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UNIT DIDATTICA DI LETTERATURA LATINA

Let delloro
(Virgilio, Bucoliche, ecl. IV)
Stefano Satta

Classe di riferimento: II liceo classico IV liceo scientifico Periodo di riferimento: gennaio PREREQUISITI COGNITIVI Conoscenze linguistiche basilari della morfologia, della sintassi dei casi e del periodo. Conoscenza dellambito storico-letterario in cui lopera calata (con particolare riferimento al ruolo del letterato-poeta nel contesto specifico dellet augustea). PREREQUISITI OPERATIVI Competenze di base di analisi testuale condotta a pi livelli (da quello metrico-ritmico fino a quello letterario). Capacit di leggere un testo e comprenderne il contenuto, focalizzandone argomento e tematiche. OBIETTIVI COGNITIVI Potenziare la conoscenza della lingua latina. Individuare la specificit dello stile virgiliano attraverso la lettura diretta del testo. Inserire lautore nel contesto storico-culturale augusteo, evidenziando le relazioni tra potere politico e ruolo dellintellettuale. OBIETTIVI OPERATIVI Approfondire la competenza di lettura di un testo letterario. Fornire gli strumenti per giungere ad una autonoma e consapevole lettura diacronica del testo preso in esame, con riferimento alle sue riprese successive, in modo da coglierne lattualit e la modernit dei temi.

CONTENUTI - Virgilio: Bucoliche IV, vv. 1-25 e 46-63 (testo pivot) lettura diretta - Esiodo: Le opere e i giorni, vv. 109-126 (let delloro) lettura in traduzione italiana - Virgilio e il mito dellet delloro nel seguente passo: Georgiche I 121-155 lettura diretta. Lunit didattica si baser innanzitutto sullanalisi testuale del componimento scelto al fine di definirne la specificit anche in relazione al modello greco; poi saranno presi in esame passi letterari virgiliani in cui si chiarifica in modo pi diretto che il passato aureo di Saturno allude a un presente progredito e soprattutto ad un futuro dove ci sar Augusto a fondare gli aurea saecla. Il tutto sar finalizzato ad evidenziare i rapporti intertestuali, il valore della tradizione classica e la sua sopravvivenza nel tempo. STRUMENTI Il testo pivot dellecloga IV di Virgilio e gli altri testi di Virgilio e di Esiodo in fotocopia. Il libro di testo a cui fare riferimento per informazioni di tipo nozionistico, per consolidare i concetti e per rafforzare la capacit di leggere un testo di storia della letteratura che segua un valido criterio cronologico e si serva di un adeguato linguaggio letterario. Lavagna luminosa per schematizzare le isotopie e le parole e i versi chiave che le caratterizzano. FASI, CONTENUTI E METODI DI LAVORO (STRUMENTI OPERATIVI) 1) La motivazione Nella prima fase del lavoro il docente proporr alla classe il testo pivot a partire dal quale sar sviscerato largomento. Il primo impatto col testo sar fondamentale per stimolare linteresse degli studenti e per motivarli alla lettura dellecloga, che diventer cos veicolo e strumento per imparare ad apprezzare, capire e conoscere Virgilio. La lettura sar preceduta da unintroduzione tendente a illustrare largomento da svolgere e a porre in rilievo tutte le possibili implicazioni e i riferimenti intertestuali che, partendo da Virgilio e tornando indietro al poeta greco Esiodo, arrivano fino al lettore contemporaneo. Sar cos possibile far cogliere agli alunni, attraverso un dibattito attivo e costruttivo, lattualit del testo proposto e come la sua speranza di pace e rinascita valichi qualsiasi confine temporale. Dopo questa introduzione il testo verr letto agli studenti.

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Virgilio, Ecloga IV, Bucoliche Sicelides Musae, paulo maiora canamus! Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae: si canamus silvas, silvae sint consule dignae. Ultima Cumaei venit iam carminis aetas; magnus ab integro saeclorum nascitur ordo. Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto. Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum desinet ac toto surget gens aurea mundo, casta fave Lucina: tuus iam regnat Apollo. Teque adeo decus hoc aevi, te consule, inibit, Pollio, et incipient magni procedere menses; te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri, inrita perpetua solvent formidine terras. Ille deum vitam accipiet divisque videbit permixtos heroas et ipse videbitur illis, pacatumque reget patriis virtutibus orbem. At tibi prima, puer, nullo munuscula cultu errantis hederas passim cum baccare tellus mixtaque ridenti colocasia fundet acantho. Ipsae lacte domum referent distenta capellae ubera, nec magnos mutuent armenta leones. Ipsa tibi blandos fundent cunabula flores. Occidet et serpens, et fallax herba veneni Occidet; Assyrium vulgo nascetur amomum. [] Talia saecla suis dixerunt currite fusis concordes stabili fatorum numine Parcae. Adgredere o magnos (aderit iam tempus) honores cara deum suboles, magnum Iovis incrementum! Aspice convexo nutantem pondere mundum, terrasque tractusque maris caelumque profundum: aspice venturo laetantur ut omnia saeclo!
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O mihi tum longae maneat pars ultima vitae, spiritus et quantum sat erit tua dicere facta: non me carminibus vincet nec Thracius Orpheus, nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit, Orphei Calliopea, Lino formosus Apollo. Pan etiam, Arcadia mecum si iudice certet, Pan etiam Arcadia dicat se iudice victum. Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem: matri longa decem tulerunt fastidia menses. Incipe, parve puer: cui non risere parentes, nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est. 2) La globalit. A) Allinizio della seconda fase il testo verr tradotto dal docente in modo tale che gli studenti ne abbiano chiaro il senso e comincino a percepirne i contenuti. Il tutto in vista di una comprensione che gradualmente diventi completa e assoluta. O Muse Sicule, cantiamo argomenti un po pi elevati: non a tutti piacciono gli arboscelli e le umili tamerici: se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console. Giunge ormai lultima et del carme Cumano, un grande ordine di secoli ricomincia daccapo; ormai ritorna anche la Vergine, ritornano i regni di Saturno; ormai una nuova progenie scende dallalto dei cieli. Tu dunque, o casta Lucina, sii propizia al fanciullo che sta per nascere, insieme al quale al pi presto let del ferro cesser e quella delloro sorger in tutto il mondo; gi regna il tuo Apollo., E questo splendore di et comincer proprio sotto di te, di te console, o Pollione, e grandi mesi cominceranno a svolgersi; sotto la tua guida, se rimangono alcune tracce della nostra malvagit, cancellate libereranno il mondo dalla perpetua paura. Egli assumer la vita degli di e vedr gli eroi uniti agli di, e egli stesso sar visto da essi, e regger il mondo pacificato con le virt paterne. E la terra, o fanciullo, senza alcuna coltura offrir a te, primi piccoli doni, edere qua e l rampicanti con baccare e colocasia mista a ridente acanto. [] Concordi per fermo volere dei numi, le Parche dissero ai loro fusi: affrettatevi dunque, o et cos gloriose. O prole cara agli di, grande rampollo di Giove, avviati a grandi onori, gi il tempo si avvicina. Guarda il mondo che vacilla nella sua sferica mole, e le terre e le distese del mare e il cielo profondo,
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guarda come tutto si rallegra per let che sta per giungere. Oh, allora resti a me unultima parte della lunga vita, e (tanta) ispirazione quanta baster a raccontare le tue imprese: non mi vincer nei canti il tracio Orfeo n Lino, sebbenne la madre assista quello e il padre questo: Calliope Orfeo, il leggiadro Apollo Lino; anche Pan, se gareggiasse con me davanti al giudizio dellArcadia anche lui, giudice lArcadia, si dichiarerebbe vinto. Comincia, piccolo fanciullo, a riconoscere la madre dal sorriso: dieci mesi apportarono lunghi travagli alla madre. Comincia, piccolo fanciullo: colui al quale non sorrisero i genitori, n un dio degn della mensa, n una dea degn del talamo. B) In seguito si analizzer ad un primo livello lecloga IV di Virgilio, cercando di far emergere solo il suo significato letterale e spiegandola in modo che i discenti ne abbiano chiaro il significato primario, inteso come primo messaggio diretto che un testo pu trasmettere ad un lettore. O Muse siciliane, ispiratrici della poesia pastorale, cantiamo argomenti un po pi alti! Non a tutti piacciono gli argomenti agresti contenenti semplici arbusti e umili tamerici (bassi cespugli dai fiori rosati); se cantiamo la poesia pastorale essa sia sottoposta per, in relazione al destinatario, ad un innalzamento di tono. Secondo la profezia della sibilla cumana, sacerdotessa di Apollo, siamo giunti alla fine di un grande ciclo storico, preludio alla rigenerazione del mondo. Ormai gi torna la vergine Astrea, personificazione della Giustizia, gi torna il regno di Saturno che simboleggia let delloro, gi torna una nuova generazione di uomini, in tutto simile a quella pura e incorrotta che abit il mondo alle origini. Tu, o casta Lucina, dea protettrice delle partorienti e dei neonati, sii ora propizia al fanciullo che sta per nascere, allapparire del quale scomparir la generazione del ferro e in tutto il mondo si lever quella delloro; gi regna tuo fratello gemello Apollo, ispiratore degli oracoli sibillini contenenti la profezia cumana. Proprio sotto il tuo consolato, o Pollione, avr inizio questa splendida era, e i grandi mesi del nuovo ciclo della storia universale inizieranno a succedersi; sotto il tuo comando, se qualche traccia rimane delle nostre colpe (il poeta fa riferimento alle guerre civili, ma forse anche alle colpe pi antiche, come ad esempio il fratricidio di Romolo), vanificata, liberer il mondo dal perenne timore e dalla violenza. Egli ricever la vita degli di e, nella rinata et delloro, vedr uomini, di ed eroi vivere insieme in assoluta armonia, e regger il
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mondo pacificato grazie anche alle virt paterne. Allora per te, o fanciullo, come primi piccoli doni, la terra, senza bisogno di essere coltivata, far sbocciare ovunque edere rampicanti insieme con ricercatissime piante come lelicriso, la ninfea egizia e lacanto. Spontaneamente le caprette riporteranno alla stalla le mammelle rigonfie di latte, e il bestiame convivr senza timore coi grandi leoni. La culla far sbocciare spontaneamente per te fiori soavi. Scompariranno anche animali e piante velenose e ovunque sboccer una preziosa pianta orientale, lamomo, che si sostituir alle insidie delle erbe venefiche. [] Le Parche, esecutrici del volere del destino, che tessevano la vita dei singoli individui (Cloto filava lo stame, Lachesi lo intrecciava e Atropo infine lo recideva), in perfetto accordo col volere divino si augurano che unet cos gloriosa arrivi al pi presto. O fanciullo, grande figlio di Giove, avviati verso i grandi onori che stai per riscuotere. Guarda il cosmo che oscilla nella sua mole convessa, e le terre e le distese del mare e il cielo profondo; guarda come tutto si rallegra per let che sta per giungere! Possa allora rimanermi lultima parte di una lunga vita, e unispirazione poetica sufficiente per raccontare le tue imprese! Non mi vincer nel canto n il mitico pastorepoeta tracio Orfeo che pure assistito dalla madre, la musa Calliope, n il mitico cantore Lino, anchegli assistito da una divinit e cio dal padre Apollo. Anche Pan, dio stesso del canto pastorale, figlio di Hermes e abitatore dellArcadia, se gareggiasse con me di fronte al giudizio dellArcadia (terra del canto bucolico) e dei suoi abitanti, si direbbe sconfitto. Comincia, o piccolo bimbo, a riconoscere la madre nel sorriso: a tua madre i dieci mesi lunari (28 giorni ognuno) di gravidanza recarono lunghi fastidi. Chi non ebbe il sorriso dei genitori, n un dio lo degn della sua mensa, n una dea del suo talamo. 3) La fissazione Durante questa terza tappa del lavoro il docente divider il lavoro in due parti: 1. lanalisi del secondo livello che il testo presenta, e cio il rintracciamento delle isotopie dei temi e dei motivi che costituiscono lossatura del passo scelto come testo pivot, approfondendo cos la lettura; 2. lanalisi del terzo livello consistente nellindividuazione di parole e versi chiave intesi come segni di letterariet del testo. 1. Nella prima parte il docente sceglier di analizzare tre isotopie:
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A. : la poesia bucolica e la sua funzione B. : profezia del ritorno dellet delloro e speranza di pace C. : la propaganda augustea (senso della profezia) vv. 1-3 Sicelides ... canamus! (vedi isotopia A). Secondo il consolidato topos classico, il proemio contiene linvocazione alle Muse, nella fattispecie della poesia pastorale dette siciliane (Sicelides un prestito dal greco per Siculae) in riferimento al siracusano Teocrito con lintenzione del poeta di collegare lecloga allispirazione bucolica della raccolta. Tuttavia lespressione paulo maiora segnala al lettore la presenza, nel carme, di temi e toni pi elevati rispetto a quelli tipicamente pastorali. Difatti, attraverso la metonimia humiles myricae, Virgilio prende le distanze dalla poesia umile di argomento agreste. A questo punto opportuno anticipare agli alunni il fatto che Pascoli intitoler Myricae la sua prima raccolta di liriche, di tono volutamente dimesso e ispirate alle piccole cose della campagna. Inoltre linsistenza sui termini silvas, silvae ribadisce la centralit dellispirazione bucolica, sottoposta per, in relazione al destinatario consul, ad un innalzamento di tono (vedi isotopia B). vv. 4-6 Ultima Cumaei venit iam carminis aetas (vedi isotopia B). Lannuncio della profezia dato in tono solenne (carmen ha valore religioso di oracolo, vaticinio): la sibilla cumana avrebbe profetizzato che si sarebbe ora giunti alla fine di un grande ciclo storico, preludio della rigenerazione del mondo. Lidea di una concezione ciclica della storia era diffusa in molte dottrine religiose e filosofiche, anche di origine orientale, che Virgilio contamina liberamente fra loro. Lanafora dellavverbio iam ... iam, unita al poliptoto redit redeunt scandisce con solennit ed emozione il moltiplicarsi dei segni che annunciano limminente palingenesi: lavvento della Virgo, che secondo il mito dimor fra gli uomini durante let delloro ma poi, disgustata dalla loro crescente immoralit, li abbandon trasformandosi in costellazione celeste; lavvento dei Saturnia regna, della nova progenies, nuova generazione di uomini inviati sulla terra per benevolenza degli di (caelo). v. 7 Tu modo nascenti puero (vedi isotopia B). Con una formula (uso del pronome alla 2 persona) tipica della preghiera, sul puer che sta per vedere la luce, il poeta invoca la protezione di Lucina, la cui radice luc- (di lux, lucis) richiama gi lidea del parto. v. 11 teque te consule (vedi isotopia B e C). Virgilio si riferisce direttamente al dedicatario del carme, Asinio Pollione, che ricopr il consolato nel 40 a.C. e che con la pace di Brindisi (fra Antonio e Ottaviano) fece sperare nella fine delle guerre civili. Ma
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molto dibattuta la questione relativa allidentit del puer. Le ricostruzioni consentite dalle fonti portano a ipotizzare almeno cinque identit diverse per il bambino; nel testo il riferimento immediato al figlio del console Gaio Asinio Pollione, probabilmente Salonino, nato nellautunno o nellinverno del 40 a.C., lanno del consolato del padre; ma il puer potrebbe essere uno dei due figli che Marco Antonio ebbe da Cleopatra; oppure Marcello, il nipote di Ottaviano (figlio della sorella Ottavia e di Claudio Marcello); o infine Ottaviano stesso, se accettiamo il riferimento contenuto ai vv. 791794 del libro VI dellEneide dove si legge: hic vir, hic est, [] / Augustus Caesar, Divi genus, aurea condet / saecla qui rursus Latio regnata per arva / Saturno quondam, ecco luomo [] lAugusto Cesare, il figlio di dio, che fonder di nuovo nel Lazio il secolo doro, nelle terre ove un tempo fu re Saturno. vv. 13-14 Sceleris vestigia nostri solvent formidine terras (vedi isotopie B e C). Virgilio allude al fatto che leredit residua della barbarie (scelus) tipica dellet del ferro sar destinata a svanire presto, liberando la terra da ogni paura. La disposizione dei termini con al centro del verso il verbo solvent evoca il sollievo dellumanit finalmente liberata dal timore e dalla violenza. vv. 15-17 Divisque videbit permixtos heroas pacatumque orbem (vedi B e C). Nella rinata et delloro, uomini, di ed eroi vivranno insieme in assoluta armonia; liperbato a fine verso ribadisce limmagine di quiete solenne di un universo (orbem) finalmente pacatum. vv. 18-22 At tibi acantho (vedi B e C). La congiunzione segnala il passaggio alla parte centrale del componimento in cui viene descritta la nascita del puer concomitante al germogliare spontaneo (nullo cultu) di piante e fiori (scelti secondo i dettami di eleganza, ricercatezza e raffinatezza tipici dei poetae novi), alla collaborazione degli animali con luomo lacte distenta ubera e alla convivenza del bestiame con magnos leones; tutti segni topici della pace miracolosa della nuova et delloro. vv. 24-25 Occidet amomum (vedi B e C). Lanafora del verbo ribadito in enjambement a creare un chiasmo rispetto ai sostantivi (occidet serpens herba occidet), unita alla ripetizione di et, sancisce la scomparsa di ogni elemento, animale o vegetale, pericoloso per luomo; ma il profumo dellorientale amomo sboccer ovunque (uso di nascetur in opposizione al precedente occidet). vv. 26-36: qui si passa alla descrizione delladolescenza del puer in cui, dopo un iniziale accentuarsi del fiorire prodigioso della natura, riemergeranno elementi negativi che
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ritarderanno lattuarsi della profezia. Il persistere del male determiner la ripresa di attivit civili (la navigazione e lagricoltura) e il ripetersi delle imprese eroiche. In una terza e ultima fase (vv. 37-45), corrispondente allet virile del puer, anche questi elementi negativi verranno superati, e let delloro si spiegher nella sua pienezza: ogni forma di lavoro cesser come inutile e luomo vivr in serena comunione con la natura. vv. 46-47 Talia saecla currite concordes Parcae (vedi B e C). Le Parche (o Moire, dal greco moira che significa parte assegnata dal destino) invocano larrivo di unet cos gloriosa, in perfetto accordo (concordes) col volere divino (fatorum numine dal verbo nuto che significa anche annuire col capo). vv. 50-52 Aspice saeclo! (vedi B e C). Con un nuovo imperativo il poeta invita con enfasi commossa il puer a volgere lo sguardo sul brivido di gioia che percorre luniverso. Terrasque tractusque maris caelumque profundum. Il polisindeto, unito alla consonanza sulla s e sulle nasali, unifica tutti gli elementi della natura, partecipi della gioia del venturum saeclum. vv. 53-54 Maneat spiritus (vedi B e C ). Il poeta si augura una lunga vita e una giusta ispirazione poetica (entrambi concetti condensati nel sostantivo spiritus) per celebrare le imprese del puer. Qui alcuni interpreti hanno visto nel puer Ottaviano stesso, intendendo che qui Virgilio si prefiguri come futuro cantore del princeps nellEneide. vv. 55-59 Non me victum (vedi isotopia A). La fiducia del poeta nel proprio canto salda, come indicano luso dellindicativo, modo della certezza, e la risoluta affermazione di superiorit ad Orfeo e a Lino (mitici cantori) che incarnano la forza della poesia, nonch a Pan, dio stesso del canto pastorale, abitatore dellArcadia, terra del canto bucolico, la cui presenza si ricollega allinvocazione iniziale (Sicelides Musae) a ribadire lispirazione bucolica che caratterizza la raccolta. Inoltre, anche la ripresa anaforica dellintero emistichio Pan etiam Arcadia del verso precedente ricorda i modi dei canti amebei (a responsione) tipici delle gare poetiche fra pastori, evocando anche nello stile il tono tipico della poesia bucolica.

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vv. 60-64 Incipe cubili est. Vi un breve e dolce congedo, in cui il poeta augura al piccolo bimbo lamore dei genitori, simboleggiato dal sorriso, necessario auspicio di futura felicit.

2. Nel secondo momento della terza fase, infine, si bader a far emergere tutte le caratteristiche testuali che inseriscono il componimento nel contesto di un genere letterario e che sono chiaro segnale della letterariet dellopera. Si sottolineeranno quindi le particolarit sintattiche, stilistiche e riferimenti intertestuali o echi di altre culture per inquadrare lecloga nellambito di un sistema letterario in cui alla cultura latina si intreccia, come ovvio, anche quella greca. vv. 2/3 arbusta ... humilisque myricae silvas, silvae: metonimia e poliptoto. v. 4 ultima Cumaei carminis aetas: iperbato e chiasmo. vv. 6/7 iam ... iam: anafora v. 6 redit redeunt: poliptoto v. 6 saturnia regna: metonimia v. 7 Nova progenies: perifrasi per indicare il puer dei versi seguenti v. 7 Caelo alto: metonimia per indicare gli di v. 11 Teque te consule: linsistenza sul pronome personale, ribadito in anafora, conferisce solennit allapostrofe diretta a Pollione. v. 13 te duce: ablativo assoluto ellittico del verbo essere v. 15 deum: forma poetica per deorum v. 16 heroas: accusativo plurale di forma greca v. 17 pacatumque orbem: iperbato v. 19 errantis hederas: insistenza allitterante sulla r e sulla s per evocare il serpeggiare degli arbusti in rapido rigoglio. v. 20 fundet: il verbo (lett. versare) sottolinea labbondanza della vegetazione spontanea v. 22 magnos leones: iperbato vv. 24/25 occidet et serpens, et fallax herba veneni / occidet: anafora del verbo, enjambement, chiasmo dei sostantivi, ripetizione della congiunzione v. 24 fallax: ingannatrice, riferito allerba velenosa in quanto cela il proprio pericolo, traendo cos in inganno chi incautamente se ne ciba. v. 25 Assyrium amomum: preziosa pianta orientale
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v. 46 Saecla per saecula vv. 48/49 magnos magnum: poliptoto v. 49 incrementum: per figlio, vocabolo di uso raro, collegato alla radice di cresco dal momento che i figli per gli antichi rappresentavano un incremento di prestigio. vv. 50/52 aspice: anafora v. 52 laetantur ut: anastrofe (subordinata esclamativa o interrogativa indiretta) col verbo allindicativo secondo un uso tipico del parlato qui ripreso per conferire maggiore realismo alla scena v. 54 spiritus et: anastrofe v. 56 mater quamvis adsit: anastrofe e concessiva vv. 58/59 Arcadia: metonimia per Arcadi v. 60 Parve puer: allitterazione v. 62 ripresa anaforica del primo emistichio del v. 60: incipe, parve puer v. 63 nec deus dea nec: anafora della negazione, poliptoto e chiasmo.

4) La riflessione

Nellanalisi testuale dellecloga stato gi detto che vi sono diversi elementi siciliani, cio riferibili a Teocrito di Siracusa (310-250 a.C.), a partire dallinizio; tuttavia le fonti pi dirette di questa ecloga vanno ricercate altrove. Il mito dellet delloro, per esempio, era largamente diffuso nella cultura greca; punto davvio pare essere il poeta Esiodo (VIII-VII a.C.), che nel suo poema Le opere e i giorni (vv. 109-201) ce ne ha lasciato unesposizione particolarmente ricca e dettagliata in cui descrive la decadenza dellumanit attraverso le metafore dei metalli, sempre meno preziosi: oro, argento, bronzo e ferro. A questo proposito si riporta qui la sezione dedicata allet delloro in cui, attraverso le frasi sottolineate, si possono notare subito le somiglianze con lanaloga descrizione virgiliana. Quindi, in questa quarta fase del lavoro il docente legger in traduzione un passo tratto dalle Opere e i giorni di Esiodo per stabilire un collegamento diretto con la fonte da cui Virgilio ha tratto il tema principale dellecloga. Tuttavia questo mito non fu creato da Esiodo, che certamente lo trov gi attivo nella cultura greca. Daltra parte lidea di uno spazio e di un tempo primitivo, lontano dalla sofferenza e dalla morte, diffusa in tutte le culture; ad esempio nella tradizione giudaico-cristiana del Paradiso terrestre (Genesi 2, 8-15). Per sviluppare appieno questo tema sar quindi necessario anzitutto porlo in relazione con il suo modello per evidenziare come il motivo dellet delloro sia stato sviluppato da entrambi e che tipo

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di evoluzione abbia subito nellopera di Virgilio e, in un secondo momento, in che modo Virgilio lo ha trattato nel libro I delle Georgiche. Esiodo, Le opere e i giorni, vv. 109-126 (trad. di L. Magugliani, in Esiodo, Le opere e i giorni. Lo scudo di Eracle, Milano 1998 [1a ed. 1958]): Dapprima unaurea generazione di uomini mortali crearono gli immortali, abitatori delle case dOlimpo: sera ai tempi di Crono, quando egli regnava sul cielo. Gli uomini vivevano come dei, avendo il cuore tranquillo, liberi da fatiche e da sventure; n incombeva la miseranda vecchiaia, ma sempre, fiorenti di forza nelle mani e nei piedi, si rallegravano nei conviti, lungi da tutti i malanni: e morivano come presi dal sonno. Tutti i beni eran per loro, la fertile terra dava spontaneamente molti e copiosi frutti ed essi tranquilli e contenti si godevano i loro beni, tra molte gioie. Ma dopoch la terra ebbe nascosto i loro corpi, essi divennero spiriti venerabili, sopra la terra, buoni, protettori dai mali, custodi degli uomini mortali; e sorvegliano le sentenze e le opere malvagie: vestiti daria, si aggirano su tutta la terra, datori di ricchezze: essi ebbero questo onore regale. Successivamente verranno tradotti i versi 121-154 del libro I delle Georgiche, opera posteriore rispetto alle Bucoliche, in cui Virgilio ha scelto, per descrivere let delloro, una prospettiva temporale diversa. Pater ipse colendi haud facilem esse viam voluit, primusque per artem movit agros curis acuens mortalia corda nec torpere gravi passus sua regna veterno. Ante Iovem nulli subigebant arva coloni; ne signare quidam aut partiri limite campum fas erat: in medium quaerebant ipsaque tellus omnia liberius nullo poscente ferebat. Ille malum virus serpentibus addidit atris praedarique lupos iussit pontumque moveri, mellaque decussit foliis ignemque removit et passim rivis currentia vina repressit, ut varias usus meditando extunderet artis paulatim et sulcis frumenti quaereret herbam, ut silicis venis abstrusum excuderet ignem. 135 12 130 125

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Tunc alnos primum fluvii sensere cavatas; navita tum stellis numeros et nomina fecit, Pleiadas, Hyadas, claramque Lycaonis Arcton; tum laqueis captare feras et fallere visco inventum et magnos canibus circumdare saltus; atque alius latum funda iam verberat amnem alta petens, pelagoque alius trait humida lina; tum ferri rigor atque argutae lammina serrae (nam primi cuneis scindebant fissile lignum), tum variae venere artes. Labor omnia vicit improbus et duris urgens in rebus egestas. Prima Ceres ferro mortalis vertere terram instituit, cum iam glandes atque arbuta sacrae deficerent silvae et victum Dodona negaret. Mox et frumentis labor additus, ut mala culmos esset robigo segnisque horreret in arvis carduus; intereunt segetes, subit aspera silva, lappaeque tribolique, interque nitentia culta infelix lolium et steriles dominantur avenae. il padre Giove, lui stesso, che ha voluto cos difficile la via del coltivare, e per primo fece smuovere con arte la terra dei campi, aguzzando con le preoccupazioni i pensieri dei mortali, per impedire che il suo regno restasse addormentato in un pesante torpore dinerzia. Prima di Giove nessun colono lavorava i campi; neppure segnare i terreni o dividerli con un confine era permesso; i beni acquistati andavano in comune, e la terra da sola recava tutto pi generosamente, senza bisogno di chiedere. Fu lui che forn il veleno malefico ai serpenti neri, che ordin di predare ai lupi e al mare di agitarsi, scosse via il miele dalle foglie e nascose il fuoco e ferm il vino che scorreva ampiamente in ruscelli in modo che il bisogno, poco a poco, forgiasse con la riflessione le diversi arti, e cercasse nei solchi la pianta del frumento, in modo che facesse balzar su dalle vene della selce il fuoco nascosto. Solo allora i fiumi cominciarono a sentire tronchi dontano scavati; allora il marinaio diede numeri e nomi alle stelle le Pleaiadi, le Iadi e la splendente Orsa di Licone. Allora sinvent di prendere le bestie coi lacci e tradirle col vischio e accerchiare coi cani grandi radure. Ecco che uno ormai sferza col ghiaccio un largo fiume, mirando profondo, e un altro tira su le reti gocciolanti dal mare. Allora venne il rigido ferro e la lama della
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sega stridula (perch i primi uomini fendevano il legno con i cunei), allora vennero le tecniche diverse. (trad di A. Barchiesi, in Virgilio, Georgiche, Milano 1989 [1a ed. 1980]) In questo passo tratto dal primo libro delle Georgiche, la frase sottolineata al verso 129 (Ille malum virus serpentibus addidit atris) segna la netta contrapposizione con il verso 24 della IV Bucolica (Occidet et serpens et fallax herba veneni). Evidentemente attraverso tale spia Virgilio vuole comunicarci che nunc ha sviluppato una nuova concezione del lavoro, inteso come dono del Padre agli uomini, affinch le loro menti non si assopiscano nellozio che, per tradizione, genera solo fiacchezza e vizio, e ottunde la mente. La fatica, quotidiana e incessante, la lotta contro il clima e la terra grama, appaiono dunque come le fondamenta stesse di quei mores maiorum che la politica culturale augustea si propone di restaurare. Abbandonato ormai ogni utopistico vagheggiamento di unet delloro perduta per sempre, e che ispirava ancora al poeta i versi delle Bucoliche, ora Virgilio sembra definitivamente approdato ad una visione del mondo pi completa e matura, nella quale il lavoro stesso non pi visto come una condanna divina (come in Esiodo), ma viene al contrario rivalutato nel suo significato profondo e in tutto il suo pregnante valore etico e culturale. Il tutto, bene ribadirlo, in perfetto accordo con lideologia augustea di cui Virgilio portavoce e sostenitore. 5) Il controllo Le fasi di controllo saranno di tipologia varia e serviranno a monitorare il grado di apprendimento dei discenti. Costituiranno elemento di valutazione anche la partecipazione al dialogo educativo, lattenzione e linteresse posto nella trattazione degli argomenti presi in esame. Esempio di verifica n1 Interrogazione frontale orale Esempio di verifica n2 Si richiede lanalisi testuale dei passi della IV ecloga delle Bucoliche al fine di verificare le acquisite conoscenze, competenze e capacit dellalunno:

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CONOSCENZE Che cosa annuncia la profezia cumana ricordata dal poeta al v. 4?

COMPETENZE Perch ai vv. 1-3 Virgilio invoca le Sicelides Musae e che legame c fra esse e i richiami a Pan e allArcadia ai vv. 58-59?

CAPACIT Fra le varie ipotesi sullidentit concreta del puer proposte dagli studiosi quale ti pare pi convincente? Motiva la tua scelta.

Chi la Virgo del v. 6?

Per quale motivo storico il ritorno dellet aurea viene fatto coincidere con il consolato di Pollione?

Lecloga animata da forte spirito religioso e da un senso di attesa messianica. Da quali elementi traspare questa tensione e qual la sua causa storica?

Chi erano le Parche e che ruolo hanno nel carme?

Esempio di verifica n3 Sicelides Musae, paulo maiora canamus! Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae: si canamus silvas, silvae sint consule dignae. Ultima Cumaei venit iam carminis aetas; magnus ab integro saeclorum nascitur ordo. Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto. Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum desinet ac toto surget gens aurea mundo, casta fave Lucina: tuus iam regnat Apollo. Teque adeo decus hoc aevi, te consule, inibit, Pollio, et incipient magni procedere menses; te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri, inrita perpetua solvent formidine terras. 10 5

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a) traduci questi versi b) rintraccia le isotopie, evidenziando le parole chiave e i versi che le esprimono c) analizza tutti gli elementi di letterariet che vi riconosci. Esempio di verifica n4 Virgilio, per descrivere let delloro nella IV Bucolica, ha scelto una prospettiva temporale diversa da quella usata nelle Georgiche. Individua le due differenti collocazioni dellet delloro nel tempo, rispetto al momento della enunciazione (lhic et nunc del testo), motivando la risposta con qualche citazione latina da ciascuna delle due opere. Descrivi in un breve testo (10 righe) la concezione virgiliana del lavoro come emerge dal passo delle Georgiche. Confrontala poi con la concezione del lavoro in Esiodo, dopo aver descritto questultima in un breve testo. TEMPI Per lo svolgimento dellunit didattica si prevede un totale di 8 ore di lavoro in classe; si prevede inoltre che gli studenti lavorino a casa sul testo, guidati dal docente e da ci che via via si propone durante le lezioni. Allinterno delle ore previste sono compresi momenti diversificati di verifica. Si ritiene essenziale mantenere un margine di almeno unora (o pi, se necessario) per un eventuale recupero in itinere.

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