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dove non fu che piedistallo ma ora c la DEA che sta sul piedistallo e guarda il cielo e il mare; non sepolta

a madre dEros e non muore ella, ed io ricordo chera scesa le scale un po incerta, un po distratta. Ed eterna dura: Kor kai Dlia Ezra Pound, da Italian Drafts Pino Blasone

Locri, declinazioni della divinit al femminile

1 Afrodite con Eros: Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia, Reggio Calabria; Vincenzo Jerace, mezzo busto di Nosside: Pinacoteca Civica, Reggio Calabria (1920) Le amate da Afrodite La maggior parte dei luoghi di culto nel sito archeologico calabrese dellantica Locri ovvero Locri Epizefiri, dal greco Lokri Epizephrioi, era dedicata a deit femminili: Afrodite, Demetra, Persefone, Atena, Artemide. Dodici epigrammi ci sono rimasti di
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Nosside, poetessa locrese vissuta fra il quarto e terzo secolo a. C., tutti tramandati dalla tarda Antologia Palatina. Fra essi, uno nomina Artemide e un altro la dea Era. Ben quattro citano Afrodite, anche appellata Cipride, cio la dea dellamore originaria dellisola di Cipro. Probabilmente lepigramma pi grazioso quello designato col numero 170, nel quinto libro dellantologia: Niente pi dolce dellamore, ogni altra gioia/ viene dopo: dalla mia bocca sputo perfino il miele./ Cos dice Nosside, e chi da Cipride non fu amato/ ignora quali rose siano i fiori di lei. Notoriamente, le rose erano i fiori prediletti da Afrodite, ma c qui una ammiccante ambiguit. Infatti, lei si pu intendere riferito alla dea o a Nosside, o magari a entrambe. anche probabile che la poetessa componesse epigrammi su commissione. Almeno un paio di essi dovrebbe essere stato commissionato da cortigiane. Rispettivamente, questi sono il 332 e il 605 del libro IX: Giunte vicine al tempio, ammiriamo dAfrodite/ questa statua, dalla veste interamente trapunta doro./ La offerse Poliarchide, che molti e ricchi proventi/ seppe trarre dallo splendore del suo corpo; Al tempio della bionda Afrodite, Call port questo quadro/ dalleffigie in tutto simile, da lei dipinta./ Che composto atteggiamento, e quale grazia la pervade!/ Salve, dunque! Niente alla sua vita si potrebbe rimproverare. In effetti, ci si chieder che cosa poteva essere rinfacciato alla bella e brava Call, se uno stile di vita troppo libero o il mestiere della cortigiana. Questultimo non poteva essere oggetto di biasimo, in quanto socialmente riconosciuto e perfino religiosamente codificato, eppure Nosside avverte lesigenza di ribadirlo. Qui interessano due interrogativi connessi. A quale tempio ci si riferisce? A quale aspetto della dea, letera Poliarchide e la sua presumibile collega Call indirizzarono i loro doni e i quattro versi dedicatori, da entrambe commissionati alla compiacente poetessa? La risposta alla prima domanda pi facile. Se le scene descritte sono ambientate a Locri, e non sussistono indicazioni diverse in merito, il santuario dovrebbe essere stato quello ubicato nella contrada Maras1, anzich un altro suburbano pure dedicato ad Afrodite in localit Centocamere. Infatti questultimo doveva avere importanza secondaria, mentre nel primo si praticava il culto ufficiale. Al centro della sua cella stato rinvenuto un basamento cubico, sovrastante una fossa bthros in cui venivano deposte le offerte alla dea. A tale basamento si suppone che competessero tre lastre marmoree raffiguranti quella
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Cfr. Felice Costabile, Francesca Martorano, Vincenzo de Nittis, Il tempio ionico di Maras a Locri Epizefiri, in Polis. Studi interdisciplinari sul mondo antico, vol. 2; Roma: LErma di Bretschneider, 2006. 2

frontale la nascita di Afrodite emergente dal mare, assistita da due Hrai (Stagioni), e quelle laterali due figure femminili umane. Insieme, esse costituiscono una delle opere darte pi celebri provenienti dalla Magna Grecia, il cos denominato Trono Ludovisi. Databile alla prima met del V secolo a. C. e oggi nel Palazzo Altemps a Roma, il trittico fu ritrovato nel 1887 durante lavori occasionali nella locale Villa Ludovisi. Larea corrisponde agli antichi Orti Sallustiani, non lontano dal tempio di Venere Ericina, e va ricordato che nella religiosit latina Venere era identificata con Afrodite. Lasporto del trono dalla sua sede primitiva dovette avvenire gi in epoca romana. Esso peraltro noto, per una pubblica polemica nei tardi anni Ottanta del Novecento. Il critico darte Federico Zeri insinu che si trattasse di un falso risalente allepoca della sua pretesa scoperta. Gli indizi addotti non convinsero gli altri studiosi. Soprattutto larcheologa Margherita Guarducci sostenne la provenienza locrese dellartefatto e ne argoment la collocazione originaria. Del resto un frammento di pnax, quadretto votivo in terracotta del 470-60 a. C. circa rinvenuto nel tempio di Persefone in contrada Mannella presso Locri e attualmente nel Museo della Magna Grecia a Reggio Calabria, mostra parte di una figura femminile pressoch identica a una delle due donne rappresentate sui lati del Trono Ludovisi.2 Le varianti sono che la suonatrice di doppio flauto ritratta nel pnax vestita, in piedi; nel secondo caso la sua analoga, seduta, il primo nudo di donna nellarte greca. Comunque, i rilievi laterali del Trono Ludovisi possono aiutarci a formulare una risposta plausibile anche al secondo quesito di cui sopra. La flautista chiaramente unetera ovvero cortigiana, fose una ierodula ossia sacerdotessa-prostituta 3. Qui importa pi che altro quello che ella rappresenta simbolicamente, ci che noi potremmo chiamare amore profano contrapposto al sacro, e che per i greci era un aspetto diverso dellamore sacro. Per cercarne
La forte somiglianza tra le figure della flautista in questo quadretto e di quella del Trono Ludovisi ben rimarcata da Marylin B. Skinner, in Nossis and Womens Cult at Locri, allindirizzo Web http://www.stoa.org/diotima/essays/fc04/Skinner.htm. Altra somiglianza fra un pnax locrese, in questo caso raffigurante la nascita di Afrodite, e il rilievo sulla lastra centrale del Trono Ludovisi, rilevata da Rebecca K. Schindler, in Aphrodite and the Colonization of Locri Epizephyrii, allindirizzo http://scholar.lib.vt.edu/ejournals/ElAnt/V11N1/schindler.html (ivi anche presente una diffusa bibliografia; altra bibliografia estesa reperibile al sito Web http://www.locriantica.it/bibliografia.htm). 3 Sorvoliamo qui sul fenomeno, nellantichit variamente riportato da Clearco di Soli o da Marco Giuniano Giustino, e oggi approfondito da altri cos come la questione di una presunta successione matrilineare; in particolare, cfr. Ritual Prostitution at Locri in James M. Redfield, The Locrian Maidens: Love and Death in Greek Italy, Princeton University Press, 2003.
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una conferma, osserviamo il rilievo simmetrico, in origine collocato sul lato opposto dellopera. Vi scolpita una donna avvolta in un velo, che brucia incenso in onore della dea. Ammesso che ella rappresenti lamore coniugale, va notato che entrambe le donne venerano la dea ciascuna a suo modo. Tutte due le raffigurazioni godono di pari dignit. Esse rappresentano due aspetti distinti ma complementari della stessa deit: le cosiddette Afrodite Pandemia e Afrodite Urania, rispettivamente preposte allamore inteso in senso materiale e a quello ideale. Bench le committenti di Nosside sembrano aver nutrito una interessata predilezione per il primo di essi, nessuno dei due pu per davvero prescindere dallaltro.

2 Pnax frammentario da Locri: Museo della Magna Grecia, Reggio Calabria (si confronti con la figura 3); e lastra frontale del Trono Ludovisi: Palazzo Altemps, Roma Sulle tracce della dea Sarebbe tuttavia azzardato affermare che tutti i greci, o perfino tutti i locresi,
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condividessero lapertura mentale di una Nosside. Tuttal pi, le libere vedute dovevano essere limitate alla categoria delle etere. Vissuto intorno al 660 a. C., Zaleuco di Locri fu attendibilmente il primo legislatore della civilt occidentale, con riferimento alle leggi scritte. Se il personaggio stesso semi-leggendario, per un periodo le sue leggi furono vigenti. Purtroppo, esse ci sono state tramandate in maniera frammentaria e sommaria da parte degli storici, n da escludere qualche esagerazione che sa di forzatura arcaicizzante. In particolare, qui vanno evocate certe curiose e severe norme che vietavano alle donne di indossare vesti lussuose e di abbellirsi con ricercatezza, se non per cercare marito. Inoltre, le dame sposate dovevano vestire bianche vesti quando uscivano in pubblico e dovevano essere accompagnate da domestici o da unancella. Alle nubili erano invece concessi vestiti di vari colori. Pi imparzialmente, gli adulteri sia maschi sia femmine erano da accecare! Si obietter che dal 660 al 300 a. C., anno di riferimento approssimativo per lesistenza storica di Nosside, era trascorso molto tempo. I costumi, la mentalit, le leggi avevano avuto tutto lagio di modificarsi e mitigarsi, anche contro la volont e le precauzioni di un moralista un po misogino quale Zaleuco. Daltronde, questultimo aveva provato ad abolire la schiavit a Locri, evento straordinario per lantichit. Cerchiamo comunque di aggiornarci almeno allepoca classica. Ci imbattiamo in un filosofo pitagorico vissuto nel V secolo a. C., Timeo di Locri, divenuto celebre in quanto personaggio di un omonimo dialogo di Platone. Sebbene difficilmente autentico, un testo tramandatoci come suo si intitola Sullanima del cosmo e della natura. In funzione utilitaria ed etica, ivi si accredita la dottrina pitagorica della metempsicosi, con riferimento alle punizioni che attendono le anime dei malvagi dopo la morte. La pena dissuasiva prevista per i codardi la reincarnazione in corpi di donne esposte al disprezzo e alle offese, il che tradisce una opinione negativa della natura e condizione femminile, in particolar modo delle etere. Innestatosi nel pitagorismo e a esso subentrato in quanto corrente egemone di pensiero, lo stesso platonismo, con la sua idealizzazione elitaria dellamore e la conseguente esaltazione di Afrodite Urania (celeste) a discapito di Afrodite Pandemia (popolare), rischiava di turbare un delicato equilibrio non solo simbolico-concettuale. Se il contesto era tale, quel poco che ci rimasto della produzione poetica di Nosside assume valore non soltanto occasionale ma anche polemico e provocatorio. Se non altro per la locale concentrazione e sviluppo di un culto tradizionale femminile, in ogni caso Locri fu centro di
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un contrasto culturale che vedeva coinvolta lincidenza dei generi e ruoli sessuali nella societ e nella visione del mondo. Fiorirono leggende, secondo cui la colonia stessa sarebbe stata fondata da donne transfughe dalla madrepatria ellenica. A proposito di Kore/Persefone, altra dea specialmente venerata a Locri, lo storico greco Diodoro Siculo definiva il suo tempio il pi illustre fra quelli dellItalia meridionale . In una declinazione della divinit al femminile, Afrodite presiedeva alla bellezza e allros, alla sessualit e alla riproduzione della vita. Regina delloltretomba ma anche dea della rinascita stagionale della vegetazione, Persefone garantiva continuit e avvicendamento fra vita e morte, in unottica immanente. 4 Molto probabilmente il simulacro dalla veste dorata, offerta dalla cortigiana Poliarchide ad Afrodite nellepigramma di Nosside, doveva essere una statuetta votiva magari modellata sulla figura della donatrice. Ma sia Afrodite sia Persefone dovevano ben altrimenti essere effigiate, nei loro rispettivi santuari locresi. Che fine hanno fatto queste loro statue? Comera fatta quella di Afrodite, sicuramente presente nel suo tempio principale, in contrada Maras? Unipotesi che essa fosse di grandi dimensioni, formata da pi parti innestate su un corpo centrale, secondo una diffusa tecnica scultorea detta acrolitica. La testa sarebbe il monumentale Acrolito Ludovisi, risalente al V secolo a. C. e attualmente nel Palazzo Altemps a Roma. Un diverso suggerimento pu venirci da unimmagine fittile del 450 circa a. C., oggi nel Museo della Magna Grecia a Reggio Calabria e scoperta pure a Medma, odierna Rosarno, sub-colonia fondata da Locri gi nel VI-VII secolo. Essa ritrae la dea per tre quarti circa della figura, in posizione frontale, vestita e con un velo sul capo. Il particolare abbastanza eccezionale che ella tiene in braccio lalato figlio Eros, adolescente. Alla lontana, questo la rende somigliante a unicona della Madonna con Bambino ben di l da venire. Per dirla in termini psicologici junghiani, la modesta statuetta assume cos la pregnanza di un archetipo dellinconscio collettivo. La ricerca di una forma plausibile da assegnare alla statua di Persefone nel Persephneion, come si chiamava il santuario della dea, ci porta pi lontano. In compenso, essa appena pi realistica. Fin da tempi remoti, poche aree come quella dellantica Locri hanno subito saccheggi, che hanno in parte disperso il suo patrimonio artistico. In particolare il Persephneion fu depredato da Dionisio II, intorno al 350 a. C.; da Pirro, nel
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Una interessante tesi sul culto di Persefone a Locri, con differenziate caratteristiche locali, dellarcheologa canadese Bonnie MacLachlan, nellarticolo Kore as Nymph, not Daughter: Persephone in a Locrian Cave (http://www.stoa.org/diotima/essays/fc04/MacLachlan.html). 6

275 a. C. circa, e dal comandante romano Pleminio, nel 205 a. C. durante la seconda guerra punica. Nel corso di tali eventi o analoghi, possibile che alcune opere venissero sotterrate, per nasconderle e preservarle. Ma il trafugamento qui in questione sarebbe avvenuto ai primi del Novecento. Allora, un possidente disseppell nel suo fondo una statua marmorea di dea in trono, mancante delle mani, e la vendette a un acquirente tedesco. Trasportato via mare, il reperto databile al 480-60 a. C. transit poi da Taranto, prima di finire dopo altre vicissitudini a Berlino, dove pu essere ancor oggi ammirato nel Pergamon Museum. Cos ricostruita in appendice al volume Doppio flauto, addio! dallartista e giornalista locrese Gaudio Incorpora, la vicenda appare documentata e affidabile, tuttaltro che romanzata (Locri: Pancallo, 2010). Mutatis mutandis, una storia gi ascoltata, per altri italici reperti...

3 Rilievi laterali del Trono Ludovisi (si veda la figura 2) Pnakes e specchi Lo stile severo della Dea in trono di Berlino fa s che ella sfoggi ancora il cosiddetto ed enigmatico sorriso arcaico sulle labbra. Protese in avanti, le mani mancanti probabilmente reggevano gli attributi di una melagrana e di un seme o pi dello stesso frutto (cfr. Proserpina in trono, urna cineraria in terracotta: Museo Archeologico Regionale, Palermo; e la scultura Dea etrusca dellaldil: Ny Carlsberg Glyptothek, Copenhagen). Alcuni piccoli fori nellacconciatura indicano che sulla testa era fissato un diadema o corona di metallo, mentre dalle orecchie dovevano pendere orecchini pure di metallo
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presumibilmente prezioso. Questi particolari insieme concorrono, quanto meno, ad attestare che la statua era concepita come oggetto di culto e che per un periodo assolse tale compito. La sua collocazione originaria nel Persephneion a Locri resta unipotesi affascinante e interessante, suffragata da pi indizi o coincidenze. Quanto al sito del santuario, lo storico latino Tito Livio lasci scritto che esso era extra-urbano, presso le mura dellabitato. Ci coincide con la posizione del tempio della Mannella, individuato e scavato ai primi del Novecento dallarcheologo Paolo Orsi. Ivi, alcune iscrizioni attestano il culto di Persefone. In quanto meta di pellegrinaggi un po da tutta larea circostante, limportanza del santuario doveva essere non solamente religiosa ma anche economica. Lo conferma la quantit di resti duraturi di offerte votive trovati, in appositi depositi che oggi chiameremmo di smaltimento. Certo, il quadretto dipinto e donato ad Afrodite dalla presunta etera Call in uno degli epigrammi di Nosside qui sopra tradotti era facilmente deperibile. Ma altri quadretti, in greco pnakes, lo erano assai meno, essendo di terracotta. Frammentari ma ricomponibili, nella zona di Locri Epizefiri ne sono stati trovati ben 5.360, per lo pi nel tempio di Persefone alla Mannella. Indubbiamente essi erano prodotti da botteghe locali, con metodi quasi seriali. Raramente abbiamo esemplari tra loro identici, bench rispondenti a stereotipi figurativi comuni raggruppabili per nuclei tematici. La qualit dellesecuzione poteva variare. Vere e proprie miniature modellate o impresse a basso rilievo e in origine policrome, alcuni di essi hanno un valore artistico oltre che documentario a livello iconografico. Non tutti i soggetti raffigurati riguardavano il mito o il culto della dea in senso stretto. Essi potevano rappresentare scene di vita quotidiana o occasioni cerimoniali, con particolare riferimento allambito femminile, ad esempio in funzione propiziatoria nuziale. La maggior parte di tali tavolette, studiate eminentemente dallarcheologa Paola Zancani Montuoro nella seconda met del Novecento, si trova attualmente presso il Museo della Magna Grecia a Reggio Calabria o il Museo Nazionale di Locri Epizefiri. Qui basti mettere a fuoco un paio di scene concernenti i momenti salienti del mito di Persefone, la kr fanciulla per antonomasia, figlia di Demetra, la dea madre. Nei pnakes, maggiormente ricorrente quella del rapimento da parte di Ade o Plutone, il dio dei morti, che in questo caso pu simboleggiare la morte stessa, una fine dolorosamente prematura anche se la favola narra di una creatura a rigor di norma immortale. Demetra non si dar pace nel cercare ovunque la figlia scomparsa, e lintera natura sconvolta dal suo travaglio.
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Finalmente Ade, che intanto ha fatto di Persefone la sua sposa, ceder alle preghiere di lei nonch alle pressioni di Zeus, re degli dei , consentendole di tornare dal regno dei defunti sulla terra per parte dellanno. in tale frangente che i semi di melograno svolgeranno un magico ruolo. Come per il mito di Afrodite e Adone, evidente il significato originario legato allagricoltura, che finisce con lacquisire connotazioni escatologiche o misteriche (si pensi ai Misteri Eleusini), e altres una serie di valenze coinvolgenti il vissuto femminile. Se frequente la rappresentazione drammatica del ratto, assai pi rara quella del ritorno, sia pure alterno, della Kore dalle tenebre alla luce. Come spesso accade per questo genere di cose, tocca accontentarci di una interpretazione congetturale. Proveniente dal santuario locrese della Mannella, nel Museo Archeologico della Magna Grecia a Reggio Calabria c fra gli altri un pnax del V secolo a. C. singolare e controverso, che presenta probabili caratteri sincretici fra il culto di Afrodite e quello di Persefone. Vi compare una donna in piedi su un carro scortato dal dio Ermes, di solito addetto ad accompagnare e guidare le anime nellaldil. Particolare strano, la biga trainata da un ragazzo e una ragazza alati, identificatibili con Zefiro e Iride o, meglio, con Eros e Psiche: tanto pi che il ragazzo regge in mano una colomba, cara ad Afrodite cos come il gallo lo era a Persefone. 5 Rispettivamente adombranti lAmore e lAnima, essi sono protagonisti di un altro famoso mito connesso con Afrodite. Nella favola pi tardi narrata dal latino Apuleio, nondimeno Persefone riveste un ruolo importante. A questo punto possiamo azzardarci a identificare la dama sul carro genericamente e sinteticamente come grande dea, che diventa Persefone durante il soggiorno stagionale fra i morti ma torna a essere Afrodite nel mondo dei vivi. Altra produzione artigianale di Locri e dintorni, indirizzata a una clientela prevalentemente muliebre, era quella degli specchi. Per lo pi proveniente dalla Necropoli di Contrada Lucifero e quindi facente parte di antichi corredi funerari, se ne pu ammirare una ricca e varia collezione, nel museo di Reggio Calabria ma anche in quello di Locri (situato in contrada Maras). Essi possedevano una superficie riflettente in bronzo lucido, e non vetrosa come per quelli moderni. In compenso, lornamentazione del manico o sostegno
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Inevitabilmente opinabile, lidentificazione con Zefiro e Iride si avuta in merito a un altro bassorilievo in terracotta del IV secolo a. C., proveniente da Taranto e oggi nel Metropolitan Museum of Art a New York, dove compare una scena simile ma in assenza di Ermes. Quanto al mito di Eros/Cupido/Amore e Psiche, va notato che esso era noto nella Magna Grecia e dintorni ben prima che Apuleio lo narrasse nel romanzo Lasino doro ovvero Le metamorfosi. Ci attestato da reperti archeologici, fra cui una bella terracotta da Centuripe, Sicilia, raffigurante un busto di Eros che abbraccia Psiche e risalente al 200-100 a. C., al British Museum di Londra. 9

era generalmente cesellata e raffinata. Essa poteva comprendere figure o perfino scenette. A volte si tratta di immagini femminili, quali una sirena alata o una rappresentazione del personaggio tragico di Elettra, ma non mancano efebi o altri personaggi maschili. In quanto reperti cos numerosi e accurati, sia i pnakes sia gli specchi ci rimandano a una spiccata sensibilit estetica per limmagine, fosse essa dipinta, scolpita o semplicemente riflessa. Alcuni versi della poetessa Nosside, qui sopra riportati, ce ne fanno ulteriormente fede.

4 Statue e statuette di Persefone (?) in trono, nellordine: Pergamon Museum, Berlino; Museo Archeologico Regionale, Palermo; Ny Carlsberg Glyptothek, Copenhagen Il lago di Mnemosine Evidentemente lo specchio era cos importante da potersi portare con s nella tomba, quasi che il defunto non dovesse perdere di vista la propria immagine da esso catturata una volta per sempre. Cos pure, se la colomba sacra ad Afrodite facilmente rimanda a una simbologia amorosa, il gallo sacro a Persefone alludeva a un possibile e auspicabile risveglio della coscienza profonda negli esseri umani. Tutto ci ci offre lo spunto per considerare unaltra ipostasi della divinit al femminile, pi esoterica e iniziatica: quella rappresentata da Mnemosine, dea della memoria e madre delle Muse, ispiratrici della poesia e protettrici delle arti. In una sepoltura a Hipponion, altra sub-colonia fondata dai locresi oltre Medma, stato rinvenuto uno scritto inciso su una sfoglia aurea, ripiegata e poggiata
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sul petto di una donna perch servisse da viatico alla sua anima nellaldil. Databile fra il V e il IV secolo a. C., essa conservata nel Museo Archeologico Statale di Vibo Valentia. Di ispirazione orfico-pitagorica, tale testo non il solo del genere ma il primo e pi completo di una serie iscritta su laminette orfiche, scoperte anche altrove e studiate in particolare dal grecista Giovanni Pugliese Carratelli. In traduzione dal greco, dialetto dorico, esso cos recita: Questo luogo sacro a Mnemosine. Quando sarai in punto di morte,/ ti avvierai alle case ben salde di Ade. A destra vi una fonte./ Vicino ad essa sorge un cipresso bianco./ L le anime dei morti scendono a cercar refrigerio./ Ma a questa fonte non accostarti./ Pi avanti troverai la fresca acqua fluente/ dal lago di Menmosine. Vi stanno davanti custodi,/ i quali ti chiederanno con mente saggia/ che cosa tu vada cercando per la tenebra caliginosa dellAde./ Rispondi: Sono figlio della Terra e del Cielo stellato,/ e muoio arso di sete. Presto, datemi/ da bere la fresca acqua che scorre dal lago di Mnemosine ./ Essi lo riferiranno al re di sotterra,/ e ti daranno da bere dal lago di Mnemosine./ Cos tu, dopo aver bevuto, procederai sulla santa via/ che altri iniziati e consacrati percorrono in gloria . In questo testo e in altri assai simili, la sorgente da evitare sarebbe quella del fiume Lete, la cui linfa induce loblo. Viceversa, lacqua che defluisce dal lago di Mnemosine ispirerebbe nelle anime la rimembranza del proprio autentico s e della sua origine divina. 6 Tranne che per il cipresso bianco, ci rientra in una topografia dellaldil, tradizionale nella mitologia greca. Non mancano tuttavia analoghi scritti su laminette auree, in cui la regina degli inferi invece la principale referente, tanto che Carratelli in Le lamine doro orfiche. Istruzioni per il viaggio oltremondano degli iniziati greci; Milano: Adelphi, 1993 e 2001 distingue due categorie di testi, in base alla preminenza in essi delluna o dellaltra deit. Quelli dedicati a Persefone avrebbero carattere pi popolare. Gli altri in cui viene evocata Mnemosine sarebbero pi propriamente improntati a una spiritualit orficopitagorica, gravitante intorno alla credenza nella metempsicosi: il che pu far perfino pensare a qualche parallelismo con la saggezza orientale dellepoca, specificamente indiana.
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In Mito e pensiero presso i greci, Aspetti mitici della memoria e del tempo (trad. it.; Torino: Einaudi, 2000), sulla scorta della Descrizione della Grecia di Pausania, Jean-Pierre Vernant ha riferito su un rito simbolico alquanto differente, quale praticato da viventi presso loracolo di Trofonio a Lebadea in Beozia. Prima di consultare loracolo, i convenuti bevevano a una fonte detta di Lete, come per escludere la memoria superficiale, e poi a quella consacrata a Menemosine, per recuperare i ricordi ritenuti essenziali. Anche in questo caso, il rito era collegato col culto di Kore/Persefone. Ancor pi che allaldil, interessante notare che qui la proiezione era orientata al futuro, o verso un passato fondamento del futuro da indagare. 11

La teoria di Carratelli seducente, ma essa ci porterebbe troppo lontano dallarea culturale dellantica Locride qui prescelta. Daltro canto abbiamo visto, nel trattatello attribuito a Timeo di Locri, come almeno il pitagorismo medio prendesse la credenza religiosa nella metempsicosi in maniera relativa se non razionalistica. Per quanto ci compete, sufficiente rilevare che anche nelle laminette orfiche la divinit al femminile si presenta essenzialmente con due aspetti. In questo caso, la dualit non pi tanto Afrodite e Persefone, quanto Persefone e Mnemosine. Semmai si pu qui accennare un confronto con il concetto platonico di reminiscenza, derivato da quello pitagorico di rimembranza. Esso si spinge ben oltre quello di memoria convenzionale attributo di Mnemosine, a partire dal nome stesso di questa personificazione allegorica dellidea astratta di memoria. Nel testo di Hipponion la discendenza formulata per liniziato, dalla Terra e dal Cielo stellato , ricalca quella convenzionalmente ascritta alla stessa dea Mnemosine, figlia di Gaia e di Urano. Si tratta, dunque, non tanto di memoria individuale o di rimembranza collettiva, quanto di una reminiscenza naturale e cosmica si rammenti lanima del cosmo e della natura di Timeo di Locri , cui solo le anime degli iniziati potevano accedere. Come sussistevano unAfrodite Pandemia e unAfrodite Urania, cos pure una Persefone ctonia insieme a una Mnemosine urania. Del resto, in quanto entrambe figlie di Urano, Afrodite e Mnemosine non erano sorelle o quantomeno sorellastre? In termini psicologici aggiornati, si potrebbe addirittura ipotizzare un processo di anamnesi pi o meno indotto da parte delliniziato ancora in vita, dallinconscio individuale a quello collettivo e a uno naturale. Spostiamoci non molto lontano dalla Locride. Ci imbattiamo in una pensatrice mediopitagorica, Aesara di Lucania, cui lamericana Vicki Lynn Harper ha ascritto un lungo frammento superstite di un trattato Sulla natura umana.7 Ivi lanima umana descritta come un microcosmo rispecchiante il macrocosmo, malgrado offuscamenti che non le permettono di rifletterne in pieno larmonia. Ecco allora che la simbologia dello specchio, rinvenuto nelle tombe cos come presente nei pnakes di Locri, acquista tuttaltra forza e pregnanza.

V. L. Harper, Late Pythagoreans, in Ancient Women Philosophers (A History of Women Philosophers, vol. I), a cura di Mary Ellen Waithe; Leida: Brill Academic Publishers, 1987. 12

5 Pnakes locresi: Museo della Magna Grecia, Reggio Calabria (nel secondo caso, Persefone o una iniziata apre la cosiddetta cesta mistica; si noti il particolare dello specchio alla parete) Il verso, il dipinto, il flauto Torniamo infine agli epigrammi di Nosside, poetessa locrese per eccellenza. Essi fanno rimpiangere il resto della sua produzione, andato sfortunatamente perso. A questo soprattutto doveva riferirsi Meleagro di Gadara, antologista e poeta lui stesso, vissuto tra il 130 e il 60 a. C. circa, quando, nel suo proemio a La ghirlanda conservatoci nellAntologia Palatina (IV, 1), cos lodava la poesia di lei: Profumato sboccia il gladiolo di Nosside. Per le sue tavolette, Eros in persona mescol la cera.... Va da s che le tavolette in questione sono quelle allora in uso, spalmate con un sottile strato di cera per scrivervi su in maniera provvisoria. E non c dubbio che unapparente leggerezza, ancor pi che una vena erotica, sia una dote dei versi di Nosside che ci sono giunti. Ci non toglie che Antipatro di Tessalonica, nel primo secolo a. C., la annoverasse tra le nove poetesse greche, in grado di competere nientemeno che con le divine Muse (Antologia Palatina, IX 26). La sua una leggerezza gi tutta ellenistica e simulata. Abbiamo visto che i suoi epigrammi potevano essere come sassi gettati in uno stagno, a sfidare convenzioni sociali e mentalit corrente. Inoltre, piuttosto ovvio che Nosside apprezzasse la poesia. Un suo epigramma dedicato allantica poetessa lirica Saffo di Mitilene, attendibilmente il suo principale modello ispiratore, e un altro commemorativo del poeta tragicomico a lei contemporaneo Rintone di Siracusa. Meno scontato sarebbe lamore della poetessa di Locri per le arti figurative. Dei suoi dodici o undici epigrammi tramandatici proprio grazie a Meleagro uno
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di essi viene spesso considerato spurio , ben cinque riguardano manufatti artistici. La statuetta e il quadretto donati rispettivamente da Poliarchide e Call ad Afrodite, negli epigrammi qui sopra tradotti, in effetti non sono i soli esempi. Leggiamo quello n. 354 del libro VI nellAntologia Palatina: Perfino da lontano leffigie [eikn] di Sabetide/ appare riconoscibile, piena di maest e di stile./ Accostate lo sguardo: vi sembrer di vedere/ la dolcezza e saggezza di lei./ Salute e lode a te, o donna beata!. E questaltro, n. 353 dello stesso libro: Ecco qui Melinna in persona! Notiamo il suo amabile viso,/ come esso sembri volgere verso noi lo sguardo dolce e gentile:/ davvero e in tutto la figlia assomiglia alla madre./ Ed bello che i figli assomiglino ai genitori. Come una figlia somiglia alla madre, cos quellimmagine dipinta alloriginale: questo il vero senso della sottile similitudine. Se ci fossero residui dubbi sul fatto che ci che Nosside sta illustrando il concetto estetico di mmesis, ovvero imitazione della natura, non resta che commentare questultimo squisito epigramma, n. 604 del libro IX: Il dipinto [pnax] mostra la bella figura di Taumarete./ Con perizia vi rappresentata laltera grazia della ragazza dalle ciglia delicate./ Il cane di guardia alla casa potrebbe scondinzolare,/ credendo di scorgervi la sua padrona . Questo dellanimale che viene ingannato dalla bravura dellartista un motivo ricorrente, nella aneddotica greca dellepoca. La colta e spregiudicata poetessa di Locri era frequentatrice tanto di etere e di templi di deit femminili, quanto di poeti e probabilmente di artisti. Almeno negli epigrammi a noi giunti, il tema principale larte, ancor pi che lros rilevato da Meleagro ed esaltato da Nosside stessa. Nella poesia e nellarte, amore e religiosit trovavano i loro punti di incontro e di compiuta espressione. Pur con una percezione decisamente improntata alla sua personalit individuale, in Nosside i sentimenti relativi allamore e alla religione si conciliavano col principio dellimitazione della natura. Torna qui la concezione pitagorica dellanima umana in quanto specchio nostalgico di una superiore armonia cosmica, ma senza il pessimismo platonico che limitazione della natura potesse degenerare da modelli di idee astratte riflessi nella natura stessa. Per quanto popolari e modeste, le opere darte o di buon artigianato evocate da Nosside non sono brutte copie della realt. Esse tendono a recepirne e valorizzarne gli aspetti migliori. Perfino le cortigiane da lei pure frequentate a volte dipingevano, come Call; pi spesso facevano musica, come le flautiste raffigurate sul Trono Ludovisi e su qualche pnax in terracotta. N mancarono pensatrici, quali le pitagoriche Aesara di Lucania e Philtys (o Phintys?) di
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Crotone. Almeno in tutto ci, la poetessa locrese intercett e interpret una cultura radicata nella Locri a lei contemporanea, basata su due presupposti fra loro collegati e che trovarono accoglienza specialmente in ambito femminile: rispettosa devozione alla natura e arcana reminiscenza di un mondo migliore. Questultima si presta a essere proiettata non solamente nellaldil, ma anche nellavvenire. Per rendersene conto, non occorre essere degli iniziati. 8 Se il rispetto della natura, sia ambientale sia umana, precetto quanto mai attuale, paradossalmente attualizzabile anche quello della reminiscenza. Similmente a quella dei pitagorici della Magna Grecia, la nostra pu essere non soltanto labile memoria individuale, ma anche complessa riscoperta collettiva, se non proprio cosmica rimembranza. In tal senso, archeologia e storia dellarte possono essere di valido ausilio. La preservazione e lincremento di unarea archeologica quale quella di Locri Epizefiri, e museo annesso, non sono incombenze funzionali alla mera contemplazione di un remoto passato. In buona parte, esse rientrano in un processo di restituzione di un inconscio dimenticato o rimosso, alla coscienza del presente. Dovrebbe essere un po come per limmagine del doppio flauto, ricorrente nellantica iconografia locrese. Una buona musica poteva scaturire dallabilit di suonare le due canne dello strumento in maniera diversa, ma in accordo tra loro. Anche se il contesto religioso o il sentimento del progresso storico sono intanto mutati, la prospettiva di un futuro migliore pu ancora sorgere da una dialettica critica fra passato e presente, inconscio e presa di coscienza, visione naturale del mondo e impegno culturale o politico.

Bench pi filosofica che filologica, e pi individuale che collettiva, suggestiva la attualizzazione-interpretazione del mito di Mnemosine in Differenza e ripetizione del pensatore francese Gilles Deleuze. Anche qui le immagini femminili svolgono un ruolo importante, ai fini della rappresentazione/ripresentazione mnemonica: Ogni reminiscenza erotica, si tratti di una citt o di una donna. In ogni caso lEros, il noumeno, a farci penetrare nel passato puro in s, nella ripetizione verginale, Mnemosine. Eros il compagno, il promesso di Mnemosine. Ma donde trae Eros questo potere, e perch lesplorazione del passato puro erotica, perch Eros detiene a un tempo il segreto delle domande e delle risposte, il segreto di una persistenza in tutta la nostra vita? (trad. it. di G. Guglielmi; Milano: Raffaele Cortina, 1997; pp. 114-15, e 118). 15

6 Rara e tarda raffigurazione di Mnemosine, a mosaico: a destra, mentre sfiora con una mano la testa di una donna, per ridestarne la memoria profonda; Antiochia, Casa di Mnemosine Altri saggi dello stesso autore, in italiano, agli indirizzi Web: http://www.scribd.com/doc/2078222/Tempo-spazio-e-narrazione http://www.scribd.com/doc/2181646/Il-Labirinto-e-il-Mandala http://www.scribd.com/doc/2257952/Sillogistica-figurata http://www.scribd.com/doc/2297024/I-cigni-e-la-luna-Archeologia-dellEssere http://www.scribd.com/doc/2531989/Nonostante-Raffaello-Altre-Annunciazioni http://www.scribd.com/doc/2533685/Zoom-su-Ernst-Bloch http://www.scribd.com/doc/3458860/Il-canto-delle-Sirene-o-le-voci-di-dentro http://www.scribd.com/doc/3461604/Alcesti-la-donna-che-visse-due-volte http://www.scribd.com/doc/38852748/Immagini-del-pensiero http://www.scribd.com/doc/43856778/Stupor-Mundi-la-meraviglia-filosofica http://www.scribd.com/doc/48276061/Orientalismo-stereotipi-e-archetipi http://www.scribd.com/doc/54208474/Cinque-ritratti-di-donne-a-Palermo

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7 Cratere da Locri; Museo della Magna Grecia, Reggio Calabria (375-50 a. C.). Vi sono raffiugurati un giovane e una giovane nudi, in una palestra dopo esercizi ginnici: anche se in questo caso si tratta probabilmente di unetera, la singolare scena pu essere sintomatica di una certa libert goduta dalle donne Copyright pinoblasone@yahoo.com 2011

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