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Pino Blasone

LAquila: Madonne, rosoni e chiostri

1 Madonna di Pietranico, dalla Chiesa di S. Michele e S. Giusta a Pietranico, nel Museo Nazionale dAbruzzo a LAquila. In origine il Bambino poggiava sulle sue ginocchia, secondo il modello tardogotico della Madonna adorante il Bambino, quale nella pittorica Nativit o Adorazione del Bambino di Gentile da Fabriano, oggi al John Paul Getty Museum di Malibu, Los Angeles (a destra)

Terracotta, pietra e legno Dopo il disastroso sisma che ha colpito LAquila nel 2009, e dopo i restauri specifici che si sono resi necessari, paradossalmente le Madonne gi custodite nel Museo Nazionale dAbruzzo sono tornate in mezzo alla gente. Quasi trasformate in messaggere itineranti, esse si sono mobilitate, non disdegnando di esibirsi in gruppi e manifestare a favore della ricostruzione del centro storico di una delle citt darte pi belle e relativamente meno conosciute dItalia. In effetti, tra il 2009 e il 2011 si sono avute non poche mostre sul tema, con notevoli successo di critica e afflusso di pubblico: Terra Madre Abruzzo a Teramo, 1

Pescara e Chieti; Antiche Madonne abruzzesi e Le belle e dolci Madonne del Rinascimento, al Castello Piccolomini di Celano; Antiche Madonne dAbruzzo. Dipinti e sculture lignee medioevali dal Castello dellAquila, nel Castello del Buonconsiglio a Trento; La Sapienza risplende. Madonne dAbruzzo tra Medioevo e Rinascimento, al Museo della Citt di Rimini. Sul momento, questultima tuttora in corso di svolgimento. Nel 2011 lappena restaurata Madonna di Pietranico ha perfino raggiunto New York, per essere temporaneamente esposta nello Italian American Museum, come ambasciatrice dellarte abruzzese e testimone di un suo possibile recupero e auspicabile rinascita, contro ogni rischio di rassegnazione o indifferenza. Nel caso in questione, il restauro stato particolarmente difficile e impegnativo, ma la comunit italo-americana ha generosamente contribuito a finanziarlo. Scultura in terracotta originariamente policroma, eseguita tra la fine del XV secolo e gli inizi del successivo, lopera era ridotta in 24 pezzi e altri risultavano mancanti. Maria raffigurata seduta su uno scanno, con le mani prossime a congiungersi in un gesto di preghiera o di adorazione, mentre un dolce sguardo rivolto al Bambin Ges che doveva essere disteso sulle sue ginocchia. Proveniente dalla Chiesa di San Michele e Santa Giusta a Pietranico, in provincia di Pescara, la statua era approdata al Museo del Castello cinquecentesco dellAquila nel 1932, in occasione di un precedente restauro.1 Essa faceva parte di una minoranza di Madonne in terracotta o in pietra, ospiti dello stesso museo. La maggioranza scolpita in un materiale ancor pi umile, il legno. Fra quelle gi nel museo, per la verit la statua in pietra una sola. Questa pure risale alla fine del XV o agli inizi del XVI secolo, e proviene dalla basilica aquilana pi bella e famosa, S. Maria di Collemaggio. Non per niente essa fu attendibilmente eseguita nella cerchia dello scultore pi importante della citt, Silvestro di Giacomo detto dellAquila o a volte Ariscola, ma nativo di Sulmona e allievo di Andrea dellAquila. 2 Sia la fittile
1 Cfr. Lucia Arbace e Elisabetta Sonnino, La Madonna di Pietranico. Tradizione e tecnologia nel restauro di unopera, ediz. italiana e inglese, ZiP Adv, Pescara 2011; e il catalogo Antiche Madonne dAbruzzo. Dipinti e sculture lignee medioevali dal Castello dellAquila, a cura di L. Arbace, con testi di Gaetano Curzi, Alessandro Tomei e Marta Vittorini: Umberto Allemandi & C. editore, Torino 2011. Altro catalogo generalmente pertinente : Beautiful LAquila must never die / LAquila bella mai non po perire, relativo alla mostra sullarte aquilana tenutasi a LAquila nel luglio 2009; Gangemi, Roma 2009. Una serie di studi pi specifici nel volume Larte aquilana del Rinascimento curato da Michele Maccherini, Edizioni LUna, LAquila 2010. 2 Fatta eccezione per lemergere della personalit di Giovanni di Biasuccio, sulla cerchia di Silvestro dellAquila resta valido quanto in AA. VV., LAquila citt del novantanove, nella storia e nellarte, G. Tazzi editore, LAquila 1974; p. 187: I raffinati modelli di Silvestro

Madonna di Pietranico sia questa in pietra seguono comunque schemi compositivi, adottati dallartista rinascimentale. Ritratta in posizione frontale, anche la seconda siede su un basso sedile, pi che su un vero e proprio trono o cattedra. Un velo copre il capo, scendendo intorno allovale del viso; lo sguardo maggiormente orientato verso losservatore, ma meno confidenziale. Soprattutto, il Bambino poggia sulle ginocchia della madre, sebbene in questo caso egli sia seduto anzich sdraiato e supino. Purtroppo, ne mancano la testa e le piccole braccia. La mano destra materna lo sostiene premurosa, mentre la sinistra regge il codice di un testo evidentemente sacro. Rispetto alla Madonna di Pietranico e ad altre consimili, tutto sommato qui laspetto un po meno familiare, pi maestoso o aulico.

2 Saturnino Gatti (?), Madonna adorante dalla Chiesa di S. Panfilo a Spoltore; e autore ignoto, Madonna in terracotta dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie a Rocca Calascio: Museo Nazionale dAbruzzo. Il Bambino disteso sulle ginocchia di entrambe oggi mancante

Ritroviamo il modello di Maria in trono a mani giunte, col Bambino in posizione orizzontale sulle sue ginocchia, in altre due Madonne conservate nella Fortezza Spagnola
incisero in profondit nella cultura artistica aquilana cos che per oltre mezzo secolo si oper sotto la loro prepotente influenza. Ne consegue che oggi quasi impossibile distinguere le sculture di mano del Maestro dalle altre di eccellenti scolari e seguaci. Questa difficolt appare evidente nellosservare i numerosi pezzi della scultura lignea e della terracotta abruzzese. [...] Fra gli scultori che derivano dal maestro aquilano si distingue, in particolare, Saturnino Gatti.

dellAquila, databili allo stesso periodo di quelle qui su menzionate. Proveniente dalla Chiesa aquilana di Santa Margherita, la prima in legno policromo, attribuita anchessa allambito di Silvestro dellAquila. Lo sguardo di questa Madonna rivolto al piccolo nudo, che tiene fra le mani un uccellino: forse in origine un pettirosso, favolosa allusione al destino di passione che attende Ges nel racconto evangelico. La seconda opera attribuita a Saturnino Gatti, collega di Silvestro dellAquila. Si tratta di una Madonna adorante, terracotta un tempo dipinta, proveniente dalla Chiesa parrocchiale di San Panfilo a Spoltore, paese in provincia di Pescara. Cos come per la Madonna di Pietranico, anche in questo caso il Bambino andato perso, asportato chiss quando. Pure le mani sono mancanti, ma la posizione delle braccia attesta chiaramente che esse andavano a congiungersi fra loro. Assai somigliante a quella originaria della Chiesa di Santa Margherita unopera, non compresa nella collezione del Museo Nazionale dAbruzzo. Statua lignea sempre della fine del 400, la Madonna delle Grazie stata risparmiata dalla distruzione della Chiesa e dellabitato di Onna vicino LAquila causata dal terremoto del 2009. Pur condividendo latteggiamento modesto delle sue compagne, questa Madonna stata oggetto di una tale devozione popolare, che in passato deve averne sconsigliato il trasferimento in un museo. Le sue mani sono giunte e lo sguardo diretto verso il basso. Il Bambino nudo sulle sue ginocchia stringe anchegli, delicatamente, un uccellino al petto. Tuttavia, lacme della stessa tipologia rappresentativa viene raggiunta nella Madonna di Collemaggio, terracotta policroma dei primi del 500, capolavoro di Saturnino Gatti nella Basilica di Collemaggio. Lo scanno-trono con poggioli ornamentali identico a quello della Madonna di Pietranico. Qui il Bambino non completamente adagiato, ma si solleva su un fianco puntellandosi con un gomito, e sorride. Ancor pi che congiungersi, le mani materne sembrano applaudire. Per quanto riguarda liconografia mariana in particolare, il Rinascimento aquilano svilupp in senso divulgativo la lezione di quello toscano, con influssi umbro-marchigiani e ingentilendo tradizioni locali. Oltre che a formare una scuola di artisti, il nuovo stile divent una specie di lascito ereditario di maestro in allievo: da Donatello ad Andrea dellAquila, da Andrea a Silvestro dellAquila, da Silvestro a Saturnino Gatti e oltre. 3 Con una prevalenza
3 Del caposcuola Andrea dellAquila (c. 1420 - c. 1458), allievo di Donatello e maestro di Silvestro dellAquila, sono note tre Madonne marmoree in rilievo, le prime due delle quali assise in trono: la Madonna con Bambino e angeli, nella Cappella Palatina del Castel Nuovo a Napoli; la Madonna Caffarelli, nellOspedale di Santo Spirito in Sassia a Roma; la Madonna col Bambino, nella lunetta di un altare della Chiesa di S. Maria del Soccorso allAquila.

della prima, la scultura si altern alla pittura. N mancano opere di pittori, in cui ricompare Maria assisa con le mani giunte e il Bambino coricato in grembo. Ma qui per ora piace citare statue analoghe e coeve in legno, quali una Madonna con Bambino nella Chiesa di S. Maria della Pace ad Ancarano, ascritta a Silvestro dellAquila; la Madonna di Civitella di Giovanni di Biasuccio nel Santuario di S. Maria dei Lumi a Civitella del Tronto, o la Madonna degli Angeli di Gianfrancesco Gagliardelli nella Chiesa di S. Maria degli Angeli a Bisenti. Esse sono cos simili tra loro, da apparire altrettante variazioni su tema. E tutte si trovano in provincia di Teramo. Salvo restando il primato storico e culturale dellAquila, converr allora parlare di un Rinascimento abruzzese, meglio ancora che aquilano.

3 Saturnino Gatti, Madonna di Collemaggio, nellaquilana Basilica di Collemaggio; e Giovanni di Biasuccio, Madonna di Civitella, nel Santuario di S. Maria dei Lumi a Civitella del Tronto (da non confondersi con la simile Madonna dei Lumi nella Chiesa di S. Maria in Platea a Campli, opera di Silvestro dellAquila)

Colloquio con la Sapienza Non si pu tacere su un capolavoro di Silvestro dellAquila, la Madonna con Bambino in terracotta dipinta del 1495 circa, nella Basilica di San Bernardino a LAquila. Seduta a mani giunte, pure qui Maria guarda verso il Bambino nudo in basso. Ma egli non 5

in posizione supina, come nella maggior parte dei casi sopra considerati, bens benedice sorridente seduto in grembo alla madre, secondo una iconografia alquanto convenzionale. Nondimeno, il suo sguardo rivolto verso lalto, a cercare di incontrare quello materno. Il particolare naturalistico illuminante, sullintera ricerca artistica dei maestri aquilani e abruzzesi rinascimentali. Lintento umanistico di umanizzare il pi possibile lintima relazione fra la Madonna e il Cristo, coinvolgente il rapporto fra umano e divino, sulla base di quella affettiva tra madre e figlio. La stessa posizione orizzontale del piccolo ricorre, in funzione della rappresentazione di una corrispondenza e arcana intesa degli sguardi. Potremmo definirla unestetica dello sguardo, o poetica del colloquio, rifacendoci a precedenti noti nella scultura gotica internazionale europea o proto-rinascimentale italiana. Un antecedente celebre la Madonna del Colloquio di Giovanni Pisano nel Museo dellOpera del Duomo di Pisa, risalente alla met del XIII secolo e proveniente dalla lunetta di un portale della Cattedrale della citt toscana. Rammentiamo inoltre la Madonna con Bambino attribuita a Marco Romano in una loggia della facciata del Duomo di Cremona, databile ai primi del XIV secolo, e la tardo-gotica Virgen Blanca nella Cattedrale di Toledo in Spagna, influenzata da modelli francesi. In tutti questi casi Maria incoronata e in piedi, col Bambino vestito e in posizione parzialmente eretta, seduto su un suo braccio. Ci fa s che i loro sguardi si trovino pi o meno alla stessa altezza, incontrandosi in un tacito ma giocoso dialogo. Va da s, un effetto analogo ottenuto negli esempi aquilani che abbiamo evocato, specialmente l dove il capo della madre sia appena chinato a contemplare linfante sulle sue ginocchia. Almeno in un caso, la Madonna in trono col Bambino pervenuta nel Museo dellAquila dalla locale Chiesa di S. Maria del Carmine, la composizione ricorda da vicino i precedenti gotici. Bench assisa, questa lignea e colorata Madonna sorregge con una mano il Bambino vestito e ritto su un suo ginocchio, in modo da poterlo guardare meglio negli occhi. Laltra mano tiene un libro sacro. Per, lelemento giocoso qui assente. Non sempre lespressione delle Madonne abruzzesi sorridente. Talora essa offuscata da un velo di malinconia, quasi una consapevolezza della futura sofferenza del figlio e di quelle correnti dellumanit, o addirittura delle catastrofi che ne minacciano lesistenza.4 In un campo come questo, era ovviamente difficile scindere la ricerca artistica
4 Per quanto riguarda le catastrofi naturali, da annotare che in particolare i terremoti non sono certo una novit in terra dAbruzzo, bens una calamit periodica. Gi nel 1315 e nel 1349 si ebbero sismi distruttivi, tanto da far valutare la possibilit di abbandonare la citt fondata di

da riflessioni religiose o perfino speculazioni teologiche. Per rendersene meglio conto, giova fare un passo indietro nel Medioevo abruzzese, anchesso ampiamente documentato dalle Madonne lignee duecentesche gi nel Castello-Fortezza dellAquila. 5 In alcuni casi, si tratta di tavole in legno dipinte, magari sagomate quel tanto da dare limpressione di un rilievo scultoreo. In ogni caso, in esse prevale una rigida e ieratica frontalit della rappresentazione di Maria e un po meno del Bambino, ispirata a prototipi romanici e bizantini. Proveniente dalla Chiesa di San Pietro nel Comune di Capitignano in provincia dellAquila, la Madonna di Sivignano consiste in una pergamena dipinta applicata su tavola. Siamo in presenza di una vera e propria icona, nel senso tanto pittorico quanto devozionale conferito al termine.

4 Silvestro dellAquila, Madonna con Bambino in terracotta dipinta, Basilica di S. Bernardino a LAquila; e Madonna lignea policroma con Bambino nella Chiesa di S. Maria della Pace ad Ancarano (particolare curioso ma indicativo delle oscillanti percezioni del sacro, un recente restauro ha restituito alla posizione orizzontale il Bambino, gi riposizionato in verticale in passato) recente. Fu specialmente il condottiero Pietro Lalle Camponeschi a opporsi a tale decisione e a incitare i concittadini alla ricostruzione in loco, con evidente successo ripetuto nel tempo. 5 Va crescendo lattenzione critica per una scultura minore, specialmente in legno. Si tenga presente il convegno presso lUniversit G. DAnnunzio di Chieti-Pescara, 29-30 ottobre 2009, intitolato Abruzzo: un laboratorio di ricerca sulla scultura lignea. Va da s che le Madonne con Bambino, sapienziali o meno, sono state al centro dellinteresse. Altro incontro generalmente pertinente si tenuto il 4 marzo 2011 allAuditoriom del Collegio S. Chiara di Siena: Larte a LAquila tra Medioevo e Rinascimento: un patrimonio da conoscere e da salvare.

Interessante la scritta in latino imperfetto, leggibile in calce allopera: IN GREMIO MATIRS FULGET SAPIENTIA PATIRS, vale a dire Nel grembo della Madre risplende la sapienza del Padre. Ci suggerisce un confronto con unaltra tempera su tavola della fine XII - inizi XIII secolo, la Madonna della Carbonara nel Museo del Colle del Duomo a Viterbo. La somiglianza iconica tra le due notevole. Anche nella seconda compare una iscrizione latina in basso: ALMA VIRGO PARIT QUEM FALSA SOFIA NEGAVIT, Lalma Vergine gener colui che la falsa sapienza neg. Ne deriva una contrapposizione fra divina e falsa sapienza, resa col termine greco bizantino sofa. La falsa sapienza sarebbe espressamente quella fin troppo umana, per la verit che neghi lincarnazione di quella divina nel ventre di Maria vergine, nella persona del Cristo, secondo il dogma cristiano. Queste Madonne teologiche polemizzano contro il paganesimo del passato e certe eresie pi recenti, ma pure contro la facile tendenza ad attribuire a Maria stessa una divinit che non le compete se non di riflesso o, per cos dire, di passaggio. Sedes Sapientiae, Sede oppure Trono della Sapienza: cos suona in latino un appellativo non privo di reminiscenze bibliche e di applicazioni iconografiche designate con lo stesso nome, in cui ricorre pi corretta la stessa scritta della Madonna di Sivignano.6 Si allude a una sede transitoria o a una luce riflessa, in virt della speciale maternit di Maria, che le consente un colloquio privilegiato o un dialogo intercessorio. A volte, si visto, basta uno sguardo di supplica e di intesa, o addirittura umanamente perplesso da parte dellumana mediatrice. Allegoria di tale complessa relazione un mistico specchietto, retto in una mano della Madonna di Sivignano. Simbolicamente e visivamente, una nota di severit invece contenuta nella Madonna della Carbonara. Particolare non unico nelliconografia mariana dellepoca, una mano di Maria, benedicente con due dita, tuttavia puntata verso il basso a indicare la terra, quasi ad ammonire biblicamente Polvere sei e
6 La pi celebre, tarda ed esplicita, rappresentazione scultorea della Sedes Sapientiae una Madonna in marmo assisa e coronata del senese Tino di Camaino (Museo del Bargello, Firenze; c. 1320). Qui lo specchio stato sostituito da un libro nella mano destra, allusivo a una sapienza pi rivelata che riflessa. Ma si pu ben pensare, per analogia, al biblico Libro della Sapienza: Speculum sine macula Dei maiestatis, [La Sapienza] uno specchio immacolato della maest divina (VII, 26). La mano sinistra regge il Bambino, poggiante su un ginocchio della madre. Egli si volge a benedire distogliendosi dallo sguardo materno e cercando fiducioso quello altrui, ma senza assumere la rigida posizione frontale e latteggiamento regale di precedenti raffigurazioni, quali le lignee Madonna di S. Maria in Camuccia a Todi e Madonna di Prete Martino (Bode-Museum, Berlino; da Sansepolcro in provincia di Arezzo, datata 1199).

polvere ritornerai. Piuttosto, preferiamo pensare allaccostamento con la chiusa di una preghiera quale lAvemaria: Prega per noi peccatori, adesso e nellora della nostra morte. Non si dimentichi comunque lapparente paradosso che la divina sapienza era per lo pi rappresentata come un infante. Se ne ricorderanno gli artisti rinascimentali, epurando la rappresentazione delle parvenze da adulto, che talora viziavano le raffigurazioni medievali. Tra le Madonne medievali del Museo Nazionale dAbruzzo, non ne mancano che allattano il Bambino, o che lo indicano con mano in quanto strada per la salvezza ed esempio da seguire alle generazioni future, secondo una modalit rappresentativa bizantina detta Odigitria: Colei che mostra la Via. Di questultimo tipo la Madonna delle Concanelle, intagliata a tutto tondo da Antonio e Domenico di Pace nel 1262, dalla Chiesa di S. Maria della Neve a Bugnara in provincia dellAquila. Il nome nasce dal fatto che l cera un tempio dedicato a Cerere. Alla dea dellagricoltura veniva offerto frumento, rito che si protrasse in et cristiana. Le contadine recavano il grano a Maria in piccole conche di rame in bilico sulle teste: le concanelle. Fra le Madonne allattanti, segnaliamo infine la Madonna di Ambro, dipinto su tela stesa su tavola dalla Chiesa di S. Maria a Graiano presso Fontecchio, in provincia del capoluogo abruzzese. Laspetto da regina con aureola, coronata e in trono, e lo sguardo fisso, diretto verso i fedeli, contrastano stranamente con lallattamento in atto.7

7 Si confronti con unaltra Madonna del Latte pure nel Museo Nazionale dAbruzzo, dallaquilana Chiesa di Santa Maria in Pantanis, e con lamalfitana icona di Santa Maria de Flumine, nel Museo di Capodimonte a Napoli. Inoltre a Filetto, frazione di Assergi vicino LAquila, si trova lisolata Cappella dei Santi Crisante e Daria. Allinterno affrescata fra laltro una Madonna in trono che allatta il Bambino, risalente al XIII secolo. Se non fosse per il disegno ornamentale riempitivo alquanto differente, la composizione sarebbe pressoch identica a quella della Madonna di Ambro (si veda lillustrazione fotografica in Mario Moretti, Architettura medioevale in Abruzzo, dal VI al XVI secolo, edizione per conto della Federazione delle Casse di Risparmio degli Abruzzi e Molise, De Luca editore, Roma 1971; p. 295).

5 Anonimo, Madonna in trono col Bambino dallaquilana Chiesa del Carmine, Museo Nazionale dAbruzzo (particolare); e Giovanni Pisano, Madonna del Colloquio, Museo dellOpera del Duomo, Pisa

Cabalistica dei rosoni Nel Museo Nazionale dAbruzzo si trova un polittico ricomposto, databile fra il 1480 e il 1485 e intitolato San Giovanni da Capestrano e Storie della sua vita. Prima ascritto a un anonimo Maestro delle Storie di San Giovanni da Capestrano, esso stato poi attribuito a Giovanni di Bartolomeo dellAquila. In una delle cinque tavole che compongono lopera, illustrata una Predica a LAquila, sintende del santo in questione. Sullo sfondo, figura la facciata rettangolare di una chiesa con coronamento orizzontale, che una tipica facciata aquilana, ovvero una sintesi di fantasia ripresa da varie chiese, in particolare da S. Maria di Collemaggio. Nella parte superiore della facciata sono infatti aperte tre finestre circolari dette rosoni, uno centrale pi grande e due laterali minori, come nella facciata della basilica pi famosa dellAquila. Ma i rosoni dipinti nelle Storie di San Giovanni da Capestrano sono disposti sulla stessa linea, mentre quelli di Collemaggio sono ad altezze diverse: il maggiore in alto e i minori pi in basso, questi s sulla stessa linea. A ogni modo, gi nel XV secolo la 10

facciata di chiesa distintiva dellAquila era identificata nel rapporto geometrico tra la forma di un rettangolo, generalmente poggiante sul lato pi lungo, e i cerchi dei rosoni. Anzi, si direbbe quasi che il prospetto fosse disegnato e realizzato in funzione del rosone o dei rosoni, e non viceversa. Sta di fatto che nellarchitettura tardo-medievale e proto-rinascimentale aquilana essi rivestono una importanza sia estetica sia ai fini dellilluminazione interna delle chiese, ma forse ci sono anche altri motivi. Specialmente intorno ai rosoni della Basilica di Collemaggio, vere e proprie trine traforate e cesellate in pietra, si sono imbastite divagazioni esoteriche, cabalistiche o cosmologiche, del resto non diversamente che su quelli di alcune cattedrali gotiche doltralpe. 8 Non senza qualche fondamento formale, essi sono stati paragonati ai Mandala, figurazioni concentriche concepite nelle tradizioni religiose buddhiste e induiste per favorire concentrazione e meditazione. Ma questi sono per lo pi composizioni effimere, mentre i rosoni aquilani paiono fatti per durare a oltranza, in caso di emergenza perfino migrando da una chiesa allaltra, cos come nel 1932 quello trecentesco di S. Maria del Guasto (o del Vasto, gi ricostruita nel 1520), trasferito a S. Maria degli Angeli in seguito alla edificazione del vecchio Ospedale San Salvatore. Per lesattezza in quella occasione migr lintera facciata, approfittando del fatto che quella del secondo edificio non era mai stata completata. Larchitettura sacra aquilana una specie di elaborata alchimia, segnata da distruzioni e reiterati restauri, forzose incompletezze o cambi di destinazione, ma sulla base di poche formule fondamentali che orientano in direzione di equilibri costanti. Non tutti i rosoni dellAquila possono definirsi tali in senso stretto. Per non parlare di quelli ciechi per essere stati murati, perch cos progettati o per una messa in sicurezza, alcuni sono semplici finestre circolari ossia oculi, incorniciati ma privi o privati della raggiera: quali quello enorme della Chiesa di San Pietro a Coppito o quelli di S. Maria a Paganica, S. Maria del Soccorso, San Pietro di Sassa, San Marciano, San Vito. Ciononostante, essi mantengono la funzione esterna di centro di raccordo armonico della facciate e quella di illuminazione dallalto degli interni, proiettando un mobile fascio di luce spiritualizzata dentro gli edifici di una citt di altura, dove la cattura e leconomia della luce assumono specifica rilevanza.
8 Per gli appassionati del suggestivo genere, cfr. Michele Proclamato, Il segreto delle Tre Ottave. Dai rosoni di Collemaggio ai cerchi nel grano, alla ricerca delle leggi dellUniverso, Melchisedek - Promarco Edizioni, Milano 2006; e Giannandrea Capecchi e Maria Grazia Leopardi, Notre Dame di Collemaggio, Arkeios Edizioni, Roma 2009.

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Tuttavia, torniamo ai principali rosoni superstiti, a partire dai tre celebri di Collemaggio. In essi si intravede una transizione dallo stile romanico al gotico, che riflette le fasi di costruzione della basilica. Guardando lampio prospetto rettangolare, se quello di destra ancora pienamente romanico, quello maggiore, superiore e centrale, ormai tardo-gotico.

6 Madonna di Sivignano, Museo Nazionale dAbruzzo, e Madonna della Carbonara, Museo del Colle del Duomo a Viterbo

Senza dubbio, questo rosone al livello dei migliori esemplari europei. Risalente al 1440 circa, esso consta di una doppia trina irradiata da una rosetta al centro, in modo da descrivere tre cerchi concentrici di degradante grandezza e fra loro collegati da una somma di 36 raggi in forma di colonnine. Se esso tornato a dispensare luce allinterno della basilica, insieme ai suoi compagni, ci si deve al radicale e discusso restauro operato dallarchitetto Mario Moretti nel 1972. Visto dallesterno o dallinterno, il tutto esercita una suggestione pressoch ipnotica, tale da rendere comprensibili gli entusiasmi esoterici, o da ispirare limitazione miniaturistica degli orafi aquilani. Coevo e affine al rosone di destra di 12

Collemaggio il traforo della Chiesa di San Silvestro, uno dei pi ampi dAbruzzo. La struttura della ruota scolpita in 18 bracci, convergenti verso un perno parzialmente vuoto e poggianti su altrettanti archetti decorativi in prossimit della cornice circolare del XIV secolo. Sintesi originaria di elementi romanici e gotici, il rosone fu comunque completato o restaurato nel 1539 da un certo mastro bergamasco Raffaele Bartolomeo. Esso resta la fonte preminente di luce, che le alte e strette finestre ogivali riescono a stento a coadiuvare, lasciando cos immersa in una mistica penombra gran parte dellinterno delledificio. Rispetto agli altri pure aquilani, il rosone duecentesco della Chiesa di S. Maria di Roio pi essenziale e romanico. Qui la ruota unica, la raggiera costituita da 12 bracci. Probabilmente c una simbologia relativa, che rimanda semplicemente ai dodici mesi dellanno. Per una verifica analogica, passiamo a considerare quello che molti ritengono il pi bello e originale dellAquila, al centro della facciata della Chiesa di Santa Giusta. La ruota interna qui simile a quella di S. Maria di Roio, ma in versione gotica arabescata. Fra detta raggiera e la cornice esterna, una fascia circolare delimitata internamente da un cerchio. in questa fascia che il carattere aniconico, tipico della maggior parte dei rosoni, diventa figurativo. Corrispondenti ai 12 raggi della ruota interna, dodici piccoli telamoni ne sorreggono il cerchio in cui essa iscritta, o la cornice esterna al tutto, a secondo che essi siano collocati in basso o in alto. Artigiani, mercanti e monaci, i grotteschi personaggi scolpiti rappresentano chiaramente gli abitanti della citt. Ma pur vero che il loro vario abbigliamento o operoso atteggiamento fa pensare alle diverse stagioni e mesi dellanno. A ogni modo in questo caso la raffigurazione nasce con discrezione, ai margini della struttura circolare. In altri esempi, non aquilani, essa sorge in posizione centrale. Come al centro dei Mandala orientali vediamo spesso rappresentato il Buddha, cos nei rosoni cristiani prevale ovviamente il Cristo, il suo volto o un simbolo cristologico. Non ne mancano, dove si affaccia la Madonna col Bambino, in piedi o seduto fra le sue braccia. il caso del rosone gotico fiammeggiante del Santuario dellAssunta a Morbegno, in provincia di Sondrio, scolpito da Tommaso Rodari nel 1515-17; o di quelli pi tradizionali della Chiesa di SantAntonio Abate a San Daniele del Friuli e del Duomo di Muggia, in provincia di Trieste, entrambi databili al XV secolo. Al centro del rosone della Chiesa dellAnnunziata di Venafro, nel Molise, eccezionalmente doveva comparire la scena dellAnnunciazione; di essa sussistono solo tracce, nel XVII secolo il rosone essendo stato integrato in altra 13

muratura. Certo, questa volta ci siamo allontanati molto dallAquila. Ma nemmeno tanto dallo spirito che anim larte sacra aquilana del tardo Medioevo e del primo Rinascimento, i cui pezzi forti furono Madonne, rosoni e come vedremo qui appresso anche chiostri.

7 Ancora una Madonna lignea di Silvestro dellAquila, accidentalmente privata del Bambino, quasi involontaria allegoria delleclissi del sacro (collezione privata; esibita nella mostra La forma del Rinascimento, Roma 2010). A destra, Giovanni di Bartolomeo dellAquila (?), Predica a LAquila, particolare delle Storie di San Giovanni di Capestrano, Museo Nazionale dAbruzzo

Filarmonia claustrale Oltre che citt darte, LAquila stata ed amante della musica. Lesistenza in loco di un conservatorio di musica e di una Societ Aquilana dei Concerti, di una Orchestra Sinfonica Abruzzese e del rinomato complesso dei Solisti Aquilani, di unAssociazione Corale Gran Sasso e di un Istituto Abruzzese di Storia Musicale, di un vecchio e di un nuovo auditorium inaugurato nel 2011 , ne sono tutte significative testimonianze. Con un po di estro, la stessa arcana numerologia dei rosoni aquilani potrebbe interpretarsi nel senso di accordi musicali, magari in quanto incorporati in immaginari specchi di una vagheggiata 14

armonia cosmica. In omaggio alle tradizioni musicali aquilane e nellambito del Festival Internazionale di Musica Pietre che cantano, nelle estati del 2010 e del 2011 si sono tenuti concerti in un proto-rinascimentale chiostro del Convento di San Domenico, riaperto al pubblico nel 2010 dopo il terremoto del 2009 proprio in occasione di tale manifestazione, che ha coinvolto pure altri siti abruzzesi di rilevante interesse artistico e culturale. Nonostante che esse rischino di suonare involontariamente retoriche, data la forzosa situazione di arretratezza nella ricostruzione del centro storico della citt, meritano di essere qui riportate le parole inaugurali di Luisa Prayer, direttore artistico del Festival: Abbiamo voluto dare, con questo programma, il nostro contributo alla riflessione collettiva su come ripartire, riprendere la strada dello sviluppo. Nel territorio disgregato dal sisma la cultura oggi fondamentale collante di una societ che necessita di stimoli e affermazioni positive di s per rimanere coesa e per dare ai giovani prospettive consapevoli di realizzazione del proprio futuro, agli anziani certezza che venga coltivata una memoria delle cose, alla societ in generale attestazione di un valore intrinseco riconosciuto del proprio contesto. Ritrovare le radici per ripensare un futuro coerente con la propria storia, con la propria identit. 9 Daltronde, la vocazione musicale del complesso conventuale di San Domenico non nuova. Gi in un passato non recente la chiesa omonima era stata adibita a sala per concerti dorgano, integrando cos lattivit concertistica che si svolgeva nel Teatro Comunale e nellAuditorium del Castello cinquecentesco. Tranne la chiesa, dal 1810 al 1994 lintera struttura era stata per adattata a carcere, perci preclusa ai comuni cittadini. Il successivo restauro, durato dal 2004 al 2009, non solo ha ripristinato per quanto possibile le forme originarie, ma ha fatto s che il complesso eccetto la chiesa resistesse assai meglio allimpatto sismico. Dei tre cortili interni, due sono veri e propri chiostri. Quello orientale presenta caratteri stilistici settecenteschi, conseguenti alla ricostruzione gi seguita a un terremoto nel 1703. Quello occidentale ha invece mantenuto laspetto rinascimentale, dovuto alla riedificazione dopo un precedente sisma nel 1461. Il palinsesto architettonico conferma quanto sostenibile per larchitettura dellAquila in toto, che essa stata condizionata dallattivit sismica tanto quanto determinata da quella umana, in una tenace lotta secolare non priva di risvolti tragici neppure sempre imputabili a inclemenza naturale.

9 Agenzia di stampa Adnkronos, in data 01/08/2011.

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8 Dal pi complesso al pi semplice: il rosone centrale della Basilica di Collemaggio e quello di S. Maria di Roio, a LAquila

Il clima stagionale permettendo, lapprezzabile iniziativa di cui sopra andrebbe estesa ad altri chiostri aquilani, previ interventi urgenti per una messa in sicurezza non provvisoria e per una garantita possibilit di accesso. Infatti, la riposta bellezza e la raccolta acustica ne fanno scenari tutti da riscoprire, sedi ideali per gli eventi musicali. Domenicani, Francescani o Benedettini, gli ordini monastici fecero a gara per realizzarli. 10 Forse attratti da una certa locale consapevolezza della precariet delle cose terrene, presto o tardi essi si erano insediati a LAquila e dintorni. Ben quattro sono i chiostri adiacenti alla francescana Basilica di San Bernardino, due dei quali, denominati il maggiore e il minore, rivestono particolare rilevanza artistica. Il deambulatorio del primo di essi ha archi ogivali, sostenuti da pilastri a sezione ottagonale. Il secondo presenta una archeggiatura a tutto sesto, con colonne rotonde. I capitelli sono scolpiti con decorazioni a foglie. Edificati fra il XV e il XVI secolo, i due chiostri insieme costituiscono un episodio di transizione dal Gotico al Rinascimento, superstite ai sismi del 1461 e del 1703 che danneggiarono ripetutamente la basilica. Prima del 2009, il chiostro principale ha gi funto da spazio scoperto per concerti. Allambito francescano competono anche il monastero minorita di San Giuliano, fondato nel 1415 e oggi alla periferia della citt, e quello femminile dellEucarestia, detto
10 Vi andrebbero aggiunti i frati celestiniani, attestati nellAbbazia di S. Maria di Collemaggio; i Cappuccini subentrati ai Benedettini nel Convento di S. Maria del Soccorso, e gli Agostiniani in quello attiguo alla settecentesca Chiesa di SantAgostino. In questultimo caso, inglobato nel fabbricato del Palazzo del Governo, il chiostro non sussiste pi in quanto tale. invece da segnalare il chiostro trapezoidale nellantico Monastero di San Basilio, gestito prima dalle suore benedettine e poi dalle Celestine, che lo fecero ristrutturare fra il 600 e il 700.

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anche della Beata Antonia o di Santa Chiara Povera e sorto fra XIII e XIV secolo. Nel 1447, le suore clarisse vi subentrarono alle domenicane, sterminate da una pestilenza. A seguito della demolizione di un lato nel 1941 e della sua posteriore sostituzione con un edificio moderno, del chiostro sussistono tre lati, risalenti in parte a un fabbricato della fine del 200 e in gran parte al Rinascimento. Pertanto la struttura alquanto disuguale, ma ancora gravitante attorno alla vera del pozzo, di semplice e robusta fattura come tutto il resto. Pure il piccolo ma integro chiostro di San Giuliano conserva al centro un pozzo rustico, originale del 400. Attuale sede di un Museo di Scienze Naturali e Umane, questo monastero possiede inoltre un chiostro grande cinquecentesco, con affreschi del 600. Pilastri a sezione rettangolare vi sorreggono arcate a pieno sesto, con un effetto sobrio e tranquillo, adatto a un luogo di raccoglimento e di meditazione quale esso stato a lungo. A ben vedere, qualcosa accomuna i chiostri dei conventi ai rosoni delle chiese dellAquila. Figurazioni quadrangolari o circolari che siano e salva restando una funzionalit pratica, si tratta pur sempre di rappresentazioni generalmente aniconiche del sacro. Esse gravitano intorno a un centro, che nelle ruote dei rosoni il cosiddetto perno e nei cortili dei chiostri sovente coincide col pozzo cui attingere acqua. A un polo celeste se ne contrapponeva uno terrestre, speculare e nostalgico di una superiore armonia. Al ritmo rutilante dei raggi dei rosoni, fa da contrappunto quello cadenzato delle arcate dei chiostri. Un bel pozzo non pu mancare nemmeno nel chiostro-giardino attiguo alla Basilica di di Collemaggio, sebbene semi-occultato dalla vegetazione, cresciuta allinterno di quella che era stata abbazia quattrocentesca e fu poi per un periodo ospedale psichiatrico. Il porticato qui un misto di archi acuti e ribassati, tale era allora lindecisione fra stile gotico e rinascimentale (o una nostalgia del romanico?). Alla primaverile S. Maria di Collemaggio fa da minore e mariano riscontro la pi invernale S. Maria del Soccorso, prossima al cimitero cittadino. In origine la chiesa fece parte di un cenobio benedettino, il cui chiostro quattrocentesco elegante lascito, neppure immune da unombra di moderna malinconia.

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9 Due esempi semi-figurativi: il rosone della Chiesa di S. Giusta a LAquila, e quello del Duomo di Muggia, vicino Trieste

Il peso e la leggerezza I pilastri e i capitelli che sorreggono le arcate dei chiostri; i telamoni che sostengono la ruota interna nel rosone di Santa Giusta, o le colonnine che assolvono tale funzione in quelli di Collemaggio; le Madonne in legno e in terracotta, che tengono fra le braccia o steso sulle ginocchia il dolce fardello del Bambino: nellarte aquilana tutti questi elementi o figure rappresentano un sogno, in qualche misura prefigurato gi nel nome della citt. quello di unascesa e ascesi dalla pesantezza dellesistenza a una leggerezza senza apparente sforzo. Essa riflette ed esprime la sfida contro un peso in equilibrio instabile, che pu divenire insostenibile e rovinare da un momento allaltro, travolgendo e schiacciando gli stessi portatori. Romanica o gotica, rinascimentale o barocca, questarte non pu purtroppo dimenticare tali realistiche e sismiche circostanze, ma da esse trae una propria originalit, cifrata nel coronamento orizzontale dei prospetti delle chiese medievali. Larte aquilana in buona parte storia di tale sublimazione, unita alla convinzione che non esista un altrove dove sia accettabile rifondarsi, senza con ci snaturarsi. LAquila bella mai non po perire gi recita un verso di un Cantare di Anonimo aquilano della prima met del XV secolo. La suggestiva frase stata impiegata come titolo a effetto per unestesa mostra sullarte aquilana di poco successiva al terremoto del 2009, in occasione del Summit internazionale del G8 tenutosi in concomitanza allAquila, per volont politica superiore. A onor del vero, il poema popolare da cui il verso tratto non si riferiva tanto a sismi o 18

epidemie, quanto al fallito assedio nel 1423-24 imposto al capoluogo dal capitano di ventura perugino Braccio da Montone. Almeno nelle intenzioni dei curatori e organizzatori della manifestazione in questione, comunque il memento erudito suon allora come una speranza o promessa di prossima ricostruzione. A pi di due anni di distanza dal verificarsi del sisma, quelle speranze non si sono realizzate, quelle promesse non sono state mantenute se non in minima misura, tale da lasciar temere che questa volta la citt storica non si risollevi dal disastro. Anzi, ogni volenterosa riedificazione stata praticamente impedita dal peso dellincuria governativa e di una vana burocrazia. In queste condizioni, perfino le mostre dedicate allarte aquilana corrono un rischio di figurare come lugubri commemorazioni. Contro questa nuova se non inedita sorta di pesantezza o se cos si preferisce di ingannevole e insidiosa leggerezza, occorre in effetti mobilitarsi. La pattuglia di Madonne abruzzesi in itinerante e reiterata esibizione mantiene un senso compiuto, innanzitutto in quanto sacrosanta e paziente avanguardia. N i concerti di musica classica nei chiostri siano solo un colto, ma diversivo, divertimento estivo. Per non essere mero esercizio accademico o compiacimento estetico allargato, il successo di critica e di pubblico dovrebbe mutarsi in conseguente presa di coscienza e seguito militante, al di l di un ambito aquilano e regionale. Un vecchio semiserio proverbio invita a non scherzare con i santi, tuttal pi a farlo con i fanti. In merito, valga una lungimirante riflessione espressa in una intervista del 1995 al pensatore francescano abruzzese Osvaldo Lemme, a lungo vissuto a LAquila: mio parere, anzi una mia convinzione, che di ogni santo del cristianesimo bisogna mettere in rilievo la sua contemporaneit, ovvero che non sia considerato come un pezzo, un segmento di museo, ma che possa orientare anche la condotta oggi, qui e ora come suol dirsi.11

11 Trascrizione fonografica di Sergio Cotturone, al sito Web http://www.celanoaq.it/entra/padre_osvaldo_lemme.htm.

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10 Visti dallinterno: il rosone centrale e quello laterale sinistro guardando la facciata della Basilica di S. Maria di Collemaggio

Oltre ai motivi su accennati, ci si pu chiedere se ce n altri, per cui larte aquilana vada ritenuta depositaria di una sua specificit. Va allora considerato che non necessariamente il sentimento religioso coincide con quello del sacro. Ci sono state anzi culture religiose dissacranti nei confronti della natura, al punto da influire negativamente anche su una mentalit laica, per quanto riguarda il rispetto dellambiente. A partire dai materiali impiegati, non pare questo il caso dellarte sacra abruzzese. Per lo pi essa faceva discendere lelemento sacro dalla natura circostante, materna o matrigna che fosse a fasi alterne, ancor prima di calarlo nella forma religiosa precostituita. La madre con bambino da accudire familiarmente, il rosone celestiale ma sorretto da terrestri e riconoscibili telamoni, il chiostro-giardino con pozzo o cisterna cui attingere acqua, sono tutte immagini desunte dallambiente naturale se non dalla vita di ogni giorno. Meglio ancora che popolare, siamo in presenza di unarte naturalistico-religiosa, non immemore di una visione del mondo francescana, secondo la quale perfino il folclore non riducibile a museale etnografia. In particolare, quale arte aquilana o abruzzese? Indubbiamente, il suo periodo magico fu quello tardo-medievale e proto-rinascimentale, coincidente con una orgogliosa autonomia politica e prosperit economica. In seguito specialmente il Barocco napoletano impose una artificiosa e innaturale concezione del sacro, ridotto a fenomenica esteriorit religiosa, con la sua ridondante pesantezza sommergendo soprattutto gli interni dei luoghi di culto. Non pochi artisti locali furono declassati ad abili artigiani, al servizio di unestetica periferica e di unarte dimportazione. Una tardiva e forse eccessiva reazione culturale si 20

avuta nella seconda met del 900, quando un geniale e controverso architetto e studioso quale Mario Moretti procedette a una serie di mirati restauri, a iniziare dalla Basilica di Collemaggio, eliminando gran parte delle sovrastrutture o manomissioni barocche e ove possibile ripristinando le antiche forme. Fu linizio di una polemica mai spenta del tutto. In genere, i polemisti contestavano il perseguimento di una irrecuperabile e quindi falsa autenticit. Il che sarebbe irrilevante, se non implicasse la percezione identitaria della propria cultura da parte degli aquilani stessi, venendo a interessare le prospettive attuali di ricostruzione. A difesa dellutopica ma ineludibile lezione di Moretti, si pu ribattere che, principalmente a causa dei numerosi terremoti, il restauro e il ripristino pi o meno creativo delle forme da sempre connaturato con larte abruzzese. Ne deriva invece un rifiuto e sospetto verso lalterazione, a tal punto da suggerirne quando se ne presenti leventualit una drastica rimozione. Paradossalmente, il nostalgico o conservativo sottinteso che Moretti stesso e i contestatori del suo operato avevano in comune. Sta di fatto che, in ambito aquilano e abruzzese, gli stili artistici sono durati pi a lungo che altrove, non tanto per un isolamento provinciale quanto per spirito conservatore. pur vero che questa loro maggiore resistenza ha prodotto risultati perlomeno insoliti. Per quanto secondo natura e legata alla tradizione, nessuna ricerca artistica permane immutabile. Se non altro per tali ragioni, in una storia regionale dellarte italiana quella qui in questione richiederebbe un capitolo a parte.

11 Concerto orchestrale nel chiostro quattrocentesco del Convento di S. Domenico, a LAquila nel 2010

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La fonte del sacro Brevemente, torniamo infine alle Madonne abruzzesi e aquilane, questa volta per in particolare a quelle pittoriche del primo Rinascimento. Ad esempio, la Madonna in trono con il Bambino del cos definito Maestro dei polittici crivelleschi, nel Museo Nazionale dAbruzzo, e la Madonna col Bambino tra i Santi Sebastiano e Rocco di Andrea Delitio, nella cosiddetta Cona di San Sebastiano, cappella a Isola del Gran Sasso in provincia di Teramo. Simile alle precedenti, ma con Ges dormiente vegliato da Maria, la Madonna col Bambino di Nicola da Guardiagrele, tempera su tavola agli Uffizi di Firenze. Cos come per molte loro sorelle intagliate, modellate o scolpite, qui gi considerate, in tutti questi casi ricorre il tema iconografico tardo-gotico della Madonna adorante il Bambino, fuori dAbruzzo adottato anche da pittori quali Vittore pi che Carlo Crivelli e, ancor prima, Gentile da Fabriano. Di questultimo, possono riuscire specialmente illuminanti una Nativit o Adorazione del Bambino, databile al 1420-22 e oggi al Getty Museum di Los Angeles, e la coeva Madonna dellUmilt nel Museo Nazionale di San Matteo a Pisa.12 In che cosa consiste lo schema compositivo di una Madonna dellumilt, caro agli ordini mendicanti che predicavano una Chiesa umile, al livello delle genti? Generalmente ella una Madonna con Bambino, seduta per terra (humus, in latino), tuttal pi su un cuscino o basso sedile, contrapposta alle Maest medievali che raffiguravano la Madonna con Bambino assisa in trono, in un atteggiamento regale e distaccato ereditato dalle corti bizantine. Nellesempio di Gentile da Fabriano, il piccolo sdraiato sulle gambe incrociate della madre, nudo e coperto da un velo trasparente. Le mani di Maria sono conserte sul suo petto, mentre altrove le abbiamo viste congiunte o dischiuse. Il suo capo leggermente inchinato. Il suo sguardo rivolto verso il basso, cio verso la fonte del sacro rappresentata nella religione cristiana da Ges, il Cristo. Ma qui interessante notare la ricca decorazione fatta di scritte in vari alfabeti, ivi compreso quello arabo, veicolo della religione islamica.
12 Il pannello oggi al Getty Museum praticamente anchesso una Madonna dellumilt, col Bambino allungato sulle ginocchia e con le mani giunte: quindi un possibile modello per le Madonne abruzzesi dello stesso tipo, dipinte o scolpite. Quanto alla Madonna dellUmilt pure di Gentile da Fabriano nel museo di Pisa, essa precede di poco quella omonima e assai simile del Beato Angelico, attualmente nella collezione Mellon a Washington (c. 1430). Il genere raggiunse la sua acme nella Madonna del Prato di Giovanni Bellini (National Gallery, Londra; c. 1505).

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Esse sono scarsamente decifrabili, come se il valore comunicativo del significante abbia prevalso su quello del significato, in un tentativo di dialogo interconfessionale a oltranza. Va da s, questa una Madonna dellumilt e adorante il Bambino a un tempo. Talmente umile eppure sapiente, da intrattenere non solo un colloquio fra terra e cielo ma anche con altre culture (nel Corano Maria, madre di Ges, comunque la figura femminile di maggior spicco). altrettanto evidente che le Madonne adoranti abruzzesi seguono lo stesso percorso-discorso iconografico, per lo pi accettando la soluzione di compromesso di un basso seggio, al posto del trono o della cattedra su cui erano issate le Madonne regine medievali. Ma il centro, anzi il baricentro, della rappresentazione resta il Bambino posto in basso, in prossimit della terra, l dove egli sorride o riposa o al limite accenna una benedizione. Ancor prima che divinit incarnata, egli era la fonte del sacro, in maniera non molto dissimile dai pozzi nei chiostri aquilani in quanto riserve dacqua o dei rosoni nella facciate delle chiese quali dispensatori di luce. Meglio ancora che in un universo simbolico, siamo come immersi nella dimensione di una teodicea, nella stagione irripetibile di unarte, che si sforzava di essere universalmente sacra per poter essere autenticamente religiosa.

12 Chiostro della Basilica di Collemaggio, con vera del pozzo. qui visibile la singolare alternanza di archi acuti e ribassati (foto di Maria Sole: http://www.flickr.com/photos/life983/2295847279/)

Con le sue Madonne in terracotta, pietra o legno, con i suoi rosoni e i suoi chiostri, 23

con le tipiche facciate di chiese a coronamento orizzontale, lintera arte aquilano-abruzzese fra Medioevo e Rinascimento pu essere definita unarte dellumilt, prossima a quel terreno comune del sacro, presupposto a ogni singola rivelazione o fede religiosa. La sua perdita anche parziale sarebbe non solo un danno per la storia dellarte, ma perfino un irreparabile episodio di oblo del sacro, che minaccia la civilt moderna e contemporanea, o se si preferisce, platonicamente di ostacolo a una sua possibile reminiscenza. Pur nella sua consapevole precariet, allo stesso tempo questarte anti-sismica era alla costante ricerca di fondamenti terrestri e di punti di riferimento celesti, pronta tuttavia a ricostruirsi dopo ogni nuova scossa distruttiva, quasi risuscitata da qualche tacita musica cosmica. Sfortunatamente, si pu fare retorica idealizzante perfino sullumilt. Nel discorso su riportato la pianista Luisa Prayer individuava in generale nella cultura un collante per attestare un valore intrinseco riconosciuto del proprio contesto, e un incentivo a ritrovare le radici per ripensare un futuro coerente con la propria storia, con la propria identit. Assai pi scettico il libro Le trappole dellidentit. LAbruzzo, le catastrofi, lItalia di oggi (Donzelli editore, Roma 2010). Lautore Costantino Felice se la prende soprattutto con i luoghi comuni della letteratura abruzzese e di ambientazione abruzzese dell800 e del 900, non risparmiando i terreni limitrofi dellarte e del folclore. DallAbruzzo forte e gentile di un certo Primo Levi da non confondere con lomonimo e posteriore romanziere al pastore di Gabriele DAnnunzio e al cafone di Ignazio Silone, tutto un fiorire di clich poetici e narrativi, che rischiano di divenire controproducenti o inibitori specie quando mutuati e banalizzati dalla politica e dopo un sisma quale quello del 2009. difficile, scrive nellintroduzione lo storico abruzzese con comprensibile fastidio, assistere a unesplosione di stereotipi identitari altrettanto enfatica e insistita come in tale circostanza. Se non ci si sente di dare francamente torto n a un punto di vista n allaltro, probabilmente mai come in tale circostanza il giusto sta nel mezzo. Molto dipende dalluso strumentale che la politica pu fare della cultura, per coprire le proprie inadempienze o incapacit e nel caso in questione esse sono clamorose. Ma pur vero che una cultura critica pu scendere in campo autonomamente, sganciandosi il pi possibile da condizionamenti amministrativi o da ambiguit folcloriche e travisamenti letterari. Ci premesso, lo stesso Costantino Felice sostiene che ogni individuo o collettivit figlio del suo tempo pi che di un determinato luogo. Effettivamente, il neo-realista Silone non era 24

esattamente lo stesso che il decadente DAnnunzio, cos come diversi erano i loro contesti e con riguardo allambito artistico il Barocco aquilano era altro dal Gotico o dal Rinascimento abruzzesi. Lorizzonte gotico era internazionale a raggio europeo. Il Rinascimento fu inizialmente un fenomeno italiano. In larga misura, il Barocco aquilano fu di estrazione napoletana. Pertanto, non esiste identit culturale in senso statico, bens essa una percezione dinamica. Nondimeno, se unidentit storica va proprio evocata e messa a fuoco, sempre meglio Silone di DAnnunzio e il Gotico o il Rinascimento del Barocco... 13

13 Chiostri aquilani del Convento di S. Giuliano, in una illustrazione a stampa del 900, e di quello di S. Bernardino, questultimo dopo il sisma del 2009

Altri saggi dello stesso autore, in italiano, agli indirizzi Web: http://www.scribd.com/doc/2078222/Tempo-spazio-e-narrazione
13 Opinione iperbolica e circoscritta, da non prendersi troppo sul serio! Una certa mitologia autocelebrativa, orientata al Medioevo, stata comunque coltivata particolarmente nella mentalit aquilana. Basti leggere la prefazione di Attilio M. Cecchini a LAquila citt del novantanove, op. cit., p. 7: Laquilanit una sostanza personale, una temperie morale e civile, fatta di orgoglio, di fierezza, di scarse parole secche e pungenti, di icastico vernacolo, di dignitosa gentilezza e nobilt. In un mondo entro cui il particolare sembra irrimediabilmente fare naufragio nel pi anodino generale, LAquila Immota manet, come ammonisce il suo stemma resta unisola ancorata allo spirito medioevale, comunitario e individualista, turbolento, fazioso, mistico e libertario, pragmatico, baronale e democratico insieme. Sono questi i tratti che ispirano la costante delle sue vicissitudini storiche. Angioina e sveva, guelfa e ghibellina.

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http://www.scribd.com/doc/2181646/Il-Labirinto-e-il-Mandala http://www.scribd.com/doc/2257952/Sillogistica-figurata http://www.scribd.com/doc/2297024/I-cigni-e-la-luna-Archeologia-dellEssere http://www.scribd.com/doc/2531989/Nonostante-Raffaello-Altre-Annunciazioni http://www.scribd.com/doc/2533685/Zoom-su-Ernst-Bloch http://www.scribd.com/doc/3458860/Il-canto-delle-Sirene-o-le-voci-di-dentro http://www.scribd.com/doc/3461604/Alcesti-la-donna-che-visse-due-volte http://www.scribd.com/doc/38852748/Immagini-del-pensiero http://www.scribd.com/doc/43856778/Stupor-Mundi-la-meraviglia-filosofica http://www.scribd.com/doc/48276061/Orientalismo-stereotipi-e-archetipi http://www.scribd.com/doc/54208474/Cinque-ritratti-di-donne-a-Palermo http://www.scribd.com/doc/54997194/Locri-divinita-al-femminile http://www.scribd.com/doc/57710691/Morgantina-le-dee-ricomponibili http://www.scribd.com/doc/59895725/Antigone-e-la-Sfinge

14 Maestro dei Polittici Crivelleschi, Madonna in trono con il Bambino, dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie a Tocco da Casauria, Museo Nazionale dAbruzzo; e Nicola da Guardiagrele, Madonna dellUmilt, nella Galleria degli Uffizi a Firenze

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