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Seduta pubblica

PAOLO FORLATI

Il rosone di San Zeno e gli orologi notturni di pietra


- Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona – venerdì 12 marzo 2010, ore 17.00 -
Un OROLOGIO di PIETRA per contare l’ore della notte
sottotitolo, IL ROSONE di S. ZENO

Ecco,…quando vien pronunciata la parola OROLOGIO nasce spontaneo pensare a degli


ingranaggi antichi o moderni, in metallica costruzione. Invece questo no, è tutt’altra cosa.
L’orologio in questione non ha meccanismi, ma è solo
una tonda e geometrica architettura tutta di pietra; mi riferisco
naturalmente allo straordinario “Rosone” fatto di marmo
bianco e rosso ammonite, messo sulla facciata della Basilica
San Zeno in Verona, il quale risulta essere mal impostato, ma è
l’autentico “HOROLOGIUM NOCTURNUM”
dell’Arcidiacono Pacifico, volgarizzato successivamente in
“Ruota della Fortuna”.
Questo comunque è, e rimane, quell’OROLOGIO per la
NOTTE, descritto dall’eclettico benedettino veronese
Arcidiacono Pacifico, nei suoi Carmi o componimenti poetici nel IX secolo, costruito con zelo,
esperimentato tra le mura settentrionali del coro della sua Abbazia, con una singolare e grande
Ruota, e che ora mi accingo ad illustrare con specifici studi, convalidate ipotesi e chiare logiche.
Inizio quest’argomento con una interessante crono-storia, poco conosciuta.
Nell’antica battaglia combattuta qualche secolo
prima di questo “sanzenato orologio” tra cinesi ed
arabi a Samarcanda nel 750 circa, gli occidentali
acquisirono dai prigionieri del Celeste Impero “l’arte
di fabbricar la carta” a quei tempi sconosciuta. Tra
l’altro ambivano avere quel strano oggetto ostentato
dai capi cinesi, succubi degli oroscopi stellari, dai
quali pendevano, per conoscere il futuro,
coinvolgendo quell’astrale ciondolo, portato sempre
addosso chiamato“PI o CHI”.
Questo era un talismano in pietra di Giada: un disco piatto con un buco centrale e si usava
traguardando la Stella Polare dal foro di centro, collimando i segni tattili incisi, alle giuste stelle, per
trarne promettenti astrologici gradi di fortuna.
Arrivato in terra nostrana, questo Chi o Pi, stimolò la curiosità dei saggi monaci benedettini
“esperti nel tempo”, i quali intravidero nell’arnese, un chiaro realizzo ottico di segnatempo

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notturno, misurando lo spostamento delle stelle circumpolari che non tramontano, ossia: spazio
equivale tempo.
La realizzazione di questo orologio notturno, è ricordato nell’epitaffio posto nel Duomo di
Verona, dedicato al genio del nostro Arcidiacono Pacifico elogiandone l’invenzione col “mai vista
prima”.
Dunque l’ingegnoso veronese, “Arcidiacono”
benedettino, per la specifica e versatile attività monastica,
costruì l’orologio astronomico stellare, ponendo strutture
geometriche di pietra entro una “enorme tonda finestra” per
vedere i moti astrali del firmamento, a favore
dell’organizzazione mistica notturna della sua comunità.
Per cui, i confratelli cenobiti, col loro spirito monacale
contemplativo, nell’avvicendarsi puntuali alle lodi liturgiche
religiose della notte, avevano anche la possibilità di magnificare il creato, dal loro posto di
preghiera.
Il nostro “Arcidiacono Pacifico” fu il primo ad
edificare un segnatempo per la notte “a grande diametro”
costruendolo artisticamente tutto in marmo entro un finestrone
rotondo, denominato per l’eleganza e forma: Rosone.
Invece, un portatile orologio prototipo notturno, da me
sempre immaginato con lo stesso principio stellare, fu donato a
Pipino il Breve da Paolo I° Romano, papa benedettino, a saldo
del riavuto potere temporale (patto Quiercy) nella seconda
metà del VIII secolo, confermato dalla lettera 25 Codice
Carolino e rammentato dallo storico Muratori.
Tornando alla nostra marmorea struttura in San Zeno, guardata
esternamente, è simile ad una “grande ruota col mozzo”, incorniciata da
quattro cerchi astronomici, memori dei vecchi elementi o discipline
celesti.
Nel cerchio più grande, verticalmente in alto sopra, si evidenzia il
Solstizio Estivo, col giorno più lungo dell’anno, rappresentato dal
“Cronokratore”, Signore del tempo, in trono regale, animatore
d’operosità, ossia l’Excelsus; mentre contrapposto sotto, nel giorno più
Cronokratore Solstizio Estivo corto dell’anno, un personaggio supino, conferma col riposo la lunga

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notte del Solstizio Invernale.
Perpendicolarmente, invece, spiega l’Arcidiacono Pacifico, come braccia di una croce, vi
sono SPAZI per gli Equinozi di primavera ed autunno.
La composizione radiale, sul quarto elemento interno, è suddivisa in 12 settori a doppie
colonnette di marmo rosso di Verona, perché doppie sono le ore rilevabili nel conteggio di tempo-
orario “italico”, che inizia colle tenebre e, simultaneamente, coi medesimi settori si contemplano i
12 mesi annuali.
La formula di questo notturno segnatempo fu scritta primariamente dal nostro Pacifico nel
IX secolo col Carme ARGOMENTUM HOROLOGII.
Con l’occasione voglio ricordare la stupenda traduzione italiana presentata nell’anno 1955-
1956 in “Nota Pacifichiana” dal professor Mario Carrara, emerito Segretario di questa amabile
Accademia in anni passati; «Ecco la regola trovata…» dice l’Arcidiacono «se a partire dal Polus
mantieni lo sguardo lungo la linea retta, puoi conoscere le ore senza il canto del gallo».
Queste antiche descrizioni in versi latini sull’orologio notturno e divulgate nel Continente
sono andate quasi tutte disperse e, poche sono quelle rimaste.
Tutte, comunque tutte, sono accompagnate da un Carme pacifichiano con critiche ai simboli
pagani zodiacali in uso, tuonando: «…è vera pazzia porre in cielo bestie diverse, mentre lassù vi
sono solo angeli…».
Per cui, questi orologi a ruota, inglobati sulle
Cattedrali non potevano avere dei comprensibili segni
zodiacali pagani, ma solo personaggi sostitutivi
posti in girotondo, giudicabili solamente dall’attività
agricola esplicata in determinati mesi, come: potatura,
semina, raccolto od altro.
Queste indicazioni umane in processione
calendariale, creano confusione a chi osserva,
vedendo individui arrampicarsi sopra la ruota per
precipitare capovolti, pensati più al richiamo
dell’umano destino che ai nomi dei mesi, da rendere spontanea l’immagine d’una RUOTA della
FORTUNA, vedi:Duomo di Trento, Saint’Etienne, Beauvies (Lione), Duomo di Basilea, ecc.
Più geniale è stata l’impostazione sull’orologio di pietra in San Zeno di Verona, sostituendo
l’informazione dei mesi, con le stagioni trimestrali di PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO ed
INVERNO, risolta con poche figure angeliche-umane, più o meno vestite e coi suoi bravi solstizi,
per indicare un calendario completo.

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Tuttavia anche qui, dal movimento circolare, istintivamente il volgo, vede nel girotondo, la
Ruota della Fortuna e, così l’interpreta e la battezza.
Dopo lo storico devastante terremoto avvenuto nel 1117, il quale rovinò completamente
Verona, l’Anfiteatro e l’intera Abbazia San Zeno, avvenne,“così suppongo”, che successivamente
nel periodo di restauro, iniziato dopo oltre 100 anni dal cataclisma, il noto “renovator Brioloto”
incontrasse cimeli scolpiti, dispersi, ruinati con l’enorme finestrone in luogo strano, enigmatico per
illuminare la vecchia Basilica, rinvenendoli al lato notte ma per quanto disastrati, era ovvio
ricomporli, assemblarli e riutilizzarli.
Logicamente questi, non furono neppur pensati e, ancor meno sfiorati lontanamente
dall’intuito, come MODULI appartenenti all’ “horologium notturnum” edificato a nord, verso la
stella polare per stabilire giusti orari alle lodi della notte ai cenobiti, oltre tre secoli prima
dall’Arcidiacono Pacifico, il quale come l’ebbe inventato, lo collaudò nella sua amata Abbazzia
benedettina di San Zeno, rinnovata ed elargita da Pipino, figlio di Carlomagno.
D'altronde re carolingio Pipino, memore di un
vecchio dono consegnato ai suoi Antenati dal pontefice
Paolo I, pure benedettino, esprimeva la sua nobile simpatia
all’eclettica congregazione storica-religiosa, arricchendo la
voluta Basilica di un straordinario “Rosone Segnatempo”
mai visto prima, conciliando: ARTE, POTERE e FEDE, così
mi risulta.
Il Brioloto, dunque, per disorientato luogo di ritrovo
di cimeli o, assenza di documenti o, arrivo di nuovi
meccanismi, ignorò totalmente questa storia.
Perciò la finestra disastrata fu ricomposta ed

interpretata senza concetti e attinenze, inglobandola girata e Stampa del XIII secolo

capovolta, lasciando solstizi al giusto posto, come vuol il destino, priva del prestabilito
orientamento, sulla grande facciata, solo per dare luminosità interna alla rifatta Basilica, quindi
conclusa nell’incerto messaggio “del destino umano” SFALSANDO, purtroppo, lo scopo per la
quale essa era nata, di “SEGNATEMPO” e, con perplessità dichiarata, per inciso, come creatura del
restauratore Brioloto.
Per cui, i personaggi scolpiti, sono oggi letti in sequenza di fortuna: vestiti salendo, nudi
scendendo, sconvolgendo col ribaltamento la giusta stagionale informazione mensile, stabilita
dall’inventore Arcidiacono Pacifico.

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Inoltre, per addolcire l’impatto di Fortuna col monastero, furono scolpite nel XIV secolo sul
mozzo esterno verso la città, una manifesta iscrizione latina inneggiante alla fortuna come “unica a
saper gestir bene la vita”, mentre sul mozzo, dentro alla Basilica, rivolto a gente d’identità
religiosa, evidenzia che “la fede ripudia e deride questa tesi”.
Dunque, la Fortuna viene nuovamente coinvolta in questo “ex” rilevatempo ed è
continuamente rinominata, ma ovvio, sbagliando.
Anche l’orientamento è sbagliato. Inserita così com’è, sulla facciata a tramonto non
funziona: né di giorno, né di notte.
Al contrario, la “Ruota della Fortuna” montata sul Duomo di Trento, non crollata
interamente con l’orribile terremoto sopraccitato, è rimasta sul transetto di settentrione, in asse alla
stella polare e, per un recente studio da me portato a termine, viene dimostrato che l’arcaico
strumento “pacifichiano” funziona come fu costruito, salvo inquinamento luminoso od altri
ostacoli.
Non mi sembra fuori luogo affermare, che la scoperta di questi orologi stellari o
NOTTURNALI, anche se mal capiti strutturalmente, siano frutto di moderne ricerche fatte da dotti
precedenti concittadini impegnati sul poliedrico “Chierico” vissuto IX secolo a Verona come:
Augusto Campana, Mario Carrara, Gianpaolo Marchi, Gino Barbieri e, tanti altri, dai quali risulta
che il versatile Pacifico, d’origine nobile, nacque alla fine dell’VIII secolo, concluse gli studi
nell’importante centro culturale benedettino (dove forse approdò il PI) sul lago di Costanza:
REICHENAU.
Il Vescovo Ratoldo lo volle per il suo talento Arcidiacono in Verona, divenendo suo attivo
collaboratore nella grande opera di riforma clericale; edificò chiese, inventò, costruì e propagandò
orologi a ruota su rosoni notturni. Attivò la scuola capitolare, risolse tanti altri impegni come
conferma il celebre epitaffio in Cattedrale. Morì verso la prima metà del VIIII secolo lasciando alla
sua Verona tante opere d’arte e interessanti lavori.
La sua competenza astronomica conclude nella creazione dell’orologio notturno o
“Notturlabio”, il quale è un grande Astrolabio e, come tale lo si deve leggere, collocandolo tra noi e
il cielo Boreale, ossia come mettersi ad una finestra posta a nord per osservar il firmamento per
seguire i percorsi di alcune stelle circumpolari.

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È noto come nei strumenti detti “Astrolabi”
e, tra questi anche il ROSONE di San Zeno, posti
davanti, tra noi e settentrione, descrivano
astronomicamente la lettura INVERNALE, sotto in
basso verso terra, ortogonalmente alla nostra
destra, l’arco PRIMAVERA, in alto sopra
l’ESTATE, mentre a sinistra di fronte alla
primavera, l’AUTUNNO, a conclusione del giro.
Questo stabilisce che la lettura astronomica
segua sempre il percorso antiorario.
Volendo invece, spiegare a coloro che si
trovano a guardare dall’esterno i simboli astronomici del Rosone, il percorso sarà letto in senso
ORARIO per coincidere col dentro: ossia il dentro,visto da fuori.
Pertanto Noi chein questo caso stiamo ammirando dall’esterno, inizieremo dal solstizio del
“dormiente” sotto al Rosone e, in sequenza oraria saliremo verso l’alto immaginando d’incontrare
alla sinistra la Primavera e l’Estate, scendendo l’Autunno e l’ Inverno.
Ho detto “immaginando”, perché le sculture attuali sono state inserite dal restauratore
Brioloto, nel giusto SENSO, ma sbagliate nell’informazione calendariale.
Dunque, le sculture stagionali del nostro Arcidiacono
dovrebbero stare, in giusta regola girate di 180° per cui, dopo il
personaggio “supino”, in senso orario, vedere la PRIMAVERA
col manto sul braccio, poi l’ESTATE nuda o spogliata, oltre il
“Cronokratore solstizio” scendendo l’AUTUNNO vestito e poi
a chiudere l’anno, l’INVERNO corredato di ricca mantella.

Inverno
Gli antichi cenobiti benedettini di San Zeno disponevano
di un luogo per canti e salmi entro la Basilica, forse il coro sul
transetto in giusta leggibilità tempo-oraria, per cui distavano dal Rosone posto a nord, tanto quanto
era messo alto da terra il mozzo, questo perché a Verona la Basilica del Santo protettore, è posta a
45°gradi latitudine o, 6°clima antico. Pertanto è facile dedurre un rapporto fra diametro Rosone e
distanza centro oratorio antico.
Dal loro posto di preghiera nel coro, i confratelli guardando il cielo di notte leggevano le ore
e, sembra una tradizione monastica, seguire il percorso nel firmamento delle due ultime stelle o,
ruote del Carro Maggiore, dal nome DUBHE e MERAK chiamate per l’occasione OROLOGICALI.

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Queste,
allineate come una
virtuale lancetta
d’orologio, corrono
fantasticamente a
ritroso attorno alla
stella Polare, tutte
visibili oltre le
colonnette radiali e,
col trascorrere della
notte, oltrepassando i vari settori, stabilirne l’orario. Il conto delle ore comincia a tramonto, entro
l’arco del mese stagionale nel quale ci troviam, stabilito dallo zodiaco sulla ruota, per cui i mesi
sono fissi mentre le ore inizino con l’apparire delle “orologicali” e, astronomicamente scostandosi
nell’oscurità tra gli archi, computarne il tempo. Queste stelle appaiono all’imbrunire NON nel
medesimo punto del giorno prima, ma scostate nel loro percorso di circa un “grado” ogni notte
(4minuti) in direzione astronomica antioraria (destra guardando) e, seguendole, ce le troviamo dopo
30 giorni far capolino nel settore del mese successivo. Così di questo passo, mese per mese,
stagione per stagione, dopo un anno ritornano allo stesso punto di partenza. Giusto è anche sapere,
che le ore antiche dell’epoca qui rilevabili erano da 120 minuti primi, ed il sistema di lettura era
convalidato Italico, da tramonto a tramonto, per cui la prima ora del giorno iniziava all’apparire del
buio, e continuava in semplice conteggio matematico. Le abbinate colonnette stanno a conferma che
il tempo dell’epoca era di 2 nostre ore da 60 minuti, ma computate disinteressatamente in UNA ,
detta anticamente “BERU”, perché nel Medioevo, né ore da 60 primi, né porzioni orarie erano
praticate, mancandone lo scopo; col pressappoco tutto era diverso da ciò che accade oggi. Concludo
questa dissertazione tecnico, storica ed artistica sull’“Horologium nocturnum” confermando che:
“quest’ OROLOGIO di PIETRA, è il vero NOTTURLABIO, descritto e realizzato nell’IX secolo
dall’Arcidiacono Pacifico, salvato dopo l’avvenuto terremoto del XII secolo dal restaurator
Brioloto, del “Rosone, sculture stagioni” inglobato capovolto e, mal orientato in su la facciata di
San Zeno Maggiore della nostra città, da tutti ricordato come “Ruota della Fortuna” naturalmente
ignari, della storia di questo straordinario strumento tempo-orario, che la ironia della sorte lo vuole
nato, sotto le stelle porta-fortuna.

Paolo F. Forlati