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Pino Blasone

Cinque ritratti di donne a Palermo

1 Madonna Hodigitria o Odigitria di Calatamauro, mosaico: Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis; e particolare di Hodigitria affrescata: Chiesa inferiore di S. Maria delle Grazie, presso Cappella Palatina, Palazzo dei Normanni, Palermo Colei che mostra la via Per chi non vi sia nato e cresciuto, pu non essere immediatamente facile capire una citt complessa e a volte contraddittoria come Palermo. per agevole e auspicabile imparare a comprenderla e apprezzarla con lo sguardo, in maniera graduale e selettiva. Dal punto di vista storico-artistico, un buon punto di partenza la Galleria Regionale della Sicilia, situata nel tardo gotico Palazzo Abatellis. Ultimamente restaurato e riaperto al pubblico nel 2009, di per s esso meriterebbe una visita. Iniziamo dal piano nobile della
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pinacoteca, sala VII dedicata alla pittura del basso Medioevo. L si trova un frammento musivo raffigurante la Madonna Hodigitria, probabile artefatto di maestro greco bizantino. Risalente al secolo XIII, esso stato asportato da una parete della chiesa dellAbbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, in provincia di Palermo. Ci ha fatto s che questo stupendo mosaico superstite fosse anche denominato Madonna o Odigitria di Calatamauro. In realt la Hodigitria, alla lettera colei che indica la via, era una delle principali tipologie riservate alla raffigurazione della Madonna nella iconografia bizantina. In tale tipo di rappresentazione, con una mano Maria regge in braccio il Bambin Ges, di solito ritratto nellatto di benedire, mentre con laltra generalmente, la destra ella lo indica, rivolta verso losservatore del dipinto. Va da s che Ges stesso, ossia il Cristo e la sua dottrina evangelica, la via metaforica proposta ai fedeli, per quanto riguarda sia la loro condotta di vita in questo mondo sia le prospettive di salvezza ultraterrena. In Sicilia, la devozione allicona della Hodigitria incontr tali favore e diffusione, che ancor oggi non si contano i luoghi di culto intitolati alla Madonna dItria, deformazione popolare linguistica dellespressione italo-greca Madonna Hodigitria. Questultima stata altres assunta in quanto patrona nel qual caso, meglio sarebbe dire matrona protettrice dellintera isola. Originario di Costantinopoli, il tipo di sacra immagine della Hodigitria non ebbe fortuna solo in Sicilia, bens ovviamente anche in Grecia e in tutta larea influenzata dalla religiosit e cultura bizantine, ivi compresa la Russia cristiano-ortodossa. Qui conviene cercare un possibile termine di paragone nella stessa Palermo. Se si escludono un paio di esempi nel Museo Diocesano, di cui uno manomesso e rovinato, lo troviamo presso la Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni. Nellannessa Chiesa inferiore di S. Maria delle Grazie, questaltra Hodigitria non un mosaico ma un affresco del secolo XII (di uno analogo resta solo la parte inferiore, in S. Giovanni degli Eremiti). Ella vi dipinta a figura intera, seduta maestosamente su uno scanno e col Bambino in braccio, nello stesso atteggiamento che abbiamo visto per la pi tarda Madonna di Calatamauro. Rispetto a questultima, lesecuzione appare un po pi rozza e sommaria, dal punto di vista pittorico. In entrambe, ci che contrasta con la maest del tutto lespressione triste del volto e dello sguardo, quasi che Maria intenda onestamente comunicare un preveggente avvertimento allosservatore: la via che lei mostra non pu essere intrapresa senza passione e sofferenza. Non c dubbio, il modello della Hodigitria secondo una leggenda attribuito a San
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Luca evangelista, poi mille volte ripreso e appena variato raggiunge nella Madonna di Calatamauro una delle migliori espressioni. Lo sfondo paradisiaco dorato anticipa quello prossimo di alcune Madonne dipinte senesi. linizio di un percorso artistico, che da una ossequiosa ripetizione porta a una decisiva differenza, se non gi innovazione. Anche la frammentariet dellopera pervenutaci assai relativa. Infatti, essa presenta tracce di una cornice pure in mosaico lungo i margini superiore e inferiore. Il particolare sta ad attestare che la forma originale per cui non rimane testimonianza documentaria doveva essere quella di un pannello isolato o simulato allinterno di un contesto musivo, a ogni modo di poco variante rispetto alle dimensioni attuali. A tutti gli effetti, lOdigitria di Calatamauro doveva fungere da icona, intesa a esercitare una suggestione devozionale oltre che artistica. Resta da chiedersi come mai la forma della Hodigitria riscosse successo in Sicilia e in generale nellItalia meridionale, forse pi che altrove. Non va dimenticato che lItalia del Sud per lo pi coincide con lantica Magna Grecia. Allora, uno dei motivi plausibili pu essere individuato nella permanenza nellinconscio collettivo di un archetipo femminile, tipico della cultura italico-ellenica e di una visione del mondo mediterranea. Una dea che indica la via il personaggio centrale gi nel poema Sulla Natura del filosofo Parmenide di Elea, almeno nei lunghi frammenti che ce ne sono rimasti. Sebbene intuibilmente diversa da quella proposta dalla Hodigitria, anche la via indicata dalla dea non affatto facile da intraprendere. Essa parte da un bivio che implica una scelta la quale non solo di pensiero ma pure esistenziale, anzi essenziale. Legata proprio alla Hodigitria, una leggenda del nostro Sud narra di questa icona della Madonna trasferita da un paese allaltro, in cerca del luogo adatto per edificare un santuario in suo onore. Miracolosamente, essa si arresta a un bivio, cofermando cos simbolicamente il suo compito di indicare la via da percorrere.

2 Antonello da Messina, Annunziata: Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis, Palermo; e Bernardo Cavallino, Vergine Annunziata: National Gallery of Victoria, Melbourne La vacanza dellangelo Probabilmente, unicona come quella della Hodigitria attingeva parte della sua forza e ascendente dal fatto di mantenersi fedele a un prototipo, e di essere insieme uno stereotipo e un archetipo. Nondimeno, con lavvicinarsi di un rivolgimento epocale quale lavvento della modernit, unaltra effigie pure mariana si accinse a uguagliarne il primato nei favori dei devoti e nellispirazione degli artisti. Implicando un annuncio rivolto al futuro oltre che una indicazione per il presente, questa sacra imagine pot meglio interpretare e rappresentare una crescente istanza o speranza di progresso, pur restando coerente col messaggio evangelico. Si tratta della Vergine Annunziata. Nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento, pi in generale la scena dellAnnunciazione diviene uno dei soggetti preferiti da parte dei pittori. A tale tendenza non fa eccezione Antonio di Giovanni de Antonio, detto Antonello da Messina. Il maggior artista siciliano del Quattrocento, e uno dei pi grandi di ogni tempo e luogo, dipinse almeno due Annunciazioni: una nel 1473 e laltra nel 1474. La prima di esse in realt composta da due pannelli affrontati e fa parte del Polittico di San Gregorio, custodito nel Museo Regionale di Messina. Nel pannello di sinistra compare langelo annunciante, in quello di destra Maria. Una Annunciazione unitaria quella alquanto danneggiata, nel Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa. Vi
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figurano sia langelo sia la Madonna, in un interno domestico. in questo periodo della produzione relativa di Antonello che si ha un mutamento pressoch inedito. LAnnunziata diventa soggetto pittorico autonomo, a discapito dellarcangelo, che viene escluso dalla composizione e sottinteso allo sguardo dellosservatore. Ci avviene nella Vergine Annunziata del 1475-76, conservata nella Alte Pinakothek a Monaco di Baviera. Nel 1476 circa, lautore realizza il suo capolavoro assoluto, lAnnunziata che pu essere ammirata nella sala X del Palazzo Abatellis a Palermo. Le date sono purtroppo approssimative, e la successione delle opere qui ipotetica, improntata a un criterio logico pi che cronologico. Sia nel Polittico di San Gregorio sia nellAnnunciazione di Siracusa, le Annunziate raffigurate sono piuttosto convenzionali. In entrambi i casi esse sono ritratte non di profilo n di fronte, ma viste di tre quarti. Lo sguardo rivolto verso il basso; le mani sono incrociate sul petto; il capo scoperto. Nel primo caso il particolare di pochi volumi chiusi, poggiati in basso su un ripiano, presumibilmente testi biblici, rimanda tuttavia alla cultura religiosa della bella persona ritratta. Il tema verr sviluppato nei dipinti successivi, dove il libro diventa unico e aperto davanti a lei, come se Maria sia stata interrotta durante la lettura dallevento straordinario. La Vergine Annunziata di Monaco mantiene le mani umilmente incrociate sul petto, ma ora la sua posizione quasi frontale. Il suo sguardo sollevato diretto oltre il margine sinistro del quadro, dove si presuppone la presenza dellarcangelo. NellAnnunziata di Palermo, la torsione della figura della giovane ormai completa, rispetto alliconografia tradizionale. Non solo la sua posizione frontale; anche lo sguardo intenso e pensoso pu essere meglio intercettato dallosservatore virtuale, in maniera tale che il posto occupato da questultimo e quello presupposto dellangelo vengono in pratica a coincidere. Tanto non basta, perch pure le mani della Madonna non sono pi conserte sul suo seno. Una di esse si protende anzi in avanti, quasi fuori del quadro, verso langelo o losservatore che sia, in un gesto che pu essere interpretato come interdetto e interrogativo o perplesso e inquisitore a secondo dei rispettivi casi. Tecnicamente, lillusionistica fuoriuscita del gesto dalla superficie pittorica ricorda da vicino unaltra opera di Antonello, il Salvator Mundi ovvero Cristo benedicente datato 1475 e oggi alla National Gallery di Londra. Ma il diverso momento narrativo riflesso pu suggerire unallusione al contesto storico corrente, che non dato percepire con la stessa pregnanza nel ritratto tendenzialmente atemporale di un Ges adulto e redentore. Quale modernit?: sembra
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infatti cos suonare la tacita e accorata domanda, posta da questa Maria ormai pienamente e consapevolmente rinascimentale. Un velo azzurro sul capo, che scende sui due lati intorno allovale del viso, le conferisce dignit e la accomuna peraltro allAnnunziata di Monaco. Nel Salvator Mundi di Londra, nellAnnunziata di Monaco e in quella di Palermo, una catteristica comune lo sfondo scuro uniforme. Esso si distingue sia da uno ambientale come quello dellAnnunciazione di Siracusa, sia a maggior ragione da quello color oro della Odigitria di Calatamauro e di tante sue immagini sorelle bizantine. Se lo sfondo dorato evocava la dimensione del sacro, quello scuro, che verr adottato dal caravaggismo di l da venire, pu in qualche modo evocare le profondit dellinconscio. Da ultimo, lAnnunziata di Palermo pu essere paragonata proprio con un capolavoro del caravaggismo napoletano: la Vergine Annunziata di Bernardo Cavallino, eseguita nel 1645-50 e oggi nella National Gallery of Victoria a Melbourne. Malgrado la distanza di tempo fra loro, le due opere hanno molto in comune, a partire dalla presenza-assenza dellangelo. NellAnnunziata di Melbourne, ritratta di profilo, quella vacanza diviene decisamente abbandono e solitudine, appena rischiarata da una luce supernaturale dallesterno del quadro. Ecco una mezza verit artistica affiorare alla coscienza: tutte queste Annunziate non sono che immagini dellanima.

3 Tommaso de Vigilia, particolari di affresco con le Sante Agata e Lucia (a destra): Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis, Palermo La portatrice di luce

Antonello da Messina non fu lunico pittore siciliano celebre nella seconda met del Quattrocento. Ce n almeno un altro, oggi sfortunatamente quasi dimenticato e di cui non si sa molto, anche perch gran parte delle sue opere andata persa o dispersa. Si tratta di Tommaso de Vigilia, attivo dal 1444 al 1497 e che ebbe bottega a Palermo dal 1451, bench la sua prima opera rimasta risalga al 1460. Di lui, nella sala IX del Palazzo Abatellis, esposto un riquadro davvero notevole, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria di Risalaimi, internamente affrescata intorno al 1470. Esso contiene e raffigura quattro martiri cristiane, allora particolarmente venerate in Sicilia: Anastasia, Agata, Lucia e Apollonia. Agata e Lucia lo sono ancor oggi soprattutto a Catania e a Siracusa, di cui rispettivamente sono native e sante protrettrici. Agata stata anche patrona di Palermo, prima di venir affiancata o sostituita da Santa Rosalia. Sebbene in maniera ideale, le storie pi o meno leggendarie di Agata e Lucia sono collegate fra loro. Non a caso, le due giovani sono ritratte insieme e in posizione centrale rispetto alle altre, le figure delle quali risultano alquanto deteriorate. Se confrontato con quello di Antonello da Messina, lo stile del De Vigilia somiglia non poco alla prima maniera del pittore suo conterraneo e coevo, quella che si evidenzia ancora in opere quali il Polittico di San Gregorio e lAnnunciazione di Siracusa su menzionati. Vale a dire, la forma pittorica ormai quasi pienamente rinascimentale, ma specialmente limpianto della composizione resta ancorato a una tradizione iconografica tardo-medievale. Nellaffresco qui in questione le antiche martiri sono rappresentate in sequenza, frontalmente e a due terzi della figura. Esse si distinguono le une dalle altre non soltanto per le didascalie loro affiancate, ma anche in base a specifici attributi. Fra loro, mettiamo subito a fuoco la pi rinomata in un raggio nazionale e internazionale, Santa Lucia. Di per s, ella spicca per la bellezza verginale della persona, per lo sguardo limpido e luminoso diretto verso losservatore, e in generale per laccuratezza del disegno. Nella sua mano destra, un ramo di palma simboleggia il martirio. La sinistra regge un piatto, su cui poggiato un paio di occhi, particolare macabro se non fosse usuale attributo della santa. Il particolare iconico rimanda a uno narrativo, inerente alla leggenda che si sovrapposta alla personalit storica di Lucia. Gli occhi le sarebbero stati cavati, in quanto tortura preliminare alla sua uccisione, o addirittura la vergine si sarebbe accecata da s, per dissuadere un pretendente indesiderato e imposto o importuno. Sia il suo nome sia la purezza congeniale dello sguardo, sia lattributo distintivo a lei associato, hanno comunque
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a che vedere con la luce. Solo di conseguenza le stato ascrittto un ruolo protettore della vista, o ispiratore di beatifiche visioni. N sembra fortuito che il suo giorno celebrativo liturgico ricorre il 13 dicembre, data prossima al solstizio dinverno. In merito indicativa la ricezione nord-europea del personaggio, che in Svezia viene interpretato da una ragazza recante sul capo una coroncina di candele accese, probabilmente cos cristianizzando e assimilando un vecchio rito pagano. pur vero che Siracusa dedica alla sua patrona unaltra festa ben pi primaverile, nella prima domenica di maggio. Alla lontana ci pu rammentare il culto della Kore o dea Persefone, diffuso nella Magna Grecia: il suo immergersi nella tenebra e poi riemergere alla luce, in sintonia con la rinascita stagionale della vegetazione. Tornando alliconografia, da notare che gli occhi su un piattino non sono lunico simbolo distintivo di Santa Lucia. A confermare la sua missione foriera di luce, pi di rado ella raffigurata mentre regge in mano un piccolo recipiente con una fiammella, in pratica una lucerna. La sua statua processionale argentea nella Cattedrale di Siracusa, eseguita dal palermitano Pietro Rizzo nel 1600, esibisce una patera contenente sia un paio di occhi sia una fiamma. Nellantica mitologia greca, una dea munita di torcia era Ecate, a volte addetta a rischiarare la via nellaldil. Meglio, larchetipo della portatrice di luce pu essere rintracciato nel mito di Arianna, a Creta altrimenti appellata Aridela la ben visibile secondo una testimonianza del grammatico Esichio di Alessandria. Il dio Dioniso le avrebbe donato una corona risplendente. N escluso che sia stata questa piuttosto che il proverbiale gomitolo di filo, in una versione arcaica del mito, ad aiutare leroe Teseo a penetrare e a uscire dal tenebroso Labirinto, dopo luccisione del mostruoso Minotauro. La luce spirituale irradiata da Lucia sembra, per la verit, pi adatta a illuminare i meandri della psiche. Nella Divina Commedia di Dante Alighieri, Lucia funge da mediatrice privilegiata fra il poeta e la Madonna. Per essere pi precisi, ella figura intermedia fra lamata Beatrice e la venerata Maria. Le tre donne stanno a rappresentare allegoricamente altrettanti gradi di unascesi iniziatico-contemplativa dalla condizione umana alla soglia del divino, che passa attraverso il riscatto di s e la redenzione. Nella cantica dellInferno, la stessa Madonna a raccomandare Dante a Lucia dagli occhi lucenti, affinch lei si muova in suo soccorso. Ancora, nella seconda cantica, Lucia dagli occhi suoi belli a guidare il poeta in trance sul cammino verso la porta dingresso al Purgatorio. Se la Madonna Hodigitria aveva indicato la via, come abbiamo visto qui sopra, Lucia colei che la illumina. Soprattutto,
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nella cantica del Paradiso, la santa intercede presso Maria, perch Dante possa accedere alla visione divina. Non meraviglia che, gi nella iconografia tardo-medievale, almeno due sante si contendano il primato della rappresentazione: Lucia e Maria Maddalena. Di questultima abbiamo occasione di occuparci subito dopo, lungo il nostro itinerario artistico palermitano.

4 Andrea Vaccaro, Maddalena penitente: collezione presso il Monte di Piet, Napoli; e La Maddalena: Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis, Palermo La cortigiana ravveduta Sovente e di riflesso, i labirinti dellanima lo sono anche della storia umana. Nemmeno la luce della fede religiosa di una Santa Lucia sempre sufficiente a rischiararli. La modernit occidentale ha disputato a lungo, e conflittualmente, sul dilemma se i lumi della grazia trascendente e di una ragione immanente possano essere complementari o alternativi. Appena uscita dal Medioevo, lAnnunziata di Palermo, capolavoro di Antonello da Messina, aveva validi motivi per mostrarsi preoccupata e ammonitrice, pur nel rispetto del libero arbitrio a lei connaturato. La modernit nasce come sbilanciata o contraddittoria. Pochi anni dopo lopera di Antonello, Isabella di Castiglia patrocina la cosiddetta scoperta dellAmerica, nel contempo espellendo gli ebrei dai possedimenti della Corona di Spagna, ivi comprese Palermo e la Sicilia. La regina e il re Ferdinando II dAragona erano stati inoltre responsabili di aver introdotto nei loro regni la cos definita Santa Inquisizione.
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Presto il contrasto fra Riforma protestante e Controriforma cattolica sconvolger lEuropa. Al Rinascimento succeder un prolungato periodo di oscurantismo e parziale regressione. Nella pittura sacra, la Maddalena penitente assurge gradualmente a drammatica icona di questepoca travagliata. Sebbene con scarsi e dubbi fondamenti evangelici, si afferma sempre pi la leggenda di una Maria di Magdala prostituta pentita e convertita. Suo attributo un vasetto preferibilmente di alabastro, contenente lunguento di mirra con cui ella avrebbe unto il corpo di Ges defunto, o una fiala di balsamo di nardo con cui avrebbe strofinato i piedi di lui ancora vivente. I lunghi capelli, con i quali questa Maria avrebbe poi asciugato i piedi del Cristo nel racconto evangelico, figurano per lo pi sciolti e fluenti. Spesso associato o sostituito al primo qualora la santa sia ritratta da penitente, altro iconema distintivo un teschio umano. In quanto oggetto di meditazione da parte di lei, esso evoca la precariet dellaspetto e dellinvolucro fisici o pi in generale la biblica massima vanit delle vanit, tutto vanit, riferita alla illusoriet e caducit delle cose di questo mondo. Nella pinacoteca di Palazzo Abatellis, nuova sala rossa, tale tipologia di ritratto degnamente rappresentata da La Maddalena del secentista napoletano Andrea Vaccaro, appartenente alla stessa scuola caravaggista del suo amico Bernardo Cavallino qui sopra citato. Bench penitente, la Maddalena di Vaccaro di una prorompente bellezza, che labito appena discinto lascia generosamente immaginare oltre che vedere, il che una circostanza comunque moderna. Essa sussiste in tre versioni pittoriche, distinguibili per variazioni secondarie. Le altre due si trovano rispettivamente nel Museo Diocesano di Salerno e nel Museo dellErmitage di San Pietroburgo. In tutte, la sua figura si staglia su uno sfondo scuro, come abbiamo visto per le Annunziate isolate di Antonello da Messina o per quella dipinta da Cavallino. Le mani incrociate sul petto trattengono la veste, quasi a proteggersi da sguardi indiscreti o da residue tentazioni della carne. Lespressione del viso malinconica o nostalgica, simile a quella di una innamorata. Lo sguardo languido tuttavia levato al cielo. Contrastante con la sensualit del personaggio, il particolare del teschio si accompagna a quello di un vecchio libro, attendibilmente sacro, su cui esso poggiato. Ovviamente, La Maddalena due volte copiata da Vaccaro rimanda indietro con la mente alle umanissime Maddalene di Michelangelo Merisi da Caravaggio, addolorate, penitenti o in estasi che fossero. Ma quelle dellartista lombardo non erano ancora calate dentro un clich, il che, per quanto sia, differenzia la pittura inventiva da una iconografia.
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La creativit di Vaccaro sta nellesprimere il miglior potenziale di quello che gi uno stereotipo. La genialit del Caravaggio era consistita nel raffigurare le fasi di un turbamento, nonch labisso di una solitudine. Se nelle Annunziate di Antonello abbiamo la vacanza apparente dellangelo, qui la mancanza fisica di Ges il vero tormento e colpevole rimpianto. Se Dante pu essere considerato il poeta di Santa Lucia, almeno in parte il Caravaggio pu venire individuato come il pittore di Maria Maddalena, nel senso che questo soggetto fu da lui avvertito come psicologicamente affine. Nella sua scia, Vaccaro invece affetto da una specie di coazione a ripetere lo stesso dipinto. O forse la committenza, sedotta dal primo esemplare oggi non identificabile in quanto tale, gli impose limpresa, sempre che una o due delle versioni che ci sono giunte non siano copie altrui a lui stesso ascritte. Sta di fatto che la versione palermitana sembra essere la pi equilibrata e la meno barocca per pi versi, quali lespressione del volto meno enfatica rispetto a quella di San Pietroburgo o lazzurro dellabito meno acceso rispetto a quella di Salerno. Sussiste poi unaltra e diversa Maddalena penitente di Vaccaro, risalente al 1645 circa e oggi nella sezione museale del Monte di Piet a Napoli. Ancor pi che penitente, questa una Maddalena in estasi, ritratta al termine del suo percorso ascetico come la Maria Maddalena in estasi dipinta dal Caravaggio intorno al 1606 e pervenutaci in ben otto copie, la pi fedele alloriginale delle quali presumibilmente quella custodita in una collezione privata a Roma. Se confrontata col modello caravaggesco, la santa ritratta dal pittore napoletano emerge dalla penombra in una maggiore e pi audace nudit, che i lunghi capelli riescono a stento a coprire o dissimulare. Il che conferma lo stile di Vaccaro in quanto naturalismo erotico, del resto non estraneo in senso allegorico ai grandi mistici del Cinquecento.

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5 Francesco Laurana, Ritratto di Eleonora dAragona: Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis, Palermo Una principessa misteriosa Le icone della Madonna Odigitria, della Vergine Annunziata, di Santa Lucia e di Maria Maddalena, hanno segnato le tappe di una nostra visita ideale allinterno della Galleria Regionale della Sicilia. Tre donne adottive palermitane, in effetti tante quante aiutarono Dante nel suo poema a evadere dalla selva oscura per raggiungere la divina visione. A noi basterebbe avere una visione meno superficiale o prevenuta di Palermo, e dellisola mediterranea di cui essa capoluogo. Possono le donne ritratte nel Palazzo Abatellis favorirci in tal senso? Hanno esse ancor oggi qualcosa da dire, o da mostrare, cos che riusciamo a vedere la realt restituita al suo sfondo? Si obietter che finora non solo non siamo usciti dalledificio nel centro storico della citt, ma che le opere del passato su cui abbiamo soffermato la nostra attenzione competono tutte allarte sacra, quasi che la cultura locale non abbia mai saputo davvero affrontare una moderna conversione alla laicit. Cercando qualche risposta a tali ipotetici interrogativi o obiezioni, scendiamo al pian terreno. L finalmente, nella sala IV, possiamo concentrarci su unopera di soggetto non religioso. il busto marmoreo intitolato a Eleonora dAragona, dello scultore dalmata Francesco Laurana alias Franjo Vranjanin, che oper in Sicilia a pi riprese. Durante uno di

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questi soggiorni, allincirca nel 1468 o nel 1488, lartista avrebbe realizzato lartefatto, che mostra influssi figurativi sia di Piero della Francesca sia di Antonello da Messina. Ci, su commissione di Carlo Luna, signore di Sciacca. Essendo le Eleonore dAragona storiche pi duna, esso dovrebbe raffigurare una di loro, nipote del re di Sicilia Federico dAragona e ava del Luna. Fatto sta che questa Eleonora era morta nel 1405. Il capolavoro di Laurana sarebbe un ritratto di gran lunga postumo nonch monumento funebre, proveniente dal monastero di S. Maria del Bosco di Calatamauro, dove la nobildonna fu sepolta. Per quanto fondata, la ricostruzione indiziaria risulta un po macchinosa. Non sorprende che certi studiosi abbiano proposto leffigie di una principessa della corte napoletana, in alternativa. Altra via dindagine un paragone con i restanti busti femminili del maestro, specializzato nel genere a tal punto, che essi possono apparire altrettante variazioni sullo stesso tema. Effettivamente, egli ritrasse sia una Beatrice dAragona (ca. 1475; Frick Collection, New York) sia una ancor oggi policroma Isabella dAragona (ca. 1487; Kunsthistorisches Museum, Vienna), ma anche una Battista Sforza (ca. 1474; Museo del Bargello, Firenze). Vale a dire che Laurana non fu ritrattista esclusivo della casa dAragona. Il pi simile alla scultura di Palermo per lanonimo Busto di principessa al Louvre di Parigi. Anzi, ci sono pochi dubbi che si tratti dello stesso soggetto o modella. E questa pu essere una spiegazione pertinente al piccolo mistero. Se vera lipotesi che il busto nel Palazzo Abatellis ritrae lEleonora scomparsa nel 1405, lassenza del modello reale e la distanza di tempo consentivano allautore maggiore libert espressiva, nel senso di una metafisica bellezza o in quello meno ideale che egli poteva esaltarvi la sua modella favorita. Sia pure come figurante, una volta tanto una comune mortale poteva prendere il posto di una aristocratica, defunta. In via del tutto fantastica, nemmeno da escludere che noi abbiamo due copie leggermente differenti dello stesso ritratto, perch lautore voleva tenere per s quella attualmente nel Museo del Louvre, sempre che non risponda a verit qualche perplessit sulla sua autenticit (la prima documentazione relativa allopera solamente del 1818, a Versailles). Fortunatamente non sussistono dubbi, almeno sulla paternit e valore artistici dellEleonora dAragona di Palermo. Testa, collo e spalle, formano una struttura di puri volumi geometrici. I capelli raccolti in una cuffia fanno risaltare lovale perfetto del viso e la minuta finezza dei lineamenti. Le sopracciglia sono tratteggiate molto alte, rispetto agli occhi dalle palpebre semi-abbassate, in modo da suggerire nobilt dellespressione e
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sguardo distaccato sul mondo. Le labbra appena atteggiate a un sorriso di cortesia ricordano la statuaria gotica, mentre gi anticipano lenigma della Gioconda di Leonardo da Vinci. Quali che siano lorigine occasionale del ritratto e lidentit della donna ritratta, lacquisizione estetica e perfino etica della sua imagine alla citt ospitante notevole, almeno da parte di una lite colta. Una nota fotografa palermitana, Letizia Battaglia, ha prodotto nel 2010 un fotomontaggio, che infine proietta limmagine e noi stessi fuori dalla dimensione museale, nel cuore ancora dolente di una cronaca recente. In primo piano, la faccia di Marta, una graziosa ragazza palermitana, con gli occhi ben aperti. Alle sue spalle, sorpendentemente somigliante, il mezzo busto di Eleonora dAragona, con le sue palpebre di marmo semi-abbassate. Sullo sfondo scuro caravaggesco, con gli occhi chiusi, met volto di Rosaria Schifani, giovane vedova dellagente di scorta Vito assassinato dalla mafia anni fa assieme al giudice Giovanni Falcone. Tre donne il titolo allusivo dellopera, di plausibile memoria dantesca. Se insieme congiunte, la speranza nel futuro e la gloria di un passato possono e devono farcela contro le aberrazioni del presente. Tale messaggio traspare dalla foto artistica, che ben figurerebbe come insegna allingresso di Palazzo Abatellis.

6 Letizia Battaglia, Tre donne: foto di copertina del volume a cura di Giovanna Calvenzi, Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni; Milano: Bruno Mondadori, 2010 Altri saggi dello stesso autore, in italiano, agli indirizzi Web:

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http://www.scribd.com/doc/2078222/Tempo-spazio-e-narrazione http://www.scribd.com/doc/2181646/Il-Labirinto-e-il-Mandala http://www.scribd.com/doc/2257952/Sillogistica-figurata http://www.scribd.com/doc/2297024/I-cigni-e-la-luna-Archeologia-dellEssere http://www.scribd.com/doc/2531989/Nonostante-Raffaello-Altre-Annunciazioni http://www.scribd.com/doc/2533685/Zoom-su-Ernst-Bloch http://www.scribd.com/doc/3458860/Il-canto-delle-Sirene-o-le-voci-di-dentro http://www.scribd.com/doc/3461604/Alcesti-la-donna-che-visse-due-volte http://www.scribd.com/doc/38852748/Immagini-del-pensiero http://www.scribd.com/doc/43856778/Stupor-Mundi-la-meraviglia-filosofica http://www.scribd.com/doc/48276061/Orientalismo-stereotipi-e-archetipi

7 Charles Roffey e Stefania Stesitula (rispettivamente), particolari di foto amatoriali scattate nelle vie di Roma in coincidenza con la mostra Antonello da Messina: Scuderie del Quirinale, 2006; cfr. i siti Web http://www.flickr.com/photos/charlesfred/143316287/in/favesmenesje/ e http://www.flickr.com/photos/farocchia/150524253/in/favesmenesje/ Copyright pinoblasone@yahoo.com 2011
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