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1.

II Latino Volgare

Friedrich Diez, considerato il fondatore della disciplina, dedica una delle sue opere alla grammatica delle
lingue romanze. Già nella prima pagina del volume sostiene che le lingue romanze derivino dal latino ma
non quello classico, ma dal latino volgare. Come ben sappiamo la diffusione del latino è stato sì capillare, ma
non ha raggiunto tutti gli angoli delle province romane. James N. Adams ha analizzato i rapporti tra la lingua
della madrepatria e quella delle colonie:

- II latino deve adattarsi a nuove condizioni ambientali;


- Ci possono essere cambiamenti nella lingua perché i nuovi popoli sono ignoranti;
- La lingua coloniale può subire delle evoluzioni;
- Le varietà coloniali possono unirsi alle lingue locali e dare vita a dei dialetti;
- I parlanti di una zona dell’impero possono spostarsi in altre zone dell’impero e influenzare così la lingua
della regione nella quale si stabiliscono (diaspora linguistica).

II latino fa parte della famiglia delle lingue indoeuropee. La diffusione del latino nell'immenso territorio
dell’impero romano non avvenne in modo omogeneo e soprattutto non fu imposto dai dominatori. Gli
studiosi del latino volgare usano chiamare Romania i territori dell’impero romano nei quali oggi si parla una
lingua romanza. In seguito, a partire dal periodo delle invasioni barbariche, Romania assunse un significato
etnico-linguistico, delimitando, in Occidente, i territori nei quali venivano parlate le neonate lingue romanze
in opposizione alle lingue germaniche degli invasori.

ROMANUS (accezione politica )> ROMANUS (in contrasto a BARBARUS) > ROMANICE (avverbio) >
romanz /romanzo

Con Romania perduta s'intende l'insieme dei territori che furono si romanizzati, ma che poi non continuarono
linguisticamente l’eredità latina, con Romania nuova s'intende l'insieme dei territori che non sono mai stati
raggiunti dalla romanizzazione ma nei quali, tuttavia, si parla una lingua romanza.

"L'idea che il latino possa fossilizzarsi in una provincia al momento della conquista non è plausibile. Le
province non erano chiuse..." (Adams 2007), e ancora: "la differenziazione del latino non può essere spiegata
a partite da un singolo fatto, come per esempio la data di fondazione delle province". Adams preferisce
parlare, invece del concetto di latino volgare, di vari livelli di latino sub-standard, il termine volgare causa
problemi di interpretazione. Quindi il latino volgare (nel senso di parlato dalla grande massa popolare):
- Lingua essenzialmente parlata;
- Soggetta alle variazioni diacroniche, diatopiche e diafasiche
- Non rappresenta una fase cronologicamente posteriore al cosiddetto latino classico o letterario.

L'aggettivo volgare ha prevalentemente il senso di "comune, generico, usuale" ed è sinonimo di cottidianus,


sarebbe meglio usare l'aggettivo rusticus.

Il latino volgare è una lingua che si è diffusa in zone dove le popolazioni parlavano altri idiomi, le cosiddette
lingue di substrato, che sono stati abbandonati a favore della lingua del popolo vincitore, ma che hanno
lasciato tracce nel latino parlato, soprattutto a livello fonetico e lessicale.
Il latino volgare quindi, in quanto lingua parlata, subisce tutte le variazioni diatopiche (di spazio), diafasiche
(di registro), diacroniche (di tempo) tipiche delle lingue non scritte.
Si discute sul rapporto di parentela tra latino volgare e latino classico.

Latino arcaico

Latino volgare Latino classico

Lingue romanze
Manczak:
Latino arcaico
Latini classico

Latino volgare

Lingue romanze

Si può dire che prima del VIII secolo gli illetterati capiscono all'ingrosso quello che i letterati dicono, e
quest'ultimi comprendono ciò che trovano nella tradizione scritta;
Crisi del sistema linguistico latino = molto lenta.

l fenomeni che prendiamo in esame sono:


- La caduta dell'opposizione quantitativa: il latino distingueva tra vocali brevi e lunghe. A partite dal III
secolo d.C. aumentano gli errori e alla fine del IV secolo l'opposizione quantitativa non è più sentita e viene
sostituita con un sistema di chiusa/aperta (opposizione di tipo timbrico).
- La scomparsa delle consonanti finali: la -M scompare precocemente dal latino > n. La -S è un caso più
complesso: si mantiene per tutto il periodo dell’impero, in alcune lingue romanza rimane ma non si
pronuncia (francese), uguale il caso della -T.
- L'indebolimento delle consonanti intervocaliche: celeberrimo il caso di -B- che spirantizza in -V-. Più
frastagliata l'evoluzione di -T- > -D-.
- L'affricazione: l'affricazione di consonanti + iod è un fenomeno precoce, e si realizza completamente prima
della caduta dell’impero. K è T + iod (ci,s,ts,tz-ti; t,tz,s-ci).
- La caduta del sistema dei casi: la declinazione sembra resistere bene per un certo tempo. Verso la fine del II
secolo, tuttavia, si percepiscono numerose difficoltà nella declinazione, e la confusione funzionale tra dativo
e genitivo é molto ben attestata a partite del III secolo. A partite dal IV-V secolo Ie iscrizioni testimoniano la
perdita della declinazione anche a Roma la perdita di declinazione non segue percorsi lineari.
- Le nuove forme verbali romanze: innovazione per il futuro, che veniva confuso con il perfetto attivo 3°
persona (verbo+habeo). Innovazioni anche per il passivo sintetico LAUDOR invece di SUM LAUDATUS.

Mutamenti precoci, entro il Vl secolo panromanzi - Mutamenti tardivi, tra Vl e VIII secolo quasi mai
panromanzi. Il processo di trasformazione è molto lento e graduale, non sempre omogeneo: ci sono
cambiamenti panromanzi è cambiamenti geograficamente circoscritti.
La nascita delle lingue romanze non è un fatto traumatico rappresenta in realtà un punto intermedio
dell’incessante processo di evoluzione linguistica.
Tutto ciò che si è preparato si svilupperà nella renovatio carolingia e la riforma scolastica con Alcuino di
York (si studiava il latino e gli autori classici).
II latino diventa una lingua senza popolo, lo si studia per gli atti formali, ma i sovrani utilizzano per
comunicare sempre di più la loro lingua materna. Nel 813 Concilio di Tours in cui si stabilì che non aveva
più senso predicare in latino.
Idea di evoluzione dal latino alle lingue romanze: metafora comoda della lingua madre (latino volgare) e
delle lingue figlie (lingue romanze), ma non giusta, sono la realizzazione progressiva del latino parlato nei
vari territori dell’impero romano da parte delle popolazioni che vi hanno abitato.

Fonti dirette: Autori arcaici e classici (Plauto-commedie, Cicerone-epistolae familiares, Petronio- satyricon) /
Iscrizioni / Grammatici (Appendix Probi) / Glossari / Trattati tecnici / Autori Cristiani.
Fonti indirette: Lingue Romanze.

2. II sorgere delle lingue romanze e la loro classificazione

Le lingue romanze sono dunque il risultato dell'evoluzione del latino volgare: una lingua che varia sia
sincronicamente (da regione a regione), sia diacronicamente.
Se si cerca di capire qual e la ragione della loro differenziazione bisogna tenere presente almeno tre fattori:
-Cronologico: di generazione in generazione la lingua muta, anche se impercettibilmente;
-Geografico: invasione di un popolo se sopravvive la lingua del popolo invasore, la lingua autoctona svolge
nei suoi confronti una funzione di substrato, se invece prevale la lingua dei conquistati, allora quella degli
invasori agisce su questa come superstrato; si parla infine di adstrato quando avvengono scambi per via
orizzontale tra due lingue paritarie.
Le principali lingue di substrato che hanno modificato il latino che interessano le lingue romanze sono: i
dialetti italici, l’illirico, il greco, l’etrusco, le lingue mediterranee non indoeuropee, il ligure, il celtico, il
tracio e il getico.
Le principali lingue di superstrato che hanno modificato il latino sono le varietà germaniche e arabe.
-Stilistico: la lingua scritta é diversa da quella orale, che varia per le caratteristiche socioculturali del
parlante.

Le lingue romanze possono essere classificate in vari modi geograficamente in tre aree:
Romania occidentale (lberomania, Galloromania, Retoromania, Italia settentrionale),
Romania orientale (Italia centrale e meridionale, Dalmazia, Romania), Sardegna. (Lausberg).

- FRANCESE: lingua della buona società parigina unificata a partite dal XVII secolo, lingua d’oïl. Si
articola in tre fasi: antico francese (IX-XIV), medio francese (XIV-XVI), francese moderno (XVI). La
base dialettale è il franciano, cioè la lingua deII'Ile-de-France (poi troviamo vallone, piccardo, normanno
settentrionale, normanno meridionale, pittavino, borgognone, champenois). II più antico testo "francese"
è costituito dai cosiddetti Giuramenti di Strasburgo.

- CATALANO: lingua usata nella casata di Aragona, forte legame con la Francia durante il XIII secolo.

- PROVENZALE: lingua d'oc del De Vulgari eloquentia, parlata a sud della Francia. Perde terreno nel XV
a vantaggio del francese. 1539 Francesco I rende prescrittivo e non più solo facoltativo l'uso del francese
negli atti pubblici. Nel XIX secolo = movimento che cerca di riportare la lingua d'oc fallimento.

- SPAGNOLO: Si base sul castigliano. Negli stati cristiani si parlano varietà di lingue romanze, ma anche
in alcune zone arabe con la Reconquista si impone la lingua castigliana (1492). È la lingua romanza più
parlata.

- PORTOGHESE E GALEGO: sono varianti della stessa koiné, gallego-portoghese. 1095 il Portogallo si
stacca dalla Galizia iniziano ad avere una storia separata. II gallego é stato surclassato dal castigliano.

- RETROROMANZO (o LADINO): il retroromanzo é diviso in tre gruppi: occidentale (romancio),


centrale (ladino dolomitico), orientale (friulano).

- ROMENO: parlato in Romania e in Moldavia, si divide in quattro zone linguistiche: dacoromeno,


macedoromeno, meglenoromeno, istroromeno. II primo documento risale al 1521 perché, avendo sempre
vissuto a stretto contatto con gli slavi, classe sociale acculturata, tramandavano tutto in slavo.

3. La geolinguistica e la sociolinguistica

La geolinguistica, nata dalla dialettologia, è una disciplina di confine tra la linguistica storica, la linguistica
generale, l’antropologia, l'etnografia, la sociologia, le scienze storiche e geografiche studio l'innovazione del
linguaggio attraverso l'analisi della distribuzione geografica dei fenomeni linguistici il lavoro porta ad un
Atlante linguistico (Atlas linguistique de France (ALF) -Jules Gillieron 1902-1912).
Le carte possono essere di tre tipi:
- fonetiche e fonologiche (rappresentano la realizzazione dei fonemi);
- lessicali (rappresentano la distribuzione lessicale in un territorio);
- fonetiche e lessicali assieme.

Lo studio delle carte di un atlante linguistico può ovviamente dare indicazioni importanti ma non bisogna
dimenticare lo studio dei testi scritti.

Tra i fattori scatenanti dell'evoluzione lessicale secondo Gillieron ci son l'omofonia e l'etimologia popolare.
Quando si creano degli omofoni si possono generare delle incomprensioni: MULGERE (mungere) e
MOLERE (macinare) > moudre in francese, per il secondo si è infine usato traire < TRAHERE. In altri casi si
cerca di ovviare possibili confusioni con pronunce che derogano dalla norma: in sens (senso) la -s viene
pronunciata per evitare la confusione con cent (cento). L'omofonia potrebbe essere l'origine anche dei
mutamenti fonetici che vanno contro Ie normali regole dell'evoluzione storica: avoine < AVENA e foin <
FENUM. Gillieron spiega che la forma aveine si scontra con veine (vena) mentre fein poteva essere confuso
con fin.
L'etimologia popolare (o paretimologia), si tratta del fenomeno per cui il soggetto parlante, fondandosi su
talune somiglianze formali, congiunge coscientemente o incoscientemente una certa forma a un'altra senza
che tra le due vi sia un giustificato rapporto etimologico, in modo tale che i termini sottoposti a
quest'astrazione finiscano per avvicinarsi sul piano semantico, oltre che strettamente formale.

Wellentheorie (Teoria delle Onde) elaborata da Johannes Schmidt, le innovazioni linguistiche si


diffonderebbero nello spazio come le onde che si formano in uno specchio d'acqua mosso dal lancio di un
sasso: il centro da cui si propagano deve avere prestigio culturale, politico e amministrativo. La prima onda,
ovvero la più antica, raggiunge luoghi più lontani, mentre le innovazioni successive copriranno un’area più
piccola. Non esistono confini linguistici ma un continuum dialettale.
La teoria di Schmidt presuppone che la diffusione delle innovazioni sia uniforme, ma la geolinguistica
mostrerà che non é così, precede verso vie di comunicazione ed è condizionata dalle barriere fisiche, confini
religiosi e politici.

Norme areali di Bartoli:


- Norma dell'area isolata: conserva la forma più antica (Sardegna);
- Norma delle aree laterali: se non sono in contatto le zone periferiche presentano una forma linguistica,
l'area centrale ne presenta un'altra; la prima è la più antica.
- Norma dell'area maggiore: l'area che copre una maggiore estensione geografica è quella che conserva Ie
forme più antiche, purché l'aria minore non sia la più isolata, e non sia costituita da aree laterali;
- Norma dell'area seriore: l'area raggiunta più tardi da una lingua conserva una forma più antica rispetto al
centro.

La sociolinguistica è un settore delle scienze del linguaggio che studia le dimensioni sociali della lingua e del
comportamento linguistico: i fattori linguistici che hanno rilevanza o significato sociale.
Padre della sociolinguistica Uriel Weinreich, nel 1953 pubblica Languages in contact: le lingue in contatto
sono quelle "usate alternativamente dalle stesse persone, mentre i fenomeni di interferenza sono "quegli
esempi di deviazione dalle norme dell'una e dell'altra lingua che compaiono nei discorsi dei bilingui come
risultato di familiarità".

Variabilità linguistica - Scala: morfologia (più incline ad essere influenzata), sintassi, fonologia, lessico,
semantica, pragmatica. Prima c’è l’ortografia che non può cambiare.
Diglossia vs bilinguismo: la diglossia è una situazione linguistica in cui entrano in gioco due lingue, una di
alto livello (A) e una di livello basso (B) (dialetti e italiano). Per le lingue romanze si è passati da una fase di
diglossia (latino e romanza) a una fase di bi- o plurilinguismo.

Una lingua é ogni sistema linguistico socialmente sviluppato, che sia lingua ufficiale o nazionale in qualche
paese, che svolga un'ampia gamma di funzioni nella società, che sia standardizzato e sia sovraordinato ad
altri sistemi linguistici subordinati eventualmente presenti nell'uso della comunità.
Una lingua è detta standard se codificata e sovraregionale. Non bisogna sovrapporre i concetti di lingua
standard con quello di lingua nazionale (può anche valicare i confini di una Nazione p.e. Spagnolo). La
nozione di dialetto è comprensibile solo se contrapposta a quella di lingua standard. Heinz Kloss ha elaborato
il concetto di 'lingua tetto (lingua con cui si è strettamente imparentati): i dialetti italoromanzi hanno come
lingua tetto l'italiano. II dialetto senza copertura è quello parlato da persone che non possono imparare la
lingua tetto. La lingua infine non è altro che un dialetto che ce l'ha fatta, l'imposizione avviene gradualmente.

La Francia in epoca medievale è costellata di varie lingue: langue d'oc al sud, langue d'oil al nord (divisa in
numerose varietà). La storia del francese è particolare perché già dal XIII secolo Parigi diventa un punto di
riferimento politico e linguistico. Nel 1539 Francesco l promulga l'Ordonnance generale en matiere de
justice et de police: il francese diventa lingua ufficiale dell'amministrazione, il francese viene ingaggiato per
soppiantarsi al latino, in primis, e ai dialetti; la lingua di Parigi si diffonde, ma non riesce a battere
velocemente le lingue regionali e i dialetti.
Sul versante Ietterario gli umanisti desiderano rinnovare i fasti della Ietteratura classica ma non possono
rivaleggiare con i grandi autori Champ fleury (1529) di Geoffrey Tory: opera di grammaticalizzazione sulla
falsa riga delle Prose della volgar lingua, il problema è che in Francia non ci sono degli autori che si possano
elevare a modello. Nel 1549 Joachim du Bellay propone come modello la lingua dei poeti della Pleiade (si
rifacevano al culto della classicità greca e latina): insuccesso. Nella trattatistica successiva prevalse il
modello della lingua parlata a corte, di chi conosceva il latino e il greco ma non escludeva le forme dialettali.
Francois Malherbe si assunse la missione di depurare e disciplinare la lingua francese, lingua pure. I
grammatici codificano il cosiddetto bon usage: il modo di parlare a corte e lo scrivere dei buoni autori, tra di
loro però devono collaborare. Vaugelas va alla ricerca di una lingua classica, ma nega che la conoscenza del
greco e del latino possa essere utile allo stabilire una buona norma; il bon usage è aristocratico, parigino,
serve soprattutto alla comunicazione, esclude i tecnicismi e gli arcaismi, è aperto ai neologismi. Nel 1694
sotto volere di Richelieu (cardinale e primo ministro di Luigi XIII) viene stilato un vocabolario e una
grammatica.
Nel 1700 il francese diventa lingua universale grazie alla sua chiarezza nella frase: “la sintassi francese è
incorruttibile”. La Rivoluzione vuole affermare la superiorità del francese sui dialetti: 28 maggio 1794 Henri
Gregoire Sur la necessite et les moyens d'anentir les patois et d'universaliser l'usage de la langue Francaise.
Ma bisognerà aspettare il 1882 per avere la scuola obbligatoria per tutti. Con il XX secolo la radio e la TV
aiutano l'unificazione, già a buon punto.

La storia ortografica:
- Italiano: Si può dire che la grafia dell'italiano é molto vicina a una grafia di tipo fonetico, nella quale
cioè un simbolo corrisponde un suono, soprattutto se paragonata a quella di altre lingue. La grafia
dell'italiano comincia a stabilizzarsi nel XVI secolo grazie a Petrarca, Bembo, Dante, Salviati,
Manunzio. A questi si aggiunge la prima edizione del vocabolario dell’Accademia della crusca (1612).
Ma la storia della grafia della nostra lingua é attraversata da progetti diversi di riforma dell'alfabeto: i
fonetisti (grafia più vicina alla pronuncia) e gli etimologisti (maggior aderenza al modello latino).

- Francese: durante la fase medievale la grafia cerca di essere nei limiti del possibile fonetica, anche se la
forte evoluzione del latino complica necessariamente la resa grafica. Nel corso della storia dell'ortografia
francese si cercò di tornare ad una grafia fonetica come fece Louis Meigret con il suo Tretté de la
grammere francoese (1550), ma fu un fallimento. In francese l'h ha origine etimologica (o dal latino,
muta, o dalle lingue germaniche, aspirata), in altri casi non è etimologica ma usata prima di parole che
iniziavano con u(semiconsonantica)+vocale. Un altro grafema che viene dall'uso medievale è X(=us) in
posizione finale. La Z in posizione finale era usata per rappresentare ts, dunque l'affricata dentale sorda,
nelle parole latine che finissero in -ATIS, -ITIS e simili. Anche la nasalizzazione ha prodotto qualche
assestamento grafico. La storia dell'ortografia francese è un problema attuale ancora adesso, lo Stato
emana decreti, anche se si trattano di innovazioni minime.

La Romania nuova:
Lo spagnolo d'America: le ricerche d'archivio portano Boyd-Bowman ad affermare con certezza che la
lingua che stabilì la norma in America non fu quella di Madrid o di Toledo, bensì quella di Siviglia. Nel
periodo dei conquistadores quest'ultimi erano originari dell'Andalusia mentre Cadice e Siviglia
monopolizzarono il commercio in America durante i secoli XVI e XVII. Le caratteristiche fonetiche che
fanno pensare all'influenza delI'andaluso sullo spagnolo americano sono due: il seseo (annullamento
dell'opposizione tra /θ/e /s/) e lo yeismo (la palatale laterale perde il suo elemento laterale e confluisce nel
fonema /j/). Si parla quindi di spagnolo atlantico e di spagnolo metropolitano. Non si può pensare che lo
spagnolo importato in America fosse fisso e immutabile e non è vero che fosse la lingua parlata dal ceto
basso. La prima tappa della diffusione dello spagnolo in America è la creazione di uno spagnolo antillano,
che era la lingua parlata dai primi colonizzatori.
Si crea quindi una koiné, le tappe seguenti sono:
- Contatto linguistico di differenti varietà dialettali;
- Riduzione e semplificazione dei fenomeni più marcati di ciascuna varietà;
- Creazione di un'idioma che abbia funzione di lingua franca;
- Promozione della lingua;
- Standardizzazione della nuova lingua.

Le varie zone hanno avuto varie influenze, si deve parlare quindi di diverse koinai nelle singole aree di
colonizzazione. Alle singole koiné va applicato il processo dello spagnolo antillano così si sono formate le
varietà linguistiche americane. Le diverse lingue di substrato, il decalage cronologico della colonizzazione e
i disomogenei rapporti con la madrepatria da parte delle colonie hanno contribuito alle differenze che
caratterizzano lo spagnolo parlato nelle varie regioni del Centro e Sudamerica. Lo spagnolo d'America venne
prima salvaguardato dai missionari, poi nel 1770 venne impasto a quest'ultimi l'utilizzo dello spagnolo per la
predicazione. Importanti sono gli influssi delle lingue circostanti: francese, inglese, portoghese.

Il francese d'America: la zona francofona più importante del Nordamerica è il Quebec nelle Historie de
l'Amerique septentrioriale si dice che "qui si parla perfettamente senza accenti sgradevoli". Con il passaggio
sotto la corona inglese nel 1763 (Trattato di Parigi) traumatico, si vede che inizia a dominare la lingua
inglese. Solo nel ventesimo secolo il francese recupera il terreno perduto (durante la cosiddetta Rivoluzione
tranquilla) solo il Quebec ha come lingua ufficiale il francese.

II pidgin è una lingua di comunicazione nata dall'incontro e dalla miscela tra le lingue europee e le lingue
indigene delle popolazioni colonizzate, nell'Americhe, in Africa e in Asia. Grammatica e lessico molto
semplificati. II creolo é un pidgin che é diventato una lingua materna per una comunità di parlanti, ha una
grammatica più articolata e un lessico più sviluppato.

4. Fonetica
II fono è l’unità di studio, il fonema è un fono che, all'interno di un determinato sistema linguistico, è dotato
di capacità distintiva e oppositiva rispetto alle altre unità, in quanto costituito di coefficienti acustico-
articolatori detti tratti distintivi o pertinenti. L'allofono è l'equivalente di variante combinatoria o posizionale.
L'accento (in latino legge della penultima sillaba + differenza tra quantità vocalica e quantità sillabica -
sillaba aperta, finisce per vocale bb-ll, e sillaba chiusa, finisce per consonante l).
Con la perdita della quantità e la tendenza alla caduta delle vocali atone soprattutto nei proparossitoni
(sincope) l'accento diviene più libero e può svolgere una funzione distintiva. Nel latino volgare, e poi nelle
lingue romanze, l'accento rimane di norma sulla stessa sillaba in cui si trova in latino classico, ci sono però
delle particolarità in cui l'accento cambia posizione:
- Proparossitoni in latino classico, con vocale breve nella penultima sillaba seguita dal nesso formato da
occlusive + liquida:
(/l/ e /r/ in greco - /l/ e /gl/ in italiano e latino): INTEGRUM > INTEGRUM > it. intero, fr. entier, sp.
entero, pg. inteiro.
I proparossitoni potrebbero spiegare l'allungamento (o raddoppiamento nella sillabazione p.e.: IN-TE-
GRUM > IN-TEG-GRUM) della sillaba in latino, detto anche positio debilis . La positio debilis aumenta
vertiginosamente nella tarda latinità, si è supposto che queste parole abbiano subito una doppia
evoluzione: VC-LV (lat. arcaico) > V-CLV (lat. classico) > VC-LV (latino tardo) > V-CLV (lingue
romanze).
- Parole latine che presentano nella terzultima sillaba una I o una E tonica in iato:
FI-LÌ-O-LUM > FI-LJÒ-LUM > it.figliolo, pr.filhol. Secondo Heinrich Lausberg si avrebbe in un primo
tempo “dittongo discendente non coordinato”, con l'accento che cade sulla componente qualitativamente
debole, in un secondo tempo si avrebbe la coordinazione dell'espirazione con l'accento che verrebbe
spostato sull'elemento qualitativamente forte.
- In alcuni verbi composti l'accento si sposta dal prefisso al radicale:
RÈ-NE-GAT > RENÈGAT > it. rinnega, fr. renie.
- Metaplasmi di coniugazione:
FUGERE> FUGIRE > it fuggire.
- Ci sono casi di spostamento d'accento che riguardano parole che non rientrano in alcuna delle categorie
citate.

Nelle lingue romanze all'opposizione quantitativa si sostituisce l'opposizione timbrica (in spagnolo non
esistono differenze distintive tra -e aperta e chiusa e tra -o aperta e chiusa, le condizioni di aperture sono
strettamente legate al contesto fonetico) è un fenomeno panromanzo (ci sono delle particolarità al vocalismo:
dittongamento toscano + in francese l'evoluzione di O/U nel dittongo ou + catalano evoluzione di I/E e di È).

Vocalismo:
Tutti e tre i dittonghi latini, discendenti: AE, OE e AU monottongano tutti. II primo monottonga seguendo
l'evoluzione di E breve (in alcuni casi segue invece E lunga p.e.: SAETAM > seta) mentre il secondo
produce una /e/.
Il terzo ha una storia più complessa, tendenzialmente monottonga in una /o/ (può anche essere aperta), spesso
però rimane (p.e.: CLAUDIA) è data dal fatto che i primi due monottongamenti sono panromanzi, questo no
(infatti il provenzale, il romeno e buona parte del retroromanzo mantengono il dittongo AU, il portoghese
mantiene il dittongo latino, che poi diventa /ow/ > /o/).

Dittongamento: fenomeno complesso sulla cui origine e evoluzione non tutti gli studiosi concordano. Proprio
la presenza o l'assenza del dittongamento ci può dare qualche informazione circa la cronologia relativa di
alcuni fenomeni fonetici:
- Spagnolo: O > ue (BONUM > bueno) e E > ie (TERRAM > tierra), che si trovino in sillaba aperta o
chiusa;
- Italiano: O e E del latino classico solo in sillaba aperta (BONUM > buono);
- Francese: E/I > oi, E > ie, O > eu, O/U > eu.

L'evoluzione spontanea di alcune vocali toniche posso aver portato ad una evoluzione condizionata, i cui
risultati possono essere la chiusura e l'apertura, fine a dittongamento, della vocale tonica.

Vocalismo tonico:
- Posizione di iato: quando la vocale tonica si trova in iato ci può essere la tendenza alla chiusura in certe
lingue, al dittongamento di altre (DEUM, MEUM > it. Dio, mio, pr. Dieu, mieu).
- Metafonesi: é un processo assimilativo per cui una vocale assume in parte o in tutto tratti fonetici della
vocale di una sillaba seguente. Sono di solito -I e -U (PORCUM > porco pg.). Per metafonesi da -A e -E
> /oà/ e /ea/. Intacca anche la dittongazione spontanea di /ie/ < E. L'italiano non conosce la metafonesi in
quanta è assente nel fiorentino, non è estranea ad alcuni dialetti del nord e del sud: la e aperta e la o
aperta vengono armonizzate davanti a I e U final. Nelle stesse condizioni /e/ e /o/ si chiudono dando
origine a /i/ e /u/.
- Influsso delle consonanti vicine: le consonanti vicine alla vocale tonica possono agire su di essa in vari
modi nelle diverse lingue romanze:
o Spagnolo e portoghese: robusta azione sulla vocale tonica da parte della consonante palatale
immediatamente seguente: così U > /u/ (anziché /o/) e I/E > /i/ (anziché /e/) quando sono seguite
da palatale o gruppi che palatalizzano (consonante + iod, CT, LT, GN) LUCTAM > sp. Lucha,
pg. Luta.
o Italiano: anafonesi chiusura di /e/ > /i/ e di /o/ > /u/ davanti a /ng/ e /nc/ e davanti a /gl/, una delle
prove sicure per cui l'italiano discende dal fiorentino (FAMILIA >famiglia, LINGUAM >
lingua).
o Francese: davanti a palatale laterale che si sviluppa in francese antico, la /e/ si chiude in /i/. In
francese la vocale tonica può essere influenzata anche da un suono palatale che precede: A > e
aperta in sillaba aperta si può dittongare (CAPUT > chief ). Un caso particolare è la
perturbazione del vocalismo dovuta alla vocalizzazione di L davanti consonante: SOLIDUM >
SOL'DU > sou. A partite dal XIII secolo il dittongo discendente /ou/ viene monottongato in / u/,
nel XVI secolo /au/ > /o/. Anche le consonati nasali esercitano la loro influenza sulla vicina
vocale tonica. II francese a partite dal IX secolo ha nasalizzato tutte le vocali, toniche e atone,
seguite da consonante nasale, ma tra il XVI e XVII secolo c’è stata una denasalizzazione delle
vocali che erano state nasalizzate da consonanti eterosillabiche.
o Provenzale: i suoni palatali possono influenzare la vocale tonica, chiudendola e dittongandola. II
provenzale può presentare anche le forme di evoluzione spontanea.
o Catalano: la iod prodotta dall'evoluzione di alcuni gruppi consonantici può influenzare la vocale
tonica, chiudendola.
o Romeno: la presenza di una nasale post-vocalica può produrre la chiusura della tonica.
Evoluzioni condizionate si possono avere anche quando la vocale tonica é preceduta da nasale o
da consonante + vibrante.

Vocalismo atono:
Le vocali atone tendono un po' ovunque a ridursi, secondo modalità proprie a ciascuna area linguistica (il
vocalismo atono del sardo è uguale a quello tonico).
Ci soffermiamo su quattro fenomeni:
1. Vocalismo finale: O e U finali: di solito le vocali finali mutano o si dileguano, in italiano sono
rimaste intatte, ma la U > O. In spagnolo abbiamo un sistema trivocalico per il vocalismo atono
finale: II (lunga) EE (lunga) > e/dileguo, A (lunga) A > O, OO (lunga) UU (lunga) > o. In
portoghese la O finale si pronuncia [u], la A rimane, quanto a E rimane se non è preceduta da r, l, n,
z in posizione intervocalica.
2. La sincope è la caduta di una vocale interna interconsonantica, le parole interessate da questo
fenomeno vedono intaccata la loro stessa struttura fonica poiché perdono una sillaba: CALLIDUM >
CALDUM > it. Caldo. II francese è la lingua più soggetta a sincope.
3. La prostesi è l'aggiunta di una vocale non etimologica (i-/e-) davanti a parole che cominciano con un
gruppo consonantico formato da S + cons. in italiano la prostesi – che è sempre una i- non è mai
stata obbligatoria, e ha avuto un valore per lo più eufonico: in istrada. In francese, provenzale,
spagnolo, portoghese questa vocale - che è una e – è sempre obbligatoria.
4. Lo iato si ha quando due vocali contigue appartengono a sillabe distinte, la tendenza generale é a
eliminare lo iato, riducendo Ie due vocali a una sola sillaba. Quando Ie due vocali sono di timbro
uguale o simile normalmente vengono ridotte a un solo elemento (MORTUUM > morto). In altri
casi il primo dei due elementi che formano Io iato diventa una semiconsonante, che dunque fa sillaba
con la vocale che segue (VI-NE-AM > Vl-NJA > vigna).

Consonantismo:
II consonantismo delle lingue romanze è parzialmente diverso da quello del latino classico. L'unico fonema
di quest'ultimo che non prosegue nelle lingue romanze è la fricativa laringale sorda /h/.
Le consonanti semplici in posizione iniziale (bilabiali: P, B, M, alveolari: T, D, N, S, L, R) restano
generalmente invariate:
- T e D possono avere evoluzioni affricate o fricative, soprattutto se seguite da iod.
- Le occlusive in latino erano sempre velari, nel latino volgare però le consonanti CE,l e GE,l dovevano
avere una pronuncia palatale, e hanno prodotto nelle lingue romanze delle affricate palatali o dentali. Le
occlusive velari seguite da A non subiscono di norma alcuna alterazione nelle lingue romanze rispetto al
latino, in francese si presenta anche in questo caso la palatalizzazione (TS>f), rappresentata dalla grafia
ch.
- D + iod iniziale > in spagnolo coincide con l'evoluzione > GE,I > x.

La fricativa Iabiodentale /f/ del latino si mantiene nelle lingue romanze, ma non sempre in spagnolo, dove la
troviamo davanti al dittongo ue < O, davanti alla vibrante r, nei latinismi e in alcune circostanze. Ma
generalmente diventa prima /h/ e poi perde valore fonetico (FOLIA > holia).

Nel Catalano la L- latina si è palatalizzata sempre, tranne che, ovviamente, nei cultismi: LUNAM > llunam.

Gruppi consonantici: consonante + L.

Nel trattamento delle consonanti in posizione intervocalica, il territorio della Romania si divide in due zone:
la Romania occidentale (italiano settentrionale, francese, provenzale, Catalano, spagnolo, portoghese)
lenizione, dove il processo di indebolimento di un suono consonantico consistente nella diminuzione
dell'energia articolatoria: o sonorizzazione di una consonante sorda o spirantizzazione, la Romania orientale
(italiano e romeno) tende più alla conservazione.

Nel portoghese europeo, in realtà, b, d e g in posizione intervocalica, o tra vocale e liquida, tendono a essere
pronunciate fricative, come in spagnolo.

L'incontro di una consonante con la iod provoca sempre un'evoluzione nelle lingue romanze:
- N + iod >//. In romeno N + iod si riduce in iod;
- L + iod >//. In francese /j/, in spagnolo > x, in romeno /j/;
- T + iod > in provenzale /dz/, in spagnolo / /, in portoghese da una fricativa sibilante sorda e Sonora, in
antico francese si ha normalmente un'affricata dentate sorda /ts/, che poi diventa una fricativa sibilante
sonora /z/ o sorda /s/, in romeno affricata dentate sorda, in italiano o /dz/ o /ds/;
- D + iod > /ts/ nella Romania orientale, mentre nel resto del territorio é un'affricata palatale sonora che
può restare tale o diventare iod;
- G + iod > il risultato è palatale;
- S + iod > nelle lingue galloromanze S] > iz, in portoghese /Z/, in spagnolo /f/, in italiano o /ts/ o /ds;
- C + iod > palatalizzazione o assibilazione;
- R + iod >jr, in italiano iod;

Gruppi consonantici primari:


NASALE + CONSONANTE: questi gruppi in genere si conservano, e nel francese n e m nasalizzano la
vocale che precede. Nei dialetti dell’Italia meridionale ND e MB si assimilano, mentre NT e MP vedono la
sonorizzazione della seconda consonante. II gruppo NGE,l può essere trattato come gli altri gruppi con
nasale.

CONSONANTE + L:
VELARE + CONSONANTE: KT Si trova semplificato, con la caduta della velare, in italiano troviamo
l'assimilazione, in romeno l'evoluzione a pt, nel resto della Romania troviamo iod > palatalizza la
consonante. II gruppo KS in italiano trova l'assimilazione oppure una fricativa palatale [[], in francese e
provenzale si sviluppa una iod, in romeno l'evoluzione è ps con successive palatalizzazione in S. GN in
romeno da mn, in italiano e nella Romania si palatalizza in //.

I gruppi consonantici secondari: si formano a causa della sincope della vocale atona, postonica o intertonica.
Si possono formare gruppi di tre consonanti: cade la consonante intermedia se diversa da r o l. Alcuni gruppi
consonantici secondari sviluppano l'epentesi, ovvero l'inserzione di una consonante detta di transizione M'R,
N'R, SS'R, M'L, N'L, M'N.

Consonanti finali primarie: sono le consonanti finali articolate debolmente:


- M: la consonante è caduta lasciando qualche traccia di monosillabi come (-n);
- N: la consonante è caduta;
- S: in linea di massima la -S si conserva nella Romania occidentale, mentre in quella orientale diventa i;
- T: in posizione postvocalica é caduta, in posizione postconsonantica si conserva;
- R: la consonante subisce metatesi all'interno della parola la metatesi non è altro che una paragoge
originaria con sincope della vocale media: SEMPER SEMP(E)RE SEMPRE.

Consonanti finali secondarie: le consonanti diventate finali possono avere subito dei cambiamenti, dunque
non possono essere più esattamente quelle del latino classico, molte lingue romanze presentano la tendenza
ad accettare, in fine di parola secondaria, solo consonanti che sono possibili anche in fine di parole primaria.

5.Morfologia
La morfologia è la parte della linguistica che analizza la struttura e la forma delle parole ed i processi che
intervengono nella loro formazione o trasformazione, studio della componente lessicale e grammaticale di un
sistema linguistico, con esclusione dei fenomeni di natura fonetica e prosodica, di competenza fonologica e
dei processi di combinazione delle parole in unità maggiori di competenza sintattica.
Si distingue tra tre tipi di lingue:
- Lingue analitiche o isolanti: ogni parola consiste di uno e un solo morfema (vietnamita);
- Lingue agglutinanti: lingue nelle quali è possibile combinare in ogni singola parola più morfemi
chiaramente identificabili e segmentabili (turco: Adam significa uomo, Adam-lar è il nominativo plurale,
Adam-lar-dan e l'ablativo plurale...);
- Lingue sintetiche o flessive: sono le lingue che presentano la possibilità di combinare più morfemi in
un'unica parola (greco o latino).

L'evoluzione del latino porta a lingue tendenzialmente analitiche, anche se le lingue romanze continuano a
mantenere elementi flessivi.
Tappa fondamentale verso le lingue analitiche è la perdita di declinazioni, tuttavia le nuove lingue non
mancano di morfemi plurisignificanti (it. Libro o maschile?).
II francese ha fatto un passo in più: nei morfemi verbali la caduta fonetica degli elementi finali fa si che
perdano valore distintivo, di conseguenza in francese, come in inglese e tedesco c’è la necessità di esprimere
il soggetto.

Casi e declinazioni:
Solo il romeno, che ha eliminato la differenza tra nominativo e accusativo, mantiene ancora una distinzione
tra nominativo-accusativo da una parte e genitivo-dativo dall'altra.
Una desinenza segnala il genere, il numero e il caso, ma la stessa desinenza può valere per casi, generi e
numeri differenti: -a vale tanto per il nominativo quanto per l'accusativo, -e vale per tutti i casi al maschile
singolare, ma anche per il genitivo / dativo singolare dei femminili, nonché per tutti i casi del plurale.
Per evitare ambiguità si usa l'articolo, che in romeno è enclitico e fuso al sostantivo: peretele (il muro).
Preposizione davanti al complemento oggetto animato: PER > pe.

La prima declinazione: ricca, spiccatamente femminile. Nel singolare, la caduta di -M all'accusativo ha fatto
sì che ci fosse una completa sovrapposizione tra nominativo e accusativo, con conseguente eliminazione
della declinazione bicausale. II plurale classico ha -AE per il nominativo e -AS per l'accusativo, quest'ultimo
si deve essere attestato nel latino parlato.

La seconda declinazione: nominativo in -US e accusativo in -UM si mantiene nella declinazione bicausale
galloromanza medievale. Prevale poi l'accusativo. Per il plurale, spagnolo e portoghese mantengono -os,
mentre il francese mantiene solo la -S. I nomi di pianta sono femminili in latino se PIRUS femminile
significa 'pero' e PIRUM significa 'pera' con la caduta delle finali diventano entrambi PIRU. In questo caso si
fa ricorso al neutro plurale in -A: così succede in romeno.

La terza declinazione: si dividono in parisillabi e imparisillabi che a loro volta si dividono in imparisillabi ad
accento mobile o fisso. In linea di massima, il latino volgare precede alla parificazione degli imparisillabi
seguendo il modello di parisillabi che hanno il nominativo uguale al genitivo debolezza del nominativo con
accento fisso (anche se si trovano continuatori del nominativo (accento mobile) - SARTOR > Sarto).
Talvolta resiste anche il nominativo degli imparisillabi con accento fisso (HOMO > uomo). Alcuni sostantivi
sono passati dalla terza alla seconda declinazione + alcuni nominativi plurali in -ES > -I + aggettivi dalla
seconda alla prima classe (Appendix Probi).

La quarta declinazione: sostantivi dalla quarta alla:


1) restano femminili e passano alla prima declinazione (NURUS > NURA > nuora);
2) restano femminili e mantengono desinenze della quarta (MANUS > mano);
3) diventano maschili e passano alla seconda declinazione (FICUS e PINUS).

La quinta declinazione: passaggio dalla quinta declinazione alla prima, determinato dal fatto che erano tutti
femminili tranne DIES: es. RABIES > RABIA > rabbia. -ITIES (> sp. -ez, pg. -ez) e -lTlA (> sp. -eza, pg.
-eza) sopravvivono nelle lingue ibero romanze. In Romania viene salvato -lTlA > it. -ezza, rom. -eats.

Le lingue galloromanze hanno conservato una declinazione bicausale, che distingue un caso retto, o soggetto,
da un caso obliquo. Lo schema dei sostantivi maschili segue nella maggioranza dei casi quello della seconda
declinazione latina. Lo schema dei sostantivi femminili segue quello della prima declinazione.
Nella declinazione bicausale i nomi in -ER non dovrebbero avere la -S analogia con la declinazione
maschile: livres, libres. In alcuni casi il caso retto singolare deriva direttamente dal nominativo latino:
IMPERATOR O SOROR.

Generi:
II latino ha tre generi. II neutro viene assorbito nel maschile. In alcuni casi il neutro plurale in -A diventa
femminile singolare, a volte con valore collettivo. Accanto al neutro plurale diventato femminile singolare
continua a sopravvivere il neutro singolare, diventato maschile (BRACCHIUM > il braccio - BRACCHIA >
le braccia). II romeno mantiene il genere neutro, prosegue il genere neutro plurale -ORA (TEMPUS > timp -
TEMPORA > timpuri).
Tra gli altri cambiamenti di genere è particolarmente interessante quello dei maschili astratti in -OR, -ORIS
che diventano sporadicamente femminili, soprattutto nelle lingue galloromanze (AMOREM > fr. amour (f.),
pr. amer (f)) accade per l'alta frequenza dei femminili astratti e l'intercambiabilità con il suffisso femminile
-URA. Con il suffisso -ONTEM ci sono delle oscillazioni.

II latino classico ha due classi di aggettivi con la caduta del neutro, nelle lingue romanze rimane grossomodo
questa distinzione tra aggettivi che distinguono tra maschile e femminile e aggettivi che non distinguono.
BONUM – BONAM > buono – buona / VIRIDEM > it. sp. pg. rom. Verde

II latino classico contempla due possibilità per il comparativo: uno sintetico (con l’aggiunta di -IOR) e uno
analitico che si ottiene con la perifrasi (MAGIS + aggettivo). Viene abbandonata quella sintetica per quella
analitica prima si usi ovunque MAGIS, successivamente viene sostituito con PLUS. II provenzale ha
entrambe Ie forme: mais/plusfort. II romeno invece tiene MAGIS, per cui MELIOR > MAGIS BONUS >
maibun.

Per quanto riguarda il superlativo il latino usa il suffisso -ISSIMUS Ie lingue romanze hanno optato per
forme perifrastiche latine:
1) aggiunta di un prefisso PRE- (sopravvive in francese par), PRAE- (sopravvive in romeno prea), TRANS-
(sopravvive in francese tres);
2) aggiunta di un avverbio MULTUM (grande fortuna nelle lingue romanze), MAXIME.
Nelle lingue italo romanze e ibero romanze sono attestati, in realtà, Ie forme sintetiche in italiano già durante
il Medioevo. II superlativo relativo è formato a partite dal comparativo, analitico o sintetico al quale è
preposto l'articolo determinativo, in romeno si use ECCE ILLU > cel.

In latino il pronome personale soggetto non era necessario perché bastava esprimere la desinenza verbale si
mantiene nelle lingue romanze ad eccezione del francese. Vengono conservate Ie forme per il soggetto
(nominativo - sempre tonico) e per l’oggetto e il dativo
(che distinguono in forme atone e toniche).
II pronome personale poteva essere accostato alla preposizione CUM in francese è assente, si usano delle
perifrasi, in spagnolo e in italiano sono rimaste (commigo,' meco...).
II pronome personale di terza persona nelle lingue romanze prosegue il latino ILLE, l'italiano prosegue anche
IPSE (> esso, essa). Le forme sia maschili che femminili vengono usate solo con preposizione.
EGLI > *ILLI > ILLE per analogia da QUI;
LUI > ILLUI e CUI
LORO > ILLORUM LEI > ILLEI per analogia da ILLUI.
Le forme atone derivano come Ie toniche do ILLE, di cui perdono la prima sillaba (aferesi) che si deve
essere generalizzata dalla frequente posizione postvocalica.
Nei pronomi dimostrativi Ie forme con minor corpo fonico vengono in genere eliminate:
così IS cede il passo ad ILLE, mentre HIC viene soppiantato da ISTE.
Nelle lingue romanze rimangono in sostanza Ie forme ILLE, IPSE e ISTE che spesso passano alle lingue
romanze in combinazione con ECCE O ECCU aferetici (spesso in unione con ATQUE + ECCE/ECCU >
*ACCE/ACCU) Ie forme ECCU prevalgono in italiano, ECCE in francese e provenzale.
È invece particolare la situazione delle lingue galloromanze.
Le lingue romanze hanno anche una serie di dimostrativi detti neutri: in italiano si usa il maschile singolare
(questo, quello), oppure l'indeclinabile ciò; in francese si usa ceci, cela; le forme iberiche hanno una serie
completa sp. eso, esto, aguello; il romeno usa acesta e aceta e sono variabili in rapporto al genere, al numero
e al caso.

I pronomi e gli aggettivi possessivi possono essere tonici o atoni. Sono tonici quando posposti a un
sostantivo o a un pronome (un libro mio), quando Ii separa un verbo (il libro é mio), quando sono usati in
funzione pronominale (quale libro? II mio), sono atoni quando precedono il sostantivo (il mio libro).
L'italiano, il portoghese e il romeno hanno una sola serie per tonici e atoni, mentre il francese, il provenzale,
il catalano e lo spagnolo ne hanno due distinte.
- I possessivi derivano dal latino SUUM si è usato ILLORUM per eliminare l'ambiguità;
- II provenzale ha due forme per la declinazione bicausale;
- La distribuzione dei possessivi in antico spagnolo non è esattamente la stessa dello spagnolo moderno.
La presenza dell'articolo è una novità nelle lingue romanze rispetto al latino, il quale, al contrario del greco,
non lo conosce: l’articolo il nasce da lo se la parola che precedeva l'articolo finiva per vocale diventava l;
successivamente fu fatta precedere da una vocale d'appoggio, precisamente una i.
Avvenne Io stesso per gli: (IL)LI > ii con successivo sviluppo del nesso L + iod. Quanto al femminile le non
deriva da ILLAE ma da ILLAS.

Superficialmente si potrebbe dire che le quattro coniugazioni latine siano proseguite in italiano, francese,
provenzale e romeno (che ha però ha due infiniti: cantarea ‘il cantare' - infinito sostantivato e ‘a canta’)
mentre lo spagnolo e il portoghese hanno confuso la II e la
III coniugazione.
II metaplasmo di coniugazione é in verità presente in tutte le lingue romanze, caratterizza tutti i verbi della
terza coniugazione che sono passati alla seconda (problemi di pronuncia nel parlato) + alcuni verbi della
quarta in -IO, della terza e della seconda in -EO.

Per quanta riguarda i verbi irregolari:


1) regolarizzazione dei verbi irregolari entro una delle quattro coniugazioni;
2) sostituzione con un verbo regolare di significato uguale o affine
ESSE > *ESSERE > essere, il verbo FERRE scompare e viene sostituito da PORTARE.

I deponenti cedono definitivamente il passo alla forma attiva, in quanto rappresentano una vistosa anomalia
nel panorama dei verbi latini MORIOR e NASCOR > *MORIO e *NASCO.

Ci sono dunque delle forme che scompaiono: congiuntivo imperfetto, indicativo piuccheperfetto, il
participio futuro, infinito perfetto, infinito passivo presente, perfetto e futuro.

Le lingue romanze adottano una nuova forma di futuro per l'economicità, caratteristica tipica della lingua
parlata. II latino classico aveva due forme di futuro che potevano essere confuse con altre forme verbali
viene costruita una perifrasi composta dall'infinito seguito dall'indicativo presente di un verbo che implica
dovere o intenzione (HABERE, VELLE, DEBERE, VENIRE). Questi verbi possono essere anteposti
(HABEO AD CANTARE) o postposti (CANTARE HABEO > *CANTARABEO > CANTARAIO >
canterò). In alcune lingue romanze si può inserire un pronome personale atono tra l'infinito e HABEO.

Anche il condizionale è costruito con una perifrasi, nella quale si abbina l'infinito del verbo a un tempo
passato dell'ausiliare HABERE. La maggior parte delle lingue romanze opta per l'imperfetto HABEBAM,
l'italiano usa il perfetto HABUI > *HEBUI (CANTARE *HEBUI > canterei). In alcuni dialetti meridionali
dell'italiano il condizionale non è perifrastico, prosegue il piuccheperfetto indicativo latino. II romeno ha una
forma perifrastica per il condizionale con un elemento ausiliare (as, at, ar, am, as, ar) che viene preposto
all'infinito del verbo senza alcuna fusione.

Per la costruzione del passato prossimo si usano gli ausiliari HABERE O *ESSERE seguiti dal participio
passato del verbo (già attestato nel De bello Gallico di Cesare). La costruzione perifrastica con HABEO si
use con i verbi transitivi di senso assoluto, quella con *ESSERE è invece usata per i verbi intransitivi. Nella
penisola iberica HABERE VS TENERE Io spagnolo ha tenuto il primo mentre il portoghese il secondo.

La forma passiva classica viene sostituita dal verbo *ESSERE seguito dal participio passato questo tipo di
perifrasi non è estranea al latino si usava per l'azione già conclusa. La diffusione del passato prossimo ha
portato a interpretare i passi allo stesso modo. Nelle lingue ibero romanze si distingue tra il processo
dell'azione e il suo risultato.

6.Sintassi
La sintassi si occupa specificatamente delle regole e dei principi che alle lingue naturali sovrintendono al
collegamento ed alle relazioni tra le categorie grammaticali. Alcuni fatti sintattici sono legati a sviluppi
morfologici e fonetici. È difficile tracciare una storia della sintassi, ma possiamo osservare alcuni importanti
cambiamenti rispetto al latino anche sotto questo aspetto. Con il sistema delle declinazioni latine l'ordine
della frase poteva essere qualunque anche se prevaleva la sequenza regressiva (determinante/determinato),
ovvero la cosiddetta costruzione a sinistra. L'ordine preferito delle lingue romanze è dunque SVO con una
costruzione a destra. La lingua letteraria, data la sua natura più o meno artificiosa, può presentare una sintassi
maggiormente variata, questo vale per la lingua della prosa e per quella della poesia si può trovare sintassi
latineggiante come nel Decameron.
Le lingue romanze hanno quindi notevole libertà sintattica:
- L'ordine OV(S) è piuttosto diffuso, manca la successione VS(O), nelle quali il soggetto può essere
implicito;
- L'apertura della frase con il V e tipica delle interrogative non introdotte da avverbio;
- II verbo può essere preceduto da avverbio;
- Diffuso l'ordine SVO;
- II posto dell'oggetto può essere occupato da altri elementi.

Nelle lingue romanze antiche la posizione dei clitici (pronomi atoni) era regolata dalla legge Tobler-
Mussafia.

Nelle lingue romanze moderne la situazione è diversa:


- In italiano si ha enclisi con l'infinito e con il gerundio oppure con l'imperativo, c'é enclisi anche con
l'imperativo negativo + relitti antichi (vendesi...);
- In francese c'é l'enclisi, con la forma tonica, all'imperativo, non con il negativo, c'é proclisi con l'infinito e
con il gerundivo;
- In spagnolo la posizione dei clitici é come in italiano, ma nell'imperativo negativo lo spagnolo usa il
congiuntivo e c'é la proclisi;
- Portoghese: frasi principali clitico-negativo proclisi, lo stesso vale per il gerundivo;
- Il romeno con i tempi finiti, con l'infinito e con l'imperativo negativo e positivo c’è la proclisi.

7.Lessico
II lessico mostra forse meglio di ogni altro aspetto i caratteri innovativi di una lingua, perché è la parte che
cambia facilmente e in modo meno sistematico essendo più esposta alle influenze esterne e alle mode. II più
cospicuo serbatoio lessicale del latino volgare, e di conseguenza delle lingue romanze, non può che essere il
latino classico; l'arricchimento è tanto sincronico quando diacronico.
Per substrato si intende l'insieme di abitudini linguistiche che un popolo conquistato conserva, nonostante
l'acquisizione della lingua dei vincitori. L'influenza delle lingue di substrato si manifesto sulla fonetica,
debolmente sulla morfologia e sul lessico.
II superstrato è invece l'insieme degli influssi della lingua di un popolo vincitore sulla lingua del popolo
vinto, senza però che la seconda venga scalzata.
I fenomeni di adstrato si realizzano attraverso i contatti orizzontali tra lingue paritarie, senza che tali rapporti
siano necessariamente determinati da dominazioni militari.
Gli scambi che si verificano tra le popolazioni vicine sono essenzialmente lessicali. I vocaboli entrati nel
lessico di una lingua grazie al superstrato o all'adstrato si chiamano solitamente prestiti. Possono essere
'acclimatati' (totale adattamento alla lingua) o 'integrali' (non c’è adeguazione fonico-morfologica da parte
della lingua che accoglie il forestierismo). In alcuni casi il prestito entra nella lingua al seguito di un oggetto
o di un concetto prima sconosciuti (i cibi che provengono dal Nuovo Mondo).
Un tipo particolare di prestito è il calco: nel calco formale la parola straniera non viene assunta nel lessico
della lingua d'arrivo, ma viene tradotta con vocaboli esistenti (skyscraper > grattacielo), nel calco semantico
una parola già esistente assume un significato nuovo, preso dalla lingua straniera (realizzare < to realize).

Il latino:
Il latino classico fornisce la base più ampia del vocabolario del latino volgare e poi delle lingue romanze.
Non si può definire con certezza quando un vocabolo ha avuto la meglio su un altro, tuttavia con l'aiuto di
qualche fonte del latino volgare possiamo azzardare delle ipotesi (FERRE ha lasciato il posto a PORTARE
solo a partite dalla Vulgata di San Girolamo). Come si è detto, quando ci sono due parole che hanno un
significato uguale o simile, generalmente solo una delle due sopravvive nel latino volgare (TERRA vince su
TELLUS, MARE su AQUEOR). In linea generale un vocabolo con un corpo fonetico esiguo tende a
scomparire e sostituito da un sinonimo foneticamente più sostanzioso.
Es: OS significa bocca, ma anche ossa il secondo viene sostituito da OSSUM, mentre il primo acquista la
forma *OREM, che viene però confuso con OREM 'orecchio' si opta per entrambi per due parole diverse:
BUCCAM e AURICULAM. Si potrebbe dire lo stesso tra
EDERE e MANDUCARE.
A volte linguaggi settoriali, tecnici, possono influenzare la lingua comune; il latino volgare ha spesso accolto
nel proprio lessico parole di origine rustica; legato al linguaggio quotidiano c’è l'uso metaforico, nonché l'uso
dei diminutivi; frequente è l'uso dei prefissi, particolarmente diffuso per i verbi.

Il greco:
L'apporto del greco sul latino è senz'altro considerevole, anche se non sempre è facile valutare il contributo
di questa lingua; le relazioni tra greco e latino sono di adstrato e grande influenza sul latino volgare (PETRA
greco ha soppiantato LAPIS). C’è un settore particolare nel quale il greco ha lasciato tracce molto sensibili
nel latino e quindi nelle lingue romanze: il vocabolario del cristianesimo EPISCOPUS, DIABOLUS e
PRESBYTER sono derivati dal greco.

l linguisti sono concordi nel ritenere che il substrato sia l'origine primario delle differenziazioni dialettali, e
dunque esso ha avuto un ruolo non marginale anche nella diversificazione delle lingue romanze. l popoli
conquistati assorbivano il latino e, soprattutto quello parlato, aveva nel frattempo assorbito tratti fonetici
morfologici, sintattici e lessicali della lingua soppiantata.
La situazione in Italia era molto ampia si pensa che la gorgia toscana sia frutto del substrato con il latino.

La Penisola iberica - la conquista da parte di Roma è molto antica. La Spagna era divisa tra i baschi e gli
spagnoli. I baschi, che vivevano vicino ai Pirenei, hanno l’unica lingua non di origine indoeuropea
sopravvissuta alla romanizzazione, la loro origine si pensa sia collegata agli Iberi, abitanti del Nord Africa.
Comunque sia lo spagnolo e il portoghese presentano vari elementi di substrato: F > h forse di origine basca
+ -CT- > -it- di origine celtica.

Il Celtico - è la più importante lingua di substrato per il latino. II fatto che la Gallia sia stata conquistata in
periodi differenti non è casuale ha risultati diversi: sud più romanizzato lingua d'oc, nord meno romanizzato
lingua d'oil. Qui la differenza tra latino classico e latino volgare doveva essere più marcata che altrove, le
innovazioni di Roma riuscivano a penetrate in Gallia ma non fino ai confini: per questo motivo troviamo la
disputa tra CUM- EDERE in Spagna e MANDUCARE in Francia.
II celtico ha ceduto il passo al latino, ma prima di scomparire ha influenzato sia a livello fonetico che a
livello lessicale: BRACAS e CAMISIAM > brache e camicia, CAMBIARE che sostituisce MUTARE. In
alcuni casi la voce celtica è rimasta nelle sole lingue galloromanze: FULIGINEM >fuliggine.

Superstrato: I contatti tra i romani e i popoli germanici sono abbastanza antichi, e durante l'impero si sono
intensificati. La lingua germanica deve aver influenzato parecchio il latino, la lingua la conosciamo
attraverso la traduzione della Bibbia fatta da Ulfila (Goto). La maggior parte di germanismi sono penetrati
nell'epoca delle grandi invasioni. I germanismi sono molto numerosi, e interessano diversi settori della vita e
dell’attività urbana. Molti germanismi sono legati alla guerra e alle armi, altri sono legati alla vita di corte,
anche se non mancano i casi in cui si continuano le forme latine, molti sono i verbi di origine germanica.

Arabo - nel 711 gli arabi entrano in Spagna sul fronte linguistico i conquistatori non impedirono l'uso delle
lingue locali, cioè delle varietà romanze sviluppatesi dal latino parlato nella regione: le lingue locali vennero
'arabizzate', da qui mozarabo. Anche la Sicilia visse un periodo di dominazione araba, ma non a livello delle
lingue iberiche lingue influenzate dall'arabo sono italiano e le lingue iberiche (che sono entrambe anche sotto
l'influenza germanica). I vocaboli entrati nelle lingue romanze dall'arabo sono riconoscibili dall'iniziale al- o
a-, che non è altro che l'articolo arabo aggiunto al sostantivo. Gli arabi sfruttarono molto bene il territorio
spagnolo non stupisce che molti alimenti portano nomi arabi, anche alcuni indumenti, nonché le materie
prime per confezionarli, molti termini legati al commercio, vocabolario scientifico legato alla matematica e
alla chimica.

La linguistica distingue tra parole popolari e parole dotte: le prime hanno subito tutte le alterazioni previste
dall'evoluzione fonetica e morfologica nel passaggio dal latino alle lingue romanze, le seconde, invece, sono
parole che non sono state usate normalmente nella lingua parlata, ma solo negli ambienti colti (sono
riconoscibili perché molto simili al vocabolo latino): es. DISCUM > disco e desco.
Ci sono poi le parole semidotte, cioè parole dotte che sono state assunte nella lingua popolare in epoca molto
alta.
Allotropi: il significato tra la forma popolare è quella dotta può divergere in modo notevole (vezzo vizio).
PARABOLAM > parole - parabola.