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UNIVERSIT PONTIFICIA SALESIANA

FACOLT DI LETTERE CRISTIANE E CLASSICHE


(Pontificium Institutum Altioris Latinitatis)

fra Olgierd Bartosz Paszkiewicz OFM

IL SIMBOLO E IL MOTIVO DELLANCORA NELLA LETTERATURA E NELLARTE CLASSICA E PALEOCRISTIANA

ESERCITAZIONE PER IL SEMINARIO DI STORIA ANTICA

MODERATORE: PROF. PENELOPE FILACCHIONE

Roma 2012

Di della terra, voi salvate il figlio mio! lunica ncora della mia casa...
(Euripide, Elena 277-278)

Non ripongano dunque la speranza nell'incertezza delle ricchezze. Port via da essi la speranza. Dove la fiss? Ma nel Dio vivente. In lui fissa la speranza, in lui ferma l'ncora del tuo cuore affinch la tempesta del mondo non ti strappi via da lui e ti mandi in perdizione; nel Dio vivente, che tutto ci d in abbondanza perch ne godiamo.
(SantAgostino, Serm. 177,8)

INTRODUZIONE

La parola greca deriva dal verbo mettere insieme, congiungere. In origine si riferiva a ciascuna parte combaciante di un oggetto (per esempio una tessera di terracotta spezzata) che due ospiti, citt oppure commercianti potevano esibire come prova del loro accordo o dellidentit. Nelle lingue moderne il termine simbolo indica un elemento (oggetto materiale, immagine, persona) considerato rappresentativo di unidea astratta. La capacit di connettere un simbolo con lidea che esso esprime indispensabile per poter comunicare allinterno di un gruppo di persone che condividono un patrimonio culturale. In un certo senso, la facolt di comunicare delle idee attraverso i simboli nel linguaggio parlato, nella letteratura e nellarte pu indicare il livello culturale di qualsiasi societ umana. Il simbolo non qualcosa di statico nella sua funzione e si potrebbe dire che ciascun simbolo ha la sua vita: nasce quando una societ ascrive ad un oggetto unidea astratta ma questa connessione dopo un certo tempo o per diversi motivi pu perdere la sua forza e perfino svanire. Perci, il filosofo tedesco P. Tillich distingueva tra simboli vivi e simboli morti. Talvolta la vitalit di un simbolo cos grande che esso oltrepassa i confini di una cultura e viene riconosciuto e facilmente decodificato anche nelle altre societ e molte volte, specialmente oggi, nellet di globalizzazione diventa quasi universale. Il cristianesimo, pur essendo nel suo complesso una novit assoluta nellImpero Romano, potette esprimersi e trasmettere il suo messaggio solo tenendo conto del patrimonio culturale dei suoi tempi e nei suoi confronti dovette prendere posizione a favore o contro di esso. Cos, per fare un esempio, larte paleocristiana nel suo nascere segu rigorosamente il divieto mosaico di rappresentare il sacro e questo rifiuto, come ha sottolineato F. Bisconti, coincideva con lostilit dei cristiani verso usanza pagana di

venerare i simulacri delle divinit al cui ossequio venivano costretti durante le persecuzioni1. Perci una delle domande pi interessanti che si pongono studiosi dei primordi dellarte cristiana (e che possiamo impiegare anche alla letteratura) proprio questa: quale sono linee connotative e quali cambiamenti caratteristici, dal momento che larte e la letteratura cristiana sono eredi e depositarie di motivi, segni e immagini generati gi dalle precedenti culture, usate per esprimere una nuova mentalit che parla di una salvezza compiuta da Cristo attraverso il linguaggio dei simboli, dei codici e degli ideogrammi comuni2. Durante il nostro seminario ci stato proposto di esaminare la presenza di uno dei simboli dellarte e della letteratura cristiana per osservare come il suo significato, nel passaggio dalla cultura classica alla cristiana, viene da questultima adottato oppure, aggiungendo un altro significato, riletto in una nuova chiave, ad esempio quello soteriologico o cristologico. In questa esercitazione lautore ha scelto, seguendo il metodo proposto dal professore, di analizzare il simbolo e il motivo dellancora nellarte e letteratura classica e cristiana. Ma prima di passare allargomento, occorre fare una permessa di carattere storico e linguistico per precisare il campo della nostra ricerca. Lancora come un oggetto pesante gettato in mare dal bordo di una nave che serve per trattenerla ormeggiata al fondale mediante una cima o una catena uno strumento antico usato gi dai Fenici e dai Greci e successivamente perfezionato dai Romani. Le prime ancore erano costituite da pietre legate a corde vegetali. Sono stati rinvenuti esemplari di ancore risalenti all'Et del bronzo3. Pi esattamente possiamo dire che queste pietre
1

Cf. F. BISCONTI, Arte e artigianato nella cultura figurativa paleocristiana. Altre equivalenze tra letteratura patristica e iconografia paleocristiana, [in:] A. QUACQUARELLI (a c. di), Res Christiana: temi interdisciplinari di patrologia, Roma 1999, 31. Lautore fa notare che questo attegiamento dei primi cristiani non pu essere chiamato iconoclastico e lo definisce piuttosto come una tendenza anticonica, dal momento che agli inizi dellarte cristiana non era vietato rappresentare le immagini sacre ma venerarle. 2 Ibid., 49. 3 Cf. <http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%80ncora>, (24.05.2012).

fungevano da ancore e la parola ncora attribuire puramente a un oggetto di legno o di metallo che ha un aspetto esteriore a noi familiare di una barra centrale con bracci curvati. A sostegno di questaffermazione si pu addurre un argomento linguistico. Nella lingua greca la parola proviene dal tema -. Questo tema da inizio a tante forme nominali che tutte afferiscono alla nozione di curvatura. La parola latina ancora, -ae (f.) un prestito dalla lingua greca4. Allora senza dubbio gi i parlanti di lingua greca, usando la parola , alludevano ad un oggetto nella forma a noi familiare. In questa esercitazione, esaminando la presenza dellancora come simbolo e motivo nellarte e letteratura classica e cristiana, si intende proprio questo oggetto nellaspetto esteriore sopra indicato, chiamato dai Greci e dai Latini ancora.

1. LANCORA COME SIMBOLO E MOTIVO NELLA CULTURA CLASSICA

1.1. Fonti letterarie greche e latine Nelle opere di Omero e di Esiodo non presente la parola . La prima testimonianza di essa nella lingua greca, in Teognide (VI/V a.C.): : , , 5. (I, 457-460)

Cf. P. CHANTRAINE, Dictionnaire tymologique de la langue grecque. Histoire des mots, Klincksieck, Paris 2009, 10-11. 5 Non si addice una donna giovane a un uomo anziano: come una barca che non obbedisce alla barra, n l'ormeggio pu trattenerla; spesso, rotte le cime, durante la notte se ne va presso un altro porto, (trad. http://www.griseldaonline.it/percorsi/condello.htm) A young wife is not proper to an old husband; she is a boat that answereth not the helm, nor do her anchors hold, but she slippeth her moorings often overnight to make another haven. (trad. J.M. Edmonds, 1931)

Pindaro (518-438 a.C.) nella VI Olimpica, dedicata ad Agesia, scrive che questi aveva due patrie e aggiunge:

6. (Olymp. VI, 106)

Nelle Coefore, cio nella seconda tragedia della trilogia di Eschilo (525-456 a.C.) chiamata Oresteia, il giovane Oreste travestito da viandante si avvicina alla sua casa e dice al servo:

, . , , 7. (Coefore, 658-662)

Nelle tragedie di Euripide (485-407/6 a.C.) troviamo due passi molto interessanti. Allinizio di Ecuba la regina di Troia prega gli di: , ,

In tempestosa notte di doppia ancora attiensi al saldo morso, (trad. Cesare Lucchesini). On a stormy night it is good to have two anchors to throw down from a swift shi,. (trad. Diane Svarlien). 7 Annuncia ai signori di questo palazzo che vengo recare notizie per loro. Fa presto, che gi s affretta il carro della notte a portare lombra, ed lora che i pellegrini gettino lancore in case che saprano agli stranieri, (trad. Carlo Carena, Vico Faggi, Filippo Maria Pontani). Announce me to the masters of the house, for it is in fact to them that I come bearing news. And hurry, since the chariot of night is speeding on with darkness, and it is time for wayfarers to drop anchor in some house friendly to all guests, (trad. Herbert Weir Smyth)

8. (Ecuba, 79-82)

Nella Elena dello stesso autore, la protagonista della tragedia si lamenta: , , 9. (Elena, 277-279)

Nellambito della letteratura latina troviamo qualche esempio di uso simbolico della parola ancora. In unopera De remediis fortuitorum (Rimedi contro i casi fortuiti) che per secoli veniva attribuita a Seneca, ma oggi considerata piuttosto come una delle produzioni apocrife, quantunque redatte a partire da sentenze effettivamente senechiane, lautore scrive:
Perdidi amicum. Fortem animum habe, si unum; erubesce, si unicum. Quid, tu in tanta tempestate ad unam ancoram stabas? (De remediis fortuitorum, XVI, 2)

Nel settimo libro dei Punica di Silio Italico (25-101 d.C.) - il pi lungo poema in latino che si sia conservato in cui il poeta descrive come Annibale, dopo che i Romani scelsero come dittatore Quinto Fabio Massimo, considera i motivi di questa decisione:
At Libyae ductor, postquam nova nomina lecto dictatore vigent, raptim mutata Latinis

Di della terra, voi salvate il figlio mio! lunica ncora della mia casa, e sta nella Tracia nevosa, protetto da un ospite antico del padre, (trad. Filippo Maria Pontani). You gods of this land! preserve my son, the last and only anchor of my house, now settled in Thrace, the land of snow, safe in the keeping of his father's friend, (trad. E.P. Coleridge). 9 E la mia sorte rimaneva appesa come a unancora alla speranza che il mio sposo sarebbe venuto qui e mi avrebbe liberata dalle mie disgrazie.

imperia haud frustra reputans, cognoscere avebat, quae fortuna viro, quodnam decus, ultima fessis ancora cur Fabius, quem post tot Roma procellas Hannibali putet esse parem. (Punica, VII, 20-25)

1.2. Fonti iconografiche classiche Come osserva L. Gambassi e come pure hanno dimostrato i brani delle opere letterarie classiche citate sopra, lancora rivest un originario senso simbolico presso i popoli mediterranei, sia come simbolo della navigazione stessa sia, per il fatto che essa assicura la nave nel porto, mantenendola salda nelle tempeste in alto mare; essa fu come limmagine della speranza, lultima del naufragio, della fiducia, della salvezza. Presente su monete greche dimportanti citt portuali (Alessandria, Antiochia), appare sulle monete romane come attributo di Nettuno e dellAnnona, nonch come bollo su un frammento di lucerna. presente anche in ambito funerario, come rimando al mestiere dei defunti (marinai o pescatori), ma pare senza essere supportata da una particolare idea religiosa alla base10.

La dracma dargento con una faccia di Gorgona e lancora affiancata da unaragosta e la lettera A; Apollonia Pontica, 450-400 a.C.
10

Cf. L. GAMBASSI, Ancora [in:] Temi di iconografia paleocristiana, F. BISCONTI (a c. di), Citt del Vaticano 2000, 105.

Delfino con lancora. Mosaica dalla Casa dei Delfini sullisola di Delo (Grecia) nel Mar Egeo (II sec. a.C)

Lancora divenne un simbolo molto importante per la dinastia seleucide che regn dopo la morte di Alessandro Magno sulla parte orientale dei suoi domini. Infatti, furono persino creati dei miti per affermare che luso dellancora come stemma della casa reale dei Seleucidi non era casuale, ma radicata nel loro stretto legame con il mondo degli di. In una di queste storie si pretendeva che Seleuco I Nicatore, fondatore della dinastia fosse nato dal rapporto tra Apollo e sua madre Laodice, e che il dio avesse lasciato nel letto dellamante un anello con lancora improntata. Secondo un altro racconto, Apollo stesso offr questo anello a suo figlio cosicch Seleuco venne a conoscenza della sua divina parentela. Si diceva anche che tutti Seleucidi fossero nati con un segno dancora sopra la coscia, cosa che confermava la legittimit del loro potere.

Moneta d'argento di Seleuco con lancora. Iscrizione in greco (re Seleuco)

2. LANCORA COME SIMBOLO E MOTIVO NELLA CULTURA CRISTIANA

2.1. Fonti letterarie greche e latine Per i cristiani lancora divenne un simbolo collegato alla speranza della salvezza riportata dal Cristo. Lautore della Lettera agli Ebrei scrive infatti:

, , [] , : , 11 (Eb 6, 17-19)

Gli autori cristiani spesso si serviranno di questo simbolo specialmente quando descriveranno la vita umana come una tempesta. Cos scrive SantAgostino:

Sed quae sequantur vide: Non superbe sapere, neque sperare in incerto divitiarum. Amas aurum; fac, si potes, certum, ut non timeas amittere. Congregasti facultatem; da tibi, si potes, securitatem. Neque sperare in incerto divitiarum. Venit, abiit; modo erat, modo perit, modo timetur ne pereat. Non ergo sperent in incerto divitiarum. Tulit inde spem. Ubi fixit ? Sed in Deo vivo. Ibi fige spem, ibi anchoram cordis tui, ut

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Perci Dio, volendo mostrare pi chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilit della sua decisione, intervenne con un giuramento, affinch, grazie a due atti irrevocabili, nei quali impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci proposta. In essa infatti abbiamo come un'ncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di l del velo del santuario.

tempestas saeculi non te inde abrumpat et perdat : in Deo vivo, qui praestat nobis omnia abunde ad fruendum12. (Serm., 177, 8)

Clemente Alessandrino nel suo Paedagogus, redatto tra il 203 e il 211 d.C., ammette che cristiani in certe circostanze (lautore severamente condanna il lusso e luso di decorarsi con preziosi gioielli) possano portare anello provvisto di sigillo con limmagine appropriata, per esempio unancora:

, , , , , 13 (Paed. 3, 11, 59, 2)

2.2. Fonti iconografiche cristiane

La presenza e il significato che assume lancora nella arte paleocristiana deve essere valutata alla luce delle fonti letterarie come simbolo della fede e della speranza nella futura risurrezione. La sua comparsa sulle iscrizioni funerarie molto spesso accompagnata dalle
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Ma sii attento alle parole che seguono: Di non essere orgogliosi e a non riporre la speranza nell'incertezza delle ricchezze. Tu ami l'oro; fa' sapere, se puoi, che non temi di perderlo. Hai messo insieme delle sostanze; renditi sicuro di esse, se ti possibile. E a non riporre le speranze nell'incertezza delle ricchezze. I beni sopravvengono, spariscono; ora ci sono, ora non ci sono pi; intanto si nel timore di perderli. Non ripongano dunque la speranza nell'incertezza delle ricchezze. Port via da essi la speranza. Dove la fiss? Ma nel Dio vivente. In lui fissa la speranza, in lui ferma l'ncora del tuo cuore affinch la tempesta del mondo non ti strappi via da lui e ti mandi in perdizione; nel Dio vivente, che tutto ci d in abbondanza perch ne godiamo. 13 Le figurazioni sui nostri sigilli devono raffigurare una colomba o un pesce, oppure una nave con le vele spiegate al vento o una lira, lo strumento musicale, che Policrate aveva voluto sul suo sigillo, o unancora, la cui immagine volle come simbolo Seleuco. E se un cristiano esercita il mestiere di pescatore, rammenter, con questa figura, lapostolo [Pietro], e i fanciulli che emergono dalle acque [battesimali]. (testo italiano riportato: F. BISCONTI, Arte e artigianato..., 70).

parole ELPIS/SPES. Alla fine del II sec d.C. non di rado accanto allancora raffigurato un pesce. Alcuni studiosi (Kirsch) mettendo insieme lacclamazione Spes in Cristo con questimmagine affermavano che essa rappresentava Cristo, ma studi recenti identificano nei pesci i fedeli stessi. Questo potrebbe essere anche un riferimento eucaristico14.

Ancora con pesci. Catacombe di Domitilla.

Reperti archeologici dei primi quattro secoli: anelli, sigilli, gemme con le ancore improntate confermano la disposizione di Clemente Alessandrino citata sopra.

Ancora con due pesci. XPEICTOU di Cristo


14

Cf. L. GAMBASSI, Ancora..., 106.

10

Le immagini dellancora con laggiunta dellasta orizzontale, specialmente in mezzo dellasta verticale di essa (ci non corrispondesse alla realt) potrebbero alludere al simbolo della croce, ma questi in casi bisogna esaminare con ponderatezza. Infatti, come ha confermato M. Bonino dopo aver studiato minutamente le immagini dallambito nautico nel cimitero di Priscilla, afferma che le raffigurazioni delle ancore hanno seguito un intento realistico, per cui non pensabile che siano state allorigine della rappresentazione della tau e della croce, n che ve ne siano state connessioni, tanto pi che molti esemplari sono senza ceppo e sono disegnati in senso orizzontale. Lancora era un simbolo evocativo implicito (...) ma che stata rappresentata come tale, finch non cadde in disuso dopo la pace costantiniana. La tau, trasformata poi in croce latina, ebbe un intento realistico gi dallorigine, indipendentemente dalla figura dellancora, dato che riproduce fedelmente, anche se con semplicit, la figura della crux patibulata. Si tratta di quel simbolo esplicito che per la sua forza evocativa soppiant limmagine (implicita) dellancora, con cui ebbe un primo periodo di coesistenza15.

Ancora cruciforme. Catacombe di Priscilla

Infatti, il simbolo dellancora viene rappresentato sempre pi raramente a partire della met del III sec. d.C., fino a scomparire intorno al 300; nonostante ci il suo simbolismo perdur (il frontespizio di un testo del 600 su cui viene raffigurato Cristo appeso ad unancora anzich alla croce)16.

15

M. BONINO, Barche, navi e simboli navali nel cimitero di Priscilla , [in:] Rivista di Archeologia Cristiana, 59 (1983), 310-311. 16 Cf. L. GAMBASSI, Ancora..., 106.

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3. ESEMPIO DI UNIMMAGINE: IL SARCOFAGO DI LA GAYOLLE

Il sarcofago detto di la Gayolle si trova attualmente nel Museo di Brignoles (Francia). La sua datazione incerta, ma con ogni probabilit esso risalirebbe alla prima met del III secolo. Il centro della facciata mutilo; nonostante ci, si pu identificare ivi un personaggio seduto (un lettore, un filosofo, un ascoltatore?), ai piedi del quale si trova unaltra persona nella quale alcuni riconoscono una bambina17. Cominciando da sinistra del monumento scolpito in marmo greco si vede un pescatore con la lenza sopra la quale c una testa simbolica (il busto di Elio il dio sole?18), un gregge di pecore, lancora, un orante e la figura seduta menzionata sopra. Poi, verso destra si vede un buon pastore e un filosofo seduto, mezzo nudo con un bastone nella mano che sembra di insegnare. P. Prigent sostiene che questa immagine rappresenta Ades, dio degli Inferi19.

Sarcofago di La Gayolle. Museo di Brignoles (Francia)

17 18

Cf. P. PRIGENT, Larte dei primi Cristiani. Leredit culturale e la nova fede, Roma 1997, 128. Ibid. 19 Ibid.

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La questione di uneventuale provenienza cristiana del sarcofago ancora in discussione. Molti autori indicano la presenza dei tre personaggi simbolici dellarte paleocristiana (il filosofo, lorante, il buon pastore) come prova di quella derivazione. Ma in realt le figure del filosofo e del buon pastore fanno parte anche del repertorio funerario pagano e lorante altrettanto bene potrebbe rappresentare la virt di pietas romana (intesa come il rispetto e la piet religiosa). Per giunta non da sottovalutare la possibile attribuzione a un personaggio seduto con bastone (scettro?) lidentit di Ades e la presenza del busto di Elio accanto al pescatore. Non da escludere, come dimostrano gli studi recenti, che larte paleocristiana poteva rappresentare Cristo come il dio sole20. A proposito delle figure appartenenti inizialmente al repertorio dellarte pagana ma in un tempo successivo adottate dai Cristiani con un nuovo significato, molto interessante sembra losservazione di F. Bisconti, il quale, descrivendo le decorazioni delle catacombe cristiane, notare che accanto alle scene di ispirazione biblica compaiono alcune rare immagini simboliche: il pastore crioforo, lorante, il filosofo, il pescatore. Queste figure, tutte desunte dal patrimonio della tradizione, denunciano una rapida evoluzione semantica: cos il pastore, che impersonava Hermes psicopompo, prende a significare Cristo pastore della parabola della pecorella smarrita; cos latteggiamento expansis manibus, attribuito solitamente alla personificazione della pietas, viene assunto per indicare la condizione della salvezza raggiunta e della preghiera continua; cos il filosofo, segno personificato della sapienza, dar la sua sembianza ai defunti beati, ma poi agli Apostoli, ai martiri e al Cristo; cos il pescatore, immagine generica e neutra dellidillio ellenistico, viene assunto dalla simbologia cristologica ed apostolica, per significare specialmente lidea della purificazione battesimale21. Per quanto riguarda lorigine del sarcofago di La Gayolle lautore ritiene che le sue decorazioni non depongono ancora a favore di una lettura cristiana.

20

Cf. M. WALLRAFF, Christus Versus Sol, Sonnenverehrung und Christentum in der Sptantike , JAC.E (32), Mnster 2001., 21 F. BISCONTI, Il messaggio delle immagini, [in:] Aurea Roma. Dalla citt pagana alla citt cristiana. (Catalogo della mostra, Roma 22 dicembre 2000 20 aprile 2001), Roma 2000, 311.

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Volendo comunque concludere, si pu affermare che messa da parte la questione della eventuale provenienza cristiana del sarcofago linterpretazione delle immagini scolpite su esso non presenta grande difficolt le scene e i personaggi evocano un futuro felice vissuto in pace, e cos questo monumento pu essere annoverato tra i molti esempi dei cosiddetti sarcofagi paradisiaci.

CONCLUSIONE

Lancora unoggetto importante per la salvezza e la sicurezza di tutti quelli che viaggiano per diversi motivi sulle navi, con la speranza di poter arrivare sani e salvi alla destinazione. Fin dallinizio della sua comparsa nella vita delluomo e nella sua attivit, lancora acquist questo significato simbolico anche nel linguaggio quotidiano. Le fonti letterarie classiche esaminate in questa esercitazione provano tutto questo. Anche larte figurativa rispecchi questo significato non collegando comunque il simbolo dellancora con un mondo divino. Per i cristiani invece inspirati dai testi del Nuovo Testamento e specialmente dai versetti della Lettera agli Ebrei (6,17-19), la speranza della salvezza espressa dal simbolo dellancora assume un significato profondo alludendo alla fede e allopera redentrice di Cristo. Il cristiano nella sua vita terrena paragonata a una nave nel viaggio tanto difficile durante la tempesta, deve aver fiducia nella fede e nel suo Salvatore Ges Cristo. Molto spesso allora troviamo il simbolo dellancora nellambito funerario. Inoltre da precisare che limmagine dellancora non sia stata adoperata comunemente come simbolo della croce se non in qualche caso. La lettura simbolica dellancora nella chiave soteriologica dopo III sec. d.C. viene meno nel tempo tanto da scomparire quasi del tutto quando il cristianesimo divenne una religione ufficiale dello stato.

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BIBLIOGRAFIA

1. FONTI
ESCHILO SOFOCLE EURIPIDE, Tutte le tragedie. Testi greci a fronte, A. Tonelli (a c. di), Milano 2011, Perseus Digital Library, < http://www.perseus.tufts.edu/hopper/> (26.05.2012),

2. DIZIONARI
CHANTRAINE Pierre, Dictionnaire tymologique de la langue grecque. Histoire des mots, Klincksieck, Paris 2009. Temi di iconografia paleocristiana, BISCONTI Fabrizio (a c. di), Citt del Vaticano 2000. LAMPE Geoffrey William Hugo, A Patristic Greek Lexicon. With Addenda et Corrigenda, Oxford University Press, New York 91989. LIDDLE Henry George Robert SCOTT, A Greek-English Lexicon. With a Revised Supplement, Oxford University Press, Oxford 91996. STEPHANUS, Thesaurus Graece Linguae, vol. III, Akademische Druck U. Verlagsanstalt, Graz 1954.

3. STUDIA
BISCONTI Fabrizio, Arte e artigianato nella cultura figurativa paleocristiana. Altre equivalenze tra letteratura patristica e iconografia paleocristiana, [in:]

A. QUACQUARELLI (a c. di), Res Christiana: temi interdisciplinari di patrologia, Roma 1999, 25-108.

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BISCONTI Fabrizio, Il messaggio delle immagini, [in:] Aurea Roma. Dalla citt pagana alla citt cristiana. (Catalogo della mostra, Roma 22 dicembre 2000 20 aprile 2001), Roma 2000, 309-316. BONINO Marco, Barche, navi e simboli navali nel cimitero di Priscilla, [in:] Rivista di Archeologia Cristiana, 59 (1983), 277-311. GAMBASSI Laura, Ancora [in:] Temi di iconografia paleocristiana, F. BISCONTI (a c. di), Citt del Vaticano 2000, 105-106. PRIGENT Pierre, Larte dei primi Cristiani. Leredit culturale e la nova fede, Roma 1997.

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