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Atti

27
Commissione cultura istruzione sport

Caulonia
tra Crotone e Locri
TOMO 1

Atti del Convegno Internazionale,


Firenze, 30 maggio 1 giugno 2007

a cura di
Lucia Lepore e Paola Turi

Firenze University Press


2010
Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30
maggio-1 giugno 2007. Tomo 1 / a cura di Lucia Lepore e Paola Turi. Firenze :
Firenze University Press, 2010.
(Atti ; 27)

http://digital.casalini.it/9788884539311

ISBN 978-88-8453-930-4 (print)


ISBN 978-88-8453-931-1 (online)

La pubblicazione stata realizzata con il contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Regione Toscana, della
Cooperativa Archeologia

L'iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune di Firenze, della Regione Toscana, del Comune di Locri, del Comune
di Monasterace, del Comune di Crotone.

foto di copertina: Antefissa gorgonica arcaica da Caulonia, localit S. Marco, scavi Universit degli Studi di Firenze.

progetto grafico: Alber to Pizarro Fernndez

2010 Firenze University Press

Universit degli Studi di Firenze


Firenze University Press
Borgo Albizi, 28, 50122 Firenze, Italy
http://www.fupress.com/

Printed in Italy
Sommario

TOMO 1
Premessa IX
Indirizzi di saluto 1
1. Caulonia: tradizioni letterarie e problemi storici 7
Mario Lombardo
2. Archaeological vestiges submerged off Locri and Kaulonia, Italy, by tectonically-
controlled coastline displacement during and after Greek time 17
Jean-Daniel Stanley
3. Greci e popolazioni locali nella Kauloniatide: dai primi contatti alloccupazione della
chora in et arcaica 31
Antonino Facella
4. Dei, devoti, offerte: nuovi temi di ricerca nel tessuto del santuario di Punta Stilo
a Kaulonia 45
Maria Cecilia Parra
5. La vernice nera di produzione attica a Kaulonia: dati quantitativi e novit tipologiche 67
Vanessa Gagliardi
6. Gli scavi in localit S. Marco nord-est: dalloikos arcaico alla sistemazione ellenistica 81
Lucia Lepore
7. Osservazioni sulla composizione e sulla tecnica di fabbricazione di alcune classi
ceramiche di San Marco nord-est a Caulonia 115
Paola Turi e Pasquino Pallecchi
8. Monasterace Le case sul fronte a mare. Labitazione nei pressi della casamatta:
la residenza, il culto 135
Maria Teresa Iannelli
9. Kaulonia Casa nei pressi della casamatta: studio dei molluschi 153
Maria Pia Bernasconi
10. Larea di S. Marco-Stilida (Kaulonia-Monasterace M.). Labbandono della citt
e la frequentazione in et tardoantica e medievale 155
Francesco A. Cuteri e Pasquale Salamida
11. Immagini di delfini e delfinieri da Caulonia e Crotone 165
Margherita Corrado
12. La monetazione di bronzo della zecca di Caulonia 173
Giorgia Gargano
13. Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di Capo Colonna a Crotone 185
Roberto Spadea
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
VI sommario

14. Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e Kaulonia: elementi di raffronto


e spunti di riflessione 199
Gregorio Aversa
15. Espressioni di eusbeia domestica a Crotone 209
Alfredo Ruga
16. Aree produttive a Crotone tra VII e III sec. a.C. 227
Giovanna Verbicaro
17. Continuit e discontinuit nella struttura della citt: il caso della Banca Popolare
Cooperativa 243
Agnese Racheli
18. Tra Kroton e Kaulonia: la documentazione epigrafica 273
Maria Letizia Lazzarini
19. La ceramica arcaica dallo scavo Crugliano 1975 a Crotone 279
Maria Rosaria Luberto
20. Crotone e Caulonia: aspetti e problemi della monetazione incusa 299
Giovanna Perri

TOMO 2
21. Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 307
Claudio Sabbione
22. Forme di culto nel Thesmophorion di c.da Parapezza 331
Margherita Milanesio Macr
23. Il santuario di Persefone alla Mannella 351
Massimo Cardosa
24. Antefisse con Gorgneion tra Locri e Caulonia 363
Eleonora Grillo
25. Tra Locri e Caulonia. Appunti a margine di alcuni manufatti in bronzo 375
Valeria Meirano
26. Nuovi dati sulle fortificazioni di Locri Epizefiri 381
Roberta Schenal Pileggi
27. Locri Epizefiri: resti di unofficina metallurgica nellarea del santuario di Maras 389
Marina Rubinich
28. Indagine preliminare su alcune scorie di produzione metallurgica provenienti da Locri
Epizefiri 399
Francesca Fanari e Giuseppe Moretti
29. Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero: aspetti del rituale e
dellideologia funeraria a Locri Epizefiri 405
Diego Elia
30. Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e realia 423
Lucia Lepore
31. Lastragalo nel sepolcro ? riflessioni per la
rilettura di un costume funerario: i casi di Locri e Caulonia 459
Barbara Car
sommario VII

32. Osservazioni sulla circolazione della ceramica figurata italiota a Caulonia 471
Diego Elia
Tavola Rotonda 477
Bibliografia 495

Indici a cura di Maria Rosaria Luberto, Paola Turi e Lucia Lepore


Indice dei nomi 535
Indice dei nomi geografici 539
Indice degli argomenti e delle cose notevoli 545
Premessa

Lidea di questo Convegno (ad un lustro dallav- ragionare di fonti storiche, topografia, architettura,
vio delle ricerche nel sito dellantica colonia achea urbanistica, religione, ideologia funeraria, epigra-
di Caulonia da parte dellUniversit di Firenze) fia, monetazione, artigianato, metallurgia, nonch
nata dalla consapevolezza del persistere nella di scienze applicate e tecnologie: i risultati, che
bibliografia archeologica relativa alla colonia iden- giudicheranno i lettori, a noi sono parsi piuttosto
tificata da Paolo Orsi allinizio del Novecento nel interessanti e di sicuro rilievo.
sito attuale di Monasterace Marina di valutazio- Mi sia consentito in questa sede ricordare
ni pregiudiziali, probabilmente indotte da alcune solo lo spirito di amicizia e di serena convivialit
considerazioni dello studioso di Rovereto, circa la che ha caratterizzato lo svolgimento dei lavori, la
dipendenza di Caulonia (spesso considerata una generosa ospitalit di Elena e Alfredo Ceccanti,
sub colonia) da Crotone in periodo arcaico, e da la fondamentale collaborazione delle Istituzioni:
Locri, dopo la distruzione dionigiana del 389 a. C. lUniversit di Firenze, il Comune di Firenze e
ricordata dalle fonti. ( forse casuale che Caulonia la Soprintendenza Archeologica della Calabria,
resti tra le pochissime se non lunica colonia della che hanno sostenuto lorganizzazione dellinizia-
Magna Grecia cui non sia stato dedicato uno degli tiva; i Comuni di Monasterace, Crotone e Locri,
annuali Convegni di Taranto?) che hanno dato il loro patrocinio; la Regione To-
Ci sono sembrati pertanto maturi i tempi per scana, lEnte Cassa di Risparmio di Firenze e la
tentare di reimpostare la lettura delle vicende sto- Cooperativa Archeologia, che con i loro contributi
riche e delle problematiche archeologiche della co- finanziari hanno permesso la pubblicazione di
lonia in una dimensione territoriale pi ampia che questi Atti.
comprendesse anche Crotone e Locri, e privile- Rispetto al diario dei lavori del Convegno,
giasse le novit nel frattempo evidenziate dalle ri- gli Atti contengono tre nuovi contributi curati da
cerche e dagli studi condotti in questi ultimi anni. Maria Pia Bernasconi, Maria Rosaria Luberto,
Alliniziativa hanno voluto dare il loro consen- Francesca Fanari e Giuseppe Moretti; non sono
so, aderendo al Comitato scientifico, Luigi Beschi, stati consegnati per la stampa, invece, i contributi
Francesco DAndria, Elena Lattanzi, Dieter Mer- Territorio a sud dellAllaro di M. Teresa Iannelli, I
tens, Salvatore Settis. laterizi di Casa Matta: tipologia e impiego di S.
I lavori, tenutisi il primo giorno nellAula Ma- Bruni-F.A. Cuteri-A. Gambino, Tra le residenze di
gna dellUniversit di Firenze, il secondo giorno Efesto: lattivit metallurgica nellantica Caulonia
nel Salone IV Novembre, il terzo nel Salone dei di F.A. Cuteri-G. Hyeraci; Le produzioni fittili a ri-
Dugento in Palazzo Vecchio, sono stati suddivisi in lievo tra Kroton e Kaulonia di L. La Rocca, nonch
tre sessioni concluse da una tavola rotonda de- la comunicazione di G. Lena.
dicate rispettivamente a Caulonia, Crotone e Locri: Un grazie di cuore a tutti coloro (persone, isti-
tali sessioni sono state coordinate dai Funzionari tuzioni, enti) che a vario titolo hanno reso possibile
della Soprintendenza Archeologica della Calabria, lo svolgimento del Convegno prima e la pubblica-
responsabili del territorio, giustamente indicati zione degli Atti ora!
dallamico Mario Lombardo come prostatai.
Fra relazioni e interventi brevi sono stati pre- Lucia Lepore
sentati oltre 30 contributi che hanno permesso di Firenze 28 luglio 2010
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
Indirizzi di saluto

In rappresentanza del Rettore dellUniversit degli nino Chiti, il Ministro dei Rapporti con il Parla-
Studi di Firenze presiede la cerimonia di apertura mento e Ministro delle Riforme Istituzionali che si
Franca Pecchioli Daddi, Preside della Facolt di rammarica di non poter essere presente a questi
Lettere e Filosofia incontri cos interessanti.
Passo a questo punto la parola, seguendo lordi-
Il prof. Marinelli, Rettore del nostro Ateneo, ne che abbiamo, a Claudio Sabbione che legge il te-
non ha potuto partecipare allincontro di oggi per sto inviato dal Soprintendente ad interim per i Beni
precedenti impegni istituzionali e mi ha chiesto Archeologici della Calabria, Pier Giovanni Guzzo.
di portare, appunto, i suoi saluti agli intervenuti a
questo convegno. Ai saluti del Rettore, ovviamente,
unisco i saluti della Facolt di Lettere e Filosofia Pier Giovanni Guzzo, Soprintendente ad interim
di questo Ateneo, che ho lonore di rappresentare. per i Beni archeologici della Calabria
Saluto i partecipanti e soprattutto ringrazio la dott.
ssa Lepore che con tanto entusiasmo ha organiz- Al contrario dellasino di Buridano, sono stato
zato queste giornate di incontro in cui si discuter costretto alla scelta che meno avrei voluto com-
in modo ampio su una importante realt culturale piere: mancare, cio, a questo convegno che vede
della Magna Grecia, della nostra Calabria. raccolti, a opera di Lucia Lepore, tanti amici e col-
Una realt in cui lUniversit di Firenze im- leghi di valore, non solo nel campo dellarcheologia
pegnata da anni sul campo con attivit di scavo cauloniate e, pi in generale, calabrese.
che hanno dato anche risultati di grande interesse. A questa scelta sono stato costretto dallesser sta-
importante che nel convengo di questi giorni ta, per superiore decisione, la mia persona dimidiata
si parli di beni culturali in senso tecnico, quindi tra due Soprintendenze: distanti, fra laltro, pi di
tutela e valorizzazione, ma se ne parli anche dal quattro ore secondo lorario ufficiale delle Ferrovie
punto di vista storico e filologico, cio la cono- dello Stato (o Trenitalia, come adesso si chiamano).
scenza del mondo antico come punto fondamenta- Cos che, ogni volta che mi sposto da Pompei a Reg-
le del nostro lavoro. chiaro che, perch questo gio Calabria, e viceversa, impiego un tempo mag-
sia possibile in una societ come lattuale, bisogna giore della durata di una normale giornata di lavoro.
coniugarla con elementi di tipo economico quindi Ho aggiunto normale, in quanto noto a tutti che
anche una valorizzazione di questi beni. Ma per i dirigenti, come sono i Soprintendenti, non hanno
noi dellUniversit, rimane fondamentale il lavoro obbligo alla firma di presenza: e, pertanto, nessuno
di quipe di tante diverse competenze per mettere pu sindacare la durata delle loro giornate di lavoro.
in luce, conoscere veramente questo mondo anti- Qualcuno obietter che compito di un Soprin-
co. Quindi, grazie di nuovo alla dott.ssa Lepore e tendente anche quello di aggiornarsi sui temi
auguro a tutti gli intervenuti un lavoro proficuo. archeologici in senso stretto, allo scopo di dare so-
Prima di passare la parola ad altri intervenuti, stanza tecnica allattivit amministrativa di tutela.
leggo un messaggio che trovo qui inviato da Van- E nessuno pi di me daccordo su una tale visione
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
2 Indiriz zi di saluto

del nostro lavoro, come presumo di aver anche ten- sperando che quello che oggi deprechiamo non rap-
tato di dimostrare nel corso del tempo. presenti lobiettivo di una cosciente volont politica.
Ma occorre considerare che la scienza non si Buon lavoro, cari amici: nel discutere tra voi,
scandisce con lorologio, mentre lattivit ammi- contribuendo allavanzamento della conoscenza
nistrativa (meglio: burocratica) s. Nessuna delle e della critica, non pensate a noi Soprintendenti.
pratiche che intessono sia la tutela sia lammini- Turbereste la lucidit del vostro ragionare.
strazione in generale libera da vincoli temporali
di scadenza. E, di frequente, fioccano anche richie-
ste dai livelli superiori alle quali occorre rispon- Dario Nardella, Presidente della Commissione
dere con la massima urgenza, anche se talvolta Cultura Istruzione Sport del Comune di Firenze
cortese. E occorre partecipare a verbose riunio- anche in rappresentanza del Sindaco, Leonardo
ni nel corso delle quali si decide di stanziamenti Domenici
finanziari che rendono possibili attivit di tutela.
E occorre condurre opera di mediazione con am- Grazie alla prof.ssa Pecchioli e, attraverso di
ministratori locali, onorevoli e senatori, presidenti lei, vorrei far arrivare i ringraziamenti allUniversi-
delle pi varie associazioni, cittadini che rivendi- t degli Studi di Firenze e al Rettore per lospitalit
cano presunti diritti, colleghi in lite con altri col- che ancora una volta manifesta attraverso i lavori
leghi, giornalisti incuriositi. E occorre sviscerare di questo convegno. Un convegno di grande qualit
la farraginosa normativa dei lavori pubblici e della scientifica, non c dubbio, che accompagner i la-
contabilit di Stato, cos da trovare il comma giusto vori, gli interventi di molti relatori, illustri relatori
per quanto si crede opportuno di fare, senza incap- e archeologi, docenti universitari, funzionari, so-
pare in trappole che portano allillegittimit. E in- vrintendenti, da oggi fino al primo di giugno.
fine occorre far slalom tra le competenze incrociate Certamente, sar unoccasione per rinnovare i
derivanti da una norma organizzativa del Ministero buoni rapporti che ci sono con i comuni che parte-
che definire bizantina equivale a un complimento. cipano (Monasterace, Crotone e Locri) ai lavori di
Tutte queste sono opere meritorie, che se mi questo convengo. Approfitto anche, in particolare
trovassi in una diversa posizione sovrastrutturale per mandare un saluto, un ringraziamento al Sin-
mi assicurerebbero un eterno premio divino, ma daco Lanzetta di Monasterace, al Sindaco Macr di
che, nella mia visione laica, assicurano solamente Locri. Locri con cui Firenze ha anche un rapporto
uno spropositato impiego di tempo che, pi di fre- di forte amicizia che si rinnova con molte iniziati-
quente che a risolvere difficolt, serve a conoscere ve, tra queste una che si terr proprio oggi in Pa-
sempre pi a fondo risvolti sempre uguali, e non lazzo Vecchio.
dei migliori, della natura umana. Con qualche bre- , come dire, estremamente positivo e utile
ve sprazzo di riferimento allarcheologia. valorizzare queste relazioni istituzionali attraver-
Il progressivo sfilacciarsi dellorganizzazione so iniziative concrete che riguardano lo sviluppo
che un tempo si intitolava alle Antichit e Belle del nostro paese. Ed ancora pi utile e signifi-
Arti ha comportato, oltre alla sempre pi fallimen- cativo se queste iniziative riguardano la tutela e la
tare carenza di risorse finanziarie, che vengano valorizzazione del nostro patrimonio culturale che
a galla le debolezze umane di personale non pi , non c dubbio e non mai abbastanza ripeter-
selezionato da severi, ma frequenti, concorsi. Il re- lo, lelemento, il tratto distintivo, significativo pi
clutamento e lavanzamento sono ormai automatici, forte, pi prezioso e pi chiaro del nostro paese a
e quindi demagogici. livello internazionale.
La situazione delle periferie non mi sembra LItalia conosciuta, apprezzata, stimata per
molto diversa da quella centrale. il suo patrimonio culturale; ma non soltanto per il
Non voglio cercare scusanti alla mia assenza dato come dire antropico e naturalistico, cio ric-
con laffrescarvi, ancora una volta, un apocalittico chezza di paesaggio, beni naturali e beni culturali,
quadro della gestione dei beni culturali italiani. ma anche per la grande ricchezza di professionali-
Vorrei solamente pregarvi di una presa di coscien- t che si sedimentata nel corso dei decenni pro-
za in proposito, cos che, se non oggi almeno in un prio con la finalit di tutelare e valorizzare questo
tempo assai breve, si attui una pressione dellopi- patrimonio. Quindi, la presenza dei beni culturali
nione pubblica sul Legislatore che valga a mettere per lItalia stata un grande motore di sviluppo,
riparo alla disastrosa situazione odierna. Sempre culturale, scientifico ed economico tanto che tut-
Indiriz zi di saluto 3

to il mondo invidia allItalia le professionalit nel Dunque, gli studi in campo archeologico che in
campo della conservazione dei beni culturali, della realt abbracciano la sfera conservativa e poi quella
gestione dei musei, e anche in quello archeologico. della fruizione sono assolutamente preziosi e mi au-
I nostri archeologi sono invitati in tutto il mondo guro che possano riecheggiare nei lavori di questi
dalla Cina allIndia, dallEuropa allAfrica per giorni. Cos come mi auguro che si possa una volta
portare la propria esperienza e le proprie capacit di pi rinnovare un appello alle istituzioni a parti-
professionali in aiuto delle istituzioni internaziona- re dal Parlamento e dal governo affinch la profes-
li degli altri paesi. sione dellarcheologo assuma quella dignit e quel
Oggi, in realt, probabilmente dietro ai lavori valore anche formale che merita, valore che deve
e alle discussioni che si avvicenderanno nel con- essere riconosciuto nelle norme del nostro paese e
vegno ci sar una sorta di filo conduttore, o, co- che ancora oggi, fatto gravissimo, non riconosciu-
munque, cos mi auguro: cio la riflessione che c to. Il codice dei beni culturali, semmai, parla dei
alla base del rapporto tra tutela e valorizzazione restauratori ma non parla della figura professionale
dei beni culturali. Due termini ben noti ai tecnici dellarcheologo. C un grande deficit, un grande
ora anche, come dire, utilizzati formalmente dalla ritardo, direi estremamente contraddittorio. Per-
disciplina normativa che nel nostro paese si occu- ch se nel mondo delle professioni che ormai si
pa di beni culturali. La domanda : cosa vuol dire sviluppato intorno al patrimonio culturale la figura
tutela, cosa vuol dire valorizzazione? Si pensi che dellarcheologo decisiva, proprio perch, come ho
il codice dei beni culturali quando parla degli sca- detto prima, riesce a interpretare questo anello di
vi archeologici e delle ricerche organizzate colloca collegamento tra tutela e valorizzazione, non si com-
questo istituto nellambito della tutela. prende come mai questo valore e questa importan-
Penso che questo non ci debba ingannare. In za non si riflettano anche nelle norme. E sappiamo
realt, parlare di archeologia vuol dire conservare bene quanto sia importante questo riconoscimento
il patrimonio culturale, ma vuol dire anche valo- giuridico per poter poi offrire strumenti e risorse
rizzarlo, non soltanto perch lo si porta alla luce alle figure professionali. Dunque, un augurio di
ma anche perch ci si pone il problema di come la buon lavoro e un ringraziamento alla prof.ssa Pec-
comunit possa fruire di questo patrimonio e attra- chioli e a tutte le istituzioni pubbliche e private che
verso di esso riscoprire le proprie radici e la pro- hanno sostenuto queste giornate di convegno. Il fat-
pria identit e, dunque, conoscere meglio se stessi. to che siano tre diverse istituzioni pubbliche, cio
Larcheologia ha in qualche modo una grandissima Comune, Universit e Ministero dei Beni Culturali,
funzione pedagogica che quella di rinnovare la impegnati in una iniziativa di cos grande qualit,
memoria del nostro paese. E dunque, non si deve dimostra anche che se si vuole la cooperazione pu
solo parlare di tutela quando si parla di archeolo- funzionare e pu funzionare bene. Grazie ancora.
gia ma anche di valorizzazione.
Io ricordo sempre che il codice dei beni cultu-
rali, che ormai il testo normativo di riferimento Elio Montanari, Rappresentante dellarea Umani-
anche per chi oggi svolge una ricerca archeologi- stica in sostituzione del Direttore del Dipartimen-
ca, utilizza unespressione quando parla di tutela e to di Scienze dellAntichit G. Pasquali, Angelo
valorizzazione. E dice: nessuna valorizzazione del Casanova.
bene culturale pu avvenire in forma incompati-
bile con la tutela. Questo giusto perch la frui- Porto i saluti del professor Angelo Casanova,
zione, la promozione del patrimonio culturale non Direttore del Dipartimento di Scienze dellAntichi-
pu essere tale da mettere al repentaglio la pro- t G. Pasquali di questa Universit, che il di-
pria integrit. Per, il codice non dice il contrario. partimento di elezione degli archeologi del mondo
Cio il codice non dice anche lopposto: nessuna antico della nostra Facolt. Il professor Casanova
forma di tutela pu avvenire in modo incompatibi- si dovuto imprevistamente assentare, e mi ha
le con la propria valorizzazione. Sono due aspetti lasciato il gradito incarico di porgervi i saluti del
inscindibili. Non possiamo porci il problema solo nostro Dipartimento, e i suoi propri, e gli auguri di
di conservare i beni culturali se non ci poniamo buon lavoro. Il Dipartimento di Scienze dellAnti-
allo stesso modo il problema del fine ultimo, quello chit ha una notevole attivit archeologica in Italia
sociale e quello civico, che quello cio di far co- e nel Vicino Oriente e ha sempre considerato la
noscere, fruire il bene culturale. ricerca archeologica sul campo come un prezioso
4 Indiriz zi di saluto

elemento caratterizzante del proprio ruolo scienti- nazione con una storia e un patrimonio culturale
fico e organizzativo. che non ha eguali nel mondo, che deve essere con-
Non posso per non cogliere loccasione di que- tinuamente protetto e valorizzato. Ritengo comun-
sta imprevista e improvvisa sostituzione per portare, que, a mio modesto avviso, che, a questo proposito,
in quanto rappresentante, nel Senato Accademico, non si faccia molto per sensibilizzare i cittadini e
dellarea della ricerca umanistica, anche i miei soprattutto le nuove generazioni. Faccio riferimen-
saluti e lespressione della mia profonda soddisfa- to, per esempio, alle poche ore che la scuola dedi-
zione per questo convegno, e per sottolineare come ca alla conoscenza e al rispetto dei beni culturali;
la ricerca archeologica sia una delle punte di dia- occorrerebbe sicuramente che tutte le scuole dedi-
mante dellarea umanistica, e di tutta lUniversit cassero uno spazio in questo senso, perch i beni
di Firenze, con gli scavi, naturalmente, con le altre culturali devono essere conosciuti da tutti e non
espressioni della ricerca scientifica, ma anche con solo da una fascia di popolazione.
manifestazioni come questa. Non si tratta infatti Monasterace un paese piccolo sulla costa
solo di un insostituibile momento di fissazione e di Ionica, sede di un parco archeologico e di un An-
scambio, fra scienziati, della ricerca effettuata, ma tiquarium. Abbiamo convenuto di dedicarlo a Pa-
anche di una solenne occasione in cui viene mostra- olo Orsi per rendere omaggio a un uomo a cui la
to pubblicamente, e non solo agli addetti ai lavori, Calabria deve molto per tutte le sue scoperte e per
il livello, le dimensioni e le molteplici implicazioni aver contribuito alla nascita del Museo Nazionale
di unattivit che s genericamente ben nota anche di Reggio Calabria. Per moltissimi anni il nostro
al grande pubblico, ma che non cessa di stupire, e sito rimasto quasi sconosciuto agli stessi cala-
di destare ammirazione, quando ne vengano illumi- bresi, perch non si aveva certezza della storia di
nati gli sviluppi particolari. Un tale manifestazione Kaulon; storia che, da dieci anni a questa parte, il
ridonda a vantaggio non solo dellantichistica, ma lavoro sinergico tra la Soprintendenza ai Beni Ar-
anche dellintera area umanistica, e di tutta la ri- cheologici di Reggio Calabria, la Scuola Normale
cerca scientifica universitaria, che spesso sono un di Pisa, lUniversit di Pisa, lUniversit di Firen-
po messe come a margine nellattenzione generale, ze e lUniversit Mediterranea di Reggio Calabria,
colpita soprattutto dai gravi problemi economici che sostenuto da uniniziativa culturale denominata
purtroppo angustiano, e rischiano di paralizzare, le Viaggio nella Magna Grecia di Monasterace tre
nostre Universit. giornate di visite archeologiche, cinema e teatro,
Rinnovo i saluti del professor Casanova e i miei sta mettendo in luce con notevoli scoperte di re-
propri, e gli auguri di buon lavoro a tutti voi. perti restaurati e conservati nellAntiquarium che,
ancora, purtroppo, non stato ufficialmente aper-
to al pubblico.
Maria Carmela Lanzetta, Sindaco di Monasterace La storia della Calabria si inserisce allinterno
della nota questione meridionale, ancora non del
Saluto veramente con grande affetto la Citt, tutto risolta anche per una storia di campanilismi
lUniversit di Firenze e la prof.ssa Lucia Lepore interni che stanno trovando forse una qualche ri-
per lorganizzazione e lospitalit data a questo con- soluzione grazie alle nuove vie di comunicazione e
vegno; ringraziando, nel contempo, la Soprinten- alla consapevolezza che il futuro si costruisce so-
denza ai Beni Archeologici della Regione Calabria prattutto con le proprie mani. Ma un eventuale fu-
nella figura del suo Soprintendente e la dirigente turo di tipo economico dovr essere accompagnato
dellarea di Monasterace, la dott.ssa Iannelli, con la dalla sensibilizzazione di tipo culturale, altrimenti
quale abbiamo intrapreso delle iniziative culturali si rischia quello che Pasolini chiamava sviluppo
per rafforzare la conoscenza del nostro sito arche- senza progresso.
ologico. Un caro saluto alla prof.ssa Cecilia Parra Il convegno che prende oggi lavvio la dimo-
dellUniversit di Pisa, al prof. Francesco Cuteri strazione pratica di come si possono raggiungere
dellUniversit Mediterranea di Reggio Calabria e obiettivi di tipo comprensoriale. Infatti tre Comuni,
a tutti gli studenti impegnati ogni anno negli scavi ricchi di una storia archeologica vissuta finora in
e nella valorizzazione dellarea archeologica. modo separato, si trovano oggi insieme per iniziare
Si da poco conclusa la settimana della cul- una nuova collaborazione culturale.
tura, una manifestazione importantissima, per ri- Grazie di nuovo veramente a tutti, alla prof.ssa
cordare, agli italiani, soprattutto, che lItalia una Lucia Lepore, al Comitato Scientifico, alla Commis-
Indiriz zi di saluto 5

sione Cultura del Comune di Firenze, a tutte le Uni- ma ora a noi non serve dal momento che chiudere
versit e a tutti gli studenti che ogni anno abbiamo un territorio come si fatto anche con i parchi o al-
il piacere di ospitare a Monasterace; e grazie a tutti tro non rende nulla in termini economici in termini
voi per la partecipazione a uniniziativa che ci con- culturali e in termini di sviluppo reale del territorio.
sentir sicuramente di guardare al futuro con una E allora noi vorremmo invece che la crescita
nuova consapevolezza di tipo culturale e sociale. ci fosse ma non ci potr essere per Locri finch
persister un movimento avulso e distante dalla
sua Citt di origine; con la Regione abbiamo re-
Francesco Macr, Sindaco di Locri alizzato un programma quadro sui beni culturali;
abbiamo previsto un centro visite per la zona ar-
A nome della Citt di Locri desidero ringra- cheologica posto al centro della Citt, come dice
ziare la Prof.ssa Pecchioli e il Comune di Firenze spesso il dott. Sabbione la zona archeologica da
nella persona del Presidente della Commissione capire per chi arriva agli scavi e trova solo rovine
Cultura, il Ministero per i Beni e le Attivit Cul- molto poco scavate ma quelle poche non sono pro-
turali e lUniversit degli Studi di Firenze, poich babilmente appieno fruibili. Allora probabilmente
la partecipazione a eventi rilevanti come questo ci vuole la capacit di vendere un prodotto creando
importante per la crescita del nostro territorio. uno sforzo che partendo da un centro visite faccia
Come diceva prima il dott. Nardella, Locri ha vedere cosera Locri una volta, e sono sicuro che
intrecciato unottima relazione in questo momento alla realizzazione di questa operazione debbano
con Firenze, stiamo portando avanti diverse ini- concorrere la Sovrintendenza archeologica, il Co-
ziative; a tale proposito, approfitto per esprimere mune e la Regione Calabria e, qualora i mezzi non
la nostra riconoscenza al Presidente del Consiglio dovessero essere sufficienti, anche i privati, e sono
Comunale di Firenze, il dott. Eros Cruccolini con certo che il Ministro in questo momento stia facen-
cui faremo una conferenza stampa pi tardi per do uno sforzo in questa direzione. Il Ministro lal-
rendere noti i primi risultati importantissimi di tro giorno ha parlato dei beni archeologici insieme
uno scambio culturale e solidale fra le nostre due allAssessore Principe in modo diverso ed estre-
Citt, risultati che sarebbe importante avere con il mamente piacevole per noi esternando la volont
mondo dellarcheologia. di cambiare marcia, cio basta con la tutela fine a
Oggi devo dire ahim che invece la Citt di Lo- se stessa e incominciamo a valorizzare, a rendere
cri distante mille miglia dalla Citt Greca perch fruibili, a rendere permeabili i siti archeologici con
la tutela del patrimonio archeologico certamente c le nostre Citt perch altrimenti non si raggiunger
ma completamente slegata dalla valorizzazione e alcun risultato; approfitto anche della presenza del
quindi dalla promozione del territorio. La mancata Presidente del Consiglio Comunale di Firenze dato
valorizzazione del patrimonio non dipende certa- che grazie a lui e alla Citt di Firenze, al Ministro
mente dal volere potere della Soprintendenza ma Rutelli e allAssessore per i Beni Culturali della
ha origine da molteplici fattori, come diceva prima Regione Calabria dott. Principe, la Citt di Locri
il dott. Sabbione, dagli scarsi mezzi finanziari, dal- nellambito delle manifestazioni estive di questan-
lo scarso personale; voglio anche fare una battuta, no ospiter il Maggio Musicale Fiorentino che si
non me ne voglia nessuno, ma credo che la Calabria presenter per la prima volta a Locri nelle rovine
non si possa permettere un soprintendente a mezzo del Tempio di Maras, e ricordo fra laltro che il
servizio e lo voglio dire con la massima franchezza, Direttore Artistico del Festival Magna Grecia un
consapevole che anche in Calabria vi del perso- calabrese che vive a Firenze, Cauteruccio.
nale altamente qualificato e penso al dott. Sabbio- Sono cose queste su cui vorremmo lavorare in-
ne e alla dott.ssa Iannelli, che possono contribuire sieme alla, mi auguro, auspicata costante apertura
provvisoriamente allattuale contesto avendo per di tutta la zona archeologica e del Casino Macr,
lautorit per modificare la realt. Temo che, cos per dare la possibilit alla gente di non passare
stando le cose, non si voglia rilanciare un territorio casualmente dal Museo o dalle rovine di Locri, ma
e lo dico perch, chi mi conosce sa che non uso giungere a Locri per scoprire la storia di questa
mezzi termini, io credo che nessuno sviluppo sar Citt che un territorio che insieme a Caulonia e
possibile finch si seguir unicamente il metodo di insieme a tutti i ritrovamenti archeologici che ci
tutela del patrimonio archeologico, che va benissi- sono nel territorio circostante pu e deve fare rete
mo poich negli anni ha consentito di preservare, e formare il distretto turistico-culturale di cui si
6 Indiriz zi di saluto

parla da un anno con il Ministro Rutelli e che stia- Citt greca di Locri si conoscese in modo diverso
mo con molta fatica portando avanti. E allora io di da quanto stato fatto fino adesso in modo che la
nuovo, nel formulare i ringraziamenti a tutti, credo gente possa venire a vedere le cose che si sono tro-
che Locri abbia una grande opportunit a esse- vate a Locri Epizefiri, penso alla maggior parte dei
re presente a questo convegno per far conoscere ritrovamenti che rendono vanto e gloria al Museo
quantomeno il nostro territorio e le sue innumere- di Reggio Calabria o sparsi per i Musei del mon-
voli bellezze in modo da uscire da un luogo stretto do, non vedo perch, questo lo dico veramente fra
spesso senza sbocchi; e quindi unapertura enorme i denti, bisogna riportare gli obelischi giustamente
stata per i nostri ragazzi venire a Firenze, dalla l dove sono stati trovati e non pensare di riportare
Presidenza del Consiglio andare alla fiera dellar- le opere darte importanti nella propria Citt.
tigianato, far vedere i nostri prodotti che hanno Io di nuovo la ringrazio, professoressa, e grazie
avuto un successo enorme. Ci piacerebbe che la a tutti.
1.
Caulonia: tradizioni letterarie e problemi storici
Mario Lombardo

Grazie al Presidente, e grazie soprattutto uno dei fili conduttori della lettura della storia di
allUniversit di Firenze e allamica Lucia Lepore, Caulonia fosse da considerare proprio quello della
che ci danno ancora una volta lopportunit di ve- sua posizione fra Crotone e Locri (De Vido 2001).
nire in questa splendida sede. Ricordo il convegno Questa prospettiva stata pienamente recepita, e
organizzato qui alcuni anni fa con una formula ab- sviluppata, nellimpostazione di questo convegno,
bastanza simile a questa, caratterizzata, lo voglio che si propone appunto di leggere la vicenda stori-
dire subito, da un serrato dialogo tra competenze ca e la facies archeologica di Caulonia, con le re-
storiche, numismatiche, epigrafiche, archeologi- lative novit, in questa dimensione territoriale ben
che, chiamate a dialogare e interagire al fine di pi ampia. Dimensione, peraltro, che ben rispon-
metter meglio a fuoco le problematiche riguardanti de a unesigenza emersa nella seduta preliminare,
un centro antico, allora quello iapigio-messapico sia nel discorso del Presidente della Commissione
de Li Castelli di Manduria in Puglia, oggi, sulla Cultura sia in quelli dei Sindaci intervenuti, e che
scia degli sviluppi pi recenti degli interessi scien- fondamentale ormai in qualunque prospettiva di
tifici e delle ricerche dellquipe fiorentina guidata valorizzazione dei beni culturali, lesigenza, cio,
da Lucia Lepore, quello di Caulonia. Detto questo, di fare sistema. Nessun centro, nessun Comune, a
per, il primo punto che voglio sottolineare che parte casi eccezionali per massa critica di risorse,
oggi non siamo chiamati a guardare solo a Caulo- come forse Firenze o Venezia o Roma, pu pensare
nia, ma piuttosto a inquadrare la citt, con la sua di valorizzare da solo il proprio patrimonio cultu-
storia e le sue problematiche, in un ambito territo- rale. Certamente non possono farlo, ciascuna da
riale pi ampio, comprendente da un lato Crotone e sola, n Monasterace, n Locri n Crotone. Allora
dallaltro Locri. Questo importante da molti punti occorre pensare in termini di sistema territoriale,
di vista, e in primo luogo proprio nella prospettiva e porsi in questa prospettiva anche i problemi della
che mi stato chiesto di mettere a fuoco a mo di valorizzazione dei beni archeologici, ivi compresi
introduzione ai nostri lavori, quella, cio, di una la ricostruzione e il racconto della vicenda stori-
lettura delle tradizioni letterarie come fonti per la ca del territorio, che, come ormai ben sappiamo,
ricostruzione della vicenda storica di Caulonia e interessa ai fruitori, popolazioni locali o turisti,
del suo contesto territoriale. E voglio ricordare qui almeno quanto gli oggetti da vedere.
che gi lanaloga tematica affrontata alcuni anni Naturalmente il mio compito qui assai pi limi-
fa negli importanti Quaderni 11-12 degli Annali tato, ed quello di proporre, sulla scorta dei lavori
della Scuola Normale su Kaulona I (2001) cura- di quanti mi hanno preceduto su questo terreno
ti da Cecilia Parra, che tutti noi abbiamo presenti dalla breve comunicazione di Gaetano De Sanctis
e che credo facciano da sfondo un po a tutte le del 1914, ristampata anastaticamente in Kaulona
riflessioni che faremo in questi giorni, era intro- I, alla voce Caulonia della Bibliografia Topogra-
dotta proprio da una raccolta delle fonti, curata da fica della Colonizzazione Greca in Italia curata da
Stefania De Vido e preceduta da alcune pagine Silvana Iannelli (1992; cfr. anche la voce Kaulonia
che mettevano in luce con grande chiarezza come nellInventory of Archaic and Classical Poleis: alle
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
8 Mario Lombar do

riflessioni di Stefania De Vido sopra richiamate (e Anche nella tradizione su Caulonia, lattenzione
ora a quelle di De Sensi Sestito 2004) , qualche come succede per la maggior parte delle colonie
considerazione introduttiva sulle tradizioni lettera- di rilievo secondario centrata sulla fondazione
rie come fonti di informazione per la ricostruzione e i fondatori. Abbiamo anche qui una tradizione
della vicenda storica cauloniate. Muovendomi sulla leggendaria, consistente in un passo dellAlessan-
falsariga della raccolta in ordine cronologico delle dra di Licofrone (vv. 993-1007, coi relativi Scoli:
fonti curata dalla De Vido, e che ripropongo con al- app. nn. 5 e 6) centrato sullamazzone Cleta, fonda-
cune piccole varianti in Appendice a questo testo, trice di una citt che poi sarebbe stata conquistata
cercher innanzitutto di mettere in evidenza i ca- e distrutta dai Crotoniati e che, secondo una parte
ratteri generali delle informazioni che la tradizione della tradizione, antica e moderna (es. De Sanctis
conserva, o meglio dei modi in cui tale tradizione, a 1914, coll. 686 sgg.), sarebbe da identificare con
partire da Ecateo verso il 500 a.C., serba memoria Caulonia. Su questa possibilit sono stati, ancora
della colonia achea. Comincer riprendendo quanto di recente, avanzati seri dubbi, in un articolo di
ebbi modo di osservare circa 20 anni fa in occasio- Luisa Moscati Castelnuovo (1999, con la bibliogra-
ne di un convegno su Ipponio tenutosi alla Scuola fia precedente), nel quale si esclude recisamente
Normale di Pisa, e in cui ero stato invitato a svol- che Caulonia abbia qualcosa a che fare con questa
gere un compito analogo (cfr. Lombardo 1989). In tradizione licofronea. Pi di recente, tornato sul-
effetti, cos come Ipponio, anche Caulonia luna la questione De Luca (2006) nel suo commento al
e laltra colonie secondarie toccate in maniera per passo di Licofrone (ma cfr. anche Gigante Lanzara
lo pi tangenziale dai grandi eventi storici che han- 2000, pp. 212 sgg.), mentre da ultimo Giovanna
no interessato la Magna Grecia , emerge nella do- De Sensi, nei nuovi volumi della Scuola Normale
cumentazione letteraria in maniera frammentaria, su Kaulona, ha riaperto radicalmente i termini
e direi occasionale. La prima considerazione che del problema, con una vigorosa argomentazione a
vorrei fare riguarda il fatto che la documentazione favore dellattendibilit di tale identificazione, la
superstite non va vista, come spesso si tende a fare, quale presenta significative implicazioni anche su
come i resti, tutti significanti, di un palinsesto ori- altri aspetti della storia e dellidentit della colonia
ginario che pertanto si pu, e si deve, ricostruire achea, dal paesaggio cauloniate al ruolo di Cau-
a tutti i costi, ma come un insieme di luci e om- lonia nelle contese territoriali tra Crotone e Locri
bre, dove sono importanti anche le ombre, i silenzi (su cui torneremo), al rilievo centrale del culto di
della tradizione. Come vedremo, in alcuni casi pos- Artemide, visto anche nei suoi riflessi nella tipo-
siamo insistere proprio su queste ombre in maniera logia delle celebri emissioni monetali della citt
costruttiva per capire meglio qualche aspetto della (De Sensi Sestito 2004, per le monete e la loro
storia cauloniate. tipologia si rinvia al classico lavoro di Cazzaniga
Com normale, poche sono le fonti incentrate 1968). Non tutto in tale argomentazione mi sembra
specificamente su Caulonia, che ha avuto un ruolo convincente, specie per quanto attiene alle dina-
e una dimensione storica abbastanza ridotti. Basta miche politico-territoriali tra Crotone e Locri e tra
constatare quanto sia schematica la nota dedicata area ionica e tirrenica che sarebbero sottese alla
da Strabone alla citt (Strabo, VI, 1, 10: app. n. 13). tradizione licofronea, ma certo occorrer riflettervi
Il Geografo si limita in effetti a riferire che dopo ancora pi approfonditamente.
il fiume Sagra c Caulonia, fondazione degli Achei, Particolare attenzione, nella tradizione, viene
che prima si chiamava Aulona per il vallone che riservata e questo il primo tratto peculiare
nei suoi pressi e che oggi deserta. C poi una alletimologia del nome, che anzi figura in diverse
postilla, in cui d notizia di un trasferimento di Lo- fonti, da Ecateo a Stefano Bizantino (app. n. 1), dal-
cresi in Sicilia con fondazione di unaltra Caulonia, lo Pseudo-Scimno (320-322; app. n. 9) a Strabone
una notizia che torna anche in altre fonti, ma che (VI, 1, 10: app. n. 13), da Servio (ad Aen., III, 553:
ve lo anticipo subito perch poi forse non ci sar app. n. 31) allEtymologicum Magnum (s.v. Aulo-
tempo di tornarvi sopra probabilmente solo un na: app. n. 33), come un elemento forte della per-
riflesso distorto della notizia, ben attestata, secon- cezione e rappresentazione della fondazione della
do cui Dionisio il Vecchio avrebbe trasferito gli abi- colonia acheo-crotoniate. Etimologia dalla gran
tanti di Caulonia in Sicilia, dopo la conquista del parte della tradizione legata, non a un eroe eponi-
389 a.C., offrendo loro la cittadinanza siracusana mo, Kaulon (cos Stefano e Servio: app. nn. 1 e 31),
(Diod., XIV, 106, 3: app. n. 12). ma a un forte dettaglio topografico, determinato
C aulonia: tradizioni letterarie e problemi storici 9

dalla presenza, a qualificarne in termini peculiari li, o, potremmo anche dire, tangenziali sulla citt.
il paesaggio, di un aulon per lappunto, ossia di un Caulonia viene in effetti menzionata per lo pi in
vallone (cfr. Cazzaniga 1969), il grandioso Val- rapporto, lo vedremo, a vicende traumatiche, ma
lone Bernardo che ne formava la poderosa difesa anche su questo bisogna fare qualche riflessione
ad Occidente, come proponeva Paolo Orsi (1916: nel quadro di racconti che hanno altri orizzonti
col. 703), o forse, come da ultimo ha suggerito Gio- e protagonisti di livello certamente pi significati-
vanna De Sensi, pi latamente lampia conca val- vo per la storiografia antica. vero che tali riferi-
liva formata dalle pendici orientali del massiccio menti lasciano a prima vista ricostruire un quadro
delle Serre, coronata dal vastissimo e fitto Bosco evenemenziale relativamente fitto della storia della
di Stilo, profondamente incisa e al tempo stesso citt: dalla sua fondazione agli eventi che la vedo-
irrigata e resa fertile dai suoi torrenti Allaro, Assi, no coinvolta nelle vicende del Pitagorismo magno-
Precariti e soprattutto Stilaro (De Sensi Sesti- greco, e poi nella costituzione della Lega achea e
to 2004: 318). Questa, da aulon=vallone, tuttavia, quindi della Lega italiota, nelle guerre di Dionisio
viene considerata dai linguisti per lo pi come una il Vecchio e nelle vicende di Dionisio il Giovane,
paretimologia, tanto che De Sanctis la respingeva per finire con quelle della guerra annibalica, che
sommariamente, proponendo invece unetimologia avrebbero segnato la fine della citt. Per questo
dal greco =albero ad alto fusto (come Ma- racconto che le fonti permettono di ricostruire
rathn da marathos), allusiva a qualche pianta a resta sostanzialmente uno scheletro, che va guar-
fusto eretto [] che avr abbondato in quel territo- dato in una prospettiva capace di farne emergere,
rio (De Sanctis 1914: col. 689). Unipotesi, questa secondo il modello ermeneutico della storia per
dellillustre storico, che si potrebbe collegare con temi e problemi, i nodi che orientano la percezione
limportante notizia che ci fornisce Tucidide (VII, e rappresentazione della citt e della sua vicenda
25, 2: app. n. 2), secondo la quale nel 414 a.C. una storica nelle fonti letterarie e che permettono di
flotta siracusana avrebbe incendiato il legname leggerla come un tassello di un mosaico pi ampio,
da costruzioni navali (xyla naupeghesima) che era come un filo di un ordito pi robusto, quello della
stato raccolto e approntato per gli Ateniesi nella storia magnogreca.
Cauloniatide, evidentemente ricca di questo tipo Il primo momento tematico e problematico
di risorse, alle quali fa riferimento ancora Tucidi- quello della storia dellinsediamento degli Achei
de (VII, 90, 2), quando fa dire ad Alcibiade che in Italia meridionale ed da qui che vorrei parti-
lItalia dispone di una quantit infinita di legna- re. Guardando innanzitutto alla fondazione, sgom-
me (xyla aphthona). brerei subito il campo da alcuni falsi problemi, a
Per il resto va segnalata, fra i silenzi e le om- cominciare da quello della Caulonia in Sicilia fon-
bre della tradizione, la pressoch totale assenza di data dai Locresi (Serv., Aen., III, 553: app. n. 30)
riferimenti a dinamiche di carattere relazionale o che, come ho gi detto, probabilmente riflesso di
espansivo riguardanti, o coinvolgenti, in qualche un fraintendimento. Direi che un falso problema
modo gli indigeni. A differenza che in molte altre anche quello dellalternativa che si riscontra nelle
tradizioni sulla fondazione e la crescita delle co- fonti tra Caulonia come fondazione dei Crotoniati
lonie greche, non si fa mai riferimento a indigeni (Ps. Scymn., 318 sgg.; Solin., II, 10; Steph. Byz.,
che possono avere abitato il territorio cauloniate, o s.v. ; Et. Magn., s.v. : app. nn. 9, 30,
a eventuali dinamiche di espansione territoriale di 32 e 33) e come fondazione degli Achei (Strabo,
Caulonia. Questo un punto particolarmente im- VI, 1, 10; Paus., VI, 3, 12: app. nn. 13 e 26). Cos
portante, dove credo che il silenzio della tradizione lo considerava gi Gaetano De Sanctis (1914: coll.
vada in qualche modo interpretato in una prospet- 688 sgg.), il quale invocava il modello delle fonda-
tiva pi ampia che, come dicevo, quella di un zioni subcoloniali, quale emerge ad esempio nella
sistema territoriale in cui Caulonia probabilmente pagina tucididea sullaffaire di Epidamno, fondata
svolge un ruolo che non stato sempre autonomo dai Corciresi che avrebbero per chiamato lecista,
rispetto alle due pi grandi e potenti vicine, Locri Phalios, dalla madrepatria Corinto (Thuc., I, 24);
e Crotone. Ma su questo torneremo. per cui si diceva convinto che in realt si dovrebbe
A parte poche notizie centrate direttamente parlare, nel caso di Caulonia, di una fondazione
su Caulonia, come quelle sopra richiamate sul suo crotoniate, con chiamata dalla madrepatria achea
nome, o quelle sulla sua fondazione, troviamo, dellecista Tifone, qualificato da Pausania (Paus.,
com normale che sia, solo riferimenti occasiona- VI, 3, 12: app. n. 26) come proveniente da Aegion.
10 Mario Lombar do

Si tratta certo di una prospettiva plausibile: in ef- menzionata, nello stesso passo di Polibio a cui
fetti la versione che insiste sullorigine crotoniate si fatto sopra riferimento (Polyb., II, 39: app. n.
della citt si presenta come difficilior rispetto a 7), come una delle tre citt achee che, insieme a
quella che ne parla come di una fondazione achea, Crotone e a Sibari (verosimilmente lultima Sibari,
e dunque va privilegiata sul piano dellattendibilit quella sul Traente), a seguito dellintervento paci-
storica rispetto allaltra, dietro la quale De Sanctis ficatore sopra richiamato, si fanno protagoniste di
vedeva la memoria di una particolare prassi co- una decisa politica di rafforzamento dei legami col
loniale, non troppo dissimile, peraltro, da quella mondo acheo metropolitano, introducendo culti e
che, stando alla testimonianza di Antioco (FgrHi- istituzioni degli Achei della madrepatria nel mon-
st, 555, F 12), avrebbe portato alla fondazione di do acheo-coloniale, che aveva sino ad allora vissu-
Metaponto per iniziativa dei Sibariti, con chiamata to processi identitari e organizzativi molto diversi.
di consanguinei achei dalla madrepatria. Tenuto Processi, che avevano visto emergere in forma pre-
conto, tuttavia, del fatto che le notizie tradiziona- coce una specifica identit acheo-coloniale, entro
li che presentano Caulonia come fondazione degli il contesto di significative esperienze di confron-
Achei, e a opera di un ecista acheo-metropolitano, to, competizione, contrapposizione tra le colonie
appaiono ignorare del tutto un qualsiasi ruolo dei achee da un lato e quelle ioniche (Siris) e dori-
Crotoniati, mi chiederei se non sia pi corretto che (Taranto), dallaltro (cfr. Morgan, Hall 1996;
vederne la genesi come successiva, e in qualche Hall 2002: 92 sgg.). Esperienze come quelle che si
modo alternativa, rispetto a quelle che riportano riscontrano nel gi evocato frammento di Antioco
laltra versione. E mi sembra che sia possibile in- (FgrHist, 555, F 12) sulla fondazione di Metaponto
dividuare un contesto in cui plausibilmente inqua- e sulla successiva guerra della colonia achea contro
drarne lelaborazione, quello che, stando a Polibio i Tarentini, o nelle tradizioni riportate da Licofro-
(II, 39: app. n. 7), avrebbe visto il significativo ne (Alex., 856 sgg. cum Schol.) e Giustino (XXII,
intervento pacificatore degli Achei metropolitani 2, 4) sulla conquista achea di Siri. Mentre, come
nella vita politico-istituzionale delle colonie achee sapete, il mondo acheo metropolitano sembra vive-
dellItalia meridionale, in seguito alle dramma- re processi di segno e ritmo assai differente, entro
tiche conseguenze delle rivolte antipitagoriche cui emergono relativamente tardi, non prima del V
della met circa del V sec. a.C. Un contesto per- secolo a.C., sia la polis come struttura politico-ter-
fettamente idoneo a fare da sfondo a unoperazio- ritoriale fondamentale, sia precise forme di identit
ne di rilettura e rielaborazione delle tradizioni di achea etnico-regionale. dunque verosimilmente
fondazione della citt in una chiave che mettesse in questo contesto seriore che acquista tutto il suo
in primo piano gli Achei della madrepatria. Non significato il rivolgersi alla madrepatria achea da
dimentichiamo che tale contesto anche quello parte di Crotone, Sibari e Caulonia, dopo la crisi
che vede definirsi la prospettiva storiografica di terminale dei regimi pitagorici.
Antioco, il quale centra lattenzione, come ben Ma facciamo un passo indietro e chiediamo-
sapete, sulle origini storiche delle colonie achee, ci se la probabile origine di Caulonia quale sub-
collegandole ai centri dellAcaia peloponnesiaca colonia di Crotone non abbia comportato, almeno
e rifiutandosi di accogliere e riportare tutte quel- per un certo periodo di tempo, una qualche forma
le tradizioni sulle origini mitiche delle colonie di dipendenza rispetto alla metropoli. De Sanctis
achee, che le collegavano agli Achei dellorizzon- (1914: col. 690) aveva considerato come un dato
te epico e che facevano di Metaponto una colonia significativo quello relativo allassenza di Caulo-
pilia, di Crotone una colonia legata a Eracle e cos nia nelle tradizioni letterarie relative alle vicende
via. Rifiutando, cio, quellorizzonte proto-storico culminate nella battaglia del fiume Sagra, pur es-
(e leggendario) che invece testimoniato, ad esem- sendo la citt ubicata nei pressi di tale fiume. Egli
pio, gi nellepinicio di Bacchilide per Alexidamos ne traeva argomento per ritenere che i Cauloniati,
di Metaponto (XI, vv. 126 sgg.), dove si collega la pur godendo, come documentano le monete, pie-
fondazione della citt con larrivo degli Achei re- na autonomia, [] alleati strettamente a Crotone,
duci dalla conquista di Troia. in questo contesto, dividevano allora la buona e la cattiva ventura
credo, che potrebbero trovare una collocazione pi della citt onde traevano origine. Oggi il quadro
precisa le tradizioni sulle origini achee di Caulonia appare notevolmente diverso rispetto a quello su
e che le attribuiscono un ecista acheo proveniente cui si basava largomentazione di De Sanctis: come
da Aegion. Tanto pi se consideriamo che Caulonia sapete, fino ad alcuni decenni fa la battaglia del-
C aulonia: tradizioni letterarie e problemi storici 11

la Sagra veniva datata verso il 540 a.C. e linizio fr. 6 M.; Cic., Fin., 5, 4; Porphyr., V. Pyth., 56;
delle emissioni incuse intorno al 560 a.C. Oggi, al Jambl., de V. Pyth., 170). Caulonia risulta peraltro
contrario, la battaglia che segn linattesa sconfitta menzionata anche quale scenario di uno dei pro-
dei Crotoniati a opera dei pi deboli Locresi viene digi attribuiti a Pitagora, quello dellapparizione
datata unanimemente intorno al 560 a.C. (cfr. ad di unorsa bianca (Iambl., De vita Pyth., 142: app.
es. De Sensi Sestito 1994a: 46 sgg.), mentre gli ini- n. 28). Quando per si accostano questi dati, legati
zi della monetazione cauloniate appaiono scendere alla biografia del Filosofo come faceva De Sanctis
almeno fino al 540-530 a.C. (cfr. ad es. Rutter et e com stato fatto anche da altri allelenco dei
alii 2001: 247 sgg.). Direi quindi che non pro- Pitagorici cauloniati fornito da Giamblico (De vita
prio il caso di vedere in contrapposizione il dato Pyth., 267: app. n. 29: ,
numismatico e quello tradizionale, e cio lassen- , , , ), secondo me si fa
za di Caulonia nelle fonti sulla guerra culminata unoperazione non del tutto corretta, perch tale
nella battaglia della Sagra. Anzi, se teniamo conto elenco vede ai primi posti due personaggi che ci
del fatto che Caulonia risulta assente anche nella sono noti anche da altre fonti, ma che tuttavia vi
tradizione sulla coalizione achea formata da Meta- figurano con tutta evidenza come appartenenti a
pontini, Sibariti e Crotoniati, che avrebbe attacca- un orizzonte storico ben pi tardo rispetto a quello
to e conquistato Siris alcuni anni prima di quella del soggiorno di Pitagora in Magna Grecia. In ef-
battaglia (Justin., XX, 2, 4), ne possiamo ricavare fetti, stando a Pausania (VI, 3, 11: app. n. 26), ma
la plausibile ipotesi che fino a quel momento de- anche allelenco dei vincitori olimpici, Dikon figlio
cisivo Caulonia fosse in qualche modo vissuta nel di Kallimbrotos sarebbe stato vincitore nellOlim-
cono dombra di Crotone, la sua metropoli. E che piade del 384 a.C. (vedi infra). Siamo quindi in un
fosse stata proprio linattesa sconfitta di Crotone orizzonte completamente diverso rispetto a quello
alla Sagra gravida di conseguenze negative per del primo Pitagorismo magnogreco, probabilmente
la citt, come sottolinea da diverse angolature la quello del secondo Pitagorismo e dellet di Archi-
tradizione trogiana a conferire a Caulonia uno ta e Dionisio, nel cui quadro vanno pertanto conte-
spazio e un ruolo sostanzialmente nuovi, di alme- stualizzate queste presenze pitagoriche a Caulonia,
no relativa autonomia rispetto alla madrepatria. mentre restiamo senza sicuri elementi di riscontro
Non escluderei, quindi, che lemergere di Caulonia su una precoce presenza pitagorica in et arcaica,
come polis autonoma sia da collegare alla sconfitta a parte la notizia sopra evocata sul (temporaneo)
dei Crotoniati alla Sagra e da collocare negli anni soggiorno dellesule Pitagora nella citt, notizia che
intorno alla met del VI secolo a.C. Questa ipotesi per, come s detto, appare relativamente margi-
configura in maniera assai pregnante lemergere nale in una tradizione che colloca piuttosto a Meta-
stesso di Caulonia in quella posizione fra Crotone ponto la sede di tale soggiorno.
e Locri, che segna in misura significativa la sua Un ulteriore elemento di collegamento temati-
vicenda storica. co, seppur indiretto, fra Caulonia e il Pitagorismo
Il secondo orizzonte tematico e problematico costituito dalla notizia di Apollonio di Tiana, pres-
quello che riguarda i riflessi dellesperienza pitago- so Giamblico (De vita Pyth., 262: app. n. 21), re-
rica a Caulonia. Anche qui si pu, e si deve, fare un lativa a un arbitrato che sarebbe stato affidato alle
po di ordine: abbiamo, com noto, un frammento citt di Caulonia, Taranto e Metaponto, in seguito
di Dicearco (fr. 34 Wehrli: app. n. 4), in cui si rife- ai moti antipitagorici sviluppatisi nella Crotone
risce come Pitagora, in seguito alla rivolta antipita- della met circa del V secolo a.C. e sopra evocati
gorica scoppiata a Crotone e alla sconfitta dei suoi attraverso la pagina di Polibio (II, 39: app. n. 7).
seguaci, avesse trovato scampo in un primo tempo Secondo tale testimonianza, i Cauloniati avrebbero
nellapprodo cauloniate, per poi trasferirsi a Locri. fatto parte del collegio arbitrale chiamato a dirime-
Se la vicenda a cui si fa qui riferimento databi- re la violenta contesa tra i Pitagorici crotoniati e i
le con ogni verosimiglianza negli ultimissimi anni loro oppositori, e che, secondo quanto sarebbe sta-
del VI o nei primissimi del V secolo a.C., va tutta- to riportato negli Hypomnemata Krotoniaton (pro-
via notato che si tratta di una tradizione tutto som- babilmente un falso), si sarebbe fatto corrompere
mato marginale e poco attendibile rispetto allaltra, condannando perci allesilio i Pitagorici. Questa
assai pi ampiamente attestata, che vede Pitagora fonte stata relativamente poco discussa (cfr. ad
trovare rifugio, e poi morire, a Metaponto (Aristox., es. Mele 1993: 235 sgg.; Mele 2007: 129), anche
fr. 118 Wehrli; Dicaearch., fr. 35 b; Heracl. Lemb., nellambito delle problematiche sugli arbitrati gre-
12 Mario Lombar do

ci. In effetti non si riesce a stringere con precisione permettere di sviluppare, in maniera non combi-
il significato della partecipazione cauloniate alla natoria, con le ricerche e i dati archeologici, e che
vicenda. Si potrebbe forse ipotizzare una lettura riguarda lorizzonte aperto dalle notizie relative
del ruolo di Caulonia entro il quadro di un colle- allassedio di Caulonia da parte del tiranno sira-
gio arbitrale a tre, comprendente un soggetto pi cusano nel 389 a.C., nellambito della sua politica
favorevole ai Pitagorici, uno pi avverso a essi, e di espansione in Italia meridionale, mirante alla
uno per cos dire neutrale. Ma anche in questa costituzione di una epikrateia che comprendesse i
prospettiva, non agevole, alla luce della compre- due lati dello Stretto e che si estendesse quanto pi
senza nel collegio della pitagorica (?) Metaponto, ampiamente possibile in area magnogreca. Nel qua-
cogliere il preciso ruolo della citt oggetto della dro di tale politica, Diodoro (XIV, 103: app. n. 10),
nostra attenzione. confortato da Polieno (VI, 9, 11: app. n. 27), ci parla
Terzo dei temi che si lasciano cogliere nella tra- dello sbarco, nel 389 a.C., del tiranno siracusano
dizione letteraria quello della salda collocazione con la sua armata a Caulonia, che egli avrebbe cinto
di Caulonia nellorizzonte acheo, e quindi della sua dassedio, provocando la mobilitazione generale de-
partecipazione alla Lega achea che, insieme a Cro- gli Italioti, al comando di Eloride. Ne sarebbe se-
tone e Sibari sul Traente, si sarebbe costituita nella guita la battaglia campale presso il fiume Elleporo,
seconda met del V secolo a.C., in seguito alla fine nei pressi di Caulonia, con la disfatta degli Italioti
dei disordini legati alle rivolte antipitagoriche, gra- (e il conseguente scioglimento, almeno temporaneo,
zie allintervento degli Achei metropolitani (Polyb., della Lega italiota; Diod., XIV, 104), e quindi la di-
II, 39: app. n. 7). Essa stata studiata recentemente struzione di Caulonia da parte di Dionisio che ne
da Alfonso Mele, nel volume su Crotone e la sua avrebbe consegnato il territorio ai Locresi; il tiranno
storia dal V al II secolo a.C., e non star dunque ne avrebbe altres trasferito gli abitanti a Siracusa,
a soffermarmici molto, se non per dire che, come con contestuale concessione a essi della cittadinan-
ha dimostrato appunto Mele (1993: 265 sgg.; 2007: za siracusana e dellesenzione dalle tasse per 5 anni.
130 sgg; cfr. anche De Sensi Sestito 1994; Lombar- Questo quanto ci racconta Diodoro (XIV, 106:
do 1996: 216 sgg.; Lombardo 2008: 85 sgg.), non si app. n. 11), ed entro il contesto da lui evocato che
pu in alcun modo considerare questa Lega achea si lasciano pi verosimilmete inquadrare le figure
come preludio alla Lega italiota, perch essa si col- dei Pitagorici sopra richiamati, con la vicenda di
loca in un orizzonte politico e ideologico totalmen- Dikon figlio di Kallimbrotos, il quale avrebbe vinto
te diverso. una lega a base etnica e territoriale, le Olimpiadi una prima volta come pais qualifican-
laddove la Lega italiota sar una lega sovraetnica, dosi come Cauloniate, e poi per due volte da adulto,
comprendente anche citt non achee come Reggio, presentandosi invece come Siracusano. Pausania
Thurii e Velia, peraltro non tutte contigue territo- (VI, 3, 11: app. n. 26) dice che egli lo avrebbe fat-
rialmente tra loro. La Lega italiota, inoltre, perse- to per ragioni di denaro, ma si tratta probabilmente
guir obiettivi politici che, come chiarisce Diodoro di un fraintendimento della notizia diodorea sopra
(XIV, 102), sono essenzialmente quelli della mutua evocata, secondo cui Dionisio avrebbe concesso ai
difesa nei confronti delle pressioni espansionistiche Cauloniati, trasferiti a Siracusa dopo lElleporo nel
o predatorie di Dionisio il Vecchio e dei Lucani, 389 a.C., lesenzione delle tasse contestualmente
mentre la Lega achea sembra nata per ricreare, for- alla loro assunzione della cittadinanza siracusana.
se in forme particolari, quella solidariet achea che In effetti, dal Catalogo degli Olimpionici, una delle
aveva cos ben funzionato nel VI secolo a.C. e che vittorie di Dikon da adulto risulta databile al 384
per era andata in frantumi totalmente con la guerra a.C. (Olimpiade 99: Diod., XV, 14; Eusebio, Chron.
fra Sibari e Crotone. Al costituirsi, secondo Diodoro I, col. 206 Schoene), mentre quella conseguita da
XIV, 102 nel 393 ca. a.C., della nuova Lega italiota giovane risale forse al 392 a.c. (Olimpiade 97; cfr.
egemonizzata da Crotone avrebbe poi naturalmente Moretti n. 379, e pi in generale De Sanctis 1914:
partecipato anche Caulonia, svolgendovi presto, suo col. 694; Cazzaniga 1970; Moggi e Osanna 2003:
malgrado, un ruolo assai significativo, a conferma 193). Il quadro sembra dunque abbastanza coerente
dellimportanza strategica della sua posizione tra e non c bisogno di accusare il povero Dikon di cor-
Locri e Crotone, anche nelle nuove dinamiche in- ruzione perch si era presentato come Siracusano al
nescate dalla politica italiota di Dionisio il Vecchio. momento della sua seconda vittoria olimpica: Cau-
Questo ci porta allultimo tema, che per forse loniate da giovane, egli era probabilmente diventato
il pi interessante anche per il confronto che pu Siracusano da adulto tra il 389 e il 384 a.C.
C aulonia: tradizioni letterarie e problemi storici 13

A partire da questo momento, possiamo ri- temente rivestiva per lui unimportanza primaria
scontrare nella tradizione per ragioni di tempo (Liv., XXVII, 12, 4-6; 15, 8; 16, 9; Plut., Fab.,
cercher di essere molto sintetico una serie di no- XXII, 1: app. nn. 14, 15, 16 e 23). Pi tardi, con la
tizie su ricorrenti episodi di conquista e distruzio- partenza di Annibale dallItalia, e non come rife-
ne della citt, che per sembrano contraddette pi risce Appiano (Hann., XLIX, 211: app. n. 25) con-
o meno esplicitamente dalla menzione di Caulonia temporanemente alla presa di Taranto, i Romani
come un centro esistente pochi anni (o decenni) sarebbero riusciti e siamo con questo allultimo
pi tardi. Abbiamo, come s detto, innanzitutto le punto a impadronirsi definitivamente della citt.
notizie relative alla conquista, seguita da distru- Secondo De Sanctis (1914: col. 696), la citt sa-
zione e spopolamento della citt, a opera di Dio- rebbe stata gi abbandonata completamente dagli
nisio il Vecchio nel 389-388 a.C., ma nel 357-356 abitanti, che Annibale avrebbe trasferito in Africa,
a.C. troviamo Dionigi il Giovane che soggiorna a come sappiamo aveva fatto con altre popolazioni a
Caulonia, dove viene raggiunto da un messaggero lui fedeli del Bruzio. Nel II secolo, per, Polibio
che gli reca notizia dello sbarco di Dione in Si- (X, fr. 1: app. n. 8; cfr. Ps. Scymn. 318 sgg.: app.
cilia. Ci sono due fonti che convergono su questa n. 9) ci parla di Caulonia come di una delle poleis
testimonianza, Diodoro (XVI, 11, 3: app. n. 12) e greche esistenti lungo la costa ionica e quindi non
Plutarco (Dio, XXVI, 7: app. n. 22). Dobbiamo al- sappiamo come valutare anche in questo caso la
lora pensare che Caulonia fossa stata ricostruita, sorte della citt in seguito alle vicende di et an-
magari dal figlio del suo distruttore, analogamente nibalica, con levacuazione e poi la conquista dei
a quanto appare esplicitamente testimoniato nel Romani. Certo alla fine, malgrado la testimonianza
caso di Reggio (Strab., VI, 1, 9, C 258)? Questo di Pomponio Mela (II, 68: app. n. 19) che elenca
si chiedeva De Sanctis (1914: coll. 694 sgg.) e la Caulonia tra le citt del terzo, e pi meridionale,
risposta, anche alla luce dellevidenza archeologi- dei tre golfi della costa ionica dellItalia, troviamo
ca di IV e III sec. a.C., dovrebbe essere positiva, nel testo di Strabone (VI, 1, 10: app. n. 13) la no-
come osservava gi Paolo Orsi in una nota in calce tizia secondo cui essa sarebbe stata ai suoi tempi
alle domande poste dallo storico (n. 1 a., col. 694), del tutto abbandonata. E, pochi decenni pi tardi,
anche se ci sarebbe da chiedersi, ancora col De Plinio che parla di rovine della citt di Caulonia
Sanctis (1914: col. 694), se, in realt, la citt fosse (vestigia oppidi Caulonis). verosimile, o almeno
mai veramente stata distrutta. cos ritenuto generalmente, che questi due passi
Abbiamo poi notizia di unaltra distruzione nel attestino credibilmente come in et romana Caulo-
280 a.C. o poco dopo, e a fornircela Pausania, il nia fosse ormai soltanto un cumulo di rovine.
quale ci informa che allepoca della spedizione di Per io mi chiedo, e con questo concludo, se ci
Pirro in Occidente Caulonia sarebbe stata rasa al sia davvero motivo per pensare che effettivamente
suolo dai Campani, che erano alleati dei Romani queste notizie di una serie di successive distruzio-
(Paus., VI, 3, 12: app. n. 26). Anche qui, malgra- ni, con le susseguenti (implicite) ricostruzioni, non
do la fiducia accordata alla notizia dal De Sanctis rappresentino il risultato di un modo di rappresen-
(1914: col. 695), sospetto che possa esserci dietro tare le vicende di questa citt, come di altre di ri-
una confusione, o reduplicazione, rispetto alla vi- lievo analogo, entro una prospettiva centrata sulla
cenda, ben altrimenti attestata, vissuta nel periodo storia dei grandi protagonisti, come i Dionisii, Fa-
in questione da Reggio a opera della guarnigione bio, Annibale, e che fa ricorso a modelli storiogra-
campana insediatavi dai Romani (ad es. Taglia- fici fortemente caratterizzati in senso topico, come
monte 1994: 199 sgg). Anche perch troviamo che quello focalizzato sulla conquista, distruzione e/o
Caulonia era una citt di un certo rilievo allepoca spopolamento di citt. Mi chiedo in realt che mo-
della spedizione annibalica in Italia, quando ven- tivo avrebbe potuto avere Dionisio per preferire di
ne utilizzata con uno stratagemma da Quinto Fabio lasciare ai Locresi o questi ultimi per preferire di
Massimo per attirare lontano le forze di Annibale ricevere una citt distrutta piuttosto che una citt
che difendevano Taranto e permettere ai Romani magari evacuata dagli abitanti ma abitabile. Que-
la conquista della Citt del Golfo nel 209 a.C., su- sto pone quel problema centrale della continuit/
scitando un finto assedio di Caulonia a opera di discontinuit nella vita di un insediamento urba-
mercenari stanziati in Sicilia. Annibale sarebbe no, che credo anche dal punto di vista archeologico
accorso, riuscendo a sciogliere lassedio e quindi possa offrire significativi spunti di riflessione e,
a mantenere il possesso di Caulonia, che eviden- spero, di discussione per la tavola rotonda.
14 Mario Lombar do

Appendice 6. Schol. in Lycoph., Alex., 993-1007


(993.) :
1. Hecat., FGrHist I, F 84 (ap. St. Byz s.v. ) .
, (995.)
, . ,
, .
(996.) ,
. .
. .
.
2. Thuc., VII, 25, 1-2 -
- .
-
. ., .
, - ,
, -
. ,
- .
, . (1001.) <> . Steph. 3873 -
.
-
3. Ps.-Scyl., 13, 24
, - .
. ,- (1007.) ,
, , . -
, .
4. Dicaearch., fr. 34 Wehrli2 (ap. Porph., Vita Pith., 56) .
-
. 7. Polyb., II, 39, 4-7
.
- .
,
. ,
-
, . . -
, , ,
5. Lycoph., Alex., 993-1007 ,
,
,
,
. . -
,
.
.

. 8. Polyb., X, 1, 4

, , -
, .

9. Ps. Scymn., 318-325
. ,
C aulonia: tradizioni letterarie e problemi storici 15

14. Liv., XXVII, 12, 4-6


Regium etiam nuntium mittit ad praefectum prae-
sidii quod ab Laevino consule adversus Bruttios
. ibi locatum erat, octo milia hominum, pars maxi-
ma ab Agathyrna, sicut ante dictum est, ex Sicilia
10. Diod., XIV, 103-104 traducta, rapto vivere hominum adsuetorum; additi
- erant Bruttiorum indidem perfugae, et audacia et
audendi omnia necessitatibus pares. hanc manum
, ad Bruttium primum agrum depopulandum duci
iussit, inde ad Cauloniam urbem oppugnandam.
, imperata non impigre solum sed etiam avide exse-
cuti direptis fugatisque cultoribus agri summa vi
. - urbem oppugnabant.

, - 15. Liv., XXVII, 15, 8
in Bruttiis interim Cauloniae oppugnatores sub
, [] aduentu Hannibalis ne opprimerentur in tumu-
- lum a praesenti impetu tutum, ad cetera inopem,
- concessere.
,
. 16. Liv., XXVII, 16, 9
- dum haec Tarenti aguntur, Hannibal iis qui Caulo-
, . niam obsidebant in deditionem acceptis

, 17. Verg., Aen., III, 551-553
hinc sinus Herculei (si vera est fama) Tarenti
cernitur, attollit se diva Lacinia contra,
11. Diod., XIV, 106, 3 Caulonisque arces et navifragum Scylaceum.
(Dopo la vittoria riportata sugli Italioti presso il
fiume Elleporo, la loro resa finale e la successiva 18. Ov., Met., XV, 703-708
resa di Reggio) liquit Iapygiam laevisque Amphrisia remis
saxa fugit, dextra praerupta Cocinthia parte,
, . Romethiumque legit Caulonaque Naryciamque
. evincitque fretum Siculique angusta Pelori
Hippotadaeque domos regis Temesesque metalla
Leucosiamque petit tepidique rosaria Paesti.
,
. 19. Mela, II, 68
(sinus) primus Tarentinus dicitur inter promunturia
12. Diod., XVI, 11, 3 Sallentinum et Lacinium, in eoque sunt Tarentus,
Metapontum, Heraclea, Croto, Thurium: secun-
, dus Scyllaceus inter promunturia Lacinium et Ze-
phyrium, in quo est Petelia, Carcinus, Scyllaceum,
Mystiae: tertius inter Zephyrium et Bruttium Con-
. sentiam, Cauloniam, Locrosque circumdat.

13. Strabo, VI, 1, 10 20. Plin., Nat. Hist., III, 95


, A Locris Italiae frons incipit, Magna Graecia ap-
pellata, in tris sinus recedens Ausonii maris, quo-
. niam Ausones tenuere primi. patet <LXXXVI>,
- ut auctor est Varro; plerique <LXXV> fecere. in
. ea ora flumina innumera, sed memoratu digna a
16 Mario Lombar do

Locris Sagra et vestigia oppidi Caulonis, Mustiae, , -


Consilinum castrum, Cocynt<h>um ,
, -
21. Ap. Ty., ap Iamb., De vita Pyth., 262 .
()
, 27. Polyaen., VI, 9, 11
- -
, , , - . -
, .
, -
, . ,
.
22. Plut., Dio, XXVI, 7 -
()

, -

,
.
, .
28. Iamb., De vita Pyth., 142
23. Plut., Fab., XXII, 1

, .
, -
,

.
, -
, 29. Iamb., De vita Pyth., 267
<> , , ,
,
.
30. Solin., II, 10
24. Parthax, fr. 1c Mller (apud Eustath. ad Il. Notum est a Philoctete Petiliam constitutam, a
734, 48) Miscello Achaeo Crotonam, Regium ab Chalcidien-
sibus, Cauloniam et Terinam a Crotoniensibus
.
31. Serv., Aen., III, 553
25. App., Hann., XLIX, 211 CAVLONISQVE ARCES Aulon mons est Cala-
briae, ut Horatius et amicus Aulon fertilis Bac-
cho: in quo oppidum fuit a Locris conditum, quod
secundum Hyginum, qui scripsit de situ urbium
, Italicarum, olim non est. alii a Caulo, Clitae
, . Amazonis filio, conditum tradunt.
26. Paus., VI, 3, 11-12 32. Steph. Byz., s.v.
<,> ,
, , .
, , . .
.
. , , .
, .
.
, 33. Et. Magn., s.v.
<>: ,

.
2.
Archaeological vestiges submerged off Locri and
Kaulonia, Italy, by tectonically-controlled coastline
displacement during and after Greek time
Jean-Daniel Stanley

1. Introduction Interpreting the position offshore of sheltered


This geoarchaeological study focuses on coast- coastal and ship landing facilities relative to the
line displacements during the late Holocene at present beachline would prove useful in the plan-
Locri-Epizefiri (herein called Locri) and Kaulonia ning of further exploratory efforts. Complementary
on Calabrias Ionian margin in southern peninsular investigations recently published in the geological
Italy. Both sites, important Magna Graecia settle- and geographic literature (Stanley 2007; Stanley
ments during the first millennium B.C. (fig. 2.1), et alii 2007; Tennent et alii 2009) provide sup-
traded actively with their Greek homeland bases, plemental background information pertaining to
population centers in southern Italy and Sicily, and coastline shifts at the two sites. It should be em-
other sectors of the Mediterranean. The seafloor phasized at the outset, however, that this compara-
off Kaulonia has been explored archaeologically tive examination seaward off Locri and Kaulonia
(Iannelli et alii 1993; Lena e Iannelli 2003; Lena remains a work in progress due to the still incom-
e Medaglia 2002), while the submerged sector off plete record of what human-associated materials
Locri has received less attention in this respect lie offshore and where these are located.
(Royale e Bartoli 2004; Tennent et alii 2009).
The purpose of the present investigation is 2. Brief historical background
two-fold: 1. to assess how coastal shifts caused
submergence of marine ship-landing facilities and Locri. The ancient Greek colony of Locri is
anthropogenic materials in what are now offshore located 3 km SSW of the modern coastal Calabrian
sectors of the two ancient towns; and 2. to compare town of Locri on the Ionian coast (fig 2.1). Exca-
when and how the once-subaerially exposed coastal vations by the renowned archaeologist Paolo Orsi
sectors of the two settlements were lowered beneath began at Locri in the late 1800s (Orsi 1909), and
sea level. A key observation to help resolve these investigations continue to the present. Recent works
topics is that the geographic position of the present include those of Costamagna-Sabbione 1990; Locri
beach at the two localities now differs substantially IV; and Barra Bagnasco (1996b, 1999, 2000, 2001).
from the ones that existed during the period of ac- The Greeks first colonized Cape Zephyrios (now
tivity ca. 2700 to 2300 years ago. An evaluation Cape Bruzzano) in the late 8th or early 7th century
of coastline shifts can provide information on the BC, and four or five years later moved 20 km along
paleogeographic evolution of the two settings and the coast to the NE to settle the town of Locri at its
significant natural events, primarily tectonics and current location between the Portigliola and Gerace
sea-level change that affected them before, during rivers (Cerchiai 2004). The peak in Locris history
and following the time of Greek settlement. Infor- was during the 4th century BC when Dionysius I,
mation is thus provided here on lateral shoreline tyrant from Syracuse, came to power. Livys His-
migrations from the mid-Holocene to present at tory of Rome records that Locri became allied with
both Locri and Kaulonia, a highly mobile tectonic Carthage instead of Rome during the second Punic
sector that has a long record of human occupation. war, and shortly after began to decline. Locris in-
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
18 Jean - Daniel Stanle y

fluence was reduced after this war, although activity 3. Physical setting
continued until the 8th century AD, and then di-
minished almost completely following attack by the Locri. Topographic highs within the bound-
Saracens in the 9th century AD (Townsend 1867). ary of ancient Locri have elevations to ~150 m
Archaeologists have suggested that the ancient above mean sea level (MSL), and the hills and
coastline was once close to where the city was lo- terrain immediately behind the site are formed of
cated, i.e. inland by ~300 m of the present shore- Pliocene and Quaternary marine and terrestrial
line. Ancient Locri, surrounded by a ~7 km-long strata offset by numerous faults (Carta Geologi-
wall, occupied an area of 2.3 km2; the town ex- ca Della Calabria 1968). The wall surrounding
tended between the low hills and the coast, in an Locri had an elongate rectangular configuration
area where the coastal plain is quite narrow (Ran- about 2.5 km long and 1.0 km wide. The ancient
dall-MacIver 1931). During the past half-century, towns east-facing wall is presently ~300 m land-
a number of studies have alluded to a possible ward of the NE-SW trending shoreline. The beach
port or harbor facility, but mostly in vague terms is formed of coarse sand and pebbly sand and
(Barillaro 1959). A recent hypothesis presented backed by low (~3 m relief or less) sand dunes.
by Barra Bagnasco (1999), and one which we en- The Portigliola River, the closest important flu-
dorse here, suggests that a port basin (fig 2.2A, vial system in this area, flows ~500 m south of
area B, now on land) was once positioned adjacent the city wall and transports a coarse bed load, in-
to the seaward-facing city wall in the lower part of cluding cobbles and boulders, to the sea. Several
the town. This low-lying area, one that may have smaller streams (Saitta, Milligri) flow across the
served as a ship landing site, is now emerged land site, and the Lucifero just to the north of it. These
in the area proximal to the ancient sites stoa, a are seasonal systems, with strong flow primarily
covered walkway or portico, generally for public during heavy rain storms, mainly during winter
useage (fig 2.2A, area S on land). months (Barra Bagnasco 2000).

Kaulonia. Ancient Kaulonia, 37 km NNEof Kaulonia. The walled land area occupied
Locri, was also positioned along the coast (fig 2.1) by Kaulonia was roughly pentangular in shape,
and its ruins lie immediately north of the modern and its western landward sector includes the area
town of Monasterace Marina (Orsi 1914; Mertens of the ancient necropolis (Iannelli 2005) that ris-
1976; Iannelli 1985 e 2005; Iannelli e Rizzi 1985; es to an elevation of about 70 m above mean sea
Trziny 1989; Barello 1995; Kaulona I). This level (MSL). These hills are formed of tectonically
Magna Graecia colony was founded at about 700 offset marine and terrestrial sediment strata of
B.C. by Achaean people from the Peloponnesus, and Pliocene and Quaternary age. At the base of the
possibly by settlers from Kroton (Crotone: fig 2.1B), hills to the east, the sites coastal alluvial plain
a major Greek site ~100 km farther to the NNE on is <1 km wide: long, straight and trending SSW
the Ionian coast. In 389 B.C. Dionysius 1st conquered to NNE. The main complex of the ancient town is
Kaulonia and deported the population to Locri (Ian- positioned on this narrow plain that slopes sea-
nelli 1985, 2005). The settlement was rebuilt and a ward from about 20 to 8 m above MSL. The plain
necropolis on a hill behind the coast is attributed to forms a 10-m high terrace that is bound on its sea-
the Brettii (a nomadic, war-like Indo-European tribe) ward margin by sand dunes, some of them relict
in the 3rd century B.C. In 205 B.C the town was once (Stanley et alii 2007). Below the sharply-defined
again conquered, this time by the Romans. tectonically uplifted terrace lies a coarse-textured
Major excavations at the site were conducted (sand, granule and pebble) beach. The shoreline at
in the early 20th century, also by Orsi (1916), with the site extends from the temple area northward to
subsequent archaeological investigations continu- the Assi River mouth and then to the gently arcu-
ing actively to the present. The major structure ate Punta Stilo headland that forms the southern
visible at Kaulonia is the base of a Doric temple, margin of Squillace Gulf.
dated to 430-420 B.C., located in the eastern part
of the settlement and now only ~100 m inland from 4. Methods
the shoreline. To date, well-defined port facilities
have not been discovered on land or seaward of the Most initial field work seaward of the two sites
coastline (Stanley et alii 2007). consisted of seafloor diving exploration from the
Archaeological vestiges submerged off Locri and K aulonia , Italy 19

1980s to the present, especially at Kaulonia (sum- 48 transects (average length of 0.8 km/line). The
maries in Iannelli et alii 1993; Lene e Iannelli survey area was criss-crossed by a series of coast-
2003; Lene e Medaglia 2002, Medaglia 2002a,b). parallel (averaging ~1.3 km in length) and coast-
We have found no published articles describing perpendicular (averaging ~0.5 km) lines. Spacing
finds off Locri by divers or from geomagnetic sur- between geophysical profiles ranges from <50 m to
veys (cf. Royal e Bartoli 2004). In July 2004 high- 200 m. The seismic survey results are presented in
resolution seismic reflection surveys were made Stanley et alii 2007.
to obtain a series of sub-bottom profiles seaward The geophysical survey at Kaulonia was com-
of Locri and Kaulonia. Equipment used was an plemented by petrologic and lithofacies analyses
IKB-SeismicTM single-channel seismic profiling of radiocarbon-dated (AMS) sediment sections
system, with a boomer-plate source, and cone-in- recovered in two cores in the archaeological
line hydrophone array towed on a catamaran float. area. The two were obtained approximately 575
Details of the seismic equipment and methodology m apart on the terrace-like lower alluvial plain
used for the two geophysical surveys, data process- located just landward of the coastal dune system.
ing and maps showing positions of seismic lines One was positioned about 170 m south of the main
are available in Stanley et alii 2007 and Tennent Assi River channel, the other ~420 m north of the
et alii 2009. These surveys were deemed helpful temple, with lengths, respectively, of 20 m and 17
to identify features on the seafloor and detail the m. Analyses of these borings included petrology,
configuration of sub-bottom strata and, possibly petrography and fauna. A similar examination
discover some as yet undefined buried anthropo- was also made of consolidated sediment sections
genic features. Compiled for both localities are (1) excavated at the back-beach, at the base of the
a bathymetric map of the present seafloor surface dunes proper ~210 m north of the temple. The
and (2) a contour map made of a well-defined sub- geological investigation served to determine the
bottom reflector, referred to as the J-horizon at origin of cut, poorly-cemented beachrock, some
Locri (fig 2.2B) and interpreted as a former (mid- of which was used to construct the Doric temple
Holocene) seafloor surface. Of special importance base at the Kaulonia site.
in the study off Locri is (3) an isopach map that
depicts sediment thickness variations between 5. Evidence of coastline shifts offshore
the present seafloor and underlying J-horizon (fig
2.2A). Two-way reflection times were converted to Locri. Geophysical profiles obtained on the
depth using a water column velocity of 1500 m/s narrow shelf platform off Locri, and maps com-
and a 1600 m/s velocity for the interval between piled from these data, detail the modern seafloor
the seafloor and J-horizon. bathymetry and subbottom sediment configuration
Water depths in the surveyed Locri area ranged to depths of ~10 ms (7 m) beneath the seafloor. The
from 3 to 90 m, and the survey there acquired 25 bathymetric map off Locri shows coast-parallel
seismic profiles for a total length of ~30 km within contour lines, with horizontal spacing of 30 to 100
an area of ~2 km2 seaward of the coast. Sixteen m from depths of about -4 m nearshore to -19 m at
seismic profiles were obtained parallel to shore, ~900 m seaward from shore. The seaward dipping
with spacing between profiles ranging from <50 m modern shelf platform is unusually narrow and
to 300 m; an additional 9 profiles were recorded deepens abruptly beyond a depth of about 11 m
perpendicular to shore, with line spacings from 50 where, within a short distance, it merges with the
m to 400 m (Tennent et alii 2009). An example of upper edge of the continental slope.
the seismic profiles is shown in fig 2.2B (Line 18) A distinct seismic sub-bottom marker termed
and discussed in a later section. the J-horizon (fig 2.2B) and dated to the mid- to
The seismic survey made over a large sector late Holocene is detected nearshore to a shallow
seaward of Kaulonia also comprised a series of depth of ~4 ms (3 m) beneath the seafloor. The
closely-spaced, high-resolution sub-bottom profiles isopach map of the Holocene sediment sequence
in an area of ~1km2. These extend from the shal- between the J-horizon and seafloor surfaces is
low near-shoreline sector (water depths of -2 to -3 contoured at a 0.2 m thickness interval (fig 2.2A).
m) to depths of nearly 40 m on the upper continen- No major faults that offset post-J-horizon sediment
tal slope. A total length of ~37 km of high-resolu- strata on the shelf platform are observed on the
tion seismic profile line was collected, comprising shallow-penetration seismic profiles.
20 Jean - Daniel Stanle y

The following features are useful as markers with and possibly the presence of an underlying core
which to map former shoreline positions and meas- of anthropogenic material. Drilling of cores is
ure their displacement seaward of the site at Locri: needed to determine whether one, or a combi-
nation of several, of these factors produced the
1. A distinct coast-perpendicular depression in- lens-like feature on seismic profiles. Feature e
terpreted as the narrow incision of the Porti- lies to depths of about -6 m seaward (east) of
gliola River channel is recorded at depth in the the stoa at the archaeological site and may have
SW sector of the offshore seismic survey area served as a breakwater. No feature comparable
(Tennent et alii 2009, their fig. 7B). This sub- to e is observed elsewhere in the Locri offshore
bottom feature is positioned on the subbottom survey area, or off Kaulonia.
J-horizon and lies 250 m NE of the modern 4. Low-elevation, elongate to oval shaped area f is
river outlet and about 200 m seaward of the positioned immediately NNE of e. Its lengthis
present shoreline. Also directly associated with 640 m parallel to shore, and 200-250m wide
the former channel is the lobe of coarse river- in a direction perpendicular to shore. Sediment
mouth deposits (including pebbles, cobbles and above the J-horizon in this depressed zone is
boulders) that presently extend 200-250 m se- 1.0 to 2.0 m thick and partially surrounded by
award off the Portigliola River (c in fig. 2.2A). raised hook-like feature e. Area f, transected
A similar depositional lobe feature, d off the by profile Locri Line 18 (fig. 2.2B), lies just se-
Lucifero River, also indicates that the coastline award of the depressed area on land interpreted
had once extended ~200 m offshore (fig. 2.2A). by Barra Bagnasco (1999) as a former basin
2. The modern seafloor has a somewhat steeper (fig. 2.2A, area B). Currently there is no avai-
seaward-inclined slope than does the under- lable evidence showing that low offshore area f
lying former seafloor surface defined by the was artificially excavated. However, f is posi-
contoured subbottom J-horizon of mid- to late tioned seaward of the gentle sloping zone next
Holocene age; this indicates a geologically re- to Locri walls interpreted by archaeologists as
cent increase in tilt in an offshore direction of a shallow basin. It is thus suggested that the
the now-submerged seafloor (Tennent et alii low area may have been partially shielded from
2009, their fig. 5). wave and coastal current transported sediment
3. Six (coded a to f) sub-bottom features (fig. 2.2A) by higher feature e positioned adjacent to it
are detected offshore by seismic profiling. It is (Tennent et alii 2009). The coastal current pat-
postulated that e and f are likely associated tern observed along the Locri shore may have
with human activity (Tennent et alii 2009). The determined the shape and orientation of feature
first (e) is a large, angular, hook-shaped feature e: net longshore transport measured at Bianco
~450 m long, with an average width of ~200 m beach, 15 km SW of Locri, is directed predo-
(fig. 2.2A). It extends ENE from the coast, and minately to the NE, especially at times of high
has a thickness of 2.8 m. Feature e merges with to medium energy storm systems (CNR and
a coast-parallel sand ridge deposit (b) about MURST 1996, Bartholoma et alii 1998).
200-250 m seaward from the coast. Seismic
profile Locri 18 (fig. 2.2B), oriented parallel to Kaulonia. There are several indicators of
the shore, records in e a large lens of sediment subaerial exposure recorded on the equally narrow
characterized by poorly-defined stratification. shelf seaward off Kaulonia.
This low-amplitude lens, indicated as LAL in
fig. 2.2B, is positioned to ~200-250 m seaward 1. The most remarkable are abundant (>100)
of the coast (fig. 2.2A). The LAL lens is contai- archaeological materials of medium to lar-
ned completely within thickened feature e, and ge size discovered by diver surveys (Iannelli
located just landward of where deposits e and 1992a; Iannelli et alii 1993; Lena e Iannelli
b merge. The LAL lies above the stratigraphic 2003; Lena e Medaglia 2002). These include
J-horizon, is ~65 m long and ~2 ms (>1.5 m) ancient column sections and diverse other ma-
thick, and buried by ~1.5 ms (>1 m) section of terials (fig. 2.2C, D), most of which are positio-
stratified sediment.The LAL is likely associa- ned from about 100 to 300 m seaward of the
ted with attributes of soil compaction, particle present shoreline at water depths of ~5 to 7 m.
size, organic matter content, moisture retention Potsherds and fragments of terra cotta, bronze,
Archaeological vestiges submerged off Locri and K aulonia , Italy 21

lead, and copper were also discovered on the 4. Distribution to 200-300 m offshore of cobbles
seafloor, along with numerous large column and large boulders (fig. 2.2C) records the sho-
sections (length to 113 cm, diameter to 80 cm), relines migration and Assi River mouth farther
column bases, rectangular blocks, bollards and seaward than at present, and also that the Assi
anchors, and considerable amounts of smaller channel and river mouth had shifted ~500 m to
rock construction debris. The fluted column the NE of its present course during lower sea-
sections are Ionic and dated to about 480-470 level stands (Stanley et alii 2007, their fig. 12).
B.C. by stylistic comparison with similar ar-
chaeological materials discovered at Locri. The Most above archaeological materials and
submerged assemblage is concentrated in an construction debris, along with the cemented
area about 250 m by 500 m NE of the Doric beachrock sandstone slabs and associated layers
temple, suggesting that the Kaulonia margin of pebbles, cobbles and boulders, were carefully
was probably a manufacturing center as well as mapped by divers. However, by 1992, before al-
one of shipping and trade (Stanley 2007). most any recovery of these materials and addi-
2. Offshore exploration has shown that much of tional exploration could further detail their origin,
the anthropogenic material cited above is po- the artifacts were rapidly buried by variable thick-
sitioned on, or in proximity to, large angular nesses (1 to 4 m) of sand (Iannelli et alii 1993).
cemented sandstone-and-cobble beachrock The mapped archaeological materials and associ-
strata that appear detached from each other ated sandstone-cobble substrate remain completely
and are generally <1 m thick. Extensive distri- covered by the sand emplaced by storm surges and
bution of archaeological debris associated with bottom current activity.
the sandstone-conglomerate substrate suggests
that this offshore area was once a subaerially- 6. Neotectonics, sea level and subsidence
exposed coastal work site and anchorage zone
likely located at, or proximal to, the sector What factors were responsible for offshore sub-
where columns were loaded and/or discharged mergence of materials associated with human activ-
from vessels. In this respect, some rectangular ity? Major coastline shifts along Locri and Kaulonia
blocks (fig. 2.2D) may have been shaped for margins, including those recorded to positions in-
construction of steps, while bollards and an- land as well as seaward of the present shoreline,
chors indicate proximity to ship landing areas. were largely induced by land motion and sea-level
Until recently, it was believed that all this ma- change in the coastal margin. It is of prime impor-
terial was sited on a now-foundered small hook- tance that the southern Ionian coastal study area is
shaped cape (Lena e Medaglia 2002). positioned at the base of the high, steep mountains
3. The sandstone-cobble unit associated with the in the Calabrian Arc, a tectonically highly active
archaeological debris is estimated to be of mid- area. The sector lies in a major mobile structural
Holocene age (ca. 4500 yrs. B.P.; Stanley et alii contact zone between the African and European
2007). Field and laboratory observations show plates in the central Mediterranean (figs. 2.1B,
that cut blocks of beachrock sandstone used to 2.3A; e.g. Westaway 1993; Bordoni e Valensise
construct the base of the Doric temple on land 1998; Parotto e Praturlon 2004). There is ample
had formed primarily in a current-swept, shal- evidence of recent uplift of land that backs the coast
low marine environment. Grain-count identifi- (Guerricchio 1988; Dumas e Raffy 1996; Dumas et
cation indicates that proportions of sand-size alii 1995; Amato e Montone 1997; Ferranti et alii
mineral components of the cut sandstone used 2006). Powerful earthquake activity in the region is
for the temple base closely resemble those of recorded in Greek time (CPTI 2004; Bottari et alii
sand samples collected in the bed of the Assi 2009), and geologically recent tectonic uplift of land
River and on the modern Kaulonia beach. In behind Locri and Kaulonia (Serre and Aspromonte
both cases, the framework grains of sand are mountains) is documented as well. The margin has
derived primarily from disaggregated igneous been active during much of the Quaternary, with
and metamorphic rock material of the type shallow, intermediate and deep earthquakes that
brought from the Serre mountains that back presently displace this mobile arc setting (Gasparini
this Ionian coast by the Assi and other adjacent et alii 1982). Moreover, it has been suggested that
small and seasonally still-active rivers. the study area is also affected by a regional seaward
22 Jean - Daniel Stanle y

tectonic shift of several mm per year toward the ESE human activity presently submerged at about -6 m
(Guerricchio 1988). Still other phenomena, such as at Locri and -5 m to -7 m beneath MSL at Kaulo-
long-term isostatic depression, deep-seated faulting nia are well below the sea-level curve and require
and compaction of underlying sediment substrate interpretation that is consistent with the regional
and/or sudden powerful tsunami and storm wave geophysical model data for sea-level elevation, and
surges, may also have induced some additional low- the fact that the geologic shoreline indicators of the
ering of offshore sectors. same general age as the artifacts are uplifted locally.
Evidence for geologically recent uplift includes Our data do not necessarily imply that subsidence
elevations of late Quarternary marine terraces dat- occurred either at the same rates or at exactly the
ing to ~125,000 years ago and older, as well as same time at the two sites. Of note with respect to
uplifted Holocene deposits. In particular, the last variability of subsidence as related to neotectonics
interglacial (MIS 5.5) shoreline formed during a along the Ionian margin is the considerably greater
sea level of +6 m MSL, is a well-known regional lowering (to -11 m) of Greek harbor structures of
terrace (fig. 2.3B; Dumas et alii 1995; Antonioli about the same age (-750 to -500 B.C.) off the coast
et alii 2006). Regionally, late Pleistocene to recent of Crotone NE of Kaulonia (Royal 2008).
tectonic uplift in the Calabrian Arc, or plate colli- Archaeological materials offshore lie at least 2
sion zone, has raised this Tyrrhenian shoreline to to 3 m deeper than can be readily accounted for
elevations ranging from +84 to +150 m along the by (1) recent strong coastal, shoreface and sea-
Ionian coast between Capo Rizzuto, near Crotone, floor erosion effects and (2) world sea-level stand
and the Straits of Sicily, the Tyrrhenian coast of and rise during the past 2500 years (cf. Fairbanks
southern Italy and much of Sicily (Antonioli et alii 1989, Lambeck et alii 2004, 2004a). Seafloor
2006). These former shorelines record long-term subsidence of 2.5 0.5 m or more during the past
annual average uplift rates of ~0.7 to 1.2 mm/yr ~2500 years (3) appears to explain the observed
during the past 125,000 years; however, uplift was lowering of seafloor surface and artifacts between
episodic and thus variable through time. the coast and inner shelf. The recent subsidence
Local relative Holocene sea-level changes af- phenomenon alone would account for an averaged
fecting coastline position in this tectonically ac- Holocene long-term mean submergence rate ap-
tive uplift zone resulted from eustatic (ice-volume proximating 1 mm/year. This subsidence value,
equivalent) sea level change, glacio-hydro-isostatic comparable to that of mean rates of land rise, sug-
adjustment (GIA) of the solid earth to water load- gests a close relation between the uplift and sub-
ing (subsidence), and especially vertical land sidence phenomena, i.e. as land rises back of the
movements due to compression and faulting of the coast, tilt surfaces tend to increase in the coastal
Earths crust along the Calabrian plate collision zone, both on land and offshore.
zone (fig. 2.1B). Holocene (past 12,000-10,000
years) sea-level change in the Calabria study area 7. Coastline shifts through time
cannot be reconstructed precisely due in part to
ongoing uplift (raising any sea-level indicators Locri. The geophysical survey provides a
above their original positions) and a scarcity of means to assess pronounced geologically recent
widespread sea-level related transgressive coastal (late Holocene) seafloor changes off Locri by taking
deposits (e.g. salt marsh peats) suitable for radio- into account the various offshore-shifted shoreline
metric dating. Geophysical modeling of the eustat- indicators cited earlier, and the altered tilt configu-
ic and isostatic components of sea-level elevation ration of the distinct acoustic J-horizon sub-bottom
in the region offers a best estimate of local relative reflector. This latter is correlated with the dated mid-
sea level, uncomplicated by the upward tectonic Holocene stratigraphic horizon off Kaulonia farther
displacement of paleoshorelines over time. up the coast. Coastline shifts (from land to sea, and
Depicted in fig. 2.4 is the sea-level curve model then back to land) extended for a lateral distance
of Lambeck et al. (2004 a,b) specifically for the Io- of ~500 m east of the site (Tennent et alii 2009).
nian coast at Capo Rizzuto north of the study sites These shifts are summarized in a series of simpli-
(Antonioli et alii 2006), and the depth and age rang- fied paleogeographic reconstructions that highlight
es of offshore archaeological material at Locri and events at the Locri coast from the mid-Holocene to
Kaulonia (compiled courtesy of Dr. M.A Toscano, the present, and are depicted in four panels, from
2009). The archaeological materials and features of older to younger time (A to D) in fig. 2.5 (left).
Archaeological vestiges submerged off Locri and K aulonia , Italy 23

Panel A shows that the coastline (at 1), from sociated with the beachrock are of Assi headwa-
mid- to late-Holocene time, advanced landward (a ter metamorphic and igneous derivation from the
transgression) toward a position proximal to the ter- Serre Mountains.
rain settled by the Greeks in the 1st millenium B.C. A synthesis of shoreline shifts at Kaulonia,
In panel B, the Greeks settled and developed based on observations made offshore, is summa-
Locri close to the shore following the landward rized here by a series of four simplified time-se-
shoreline migration (2); it was during this period quence diagrams (A to D, from older to younger) in
that a ship landing facility, partially confined by fig. 2.5 (right).
protective walls, was built next to the towns city In panel A, the nearshore stratigraphic marker
wall (Barra Bagnasco 1999, 2000, 2001). (beachrock sandstone-cobble unit) indicates that
Panel C depicts a seaward shift (a regression) the shoreline (at 1) had advanced (transgression) to
of the coastline (3) during and/or after the site had a position 100 m landward of the present coast by
been occupied by the Greeks and subsequent set- the mid-Holocene ~4500 years ago.
tlers, i.e. between the 8th century BC and 9th cen- In B, the stratigraphic unit then records a ma-
tury AD. A period of active tectonic pulses that jor shoreline reversal (regression) to at least ~300 m
led to increased uplift landward of the coast is seaward of the present coast (2) by ~2500 years ago.
envisioned, although the exact time of this event In C, offshore coastline migration had ceased
remains unspecified. The tectonic phenomenon is by Roman time, and its reversal (transgression)
also believed to have caused an increase in slope shoreward (3) had begun once again.
of the Ionian shelf surface that took place in Greek In D, the dominant landward advance (trans-
to post-Greek time as recorded by geophysical sub- gression) has continued during the past two mil-
bottom profiles. lennia until the shoreline (4) reached its present
Panel D indicates a shoreline migration re- position.
versal (transgression once again), with a landward Back-and-forth coastal migrations at Kaulonia
advance to the present coastal position (4) to ~330 from the mid- and late Holocene to the present
m seaward from Locris former eastern city wall. are attributed primarily to variable rates of uplift
It appears that this landward advance continued and consequent changes in slope inclination of
in post-Greek time as uplift phases became more the seaward-tilted surface both landward and sea-
moderate and sediment discharge by rivers at the ward of the present coast. During the early to mid-
coast was reduced. These latter factors also help ac- Holocene (diagram A), a relatively low rate of land
count for the presently continued rates of shore ero- rise and relatively uniform slope of the offshore
sion and coastal landward advance (DAlessandro seafloor surface enabled the shoreline to advance
et alii 2002). primarily landward. However, from the mid- to
late Holocene, when land behind the coast and
Kaulonia. A somewhat similar geologi- the seafloor were subject to increased uplift pulses
cal evolution to that of Locri coastal margin and (diagram B), the nearshore and offshore surfaces
shoreline shifts is proposed for Kaulonia. Most were increasingly tilted seaward, resulting in a re-
useful for this interpretation is the distinct litho- versed shoreline migration driven in a seaward di-
stratigraphic marker (beachrock-and-cobble hori- rection. This increased seafloor tilt inclination was
zon) that ranges from mid- to late Holocene age and likely induced by one or several powerful, region-
extends both seaward and landward of the present ally important tectonic phases in the mid- to late
shoreline. This unit can be traced laterally for a Holocene (Gasparini et alii 1982; Dumas e Raffy
distance of at least 400 m, i.e. from two cores col- 1996; Dumas et alii 1995; Pirazzoli et alii 1997).
lected on land behind dunes (about 100 m shore- The Greeks settled at Kaulonia when sectors of
ward of the present coastline), to offshore sectors to the former inner shelf had become subaerially ex-
~5-7 m depth at least 300 m seaward of the present posed (Stanley et alii 2007). Beachrock exposed in
shoreline (Stanley et alii 2007). Throughout this the coastal area was then accessible and and thus
area, the stratigraphic marker unit presents a gen- readily exploited by the settlers. It is calculated that
erally consistent thickness (~1 m) and lithology. just for Kaulonias temple base construction alone
Beachrock sandstone is formed mostly of Assi (our estimation of ~2500 large rectangular blocks),
River detrital mineral grains cemented by high the cut beachrock material would once have cov-
Mg-calcite and dolomite; pebbles and cobbles as- ered a surface area of at least 1250 m2. This would
24 Jean - Daniel Stanle y

be equivalent to a shore-parallel sandstone unit placement triggered by variable tectonic events


with a thickness of 40 cm or more exposed along a along the Ionian coast. At Locri, the axis of tilt
length of 100 m by a width of 12.5 m. This deposit, is probably positioned somewhat more landward,
once readily visible along the beach and foreshore, at the base of hills, while at Kaulonia the tilt axis
may well be one of the major reasons the local- is closer to the present coastline (fig. 2.5). The
ity near the Assi River was originally selected for Greeks settled at the Locri coast prior to major
colonization by the Greeks (Stanley et alii 2007). land uplift pulses and consequent seaward ad-
During somewhat tectonically less active pe- vance of the coastline, whereas Greek occupation
riods after time of Greek occupation, the seafloor at Kaulonia occurred after a major land uplift and
inclination stabilized (diagrams C and D) while offshore coastal shift. Such spatial and temporal
relative sea-level rise continued from Roman until differences along the short Ionian coastal stretch
present time (fig. 2.4). Following the exile of the are explained by differential motion along major
settlers from Kaulonia after ~2400 B.P., the local active strike-slip faults and other tectonic struc-
coastal margin has generally been affected by less tures positioned between Locri and Kaulonia
powerful phases of land rise and somewhat more (Carta Geologica Della Calabria 1968).
gentle submergence of the offshore sector. The Recent archaeological studies at Locri indi-
generally more stable land motion during the past cate that a ship basin was located on what is now
2000 years has resulted in a somewhat increased land, when the coastline during Greek occupation
effect of relative sea-level rise rather than primarily was positioned adjacent to the site. The offshore
of tectonics and major vertical land displacement, geophysical survey suggests the presence of two
thus causing the coastlines landward progressive features offshore associated with this facility, one
shift to its present position. that may have served as a breakwater, the other a
low, more protected area associated with the pos-
8. Conclusions and challenges tulated ship basin adjacent to the site that is now
subaerially exposed. To test this postulate will re-
In summary, submergence of Greek and young- quire additional data derived by offshore dredging,
er archaeological materials and structures present trenching and collection of sediment borings along
off Locri and Kaulonia resulted in large part from land-to-sea transects. Petrology, faunal and radio-
changes of uplift and seaward-trending tilt of land carbon dating of samples from cores to be collected
surfaces backing the coast as well as offshore. Epi- between Locri walls that were once close to shore
sodic changes in uplift and tilt through time ac- and the two offshore features of interest are needed
count for shoreline shifts from sea-to-land, then to substantiate whether such a semi-protected ship
reversals from land-to-sea, and finally a return-to- landing site next to Locri was displaced seaward as
land migration. Coastline migrations at both sites the coastline shifted offshore.
on the Ionian margin are ultimately the result of Geophysical profiles collected at Kaulonia
variable intensities of mid-Holocene to recent tec- do not reveal the presence of a lagoon, perennial
tonic activity that produced uplift of land backing lake, or artificially protected anchorage facil-
the coast, and consequent increased seaward tilt ity for ships during this period. It appears that,
and lowering of land surface offshore. Studies at unlike Locri, vessels sailing to Kaulonia were
the two localities indicate that the land margin simply beached or anchored close to the open
backing the coast has been subject to long-term up- unprotected shore off the broad headland, and
lift rates averaging approximately 1.0 mm per year perhaps also at the mouth of the Assi River dur-
(Dumas e Raffy 1996; Dumas et alii 1995; Westa- ing non-flood periods. Submergence of the once-
way 1993; Amato e Montone 1997; Ferranti et alii emerged more open work area on the Kaulonia
2006). Findings offshore indicate corresponding coastline likely occurred toward the end of Ro-
average long-term annual rates of seafloor subsid- man time. It is recalled that Pliny the Elder in his
ence since ~2500 years ago approximating ~1.0 The Natural History refers to the gentle arcuate
mm/yr, a value similar to rates of uplift of hills be- headland there as Punta Stilo, or Cape of Pillars.
hind the coast. This perhaps suggests that columns were still vis-
Differences in timing of shoreline migration ible to the Romans in this sector to about 2000
patterns at the two closely-spaced sites most likely years ago, i.e. perhaps as long as 3 to 4 centuries
record an offset in time and space of land dis- after exile of the Greek settlers in 389 B.C.
Archaeological vestiges submerged off Locri and K aulonia , Italy 25

Geophysical observations made seaward of dant, archaeological remains preserved beneath


Kaulonia should be carefully taken into consid- the sandy seafloor surface.
eration when new offshore studies are initiated
off Locri. Underwater exploration by archaeolo- Acknowledgements
gists at Kaulonia in the 1980s produced valuable
maps that detailed the distribution of numerous We thank Mr. T. Toth and Dr. S. Mariottini for
Greek artifacts, such as large column sections, conducting the successful geophysical surveys off
above a well-defined substrate. Our seismic sur- Locri and Kaulonia in 2004 and Professor M.P.
vey offshore Kaulonia in 2004 was made a few Bernasconi for her valuable assistance with the
years after the archaeological material observed field work at both sites. Ms. J. Tennent and Mr.
on the seafloor had been buried by storm-driven P. Hart provided useful consultation regarding the
sand. It is of special note that even the high-res- seismic data, and Dr. M.A. Toscano is thanked for
olution seismic profiles we obtained off Kaulonia her expertise and especially useful scientific dis-
did not record the presence of large, acoustically cussions on sea-level change. Drs. M.P. Bernasco-
dense archaeological artifacts that had been ex- ni, M. Buzas, E. Le Pera, I. Macintyre, J. Post, and
amined on the seafloor only a few years before. T. Waller advised us on the fauna and petrology of
Moreover, a magnetometer survey off Locri in coastal deposits, including the beachrock strati-
the same year (Royal e Bartoli 2004) also proved graphic marker unit at Kaulonia. Ms. K. Carnes,
inconclusive with regards to the recognition of Mr. J. Cannon, Mr. T.F. Jorstad, Ms. A. Kreuzer,
sand-buried artifacts. It is thus surmised that Ms. M. Richardson and Ms. H. Ryan provided
while Greek and/or other artifacts off Locri, a technical assistance with preparation of earlier
major coastal trade site, should likely be present text drafts and illustrations. Our gratitude is ex-
above the J-horizon, but they are not now likely pressed to Drs. M. T. Iannelli, C. Sabbione and
to be easily detected by some of the more com- M. Milanesio of the Antiquities Authority (Soprin-
monly used geophysical approaches as they are tendenza) in Reggio Calabria, for kindly providing
now covered by coarse storm-displaced sediment. authorizations, boat facilities (courtesy of the Ital-
Development of new technologies and innovative ian Coast Guard) and other essential support that
approaches will eventually foster more successful enabled us to conduct offshore surveys. Financial
exploration offshore at these sites, especially at aid for the project was awarded by the NMNH,
Locri that is expected to have ample, if not abun- Smithsonian Institution.
26 JE AN - dANIEL STANLE y

Naples
Italy A N IT B
A Albanides
Gulf of LY
Taranto
Tyrrhenian
Sea Tyrrhenian
Crotone
Basin
Squillace Gulf
Straits of
39 K
Messina
Kaulonia
Locri L
Calabrian Hellenides
Sicily Ionian Sea Arc

Area of Greek 100 Km Ionian Sea


colonization
14 18 22
Fig. 2.1 A: Locri and Kaulonia, Magna Graecia sites on Calabrias Ionian coast, southern Italy. B: the two settlements were positioned
within the Ionian forearc basin of the Calabrian Arc (modified after Crescenti et alii 2004). A geological cross-section of area is
shown in Figure 2.3A.

A
S Figure 1
P
B L

c f
e d
b

a
a Fig 2.2 A: isopach map shows
200 100 0 200 Meters
holocene thickness variations
(contour interval is 0.2 m) and six
Locri Line 18
NE 2000 B features (a to f, discussed in text)
2500 3000 SW
5 ms
in sediment sections lying between
the seafloor and J-horizon. Features
on land: B, basin; L, Lucifero River;
5m 10 ms P, Portigliola River; S, stoa (after
Tennent et alii 2009). B, segment of
coast-parallel seismic profile Locri 18
provides a cross-section of feature
J-horizon M LAL (in e) e that includes low-amplitude lens
(LAL), and low-elevation feature f.
distinct acoustic reflector J-horizon
C D is indicated, as is M, the water-bottom
multiple. Small offsets at seafloor are
artifacts of filtering algorithm applied
to remove swells at sea surface. C,
d, photographs off Kaulonia coast
showing fluted Ionic column section
and construction block at depths of
about -6 m on seafloor; boulders of
Assi River derivation are to 60 cm in
diameter (after Iannelli et alii 1993,
and courtesy of dr. S. Mariottini).
Archaeological vestiges submerged off Locri and K aulonia , Italy 27

Fig 2.3 A: Locri and Kaulonia, positioned


A Calabria-Peloritani Calabrian Arc on a simplified geologic section across
km terrain the Calabrian Arc. Schematically
2 Ionian forearc basin
depicted are the Calabria-Peloritani
Tyrrhenian Sea Subduction complex
0 Kaulonia & Locri terrain (CPT), structural offset, uplift
and subduction on land and at sea
2 (modified after Parotto e Praturlon
2004). B: Tyrrhenian marine terraces
Plio-Quaternary
4 Messinian
on land, with their elevation shown in
V.E. = 10x pre-Messinian meters above MSL in southern Italy.
6 Map modified from Bordoni e Valensise
1998, where authors provide data
B 8
N
on terrace elevations and ages, and
reference sources from where data are
8
Sibari
0 20 40 60 Km derived. Arrow denotes cross-section
position in A.
12

Sila
Tyrrhenian
Sea Crotone

84
110
Capo
Rizzuto
99 Squillace Gulf
104
50
88 113
120
80 Serre
Kaulonia
te
on

Ionian
Locri
60 130 150 8590
rom

92

Sea
86
Asp

96
85
130 100
125
157
146
130
Sicily
Elevation of MIS 5.5 Terrace (m)

Mid to late Holocene Sea Level


5 Ionian Sea Coast of Calabria
Figure 3

Present Sea Level


0
Elevation (m MSL)

-5
Locri [
seawall ] Kaulonia
artifacts

-10

Fig 2.4 Mid- to late Holocene sea-level curve


for Calabrias Ionian region (after Lambeck -15
Sea-Level Curve
Greek
et alii 2004, 2004a, Antonioli et alii. 2006, Settlement (Geophysical model)
and compiled courtesy of Dr. M.A. Toscano). ~700 - 300 BC
Below the curve are plotted dates and -20
depths of Greek archaeological materials
and structures now subsided seaward off 2000 1500 1000 500 0 500 1000 1500 2000 2500 3000 3500 4000 4500 5000 5500

Locri and Kaulonia. Explanation in text. Age (cal AD/BC)


28 JE AN - dANIEL STANLE y

Locri
A Present Shoreline
Rise
Mid- to Late Holocene
Alluvial Plain Dune
1 Transgression
Sea level
Subsid
enc
~1mm e
/yr

B Ship Basin
Rise &
Landing Site Late Holocene to
City Wall seawall Greek Time
2
Transgression
Subsi
den
~1mm ce
/yr

C Active Uplift Pulse

Subaerially- 3 Greek to Post-Greek


exposed area Regression

tectonic
tilt axis
Sub
sid
and ence
Tilt

D
Rise
Subaerially-
exposed area Roman to Recent
City ruins
dune 4 Transgression
5 -6 m

Sub
sid
~1m ence
m/y
r

Fig 2.5 Schematic diagrams (A-d) depict coastline shifts through time primarily as a result of uplift and tilt seaward of land surfaces
at coastal margins of Locri (at left) and Kaulonia (at right). While back-and-forth coastal migration patterns are generally similar, it is
noted they did not occur at the same time at the two sites. Explanation in text.

figure 5 (left side)


ARChAEoLogIC AL vESTIgES SUB MERgEd oFF LoCR I ANd K AULoNIA , ITALy 29

Coastal margin submergence Kaulonia


to 100 m inland of present shoreline
5000-4000 yrs BP
A Rise
Dune
1 Early to Mid-Holocene
Transgression Sea level
faults,
slides, beachrock
slumps Subsi
de
~1mm nce
B /yr
Active Uplift Pulse
Temple Tectonic event
2400-1900 yrs BP
Subaerially-
exposed area Greek to
Post-Greek
tectonic 2 Regression
tilt axis
C Su
bs
Rise an idenc
dT
Temple ruins ilt e

3
Post-Greek to Roman
Transgression

D Rise Sub
2000 yrs BP si
0.9+ mm/yr ~1m dence
to present m/y
r
Temple ruins 4
Post-Roman to Recent
Transgression
10-m fault
terrace 5-7m

present
shoreline Sub
si
~1m dence
m/y
r

figure 5 (right side)


3.
Greci e popolazioni locali nella Kauloniatide:
dai primi contatti alloccupazione della chora
in et arcaica1
Antonino Facella

La chora kauloniate, giustamente definita fino plesso dei rinvenimenti attualmente oggetto di
a tempi recentissimi il pi oscuro e inesplorato tra studio, per unedizione complessiva e analitica dei
i territori di tutte le poleis magnogreche2, stata risultati delle ricerche5.
al centro negli ultimi anni di un rinnovato inte- Scopo della presente relazione invece quello
resse. Oltre alle indagini mirate di M.T. Iannelli di focalizzare lattenzione sul lasso di tempo com-
e F. Cuteri lungo la valle dellAllaro3, foriere di preso tra la protostoria e let arcaica, al fine di
acquisizioni di primaria importanza, il territorio evidenziare le nuove importanti informazioni con-
kauloniate stato oggetto, tra il 2001 e il 2006, seguite, non solo intorno alla questione generale
di una serie di otto campagne di ricognizioni ar- della ricostruzione delle dinamiche del popola-
cheologiche di superficie a carattere sistematico e mento, ma anche sul tema specifico dei primi con-
intensivo, guidate sul campo da chi scrive sotto la tatti e rapporti tra Greci e popolazioni locali.
direzione di M.C. Parra e M.T. Iannelli, nellambito Se per ci che riguarda le fasi pi antiche della
di un progetto pi vasto volto allo studio diacronico preistoria, fino allet del bronzo antico, non si sono
del popolamento e del paesaggio antico della Kau- apportati mutamenti di rilievo al quadro delineato
loniatide dalla preistoria al medioevo4. per la regione di Stilo quasi venticinque anni fa
Le ricerche di superficie hanno interessato due da I. Hodder e C. Malone (Hodder, Malone 1984),
settori distinti: unarea di 58 kmq, tuttintorno alla le ricognizioni hanno invece condotto a ribaltare
polis (nei comuni di Monasterace, Stilo, Camini, lidea, presente finora in letteratura, di unarea
Guardavalle), e unarea campione pi piccola, di pressoch spopolata nella protostoria (cfr., per es.,
forma rettangolare, estesa 5 kmq e compresa tra le Sabbione 1982: 277), e a ricostruire limmagine di
Torri di Riace e di S. Fili (nei comuni di Riace e un territorio fittamente occupato.
Stignano), per un totale di 63 kmq (fig. 3.1). In particolare, sulla sommit del complesso
Le indagini hanno consentito di individuare collinare di Pellicciano-Pubbliche, a est di Stilo, e
sul campo (fig. 3.2) in tutto 174 unit topografiche in tutto un settore a sud di Stilo, delimitato a nord
(solitamente sotto forma di concentrazioni di ma- dalla fiumara Stilaro e a sud dal torrente Arito,
nufatti ceramici) e 230 manufatti o aree di disper- caratterizzato dalla presenza di pianori sommitali
sione di manufatti a carattere sporadico, che nel in posizione elevata (contrade Ligghia, Napi, Fran-
successivo lavoro di elaborazione dei dati hanno chi) separati tra loro da profondi e scoscesi valloni
condotto al censimento complessivo di un totale di (Troiano, Salti, Arito), nonch ancora sul pianoro
148 siti e 179 testimonianze extra-sito. Non certo di Furno, a sud dellArito, sono state individuate
questa la sede per un esame analitico delle nuove numerose tracce di insediamenti relativi alle fasi
acquisizioni che ne sono scaturite, le quali, come pi recenti dellet del bronzo e allet del ferro
intuibile, hanno arricchito in misura decisamente (figg. 3.3-3.4)6. Allo stato attuale delle ricerche,
notevole le nostre conoscenze sul territorio per ci nella Kauloniatide appare dunque decisamente
che riguarda praticamente tutte le epoche storiche privilegiato, perlomeno in termini di visibilit ar-
prese in considerazione; daltro canto lintero com- cheologica, linsediamento su altura, precisamente
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
32 Antonino Facella

su pianori pi o meno vasti (Ligghia, Napi, Fran- ultimi secoli; lo scavo di una rudimentale canalet-
chi, Furno), ubicati a una certa distanza dal mare ta di scolo delle acque piovane, che intaccando la
(allincirca tra i 7 e gli 8,5 km in linea daria), in tomba, lha resa visibile), non sembra improbabile
posizione naturalmente difesa perch delimitati su che essa facesse parte di una necropoli, magari di
almeno tre lati da pareti scoscese o ripidi pendii, modesta entit, non pi riconoscibile dai resti di
e occupati verosimilmente, per quanto si pu ri- superficie. La limitata estensione dellintervento di
cavare dalla distribuzione dei manufatti di super- scavo non ci permette di escludere la presenza di
ficie, da pi nuclei di abitato separati tra loro da altre deposizioni nelle vicinanze.
aree prive di abitazioni, secondo una tipologia in- Sulla base della tipologia del cinerario e della
sediativa ben nota nella protostoria della Calabria ciotola di copertura possiamo collocare la depo-
(Sibaritide, Poro, Locride, Krotoniatide) e di altre sizione intorno alla fine del Bronzo Finale. Il ri-
regioni della penisola italiana7. tuale funerario, compresa la mutilazione dellansa,
Lo studio analitico dei rinvenimenti e lappro- chiaramente di facies protovillanoviana. Non si
fondimento delle indagini potranno consentire di sono rinvenuti resti di corredo n ornamenti perso-
delineare le dinamiche del popolamento protosto- nali, ma non si pu escludere che vi fossero e siano
rico nellarea, e di individuare continuit e cesure andati perduti.
nelle strategie e nelle scelte insediative. In linea Lanalisi antropologica dei resti ossei rinvenuti
di ipotesi preliminare, sembrerebbe di cogliersi in ha inoltre rivelato che la sepoltura era pertinente
generale un progressivo incremento nelle presenze con tutta verosimiglianza a un singolo individuo,
umane, che sembrano pi consistenti nel Bronzo un maschio adulto (forse non particolarmente an-
Finale e nel Ferro I rispetto alle precedenti fasi del ziano), e che il corpo del defunto stato bruciato su
Bronzo Medio e Recente. di una pira alimentata probabilmente da un unico
Oltre agli abitati, nel caso del pianoro di Fran- fuoco, e al momento del rogo conservava ancora
chi/Bavolungi, le ricognizioni hanno permesso di gran parte dei tessuti molli, segno che il cadavere
individuare anche due aree di necropoli a incine- non stato oggetto di scarnificazione e che la cre-
razione secondaria entro fossa o pozzetto: una, in- mazione avvenuta non molto tempo dopo la morte
diziata per ora da una sola sepoltura databile alla (Lippi, Mallegni, in Facella et alii 2004: 265-269).
fine del Bronzo Finale, allestremit orientale del Di particolare interesse appaiono poi i ritro-
pianoro (localit Bavolungi), e laltra, costituita da vamenti relativi alla seconda area di necropoli,
un nucleo di sepolture collocabili in una fase avan- allestremit occidentale del pianoro di Franchi8.
zata del Ferro I, allestremit occidentale (fig. 3. 4). Qui, un sopralluogo sul sito dellUT 049 ha condot-
Nel primo caso, allestremo limite est del pi to nel maggio 2004 alla scoperta, nel settore pi
orientale dei nuclei di abitato riconosciuti (UT 050, meridionale del sito, lungo lo stradello parzialmen-
contrada Bavolungi), stata identificata nel novem- te lastricato che costituisce attualmente lunica via
bre 2002 (e successivamente scavata nel giugno di accesso da ovest al pianoro di Franchi9, di un
2003) una deposizione funeraria a incinerazione piccolo nucleo di sepolture, parzialmente dilava-
secondaria costituita da un pozzetto circolare con- to e sconvolto dallazione delle acque superficia-
tenente un vaso a collo troncoconico con funzio- li. Queste, incanalate e convogliate proprio dallo
ne di cinerario, chiuso da una ciotola monoansata stradello, nel corso del tempo lo hanno visibilmen-
a corpo sinuoso (fig. 3.5). Entrambi i vasi hanno te eroso nei punti di maggior pendenza, mettendo
subito con ogni verosimiglianza la frammentazio- cos in luce le labili tracce di una necropoli.
ne intenzionale dellansa (per uno studio analitico Un successivo breve intervento di emergenza,
della sepoltura cfr. Facella et alii 2004: 261-270). nel giugno 2004, ha permesso il recupero dei resti
Poich non si sono rinvenute altre tombe, non di tre sepolture, che emergevano parzialmente sul
si pu al momento escludere che lincinerazione di piano stradale, disturbati e danneggiati in misura
Bavolungi fosse una deposizione isolata. Tuttavia, pi o meno pesante dallazione erosiva delle acque.
se consideriamo leccezionalit delle circostanze Le tre tombe sono tutte, sembra, a incinerazione
che hanno portato alla conservazione e alla sco- secondaria, in almeno due casi entro grosso conte-
perta della sepoltura (lesistenza di un muretto nitore coperto da una scodella capovolta, deposto
di terrazzamento, che pu avere giocato un ruolo allinterno di un pozzetto rivestito e ricoperto di
nella parziale conservazione del deposito archeo- pietre (che formavano forse in origine un piccolo
logico di fronte agli intensi fenomeni erosivi degli tumulo). Solo il cinerario della T3 risultava pres-
Greci e popola zioni locali nella K auloniatide 33

soch integro, e conteneva (lo scavo del contenuto In primo luogo, anche in rapporto alla tomba
stato effettuato in laboratorio) resti ossei combu- a cremazione di Bavolungi, essa sembra mostrare
sti insieme a una fibula in ferro e filo di bronzo la persistenza ancora nellet del ferro, in questo
avvolto intorno. Il cinerario della T2, fortemente settore della Calabria ionica, del rito incineratorio,
frammentario, non ha restituito resti ossei, mentre diffusosi nella penisola calabra soprattutto durante
particolare il caso della T1: nel settore scavato si il Bronzo Finale, in concomitanza con lespansio-
rinvenuto un sottile strato con abbondanti minuti ne della facies protovillanoviana (cfr. ad es. Pero-
frammenti ossei combusti e oggetti di ornamento ni 1987: 100-104; Peroni 1989: 170-171; Peroni
personale, ma quasi nessun frammento attribuibile 1996: 402). da segnalare, comunque, la depo-
a un cinerario. Non ci sono elementi (ustrinum o sizione di vasellame allesterno del cinerario (T3,
altro) che possano far pensare a unarea di incine- pi il caso particolare della T1), indizio di unin-
razione primaria: non affatto da escludere che ci terpretazione poco rigorosa delle norme che in
si possa trovare di fronte a una tomba a fossa ano- origine regolavano il rito incineratorio (cfr. Peroni
mala, sul cui fondo siano sparsi i resti incinerati 1996: 505). Un secondo segno di carattere ibrido
del defunto, dello stesso tipo di alcune sepolture del rito potrebbe essere, se frutto di deposizione
infantili individuate a Torre Galli10. intenzionale, la posizione inclinata dei due cinerari
Le tombe hanno restituito, oltre al cinerario individuati (T2 e T3. Cfr. Peroni 1996: 504).
con la sua copertura, intero (T3) o frammenta- Come gi notato da Guzzo (Guzzo 1990: 134;
rio (T2), elementi di corredo quali oggetti per- cfr. anche Peroni 1996: 504), nel Ferro I il rituale
sonali dornamento in bronzo e ambra (T1 e T2) dellincinerazione, a differenza del Bronzo Finale,
e, allesterno del cinerario, vasi dimpasto (T3) e sembra divenire molto raro in tutta la Calabria e
anche ceramica greca: il fondo di una coppa rin- Basilicata: esso trova attestazione, in pratica, sol-
venuto nei pressi della T3 e, soprattutto, almeno tanto nelle tombe 30 e 34 della necropoli di S.
quattro vasi deposti nella T1. I materiali, tutti Onofrio di Roccella Jonica (Chiartano 1981: 494-
estremamente frammentati, sono attualmente in 495, 528, 535), localit del resto poco distante dai
corso di ripulitura e restauro. Tuttavia possibile nostri siti (12.5 km circa in linea daria a SSW di
sin dora precisare, nonostante le pessime condi- Franchi), a Bisignano12 e forse nelle cremazioni en-
zioni di conservazione e la perdita di gran parte tro ossuario biconico di Brugliaturo13.
del rivestimento superficiale, che la ceramica gre- A una prima osservazione, le nostre incinerazio-
ca rinvenuta pare collocarsi nellambito del Tardo ni sembrerebbero dunque testimoniare la prosecu-
Geometrico o del Protocorinzio Antico. In parti- zione di un rituale funerario che deve avere avuto
colare, i vasi rinvenuti nella T1 sono una coppa diffusione ben pi ampia nel Bronzo Finale, e che
del tipo di Thapsos, unoinochoe trilobata e una sembra attardarsi nellarea di Stilo, in apparenza
bottiglia di tipo euboico, forme pertinenti a un ser- non toccata dal fenomeno della Fossakultur. Natu-
vizio per il consumo di bevande (vino?), nonch ralmente, sar il prosieguo delle ricerche a verifica-
una pisside o stamnos fortemente lacunosa. Che i re lesattezza di questa prima ipotesi di lavoro.
primi tre vasi costituissero un servizio sembra mo- Per ora, si pu osservare come nellet del fer-
strarlo anche il fatto che sono stati rinvenuti acca- ro il rituale dellinumazione, esclusivo nelle tombe
tastati uno sullaltro, loinochoe dentro la coppa di collettive a grotticella della Locride e assolutamen-
Thapsos e la bottiglia poggiata sopra entrambi. La te dominante anche nella necropoli di tombe a fossa
disposizione di vasi di corredo uno dentro laltro individuali di S. Onofrio, non sia ancora testimonia-
attestata gi in molte deposizioni di Torre Galli: to con certezza nella Kauloniatide14, ossia a Nord
un elemento di analogia che potrebbe non essere dellAllaro, fiume che le recenti ricerche di M.T.
privo di significato in termini culturali. Iannelli e F. Cuteri hanno confermato essere in et
La ceramica greca finora recuperata a Franchi, arcaica il confine tra la chora di Locri e quella di
genericamente assegnabile agli ultimi decenni Kaulonia15. dunque possibile che in et coloniale
dellVIII sec. a.C., sembrerebbe rinviare allo stes- il confine tra larea achea e quella locrese ricalcas-
so orizzonte cronologico e culturale della ceramica se pi antiche e consolidate linee di demarcazione
pi antica rinvenuta nel sito di Kaulonia11. etno-culturali (ad esempio il limite pi settentrio-
La necropoli occidentale di Franchi, bench nale dellarea occupata dallethnos siculo)?
esplorata soltanto in minima parte, fornisce per- In attesa di uno studio complessivo e analitico
tanto gi molteplici motivi di interesse. dei materiali recuperati nella necropoli occidentale
34 Antonino Facella

di Franchi, e nellauspicio di una prossima conti- accartocciati, materiale laterizio concotto riferibile
nuazione delle ricerche, possiamo gi cominciare a a coperture di fornaci ecc.) di attivit metallurgi-
definire alcune questioni cui piacerebbe trovare ri- che gi in livelli di et arcaica20; tracce di lavo-
sposta, a partire ovviamente dal desiderio di identi- razione dei metalli nellarea kauloniate sono note
ficare luoghi di produzione e vettori delle ceramiche anche per lepoca romana e tardoromana, mentre
greche. Relativamente a questultimo aspetto, che per let medievale e moderna le testimonianze
le ceramiche siano state veicolate in maniera diretta archivistiche e archeologiche attestano un intenso
(non ci sono elementi per pensare a intermediazio- sfruttamento delle miniere di rame, ferro, argento e
ni indigene) da Greci (senza che al momento siano altri metalli a partire almeno dallXI secolo fino, in
possibili ulteriori precisazioni) appare indubbio, taluni casi, al XX secolo21. Secondo Givigliano la
cos come sembra assai probabile che i vettori, per stessa Kaulonia sarebbe nata anche come colonia
entrare in contatto con le popolazioni di Franchi/ di sfruttamento minerario22: sarebbe stata lipote-
Bavolungi, conoscessero e utilizzassero un approdo tica frequentazione precoloniale del capo Cocinto
costiero. Il punto di sbarco pi vicino, esattamente (inizialmente dovuta forse alla necessit di sostare
9,5 km a est della nostra necropoli in linea daria, in attesa del vento favorevole per doppiare il pro-
ubicato presso il Capo Cocinto, in corrisponden- montorio) a garantire ai Greci informazioni sulla
za della foce dellAssi. possibile dunque che gi ricchezza di metalli del comprensorio (Givigliano
nel tardo VIII secolo il sito costituisse un approdo 2000: 77, non vidi). Proprio sul piano degli inte-
consolidato nellambito della rotta ionica di cabo- ressi minerari, potrebbe essere interessante un ri-
taggio16: la presenza del promontorio e della foce chiamo al caso della vicina Locride, dove stata
del fiume garantivano un buon riparo dai venti e la ipotizzata lesistenza, nella seconda met dellVIII
possibilit di rifornirsi dacqua dolce. Lipotesi di sec. a.C., di un comptoir greco (in cui sarebbero
una precoce frequentazione dellapprodo nei pressi stati attivi vasai di formazione euboica), da ubicare
del promontorio (confortata, per il versante indige- sul sito della futura colonia di Locri Epizefiri o sul
no, da recenti rinvenimenti, come la spada corta a promontorio Bruzzano, antico capo Zefirio, che le
codolo rinvenuta erratica nel mare di Kaulonia)17 mi fonti (Strabo, 6, 1, 7; 6, 2, 4) indicano essere sta-
pare di grande interesse18. to un importante luogo di sosta protocoloniale23.
Ci si chiede inoltre quali attrattive potesse Tale insediamento si spiegherebbe non solo con le
presentare la regione di Stilo ai Greci che hanno necessit di sosta e rifornimento legate alla navi-
voluto entrare in contatto con le popolazioni inse- gazione, ma anche con la possibilit di intrapren-
diate a Franchi/Bavolungi. Una prima verosimile dere fruttuosi scambi con i nativi per procurarsi
(seppur forse non esaustiva) risposta pu essere determinate risorse, tra le quali un ruolo di primo
fornita se si tiene presente il ben noto interesse piano fu probabilmente giocato dai metalli, come
dei prospectors greci di VIII sec. a.C. per le risorse mostrano la miniera di ferro a cielo aperto scoperta
metallifere, soprattutto rame, ferro e argento (cfr. a Monte Scifa e il minerale bruto e le scorie di fu-
ad es. Zancani Montuoro 1969: 17; Lepore 1982: sione rinvenuti sul pianoro di Ianchina e riferibili
211; DAndria 1995: 502-507; Ridgway 2000: allinsediamento dellet del ferro (Marino 1998:
98, 101-102). Larea intensamente occupata in et 293; Mercuri 2004: 130-131, 194, 291-292).
protostorica (Franchi, Napi, Ligghia, Pellicciano) Incidentalmente, quanto al rapporto tra la foce
risulta infatti praticamente contigua al ben noto del Portigliola e il capo Zefirio, non necessario
comprensorio minerario di Stilo, Pazzano e Bi- ritenere che lipotetica frequentazione delluna sia
vongi (fig. 3.3), lungo le medie valli dello Stilaro in alternativa alla frequentazione dellaltro: forse
e dellAssi, sede del pi importante giacimento pi logico immaginare lesistenza di una fitta rete
di ferro dellItalia meridionale, a cui associata di approdi, di maggiore o minore rilevanza e pi o
la presenza di rame e argento (Cuteri, Rotundo meno vicini tra loro (Cocinto, Portigliola, Zefirio),
2001: 130; cfr. anche la bibl. citata in Genovese presso i quali negli ultimi decenni dellVIII sec.
1999: 99, nota 400). Cospicue tracce di lavorazio- a.C. fosse comunque possibile, per chi percorresse
ne del metallo (ferro e rame/bronzo) nellabitato di la rotta ionica, porre in atto fruttuosi scambi con le
Kaulonia sono riferibili a et classica ed ellenisti- popolazioni locali stanziate nellentroterra.
ca19, ma le indagini pi recenti nellarea del tem- Tornando a Kaulonia, forse anche il ruolo e
pio dorico rivelano consistenti indizi (una matrice limportanza delle risorse dellentroterra a rendere
di fusione, scorie metalliche, frammenti di bronzo incerti e ambigui i confini, non solo cronologici, tra
Greci e popola zioni locali nella K auloniatide 35

i contatti tra Greci e locali attribuibili a ipotetiche Quanto alla pece, pu essere un indizio il fatto
frequentazioni precoloniali e quelli riconducibili che in quella che potremmo ormai definire la Kau-
agli interessi dei coloni achei in epoca altoarcai- loniatide storica, ossia grossomodo larea com-
ca. A ben vedere in effetti, a differenza delle al- presa tra il fiume Allaro a S e SW, lo spartiacque
tre colonie achee, in primo luogo di quelle ioniche appenninico a W e (quantomeno) il torrente Galli-
di Sibari, Crotone e Metaponto, tutte fornite di un poro a N, una grossa fetta del territorio pi interno
vasto retroterra decisamente propizio allagricoltu- sia posta al di sopra della quota di 7-800 metri ma
ra, Kaulonia si caratterizza come una fondazione al di sotto dei 1200-1300 metri s.l.m. (fig. 3.6), os-
sorta entro unarea di formazioni collinari argillose sia allinterno di quella che doveva essere la fascia
poco adatte alle coltivazioni, sulle quali era (ed del pino laricio (pinus nigra sottospecie Calabrica)
tuttoggi) possibile impiantare soltanto una stentata in epoca greca altoarcaica (quando il clima doveva
cerealicoltura di sussistenza, povera e poco pro- essere molto simile allattuale, forse solo legger-
duttiva, mentre colture specializzate quali lolivo e mente pi fresco)26. Se poi teniamo conto della na-
la vite, che necessitano di terreni permeabili e ben tura granitica dei suoli nella Kauloniatide interna,
drenati, sono possibili solo in aree estremamente dellesposizione a sud dei versanti, del clima della
ristrette, limitate a rare isole e terrazzi sabbiosi che zona di Serra S. Bruno con precipitazioni concen-
punteggiano qua e l la sommit di alcune colline, trate nel trimestre invernale ed estati siccitose,
a meno di non sfruttare le formazioni di conglo- tutte caratteristiche predilette dal pino laricio in
merati mio-pliocenici, decisamente pi distanti da opposizione al faggio e ad altre formazioni arbo-
Kaulonia e dalla costa, che abbiamo visto essere ree, appare probabile che in antico non solo nella
massicciamente occupate in et protostorica. In Locride, ma in tutta la Kauloniatide pi interna e
altre parole, tra i fattori che hanno indotto allapoi- montagnosa a dominare totalmente incontrastata
kia, da escludere che possa avere giocato un ruolo fosse proprio la foresta di pino laricio, ossia dellal-
importante la ricerca di un retroterra agricolo par- bero produttore di pece per eccellenza (cfr. Milone
ticolarmente fertile e produttivo. Invece, sembra 1956: passim, in part. 27-31, 37-38). Proprio alle
sempre pi chiaro che tra gli elementi di attrazione spalle del promontorio Cocinto la foresta di pino
del sito di Capo Cocinto, insieme alla presenza di laricio doveva estendersi fino a una distanza dalla
un buon approdo e (secondo le ultime ricerche) di costa di una dozzina di km, distanza agevolmente
abbondante materiale lapideo da costruzione (cfr. colmabile mediante lutilizzo di comode vie di tra-
Stanley et alii 2004; J.-D. Stanley negli Atti di sporto fluviali quali lo Stilaro e lAssi27.
questo Convegno), abbiano avuto primaria impor-
tanza proprio le risorse delleschatia: risorse mine- Le ricerche di superficie cominciano inoltre ad
rarie (metalli) in primo luogo, e poi probabilmente apportare un contributo non trascurabile anche
quelle che potevano derivare dallo sfruttamento alla conoscenza del popolamento della Kaulonia-
del bosco (pece e legname). Non forse soltanto tide in et arcaica, se si considera che fino a pochi
un caso, quindi, che una delle pi antiche testimo- anni fa le testimonianze di et greca nel territorio
nianze letterarie su Kaulonia (la pi antica dopo risultavano estremamente scarse, e quelle di et
Ecateo, fr. 84 Jacoby), cio Tucidide, 7, 25, 1-2, arcaica si limitavano al ben noto santuario tardoar-
che peraltro rimane lunica testimonianza espli- caico suburbano della Passoliera28. Le indagini di
cita riguardante la Kauloniatide in tutte le fonti M.T. Iannelli e F. Cuteri lungo la valle dellAllaro
antiche, sia relativa proprio al territorio e al suo e le nostre campagne di ricognizioni cominciano a
sfruttamento, e in maniera pi precisa allutilizzo mutare il quadro.
di una delle risorse delleschatia, lo sfruttamento Le ricognizioni hanno consentito di individuare
del bosco per la produzione di legname per co- almeno sette insediamenti greci di et arcaica (fig.
struzioni navali (xyla naupegesima)24. una prova 3.7). Si tratta in tutti i casi di siti di modesta esten-
tangibile dellimportanza economica delleschatia, sione, indiziati soltanto dalla presenza di pochis-
che le fonti antiche sul mondo coloniale dOcciden- simi frammenti ceramici diagnostici in pessime
te tendono a sottacere, ma che le ricerche recenti condizioni di conservazione. Tra questi siti arcaici,
non hanno mancato di sottolineare25, importanza quasi tutti ubicati in posizione elevata, esiste una
economica che nel caso kauloniate tende ad assu- notevole intervisibilit. Escludendo i siti pi inter-
mere dimensioni macroscopiche, quantomeno in ni di Franchi e Serre, nella zona pi vicina alla
et arcaica e classica. costa la distanza media tra un sito arcaico e il sito
36 Antonino Facella

coevo pi vicino di 980 m circa. interessante disponga di un numero molto limitato di frammenti
notare come pressoch tutte le cime delle alture ceramici diagnostici, in tre o quattro siti possibi-
finora esplorate del sistema collinare a destra della le riconoscere materiale riferibile al VII sec. a.C.:
foce dello Stilaro risultino occupate in et arcaica: un frammento di aryballos verosimilmente proto-
le distanze tra i siti, in realt, spesso non sono altro corinzio (dal sito di Serre), e poi frammenti di cop-
che semplicemente le distanze tra le cime delle pe a filetti e un frammento di anfora tipo SOS. Di
colline. questi, solo il frammento di aryballos pu essere
Questi insediamenti sono interpretabili come assegnato alle fasi iniziali e centrali del VII sec.
singole fattorie. Soltanto per il sito pi interno, a.C. Tali dati, se da una parte non permettono, allo
quello di Franchi, che si sovrappone a un grosso stato attuale, di risalire al momento della divisione
abitato indigeno di et protostorica ubicato sulla primaria dei lotti tra gli apoikoi di Kaulonia, indi-
sommit di un vasto pianoro in posizione dominan- cano per una presa di possesso di ampie porzioni
te e fornito di ottime difese naturali, e in misura di chora in tappe piuttosto brevi, nel giro di poche
decisamente inferiore per il sito di Serre (che si generazioni.
distingue per una presenza significativa di cera- A questo proposito, di grande rilievo il fatto
mica fine, vedi infra), possibile avanzare lipotesi che i siti arcaici individuati siano ubicati tutti a
di una prevalenza, o compresenza, di connotazioni destra dello Stilaro. Le indagini non hanno infatti
differenti (strategico-difensive, verosimilmente, nel finora riscontrato tracce sicure di insediamenti ru-
caso di Franchi). rali stabili di et arcaica nellarea immediatamente
Quanto agli altri cinque siti, il rinvenimento retrostante la polis, tra Stilaro e Assi, che pure con
di ceramica da mensa e da cucina, anfore, pithoi, tutta probabilit fu oggetto della spartizione prima-
laterizi di copertura, le piccole dimensioni degli ria dei lotti tra i coloni al momento della ktisis, e
areali di dispersione dei manufatti (da un paio di nemmeno alla sinistra dellAssi.
centinaia ad alcune migliaia di mq), il notevole Unica sostanziale eccezione, che non muta si-
range di distanza che li separa gli uni dagli altri, gnificativamente il nostro quadro, finora il sito
sono tutti elementi che combinati insieme induco- di Fontanelle, in posizione di fondovalle subito a
no a vedere con favore lipotesi che si tratti di edi- sinistra dello Stilaro (fig. 3.7), che fu sede in et
fici (o complessi di edifici) rurali, in altri termini romana di una villa, ma che presenta tracce ine-
di fattorie isolate, verosimilmente utilizzate come quivocabili di unintensa frequentazione sin da-
residenze stabili, e non oggetto di occupazione pre- gli inizi del VI sec. a.C. almeno, come mostrano
caria o temporanea (cfr. le osservazioni presenti in i materiali di scavo (cfr. Iannelli 2004 e Corrado
Facella et alii 2004: 288, note 176 e 177). Per que- 2004). Che il sito sia interpretabile come fattoria
sti siti la funzione agricola sembra predominante, e anche per let arcaica un dato che tuttavia non
la posizione sommitale pu essere giustificata con si pu ancora dare per certo. Tra laltro, la tipolo-
la natura argillosa dei terreni, instabili e soggetti gia molto varia dei materiali rinvenuti a Fontanelle,
a frane e a intensa erosione, che rende obbligata la che comprende per il VI-V sec. a.C. ceramica di
scelta di edificare in cima alle colline. tradizione corinzia e unarula con zoomachia (e per
Colpisce comunque la relativa densit dei siti il IV-III sec. a.C. una matrice per decorazione a
arcaici in questa porzione di chora a destra dello rilievo e il frammento di una statuetta femminile),
Stilaro e prossima alla costa: si riscontra un sito differente da quella, povera e stereotipata, dei
arcaico ogni 44 ha, ossia cinque siti su circa 2,2 piccoli siti rurali arcaici individuati con le rico-
kmq di terreno effettivamente esplorati29, e questo gnizioni, con leccezione soltanto del sito di Serre,
senza tenere conto che le nostre prospezioni avran- uno dei due siti atipici dellinterno cui si accenna-
no certamente individuato solo una parte degli in- va prima, unico tra i nostri ad avere restituito un
sediamenti realmente esistiti. quantitativo significativo di ceramica fine, in primo
Quanto alla cronologia, per tutti i siti arcaici luogo corinzia e di tradizione corinzia (tra cui un
attestata una fase di occupazione genericamente fondo di coppa con iscrizione graffita)30.
assegnabile al VII-VI sec. a.C., che talvolta prose- Se il prosieguo delle ricerche dimostrer che
gue nel V e fino alla prima met del IV sec. a.C. non dovuta a casualit o a fattori post-deposi-
interessante notare come in nessuno di questi siti zionali (che per una serie di indizi sembrerebbero
sia attualmente possibile riconoscere una continui- da escludere), lassenza o lestrema rarit di inse-
t di vita in epoca ellenistica. Inoltre, nonostante si diamenti rurali arcaici nel settore della chora pi
Greci e popola zioni locali nella K auloniatide 37

vicino alla polis, riscontrata peraltro in numerosi 2


Cfr. per es. Lattanzi 1994: 735. Sulle possibili cause
altri contesti coloniali dOccidente31, dovr verosi- allorigine di tale carenza di indagini si veda Facella et alii
2004: 180-181.
milmente essere spiegata con la residenza in citt 3
Un breve cenno in Facella et alii 2004, p. 185, ma cfr.
degli agricoltori: essendo la zona molto vicina a soprattutto la relazione di M.T. Iannelli, Il territorio a sud
Kaulonia e ben collegata a questa dalla pi impor- dellAllaro, tenuta in questo stesso Convegno.
tante via di comunicazione e di penetrazione verso 4
Sulle ricognizioni si vedano Facella et alii 2001; Arnese-
linterno, passante lungo linterfluvio tra Stilaro e Facella 2003; Arnese 2004; Facella et alii 2004; Facella
Assi (cfr. Fioravanti 2001: 42-43), i coloni/conta- c.d.s. Una valutazione dello stato dellarte al momento di
dini/cittadini potevano risiedere in citt e recarsi cominciare le ricerche in Fioravanti 2001; Facella 2001;
Cuteri e Rotundo 2001.
quotidianamente nei campi a lavorare, senza la ne- 5
A tale edizione sar dedicato un volume dal titolo Kaulona,
cessit di vivere stabilmente in campagna e costru- Caulonia, Stilida (e oltre), III. Indagini topografiche nel
irvi strutture a carattere permanente. territorio, attualmente in avanzato stadio di elaborazione.
Perch allora a Sud dello Stilaro la situazione 6
Per una descrizione pi ampia e particolareggiata dei
si presenta diversa? La natura prevalentemente contesti insediativi di Ligghia, Napi e Franchi si rimanda a
argillosa dei terreni, dunque in gran parte inadat- Facella et alii 2004: 257-260.
ta allimpianto di colture che richiederebbero una 7
Per gli insediamenti protostorici su pianori naturalmente
presenza stanziale dellagricoltore, come lolivo o difesi cfr. per es. Peroni e Cardarelli 1977-1979: 115-116;
Peroni e Di Gennaro 1986: 193; Peroni 1987: 68; Peroni
la vite, rende poco probabile che la causa fonda- 1988: 10-11, 20; Pacciarelli 1989-1990: 10, 29; Peroni
mentale della presenza di insediamenti agricoli 1989: 138; Peroni 1994: 835; Peroni 1996: 194-195;
stabili sia da individuare in una forma differente Cardosa 1998: 566; Marino 1998; Cardosa 2004. Sugli
di sfruttamento del territorio. Occorrer cercare abitati caratterizzati da pi nuclei separati da aree non
(anche) altre ragioni, forse legate a un problema di occupate cfr. per il Lazio e lEtruria per es. Peroni 1988:
26-27; per la Calabria Peroni in Peroni e Di Gennaro
distanze dal centro urbano. Non si pu escludere 1986: 200; Pacciarelli 1989-1990: 27-28, 30-31, con bibl.;
che in et arcaica esistessero difficolt di attraver- Marino 1998: 288; Aisa e Tucci 2004: 852. Una simile
samento della foce del fiume, dovute non tanto e articolazione degli abitati riscontrabile anche in Sicilia,
non solo al rischio di improvvise piene invernali e negli insediamenti di facies peninsulare (Albanese Procelli
primaverili causate dal regime torrentizio del corso 2003: 49, 146).
dacqua, quanto soprattutto, verrebbe da pensare,
8
Una prima notizia sulla necropoli occidentale di Franchi
a non improbabili condizioni paludose della zona in Facella et alii 2004: 271-274.
della foce32: risultando non sempre agevoli le co-
9
Il pianoro raggiungibile anche da est, ma tramite un
lungo e tortuoso sentiero che copre oltre trecento metri di
municazioni per via di terra con la citt, si sarebbe dislivello.
fatto ricorso a insediamenti stabili, magari messi 10
Cfr. Pacciarelli et alii 1999: 68, tombe 8 e 140: in entrambe,
in sicurezza dalla presenza alle spalle di una o pi i materiali di corredo (significativa, come indicatore det, la
installazioni militari, che proteggessero la chora presenza della cuspide di giavellotto) erano distribuiti come
da eventuali mire locresi (pi che dagli indigeni, se si fosse in presenza di un corpo inumato.
che nel VI secolo possiamo ritenere ormai total- 11
Gli scavi sul sito della polis hanno infatti restituito un
mente assorbiti, con le buone o pi probabilmen- nucleo, non cospicuo ma comunque significativo, di materiali
ceramici anteriori al Protocorinzio Medio (cfr. Sabbione 1982:
te con le cattive). 277 e nota 55; Iannelli 1985: 30-31; Trziny 1989: 45 e fig.
28; Cavazzuti 2001; Iannelli 2005: 237-239; Parra 2005a:
Note 251; Parra 2005b: 29 e soprattutto, per un quadro aggiornato
che prende in considerazione materiali sia editi che inediti e
1
Ringrazio di cuore L. Lepore e lorganizzazione del affronta in termini complessivi lintera questione, Gagliardi
convegno per il gradito invito a partecipare. Vorrei anche 2004 e Parra 2004: 26-27), in maggioranza genericamente
rivolgere un ringraziamento non rituale a M.T. Iannelli e collocabili nel Protocorinzio Antico, ma in qualche caso
M.C. Parra, che hanno promosso, incoraggiato e agevolato verosimilmente risalenti gi al Tardo Geometrico (alcuni
in ogni modo le ricerche sulla chora kauloniate. Sono grato esemplari di ceramica geometrica di produzione coloniale,
inoltre a M. Cardosa e F. Frisone per i proficui colloqui riconducibili ad ambiente euboico-cicladico, e forse un paio
intercorsi in occasione del convegno stesso. Il presente di frammenti di coppe della classe di Thapsos: si rimanda
testo riprende informazioni e considerazioni che possono ancora a Gagliardi 2004 e Parra 2004: 26-27).
adesso leggersi in Facella et alii 2004: 256-280, in parte
12
Cfr. Luppino et alii 2004: 527, 530-531 (resti di
riassumendole e in parte sviluppando nuove riflessioni. Si incinerazioni dellet del ferro recentemente riscontrati nelle
scelto peraltro di mantenere il pi possibile inalterato il testo necropoli in localit Acqua del Fico e Mastrodalfio-Piet).
letto in occasione del convegno. Le immagini cartografiche 13
Un accenno in Marino 1998: 291.. Un caso del tutto
sono a cura di A. Arnese. particolare costituito dalle due sepolture infantili a
38 Antonino Facella

incinerazione (almeno in un caso, primaria) entro fossa 1968: 32; per il caso specifico di Himera cfr. Belvedere
di Torre Galli, le tombe 8 e 140 (da ultimo Pacciarelli et 2001: 713; ancora pi calzante il confronto con la situazione
alii 1999: 68), su cui vedi anche supra, nota 10. Qualche riscontrabile a Velia, il cui hinterland presenta pochi spazi
sepoltura a cremazione esisteva forse anche nella necropoli favorevoli allo sfruttamento agricolo: la principale risorsa
di Francavilla Marittima (de La Genire 1968: 79). Una del territorio velino, protetta da un articolato sistema di
tomba a cremazione sarebbe stata rinvenuta anche a Torre fortificazioni, doveva essere costituita dai boschi e dalle
Mordillo negli scavi di fine Ottocento (Peroni 1987: 121). foreste che in gran parte lo ricoprivano, e che formavano una
14
Nella letteratura recente si accenna a una presunta preziosa riserva di legname, fondamentale in primo luogo
necropoli a grotticelle dellet del ferro nel Vallone Troiano, per le necessit della flotta (Greco 1975: 89-92; cfr. anche
ma questa in realt a ben vedere non esiste, ed frutto di un Fioravanti 2001: 55, nota 92).
equivoco di lettura del testo di Hodder e Malone: cfr. Facella 26
Cfr. per es. Chaline 1985: 256-257.
et alii 2004: 256-257. 27
Sulle possibilit di trasporto fluviali cfr. Fioravanti 2001:
15
Cfr. supra, nota 3. 40-41.
16
Come gi intuito da Givigliano 2000 (non vidi). 28
Sulla povert di testimonianze di et greca dal territorio
17
Cfr. Medaglia 2002a: 165 e tav. II, 2. In passato, gi Orsi cfr. Fioravanti 2001; sul santuario della Passoliera: Orsi
(1916, c. 901, cfr. Fioravanti 2001: 31, n. 13 e 50, nota 6) 1924: 409-485; Barello 1995: 7-8, 65-85; Fioravanti 2001:
aveva fatto cenno a bronzi preellenici o arcaicissimi (una 31, n. 14, con ulteriore bibl.
punta di lancia spezzata e un fodero di spada) provenienti 29
Lintera area, caratterizzata dalle formazioni collinari di
dallarea urbana del tempio. Verit, Torre Ellera e Ieritano, misura circa 6 kmq.
18
Per unanaloga funzione attribuita al Capo Zefirio nella 30
Naturalmente, allo stato attuale delle nostre conoscenze
Locride cfr. Sabbione 1982: 279-280. non si pu ancora escludere che la differente qualit dei
19
Un quadro aggiornato stato fornito nella relazione materiali rinvenuti possa essere dovuta semplicemente
presentata a questo convegno da F. Cuteri e G. Hyeraci, alle diverse metodologie di indagine utilizzate (scavo per
Tra le residenze di Efesto: lattivit metallurgica nellantica Fontanelle, raccolta di materiali di superficie per i nostri
Caulonia. Cfr. anche Cuteri, Rotundo 2001: 130-131; siti arcaici), e che leccezione costituita dal sito di Serre
Fioravanti 2001: 41; Iannelli 2005: 235, 242-243. sia interpretabile alla luce di fattori post-deposizionali (la
20
Dati ancora inediti; un primo cenno in Parra 2004: 16. costruzione di una centralina sulla sommit dellaltura di
21
La questione delle risorse minerarie del comprensorio Serre ha intaccato in profondit il deposito archeologico, e
di Stilo approfonditamente trattata in Cuteri e Rotundo la terra di risulta dello scavo delle fondazioni delledificio,
2001: 130-137, dove si sottolinea anche come limportanza ricca di frammenti ceramici, stata sparsa tuttintorno:
di Stilo in et medievale non possa essere disgiunta dai Facella et alii 2004: 254 e 275).
giacimenti metalliferi del suo territorio. Scorie ferrose 31
Si vedano i casi archeologicamente documentati di
sono state rinvenute anche ai margini di un importante Himera, Gela, Eraclea Minoa e Akrai (cfr. Vallet 1968: 98-
chorion medievale indagato nel corso delle ricognizioni 100; Belvedere 1988: 197-199, 204; Allegro 1999: 273, fig.
del novembre 2002 (UT 038, cfr. Facella et alii 2004: 221- 46, 281, 291; Belvedere 2001: 720-721), cui si potrebbe
222). Attualmente, sono ancora numerosi i toponimi che aggiungere il centro messapico di Oria (Yntema 1993: 173-
rimandano alla presenza o allo sfruttamento di metalli: tra 176), nonch quelli, pi ipotetici, di Siris (Osanna 1992:
questi lo stesso Camini, dal greco bizantino kaminia, forni 92-93) e Poseidonia (Greco 1979: 22-23; Longo 1999: 376-
(Rohlfs 1974: 41, s.v. Camini). 377). Unanaloga assenza di insediamenti rurali, seppur
22
Givigliano 1994: 343, nota 115. Analoghe considerazioni in un contesto particolare di occupazione policentrica
in Iannelli 2005: 242-243. del territorio, sembrerebbe prospettarsi intorno al nucleo
23
La presenza di una significativa componente euboica in urbano di Taranto arcaica (Osanna 1992: 11-14). In generale
tale comptoir sembra ricavabile dalla predominanza assoluta sullargomento cfr. Greco 1996: 238-239.
di modelli decorativi euboici nella ceramica di tipo greco, 32
Se cos fosse, la polis di Kaulonia risulterebbe ubicata
ma di produzione indigena, rinvenuta nella necropoli vicino a unarea acquitrinosa, e per certi aspetti anche
dellet del ferro di Canale-Ianchina. Sullintera questione protetta da questa, secondo una tipologia insediativa che
cfr. dAgostino 1982: 67; Sabbione 1982: 279-280; Mercuri richiamerebbe il caso del lacus Camarinensis o della
2004: 128-129, 292, con bibl. palude Lisimelia a Siracusa. Sarebbe pertanto auspicabile
24
Sullargomento cfr. da ultima Fioravanti 2001: 40. leffettuazione di carotaggi mirati anche nella zona della foce
25
Cfr. Giangiulio 2001; Morel 2001: 829-830; il valore dello Stilaro, del tipo di quelli recentemente realizzati presso
produttivo delleschatia posto in rilievo gi da Lepore la foce dellAssi (Stanley et alii 2004).
Greci e popola zioni locali nella K auloniatide 39

Fig. 3.1 Territorio di Kaulonia. Le aree interessate dalle ricognizioni archeologiche di superficie.
40 Antonino Facella

Fig. 3.2 Ricognizioni in territorio kauloniate. Esempio di documentazione fotografica di unUnit Topografica.

Fig. 3.3 Carta geologica dellarea indagata. Il tratteggio indica il comprensorio minerario di Pazzano-Stilo-Bivongi; lovale evidenzia
larea dei siti protostorici daltura.
Greci e popola zioni locali nella K auloniatide 41

Fig. 3.4 Gli insediamenti protostorici sulle alture dellinterno. Le due frecce indicano lubicazione della necropoli orientale di Bavolungi
e di quella occidentale di Franchi.
42 Antonino Facella

Fig. 3.5 Incinerazione di Bavolungi. Dallalto: ciotola di copertura del cinerario; cinerario, porzione superiore; cinerario, particolare
dellansa (disegni di V. Tagliavia).
Greci e popola zioni locali nella K auloniatide 43

Fig. 3.6 Areale di diffusione del pino laricio nella Kauloniatide.

Fig. 3.7 Siti arcaici in territorio kauloniate.


4.
Dei, devoti, offerte: nuovi temi di ricerca nel
tessuto del santuario di Punta Stilo a Kaulonia
Maria Cecilia Parra

Una premessa (luglio 2008: dopo le campagne ci e storici, per la presenza brettia a Kaulonia
di scavo 2007 e 2008) data anche dalla chiara continuit di culto rispetto
alla piccola dedica allAfrodite greca graffita su
Il testo presentato in occasione del convegno un frammento di ceramica corinzia (v. infra): una
fiorentino era costruito tenendo conto di un qua- continuit che documenta significative forme di
dro di dati gi in parte raccolti nei contributi editi identificazione cultuale tra Greci e Italici (i Brettii)
nel 2002 nella prima raccolta di studi kauloniati nel santuario urbano kauloniate. Il documento
da me curata per le edizioni della Scuola Normale inoltre non meno significativo per il fatto che sia-
Superiore di Pisa (Kaulona I), poi notevolmente mo certamente di fronte a una presenza divina di
arricchiti dai contributi presentati nella seconda grande rilievo nel santuario lAfrodite greca e poi
raccolta di studi (Kaulona II) edita pochi mesi la Venere osca ; e forsanche a un forte indicatore
dopo il convegno stesso. della divinit eponima di uno degli edifici templari
A quanto ho scritto in questa seconda miscel- del santuario.
lanea kauloniate (Parra 2004) rimando per unar- Ho parlato al plurale di edifici templari per-
ticolazione pi ampia degli argomenti presentati in ch, se gi Orsi e poi Gullini e Barello avevano
questi Atti e per una bibliografia pi consistente. accertato e sottolineato vuoi la presenza di un pre-
Ma necessario sottolineare, prima di far corre- decessore del tempio dorico (e a esso sottostante),
re il vecchio testo, almeno qualcuna delle novit vuoi quella di altri edifici di varia dimensione nel
emerse soprattutto dalle campagne di scavo del santuario di Punta Stilo, adesso si intrapresa
2007 e del 2008 ovvero da studi recentissimi, che unanalisi sistematica per delineare queste pre-
hanno in pi di un caso chiarito quadri incerti o senze in termini pi concreti e dettagliati. Il pri-
solo ipotetici, aprendo nuove prospettive di ricerca. mo passo stato quello di un sistematico lavoro di
Vorrei innanzi tutto ricordare un documen- classificazione del materiale architettonico fittile
to epigrafico di eccezionale importanza (fig. 4.1), e lapideo, di grandi e di piccole dimensioni, inte-
rinvenuto nel mese di giugno del 2007 in tempo gro o (anche minutamente) frammentario restitu-
utile per essere reso noto da Carmine Ampolo a ito dai nuovi scavi (Giaccone 2008), con un primo
brevissima distanza di tempo, almeno in forma inserimento nel panorama gi noto insieme allin-
preliminare (Ampolo 2004). Si tratta di un fram- dividuazione delle eventuali novit. Ancora lungo
mento di una base (?) lapidea con una dedica in si presenta il percorso di studio dopo questa pri-
lingua osca e alfabeto osco-greco, databile su base ma fase cognitiva, mirata anche a non far giacere
stratigrafica alla fine del IV sec. a.C. (o al massi- nascosti per sempre nei magazzini neppure i fru-
mo agli inizi del III sec. a.C.): il teonimo quello stuli di alzati monumentali, gi noti che fossero in
di una divinit italica corrispondente alla latina termini tipologici e/o di destinazione duso, ovvero
Venere, gi attestata nel santuario di Rossano di strumento di conoscenza di nuove forme strutturali
Vaglio in associazione a Mefitis. Limportanza di o decorative. Ma, per fare solo un esempio, appa-
questo documento oltre che in termini linguisti- re non irrilevante fin dora intravedere grazie a
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
46 Maria Cecilia Parra

pochi e minuti frammenti lapidei di kyma a becco cronologia riconoscibile grazie a due blocchi di
di civetta e a una serie di guttae di diversa misura fregio dorico di piccole dimensioni rinvenuti nello
rispetto a quelle del tempio dorico, tutti provenienti strato di crollo dellalzato templare residuo a sud-
dallarea meridionale del temenos la presenza di est, che invest varie strutture minori circostanti.
un edificio arcaico di notevoli dimensioni, che la Alla decorazione di unaltra di queste strutture
ricerca futura potr forse avvicinare o distinguere apparteneva il piccolo gocciolatoio a testa leonina
da quello di cui danno indizio nella stessa area del (fig. 4.3; h. max. 10,3 cm), eccezionalmente con-
santuario i tre frammenti di sima laterale di tetto servato anche nei dettagli di finitura policroma,
siceliota gi segnalati (v. infra). che campeggia sulla fronte e sul retro di copertina
Non trascurabili sembrano anche i dati nuovi dellultima raccolta di studi kauloniati (Kaulona
relativi al tempio dorico stesso. Alcuni elementi II), senza avervi potuto trovare degna edizione pri-
dellalzato lapideo non ancora noti, insieme a possi- ma del necessario restauro. Il pezzo si inserisce con
bili revisioni del problema tetto in marmo/sima fit- immediatezza nella serie ben nota dei gocciolatoi
tile, sembrano portare ulteriore consistenza a una leonini fittili di produzione kauloniate, arricchendo-
cronologia pi alta per lavvio del cantiere delledi- ne e articolandone il quadro: evidenti, e pressoch
ficio; ma, senza toccare adesso questo complesso esclusivi, i richiami ad alcune delle caratteristiche
argomento, mi limito a segnalare soltanto lindivi- formali delle famose gronde dalla collina della Pas-
duazione di possibili restauri di elementi decorati- soliera, rispetto alle quali conserva tuttavia tratti di
vi, che verrebbero ad aggiungersi a quello che vide aggressivit ancora tardoarcaici, che permettono di
la messa in opera della nota sima con anthemion a inserirlo in una fase produttiva anteriore, del secon-
palmette e fiori di loto e gocciolatoi a protome leo- do quarto del V sec. a.C. Avremmo cos un anello
nina, che pare essere stata inserita in sostituzione iniziale, seguito dal tetto E del santuario extraur-
di una precedente lapidea. Un frammento dala in bano (met del V sec. a.C., seguendo la cronologia
calcare (fig. 4.2) con identica resa del piumaggio Barello 1995) e poi da quello della sima fittile del
rispetto a quella dei frammenti dacroterio in mar- tempio dorico (ultimo quarto del V sec. a.C., se-
mo di Paros rinvenuto nello stesso strato durante le guendo la cronologia Mertens Horn 1988).
prime campagne (v. infra) sembra potersi inter- chiaro dunque che il ruolo di Kaulonia nel
pretare solo in questottica. E allo stesso interven- circuito magno-greco di produzione e di esporta-
to di rifacimento del tetto cui vorremmo attribuire zione di rivestimenti architettonici fittili da epoca
la sima fittile di cui sopra pu forse collegarsi un arcaica , un dato non solo compreso da tempo,
acroterio vegetale lapideo, purtroppo non ricompo- ma suscettibile di arricchimento. Ma lo scavo del
nibile in uno schema compositivo esatto, rinvenuto santuario di Punta Stilo sta contribuendo anche in
in numerosissimi frammenti sparsi: la cronologia termini pi ridotti a variegare le conoscenze re-
coerente (non prima dellultimo quarto del V sec. lative ad attivit artigianali locali: gli indizi erano
a.C.) dei due apparati decorativi del tetto pare un gi forti in tal senso, sia per produzioni ceramiche
segnale in tal senso da non trascurare. che di oggetti in bronzo (v. infra e Parra 2004);
Di non minore interesse i dati pazientemente e le ultime campagne di scavo hanno aggiunto
recuperati in relazione a strutture minori dellarea prove decisive. In particolare, nellarea a sud del
sacra. Assumono oggi una qualche fisionomia, al- grande altare meridionale, ampliando lindagine
meno in termini decorativi, alcuni altari, anche in direzione degli scavi Tomasello, sta rivelandosi
se difficilmente identificabili con luna o laltra di sempre pi evidente la presenza almeno a partire
quelle strutture di varia quanto incerta tipologia dalla fase duso del grande altare (v. infra) di uno
messe in luce, soprattutto a sud del tempio, dagli (o pi?) punti di lavorazione di oggetti metallici,
scavi degli anni Sessanta del secolo scorso (Par- destinati a una circolazione verisimilmente interna
ra 2004). Cos si recuperata la pertinenza a una a carattere votivo o a un utilizzo a scopo decorativo
guancia daltare coevo al tempio dorico di due gran- di arredi sacri. Nella speranza di poter individuare
di frammenti di calcare decorati con palmetta gi tracce leggibili di strutture produttive vere e pro-
ritenuti parte di un acroterio laterale delledificio prie anche in questo settore, al momento possiamo
maggiore (Parra 2001: fig. 242) : lanalogia for- utilizzare solo dati indiretti, ma ormai decisamente
male con la palmetta di un noto fregio del tempio eloquenti, quali la consistente presenza di mate-
locrese di Maras li riconduce al secondo quarto riale destinato alla rifusione (lamine accartocciate,
del V secolo a.C. E un altare a triglifi di analoga oggetti deformati e/o parzialmente frantumati con
Dei , de voti , offerte 47

punteruoli, fig. 4.4), di una matrice di fusione (fig. to in un supporto lapideo?), che pare avvolgere e
4.5), di strumenti dofficina, di scorie di fusione. celare maldestramente loriginaria parte inferiore
In questo/i piccolo/i impianto/i di lavorazione di della figura e forse la sua base (indizio di un riu-
oggetti in bronzo fu verisimilmente prodotta buona tilizzo precedente a una rifusione?), per delineare
parte degli ex voto in metallo del santuario (escluse una storia completa di questa piccola, nuova scul-
forse le armi), durante un arco di tempo non bre- tura magno-greca (fig. 4.9; v. una prima proposta
ve, e spesso riutilizzando come di norma materiali interpretativa in Parra c.s.).
vecchi. Non potendo entrare in dettagli descrittivi,
n volendo fare aridi elenchi, mi limito a citarne ***
pochissimi. Spiccano per numero e qualit di det-
taglio naturalistico, sempre costante, le foglie e i Una premessa (maggio-giugno 2007:
rami di foglie dalloro (fig. 4.6-7), ormai numerosis- incipit della relazione al Convegno)
simi, che si confrontano meglio con noti esempi di
Olimpia piuttosto che con gli stilizzati esemplari Il santuario di Punta Stilo (figg. 10-11) ormai
locresi di contrada Parapezza (v. infra). Di notevole dal 1999 abituale palestra di scavo per i miei al-
interesse sono alcuni frammenti di inserti in bron- lievi e collaboratori: molto stato fatto lavorando
zo per statue, di quelle parti anatomiche che, come sui dati di vecchie scoperte (a partire da quelle
noto, erano prodotte separatamente e utilizzate sia di Paolo Orsi) incrociandoli con i nuovi. In questa
nella scultura in bronzo che in quella in marmo (v. sede vorrei soltanto dare un quadro che aggiorni e
per es. Haynes 1992, Mattusch 1988 e 2006, bron- completi quanto gi reso noto (bibliografia comple-
zo; Sismondo Ridgway 1990, marmo): ricordo per ta in Parra 2004), cercando di far cogliere alcuni
es. gli analoghi rinvenimenti di Olimpia, Dodona e elementi caratterizzanti di questa area sacra, nota
dellAcropoli dAtene, ritenuti testimonianze arche- da molto tempo ma solo per membra disiecta.
ologiche di produzione interna a santuari di tali Una sola nota sul quadro di riferimento gene-
parti di statue; esito anchessa, con ogni verisimi- rale: siamo di fronte a un santuario intramuraneo,
glianza, di una produzione ufficiale e regolamen- ma ben collegato al territorio grazie alla sua posi-
tata, come ci attesta adesso leccezionale archivio zione in un punto di rilievo lungo la rotta costiera
contabile del tesoro sacro di Pallade ad Argo (inizi fin da epoca precedente alla fondazione coloniale;
IV sec. a.C.: Kritzas 2006). Ricordo solo due fram- presso il Capo Cocinto cio e dunque presso lhor-
menti di ciglia, di piccole dimensioni, che conser- mos porto, scalo, attracco, area dancoraggio o di
vano lintera valva dinserimento; e un lungo riccio spiaggiatura di navi che sia stata. Non occorre che
di capigliatura pertinente ad una scultura in bronzo torni a citare Tucidide VII, 25, 1-2 e il legname da
di dimensioni naturali (frammenti di capigliatura costruzione navale raccolto dalla chora kauloniate
in bronzo erano gi stati rinvenuti negli scavi de- non lontano da Punta Stilo nel 413 a.C.; sottolineo
gli anni Sessanta: v. Parra 2004 e infra). Un altro piuttosto i legami polis/chora anteriori, di cui ci par-
frammento di grossa frangia era destinato a deco- lano adesso anche i dati archeologici: dai noti rin-
rare il margine di uno scudo, come in celeberrimi venimenti subacquei tra la foce dellAssi e il tempio
esempi di Olimpia, piuttosto che gli occhi di una (bibliografia in Parra 2001, cui aggiungi Medaglia
scultura che dovremmo immaginare di formato due 2002 a, b), ma soprattutto da quelli relativi alla fre-
volte almeno superiore al vero (fig. 4.8). quentazione arcaica della nostra area sacra ormai
Per chiudere questo rapido aggiornamento, ben consolidati dagli ultimi scavi. Rinvenimenti
mi piace citare la pi recente novit restituitaci che testimoniano, i primi, unattivit di lavorazione
dallultima campagna di scavo (2008): una notevo- e di deposito (anche) di materiale estratto nella stes-
le statuetta in bronzo di orante/offerente di et se- sa Cauloniatide (se seguiamo ancora Lena 1997),
vera, che peraltro solo unapprofondita valutazione ovvero nellarea costiera stessa secondo le ultime
successiva agli interventi di pulitura e restauro (e indagini geo-litologiche (Stanley et alii 2004); rin-
a eventuali analisi archeometriche) permetter di venimenti che testimoniano, i secondi, significative
inserire tra gli ex voto delle officine stesse operanti presenze di prospectors attenti anche al territorio?
nel santuario di Punta Stilo ovvero se considerare nel sito del futuro principale santuario urbano
un prodotto di importazione da un ambito produt- della polis achea, ubicato in un tratto di costa pi
tivo diverso; dovr valutarsi anche con attenzione o meno prominente, ma comunque attraente per-
lingombrante sostegno in piombo (per linserimen- ch vicino a fonti dapprovvigionamento di metalli e
48 Maria Cecilia Parra

di legname, capace di consentire raccolta dacqua, eccessiva forza (v. per ultimi Mertens 2006 e Lip-
segnato da una buona foce fluviale e per giunta polis, Livadiotti, Rocco 2007). Laltare sub presto
ricco di affioramenti di buona pietra da costruzione un cedimento a est, subito contenuto da strutture di
(in sintesi Fioravanti 2001). terrazzamento, e rest in uso fino alla prima met
Ma non indugio ancora su generalia, passando del IV sec. a.C., e abbandonato contemporanea-
a trattare singoli temi. mente al crollo del tempio dorico.
Ma veniamo adesso ai buoi alla corda: titolo
1. Il grande altare meridionale e i buoi di un contributo dedicato alla pratica cultuale di
alla corda legare le vittime dei sacrifici presso gli altari con
corde passanti in anelli metallici fissati in blocchi
A sud del tempio, lunificazione di vari saggi lapidei (Parisi Presicce 1999). Tralasciando le te-
pregressi del tutto disarticolati ha permesso di ri- stimonianze figurative, tutte tarde, mi limito a cita-
esaminare anche per fasi cronologiche omogenee re il caso pi monumentale, quello di Claros, dove
varie strutture di natura e cronologia incerte: tra tra laltare (post 280 a.C.) e il tempio di Apollo sono
queste un altare di grandi dimensioni (fig. 4.12; state messe in luce quattro file di blocchi di reim-
16,30 m X 3,60 m al piano cerimoniale) solo in piego con anello di ferro fissato sulla faccia superio-
parte noto dagli interventi di B. Chiartano negli re, un complesso dispositivo per sacrifici datato tra
anni 60 del secolo scorso (v. Parra 2004 con edi- II e I sec. a.C., ma forse preesistente (De La Geni-
zione commentata del resoconto di scavo). re e Jolivet 2003). Casi meno monumentali sono
N le capaci trincee fatte eseguire da Paolo attestati a Dion, Amphipolis, Thasos, Magnesia sul
Orsi a sud-est del tempio dorico (Orsi 1914), n due Meandro, Cirene, Istria, Velia; meno convincenti
piccole trincee esplorative perpendicolari allal- altri di Assos, Olimpia (tempio di Hera), Poseidonia
tare da noi praticate con lo scopo di verificare la (Heraion arcaico) e Siracusa (altare di Ierone II); e
presenza di altri edifici di culto, hanno dato esiti certo se ne potranno individuare altri riesaminando
in tal senso: laltare potrebbe dunque aver avuto dati editi (per es. Pianu 2002 cita presso laltare
una fisionomia autonoma, come la grande ara della di Apollo nellagora di Eraclea Lucana basette
spianata centrale di Velia (Greco 2004), per cita- [] di cui ignoriamo lesatta funzione nellambito
re un solo esempio magno-greco, anche se linvasi- del rituale). E forse la prassi ebbe anche forme di
vo intervento per la costruzione della strada statale monumentalizzazione permanente nella dedica
ionica impone cautela. di statue che sostituivano le vittime reali: cos le
Laltare presenta un corpo rettangolare allunga- vacche doro consacrate da Creso nellArtemision di
to con tre stretti gradini lungo il lato occidentale, Efeso (Hdt., 1, 92) o i quattro buoi di Mirone collo-
sui quali si appoggiano tre avancorpi (solo il cen- cati intorno allaltare presso il portico di Apollo sul
trale strutturalmente coevo) meramente decorati- Palatino (Prop., 2, 31, 7-8), ovvero altri casi citati
vi, date le dimensioni che ne rendono improbabile da Pausania a Olimpia, a Delfi, ad Atene.
una funzione di prothysis. Siamo di fronte a un tipo A Kaulonia, un blocco parallelepipedo con
non esattamente canonico di altare monumentale a incasso (per un anello?) sulla faccia superiore
base rettangolare con gradini in facciata (low mo- rinvenuto sul lato occidentale del grande altare
numental di Yavis 1949; cfr. tipo VI c1 di Rupp parla nello stesso senso (v. fig. 4.12). Ma ritengo
1974; e tipo F2a di Cassimatis, tienne, Le Di- analoga la funzione del coperchio di teca (cos
nahet 1991), a differenza del coevo esempio di Ve- gi De Franciscis 1979, poi Costabile e Iannelli
lia, di dimensioni maggiori (25 m), ma con una pi 1992; contra Barello 1995: base di colonna vo-
usuale pianta rettangolare allungata con gradinata tiva) ancora collocato allangolo nord-occidentale
continua lungo il lato ovest. Il grande altare, che dellaltare (fig. 4.13): il suo unico attacco centra-
certamente inglob strutture precedenti, databile le sembra infatti poco adatto al sollevamento per
nel suo primo impianto nella prima met del V sec. lapertura o la chiusura di una teca, e tanto meno
a.C.: in una fase cio che dovremmo definire inter- da ritenere non finito e abbandonato dopo una
media tra quella del tempio dorico e quella del suo poco solida riparazione. La forma circolare diversa
predecessore, ma che potrebbe invece costituire da quella di tutti gli esempi noti trova confronto in
uno degli indizi che sollecitano verso una revisio- un frammento di blocco di calcare rinvenuto presso
ne del quadro cronologico proposto per il tempio laltare A del santuario della foce del Sele, edito da
da Gullini e consolidatosi in letteratura forse con P. Zancani e U. Zanotti; nei pressi fu trovata una
Dei , de voti , offerte 49

[] machaira di ferro, lunga 22 centimetri, stru- accanto a essa due cippetti litici (pietra granitica)
mento in rapporto con sacrifici; e anche a Punta ancora in situ, infissi nel terreno e una sorta di tra-
Stilo ne abbiamo rinvenuta una presso il cosiddetto peza di calcare, di forma subcircolare con residuo
coperchio di teca (che inizialmente avevo inseri- di un foro su un lato. Una terza cassetta stata
to tra le offerte di armi: Parra 2006). Aveva dunque scavata presso il lato nord del grande altare, priva
visto giusto il ragionier Chiartano scrivendo nella di segnacolo, forse cancellato dalle trincee degli
sua relazione che sembra possa escludersi [] anni Sessanta; e unaltra ancora stata individuata
che il lastrone avesse la funzione di [] coperchio a ovest della prima, insieme a qualche segnacolo
di un deposito, stipe, ecc., suggerendo ad altri che potrebbe appartenerle.
unipotesi che ritengo ormai da scartare. Anche nel santuario kauloniate, dunque, si co-
glie con chiarezza una presenza diffusa di segnaco-
2. Spazi di devozione: cassette, vasche e pozzi li votivi ben nota altrove in Sicilia e Magna Grecia
ricordo solo i casi della Malophoros a Selinunte
Le nuove indagini hanno permesso di leggere (Antonetti e De Vido 2006) e del santuario urbano
numerose espressioni di religiosit quotidiana nel di Metaponto (Doepner 2002). Dico una presenza
santuario di Punta Stilo, che permettono di parlare diffusa, perch si pu ipotizzarne un numero pi
di riti e di organizzazione di spazi di culto, ma an- elevato e forse analogo al macroscopico caso meta-
che di presenze locali e allogene. pontino, considerando anche due cippi con tracce
Sotto il muro di sostruzione della terrazza tem- discrizioni arcaiche rinvenuti tra il grande altare
plare un piccolo contesto cultuale, originariamente meridionale e larea delle cassette di tegole (ora
riparato da una tettoia, ha restituito vari residui di editi da Ampolo 2004), nonch un altro cippetto
armi, un sostegno di cippo o di recipiente su piede, di granito che segnava una piccola fossa di deposi-
un cumulo di shyphoi a vernice nera e una casset- zione presso il grande altare (con materiali tardo-
ta di tegole; altre tre cassette sono state messe in arcaici tra i quali uno skyphos iscritto, v. infra). Da
luce a breve distanza due poco pi a ovest sulla considerare anche che Paolo Orsi rinvenne []
terrazza del tempio, laltra presso il grande altare pilastrini quadrati e rotondi [] nellarea di rovina
, analoghe per forma (subquadrata) e dimensio- sovrastante e sottostante alla grande scalea []
ni (da 50 cm a 80 di lato), per assenza di ex voto (Orsi 1914), che potrebbero arricchire il quadro.
allinterno e per forme di visibilit. Si tratta di Un cenno particolare meritano i cippetti infissi
piccole cassette di laterizi piani, messi in opera di accanto a una delle cassette insieme a una sorta di
taglio a formare una teca, senza coperchio e senza trapeza litica (v. fig. 4.15): credo infatti che si strat-
elemento di fondo; accanto, uno o pi segnacoli, ti di un altro dei numerosi casi di dediche e/o di
strumento di riconoscibilit e di memoria. Cassette segnacoli per i quali sono stati riutilizzate parti di
analoghe tra loro, ma differenziate quanto a con- attrezzature navali (due mezzi ceppi dancora e un
torno: pi articolato quello della prima (fig. 4.14), peso morto?), secondo un uso ben attestato. Senza
che ebbe forse come segnacolo uno di quei cippi o trascurare la quindicina di ceppi dancore litiche
stele aniconiche, ben attestate anche nei santuari utilizzati come cippi nel santuario emporico di
dOccidente (rinvio alla recente sintesi di Doepner Gravisca, cos fortemente legato ai traffici maritti-
2002, che ha collegato questa pratica cultuale, mi e alla navigazione, bene forse ricordare anche
come gi Adamesteanu, a Pharai dAcaia con i suoi lesempio pi famoso, quello del mezzo ceppo dan-
trenta tetragonoi lithoi venerati ognuno come un cora litica dedicato (Johnston-Pandolfini 2000)
dio, secondo Paus., 7, 22, 4; v. Osanna 1996). In- nel medesimo santuario di Apollo Egineta da un
fatti, il blocco di calcare con incasso centrale posto Sostrato che fu identificato, fin dal primo editore
accanto alla cassetta pu forse interpretarsi come (Torelli 1971), col ricco mercante di Egina noto da
sostegno di cippo o, in alternativa, di una base di Erodoto, IV,152. E a Egina riconduce anche una
un recipiente su piede destinato a pratiche di culto, delle testimonianze pi significative in merito a
caratterizzate in questo caso sia da offerte darmi, ceppi dancora votivi: quello dedicato nel santuario
sia dalluso di liquidi, come suggerisce il cumulo di Afrodite Epilimenia limitrofo al porto (Welter
di skyphoi rinvenuti a breve distanza. 1938 e per ultima Boetto 1997; prima met V sec.
A pratiche rituali analoghe si collega anche a.C.), divinit esplicitamente collegata alla naviga-
unaltra cassetta vicina (fig. 4.15), anchessa vuota, zione e agli approdi. Non voglio dimenticare nep-
e come tale possibile bacino di raccolta di liquidi: pure il ceppo rinvenuto tra Capo Colonna e Capo
50 Maria Cecilia Parra

Cimmiti, ma forse dedicato in origine nel santua- il noto caso di Locri-Parapezza (Milanesio Macr
rio di Hera Lacinia a Zeus Meilichio da un Faillo, 2005), dove peraltro vari depositi votivi erano deli-
solitamente identificato col crotoniate vincitore tre mitati da tegole infisse di taglio nel terreno ; e cito
volte nei giochi pitici e comandante (Hdt., 8, 47) o solo en passant le due vasche di tegole messe in
addirittura armatore (Paus., 10, 9, 2) di una nave luce in un vano dabitazione (a carattere pubblico?)
della colonia achea a Salamina (per ultima Laz- presso la casamatta, a nord del santuario di Punta
zarini 2005). Anche a Metaponto, almeno cinque Stilo (v. Iannelli in questi Atti), forse analoghe alla
dei cippi pi antichi sono ceppi dancora; e Locri cassa/vasca di tegole di epoca brettia (III sec. a.C.)
ne ha restituiti tre nellarea della Sto ad U, forse rapidamente segnalata da Foti anni fa a Taranto,
horoi arcaici (fine VII-inizi VI a.C.) ovvero dedi- nel [] settore meridionale dellarea urbana []
che votive nel santuario limitrofo al mare e forse al in un vano [] che presenta(va) la parte centra-
porto (Boetto 1995). Per la Sicilia mi noto solo il le delimitata da grandi mattoni infissi nel terreno
caso di due ceppi litici arcaici del santuario della [] (Foti 1981). E torno invece a Gravisca e in
Malophoros a Selinunte (Purpura 1994); ma certo particolare alle due casse rettangolari litiche, for-
i casi potrebbero moltiplicarsi riesaminando docu- se in origine con coperchio, che furono rinvenu-
mentazione vecchia e nuova, anche se Gianfrotta te inglobate luna nellaltra a sud del sacello di
ci ha raccomandato da tempo di non riconoscerne Afrodite (Pianu 1991): la pi antica, tardo-arcaica
troppi (Gianfrotta 1983). nota in letteratura come tomba di Adone nel ke-
Torno alle piccole cassette fittili e ai possibili pos di Afrodite era a mio avviso un dispositivo
confronti: pochi, in realt, anche includendo strut- multiplo come al Sele, in questo caso solo doppio,
ture litiche (ora attestate anche nel santuario di essendo [] divisa in due scomparti di ugua-
Punta Stilo da una cassa litica a sud del grande le larghezza (0.45 m), luno pi a sud e pi corto
altare meridionale: scavo 2007-2008, fig. 4.16, (0.25 m), laltro adiacente e pi lungo (1.25 m)
contenente pochissimi materiali residui; da segna- (Torelli 1977); una seconda cassa, costruita sopra
lare solo due armi miniaturistiche, una punta di nellultima fase di vita del santuario, ne rispetta la
lancia e un elmo, chiaramente ritagliate da pa- struttura modificandone, credo, la funzione e/o la
reti di vasi; fig. 4. 17). A Gravisca, nel cortile F destinazione cultuale.
delledificio alpha ne stata rinvenuta una, fittile e Ma parlando di vasche, posso tornare a Punta
di dimensioni di poco maggiori, ma con fondo e co- Stilo, e alla grande vasca di tegole piane messa in
perchio assenti nei nostri esemplari, costruita alla luce a ridosso della gradinata di sostruzione a nord
fine del V sec. a.C. su un altare di ciottoli della fine del tempio (fig. 4.18): la cronologia duso esatta-
del VI, a segnare una chiara continuit di culto; mente definita tra la prima met del V e i primi
la distingue dalle nostre anche la presenza allin- decenni del IV sec. a.C., cosa che ripropone il pro-
terno di una deposizione votiva di due olle con resti blema della cronologia delledificio maggiore, chia-
animali e vegetali di una modesta offerta (Pianu ramente in fase. Tale struttura gi stata resa nota
1991). Una sorta di dispositivo multiplo atte- (Parra 2001; ma v. ora Gargini 2004); mi limito
stato invece nellHeraion alla foce del Sele, pres- dunque a ricordare solo gli elementi caratterizzanti:
so langolo sud-ovest del tempio: cinque cassette 1. una vasca allaperto, 2. con una scaletta lapidea
adiacenti di lastre di calcare, di misure analoghe a su un lato, 3. pavimentata con fittili come quelli
quelle degli esemplari kauloniati. Le cassette del delle sponde, 4. con una vaschetta ricavata da un
Sele contenevano materiali votivi eterogenei, anche grosso contenitore appositamente tagliato e inserito
cronologicamente (dal VI al II sec. a.C.), forse esito nel pavimento, 5. gravitante in uno spazio comune
di pulizie rituali (Dewailly 1997). Altre casse liti- con tre pozzi in fase, ma senza collegamenti idrici,
che sono note a Narce (santuario suburbano; prima 6. colmata con unazione limitata nel tempo (o forse
met V sec. a.C.?) e nelledificio epsilon tardo- unica) nei primi decenni del IV sec. a.C., con ma-
arcaico di Pyrgi (rispettivamente De Lucia Brolli teriali funzionalmente omogenei, 7. fisicamente se-
1990; Colonna 1991-1992). parata dai pozzi solo dopo labbandono; e infine, 8.
Possiamo poi citare qualche esempio di struttu- forse contrassegnata da segnacoli, come le cassette,
re di dimensioni maggiori, che formalmente avvi- se pensiamo a quei [] pilastrini quadrati e roton-
cinano la cassa alla vasca, ma certo con diversa di [] rinvenuti da Orsi, dei quali si gi detto.
fisionomia funzionale. Tralascio naturalmente gli Rinviando a quanto gi detto da me (Parra
altari a cassa propri del culto tesmoforico come 2001) e poi da altri (Gargini 2004), in questa sede
Dei , de voti , offerte 51

sollecito solo a guardare insieme la grande vasca a Mi pare dunque evidente che la grande vasca
nord e le vaschette di tegole a sud del tempio: tutte abbia tutte le connotazioni proprie di unarea di
in fase, e pertanto da immaginare tutte visibili in culto in cui il rito si ripete con forme di devozio-
uno stesso periodo di vita del santuario. Laffinit ne ben definite per una divinit specifica, sia essa
formale (non di dimensioni!) certo un elemento quella eponima del santuario (Afrodite, secondo i
ingannevole in termini rituali e con ogni probabi- dati pi recenti? v. supra), sia invece unaltra ve-
lit anche cultuali. Da una parte possiamo infatti nerata insieme nel santuario. Non deve neppur
pensare a un semplice rito che prevedeva il versa- sfiorare lidea che il contenitore spezzato, interno
re piccole quantit di liquidi (o di solidi, vegetali?) alla vasca, possa essere letto come un giardino di
con piccoli recipienti in piccoli contenitori, o forse a Adone, perch chiaro che la vaschetta interna
raccoglitori di offerte alimentari (non animali), se- un elemento di un sistema: un sistema fatto di poz-
gnando poi il luogo del rito a memoria del medesimo zi/grande vasca/vaschetta e poi dei materiali della
e per memoria di altri: questo un possibile scenario colmata, omogenei contenitori di liquidi, taluni
per le cassette, anche se gli scenari possono essere con fondi intenzionalmente forati.
stati talora pi complessi; come nel caso della pri- Che dire del culto qui praticato? Rimando per
ma cassetta citata, che potrebbe essere letta (senza brevit a quanto gi edito, limitandomi a un sem-
alcuna identit di attori!), come gi ho ipotizzato, plice cenno. Penso che il contesto sia da riferire a
utilizzando il noto tipo di ermetta fittile locrese di cerimonie connesse alla sfera femminile, prive di
Grotta Caruso con statua di toro androprosopo, col- connotazioni cthonie: Hera, Artemide e Afrodite si
locata davanti a una vaschetta per offerte di liquidi, pongono in primo piano. Nellachea Kaulonia pia-
piuttosto che davanti a un altare (secondo lipotesi cerebbe pensare a unHera di Capo Cocinto, divi-
di Paoletti 1988), alla cui base iscritta (Euthymou) nit di primo rilievo di un santuario epitalassico
si appoggia una spada corta. Quelle collegate alle in cui lacqua di sorgente e/o raccolta nei pozzi
cassette di tegole sembrano dunque essere semplici giuoca un ruolo rilevante , come lHera di Capo
offerte quotidiane, non connotabili in termini di Lacinio o quella ipponiate del Corno di Amaltea,
uno specifico destinatario del culto da individuare ovvero quella di Gravisca e di Pyrgi, se voglia-
tra le divinit presenti nel santuario, certo multiple mo uscire dai confini della Magna Grecia. Ma di
come altrove: ritengo pertanto preferibile non par- unArtemide di Capo Cocinto vorremmo leggere il
lare n di ciste n di teche n di bothroi n usare nome con certezza (ma le probabilit sono deboli)
altri termini tanto oscillanti in letteratura (v. per es. in due lettere AP (alpha, rho) di un graffito su
Dewailly 1997 e Bagnasco Gianni 2005). un frammento di skyphos a vernice nera di tipo A
La grande vasca di tegole suggerisce invece (fig. 4.19; fine VI-inizi V sec. a.C.) rinvenuto in una
uno scenario in cui si scendeva tramite una sca- piccola favissa a nord-est del grande altare (ora
letta in una vasca, recando liquidi con conteni- edito in Ampolo 2004; Parra 2004). Divinit, Ar-
tori dapposita forma da versare in una vaschetta temide, altrettanto epitalassica e altrettanto lega-
collocata nel pavimento; ma non si pu escludere ta allacqua, non solo per le belle acque del suo
anche una qualche forma di immersione, anche santuario arcade di Lousoi cantate da Bacchilide
se la profondit limitata della vasca e la presenza (11, 96) o le sorgenti del suo santuario metaponti-
del recipiente al suo interno rendono lipotesi pi no (con Zeus Aglaios) di San Biagio della Venella,
remota. Elemento dominante appare comunque la ma anche da riti di iniziazione di parthenoi e nym-
presenza di liquidi, verisimilmente solo di acqua, phai, come espressi in modo significativo nella lex
suggerita non soltanto dai vasi della colmata ri- cathartica di Cirene da una nympha che scende
tuale, ma anche dai tre pozzi vicini: una presenza da Artemide in un nymphaion (SEG IX, 72; Ferri
certamente non deccezione in un santuario, basti 1922; 1927; 1955), che potrebbe richiamare anche
ricordare quelli capillarmente diffusi nel santuario una grotta come quella di contrada Caruso, o an-
di Gravisca in un contesto con significativi con- che un apprestamento sub divo come quello di Pun-
tatti col nostro , a partire da quello arcaico che ta Stilo. Da ricordare anche i non trascurabili dati
ha restituito lanfora con la nota iscrizione hydrie che segnalano la presenza di Artemide a Kaulonia
metrie un hydria giusta di misura ufficiale dac- e nel territorio forsanche in termini precoloniali
qua da prendere nel pozzo a scopo cultuale (Torelli espressi attraverso il mito di Clete (sul quale v. per
1977) ; fino a quello ubicato accanto al cosiddetto ultima De Sensi Sestito 2004) , sia sotto aspetti
sepolcro di Adone (in sintesi Pianu 1991). propri della sfera femminile prenuziale; sia nelle
52 Maria Cecilia Parra

connotazioni legate a un paesaggio fatto di mon- per un dato indiretto quale la loro forte presen-
tagne, boschi, valli, sorgenti, corsi dacqua, scali za nellAcaia dorigine riflessa nelle colonie achee
marittimi; sia infine in quelle pi strettamente con- doccidente (v. Osanna 2002 e Giangiulio 2002).
nesse al culto apollineo, se teniamo conto anche di Ma ora accanto ad Hera e ad Artemide, e
una recente proposta di lettura laica (capriolo del- non senza possibili connessioni cultuali siamo
le foreste della chora ricche di pece?) della cerva sollecitati a pensare anche ad Afrodite dalle pi
(cerinite?) degli stateri kauloniati (Adornato 2004). recenti scoperte che hanno portato in primo piano
Innegabile (ma forse casuale?) resta la scarsi- il ruolo giocato dalla dea nel santuario di Punta
t di attestazioni del culto di Artemide sia a Cro- Stilo: una dedica arcaica AP (fig. 4.20; fine VII-
tone che a Poseidonia, che di recente ha indotto inizi VI sec.a.C.) graffita su una parete di vaso co-
a riconoscere una sorta di Hera polifunzionale rinzio di forma chiusa, rinvenuta in uno strato di
nelle colonie achee (Giangiulio 2002): ma guar- obliterazione di una struttura arcaica precedente
dando per un momento fuori dellarea achea, si il grande altare nellarea a sud del tempio dorico;
pu individuare a sud di Capo Cocinto un possibile alla quale si significativamente aggiunta la dedi-
collegamento del culto che a Kaulonia si svolgeva ca alla Venere osca (v. supra). Del resto, pensando
nella vasca di tegole con quello dellArtemide lo- ancora alla divinit della grande vasca a nord del
crese documentata dal noto tipo del simulacro in tempio, anche lAfrodite locrese della fase pi an-
processione, attestato anche nel nostro santuario tica di Grotta Caruso e di alcuni tipi di pinakes ci
(Tomasello 1972); un culto, quello di Artemide, ricordano i legami della dea con lacqua, nei rituali
che a Locri fu forse presente nella sto a U cos della sfera femminile (sul tema specifico, v. per ul-
affine al portico delle arktoi di Brauron, e sede timo Torelli 2007).
nella fase arcaica di offerte a Cibele, identificata
sia con Afrodite che con Artemide. Ovvero si po- 3. A proposito di armi
trebbe collegarlo a quello dellArtemide hipponiate
presente nel santuario di Scrimbia, che ha restitu- Le indagini da noi avviate dal 1999 hanno no-
ito un pinax fittile arcaico sul quale campeggia la tevolmente rafforzato il valore quantitativo delle
dea (v. sola immagine in Iannelli e Ammendolia dediche di armi nel santuario, gi note per il cele-
2000). E ancora Locri torna in causa per il trami- bre spallaccio di bronzo con gorgoneion a sbalzo,
te di pinakes provenienti da contesti attici (Atene, divenuto quasi un simbolo di Kaulonia nel Museo
Brauron: editi sistematicamente da Blassopoulou di Reggio Calabria. Di armi, a Kaulonia e altrove
2003, dopo brevi anticipazioni di Lissi Caronna in Magna Grecia, mi sono occupata nel penultimo
1996), tanto vicini per schemi, seppure non per Convegno di Erice (Parra 2006): mi limito pertan-
specifici contenuti, a esemplari di tipo locrese to in questa sede ad aggionare i dati, o a rivedere
magno-greci e sicelioti: cos il tipo con Artemide alcune idee.
in trono con phiale e scettro (tipo ), quello con Tengo a fare una premessa: di fronte alla con-
Artemide dadofora (tipi K e ), forse quello con solidata equazione offerte di armi = luogo di culto
Artemide guerriera (ma ricordo a latere anche il di Hera, il caso del santuario di Punta Stilo sol-
tipo con filatrice che trova un esatto confronto a lecita a valutare questo tipo di offerte anche dal
Medma). Pinakes, quelli attici, che sembrano pre- punto di vista delloccasione dellofferta, se cio si
cedere le produzioni occidentali di et severa e che tratti di unofferta mirata (di chi intenzionalmente
mostrano anche con chiarezza come lo schema di si reca in quel santuario) o di unofferta occasio-
matrici-madre possa essere modificato e adattato nale (di chi entra in un luogo di culto perch vi
a esigenze di culto diverse, con facili scambi, ad arrivato vicino); per cercare di capire, insomma,
esempio, tra Atena e Artemide. Ma osservazioni il ruolo assegnato a ciascun offerente di armi dal
di questo tipo ci portano fuori tema: adesso mi suo status sociale, religioso, o meglio culturale
preme piuttosto ribadire la lecita incertezza nellat- come nel primo caso , ovvero da un singolo even-
tribuire ad Artemide piuttosto che ad Hera i riti to generatore di angoscia o di paura, di gioia o di
che si svolgevano nella e intorno alla grande vasca gloria come nel secondo. Il santuario kauloniate
di tegole a nord del tempio, lecita perch leci- non permette certo di dare contributi risolutivi alla
to e verisimile pensare che tutte abbiano avuto un questione del rapporto tra dediche di armi e spe-
ruolo importante nel santuario kauloniate, sia per cifiche divinit, ma fa riflettere su problematiche
dati diretti ormai numerosi a Punta Stilo che quasi ormai sclerotizzate in letteratura.
Dei , de voti , offerte 53

A Punta Stilo Hera, Apollo, Artemide, e adesso tizzabile dunque lesistenza, da et tardoarcaica,
anche Afrodite (seguita dalla Venere italica della di unarea produttiva in questo settore meridionale
dedica osca, v. supra) sono divinit presenti con del santuario, della quale troviamo traccia anche
certezza nel santuario, alle quali si pu forse ag- nella relazione di scavo di B. Chiartano, che se-
giungerne una semidivina, Eracle. Zeus, Athena, gnalava nello strato III corrispondente ai nostri
Demetra e Kore, chiamate da altri in causa addirit- livelli di sistemazione della terrazza templare
tura come divinit eponime, sono ormai presenze [] tracce di fuoco [] costituite dalla presenza
totalmente remote (v. lanalisi complessiva in Parra di piccoli nuclei carboniosi sparsi nonch (dalla)
2001, 2006). In questo quadro non credo possibile [] fitta presenza di scorie di fusione di bronzo,
usare la presenza di armi per individuare anche insieme a [] bronzo costituito, per la maggior
a Kaulonia unHera Hoplosmia come al Lacinio, o parte, da frammenti di lamina, il pi delle volte
un Apollo Lykeios di Argo dio degli efebi armati accartocciati, e da scorie di fusione (piccoli gru-
(piuttosto che lApollo Pizio crotoniate), o ancora mi di metallo rappreso) (v. Parra 2004). Possiamo
unArtemide metapontina compagna da Lousoi dunque pensare a impianti per uso interno del san-
fino in occidente degli Achei bellicosi reduci da tuario, diversificati (bronzi e ceramiche) e con for-
Troia (Bacchil., 11, 113-123) o unAfrodite hopli- me di riuso delle offerte di metallo, fenomeno ben
smene di Corinto ovvero armata come il suo xoanon studiato dalla Linders (Linders 1987; 1989-1990):
di Sparta e quello uranio di Citera (Paus., 2, 5, 1; impianti temporanei, forse affidati ad artigiani iti-
3, 15, 10; 3, 23, 1); perch tutta da definire resta la neranti, e come tali rintracciabili solo in base a
fisionomia dellAfrodite della dedica graffita arcai- piccoli indizi e per lo pi cancellati dai continui
ca (v. supra). Mi accontento dunque di presentare interventi di ricostruzione, sistemazione, pulizia
qualche dato in pi per un tema di ricerca colle- rituale, caratteristici di tutti i santuari. Ma que-
gato forse pi ad aspetti e forme differenziate di ste attivit produttive dovettero continuare in fasi
ritualit che a un culto specifico. successive, come dimostra il nucleo di skyphoi a
Larea di culto a ridosso del muro di sostruzione vernice nera distribuiti cronologicamente tra il
della terrazza del tempio che ho gi ricordato sopra secondo e lultimo quarto del V sec. a.C. utiliz-
per la presenza di una delle cassette ha restitui- zati per offerte presso una delle cassette di tegole,
to molti frammenti di lamine in bronzo riferibili tutto composto di esemplari tanto locali da poter
a schildbnde e a rivestimenti di scudo rotondo, e essere ritenuti prodotti destinati a non uscire dai
due lame di spada corta appoggiate sulla base di limiti del santuario (Gagliardi 2001). E forse pos-
cippo (v. gi Parra 2001). Queste sono da conside- siamo leggere in questottica interna al santuario
rare offerte in senso proprio (fig. 4.21), mentre fu anche larea di produzione metallurgica messa in
verosimilmente strumento rituale lesemplare ana- luce a nord-ovest del tempio da un recente scavo
logo rinvenuto presso il grande altare meridionale; per la costruzione di un sottopassaggio della strada
dove peraltro non mancarono le offerte di armi. In statale 106 (Iannelli 2005, con proposta di crono-
tal senso possono interpretarsi infatti i numerosi logia post prima met del IV sec. a.C.).
frammenti di bronzo, per lo pi minuti e informi, In questo contesto si pu valorizzare forse unat-
rinvenuti in questarea, anche se non si pu esclu- traente ipotesi, che Barello avanz alcuni anni fa
derne la natura di residui di lavorazione di metalli, in modo molto sommesso (Barello 1994): lidentit
data la compresenza di scorie dargilla vetrificata e tra il coprispalla kauloniate con gorgoneion e un
di distanziatori da fornace che attestano con cer- esemplare da Olimpia potrebbe essere indizio di
tezza unattivit produttiva almeno di ceramica una stessa officina di bronzisti da collocare in Ma-
interna al santuario in fasi anteriori alla costru- gna Grecia, attiva anche per i grandi santuari della
zione del grande altare e del tempio (ma le indagini madrepatria e da porre dunque accanto a quegli
pi recenti, v. supra, segnalano ormai con certez- impianti arcaici che produssero alcuni tipi di ter-
za la presenza di attivit produttive, in particolare recotte architettoniche la cui origine occidentale
di piccoli bronzi, nellarea a sud del grande alta- ormai accertata (v. supra e infra).
re, anche nella fase duso dellaltare stesso, coevo Ma torniamo alle dediche di armi nel santua-
alledificio templare maggiore): il tutto confortato rio kauloniate, citando innanzi tutto i rinvenimenti
da consistenti residui di materiale laterizio con- tardoarcaici avvenuti prima dei nostri scavi pres-
cotto delle coperture di uno o pi forni, nei livelli so il rudere A e il rudere B, come li definiva
di sistemazione della terrazza del tempio. ipo- Chiartano (v. Barello 1995: basamenti 7 e 8). In
54 Maria Cecilia Parra

questo settore, uno strato riferibile a sistemazioni (ma da tener in conto forsanche la phyllobolia
funzionali allimpianto del cantiere del tempio, che di cui erano oggetto i vincitori olimpici da parte
obliter strutture e residui di azioni di culto prece- degli spettatori al momento dellincoronazione);
denti, ha restituito numerosi materiali in metallo, quelli kauloniati, caratterizzati invece come foglie
associati a ossa animali e con tracce di bruciato: dalloro, trovano ad esempio un buon parallelo in
deposizioni votive in giacitura secondaria, con esemplari dallaltare di Apollo a Claros (strato di
molti residui di armi in ferro, punte di lancia, lame V-IV sec. a.C.; De La Genire e Jolivet 2003).
di spade corte, punte di frecce, lamine di rivesti- Tornando alle armi, il panorama tardoarcaico
mento di scudi o di armi decorate a doppia lamina, gi noto si arricchito anche di elmi, attestati da
in parte forse scarti di lavorazione e/o accumuli due paranasi di esemplari corinzi (forse di una va-
dofficina. Dalla relazione dello scavatore (v. Parra riante magno-greca della seconda serie corinzia
2004) sappiamo che lo spallaccio arcaico con gor- di Pflug 1988): si tratta chiaramente di residui di
goneion fu rinvenuto presso il rudere A, insieme quel rituale di deformazione e/o di frammentazio-
a un [] recipiente in lamina di bronzo (ed una) ne ben noto e documentato nel mondo greco (Jack-
cuspide di lancia, in ferro, spezzata in tre punti di- son 1983), efficacemente definito da Snodgrass
versi []: resta aperta la questione se il tutto gia- delluccisione delle armi (Snodgrass 20042),
cesse nella stessa fossa votiva individuata solo per del quale il santuario ipponiate di Scrimbia ha re-
una parte residua dai nostri scavi, contenente ce- stituito notevoli attestazioni (Sabbione 1996). Da
ramica arcaica, ossa, carboni e scorie di ferro e un ricordare infine, ma non senza beneficio dinven-
puntale di lancia. Dagli scavi del Chiartano (dallo tario, le armi rinvenute nel mare antistante al san-
strato III, corrispondente ai livelli di sistemazio- tuario nellarea del grande deposito di materiali
ne della terrazza templare), merita poi ricordare architettonici di Capo Cocinto (Medaglia 2002a,
anche il lophos di un raro elmo miniaturistico di b): una paragnatide di elmo del tipo a berretto di
bronzo (fig. 4.22), confrontabile con esemplari dal fantino, che potrebbe ora ben inserirsi nel qua-
santuario chtonio settentrionale di Pontecagnano dro di presenze brettie ormai consistenti anche nel
(Bailo Modesti et alii 2005) e dal santuario locrese santuario (v. per ultima liscrizione in lingua osca,
della Mannella nella Collezione Candida (Cardo- di cui supra); e una spada corta a codolo dellet
sa 2002) di recente recuperato insieme ad altri del Bronzo Recente (?), di cronologia certo pi
oggetti di bronzo, cinque torques, un chiodo, due problematica per essere ricondotta a un contesto
foglie. Un breve inciso soltanto a proposito delle votivo del santuario.
foglie di bronzo: a quelle dello scavo Chiartano se Non intendo affrontare ancora una volta il tema
ne sono aggiunte altre due, anchesse di bronzo, da generale della presenza di armi nei santuari della
strati tardoarcaici o protoclassici del settore delle Magna Grecia, discusso altrove (Parra 2006): mi
cassette fittili e del grande altare; altre foglie di limito dunque a poche considerazioni di sintesi. A
bronzo erano gi state rinvenute da Orsi e dalla To- Punta Stilo, la presenza di armi tra gli ex voto
masello (Orsi 1914; Tomasello 1972) a sud del tem- percentualmente bassa; importante piuttosto sot-
pio in strati di VI e V sec. a.C. (e numerose sono le tolineare la consueta presenza sia di armi difensive
nuove attestazioni, v. supra). Il richiamo primo al e da parata, che di armi offensive. Tra quelle difen-
macroscopico caso dellaltare-eschara del Thesmo- sive, il coprispalla con testa di gorgone, qualche
phorion di contrada Parapezza a Locri, con le sue scudo e i due elmi secondo uno schema dasso-
150 foglie dargento, bronzo e soprattutto di ferro, ciazione canonico, caratterizzato da quella centra-
distribuibite tra fasi di culto di V e IV sec. a.C. lit dello scudo, espressa in termini pregnanti nel
(per ultima Milanesio Macr 2005 e in questi Atti). rituale dellaspis ad Argo (Burkert 1983 e Gian-
Varia linterpretazione data alle offerte di foglie giulio 2002, non senza voci contrarie). Proprio in
assai diverse e variabili da caso a caso anche per questa centralit pu forse trovare spiegazione la
dettaglio naturalistico attestate in molti contesti diffusa predominanza degli scudi tra le armi offer-
sia occidentali che della madrepatria (v. Milanesio te scudi veri e scudi falsi, vale a dire gli scudi
Macr 2005 e Papadopoulos 2003, ad n. 435): gli miniaturistici, modesti perch seriali: espressioni
esemplari locresi, non caratterizzati, sono stati in- di differenza di status, e forse anche di occasio-
tesi come oggetti rituali per la phyllobolia, il lancio ne, da parte di individui che offrivano alla divinit
di foglie su Demetra da parte delle Ninfe attestato armi a scala naturale ovvero miniaturizzata, ma
dal tragediografo Filico di Corcira nel III sec. a.C. comunque ridotte a simbolo.
Dei , de voti , offerte 55

Per inciso, a proposito di una diversa scala di nivano ricavati oggetti destinati a esigenze di culto
valore delle armi offerte nei santuari, si potrebbe diverse, spesso con iconografie non sufficientemen-
anche proporre una sorta di schema di lettura e di te caratterizzate per i nostri strumenti interpretati-
combinazione tra tipi diversi di armi e categorie vi moderni), in secondo luogo la cautela imposta
di offerenti. Per delineare in modo pi completo dalle inequivocabili attestazioni di visiting gods
tale schema, alle armi vere e a quelle miniaturi- nei santuari basti pensare alla lista affollata
stiche si debbono aggiungere gli elmi di terracot- di presenze divine diverse nel tempio di Hera a
ta di dimensioni reali (quali gli esemplari apuli e Olimpia fornitaci da Pausania, 5, 17, 1-3 , come
tarantini ora al Louvre: per es. Inv. Cp 4793, da sono stati definiti dalla Alroth, che ha arricchito i
Taranto, Collezione Campana, III sec. a.C.; Inv. casi letterari gi segnalati dal Rouse di numerose
CA 162, acquisto 1888, produzione apula, fine IV- testimonianze archeologiche (Alroth 1987; Rouse
inizi III a.C.), da considerare con lo stesso statuto 1902). chiaro poi che il significato di ogni tipo di
delle armi miniaturistiche. Questo schema di let- offerta rispetto ad altri tipi non potr mai disgiun-
tura delle offerte darmi potrebbe articolarsi cos: gersi da valutazioni di tipo statistico, che in genere
mancano o sono fatte su campioni poco significati-
a. armi vere defunzionalizzate e dunque divenute vi: per fare un solo esempio, nel citato lavoro della
false, in bronzo o altri metalli; Doepner si relegano ancora le armi tra il sonsti-
b. armi vere prodotte fin dallorigine come false, ges. Pur con la dovuta cautela, credo che si possa
in bronzo o altri metalli; affermare che le armi, nei santuari della Magna
c. armi false di dimensioni reali, fittili; Grecia (ma non solo), sono unofferta eccezionale e
d. armi false miniaturistiche, in bronzo o altri come tale con proporzioni numeriche decisamente
metalli; basse rispetto ad altre offerte: sono unofferta ec-
e. armi false miniaturistiche, fittili (alle quali cezionale perch anche nel mondo greco arcaico
possiamo avvicinare, dopo le indagini pi re- e classico caratterizzato dallonnipresenza e dalla
centi, le armi ritagliate da pareti di ceramica, quotidianit della guerra [] (che era) [] condi-
v. supra: un tipo solo kauloniate?). zione normale del rapporto tra poleis [], vera e
propria way of life [] (Hlkeskamp 1997) lof-
A queste categorie potremmo poi mettere in ferta darmi, pubblica (meglio, collettiva), ovvero
relazione offerenti deccellenza (a, b) e offerenti privata (meglio, individuale) che sia, sempre
comuni (c, d, e), dando al termine comune un determinata da eventi occasionali ed eccezionali,
valore direttamente proporzionale alla serialit dei origine di paura e di ansiet, come gi ben chiarito
manufatti offerti (c > d > e). Ferma resta in questo da Burkert (Burkert 1987).
panorama tipologico, a mio avviso, luniformit ri- Sarebbe stato dunque facile ripetere tout court
tuale e di conseguenza luniformit del valore indi- anche per Punta Stilo confortati soprattutto dal
vidualmente attribuito da ciascun offerente di armi trovarsi in area achea lequazione presenza di
allex voto: significativa in tal senso lofferta del gi armi = santuario di Hera: ma adesso, nuovi dati
citato elmo miniaturistico di Pontecagnano, che sembrano sollecitare decisamente in direzioni di-
presentava le paragnatidi ripiegate allinterno della verse (v. supra).
calotta con una forma dintenzionale deformazione
rituale, inaspettata in unarma con valenza mera- 4. Presenze arcaiche nel santuario di Punta
mente simbolica. Stilo (e prima del santuario)
Un cenno infine al problema interpretativo
delle armi in relazione alle divinit destinatarie Molti i dati noti da Punta Stilo relativi a fasi ar-
dellofferta. chiaro che i margini di attendibilit caiche, a partire dalle ricerche di Barello per lar-
dellidentificazione di divinit eponime nei santuari chitettura, in relazione alle quali ricordo la recente
devono restare assai indefiniti e incerti in assenza scoperta di alcuni frammenti di lastre di sima po-
di testimonianze letterarie o epigrafiche eloquenti licroma. Uno riconducibile a un tetto acheo di
che tuttavia adesso, nel caso kauloniate, comin- piccole dimensioni (fig. 4.23), altri tre a un tetto
ciano a essere tangibili. Se dunque luso comune siceliota di grandi dimensioni (fig. 4.24), per il
di identificare le divinit in base alla coroplastica quale consueto il confronto con la sima latera-
presente in un santuario spesso fuorviante (tanto le del tesoro dei Geloi ad Olimpia (ma v. per es. il
pi che ormai chiaro che dalle stesse matrici ve- buon parallelo con la sima arcaica del tempio B del
56 Maria Cecilia Parra

santuario di Atena ad Himera: Himera I; Wikander ro come indicatore di un avvio di produzioni locali,
1986): se i tipi databili entrambi intorno alla met oltre che di importazioni da aree diverse, ad esem-
del VI sec. a.C. (con anteriorit del primo) erano pio greco-orientali (Gagliardi 2004). Guardando
gi noti e analizzati fin da Orsi e poi da Barello alle fasi pi antiche, consistente la presenza di
(Barello 1995), i nuovi frammenti si uniscono a coppe della classe di Thapsos, dato da valutare in
rafforzare il ruolo di Kaulonia nella produzione di relazione a una presenza stabile nel sito fin dalla
quellofficina achea occidentale (nota grazie a Mer- seconda met dellVIII sec. a.C., nonch al rap-
tens Horn 1990 e Barello 1995) operante anche nei porto cronologico e politico tra le fondazioni di
grandi santuari panellenici, indiziata da coerenti Crotone e di Kaulonia. Sono invece da considerare
testimonianze di Sibari, Kaulonia e Delfi nel primo ancora con cautela, soprattutto nel loro significato
caso, di Kaulonia e Olimpia nel secondo. Del re- storico, le meno numerose presenze di materiali
sto, il ruolo produttivo di Kaulonia in epoca arcaica depoca anteriore, in particolare kantharoi di tipo
nellambito delle terrecotte architettoniche, anche Itaca e ceramica geometrica di tradizione euboi-
con relazioni panelleniche, gi da tempo dimo- ca, che fanno di nuovo meditare sui rapporti pi
strato dai tetti achei a corna del c.d. tipo Crotone- antichi tra Crotone, Kaulonia e Locri, nei quali do-
Kaulonia-Cir; e anche le antefisse gorgoniche di vette giocare ruolo primario la presenza euboica in
varia tipologia, numerose anche nei nostri scavi, questarea, sia essa collegata a uno stanziamento
possono dire qualcosa in merito a produzioni spe- emporico precoloniale al Capo Zefirio e/o ad altro
cializzate, anche se su una scala pi locale; come pi a nord nel territorio della futura polis di Kau-
mostrano anche le antefisse a palmetta (fig. 4.25) lonia, entrambi ottimi punti di partenza anche
di un tipo che ripete un elemento danthemion del- grazie alle forti potenzialit di scalo marittimo
la sima arcaica di Punta Stilo nota fin dagli scavi per lo sfruttamento di risorse minerarie e boschive.
di Orsi e dal disegno ricostruttivo di R. Carta (v. Tutto ci sollecita, chiaro, a tornare a riflettere
Barello 1995, tav. XVIII, con cronologia ribassata sullannosa questione della fondazione primaria
negli ultimi due decenni del VI sec.a.C.). o secondaria? di Kaulonia, recentemente colle-
In questa sede vorrei per limitarmi a presenta- gata a una reazione crotoniate alla fondazione di
re qualche problematica specifica affrontata dalla Locri e alla sua possibile espansione verso nord
ricerca pi recente, grazie soprattutto allo scavo in area di frequentazione euboica (Mercuri 2004).
dei livelli di sistemazione della terrazza del tem- Accenno solo, senza entrare nel merito di al-
pio, che seppure appiattiti dalle modalit di for- cuna vera valutazione storica, alla possibilit che
mazione, sono ricchi di materiali di fasi anteriori il mito di Clete attestato da Licofrone e Servio
(arcaiche); e che per giunta sollecitano con forza possa rivelare, per le prime fasi insediative nel
sempre maggiore a far risalire di alcuni decenni la territorio della futura polis di Kaulonia, presenze
tradizionale data di costruzione del tempio. storicamente attendibili di elementi diversi (per-
Ancora limitato il quadro monumentale di ch anellenici) rispetto agli Achei e/o agli Achei
epoca arcaica (ma v. supra, premessa 2008): di Crotone (De Sensi Sestio 2007); e problema an-
dunque la ceramica lo strumento principale per cor pi spinoso sarebbe valutare una loro possibile
lo studio delle fasi pi antiche di frequentazione identificazione con componenti euboiche piuttosto
del santuario, che va delineando sempre pi chia- che anelleniche. Ma certo invece lapporto dato a
ramente un quadro di attestazioni distribuite a questo quadro di preesistenze e di contatti dalle
partire da unepoca non lontana (o coincidente) col scoperte nel territorio kauloniate, con gli impor-
primo impianto della colonia, facendo risalire di tanti dati della necropoli di Franchi nel comune di
vari decenni il termine superiore fornito dagli scavi Stilo (Facella et alii 2004 e in questi Atti).
Tomasello nel settore meridionale (Cavazzuti 2001; I materiali pi antichi dal santuario, soprattut-
Parra 2001; Gagliardi 2004). Le importazioni co- to quelli precoloniali (kantharoi di tipo Itaca e i
rinzie, attestate a partire dal Tardo Geometrico II o materiali geometrici di tradizione euboica, ma an-
quanto meno dal Protocorinzio Antico, con crescite che parte delle kylikes di Thapsos) pongono tra lal-
significative nel Protocorinzio Medio e Tardo, sono tro il problema della natura della frequentazione
ormai numerose, con forme canoniche per unarea del sito in questa primissima fase: non credo ci sia-
sacra. A partire dai decenni finali del VII sec. a.C. no indicatori forti per distinguere con certezza un
sembra verificarsi un netto calo di importazioni, eventuale carattere profano da uno sacro, come
che stato interpretato in termini dipotesi di lavo- invece possibile fare in base ai materiali perti-
Dei , de voti , offerte 57

nenti a fasi successive, soprattutto a partire dal Per concludere, un cenno ai frammenti di ali
Protocorinzio Medio e Tardo, quando la bilancia piumate, di una mano, di un braccio e di una zam-
pende chiaramente verso il secondo. Voglio invece pa ai quali se ne aggiungono oggi due nuovi non
sottolineare un altro aspetto: tra queste offerte an- chiaramente leggibili rinvenuti nello strato di
tiche di ceramica si pu gi fare una distintinzione crollo dellepistilio del tempio a sud-est delledifi-
concettuale, perch da una parte sono presenti cio (fig. 4.26): tutti di ottima fattura e in marmo
materiali con una fisionomia di doni deccezione, bianco identificato dalle analisi petrografiche
dallaltra pi numerosi oggetti con fisionomia di ex come il lychnites, il pario pi pregiato che si ca-
voto comuni e cumulativi, in quanto pi generica- vava nei giacimenti in galleria di Stephani (Laz-
mente legati a riti di cui erano strumento, per dive- zarini 2004). Ho proposto di interpretare insieme
nire poi essi stessi offerta. Non pi isolato infatti tutti i frammenti ricomponendoli in un acroterio di
il frammento di deinos del tipo Incoronata gi edi- cavaliere su sfinge (Parra 2001), variante di quel
to (Cavazzuti 2001): la presenza di questi prodotti tipo acroteriale figurato di cavalieri su sostegni
della Siritide di alto livello qualitativo, duso per multiformi che si ritiene diffuso solo in Occiden-
lo pi sacrale (ma anche funerario) da connettere te, attestato a Poseidonia (520 a.C.), Matauros (490
a una committenza e/o a unutenza aristocratica, a.C.), forse Taranto (ca. 500 a.C.) e Gela (490-480
pu ritenersi ormai uno degli indicatori pi signi- a.C.), e ben noto nella limitrofa Locri con il celebre
ficativi delluso sacrale dellarea almeno verso la gruppo fittile di contrada Marafioti, dal quale non
met del VII sec. a.C. La recente scoperta di un si possono disgiungere gli ancor pi celebri gruppi
frammento di coppa di ceramica grigia monocroma marmorei di cavalieri su tritoni di contrada Maras
ritenuta una produzione specifica dellIncoronata (Danner 1996, Danner 1997). Anche a Kaulonia
rende ora pi articolata la problematica relativa ai dunque avremmo unaltra attestazione di questo
possibili vettori dei pregiati deinoi: ma diretti o tipo dacroterio di significato incerto, che stato
indiretti che siano stati, fermo resta che questo messo in relazione a Sparta e ad Amyklai per quel
dato si aggiunge ad altri a far pensare a una fre- che riguarda Locri (De La Genire 1986), ma che
quentazione facilitata da un buon approdo nellarea preferirei collegare pi semplicemente a un tipo
di Punta Stilo (Iannelli 1997; Stanley et alii 2004). noto nella Locride Opunzia gi in epoca arcaica
Il vasellame arcaico di tipo seriale e di natu- grazie a una trascurata attestazione (frammenti di
ra sacrale riconduce invece a rituali di deposizio- cavallo, di sfinge e di figura femminile) dal tempio
ni successive alle offerte, anche se gli interventi di Hera ad Halai (Danner 1997); e, soprattutto, at-
di sistemazione della terrazza del tempio e delle testato a Locri ben prima dei celebri casi di Maras
aree a sud raramente permettono di leggere con- e di Marafioti, da frammenti arcaici rinvenuti da
testi originari di seppellimento post-rituale ovve- Paolo Orsi nel temenos di Maras, non lontano dal
ro di pulizia sacra contestuale alle fasi arcaiche: tempio ionico, pertinenti a un gruppo in cui la sfin-
fa eccezione forse la fossa individuata dai nostri ge sembra essere sostituita da una sirena (Danner
scavi presso il cosiddetto rudere A (cos nella 1997, A53, VI sec. a.C.). Guardando nel loro insie-
relazione di B. Chiartano, v. Parra 2004), ipotetico me i Reiterkavalieren greci dOccidente, il numero
bacino di deposizione anche dello spallaccio di e la distribuzione sollecitano pertanto non a stori-
bronzo con gorgoneion; ovvero un nucleo omogeneo cizzare la loro presenza sui tetti di templi come
di coppe subgeometriche a filetti rinvenuto in sag- stato fatto almeno per quelli locresi di Maras
gi precedenti a ridosso dellaltare arcaico a est del , bens a cogliere in questi gruppi un significato
tempio (Gagliardi 2004). generico e un valore progressivamente decorativo
Tra queste stesse offerte comuni di et arcaica sottolineato dalla interscambiabilit dei tipi di so-
si devono inserire anche i frammenti di vasi su cui stegno sfingi, sirene o tritoni: divinit soteres, ge-
un offerente incise segni alfabetici: cos lo skyphos melli divini in epifania sui tetti di templi o di case
a vernice nera con alpha e rho graffite (v. supra e o sugli alberi delle navi, protettori di edifici o della
fig. 4.19) verisimilmente un nome di dedicante navigazione; presenti a Kaulonia forse prima che a
piuttosto che di divinit ; cos il frammento di vaso Locri, ovvero importati a Kaulonia da Locri, non
corinzio di forma chiusa con le iniziali AP di una tramite il modello classico dei gruppi di Maras,
pi probabile Afrodite (v. supra e fig. 4.20), che forse ma tramite un modello gi attestato in et arcaica.
si possono affiancare in termini di significato a pesi La giacitura di questi frammenti marmorei mi
da telaio con segni alfabetici iscritti (Ampolo 2004). aveva suggerito una cronologia bassa dellacro-
58 Maria Cecilia Parra

terio kauloniate, peraltro contrastante soprattut- Paros-1 lychnites, sia lottimo Paros-2 delle cave a
to con la trattazione delle piume delle ali (Parra cielo aperto di Lakkoi suggerisce con forza anche
2001). Il problema merita un riesame, sopratutto per Kaulonia, sulla via ormai gi ben tracciata da
alla luce di testimonianze quali i frammenti acro- note analisi storico-artistico/archeologiche e conso-
teriali due di sfinge e uno vegetale rinvenuti nel lidata da quelle archeometriche; e che a maggior
crollo del nuovo tempio dorico esastilo di Cirene, ragione suggerisce per Cirene, dove le quantit di
datato in et tardoarcaica in base alle caratteri- Paros-2 sono notevoli tra la met del VI e i primi
stiche architettoniche, o meglio in un momento di decenni del V sec. a.C. Un tema da cui nascono
transizione da et arcaica a et severa grazie al domande differenziate: dobbiamo pensare a impor-
confronto degli acroteri a sfinge con esemplari di tazione di materiale grezzo? O a importazione di
Paros e di Egina (Luni 2003). Alla pi integra del- materiali finiti? Ovvero a lavorazione in loco e da
le nuove sfingi di Cirene stata collegata la bel- parte di quali mani? Le grandi tegole marmoree
la testa femminile oggi perduta (proveniente forse del tempio di Punta Stilo in marmo Paros-2 fan-
dalla necropoli), che stata riferita a scuole diver- no ipotizzare con maggior forza, come altrove, una
se e variamente datata al 480-470 a.C. (Paribeni lavorazione locale piuttosto che una importazione
1959 e poi Luni 2003: corrente cicladica?; Polacco di prodotti finiti, ma forse neccessario, da sito a
1959: corrente eginetica), ovvero al 475/470-460 sito, valutare se si possa applicare tout court il me-
a.C. (Pesce 1959: corrente attica; Bianchi Bandi- desimo ragionamento alla statuaria, anche se altri
nelli e Paribeni 1976: corrente ionica o insulare). (Mertens Horn 1988, 1995) lo hanno gi fatto da
La ricomposizione pare convincente: i tratti pie- tempo per altri contesti. E a proposito di produzio-
namente severi della testa di sfinge basti pen- ni scultoree, pu suggerire qualcosa la testina in
sare alla consonanza con alcuni volti delle metope pietra calcarea rinvenuta presso il rudere A dal
del tempio E di Selinunte sfumano verso termini Chiartano, gi da me collegata in via dipotesi a un
cronologici pi bassi le forme del corpo dellacrote- frammento di metopa (o piuttosto di fregio di altare,
rio di Cirene, ancora legate a stilemi tardoarcaici, come sembra suggerire un nuovo frammento sco-
con una commistione peraltro non rara in espres- perto nel 2007) con serpente dai nuovi scavi (Parra
sioni di arcaismo artistico, che le metope stesse 2006)? Ovvero, pu dirci qualcosa sul medesimo
dellHeraion selinuntino ben documentano; stilemi tema la treccia in bronzo pertinente alla chioma di
che potrebbero essere confermati dal collegamento una statua rinvenuta ancora da Chiartano insieme
alla medesima testa (Paribeni 1959) di due fram- a quella testina di calcare (v. la relazione di scavo
menti di ali rinvenuti dal Pernier nel santuario di in Parra 2004)? Abbiamo unaltra testimonianza di
Apollo (Pernier 1935). Data la giacitura dei fram- acrolito magnogreco, come quello decorato dalla
menti marmorei nel crollo dellepistilio del tempio, parrucca bronzea severa da Cir, ormai definiti-
tutto ci ripropone, tra laltro, la questione della vamente disgiunta dalla pi tarda testa di Apollo
cronologia delledificio, verisimilmente da antici- (Giustozzi 2005)? Insomma, dovremo domandarci,
pare di alcuni decenni rispetto alla tradizionale confortati adesso anche da altri recentissimi rinve-
datazione nella seconda met del V sec. a.C. nimenti (v. supra): la via gi da tempo e da molti
Nella futura discussione dovremo naturalmente percorsa, nellera post-Langlotz, verso lindividua-
inserire un altro tema di fondamentale interesse, zione di prodotti scultorei di singole poleis occiden-
che la presenza del marmo pario sia il pregiato tali, potr arricchirsi anche del nome di Kaulonia?
Dei , de voti , offerte 59

Fig. 4.1 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di base (?) con dedica in osco a Vezei (Venus).

Fig. 4.2 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di ala in calcare.

Fig. 4.3 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Gocciolatoio a testa leonina di piccole dimensioni.
60 Maria Cecilia Parra

4.4 4.6

4.5 4.7

4.8 4.9

Fig. 4.4 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Foglia in bronzo forata con punteruolo, fronte e retro.
Fig. 4.5 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Matrice di fusione in pietra calcarea.
Fig. 4.6 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Ramo in bronzo.
Fig. 4.7 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Foglia in bronzo, fronte e retro.
Fig. 4.8 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di decorazione in bronzo di orlo di scudo.
Fig. 4.9 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Offerente/adorante in bronzo (subito dopo il rinvenimento, giugno 2008).
Dei , de voti , offerte 61

Fig. 4.11 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Planimetria generale (2006).


62 Maria Cecilia Parra

4.10

4.12

4.13
Fig. 4.10 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Veduta da pallone aereostatico (2006).
Fig. 4.12 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Il grande altare a sud del tempio.
Fig. 4.13 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Dispositivo per sacrifici (?) presso il grande altare meridionale.
Dei , de voti , offerte 63

4.14 4.15

4.16

4.18

Fig. 4.14 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Contesto di culto sotto il muro di sostruzione della terrazza del tempio.
Fig. 4.15 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Una delle cassette di tegole con segnacoli.
Fig. 4.16 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Cassetta litica a sud del grande altare meridionale.
Fig. 4.18 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. La grande vasca di tegole a nord del tempio (dopo il restauro, giugno 2007).
64 Maria Cecilia Parra

4.17
4.19

4.20 4.22

4.21

Fig. 4.17 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Offerte darmi miniaturistiche: una punta di lancia e un elmo ritagliati da pareti di vasi.
Fig. 4.19 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di skyphos a vernice nera con lettere graffite (alpha, rho).
Fig. 4.20 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di vaso corinzio di forma chiusa con dedica ad Afrodite (alpha, phi, rho).
Fig. 4.21 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Offerte darmi: una delle spade corte.
Fig. 4.22 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Offerte darmi miniaturistiche: lophos delmo in bronzo.
Dei , de voti , offerte 65

4.23

4.24 4.25

4.26

Fig. 4.23 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di sima di un tetto acheo di piccole dimensioni.
Fig. 4.24 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammento di sima di un tetto siceliota di grandi dimensioni.
Fig. 4.25 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Antefissa arcaica a palmetta.
Fig. 4.26 Kaulonia, Santuario di Punta Stilo. Frammenti di acroterio figurato in marmo di Paro.
5.
La vernice nera di produzione attica a Kaulonia:
dati quantitativi e novit tipologiche*
Vanessa Gagliardi

Questo lavoro ha censito e analizzato, dal punto Come stato sottolineato nel lavoro sulla v.n.
di vista tecnico e morfologico, la vernice nera im- proveniente dal tempio di Punta Stilo (Gagliardi
portata dallAttica e rinvenuta in alcuni contesti 2001: 280), i prodotti attici sono di buona qualit,
rappresentativi della citt magnogreca di Kaulonia, con un corpo ceramico e una vernice che presenta-
quali la necropoli del Vallone Bernardo, larea san- no caratteristiche tecniche per cos dire canoniche,
tuariale di Punta Stilo1 e le aree abitative di Casa grazie alle quali possibile distinguere le importa-
Matta, Zaffino, Piazzetta, Gazzera, Guarnaccia, zioni dagli esemplari locali, nonostante siano evi-
Casa del Drago e, extra moenia, il quartiere arti- denti le strette parentele morfologiche.
gianale di Contrada Lupa. Prima di affrontare pi Queste somiglianze hanno reso possibile valu-
dettagliatamente questo argomento, opportuno tare linflusso del modello e le capacit di rielabora-
precisare che la vernice nera di produzione attica zione in termini originali dello stesso, per stabilire
rinvenuta nelle diverse aree abitative , con ogni anche una eventuale complementariet3 tra il servi-
probabilit, residuale o, comunque, proveniente da zio importato e il vasellame da mensa locale, desti-
contesti di fine VI-V secolo a.C. piuttosto limitati nato alluso quotidiano. In questa ottica si ritenuto
sul piano estensivo e strutturale. Dunque ine- opportuno valutare anche altri contesti coloniali4 e
vitabile che tale stato di cose possa condizionare mediterranei, per definire analogie ed eventuali
lattendibilit dei dati quantitativi sulla circolazio- differenze, con ovvio riferimento alle capacit eco-
ne e diffusione, in et classica, non solo della v.n. nomiche di Kaulonia, ovvero alla possibilit che
attica, ma anche di quella di produzione locale. In avevano i suoi abitanti di acquistare il pi prezioso
ogni caso il confronto realizzato sia sul piano mor- e fine vasellame, unitamente alla stessa ceramica
fologico che quantitativo tra la v.n. attica, rinvenu- figurata che con verosimiglianza rappresentava la
ta nellabitato ellenistico2 di Casa Matta, Zaffino, prima richiesta espressa dai Cauloniati.
Piazzetta, Gazzera, Guarnaccia, Casa del Drago, e Una prima richiesta forse limitata se si conside-
quella proveniente dalle fasi tardo arcaiche e clas- ra che lesame dei diversi contesti di fine VI-prima
siche di Contrada Lupa (Iannelli 2001: 323-328), met V sec. a.C. ha evidenziato una scarsa pre-
che extra moenia in quanto probabile kerameikos, senza di ceramica attica figurata. Questo dato pu
ma in ogni caso frequentato dagli addetti ai lavori, trovare una sua giustificazione prima di tutto nel
del santuario di Punta Stilo, del settore settentrio- fatto che Kaulonia tardo arcaica e classica ancora
nale delle mura, indagato da Trziny (Trziny 1989) poco conosciuta e soprattutto indagata dal punto
negli anni 80, delle stesse Guarnaccia e Gazzera, e di vista stratigrafico, ma non si pu escludere la
delle case ellenistiche scavate da Orsi (Orsi 1914), possibilit che il limitato numero di attestazioni di
ha consentito di formulare interessanti ipotesi sulla ceramica attica a figure nere e rosse sia dovuta alla
composizione del servizio buono da mensa, definen- relativa ricchezza della citt5.
do non solo landamento delle importazioni dallAt- Lunica eccezione, sicuramente dovuta alla na-
tica, ma stabilendo anche in che termini si eserciti tura del contesto, la necropoli. Se infatti si ana-
linfluenza del modello sulla produzione locale. lizzano i materiali provenienti dalle sepolture del
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
68 vANESSA gAgLIAR dI

Vallone Bernardo (Palomba 2004: 351-430), sca- di individuare una perfetta corrispondenza tra il
vati da Orsi agli inizi del 900 ed editi dallo stesso modello e limitazione. Infatti non sembra esserci
nel 1914 (Orsi 1914: cc. 906-940), unitamente al complementariet tra le produzioni, ma una siste-
vasellame rinvenuto nel corso dei successivi inter- matica e fedele ripresa, realizzata in ambito locale,
venti negli anni 606, si rileva che quasi tutta la ce- che ricalca la composizione della v.n. attica anche
ramica figurata attica e la prevalenza numerica di nella distribuzione delle forme. Pi dettagliata-
vasi a figure nere (ben 23) allinterno del vasellame mente si rileva la prevalenza dei vasi per mangiare
importato sembrerebbe indicare anche il momento e bere13: skyphoi, cup-skyphoi e kylikes, ciotole e
di maggiore richiesta di questa classe ceramica da paterette, che sembrano subire tutti i cambiamenti
parte dei Cauloniati, ovvero tra la fine del VI a.C. morfologici realizzati dai ceramisti attici in ma-
e la met del V sec. a.C.7, quando peraltro la citt drepatria, tanto da consentire di seguire anche in
vive un periodo di grande floridezza economica, te- ambito coloniale levoluzione delle diverse forme.
stimoniato dalla monetazione propria. Ovviamente In particolare si rileva una sostanziale omogeneit
questa particolare concentrazione pu essere fal- tra le forme attestate nei contesti abitativi e quelle
sata dal fatto che non tutta la necropoli8 stata sca- rinvenute nellarea santuariale di Punta Stilo a te-
vata e individuata, quindi assai probabile che in stimonianza delluso del servizio buono anche nel-
futuro, con lavanzare della ricerca, il dato subisca la vita quotidiana oltre che durante i pasti rituali
dei radicali cambiamenti, grazie al rinvenimento o nel corso di pratiche di sacrificio e libagione14.
di altre sepolture i cui corredi possano magari mo-
dificare i rapporti quantitativi ora definiti.
In ogni caso, sempre nella consapevolezza che
i confronti tra contesti radicalmente diversi hanno
non pochi limiti di attendibilit, la distribuzione
diacronica di v.n. attica nella necropoli presenta gli
stessi indici quantitativi sul totale dei rinvenimenti9
che caratterizzano labitato e il santuario di Punta
Stilo. Infatti il numero pi elevato di attestazioni,
in tutti i contesti della colonia esaminati, si colloca
nella prima met del V sec. a.C., quando giungono
dallAttica coppe di tipo C in notevole quantit10,
cup-skyphoi, skyphoi, ciotole e, tra le forme chiuse, Per quanto riguarda le assenze significative, si
lekythoi cilindriche che sono particolarmente atte- ritiene opportuno sottolineare quella delle saliere
state in necropoli11, forse perch legate al rituale echinus wall (Athenian Agor XII: 132-137) e dei
funerario. Con ogni probabilit, e come dimostrano piatti (Athenian Agor XII: 142-143), che sembrano
i materiali provenienti da contesti (cfr. per esempio destinati ai circuiti commerciali dellAdriatico, nel
Trziny 1989; Iannelli 2001: 323-328) databili in corso del V a.C., mentre in et ellenistica essi risul-
questo stesso arco cronologico, i vasi per contene- tano attestati, al pari delle altre forme realizzate nel-
re i liquidi e per versare sono realizzati in ambito lo stesso periodo, in Provenza (Py e Sabattini 2000:
locale e si identificano con le brocche in ceramica 167-200), Spagna (Cerda 1987: 51-92) e Africa15.
comune depurata, che presentano il corpo decorato Ma se si valuta nel complesso tutta la v.n. attica
da bande solitamente di colore rosso opaco12. rinvenuta a Kaulonia, senza prescindere dal con-
Dalla seconda met del V sec. a.C. il quadro fronto con il repertorio tipologico della produzione
morfologico rimane sostanzialmente immutato, locale, che segue di pari passo quello di importa-
giacch i rapporti proporzionali tra i vasi per bere, zione, risulta inopportuno parlare di assenze: infatti
per mangiare e per versare non variano, sebbene non solo notevolmente rispettata la variet morfo-
si verifichi una graduale diminuzione delle impor- logica riscontrata in madrepatria, a testimonianza
tazioni che ha come esito, intorno alla met del IV di una notevole consapevolezza della qualit del
sec. a.C., la totale scomparsa di ceramica attica dai prodotto e di una certa raffinatezza nella scelta, ma
contesti cauloniati. gli stessi dati quantitativi sembrano indicare, con
Questa valutazione consente di definire la com- la preferenza di alcune forme, il pieno inserimen-
posizione del servizio importato, mentre il confron- to della colonia achea nei circuiti commerciali che
to con la produzione locale e coloniale permette dallAttica portano la v.n. in Magna Grecia.
L a vernice nera di produzione attica a K aulonia 69

Questa costante richiesta di v.n. attica da par- IV a.C. esaminati dalla Pontrandolfo (Pontrandolfo
te della colonia achea viene meno nel corso della 2000: 123), quali Napoli, Fratte, Paestum e Pon-
prima met del IV secolo a.C., quando non solo a tecagnano, collegata alla fiorente e decisamen-
Kaulonia, ma pi in generale in tutta lItalia me- te concorrenziale industria ceramica campana, a
ridionale, si verifica la fine della circolazione di Kaulonia questo compito sembra svolto dalla pro-
questa produzione. babile ripresa della produzione locale e dalla pro-
Infatti lanalisi di tutti gli esemplari rinvenuti duzione locrese, che giungerebbe in citt a partire
ha evidenziato come al momento non esistano for- dalla met circa del IV a.C. (per questi dati cfr.
me databili oltre quel termine cronologico che vie- Gagliardi 2007: 94-144), ovvero dopo il passaggio
ne a configurarsi quasi come una cesura, oltremodo del Siracusano.
interessante qualora fosse reale perch sarebbe Lipotesi che levento storico possa aver con-
unulteriore prova a favore di un evento storico (la tribuito in maniera determinante alla fine della
conquista di Kaulonia da parte di Dionigi I nel circolazione della ceramica attica sul mercato
389 a.C.) tale da condizionare il potere dacquisto cauloniate troverebbe un valido sostegno nellana-
e, quindi, leconomia della colonia. La rinascita lisi di alcune forme le cui vicende rappresentano
di questultima nel corso dellet ellenistica, am- una valida testimonianza dellintensit della ri-
piamente testimoniata dal nuovo impianto urbano, chiesta espressa dai Cauloniati nei confronti del
non ha evidentemente comportato la ripresa delle servizio importato e di come risulti anomalo il
importazioni dallAttica forse perch le produzioni modo repentino con cui questa domanda ha ter-
coloniali, ormai pienamente affermatesi in Magna mine. In particolare ci si riferisce alle ciotole a
Grecia, e in particolare quelle della vicina Locri profilo concavo-convesso e agli skyphoi.
il cui kerameikos raggiunge lacm produttiva (Bar- Nella classificazione dellagor di Atene (Athe-
ra Bagnasco 1996: 27-34) nel corso del IV a.C. , nian Agor XII: 128-132), la patera a profilo con-
non rendevano necessaria la richiesta di ceramica cavo-convesso considerata allinterno della pi
dal lontano estero. Certamente i prodotti attici ampia categoria delle ciotole, ma viste le notevoli
continuano a circolare fino agli inizi del III a.C. caratterizzazioni morfologiche e soprattutto il diffe-
come provano alcuni contesti del Mediterraneo oc- rente successo che essa incontra nellambito della
cidentale. A Lattes (Py e Sabattini 2000: 167-200) circolazione della v.n. attica in occidente ormai
(Hrault), a lIle de Martigues (Campenon e Chaus- condivisa da tutti gli studiosi la scelta di distin-
serie Lapre 2000: 145- 155), ad Arles (Arcelin guerla in maniera netta, pur nella consapevolezza
e Rouillard 2000: 159-165), per citare alcuni siti che identica rimane la funzione a cui essa assolve.
della Francia meridionale, in Catalogna (Principal A Kaulonia, come in diversi e numerosi con-
Ponce 2000: 217-224), a Fortuna (Garcia Cano e testi della Magna Grecia, la patera a profilo con-
Page del Pozo 2000: 253-258), a Terragona (San- cavo-convesso risulta molto apprezzata, al punto
mart 1996: 117-139; per la precisione a Calafell, da consentire di mettere in evidenza le tappe del
vicino Tarragona) per quanto riguarda la Spagna, suo sviluppo morfologico e, nel caso specifico della
o ancora le aree di influenza punica messe in evi- colonia achea, di individuare diverse varianti. Cos
denza da Morel16, giungono vasi a v.n. e a figure risultano presenti non solo le versioni pi eleganti
rosse di produzione attica che, pur subendo una e leggere (fig. 5.1, nn. 5-8), prossime agli esem-
flessione in termini quantitativi intorno alla met plari 818-821 dellAgor di Atene (Athenian Ago-
del IV a.C., non scompare dal quadro della cultu- r XII: 131), ma anche quelle pi antiche (fig. 5.1,
ra materiale come invece accade a Kaulonia, dove n. 1), databili allinizio della produzione (secondo
mancano tutte le forme tipiche della seconda met quarto del V a.C.) e caratterizzate da un profilo pi
del IV-inizi III sec. a.C. In realt sembra azzardato pesante, dovuto al notevole spessore delle pareti.
vedere la scomparsa della ceramica attica dai con- Ma tra le varianti individuate nel corso dello
testi della citt achea come un sintomo della crisi sviluppo della forma, si ritiene opportuno segna-
successiva a Dionigi I, anche e soprattutto perch larne una (fig. 5.2, nn. 9-14) che, allo stato attuale
cosa nota che le produzioni coloniali, ovvero quelle della ricerca, non sembra trovare confronti allin-
italiote, sarebbero state la causa del tracollo del- terno della v.n. attica edita, ma soltanto con esem-
le importazioni. Tuttavia quello che non convince plari di produzione magnogreca. Come stato gi
sono i modi cos rapidi con cui questo avviene e se ipotizzato al momento della prima edizione del tipo
la scomparsa della v.n. attica dai contesti di inizi (Gagliardi 2001: 285), e confermato dalle ricerche
70 Vanessa Gagliar di

condotte sulla v.n. proveniente da altri contesti momento in cui fanno la loro comparsa fino alla
cauloniati, plausibile che esso debba essere con- prima met del IV secolo a.C. Questo un dato
siderato come modello di riferimento, ampiamente oltremodo significativo, perch non cos scontato
ripreso nellambito delle produzioni magnogreche poter seguire tutte le tappe dellevoluzione morfo-
in generale17, e di Kaulonia in particolare, dove logica di un vaso dallestero, ovvero attraverso gli
limitazione non si limita solo alle caratteristiche esemplari rinvenuti nei contesti stratigrafici di una
morfologiche, ma interessa anche le modalit de- citt che non sia Atene. Altrettanto importante
corative (cfr. infra Catalogo; fig. 5.2, nn. 15-16). il fenomeno di imitazione a cui il principale vaso
Per quanto riguarda la datazione di questa patera, utilizzato per bere d vita: come stato gi sotto-
vista la sua provenienza da contesti stratigrafici as- lineato gli artigiani cauloniati recepiscono e repli-
segnabili sostanzialmente alla prima met del IV cano fedelmente tutti i cambiamenti proposti dal
a.C. e considerata la sua assenza nelle fasi di piena modello importato e quanto accade allo skyphos,
et classica, cos come in quelle di et ellenistica, sicuramente in virt della sua posizione rilevan-
ipotizzabile un arco cronologico compreso tra il te sulla mensa cauloniate, la principale testi-
400 e il 350 a.C. monianza di questa dipendenza artigianale. La
Tuttavia ci che preme sottolineare la diffu- volont evidente di sottolineare lincidenza dello
sione esclusivamente cauloniate di questa ciotola: skyphos nella realt materiale di Kaulonia nasce
infatti lesame dei contesti di pieno IV a.C., come dalla consapevolezza di poter utilizzare questa
quelli della Provenza o della Spagna, senza ov- forma come principale indicatore dellandamento
viamente prescindere dalla considerazione atten- delle importazioni, con la conseguente possibilit
ta della v.n. attica di et ellenistica, proveniente di attribuire allassenza dei tipi prodotti in et elle-
dellagor di Atene (Athenian Agor XXIX), ha nistica il giusto valore e significato.
evidenziato lassenza del tipo, giustificata forse Cos, per lo skyphos di tipo corinzio, possibile
dallipotesi che esso sia frutto di una produzione indicare in maniera dettagliata le diverse tappe del
indirizzata o su richiesta. Non sarebbe un caso suo sviluppo che vanno dalla forma di fine VI-inizi
anomalo, n unico: infatti se si esaminano i con- V secolo a.C., caratterizzata da una vasca tanto lar-
testi etrusco-padani di et classica18, o quelli del- ga quanto profonda, con pareti rigidamente oblique
la Provenza (Arcelin e Rouillard 2000: 159-165; (Athenian Agor XII: n. 311), alla versione di pie-
Py e Sabattini 2000: 167-200) di et ellenistica, na et classica (Athenian Agor XII: n. 318), con
si possono osservare fenomeni molto simili che pareti pi verticali e diametro inferiore alla pro-
riguardano la coppa di tipo B e lo stemmed plate fondit (fig. 5.2, nn. 17-19). Non manca lo skyphos
(Govi 1999: 31-32), o le ciotole outterned rim e in- di fine V-prima met IV a.C. (Athenian Agor XII:
curving rim, che risultano ben documentate nelle n. 322), con profilo ovoidale, dovuto al restringersi
aree menzionate, ma poco diffuse in Grecia. Natu- del diametro del piede e allincurvarsi delle pareti
ralmente quanto ipotizzato su queste forme si basa verso linterno (fig. 5.2, nn. 20-21). Del tutto assen-
su dati numericamente consistenti, mentre nel te risulta al momento la versione di seconda met
caso della patera cauloniate la quantit sinora rin- IV secolo a.C. (Athenian Agor XII: n. 327), che
venuta decisamente limitata. Tuttavia restano la tuttavia non sembra destinata allesportazione nep-
singolarit morfologica e la circoscritta diffusione pure verso i mercati della Spagna, della Provenza
che inducono ovviamente a tenere sotto controllo e dellAfrica dove giungono tutte le forme rappre-
landamento delle attestazioni non solo nella colo- sentative della produzione attica di et ellenistica.
nia achea, ma in generale in tutti quei siti dove la possibile tracciare un quadro evolutivo ana-
vernice nera attica gioco un ruolo cos importante logo anche per lo skyphos di tipo attico, che arriva
rispetto alla produzione locale. a Kaulonia a partire dalla fine del VI-inizi V a.C.
Per quanto riguarda lo skyphos, la forma mag- (fig. 5.3, nn. 22-23), per raggiungere il momento
giormente attestata e imitata a Kaulonia, come del di maggiore diffusione nel corso dellet classica,
resto in tutte le colonie magnogreche, anche se il con la versione (Athenian Agor XII: n. 342-346)
numero e la qualit delle attestazioni nella citt caratterizzata da una vasca con pareti spesse e
achea rendono necessarie delle precisazioni in me- quasi verticali (figg. 5.3-5.4, nn. 24-31). Pur re-
rito. La predilezione per i tipi appartenenti a que- gistrando un leggero calo nelle attestazioni, lo
sta forma, ovvero lattic type e il corinthian type, skyphos di tipo attico continua a essere richiesto
consente di seguire levoluzione di questi stessi dal a Kaulonia dove giungono esemplari caratterizza-
L a vernice nera di produzione attica a K aulonia 71

ti dal restringimento del piede e dalla riduzione 1970-1971.


delle sue dimensioni, ma soprattutto dal profilo a CL: Contrada Lupa.
S delle pareti della vasca (fig. 5.4, nn. 32-40). A CM: Casa Matta.
questa versione (Athenian Agor XII: n. 348-349), FN: Scavo fortificazione Nord.
databile alla prima met del IV a.C., segue quella Guarnaccia: Scavi propriet Guarnaccia.
assegnabile alla seconda met dello stesso secolo, Gazzera: Scavi propriet Gazzera.
caratterizzata dallesasperazione del profilo a S e KLT: Kaulonia, tempio.
dal restringimento del piede che conferisce una Necropoli: Necropoli Vallone Bernardo.
notevole instabilit allo skyphos medesimo. Allo Piazzetta: colle della Piazzetta.
stato attuale della ricerca non risultano presenti Za 1971-Za 1984-1985: propriet Zaffino, scavi
a Kaulonia esemplari riconducibili a questo tipo, 1971, 1984-1985.
sebbene la sua circolazione sui mercati occidentali
resti comunque importante come provano ancora
una volta i contesti della Spagna (Cerda 1987: 51- Genere 2400.
92; Sanmart Grego et alii 1995: 31-47; Sanmart Patera a profilo concavo-convesso.
1996: 117-139; Garcia Cano e Page del Pozo 2000:
253-258), della Provenza (Arcelin e Rouillard 1. INV. 144809. Fr. relativo a parte dellorlo, della
2000: 159-165; Py e Sabattini 2000: 167-200) e vasca e del piede. Vernice nera, spessa e lucente.
dellarea punica (Madau 2000: 99-104). La scanalatura tra la parte concava e quella con-
Dunque vicende analoghe la cui conclusione vessa, la base dappoggio del piede e il fondo sono
per si carica di valori diversi: se lassenza del- risparmiati e ingobbiati di rosso. Corpo ceramico
lo skyphos di tipo corinzio a Kaulonia rispecchia depurato, compatto e duro. M. 5YR 6/6 arancio.
quella che una tendenza riscontrata anche negli Diam. orlo 17 cm; diam. piede 13 cm ca.
altri mercati occidentali, diversamente accade per Provenienza: Anas 1971, strato 2.
lo skyphos di tipo attico che viene meno nei conte- Cfr.: molto simile a Kustermann Graf 2002, tomba
sti della citt achea proprio in coincidenza con il 141/O482: da un contesto tombale datato al terzo
momento di crisi politico-economica della stessa, quarto del V sec. a.C.
dovuta alla conquista di Dionigi nel 389 a.C. Bibl.: Tomasello 1972: fig. 117, g.
Pertanto, senza escludere la possibilit, forse
pi reale, che questa scomparsa19 rifletta una si- 2. INV. 139422. Fr. relativo al fondo. Allinterno
tuazione comune alla maggior parte dei contesti e allesterno la vernice nera, lucente e spessa. Il
magnogreci coevi, dove la v.n. importata subisce fondo, ingobbiato di rosso, decorato da un cerchio
un crollo nel corso della prima met del IV a.C., a v.n., con puntino centrale e presenta un graffito
opportuno riconsiderare e rivalutare il ruolo avuto composto da due lettere, G I ?. Sul fondo decora-
dalle vicende storiche nelle dinamiche di questo zione impressa, costituita da un cerchio di doppie
fenomeno che manca nella maniera pi assoluta di spirali, e al centro quattro palmette disposte a cro-
gradualit, manifestandosi con una assenza totale ce. Corpo ceramico depurato, compatto e relativa-
e improvvisa di una forma (e non solo di questa) mente tenero. M. 5YR 6/6 arancio.
molto gradita ai Cauloniati per pi di un secolo. Diam. 5,4 cm.
Provenienza: KLT, US 318.
Catalogo Cfr.: simile ad Athenian Agor XII: n. 818, 430
a.C. ca.; Rotroff e Oakley 1992: n. 230; Kuster-
Per quanto riguarda la scheda elaborata per la mann Graf 2002: n. 141/O, 482: da un contesto
descrizione dei materiali, si ritenuto opportuno tombale datato al terzo quarto del V a.C.; per la
proporre una descrizione essenziale delle caratte- decorazione cfr. anche Michelini 2002: n. 32, seb-
ristiche tecniche di ogni esemplare, rispettando i bene si tratti di un cup-skyphos.
parametri utilizzati per la vernice nera di Tarqui- Bibl. Gagliardi 2004a: n. 30.
nia (Cuomo Di Caprio 1999: 281-304). Si riporta-
no qui di seguito le sigle utilizzate per indicare la 3. INV. 145125. Fr. di orlo e parte della vasca.
provenienza dellesemplare: Vernice nera, spessa e lucente. Corpo ceramico
depurato, compatto e duro. M. 5YR 6/6 arancio.
Anas 1970-Anas 1971: Anas, scavi Tomasello Diam. 17 cm.
72 Vanessa Gagliar di

Provenienza: KLT, US 412. Provenienza: CL, US45 e US55, area G.


Cfr.: simile a Rotroff e Oakley 1992: n. 231: 435- Cfr.: Athenian Agor XII: n. 818, 430 a.C.; Trziny
425 a.C.; molto simile se non identica a Govi 1999: 1989: n. 168, fig. 39.
n. 129, seconda met del V sec. a.C. Bibl.: Iannelli 2001: tav. 302; Gagliardi 2004b: n.
19.
4. INV. 144782. Due frammenti contigui di orlo
e parte minima della vasca. Vernice nera, spessa 8. INV. 124865. Fr. relativo allorlo e a buona
e lucente. La scanalatura che segna il passaggio parte della vasca e del fondo. La vernice nera,
dalla parte concava a quella convessa sottoline- lucente, spessa e coprente. Il corpo ceramico
ata allesterno da un filetto risparmiato e ingobbia- depurato e compatto. M. 7.5YR 6/6 arancio.
to. Corpo ceramico depurato, compatto e duro. M. Allinterno presente una decorazione impressa
5YR 6/6 arancio. di palmette disposte intorno a un cerchio com-
Diam. 17 cm. posto da ovuli. Il punto di passaggio, tra la parte
Provenienza: Anas 1971. Strato 2 Scavo Muro concava e quella convessa, e il fondo sono rispar-
Ovest con varie indicazioni in cassetta relative miati e ingobbiati di rosso chiaro. Sul fondo pre-
alle aree: settore E, F, zona Nord tra il testimone e sente un graffito.
saggio I 70, zona Nord lato strada. Diam. orlo 11,5 cm; diam. fondo 8,2 cm.
Cfr.: molto simile a Kustermann Graf 2002: n. 196/ Provenienza: CL, US11, area G.
O483; da un contesto tombale datato allultimo Cfr.: Athenian Agor XII: nn. 818-821: ultimo
quarto V sec. a.C. quarto del V a.C.
Bibl.: Iannelli 2001: tav. 312; Gagliardi 2004b: n.
5. INV. 144919. Fr. di orlo e di una parte mini- 20.
ma di vasca. Corpo ceramico depurato, compatto e
duro. M. 5YR 6/6 arancio. 9. Fr. relativo alla vasca, allorlo e al piede. Verni-
Diam. 17 cm. ce nera, spessa e lucente. Il fondo ingobbiato di
Provenienza: Anas 1970. Saggio 1, buca a est. rosso chiaro e decorato con uno spesso cerchio a
Cfr.: simile a Athenian Agor XII: n. 818, 430 a.C. ca. vernice nera. Corpo ceramico depurato, compatto e
duro. M. 5YR 5/8 arancio chiaro.
6. INV. 138398. Fr. relativo a buona parte dellor- Diam. orlo 6,5 cm; diam. piede 4,4 cm ca.
lo, della vasca e del fondo. Vernice nera, spessa Provenienza: KLT, US 114.
e lucente. La base dappoggio del piede e il fondo Bibl.: Gagliardi 2001: 285, n. 30.
sono ingobbiati di rosso. Allesterno, il punto di
passaggio dalla parte concava a quella convessa 10. Frammenti ricomposti relativi allorlo, alla va-
sottolineato da un filetto risparmiato e ingobbia- sca e al piede. Vernice nera, spessa e lucente. Il
to di rosso. Corpo ceramico depurato, compatto e fondo e la base dappoggio del piede sono rispar-
duro. M. 5YR 6/6 arancio. miati e ingobbiati di arancio. Sono inoltre presenti
Diam. orlo 10 cm; diam. piede 7,6 cm. cerchi concentrici a vernice nera di diverso spes-
Provenienza: CM, amb. , US 15. sore. Allinterno restano tracce di una decorazione
Cfr.: simile a Donnarumma e Tomay 1990: 268, n. impressa, costituita da una palmetta a volute entro
4, fig. 460, n. 4: da un contesto tombale datato al due solcature concentriche. Corpo ceramico depu-
430-420 a.C. rato, compatto e duro. M. 5YR 7/6 arancio.
Diam. orlo 6,5 cm; diam. piede 5 cm.
7. INV. 124720 e 124757. Due frammenti non Provenienza: KLT, US 114.
contigui, relativi allorlo, alla vasca, al piede e a Bibl.: Gagliardi 2001: 285, n. 31.
una parte minima del fondo. La vernice bruna,
lucente, spessa e distribuita in maniera uniforme. 11. INV. 139752. Fr. relativo alla parte inferiore.
Il punto di passaggio, tra la parte concava e quella Vernice nera, spessa e lucente. Il fondo rispar-
convessa, il fondo e la base dappoggio del piede, miato, ingobbiato di rosso e decorato da un cerchio
sono risparmiati e ingobbiati di rosso chiaro. Il a vernice nera. Allinterno una decorazione im-
corpo ceramico depurato e compatto. M. 7.5YR pressa costituita da una palmetta a volute. Corpo
7/6 arancio scuro. ceramico depurato, compatto e duro. M. 5YR 6/6
Diam. orlo 9,5 cm; diam. fondo 8 cm. arancio.
L a vernice nera di produzione attica a K aulonia 73

Diam. 5 cm. Genere 4300.


Provenienza: Za 1971, vano B. Skyphoi Corintyhian Type.
Bibl.: Cannata 2004: 548, n. 54, fig. 202.
17. INV. 144778. Diversi frr. non contigui, relativi
12. INV. 144976. Fr. relativo a buona parte allorlo e alla vasca. Vernice nera, lucente, spes-
dellesemplare. Vernice nera, spessa e lucente, sa, coprente e aderente. Corpo ceramico depurato,
aderente. Il fondo risparmiato, ingobbiato di ros- compatto, duro. M. 5YR 6/6 arancio.
so, e decorato da un cerchio a vernice nera. Corpo Diam. orlo 11,8 cm ca.
ceramico 7.5YR 6/0 grigio per ulteriore cottura. Provenienza: Anas 1971. Strato 2 Scavo Muro
Diam. orlo 6,4 cm; diam. piede 4,4 cm. Ovest con varie indicazioni in cassetta relative
Provenienza: Za 1984, scavo a N-W dello scavo To- alle aree: settore E, F, zona Nord tra il testimone e
masello, lato W dei muri. saggio I 70, zona Nord lato strada.
Cfr.: Athenian Agor XII: n. 318; Oakley 1988: fig.
13. Fr. relativo a parte dellorlo, della vasca e del 2, n. 54; 440 a.C.
piede. Vernice nera, spessa e lucente. La base
dappoggio del piede e il fondo sono risparmiati e 18. Quasi interamente ricostruibile, ma ricomposti
ingobbiati di rosso. Allinterno restano tracce di solo i frammenti relativi al fondo e a parte della va-
palmetta impressa sul fondo. Corpo ceramico de- sca. Vernice nera, lucente, spessa, coprente e ade-
purato, compatto e duro. M. 5YR 6/6 arancio. rente. Corpo ceramico depurato, compatto, duro.
Diam. orlo 7,2 cm; diam. piede 5 cm ca. M. 5YR 6/6 arancio.
Provenienza: FN. Diam. piede 6 cm ca; diam. orlo non determinabile.
Cfr.: simile a Gagliardi 2001: 285, n. 30. Provenienza: KLT US 169.
Bibl.: Trziny 1989, fig. 39, n. 179. Cfr.: Athenian Agor XII: n. 318, 450-430 a.C.;
Oakley 1988: fig. 2, n. 71, fine V a.C.
14. INV. 144974. Fr. di orlo e parte minima della Bibl.: Gagliardi 2001: 280, n. 2.
vasca. Vernice nera, spessa e lucente. Corpo ce-
ramico depurato, compatto e duro. M. 5YR 6/6 19. INV. 140022. Ricostruito da pi frammenti,
arancio. con lacune nella vasca. Vernice nera lucente e
Diam. 7 cm. spessa, ma mal distribuita e abrasa in alcuni pun-
Provenienza: Za 1971, Vano B. ti. Allinterno, poco al di sotto dellorlo, un filetto
ingobbiato di rosso, al pari del pannello tra le anse,
15. Tre frammenti ricomposti relativi allorlo, alla della fascia sopra il piede, della sua base dappog-
vasca e al piede. Vernice grigio scuro, lucente, gio e del fondo. Corpo ceramico depurato, relativa-
spessa e omogenea. Il fondo e la base dappoggio mente duro e compatto. M. 7.5YR 6/6 arancio.
del piede sono risparmiati e ingobbiati di ros- Diam. orlo 8,4 cm; piede 5 cm.
so. Corpo ceramico depurato, compatto, duro. M Provenienza: Necropoli.
7.5YR 6/4 nocciola. Cfr.: Athenian Agor XII: n. 318, 450-430 a.C. ca.
Diam. orlo 6,3 cm; diam. piede 4,5 cm. Bibl.: Palomba 2004: 409, n. 1, tomba 28, fig. 150,
Provenienza: KLT, US 156. n. 1.
Cfr.: simile a Locri II: n. 119: 325-300 a.C.
Bibl.: Gagliardi 2001: 297, n. 28. 20. INV. 145163. Fr. di piede e vasca. Vernice
nera, spessa e lucente. La parte bassa della vasca
16. INV. 139942. Integro. Vernice nero-bruna, decorata da raggi. Il fondo risparmiato, ingob-
rossa in alcuni punti, poco lucente, spessa, ma biato di rosso e decorato da un cerchio a vernice
poco aderente. La base dappoggio del piede e il nera. Corpo ceramico depurato, compatto e relati-
fondo sono risparmiati e ingobbiati di rosso chia- vamente tenero. M. 5YR 7/6 arancio.
ro. Corpo ceramico depurato, duro e compatto. M. Diam. 4,2 cm ca.
10YR 7/4 nocciola. Provenienza: KLT, US 171.
Diam. orlo 5,8 cm; diam. piede 4,7 cm. Cfr.: Oakley 1988: fig. 2, n. 51, 420 a.C.
Provenienza: necropoli.
Cfr.: simile a Locri II: n. 119: 325-300 a.C. 21. INV. 139771. Fr. relativo al fondo. Vernice
Bibl.: Palomba 2004: 389, tomba 96, n. 3, fig. 153. nera, spessa e lucente. Il fondo e la base dappog-
74 Vanessa Gagliar di

gio del piede sono risparmiati e ingobbiati di rosso. Cfr.: Govi 1999: n. 34, ma di dimensioni minori:
Corpo ceramico depurato, compatto e poco tenero. da un contesto tombale datato al secondo quarto
M. 7.5YR 6/4 arancio scuro, tendente al marrone. del V sec. a.C.
Diam. piede 5,4 cm.
Provenienza: Za 1971, esterno a NW del vano A. 26. INV. 144960. Fr. di piede e di vasca. Verni-
Cfr.: Oakley 1988: fig. 2, n. 71, fine V sec. a.C. ce nera, lucente e spessa. Filetto risparmiato nel
Bibl.: Cannata 2004: 554, n. 77, fig. 203. punto di passaggio dalla vasca al piede la cui base
dappoggio, insieme al fondo, risparmiata e in-
Skyphoi Attic Type. gobbiata di rosso. Corpo ceramico depurato, com-
patto, relativamente tenero. M. 5YR 6/6 arancio.
22. Fr. di orlo e vasca. Vernice nera lucente e spes- Diam. 12,6 cm.
sa. Allesterno, poco sotto lorlo sono presenti due Provenienza: Anas 1970. Saggio 1, est buca.
filetti sovradipinti paonazzi. Corpo ceramico depu- Cfr.: Govi 1999: n. 28, da un contesto tombale da-
rato, relativamente duro e compatto. M. 5YR 6/8 tato al secondo quarto del V a.C.
arancio scuro.
Diam. 12 cm. 27. INV. 34960. Ricomposto da pi frammenti,
Provenienza: FN, KL 84, 671, 4. con ampie lacune nella vasca, nel fondo e privo
Cfr.: Semeraro 1997: nn. 643-644: ultimo quarto di unansa. Vernice nera lucente e spessa. Corpo
del VI-inizi V sec. a.C. ceramico depurato, relativamente duro e compatto.
M. 5YR 6/8 arancio scuro.
23. INV. 139968. Ricomposto da pi frammenti, Diam. orlo 11,5 cm; diam. piede 8,5 cm.
privo del fondo e di unansa. Vernice nera lucente Provenienza: Gazzera.
e spessa. Corpo ceramico depurato, relativamente Cfr.: Govi 1999: n. 32, secondo quarto del V sec.
duro e compatto. M. 5YR 6/8 arancio scuro. a.C.
Diam. 10,4 cm.
Provenienza: Necropoli. 28. Fr. di piede e vasca. Vernice nera, spessa e lu-
Cfr.: Athenian Agor XII: n. 361: 480-450 a.C.; cente. La base dappoggio del piede e il fondo sono
Kustermann Graf 2002: n. 88/O467: da un conte- risparmiati e ingobbiati di rosso. Questo ultimo
sto tombale datato al secondo quarto del V sec. a.C. decorato da un cerchio e un puntino a vernice nera.
Bibl.: Palomba 2004: 402, n. 4, tomba 4, fig. 148, Corpo ceramico depurato, compatto, relativamente
n. 6. tenero. M. 5YR 6/6 arancio.
Diam. 4,8 cm.
24. INV. 139921. Fr. relativo al piede e alla vasca. Provenienza:. KL 84, Qu 672.
Corpo ceramico depurato, compatto, relativamente Cfr.: Mannino 2006: n. 195, 480-450 a.C.
tenero. M. 5YR 6/6 arancio. Allinterno e allester-
no la vernice nera, lucente e spessa. Il fondo e la 29. INV. 144803. Fr. di piede e vasca. Vernice
base dappoggio del piede sono risparmiati e ingob- nera, lucente e spessa. Nella parte bassa della
biati di rosso. vasca, poco sopra il piede un filetto risparmiato
Diam. 9 cm. e ingobbiato di rosso al pari della base dappog-
Provenienza: KLT, US 318. gio del piede e del fondo. Corpo ceramico depu-
Cfr.: Athenian Agor XII: n. 342; Olynthus XIII: n. rato, compatto, relativamente tenero. M. 5YR 6/6
561 (460-430 a.C.); Govi 1999: n. 29, inizi secon- arancio.
do quarto del V secolo a.C. Diam. 10,5 cm.
Bibl.: Gagliardi 2004a: n. 28. Provenienza: Anas 1971, strato 1.
Cfr.: Del Vais 2003: n. 65.
25. INV. 144893. Fr. di piede e vasca. Vernice
nera, lucente e spessa. Il fondo e la base dappog- 30. INV. 145089. Fr. di piede e vasca. Vernice
gio del piede sono risparmiati e ingobbiati di rosso. nera, lucente e spessa. La base dappoggio del pie-
Corpo ceramico depurato, compatto, relativamente de e il fondo sono risparmiati e ingobbiati di rosso.
tenero. M. 5YR 6/6 arancio. Corpo ceramico depurato, compatto, relativamente
Diam. 13,2 cm. tenero. M. 5YR 6/6 arancio.
Provenienza: Anas 1970. Saggio 2, strato 2. Diam. 9 cm.
L a vernice nera di produzione attica a K aulonia 75

Provenienza: KLT US 333. phos a fig. rosse, datato al secondo quarto del IV
Cfr.: simile a Govi 1999: n. 38, secondo quarto del sec. a.C.; morfologicamente simile a Athenian Ago-
V sec. a.C. r XII: n. 351, 350-340 a.C.

31. Fr. di piede e vasca. Vernice nera, spessa e lu- 36. INV. 145165. Fr. di piede e parte minima della
cente. La base dappoggio del piede e il fondo sono vasca e del fondo. Vernice nera, spessa e lucen-
risparmiati e ingobbiati di rosso. Corpo ceramico te. La base dappoggio del piede e il fondo sono
depurato, compatto, relativamente tenero. M. 5YR risparmiati e ingobbiati di rosso. Corpo ceramico
6/6 arancio. depurato, compatto, relativamente tenero. M. 5YR
Diam. 7,6 cm. 6/6 arancio.
Provenienza: FN 85, Qu 640 SP6. Largh. max 2,5 cm.
Cfr.: simile a Govi 1999: n. 29, met V sec. a.C. Provenienza: KLT, SAS2 SW humus.
Cfr.: Athenian Agor XII: n. 352; Sabattini 2000a:
32. INV. 140257. Fr. di fondo e piede. Vernice fig. 2, T640, esemplare a figure rosse datato al se-
nera, spessa e lucente. Il fondo, decorato da tre condo quarto del IV sec.a.C.
cerchi concentrici e un puntino a vernice nera,
risparmiato e ingobbiato di rosso al pari della base 37. INV. 140088. Fr. relativo al piede, al fondo e
dappoggio. Corpo ceramico depurato, compatto, alla vasca. Vernice nera, spessa, lucente e copren-
relativamente tenero. M. 5YR 6/6 arancio. te. La base dappoggio del piede e il fondo sono
Diam. 7,5 cm. risparmiati e ingobbiati di rosa/rosso chiaro. Corpo
Provenienza: KLT, US 105. ceramico depurato, compatto, duro. M. 5YR 6/6,
Cfr.: Athenian Agor XII: n. 349, 400-375 a.C. arancio.
Bibl: Gagliardi 2001: 280-281, n. 4. Diam. 6 cm ca.
Provenienza: Piazzetta, G,15,10.
33. INV. 145173. Ricomposto da pi frr. relativi Cfr.: molto simile a Olynthus XIII: n. 595, secondo
allorlo e alla vasca. Vernice nera, spessa, lucida quarto del IV a.C.
e coprente. Corpo ceramico depurato, compatto,
duro. M. 5YR 6/6, arancio. 38. INV. 140100. Fr. relativo al piede, al fondo
Diam. 10 cm ca. e alla vasca di uno skyphos. Allesterno resta-
Provenienza: KLT, US 186. no tracce di vernice nero-bruna, lucente, spessa.
Cfr.: Py e Sabattini 2000: 170, fig. 3, n. 1850, pri- Allinterno la superficie consunta e la vernice
ma met del IV sec. a.C. completamente abrasa. Corpo ceramico depurato,
compatto, relativamente tenero. M. 7.5YR 7/3 rosa
34. INV. 145109. Fr. di piede e fondo. Vernice pallido tendente al grigio per effetto di cottura.
nera, lucente, spessa e coprente. Filetto rispar- Diam. 6 cm.
miato nel punto di passaggio dalla vasca al piede. Provenienza: Piazzetta, H,16,3.
Corpo ceramico depurato, compatto, duro di colore Cfr.: Olynthus XIII: n. 584, 360 a.C. ca.
grigiastro per ulteriore cottura.
Diam. piede 6,6 cm. 39. Fr. relativo allorlo e alla vasca. Allinterno e
Provenienza: KLT US 388. allesterno la vernice nera, lucente e spessa, uni-
Cfr.: simile a Olynthus XIII: n. 577, secondo quarto formemente distribuita.
del IV sec. a.C. Diam. 8,5-9 cm ca.
Provenienza: KLT, US 104.
35. INV. 139901. Fr. relativo al fondo e a una parte Cfr.: Py e Sabattini 2000: fig. 3, n. 1850, 375-350
minima della vasca. Vernice nera, spessa e lucen- a.C.
te, ben distribuita. Sul fondo ingobbiato di rosso, Bibl.: Gagliardi 2001: 281, n. 6.
due cerchi concentrici a v.n. Corpo ceramico de-
purato, duro e compatto. M. 5YR 7/6 rosa arancio. 40. Fr. relativo a una parte minima del piede e del-
Diam. piede 6,6 cm. la vasca. Vernice nera, spessa e lucente. La base
Provenienza: Za 1985, Saggio I/l, abbassamento dappoggio del piede e il fondo sono risparmiati e
del piano a sud, 1. ingobbiati di rosso. Corpo ceramico depurato, com-
Cfr.: Sabattini 2000a: fig. 2, T. 893/ 26062, sky- patto, relativamente tenero. M. 5YR 6/6 arancio.
76 Vanessa Gagliar di

Diam. non determinabile. Largh. max 2,5 cm. 7


In questo stesso arco cronologico si colloca il picco relativo
Provenienza: KLT, US 104. alla circolazione di ceramica attica a figure nere e rosse in
Magna Grecia. Per questi dati cfr. Giudice 1997: 401-413.
Cfr.: Morel 1981: tipo 4342 a1, seconda met del 8
Agli scavi sistematici del 1913 e del 1915, condotti da
IV sec. a.C. Orsi, si deve la scoperta di 130 sepolture, alle quali si
Bibl.: Gagliardi 2001: 281, n. 7. aggiungono le 30 tombe circa portate alla luce da Chiartano
agli inizi degli anni 60. Per ulteriori dati su queste indagini
Note cfr. Palomba 2004: 351-352 e 398-412.
9
Occorre precisare che in questo caso viene valutata lintera
*
Questo contributo parte della tesi di Dottorato, discussa produzione a v.n. attica, con particolare attenzione alla
dallautrice nel 2007 presso lUniversit degli Studi di Pisa, distribuzione nel corso del tempo, senza dare peso allindice
e avente titolo La vernice nera di Kaulonia. VI sec. a.C.-II quantitativo con cui ogni forma ricorre nei diversi contesti.
sec. a.C. 10
Seppure riferito a un arco cronologico che arriva sino al
1
Occorre precisare che nei limiti del santuario di Punta primo venticinquennio del V secolo a.C., si ritiene opportuno
Stilo viene considerata anche lampia area indagata dalla mettere in evidenza come anche nel Salento, per il quale cfr.
Tomasello agli inizi degli anni 70 per la quale cfr. Tomasello Semeraro 1997: 384; e pi in generale tutto il capitolo V del
1972: 561-643. libro, ci sia una particolare incidenza di coppe di tipo C,
forse a dimostrare una predilezione funzionale verso questa
2
Per i dati relativi a questi contesti abitativi cfr. Iannelli e
forma allinterno di tutto il repertorio della v.n. attica.
Rizzi 1985: 281-316; Iannelli 2005: 223-243. 11
Per situazioni analoghe in ambito magnogreco cfr. Ruga
3
La complementariet tra le forme importate e quelle prodotte
et alii 2005: 149-206; Mannino 2006: in part. 265-267; in
localmente caratteristica dellet arcaica in quasi tutte le
ambito siceliota cfr. Kustermann Graf 2002: in part. 44-45.
colonie magnogreche come si rileva in Semeraro 1996: 276. 12
Per una prima classificazione e analisi di questa produzione
4
A tal proposito si precisa che questo tentativo presenta non
cfr. Gargini 2004: 93-127.
pochi limiti, dovuti alla mancanza di uno studio approfondito
sulla circolazione della v.n. attica in Magna Grecia. Il
13
Una situazione analoga anche a Lipari per la quale cfr.
motivo alla base di questa scarsa considerazione legato Villard 1991: 27-33, in part. 28-29.
allinteresse prevalente per la produzione figurata che ha 14
Questultimo aspetto funzionale troverebbe una conferma
dato vita a discorsi di carattere generale, come in Giudice nella consistente presenza di kylikes, rinvenute nei contesti
1993: 181-194; Giudice 1997: 401-413, senza alcun stratigrafici del tempio, a cui si affiancano gli skyphoi e i cup-
riferimento alla semplice v.n. Inoltre occorre sottolineare skyphoi. Per un esempio su scala regionale della distribuzione
come, nella pubblicazione di contesti di scavo, lo studio di ceramica attica in aree sacre cfr. Mannino 2006: 269-
della v.n. frequentemente manca di una distinzione tra la 270, in cui si ipotizza anche la destinazione dellesemplare
produzione coloniale e quella importata. A dimostrazione importato alla funzione di ex voto, come nel caso probabile
di questo deficit la pressoch totale assenza della Magna delle lekythoi; cfr. anche Semeraro 1997: 347-362.
Grecia nelle rassegne bibliografiche dedicate alla v.n. di 15
Per Cartagine cfr. Chelbi 1992. Restando nellambito
produzione attica come in Morel 2000: 11-21. punico cfr. anche la Sardegna per la quale cfr. Madau 2000:
5
opportuno sottolineare anche la possibilit che gli 99-104; Tronchetti 1989: 83-88; Tronchetti 1992: 364-377.
esemplari importati figurati fossero destinati soltanto, o 16
Morel 2000: 14. In particolare si segnala la Sardegna per la
quasi, a contesti eccezionali come quelli funerari, proprio quale cfr. Tronchetti 1994: 165-194, dove viene tracciato un
per metterne in evidenza limportanza attraverso produzioni quadro dettagliato delle forme in circolazione nel corso del
ceramiche altrettanto preziose per il loro valore e per il IV sec. a.C., sostenendo inoltre lipotesi del coinvolgimento
messaggio che veicolavano con le immagini stesse. A punico nel commercio dei vasi attici.
titolo desempio si possono prendere in considerazione i 17
A tal proposito cfr. Morel 1981, 171, serie 2435 e 2437 con
dati emersi dallanalisi della ceramica attica rinvenuta in i rispettivi tipi che rimandano tutti a contesti magnogreci,
Messapia, per la quale cfr. Mannino 2006. con datazioni alla fine del IV-inizi III sec. a.C.
6
Si tratta di uno scavo condotto dal ragioniere Bruno 18
A titolo desempio per Bologna cfr. Govi 1999: in part. 31-
Chiartano che in quel periodo indaga anche nel santuario 32; per Spina cfr. Parrini 1993: 273-286.
di Punta Stilo. Per gli interventi alla necropoli cfr. Palomba 19
Si ribadisce che il fenomeno interessa landamento
2004: 351-352 e per quelli al tempio e sui materiali rinvenuti generale delle importazioni della v.n. attica sul mercato
cfr. Barello 1995: 36-41; Iannelli 2005: 223-243. cauloniate e non solo delle forme preferite.
L A vER NICE NER A dI PRodUzIoNE AT TIC A A K AULoNIA 77

Fig. 5.1 Patere a profilo concavo-convesso (disegni di v. gagliardi).


78 vANESSA gAgLIAR dI

Fig. 5.2 Patere a profilo concavo-convesso e skyphoi di tipo corinzio (disegni di v. gagliardi).
L A vER NICE NER A dI PRodUzIoNE AT TIC A A K AULoNIA 79

Fig. 5.3 Skyphoi di tipo attico (disegni di v. gagliardi).


80 vANESSA gAgLIAR dI

Fig. 5.4 Skyphoi di tipo attico (disegni di v. gagliardi).


6.
Gli scavi in localit S. Marco nord-est:
dalloikos arcaico alla sistemazione ellenistica
Lucia Lepore

A Tina e Nicoletta

Dopo le ricerche condotte negli anni 80 e 90 sui dati raccolti nelle indagini precedenti al nostro
del secolo scorso dalla Soprintendenza Archeolo- intervento: tali ricerche hanno dato in molti casi
gica della Calabria (sia direttamente nella persona risultati fruttuosi e spesso originali, ricomponendo
dei suoi funzionari che con lausilio di vari col- problemi, riaprendone altri.
laboratori), nellagosto del 2003 lUniversit degli In questa sede accenneremo brevemente solo ai
Studi di Firenze, grazie alla consueta liberalit di risultati conseguiti da Martina Farru (che ha ana-
M. Teresa Iannelli e il sostegno di Elena Lattanzi1, lizzato e studiato contestualmente i materiali e le
riprendeva le indagini in quel settore della con- strutture del saggio SAS I) e Ilaria Grifoni (che ha
trada S. Marco (cos chiamata dai ruderi di una ricostruito la documentazione e analizzato i conte-
chiesetta medievale attribuita allevangelista dalla sti del saggio SAS II relativamente alle campagne
tradizione popolare) compreso tra il mare a est, di scavo iniziate dalla Soprintendenza Archeologi-
la strada ferrata Taranto-Reggio Calabria a ovest, ca della Calabria nel 1986 e interrotte nel 1995)4.
larea di Casamatta a sud e la fiumara Assi a nord, Come abbiamo gi ricordato (vedi nota 2) le pri-
da noi denominato S. Marco nord-est2 (fig. 6.14), me indagini nellarea di S. Marco nord-est furono
per distinguerlo dal settore nord-ovest, sito pi a avviate nel 1986 con lintento di verificare landa-
monte e compreso tra la strada ferrata Taranto- mento del tratto settentrionale della cinta muraria
Reggio Calabria e la strada statale 106 Ionica, (qui solo ipotizzato da Paolo Orsi) e seguire fino
nel quale insistono, oltre ai resti della chiesetta, alla probabile porta settentrionale leventuale pro-
importanti strutture riferite alla statio romana lungamento dellasse viario principale (la plateia
(vedi da ultimo il contributo di Francesco Cuteri chiamata p I in Iannelli e Rizzi 1985: tav.I, deno-
e Pasquale Salamida in questo stesso volume, con minata B in Trziny 1989: fig. 81) che doveva cor-
bibliografia precedente). rere seguendo la linea di costa lungo il lato ovest
Da allora si sono succedute sei campagne di del tempio.
scavo (dirette dalla scrivente in stretta collabora- Gli scavi mettevano in luce una realt archeo-
zione con la Soprintendenza Archeologica della logica del tutto nuova e controversa, che riapriva
Calabria) sostanziatesi prevalentemente nellam- il problema del modello urbanistico adottato nella
pliamento e approfondimento del saggio gi deno- fascia a mare, senza dare risposte certe alle do-
minato SAS II, che, rispetto a quello pi a nord mande storiche iniziali, per rispondere alle quali
indicato con la sigla SAS I, risultava meno indaga- occorrer programmare nuove indagini (in merito
to e pi problematico3. ai problemi urbanistici di questa zona si rimanda
La ripresa delle indagini sul terreno si accom- da ultimo al contributo di M. Teresa Iannelli in
pagnava, nellambito di un programma discusso questo stesso volume, con bibliografia precedente).
e concordato con M. Teresa Iannelli, allassegna- Nel saggio SAS I (fig. 6.1) venivano alla luce
zione di diverse tesi di laurea intese a classificare due unit abitative orientate in senso nord-sud
singole classi di materiali, approfondire specifiche (quella pi settentrionale formata da un solo am-
problematiche, discutere e soprattutto fare il punto biente tagliato a nord da una scarpata moderna,
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
82 Lucia Lepore

laltra costituita da 4 ambienti che in senso lon- e specializzandi, coordinati allinizio da Maddalena
gitudinale coprono una lunghezza complessiva di Simonetti, in seguito da Paola Turi6, e si avvalgono
poco meno di 17 metri) separate da uno stretto quasi sempre unicamente degli scarsi fondi di ri-
ambitus (probabilmente funzionale allo scorrimen- cerca e per le esercitazioni studentesche fuori sede
to delle acque), pi una serie di strutture murarie messi a disposizione dallUniversit di Firenze.
pi antiche e livelli di uso e abbandono, attribui- Ci premesso diciamo subito che i nostri sca-
ti da Martina Farru, grazie allo studio incrociato vi non hanno raggiunto in nessun punto dellarea
delle strutture e dei materiali, a tre fasi principali considerata lo strato vergine; solo recentemente,
cronologicamente inquadrabili nei periodi arcaico, inoltre, stato avviato lo studio analitico delle stra-
classico ed ellenistico: una discreta quantit di tigrafie e dei materiali a opera di un gruppo di la-
frammenti ceramici e monete testimoniavano inol- voro stabile, avente come obbiettivo la preparazione
tre una frequentazione in periodo romano e tardo- delledizione organica di tutte le campagne7. I dati,
antico che Francesco Cuteri ricorda in Cuteri e pertanto, che ci accingiamo a presentare sono da
Rotundo 2001: 118 con bibliografia precedente. considerare del tutto provvisori, suscettibili di va-
Meno chiara la situazione messa in luce nel riazioni e trasformazioni anche di notevole entit.
saggio SAS II (fig. 6.2), dove insisteva un lungo Si deve allultima campagna di scavo (agosto-
muro costruito nella tecnica cosiddetta a nido settembre 2009) il rinvenimento nel saggio A
dape (grossi ciottoli di fiume incorniciati da sca- delle testimonianze pi antiche finora restituite
glie di pietra grigia e ricorsi in laterizi) orientato in dallarea: si tratta di una protokotyle corinzia (US
senso nord-sud e perfettamente allineato sullasse 1181) (figg. 6.3a; 6.15a) con orlo appena segnato
della grande plateia p I, che tagliava due strutture e resti di decorazione a larghi tratti verticali, in-
pi antiche diversamente orientate, le quali sem- quadrabile nel Medio Geometrico II tardo8; di un
bravano resti di due ambienti, solo grazie ai nuovi frammento di coppa corinzia tipo Thapsos (US
scavi meglio inquadrabili. 1122 fascia nord) (figg. 6.3b; 6.15b) comprendente
I dati pertanto analizzati da Ilaria Grifoni ri- solo una porzione di labbro e accenno della vasca
guardavano essenzialmente i materiali dei crolli e decorati a filetti9; di una coppa del Tardo Geome-
dei livelli di abbandono delle fasi pi recenti, che trico (US 1122) (figg. 6.3c; 6.15c) decorata da tratti
completano e trovano riscontri precisi in quelli verticali sotto lorlo e fasce orizzontali, gi mostrata
ora desumibili dalla ripresa degli scavi da parte durante il convegno10; di un frammento di coppa
dellUniversit di Firenze. (US 1181 fascia est) (figg. 6.3d; 6.15d) per la forma
Prima di passare allillustrazione sintetica e la decorazione assegnabile al tipo definito sub-
delle fasi e dei periodi relativi a questi ultimi vo- Thapsos11; il frammento infine di uno skyphos (US
gliamo richiamare brevemente lattenzione sulle 1122) (figg. 6.3e; 6.15e) inquadrabile nel Protoco-
difficolt insorte durane lo scavo relativamente rinzio Antico con filetti sul labbro e ornati a sigma
alla lettura e interpretazione corretta della strati- sulla vasca ottenuti con una bella vernice rosso-
ficazione archeologica, che in questo settore (come arancio brillante12.
in altri dello stesso sito) sembra essere il risultato Tali documenti vanno ad aggiungersi e in qual-
di forme di crescita continua di andamento irrego- che caso a integrare quelli gi rivelati dagli scavi
lare (raramente sono distinguibili singole azioni o e dalle ricerche nellarea del tempio, attribuendo
eventi ben definibili), intensamente interessata da maggiore solidit allipotesi, gi formulata da M.
processi formativi post-deposizionali, sia naturali Cecilia Parra e Vanessa Gagliardi, circa una pro-
come i movimenti tettonici sui quali intervenu- babile presenza greca, nellarea della futura colo-
to da ultimo Jean-Daniel Stanley (cfr. Stanley et nia, gi nella seconda met dellVIII sec. a. C.13
alii 2004: passim)5, sia antropici come la costru- Anche i rapporti tra Greci e Indigeni, cos
zione della strada ferrata e lintenso sfruttamento ben evidenziati dai sorprendenti rinvenimenti sul
agricolo. pianoro di Franchi, territorio della futura chora
Le nostre campagne durano in media quattro cauloniate14, possono forse essere meglio compre-
settimane lanno e procedono con ritmi spesso ral- si grazie a qualche nuovo dato da noi recuperato
lentati dalla necessit di coniugare gli aspetti della nellarea di S. Marco nord-est, che riguarda in que-
ricerca con quelli della didattica: non va dimentica- sto caso il versante indigeno e va ad aggiungersi ai
to, infatti, che esse possono contare esclusivamente bronzi preellenici (una punta di lancia e un fodero
sulla partecipazione di gruppi di studenti, laureandi di spada) dallarea del tempio citati da Paolo Orsi e
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 83

Fig. 6.1 SAS I: pianta finale (Soprintendenza Archeologica della Calabria).

Fig. 6.2 SAS II: pianta finale (Soprintendenza Archeologica della Calabria).
84 Lucia Lepore

alla spada corta a codolo, erratica dal mare, edita allesterno della struttura a L, come ad esempio il
da S. Medaglia (in proposito vedi da ultimo Facella recipiente tronco-conico rinvenuto presso il muro
et alii 2004: 273, nota 158). orientale (fig. 6.19). Tali rinvenimenti sembrano
Ci riferiamo ad alcuni frammenti di ceramica suggerire lipotesi che possa trattarsi di semplici,
non depurata raccolti negli stessi strati da cui pro- modeste offerte rituali, non disgiunte da pasti e
vengono le pi antiche testimonianze greche, pi pratiche conviviali: ai primi potrebbe ricondurre
un altro frammento simile raccolto in uno strato la presenza alquanto frequente di ossa di animali
pi recente, per limpasto e il livello tecnologico (si segnalano ad esempio due mandibole di maiale
facilmente riferibili a produzioni indigene locali, (fig. 6.20) rinvenute nellambiente (?) ovest della
difficili tuttavia da collocare tipologicamente e cro- struttura a L nellultima campagna), alle seconde
nologicamente (anche se richiamano tipologie che la presenza di una grande quantit di coppe e cop-
vanno dal Bronzo finale allet del Ferro)15, a causa pette di tipo protocorinzio e greco-orientale, che
della frammentariet ma soprattutto della mancata a una prima superficiale analisi sembrerebbero di
caratterizzazione dei reperti in s: labbro vertica- produzione locale.
le a orlo ingrossato in impasto rossiccio (nerastro Allo stato attuale delle nostre indagini appare
allesterno), semifine, con numerosi inclusi micacei verosimile interpretare questi riti e queste pratiche
(US 1152) (figg. 6.4a; 6.16a); fondo piano con ac- come espressione di religiosit domestica e consue-
cenno di parete svasata di teglia in impasto nero, tudini sociali per ora non chiaramente definibili16.
piuttosto depurato, lisciato e steccato, con minutis- Pi connotato, se non pi chiaro, risulta il pe-
simi inclusi chiari e radi inclusi micacei (US 1122) riodo, inquadrabile tra la met del VI e i primi de-
(figg. 6.4b; 6.16b); frammenti non identificabili di cenni del V sec. a.C., al quale abbiamo assegnato
impasto nero bruciato (US 1122) (fig. 6.16c); fondo la struttura quadrangolare (US 1048) costituita da
piano e labbro distinto internamente da una sol- tegole piane frammentate messe in opera di taglio,
catura di piatto in impasto marrone-nerastro con priva di fondo e di copertura, larga 1 x 1 m, pro-
chiazze rossicce, semifine, con inclusi micacei (US fonda circa 0,30 m, contenente unolla da fuoco e
1049) (figg. 6.4c; 6.16d). poche ossa combuste (fig. 6.21).
Non sono ancora chiari i rapporti tra gli strati Con questa struttura (chiamata altres casset-
da cui provengono i materiali degli ultimi decenni ta, teca o vaschetta) risultano in fase il muro USM
dellVIII e VII sec. a.C. e il tratto di muro in ciotto- 1121, il suo probabile prolungamento USM 1075
li fluviali e pietre di medie dimensioni (USM 1220) (entrambi tagliati dalle fondazioni dellunit abita-
(fig. 6.17), orientato in senso est-ovest, venuto alla tiva di periodo classico) e il muro USM 1124 (che
luce nel settore sud-ovest del Saggio A, verisimil- utilizza come fondazione il tratto orientale della
mente impiantato non molto oltre la met del VII struttura a L) (fig. 6.6).
sec. a.C. (dato questo che solo lo scavo completo Questultima unit stratigrafica si segnala per
della struttura e degli strati a essa correlati potr o la posizione (strettamente accostata al lato orien-
meno confermare). tale della teca) e per il blocco squadrato di di-
Alla fine del VII-inizi del VI sec. a.C. sembra screte dimensioni (0,88 x 0,58 m; h 0,23 m) cui si
invece doversi datare limpianto della struttura a L lega allestremit nord; un altro blocco squadrato,
(figg. 6.5; 6.18), comprendente le USM 1167 e 1164 frammentario, con scanalatura lungo il bordo, sito
(rispettivamente i limiti settentrionale e orientale), allestremit sud, stato documentato e rimosso.
larghe entrambe 0,40 m, costituite ciascuna da Tali lacerti murari dovevano racchiudere uno
due filari di ciottoli fluviali e pietre di piccole e spazio domestico nel quale si praticava la filatura,
medie dimensioni: la struttura, ancora difficilmen- dal momento che negli strati duso sono stati rac-
te interpretabile dal punto di vista planimetrico e colti circa 85 pesi da telaio, alcuni a base tronco-
funzionale ma quasi certamente riferibile a una conica, altri a base quadrangolare (uno decorato
unit abitativa, risulta suddivisa in due ambienti da una palmetta impressa, altri da segni prevalen-
(?), uno a ovest (dove sono presenti alcune lenti di temente a X incisi sotto la base), necessari di nor-
cenere), laltro a est, da un leggero tramezzo presso ma per un telaio molto semplice, costituito da due
il quale sono stati raccolti frammenti di coppe, al- sostegni verticali e due barre orizzontali.
cuni pesi da telaio, una brocchetta miniaturistica a La presenza di teche simili alla nostra, collegate
fasce, da collegare ad altri vasi (con residui talvolta a segnacoli, nellarea del tempio stata convincen-
di ossa di piccoli animali) depositati allinterno e temente discussa e interpretata da M. Cecilia Par-
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 85

Fig. 6.3 Ceramica geometrica di importazione.

Fig. 6.4 Ceramica non depurata.


86 Lucia Lepore

Fig. 6.5 Pianta di fase 1: struttura ad L.

Fig. 6.6 Pianta di fase 2: teca con tegole posate di taglio.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 87

ra che ricorda en passant anche la nostra e quelle niente dallisolato I 3, formata da tegole infisse per
messe in luce allinterno di un vano del complesso coltello e una tegola disposta di piatto sul fondo,
edilizio di Casamatta17. Alcune delle argomen- interpretata come contenitore di argilla (Locri II:
tazioni di M. Cecilia Parra, intese a interpretare 42), Himera, dove pi compartimenti ottenuti con
queste strutture, allinterno del santuario di Punta tegole confitte di taglio nel pavimento vengono in-
Stilo, come espressioni di religiosit quasi quoti- terpretate come alloggiamento di grandi vasi per
diana, rese riconoscibili e segnalate alla memoria la conservazione di derrate alimentari (Himera II:
attraverso cippi e altri segnacoli, penso possano 585) ed Heraclea, dove una fossa quadrangolare,
valere anche per alcune di quelle rinvenute in con- rivestita sulle quattro pareti da filari di tegole di-
testi abitativi, dove lassenza di cippi e segnacoli sposte in orizzontale, viene identificata come fossa-
pu agevolmente giustificarsi con il valore attribu- altare (sita al centro del peristilio di una delle case
ito, in uno spazio privato, al semplice rito in s, a sulla collina del Castello, conteneva infatti un pic-
differenza di quanto avviene nello spazio pubblico colo deposito votivo, costituito da 5 vasi acromi e
di un santuario. da una monetina di argento, adagiati su uno strato
Il confronto pi stringente per la nostra teca di carbone e ossa di animali bruciate; cfr. Giardino
costituito da quella rinvenuta nel 1975 a Crotone 1996a: 152 sgg., fig. 13).
nel vano 6 del complesso edilizio occidentale mes-
so in luce nel cantiere Crugliano18 (fig. 6.22): essa Contemporaneamente a queste forme di devo-
formata da 4 tegole piane infisse verticalmente zione, ancora difficili da leggere e interpretare, si
(delle quali 3 rinvenute in situ), subito a ridosso affermano nella nostra area altri aspetti di religio-
del muro kappa (il cui impianto pu essere datato sit domestica, pi visibili e pi ampiamente docu-
subito dopo gli inizi del VI sec. a.C.), con il quale mentati, come quelli cui vengono concordemente
sembra essere in fase. Priva di copertura e del fon- riferiti i piccoli altari di terracotta (arulae), diffusi
do, allinterno furono trovati pochi frammenti cera- in molte colonie della Magna Grecia e della Sicilia,
mici (tutti omogeneamente inquadrabili in periodo sui quali potevano essere offerti chicchi di cereali,
arcaico), frammenti osteologici e conchigliferi, semi legumi, grani di sale, frutta, formaggi, dolci, oppu-
bruciati, strati sottili di cenere e lamelle di talco, re semplici libagioni di latte e olio19.
elementi questi che, unitamente allolla da cucina e Proprio da uno degli estesi crolli, che hanno
ai frammenti combusti allinterno della teca di Cau- interessato e interessano larea oggetto delle nostre
lonia, gettano nuova luce sulla natura degli aspetti indagini, proviene il grande e per tanti versi sin-
meno appariscenti della eusebeia domestica. golare altare di terracotta decorato da meandro e
Una teca subquadrata realizzata con tegole fit- fregi di foglie in nero e rosso su fondo bianco20.
tili poste di taglio (0,40 x 0,50 m) (attribuita alla A questo altare datato attorno alla met del VI
met del IV sec. a.C.) nota da un altro conte- sec. a.C. si aggiunge ora un altarino pi piccolo,
sto abitativo di Crotone scavato presso lOspedale molto frammentario, decorato da una doppia trec-
(Verbicaro et alii 2005: 13); una analoga se- cia impressa a cilindretto (fig. 6.23), riutilizzato
gnalata in unabitazione scavata presso la Banca nello strato che abbiamo interpretato come piano
Popolare (Racheli 1993: 57, nonch il contributo di calpestio (US 1042) dellambiente pi ampia-
della medesima in questo stesso volume); strutture mente indagato del complesso edilizio di periodo
simili, identificate come vasche per la lavorazione classico (ambiente alpha). Il tipo quello identi-
dellargilla sono note dal complesso artigianale ficato dalla Simonetti come arula con decorazione
dellarea G.V. Gravina-Pignara (Cimino 1993: 41, a fasce e datato nella prima met del VI sec. a.C.,
nota 13, tav. VII). diffuso a Crotone e a Sibari, testimoniato a Caulo-
Una cassetta lapidea di incerta datazione, in- nia gi nel complesso artigianale di Contrada Lupa
vece, costruita con scaglie conficcate nel terreno e nel complesso edilizio di Casamatta21.
stata rinvenuta in una fattoria della chora crotonia- Dal crollo, invece, dello stesso ambiente (US
te, destinata forse, secondo gli scavatori ed editori, 1032) proviene unaltra arula22, questa volta inte-
a riporre strumenti o prodotti particolari, di cui gra, decorata con scene di zoomachia (fig. 6.24a-
non stata trovata traccia al momento dello scavo b), probabilmente ancora in uso23 nel momento
(Ruga et alii 2005: 151, tav. LX). dellabbandono della casa, che abbiamo potuto in-
Oltre a Crotone, cassette simili in contesti abi- quadrare verso la fine del IV sec. a.C. (in merito
tativi sono note anche a Locri (dove quella prove- vedi pi diffusamente infra).
88 Lucia Lepore

Tale arula appartiene al tipo A1 I della Simo- Indicatori di pratiche rituali in questo settore
netti (in assoluto il pi diffuso nella produzione (in attesa della revisione complessiva dei materia-
cauloniate e anche esportato a Locri e in Sicilia) e li) possono essere considerati due piedi di coppe
si pu assegnare ai primi decenni del V sec. a.C. di tipo ionico (US 1094 e 1147) intenzionalmente
(Simonetti 2001: 346 sgg.). forati29 e il grande altare dipinto ricordato sopra.
Il periodo al quale abbiamo potuto attribuire Tra la ceramica attica figurata si segnala inve-
limpianto della cassetta di tegole e poi il suo uso ce un frammento forse di cratere a f. n. (US 1111)
caratterizzato nellarea di S. Marco dallarticolarsi (fig 6.28), inquadrabile attorno al 520 a.C., con la
di un diverso livello di vita (che studi mirati in tal prima e per ora unica raffigurazione mitologica,
senso potranno in futuro meglio delineare) testi- evocativa di scenari complicati, ma intriganti: si
moniato fra laltro dallinizio in questo settore delle legge infatti Eracle che uccide unamazzone (e la
importazioni di ceramica attica figurata24. memoria corre alla mitica citt dellamazzone Cleta
Sono infatti attestati un labbro di coppa tipo Sia- distrutta dai Crotoniati, i quali avevano in sommo
na (US 1049/A) (fig. 6.25a); un frammento di vasca onore Eracle, fondatore del Lacinio) rappresentata
di coppa dello stesso tipo, decorato con fior di loto con larmamento oplitico, mentre da destra soprag-
uniti da archetti (US 1122) (fig. 6.25b)25; frammenti giunge una compagna. Lo schema iconografico in
di pareti di coppe tipo Droop (US 1049 e1049/A) generale, nonch la resa dellelmo dellamazzone e
(fig. 6.25c) e tipo band-cups o top-band stemless il braccio di Eracle, trovano agevolmente riscontro
(US 1049, 1049/A,1049/B, 1122) (fig. 6.25d). in unanfora conservata al Metropolitan Museum di
Si segnalano inoltre 3 frammenti non con- New York e attribuita al Gruppo di Medea30. Nel
gruenti di un vaso chiuso a f. n. (una lekythos, nostro caso il graffito pi duro e sommario.
una oinochoe o una piccola anfora) (US 1049/A) Allo stesso ignoto pittore del cratere da attri-
con la figura di Atena elmata, resti di una lancia e buire il frammento di vaso chiuso con busto e brac-
dellegida (fig. 6.26a); la spalla di una lekythos (US cio sinistro di figura maschile (US 1150) (fig. 6.29).
1049) inquadrabile forse nel Phanyllis Group26, Dalla US 1147 proviene lampia porzione di coppa
con palmette alternate a fior di loto su una catena a decorazione floreale con grandi palmette segnate
di circoli (fig. 6.26b); un piccolissimo frammento da linee graffite e boccioli filiformi che si aprono
di coppa a f. n. (US 1049) con testa di Dioniso bar- a formare degli archi su una catena di circoli con
bata e coronata (fig. 6.26c). punto centrale, databile alla fine del VI sec. a.C.31
(fig. 6.30).
A un oikos tardo-arcaico con copertura fittile Nei decenni iniziali del V sec. a.C. si pu inqua-
alquanto semplificata doveva appartenere lantefis- drare il frammento di coppa (US 1091) con satiro che
sa semicircolare a testa gorgonica (fig. 6.27 e in co- incede verso destra, rami di vite e punti nel campo,
pertina) degli ultimi due decenni del VI sec. a.C. 27, da assegnare al gruppo di Lancut32 (fig. 6.31).
raccolta nel crollo US 1112 (con resti di kalypteres Al secondo quarto del V sec. a.C. possiamo at-
semicircolari, solenes e un kalypter hegemon la cui tribuire limpianto di una unit abitativa (costituita
frammentariet non ha permesso la ricostruzione da un ampio cortile sul quale si aprono a est lam-
del tetto) del saggio E (altrimenti chiamato saggio biente alpha e a ovest lambiente beta) che alcuni
oikos, distinto in oikos nord e oikos sud), situato a indizi concorrono a connotare come una casa di un
ovest del lungo muro nord-sud, che divide larea in certo rilievo: tra questi gli ornamenti architettonici,
due settori. molto probabile che questa antefissa la qualit dei materiali restituiti dai livelli duso,
decorasse la testata del columen. la posizione topografica, cos strettamente legata
Sebbene in questo settore sia stato messo in al porto-canale, ormai unanimemente localizzato
luce finora solo un angolo (formato dalle USM 1085 presso la foce antica del fiume Assi33 (fig. 6.32).
e 113) (fig. 6.6) della probabile struttura abitati- Il piano di calpestio (US 1042) di questa abi-
va, alla quale si riferisce il tetto, il dato fornito da tazione obliterava la cassetta di tegole e i livelli
questultimo piuttosto significativo, in quanto at- arcaici: questi ultimi risultano fortemente intaccati
testa, a Caulonia, fin dal tardo arcaismo, luso per (e le strutture tagliate) dalle massicce fondazioni
ledilizia domestica di rivestimenti architettonici delle strutture USM 1034 e 1003=1038 (rispettiva-
come a Sibari, Locri, Crotone e soprattutto Hime- mente i lati settentrionale e orientale dellambien-
ra28, una consuetudine questa che continuer in te alpha), che soprattutto negli angoli utilizzano
periodo classico come vedremo in seguito. grossi massi irregolarmente squadrati di arenaria
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 89

legati con terra (i lati occidentale e meridionale, tributo Osservazioni sulla circolazione della cera-
rispettivamente USM 1005 = 1004 e 1006 = 1008, mica figurata italiota a Caulonia in questo stesso
hanno fondazioni pi contenute e costituite solo da volume) alla produzione del Pittore della Pisside
pietrame vario e grossi ciottoli). RC 5089, attivo a Locri tra il 360 e il 340 a.C. e
I due vani (plausibilmente non comunicanti attestato finora solo a Locri e Medma.
fra loro) dovevano essere entrambi quadrangolari Sempre dalla US 1101 proviene il robusto so-
pressoch della stessa ampiezza (il vano alpha, stegno trapezoidale a lati inflessi (quello superiore
lunico del quale sono note tutte le misure, largo fornito di un buon piano di appoggio) e larga base
5,10 x 5,07 x 4,99 x 4,96 m negli angoli interni) (lacunosa negli angoli) decorato a rilievo (h max.
e aprirsi a sud su un vasto cortile (che occupa la 17 cm, largh. max. 13 cm) con la rappresentazione
lunghezza degli ambienti posti alle spalle e ha una convenzionale di Bes-Sileno, riconosciuto da Mar-
larghezza oscillante da 5, 80 a 6 m), pavimentato cella Barra Bagnasco in un breve, quanto signifi-
con un battuto di terra e ghiaia fine (fig. 6.7). cativo contributo poco citato34 (fig. 6.36). La figura
Lingresso del vano alpha si pu riconosce- resa accovacciata su una base circolare e si tiene
re allestremit est del muro meridionale USM con le mani il ventre grasso e rigonfio percorso da
1006=1008 (dove si conserva la soglia pi tardi pieghe. Largo volto barbato con lingua pendula,
chiusa da ricorsi di tegole piane): esso doveva esse- lunghe orecchie a punta, braccia e gambe sottili,
re provvisto di un piccolo portico sostenuto da pila- grosso fallo triangolare. Girali vegetali ai lati del
stri quadrangolari, dei quali restano le fondazioni volto e fregio di dentelli sul lato superiore. Sembra
(US 1016, 1017) (fig. 6.33). Lingresso del vano beta ottenuto da una matrice piuttosto stanca derivata
doveva trovarsi allestremit orientale della USM da quella locrese (o viceversa? A questo punto sa-
1083, laddove attualmente si nota unampia lacu- rebbe opportuno riaffrontare globalmente lo studio
na. Questa struttura muraria presenta la faccia a di questi sostegni) edita in Barra Bagnasco 1992a:
vista sul cortile rivestita di tegole paraguttae posa- 43, tav. II, 2, nella quale, tuttavia, manca la corona
te verticalmente con i bordi allesterno (fig. 6.34), di dentelli sul lato superiore.
modalit intesa a proteggere i muri dallumidit gi Ben attestati a Caulonia (dove il tipo gi de-
nota a Caulonia nel complesso abitativo di contrada scritto presente anche nella variante con tarta-
Lupa, datato alla fine del VI-V sec. a.C. (Iannelli ruga che si erge a lambire i genitali del Sileno) sia
2001: 323 sg.), a Crotone in abitazioni di IV sec. in contesti abitativi che in contesti religiosi35 e dif-
a.C. (vedi Verbicaro et alii 2005: 14, nonch il con- fusi a Crotone, Locri, Siracusa e Trapani36, questi
tributo di Agnese Racheli in questo stesso volume), elementi sono stati convincentemente interpretati
a Locri nel cortile della casa dei leoni (Locri IV: come peducci mobili atti a sostenere (presumibil-
23 sgg.) e negli isolati Oliverio di Centocamere del mente in numero di 3) larghi e profondi recipienti
IV sec. a.C. (comunicazione orale dellamica Mar- per la cottura di cibi allaperto (Barra Bagnasco
gherita Milanesio Macr che ringrazio). 1992a: 42, fig. 2), identificazione questa che pu
Il cortile era attraversato in senso est-ovest da ben esemplificare una parte delle funzioni eviden-
una canaletta di scolo (US 1018=1019), con il fon- temente svolte nel cortile in esame.
do formato da tegole piane, che raccoglieva le ac- La scelta di decorare questi oggetti di uso
que convogliandole nella strada nord-sud messa in domestico con figure, di solito reduplicate, dai
luce lungo il lato orientale delledificio. caratteri cos marcatamente grotteschi e osceni
Negli strati duso del cortile finora esplorati potrebbe connotare la cottura del cibo allaperto
(caratterizzati da ampi resti di bruciato) stata re- come un vero e proprio rituale, da propiziare fa-
gistrata la presenza di anfore, mortai, grandi conte- cendo ricorso alluso di iconografie di forte valenza
nitori e ceramiche da cucina nonch tegole e coppi apotropaica, correlate anche con la sfera della fer-
relativi forse a piccoli apprestamenti effimeri: da tilit e aventi connotazione ignea (Barra Bagnasco
uno di questi (US 1101) proviene il frammento di 1992a: 45 sg.)
parete (ricomposto da 8 frammenti) di vaso aperto La loro presenza in aree cultuali pu essere age-
(forse un cratere a campana) (fig. 6.35) con i resti volmente spiegata tanto con la funzione di arredo
di un braccio sinistro sollevato e la parte inferiore quanto con luso rituale come offerte alla divinit.
di una figura maschile nellatto di reggere con la Allo stesso strato (US 1101) appartengono an-
mano destra (ornata di braccialetti) un tympanon, che i resti di alcuni piatti da pesce a f. r. (pi altri
avvicinabile secondo Diego Elia (vedi il suo con- esemplari pi frammentari) dei quali almeno uno
90 Lucia Lepore

Fig. 6.7 Pianta di fase 3: unit abitativa di periodo classico.

Fig. 6.11 Pianta schematica della casa del personaggio grottesco.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 91

da attribuire a fabbriche attiche attive nei primi de- globulare e breve labbro verticale a orlo piatto (evi-
cenni del IV sec. a.C.: il primo (figg. 6.8a; 6.37a), dentemente destinato a trattenere un coperchio),
ricomposto da 16 frammenti, ha la vasca decorata che presenta ai lati delle anse 4 bugne coniche.
da un mollusco sotto il quale si legge un grosso Sulla spalla e presso le anse rosette puntiformi
pesce con occhio campito di nero (il frammento rese con vernice bruna, in pi punti largamente
pi piccolo con mollusco e un altro grosso pesce evanida, come nelle fasce presenti sulla spalla e
lacunosi forse da attribuire a un altro esemplare nel punto di massima espansione38.
molto simile)37; il secondo (figg. 6.8b; 6.37b), ri- Sempre di produzione locale sembra lhydria
composto da 18 frammenti, ha il bordo decorato da (US 1012 + 1030) (figg. 6.9b; 6.38b) con ampio
un ramo di olivo e file di puntini, sulla vasca un corpo ovoidale, collo cilindrico, labbro modanato,
grosso pesce (per la resa della pinna dorsale quasi ansa verticale a nastro, breve peduccio ad anello,
certamente un pagello) caratterizzato da particola- decorata da fasce e filetti in vernice bruna con esiti
ri resi in nero e sopradipinture in bianco; il terzo rosso-brunastri39 (diam. max. ricostruibile 14 cm;
(figg. 6.8c; 6.37c), ricostituito da 5 frammenti, con- diam. labbro 14 cm).
serva solo un grosso pesce con particolari in nero e Di probabile importazione corinzia ci sembra
sopradipinture in bianco. il coperchio di pisside (figg. 6.10a; 6.39a) decorato
Dal settore nord-orientale di questo cortile pro- da una catena di ovoli e fasce a punti alternati)
viene anche un bacile frammentario di louterion (US 1012) che trova confronti piuttosto puntuali in
(rinvenuto nella US 211, inv. n. 72446, durante gli esemplari attribuiti al Corinzio Medio (cfr. Corinth
scavi del 1994 e analizzato da Ilaria Grifoni nella XV, 3: 290 sg., cat. nn. 1585-1587, pl. 64).
sua tesi di laurea) che ci sembrato importante ri- Da tipi del Corinzio Medio e Tardo sembra de-
cordare in questa sede per tentare di leggere al me- rivare invece loinochoe a fondo piatto, corpo cilin-
glio luso funzionale di questo ampio vano scoperto, drico rastremato in basso, spalla arrotondata, alto
che evidentemente riveste un ruolo fondamentale collo sottile, quasi del tutto ricostituita, (US 1012
nel contesto del nostro edificio: la presenza del lou- + 1030 +1062) (figg. 6.10b; 6.39b), verniciata di
terion rimanda allattivit del lavare/lavarsi che va nero nella parte inferiore e di arancio-brunastro
ad aggiungersi alle altre attivit testimoniate quali sulla spalla, il collo, la bocca e lansa, decorata da
quelle della conservazione delle derrate, prepara- rosette puntiformi alternate a petali in vernice nera
zione e cottura del cibo, consumo dei pasti. Non sulla spalla, puntini e raggi in nero alla base del
vanno dimenticati, inoltre, due frammenti di arulae collo (h max. 14,5 cm)40.
da uno dei crolli (US 701, scavi 1994) del settore Prodotto attico di importazione riteniamo inve-
nord-occidentale (Simonetti 2001: 390 sgg., cat. ce il sostegno di cratere o di deinos (interamente
nn. 115-116), segni ulteriori di eusebeia domestica. ricomposto) (US 1012) a v. n. con onde destrorse
Gli strati duso dellambiente alpha hanno resti- rese a risparmio sul bordo pendulo (h max. 14 cm;
tuito molta ceramica da cucina, grandi contenitori diam. base 19 cm) (figg. 6.10c; 6.39c), per il qua-
e ceramica da mensa acroma oltre a vasellame fine le proponiamo un inquadramento cronologico alla
da mensa decorato e a v. n. di un certo pregio. fine del V-inizi del IV sec. a.C.
Frequenti residui carboniosi e lenti di terra mi- Esso trova interessanti confronti con esemplari
sta a cenere registrati soprattutto nella fascia me- di Ruvo, Siriolo, Spina, Gela, nonch con il soste-
ridionale (quella pi prossima alla soglia) rendono gno bronzeo proveniente da Vaste ora a Boston41.
plausibile lipotesi che il vano fosse utilizzato per la A produzioni coloniali, forse della stessa Cau-
cottura e il consumo dei pasti: che un settore fosse lonia, appartengono la lucerna (US 1030) (figg.
adibito alluso di cucina confermato anche dal 6.10d; 6.39d), laskos ad anello (US 1012 + 1030
rinvenimento, nel crollo del tetto, di alcuni fram- + 1062) (figg. 6.10e; 6.39e) e il bocchello a bec de
menti di tegole con opaion. canard di oinochoe o epichysis (US 1012 + 1062) a
Tra i reperti pi significativi, concentrati sot- v. n. (fig. 6.39f), inquadrabili nelle fasi di vita pi
to il crollo del tetto prevalentemente nellangolo recenti, poco prima dellabbandono della casa, che
nord-ovest (dove abbiamo supposto essere lo spa- pu essere ragionevolmente fissato verso la fine del
zio destinato a riporre la suppellettile domestica di IV sec. a.C.42
pregio), segnaliamo un grande stamnos di produ- Loggetto sicuramente pi interessante, per ora
zione locale (diam. max. 48,4 cm, diam. labbro 27 isolato, proveniente dai livelli duso (US 1012 +
cm) (US 1012 + 1030) (figg. 6.9a; 6.38a) con corpo 701) dellambiente alpha sicuramente una ma-
92 Lucia Lepore

Fig. 6.8 Piatti da pesce.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 93

Fig. 6.9 Ceramica decorata a bande.


94 Lucia Lepore

Fig. 6.10 Ceramica di importazione, imitazione e a v.n.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 95

trice (integra a parte una piccolissima lacuna, h doveva avere elevato anchesso in pietrame)48 come
max. 17,5 cm; largh. base 8,5 cm) di terracotta una dimora di un certo rilievo.
raffigurante un personaggio maschile (fig. 6.40) Lesame preliminare dei resti attribuibili al
con decisi caratteri caricaturali e grotteschi, tetto49 ha rivelato luso di tegole piane con bordi a
nudo, caratterizzato da un corpo esile, genita- profilo retto (dimensioni 42 x 61 cm) e a profilo cur-
li molto sviluppati, testa calva con ampia bocca vilineo pi o meno accentuato (dimensioni 55 x 82
aperta nella quale si leggono due file serrate di cm oppure 53,5 x 80 cm in media), frammenti di
denti, che tiene nella mano destra abbassata un tegole con opaion, kalypteres a sezione semicircola-
plettro e regge nella sinistra una phorminx (una re aventi come diametro alla base 10 oppure 21 cm
delle tante varianti dello strumento a corda ricor- (alcuni con ampie tracce di colore rosso), qualche
dato da Omero e ben rappresentato nella cerami- raro frammento di kalypter a sezione pentagonale.
ca greca di periodo geometrico, da cui deriv in Sono stati raccolti inoltre frammenti di tegole
seguito la kithara 43). Tale ritrovamento pu far piane connotate dai seguenti bolli: 2 bolli a rilievo
pensare ad attivit produttive legate alloikos in in cartiglio circolare nel quale si leggono le lettere
esame, che tuttavia solo ulteriori indagini potran- pi (con secondo tratto verticale breve) e hypsilon
no confermare e precisare. (privo della linea verticale) legate in nesso (dal
Tornando al personaggio rappresentato nel- lungo muro nord-sud ellenistico proviene un altro
la nostra matrice44, esso trova confronti puntuali frammento di tegola con questo bollo, riutilizzato
nelle terrecotte, databili poco dopo la met del V come zeppa); 1 bollo a rilievo in cartiglio rettango-
e gli inizi del IV sec. a.C., provenienti dal santua- lare con le lettere pi (con secondo tratto verticale
rio dei Cabiri presso Tebe in Beozia. Queste ulti- breve), hypsilon (con tratto verticale), rho (con oc-
me mostrano gli stessi tratti grotteschi e gli stessi chiello ampio quasi quadrangolare); 2 bolli a rilie-
attributi cui si aggiungono teste pi fantasiose vo in cartiglio circolare con delfino volto a sinistra
con larghe orecchie a sventola e bocca distorta (e (fig. 6.41). Il tipo con le lettere pi e hypsilon legate
per questo identificate talora come uomo mulo o in nesso si ritrova sulle tegole di modulo maggiore.
uomo rana) e una pelle ferina annodata sul petto, Questi bolli vanno ad aggiungersi a quelli
che ha fatto pensare a una parodia di Eracle. La editi da Maddalena Simonetti50, che interpretava
nostra figura, senza pelle ferina e con testa meno i primi due tipi come abbreviazioni onomastiche
animalesca, pu considerarsi una variante (collo- relative alle officine di produzione (discutendo
cabile ancora sullo scorcio del V sec. a.C.) magno- anche la possibilit di una interpretazione de-
greca e nella fattispecie cauloniate dei tipi beoti motica collegata allintervento dello stato locre-
(diffusi anche in Attica e nella Locride) gi noti e se dopo la conquista dionigiana del 389 a.C.); il
acutamente analizzati da Nikolaus Himmelmann terzo come emblema legato sempre allofficina di
nel suo saggio sugli aspetti del realismo nellar- produzione. La datazione proposta per tutti e tre
te greca del periodo arcaico e classico (Himmel- i tipi la met del IV sec. a.C. considerato come
mann 1994: 89 sgg.). terminus ante quem.
Tipi affini sono attestati ad Himera45. Attualmente lexcursus cronologico dei nostri
Se si escludono le arulae il panorama coropla- bolli risulta essere molto pi ampio: esso va infat-
stico cauloniate si presenta veramente povero: a ti compreso tra limpianto della casa nel secondo
figure grottesche sono state attribuite due testine quarto del V sec. a.C. e il suo abbandono alla fine
provenienti dalla vasca cultuale a nord-ovest del del IV.
tempio46, alle quali da aggiungere una singolare Dal crollo esterno allambiente alpha (US 1068)
testa maschile a rilievo su fondo piatto, un pinax proviene un kalypter hegemon con largo bordo con-
o unantefissa, da S. Marco47, inedita, con decisi vesso del diametro max. di 25,4 cm (sono testimo-
caratteri grotteschi e forse (se la mia lettura cor- niati anche frammenti di kalypteres hegemones con
retta) un accenno alla cecit dellocchio destro: bordo a doppio e triplo bastoncello).
stilisticamente si potrebbe inquadrare nel pieno Come testata del columen sar stata utilizzata
V sec. a.C. lantefissa semicircolare, proveniente dalla stessa
unit stratigrafica, che si conserva integra ed
Vorrei soffermarmi ora brevemente sugli ele- larga alla base 32 cm (h max. 31 cm, diam. max.
menti architettonici che come abbiamo premesso del coppo del quale conserva ampi resti nella par-
connotano questa abitazione (che probabilmente te superiore 26,2 cm) (fig. 6.42). Alcune tracce di
96 Lucia Lepore

colore rosso presenti sulla superficie chiara fanno te alpha andr annoverata anche la matrice con la
ritenere che essa dovesse essere in origine dipinta. rappresentazione della figura grottesca.
Luso di dipingere la testata terminale di un
coppo in funzione protettiva e contemporaneamen- Come abbiamo accennato allinizio, questo
te ornamentale diffusissimo in Grecia, Etruria, complesso abitativo si dispone lungo un asse stra-
Magna Grecia e Sicilia e nella maggioranza dei dale53 orientato nord-sud (gi indiziato allepoca
casi viene riferito a contesti cultuali o tuttal pi del Convegno fiorentino) messo in luce attualmente
pubblici: solo recentemente, grazie ai ritrovamenti per una larghezza massima di 5,30 m54 e una lun-
di Himera e di Naxos, si va affermando la convin- ghezza massima di circa 10 m (figg. 6.7, 6.44).
zione che i rivestimenti architettonici e pertanto Conformato a schiena dasino, esso costitui-
anche le antefisse (tanto dipinte che plastiche) po- to da un solido battuto di terra sabbiosa mista a
tessero ornare anche alcuni edifici privati51. ghiaia grossolana di fiume, pietrisco e rari inclusi
Allornamento del columen, in una fase proba- di terracotta, sul quale si conservano ampi resti di
bilmente anteriore a quella che vede luso dellante- due carreggiate poste alla distanza di 1,20 m luna
fissa dipinta, pu plausibilmente essere attribuito il dallaltra (pari quindi alla larghezza del veicolo).
frammento di acroterio fittile con girali e palmetta Il tratto di strada che costeggia lambiente alpha
(fig. 6.43), confrontabile con uno simile dal santua- e il cortile delledificio classico caratterizzato da
rio di Parapezza a Locri (Milanesio 1996: 54, cat. uno scannafosso largo da 0,70 a 1 m, riempito da
1.12.) che Gregorio Aversa, nel suo contributo in pietrame, laterizi, anfore, materiale ceramico ver-
questo stesso volume, ritiene derivare, unitamente niciato e materiale coroplastico, come la testina
a quello raccolto da Paolo Orsi sulla collina del- femminile tardo arcaica55 (fig. 6.45), che documen-
la Passoliera, dallacroterio marmoreo del tempio tano fasi duso comprese tra la fine del VI-inizi del
maggiore del Lacinio a Crotone52. V sec. a.C. e la fine del IV.
Dopo labbandono della casa, avvenuto in tutta
La distribuzione planimetrica dellunit dome- fretta come testimoniano i tanti vasi fratturati ma
stica finora esaminata (che abbiamo voluto deno- interamente ricomponibili, la strada venne rifat-
minare casa del personaggio grottesco) restituisce ta stendendo un nuovo battuto composto di terra
un lotto di forma quadrangolare e compatta, avente sabbiosa e ghiaia grossolana legate da malta (?)
una superficie di poco pi di 110 mq: essa pu es- biancastra su un vespaio di tegole. Di questo ri-
sere avvicinata alla tipologia della casa cosiddetta facimento si conservano per ora solo pochi lacer-
a pastas per la presenza del portichetto aperto a ti nellangolo sud-est del saggio B e lungo il lato
sud sullampio cortile (fig. 6.11). orientale del saggio G (fig. 6.7).
Per la distribuzione planimetrica e la super- Lasse viario da noi messo in luce insiste tra la
ficie complessiva la casa cauloniate trova, negli plateia ellenistica p I ( della quale in questo set-
edifici arcaici messi in luce a Sibari e nellabitato tore non stata trovata alcuna traccia) restituita
di S. Nicola ad Amendolara (Fusaro 1982: 26), nella pianta di M. Teresa Iannelli e Sabina Rizzi
interessanti riferimenti, che diventano confronti (Iannelli e Rizzi 1985: tav. I) e la presunta plateia
puntuali nelle case di Monte San Mauro di Cal- A immaginata da Henri Trziny pi a est verso il
tagirone in Sicilia, datate alla fine del VII-inizi mare (Trziny 1989: fig. 81).
VI sec. a.C. e avvicinate alle case, di poco pi Allo stato attuale non possiamo aggiungere
antiche, di Thorikos ed Eleusi (vedi da ultimo altro in attesa di rivedere in generale gli aspetti
Belvedere 2000: 60 sgg.). topografici e cartografici dellintera area a mare,
Nelle case di Monte San Mauro lampio vano an- che per quanto ci riguarda abbiamo avviato gi nel
tistante coperto, quindi non un cortile come nel 2008, con la costruzione di una rete di riferimen-
nostro caso e nelle case di Sibari e Amendolara, ti interni ed esterni al settore di scavo, finalizzata
pur tuttavia in esso vengono svolte funzioni quali la prevalentemente al rilievo manuale delle strutture
conservazione, la preparazione e il consumo di pa- e delle stratigrafie56.
sti assimilabili a quelle ipotizzate per il nostro cor- Durante queste operazioni sono stati rilevati
tile: simili sembrano essere alcune funzioni di uno mediante stazione totale ampi tratti di una strada
dei due vani retrostanti come la cottura dei cibi e acciottolata, rettilinea, orientata in senso nord-sud
la conservazione del vasellame e degli oggetti di conservata per circa 500 m sotto il piano strada-
pregio (thalamos), fra i quali nel caso dellambien- le di un moderno viottolo sterrato, sita tra il greto
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 97

della fiumara Assi a nord e il sottopasso ferroviario in corrispondenza dei vani 2 e 4, delle quali non
allaltezza dellAntiquarium a sud: qui la strada, chiaro luso: esse infatti si aprono a unaltezza pi
larga 3 m, svolta bruscamente verso ovest e viene elevata rispetto ai piani di calpestio interni e subito
scavalcata dallo stesso sottopasso per poi perdersi sopra la risega di fondazione allesterno: per questo
in direzione sud lungo la ferrovia. pi che a favorire il deflusso delle acque dovevano
forse servire a creare delle aperture nella parete di
Allabbandono della casa di periodo classico e fondo di vani aventi particolari necessit di aera-
al rifacimento della strada da collegare limpian- zione e di ventilazione.
to, nel corso del III sec. a.C., della struttura stretta
e allungata (quella che insiste al centro dellarea Labbandono del portico-magazzino sembra do-
di scavo) (figg. 6.12, 6.46), della quale abbiamo versi inquadrare attorno al II-I sec. a.C., periodo al
messo in luce la delimitazione settentrionale e non quale possibile attribuire con una certa sicurez-
ancora quella meridionale (lungh. max. per ora za resti limitati della stratificazione originaria non
conservata 17,75 m negli angoli interni), ripartita compromessi dai processi post-deposizionali.
da 4 tramezzi in un vano di 3 x 2, 50 m (vano 3) e Tra il II-I sec. a.C. e il I-II sec. d.C. lo spazio
due di 5 x 2,50 m (vani 2 e 4), aperti completamen- corrispondente al vano 3 dovette essere utilizzato
te, senza delimitazione anteriore, a est, nonch un per il ricovero e il seppellimento di animali come
vano di 5 x 5 m forse chiuso anteriormente (vano 1). sembra indiziare lampia fossa nella quale abbiamo
Essa taglia e in certi tratti scavalca le struttu- rinvenuto le ossa di un bos taurus e di un equus
re della casa di periodo classico, dallorientamento caballus (il primo mancante della parte posteriore,
delle quali diverge in modo sensibile, allineandosi il secondo mancante delle zampe anteriori), con-
allimpianto urbanistico di periodo ellenistico am- servate parzialmente in connessione anatomica59
piamente esemplificato in Iannelli e Rizzi 1985 e (figg. 6.13, 6.47).
riletto in seguito alla luce di dati acquisiti succes- Larea fu occupata in seguito da una piccola ne-
sivamente grazie a nuovi scavi e a nuove ricerche57. cropoli tardo-antica, alla quale sono state riferite
Abbiamo interpretato tale complesso come un una tomba con copertura di tegole e spallette di
portico-magazzino basandoci unicamente sulla ti- ciottoli datata da una moneta di Costanzo II (347-
pologia generale della struttura, la quale, priva in 348 d.C.), una sepoltura a enchitrismos in unanfora
gran parte di una delimitazione anteriore, si con- di met IV-V sec. d.C. e gruppi di ossa frammenta-
figura piuttosto come una tettoia in muratura, con te relativi forse a qualche altra sepoltura60.
una copertura di tegole molto semplificata, proba- Tra le fasi duso e di abbandono delle strutture
bilmente a un solo spiovente, con una serie di vani ellenistiche e quelle della frequentazione romana
allineati privi di chiusura in facciata, che ci sono e tardo-antica, stando ai dati attuali, non sembra
sembrati utili allo stoccaggio. esserci soluzione di continuit: queste ultime sono
Proprio allo stoccaggio di merci fa pensare il evidentemente da mettere in correlazione con la
consistente numero di anfore da trasporto riferibili vita della statio romana (individuata nei resti messi
ai tipi MGSV e MGSVI del Van Der Mersch, greco- in luce immediatamente al di l della ferrovia, nei
italiche, puniche58, presenti in strati compromessi, pressi della chiesetta medievale), la quale sembra
dei quali in atto una revisione puntuale e mirata nascere quasi in contemporanea con labbandono
al fine di definire meglio funzione e uso della strut- del portico-magazzino61.
tura messa in luce. Tra i rinvenimenti pi significativi riferibili alla
La tecnica costruttiva del lungo muro nord-sud, frequentazione romana e tardo-antica si segnalano
che costituisce il muro portante della costruzio- due monete di bronzo (una di Costantino I, laltra
ne, corrisponde a quella chiamata da Paolo Orsi di Costantino I o Costantino II), ceramica a pareti
a nido dape: essa viene impiegata nella casa del sottili, ceramica sigillata italica (qualche frammen-
drago e ben esemplificata nei prospetti delle mura to probabilmente locale), ceramica sigillata africa-
ellenistiche (datate su base stratigrafiche al III sec. na A (fra cui un piatto con decorazioni applicate),
a.C.) pubblicati da Henri Trziny (Trziny 1989: 13 ceramica sigillata africana D (percentualmente la
sgg., figg. 6-9). Lassise superiore presenta due ca- pi rappresentata anche come variet di forme),
nalette (costituite da altrettanti kalypteres a sezio- nonch un numero veramente cospicuo di anfore
ne semicircolare capovolti posti in opera di testa) da trasporto (pochissimi i frammenti attribuibili al
collocate alla distanza di 7,20 m luna dallaltra, periodo II-I sec. a.C./ I-II sec. d.C.)62, riconducibi-
98 Lucia Lepore

Fig. 6.12 Pianta di fase 4: portico-magazzino.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 99

Fig. 6.13 Pianta complessiva.


100 Lucia Lepore

li a produzioni essenzialmente nord africane, spa- in Trziny 1989: XIV) quanto la prosecuzione della plateia
gnole (un gruppo pi ristretto), del Vicino Oriente larga 14 m, gi indiziata dal breve tratto di acciottolato
stradale messo in luce in un saggio del 1984 (ripreso poi
(qualche esemplare). nel 1999) situato a est della linea ferrata Taranto-Reggio
Calabria (in proposito vedi da ultimo Iannelli 2005: 235
Note sgg.). A queste campagne ne seguirono altre, sempre
dirette da M. Teresa Iannelli, responsabile del territorio, in
collaborazione con A. Pietro, A. La Fragola, M. DAndrea,
1
Oltre a Elena Lattanzi, gi Soprintendente archeologo del-
M. Simonetti, condotte negli anni 1988, 1991, 1994, 1995,
la Calabria, alla quale mi legano amicizia e affetto fin dai
1996, non ancora fatte oggetto di pubblicazioni organiche e
tempi, ormai lontanissimi, della mia tesi di laurea, desidero
quindi sostanzialmente inedite a eccezione delle numerose
ringraziare M. Teresa Iannelli, responsabile del territorio
citazioni, frequenti in tutta la letteratura relativa a Caulonia,
(salvo una breve interruzione), per la disponibilit, laper-
delle quali ricordiamo a puro titolo esemplificativo quelle in
tura e lamicizia dimostrate nei miei confronti nei tanti mo-
Cuteri e Rotundo 2001: 118 (dove si fa riferimento anche a
menti di serena e proficua collaborazione, nonch tutto il
sondaggi eseguiti nel 1998); Iannelli 2005: 239 (dove sono
personale scientifico, tecnico, di custodia, amministrativo
ricordati materiali di VII sec. a. C. e [] una coppa a v.
distaccato presso lAntiquarium di Monasterace Marina. n. per la decorazione ad esse rovesciate, dentro una fascia
Desidero esprimere poi la mia gratitudine alle due Am- risparmiata [] assegnata allo stile di Thapsos); Iannelli
ministrazioni comunali, succedutesi nel frattempo, che si 2005: 241 (dove viene ricordata, alla fine degli anni 90, la
sono adoperate in tutti i modi e secondo le possibilit per ripresa dello scavo fino allo strato vergine di un ambiente
sostenere logisticamente e rendere confortevole il soggiorno di una delle case). Nellanno accademico 1995/96 Maria
dellquipe fiorentina, rappresentate dai Sindaci Prof. Giu- DAndrea si specializzava in Archeologia classica presso la
seppe Bonazza (con gli assessori Nicola Armocida e Um- Scuola di Specializzazione in Archeologia dellUniversit di
berto Origlia) e Dott.ssa Maria Carmela Lanzetta (con gli Firenze discutendo una tesi dal titolo Caulonia Impianto
assessori, i consiglieri e il personale tecnico e amministra- urbano: il settore a mare alla luce delle indagini archeologiche
tivo del Comune). Un grazie particolare devo poi a quelle (relatori il Prof. Emanuele Greco e la scrivente), nella quale
persone (e sono tante) di Monasterace Superiore e Monaste- veniva proposto per questo settore un modello urbanistico
race Marina, che con il loro affetto e la loro amicizia, hanno alternativo rispetto a quello elaborato per il resto della citt
contribuito (e continuano a farlo) a facilitare e rendere pi da M. Teresa Iannelli e Sabina Rizzi (cfr. Iannelli e Rizzi
piacevole il nostro lavoro (ricordo solo le Signore Michela, 1985: passim), costruito sulla base dei dati scaturiti dalle
Angelica, Giuseppina, Chiara, Francesca, Maria Scala e i indagini condotte prevalentemente negli anni 1994 e 1995.
Signori Tot, Mario, Antonio, Natale, nonch i giovanissi- A Maddalena Simonetti, vincitrice di un assegno di ricerca
mi Rodolfo e Rosanna). Un grazie di cuore a tanti amici e e mia stretta collaboratrice per alcuni anni, si devono gli
colleghi che mi hanno dato una mano e soprattutto ai miei ampi e circostanziati contributi sulle arulae e i bolli di
allievi, pi giovani e meno giovani, che mi seguono e mi Caulonia confluiti nella prima raccolta di studi cauloniati
sostengono in questa come nelle altre avventure di scavo. curati da Maria Cecilia Parra, da ora in poi citati Kaulona I,
Sono grata infine a Rossella Agostino, per la sua attenzione rielaborazioni rispettivamente della tesi di laurea, discussa
e disponibilit, agli amici del Comando della Sezione Aerea nellanno accademico 1993/94 presso lUniversit di
della Guardia di Finanza di Lamezia Terme (CZ), Capitano Firenze (relatori i Proff. Luigi Beschi, Vincenzo Saladino e
Carlo Salpano, Maggiore Massimo Sambataro e Marescial- la scrivente), e della tesi di specializzazione in Archeologia
lo Giuseppe Tella, per le riprese digitali delle varie fasi di classica, discussa nellanno accademico 1999/2000 presso
scavo da elicottero, a Jacopo De Grossi Mazzorin per il suo la Scuola di Specializzazione dellUniversit di Firenze
interessamento ai resti faunistici. (relatori la scrivente, la dott.ssa M. Teresa Iannelli e il Prof.
A Ilaria Grifoni si devono le riproduzioni grafiche della fig. Vincenzo Saladino).
6.10 del presente contributo; a Maria Rosaria Luberto le 3
Alla breve campagna del 2003, della durata di 2 settimane,
riproduzioni grafiche delle figg. 6.3-4, 6.8-9. Le piante com- intesa prevalentemente a prendere confidenza con il sito,
posite di fase, quella complessiva e la pianta schematica seguivano le campagne del 2004, 2005, 2006, durante
della casa del personaggio grottesco sono state coordina- le quali venivano raccolti i dati presentati nel Convegno
te e composte da Paola Turi. Il restauro preliminare delle fiorentino: a questi dati sono da aggiungere ora le novit
ceramiche riprodotte nelle figg. 6.38 e 6.39 c, e, f si deve emerse nel corso delle successive campagne, delle quali
alla disponibilit di Villalba Mazz Imperitura, distaccata si tiene ovviamente conto nel testo qui presentato. Brevi
presso lAntiquarium di Monasterace Marina, che ha curato accenni in Lattanzi 2004: 1017; Sabbione 2005: 473, tav.
anche il restauro delle monete. LVI, 2; Lattanzi 2006: 763, tav. IV, 2; Sabbione 2007: 476.
Tutte le riproduzioni fotografiche dello scavo e degli oggetti, 4
Martina Farru e Ilaria Grifoni hanno discusso le loro
salvo diversa indicazione, sono della scrivente. tesi di laurea (vecchio ordinamento) presso lUniversit
2
Le prime indagini sistematiche svolte in questo settore di Firenze nellanno accademico 2005/2006 (relatori la
risalgono al 1986, allorquando Henri Trziny e M. Teresa scrivente, la Dott.ssa M. Teresa Iannelli e il Prof. Luigi
Iannelli, coadiuvata da S. Collin Bouffier, aprivano due saggi Donati). Sempre nellanno accademico 2005/2006 veniva
pressoch contigui, indicati rispettivamente con le sigle discussa con gli stessi relatori la tesi di Francesca Bagnoli
SAS I (il saggio pi a nord) e SAS II, per verificare tanto dal titolo Proposta di classificazione delle anfore da trasporto
landamento della cortina muraria, in questo tratto segnato di Caulonia incentrata su 849 esemplari provenienti dai siti
a tratteggio nella pianta pubblicata da Paolo Orsi (Iannelli di S. Marco e Guarnaccia. Allanno accademico 2004/2005
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 101

risale invece la discussione della tesi di laurea di Denise 11


Un frammento simile proveniente dallarea del tempio in
Zoli (relatori la scrivente, la Dott.ssa M. Teresa Iannelli, il Gagliardi 2004: 64 sgg., n. 37, fig. 45.
Prof. Giovannangelo Camporeale e la Dott.ssa Maddalena 12
Vedi ad esempio alcuni esemplari simili da Pitecusa
Simonetti) riguardante Le strutture e i materiali dello scavo (Pithekoussai I: 376, to. 323, 3, tav. 120: 475, to. 472, 3, tav.
in propriet Guarnaccia a Caulonia, relativa a un complesso 140). Tutti i frammenti di ceramica geometrica da S. Marco
edilizio ubicato nella Neapolis meridionale, messo in luce qui citati sono ora in corso di studio da parte di Maria Rosaria
nel 1980 durante uno scavo di emergenza diretto da Claudio Luberto, alla quale stata assegnata tutta la ceramica
Sabbione in collaborazione con M. Teresa Iannelli. Sono arcaica da S. Marco nord-est, che andr a formare una parte
state discusse inoltre le tesi di laurea triennali Iconografia della sua tesi di dottorato incentrata sulla Ceramica arcaica
ed interpretazione delle raffigurazioni sulla monetazione di delle colonie achee dOccidente. L'analisi e lo studio puntuale
Caulonia (relatori la scrivente e il Prof. Giovanni Gorini) e di tutti i materiali va rivelando la presenza di altri frammenti
Organizzazione e problemi della necropoli di Caulonia (relatori di protokotylai e coppe tipo Thapsos.
la scrivente e la Prof.ssa Gabriella Capecchi) rispettivamente
da Emma Loiero e Maresa Melia, che nellanno accademico
13
In proposito vedi da ultimo Parra 2004: 26 sg.; Gagliardi
2007/2008 discutevano le tesi di laurea specialistica Il saggio 2004: 64 sg., 83. Gi nellintervento fatto durante il convegno
B in localit San Marco a Caulonia: risultati preliminari di Crotone del marzo del 2000 (gli Atti sono stati pubblicati
(Emma Loiero) e Il saggio C in localit S. Marco, risultati nel 2005) M. Teresa Iannelli riteneva significativa, ai fini
preliminari (Maresa Melia) aventi come relatori la scrivente, della cronologia della fondazione di Caulonia, la presenza
il Prof. Luigi Donati e la Dott.ssa Maddalena Simonetti. di due frammenti di coppe dello stile di Thapsos provenienti
dalla casa del drago e dallarea del tempio dorico (Iannelli
5
I dati geofisici, sedimentologici e petrologici cui si fa 2005: 237 sg.).
riferimento furono presentati da Stanley durante il Convegno
fiorentino e sono ora editi in versione italiana nella seconda
14
Parra 2004: 26 sg.; pi diffusamente Facella et alii 2004:
raccolta di studi cauloniati curati da Maria Cecilia Parra, da 271 sgg. Si tratta di 3 tombe a incinerazione secondaria
ora in poi citati Kaulona II. inquadrabili nellEt del Ferro iniziale, delle quali una
contenente ceramica greca degli ultimi decenni dellVIII
6
Titolare dal primo novembre 2006 di un assegno di ricerca sec. a.C.
dal titolo Caulonia dalla fondazione alla romanizzazione,
finanziato dallUniversit di Firenze, dalla Regione Toscana
15
Sono grata a Tiziana Fratini per aver contribuito allesame
e dallEnte Cassa di Risparmio di Firenze. e allinquadramento di questi frammenti.
7
Il gruppo di lavoro composto da Paola Turi, Maria
16
Per alcuni aspetti generali di religiosit domestica
Rosaria Luberto, Ilaria Grifoni, Paola Colistra, Giovanni esemplificati soprattutto dalle terrecotte figurate, ma anche
Spallino, Miyuki Yamamoto, G. Luca De Vita, Mara Carla dagli altarini di terracotta (arulae) e da ceramica votiva e
Cavallaro, e inoltre Valentino Desantis e Fabio Congedo miniaturistica, per Locri vedi il breve ma denso contributo di
della Cooperativa Akra Iapygia. Barra Bagnasco 1996d: passim; per Crotone vedi da ultimo il
8
Pur trattandosi di un frammento esiguo, limpasto (molto contributo di Alfredo Ruga in questo stesso volume.
depurato, color giallino chiaro tendente al verde), la forma 17
Vedi Parra 2004: 7 sgg., nonch il contributo della
con la caratteristica distinzione dellorlo e la decorazione medesima in questo stesso volume.
(in vernice bruna allinterno, quasi del tutto evanida 18
Si tratta dello scavo durgenza condotto dalla scrivente,
allesterno), con 4 tratti verticali che incorniciano in genere con la direzione scientifica di Claudio Sabbione, tra
il pannello con gli chevrons, rientrano fra le caratteristiche febbraio e marzo del 1975 nel cantiere di via Firenze, di
delle protokotylai corinzie del Medio Geometrico II: cfr. propriet SO. GE. CA. Crugliano, in una zona centralissima
ad esempio quelle edite in Pfaff 1988: 27 sg., 51 sgg., di Crotone, durante il quale furono messi in luce alcuni
figg. 11-14, pl. 29; vedi inoltre i numerosi frammenti di quartieri abitativi distribuiti lungo uno stenopos (alcuni
protokotylai da Otranto e Vaste in Archeologia dei Messapi: accenni in Sabbione 1976: 595 sg.; Sabbione 1977: 899
37 sg. cat. nn. 75-84, 53 sgg. cat. nn. 16-19, nonch la sgg.; per una visione organica sullimpianto urbano di
coppa dallIncoronata di Metaponto sulla quale ritornato Crotone Spadea 1984: passim). Agli inizi di questo secolo
recentemente Piero Orlandini (Orlandini 2000: 195 con i risultati di questo scavo sono stati analizzati in due tesi
bibliografia precedente). di laurea discusse, presso lUniversit di Firenze, nellanno
9
Il frammento confrontabile con quelli dallarea del tempio accademico 2002/2003, da Luna Renda Lo scavo Crugliano
per i quali vedi da ultimo Gagliardi 2004: 64 sg., nn. 34-36, 1975 a Crotone: analisi delle strutture e dei materiali del
fig. 45. settore occidentale (relatori la sottoscritta, la Dott.ssa Elena
10
Il frammento ha impasto ben depurato, duro, color grigio Lattanzi, il Prof. Vincenzo Saladino), e Maria Rosaria
chiaro in superficie giallino-rosato, la decorazione ottenuta Luberto Lo scavo Crugliano 1975 a Crotone: analisi delle
in vernice bruno rossastra. Per la forma e la decorazione strutture e dei materiali del settore orientale (relatori la
trova un confronto piuttosto stringente nella kotyle di tipo sottoscritta, il Dott. Roberto Spadea, il Prof. Vincenzo
Aetos 666 dalla stipe dei cavalli di Pitecusa, ritenuta locale Saladino). Sono grata a Claudio Sabbione per avermi in
(vedi dAgostino 1995-1996: 48, cat. n 17, tav. XXXV). Per qualche modo introdotta nel mondo acheo occidentale, a
le imitazioni pitecusane di kotylai tipo Aetos 666 vedi ad Elena Lattanzi e Roberto Spadea per la disponibilit e la
esempio Pithekoussai I: 204, to. 161, 3, tav. 63: 470, to. 469, 2, collaborazione dimostrate nei confronti miei e delle mie
tav. 138: 547, to. 550, 2, tav. 164. La nostra coppa come quella allieve. Per una breve sintesi sui risultati complessivi di
dalla stipe dei cavalli per la forma si avvicina alle kotylai tipo questo scavo vedi ora il contributo di Maria Rosaria Luberto
Aetos 666, per la decorazione alle coppe a chevrons. in questo stesso volume.
102 Lucia Lepore

19
Sono infatti attestati, oltre a Caulonia, a Himera, Naxos, alle abitazioni distrutte dallimpianto di una vigna in
Gela, Agrigento, Selinunte, Megara Hyblaea, Siracusa, Monte propriet Delfino, a nord della collina del Faro, nella
S. Mauro di Caltagirone, Sibari, Crotone, Locri, Hipponion, Neapolis settentrionale. In particolare Barello assegna
Medma, Taranto, Metaponto. Le arulae di Caulonia sono alle case Delfino solo lantefissa cat. n 28 (avente sul retro
state prese in esame da ultimo in Simonetti 2001, che ordina la scritta a china KAUL. CA[S]E) assegnata al tipo 4 e
120 esemplari (inquadrati cronologicamente tra la prima dubitativamente quella cat. n. 24 sempre assegnata al tipo
met del VI sec. e la met del V sec. a.C. con un gruppo 4 (Barello 1995: 51).
ridotto assegnato alla seconda met del IV), raccolti in 28
Per Sibari accenni in Guzzo 1996: 123, ma vedi anche
gruppi, sottogruppi e tipi, basati tanto sulla classificazione Castoldi 1998: 23, nota 76. Per Crotone vedi Aversa 2005:
morfologica che su quella dei temi decorativi; colpisce delle 73 sgg., tav. XXXIV, figg. 12-13; tav. XXXV, fig. 16; tav.
arulae di Caulonia la provenienza quasi esclusiva, quando XXXVI, fig. 18; tav. XXXVII, figg. 21-22, nonch il
registrata, da contesti abitativi (circa la met) rispetto ai contributo di Agnese Racheli in questo stesso volume, nel
contesti sacri (4) e funerari (1). Il lavoro della Simonetti quale sono ricordate antefisse dipinte e a rilievo. Per Locri
fornisce inoltre unampia e motivata nota bibliografica, alla vedi da ultimo il contributo di Eleonora Grillo in questo
quale rimandiamo in generale. stesso volume, nel quale sono prese in esame 10 antefisse
20
Lesemplare (rinvenuto nel crollo US 700, scavi a maschera gorgonica (comprese in un arco cronologico che
Soprintendenza Archeologica della Calabria 1994, inediti) va dalla fine del VII alla met del VI sec. a.C.) delle quali
pubblicato in Simonetti 2001: 389 sg., n. 112, figg. 405-406. ben 9 provengono da contesti abitativi: 3 di queste ultime
21
Simonetti 2001: 386 sg. Sul complesso artigianale sono direttamente importate da Caulonia. Dalla casa dei
di Contrada Lupa vedi in generale Iannelli 2001 e da leoni e precisamente dal cortile sul quale si affacciava la
ultimo Gagliardi 2004b: passim. Sul complesso edilizio di pastas provengono antefisse sileniche collegate al tetto della
Casamatta vedi M. Teresa Iannelli in questo stesso volume pastas medesima (Locri IV: 266) Il fenomeno molto pi
con bibliografia precedente. esteso a Himera dove sono stati raccolti numerosi elementi
22
Questa arula, compresa nel crollo e rilevata dalla parte di rivestimenti fittili architettonici, fra cui sime, tegole
della base durante la campagna del 2004, fu lasciata in terminali e antefisse, in quasi tutti i quartieri abitativi della
situ e recuperata dallamica Cecilia Parra nel giugno del citt, soprattutto negli ambienti lungo gli assi stradali (cfr.
2005, prima dellinizio della nostra terza campagna di Himera II: 187 sgg., 331 sgg., 439 sgg., 589).
scavo, durante la quale fu asportato completamente il crollo
29
Per fondi di vasi forati provenienti dal santuario di Punta
suddetto. Stilo e precisamente dalla vasca cultuale a nord-ovest del
23
Circostanza questa registrata raramente: spesso le arulae tempio cfr. Gargini 2004: 105 e cat. nn. 31, 39, 60, fig. 57,
sono state e continuano a essere raccolte in contesti molto pi 2-4.
recenti e considerate residui imputabili al conservatorismo
30
Cfr. CVA New York 4: 27 sgg., pl. 29. Per il gruppo di
religioso (Simonetti 2001: 396 sg.). A Laos, tuttavia, nella Medea vedi Beazley 1956: 321.
casa della rampa dellultimo quarto del IV sec. a.C., stata 31
Questa classe molto diffusa (per un inquadramento
rinvenuta unarula appoggiata contro la parete nord del vano generale cfr. Pierro 1984: 143 sgg.) e comprende sia coppe
rettangolare di fronte allingresso (Greco 1996a: 131). derivate da quelle a fascia dei Piccoli Maestri, sia cup-skyphoi;
24
Per un inquadramento complessivo di questo problema trova particolare favore a Caulonia dove sono attestati sia
rimando al mio contributo Qualche considerazione i tipi pi antichi con palmette segnate da incisioni graffite
sullimportazione di ceramica attica figurata a Caulonia in (oltre al nostro un frammento in Tomasello 1972: fig. 72 f)
corso di stampa negli Atti del convegno Esempi di lettura del sia i tipi pi recenti con palmette rese a macchia, nonch
territorio calabrese tra lo Stilaro e il Corace: vie, insediamenti, coppe tipologicamente simili, decorate solo da una serie di
abitati e necropoli tra et greca ed alto medioevo, Soverato fogliette, attribuite a fabbriche coloniali; le problematiche
5-6 aprile 2008, da ora in poi Lepore c.d.s. relative alla classe sono riprese pi ampiamente in Lepore
25
Il frammento si pu confrontare con quello simile da c.d.s.
Megara Hyblaea (attribuito al P. di Heidelberg in Mgara
32
Beazley 1956: 576-81, 708. La resa del satiro a silhouette
2: 99, tav. 87, 1, meglio inquadrabile tra le coppe del medio piena, senza uso del graffito, e la presenza di tralci e
periodo (550-540 a.C.) del Griffin-Bird Painter per il quale punti, rientra nelle caratteristiche del gruppo di Lancut. Il
vedi da ultimo Brijder 2000: passim. frammento si pu confrontare con quelli editi in Semeraro
26
Beazley 1956: 463 sgg. Cfr. gli esemplari da Gela in CVA 1997: 186, nn. 57-59.
Gela 3: 4 sg., tavv. 4, 2-3; 6, 2-3. Vedi anche CVA Taranto
33
Iannelli 1997: 78 sgg. Le ricerche di Stanley et alii 2004
2, tav. 13, 2-3. hanno messo in evidenza che allinizio dellOlocene la
27
Lantefissa, integra, larga alla base 16 cm, h 16,3 cm; foce del fiume Assi correva almeno 500-600 m pi a sud
impasto giallo chiaro con minuti inclusi neri e bianchi, con dellattuale corso.
scaglie di mica: corrisponde al tipo 5 di Barello, al quale
34
Barra Bagnasco 1992a: passim. Un accenno alla funzione
sono assegnati 5 esemplari frammentari provenienti dagli e al significato di questi sostegni anche in Barra Bagnasco
scavi condotti da Bruno Chiartano nel 1961 a sud-est del 1996d: 88.
basamento del tempio dorico (Barello 1995: 46 sgg., tav. 35
Un altro esemplare frammentario (del quale rimane
XXVII) e sembra ricavata da una matrice piuttosto fresca. solo langolo superiore destro con girale e resti di colore
Altre antefisse provenienti da contesti abitativi sono quelle rosso) proviene dalla US 1100, lo strato immediatamente
segnalate in Orsi 1914: col. 795, fig. 64, relativamente superiore al 1101, che presenta un rilievo pi morbido. Altri
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 103

3 esemplari frammentari provengono da S. Marco, scavi allarcaismo maturo (Meliguns Lipra II: 137, tav. XLII, 5).
inediti della Soprintendenza Archeologica della Calabria, Il nostro esemplare andr collocato preferibilmente nella
nonch dal contesto abitativo scavato da Elena Tomasello prima met del V sec. a.C.
(Tomasello 1972: 82, figg. 151 e 155; i due frammenti sono 39
Ridotta in numerosi frammenti parzialmente ricomposti
ora ripubblicati in Cannata 2004: 580 sg.), dagli scavi delle ha impasto rosato molto depurato, polveroso al tatto, giallino
mura settentrionali (Trziny 1989: 73 sgg., n. 352, figg. 53- chiaro in superficie: sullansa due fasce oblique in vernice
54, dove vengono ricordati anche due esemplari conservati bruna evanida, due filetti paralleli sulla spalla, una fascia
nella collezione Cimino di Monasterace, che ho potuto allattacco del piede. Hydriai simili alla nostra decorate con
esaminare di recente grazie alla liberalit dei proprietari), bande orizzontali e ondulate, di diversa larghezza, sono state
dallarea del santuario, scavi Universit di Pisa e Scuola rinvenute ad Himera in contesti arcaici e soprattutto classici
Normale Superiore (Angeletti 2004: 152, fig. 74, 5-6). (Himera II: 300, 308 cat. nn. 47, 52-54; tavv. XLVII, 3, 5-6;
Un esemplare dal muro di terrazzamento del santuario XLVIII, 1; figg. 7, 24 2-3). Lesemplare cauloniate trova
ricordato in Orsi 1914: col. 905, fig. 149; in Orsi 1914: col. tuttavia analogie stringenti per forma e decorazione in una
796 vengono citati 4 esemplari frammentari, non illustrati, hydria della serie greco-orientale proveniente dallAgor di
dalle case della vigna Delfino. Atene e datata nellultimo venticinquennio del V sec. a.C.
36
Barra Bagnasco 1992a: 44, nota 19. A Poseidonia (Athenian Agor XII: 200 sgg., 348, cat. n. 1586, pl. 70,
sono attestate anse di fornello conformate a forma di Bes fig. 13). Un orlo di anfora o hydria (tra i tanti provenienti
accosciato, che tiene fra le gambe un grande cratere a volute dalla vasca cultuale a nord-ovest del tempio selezionati e
stretto per le anse (Poseidonia-Paestum II: 121, cat. n. 215, pubblicati di recente da Michela Gargini) molto vicino
fig. 79). al labbro del nostro esemplare: vedi Gargini 2004: 111,
37
Le caratteristiche tecnologiche e lo stile (soprattutto il cat. n. 18, fig. 60, dove viene tracciato anche un buon
modo di rendere locchio) suggeriscono di attribuire questo inquadramento della classe distinta come ceramica dipinta
frammento alla produzione del pittore Alccer do Sal a bande cui in generale si rimanda (Gargini 2004: 94 sgg.).
(McPhee-Trendall 1987: 38 sgg.) le cui opere sono attestate 40
Cfr. in generale le oinochoai tardocorinzie del gruppo
soprattutto a Spina (non conosco per ora attestazioni in broad-bottomed del Payne (Payne 1931: 336 sgg.) e inoltre
Magna Grecia e in Sicilia). Oltre i piatti da pesce figurati le oinochoai in Corinth XV, 3: cat. nn. 1648, 1651-1652, pl.
provenienti per ora solo dallarea di S. Marco da noi esplorata, 64. Il nostro esemplare da inquadrare tra le produzioni
sono frequentemente attestati a Caulonia (S. Marco, scavi che imitano quelle corinzie e possono essere attribuite
di Elena Tomasello, contesto abitativo di contrada Lupa, tanto a fabbriche adriatiche o corciresi come pensa Grazia
complesso di Casamatta) numerosi frammenti di piatti a v. Semeraro per loinochoe dallacropoli di Egnazia (Semeraro
n., semplicemente decorati da fasce o puntini sul bordo, 1997: 78 sg., cat. n. 133, figg. 32-33) quanto a fabbriche
del tipo detto Gallatin: sono questi prodotti attici della coloniali magno-greche ancora da identificare. Altri
seconda met del V sec. a.C. con imitazioni locali in Sicilia prodotti imitanti tipi corinzi sono le kotylai a fasce con
(McPhee-Trendall 1987: 23 sgg.) e probabilmente a Velia linguette sotto lorlo (una di queste interamente ricostruita
(Maffettone 1999: 98), la cui tradizione viene continuata dai proviene dallo strato US 1094) cos largamente testimoniate
piatti da pesce figurati. Il numero e la variet di attestazioni nel santuario locrese di Parapezza (per questo santuario
a Caulonia di piatti tipo Gallatin (alcuni dei quali vedi da ultimo il contributo di Margherita Milanesio Macr
sicuramente importati) e ora le attestazioni di piatti da pesce in questo stesso volume).
figurati (almeno il primo con buone probabilit importato) 41
Per gli esemplari di Ruvo vedi CVA Karlsruhe 1: 42, taf. 33,
ci hanno consigliato uno studio complessivo di entrambe 18 e Andreassi 1996: 123, fig. a colori; per quello di Siriolo
le produzioni, confortato anche da analisi archeometriche Paribeni 1991: 38, fig. a colori a p. 39; a Spina abbiamo
(per queste vedi una prima anticipazione nel contributo di esemplari di dimensioni contenute come quello dalla tomba
Pasquino Pallecchi e Paola Turi in questo stesso volume), 136 A di Valle Pega, attribuito dubitativamente a fabbriche
che ha dato interessanti risultati esposti in Lepore c.d.s. attiche (Berti e Guzzo 1993: cat. 440, fig. 106 a colori della
(ringrazio in proposito M. Teresa Iannelli per aver permesso p. 128) ed esemplari di altezza considerevole come quello
di campionare e analizzare i frammenti di piatti tipo dalla tomba 11 C di Valle Pega (Berti e Guzzo 1993: cat. 224,
Gallatin provenienti dal complesso di Casamatta). fig. 144 a colori). Il sostegno da Gela riprodotto in Burn
38
Il vaso stato ricomposto solo parzialmente: per le 1991: fig. 2; quello bronzeo da Vaste a Boston riprodotto
analisi archeometriche condotte su un suo campione vedi e commentato in Rolley 2002: 55, fig. 9. Le problematiche
P. Pallecchi e P. Turi in questo stesso volume. Contenitori inerenti il nostro sostegno sono riprese pi ampiamente in
simili senza bugne, compresi nella classe della ceramica Lepore c.d.s.
decorata a bande, sono attestati a Himera dal VI sec. a.C. 42
La lucerna con base a disco, breve tubo per linfissione,
alla fine del V (cfr. Himera II: 303 e 311, cat. nn. 79-80, tav. pareti convesse, bordo retto inclinato verso linterno
XLVIII, 5, 7). Essi sono avvicinati per la forma agli storage- riconducibile ai tipi 23 B e 23 C dellAgor di Atene
bin dellAgor di Atene (datati allultimo quarto del V sec. (Athenian Agor IV: 58 sgg., cat. nn. 223, 228, pls. 8, 36,
a.C.), che conservano le bugne ai lati delle anse e sono di datati tra lultimo quarto del V e il secondo quarto del IV
dimensioni decisamente superiori a quelle degli stamnoi sec. a.C. Laskos, mancante del beccuccio e dellansa, trova
di Himera (Athenian Agor XII: 195 sg., cat. nn. 1530 e riscontro in esemplari analoghi dellultimo quarto del IV
1541, fig. 13, pl. 67). Uno stamnos decorato come il nostro sec. a.C. provenienti dalledificio quadrato dellHeraion alla
da rosette entro spazi metopali sulla spalla, senza bugne, foce del Sele (Stoop 1965-1966: 135, tav. XXXVIII, b2). Il
proviene dallesterno della tomba 380 di Lipari attribuita bocchello di oinochoe o epichysis troppo frammentario per
104 Lucia Lepore

tentare una classificazione pi precisa (cfr. in generale Morel ancora il battuto della strada composto da terra sabbiosa,
1981: 379, pl. 189 genere 5700, specie 5750). ghiaia e laterizi spezzati.
43
Vedi in proposito il mio contributo Gli strumenti musicali 55
Raccolta nella US 1200, la testina ha sul capo un breve
locresi tra iconografia e realia in questo stesso volume. polos da cui scende lhimation, volto ovale con occhi globosi
44
Abbiamo potuto apprezzare da subito la sua freschezza e naso pronunciato, bocca carnosa appena leggibile. Si pu
nel positivo realizzato poco dopo il ritrovamento da Maresa confrontare con alcune figure femminili in trono e teste
Melia e Paulin Pushimaj con argilla locale procurata da provenienti dal santuario di Monte Papalucio a Oria in
Francesco Cuteri che ringrazio. Archeologia dei Messapi: 242 sgg., cat. nn. 9-11, 28, 39.
45
Dal cortile di una casa dellisolato III proviene una 56
Le attivit di supporto topografico si devono a Valentino
statuetta grottesca molto vicina alla nostra, frammentaria Desantis e Fabio Congedo della Cooperativa Akra Iapygia,
nelle braccia e nella gamba destra, forse appoggiata a una ai quali sono grata per lamicizia e laffetto oltre che per la
roccia, datata prima della distruzione del 409 a.C. (Himera competenza professionale.
II: 339, tav. LVI, 3). 57
A tal proposito ricordiamo lampio contributo di M.
46
Cfr. da ultimo Angeletti 2004: 151, fig. 74, 4 dx, che Teresa Iannelli (Iannelli 2005), nel quale vengono discussi
le identifica come Bes e le collega ai sostegni con Sileno importanti novit relative alla topografia della citt (il
(Angeletti 2004: 155). complesso di contrada Lupa e tutte le altre testimonianze
47
SAS I, US 651, inv. n. 72361: scavi della Soprintendenza dellimpianto arcaico, nonch gli ulteriori resti della plateia
Archeologica della Calabria 1994, inediti. p I) e viene tentata la restituzione di una carta archeologica
48
Non abbiamo infatti rinvenuto resti di mattoni crudi tali dei rinvenimenti.
da giustificare elevati in questo materiale; sono invece 58
Alcune di queste anfore sono state campionate e sottoposte
numerosissimi i cumuli di pietrame frammisti alle tegole e ai ad analisi archeometriche da Pasquino Pallecchi e Paola
coppi rinvenuti nei crolli. Turi, che ne discutono nel contributo in questo stesso
49
Tale ricognizione (nella quale sostanziale si rivelato volume.
laiuto materiale di Daria Di Giovanni) risale allestate del 59
Al recupero ha collaborato larcheozoologa Maria
2005; oggi in atto la revisione pi accurata di tutto il Battafarano della Scuola di Specializzazione in Archeologia
materiale edilizio e architettonico. dellUniversit del Salento, alla quale va la mia gratitudine:
50
Cfr. Simonetti 2001a: 427 sgg., 439: i bolli nn. 23, 26-28 questi e gli altri resti faunistici sono ora in corso di studio da
(con pi e hypsilon in nesso) provengono da S. Marco, scavi parte della medesima.
inediti della Soprintendenza Archeologica della Calabria. 60
Questi dati sono desunti dalla documentazione relativa
Dagli stessi scavi proviene anche un bollo con elemento alla campagna di scavo 1986, condotta da M. Teresa Iannelli,
floreale a tre petali (Simonetti 2001a, n. 60). che ancora una volta qui ringrazio per la sua liberalit,
51
Queste problematiche sono efficacemente trattate e analizzata da Ilaria Grifoni nella sua tesi di laurea (vedi
riassunte in Castoldi 1998 nei capitoli iniziali della sua supra, nota 4). Brevi accenni in Cuteri e Rotundo 2001: 118
monografia dedicata alle antefisse dipinte di Gela, alla quale e 150, nota 13, fig. 9.
si rimanda in generale. 61
Sullidentificazione della statio romana vedi Cuteri e
52
Il nostro frammento, molto consunto, proviene da uno dei Rotundo 2001: 119 sgg., sui rinvenimenti mobili e le fasi di
livelli di uso dellambiente alpha (US 1031) e conserva tracce vita della stessa ampie notizie nel contributo di Francesco
di colore nero sul fondo esterno: retro piatto, dimensioni Cuteri e Pasquale Salamida in questo stesso volume.
conservate 13 x 9, 2 cm. 62
Fra questi unansa di anfora con bollo DEC in cartiglio
53
Non abbiamo elementi per supporre un eventuale ingresso, rettangolare (US 207, scavi della Soprintendenza
agli ambienti o al cortile, aperto sulla strada. Archeologica della Calabria 1991, inediti) analizzata, come
54
Tale larghezza non sembra essere quella originaria: nel tutte le anfore provenienti dai settori SAS I e SAS II di S.
piccolo saggio B est, che contiamo di proseguire al pi Marco, da Francesca Bagnoli nella sua tesi di laurea, vedi
presto, dopo un taglio profondo circa 20 cm, si ritrova supra, nota 4.
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 105

Fig. 6.14 S. Marco nord-est: vedute da elicottero (Comando Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme).

b
a

d a

e
c d

Fig. 6.15 Ceramica geometrica di importazione. Fig. 6.16 Ceramica non depurata.
106 Lucia Lepore

Fig. 6.17 Struttura muraria USM 1220. Fig. 6.20 Mandibole di maiale dallambiente ovest della struttura
a L.

Fig. 6.18 Struttura a L vista da nord-est.

Fig. 6.19 Vasetto tronco-conico dallinterno della struttura a L.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 107

Fig. 6.21 Teca di tegole messe in posa di taglio. Fig. 6.22 Teca di tegole messe in posa di taglio da
Crotone: scavo cantiere Crugliano 1975 (foto
L. Lepore) (Soprintendenza Archeologica della
Calabria).

Fig. 6. 23 Arula con decorazione a fasce frammentaria. Fig. 6. 24 Arula con scene di zoomachia.

a
c
b

a c
d

Fig. 6. 25 Ceramica attica a f. n. Fig. 6. 26 Ceramica attica a f. n.


108 Lucia Lepore

Fig. 6. 27 Antefissa a testa gorgonica. Fig. 6. 28 Cratere attico a f. n.

Fig. 6. 29 Frammento di vaso chiuso attico Fig. 6. 30 Coppa attica a decorazione Fig. 6. 31 Frammento di coppa attica a f. n.
a f. n. floreale. del gruppo di Lancut.

Fig. 6. 32 Foce del fiume Assi: veduta da elicottero ( Comando Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme).
Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 109

Fig. 6. 33 Veduta del vano alpha dellunit abitativa di periodo classico.

Fig. 6. 34 La struttura muraria USM 1083 con le tegole paraguttae.


110 Lucia Lepore

Fig. 6. 35 Frammento di cratere del Pittore della Pisside


RC 5089.

Fig. 6. 37 Piatti da pesce.

Fig. 6. 36 Sostegno con Bes-Sileno.


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 111

a b

Fig. 6. 38 Ceramica decorata a bande.

a f b

Fig. 6. 39 Ceramica di importazione, di imitazione e a v. n.


112 Lucia Lepore

Fig. 6. 40 Matrice e positivo di personaggio grottesco.

Fig. 6. 41 Tegole bollate.

Fig. 6. 42 Antefissa semicircolare dipinta. Fig. 6. 43 Acroterio fittile frammentario,


Gli scavi in localit S . Marco nor d - est 113

fig. 6. 44 Lasse viario lungo il lato orientale della casa del personaggi Fig. 6. 45 Testina femminile con polos.
grottesco.

Fig. 6. 46 Il lungo muro del portico-magazzino da sud..

Fig. 6. 47 Deposizione del bos taurus e dellequus caballus.


7.
Osservazioni sulla composizione e sulla tecnica
di fabbricazione di alcune classi ceramiche
di San Marco nord-est a Caulonia*
Paola Turi e Pasquino Pallecchi

1. Premessa Il presente contributo il frutto di una stret-


ta collaborazione tra larcheologo e chi studia dal
La conoscenza dei caratteri composizionali e punto di vista materico i reperti provenienti dallo
tessiturali di un impasto ceramico offre importanti scavo; questo approccio di tipo archeometrico ri-
informazioni circa la tecnica di fabbricazione e, di sponde allesigenza di integrare i risultati ottenuti
conseguenza, permette di riconoscere manufatti dallapplicazione delle diverse discipline scienti-
provenienti da ambiti produttivi diversi. Nel caso fiche in modo da ottenere una lettura storica pi
in cui la composizione della ceramica presenti dei completa del reperto e del contesto di scavo.
markers correlabili con particolari contesti geolo-
gici possibile anche individuare larea di prove- 2. Catalogo dei reperti analizzati2
nienza della materia prima utilizzata per produrre
il manufatto. Nella prospettiva di ottenere tali I campioni analizzati sono 39: 10 di ceramica
informazioni per i reperti fittili provenienti dallo figurata di cui 4 a figure nere e 6 a figure rosse;
scavo di San Marco nord-est sono stati esaminati 13 di ceramica a vernice nera; 14 di anfore, 1 di
alcuni campioni appartenenti alle pi significa- ceramica a bande e 1 di coroplastica.
tive classi ceramiche i cui risultati preliminari
sono presentati in questa sede. Il campionamento 1. Vaso di forma aperta a f. nere3 (fig. 6.28)
ha interessato la ceramica figurata, la ceramica a KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1111.
vernice nera e le anfore e ha preso avvio da studi Porzione di parete, probabilmente ascrivibile a un
specifici condotti su tali classi1. Lanalisi arche- cratere, ricomposta da 3 frr. con rappresentazione
ometrica stata finalizzata alla caratterizzazione di amazzonomachia. Sulla superficie esterna la
composizionale della ceramica presente a San vernice in parte evanida, si conserva una colora-
Marco e allindividuazione, ove possibile e sulla zione rossastra.
base del confronto con lanalisi archeologica, di Impasto C3 arancio; vernice mediamente lucida,
produzioni locali ascrivibili al contesto caulo- coprente, di colorazione nera non uniforme, ruvida
niate. Proprio a questo fine sono stati campionati al tatto. Sulla superficie interna sono ben visibili i
anche unarula e uno stamnos a bande di sicura segni del tornio.
produzione locale, tali da offrire, pur con le dif- Decorazione graffita e dipinta sulla superficie
ferenze dovute alla diversa tipologia di materia- esterna, interamente verniciata quella interna.
le, un importante riferimento per la composizione h 9,9; largh. 8,2; spess. 0,7-0,9.
geochimica caratteristica della stessa produzione. 520 a.C.
I risultati che oggi presentiamo riguardano nello Lepore c.d.s.
specifico alcune forme che, per la loro presenza
sia nelle importazioni attiche che nelle produzio- 2. Coppa con decorazione floreale (fig. 7.3a)
ni coloniali, rivestono un particolare interesse dal Scavi Tomasello 1972 US 45.
punto di vista archeologico. Fr. di parete.
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
116 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

Impasto A, arancio, duro; vernice nera di colora- Impasto A; vernice di colorazione disomogenea da
zione uniforme, lucida con riflessi iridescenti sulla nera a marrone; coprente, a tratti diluita, liscia al
superficie esterna, coprente. tatto, lucida sulla superficie interna.
Decorazione dipinta e graffita nella resa del cuore Figura di erote di profilo rivolto verso sx con le ali
delle palmette; sono visibili due palmette con peta- spiegate e le braccia protese in avanti. Lala resa
li abbozzati, ciascuna racchiusa in un arco forma- con una decorazione a puntini in vernice scura su
to da un petalo filiforme, separate da una foglia e fondo rosso. Capigliatura a calotta, occhio di profi-
collocate al di sotto di una fascia di vernice nera. lo e labbra appena accennate caratterizzano il vol-
h 3; largh. 3; spess. 0,3. to della figurina. Lerote si staglia su fondo campito
Ultimo quarto del VI sec. a.C. in vernice nera ed inquadrato da due decorazioni
Tomasello 1972, fig. 72; Lepore c.d.s. geometriche: teoria di ovoli a due linee separati da
punti sullorlo e scacchiera sulla destra. La super-
3. Coppa con decorazione floreale4 (fig. 6.30) ficie interna interamente verniciata.
KL 07 SM SAS II Sg E Nord US 1147. . 8,5; h 2,6; largh. 3,6; spess. 0,2-0,3.
Porzione di parete ricomposta da 2 frr., si conserva Lepore c.d.s.
lattacco di unansa a bastoncello.
Impasto A arancio, duro; vernice nera di colorazio- 6. Piatto da pesce a f. rosse5 (figg. 6.8b-6.37b)
ne uniforme, lucida con riflessi bluastri, coprente, KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101.
liscia al tatto. Porzione di labbro e vasca di piatto da pesce ri-
Decorazione dipinta e graffita nella resa dei parti- composto da 18 frr.
colari delle palmette; sono visibili 5 palmette a 9 Impasto A arancio-rosato; vernice lucida, copren-
petali ciascuna racchiusa in un arco formato da un te, ma in alcuni punti diluita di colore tendente al
petalo filiforme pi ampio. Le palmette poggiano marrone, di colore omogeneo, liscia al tatto. Sono
su una catena di cerchi con punto interno a sua ben visibile le striature del tornio allinterno del
volta sovrastante una fascia di vernice. labbro.
Interamente verniciata la superficie interna. Il labbro, con orlo arrotondato, ricade verso il bas-
h 4,4; largh. 11,5; spess. 0,2-0,4. so piuttosto dritto, la vasca ha andamento obliquo.
Ultimo quarto del VI sec. a.C. Decorato sulla superficie esterna del labbro da un
Lepore c.d.s. ramo di ulivo rivolto da dx. a sx. Vasca decora-
ta nel punto di attacco al labbro da due fasce di
4. Cratere calcidese (figg. 7.2a-7.3b) punti alternati fra due gruppi di due filetti a v.n.
Scavi ANAS 1970, Saggio I lato Est n. inv. 144550. ciascuno. visibile un pesce caratterizzato dalle
Fr. di labbro aggettante e parete con tracce di ver- pinne dorsale e caudale, entrambe con sovradi-
nice sulla superficie verticale del labbro. pinture in bianco, e da file di punti separate da
Impasto A1, arancio rosato con esiti grigiastri una fascia lungo il corpo. Si nota anche locchio
allinterno delle parti a maggior spessore, duro; reso in v.n.
vernice nera di colorazione uniforme, coprente lu- . 23; h 3,5; spess. 0,4-0,7.
cida, liscia al tatto. IV sec. a.C.
Decorazione dipinta e graffita nella resa dei particola- Lepore c.d.s.
ri dellala. Sul labbro motivo a meandro; sulla parete
visibile unala al di sotto di una sottile fascia in ver- 7. Piatto da pesce a f. rosse (figg. 6.8c-6.37c)
nice. La superficie interna interamente verniciata. KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101.
. 31; h 4,7; spess. 1. Labbro e vasca di piatto da pesce ricomposto da
530-500 a.C. 5 frr.
Tomasello 1972: 574-575, figg. 22a-32h; Ferrari Impasto A, arancio, duro; vernice nera coprente,
1976: 10, n. 23; Iozzo 1993: 92 KAU 1; Minniti lucida, liscia al tatto.
2004, 482, n. 52; Lepore c.d.s. Sul labbro decorato con ramo dulivo da dx a sx.
Allattacco della vasca due file di punti alternati
5. Skyphos a f. rosse (fig. 7.3c) tra due filetti. Sulla vasca, pesce di cui sono visibi-
KL 1986 San Marco A 22.84. li solo parte della pinna dorsale, con dettagli sovra-
Porzione di orlo e vasca ricomposta da 3 frr; verni- dipinti in bianco, e del corpo con particolari resi
ce a tratti saltata. da puntini e fascia in vernice nera.
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 117

. 22,6; h 3,3; spess. 0,3-0,6. Fr. di labbro con battente e parte della vasca.
IV sec. a.C. Impasto A; vernice lucida, coprente di colore diso-
Lepore c.d.s. mogeneo da nero a grigiastro, liscia al tatto. Sulla
superficie interna a tratti saltata.
8. Piatto da pesce a f. rosse (figg. 6.8a-6.37a) Breve labbro diritto con orlo appiattito, la cui su-
KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101. perficie superiore risparmiata. Decorazione a lin-
Labbro e vasca di piatto da pesce ricomposto da 11 guette sulla vasca.
frr. pertinenti ma non contigui ad una porzione di . 27; h 2,9; spess. 0,3-0,4.
labbro ricomposta da 5 frr. 500-480 a.C.
Impasto A arancio rosato; vernice nera coprente di
colorazione disomogenea con striature marroni, lu- 12. Coperchio di lekane (figg. 7.2d-7.3h)
cida e liscia al tatto. KL 03 SM SAS II Sg A US 1012.
Labbro decorato con ramo dolivo da dx a sx; Coperchio di lekane frammentario conservato qua-
allattacco della vasca decorazione con due fasce si integralmente.
di grossi punti alternati tra 2 filetti in nero. Sulla Impasto C2 arancio; vernice lucida, ruvida, co-
vasca, inquadrati da una sottile fascia risparmia- prente di colore omogeneo, ma con notevoli zone
ta, sono visibili un mollusco e un pesce (pagello?) di arrossamento.
contraddistinto dalla resa dellocchio, dalle file di Pomello con orlo arrotondato e ispessito, tesa obli-
punti separate da una linea lungo il corpo e dalle qua decorata da una leggera scanalatura al mar-
sovra dipinture sulla pinna dorsale. gine, Superficie dappoggio piatta. Interamente
. 23,2; h 3,5; spess. 0,4-0,8. verniciato su entrambe le superfici a eccezione di
380-370 a.C. una fascia sulla parete del pomello, di due filetti
Lepore c.d.s. nella parte alta e di un filetto allestremit della
tesa e delle superfici di appoggio.
9. Vaso aperto a f. rosse6 (fig. 6.35) . 28,3; pomello 10; h 8,6; spess. 0,4-0,6.
KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101. Fine del V sec. a.C.
Porzione di parete di vaso aperto, probabilmente
cratere a campana, ricomposta da 8 frr. 13. Piede di lekane (fig. 7.2c)
Impasto B1 arancio rosato; vernice nera, lucida, KL 06 SM SAS II Sg A US 1049.
coprente di colore omogeneo, liscia al tatto. Nelle Piccola porzione di piede con attacco del toro.
parti risparmiate presente un rivestimento in ver- Impasto C arancio; vernice mediamente lucida, co-
nice rossa disomogenea. prente, liscia al tatto e di colore omogeneo omoge-
Della scena rappresentata sono visibili un braccio nea; sul toro ampie zone di arrossamento.
sinistro sollevato in alto e personaggio maschile Interamente verniciato su entrambe le superfici,
di cui si conservano il braccio destro, con il polso risparmiata la superficie dappoggio.
ornato da braccialetti, sovradipinti in bianco, che . 9; h 2,4; spess. 0,4-1,3.
regge un timpano, e la gamba destra col piede, con V sec. a.C.
due punti sovradipinti, calzato.
Largh. 5,3; h 10,8; spess. 0,4-0,5. 14. Cup-skyphos (fig. 7.2f)
360-340 a.C. KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1094.
Piccola porzione di orlo e vasca.
10. Vaso aperto a f. rosse (fig. 7.3d) Impasto B3 arancio; vernice lucida, liscia, copren-
KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101. te di colore omogeneo sulla superficie interna, con
6 frr. di parete di vaso di forma aperta, probabil- zone di arrossamento e grigiastre su quella esterna.
mente pertinenti al campione 9. Orlo assottigliato, leggermente estroflesso, passag-
Impasto B1; vernice nera di colorazione non omo- gio alla vasca leggermente rilevato.
genea, lucida, semicoprente, leggermente diluita. . 22; h 2,3; spess. 0,4.
Decorazione secondaria con motivi, solo parzial- 500-480 a.C.
mente visibili, a palmette e girali.
15. Cup-skyphos
11. Lekane a f. rosse (figg. 7.2b-7.3e) KL 06 SM SAS II Sg A US 1049/A.
KL 07 SM SAS II Sg E Sud US 1159. Porzione di orlo e parete ricomposta da 2 frr.
118 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

Impasto C arancio; vernice lucida, liscia, coprente coprente di colore omogeneo con una piccola zona
con notevoli zone di arrossamento su entrambe le lievemente arrossata.
superfici. Largh. 4,5; h 4; spess. 0,2.
Orlo arrotondato estroflesso, leggermente ispessito. Ultimo quarto del VI sec. a.C.
Passaggio alla vasca leggermente rilevato e vasca
piuttosto dritta. 21. Piatto tipo Gallatin (fig. 7.2h)
Largh. 4; h 2,8 spess. 0,2-0,3. KL 04 SM SAS II Sg A US 1030.
500-480 a.C. Impasto D beige; vernice nera lucida, coprente, li-
scia al tatto.
16. Coppa tipo C Bloesch (fig. 7.2e) Labbro con profilo arrotondato e vasca con anda-
KL 91 SM SAS I US 305 n. inv. 72531. mento obliquo. Lestremit della vasca decorata
Porzione di orlo, labbro e vasca. con due file di punti alternati bordati da tre filetti
Impasto C3 arancio, duro; vernice lucida, coprente, di vernice su entrambi i lati.
liscia di colore omogeneo sulla superficie interna, . 23; h 2,2; spess. 0,4-0,6.
con zone di grigiastro su quella esterna. Primo quarto del V sec. a.C.
Labbro abbastanza alto e vasca profonda.
. 20; h 3,1; spess. 0,3. 22. Piatto tipo Gallatin (fig. 7.2i)
Ultimo quarto del VI sec. a.C. KL 01 CM J56 IP 47 n. inv.140787.
Piatto frammentario in 6 porzioni.
17. Coppa tipo C Bloesch (fig. 7.2g) Impasto B2 arancio, tenero; vernice nera lucida,
KL 06 SM SAS II Sg A US 1049/A. coprente di colore omogeneo con molte fessurazio-
Frammento di orlo, labbro e piccola porzione di ni. Filetti in vernice pi diluita di colore marrone.
vasca. Labbro rientrante con profilo arrotondato, vasca
Impasto A arancio, duro; vernice lucida, liscia, co- obliqua, alto piede con profilo modanato. La su-
prente di colore omogeneo. perficie interna interamente verniciata a ecce-
Breve labbro e vasca poco profonda. zione di un cerchietto con puntino al centro e di
. 23; h 2,7; spess. 0,3. una fascia con due file di punti alternati bordata
Secondo quarto del V sec. a.C. da due filetti allestremit della vasca. Il labbro
decorato con un filetto e una fascia a risparmio,
18. Coppa tipo C Bloesch il piede risparmiato a eccezione di una fascia
KL 06 SM SAS II Sg A US 1049. in basso.
Fr. di vasca. . 24; h 5,2; spess. 0,6-1.
Impasto C1 arancio, duro; vernice lucida, coprente Primo quarto del V sec. a.C.
e ruvida. Sulla superficie esterna presenta zone di
arrossamento, sulla superficie interna il colore 23. Piatto tipo Gallatin (fig. 7.2l)
omogeneo, ma bruno-rossastro. KL 05 SM SAS II Sg B US 1029.
Largh. 2,9; lungh. 4; spess. 0,3. Ricomposto da 3 frr. conserva il labbro e parte del-
Ultimo quarto del VI sec. a.C. la vasca.
Impasto B4 arancio rosato, duro; vernice nera co-
19. Coppa tipo C Bloesch prente, liscia al tatto, lucida allinterno, pi opaca
KL 06 SM SAS II Sg A US 1049. allesterno, in alcuni punti abrasa.
Porzione di orlo, labbro e vasca ricomposta da 2 frr. Interamente verniciato con un filetto risparmiato
Impasto C arancio, tenero; vernice lucida, coprente allattacco con la vasca, e uno sulla sommit della
di colore omogeneo, liscia al tatto. superficie verticale del labbro. La superficie in-
Largh. 4,7; h 4,4; spess. 0,3. feriore risparmiata a eccezione di un filetto in
Ultimo quarto del VI sec. a.C. vernice.
. 25; spess. 0,7-1.7; h 3,4.
20. Coppa tipo C Bloesch Primo quarto del V sec. a.C.
KL 06 SM SAS II Sg A US 1049.
Fr. di orlo, labbro e vasca ricomposto da 2 frr. da 24. Stamnos a bande7 (figg. 6.9a-6.38a)
posizionare allaltezza delle anse. KL 03 SM SAS II Sg A UUSS 1012-1030.
Impasto C arancio, tenero; vernice lucida, liscia, Stamnos frammentario.
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 119

Impasto E. Secondo-terzo quarto del VI sec. a.C.


. 27; h 18; spess. 0,7-1,1.
Prima met del V sec. a.C. 29. Puntale di anfora samia (fig.7.4o)
KL 91 SM Q21 US 320.
25. Arula con zoomachia (fig. 6.24) Si conservano 5 frr. di puntale e corpo: il puntale
KL 05 SM SAS II Sg B US 1032. svasato con profilo esterno liscio, cavo al centro,
Impasto chiaro con grossi inclusi granulari vitrei la parete aperta.
bianchi e inclusi granulari pi piccoli marroni e Impasto di colorazione disomogenea da rosato a
neri. beige con inclusi granulari bianchi e trasparenti
Arula parallelepipeda con due scene di zoomachia. daspetto vitreo. Granulometria bimodale grossola-
Sula Lato A felino che azzanna un cervo, entrambi
na, pi omogenea. Quarzo maggiore.
rivolti a s. Sul lato B un felino abbatte sulle zampe
. 6,4; h 12,8; spess. 1,1.
anteriori un toro.
Secondo-terzo quarto del VI sec a.C.
Largh. base cm 26, h cm 13.
Primi decenni del V sec. a.C.
30. Anfora amigdaloide (fig. 7.4m)
26. Anfora di tipo chiota (fig 7.4a) KL 94 SM SAS II US 701-US 207 n. inv. 72604.
KL 96 SM SAS I US 691. Anfora frammentaria di cui si conservano parzial-
Labbro a cuscinetto rigonfio. mente il labbro, il collo e il corpo oltre le due anse
Impasto rosato con rari inclusi granulari bianchi integre. Labbro a mandorla allungata collo legger-
subangolari; frequenti inclusi granulari vitrei tra- mente rigonfio con spalla spiovente. Sul collo e sul
sparenti subangolari. Porosit disomogenea a for- corpo presenta due simboli dipinti in vernice ros-
ma allungata isorientata. Componenti maggiori: sastra assimilabili a O e T.
quarzo, feldspati, frr. di roccia arenacea. Legante Impasto chiaro con grossi inclusi granulari vitrei
isotropo con grossi inclusi sub angolari. bianchi e inclusi granulari pi piccoli marroni e
. 15; h 3,6; spess. 1. neri.
fine VII-inizi VI a. C. . 15; h 31; spess. 0,8-1,8.
V sec a.C.
27. Anfora di tipo chiota (fig. 7.4b)
KL 91 SM SAS I US 305. 31. Anfora MGS III (fig. 7.4d)
Labbro a cuscinetto rigonfio con collo leggermente KL 05 SM SAS II Sg. B US 1067.
ingrossato. Fr. di labbro a echino, piatto superiormente, leg-
Impasto omogeneo con inclusi granulari bianchi, germente inclinato allinterno, il passaggio al collo
trasparenti vitrei e rari neri. sottolineato da una scanalatura.
. 12; h 5,3; spess. 0,8-1. Impasto rosato omogeneo con inclusi granulari
fine VI-met V sec. a.C.
bianchi e trasparenti vitrei omogenei. Porosit al-
28. Anfora milesia (fig. 7.4c) lungata isorientata.
KL 94 SM SAS II US 700 n. inv. 72513. Legante anisotropo con lamelle micacee, inclusi
Alto labbro leggermente svasato collo rastremato. sub arrotondati di quarzo e feldspati.
Sotto il labbro due fasce a rilievo. . 18; h 4,6; spess. 0,8-1,3.
Impasto rosato esterno e grigio interno. Inclusi gra- Fine V-fine IV/inizi III sec. a.C.
nulari trasparenti vitrei e, di dimensioni maggiori,
bianchi. Porosit di forma allungata parallela alla 32. Anfora MGS III (fig. 7.4n)
superficie addensata in alcune zone. Noduli di os- KL 95 SM US 613.
sidi di ferro distribuiti in modo non uniforme. Labbro, collo e attacco dellansa parzialmente ri-
Matrice isotropa con frequenti lamelle micacee costruiti da 5 frr. Labbro svasato con echino al-
isorientate maggiormente presenti in zone di ad- lungato, arrotondato superiormente; landamento
densamento. Inclusi granulari costituiti da feld- del collo sembra suggerire un passaggio alla spalla
spati e cristalli di quarzo fratturati a estinzione senza distinzione.
ondulata. Porosit elevata. Impasto omogeneo di color beige a granulometria
Granulometria bimodale. fine con rari inclusi granulari vitrei trasparenti su-
. 14; h 7,1; spess. 0,5. bangolari e bianchi subarrotondati. Porosit eleva-
120 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

ta costituita da vuoti di forma allungata isorientati. Labbro aggettante con modanatura nella parte
Rari inclusi scuri di aspetto granulare. superiore e profilo interno arrotondato, collo forte-
Quarzo maggiore. Feldspati, miche bianche e ossi- mente svasato.
di di ferro minori, inclusi sub arrotondati. Matrice Impasto bianco con striature rossastre inclusi mi-
isotropa ricca in ossidi di ferro e lamelle micacee. nuti di aspetto vitreo, porosit di forma allungata
Smagrante costituito da inclusi di quarzo e feldspati. isorientata. Talvolta la porosit si presenta in for-
. 17; h 14,2; spess. 0,8. ma sub arrotondata con allinterno cristallizzazioni
Fine V-fine IV/inizi II sec a.C. bianche.
. 14; h 5,5; spess. 0,7.
33. Anfora MGS V (fig. 7.4e) III-inizi II sec a.C.
KL 91 SM SAS II US 207-KL 94 SM SAS II US
702 n. inv. 72449. 37. Anfora KEAY XXIII (fig. 7.4f)
Porzione di labbro, ricomposta da 2 frr., a sezio- KL 86 SM II, I 21, US 4.
ne triangolare svasato e inclinato verso lesterno, Si conserva labbro aggettante con profilo arroton-
arrotondato allinterno, con un risalto nella parte dato con parte del collo e dellansa con sezione el-
inferiore e sottile camera daria. littica impostata direttamente sul labbro.
Impasto rosato omogeneo con inclusi granulari Impasto a matrice anisotropa di colore rosato con
bianchi (calcite) e trasparenti vitrei (quarzo). Poro- inclusi granulari vitrei incolori e bianchi, neri e
sit con leggero isorientamento. Matrice micacea, marroni sub arrotondati. Gli inclusi sono costituiti
anisotropa di colore rosato con inclusi calcarei al- da quarzo in cristalli singoli e policristallino con
terati da azioni termiche. In quantit minore quar- tracce di feldspati e frammenti di rocce arenacee e
zo e feldspati. calcaree. Frequenti gli ossidi di ferro.
. 15,6; h 5,3; spess. 1. 13; h 5,9; spess. 0,9.
Ultimi decenni del IV-prima met del III sec. a.C. III-met V sec. d.C.

34. Anfora MGS VI (fig. 7.4l) 38. Anfora Keay LIII (fig. 7.4i)
KL 98 SM US 56 strada B crollo. KL 86 SM I20 US 4-KL 91 SM I20 Ripulitura.
Labbro a sezione triangolare, decisamente inclina- Breve labbro, ricomposto da 2 frr., con orlo arro-
to verso il basso, e porzione di collo rastremato. tondato e modanatura nella parte inferiore.
Legante rosato con minuti inclusi bianchi granu- Impasto con legante grigio omogeneo con inclu-
lari e pi grossolani di colore nero, aspetto vitreo. si granulari vitrei trasparenti e beige incoerenti
Inclusi rossi di aspetto opaco, terroso (chamotte). (verosimilmente CaCO3 alterato e ricristallizzato).
Matrice isotropa con inclusi di sanidino, augite, Matrice isotropa di colore grigioscuro con ossidi
biotite e frammenti di rocce vulcaniche. di ferro dispersi. Smagrante costituito da quarzo,
. 12,2; h 9,6; spess. 0,9. frammenti calcarei alterati da azioni termiche e
met III-inizi II sec. a.C. chamotte.
15; h 4,5; spess. 1,3.
35. Anfora punica Prima met V-VII d.C.
KL 91 SM SAS II US 207.
Labbro verticale aggettante con modanatura nella 39. Anfora bifida (fig. 7.4g)
parte superiore e profilo dritto. KL 86 SM US 2.
Impasto omogeneo rosso con inclusi granulari Labbro di anfora bifida con profilo arrotondato.
bianchi minuti talvolta decoesionati e frequenti Impasto chiaro con striature rosse e inclusi vitrei
lamelle lucenti. Porosit generalmente allungata e bianchi-grigi subangolari. Inclusi neri sub arroton-
isorientata. Gli inclusi sono costituiti da quarzo e dati. Molto poroso. Allinterno delle porosit tal-
tracce di feldspati. volta presente un materiale di bassa coesione di
. 16; h 4,3; spess. 0,9. colore rosso. Legante isotropo colore rosso ricco in
III-inizi II sec a.C. ossidi di ferro; smagrante costituito essenzialmen-
te da quarzo arrotondato eolico. Tracce di miche e
36. Anfora punica (fig. 7.4h) feldspati.
KL 80 Guarnaccia interno ambiente Z settore est a 15,4; h 4,7; spess. 1.
sud di 25 strato 1 tg. III n. inv. 35060. Prima met V-VII d.C.
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 121

Tab. 7.1 Elenco dei campioni di ceramica figurata e a vernice nera


CAMPIONE DEFINIZIONE PROVENIENZA
1 Cratere a f.n. KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1111
2 Coppa con decorazione floreale Scavi Tomasello 1972 US 45
3 Coppa con decorazione floreale KL 07 SM SAS II Sg E Nord US 1147
4 Cratere calcidese Scavi ANAS 1970, Saggio I lato Est n. inv. 144550
5 Skyphos a f.r. KL 1986 San Marco A 22.84
6 Piatto da pesce KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101
7 Piatto da pesce KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101
8 Piatto da pesce KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101
9 Vaso aperto a f.r. KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101
10 Pareti a f.r. prob. pertinenti a 9 KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1101
11 Labbro di lekane KL 07 SM SAS II Sg E Sud US 1159
12 Coperchio di lekane KL 03 SM SAS II Sg A US 1012
13 Piede di lekane KL 06 SM SAS II Sg A US 1049
14 Cup-skyphos KL 06 SM SAS II Sg E Sud US 1094
15 Cup-skyphos KL 06 SM SAS II Sg A US 1049/A
16 Coppa tipo C Bloesch KL 91 SM SAS I US 305 n. inv. 72531
17 Coppa tipo C Bloesch KL 06 SM SAS II Sg A US 1049/A
18 Coppa tipo C Bloesch KL 06 SM SAS II Sg A US 1049
19 Coppa tipo C Bloesch KL 06 SM SAS II Sg A US 1049
20 Coppa tipo C Bloesch KL 06 SM SAS II Sg A US 1049
21 Piatto tipo Gallatin KL 04 SM SAS II Sg A US 1030
22 Piede di piatto tipo Gallatin KL 01 CM J56 IP 47 n. inv.140787
23 Piatto tipo Gallatin KL 05 SM SAS II Sg B US 1029

3. Considerazioni archeologiche C Bloesch e piatti tipo Gallatin (rispettivamente


campp. 11-13, 14-15, 16-20, 21-23), rientranti in
Per quanto riguarda il contesto archeologico e un arco cronologico che copre la fine del VI-prima
lo scavo di San Marco si rimanda al precedente met del V secolo a.C. Tale scelta stata dettata
contributo di Lucia Lepore: in questa sede baster dalla volont di cercare di individuare le diverse
inquadrare brevemente i reperti analizzati. fabbriche che hanno prodotto manufatti ampia-
I campioni di ceramica a figure nere8, tutti at- mente diffusi in tutta larea magnogreca. Guar-
tribuibili agli ultimi decenni del VI secolo a.C., dando nello specifico alla situazione di Caulonia,
includono probabili importazioni attiche (campp. le morfologie in questione incontrano un notevole
1-3), rappresentate da un cratere con scena di successo, dal momento che risultano attestate in
amazzonomachia e da due esemplari di coppe con contesti abitativi, santuariali e anche artigiana-
decorazione floreale, e un fr. di cratere calcidese, li12. Gi Vanessa Gagliardi nei suoi puntuali studi
uniformemente considerato tale in letteratura, a sulla vernice nera aveva individuato allinterno
eccezione del recente studio di Bernarda Minniti delle attestazioni cauloniati, sulla base di caratte-
che lo attribuisce a fabbriche attiche9. ristiche diagnostiche macroscopiche, due diverse
Per la ceramica a figure rosse sono stati presi in produzioni coloniali, una locale, laltra locrese,
esame reperti databili a tutto il corso del IV secolo e aveva fornito una dettagliata descrizione degli
a.C., comprendenti produzioni italiote (campp. 5, impasti e delle vernici identificate come locali, ri-
9-1010) e produzioni attiche ravvisabili in almeno conoscendo alla fabbrica di Caulonia buona ade-
uno dei piatti da pesce analizzati11. renza morfologica al modello attico a dispetto di
Per la ceramica a vernice nera si scelto di pri- una resa della vernice di basso livello (Gagliardi
vilegiare, in queste prime analisi, forme ben note 2001: 287-288). I campioni scelti, in particolare
e riconoscibili, lekanai, cup-skyphoi, coppe di tipo le coppe di tipo C Bloesch, presentano caratteri-
122 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

stiche diagnostiche diverse in relazione alla lu- sti, pi fine il primo, pi grossolano, se non altro
centezza e densit della vernice e al colore degli a causa delle diverse dimensioni del manufatto, il
impasti, che si presentano tutti con un buon grado secondo. I due reperti sono entrambi attribuibili
di depurazione. Sar dunque importante collegare alla prima met del V sec. a.C.
queste differenze riscontrate attraverso una prima Per quanto riguarda le anfore da trasporto, si
indagine autoptica a eventuali corrispondenti va- cercato di offrire una selezione rappresentativa
riazioni nella composizione chimica e mineralogi- delle varie tipologie rinvenute a San Marco, luni-
ca delle vernici e degli impasti. co contesto cauloniate nel quale si riscontra una
I piatti di tipo Gallatin, inoltre, costituiscono continuit nei rinvenimenti anforici che va dal VII
una peculiare produzione di notevole interesse, es- sec. a.C. fino allet tardoantica14. Questa notevole
sendo i precursori, come dimostra la decorazione ricchezza di reperti fa s che la campionatura copra
di tipo lineare a fasce e punti, dei piatti da pe- un arco ampio sia geograficamente i centri pro-
sce figurati, anchessi ben attestati nella colonia duttivi spaziano dalla Grecia orientale alla Spagna,
(McPhee-Trendall 1987). Una precisa caratterizza- toccando le coste africane sia cronologicamente.
zione e la differenziazione tra le composizioni e le Nel quadro complessivo delle attestazioni di
tecnologie delle due serie di campioni i modelli a anfore a Caulonia si registra una scansione in
decorazione geometrica e levoluzione della stessa tre fasi ben distinte. La prima, databile tra fine
forma a decorazione figurata potrebbero offrire VII-inizi VI e fine del IV secolo a.C. mostra una
nuovi dati per delineare il quadro delle importa- presenza costante di materiale anforico in buo-
zioni cauloniati e per definire meglio linfluenza na quantit da tutti i contesti esaminati (Van der
esercitata dai modelli della madrepatria sulle pro- Mersch 1989: 90-99; Tomasello 1972: 583-590;
duzioni locali. Turi c.d.s.). Il volgere del IV secolo costituisce un
Lo stamnos a bande e larula con zoomachia co- discrimine importante; infatti allora che si veri-
stituiscono due eccezioni nella campionatura. Sono fica un crollo nel numero di attestazioni, in questa
unica inclusi nella selezione, in quanto manufatti fase provenienti esclusivamente da San Marco e
di sicura produzione cauloniate13 e, in quanto tali, dalla Torre D, poi sostituita dallemergere del sito
la loro caratterizzazione servir come confronto, di Fontanelle, determinando una situazione che
per le analisi odierne e future, per il riconoscimen- permane inalterata fino al II sec. d.C., quando in-
to di fabbriche locali. Sono stati scelti reperti di vece si registra un nuovo picco di presenze, sep-
due classi, ceramica e coroplastica, che rimanda- pur limitate a San Marco, Fontanelle e alla statio,
no a due diversi gradi di depurazione degli impa- che si mantiene fino al VI d.C.

Tab. 7.2 Elenco dei campioni di ceramica a bande, coroplastica e anfore.


CAMPIONE DEFINIZIONE PROVENIENZA
24 Stamnos a bande KL 03 SM SAS II Sg A UUSS 1012-1030
25 Arula con zoomachia KL 05 SM SAS II Sg B US 1032
26 Tipo chiota KL 96 SM SAS I US 691
27 Tipo chiota KL 91 SM SAS I US 305
28 Milesia KL 94 SM SAS II US 700 n. inv. 72513
29 Samia KL 91 SM Q21 US 320
30 Amigdaloide KL 94 SM SAS II US 701-US 207 n. inv. 72604
31 MGS III KL 05 SM SAS II Sg. B US 1067
32 MGS III KL 95 SM US 613
33 MGS V KL 91 SM SAS II US 207-KL 94 SM SAS II US 702 n. inv. 72449
34 MGS VI KL 98 SM US 56 strada B crollo
35 Punica KL 91 SM SAS II US 207
36 Punica KL 80 Guarnaccia interno ambiente Z settore est a sud di 25 strato 1 tg. III n. inv. 35060
37 KEAY XXIII KL 86 SM I21 US 4
38 KEAY LIII KL 86 SM I20 US 4-KL 91 SM I20 Ripulitura
39 Bifida KL 86 SM US 2
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 123

Anche le provenienze delle anfore si accordano Gruppo B


a questa scansione cronologica. Durante la prima B1 Campione 9, 10
fase possiamo individuare due momenti. Tra la Impasto marnoso con inclusi neri granulari e bru-
fine del VII-inizi VI e la met del V secolo a.C. ni lamellari. Granulometria grossolana. Porosit
la maggioranza delle importazioni fa riferimento di forma allungata orientata parallelamente alle
allarea egea, in primo luogo a Corinto con fram- pareti.
menti di anfore corinzie A e B (Van der Mersch B2 Campione 22
1989: 93-94; Tomasello 1972: 583-584). A que- Impasto arancio con minuti inclusi granulari vitrei
sto gruppo si aggiungono poche attestazioni sem- e neri insieme a inclusi lamellari bruni. Porosit
pre riferite allEgeo orientale con anfore milesie e media.
chiote (campp. 26-29. Van der Mersch 1989: 94; B3 Campione 14
Turi c.d.s.). Alle colonie occidentali rimandano in- Impasto rosato omogeneo con minuti inclusi mica-
vece le anfore cosiddette amigdaloidi (camp. 30). cei bruni. Porosit media.
Successivamente, dalla met del V a tutto il IV B4 Campione 23
secolo a.C. si consolidano i rapporti con Corinto, Impasto marnoso con minuti inclusi lamellari e
ma i rinvenimenti di anfore milesie e chiote dimi- granulari bruni. Porosit elevata di forma allunga-
nuiscono, sostituiti da quelli di anfore MGS I e III, ta e isorientata.
con labbro a echino e a cuscinetto rigonfio (campp.
31-32) caratterizzate da impasti compatibili con Gruppo C Campioni 13, 15, 19, 20
quelli delle anfore locresi , indizio della cresci- Impasto marnoso rosato e porosit media.
ta dei rapporti con le altre colonie magno-greche. C1 Campione 18
La II fase caratterizzata, oltre che da frammenti Impasto arancio rosato ricco in minuti inclusi bian-
di MGS V e VI che testimoniano il perdurare dei chi. Porosit media.
rapporti con le colonie occidentali (campp. 33-34), C2 Campione 12
dalla novit rappresentata dalle prime attestazioni Impasto marnoso con frequenti granuli minuti di
di anfore puniche (campp. 35-36). Durante la tar- colore bruno. Porosit bassa.
da et repubblicana e la prima et imperiale le te- C3 Campioni 1, 16
stimonianze restano scarse e provenienti per lo pi Impasto arancio rosato con numerosi inclusi bian-
dalla Magna Grecia, dalla penisola iberica, ma an- chi granulari ben evidenti e rari inclusi di aspetto
che dallarea egea e dal Bruttium. A fronte quindi vitreo incolori. Porosit bassa. Il campione 1 ha in-
di un minor numero di attestazioni si amplia invece clusi bianchi di dimensioni maggiori.
il raggio di interesse dei traffici, testimoniato da
frammenti inquadrabili nei tipi 1, 2-4, 7-11, e 20 Gruppo D Campione 21
della tipologia Dressel e da un esemplare di Ca- Impasto beige con frequenti inclusi granulari neri,
mulodunum 184 (tardo rodia)15. Nellultima fase, granulari vitrei trasparenti e micacei bruni.
durante la quale le attestazioni di anfore tornano
agli stessi livelli del VI-IV secolo a.C., prevalgono 5. Metodi analitici
nettamente le importazioni dallAfrica (campp. 37-
39), dalle province di Zeugitana e Byzacena, ma Sulle ceramiche a vernice nera sono state ese-
anche dalla Libia e dalla Mauretania. In misura guite indagini composizionali dellimpasto e della
molto minore si registrano importazioni dallOrien- vernice utilizzando un microscopio elettronico
te (camp. 38) e dalla Palestina, con un esemplare a scansione FEI Quanta 200 con spettrometro a
di LR4 (Corrado 2004: 301), dalla penisola iberica dispersione di energia EDAX DX-4 con detector
e infine dal Bruttium. sUTW+. Condizioni strumentali di lavoro 25kV e
40A utilizzando come campione di riferimento
4. Descrizione macroscopica degli impasti lo Standard n. 1622 del National Bureau of Stan-
dard. La scelta di questo metodo analitico deriva
Gruppo A Campioni 2, 3, 5, 6, 7, 8, 11, 17 dalla possibilit di poter ottenere informazioni an-
Impasto marnoso arancio con minuti inclusi bruni, che sulla composizione della vernice pur avendo
vitrei incolori e impronte di vegetali. a disposizione una modesta quantit di campione.
A1 Campione 4 Le analisi sono state eseguite su un area di 50 x
Marnoso, con minuti inclusi vitrei e bruni. 50 micron.
124 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

Sui campioni anforacei sono state eseguite Sono stati individuati due gruppi morfologici a
analisi petrografiche su sezioni sottili. Le sezioni composizione omogenea, le coppe floreal band e i
sottili, ottenute perpendicolarmente alle superfici piatti da pesce (fig. 7.6b), mentre gli altri mostra-
del manufatto, sono state osservate al microscopio no differenze composizionali al loro interno. Tra le
polarizzzatore (Leitz Ortolux Pol II-BK) in modo da lekanai, in relazione al corpo ceramico, due cam-
ottenere informazioni sulla natura degli inclusi e pioni omogenei (campp. 11-12) si differenziano
sulle caratteristiche tessiturali dellimpasto. dal terzo (camp. 13) caratterizzato da una quan-
tit maggiore di ossido di silicio (SiO2) e ossido di
6. Discussione dei risultati analitici magnesio (MgO); dalle analisi delle vernici nere,
invece, emerge una forte vicinanza tra i campp. 12
Sulla base dei risultati delle analisi, illustra- e 13 dai quali appare ben distinto, per la notevo-
ti nelle tabb. 7.3 e 7.416, possibile fare qualche le presenza di ossido di ferro e per il rapporto in-
considerazione innanzitutto sulla caratterizzazione vertito tra ossido di alluminio e ossido di silicio, il
composizionale dei reperti. camp. 11. Anche i due cup-skyphoi (campp. 14-15),
Per quanto riguarda la ceramica dipinta, sia fi- simili per la composizione della vernice, mostrano
gurata che interamente verniciata, i campioni mo- una modesta differenziazione nel corpo cerami-
strano unevidente variabilit nella composizione co, mentre un quadro pi complesso delineato
del corpo ceramico e della vernice, pur registrando dai cinque campioni di coppe tipo C Bloesch (fig.
in generale una discreta presenza di Ossido di Cal- 7.6a); accanto a tre campioni omogenei per compo-
cio (CaO). Tale variabilit si osserva sia tra reperti sizione del corpo ceramico (campp. 17-20), infatti,
di diverse classi, ma anche, ed la maggioranza dei ne troviamo uno (camp. 16) con una quantit di
casi, allinterno di una stessa classe di materiali. ossido di ferro (Fe2O3) nettamente maggiore degli

Tab. 7.3 Composizione chimica del corpo ceramico


Campione Na 2O MgO Al2O3 SiO2 K 2O CaO TiO2 Fe2O3
1 Cratere a f.n. 0,65 6,42 18,92 47,99 2,29 5,50 0,97 17,26
2 Coppa floreal band 1.12 6,86 21,89 52,86 2,18 5,01 0,74 9,53
3 Coppa floreal band 1,05 6,72 21,11 53,05 2,56 5,51 0,85 9,15
4 Cratere calcidese 1,34 5,99 20,96 50,24 2,57 5,69 0,97 12,24
5 Skyphos a f.r. 1,87 6,80 21,83 53,75 2,28 5,02 0,67 7,59
6 Piatto da pesce 2,06 4,19 22,52 55,51 2,20 6,68 0,65 6,04
7 Piatto da pesce 1,50 3,61 22,68 56,00 2,37 6,88 0,60 6,34
8 Piatto da pesce 1,39 3,68 22,27 57,04 2,34 6,07 0,62 6,58
9 Vaso aperto a f.r. 1,37 3,19 20,96 55,57 2,52 6,99 0,77 8,63
10 Fr. di parete pertinenti a 9 1,44 3,27 20,94 53,77 2,57 7,59 0,88 9,53
11 Labbro di lekane 1,35 3,64 23,06 51,78 2,96 6,08 0,94 10,19
12 Coperchio di lekane 1,32 4,07 23,02 50,75 3,10 6,78 0,74 10,21
13 Piede di lekane 0,22 6,23 21,17 55,90 2,10 5,66 0,78 7,93
14 Cup-skyphos 0,97 3,22 23,30 50,21 3,25 5,57 0,69 12,79
15 Cup-skyphos 1,07 7,39 18,77 52,02 2,21 6,60 0,92 10,96
16 Coppa tipo c Bloesch 1,27 7,53 19,37 49,65 2,74 6,63 1,37 11,43
17 Coppa tipo c Bloesch 1,14 5,83 20,53 55,68 2,56 4,19 0,92 9,17
18 Coppa tipo c Bloesch 0,91 5,75 19,94 54,12 2,47 6,68 0,95 9,05
19 Coppa tipo c Bloesch 0,66 4,92 19,84 55,79 1,62 6,27 0,90 9,91
20 Coppa tipo c Bloesch 1,04 6,07 21,35 51,73 2,13 6,74 1,01 9,80
21 Piatto tipo Gallatin 1,36 3,53 22,97 49,08 4,02 6,30 1,17 11,57
22 Piatto tipo Gallatin 1,23 3,62 22,81 41,80 2,60 6,74 0,93 20,27
23 Piatto tipo Gallatin 1,40 3,76 22,20 55,19 2,63 7,56 0,66 6,49
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 125

Tab. 7.4 Composizione chimica del rivestimento


Campione Na 2O MgO Al2O3 SiO2 K 2O CaO TiO2 Fe2O3
1 Cratere a f.n. 1,36 3,92 39,1 45,39 1,91 0,77 0,31 7,24
2 Coppa floreal band 0,79 2,87 35,96 55,01 1,86 0,80 0,32 2,39
3 Coppa floreal band 1,58 3,33 36,25 54,85 1,84 0,30 0,25 1,60
4 Cratere calcidese n.d n.d n.d n.d. n.d n.d n.d n.d
5 Skyphos a f.r. 0,96 3,02 37,55 48,63 1,73 0,20 0,36 6,80
6 Piatto da pesce 2,57 3,71 37,69 49,74 1,44 0,46 0,00 2,97
7 Piatto da pesce 2,12 3,97 37,32 50,88 2,05 0,63 0,00 3,03
8 Piatto da pesce 2,49 3,97 37,43 48,86 2,35 0,91 0,30 3,41
9 Vaso aperto a f.r. 1,50 3,52 38,21 44,51 2,78 1,35 0,55 7,58
10 Fr. di parete pertinenti a 9 1,64 2,61 32,71 52,19 4,07 0,89 0,28 5,62
10 v. rossa 1,48 4,03 44,44 29,88 1,07 1,27 0,69 15,66
11 Labbro di lekane 0,52 4,13 40,44 35,02 1,68 0,82 0,66 16,73
12 Coperchio di lekane 1,31 3,19 34,16 45,54 3,31 0,75 0,46 11,29
12 v. rossa est. 0,38 3,53 46,14 23,61 0,93 1,61 1,01 28,58
12 v. nera int. 0,77 2,83 32,95 44,53 2,88 0,48 0,53 14,91
13 Piede di lekane 0,83 2,65 35,61 44,79 2,51 0,33 0,40 12,87
14 Cup-skyphos 1,50 3,04 33,58 44,6 3,05 1,26 0,50 12,47
15 Cup-skyphos 0,85 2,60 34,47 44,19 3,32 1,17 0,51 12,89
15 v. rossa 0,68 2,39 35,81 25,59 1,97 1,84 1,10 30,62
16 Coppa tipo C Bloesch 1,09 1,67 32,16 43,2 4,10 0,44 0,54 17,80
17 Coppa tipo C Bloesch 0,22 2,09 31,46 50,45 2,47 0,45 0,31 12,22
18 Coppa tipo C Bloesch 0,61 2,44 30,01 32,69 5,86 0,88 0,83 26,48
19 Coppa tipo C Bloesch 0,84 1,91 31,00 43,84 5,94 0,78 0,62 14,93
20 Coppa tipo C Bloesch 1,18 2,79 36,34 35,5 4,66 0,49 0,60 18,26
21 Piatto tipo Gallatin 1,11 3,94 41,41 36,73 2,71 0,80 0,78 12,52
22 Piatto tipo Gallatin 0,71 2,28 29,64 46,74 3,82 0,60 0,73 15,47
23 Piatto tipo Gallatin 2,08 3,68 37,54 50,14 1,78 0,74 0,25 3,53

altri. Le vernici, inoltre, sono caratterizzate da una attiche provenienti da scavi di Monasterace (Pap-
differenza evidente nel contenuto in ferro che porta palardo et alii 2006). Si tratta del frammento con
a risultati diversi per tutti i campioni, ad eccezione rappresentazione di amazzonomachia, attribuibi-
del 17 e del 19 che sembrano essere caratterizzati le a fabbriche attiche, e del cratere calcidese, un
da composizione simile. Queste differenze potreb- unicum nella nostra selezione. Le caratteristiche
bero per derivare da una alterazione superficiale composizionali dellimpasto ceramico e della verni-
dei rivestimenti che in alcuni casi mostrano evi- ce delle due coppe floreal band (campp. 2-3) e dei
denti fenomeni di degrado, testimoniati dalle va- piatti da pesce (campp. 6-8) costituiscono, come gi
riazioni cromatiche della superficie (figg. 7.3 f-g). accennato, gruppi relativamente omogenei e distin-
I tre campioni di piatti tipo Gallatin (campp. guibili tra di loro per i diversi contenuti in ossido
20-22), infine, presentano composizioni chiara- di ferro. Composizione simile alle coppe con deco-
mente differenti tra loro, sia per quanto riguarda il razione floreale si osserva anche per il campione 5
corpo ceramico sia per la vernice nera. e i campioni 9 e 10. I risultati analitici di questi
Per quanto riguarda la ceramica figurata, i cam- ultimi due campioni non sembrano confermare
pioni 1 e 4 presentano un impasto ceramico con lipotesi emersa dallo studio archeologico che indi-
elevato tenore di ossido di ferro (Fe2O3), mentre la cava questi due come campioni pertinenti ad uno
vernice nera del campione 1 presenta valori con- stesso manufatto. I piatti da pesce si prestano a due
frontabili a quelli ottenuti dallanalisi di ceramiche interessanti confronti: il primo, illustrato nel dia-
126 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

gramma fig. 7.6b, mette in relazione i risultati delle vicende storiche della colonia, appaiono quanto
analisi dei piatti da pesce con quelli del vaso a figu- mai incerti, vista la somiglianza della caratteriz-
re rosse, attribuibile a fabbrica locrese, evidenzian- zazione geologica delle due aree (fig. 7.1) che non
do somiglianze nella composizione dellimpasto, e permette di stabilire markers esclusivi di una delle
differenze, soprattutto per la caratterizzazione della due citt e che dunque possano rendere inequivo-
vernice; il secondo li avvicina invece ai piatti tipo cabili le attribuzioni.
Gallatin, che, con la sola possibile eccezione del Per quanto riguarda invece il materiale anfori-
camp. 23, mostrano una caratterizzazione comple- co, losservazione delle sezioni sottili al microscopio
tamente diversa da quella dei piatti da pesce. ottico ha permesso di individuare diversi raggrup-
In chiave tecnologica uno spunto interessante pamenti che rispecchiano in parte la provenienza
offerto dal campione 12. Le osservazioni al mi- tipologica dei reperti; lattribuzione a una fabbri-
croscopio ottico, infatti, mostrano due strati ben ca nordafricana avvalorata, nel caso dellanfora
distinti di vernice stesi sulla superficie esterna del punica (camp. 35), dalla presenza di una matrice
corpo ceramico: uno nero in superficie e uno ros- isotropa rossa con inclusi di quarzo eolico attribu-
so compreso tra questo ultimo e il corpo ceramico ibile a un ambiente desertico. Altre anfore (camp.
(fig 7.3i). A ulteriore conferma dellesistenza di due 1) mostrano una composizione dello smagrante di
strati di vernice distinti le analisi hanno messo natura vulcanica (sanidino, augite, biotite) ricondu-
in evidenza la differenza composizionale dei due cibile allarea campana. La maggior parte degli altri
strati: nella vernice rossa presente, infatti, una contenitori sono caratterizzati da una composizione
quantit in percentuale di ossido di ferro tre vol- carbonatica o da uno smagrante a componente gra-
te superiore rispetto a quella contenuta nella nera nitica. Entrambe le composizioni sono riconducibili
e un rapporto tra ossido di silicio e ossido di al- allarea tra Locri e Monasterace caratterizzata da
luminio inversamente proporzionale. La presenza affioramenti di rocce calcaree e granitiche o da de-
di due strati di vernice sovrapposti sulla superfi- positi sedimentari dovuti allerosione di queste roc-
cie esterna del coperchio tanto pi interessan- ce. Si tratta dunque di una produzione locale, come
te dal momento che su quella interna se ne trova sembra confermare anche la presenza in questo
uno solo. Questo dato porta a privilegiare lipotesi gruppo dello stamnos a bande e dellarula (campp.
dellintenzionalit piuttosto che dellimperizia tec- 24-25), sicuramente prodotti in questa area17.
nica dellartigiano. Resta, infine, da osservare che
sia le vernici nere che quella rossa presenti sul ma- Note
nufatto rientrano nei rispettivi range composizio-
nali osservati sugli altri campioni a vernice nera, *
Un doveroso, quanto sentito, ringraziamento va alla dott.ssa
in particolare legandosi a quelli del camp. 13. M.T. Iannelli, Direttore della Soprintendenza Archeologica
Se stata possibile lattribuzione dei campio- della Calabria, per la liberalit dimostrata nel concedere
ni analizzati a diversi ambiti produttivi, pi pro- per lo studio archeometrico, oltre ai materiali di San
blematica appare lidentificazione di tali ambiti. Marco, anche alcuni reperti provenienti dalle altre aree di
abitato in localit Casamatta e Guarnaccia e dagli scavi in
Il confronto con altre analisi effettuate su reperti propriet Anas condotti da E. Tomasello. Un ringraziamento
provenienti da Locri (Mirti et alii 1995; Mirti et particolare alla prof.ssa Lucia Lepore, per le opportunit
alii 2004) sembra suggerire un basso tenore di ma- offerte in questi anni e per i consigli e insegnamenti. Il
gnesio nei reperti identificati come locali, in con- presente contributo a firma congiunta, esclusi i paragrafi 2
trapposizione allalto valore dello stesso ossido nei e 3 (P. Turi), 4 e 5 (P. Pallecchi). I disegni dei reperti e la loro
elaborazione grafica sono dellautrice a eccezione delle figg.
prodotti di importazione attica. In alcuni dei nostri 7.2h-i e delle figg. 7.2a-b, opera rispettivamente delle dott.
campioni cratere con amazzonomachia, coppe sse M.R Luberto e I. Grifoni.
floreal band, uno dei cup-skyphoi e alcune coppe 1
Per la ceramica figurata Lepore c.d.s., per le anfore Turi
tipo C Bloesch ci potrebbe trovare una confer- c.d.s. e Francesca Bagnoli Proposta di classificazione delle
ma; tuttavia, se possibile fare qualche considera- anfore da trasporto di Caulonia, tesi di laurea (v. supra
zione sulla provenienza dei frammenti di ceramica Lepore nota 4). La campionatura delle anfore effettuata dalla
figurata, appare prematuro e imprudente ascrivere dott.ssa Bagnoli stata qui parzialmente ripresa.
con certezza a fabbriche cauloniati produzioni con
2
Data la notoriet e la diffusione delle forme analizzate si
preferito riportare nelle schede la sola datazione senza i
determinate caratteristiche composizionali. In par- confronti. Sono i presenti invece i riferimenti bibliografici
ticolare il confronto e la distinzione dalla manifat- dei singoli reperti che, laddove non diversamente indicato,
tura locrese, importanti per la ricostruzione delle sono da ritenersi inediti.
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 127

3
Per i confronti v. il contributo di Lucia Lepore sullo scavo 13
Si ricordano i puntuali e accurati studi sulle arulae di
di San Marco nord-est in questo volume. Caulonia a opera di Maddalena Simonetti, Simonetti 2001
4
Per i confronti v. supra Lepore, in particolare nota 31. e Simonetti 2005.
5
Per un inquadramento dei campioni 6-7-8 v. il precedente
14
Turi c.d.s. La necropoli non restituisce pi materiali anforici
contributo di Lucia Lepore. gi a partire dalla met del V secolo a.C., mentre dallo scavo
6
V. i contributi di Lepore ed Elia, Osservazioni sulla della torre D e da quello di Guarnaccia abbiamo ancora
circolazione della ceramica figurata italiota a Caulonia, nota qualche frammento tra il III e la prima met del II secolo
15, nel presente volume. a.C. Per quanto riguarda larea del santuario, Orsi e da ultimo
Simonetti schedano unansa frammentaria, ora dispersa,
7
Per una descrizione pi ampia v. il precedente contributo bollata con la sigla TR. LOISIO databile al III sec. a.C. (Orsi
di Lepore. 1914: 892, 895; Simonetti 2001a: 446, n. 73). A partire dal
8
V. in questo volume il contributo di Lucia Lepore e pi I secolo a.C. cominciano invece le attestazioni nella villa di
ampiamente in Lepore c.d.s. Fontanelle e nella statio, attestazioni che registreranno un
9
V. supra, bibliografia scheda n. 4. vero e proprio boom in et tardoantica tra il II e il VI d.C.
10
In particolare dalla rapida osservazione intervenuta in 15
Corrado 2004: 300-302; Cuteri e Rotundo 2001: 118 e
occasione del Convegno, Diego Elia avvicina il campione 9 120, in particolare nota 20 con bibliografia precedente;
alla bottega del Pittore della Pisside RC 5089; in caso di Cuteri e Salamida in questo volume.
conferma il frammento costituirebbe la prima attestazione di 16
Le tabelle riportano i risultati delle analisi chimiche
questa produzione al di fuori di Locri e Medma. V. supra rispettivamente del corpo ceramico e dei rivestimenti dei
nota 6. campioni di ceramica figurata e a vernice nera. Sono state
11
Si tratta del campione 8 attribuito da Lucia Lepore al analizzate anche le vernici di colore rosso presenti su alcuni
pittore Alccer do Sal i cui prodotti sono attestati soprattutto dei campioni e i risultati riportati nella stessa tab. 7.4.
a Spina. V. supra contributo di Lepore nota 37. 17
Sono stati analizzati anche tre frammenti di coppi,
12
V. supra Lepore nota 37 per le attestazioni dei piatti tipo rispettivamente provenienti dallUS 1062 dello scavo di San
Gallatin a Caulonia; per i rinvenimenti delle altre forme di Marco, da unabitazione di Monasterace degli inizi del 900, e
vernice nera analizzate v. Gagliardi 2001 e Gagliardi 2004, di realizzazione moderna in uno stabilimento locale (gli ultimi
Gagliardi 2004a dal Santuario di Punta Stilo, Iannelli 2001 e due sono stati gentilmente forniti dal Sig. Natale Luly, che si
Gagliardi 2004b per quelli dallarea artigianale di Contrada ringrazia). Anche in questo caso lo scopo era ottenere maggiori
Lupa, Trziny 1989: 56-59 per quelli dallo scavo della Torre dati sulle componenti di prodotti fabbricati in loco. I risultati
D. Per le produzioni attiche v. inoltre il contributo di Vanessa ottenuti, omogenei a quelli del campione ceramico e dellarula,
Gagliardi in questo volume. sono simili a quelli presentati in De Francesco et alii 2009.
128 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

Fig. 7.1 Particolare della carta geologica della Calabria alla scala 1:250.000 (Regione Calabria, Centro Cartografico Regionale, P.S.M.
Villa Margherita, modificata).
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 129

a b

c
d

e f

Fig. 7.2 Ceramica figurata e a vernice nera: reperti campionati.


130 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

a b c

d e

f g

h i
Fig. 7.3 Ceramica figurata (a-e) e foto al microscopio ottico dei campioni 17 (f), 18 (g) e 12 (i).
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 131

a
d
b

i
l

n o

Fig. 7.4 Anfore: reperti campionati.


132 Paola Turi e Pasquino Pallecchi

Fig. 7.5 Diagrammi ternari relativi alla composizione del corpo ceramico (a) e alle vernici (b) dei campioni dipinti.
Osserva zioni su alcune classi ceramiche di S . Marco a C aulonia 133

Fig. 7.6 Diagramma ternario relativo alla composizione del corpo ceramico e alle vernici dei campioni di coppe di tipo CBloesch (a)
e dei piatti da pesce, con riferimento anche al camp. 9, (b)
8.
Monasterace Le case sul fronte a mare.
Labitazione nei pressi della casamatta:
la residenza, il culto*
Maria Teresa Iannelli**

Le ricerche sistematiche relative allabitato del- zioni il fronte a mare di Caulonia fu e rimase
la citt di Caulonia (odierna Monasterace Marina), sempre il punto pi vulnerabile della citt.
effettuate nellultimo decennio, hanno interessato
quasi esclusivamente il fronte a mare della citt1 Questa puntuale analisi dellOrsi, a nostro av-
(fig. 8.1). viso, trova conferma con quanto rilevato dalle pi
Per la polis cauloniate, il cui impianto urbano recenti indagini geoarcheologiche effettuate dalla
era costruito a terrazze degradanti verso il mare, Soprintendenza in collaborazione con lUniversit
con forte dislivello tra loro (Iannelli e Rizzi 1985: della Calabria, lo Smithsonian Institution e lAsso-
297 e tav. 6), questo settore urbano era partico- ciazione Culturale Kodros. Secondo lipotesi for-
larmente rilevante dal punto di vista topografico: mulata dai geomorfologi, anche sulla base dei dati
per la facilit degli accessi, considerato che essa archeologici, la linea di costa (Stanley et alii 2004:
costituiva una delle poche zone pianeggianti (non 617-618 e fig. 233) relativa alla citt, in et greca,
un caso che lungo questa fascia costiera siano era spostata rispetto a quella attuale di circa 300
ubicate almeno quattro porte urbiche); per la vi- m pi a est. Lungo il margine costiero compreso tra
cinanza dellapprodo2; per lampiezza del terrazzo la foce del fiume Assi e il tempio dorico, la costa
prospiciente il mare, che insieme a quello limi- era aperta e leggermente arcuata dalla foce della
trofo, pi a monte, interrotto dalla presenza del- fiumara. Cos si presentava ai Greci che navigava-
la collinetta del Faro, rappresenta lo spazio pi no verso Caulonia, quel Cocynthum promontorium
idoneo e sfruttabile per lurbanizzazione, in una citato dalle fonti antiche, di forma allungata4 ma
citt come Caulonia dove le superfici utili sono non molto sporgente dalla linea di costa. Sempre lo
ristrette e spesso poco accessibili, per la presenza studio cui si accennato sostiene inoltre che lun-
di numerosi rilievi collinari e di valloni imprati- go il promontorio era presente un affioramento di
cabili3; per la sua vulnerabilit (cfr. Orsi 1914: arenarie oloceniche, tipo beachrock, che gli abitan-
71-72): ti di Caulonia hanno utilizzato per la costruzione
degli edifici della citt, ed espressamente per la
La difficolt precipua consisteva nella forma realizzazione del tempio dorico. Anche da questa
e struttura di quel tratto di zona urbana; una fascia costiera, per quanto ristretta e instabile, gli
spiaggia aperta, bassa puramente sabbiosa, abitanti di Caulonia ricavavano, dunque, la pietra
senza solide scogliere a cui appoggiare i ma- da costruzione.
nufatti. Di qui la necessit di arretrarsi di tanto Il problema relativo al reperimento in loco di
dal battente dellonda nelle massime mareggia- materiali da costruzione si posto da tempo per
te, che essa non potesse anche lontanamente tutte le poleis calabresi e presso gli studiosi or-
minacciare i baluardi; e quella di spingere le mai generalizzata la tesi che nella regione scarseg-
fondazioni dei muri a tale profondit da offrire giasse la materia prima per ledificazione; di contro
una garanzia contro le offese del mare e delle le ricerche recenti hanno fatto emergere almeno
macchine belliche. Nonostante queste precau- nel caso di Caulonia, ma anche per la vicina Locri,
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
136 Maria Teresa Iannelli

la presenza di cave nel territorio5. Sembra ormai Di recente, nel corso dei lavori per la realizza-
accertato che gli abitanti di Caulonia utilizzarono zione del primo lotto del Parco archeologico dellan-
per la costruzione delle vaste e articolate mura di tica Caulonia, la Soprintendenza ha effettuato una
cinta i ciottoli che abbondavano lungo il corso del- serie di saggi lungo un percorso che dai pressi del
le due fiumare di confine (Orsi 1914: 24-59; ma tempio dorico si inoltra verso nord a raggiungere la
anche Trziny 1989: passim), e larenaria, che ora localit S. Marco11. A partire dal 2003 la ricerca
sappiamo era a portata di mano anche sul promon- dellabitato greco in questultima zona della citt
torio costiero6, per la realizzazione del basamento stata affidata alla prof. Lucia Lepore dellUniversit
del tempio pi importante della citt7. di Firenze, che sta approfondendo lindagine anche
Lutilizzo, da parte degli abitanti di Caulonia, relativamente alle fasi arcaiche; mentre chi scrive,
del materiale da costruzione disponibile nellhin- insieme con Francesco Cuteri12, si dedicata allo
terland, un ulteriore importante dato che si scavo in estensione di unabitazione ubicata imme-
aggiunge a quanto da noi sostenuto circa la possi- diatamente a nord del tempio dorico, nei pressi di
bilit che il territorio cauloniate fosse ricco di me- una casamatta, moderna testimonianza dellultima
talli (Iannelli 2005: 242-243); a questo proposito, grande guerra13, e dei resti tardoantichi presenti a
di recente, F. Cuteri ha sottolineato limportanza monte della ferrovia nellarea definita come S. Mar-
del giacimento metallifero presente in questa parte co-Chiesa, identificati con la statio di Stilida.
di territorio calabrese8. Le indagini relative allabitato ellenistico finora
La ricerca archeologica nella fascia a mare eseguite a Caulonia, seppur non esaustive, rappre-
della polis data a partire dallOrsi (fig. 8.1): in sentano, senzaltro, un notevole avanzamento del-
questarea, larcheologo indag, oltre al tempio la ricerca, tanto che permettono di definire il sito
dorico (Orsi 1914: 148-226), anche la cinta mura- della polis come eccezione significativa nel pa-
ria (Orsi 1914: 72-86), rinvenendo, tra laltro, una norama degli studi sui modelli abitativi delle citt
porta urbica che denomin porta marina e gli magno greche e come uno degli esempi migliori
scarsi resti di povere casette (Orsi 1914: 146- nel campo di ricerca relativo allimpianto urbano
147) [] in parte demolite dalluomo, in parte di- delle stesse (cos in Barra Bagnasco 1996a: rispet-
rute per labbandono []. Le indagini successive tivamente 46 e 61).
furono effettuate in modo sporadico allinizio degli Da tempo, infatti, stata ipotizzata lorganiz-
anni settanta del secolo scorso da Elena Tomasello zazione urbanistica di Caulonia per la fase elleni-
(Tomasello 1972) che saggi unarea immediata- stica, cio per il periodo successivo alla conquista
mente a sud del tempio dorico, dove, secondo la dionigiana della citt (Iannelli e Rizzi 1985: pas-
revisione critica a cura di Trziny (Trziny 1989: sim; fig. 8.1); essa stata concepita secondo un pia-
129-132; ma cfr. anche Barello 1995: 44), oltre ad no di tipo ippodameo, per strigas, con assi stradali
alcuni tratti della cinta muraria e a due probabi- paralleli alla costa e isolati di 105x35 m, allunga-
li altari, forse connessi con il tempio di maggiori ti in senso est-ovest, con il lato corto prospicien-
dimensioni, rinvenne anche langolo di una casa, te le strade principali; allinterno degli isolati, un
databile allet ellenistica9. Successivamente, a lotto comprende in genere due case, talvolta, con
partire dagli anni ottanta del secolo scorso, fino qualche eccezione (linsula I di Orsi, la casa del
a oggi, le ricerche, in generale nella citt, e in drago, quella nei pressi della casamatta). La parti-
particolare in questo settore costiero (fig. 8.2), si colare morfologia del terreno, a terrazzi degradanti
sono svolte in modo costante e programmatico: nel sul mare, cui si accennava prima, se da un lato
corso degli anni ottanta del 900, nella localit S. ha determinato la peculiarit dellimpianto urba-
Marco10, furono scavati resti di almeno tre abita- no, dallaltro ha costretto i Cauloniati a sfruttare al
zioni di et ellenistica (con presenza di fasi prece- massimo i ristretti spazi e a realizzare un articolato
denti, cfr. Iannelli 2005: 241 e tav. CXV, fig. 27 sistema per lo smaltimento delle acque meteoriche;
e successive; cfr. Cuteri e Iannelli 2000: 209-210 servono, appunto, al drenaggio gli stretti ambitus
e tav. I, n. 1), la cui indagine stata approfondita della misura ricorrente di 70 cm, che separano tut-
alla fine degli anni novanta. te le case di Caulonia in senso nord-sud.
Sempre in questultima localit, lo stesso Tr- stato anche definito il modulo delle abitazio-
ziny ha individuato un edificio pubblico ubicato sul ni e la distribuzione dello spazio interno alle case;
ciglio della duna di recente formazione che carat- queste hanno pianta quadrata di 17,50 m di lato
terizza il paesaggio costiero attuale. e si sviluppano intorno a unarea centrale priva di
Monasterace Le case sul fronte a mare 137

copertura, il cortile, da cui prendono luce sul lato sta sede focalizzarne solo alcune relative allim-
ovest; esso, a sua volta, si affaccia su un vano stret- pianto urbano:
to e lungo, la pasts, esposto a sud.
Per questa ricostruzione, fondamentale era stato non ancora chiaro il rapporto tra le abitazio-
il riconoscimento di alcuni assi viari: tre stenopoi ni e la cinta muraria rintracciata dallOrsi su
(SI, SII, SIII) perpendicolari alla linea di costa, con questo fronte a mare, anche se nellanno 2006,
misure che variano da 4 a 4,50 m; due plateiai (pI, durante lo scavo della casa nei pressi della
pII) parallele al mare e quindi perpendicolari agli casamatta, stato effettuato un saggio che ha
stenopoi: una minore di circa 8 m laltra maggiore di messo in evidenza alcune strutture riferibili
circa 14 m; questultima separa idealmente la citt alla porta Marina dellOrsi, che tuttavia non
in due fasce abitate, quella a monte che raggiunge i sono state indagate a sufficienza; mentre, a suo
rilievi collinari del Faro e della Piazzetta, e quella tempo, stata accertata, con lindagine in loca-
a valle, pi stretta, che confina col mare (fig. 8.1). lit S. Marco della fine degli anni ottanta del
Questa ricostruzione, proposta a suo tempo, se secolo scorso, lassenza della cinta muraria sul
ha trovato conferme sul terreno per la parte a mon- lato nord; cinta muraria che il Carta aveva evi-
te, in realt per la fascia costiera si basava su dati denziato in tratteggio sulla pianta archeologica
molto scarsi; per questarea era stata proposta la della citt. Infatti, lo scavo dellabitato effettuato
presenza di isolati che misurano 35 m in direzione al margine nord della citt, nel tratto compreso
nord-sud e 52,50 m in senso est-ovest; questulti- tra la ferrovia e il mare, aveva registrato las-
ma misura, che risulta anomala rispetto ai 105 m senza della murazione e il rinvenimento di un
del lato corrispondente degli isolati ubicati a monte lungo ma non esteso crollo di ciottoli, riferibile
della plateia maggiore, fu motivata dalla ristrettez- pi probabilmente alla distruzione dellabita-
za dello spazio esistente tra questa e le mura di zione di cui sono stati trovati resti parziali (solo
cinta rinvenute sul lato a mare. un ambiente), piuttosto che a quella del muro di
Dopo le ricerche effettuate nel corso degli ulti- cinta che avrebbe determinato un crollo di pi
mi anni, ci sembra ora di potere riprendere lipote- vaste dimensioni. La presenza, proprio in que-
si avanzata a suo tempo e approfondirla sulla base sta zona, di un notevole salto di quota dovuto
dei nuovi dati, nonostante siano ancora, pur sem- allo spianamento della vasta area limitrofa per
pre, parziali14. la messa a coltura del terreno potrebbe avere
Alla luce dei risultati pi recenti possibile definitivamente compromesso la possibilit di
confermare solo parzialmente lipotesi proposta in rinvenire, anche in futuro, la cinta muraria in
passato, con qualche rettifica15. questo tratto;
Gli isolati, per quanto riguarda il lato nord-sud, poco conosciamo dellarea compresa tra labi-
hanno la misura canonica di circa 35 m, come di- tazione scavata nei pressi della casamatta e il
mostrano tutte le abitazioni scavate parzialmente tempio dorico, anche se abbiamo proposto un
sulla fascia a mare, mentre per il lato lungo (est- tentativo di interpretazione negli atti del con-
ovest) non abbiamo ancora certezza, ma possiamo vegno di Crotone di recente tirati a stampa (cfr.
ipotizzare un ulteriore restringimento della misura Iannelli 2005: 228-234, tavv. CVIII, 6; CX,
di 52,50, prima proposta, per la presenza del muro 11); certo comunque che gi fin dallet ar-
di cinta a mare. caica, nella zona a nord del tempio dorico e tra
A questo stadio della ricerca non possibile questo e la casa rinvenuta, fosse presente una
confermare lesistenza di tre abitazioni allinterno depressione che corrispondeva allo sbocco di
del lotto, ma lo scavo della casa nei pressi della un canale che convogliava a mare le acque di
casamatta, anche se incompleto nella pianta ge- dilavamento provenienti dalle alture della cit-
nerale, potrebbe attestarne la tripartizione, pur se t; acque che spesso tracimavano e rendevano
con misure ridotte. Per quanto riguarda la plateia necessaria la costruzione di strutture di argine.
principale, la cui presenza stata confermata dai Durante il V sec. a.C., il corso dacqua viene
saggi effettuati per la sistemazione del primo lotto regimentato, appunto, con un muro di argine,
del parco archeologico16, essa potrebbe essere di forse anche in funzione del riassetto della zona
minori dimensioni rispetto ai 14 m proposti. per usi specifici; lobliterazione delle struttu-
Ovviamente restano da definire e approfondire re avviene per successive fasi di riempimento
molte problematiche, ma sembra opportuno in que- antropico che sono state datate, grosso modo,
138 Maria Teresa Iannelli

a partire dal IV sec. a.C.; a chiudere il cana- Faro (fig. 8.1); il lato ovest limitrofo a uno stretto
le, successivamente allepoca del riempimento, ambitus della solita misura di 0,70 m.
viene costruita una massicciata che sigilla la Limpianto originario dellabitazione (fig. 8.4,
precedente morfologia. I fase)18, che risale alla seconda met del IV sec.
a.C., comprende parecchie stanze (A-D, F-H, L-V)
Veniamo allesame della casa scavata nei pressi (figg. 8.12, 8.13), di varia grandezza e destinazio-
della casamatta17, che risulta inglobata nellisolato ne, con alcuni vani di rappresentanza (A, M, S),
B1 dellimpianto a suo tempo ipotizzato (fig. 8.1). molto curati nei particolari architettonici, decorati-
Com stato evidenziato sopra, essa costituisce, vi e nelle rifiniture.
insieme alla casa del drago e a quella dellinsula Sono elementi di pregio, finora ignoti a Caulo-
I di Orsi, uneccezione nel panorama delle abita- nia: le pareti coperte da intonaco rosso (A e M)
zioni cauloniati, come le abbiamo definite fin qui, che risalgono alla I fase (fig. 8.5), i pavimenti in
poich si estende sullo spazio, in genere, destinato malta lisciata con inserti di pietre colorate (A, B,
a due abitazioni. In realt le tre case citate sono C, D, M, O, R, V) (fig. 8.11), tutti di II fase, alcuni
accomunate da alcuni particolari che le defini- archi ribassati e piattabande (A), come dimostra lo
scono come le pi curate e le pi eleganti tra le studio dei laterizi, in corso da parte di F. Cuteri, S.
abitazioni cauloniati finora scavate; due di esse, Bruni ed A. Gambino. Anche le murature impie-
quella dellinsula I di Orsi e quella nei pressi gate, di diverse tipologie, sono realizzate, spesso,
della casamatta, sono anche le pi ampie, poich con lutilizzo di elementi costruttivi (tegole, coppi
misurano: la prima 480 mq (pari a 1/6 del lotto), la ecc.) di pregio sia estetico che funzionale. In que-
seconda, per la parte scavata, 530 mq circa (pari sta casa, accanto alle tipologie murarie gi diffuse
a un lotto intero). Da sottolineare, in queste case, a Caulonia: quella che utilizza ciottoli legati con
anche i particolari costruttivi e quelli decorativi terra, quella cosiddetta a nido dape19 (fig. 8.6) co-
di grande rilievo, ad esempio la presenza di co- stituita da ciottoli contornati con spezzoni di lateri-
lonne che monumentalizzano le entrate (nella casa zi (pareti degli ambienti B, N, G), quella realizzata
dellinsula I e in quella nei pressi della casa- con la tecnica mista mediante limpiego piuttosto
matta), o di intonaci dipinti (nella casa nei pressi casuale di ciottoli e mattoni; sono presenti anche
della casamatta), o di mosaici pavimentali anche manufatti (fig. 8.7), databili alla II fase costrutti-
figurati e di cocciopesto (nella casa del drago) o va, realizzati esclusivamente in tegole e/o mattoni,
ancora di pavimenti in malta con inserti di pietre secondo una tecnologia molto simile a quella tipica
talvolta anche colorate (nellabitazione nei pressi delle popolazioni brettie, confrontabile con altri
della casamatta). centri magno greci come Crotone e Tiriolo (Iannel-
Della casa in esame, conosciamo quasi tutta la li 2001: 319-335).
pianta a eccezione di una fascia sul lato est cio Ancora per quanto riguarda il primo impianto
quello verso il mare (fig. 8.3); abbiamo indaga- della casa in esame (fig. 8.4, I fase), anche la distri-
to i due angoli nord ovest e sud ovest che danno buzione degli spazi interni sembra fare eccezione
lestensione dellabitazione in senso nord-sud, che rispetto a quella canonica conosciuta a Caulonia;
pari a circa 31 m, misura questa che di poco in questa abitazione non sembra potersi ravvisa-
inferiore a quella generale del lotto (35 m). La ri- re, almeno finora, la presenza del cortile interno (a
duzione del fronte da 35 a 31 m si spiega con lipo- meno che non si ipotizzi la costruzione successiva
tizzata presenza, sul lato sud, di un vasto portico degli ambienti H e T), mentre crediamo di potere
esterno, il cui crollo invade per alcuni metri lasse riconoscere la pasts, nello stretto e lungo corrido-
stradale rinvenuto appunto a sud della casa, e del- io (O), presente nel settore sud, che, in via del tutto
la cui esistenza testimone anche il muro nellan- ipotetica, originariamente, forse, si prolungava a
golo sud-est che si prolunga oltre il limite stesso comprendere un altro stretto corridoio indicato in
dellabitazione, forse a sostegno del portico. pianta come Q, dal quale per risulta separato per
A nord e a sud la casa si affaccia su due assi la presenza dei vani A e D.
viari che misurano rispettivamente: 4,50 (steno- Considerata la particolare e complessa articola-
pos sII) e 4,20 m (stenopos sIII); che si prolunga- zione degli spazi interni dellabitazione, si ritenuto
no a monte e corrono lateralmente alla casa del utile redigere una pianta, che qui si presenta (fig.
drago e alle case cosiddette Tomasello, queste 8.8), in cui si evidenziato il percorso interno di co-
ultime, ubicate ai piedi dellattuale collina del municazione tra i vari ambienti e tra essi e lesterno.
Monasterace Le case sul fronte a mare 139

Gli ingressi alla casa dalle strade laterali sono in laterizio, costituita da elementi circolari sovrap-
canonici; se ne sono definiti quattro a sud e due a posti gli uni sugli altri e rivestita da un raffinato
nord e, secondo la norma, nessuna comunicazione intonaco bianco che ne definisce la scanalatura
con lesterno esiste sul lato est, per la presenza del (fig. 8.10); la monumentalizzazione dellaccesso
lungo muro perimetrale, di confine con lambitus. allambiente S e le sue dimensioni piuttosto ristret-
La distribuzione degli accessi porterebbe a rite- te indicano un utilizzo specifico e una destinazione
nere che sia quelli a sud che quelli a nord siano particolare che, tuttavia, rimangono poco chiari e
funzionali ad alcuni gruppi di ambienti, tanto che comunque, al momento, non sono ancora definibili.
sembra possibile fare alcune osservazioni. Nel periodo successivo (fig. 8.4, fase II), databi-
Lato sud: lambiente M ha lingresso diretto le probabilmente nel corso del III sec. a.C., cambia
dalla strada mediante un accesso esclusivo, in- la destinazione delledificio con significativi inter-
fatti questo vano non comunica con il resto della venti di ristrutturazione in molti ambienti: nei vani
casa; situazione privilegiata che viene mantenuta A, C, R si addossano alle pareti alcune panche
nel tempo, fino allabbandono delle strutture; un in muratura rivestite di intonaco che chiaramente
secondo ingresso che immette nello stretto e lungo obliterano quello rosso della fase precedente, e che
corridoio O consente laccesso (quasi claustrofobi- sono del tutto simili a quelle rinvenute, a suo tempo
co) solo ad alcuni vani ubicati nella parte centrale nella casa del drago (cfr. Iannelli e Rizzi 1985:
della casa (N, P, D, A, B) (fig. 8.18) per i quali, in passim e tavv. 5, 7, 9; Pisapia 1987: passim, pi re-
una prima fase, costituisce lunico ingresso possi- centemente Barra Bagnasco 1996a: 49 e fig. 3); il
bile, considerato che la comunicazione tra i vani vano V assume forma circolare e ha la connotazio-
B e G viene aperta in una fase successiva; il terzo ne di un bagno (fig. 8.15), per la presenza di cinque
accesso sembrerebbe funzionale al gruppo degli vasche in terracotta (fig. 8.16 a-b), del tipo gi noto
ambienti R e S, che sono in comunicazione, me- dagli scavi dellOrsi nellabitato, per il rinvenimen-
diante il vano R, con lo stretto corridoio O, di cui to di un esemplare nellambiente I dellInsula I
si detto; un quarto ingresso presente nella zona del quartiere orientale della citt (Orsi 1914: 130
pi a est finora scavata che consente il passaggio ai e fig. 73); se la tipologia delle vasche in terracotta
vani U e H e a quelli a essi collegati (A, B, Q, G). abbastanza diffusa in Sicilia20, molto rara inve-
Lato nord: un primo ingresso immette nel vano ce larchitettura della stanza da bagno con la pre-
G che in un primo tempo comunica con lo stretto senza di pi vasche disposte in circolo; strutture
e cieco corridoio Q, gli ambienti H, T, e solo in un simili sono state rivenute a Gela, in Sicilia (cfr.
momento successivo con il vano B e quindi anche Kokalos 1951: passim; e a Morgantina cfr. De Miro
con gli altri con questo comunicanti (U, A, D, N, 1980: passim), dove negli anni cinquanta del se-
P, R, S) (fig. 8.14); il secondo e ultimo ingresso colo scorso stato scavato un bagno pubblico, del
funzionale ai vani C e V comunicanti solo tra di tutto simile a quello rinvenuto a Caulonia, con la
loro; mentre poco chiaro, ancora a questo stadio sola differenza che le vasche, analoghe e anche qui
della ricerca, il passaggio tra lambiente V e il disposte in circolo, sono state realizzate in marmo
vano limitrofo T (fig. 8.7). anzich in terracotta; altre strutture tipologica-
Per quanto riguarda la destinazione e la fun- mente vicine alla nostra sono note in Magna Grecia
zione dei vari ambienti, fin dalla prima fase, sem- e in Francia21; come nella prima fase, il vano anti-
brano avere avuto una funzione particolare i vani stante (C) rimane strettamente connesso a V, con il
M, R e S; il primo soprattutto per la sua diretta quale condivide ancora un unico ingresso; nellam-
comunicazione con la strada, cui si aggiunge liso- biente H viene costruita una vasca completamente
lamento rispetto al resto dellabitazione; elementi intonacata (non scavata); a proposito di questa zona
questi che potrebbero orientare verso lipotesi di delledificio appare chiara la connessione dei vani
un vano/bottega che per attende conferma dallo C, V, T e H che sembrano costituire un blocco uni-
studio tipologico dei materiali rinvenuti, anche se co da interpretarsi, probabilmente, come edificio
nella maggior parte dei casi questi sono riferibili termale.
alla pi tarda frequentazione dellambiente; i vani Nei vani A, H, U si costruiscono alcune strut-
R e S (questultimo non completamente indagato) ture circolari di difficile interpretazione. Sono
risultano tripartiti da un unico ambiente (fig. 8.9), relativi a questa fase i pavimenti perfettamente
mediante la realizzazione di un muro (in cui sono conservati rinvenuti in O, D, A, C, R, V (fig. 8.19),
due passaggi al vano successivo) e di una colonna che sono in malta lisciata con inserti di pietre; si
140 Maria Teresa Iannelli

sono parzialmente conservati la preparazione del Sia dalle buche che dai recinti provengono ab-
pavimento in B e labili tracce in N e P, mentre bondanti resti di pasti rituali costituiti da parec-
stato completamente asportato quello in M. chie ossa di suini, di ariete, di ovini, di ovicaprini
I dati di scavo inducono a credere che, succes- e di resti di pesce24. Associate ai resti di pasti sono
sivamente a questo periodo, si verifica una nuova le ceramiche rinvenute dovunque in grandi quan-
trasformazione delledificio, probabilmente data- tit soprattutto quelle acrome nelle varie forme da
bile nella seconda met del III sec. a.C. Questa cucina, evidentemente utilizzate come utensili del
volta, i rifacimenti sembrano connessi con attivit rito. Un particolare interessante, che sembra con-
cultuali che si svolgono in alcuni degli ambienti fermare la ritualit praticata negli ambienti, la
(B, D, G, M, N, P, R, S; fig. 8.24): probabilmen- modalit del rinvenimento dei vari frammenti che
te testimoniano forme di culto praticate allinterno hanno permesso di ricomporre i vasi rinvenuti in
della casa, ma forse anche allesterno, se pensia- O; essi sono stati trovati sparsi anche negli am-
mo ai materiali votivi rinvenuti nellambitus (fig. bienti M e R; ci potrebbe essere interpretato nel
8.23) e ad alcuni manufatti realizzati nei vani so- senso che i vasi utilizzati per il rito religioso veni-
pra citati; a essi sono connessi materiali mobili che vano intenzionalmente frantumati25 e i frammenti
potrebbero essere interpretati, alcuni come offerte venivano sparsi nei vari ambienti interessati dalle
alla divinit, altri come strumenti della ritualit. pratiche devozionali.
Legati alla religiosit sono alcune strutture In particolare, dal recinto del vano D proven-
concepite a mo di piccoli recinti, quasi sempre di gono due conchiglie26 (lo studio di questi materiali
forma rettangolare, costruiti con tegole giustappo- che proponiamo in appendice stato effettuato da
ste, inserite di taglio che limitano una zona dei vari Maria Pia Bernasconi, paleontologa dellUniversit
ambienti22: se ne sono scavate due in M (di cui uno della Calabria), un vaso di ceramica acroma per la
disposto a L che ingloba langolo sud-est del vano; cottura dei cibi e resti di ossa; due thymiateria del
fig. 8.20 a-d) e uno in D; in prossimit di ciascu- tipo a fiore, noto in ambiente locrese (Barra Ba-
no di essi, in genere allesterno e in un solo caso gnasco 1989: tav. VIII, n. 3), sono stati rinvenuti
allinterno, sono stati rinvenuti elementi circolari nel corridoio O. Molto interessante per la nostra
in laterizio, del tutto simili a quelli che costituisco- tematica si rivelato lambiente S; al suo interno
no la colonna rinvenuta tra gli ambienti R e S, pro- non sono state trovate buche, ma parecchi micro
babilmente utilizzati qui, come sostegni o strutture strati di accumulo che hanno restituito, oltre a un
per la deposizione delle offerte o come segnacoli gran numero di monete, anche uno spiedo in ferro,
(fig. 8.20 b-d). Manufatti simili ai nostri 'recinti', parte di un falcetto e molti manufatti ceramici; in
l definiti vasche cultuali23, sono stati rinvenuti an- prossimit della colonna che separa gli ambienti
che nello scavo del tempio dorico, dove risultano R e S, gi crollata in antico e in questultima fase
meglio curati i particolari costruttivi, anche per la probabilmente utilizzata come base dappoggio, sul
presenza di tegole piane sul fondo (Gargini 2004: lato sud, stata rinvenuta una brocca intera, in ce-
93). La stessa funzione religiosa, forse, si deve at- ramica acroma, depurata, contenente due moneti-
tribuire ai vari piani di appoggio scavati: due in ne combuste e un frammento osseo riferibile a un
terra battuta, di forma rettangolare, sostenuti da piede umano. Oggetti in ferro quali un falcetto e un
due muri di contenimento, rinvenuti negli ambienti arpione sono stati rinvenuti negli ambienti N e P.
N, e P (contigui e comunicanti tra di loro tramite il Ma non basta: forme di ritualit si sono riscon-
vano di passaggio D) (fig. 8.18), uno triangolare, in trate anche in V dove un piccolo bacino lustrale di
laterizi, che potrebbe essere relativo ad un piano forma quadrata (fig. 8.25), ubicato subito a destra
di lavoro ubicato nellangolo sud-ovest dellambien- dellentrata dallambiente C, viene riutilizzato ripo-
te G (fig. 8.21), sul quale era deposta una grande nendo allinterno numerosi vasi di piccole dimen-
quantit di noccioli di olive; un terzo, sempre in sioni e alabastra, associati ad abbondanti resti di
laterizi, presente al livello del pavimento, nellan- carboni27; sempre micro ceramica e carboni sono
golo nord-est del vano A. Sicuramente connesse ad stati rinvenuti anche nelle cavit terminali delle
una qualche forma di culto, sono le buche di varia cinque vasche da bagno.
forma e profondit, scavate nel pavimento del vano Assolutamente eccezionale il numero di mo-
B (fig. 8.22), particolarmente concentrate in alcuni nete rinvenute28 in tutti gli ambienti della casa, a
tratti dellambitus ovest (fig. 8.23), e nel vano cen- eccezione di A e C che non ne hanno restituite; an-
trale R (figg. 8.9-8.19). che le buche presenti nelle varie stanze, cui abbia-
Monasterace Le case sul fronte a mare 141

mo attribuito valenza cultuale, inglobano discrete passato nemmeno ipotizzata. Sembra ormai accer-
quantit di numerario databile alla fine del III sec. tata, almeno in questo settore, lesistenza di una
a.C., con assoluta prevalenza dei tipi bretti. statio itineraria successiva alla fase ellenistica
Al momento, la ricostruzione delle fasi di vita della polis, anche se rimane ancora molto sfumata
e di abbandono dellabitazione si basa sullo studio la cronologia del suo impianto. Pertanto lappro-
preliminare della vernice nera effettuato da C. Ca- fondimento dello studio e la comparazione dei dati
labria, che ha analizzato i materiali rinvenuti fino potranno ulteriormente precisare i termini crono-
alla campagna del 2005, e pertanto limitato e logici della fine della fase greca, almeno in questo
parziale, mentre a uno stadio pi avanzato quello settore della citt che, al momento, pu ipotizzar-
delle monete (Gargano c.d.s.) e solo allinizio lana- si, con la dovuta cautela, intorno alla prima met
lisi degli altri materiali (ceramica acroma, anfore del II sec. a.C. (casa nei pressi della casamatta),
ecc.). e quelli dellinizio della fase romana di Caulonia
La ceramica a vernice nera rinvenuta in tutta come statio di Caulon Stilida (Cuteri e Rotundo
la casa copre un ampio arco cronologico che va 2001: 118-120, tavv. 14-16) (S. Marco, chiesetta)30.
dallet arcaica (il cui repertorio morfologico com- Ritorniamo con qualche altra riflessione alla
prende le coppe di tipo ionico), fino al III sec. a.C. casa nei pressi della casamatta che, alla luce delle
(con la presenza di ceramica che imita il repertorio considerazioni fatte finora, si definisce sempre pi
tardo ellenistico della produzione di Gnathia), e in come unabitazione singolare nel panorama abita-
qualche caso arriva alla prima met del II sec.a.C., tivo cauloniate, non solo per le peculiarit strut-
(come sembra documentato soprattutto da patere a turali (architettura, rifiniture, estensione ecc), ma
orlo pendulo, quelle tipiche della Campana A, e da soprattutto per le varie destinazioni duso, cui si
vasi con bordo rientrante del genere Morel 2700). accennato prima.
Non si discosta molto da questo arco temporale C da chiedersi innanzitutto se gi dalla prima
la cronologia delle monete i cui esemplari pi an- fase di utilizzo la casa sia stata destinata a un uso
tichi sono databili al V sec. a.C., mentre quelli pi pubblico; e in questo senso sembra propendere lo
recenti non vanno oltre la fine del III sec. a.C.29. studio degli ingressi e dei percorsi interni (fig. 8.8);
Alla luce di questi dati, prudentemente si po- come abbiamo visto, alcuni vani, singolarmente
trebbe assegnare labbandono delledificio alla fine (M) o a gruppi (R/S, C/V, G/F/L), hanno ingressi
del III sec. a.C., al pi tardi ai primi decenni del II distinti e forse funzionali alla collettivit. Sembre-
sec. a.C., nella convinzione che lo studio esaustivo rebbe evidente la destinazione pubblica della casa
della ceramica potr dare ulteriori approfondimen- nella seconda fase di vita, quando vengono realiz-
ti relativi a questa problematica. zati i vani termali (C,V, T, H) ed essa potrebbe es-
Se la fine delluso della casa nel corso del II sere confermata anche per il terzo periodo, con la
sec. a.C. fosse confermata dallo studio dei mate- destinazione di alcuni ambienti alla professione del
riali, questo sarebbe un dato molto interessante culto. In questo contesto, va rilevata la vicinanza
nel panorama storico della polis, almeno per com della casa al tempio dorico, dove recenti ricerche
stato ricostruito finora; di fatto confermerebbe, su hanno rinvenuto una dedica alla dea Venere in lin-
basi pi concrete, lipotesi sullabbandono della po- gua osca della fine del IV sec. a.C. (Ampolo 2004:
lis formulata da chi scrive, nel recente passato, se- 50-53), tra laltro, segno inequivocabile della con-
condo la quale [] la fase ellenistica giunge fino tinuit del culto nel santuario dorico cauloniate.
alla seconda met del III sec. a.C. e probabilmen- In relazione alle pratiche cultuali professate
te va anche oltre (Iannelli e Rizzi 1985: 311). In nella casa in esame, sicuramente azzardato e
termini di cronologia assoluta, se, almeno per ora, prematuro, in questa fase, tentare di individuare la
non sembra possibile estendere il dato cronologico singola o le diverse divinit cui erano rivolti i pasti
riscontrato in questo settore urbano a tutta la citt, rituali e le offerte dei Cauloniati che hanno fre-
per utile confrontarlo con quelli gi noti per le quentato questo edificio; ma forse non troppo te-
aree finora indagate. merario e comunque senzaltro molto suggestivo,
Come stato evidenziato in altra sede (Cuteri e pensare ai riti misterici o alle cerimonie in cui lac-
Iannelli 2000: 209-214), il settore sud-ovest della qua era elemento essenziale, sia nellaccezione pu-
citt antica, che corrisponde allattuale localit S. rificatoria che salvifica. Del resto antichi e recenti
Marco, lunico che, finora, ha fornito dati relativi studi (Gargano in questo volume con bibliografia
alla presenza di una consistente fase romana, in precedente) relativi alla monetazione cauloniate
142 Maria Teresa Iannelli

hanno messo sempre pi in evidenza la diffusione, scegliere lunico punto a ci adatto, cio la duna marina (Orsi
in questa polis, del culto riservato alle divinit flu- 1914: 149). Questa convinzione dellOrsi si basava anche sul
fatto che le sue indagini, seppur brevi, condotte tra il Colle del
viali o comunque legate alle acque, nonostante che Faro e il Colle A avevano rinvenuto solo terreni sterili.
esso sia considerato espressione di una religiosit 4
Cocyntum quod esse longissimum Italiae promontorium
minore inserito nellambito di forme devozionali aliqui existimant [], cos si esprimeva Plinio nel XV libro
condivise da una pluralit di divinit. della Naturalis Historia nel descrivere il Capo Cocyntho
della costa Jonica calabrese che Paolo Orsi alla fine
Note dellOttocento ha identificato con la Punta Stilo dellodierna
Monasterace Marina.
5
Nel territorio di Caulonia, Cuteri (Cuteri e Rotundo 2001:
*
Questo lavoro viene consegnato alla stampa, qualche
129) segnala la presenza di una cava di calcarenite, forse
tempo dopo il vivace incontro fiorentino che ha visto a
utilizzata gi in antico, in localit Prupp, in comune di
confronto parecchi studiosi del mondo classico, e in un
Stilo; anche Lena (Lena 1997: 85-101), per quanto riguarda i
periodo di instabilit per la Soprintendenza calabrese
che segue allequilibrata ed efficace gestione della Dott. resti delle colonne ioniche di Caulonia rinvenute sulla costa
ssa Elena Lattanzi; a Lei vogliamo dedicare questa fatica ora sommersa per un fenomeno di subsidenza.
cauloniate perch laveva promossa con entusiasmo e
6
Orsi ritenne che quellarenaria fine, tenera fosse
laveva apprezzata nel tempo. materiale indigeno, portato a costo di ingenti spese e
**
Nel chiudere queste pagine il pensiero si rivolge fatiche da grandi distanze, e da cave a noi ignote nellinterno
riconoscente alle persone che per anni hanno condiviso delle vallate dello Stilaro o dellAssi (cfr. Orsi 1914: 151).
con noi il lavoro nel sito dellantica Caulonia: a Villalba
7
Comunque, resta sempre valida lipotesi dellOrsi che
Mazz per la solida professionalit e lappassionato lavoro Lalzata del tempio era invece di un materiale completamente
di restauro, a Giovanni Niutta per lostinato impegno nella diverso, cio di un calcare finissimo, candido, latteo, a grana
tutela, a Ilario Placanica e Ilario Nesci per il loro orgoglio minuta ed uniforme, che alcuni dei miei operai siracusani,
cauloniese e la genuina amicizia, a Francesco Andrian cavapietra di professione, assicurano essere di Siracusa,
e Teresa Chiera, per la competenza maturata negli anni, e che io per precauzione chiamer tipo Siracusa. [] Di
a Donatella Caponnetto per la sua vivace intelligenza e marmo pario erano invece le superbe tegole, di cui come
le capacit nel lavoro, a Ferdinando Fiorenza per il suo vedremo appresso, si recuperarono due esemplari integri.
carattere mite e lattaccamento al dovere, a Teresa Di Chiera Per gli elementi in marmo rinvenuti durante le indagini al
per la sua diligenza e competenza e ai custodi tutti (Antonio tempio dorico di Caulonia, condotti dallUniversit di Pisa,
Pacicca, Giovanna Di Chiera, Antonietta Di Chiera, Anna prof. M. Cecilia Parra, cfr. Parra 2001: 219-248; Parra
Tirotta, Francesco Morgione) per il loro sincero legame al 2004: 3-42; in particolare per le importazioni di marmo
sito archeologico; e non ultimo a Vincenzo Ammendolia per riconosciute anche attraverso le analisi archeometriche,
la sua ingegnosa professionalit e il sostegno costante; con Lazzarini 2004: 161-164. Inoltre un frammento di marmo
tutti loro e per tutti loro limpegno della tutela e della ricerca, pertinente alla copertura del tempio stato inoltre rinvenuto
seppur faticoso e intenso, risultato fecondo ed esaltante. tra i crolli della casa nei pressi della casamatta, in origine
Infine un grazie particolare a Francesco Cuteri cui lo scavo forse reimpiegato nella muratura.
di questa abitazione deve molto, senza il suo acume, la sua 8
Cuteri (Cuteri 2002-2003: 223-242) sostiene che ferro di
profonda conoscenza della tecnica di scavo, il suo impegno qualit, in Calabria, affiora in maniera abbondante solo nel
didattico con gli studenti, la sua dedizione, non avremmo distretto minerario di Pazzano-Stilo-Placanica.
potuto portare avanti lindagine. 9
Invece che a quella arcaica come sostiene la stessa
1
Limpegno della ricerca in questo settore urbano stato Tomasello.
condiviso con lUniversit di Firenze, insegnamento di 10
Le indagini dirette da chi scrive, per alcuni periodi, furono
archeologia della Magna Grecia, prof. Lucia Lepore che eseguite in collaborazione con il dott. Henry Trziny del
ha in corso lo scavo di una casa nella localit S. Marco, CNRS (Centre Camille Jullian di Aix en Provence).
mentre chi scrive ha approfondito lindagine nel settore 11
In quelloccasione furono eseguiti parecchi saggi per la
immediatamente a nord del tempio dorico, con il rilevante
realizzazione dellimpianto dilluminazione del parco che in
contributo dellUniversit Mediterranea di Reggio Calabria,
nessun caso raggiunsero il terreno vergine.
insegnamento di archeologia medievale, prof. Francesco
Cuteri che ha coordinato e diretto vari cantieri didattici con
12
Lo stesso ha anche diretto lo scavo in localit S. Marco nei
la partecipazione di numerosi studenti. pressi dellomonima chiesetta, ubicata a monte dellattuale
strada ferrata.
2
Per la presenza dellrmos cauloniate, Iannelli et alii 1993;
da ultimo Stanley et alii 2004: 617-618.
13
Lindagine di questa abitazione, iniziata nellanno 1998, si
3
Gi Orsi nella sua monografia su Caulonia (Orsi 1914), pi protratta fino al 2009.
volte rileva lesiguit dello spazio urbano allinterno delle
14
Fondamentale per confermare o meno la proposta
mura di cinta e le peculiarit topografiche di questa citt ricostruttiva dellorganizzazione della fascia a mare
adagiata a teatro sui colli (Orsi 1914: 206), dove, [] lindagine in corso da parte di Lucia Lepore a S. Marco.
le alte colline [] data la loro limitatissima superfice, non 15
Si precisa che sar possibile effettuare il controllo puntuale
offrivano area sufficiente per lo sviluppo di un grande tempio di tutte le misure dopo il rilievo topografico in corso da parte
con le sue molteplici dipendenze, tanto che fu necessit della Soprintendenza.
Monasterace Le case sul fronte a mare 143

16
In particolare il saggio XIII per il quale Iannelli 2005: 235 parlando delle vasche cultuali rinvenute al tempio dorico,
e tav. CXII, 17-19. Parra 2004: 10 con bibliografia precedente.
17
Le considerazioni che seguono, per il momento, non 23
Parra 2004: 10-12, ma anche Gargini 2004: 100-103; poco
possono non avere carattere preliminare, a maggior ragione chiaro ancora lutilizzo di una struttura pressoch simile nel
nel caso di questa abitazione il cui scavo (ancora in corso) si santuario di Demetra a Locri-Parapezza.
rivelato complesso sia per la particolare architettura della 24
Per il rinvenimento delle ossa di queste specie di animali
casa, che per le articolate fasi costruttive, che per la grande a Locri cfr. Barra Bagnasco 1989: 16-17. Ringrazio Franco
quantit dei materiali mobili rinvenuti che hanno richiesto Scali, biologo della Soprintendenza per aver classificato i
un impegno costante nelle operazioni di pulitura e restauro, materiali.
peraltro non ancora ultimate. Pur nella consapevolezza che 25
A questo proposito Gargini 2004: 94; le modalit di
lo studio completo e puntuale dellabitazione, considerata da accumulo dei materiali e la particolare dispersione dei
tutti i punti di vista (cronologia compresa), dovr svilupparsi frammenti in questi ambienti (O, M, R) hanno fatto ipotizzare
e maturare nel tempo, attraverso lo studio di ogni elemento a F. Cuteri la presenza, nel corridoio O, di due finestrelle che
utile, si ritiene in questa sede, di dovere fornire le prime davano una su R, laltra su M, attraverso le quali prendeva
riflessioni complessive (che hanno valore di impressioni luce il corridoio stesso.
e suggestioni) e i primi risultati, anche se incompleti;
mentre si sono avviate lanalisi della ceramica acroma nella
26
Per il rinvenimento di questi materiali a Locri Barra
speranza/certezza di potere fornire uno studio campione di Bagnasco 1989: 18, tav. IV, n. 5.
questa classe di materiali che nello scavo dellabitazione
27
Le analisi dei carboni rinvenuti in questa abitazione sono
rinvenuta nei pressi della casamatta, trova il necessario stati oggetto della tesi di laurea di Francesca Labonia presso
supporto stratigrafico. lUniversit degli studi di Lecce.
18
Nel settore nord-ovest della casa, nel vano (F/I) contiguo
28
Il numero delle monete rinvenute in questa casa costituisce
agli ambienti C e G, stato scavato un muro in ciottoli che il 63% di quelle restituite dagli scavi in tutta la citt; cfr.
relativo all impianto arcaico (fig. 8.4). Gargano in questo volume.
19
Trziny 1989: 131, la considera caratteristica dellet
29
Per lo studio delle monete provenienti da questa abitazione
ellenistica. Gargano c.d.s.; per lattivit della zecca cauloniate nel III-II
sec. a.C. Gargano in questo volume.
20
Esemplari sono noti a Solunto, a Imera e a Morgantina. 30
Pi precisabile , invece, il periodo dellabbandono della
21
Rispettivamente a Velia e a Marsiglia. statio che stato fissato al IV sec. d.C.; a questo proposito
22
A queste strutture accenna en passant Cecilia Parra Cuteri e Rotundo 2001: 120.
144 Maria Teresa Iannelli

Fig. 8.1 Caulonia. Pianta dell'impianto urbano.

Fig. 8.2 Caulonia. Foto da elicottero della fascia a mare (Comando Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme).
Monasterace Le case sul fronte a mare 145

Fig. 8.3 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta pianta generale.

Fig. 8.4 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta pianta delle fasi costruttive.
146 Maria Teresa Iannelli

Fig. 8.5 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta intonaci. Fig. 8.6 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta struttura a
nido dape nellambiente G.

Fig. 8.7 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta la struttura in


tegole tra gli ambienti H e T.

Fig. 8.8 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta pianta dei percorsi interni.
Monasterace Le case sul fronte a mare 147

Fig. 8.9 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta ambienti R Fig. 8.10 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta particolare
e S. della colonna nellambiente S.

Fig. 8.11 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta pianta con gli ambienti pavimentati.
148 Maria Teresa Iannelli

Fig. 8.12 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta in corso di Fig. 8.13 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta vista da nord
scavo veduta degli ambienti N, P, D, A. ambienti G, H, B, A, fino a M.

Fig. 8.14 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta vista da est
veduta degli ambienti S, U, A, D.

Fig. 8.15 Caulonia. La casa nei pressi della casamatta il bagno e


gli ambienti che seguono da nord.
Monasterace Le case sul fronte a mare 149

Fig. 8.16a-b Caulonia. Casa nei pressi della casamatta particolari delle vasche e del crollo di anfore nel bagno V.

Fig. 8.17 Caulonia. La casa nei pressi della casamatta veduta generale dello scavo.
150 Maria Teresa Iannelli

Fig. 8.18 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta ambienti Fig. 8.19 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta pavimento
N e P. dellambiente R.

Fig. 8.20b Caulonia. La casa nei pressi della casamatta lo spazio Fig. 8.20a Caulonia. Casa nei pressi della casamatta particolare
cultuale nellambiente M. dello spazio cultuale nellambiente M.

Fig. 8.20c Caulonia. Casa nei pressi della casamatta spazio Fig. 8.20d Caulonia. Casa nei pressi della casamatta particolare
cultuale angolare nellambiente M. dello spazio cultuale angolare nellambiente M.
Monasterace Le case sul fronte a mare 151

Fig. 8.21 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta particolare


del piano di appoggio nellambiente G.

Fig. 8.23 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta buche Fig. 8.22 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta buche
cultuali nellambitus. cultuali nellambiente B.

Fig. 8.24 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta pianta degli Fig. 8.25 Caulonia. Casa nei pressi della casamatta particolare
ambienti dove veniva professato il culto. della vaschetta dingresso nel bagno V.
9.
Kaulonia Casa nei pressi della casamatta:
studio dei molluschi *
Maria Pia Bernasconi

Questo studio prende in esame tutti i resti di Haustellum brandaris (Fig. 9.3), pur essendo una
molluschi rinvenuti durante lo scavo della casa specie commestibile (oggi vive su fondali sabbiosi,
nei pressi della casamatta, effettuato dalla Soprin- fino a un massimo di 100 m di profondit), pi
tendenza per i Beni archeologici della Calabria e nota per il suo impiego, in tempi storici, nella colo-
dallUniversit Mediterranea di Reggio Calabria, razione dei tessuti. La prima evidenza di produzio-
fino alla campagna del 2003. Scopo quello di ne di porpora a uso tintorio nel Mediterraneo si ha
fornire una prima classificazione delle specie rico- a Coppa Nevigata (Puglia) e si fa risalire al XIX-
nosciute che pu essere utile al fine di approfondi- XVIII secolo a.C., prima di quando ci avvenuto
re, mediante ulteriori ricerche, la conoscenza delle lungo le coste dellEgeo (fine minoico medio-inizio
abitudini alimentari dei Cauloniati. minoico tardo; Minniti 2005: 78).
Nel complesso la conservazione del materiale Tonna galea (Fig. 9.2) uno dei pi grossi gaste-
risulta migliore per i gasteropodi e ci giustifica il ropodi del Mediterraneo, predilige fondali sabbiosi
perch in 5 casi su 12 (sp.) i bivalvi non sono stati fino a 120 m di profondit, ma non risulta utilizzato
determinati a livello specifico (vd. tabella). per scopo alimentare. Timoclea ovata, di piccole di-
La maggior parte delle specie identificate sono mensioni (< al cm), vive oggi su fondali detritici tra
note come commestibili: Naticarius millepunctatus 50 e 150-180 m di profondit: la valva esaminata
(Fig. 9.1) oggi vive su fondali sabbiosi nei piani risultata riempita nella parte concava da unarena-
infralitorale e circalitorale (dal limite inferiore del ria cementata e ci induce a pensare che provenga
livello di bassa marea fino a 150-180 m di profon- da affioramenti di depositi pi antichi, non sembra
dit); Patella coerulea vive su substrati rocciosi del dunque coeva con laltro materiale esaminato. Lo
piano mesolitorale (tra i livelli medi di alta e bassa stesso discorso vale per lesemplare di Ostrea edulis
marea) sui quali aderisce fortemente tramite il pie- del campione 5L 2001 Casamatta US 15.
de che viene usato come ventosa; Glycymeris gly- Lassociazione di molluschi identificati ci con-
cymeris vive infossata nella sabbia e nel fango in ferma che il fondale marino antistante labitato di
acque poco profonde, si pesca col rastrello ma at- Kaulonia, al tempo dellinsediamento greco, non
tualmente poco ricercata perch le sue carni sono era diverso da quello oggi presente lungo il lito-
molto coriacee; Ostrea edulis pu vivere su fondi rale di Monasterace: era costituito in prevalenza
fangosi, sabbiosi, detritici o anche grossolani, dei da sedimenti mobili, sabbiosi o sabbioso-ghiaiosi;
piani mesolitorale e infralitorale (dal limite inferio- localmente, lungo la battigia, la presenza di gros-
re del livello di bassa marea fino a circa 40-50 m si ciottoli e/o massi, scaricati in mare dalla vicina
di profondit); Pecten jacobeus (cappa santa) vive Fiumara Assi, garantiva il substrato duro necessa-
da 25 a 185 m di profondit, soprattutto su fondi rio alla sopravvivenza di Patella coerulea, la sola
detritici costieri, ma anche sabbiosi; Donax semi- specie tra quelle riconosciute che esige un substra-
striatus (Fig. 9.1) vive infossato nelle sabbie fini to rigido sul quale aderire.
del piano infralitorale (limite inferiore del livello Le specie identificate sono rappresentate da un
di bassa marea fino a circa 40 m di profondit); numero cos esiguo di esemplari da far escludere
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
154 Maria Pia Bernasconi

limpiego a uso tintorio di H. brandaris e da far mero di esemplari ritrovati nei siti archeologici
pensare che la dieta alimentare degli abitanti di generalmente pi elevato (Minniti 2005: 72-74).
Kaulonia non prevedesse un largo impiego di mol-
luschi. In altri siti archeologici costieri dellarea Note
mediterranea, riconosciuti come centri di commer-
cio della porpora, il numero di esemplari ritrova- *
Ringrazio il gi Soprintendente dott.ssa Elena Lattanzi e
ti di H. brandaris, e/o di altre specie note per lo lamica M.T. Iannelli per avere autorizzato con liberalit le
stesso impiego, supera il centinaio. Anche nel caso mie ricerche a Monasterace, di cui fanno parte queste brevi
di un esclusivo uso alimentare dei molluschi il nu- note.

Fig. 9.1 Donax semistriatus. Poli (4 valve disarticolate) e 3 esmplari


di Naticarius millepunctatus (Lamarck).

Fig. 9.2 Esemplare di Tonna galea (Linneo). Fig. 9.3 Esemplare di Haustellum brandaris (Linneo)
10.
Larea di S. Marco-Stilida (Kaulonia-Monasterace M.).
Labbandono della citt e la frequentazione
in et tardoantica e medievale
Francesco A. Cuteri e Pasquale Salamida

Labbandono dellarea urbana di Kaulonia, co- Purtroppo, un grande scasso realizzato sul ver-
lonia greca di antica origine, viene tradizionalmen- sante orientale durante i lavori per la costruzione
te messo in relazione con la distruzione operata dai della linea ferroviaria ha totalmente distrutto sia
romani nellambito delle azioni militari intraprese il perimetrale est delledificio che la terminazione
durante la sanguinosa guerra contro Annibale. A absidata della piccola chiesa, tanto vero che a
seguito di questo evento, narrato nei testi antichi, ridosso della strada ferrata stato possibile recu-
e per altre motivazioni che accomunano larea di perare parte dellantico altare in muratura accura-
Monasterace a quella di altre zone della Calabria, tamente intonacato.
prese forma, nel territorio gravitante intorno allin- I dati che qui sinteticamente si presentano,
sediamento abbandonato, il sorgere di numerose considerato che sono ancora in corso di analisi sia
ville legate a uno sfruttamento del suolo di tipo le complesse stratigrafie e sia i materiali rinvenu-
latifondale1. ti, sono da intendersi come del tutto preliminari.
Con lintera conquista romana del Bruttium e la Preliminari sono anche le valutazioni che, in rife-
conseguente pianificazione degli assi stradali, an- rimento al periodo tardoantico, rapportano i dati
che nel territorio di Kaulonia venne impiantata una acquisiti nel corso dello scavo dellarea di S. Marco
statio. Questa ricordata negli itineraria terrestri con quanto emerso dallo studio dellintero territo-
con il nome di Caulon, mentre nellItinerarium An- rio di Punta Stilo, lantico Capo Cocinto5, e le con-
tonini compaiono i nomi di Stilida e Cocinto (Givi- siderazioni sui reperti numismatici6.
gliano 1994: 321-333).
Dal 2001 al 2006, sebbene non in continuit, Prima fase (I secolo a.C.-I secolo d.C.) (fig. 10.4)
sono state effettuate, in unarea localizzata nel pe-
rimetro urbano dellex colonia, a nord e in pros- Gli unici dati a disposizione per datare la fon-
simit dellantica foce della fiumara Assi2, varie dazione della struttura, sebbene in maniera non
campagne di scavo (fig. 10.1). Il settore conserva precisa, sono rappresentati dai materiali residuali
il toponimo San Marco, legato alla presenza di un rinvenuti negli strati pi tardi: frammenti di sigil-
edificio di culto, gi ricordato nel XVII secolo, del lata italica e di vernice rossa interna, e una mo-
quale si conserva ancora oggi in elevato il perime- neta riferibile genericamente a et altoimperiale.
trale meridionale (figg. 10.2-10.3)3. Alcuni saggi Tuttavia, stato possibile ricavare qualche indi-
esplorativi effettuati in prossimit di tale struttura zio circa loriginario aspetto delledificio grazie al
hanno rivelato la presenza di alcune murature sot- rinvenimento di numerosissime tessere di mosai-
tostanti, nonch di un discreto numero di manufat- co in calcare bianco e nere e di alcune lastre di
ti ceramici riferibili alla tarda romanit. Inoltre, marmo (verde antico e pavonazzetto) che potevano
successivi scavi hanno consentito di mettere in far parte sia del rivestimento parietale che di quel-
evidenza i tre perimetrali di un edificio di forma lo pavimentale (fig. 10.5). In un periodo non ben
forse rettangolare realizzato in opera incerta, il cui identificato, ma probabilmente a non molta distan-
unico lato misurabile per intero lungo 12 metri4. za dalla sua fondazione, ledificio dovette soffrire
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
156 Francesco A . Cuteri e Pasquale Salamida

di problemi di natura statica, come testimoniano crollo della copertura allinterno e il ribaltamento
laggiunta di pilastri allinterno dellambiente, ne- di alcune pareti allesterno. Larea attorno alledi-
gli angoli e lungo i perimetrali, e la costruzione di ficio viene utilizzata come spazio sepolcrale, come
un contrafforte e di un muretto a scarpa allesterno gi riscontrato in una zona poco distante posta a
del lato meridionale. Per la costruzione dei piccoli ridosso della duna e ai lati della statale 106 (Cu-
pilastri furono impiegati anche elementi di riuso, teri e Rotundo 2001: 118), ma quanto rinvenuto a
come mostra la presenza in uno di essi di una ma- ridosso del nostro ambiente risulta particolare poi-
cina spezzata in pietra vulcanica (fig. 10.6). ch entrambe le tombe investigate appartengono a
individui molto giovani7. La prima appartiene a un
Seconda fase (fine III-seconda met IV secolo d.C.) neonato, deposto in unanfora Late Roman 1 (fig.
(fig. 10.7) 10.12); la seconda accoglie un bambino di 7-11
anni inumato in fossa ricavata nella nuda terra.
Alla fine del IV secolo da collocare la prima Larea viene frequentata fino agli inizi del VII
grande trasformazione delledificio. Il pavimento secolo, come attestano gli strati che coprono le se-
viene asportato e il nuovo piano di calpestio co- polture, ricchi di materiali ceramici molto fram-
stituito da un battuto in terra formatosi sullo strato mentati e di ossa animali.
preparatorio della pavimentazione pi antica, che si Tra i materiali ceramici si segnala la presenza
conserva con tracce di malta poste a ridosso delle di piatti coperchio in africana da cucina del tipo
pareti. Questa fase ben documentata dalla cul- Ostia I, n. 261, delle forme in sigillata C Hayes 62b,
tura materiale, che testimonia, inoltre, la grande Hayes 76 (variante Delgado 1967, Tav. VII, n. 88),
circolazione di merci che interess tutta la zona. Le di prodotti in sigillata D, forme Hayes 61, 64, 80,
monete rinvenute sia in scavo che nellarea circo- 81, 87a, 91, 99 e 109 delle anfore africane tipi Keay
stante sono molte e tutte inquadrabili tra il 260 e XXV, XXXVB, delle anfore orientali Late Roman
il 400 d.C. e tra queste ricordiamo le emissioni di I sia tipo Kellia 169 di V secolo che Kellia 164 del
Gallieno (260-268), di Probo (278), di Costanzo II VI, di alcuni frammenti di sigillata focese Hayes
(337-361), di Valente (364-378) e di Teodosio (379- 3E e delle anfore Keay LII prodotte nella regione
383). Il materiale ceramico rinvenuto attesta la pre- (figg. 10.13-10.14). La ceramica da cucina mostra
senza di prodotti importati soprattutto dallAfrica unevidente influenza dallarea orientale. Sono pre-
(fig. 10.8). Tipici di questo contesto sono: la forma senti olle con orlo pi o meno estroflesso, che talvol-
Hayes 50b con vari esemplari, appartenenti sia alla ta presentano lincasso per il coperchio. attestata,
produzione D che C, il tegame Ostia I, 272 e la dif- inoltre, la forma del testo. Questo materiale mostra
fusa pentola Hayes 23b entrambi prodotti in africa- analogie con quanto rinvenuto nei vicini siti di Lo-
na da cucina. Mediamente attestate in questa fase cri-Paleapoli e Gioiosa-Naniglio. Tra la ceramica
troviamo le anfore Keay XXV e XXVI. comune molto attestata la forma del vaso a listello,
derivata dai pi antichi mortaria. Tra gli esemplari
Terza fase (V-VI secolo d.C.) (fig. 10.9) che presentano questa forma, uno sembra ispirarsi
chiaramente alla forma Hayes 8 in LRC, un altro
Alla met del V secolo i cambiamenti appaiono presenta un impasto ascrivibile allarea africana.
pi radicali: nel piano di calpestio vengono ricavate Infine due frammenti caratterizzati da unargilla
due buche di forma grosso modo circolare di dub- chiara con numerosi inclusi di mica dorata potreb-
bia interpretazione (forse per rifiuti organici?). Il bero essere di provenienza orientale.
lato nord occidentale delledificio viene delimitato
da due tramezzi realizzati in materiale deperibile Quarta fase (seconda met XIII secolo d.C.) (fig.
(incannucciato) poggiante su uno zoccolo in lateri- 10.15)
zio e in questa parte dellambiente viene posto un
focolare. Un po pi a est stata rinvenuta una pic- Dopo un lungo abbandono, proprio sui resti
cola buca, ricavata nel battuto, riempita da unolla dellambiente pertinente alla statio, viene edifica-
e da unanfora africana del tipo Keay XXVII B, ta una chiesetta ad aula unica monoabsidata. Per
diffusa tra la seconda met del IV e la met del VI la costruzione del nuovo edificio vengono natural-
secolo (fig. 10.10). mente reimpiegati i materiali recuperati tra i resti,
Durante il VI secolo lambiente viene del tut- forse ancora in parte visibili, della struttura pre-
to abbandonato (fig. 10.11). Si registra, infatti, il cedente. La chiesa, gi in stato di rudere nel 1677
Larea di S . Marco -Stilida (K aulonia- Monasterace M .) 157

(Cuteri e Rotundo 2001: 119), stata anchessa La presenza di prodotti africani attestata a
fortemente danneggiata dai lavori ferroviari degli partire dal II secolo, ma in quantit sensibilmente
anni sessanta e dalla precedente messa a coltura ridotte rispetto al III-V secolo, secoli durante i qua-
dellarea. Oggi ne restano solamente il muro pe- li si registra una grande importazione di prodotti
rimetrale meridionale, una parte della fondazione soprattutto dallarea di Cartagine. Le percentuali
del muro opposto e alcuni strati riferibili alla sua di sigillata C appaiono abbastanza ridotte, rispetto
costruzione. Lo scavo della fossa di fondazione del a quelle di produzione D, e anche i rinvenimenti di
muro settentrionale ha permesso di datare la strut- anfore sembrano confermare un maggior contatto
tura alla seconda met del XIII secolo grazie al con lodierna Tunisia (Keay XXV, XXXVb e spa-
rinvenimento di una moneta di Corradino di Svevia theia) rispetto al resto dellAfrica (Keay I, Africana
(1254-1266) e ad alcuni reperti ceramici tra cui I e II dalla Mauretania e alcuni tipi dalla Tripoli-
una pentola invetriata che trova confronto con una tania). Dalla Spagna giungono le salse di pesce nei
forma rinvenuta a Vibo in contesto federiciano (Cu- tipici contenitori Almagro 50 e 51c (Cuteri et alii
teri e Salamida 2007: 269, fig. 1.1) e di una ciotola 2007: 468-469).
carenata in invetriata policroma RMR di un tipo Dallinizio del V, e per tutto il VI secolo, al qua-
molto diffuso nella regione tra et tardo federiciana dro degli scambi commerciali si aggiungono i pro-
e angioina (fig. 10.16; Cuteri 2007: 179-206). La dotti orientali. Nel territorio cauloniate sono state
datazione riscontrata e la ricostruzione della tipo- rinvenute anfore LR 2, LR 5 e in quantit maggiore
logia delledificio hanno permesso di proporre utili LR 1. Proprio i numerosi riscontri di questultimo
confronti con altri edifici di culto calabresi (Mi- tipo di anfora olearia, nelle varianti che coprono un
nuto et alii 1991: 83, 90; Cuteri et alii 2009: fig. arco cronologico che va dal V agli inizi del VII se-
1 e 4-5.). La chiesa rimase in vita, come indica il colo, attestano la continuit dei commerci con larea
rinvenimento di una moneta, fino allet aragonese. orientale (Cuteri e Salamida c.d.s.; Cuteri et alii
2007: 467-468; Gagliardi 2007a). Assieme alle an-
1. Il ruolo della statio fore circola, in quantit modesta, la sigillata focese,
unicamente nella forma Hayes 3, con le varianti D,
Ci sembra plausibile interpretare lambien- E, F e H (Cuteri et alii 2007: 467-468; Gagliardi
te quadrangolare rinvenuto nellarea di S. Marco 2007a.). Ricomincia, inoltre, a circolare il vino lo-
come parte della statio di Caulon-Stilida menzio- cale nelle anfore Keay LII, presenti con un discreto
nata negli itineraria. numero di esemplari, sia a S. Marco che in altri siti
La statio doveva essere ben articolata e com- individuati nel corso delle ricognizioni di superfi-
prendere anche un molo-attracco e altre strutture cie, ma assenti tra i rinvenimenti della villa di loc.
destinate sia allo stivaggio delle merci sia alle fun- Fontanelle. Sono alcuni frammenti di sigillata afri-
zioni che normalmente svolgeva un punto di sosta cana D2 nelle forme Hayes 91, 99 e 109 a rappre-
posto lunga una viabilit non del tutto secondaria: sentare i prodotti pi tardi rinvenuti nel territorio
dormitorio, taverna, cucina, latrine ecc. Grazie a cauloniate, che datano labbandono di numerosi siti
una ricognizione di superficie, condotta nelle aree tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo.
limitrofe a quelle dello scavo, stato possibile lo-
calizzare, grazie al rinvenimento di una discreta Appendice numismatica
quantit di frammenti di anfore africane, un pro-
babile sito di stivaggio. Questo, posto nelluliveto 1. Dati di S. Marco Chiesa, US 1; 3/8/2001
che si trova a ovest della strada statale, dista in rinvenimento (inv. 126244)
linea daria meno di 100 metri dallarea di scavo. Nominale Hemilitra
La statio svolse certamente unimportante fun- Cronologia 317-310 a.C.
zione di centro raccolta e smistamento delle merci, Zecca Siracusa
sia in entrata che in uscita, in relazione a un terri- Autorit emittente Ierone II
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
torio ricco di villae rusticae. Anche dopo la fine di
Tipologia diritto Testa di Persefone a s.
queste ultime, avvenuta tra il III e il IV secolo, il
Tipologia rovescio Toro cozzante a s.; nulla nel campo; linea
ruolo originario fu svolto nei confronti dei vici che di esergo
le sostituirono, la cui esistenza provata al mo- Peso 1,2 g
mento solo dalle necropoli rinvenute a pi riprese Diametro 1,2 cm
nel territorio.
158 Francesco A . Cuteri e Pasquale Salamida

2. Dati di S. Marco Chiesa, US 11, 8/8/01 Metallo e tecnica Bronzo; coniazione


rinvenimento (inv. 126245) Tipologia diritto Testa di Valente diademato a d.; D N
Nominale Denaro VAL<ens pfavg>
Cronologia 1254-1266 Tipologia rovescio Valente in abito militare avanzante a d.
Zecca Brindisi con la testa a s. e insegna nella d., trascina
Autorit emittente Corrado II (Corradino) di Svevia dai capelli un prigioniero in ginocchio a s.;
in esergo lettere di difficile lettura
Metallo e tecnica Mistura; coniazione
Peso 1,6 g
Tipologia diritto * SECUNDUS.R; NEL CAMPO Cr
entro contorno lineare Diametro 1,95 cm
Tipologia rovescio +IERL.ET.SICIL; croce patente in contor- Bibliografia Robertson 1982: pl. 80, 18
no lineare
7. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, amb. A lato S/E,
3. Dati di S. Marco Chiesa, US 1, 3/8/01 rinvenimento tra 15 e l US 74, rp 8 (inv. 233)
rinvenimento (inv. 126212) Nominale Denaro
Nominale Hemilitron Cronologia Aragonese
Cronologia 310-304 a.C. Zecca Messina
Zecca Siracusa Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Autorit emittente Agatocle Tipologia diritto Aquila entro circolo pieno; legenda
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione illeggibile
Tipologia diritto Testa di Persefone a s.; Tipologia rovescio Scudo entro circolo pieno; legenda
illeggibile
Tipologia rovescio Toro cozzante a s.; in alto clava; linea di
esergo Peso 0,6 g
Peso 5,8 g Diametro 1,5 cm
Bibliografia Ross Holloway 1979: 94, gruppo 2
S. Marco Chiesa, Stilida, 27/7/2006,
8. Dati di
esterno amb. A, lato SW, US 79, rp. 9
4. Dati di S. Marco Chiesa, sporadico, 2001 rinvenimento
(inv. 234)
rinvenimento (inv. 127246). Da restaurare
Cronologia III sec. d.C.
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Tipologia diritto Testa di imperatore elmato a d.
Testa dellimperatore radiato a d.
Tipologia rovescio Due Vittorie alate con al centro un altare; Tipologia diritto
(Gallieno?)
leggenda illeggibile
Tipologia rovescio Illeggibile
Peso 3,3 g
Peso 1,4 g
Diametro 1,6 cm
Diametro 1,61 cm

5. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, interfaccia tra


rinvenimento US 1 e US 67, rp 2 (inv. 231). 9. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, esterno amb. A,
rinvenimento lato SW, US 70, rp 17 (inv. 235)
Cronologia 337-361
Cronologia 278 d.C.
Zecca Incerta
Zecca Ticinum
Autorit emittente Costanzo II Augusto
Autorit emittente Imperatore Probo
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Tipologia diritto Testa di Costanzo II diademato a d.; a s.
tracce di legenda illeggibile CONSTAN- Tipologia diritto Busto di Probo elmato radiato e corazza-
TIVS AVG to a s.; VIRTVS PR OBIA VG
Tipologia rovescio DUE soldati stanti frontali; tra di loro, Tipologia rovescio La Pace drappeggiata stante a s., con
forse, un vessillo; quasi illeggibile ramo e scettro trasversale; a s. nel campo
T; circolo perlinato; PAX AVGUSTI; in
Peso 1,3 g
esergo, VXXI
Diametro 1,39 cm
Peso 3,7 g
Stato di Pessimo
Diametro 2,4 cm
conservazione
Stato di Ottimo
Bibliografia Robertson 1982: pl. 70, 109
conservazione
Bibliografia Robertson 1978: 149
6. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 7/8/2006, ester-
rinvenimento no amb. A, lato SW, US 70, rp 16 (inv.
232). Da restaurare 10. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, amb. A , sett.
rinvenimento SW, rp 6, US 75 (inv. 236)
Cronologia 364-378 d.C.
Autorit emittente Carlo II dAngi?
Zecca Incerta
Metallo e tecnica Mistura; coniazione
Autorit emittente Valente
Larea di S . Marco -Stilida (K aulonia- Monasterace M .) 159

Tipologia diritto Giglio? Diametro 1,5 cm


Tipologia rovescio Quasi illeggibile Bibliografia Robertson 1982: pl. 71, 58
Peso 0,6 g
Diametro 1,1 cm 15. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 20/6/2006,
rinvenimento sporadico (inv. 242)
11. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 20/7/2006, Nominale Illeggibile?
rinvenimento ampliamento ovest, SG 1, US 67, rp. 4 Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
(inv. 237) Peso 0,6 g
Cronologia 364-378 d.C. Diametro 1,5 cm
Zecca Incerta
Autorit emittente Valente 16. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 4/8/2006,
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione rinvenimento esterno amb. A, lato NW, US 71, rp 13
Tipologia diritto Testa di Valente diademato a d.; tracce di (inv. 243)
legenda a s. Cronologia IV sec. d.C.
Tipologia rovescio Vittoria drappeggiata avanzante a s. con Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
corona e palma; tagliata dal conio Tipologia diritto Testa dellimperatore a d.; a s. DN IMP; a
Peso 0,5 g d. legenda tagliata dal conio
Diametro 1,21 cm Tipologia rovescio Due figure stanti frontali; in esergo due
Stato di Cattivo lettere
conservazione Peso 0,9 g
Bibliografia Robertson 1982: pl. 80, 26 Diametro 1,2 cm

12. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 2/8/2006, rp. 20 17. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 10/8/2006,
rinvenimento (inv. 238) rinvenimento esterno amb. A, lato SW, US 93, rp 19
Cronologia 379-383 d.C. (inv. 244)
Zecca Ticinum Cronologia III sec. d.C.
Autorit emittente Imperatore Teodosio Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione Tipologia diritto Testa dellimperatore radiato a d.
Tipologia diritto Busto di Teodosio I elmato diademato Tipologia rovescio Illeggibile
drappeggiato a d.; DN THEODOSIVS Peso 1,3 g
PF AVG Diametro 1,4 cm
Tipologia rovescio Entro corona di foglie: VOT/X/MVLT/ XX;
in esergo SMKG
Peso 1,1 g Note
Diametro 1,4 cm
Bibliografia Robertson 1982: pl. 86, 50
1
Per il tema e la bibliografia di riferimento si rimanda a
Cuteri e Iannelli 2000 e Facella 2001.
13. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 12/6/2006,
rinvenimento esterno amb. A (inv. 240)
2
Le ricerche sono state coordinate da Francesco Cuteri
Nominale Illeggibile e da Maria Teresa Iannelli, direttore archeologo della
Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria.
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione
Peso 1g
3
Nel muro, conservato per oltre due metri di altezza, sono
presenti tre piccole finestre strombate.
Diametro 1,32 cm
Stato di Tondello spezzato
4
Sulla prima fase delle ricerche archeologiche si rimanda a
conservazione Cuteri e Rotundo 2001: 119-120.
5
Per approfondimenti sul territorio in et tardoantica e
medievale si vedano i seguenti lavori: Cuteri e Iannelli 2000:
14. Dati di S. Marco Chiesa, Stilida, 17/7/2006; rip.
rinvenimento US 31, r.p. 1 (inv. 241)
209-222; Cuteri e Rotundo 2001: 117-158; Iannelli 2004.
Per la bibliografia sulla colonia magnogreca, e in particolare
Cronologia 337-361 d.C.
sulle questioni urbanistiche, si rimanda per semplicit alle
Zecca Incerta annotazioni contenute in Iannelli 2005.
Autorit emittente Imperatore Costanzo II 6
Si ringrazia la dott.ssa Giorgia Gargano per aver effettuato
Metallo e tecnica Bronzo; coniazione la schedatura preliminare dei rinvenimenti monetali, i cui
Tipologia diritto Testa di Costanzo II diademato a d. dati sono riportati in appendice.
Tipologia rovescio Costanzo II in vestito militare stante a 7
Unaltra sepoltura, di pi incerta cronologia e forse collegata
s. con globo e lancia verticale; legenda allutilizzo della chiesa medievale, era stata rinvenuta in
illeggibile
prossimit del perimetrale sud e al di sopra di un porzione di
Peso 1,4 g parete crollata relativa alledificio tardoantico.
160 Francesco A . Cuteri e Pasquale Salamida

10.1

10.2

Fig. 10.1 Caulonia. Localizzazione dellarea di S. Marco


con la dispersione dei rinvenimenti.
Fig. 10.2 Prospetto del muro meridionale delledificio di
culto in localit S. Marco.
10.4 Fig. 10.4 Prima fase duso.
Larea di S . Marco -Stilida (K aulonia- Monasterace M .) 161

Fig. 10.3 Muro meridionale delledificio di Fig. 10.5 Prima fase tessere di mosaico.
culto in localit S. Marco.

Fig. 10.6 Prima fase macina spezzata in pietra vulcanica. Fig. 10.7 Seconda fase duso.

Fig. 10.10 Terza fase buca con anfora Keay XXVII B in corso
Fig. 10.9 Terza fase duso. di scavo.
162 Francesco A . Cuteri e Pasquale Salamida

Fig. 10.8 Seconda fase reperti ceramici.

Fig 10.11 Terza fase crollo della copertura. Fig. 10.12 Terza fase sepoltura di un neonato, deposto in
unanfora Late Roman 1.
Larea di S . Marco -Stilida (K aulonia- Monasterace M .) 163

Figg. 10.13 Terza fase reperti ceramici.

Fig. 10.15 Quarta fase duso.


164 Francesco A . Cuteri e Pasquale Salamida

Figg. 10.14 Terza fase reperti ceramici.

Fig. 10.16 Quarta fase ciotola carenata in invetriata policroma RMR.


11.
Immagini di delfini e delfinieri da Caulonia
e Crotone
Margherita Corrado

Certi documenti kauloniati di V e IV secolo to al R/ di uno statere incuso coniato sullo scorcio
a.C. pertinenti a classi diverse di manufatti, taluni del VI secolo a.C., collocato in posizione subalter-
fittili e altri metallici, sono accomunati dallavere na al tripode (Attianese 1992: 47-48, nn. 34-37;
come soggetto quasi sempre esclusivo il delfino SNG CZ II: 78, tav. XXXI, n. 380; fig. 11.7); tor-
scosso o con delfiniere (figg. 11.1-11.6) . ner, ma al D/ e volto verso il basso, solo su emis-
appena il caso di ricordare che lo statere con sioni a doppio rilievo di met V che al R/ recano
Apollo Daphnephoros e delfini appartiene alla se- la ruota (Attianese 1992: 97-98, n. 97). Ha invece
rie pi recente delle emissioni in argento a doppio dignit di tema unico nella prima di una serie di
rilievo di Kaulona (Noe J 170-175)1, lantefissa bolli apposti esclusivamente su tegole piane, pro-
pentagonale di tardo V, gi creduta di bottega lo- prio come quelli di Kaulona, risalenti per ai
crese, ora correttamente riportata alla tradizione decenni iniziali del V secolo a.C.4 Sempre nella
manifatturiera degli Achei dOccidente2, mentre prima met del V, accantonato il mammifero scos-
i bolli su tegola sono stati messi in rapporto con so (figg. 11.8-11.9), questi marchi propongono lim-
la ricostruzione della citt a met del IV secolo. magine del delfiniere in negativo volto a sinistra
Lunico manufatto significativo di produzione non (fig. 11.10)5, poi, nella seconda met del secolo, in
locale dunque larula, assegnata senza meno a rilievo e volto a destra entro un largo contorno in-
fabbrica tarantina (cfr., rispettivamente, Simonetti cavato (fig. 11.11), in fine a rilievo bassissimo in
2001: 385-386, n. 103, figg. 396-397 e Simonetti cartiglio circolare, con ci scendendo ai primi del
2001a: 430-432, n. 31; 439-440, n. 49, con biblio- IV (fig. 11.12)6.
grafia precedente). Solo la piccola lamina bronzea Lelenco completo dei bolli attestati sui laterizi
una applique? , proveniente dagli scavi urbani di Kroton articolato in due gruppi, fungendo da
del secondo dopoguerra e ora esposta nel Museo discriminante la tardiva comparsa del cartiglio cir-
Nazionale di Reggio Calabria, per la sua oggettiva colare, invariabilmente presente dai primi del IV
modestia, stenta a trovare nella pubblicistica scien- a.C. fino al tramonto del fenomeno, circa centanni
tifica lo stesso spazio degli altri reperti, tutti di pi pi tardi. Nel secondo gruppo, i due temi tradizio-
antica acquisizione e pi alto valore semantico. nali (delfino/delfiniere e tripode) sembrano cedere
Una rilettura di questo nucleo di documenti il passo, nel terzo quarto del IV secolo, a molteplici
simpone, oggi, alla luce di analoghe testimonianze stampiglie con soggetti nuovi, a rilievo modestissi-
krotoniati fin qui trascurate e in parte tuttora ine- mo e racchiusi in una cornice di diametro pari o
dite3: i dati delle due citt achee, integrati, suscite- inferiore a 4 cm. Lordine decrescente di grandezza
ranno e daranno forza allidea che il delfino con o ricalca, grossomodo, la sequenza cronologica inter-
senza cavaliere uniconografia delfica a carattere na suggerita dai dati stratigrafici acquisiti finora
e diffusione panellenici, invece e prima che taran- e, dove possibile, della comparazione stilistica con
tina, ma particolarmente cara ai Greci dOccidente. raffigurazioni simili datate in modo pi puntuale.
Nel merito, il delfino sembra comparire per la Tutti questi, a mio avviso, sono marchi di ga-
prima volta, nella monetazione di Kroton, riprodot- ranzia con carattere di piena ufficialit: per loro
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
166 Margherita Corrado

Tabella 1 una presunzione dinnocenza (Detienne 1983: 22),


Simboli Cornice misure convinzione ben radicata ancora in et classica.
Delfino incuso a ds. no 5x3 Nel delfino, perci, in alcuni casi dato rico-
Delfino incuso a ds. no 5x3 noscere Apollo delfico (o un suo sema), celebrato in
Delfiniere incuso a sn. no 7x6 quanto promotore, artefice e garante del buon esito
Delfiniere a rilievo a ds. s 7x6
di un movimento coloniale che si compie intera-
Tripode a rilievo s 3 x 2/2,5
mente mediante viaggi per mare. Altre volte il del-
Tabella 2
fino strumento del soccorso accordato da Apollo
Simboli Cornice circolare
a chi si imbattuto in una delle molte incognite
in cm di un viaggio trans-marino, come attestano i diver-
Delfiniere a rilievo a ds. 6 si miti inerenti a eroi su delfino, cominciando da
Ruota 5 quello famosissimo di Arione che tanto spazio ha
Tripode con kantharos e fallo 4,5 avuto nelle arti figurative. Pu accadere, in fine,
Stella a 8 raggi 4 dimbattersi nel dio stesso, Apollo, raffigurato in
Swastika 3,5 groppa al delfino per alludere alla sua signoria sul
Polpo 3,2 mare inteso come forma dellaldil e sfruttare il po-
Testa di Atena 3 tere profilattico che deriva da siffatta iconografia.
Stella a 16 raggi 2
Apollo allora delfiniere allo stesso modo di Afro-
Clava 1,5
dite, con la quale, vedremo, ha molto in comune.
Fanno fede del primo caso le emissioni di Zancle
tramite lo Stato assicurava la qualit dei laterizi datate a partire dal 525 a.C. ca (fig. 11.15; Caccamo
prodotti nelle proprie officine, le sole esistenti, Caltabiano 2005: 113, con bibliografia precedente)
probabilmente, nella Kroton arcaica e classica. Si e quelle di Taranto con il presunto Phalanthos su
tratta, peraltro, di manufatti destinati alledilizia delfino (in luogo dello Hyakinthos di Amicle), conia-
pubblica ma venduti liberamente anche a privati, te pressappoco dal 510 (fig. 11.16; Garraffo 1995:
tant che si rinvengono sia allinterno della citt 147-149): i pi antichi ed espliciti documenti icono-
sia in vari siti della chora sud, in contesti residen- grafici, in Occidente, dellApollo delfico archegheta.
ziali e funerari. Essi presuppongono lidentit Apollo-delfino sancita
palese, e merita ogni attenzione, il fatto che al pi tardi entro i primi del VI secolo nella c.d. Su-
dai primi del V al tramonto del IV secolo i sogget- ite pitica dellInno pseudo-omerico, dove mercanti
ti utilizzati per la marchiatura delle tegole piane cretesi, marinai provetti per eccellenza, sono scelti
attingono invariabilmente alluniverso iconografi- quali officianti del santuario di Delfi dopo essere
co che fa capo ad Apollo e al santuario di Delfi. stati condotti nel golfo di Crisa dal dio in persona,
Al tripode (figg. 11.13-11.14), per, simbolo per impadronitosi della loro nave sotto le spoglie di un
antonomasia del cosmo pitico (Giangiulio 1989: enorme delfino (Hom., Hymn., 3, 390-496).
84) ed emblema monetale di Kroton, per oltre Orbene, come Kroton, la Kaulona tardoarcai-
centanni fu preferito un altro simbolo apollineo ca preferisce per le proprie monete un riferimen-
di matrice delfica, dal significato tuttavia diverso. to a Delfi di sapore tradizionale e conforme agli
Delfino e delfiniere non evocano, infatti, come interessi di classe delloligarchia che la governa7.
il tripode, Apollo Pizio: il dio che simpadronisce Unimmagine che indirettamente implica la pro-
del santuario e delloracolo primitivo uccidendo mozione di categorie sociali poco prestigiose era
la dracena/Pitone; rinviano, piuttosto, al ruolo di infatti inevitabilmente pi gradita a citt con spic-
guida e insieme soter dei naviganti che il signo- cata vocazione emporica, dotate di ottimi porti
re di Delfi eredit dal Delfinio, oggetto di un pi naturali e, come Zancle e Taranto, dedite princi-
antico culto oracolare sostanzialmente aniconico, palmente ad attivit economiche legate al mare,
dorigine greco-orientale, che ne celebrava soprat- oltre che accomunate dal carattere misto della loro
tutto lesercizio della sapienza mantica e del potere compagine etnica o sociale. Kaulona comincer
di giustizia (Corrado 2010, con bibliografia di ri- perci a servirsi del delfino solo intorno alla met
ferimento). La sua responsabilit in fatto di viaggi del V, e solo per circondare il dio dafneforo quan-
per mare, trasmessa interamente al nume delfico, do, scomparsa dalle monete cittadine lenigmatica
discende proprio dalla convinzione che qualsiasi figurina in corsa e passata la cerva al R/, lidentit
traversata, in senso oggettivo quanto metaforico, di Apollo poteva risultare meno palese.
Immagini di delfini e delfinieri da C aulonia e Crotone 167

Nel tardo V, per, la citt achea rinnova la co- per la rarit delle attestazioni, orienta anchesso
pertura fittile del presunto sacello arcaico eretto nel senso di un alto valore amuletico riconosciuto
sulla collina del Faro utilizzando elementi di ri- allimmagine del delfino/delfiniere.
vestimento che contemplano linsolita antefissa Com noto, le tegole piane entrano spesso a far
pentagonale in cui il delfiniere non Taras, a mio parte delle strutture funerarie e a Crotone, dove
avviso, n altro ecista, ignoto eroe o divinit ma- quasi tutte sono realizzate con questo sistema, fin
rina di basso rango ma, nonostante laffinit ico- dalla prima met del V si contano tombe, sia pure
nografica con certi documenti tarantini o presunti rare, in cui una ma anche due e persino tre tegole
tali (figg. 11.17-11.18)8, e come sulle tegole kroto- presentano bolli. Non credo che si tratti di un caso.
niati, sospetto sia Apollo in persona. Bisogner allora tornare a riflettere sulla tomba di
Poich Apollo il dio che autorizza la parten- Lipari oggetto di ampio dibattito dove furono messe
za questo il significato di Aphtor, uno dei suoi in opera 3 tegole di sicura produzione kauloniate:
epiteti nellIliade (Iliade, IX, 404-405) , lo stesso una marchiata con delfino in cartiglio circolare,
che presiede ai momenti topici dellimbarco e dello unaltra che gli associa labbreviazione (PYR) di un
sbarco proteggendo i naviganti dai tutti i perico- termine considerato allusivo alla destinazione pub-
li della traversata (cfr. Detienne 2002: 179-181, blica dei laterizi o invece a un demo locrese, e la
185), prassi che in suo onore, ne fa fede ancora terza con solo bollo epigrafico (PY) che a sua volta
lInno pseudo-omerico, i coloni giunti incolumi a riduce a 2 le 3 lettere del precedente, questi ultimi
destinazione innalzino immediatamente un altare in cartiglio quadrangolare.
sul litorale dov avvenuto lo sbarco e vi accendano La Simonetti ha abbassato la cronologia dellinu-
il fuoco di Temi portato apposta da Delfi. mazione dal tardo V alla prima met del IV, e con
Nel caso di Kaulona, azzardo lipotesi che co- essa quella dei tre laterizi (Simonetti 2001a: 432,
desto altare inaugurale possa essere cercato sia con bibliografia precedente). Trattandosi, per, di
nel sito del santuario che pi tardi avrebbe visto manufatti che potrebbero essere stati oggetto di
la costruzione del tempio dorico, plausibile luogo selezione mirata per ragioni ideologico-religiose,
dellapprodo dei coloni nonostante lemergere pre- ritengo lecito supporre uno scarto cronologico si-
potente, oggi, di tracce di rituali che rimandano gnificativo almeno fra la prima e le altre due serie,
con forza alla sfera femminile (cfr. Parra 2004: in e per la prima, in specie, mi sentirei di riproporre
part. 12), sia sulla collina del Faro9. Importante lipotesi di una datazione anteriore al 389 a.C.
per la sua posizione e altimetria, questultima si Perch selezionare le tegole bollate e qual il
dovr credere occupata contestualmente allarea senso di tali presenze in contesti funerari?
sottostante e grazie agli stessi mezzi, con uno sdop- Il Delfinio prima, e dopo di lui lApollo del-
piamento del temenos apollineo, se tale fosse quel- fico che cavalca il delfino, la somma guida di
lo a mare, che di fatto ripeterebbe quanto accaduto un viaggio non esclusivamente terreno, per usare
nel santuario archetipico. unefficace espressione della Caccamo Caltabiano
Pi in generale, la presenza del delfino/del- (Caccamo Caltabiano 2005: 113). Come allAfrodi-
finiere sui tetti delle costruzioni pubbliche e pri- te su delfino, cio allAfrodite Urana, primogenita
vate, palese o meno a seconda che pensiamo alle delle cosiddette Moire (Paus. I, 14, 7 e 19, 2), gli
antefisse oppure ai piccoli bolli su tegola, invisibili compete assicurare la salvezza dellanima che si
dal basso, pu riferirsi al dio che ha promosso la accinge a compiere lultima e decisiva traversata:
nascita dellapoikia ma costituisce anche un voluto quella dellOceano oltre il quale stanno le Isole
richiamo alla dimensione ctonia di Apollo delfico, Fortunate. E allora il delfino, ma anche la colom-
gi patrimonio del Delfinio. Come altrove mediante ba, associato al defunto sotto forma di monili, di
i Dioscuri, anchessi venerati quali protettori dei piccola plastica o stampigliato sulle tegole costi-
vascelli in navigazione e degli edifici su terrafer- tuenti la struttura del sepolcro, ha evidentemente
ma, ugualmente presenti a Delfi, per suo tramite una finalit propiziatoria.
sintende evocare la protezione divina sulle fabbri- Le radici di questa vanno cercate nel fatto che
che cos rivestite, quasi che tale effige avesse un nella stagione del c.d. secondo pitagorismo, quando
potere apotropaico analogo, per certi versi, a quel- a Crotone appaiono i primi bolli su tegola, ma anche
lo della protome gorgonica. in tempi successivi negli ambienti edotti in materia,
Un altro fenomeno che coinvolge i laterizi in il cetaceo ha un significato molto profondo, dorigi-
esame, tuttavia pi evanescente ai nostri occhi ne remotissima. Si vuole, infatti, che sia il simbolo
168 Margherita Corrado

del Capricorno, costellazione che con il Cancro, cui controllo a distanza. Avremo allora esempi epi-
invece corrisponde il polpo, rappresenta una delle sodici, fino in et imperiale, di tombe con laterizi
due porte del cielo, precisamente quella Sud, detta bollati prodotti in tempi diversi decenni, a vol-
degli dei. Attraverso di essa lanima affinata spiri- te secoli di differenza , e tombe con monete che
tualmente esce una volta per tutte dal mondo della sono di fatto un reperto archeologico gi allepoca
manifestazione per entrare nel mondo extra-cosmi- della deposizione. Pi tardi, in et altomedievale,
co (Gunon 1992: 121, 203-211). Questo laugurio bolli epigrafici di sicuro carattere funerario o pi
che evidentemente si fa al defunto, specie se donna semplici graffiti, figurati e non, come pure monete
o adolescente, inserendo nella tomba gli oggetti o le emesse da autorit diverse e distanti tra loro nel
tegole bollate nei termini gi riferiti. tempo e nello spazio, attestano come il radica-
Sullo statere krotoniate ricordato in apertura, mento di queste convinzioni le abbia fatte passare
di cronologia addirittura pi alta, riusciamo ora a agevolmente dal mondo pagano a quello cristiano
riconoscere Delfi il tripode nella sua qualit di e persistere a lungo ben oltre i limiti dellAntichit
centro e insieme asse del mondo, affiancato dai due (cfr. Corrado 2010, con relativa bibliografia).
segni solstiziali che rappresentano i punti estremi
del cammino annualmente compiuto dal Sole al- Note
lontanandosene. Alla luce di tale simbolismo zo-
diacale caro ai Pitagorici, i quali stanno senzaltro 1
Da ultimo, in merito allinterpretazione di questa iconografia,
dietro ladozione di simboli cos pregnanti nei do- si veda Adornato 2004, con bibliografia precedente.
cumenti ufficiali della polis e forse anche dietro 2
Si veda il contributo di G. Aversa in questo volume.
linaugurazione della pratica di apporre marchi 3
Ledizione puntuale affidata a Corrado 2010.
sulle tegole di Kroton, sintende meglio anche la 4
I soli esempi finora editi sono quelli dalle fattorie della
scelta di figure quali tripode, ruota, swastika, pol- chora sud proposti in Ruga et alii 2005: 202, tavv. LXI, fig.
po e astro radiato, allusive a Delfi centro del mondo 13 in alto e XC, fig. 105.
almeno in senso lato.
5
Cfr. nota precedente; Ruga et alii 2005: 151, nota n. 11, tav.
LXI, figg. 12 in alto, 13 in basso; 202, tavv. XC, fig. 104/46-
Mi sia consentita unultima riflessione. Con le 47 e LXI, fig. 13 in alto.
tombe di Kroton e Kaulona che mettono in opera 6
Questi ultimi due tipi erano fin qui inediti. La vecchia
laterizi bollati siamo alle fonti di un habitus men- segnalazione di un bollo con delfiniere dalla necropoli della
tale che non verr meno nei secoli successivi. Gi Carrara (Foti 1975: 308; Sabbione 1984: 299-300) non
in quella di Lipari laspettativa di tutela affidata infatti corredata da fotografia n sufficientemente dettagliata
alla presenza del delfino si estende al bollo con da consentire di riconoscere il tipo; altrettanto dicasi per la
stampiglia (ascrivibile alla serie pi recente) da un cantiere
delfino e lettere e persino a quello con sole lette- urbano menzionata in Ruga et alii 2005: 151, nota n. 11, e
re perch il potere amuletico riconosciuto inizial- 163.
mente alle stampiglie per il significato profondo 7
Circa la presunta volont di prendere palesemente le
dei loro emblemi passa rapidamente a qualunque distanze da Kroton nonostante il rimando, condiviso, ad
simbolo dallautorit centrale, che nelle societ Apollo e a Delfi, si veda Adornato 2004: 344.
antiche sempre politica ma anche e prima di tut- 8
Circa le statuette da Saturo (Ta) raffiguranti Taras, si veda
to religiosa. da ultimo Masiello 2005, con relativa bibliografia; in merito
alla lamina bronzea con delfiniere trovata pi di recente
Un ulteriore slittamento investe ben presto del- nel santuario di Mefitis a Rossano di Vaglio (Pz), cfr. Russo
lo stesso significato qualsiasi impressione, figurata 2006: 143-146, con bibliografia precedente.
o meno, in quanto essa presuppone lesistenza di 9
Circa lipotesi che la vuole sede di un Artemision, si veda
un potere capace di esercitare, per suo tramite, un De Sensi Sestito 2004: 325.
Immagini di delfini e delfinieri da C aulonia e Crotone 169

Fig. 11.1 Kaulonia, statere dargento con Apollo daphnephoros Fig. 11.3 Kaulonia, bolli laterizi Fig. 11.4 Kaulonia, bolli
e delfini. con delfino. laterizi con delfino e lettere.

Fig. 11.2 Kaulonia, antefissa pentagonale con delfiniere.

Fig. 11.5 Kaulonia, arula fittile. Fig. 11.6 Kaulonia, lamina bronzea.
170 Margherita Corrado

11.7 11.8

11.9 11.10

11.11 11.12 Fig. 11.7 Kroton, statere dargento


con tripode, delfino e polpo.
Fig. 11.8 Kroton, bollo laterizio
con delfino.
Fig. 11.9 Kroton, bollo laterizio
con delfino.
Fig. 11.10 Kroton, bollo laterizio
con delfiniere volto a s.
Fig. 11.11 Kroton, bollo laterizio
con delfiniere volto a ds.
Fig. 11.12 Kroton, bollo laterizio
con delfiniere volto a ds. entro
cornice circolare.
Fig. 11.13 Kroton, bollo laterizio
con tripode.
Fig. 11.14 Kroton, bollo laterizio
con tripode, kantharos e fallo.
11.13 11.14
Immagini di delfini e delfinieri da C aulonia e Crotone 171

Fig. 11.15 Zancle, statere dargento.


Fig. 11.16 Taranto, statere dargento.
Fig. 11.17 Saturo (Ta), statuina fittile con Taras su delfino.
Fig. 11.18 Rossano di Vaglio (Pz), lamina bronzea con delfiniere.

11.15 11.16

11.17 11.18
12.
La monetazione di bronzo della zecca di Caulonia*
Giorgia Gargano

Il recente rinvenimento di una notevole quantit lintroduzione della moneta di bronzo nelle citt
di monete dallo scavo archeologico dellabitazione greche dItalia (Rutter 1979). Termine cronologico
ellenistica in loc. Casa Matta di Monasterace Mari- pi basso sempre stato ritenuto il 389 a.C., anno
na ha proposto lesigenza di riprendere in esame la della ipotetica quanto discussa distruzione di Cau-
moneta battuta dalla zecca di Caulonia, soprattutto lonia da parte di Dionisio di Siracusa (Diod., XIV,
in considerazione dellesiguit dei rinvenimenti di 103-106, 3; cfr. da ultimo Facella 2001: 64-65).
moneta locale nella polis1. Queste posizioni sono state via via sfumate nel-
La rarit dei rinvenimenti di moneta argentea la storia degli studi: quanto alla cronologia iniziale
da scavo, cauloniate e non, si pu motivare con la della moneta bronzea, stata estesa dal Rutter alla
concentrazione della ricerca nellabitato di et el- fine del V secolo a.C. e da Parise agli ultimi due
lenistica, quando i traffici economici anche a larga decenni del V sec. a.C., mentre la Pozzi Paolini
scala prediligono la moneta enea, oltre che in con- ritenne linizio della coniazione da contenere entro
siderazione dellincessante attivit dei cercatori di linizio del IV sec. a.C. ma da estendere oltre il
tesori2. Pertanto, lo studio di una delle meglio cono- 389 a.C.; una simile posizione espressa anche
sciute zecche antiche limita quasi completamente le dal Kraay per la necessit di leggere con maggio-
proprie acquisizioni cronologiche e di circolazione re elasticit le cesure storiche indicate dagli sto-
ai dati restituiti dai tesoretti monetali o dagli esem- rici antichi, senza discostarsi molto da quellanno
plari da collezione, che evidentemente, tranne che (Rutter 1979: 207-208; Parise 1994: 409; Pozzi
per rare contingenze3, sono avulsi da ogni contesto. Paolini 1979: 132-134; Kraay 1960: 81).
Questa indagine ha lobiettivo di fare luce sul- LAttianese e il Bruni infine ritengono il bron-
le fasi finali dellattivit della zecca, quando ebbe zo cauloniate da assegnare agli anni della secon-
inizio la produzione di moneta di bronzo. A oggi, da guerra punica (Attianese 1974: 136-137; Bruni
stato possibile prendere in esame venti esemplari 1977: 38).
della moneta bronzea battuta a Caulonia, mai fino-
ra studiati nelle reciproche relazioni. Le monete bronzee della zecca di Caulonia che
La tradizione di studi assegna circa al primo stato possibile rintracciare sono accomunate dal
quindicennio del IV sec. a.C. linizio e la fine della tipo del rovescio, quasi sempre anepigrafe: il para-
monetazione di bronzo della zecca. Questa posizio- semon cittadino del cervo stante a ds. (fa eccezione
ne, che si deve ab initio al Gagliardi, che pubbli- una moneta, della quale si dir in seguito).
c per primo i bronzi cauloniati (Gagliardi 1930: In base allevoluzione del tipo del diritto, che
99 sgg., seguito da Noe 1958: 18, 57, t. XVI, nn. rappresenta una testa di divinit fluviale connotata
233-234, con bibliografia precedente), e al Noe, dallattributo taurino delle corna (essendo la testa
deriva, per il termine pi alto, dal generico alli- di profilo, rappresentato un solo corno), possibi-
neamento della prima coniazione della moneta di le distinguere cinque gruppi di emissioni, ai quali,
bronzo cauloniate alla fase storica a cavallo tra V e come si vedr tra breve, corrispondono altrettanti
IV secolo a.C., nellambito della quale si inquadra addensamenti ponderali.
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
174 Giorgia Gargano

Questa suddivisione permetter di proporne ritto da una testa maschile imberbe e con il piccolo
una nuova scansione cronologica: difatti, anche corno sporgente dalla fronte, con unacconciatura a
grazie ai dati tratti dagli scavi archeologici, viene larghe onde, volta a sinistra. I pesi delle tre monete
a consolidarsi una cronologia alta per le prime se- (1,36 g; 1,20 g; 0,99 g) sono abbastanza omogenei
rie monetali, che, daccordo con le teorie di Parise tra di loro da poter essere considerati pertinenti
e Rutter, andranno fissate (per ragioni iconogra- a una emissione pi leggera e coeva a quella del
fiche, storiche e di relazione con le monetazioni gruppo A, della quale potrebbero rappresentare
coeve), a partire dagli ultimi due decenni del V una frazione (in alternativa, potrebbero considerar-
(e non dallinizio del IV sec. a.C.) e fino circa alla si unemissione leggermente pi tarda della prima,
prima met del IV sec. a.C. Per il quinto gruppo di appunto perch pi leggera, ma che non dovrebbe
emissioni si pu ritenere plausibile una cronologia discostarsi molto dal primo quarto del IV sec. a.C.,
pi bassa, nellambito del III sec. a.C. in considerazione dellanalogia tipologica con il
gruppo A e della resa iconografica della testa, che
Il gruppo A, probabilmente il pi antico, rap- richiama i pi tardi stateri cauloniati). La moneta
presentato da due monete: le Noe 234a e 234b (nn. pi pesante, che indicheremo come Elsen 69-90
1 e 2 del catalogo, fig. 12.1), caratterizzate al diritto (n. 3)7, e la seconda (Noe 233, n. 4)8, presentano
da una testa maschile imberbe volta a ds. con una al rovescio la legenda che aveva fornito al Gagliar-
acconciatura a morbide onde. Le due monete pesano di la conferma dellattribuzione di questi bronzetti
rispettivamente 3,10 g e 2,90 g e sono accomuna- alla zecca di Caulonia: KAY si trova al di sopra
te dalla presenza al rovescio, sopra il cervo, di una del cervo nella Elsen 69-90 e nel campo a destra
lettera A, interpretata dal Rutter come residuo della nella Noe 233. La terza moneta del gruppo (n. 5), il
legenda KAUL4 nonch dal fatto di presentare la testa cui tipo di diritto stilisticamente vicino alla Noe
volta a ds. Per questo motivo sono state considerate 233, anepigrafe e proviene dagli scavi condotti a
dal Rutter (al quale erano noti i soli quattro esemplari Monasterace Marina, nei pressi della Casa Matta.
allepoca editi) parte di un unico gruppo, unitamente
al bronzo cauloniate della collezione dellAshmole- Il gruppo C costituito da un unico esempla-
an Museum di Oxford (n. 13), che invece, in base re (n. 6, fig. 12.3), rinvenuto nel 1976 a Crotone,
al criterio tipologico qui proposto, va associato al loc. Fiume Esaro, oggi in una collezione privata:
gruppo E di emissioni. La cronologia alta del gruppo si tratta di un bronzo di 2,03 g, che presenta al
A, in accordo con le teorie tradizionali sulla mone- diritto leffigie di Apollo gradiente verso ds. con il
ta bronzea cauloniate, indicata sia dalla resa dalla braccio sinistro sollevato e il destro teso; ai suoi
capigliatura della testa del diritto, che trova uneco piedi, il cervo stante a destra; al rovescio il cer-
in alcuni dioboli cauloniati5, sia dalla presenza della vo stante a destra e in alto, nel campo, un kan-
legenda QE al diritto, nel campo a ds. Tale legenda tharos. Questa moneta non stata finora presa in
si riscontra per la prima volta a Caulonia sul rovescio considerazione nellambito degli studi scientifici e
degli stateri dargento del 435-420 a.C.6 non inclusa dal Rutter nella Historia Numorum-
Il corno che sporge evidente dalla fronte della Italy. evidente che, non potendo essere esami-
testa del diritto ha suggerito al Gagliardi lidenti- nato direttamente, possa sussistere qualche dubbio
ficazione con la testa di un dio fluviale, che stata sullautenticit dellesemplare (anche se parrebbe
accettata dalla maggioranza degli studiosi. Il Noe essere stato raccolto direttamente dal terreno, il-
preferisce descriverla come testa giovanile con legalmente, e altrettanto illegalmente non conse-
piccolo corno o ciocca sporgente di capelli, analo- gnato alle autorit), come daltra parte gi stato
ga a quella dei dioboli Noe 231, mentre lAttianese documentato per un altro caso di un bronzo cau-
vi vede la testa di Apollo Delfinio o Apollo Kathar- loniate, considerato un falso da Noe (Noe 1958:
sios (Gagliardi 1930: 100 sgg.; Noe 1958: 18-19, 18). LAttianese lo considera autentico ed esclude
56-57; Attianese 1974: 136). Secondo il Fuda la che si possa trattare di una moneta suberata che
divinit raffigurata alluderebbe al fiume Sagra o ha perduto il rivestimento dargento. Fino a prova
alla fiumara Assi, che attraversava la citt di Cau- contraria, la moneta andr dunque presa in con-
lonia (Fuda 1984: 88-89). siderazione e potrebbe rappresentare un ulteriore
esempio di una rara emissione di cronologia alta
Al gruppo B di emissioni si possono ascrivere e in stretta connessione con largento, soprattutto
tre monete (nn. 3-5, fig. 12.2), caratterizzate al di- dal punto di vista tipologico. Difatti, richiama i tipi
L a moneta zione di bronzo della zecca di C aulonia 175

delle frazioni dargento Noe 216-218, dalle quali si Infine, ancora due esemplari sono citati in bi-
differenzia solo per essere anepigrafe (Noe 1958: bliografia: uno faceva parte di una piccola colle-
55, tav. XV, nn. 216-218). zione di bronzi venduti allasta dalla CNG Coins,
del quale non stato possibile rintracciare n la
Il gruppo D rappresentato, finora, da un foto n il peso11. Il secondo viene citato tra i rinve-
unicum della collezione Cimino di Monasterace nimenti di Crotone al Campo Sportivo, con riferi-
Marina (n. 7, fig. 12.5), dunque di quasi cer- mento bibliografico al tipo Noe 234, anche se non
ta provenienza cauloniate. La moneta, di 2,17 g, specificato se al rovescio sia leggibile lalfa. La
presenta al diritto una testa calva con un evidente foto della moneta non stata pubblicata e lesem-
cornetto che sporge dalla fronte e al rovescio, par- plare disperso12; pertanto, potrebbe ritenersi
zialmente fuori conio, il cervo a ds. Stando al dato pertinente al gruppo A oppure al gruppo E. La
ponderale, si pu considerare coevo o collegato al Mastelloni sottolinea limportanza dellassociazio-
gruppo E o, anche, un esemplare di transizione ne in strato della moneta con il bronzo siracusano
dal gruppo B al gruppo E, mentre la scarsa leg- con i tipi Testa di Atena con elmo corinzio/Ippo-
gibilit del tipo di rovescio, tagliato in parte dal campo, deducendo una possibile diffusione con-
conio, non consente di formulare un collegamento temporanea delle due serie e legata ai medesimi
basato su una sequenza dei coni di rovescio delle canali e avvalorando cos la tesi della coniazione
restanti emissioni. di almeno una delle serie bronzee di Kaulonia ne-
gli anni successivi al 389 a.C.
Il gruppo E di emissioni attestato da undici
esemplari (nn. 8-18, fig. 12.4), caratterizzati al di- La lacunosit dei dati a nostra disposizione non
ritto da una testa maschile imberbe volta a destra e permette ipotesi approfondite sul raggio di circo-
due volte connotata come divinit fluviale: il picco- lazione di queste serie; si tratta certo di monete
lo corno sporge dalla fronte del dio, in analogia con destinate al commercio locale, come peraltro sug-
i gruppi precedenti, e la capigliatura nascosta da gerisce il ridotto volume di esemplari battuti: due
una corona di canne, che viene quasi a sembra- monete provengono da Crotone (Campo Sportivo e
re levoluzione dellacconciatura classicheggiante Fiume Esaro), quattro genericamente dallarea ar-
delle teste pi antiche. Il volto del diritto presenta cheologica di Caulonia antica (Giordano, Cimino
caratteri maschili estremamente marcati e insie- 235, 236 e 237) e tre dagli scavi dellabitazione
me imperfetti, come fossero ispirati a una precisa ellenistica nei pressi della Casa Matta13.
fisionomia: il naso lungo e appuntito, il mento pro- In particolare, potr essere utile soffermarsi sul
nunciato. La resa di questo volto senzaltro meno contesto di provenienza di queste ultime: la mo-
raffinata di quella dei tipi pi antichi, ma anche di neta 21268 proviene dallUS 187 dellambiente R
pi forte impatto comunicativo e, mi si passi los- ed stata trovata in associazione stratigrafica con
servazione, di maggiore originalit ed espressivit. un triobolo di Crotone, un bronzo siracusano di et
Al rovescio della moneta ricorre il cervo e tutti gli agatoclea o ieroniana e cinque monete brettie14. Il
esemplari finora noti sono anepigrafi. triobolo di Crotone uno dei pi antichi nominali
Otto delle monete del gruppo pesano tra gli restituiti dallo scavo, quindi risulta piuttosto in-
1,76 e i 2,67 g; si discostano dalla media ponde- teressante lassociazione con il bronzo cauloniate
rale del gruppo (pari a 2,32 g) la moneta Cimino della serie B, da considerare di cronologia alta15.
235 (n. 18), di 1,36 g, e la moneta Attianese 249 I due strati da cui provengono i bronzetti cau-
(n. 8), di 3,56 g9. loniati 126222 e 126226, entrambi afferenti al
Di cinque esemplari del gruppo sono noti i gruppo E, sono contigui e appartengono alla fase
dati di provenienza: le due monete della collezione di obliterazione e messa in disuso della canaletta
Cimino (nn. 14 e 18) sono state raccolte dal Gior- che si trova tra gli ambienti I e F dellabitazione
dano nellarea archeologica dellantica Caulonia e presso la Casa Matta, e sarebbero quindi da rife-
cos anche la moneta consegnata nel 1946 dallo rire al momento finale della vita della casa, cio
stesso Giordano, allepoca ispettore onorario del- alla fine del III-inizi del II secolo a.C. La moneta
la Soprintendenza Archeologica della Calabria (n. 126222 stata ritrovata in strato con un bronzo di
12)10. Le monete CM 126226 e 126222 (nn. 10 e Locri inquadrato tra il 300 e il 268 a C.16, mentre
17) provengono invece dagli scavi nei pressi della la 126226 viene da uno strato che ha restituito al-
Casa Matta. tre quattordici monete databili alla fine del III sec.
176 Giorgia Gargano

a.C., tranne che per una di et agatoclea, quasi genericamente un dio fluviale, ma direttamente
sempre associata, nei contesti di scavo di Caulo- Acheloo, che la adoperava per nascondere il pro-
nia, a monete di fine III17. prio corno rotto da Eracle23. Questa suggestione
Il raggruppamento proposto su base stilistica tro- pare tanto pi forte in considerazione della resa
va conferma nella lettura dei punti di addensamento cos inconfutabile e centrale dellattributo sulla
ponderale: si noter difatti come rispettivamente i moneta cauloniate, che in questo senso unica nel
gruppi A, B e E rappresentino tre insiemi distinti e suo genere, a quanto mi consta: le canne della co-
internamente omogenei e coerenti (fig. 12.6). rona conservano tutta la loro consistenza tubolare,
Sono i dati archeologici e losservazione dellevo- sono inequivocabili24.
luzione dello stile della testa del diritto a suggerire
lipotesi che il gruppo E debba essere considerato superfluo ribadire come, con differenti solu-
successivo ai precedenti ed essere collocato nel III zioni iconografiche, il tipo della testa di dio fluviale
piuttosto che nel IV secolo a.C., mentre, per tutte ricorra nel IV e nel III sec. a.C. nelle zecche rica-
le ragioni gi elencate, rimane salda una datazione denti in territori di pertinenza brettia (e latamen-
al primo quarto del IV secolo a.C. per i gruppi A, te italica) con un simbolismo, riscontrabile anche
B e, qualora la moneta sia autentica, C. nelluso del granchio sulle monete, che sottolinea
limportanza e la necessit di dominare i fiumi e
A Caulonia si configurerebbe una situazione gli sbocchi sul mare25: pare essere stata, questa,
analoga a quella di Crotone, dove la monetazione una strategia italica per annettere a s una tipolo-
enea riveste allinizio una funzione sussidiaria alla gia monetale di origine e uso pi antichi (e, forse,
moneta divisionale dargento, in un periodo in cui la per questo considerati pi prestigiosi).
zecca crotoniate vive un deciso rallentamento nella Laggiunta della corona di canne sulla testa del
produzione, se non proprio una temporanea sospen- dio fluviale del gruppo E, se non non sarebbe
sione, coincidente con gli anni della dominazione ammissibile da intendere come un pleonasmo ri-
di Dionisio di Siracusa18. Anche a Caulonia alcuni spetto al cornetto, evidentemente intende ribadire
tra i pi tardi dioboli argentei, in base allimpianto un tipo e contestualmente differenziarsi dal pas-
cronologico qui proposto, convivono iconografica- sato. Non si tratta pi dellantica evocazione delle
mente con il tipo della testa di dio fluviale adottato, acque dolci, ma di un messaggio nuovo che viene
seppure con qualche variatio, come tipo immutato comunicato attraverso il mezzo monetale. Lascio a
del diritto delle serie bronzee (Noe 231 e Noe 232, chi pi qualificato di me linvito ad addentrarsi
del 475-425 a.C. HN Italy: 2050 e 2053). nellesegesi su un possibile significato in chiave era-
Le prime due serie della moneta difatti si in- clea del nuovo tipo (cio, tirannica o antitirannica,
seriscono, dal punto di vista iconografico, nella forse post dionigiana, come a Crotone)26, che potreb-
cospicua serie di emissioni di citt greche che scel- bero interessare anche la moneta ipponiate, coniata
gono il dio fluviale come tipo di diritto tra la fine a cavallo tra il IV e il III sec. a.C., quindi negli anni
del V e i primi del IV sec. a.C. Il pi antico bronzo della presenza di Agatocle: anni oscuri per la polis
di Caulonia riprende una delle modalit di rap- di Caulonia, dato il vacuum di fonti letterarie che
presentazione del dio fluviale, per lo pi imberbe, riguarda proprio questa fase storica della citt.
identificato da uno o due cornetti sulla fronte19, in Tuttavia, anche senza considerare un possibile
numerose zecche siciliane (tra le altre, Agrigento, aspetto mitologico sotteso allimmagine della mo-
Adrano, Agyrion, Camarina, Gela, Halesa, Mor- neta bronzea, la moneta cauloniate ha sin dai suoi
gantina) e dellItalia meridionale (Caulonia, Cro- esordi fornito una chiave di lettura duplice, con
tone, Neapolis)20. Il tipo godr di ampia diffusione cui il recupero del tipo pi antico effettuato per il
in Bruttium dalla fine del IV sec. a.C.: ad esempio, gruppo E di emissioni ben si concilia: il contesto
a Ipponio, dove rappresenta il dio REWN e a Laos. paesaggistico locale si accompagna sempre allevo-
Nel III secolo si trova nella monetazione di Con- cazione delle divinit che presiedono alla religio-
sentia, di Crotone e sullargento dei Bretti21. sit greca, che vengono poi a coincidere con una
Lattributo della corona di canne, che si ag- parte del pantheon italico.
giunge al cornetto, come per conferire unulteriore Liconografia fluviale si aggiunge alle sollecita-
caratterizzazione del dio, in generale pi tardo zioni topografiche gi presenti nella monetazione
(tranne che nel caso di Catana) e ricorre ad Agri- dargento a doppio rilievo: ha messo bene in evi-
gento, a Gela, a Ipponio22: in genere, non connota denza Adornato come liconografia degli stateri
L a moneta zione di bronzo della zecca di C aulonia 177

alluda alla citt e al suo territorio, al rapporto tra una componente italica e di una greca allinter-
temenos e chora, a sottolineare sacralit dei luo- no della medesima compagine urbana. Lultimo
ghi e luoghi sacri (Adornato 2004: 344), ricor- atto di questa condivisione di spazi potrebbe
dando quellaulon che sede della citt, la vallata, essere ipoteticamente ricercato, secondo lo stu-
cio, attraversata dai ricchi corsi dacqua dellAlla- dioso, sulla scorta di Pausania (6, 3, 12), negli
ro, dellAssi, della fiumara Precariti e dello Stilaro, anni della guerra di Pirro e i Tarantini contro i
senza considerare poi i rigagnoli di Paolo Orsi e i Romani, quando Caulonia dovrebbe essere stata
canali per la regimentazione delle acque che attra- conquistata e rasa al suolo dai Campani alleati di
versavano il centro abitato e facevano quindi parte Roma. Se Strabone (6, 1, 10) si riferisce a questa
integrante del paesaggio urbano27. distruzione quando afferma che Caulonia venne
Se a un primo livello di lettura il tipo di rove- abbandonata e i suoi abitanti infatti furono cac-
scio permette di intravedere la citazione del bosco- ciati dai barbari in Sicilia e vi fondarono la Cau-
so entroterra cauloniate ricordato da Tucidide (7, lonia di l, lo storico alluderebbe al fatto che la
25, 1-2), a una pi approfondita analisi il cervo ha componente greca, o la maggior parte, della popo-
da tempo rivelato lallusione al culto di Artemide, lazione si sia trasferita in Sicilia, mentre in citt
forse la Elaphiaia, e potrebbe essere stato adottato sarebbero rimasti in posizione numericamente (se
in questa pi tarda fase monetaria anche per le sue non politicamente) dominante gli Italici (Facella
peculiari assonanze con lambiente e la religiosit 2001: 60, 66-67, 91, nota 60).
italica gi presenti nel territorio28. Tale ricostruzione storica trova riscontro in re-
Bisogner anche considerare quale ruolo abbia centi rinvenimenti di carattere italico nella citt,
potuto rivestire una divinit fluviale nel pantheon quale ad esempio due tombe che parrebbero di
cauloniate, dato che la scelta del tipo monetale ri- connotazione brettia, oltre ai numerosi reperti mo-
flette di norma un culto cittadino29. Lesperienza bili ed epigrafici che da tempo attestano uninfluen-
siciliana, dove il dio fluviale in tutte le sue varianti te presenza non greca nella polis. In questepoca
viene raffigurato sin dallet arcaica nelle moneta- di un possibile sopravanzamento dellelemento
zioni di poleis sia greche sia indigene sia puniche, italico-cauloniate su quello greco-cauloniate, si
documenta la valenza pratica e simbolica dellac- potrebbe forse collocare una nuova fase monetaria
qua in quelle societ. Si tratta, in tutti i casi citati del bronzo, cio del metallo tipicamente battuto da-
e anche nella Grecia propria, di un dio minore, gli Italici del Bruttium, destinato a piccoli scambi
il cui culto a Caulonia mi pare finora scarsamen- commerciali e a riaffermare lesistenza e propagan-
te attestato, sebbene, proprio per queste caratte- dare la nuova corrente politica anti conservatrice
ristiche di deuteragonista, possa aver convissuto su territori tradizionalmente greci. evidente che
con pratiche cultuali rivolte ad altre divinit (cfr. il ridotto volume di emissioni non potesse giustifi-
quanto osserva Angeletti 2004: 153, con bibl. care una efficace copertura neppure del mercato
prec.) suggestioni in questo senso vengono dai locale; daltro canto, i rinvenimenti archeologici
rinvenimenti della vasca cultuale a nord ovest del hanno dimostrato come per le proprie transazioni
tempio di Punta Stilo e dal frammento di coropla- commerciali i Cauloniati, alla fine del III secolo
stica forse inquadrabile nella classe dei pinakes di a.C., si servissero in primis del numerario brettio e
Grotta Caruso a Locri30. della moneta agatoclea, che quasi sempre in gia-
citura con divisionale bronzeo di fine III sec. a.C.
Al di l delle questioni iconografiche, che non Viene battuta dunque una moneta che riaffer-
difficilmente possono stabilire un collegamento ma i termini religiosi, politici, territoriali che erano
con lethnos italico dominante dalla fine del IV stati espressi sin dal pi antico bronzo, con una
a.C. su larghe aree del territorio calabrese, andr piccola, ma decisa, aggiunta di riaffermazione del
ricercata una pi precisa collocazione storica per nuovo. La questione non di secondaria impor-
la serie E, per la quale il terminus post quem pi tanza, dato che la monetazione cittadina potrebbe
generico va individuato nella fine della tirannide tradire, con lemissione del bronzo della serie E,
dionigiana, o meglio, in quel 357 a.C. che segna la un atteggiamento favorevole allelemento indigeno
fine della dominazione di Dionisio II sulla citt da e italico e persino presupporre una sostituzione
lui rifondata. della classe aristocratica, tradizionalmente ostile
Secondo Facella, per Caulonia si potrebbe allelemento indigeno (Facella 2001: 94, nota 92,
pensare a una sorta di pacifica convivenza di con bibliografia precedente), al governo della polis,
178 gIoRgIA gARgANo

e fornire cos un elemento di riflessione in tal sen- dati dagli scavi e da pi approfonditi spogli dei
so, nella generale povert di dati storici sulla storia cataloghi di musei e aste internazionali valgo-
di Caulonia ellenistica. no a dimostrare come la monetazione di bronzo di
Unultima ipotesi che lesperienza monetale del Caulonia possa essere considerata tuttaltro che
gruppo E vada di pari passo con la certa afferma- unesperienza effimera e di scarso rilievo, dato
zione italica nel territorio cauloniate e sia quindi che gi se ne conoscono ventuno esemplari, il che
da collocare negli ultimi due decenni del III secolo non poco relativamente a talune monetazioni
a.C., in occasione del conflitto annibalico, quando magnogreche di bronzo di et ellenistica. In que-
la citt certamente in mano brettia (Facella 2001: sta direzione, andr dato il giusto peso anche alla
67-68). Un elemento a favore di questa ipotesi nel maggiore incidenza di monete del gruppo E rispet-
buono stato di conservazione di queste monete, che to alla somma di tutti gli altri gruppi.
potrebbero aver circolato a fianco del numerario Se valido il quadro cronologico relativo qui
brettio, che, come gi detto in precedenza, domina proposto, una corretta collocazione storica di que-
le transazioni locali di fine III sec. e forse anche sta serie si potr certamente fare grazie ai nuovi
dei primi anni del II sec. a.C. Tale impostazione rinvenimenti archeologici dagli scavi stratigrafi-
cronologica sarebbe inoltre in asse con lemissione ci nellabitato della fase ellenistica, aggiungendo
crotoniate con i tipi di testa di Aisaros/fulmine, da- nuovi argomenti alla discussione sulla pregnanza
tata dallArslan a partire circa dal 277 a.C. fino alla dellelemento italico, in qualit di governante e
guerra annibalica (Arslan 2005: 127-128). Tale cro- non solo di componente della popolazione locale,
nologia per il gruppo E verrebbe pertanto ad allinea- in questo oscuro III secolo cauloniate.
re ponderalmente e nelle scelte politiche cittadine il
bronzetto cauloniate con i numerosi nominali bron- Addensamento ponderale delle serie bronzee della zecca di
zei di piccolo taglio che vengono battuti in Bruttium Caulonia
dalla fine del IV sec. e sino alla fine del III sec. a.C.:
spesso emissioni di breve durata, di volume ridotto
e di matrice politica filoitalica. Moneta spicciola di
bronzo, legata allo scambio e alluso quotidiano, che
spiegherebbe lo scarso potere di scambio di questa
moneta cauloniate, finora restituita con certezza solo
dagli scavi di Caulonia e Crotone.
Lesistenza di una zecca cauloniate ancora fun-
zionante o rimessa in funzione incontra difficolt
nel presupposto che dovrebbe esserle sotteso, che Catalogo delle monete
cio Caulonia sia effettivamente e ufficialmente en-
trata nellorbita brettia anche prima della seconda Gruppo A (fi g. 12.1)
guerra punica; dato che, si visto, a tuttoggi non
si pu dire accertato, ma plausibile. La zecca di D/ Testa imberbe di divinit fluviale a ds., con cor-
Caulonia potrebbe per essere stata almeno episo- no sporgente dalla fronte e acconciatura a capelli
dicamente attiva nel III sec. a.C., considerando la ondulati; R/ Cervo stante a ds.
provata attivit metallurgica della citt in et elle-
nistica, la presenza di giacimenti di rame nel suo 1 = Noe 234a: r/ in alto A; 3,10 g; 15 mm; Noe
territorio (Fioravanti 2001: 41) e soprattutto il fatto 1958: 57, tav. XVI, 234a; rutter 1979: 208 (grup-
che una zecca si configura in fondo semplicemen- po I). Collezione Gagliardi.
te come unofficina metallurgica che ha mandato 2 = Noe 234b: D/ Nel campo a ds. QE; r/ in alto A;
dal governo cittadino di battere moneta (Cantilena 2,90 g; 15 mm; Noe 1958: 57, 234b; rutter 1979:
1989: 29-32). 208 (gruppo I). Collezione Gagliardi.
Secondo il Noe the scanty number of bronze
pieces known is indicative of their introduction not Gruppo B (fi g. 12.2)
long before the destruction of the city (la distru-
zione, cio, perpetrata da Dionisio I di Siracusa ) D/ Testa imberbe di divinit fluviale a s., con corno
Noe 1958: 18). In realt, queste prime ricerche sporgente dalla fronte e acconciatura a capelli on-
alle quali di certo potranno essere aggiunti nuovi dulati; R/ Cervo stante a ds.
L a moneta zione di bronzo della zecca di C aulonia 179

3 = Elsen 69-90: R/ in alto, KAY; 1,36 g; 11 mm; 17 = CM 126222: 1,76 g; 12 mm; Monasterace,
Casa dAste Jean Elsen et ses fils; lotto 90 dellasta Marina, scavi in loc. Casa Matta, inv. 126222. Mu-
n. 69. seo Archeologico di Monasterace Marina.
4 = Noe 233: R/ a ds. KAY dallalto verso il basso; 18 = Cimino 235: 1,36 g; 14 mm; Gargano 2004:
1,20 g; 11 mm; Noe 1958: 57, tav. XVI, 233; Rut- 589. Museo Archeologico di Monasterace Marina.
ter 1979: 208 (gruppo II). Collezione Gagliardi.
5 = CM 21268: 0,99 g; 11 mm; Monasterace, Ma- Note
rina, scavi in loc. Casa Matta, inv. 21268. Museo
Archeologico di Monasterace Marina. *
Desidero porgere un sentito ringraziamento alla prof. Lucia
Lepore per linvito a partecipare al Convegno su Caulonia
Gruppo C (fig. 12.3) tra Crotone e Locri e per avermi consentito lo studio delle
monete provenienti dagli scavi in localit S. Marco. Alla
dott.ssa Maria Teresa Iannelli, maestra di vita e di lavoro,
D/ Apollo gradiente verso destra; in basso a ds. cer- vanno il mio affetto e la mia gratitudine per le continue
vo stante; R/ Cervo stante a ds.; in alto kantharos. sollecitazioni, opportunit e stimoli che da anni mi offre.
Inoltre, devo alla disponibilit della prof. Maria Cecilia
6 = Attianese 1598: 2,03 g; Attianese 1980: 271, Parra e del prof. Francesco Cuteri laver potuto studiare le
monete provenienti dagli scavi al tempio dorico e in localit
n. 1597. Collezione privata. Casa Matta e S. Marco (lato mare).
1
Le zecche attestate negli scavi archeologici cauloniati sono
Gruppo D (fig. 12.5) state presentate sinteticamente in occasione del Convegno,
ma inserirle allinterno di questo articolo avrebbe richiesto
D/ Testa imberbe di divinit fluviale calva con cor- troppo spazio, pertanto se ne rinvia la pubblicazione ad
no sporgente dalla fronte a ds.; R/ Cervo stante a altra sede. Fino al 2007 sono state rinvenute a Caulonia
501 monete (ivi comprese le dodici monete degli scavi
ds. Orsi conservate presso il monetiere del Museo Nazionale di
Reggio Calabria), 51 delle quali di et romana imperiale.
7 = Cimino 237: 2,22 g; 16 mm; Gargano 2004: La zecca meglio attestata il koinon dei Bretti, di cui sono
589. Museo Archeologico di Monasterace Marina. state trovate 162 monete bronzee. Seguono le zecche di:
Siracusa, con 119 ae, di cui 4 di et dionigiana, 99 di et
agatoclea (per la cronologia di queste ultime monete stata
Gruppo E (fig. 12.4) seguita limpostazione di Ross Holloway; le monete con la
legenda IE in esergo, attribuite dalla Caccamo Caltabiano al
D/ Testa imberbe di divinit fluviale a ds., con cor- regno di Ierone II, sono 5), una di Iceta e 13 di Ierone II.
no sporgente dalla fronte e coronata di canne; R/ Roma: 23 ae, tutte frazioni minori dellasse, di cui quindici di
Cervo stante a ds. standard semilibrale, due di standard post semilibrale e due
di standard sestantale. Locri: 17 ae del III sec. a.C. Caulonia:
6 monete di cui uno statere incuso sporadico dallarea del
8 = Attianese 249: 3,56 g; Attianese 1974: 137, n. tempio, una frazione dargento da Casa Matta (HN Italy:
249. Collezione privata. 2056) e 3 ae. Rhegion: 8 ae di IV-III sec. a.C. Puniche (da
9 = Collezione privata: 2,67 g; 14 mm31. Carthago di Sicilia e di Zeugitania): 12 ae di IV e III sec. a.C.
10 = CM 126226: 2,55 g; 15 mm; Monasterace, Bruzio-Puniche: 2 ae. Taranto: uno statere (Fischer e Bossert
1999: gruppo 16) da un saggio del 1970 (ANAS) e 6 ae di III
Marina, scavi in loc. Casa Matta, inv. 126226. Mu- sec. a.C. Metaponto: 4 ae di III sec. a.C. Neapolis: 4 ae di III
seo Archeologico di Monasterace Marina. sec. a.C. Crotone: cfr. infra. Laos: una dracma da Casa Matta
11 = Scaglione: 2,55 g; Fuda 1980: 85-86. Locri, (HN Italy: 2286) e 2 ae della seconda met del IV sec. a.C.
collezione Scaglione. Egitto: 2 ae di Tolomeo II Filadelfo. Romano campane: due
12 = Giordano: 2,26 g; 13 mm; Fuda 1984: 87-89. didracme (RRC: 31/1), di cui una sporadica e una da Casa
Matta. Terina: 1 triobolo da casa Guarnaccia e un ae di IV-III
Museo Nazionale di Reggio Calabria. sec. a.C. Consentia: 1 ae di IV sec. a.C. Poseidonia: 1 statere
13 = Elsen 1151: 2,25 g; Casa dAste Jean Elsen da Casa Matta (SNG Milano IV: 199). Agrigento: 1 ae del V
et ses fils; lotto 1151 dellasta n. 87 dell11 marzo sec. a.C. Cos (Caria): 1 ae del III sec. a.C. Una sintesi suulle
2006. monete dagli scavi archeologici cauloniati in Gargano c.d.s.
14 = Cimino 236: 2,23 g; 16 mm; Gargano 2004: 2
Sui rinvenimenti di contesti anteriori al IV sec. a.C.,
589. Museo Archeologico di Monasterace Marina. Gargini 2001; 13-25; Iannelli 2005: 237-243.
15 = Ashmolean: 2,19 g; SNG Ashmolean, 1459;
3
Fa in parte eccezione la collezione Cimino, che costituita
da materiali raccolti nella zona archeologica di Monasterace
Rutter 1979: 208 (gruppo I); HN Italy: 2069. Marina (Gargano 2004), mentre non del tutto accertata
16 = Attianese 250: R/ Illeggibile; 2,17 g; Attiane- (anche se estremamente probabile) la provenienza cauloniate
se 1974: 137, n. 250. Collezione privata. delle monete dargento sequestrate alla famiglia Gazzera.
180 Giorgia Gargano

Per i limiti della documentazione da collezione nello studio al 275-263 a.C., cio ai primi anni del regno di Ierone II
della vita delle zecche antiche, cfr. da ultimo Arslan 2005: (Ross Holloway 1979: 94, gruppo 3. Caccamo Caltabiano,
91-95. Carroccio e Oteri 1995: 202-204); 4 mezze unit dei Bretti:
4
Rutter 1979: 208. Potrebbe anche trattarsi di una lettera Nike/Zeus nudo che scaglia il fulmine (1 es.: HN Italy: 1982:
isolata, analogamente agli stateri del gruppo; Noe 1958: 214-211 a.C.); Nike/Zeus in biga (2 ess.: HN Italy: 1989;
50, 168 sgg.; Kraay (Kraay 1978: 21) considera gli stateri 1 es. HN Italy: 1997: 211-208 a.C.); un sesto di unit dei
di questo gruppo le ultime emissioni a doppio rilievo della Bretti: Atena/Civetta (HN Italy: 1985: 214-211 a.C.).
zecca di Caulonia prima dellinterruzione dellattivit, 15
A Caulonia la moneta di Crotone scarsamente attestata:
quindi coeve alla prima coniazione del bronzo. oltre al triobolo citato, dagli scavi del 1991 in loc. S. Marco
5
Noe 1958: tav. XV, 230. Rutter 1979: 208 segnala che proviene un diobolo con i tipi lepre/tripode (HN Italy: 2133:
lacconciatura tipica di altre monetazioni dellItalia 525- 425 a.C.), mentre un bronzo con i tipi Eracle/Aquila
meridionale tra tardo V e inizi IV sec. a.C., ad esempio della proviene da casa Guarnaccia (HN: Italy, 2220: seconda met
zecca di Cuma. HN Italy: 2057 (425-420 a.C.). del IV sec. a.C.). A questa scarsit di circolante crotoniate fa
6
HN, Italy, 2054. La legenda QE si trova sugli stateri del riscontro la rarit di moneta cauloniate dalla citt di Crotone,
gruppo H Kraay (equivalenti ai rovesci Noe 155-158), datati da dove provengono solo un sesto di statere cauloniate e
al 425-420 a.C., e del gruppo I Kraay (diritti Noe 152-153), il bronzo gi citato, mentre nessuna moneta cauloniate
del 420-407 a.C. (Kraay 1960: 55, 64). Il Noe invece aveva stata ritrovata nellarea di Capo Colonna n nel territorio
collocato gli stateri cauloniati a doppio rilievo in un arco crotoniate (Arslan 2004; Arslan 2005: 95, 97, 117).
di tempo pi ampio, compreso tra il 473 e il 389-388 a.C.,
16
Ae di Locri: Atena/Aquila ad ali chiuse a ds. (Pozzi Paolini
adottando un criterio di cautela nelle cronologie preferito 1977: t. XXVI, n. 10: 300-268 a.C.; SNG CZ II: 571).
dalla Breglia (Breglia 1968: 247-251). Le cronologie dei 17
Le monete leggibili provenienti dallUS 54 sono: due
due gruppi di stateri sono state successivamente ritoccate da hemilitra di Siracusa: Persefone/Toro cozzante (Ross
Kraay (Kraay 1978: 21). Holloway 1979: 94, gruppo 2; 310-304 a.C.); una litra
7
La moneta stata venduta dalla casa daste Jean Elsen & di Siracusa: Artemide/Fulmine alato (Ross Holloway
ses Fils s.a. di Bruxelles; lotto 90 dellasta n. 69. Devo un 1979: 94, gruppo 4; 310-289 a.C.); un AE forse di Locri:
ringraziamento a Roselyne Dus e Olivier Elsen, che mi hanno Atena/Grappolo duva (SNG CZ II: 577; 300-268 a.C.),
fornito la riproduzione fotografica dei due bronzi cauloniati tradizionalmente considerato battuto in Locride Opuntia
a loro noti. Nessuna notizia stato possibile recuperare sul (SNG Cop.: 68); un ae di Siracusa: Kore/Pegaso (Morgantina
contesto geografico di provenienza delle monete, che, pur II: 359: 276-269 a.C.); un ae di Carthago di Zeugitania:
essendo state vendute in due differenti aste, erano parte di Tanit/cavallo retrospiciente (SNG Agrigento: 1015; 221-210
ununica collezione privata. a.C.); una semuncia semilibrale di Roma: Mercurio/Prua
8
La parte superiore della testa su questa moneta stata (RRC: 38/7, 217-215 a.C.); due unit di Petelia: Demetra o
tagliata dal conio, pertanto il corno non visibile. Hera/Zeus (Caccamo Caltabiano 1976: 1, 86; 215-204 a.C.);
una mezza unit dei Bretti: Nike/Zeus in biga (HN Italy:
9
La media ponderale del gruppo non varia nella sostanza 1989, 211-208 a.C.); un quarto di unit dei Bretti: divinit
escludendo dalla media aritmetica il valore pi alto e pi femminile/granchio (HN, Italy, 1983: 214-211 a.C.).
basso: diventa difatti 2,24 g. 18
Rutter 1979: 210-211. Taliercio Mensitieri 1993a: 128.
10
Gargano 2004: 589; Fuda 1984. Le tre monete di bronzo Stazio 1993: 104-105. Sulla circolazione contestuale a
di Caulonia erano state donate da Rodolfo Cimino al dott. Crotone di argenti e bronzi tra gli ultimi decenni del V e
Roberto Fuda, il quale le ha consegnate alla Soprintendenza il primo quarto circa del IV sec. a.C., Arslan 2005: 97-98.
Archeologica di Reggio Calabria; sono custodite presso
lAntiquarium di Monasterace Marina.
19
Secondo la Caccamo Caltabiano, le immagini giovanili
con piccole corna di toro sulla fronte, che nel corso del V
11
Lotto 1500 dellasta Triton VI del 13 gennaio 2003: si sec. a.C. si affiancarono a quella del toro androprosopo,
tratta di una vecchia collezione europea costituita da 41 rappresentavano il corso dacqua allatto del suo formarsi
monete di bronzo dellItalia meridionale, tra le quali una nella stagione primaverile (Caccamo Caltabiano 1999:
della zecca di Caulonia, venduta dal Classical Numismatic 12). Secondo Guzzo, invece, lAcheloo raffigurato come toro
Group, Inc.; informazione tratta dal sito internet: <http:// dal volto umano riflette la carica travolgente di un toro in
www.cngcoins.com/ coin.aspx?coinID=28612>; ultimo corsa, mentre la raffigurazione del dio giovanile coronato di
accesso, 2 agosto 2008. Ringrazio Dale Tatro per essersi canne, come si trova ad esempio negli stateri di Pandosia (HN
adoperato, seppure senza successo, per la ricerca della Italy: 2449 del 435-425 a.C., dove il dio reso a figura intera
moneta presso gli ultimi acquirenti. e identificato dalla legenda come Crati) rappresenterebbe il
12
Mastelloni 1993: 206-207. solo citato nella recente fiume inteso nel suo tratto iniziale, nelle vicinanze delle
edizione delle monete da scavo di Crotone. Arslan 2004: 49, sorgenti (Guzzo 2003: 39-40). Secondo Givigliano infine
117. Devo un ringraziamento al dott. Alfredo Ruga che ha la potenza taurina allude alla inarrestabile impetuosit
effettuato la ricerca della moneta nei magazzini del Museo delle acque ma nel corso del tempo la figurazione evolve:
Nazionale di Crotone. da una prima fase in cui il fiume viene raffigurato nel toro
13
Cfr. contributo di Maria Teresa Iannelli in questo volume. come tale, successivamente si passa alla rappresentazione
14
DallUS 187 provengono: un triobolo di Crotone: pegaso/ del toro androprosopo, mutuato dal mito di Acheloo in
tripode (HN Italy: 2127: 525-425 a.C.); un hemilitron di lotta contro Eracle; infine si completa il processo di
Siracusa: Persefone/Toro cozzante e IE in esergo, datato da antropomorfizzazione con il passaggio a una figura maschile
Ross Holloway a et agatoclea e dalla Caccamo Caltabiano completamente umana, o quasi, che mantiene, come ricordo
L a moneta zione di bronzo della zecca di C aulonia 181

e come simbolo, delle corna taurine attaccate alla fronte Pandosia e su una serie di Ipponio, precedentemente citati.
(Givigliano 2003: 68, nota 2). 25
Cfr. lampia discussione della questione in Taliercio
20
Agrigento, SNG Agrigento: 246-254 (415-406 a.C.); monete Mensitieri 1995: 142-143. Sulluso di talune tipologie,
con contromarca a testa di dio fluviale: SNG Agrigento: 292, come appunto le divinit fluviali o il granchio, legate
294 (412-406 a.C. e oltre); Carroccio 2004: 43 (330-287 allaffermazione dellidentit etnica dei gruppi italici, cfr.
a.C.). Adranum. Agyrion: CNS III: 12/1 ss. (post 339-8 a.C). Taliercio Mensitieri 1993a: 115 e De Sensi Sestito 1999: 109
Gela: SNG Agrigento: 483 (425-420 a.C.), 485-487 (420-405 e sgg. Nella monetazione dei Bretti, che si compie nellarco
a.C.). Camarina. Halaesa: CNS III: 1 OS/1 (354/3-344 a.C.). di un quindicennio (215-203 a.C.), ricorrono la testina di
Morgantina: Castrizio 2000: 84-85, 107, serie I (354/3-344 divinit con copricapo a forma di granchio e il granchio
a.C.). Sulliconografia del dio fluviale nella monetazione stesso, simboli peculiari della moneta brettia e di comunit
siciliana, Collin Bouffier 2003: 50-53. Caulonia: HN Italy: anelleniche. Non sussistono incertezze sullidentit italica
2050 e 2053 (475-425 a.C.). Crotone: HN Italy: 2236 (300 delle citt di Terina (che batte alcune serie monetali
ca.-250 ca. a.C. In Arslan (Arslan 2005: 230-246) datata contraddistinte dal tipo del granchio al rovescio. Taliercio
277 ca. a.C.-guerra annibalica). Neapolis: HN Italy: 558 Mensitieri 1993b: 151-155), Consentia, anche negli anni
(450-420 a.C.). precedenti alla guerra annibalica, e di Laos, citt di confine
21
Ipponio: HN Italy: 2247 (seconda met del IV-inizi del III sia storico che geografico fra il territorio brettio e quello
sec. a.C.) e Taliercio Mensitieri 1993b: 143-144. Laos: HN lucano, dove le monete di bronzo gi citate presentano
Italy: 2307 (seconda met del IV sec. a.C.). Consentia: SNG una legenda in caratteri oschi, che ne prova senza margini
CZ II: 377-378; Taliercio Mensitieri ritiene che i gruppi di dubbio la destinazione ad ambito indigeno (Taliercio
D ed E delle emissioni consentine, collegati dal tipo dalla Mensitieri 1993b: 161-165, 168-169; Cantilena 1989: 32-
testina di dio fluviale al diritto, possano essere collocati nella 37). Infine, ricordo le emissioni brettie a leggenda TRAES
prima met del III secolo oppure in et annibalica e che vi caratterizzate dal tipo del toro androprosopo al diritto,
possa essere rappresentato il fiume Karkines, la cui radice allusione evidente al fiume Trionto (Taliano Grasso 1995:
onomastica riconduce al granchio, presente sul rovescio 197-205).
delle monete (cfr. nota 25); Taliercio Mensitieri 1993b: 161- 26
Stazio 1993: 103. Tra le connotazioni di Eracle, c anche
165); Bretti: SNG CZ II: 16 sgg. (211/10-203 a.C.); Arslan quella di protettore delle fonti e delle acque sorgive. Su una
1989: 169-171. Per una rassegna delle principali divinit possibile allusione alla contesa del tripode delfico tra Apollo
delle acque oggetto di culti cittadini e sulla concezione e Eracle rappresentata sul diritto degli stateri cauloniati,
animistica a questi sottesa, Arslan 2008: 103-104. Adornato 2004: 337-340. Cfr. anche Parra 2004: 15, dove
22
Agrigento: Carroccio 2004: 44. Gela: SNG Agrigento: 495- Eracle viene proposto come visiting god venerato nel
496 (210-200 a.C.). A Gela il dio fluviale talvolta coronato santuario di Punta Stilo.
di spighe (SNG Agrigento: 488-494). 27
Iannelli 2005: 232-234. Sul rapporto tra valenza
23
Cfr. Ovid., Met. IX, vv. 1-3: Quae gemitus truncaeque deo funzionale e valenza culturale dellacqua in Magna Grecia,
Neptunius heros / causa rogat frontis; cum sic Calydonius Barra Bagnasco 1999a: 28-36.
amnis /coepit, inornatos redimitus harundine crines (Teseo, 28
De Sensi Sestito 2004: 322-328. Sul culto di Artemide
leroe caro a Nettuno, domand al fiume di Calidone a Caulonia, Parra 2001: 239, con bibl. prec.; Parra 2004:
(Acheloo) perch gemesse e perch avesse un corno rotto. in part. 12-14; Gargini 2004: 106-108 per la relazione tra
E il dio, con la chioma incoronata di semplici canne, cos Artemide e il culto delle acque. Sulla possibile localizzazione
prese a dire []) e vv. 98-100: Hunc tamen ablati domuit dellantica Artemision nellentroterra di Caulonia, De Sensi
iactura decoris, / cetera sospes habet; capitis quoque fronde Sestito 2004: 327-28. Sullidentificazione dellanimale
saligna / aut super imposita celatur harundine damnum rappresentato nelle monete dargento in un cervo e non
(LAcheloo per, anche se avvilito perch la mutilazione in una cerva o altro, Adornato 2004: 342-343. Lantico
gli ha sciupato laspetto, per il resto vivo e vegeto. E parasemon del cervo rimanda a un legame con lambiente
daltronde lo sfregio viene celato o con una frasca di salice boschivo anche negli stateri del gruppo G di Noe, dove
o mettendoci sopra delle canne). Sulla rottura del corno lanimale viene accompagnato dal simbolo dei rami e degli
di Acheloo e la possibile relazione con il corno di Amaltea uccelli. Stando a quanto afferma Tucidide, i Siracusani si
ipponiate, riflesso nella moneta bronzea della seconda fase sarebbero fermati nel territorio di Caulonia per bruciare del
monetaria di Ipponio, gruppo C, cfr. Vandermersch 1985: legname per la costruzione di navi: una fonte di importanza
137 e Taliercio Mensitieri 1993b: 139-146. Sulliconografia primaria per la menzione dellentroterra boschivo cauloniate
di Acheloo, LIMC, s.v. Acheloos (H.P. Isler). Sulla relazione come una delle risorse della polis, il che darebbe una
tra Acheloo e Eracle quale protettore delle acque, Carroccio ragione in pi anche per spiegare linteresse dei Bretti
2004: 192, n. 68. intorno a questa piccola citt, se, come gli scavi vanno
24
A differenza di corone di canne meno invadenti, quali sempre meglio dimostrando, nel III sec. a.C. la presenza
quella sul quarto di unit dei Bretti, che viene difatti intesa brettia a Caulonia tuttaltro che sporadica e casuale. Il
come tale dal Rutter (HN Italy: 1984) ma considerata una cervo stesso stato accostato, anche se talora con qualche
corona di alghe in SNG ANS: 68 e di spighe da Arslan eccesso filologico, ad alcuni aspetti della vulgata sui Bretti
(secondo cui il tipo rappresenta una testa di Persefone. SNG per il suo legame con la dea Artemide (sorella dellApollo
CZ II: 340-344). La corona di canne in Sicilia si trova sulla che si deve riconoscere nella divinit raffigurata sul diritto
testa di ninfa di Centuripe (CNS III: 1/1 sgg.; 354/3-344 a.C.) delle monete dargento) in qualit di protettrice degli schiavi
e di Aretusa in un bronzo siracusano coniato dopo il 344 fuggitivi, quali sarebbero i Bretti in origine douloi per
a.C. (CNS II: 78/1 sgg.). In Bruttium si trova sugli stateri di Diodoro (XVI, 15) e privi di eleuthera per Strabone (VI,
182 Giorgia Gargano

1, 4, 255) (sebbene il koinon non potesse avere alcun le lettere K-A, presenti anche nella serie monetale con il
interesse a sottolineare le proprie origini servili). Sullipotesi fiume Trionto. Allo stato attuale delle conoscenze, non mi
di relazione tra Artemide, cervo e Bretti, cfr. Pugliese sembra si possa aggiungere altro per una collocazione di una
Caratelli 1983: 24 sgg.; Guzzo 1989: 54-55. Contra, Poccetti zecca che, per la moneta TRAES, sulla base dellincidenza
1988: 31; Mele 1995: 25. Pu essere utile inserire in questa di rinvenimenti monetali da quel territorio, dovrebbe trovarsi
discussione una rarissima emissione monetale, che presenta a nord di Strongoli.
al D/ una testa di cervo a ds. e nel campo, a s. e a ds., K-A; 29
Su chi siano le divinit delle acque, Barra Bagnasco
al R/ un aratro a s.; in basso lenigmatica legenda BREIG; 1999a: 45-48.
nel campo a ds. il monogramma B(retrogrado)A. Morcom
ha correttamente messo in relazione questa emissione con
30
Gargini 2004; Angeletti 2004: 142, 156-157. A questo
le monete pubblicate da Taliano Grasso citate alla nota 25, proposito va considerato il rapporto che lega il culto di
raffiguranti al diritto la protome del toro androprosopo con Apollo, per esempio nella sua accezione di guaritore,
la legenda TRAES, allusiva con ogni probabilit al fiume alluso dellacqua, elemento imprescindibile di qualunque
Trionto; al rovescio una spiga con foglia stilisticamente antica terapia medica; oppure nella sua accezione di
vicina a quella delle serie metapontine e in alto la legenda protettore degli oracoli, ove lacqua centrale per la sua
BPE o BPETT, a ds. in alto una cornucopia e in basso un valenza purificatrice. Al culto dellacqua legata anche
monogramma che non stato sciolto ma che mi pare simile Artemide, la ninfa per eccellenza. Barra Bagnasco 1999a:
a quello edito da Morcom e reso come BA. Le due serie 42, 47, 51, n. 9.
monetali sono accomunate dalla legenda BREIG, che Taliano 31
Devo un ringraziamento al professor Giovanni Gorini per
Grasso, come si diceva, legge BPETT (Taliano Grasso la segnalazione di questa moneta e al collezionista, che me
1995; Morcom 2000: 159-161). Le foto edite in entrambi gli lha cortesemente messa a disposizione per questo studio.
articoli non sono sufficienti a propendere per una o laltra Nelle more di stampa, stato individuato un nuovo bronzetto
lettura della legenda; qualora fosse corretta la seconda, del gruppo E nella collezione numismatica "Vito Capialbi"
avremmo lassociazione della testa di cervo con letnico dei di Vibo Valentia. Lesemplare pesa g. 1,59 e misura mm 13
Bretti, che potrebbe arditamente collegarsi con Caulonia per di diametro.
L a moneta zione di bronzo della zecca di C aulonia 183

Fig. 12.1 Monete del gruppo A: poi sopra la moneta Noe 234a (n. 2).

Fig. 12.2 Monete del gruppo B: sopra le monete come da menab Elsen 69-90 (n. 3); Noe 233 (n. 4); CM 21268 (n. 5).

Fig. 12.3 Monete del gruppo C: poi sopra la moneta Attianese 1598 (n. 6).

Fig.12.4 Monete del gruppo D: sopra le monete come da menab Attianese 249.

Fig. 12.5 Monete del gruppo E: poi sopra la moneta Cimino


237 (n. 17)
13.
Frammento di gorgone in corsa dallHeraion
di Capo Colonna a Crotone
Roberto Spadea

Nellambito del programma di ricerca, previsto scoperta il frammento si presentava con la parte
dal Piano Nazionale dellArcheologia, fu progetta- posteriore rivolta verso lalto e appoggiato sul fian-
ta ed eseguita nel 2003 una campagna di scavo co destro.
nellarea del parco archeologico di Capo Colonna, La superficie risultava ricoperta da una patina
a nord-est delle Case Ciliberto e Tullio (fig. 13.1), di concrezioni biancastre derivanti dalla forte aci-
alla ricerca del mosaico del balneum individuato dit del terreno, patina che non lasciava intrave-
da Paolo Orsi e da lui descritto nelle Notizie degli dere alcuna traccia della decorazione sottostante.
Scavi del 19101, ricerca che nelle precedenti cam- I primi restauri furono eseguiti da Carlo Usai e
pagne non aveva conseguito alcun esito2. Barbara Ramasco che, nel poco tempo disponibile,
Nel mese di ottobre del 2003 fu avviato lap- si sono limitati a rimuovere le incrostazioni terrose
profondimento di uno dei due vani rettangolari pi tenaci e, proprio grazie a questo intervento, sta-
lunghi e stretti (20,50 x 8,70 m e 16 x 8,50 m), to possibile recuperare la parte pi importante del-
disposti in sequenza uno dopo laltro, che conclu- la decorazione policroma6. Altre incrostazioni sono
dono a sud ledificio termale. Questi si affacciano localizzate lungo la nervatura della gamba destra
su una delle strade larghe (orientate est-ovest) che e in altre parti del pezzo, ma, pur se le stesse non
contraddistinguono la colonia romana di Crotone, sono state rimosse, ugualmente possibile ricavare
localizzata in questa parte del promontorio dalle unaccettabile lettura e comprensione dellinsieme.
ricerche della Soprintendenza negli anni novanta Da aggiungere che, nel corso dello scavo del
del secolo trascorso3. deposito, furono ritrovati altri importanti frammen-
Scopo dellesplorazione era investigare le fasi ti pertinenti al manufatto, quali quelli del braccio
sottostanti i piani di calpestio della fase romana sinistro con lattacco dellala, un frammento della
individuati in questi ambienti, continuando del gamba sinistra e un frammento di zampa equina.
resto lindagine di Paolo Orsi nel piccolo edificio E ancora, di recente, durante la selezione dei ma-
termale. teriali, stato possibile recuperare un frammento
La stratigrafia4, seguita da Giovanna Verbicaro, di criniera equina e un altro frammento di zampa
era caratterizzata da terra marrone friabile in pen- posteriore di cavallo, dove si distingue sul fondo il
denza da sud a nord. Lo scavo rivel lesistenza di profilo dellaltra zampa; infine, sono comparsi un
un deposito con materiali votivi e con frammenti altro frammento, relativo al muso di un cavallo con
architettonici. A questi si aggiunse lo straordinario traccia delle finiture a rilievo e un piccolo zoccolo.
rinvenimento della parte inferiore di un frammen- Il complesso stato presentato per la prima
to di figura di terracotta che apparve il 14 ottobre volta da chi scrive al Seminario su Capo Colonna
2003, durante lo scavo della U.S. 63, individuata che, a novembre del 2005, lIstituto Archeologico
allinterno dellambiente 2 delledificio termale. Germanico di Roma ha dedicato a Elena Lattanzi7.
Il pezzo era posto nella parte sud-orientale di Ho ritenuto opportuno ritornare a parlare di que-
questo ambiente (fig. 13.2), a una profondit di sto eccezionale ritrovamento qui a Firenze, aderen-
1,40 m dal piano di campagna5. Al momento della do allinvito dellamica Lucia Lepore, che ringrazio,
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
186 Roberto Spadea

perch, tra la presentazione romana e loccasione La figura stata lavorata in pi pezzi, successi-
offerta da questo importante incontro, ho avuto la vamente assemblati. La tecnica impiegata quella
possibilit di approfondire le prime considerazioni, del colombino. Allinterno sono, infatti, visibili le
pervenendo a nuove conclusioni che si aggiungono tracce della lavorazione a mano rappresentate dal-
a quella lettura, e, memore che il punto fermo non le ditate dellartigiano e da qualche grumo di argil-
esiste nella ricerca, ripeto, anche in questa sede, la ad es. in corrispondenza dello snodo della coscia
che i dati che presenter sono suscettibili di altre sinistra. Evidenti allesterno i segni di ritocco a
aggiunte, revisioni, correzioni e ipotesi. stecca. La coscia e la gamba sinistra, le braccia e
le ali dovettero essere realizzate separatamente. La
1. Il frammento gamba destra, inginocchiata, perduta ed taglia-
ta alla piegatura del ginocchio.
Il frammento relativo alla parte inferiore di La frattura principale allaltezza della vita e
una figura nel tipico movimento della corsa in gi- della gamba sinistra di cui resta la coscia protesa
nocchio verso destra (fig. 13.3). Dalla ricostruzio- in avanti.
ne, possibile attraverso gli altri frammenti di cui Lartigiano che foggi il pezzo aveva la neces-
abbiamo appena detto, si pu ragionevolmente sit di rappresentare una figura in movimento e
pensare di essere di fronte a una Gorgone alata. per questo dedic particolare cura nel trattare e
Questa appoggia con il ginocchio su una lastra di modellare largilla. Di notevole finezza appaiono,
terracotta quadrangolare conservata solo nel lato infatti, le rifiniture nelle pieghe, nelle curvature e
frontale, lunga 16 cm, larga 25,6 cm e spessa 4 cm. nei sottosquadri, ad esempio quelli allaltezza del
Le misure del frammento che, tutto sommato, pube, tra la gamba sinistra alzata e quella destra
si presenta in buone condizioni di conservazione, stante dove due linee, una curva e laltra obliqua,
sono le seguenti: modellano rispettivamente la coscia sinistra e la
parte superiore della gamba destra. Stessa atten-
h max. 56,5 cm, largh. max. 44 cm (largh. al zione nella parte sotto la cintura. Questa una fa-
dorso 26 cm); scia rettangolare, liscia e incavata, che stringe la
la coscia sinistra lunga, fino a dove si apre la vita con il conseguente rigonfiamento delle carni,
frattura, 24 cm ed larga (max.) 14,5 cm; ottenuto con un evidente arrotondamento della su-
il diametro della gamba destra, nel punto della perficie argillosa. Questo trattamento un tentativo
frattura, 8 cm circa; di approssimare la materia al vero ed riscontra-
spessore massimo rilevato dalla frattura princi- bile nel mondo greco in altri esempi di statuaria
pale 4,2 cm; fittile dello stesso periodo. Ancora, nellopposto
il peso complessivo del frammento di 26 kg8. fianco, dove la corta veste copre la coscia sinistra,
la superficie stata modellata sottolineando il pro-
In base alle proporzioni e ai confronti con altre filo arrotondato e morbido della coscia stessa.
figure di terracotta in analogo schema, si pu rico- Il modo di lavorazione attesta esperienza, abi-
struire unaltezza totale di 110 cm circa9. lit e padronanza della tecnica da parte dellarti-
Il forte spessore dellargilla, riscontrato proprio giano che diede forma alla statua e al quale sono
nella parte inferiore della figura10, attesta di voler presenti, come abbiamo detto, tradizioni ben con-
realizzare una figura solida e stabile e di non voler solidate nel mondo greco.
correre rischi durante la cottura. Questo riuscito Sulla linea di frattura della gamba destra in gi-
anche se devono essere osservati vari difetti che nocchio compaiono i segni di un perno in piombo
furono nascosti dalla decorazione pittorica. e tracce di una colatura di questo elemento sono
A giudicare dallautopsia delle principali sezio- sparsi soprattutto nella parte inferiore della frattu-
ni conservate la parte principale della figura sem- ra (cfr. infra).
bra essere stata sottoposta a cottura unica, che, Una larga scheggia della superficie saltata
come si detto, non fu dappertutto uniforme. sulla coscia sinistra, mettendo a nudo il sottostan-
te nucleo di terracotta. Altra zona frammentata
2. Modellato, lavorazione e lacune sulla parte frontale della coscia destra a livello del
bordo inferiore della veste. Ancora in corrispon-
Il frammento privo della parte superiore (testa denza della coscia destra si osservano lesioni in
e busto con le braccia). superficie, rappresentate da tagli orizzontali, difet-
Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di C apo Colonna a Crotone 187

ti di cottura che in questa e in altre parti, dopo visto essere piegata e in ginocchio, il sostegno si
essere stati stuccati, furono coperti da colore. appoggia contro questultimo e una spessa scial-
batura chiara sembra segnare come una sparti-
3. Il lato principale zione tra parte decorata e visibile e quella di cui
abbiamo appena detto. Non tuttavia da escludere
Partendo dal lato destro, quello corrispondente che la stessa scialbatura fosse stata distesa sullin-
alla vista principale, si rileva che nellinsieme la sieme. Il pezzo non consente una chiara lettura di
figura sviluppa una notevole tensione, percepibile questa sutura.
nella nervatura della coscia destra, quella portan-
te, che scende dritta quasi rigida fino al ginocchio 5. La parte posteriore
piegato, opponendosi chiasticamente a quella sini-
stra, alzata e protesa in avanti. Guardando la parte posteriore emerge una
Non potr sfuggire qualche tratto tozzo, ad torsione che deriva dalla tensione muscolare che
esempio la larghezza della coscia sinistra che ri- caratterizza la ponderazione della figura, che per-
porta a confronti con figure in questo schema nel ci lievemente pendente. Come si detto essa
mondo greco arcaico, dove si osservano cosce fa perno sul ginocchio della gamba destra, e ci
esageratamente grosse e rigonfie11. Notevole cura, sposta verso il basso la gravitazione. Tanto ben
come ho gi detto, fu dedicata al trattamento di al- messo in evidenza nella zona dei glutei, dove lasse
cuni particolari dove emergono lisciature espresse trasversale (da destra a sinistra) si dispone per una
da linee che discendono a sguscio verso il bas- linea obliqua, innalzandosi nella parte sinistra,
so, seguendo un profilo liscio e lievemente inca- quella della gamba alzata che accentua la torsione
vato, dove il bordo della veste, che in questo lato della figura.
perduto, segna la conclusione. Da sottolineare Anche qui il modellato dellargilla stato trat-
da questa parte lattenzione nella resa della coscia tato con grande accuratezza. Quello dei glutei
sinistra il cui profilo inferiore emerge quasi a ri- stato ottenuto con volumi arrotondati e rigonfi,
lievo sopra la veste il cui bordo da questa parte diversamente sporgenti e comunque proporziona-
frammentato. ti alla torsione determinata dal ginocchio destro e
allinnalzamento della gamba sinistra. Maggiore
4. Il lato sinistro la sporgenza nel gluteo destro pi piccolo, minore
in quello di sinistra, rientrante. Un arrotondamen-
Si tratta della parte opposta, che con ogni pro- to pi stretto e pronunciato sta a destra, mentre, a
babilit non doveva essere direttamente visibile sinistra, il modellato pi ampio e meno marcato,
(fig. 13.4). Da questo lato sporge, protesa in avanti, disponendosi per una curva che scende, allargan-
la coscia che, come abbiamo visto, tronca l dove dosi, verso il basso.
si attaccavano gamba e ginocchio. Grande rilievo nella parte posteriore assume
La dominante in questo lato costituita dalla una nervatura squadrata (fig. 13.5), foggiata in for-
veste che ricopre la coscia della quale si intui- ma di un listello aggettante (largh. media 4 cm,
scono le proporzioni e che era stata plasticamen- in alto 4 cm, in basso 6 cm). Essa ha origine, sen-
te articolata allaltezza della gamba. Si scorge un za soluzione di continuit, nella parte bassa del
ispessimento della stoffa che si adatta sulla coscia gluteo di destra ed pi marcata verso linterno,
massiccia e poderosa, anche se il profilo arroton- mentre scendendo verso il ginocchio piegato, si ca-
dato e morbido. La lavorazione mette in evidenza ratterizza per una evidente rigonfiatura al centro;
la stretta connessione con il corrispondente gluteo. abbassandosi essa si conclude di nuovo pi larga e
Nella parte inferiore, sotto la stoffa, si scorge appiattendosi fino del tutto a sfumare sul registro
con chiarezza la sagoma del sostegno rappresenta- inferiore della veste.
to da un volume appena squadrato che si conclude La nervatura funge da partizione fra la parte
allargandosi alla base per unevidente necessit posteriore e il fianco destro, partizione di cui terr
di migliore appoggio. Questo si innesta sulla base conto, come vedremo, la decorazione pittorica del
che da questa parte frammentaria s che attual- bordo della veste.
mente il sostegno appare sporgere verso lesterno. E ancora da osservare la lavorazione della
Esso era dipinto a forti pennellate di colore nero. superficie dellargilla sotto i glutei dove con gran-
Proseguendo verso la gamba destra, che abbiamo de perizia essa stata finemente incavata con toni
188 Roberto Spadea

pi o meno accentuati e comunque tali da porre in scia decorativa finale della veste termina in corri-
rilievo la nervatura laterale e raccordare in modo spondenza dello stesso spigolo della nervatura di
omogeneo linsieme verso il basso. cui abbiamo detto.
Quanto stato fin qui osservato mette in evi-
6. La veste denza che la figura era esposta per essere vista fino
a tre quarti.
La figura indossa una morbida veste (fig. 13.3, Spostandosi a sinistra, al di l della nervatura,
13.4), che si distingue dal solito gonnellino corto il modellato della veste piega, assecondando una
e aderente che caratterizza il tipo della gorgone in curva morbida, che risale verso il corrispondente
et arcaica. Essa scende dritta sino al ginocchio fianco della figura. Una linea anchessa curva, che
della gamba destra che resta scoperto. Lorlo segue sottende il bordo, si dispone sinuosa verso laltro
e sottolinea la ponderazione dellinsieme. fianco fino quasi ad appoggiare sul sostegno late-
Da osservare la tecnica con la quale lartigiano rale. Questo movimento sottolinea la tensione deri-
plasm largilla dei lembi che dovevano ricadere in vata dalla disposizione dei glutei e dal movimento
modo asimmetrico nei due lati. Anzitutto da os- dalla gamba sinistra sollevata.
servare lo spessore della sfoglia di argilla, che sul
lato sinistro parte con poca consistenza (1,2 cm) e 7. La decorazione dipinta
aumenta decisamente verso la parte terminale in
corrispondenza della coscia alzata dove uguale Da premettere che sullargilla, modellata se-
a quello rilevato nella sezione della coscia stessa condo lo schema iconografico prestabilito, era stata
(4,9 cm). La stessa misura con lievi oscillazioni si aggiunta argilla pi raffinata per strati sottili, li-
verifica nella parte destra, ma qui il lembo infe- sciati, che nel corso della cottura si sono trasfor-
riore si spezz, lasciando una piccola porzione in mati in un sottile biscotto, spesso fino a 4,5 mm,
corrispondenza della coscia stante. sul quale poi stata stesa la decorazione pittorica,
Nel lato posteriore, dove questo indumento preceduta da uningobbiatura chiara.
conservato, lo spessore della veste stato ottenu- Esaminando la decorazione dipinta si osserve-
to in modo difforme. Da porre grande attenzione r che una buona porzione di questa conservata
alla porzione compresa tra la nervatura squadrata, nellorlo della veste in corrispondenza della coscia
che scende dal gluteo destro segnando il limite tra destra stante. Unaltra parte, frammentaria, com-
parte posteriore e anteriore della figura. Lo spigolo pare sotto la piegatura della coscia sinistra, solle-
della nervatura che delimita la coscia destra ap- vata e protesa in avanti. Tuttavia numerose lacune
pena arrotondato, tuttavia tale da segnare in modo qui presenti non aiutano a comprendere e a risolve-
evidente la partizione tra fianco e parte posteriore re alcune difficolt poste dallo stesso schema deco-
della figura. Che il fianco destro fosse il lato cura- rativo che possibile ricostruire.
to dellinsieme ancor pi messo in risalto dallo La parte principale della veste della figura era
spessore della veste verso il basso. Infatti, in corri- ricoperta da colore rosso scuro, disteso per tratti
spondenza della nervatura posteriore si aument il verticali, partendo poco al di sotto della linea della
suo spessore, creando un sottosquadro obliquo che cintura e si estendeva nella zona della gamba de-
scopre e mette meglio in evidenza il ginocchio ap- stra e sul lato sinistro. In pi punti (ad es. lingui-
prossimativamente lavorato, ripiegato e appoggiato ne) il colore ha perso la consistenza dei pigmenti.
sulla lastra di base. Nelle aree sottostanti, al termine della gamba de-
Nella superficie della gamba destra, allester- stra, dov il bordo della veste, il colore rosso copre
no della nervatura di cui abbiamo appena detto, lingobbio biancastro di cui si detto. La decora-
prosegue la decorazione del bordo inferiore che zione a sua volta fu distesa su un fondo anchesso
risale assecondando la linea obliqua determinata di colore bianco, ma questo pi denso e pastoso.
dalla torsione della figura. Per tal motivo fu ne- Una linea bruna infine marca lultimo lembo della
cessario adattare il motivo decorativo facendolo veste in basso.
risalire verso lo spigolo della nervatura squadrata Altre tracce della decorazione sono comparse
dove ha termine. Esso, tuttavia, non riusc a cor- nella fotografia a forte ingrandimento e per que-
rispondere correttamente con il bordo finale della sto voglio ricordare e ringraziare lamico Domenico
veste, che si allarga dove comincia il fianco destro Critelli, cui si deve tutto il corredo fotografico e
allargato. Allo stesso modo la corrispondente fa- unindagine mirata ed esatta.
Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di C apo Colonna a Crotone 189

Alcune tracce potevano far pensare a un primo segue verso sinistra: entrambe riempivano gli spa-
ciclo decorativo, ma su questo bene subito fer- zi che contornano e palmetta e fiori di loto e sono
marsi e attendere un restauro pi attento. contrassegnate da volute, che possibile ricostrui-
Torno subito a descrivere quello che possi- re con riccioli terminali rientranti.
bile distinguere con chiarezza sul bordo inferio- Sviluppando la palmetta, di cui si intravedono
re della veste. Lo stato del frammento abbiamo frammenti del petalo mediano e traccia delle punte
appena visto non d la possibilit di un esame che erano a destra (4 petali per parte), si potu-
generale di quello che indubbiamente doveva es- to notare che il disegno doveva tener conto della
sere un ricco apparato decorativo. Quanto resta superficie curva di questa porzione della statua.
una porzione pi che modesta e si divide in due Stanti queste condizioni propongo di ricostruire
parti. La principale privilegiava n poteva essere (fig. 13.7) la sequenza con una palmetta legger-
diversamente la parte frontale che doveva essere mente inclinata verso la zona del fiore di loto. In
esposta in vista, nel nostro caso quella della coscia altri termini possibile osservare una particolare
destra stante. Qui, sullorlo della veste, distingui- cura nel predisporre lo spazio senza creare diffi-
bile una fascia conservata per un altezza di 9 cm colt alla sequenza peraltro bene armonizzata e
sulla quale compaiono dapprima una treccia (h 2 questa lieve inclinazione serve anche a sottolinea-
cm), poi una catena di palmette e fiori di loto (h 6 re la curvatura della veste in direzione della parte
cm). Questa fascia decorata, girando, si interrom- posteriore.
pe, come si detto, allaltezza dello spigolo esterno Da prevedere inoltre un fiore di loto poco incli-
della nervatura posteriore squadrata. Proseguendo nato che si inseriva al centro della doppia voluta
invece verso destra, nella parte a fronte dello spet- e che appoggiava anchesso sulla fascia a vernice
tatore, dato intravedere altre brevi porzioni della bruna di cui prima abbiamo detto.
decorazione che caratterizzava la parte centrale e
quella sottostante la linea inferiore della coscia 7.2 Il bordo principale
sinistra visibile sotto la piega della veste e di cui
diremo appresso. Procedendo in direzione della gamba sinistra
alzata la decorazione con treccia e la catena fiore
7.1 Palmetta e fiore di loto di loto/palmetta doveva contraddistinguere ancora
il bordo inferiore della veste, ma come stato pre-
La zona con la treccia compresa tra due li- cedentemente detto, questa parte manca. Nel tratto
nee parallele a vernice bruna (fig. 13.6); la treccia, conservato (fig. 13.8) sono state disegnate quattro
scandita da un circolo nel centro (h 2 cm), otte- piccole rosette (diam. 3 cm, 2 cm, 4 cm, 2 cm) ot-
nuta a colore nero e il tratto del pennello grosso tenute da una linea circolare a vernice bruna poco
e discontinuo. decisa, riempite allinterno da un motivo a croce di
Sottostante la zona della treccia presente S. Andrea che non trova alcun confronto nei reper-
unaltra doppia linea parallela e poi, pi in basso, tori in uso.
tra i colori scrostati e sbiaditi, appaiono a destra La decorazione riprende in prossimit della li-
gli inizi di un fiore di loto e di una palmetta. Il nea di frattura della gamba sinistra sollevata con
bordo della palmetta e del fiore di loto sono ripas- una piccola porzione del disegno originale. Sono
sati da una linea rossastra che appoggia su trac- conservati gli stessi colori precedentemente de-
ce di colore bruno scuro. In basso, a sinistra, in scritti: il bianco lo sfondo della decorazione della
corrispondenza di questa sequenza, visibile uno treccia conservata in un piccolo frammento. Que-
spazio dove emergono altri elementi. Anzitutto il sta sembra risalire e una linea rossa contorna lele-
fondo dove non conservato lingobbio e che scopre mento. Anche qui piccole tracce di colore bruno
la superficie originaria della terracotta: da rilevare scuro, ma niente che permetta di aggiungere altre
ancora la presenza di numerose screpolature che novit sulla decorazione.
forse sono esito di una lavorazione mal riuscita Unaltra osservazione per la zona della cintura
dellargilla nella finitura della parte terminale del- (fig. 13.3) che non coperta dal colore rosso domi-
la veste. Proseguendo a destra possibile leggere nante. Probabilmente il colore era chiaro ed emerge-
frammenti di campi a vernice rossastra, caratteriz- va dal campo rosso. Problematica invece una linea
zato, il primo, da un ricciolo a destra e in basso da chiara sottile, al di sotto della zona della cintura, che
una fascetta. Unaltra macchia pi o meno simile sembra essere stata coperta dal colore rosso in un
190 Roberto Spadea

momento successivo. Ma lipotesi di un un altro pro- Non si tratta di grandi ali ed meglio imma-
getto, come dicevo prima, deve essere approfondita. ginare una figura in torsione con le ali aperte e il
braccio piegato portato davanti al corpetto, posi-
7.3 Parte posteriore e fianco sinistro zione che del resto coerente con la visione prin-
cipale del pezzo.
Ritornando ancora a sinistra da ricordare Fin qui la decorazione e arriviamo ora al pro-
che la decorazione della parte inferiore della veste blema delle riparazioni.
(treccia, catena di fiori di loto e palmette) ha origi-
ne in corrispondenza dello spigolo della nervatura 9. Perni e riparazioni
verticale che, come abbiamo gi visto, funge da di-
visorio tra parte posteriore e fianco destro. Girando La piccola statua di terracotta, come abbiamo
verso la parte posteriore e laltro fianco la decora- visto, pat alcune rotture che, a giudicare dalla
zione si limita alla parte pi bassa dellorlo della comparsa di perni e grappe in piombo, dovettero
veste. Essa caratterizzata da un campo bianco ed essere presto riparate.
sottolineata da una soprastante linea, di spessore Partendo dalla base (fig. 13.10) da rilevare la
discontinuo, a colore bruno scuro. Lorlo, come si presenza del perno che fissava originariamente la
diceva, si sviluppa in modo disuguale, come pos- lastra di terracotta allinterno di un coppo (h 1 cm
sibile verificare nellaltezza che da 2 cm nella parte della parte sporgente e 3,5 cm corrispondente allo
posteriore sale fino a 5 cm, misura che si riscontra spessore della lastra; largh 1,5 cm).
lungo il fianco sinistro in prossimit della piega- Seguono alcune rotture. Quelle pi evidenti
tura della gamba alzata. Da osservare ancora una sono localizzate nella zona della gamba destra e
sottile lesione con ogni probabilit causata dallat- dellala. Per riparare la rottura della gamba destra
tacco della sfoglia di argilla sul sostegno posteriore (fig. 13.11), troncata di netto pressappoco allattac-
della figura. catura del ginocchio, oltre a fissare un perno, si
col una piccola quantit di piombo che si distri-
8. Il frammento del braccio e dellala bu in modo disuguale12.
Spostandoci al frammento dellala osserveremo
Tra i frammenti recuperati nel corso dello sca- che qui compaiono ben tre perni (diam. 1,5-2 cm)
vo grande interesse per la ricostruzione della fi- (fig. 13.9). Il primo infisso sulla costa esterna
gura che stiamo esaminando riveste il frammento dellala e sembra connettersi diagonalmente con
del braccio destro che ha attaccato un frammento un altro perno posto questo su una frattura dellala
dellala che lascia scoperto il gomito (fig. 13.9). Il stessa. Problematico appare il perno posto al cen-
braccio conservato per un piccolo tratto dellavam- tro del frammento dala comunicante con il brac-
braccio e del braccio. Nella parte posteriore del cio. Lipotesi immediata che, mentre i primi due
braccio compare una piccola porzione dellala. perni servivano per una riparazione complessa che
Le misure del frammento sono: lungh. avam- riguardava la porzione superiore dellala, quello di
braccio 20 cm, lungh. braccio 17,5 cm, diametro centro era necessario per irrobustire lattaccatura
4,5 cm. dellala stessa compromessa dalle rotture.
Colpisce da subito la bella patina di colore Tutti i perni esterni erano stuccati, come
chiaro che ricopre la superficie del frammento nel- stuccato un altro foro alla base del ginocchio del-
la parte del braccio e che trova confronto con la la gamba destra (largh. max. 1,7 cm) (fig. 13.10),
stessa tecnica di lavorazione del pezzo principale. ma per questo non possibile dire se ricoprisse un
Altra uguaglianza quella dellargilla. Da conside- perno metallico.
rare che la parte del frammento relativa al braccio Fin qui il pezzo principale.
completa e ci consente la restituzione del profilo Credo importante ora passare rapidamente in
originario dellala stessa. La decorazione conser- rassegna alcuni frammenti che furono recuperati
vata localizzata sul lato esterno del frammento nel corso dello scavo del deposito.
e riproduce le piume rappresentate da semicerchi
schiacciati, di raggio assai largo, appoggiate su una 10. Altri frammenti
linea orizzontale di colore bruno. Il fondo comple-
tamente dipinto di bianco e doveva essere scandito Primo fra tutti un frammento (h 9 cm, largh. 10
dalle linee orizzontali di cui ho appena detto. cm; foro passante largo irregolarmente da 3 a 2,2
Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di C apo Colonna a Crotone 191

cm) che potrebbe essere interpretato come un pic- decorazione architettonica pi complessa. Il nostro
colo pezzo di gamba sinistra (fig. 13.12) pertinente frammento doveva essere inserito in un incasso
ad altra figura. La superficie in pi punti lisciata riquadrato largo circa 30 cm, parte della decora-
con gli strati di argilla pi pura e raffinata simile a zione della fronte di un edificio sacro cui appar-
quella del pezzo principale. terrebbero le numerose terrecotte architettoniche
Fanno inoltre parte del catalogo: rinvenute nello scavo degli ambienti di cui si
detto in apertura.
un frammento di testa di cavallo (lungh. 15 cm, Delliconografia tipica delle Gorgoni in corsa
largh. 12 cm, spessore argilla 3 cm) (fig.13.13). sono le ali e la veste di misura poco pi lunga che
Unimportante traccia di lavorazione compare arriva sino al ginocchio, modello che, come noto,
sulla parte superiore di questo frammento ed si alterna a quello dei gonnellini corti. Nel nostro
rappresentata da una piccola porzione (8 x caso la lunghezza della veste richiama quella di
5,5 cm) di superficie scabra sulla quale poteva una Gorgone di marmo da Paros, interpretata dagli
appoggiare la criniera. Di questa, come vedre- studiosi come acroterio di colmo o laterale (Zaphi-
mo, presente un frammento. Lateralmente su ropoulou e Matthaiou 2000; Ohnesorg 2003), da-
questo pezzo conservato un lembo della de- tabile alla fine del VI secolo a.C. e, come vedremo,
corazione con a rilievo due tratti dei finimenti pezzo di eccezionale interesse che per lo schema
rappresentati da una linea verticale sulla quale iconografico un buon punto di riferimento per il
si innesta una linea obliqua; frammento di Capo Colonna.
un altro frammento di una criniera di cavallo, Una breve rassegna delle Gorgoni nel mon-
che presento nel disegno di Paolo Morelli (fig. do della madrepatria e in quello occidentale non
13.14), evidente nelle linee convergenti forte- consente di acquisire elementi significativi, che
mente rilevate dellargilla (10,3 x 13 cm); permettano di ricavare altri elementi utili alla ri-
un frammento di zampa di cavallo (h 10 cm, costruzione del nostro frammento.
largh. 7 cm) (fig. 13.15), caratterizzato dallo I possibili confronti esaminati (e ovviamente
stesso ingobbio liscio e raffinato di cui abbiamo mi riferisco agli elementi architettonici, in par-
finora detto; ticolar modo agli acroteri, ch di Gorgoni dispo-
un altro frammento di zampa di cavallo (fig. ste nella corsa in ginocchio nella ceramica v un
13.16) con traccia del profilo dellaltra zampa notevole repertorio13) propongono Gorgoni che si
sul fondo. allacciano la cintura con serpenti o nella tipica
posizione chiastica che, peraltro, a Capo Colonna
11. Conclusioni si ritrova nel piccolo bronzetto del tesoro di Hera
(Spadea 1994: 15-16, n. 20). Poche le rappresen-
tempo di riassumere i problemi emersi da tazioni a tutto tondo, ma che poco occorrono al
questa scheda tecnica e di tirare le fila tentando di nostro caso14 e poche quelle di questo periodo in
proporre unipotesi interpretativa e la datazione dei Magna Grecia e Sicilia15. Le pi celebri (Corf e
frammenti dello scavo di Capo Colonna. Siracusa) si stagliano contro fondo di frontoni o di
Partiamo subito dal soggetto. Ci troviamo di lastre di terracotta. Poche figure sono state rac-
fronte alla rappresentazione di una Gorgone alata colte nel catalogo della Janer Danforth Belson16 e
nella tipica posizione della corsa in ginocchio (nel anche nella monografia della Goldberg (Goldberg
nostro caso la direzione della corsa verso destra), 1982). La Belson riporta 80 schede, alcune del-
motivo assai diffuso nel mondo greco arcaico, dove le quali rammento solo per dovere statistico. Tra
la figura alata (due o quattro ali) si presenta con la queste 56 sono antefisse e tra 10 antefisse di col-
testa in posizione frontale e per solito in torsione, mo solo 7 sono assegnate a templi di cui sicura la
mostrando o stringendo la cintura di serpenti. dedica. Una sola (ed unantefissa) sta nel tempio
La Gorgone del Lacinio rappresentata in di Hera a Paestum. A questi esempi si aggiunge
torsione, come ha dimostrato lanalisi della parte ora quello di Crotone di cui va rilevata la grande
posteriore con le braccia piegate a 45 sulle quali importanza per apparire in et cos antica nel tem-
sono applicate le ali. Essa appoggia su una base pio dedicato ad Hera.
rettangolare di modesto spessore che doveva es- Per la Magna Grecia nel lavoro di Marilyn Gol-
sere incassata allinterno di una forma aperta che dberg non segnata alcuna attestazione (Goldberg
poteva contenerla e che doveva far parte di una 1982: 196, fig. 2a ).
192 Roberto Spadea

Nella bella monografia, che Aliki Moustaka ta e dalla nervatura della gamba destra, anche se
dedica alle sculture in terracotta dal santuario di la stessa tende a essere pi morbida e qualche altra
Olimpia (Moustaka 1993: in part. 146), si fa ri- curva accentuata, come i glutei e i rigonfiamenti
ferimento a un esiguo gruppo di figure di piccolo delle cosce. Infine lo stesso tono del colore domi-
formato; tra queste in due frammenti (Moustaka nante (rosso scuro) con i particolari delle palmette
1993: nota 21, taf. 116, P1 e P2) la studiosa ricono- e della stessa treccia riporta sicuramente a epoca
sce una Gorgone knielauf. Lo schema della coscia arcaica. Ma richiamo ancora una volta lattenzione
alzata assai vicino a quello della figura frammen- per qualche elemento innovativo, di cui si ampia-
taria da Capo Colonna. La Moustaka data i fram- mente trattato, quali i sottosquadri e le sinuosit,
menti da Olimpia al terzo quarto del VI secolo a.C. elementi che vanno allunisono con la decorazione
Visti i pochi tipi conservati, sono sempre pi del bordo della veste. Diversa la calligrafia delle
convinto che questo grande frammento un unicum piume delle ali disegnate da semicerchi penduli
nel suo genere. Esso appartiene a una composizione dal diametro largo che, nellunico frammento con-
assai bene curata nella quale emergono larticola- servato, si dispongono in sequenza e sono appog-
zione e la torsione, elementi, abbiamo visto, derivati giate a linee orizzontali di grosso spessore.
da modelli e da schemi ben noti nel mondo antico Mentre per palmette e fiori di loto, in base a
che lartista, che modell e decor la figura di Capo confronti da frammenti architettonici e vascolari,
Colonna, dimostra di conoscere assai bene, aggior- pu proporsi una datazione intorno alla seconda
nando e variando in modo originale, per come si met del VI secolo a.C. e meglio al terzo quarto del-
visto, soprattutto nello schema decorativo. La cate- lo stesso secolo, per le piume, che ornano il fram-
na di palmette e fiori di loto, se pure limitata ai soli mento dellala conservato, una vicinanza possibile
bordi della veste, alterna cura e raffinatezza accan- si trova nel tempio di Atena B a Gela che datata
to a rese pi corsive (ad es. la treccia orizzontale, i nel corso del VI secolo a.C. (Danner 1997: 25 A
cerchielli con i segni a croce nella parte centrale 39 e 26 A 42). Nella pubblicazione del Danner le
della veste e ancora il motivo a semicerchio nella piume sono di colore scuro con contorno chiaro e si
decorazione delle ali). Nel motivo della palmetta e dispongono liberamente nel campo delle ali.
del fiore di loto ci troviamo di fronte a un disegno A poco o niente contribuiscono le rosette della
preciso e curato, che ha con ogni probabilit a mon- parte centrale. La traccia pittorica indica un modo
te una sinopia sulla quale poi stato steso il colore. affrettato e corsivo che pu meglio essere attribuito
Nello sviluppo di questa catena ci si trova di fronte a fabbriche locali.
a soluzioni poco arcaiche e sottolinerei in proposito Detto questo necessaria la prudenza pro-
quasi un tentativo di ricerca di morbidezza nei pe- ponendo una datazione intorno al 530-520 a.C.,
tali e nei boccioli, per i quali stata studiata lincli- proposta che si concilia con il tetto sul quale la
nazione, che sopra ho sostenuto essere necessaria Gorgone era collocata.
per adattarli allo spazio a essi riservato. La stessa fu oggetto di una riparazione per ora
Per gli altri lati (posteriore e laterale opposto) attestata alla gamba destra, nella base di appoggio
da osservare che non cera necessit n di una e nella corrispondente ala, rottura che si ritenne
decorazione policroma e tantomeno di una rappre- necessario riparare con immediatezza (in altra
sentazione di dettagli, elementi tutti che non sareb- sede ho avanzato lipotesi di un grande evento si-
bero stati in vista, mentre pi apprezzabile era il smico, evento che mi era sembrato di riscontrare
movimento che la disposizione dei glutei asseconda. nel cedimento della parete meridionale delledifi-
E questo rimarca ancora una volta, come si visto cio B; Spadea 1994: 8).
nel corso dellanalisi, il buon livello del modellato Direi a questo punto che lopera rimanda a ma-
per la nervatura della coscia destra e il trattamento estranze locali abili nella lavorazione dellargilla (e
dei glutei. Tutto ci si unisce allammorbidimento questo a Crotone stato ripetuto pi di una volta da
dei piani nella zona della vita e della veste nella Claudio Sabbione e da chi scrive grazie anche alla
parte sinistra alleggerendo quel senso di durezza e forte presenza di strati di buona argilla), maestranze
rigidit che si percepisce nella coscia destra. che rilevano modi e modelli che arrivano da zone
E arriviamo alla datazione. Forse ancora una dove altri artigiani avevano raffinato e specializzato
volta opportuno ritornare al contrasto tra rigidit la loro preparazione nella lavorazione dellargilla. La
rappresentata da alcune sproporzioni osservate rappresentazione fa pensare a un filone corinzio che
nella dimensione per es. della gamba sinistra alza- a Crotone ha molta fortuna in questo arco di tempo.
Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di C apo Colonna a Crotone 193

Unultima attenzione anche alle misure di altri Elena Lattanzi il pi sincero e affettuoso grazie e la mia
acroteri, non coevi, con il nostro pezzo. Varrebbe profonda riconoscenza.
ricordare per questo alcuni esempi per quanto tutti
2
Area FM, amb. 1 e 2.
pi tardi e non riproducenti Gorgoni, ma tutti da 3
Il mio ringraziamento a Alfredo Ruga e Gregorio Aversa,
acroteri come il cavaliere di Metauros (alto circa che hanno seguito gli scavi.
1,00 m), il cavaliere Marafioti (alto 1,26 m) o infi-
4
Giovanna Verbicaro stata responsabile della stratigrafia
del grande deposito votivo di cui sto per parlare, a lei il mio
ne la Nike del tempio degli Alcmeonidi (alta 1,13
grazie.
m), la pi vicina per dimensioni alle proporzioni 5
La quota s.l.d.m compresa tra 11,94 e 11,60 m.
dellacroterio di Capo Colonna. Un acroterio quindi 6
Il mio grazie a Barbara Ramasco e Carlo Usai che con cura
per il quale possibile proporre la posizione cen- e sensibilit ci hanno aiutato in questo primo intervento
trale (da sinistra a destra). Esso appartiene al tetto conservativo.
di un edificio sacro e ovviamente viene da pensare 7
Il convegno organizzato da Dieter Mertens fu dedicato alle
a un tempio arcaico del quale tuttavia non possi- nuove ricerche a Capo Colonna con relazioni di Giorgio
bile affermare nulla sulla posizione e ricostruzione. Rocco, Roberta Belli Pasqua, Gregorio Aversa e Giovanna
E da ultimo obbligatorio fare riferimento agli Verbicaro.
altri problematici e importantissimi frammenti 8
Per il pezzo integro possono essere stimati 60 kg circa.
di terracotta: il primo presenta solo analogie nel 9
Cfr. infra.
modellato e nel trattamento delle superfici con il 10
Lo spessore dellargilla pu essere osservato nella frattura
frammento principale. Poi, la criniera e il fram- del tronco.
mento del muso di cavallo con traccia dei finimenti 11
Basterebbe per questo richiamare due celebri esempi quali
e due frammenti di zampe, cui si aggiunto, in il frontone di Corf o la lastra dallAthenanion di Siracusa.
occasione di un recente scavo di magazzino, un 12
Cfr. supra.
piccolo frammento di zoccolo equino con vistosa 13
Rinvio per questo al LIMC, IV, s.v. Gorgo, Gorgones (S-
dipintura nera. Il piccolo gruppo fa pensare a una Ch. Dahlinger): 285-287, nn. 232-259, 260-261, 262-264,
265-266.
rappresentazione pi complessa con carro e cavalli
e perci, come stato ripetuto pi volte, al fatto che
14
Ricordo qualcuna delle principali. Atene: Perseo e
Medusa, acroterio centrale dellHekatompedon (pi antico
ci si trovi di fronte a frammenti di una decorazione tempio dedicato ad Atena), 580-570 a.C.; Corf: acroterio
assai pi articolata. Potrebbero questi essere at- centrale del tempio di Artemis a Garitsa, 580-570 a.C.;
tribuiti al frontone di un ipotetico tempio arcaico, Kalydon: acroterio dal tempio A, 580 a.C.; Tegea: Tempio di
ma nulla pu aggiungersi e su questo manufatto e Artemis Knakeatis, 525 a.C.; Didyma: architrave dangolo del
sulla scena nella quale era il carro, per il quale i tempio di Apollo Nord Est, 540-520 a.C.; Ephesos: gorgone
soggetti nel mondo arcaico sono numerosi. (con leone), sopra la sima del Tempio D (Tempio di Creso),
inizio del V secolo a.C.
Ma troppo poco per continuare a interpretare 15
Wikander 1986; Danner 1997. La maggior parte degli
e allora meglio fermarsi e lasciare la parola a chi
esempi si concentra tra Gela, Siracusa e Agrigento: si tratta
pu aggiungere di pi su questo discorso. per la maggior parte di metope, lastre frontonali, antefisse,
comprese tra met VI sec. a.C. e tra primo quarto V sec. a.C.
Note 16
Belson 1982 nella dissertazione a Bryn Mawr insiste sulla
derivazione del tipo della Gorgone come antefissa dal mondo
1
Il coordinamento scientifico e la Direzione dei lavori furono italico, in cui tale mito era assai ben noto come nel mondo
affidati da Elena Lattanzi a chi scrive ed veramente questa greco (in special modo quello corinzio con la decapitazione
una felice opportunit per esprimere ancora una volta a della Gorgone da parte del Perseo).
194 Roberto Spadea

Fig. 13.1 Panoramica della zona del parco archeologico di Capo Colonna a nord-est delle Case Ciliberto e Tullio.

Fig. 13.2 Vista della parte sud-orientale dellambiente con il frammento della Gorgone.

Fig. 13.3 Vista frontale del frammento. Fig. 13.4 Vista del lato posteriore del frammento.
FR AMMENTo dI goRgoNE IN CoR SA dALLhER AIoN dI C APo CoLoNNA A CRoToNE 195

Fig. 13.5 vista della nervatura squadrata nel Fig. 13.6 Particolare della decorazione.
retro.

Fig. 13.7 Ipotesi ricostruttiva della decorazione sullorlo della veste. Fig. 13.8 vista della decorazione sullorlo della veste sulla
coscia sinistra con le rosette e traccia della treccia.
196 Roberto Spadea

Fig. 13.9 Frammento dala pertinente alla Gorgone. Fig. 13.10 Particolare del perno che fissava originariamente la
lastra di base allinterno di un coppo.

Fig. 13.11 Particolare della colatura in piombo per riparazione Fig. 13.12 Frammento di gamba.
della rottura della gamba destra.
Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di C apo Colonna a Crotone 197

Fig. 13.13 Frammento di testa di cavallo. Fig. 13.14 Disegno del frammento di una criniera di cavallo.

Fig. 13.15 Frammento di zampa di cavallo. Fig. 13.16 Altro frammento di zampa di cavallo.
14.
Produzioni di coroplastica architettonica tra
Crotone e Kaulonia: elementi di raffronto e spunti
di riflessione
Gregorio Aversa

Quando il barone Friedrich von Duhn nel 1893 tit istituzionale di cui esse erano manifestazione
ebbe modo di vedere a Crotone le collezioni forma- concreta1. Le terrecotte architettoniche sono infatti
te dai nobili latifondisti locali, tra quel materiale prodotto artigianale, ma anche espressione di un
risultavano presenti alcuni pezzi la cui produzione organismo architettonico, cio parte per il tutto di
cauloniate a pi di un secolo di distanza pu un insieme complesso! Esse quindi estrinsecano la
dirsi ormai certa. Si tratta in particolare di due scelta che prima di tutto ideologico-concettuale
arule. La prima, di forma parallelepipeda, presen- di una comunit, di un clero o di una polis a con-
ta su un lato Eracle, Iolao e lIdra di Lerna; sullal- notare limmagine dei propri monumenti secondo
tro lato, una menade e due satiri (von Duhn 1897: un modello ben identificabile e per questo inter-
348, fig. 4). La seconda arula, di forma cubica, nazionalmente riconosciuto. Santuari panellenici
raffigura una centauromachia con Athena, dove i quali Olimpia e Delfi dimostrano il senso di questa
singoli personaggi sono disposti individualmente affermazione col loro vasto campionario di coper-
su ciascuno dei quattro lati (von Duhn 1897: 350- ture che vede prevalere tra VII e III secolo a.C.
352, figg. 6-9). Ma se per questultima von Duhn i sistemi corinzi o di tradizione corinzia, accanto
fornisce una generica provenienza da Crotone, per per ad altri di fattura laconica, greco-orientale e,
larula parallelepipeda egli dichiara espressamen- per lappunto, greco-occidentale2.
te che fu trovata a Cotrone stessa nel gettare le Nellottica del nostro discorso, una premessa
fondamenta duna casa nella parte inferiore della metodologica di questo genere invita quindi a ten-
citt e venne nel possesso del marchese Lucifero. tare la ricostruzione di specifici modelli per Caulo-
Almeno in questo secondo caso, il ritrovamento dal nia da un lato e per Crotone dallaltro a partire dai
contesto urbano di Crotone pu quindi considerarsi dati materiali in nostro possesso.
sicuro. Ma tale dato spinge di necessit a interro-
garci sul tema pi generale del rapporto tra le offi- Guardiamo quindi anzitutto al modello
cine coroplastiche di Kroton e quelle di Kaulona. cauloniate.
Le terrecotte architettoniche dimostrano che
Nel tentativo di apportare nuovi elementi alla nella prima met del VI secolo a.C. Caulonia si
discussione, ho ritenuto utile affrontare una classe connota inequivocabilmente come achea! Il famoso
di materiali in genere non sufficientemente valu- tetto a corna recuperato da Paolo Orsi alla collina
tata ai fini della ricostruzione delle dinamiche di del Faro (fig. 14.1) certamente di fabbrica croto-
interdipendenza tra le poleis della Magna Grecia: niate, come prova la presenza di esemplari in tut-
quella delle terrecotte architettoniche. Si tratta, to analoghi dal santuario di Apollo Aleo di Punta
invece, a giudizio di una parte della critica pi re- Alice e dalla stessa Crotone (Barello 1995: 19-29,
cente, di materiali tra i pi adatti a qualificare la tavv. VIII-XII; Aversa 2006: 69-70, tav. XXX, 2).
matrice identitaria di una realt politico-sociale, Ma unaltra copertura di concezione acheo-colo-
poich il loro uso pubblico le collegava pi imme- niale pu riconoscersi in altri pezzi pubblicati da
diatamente alle opzioni culturali praticate dallen- Federico Barello. Se confrontati infatti con il tetto
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
200 Gregorio Aversa

29 di Delfi (Le Roy 1967: 76-79, tavv. 24, 101 e In seguito alla campagna di scavi effettuata dal-
121), la palmetta dallo scavo Chiartano (Barello la Soprintendenza sul promontorio Lacinio tra lesta-
1995: 55-56, 59, tav. XXIX.38) e la sima verticale te e lautunno del 20038, possiamo confermare che
dallo scavo Tomasello (Barello 1995: 57-58, tav. la medesima situazione evidenziata per Caulonia si
XXX.a) di cui ieri la Parra ci ha mostrato un rintraccia a Crotone. In quella circostanza abbiamo
nuovo esemplare entrambi a Punta Stilo, trovano trovato, allinterno di un contesto chiuso databile
una logica che li accomuna in un unico sistema di tra met VI e primi decenni del V, frammenti di
copertura. Lesempio del tetto peloponnesiaco da terrecotte architettoniche esclusivamente dipinte
Asea (Rhomaios 1957: 119-126, figg. 8-14; Aver- afferenti a tipologie simili tra loro9. In particolare,
sa 2002: 251, fig. 18.) dimostra la vicinanza del poi, stato possibile recuperare nuovi elementi del
nostro a sistemi di tradizione argiva, i quali pre- tetto gi noto dalla classificazione di Dieter Mer-
vedono lapparentemente anomala compresenza di tens come tetto B (fig. 14.2). La sua affinit con i
antefisse e sima sul lato di gronda3. tipi della Sicilia orientale talmente stretta e le
Per inciso, rileviamo che in questi stessi anni sue proporzioni cos monumentali da poter essere
a Locri ci si adeguava pi propriamente a una tra- considerato un capostipite per Crotone. La confer-
dizione di origine laconica: a conferma della dif- ma dellappartenenza a logiche siceliote viene del
ferenza di logica tra mondi fra loro culturalmente resto, a mio parere, proprio dallacroterio figurato
divergenti4. presentato da Spadea in questa stessa sede. Come
Ma proseguiamo con Caulonia. gi proposto dalla Mertens Horn per la sima di con-
trada Garretto di Caulonia (fig. 14.3; Mertens Horn
La seconda met del VI secolo a.C. porta a un 1990: 238-239, tav. 33), il confronto col tetto del
radicale cambiamento di rotta. Non si scelgono pi thesauros dei Geloi a Olimpia (Wikander 1986: 50-
i tetti achei (la cui produzione sembra interrompersi 51, fig. 6, cat. 88; Heiden 1995: 96-102, dach 41)
pure a Crotone e continuare solo in ambito posido- fa pensare a un prodotto della medesima bottega. Si
niate), ma si passa a qualcosa di totalmente estraneo: noti, oltre al profilo a cavetto della sima, anche la
i tetti con sima a cavetto di concezione siracusana5. resa della decorazione a meandro e foglie dipinte.
Del resto, gli storici ci dicono che la battaglia Tuttavia, contrariamente alla Mertens-Horn (che
della Sagra ingener una crisi epocale, causa di un rettifica al 540-530 a.C. la datazione della sima
significativo calo demografico a Crotone, che avr cauloniate e del tetto olimpico, ma sostiene unorigi-
certamente condizionato le sue attivit produttive6. ne magnogreca della bottega cui entrambi andreb-
Una battuta darresto in una delle principali scuole bero assegnati), poich la documentazione di tipi
regionali di coroplastica architettonica dellepoca, analoghi al di fuori della Sicilia non vasta, ritengo
le cui botteghe proprio nel secondo quarto del VI ci troviamo di fronte a prodotti s opera di ununica
secolo a.C. dovevano avere acquisito il predomi- officina di carattere itinerante, ma di origine sice-
nio nella produzione achea di terrecotte architet- liota, non magnogreca! Questa avrebbe lavorato a
toniche, sembra pertanto plausibile. Fatto sta che, Olimpia e al Lacinio, vale a dire in luoghi di culto
se prima del 560 a.C. possiamo pensare a una di carattere sopraregionale tra i pi importanti per
Caulonia debitrice nei confronti delle produzioni la grecit dOccidente.
crotoniati, i tetti ivi attestati negli anni seguenti Daltronde, che il Lacinio gi nel VI secolo co-
alla met del secolo sono in prevalenza (o, meglio, stituisse uno dei santuari di spicco del Mediterra-
esclusivamente) di tipo siceliota. neo greco ulteriormente evidenziato dallarrivo
Considerato che anche le contemporanee botte- nellachea Crotone del filosofo samio Pitagora in-
ghe poseidoniati, pur mantenendosi sulla scia della torno al 530 a.C.; a conferma oltretutto del fatto
tradizione crotoniate e sibarita un tempo dominanti7, che sia il santuario sia la citt si tenevano al passo
mostrano ora segni evidenti di influenza da parte dei delle tendenze culturali e artistiche del momento.
modelli sicelioti, verosimile che la Sicilia (e Si-
racusa in particolar modo) avesse conquistato nella Non va dimenticato che, proprio nellambito
seconda met del VI secolo a.C. un ruolo dominante della seconda met del VI secolo, si sviluppa il
nella produzione di terrecotte architettoniche. fenomeno artistico passato sotto la generica defini-
zione di ionismo. Un fenomeno che, bene riba-
Se passiamo a Crotone, cosa si verifica in que- dire, trova la sua ragione storica nella progressiva
gli stessi anni? diaspora determinatasi in molteplici occasioni di
Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e K aulonia 201

crisi nella Grecia dAsia nel corso del VI e nei pri- di riferirsi a quel mondo apollineo-delfico che
mi del V secolo a.C.10 Tra gli avvenimenti fonda- tipico di Kroton! Del resto, lappartenenza ad am-
mentali ricordiamo la presa di Smirne da parte di biente acheo-coloniale del pezzo palesata dalla
Aliatte di Lidia, padre di Creso nel 600 a.C., la forma della lastra pentagonale che ha aggiorna-
presa di Focea da parte dei Persiani nel 545 a.C., to le tradizionali figure dipinte con un soggetto
la tirannide di Policrate a Samo nel 530-520 a.C., reso a rilievo e riferito alle nuove mode derivanti
la rivolta delle poleis ioniche nel 500 a.C. dallesperienza fidiaca.
Il fenomeno ionismo, considerato con tutte le Il collegamento con le logiche della moda io-
cautele del caso nei suoi riflessi sullartigianato ar- nica verificabile a Crotone anche in altri casi:
tistico dellOccidente, non manca di manifestarsi sono infatti attestate sime ad anthemion (fig. 14.9)
anche nella coroplastica architettonica di Crotone di un tipo (databile ancora nel terzo quarto del VI
in forme che sembrano accondiscendere in parti- secolo) che trova specifica identit con esemplari
colare alle esperienze di ambiente samio e thasio. da Punta Stilo a Caulonia (fig. 14.10)12. Ad ogni
Del resto, il contatto delle colonie achee con gli modo, laffinit presuppone la circolazione di pro-
ambienti greco-orientali deve essere stato in qual- dotti tra i due ambienti; ne consegue che la vi-
che misura pi concreto di quanto si immagini, se cinanza culturale tra le due citt in questa fase
a Lesbo nel tempio eolico in loc. Klopedi di Mi- parrebbe nuovamente confermata.
tilene ritroviamo antefisse che riportano la scena Ora, la diffusione del fenomeno ionico in Ma-
di una pantera che aggredisce un cervo identica a gna Grecia, se inizialmente mantiene un carattere
quella delle arule di Caulonia (fig. 14.4; kerstrm di reinterpretazione da modelli di origine varia (fig.
1966: tav. 11.5)! 14.11)13, ben presto per si stabilizza in forme e
Di fatto, a Crotone alla fine del VI secolo sono disegni standard14 (fig. 14.12). In ultima analisi,
presenti antefisse plastiche a testa di gorgone del queste sime dimostrano come dal tardo-arcaismo
tipo pubblicato da von Duhn (von Duhn 1897: 352- la catena di palmette e fiori di loto soggetto di
353, fig. 10; van Buren 1923: 139, cat. 10) o ben nota derivazione orientale (bogenfries)15 di-
varianti di esso che sembrano differenziarsi da venga rapidamente motivo prediletto lungo tutto
analoghe esperienze tarantine (Aversa 2005: 73- larco del mar Ionio. La futura ricerca dovr chiari-
74, tav. XXXIV, 12-14). Tralascio lanalisi di tali re nello specifico quali furono le fonti, i vettori e le
antefisse rimandando allevidenza delle immagini dinamiche di acquisizione.
(figg. 14.5-14.8). Non possiamo tuttavia dimentica- Un legame particolare di Crotone con lambien-
re come esemplari in tutto identici a quelli caulo- te ionico-samio sembra ancora testimoniato negli
niati siano presenti a Corf (Schleif, Rhomaios e anni tra 480 e 470 a.C. dalle lastre di rivestimen-
Klaffenbach 1940), a riprova di una circolazione to di Capo Colonna (figg. 14.13-14.14; Orsi 1911a:
assai pi ampia di questi prodotti rispetto allam- 111-112, fig. 95; Cristofani 1967: 315, tav. CII.1-2)
bito regionale. Laffinit delle gorgoni di Crotone sulla base del confronto con le palmette delle ste-
rispetto a quelle greco-orientali mi pare risalti co- le funerarie di Samo16. Queste lastre implicano un
munque bene dal confronto11. problema di produzioni. Una matrice stata tro-
Alle stesse mode rimandano le antefisse croto- vata infatti nel ceramico di Crotone (Aversa 2006:
niati con figurazione dipinta degli anni a cavallo 49, fig. 45; Aversa 2002a: 254, fig. 25.2), ma unal-
fra terzo e quarto venticinquennio del VI secolo tra anche in Sicilia, a Naxos (Pelagatti 1980-1981:
che trovano confronti in ambito samio-milesio, 705, tav. CXLV, fig. 2). A mio avviso, in ci abbia-
ma anche in Sicilia e a Paestum (Aversa 2005: mo la riprova che a questo livello cronologico ormai
72-73, tav. XXXIII, 11). Come possibile de- i tipi dovevano circolare nel meridione italiano con
sumere dallintervento di Margherita Corrado in un raggio assai ampio, e forse non esclusivamente
questo medesimo volume, la vicinanza tra Croto- tra ambienti di diretta influenza samia. Di certo,
ne e Caulonia da supporsi anche in tale tipo di anche grazie a tali epifenomeni, possibile rico-
prodotti addirittura ben oltre il tardo-arcaismo. noscere negli anni tra 480 e 460 a.C. lapice della
Unantefissa con delfiniere stilisticamente ben in- moda ionica operante su tutta la fascia che va da
quadrabile nella seconda met del V secolo (poco Crotone a Locri, e anche oltre17.
considerata dalla critica e spesso fraintesa, tanto
che vi si vista unimmagine di Taras e le si In sintesi, sia la coroplastica architettonica di
assegnata una datazione alta) mostra al contrario Crotone sia quella di Caulonia sembrano rientrare
202 Gregorio Aversa

in un fenomeno generale di ionizzazione dellarti- Alla fine del V secolo seguono anni in cui si
gianato magno-greco che vede in Crotone un polo registrano gravi turbolenze negli equilibri della
ulteriore (rispetto a Locri) di un fenomeno diffuso. Magna Grecia. Il territorio a sud di Crotone risulta
Se non dobbiamo pensare addirittura che parta sottoposto a una forte pressione da parte di Dionigi
proprio da questa polis per poi espandersi anche il vecchio, e in tale ragione storica sembra possi-
a Locri da un lato e a Metaponto dallaltro. Infat- bile individuare il motivo dellesistenza di antefisse
ti, se la sima ad anthemion di Punta Stilo con i con volti di divinit in profilo sia a Kaulona sia
suoi paralleli crotoniati costituisce probabilmente nella Crotoniatide meridionale, la cui matrice sira-
lesempio pi antico di tale fenomeno, la bottega cusana stata messa in rilievo da Enrico Paribeni
attiva sul Lacinio tra i primi decenni del V e la (Paribeni 1967; Barello 1995: 63-65, tav. XXXIV,
met del IV secolo continua a riferirsi al patrimo- 44; Aversa 2006: 79).
nio decorativo greco-orientale ancora nel pieno V Come noto, la prima lega italiota di cui parla
secolo, dimostrando un attaccamento a uno stile Polibio (II, 39, 6) vede unirsi Crotone, Sibari e
che oramai sentito come tradizionale, ma che si Caulonia. Essa reagisce immediatamente allag-
tenta di aggiornare prendendo spunto dai nuovi gressione di Caulonia da parte di Dionigi (389
stilemi originati in ambiente attico-cicladico. Gli a.C.) conferendo il comando a Crotone (Diod., XIV
studi di Mertens sullarchitettura occidentale da 103, 4-5). Ma gli eventi precipiteranno in favore
un lato, quelli della Winter sulle terrecotte archi- dei Siracusani. Da questo momento diviene prati-
tettoniche dallaltro (e tutta la pi recente critica camente impossibile rintracciare quelle interferen-
sullargomento) legittimano una visione articolata ze e reciproche continuit tra Kroton e Kaulona,
dello ionismo come concetto dinamico. Ne dimo- che i pochi indizi illustrati sembravano comunque
strazione la bottega del Lacinio! fornire. Le botteghe che producevano terrecotte ar-
In questo santuario, proprio nel corso del- chitettoniche vedono una drastica interruzione. Il
la prima met del V secolo si assiste a graduali caso di Capo Colonna sintomatico: qui gli esem-
radicali cambiamenti, che sfoceranno nellaper- plari pi tardi non vanno oltre il 360-340 a.C. A
tura del grande cantiere per la realizzazione del questo punto subentra piuttosto lo scontro con le
monumentale tempio dorico in calcarenite18. Alla comunit italiche che, percorrendo in lungo e in
copertura di questultimo appartiene un grande largo il territorio, mettono definitivamente in crisi
acroterio marmoreo che vede un intrico di serti ve- la produzione italiota.
getali e palmette analogo al modello degli acroteri
di Paros, di Egina e del Sounion (fig. 14.15; Billot Note
1990: 40-50, figg. 1-3, 8). Del tutto analogo era
lacroterio, su scala inferiore e in terracotta, recu- 1
Tra la copiosissima bibliografia relativa a tale classe si
perato da Paolo Orsi a Monasterace sulla collina segnalano le seguenti opere fondamentali: Winter 1990;
della Passoliera (fig. 14.16)19. Non escluso che Deliciae Fictiles; Winter 1993; Winter 1994; Deliciae Fictiles
lacroterio marmoreo del Lacinio abbia funziona- II; Deliciae Fictiles III.
to come modello per tutti gli acroteri in terracotta 2
Sulle terrecotte architettoniche delfiche, oltre leditio princeps
attestati anche in altre aree della Magna Grecia (Le Roy 1967), si vedano anche successive osservazioni e
integrazioni in Bommelaer 1978 e Le Roy 1990.
(e principalmente a Caulonia). Daltro canto, non 3
Sui sistemi argivi v. Winter 1993: 149-187. Riguardo alla
va dimenticato che vari templi in Italia meridiona- loro influenza anche in sistemi di copertura della Grecia
le vengono rivestiti in questi anni da coperture in centrale v. Aversa 2002: 248-250.
marmo20, a testimonianza del legame con lattivit 4
Limpiego alquanto diffuso a Locri della sima-cassetta
di botteghe itineranti provenienti quasi certamen- caratteristica dellarea campana (Pithecussai, Cuma),
te dalle Cicladi21. Il quadro, come evidente, con ma nota anche in area siceliota (Nasso, Himera) sembra
let classica divenuto ancora pi complesso e ricondurre a un pi generale ambito culturale euboico-
calcidese (Aversa 2002: 257).
sar bene attendere i risultati della futura ricerca. 5
Si considerino qui gli esemplari in Barello 1995: 58-62,
Certamente, comunque, lo ionismo dellartigianato 66-73, tavv. XXVIII, XXXI-XXXII, XXXV-XXXVII.
magno-greco appare adeguarsi via via allatticismo 6
Mele 1984: 12. Sia Strabone, VI, 1, 10, C. 261 sia Giustino,
sempre pi imperante. XX, 4, 1-2 parlano delle ripercussioni negative della
sconfitta. Su datazione e problematiche generali dellevento
Ma tentiamo di tracciare qualche considerazio- si vedano: Van Compernolle 1969: 733-766; Giangiulio
ne di ordine conclusivo. 1983; Moscati Castelnuovo 1995; Vaglio 2000.
Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e K aulonia 203

7
Sullo sviluppo delle produzioni acheo-coloniali nel corso 15
Sullorigine orientale della catena vegetale si veda
del VI secolo a.C., oltre a Mertens 1983: 213-223, si vedano Kleemann 1958: 60-70. Lo sviluppo dei motivi floreali nella
Mertens 2006: 92-99 e Aversa c.d.s. decorazione architettonica greca trattato anche pi di
8
Sulla campagna al Lacinio si veda Spadea 2006a. recente in Billot 1990.
9
Aversa 2006: 31-49. Il tetto B di Capo Colonna stato 16
Tsakos 2001. I motivi vegetali in ambiente samio offrono
in modo pi particolareggiato illustrato dal sottoscritto in confronti sia per i fiori di loto (Buschor 1957: 8-10, tav. 6-7,
occasione della giornata di studi dedicata al promontorio fig. 6), sia per le palmette (Samos XI, tavv. 72-74, 92). Non
Lacinio svoltasi nel 2005 presso lIstituto Archeologico meno significativa larchitettura di ambiente milesio che
Germanico di Roma, i cui atti sono in corso di edizione a manifesta una consonanza stilistica rispetto ai motivi di cui
cura di Giorgio Rocco. stiamo trattando (Gruben e Kaster 1963: 134-136, fig. 26, n.
10
Le considerazioni che seguono sono state gi trattate 22; Koenigs 1986: 113, 119, tav. 11.3-4).
dallautore in Aversa 2002a. Sullargomento, tra gli altri, si 17
Oltre a quella samio-milesia sono da non sottovalutare
vedano anche Talamo 1983; Luraghi 1988; Mastrocinque le altre componenti del fenomeno ionico e, in particolare,
1991; Gras 1991; Corsaro 1997; Lombardo e Frisone 2000; quelle originarie dal nord dellEgeo (Thasos, Chios) e dalle
Catenacci 2004. Cicladi (Paros, Naxos). In tal senso, sembra utile valorizzare
11
Cfr. kerstrm 1966: tav. 30.3 (da Larisa sullErmo), tav. il recente riconoscimento di un atelier attivo tra questi due
53.2 (da Mileto), tav. 1.6 (da Olbia). poli, le cui opere pi significative sono costituite dal tetto 47
12
Barello 1995: 31-36, tavv. XV-XVIII; Aversa 2005: 74-75, di Olimpia e da alcune terrecotte architettoniche rinvenute
tav. XXXV, 15. Lantefissa mostrata da Maria Cecilia Parra in ad Argo (Billot 2002).
realt , a mio avviso, parte di una sima rampante di questo 18
Sullo sviluppo del santuario si veda Aversa 2006.
tipo. Andr comunque vista meglio. 19
Barello 1995: 80-82, tavv. XLI.b e XLIII. Il frammento
13
il caso di un frammento di sima da Medma (fig. 14.11) mostrato da Lucia Lepore rientra nella medesima categoria e
composto da lastra verticale con catena di fiori di loto e dovrebbe trovare un utile confronto in un esemplare noto da
palmette alternate e contrapposte cui sovrapposta una Locri (Milanesio 1996: 54, scheda cat. 1.12).
cornice a kyma lesbio (Orsi 1913a: 65-67, fig. 71; F. Barello
scheda cat. 2.10 p. 106 in Santuari della Magna Grecia); 20
Assieme a quella dellHeraion Lacinio, formano un gruppo
su di esso ricorrono elementi decorativi rintracciabili sui coerente le coperture in marmo dei templi C di Metaponto,
sarcofagi clazomeni (Cook 1981: fig. 56), sulle anfore di dellAthenaion di Siracusa e del tempio C sullacropoli di
Fikellura (cfr. CVA I 10: Rodi 2, tavv. 7-9), ma anche su sime Gela (Mertens 2006: 268-279).
da Sardi (kerstrm 1966: tavv. 46-47), Larissa sullHermos 21
Domanda fondamentale a cosa sia dovuta tale presenza
(kerstrm 1966: tavv. 31.2, 32.4) e da antefisse (kerstrm in Occidente. A una iniziativa di carattere pubblico dovuta
1966: tav. 12.5) e blocchi architettonici da Chio (Boardman alle singole comunit cittadine? Oppure a una forma di
1959). collaborazione concertata da parte del clero di ciascuna
14
Il caso pi eclatante di questa standardizzazione avvenuta polis? Ma, se teniamo conto che si tratta di templi dedicati a
tra fine VI e primo quarto del V secolo a.C. rappresentato differenti divinit (principalmente Hera e Athena), bisogna
dalla serie di tetti ad anthemion recuperata da un lato forse recuperare per tutti questi santuari un fil rouge diverso
proprio alla Collina della Passoliera di Caulonia (v. supra da quello della logica cultuale? Inoltre, non va trascurata
nota 12), dallaltro in Sicilia tra Naxos e Siracusa (Ciurcina la questione relativa alla provenienza delle maestranze che
1998 con bibl.). Anche in questo caso lascendenza del hanno realizzato tali coperture. La problematica nel suo
motivo rimanda al mondo greco-orientale (kerstrm 1966: complesso rimane, pertanto, del tutto aperta e meritevole di
24-26, tav. 10.1-4; Winter 1993: 260, tav. 109). uno specifico approfondimento.
204 Gregorio Aversa

Fig. 14.1 Caulonia, collina del Faro Sima rinvenuta da Paolo Orsi (Barello 1995).

Fig. 14.2 Tetto B (classificazione D. Mertens). Fig. 14.3 Caulonia, contrada Garretto, Sima (Barello 1995).

Fig. 14.4 Antefisssa con zoomachia dal tempio Fig. 14.5 Antefissa a testa di gorgone da Crotone (da Von Duhn 1897, fig. 10).
eolico in localit Klopedi a Mitilene.
Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e K aulonia 205

Fig. 14.6 Antefissa a testa di gorgone da Crotone. Fig. 14.7 Antefissa a testa di gorgone da Crotone, via Tedeschi.

Fig. 14.8 Antefissa a testa di gorgone da Crotone, Fondo Gesci. Fig. 14.9 Crotone, Fondo Gesci Sima ad anthemion.

Fig. 14.10 Caulonia, Punta Stilo Sima ad anthemion (Barello 1995).


206 Gregorio Aversa

Fig. 14.11 Sima da Medma. Fig. 14.12 Caulonia, Punta Stilo Sima (Barello 1995).

Fig. 14.13 Crotone, Capo Colonna


Lastra di rivestimento.

Fig. 14.14 Crotone, Capo Colonna


Lastra di rivestimento.
Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e K aulonia 207

Fig. 14.15 Crotone, Capo Colonna Acroterio marmoreo (ril. P.N. Morelli).

Fig. 14.16 Caulonia, Colle della Passoliera Acroteri centrali e laterali (Barello 1995).
15.
Espressioni di eusbeia domestica a Crotone
Alfredo Ruga*

Il presente studio nasce nellambito della nuo- parte inediti e da interpretare anche sulla scorta
va proficua stagione di studi su Crotone greca (fig. delle fonti letterarie3, serviranno per percepire e
15.1), avviata nellultimo quindicennio del XX se- comprendere forme e modi della religiosit dome-
colo, sulla scorta di una mole ormai non indifferen- stica, cio di quelle manifestazioni cultuali priva-
te di dati inediti, accumulati nel corso dellultimo te che si incentrano sulloikos, spesso in relazione
quarantennio1. con feste pubbliche delle divinit, ma soprattutto
Le nuove conoscenze sulledilizia domestica rituali riferibili al nucleo familiare (per esempio