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Prime tracce scritte del Romanzo: le Glosse

Lo studio delle fasi pi antiche di una lingua molto importante dal punto di vista filologico e
glottologico. Dopo la caduta dell Impero romano di Occidente, il Latino continu ad essere
scritto e parlato ( pi scritto che parlato). I modelli letterari erano sempre i classici; sia per la
poesia sia per la prosa. Lo sforzo maggiore, per gli scrittori medioevali, era quello di
maneggiare una lingua che ormai non si parlava pi. Come il romanice si scostava dal latine,
lo sforzo nelluso del Latino diventava sempre pi grande. Il romanice era il parlare di tutti i
giorni, era il volgare, mentre il latine era sinonimo di grammatice, quindi di lingua scritta,
scolastica e letteraria. Quanto maggiore era la cultura di chi scriveva in Latino, quanto meglio
egli aveva saputo assimilare i modelli dei classici, tanto pi puro era il suo Latino. Allora,
anche riferendoci al Medioevo, quando il Latino era la sola lingua della cultura, la sola lingua
scritta, dobbiamo sempre tener presente l intenzione di chi scrive. I testi medioevali latini
sono pieni di volgarismi, ma sono raramente le frasi o parole scritte intenzionalmente in
volgare. Se troviamo in una carta pisana del 730, la frase de uno latere corre via publica ed in
un altra di Lucca del 756, De uno latum decorre via publica, non possiamo ancora dire di
trovarci di fronte a un testo in volgare Italiano. Chi aveva lintenzione di scrivere in Latino; se
invece di currit us il volgare corre, commise un errore perch ignorava la retta coniugazione
del verbo curro. In unaltra carta del 759 troviamo Reddere debamus uno soldo bono
expendibile; anche qui Latino, senza pi rispetto per la declinazione, per influsso del
volgare italiano che ormai non la conosceva pi.

Nel Breve de inquisitione, redatto a Sienna nel 715 e coservato in una copia di 150 o 200 anni
posteriore, si riportano le risposte date da alcuni testimoni a un inviato del re, di nome
Gontrando, incaricato di dirimere una controversia fra i vescovi di Siena e di Arezzo intorno
allappartenenza di alcune chiese e monasteri; le risposte sono in Latino e non ancora in
volgare come quelle dei testimoni dei Placiti capuani, ma spesso al posto delle desinenze
latine vi sono desinenze italiane, invece del futuro organico si trova il futuro composto con
habeo come nelle lingue romanze occidentali, p. es. : Item Romanus clericus de Castro
Policiano dixit: Warnefrit gastaldius mibi dicebat: Ecce3 missus venit inquirere causa ista.
Et tu si interrogatus fueris, quomodo dicere habes?... il fraseggiare analitico, singoli
volgarismi.
Nellalto Medioevo, i vari volgari dovevano essere pi omogenei, pi vicini alle loro fonti
latine. Ma molte parole del Latino classico e del Latino ecclesiastico della Bibbia e dei primi
scrittori cristiani, erano ormai dimenticate e di difficile comprensione perch non
corrispondevano a voci della lingua parlata.

LE GLOSSE

-Il Glossario di Reichenau ( o Glosse di Reichenau), risalente probabilmente alla fine del
secolo VIII e conservato in un manoscritto della Biblioteca di Karlsruhe, cerca di spiegare,
con perifrasi o con parole pi popolari, espressioni della Vulgata ed alla fine raccoglie, in
ordine alfabetico, altre parole. Se, p. es., le glosse spiegano iecur ( scritto gecor) con ficatus

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( al franc. ant. feie, franc. mod. foie), non si puo dire che contengano un termine francese, ma
spiegano una parola del Latino classico con una pi popolare ( iecore=ficato); se spiegano
galea con helmus, chiariscono una parola latina, ormai uscita duso, con una parola germanica
da tempo entrata nelle varie lingue romanze d Occidente, ma riportano pur sempre in veste
latina.
Studiando le particolarit linguistiche di queste glosse, noi possiamo rivelare parecchie
caratterictiche che sono proprie del Francese, ma sarebbe erroneo considerare tali glosse come
francesi; sono scritte nel Latino delle persone meno dotte della Francia settetrionale, non
tanto per ignoranza del compilatore, quanto per il fine che egli si proponeva: di chiarire le
voci difficili con parole pi comprensibili (come p. es. sinentibus= permitentibus, leva=
sinistra, ius iurandum= iuramentum) .
-Le Glosse di Kassel ( o Walha) ci presenta parole latine sotto un aspetto molto vicino al
Romanzo, glossate con parole germaniche. Il glossario disposto in ordine metodico ( parti
del corpo, animali domestici, casa, vestiario...) e vi si trovano anche intere frasi, alcune delle
quali sembrano avere un interesse practico, come quelle contenute nei moderni manuali di
conversazione, p. es.: tundi meo capilli- skir min fabs, radi me meo colli- skir minan bals,
radi meo parba- skir minan part e sovente si legano luna allaltra, come: indica mih-
quomodo- nomen habet- homo iste; sage mir- uueo- namun habet- deser man.
La parte germanica ha un colorito nettamente bavarese, si oppongono i Baiuvari ( Paioari nel
testo latino, Peigira in quello germanico) ai Romani ( Walha) e il compilatore delle glosse
doveva essere certo bavarese.
Secondo il romanista cco Karel Titz, al quale dobbiamo il pi ampio studio analitico e
critico sulle Glosse di Kassel, questo glossarietto sarebbe stato scritto verso il principio del
secolo IX a Freising, in Baviera.
Vi si trovano molti elementi romanzi ed ha un carattere pi volgare del Glossario di
Reichenau, ma non occorre considerare questo testo come neolatino.Titz dice che si tratta di
un testo galloromanzo. K. Sittl lo riteneva di provenienza italiana; A. Holtzmann, E.
Monaci e P. Marchot lo cosideravano ladino, W. Meyer- Lbke pensava a un misto di
Ladino e di Francese, J. Pirson pensava lo credeva un testo basso latino con elementi reto-
gallici.

Questi due documenti sono preziosi documenti per i romanisti, ma non possono essere
considerati monumenti scritti in lingua decisamente romanza. Ambedue hanno colorito gallo-
romanzo, ma si tratta di raccolte di glosse di provenienza eterogenea ( p. es. elem. del
Ladino in G. di Kassel).
L intenzione dei compilatori era di chiarire una parola meno nota o ignota con una pi
conosciuta che era s del volgare, ma a cui si cercava di dare sempre laspetto latino.

-Il Glossario di Monza ( Bibliot. Capitolare di Monza) risale al secolo X, italiano- greco
scritto probabilmente nella pianura padana, (per la parte greca forse da un monaco basiliano
dellItalia meridionale), d quasi solamente parole isolate ( gallo- aletora [],
dominica- curiaci []), e raramente frasi brevissime ( p. es. de mandegare-
desmetinaosefaimo [ ].

Talvolta, nei testi medioevali, parole latine ormai uscite dalluso vengono glossate dallo stesso
autore che aggiunge un sinonimo pi volgare, introdotto da id est. Nel celebre

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- Editto di Rotari, uno dei principali monumenti del diritto longobardo in Italia, si trova: Nulli
leciat novercam suam m a t r i n i a, qui fuit uxor patris, neque privignam, quod est
f i l i a s t r a, neque c o g n a t a m, qui fuit uxor fratris, uxorem ducere.

Le prime attestazioni del Dalmatico

I monumenti del Dalmatico sono molto poveri e scarsi e nessuno ha carattere letterario.
-In un testamento del X xecolo, riportato da Giovanni Lucio nella sua Historia di Dalmazia
et in particolare di Tra, Spalato e Sebenico, Venezia 1674, si trovano alcuni elementi volgari,
ma il testo redatto in Latino
-In un inventario raguseo del 1280 si trovano molte parole volgari di carattere nettamente
dalmatico, ma si tratta di un elenco di voci isolate del tipo di : matarao I bono fornit coltrea
I. cactali II forniti para de linoli III noua et linol I plumato, ecc.
-I pi antichi testi organici del Dalmatico sono due lettere zaratine XIV secolo:
Nella prima, del 1325, Todru de Fomat di Zara si rivolge allonorevole Ser Pon,
cancelliere di Ragusa, per prendere la difesa di suo figlio Francesco che era stato citato
dinanzi alla corte di Ragusa per un preteso debito: A ser Pom unuriuol canceler de Ragusa,
Todru de Fomat d ara saluduui cun oni uostro unur...

Nella seconda lettera, del 1397, inviata da Ancona a Zara, il testo pi chiaro: Al nome
de Diu amen; 1397 de lulu. Item anchora facuue a suiri che parun del nauiliu Aligiritu non
pagatu... Questa lettera, scritta da un certo Francesco di Fanfona, momentaneamente ad
Ancona, a suo padre a Zara. Subito in principio la frase ch eu uiau sichirisi interpretata da
Bartoli che io in viaggio scrissi, da Bertoni interpretata in primo tempo che non ho
( oppure non v hanno) sicurit di fortuna in A. e, in un secondo tempo che non ho ( o non
vi hanno) assicurazioni per ( contro) fortunali ( tempeste) in A.

Le pi antiche attestazioni del Rumeno

Rumeno ha avuto, a causa della sua separazione dal resto del mondo neolatino, in un ambiente
di cultura bizantino- slava, unevoluzione molto diversa dalle lingue romanze occidentali,
specialmente per ci che si riferisce agli adstrati e ai superstrati.
Mentre in Occidente il Latino era la lingua della Chiesa e della cultura, la lingua della
legislazione( perfino di quella barbarica) e dellamministrazione, nell Oriente bizantino la
lingua dello Stato e dell amministrazione er il Greco..Dopo si introdusse l uso del Paleoslavo
( Slavo antico) e antico Slavo ecclesiastico (medio Bulgaro).
Durante il sec XIII si hanno tracce di formazioni politiche slavo-rumene di scarsa importanza
nella Doburgia, mentre al Nord del Danubio, lungo i confini della Transilvania, lormai
potente monarchia ungherese estendeva sempre pi i suoi confini, dopo aver distrutto e

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assimilato alcuni piccoli voivodati locali. Durante il sec. XIV avviene la formazione della
Valacchia e della Moldavia come principati indipendenti.
Tutti i documenti della met del sec. XIV sono redatti in Medio- Bulgaro; anche la chiesa
slava aveva, sin dalla fine del secolo IX, sostituito il Greco, come lingua liturgica, col
Paleoslavo. I monasteri, fondati in gran parte nel sec. XIV, ricevono la loro cultura dall
Oriente greco- slavo e specialmente dal Monte Athos.
Alla fondazione dei primi monasteri di Valacchia e Moldavia appaiono testi paleoslavi che
potrebbero essere stati scritti nel territorio dellattuale Rumania. Non sicuro che il Vangelo
paleoslavo conosciuto col nome di Savina Kniga e il cosidetto Codex suprasliensis, ambedue
del secolo XI, siano stati scritti nella parte settentrionale della Rumania, presentano
particolarit linguistiche che li avvicinano al Russo. Altri libri religiosi del sec XIII e XIV
sono scritti in Moldavia. Quanto ai documenti ufficiali e privati, i pi antichi sono andati
perduti e quelli che rimangono non sono anteriori alla seconda met del sec. XIV e ancora
posteriori sono le cronache.
In tutti questi documenti scritti nei territori rumeni in un Medio- Bulgaro che ha
caratteristiche proprie si possono trovare i nomi propri di persone e di luoghi ed anche
appellativi rumeni. Allora, possiamo essere informati sullo stato linguistico del volgare prima
delle sue manifestazioni dirette nella scrittura. Questi sono degli esempi tratti da documenti
anteriori all inizio del sec. XVI: jude (<lat. iudex) ( 1409, 1502), Buor(=bour<lat. bublus)
(1479)...
Troviamo poi molti nomi di persona e di luogo, spesso in forma nettamente rumena, p. es.
Albetii(1469), Albul (1422), Amarul (1430)...Il nome proprio Urcle (1414) o Urcle (1412)
o Urecle (1437) ci d una fase con - cl conservato a differenza del nome proprio pi
moderno Ureche e dellappellativo ureche orecchia (<lat. auric(u)la).

I primi documenti conosciuti scritti in lingua slava nei territori rumeni risalgono alla seconda
met del sec. XIV e per circa due secoli impedisce al Rumeno di affermarsi per iscritto.
Il primo documento interamente scritto in Rumeno che ci sia conservato, ma non certo il pi
antico in cui si us il Rumeno come lingua scritta, una lettera dettata nel 1521 dal boiardo
Neacu di cmpulung e diretta al giudice Hans Benkner di Braov per metterlo al corrente di
una spedizione dei Turchi. Oggi si trova nell Archivio di Stato di Braov, scritta
collalfabeto cirillico che i Rumeni hanno adoperato.
I primi testi religiosi scritti in Rumeno ci sono offerti da Quattro manoscritti non anteriori alla
met del sec. XVI: il Codice di Vorone, scoperto nel1871 nel monastero di Voronet in
Bucovina; il Salterio Scheiano, contenente la traduzione in preosa sei salmi di Davide; il
Salterio di Vorone e il Salterio Hurmuzachi, contenenti anchessi la traduzione dei salmi.

Il grande storico rumeno N. Iorga (1871- 1940) diede lipotesi che queste traduzioni
potessero risalire alla seconda met del XV secolo e si dovessero all espansione dell eresia
ussita, la quale, molto diffusa in Boemia, Slovacchia e Ungheria, voleva, fra laltro, che il
servizio divino venisse fatto nella lingua del popolo.
Il primo libro stampato in Rumania una Liturgia slava uscita a Trgovite nel 1508. Il primo
libro stampato in Rumeno di cui abbiamo sicura notizia un Catechismo riformato,
pubblicato a Sibiu, in Transilvania, nel 1544.
I calvinisti, oltre ad aver fatto tradurre libri in rumeno a scopo di propaganda, usarono i
caratteri cirilici, tentarono anche lintroduzione dei caratteri latini. Si trova anche la prima
applicazione della grafia latina, con ortogrfia ungherese ( cz=, sz= S, s=) al Rumeno.

Gli inizi della documentazione scritta del Rumeno sono assai tardivi; quando le altre nazioni
romanze avevano gi una fiorente letteratura e avevano dato al mondo capolavori immortali,

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in Rumania si traducevano catechismi e vangeli o, in campo profano, libri popolari come la
storia di Alessandro Magno.

Ci troviamo in unepoca molto tarda: l importanza del Rumeno non sta nell antichit delle
sue attestazioni, ma nella conservativit dei suoi elementi latini e nella forza di resistenza
dimostrata per tanti secoli durante i quali i rumeni vissero completamente isolati dalla
romanit occidentale.