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Romania

Il nome Romania rappresenta le origini culturali e linguistiche della nazione rumena, dalla
colonizzazione romana dell antica provincia romana della Dacia. Il nome Romania denomina
le terre dell attuale stato di Romania solo dal XIX secolo. Prima si parlava di Valacchia e
Moldavia. La parola Romania veniva usata nel significato di terre dell imperatore di
Roma.Constantinopoli fu detta anche la seconda Roma. Nel medioevo Romania l
Europa bizantina e cristiana non solo di lingua e cultura greche ( Grecia, Asia Minore
ellenizzata), ma anche Slava ( Bulgaria e parte dell Europa Balcanica sotto sovranit
bizantina), Illirica e Latina ( Italia bizantina, oggi Romagna, ma in latino Romania,
contrapposta all Italia Longobarda, Chiamata Longobardia o Lombardia, Dalmazia ed ampie
zone danubiane e balcaniche). Quando, nell ottocento romantico dei nazionalismi, i Greci
iniziano ad usare pi volentieri il termine Ellenico per definire la propria identit, le
popolazioni di Valacchia, Moldavia e Transilvania, latine di lingua e di sentimenti,
rivendicarono la propria origine romana.
L origine della popolazione rumena risale ai Daci, i quali formarono una parte dell Impero
romano nel 106. L occupazione romana dur 165 anni e lasci un eredit permanente sulle
terre che avrebbero costituito la futura Romania. Dopo 271, inziarono ad arrivare nelle terre
dell attuale Romania nuovi popoli e culture: iranica ( Iasi), germanica (Eruli, Goti,
Longobardi, pi tardi Sassoni), turco- tartara ( Unni, Avari, Proto-bulgari, Blachi, Tartari,
Mongoli), ugrica ( Ungheresi, Siculi), latina, ebraica, armena, greca,ecc. Nel Medioevo i
Romeni vivevano in tre principati distinti, la Valacchia o Ugro- Valacchia, la Moldavia e la
Transilvania. Nel Rinascimento i primi due stat appartenevano allImpero ottomano, mentre la
Transilvania rappresentava lunica parte libera dell antico regno d Ungheria, ma nel 1867
entr a far parte dell Impero austrougarico. La Romania moderna nacque quando si unirono il
24 gennaio 1859- il Principato di Moldavia e di Valacchia. La Romania faceva parte dell
Unione Sovietica, dopo divenne una nazione comunista; ma nel 1948 venne abolita la
monarchia e varata la costituzione della Repubblica Popolare Romena. Nel 1965 inizi il
governo dittatoriale del presidente Nicolae Ceauescu, che ebbe termine nel 1989 a seguito di
una rivolta popolare. Da allora la Romania un paese democratico, la cui costituzione si
ispira ai modelli occidentali.

Un p di cultura, cucina, musica...:


Festivita ufficiali: 31 dicembre, Capodanno-Revelion/Anul nou
Pasqua-Pati
1 maggio, festa di lavoro- Ziua muncii
1 dicembre, festa nazionale-Ziua Unirii
Natale-Crciun
14 febbraio-Dragobete

Cucina:

Musac: specialit di carne di maiale trita e speziata con aglio e peperoncino

Passatura: pietanza a base di lardo verze e cipolle

Mititei o Mici: polpette di carne di forma cilindrica di carne di vacca (talvolta mescolata
con maiale o pecora) condita con aglio e pepe nero (a volte peperoncino). Sono cucinati
sulla griglia e serviti con senape.

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Ciorb: minestra o zuppa, preparata con ingredienti diversi, soprattutto verdure.

Sarmale: involtini di fogli di verza o di vite farciti con macinato di carne di maiale, riso,
pi altre verdure e sapori.

Cozonac: dolce tipico natalizio dalla forma parallelepipeda ripieno di canditi, noci e
cacao.

Musica:

Manele (singolare: Manea) uno stile balcanico di musica derivato pricipalmente dalle
canzoni d'amore turche, greche, arabe e serbe. Il genere, si particolarmente sviluppato in
Romania in particolare nelle zone di Oltenia e Banat ed oggi molto popolare in tutta la
Romania.

Lingua Dalmatica

una lingua romanza estinta (il 10 giugno 1898), un tempo parlata lungo le coste della
Dalmazia.

Due dialetti principali: il settentrionale o dellisola di Veglia

il meridionale o Raguseo ( simile a quello di Zara)


Un terzo dialetto. il Fiumano, secondo il linguista Carlo Tagliavini era molto simile alla
lingua veneta della vicina Istria.
L'ultimo nativo del dialetto settentrionale, Tuone Udaina, mor a Veglia per una mina di terra
nel 1898. Prima di morire fu intervistato dal glottologo Matteo Bartoli che nel 1906 pubblic
due volumi in tedesco, tuttora fondamentali, sul dalmatico intitolati Das Dalmatische.

Oggi, il termine dalmata identifica anche il dialetto croato detto akavo-ikavo, parlato in
Dalmazia e che comprende molte parole italiane e tedesche. Questo dialetto e l'originale
lingua dalmata (che in italiano viene chiamata dalmatico) non devono essere confuse tra loro,
poich non esiste collegamento.

Il popolo dalmata (dopo essersi assimilato in quello italiano di lingua italiana e/o di dialetto
veneto dalmato) ha seguito le sorti degli italiani nella Dalmazia del novecento, praticamente
scomparendo dopo la seconda guerra mondiale non solo linguisticamente, ma anche come
entit etnica.

Il vegliotto (secondo il nome originario Viklasun) il dialetto settentrionale del dalmatico il


cui nome deriva dall'isola di Veglia in cui era parlato. Sulle iscrizioni datate attorno al IV
secolo Veglia definita Splendissima civitas Curictarum, dal nome latino Curicum o Curicta
sopravvissuto nel croato Krk. Il nome di Veglia deriva dal diminutivo del latino vetus/veteris,
attraverso Vecla, Vegla e in italiano Veglia nel senso di "antica (citt)", termine risalente al
medioevo.

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Il bilinguismo slavo-romanzo in Dalmazia attestato, del resto, in modo esplicito
dallispettore Giovambattista Giustiniani che per conto della Repubblica di Venezia visit nel
1553 le basi dellAdriatico orientale. Attento anche alla lingua, egli osserva che si parla la
"lingua franca" a Pirano, Zara, Sebenico, Lesina; per Tra e Spalato aggiunge che gli uomini
parlano la lingua franca, mentre le donne conoscono solo lo slavo (Tra: "hanno ben tutti la
lingua franca, ma nelle case loro parlano schiavo [slavo] per rispetto alle donne, perch
pocche desse intendono la lingua italiana, et se bene qualcuna intende, non vuol intendere se
non la lingua materna"; Spalato: "tutti li cittadini parlano lingua franca [...] ma le donne non
favellano se non la lor lingua materna"; per Ragusa, poi, il Giustiniani afferma che "parlano
tutti lingua dalmatica e franca"; a Veglia lidioma locale sembra allorecchio del Giustiniani
una sorta di gergo ("calmone"), mentre "tutti... forestamente favellano italiano francamente"
(traggo queste testimonianze da Vianello 1955). Dunque si ricavano le opposizioni lingua
franca / schiavo (Tra e, implicitamente, Spalato); lingua franca / dalmatico (Ragusa);
idioma locale / italiano a Veglia; e dalla testimonianza riguardante Ragusa sembra che la
denominazione di "lingua franca" equivalga a "lingua italiana". Si tratta della stessa "lingua
franca" con la quale i cristiani comunicavano, nei porti mediterranei, con Arabi e Turchi (si
veda il par. 5)? Una risposta negativa pi che probabile, come dimostra la convertibilit di
"lingua franca" e "lingua italiana"; anche perch una lingua di comunicazione quotidiana per
la navigazione e gli affari mercantili tra popolazioni venete da un lato, dalmatiche (o
croatizzate) dallaltro sar stata diversa. Certo, c da dubitare del carattere "italiano" di
questa "lingua franca"; probabilmente, per "italiano" si deve intendere un italiano fortemente
locale, di colore veneziano, che gli uomini di Zara o Tra parlavano con i forestieri con cui
avevano contatti pi fitti, e dunque con i veneziani o veneti provenienti dalla sponda opposta
dellAdriatico. Di contro al bilinguismo degli uomini, non meraviglia che le donne, escluse
dal circuito di siffatte relazioni, conoscessero solo la lingua del posto, il croato. Quanto a
Ragusa, questa "lingua franca", probabilmente da intendere di nuovo come un italiano
regionale veneto, si mette in correlazione con la "lingua dalmatica": uscito ormai dagli usi
pubblici ancora raccomandati nel secolo precedente, il dalmatico sopravviveva forse nelle
situazioni colloquiali di tipo privato, informale.

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bibliografia: http://www.italica.rai.it/principali/lingua/bruni/lezioni/f_lll4.htm
Tagliavini, Carlo. Le origini delle lingue neolatine. Patron Ed. Bologna 1982.
http://it.wikipedia.org/