presenza, quando la legge non lo vieta, di spazi aperti anche al gioco d’azzardo: i Kursaal e i
casinò.
Le città termali hanno quindi tre edifici fondamentali che ne definiscono lo sviluppo
spaziale:
- Lo stabilimento termale modernamente attrezzato per consentire la pratica
terapeutica;
- Il kursaal, cioè uno spazio per la vita sociale. È un luogo deputato attorno al quale
ruotano i momenti mondani di chi soggiorna alle terme;
- Il grande albergo anch’esso importante non solo per l’ospitalità che offre ma anche
per la vita sociale presente al suo interno.
Una stazione termale offre un prodotto turistico che è la risultante di tre tipologie di servizi
turistici:
- Servizi fondamentali: comprendono le prestazioni curative proprie dello stabilimento
termale. Esse sono di tipo: terapeutico, salutistico e medico.
- Servizi complementari: offerti da imprese del settore ricettivo, della ristorazione,
delle attività sportive e ricreative. Tali servizi rientrano nel ventaglio più ampio dello
svago che caratterizza, e differenzia, l’offerta della stazione termale.
- Servizi ausiliari: in quest’ambito rientrano le prestazioni indispensabili per rendere
accessibile la stazione termale. Fanno parte di questa componente dell’offerta termale
le imprese attive nel settore dei trasporti, delle informazioni e delle varie forme di
assistenza ai turisti termali.
Il rapporto tra servizi fondamentali e complementari tende però a modificarsi. Nel momento
in cui i servizi complementari sono proposti da tutte le stazioni termali essi diventano
necessari per il cliente che si è ormai abituato a fruirli.
Osservando l’evoluzione delle stazioni termali risulta evidente lo spostamento delle lancette
dell’offerta verso la dimensione ricreativa. La conseguenza di questa modifica nella
classificazione dei servizi comporta quindi un incremento delle imprese impegnate a fornire
i servizi della componente non curativa, in senso stretto, dell’offerta termale.

BATH
Una pratica turistica consolidata quale risultò essere il termalismo, si modificò e, in pochi
anni, generò un cambiamento di un luogo trasformandolo in un mondo nuovo: Bath. Bath fu
così un modello ed un punto di riferimento per le altre destinazioni termali ma non solo.
La città termale divenne infatti una città-teatro, miscuglio di distinzione sociale e di spazi
verdi atti a rigenerare: strade, piazze, luoghi pubblici furono il palcoscenico sul quale andò
in scena lo spettacolo di una società dell’ozio e della sua sociabilità. Bath si presentò quindi
come un caso paradigmatico. Bath fu però anche un esempio significativo di quanto andava
germogliando nella società inglese del Settecento tanto che, a fine secolo, essa venne
frequentata, più che per la salute, per gli svaghi che erano sempre disponibili e venivano
erogati in abbondante quantità. La pratica abituale del gioco d’azzardo risultò essere una
notevole attrattiva.
Nella Pump Room, i curisti, intesi come coloro che, per effettuare le cure necessitano di
trasferirsi, praticando di fatto un’attività anche turistica, nella stazione termale, ebbero la
possibilità di bere le acque termali usufruendo di un ambiente fattosi sempre più elegante. Il
rito delle “acque” avvenne invece passeggiando e conversando accompagnati dalle note
musicali diffuse dall’apposita orchestra.
Ad azionare le leve che disegnarono la parabola dello sviluppo settecentesco di Bath
provvidero anche gli attori economici coinvolti nell’ampio progetto di trasformazione
urbanistica. Si registrò l’utilizzo di capitali esterni sia per finanziare i lavori che per
acquistare i materiali da adoperare per costruire gli edifici.
Determinante risultò poi il coinvolgimento degli imprenditori locali che, pungolati da una
clientela borghese ansiosa di consumare un’offerta fatta di svaghi e divertimenti, si
affrettarono a mettere a loro disposizione strutture termali, alberghi, camere in affitto,
negozi, ristoranti. Tali fattori di sviluppo, caratterizzanti delle future destinazioni termali,
saranno sempre più presenti in un’offerta che unì così le proprietà terapeutiche a quelle del
loisir.
UN MODELLO DI SVILUPPO
Il modello termale definito a Bath trovò quindi una larga diffusione nell’Europa
dell’Ottocento durando, nel suo momento di massimo splendore, fino alla Prima guerra
mondiale. Se le strutture per le cure e lo svago risultarono determinanti, altrettanto lo furono
i frequentatori: re, principi, personalità di rilievo in grado di attivare dei meccanismi di
imitazione sociale. Tali presenze, però, per funzionare come fattori di attrazione,
necessitarono di essere poste all’interno di una più ampia azione di promozione della
stazione.
Il primo fattore di sviluppo fu l’invenzione, attribuibile a Richard “Beau” Nash, dell’idea di
una sorta di casinò termale necessario per aumentare, con il gioco d’azzardo, l’attrattiva
ludica della destinazione.
Il secondo riguardò invece il passaggio, ben evidente a Bath, che fece del soggiorno termale
una pratica non solo curativa, ma anche di distrazione legata ad attività mondane. Proprio la
mondanità si definì attorno alle feste, agli spettacoli, alle danze e, naturalmente,
all’autorizzato gioco d’azzardo.
Il terzo aspetto, comune a quasi tutto il continente europeo, risultò invece di natura
legislativa. Il Parlamento inglese, nel 1745, proibì infatti il gioco della roulette: una scelta
determinata sia da ragioni morali che di ordine pubblico.
Il crollo delle rendite derivate dal gioco rese perciò impossibile l’organizzazione delle varie
manifestazioni mondane. Allo stesso tempo, i giocatori britannici privati della loro
distrazione principale, si diressero verso il più accogliente Continente.
LE CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLA DESTINAZIONE TERMALE
In conclusione possiamo indicare quelle che sono le caratteristiche di fondo della
destinazione termale intesa come un modello per le stazioni della villeggiatura del turismo
moderno. L’ampio ventaglio dell’offerta ludica, considerata ormai inscindibile da quella
terapeutica, riposizionò quindi le stazioni termali all’interno del turismo moderno facendone
dei modelli di riferimento ben riassumibili dalle strutture fondamentali presenti nelle diverse
stazioni.
Nelle stazioni termali europee più o meno note troviamo infatti ben visibili:
- Un parco con, all’interno, lo stabilimento termale (lo spazio per la pratica curativa);
- Le strutture ricreative come casinò, i teatri, i caffè concerto, i ristoranti, di vario
genere, spesso localizzati in prossimità dello stabilimento termale (gli spazi per lo
svago);
- Uno o più grandi alberghi anch’essi posizionati non lontani dallo stabilimento termale
(gli spazi per l’ospitalità, l’interazione sociale e l’ostentazione del proprio prestigio
sociale ed economico).

LEZIONE 7 – 22 OTTOBRE
FATTORI ALLA BASE DELL’INVENZIONE DELLA STAGIONE INVERNALE
- Le proprietà curative insistono nel cambiamento d’aria.
- L’abitudine degli stranieri di trascorrere lunghi periodi di soggiorno in Francia e Italia
- Il fascino “esotico” del paesaggio e della vegetazione mediterranea
- Il diffondersi di un pensiero medico che riteneva necessario per la salute allontanarsi
dal Nord Europa durante l’inverno
- Il valore sociale positivo dato dalla possibilità di costituirsi in un gruppo separato dal
popolo locale
La linea di sviluppo di Nizza, che rivelerà così alcuni elementi di continuità con la strategia
di consolidamento adottata in altre destinazioni, a partire dalla presenza degli spazi per la
mondanità, arriverà, negli ultimi decenni dell’Ottocento, a ricomporre la frammentazione
urbana superando la barriera del torrente Paillon. Il letto del Paillon, a partire dal 1868, sarà
infatti progressivamente ricoperto raccordando così la città vecchia con quella nuova
divenuta una delle capitali del turismo internazionale invernale.
Nizza, in sintesi, realizzò praticamente l’idea di separazione frutto della voglia di afferrare
solamente gli aspetti positivi, paesaggio, clima, effetti terapeutici, del luogo, senza però
doversi confrontare con gruppi economicamente e socialmente distanti al fine sia di
preservare dal mutamento la propria identità che di mantenere inalterate le distanze sociali
esistenti. I gruppi di hiverntants agirono perciò come un corpo abbastanza estraneo al
territorio che, però, esplicò comunque un’azione determinante per attivare il cambiamento
sociale, economico e spaziale.
Quella messa in atto a Nizza risultò quindi essere un meccanismo di sviluppo turistico
destinata ad estendersi, nei secoli XVIII e XIX, in maniera costante, oltre Nizza per
interessare, prima di tutto, un lungo tratto della Riviera, da Cannes a Bordighera, da
Mentone a Sanremo ad Alassio.
LA MONTAGNA E IL TURISMO
La montagna inizia ad interessare, a livello turistico, abbastanza tardi perché i viaggiatori
del Grand Tour la vedono solo come un ostacolo: ultima prova da superare per arrivare in
Italia. Importante è l’interesse scientifico dei naturalisti che la esplorano. L’interesse
turistico inizia a manifestarsi nella seconda metà del Settecento quando iniziano ad arrivare,
nelle località alpine, alcuni inglesi che sono attratti da un’ideale sportivo: scalare le vette. Le
Alpi iniziano così ad avere un richiamo internazionale con delle persone (sempre a livello
elitario) che vedono nei villaggi alpini una meta.
Sono gli inglesi che fanno conoscere le Alpi come destinazioni nuove per i soggiorni
curativi e di svago. Le stazioni climatiche montane si sviluppano seguendo il percorso
evolutivo delle stazioni termali e balneari offrendo anche stabilimenti termali. Il primo
paese in cui si definisce il turismo montano moderno è la Svizzera che, nell’Ottocento,
attrae i viaggiatori per i suoi paesaggi.
Montagna come stazione climatica estiva, come luogo di riposo/svago/relax. In base alle
indicazioni dei medici, la montagna estiva è infatti un luogo in cui si può andare a
passeggiare approfittando del clima fresco. I membri delle classi agiate soggiornano quindi
nei villaggi che iniziano così ad avere degli alberghi e delle zone di ritrovo: nasce l’idea
della montagna come luogo di soggiorno. Non c’è però l’interesse per conoscere la natura:
la montagna è infatti una scenografia per la cura e lo svago. Iniziano ad essere costruite
funivie, ferrovie ed attrazioni artificiali adatte per la vita sociale e mondana. Attrattive
artificiali: biblioteche tematiche alpine, gallerie al coperto per il passeggio e la
conversazione, giardini, spettacoli musicali e attività sportive.
Le prime abitazioni ad aprirsi ai turisti sono, ad inizio Ottocento, quelle del parroco o
pastore protestante per poi interessare le famiglie che, partendo da qualche stanza messa a
disposizione dei forestieri, avviano poi una vera e propria industria alberghiera.
Nell’Ottocento, i religiosi, dimostrando una maggiore attenzione ai forestieri rispetto
all’inizio del Settecento, aprono infatti le porte delle loro canoniche ai primi viaggiatori e
alpinisti capendo, per primi, quanto queste nuove presenze possano portare un beneficio
economico ai montanari delle comunità pastorali loro affidate. Dalle piccole locande si
passa alla costruzione di grandi e lussuosi alberghi pensati per offrire la necessaria vita
sociale e l’indispensabile distinzione unita al prestigio internazionale del servizio.
Montagna come stazione climatica invernale. Nella seconda metà dell’Ottocento avviene
un ulteriore passaggio, dopo quelli generati dallo sport e dai benefici terapeutici, che porterà
le stazioni climatiche montane ad avere una doppia stagione: estiva (maggio/giugno-metà
settembre) ed invernale (inizia a dicembre).
Decisamente interessanti sono anche le osservazioni che riguardano gli effetti determinati
dall’arrivo dei forestieri nei villaggi alpini. Si tratta di un problematico incontro tra i
rappresentanti del mondo urbano con quelli degli spazi alpini. Nel tornante tra il XVIII e il
XIX secolo un notevole contributo a stimolare una qualche forma di interazione lo dà
proprio la dimensione dell’offerta, da parte degli abitanti delle montagne, di beni e servizi ai
viaggiatori, prima, ed ai turisti, in un secondo tempo.
“Il rapporto diventa più chiaro quando il montanaro si mette al servizio del viaggiatore per
venire ricambiato con mance e ricompense per le prestazioni offerte. Si incontra così una
moltitudine che ruota intorno ai viaggiatori alpini fatta di osti, maniscalchi, cavallanti,
barcaioli, facchini, oltre ai cacciatori o ai cristallieri, che per primi si improvvisano guide.
Nella letteratura del periodo si trovano numerose descrizioni di questo variopinto mondo,
spesso oggetto di lamentele perché la qualità dei servizi ricevuti è scadente o per la supposta
esosità degli onorari”.

IL TURISMO: DISTINZIONE SOCIALE E IMITAZIONE


Le stazioni termali, balneari e montane si sono caratterizzate per la loro abbondante offerta
di percorsi di distinzione sociale favoriti anche dalla dimensione limitata dei luoghi della
villeggiatura. Il turismo è fatto di destinazioni ma anche di pratiche turistiche (es.
termalismo), ed è uno strumento per mostrare la propria posizione all’interno della società
dimostrando la distinzione da classi più basse.
La distinzione sociale si basa su ostentazione e consumo vistoso di un prodotto costoso, ma
anche sulla differenziazione del servizio; questi sono tre meccanismi che definiscono
l’inclusione e l’esclusione. In questo discorso sono importanti i gruppi leader, coloro che
riescono ad influenzare i comportamenti degli altri, lanciando mode e cos’ facendo portano
a meccanismi di imitazione sociale. La stazione climatica fu ideale per i circuiti turistici
elitari, ma era una sorta di mondo fasullo, un palcoscenico dove le persone dimostravano di
aver raggiunto un certo status sociale tutto sulla base di mere apparenze.
Le stazioni termali, al pari di quelle climatiche balneari e montane che si diffonderanno in
Europa nel corso del XIX secolo, si caratterizzano allora per la loro abbondante offerta di
ben visibili percorsi di distinzione sociali. Un fenomeno di natura anche spaziale favorito, in
questo, dalla limitata dimensione dei luoghi della villeggiatura e dalla forte omogeneità
sociale dei gruppi in esse presenti.
L’effetto salutare si pose così alla base di una sociabilità che, dall’ambito culturale, sfociò in
quello ludico azzerando le non certo enormi lontananze sociali esistenti sciogliendole in una
duplice dimensione: quella della cura e dello svago.
La stazione climatica si pose perciò come un punto di riferimento imprescindibile per i
circuiti turistici elitari: contatto con la natura, eleganza, ospitalità sofisticata, presenza di
regnanti, aristocratici, furono gli ingredienti capaci di dare lustro a dei palcoscenici destinati
a divenire mete privilegiate per la società internazionale. La stazione fu perciò una scena,
una cornice adeguata, una vetrina, più o meno edonistica, in grado di rafforzare lo status e di
fornire concrete opportunità di mobilità sociale ascendente. Nelle pieghe più o meno
nascoste di questo mondo cosmopolita non tardarono così ad infilarsi anche gli
arrampicatori sociali: una categoria sempre presente, nelle destinazioni elitarie.

LEZIONE 8 – 23 OTTOBRE
IL TURISMO: DISTINZIONE SOCIALE E IMITAZIONE
Inclusione: l’individuo vuole essere incluso all’interno di un gruppo definibile come leader.
Il gruppo leader è quello che detta le mode, quello che tutti vogliono imitare (aristocratici,
borghesi), hanno il diritto all’ozio e alla vacanza. Occupano posizioni sociali più elevate e
possono permettersi delle pratiche turistiche che sono considerate da chi ne risulta escluso e
tenta, quindi, di imitare queste pratiche.
Destinazioni: chi imita tende ad andare dove sono presenti i gruppi leader.
Pratiche turistiche: chi imita desidera praticare un’attività che fanno i membri dei gruppi
leader.
Stagioni: chi imita deve frequentare le destinazioni nel periodo in cui sono presenti anche
membri dei gruppi leader.
Nell’attivare questo meccanismo è molto importante la funzione sociale delle diverse
stazioni climatiche che si affermano nell’ambito del turismo moderno. La stazione climatica
si pone perciò come un punto di riferimento imprescindibile per i circuiti turistici elitari:
contatto con la natura, eleganza, ospitalità sofisticata, presenza di regnanti, aristocratici,
furono gli ingredienti capaci di dare lustro a dei palcoscenici destinati a divenire mete
privilegiate per la società internazionale.
La stazione è perciò una scena, una cornice adeguata, una vetrina, più o meno edonistica, in
grado di rafforzare lo status e di fornire concrete opportunità di mobilità sociale ascendente.
Nelle pieghe più o meno nascoste di questo mondo cosmopolita non tardano però ad
infilarsi anche gli arrampicatori sociali: una categoria sempre presente, nelle destinazioni
elitarie.
MOBILITA’ SOCIALE
La stratificazione sociale: la società non è basata sull’uguaglianza economica e sociale. In
una società stratificata è presente un movimento, più o meno intenso, da parte di individui o
gruppi che cercano di salire nella scala sociale. Sono presenti degli “ascensori sociali”
(matrimonio).
Dinamismo sociale definisce la possibilità che ha una persona di spostarsi da una classe
all’altra. La mobilità sociale presuppone anche un cambiamento dello stile di vita (aspetto
legato all’ostensione ed al consumo vistoso).
La mobilità sociale è legata all’imitazione perché una persona, quando si sposta nella scala
sociale, imita dei comportamenti che distinguono le classi superiori. Nei comportamenti che
l’individuo imita sono presenti anche le pratiche turistiche o la scelta di frequentare
determinate destinazioni turistiche.
Possiamo identificare alcuni tipi di mobilità sociale:
- Mobilità verticale: individuo sale nella scala sociale attraverso il fattore economico o
attraverso il prestigio derivante, ad esempio, dalla sua professione. Ma può anche
scendere verso il basso perdendo così la ricchezza economica e/o il prestigio sociale.
- Mobilità orizzontale: dopo l’ascesa sociale, l’individuo deve andare a vivere, ad
esempio, in un’altra parte della città: quartiere più centrale, prestigioso, moderno. La
dimensione spaziale certifica infatti, in modo ben visibile all’esterno, l’avvenuta
ascesa sociale dell’individuo.
- Mobilità intragenerazionale: l’ascesa sociale avviene all’interno della stessa
generazione. Lo stesso individuo, in pochi anni, si arricchisce ed ascende socialmente.
- Mobilità intergenerazionale: saranno i figli, grazie a quanto avviato dalla
generazione precedente, ad occupare una posizione sociale più elevata.
I MECCANISMI DELLA DISTINZIONE SOCIALE
Ostentazione: far vedere agli altri il possesso di un bene oppure la possibilità di utilizzare
un servizio oppure la pratica di un determinato comportamento.
Consumo vistoso: consumo di un bene, che viene considerato prestigioso, fatto in modo
evidente.
Differenziazione: consumo di un bene/servizio diverso/unico che distingue socialmente
data la sua scarsità oppure unicità.
Alla fine dell’Ottocento, nel consumo ostentato di beni di lusso la classe agiata, nell’ambito
della stratificazione sociale, diviene oggetto di costante imitazione da parte di quelle
inferiori.
“La classe agiata si trova alla testa della struttura sociale in fatto di rispettabilità; e per
questo il suo modo di vivere e i suoi criteri di valutazione danno il canone di rispettabilità
per la comunità. L’osservanza di questi criteri, con una qualche approssimazione, diventa un
dovere per tutte le classi più basse nella scala sociale. Nella moderna comunità civile le
linee di separazione fra le classi sociali sono diventate imprecise e mobili, e dovunque ciò
avviene il canone di rispettabilità imposto dalle classi superiori estende la sua influenza
costrittiva senza trovare resistenze attraverso la struttura sociale fino agli strati più bassi. Il
risultato è che i membri di ogni strato accettano come loro ideale di onorabilità lo schema di
vita in auge nello strato immediatamente superiore e impiegano le loro energie nel vivere
secondo quest’ideale. Pena la perdita del loro buon nome e del rispetto di sé in caso
d’incapacità, essi devono conformarsi al codice accettato, almeno in apparenza.” (T.
Veblen, La teoria della classe agiata. Studio economico sulle istituzioni)
La frequentazione delle località turistiche rappresenta allora l’occasione migliore per
allestire lo spettacolo di sé, della propria capacità di spesa e per mettere in scena, a beneficio
della comunicazione, la propria vita privata. Quello che appare subito certo, per l’élite
aristocratica dedita al loisir, è l’attenzione, la costante osservazione, il desiderio di
imitazione che questi comportamenti mettono in moto esercitando, su chi non è incluso, ma
aspira ad esserlo, il desiderio di appartenere a quello stesso contesto.
La distinzione sociale, simboleggia dal consumo vistoso, rappresenta anche il modo più
evidente per cercare di mantenere bloccato un ordine sociale di riferimento scosso dal vento
della mobilità. Il progressivo avviarsi verso un consumo di servizi di lusso, come il ricordo
ad un’ospitalità di livello elevato e alle frequentazioni di località alla moda, caratterizza così
i comportamenti assunti dalle classi dominanti.
Le modalità del funzionamento di tale imitazione possono essere concettualizzate partendo
dalla funzione di distinzione sociale presente sia nelle destinazioni che nelle pratiche
turistiche curative o ludiche: termalismo, balneazione invernale, elioterapia, attività
montante estive e invernali. Il turismo, al pari di altri consumi e pratiche, permette infatti di
manifestare la propria posizione sociale attraverso il viaggio e la villeggiatura. Si tratta,
naturalmente, di un consumo che, per dare origine ad una distinzione, va ostentato sullo
scenario sociale.
Essere presente, nella stagione giusta ed usufruendo dei servizi più ricercati e costosi, in
destinazioni alla moda certifica infatti l’avvenuta inclusione tra i membri della classe agiata:
un mondo esclusivo per sua stessa natura ammirato e, ovviamente, invidiato e desiderato.
Poste come giustificazioni sociali le proprietà climatiche e terapeutiche insite nei luoghi
soggiorni, l’aspetto più distintivo lo offre però la stagionalità: una data d’inizio e di fine ben
precisa segna infatti chiaramente la vita delle stazioni. Al di fuori di questo periodo, recarsi
in una stazione viene ritenuta una pratica non solo socialmente utile, ma anche altamente
dequalificante. Nell’Ottocento la stagionalità si pone dunque come un perfetto meccanismo
regolatore dell’inclusione in un mondo che tende a dilatarsi, una volta codificato il
calendario delle stagioni, attraverso l’invenzione di nuove stazioni poste in località
geografiche diverse e sempre più lontane rispetto all’Europa.
L’alternanza delle presenze nei diversi luoghi determinata dalle stagioni genere un vero e
proprio sistema regolamentato di flussi migratori stagionali presente per tutto l’Ottocento e
fino all’inizio del Novecento. Flussi che non riguardano però solo chi fugge dalla nebbia e
dai rigori del freddo nordeuropeo, ma anche una composita, e numerosa, società parallela
formata di professionisti al loro servizio: medici, commercianti, impresari, insegnanti vari e
cocchieri. Il loro fine è quello di essere costantemente presenti nella stazione giusta: quella
più elegante e con la clientela più ricca. Lo spostamento, giocando d’anticipo su quello dei
soggiornanti, risponde anche al bisogno di fidelizzare la clientela. Stesso discorso vale per
l’ospitalità: anch’essa richiede al personale qualificato di precedere le migrazioni dei
villeggianti.
L’imitazione si manifesta perciò sia tra gli inclusi chiamati a seguire i comportamenti dei
gruppi leader e, quindi, a non errare nello scegliere il luogo, il periodo e il tipo di pratica,
che tra gli esclusi. Questi ultimi, naturalmente, ambiscono ad utilizzare il turismo come un
ascensore sociale per manifestare l’avvenuta mobilitò in ascesa.
La diffusione delle pratiche e l’aumento della frequentazione di una destinazione turistica,
con il conseguente incremento delle presenze, finisce però, inesorabilmente, per abbassarne
il prestigio sociale causando quindi un danno d’immagine che si traduce velocemente in uno
economico.
La frequentazione da parte dei gruppi leader diminuisce lasciando quindi spazio ai
rappresentanti delle classi immediatamente inferiori che si appropriano così di una meta
desiderata. Il livello del turismo tende ad abbassarsi al pari della capacità di spesa
individuale che si contrae. L’aumento quantitativo dei turisti può però andare a scapito dei
servizi di livello più elevato che, per essere ora accessibili, sono obbligati a riposizionarsi in
modo tale da soddisfare la nuova domanda oppure a cessare l’attività.
I gruppi leader che sono invece continuamente alla ricerca di distinzione e fuggono dalle
contaminazioni con gli strati sociali immediatamente inferiori, i più prossimi ad attivare il
meccanismo dell’imitazione, si spingono verso nuove destinazioni ancora non conosciute
contribuendo in modo decisivo a portarle all’interno del circuito turistico.
Nella fase iniziale, le destinazioni “scoperte” non sono ancora capaci di suscitare, in chi vi è
momentaneamente escluso, il desiderio di imitazione. La fuga in avanti delle classi agiate è
però piuttosto articolata in modo tale da andare oltre l’aspetto strettamente geografico:
nuove destinazioni sempre più lontane. La distinzione si ottiene infatti anche nel modo in
cui si fruiscono i luoghi a partire dalla possibilità di soggiornare nei grandi alberghi. Inoltre
essa si manifesta tramite i tipi di servizi acquistati: prima classe, treni di lusso, percorsi e
accessi esclusivi.
Il gruppo leader scopre nuove destinazioni turistiche ma non solo. I membri dei gruppi
leader contribuiscono così ad esplorare “posti nuovi” facendoli conoscere. In alternativa, i
membri del gruppo leader vanno nella stessa località quando, però, non vanno tutti gli altri:
inversione della stagionalità che si verifica quando la località risulta nuovamente poco
frequentata. Si differenzia il modo in cui vengono frequentate le stesse destinazioni
turistiche ormai affollate. Essi vivono infatti quella destinazione in modo distintivo:
alloggiando, ad esempio, negli hotel più esclusivi che permettono di distanziarsi dagli altri
gruppi sociali presenti.
Quindi per distinguersi, i membri dei gruppi leader frequentano la destinazione in modo tale
da marcare la propria posizione sociale. Quest’ultima viene ostentata tramite azioni di
consumo vistoso e di differenziazione. È importante sottolineare la necessità di adottare dei
comportamenti distintivi esclusivi che siano facilmente visibili sia all’esterno che all’interno
del proprio gruppo di riferimento. Individui che soggiornano in albergo: il livello
dell’albergo certifica infatti che, se posso soggiornare in un grand hotel, sono ovviamente
incluso nella società più elevata all’interno della quale, però, sono presenti ulteriori
divisioni. La tipologia della camera che posso permettermi definisce così, ad esempio, la
mia posizione all’interno del gruppo.
Per trasformarsi in un fattore di distinzione, il consumo di servizi turistici ha però bisogno di
essere, come già detto, ben visibile all’esterno. L’imitazione e l’inclusione/esclusione sono
due meccanismi utilizzabili come efficaci strumenti di promozione turistica sia della
destinazione che delle singole imprese a partire da quelle alberghiere. Le tracce, non certo
occultate ma, al contrario, ben pubblicizzate dalla presenza dei membri dei gruppi leader,
prima appartenenti alla classe agiata e poi, dopo la Prima guerra mondiale, al mondo dello
spettacolo, sono un fattore importante per posizionare al meglio nella gerarchia
internazionale una destinazione turistica con i suoi servizi e le sue imprese a partire da
quelle ricettive.
LA COMUNICAZIONE
Il ruolo delle cronache mondane presenti nei quotidiani è usato come un potente strumento
di comunicazione capace di orientare i flussi. Tali cronache si rivelano quindi un fattore
determinante anche per dettare il ritmo delle stagioni. A dimostrare l’efficacia di questo
meccanismo di promozione basato sull’imitazione è l’abitudine degli albergatori di inviare
la lista degli ospiti nella quale figurano, ai primi posti, proprio i nomi degli appartenenti
all’alta società.
Gli elenchi delle presenze, nelle rispettive destinazioni, erano poi prontamente ripresi dalla
stampa locale e da quella che si occupa di tratteggiare le cronache mondane finendo così per
dipingere un quadro gerarchico delle diverse stazioni europee determinato proprio dalla
presenza o meno di membri importanti appartenenti all’alta società ed in grado di
influenzare le mode e i comportamenti. Allo stesso tempo questa presenza indica anche, con
certezza, i periodi in cui la località vive la sua stagione più intensa: quella in cui occorre
frequentarla per non risultare esclusi dalla società dei viaggiatori.
Una prima conclusione fondamentale è allora possibile trarla da queste brevi annotazioni
relative alle stazioni termali e balneari. Se tale stile di vita può divenire monotono quello
che veramente conta di più per i frequentatori delle stazioni è lo spettacolo costante della
folla sommato alle molteplici occasioni d’incontro, di conoscenza, di conversazione offerte
dalla società presente nelle stazioni termali e balneari: una teoria di spazi diversi, come le
passeggiate lungo il mare, pieni di risorse utili per la distinzione sociale e, soprattutto, per
vedere ed essere visti e imitare.
La vivace realtà delle stazioni permette perciò di cogliere un passaggio determinante il cui
pensiero di fondo è pur sempre quello dell’utilizzo di una pratica turistica come elemento in
grado di certificare, in modo netto e, soprattutto, ben visibile all’esterno, l’avvenuto
completamento di un percorso di riposizionamento sociale verso l’alto.
“Località termali e località balneari, d’altra parte, sono strettamente apparentate dall’offerta
di un paravento terapeutico, di una legittimazione del viaggio e del soggiorno in una località
attraente basata sulla cura della salute. Tale paravento consente la nascita di un mondo
separato ma accessibile, dove è possibile l’incontro, fino allora negato nella sfera espressiva,
fra aristocrazia e borghesia, la quale può cos’ sperimentare, per la prima volta,
comportamenti trasgressivi.” (A. Savelli, Sociologia del turismo balneare. Turismo,
consumi, tempo libero)

LEZIONE 9 – 29 OTTOBRE
TURISMO DI MASSA
Partendo dalla sistemazione e codificazione del fenomeno turistico nella tappa che si indica
come moderna, secoli XVIII e XIX, dopo la Seconda guerra mondiale si registrerà una
profonda, e progressiva, trasformazione che amplificherà, sotto il profilo economico, quanto
già avviato con il turismo moderno.
Quest’ultimo, infatti, “(…) Porta alla nascita di servizi dedicati a chi si trasferisce in un
luogo diverso da quello di residenza per motivi di piacere e allo sviluppo di città la cui
struttura urbanistica è pensata in funzione del tempo libero (con la costruzione di edifici
dedicati allo svago e all’alloggio dei forestieri. (…)”.
Turismo diventa, progressivamente, un prodotto di largo consumo (democratizzazione).
Aumenta il numero delle imprese turistiche che forniscono dei servizi differenziati a partire
dal prezzo: ad esempio il livello degli alberghi. Impatto economico del turismo cresce e
trasforma i sistemi di produzione (monoprodotto turistico).
Ruolo centrale dei tour operator e delle loro strategie di espansione geografica. Riduzione
dei costi dei servizi turistici grazie alla presenza di grandi imprese turistiche (tour operator)
che praticano delle economie di scala (prodotto definibile di tipo fordista). Periodo che si
conclude verso la fine del Novecento.
Fattori che fanno sì che il turismo diventi un fenomeno collettivo:
- Fattore sociale:
si affacciano sul mondo del turismo i ceti medio-bassi che erano stati esclusi dai
movimenti turistici precedenti d’impronta elitaria. Se, ad esempio, in una destinazione
turistica gli alberghi sono tutti di alto livello è ovvio che una fascia di popolazione
non può soggiornarvi per motivi economici.
L’aumento del numero di coloro che praticano il turismo comporta un incremento
quantitativo della società dei viaggiatori.
L’incremento quantitativo si traduce però in un abbassamento del livello della
preparazione culturale dei turisti in cerca, in larga parte, solo di un prodotto incentrato
sulla componente dello svago.
- Fattore economico:
riduzione dei prezzi del prodotto turistico che avviene grazie all’applicazione al
turismo di economie di scala con una produzione standardizzata che permette agli
imprenditori del settore di ridurre notevolmente i costi di produzione e di collocare
così sul mercato il prodotto finito ad un prezzo accessibile (fordismo).
La pratica turistica, ormai diffusa ed accettata dalla cultura dell’epoca, diventa perciò
accessibile anche economicamente dato che è più un prodotto elitario.
Una larga parte della popolazione può andare in vacanza dato che il prezzo dei servizi
turistici si è ridotto notevolmente.
Diventa fondamentale la riduzione dei costi dei mezzi di trasporto. La prima riduzione
avviene con la diffusione dei viaggi in pullman. In secondo luogo, la motorizzazione
di massa permette, utilizzando l’automobile, di andare al mare con la famiglia.
La vera rivoluzione avviene però nel trasporto aereo dove i voli charter, che si
diffondono dagli anni ‘50/’60 del Novecento, sono la vera fortuna dei TO: aerei a
reazione più grandi e capienti che hanno un costo di gestione più basso e possono
portare un maggior numero di passeggeri. Questa rivoluzione permette di ridurre
notevolmente l’incidenza del costo del viaggio all’interno del pacchetto turistico. Il
TO riduce infatti i costi del viaggio grazie ai voli charter, unitamente alla riduzione di
quelli dei servizi/camere ottenuta con l’apertura di alberghi grandi adatti a sostenere
una domanda fortemente standardizzata.
- Fattore geografico:
il turismo diventa accessibile non solo a fasce di popolazione con redditi più bassi.
Esso diventa anche un fenomeno globale, “tutti e dappertutto”, in seguito alle strategie
dei TO ed alla diffusione dei voli aerei.
Con gli anni ‘70/’80, il turismo di massa diventa, di fatto, globale investendo non solo
le aree del Mediterraneo, ma anche quelle caraibiche, dell’Oceano Indiano e
dell’Estremo Oriente.
Il turismo diventa quindi un fenomeno che supera le barriere poste dalla lontananza
geografica (accessibilità geografica delle destinazioni).
Il luogo simbolico del turismo di massa balneare è la spiaggia (concepita in modo diverso
dal turismo elitario) dove sono presenti tanti servizi per i turisti. La costruzione di una
nuova moda turistica avviene anche grazie alla comunicazione: alto livello di soddisfazione
unito ad un prezzo basso che tutti si possono permettere. Il turismo di massa ha un forte
impatto negativo sul territorio e sulle comunità locali che accolgono i turisti. È un turismo
invasivo che consuma le risorse ambientali generando un forte impatto non solo economico
ma anche sociale sui territori.
Con il turismo di massa diventa importante differenziare il prodotto data la presenza di un
mercato turistico segmentato. La differenziazione permette di essere più competitivi nei
confronti delle destinazioni concorrenti che operano nella stessa fascia di mercato. La
differenziazione consente però anche di essere presenti in diverse fasce di mercato dato che,
un’unica destinazione, può accogliere il turismo di massa (offrendo un prodotto con prezzo
basso), ma anche un turismo di livello più elevato (offrendo prodotti maggiormente
sofisticati).
Posso differenziare una destinazione turistica da quelle concorrenti attraverso la
comunicazione costruendo quindi un’immagine forte e unica. L’idea di fondo è infatti quella
del superamento del monoprodotto turistico indifferenziato, identificabile con quello di base
presente in ogni destinazione: mare, terme, montagna. La necessità di adottare tali strategie
nasce dalla duplice necessità di innalzare la qualità del prodotto turistico e di renderlo (o
farlo percepire) come differente, unico e, quindi, maggiormente competitivo sul mercato.
Differenziando il prodotto-destinazione aumento anche il livello di fidelizzazione dei turisti
che ritornano nella destinazione.

LEZIONE 10 – 30 OTTOBRE
LA SPIAGGIA E IL TURISMO DI MASSA
Il luogo simbolico del turismo di massa balneare è la spiaggia (concepita in modo diverso
rispetto a quella del turismo elitario) dove sono presenti tanti servizi per i turisti. Quello che
si può riassumere con la spiaggia è un modello di turismo non più legato a finalità
terapeutiche e di distinzione sociale dato che è basato sul divertimento unito alla
trasgressione. Un tipo di vacanza balneare di massa, non solo mediterranea, che è riassunto
dalle cinque S: sun, sea, sand, sex, spirit. La costruzione della nuova moda turistica
incentrata attorno alla vacanza balneare avviene anche grazie alla comunicazione che
propone un prodotto turistico incentrato su un alto livello di soddisfazione unito ad un
prezzo basso largamente accessibile.
MODELLI DEL TURISMO DI MASSA
Il turismo di massa ha un forte impatto negativo sul territorio e sulle comunità locali che
accolgono i turisti. La presenza continuativa dei turisti, fa si che la comunità locale che li
accoglie subisca dei cambiamenti. È un turismo invasivo che consuma le risorse ambientali
generando un forte impatto non solo economico ma anche sociale sui territori.
Soglia critica: indica il momento in cui la presenza dei turisti crea irritazione e causa quindi
un abbassamento del livello di soddisfazione, per la loro presenza, da parte della
popolazione locale (fasi dello sviluppo e del consolidamento). La presenza dei turisti
diventa troppo invasiva, strade e mezzi pubblici sempre affollati, motivo per cui viene
accettata con difficoltà sempre crescenti. Una piccola isola, ad esempio, ha una soglia critica
molto bassa rispetto ad una grande città. La soglia critica dipende infatti dalla
conformazione/estensione/fragilità del territorio che riceve i flussi turistici.
Alcuni fattori importanti per definire l’impatto sociale del turismo sono:
- La distanza economica tra i turisti e la popolazione residente;
- La distanza culturale, religione, tradizioni, usi e costumi, presente tra turisti e
popolazione;
- La presenza storica dei turisti in un territorio. Ogni destinazione ha infatti una sua
storia turistica che inizi in periodi diversi. Se i turisti sono presenti da lungo tempo,
l’impatto sociale è avvenuto in modo più lento e meno invasivo.
- Se invece i turisti si manifestano in modo improvviso in realtà che non li hanno mai
accolti l’impatto sociale è più traumatico.

TURISMO DIFFUSO
Non si creano grandi concentrazioni di turisti (non ci sono zone affollate). Gli insediamenti
per i turisti sono sparsi sul territorio. Questo tipo di rapporto tra il turismo e il territorio
presenta dei costi sociali ed ambientali di diverso livello. Il contatto con i turisti crea delle
attività imprenditoriali quindi si genera un’economia dinamica e innovativa.
TURISMO AD ENCLAVE
Ciò che caratterizza il modello ad enclave è lo sviluppo territoriale del turismo basato sul
principio di netta separazione fra residenti e turisti. Questo modello di sviluppo permette di
ridurre al minimo i costi sociali e ambientali del turismo. Tutti i miglioramenti apportati
(modernizzazione delle infrastrutture) sono però rivolti ai turisti risultando accessibili solo
in minima parte alla popolazione.
Anni Settanta il turismo muove i primi passi nell’arcipelago delle Maldive: nasce la prima
stazione balneare, dalla fine degli anni Settanta divennero sempre più importanti gli
investimenti dei TO europei. Negli anni Ottanta venne costruito l’aeroporto internazionale
di Male e lo stato creò infrastrutture, come gli aeroporti, per garantire i collegamenti fra le
isole per i turisti. Vennero selezionate alcune piccole isole disabitate e concesse agli
investitori affinché le trasformassero in isole-resort.
Modello dell’enclave è separare nettamente il turista dal residente, l’enclave perfetta:
Maldive. Sono un arcipelago dell’Oceano indiano e qui è stato possibile adottare una sorta
di separazione perfetta, vengono destinati alcuni atolli esclusivamente ai turisti. Quali sono i
vantaggi? Si riducono i costi sociali perché l’incontro turisti-residenti è ridotto al minimo. I
turisti possono avere comportamenti diversi rispetto alla gente che vive. Però questo
modello è piuttosto debole perché non agevola l’innovazione e non aiuta la crescita di
un’impresa turistica locale (è modello creato dai TO). L’isolamento dei turisti dalla realtà.
Questo modello funziona prevalentemente sulle isole perché è presente una conformazione
geografica che allontana fisicamente i turisti dai residenti.
LEZIONE 11 – 5 NOVEMBRE
IL TURISMO POSTMODERNO
Il turismo postmoderno riguarda la fase attuale del turismo che possiamo far iniziare negli
anni Novanta del Novecento.
Il turismo postmoderno è infatti quello attuale caratterizzato, ad esempio, dai voli a basso
costo, dal turismo enogastronomico e dal turismo che scopre i territori, dall’albergo diffuso,
dal rispetto della natura. È una forma di turismo attento a non essere invasivo in modo tale
da risultare sostenibile sia per il territorio che per la società che accoglie i turisti.
In sintesi possiamo dire che il turismo postmoderno presenta la seguenti caratteristiche. Il
turista intende la pratica turistica come un’esperienza multiforme e, possibilmente, unica. Si
affermano delle nuove forme di turismo. Emerge l’attenzione al territorio ed alla sua
valorizzazione. Sono presenti diversi interessi condivisi da gruppi di turisti, come quello per
l’enogastronomia, che orientano i flussi.
Le imprese turistiche sono sia diffuse che molto differenziate in base ai servizi offerti. Si
registra il superamento del prodotto fordista in favore di un’offerta di proposte turistiche
fortemente personalizzate. Rispetto ai secoli precedenti, il turismo postmoderno è
caratterizzato dalla presenza di brevi soggiorni che sono però frequenti durante l’anno.
È un turismo che supera il prodotto fordista/standardizzato (come quello proposto dai TO)
in favore di uno maggiormente personalizzato, legato all’esperienza personale: turismo
esperienziale. L’esperienza proposta deve però essere variegata ed unica. Il turista non
consuma infatti un prodotto, ma vive un’esperienza che deve essere, in qualche modo,
costruita su misura per le sue esigenze. Non si cercano più dei prodotti turistici
standardizzati, ma delle esperienze innovative ed altamente personalizzate.
Il prodotto del TO esiste ancora, ma è stato modificato guardando ad una maggior
segmentazione, differenziazione e personalizzazione (postfordista). Per dare forma concreta
alle esperienze nascono i nuovi turismi come: il turismo del benessere; le visite ai
produttori; la ricerca dei prodotti tipici; il turismo industriale.
Nel turismo postmoderno si hanno sempre le classiche forme di turismo (balneare, montano,
termale, delle città d’arte e dei laghi) che vengono però declinate in forme esperienziali più
elaborate. L’offerta turistica diventa così sempre più variegata e complessa. Il turismo
postmoderno è un turismo di piccoli gruppi legati dalla condivisione di un interesse comune.
Esso si basa sulla soggettività e sulla propensione individuale a vivere esperienze diverse.
Se lo analizziamo sotto il profilo culturale notiamo che, nel turismo postmoderno, si supera
l’idea della vacanza vista come evasione e divertimento tipica del turismo di massa. La
vacanza diventa quindi un’occasione che offre la possibilità di conoscere altre culture:
un’esperienza più completa e maggiormente elaborata. Nel turismo postmoderno cambia
anche la durata della vacanza. Si tende infatti a puntare su vacanze più brevi, ma diffuse nel
corso dell’anno.
Il tempo libero è utilizzato per soddisfare esperienze differenti: turismo sportivo, culturale,
benessere…Le esperienze si traducono, ad esempio, in brevi soggiorni, facendo sì che, in
periodi non di alta stagione, si generino comunque dei flussi turistici. Si viaggia quindi,
come già detto, durante tutto l’anno (destagionalizzazione) andando alla ricerca di
esperienze diverse a seconda dei vari periodi dell’anno.
Nel turismo postmoderno diventa molto importante la riscoperta del territorio. Si registra
infatti la ricerca di esperienze autentiche (non quelle del turismo di massa), che permettono
al turista di conoscere la realtà locale di un territorio con la sua cultura e la sua identità:
autenticità dell’esperienza turistica. Il turista vuole uscire dall’enclave, non vuole più stare
con gli altri turisti, dato che desidera interagire con i residenti e conoscere, quindi, il loro
vissuto quotidiano e non quello definibile come turistico.
Per tale motivo è ovvio che nascano delle nuove forme di turismo. Nuovi territori, prima
poco attraenti per i turisti, vengono ora valorizzati. In questa valorizzazione rientra, ad
esempio, l’aspetto delle città d’arte, che diventano importanti grazie anche alla riscoperta
dei centri storici ed alla loro pedonalizzazione, senza però trascurare l’interesse del turismo
culturale per i borghi anch’essi oggetti di progetti di recupero architettonico e di
valorizzazione.
Dai voli charter ai low cost
I voli low cost sono divenuti uno dei simboli del turismo postmoderno dato che, al pari del
treno e dei voli charter, hanno sostenuto lo sviluppo dei viaggi brevi. La base per la nascita
di queste compagnie la pone la politica di liberalizzazione del trasporto aereo avviata, negli
Stati Uniti, a partire dagli anni Settanta del Novecento. Il modello di business adottato
permette così di commercializzare, tramite una forte campagna di marketing, i biglietti ad
un prezzo molto basso.
Questo modello di business si basa:
- sul canale di vendita offerto dal web;
- sull’operatività dei voli, almeno nella fase iniziale, che operano da aeroporti di livello
secondario;
- sulla sosta breve dei velivoli per le operazioni di sbarco e imbarco dei passeggeri;
- sull’utilizzo giornaliero prolungato dei velivoli utilizzati che sono tutti dello stesso
modello;
- su un alto livello di occupazione dei posti almeno dell’80%.
Inoltre, sempre nella fase iniziale, i posti a bordo non sono prenotabili, mentre, durante il
volo, non viene incluso nel prezzo del biglietto nessun servizio aggiuntivo. La pulizia
dell’aeromobile, infine, è affidata all’equipaggio. Il successo dei voli low cost ha creato le
premesse per il successo di nuove destinazioni turistiche, prima di difficile accessibilità sia
geografica che economica, coinvolgendo così i territori interessati dalla presenza di queste
compagnie in veri e propri programmi di sviluppo turistico.
LEZIONE 12 – 6 NOVEMBRE

IL TURISMO IN ITALIA
L’ITALIA: UN PAESE A TURISMO DIFFUSO
Il turismo in Italia può essere analizzato adottando anche un’ottica comparativa in modo tale
da istituire un confronto con quello degli altri paesi europei. L’Italia è un paese, sia nel
passato che nell’epoca attuale, considerato a turismo diffuso. Il turismo è presente in tutte le
sue forme: balneare, termale, invernale, culturale, enogastronomico, montano, naturalistico,
sportivo, lacustre. Le pratiche turistiche moderne più antiche presenti in Italia sono quella
termale e quella culturale. Il turismo culturale si delinea prevalentemente con il Grand
Tour dalla fine del Seicento.
IL TURISMO TERMALE IN ITALIA
Il turismo termale italiano, dal Cinquecento al Seicento, è uno dei più avanzati a livello
europeo. Esso è caratterizzato da elementi di grande modernità e di eccellenza quali:
- proprietà curative delle acque;
- presenza dell’elemento ludico, dello svago, che sarà il modello vincente anche a
livello europeo: la cura unita allo svago.
Dal Seicento inizia una crisi del modello termale italiano determinata dalle trasformazioni
sociali ed economiche in atto. Nell’Ottocento, tuttavia, l’Italia si ritrova in una situazione di
ripresa del turismo termale: se dal Cinquecento al Seicento quello italiano era però stato un
turismo termale all’avanguardia, nell’Ottocento esso risulta ormai non più in grado di essere
un modello di riferimento. Il termalismo italiano non è più all’avanguardia dato che si
sviluppa adottando delle forme di sviluppo importate da altri paesi. L’Italia diventa quindi
un paese ritardatario.
I PUNTI DI DEBOLEZZA DEL TERMALISMO ITALIANO
La perdita di capacità di attrazione dei flussi turistici: gli aristocratici vanno in Germania,
Francia, Impero Asburgico. L’Italia è meno in grado di attrarre i flussi internazionali delle
classi agiate, dato che prevalgono quelli regionali o locali. Questa scarsa capacità di
attrazione è dovuta alla mancanza di stazioni termali di richiamo internazionale.
Per far sì che il turismo si sviluppi in una zona, e per evitarne il declino, è necessaria la
presenza di:
- attori pubblici interessati ad investire per migliorare il territorio;
- attori privati (imprenditori) disposti ad investire (ad esempio nel settore ricettivo);
- attrattive turistiche diversificate (prestigio delle attività curative per quanto
riguarda le terme);  
- attività promozionali e di comunicazione (nel caso termale, i primi promotori sono i
medici che si attivano per far conoscere le proprietà curative delle acque).
TURISMO MONTANO
Per quanto riguarda il turismo montano moderno, l’Italia sviluppa un turismo alpino che
parte in ritardo rispetto a quello termale e balneare dato che siamo ormai nella seconda metà
dell’Ottocento. Inizialmente viene proposto un turismo montano climatico estivo a cui farà
seguito quello invernale. L’Italia non sviluppa in sé un turismo montano originale, ma uno
che potremmo definire di imitazione.
IL TURISMO BALNEARE
L’Italia nasce come destinazione mediterranea invernale nel XIX secolo. Alla fine del
secolo si inizia a pensare di trascorrere al mare i mesi estivi, con conseguente nascita delle
stazioni balneari estive. Una delle più famose, da inizio Novecento, è il Lido di Venezia. Ad
Alassio, ad esempio, si definisce invece, dalla fine dell’Ottocento, una doppia stagione:
invernale, per la clientela internazionale, ed estiva, per quella italiana. Negli anni Venti del
Novecento, sotto il profilo turistico, l’Italia è caratterizzata da flussi turistici consistenti che
andranno poi calando. È presente una generale carenza - soprattutto nell’Italia meridionale –
delle strutture ricettive. Ci si rende maggiormente conto che il modello turistico ha bisogno
di comunicazione e promozione. Nel 1919 nasce quindi l’ENIT finalizzato a promuovere il
turismo italiano all’estero. Per fare tutto ciò l’Italia guarda anche al modello di riferimento
offerto dalla Svizzera.
GLI ANNI TRENTA
Negli anni Trenta, in Italia, si definisce un modello di turismo balneare estivo gerarchizzato,
caratterizzato dalla presenza di diverse destinazioni turistiche:
- destinazioni principali che attraggono i turisti internazionali: Lido di Venezia, Costa
della Liguria, Costiera Amalfitana;
- destinazioni secondarie che accolgono prevalentemente i turisti italiani nella stagione
estiva: sono quelle localizzate sui mari Tirreno e Adriatico;
- destinazioni più modeste pensate per accogliere il turismo escursionistico: la gita in
giornata al mare di chi proviene dalle grandi aree urbane.
Con gli anni Trenta nascono quindi delle nuove destinazioni pensate per essere più
economiche, con servizi più accessibili, progettate per dare la possibilità di andare in
vacanza anche alle famiglie della nascente classe media. La gerarchia delle destinazioni è
definita dalla presenza di alcuni fattori diversificanti:
- STRUTTURE TURISTICHE (a partire dalla tipologia degli alberghi presenti);
- DIVERTIMENTI;
- STORIA TURISTICA della destinazione stessa.
Il turismo ha una dimensione legata allo spazio: la spiaggia degli anni Trenta diventa
molto importante. È una spiaggia attrezzata sul modello di come la conosciamo noi oggi:
file di ombrelloni, cabine, una serie di attrattive e servizi. L’idea di attrezzare la spiaggia per
accogliere i turisti conduce quindi alla centralità dello STABILIMENTO BALNEARE. Si
arriva a superare, sostanzialmente, la giustificazione terapeutica dato che, chi va a
trascorrere un periodo di vacanza non solo balneare, non deve più giustificarsi perché la
vacanza è ormai totalmente accettata a livello culturale e sociale.
La vacanza incomincia ad accentuare la dimensione della trasgressione ormai presente in
una realtà sociale in cui le regole della vita borghese sono piuttosto rigide. Nel momento in
cui si va in vacanza si ‘’esce dagli schemi’’ della vita quotidiana e si possono infrangere le
convenzioni sociali. Per i più giovani essa è una sorta di prova iniziatica che rappresenta una
fuga esaltante dalle abitudini borghesi. La vacanza, in qualche modo, diventa un momento
altro ben definito rispetto alla quotidianità. In Italia, con gli anni Trenta, si definiscono
quindi delle vere e proprie specializzazioni turistiche a seconda delle zone.
IL TURISMO BALNEARE DI MASSA
Negli anni Cinquanta, l’Italia offre un prodotto balneare segmentato adatto ad attrarre una
clientela differenziata. L’offerta ricettiva, diversificata, è infatti caratterizzata da un rapporto
qualità prezzo competitivo: un fattore determinante in una fase in cui la qualità dei servizi
richiesti non è comunque elevata. Crescono le imprese turistiche e cresce anche la domanda
interna.
La domanda interna è un indicatore molto importante del raggiunto benessere tipico del
«miracolo economico». Il turismo è un fenomeno sociale ormai diffuso (democratizzato). La
crescita dell’urbanizzazione ha come effetto quello di far aumentare i consumi turistici: i
grandi agglomerati urbani fanno infatti nascere nei cittadini l’esigenza di spostarsi nelle
destinazioni balneari. Aumenta la domanda interna ed esterna di servizi turistici. Il turismo
balneare e quello montano stimolano poi notevoli investimenti immobiliari nel settore delle
seconde case.
LA DEBOLEZZA DEL MODELLO ITALIANO
L’asse portante dello sviluppo del turismo balneare italiano è la struttura ricettiva a gestione
familiare. Essa offre un’offerta ricca, estremamente variegata, ma è incapace di coordinarsi
facendo sistema: ogni struttura persegue infatti un interesse individuale. L’offerta ricettiva
di base è caratterizzata dalla debolezza qualitativa dei servizi e dalla mancanza di
innovazione. Tale modello imprenditoriale impedisce così di reggere la competizione
internazionale sul medio-lungo periodo.
Il modello familiare intercetta una clientela differenziata, ma va in crisi negli anni Sessanta:
i nuovi concorrenti che si affacciano sul Mediterraneo, in particolare la Spagna, la Grecia e
quella che all’epoca è la Jugoslavia, risultano maggiormente in grado di offrire un prodotto
balneare estivo più competitivo. Queste sono infatti destinazioni nuove ed accattivanti
caratterizzate dalla presenza di un sistema ricettivo standardizzato basato sulla presenza di
grandi alberghi. Questi ultimi sono meglio in grado di trattare con i tour operator impegnati
a costruire dei pacchetti di viaggio economici. Tali destinazioni offrono perciò un prodotto
turistico molto competitivo per il turismo di massa.

GLI ANNI OTTANTA


Negli anni Ottanta, la vera svolta dell’Italia è legata alla rivalutazione del turismo culturale:
inizia quindi una fase di ripresa in cui il turismo culturale si rivela essere un prodotto molto
forte e competitivo rispetto ai “paesi turistici emergenti” rimasti ancorati al monoprodotto
balneare. Emerge, inoltre, il concetto di identità e unicità: se il turismo balneare può essere
relativamente sostituibile, quello culturale è insostituibile ed irripetibile.
Inizia, in Italia, un percorso di valorizzazione delle risorse storiche, paesaggistiche,
artistiche, gastronomiche. Viene evidenziata la necessità di promuovere le proprie risorse in
modo tale da renderle maggiormente note e fruibili ai turisti accrescendone così anche la
competitività interna e internazionale. Per essere competitivi risulta quindi necessario offrire
sul mercato dei prodotti turistici innovativi che siano sostenuti da una migliore
organizzazione dei servizi e da una promozione adeguata.

LEZIONE 13 – 12 NOVEMBRE
IL VIAGGIO IN ORIENTE
Aspetti introduttivi
Il Grand Tour si esaurisce nel periodo napoleonico. Un nuovo tipo di viaggio inizia però ad
affermarsi a partire dall’inizio del XIX secolo: il viaggio in Oriente. Il viaggio al di là del
Mediterraneo rappresenta perciò un momento molto importante del turismo europeo
moderno che possiamo considerare al pari di una proiezione del Grand Tour.
Il viaggio in Oriente classico è esteso alla Grecia, a Costantinopoli ed ai luoghi in cui sono
fiorite le grandi civiltà antiche, a partire dall’Egitto (Alessandria, Il Cairo, Luxor), fino a
Gerusalemme (non più meta solo dei pellegrini, ma anche di moderni viaggiatori e turisti),
per arrivare alle aree archeologiche della Siria, dell’antica Mesopotamia, per spingersi fino
alla Persia.
I processi culturali introdotti al tramonto del XVIII secolo, in buona parte legati
all’avventura in Egitto di Napoleone (1798-1799), avvicinano infatti i viaggiatori europei
all’Egitto ed al Medio Oriente.
Itinerari classici: Egitto dal Cairo al Sudan con la risalita del Nilo; Asia Minore, attuali
Siria, Libano ed Israele.
Itinerari seguono: le pagine della Bibbia; i resoconti delle scoperte archeologiche; le vicende
storiche del Levante; le suggestioni romantiche che, attraverso la letteratura e la pittura,
evocano un Oriente levantino sempre più in grado di interessare i viaggiatori europei.
Una seconda linea di sviluppo geografico del viaggio in Oriente si dirama fino in India per
proseguire, attraverso lo Sri Lanka, verso la Malesia, il Borneo, Singapore, la Thailandia, la
Cambogia, il Vietnam, il Laos, Hong Kong e l’Indonesia dando origine ad un Grand Tour
del lontano oriente. Una ulteriore linea geografica si sviluppa invece in Africa, dall’Egitto,
via terra, fino a Città del Capo oppure in Africa occidentale sviluppandosi, via mare, da
Madeira a Città del Capo. Il viaggio in Oriente rimane però sostanzialmente un viaggio
elitario fino alla metà del Novecento dato che, la stagione moderna, termina con l’inizio
della decolonizzazione avviata dopo la Seconda Guerra Mondiale.
TEMI CHIAVI DEL VIAGGIO IN ORIENTE
Arrivare in oriente. Il primo tema riguarda l’accessibilità, i mezzi utilizzati per arrivare. La
cultura è un fattore importante di spinta per iniziare a viaggiare nell’Oriente più vicino, il
Levante, seguendo le orme di scrittori noti. Il fattore culturale con l’elemento della
distinzione sociale. I membri della classe agiata vogliono infatti, come già visto, distinguersi
e conoscere posti nuovi. Il problema è che il Levante non è facile da raggiungere dato che
richiede viaggi lunghi e faticosi via mare e via terra.
La nave a vapore ed il treno identificano, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, un
binomio inscindibile per rendere maggiormente accessibile geograficamente l’Oriente.
Il primo dato d’interesse lo fornisce l’incremento della velocità, con la conseguente
riduzione del tempo necessario per effettuare il viaggio dall’Europa al Levante.
Il secondo dato è invece la ricerca di un viaggio non solo più breve, come numero di giorni,
ma anche più comodo.
Il terzo dato lo propone la prospettiva di fondo che permette di veder interagire questi assi
fondamentali per la trasformazione del viaggio in Oriente. Per ottenere un trasferimento il
più rapido possibile, visto che i punti di partenza chiave sono Londra e Parigi, è infatti
necessario che il trasporto via terra, assicurato dal treno, e quello via mare, con i piroscafi,
siamo posti in coincidenza tra loro.
LE PORTE DELL’ORIENTE
 Costantinopoli (Istanbul) – porto e stazione ferroviaria
 Beirut - porto
 Giaffa – porto (Tel Aviv)
 Alessandria d’Egitto – porto
Soggiornare in Oriente. L’Oriente non è “comodo”, non ci sono i grandi alberghi, sono
invece presenti condizioni climatiche diverse, malattie, carenze igieniche e nei servizi
essenziali. Per soggiornare sono quindi fondamentali delle strutture ricettive di tipo
“occidentale” perché il turista non è un esploratore ed ha uno scarso spirito di adattamento.
Viaggiare in Oriente. Chi raggiunge il Levante ha il desiderio di esplorare il territorio. La
cultura del viaggio è alla base di quest’esplorazione. Per poterlo fare in autonomia e
sicurezza sono quindi necessarie delle imprese adatte a condurre i viaggiatori dato che non
ci si può muovere in forma individuale.
Trasformare e adattare l’Oriente. La presenza dei viaggiatori e dei turisti modifica il
territorio a partire dalle imprese ricettive e dalle mutazioni indotte nelle attività
imprenditoriali e nel modo di comportarsi. Il viaggiatore è un attore della trasformazione.
Alcuni viaggiatori ritengono poi che le troppe presenze di europei trasformi, in modo non
positivo, il contesto culturale e sociale orientale. Si ha quindi una lettura, da parte dei
contemporanei, del movimento dei forestieri in Levante non priva di annotazioni, che sono
anche di natura critica, sugli effetti generati dalla presenza dei viaggiatori.
«I viaggi di lungo corso diventeranno un semplice cabotaggio, e si democratizzeranno così
il commercio e la navigazione» (G.F. Baruffi, L’Istmo di Suez. Lezione popolare, Stamperia
Reale, Torino, 1857, p. 19). Una decina di anni prima dell’apertura del Canale di Suez
datata 17 novembre 1869, le parole scritte dal sacerdote, docente e viaggiatore, in Europa, a
Costantinopoli ed in Egitto, piemontese Giuseppe Filippo Baruffi (1801-1875) sottolineano
un tema importante per l’evoluzione del viaggio in Oriente, in particolare, e del turismo, in
generale.
«Altrevolte con pochissimo danaro si potea far il viaggio di Palmira, ma dappoichè una
signora Inglese immaginò di farvisi condurre in trionfo, e perciò fare profuse danari e regali
a’ Beduini, questi si sono immaginati che tutti i Franchi hanno tesori, e che se non
profondono moneta per veder Palmira, è spilorceria, grettezza e mal volere, tanto che quel
diletto di milady Ester Stanhope ha fatto crescere a dismisura le pretensioni degli Arabi,
perciocché appo loro un esempio crea un diritto. Tale è l’obbligo che gli Europei i quali
viaggiano per vedere hanno in questa signora, la quale viaggiò per essere veduta».
Carlo Vidua, 1820
Il tema chiave, che ritorna con frequenza nelle pagine dei viaggiatori europei, è quindi
quello della progressiva perdita dell’autenticità sia dei luoghi, trasformatisi in destinazioni
caratterizzate da un grado crescente di artificialità, che dell’esperienza del viaggio orientale:
un’esperienza, quest’ultima, sempre più standardizzata per essere proposta a dei turisti
maggiormente interessati ad un Voyage en Orient ludico e da svolgersi, in gruppo,
muovendosi solo all’interno di quelle porzioni di ambiente orientale ormai adattate ai gusti
occidentali. Le pagine di alcuni viaggiatori, ad inizio Novecento, certificano così una sorta
di fine dell’Oriente mitico del quale risulta ormai impossibile cogliere lo spirito del luogo,
ma solo più un suo simulacro costruito a beneficio dei turisti.

LEZIONE 14 – 13 NOVEMBRE
I VIAGGIATORI EUROPEI IN ORIENTE
Allo scadere dell’Ottocento tutte le pedine della storia del viaggio in Oriente si trovano
ormai definite. Una nuova realtà turistica inizia infatti a delinearsi con maggior vigore.
Nella trasformazione in atto s’intersecano le rimodulazioni sia delle attività economiche
connesse al viaggio, dall’ospitalità ai servizi legati alla mobilità, che dell’identità del
viaggiatore traslata, in diversi casi, in quella del turista occidentale saldamente organizzato,
nei suoi spostamenti sulle strade orientali, in gruppi.
L’organizzazione e la programmazione dei viaggi, come quelli in Egitto, impediscono così
sempre più, a chi raggiunge comodamente in gruppo le rive orientali del Mediterraneo, di
allontanarsi realmente dalle abitudini europee per potersi immergere pienamente nel
contesto locale. L’azione dei turisti risulta perciò composta di rituali d’interazione regolata
già sperimentati, con successo, nelle destinazioni climatiche europee.
Lo sguardo dei viaggiatori si pone sempre come un valido mezzo per la conoscenza dei
territori e delle società che li abitano. L’osservazione durante il cammino costituisce infatti
un valido metodo per comprendere le società nelle quali il viaggiatore si trova a trascorrere
periodi più o meno lunghi di tempo. Lo sguardo di ogni viaggiatore risulta allora di
fondamentale importanza non solo dal punto di vista letterario, ma anche sotto il profilo
sociale ed economico. Il bisogno di autenticità espresso dai resoconti di viaggio denota il
desiderio di vivere il territorio in modo più pieno, non limitandosi quindi ad un fugace
assaggio che permette di assaporarne distrattamente solo gli aspetti esteriori.
Il viaggio come fatto culturale, momento di formazione, elemento dell’interazione sociale,
spesso limitata ed elitaria, e di conoscenza dei territori, con le loro peculiarità, attrattive,
risorse, risulta, anche in Levante, un efficace volano per lo sviluppo di attività
imprenditoriali a partire da quelle dell’erogazione dei servizi ai viaggiatori per proseguire
con il definirsi di un’economia dell’ospitalità basata sul modello dei grandi alberghi già
abbondantemente presenti nell’Europa ottocentesca delle grandi città, delle stazioni termali
e di quelle climatiche balneari e montane. Anche in Oriente si manifesta chiaramente il
legame fondamentale tra l’ospitalità, in primo luogo di alto livello, e l’idea di enclave: la
separazione spaziale tra viaggiatori e residenti. La presenza di tanti spazi protetti che
agiscono come una bolla ambientale è molto importante perché permette al turista meno
avventuroso di avere la sicurezza necessaria per poter fare una qualche esperienza, seppur
fortemente mediata, dell’Oriente.
L’OSPITALITA’ IN ORIENTE
L’ospitalità in Levante ha un punto di riferimento che è presente dalla Grecia alla Persia e
oltre: il caravanserraglio. Queste tradizionali costruzioni per l’accoglienza, e il riposo,
punteggiano infatti, mediamente alla distanza di trenta-quaranta chilometri l’una dall’altra,
le piste carovaniere. Nei caravanserragli la condivisione degli spazi tra uomini e animali è
un fatto non certo inusuale che caratterizza l’esperienza di chi si muove sulle strade del
Levante. Luogo chiave dell’ospitalità orientale, il caravanserraglio è uno spazio polivalente
che, costruito in città o all’esterno dei villaggi, agevola sia l’accoglienza che gli scambi
commerciali.
Un dato emblematico della centralità del caravanserraglio nel quadro degli scambi e della
mobilità levantina, in larga parte inserita nel contesto dell’Impero Ottomano, lo offre il fatto
che, dalla Grecia all’Egitto, alla Persia, il modello architettonico di riferimento, unito alla
gamma dei servizi, che risultano più assenti che presenti, si manifesta, agli occhi del
viaggiatore europeo, con tratti di fondo sostanzialmente simili.
«Questi ostelli, sempre situati fuori dalle mura delle città, sono composti da quattro ali che
si elevano intorno a una corte quadrata che serve da deposito. Gli alloggi sono celle in cui
non si trovano che le quattro mura, della polvere, e talvolta scorpioni. Il custode del kan ha
l’incarico di consegnare la chiave e una stuoia: il viaggiatore si è dovuto precedentemente
rifornire del resto; così deve portare con sé il letto, la batteria da cucina, e anche le
provviste, perché spesso nei villaggi non si trova neanche il pane» ( C. F. Volney, Viaggio
in Egitto e in Siria 1782-1785 (ed. or. 1787), a cura di S. Moravia, trad. it. di E. Del Panta,
Longanesi, Milano, 1974, p. 453).
L'organizzazione a cortile centrale permette infatti di fruire di uno spazio comunitario
accessibile a tutti gli ospiti pensato per l'animazione, lo svago dalle fatiche del viaggio e la
vita sociale.
«Spaziosi cortili, vasti magazzini, ampie gallerie costituiscono nei centri commerciali più
importanti l’assieme di quegli edifizi, nei quali, se non il lusso e l’agiatezza, si trova almeno
un rozzo ricovero contro le intemperie. Il viaggiatore deve provvedersi di tutto l’occorrente
per il vitto suo e della sua carovana, poiché nel caravanserai non gli si dà altro che il locale.
Ognuno pertanto pensa a cucinarsi le vivande, procurarsi le legna, provvedere i foraggi per i
cammelli, i cavalli ed i muli (…). Certamente non bisogna cercare in quei siti la pulizia e gli
agi della vita, che sono un bisogno per gli Europei (…), né torcere il naso alle emanazioni
poco profumate che esalano da quei letami, da quei sudori, da quei fumi, ma pure è forza di
adattarvisi giacché l’Oriente non è l’Olanda (…)» (Conte Stanislao Grimaldi del Poggetto,
Viaggiatore piemontese in Oriente, 1862).
L’ALBERGO ORIENTALE
Due fattori determinanti per lo sviluppo dell'ospitalità orientale tra la seconda metà
dell'Ottocento e l'inizio del Novecento sono facilmente identificabili nella navigazione a
vapore e nello sviluppo delle ferrovie. Questi due fattori sono entrambi in grado di ridurre i
tempi e i disagi del viaggio dall'Europa all'Egitto e al Vicino Oriente favorendo così
l’incremento dei viaggiatori con il conseguente aumento, in diversi luoghi del Levante, della
domanda di servizi ricettivi.
L’albergo orientale:
- è un rifugio sicuro per il viaggiatore europeo;
- è vicino ai luoghi da visitare;
- è fornito di una serie di comodità simili a quelle degli alberghi europei;
- è un luogo importante per la vita sociale grazie alla sua veranda, aperta sul Nilo o sui
siti archeologici, dalla quale il viaggiatore può tranquillamente osservare l’Oriente.
Alcuni alberghi orientali significativi attivi ancor oggi in Egitto sono: Mena House, Winter
Palace e Old Cataract.
UNO SPAZIO PER LA VITA SOCIALE IN ORIENTE: la veranda dell’albergo
orientale
Nel Grand Hôtel europeo, in genere, gli spazi deputati per la vita sociale sono
prevalentemente quelli interni, mentre la passeggiata o il parco provvedono ad alimentare
l’interazione della stazione climatica.
Nel Grand Hôtel d’Oriente, invece, non sono tanto le porte girevoli ad attivare il
meccanismo dell’inclusione e dell’esclusione. Il compito spetta invece alla veranda la cui
funzione, da pratica ed architettonica, ingloba anche quella della vetrina sociale.
Indispensabile, infatti per mitigare gli effetti del sole e del calore offrendo ombra e frescura,
la veranda prolunga gli spazi comuni per la vita sociale dell’albergo proiettandoli verso
l’esterno.
La veranda orienta così la sua funzione di spazio sociale caratterizzandosi per tre temi
chiave:
- sostituisce, in diversi casi, il ruolo della hall d’ingresso;
- rappresenta un anello di congiunzione tra l’esterno e l’interno, tra l’Oriente e
l’Occidente;
- soddisfa il desiderio degli ospiti di avere uno spazio esterno in cui poter vivere, data la
mitezza del clima, all’aria aperta;
- la veranda rialzata stacca poi fisicamente l’ospite dalle insidie, come quelle della
polvere, del territorio offrendogli un approdo sicuro in cui praticare l’arte della
conversazione.
La vita del Cairo o delle altre città dall’Africa all’Asia, metafora del fluire della vita
dell’Oriente stesso, scorre infatti solo a pochi passi dalla veranda, ma è infinitamente
lontana.
L’albergo si delinea così come un mondo a parte, un universo separato, una sorta di
microenclave che è il punto di ritrovo dell’elegante società elitaria dei viaggiatori
occidentali colta nelle soste del viaggio in Oriente. La veranda, al pari della passeggiata, è
quindi il luogo deputato dell’Oriente in cui è necessario essere presenti per “vedere ed
essere visti”. Dall’Europa all’Egitto, la vita sociale legata al viaggio internazionale trova,
nell’evoluzione in senso occidentale delle forme dell’ospitalità levantina, il suo
palcoscenico ideale per recitare il proprio ruolo sociale basato sulla distinzione e
sull’imitazione.
L’ALBERGO ORIENTALE E LE SUE CARATTERISTICHE PRINCIPALI
L’albergo orientale usa modelli architettonici esterni dal territorio (solitamente sono quelli
europei adattati alle condizioni climatiche). La forma esterna tende, infatti, ad identificare
l’albergo come “europeo”. La dimensione locale appare solo negli elementi decorativi
interni. Il viaggiatore in cerca dell'Oriente richiede di fruire di un esotismo temperato,
mitigato dalle comodità degli alberghi ai quali è stato abituato dalla sua condizione di
membro della classe agiata.
Il viaggiatore all'albergo orientale richiede le comodità occidentali collocate però in un
contesto in qualche modo orientaleggiante. Il viaggiatore che si muove lontano dall’Europa
richiede poi la presenza di un ambiente famigliare, per forme e comodità, nel quale poter
interagire con i propri simili, con i rappresentanti del mondo occidentale, diplomatici,
militari, commercianti, presenti nelle città visitate. Nei momenti di sosta durante l’itinerario
in Oriente, il viaggiatore necessita infatti di un’interazione che ricrei quella presenta nella
vita sociale europea.
Il ritrovarsi ad agire, per gli europei in Oriente, in uno spazio ridotto e intimo, lascia quindi
emergere i meccanismi dell’interazione messi in atto all’interno della società dei viaggiatori:
- consigli e riflessioni da offrire a chi avrebbe certamente ripercorso i medesimi
itinerari e relativi ai tanti aspetti, a partire dagli inevitabili disagi, del viaggio
materiale;
- scambio di notizie sui rispettivi paesi di provenienza;
- valutazione dei servizi offerti o non offerti dal mondo orientale.
L’ALBERGO ORIENTALE
In sintesi possiamo osservare che l’albergo orientale:
- è sia un rifugio per gli occidentali che un mezzo di sviluppo delle attività
commerciali, e poi turistiche, diffusosi, in modo sostanzialmente unitario, in un arco
di tempo racchiuso tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima del Novecento;
- è il simbolo della presenza dei viaggiatori europei e del loro stile di vita;
- è un simbolo dell'avventura del viaggio in Oriente e in Africa;
- è un rifugio sicuro dove poter sia estraniarsi dal contesto locale che interagire con gli
altri europei, non solo viaggiatori, presenti;
- è un microcosmo elitario, ad accesso in qualche modo regolamentato, in cui poter
praticare, in una cornice elegante, i comportamenti tipici della vita sociale;
- è un frammento della lontana Europa trasferito sotto i cieli d'Oriente.
L’EGITTO STAZIONE CLIMATICA INVERNALE
Fin dalla seconda metà dell’Ottocento, l’orizzonte orientale identificato con l’Egitto si
sposta ben oltre le Piramidi. Il richiamo dell’Alto Nilo, di Luxor e Aswan in primo luogo,
diventa allora irresistibile per i viaggiatori e per chi è alla continua ricerca sia di giovamento
per la propria cagionevole salute che di forme di distinzione indispensabili per ostentare la
propria posizione sociale privilegiata.

LEZIONE 15 – 19 NOVEMBRE

ORIENT-EXPRESS
Un treno per l’Oriente
ARRIVARE IN ORIENTE: IL TRENO
Per quanto riguardò l’Oriente ottomano, dall’inizio del Novecento, i viaggiatori interpretano
Costantinopoli non solo come il loro punto di arrivo, ma anche come quello di partenza per
le destinazioni del vicino Oriente rese geograficamente accessibili. La nuova rete ferroviaria
messa a disposizione dei passeggeri permette infatti di portarli in località dai nomi
fortemente evocativi, come Baghdad o Damasco, che risulteranno così essere ben
posizionate nelle mappe mentali dei viaggiatori in Oriente.
Dove comincia l’Oriente per il viaggiatore europeo?
VERSO COSTANTINOPOLI
La diffusione delle ferrovie, negli ultimi decenni dell’Ottocento, migliora il collegamento
tra Parigi e Costantinopoli rendendo così più comodo e veloce l’accesso ad una delle città
simbolo dell’Oriente: Costantinopoli. La via di terra attraverso i Balcani, la «terza via» è
infatti un’alternativa agli itinerari via mare: Parigi-Marsiglia e Parigi-Trieste con
prosecuzione, in piroscafo, direttamente per Costantinopoli. Il collegamento ferroviario
attraverso i Balcani, definitosi alla fine dell’Ottocento, evidenzia però la necessità di
studiare delle risposte efficaci per i viaggiatori diretti a Costantinopoli.
GEORGES NAGELMACKERS (1845-1905)
Nel 1884 venne fondata la Compagnie Internationale des Wagons-Lits et des Grands
Express Européens. Il nuovo concetto introdotto per migliorare i lunghi viaggi in treno parla
il linguaggio della comodità messa al servizio della mobilità. L’idea dell’imprenditore belga
Nagelmackers è infatti quella di offrire ai viaggiatori un’opportunità fino ad allora
sconosciuta: spostarsi velocemente senza però dover rinunciare al riposo. Le ore del viaggio
in treno trascorrono infatti all’interno di ambienti decisamente più confortevoli, risultando
paragonabili ad un albergo viaggiante, rispetto a quelli dei convogli abituali dell’epoca.
Il passo inziale verso l’Oriente la CIWL lo fa con un primo treno che, composto solo di
vetture letto, nell’ottobre 1882, in 28 ore di viaggio collega Parigi a Vienna. A bordo del
Grand Express d’Orient sono presenti, tra gli invitati, anche dei giornalisti.
4 ottobre 1883 è il giorno in cui il treno per l’Oriente si lascia alle spalle la gare de
Strasbourg di Parigi (attuale gare de l’Est) dando inizio al suo viaggio inaugurale con
destinazione Costantinopoli. Il convoglio, che è riservato a quaranta invitati della
Compagnie, ha una composizione piuttosto ridotta: due vagoni di servizio; due carrozze
letti, ognuna con venti posti e due toilette; un vagone ristorante. La velocità del treno passa
dai 70 chilometri orari iniziali ai 45 consentiti dalla strada ferrata in Ungheria per proseguire
poi la sua marcia, in Romania, viaggiando ai 30 all’ora.
DA PARIGI A COSTANTINOPOLI
Il treno parte da Parigi alle 18.25 per arrivare a Vienna, dopo una sosta a Monaco di
Baviera, alle 20.13 del giorno successivo. Da Vienna in avanti la serie delle stazioni
chiamate a scandire la marcia del treno di lusso è aperta, dopo sei ore di marcia, da
Budapest. Belgrado e Niš, invece l’Orient-Express le raggiunge, rispettivamente, dopo 7 e
13 ore di viaggio da Budapest. Di altre 6 ore di marcia il convoglio ha invece bisogno per
affacciarsi a Sofia: l’ultima fermata prima di entrare, dopo oltre 67 ore e 46 minuti
complessivi di viaggio, nella stazione di Sirkeci a Costantinopoli. Il tempo di percorrenza,
grazie all’aumento della velocità, si sarebbe poi ridotto a 61 ore nel 1900 .
I treni partono da Parigi il martedì e il venerdì alle sette e mezza di sera; i viaggiatori
dell’Orient-Express arrivano a Costantinopoli il sabato ed il martedì alle sette del mattino,
dopo un viaggio che, inizialmente, è di 81 ore 30’. Dopo i primi anni di attività dell’Orient-
Express, il tempo di percorrenza da Parigi a Costantinopoli si riduce di 14 ore portandosi a
67 ore e 46 minuti. L’unione, dal giugno 1889, della tratta Belgrado-Niš con quella
Filippopoli (Plovdiv)-Costantinopoli, via Pirot e Sofia, collega, infine, direttamente
l’Occidente all’Oriente senza trasbordi o avvicendamenti di mezzi.
IL PERA PALACE DI COSTANTINOPOLI
La rete ferroviaria agevola infatti l’accessibilità dell’Oriente ma, allo stesso tempo, dimostra
anche quanto una destinazione di arrivo, ed anche di transito, necessiti di un contestuale
sviluppo del settore ricettivo di alto livello indispensabile per non lasciare l’esperienza del
viaggio in treno di lusso parzialmente incompiuta.
Per dotare Costantinopoli di un moderno albergo è decisivo l’intervento della Compagnie
Internationale des Wagons-Lits che, l’11 aprile 1894, aveva intanto costituito la Compagnie
Internationale des Grand Hôtels.
Il Pera Palace, aperto nel 1892, si configura subito come una struttura alberghiera
caratterizzata dall’avere la dotazione più ampia sotto il profilo tecnologico: ascensore,
bagni, docce, illuminazione elettrica e riscaldamento a vapore.
L’appartenenza della struttura ricettiva ad un gruppo diffuso con i suoi alberghi di alto
livello nelle località chiave per il movimento dei flussi europei le offre un forte valore
aggiunto. L’essere inserita in una catena alberghiera agisce infatti, per il grande albergo, sia
come un supporto determinante sulla strada dell’unicità del soggiorno che come un evidente
fattore di differenziazione dell’ospitalità proposta del Pera Palace. L’albergo orientale
fornito delle comodità e della vita mondana di tipo europeo risulta, inoltre, non certo privo,
dell’indispensabile componente della distinzione sociale.
L’età di maggior prestigio dell’Orient-Express si protrae fino agli anni Trenta del
Novecento.
A catturare principalmente l’attenzione dei passeggeri è la novità offerta dall’albergo di
lusso viaggiante. Le vetture sono infatti valorizzate al massimo grazie all’elegante
allestimento degli spazi interni. Il treno di lusso ha un grande impatto economico e sociale
sull’evoluzione del turismo moderno dimostrando, prima di tutto, l’importanza di rendere il
viaggio veloce e comodo migliorando, di conseguenza, l’accessibilità geografica delle
destinazioni sia europee che orientali. Sul convoglio sono fondamentali, come nei grandi
alberghi, gli spazi comuni destinati alla vita sociale e mondana a bordo: il vagone ristorante
e quello salon per la conversazione. Il viaggio in treno necessita infatti di essere percepito
come una vera e propria esperienza da vivere all’interno di un microcosmo elitario.
LA COMUNICAZIONE
Centrale, fin dal primo viaggio, è il ruolo della comunicazione che deve trasmettere un’idea
ben precisa: il viaggio in treno non è solo uno spostamento. Esso ha infatti la funzione di
rendez-vous per la società elegante dell’epoca (distinzione sociale). Per ottenere tale
risultato, un ruolo determinante lo svolge la comunicazione, a mezzo stampa, che
contribuisce a far conoscere la nuova possibilità di muoversi. Per attrarre la società elegante
dell’epoca, la comunicazione propone infatti il viaggio come un’esperienza unica per:
velocità, comodità e dimensione esclusiva mondana.
IL SIMPLON-ORIENT-EXPRESS
1906. Apertura tunnel ferroviario del Sempione. La costruzione del traforo alpino rende, da
Parigi, molto più facile raggiungere a Milano e Venezia. La rotta verso sud offre quindi una
valida alternativa per il viaggio verso Costantinopoli. Nasce così, nel 1906, un nuovo Grand
Express: il Simplon-Orient-Express. Il treno viaggia verso Milano per proseguire via
Venezia e Trieste prima di raggiungere Costantinopoli via Zagabria e Belgrado.
Immediatamente dopo la Prima guerra mondiale c’è un notevole rilancio dei viaggi in
Europa e in Medio Oriente. In un primo momento, si decide di evitare il transito in Austria
ed in Germania per i tragitti verso la Grecia e la Turchia, utilizzando quindi il Passo del
Sempione, da cui deriva, come già detto, il nome del nuovo treno: Simplon-Orient-Express.
L’itinerario prevede la partenza da Parigi, con passaggio a: Digione, Losanna, Brig, tunnel
del Sempione, Stresa, Milano, Venezia, Trieste, Zagabria, Belgrado e Niš da dove inizia la
diramazione del percorso: una sezione è diretta a Sofia e Costantinopoli; l’altra verso
Salonicco e Atene.
Il viaggio da Parigi dura ora 56 ore (con le tradizionali 3 notti a bordo) ed è il più veloce
dell’epoca. Il Simplon-Orient-Express rappresenta, per un ventennio durato fino alla
Seconda guerra mondiale, l’eccellenza del servizio e le sue dotazioni a bordo sono
costantemente aggiornate per garantirne il prestigio necessario al treno per l’Oriente.
TAURUS-EXPRESS
Negli anni Trenta del Novecento, infine, il Taurus-Express attraverserà il Bosforo per
raggiungere il Levante: “En pratique, les voyageurs descendent à la gare de Sirkeci, sur la
rive européenne d’Istanbul, prennent un ferry et montent dans la rame en correspondance à
la gare d’Haydarpasa, sur la rive asiatique. Ce train porte le nom de Taurus Express, en
reference à un massif montagneux. A l’embranchement d’Eskisehir, la rame est coupée en
deux, une partie gagnant Ankara, l’autre Alep. En 1930-31, le trajet s’allonge vers le Liban
avec Tripoli et Beyrouth en attendant Damas puis Haifa et Le Caire. D’autres ramifications
permettront d’atteindre Bagdad et même Bassorah. Un trajet en automobile ajoute Téhéran à
cet exceptionnel collier de perles”(J. des Cars, L’Orient Express, un train de légende, in Il
était une fois l’Orient Express, France, 2014, p. 27 and 29).

LEZIONE 16 – 26 NOVEMBRE

VIAGGIARE IN ORIENTE
Il dragomanno: mediatore e imprenditore

IDEE CHIAVE DEL VIAGGIO IN ORIENTE


 Arrivare in Oriente (nave o treno).
 Soggiornare in Oriente (caravanserraglio e albergo orientale).
 Viaggiare in Oriente (dragomanno, crociera sul Nilo, Thomas Cook & Son).
 Adattare l’Oriente (attività imprenditoriali necessarie per «addomesticare» il viaggio
e renderlo accessibile a più persone).
IL DRAGOMANNO
Nell’economia del viaggio in Levante, il dragomanno svolge un ruolo chiave nel sostenere il
più ampio processo di sviluppo del viaggio progressivamente definitosi tra la seconda metà
del XIX secolo ed i primi decenni del XX. La sua attività può quindi essere letta come una
declinazione originale, e specifica, di un modello di impresa di viaggio tarato sia sulle
esigenze dei viaggiatori che sulle peculiarità di territori. Questi ultimi sono sostanzialmente
privi delle strutture basilari per renderli accessibili ai viaggiatori che devono quindi ricorrere
a delle forme di mediazione.
Il dragomanno consente quindi ai viaggiatori che lo ingaggiano il superamento di una serie
di difficoltà linguistiche e ambientali. Il viaggiatore europeo con buona capacità di spesa
«interpone fra sé e il mondo esterno un folto seguito che lo assiste nel corso del viaggio e
che di volta in volta gli predispone con cura le soste anche nei luoghi più inospitali» (A.
Brilli, Il viaggio in Oriente, il Mulino, Bologna, 2009, p. 200).
Con il dragomanno, qualche giorno prima della partenza, il viaggiatore stipula un contratto
che permette, in base alle varie formule, di pianificare l’itinerario. Con la sottoscrizione del
contratto eseguita, per maggior garanzia del viaggiatore europeo, in presenza del Console, si
definiscono poi dettagliatamente le diverse voci di spesa. Unitamente al contratto, si
stabilisce che il pagamento della maggior parte del compenso pattuito è da versare solo al
termine del viaggio. Si tratta di un accorgimento che, unitamente al contratto, consente di
controllare al meglio l’operato dell’“imprenditore levantino” del quale il viaggiatore tende a
diffidare.
Per quanto riguarda i costi del viaggio possiamo osservare che essi variano a seconda delle
formule di servizio scelte per l’itinerario. Una prima formula lascia al dragomanno i compiti
classici di provvedere a tutto tranne che al vino. Una seconda, che risulta molto più ridotta,
chiede al dragomanno di provvedere solo ai cavalli ed alle bestie da carico per i bagagli,
rinunciando invece al campo tendato in favore dell’ospitalità nei conventi, negli alberghi,
nei caravanserragli o nelle case private.
In entrambi i casi è a carico del dragomanno l’ingaggio delle guide locali. A partire dal
dragomanno per arrivare ai domestici senza però dimenticare i cavallari ed i portatori, oltre
al prezzo convenuto, tutti si attendono però dal viaggiatore il fondamentale Bakscish. In
Levante, il dragomanno, interprete e mediatore tra due culture, ben simboleggia, al di là
degli aspetti tecnici presenti nel contratto di viaggio, l’incontro tra il mondo occidentale e
quello orientale.
Al dragomanno si affidano però anche, considerandolo al pari di una sorta di agenzia
corrispondente presente sul territorio, i gruppi dei pellegrini in Terra Santa.
Gli organizzatori del pellegrinaggio sottoscrivono così anch’essi un dettagliato contratto:
«L’interprete (Dragomanno) sottoscritto intraprenditore di viaggi e conduttore di carovane,
s’impegna a condurre tutte le Carovane, che gli verranno inviate dal Comitato dell’Opera
dei Pellegrinaggi in Terra Santa d’Italia, il quale favorirà informarlo alcuni giorni avanti, del
numero approssimativo dei pellegrini, e del giorno che dovranno sbarcare a Iaffa» (D. Faija,
Breve viaggio pei luoghi santi della Palestina nel 1873, Palermo, 1873, p. 178).
Guardando oltre alla visione classica del dragomanno come indispensabile mediatore
indispensabile del viaggio in Oriente occorre evidenziarne, in merito al viaggio materiale,
anche la notevole capacità imprenditoriale che si traduce nella costruzione di un “pacchetto
turistico”. Prima del diffondersi, negli ultimi decenni del XIX secolo, dell’attività della
Thomas Cook & Son, il dragomanno dimostra infatti che, in Levante, è già presente una
struttura imprenditoriale prototuristica capace di offrire al viaggiatore, ad un prezzo
convenuto, vitto, alloggio, cavalcature e trasporto dei bagagli. Possiamo perciò paragonare il
dragomanno al vetturino attivo nell’Italia del Grand Tour.
IL VETTURINO NELL’ITALIA DEL GRAND TOUR
Ai viaggiatori, il vetturino offre, dopo averne preventivamente pattuito il prezzo con i
locandieri dislocati lungo il percorso, vitto (colazione e cena) e alloggio. Il vetturino, ad un
prezzo competitivo, propone perciò una sorta di “pacchetto” di servizi necessari per
viaggiare in Italia. La vettura, ad uso esclusivo, procedendo con un’andatura moderata
permette agli occupanti sia di socializzare che di ammirare il paesaggio. I viaggiatori hanno
anche la possibilità di avere un più stretto contatto con le popolazioni dei luoghi attraversati
caricando così l’itinerario di una sua autenticità.
VIAGGIARE CON THOMAS COOK
I viaggiatori organizzati da Thomas Cook si mettono invece in evidenza per alcuni altri tratti
distintivi che possono essere così riassunti:
- la ben più ampia dimensione dei gruppi;
- l’essere sempre guidati nei loro spostamenti;
- l’avere delle esigenze scientifiche, culturali e di conoscenza dei luoghi visitati
decisamente inferiori rispetto ai viaggiatori individuali.

IL DRAGOMANNO IMPRENDITORE DEL VIAGGIO IN ORIENTE


Per organizzare il viaggio, il dragomanno offre ai viaggiatori un servizio in grado di
alleviare le difficoltà dell’itinerario: il campo tendato che accompagna le carovane dei
viaggiatori. Il campo tendato comprende: le tende per ospitare da due a tre viaggiatori
accanto a quella per consumare i pasti; la cucina e i tavoli, i letti da campo in ferro con
materassi, lenzuola, coperte, cuscini e asciugamani, seggiole, tappeti ed oggetti vari
necessari a rendere più comodi gli spostamenti all’interno di spazi spesso desertici. Agli
ordini del dragomanno, agiscono cavallari, mulattieri, camerieri e, naturalmente, il cuoco.
È questo un compito faticoso ed impegnativo che rende il dragomanno un portatore di
istanze imprenditoriali particolarmente utili per l’evoluzione del viaggio in Oriente e del
turismo moderno. La carovana è quindi un microcosmo che, in una logica di
autosufficienza, affronta gli spazi del Levante offrendo una «bolla ambientale» al
viaggiatore europeo. La carovana è una sorta di enclave: un gruppo chiuso protetto da una
rete di comodità che allentano l’abissale distanza esistente tra la vita sociale alla quale i
componenti sono abituati e le fatiche del viaggio affrontato percorrendo spazi desertici. I
rapporti tra il mondo esterno ed il gruppo sono totalmente affidati alla mediazione del
dragomanno.
VIAGGIARE IN GRUPPO
Il gruppo di viaggio è un insieme di individui che interagiscono tra loro condividendo
obiettivi, interessi, valori comuni. Esso si caratterizza, al suo interno, per l’annullamento
delle distanze sociali: si è tutti semplicemente dei viaggiatori. Allo stesso tempo, i singoli
componenti mantengono un forte legame con le abitudini del Paese di provenienza finendo
quindi per rafforzare la coesione all’interno del gruppo stesso nel momento in cui esso si
trova immerso in un ambiente percepito come estraneo.
Con gli abitanti del luogo, i rapporti diretti sono deboli o inesistenti essendo mediati dal
dragomanno e dagli accompagnatori. All’interno del gruppo, invece, si instaura una forma
di comunicazione basata su uno scambio di informazioni limitato sul mondo esterno che si
visita senza però, in pratica, relazionarsi con esso visto che ci si affida quasi elusivamente
alla mediazione esercitata dall’accompagnatore. Quest’ultimo è infatti percepito, senza
dubbio, come una fonte autorevole e credibile essendo, inoltre, in grado di influenzare gli
atteggiamenti del gruppo e di provocare dei cambiamenti.
La nuova dimensione del viaggio in Oriente attraverso la carovana offre così l’opportunità
ai viaggiatori ed ai pellegrini europei di potersi muovere all’interno di un sistema ben
regolato, e sempre più ampio come estensione geografica, in grado di garantire la
tranquillità anche ai viaggiatori meno esperti. La carovana ed il gruppo di viaggio
contribuiscono quindi ad adattare l’Oriente al pari di quanto fanno gli alberghi.

LA CRISI DEL DRAGOMANNO


I margini dell’azione imprenditoriale del dragomanno si riducono notevolmente in favore
del nuovo monopolio raggiunto dagli agenti della Thomas Cook & Son. Si tratta perciò di
uno snodo importante che travalica la sola sfera della Terra Santa per coinvolgere l’intera
cultura del viaggio in Oriente e delle imprese impegnate a renderlo sempre più accessibile.
Il dragomanno si trova infatti in una posizione di debolezza non riuscendo più ad avere tutto
il controllo della filiera.
Il dragomanno trovandosi ad operare all’interno di una realtà in cui si registra un crescente
flusso di viaggiatori, agisce ormai in condizioni di debolezza non essendo in grado di gestire
i trasferimenti dal bacino di provenienza dei flussi, l’Europa, al luogo in cui i viaggiatori
avrebbero comprato, con regolare contratto, i servizi da lui offerti.
Matilde Serao evidenzia la lettura classica della funzione centrale del dragomanno per il
viaggio in Oriente ponendo l’accento sul passaggio da semplice interprete ad imprenditore
in grado di facilitare il viaggio sulle strade del Levante biblico.
«Anzi, prima della compagnia Cook, il dragomanno era un signore ed era una potenza: egli
aveva cavalcature, palanchini, tende, letti, attrezzi da cucina e servizi da tavola, in modo che
si contrattava con lui un cottimo di tanti giorni, per tante persone ed egli vi conduceva, vi
forniva di tutto, vi dava il pranzo, il tetto, la scorta ... tutto infine» (M. Serao, Ricordi di
Palestina. Un viaggio nel paese di Gesù, Messaggerie Pontremolesi, Milano, 1989, p. 345).
LEZIONE 17 – 27 NOVEMBRE

DAL CAIRO AL CAPO


Il turismo in Africa

ATTUALITA’ DEGLI ALBERGHI ORIENTALI


Vediamo allora le caratteristiche principali degli alberghi orientali per valutarne gli attuali
punti di forza.
Prima di tutto essi sono oggi intesi come delle strutture ricettive dotate di una loro precisa
identità: un punto di partenza per ripercorrere la storia dei luoghi. Questo tipo di albergo dà
poi al viaggiatore-ospite il gusto del fluire del tempo da vivere soggiornando in un ambiente
comodo, ma non omologato: un punto di forza rispetto alla spersonalizzazione
dell’accoglienza standardizzata.
L’emblema dell’inautenticità del turismo moderno in Oriente riacquista quindi un suo
significato distintivo se lo paragoniamo agli imponenti alberghi contemporanei slegati però
dal contesto storico in cui sono ubicati. L’albergo orientale è spesso stato il primo ad essere
costruito in quella destinazione turistica motivo per cui occupa una posizione privilegiata
che contribuisce ad aumentarne il richiamo internazionale. Il tempo trascorso dall’apertura
ha anche permesso alla struttura storica di sedimentarsi sul territorio divenendone parte
integrante: una sorta di attrattiva in sé ormai imprescindibile dall’immagine del luogo.
La strategia di marketing è quindi quella di conservare il valore iconico del nome, indice
anche di un’esperienza unica, dotando però l’albergo dei servizi necessari per essere
competitivo sull’esigente mercato dell’ospitalità di lusso. Gli alberghi orientali propongono
infatti non solo il richiamo del passato unito a scrittori o personaggi noti che vi hanno
soggiornato, ma trasmettono un’idea del viaggio capace di andare oltre la cultura dell’istante
per rimandare alla memoria di un’epoca. Dopo la trasformazione massiccia del territorio
causata dal turismo di massa, la rilettura attuale degli alberghi orientali tende quindi ad
identificarli come i testimoni del viaggio romantico d’altri tempi sublimato dalle pagine di
scrittori famosi.
DAL CAIRO AL CAPO
Il processo di trasformazione aperto anche in Africa dalla costruzione delle ferrovie è un
volano per lo sviluppo dei viaggi e dell’ospitalità. Nell’orizzonte africano, tenendo sempre
come linea di riferimento l’ideale asse ferroviario pensato per unire il Cairo a Città del
Capo, si definiscono così, dallo scadere del XIX secolo, altre due regioni turistiche poste
accanto a quella presente lungo le coste del Mediterraneo che è formata da: Egitto,
Marocco, Algeria, Tunisia ed infine Libia.
Il primo ampio circuito turistico si consolida nell’Africa australe nell’area dell’attuale
Sudafrica. A generare i flussi turistici nell’ampia area regionale è la presenza di una classe
agiata locale composta da numerose persone di origine europea che risulta caratterizzata sia
da un alto livello di reddito che da un’elevata propensione al viaggio.
«In genere questi turisti coprivano l’intero circuito delle attrazioni e si muovevano in libertà
attraverso i confini di paesi legati fra loro dalla comune appartenenza all’impero britannico.
Il cuore organizzativo del turismo era la Rhodesia meridionale (attuale Zimbabwe) perché
qui erano state create quasi tutte le società impegnate nell’organizzazione dei viaggi»
(Battilani, pp. 189-190).
La presenza di una classe agiata di origine europea impegnata a muoversi tra Uganda,
Tanzania e Kenya è alla base anche dello sviluppo del turismo nell’Africa orientale. Il
Kenya è il Paese chiave nell’organizzazione del settore grazie anche alle riserve
naturalistiche, costituite a inizio Novecento, del Masai Mara e dell’Amboseli. Le regioni
dell’Africa orientale, centrale e meridionale importano l’idea della caccia accanto, però,
all’interesse, manifestato dei naturalisti inglesi, per la protezione della fauna africana. La
costituzione da parte dell’amministrazione britannica dei parchi si basa però sull’esproprio
delle terre comuni presenti nel sistema economico dei villaggi in cui vive la popolazione
locale
TURISMO E NATURA: VICTORIA FALLS
La strategia imprenditoriale e spaziale messa in atto a Victoria Falls è un modello
significativo dell’ampliamento geografico del turismo. Essa dimostra infatti la possibilità di
poter avviare un processo di sviluppo e valorizzazione turistica di un territorio anche agendo
all’interno di un contesto ambientale sfavorevole dato che è caratterizzato dalla presenza
della foresta pluviale. Un primo spunto di riflessone lo offre la costruzione della ferrovia
che rende più agevole il collegamento tra Città del Capo e le Cascate Vittoria raggiunte dai
binari nel 1904.
In questo contesto di valorizzazione del territorio ottenuta tramite la ferrovia si colloca il
Victoria Falls Bridge che è inaugurato il 12 settembre 1905. Il ponte è costruito in una
posizione strategica in modo tale da consentire ai passeggeri di passare il più vicino
possibile alle cascate. Il richiamo del nuovo collegamento non tarda così a raggiungere i
membri della classe agiata in continua ricerca di nuove mete e nuove emozioni.
In parallelo all’avanzamento della linea ferroviaria, si amplia anche l’orizzonte della
mobilità in Africa australe. I quattro mesi di viaggio necessari per andare da Cape Town a
Victoria Falls percorsi, inoltre, in un ambiente ricco di fattori ostili lasciano spazio ad un più
agevole itinerario in treno di quattro giorni e mezzo. La stazione di Victoria Falls,
inizialmente, è costruita in legno per poi venire ricostruita in muratura.
Lo Zambesi Express, al pari di altri treni pensati per fornire comodità ed una discreta
velocità ai viaggiatori, assicura così un comodo e regolare servizio lungo la linea fino alla
piccola stazione di Victoria Falls. Il treno viaggia ad una velocità attorno ai cinquanta
chilometri orari. Il convoglio è composto da una carrozza bar con pianoforte, dalla carrozza
ristorante, dalle carrozze con le cabine, da una refrigerata e da una per i bagagli.
Per avviare il discorso relativo all’ospitalità non possiamo quindi che partire dal semplice
edificio in legno che, costruito all’inizio del 1904, accoglie il primo nucleo del Victoria
Falls Hotel aperto l’8 giugno. Inizialmente pensato per alloggiare il personale tecnico
impegnato nella costruzione del ponte ferroviario, l’edificio alberghiero si compone di
dodici camere singole e quattro doppie oltre ad una sala da pranzo, un bar e gli uffici.
A differenza di altre destinazioni, l’albergo, a Victoria Falls, ha anche una funzione
determinante non solo sotto l’aspetto turistico. Esso, infatti, ubicato accanto alla stazione, è
il nucleo iniziale attorno al quale si costituisce il nuovo centro abitato.
Del modello spaziale codificato nelle stazioni termali o climatiche europee fondato
sull’attrattiva paesaggistica e curativa unita alla presenza dei grandi alberghi, allo spazio
dedicato alla vita mondana, il kursaal, ed a quella sociale, la promenade, l’area di Victoria
Falls riprende alcuni elementi caratterizzanti. Non manca infatti la funzione svolta dalla
promenade identificabile con il ponte ferroviario dal quale risulta possibile ammirare il
paesaggio unico dell’area delle Cascate.

Potrebbero piacerti anche