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MANUALI

UMANISTICA

biblioteca di studi slavistici

Comitato scientifico
Giovanna Brogi Bercoff (Direttore), Michaela Bhmig, Stefano Garzonio (Presidente AIS), Nicoletta Marcialis, Marcello Garzaniti (Direttore Esecutivo), Krassimir Stantchev

Comitato di redazione
Alberto Alberti, Giovanna Brogi Bercoff, Marcello Garzaniti, Stefano Garzonio, Giovanna Moracci, Marcello Piacentini, Donatella Possamai, Giovanna Siedina
titoli gi pubblicati

1. Nicoletta Marcialis, Introduzione alla lingua paleoslava, 2005 2. Ettore Gherbezza, Dei delitti e delle pene nella traduzione di Michail M. erbatov, 2007 3. Gabriele Mazzitelli, Slavica biblioteconomica, 2007 4. Maria Grazia Bartolini, Giovanna Brogi Bercoff (a cura di), Kiev e Leopoli: il testo culturale, 2007 5. Maria Bidovec, Raccontare la Slovenia. Narrativit ed echi della cultura popolare in Die Ehre Dess Hertzogthums Crain di J.W. Valvasor, 2008 6. Maria Cristina Bragone, Alfavitar radi uenija malych detej. Un abbecedario nella Russia del Seicento, 2008 7. Alberto Alberti, Stefano Garzonio, Nicoletta Marcialis, Bianca Sulpasso, Contributi italiani al XIV Congresso Internazionale degli Slavisti, 2008

NICOLETTA MARCIALIS

Introduzione alla lingua paleoslava

Firenze University Press 2007

Introduzione alla lingua paleoslava / Nicoletta Marcialis. Firenze : Firenze university press, 2007. (Manuale umanistica, 8) http://digital.casalini.it/9788884536624 Stampa a richiesta disponibile su http://epress.unifi.it ISBN978-88-6453-114-4 (online) ISBN 978-88-8453- 661-7 (print) 491.81701 (ed. 20) Lingua slava antica

2007 Firenze University Press Universit degli Studi di Firenze Firenze University Press Borgo Albizi, 28 50122 Firenze, Italy http://epress.unifi.it/ Printed in Italy

INDICE
Premessa Introduzione 1. Paleoslavo e evangelizzazione degli slavi 2. Costantino e Metodio 3. La missione morava tra impero romano (Roma e Bisanzio) e impero franco 4. La lingua paleoslava 5. Cirillico e glagolitico 6. Il canone paleoslavo 7. Paleoslavo e slavo ecclesiastico nella Slavia orientale 8. Lo slavo ecclesiastico ibrido 9. La II influenza slava meridionale 10. Redazione rutena e redazione moscovita dello slavo ecclesiastico 11. La reinvenzione della grammatica 12. La riforma di Nikon e la creazione di una norma panrussa dello slavo ecclesiastico Fonetica 1. Dal protoindoeuropeo al protoslavo 2. Consonantismo 3. Vocalismo 4. Apofonia 5. Trasformazioni del consonatismo (occlusive e fricative) 6. Trasformazioni del consonantismo (sonoranti) 7. Intonazione 8. Trasformazioni del vocalismo 9. Dal protoslavo antico allo slavo comune tardo 10. La I palatalizzazione 11. La iodizzazione 12. Metafonia palatale 13. Monottongazione dei dittonghi in semivocale 14. La II palatalizzazione 15. Consonantizzazione delle semivocali 16. Semplificazione dei nessi consonantici 77 77 79 79 81 84 85 85 86 87 88 89 89 91 92 93 3 6 16 31 33 37 46 59 63 69 72 73 1 V

II

Il paleoslavo

17. Dittonghi in nasale 18. Sviluppo di jod protetico 19. Dittonghi in liquida 20. La III palatalizzazione 21. Nuova metafonia palatale 22. Slavia settentrionale e slavia meridionale 23. Fine della parola 24. Trasformazione della quantit in timbro 25. Nuove alternanze vocaliche 26. Gli jer Morfologia 1. Le parti del discorso 2. Il nome 3. Temi in *a 4. Temi in *o 5. Principali suffissi derivativi dei nomi in *o e in *a 6. Temi in * 7. Temi in *u 8. Temi in consonante 9. Temi in *u 10. Laggettivo 11. Comparativo e superlativo 12. Il pronome 13. Sostantivi pronominali 14. Aggettivi pronominali 15. I numerali 16. Il verbo 17. I tempi verbali 18. Modo, diatesi, persona e numero 19. Suffissi tematici e derivativi 20. Classificazione 21. Laoristo 22. Limperfetto 23. I participi 24. I tempi composti 25. Il modo condizionale

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111 112 116 118 122 129 132 133 138 139 141 144 145 147 152 156 159 161 162 164 177 184 186 193 194

Indice

III

26. Il modo imperativo 27. Infinito e supino 28. Infinito sostantivato e sostantivo verbale Sintassi 1. Il paleoslavo e il greco 2. La sintassi della proposizione: il soggetto 3. Il predicato 4. I complementi 5. Uso delle preposizioni 6. La sintassi del periodo 7. Proposizioni completive 8. Proposizioni completive implicite 9. Proposizioni relative 10. Proposizioni circostanziali 11. Proposizioni ipotetiche e periodo ipotetico 12. Proposizioni causali 13. Proposizioni concessive 14. Proposizioni consecutive 15. Proposizioni finali 16. Proposizioni temporali 17. Proposizioni circostanziali implicite Appendici 1. La normalizzazione 2. Tavole morfologiche

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199 200 202 204 211 228 232 235 237 240 241 242 243 244 244 245 246

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Premessa

Chiunque voglia conoscere in modo non superficiale il mondo slavo deve fare i conti con la sua pi antica scripta: strumento indispensabile per la ricostruzione delle protolingue, prezioso testimone della differenziazione dialettale dello slavo comune, veicolo di una tradizione culturale fondante ed esso stesso simbolo identitario, il paleoslavo delle prime traduzioni cirillometodiane cresce nei secoli, occupando lintero spazio letterario di grande parte della Slavia medievale. Ricercatori appartenenti a diversi ambiti disciplinari hanno studiato il paleoslavo (e lo slavo ecclesiastico che ne rappresenta la naturale evoluzione) dal punto di vista dellindoeuropeista, dello specialista di linguistica slava, dello storico delle lingue letterarie, del filologo: il loro impegno ha prodotto ottimi manuali, quali la Geschichte der Altkirchenslavischen Sprache di Nicolaus Van Wijk (Berlin und Leipzig 1931), i due volumi di Staroslavjanskij jazyk di A. M. Seli ev (Moskva 1951 e 1952), il Manuel du Vieux Slave di Andr Vaillant (Paris 1964), Old Church Slavonic Grammar di Horace G. Lunt (The Hague 1968), U ebnice jazyka staroslov nskho di Josef Kurz (Praha 1969), Altbulgarische Grammatik als Einfhrung in die Slavische Sprachwissenschaft di Rudolf Aitzetmller (Freiburg 1978), Wst p do filologii s owia skiej di Leszek Moszy ski (Warszawa 1984), Staroslavjanskij jazyk di G. A. Chaburgaev (2 ed. Moskva 1986), The Dawn of Slavic di Alexander M. Schenker (New Haven and London, 1995) e numerosissimi altri. La manualistica in lingua italiana, che non certo altrettanto ricca, esprime tuttavia la medesima variet di angolazioni: ricordo gli ormai introvabili lavori di Natalino Radovich (Slavo ecclesiastico antico, Napoli 1965) e Carlo

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Il paleoslavo

Verdiani (Manuale di slavo antico, Firenze 1956), i Lineamenti di fonologia slava di Aldo Cantarini (Brescia 1979) e il pi recente Corso di lingua paleoslava di Lilia Skomorochova Venturini (Pisa 2000). Frutto di lunghi anni di insegnamento della Filologia slava presso lUniversit di Roma Tor Vergata, anche questa Introduzione alla lingua paleoslava nasce dal combinarsi degli interessi dellautrice e di esigenze didattiche, ovvero dalla constatazione che tra tutte le lingue slave gli studenti conoscono prevalentemente il russo, e che la maggioranza interessata ad approfondire aspetti di storia della lingua piuttosto che questioni di grammatica slava comparata: il manuale si rivolge quindi elettivamente a studenti russisti, in una prospettiva diacronica che prelude a studi di storia dello slavo ecclesiastico e di storia della lingua russa. Tuttavia, lampio spazio dedicato alle ascendenze indoeuropee e al protoslavo, nonch lassoluto privilegio accordato alla norma ricostruita in base ai manoscritti del cosiddetto canone (anche a spese dellattenzione allindividualit degli stessi) dovrebbero garantirne lutilit e la fruibilit da parte di chi affronti lo studio della Filologia slava partendo da qualsiasi lingua slava moderna. LIntroduzione alla lingua paleoslava non avrebbe potuto essere scritta senza la collaborazione degli studenti, le cui domande e i cui dubbi mi hanno consentito di correggere imperfezioni di varia natura nella presentazione del materiale. Oltre che a loro, la mia riconoscenza va ai colleghi che hanno letto questo lavoro nelle sue diverse stesure preliminari: Sergio Bonazza, Giovanna Brogi, Giuseppe DellAgata, Mario Enrietti, Krasimir Stanchev. Gli errori ovviamente sono tutti miei.

Introduzione

1. Paleoslavo e evangelizzazione degli slavi Si definisce paleoslavo, o slavo ecclesiastico antico, la lingua in cui i fratelli Costantino (Cirillo) e Metodio, missionari tra gli slavi, tradussero i libri sacri per quei popoli, sino ad allora privi di scrittura. La storia delle culture e delle letterature slave prende avvio da questa evangelizzazione. Nel IX secolo gli slavi, etnicamente e linguisticamente ancora poco differenziati, erano disseminati su un territorio vastissimo dellEuropa centroorientale, dal corso superiore del Volga sino al mare Adriatico, dal Baltico orientale al mar Nero. In conseguenza della loro espansione intere provincie storiche dellimpero romano, la Tracia, la Mesia, la Dacia, la Macedonia, le Pannonie, il Norico, la Dalmazia, si erano profondamente slavizzate e si stavano dando forme embrionali di organizzazione statale: chiesa e impero si trovano a fronteggiare il problema dellassimilazione delle popolazioni slave allinterno dei propri confini e quello dei rapporti diplomatici con le nuove lites dirigenti della Moravia, della Pannonia e della Bulgaria. Se gli slavi penetrati nel cuore dellimpero bizantino erano da tempo cristiani, levangelizzazione delle periferie, dopo alcuni episodi che avevano visto protagonisti missionari soprattutto irlandesi, si attua a partire dalla met del VIII secolo1 per iniziativa del clero franco delle diocesi di Frisinga (Freising), Ratisbona (Regensburg), Passavia (Passau), Salisburgo (Salzburg) e del patriarcato di Aquileia (Cividale del Friuli). Minacciati dallespansionismo dei Franchi vittoriosi contro gli Avari, dai Bizantini, dai loro stessi fratelli
1 Nel 743 il principe Borut, attaccato dagli Avari, chiede ai bavaresi di intervenire

in Carantania. Per suo desiderio vengono battezzati il figlio Gorazd e il nipote Hotimir: M. Kos (ed.), Conversio Bagoariorum et Carantanorum, Ljubljana 1936, p. 24 e p. 130.

Il paleoslavo

slavi, i principi si difendono con alleanze mutevoli, e tentano di sfruttare i crescenti conflitti giurisdizionali tra le chiese (romana, franca e bizantina) per governarne le ingerenze. In questo quadro complesso e instabile si collocano la missione cirillometodiana e la nascita della scrittura slava2. La ricostruzione delloperato di Cirillo e Metodio si basa su fonti di carattere eterogeneo, la cui attendibilit storica spesso dubbia, vuoi per la
2 Imponente la bibliografia sulla missione cirillo-metodiana, ulteriormente arricchita dalle

celebrazioni per i 1100 anni dalla creazione degli alfabeti slavi (1963), i 1100 dalla morte di Cirillo (1969), i 1100 dalla morte di Metodio (1985), il millenario del battesimo della Rus (1988). Grande fervore di studi si registrato in Bulgaria, che ha celebrato nel 1981 i 1300 anni della sua storia. Ricorderemo almeno la Kirilo-Metodievska Enciklopedija, i cui quattro volumi sono usciti a Sofija negli anni 1985 (vol. I), 1995 (vol. II), 2003 (voll. III e IV). Tra le pubblicazioni meno recenti occorre menzionare il corpus delle fonti, raccolto in Constantinus et Methodius Thessalonicenses. Fontes. Recensuerunt et illustraverunt F. Grivec et F. Tomi, Radovi staroslavenskog instituta, Knjiga 4, Zagreb 1960. I 1100 anni dalla morte di Metodio sono stati ricordati con una ricca edizione in facsimile delle Vite (itija Kirilla i Mefodija, Moskva-Sofija 1986), che comprende Prostrannoe itie Konstantina-Kirilla Filosofa, Prostrannoe itie Mefodija, Pochvalnoe slovo Kirillu i Mefodiju, Kratkoe itie Kirilla, Kratkoe itie Mefodija. Ad uno dei curatori, B. Florja, si doveva ledizione commentata delle Vite nel pi agile volumetto Skazanija o naale slavjanskoj pismennosti, Moskva 1981. Una notevole bibliografia si lega alla discussione delle tesi di I. Boba sulla collocazione della Moravia (Moravias History Reconsidered. A Reinterpretation of Medieval Sources, The Hague 1971), cui stata dedicata parte del XI Congresso Internazionale degli Slavisti tenutosi a Bratislava nel 1993. Per la traduzione italiana delle Vite si veda: Cirillo e Metodio. Le biografie paleoslave. Introduzione, traduzione e note a cura di Vittorio Peri, Edizioni O.R., Milano 1981, e la pi recente traduzione di Marcello Garzaniti in A.-E. N. Tachiaos, Cirillo e Metodio. Le radici cristiane della cultura slava. Edizione italiana a cura di Marcello Garzaniti, Jaca Book, Milano 2005. Tra i contributi in lingua italiana ricordiamo N. Radovich, Testi del Vangelo in Slavo ecclesiastico antico, Napoli 1964 e Id., Le pericopi glagolitiche della Vita Constantini e la tradizione manoscritta cirillica, Napoli 1968; F. Dvornik, Gli slavi. Storia e civilt dalle origini al secolo XIII, Liviana Editrice, Padova 1974; R. Jakobson, Premesse di storia letteraria slava, Il Saggiatore, Milano 1975 (in particolare La missione bizantina tra gli Slavi); M. Lacko, Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi, ed. La casa di Matriona, Milano 1981; F. Grivec, Santi Cirillo e Metodio. Apostoli degli Slavi e compatroni dEuropa, Urbaniana University Press, Roma 1984; J. Vodopivec, I santi fratelli Cirillo e Metodio compatroni dEuropa, Urbaniana University Press, Roma 1985; V. Peri, Da Oriente e da Occidente. Le chiese cristiane dallimpero romano allEuropa moderna, a cura di M. Ferrari, voll. I-II, Roma, Padova 2002 (in particolare Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia).

Introduzione

tendenziosit insita nella fonte stessa, vuoi per le vicissitudini di una tradizione manoscritta soggetta a guasti, lacune e interpolazioni. Al primo posto figurano naturalmente le Vite, Vita Constantini (VC) e Vita Methodii (VM), composte presumibilmente gi nel IX secolo, ma pervenuteci in copie tarde. Sulla loro datazione esistono tra gli studiosi pareri discordi, in particolar modo per ci che riguarda VC, i cui testimoni pi antichi risalgono al XV secolo: schematizzando i diversi punti di vista, possiamo dire che gli uni ritengono che il testo della Vita a noi pervenuta sia quello composto nel IX secolo da un diretto partecipante alle vicende narrate (si pensa addirittura a Metodio quale biografo del fratello), gli altri credono viceversa di avere a che fare con un archetipo contaminato, slavo orientale e tardo. Gli argomenti del contendere sono di varia natura, linguistici, filologici, letterari, storici. Fondamentale il giudizio sullattendibilit delle informazioni contenute nelle Vite, giacch certo a Metodio o ai diretti discepoli dei fratelli non si possono attribuire imprecisioni del tutto naturali per un agiografo vissuto secoli pi tardi. Accanto alle Vite figurano come possibili fonti testi slavi, latini e greci: i Sermoni panegirici (uno in lode di Cirillo, laltro in lode di Cirillo e Metodio), le Vite brevi, gli uffici liturgici, due opere che Anastasio Bibliotecario attribuisce allo stesso Costantino (Inventio s. Clementis e Sermo de translatione s. Clementis, note in versione slava in codici del XV sec.), le Vite di Clemente e di Naum, la cosiddetta Legenda italica del vescovo di Velletri Gauderico (Vita cum translatione s. Clementis, XII sec.), la Legenda Boema (Vita et passio s. Venceslai et s. Ludmilae, aviae eius, XIV sec.), la Legenda Morava (incipit: Tempore Michaelis imperatoris, XIV sec.), il cosiddetto Memorandum di Salisburgo dell870-871 (Conversio Bagoariorum et Carantanorum, XIII sec.), i documenti superstiti della Curia papale (il Liber Pontificalis e i Registri delle lettere spedite dai papi)3.

3 Se ne pu vedere la descrizione in F. Grivec, Santi Cirillo e Metodio. Apostoli degli Slavi

e compatroni dEuropa, cit., pp. 211-239.

Il paleoslavo

2. Costantino e Metodio Nati a Salonicco, i due fratelli erano figli del drungario Leone, un alto funzionario alle dipendenze dello stratega della regione. Costantino, nato nel 827, era il pi piccolo di sette figli. Salonicco era allepoca citt bilingue: nel convincerli ad accettare la missione tra gli slavi limperatore bizantino Michele III dice: Voi siete infatti di Salonicco e tutti i Tessalonicesi parlano correttamente lo slavo (VM V; Garzaniti4 214). I fratelli ricevono uneducazione accurata, di profilo giuridico Metodio, che ancor giovane riceve lincarico di amministrare una provincia popolata da slavi (VM II); di profilo filologico e filosofico Costantino, che arso dalla sete di sapere impara a memoria le opere di Gregorio Nazianzeno, di cui traccia sulla parete della propria stanza un encomio che lo definisce illuminatore e maestro (VC III; Garzaniti 173). La fama dei meriti di Costantino giunge alla capitale, e il logoteta Teoctisto, molto vicino allimperatrice reggente Teodora, madre di Michele III, lo prende sotto la propria protezione (VC III). Costantino studia grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, astronomia, musica, sotto la guida di maestri quali Leone Matematico e Fozio, futuro patriarca, con risultati stupefacenti. Gli vengono offerti onori e alte cariche, di cui lui accetta solo quella di bibliotecario del patriarcato; fugge per anche da questa, per nascondersi in un monastero sul Bosforo, dove lo trovano dopo sei mesi. Accetta allora lincarico di professore di filosofia, e torna a Costantinopoli (VC IV). Oltre che per lerudizione, Costantino celebre come abilissimo polemista: a lui viene affidato il compito di affrontare il deposto patriarca Giovanni VII Grammatico, sostenitore degli iconoclasti, in una disputa nella quale si ricopre di gloria (VC V). In seguito, a soli ventiquattro anni, viene inviato in ambasceria presso il califfo arabo al-Mutawakkil per discutere dello scambio di prigionieri di guerra, e vi sostiene una abile disputa sulla Trinit (sopravvivendo miracolosamente a un tentativo di avvelenamento) (VC VI). Al ritorno dalla missione Costantino trova grandi cambiamenti: suo fratello ha
4 Tutti i passi di VC e VM saranno citati nella traduzione di Marcello Garzaniti posta in appendice in A.-E. N. Tachiaos, Cirillo e Metodio. Le radici cristiane della cultura slava, cit.

Introduzione

lasciato la carica di arconte e si ritirato in un monastero sul monte Olimpo, in Bitinia, dove si fatto monaco con il nome di Metodio (suo nome di battesimo sarebbe stato Michele5). Costantino lo raggiunge (VC VII). Qui, lontano dai torbidi della capitale (il loro protettore Teoctisto viene ucciso alla fine del 855) i due fratelli potrebbero aver concepito il primo progetto di una missione tra gli slavi:
Nel silenzio del chiostro poco probabile che Cirillo e Metodio si siano dedicati esclusivamente allascesi e allistruzione dei discepoli. Metodio aveva lavorato quasi un decennio tra gli slavi e ne aveva preso alcuni pi svegli con s. Cirillo aveva una passione innata per la filologia, e come bibliotecario era entrato in contatto con le lingue e le scritture di molti popoli. Il suo maestro Fozio, futuro stratega dellespansione culturale bizantina, non poteva non aver condiviso con i suoi pupilli lidea di attirare nella cristianit popoli vicini e meno vicini, servendosi della predicazione nella loro lingua madre. E lungo lintera frontiera europea limpero confinava con popolazioni e trib slave, alcune delle quali avevano gi costituito organizzazioni statali stabili (la Bulgaria e la Grande Moravia). In presenza di un siffatto complesso di fattori oggettivi e soggettivi logico che i due fratelli abbiano pensato alla creazione di un alfabeto slavo e alla traduzione dei fondamentali libri cristiani nella lingua degli slavi6.

Lascesa di Fozio alla dignit patriarcale (858) ha immediata ripercussione sulla sorte di Costantino, cui viene affidata una missione politico-religiosa nel khanato dei Chazari. Popolo di stirpe turca e provenienza asiatica, i Chazari dominavano il territorio compreso tra il Caucaso e la Crimea, lungo il corso
5 F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 35. 6 K. Stanev, G. Popov, Kliment Ochridski, Sofija 1988, pp. 28-29. Nella trattazione dei due

studiosi far iniziare il progetto slavo in Bitinia valeva a corroborare la tesi del carattere bulgaro della lingua cirillometodiana: Le fonti non ci forniscono dati concreti, ma la logica, confortata anche dal successivo evolvere degli eventi, suggerisce che gi nella seconda met degli anni 50 Cirillo e Metodio, approfittando delle condizioni di vita monastica, abbiano messo a punto i principi fondamentali dellalfabeto slavo (glagolitico) e della pi antica lingua letteraria degli slavi, formata sulla base delle parlate bulgare meridionali diffuse intorno a Salonicco e a loro note. Parlanti nativi di quella lingua erano anche i discepoli di Metodio provenienti dallarcontato di Struma, che indubbiamente presero parte, come informatori e come aiutanti, allopera. Tra loro, se la nostra ricostruzione biografica corretta, si trovavano anche Clemente, Naum e Angelario (Ivi, p. 29). Lipotesi ampiamente condivisa da studiosi non bulgari quali Grivec e Tachiaos.

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inferiore del Volga; una minoranza era cristiana, e questa appunto avrebbe mandato unambasceria a Costantinopoli con la preghiera di inviare loro un uomo capace di sconfiggere in una disputa religiosa i predicatori ebrei e musulmani, che stavano cercando di convertirli rispettivamente al giudaismo e allislam. A Costantino si unisce Metodio (VM IV). Lungo il viaggio di andata (861) lambasceria si ferma a Chersoneso Taurico (Crimea), dove Costantino impara a leggere e scrivere lebraico, dove conversa con un samaritano e decifra i libri che questi gli mostra, e dove infine ha luogo il famoso episodio del Vangelo scritto in lettere russe: allora, intrapreso il viaggio e giunto a Cherson, vi impar la parlata e le lettere ebraiche, dopo aver tradotto le otto parti della grammatica cos da ricavarne una maggiore conoscenza. L viveva un Samaritano che, venendo da lui, discuteva con lui e port i libri samaritani e glieli mostr. Dopo averglieli chiesti, il Filosofo, rinchiusosi nella (sua) stanza, si mise a pregare e ricevuta(ne) da Dio la comprensione cominci a leggere i libri senza errore [] L trov un Vangelo e un Salterio, scritto in lettere russe, e trov un uomo che si esprimeva in quella parlata e convers con lui e, compresa la forza del discorso, accostando per mezzo della propria parlata le diverse lettere, vocali e consonanti, ed elevando la preghiera a Dio, cominci subito a leggere e parlare (VC VIII; Garzaniti 182-183). Laggettivo russo (russk) stato interpretato in vari modi: alcuni studiosi, tra cui R. Picchio 7, propongono di vedere nel passo uninterpolazione slava orientale volta a sottolineare lautonomia dellingresso della Rus nella cristianit, al di fuori della tutela di Bisanzio; secondo altri (da M. Pogodin e I. Sreznevskij sino a N. Nikolskij, I. Ogienko, P. ernych, E. Georgiev, V. Istrin) il passo va inteso alla lettera e proverebbe la presenza presso gli slavi orientali di un alfabeto cui si sarebbe poi ispirato Costantino. Altri ancora (da P. afaik a F. Dvornik, G. Ilinskij) riferiscono laggettivo alla Bibbia tradotta per i Goti da Wulfila, ponendo proprio linteresse suscitato in Costantino dalla bibbia gota allorigine
7 R. Picchio, Compilazione e trama narrativa nelle Vite di Costantino e di Metodio, in Ricerche Slavistiche, VIII, 1960, pp. 61-95. Lipotesi, che era gi di A. V. Gorskij e O. M. Bodjanskij, stata recentemente difesa da Dimo emediev nel suo Kiril i Metodij v blgarskata istorieska pamet prez srednite vekove, Sofija 2001.

Introduzione

del progetto di una bibbia slava. A tal fine Ilinskij legge frus kyj (franco, cio germanico, gotico), mentre i pi riferiscono direttamente letnonimo a popolazioni germaniche:
linterpretazione di russkyj nel senso indicato da G. Ilinskij plausibile anche senza dover supporre la forma fro s kyj: nei testi russi antichi, questo aggettivo spesso usato per indicare i Normanni; limpiego del termine anche per i Goti, che occupavano allora la Russia meridionale e possedevano una traduzione della Bibbia, non fa quindi difficolt8.

Oggi la maggior parte di chi non crede alla interpolazione tarda sembra concordare con la lettura di A. Vaillant, approfondita da R. Jakobson e da D. Gerhardt, secondo cui russk vale sursk col significato di siriaco, e tutto il passo servirebbe allagiografo per sottolineare la conoscenza delle lingue semitiche da parte di Costantino. La missione in Crimea un successo, sia per le rinnovate profferte di amicizia da parte del khan, sia per il ritrovamento, avvenuto a Chersoneso durante il viaggio di andata, delle reliquie di Clemente papa, che una leggenda voleva esiliato e martirizzato nel 101 per ordine di Traiano. Saranno queste relique a garantire ai fratelli, molti anni dopo, una accoglienza calda e solenne da parte del papa in occasione del loro viaggio a Roma. Tornati a Costantinopoli, Metodio rifiuta la carica di arcivescovo offertagli da Fozio, diventando egumeno del monastero di Polichron, in Bitinia, sul suo amato monte Olimpo (VM IV); Costantino viveva nel silenzio, pregando Dio, risiedendo nella Chiesa dei Santi Apostoli (VC XIII; Garzaniti 195). In questo periodo di serenit mette a profitto le competenze acquisite in Crimea per decifrare la misteriosa iscrizione in lettere ebraiche e samaritane su un prezioso calice, opera di Salomone, conservato a Costantinopoli nella chiesa di Santa Sofia9.
8 N. Radovich, Testi del Vangelo in Slavo ecclesiastico antico, Napoli 1964, p. VI. 9 R. Picchio, Chapter 13 of Vita Constantini: Its Text and Contestual Function, in

Slavica Hierosolymitana. Slavic Studies of the Hebrew University, VII, 1985, pp. 133-152; Id., Alle prese con la Vita Costantini, in AION Slavistica, 1, 1993, pp. 29-63; M. Capaldo, Sulla datazione di uniscrizione pseudo-salomonica ad opera di Costantino il Filosofo, in Filologia e letteratura nei paesi slavi. Studi in onore di Sante Graciotti, Roma 1990, pp. 945-969; Id.,

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Ma la loro pace non dura a lungo. Nell862 due principi slavi, Rastislav e Sventopluk (VM), o il solo Rastislav (VC), mandano unambasceria a Costantinopoli per chiedere che gli si invii un vescovo e un maestro capace di spiegare le leggi cristiane in lingua slava: da quando il nostro popolo ha rigettato il paganesimo e osserva la legge cristiana, non abbiamo un maestro, che ci interpreti nella nostra lingua la vera fede cristiana, cos che anche gli altri paesi, vedendo questo, diventino simili a noi. Mandaci dunque, signore, un tale vescovo e maestro (VC XIV; Garzaniti 196). Cfr. il passo di VM: sono venuti fra noi molti maestri cristiani, dai Valacchi e dai Greci e dai Germani, insegnandoci in modo diverso, mentre noi Slavi siamo persone semplici e non abbiamo chi ci guidi nella verit e renda nota la conoscenza. Allora, buon signore, manda un uomo che adempia ogni giustizia (VM V; Garzaniti 213-214). Secondo lagiografo la richiesta coglie i due fratelli di sorpresa. Quando limperatore Michele lo prega di accettare la missione Costantino esita: Anche se sono affaticato nel corpo e malato, sono felice di andare l, se hanno un alfabeto per la loro lingua. E gli disse limperatore: Mio nonno e mio padre e molti altri, cercatolo, non lo trovarono, come posso trovarlo io?. Il Filosofo allora disse: Chi pu scrivere un discorso sullacqua e ricavarne per s la taccia di eretico?. Gli rispose di nuovo limperatore insieme a Barda, suo zio: Se tu vorrai, te lo conceder Dio, che d a tutti quelli che chiedono senza dubitare e apre a coloro che bussano (VC XIV; Garzaniti 196-197). Costantino si ritira allora in preghiera, e subito Dio, che ascolta le preghiere dei suoi servi, gli si manifest. E allora compose le lettere e cominci a scrivere un discorso evangelico: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (VC XIV; Garzaniti 197). Pi probabilmente, come si diceva, i due fratelli avevano gi intrapreso lelaborazione di un alfabeto e di una lingua per la predicazione tra gli slavi, di cui Metodio aveva avuto diretta conoscenza nella sua qualit di arconte di una provincia che ne
Rispetto del testo trdito o avventura congetturale? Su una recente interpretazione di VC 13, in Europa orientalis, IX, 1990, pp. 541-644; Id., Ancora sul calice di Salomone, in Ricerche Slavistiche 39/40 (1992-93)1, pp. 105-125.

Introduzione

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contava grande numero. La data dell863 segna comunque, se non linizio della attivit missionaria, il momento della sua ufficializzazione da parte di principi slavi desiderosi di consolidare il proprio potere con una gerarchia ecclesiastica indipendente dai Franchi10. Dalla Moravia, dove si sarebbero trattenuti 40 mesi (VC XV; altre fonti indicano periodi diversi, rispettivamente tre anni la VM e quattro anni e mezzo la Legenda italica), i due fratelli ripartono insieme a un gruppo di discepoli (probabilmente Clemente, Naum, Angelario, Savva e Gorazd) allo scopo di ottenerne lordinazione. Prima tappa del viaggio, la cui meta finale ancora oggetto di discussione tra gli studiosi11, presso Kocel, principe della Pannonia, che si appassiona alle lettere slave e affida ai fratelli cinquanta giovani da educare. Quindi il gruppo si dirige a Venezia, dove Costantino fronteggia in una disputa i sostenitori della eresia pilatiana, secondo cui solo le tre lingue delliscrizione di Pilato (greco, latino, ebraico) possono essere usate per lodare Dio (VC XVI):
Si trattava di rispondere al quesito, teologicamente scabroso, se rientrasse o meno nei disegni della Provvidenza il piano di diffondere il Verbo della salvezza per via graduale e mediata, scegliendo cio nella autorit dellImpero lo strumento principe dellapostolato, e fissando in tal modo un confine dautorit fra i recipienti diretti del messaggio di Cristo, e coloro che invece erano destinati ad essere redenti nellultima et, non pi per apostolato diretto, ma soltanto per estensione subordinata dellapostolato primitivo. La accettazione di questa ultima tesi implicava una subordinazione gerarchica dei nuovi convertiti sia sul piano spirituale che su quello amministrativo e sociale. In pratica, era questo il fondamento dellinterpretazione della cristianizzazione come latinizzazione e come ellenizzazione, ossia come annessione di nuove genti e paesi nelle giurisidizioni, teocraticamente concepite, di Roma e di Bisanzio. Come verano poteri sacri cos si potevano fissare, mediante
10 G. A. Chaburgaev, Pervye stoletija slavjanskoj pismennoj kultury. Istoki drevnerusskoj

kninosti, Moskva 1994, p. 60.


11 Un sunto della discussione si pu vedere in Skazanija o naale slavjanskoj pismennosti,

cit., pp. 132-133. Le tre tesi principali sulla meta del viaggio e sullautorit ecclesiastica cui i fratelli intendevano rivolgersi per lordinazione dei discepoli si possono cos riassumere: i fratelli si dirigono a Venezia per imbarcarsi col per Costantinopoli e presentare i discepoli al patriarca, i fratelli si dirigono via Venezia a Roma, i fratelli si dirigono dal patriarca di Aquileia, nella regione di Venezia.

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unanaloga interpretazione della manifestazione del Verbo, corrispondenti lingue sacre [] lideologia cirillometodiana in notevole misura una diretta confutazione di questa concezione esclusivista e stativa. I punti essenziali della polemica in favore dellautonomia slava nella Chiesa di Cristo riguardano infatti lessenza e la continuit dellapostolato, la illegittimit del principio delle tre lingue, la parit di diritti della lingua slava, la funzione dei nuovi poteri sacri (dai reggitori di Moravia a quelli di Bulgaria, secondo una continuit provvidenziale che poi si estender alla Serbia e alla Russia sino a trasportarsi su tutta la Slavia ortodossa) creatisi come effetto della continua diffusione del Verbo, la fonte dellortodossia (che dovr essere cercata nei testi sacri e nellesempio della retta tradizione piuttosto che nel potere giurisdizionale di autorit precostituite)12.

A Venezia raggiunge i fratelli un messo del papa Nicola I, che li invita a relazionare sulla loro attivit missionaria. A Roma per vengono accolti dal nuovo papa Adriano II (Nicola I era morto alla fine dell867), cui recano in dono le reliquie di papa Clemente. Il papa benedice i libri slavi sullaltare di Santa Maria Maggiore: il papa accolse i libri slavi, li consacr e li depose nella chiesa di Santa Maria, che si chiama Pathne (VC XVII; Garzaniti 203), e incarica due vescovi, Formoso, appena rientrato dalla Bulgaria, e Gauderico, autore della gi ricordata Vita cum translatione S. Clementis, di consacrare i discepoli slavi: Multis itaque gratiarum actionibus prefato Philosopho pro tanto beneficio redditis, consacraverunt fratrem eius Methodium in sacerdotem, nec non et ceteros eorum discipulos in presbiteros et dyaconos (Legenda italica13). Costantino si ammala gravemente e, fattosi monaco con il nome di Cirillo, muore il 14 febbraio 869. Viene sepolto nella chiesa di S. Clemente, vicino alle reliquie da lui stesso portate a Roma (VC XVIII). La morte di Costantino non significa la fine della missione cirillometodiana: nell869 Kocel cessa di essere un margravio franco, e come principe slavo indipendente si rivolge al papa, chiedendo il ritorno di Metodio. Adriano soddisfa prontamente la richiesta, inviando non solo a Kocel, ma a tutti i paesi slavi Metodio, ora sacerdote, come maestro [...] nostro figlio,
12 R. Picchio, Questione della lingua e Slavia cirillometodiana, in Letteratura della Slavia

Ortodossa, Dedalo, Bari 1991, pp. 176-177.


13 F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 63.

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uomo perfetto nella conoscenza e ortodossa, perch vi insegni, come avete chiesto, interpretando i libri nella vostra lingua (VM VIII; Garzaniti 215216). Se Kocel lo accoglie con grandi onori, non cos il clero della Baviera e della Carinzia, che dallincarico missionario affidato al greco vede lesi i diritti giurisdizionali esercitati da almeno un secolo sui sudditi slavi di principi tributari o vassalli dei Franchi. Nel crescere della tensione, mentre a Salisburgo si stende una preoccupata relazione degli avvenimenti (la Conversio Bagoariorum et Carantanorum composta tra l870 e l871), Kocel rispedisce Metodio a Roma con la richiesta che venga consacrato vescovo residenziale per la Pannonia sulla cattedra di santAndronico apostolo (VM VIII; Garzaniti 215-216) cio col titolo dellantica metropoli di Sirmio (oggi Sremska Mitrovica)14. Anche questa volta Adriano esaudisce solo in parte il desiderio del principe, e nomina Metodio arcivescovo pro fide, affidandogli la cura missionaria di tutti gli slavi dellantica Pannonia (regione dai confini indeterminati e dalla denominazione puramente convenzionale, a met strada tra la geografia antica e il diritto canonico), e non solo di quella concretamente retta da Kocel, che era la Pannonia inferiore:
il suo titolo ecclesiastico non era quello di una sede determinata, n Sirmium n altra, bens un titolo esteso a tutta lantica diocesi pannonica; ci rifletteva la natura ancora missionaria del suo incarico episcopale nei confini di tutto un antico e tradizionale territorio canonico, privo da secoli di una organizzazione ecclesiastica regolare, bench si stessero moltiplicando in esso le comunit cristiane. Scrivendo a lui, il papa gli si rivolge come Archiepiscopo Pannoniensis ecclesiae oppure come Archiepiscopo pro fide15.

La reazione dellepiscopato franco a questa nuova mossa di Roma violentissima: catturato sulla via del ritorno da Roma a Mosaburg, la capitale
14 La richiesta di Kocel pu far pensare che Sirmio si trovasse allepoca sul suo territorio, ma Vlasto ritiene invece che tutta la zona si trovasse in mano ai Bulgari dall827 (A. P. Vlasto, The Entry of the Slavs into Christendom, cit., p. 68). Questa ipotesi escluderebbe che la proposta di Sirmio sia partita dal principe slavo, e ne restituisce la scelta ad Adriano II. 15 V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava

nella liturgia, in Da Oriente e da Occidente. Le chiese cristiane dallimpero romano allEuropa moderna, cit., vol. II, p. 925.

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di Kocel sul lago Balaton, o, secondo unaltra ipotesi, durante il primo viaggio pastorale che avrebbe compiuto in Moravia ignorandone la nuova situazione politica a lui sfavorevole, o forse ancora espressamente convocato dalla Pannonia, Metodio sottoposto a un duro e umiliante interrogatorio alla presenza di Ludovico il Germanico e quindi rinchiuso nel convento di Ellwangen16 (VM IX). Non ostacolo alla persecuzione Sventopluk, che nel frattempo con laiuto dei Franchi ha accecato e deposto lo zio Rastislav (870). Liberato nell873 grazie al vigoroso intervento di papa Giovanni VIII, che succeduto nell872 a Adriano II vagheggia una lega anti-franca, e dello stesso Sventopluk, che nel frattempo divenuto nuovamente ostile ai Franchi e ha espulso dal suo territorio il clero germanico, Metodio viene accompagnato dal legato pontificio Paolo, vescovo di Ancona, in Moravia17, dove si dispone ad affrontare il periodo pi duro della sua vita. Solo la promessa fatta al fratello morente lo trattiene dal ritornare allamato Olimpo (VM VII), spronandolo a una quasi miracolosa attivit traduttoria (VM XV) interrotta da viaggi a Roma e a Costantinopoli. Nell874 Kocel, che era stato diffidato dal riaccogliere Metodio, deposto e forse ucciso dai Franchi: la Pannonia torna sotto la giurisdizione di Salisburgo, apertamente ostile al vescovo slavo. Anche in Moravia si comincia a perdere entusiasmo. Scontenti sono soprattutto i magnati, che preferivano agli usi bizantini il sistema franco delle chiese proprietarie18. Sacerdoti franchi sono nuovamente attivi, e costituiscono una
16 La storia dellarresto, del processo e della detenzione di Metodio non priva di

punti oscuri: alcune ipotesi sono riassunte in Skazanija o naale slavjanskoj pismennosti, cit., pp. 157-159.
17 V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia, cit., p. 928. Secondo altri studiosi Metodio si sarebbe ritirato dalla Pannonia solo alla morte di Kocel (874-875), quando la regione venne assorbita dal Regno Franco (H. Birnbaum, Where was the centre of the Moravian State?, in American contributions to the eleventh international congress of slavists, Columbus 1993, pp. 11-23 e F. Grivec, Santi Cirillo e Metodio, cit., pp. 126-129). 18 le Chiese proprietarie, uso germanico che era stato introdotto nei paesi di

recente conquista, facevano della conversione dei pagani unimpresa reddittizia per i vescovi e gli abati che in tal modo divenivano grandi proprietari terrieri. Durante il IX secolo i vescovi e i baroni franchi si prodigavano in unintensa attivit evangelizzatrice e colonizzatrice nellAntica

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fronda, guidata da un prete di nome Viching, cui obiettivo principale screditare Metodio a qualunque costo e con qualunque mezzo. Le loro calunnie costringono Giovanni VIII a richiamare a Roma Metodio per averne spiegazioni (879). Trovandolo perfettamente ortodosso, il papa decide tuttavia di prendere atto della persistente ostilit del clero franco e dei mutati equilibri politici nelle Pannonie: la carica di Metodio, che Adriano II aveva consacrato arcivescovo pannonico e legato apostolico ad gentes fungens, cio missionario, viene trasformata in quella di arcivescovo residenziale di una nuova chiesa morava, con listituzione di una gerarchia episcopale locale di almeno due suffraganei, primo dei quali sar lo stesso Viching, consacrato vescovo di Nitra:
Appare manifesto il disegno pontificio di istituire una gerarchia episcopale locale e stabile per il principato moravo, capace di riunire sotto una nuova gerarchia vescovile mista e unita le due componenti etniche del popolo cristiano della zona. In virt di simile prospettiva anche la giurisdizione episcopale precedentemente attribuita a Metodio da Adriano II si estende in modo significativo. Essa non pi quella di un arcivescovo missionario etnico pro fide, preposto a tutti gli Slavi, clero e fedeli, viventi nellantica diocesi pannonica, ma limitata ad essi; allargata e circoscritta a tutti i cristiani sudditi di Svatopluk e viventi nel suo territorio a prescindere dalla loro origine etnica19.

Coraggiosa ma infelice, questa scelta di Giovanni VIII segna linizio della fine. Le novit introdotte da Metodio, gli usi bizantini in fatto di tempi sacri, digiuni e festivit, la recita del simbolo di fede senza il Filioque, la celebrazione di parti della liturgia in slavo potevano essere tollerate, sia a pure a denti stretti, quando circoscritte a poche comunit integralmente slave, ma non nel momento in cui divenivano attuali ovunque nel principato. Nell881 Giovanni VIII deve scrivere a Metodio per consolarlo delle ulteriori angherie da parte del nuovo vescovo (iamdictus episcopus) e per assicurarlo di non
Pannonia. Era quindi naturale che la gerarchia franca vedesse in pericolo lespandersi della sua influenza in seguito ai nuovi metodi missionari introdotti in Moravia dai Bizantini (F. Dvornik, Gli Slavi, cit., p. 73).
19 V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua

slava nella liturgia, cit., p. 933.

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avere mai intrattenuto con Sventopluk corrispondenza segreta a suo danno: neque aliae litterae nostrae ad eum directe sunt, neque episcopo illi palam vel secreto aliud faciendum iniunximus20. Nel frattempo linteresse per una chiesa slava coinvolge tanto Roma quanto Bisanzio21: nell881 il nuovo imperatore, Basilio I, manda a chiamare Metodio, e lo accoglie con grandi onori. Fozio, patriarca per la seconda volta, approva il suo operato, e chiede di lasciare a Costantinopoli un sacerdote e un diacono con libri sacri in slavo per svolgere azione missionaria tra gli slavi dellimpero (VM XIII). Tornato in Moravia, Metodio riprende lopera febbrile di traduzione sino alla morte, che lo coglie il 6 aprile dellanno 885, tre giorni dopo la domenica delle Palme, nel compianto generale: i suoi discepoli, dopo averlo preparato (per le esequie) e aver(gli) reso degno onore, celebrarono il servizio ecclesiastico in latino, greco e slavo e lo deposero nella chiesa cattedrale (VM XVII; Garzaniti 222). Orfani del loro pastore, i discepoli subiscono lultimo, decisivo attacco da parte del clero franco, che ne ottiene finalmente lespulsione da tutte le terre di Sventopluk. 3. La missione morava tra impero romano (Roma e Bisanzio) e impero franco Evento cruciale nella storia degli slavi, oggetto di studio per generazioni di slavisti, la vicenda cirillometodiana presenta ancora molti punti oscuri, che riguardano persino la collocazione geografica dellazione missionaria dei due fratelli. Dove si dirigono Costantino e Metodio? La testimonianza delle Vite sembra chiara: la Vita Constantini racconta come allimperatore Michele giunga da Rastislav, principe moravo, la richiesta di un vescovo per la sua gente, come,
20 F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 74. 21 Sembra che il patriarca Ignazio, irritato per linvio di vescovi romani in Bulgaria, avesse

consacrato un certo Agatone arcivescovo etnico per gli slavi moravi. La convocazione a Costantinopoli di Metodio, ormai arcivescovo residenziale della chiesa morava, riempie di gioia i Franchi, che gli pronosticano una brutta fine (V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia, cit., pp. 942-945 passim).

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prima di rivolgersi a Costantinopoli, Rastislav si fosse riunito in consiglio con i suoi moravi (VC XIV; Garzaniti 196), e come infine il principe accolga con tutti gli onori Costantino al suo arrivo in Moravia (VC XV; Garzaniti 197). La Vita Methodii racconta che Rastislav, principe slavo, assieme a Sventopluk avrebbe inviato allimperatore unambasceria dalla Moravia (VM V; Garzaniti 213). La tradizione colloca questa Moravia, intesa come realt etno-politica, in una zona a nord del Danubio attraversata dal fiume Morava, con capitale Velehrad:
Costantino e Metodio incominciarono la loro attivit nella Grande Moravia, una formazione statale di cui facevano parte territori che oggi diciamo cechi, moravi, sorabici e slovacchi ed era governato prima da Rastislav e poi dal suo successore Svatopluk (Sventoplk), rappresentanti di una dinastia iniziata dal capo locale Mojmir (818-846). Operarono anche in Pannonia, che comprendeva territori sloveni, su invito di Kocel (Kocl, figlio di Pribina, gi sovrano di Nitra, in territorio oggi slovacco), vassallo di Ludovico il Germanico22.

Trentanni fa questa tesi stata rigettata, sulla base della reinterpretazione di tutte le fonti medievali, dallo studioso Imre Boba23, secondo cui con Morava non si intende una entit statale ma una citt, Morava appunto, non lontana dallantica sede episcopale di Sirmio (oggi Sremska Mitrovica, in Serbia), di cui Metodio sarebbe stato nominato arcivescovo nell870. Dalla citt il nome sarebbe passato alla regione circostante, cos da indicare il territorio controllato da Rastislav allinterno della terra Sclavonica sita tra lAdriatico e il fiume Drava, a sud del Danubio. Rastislav, tradizionalmente ritenuto principe della Moravia con capitale Velehrad, Sventopluk, tradizionalmente ritenuto principe di Nitra (da cui Mojmir aveva scacciato il padre di Kocel, Pribina) prima del colpo di mano con cui si libera dello zio e riunifica le terre, e Kocel, tradizionalmente ritenuto principe della Pannonia Inferiore con capitale Mosaburg sul lago Balaton, avrebbero invece posseduto
22 R. Picchio, Lo slavo ecclesiastico, in Letteratura della Slavia Ortodossa, cit., p. 112. 23 I. Boba, Moravias History Reconsidered. A Reinterpretation of Medieval Sources, The

Hague 1971.

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allodialmente diversi territori di questa Sclavonia balcanica, e tutta la missione cirillometodiana si sarebbe svolta a sud del Danubio. La tesi di Boba ha suscitato consensi e opposizioni, in una discussione che impegna storici, archeologi, linguisti, ed ancora aperta. Se infatti lidentificazione in Sirmio del titolo episcopale assegnato a Metodio oggi largamente condivisa, spostare a sud la Moravia di Rastislav rappresenta una novit di tale portata da richiedere prove inconfutabili, quali nessuno ancora riuscito a produrre, e daltra parte collocare la sede episcopale di Metodio a Sirmio senza discutere la collocazione settentrionale della Moravia appare a molti fonte di insanabili contraddizioni:
Nel 1971 uscita la monografia dello studioso americano I. Boba Moravias History Reconsidered. A Reinterpretation of Medieval Sources (The Hague 1971), in cui lautore fornisce una serie di prove aggiuntive (e molto convincenti) della tesi secondo cui la residenza di Metodio si trovava a Sirmio. Tuttavia, trasportato dallentusiasmo per questa localizzazione della residenza di Metodio, che risulta essere lontana dalla Moravia tradizionale (settentrionale, a sinistra del Danubio), e avendo scovato non lontano da Sirmio un villaggio chiamato Morava toponimo piuttosto diffuso nella Slavia il professor Boba commette lo stesso errore logico-geografico degli altri studiosi del problema cirillometodiano, supponendo che la residenza dellarcivescovo dovesse necessariamente trovarsi nei territori allodiali di Rastislav o di Svjatopolk! Sposta cos la Moravia dei principi slavi che hanno chiamato i fratelli tessalonicensi a sud del Danubio, in Bosnia e nella Pannonia sud-orientale (Pannonia Orientalis), mentre Nitra e tutta la Moravia settentrionale viene concessa a Svjatopolk solo a partire dallanno 890, dopo la guerra con il re Arnolfo24.

Il problema della collocazione territoriale della Moravia25 ci porta nel vivo


24 G. A. Chaburgaev, Pervye stoletija slavjanskoj pismennoj kultury. Istoki drevnerusskoj

kninosti, cit., p. 69.


25 Nelle fonti bulgare medievali il termine sembra riferirsi a una zona non lontana dal lago

di Ocrida, in Macedonia, con una confusione sempre pi evidente tra questa Moravia e quella superiore, o grande, collocata a nord del Danubio, nellEuropa centrale: molto probabile che i biografi di Costantino e di Metodio abbiano fuso insieme due Moravie: quella balcanica, che comprende la zona del lago di Ocrida, e quella transdanubiana del principe Rastislav (G. A. Chaburgaev, Pervye stoletija slavjanskoj pismennoj kultury, cit., p. 69).

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di unaltra questione spinosa, relativa alla giurisdizione sui territori interessati alla missione cirillometodiana, ai loro rapporti con le chiese di Roma, di Bisanzio e dei Franchi e in definitiva alla paternit culturale della loro impresa. Lungamente dominante stato il pregiudizio che contrapponeva una Bisanzio plurietnica e aperta al plurilinguismo a una Roma inflessibile nel difendere luso esclusivo del latino nella pratica amministrativa civile e religiosa. Se Bisanzio aveva favorito la nascita della Slavia, Roma ne aveva voluto negare lidentit: un sottaciuto corollario voleva che gli slavi romani fossero meno slavi degli altri, veri, ortodossi, legittimi eredi della missione cirillometodiana assurta a mito identitario fondante. La politica linguistica di Bisanzio, e non solo considerazioni di opportunit politica, avrebbero quindi spinto i principi slavi a rivolgersi allimperatore Michele per avere un vescovo che insegnasse loro nella loro lingua, e con la missione di fondare una chiesa di lingua slava i fratelli si sarebbero messi in viaggio, recando seco libri liturgici slavi, e altri traducendone in Moravia. Per questo Costantino e Metodio avrebbero suscitato sospetti e poi aperta ostilit da parte dei Franchi e della chiesa di Roma. Le fonti permettono per di intravedere un quadro alquanto diverso. Passi della Vita Methodii e della Legenda italica fanno intendere che Rastislav avrebbe rivolto a Roma, ancor prima che a Bisanzio, la richiesta di stabilire in Moravia una gerarchia ecclesiastica indipendente da quella franca, esattamente come pochi anni dopo (866) Boris di Bulgaria, appena battezzato da Bisanzio, invier unambasceria al papa per chiedere una gerarchia ecclesiastica indipendente da Costantinopoli26. La politica linguistico-religiosa delle due chiese non doveva apparire differente agli occhi dei principi slavi, e poco diversa appare anche oggi a bizantinisti esperti di culture slave (Sevenko, Obolensky, Vavinek) e slavisti (Grivec) che dallinizio degli anni 60 hanno riesaminato la questione. Alla politica linguistica della cristianit greco-latina al cospetto di popoli nuovi dedica numerosi interventi Riccardo Picchio 27,
26 M. Lacko, The Popes and Great Moravia in the light of Roman documents, Slovak

Institute, Cleveland-Rome 1972, pp. 20-22.


27 Accanto al gi citato Questione della lingua e Slavia cirillometodiana (prima

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che sottolinea come nel IX secolo i due centri della cristianit convergessero pienamente sullopportunit di utilizzare a fini apostolici le parlate delle popolazioni da catechizzare (traduzioni del catechismo, delle preghiere, dei formulari per la confessione), e come proprio la chiesa di Roma avesse regolamentato, sin dal VI secolo, il problema del rapporto tra latino e lingue rustiche (parlate da popolazioni ancora pagane di territori gi amministrati dalla chiesa) e barbare (parlate da popolazioni esterne alla giurisdizione ecclesiastica e imperiale), cos come quello del rapporto tra latino e linguae vernaculae:
la chiesa romana si impegn nel IX secolo in una diffusa azione in favore delluso delle parlate popolari Il clero latino non solo poteva, ma doveva servirsi delle lingue locali per far s che linsegnamento della chiesa fosse capito da tutti28.

Il problema si poneva per luso di queste lingue nuove (vernacole, rustiche e barbare) nei settori tradizionalmente destinati a lingue dotate di conclamata dignit e di una norma certa, quali la traduzione delle Scritture e luso liturgico. Certo Bisanzio poteva vantare maggiore dimestichezza con lingue diverse dal greco, in virt del pi raffinato e complesso panorama culturale dellOriente:
Se, nei territori ad ovest della Grecia, la romanizzazione del cristianesimo implicava quasi automaticamente la latinizzazione linguistica poich il latino era lunica lingua di prestigio, ad oriente il greco non poteva imporsi con altrettanta autorit su lingue di antica tradizione religiosa quali il siriaco e, soprattutto, lebraico29.

Ma questo atteggiamento non si estendeva affatto alle lingue nuove, anzi:


pubblicazione in Studi sulla questione della lingua presso gli Slavi, Roma 1972, pp. 7120) ricordiamo almeno Lingua dapostolato e lingua liturgica nella chiesa latina e nel Primo Impero bulgaro, in Atti dell8 Congresso internazionale di studi sullAlto Medioevo, Spoleto 1983, pp. 269-279.
28 R. Picchio, Il posto della letteratura bulgara antica nella cultura europea del medioevo,

in Letteratura della Slavia Ortodossa, cit., p. 267.


29 R. Picchio, Questione della lingua e Slavia cirillometodiana, cit., pp. 172-173.

Cfr. anche F. Grivec, Santi Cirillo e Metodio, cit., p. 63: vero che nelle chiese orientali esistevano parecchie liturgie nazionali, ma si trattava di liturgie sorte nei primi secoli e tra popoli che vantavano una cultura plurisecolare. Dopo il predominio greco, ci non ebbe pi luogo.

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il pregiudizio ellenistico contro i barbari era ancora vivo, gli slavi residenti nella penisola greca erano stati completamente grecizzati30, e Bisanzio era ben poco favorevole alluso liturgico di lingue diverse dal latino e dal greco. In questo quadro, il progetto slavo di Costantino e Metodio appare in tutta la sua straordinaria audacia, capziosamente offuscata da Costantino nella disputa veneziana:
Promuovere una lingua barbara, ancora priva di una propria scrittura, a lingua sacrale, dotandola di un alfabeto, di un sistema ortografico, di una costanza grammaticale e sintattica e di una dignit espressiva adeguata a contenuti universali corrispondeva ad abilitarla per tale via a trasmettere la Rivelazione cristiana. Era una scelta tradizionalmente insolita, innovativa e coraggiosa in tutto lambito della civilt greco-latina. Nella cristianit imperiale lidea e il progetto non avevano precedenti. Non corrisponde infatti alla realt, per quanto ripetuta e diffusa, la tesi che tra il VI e il IX secolo la Chiesa greca dellImpero dOriente, a differenza di quella romana che impose a tutti i popoli convertiti al cristianesimo il latino nella liturgia e nella cultura, fosse propensa a riconoscere o addirittura a incoraggiare e concedere lintroduzione di lingue nazionali diverse dal greco nelluso liturgico31.

Ma quale uso della nuova lingua aveva in mente Costantino?


30 A. P. Vlasto, The Entry of the Slavs into Christendom, cit., p. 12: nothing suggests that

Byzantine policy could favour the raising of their barbarous tongue to civilised use. Cfr. anche M. Lacko, Cirillo e Metodio, cit., p. 71: I greci ordinariamente non permettevano che la lingua slava venisse usata nelle ufficiature liturgiche degli Slavi che si erano insediati nellimpero bizantino.
31 V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia, cit., p. 959. Luso di lingue diverse dal latino e dal greco si era spesso accompagnato, tra laltro, a posizioni eterodosse: In the ninth century the Orthodox and the Catholic Church, still undivided, conducted its worship and read its Scriptures almost exclusively in Greek and Latin, with a small number of believers in the Caucasus making use of Georgian for those purposes, and with various individuals mostly in Western Europe having vernacular translations of parts of the Bible at their disposal for private use. The conduct of Christian worship and the public reading of the Scriptures in languages such as Syriac, Arabic, Persian, Sogdian, Armenian, Albanian (in the Caucasus), Coptic, Ethiopic, Nubian and Gothic had long been the virtual monopoly of Arians, Nestorians and several kinds of non- Chalcedonian Christians, all of whom the Orthodox and Catholic Church regarded as heretics: R. Mathiesen, The Church Slavonic Language Question: an Overview (IX-XX Centuries), in Aspects of the Slavic Language Question, ed. by R. Picchio, H. Goldblatt, New Haven 1984, volume I: Church Slavonic South Slavic West Slavic, p. 51.

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Lepisodio della chiamata a Roma da parte di Nicola I, lappassionata disputa con i partigiani della eresia trilinguista hanno generato la convinzione che in Moravia Costantino avesse gi inaugurato la liturgia slava. La maggior parte degli studiosi esclude per che Costantino possa aver agito in tal senso:
Durante la missione morava (863-866) Cirillo e Metodio erano missionari, predicatori cristiani che si servivano di una nuova lingua e di un nuovo alfabeto creato appositamente per quella. Predicavano in una lingua comprensibile al popolo e preparavano quadri locali capaci di fare altrettanto. N i compiti affidati loro n la loro carica permetteva che pensassero a officiare in slavo32.

Daltra parte, non certo che la convocazione del papa corrisponda a verit: la circostanza che Costantino e Metodio recassero seco le reliquie di papa Clemente martire potrebbe infatti attestare una loro autonoma volont di recarsi a Roma, dove li aspetta laccoglienza trionfale di Adriano II, succeduto nel frattempo a Nicola I, e ben deciso a ribadire i diritti giurisdizionali romani sulle Pannonie, sul Norico e sullIllirico. Quattro sono i papi interessati alla questione della lingua slava: Nicola I, che muore senza mai incontrare i fratelli, Adriano II, Giovanni VIII e Stefano V. Di questi, Adriano II descritto nelle nostre fonti come il pi convinto sostenitore delluso liturgico della nuova lingua sacra, colui che non solo benedice sullaltare di S. Maria Maggiore i libri slavi, ma celebra con essi la liturgia: E il papa accolse i libri slavi, li consacr e li depose nella chiesa di Santa Maria, che si chiama Pathne. E cantarono con essi la liturgia (VC XVII; Garzaniti 203). Dopo la consacrazione dei discepoli slavi allora cantarono la liturgia nella Chiesa di San Pietro in lingua slava. Nel giorno seguente la cantarono nella chiesa di Santa Petronilla, e il terzo giorno la cantarono nella chiesa di SantAndrea e (partendo) da l di nuovo presso lApostolo Paolo, il grande maestro delle genti, in chiesa di notte cantarono la santa liturgia in slavo sul santo sepolcro, coadiuvati dal vescovo Arsenio, che era uno dei sette vescovi, e da Anastasio Bibliotecario (VC XVII; Garzaniti 203).
32 K. Stanev, G. Popov, Kliment Ochridski, cit., p. 33.

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Diversamente da Nicola I, e vicino in questo alla chiesa doriente, Adriano II sembra non condividere le convinzioni del clero franco-germanico e latinoaquileiese, cui appariva contra fidem et mores, per diritto rivelato e per tradizione apostolica, qualsiasi possibilit che la Sacra Scrittura fosse tradotta e i sacri misteri fossero celebrati in una lingua barbara, esclusa, con tutte le rimanenti dello stesso tipo, dalliscrizione trilingue della croce33: la posizione difesa brillantemente a Venezia da Costantino coincideva dunque con la sua. Parimenti favorevole ai libri slavi lepistola con cui Adriano II accompagna linvio di Metodio, ora sacerdote missionario, a Kocel, Rastislav e Sventopluk, conservatasi purtroppo solo come citazione interna alla Vita Methodii (VM VIII) e nota come Gloria in excelsis Deo: abbiamo pensato, dopo aver esaminato (la questione), di mandare nei vostri paesi Metodio, dopo averlo consacrato, insieme ai discepoli, come nostro figlio, uomo perfetto nella conoscenza e ortodosso, perch vi insegni, come avete chiesto, interpretando i libri nella vostra lingua, realizzando (le celebrazioni) secondo lofficiatura ecclesiastica completa e con la santa messa, cio con il servizio liturgico, e con il battesimo, come aveva cominciato Constantino filosofo per grazia di Dio e le preghiere di san Clemente [] Serbate, tuttavia, solo questa consuetudine, che nella messa si legga per primo lApostolo e il Vangelo in romano, poi in slavo (VM VIII; Garzaniti 215-216). Il passo pu essere letto in due modi diversi, a seconda che nella vostra lingua si riferisca o meno allofficiatura completa. Anche nel primo caso, tuttavia, la richiesta di salvaguardare la consuetudine romana (ovvero lutilizzo di una delle due lingue dellimpero, latino e greco34) sarebbe fondamentale per fissare alluso liturgico della lingua slava limiti che Metodio chiamato a non oltrepassare. Di fatto, pur ritenendo che la liturgia slava non fosse in contrasto con la retta fede e con la dottrina (come dimostravano del
33 V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia, cit., p. 966. 34 Alla convincente interpretazione in tal senso dellavverbio rimsky dedica alcune pagine Vittorio Peri: Tre schede cirillo-metodiane, in Filologia e letteratura nei paesi slavi. Studi in onore di Sante Graciotti, Roma 1990, pp. 919-929.

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resto le celebrazioni in slavo nelle basiliche romane), Adriano II riafferma a livello di pratica pastorale il primato del latino (e del greco) quale garanzia della corretta interpretazione del Verbo, serbando alla Chiesa (romana e bizantina) la funzione di filtro apostolico. La formulazione di Adriano ritorna nelle epistole di Giovanni VIII, che costituiscono il capitolo pi ricco nella storia dei rapporti tra il papato e la missione cirillometodiana. Di Giovanni VIII si sono conservate numerose epistole: un primo gruppo, dell873, riguarda la liberazione di Metodio e la giurisdizione sullIllirico. Sono indirizzate a Ludovico il Germanico, a Carlomanno, ad Adalvino, il vescovo di Salisburgo autore della Conversio Bagoariorum et Carantanorum, a Ermanrico, vescovo di Passavia, ad Annone, vescovo di Frisinga, e a Paolo, vescovo di Ancona e legato pontificio in Germania e in Pannonia, cui il Papa affida le missive. Di questo gruppo doveva fare parte anche unepistola, perduta, indirizzata allo stesso Metodio. Due successive, dell879, sono indirizzate a Sventopluk e a Metodio. Ancora a Sventopluk, nell880, Giovanni VIII scrive la pi importante presa di posizione in merito alla liturgia slava, lepistola indirizzata Dilecto filio Sfentopulcho glorioso comiti e nota con il nome di Industriae tuae. Nell881 lultima, indirizzata a Metodio, vuole consolarlo delle persecuzioni di Viching (iamdictus episcopus), ma non aggiunge niente sul tema che qui ci interessa. Nellepistola dell879 a Sventopluk il papa esprime meraviglia e preoccupazione per le voci che gli sono giunte in merito alla presunta eresia del suo arcivescovo, esorta il principe a restare saldo nella vera fede, e lo informa di avere convocato Metodio a Roma35. In quella, pi dettagliata e
35 Si autem aliquis vobis vel episcopus vester vel quilibet sacerdos aliter adnuntiare aut

predicare presumpserit, zelo Dei accensi omnes uno animo unaque voluntate doctrinam falsam abicite stantes et tenentes traditionem sedis apostolicae. Quia vero audivimus, quia Methodius vester archiepiscopus ab antecessore nostro, Adriano scilicet papa, ordinatus vobisque directus aliter doceat, quam coram sede apostolica se credere verbis et litteris professus est, valde miramur; tamen propter hoc direximus illi, ut absque omni occasione ad nos venire procuret, quatenus ex ore eius audiamus, utrum sic teneat et credat, sicut promisit, aut non: F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 71.

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severa, a Metodio, elenca le accuse che gli sono state rivolte, errori dottrinali e uso della lingua slava nella liturgia:
Predicationis tuae doctrinis populum Domini tibi quasi spiritale pastori commissum salvare instruereque cum debeas, audivimus, quod non ea, quae sancta Romana ecclesia ab ipso apostolorum principe didicit et cottidie predicat, tu docendo doceas et ipsum populum in errorem mittas. Unde his apostolatus nostri litteris tibi iubemus, ut omni occasione postposita ad nos de presenti venire procures, ut ex ore tuo audiamus et veraciter cognoscamus doctrinam tuam, utrum sic teneas et sic predices, sicut verbis et litteris te sanctae Romanae ecclesiae credere promisisti, aut non. Audimus etiam, quod missas cantes in barbara, hoc est in Sclavina lingua, unde iam litteris nostris per Paulum episcopum Anconitanum tibi directis prohibuimus, ne in ea lingua sacra missarum sollemnia celebrares, sed vel in Latina vel in Greca lingua, sicut ecclesia Dei toto terrarum urbe diffusa et in omnibus gentibus dilatata cantat. Praedicare vero aut sermonem in populo facere tibi licet, quoniam psalmista omnes ammonet Dominum gentes laudare et apostolus: Omnis inquit, lingua confiteatur, quia dominus Iesus in gloria est Dei patris 36.

A Metodio dunque Giovanni VIII contesta di non rispettare quanto affermato a voce e per scritto: larcivescovo professerebbe dottrine diverse da quelle dichiarate a Roma e celebrerebbe la messa in slavo, nonostante lesplicita proibizione contenuta nellepistola che gli era stata trasmessa da Paolo dAncona (nell873). Poich si tratta di un testo che non ci pervenuto, non facile capire di quali proibizioni si tratti: forse nel momento della sua liberazione il papa gli consigliava di attenersi strettamente agli usi linguistici tradizionali. Certo, la posizione di Giovanni VIII sembra contrastare sia con quella del suo predecessore Adriano II, sia con quello che lo stesso Giovanni terr in seguito. Dellapparente incongruenza si occupato a pi riprese Riccardo Picchio, che propone di analizzare questo passo dellepistola indirizzata a Metodio (Reverendissimo Methodio archiepiscopo pro fide) alla luce della distinzione tra liturgia della parola e liturgia eucaristica:
Vale la pena di rileggere il testo di quella lettera tenendo presente la distinzione [...] fra misteri liturgici accessibili unicamente al sacerdote e parti cerimoniali che implicavano la legittima partecipazione del popolo alla
36 F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., pp. 71-72.

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funzione liturgica. Il papa scriveva a Metodio, vescovo di Santa Roma Chiesa e suo legato: Audimus etiam [] dilatata cantat. Cerchiamo di tradurre e di interpretare: Abbiamo anche sentito che tu canti le messe in una lingua barbara, ossia in lingua slava. In relazione a ci, gi nelle nostre lettere che ti abbiamo inviato per mezzo di Paolo vescovo anconitano, ti abbiamo proibito di celebrare in quella lingua le parti sacre e solenni delle messe e [ti abbiamo invece chiesto di celebrarle in lingua] o latina o anche greca, cos come le canta la chiesa di Dio diffusa in tutto il mondo ed espansa fra tutte le genti. Il papa romano, in questa lettera, non solleva alcuna obiezione contro luso, introdotto in Moravia da Metodio, di cantare la messa in slavo [...] salvo restando il diritto di un missionario romano di servirsi della parlata locale per quelle parti della messa che erano esclusivamente liturgiche, ossia popolari nel senso etimologico ed originario del termine (leitourgiva da lewv" [laov"] + e[rgon) il latino e il greco restavano le sole lingue da usarsi nella celebrazione dei misteri veri e propri (sacra missarum sollemnia)37.

Questa lettura spiegherebbe il successo della difesa di Metodio, giunto a Roma nell880: evidentemente, laccusa di celebrare in slavo i sacri misteri era infondata. Nella ricordata epistola Industriae tuae il papa, oltre ad assolverlo da qualunque accusa di poca ortodossia, caldeggia la liturgia slava, riprendendo la raccomandazione a far precedere la lettura del vangelo in latino gi formulata, e negli stessi termini, da Adriano II nella Gloria in excelsis Deo:
Litteras denique Sclavinas a Constantino quondam philosopho reppertas, quibus Deo laudes debite resonent, iure laudamus et in eadem lingua Christi domini nostri preconia et opera enarrentur, iubemus; neque enim tribus tantum sed omnibus linguis Dominum laudare auctoritate sacra monemur [] Nec sanae fidei vel doctrinae aliquid obstat sive missas in eadem Sclavinica lingua canere sive sacrum evangelium vel lectiones divinas novi et officia omnia psallere, quoniam, qui fecit tres linguas principales, Hebream scilicet, Grecam et Latinam, ipse creavit et alis omnes ad laudem et gloriam suam. Iubemus tamen, ut in omnibus ecclesiis terrae vestrae propter maiorem honorificentiam evangelium Latine legatur et postmodum Sclavinica lingua translatum in auribus populi Latina verba non intellegentis adnuntietur, sicut in quibusdam ecclesiis fieri videtur; et, si tibi et iudicibus tuis placet missas Latina lingua magis audire, precipimus, ut Latine missarum tibi sollemnia celebrentur38.
37 R. Picchio, Il posto della letteratura bulgara antica nella cultura europea del medioevo,

cit., p. 269.
38 F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 73. Chaburgaev ipotizza che a convincere il papa

della legittimit delloperato di Metodio e della liturgia slava sia stata una accurata analisi

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Purtroppo, anche la giusta distinzione introdotta da Picchio non risolve del tutto le apparenti incongruenze dei messaggi papali: se infatti la celebrazione dei misteri (missarum sollemnia) in lingue diverse dal latino e dal greco fosse stato lunico e vero problema insormontabile per Roma, che senso avrebbe avuto la finale autorizzazione a celebrarli in latino, qualora a Sventopluk fosse cos maggiormente piaciuto? Pi convincente linterpretazione che di tutta la politica papale relativa alla lingua slava d Vittorio Peri, basandosi sulla netta distinzione, sempre operata dalla chiesa, tra i principi teorici affermati, la disciplina canonica e la prassi quotidiana. Non solo, come affermava anche Picchio, gli slavisti hanno a lungo ignorato la differenza tra luso catechetico di una lingua parlata e luso liturgico di una lingua sacra: gli studiosi moderni tendono a ignorare ci che appare chiaro al personale ecclesiastico di tutti i tempi, ovvero la necessit continua per la chiesa di coniugare la difesa di principi universali (la fede e la dottrina) con la concreta situazione storica: ci ha generato accuse sconcertate e ipotesi avventurose di documenti falsi e carte trafugate39. Secondo Peri,
Il testo di Giovanni VIII dice semplicemente che nessuno dei tre comportamenti liturgici elencati in ordine decrescente dimportanza (messe, lezioni bibliche, salmodia), attuato col ricorso alla lingua slava seguendo una traduzione fedele alloriginale, di per s in contrasto con la retta fede e con la dottrina insegnata dalla Chiesa, poich Dio non ha creato solo tre ma tutte le lingue del mondo. Lasserzione, capitale per scagionare Metodio dallaccusa insidiosa di eresia, non significa tuttavia che lautorit pontificia intendeva autorizzare una loro introduzione immediata ed incondizionata nelluso
testologica e teologica delle traduzioni slave (Pervye stoletija slavjanskoj pismennoj kultury, cit., pp. 74-79). Adriano II non avrebbe proceduto ad alcuna verifica, nell868, per la fama di santit che accompagnava Costantino, e qui si sarebbe celata, secondo questa ricostruzione, la debolezza dei libri slavi agli occhi del clero bavarese.
39 Tra i sostenitori dellesistenza di vari documenti falsi ricordiamo A. Laptre (LEurope et le Saint-Sige lpoque Carolingienne. Premire partie: Le pape Jean VIII, Paris 1895), L. K. Goetz, che considera false tutte le epistole meno quelle di condanna della liturgia slava di Stefano V (Geschichte der Slavenapostel Cyrillus und Methodius, Gotha 1897) e N. Laehr, curatore delledizione critica della lettera di Stefano V a Sventopluk (Monumenta Germaniae Historica. Epistolae, VII, n. 1, pp. 353-358), le cui tesi sono accolte in toto da Grivec (Santi Cirillo e Metodio, cit., p. 198).

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liturgico dei cristiani slavi. [...] Tutti e tre i papi della seconda met del IX secolo, che hanno dovuto affrontare il problema dottrinale e pratico, costituito dalla nuova introduzione della lingua slava nella vita della Chiesa e nel suo culto liturgico, hanno mantenuto la stessa attitudine di fondo. Analizzando i loro documenti, si pu tuttavia notare una certa differenza daccento nel modo di esprimerla. Il ricorso alle subordinate avversative, condizionali o concessive lo denota chiaramente. I papi, i quali, come Adriano II e Giovanni VIII, vollero dare maggiore enfasi e rilievo alla legittimit dottrinale di promuovere la lingua slava a lingua sacra, hanno introdotto le disposizioni restrittive dordine pratico e disciplinare con locuzioni correttive dellaffermazione positiva, quali: tuttavia, soltanto, oppure precisando con gli avverbi prima e dopo la priorit obbligatoria del latino (o del greco) sullo slavo nella lettura tollerata limitatamente allepistola e al vangelo della messa. Quando invece, come Giovanni VIII nell873 e nell879, o Stefano V nell885, hanno inteso dare pi netto rilievo al persistere del divieto delluso generalizzato dello slavo nella celebrazione della messa e dei sacramenti, lo hanno affermato nella proposizione principale, ma hanno poi contemperato la proibizione con congiunzioni avversative o limitative come: invece, eccetto che, atte ad assicurare che restavano lecite ed approvate tali letture e la predicazione omiletica e catechistica in lingua slava. Ma non per questo la sostanza della posizione pu dirsi cambiata40.

A determinare il mutato atteggiamento dei papi, e quindi i destini religiosi e linguistici della Moravia, non un voltafaccia di Stefano V sulluso dello slavo, ma labbandono del tentativo di compromesso ideato per la Moravia da Giovanni VIII alla luce di una mutata valutazione del sistema di alleanze della chiesa di Roma, stretta tra minacce di scisma a occidente come ad oriente. Dovendo cercare laccordo con la chiesa di Costantinopoli o con quella franca,
Adriano II e Giovanni VIII si mossero nella prima e pi tradizionale prospettiva. Marino I e poi Stefano V, sulla scia di Nicola I, si mostrarono invece favorevoli alla seconda41.

La prima opzione significava, oltre che normalizzare i rapporti su una serie di questioni legate alla dottrina e alla giurisdizione, condividere con Bisanzio liniziativa della promozione della scrittura slava, riconoscere una certa autonomia ai principati slavi e legarli a Roma con una politica anti-franca
40 V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia, cit., pp. 988-989. 41 Ivi, p. 991.

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basata sullautorit personale di Metodio arcivescovo per tutti gli Slavi. La seconda significava al contrario fare proprie le posizioni politiche e pastorali dei Franchi, compresa lesclusivit della lingua e della cultura latina per tutti i popoli dellImpero carolingio, riconoscere la loro giurisdizione sui nuovi cristiani di stirpe slava e affermare, contro un Oriente bizantino fertile di eresie, la funzione universale del Sacro Romano Impero dOccidente42. Come si detto, alla morte di Metodio Viching, successore di Metodio designato da Sventopluk contro la candidatura di Gorazd, riesce a convincere il nuovo papa a fare suo il punto di vista della Chiesa franca per quanto concerneva la recita obbligatoria del Filioque nel simbolo e linsegnamento catechistico che vi era legato, oltre che luniformizzazione dei tempi e dei giorni di digiuno sulluso della Chiesa latina e non di quella greca. Ci corrispondeva allaperta sconfessione, su questi due punti capitali, dellopera pastorale portata avanti da Metodio con lapprovazione di Giovanni VIII43. Il papa scrive a Sventopluk una lettera in cui dimostra di credere che Metodio abbia oltrepassato i limiti impostigli dai suoi precedessori in merito alluso liturgico della lingua slava44 e lo condanna severamente:
Divina autem officia et sacra mysteria ac missarum sollemnia, quae idem Methodius Sclavorum lingua celebrare praesumpsit [] nullo modo deinceps a quolibet praesumatur. Dei namque nostraque apostolica auctoritate sub anathematis vinculo interdicimus, excepto quod ad simplicis populi et non intelligentis aedificationem attinet, si evangelii vel apostoli expositio ab eruditis eadem lingua annuntietur, et largimur et exhortamur et ut frequentissime fiat monemus, ut omnis lingua laudet Deum et confiteatur ei45.
42 Ivi, p. 992. 43 Ivi, p. 952. 44 Per ci che riguarda la possibilit che Metodio avesse effettivamente trasgredito cos

scrive Peri: lesistenza di tutti i libri liturgici necessari al culto divino e la presumibile ignoranza del latino e del greco di buona parte dei nuovi sacerdoti slavi formati su questi libri hanno probabilmente determinato unestensione di fatto della concessione pontificia allintera celebrazione della messa, allamministrazione dei sacramenti e alla recita delle ore [...] lecito chiedersi se e quanto larcivescovo fosse personalmente responsabile di questo allargato impiego dello slavo nella messa oppure quanto egli fosse in grado di impedirlo: V. Peri, Il mandato missionario e canonico di Metodio e lingresso della lingua slava nella liturgia, cit., p. 983.
45 Zventopolco Regi Sclavorum, 885. F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 77. Posizioni

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Le conseguenze di questa nuova politica papale sono pesantissime per la piccola comunit cirillometodiana: i discepoli pi anziani vengono perseguitati, imprigionati, e poi cacciati da tutto il territorio, i pi giovani, quelli ordinati sacerdoti dallo stesso Metodio, venduti schiavi. Clemente, Angelario e Naum trovano rifugio in Bulgaria, Sava e Gorazd, indicato da Metodio quale suo successore, ripararono probabilmente in Polonia, altri si dispersero in Boemia e in Dalmazia. La Chiesa di Roma non revocher il suo divieto alla liturgia slava (pur senza riuscire a impedirne la sopravvivenza) sino alla met del XIII secolo, quando Innocenzo IV ne concede esplicita autorizzazione a due vescovi croati, Filippo e Fruttuoso, nel 1248 e nel 125246. La Chiesa di Costantinopoli non meno riluttante allintroduzione della liturgia slava nei territori di sua giurisdizione. Ma la crescente potenza politica e militare della Bulgaria, che aveva accolto a braccia aperte i discepoli di Cirillo e Metodio in fuga dalla Moravia e ottenuto la proclamazione dellautocefalia47 la costringono infine a cedere: nell893, quasi trentanni dopo il battesimo di Boris-Michele, la liturgia slava si sostituisce ufficialmente a quella greca:
Lanno 893 segna profondamente la storia bulgara. Dopo quattro anni di regno (889-893) Rasate-Vladimir, figlio primogenito di Boris, deposto e sostituito da Simeone. Le cause non ci sono tutte chiare, ma conosciamo la principale: aver deviato dalla linea politica tracciata da Boris. Non a caso la sostituzione al vertice si compie sotto legida del principe Boris-Michele, che nel
analoghe il papa esprime nel Commonitorium Dominico Episcopo Iohanni et Stefano [presbyteri]s euntibus ad sclavos dell885: Missas et sacratissima illa ministeria, quae Sclavorum lingua idem Methodius celebrare praesumpsit, quamvis decessoris sui temporibus, domni videlicet Iohannis sanctissimi papae iuraverit se ea ulterius non praesumere, apostolica auctoritate, ne aliquo modo praesumatur, penitus interdicit. Verumtamen si aliquis Sclavorum lingua tam doctus invenitur, ut post sacratissimam evengelicam apostolicam lectionem eius explicationem doctus sit dicere ad aedificationem eorum, qui non intelligunt, et laudat, si fiat, et concedit et approbat (F. Grivec, F. Tomi, Fontes, cit., p. 75).
46 Alla base del mutato atteggiamento sta anche la convinzione che a inventare il glagolitico fosse stato S. Girolamo, il traduttore della Vulgata: I. Banac, Main Trends in the Croat Language Question, in Aspects of the Slavic Language Question, cit., I, p. 197. 47 G. A. Chaburgaev, Pervye stoletija slavjanskoj pismennoj kultury, cit., p. 60.

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frattempo aveva scelto la via del monastero e si era fatto monaco. La presa di potere da parte di Simeone accompagnata da importanti novit, che da tempo si andavano preparando. La vecchia capitale Pliska, nata come cittadella pagana, fortezza dellaristocrazia protobulgara, abbandonata in favore di Preslav, che si sviluppa come moderna citt cristiana. Si proclama ufficialmente ladozione del paleoslavo come lingua dello stato e della chiesa. Questo significa la progressiva sostituzione del clero greco con clero bulgaro, e dei libri liturgici greci con libri slavi [] Ha inizio il secolo doro della cultura bulgara medievale, destinato a giocare un ruolo inestimabile nellulteriore evoluzione dei popoli slavi appartenenti alla Slavia Orthodoxa48.

4. La lingua paleoslava Spentesi gi a fine Ottocento le dispute sulla origine bulgara o pannonica del paleoslavo, oggi gli studiosi concordano nel riconoscere la base dialettale bulgaro-macedone della nuova scripta. Sia che si dati linsorgere del suo interesse per gli slavi agli anni 856-860, trascorsi in Bitinia con il fratello, sia che lo si dati agli anni 861-863, trascorsi a Costantinopoli, Costantino si muove nel meridione della slavia balcanica, tra le genti slave di cui suo fratello Metodio stato per anni arconte: a quelle parlate rimandano la semplificazione dei nessi formati dalle dentali con la liquida (*dl, *tl > l) la presenza della l epentetica, forme verbali quali il condizionale del tipo b i m | , gli aoristi sigmatici arcaici, limperfetto. Grafemi glagolitici quali R,
z

([sc] < *tj; [] <

*g per II e per III palatalizzazione), cos come luso di A per indicare un suono vocalico che continua sia *()e sia *a , suggeriscono addirittura una localizzazione ristretta alla zona di Salonicco 49. Nata in area bulgaro-macedone, cresciuta in Moravia e in Pannonia, durante i quindici anni di arcivescovato di Metodio, la lingua paleoslava raggiunge la piena maturit nella Bulgaria di Simeone, dove un nuovo strato bulgaro, questa volta di provenienza anche bulgaro-orientale, si sovrappone e si salda a quello originario bulgaro-occidentale (macedone). Questa stratificazione non contraddice le finalit del nuovo strumento
48 K. Stanev, G. Popov, Kliment Ochridski, cit., pp. 41-42. 49 Si veda il capitolo Solun sk staroslovens tina in G. A. Chaburgaev, Pervye

stoletija slavjanskoj pismennoj kultury. Istoki drevnerusskoj kniznosti, cit., pp. 36-42.

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linguistico, nato per un uso apostolico e permeato dellideologia cirillometodiana della molteplicit delle lingue: operando in zone della Slavia che da diversi decenni conoscono il cristianesimo, Costantino e Metodio si erano misurati con una terminologia cristiana presistente, che la loro esperienza missionaria consigliava di non modificare, n nel lessico n nella fonetica. Nel paleoslavo vengono cos accolti sia lessemi greci che gli slavi cristiani della zona di Salonicco avevano appreso oralmente nella loro pronuncia popolare (p a r a s k e v g i i venerd dal greco popolare paraskeugh vs greco colto paraskeuh, s \ b o t a sabato dal greco popolare sambaton vs greco colto savbbaton) sia lessemi di origine slava occidentale, latina e germanica, introdotti in Moravia e in Pannonia dai missionari tedeschi: a p o s t o l i k ) apostolicus (appellativo del papa), k o m ) k a t i comunicare, dare la comunione, m | { a messa, p a p e j | papa, p o s t ) digiuno, r : s o t a verit. Accanto a questi cosiddetti moravismi lessicali la nuova lingua pu accogliere moravismi fonetici, quali per esempio gli esiti [c] < *tj, *kt; [z] < *dj, attestati nei Fogli di Kiev (v. ultra). Dopo la morte di Metodio i discepoli dei fratelli conservano la stessa apertura e disponibilit al cambiamento linguistico:
the principles which Constantine had enunciated to justify the creation of Church Slavonic could be taken as warranting, or even as mandating, the existence of such local varieties of the language50.

La disponibilit a innovare tocca persino la pi simbolica delle creature di Costantino, lalfabeto glagolitico: nelluso della corte, negli scriptoria di Preslav, gli si affianca un alfabeto pi semplice, un greco modificato con laggiunta dei grafemi necessari a rendere suoni propri alla fonetica slava. Nel nuovo alfabeto, chiamato cirillico in onore di Costantino-Cirillo, nuovi grafemi esprimono lesistenza delle vocali iodizzate e una distinzione degli esiti di *e e di *a ignoti al glagolitico. A questa capacit di evolvere funge da contrappeso il tradizionalismo delle lingue scritte: solo dalla fine dellXI secolo che variazioni sensibili
50 R. Mathiesen, The Church Slavonic Language Question, cit., pp. 55-56.

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diversificano la lingua dei codici esemplati in zone diverse della Slavia. Assorbiti in s elementi delle parlate bulgare, macedoni, serbe, slave orientali, il paleoslavo (ormai medioslavo) pu funzionare per altri cinquecento anni come lingua letteraria di tutta la Slavia orthodoxa: e soltanto con laffermarsi delle moderne lingue nazionali perder terreno, riducendosi, a partire dallOttocento, alla funzione di lingua sacra. Ci si riflette sul nome con cui viene designato dalla neonata filologia russa (e, a seguire, da tutta la tradizione slavistica): slavo ecclesiastico51. Nato con la missione cirillo-metodiana (paleoslavo o slavo ecclesiastico antico), utilizzato sino alla nascita delle lingue moderne quale lingua colta (parallela a altri registri scriptae di minor prestigio culturale e pi aderenti alle realt dialettali locali), limitato oggi allambito della Chiesa, lo slavo ecclesiastico dunque tra le lingue slave quella che vanta la tradizione pi lunga e pi ricca:
it is thus simultaneously the oldest Slavic standard language and the eldest of the contemporary Slavic standard languages52.

5. Cirillico e glagolitico Se anche non rivelato da Dio in una notte di preghiera, il glagolitico indubbiamente frutto del lavoro coerente di una mente. Altamente simbolico, si apre con la croce e utilizza quale elemento grafico caratterizzante il cerchio, segno delleternit e della perfezione divina. Un valore fonetico sembra assumere il triangolo che ricorre nel disegno delle vocali anteriori. Le sue fonti sono state ricercate nel minuscolo greco (Isaak Taylor, Jagic),
51 Non manca oggi chi contesta questa denominazione, che non d conto del reale

funzionamento dello slavo quale lingua letteraria di una parte rilevante dellEuropa medievale. Gi N. I. Tolstoj scriveva: Accogliamo in luogo del termine largamente diffuso slavo ecclesiastico il termine slavo antico [drevneslavjanskij. N.M.], giacch lo slavo ecclesiastico era utilizzato non solo nella sfera ecclesiastica, ma in un ambito ben pi vasto, e portava in passato la semplice denominazione di slavo [slovenskij. N.M.]: N. I. Tolstoj, Istorija i struktura slavjanskich literaturnych jazykov, Moskva 1988, p. 48, n. 1. Lo stesso Tolstoj per costretto a specificare di volta in volta e a ogni menzione se la lingua drevneslavjanskij oggetto del discorso sia il paleoslavo (staroslavjanskij) o lo slavo ecclesiastico (cerkovnoslavjanskij).
52 R. Mathiesen, The Church Slavonic Language Question, cit., p. 45.

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in alfabeti crittografici e tra i simboli astronomici, magici e alchemici greci (Granstrem), nellantico ebraico (in particolare nel samaritano), nel copto (Seliscev), nellalbanese, nel georgiano, nellarmeno, nel chazaro, nel latino. Lordine delle lettere ricostruito: al risultato oggi canonico si giunti attraverso la comparazione di pochi abbecedari giunti sino a noi, di preghiere alfabetiche, del trattato O pismenech del monaco Chrabr53:
glagolitico valore cirillico
a b w g d e Z z X 1 P j Q k l m n o p r s

nome az buky vedy glagoli dobro est zivete elo zemlja i ize gerv kako ljudie myslite nas on pokoi rci slovo

ipotesi per le fonti dei grafemi glagolitici la lettera ebraica aleph o la croce forse ispirata al grafema samaritano per /m/ forse ispirata alla <v> latina o per inversione di d: dw = Davide forse dal gamma corsivo greco forse dal delta greco forse dal grafema samaritano per /he/ forse dal copto giangia fonte sconosciuta forse dal greco theta forse dal greco iota con dieresi forse dallebraico ajin forse dal samaritano yod dallebraico koph forse dal lambda corsivo greco forse dal m corsivo greco fonte sconosciuta fonte sconosciuta forse da un pi greco (arcaico) forse da un rho corsivo greco forse come inversione di <i> (cfr. js = Ges), o dal grafema antico ebraico samech

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200

a b v g d e j z " i ( ) k l m o p r s

53 Tra gli innumerevoli lavori dedicati agli alfabeti slavi ricordo un volumetto di V. A. Istrin, 1100 let slavjanskoj azbuki, Moskva 1988; non tutte le tesi dello studioso sono condivisibili, ma la rassegna delle principali ipotesi relative allorigine e alla storia del glagolitico e del cirillico, ancorch ferma al 1963, anno della prima pubblicazione del lavoro, non ha perso la sua utilit. Di facile consultazione le pagine dedicate agli alfabeti da A. Schenker nel suo The Dawn of Slavic. An Introduction to Slavic Philology, New Haven and London, 1995, pp. 165-180.

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glagolitico valore cirillico nome ipotesi per le fonti dei grafemi glagolitici t 300 t tvrdo forse dal tau corsivo greco u U (400) o u , uk, iica uk un digramma composto da o pi U v (500) f frt probabilmente dal phi greco
x O R c E S B 56 D A 7 I M q J

(600) (700) (800) (900) (1000)

h w } c ~ { ) | : <

cher ot sta ci crv sa er ery er jat

lontana analogia con il grafema h latino digramma ottenuto col raddoppiamento di o digramma ottenuto dalla sovrapposizione di S e di t (ma forse di S e di E) forse dallebraico tsade forse dal copto scei forse dallebraico shin probabile modificazione di o digramma formato da B pi j, P probabile variante di B forse dallalpha epigrafico greco fonte sconosciuta nasale anteriore; funziona come marca di nasalit nelle altre vocali nasali digramma formato da e + nasalit digramma formato da o + nasalit digramma formato forse da una variante di 7 + nasalit

(800)

\ +

Ben diversa la natura del cirillico: le lettere a , v , g , d , e , , z , , i , " , k , l ,


m , , o , p , r , s , t , o u , f , h , w , , $ , # , sono prese direttamente dal greco.

Dipende dal greco la presenza di due grafemi per [i] (in epoca bizantina la lettera h eta, [e] nel greco classico, si pronunciava [i] come la i iota) e di due grafemi per [o] (in greco o omicron e w omega; letteralmente o piccolo e o grande, valevano rispettivamente o e o). Uguale a quella del greco la resa grafica di [u] tramite il digramma <o u >. Il valore numerico delle lettere segue quello delle lettere greche, utilizzando a tal fine anche grafemi del tutto inutili per la fonetica slava, quali x e y54. Solo i grafemi che corrispondono a suoni tipici dello slavo non si basano sul greco, ma riprendono, adattandoli, i corrispondenti grafemi del glagolitico.

54 In greco hanno valore esclusivamente numerico: stigma (6), coppa (90) e sampi (900).

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Il paleoslavo

greco a b g d e

nome alfa beta gamma delta epsilon stigma zeta eta theta iota kappa lambda m n ksi omicron pi coppa ro sigma tau psilon phi chi psi omega sampi

valore 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200 300 400 500 600 700 800 900

trascrizione a b g d e z e th i k l m n ks o p r s t f ch ps o

z h q i k l m n x o p

r s t u f c y w

cirillico a b v g d e j z i # " k l m o p ~ r s t ou, f h $ w c } { ) | : < q & ( \ ` +

valore 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200 300 400 500 600 700 800 900 900

Introduzione

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Ogni grafema glagolitico pu essere translitterato in cirillico: i manoscritti glagolitici sono stati translitterati in cirillico a mano a mano che questultimo soppiantava il glagolitico, e poi nuovamente dai loro editori moderni. Ma nel loro uso autonomo i due alfabeti testimoniano realt fonetiche che rimandano ad aree geografiche e a periodi diversi. In particolare, differiscono nei due alfabeti linventario delle vocali nasali, linventario delle vocali iodizzate, la presenza di un grafema per la palatovelare sonora [g], la presenza dei grafemi di origine greca , $ nella resa dei nomi propri (in glagolitico ks e ps). Per qualche secolo (X e XI) i due alfabeti coesistono, il glagolitico pi diffuso in Macedonia, dove operano i discepoli di Clemente e Naum, il cirillico pi diffuso nella zona della nuova capitale Preslav (Bulgaria orientale). Poi il cirillico prevale definitivamente (con parziale esclusione dellarea croata), 6. Il canone paleoslavo Nella Bulgaria di Boris e di suo figlio Simeone (893-927) la cultura cirillometodiana si avvia a una rapida evoluzione: le traduzioni vengono riviste e completate, lomiletica riceve nuovo impulso, leredit di Cirillo e Metodio, fecondata dalla situazione politica e culturale favorevole, d vita a un modello culturale e a una lingua che determina lo sviluppo di gran parte delle letterature slave sino alle soglie dellepoca moderna. Purtroppo, di tanta ricchezza nessuna testimonianza diretta pervenuta sino a noi:
Dellepoca che dagli anni sessanta del IX secolo arriva alla fine degli anni venti del secolo successivo e che abbraccia dunque la missione moravopannonica, la prima diffusione della letteratura slava ecclesiastica antica in Bulgaria, il periodo aureo di Simeon e la riforma dellalfabeto, con il passaggio dal glagolitico al cirillico , di quellepoca, che sul piano letterario fu estremamente fertile, non si conservato nelloriginale nemmeno un frustolo manoscritto55.

La grammatica paleoslava, intesa quale sistema di norme sotteso alla lingua delle prime traduzioni, pertanto ricostruita: sono stati gli studiosi moderni a
55 A. Turilov, La letteratura slava ecclesiastica delle origini. Storia e geografia della tradizione manoscritta, in Incontri linguistici 28 (2005), pp. 11-29; qui p. 11.

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Il paleoslavo

desumere il codice (la langue) dalla comparazione di alcuni dei testimoni pi antichi tra quelli a noi giunti, selezionando quelli che meglio corrispondevano alle caratteristiche fonetiche ricostruite per i dialetti bulgaro-macedoni e che nel contempo meno riflettevano mutamenti fonetici gi riconoscibili quali mediobulgari. Il concetto di un corpus di testi cos composto, il cosiddetto canone paleoslavo, risale ad August Leskien:
Fu lo studioso tedesco, infatti, a isolare fra tutti i pi antichi codici slavi ecclesiastici quei pochi che in ragione sia della loro veneranda etin quanto esemplati entro la fine dellXI secolo , sia di determinati tratti linguistici di l dalla resa dei nessi consonantici protoslavi *dj e *tj come d e t, anzitutto la conservazione degli jer e delle vocali nasali dovevano dar vita al cosiddetto canone. Quella delimitazione si rivel utilissima per risolvere definitivamente la vexata quaestio dellorigine dellantico slavo ecclesiastico che tanto aveva appassionato i filologi e linguisti slavi della prima met dellOttocento, e quindi per creare i presupposti di una descrizione grammaticale esauriente del suo stadio pi antico, di cui lo stesso Leskien doveva fornire un modello esemplare56.

Linventario dei codici rispondenti ai criteri suesposti e inclusi nel canone comprende tradizionalmente dodici manoscritti (Zografense, Mariano, Assemani, Suprasliense, Libro di Savva, Salterio Sinaitico, Eucologio Sinaitico, Glagolita Cloziano, Fogli di Kiev, Fogli di Rila, Fogli di Ocrida, Fogli di Hilandar), tutti di origine bulgaro-macedone e tutti risalenti ai secoli X e XI a eccezione dei Fogli di Kiev, che pur presentando evidenti moravismi (quali gli esiti /c/ < *tj, *kt; /z/ < *dj) sono accolti nel canone per la loro antichit, e per la presumibile contiguit con la fase morava della missione cirillo-metodiana. Accanto a questi si collocano codici di pi recente acquisizione, o la cui appartenenza al canone discussa, quali lApostolo di Enina, il Messale Sinaitico, il Palinsesto di Bojana, il Palinsesto Zografense, il Palinsesto Vaticano, i Fogli di Undolskij, i Fogli Zografensi57:
56 G. Ziffer, Per (e contro) il canone paleoslavo, in Slavia orthodoxa & Slavia romana. Essays presented to Riccardo Picchio by his Students on the Occasion of his Eightieth Birthday, September 7, 2003, ed. by Harvey Goldblatt and G. DellAgata, K. Stanev, G. Ziffer, New Haven (in corso di stampa nella collana Yale Slavic and East European Publications), p. 320. 57 Unaccurata disamina dei criteri di costituzione del canone si pu vedere in V. ivov,

Pervyj literaturnyj jazyk slavjan, in Ricerche slavistiche XLV-XLVI (1998-1999), pp. 99-136.

Introduzione

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CODICE Fogli di Kiev, X sec., glagolitico. Contiene frammenti (7 ff) di liturgia di rito romano

COLLOCAZIONE E EDIZIONI Ritrovato a Gerusalemme, si conserva nella Biblioteca scientifica centrale di Kiev. Ed.: V. Jagic, Glagolitica. Wrdigung neuentdeckter Fragmente, Wien 1890 (Denkschriften der K. Akademie der Wissenschaften in Wien, Hist. - Phil. Kl., XXXVIII); C. Mohlberg, Il missale glagolitico di Kiovo (sec. IX), Roma 1928 (con paralleli latini); V. Nimc uk, Kivski glagolic ni listki, Kiv, 1983; J. Schaeken, Die Kiever Blatter, Amsterdam 1987 Palinsesto (Vangelo) Vaticano, X Scoperto nel 1982 tra i codici greci della Biblioteca sec., cirillico. 99 ff. Evangelario Vaticana, il palinsesto stato decifrato e edito da Tr. Krstanov, A.-M. Totomanova e I. Dobrev, Vatikansko Evangelie (Staroblgarski kirilski aprakos ot X v. v palimpsesten kodeks Vat. Gr. 2502), Sofija 1996 Codice Mariano, fine X - inizio XI, Rinvenuto nel monastero della Vergine sul Monte glagolitico. Tetravangelo (inizio: Mt Athos, si conserva nella Biblioteca Statale Russa 5:23, fine Gv 21:17), 173 ff (RGB) a Mosca. Ed.: V. Jagic, Quattuor evangeliorum Codex Marianus glagoliticus, SPb. 1883; 2 ed. Graz 1960 Codice Zografense, fine X - inizio Rinvenuto nel monastero Zogrphos sul Monte XI, glagolitico. Tetravangelo (inizio: Athos, si conserva nella Biblioteca Nazionale Mt 3:11) 271 ff + 33 ff di (RNB) di Pietroburgo. Ed.: V. Jagic, Quattuor composizione pi tarda (v. Palinsesto evangeliorum Codex glagoliticus olim zographensis zografense) nunc Petropolitanus, Berlin 1879; 2 ed. Graz 1954 Codice Assemani, XI sec., Rinvenuto a Gerusalemme, si conserva nella glagolitico. Evangelario, 158 ff Biblioteca Vaticana di Roma. Ed.: J. Vajs, J. Kurz, Evangeliorum Assemani, T. I, Praha 1929; T. II, Praga 1955; V. Ivanova-Movrodinova, A. Durova, Assemanievo Evangelie, Sofija 1981 (con edizione in facsimile) Salterio sinaitico, XI sec., Rinvenuto nel monastero di S. Caterina sul Monte glagolitico. Salterio (salmi 1-137). Sinai, dove si conserva. Ed.: M. Altbauer, 177 ff. Nel 1975 furono ritrovati altri Psalterium sinaiticum. An 11th Century Glagolitic 32 ff contenenti i salmi 138-151, inni Manuscript from St. Catherines Monastery, Mt. e preghiere del mattutino e del vespro Sinai, Skopje 1971 (ed. fototipica). I trentadue fogli rinvenuti nel 1975 nello stesso monastero sono riprodotti in I. C. Tarnanidis, The slavonic manuscripts discovered in 1975 at the St. Catherines Monastery on Mount Sinai, Thessaloniki 1988

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Il paleoslavo

CODICE Eucologio sinaitico, XI sec., glagolitico. Traduzione dal greco e dal medio-altotedesco di un Rituale e di Precetti dei Padri (trad. dal latino). 106 ff, di cui 3 ff contengono un frammento della Liturgia di Crisostomo. Nel 1975 furono ritrovati altri 28 ff contenenti le preghiere del ciclo giornaliero (le ore, il vespro, il mattutino) e alcuni altri testi liturgici

Messale sinaitico, XI sec., glagolitico. 80 ff. Sacramentario, contiene testi liturgici tratti dal messale romano relativi alle principali festivit Glagolita cloziano, XI sec., glagolitico. 14 ff. Raccolta di omelie per la settimana santa, di cui una attribuita a Metodio Codice suprasliense, met XI sec., cirillico. 285 ff. Sinassario per il mese di marzo e omelie (24 vite e 24 omelie)

Libro di Savva, XI sec., cirillico. Evangelario, 129 ff

COLLOCAZIONE E EDIZIONI Rinvenuto nel monastero di S. Caterina sul Sinai, dove si conserva. Ed.: R. Nahtigal, Euchologium Sinaiticum, V. I-II, Ljubljana 1941-1942; J. Frcek, Euchologium Sinaiticum. Texte slave avec sources grecques et traduction franaise (Patrologia Orientalis, XXIX, 5, XXV, 3), Paris 1933, 1939. I fogli ritrovati nel 1975 nello stesso monastero sono riprodotti in I. C. Tarnanidis, The slavonic manuscripts discovered in 1975 at the St. Catherines Monastery on Mount Sinai, Thessaloniki 1988. Il frammento della Liturgia di Crisostomo (Sinajskij sluebnik) si conserva oggi a Pietroburgo, due fogli nella Biblioteca Nazionale (RNB, Glag. 2), un foglio nella Biblioteca dellAccademia delle Scienze (BAN 24.4.8). Rinvenuto nel 1975 nel Monastero di S. Caterina in cattive condizioni di conservazione, questo codice solo parzialmente descritto e riprodotto in I. C. Tarnanidis, The slavonic manuscripts discovered in 1975 at the St. Catherines Monastery on Mount Sinai, Thessaloniki 1988. Si conserva in parte nel Museo civico di Trento, in parte (2 ff) nel museo Ferdinandeum a Innsbruck. Ed.: V. Vondrk, Glagolita Clozv, Praha 1893; A. Dostl, Clozianus. Staroslovensky, hlaholsky sbornk tridentsky a innsbrucky, Praha 1959 Rinvenuto nel monastero di Supral (Polonia) e quindi smembrato. I primi 118 ff sono conservati nella Biblioteca delluniversit di Lubiana, i 16 ff seguenti nella Biblioteca Nazionale (RNB) di Pietroburgo, lultima parte nella Biblioteca Nazionale di Varsavia. Ed.: S. Severjanov, Supraslskaja rukopis, SPb., 1904 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka II, 1); J. Zaimov, M. Capaldo, Supraslski ili Petkov sbornik, T. I-II. Sofija 1982-1983. Conservato a Mosca nellArchivio Statale Russo degli Atti antichi (RGADA). Ed.: V. N. epkin, Savvina kniga, SPb. 1903 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka I, 2); 2 ed. Graz 1959; Savvina Kniga, Indrik, Moskva 1999

Introduzione

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CODICE Fogli di Ocrida, XI sec., glagolitico. Contiene un frammento (2 ff) di Evangelario

Fogli di Rila, XI sec., glagolitico. Contiene frammenti (8 ff) di un perduto libro liturgico e della Parenesis di Efrem Siro

Frammenti di Hilandar, XI sec., cirillico. Contiene un frammento (2 ff) delle omelie di S. Cirillo di Alessandria

Fogli zografensi, XI sec., cirillico. Contiene un frammento (2 ff) delle Regole monastiche di Basilio Magno Apostolo di Enina, XI sec., cirillico. Contiene un frammento (39 ff) dellApostolo Fogli di Undolskij, XI sec., cirillico. Contiene un frammento (2 ff) di Evangelario

Palinsesto zografense, fine XI sec., glagolitico. Contiene un frammento (16 ff) di Evangelario

COLLOCAZIONE E EDIZIONI Rinvenuti a Ocrida, si conservano nella Biblioteca (Gorkij) delluniversit di Odessa. Ed.: G. Ilinskij, Ochridskie glagoliceskie listki. Otryvok drevne cerkovnoslavjanskogo evangelija XI v., Pg. 1915 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka III, 2) Ritrovati nel monastero di Rila, si conservano in parte a Rila, in parte nella Biblioteca dellAccademia delle scienze di Pietroburgo. Ed.: G. Ilinskij, Makedonskij glagoliceskij listok, SPb. 1909 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka I, 6); I. Gos ev, Rilski glagoliceski listove, Sofija 1956 Rinvenuti nel monastero di Hilandar sul monte Athos, si conservano nella Biblioteca Statale di Odessa. Ed.: S. Kulbakin, Chilandarskie listki, SPb. 1900 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka I, 1); A. Minceva, Staroblgarski kirilski otksleci, Sofija 1978 Rinvenuti nel monastero Zogrphos del Monte Athos, dove si conservano. Ed.: A. Minceva, Staroblgarski kirilski otksleci, Sofija 1978 Rinvenuto nel villaggio di Enina (Kazanlk), si conserva nella Narodna Biblioteka di Sofija. Ed.: K. Mirev, Ch. Kodov, Eninski Apostol. Staroblgarski pametnik ot XI v., Sofija 1965 Appartenuti a V. M. Undolsskij, i due ff si trovano ora a Mosca, nella Biblioteca Statale Russa (RGB). Ed.: E. F. Karskij, Listki Undolskago. Otryvok kirillovskogo evangelija XI v., SPb. 1904 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka I, 3); A. Mineva, Staroblgarski kirilski otksleci, Sofija 1978 Composto alla fine del XII sec. e inserito a integrare una parte mancante del codice Zografense, il testo glagolitico sovrascritto noto come Zografense B e non fa parte del canone. Il testo glagolitico sottostante stato decifrato e pubblicato da I. Dobrev. Ed.: I. Dobrev, Palimpsestovite asti na Zografskoto evangelie, in: Konstantin-Kiril Filosof. Dokladi ot simpoziuma, posveten na 1100-godis nata ot smrtta mu, Sofija 1971

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Il paleoslavo

CODICE Palinsesto di Bojana, fine XI sec., glagolitico. Contiene un frammento (26 ff) di Evangelario

COLLOCAZIONE E EDIZIONI Rinvenuto a Bojana nel 1845, il codice cirillico (Bojanskoe evangelie-aprakos, XII-XIII secc.) si conserva a Mosca nella Biblioteca Statale Russa (RGB). Il palinsesto stato decifrato da I. Dobrev. Ed.: Glagolieskijat tekst na Bojanskija palimpsest, Sofija 1972

Come si vede, la rigidit della cernita ha portato a escludere tutti i codici di provenienza slava orientale, tutti i codici di provenienza slava occidentale (per esempio i Fogli di Praga, frammento glagolitico di redazione ceca, i famosi Frammenti di Frisinga, datati fine X-inizio XI sec., i Frammenti di Vienna, codice croato composto a cavallo tra XI e XII sec.), tutti i codici che mostrino innovazioni mediobulgare (per esempio il Vangelo di Dobromir del XII sec., il Foglio macedone cirillico). Eppure, nessuno dei testi canonici interpreta in toto la norma ricostruita: i manoscritti del canone si presentano tutti come interpretazioni individuali, come atti di parola riconducibili certamente alla stessa langue, ma ben lontani dalla uniforme correttezza che oggi siamo soliti aspettarci da un testo ispirato a norme grammaticali (in particolare fonetiche e ortografiche) chiaramente definite. Prendiamo per esempio il Codice Zografense, datato fine X-inizio XI secolo, di base dialettale macedone (bulgaro occidentale). Il codice si distingue per il conservatorismo dellortografia, che rispecchia le norme ricostruite per lepoca cirillo-metodiana, e tuttavia presenta numerose innovazioni: sostituzioni di \ con ( , denasalizzazione \ > o u , sostituzioni (rarissime) di ( con e ; vocalizzazioni di jer in posizione forte (t e m | i c \ , c r | k o v | ) e caduta degli jer in posizione debole in alcuni nessi (v s : , s l : p c a , ~ t o , m o g o , k t o ); passaggio
) > | davanti a sillaba contenente vocale anteriore (v | ( t i ) e passaggio | > )

davanti a sillaba contenente vocale posteriore (m ) d a ) per la cosiddetta regola di Jagic ; resa non etimologica delle sonoranti: *r, *r indiscriminatamente r ) (pi raramente *r > r | , a volte r ), *l, *l indiscriminatamente l ) (pi raramente l | ); frequente assenza della liquida epentetica davanti a | , i ( e m i , p
r i s t \ p | , k o r a b | ); frequente sostituzione di [dz] con [z].

Introduzione

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Innovazioni analoghe si riscontrano in tutti i codici del canone58, e mettono in discussione i principi stessi della cernita: come stabilire il grado di deviazione dalla norma ammissibile allinterno del canone? Come utilizzare i codici esemplati dopo il fatidico spartiacque del 1100 che, pur riflettendo fasi pi tarde di evoluzione linguistica, tramandano materiale linguistico risalente ai primi due secoli e mezzo di vita del paleoslavo? Come considerare i codici che, ancorch antichi, riflettono una base dialettale diversa da quella bulgaromacedone59? Prendiamo quale esempio i codici di provenienza slava orientale, condannati dalla propria provenienza alla extra-canonicit: constatato il fatto che il Vangelo di Ostromir, il pi antico manoscritto slavo datato (1056-1057), presenta un tasso di deviazione dalla norma ricostruita addirittura inferiore a quello di codici unanimente considerati canonici, esso viene incluso nel canone da molti filologi russi. Questa inclusione porta con s quella di altri codici slavo-orientali, quali per esempio il Salterio di Sluck (5 ff) e i Fogli di Novgorod (due fogli di un Evangelario), che ancor meno del Vangelo di Ostromir si discostano dallipotetico originale slavo meridionale. Assolto alla sua fondamentale funzione di permettere una descrizione della grammatica paleoslava come sistema omogeneo, rispetto al quale casi particolari di disomogeneit possono figurare quali deviazione dalla norma, il concetto di canone quale espressione di una realt dialettale concreta presto sottoposto a critiche. Negli anni 20, anticipando una pi moderna concezione funzionale della lingua letteraria, N. Durnovo propone una visione del canone paleoslavo aperto ab origine alla presenza di due redazioni (dialekty), una ceco-morava e una bulgara, di cui la seconda rappresentata da codici bulgari, macedoni, serbi e russi (varianty): il paleoslavo sarebbe nato come lingua programmaticamente
58 Se ne pu vedere una descrizione nelle pagine introduttive dello Staroslavjanskij slovar

(po rukopisjam X-XI vekov), pod redakciej R. M. Cejtlin, R. Veerki i E. Blagovoj, Moskva 1994, pp. 29-40.
59 Lutilit del concetto stesso di canone discussa da Giorgio Ziffer nel saggio Per (e contro) il canone paleoslavo, cit., pp. 319-328.

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Il paleoslavo

aperta alle realt locali, nessuna variante pi paleoslava delle altre60, n possiamo oggi stabilire quale fosse quella propria di Cirillo e Metodio 61. Rientrano cos nel canone due testimoni della redazione ceca: Fogli di Kiev e Frammenti di Praga; quindici testimoni slavomeridionali: Zografense, Mariano, Assemani, Glagolita Cloziano, Salterio Sinaitico, Eucologio Sinaitico, Libro di Savva, Suprasliense, Fogli di Rila, Foglio glagolitico di Grigorovic , Fogli di Ocrida, Fogli di Hilandar, Fogli di Undolskij, Fogli Zografensi e Salterio di Pogodin; nove di provenienza slava orientale: i Fogli di Novgorod (Kuprjanovskie listki), il Vangelo di Ostromir, i Fogli di Turov (Turovskie evangelskie listki), le tredici Omelie di Gregorio Nazianzeno, lIzbornik del 1073, le Pandette di Antioco, il Salterio del Monastero dei Miracoli (udovskaja psaltyr) parte dei Sermoni di Cirillo di Gerusalemme e parte del Vangelo di Archangelsk62. Pur caratterizzati da norme specifiche63, questi codici russi non rappresentano che varianti della redazione bulgara:
norme ortografiche specifiche dei codici russi, e diverse da quelle slave meridionali, si vanno elaborando nellXI secolo [] Tuttavia, queste caratteristiche dei testi russi pi antichi non hanno affatto la stessa importanza di quelle che individuano i testi paleoslavi di redazione ceco-morava, e non disegnano con la dovuta nettezza un dialetto letterario russo del paleoslavo64.
60 Luso documentato dai codici qui considerati [Zografense, Ostromir e Fogli di Kiev]

del tutto conseguente, e riflette evidentemente la norma di varianti locali del paleoslavo; noi non abbiamo ragioni sufficienti per ritenere che sola una di queste varianti sia paleoslava, mentre le altre rappresenterebbero deviazioni dal paleoslavo corretto: N. N. Durnovo, K voprosu o staroslavjanskom jazyke, in Izbrannye raboty po istorii russkogo jazyka, Moskva 2000, p. 695.
61 Non abbiamo motivi di credere che le regole iniziali della lingua cirillometodiana siano identiche a quelle dei pi antichi codici slavi meridionali, non pi di quanti ne avremmo per ritenere che queste regole sovraintendano allortografia del pi antico codice ceco, i Fogli di Kiev: N. N. Durnovo, K voprosu o staroslavjanskom jazyke, cit., p. 698. 62 N. N. Durnovo, Mysli o proischoz denii staroslavjanskogo jazyka slavjanskich alfavitov, in Izbrannye raboty po istorii russkogo jazyka, cit. pp. 605-606.

63 Durnovo ne individua cinque: la resa delle sonoranti (<) r >, <) r ) > eccetera), lesito /z/ < *dj, la terminazione S sg m -) m | , -| m | , la 3 sg e pl -t | , il suffisso di appartenenza -q - invece di -: - (N. N. Durnovo, Mysli o proischozdenii staroslavjanskogo jazyka i slavjanskich alfavitov, cit., p. 589). 64 Ibidem.

Introduzione

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Alla classificazione di Durnovo possono essere accostate le periodizzazioni proposte da F. V. Mares e da R. Mathiesen: entrambe distinguono tra una prima fase strettamente cirillometodiana e una successiva; entrambe ammettono nel paleoslavo la presenza di diverse varianti; entrambe si basano su criteri funzionali e non cronologici. Mares distingue una lingua proto anticoslava (prastaroslove ns tina), quella dei testi cirillo-metodiani tradotti prima della partenza per la Moravia e non pervenutici, e il vero e proprio paleoslavo (staroslove ns tina), distinto nelle varianti morava, bulgaro macedone, bulgara orientale, eventualmente russa e forse slovena. Al paleoslavo subentra, in epoche che sono diverse nelle diverse zone della Slavia, lo slavo ecclesiastico (crkevna slovans tina), articolato in sei redazioni (ceca, mediobulgara, russa, serba, croato-glagolitica e slavo-rumena), destinate a ridursi nel periodo neo-slavo ecclesiastico a due tipi: quello russo (con le varianti pre-nikoniana, rutena, vecchio-credente, sinodale) e quello croato65. Mathiesen individua a sua volta nello slavo ecclesiastico dei secoli IX-X la presenza di due tipi linguistici differenti, un pi antico slavo ecclesiastico (Earliest Church Slavonic), legato allattivit di Cirillo e Metodio, e lo slavo ecclesiastico antico (Early Church Slavonic) del periodo in cui la lingua cirillometodiana si diffonde per la Slavia, caratterizzati entrambi dalla ideologia cirillometodiana della molteplicit delle lingue, in base alla quale
there could not be no objection in principle to the existence of local varieties of the language, especially if the variation was limited to matters of pronunciation (and spelling), as was in fact largely the case in Early Church Slavonic66.

Questo atteggiamento avrebbe favorito, verso la fine del XII secolo, la nascita di ben dodici variet locali: pannonica, boema, soraba, croata, dioclea,
65 F. V. Mare, Vajsova cesk redakce nov crkevn slovanstiny, in Studia paleoslovenica, Praha 1971, p. 221. Come osserva giustamente A. Naumow, liberarsi della cronologia permette a Mares di vedere nellattivit di Emmaus un fenomeno funzionalmente tipico del periodo neo-slavo ecclesiastico: A. Naumow, Idea Immagine Testo. Studi sulla letteratura slavo-ecclesiastica, Alessandria 2004, p. 18. 66 Ivi, p. 55.

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Il paleoslavo

bosniaca, serba, bulgara, macedone, galiziana, kieviana, novgorodense67, che non segnano per, secondo Mathiesen, la fine del periodo paleoslavo (ECS). Questa si colloca intorno al XIV secolo, quando un nuovo atteggiamento metalinguistico porta con s profonde e significative revisioni dello standard, che lo studioso collega al nome del Patriarca di Bulgaria Eutimio e a una nuova teoria semiotica. Il medio slavo ecclesiastico (Middle Church Slavonic) sar caratterizzato dalla tendenziale riduzione delle variet locali a favore di uno standard, soprattutto ortografico, che sia garanzia della correttezza formale e sostanziale dei codici68. 7. Paleoslavo e slavo ecclesiastico nella Slavia orientale Lindividuazione dei codici da riferire alla nascita della redazione slava orientale dello slavo ecclesiastico (lo slavone russo) varia sensibilmente allinterno delle diverse scuole slavistiche, in dipendenza dal fatto che si considerino redazioni e varianti indice dellavvenuta trasformazione del paleoslavo in slavo ecclesiastico, o che al contrario si creda il paleoslavo gi differenziato in redazioni e varianti. Chi considera primi testimoni di una nuova redazione i codici in cui le deviazioni dalla norma sporadicamente presenti anche nei testi del canone assumono (o tendono a assumere) carattere sistematico considera tutti i manoscritti di produzione slava orientale rappresentanti di una nuova redazione russa (a partire dal Vangelo di Ostromir). Chi invece contempla la possibilit di una variante locale di norme complessivamente meridionali (e quindi ancora paleoslave) sposta la nascita di una nuova redazione alla fine del XI secolo. Lincertezza deriva dal fatto che al momento della cristianizzazione, e dunque dellingresso nella Slavia orientale di missionari e di testi provenienti
67 R. Mathiesen, The Church Slavonic Language Question, cit., pp. 46-47. 68 Il problema della periodizzazione si pu impostare diversamente se si distingue tra il pi

antico slavo ecclesiastico (Earliest Church Slavonic) e lo slavo ecclesiastico antico (Early Church Slavonic) in quanto lingua apostolica e dialetto liturgico. Cfr. R. Picchio, Il posto della letteratura bulgara antica nella cultura europea del medioevo, cit., pp. 278-279.

Introduzione

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da zone gi convertite della Slavia occidentale e meridionale, le differenze tra la variante slava orientale dello slavo comune tardo presente nella Rus e la variante slava meridionale dello slavo comune tardo testimoniata dalla lingua paleoslava non sono numerose, e riguardano essenzialmente la fonetica69:
Slavo orientale Fonetica vocali nasali *tj, *kt + vocale anteriore *dj *sk + vocale anteriore *zdj, *zgj, *zg + vocale anteriore j protetico davanti a [a] j protetico davanti a [u] trattamento di *e iniziale velarizzazione di [l] > [] denasalizzate: [a], [()u] [ts] [z] [sts] [zdz] sempre presente raro [o] presente Paleoslavo conservate: [()e], [()o] [st] [zd] [st] [zd] sporadico sempre presente [e] assente

69 Non bisogna immaginare la variante slava orientale dello slavo comune tardo come un dialetto unitario e compatto, destinato a differenziarsi successivamente al proprio interno. Al contrario, i dialetti dellarea slavo-orientale erano, fin dai tempi pi antichi, sostanzialmente eterogenei, e mostravano diversi gradi di transizione verso i dialetti slavi occidentali (per esempio lantico dialetto dei krivic i, popolazione stanziata nella zona occidentale del territorio di Novgorod, si contrappone per una serie di tratti ai dialetti slavoorientali meridionali).

lunificazione delle trib slave dislocate sul territorio della prima formazione statale antico-russa, la Rus di Kiev, a favorire processi di integrazione che determinano linsorgere di una comunit linguistica slavo-orientale (secoli IX-XI). Ecco le principali varianti dialettali:
pronuncia fricativa della velare sonora [g] confusione di [i] e di [-] confusione di [u] e di [w] [e] > [o] dopo C palatale davanti a V non anteriore [] > [] dopo C palatale davanti a V non anteriore assenza della II palatalizzazione confusione delle affricate [c] e [c] (cokane) 2 pleofonia (*CrC > CrC ecc.) confusione di sibilanti e scibilanti GDL sg dei nomi in *a: -: NA duale e pl dei nomi in *a: -: N sg m dei nomi in *o : -e (d o m e ) L sg dei nomi in *o : -e assenza della desinenza 3 sg e pl -t | parlate meridionali parlate meridionali parlate meridionali (Galizia e Volinia) tutte le parlate meno la Galizia tutte le parlate meno la Galizia Novgorod; Pskov Novgorod; Pskov Novgorod (ipotesi di Sobolevskij) Pskov Novgorod Novgorod Novgorod Novgorod Novgorod; Pskov; parlate meridionali

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Il paleoslavo

*rt, *lt sonoranti r, r; l, l *telt; *tert *tolt; *tort vocali ridotte Morfologia G sg; NA pl f (*-jans) A pl m (*-jo ns) S sg m (*-om ; *-jom) N sg m agg. det. G sg f agg. det. DL sg pronome personale desinenza dellinfinito desinenza della 2 sg Part. pres. attivo m; N sg 3 sg e pl del presente suffisso di appartenenza

Slavo orientale [ro], [lo] [r], [r]; [l] [olo]; [ere] [olo]; [oro] ben conservate -: (jat terzo) -: (jat terzo) -) m | ; -| m | -) i (> -o i ); -| i (> -ei ) -o : (-o e ); -e : (-e e ) m):; tob:; sob: -t | -{ | -a -t | -q -

Paleoslavo [ra], [la] [r], [r]; [l], [l] [le]; [re] [la]; [ra] cadute; vocalizzate; confuse -( -( -o m | ; -e m | - i ; -i i - q ; -i q m|:; te b:; se b: -t i -{ i - -t ) -: -

In queste condizioni, la lingua dei testi sacri e liturgici viene accolta senza alcuna difficolt: nei primi decenni della cristianizzazione si ricopiano gli antigrafi slavi meridionali con una certa fedelt70, di l a poco la lingua (scritta) dei codici, la lingua usata oralmente in funzione liturgica e apostolica e le diverse parlate locali entrano in correlazione come varianti stilistiche di una stessa lingua. Naturale divenne pronunciare nella vita di tutti i giorni , ma cantare o udire dal pulpito (e considerare pi corretto e elegante) :
no one expects a written style to be identical with speech. For a Kievan to say but write became as natural as for an educated Englishman to say (informal) cant, dont, Ill but write (formal) cannot, do not, I shall71.
70 Cos per esempio nel Salterio ligneo rinvenuto a Novgorod (datazione presunta 1006) la

grafia presenterebbe tratti tipicamente bulgari come luso del solo jer duro () e le quattro nasali (usate per in modo errato dal copista slavo orientale) e nessun russismo morfologico. Un solo jer () caratterizza anche la grafia dello Rejmsskoe Evangelie, composto nella prima met dellXI e portato in Francia da Anna Jaroslavna (le cui nozze con il re di Francia Enrico I sono datate da alcuni 19 maggio 1051, da altri 1044), quando gli slavi orientali distinguevano bene allepoca i due jer nella pronuncia.
71 A. P. Vlasto, A Linguistic History of Russia to the End of the Eighteenth Century, Oxford

1988, p. 345.

Introduzione

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La pronuncia era fondamentale in una societ largamente se non esclusivamente basata sulloralit: la predicazione, la lettura liturgica, il canto dovevano riposare su una solida norma unitaria. Come probabilmente gi in Moravia, in Bulgaria, in Macedonia e in Serbia, i nuovi cristiani della Slavia orientale sono disposti a pronunciare parole slave diversamente da come si pronunciano nei loro dialetti, ma non a produrre suoni estranei alla propria fonetica (del tipo [dz] o [dz]; [r]; [o]; [st]). La pronuncia dotta si colloca cos in una posizione di compromesso tra imitazione e rinnovamento: spariscono dalla pronuncia le vocali nasali e le sonoranti; [z ] gradualmente sostituisce [z d] come esito di *dj; [s c ] subentra a [t] come esito di *tj. Funzione dellortografia guidare il lettore alla pronuncia corretta, parimenti rispettosa della tradizione e della fonetica locale: cos per esempio la grafia <) r >, <) l > per la resa delle sonoranti, ispirata alla pronuncia viva, era probabilmente dettata dal desiderio di preservare la differenza tra gli esiti di *ru e *r nella pronuncia dei missionari (a parit di resa grafica <r ) >)72:
Slavia meridionale grafia <r ) > (< *ru) <r ) > (< *r) pronuncia [r] [r] Slavia orientale grafia <r ) > (< *ru) <) r > (< *r) pronuncia [r] [r]

Ci tuttavia non significa che lalfabeto cirillico avesse ancora il carattere di alfabeto fonologico che gli aveva conferito Costantino: a fargli concorrenza era intervenuto il tradizionalismo grafico. Prendiamo per esempio gli jer: i missionari macedoni, che probabilmente giunsero primi nella Rus, pronunciavano lo jer molle come [e] e lo jer duro come [o] in posizione forte, e non pronunciavano alcun suono quando gli jer erano in posizione debole73. Lortografia richiedeva invece che in tutte le posizioni (debole e forte) si
72 N. N. Durnovo, Slavjanskoe pravopisanie X-XII vv., in Izbrannye raboty po istorii russkogo jazyka, cit., pp. 667-668. 73 N. N. Durnovo, Slavjanskoe pravopisanie X-XII vv., cit., pp. 662-665; B. A. Uspenskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka (XI-XVII vv.), Moskva 2002, pp. 147-148.

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Il paleoslavo

scrivesse <> e <> secondo letimologia. Gli slavi orientali, che distinguevano perfettamente gli jer in tutte le posizioni (e non li pronunciavano mai come [o], [e]) adottarono sia la pronuncia [o], [e], estesa alla posizione debole che loro non percepivano come tale (declamazione sillabata e canto detto chomonija74) sia la grafia etimologica. In questo come in altri casi era la pronuncia natia a indicare esattamente dove scrivere <| > e dove <) >. Con la comparsa dei primi centri scrittori ha inizio lelaborazione di una serie di regole, la cui acquisizione forma lindispensabile competenza professionale del copista, e il cui scopo controllare la correttezza della copia dal punto di vista della tradizione ortografica e della locale pronuncia dotta: contrariamente a quanto si a lungo creduto (il copista quale carta carbone sui generis), copiare senza correggere era non solo imperdonabile cialtroneria, ma un vero e proprio peccato. Certo, la mancanza di un centro capace di stabilire e imporre norme universali permetteva la proliferazione di sistemi normativi differenziati per centri e scuole scrittorie. Il copista cercava di darsi regole certe del tipo: dove pronunci [] in inizio di parola scrivi sempre <~ >; oppure scrivi <\ > nei suffissi e nelle terminazioni verbali e nelle desinenze del femminile; scrivi <o u > nelle desinenze del maschile e del duale. Ma la regola ipotetica dove pronunci [ro] oppure [lo] in posizione iniziale di parola scrivi sempre <r a >, <l a > era resa impossibile dal fatto che molte parole con [ro] oppure [lo] in posizione iniziale richiedevano la grafia <r o >, <l o >: per esempio r o s a rugiada, l o v i t i dare la caccia, l o b ) a t i baciare. Forme normative quali
p o r o k ) vizio, o v o questo, o v | ) montone, o v o } | verdura, q v l ( t i

manifestare, q t i prendere, q y k ) lingua rendevano impossibile qualsiasi regola pratica circa la pleofonia, loscillazione tra <e > e <o > in inizio di parola, lo jod protetico davanti a <a >. In questi casi il copista rinunciava a correggere (a normalizzare), permettendo alle forme dellantigrafo, a eventuali errori e a forme slavo orientali di coesistere come varianti ammissibili allinterno della
74 Sul canto detto chomovoe o naonnoe, e sulle difficolt specifiche che lidentificazione dei grafemi <o > ed <e > con foni differenti (resp. [o], [], [e], []) creava ai copisti russi v. B. A. Uspenskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka, cit., pp. 145 sgg.

Introduzione

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norma (varjativnost)75: r a b o t a , r o b o t a lavoro, a g e , q g e agnello, e d i ) , o d i ) uno, p e r e d ) , p r e d ) davanti. I mss slavi orientali dellXI secolo registrati dallo Svodnyj Katalog slavjanorusskich rukopisnych knig, chranjas c ichsja v SSSR: XI-XIII vv., sono ventitr76. Citiamo tra i principali il Vangelo di Ostromir (1056-1057), lIzbornik Svjatoslava (1073), lIzbornik (1076), il Vangelo di Archangelsk (1092), diverse Menee, le Pandette di Antioco, il Salterio del Monastero dei Miracoli, le Omelie di Gregorio Nazianzeno, il Paterik sinaitico e diversi frammenti, tra cui il gi ricordato Vangelo di Reims:
CODICE Ostromirovo evangelie (Vangelo di Ostromir), 1056-1057. Evangelario, 294 ff Rejmsskoe evangelie (Porzione cirillica del Vangelo di Reims), 1 met del XI sec. Contiene un frammento di Evangelario (16 ff) COLLOCAZIONE E EDIZIONI Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, F.p.I.5). Ed.: Ostromirovo Evangelie 1056-1057, Leningrad 1988 (SK n 3) Una parte del codice, probabilmente perduto allepoca della Rivoluzione francese, si conserva nella biblioteca cittadina di Reims, con il n 91. Ed.: L. P. ukovskaja, Rejmsskoe Evangelie. Istorija ego izucenija i tekst. Moskva 1978 GIM, Sinodalnoe sobranie n 1043. Ed.: Izbornik Svjatoslava 1073g., 1-2, Moskva 1983 (SK n 4)

Izbornik Svjatoslava, 1073. Contiene Ob obrazech di Giorgio Chirobosco; Letopisec vkratce Nikifora, omelie di Basilio Magno, Crisostomo, Gregorio Nazianzeno, Anastasio ecc.; 266 ff Izbornik 1076. Contiene Slovo o poitanii kniz nom; brani da Crisostomo, Nilo, Atanasio, Anastasio ecc.; 277 ff Archangelskoe evangelie (Vangelo di Archangelsk), 1092. Evangelario, 178 ff

Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, Ermitanoe sobranie n 20). Ed.: Izbornik 1076, Moskva 1965 (SK n 5) Si conserva a Mosca nella Biblioteca Statale Russa (RGB, Muzejnoe sobranie n 1666). Ed.: Archangelskoe Evangelie 1092 goda, Moskva 1997 (SK n 6)

75 V. M. ivov, Jazyk i kultura v Rossii XVIII veka, Moskva 1996, p. 28. 76 Svodnyj Katalog slavjanorusskich rukopisnych knig, chranjaichsja v SSSR. XI-XIII vv.,

Moskva 1984 (di seguito SK).

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Il paleoslavo

CODICE Sluz ebnye minei (Menee di Novgorod), 1095, 1096 e 1097. Sinassari di uso liturgico per i mesi di settembre (176 ff), ottobre (127 ff9, novembre (174 ff)

COLLOCAZIONE E EDIZIONI Si conservano allo RGADA, f. 381, nn 84, 89 e 91. Ed.: V. Jagic, Sluzebnye minei za sentjabr, oktjabr i nojabr v cerkovnoslavjanskom perevode po russkim rukopisjam 1095-1097g., SPb. 1886 (SK nn 7, 8, 9) GIM, udovskoe sobranie n 7. udovskaja psaltyr (Salterio dei Miracoli), XI sec. Traduzione del Salterio Ed.: V. A. Pogorelov, udovskaja psaltyr XI v. commentato di Teodoreto di Ciro (V Otryvok tolkovanija Feodorita Kirskogo na sec.), 176 ff psaltyr v drevnebolgarskom perevode, SPb. 1910 (Pamjatniki staroslavjanskogo jazyka, III, 1) (SK n 31) Sinajskij paterik (Paterik sinaitico), XI sec. Traduzione di Leimw;n Pneumatikov" (Leimwnavrion) di Giovanni Mosco, 184 ff Pandekt Antiocha (Pandette di Antioco), XI sec. Traduzione delle Pandette di Antioco (VII sec.), 310 ff GIM, Sinodalnoe sobranie n 551. Ed.: Sinajskij Paterik, Moskva 1967 (SK n 26)

Slova Grigorija Bogoslova (Omelie di Gregorio Teologo), XI sec. Traduzione di 13 omelie di Gregorio Nazianzeno, 377 ff Putjatina mineja (Menea di Putjata), XI sec. Canoni per i santi dei giorni 1-10 maggio, 135 ff

GIM, Sobranie Voskresenskogo monastyrja n 30. Ed.: Pandekt monacha Antiocha. Po rukopisi XI v., prinadlezascej Voskresenskomu monastyrju, pril. k OIDR 1914, 2 (SK n 24) Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, Q.p.I.16). Ed.: A. S. Budilovic, XIII Slov Grigorija Bogoslova v drevneslavjanskom perevode po ruk. PB XI v., SPb. 1875 (SK n 33) Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, Sofijskoe sobranie n 202). Ed.: L. I. egoleva, Putjatina mineja (XI vek), 1-10 maja, Moskva 2001 (SK n 21) Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, F.p. I. 36). Ed.: E. Granstrem, Greceskie paralleli k gimnograficeskim tekstam Minei Dubrovskogo. In: Russkij Jazyk. Istoniki dlja ego izucenija, Moskva 1971 (SK n 22) Rinvenuto a Sluck, oggi scomparso. Ed.: M. Weingart, Texty ke studiu jazyka i psemnistv starosloveskho, Praha 1949

Mineja Dubrovskogo (Menea di Dubrovskij), XI sec. Canoni per Teodoro Stratilato, per gli apostoli Bartolomeo, Barnaba, Giuda e per Giovanni Battista, 15 ff Sluckaja psaltyr (Salterio di Sluck), XI sec. Frammento di Salterio liturgico (salmo 118), 5 ff

Introduzione

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CODICE Byckovskaja psaltyr (Salterio di Bykov), XI sec. Frammento di Salterio liturgico (da 18(17):34 a 25(24):9), 9 ff Evgenevskaja psaltyr (Salterio di Evgenij), XI sec. Frammento della traduzione del Salterio commentato dello pseudo-Attanasio Alessandrino, 20 ff

Novgorodskie ili Kuprjanovskie otryvki (Fogli di Novgorod, o di Kuprjanov), XI sec. Frammento di Evangelario, 2 ff

Turovskoe Evangelie (Fogli di Turov), Frammento di Evangelario, 10 ff

itie Kondrata (Vita di Quadrato), XI sec. Frammento relativo alla passione e alla morte del martire, 2 ff itie Fekly (Vita di Tecla), XI sec. Frammento relativo ai miracoli della martire, 2 ff

COLLOCAZIONE E EDIZIONI Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, Q.p. I.73). Ed.: I. Toth, Bykovskaja psaltyr XI v., Dissertationes Slavicae VIII, 1972 (SK n 28) Si conserva a Pietroburgo, 2 ff nella Biblioteca dellAkademija Nauk (BAN 4.5.7), e 18 ff nella Biblioteca Nazionale (RNB, Pog. 9). Ed.: V. V. Kolesov, Evgenevskaja psaltyr. Dissertationes Slavicae VIII, 1972 (SK nn 29, 30) Si conserva dal 1865 a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, F.p.I.58). Ed.: F. Kaminskij, Otryvki evangelskich c tenij XI v., imenuemye Kuprjanovskimi (Novgorodskimi), in Izvestija otdelenija russkago jazyka i slovesnosti (IORJaS), t. XXVIII, 1923 (SK n 12) Si conserva a Vilnius nella Biblioteca dellAccademia delle Scienze, f. 19 n 1. Ed.: I. Toth, Turovskie listki. Dissertationes Slavicae XIII, 1977 (SK n 10) Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, Pog. 64). Ed.: I. Toth, itie Kondrata. Studia Slavica XXI, Budapest 1975 (SK n 16) Si conserva a Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale (RNB, Pog. 63). Ed.: I. Toth, itie Fekly. Studia Slavica XXII, Budapest 1976 (SK n 17)

Il Vangelo di Ostromir il pi antico manoscritto slavo-orientale datato: in una glossa al manoscritto si dice che il suo copista principale, Grigorij, lo ha scritto per il posadnik di Novgorod Ostromir negli anni 1056-1057: p o ~ a h ) j e
p isati m c a. o k t (v. k a . a pa m ( t. il ar " o a. a o k o |~ ah mc a. mai q. v) v " . a p a t . e p i f a a ho cominciato a scrivere il 21 del mese di ottobre,

giorno di Ilarione, e ho finito il 12 del mese di maggio, giorno di Epifanio. Il manoscritto contiene un evangelario (o lezionario, o aprakos), cio un vangelo in cui il testo suddiviso in letture (pericopi) disposte secondo lordine

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Il paleoslavo

dellanno liturgico. Protografo del Vangelo di Ostromir un manoscritto cirillico bulgaro orientale che non ci pervenuto, ma il cui carattere possiamo ricostruire sulla base della copia slavo-orientale. Nel manoscritto si utilizzano i quattro grafemi che indicano le vocali nasali (gli jus: ( , \ , ` , + ) con frequenti errori (cfr. a r i c a & m \ < , g l a g o l < , g l a g o l q , a < , e m l < e viceversa
o b o + invece di o b o < ). La maggior parte delle deviazioni sono occasionali e

non sistematiche: per i riflessi delle ridotte con le liquide cfr. o t ) v r | j e s ( ma o


t ) v | r j e s ( , o t ) v | r j e { i , o t ) v | r g \ , s k ) r b : t i , p r i s k ) r b | a , s ) m | r t i ; per la

desinenza S sg m -) m | , -| m | dei temi in *o cfr. i " s o u s ) m | e i " s o u s o m | , - ns, *jons (jat terzo): k a p l : per o j e m | . Si registrano due soli casi di -: < *ja
k a p l ( (N pl f) e m o u ~ e i c : per m o u ~ e i c ( (G sg f). Allantigrafo risalgono

probabilmente le forme del pronome personale m ) : (invece di: m | : ), { ) d ) invece di { | d ) (regola di Kulbakin), m l ) ~ a a { e (forme con m l ) ~ - nei codici Mariano, Assemani, Savvina, Suprasliense), ecc. Le terminazioni testimoniano lindurimento delle palatali (cfr. g l a g o l < } o u , i { | d ) { o u ). Lunico adattamento operato con coerenza la sostituzione di -t ) con -t | nelle desinenze della 3 persona sg e pl del presente (r a i d \ t | , m i m o i d e t | ecc.). Adattamenti non voluti troviamo anche nellaoristo (b s t | e d a s t | ), la cui omofonia con la 3 persona sg del presente trae in inganno il copista. Prevalgono le forme non contratte dellimperfetto e degli aggettivi di forma piena (i s k a a h \ , p o d o b a a { e , l < d | s k i h ) ma s \ } i h ) ). Gli aoristi sono tutti sigmatici di tipo recente (sigmatico II):
To g da g l a i m ) i "s . v| s i v s)b l a ite s( o m) : v) si+ o } | pisao bo & st) po r a j \ past r q. i r a i d \t| s( o v|c( st a d a po v)sk r |so ve ii je m o & m | var + v v) g a lile i o t )v:} a v) j e p etr ) r e ~e & m o u a } e i v | s i s ) b l a ( t | s ( o t e b : a ) . i k o l i j e e s ) b l a j + s ( r e~e je & mou i" s a mi. gl + teb:. qko v) si + o}|. pr : jde da je kou r ) e v)glasit|. tr i kr at ot )v|r je{i s ( me e gl a & mou petr ) a } e m i s( pr i l o u ~i t | . s ) t o b o + ou mr : t i e o t ) v| r g \ s ( t e b e t ak o jd e i v|si ou ~eici r eko{( togda pr id e s) i mi i"s v) v|s| ar ica&m \< ge# sim aii i g l a ou ~eikom) s(d:t e tou . do deje {)d). po mol< s( ta mo i po i m) p e tr a. i o ba s a eve d eo v a. a~( t) t \jiti i sk )r b: ti

Introduzione

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togda gl a i m) i" s pr isk )r b|a &st) do u {a moq do s) m|r ti poji d: te s| de. i b) dite s) m) o + i pr :{ | d) ma lo. pade ic|. mo l( s( i gl q o ~ e mo i. a} e v) mo j|o & st). da mi mo ide t| o t ) m ee ~ a{ a si o ba~ e. e q k o j e a ) h o } \ . ) q k o j e t . q v i j e s ( & m o u a g l ) s ) b se ou kr :plq` i i b y v) v) podvi:. pr il:j|:q mol:a{ esq i b y st| po t) & g o . qk o k apl : k r )vi. k apl+ } a ` a e m l < i v)s t av) o t) mo li t v pr i de k ) ou ~e ik o m ) i o br : t e ` s) p(} ( i gl a si moou p et r ou t ak o li e v)mojete &diog o ~asa b) d:ti s) m)o+. b)dite i molite s (. da e v)idete v) apa st| dh ) bo &st| b)dr ) a pl)t| emo}|a pa k v)tor oq {| d). po moli s( gl q o~ e moi. a} e e mojet) si ~ a {a mimoiti ot) me e a} e e pi+ &`. b \di vo lq tvo q i pr i{| d) p ak obr :te ` s)p (}( . b:s te bo im) o~i ot(g)~e: i ostaviv) `. pak {)d) s( po mo li i s( tr e ti&&. ~lov:~|ski tojde slo vo s( r ek) v) togda r \c: pr ide k ) ou ~eikom) svoim) i gl a im) s)pite pr o~e& i po~ivaete se pr ibliji ~as) s ) pr :da&t| gr :{|y ih). v) st a: te i d : m) se pr i b l iji s( pr : da ` i m ( i & } e g l + } o u q mo u . se i< da &di) ot) obo+ a des(te pr ide. i s) im| ar od) m)og). s) o r \jii. i dr |k o l| mi. o t) ar hier ei i star |c | l< d|sk i h). pr : da `i je &go da st| i m) a meie g l q. &goje a} e lob)j\. t) & st) i m:te &go i ab i & pr is t\p l| k ) i " so u sovi r e ~e & m ou r ado u i s( ravvi i o b lob a i. i" s je r e~e &mou dr ou je a &je &si pr i{|l) togda je pr ist\p l|{ e. v) lo ji { ( r \ c : a i " sa. i ` {( &g o i se & di ) o t)

s\}ih) s) i " s)m|. pr ost|r ) r \k\. i ivl:~e oj| svoi i ou dar | r aba ar hier eo v a. i o u r : a & mo u o u ho t)g da g l a & mo u i" s v) vr a ti o j| tvoi v) svo & m:sto. v|s i bo pr ii m) {ei oj|. ojem| po g b \t| ili m| it| ti s(. q k o e m o g \. o u mo l iti o c a mo & g o i pr istavit| m ): v(}e e je li . v" . leg eo a ag l) k ako ou bo s)b \d\t| s ( k)ig . qko t ak o po do b aa { e b ti v) t ) ~ as). r e ~ e i " s ar o do m) qk o a r a bo i ik a li iidoste. s) or \jii i dr |kol| mi `ti m(. po v|s( d|i pr i vas) s: d: ah) v) cr k vi ou ~ (. i e `ste mee se je v|s e bst|. da s) b \d\t| s( k)ig pr or o~|sk` togda ou ~eici v|si. ostavl|{e i b:ja {( oi je i m) {e i"s a. v: do { ( k ) k aiqf: ar h ier e o vi. i d ej e k ) ( i i st ar |c i

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Il paleoslavo

l< d|sc i s)b|r a{ ( s( p e tr ) je i d:a { e po & m | i d al e ~ e. do d vo r a ar hie r e o va. i v) {| d ) \ tr |. s: d: a{ e s) slo u g a mi. vi d: ti k o | ~ i \ ar hier ei je i st ar |ci. i s)bor ) v|s|. iskaa h\ l)ja s)v:d:tel|stva a i" sa. qko da ou bi+t| i. i e obr :to{(. i m)ogom) l)jem) s) v: d: tel & m) pr ist \p l|{e m). pos l: d| j e pr i st\p l|{ a d) va l) ja s)v: d :t e l q r :k o s ta s| r e ~e . mo g \ r a o r iti c r k v | bj i+ . i tr | mi d|| mi s)) dati + i v)sta v) ar hier ei r e~e &m ou i~esoje li e ot)v:}a va &{i ~| to si a t( s)v:d:te l|stvou +t|. i" s je ml)~ aa{e. i o t)v: } a v) ar h ier e i r e ~ e & mo u . ak l i a+ t( b m | jiv i m|. d a r e ~ e { i am). a}e t &si hs ). s ) bj ii gl a & mou i" s. t r e~e oba ~e gl < v am) ot)sel: ou |r ite s a ~l ~|skaago. s:d(}a odes \+ sil. i id \}a a oblac :h) e bes| y ih). to gda ar hier ei r astr |a r i svo ` gl q. qko ho u l \ r e ~ e. ~ |to & } e tr : bo u ete s) v: d: tel| se : sl { as te . ho u l \ &g o ~|to s( vam ) m|i t| o i je o t) v: } a v) {e r ek o {( po vi |) s) m|r ti &st| togda ap l|va{( lice &mou . i p akosti &m ou d:q {(. ovi je a la it \ o u d ar i { ( g l + } e . pr o r | c i am ) he . k )to & st) o u d ar ii t( petr ) j e v) : s:d:a{ e a dvor : i pr ist\pi k) & mou & di a r ab i. g l + } i i t b : s ) i " sso m | g a l i l e i s k i m | o ) j e o t ) v r | j e s ( . p r : d ) v|s:mi. gl q. e v: m| ~|to gl &{i i i{| d){ou &mou v) vr ata ou |r : i d r o u g a q . i g l a i m ) t o u i s | b : s ) i " s)m | a a r a i ) m | i p a k o t)v|r j e s( s) k l ( t vo + . qk o e a< ~l k a e po m)ogou je. pr ist\p l| { e sto`}ii r ek o{( petr o vi. v) isti \ i t ot) i h) &si ibo bes:da tvo q. qv: t( tvor it|. to gda a~(t) r otiti s( i k l(ti qk o e a< ~lo v:k a i abi & k o u r ) v) g l asi i po m( \ pe tr ) g l ) i " sov). &j e r e ~e & mo u . qko pr :jde d aj e kou r ) e v)glasi t|. tr i kr at o t ) v | r j e { i s ( m e e . i i { | d ) v ) ) p l a k a s ( g o r | k o (Matteo 26:31-75).

I tratti slavo orientali sono molto pi evidenti nellArchangelskoe evangelie (1092), un aprakos di modesta fattura, destinato evidentemente a essere utilizzato in chiesa. Riporto per un confronto un breve passo:
T)gda gl a im) "s . vsi v s)blaite s( o m: v) si< o}|. pisao bo &st) po r aj < pas to u ha. i r a i do u t| s( ov|ca stad|y q. po v)sk r |se ii je mo & m| va r (< vas) v) g ag i lei. o t )v:} a v) je pe tr ) r e ~ e

Introduzione

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&mou . a}e i vsi s)bla(t| s( o tob: a). ikolije e s)blaj< s(. r e~e je & mou "s . a m ) gl < teb:. qko v) si< o}|. pr :je da je kou r ) e v)spo &t|. tr i {| do u ot) v|r je{i s( mee. g l a & mou pe tr ). a}e mi s ( lou ~it| s) tobo< i ou ~eici r eko{(. ou mer eti. e ot)v|r gou s( tebe. tako je i vs t)gd a pride s) imi "s v) v|s| ar ica &mu

< . ge# si m ai. i gl a o u~e i kom). s(d:te tou . dodeje {| d). po mo l< s( tamo. i poim) petr a i oba s a eve deov a. i a~a sk)r b:ti i tou ji ti. t)gda gl a im) "s ). pr isk|r b|a &st) d{ a moq do s)m|r ti. pr eboud :te s| de. i b) di te s) mo< . i pr e{| d) ma lo p ade ic |. mol( s( i g l q. o~ e moi. a}e v) mo j|o &st). da pr e miet| ot) mee ~a {a si. oba~ e e qkoje a) pot) &g o . qk o k a pl q k r ) vi. k apl< } e a em l < . ho~< . ) qkoje t . qvi je s( &mou ag l) s) b se . o u k r : p l q q & g o . i b v ) v ) p o d v i : . p r i l : j | o m o l ( q { e s q . i b

Qui le nasali sono scomparse, il grafema <( > variante di <q > in posizione post consonantica (v a r ( < , s ) b l a ( t | , s ( , r e k o { ( , m o l ( ). Gli jer in posizione debole possono mancare (m : , m o < , v s i ). I riflessi delle ridotte con le liquide sono slavo orientali: o t ) v | r j e { i , o t ) v | r g o u , o t ) v | r j e s ( ,
s k | r b : t i , p r i s k | r b | a , s ) m | r t i . La terminazione -) m | , -| m | nello S sg dei

temi in *o utilizzata nella totalit delle occorrenze, mentre sono pochi i casi di -: < *jans, *jo ns (jat terzo): s t o: m ~ c : per s v ( t o ` m o u ~ e i c ( ,
e d : l : , a h a r i : (G sg f). Ricorrono russismi come p r : j e , o t o b : , h o ~ < .

Verso la fine dellXI secolo si stabilizzano criteri di adattamento dei protografi slavo meridionali riguardanti lortografia e in misura minore la morfologia (meccanismo detto adaptacija), un sistema di regole che sta a significare la nascita della redazione slava orientale dello slavo ecclesiastico 77:

77 I. Toth propone di definire russkij izvod la prima fase delladattamento del paleoslavo

in area slava orientale, caratterizzata dalla comparsa sporadica e non coerente di russismi (Ostromirovo Evangelie, Pandette di Antioco), e russkaja redakcija la fase successiva, in cui la russificazione ha carattere coerente e normativo. A questa seconda fase apparterrebbero per esempio lArchangelskoe evangelie (1092) e le Menee degli anni 1095-96 (I. Toth, Russkaja redakcija drevnebolgarskogo jazyka v konce XI-naale XII vv., Sofija 1985, p. 333).

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Il paleoslavo

ortoepia (pronuncia dotta) g = [g] # = [f] (e non [t]) } = [sc] e dopo # = [e] nei grecismi e in alcune parole; [je] negli altri casi = [u]; [v] dopo V | = [e]; ) = [o] in tutte le posizioni \ , + = [u], [ju] ; ( , ` = [ja] in tutte le posizioni ortografia *o = <o u > *o = << > *e = <q > (<a > dopo scibilanti e c) *e = <q > (<a > dopo scibilanti e c) *dj = <j > il grafema <\ > viene sporadicamente utilizzato come variante di << > il grafema <+ > scompare <( > viene normalizzato come variante di posizione <( > viene normalizzato come variante di posizione i codici pi antichi, che riflettono il protografo slavo meridionale, utilizzano tanto <j d > che <j >, ma questa seconda forma prevale. sono presenti anche le grafie <j g > (Novgorod e Pskov) e <j ~ > (Rus meridionale) la grafia <{ t > caratterizza i codici pi antichi. Poi prevale il grafema <} > (pronuncia [s ts ]) con la variante <{ ~ > (Rus meridionale) il nesso <| l > possibile solo dopo scibilante. Altrimenti la grafia riflette la velarizzazione di [l] > [] della lingua parlata. La grafia <) r ) >, <| r | >, <) l ) > frutto di contaminazione (<) r > + <r ) >) probabilmente dovuto alla pronuncia dura degli slavi meridionali: [re] morfologia *jans (G sg, NA pl f ) = -q , -: (jat terzo) *jo ns (A pl m) = -q , -: (jat terzo) *om , *jom (S sg m) = -) m | , -| m | D sg m (forma det.) = -o m o u , -e m o u 3 sg e pl del presente = -t | sono ammesse entrambe le varianti sono ammesse entrambe le varianti evoluzione comune allo slavo ecclesiastico di redazione meridionale probabile conservazione di una forma pi arcaica

*zdj, *zgj, *zg + V anteriore = <j d > *tj; *kt + V anteriore; *stj; *skj; *sk + V anteriore = <} > *r, *r; *l, *l = <) r >, <) r ) >, <| r >, <| r | >, <) l >, <) l ) >

*telt; *tert = <l:>, <r e >

Introduzione

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3 sg e pl dellimperfetto = -t | (v i d q a { e t | , v i d q a h o u t | ) 3 sg dellaoristo = -t | (o t ) i d e t | , pr iqt|) tema dellimperfetto = suffisso -q a suffisso di appartenenza = -q -

probabile contaminazione di presente e imperfetto NB: sono rarissimi gli aoristi sigmatici I probabile riflesso della pronuncia slavo meridionale di <: a > = [jaa] probabile riflesso della pronuncia slavo meridionale di <: a > = [jaa]

Lo slavo ecclesiastico di redazione russa non era unitario: la mancanza di centralizzazione della vita politica e culturale fa s che centri diversi utilizzino varianti locali che riflettono diverse realt dialettali e diverse tradizioni scrittorie (diverse modalit di adaptacija):
lo slavo ecclesiastico dei testi importati dalla Bulgaria [...] si articol in diverse lingue. In altre parole, ogni regione diede origine, nei testi slavo ecclesiastici, a una sua propria lingua78.

Questo vale naturalmente, pi ancora che per i testi ricopiati e adattati da originali slavo meridionali, per quelli composti ex novo nella Slavia orientale: in mancanza di scuole e di grammatiche, la padronanza dello slavo ecclesiastico dipendeva esclusivamente dalla competenza passiva dello scrivente, quindi dalla ricchezza delle sue letture e dalla sua memoria. Questa modalit di apprendimento dello slavo ecclesiastico determina le caratteristiche della lingua in cui vengono scritti i testi originali, quelli cio che non sono copie di un antigrafo. Laddove la memoria non soccorre lo scrivente con materiale testuale gi pronto il ricorso allesperienza linguistica natia, e con quella la penetrazione nel testo di forme locali, inevitabile79. 8. Lo slavo ecclesiastico ibrido Lultima trasformazione comune a tutti i dialetti slavi la caduta delle vocali ridotte (XII secolo). A partire da questo momento la separazione dei dialetti slavo-orientali da quelli occidentali e meridionali si fa definitiva: si conclude il periodo pi antico, slavo-comune o, secondo unaltra terminologia,
78 A. I. Sobolevskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka, L. 1980, p. 33. 79 V. M. ivov, Jazyk i kultura v Rossii XVIII veka, cit., p. 23.

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Il paleoslavo

alto antico-russo della storia della lingua russa e inizia quello slavo-orientale comune (o tardo antico-russo). Il periodo slavo orientale comune caratterizzato da una serie di innovazioni comuni a tutti i dialetti slavoorientali: lo sviluppo della correlazione di mollezza, conseguente alla caduta delle vocali ridotte, il passaggio dallaccento tonico a quello intensivo (dinamico) mobile, la riorganizzazione dei paradigmi nominali e pronominali, la perdita del vocativo e del duale, la definitiva scomparsa dalla lingua parlata dellaoristo e dellimperfetto, la perdita del supino, la riorganizzazione del sistema dei tempi verbali, la trasformazione dei participi in gerundi eccetera. La caduta e la vocalizzazione degli jer provocano conseguenze nella pronuncia della lingua parlata, che presto si riflettono nella pronuncia dotta e quindi nellortografia dotta: se sino alla met del XII secolo non si osserva omissione degli jer come tradizione ortografica (se non in alcune parole quali k t o , m o g o , k q | , k i g a , v s -) perch, basandosi sulla pronuncia nativa e non su quella dotta (dove | = [e]; ) = [o] in tutte le posizioni), gli slavi orientali sanno dove scrivere jer, alla met del XIII secolo i copisti, basandosi come prima sulla propria pronuncia nativa, scrivono <e >, <o > laddove gli jer si sono vocalizzati, e non scrivono nulla laddove gli jer sono caduti (se non occasionalmente in fine di parola con funzione separativa, per tradizionalismo grafico o per influsso del protografo)80. Nelle parlate meridionali allinterno delle nuove sillabe chiuse nate dalla caduta degli jer la [e] si chiude e tende a una pronuncia dittongale [ie] riflessa nella grafia <: >: k a m : | pietra, o u ~ i t : l | maestro, p r i d : t | giunger, b
o u d : t | sar, m o j : t | pu.

Nella stessa posizione nasce lopposizione tra [] aperta e [o] chiusa, che si riflette nella distribuzione delle grafie <o > e <w >, di cui la seconda indica in molte tradizioni scrittorie la [o] dalla pronuncia lunga e dittongale: [uo].
80 Laddove la pronuncia dotta prevede il mantenimento degli jer in posizione debole questi continuano a essere pronunciati [o] e [e] e resi graficamente <o > e <e >. Si formano cos in russo coppie del tipo / , che specializzano significati propri (qui levarsi nel senso di insorgere vs levarsi nel senso di alzarsi): N. N. Durnovo, Slavjanskoe pravopisanie X-XII vv., cit., pp. 671-672.

Introduzione

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parlate meridionali

parlate settentrionali

[] <o > o atona o sotto accento automatico o in sillaba aperta vocalizzato o atona o sotto accento automatico o in sillaba aperta vocalizzato e dopo C palatale davanti a V non anteriore

[o] <w > o dotato di accento autonomo o in sillaba chiusa

o dotato di accento autonomo o in sillaba chiusa

Il N sg m degli aggettivi assume la terminazione -o i , -e i , che pu variare con - i , -i i . I participi perfetti del tipo *mogl, *pekl semplificano il nesso consonantico della nuova sillaba chiusa: m o g ) che ha potuto, p e k ) che ha cotto (lo jer non pi vocale, ma segnala la fine della parola). A livello grafico, si accentua la de-grecizzazione e de-meridionalizzazione delle grafie: <u > (equivalente slavo di u) cessa di essere utilizzato nei grecismi per diventare variante di <o u >, <' > da utilizzare dopo consonante. Cessa definitivamente lutilizzo del grafema <\ >, il nesso <j d > e cos via. Alla met del XIII secolo si afferma una nuova norma (pozdnerusskaja) ampiamente aperta alle innovazioni locali. Ci non di meno, la distanza tra la lingua dei codici e lesperienza linguistica viva del copista aumenta. Nonostante la grande trasformazione che le parlate slave hanno conosciuto dai tempi di Cirillo e Metodio, la comprensione dello slavo ecclesiastico continua a basarsi sostanzialmente sulle competenze linguistiche native. I punti difficili (le forme assenti nella lingua viva) vengono mentalmente tradotti, correlati a forme corrispondenti della lingua parlata (meccanismo di peresc et), e si fissano nella memoria come segni caratteristici dei testi scritti in lingua dotta (indici dotti). Anche esclusivamente dellesperienza di la competenza attiva si avvale non possedendo strumenti lettura:

grammaticali atti a generare paradigmi corretti, lo scrivente riproduce sintagmi e stilemi dei testi che conosce meglio e che considera pi autorevoli: Sacre Scritture, libri liturgici. Naturalmente, la buona riuscita dellimpresa dipende, oltre che dalla sua cultura e dalla sua memoria, dal carattere del testo

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Il paleoslavo

che si ripromette di comporre: se si tratta di un testo totalmente convenzionale, di un mosaico di citazioni, il risultato buono: la lingua sar praticamente la stessa dei testi modello, salvo occasionali errori. Se si tratta di un testo con un alto tasso di infomativit (narrativit), far fatica a ritrovare nella memoria qualcosa che esprima proprio ci che ha in mente, dovr fatalmente ricorrere alla lingua parlata e correggerla grazie alle tecniche di conversione (pereset) che utilizza normalmente nella lettura. Il risultato sar una lingua molto diversa da quella dei testi modello, uno slavo ibrido, caratterizzato dalla presenza di indici dotti. Tratti specifici dello slavo ibrido sono la confusione delle terminazioni -{ e (2 sg imperfetto), -{ a (3 pl aoristo), -{ e (N pl participio), -h ) (1 sg aoristo), -h o u (3 pl imperfetto), luso sistematico dei participi con funzione di tempo finito, laccostamento immotivato di perfetto, imperfetto, aoristo nelle sequenze narrative81. A consolidare la distanza tra la lingua dei testi originali e quella del corpus dei pi autorevoli testi modello interviene un ulteriore fattore: pur costituendo serbatoi di forme linguisticamente corrette, questi ultimi appartengono infatti a generi letterari diversi da quelli, pi specifici, su cui si orienta
81 V. M. ivov, Jazyk i kultura v Rossii XVIII veka, cit., p. 31 sgg. Poco rilevanti ai fini

dellinterferenza tra slavo ecclesiastico e parlate slave orientali restano il lessico e la sintassi, per la evidente impossibilit di comparare la sintassi tipicamente orale delle parlate slave orientali e dei testi tradizionali ad essa ispirati (codici giuridici e simili) con quella colta e grecizzante dello slavo ecclesiastico. Gli slavi meridionali utilizzano nelle oggettive la costruzione d a + presente (del tipo: " i { e d ) { e p r o p o v : d a a h \ d a p o k a + t ) s ( , Marco 6:12, Codex Marianus), e nelle finali la costruzione col condizionale (del tipo: " d r ) j a a h \ i d a e b i o t ) { e l ) o t ) i h ) , Luca 4:42, Codex Marianus), gli slavi orientali utilizzano il condizionale sia nelle oggettive che nelle finali, ammettendo anche la costruzione con linfinito (del tipo: a b y e d i o m o u v l a s t | p r i q t i : Cronaca Laurenziana, anno 1186). Il famoso slogan , di chiara impronta slavo ecclesiastica, tradotto in russo antico suonerebbe a s v : t s k : i v o l o s t i d o r o v : b y t i . Tipici russismi (volgarismi) sono il nominativo del complemento oggetto con prolessi ( ), il nominativo del complemento oggetto nelle elencazioni (il primo oggetto dellelenco in accusativo, tutti i successivi in nominativo), la ripetizione delle preposizioni, luso della congiunzione a con funzione puramente congiuntiva. Si tratta di forme sintattiche del parlato che si riflettono nelle gramoty su betulla di Novgorod e nei testi pratici e amministrativi, ma non in quelli dotti.

Introduzione

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chi scrive: omelie per lomileta, agiografie per lagiografo, cronache per il cronista. Si affianca cos ai testi modello una tradizione testuale specifica, la cui rilevanza per lo scrivente duplice: da un lato, omelie, cronache, agiografie costituiscono i modelli retorici a cui guarda, dallaltro incarnano il bagaglio di letture che ne ha formato la competenza professionale. Quando questi modelli concreti sono a loro volta testi originali, prodotti cio nella Slavia orientale, lo scrivente si trova a fare i conti con una tradizione, ai suoi occhi assolutamente autorevole, che presenta tracce anche consistenti di adattamento linguistico. Agiografie e cronache in particolare non si sono orientate, almeno per i primi secoli, su modelli bizantini: lalto tasso di narrativit e la mancanza di modelli hanno generato la necessit di un largo ricorso al meccanismo del peresc et, e quindi a varie forme di contaminazione linguistica, che vengono riprese e perpetuate da agiografi e annalisti quali caratteristiche specifiche di quel tipo di testi. Poco alla volta si costituisce una sorta di tradizione linguistica ibrida, parallela a quella tradizionale orientata sui testi modello, destinata nei secoli a consolidarsi. 9. La II Influenza slava meridionale A partire dalla met del secolo XIV ladattamento dello slavo ecclesiastico alla situazione linguistica slava orientale, la nascita di redazioni locali dello slavo ecclesiastico e di diversi registri ibridi vengono percepiti in termini di corruzione, come riflesso di secoli di confusione e decadenza. La ridefinizione dellidentit, vuoi per i moscoviti vittoriosi a Kulikovo, vuoi per i ruteni che entrano a far parte di entit statali multietniche quali la Lituania e la Polonia, passa anche attraverso la restaurazione puristica e la tentata riunificazione linguistica. Si tratta di un processo che era gi iniziato nei Balcani, con epicentro a Veliko Ta rnovo e a Rezava: grazie alla fioritura del II Impero bulgaro e della Serbia dei Nemanja e in virt dei mai interrotti rapporti con Bisanzio, gli Slavi meridionali stavano vivendo quello che molti studiosi hanno definito prerinascimento, ma che pare pi opportuno definire con Picchio rinascita

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Il paleoslavo

slava ortodossa82. Al centro di questo rinnovamento spirituale la filologia e la riflessione linguistica si coniugavano infatti alla dottrina esicasta e al controllo scrupoloso delle traduzioni sacre (ispravlenie knig):
The Hesychast method of prayer and the doctrinal implications derived from its practice had a decisive impact on the language beliefs and literary activity of the Balkan Slavs. From the monasteries of Mount Athos, Paroria and Kilifarevo emanated a message of spiritual renewal and a new ideological attitude conditioned by the Hesychasts insistence on the need to restore traditional models of linguistic and literary purity. In these and other centers of Greco-Slavic collaboration questions were raised regarding the prestige of Church Slavonic and its ability to render the conceptual subleties of Christian doctrine. In defence of Orthodoxs dogmas Greek-speaking monks and churchmen demanded a thorough reassessment of the role of Church Slavonic and of its relationship to Greek83.

Questa nuova fase evolutiva dello slavo ecclesiastico, che Mathiesen


82 La questione stata ampiamente dibattuta sotto molti aspetti, che vanno dalla opportunit

di definire rinascimenti fenomeni culturali diversi dal Rinascimento per antonomasia (quello italiano), alla possibilit specifica di individuare un rinascimento nei paesi slavi ortodossi. Il dibattito, che si svolto senza soste per un trentennio, dal 1958, quando il punto viene messo allo.d.g. del MKS, al 1988, quando Graciotti ne tira le somme, non ha prodotto una formulazione accettata da tutti: R. Picchio, Prerinascimento est-europeo e Rinascita slava ortodossa, in Ricerche Slavistiche 6 (1958), pp. 185-199; Id., On Russian Humanism: The Philological Review, in Slavia, XLIV (1975), 2, 161-171; D. S. Lichaev, Nekotorye zadaci izucenija vtorogo juznoslavjanskogo vlijanija v Rossii, in Issledovanija po slavjanskomu literaturovedeniju i folkloristike. Doklady sovetskich uc enych na IV MSS (1958), Moskva 1960 (ora in D. S. Lichac ev, Issledovanija po drevnerusskoj literature, Moskva 1986, pp. 7-56); Id., Neskolko zamec anij po povodu stati Rikkardo Pikkio, TODRL, t. XVII, 1961, pp. 675-680; Id., Russkoe predvozroz denie v istorii mirovoj kultury (konspektivnoe izloz enie koncepcii), Istoriko-filologic eskie issledovanija. Sbornik statej pamjati akademika N. I. Konrada, Moskva 1974, pp. 17-26; K. Stanc ev, Scuola di Evtimij, Slavia orthodoxa e Rinascimento italiano: relazioni e opposizioni tipologiche, Atti dellVIII Congresso Internazionale di Studi sullAlto Medioevo, Spoleto 1983, pp. 319-330; S. Graciotti, Il Rinascimento nei paesi slavi, Europa Orientalis VII (1988), pp. 215-258; Id., Introduzione a: Goleniev-Kutuzov, Il Rinascimento italiano e le letterature slave dei secoli XV e XVI, Milano 1973, pp. 329; V. M. ivov, Gumanistic eskaja tradicija v razvitii grammatic eskogo podchoda k slavjanskim literaturnym jazykam v XV-XVII vv., Slavjanskoe jazykoznanie. XI MSS, Moskva 1993, pp. 106-121.
83 H. Goldblatt, The Church Slavonic Language Question in the Fourteenth and the

Fifteenth Centuries: Constantine Kosteneckis Skazanie izjavljenno o pismenex, in Aspects of the Slavic Language Question, cit., vol. I, pp. 67-68.

Introduzione

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classifica

come

medioslavo

(Middle

Church

Slavonic)

si

collega

tradizionalmente alla figura del Patriarca Eutimio. Dopo aver trascorso molti anni nei monasteri dellAthos e di Costantinopoli, Eutimio avrebbe animato a Ta rnovo una scuola impegnata nella restaurazione puristica della lingua e nella verifica delle traduzioni slave sugli originali greci, con la nuova traduzione dei testi giudicati insoddisfacenti e lintroduzione di nuove norme ortografiche e grammaticali intese a garantire alla lingua correttezza e uniformit. Caratteristico della scuola sarebbe stato lo stile detto intreccio di parole (pletenie sloves), che mirava a controllare la lingua (e il pensiero) attraverso luso di frequenti ripetizioni, figure etimologiche, allitterazioni, parallelismi sintattici. Gli studi degli ultimi anni tendono in verit a ridimensionare il ruolo di Eutimio, antedatano linizio del processo di revisione dei libri liturgici, sottolineano la continuit tra la scuola di Ta rnovo e quella di Preslav, minimizzano limportanza dellesicasmo quale stimolo alla riforma della lingua84. Nondimeno, fuor di dubbio che nella Slavia orientale la rinascita slava ortodossa si avvalga dellesperienza balcanica: la redazione slava meridionale dello slavo ecclesiastico, libera da russismi, appare pi pura, pi aderente allantico slavo. Normalizzati, verificati sul greco, retoricamente complessi, i testi slavo meridionali sembrano ideali testi modello. Resiste quindi, per caratterizzare questa fase della storia culturale slava orientale, la definizione di II Influenza slava meridionale (la prima influenza quella del 988), anche se vieppi contestata nella formulazione e nella sostanza, sia alla luce del ridimensionamento della riforma eutimiana, sia per ci che concerne lidea stessa di influenza, ossia di un intervento esterno, quasi meccanico, della Balcania sulla Slavia orientale. Come nel dibattito sul rinascimento, cos qui si fa appello alla tipologia della cultura, alla regolarit
84 Tra gli iniziatori di questa linea interpretativa si colloca D. Talev, secondo cui non ci fu nessuna riforma ortografica ad opera del patriarca Eutimio di Trnovo. La sua revisione ortografica e grammaticale della lingua letteraria bulgara uno dei tanti miti ottocenteschi, creati quando si sapeva molto poco dellintera epoca (I. V. Talev, Some problems of the Second South Slavic influence in Russia, Mnchen 1973, p. 174).

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Il paleoslavo

con cui, in alcuni frangenti culturali, la permeabilit della lingua colta alluso viene sentita come corruzione:
cos viene percepito il greco bizantino dai contemporanei, innamorati della erudizione antica, cos viene visto il latino medievale dagli umanisti [] Nella Rus moscovita questo frangente si realizza alla fine del XIV secolo, quando la compattezza del mondo ortodosso diviene preoccupazione comune di Costantinopoli e dei paesi slavi [] il processo che ne viene messo in moto si definisce tradizionalmente seconda influenza slava meridionale, ma da tempo ormai sarebbe opportuno trovare una definizione pi calzante [] elemento fondamentale della seconda influenza slava meridionale il ribaltamento assiologico del rapporto tra uso e lingua dotta, laddove linfluenza esterna (quella della tradizione dotta slava meridionale) resta sullo sfondo, un fenomeno secondario provocato dalla ricerca di un modello nuovo, esente da corruzione85.

Lanalisi dei codici esemplati nella Slavia orientale, per esempio quelli contenenti le opere del serbo Pachomio il Logoteta, evidenzia del resto come anche i massimi campioni86 della II influenza si sforzino di adattare le proprie abitudini scrittorie a quelle in uso nelle terre in cui si trovano a operare. Fine dei dotti slavi sarebbe stata dunque non gi ladozione di ununica norma, obiettivo tecnicamente impossibile per la comunit erudita della Slavia ortodossa, quanto la diffusione di un atteggiamento responsabile nei confronti del segno linguistico, di cui si afferma la non convenzionalit:
Although Middle Church Slavonic was in theory not only a vehicle of communication and communion with men and God, but also a sort of icon for theological orthodoxy, it did not have to be standardized in every detail. What was required was only that potentially heretical ambiguities be avoided. Thus it was necessary to distinguish in every variety of Church Slavonic between the reflex of [je zyk] with the meaning of Greek eqno" and the reflex of [jezyk] with the meaning of Greek glw`ssa, but it was not necessary that all users of Church Slavonic make this distinction in precisely the same way. The Euthymian metalinguistic doctrine was not inherently unfavorable to the continued exixstence of a plethora of different varieties of Church Slavonic, and it allowed each of these varieties as much of its old flexibility to respond
85 V. M. ivov, Jazyk i kultura v Rossii XVIII veka, cit., p. 42. 86 Tali sono considerati i due metropoliti di origine bulgara Kiprian (1330-1406) e Grigorij

Camblak (1365-1419), Pachomij Logofet (1400-1484) e, unico russo, Epifanij Premudrij (13501422).

Introduzione

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the changes in vernacular Slavic as was compatible with the need to avoid potentially heretical ambiguities87.

Le innovazioni legate alla cosiddetta II Influenza slava meridionale sono molteplici, e riguardano numerosi aspetti della organizzazione della cultura, tanto da poter far parlare di una vera e propria moda: dalla adozione di una nuova grafica (semionciale inclinato a sinistra e corsivo, nuovo disegno di molte lettere) e di nuovi motivi ornamentali nella confezione dei codici alla introduzione di nuove tecniche iconografiche, dalla organizzazione delle cancellerie alla distinzione funzionale tra codici e rotoli. Per ci che concerne laspetto propriamente linguistico, le novit si articolano su due livelli: da un lato cambia latteggiamento nei confronti della lingua dotta, che viene volutamente allontanata da quella viva, depurata dei russismi (cosa che a livello lessicale comporta la creazione di una messe di neologismi dotti), riportata nella misura del possibile alla sua veste originaria con il rinnovato uso del duale, dellaoristo e delle forme non contratte dellimperfetto (meccanismo che potremmo definire di de-adaptacija), dallaltro si sottolinea il legame tra lo slavo ecclesiastico e il greco, con innovazioni che investono tanto la grafica (si introducono nuovi segni di interpunzione, quali la virgola, il punto e virgola con valore interrogativo, il trattino per segnalare landata a capo, si afferma lutilizzo regolare di accenti e spiriti e una nuova regolamentazione delluso delle abbreviature), quanto lortografia, la morfologia e la sintassi. Infine, viene importato dalla Slavia meridionale il gusto per una sofisticata organizzazione retorica del discorso (il gi ricordato intreccio di parole) e un nuovo atteggiamento nei confronti del testo: se prima il copista doveva ricopiare correggendo, ora deve ricopiare fedelmente.
Arcaizzazione della grafia e adozione di usi grafici dello slavo ecclesiastico di redazione meridionale - reintroduzione del grafema <\ > con valore [u] - reintroduzione del grafema < > con valore [z] in alcuni lessemi ( : l w ; l o ) - introduzione del grafema <z > variante di < > con valore [z] - introduzione del grafema <m> variante di <t > con valore [t]
87 R. Mathiesen, The Church Slavonic Language Question, cit., pp. 60-61.

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Arcaizzazione della grafia e adozione di usi grafici dello slavo ecclesiastico di redazione meridionale - reintroduzione del grafema < > (o ocnoe) con valore [o] in determinate parole (o k o ) - codificazione della grafia <y > invece di < > per [y] - scomparsa del grafema <& >, che pu essere sostituito da <> (e jakornoe) - reintroduzione della grafia <r : > invece che <r e > negli esiti *tert - reintroduzione di <j d > come esito di *dj - attribuzione del valore numerico 900 alla lettera c (precedentemente 900 = ( ) - zijanie: <a > invece di <q > in posizione postvocalica (v s e a invece di v s e q ) - distribuzione degli jer: in fine di parola sempre <| > (per e ), nel corpo della parola sempre <) > (per , , ma anche per e < vocalizzato e per o < vocalizzato). Si ripristina anche la resa grafica delle sonoranti: i nessi <r ) >, <l ) > sostituiscono quelli tradizionali moscoviti <| r >, <e r >, <o r >, <o l > - distribuzione dei grafemi <i> e <i > (davanti a vocale sempre <i>) - distribuzione dei grafemi <' >, <o u >, <u >: la vecchia regola, che prevedeva <o u >, <' > dopo #, <u > nelle restanti posizioni, sostituita da una nuova regola che prevede luso di <o u > dopo # e di <' > nelle altre posizioni - regolamentazione della grafia <o u >, << > in posizione iniziale di parola secondo luso slavo meridionale Trascrizione dei grecismi - si ripristina luso di <$ >, < > (per y, x), quasi scomparsi nei secc. XIII-XIV - si regolamenta luso di <# >, < >, <w > (per q, u, w) in piena aderenza alla grafia greca - si ripristina luso del grafema < > (izica) con pronuncia [u] (precedentemente <u > con pronuncia [u]) - si adotta lortografia greca del nesso [ng]: a g g e l | (cfr. aggelo), e a g g e l i e - si riflette la pronuncia greca dei nessi [nt], [mp]: a d o ii , o l m b ) Innovazioni morfologiche - vocativo con funzione di nominativo - riorganizzazione del paradigma plurale dei temi in *u con la generalizzazione del suffisso -ov- in tutti i casi tranne lo strumentale - nuove forme di possessivo: e g o v | , e g o v a , e g o v o ; t o g o v | , eccetera - nuove forme del plurale dei numerali: t r i e h ) ecc. Innovazioni sintattiche - negazione semplice - genitivo esclamativo (o + G = o s l a v !)

Strumenti per il corretto utilizzo di questa lingua sono come sempre la cultura degli scriventi, la conoscenza del greco e la consuetudine con i testi modello. solo nel secolo seguente che il problema di possedere vere grammatiche dello slavo ecclesiastico viene riconosciuto e, gradatamente, risolto (il trattato

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di Kostenecki, o laltrettanto celebre O osmi c astech rei, non affrontavano il problema della normalizzazione grammaticale). Nel XV secolo ci si sforza essenzialmente di normalizzare lortografia secondo il principio greco dellantivstoicon (contrapposizione): si differenziano graficamente gli omonimi (m i r pace e m " r cosmo), le forme grammaticali coincidenti (s t o l ) trono N sg e s t w l ) dei troni G pl, a g g l o m | tramite un angelo S sg e a g g e l w m ) agli angeli D pl), i differenti significati di uno stesso lessema (q k ) popolo e ( k ) lingua). In Moscovia le parole che ricevono una nuova forma (accentuale o grafica) si trovano a coesistere con i loro omonimi non riformati, dando luogo a una distribuzione complementare a livello semantico (per esempio la specializzazione delle pronunce Mrija e Marja, Sfija e Sofja). Questo poderoso sforzo di normalizzazione porta alle stelle lidea della non convenzionalit del segno linguistico. Non tutta la produzione letteraria del XV secolo adotta come ideale questo standard di slavo ecclesiastico dotto de-adattato e restaurato puristicamente: parallelamente si continua a ricopiare codici che non presentano tracce di deadattamento (per esempio la Vita di Andrej Jurodivyj) e a utilizzare lo slavo ibrido (per esempio la Vita di Michail Klopskij), separato da quello standard da un fossato sempre pi ampio (varjativnost vs normalizzazione). 10. Redazione rutena e redazione moscovita dello slavo ecclesiastico Fondamentale per la storia dello slavo ecclesiastico in area orientale il coagularsi di due entit politiche e culturali ben distinte: la Moscovia e la Lituania. Dopo Kulikovo ha inizio a nord-est linarrestabile ascesa del principato di Mosca, che nel XIV secolo consolida il proprio potere sul territorio di Rostov-Suzdal, nel XV conquista Novgorod e allinizio del XVI annette Rjazan e Pskov, estendendo cos il proprio dominio a tutta larea orientale. Contemporaneamente, le terre occidentali della Slavia orientale sono state integrate nel Granducato di Lituania (tutti i territori dellodierna Bielorussia, gran parte dei territori ucraini: Volinia, Podolia, Polesia, regione di Kiev,

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ernigov, Novgorod Severskij, i territori russi occidentali: Smolensk, Vjazma) e nel Regno di Polonia (Galizia e parte della Volinia). Ultimato il processo di unificazione delle terre russe orientali, e caduta nel 1453 Costantinopoli in mano ai Turchi ottomani, Mosca si sente protagonista di una translatio imperii che fa di lei la terza Roma; nel 1492 lattesa fine del mondo attualizza antiche profezie, secondo le quali alla fine dei tempi la Grecia e la Moscovia si sarebbero scambiate di posto. La Moscovia guarda ormai a se stessa come alla guida indiscussa del mondo ortodosso. In questa nuova atmosfera culturale hanno inizio le proteste contro i serbismi, i bulgarismi e i grecismi (cfr. le accuse di Nil Kurljatev a Kiprian e le sue proteste contro le forme slavomeridionali nella prefazione al Salterio tradotto da Maksim Grek88, e le analoghe proteste contro le parole vecchie e straniere (starye i inostranskie poslovicy) che oscurerebbero il significato del testo, cio contro grecismi e slavomeridionalismi, da parte di Dosifej Toporkov nella prefazione al Sinajskij Paterik89). Le affermazioni del monaco Chrabr e di Giovanni Esarca sulle differenze tra slavo e greco oscurano la popolarit del trattato di Kostenecki. Lortografia e lortoepia legati alla II Influenza slavo meridionale perdono terreno: gli accenti tornano a indicare la reale pronuncia moscovita, <e > in posizione iniziale di parola si pronuncia [je], <: > non si pronuncia [i], <i > non si pronuncia [-], gli jer si pronunciano come suoni ridotti (mentre sono del tutto muti in Rutenia), il cosiddetto zijanie per cui si pronunciava [moa] invece di [moja] viene deprecato e abbandonato, la differenziazione grafica degli omonimi suscita proteste, scompare nuovamente lo jus (<\ >), le forme non contratte dellimperfetto, i nessi <r ) >, <l ) > in luogo di <o r >, <o l >, il
88 Lo scarso gradimento per forme provenienti da esperienze linguistiche estranee al copista

non una novit nella Slavia ortodossa: cahiers de dolances sono ricostruiti da G. DellAgata nel suo Unit e diversit nello slavo ecclesiastico: il punto di vista del copista (in Studia Slavica et Humanistica Riccardo Picchio dicata, Roma 1986, vol. I, pp. 176-191). Qui per non si tratta pi di copisti che lamentano difficolt di comprensione, ma della rivendicazione della superiorit dello slavo ecclesiastico di redazione russa su quello di altre redazioni: B. A. Uspenskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka, cit., pp. 342-345.
89 B. A. Uspenskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka, cit., pp. 345-355.

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vocativo con funzione di nominativo. Tra le questioni deliberate dal Concilio del 1555 (Stoglav) al problema della riorganizzazione della chiesa si affianca lesigenza di un controllo scrupoloso delle traduzioni sacre: si assiste ai primi tentativi di normalizzazione della lingua in vista di alcune colossali imprese editoriali (la traduzione della Tolkovaja Psaltyr, la raccolta di tutti i testi cronachistici nella Nikonovskaja Letopis e di tutti quelli agiografici nei eti Minei di Makarij) e della progettata introduzione della stampa. Maksim Grek, coadiuvato da Nil Kurljatev e Dmitrij Gerasimov, effettua la revisione di alcune vecchie traduzioni, sostituendo a forme marcatamente dotte equivalenti moderni (per esempio A=G pl m v s : h ) , i h ) al posto di v s q , q ; il plurale al posto del duale; il D m : al posto di m i ) e introducendo nel paradigma dellaoristo forme del perfetto. Non essendo uno slavo, Maksim non ha nessuna ragione di preferire forme slave meridionali o rutene a forme moscovite, e anzi in quanto greco critica lindiscriminata introduzione di strutture del greco nello slavo, cos da rappresentare il primo vero paladino dello slavo ecclesiastico di redazione moscovita. La cosiddetta II Influenza slava meridionale si risolve cos in Moscovia in una deviazione transitoria dalla via maestra, quella del progressivo adattamento dello slavo ecclesiastico alla realt linguistica slava orientale e poi moscovita: con la fine del XV secolo si torna di fatto alla norma slava ecclesiastica precedente alla II Influenza :
nella produzione scritta moscovita della prima met del XVI secolo i tratti slavi meridionali sono sopravvivenze non sistematiche. Nella seconda met del XVI secolo la produzione scritta moscovita si definitivamente liberata dellortografia slava meridionale90.

I testi prodotti in questo periodo in Moscovia si dividono dal punto di vista della lingua in tre gruppi: a) testi che si orientano sui testi modello e utilizzano lo slavo ecclesiastico tradizionale; b) testi che si orientano sulla tradizione ormai ben consolidata dello slavo ecclesiastico ibrido (agrammaticalit degli indici dotti; estrema varjativnost); c) testi che si orientano sulla grammatica, e tentano di utilizzare uno slavo ecclesiastico grammaticalmente normalizzato.
90 V. N. epkin, Russkaja paleografija, Moskva 1999, p. 146.

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Completamente diversa la situazione rutena: l, in una situazione di maggiore apertura e contatto con il resto della Slavia e con dotti greci, le innovazioni legate alla II Influenza si radicano in profondit, arrivando a modificare non solo lortografia, ma lortoepia dotta e, attraverso questa, persino la pronuncia viva (per esempio quella dei nomi propri). La diversa recezione della II Influenza slava meridionale determina cos la divaricazione dello slavo ecclesiastico russo in due redazioni: una moscovita, che presenta tratti di maggiore continuit, e una rutena, maggiormente aperta alle innovazioni. 11. La reinvenzione della grammatica Alla fine del XVI secolo la questione dello slavo ecclesiastico torna a farsi cruciale. Ancora una volta, come allepoca di Cirillo e Metodio e poi allepoca di Eutimio, limpulso alla riflessione linguistica nasce da uno stimolo religioso: qui si tratta delle controversie che accompagnano la ricattolicizzazione della Polonia-Lituania, quando lo zelo della controriforma si appunta non solo contro i riformati, ma anche contro gli ortodossi. Laccusa quella classica: i cattolici, per esempio il gesuita Piotr Skarga, nellaffermare linferiorit culturale degli ortodossi ne individuano la causa nellutilizzo dello slavo ecclesiastico, una lingua barbara che nessun grammatico ha mai dotato di una norma stabile, che fosse anche lontanamente paragonabile a quella delle lingue classiche: il greco e il latino. Se la Riforma aveva stimolato in Rutenia lelaborazione di una lingua rustica (prosta mova) di immediata comprensione popolare, la controriforma stimola la nascita di una nuova dottrina metalinguistica, che afferma la classicit dello slavo ecclesiastico, la sua dignit e il suo pieno diritto di affiancare il latino e il greco nella loro contrapposizione alle lingue moderne. La necessit di una nuova codificazione universale dello slavo ecclesiastico interessa daltra parte anche i cattolici, impegnati a riportare gli slavi a Roma dopo lUnione di Brest (1596). Infine, a rendere urgente la necessit di fissare norme certe interviene un altro fenomeno di importanza epocale, legato anchesso alla controversistica: la diffusione delle tipografie e dei primi testi a stampa. Nel giro di pochi anni

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vedono la luce la grammatica elleno-slava della Confraternita ortodossa della Dormizione di Leopoli, Adelfoth" (Leopoli 1591), la Grammatika slovenska di Lavrentij Zizanij (Vilna 1596), e soprattutto il Grammatiki slavenskija pravilnoe sintagma di Meletij Smotrickij (Eve 1619), che segna una pietra miliare nella storia dello slavo ecclesiastico: si chiude la fase eutimiana, caratterizzata da preoccupazioni essenzialmente teologiche e ortografiche e basata sulla teoria della non convenzionalit del segno linguistico, e se ne apre una nuova, ispirata a criteri storici e filologici, destinata a protrarsi, con qualche cambiamento, sino ai giorni nostri. Nata in Rutenia, questa prima definizione grammaticale dello slavo ecclesiastico accoglie e normalizza tratti che caratterizzavano la redazione rutena rispetto a quella moscovita: maggiore fedelt alle innovazioni della II Influenza slava meridionale, accoglimento di fenomeni linguistici ruteni (per esempio la pronuncia di <: > come [i]), specifiche modalit di differenziazione della 2 e della 3 persona sg dellaoristo e dellimperfetto con paradigmi misti del tipo p o l < b i h ) , p o l < b i l ) e s i , p o l < b i , tentativi di stabilire un legame univoco tra il sistema di tempi passati dello slavo e quello del latino con linvenzione di un piuccheperfetto del tipo l < b l i v a a h ) 91. 12. La riforma di Nikon e la creazione di una nuova norma panrussa dello slavo ecclesiastico Alla met del XVII secolo i moscoviti hanno bisogno di riorganizzarsi dopo i Torbidi e di assumere a pieno titolo la funzione di una rinata Bisanzio, sede dellimpero e, dal 1589, del patriarcato. Nonostante la sua complessit, legata al succedersi di diverse fasi e di differenti posizioni, la riforma, nota come kniznaja sprava, si lega tradizionalmente al nome del patriarca Nikon. Ancora una volta modello di riferimento la cultura greca, e tramite ne ancora una volta lo slavo meridionale, non pi i Balcani ma la vicina Rutenia, dove da tempo si studiava il greco, e da tempo era invalsa la pratica di
91 Una sorta di prontuario delle differenze tra slavo ecclesiastico di redazione rutena e moscovita scaturisce dal confronto tra la prima edizione della Grammatica di Smotrickij (1619) e la riedizione della stessa a Mosca nel 1648.

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verificare i manoscritti preparati per la stampa sulle edizioni greche delle tipografie veneziane. A partire dagli anni 40 si stampano in Moscovia i primi libri ruteni, tra cui numerosi scritti di polemica antiprotestante e la Grammatica di Smotrickij (1648), rivista e adattata alla norma moscovita (con particolare attenzione alleliminazione delle omonimie). Nel 1649 dotti ruteni vengono invitati a Mosca per lavorare alla traduzione della Bibbia dal greco in slavo ecclesiastico. Nel 1654 Kiev e tutta la riva sinistra del Dnepr sono annesse alla Moscovia, e ha inizio un processo di riavvicinamento tra le due culture che si pu paragonare a quello che aveva visto protagoniste Roma e la Grecia: lUcraina assoggettata trionfa sul rude vincitore. Mosca invasa da novit di impronta rutena: luso di pronunciare omelie in chiesa, lintroduzione del dramma scolastico, della versificazione, dei sermoni panegirici. Nella scrittura corsiva, nella pittura di icone, nel canto, nei particolari della vita quotidiana degli ecclesiastici si adotta la prassi rutena. Dalla Rutenia si importa lidea della convenzionalit del segno e della possibilit di usi metaforici della lingua, il gusto barocco, una diversa pronuncia dello slavo ecclesiastico. Uno degli eventi pi traumatici della pur tempestosa storia russa consiste dunque, a ben vedere, nel tentativo di livellare le differenze tra le due culture, e, a livello linguistico, nella volont di fondere la redazione moscovita dello slavo ecclesiastico e quella rutena in una nuova norma panrussa, di abbandonare una politica culturale isolazionista in nome di un nuovo universalismo92. Le principali innovazioni linguistiche rivelano ladesione a modelli greci per ci che riguarda la morfologia, la sintassi e il lessico (prestiti e calchi), ruteni per ci che riguarda la ortoepia e lortografia:
Innovazioni ortoepiche e ortografiche - Paisj > Pasij, Michil > Michal, Fefan > Feofn, Avvkum > Avvakm, Mrija > Marja, Manil > Manul, Klimnt > Klment, Nikola > Nikolaj (S. Nicola), Ivann > Ioann (S. Giovanni)
92 N. N. Zapolsskaja, Kninaja sprava v kulturno-jazykovych prostranstvach Slavia

Orthodoxa i Slavia Latina, in Slavjanskoe jazykoznanie. XIII MKS, Ljubljana 2003. Doklady rossijskoj delegacii, Moskva 2003.

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Innovazioni ortoepiche e ortografiche ` - v vki > vo vki - pronuncia degli jer: sempre muti, ma [o] nelle preposizioni - pronuncia della <e > nei prestiti ebraici greci e latini come [e] - adozione del grafema < > (i j e s k r a t k o ) con pronuncia [j] Pronunce rutene successivamente respinte - <y > = [i] - <: > = [i] - <# > = [ft] Scelte morfologiche e sintattiche orientate su modelli greci - G di specificazione in luogo del D di appartenenza: v o v : k i v : k o m ) > v o v : k i v:kov) - G pl sempre distinto dal N sg con la terminazione -o v ) - G di specificazione in luogo dellaggettivo: i v a o v ) o t e c | > o t e c | i v a a 93 - sostituzione delle forme enclitiche del pronome personale con il possessivo: o t e c | m i > otec | mo - concordanza del pronome relativo nel caso retto dal verbo della principale (del tipo: parlami dei libri dei quali hai comprato) - limitazione nelluso del possessivo s v o a favore di m o e di t v o - sostituzione della preposizione o + prepositivo con la preposizione v 94

Le forme eliminate (Avvkum, v vki, Mrija, Ivanov otec) assumono per sempre una valenza stilistica bassa. Come noto, la riforma di Nikon provoc fortissime resistenze, che sfociarono infine nello scisma: la chiesa ortodossa adott la nuova norma linguistica, fondamentalmente risalente alla codificazione di Meletij, gli scismatici continuarono e continuano tuttora ad utilizzare lo slavo ecclesiastico di redazione moscovita e a ricopiare codici del XVI secolo. Con lannessione di tutta lUcraina allimpero russo la redazione panrussa sostitu anche a Kiev quella rutena, conservata invece dalla chiesa cattolica di
93 In Smotrickij il G del nome normativo quando il determinativo a sua volta determinato. 94 Lopportunit di preferire la preposizione v ) per rendere il greco ejn, sottolineata da Smotrickij e accolta dai correttori nikoniani, suscit infiammate proteste da parte degli starobrjadcy, che difendevano luso tradizionale della preposizione o : v. B. A. Uspenskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka, cit., pp. 461-462.

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rito greco nata con lunione di Brest del 1596. Finalmente normalizzato nella grammatica, lo slavo ecclesiastico pu ormai essere utilizzato in zone della Slavia anche molto lontane: luso dello slavo ecclesiastico di redazione rutena viene imposto da Roma alle chiese glagolite croate, insieme alle pratiche della chiesa uniate, a partire dal 163195. Daltra parte, quando il governo austriaco preme sui serbi di Ungheria, divenuti sudditi degli Asburgo, perch accettino lunione con Roma, mettendo la chiesa ortodossa serba in difficolt con restrizioni alla stampa dei libri necessari alla liturgia e alla preparazione del clero, alla Russia che il metropolita serbo chiede linvio di maestri: dal 1726 lo slavo ecclesiastico russo diventa lingua della chiesa e della letteratura serba, sacra e profana96. Nel 700 lo slavo ecclesiastico grecizzato della riforma nikoniana viene progressivamente sottoposto a critiche per la sua oscurit: Polikarpov e Prokopovic propongono una semplificazione morfologica e sintattica97 e leliminazione di numerosi lessemi. Queste innovazioni sono accolte e trovano applicazione nella cosiddetta Bibbia Elisabettiana (1751), libri sacri destinati alla lettura e non alluso liturgico. Da questo momento si stabilizzano due registri di slavo ecclesiastico: quello della Bibbia del 1663, che risale alla riforma di Nikon e la cui superiorit viene sancita dal Santo Sinodo nel 1769, e quello elisabettiano, che si utilizza in alcuni testi non destinati alluso liturgico. Dallo slavo ecclesiastico ibrido, privato degli indici dotti e passato attraverso il vaglio dei dibattiti linguistici del XVIII secolo, nascer invece il russo moderno.
95 I. Banac, Main Trends in the Croat Language Question, in Aspects of the Slavic

Language Question, cit., vol. I, p. 205.


96 R. Katicic, The making of Standard Serbo-Croat, in Aspects of the Slavic Language

Question, cit., vol. I, p. 285.


97 Tra le forme eliminate ricordo il duale, la costruzione & j e con linfinito, sostituita dallinfinito semplice, la 2 persona sg dellaoristo e dellimperfetto, regolarmente sostituite dalla 2 sg del perfetto, alcune terminazioni della flessione pronominale.

Fonetica

1. Dal protoindoeuropeo al protoslavo Il processo di dissoluzione dellunit linguistica indoeuropea, durato millenni, ancora avvolto nelloscurit, cos come la storia delle migrazioni di popoli cui si accompagnato. Nel secolo scorso si immaginava che il tronco comune si fosse diviso inizialmente in due rami, e questi ulteriormente in rami, costituendo una sorta di albero genealogico delle lingue storiche. Oggi limmagine dellalbero, pi volte abbandonata e ripresa, si pu considerare superata: si ritiene che la lingua comune abbia conosciuto una lunga evoluzione, attraversando diversi stadi e varie forme di divisione dialettale anche prima dellinizio del processo di smembramento. Gruppi linguistici si sarebbero quindi distaccati da questo tronco comune a scaglioni e, sulla base di differenti stadi evolutivi della lingua comune, avrebbero innovato in modo ora convergente, ora parallelo, con una cronologia su cui non esiste definitivo accordo tra gli studiosi. Lo slavo avrebbe assunto una fisionomia riconoscibile al termine del periodo baltoslavo, quando un sottogruppo dialettale (un continuum di parlate) individuatosi nellindoeuropeo intorno al III millennio a.C., si sarebbe scisso nei due tronconi del protobalto e del protoslavo 1. 2. Consonantismo Il sistema fonologico i.e. comprendeva quasi certamente la fricativa dentale
1 Il problema della unit linguistica balto-slava, decisamente negata da molti studiosi in favore della tesi di mutue influenze avvenute durante un lungo periodo di contatto, non ha ancora trovato una soluzione definitiva: per lo status quaestionis si pu vedere la Breve sintesi storica della questione balto-slava in Pietro U. Dini, Le lingue baltiche, La Nuova Italia 1997, pp. 127-138.

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sorda *s, quattro sonoranti (due nasali: *n, *m e due liquide: *l, *r)2 e un inventario di occlusive molto discusso: la ricostruzione neogrammaticale3 ne contava venti, prodotte in cinque diversi luoghi e distinte in quattro modalit articolatorie:
labiali p ph b bh dentali t th d dh labiovelari kw kwh gw gwh palatovelari k kh g gh velari semplici k kh g gh

sorde sonore

non aspirate aspirate non aspirate aspirate

Questo schema venne presto messo in discussione (da Saussure), con particolare riferimento alle aspirate sorde, poco rappresentate se non in vocaboli onomatopeici e sospettate di essere allofoni. A partire da quel momento il sistema delle occlusive stato oggetto di numerosi studi, sfociati negli anni 70 nella teoria glottalica, che elimina dal sistema la serie aspirata in favore di uno schema tripartito nei modi di articolazione sordo, sordo glottalizzato e sonoro. Al suo posto, tuttavia, si preferir qui lo schema tripartito tradizionale, che prevede un sistema formato da occlusive non aspirate sorde (*p, *t, *k), occlusive non aspirate sonore (*b, *d, *g), occlusive aspirate (*bh, *dh, *gh). Non sar inoltre considerata la riduzione delle palatovelari, che toglie senso alla visione di una frattura dialettale dellindoeuropeo in lingue centum e lingue satem4.
2 Le sonoranti (o sonanti, in opposizione a non sonoranti, o ostruenti) funzionano come consonanti quando sono precedute o seguite da una vocale (cio in posizione di margine di sillaba) e funzionano come vocali in posizione interconsonantica (cio quando sono centro di sillaba): m, n, , r. Sonoranti si possono considerare anche i foni i, u, che l hanno allofoni asillabici postvocalici (le semivocali i, u) e prevocalici (le semiconsonanti j, w). 3 La scuola neogrammaticale fu fondata negli anni 70 del XIX secolo da A. Leskien, H.

Osthoff, K. Brugmann e D. Delbrck. La definizione di giovani grammatici (Jung- grammatiker) si deve a studiosi non appartenenti alla scuola, che intendevano cos sottolineare ironicamente la giovane et e la scarsa esperienza dei colleghi.
4 Lindoeuropeo avrebbe avuto in realt due sole serie, velare e labiovelare (come le lingue centum); le lingue satem avrebbero innovato.

Fonetica

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3. Vocalismo Anche sul vocalismo i.e. pi antico non c accordo tra gli studiosi, che ipotizzano inventari di una, due o quattro vocali pi un numero variabile di vocali ultrabrevi e dal timbro poco definito dette schwa. Per quanto riguarda lindoeuropeo tardo, invece, si postula la presenza di dieci fonemi vocalici, - - - , - cinque lunghi e cinque brevi: *a, *e, *o, *- *u, *a, *e, *o, * , *u, classificati secondo laltezza in alti (*i, *u), medi (*e, *o) e bassi (*a) e secondo il luogo di articolazione in anteriori, centrali e posteriori: - *- * , *u, *u - , *e - , *o *e *o - *a, *a Le vocali non alte in combinazione con le sonoranti potevano originare trentasei dittonghi:
- *ai, *ai - *ei, *ei - *oi, *oi - *au, *au - *eu, *eu - *ou, *ou *am, *am *em, *em *om, *om *an, *an *en, *en *on, *on *al, *al *el, *el *ol, *ol *ar, *ar *er, *er *or, *or

4. Apofonia La lingua indoeuropea era caratterizzata da un sistema di alternanza vocalica grammaticalizzata, nota con il nome di apofonia, o gradazione vocalica, o alternanza vocalica, o Ablaut (in russo: eredovanie glasnych). Lalternanza vocalica consiste nel fatto che nelle differenti unit morfologiche (radici, suffissi e desinenze) le sonanti e le consonanti sono gli elementi fissi, mentre le vocali sono quelli mutevoli. Se si sostituisce o si sopprime una sola delle sonanti o delle consonanti che compongono radice, suffisso o desinenza, se ne altera lidentit. Le vocali [invece] possono alterarsi o essere sostituite senza altre conseguenze se non un cambiamento della funzione morfologica di questa stessa unit5. Per esempio, variazioni apofoniche sono quelle del latino pendo io peso vs pondus peso, tego io copro vs toga toga; analogamente in greco fero io porto vs -foro portatore (cfr. semaforo, termoforo), lego io parlo vs logos parola.
5 F. Villar, Gli indoeuropei e le origini dellEuropa, Bologna 1997, p. 243.

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Allapofonia si deve lalternanza del tipo facio (faccio, presente) vs feci (feci, perfetto), sto (sto, presente) vs steti (stetti, perfetto), che dal latino passa allitaliano. Grazie allapofonia si formano i paradigmi verbali inglesi del tipo drink, drank, drunk. Alternanza vocalica significa, dunque, la capacit che hanno le vocali di alternarsi in uno stesso elemento morfologico senza che questo perda la sua identit. Tuttavia, non tutte le vocali sono in grado di far parte di questo gioco alternativo. La modalit principale, che potremmo definire standard, - comprende e/o/e/o/, che deve essere inteso come linventario massimo6. Le variazioni apofoniche allinterno di uno stesso elemento morfologico si definiscono gradi vocalici. Una stessa radice, quando la serie completa,
- - - 6 Ibidem. Lesistenza di catene apofoniche anomale (a/o/a/o ; a/o /; o /), sommata alla anomalia nella correlazione tra vocali brevi in alcune lingue indoeuropee (che veniva spiegata con la presenza di vocali i.e. ultrabrevi e dal timbro poco definito: 1 e 2), e rapportata allanomalia nella struttura di certe radici (CV oppure VC invece di CVC) ha portato Saussure a intuire la presenza di un antico fonema successivamente eliminato: La lucida intuizione di Saussure consistette nel rendersi conto che i tre tipi di anomalia erano in relazione tra loro ed erano suscettibili di una spiegazione complessiva. Infatti, le radici nelle quali manca la prima consonante sono le stesse nelle quali si verifica il tipo di alternanza - vocalica anomala a/o/a/o . E le radici nelle quali manca la seconda consonante sono le stesse nelle quali si verifica il tipo di alternanze anomale o /. Infine, le corrispondenze vocaliche anomale che davano luogo alla ricostruzione dello, o degli, schwa sono quelle stesse nelle quali si verificano le alternanze anomale e nelle quali manca soprattutto la seconda consonante (Ivi, p. 244). Il fonema misterioso x, che Saussure chiama coefficiente sonantico, avrebbe occupato i margini della radice (xVC; CVx), restituita cos alla sua struttura abituale, e nello scomparire avrebbe avuto la capacit di alterare il timbro della vocale che lo precedeva o lo seguiva. Questa ipotesi di Saussure permette di ridurre tutte le -serie alternanti irregolari al tipo standard: a/o / sarebbero state in uno stadio anteriore - /o sarebbero state xe/xo/xe/xo . Da ci si potevano trarre varie deduzioni: 1) - ex/ox/x; e a/o/a le vocali lunghe delle serie irregolari (a, o ) derivavano dalla contrazione (o dallallungamento compensativo?) di unantica vocale breve della serie regolare (e, o) con i fonemi in questione; 2) tali fonemi potevano alterare il timbro di tali vocali (per es. *ex > a); 3) nel grado (zero) dellalternanza regolare (cio quando non c nessuna vocale), x era capace di assumere la funzione di vocale, apparendo di fatto nelle lingue storiche trasformata in una vocale, generalmente /a/, ma in sanscrito /i/ e in greco a volte /a/, a volte /o/ (Ivi, p. 245). La teoria dei coefficienti sonantici, successivamente battezzati consonanti laringali da Mller, ha trovato una formulazione oggi classica in Benveniste, che ipotizza un inventario di tre laringali responsabili dei seguenti mutamenti fonetici: 1e > e, 2e > a, 3e > o; e1 > e, e2 > a -. , e > o
3

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presenta tre gradi: normale (o medio), forte (o pieno) e ridotto. Il grado normale rappresentato dalla vocale e (e, ei, eu); il grado forte dalla vocale o (o, oi, ou; per questo viene anche definito grado o); il grado ridotto presenta sonoranti o esiti di schwa, ma pu anche essere caratterizzato dallassenza di qualsiasi vocale (grado zero). Esiste infine il grado allungato, in rapporto di apofonia quantitativa con il grado medio (e/e ) e forte (o/o). 5. Trasformazioni del consonantismo (occlusive e fricative) Il primo passo verso la dissoluzione dellunit i.e. costituito dal diverso trattamento delle occlusive aspirate: baltoslavo, iranico, celtico e albanese perdono laspirazione (le occlusive aspirate confluiscono con le sonore); in greco le aspirate si conservano e si assordano, in latino si trasformano in fricative sorde (*bh > [], *dh > [], *gh > [x], *gwh > [xw]); in seguito in latino [], [], [xw] in posizione iniziale confluiscono nella fricativa labiodentale sorda f, mentre in posizione interna [] > b, [] > d, [xw] > v (ma gu dopo nasale); [x] si conserva in tutte le posizioni (ma > g dopo nasale) ed resa graficamente con <h>. Il germanico conosce una serie di trasformazioni nota come I rotazione consonantica, che trasforma le occlusive sorde in aspirate, le occlusive sonore in sorde e le occlusive aspirate in sonore:
PIE t d dh germanico th t d greco t d th baltoslavo, iranico, celtico e albanese t d d latino t d f, d

Alle occlusive velari legata la grande frattura dellarea indoeuropea in due sottoinsiemi: il gruppo delle lingue centum (tocario, anatolico, greco, italico, celtico e germanico) e il gruppo delle lingue satem (indoiranico, baltoslavo, armeno e albanese). Nel primo gruppo le palatovelari confluiscono con le velari semplici (*k > *k; *g > *g; *gh > *gh) e le labiovelari si conservano distinte:
*k *k *k *kw *kw

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Nel secondo le labiovelari si fondono con le velari semplici (*kw > *k; *gw > *g; *gwh > *gh), mentre le palatovelari passano da occlusive a fricative (*k > *s; *g > *z; *gh > *). Quindi, mentre le lingue centum possiedono due serie di occlusive velari (*k, *g, *gh e *kw, *gw, *gwh), le lingue satem ne possiedono solo una (*k, *g, *gh):
*k *s *k *k *kw

Le fricative palatali (scibilanti) *s, *z, comparse in baltoslavo come esito di *k, *g e mantenute tali dal lituano, si trasformeranno (nelle altre lingue baltiche e slave) nelle fricative dentali (sibilanti) s, z (cfr. hiems, bulgaro , lituano z iem inverno; decem, bulgaro , lituano des imt dieci). Prima che il processo si compia ha luogo per, nellarea orientale del gruppo satem (indoiranica e baltoslava), la retroflessione della *s: la fricativa dentale sorda preceduta da *i, *u, *r, *k e seguita da vocale o da sonorante sposta il proprio luogo di articolazione allindietro, verso il palato: *s > *s . Gli esiti ulteriori segnano la fine del periodo baltoslavo nel consonantismo. La *s infatti passa a s nelle lingue indoiraniche e in lituano; torna a s nelle altre lingue baltiche (lettone e antico prussiano), passa a x in slavo (legge di Pedersen):
lingue indoiraniche e lituano *s > *s > s lettone, anticoprussiano *s > *s > s protoslavo *s > *s > x

La retroflessione della *s indica che il processo di satemizzazione si compiuto in fasi diverse. Se essa fosse avvenuta dopo la trasformazione delle scibilanti in sibilanti, le nuove dentali ne avrebbero seguito le sorti e si sarebbero retroflesse. Si suppone dunque una fase in cui le occlusive palatali i.e. si trasformano in fricative e la dentale i.e. ancora al suo posto:
labiali p b dentali t d s palatali (k) (g) s z velari k g

occlusive fricative

sorde sonore sorde sonore

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una fase intermedia, in cui la fricativa dentale preceduta da *i, *u, *r, *k e seguita da vocale o da sonorante si retroflette (*s > *s ) e si trasforma (in protoslavo) in fricativa velare:
labiali p b dentali t d s palatali velari k g x

occlusive

sorde sonore sorde sonore

fricative

s z

e una finale, in cui il processo di satemizzazione si conclude, e le fricative palatali si trasformano in dentali:
labiali p b dentali t d s z palatali velari k g x

occlusive fricative

sorde sonore sorde sonore

(s) (z)

Il consonantismo del protoslavo si presenta dunque cos modificato:


labiali p b dentali t d s z velari k g x

occlusive fricative

sorde sonore sorde sonore

Alcuni esempi:
latino indoeuropeo7 *p pater pes *b de-bilis *bh fero frater *t tres *d duo greco pathvr pwv" (dorico) beltivwn fevrw trei`" duvo germanico father Fuss (ted.) bring brother three two slavo (agg.) a piedi pi prendo fratello tre due

7 Quando non diversamente indicato (ted. = tedesco, got. = gotico, bulg. = bulgaro) si tratta di voci inglesi (per le lingue germaniche) e russe (per quelle slave).

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*dh *k *k *kw *g *g *gw *gh *gh *gwh

fumus cruor centum cor, cordis quis iugum ego co-gnosco vita hostis hortus hiems formus

qumov" kreva" eJkato vn kardiv tiv" a zugovn ejgw gi-gnwvskw gunh v bivo " cei`ma qermov"

hundred heart who yoke ik (got.) know queen guest garden warm

fumo sangue cento () cuore () chi giogo io (bulg.) so < *g-ena donna < *g-izn vita ospite citt inverno () ardente

6. Trasformazioni del consonantismo (sonoranti) La natura della sonorante (funzione sillabica, cio vocalica, o non sillabica, cio consonantica) determinata dal contesto: in presenza di altre vocali la sonorante si comporta come una consonante; inserita in posizione interconsonantica diventa apice di sillaba (funzione vocalica): r, (cfr. croato smrt l morte). Verso la fine del periodo baltoslavo le sonoranti liquide e nasali in posizione sillabica sviluppano vocali dappoggio (*- - ,*,*u) generando ,*u sedici nuovi dittonghi che si aggiungono ai trentasei della lingua comune - - indoeuropea: *- *- *- *- *um, *un, *ul, *ur, * m, * n, * l, * r, *um, *un, m, n, l, r, *ul, *ur. La nasale labiale si dentalizza quindi in baltoslavo in posizione finale di parola: cfr. i.e. *sm-, *som, protoslavo *su(n) con; i.e. *kom-, protoslavo *ku(n) verso. In protoslavo, secondo la ricostruzione della maggioranza degli studiosi, la vocale lunga dei trentasei dittonghi i.e. e dei sedici pi recenti sarebbe divenuta breve (ad esclusione dei casi in cui il dittongo in posizione davanti a vocale si era sciolto nella sequenza VC), mentre la lunghezza avrebbe caratterizzato il dittongo nella sua interezza. Linventario dei dittonghi si sarebbe quindi ridotto a ventisei, tutti lunghi, ma diversi dal punto di vista dellintonazione.

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7. Intonazione Il protoslavo conosce due tipi di intonazione, una acuta o ascendente (), per cui la vocale accentata si pronuncia con un lieve innalzamento del tono della voce, e una circonflessa o discendente (~), per cui la vocale accentata si pronuncia con un lieve abbassamento della voce. Tutte le vocali brevi erano circonflesse (discendenti) e tutte le vocali lunghe erano acute (ascendenti): lintonazione era quindi un fatto automatico e non marcato. I dittonghi potevano avere intonazione sia acuta che circonflessa: in presenza di vocali etimologicamente lunghe laccento cadeva sulla vocale stessa, prima componente del dittongo, che riceveva cos unintonazione acuta. In presenza di vocali brevi laccento si distribuiva in modo pi uniforme sulle due componenti del dittongo, che riceveva cos una intonazione circonflessa. 8. Trasformazioni del vocalismo La fine del periodo baltoslavo segnata dallapertura dei suoni vocalici: in protoslavo le vocali *o e *a confluiscono nella vocale posteriore bassa e labializzata []; la *e si apre trasformandosi nella vocale anteriore bassa []8. Il vocalismo del tardo indoeuropeo
anteriore *- * , - *e, *e - *a, *a - *o, *o posteriore - *u, *u

alto medio basso

si trasforma nel seguente9:


alto basso anteriore (non labializzato) *- * , - *e, *e posteriore (labializzato) - *u, *u - *a, *a

- - - - Il nuovo sistema vocalico si riflette sui dittonghi: *oi, *ou ecc. > *ai, *au ecc.
8 Il valore di questa nuova vocale aperta poco chiaro. Gli studiosi indicano questo suono con , ea, ia, e, ea. Cfr. M. Enrietti, Il protoslavo *e in Grecia, in Europa Orientalis, XI (1992: 2), pp. 157-170. 9 Per indicare le nuove vocali basse utilizzeremo i grafemi <a> per [] e <e> per [].

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Successivamente, ossia quando si compie la perdita della quantit vocalica, il vocalismo subisce unulteriore modifica, legata alla trasformazione della quantit in timbro (v. p. 105):
chiuse aperte *e > *- > * > *e > ()i () a ()e ()e *u > *u > *a > *a > y a o

Nel corso della nostra trattazione avremo a che fare con entrambi gli stadi del vocalismo: quello antico interessato alle mutazioni descritte, e quello pi recente, testimoniato dal paleoslavo o da lingue slave moderne. 9. Dal protoslavo allo slavo comune tardo Due principi sovraintendono a tutte le mutazioni dello slavo: la tendenza allarmonia sillabica e la tendenza alla sonorit crescente, di cui manifestazione cruciale la legge della sillaba aperta. La sonorit crescente implica che allinterno di ogni sillaba gli elementi pi sonori devono trovarsi alla fine della sillaba stessa. In altre parole, tutte le sillabe devono terminare per vocale o per sonorante, e quella finale di parola sempre in vocale. Per ottenere questo risultato, quando non sia possibile spostare i confini di sillaba, si rendono necessarie le seguenti trasformazioni: a) i nessi consonantici in inizio di sillaba si semplificano e si assimilano, le consonanti finali di parola cadono; b) i dittonghi costituiti da vocale-semivocale si trasformano in vocali lunghe (monottonghi); c) i dittonghi costituiti da vocale-consonante nasale si trasformano in monottonghi nasalizzati; d) i dittonghi formati da vocale-consonante liquida si trasformano in sequenze consonante-vocale con processi di metatesi e/o allungamento e/o pleofonia; e) i dittonghi derivati dallo sviluppo di una vocale protetica davanti a sonorante si trasformano nuovamente in sonoranti.

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In queste nuove sillabe aperte linterazione tra vocale e consonante si fa pi stretta: i suoni di una sillaba si influenzano, tendono a avvicinare il proprio luogo di articolazione in una nuova armonia sillabica (sinarmonismo). Si realizzano le seguenti mutazioni: a) palatalizzazione delle velari davanti a vocale anteriore; b) iodizzazione (palatalizzazione delle consonanti davanti a jod); c) metafonia delle vocali posteriori dopo consonante palatale. 10. La I palatalizzazione Si definisce I palatalizzazione la trasformazione operata dalle vocali anteriori *- * , *e , *e sulla consonante velare che le precede. Il fenomeno , - riguarda le due velari k e g e la fricativa velare x, nata dalla retroflessione della fricativa dentale i. e.: k > c, g > > z, x > s: *gwen- > *gen- > *zen- (j e a - tur- > *cetyr- (~ e t r e quattro); *teis- > *tis- > *tixw- donna); *k etur- > *ke (legge di Pedersen) *tix-in- > *ti-in- (t i { i a silenzio; cfr. t i h ) calmo). Successivamente, unica eccezione alla tendenza allarmonia endosillabica, dopo queste nuove consonanti palatali *e > [a] in tutti i dialetti slavi, esclusi quelli macedoni cui si ispira lalfabeto glagolitico (v. p. 106):
*krik-e-ti gridare > glagolitico: kriEAti (kriceti) cirillico: k r i ~ a t i (kricati)

La palatalizzazione riguarda anche i nessi *sk, *zg, *kt (*gt) davanti a vocale anteriore, con esiti differenziati che in paleoslavo coincidono con quelli della iodizzazione delle dentali: *sk > st; *kt > st; *zg > zd10.
10 In altre aree slave questo vero solo per il nesso *kt:

*sk > *zg >

*s > *z >

* > *z > *s ts > *sts >

sc [s ts ] s t z [zdz] z d s t ts ts

slavo orientale + polacco slavo meridionale + ceco e slovacco slavo orientale + polacco slavo meridionale + ceco e slovacco slavo meridionale slavo orientale slavo occidentale

*kt >

*tt >

Dubbi sono stati avanzati relativamente allesito di *sk e *kt nei dialetti macedoni: sia il grafema glagolitico R (combinazione di S e di E), sia lortoepia dello slavo ecclesiastico di

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11. La iodizzazione Contemporanea alla I palatalizzazione la iodizzazione, cio la palatalizzazione di tutte le consonanti davanti alla semiconsonante j (iodizzazione viene appunto dal nome del grafema <j>: jod), allofono di i (i) consonantizzato in posizione prevocalica (tautosillabica) (v. nota 2). a) le consonanti velari si comportano come davanti a vocale anteriore, cio il loro comportamento non diverso in posizione davanti a *- * o davanti a j , - < *i: *predu-tek-ja > p r : d ) t e ~ a precursore; *vel -mog-ja > v e l | m o j a uomo di potere; *dux-ja > d o u { a anima. I nessi *sk, *zg, *kt davanti a jod si comportano come davanti a vocale anteriore, cio coincidono in paleoslavo con gli esiti della iodizzazione delle dentali (ma non in altre lingue slave: v. note 10 e 11). b) le fricative dentali (sibilanti) si trasformano nelle fricative palatali (scibilanti) s, z , che a seguito di ci cessano di funzionare come allofoni (varianti di posizione) delle velari e diventano fonemi indipendenti: cfr. N sg f
o g a gamba vs G sg m o j a del coltello; G sg m d o u h a dello spirito vs N

sg f d o u { a anima. c) le labiali sviluppano una l epentetica: questo fenomeno riguarda la totalit della Slavia in posizione iniziale di parola (*bheudh- > russo , bulgaro , antico polacco bluda piatto) mentre diffusa solo in alcune zone della Slavia nel confine di morfema: *ghem-ja > russo , bulgaro antico , bulgaro moderno , polacco ziemia terra. Successivamente alla piena consonantizzazione di u (v. p. 92) lo stesso processo coinvolge la labiodentale v: l o v i t i dare la caccia, 1 sg l o v l + io do la caccia. d) le dentali producono riflessi diversi nelle varie zone della Slavia11, con
redazione orientale [] farebbero pensare che nella zona di Salonicco lesito *kt, *sk + vocale anteriore fosse [sc], e che missionari originari di quella zona possano aver importato questa pronuncia nella Slavia orientale (v. B. A. Uspenskij, Istorija russkogo literaturnogo jazyka, Moskva 2002, p. 134).
11 Gli esiti delle lingue slave moderne sono i seguenti: slavo occidentale ce (z in Ceco e

in Sorabo); slavo orientale ce z . Lo slavo meridionale molto variegato: bulgaro macedone s t, z d k, g serbo e croato c, sloveno c, j

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un processo tardo, forse preceduto da una fase comune in cui *tj > *t (o *c) e *dj > *d (o *dz). In paleoslavo *tj > st, *dj > d. I nessi *stj, *zdj si comportano come *skj, *zgj : st, zd. Le liquide, la labiovelare e la nasale dentale, iodizzate, possono iodizzare la consonante che le precede:
*slj > *zlj > *snj > *znj > *trj > *drj > *strj > *zvj > sl zl sn zn str zdr str zvl *mysljo > myslo *vzljubjo > vzlublo *ksnjo > ksno *kznjo > kzno *xytrjo > xystro *modrjo > mo zdro *ostrjo > ostro *jazvljo > jazvlo m{l+ v |jl< bl + k){+ k)j + h {tr + m \ jdr + s ( o {tr + qjvl+ io penso io amo io ritardo io tramo io escogito io faccio il furbo io acuisco io ferisco

12. Metafonia palatale In protoslavo lanteriorit incompatibile con il tratto di labialit12. Dopo j le vocali labializzate (posteriori) spostano la propria articolazione in avanti e si - delabializzano: *ju > *j- *ja > *je, *ju > *j , *ja > *je: *ju-go-m > *jigo > i g o , giogo. 13. Monottongazione dei dittonghi in semivocale La tendenza alla sonorit crescente e la conseguente legge della sillaba aperta determinano la necessit di abolire le sequenze vocale-semivocale. Lelemento semivocalico si sposta allinizio della sillaba seguente se questa inizia in vocale: *poi-e-t > p o & t ) (po-ie-t) lui canta13. Se invece la sillaba seguente comincia in consonante, il dittongo si trasforma in una vocale lunga anteriore, se la semivocale anteriore, in una vocale lunga posteriore se la semivocale posteriore:
12 Sono intrinsecamente labializzati i foni vocalici posteriori (u, o); i foni vocalici anteriori possono esserlo in altre lingue (i, e, e arrotondate: y, , ), ma non in protoslavo. 13 La vocale che cessa di essere componente di un dittongo di intonazione ascendente, e che come si visto avrebbe ridotto secondo alcuni studiosi la propria quantit vocalica allinterno del dittongo, in questa circostanza si riallunga.

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- *ai, *ai - *au, *au - *ei, *ei - *eu, *eu

> > > >

anteriore - *e, **

posteriore *u *u

- La nuova *u (*u 2), fortemente labializzata, non viene metafonizzata da jod: sviluppa invece un intacco molle, venendo cos a coincidere con lesito della - monottongazione dei dittonghi *eu, *eu: al D sg b r a t o u (brat-u) corrisponde il D sg p o l < (pol-u).
- *ai *ai - *ei *ei - *au *au - *eu *eu +V +C aj e e oj i ej i *ej > j i av u ov u ev ju ev ju k a q t i s ( pentirsi // c : a prezzo (radice *kwoi- : *kwei-) g o i (gnoj) marciume // g : v ) collera s t o l i (*stol-o-i) N pl m troni; e s i (*nes-o-i-s) imperativo sg. porta s : q t i seminare // s i t o (radice *sei-) setaccio v i t i avvitare // 1 sg v | + (radice *uei-) io avvito s l a v a fama // s l o u t i avere fama, essere detto s l o v o parola // s l o u t i avere fama, essere detto r < t i ruggire // r e v \ io ruggisco14

La vecchia *u indoeuropea, scalzata dal suo luogo articolatorio, si delabializza. In posizione davanti a C e # si trasforma nella vocale centrale alta non arrotondata [- resa in cirillico con il grafema <y >, < > (jery), in ], translitterazione <y>: *u+ C, # > *uu > *ui <i> l < b (amore N sg f). In posizione davanti a vocale si trasforma in un dittongo: *u+ V > *uu > *u u <v > l < b o v | (amore A sg f). Delabializzandosi, la vocale rigetta la propria labialit alla propria sinistra. Nel corpo della parola questo pu riflettersi sulla articolazione della
14 Lalternanza tra gli esiti del dittongo davanti a vocale e davanti a consonante nel confine

tra morfemi (del tipo p : t i cantare, p o + io canto, v e r o v a t i credere, v e r o u + io credo, p l o u t i navigare, p l o v \ io navigo) non va confusa con lalternanza vocalica radicale (v. p. 79). Esempio: il tema dellinfinito *smi- alterna con il tema del presente *smei- nel verbo s m i q t i s ( ridere, 1 sg s m : + s ( io rido. Dal grado forte della stessa radice *smoi- si forma invece per monottongazione il sostantivo s m : h ) riso.

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consonante che precede (v. p. 101 per la mancata palatalizzazione delle velari - in posizione di III palatalizzazione se seguite da , y < *u , *u ). In posizione iniziale (dopo silenzio) la labialit riceve una articolazione autonoma sotto forma di protesi (approssimante labiovelare e poi fricativa labiodentale, v. p. - 92 e nota 25). Nessuna parola slava inizia con , y < *u, *u. La monottongazione dei dittonghi ha conseguenze sullintonazione, giacch le nuove vocali lunghe che derivano da dittonghi con intonazione circonflessa la conservano su di s: se prima le vocali brevi erano tutte circonflesse (discendenti) e le vocali lunghe erano tutte acute (ascendenti), e quindi lintonazione era un fatto automatico e non marcato, adesso si oppongono vocali lunghe ascendenti a vocali lunghe discendenti. 14. La II palatalizzazione Davanti alle nuove vocali anteriori nate da monottongazione (*e 2, *-2) le velari subiscono nuovi processi di palatalizzazione: k > c, g > (z), x > s: kaisar (< caesar) > *kesar > c : s a r | (russo ) zar; *kwoin- > c : a prezzo da pagare (cfr. greco poinh, lat. poena). La affricata sonora (dz), che forse conosce ab origine una diffusione areale, si semplifica presto in fricativa dentale sonora (z): il N pl m m ) o i (< *mu nog-- ) molti pu
2

ricorrere nei testi del canone nella forma m ) o i . Nella Slavia meridionale la II palatalizzazione si verifica anche quando tra le velari e le nuove vocali *e ,
2

*-2 si frapponga la labiodentale v: *ku > cv, *gu > zv: c v : t ) fiore, v : d a stella. La II palatalizzazione di k, g, x interessa soprattutto la flessione nominale (N pl m, L sg e pl m, DL sg f, NA duale f, L sg e pl n, NA duale n): N sg m v
l | k ) lupo, pl. v l | c i . Diversamente da quanto era avvenuto davanti alle

- vocali anteriori indoeuropee, davanti a *e2, *-2 la palatalizzazione non riguarda lelemento fricativo dei nessi sk, zg: k ) g o r : e l e o | s c : verso il monte degli Ulivi. Si osserva per lesito sk > st, e zg > zd dovuto alle semplificazione delle affricate: sk > sc (sts) > st, zg > z (zdz) > zd: r i m | s t : i c r | k ) v i alla chiesa romana.

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15. Consonantizzazione delle semivocali Come abbiamo visto, le vocali alte i, u si comportano come sonoranti: in posizione interconsonantica o tra consonante e silenzio (inizio e fine di parola) sono apice di sillaba, in posizione pre- e postvocalica realizzano gli allofoni j e w, i e u asillabici. A seguito dei processi sin qui esaminati in protoslavo lo statuto delle due vocali si modifica: *i e *u semivocali postvocaliche (ricorrenti come secondo elemento di dittongo) scompaiono, assorbite nel nuovo monottongo o spostate allinizio della sillaba seguente. Si conservano invece le semiconsonanti jod (approssimante palatale), se non inglobata nella consonante iodizzata (infinito *nos-i-ti, part. pass. passivo *nos-i-en- > *no-sjen- > o { e ) portato) e wau (approssimante labiovelare) in posizione prevocalica. Non pi allofoni di i, u, queste semiconsonanti hanno destini diversi: jod resta unapprossimante palatale, non sempre evidenziata a livello grafico; wau si dentalizza, trasformandosi nella labiodentale v (*medu-ed > *me-dwed >
m e d v : d | orso):
sequenza C-j-V V-i-C V-i-V C-w-V V-u-C V-u-V tipo di mutamento iodizzazione della consonante e metafonia palatale della vocale (se posteriore) monottongazione del dittongo spostamento del confine di sillaba, trasformazione di i > j, metafonia della vocale (se posteriore), trasformazione di e > (ej > j) spostamento del confine di sillaba e dentalizzazione w > v monottongazione del dittongo spostamento del confine di sillaba e dentalizzazione di u > v

La dentalizzazione riguarda anche la *u protetica che si sviluppa in posizione iniziale di parola davanti a , y < *u: *u k- > *uuk- > *vyk-: imparare (cfr. russo abito mentale e abitudine; la radice *u k- alterna con *ouk- da cui o u ~ i t i , insegnare, ammaestrare, cfr. russo scienza); *ups- > *us- > *u us- > *vys-: v avk\ti s o k ) alto; *up-, *u up- > *vp-: v ) p i t i gridare, lamentarsi e v ) p l |

grido, lamento (cfr. italiano upupa, luccello diurno cos chiamato per il grido lugubre e monotono che emette).

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16. Semplificazione dei nessi consonantici La sillaba slava nel periodo della apertura della sillaba pu terminare esclusivamente in vocale se finale di parola: d r o u g ) amico (dru-gu), j e a donna (e-na), s e l o villaggio (se-lo). Pu terminare anche in sonorante se interna alla parola: v r | h ) sommit (vr-xu). Le consonanti che seguono lultima vocale in fine assoluta di parola cadono, modificando a volte timbro o quantit della vocale (v. p. 104). Le consonanti che si trovano alla fine della sillaba nel corpo della parola passano alla sillaba successiva e si comportano a seconda della sequenza di consonanti che viene cos a crearsi. La vocale pu essere preceduta da un numero massimo di quattro consonanti (di cui la quarta pu essere esclusivamente jod). Non esistono consonanti doppie. La sequenza di consonanti nella sillaba deve rispettare il principio della sonorit crescente: nessuna consonante che venga a trovarsi davanti alla consonante di un gruppo situato alla sua sinistra (cio meno sonora) o davanti a una consonante del suo stesso gruppo (cio di uguale sonorit) pu rimanere in quella posizione (eccezione: gd).
minima sonorit =============================== > massima sonorit s, z, s, z v, m, n l, r j vocali p, b, t, d, k, g, x, c, c,

In qualit di quarta consonante pu ricorrere solo jod, e solo dopo n, r, l, che si palatalizzano. Le consonanti palatalizzate n, r, l non vengono indicate da grafemi appositi n in glagolitico n in cirillico, ma possono essere segnalate dalla vocale iodizzata; inoltre, la sequenza che termina in n, r, l non pu iniziare con una fricativa dentale (sibilante), ma solo con le fricative palatali (scibilanti) s, z. Nei nessi che comprendono consonanti dei primi due gruppi queste devono essere entrambe sonore o entrambe sorde (st, s t, sk, sp / zd, z d, zg, zb). Le altre consonanti (v, m, n, l, r, j) non sono interessate alla opposizione sordit vs sonorit.

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Il paleoslavo

Davanti a s, z, s, z qualunque altra consonante cade: b e s ) m r | t | ) immortale, v : s ) (*ved-s-) portai, 1 sg dellaoristo sigmatico di v e s t i portare (v. p. 180), i { | d ) (*i { | d ) ) uscito fuori, o s t o q t i (*o b s t o q t i ) circondare, o s t \ p i t i (*o t s t \ p i t i ) fare un passo indietro, r a { i r i t i (*r a { i r i t i ) allargare. La semplificazione ha luogo anche nei sintagmi composti da preposizione e sostantivo: b e ) l o b (*b e ) l o b ) senza cattiveria, b e s r a m a (*b e s r a m a ) senza vergogna, i s a (*i s a ) dal figlio. Unica eccezione: zz > zd: *r a j e } i > r a j d e } i infiammare. Se una fricativa del primo gruppo precede una consonante del secondo in una parola composta o in un sintagma avvengono le seguenti trasformazioni: davanti a p, t, k, x la fricativa sonora si desonorizza (z > s): i s p a s t i (*i p a s t i ) decadere, i s k o u p i t i riscattare, i s h o d i t i uscire, v e s t i (*v e t i ) condurre, b e s t r o u d a (*b e t r o u d a ) senza sforzo, v ) s ~ | t o (*v ) ~ | t o ) di che cosa; davanti a c [ts] la fricativa sonora si desonorizza in fricativa sorda (z > s), la fricativa sorda pu mantenersi al suo posto o cadere, ovvero lintero nesso si semplifica (sts > st): *iz-celiti > i s c : l i t i , i c : l i t i , i s t : l i t i risanare; davanti a c [ts] la fricativa tende a cadere, oppure lintero nesso si desonorizza e si semplifica (sts > st): *bez-cisln > b e ~ i s l | ) , b e } i s l | ) innumerevole; Se una fricativa del primo gruppo precede una consonante del terzo (r, l) davanti alla vibrante r larticolazione del nesso aiutato dalla inserzione di una dentale sorda o sonora (sr > str, zr > zdr): *s-ru-ja > s t r o u q corrente, *os-r- > o s t r ) acuto; r a d r : { i t i (*r a r : { i t i ) sciogliere, assolvere,
b e d r \ k o u (*b e r \ k o u ) senza le mani.

Se due consonanti del secondo gruppo si vengono a trovare vicine, la prima delle due cade: *o t h o d i t i > o h o d i t i andare via, *o t k r t i > o k r t i scoprire, *p o g r e b t i > p o g r e t i seppellire, con tre importanti eccezioni: due dentali contigue si dissimilano (tt, dt > st): *ved-ti > v e s t i portare; il nesso kt (gt) davanti a vocale anteriore > st: *rek-ti > r e } i dire, *mog-ti > m o } i potere; nel nesso bv cade la labiodentale (bv > b): *o b v i t i > o b i t i avvolgere.

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Se le consonanti del secondo gruppo precedono consonanti nasali e liquide si verificano le seguenti semplificazioni: il nesso skn si semplifica con la caduta della velare (skn > sn): *tskn (< *toisk-n-) > t : s ) stretto; p, b, t, d cadono davanti a m, n: s ) ) < *sp-n-, sonno; v : m | < * ve d m io so. Fa eccezione il prefisso ob: o b o v i t i rinnovare, o b a j i t i denudare; i nessi dl, tl > l in slavo meridionale e orientale. Successivamente alla metatesi e alla ricomparsa delle sonoranti si riformano gruppi tla, tle , dla, dle , t, d, quando ormai nessi del tipo tl, dl sono ammissibili e perci non soggetti a l l semplificazione. Davanti a unaltra consonante nasale la prima cade senza lasciare traccia:
k o | cavallo < *kon- < *komn-.

17. Dittonghi in nasale A partire dalla fine del periodo baltoslavo il protoslavo conosce sedici dittonghi in nasale, di cui otto continuano le sonoranti *n e *m15: *an; *en; * n - n < *n; *am; *em; *- < *m; *um < *m; *an; *en; * n < *n; *un < < *n; *u m *n; *am; *em; * m < *m; *um < *m. Davanti a vocale il dittongo viene reinterpretato come sequenza vocaleconsonante (VC), e la consonante inglobata nella sillaba seguente: *supn-u -s > s ) ) sonno. Davanti a jod si formano le palatali n, ml, che entrano a far parte della sillaba che segue: *ghem-ja > e m l q terra. Davanti alle restanti consonanti e davanti a silenzio (#) il comportamento del dittongo varia a seconda della sua collocazione nella parola. In posizione interconsonantica il dittongo si monottonga formando una vocale nasale anteriore se lelemento vocalico del dittongo era anteriore,
15 Come abbiamo detto (v. p. 84) secondo la ricostruzione di alcuni studiosi la vocale che

compone il dittongo in posizione davanti a consonante e silenzio (cio in tutti i casi in cui il dittongo non si scioglie in una sequenza VC) sempre breve, mentre il dittongo nel complesso sempre lungo.

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Il paleoslavo

posteriore nellaltro caso: *e n, *e m, *n, *m, *e n, *e m, * n, * m si monottongano in e : *mems- > m ( s o mensa e carne; *kn - > *c in- > a ~ ( t i - n, *am, *u n, *u m, (< *na-cin-ti; cfr: *na-cin-a-ti > a ~ i a t i ) cominciare; *a *a n, *am, *un, *um si monottongano in o16: *ang- > \ g ) l ) angolo. Questa nuova vocale posteriore, come *u2, non metafonizzata da jod: a
o g \ (nog-o) piede (A sg f) corrisponde e m l + (zemlo) terra (A sg f).

In posizione finale di parola (davanti a silenzio) la nasale viene assimilata nella articolazione della vocale che la precede se questa lunga, cade senza lasciare traccia se questa breve (ulteriori modifiche del vocalismo che intervengono in posizione finale di parola davanti a nasale v. p. 106): *n-men > *n-men > * -men > *j men > i m ( nome17; *un > *uun > v ) in. La n di *vn, *sn, *kn si conserva tuttavia in un contesto particolare, ovvero nellunione con il pronome dimostrativo *i (< *j; v. p. 150). Nellunit accentuale costituita dal sintagma preposizione-pronome la nasale si iodizza e passa a fare parte delle forme del pronome: k ) & m o u verso di lui, v ) & m | in lui, s ) i m | con lui. Quando *vn, *sn sono prefissi fusi con il sostantivo in una sola parola (esempio: v ) \ t r | avv. dentro) la n si conserva anche davanti a vocale: v ) ( t i , s ) ( t i . 18. Sviluppo di jod protetico La tendenza alla sonorit crescente favorisce lo sviluppo di una protesi davanti alle vocali in posizione iniziale di parola (dopo #): non potendo pi fare sillaba con la consonante che segue, la vocale rimane isolata e fa sillaba a s. Pu sviluppare allora a sinistra uno jod protetico che ne permetta landamento crescente. Questa protesi si sviluppa regolarmente davanti alle vocali anteriori indoeuropee (*- ,*e,*e) e davanti alla nuova vocale nasale ,* - anteriore e, anche se la presenza dello jod non sempre evidenziata a livello grafico:
16 I grafemi e, o sono frutto di una convenzione che si basa sullalfabeto glagolitico; in realt non detto che in tutte le aree della Slavia le nasali fossero fonemi medio-alti. 17 Questa etimologia non accettata da tutti gli studiosi.

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j+i=i j+=i - j + e = e (glagolitico) /ja j + e = je j + e = je

i t i (jiti) andare i m \ (jmo ) io prendo : d r o / q d r o nucleo e s t | / & s t | ( k ) / ` k ) lingua

Quanto alle vocali posteriori, alcuni studiosi (Selis c ev) ipotizzano che tutte - abbiano sviluppato in protoslavo uno jod protetico, perdendolo le parole in *a poi in alcuni dialetti, che quelle in *u e in *o lo abbiano sviluppato
2

saltuariamente (o dialettalmente) e che quelle in *a non lo abbiano sviluppato mai18. Nei codici paleoslavi la grafia : (q ) sporadica (q k o come); pu ricorrere dopo la congiunzione i , soprattutto quando intervocalica (i > j): v
) p r o { \ i : ) v per v ) p r o { \ i a ) v , interrogher anche io voi19.

19. Dittonghi in liquida. Il protoslavo conosce due tipi di dittonghi in liquida: quelli formati con le vocali alte *- *u , * , *u , che continuano le sonoranti i.e. *r, *l, e quelli formati , - - - - con le vocali basse *a, *e, *a, *e, che continuano i dittonghi i.e. *al, *ar, *el, - r, *ol, *or, *al, *ar, *el, *er, *ol, *or20. - *e
18 Svilupperanno pi tardi protesi labiodentali in alcune lingue (cfr. o s m | otto > russo

).
19 Nella Slavia orientale sono rarissime le parole senza protesi (solo alcuni prestiti,

la congiunzione a , linteriezione a h ) , pochi esiti anomali della metatesi delle liquide del tipo a l k a t i essere affamato, digiunare). La presenza e lassenza di jod protetico servono a contrapporre lessemi dotti quali a ) io, a g e c ) agnello, < r o d ) folle santo (in paleoslavo \ r o d ) scemo), < t r o mattina, e lessemi popolari quali q ( ) ), q g e c ) , o u r o d ) , o u t r o (la contrapposizione di <o u > e << > assume valore solo dopo la II influenza slavo meridionale).
20 Come abbiamo detto (v. p. 84) non c omogeneit di vedute sulla quantit della vocale

che compone i dittonghi. Secondo Selisc ev, Chaburgaev, Aitzetmller essa diventa sempre breve nel momento in cui entra a far parte del dittongo, e si riallunga in alcuni dialetti nel corso della risoluzione dello stesso. Van Wijk parla di metatesi o pleofonia dei dittonghi or, ol, er, el. Schenker, Radovich, Enrietti ricostruiscono la risoluzione dei dittonghi in liquida distinguendo tra vocali lunghe e brevi: *ar *ra (> ra) *ar *ar *ra (> ro)

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Il paleoslavo

I dittonghi in liquida (VR, dove R indica qualsiasi liquida21) potevano occorrere in posizione iniziale (dopo silenzio), internamente alla parola (davanti a vocale o davanti a consonante) o in fine di parola. In fine di parola (davanti a silenzio) il dittongo risolto con la caduta delle consonanti liquide. Davanti a vocale reinterpretato come sequenza vocale-consonante (VC) con spostamento del confine di sillaba: *mr-i-ti > m
: r i t i (m-ri-ti) misurare. Davanti a jod si formano le palatali r, l che

fanno sillaba con la vocale seguente: *mr-i-o > m : r + (m-ro ) io misuro. Davanti a consonante lanomalia della loro posizione, contraria alla legge della sonorit crescente, viene risolta mediante il ricorso alla metatesi: *mel-ti > m
l : t i (ml-ti) macinare, *mel-jo > m e l + (me-lo) io macino.

La metatesi si verifica inizialmente in posizione iniziale di parola (#VRC) con esiti poco differenziati nelle diverse lingue slave: la sequenza #a RC, #a RC - C, *RaC. (unico esempio attestato della formula #VRC) viene risolta come *Ra La differenziazione dialettale riguarda la quantit vocalica, e viene descritta diversamente (fatta salva la coincidenza degli esiti) in base alla ricostruzione della quantit della vocale allinterno del dittongo. Secondo la ricostruzione di chi assume la diversa quantit vocalica delle sequenze #aRC, #aRC i dialetti slavi settentrionali mantengono la distinzione tra vocale lunga e vocale breve, mentre quelli meridionali allungano la vocale breve conservandone lintonazione circonflessa. Chi crede nella riduzione *aR > *a R afferma invece che in posizione dopo silenzio la metatesi delle liquide complicata nei dialetti slavi orientali e occidentali (cio in tutti i dialetti settentrionali) dallallungamento sotto intonazione acuta (ex vocali lunghe), mentre nei dialetti meridionali lallungamento si verifica sotto entrambe le intonazioni:
21 Sono possibili diversi sistemi di simbolizzazione, che riflettono diverse convenzioni: a) le vocali possono essere indicate nella loro forma protoslava pi antica (*a, *e, *i, *o, *u) in quella intermedia (*, *, *i, *u) o in quella tarda, slavo-comune (a, o, i, , y, , e, e); b) le consonanti possono essere indicate con t, T, oppure C; c) le liquide possono essere indicate con un solo simbolo: R. Le sigle *ort, *tolt sono equivalenti alle sigle #VRC (silenzio + vocale + liquida + consonante), CVRC (consonante + vocale + liquida + consonante).

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protoslavo *arun *alkut - rdl*a - *alkam-

russo

polacco rwny okiec rado akomy

ceco rovny loket rdlo lakomy

serbo rvan lakat ralo lakom

paleoslavo r av|) la k)t| r alo la kom)

Uno stadio successivo vede la soluzione dei dittonghi generati da sonoranti, ovvero delle sequenze del tipo CRC, CuRC, C RC, CuRC. In una prima fase, comune a tutte le lingue slave, la vocale si perde e la funzione vocalica (sillabica) ritorna sulla sonorante, che pu essere dura o molle22 a seconda della qualit della vocale perduta e di intonazione acuta o circonflessa a seconda della lunghezza (quantit) della vocale perduta23. La trasformazione ulteriore si colloca alla fine del periodo slavo comune, quando la legge della sillaba aperta comincia a non essere pi operante e i dialetti di alcune aree della Slavia sviluppano nuovamente vocali protetiche. Le sequenze del tipo Ce RC, Ca RC, Ce RC, Ca RC (CVRC) sono tra le ultime a mutare. I loro esiti sono differenziati dialettalmente, e testimoniano da un lato la contrapposizione di una slavia meridionale e di una slavia settentrionale, dallaltro la frattura di questa seconda in due grandi aree, orientale e occidentale. Nei dialetti slavi meridionali e in quelli occidentali del sud (progenitori del ceco e dello slovacco) i dittonghi sono eliminati tramite metatesi. Secondo la ricostruzione di chi assume la effettiva presenza di una diversa quantit vocalica nelle sequenze CaRC, CaRC, la metatesi complicata con lallungamento della vocale breve: CReC, CRaC. Chi crede alla riduzione *aR > *aR afferma che in posizione interconsonantica la metatesi delle liquide complicata dallallungamento sotto entrambe le intonazioni.
22 Si definiscono dure le consonanti la cui articolazione pu coesistere con larticolazione

delle vocali posteriori allinterno della stessa sillaba; si definiscono molli le consonanti (palatali e palatalizzate) che formano sillaba esclusivamente con le vocali anteriori, o con le nuove vocali del protoslavo che pur essendo posteriori possono sviluppare un intacco molle.
23 Queste sonoranti vengono rese graficamente in paleoslavo dai nessi <r | > <r ) > <l | >

<l ) >.

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Il paleoslavo

In area settentrionale i dittonghi sono risolti con lintroduzione di una vocale epentetica che crea una sequenza bisillaba del tipo CVRVC (trasformazione nota con il nome di pleofonia (polnoglasie): in slavo orientale la sequenza del tipo CV1RV2C, dove V1 la vocale originaria, sempre breve, mentre V2 una vocale epentetica breve alta, omorganica a V1, il cui sviluppo successivo coincide con quello degli jer in posizione forte (v. p. 108). La diversa intonazione si riflette nella diversa accentazione: laddove lintonazione dei dittonghi era acuta (vocale lunga) oggi in russo abbiamo la pronuncia -or-, -er-, -ol- (, , )24. Laddove lintonazione dei dittonghi era circonflessa (vocale breve) oggi in russo abbiamo la pronuncia -ro-, -re-, -lo- (, , ). in slavo occidentale (esclusi i dialetti del sud, progenitori del ceco e dello slovacco) la sequenza del tipo CV2RV1C, dove V1 la vocale originaria e V2 una vocale epentetica breve alta, omorganica a V1, il cui sviluppo successivo coincide con quello degli jer in posizione debole (v. p. 108):
protoslavo *gard *uarn*berg *berz*gald *balt*melk russo o polacco grd wrona brzeg brzoza gd boto mleko serbo grad vrana breg breza glad blato mlko paleoslavo gr ad) *v r a a br :g) *b r : a gl a d) bla to ml:ko

In questa ultima fase dello slavo comune tardo una nuova trasformazione attende anche le sequenze del tipo CRC, CuRC, C RC, CuRC. Nei dialetti slavi meridionali e in quelli occidentali del sud (progenitori del ceco e dello slovacco) le sonoranti si conservano e le molli confluiscono con le dure: r, . l In slavo orientale le sonoranti non si conservano, *r e *r hanno esiti distinti [r], [r], mentre *l confluisce con *l per la velarizzazione della liquida: []; gli jer si vocalizzano come jer forti ([e], [o]). In slavo occidentale le sonoranti
24 CelC, CelC confluiscono con CalC, CalC in slavo orientale, in polabo e in casciubo (per la velarizzazione della liquida).

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non si conservano, gli esiti di *r, *l non sono uguali a quelli di *r, *l, gli jer si mantengono molto a lungo e si vocalizzano con criteri diversi da quelli degli jer forti e dipendenti dal contesto articolatorio:
protoslavo *srp *trg *vlk *sln-k *gr *pn l slavo or. srp trg vlk slnce grlo plnrusso polacco sierp targ wilk sonce gardo peny serbo srp trg vuk sunce grlo pun paleoslavo sr |p) tr )g) vl|k) s l ) |c e gr )lo pl|)

20. La III palatalizzazione Lo stesso esito che si ottiene per II palatalizzazione davanti alle nuove vocali anteriori si pu ottenere quando la velare viene a trovarsi dopo le vocali anteriori indoeuropee *- * , dopo le nuove vocali anteriori *- , e (< *in, *im), ,
2

dopo la nuova sonorante r (< *ir; questa ultima condizione non accettata da - tutti gli studiosi) e non seguita da consonante o da *u, *u25: k > c, g > (z), x > s. Se nelle altre due palatalizzazioni lazione della vocale regressiva (agisce cio da destra verso sinistra), qui la vocale anteriore ha unazione progressiva, agisce cio sulla velare che la segue. Lidentit degli esiti della II e della III palatalizzazione e la difficolt di definire le condizioni della realizzazione di quella progressiva hanno ingenerato grandi discussioni sulla cronologia relativa delle palatalizzazioni (chiamate I, II, III da Baudouin de Courtenay). Alcuni ritengono che la cosiddetta III palatalizzazione sia anteriore alla II, o addirittura sia la pi antica delle tre. A favore citano i g o (< *iug-o -m) giogo, che dimostrerebbe come la palatalizzazione progressiva non sia pi operante nel momento in cui le vocali posteriori si metafonizzano dopo jod:
25 Le vocali alte posteriori *u , *u , che sono in via di delabializzazione, rigettano la loro labialit sulla consonante velare che le precede; la labializzazione (che corrisponde acusticamente a una bemollizzazione, cio allabbassamento del secondo formante), rende impossibile la palatalizzazione (che corrisponde acusticamente alla diesizzazione, cio allinnalzamento del secondo formante). In posizione dopo silenzio la labialit rigettata si manifesta sotto forma di protesi: *u- > v | -, *uy > v -.

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Il paleoslavo

per questo i g o e non *i o . Argomentazione topica a favore del fatto che la III palatalizzazione avrebbe preceduto la II sono le forme del tipo o t | c i (L sg di o
t | c | padre). Questo sostantivo in *o (*o tiko s) dovrebbe avere al L sg la

terminazione -e < *ai. La terminazione -i sarebbe prova della metafonia *a > *e dopo consonante palatalizzata per III palatalizzazione (*ai > *ei > -i): *otkai > *otcai > *otcei > o t | c i . Se la velare si fosse palatalizzata per II palatalizzazione (k > c davanti a e < *ai) si sarebbe ottenuto *o t | c : . La maggior parte degli studiosi per di opinione contraria. Forme tipo r
: k a , k ) ( | , m r | c a t i valgono a corroborare la tesi secondo cui la III

palatalizzazione sarebbe una trasformazione tarda: se infatti la palatalizzazione avesse preceduto la monottongazione dei dittonghi avremmo avuto *r : c a (< *ra ica < *ra ika); ugualmente in k ) ( | , m r | c a t i le condizioni per la III palatalizzazione si creano solo dopo lapertura delle sillabe e la conseguente formazione di nuove vocali nasali e nuove sonoranti (prima la velare preceduta da consonanti: *ku ningos, *m rkati). Per quanto riguarda la forma o
t | c i , i sostenitori dellanteriorit della II palatalizzazione ritengono trattarsi di

analogia morfologica (dopo il passaggio k > c sostantivi del tipo o t | c | seguono in tutto la declinazione di tipo molle) e citano a proprio favore forme quali v | s : h ) (G pl del pronome v | s | ): se fosse vera lipotesi dellanteriorit della III palatalizzazione dovremmo avere G pl *v | s i h ) (< *vseix < *vs- a ix < *vx-o ix). La forma v | s : h ) dimostra invece che il passaggio *ai > e e la palatalizzazione di x > s per II palatalizzazione (davanti a vocale di origine dittongale) precedente alla III palatalizzazione. I sostenitori della prima ipotesi spiegano le forme del tipo v | s : h ) come frutto di analogia morfologica. Il livellamento del tema invocato dagli studiosi di questo orientamento a spiegare il comportamento dei paradigmi nominali in generale: se condizione - di non realizzazione della III palatalizzazione la presenza di , y < *u, *u dopo consonante velare dovremmo avere N sg *k ) ( g | , *o t | k ) , di contro ai G sg k ) ( q (kne a) e o t | c q (otca). La scarsa economicit di un paradigma in cui la consonante radicale appare ora come occlusiva velare, ora come affricata dentale, evidente. Meno evidente perch in alcuni casi si generalizzi locclusiva, in altri laffricata. Lanalogia morfologica potrebbe

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forse combinarsi a considerazioni di carattere semantico: cos il suffisso -ikcompare in entrambe le forme (-ik- e -ic-), specializzandosi per generi (occlusiva velare per il maschile, affricata dentale per il femminile26). 21. Nuova metafonia palatale Dopo le nuove consonanti molli le vocali posteriori di ascendenza indoeuropea diventano anteriori: *a > *e , *u > *- *a > *e , *u > * . ; Successivamente nei dialetti che si riflettono nellalfabeto cirillico la *e derivata dalla metafonizzazione di *a si aprir in una nuova realizzazione, [a], indicata con <a > o con il nuovo grafema: <q > (v. p. 107): 22. Slavia settentrionale e Slavia meridionale La II e la III palatalizzazione non riguardano la totalit della Slavia; come la semplificazione del nesso tl, dl, o la presenza di l epentetica nel confine di morfema, esse riflettono la frattura della Slavia in due zone, una meridionale (sud-orientale) e una settentrionale (nord-occidentale), pi arcaica27, periferica rispetto al centro propulsore delle innovazioni:
Slavia sud-orientale II pal.: k > c, g > (z), x > s c : l ) intero; a r o u c : sul braccio; a o : sulla gamba; s : r ) grigio *ku > cv, *gu > zv c v : t ) fiore; v : d a stella III pal.: k > c, g > (z), x > s *v x- > *v s> v | s | tutto Slavia nord-occidentale II pal.: k > k, g > g, x > x (Novgorod) k : l e intero; a r o u k : sul braccio; a o g : sulla gamba; h : r e grigio *ku > kv, *gu > gv k v : t e fiore, g v : d a stella (Novgorod) kvet, hvezda (ceco), kwiat, gwiazda (polacco) III pal.: k > c, g > (z), x > x, s x = x: v | h | (Novgorod) x > s : wszystek, wszystko (polacco)

26 Alla luce del comportamento del suffisso -ik- Chaburgaev propone questa riformulazione

delle condizioni della III palatalizzazione: dopo i, , e, r davanti alla vocale aperta a. F. V. Mares , Die Tetrachotomie und doppelte Dichotomie der slavischen Sprachen, in Wiener Slavistische Jahrbuch 26 (1980), pp. 33-45; M. Enrietti, Lapertura e la richiusura delle vocali in protoslavo, in Europa Orientalis VI, 1987, pp. 724, e Id., Di una concordanza dello slavo settentrionale col baltico (a proposito di jat terzo), in Res Balticae, 1996, pp. 39-49.
27 Cfr.

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A questo punto il sistema consonantico del protoslavo presenta il seguente aspetto (assumo la tesi di una fase intermedia *t, *d, non considero lesito dei nessi *sk, *zg, ecc. davanti a vocale anteriore e j, indico tra parentesi i fonemi presenti solo in parti della Slavia):
labiali p b v m dentali t d s() z() c n rl palatali t d () n r l j velari g (g)

occlusive fricative affricate nasali liquide approssimanti

k x

23. Fine della parola In fine di parola si notano alcune particolarit, legate allindebolimento dellarticolazione. Come si gi detto, dentali, fricative e liquide finali di parola cadono, la nasale viene assimilata nellarticolazione della vocale che la precede se questa lunga, cade senza lasciare traccia se questa breve. Le vocali tendono a chiudersi: *mater > m a t i madre N sg28, le consonanti molli induriscono, metafonizzando le vocali che le seguono: *-t antica desinenza della 3 persona sg e pl diventa *-tu (v. p. 162). Davanti alle desinenze *-s (N sg m) e *-n (A sg e G pl di tutte le classi flessive) la vocale posteriore breve *a (* < *o) aumenta la labializzazione: *brat-as > *brat-us > b r a t ) N sg e *bratan > *bratun > b r a t ) fratello A sg e G pl. Davanti alla desinenza *-ns (A pl di tutte le classi flessive) la vocale posteriore breve *a (* < *o) aumenta la labializzazione: *a > *u, la vocale - . La vocale anteriore breve * si allunga: posteriore breve *u si allunga: *u > *u * > *- Quando la desinenza *-ns si trova dopo consonante (Cns) la nasale . interconsonantica diventa sillabica: lelemento vocalico sviluppato dalla sonorante diventa anchesso lungo: Cns > Cns > C ns > C- > C ns :
28 Alcuni studiosi ritengono invece che la terminazione del nominativo singolare *-te < *-ter sia stata rimpiazzata da -ti per analogia con i femminili in *i.

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*o *a *u * *C

-ans > -uns > u - ns > uns > u -a -uns > -uns > u - >- ns > - ns -Cns > -Cns > -C ns > C

*bratans > bratu - ns > goru *gora - - *sununs > sunu *kost ns > kost *materns > mater

br at gor s kosti mater i

fratelli montagne figli ossa madri

Per ci che riguarda i temi in *jo , *ja , il comportamento della vocale dopo jod e davanti a s, n, ns non coerente: davanti a s, n la labializzazione precede la metafonia, ovvero lo jod interviene al termine del processo di labializzazione e perdita della nasalit, metafonizzando la terminazione del tipo duro: *jas > *jus > *j > ; *jan > *jun > *j > *j > ; *jan > *jo > o. Davanti a ns la metafonia precede la labializzazione, che non ha luogo. La vocale anteriore breve *je (< *jo) si allunga, quindi *jens (< *jons) e *jens (< *jans) > -je29:
*jo -jas > -jus > -j -jan > -jun > -j > -j -jans > -jens > -jens > -je - n > -jo -ja -jans > -jens > -je *konjas > kon *konjan > kon *konjans > kone *zemjan > zemlo *zemjans > zemle k o | k o | ko ` eml+ eml` cavallo N sg cavallo A sg cavalli A pl terra A sg terre A pl

*ja

Nella declinazione agisce fortissimo il principio dellanalogia morfologica, cos che spesso la spiegazione di una terminazione non va ricercata nei processi fonetici: per esempio il N sg dei sostantivi neutri in *o dovrebbe coincidere con lA sg m: *s e l ) < *sel-o -n. Invece i neutri adottano la terminazione -o della flessione pronominale: s e l o villaggio (v. p. 120). 24. Trasformazione della quantit in timbro Lultima mutazione del tardo protoslavo legata alla defonologizzazione dellopposizione di quantit (non pi possibile lesistenza di una coppia lunga/breve con i medesimi tratti distintivi di tensione30, compattezza31,
29 La vocale anteriore lunga si comporta diversamente nella Slavia orientale, dove *jens > - (jat terzo): *konjans > k o : , cavalli A pl, *zemjans > e m l : , terre A pl. *je
30 Si definisce teso un segmento prodotto con maggiore energia articolatoria e con

caratteristiche acustiche (di intensit, timbro, durata) maggiormente rilevate rispetto al suo corrispettivo non teso (o rilassato).

106

Il paleoslavo

labialit). La differenza tra le due vocali (differenza che si lega a diversi - significati: per esempio *sunu figlio, *su nu sonno, sogno) deve essere fondata sulla qualit del suono. La diversificazione qualitativa delle vocali alte avviene in base al tratto di tensione: le vocali lunghe pi tese, quelle brevi meno tese: *- > i, * > , *u > y, *u > . La diversificazione qualitativa delle vocali basse avviene secondo diverse modalit. Per le vocali posteriori tratto distintivo la labialit: *a > o (accentuazione della labializzazione) *a > a (perdita della labializzazione e aumento dellapertura). In quanto alla coppia *e / *e , i dialetti riflessi nellalfabeto glagolitico mostrano i seguenti esiti: la breve pi chiusa (*e > e), - > )32. Il grafema A indica in glagolitico un suono la lunga pi aperta (*e vocalico aperto che continua sia *e dopo consonante non palatale (m : s t o < - t-t-o posto, cfr. latino meta), sia *e dopo consonante palatale (k r i ~ : t i < *me - *krik-e -ti), sia *e 2 di origine dittongale (c : a < *ka i-na), sia *e derivante dalla metafonizzazione di *a dopo consonante palatale (m o : < *mai-a):
*- > * > *e > *e > ()i () ()e () *u > *u > *a > *a > y o a

Diversa la realt descritta dai creatori dellalfabeto cirillico, per i quali m


: s t o non si pronuncia affatto come m o q . In posizione dopo consonante

palatale la *e indoeuropea e la *e derivante dalla metafonizzazione di *a coincidono in una nuova vocale molto aperta, [a], che pu stare solo dopo vocale, dopo jod o dopo consonante palatale e si indica con un nuovo grafema: <q > (o anche <a > dopo c, , s, st, zd, c): m o q , k r i ~ a t i . Rispetto a questa
31 Si definisce compatto un segmento caratterizzato da concentrazione di energia nella parte

centrale dello spettro acustico: /a/ pi compatta di /e/, che pi compatta di /i/.
32 Questo processo sembra divergere da quello spontaneo, per cui a chiudersi sono le vocali

lunghe. Uninteressante spiegazione, che ipotizza un influsso straniero, e specificamente quello del latino di Dacia, sullo slavo, proposta da Enrietti: M. Enrietti, La caduta degli jer quarta legge del protoslavo?, in Ricerche slavistiche XLV-XLVI (1998-1999), pp. 87-97.

Fonetica

107

vocale, sia la *e i.e. dopo consonante non palatale sia *e 2 ha una articolazione meno aperta, non possiede correlato posteriore, e non pu mai trovarsi dopo consonante palatale (ad eccezione delle palatali frutto di II e III palatalizzazione c, , z, s): a indicarla si usa il grafema <: >33:
*- > * > *e > *e > *e > ()i () ()e e a *u > *u > *a > *a > y o a

25. Nuove alternanze vocaliche Il nuovo vocalismo si riflette naturalmente sui fenomeni apofonici ereditati dalle pi antiche alternanze indoeuropee, qualitative e quantitative:
alternanze quantitative: alternanze qualitative: alternanze quantitativo-qualitative: *o/*o > o/a; *e/*e > e/e; * /*- > /i; *u/*u > /y - - *e/*o > e/a; *e/*o > e/o - *e/* > e/; *e/* > e/; *a/*u > o/; *u/*ou > /u

Tutte queste alternanze hanno valore tematico, oppongono temi verbali a temi nominali, formano coppie aspettuali (verbi perfettivi e verbi imperfettivi), servono a individuare azioni brevi e unidirezionali (ex vocale breve) e azioni di durata indefinita, o pi volte ripetuta (ex vocale lunga), differenziano il tema del presente dal tema dellinfinito: s ) b | r a t i raccogliere perf., s ) b e r \ io raccolgo perf., s ) b i r a t i raccogliere imperf., s ) b o r ) raccolta;
p o s ) l a t i inviare perf., p o s l a t i inviare imperf.; s k o ~ i t i fare un

salto, s k a k a t i saltare; e s t i , o s i t i portare, o s i l a barella; s : d : t i essere seduti, s a d i t i piantare; ) v a t i chiamare, o v \ io chiamo, g ) a t i inseguire, j e \ io inseguo, g o i t i perseguitare; s v : t i t i illuminare, s v : t ) luce, s v | t : t i s ( illuminarsi; d o u h a t i e d h a t i respirare, d o u h ) spirito, d ) h o v e i e respiro.
33 Levoluzione ulteriore di e nelle diverse lingue slave varia: in slavo orientale sospinto in alto, contrapponendosi a [e] (fonema medio-basso, aperto come in italiano) come fonema medio-alto chiuso, dalla probabile pronuncia dittongale [ In ucraino la chiusura si accentua e]. ancora: [i]. Alla diversa pronuncia dello jat si deve la suddivisione del serbo e del croato in ikavo, ekavo e ijekavo.

108

Il paleoslavo

26. Gli jer Si chiamano jer (dal nome del grafema in paleoslavo) le vocali ridotte nate nel momento in cui la quantit si perde e le vocali si differenziano per timbro: si distingue uno jer posteriore, detto jer duro ( < *u ) e uno jer anteriore, detto jer molle ( < * ). Diversamente da quanto si detto delle altre vocali, il valore delle vocali ridotte dipende dalla loro posizione: in posizione forte la loro pronuncia doveva essere pi netta, in posizione debole pi indistinta. Gli jer sono deboli in tre posizioni: 1) alla fine di una parola (o meglio di unit accentuale) non monosillaba; 2) in posizione atona, davanti a una sillaba che contenga una vocale piena; 3) in posizione atona, davanti a una sillaba che contenga , in posizione forte (che cio valgono come una vocale piena). Gli jer sono forti in due posizioni: 1) sotto accento 34; 2) a prescindere dallaccento, quando precedono una sillaba che contiene , in posizione debole. Quando precedono jod, anche nel confine di due parole, gli jer si tendono, riacquistando il valore della vocale piena. Infatti, se lo jer davanti a jod si tende, le vocali, al contrario, si riducono35, cos che /y/ e //, /i/ e // davanti a jod coincidono in un unico suono, che indichiamo con , o pi raramente con y , : j > [y], j > [i] Lequivalenza fonetica delle sequenze (j = ij e j = yj) pu dare luogo a oscillazioni nella grafia: cfr. i sostantivi neutri formati con il suffisso - je del tipo a m e i & / a m e | & segno, e i collettivi in - ja del tipo b r a t i q / b r a t | q confraternita (morfologicamente femminili singolari); delle due grafie normativa la prima. Gi nel periodo paleoslavo gli jer tendono a confondersi (la scelta tra e non pi etimologica e dipende dalle scuole scrittorie) o a essere omessi (quasi sempre nella prima sillaba: m ) o g o > m o g o ). In alcuni manoscritti del
34 Ma cfr. lopinione contraria di A. Zaliznjak, Nezavisimost evoljucii reducirovannyx ot udarenija v vostonoslavjanskom. Struktura teksta-81. Tezisy simpoziuma. M. 1981, pp. 28-31. 35 Ricordiamo lesito del dittongo *ei davanti a V, con lassimilazione della vocale e > i > (cfr. N pl m dei nomi in *i *gost-ei-es > gostje con doppia grafia g o s t i & / g o s t | & ).

Fonetica

109

canone si nota la tendenza a usare davanti a sillaba che contenga vocale anteriore, davanti a sillaba che contenga vocale posteriore (assimilazione detta legge di Jagic ); prevale in posizione finale e dopo s , c , z , s t, z d, c, z < dz (labiovelarizzazione detta legge di Kulbakin). Al momento della dissoluzione dello slavo comune la sorte degli jer varia nelle diverse zone della Slavia, con alcune costanti: gli jer (tesi e non) in posizione debole cadono (al loro posto pu comparire o pi raramente con funzione grafica); gli jer (tesi e non) in posizione forte sono sostituiti da altre vocali (si vocalizzano): > [e], > [o] nello slavo orientale e nei dialetti macedoni. Questo si riflette sulla morfologia: N sg m degli aggettivi di tipo duro *j > -oi, N sg m degli aggettivi di tipo molle *j > -ei. In molti dialetti bulgari > [] (graficamente <>), > [e], in altri e > [] (graficamente <>) in tutte le posizioni. In serbo e in croato e > [] (graficamente <>, sino al XIV secolo) e poi quasi sempre [a] (graficamente <a>). In sloveno entrambi gli jer danno [] (graficamente <e>) quando la vocale breve, danno [a] quando la vocale lunga. In slovacco gli esiti sono molto differenziati: per prevale lesito [e] accanto agli esiti [a], [a:], graficamente <>) e [o]; per prevale lesito [o] accanto agli esiti [e], [a], [a:]:
*dn--s dn den den dan dan dan dnes den dzien den dzen den *sun-u-s sn sn son san san sen sen sen sen son son son

protoslavo paleoslavo bulgaro macedone serbo croato sloveno slovacco ceco polacco ucraino bielorusso russo

Morfologia

1. Le parti del discorso Le parole del protoslavo appartengono a due fondamentali categorie, quella del nome e quella del verbo. I nomi si declinano. I verbi si coniugano. Comuni al nome e al verbo sono le categorie di genere (maschile, femminile, neutro) e numero (singolare, duale, plurale). Inoltre, il nome muta secondo la categoria di caso, il verbo secondo quelle di persona, di tempo e di modo. Alla categoria del nome appartengono sostantivi e aggettivi, che seguono la flessione nominale. Al suo interno si individua una classe chiusa formata da alcuni sostantivi e da alcuni aggettivi che seguono un tipo particolare di flessione, detta flessione pronominale. Luna e laltra sono articolate in tre generi, tre numeri e sei casi: nominativo (N), genitivo (G), dativo (D), accusativo (A), strumentale (S) e locativo (L). Al singolare la flessione nominale conosce una particolare forma allocutiva: il caso vocativo (V). I verbi possono essere attivi, riflessivi (con laggiunta del pronome di 3 persona al caso accusativo: s ( ) o passivi (costruzione analitica con il participio passivo). Dei quattro modi verbali dellindoeuropeo il protoslavo conserva il modo indicativo e quello ottativo, le cui forme vengono reinterpretate quali forme dellimperativo. Il sistema dei tempi finiti, comune alla maggior parte delle lingue i.e. (presente, futuro, imperfetto, aoristo, perfetto, piuccheperfetto) arricchito dallo svilupparsi di un complesso sistema di opposizioni aspettuali. Sia i nomi che i verbi sono analizzabili in tema e desinenza. La desinenza (o flessione) un elemento variabile che si aggiunge al tema ed esprime il numero, il genere e il caso (per i nomi), la persona, il tempo e il numero (per i verbi). Ci che resta della parola, eliminata la desinenza, il tema. Questo composto dalla radice e da eventuali suffissi.

112

Il paleoslavo

I suffissi possono essere vocalici o consonantici, tematici o non tematici. I suffissi tematici determinano lappartenenza dei nomi e dei verbi a diverse classi: i nomi si classificano in nove tipi flessivi; i verbi si classificano in due coniugazioni in base al suffisso tematico del presente, mentre il suffisso dellinfinito individua un sistema complesso di gruppi e sottotipi. Le desinenze si uniscono direttamente alla radice in pochi casi eccezionali, per esempio *kry, in russo sangue, che si usa ancora oggi in alcune parlate slave occidentali, oppure *bry, in russo sopracciglio: di norma tra la radice e la desinenza sempre presente un suffisso tematico. Linsieme costituito dalla desinenza e dal suffisso tematico si chiama terminazione. Nella flessione nominale sono numerosi i suffissi non tematici che si inseriscono tra la radice e la vocale tematica e, non incidendo sulla appartenenza del nome a una classe di declinazione, ne modificano il significato: possono formare diminutivi o peggiorativi, derivare da un nome un aggettivo, da unazione il nome di colui che la compie ecc. Se chiamiamo P un eventuale prefisso, R la radice, S eventuali suffissi non tematici, VT i suffissi tematici vocalici, CT i suffissi tematici consonantici, D la desinenza otteniamo le seguenti possibili combinazioni: per i temi vocalici (P)-R-(S)-VT-D, per i temi consonantici (P)-R-CT-D. 2. Il nome Il sistema della flessione nominale slavo comune, gi in crisi nella fase testimoniataci dal paleoslavo, si compone di quattro classi con tema vocalico (*o, *a, * , *u), una classe con tema vocalico al N sg (*u) e consonantico nel - resto della declinazione (-v- < *u u), quattro classi con tema consonantico (*n, *nt, *s, *r). Le classi pi ricche e produttive, quelle dei temi in *o e in *a, contengono al proprio interno un sottotipo, detto tipo molle, caratterizzato dalla presenza del suffisso -j-: i temi in *jo e i temi in *ja. La legge della sillaba aperta, e le conseguenti modificazioni che interessano la fine della parola (caduta di consonanti, monottongazione di dittonghi, formazione di vocali nasali), hanno determinato la fusione della vocale

Morfologia

113

tematica e della desinenza in un sistema di terminazioni, che, pur derivando da quella i.e., si presenta nel paleoslavo in una veste fonetica nuova1:
N -) -o -| -e -i i -i e -a -a G -a -a -a -a -i q -i q -y -( jr :bii, jr :biq a mei&, ameiq vo&voda, vo&vod qd|c a , qd|c ( jea, je e m l q, e m l ` dou{a, dou{( b o g i , b o g ` m i q, m i` m l ) i (i ), m l ) i ` maschile r ab), r a ba l:to, l:ta k o | , k o q m\j|, m\ja pol&, polq s)|mi}e, s)|mi}a neutro femminile

-i -( -i q -i ` -i (i ) -i `

s \ dii, s \di `

1 Cfr. la Tabella delle desinenze indoeuropee proposta da A. Schenker in The dawn of

Slavic. An Introduction to Slavic Philology, cit., p. 124: consonante Sg N -s, - G -es D -ei A -m L - S -m V - Du NA -- -e , GL -ous DS -mo Pl N -es G -om/-om D -mus A -ns L -su S -ms -u -u-s -ou-s -ou-ei -u-m -ou- -u-m -ou- -u-e > -u -ou-ous -u-mo -ou-es -ou-om -u-mus -u-ns -u-su -u-m s - --s -ei-s -ei-ei --m - -ei- --m -ei- - -e > - -ei-ous --mo -ei-es - -ei-om - -mu s --ns --su --m s -o -o-s -o-ad > -ad (Abl.) -i -o-ei> -o -o-m -o- -o-m -e- -o-e > -o - -o-ous > -ous -o-mo -o-es -o-om > -om -o-mus -o-ns -oi-su - -o-ois > -ois -a-a- -as - -ei > -ai -a - -a-m - - -a -a-m -a- - -a-i - - -a-ous > -aus - -mo -a - -a-es > -as - -a-om > -am - -mu s -a - -a-ns - -a-su - s -a-m-

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Il paleoslavo

N -| -) -y -( -( -o -y -i

G -i -o u -e e -e e -( t e -e s e -) v e -e r e

maschile p\t|, p\ti s ) , s o u ka m , ka m e e

neutro

femminile kost|, kos ti

im(, imee otr o~ (, otr o~ (te slovo, slovese c r |k, c r |k)ve ma ti, ma ter e

La fonetica storica permette tuttavia di risalire dalle terminazioni paleoslave elencate alle desinenze indoeuropee, e dunque di continuare a classificare i sostantivi nelle classi flessive tradizionali (nomi in *o, nomi in *a ecc.). Il nominativo singolare dellindoeuropeo aveva ha tre possibili marche: 1) *-s (lupus, amicus); 2) *- (femina); 3) allungamento dellultima vocale (*mate r- > mate r; *pate r- > pate r). Delle tre, la prima elencata probabilmente la pi recente: un pi antico nominativo, uguale al puro tema, ci sarebbe testimoniato oggi dal vocativo, nato per scissione dallantico nominativo al momento della comparsa della marca *-s. Laccusativo singolare ha ununica marca utilizzata da tutti i tipi flessivi, la consonante nasale i.e. *-m (o *-n), che il neutro generalizza al caso nominativo (castrum). Proprie della lingua comune sono anche le desinenze del plurale: nominativo plurale *-es, accusativo plurale *-ns. La situazione pi complessa nei casi obliqui. Il genitivo singolare i.e. aveva due marche: 1) *-s: nox, noctis; dux, ducis; familia, familias (cfr. il genitivo sassone, o cognomi spagnoli del tipo Sanchez figlio di Sancho); 2) *-i: lupus, lupi; amicus, amici; terra, *terrai > terrae (cfr. cognomi italiani del tipo Paoli, Agostini figlio di Paolo, figlio di Agostino. Da questo genitivo in *-i sarebbe anche derivato il suffisso -i quale marca del femminile singolare, figlia, moglie o sorella di qualcuno).

Morfologia

115

Il dativo aveva parimenti due marche, una di maggiore diffusione: *-i; una di uso limitato ai temi in *o e dallorigine discussa: *-o (cfr.: quo vadis, moto a luogo). Il locativo, lo strumentale e lablativo (per limitare il nostro inventario a sette casi) non sono presenti con altrettanta costanza nelle diverse lingue i.e., e anche le loro desinenze non si possono far risalire alle fasi pi arcaiche della lingua comune. Con un processo detto sincretismo le diverse lingue hanno accorpato e ridistribuito le funzioni svolte da casi diversi in base a diversi processi logici: cos il latino ha riunito nel solo ablativo le funzioni svolte da locativo e strumentale, il greco ha accorpato dativo, locativo e strumentale in un unico caso dativo, e ha fuso insieme genitivo e ablativo; il baltico e lo slavo hanno fuso insieme genitivo e ablativo. Il protoslavo, che non ha il caso ablativo, ne utilizza la desinenza i.e. *-ad per il genitivo singolare maschile e neutro dei temi in *o (tutti gli altri temi utilizzano la desinenza i.e. *-s). Il locativo utilizza la desinenza i.e. *-i, uguale a quella del dativo, per i temi con suffisso tematico vocalico, e generalizza la desinenza *-en a tutti i temi con suffisso tematico consonantico. Questa *-en non in realt una desinenza, ma una preposizione posposta (Italia in), come preposizioni posposte erano probabilmente quelle utilizzate quali desinenze dello strumentale singolare *-m , duale *-mo e plurale *-m- e del dativo s, plurale *-mus. Al genitivo plurale il protoslavo utilizza la desinenza *-on (i.e. - n) generalizzata a tutti i tipi flessivi con processi di analogia morfologica. *-o Linventario delle desinenze comune a tutte le classi. Il significato casuale - pu essere espresso dalla vocale tematica, che si allunga (*o > *a, * > *- *u > , - ) e si dittonga (*o > *oi, * > *ei, *u > *ou): *u
temi in *o -oi temi in *a -ai -ai temi in * -ei -ei -ei temi in *u -ou -ou -ou

N G D A S L

116

Il paleoslavo

NA GL DS N G D A S L

temi in *o -a (m); -oi (n) -oi (maschili) -oi

temi in *a -ai -

temi in * - -ei -ei (maschili) -ei -

temi in *u -u -ou -ou -ou -

Per alcune forme si danno diverse ricostruzioni: la terminazione -: del L sg dei temi in *o e in *a pu originarsi da *oi e desinenza *, o dallunione di vocale tematica *o e desinenza *-i, e analogamente potrebbero essersi formati il D sg dei temi in *a e il N pl dei temi in *o , la cui terminazione sarebbe frutto di analogia con la flessione pronominale (v. p. 145). 3. Temi in *a La classe di declinazione in *a comprende nomi femminili e alcuni nomi - maschili, formati con lausilio dei suffissi tematici *a, *ja. 1) Il suffisso *a forma il cosiddetto tipo duro, che comprende nomi femminili (aggettivi e sostantivi): d o b r a j e a buona donna, s v ( t a g o r a montagna sacra, e sostantivi maschili come v l a d k a signore, v o e v o d a condottiero, s l o u g a servo. La vocale tematica *a alterna con *a (> o) al caso vocativo e con il dittongo *ai al caso strumentale sg e NA duale:
N G D A L S V NA GL DS *nog - a - *nog - a - ns - *nog - a - ei *nog - a - n *nog - a - i *nog - ai - o *nog - a *nog - ai - *nog - a - ous *nog - a - mo (ns > uns > u; analogia N pl) (ai > e; g > ) (n > o) (ai > e; g > ) (cfr. decl. pronominale) oga og o: og\ o: ogo+ ogo o: ogou o ga ma

(ai > e; g > ) (u > u > u) -

Morfologia

117

N G D A L S

*nog - a - ns - *nog - a - on - - mu s *nog - a *nog - a - ns - *nog - a - su *nog - a - ms

(ns > uns > u; analogia A pl) (on > un > ; analogia temi in -C) (ns > uns > u) (s > x per analogia)

og og) o ga m) og o ga h) o ga mi

La desinenza *-ns (A pl) estesa al G sg e al N pl per analogia con i temi in * , e per evitare la coincidenza della terminazione di N sg e N pl *-a (< *-as). La terminazione dello S sg frutto di analogia con la flessione pronominale (v. p. 145). La terminazione originaria dei temi in *a (*-o < *-a -m) si innesta sul suffisso tematico dello S sg f della flessione pronominale, il dittongo *ai, e non si metafonizza (*-oje) in forza del principio di analogia morfologica. Diversamente S sg e A sg coinciderebbero nella terminazione: -\ < *-a-m. La terminazione -a h ) del L pl (s > x) dovuta a livellamento analogico: in tutte le altre classi di declinazione la fricativa infatti preceduta da * , *i, *u (scatta cio la legge di Pedersen). Lo slavo lunica lingua i.e. a utilizzare la desinenza *-o n (invece di *-on) al G pl. La terminazione -) si estende dai temi in consonante a quelli in vocale. 2) Il suffisso *ja forma il cosiddetto tipo molle, che comprende nomi femminili e un piccolo gruppo di nomi maschili, spesso indicanti professioni: d r : v o d : l q falegname, p r : d ) t e ~ a precursore. Lo jod palatalizza le consonanti della radice, che provocano la metafonia palatale della vocale tematica:
N G D A L S V NA GL DS *zem - ja - *zem - ja - ns - *zem - ja - ei *zem - ja - n *zem - ja - i *zem - jai - o *zem - ja *zem - jai - *zem - ja - ous *zem - ja - mo (jens > je) - (jei > i) (jn > jo) (jai > jei > i) (cfr. decl. pronominale) e m l q ( e m l : ) eml` e m li eml+ e m li eml&+ eml& e m li eml< emlqma

(jei > i) (jeu > jeu > u)

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Il paleoslavo

N G D A L S

*zem - ja - ns - *zem - ja - on - - mu s *zem - ja *zem - ja - ns - *zem - ja - su *zem - ja - ms

(jens > je) ( > ; analogia temi in -C) (jens > je) (s > x per analogia)

eml` e m l| emlqm) eml` e m l qh ) emlqmi

A questo sottotipo appartengono anche i nomi femminili in consonante palatalizzata per III palatalizzazione: *o w ka > o v | c a pecora, *putika > p ) t i c a uccello. La affricata dentale c provoca la metafonia della vocale

tematica, cosicch le terminazioni di questo gruppo di nomi tendono a coincidere con quelle del tipo molle. Il livellamento analogico porta quindi alla totale identit delle forme (L sg o v | c i invece che *o v | c : ; cfr. p. 102). Diverse grafie rimandano a diverse tradizioni (glagolitiche e cirilliche) e al progressivo indurimento delle consonanti molli: owDcA, o v | c : , o v | c q , o v | c a pecora. Due gruppi di sostantivi femminili e maschili hanno terminazione -i . Si tratta di nomi che seguono la declinazione molle, formati forse per mezzo del suffisso *-j, che rappresenta il grado ridotto di *-ja, e dei suffissi -- e -yn- (v. p. 123 e p. 127): s \ d i i giudice, b a l i i medico, v : t i i oratore, poeta, k
o r a b | ~ i i marinaio, k r ) m | ~ i i timoniere, k ) i g ) ~ i i uomo di lettere, l

o v | ~ i i cacciatore; g r ) d i orgoglio, r a b i schiava (< *orb-un-j), k ) ( g i principessa (< *kuning-un-j), p o u s t i deserto. Mentre i sostantivi in - i sono tutti femminili, i sostantivi formati per mezzo del suffisso -- (*-j > *- - > -i i ) sono prevalentemente maschili (con due sole eccezioni: *old-j > l a d i i barca, *ml n-j > m l ) i i fulmine). La presenza dello jer impedisce allo jod di iodizzare la consonante precedente (cfr. s \ d i i e non *sodi). 4. Temi in *o La classe di declinazione in *o comprende nomi maschili e neutri; la vocale tematica *o, che alterna nel corso della declinazione con *o (NA duale m, NA pl n), con *e (V sg m) e con il dittongo *o i (NA duale n, L pl m n). La classe si divide in due tipi, duro e molle (nomi in *o e nomi in *jo).

Morfologia

119

1) Al tipo duro appartengono nomi maschili (che escono al N sg in -) : l < t ) v


r a g ) fiero nemico, o v ) g r a d ) nuova citt) e nomi neutri (che escono al N sg

in -o : s t a r o s e l o vecchio villaggio, t ( j | k o i g o pesante giogo):


N G D A L S V NA GL DS N G D A L S *vrag - o - s *vrag - o - ad *vrag - o - ou *vrag - o - n *vrag - o - i *vrag - o - m *vrag - e *vrag - o *vrag - o - ous *vrag - o - mo *vrag - o - i *vrag - o - on *vrag - o - mu s *vrag - o - ns *vrag - oi - su *vrag - o - is (u s > u ) (ad > a) - u > u) (o (un > u) (oi > e; g > ) (g > z) vr ag) vr aga vr agou vr ag) vr a: vr agom | vr aje vr aga vr agou vr agoma vr ai vr ag) vr agom) vr ag vr a :h) vr ag

- (ou > u)

(oi > i; g > ; cfr. decl. pron.) (un > u > ; analogia temi in -C) (uns > uns > u) (s > x per Pedersen)

Non tutte queste forme hanno una spiegazione soddisfacente: non c accordo sul precoce passaggio *-o s > *-u s > -) . Secondo Enrietti, Schenker e altri la terminazione -) del N sg dei temi in *o originariamente terminazione dei temi in *u (*u > -) ), estesa ai temi in *o per analogia, come marca del genere maschile2. Di difficile spiegazione anche la forma del D sg, che dovrebbe essere *-o i > -: , e quella dello S pl (la ricostruzione di Seliev, per cui *-uis > *-ui > - , non accettata da tutti). Le terminazioni di N e L pl sono invece di sicura origine pronominale: N pl *-oi > -i (invece di *-o-es > *-os), L pl *-oi-su > -: h ) (invece di *-o-su > *-os). Poich in paleoslavo lordine delle parole nella frase non fornisce indicazioni utili a individuare la direzione dellazione, la coincidenza delle terminazioni dei casi N e A sg rende sintatticamente ambigui gli enunciati in
2 Se non si ipotizza un precoce passaggio *ku ningos > *ku ningus anche la forma kne,

con la sua III palatalizzazione attiva davanti a u, cessa di costituire un problema.

120

Il paleoslavo

cui soggetto e complemento oggetto siano esseri animati cui si riconosce la potenzialit di essere effettivamente soggetti (dunque non servi, non figli minorenni, non animali e non oggetti): se ~ l o v : k ) e t e r ) p o s ) l a r a b ) pu solo significare che un tale ha inviato il suo servo, e p r i ` t ) i s o u s ) h l : b ) pu solo significare che Ges ha preso il pane, p e t r ) p o s ) l a i o a ) pu essere intepretata tanto nel senso che Pietro ha inviato Giovanni, quanto al contrario nel senso che Giovanni ha inviato Pietro. Per disambiguare queste proposizioni si elabora in paleoslavo una categoria che avr larga fortuna nelle lingue slave moderne, quella della animatezza (in russo ). Quando complemento oggetto un sostantivo maschile animato, potenzialmente capace di essere soggetto dellazione, questa sua funzione sintattica viene espressa dal caso genitivo, che in slavo poteva gi sostituirsi allaccusativo in diversi contesti (per esempio nelle frasi negative, o con valore partitivo): si dir p e t r ) p o s ) l a i o a a nel caso che Pietro abbia inviato Giovanni, p e t r a p o s ) l a i o a ) nel caso che Giovanni abbia inviato Pietro. La declinazione di un nome neutro del tipo duro si dovrebbe differenziare da quella maschile nei soli casi NA duale e plurale. Lanalogia morfologica estende per ai nomi neutri di questa classe le terminazioni dei pronomi neutri al NA sg: t o < *tod (cfr. latino istud):
NA G D L S NA GL DS NA G D L S *sel - o - n *sel - o - ad *sel - o - ou *sel - o - i *sel - o - m *sel - oi *sel - o - ous *sel - o - mo *sel - o *sel - o - on *sel - o - mu s *sel - oi - su *sel - o - is (un > u; ma per an. morf. -o) (ad > a) - (ou > u) (oi > e) selo sela selou sel: selom| sel: selou s e lo ma sela sel) s e l o m) sel:h) sel

(oi > e) - (ou > u)

(un > u> ; analogia temi in -C) (s > x per Pedersen)

Morfologia

121

Fanno morfologicamente parte di questo sottotipo anche nomi maschili in vocale del tipo k r a i < *krai-o s. Tuttavia, poich la i in posizione intervocalica si riduce a i, la declinazione di questi nomi segue in tutto il tipo molle: N *krai-os > *krai- > k r a i , G *krai-oad > *krai-a > k r a q . 2) Il suffisso *jo forma il cosiddetto tipo molle: jod iodizza le consonanti della radice, che provocano la metafonia palatale delle vocali posteriori:
N G D A L S V NA GL DS N G D A L S *kon - jo - s *kon - jo - ad *kon - jo - ou *kon - jo - n *kon - jo - i *kon - jo - m *kon - jou *kon - jo *kon - jo - ous *kon - jo - mo *kon - jo - i *kon - jo - on *kon - jo - mu s *kon - jo - ns *kon - joi - su *kon - jo - is ( > ) (a > /ja) (u > u) ( > ) (e > i) (o > e) (analogia temi in -u) (a > /ja) (u > u) (o > e) (ei > i; cfr. decl. pron.) ( > ; analogia temi in -C) (o > e) (jens > je) (e > i) (y > i) ko| koq (ko:) ko< ko| koi ko&m| ko< koq (ko:) ko< ko&ma koi ko| ko&m) ko` koih) koi

La declinazione di un nome neutro del tipo molle presenta rispetto a quella maschile le stesse differenze del tipo duro; lanalogia morfologica estende ai nomi neutri di questa classe le terminazioni dei pronomi neutri al NA sg:
NA G D L S NA GL DS *pol - jo - n *pol - jo - ad *pol - jo - ou *pol - jo - i *pol - jo - m *pol - joi *pol - jo - ous *pol - jo - mo ( > ; ma per an. morf. -e) pol& polq pol< p o li pol&m | p o li pol< pol&ma

122

Il paleoslavo

NA G D L S

*pol - jo *pol - jo - on *pol - jo - mu s *pol - joi - su *pol - jo - is

polq p o l| pol&m) p o li h ) p o li

A questo sottotipo appartengono anche i nomi maschili e neutri in velare palatalizzata (III palatalizzazione): *kuning-os > k ) ( | principe, *krd k-on > s r | d | c e cuore. Le consonanti molli c e provocano la metafonia delle terminazioni, che vengono a coincidere in larga misura con quelle del tipo molle. Il livellamento analogico porta quindi alla totale identit delle forme (cfr. L sg o t | c i invece che *o t | c : ; v. p. 101). Al G sg diverse grafie rimandano a diverse tradizioni (glagolitiche e cirilliche) e al progressivo indurimento delle consonanti molli: otDcA, o t | c : , o t | c q , o t | c a del padre. Quando lo jod preceduto da vocale, sia che questa appartenga alla radice (*krai-), sia che appartenga al suffisso (cfr. infra) il nome esce in -i : *krai-os > *krai- > k r a i fine, *zreb-j-os > *zreb-j > j r : b i i sorte, *gvozd-j-o s - - > *gvozd-j > g v o d i i chiodo, *ob-vuk-ejos > *obyc-aj > o b ~ a i uso,
s ) l u ~ a i caso, *xod-atajos > *xod-ataj > h o d a t a i intercessore, r a t a i

aratore. 5. Principali suffissi derivativi dei nomi in *o e in *a Tra i suffissi utilizzati per la derivazione nominale nelle classi flessive *o e - il primo posto spetta al suffisso -j-, che come abbiamo detto forma i temi in *a in *jo e in *ja. Nella derivazione dei nomi aggettivi il suffisso -j- ha valore possessivo: cos da i q k o v ) si forma il possessivo i q k o v l| (*ijakov-j-o s) di Giacomo, da
k ) ( | si forma k ) ( j | (*kuning-j-os) principesco, da o t | c | il possessivo o t | ~ | (*o tk-j-os) paterno.

Il suffisso -j- pu essere preceduto dai suffissi --, --, -ata- e altri. Il pi importante di questi composti - j-, che forma nomi aggettivi e nomi sostantivi. Nella derivazione di nomi aggettivi - j- ha lo stesso significato di appartenenza del suffisso -j-: p | s i i (*ps-j-), p | s i & (*ps-j-e), p | s i q

Morfologia

123

(*ps- j-a), canino; b o j i i (*bog- j-), b o j i & , b o j i q divino. Nella derivazione di nomi sostantivi forma femminili (- j-a ) con valore collettivo del tipo b r a t r i q o b r a t i q confraternita (lo stesso sostantivo passer poi a significare il N pl di b r a t r ) o b r a t ) fratello), alcuni maschili in -i i del tipo v
r a b i i passero (- j- < *- j-o s), j r : b i i sorte, e quattro categorie di

sostantivi neutri: a) collettivi: l i s t v i e fogliame (< *list-v- je), l o i e tralci di vite, v r | b i e linsieme dei rami; b) deverbali (nomina actionis, derivati dal participio passato passivo): p r o } e i e il perdonare, v i d : i e il vedere; c) astratti deaggettivali: s ) d r a v i e salute, v e l i ~ i e la grandezza; d) concreti denominali: r a s p \ t i e crocevia, p o d ) o j i e i piedi del monte. Lo stesso suffisso forma alcuni sostantivi maschili e femminili con terminazione N sg -i i (- j-i) che successivamente normalizzano il nominativo: s
\ d i i (< *so d-ji giudice), b a l i i medico (v. anche suffissi in -l-), v : t i i

oratore, poeta e altri. Di questo gruppo fanno parte anche due nomi femminili: a l ) d i i (l a d i i ) barca e m l ) i i fulmine. - Degli altri suffissi che contengono jod ricordiamo -j / -aj (< *-ej-o s), che forma sostantivi maschili del tipo s ) l o u ~ a i caso, o b ~ a i uso (a < *e dopo consonante palatale) e serve a formare il grado comparativo degli aggettivi (v. p. 141) -ataj (< *-ataj-o s) che forma sostantivi maschili del tipo h o d a t a i intercessore. Al secondo posto per produttivit un gruppo di suffissi che contiene -k-, presente sia come occlusiva velare, sia come affricata palatale (per I palatalizzazione) o dentale (per II e III palatalizzazione): -k- forma sostantivi maschili deverbali ( | r : t i vedere > r a k ) vista; b
| r a t i raccogliere > b r a k ) matrimonio) e serve al trasferimento da una

classe di declinazione ad unaltra di nomi sostantivi (k a m > k a m k ) pietra; *jezy < *n gu-s > ` k ) lingua). Molto produttivo nella derivazione di aggettivi, serve a derivare aggettivi in *o e in *a da primitivi appartenenti ad altre classi di declinazione: *soldu-s > s l a d ) k ) dolce, *gor -s > g o r | k ) amaro. Forma aggettivi di grado positivo da radici altrimenti attestate solo al grado comparativo: t ( j | k ) (*teg-) pesante (cfr. t ( j i i pi pesante, forma

124

Il paleoslavo

cui si deve probabilmente, per analogia, la palatalizzazione g > ), g l \ b o k ) (*gob-) profondo (cfr. g l \ b li i pi profondo), { i r o k ) (*sir-) largo (cfr.
{ i ri i pi largo), v s o k ) (*vys-) alto (cfr. v { i i pi alto). Serve ad

ampliare aggettivi derivati con modalit poco produttive: da k r : p ) forte (comparativo k r : p li i pi forte) deriva k r : p ) k ) , morfologicamente analogo alla folta categoria di aggettivi in occlusiva velare. -c- forma sostantivi maschili deverbali: b i t i colpire > b i ~ | flagello. -ik- serve a derivare da aggettivi (con suffisso -n-) e participi (con suffisso -en-) il nome del possessore delle qualit indicate dallaggettivo o dal participio: k ) i g i libri > k ) i j | ) del libro > k ) i j | i k ) erudito, scriba, g r : h ) peccato > g r : { | ) peccaminoso > g r : { | i k ) peccatore; o
u ~ i t i ammaestrare > o u ~ e ) ammaestrato > o u ~ e i k ) discepolo, m \ ~ i t i tormentare > m \ ~ e ) tormentato > m \ ~ e i k ) martire.

-k- serve a derivare sostantivi maschili da verbi e aggettivi: s ) v i t ) k ) rotolo, cartiglio (s ) v i t i arrotolare), o s t a t ) k ) avanzo (v. anche il suffisso -t-), ~ e t v r | t ) k ) gioved (cio il quarto giorno), p ( t ) k ) venerd (cio il quinto giorno). -k- forma sostantivi femminili che alterano, spesso in senso diminutivo, il sostantivo di partenza: k l : t | cella > k l : t | k a celletta (cellula). Scarsamente produttivo in paleoslavo, lo diventer successivamente (cfr. in russo manina, piedino, libriccino ecc.). -ic- forma sostantivi femminili e (rari) maschili diminutivi e vezzeggiativi:
k o r a b l | nave > k o r a b i c | navicella, d : v a vergine > d : v i c a verginella,

fanciulla, v | d o v a vedova > v | d o v i c a vedovella. Serve inoltre a derivare sostantivi femminili da aggettivi e participi: t | m | ) scuro > t | m | i c a gattabuia, prigione, s t a r ) vecchio > s t a r i c a donna anziana; o u ~ e ) ammaestrato > o u ~ e i c a discepola. -c- forma sostantivi maschili deverbali e deaggetivali: b o r | c | lottatore, l
o v | c | pescatore, s t a r | c | anziano, e sostantivi neutri (il cui valore era

forse originariamente diminutivo): s l ) | c e sole, s r | d | c e cuore. Forma inoltre alcuni sostantivi maschili e femminili della classe in *a: o v | c a f pecora, m { | c a f braccio, spalla; q d | c a m mangione.

Morfologia

125

-sk- suffisso molto produttivo per la formazione di aggettivi: m i r ) mondo > m i r | s k ) mondano, ~ l o v : k ) uomo > ~ l o v : ~ | s k ) umano, ecc. -is t- (< * sk-jo ) forma sostantivi neutri che indicano il nome di un posto, un sito dove ha luogo o si trova la cosa designata dalla radice: j i l i } e luogo dove si vive, s ) k r o v i } e luogo dove nascosto qualcosa, nascondiglio, tesoro, t r ) j i } e luogo dove si commercia. Tra gli altri suffissi (elencati secondo lordine alfabetico della consonante finale) ricordiamo: -b- e -ob- formano sostantivi femminili astratti: d r o u j | b a amicizia, s
l o u j | b a servizio, m o l | b a preghiera, t a t | b a furto, a l ) ~ | b a digiuno; ) l o b a cattiveria, \ t r o b a grembo.

-d- serve a formare sostantivi neutri concreti: s t a d o branco, ~ o u d o miracolo. -d- forma sostantivi femminili astratti deaggettivali e denominali: p
r a v | d a giustizia; v r a j | d a inimicizia. Meno produttivi i suffissi -od- (s v o b o d a libert), -e d- (g o v ( d o manzo; cfr. russo carne di

manzo), -zd- (b r a d a il solco lasciato dallaratro). -g- forma sostantivi maschili (in *jo e in *a) e femminili (in *a): m \ j | uomo (< *man-g-jo-s; cfr. nelle lingue germaniche man, Mann); s l o u g a m servo, s t r o u g a corrente. -og- forma sostantivi maschili del tipo s a p o g ) stivale, o s t r o g ) recinto. Con altro vocalismo: -ig- (v e r i g a catena); -eg(k o v | ~ e g ) arca), -eg- (p o t | p : g a donna ripudiata), -yg- (k o t g a tunica,
k r | k g a carro). La velare palatalizzata per III palatalizzazione nel suffisso

-e - (g > dz (); in seguito alla semplificazione di > z il suffisso assume forma -ez-), che costituisce la resa slava del suffisso germanico -ing-: k
l a d ( | pozzo, nascondiglio, tesoro (cfr. germanico *kalding-), k ) ( |

principe (cfr. antico alto-tedesco kuning); p : ( | moneta (cfr. antico altotedesco pfenning), v i t ( | prode combattente, eroe (cfr. germanico *viking-, k > c per palatalizzazione e c (ts) > t per dissimilazione).

126

Il paleoslavo

-l- attivo soprattutto come nella derivazione del participio risultativo o perfetto (v. p. 193); lo ricordiamo tra i suffissi nominali per la non infrequente aggettivizzazione di questi participi (del tipo | r : l ) maturo). Forma inoltre sostantivi maschili, femminili e neutri che non sono direttamente riconducibili al significato verbale precedente: b a l i i medico (*ba-l-j-; cfr. b
a q t i parlare), j i l a vena, d : l o affare. Il suffisso pu presentare un

diverso vocalismo: -l- (k o | l ) capro), -l- (\ g ) l ) angolo, cfr. latino angulus), -yl- (k o b l a cavalla). Il suffisso -l- non va confuso con il suffisso -dl- (che tra gli Slavi orientali e meridionali si semplifica in -l-, v. p. 93): -dl- il suo simile -sl- formano sostantivi neutri che indicano lo strumento con cui si compie lazione espressa dal verbo da cui derivano: r a l o aratro (o r a t i arare), p r a v i l o regola (p r a v i t i regolare), v e s l o remo (*vez-sl-o, cfr. v e s t i < *vez-ti portare),
m a s l o unto (< *maz-sl-o, cfr. m a a t i ungere, spalmare con sostanza unta).

-m- il formante di tutti gli aggettivi derivati dal participio presente passivo del tipo l < b i m ) amato (v. p. 191). Forma inoltre alcuni sostantivi maschili, femminili e neutri: d m ) fumo (*dhu-: *dhou-; cfr. d o u h ) spirito, alito, e
d h a i e respiro), { o u m ) rumore, o u m ) mente, q r | m ) giogaia, k r ) m a

cibo, r a m o spalla. -n- molto produttivo nella formazione dei participi passati passivi (v. p. 191). Nella derivazione nominale serve a formare aggettivi qualificativi (s l a ) salato, t : s ) stretto) e sostantivi maschili, femminili e neutri: s t a ) accampamento (s t a t i stare); s ) ) sonno (< *sp-n-; cfr. s ) p a t i dormire); s t r a a lato, parte, paese (*stor-n-a; cfr. russo spazio); c : a pena, prezzo da pagare (< *kai-n-a; cfr. k a q t i fare vendetta e k a q t i s ( fare penitenza); r | o chicco, granello (*gr-n-om; cfr. latino granum e inglese corn). -in- funge da singolativo, cio serve a formare sostantivi maschili che indicano lindividuo allinterno di una collettivit del tipo g r a j d a i ) (cfr. p. 138) e sostantivi femminili che indicano una frazione del tipo d e s ( t i a

Morfologia

127

decima parte, g o d i a

momento. Serve inoltre a derivare sostantivi

femminili deaggetivali astratti (g l \ b i a profondit, t i { i a tranquillit, o


t | ~ i a patria) e aggettivi con funzioni di genitivo di possesso, fungendo da

corrispettivo femminile del suffisso -ov-: p e t r ) Pietro > p e t r o v ) di Pietro, a


a Anna > a i ) di Anna, r a b i

schiava > r a b i ) della

schiava. -n- un suffisso molto produttivo che forma sia aggettivi che sostantivi. I sostantivi sono maschili, femminili e neutri del tipo duro e del tipo molle: o
v | ) montone; b r a { | o farina; v e ~ e r | q vespro. Gli aggettivi sono

denominali: r \ k a mano > r \ ~ | ) manuale, v : k ) era > v : ~ | ) eterno,


k ) i g libri > k ) i j e ) libresco. Unito al suffisso -j- forma aggettivi di

appartenenza (genitivo di possesso): b r a t r | ) del fratello (< *bratr-n-jo-s). -un- forma sostantivi maschili deverbali che designano colui che compie lazione: p : s t o u ) educatore. -yn- forma sostantivi femminili (con terminazione -i ) derivati da nomi personali maschili, o da aggettivi dei quali astraggono la qualit: r a b i schiava, k ) ( g i principessa, p o u s t i deserto, g r ) d i orgoglio,
b l a g i bont e bene, b l a g o s t i bont, benevolenza.

-r- un formante di aggettivi e sostantivi: b ) d r ) sveglio (cfr. b ) d : t i vegliare), d a r ) dono (cfr. d a t i dare), d o b r ) buono (cfr. p o d o b a t i essere opportuno), m \ d r ) saggio (*mondh-; cfr: tedesco munter sveglio, vispo), m o k r ) bagnato (< *mok-; cfr. m o ~ i t i e o m a k a t i bagnare), p i r ) festino (cfr. p i t i bere), r e b r o costola (*rebh-, cfr. inglese rib), m : r a misura (*me - misurare). -s- forma alcuni sostantivi maschili: b : s ) demonio (< *bhoi-dh-s-; cfr. b o q t i s ( avere paura e latino foedus ripugnante, infame), g l a s ) voce (< *gol-s-; cfr. g l a g o l a t i parlare < *gol-gol-a-ti), k l a s ) filo derba, spiga (cfr. k l a t i accoltellare). -x- lo stesso suffisso di cui sopra, ma trasformato per Pedersen: s m : h ) riso (< *smoi-s-os), o u s p : h ) successo (cfr. s p : t i maturare), g r : h )

128

Il paleoslavo

peccato (< *groi-s-o s; cfr. g r : a fantasia, chimera, inganno e g r : t i scaldare), s l o u h ) udito (dalla radice *slu-/*slou-, cfr. s l o u t i avere fama, s
lou {ati

ascoltare, s l { a t i udire, s l a v a fama, s l o v o parola), j

e i h ) sposo (j e i t i sposare); l i h ) eccessivo (*leikw-s-o s cfr. russo

ardito e cocchiere, autista rompicollo3). -t- forma sostantivi di tutti i generi; i maschili sono spesso ulteriormente espansi con il suffisso -k-: s \ p o s t a t ) nemico, o s t a t ) k ) avanzo; e v : s t a sposa (forse contaminazione di *ne-ved-t-a sconosciuta o innocente e *nev-ved-t-a nuova venuta, portata da fuori), v r | s t a generazione, et della vita (cfr. in russo versta. Entrambi i significati vengono dalla radice *uer-/*ur girare, vertere da cui *uer-men > v r : m ( il tempo e *ur-t-t-a >
v r | s t a , letteralmente giro completo); b l a t o palude, v r a t a porte.

-ot- forma sostantivi femminili astratti, in generi deaggettivali: ~ i s t o t a pulizia, d o b r o t a bont, p r a v o t a giustezza, s l : p o t a cecit; alcuni denominali: r a b o t a lavoro (< r a b ) schiavo), s r a m o t a vergogna (< s r a m ) fatto vergognoso). Appartiene a questo gruppo anche un sostantivo maschile:
j i v o t ) vita.

-t- forma sostantivi maschili, spesso onomatopeici: r ) p ) t ) rumorio e altri. Ne esistono varianti -t-, -ut-, -yt-, -ot-: s k r | j | t ) stridore, t r e p e t ) tremito, k o k o t ) gallo. -it- forma aggettivi che indicano parentela, in particolare i figli: d : t i } | bambino. La iodizzazione della dentale d esiti diversi in slavo meridionale (s t) e orientale (c ). Questa seconda forma ci resa molto familiare dal patronimico russo del tipo figlio di Ivan (cfr. in russo figlio di re, principino, figlio di prete contro lesito meridionale di sostantivi quali creatura prediletta < *det-it-je).
3 Suffissi che contengono -x- e -s - (frutto della palatalizzazione di x) sono particolarmente

produttivi nelle lingue slave moderne, dove caratterizzano il parlato. Cfr. russo e (< *starux-k-a) vecchietta; matrigna; piccoletto, paraculo, furbacchione; nerume; camiciotto; pellicciotto; donnetta noiosa; Ales a e numerosissimi altri.

Morfologia

129

-tv- forma sostantivi femminili deverbali: m o l i t v a preghiera, b r i t v a rasoio, j r | t v a vittima sacrificale, k l ( t v a giuramento, j ( t v a mietitura. -v- forma sostantivi maschili e neutri: g : v ) ira (cfr. g o i pus), p i v o bevanda, ~ r : v o ventre, d r : v o albero. -av-, -iv-, -v- formano sostantivi femminili (d \ b r a v a querceto, t ( t i v a corda dellarco, p o q v a manto) e aggettivi denominali o deverbali (formati dal participio perfetto): k r ) v a v ) sanguinoso, l \ k a v ) maligno (da l \ k a inganno), l : i v ) pigro, l | s t i v ) adulatore, p r a v | d i v ) giusto, j i v ) vivo, g : v | l i v ) iracondo, m l | ~ a l i v ) taciturno, t r | p : l i v ) paziente. -ov- deriva aggettivi possessivi da sostantivi maschili. Oggi improduttivo, ha dato origine alla gran massa dei cognomi slavi: p a v l o v ) di Paolo, p e t r o v ) di Pietro, p o p o v ) di prete. -stv- forma sostantivi neutri astratti (denominali e deaggettivali) in *o e in *jo: b o j | s t v o divinit, b o g a t | s t v o ricchezza, m ) o j | s t v o moltitudine,
o t | ~ | s t v o patria; o t | ~ | s t v i e patria, p o d o b | s t v i e somiglianza.

6. Temi in * La classe di declinazione in * comprende nomi maschili e femminili che escono al N sg in -| . Anticamente comprendeva anche nomi neutri: cfr. le forme duali dei sostantivi o k o occhio e o u h o orecchio: NA o u { i , o ~ i , GL o
u { i < (o u { | < ), o ~ i < (o ~ | < ), DS o u { i m a , o ~ i m a e il pronome dimostrativo s | questo. In paleoslavo costituisce lapprodo di molti temi in consonante.

I femminili, che costituiscono il gruppo pi numeroso e oggi meglio conservato, sono formati sia con, sia senza lausilio di suffissi. Al primo tipo appartengono sostantivi concreti (d v | r ) porta, k o s t | osso,
s o l | sale) e sostantivi astratti derivati da verbi, aggettivi e participi: b o l |

dolore (b o l : t i dolere), l : t o r a s l | germoglio (cfr. participio perfetto di


r a s t i crescere: r a s l ) cresciuto), s t o u d e | gelo, inverno (s t o u d e ) agg.

freddo). Alcuni sostantivi escono in consonante palatale (I palatalizzazione delle velari e del nesso *kt davanti a vocale anteriore): r : ~ | parola (*rek-), r ) j | segale (*rugh-), m { | topo (*mus- > *myx- per Pedersen; x > s

130

Il paleoslavo

davanti a vocale anteriore; cfr. latino mus, inglese mouse); m o } | (*mokt- -s) forza, e m o } | debolezza, p o m o } | aiuto, o } | (*nokt- -s) notte. Al secondo tipo appartengono nomi astratti e concreti derivati con il suffisso -t-: a v i s t | invidia, ~ e s t | onore, v : s t | notizia; nomi astratti deaggettivali derivati con il suffisso -ost-: s t a r o s t | vecchiaia, < o s t | giovinezza; sostantivi deverbali derivati con i suffissi -l-, -n-, -sn-, -zn-:
g b : l | rovina, distruzione, p e ~ a l | afflizione, d a | tributo, b r a |

combattimento, p : s | canzone, j i | vita, b o q | paura. Anche qui si verificano casi di palatalizzazione del nesso *kt: p e } | (*pek-t- -s) stufa. Gli aggettivi appartenenti a questa classe di declinazione sono pochi e indeclinabili: s v o b o d | libero, o u d o b | facile, i s p l | | pieno, p r : p r o s t | semplice, r a l i ~ | diverso. Alcuni hanno valore avverbiale: t a i (< *taj-) in segreto, p r a v | in verit. Estesi per mezzo del suffisso -n- migrano verso la classe in *o per il maschile e per il neutro, in *a per il femminile: s
v o b o d | ) , s v o b o d | o , s v o b o d | a . Alcuni, estesi per mezzo del suffisso -k-,

sono gi migrati in paleoslavo verso la classe in *o per il maschile e per il neutro, in *a per il femminile: *gor -s > g o r | k ) , g o r | k o , g o r | k a amaro. La vocale tematica * alterna nel corso della declinazione con *ei (nei casi GDLV sg, GL duale, NVG plurale), che ha esiti diversi davanti a consonante, silenzio o vocale: *ei > * - in fine di parola o di sillaba (davanti a consonante), *e i > *i davanti a vocale. La vocale tematica * > *- al caso NA duale e al caso A pl m e NA pl f (davanti a *-ns):
N G D A L S V NA GL DS *gost - - s *gost - ei - s *gost - ei - ei *gost - - n *gost - ei - *gost - - m *gost - ei *gost - *gost - ei - ous *gost - - mo gost| go sti go sti gost| go sti gost|m| go sti go sti g o s t i < ( -| < ) gost|ma

(ei > ) (ii > )

(i + u) -

Morfologia

131

N G D A L S

*gost - ei - es *gost - ei - on *gost - - mu s *gost - - ns *gost - - su *gost - - mis

(i + es > e) (i + > j > i) ( ns > - > ns ) (s > x per Pedersen)

g o s t i & (-| & ) g o s t i i (-| i ) gost|m) gosti gost|h) gost|mi

La declinazione del femminile si discosta da quella dei maschili solo allo S sg, frutto dellestensione della terminazione pronominale -+ a tutti i sostantivi femminili, e al N pl:
N G D A L S V NA GL DS N G D A L S *kost - - *kost - ei - s *kost - ei - ei *kost - - n *kost - ei - *kost - - jan (-ijo/-jo ; cfr. decl. pronominale) *kost - ei *kost - *kost - ei - ous *kost - - mo *kost - - ns *kost - ei - on *kost - - mu s *kost - - ns *kost - - su *kost - - mis (- > ns ) kost| kosti kosti kost| kosti k o s t i + (-| + ) kosti kosti k o s t i < (-| < ) kost|ma kosti k o s t i i (-| i ) kost|m) kosti kost|h) kost|mi

(- > ns ) (s > x per Pedersen)

I sostantivi maschili che appartengono a questa declinazione non sono pi di una ventina, e tendono a migrare verso i temi in *o: ~ r | v | verme, g v o d | chiodo, g o l \ b | piccione (cfr. latino columba e russo grigioazzurro), g o s p o d | signore, g o s t | ospite, mercante (cfr. latino hostis, hostis nemico), g \ s | oca, g r ) t a | laringe (suffisso -an-, oggi femminile),
d r | k o l | bastone, m ( t e j | tumulto (derivato con il suffisso -ez-) l a k ) t |

gomito (suffisso -t-), o g ) t | unghia, o g | fuoco (cfr. latino ignis, ignis), \ g l | carbone, p e ~ a t | sigillo (suffisso -t-), p \ t | via, cammino (cfr.

132

Il paleoslavo

latino pons, pontis ponte), t a t | ladro, t | s t | suocero, : t | genero, o u { i d | fuggitivo, v : r | fiera (cfr. greco qhvr e latino ferus). I maschili in * si distinguono da quelli in *jo (tipo k o | ) perch al N sg la consonante che precede non palatalizzata (come sarebbe davanti a jod): escono in -d | (non *-zd), -t | (non *-t), -v | (non *-vl), -b | (non *-bl), -s | (non *-). Problemi di attribuzione a una classe flessiva (in * oppure in *jo ) sono posti da nomi del tipo v : r | , o g | , \ g l | , giacch la palatalizzazione delle consonanti liquide e nasali non segnalata graficamente. Ci favorisce la precoce confusione tra maschili in * e maschili in *jo : o g | ha G sg o g q , D sg o g < accanto a G sg e D sg o g i . Daltra parte, sostantivi maschili in *jo possono prendere forme dei temi in * : G pl v r a ~ e i invece che v r a ~ | (oppure v
r a ~ e v ) , v. infra).

7. Temi in *u Il suffisso *u forma un piccolo gruppo di sostantivi maschili, per lo pi gi migrati in epoca paleoslava verso i temi in *o , di cui nessuno attestato nei manoscritti del canone in tutte le forme del paradigma: d o m ) casa (cfr. latino domus), s ) figlio, v r | h ) cima, m e d ) miele, m i r ) mondo, p o l ) met, ~ i ) rango, v o l ) bue, forse s a ) dignit, d a r ) dono e pochi altri. Originariamente appartenevano a questo tipo diversi aggettivi che gi in paleoslavo appaiono estesi per mezzo del suffisso -k- e migrati verso la classe in *o per il maschile e per il neutro, in *a per il femminile: b l i ) k ) vicino,
i ) k ) basso, l | g ) k ) leggero, m ( k ) k ) morbido, s l a d ) k ) dolce e altri.

La vocale tematica *u alterna nel corso della declinazione con *ou (nei casi GDLV sg, GL duale, NVG plurale). Il dittongo *ou si monottonga in fine di parola o di sillaba (davanti a consonante e silenzio), si dentalizza davanti a vocale. Notiamo inoltre lallungamento della vocale tematica *u > *u al caso NA duale e al caso A plurale (davanti a *-ns):
N G D A L *sun - u - s *sun - ou - s *sun - ou - ei *sun - u - n *sun - ou - (ou > u) (oui > ovi) (un > u) s) sou s o vi s) sou

Morfologia

133

S V NA GL DS N G D A L S

*sun - u - m *sun - ou *sun - u *sun - ou - ous *sun - u - mo *sun - ou - es *sun - ou - on *sun - u - mu s *sun - u - ns *sun - u - su *sun - u - mis

s)m| sou s sovou s ) ma sove sov) s ) m) s s)h) s)mi

(ouu > ovu) -

(oue > ove) (ou > ov) (uns > u) (s > x per Pedersen)

Temi in *o e temi in *u cominciano ben presto a contaminarsi; ne derivano da una parte forme del tipo S sg s o m | , d o m o m | , D pl s o m ) , L pl s o h ) ,
d o m o h ) (che sono le uniche storicamente attestate), e dallaltra lenorme

fortuna di molte terminazioni dei temi in *u nelle diverse lingue slave: G sg -u, L sg -u, D sg -ovi, N pl -ove, G pl -ov (cfr. in russo il cosiddetto secondo genitivo con valore partitivo o di provenienza del tipo , , il secondo prepositivo del tipo , , nonch il G pl dei nomi maschili: , ). Lestensione delle terminazioni della classe in *u ai nomi in *o , *jo porta alla comparsa di una variante molle (del tipo *ju ) quando a prendere le terminazioni di questo tipo un nome originariamente in *jo: v r a ~ | , G pl v
r a ~ e v ) ; m i i , N pl m i & v e , G pl m i & v ) ; o i , N pl o & v e , G pl o & v ) .

8. Temi in consonante I temi in consonante appartengono alle classi flessive in *n, *s, *nt, *r. Appartengono a queste classi di declinazione nomi formati dalla radice e da un suffisso tematico consonantico. Il sistema delle desinenze non identico a quello dei temi vocalici: segnaliamo il L sg -e e la vocale breve della desinenza del G pl, che da qui si espande ai temi vocalici. Numerosi sono i casi di influenza delle classi con suffisso vocalico su questi in consonante, con forte preponderanza delle forme proprie dei temi in * .

134

Il paleoslavo

1) La classe in *n comprende nomi maschili e neutri formati con i suffissi - *mo n/*me n, *men/*me n, *en/*en. *mon/*men forma un piccolo gruppo di sostantivi maschili che escono al N sg in - < *-o n-s: k a m pietra. Tendono a generalizzare al nominativo la forma accusativa e a migrare verso classi di declinazione in vocale: k a m (< *kamo n-s4), k a m e e pietra (NA k a m e | , G k a m e i , cfr. russo ); *r e m , r e m e e cintura (NA r e m e | , cfr. russo ); p l a m (< *pol-mo ns), p l a m e e fiamma (NA p l a m e | ; cfr. russo , m arcaico, e n, per analogia con i neutri in *me n). *me n/*men forma un gruppo di sostantivi neutri che escono al N sg in -( < - n: b r : m ( , b r : m e e peso (< *ber-men, radice *ber-, portare); v r : m ( , *-e
v r : m e e tempo (< *vert-men, radice *vert-, girare in tondo); i m ( , i m e e

nome (< *n -men, cfr. latino nomen); p l e m ( , p l e m e e trib (<*pled-men, radice *pled, cfr. p l o d ) frutto, prodotto generato); s : m ( , s : m e e seme (< *se-men, cfr. latino semen); ~ i s m ( , ~ i s m e e numero, eccetera. Il gruppo ben conservato oggi in russo (, ). - *e n/*en forma, come il precedente, sostantivi maschili che escono al N sg in -( < *-en-s; anche questi tendono a generalizzare al nominativo la forma accusativa (- | < *-n n < *-nn ) e a migrare verso classi di declinazione in - ns), p r | s t e e anello (NA p r | s t e | , cfr. russo vocale: *p r | s t ( (< *prst-e ); *& l ( , & l e e cervo (NA & l e | , cfr. russo ); *k o r ( , k o r e e radice (NA k o r e | ; cfr. russo ); *s t e p ( , s t e p e e passo, gradino (NA s t e p e | ; cfr. russo ).
N G D A L S *kamon - s *kamen - es *kamen - ei *kamen - n *kamen - en *kamen - - m (uns > u) ka m k amee k amei ka me | ka me e ka me |m|

( n > ) (cfr. temi in *)

4 La marca del nominativo dei nomi di questa classe dovrebbe essere lallungamento della vocale; lesito del tipo k a m induce per a credere che si sia generalizzata a questi sostantivi la marca pi caratteristica del maschile singolare, *-s.

Morfologia

135

NA GL DS N G D A L S

*kamen - *kamen - ous *kamen - - mo *kamen - es *kamen - on *kamen - - mu s *kamen - ns *kamen - - su *kamen - - m s

(cfr. temi in * ) (cfr. temi in * )

ka mei ka meou ka me |ma ka me e ka me) ka me |m) ka mei ka me |h) ka me |mi

(cfr. temi in * ) ( ns > - > ns ) (cfr. temi in * ) (cfr. temi in *)

Alcuni sostantivi sono attestati con forme duplici, che indicano incertezza sullappartenenza alla classe flessiva dei temi in consonante e rivelano la tendenza a migrare: per esempio S pl di d | | attestato come d | | m i (*dn- - cfr. temi in * ) e come d | (*dn-ois, cfr. temi in *o ). -ms, I sostantivi neutri si differenziano dai nomi maschili nei casi NA (singolare, duale e plurale). Le desinenze NA duale e plurale sono quelle dei temi in *o :
NA G D L S NA GL DS NA G D L S *imen *imen - es *imen - ei *imen - en *imen - - m *imen - oi *imen - ous *imen - - mo *imen - o *imen - on *imen - - mus *imen - - su *imen - o - is im( imee imei imee ime|m| ime: imeou ime|ma imea ime) ime|m) ime |h) ime

(cfr. temi in *) (cfr. temi in *o e decl. pron.) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *o e decl. pron.) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *o)

2) La classe di declinazione in *s comprende nomi neutri formati con il suffisso *o s/*e s che escono al N in -o (< *-o s-) e al G in -e s e (< *-e s-e s):
s l o v o , s l o v e s e parola; ~ o u d o , ~ o u d e s e miracolo; k o l o , k o l e s e ruota; e b o , e b e s e cielo (cfr. con lo stesso etimo nube e nebbia); t : l o , t : l e s e

corpo; d r : v o (< *dervos), d r : v e s e albero, d i v o , d i v e s e prodigio, o k o ,

136

Il paleoslavo

o ~ e s e occhio, o u h o , o u { e s e orecchio, d : l o , d : l e s e atto, l i c e (e < *o

dopo c palatalizzata per III palatalizzazione), l i ~ e s e persona (cfr. le forme degli aggettivi russi verbale, miracoloso, celeste, corporale, il neologismo ruota, singolare di , e il collettivo , legname). Il tema caratterizzato dallalternanza vocalica radicale qualitativa (o/e), il N sg ha desinenza zero. Le desinenze NA duale e plurale sono quelle dei temi in *o:
NA G D L S NA GL DS NA G D L S *slovos *sloves - es *sloves - ei *sloves - en *sloves - - m *sloves - oi *sloves - ous *sloves - - mo *sloves - o *sloves - on *sloves - - mu s *sloves - - su *sloves - o - is slovo slovese slovesi slove se sloves|m| sloves: slovesou sloves|ma slovesa sloves) sloves|m) slove s|h) sloves

(cfr. temi in *) (cfr. temi in *o e decl. pron.) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *o e decl. pron.) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *o)

3) La classe di declinazione in *nt comprende nomi neutri formati con il suffisso *ent/*ent5 che escono al N in -( < *-ent e al G in -( t e (< *-ent-es) e designano cuccioli (di animale o duomo): a g ( , a g ( t e agnellino, j r : b ( ,
j r : b ( t e puledro, k o | l ( , k o | l ( t e capretto, o s | l ( , o s | l ( t e asinello, o t r o ~ ( , o t r o ~ ( t e bambino (cfr. russo adolescenza). Il N sg ha

desinenza zero. Le desinenze NA duale e plurale sono quelle dei temi in *o :


NA G D *agn - et *agn - et - es *agn - et - ei ag( ag(te ag(ti

5 Delle due forme del suffisso la prima quella che forma il nominativo singolare, laltra

quella che ricorre in tutto il resto della flessione.

Morfologia

137

L S NA GL DS NA G D L S

*agn - et - en *agn - et - - m *agn - et - oi *agn - et - ous *agn - et - - mo *agn - et - o *agn - et - on *agn - et - - mus *agn - et - - su *agn - et - o - is

(cfr. temi in *) (cfr. temi in *o e decl. pron.) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *o e decl. pron.) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *) (cfr. temi in *o)

ag(te ag(t|m| ag(t: ag(tou ag(t|ma ag(ta ag(t) ag(t|m) ag(t|h) ag(t

4) La declinazione in *r comprende nomi femminili formati con il suffisso - r/*tr che escono al N sg in -i e al G sg in -e r e . In paleoslavo appartengono a *te questo tipo due soli sostantivi: d ) } i (*du kti < *du kte r), d ) } e r e figlia (cfr. tedesco Tochter); m a t i (< *mater), m a t e r e madre. Le forme del duale non sono attestate:
NA G D A L S N G D A L S *mater *mater - es *mater - ei *mater - n *mater - en *mater - - jan *mater - ns *mater - on *mater - - mus *mater - ns *mater - - su *mater - - mis ma ti matere mater i mater | mater e mater i+ materi mater ) ma ter |m) mater i ma ter |h) ma ter |mi

(cfr. temi in --)

(cfr. temi in - -) (cfr. temi in --) (cfr. temi in --)

Altri tre suffissi consonantici formano sostantivi che al singolare sono gi migrati, in epoca paleoslava, verso la classe di declinazione pi produttiva (quella dei temi in *o ), mentre al plurale si comportano ancora come temi consonantici (N pl *-es): *tel un suffisso estremamente produttivo per formare nomina agentis (sostantivi deverbali che indicano chi compie lazione): p r a v i t e l e i

138

Il paleoslavo

governanti, d : l a t e l e i lavoratori, j i t e l e gli abitanti. Al singolare i nomi in *tel seguono il tipo flessivo in *jo (o u ~ i t e l | , G o u ~ i t e l q ). - r forma sostantivi maschili che indicano unoccupazione costante, una *a professione. Molti sono prestiti dal germanico: r b a r e pescatori (cfr. r b a pesce); k l < ~ a r e detentori delle chiavi, guardiani (cfr. k l < ~ | chiave);
v i a r e vinai; m t a r e pubblicani, cio esattori delle imposte (cfr. m t o

dazio, gabella). Anche questi al singolare sono migrati e seguono il tipo flessivo in *jo (r b a r | , G r b a r q ). *jen, *en forma sostantivi maschili che indicano persone appartenenti a una collettivit: *slov-e n-es > s l o v : e , gli slavi, *rim-je n-es > r i m l q e , gli abitanti di Roma, *gord-je n-es > g r a j d a e , gli abitanti di una citt. Al singolare questi sostantivi aggiungono al tema del plurale il suffisso singolativo -in-, che risale alli.e. *e - uno, a indicare uno degli appartenenti a n un luogo o una comunit, e si declinano come i temi in *o : *slov-e n-in-o-s > s l o v : i ) , uno slavo; *rim-je n-in-o-s > r i m l q i ) , un abitante di Roma; *gord-jen-in-o-s > g r a j d a i ) , un abitante di una citt. 9. Temi in *u La classe comprende nomi formati con il suffisso *u / *u u che escono al N - ) e presentano in tutta la declinazione come elemento tematico il sg in - (< *-u suffisso -v- (< *-uu). Sono due gruppi di sostantivi tutti femminili, gli uni indoeuropei, gli altri entrati nello slavo comune dalle lingue germaniche. Come i sostantivi maschili in consonante, anche questi tendono a generalizzare la forma accusativa al nominativo e a migrare verso classi di declinazione con tema vocalico: l < b , l < b ) v e amore (cfr. tedesco Liebe amore; NA l < b ) v | , russo ), s v e k r , s v e k ) r v e suocera (cfr. latino socrus; NA s v e k ) r v | , russo ), c r | k , c r | k ) v e chiesa (cfr. germanico *kir(i)ko , russo ); b r a d (< *bordy), b r a d ) v e ascia (cfr. germanico *bardo , russo ), b o u k , b o u k ) v e lettera (cfr. tedesco Buch, gotico boka, russo ); j r | , j r | ) v e macina (cfr. russo , m), l o k , l o k ) v e pozzanghera (bulgaro ), e p l o d , e p l o d ) v e donna sterile (cfr.
p l o d ) frutto), h o r \ g , h o r \ g ) v e scettro (cfr. russo ), c : l ,

Morfologia

139

c : l ) v e guarigione. Appartengono a questa classe anche *kry, *krve (cfr.

russo , i.e. *krus, e *bry, *brve (cfr. russo e inglese brow, i.e. *bhrus).
NA G D A L S NA GL DS N G D A L S *svekr - u - s *svekr - v - es *svekr - v - ei *svekr - v - n *svekr - v - en *svekr - v - - jan *svekr - v - *svekr - v - ous *svekr - v - a - mo *svekr - v - ns *svekr - v - on *svekr - v - a - mu s *svekr - v - ns - *svekr - v - a - su *svekr - v - a - mis s vekr svekr )ve sve kr )vi svekr )v| s vekr )v e s vekr )vi+ s vekr )vi s vekr )vou s vekr )va ma s vekr )vi s vekr )v) svekr )va m ) s vekr )vi s vekr )va h) s v e k r )v a m i

( n > ) (cfr. temi in * )

(cfr. temi in *a) ( ns > ) (cfr. temi in *a; s > x per analogia) ( ns > ) (cfr. temi in *a) (cfr. temi in *a)

La presenza del suffisso -v- fa s che questi temi si comportino come temi in consonante, condividendone tutte le terminazioni (fatta salva lanalogia morfologica con i nomi femminili in *a e in * ). Si preferisce quindi inserire questi nomi tra i nomi in consonante, portando queste classi flessive a cinque, contro quattro classi in vocale. 10. Laggettivo I nomi aggettivi si formano come i nomi sostantivi con tema in *o , *jo per il maschile e per il neutro e con tema in *a , *ja per il femminile: d o b r ) , d o
b r o , d o b r a buono si declina come d r o u g ) amico, s e l o villaggio, g o r a

monte; s i | , s i & , s i q azzurro si declinano come k o | cavallo, p o l & campo, v o l q libert. Dei nomi aggettivi appartenenti ad altre classi di declinazione si sono conservati soltanto alcuni aggettivi indeclinabili in * s v (
o b o d | libero, o u d o b | facile, i s p l | | pieno, r a l i ~ | diverso) e

140

Il paleoslavo

alcuni avverbi in * e in *u (p r : p r o s t | semplicemente, p r a v | in verit, i ) in basso). La maggior parte degli aggettivi si forma per mezzo di suffissi, tra cui i pi diffusi sono -j-, -j-, -ok-, -k-, -k-, -sk-, -n- (v. 5, p. 122). Gi in epoca preistorica le forme nominali prendono ad essere utilizzate in composizione con le forme del pronome dimostrativo *i , & , q (*i < *j < *jo s, - ) quello (v. p. 149). Il significato di questa associazione, in principio *jo n, *ja non grammaticalizzata, era lindividuazione, la determinazione. Si sottraggono infatti a questa composizione gli aggettivi formati con il suffisso -j-, gi determinati dallidea di appartenenza: b o j i i (< *bog-j-), b o j i & , b o j i q che di Dio (non *b o j i i i < *bog-j--j!, *b o j i & & , *b o j i q q ):
N G D nov-j nova-jego novu-jemu novo-je nova-jego novu-jemu nova-ja novy-jeje nove-jei

Con la progressiva morfologizzazione del pronome dimostrativo laggettivo determinato cessa di essere percepito come un composto. Nel confine tra nome e pronome si realizzano assimilazioni e contrazioni, che conferiscono allaggettivo determinato una nuova forma lunga, o piena, o articolata, che accoglie le terminazioni proprie della flessione pronominale, ma che si distingue da questa per il vocalismo del suffisso tematico (v. p. 145):
m n o v i ovo& ova &go > ov aago > ova go ovou&mou > ovououmou > ovoumou o v i ovo& ov:&m| > ov:m| o v i m | > o v m | ovaq ov:i ovou< o v i ma > o v m a ovii ovaq o v i h) > o v h) o v i m ) > o v m ) f ovaq ovy` ov:i ov\+ ov:i ovo+ ov:i

N G D A L S NA GL DS N G D

ov`

Morfologia

141

A L S

ov`

ovaq o v i h) > o v h) o v i m i > o v m i

ov`

Al N sg m e nel G pl di tutti i generi la vocale - - indica la presenza di uno jer teso ( ) davanti a *j, nei casi NA pl f (desinenza poi estesa al G sg f), A pl m, S pl m n rappresenta la regolare terminazione dei temi maschili e neutri in *o , femminili in *a, ai casi S sg m n, DS duale, DL pl, frutto di analogia morfologica (livellamento del tema). Nei casi GDL sg f e GL duale la forma articolata non viene usata nella sua interezza, ma limitatamente alla seconda sillaba. Al L sg gli aggettivi maschili e neutri con tema molle escono in -i m | per assonanza con la terminazione della parte nominale: *obsti-jem > o
b | } i i m | . Il caso L sg m e n viene cos a coincidere con il caso S sg m e n.

Nel caso S sg f la forma articolata pu coincidere con quella inarticolata: *novojo-jo > o v o + , oppure coincidere con laccusativo articolato: o v \ + . 11. Comparativo e superlativo I nomi aggettivi formano il grado comparativo per mezzo dei suffissi *js (*jes per il NA sg n), *e js (*e jes per il NA sg n) inseriti tra la radice e il suffisso tematico *jo per i nomi maschili e neutri, *ja per i nomi femminili. Laggettivo di grado comparativo rappresenta un antico tema in consonante, migrato verso le classi in *o, *ja; di questa sua primitiva natura conserva tracce al nominativo e accusativo singolare maschile e neutro e al nominativo plurale maschile: il N sg m e n non ha suffisso tematico: *dobr-ejs--s, *dobr-ejes--n, *bol-js--s, *bol-jes--n. In fine di parola, davanti a silenzio, le consonanti cadono: d o b r : i , d o b r : & pi buono, *b o l| , b o l & maggiore. La forma *b o l| non attestata, perch il N sg m dei comparativi derivati con il suffisso *js assume la forma b o li i (boli) per analogia con il N sg m del comparativo formato con il suffisso *ejs: d o b r : i . lA sg m e n non ha suffisso tematico: *dobr-ejs--n, *dobr-ejes--n, *bol-js--n, *bol-jes--n. In fine di parola, davanti a silenzio, la nasale e la

142

Il paleoslavo

fricativa cadono: d o b r : i , d o b r : & pi buono, *b o l| , b o l & maggiore. La forma *b o l| non attestata, perch anche lA sg m dei comparativi derivati con il suffisso *js assume la forma b o li i (boli) per analogia con lA sg m del comparativo formato con il suffisso *ejs: d o b r : i . Inoltre, evidente in paleoslavo la tendenza al livellamento del tema, che porta a formare anche lA sg m e n con il suffisso *jo: *dobr-ejs-jo-n > d o b r : i { | , *dobr-ejes-jo-n >
d o b r : i { e ; *bol-js-jo-n > b o l| { | , *bol-jes-jo-n > b o l| { e .

il N pl m si forma con la desinenza *-es: *dobr-e js-jo -es, *bol-js-jo -es. La fricativa del suffisso si iodizza, quella della desinenza cade: d o b r : i { e pi buoni, b o l| { e maggiori. Caratterizza inoltre i comparativi la terminazione del N sg f -i sostantivi femminili formati per mezzo del suffisso *-j, p. 118).
m bol - js - s bol - js - jo - ad bol - js - jo - ou bol - js - n bol - js - jo - bol - js - jo - m bol - js - jo bol - js - jo - ous bol - js - jo - mo bol - js - jo - es bol - js - j(o) - on bol - js - jo - mu s bol - js - jo - ns bol - js - joi - su bol - js - jo - s m dobr - ejs - s dobr - ejs - jo - ad dobr - ejs - jo - ou dobr - ejs - n dobr - ejs - jo - - js - jo - m dobr - e dobr - ejs - jo dobr - ejs - jo - ous dobr - ejs - jo - mo n bol - jes - n bol - js - jo - ad bol - js - jo - ou bol - jes - n bol - js - jo - bol - js - jo - m - bol - js - joi - bol - js - jo - ous bol - js - jo - mo bol - js - jo bol - js - j(o) - o n bol - js - jo - mu s bol - js - jo bol - js - joi - su bol - js - jo - s n dobr - ejes - s dobr - ejs - jo - ad dobr - ejs - jo - ou dobr - ejes - n dobr - ejs - jo - - js - jo - m dobr - e - dobr - ejs - joi - dobr - ejs - jo - ous dobr - ejs - jo - mo f bol - js - j bol - js - ja - ns bol - js - ja - i bol - js - ja - n - bol - js - ja - - bol - js - ja - jan -i bol - js - ja - bol - js - ja - ous bol - js - ja - mo - - ns bol - js - ja - bol - js - j(a) - on bol - js - ja - mu s bol - js - ja - ns - bol - js - ja - su - - mbol - js - ja s f dobr - ejs - j dobr - ejs - ja - ns - dobr - ejs - ja - dobr - ejs - ja - n - js - ja - - dobr - e - js - ja - jan - dobr - e - js - jai - dobr - e - dobr - ejs - ja - ous dobr - ejs - ja - mo

(cfr. i

N G D A L S NA GL DS N G D A L S N G D A L S NA GL DS

Morfologia

143

N G D A L S

m dobr - ejs - jo - es dobr - ejs - j(o) - on dobr - ejs - jo - mu s dobr - ejs - jo - ns dobr - ejs - joi - su - js - jo - dobr - e s

n dobr - ejs - jo dobr - ejs - j(o) - o n dobr - ejs - jo - mu s dobr - ejs - jo dobr - ejs - joi - su dobr - ejs - jo - s

f dobr - ejs - ja - ns - dobr - ejs - j(a) - on dobr - ejs - ja - mu s dobr - ejs - ja - ns - dobr - ejs - ja - su - js - ja - mdobr - e s

La grande maggioranza degli aggettivi forma il grado comparativo con il suffisso *e js, (*e jes per il NA sg neutro). La vocale anteriore palatalizza le consonanti velari per I palatalizzazione: *ke > *e, *ge > *e. Successivamente e > c a, e > a in tutti i dialetti slavi, esclusi quelli macedoni cui si ispira lalfabeto glagolitico (v. p. 107): m ) o g ) numeroso >
m ) o j a i pi numeroso.

Il suffisso *js (*jes per il NA sg neutro) pi arcaico, e viene utilizzato da un piccolo gruppo di aggettivi, la cui radice era forse caratterizzata dalla intonazione discendente. Si tratta di nomi primitivi, il cui grado positivo spesso non attestato, o ha assunto valore di preposizione o di avverbio, o si ampliato con suffissi derivativi migrando verso classi e categorie morfologiche pi produttive. Tra i comparativi di genere neutro, derivati con il suffisso *jes, molti hanno assunto valore avverbiale. a) aggettivi primitivi (cio senza suffisso derivativo) di cui attestato il grado positivo: l i h ) eccedente > l i { i i , h o u d ) magro, debole >
h o u j d i i , g r \ b ) rozzo, ignorante > g r \ b li i , d r a g ) caro, prezioso > d r a j i i , k r : p ) forte > k r : p li i (ma al grado positivo maggiormente

attestato k r : p ) k ) ); b) aggettivi primitivi il cui grado positivo ha valore di preposizione o di avverbio: i ) avv. gi > i j e , p r : d ) prep. e p r : d i avv. davanti, prima > p r : j d e , p o s l : d | e p o s l : d i avv. poi, da ultimo > p o s l : j d e . Dal grado comparativo derivano per suffissazione nuovi aggettivi: p r : j d | | precedente, i j | | basso. c) aggettivi che formano il grado positivo per mezzo di suffissi: t ( j | k ) (*teg-) pesante > t ( j i i , g o r | k ) (*gor-) amaro > g o ri i , s l a d ) k ) (*sold-)

144

Il paleoslavo

dolce > s l a j d i i , g l \ b o k ) (*gob-) profondo > g l \ b li i , { i r o k ) (*sir-) largo > { i ri i , v s o k ) (*vys-) alto > v { i i ; d) aggettivi e avverbi il cui grado positivo non comunque attestato: b o li i pi grande, m | i i pi piccolo, l o u ~ i i migliore, v ( } i i pi grande,
o u i i migliore; d r e v l & avv. anticamente, s o u l & avv. meglio, p a ~ e avv.

pi. Dal grado comparativo derivano nuovi aggettivi: d r e v l| | antico. Gli aggettivi di grado comparativo possono avere la forma articolata: b
o li i , b o l & & , b ol| { i q (v. Tavole morfologiche); il NA sg m di forma

articolata coincide con quello di forma non articolata, ma se quello frutto di analogia morfologica, questo rispecchia la tensione dello jer in posizione davanti a *j (bol-j). Il grado superlativo non viene formato per mezzo di suffissi derivativi. Il paleoslavo, che spesso traduce con aggettivi positivi il superlativo greco, ricorre piuttosto a prefissi rafforzativi, quali p r : - e a i -, usato questo secondo con gli avverbi: p r : v e l i k ) grandissimo, a i p a ~ e soprattutto. Il superlativo relativo pu essere espresso accompagnando il comparativo con la specificazione v | s : h ) di tutti: b o li i v | s : h ) maggiore di tutti. 12. Il pronome Interna alla categoria del nome ma caratterizzata da una diversa flessione una classe chiusa di sostantivi pronominali e aggettivi pronominali. Il sistema della flessione pronominale slavo comune comprende due classi con tema vocalico *o e *a . Come quella nominale, la flessione pronominale pu essere di tipo duro e di tipo molle (pronomi in *jo e in *ja). Esiste inoltre una declinazione mista seguita dai pronomi in velare palatalizzata (per III palatalizzazione) v | s | tutto (< *vix-), e s i c | tale (< *sik-). Apparteneva originariamente alla classe di declinazione in * il pronome dimostrativo s | questo, derivato da *ki (cfr. latino cis + A, da questa parte, e citer, che sta da questa parte). La flessione pronominale si differenzia da quella nominale sia per ci che riguarda la vocale tematica, che si dittonga al caso S sg maschile e neutro, in tutti i casi obliqui del paradigma femminile e in tutti i casi obliqui duali e

Morfologia

145

plurali maschili e neutri, sia linventario delle desinenze (N sg n, GDL sg maschile e neutro, N pl maschile e G pl di tutti i generi):
VOCALE TEMATICA n f oi oi oi oi oi oi -i oi oi oi oi oi oi oi oi oi oi oi oi -son -son -son DESINENZE n -d -go (-so) -mu -m

m NA G DL S oi NA GD LS N A G D L S oi oi

m -go (-so) -mu -m

oi oi oi

La declinazione pronominale influisce su quella nominale: la terminazione S sg f dei temi in *a -\ + invece di *-o, mostra la caratteristica terminazione bisillaba del paradigma pronominale. La terminazione -i del N pl m dei temi in *o nasce dalla monottongazione del dittongo formato dallincontro della vocale tematica e della desinenza pronominale *-i (*o-i > *oi > *-2) che sostituisce la desinenza N pl della flessione nominale *-es. Di origine pronominale la terminazione NA sg -o (< *od) dei neutri in *o e in *os (altrimenti al N sg *sel-o-n > *sel, *slovos- > *slov). 13. Sostantivi pronominali I sostantivi pronominali si differenziano dai restanti nomi sostantivi per importanti caratteristiche morfologiche, lessicali e sintattiche: a) seguono la flessione pronominale; b) non mutano n per genere n per numero; c) non possiedono un significato proprio (del tipo fratello) d) hanno quale funzione principale quella di sostituire nella frase altri nomi sostantivi di cui fanno le veci (pronome significa che si colloca al posto del nome). Si dividono nelle

146

Il paleoslavo

seguenti categorie: pronomi interrogativi (k ) t o chi?, ~ | t o che cosa?), pronomi relativi (k ) t o il quale, ~ | t o la qual cosa), pronomi indefiniti (k ) t o qualcuno, k ) j d o ognuno) e indefiniti-negativi ( : k ) t o qualcuno, : ~ | t o qualcosa, i k ) t o nessuno, i ~ ) t o nulla). Sono sostantivi pronominali i pronomi personali (a ) io, t tu, m noi, v voi, il riflessivo s ( s). I pronomi k ) t o chi e ~ | t o che cosa sono di origine indoeuropea. In protoslavo le radici *kwo - e *kwei- (cfr. latino qui, quae, quod; quis, quid) si sono specializzate: locclusiva velare caratterizza i pronomi che si riferiscono a persone, laffricata palatale caratterizza i pronomi che si riferiscono a cose. Il nominativo dei pronomi k ) t o chi e ~ | t o che cosa composto dal pronome vero e proprio (*kwo - e *kwei-) e da un rafforzativo che risale al dimostrativo i.e. *tod, assente nel resto della declinazione. Il pronome k ) t o generalizza allA la desinenza del G -g o , dando un forte impulso allo sviluppo della categoria della animatezza (v. pp. 119-120). Il pronome ~ | t o (la cui radice alterna nella flessione: *kwei-/*kwe-) forma il G con una desinenza rara: -s o , che in seguito si tematizza, dando origine alle forme trisillabe G ~ | s o g o , ~ e s o g o , D ~ | s o m o u , ~ e s o m o u . Allo S locclusiva velare si palatalizza per II palatalizzazione: c : m | < *k-e -m < *kw-oi-m :
2

N G D A L S

k)to k)to kogo komou kogo kom| c :m|

~ |to ~ |to ~ | s o, ~ | so go, ~ e s o go ~ e mou, ~ |somou, ~ e somo u ~ |to ~em| ~im|

I pronomi personali in paleoslavo indicano la 1 persona (il soggetto) e la 2 persona (linterlocutore). Loggetto di cui si parla (che pu essere una cosa oppure una 3 persona) indicato con i pronome dimostrativi s | (questo qui vicino a me che parlo), t ) (codesto l vicino a te che ascolti) o pi frequentemente *i (*j < *j-o s) e o ) (quello l lontano da tutti e due), che si grammaticalizzeranno quali pronomi di 3 persona dal paradigma polimorfo. Esiste una forma riflessiva che manca del nominativo (non pu essere

Morfologia

147

soggetto) e si usa solo al singolare (cfr. italiano s). I pronomi personali non sono differenziati per genere. Caratteristica di questi paradigmi il supplettivismo (cfr. latino ego, mihi). Il pronome di 1 persona pu ricevere uno jod protetico. Esistono cio le due forme a ) e q ) . Dalla seconda, per la progressiva caduta di e della consonante finale, si ottiene il pronome di 1 persona di molte lingue slave moderne: . Il caso D ha due forme, una lunga (m | : , t e b : , s e b : ) e una breve enclitica m i (< *moi), t i (< *toi), s i (< *soi). Il caso A aveva in origine le sole forme m ( (< *men), t ( (< *ten), s ( (< *sen), , v ; successivamente e parallelamente allo svilupparsi dellanimatezza (v. p. 119-120) a queste, che cominciano a essere utilizzate come enclitiche, si affiancano nella funzione di complemento diretto le forme del caso G:
N G D A L S N GD LS A N G D A L S a) mee m ) : (m | : )6; m i m( m ) : (m | : ) m)o+ v: a< ama a; m a s) a m); a s) ami t tebe te b:; ti t( teb: tobo+ va va< vama va; v v vas) va m); v v vas) vami sebe s e b:; s i s( s e b: sobo+

14. ggettivi pronominali Gli aggettivi pronominali concordano con il sostantivo cui si riferiscono in numero, genere e caso. Si possono dividere in due gruppi: il primo comprende aggettivi pronominali che si differenziano dai restanti nomi aggettivi dal punto
6 Le forme date tra parentesi sono varianti testimoniate dai codici.

148

Il paleoslavo

di vista morfologico e sintattico: a) costituiscono una classe chiusa; b) non ammettono gradi di comparazione; c) non possono essere alterati per suffissazione; d) seguono esclusivamente la flessione pronominale; e) possono sostituire nella frase nomi sostantivi di cui fanno le veci. Il secondo comprende aggettivi pronominali che, pur differenziandosi dai restanti nomi aggettivi per le suddette caratteristiche non seguono (o seguono in modo non esclusivo) la flessione pronominale e non possono pertanto caratterizzarsi quali pronomi dal punto di vista flessivo. Al primo gruppo appartengono aggettivi possessivi (m o i mio, t v o i tuo,
s v o i suo, a { | nostro, v a { | vostro), dimostrativi (t ) questo qui, *i <

*j quello l, s | questo da questa parte, s a m ) lo stesso), indefiniti (v | s | tutto, i ) un altro, s i c | un simile, t a k ) tale, k a k ) quale), interrogativi (k a k ) quale), relativi (i j e il quale, q k ) quale). Di questi alcuni seguono la flessione di tipo duro (del tipo t ) , t o , t a ), altri la flessione di tipo molle (del tipo a { | , a { e , a { a ), altri ancora una flessione mista, con terminazioni di tipo debole e di tipo forte (i pronomi in velare palatalizzata v
| s | tutto < *vix- e s i c | un simile < *sik).

a) Seguono la flessione pronominale di tipo duro i pronomi t ) questo qui,


o v ) questo e non quello, o ) quello e non questo, t a k ) siffatto, k a k )

quale, q k ) quale, v | s q k ) ogni, s a m ) lo stesso, i ) un altro. Locclusiva velare si palatalizza per II palatalizzazione davanti a *e2 < *oi nei casi S sg, DS du, e in tutto il plurale (con lesclusione del caso accusativo):
m t) togo tomou t) tom | t:m| ta to < t: ma n to togo tomou to tom | t:m| t: to < t: ma f ta t o` toi t\ toi to+ t: to < t: ma m ta k) ta kogo t akomou t ak) ta kom| tac :m| ta ka ta ko< tac :ma n ta ko ta kogo t akomou t ako ta kom| tac :m| tac : ta ko< tac :ma f ta ka t ak ta koi ta k\ tak oi tak o+ tac : ta ko< tac :ma

N G D A L S NA GL DS

Morfologia

149

N G D A L S

ti t:h) t:m) t t:h) t: mi

ta t:h) t:m) ta t:h) t: mi

t t:h) t:m) t t:h) t: mi

ta c i tac :h) ta c :m) tak tac :h) ta c : mi

taka tac :h) ta c :m) taka tac :h) ta c : mi

tak tac :h) ta c :m) tak tac :h) ta c : mi

b) Seguono la flessione pronominale di tipo molle i pronomi possessivi m o i mio, t v o i tuo, s v o i suo, a { | nostro, v a { | vostro (derivati con il suffisso -j-: *nas-j-o-s), linterrogativo ~ i i di chi (derivato con il suffisso -j-: *c-j-, *c-j-e, *c-j-a) e il pronome anaforico *i (< *j-os, *j-on, *j-a). In origine dimostrativo (radice *j-) con il significato di quello l lontano da tutti e due, *i assume in paleoslavo la funzione di pronome di 3 persona. Le forme monosillabe del N vengono per sostituite da quelle del dimostrativo di tipo duro o ) ; quelle dellA sono attestate come enclitiche: p o s ) l a i lo mand. Unito alla particella j e il pronome assume funzioni di relativo:
m o) &go &mou i &m| im| oa q &< ima oi ih) im) ` ih) imi n oo &go &mou & &m| im| o: i &< ima oa ih) im) q ih) imi f oa &` &i + &i &+ o: i &< ima o ih) im) ` ih) imi m ije &goje &mouje ije &m|je im|je qje qje &< je ima je ije ih)je im)je `je ih)je imije n &je &goje &mouje &je &m|je im|je ije ije &< je ima je qje ih)je im)je qje ih)je imije f qje &`je &ije +je &ije &+je ije ije &< je ima je `je ih)je im)je `je ih)je imije

N G D A L S N A GL DS N G D A L S

Oltre che pronome relativo, & j e pu essere congiunzione, o fungere da equivalente dellarticolo greco: cos nella frase m | : b o & j e j i t i h r i s t o s ) . i
& j e o u m r : t i p r i o b r : t e i & & s t ) (per me infatti il vivere Cristo, e il

150

Il paleoslavo

morire un guadagno, Filippesi 1:21) gli infiniti sostantivati & j e j i t i e & j e o


u m r : t i traducono il greco to zh`n e to ajpoqanein. Nella frase: b \ d i j e v a m ) & j e e i e i . i & j e i i (sia il vostro s, s, e il vostro no, no,

Giacomo 5:12) & j e e i e i . i & j e i i traduce il greco to nai naiv, kai to ou ou[. Se il pronome in combinazione con la preposizione *vn si forma ununit accentuale allinterno della quale la nasale non cade, ma si iodizza (v. p. 96): *vn-j > *v-n (v ) | ). Con il passare del tempo la nasale cessa di essere percepita come facente parte della preposizione, che in tutti gli altri contesti figura come v ) , e viene reinterpretata quale protesi del pronome: v ) | contro di lui, v ) & m | in lui. Lo stesso processo di ridistribuzione tocca le preposizioni *kn con il dativo e *sn con lo strumentale: *kn-jemu > *knemu > k ) & m o u verso di lui, *sn-jim > *s-nim > s ) i m | con lui. Si rafforza quindi la tendenza a introdurre una n epentetica dopo qualsiasi preposizione: a | dietro a lui. Segue la flessione pronominale di tipo molle anche il dimostrativo s | , s i , s e questo da questa parte. La fricativa, nata per satemizzazione (< *ki/*ke, cfr. latino cis prep. da questa parte), doveva essere inizialmente dura, e laggettivo pronominale apparteneva forse alla classe dei temi in * (NA sg m s
| come g o s t | , NA du f s i come k o s t i NA pl n) anche se resta oscura

lorigine della forma s i al N sg f e NA pl n. Successivamente *s > *s, con metafonia di tutte le terminazioni. I casi A sg f, NA du m e NA pl m e f sono formati dal tema *s-j-:
m N G D A L S NA GL DS s| s ego s e mou s| s em| sim| siq se< sima se s ego s e mou se s em| sim| si se< sima n si se` sei si+ sei se+ si se< sima f

Morfologia

151

N G D A L S

sii sih) sim) si` sih) simi

si sih) sim) si sih) simi

si` sih) sim) si` sih) simi

c) La flessione pronominale mista, con terminazioni di tipo debole e di tipo forte, seguita dai pronomi in velare palatalizzata v | s | tutto < *vix- e s i c | siffatto < *sik-:
m v |s | v |s e go v |s e mou v |s | v |s e m| v |s:m| v |s i v|s:h) v|s:m) v |s ( v |s:h) v |s : mi n v |s e v |s e go v |s e mou v |s e v |s e m| v |s:m| v |s q v|s:h) v|s:m) v |s q v |s:h) v |s : mi f v |s q v|se` v|sei v |s + v |s ei v |s e + v |s ( v|s:h) v|s:m) v |s ( v |s:h) v |s : mi m sic | sic ego sic e mou sic | sic e m| sic :m| sic i sic :h) sic :m) sic ( sic :h) sic :mi n sic e sic ego sic e mou sic e sic e m| sic :m| sic a sic :h) sic :m) sic a sic :h) sic :mi f sica sic ( sic ei sic\ sic ei sic e + sic ( sic :h) sic :m) sic ( sic :h) sic :mi

N G D A L S N G D A L S

Un secondo gruppo di aggettivi pronominali costituito da aggettivi che seguono la flessione nominale, quali e t e r ) un certo, un tale, k a k o v ) quale, di che genere, t a k o v ) tale, di tal genere, o forme miste di flessione nominale e pronominale quali k o l i k ) quanto grande, t o l i k ) tanto grande, s e l i k ) tanto grande, & l i k ) quanto grande: D & l i k o u e & l i k o m o u , S sg & l i k o m | e &li c : m|. Gli aggettivi che seguono la flessione nominale possono avere la forma articolata: k a k o v ) , k a k o v i . Esclusivamente come aggettivo di forma articolata si declina il pronome relativo k o t o r i , k o t o r o & , k o t o r a q il quale (formato dalla radice *kwo - con il suffisso *ter/*tor). Il pronome interrogativo k i quale e lindefinito : k i qualche hanno al NA di tutti i generi e numeri le terminazioni di un aggettivo di forma piena

152

Il paleoslavo

(*k-j, *ko-je, *ka-ja) ma formano i casi obliqui da temi diversi per assonanza con il dimostrativo t ) : dal tema *koj- nei casi G, D e L sg (come t o g o , t o m o u , t o m | ) dal tema *kj- nei restanti casi (cfr. S sg t : m | , G pl t : h ) , D pl t : m ) , L pl t : h ) , S pl t : m i ):
m N G D A L S NA GL DS N G D A L S k i ko&go ko&mou k i ko&m| k i m | c ii k ih) k im) k ` k ih) k imi ko& ko&go ko&mou ko& ko&m| k i m | ka q k ih) k im) ka q k i h) k i mi n ka q k o&` ko&i k\+ ko&i ko&+ c :i k ` k ih) k im) k ` k ih) k imi f

15. I numerali Niente identifica dal punto di vista morfologico o sintattico i numerali paleoslavi, nomi sostantivi e nomi aggettivi che seguono in parte la flessione nominale (articolata e non articolata), in parte la flessione pronominale. Ad individuarli come categoria la caratteristica di indicare quantit numerabili e traducibili in cifre (per luso delle lettere con valore di cifra numerica v. p. 35). Al gruppo dei numerali cardinali appartengono quattro nomi aggettivi e otto nomi sostantivi:
& d i ) , & d i o , & d i a (& d | ) , & d | o , & d | a ) uno un aggettivo

pronominale che concorda in numero, genere e caso con il sostantivo cui si riferisce. Segue la declinazione pronominale (del tipo t ) , t o , t a ). Nel significato di indefinito pu avere anche il duale e il plurale.
d ) v a , d ) v : due un aggettivo pronominale che si riferisce sempre a

sostantivi di numero duale; ha pertanto solo le forme del duale, distinguendo in

Morfologia

153

quanto a genere il maschile (d ) v a ) dal femminile e dal neutro (d ) v : ) nei casi NA. Segue la declinazione pronominale (del tipo t ) , t o , t a ). Lo stesso numero pu essere indicato con laggettivo pronominale o b a , o b : ambo, entrambi.
m d)va d)vo< d)v:ma n d)v: f d)v: m oba obo< ob:ma n ob: ob: f

NA GL DS

t r i & , t r i tre un aggettivo pronominale che si riferisce sempre a

sostantivi plurali; ha pertanto solo le forme del plurale, distinguendo in quanto a genere il maschile (t r i e ) dal femminile e dal neutro (t r i ) al N. Segue la flessione nominale (temi in * ).
~ e t r e , ~ e t r i quattro un aggettivo pronominale che si riferisce

sempre a sostantivi plurali; ha pertanto solo le forme del plurale, distinguendo in quanto al genere il maschile (~ e t r e ) dal femminile e dal neutro (~ e t r i ) al N. Segue la declinazione nominale (temi in consonante).
m tr i& tr ii tr |m) tr i tr |h) tr |mi n tr i tr i f m n ~ e tr e ~ e tr i ~ e tr ) ~ e tr |m) ~ e tr i ~ e tr |h) ~ e tr |mi f ~ e tr i

N G D A L S

I restanti numerali cardinali sono nomi sostantivi: p ( t | cinque, { e s t | , sei, s e d m | sette, o s m | otto e d e v ( t | nove sono sostantivi femminili con tema in * ; d e s ( t | un sostantivo maschile in consonante che, per analogia con le altre unit, viene reinterpretato come un femminile in * ; s ) t o cento un sostantivo neutro con tema in *o; t s ( } a un sostantivo femminile con tema in *ja. A questi si possono aggiungere due sostantivi dal significato di un numero incalcolabile: t | m a , propriamente oscurit, e e s ) v : d a da non sapersi, che traducono le miriadi del greco. Poich indicano un insieme di unit (una cinquina, una sestina eccetera), tutti i sostantivi numerali reggono il G pl (partitivo) delloggetto cui si

154

Il paleoslavo

riferiscono. Leventuale attributo (aggettivo o pronome) concorda sempre con il numerale al singolare: v | s q s e d m | o u m r : (kai
s e d m | t \ h l : b ) (kai

oi

eJpta

[...] kai

ajpevqanon, et omnes septem [...] et mortui sunt, Luca 20:31), p r i & m ) labwn tou;" eJpta a[rtou", et accipiens septem panes, Marco 8:6), s e d r o u g \ + p ( t | t a l a t ) p r i o b r : t o h ) (ide alla pevnte talanta ejkevrdhsa, ecce alia quinque superlucratus sum, Matteo 25:20). I nomi dei numeri da undici a diciannove sono sintagmi composti dal nome dellunit e dal nome della decina, che funge da base di una sovrapposizione:
& d i ) a d e s ( t e undici indica lunit poggiata sopra la decina, che viene

declinata al L secondo loriginaria flessione del sostantivo (anticamente un tema maschile in consonante) e retta dalla preposizione a sopra. Allo stesso modo si formano d ) v a (oppure o b a ) a d e s ( t e dodici, t r i i a d e s ( t e tredici eccetera. Il sintagma a d e s ( t e non muta quando il numerale sia declinato: i i < d a i s k a r i o t | s k i . & d i ) o t ) o b o < a d e s ( t e . i d e k ) a r h i e r e o m ) (kai jIouvda" jIskariwq, o ei|" twn dwvdeka, ajphlqen pro;" tou;" ajrcierei`", et Iudas Iscariotes unus de duodecim abiit ad summos sacerdotes, Marco 14:10). Il sostantivo retto dal numerale concorda con lunit (e ne determina il genere): & d i ) a d e s ( t e regge il nominativo singolare, d ) v a (oppure o b a )
a d e s ( t e regge il nominativo duale, t r i & a d e s ( t e e ~ e t r e a d e s ( t e

reggono il nominativo plurale, p ( t | a d e s ( t e e gli altri cardinali sino a diciannove reggono il genitivo plurale (partitivo). Nei casi obliqui il sostantivo retto dal numerale concorda con questo in numero e caso quando il nome dellunit sia un aggettivo (da uno a quattro e composti): a p o v : d a ` o b : m a
a des(te ou ~eikoma svoima

(diatavsswn

toi`"

dwvdeka

maqhtai`" autou, praecipiens duodecim discipulis suis, Matteo 11:1). Conserva invece la concordanza al G pl con i sostantivi numerali. I nomi dei numeri delle decine (da venti a novanta), delle centinaia (da duecento a novecento) e delle migliaia sono sintagmi formati dal nome

Morfologia

155

dellunit e dai sostantivi d e s ( t | , s ) t o , t s ( } a : d ) v a d e s ( t i (N du m) venti, p ( t | d e s ( t ) (G pl m) cinquanta; d ) v : s ) t : (N du n) duecento,


p ( t | s ) t ) (G pl n) cinquecento; d ) v : t s ( } i (N du f) duemila, p ( t | t s ( } | (G pl f) cinquemila. Allinterno di questi sintagmi d e s ( t | pu

conservare le sue antiche forme maschili. Si ottiene cos un paradigma misto con desinenze alternative: al N d ) v a d e s ( t i , t r i & d e s ( t e , ~ e t r e d e s ( t e concorrono con le forme femminili d ) v : d e s ( t i , t r i d e s ( t i , ~ e t r i
d e s ( t i . Il G pl sempre d e s ( t ) (maschile in consonante). Il sintagma nel

suo complesso regge il G pl del sostantivo cui si riferisce (d ) v a d e s ( t i l e t ) ventanni). Le unit si sommano alle decine, alle centinaia e alle migliaia per mezzo delle congiunzioni i e t i : p ( t | d e s ( t ) t i p ( t | cinquantacinque. Il sostantivo si accorda con lultimo numero (d ) v a d e s ( t i i d ) v : l e t : ventidue anni). Nei casi obliqui le componenti del sintagma concordano in numero e caso quando i nomi delle unit sono aggettivi (da uno a quattro e composti):
~ e t r | m i d e s ( t (S pl) i { e s t i + (S sg) l : t ) s ) | d a a b s t ) c r | k s i

(tesserakonta

kai

e{x

e[tesin

oikodomhqh

nao;"

ou|to",

quadraginta et sex annis aedificatum est templum hoc, Giovanni 2:20); quando i nomi delle unit sono sostantivi reggono d e s ( t | , s ) t o , t s ( } a al G pl: & d i ) b : d l ) j | ) p ( t i + s ) t ) d i a r | a d r o u g p ( t i + d e s ( t ) (o ei" w[feilen dhnavria pentakosia, o de; e{tero" penthvkonta, unus debebat denarios quingentos et alius quinquaginta, Luca 7:41). Il sintagma nel suo complesso regge il G pl del sostantivo cui si riferisce (~ e t r | m i d e s ( t l : t ) ). Il sostantivo pu tuttavia essere declinato nello stesso caso del sintagma, cui funge da apposizione: a } e s i l | ) & s t ) s )
d e s ( t i + t s ( } ) (t s ( } \ Zografense) s ) r : s t i g r ( d \ } a a g o s ) d ) v : m a des(t)ma ts(}ama a |

(ei eikosi

dunatov" ciliavdwn

ejstin

ejn

devka ejp

ciliasin upanthsai venit ad se, Luca 14:31), o

tw

meta

ejrcomevnw

autovn, si possit cum decem milibus occurrere ei, qui cum viginti milibus
dev(ti des(t) i d e v ( t i p r a v | d | i c : h ) (ejpi

ejnenhkonta ejnneva dikaivoi", super nonagintanovem iustis, Luca 15:7).

156

Il paleoslavo

I numeri da uno a dieci possono essere espressi da numerali collettivi, non tutti attestati in paleoslavo, ma presenti nelle lingue slave moderne: d ) v o i due, o b o i entrambi, t r o i tre si declinano come il pronome m o i ; ~ e t v o r ) un nome aggettivo in *o , s e d m o r o sette volte e d e s ( t o r o dieci volte sono avverbi (cfr. in russo i collettivi , , , , , , , , , che reggono tutti il G pl). I numerali ordinali sono nomi aggettivi che seguono la flessione nominale (temi in *o e in *a ): p r | v ) , p r | v o , p r | v a primo, v ) t o r ) secondo, t r e t i i ,
t r e t i & , t r e t i q terzo, ~ e t v r | t ) quarto, p ( t ) quinto, { e s t ) sesto, s e d m ) settimo, o s m ) ottavo, d e v ( t ) nono, d e s ( t ) decimo. Per la

seconda decina il numerale ordinale pu essere derivato con tre diverse modalit, non tutte attestate in paleoslavo per ogni ordinale: & d | ) a d e s ( t e undecimo, & d | o a d e s ( t ) undicesimo, v ) t o r ) a d e s ( t e duodecimo,
t r i a d e s ( t ) tredicesimo, d e v ( t | a d e s ( t | ) diciannovesimo.

Gli ordinali delle decine sono derivati con il suffisso -n-: d ) v o d e s ( t | ) e


d ) v a d e s ( t | ) ventesimo. Non tutti sono attestati in paleoslavo.

16. Il verbo Le categorie fondamentali del verbo slavo, sia antico che moderno, sono laspetto, il tempo, il modo, la diatesi. Il verbo paleoslavo inoltre caratterizzato dalla espressione ben definita della categoria di determinatezza / indeterminatezza. La categoria dellaspetto serve a contrapporre verbi che si riferiscono a unazione conclusa e verbi che descrivono unazione a prescindere dal fatto che essa venga portata a conclusione, o azioni (stati) che per loro natura non tendono al raggiungimento di un risultato, non sono caratterizzati da alcun limite interno. In altre parole, i verbi imperfettivi indicano unazione in svolgimento o uno stato in atto, ne descrivono la durata e la ripetibilit, senza porre un limite o specificare le frontiere temporali della sua realizzazione: t
v o r i t i fare, b o l : t i essere ammalati. I verbi perfettivi indicano invece

Morfologia

157

unazione che ha ottenuto il fine per il quale era stata intrapresa e che spesso implica un cambiamento di stato: s ) t v o r i t i significa creare, portare a compimento, realizzare una cosa che non cera e adesso c. I verbi perfettivi possono anche indicare un determinato segmento temporale, in genere il momento dellinizio o della fine di unazione, del passaggio di stato: r
a b o l : t i s ( vuol dire ammalarsi, passare decisamente dallo stato di salute a

quello di malattia. La correlazione aspettuale un tratto caratteristico e fondamentale della grammatica slava; ancora in formazione in epoca paleoslava, essa affonda le sue radici in epoca protoslava e si perfeziona successivamente in tutte le lingue slave moderne. In epoca paleoslava la correlazione di coppie aspettuali convive con aspetti tipici della derivazione verbale indoeuropea: verbi dalla stessa radice (a volte con diversa gradazione vocalica) designano (grazie a temi verbali differenti, non prefissati) diverse modalit di realizzazione di unazione (aktionsart), che pu essere vista nel suo sviluppo (durativa) o concentrata in un unico punto (puntuale, momentanea), pu tendere a un obiettivo (determinata) o al contrario essere senza oggetto (indeterminata), pu ripetersi una volta sola, pi volte o abitualmente, con frequenza pi o meno ravvicinata. Per esempio, la presenza congiunta dellapofonia radicale e di diversi suffissi tematici costruisce la serie l e } i , pf. mettersi a giacere (radice *leg-, suffisso *), l : g a t i , impf. coricarsi abitualmente (radice *leg-, suffisso *a), l e j a t i , - ), l o j i t i , fattitivo stativo impf. essere coricato (radice *leg-, suffisso *e impf. mettere a giacere (radice *log-, suffisso *). Con i verbi di moto lopposizione determinato / indeterminato si realizza come opposizione tra un movimento che si compie una sola volta e in una direzione precisa e un movimento che si compie in momenti e direzioni differenti (o alla semplice capacit di movimento): i t i e h o d i t i andare; b
r e s t i e b r o d i t i vagare, v e s t i e v o d i t i condurre, e s t i e o s i t i

portare (*i-d-/*sod-; *bred/*brod; *ved/*vod; *nes/*nos). Entrambi i verbi della coppia sono imperfettivi. Solo in unione a preposizioni (temi verbali prefissati) che ne modifichino il significato il tema che esprime lazione determinata acquista valore perfettivo, e viceversa il tema che esprime quella

158

Il paleoslavo

indeterminata assume il valore di imperfettivo: i i t i e i s h o d i t i uscire, p r i e s t i e p r i o s i t i apportare. Con verbi non di moto lopposizione determinato / indeterminato pu opporre verbi che indicano lo stato del soggetto (stativi) e verbi che indicano la modifica dello stato delloggetto (fattitivi): anche qui, come nel caso dei verbi di moto, abbiamo temi verbali non prefissati derivati da una stessa radice con apofonia radicale. In paleoslavo il verbo fattitivo si forma per mezzo del suffisso *- il verbo stativo per mezzo del suffisso *e: b o u d i t i svegliare e , b ) d : t i vegliare; v : s i t i appendere e v i s : t i pendere; v a r i t i far bollire e v | r : t i bollire (intr.); l o j i t i mettere a giacere e l e j a t i giacere; s a d i t i mettere a sedere e s : d : t i essere seduti (*bud/*bu d; - s/*vis; *var/*vr; *log/*leg; *sad/*se d). Tutti questi verbi sono imperfettivi. *ve Se prefissati i fattitivi sono sempre perfettivi ( a s a d i t i piantare per terra, p o v : s i t i appendere, v ) v a r i t i portare a bollore), gli stativi possono essere sia perfettivi che imperfettivi: v ) l e j a t i impf. stare sdraiato, p o s : d : t i pf. rimanere seduto per un po e poi alzarsi. Quando la condizione del soggetto non statica come nei casi suindicati ma dinamica (imbrunire, asciugarsi) il suffisso tematico dellinfinito -no (forse frutto della nasalizzazione di un originario suffisso *nou , v. p. 169): g
a s i t i spegnere e g a s \ t i spegnersi; g o u b i t i perdere, rovinare e g b \ t i andare in rovina; (o )m r a ~ i t i oscurare e m r | k \ t i imbrunire; s o

insegnare, dare unabitudine e v k \ t i prendere unabitudine (*gas/*gas; *goub/*gub; *mor-k/*mr-k; *sou x/*su x; *ou k/*u k). Tutti questi verbi sono imperfettivi e formano perfettivi per prefissazione: o u g a s \ t i spegnersi, p o g b \ t i
u {iti

asciugare e s ) h \ t i

seccarsi; o u ~ i t i

perire, p o m r | k \ t i oscurarsi, s ) s ) h \ t i s ( prosciugarsi, a v k \ t i imparare. Sono per perfettivi i verbi non prefissati caratterizzati dallidea della momentaneit di unazione (un grido, un salto, uno sputo, uno spintone) - la cui durata espressa da verbi imperfettivi con suffisso *a, *e: d v i g \ t i spostare e d v i j a t i muovere, k r i k \ t i lanciare un grido e k r i ~ a t i gridare, d ) h \ t i soffiare e d h a t i respirare. Di tutti gli altri verbi primitivi, sono perfettivi:

Morfologia

159

tra i verbi atematici: d a t i dare (che infatti sviluppa subito il suo imperfettivo d a q t i ); tra i verbi della I coniugazione solo quei pochi che indicano unazione intrinsecamente momentanea: v r : } i gettare (impf. m e t a t i ), d : t i fare (impf. d : q t i ), l e } i stendersi (impf. l : g a t i ), p a s t i cadere (impf.
p a d a t i ), r e } i dire (impf. g l a g o l a t i ), s : s t i sedersi (impf. s : d a t i s ( ), ` t i prendere (impf. i m a t i ).

tra i verbi della II coniugazione alcuni verbi in *- non frequentativi e non , fattitivi, derivati da nomi e aggettivi: a v i t i manifestare (impf. a v l q t i ), v a r i t i raggiungere, precedere (impf. v a r q t i ), v r a t i t i s ( ritornare (impf. v r a } a t i s ( ), d e s i t i trovare, sorprendere, k l < ~ i t i s ( trovarsi (impf. k l < ~ a t i s ( ), l o u ~ i t i s ( trovarsi (impf. l o u ~ a t i s ( ), k o u p i t i acquistare (impf. k o u p o v a t i ), m | s t i t i vendicare (impf. m | } a t i ), p l : i t i prendere prigioniero (impf. p l : q t i ), p r o s t i t i perdonare (impf. p r a } a t i ), p o u s t i t i lasciar andare (impf. p o u } a t i ), r o d i t i generare (impf. r a j d a t i ), s v o b o d i t i liberare (impf. s v o b a j d a t i ),
sko~iti

saltare (impf. s k a k a t i ), s r a m i t i

coprire

donta

(impf.

s r a m l q t i ), s t \ p i t i mettere piede (impf. s t \ p a t i ).

- - - Tutti imperfettivi sono i verbi formati con i suffissi *e, *a, *ua, *o ua (gruppi IVb, Ib, IIIb, IIIa2). Il pi produttivo il suffisso *a , largamente utilizzato in paleoslavo per derivare verbi imperfettivi e frequentativi da perfettivi prefissati e non prefissati: p a s t i e p a d a t i cadere, s t a t i ergersi e s t o q t i stare in piedi, v ) s k r : s i t i e v ) s k r : { a t i resuscitare, v ) p r o s i t i chiedere e v ) p r a { a t i interrogare. 17. I tempi verbali La categoria del tempo (passato, presente, futuro) espressa in paleoslavo con lausilio di suffissi tematici. Asse della concezione temporale il presente, che considera lazione nel suo sviluppo, e si oppone generalmente allaoristo, che la considera nel suo carattere puntuale di evento realizzato. La valutazione dellimportanza e dellinteresse della durata dellazione soggettiva: se la durata nel passato merita di essere sottolineata si ricorre al tempo imperfetto,

160

Il paleoslavo

che rappresenta una sorta di presente nel passato e del presente ha la maggiore ricchezza prospettica. Non a caso gi in epoca paleoslava limperfetto, che normalmente dovrebbe formarsi, come tutti i tempi passati, dal tema dellinfinito, si forma con crescente frequenza dal tema del presente, di cui gi spesso condivideva (per esempio per tutti i verbi del gruppo Ia e IIIa del tipo b
r a t i ) la veste fonica, grazie al comune carattere vocalico dei suffissi tematici

del presente e dellimperfetto. Fuori dallopposizione presente/aoristo si colloca il perfetto, che indica uno stato, o una azione avvenuta nel passato ma le cui conseguenze sono attuali per il momento presente ( morto, cio non c pi, impazzito, cio adesso pazzo, arrivato, cio qui adesso, andato via, cio non pi qui). Inizialmente il perfetto era, come negli esempi, intransitivo. Successivamente, divenuto transitivo e risultativo, tende a coincidere con laoristo, che progressivamente sostituisce. Il futuro esiste piuttosto come categoria modale che come realt temporale: non esistono forme proprie del futuro semplice, escluso un relitto isolato di participio futuro (b { ( } i che sar) e le forme del verbo b t i essere (b \ d \ ). In paleoslavo il futuro pu essere espresso dal presente del verbo perfettivo, o con lausilio di verbi servili che esprimono la modalit e che non sono ancora divenuti un elemento grammaticale: voglio scrivere, devo scrivere, ho da scrivere, comincio a scrivere. Se lasse temporale si sposta nel passato il rapporto presente/perfetto si realizza come imperfetto (presente nel passato)/piuccheperfetto (azione che si realizzata prima ma che attuale per il momento passato espresso dallimperfetto). Sia il perfetto che il piuccheperfetto sono tempi composti, formati dal participio perfetto in unione rispettivamente con il presente e limperfetto (o il perfetto) del verbo essere. Altro tempo composto del paleoslavo, analogo nella modalit di formazione a questi, il futuro composto (futurum exactum), che esprime lanteriorit nel futuro (vedremo se avr avuto torto). Manca invece lequivalente del trapassato remoto, il tempo che esprime lanteriorit rispetto allaoristo in una dimensione di passato assoluto (quando ebbi capito bene la situazione intervenni): questa viene espressa in paleoslavo da una costruzione con il dativo assoluto (v. p. 246).

Morfologia

161

nel presente nel passato nel futuro

passato assoluto io fui a) bh)

anteriorit relativa io sono stato a) &sm| bl) io ero stato a) b:h) bl) io sar stato a ) b \ d\ b l )

contemporaneit io sono a) &sm| io ero a) b:h) io sar a ) b \ d\

futuro io sar a ) b \ d\

18. Modo, diatesi, persona e numero Lespressione del modo (della realt, della possibilit, della irrealt) non ben sviluppata in paleoslavo: accanto allindicativo, unico modo caratterizzato dal sistema dei tempi, i modi della non realt (congiuntivo, imperativo, ottativo), ampiamente rappresentati in greco, si riducono al solo imperativo, erede slavo dellottativo. Vestigia dellottativo possono essere ricercate anche in una costruzione perifrastica tradizionalmente detta modo condizionale, che si forma con il participio perfetto e lausiliare essere (v. p. 194). La diatesi non sviluppata: mancano forme specifiche per il medio e per il passivo (che vengono espressi con verbi riflessivi o con participi passivi). Le forme personali del verbo (presente, imperativo, aoristo, imperfetto) mutano secondo il numero (singolare, duale, plurale) e la persona (prima, seconda, terza); le forme nominali (participio presente attivo, participio presente passivo, participio passato attivo, participio passato passivo, participio perfetto) mutano secondo il genere, il numero e il caso; le forme perifrastiche, costituite da una parte nominale e da un verbo ausiliare (perfetto, piuccheperfetto, condizionale, futuro anteriore) mutano secondo il numero (singolare, duale, plurale), la persona (prima, seconda, terza), e il genere (maschile, neutro, femminile). Il sostantivo verbale muta secondo il numero e il caso; linfinito e il supino, che erano in origine nomi, sono invariabili. Le desinenze personali distinguono nove persone, tre per ogni numero. Esistono due sistemi di desinenze personali: quelle primarie, che servono a formare il tempo presente, e quelle secondarie, che formano laoristo, limperfetto e limperativo:

162

Il paleoslavo

Primarie sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 -an; -m -- -s; -tu -ve -ta -te -mu (< mo s) -te -ntu -n -s -t -ve -ta -te -mu (< mo s) -te -nt

Secondarie

du

pl

Per quanto riguarda la 1 persona sg, la desinenza *-m serve solo a formare il presente dei verbi atematici (v. p. 164), tutti gli altri verbi (tematici) utilizzano la desinenza *-an (propriamente desinenza del congiuntivo: cfr. latino quid agam?, cur non dicam?). La desinenza della 2 sg *-s- propria dei verbi atematici, e *-- propria dei , , verbi tematici, si discosta da quella i.e. con vocale breve (*-s ). La desinenza in scibilante rivela gli effetti della legge di Pedersen: o s i { i tu porti < *nosixi (x > s per I palatalizzazione davanti a vocale anteriore) < *nosisi (s > x per la legge di Pedersen). La trasformazione della fricativa deve essere partita dai verbi della II coniugazione per poi diffondersi anche ai verbi della I, dove le condizioni per la retroflessione individuata da Pedersen non sussistono: r e ~ e { i tu dici (*rek-e-si). La desinenza della 3 sg e pl frutto del processo di indebolimento della fine della parola: i.e. *-t > *-tu, con perdita della mollezza. La desinenza della 1 pl pu assumere forma -m per analogia con il pronome personale; alla stessa analogia si deve la desinenza della 1 duale -v : . 19. Suffissi tematici e derivativi Le forme del verbo si costruiscono su due temi, il tema del presente e il tema dellinfinito, che possono coincidere (verbi in * - della II coniugazione), ma generalmente divergono sia per il diverso suffisso tematico che li forma, sia per la presenza di diversi gradi vocalici nella radice.

Morfologia

163

Eccettuato un piccolo gruppo di verbi atematici (cinque in tutto), il tema del presente si forma con lausilio delle vocali tematiche *e per la I coniugazione e - per la II. La vocale *e alterna con *o (1 persona sg e 3 persona plurale). La * I coniugazione presenta tre sottotipi:
I coniugazione ne/no no ne ne II coniugazione i i i i

sg

1 2 3

e/o o e e

je/jo jo je je

du

pl

1 2 3 1 2 3

e e e e e o

ne ne ne ne ne no

je je je je je jo

i i i i i i

Dal tema del presente si formano, oltre al tempo presente, limperativo (tramite il suffisso *- formante del modo ottativo) e i participi presenti attivi e , passivi (tramite i suffissi *nt e *m): sia i participi presenti sia limperativo dei verbi della I coniugazione generalizzano la vocale tematica *o. - , *no, *e, *Il tema dellinfinito si forma per mezzo dei suffissi *, *a - . Dal tema dellinfinito si formano per suffissazione laoristo, limperfetto (tramite il suffisso *e ax) e i participi passati (tramite i suffissi *u s, *n, *t, *l). Si soliti dire che dal tema dellinfinito si forma il supino, ma in verit infinito e supino hanno in comune lorigine sostantivale: il supino era anticamente un accusativo, usato dopo i verbi di moto per indicare lo scopo dellazione. Le vocali tematiche dei tempi passati coincidono con quelle del presente in tutte le persone esclusa la 1 persona duale e plurale:
I coniugazione ne/no no ne ne II coniugazione i i i i

sg

1 2 3

e/o o e e

je/jo jo je je

164

Il paleoslavo

du

pl

1 2 3 1 2 3

o e e o e o

I coniugazione no ne ne no ne no

jo je je jo je jo

II coniugazione i i i i i i

20. Classificazione Il verbo si pu classificare a partire dal tema del presente o a partire dal tema dellinfinito. Allinterno di queste scelte i criteri di classificazione possono variare: alcuni studiosi elencano quali coniugazioni diverse ci che altri classificano quali sottotipi di ununica coniugazione e cos via. In ogni caso, a prescindere dalle scelte classificatorie, la suddivisione del materiale in s non oggetto di discussione (ad eccezione di pochissimi verbi del tipo p
i t i , b i t i 7), e si basa su una preliminare suddivisione tra verbi atematici e

verbi tematici. I verbi atematici sono d a t i dare (*dad-), q s t i mangiare (*(j)ed-), v : d : t i sapere (*u oid-) e b t i essere, che si caratterizza per il suo suppletivismo: infinito b t i , participio presente b { ( } i e aoristo b h ) dalla radice *bhu-; presente imperfettivo & s m | dalla radice *(j)es-, 3 pl del presente
7 Alcuni studiosi ritengono che tutti i verbi il cui tema dellinfinito sia uguale alla radice e la radice sia in vocale (del tipo a t i , b i t i , l i t i , p i t i , k r t i , m t i ) appartengano alla classe IIIa, ovvero formino il presente con le vocali tematiche je/jo: b i t i , 1 sg *bi-jo > *b-jo (A. M. Seliev, Staroslavjanskij jazyk, II, Moskva 1952, p. 147). Altri studiosi distinguono invece tra verbi della classe Ia con radice in semivocale *pi-, *u ei-, *li- (p i t i , v i t i , l i t i ) e verbi della classe IIIa con radice in vocale (p o ~ i t i , { i t i , g i t i , b i t i ): cos Van Wijk ipotizza una diversa intonazione deducendola dalla diversa modalit di formazione dellaoristo e del participio passato passivo: 2 e 3 sg dellaoristo p i t ) , v i t ) , l i t ) e participio passato passivo p i t ) , v i t ) , l i t ) contro 2 e 3 sg dellaoristo b i , p o ~ i , e participio passato passivo b i e ) , p o ~ | t e ) (N. Van Wijk, Istorija staroslavjanskogo jazyka, Moskva 1957, p. 339). Cfr. anche i deverbali p i t i e vs b i e i e , p o ~ | t e i e . Per ci che riguarda lesistenza di un gruppo di verbi caratterizzato dalla predilezione per il suffisso *t, v. p. 178 e p. 191.

Morfologia

165

imperfettivo s \ t ) e participio presente attivo s dalla radice *s-, presente perfettivo b \ d \ e imperativo b \ d i dalla radice *bond-. La 1 sg esce in -m | da *m , desinenza che forma solo il presente di questi verbi atematici opponendoli a tutti i verbi tematici che escono in -\ da *an:
d a m | (*da-m , senza alcun suffisso tematico), q m | , v : m | e & s m | .

La desinenza della 2 sg -s i (& s i , d a s i , q s i , v : s i ) si distingue da quella dei verbi tematici, che escono in -{ i (v. p. 162). Il verbo i m : t i avere (*em-/*m-) atematico solo alla 1 sg i m a m | (2 persona sg i m a { i dal tema del presente *jm-a-). I verbi tematici si suddividono in quattro gruppi che corrispondono ai tre sottotipi della I coniugazione (vocale tematica -e/o-, -ne/no-, -je/jo-) e alla II coniugazione (vocale tematica -i-). Questi quattro gruppi sono ulteriormente suddivisi al loro interno in sottogruppi, legati al suffisso tematico dellinfinito:
I II III e/o ne/no je/jo a. suffisso dellinfinito -b. suffisso dellinfinito -aa. radice in consonante e suffisso dellinfinito -no b. radice in vocale e suffisso dellinfinito -no a1. suffisso dellinfinito -a2. imperfettivi derivati con suffisso dellinfinito -a-, -va-, -e b. suffisso dellinfinito -aa. suffisso dellinfinito -ib. suffisso dellinfinito -e-, -a- (< *e)

IV

Ia. Il sottogruppo Ia un gruppo non produttivo cui appartengono pochi verbi con il tema dellinfinito monosillabo e la radice in consonante. Si divide in quattro sottotipi: 1. Verbi con radice in occlusiva o fricativa (p, b, v, t, d, k, g, s, z) senza alternanza vocalica radicale; presentano tutti assimilazione, dissimilazione o caduta della consonante radicale davanti alla dentale della desinenza dellinfinito -t i : v e s t i , 1 sg v e d \ condurre (a piedi); v e s t i , 1 sg v e \ condurre (con un mezzo). 2. Verbi con radice in occlusiva o fricativa con alternanza vocalica radicale. Sono caratterizzati, oltre che dalla assimilazione, dalla dissimilazione o dalla caduta della consonante radicale davanti alla dentale della desinenza

166

Il paleoslavo

dellinfinito -t i , dalla apofonia radicale. La vocale radicale presenta il grado pieno nel tema dellinfinito e il grado ridotto nel tema del presente: i/ (*ei/*), u/ (*ou /*u ), er/r davanti a vocale e re /r davanti a consonante (*er/*r), el/l davanti a vocale e le /l davanti a consonante (*el/*l). Questi verbi (con la sola eccezione di e b r : { t i non curarsi, 1 sg e b r : g \ e v l : { t i trascinare, 1 sg v l : k \ che presentano il grado vocalico ridotto soltanto nella formazione dei tre participi passati), utilizzano la radice di grado normale per la formazione dellinfinito e del supino e la radice di grado ridotto per la formazione di presente, participi presenti, imperativo, imperfetto, aoristo forte, aoristo sigmatico II, participi passati. 3. Verbi con radice in consonante liquida o nasale (n, m, l, r) o in semivocale (i, u ) con e senza alternanza vocalica radicale. Sono caratterizzati da metatesi delle liquide, formazione di vocali nasali e monottongazione di dittonghi: m r : t i morire (*mer-ti), 1 sg m | r \ (*mr-o ); k l ( t i giurare (*kln-ti), 1 sg k l | \ (*kln-o ); p : t i cantare (*poi-ti), 1 sg p o + (*poi-o );
v i t i torcere (*vj-ti < *uei-ti), 1 sg v i + (*vj-o < *uei-o); p l o u t i

galleggiare (*plou-ti), 1 sg p l o v \ (*plou-o). I verbi del tipo m r : t i formano linfinito e il supino con la radice di grado vocalico normale e tutte le altre forme con la radice di grado ridotto come i verbi del sottotipo 2 (del tipo v r : { t i lanciare, 1 sg v r | g \ ). Diversamente da quelli per formano il participio passato passivo con il suffisso *t8, e ci li accomuna ai verbi di questo sottotipo (v i t i torcere, participio passato v i t ) , r a s p ( t i distendere, participio passato r a s p ( t ) , p : t i cantare, participo passato p : t ) ). Sono tutti verbi primitivi, n denominali n deverbali, durativi. 4. Verbi irregolari con infisso nasale del tipo s : s t i , 1 sg s ( d \ sedersi; con formante *d- del tipo i t i andare, 1 sg i d \ ; con estensione della radice *u del tipo j i t i vivere, 1 sg j i v \ .
8 Forma il participio passato passivo con il suffisso *t anche un verbo del sottogruppo 2, o t v r : s t i , o t v r | \ , o t v r | s t ) . Per ci che riguarda lesistenza di un gruppo di verbi caratterizzato dalla predilezione per il suffisso *t, v. la nota precedente.

Morfologia

167

I verbi del gruppo Ia formano tutti limperfetto dal tema del presente, per mezzo del suffisso *e ax (v. p. 184). Nella formazione dellaoristo conservano modalit di formazione arcaiche e non pi produttive in paleoslavo (v. p. 179).
I coniugazione vocali tematiche e/o suffisso dellinfinito -- (Ia) Radici in occlusiva e fricativa Radici in occlusiva e fricativa senza apofonia: con apofonia radicale: ei/i v es ti, v e d\ condurre (a piedi) ~ is ti, ~ |t\ leggere v es ti, ve \ condurre c vis ti, c v|t\ fiorire es ti, e s\ portare pr oisti, trafiggere pr o | \ b l< s ti, b l< d\ osservare gr e ti, gr e b\ remare Radici in occlusiva e fricativa con apofonia radicale: ou/u gr sti, gr \ rosicchiare spargere (grani) s o ut i, s )p \9 s:}i, s:k\ tagliare je}i, jeg\ ardere Radici in occlusiva e fricativa con apofonia radicale: er/r (r : /r | ) me sti, me t\ gettare e b r : } i , e b r : g \ curarsi di g esti, g et\ opprimere o t v r : s t i , o t v r | \ aprire str i}i, str ig\ tosare ~r :sti, ~r |t\ tratteggiare p e}i, p ek\ cuocere ~r :ti, ~r |p\ attingere, mescere pl es ti, pl e t\ intrecciare vr :}i, vr |g\ lanciare r e}i, r ek\ dire vr :}i, vr |h\ triturare te }i, tek\ scorrere g\ s ti, g\ d\ Radici in occlusiva e fricativa suonare (strumento a corde) con apofonia radicale: el/ (l : /l | ) l jl:sti, jl :d\ ricompensare ml:sti, ml|\ emulsionare str :}i, str :g\ sorvegliare tl :}i, tl )k\ colpire bl (sti, bl(d\ parlare a vanvera vl:}i, vl:k\ trascinare o u v ( s t i , o u v ( \ inghirlandare v ( } i, v (g \ raccontare Radici in n, m, r, i, u con e senza apofonia (ti, (b\ strappare kl (ti, kl |\ giurare
9 Questo verbo, che non attestato nei codici del canone, presente nel Salterio del Monastero dei Miracoli (udovskaja psaltyr, XI sec.): casi analoghi, per altro non numerosi, qui come di seguito saranno elencati senza ulteriore precisazione. Cfr. N. Van Wijk, Istorija staroslavjanskogo jazyka, Moskva 1957.

168

Il paleoslavo

I coniugazione vocali tematiche e/o suffisso dellinfinito -- (Ia) l(}i, l(k\ curvare m(ti, m|\ follare, gualcare m(sti, m( t\ scuotere p(ti, p|\ stendere, allungare pr (}i, pr (g\ tendere t(ti, t|\ fendere p r (s ti, p r (d\ filare a ~ (ti, a ~ |\ cominciare p r i s ( } i , -s ( g \ avvicinarsi a toccare j(ti, j|m\ premere tr (s ti, tr (s \ scuotere `ti, im\ prendere bosti, bod\ trafiggere d\ti, d)m\ soffiare mo}i, mog\ potere vl as ti, vl ad\ dominare pojr :ti, poj|r\ inghiottire r asti, r ast\ crescere mr :ti, m|r \ morire te ti, tep\ flagellare v)vr :ti, v|r \ trafiggere v ) l : s t i , v ) l : \ entrare opr :ti s(, op |r\ appoggiarsi s( kla s ti, kla d\ mettere r askvr :ti, far fondere r askv|r \ kr a s ti, kr a d\ rubare p r o s t r : t i , -s t | r \ estendere pas ti, pad\ cadere pas ti, pas\ pascolare jr |ti, j|r \ sacrificare tr |ti, t|r \ strofinare Estensione della radice -u-: viti, vi+ torcere pl:ti, pl:v\ sarchiare giti, gi+ marcire jiti, jiv\ vivere liti, li+ versare piti, p i+ bere Infisso nasale e formante dentale: v)piti, v)pi+ chiamare s :s ti, s ( d\ sedersi p:ti, po+ cantare le }i, l(g\ coricarsi plouti, plov \ galleggiare b ti, b\d\ essere r < ti, r &v\ muggire, ruggire gr (s ti, gr ( d\ venire r outi, r ov\ muggire, ruggire iti, id\ andare (a piedi) slouti, slov \ avere fama di pr :qha ti, tr outi, tr ov\ consumare attraversare (con un pr :qd\ mezzo)

Ib. I verbi del gruppo Ib hanno il tema dellinfinito sempre bisillabo, che si forma aggiungendo alla radice il suffisso -a- (che non compare nel tema del presente). Sono tutti verbi primitivi, n denominali n deverbali, durativi. Dal tema dellinfinito formano limperfetto e laoristo sigmatico I di tipo pi recente (v. p. 181).

Morfologia

169

Il gruppo Ib ulteriormente diviso in quattro sottotipi, tutti rappresentati da pochi verbi: 1. radice in r, n e alternanza vocalica radicale (tipo b | r a t i raccogliere, 1 sg b e r \ ); 2. vocale radicale (tipo s ) s a t i succhiare, 1 sg s ) s \ ); 3. altre radici con e senza alternanza (tipo ) v a t i chiamare, 1 sg o v \ ); 4. radici con apofonia radicale i/ej (*i/*ei) del tipo i q t i spalancare - (*zi-a-ti), 1 sg : + (*zei-o).
I coniugazione vocali tematiche e/o suffisso dellinfinito -a- (Ib) Radici in r, n con apofonia: Altre radici: b |r ati, ber \ raccogliere kova ti, kov\ d|r a ti, der \ strappare os ova ti, os ov\ p|r a ti, per \ innalzare )va ti, ov\ g) a ti, j e \ seguire, inseguire iska ti, isk\ j|da ti, jid\ me ta ti, me t\ Radici in vocale con apofonia i/ei: pr iqti, pr :+ favorire Radici contenenti : liqti, l:+ versare ot)r )va ti, ot)r )v\ s miqti s(, s m:+ s ( ridere s)sa ti, s)s\ iqti, :+ spalancare t)ka ti, t)k\

forgiare fondare chiamare cercare aspettare gettare

strappare succhiare spingere

IIa e IIb. I verbi del gruppo II sono quasi tutti non durativi (cfr. nel gruppo Ia i verbi non durativi con infisso nasale); molti sono derivati perfettivi di verbi imperfettivi. In qualit di non durativi non formavano originariamente limperfetto. Successivamente, in contesti in cui si sottolinea il carattere abituale e ripetuto dellazione, adottano le forme del nuovo imperfetto slavo formato dal tema del presente con il suffisso *eax (v. p. 184). Il suffisso -no - alterna, raramente, con il suffisso -nu-. I participi passivi del tipo d v i g o v e ) mosso (v. p. 192) e i deverbali del tipo p r i k o s o v e i e contatto (v. p. 197) fanno pensare allalternanza *nou /*nov anche laddove linfinito ci noto con il suffisso -no - (potrebbe trattarsi di una nasalizzazione pi tarda di un originario suffisso *nou ). I verbi del gruppo II era divisi in due sottotipi diversi, quelli con radice in consonante e quelli con radice in vocale.

170

Il paleoslavo

I verbi con radice in consonante possono conservare o meno il suffisso: laoristo, i participi passati e il sostantivo verbale sono formati senza suffisso; laoristo quello forte tematico (v. p. 179):
I coniugazione - vocali tematiche ne/no radice in consonante + suffisso -no- (IIa) dv i g \ ti, dv ig \ muovere kos\ti, kos\ toccare v)sklik\ti, esclamare pob:g\ti, pob:g\ darsi alla fuga v)sklik\ o t ) r i g \ t i , o t ) r i g \ eruttare ouv( \ti, ouv( \ impigliarsi tl )k \ti, tl)k\ dare un colpo o u g a s \ t i , o u g a s \ estinguersi v k \ti, vk \ abituarsi pogr ( \ti, affondare pogr (\ dr ) \ ti, dr ) \ osare pogb \ti, pogb\ perire v ) d ) h \ t i , -d ) h \ soffiare v) k s \ti, v) k s\ fermentare o u j a \ t i , -j a \ s ( spaventarsi mr )k\ti, mr )k\ imbrunire p r o ( b \ t i , - ( b \ germogliare p o m r ) \ t i , -m r ) \ gelare v ) s k r ( s \ t i , -k r | s \ resuscitare pr om)k\ti s(, diffondersi pr om)k\ s( o u m l ) k \ t i , o m l ) k \ tacersi p r i i k \ t i , - i k \ sporgersi o u m ( k \ t i , o u m ( k \ diventar molle p o s a g \ t i , p o s a g \ andare sposa popl ) \ti s (, scivolare o h r ) (m ) \ t i , o h r ) m \ diventare popl)\ s ( zoppo osl |p \ti, osl |p \ divenire cieco v ) b ) \ t i , v ) b ) \ svegliarsi p o s t i g \ t i , p o s t i g \ raggiungere ouv(\ti, ouv(\ sfiorire o us ) h \ ti, ou s ) h \ seccarsi s)g)\ti, s)g)\ piegare is(k\ti, is(k\ prosciugarsi ous)\ti, ous)\ addormentarsi i s t o (p ) \ t i , i s t o p \ o u g l | b \ t i , o u g l | b \ sprofondare essere sommerso r a s t r ) g \ t i , -t r ) g \ lacerare p r i s v ( \ t i , p r i s v ( \ appassire t)k\ti, t)k\ bussare i}e \ti, i}e \ sparire p r o t ( g \ t i , -t ( g \ tirare

I verbi con radice in vocale conservano il suffisso in tutte le forme, ad eccezione del verbo s t a t i diventare, 1 sg s t a \ , aoristo s t a h ) ; laoristo quello sigmatico I di tipo pi recente (v. p. 181):
I coniugazione - vocali tematiche ne/no radice in vocale + suffisso -no- (IIb) mi\ti, mi\ passare p o m a \ t i , -m a \ fare un segno p o v i \ t i , -v i \ sottomettere p o m : \ t i , -m : \ ricordare d o u \ t i , d o u \ gonfiare i s o u \ t i , -s o u \ sguainare

Morfologia

171

p o k \ t i , -k \ v)spla \ti s (, -p l a \ s ( i\ti, i\

fare un cenno infiammarsi spalancare

o t ) r i \ t i , -r i \ pli\ti, pli\ (p l < \ t i , p l < \ ) sta ti, sta \

rigettare sputare diventare

IIIa. Il gruppo IIIa diviso in due sottotipi: 1. verbi primitivi con radice t, l, r, n (tipo b r a t i lottare, 1 sg b o r + ) o in vocale (tipo a t i sapere, 1 sg a + ); 2. verbi derivati frequentativi e denominali (tipo d : l a t i fare, 1 sg
d : l a + ).

Del gruppo IIIa1 fanno parte: cinque verbi con radice in consonante, suffisso dellinfinito --, che strutturalmente dovrebbero far parte della classe Ia, ma invece seguono il tipo molle della I coniugazione: m l : t i macinare, 1 sg m e l + , k l a t i sgozzare, 1 sg k o l + , b r a t i lottare, 1 sg b o r + , j ( t i mietere, 1 sg j | + ,
o b r : s t i trovare, 1 sg o b r ( } \ .

Come i loro simili del gruppo Ia questi verbi formano limperfetto dal tema del presente. Laoristo invece sigmatico I del tipo pi recente (v. p. 181). verbi primitivi con radice in vocale e tema dellinfinito uguale alla radice del tipo a t i sapere, 1 sg a + :
I coniugazione vocali tematiche je/jo suffisso dellinfinito -- (IIIa1) Radici in consonante: br ati, bor + lottare ml:ti, mel+ macinare j(ti, j| + mietere o b r : s t i , o b r ( } \ trovare kla ti, kol + sgozzare Radici in vocale: a ti, a + sapere kr ti, kr + coprire s i qti, s iq+ brillare m t i , m + lavare oup)va ti, oup)va + confidare o u t i , o u + scoraggiarsi sp:ti, sp:+ maturare r t i , r + scavare v ) d : t i , -d : j d \ e -d : + fare a d o u t i , a d o u + s ( gonfiarsi, inorgoglirsi s:ti, s:+ seminare ~ o u t i , ~ o u + sentire s)m:ti, s)m:+ osare obouti, obou+ calzare biti, bi+ battere po~iti, po~i+ riposare s){iti, s){i+ cucire

172

Il paleoslavo

Del gruppo IIIa2, molto produttivo, fanno parte verbi derivati (imperfettivi, denominali, deverbali) in -e -, -a-, -va- che conservano il suffisso del tema dellinfinito nel tema del presente. Suffisso -e -: serve a derivare verbi denominali del tipo o u m : t i avere la capacit (o u m ) mente), 1 sg o u m : + . Suffisso -a-: serve a derivare verbi denominali del tipo d : l a t i fare (d : l o affare), 1 sg d : l a + ; con lallungamento della vocale radicale forma frequentativi di verbi imperfettivi e deriva imperfettivi da verbi perfettivi: p
r i v o d i t i impf. arrecare e p r i v a j d a t i impf. citare (un passo), 1 sg p r i v a j d a + ; v ) p r o s i t i pf. chiedere e v ) p r a { a t i impf. interrogare, 1 sg v ) pr a{ a+.

Suffisso -va-: forma frequentativi di verbi imperfettivi e deriva imperfettivi da verbi perfettivi senza allungamento della vocale radicale: b t i impf. essere, b v a t i impf. trovarsi abitualmente, 1 sg b v a + ; o u b i t i pf. uccidere, o u b i v a t i impf. uccidere, 1 sg o u b i v a + ; s ) g r : t i s ( pf. accalorarsi, s ) g r : v a t i impf. scaldare, 1 sg s ) g r : v a + . Tutti questi verbi formano dal tema dellinfinito laoristo sigmatico I di tipo recente (d : l a h ) ) e limperfetto (d : l a a h ) ). IIIb. Il gruppo IIIb un gruppo numeroso ma poco produttivo ( produttivo solo il sottogruppo 5), che comprende cinque sottogruppi accomunati dal fatto di formare linfinito con il suffisso -a- e di non conservare questo suffisso nel tema del presente: 1. Radici in consonante occlusiva e fricativa del tipo g l a g o l a t i parlare, 1 sg g l a g o l + ; 2. Radici in l, r, m, n del tipo s ) l a t i inviare, 1 sg s ) l + ; 3. Radici con apofonia radicale: alternanza /e del tipo i m a t i (*jm-) prendere, 1 sg & m l + ; alternanza /i del tipo | d a t i costruire, 1 sg
i j d \ ; alternanza r/r (*r /*er) del tipo t r | a t i strappare, 1 sg t r : j \ ;

alternanza v/ju del tipo p l | v a t i sputare (*pluuati < *pj-u-a-ti), 1 sg p - l < + (*pl-u-jo < *pj-ou-jan); 4. Radici in vocale del tipo k a q t i s ( pentirsi, 1 sg k a + s ( ;

Morfologia

173

5. Verbi denominali derivati con il suffisso -ova- del tipo v : r o v a t i credere, 1 sg v : r o u + (v : r a fede). Il suffisso *o u davanti a vocale si dentalizza (-ov-), davanti alla semiconsonante -j- del suffisso tematico si monottonga (-u-). Sottotipo molto produttivo, non incluso nella tabella.
I coniugazione vocali tematiche je/jo suffisso dellinfinito -a- (IIIb) Radici in occlusiva e fricativa: al ka ti, al ~ \ avere fame ma a ti, maj\ ungere v( a ti, v(j\ legare me ta ti, me }\ lanciare ga sati, ga {\ estinguere mr |c ati, mr |~ \ oscurarsi gl agol a ti, glagol + parlare ic a ti, i~ \ sorgere gba ti, gbl + perire pla ka ti, pla ~ \ piangere dvia ti, dv ij\ muovere pl es ka ti, pl e }\ battere le mani do uh a ti, do u{\ soffiare pl(sa ti, pl ({\ danzare j(da ti, j(jd\ avere sete r istati, r i}\ correre oba ti, obl+ mangiare r )a ti, r )j\ nitrire ba ti, bl + vacillare r )p)ta ti, r )p)}\ mormorare iska ti, i}\ cercare r :ati, r :j\ intagliare ka a ti, ka j\ sembrare ska ka ti, ska ~ \ saltare kapa ti, kapl+ gocciolare skr |j|ta ti, digrignare skr |j|}\ kl e v e ta ti, kl e ve }\ calunniare s t r a d a t i , s t r a j d \ soffrire kl epa ti, kl epl + segnalare str :ka ti, str :~ \ pungolare kl |~ |ta ti, kl |~ |}\ battere i denti sp a ti, sp l + spargere kl ic ati, kl i~ \ gridare c s(a ti, os(j\ toccare kl okota ti, kloko}\ ribollire tesa ti, te {\ tagliare con laccetta kol:ba ti, kol:bl + oscillare tr ata ti, tr a}\ inseguire k\pa ti, k\pl + bagnare t r e p e t a t i , t r e p e } \ tremare lia ti, lij\ leccare v ) s t ( a t i , -t ( j \ accusare lob)a ti, lob)j\ baciare ha pa ti, hapl + mordere l)ga ti, l)j\ mentire ~ e sa ti, ~ e {\ raccogliere (frutta) l:ga ti, l:j\ coricarsi { | p ) t a t i , { | p ) } \ sussurrare l(c a ti, l(~\ p o q s a t i , -q } \ cingere spargere trappole Alcune radici con apofonia radicale: Alcune radici in vocale: ima ti, &ml + prendere v : (q )t i , v : + soffiare |da ti, ij d\ costruire d : (q )t i , d : + fare v)sl |pa ti, sl :pl + sgorgare r :qti, r : + spingere p|sa ti, pi{\ scrivere

174

Il paleoslavo

pl | a ti, pl:j\ str )ga ti, str ouj\ st|l a ti, stel + tr | a ti, tr :j\ ~r |pa ti, ~r :pl + bl |va ti, bl< + pl |va ti, pl< + kl |va ti, kl< + Alcune radici in l, r, m, n: mr )m)r a ti, mr )m)r + or ati, or + s )l a ti, s )l + ste a ti, ste + v ) dr : ma ti, v ) dr : m l +

arrampicarsi raschiare stendere strappare attingere vomitare sputare beccare

g r : (q )t i , g r : + s : (q )t i , s : + s p : (q )t i , s p : + ba qti, ba + va qti, va + d a (q )t i , d a + gr a qti, gr a + ka qti s (, ka + s ( la qti, la + ma qti, ma + s t a (q )t i , s t a + ta qti, ta + ~ a qti, ~ a +

scaldare seminare prosperare raccontare scolpire dare gracchiare pentirsi abbaiare fare segnali stare diritto fondersi attendere

mormorare arare inviare gemere sonnecchiare

Ai gruppi Ia, Ib, IIa, IIb, IIIa e IIIb appartiene la totalit dei verbi con apofonia radicale. IVa. Del gruppo IVa fanno parte verbi fattitivi, frequentativi, denominali. Il tema dellinfinito si forma con il suffisso -i-. Il tema del presente ha vocale tematica -i- (II coniugazione). La derivazione di fattitivi per il tramite del suffisso -i- non produttiva: si tratta quindi di un numero finito di verbi10. Per esprimere il concetto del far fare il paleoslavo calca sul greco la costruzione (s ) )t v o r i t i + infinito del verbo. Anche la derivazione di frequentativi con il suffisso -i- non produttiva: questa funzione assolta nella maggioranza dei casi dal suffisso -a-. Ci favorisce la confusione dei frequentativi in -i- con gli imperfettivi, e il loro utilizzo nella formazione di coppie prefissate: e s t i (impf. determinato), o s i t i (frequentativo indeterminato) > p r i e s t i (pf.),
10 Riportiamo i verbi da cui i fattitivi e gli frequentativi della lista sono derivati, nellordine

di elencazione. I fattitivi sono derivati rispettivamente da g o e \ t i , i b t i , l e } i , p o l : ti, s :s ti, mr : ti, b ) d: ti, te } i, p i ti, i s ( k \ti, v k \ ti, mr ) k \ ti , v)s kr |s \ ti, p r il |p : ti, v is: ti, g b \ ti, s ta ti, s v |t: ti, p ogr ( \ ti. I frequentativi sono derivati rispettivamente da m ( s t i , v ) l : s t i , e s t i , v e s t i , g ) a t i, vl :}i, iti, ve sti, bl (s ti.

Morfologia

175

p r i o s i t i (impf.). Indefinitamente produttiva invece la derivazione di

denominali in -i- di cui pochi sono perfettivi.


II coniugazione vocale tematica i suffisso dellinfinito -i- (IVa) Verbi derivati da aggettivi e sostantivi: Verbi fattitivi: moliti, mol + pregare gooiti, gooj\ liberare hr a iti, hr a + custodire i b a v i t i , i b a v l + salvare r aor iti, r aor+ distruggere p o l o j i t i , p o l o j \ mettere a giacere boga titi s (, arricchirsi paliti, pal+ dare fuoco boga }\ s( iska iti, iskaj\ guastare p o s a d i t i , p o s a j d \ far sedere, piantare m:r iti, m:r + misurare o u m o r i t i , o u m o r + far morire str oiti, str o+ mettere ordine b o uditi, b o uj d\ svegliare l< biti, l< bl + amare to ~ iti, to~ \ far colare loviti, lov l + cacciare poiti, po+ abbeverare gostiti, go}\ offrire (a un ospite) i s \ ~ i t i , i s \ ~ \ far asciugare lomiti, loml + spezzare v ) v : s i t i , -v : { \ appendere m\~ iti, m\~ \ tormentare p o m r a ~ i t i , -m r a ~ \ oscurare msl iti, m {l + pensare v ) s k r : s i t i , -k r : { \ far resuscitare b l a i t i , b l a j + scandalizzare p r i l : p i t i , -l : p l + incollare pous titi, pou }\ allentare, liberare ou~iti, ou~ + far imparare pr igvo diti, inchiodare go ubiti, goubl + far perire p r ig vo j d\ s)motr iti, osservare sta viti, sta v l + mettere (ritto) s)mo}r + m \ dr i ti s ( , atteggiarsi a saggio p o g r \ i t i , affondare (trans.) m \ jdr \ s ( pogr \j\ os tr iti, o}r + affilare s v:titi, s v:}\ illuminare bl agoslovestiti, benedire ou~iti, ou~ + far imparare blagoslove}\ q viti, qjvl + ferire Verbi frequentativi: m\titi, m\}\ v)la iti, v)laj\ ositi, o{\ vo iti, voj\ goiti, go +

turbare, agitare entrare portare portare (con un mezzo) cacciare

vla ~iti, vla ~\ ho diti, hojd\ vo diti, vojd\ b l \ diti, b l\ j d\

trascinare andare condurre errare

176

Il paleoslavo

IVb. Del gruppo IVb fanno parte verbi primitivi che formano il tema dellinfinito con il suffisso --, -a- (< *e) e il tema del presente con il suffisso -i-. La loro funzione originaria quella di indicare uno stato: sono quindi intransitivi e imperfettivi. Si distinguono tre sottotipi: verbi con radice in vocale: b o q t i s ( temere (a < *e dopo jod), 1 sg bo+ s(; verbi con radice in velare: k r i ~ a t i gridare < *krik-e-ti (*e provoca la I palatalizzazione delle velari), 1 sg k r i ~ \ ; verbi con radice in consonante non velare: g o r : t i ardere, 1 sg g o r + . Di questo gruppo fanno parte anche un unico verbo in -a- (< *a): s ) p a t i dormire, 1 sg s ) p l + , e due verbi a paradigma misto: h o t : t i volere, 1 sg h o } \ , e d o v | l : t i essere sufficiente, 1 sg d o v | l + : h o t : t i segue la II coniugazione alla 3 persona pl (h o t ( t ) ) e al N maschile e neutro del participio presente attivo (h o t ( ), mentre nei casi obliqui del participio e per tutto il resto si comporta come un verbo della I coniugazione (1 sg h o } \ , 2 sg h o } e { i ); d o v | l : t i segue la II coniugazione esclusivamente alla 3 persona pl (d o v | l ( t ) ) e in generale tende a passare al tipo IIIa2 (d o v | l : + ,
d o v | l : & { i ).
II coniugazione vocale tematica i suffisso dellinfinito -e- (IVb) e (< *e dopo consonante non velare) a (< *e dopo vocale) bol:ti, bol + essere malato b o q t i s ( , b o + s ( temere b)d:ti, b)jd\ vegliare stoqti, sto+ stare ritto v el:ti, ve l+ prescrivere v i d:ti, v ij d\ vedere a (< *e dopo velare) vis:ti, vi{\ essere sospeso d v i j a t i , d v i j \ muovere vr |t:ti, vr |}\ s ( rigirarsi dr |ja ti, dr |j\ tenere v |r :ti, v|r + bollire kl (~ a ti, kl (~ \ essere inginocchiato gor :ti, gor + ardere kr i~ a ti, kr i~\ gridare gr |m:ti, gr |ml+ tuonare l eja ti, l ej\ essere coricato |r :ti, |r + guardare l | } a t i s ( , l | } \ brillare s( j( d:ti, j(j d\ desiderare m l |~ a ti, ml |~ \ tacere k)s:ti, k){ + tardare m )~ a ti, m)~ \ scuotere k p : ti, k p l + ribollire sl {a ti, sl {\ udire

Morfologia

177

l e t:ti, l e}\ p r i l | p : t i , -l | p l +

volare essere incollato mr | :ti, mr |j\ essere odioso m|:ti, m| + pensare pl | :ti, pl|j\ strisciare pol :ti, pol + incendiare p|r :ti s(, p |r + s( disputare s v|t:ti s(, s v|}\ s ( brillare skr )b:ti, skr )bl+ essere afflitto s mr |d: ti, s mr |j d\ puzzare s t d : t i s ( , s t y j d \ vergognarsi s( s:d:ti, s:jd\ essere seduto tr |p: ti, tr |p l + sopportare } ( d: ti, } (j d\ spargere

b:ja ti, b:j\ fuggire t ) } a t i s ( , t ) } \ affrettarsi, sforzarsi s( s ) t ( j a t i , s ) t ( j \ acquistare

s)pa ti, s)pl +

dormire

21. Laoristo In paleoslavo si conoscono quattro tipi di aoristo, un tipo produttivo (sigmatico II) e tre tipi improduttivi (forte atematico, forte tematico, sigmatico I), derivati con modalit non pi attive in paleoslavo e rappresentati da un numero limitato di verbi ad altissima frequenza di uso del tipo r e } i dire, i t i andare e pochi altri. Laoristo forte il pi antico; pu essere tematico o atematico. Laoristo forte atematico funge da controparte non durativa del presente durativo. Privo di suffissi tematici, si forma unendo le desinenze secondarie direttamente alla radice dei verbi non durativi. Progressivamente emarginato dallo sviluppo dellaoristo forte tematico e dellaoristo sigmatico, laoristo forte atematico testimoniato in paleoslavo soltanto dalla 2 e 3 sg di un numero ristrettissimo di verbi: a) i verbi atematici d a t i dare, q s t i mangiare e b t i essere; b) alcuni verbi del gruppo Ia che contengono nella radice un dittongo e sono caratterizzati da un probabile accento circonflesso sulla vocale radicale: v
i t i torcere, p i t i bere, p : t i cantare, o u m r : t i morire, p r o s t r : t i

178

Il paleoslavo

estendere, j r : t i sacrificare, k l ( t i giurare, r a s p ( t i distendere, ` t i prendere, a ~ ( t i cominciare. In tutte le altre persone questi verbi hanno le forme dellaoristo sigmatico:
` ti ` t) ` t) oumr :ti oumr :t) oumr :t) piti pit) pit) da ti das t) das t)

sg

2 3

Quando la desinenza della 2 e 3 persona sg -t ) (la cui provenienza tuttora oggetto di discussione) viene omessa, la flessione di questo aoristo coincide interamente con quella di un aoristo sigmatico. Tuttavia, i verbi caratterizzati da questa estensione della 2 e 3 sg formano nel loro complesso un gruppo ben individuato: oltre alla 2 e 3 persona dellaoristo in -t ) essi formano infatti il participio passato passivo con il suffisso *t e sostantivi verbali in -t i e (v. p. 164, nota 7 e p. 191)11. Laoristo forte tematico nasce come aoristo perfettivo; si formava da verbi non durativi dei gruppi Ia e IIa, unendo le vocali tematiche e le desinenze secondarie alla consonante radicale (i verbi in -no- perdevano il suffisso):
Sg 1 2 3 id-o-n id-e-s id-e-t id-o-ve id-e-ta id-e-te Du id-o-mus id-e-te id-o-nt Pl

Con la perdita di importanza dellaoristo forte atematico, aoristo forte tematico e aoristo sigmatico divengono complementari: laoristo forte
11 Lappartenenza a questo gruppo dei verbi che contengono nella radice un dittongo

in liquida debole e senza futuro, mentre costante appare la presenza dei verbi che contengono nella radice un dittongo in nasale e in aumento lappartenenza dei verbi con radice monosillaba in vocale. I sostantivi neutri deverbali in - elencati dal Grammatieskij slovar russkogo jazyka risalgono ai verbi j ( t i , r a s p ( t i , p r o k l ( t i , a ~ ( t i , ` t i ; p o v i t i , p r o l i t i , b i t i , i t i , p i t i , j i t i ; r t i , k r t i , b t i , *p l t i , d o u t i . Lelenco dei sostantivi in - comprende , , , , , , , , , , , , , , che ci riportano ai seguenti ulteriori infiniti: *b r i t i , { i t i , g ) \ t i , ~ o u t i , *v t i , m t i , t i , m ( t i (* non sono attestati in paleoslavo, ma in testi pi tardi).

Morfologia

179

tematico, che inizialmente indicava un momento (puntuale) di inizio o di fine di una azione di per s durativa (per esempio, cantare una canzone: cantare di per s unazione durativa, che prevede una sequenza di note; ma lesecuzione di un canto unazione finita), amplia la propria funzione a quella di aoristo puntuale in generale (a spese dellaoristo atematico), e si oppone cos allaoristo sigmatico, durativo. In paleoslavo laoristo forte tematico, non pi produttivo, attestato da: a) non durativi del gruppo Ia che hanno allinfinito suffisso --, al presente vocale tematica -e- (v. p. 167 e pp. 181-182); b) il verbo o b r : s t i trovare (gruppo IIIa; v. p. 171); c) non durativi prefissati del gruppo IIa (v. p. 170), di cui sono attestate anche forme di aoristo sigmatico del tipo pi recente, formato sia con, sia senza il suffisso -no 12-:
forte tematico ougl |b\ti v) sk s \ti pr isv( \ti ohr )\ti pr ibe g\ti i b:g \ti ot)be g\ti pogb \ti a v k\ ti v)skr |s\ti v)ik\ti i}e \ti v ) dv ig \ ti pr o (b\ti ougl e b) ougl |b\ v) s k s\ pr isv(d\ ohr )m\ pr ib:g) i b:g) ot)b:g\ pogb\ a v k\ v)skr |s\ v)ik\ i}e e te i}e \, i~e \ v ) dv ig) v ) dv ig\ pr o(b\ sigmatico II sigmatico II (senza suffisso -no-) (con suffisso -no-) sprofondare fermentare appassire azzopparsi accorrere sfuggire scappare perire adusarsi levarsi sorgere sparire erigere pr o(b\{( spuntare

ot)be go{( pogbo{( a v ko{( v ) s kr )s o { ( v)iko{( i}e o{( v ) dv igo { ( pr o (bo{(

12 Lelenco di queste forme tratto da H. Lunt, Old Church Slavonic Grammar, Mouton,

The Hague 1968, pp. 91-92.

180

Il paleoslavo

forte tematico ouja s\ti s ( ouml )k\ti is)h\ti s)s)h \ti ous)h \ti outo \ti isto \ti pot)k\ ti s ( o uja se te s ( o uja s\ s( ouml)k\ isoh) is)h\ sos)h) o utop\ istop\ p ot)k\ s (

sigmatico II sigmatico II (senza suffisso -no-) (con suffisso -no-) ouja sos te s ( ouja s\ste s ( atterrirsi ouja so{( s ( ouja s\{( s( ouml )ko{( zittirsi is)ho{( o u s ) h \ (3 sg) outopo{( istopo{( pot)ko{( s( istop \ {( pot)k\ {( s ( seccarsi seccarsi seccarsi annegare annegare inciampare

Parimenti improduttivo e poco rappresentato laoristo sigmatico I (cos detto per distinguerlo dal pi tardo sigmatico II), che si forma dai verbi durativi del gruppo Ia. Alla consonante radicale si unisce il suffisso *s (*so alla 1 sg, du e pl) e le desinenze secondarie. La vocale radicale presenta il grado allungato (e > e ; o > a). La 2 e 3 sg sono date con lasterisco perch questi aoristi conservano qui la forma dellaoristo forte tematico: la vocale radicale di grado normale, la vocale tematica -e-:
Sg nes-so-n *nes-s-s (nese) *nes-s-t (nese) Du nes-so-ve nes-s-ta nes-s-te nes-so-mus nes-s-te - s-s-nt ne Pl

1 2 3

Luso di questo tipo di aoristo inizialmente limitato a verbi del gruppo Ia: a) radice in fricativa, sonorante e occlusiva non velare con e senza apofonia; b) radice in occlusiva velare con e senza apofonia; la velare radicale s > x (legge di Pedersen). Davanti alla vocale anteriore sviluppata dalla *n della 3 pl (*snt > *s nt) x > s (per I palatalizzazione):
Sg Du rek-so-n > rek-x- > rex rek-so-ve > rexove (rek-e > rece) rek-s-ta > resta (rek-e > rece) rek-s-te > reste Pl rek-so-mus > rexom rek-s-te > reste - rek-s-nt > rex nt > ree

1 2 3

Morfologia

181

Ricapitolando, forme non produttive di aoristo forte e sigmatico I sono attestate in paleoslavo per i seguenti verbi13:
aoristo forte tematico id) ide te idom) ide te id\ v):d\, pr ::d\ s:d) s:dom) s:d\ v)leg\ v ) l : \, i l : \ p a d\ oukr a d\ v)mog) i e m oje te v)mogom) v)mog\ ou| \ i vr |g \, ot)vr |g\ obr :t) obr :tete, s)r :te te obr :to m) obr :t\, s)r :t\ s)tr (s) s( s)tr (s\ s( aoristo sigmatico (s) aoristo sigmatico (x)

iti

-q h a t i s:sti

v)le}i -l : s t i pas ti oukr as ti -m o } i

ouisti -v r : } i -r : s t i

s)tr (s ti - e s t i

-v e s t i

s)tr (s( s( v):s) v):ste v):s(, pr i:s ( pr iv:s) pr iv:s te, v)v :ste, iv:ste v ) v : so m ) pr iv:s te v:s (, pr iv:s(

13 Lelenco di queste forme tratto da H. Lunt, op. cit., pp. 91-92.

182

Il paleoslavo

aoristo forte tematico otvr :s ti

pr oc visti pr obosti s)bl< s ti pogr eti kl (ti -p ( t i -~ ( t i -( t i

-~ i s t i -m ( s t i

-q s t i

aoristo sigmatico (s) otvr :s) otvr :s te s( otvr :s( pr oc vis( pr oba s( s)bl< s) s)bl< s( pogr :s ( kl(s) s( pr op(s (, r asp(s ( a ~(s) a ~(s( po`s), pr i`s) `som) `s(, v)(s( ~is (, i~is ( s)m(s) s( s)m(som) v)m(s(, s)m(s ( qs) qst), po:st), s ) :s t) i: po:s (, s):s(

aoristo sigmatico (x)

~ i{(

v ) m ( { ( , s) m ( { ( qh)

qhom) r e}i r :h) r :ste r :s ta r :hom) r :ste r :{( t:h) t:ste t:{( v)vl:h) s)vl:{(, i vl :{(, obl:{( r as:{( s)l(h) s)l({( a l ({(

te }i

-v l : } i

r as:}i s)l(}i

Morfologia

183

aoristo forte tematico v)je}i

aoristo sigmatico (s)

aoristo sigmatico (x) v)j:{(

Successivamente, questo aoristo sigmatico I si estende a verbi durativi del tipo b | r a t i raccogliere (Ib), k l a t i sgozzare, a t i sapere (IIIa),
a l k a t i avere fame (IIIb), o s i t i portare (IVa), v i d : t i vedere, s t o q t i

essere in piedi, l e j a t i essere disteso (IVb) e non durativi del tipo m i \ t i passare (IIb). Come dopo la velare radicale dei verbi del tipo r e } i , aoristo r : h ) , cos dopo le vocali u, i la fricativa s > x (per Pedersen). Davanti alla vocale anteriore sviluppata dalla *n della 3 pl (*sn t > *s nt) x > s (per I palatalizzazione). La vocale radicale di grado normale. Alla 2 e 3 sg questi verbi imitano la forma dellaoristo forte tematico, ma la vocale della terminazione quella del tema dellinfinito :
Sg nosi-so-n > nosix (nosi) (nosi) Du nosi-so-ve > nosixove nosi-s-ta nosi-s-te Pl nosi-so-mus > nosixom nosi-s-te nosi-s-nt > nosix nt > nosise

1 2 3

Il passaggio s > x si generalizza quindi a tutti i verbi che presentino nella radice o nel tema dellinfinito una vocale: questo il tipo pi recente di aoristo sigmatico I, caratterizzato dalla maggiore regolarit. Cfr. laoristo del verbo
b t i essere:
Sg 1 2 3 bh) b b bhov: b s ta b s te Du bhom) b s te b {( Pl

Da questo tipo si differenziano ormai pochi verbi appartenenti a due categorie arcaiche, quella durativa dellaoristo sigmatico del tipo v : s ) , v e d \ e quella non durativa dellaoristo forte tematico del tipo i d ) ,
id\,

caratterizzati dalla mancanza della velare aspirata x. Per procedere alla loro analogizzazione non occorreva altro che inserire il suffisso -s-/-x-, preceduto dalla vocale di raccordo -o-: i d ) > i d o h ) . Nasce cos laoristo sigmatico II,

184

Il paleoslavo

destinato a essere lunico produttivo, con uno schema unico di coniugazione per tutti i verbi e le seguenti terminazioni:
Sg idox (ide) (ide) -oxove -osta -oste Du idoxove idosta idoste Pl idoxom idoste idose

1 -ox 2 3

-oxom -oste -ose

22. Limperfetto Limperfetto slavo non ha nulla in comune con limperfetto i.e. Si tratta di una formazione originale slava, forse addirittura dialettale, che rivela un forte influsso da parte dellaoristo sigmatico. La maggioranza dei verbi, e precisamente tutti quelli il cui tema dellinfinito esce in -a o in -: , formano limperfetto con il suffisso *ax: si tratta dei verbi del gruppo Ib (tipo ) v a t i , imperfetto ) v a a h ) chiamavo), IIIb (tipo k a a t i , imperfetto k a a a h ) sembravo), IVb (tipo t r | p : t i , imperfetto t
r | p : a h ) sopportavo), di quei verbi del gruppo IIIa1 che hanno radice in *a-,

*-e (tipo a t i , imperfetto a a h ) sapevo, s : t i , imperfetto s : a h ) seminavo), di tutti i verbi del gruppo IIIa2 (suffisso dellinfinito -e-, -a-, -va-:
o u m : a h ) ero capace, d : l a a h ) facevo, b i v a a h ) uccidevo).

Tutti i verbi di cui n il tema dellinfinito n la radice escano in -a o in -: formano limperfetto dal tema del presente con il suffisso *e ax, dove *e rappresenta lallungamento della vocale tematica del presente: si tratta di tutti i verbi del gruppo Ia (tipo e s t i , imperfetto e s : a h ) portavo) di tutti i verbi del gruppo II (tipo d v i g \ t i , imperfetto d v i g : a h ) muovevo), dei verbi del gruppo IIIa1 il cui infinito esce in vocali diverse da -a e da -: (tipo b i t i , imperfetto b i : a h ) battevo; k r t i , imperfetto k r : a h ) coprivo; m t i , imperfetto m : a h ) lavavo; ~ o u t i , imperfetto ~ o u : a h ) sentivo). Formano inoltre limperfetto con il suffisso *eax tutti i verbi il cui tema dellinfinito esca in -a e in -: a seguito di metatesi, monottongazione del dittongo radicale e formazione di vocali nasali. Dopo *-i e dopo consonante - ax > *aax. Si tratta dei verbi del gruppo Ia del tipo v r : } i , palatale *e imperfetto v | r j a a h ) lanciavo, m r : t i , imperfetto m | r : a h ) morivo, k l ( t i ,

Morfologia

185

imperfetto k l | : a h ) giuravo, p : t i , imperfetto p o q a h ) cantavo, p i t i , imperfetto p i q a h ) bevevo, e dei cinque verbi in consonante del gruppo IIIa1: m l : t i , tema del presente *mel-, imperfetto m e l q a h ) macinavo, k l a t i , tema del presente *kol-, imperfetto k o l q a h ) sgozzavo, b r a t i , tema del presente *bor-, imperfetto b o r q a h ) lottavo, j ( t i , tema del presente *n-, imperfetto j | q a h ) mietevo, o b r : s t i , tema del presente *obre t-, imperfetto o b r ( } a a h ) trovavo. Limperfetto dei verbi in -i- (IVa), formato anchesso con il suffisso *eax, si confonde in grafia cirillica con limperfetto dei verbi frequentativi da loro derivati tramite suffisso -a-: per esempio limperfetto di s a d i t i mettere in terra una piantina e limperfetto del suo iterativo s a j d a t i (< *sadi-a-ti), ancorch formati con suffissi diversi (rispettivamente *sadi-eax e *sadi-a-ax) hanno lo stesso imperfetto s a j d a a h ) . La forma -aax- si estende successivamente a tutti i verbi ai verbi del tipo b
i t i , verosimilmente per analogia con i verbi del tipo p i t i (sulla diversa

classificazione di *vi-ti e *p i-ti v. nota 7), e quindi a tutti i verbi del sotto gruppo IIIa1 con radice in vocale diversa da -a e da -: : b i t i , imperfetto b
i q a h ) battevo; k r t i , imperfetto k r q a h ) coprivo; m t i , imperfetto m q a h ) lavavo; ~ o u t i , imperfetto ~ o u q a h ) sentivo.

Il suffisso *ax, *eax seguito dalle vocali tematiche dei tempi passati e dalle desinenze secondarie:
Sg Du 1 vede-ax-o-n > vedeax vede-ax-o-ve > vedeaxove 2 vede-ax-e-s > vedease vede-ax-e-ta > vedeaseta 3 vede-ax-e-t > vedease vede-ax-e-te > vedeasete Pl vede-ax-o-mu s > vedeaxom vede-ax-e-te > vedeasete vede-ax-o-nt > vedeaxo

Il verbo b t i forma limperfetto dalla radice *be - coniugata come un aoristo sigmatico. Successivamente, per analogia con limperfetto, compaiono varianti derivate con il suffisso -ax-:
Sg b:h) e b:a h) b: b: e b:a {e Du b:hov: b:s ta b:s te e b:a {e te Pl b:hom) b:s te b:{( e b:a h \

1 2 3

186

Il paleoslavo

Nei testi del canone paleoslavo si incontrano imperfetti di verbi dei gruppi Ib e IIIb formati dal tema del presente: si tratta di innovazioni che testimoniano la crescente tendenza a vedere nellimperfetto un equivalente del presente in un contesto passato e il progressivo avvicinamento tra il tema dellimperfetto e il tema del presente: nellXI secolo troviamo la forma o v : a { e accanto a ) v
a a { e quali imperfetti di ) v a t i (presente o v \ ).

Nel contempo le terminazioni -{ e t a e -{ e t e (2 e 3 du, 2 pl) tendono gi nei testi del canone a confondersi con quelle dellaoristo sigmatico: -s t a , -s t e : nel passo t a b e s : d o v a a { e t e k ) s e b : o v s : h ) s i h ) p r i k l < ~ | { i i h ) s ( s i h ) (kai autoi wmiloun pro;" ajllhvlou" peri pantwn twn sumbebhkotwn toutwn, et ipsi loquebantur ad invicem de his omnibus, quae acciderant, Luca 24:14) il Vangelo di Assemani registra b e s : d o v a a s t a . Infine, gi nei testi del canone le vocali tematiche e suffissali tendono ad assimilarsi e fondersi: v e d : a h ) > v e d : h ) sapevo, m o j a a h ) > m o j a h ) potevo. 23. I participi I participi appartengono alla categoria morfologica del nome aggettivo e mutano secondo il genere, il numero e il caso. In paleoslavo esistono cinque participi: participio presente attivo, participio presente passivo, participio passato attivo, participio passato passivo, participio perfetto (detto anche participio passato attivo II). Il participio presente attivo e il participio passato attivo, come gli aggettivi di grado comparativo (v. p. 141), appartenevano in origine alla classe dei temi in consonante (suffissi *nt, *us); successivamente migrati nelle classi dei temi in *jo (maschili e neutri) e in *ja (femminili), serbano tracce della loro origine nella formazione dei casi diretti (NA). Il participio presente passivo, il participio passato passivo e il participio perfetto, formati per mezzo dei suffissi *m, *n, *t, *l, appartengono alle classi in *o (maschili e neutri) e in *a (femminili).

Morfologia

187

Tutti i participi seguono la flessione nominale, ma possono essere determinati e seguire la flessione degli aggettivi di forma articolata (v. Tavole morfologiche). Il participio presente attivo si forma dal tema del presente con laggiunta del suffisso *nt (cfr. italiano amante, studente, sapiente). La vocale tematica -o- (o/no/je, senza alternanza e/o) per i verbi atematici e per quelli della I coniugazione, -i- per i verbi della II coniugazione: *s-o-nt-, *im-o-nt-, *nes-ont-, *pros-i-nt-. La derivazione del participio presente attivo coincide con quella del grado comparativo dellaggettivo: si tratta di un tema in consonante migrato nelle classi dei temi in *jo (maschili e neutri) e in *ja (femminili), ma il NA sg m e n non ha suffisso tematico e il N pl m si forma con la desinenza *-es. Il femminile ha in comune con i comparativi la terminazione del N sg f -i (cfr. i sostantivi formati per mezzo del suffisso *j, p. 118). Il N sg femminile fortemente caratterizzato dalla presenza della dentale iodizzata (*o-nt-ji > -\ } i , *i-nt-ji > -( } i ), assente nel N sg m e n: e s ,
e s , e s \ } i portante; p r o s ( , p r o s ( , p r o s ( } i chiedente:
m nes - o - nt - s nes - o - nt - jo - ad nes - o - nt - jo - u nes - o - nt - n nes - o - nt - jo - i nes - o - nt - jo - m nes - o - nt - jo nes - o - nt - jo - ous nes - o - nt - jo - mo nes - o - nt - jo - es nes - o - nt - j(o) - on nes - o - nt - jo - mu s nes - o - nt - jo - ns nes - o - nt - joi- su nes - o - nt - jo - is n nes - o - nt - n nes - o - nt - jo - ad nes - o - nt - jo - u nes - o - nt - n nes - o - nt - jo - i nes - o - nt - jo - m nes - o - nt - joi nes - o - nt - jo - ous nes - o - nt - jo - mo nes - o - nt - jo nes - o - nt - j(o) - on nes - o - nt - jo - mu s nes - o - nt - jo nes - o - nt - joi- su nes - o - nt - jo - is f nes - o - nt - ji nes - o - nt - ja - ns --i nes - o - nt - ja nes - o - nt - ja - n nes - o - nt - ja - i nes - o - nt - ja - jan nes - o - nt - jai nes - o - nt - ja - ous nes - o - nt - ja - mo - - ns nes - o - nt - ja - nes - o - nt - j(a) - on - - mu s nes - o - nt - ja nes - o - nt - ja - ns - nes - o - nt - ja - su nes - o - nt - ja - mis

N G D A L S NA GL DS N G D A L S

188

Il paleoslavo

Al N sg neutro la forma e s poco chiara, e si spiega con lanalogia morfologica (N sg m e s < *neso nt-s): foneticamente *nes-o nt- avrebbe dovuto dare *-o, come nella coniugazione dellaoristo: *pado nt > 1 sg p a d \ . Come nel paradigma del comparativo, agisce qui la tendenza al livellamento del tema, che porta a formare lA sg m e n con il suffisso *jo:
e s \ } | e e s \ } e . Successivamente questa forma si generalizza anche al N n.

Il N sg dei verbi con vocale tematica -jo- (*zna-je-nt-s) a ` ; in tutte le altre forme del paradigma (f a + } i ) il suffisso -o s t- frutto di analogia con il participio dei temi in -o- (*znajost- come *nesost-). I verbi della II coniugazione hanno N sg m e n h v a l ( , N sg f h v a l ( } i . La nasale del N sg m si spiega probabilmente con lanalogia morfologica (foneticamente *- > -- Anche qui agisce la tendenza al livellamento del ns ). tema, che porta a formare lA sg m e n con il suffisso *jo: h v a l ( } | e h v a l ( } e . Successivamente questa forma si generalizza anche al N n. Nella forma articolata il participio presente attivo pu fungere da soggetto della proposizione: s e i i d e s : ` i d a s : & t ) (ijdou ejxhlqen o speivrwn tou speivrein, ecce exiit qui seminat seminare Matteo 13:3);
d a i s : ` i v ) k o u p : r a d o u & t ) s ( i j | ` i ( i na o speivrwn oJmou

caivrh

kai

o qerivzwn, ut et qui seminat simul gaudeat et qui metit,

Giovanni 4:36). Il participio passato attivo si forma dal tema dellinfinito con il suffisso *u s se il verbo appartiene al gruppo Ia (suffisso -- e radice in consonante) e IIa (suffisso -no - e radice in consonante); si forma dal tema dellinfinito con il suffisso *u u s se il tema dellinfinito in vocale (suffisso -- e radice in vocale, suffisso -no- e radice in vocale, suffissi -a-, -e-). I verbi del gruppo IV (II coniugazione) formano il participio passato attivo con il suffisso *u s; successivamente, per analogia con gli altri temi in vocale, si generalizza luso del suffisso *uus. La derivazione del participio passato attivo ha le stesse caratteristiche della derivazione del participio presente attivo (temi in *jo e in *ja): il NA sg m e n non ha suffisso tematico, il N pl m si forma con la desinenza *-es. Il femminile esce al N sg f in -i .

Morfologia

189

Al N sg m n la consonante finale cade, la semiconsonante si dentalizza, e il suffisso assume il seguente aspetto: *us > -) ; *uus > -v ) : v e s t i portare, v e d ) avente portato; v e s t i condurre, v e ) avente condotto; k r a s t i rubare,
kr ad)

avente rubato; r e } i

dire, r e k ) avente detto; d v i g \ t i

muovere, d v i g ) avente mosso; ) v a t i chiamare, ) v a v ) avente chiamato; d : l a t i fare, d : l a v ) avente fatto; v i d : t i vedere, v i d : v ) avente visto; s t a t i avente pregato. Il N sg femminile invece fortemente caratterizzato dalla presenza della fricativa iodizzata (*us-ji > -) { i , *u us-ji > -) v { i ), assente nel N sg m e n:
e s ) , e s ) , e s ) { i che ha portato; s t a v ) , s t a v ) , s t a v ) { i che diventato.

diventare, s t a v ) essente diventato; m i \ t i

passare, m i \ v ) essente passato; m o l i t i pregare, m o l| e m o l i v )

Il suffisso *jo/*ja si generalizza a tutti i generi e casi, esclusi NA sg m e n (in seguito si generalizzer al A sg m e n).
m nes - us - s nes - us - jo - ad nes - us - jo - u nes - us - n nes - us - jo - i nes - us - jo - m nes - us - jo nes - us - jo - ous nes - us - jo - mo nes - us - jo - es nes - us - j(o) - on nes - us - jo - mu s nes - us - jo - ns nes - us - joi- su nes - us - jo - is n nes - us - n nes - us - jo - ad nes - us - jo - u nes - us - n nes - us - jo - i nes - us - jo - m nes - us - joi nes - us - jo - ous nes - us - jo - mo nes - us - jo nes - us - j(o ) - on nes - u s - jo - mu s nes - us - jo nes - us - joi- su nes - us - jo - is f nes - us - ji nes - us - ja - ns nes - us - ja - i nes - us - ja - n - -i nes - us - ja nes - us - ja - jan nes - us - jai nes - us - ja - ous nes - us - ja - mo nes - us - ja - ns nes - us - j(a) - on - - mu s nes - us - ja nes - us - ja - ns - nes - us - ja - su nes - us - ja - mis

N G D A L S NA GL DS N G D A L S

I verbi del gruppo Ia presentano alcune particolarit: a) quando il tema dellinfinito esce in vocale a seguito di monottongazione di dittongo il participio passato attivo si forma con il suffisso *u u s per analogia con i temi in vocale del gruppo IIIa (del tipo b i t i ): p : t i cantare, p : v )

190

Il paleoslavo

avente cantato; p i t i bere, p i v ) avente bevuto; p l o u t i galleggiare, p l o u v ) avente galleggiato. b) alcuni verbi formano il participio passato attivo dalla radice di grado vocalico debole. Di questi uno forma con la radice di grado debole anche il presente e laoristo forte, altri presentano la vocale ridotta anche nel presente, due usano la radice debole esclusivamente per formare il participio passato:
infinito ivr :}i opr :ti s( r askvr :ti oumr :ti pr ostr :ti po~r :ti kl (ti `ti a~(ti e br :}i ivl:}i aoristo forte i v r | g \ (3 pl) presente i vr |g\ op |r \ s( r askv|r \ oum|r \ pr ost|r \ po~r |p\ kl|\ im\ a ~ |\ e br :g\ ivl:k\ part. passato i vr |g) op |r ) s ( r askv|r ) oum|r ) pr ost|r ) po~r |p) kl|) im) a ~ | ) e br |g) ivl|k) avente respinto essendosi poggiato avente fuso essente morto avente esteso avente attinto avente maledetto avente preso avente iniziato avente trascurato avente trascinato

Il participio passato attivo utilizzato in paleoslavo per indicare la anteriorit di unazione passata rispetto a unaltra (i p r i i m ) ~ a { \ h v a l \ v
) d av) d ast) i m ) , kai

labw;n pothvrion eujjjjcaristhvsa" e[dwken autoi`", et accepto calice, gratias

agens dedit eis, Marco 14:23) o anche la coincidenza di due azioni in una: o
) j e o t ) v : } a v ) r e ~ e (o

de;

eipen autoi`", quid ait illis, Marco

14:20). Il participio presente passivo si forma con lausilio del suffisso *m dal tema del presente. La vocale tematica -o- (o/no/je, senza alternanza e/o) per i verbi della I coniugazione, -i- per i verbi della II coniugazione: *nes-o-m-, *dla-je-m-, *pros-i-m-. I verbi atematici possono formare il participio presente passivo come verbi della I o della II coniugazione, con la vocale tematica -o- e con quella -i-: *vd-o-m- e *vd-i-m-, *jad-o-m- e *jad-i-m-. Il participio si declina come un nome in *o (maschile e neutro) e in *a (femminile): e s o m ) , e s o m o , e s o m a che portato, d : l a & m ) , d : l a & m o ,
d : l a & m a che fatto, p r o s i m ) , p r o s i m a , p r o s i m o che chiesto, v : d o m ) ,

Morfologia

191

v : d o m o , v : d o m a e v : d i m ) , v : d i m o , v : d i m a che risaputo, q d o m ) , q d o m o , q d o m a e q d i m ) , q d i m o , q d i m a che mangiato.

Il participio passato passivo si forma dal tema dellinfinito con lausilio dei suffissi *t e *n seguiti dalle vocali tematiche e dalle desinenze dei nomi in *o - (femminile). (maschile e neutro) e dei nomi in *a Formano il participio passato con il suffisso *t alcuni verbi del gruppo Ia, caratterizzati dal tema dellinfinito monosillabo e contenente al suo interno un dittongo, nonch, probabilmente, dallintonazione discendente (si tratta per lo pi degli stessi verbi che hanno lestensione -t ) nellaoristo: v. p. 164, nota 7, e p. 178). I verbi che presentano nel tema dellinfinito metatesi delle liquide formano il participio passato passivo dalla radice di grado ridotto:
infinito r asp(ti pr okl (ti a~(ti `ti pr ostr :ti s)tr :ti jr :ti otvr :s ti v)sp:ti poviti pr oliti presente r asp |\ pr okl|\ a ~ |\ im\ pr ost|r \ s)t|r \ j|r \ otvr |\ v)spo+ povi+ p r oli+ participio passato passivo r asp(t) ras-pe-t pr okl (t) pro-kle-t na-ce-t a ~ (t) je-t `t) pr ostr |t) pro-str-t > prostrt str-t > strt s)tr |t) zr-t > zrt jr |t) ot-vrz-t > otvrst otvr |st) vs-pe-t v)sp:t) po-vi-t povit) p pro-li-t r olit) crocifisso maledetto cominciato preso steso distrutto offerto aperto cantato avvolto versato

Formano il participio passato con il suffisso *n i verbi che hanno tema dellinfinito in -a , -: (radicale o suffissale): v i d : t i vedere, v i d : ) visto;
a t i conoscere, a ) conosciuto.

Formano il participio passato con il suffisso *en: i verbi del gruppo Ia (radice in consonante e suffisso --: e s t i portare,
e s e ) portato; v e s t i condurre, v e e ) condotto; r e } i dire, r e ~ e )

detto. I verbi con radice in occlusiva o fricativa con alternanza vocalica radicale (gruppo Ia, sottotipo 2) formano il participio passato passivo dalla radice di grado ridotto: e b r : } i non curarsi, e b r | j e ) trascurato; v l : } i

192

Il paleoslavo

trascinare, respinto.

vl| ~e)

trascinato;

o t)vr :}i

respingere, o t ) v r | j e )

I verbi con radice in consonante liquida o nasale (n, m, l, r) o in semivocale (i, u ) con e senza alternanza vocalica radicale (gruppo Ia, sottotipo 3) formano il participio passato passivo dalla radice di grado vocalico ridotto, sia con il suffisso *t, sia con il suffisso *en: j r : t i offrire in sacrificio, j r | t ) e
j | r e ) offerto in sacrificio; s ) t r : t i distruggere, s ) t r | t ) e s ) t | r e )

distrutto. i verbi del gruppo II (con alternanza -no /nov-): d v i g \ t i muovere, d v i g o v e ) mosso; m i \ t i passare, m i o v e ) passato. I verbi del gruppo IIa (radice in consonante) possono formare il participio direttamente dalla radice (senza il suffisso -no-): d v i g \ t i > d v i j e ) ; i verbi del gruppo IV (II coniugazione): r o d i t i generare, r o j d e ) generato; o s i t i portare, o { e ) portato. I verbi del gruppo IIIa1 con radice in consonante possono formare il participio dal tema dellinfinito con il suffisso *n o dal tema del presente con il suffisso *en: a k l a t i sgozzare, a k o l e ) e a k l a ) sgozzato. I verbi del gruppo IIIa1 in vocale diversa da -a , -: possono formare il participio con il suffisso *t e con il suffisso *en: b i t i colpire, b i t ) e b i e ) colpito; a b t i dimenticare, a b t ) e a b ) v e ) dimenticato; s ) k r t i nascondere, s ) k r t ) e s ) k r ) v e ) nascosto. Il participio perfetto, o risultativo, si forma dal tema dellinfinito con il suffisso *l e si declina come un nome in *o (maschile e neutro) e in *a (femminile): v e s t i portare, v e l ) avente portato (< *vedl); k r a s t i rubare, k r a l ) avente rubato (< *kradl); r e } i dire, r e k l ) avente detto;
d v i g \ t i muovere, d v i g l ) avente mosso; ) v a t i chiamare, ) v a l )

avente chiamato; d : l a t i fare, d : l a l ) avente fatto; v i d : t i vedere,


v i d : l ) avente visto; s t a t i diventare, s t a l ) essente diventato; m i \ t i

passare, m i \ l ) essente passato; m o l i t i pregare, m o l i l ) avente pregato; p : t i cantare, p : l ) avente cantato; p i t i bere, p i l ) avente bevuto; p l o u t i galleggiare, p l o u l ) avente galleggiato.

Morfologia

193

Alcuni verbi formano il participio perfetto, cos come il participio passato attivo, dalla radice di grado ridotto: i v r | g ) > i v r | g l ) , o u m | r ) > o u m | r l ) ,
p r ost|r ) > p r os t|r l), eb r |g) > ebr |g l), i vl|k) > i vl|kl).

Il participio perfetto si usa solo in funzione predicativa al caso nominativo. Coniugato con lausiliare b t i essere forma i tempi composti. 24. I tempi composti: perfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore I tempi composti (per il loro significato temporale v. p. 160) si formano con il participio perfetto e lausiliare b t i coniugato al presente, allimperfetto (o al perfetto) e al futuro: perfetto: p r i { | l ) & s m | (p r i { | l a & s m | , p r i { | l o & s m | ) sono arrivato (e quindi sono qui); piuccheperfetto I: p r i { | l ) b : h ) ero arrivato (e quindi ero l); piuccheperfetto II: p r i { | l ) & s m | b l ) lett. sono stato [in quel momento] arrivato (e quindi ero l); futuro anteriore: p r i { | l ) b \ d \ sar arrivato (quando qualcosa si verificher io sar arrivato e dunque in quel momento sar l). Il piuccheperfetto si pu formare con limperfetto o con il perfetto dellausiliare b t i ed esprime anteriorit nel passato. In russo assume una sfumatura semantica di azione mancata, esprime cio non la mera anteriorit di una azione rispetto allaltra, ma la mancata realizzazione di unazione sconfessata da quella successiva (in russo stavo andandoci [ma non ci sono andata]; avrei voluto). Alcuni studiosi (Chaburgaev) ritengono che questa sfumatura fosse propria gi del piuccheperfetto paleoslavo: i d e j e b : l e j a l o t : l o i s o u s o v o (o{pou e[keito to swma tou Ihsou,ubi positum fuerat corpus Iesu, Giovanni 20:12) significa che nel sepolcro il corpo non c pi. Il futuro anteriore assume in russo una sfumatura ipotetica, che si realizza nella semantica della preposizione, oggi desueta, = se: , , e se in qualche punto ho sbagliato a scrivere, ho scritto due volte la stessa cosa, ho aggiunto sillabe, nel leggere correggete.

194

Il paleoslavo

25. Il modo condizionale Si definisce tradizionalmente modo condizionale (uslovnoe naklonenie) una costruzione perifrastica formata dal participio perfetto e dallausiliare essere coniugato in un modo particolare, che potrebbe risalire allantico ottativo i.e.:
Sg 1 2 3 bim| bi bi bim) biste b\ Pl

Queste forme, che forse avevano diffusione regionale, tendono ben presto a confondersi con quelle dellaoristo, soprattutto nei codici paleoslavi pi tardi e poi in quelli di provenienza slava orientale. Diversamente dal modo condizionale italiano, che esprime solo la conseguenza di premesse date (io sarei, o sarei stato se ) questa costruzione perifrastica conserva una forte sfumatura ottativa, che la colloca allincrocio di condizionale e congiuntivo: a
) v ) ( l ) b i m | io prenderei o io avrei preso; a } e b i r a o u m : l ) t

se tu capissi; a } e e b i b l ) s | ) l o d : i . e b i m ) p r : d a l i & g o t e b : (ei mh hn [ei + imperfetto indicativo: irrealt nel presente] outo" kakon poiwn, ouk an soi paredwvkamen auton, si non esset hic malefactor, non tibi tradidissemus eum, Giovanni 18:30). 26. Il modo imperativo Il modo imperativo del paleoslavo discende dallottativo indoeuropeo. Si forma dal tema del presente con le desinenze secondarie (le stesse dellaoristo e dellimperfetto). I verbi tematici formano limperativo aggiungendo alla vocale tematica del presente il suffisso *- antico formante del modo ottativo. , La vocale tematica -o- per i verbi della I coniugazione, -i- per i verbi della II. I verbi atematici formano limperativo aggiungendo alla radice il suffisso *j per la 2 e la 3 persona sg, il suffisso *- per tutte le altre persone. Lunico verbo a conservare intatta la flessione b t i , che forma limperativo dalla radice *bod-:

Morfologia

195

Sg 1 2 3 b\d:m| b\di b\di b\d:v: b\d:ta b\d:te

Du b\d:m) b\d:te b\d\

Pl

Le uniche forme ben attestate nei codici sono tuttavia la 2 sg, du e pl: la 1 persona sg e la 3 pl sono sempre sostituite da costrutti esortativi formati con la preposizione d a + presente indicativo: d a e s \ che io porti, d a e s \ t ) che portino (anche nel caso di b t i la costruzione abituale della 3 pl d a b
\ d \ t ) ); la 3 sg e la 1 duale e plurale sono attestate, ma possono essere

sostituite anchesse da costrutti esortativi del tipo d a e s e t ) che lui porti.


nesti nes-o-i-s nes-o-i-t nes-o-i-ve nes-o-i-ta (nes-o-i-te) nes-o-i-m nes-o-i-te peti poi-o-i-s poi-o-i-t poi-o-i-ve poi-o-i-ta (poi-o-i-te) poi-o-i-m poi-o-i-te znati zna-jo-i-s zna-jo-i-t zna-jo-i-ve zna-jo-i-ta (zna-jo-i-te) zna-jo-i-m zna-jo-i-te dvigno ti dvig-no-i-s dvig-no-i-t dvig-no-i-ve dvig-no-i-ta (dvig-no-i-te) dvig-no-i-m dvig-no-i-te nositi nos-i-i-s nosi-i-t nosi-i-ve nosi-i-ta (nosi-i-te) nosi-i-m nosi-i-te dati dad-j-s dad-j-t dad-i-ve dad-i-ta (dad-i-te) dad-i-m dad-i-te

1 2 3 1 2 3 1 2 3

Il dittongo *oi, nato dallunione tra vocale tematica -o- dei verbi della I coniugazione in e/o e ne/no e suffisso *- dellantico ottativo, si monottonga diversamente al singolare da un lato, al plurale e duale dallaltro (v. p. 90). Nella coniugazione del singolare *oi > i; nella coniugazione del plurale e del duale *oi > e:
es ti 1 2 3 1 2 3 1 2 esi esi es:v: es:ta es:te es:m) es:te p:ti poi poi poiv: poita poite poim) poite a ti ai ai a iv: a ita a ite a im) a ite dvig\ti dvigi dvigi dvig:v: dvig:ta dvig:te dvig:m) dvig:te ositi osi osi osiv: osita osite osim) osite da ti dajd| dajd| da di v : da di ta da di te da di m ) da di te

196

Il paleoslavo

Il verbo i m : t i si comporta come i verbi tematici del tipo o u m : t i (IIIa2):


i m : i , i m : i t e . Al contrario, il verbo v i d : t i forma la 2 e la 3 persona sg

con il suffisso *j, le altre persone con il suffisso *- comportandosi come i , verbi atematici q s t i (*jad-j-s > q j d | , *jad-i-te > q d i t e ), d a t i (*dad-j-s > d a j d | , *dad-i-te > d a d i t e ), v : d : t i (*ved-j-s > v : j d | , *ved-i-te >
v : d i t e ): *vid-j-s > v i j d | , *vid-i-te > v i d i t e .

27. Infinito e supino Come si detto, infinito e supino sono nomi sostantivi. Linfinito si forma per mezzo dei suffissi tematici *, *a, *n o , *e, *- La radice pu presentare un - . grado apofonico diverso da quello del tema del presente. La terminazione -t i rimanda forse a un antico dativo sg (temi in * ). Anche il supino era anticamente un nome. La sua struttura identica a quella dellinfinito, ma la terminazione -t ) , probabilmente un antico accusativo (temi in *u ). usato in paleoslavo dopo i verbi di moto per indicare lo scopo dellazione: i i d : a h \ v | s i k ) j | d o a p | s a t ) s ( v ) s v o i g r a d ) (kai ejporeuvonto pavnte" ajpogravfesqai, e{kasto" eij" th;n eJautou povlin, et ibant omnes ut profiterentur singuli in suam civitatem, Luca 2:3); in quanto sostantivo regge il genitivo del complemento oggetto:
s\pr \g) volov|ih) kou pih) p (t). i gr(d\ iskou sit) ih)

(zeuvgh

bown hjgovrasa

pevnte,

kai

poreuvomai

dokimavsai

auta, iuga boum emi quinque et eo probare illa, Luca 14:19). 28. Infinito sostantivato e sostantivo verbale Allinfinito sostantivato dellitaliano (tra il dire e il fare c di mezzo il mare) corrispondono in paleoslavo due costruzioni. La prima, un vero e proprio infinito sostantivato, dimostra con la presenza di & j e (v. p. 149 e p. 248) in veste di articolo determinativo la propria dipendenza dal greco: a & j e s
: s t i o d e s \ + i o { o u + m e e : s t ) m | : s e g o d a t i (to de;

kaqivsai ejk dexiw`n mou h ejx euwnuvmwn ouk e[stin ejmon touto dounai, sedere

Morfologia

197

autem ad dexteram meam vel sinistram non est meum dare, Matteo 20:23). La seconda consiste invece in un sostantivo deverbale neutro derivato dal tema del participio passato passivo di verbi transitivi e intransitivi per mezzo del suffisso -j-: v i d : t i vedere, v i d : ) visto, v i d : i e il vedere; b t i essere, b t i e lessere. Dai verbi che hanno una doppia forma di participio passato passivo possono derivare due diversi sostantivi verbali: a b t i dimenticare, a b t ) e
a b ) v e ) dimenticato, a b t i e e a b ) v e i e smarrimento, oblio, stupore.

Questo tipo di sostantivi verbali tende a accentuare la propria natura nominale a scapito di quella verbale: a t i conoscere, a ) conosciuto, a i e conoscenza.

Sintassi*

1. Il paleoslavo e il greco La sintassi del paleoslavo non presenta particolari difficolt per un parlante italiano che abbia qualche dimestichezza con il greco classico, o almeno con le strutture del latino classico e cristiano e dellitaliano colto. Modellata su quella greca, la lingua paleoslava ne riproduce da vicino la struttura, lordine delle parole, la punteggiatura. Difficolt possono nascere semmai con testi slavi per i quali non esistano o non siano noti paralleli greci: prendiamo una frase come a
t v o r i o e m | d v | r i l o j < e g o (Eucologio sinaitico 36a,5-6), tradotta da Frc

ek ferme sur lui la porte de son gite. Siamo nella parte finale di una preghiera per scacciare i dolori dalle gambe, il Signore supplicato di fermare il male, di inchiodargli il cuore, di condannarlo, di proibirgli laccesso alle carni del sofferente, infine di chiuderlo fuori dal giaciglio del malato perch non ritorni. Ma chiudere come? La preposizione o ha come significato primario quello di intorno a (luogo e argomento). Luso per ce ne mostra lallargamento a significati diversi: relazione (in relazione a), rapporto (a
* Tutti gli esempi di questo capitolo sono tratti da codici del canone, anche se lindicazione

relativa omessa nel caso di passi dellAntico e del Nuovo Testamento. Data la finalit didattica, questi ultimi sono trascritti in forma normalizzata e accompagnati dalla traduzione greca e latina (da Novum Testamentum graece et latine. Apparatu critico instructum edidit Augustinus Merk S. J., editio undecima, Romae 1992). I rimanenti esempi, tratti dai codici Cloziano e Suprasliense, dal Salterio sinaitico, dal Libro di Savva e dallApostolo di Enino, rispecchiano invece la grafia del codice, e sono accompagnati dal testo parallelo greco, laddove ne esista uno, e da una traduzione italiana di servizio. Le edizioni utilizzate per il Salterio sono: Septuaginta. Id est Vetus Testamentum graece iuxta LXX interpretes. Edidit Alfred Rahlfs, vol. II: Libri poetici et prophetici, Stuttgart 1935; Nova Vulgata Bibliorum Sacrorum editio, Roma 1986. Quando la numerazione dei versetti del Salterio sinaitico non coincide con quella delledizione di Rahlfs quella slava a essere indicata.

200

Il paleoslavo

favore e contro), fine, scopo, causa, mezzo, strumento, misura (v. p. 219). La nostra frase pu quindi significare chiudi per lui nel senso di sia chiusa per ci che lo riguarda, oppure chiudigli contro, quasi sbattigli in faccia, o addirittura rinchiudilo: la porta si richiuda su di lui e lo imprigioni. Lo Staroslavjanskij Slovar1 ci offre unulteriore interpretazione: allinterno del significato fondamentale di relazione si individua un sottotipo cos definito: , - . . Non facile dire quanto laderenza ai modelli greci abbia significato una forzatura degli abiti linguistici slavi, n quali fossero questi abiti; i modi di esprimere alcuni concetti dovevano avere carattere quasi sperimentale: si confronti la reggenza della preposizione p r : d ) in due contesti identici: e p
r : d ) v ) d v i g ) k r s t a (la domenica prima [della festa] dellEsaltazione

della croce, p r : d ) + accusativo: Apostolo di Enino 30a,2-3); v ) s \ . p r : d ) v ) d v i g o m ) k r s t a (sabato, prima [della festa] dellEsaltazione della croce, p r
: d ) + strumentale, Libro di Savva 127a,5). La storia ulteriore dello slavo

ecclesiastico fatta del ciclico rigetto e reimmissione di grecismi, accusati di estraneit o viceversa invocati a testimonianza della struttura primigenia della lingua slava, naturalmente consustanziale con quella greca. In ogni caso, la fedelt al greco conosce da subito alcune significative eccezioni, tra cui la preferenza accordata al dativo rispetto al genitivo, luso dellaggettivo possessivo invece del genitivo di specificazione, luso del possessivo s v o i riferito al soggetto al posto di m o i , t v o i , la concordanza del pronome relativo nelle proposizioni relative. 2. La sintassi della proposizione: il soggetto La proposizione paleoslava formata di soggetto, predicato e complemento. Come in italiano, il soggetto pu essere rappresentato da qualsiasi parte del discorso, variabile o invariabile, o da un sintagma, generalmente al caso nominativo (pi raramente al caso dativo). Il sintagma pu
1 Staroslavjanskij slovar (po rukopisjam X-XI vekov), pod redakciej R. M. Cejtlin,

R. Ve erki i E. Blagovoj, Moskva 1994.

Sintassi

201

essere costituito da soggetto e attributo o da soggetto e apposizione. Linfinito sostantivato pu essere accompagnato dal pronome & j e con funzione di articolo. Lo stesso pronome accompagna, con la stessa funzione, parti invariabili del discorso quali congiunzioni o interiezioni: a) il soggetto un sostantivo: p r i d e j e a i m \ } i a l a v a s t r ) h r i m
a r d | p i s t i k i ` d r a g (hlqen

gunh ecousa

alabastron murou

nardou pistikh"

polutelou`", venit mulier habens alabastrum unguenti

nardi spicati pretiosi, Marco 14:3); b) il soggetto un pronome: i t ) v a m a p o k a j e t ) g o r | i c \ v e l i + (kakeino" umin deixei anagaion mega, et ipse ostendet vobis caenaculum magnum, Luca 22:12); c) il soggetto un aggettivo sostantivato: r e ~ e b e o u m e ) v ) s r d c " s
voem) :st) ba

(eipen

afrwn

en

kardiva

autou,

ouk estin

qeov", dixit insipiens in corde suo: Non est Deus, Salmo 52(53):1); d) il soggetto un infinito sostantivato: m : b o & j e j i t i h s . i & j e
o u m r : t i p r i o b r : t : l | (Suprasliense 166,7; cfr. Filippesi 1:21: emoi gar

to zhn Cristo" kai to apoqanein est et mori lucrum);

kerdo", mihi enim vivere Christus

e) il soggetto un numerale: v ) v r a t i { ( j e s ( s e d m | d e s ( t ) s ) r a d o s t i + (upestreyan de oi ebdomhkonta meta cara`", reversi sunt autem septuaginta duo cum gaudio, Luca 10:17); f) il soggetto un participio: s e p r i b l i j i s ( p r : d a ` i m ( (idou hggiken o paradidou" me, ecce appropinquavit qui me tradet, Matteo 26:46); g) il soggetto un neutro plurale (pronome, aggettivo o participio) sostantivato: v | s q t : m | b { ( (panta di autou egeneto, omnia per ipsum facta sunt, Giovanni 1:3); h) il soggetto una particella invariabile: b \ d i j e s l o v o v a { e . e i e i . i i i (estw o logo" umwn nai nai, ou ou, sit autem sermo vester: est, est; non, non, Matteo 5:37); i) il soggetto un sintagma: i i < d a i s k a r i o t | s k i . & d i ) o t ) o b o <
a d e s ( t e . i d e k ) a r h i e r e o m ) (kai

Iouda" Iskariwq,

o ei" tw`n

202

Il paleoslavo

dwdeka, aphlqen
:sar | s)m\ti

pro"
s(

tou"

arcierei`", et Iudas Iscariotes unus de Hrwdh" etaracqh,

duodecim abiit ad summos sacerdotes, Marco 14:10); s l { a v ) j e i r o d ) c (akousa" de o basileu;" audiens autem Herodes rex turbatus est, Matteo 2:3).

Il soggetto pu essere sottointeso. Il pronome personale di 1 e 2 persona, diversamente di quanto non avvenga in russo moderno, pu essere omesso, se non utilizzato con particolare enfasi. 3. Il predicato Il predicato pu essere verbale o nominale. Il predicato verbale pu essere espresso da qualunque verbo, concordato con il soggetto, o dal sintagma verbale costituito da verbo ausiliare e verbo allinfinito. Il predicato nominale formato dal verbo essere e da una parte nominale, rappresentata da qualsiasi parte declinabile del discorso, posta sempre al caso nominativo (e non strumentale, come oggi in russo) e concordante per genere e numero con il soggetto (per quanto riguarda predicati in casi diversi dal nominativo v. i costrutti impliciti con il soggetto al caso accusativo e dativo alle pp. 235-236). Casi particolari di concordanza si hanno con i nomi collettivi o con una pluralit di soggetti. Il sostantivo collettivo b r a t i q (b r a t r i q ) concorda sempre con il verbo al plurale. I sostantivi a r o d ) , g r a d ) , d o m ) , m ) o j | s t v o , s ) b | r a i & reggono il verbo al singolare o pi raramente al plurale: a) il predicato precede o segue immediatamente il soggetto, con cui concorda al singolare (concordanza grammaticale): i s e v | s | g r a d ) i i d e
p r o t i v \ i s o u s o v i (kai idou pasa h poli" exhlqen ei" upanthsin tw

Ihsou, ecce tota civitas exiit obviam Iesu, Matteo 8:34); b) il predicato separato dal soggetto, con cui concorda al plurale (concordanza logica): ) a r o d ) s | . i j e e v : s t ) a k o a . p r o k l ( t i s \ t ) (alla o oclo" outo" o mh ginwskwn ton nomon eparatoi eisin, sed turba haec, quae non novit legem, maledicti sunt, Giovanni 7:49); c) il predicato precede o segue immediatamente il soggetto, costituito da un sintagma in cui presente anche un sostantivo plurale. La concordanza pu

Sintassi

203

essere al singolare o al plurale: i v ) s t a v ) { e v | s e m ) o j | s t v o i h ) . v : s ( i


k ) p i l a t o u (kai anastan apan

to plhqo" autwn hgagon auton epi

ton Pilaton, et surgens omnis multitudo eorum duxerunt illum ad Pilatum, Luca 23:1); v | s e m ) o j | s t v o l < d i i b : . m o l i t v \ d : ` (kai pan to plhqo" hn tou laou proseucomenon, et omnis multitudo populi erat orans, Luca 1:10). In presenza di pi soggetti il predicato pu concordare al singolare con il soggetto pi vicino, oppure al plurale, soprattutto se i soggetti sono diversi per genere grammaticale: a) il predicato precede il primo soggetto con cui concorda al singolare: ) v a ) j e b s t ) i s o u s ) i o u ~ e i c i & g o a b r a k ) (eklhqh de kai o Ihsou" kai oi maqhtai autou ei" ton gamon, vocatus est autem et Iesus et discipuli eius ad nuptias, Giovanni 2:2); b) il predicato si colloca tra il primo soggetto, con cui concorda al singolare, e i soggetti seguenti: d a i s : ` i v ) k o u p : r a d o u & t ) s ( i j | ` i ( ina o speirwn omou cairh kai o qerizwn, ut et qui seminat simul gaudeat et qui metit, Giovanni 4:36); c) il predicato, concordato al singolare, si riferisce separatamente a ognuno dei soggetti compresi nellelenco: a } e l i r \ k a t v o q . l i o g a t v o q .
s ) b l a j q & t ) t ( (ei de h ceir sou h o pou" sou skandalizei se,

si autem manus tua vel pes tuus scandalizat te, Matteo 18:8); d) il predicato si riferisce a pi nomi inanimati; la concordanza pu essere al singolare come al plurale: i v : t r ) i m o r & p o s l o u { a + t ) i (kai o anemo" kai h qalassa upakouei autw, et ventus et mare oboediunt ei, Marco 4:41); e b o i e m l q m i m o i d e t ) (o ourano" kai h gh pareleusetai, caelum et terram transibunt, Matteo 24:35); e) il predicato concorda al duale o al plurale quando i nomi sono animati: i p
r :d) im| idete iqkov) i ioa)

(kai

prosporeuontai

autw

Iakwbo" kai Iwannh", et accedunt ad eum Iacobus et Iohannes, Marco 10:35); f) quando i soggetti si collocano tra un participio e un verbo di modo finito la concordanza diverge: il participio si concorda al singolare e il verbo al

204

Il paleoslavo

plurale, o pi raramente, viceversa: i b : o t | c | i m a t i & g o ~ o u d ( } a s ( (kai hn o pathr autou kai h mhthr qaumazonte", et erat pater eius et mater mirantes, Luca 2:33); g) se il predicato costituito da un verbo reciproco la concordanza al duale, o al plurale: m " l o s t | i r : s o t a s ) r : t e t e s ` . p r a v ) d a i m " r )
o b o b ) a s t e s ` (eleo" kai alhqeia sunhnthsan, dikaiosunh kai eirhnh

katefilhsan, misericordia et veritas obviaverunt sibi, iustitia et pax osculatae sunt, Salmo 84(85):11-12). In paleoslavo, come in russo moderno e parzialmente in italiano, possibile lomissione del verbo essere, sia quando predicato verbale, sia quando copula di un predicato nominale: a) quando lavvenimento narrato introdotto dalla particella s e , i s e (ecco, ed ecco): s e g l a s ) s ) e b e s ) g l a g o l ` (kai idou fwnh ek tw`n ouranwn legousa, et ecce vox de caelis dicens, Matteo 3:17); i s e v a m )
a m e i & (kai touto umin shmeion, et hoc vobis signum, Luca 2:12);

b) in alcune ottative: m i r ) v a m ) (eirhnh umi`n, Pax vobis, Giovanni 20:19); g o s p o d | s ) t o b o + (o Kurio" meta sou, Dominus tecum, Luca 1:28); c) con sostantivi quali i m ( , g o r & , v r e m ( , p o t r : b a , p o l | a e simili: i m (
&mou io a )

(onoma

autw

Iwannh",

cui nomen erat Iohannes,

Giovanni 1:6); k a q b o p o l | a r | c i m i (ti gar ofelo", eipe moi, quale il vantaggio, dimmi, Suprasliense 494,19). 4. I complementi I complementi indicano le circostanze e le modalit dellavvenimento narrato: possono riferirsi sia al soggetto che al predicato, e sono espressi dai casi semplici o accompagnati da preposizioni semplici o improprie2.
per esempio v ) m : s t o + genitivo (al posto di) formato dalla preposizione v ) + A di m : s t o (complemento di stato in luogo: al posto) + genitivo di specificazione: al posto di che cosa?; parimenti p o s r : d : + genitivo (nel mezzo di) formato dalla preposizione p o + L di s r : d a + G di specificazione.
2 Le preposizioni improprie (avverbiali) sono in genere sintagmi nominali:

Sintassi

205

Lutilizzo di casi semplici (non accompagnati da preposizioni) molto pi comune di quanto non lo sia nelle lingue slave moderne. In paleoslavo tutti i casi possono essere utilizzati senza preposizione, con valori che non si discostano da quelli che conosciamo: laccusativo semplice ha valore specifico di complemento oggetto, ma pu essere complemento di tempo continuato; il genitivo semplice ha valore specifico di complemento di specificazione e di genitivo partitivo, ma pu essere complemento oggetto (nelle frasi negative, o quando loggetto sia animato), e pu esprimere un complemento di tempo determinato; il dativo semplice indica il termine, la destinazione di unazione; lo strumentale la modalit e lo strumento con cui si compie lazione o, come complemento di tempo, la durata e la ripetitivit; il locativo ne indica luogo e momento esatto. Sono possibili per costrutti e reggenze differenti da quelli moderni. Mutuato dal greco e molto diffuso in paleoslavo il cosiddetto doppio accusativo: una sorta di predicato del complemento oggetto del tipo ~ | t o m ( g
l a g o l & { i b l a g a (ti

me legei" agaqon, quid me dicis bonum?,

Marco 10:18). Reggono il secondo accusativo verbi di percezione, verba dicendi e verbi che indicano la manipolazione delloggetto (per esempio rendere lucido, oppure lasciare sporco): i m i m o i d i s o u s ) v i d :
~ l o v : k a s l : p a o t ) r o j d | s t v a (kai paragwn eiden anqrwpon tuflon

ejk geneth`", et praeteriens Iesus vidit hominem caecum a nativitate, Giovanni 9:1); v j e r : h ) d r o u g (uma" de eirhka filou", vos autem dixi amicos, Giovanni 15:15); v j e s ) t v o r i s t e i v r | t ) p ) r a b o i i k o m ) (umei" de auton poieite sphlaion lhstw`n, vos autem fecistis illam speluncam latronum, Matteo 21:13). Quando la frase negativa il doppio accusativo si trasforma in doppio genitivo: e t v o r i t e d o m o u o t | c a m o & g o d o m o u k o u p l | a & g o (mh poieite ton oikon tou patro" mou oikon emporiou, nolite facere domum Patris mei domum negotiationis, Giovanni 2:16). Quando tra il complemento oggetto e il suo predicato si trovi linfinito del verbo essere, o quando il predicato sia un participio, il doppio accusativo costruisce una proposizione dichiarativa implicita (v. accusativo con linfinito

206

Il paleoslavo

e participio congiunto alle p. 235 e 237): k o g o m ( g l a g o l + t ) ~ l o v : c i b t i (tina me legousin oi anqrwpoi einai, quem me dicunt esse homines?, Marco 8:27); o i j e v i d : v ) { e i p o m o r < h o d ( } | (oi de idonte" auton epi th" qalassh" peripatounta, at illi ut viderunt eum ambulantem supra mare, Marco 6:49). Il dativo uno dei casi pi utilizzati in paleoslavo. Oltre alla funzione specifica di complemento di termine, esso pu esprimere sia il possesso (dativo di possesso), sia la relazione soggettiva tra un avvenimento e una persona, di cui si sottolinea il coinvolgimento (dativo etico, dativo di vantaggio, dativo di relazione: cfr. il costrutto esortativo dellitaliano meridionale mangia a mamma, o litaliano standard mangiarsi una mela): i Iwannh", cui nomen erat Iohannes, Giovanni 1:6); ~ | t o & s t ) m | : i t e b : i s o u s e (ti emoi kai soiv, Ihsou,
m ( & m o u i o a ) (onoma autw

quid mihi et tibi est, Iesu, Luca 8:28); ~ | t o & s t ) m | : i t e b : j e o (ti emoi kai soi, gunai, quid mihi et tibi est, mulier?, Giovanni 2:4) ) e b
\det) pol| tvoim) kou mir em). a {te tou pr idem)

(all

ou sumferei

sou

toi"

eidwloi"

ina

ekei

elqwmen, non porter

giovamento ai tuoi idoli se andiamo l, Suprasliense 131,6-7). A queste accezioni, tutte riconducibili al greco, si assomma quella di dativo di specificazione che, come le costruzioni dette dativo assoluto (v. p. 246) e dativo con linfinito (v. p. 236) testimonia della preferenza accordata dal paleoslavo al dativo rispetto al genitivo e dunque costituisce un raro esempio di autonomia dai modelli greci: s e
pr ibliji s( g o di a. i s) ~ l o v : ~ | s k i p r : d a & t ) s ( v ) r \ k g r : { | i k o m ) (idou h[ggiken h

wra, kai o uiJo" tou anqrwpou paradidotai ei" ceira" amartwlwn, ecce appropinquavit hora, et Filius hominis tradetur in manus peccatorum, Matteo 26:45); a t v o r i d v | r i l o j < e g o (chiudi le porte della stanza, Eucologio sinaitico 36a,5-6). Il confine tra le diverse potenzialit semantiche non sempre netto: cos la frase ~ l o v : k o u e t e r o u b o g a t o u . o u g o b | i s (
i v a (anqrwpou tino" plousiou euforhsen h cwra, hominis cuiusdam

divitis uberes fructus ager attulit, Luca 12:16), che traduciamo la campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto (quindi dativo di possesso o di

Sintassi

207

specificazione), esprime nel contempo una relazione, un vantaggio: a un uomo ricco la campagna aveva dato un buon raccolto. Verosimilmente, proprio la possibilit di esprimere molteplici significati causa della fortuna del dativo. Quando il sostantivo al caso dativo sia retto da un verbo allinfinito si ha una proposizione dichiarativa implicita del tipo m | : p o d o b a & t ) d : l
a t i d : l a p o s ) l a v ) { a & g o m ( (hma" dei ergazesqai ta erga tou

pemyanto" me, me oportet operari opera eius, qui misit me, Giovanni 9:4), detta dativo con linfinito, che equivale allaccusativo con linfinito del greco (v. p. 236). Accanto a questi costrutti occorre menzionare, quali caratteristiche del paleoslavo, alcune reggenze. Per esempio, i verbi s \ d i t i , b r a i t i , p
o o s i t i , a s i l i t i , s m i q t i s ( , t | r p : t i , o d o l : t i , h o t : t i reggono il

dativo: e s \ d i t e d a e s \ d ( t ) v a m ) (kai mh krinete, kai ou mh kriqhte, nolite iudicare, et non iudicabimini, Luca 6:37). Il complemento oggetto espresso solitamente dal caso accusativo nelle frasi positive, dal caso genitivo nelle frasi negative: i s e & d i ) o t ) s \ } i i h ) s
) i s o u s o m | . p r o s t | r ) r \ k \ i v l : ~ e o j | s v o i (kai

idou ei" twn

meta Ihsou ekteina" thn ceira apespasen thn macairan autou, et ecce unus ex his, qui erant cum Iesu, extendens manum exemit gladium suum, Matteo 26:51); ~ | t o j e v i d i { i s \ ~ | c | i j e & s t ) v ) o c : b r a t r a
t v o & g o . a b r | v | a & j e & s t ) v ) o c : t v o & m | e ~ o u & { i (ti de blepei"

to karfo" to en tw ofqalmw tou adelfou sou, thn de en tw sw ofqalmw dokon ou katanoei", quid autem vides festucam in oculo fratris tui, et trabem in oculo tuo non vides?, Matteo 7:3); : s i o u b o d o s t o i ) s
l { a t i t a i ) b j i " (ouk ei axio" akousai to musthrion tou qeou,

non sei infatti degno di conoscere i misteri divini, Suprasliense 8,20-21). Non si tratta per di una regola che non conosca eccezioni, soprattutto al plurale: cfr. nel Libro di Savva e d a d i t e s v ( } e i q p | s o m ) (mh dwte to agion toi" kusin, nolite dare sanctum canibus, Matteo 7:6). Con lo svilupparsi della categoria di animatezza il caso accusativo progressivamente sostituito dal genitivo dei nomi maschili (propri o comuni) indicanti esseri umani, soprattutto al singolare: i o u d a r| r a b a a r h i & r e o v a . o u r : a & m o u

208

Il paleoslavo

o u h o (kai

pataxa" ton doulon tou arcierew" afeilen

autou to

wtion, et percutiens servum principis sacerdotum amputavit auriculam eius, Matteo 26:51). Il complemento oggetto pu essere espresso dal caso genitivo con valore partitivo (assaggiare del vino, chiedere del pane, avere bisogno di testimoni, dare da bere dellaceto) in frasi del tipo q k o j e v ) k o u s i a r hitr ikli) v i a b v ) { a g o o t ) v o d (w" de egeusato o arcitriklino" to udwr oinon gegenhmenon, ut autem gustavit architriclinius aquam vinum factam, Giovanni 2:9), k o t o r a & g o j e o t ) v a s ) o
t | c a v ) p r o s i t ) s ) h l : b a (tina de ex umwn patera aithsei o

uiJo" arton, quis autem ex vobis patrem petit panem, Luca 11:11) ~ | t o
& } e t r : b o u e m ) s ) v : d : t e l | (ti eti creian ecomen marturwn, quid

adhuc egemus testibus?, Matteo 26:65); v | j j d \ m o + a p o i { m o c | t


a (nella sete [quando ho avuto sete] mi hanno dato da bere aceto, Suprasliense

478,19-20; cfr. Salmo 68(69):22 kai

ei" thn diyan

mou epotisan me

o[xo", in siti mea potaverunt me aceto). Il partitivo ha in paleoslavo un utilizzo pi ampio di quanto lo abbia oggi in russo: cos la frase s ) m o t r i t e k
r i ) s e l | h ) (katamaqete ta krina

tou agrou, considerate lilia

agri, Matteo 6:28), che potremmo interpretare nel senso che non occorre guardare la totalit dei gigli, ma basta guardarne una parte, tradotta oggi in russo . Luso del genitivo pu essere motivato dalla semantica dellallontanamento (o t ) + G) in frasi del tipo p r i i m i r a b a t v o e g o s e g o . o t ) m e t a + } a a g o s (
v s : h ) s i h ) (accogli il tuo servo, questo qui, che si ritrae da tutte queste

cose, Eucologio sinaitico 80b,8-9). Inoltre, reggono il genitivo verbi che esprimono dolore e timore: t
r e p e t a t i , p l a k a t i e simili: i e o t ) m e { t \ s sv t aag o do u ha. ) t r e p e { t \ & g o k r : p o s t i (kai ouk arnoumai ton agion Pneuma: alla

tremw autou thn iscun, e non rifiuto lo Spirito Santo, ma temo la sua forza, Suprasliense 115,17-18); r d a a h \ j e v | s i i p l a k a a h \ & ` (eklaion de pante" kai ekoptonto authn, flebant autem omnes et plangebant illam, Luca 8:52).

Sintassi

209

Quando il complemento oggetto retto da un sostantivo deverbale (del tipo la distruzione di Cartagine, che equivale a il distruggere Cartagine) in paleoslavo, come in italiano, loggetto dellazione espresso dal caso genitivo: a o u m ) o j e i & b e a k o i q (dia to plhqunqhnai thn anomian, quoniam abundavit iniquitas, Matteo 24:12). Il complemento di agente e, pi raramente, il complemento di causa efficiente si esprimono con il caso genitivo retto dalla preposizione o t ) : k
r | } a a h \ s ( o t ) & g o (ebaptizonto uJp

autou, baptizabantur ab

eo, Matteo 3:6); o u p i + t ) s ` o t ) o b " l " : d o m o u t v o e g o (mequsqhsontai apo piothto" tou oi]kou sou, inebriabuntur ab ubertate domus tuae,
a k o v o { t e b le m o o t ) m o g a v : t r

Salmo 35(36):9); k o l : b a { e s

a (ondeggiava come un frutto scosso da un forte vento, Suprasliense 570,9-

10). Parimenti utilizzato il caso strumentale: il complemento di agente e di causa efficiente coincide cos con quello di mezzo e strumento: p r : d a i j e b
\ d e t e r o d i t e l i i b r a t r i & + i r o d o m | i d r o u g (paradoqhsesqe de

kai upo gonewn kai

adelfwn kai

suggenwn kai filwn, trademini

autem a parentibus et fratribus et cognatis et amicis, Luca 21:16). Il complemento di specificazione, che pu riferirsi tanto al soggetto quanto ai complementi, si esprime in paleoslavo sia con il caso genitivo sia con il caso dativo: p r i d e g o s p o d i ) r a b ) t : h ) (ercetai o kurio" twn doulwn ekeinwn, venit dominus servorum illorum, Matteo 25:19); a r h i e r e i j e i k
) i j | i c i i s k a a h \ & g o p o g o u b i t i . i s t a r : i { i l < d | m ) (oi de

arcierei" kai oi grammatei" ezhtoun auton apolesai kai oi prwtoi tou laou, principes autem sacerdotum et scribae et principes plebis quaerebant illum perdere, Luca 19:47); i s ) ~ l o v : ~ | s k i p r : d a & t ) s ( v
) r \ k g r : { | i k o m ) (o uiJo" tou anqrwpou paradidotai ei" ceira"

amartwlw`n, Filius hominis tradetur in manus peccatorum, Matteo 26:45). Luso del dativo, che caratterizza il paleoslavo e poi lo slavo ecclesiastico sino a tutto il XVII secolo, verr abbandonato soltanto allepoca delle riforme nikoniane, in nome di una maggiore aderenza ai modelli sintattici greci: la formula v ) v : k v : k o m ) si trasforma allora nellattuale v o v : k i v : k o v ) (ei" tou" aijwna" twn aijwnwn, in saecula saeculorum).

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Il paleoslavo

I complementi di tempo (determinato e continuato), oltre che da avverbi di tempo, possono essere espressi da ben cinque casi diversi: a) il caso genitivo retto dalle preposizioni o t ) e d o indica una porzione delimitata di tempo (da quando, sino a quando, da quando a quando); b) il caso accusativo determina il tempo in cui si svolge lazione: semplice esprime il complemento di tempo continuato: i s ) p i t ) i v ) s t a & t ) o } | i
d | | (kai

kaqeudh kai egeirhtai nukta kai hmeran, et dormiat, et

exsurgat nocte et die, Marco 4:27; m i l ) m i & s t ) a r o d ) s | . q k o o u j e t r i


d | i p r i s : d ( t ) m | : . i e i m \ t ) ~ e s o q s t i (splagcnizomai epi ton

oclon, oti hdh hmerai trei" prosmenousin moi kai ouk ecousin ti fagwsin, misereor super turbam, quia ecce iam triduo sustinent me nec habent quod manducent, Marco 8:2). Retto dalle preposizioni indica tempo determinato con valenza momentanea (v ) + A), tempo determinato con idea di ripetizione (p o , a + A), tempo determinato con idea di approssimazione (p o d ) + A); c) il caso dativo retto dalla preposizione k ) indica un tempo delimitato da un momento successivo (prima di quando); d) il caso strumentale semplice esprime la durata e la ripetitivit: i t l i t r | m i d | | m i v ) d v i g e { i + (kai su en trisin hmerai" egerei`" auton, et tu in tribus diebus excitabis illud?, Giovanni 2:20) significa che lopera di ricostruzione dura tre giorni; a o } i + o u d v a r q a { e
s ( i s h o d ( v ) g o r : (ta" de nukta"

exercomeno" hulizeto ei" to

oro", noctibus vero exiens morabatur in monte, Luca 21:37) significa che loperazione si svolge di notte e si ripete ogni notte (ogni primavera, ogni mattina, eccetera); e) il caso locativo estraneo allopposizione durativit / momentaneit: pu essere retto dalle preposizioni v ) (quando, in quale arco di tempo: tempo determinato con idea di durata: cfr. v ) d | | , nel giorno e v ) d | e , di giorno),
p o (tempo determinato: dopo quando).

I complementi di luogo (stato in luogo, moto a luogo, moto attraverso luogo, moto entro luogo circoscritto, moto da luogo), oltre che da avverbi di luogo, possono essere espressi da un gran numero di preposizioni, che reggono in genere un solo caso, a volte due, raramente tre. Quando la preposizione

Sintassi

211

regge un unico caso, per esempio v r | h o u + genitivo (spesso si tratta di preposizioni improprie), la differenza tra stato in luogo e moto a luogo solo logica ma non formale: i concetti del portare qualcosa sopra qualcosa e dello stare sopra qualcosa, in teoria due complementi differenti, si esprimono nello stesso modo. Diverso il caso delle preposizioni con due reggenze: in genere il caso accusativo sottolinea la direzionalit, il movimento e la trasformazione da un luogo o da uno stato in un altro luogo e in un altro stato, i casi locativo e strumentale esprimono invece staticit. La preposizione p o con valore di luogo regge tre casi: accusativo, dativo, locativo, conservando sempre il suo valore distributivo e limitativo (una cosa succede in differenti punti di una superficie, qua e l, a intervalli regolari). 5. Uso delle preposizioni3 Come si detto, lutilizzo di casi semplici era comune in paleoslavo. Tutti i casi possono essere per utilizzati con preposizione, con valori che non si discostano da quelli delle lingue slave moderne:
b e + genitivo

esclusione: h r a m i \ b e o s o v a i q (oikian cwri" qemeliou, domum sine fundamento, Luca 6:49)


b l i ) + genitivo

luogo: b l i ) m : s t a i d e j e q s ( h l : b (eggu" tou topou opou efagon 6:23)


3 Non sono comprese in questo elenco accezioni attestate una sola volta o in passi dubbi. Per esempio: v ) + accusativo con valore di stato in luogo ricorrerebbe nellEucologio sinaitico (48a,24-26): e g o j e p e t r ) v i d : m \ ~ i m a . s t o ` v ) s k o u r e i : (lo vide Pietro mentre lo torturavano, stando lui vicino al fuoco (lett.: fumo), ma secondo Fr ek potrebbe trattarsi di un guasto (congettura: v ) s ) k r o u { e i i ); p o + accusativo con valore di limitazione ricorrerebbe anchesso nellEucologio sinaitico (106b,20): s ) v ( a v ) { e i p o r \c : i p o o : (avendolo legato per le mani e per i piedi), ma il passo, tratto da Matteo, privo della preposizione p o negli altri codici cos come in greco.

ton arton, iuxta locum, ubi manducaverant panem, Giovanni

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Il paleoslavo

b l i ) + dativo

luogo: w b a ~ e b l i ) b o ` { t " m ) s ` e g o s p " e e g o (plhn eggu" twn foboumenwn auton to swthrion autou, vere prope timentes eum salutare ipsius, Salmo 84(85):10)
v r | h o u + genitivo

luogo: p o l o j i { ( v r | h o u g l a v & g o v i \ a p | s a \ (epeqhkan epanw th" kefalh" autou thn aitian autou gegrammenhn, imposuerunt super caput eius causam ipsius scriptam, Matteo 27:37)
v ) + accusativo

luogo (moto, direzione): i v ) s p : v ) { e i i d \ v ) g o r \ e l e o | s k \ (kai umnhsante" exhlqon ei" to oro" twn Elaiw`n, et hymno dicto, exierunt in montem Oliveti, Matteo 26:30); " b h ) " m ) v ) p r i t ) ~ \ (kai egenomhn autoi" ei" parabolhn, et factus sum illis in parabolam, Salmo 68(69):12); d | | v | o { t ) s ( p r : o b l : ~ e (il giorno si trasform in notte, Suprasliense 475,16); a } e k ) t o t ( o u d a r i t ) v ) d e s \ + l a i t \ (all osti" se rapizei ei" thn dexian siagona, si quis te percusserit in dexteram maxillam, Matteo 5:39) relazione o rapporto (contro): a } e s e d m o r i c e + d | | m | s ) g r : { i t ) v )
t ( (ean

eptaki" th" hmera" amarthsh ei" se, si septies in die

peccaverit in te, Luca 17:4) modo o maniera: a } e k t o b r a t r a s v o e g o v ) g : v ) p r o k l ) e t ) (se qualcuno nellira maledir il fratello, Eucologio Sinaitico 104b,15-16); v ) i
s t i \ b o g a t ) (aleqw" plousio", veramente ricco, Cloziano 14a,20-

14b,21); v ) i s t i \ b o g a t ) (ontw" plousio", nella realt [essendo] ricco, Cloziano 14b,26) misura: v ) + j e m : r \ m : r i t e a m : r i t ) s ( v a m ) (en w metrw metreite metrhqhsetai umin, in qua mensura mensi fueritis, remetietur vobis, Marco 4:24) tempo: i i { | d ) v ) t r e t i + g o d i \ (kai exelqw;n peri trithn wran, et egressus circa horam tertiam, Matteo 20:3); v | s i v s ) b l a
ite

Sintassi

213

s ( o m | : v ) s i + o } | (pante"

umei" skandalisqhsesqe en emoi en

th nukti

tauth, omnes vos scandalum patiemini in me in ista nocte,

Matteo 26:31); v ) t ) ~ a s ) r e ~ e i s o u s ) a r o d o m ) (en ekeinh th wra eipen o Ihsou" toi" ocloi", in illa hora dixit Iesus turbis, Matteo 26:55) fine: v ) m e t : t e m r : j ( v a { ( v ) l o v i t v \ (calasate ta diktua umwn ei" agran, laxate retia vestra in capturam, Luca 5:4)
v ) + locativo

luogo (stato): s m o k ) v | i c \ i m : a { e e t e r ) v ) v i o g r a d : s v o & m | v ) s a j d e \ (sukhn eicen ti" pefuteumenhn en tw ampelwni autou, arborem fici habebat quidam plantatam in vinea sua, Luca 13:6); { | d ) { e v ) o
k r | s t | i i h ) s e l : h ) (apelqonte" ei" tou" kuklw agrou;", euntes in

proximas villas, Marco 6:36); s e a g e l ) g o s p o d | | s t a v ) i h ) (kai idou aggelo" Kuriou epesth autoi`", et ecce angelus Domini stetit iuxta illos, Luca 2:9); j e a e t e r a s \ } i v ) t o ~ e i i k r ) v e (gunh ousa en rJusei aimato", mulier, quae erat in profluvio sanguinis, Marco 5:25); v o
psa l)tr " de s`t| str ou |: po"te e mo u

(en yalthrivw dekacordw

yalate autw, in psalterio decem chordarum psallite illi, Salmo 32(33):2) tempo: b : j e v ) d | e o u ~ ( v ) c r | k ) v e . a o } i + o u d v a r q a { e s ( i s h o d ( v ) g o r : (hn de ta" hmera" en tw ierw didaskwn, ta" de nukta" exercomeno" hulizeto ei" to oro", erat autem diebus docens in templo, noctibus vero exiens morabatur in monte, Luca 21:37) modo o maniera: d a b \ d e t ) m i l o s t i t v o q v ) t a i : (opw" h sou h elehmosunh en tw kruptw, ut sit eleemosyna tua in abscondito, Matteo 6:4) relazione o rapporto: ~ | t o v ) p r o ~ i i h ) p e ~ e t e s ( (ti peri tw`n loipwn merimnate, quid de ceteris sollicit estis?, Luca 12:26); : k o b
l a g o i v o l i v " h ) (oti eudokhsa" en autoi`", quoniam complacuisti

in eis, Salmo 43(44):4) fine o scopo: i v ) e m l i i v ) g o i t r : b : & s t ) (oute ei" gh`n oute ei" koprian euqeton estin, neque in terram neque in sterquilinium utile est, Luca 14:35)

214

Il paleoslavo

v ) + accusativo

scambio: v ) d a a h \ m i ) l a a v ) moi ponhra 34(35):12) anti

dobr a a

(antapedivdosan

kalw`n, retribuebant mihi mala pro bonis, Salmo

accumulazione: o t ) i s p l | & i q & g o m v | s i p r i ` h o m ) . b l a g o d : t | v ) b l a g o d : t | (ek tou plhrwmato" autou hmei" pante" elabomen, kai carin anti carito", de plenitudine eius nos omnes accepimus, et gratiam pro gratia, Giovanni 1:16)
v ) m : s t o + genitivo

scambio: s ) : d a + } e " l < d " m o ` v ) h l : b a m : s t o (oi esqonte" to;n laon mou brwsei artou, qui devorant plebem meam ut cibum panis, Salmo 52(53):5)
v ) ) + genitivo

luogo (moto): i { e d ) { e m a j e i m a v ) ) g r a d a (elqontwn de autwn ... exw th" polew", usciti fuori citt, Suprasliense 14,12-13)
v ) : + genitivo

luogo (stato): i i k o m o u o t ) t o l i s | m : t i p o s l ) e ~ | : : m ) a h o d :
v|: domou svo&go obr :sti s

(kai

mhketi

mhdena

tolman

meta hliou dusin exw tou oikou autou eureqhnai, che nessuno da allora osasse trovarsi dopo il tramonto del sole fuori di casa, Suprasliense 53,35)
v ) s k r a i + genitivo

luogo (stato): v ) s k r a i j e b : a { e & e r a b a : (eggu" de th" limnh" hn balaneion, lungo il lago si trovava una piscina, Suprasliense 76,17)
v ) s l : d ) + genitivo

luogo (moto, direzione): s e m o s t a v i h o m ) v | s q i v ) s l : d ) t e b e


i d o m ) (idou hmei" afhkamen panta kai hkolouqhsamen soi, ecce

nos reliquimus omnia et secuti sumus te, Matteo 19:27); o t ) p o u s t i + . q k o v


) p i & t ) v ) s l : d ) a s ) (apoluson authn, oti krazei opisqen hmwn,

dimitte eam, quia clamat post nos, Matteo 15:23)

Sintassi

215

d o + genitivo

luogo: i p r i d \ d o & g o (kai hlqon ew" autou, et venerunt usque ad ipsum, Luca 4:42); v : s ( i d o v r | h o u g o r (hgagon auton ew" ofruo" tou orou", duxerunt illum usque ad supercilium montis, Luca 4:29); p e t r ) j e i d : a { e p o & m | i d a l e ~ e . d o d v o r a a r h i e r e o v a (o de Petro" hkolouqei autw apo makroqen ew" th" aulh" tou arcierew", Petrus autem sequebatur eum a longe usque in atrium principis sacerdotum, Matteo 26:58) limite: p r i s k r ) b | a & s t ) d o u { a m o q d o s ) m r | t i (perilupo" estin h yuch mou ew" qanatou, tristis est anima mea usque ad mortem,
a~|) ot) posl:d|ii h) do

Matteo 26:38); d a j d | i m ) m | d \ .
p r | v i h ) (apodo"

autoi" ton misqon, arxameno" apo twn escatwn

ew" twn prwtwn, redde illis mercedem incipiens a novissimis usque ad primos, Matteo 20:8); o u ~ ( p o v | s e i i < d e i . a ~ | ) o t ) g a l i l e ` d o s | d e (didaskwn kaq olh" th`" Ioudaia", kai arxameno" apo th`" Galilaia" ew" wde, docens per universam Iudaeam incipiens a Galilaea usque huc, Luca 23:5) tempo: o t ) { e s t ` j e g o d i . t | m a b s t ) p o v | s e i e m li . d o d e v ( t ` g o d i (apo de ekth" wra" skoto" egeneto epi pasan thn ghn ew" wra" enath", a sexta autem hora tenebrae factae sunt super universam terram usque ad horam nonam, Matteo 27:45) relazione o rapporto (contro): a { t e i m a { i ~ t o d o v r a g a s v o & g o (ejan ech" ti kata tou ecqrou, se hai qualcosa contro il tuo nemico, Suprasliense 421,26)
d : l q + genitivo (sempre posposto)

causa: t o g o d : l q i p r o t i v \ & m o u i i d e a r o d ) (dia touto kai uphnthsen autw o oclo", propterea et obviam venit ei turba, Giovanni 12:18)
a + accusativo

luogo: i d i a m ( s o t o o (upage, Satana, Vade Satana, Matteo

216

Il paleoslavo

4:10); a } e j e a p o u s t i v ) { i m \ j a s i . i p o s a g e t ) a i ) (kai ejan apolush gunh ton andra auth" kai gamhsh allon, et si uxor dimiserit virum suum et alii nupserit, Marco 10:12) limitazione: i s o u s ) j e i m ) i a r \ k \ v ) d v i j e i (o de Ihsou`" krathsa" th" ceiro" autou hgeiren auton, Iesus autem tenens manum eius elevavit eum, Marco 9:27); v ) ~ e r a a o u h o o u d a r e ) b v a a { e (cqe" errapizeto, ieri era colpito sullorecchio, Suprasliense 449,25) scambio: o k o a o k o i \ b ) a \ b ) (ofqalmon anti ofqalmou kai odonta anti odonto", oculum pro oculo, et dentem pro dente, Matteo 5:38) causa: a } e k o m o u o u m | r e t ) d : t i } | e k r ) } e ) a l : o s t | (se a qualcuno muore un figlio non battezzato per prigrizia, Eucologio sinaitico 104b,7) a + strumentale luogo: i d i a m ) o + s o t o o (upage opisw mou, satana, vade post me satana, Matteo 16:23)
a + genitivo

vantaggio: m o l i t v \ s ) t v o r \ a v . i a v | s e g o r o d a k r | s t i q | s k a (presbeusw uper umwn kai uper olou tou eqnou" twn cristianw`n, una preghiera dir per voi e per tutta la stirpe cristiana, Suprasliense 17,1)
i + genitivo

luogo: i s h o d ( } e i d o m o u l i i g r a d a t o g o (exercomenoi exw th" oikia" h th" polew" ekeinh", exeuntes foras de domo vel civitate, Matteo 10:14) origine e provenienza: g | i m r | t v i h ) v ) s t a l ) (o kurio" ek nekrwn eghgertai, il Signore resuscit dai morti, Suprasliense 479,8) tempo: v | s q s i s ) h r a i h ) i < o s t i m o & ` (tauta panta efulaxa ek neothto" mou, haec omnia custodivi a iuventute mea, Luca 18:21) materia: v r ) t ) p ) " s k a m e e . " d e j e h ) p o r a j d a e t ) s ( (sphlaion ejk petra" enqa Cristo" gegennhtai, la grotta di pietra dove nasce Cristo, Cloziano 14a,10)

Sintassi

217

k r o m : + genitivo

luogo (fuori, lontano da): e v ) m o j | o & s t ) p r o r o k o u p o g b \ t i


k r o m: i&r o u s ali m a

(ouk

endecetai

profhthn

apolesqai

exw

Ierousalhm, non capit prophetam perire extra Hierusalem, Luca 13:33) esclusione (senza): t b o e d i ) v s e g o g r : h a k r o m : e s i (su ga;r mono" pash" amartia" ekto" uparcei", tu solo sei senza alcun peccato, Eucologio sinaitico 57a,11-12)
k ) + dativo

luogo (moto verso una persona): i p r i s t \ p i k ) & m o u & d i a r a b i (kai proshlqen autw Matteo 26:69) termine: r e ~ e k ) s i m o o u (tw Simwni efh, dixit Simoni, Luca 7:44); i v : r o u + t ) k ) r o j d ) { o u o u m o u s o t ) m a r i ( (kai pisteuousin ei" ton ek Maria", credono a colui che Maria ha generato, Suprasliense 216,2) relazione o rapporto: a k ) b o g o u l < b b e m : r (kai pro" Qeon erw" aneikasto", e verso Dio amore senza misura, Suprasliense 275,1);
a } e j e s ) g r : { i t ) k ) t e b : b r a t r ) t v o i (ejan de amarthsh ei" se

mia paidiskh, et accessit ad eum una ancilla,

o ajdelfo" sou, si autem peccaverit in te frater tuus, Matteo 18:15) tempo: p o & j e b : p a r a s k e v | gi i . & j e & s t ) k ) s \ b o t : (epei hn paraskeuh, o estin prosabbaton, quia erat parasceve, quod est ante sabbatum, Marco 15:42) fine o scopo: s i b o l : | : s t ) k ) s ) m | r t i (auth h asqeneia ouk estin pro" qanaton, infirmitas haec non est ad mortem, Giovanni 11:4)
a + accusativo

tempo: i m + a v | s : k \ o } ) l o j e m o e (lousw kaq nukta Salmo 6:7)

ekasthn

thn klinhn mou, lavabam per singulas noctes lectum meum,

luogo: i v ) v : q { ( v : t r i i a p a d \ a h r a m i \ t \ (kai epneusan oi anemoi kai prosepesan th oikia ekeinh, et flaverunt

218

Il paleoslavo

venti et irruerunt in domum illam, Matteo 7:25); & g d a ) v a ) b \ d e { i a b


r a k ) (otan klhqh" ei" gamou", cum invitatus fueris ad nuptias, Luca

14:8) relazione o rapporto (contro): r ) p ) t a a h \ a g o s p o d i ) (egogguzon kata tou oikodespotou, murmurabant adversus patrem familias, Matteo 20:11);
isk aa h \ l)jas)v:d:te l|stva a isou sa

(ezhtoun

yeudomarturian kata Iesum, Matteo 26:59)


a + locativo

tou Ihsou, quaerebant falsum testimonium contra

luogo: i p r i d e i } ( p l o d a a & i (kai hlqen zhtwn karpon en auth, et venit quaerens fructum in illa, Luca 13:6); a m o s e o v : s : d a l i } i s
: d \ k ) i j | i c i i f a r i s e i (epi th" Mwu sew" kaqedra" ekaqisan oi

grammatei"

kai

oi

farisaioi, super cathedram Moysi sederunt

scribae et pharisaei, Matteo 23:2); e s ( d i a p r : d | i i m | m : s t : (mh katakliqh" ei" thn prwtoklisian, non discumbas in primo loco, Luca 14:8); o s o v a a b o b : a k a m e e (teqemeliwto gar epi thn petran, fundata enim erat super petram, Matteo 7:25)
a d ) + accusativo

luogo (moto, direzione): s a m a r : i ) j e e t e r ) g r ( d p r i d e a d ) | (samarith" de ti" odeuwn hlqen kat auto;n, samaritanus autem quidam iter faciens venit secus eum, Luca 10:33)
a d ) + strumentale

luogo (stato): a m i | g l a g o l + v a m ) . q k o a d ) v | s : m | i m : i & m |


p o s t a v i t ) i (amhn legw umin oti epi pasin toi" uparcousin autou

katasthsei autovn, amen, dico vobis, quoniam super omnia bona constituet eum, Matteo 24, 47-48); : s t ) o u ~ e i k ) a d ) o u ~ i t e l & m | s
v o i m | (ouk estin maqhth" uper ton didaskalon, non est discipulos

super magistrum, Luca 6:40)


o + accusativo

luogo (stato): a & j e s : s t i o d e s \ + m e e . i o l : v \ + . : s t ) m | :

Sintassi

219

d a t i (to de kaqisai ek dexiwn mou h ex euwnumwn ouk estin emon

dounai, sedere autem ad dexteram meam vel ad sinistram non est meum dare, Marco 10:40) luogo (moto): a r \ k a h ) v ) | m \ t ) t ( . d a e o k a m e | p r : t ) k e { i
o g t v o & ` (epi ceirwn arousin

se, mhpote proskoyh" pro" liqon

ton poda sou, in manibus tollent te, ne forte offendas ad lapidem pedem tuum, Luca 4:11) tempo: & d v a o l : t o v ) m o g o { epi eniauton iscusan krathsai ta giardini attecchirono, Suprasliense 301,22-23) rapporto o relazione: r a d : l i { ( r i & g o . m e t a + } e j r : b i ` o ` (diamerizontai
o + locativo s p r i ( t i s a d o v e (moli"

futa, solo durante lestate i

ta

imatia

autou,

ballonte"

klhron

ejp

auta,

diviserunt vestimenta eius mittentes sortem super eis, Marco 15:24) relazione: o o d e j d i ~ | t o s ( p e ~ e t e (kai peri endumato" ti

merimnate, de vestimento quid solliciti estis?, Matteo 6:28); s | & s t ) s )


m o i v ) l < b l & i . o & m | j e b l a g o v o l i h ) (outo" estin o uiJo" mou o

agaphto", en w eudokhsa, hic est Filius meus dilectus, in quo mihi complacui, Matteo 3:17); d : l o b o d o b r o s ) d : l a o m | : (ergon ga;r kalon hrgasato ei" eme, opus enim bonum operata est in me, Matteo 26:10) rapporto: o v | s : k o m ) b o k r | s t " q : k a | c : s a r | s k a l e j i t ) (kata gar panto" cristianou to dogma twn basilewn keitai, contro ogni cristiano sta infatti leditto dellimperatore, Suprasliense 101,21-22);
m o l i t v \ d : i t e o a p a s t | s t v o u + } i i h ) v a m ) (proseucesqe uper twn

diwkontwn uma`", orate pro persequentibus ... vos, Matteo 5:44) luogo: i p o q s ) o u s m : ) o ~ r : s l : h ) & g o (kai zwnhn dermatinhn peri thn osfun autou, et zona pellicea circa lumbos eius, Marco 1:6); v
i d : v ) j e i s o u s ) m ) o g ) a r o d ) o s e b : (idwn de o Ihsou" oclon

peri auton, videns autem Iesus turbas multas circum se, Matteo 8:18); v
i d : v ) { e j e i i j e b : a h \ o & m | . b v a & m o & (idonte" de oi peri

auton to esomenon, videntes autem hi, qui circa ipsum erant, quod

220

Il paleoslavo

futurum erat, Luca 22:49); v | s q k \ r o g \ o m | : e t v o r ( } \ p l o d a


i | m e t ) + (pan

klhma en emoi mh feron karpon,

airei auto,

omnem palmitem in me non ferentem fructum, tollet eum, Giovanni 15:2); a


}e li k )to hodit) o }i+ pot)ket) s(. qko sv:ta :st) o & m|

(ejan de ti" peripath en th nukti, proskoptei, oti to fw" ouk estin en autw, si autem ambulaverit in nocte, offendit, quia lux non est in eo, Giovanni 11:10); p r : j d e b t i v | s e m o u m i r o u o t e b : (pro tou ton kosmon einai para soi, prius, quam mundus esset, apud te, Giovanni 17:5) argomento: ~ | t o logon th" oikonomia"
se sl{\ o teb: v) dajd| ot)v:t) o p r i s t a v l & i i d o m o v | : & m | (ti touto akouw peri sou apodo" ton

sou, Quid hoc audio de te? redde rationem

vilicationis tuae, Luca 16:2) fine o scopo: s i b o l : | : s t ) k ) s ) m | r t i . ) o s l a v : b o j i i (auth h asqeneia ouk estin pro" qanaton all uper th" doxh" tou Qeou, infirmitas haec non est ad mortem, sed pro gloria Dei, Giovanni 11:4) causa: o s e m | r a o u m : + t ) v | s i . q k o m o i o u ~ e i c i & s t e (ejn toutw
o v|s:h) qje

gnwsontai
sl { a{ (

pante"

oti

emoi ton

maqhtai Qeon

este, in hoc epi pasin Deum in

cognoscent omnes quia discipuli mei estis, Giovanni 13:35); s l a v ( } e b o g a . (ainounte" oi"
v ) s i + o } | (pante"

hkousan, laudantes

omnibus, quae audierant, Luca 2:20); v | s i

v s) blaite s( o m|:

umei" skandalisqhsesqe en emoi en th nukti

tauth, omnes vos scandalum patiemini in me in ista nocte, Matteo 26:31) ejp mezzo e strumento: e o h l : b : & d i o m | j i v ) b \ d e t ) ~ l o v : k ) (oujk artw monw zhsetai o anqrwpo", non in solo pane vivit homo, ou dunatai karpon ferein ajf eautou, ean mh

Luca 4:4); r o g a e m o j e t ) p l o d a t v o r i t i o s e b : . a } e e b \ d e t ) a
l o : (to klhma

menh en th ampelw, palmes non potest ferre fructum a semetipso, nisi manserit in vite, Giovanni 15:4); o k ) ( i b : s ) i g o i t ) b : s (en tw arconti twn daimoniwn ekballei ta daimonia, in principe daemoniorum eicit daemones, Matteo 9:34); v i d : h o m ) e t e r a . o i m e e t
vo& m| igo (}a

Sintassi

221

b : s (eidomen tina

en

tw

onomati

sou

ekballonta

daimonia, w

vidimus quemdam in nomine tuo eicientem daemonia, Marco 9:38) misura: o & m | j e s \ d : s \ d i t e s \ d ( t ) s ( v a m ) (en ga;r krimati krinete kriqhsesqe, in quo enim iudicaveritis, iudicabimini, Matteo 7:2)
o b + accusativo

iudicio

luogo: i j e b : s t o b o + o b o ) p o l ) i o r ) d a a (o" hn meta sou peran tou Iordanou, qui erat tecum trans Iordanem, Giovanni 3:26) tempo: b : o b o } | v ) m o l i t v : (hn proseuch, erat pernoctans in oratione, Luca 6:12)
o t ) + genitivo

dianuktereuwn

en

th

agente e causa efficiente: a ) t r : b o u + o t ) t e b e k r | s t i t i s ( (egw creian ecw upo sou baptisqhnai, ego a te debeo baptizari, Matteo para anqrwpoi" dunata para tw Qew estin, quae 3:14); e v ) m o j | a q o t ) ~ l o v : k ) v ) m o j | a o t ) b o g a s \ t ) (ta adunata impossibilia sunt apud homines, possibilia sunt apud Deum, Luca 18:27); s
t r a j d \ } e i o t ) d o u h ) e ~ i s t ) (oi

enocloumenoi apo

pneumatwn

akaqartwn, qui vexabantur a spiritibus immundis, Luca 6:18); e o u b o i t e s


( o t ) o u b i v a + } i i h ) t : l o (mh fobhqhte apo twn apoktennontwn to

swma, ne terreamini ab his, qui occidunt corpus, Luca 12:4) tempo: o t ) { e s t ` j e g o d i . t | m a b s t ) p o v | s e i e m li . d o d e v ( t ` g o d i (apo de ekth" wra" skoto" egeneto epi pasan thn ghn ew" wra" enath", a sexta autem hora tenebrae factae sunt super universam terram usque ad horam nonam, Matteo 27:45) luogo: v ) i d e o t ) v o d (anebh apo tou udato", ascendit de aqua, Matteo 3:16); i d \ p : { i o t ) g r a d a (hkolouqhsan autw pezh apo twn polewn, secutae sunt eum pedestres de civitatibus, Matteo 14:13) rapporto o relazione: e p o v i | ) & s m | o t ) k r ) v e s e g o p r a v | d | i k a (aqw`/o" eimi apo tou aimato" tou dikaiou toutou, innocens ego sum

222

Il paleoslavo

a sanguine iusti huius, Matteo 27:24) origine e provenienza: i s o u s ) j e p r i d e v ) v i t a i + . i d e j e b :


l a a r ) o u m | r i . & g o j e v ) s k r : s i o t ) m r | t v i h ) i s o u s ) (o ou\n

Ihsou`" hlqen ei" Bhqanian, opou hn Lazaro", on hgeiren ek nekrwn o Ihsou`", Iesus ergo venit Bethaniam, ubi Lazarus fuerat mortuus, quem suscitavit Iesus, Giovanni 12:1); v : m | q k o & g o j e k o l i j | d o p r o s i { i o t ) b
o g a d a s t ) t e b : b o g ) (oida oti osa an aithsh ton Qeon dwsei soi o

Qeov", scio quia quaecumque poposceris a Deo, dabit tibi Deus, Giovanni 11:22) mezzo e strumento: v | s q k o o u b o d r : v o o t ) p l o d a s v o & g o p o a & t ) s ( (ekaston gar dendron ek tou idiou karpou ginwsketai, unaquaeque enim arbor de fructu suo cognoscitur, Luca 6:44) causa: o t ) r a d o s t i & g o i d e t ) (apo th" cara" autou upagei, prae gaudio illius vadit, Matteo 13:44); i d h a + } e m ) ~ l o v : k o m ) o t ) s tr aha i ~ a q i q (apoyucontwn anqrwpwn apo fobou kai prosdokia", arescentibus hominibus prae timore et exspectatione, Luca 21:26) modo: v ) l < b i { i g o s p o d a b o g a t v o & g o o t ) v | s e g o s r | d | c a t v o & g o (agaphsei" Kurion ton Qeon sou ex olh" th" kardia" sou, diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo, Luca 10:27) materia: s ) p l e t ) { e v : | c | o t ) t r | i q (plexante" stefanon ex akanqwn, plectentes coronam de spinis, Matteo 27:29) separazione: & g d a o t ) s t a v l & ) b \ d \ o t ) s t r o & i q d o m o u (otan metastaqw ek th" oikonomia", cum amotus fuero a vilicatione, Luca 16:4) paragone: o u m | " l ) i e s i m a l o m | ~ " m | o t ) a g l ) (hlattwsa" auton bracu ti par Salmo 8:6) partitivo: p ( t | j e b : o t ) i h ) b o u i (pente de ex autwn hsan mwrai, quinque autem ex eis erant fatuae, Matteo 25:2); d a d i t e a m ) o t ) o
l : q v a { e g o (dote hmin ek tou elaiou umwn, date nobis de oleo

aggelou", minuisti eum paulo minus ab angelis,

vestro, Matteo 25:8)

Sintassi

223

p o + accusativo

luogo: b \ d \ t ) t r \ s i p o m : s t a (esontai seismoi kata topou", erunt terraemotus per loca, Marco 13:8) tempo: p o v | s ( d | i s : d : a h ) s ) v a m i v ) c r | k ) v e o u ~ ( (kaq hmeran en tw iJerw ekaqezomhn didaskwn, cotidie apud vos sedebam docens in templo, Matteo 26:55); causa: p o ~ | t o s ) m t a r i i g r : { | i k q s t ) i p i & t ) (ti, oti meta twn telwnwn kai amartwlwn esqiei kai pinei, qua re cum publicanis et peccatoribus manducat et bibit?, Marco 2:16); e d o s t o i o
& s t ) v ) l o j i t i & g o v ) k a r ) v a \ p o & j e c : a k r ) v e & s t ) (ouk exestin

balein

auta ei" ton korbanan, epei timh aimato" estin, non licet

eos mittere in corbonam, quia pretium sanguinis est, Matteo 27:6) fine o scopo: p o s ) l a v ) p o ) v a ` i m ) (aposteila" epi tou;" klhqenta" uJp autou, avendo mandato [a chiamare] quelli invitati da lui, Suprasliense 267,4-5)
p o + dativo

luogo: p o v e l i m i p r i t i k ) t e b : p o v o d a m ) (keleuson me elqein pro" se epi ta udata, iube me ad te venire super aquas, Matteo 14:28);
o u ~ ( p o v | s e i i < d e i (didaskwn kaq

olh" th`" Ioudaia", docens per

universam Iudaeam, Luca 23:5); t | m a b s t ) p o v | s e i e m l i (skoto" egeneto epi pasan thn gh`n, tenebrae factae sunt super universam terram, Matteo 27:45) tempo: e p o m ) o g o u p r i s t \ p l| { e s t o ` } e i r : { ( p e t r o v i (meta mikron de
o d)vo<

proselqonte"

oi

estwte"

eipon

tw Petrw, et post

pusillum accesserunt qui stabant et dixerunt Petro, Matteo 26:73); v : s t e q k o p


d | o u p a s h a b v a & t ) (oidate

oti meta duo hmevra"

to pasca ginetai, scitis quia post biduum Pascha fiet, Matteo 26:2); modo o maniera: p o d : l o m ) j e i h ) e h o d i t e (kata de ta erga autwn mh poieite, secundum opera vero eorum nolite facere, Matteo 23:3) distributivo: i p r i ` s ( p o p : ( o u (kai elabon to ana dhnarion, acceperunt autem et ipsi singulos denarios, Matteo 20:10)

224

Il paleoslavo

p o + locativo

luogo: o a j e a b i & o s t a v ) { a m r : j ( . p o & m | i d o s t e (oi de euqew" afente" ta diktua hkolouqhsan autw, illi continuo relictis retibus secuti sunt eum, Matteo 4:20); i d i p o m | : (akolouqei moi, sequere me, Luca 5:27) tempo: e p o m ) o : p r i s t \ p l| { e s t o ` } e i r : { ( p e t r o v i (meta mikron de proselqonte"
je mo&m|

oi

estwte"
v

eipon
v)

tw Petrw, et post (meta de to

pusillum accesserunt qui stabant et dixerunt Petro, Matteo 26:73); p o v


)skr |so veii var q+ ga lilei

egerqhnai

me proaxw

uma" ei"

thn Galilaian, postquam autem

resurrexero, praecedam vos in Galilaeam, Matteo 26:32); v ) s \ p o r


o j d s t v : h v : ([lettura] per il sabato dopo il Natale, Libro di Savva 142b,3) p o d ) + accusativo

tempo: t r ( s o m j e d a v ) k o u s i t ) p o d ) v e ~ e r ) . m a l o k a { i c ( (il febbricitante mangi un poco di semolino verso sera, Eucologio sinaitico 44a,21-23) luogo: k o l | k r a t v ) s h o t : h ) s ) b | r a t i ~ ( d a t v o q . q k o j e s ) b i r a & t ) k o k o { | p ) t e | c ( s v o ` p o d ) k r i l : (posaki" hqelhsa episunagagei`n ta tekna sou, on tropon orni" episunagei ta nossia auth" upo ta" pteruga", quoties volui congregare filios tuos quemadmodum gallina congregat pullos suos sub alas, Matteo 23:37); v ) s : p o k o r i l ) e s " p o d )
o : e g o . o v | c ` " v o l v | s ` (panta upetaxa" upokatw twn podw`n

autou, probata kai boa" pasa", omnia subiecisti sub pedibus eius, oves et boves universas, Salmo 8:9)
p o d ) + strumentale

luogo: s \ } a p o d ) s m o k ) v i c e + v i d : h ) t ( (eidon se upokatw th`" sukh`", vidi te sub ficu, Giovanni 1:49); v ) l e j e m w u s i i p o d )
kamkom) veliko m)

(o

Mwsh",

keklikw"

pammegeqou"

liqou

upokatw, Mos si distese sotto un grandissimo masso, Suprasliense 275,16-17)

Sintassi

225

p o s r : d : (p o s r : d : ) + genitivo

luogo: k o r a b l | j e b : p o s r : d : m o r q (to de

ploion

meson

th`" qalassh" hn, navicola autem in medio mari , Matteo 14:24); o )


j e p r o { | d ) p o s r : d : i h ) i d : a { e (auto" de dielqwn

dia mesou autwn eporeueto, ipse autem transiens per medium illorum ibat, Luca 4:30); p o s r : d : e m l ( (en mesw th" gh", nel mezzo della terra, Cloziano 13b,26)
p o s r : d : + dativo

luogo: p o s r : d : d v : m a j i v o t o m a (en mesw duo zwwn, tra due vite, Cloziano 13b,26); p o s r : d : a s t o ` { t i " j " " " g r ( d \ { t i " (en mesw th" paroush" zwh" kai th" melloush", tra la presente vita e quella che verr, Cloziano 13b,37-38); p o s r : d : d | ) s ) j " v " m ) "
m r ) t v m ) (en mesw shmeron zwntwn kai nekrwn, tra quelli oggi vivi

e i morti, Cloziano 13b,39-40)


p r i + locativo

luogo: l e j a a { e p r i v r a t : h ) & g o (ejbeblhto pro" ton pulwna autou, iacebat ad ianuam eius, Luca 16:20) tempo: o b l ( i s ) a m a q k o p r i v e ~ e r : & s t ) (meinon meq hmwn, oti pro" esperan estin, mane nobiscum, quoniam advesperascit, Luca 24:29) relazione o rapporto: p r i o d e j d i ~ | t o s ( p e ~ e t e (kai 6:28)
p r o t i v \ / p r o t i v o + dativo

peri

endumato" ti merimnate, de vestimento quid solliciti estis?, Matteo

luogo: p r o t i v \ m a a s t r o u o t | c a i s a k i a . a p o l o u o { t ) s ) ) d a
c r ) k ) v e s v t a g o p r | v o m \ ~ e i k a s t e f a a (antikru tou monasthriou

tou ajbba

Isaakiou

kata mesembrian ektise marturion tou agiou

prwtomarturo" Stefanou, di fronte al monastero di padre Isacco a nord [in greco: a sud] costru la chiesa di S. Stefano protomartire, Suprasliense 208,25-28); i i d \ p r o t i v \ j e i h o u (exhlqon ei" upanthsin tou

226

Il paleoslavo

numfiou, exierunt obviam sponso, Matteo 25:1) relazione o rapporto: i o v o m o u d a s t ) . d . t a l a t ) o v o m o u j e . b .


ovomou je .a . k o m o u j | d o p r o t i v \ s i l : s v o & i (kai

men

edwken pente talanta, w de duo, w de en, ekastw kata thn idian dunamin, uni dedit quinque talenta, alii autem duo, alii vero unum, unicuique secundum propriam virtutem, Matteo 25:15); e m o g \ { t e p r o t i
viti sp r otiv\ odr )j {tii &go sil:

(non potendo opporre

resistenza alla [contro la] forza che lo sopraffaceva, Suprasliense 566,29-30)


p r : d ) + accusativo

luogo (moto, direzione): i { | d ) { < j e & m o u p r : d ) v r a t a (exelqonta de e" ton pulwna, exeunte autem illo ianuam, Matteo 26:71) tempo: e p r : d ) v ) d v i g ) k r s t a (la domenica prima [della festa] dellEsaltazione della croce, Apostolo di Enino 30a,2-3)
p r : d ) + strumentale

luogo (stato): p e t r ) j e s t o q p r : d ) v r a t v ) : (o de Petro" eisthkei pro" Giovanni 18:16) relazione o rapporto: " t r ) p l \ " m ` t v o e : k o b l a g o p r : d ) p r: m i
t v o i m i (kai

th qura

exw, Petrus autem stabat ad ostium foris,

upomenw to onoma sou, oti crhston enantion twn

osiwn sou, et exspectabo nomen tuum, quoniam bonum est, in conspectu sanctorum tuorum, Salmo 51(52):11) tempo: v ) s \. p r : d ) v ) d v i g o m ) k r s t a (il sabato prima [della festa] dellEsaltazione della croce, Libro di Savva 127a,5)
p r : m o + dativo

luogo: i d : t a v ) v | s | q j e & s t ) p r : m o v a m a (upagete ei" th;n kwmhn thn Marco 11:2)


r a v : + genitivo

katenanti

umw`n, ite in castellum, quod contra vos est,

esclusione: q d ) { i i h ) j e b : m \ j | p ( t | t s ( } | r a v : j e ) i
d : t i i (oi de esqionte" hsan andre"

wsei pentakiscilioi cwri"

Sintassi

227

gunaikwn kai paidiwn, manducantium autem fuit numerus quinque milia virorum, exceptis mulieribus et parvulis, Matteo 14:21)
r a d i + genitivo (sempre posposto)

causa: i b \ d e t e e a v i d i m o t ) v | s : h ) i m e e m o & g o r a d i (kai esesqe misoumenoi upo pantwn dia to onoma mou, et eritis odio omnibus propter nomen meum, Luca 21:17) fine o scopo: : s t ) b o i ~ t o j e t a k o b o u l < b o q k o j e & j e
o b | { t a a g o r a d i o u s p : h a j i t i (ouden gar outw" esti tw Qew filon,

w" to koinwfelw" zhn, niente caro a Dio quanto il vivere per il bene comune, Suprasliense 379,1-3)
s ) + genitivo

luogo: s ) { | d ) { e m )

im)

s)

gor .

s)r : te

ar od)

m)og)

(katelqontwn autwn apo tou orou" sunhnthsen autw oclo" poluv", descendentibus illis de monte, occurrit illis turba multa, Luca 9:37) tempo: s ) v e ~ e r a i d \ { t e (apo espera" apionte", che si recavano dalla sera, Suprasliense 35,8-9)
s ) + strumentale

compagnia e unione: i s | b : ~ l o v : k ) s ) i s o u s o m | a a r : i o m | (outo" h\n meta Ihsou tou Nazwraiou, et hic erat cum Iesu Nazareno, Matteo 26:71); q k o
d r | k o l | m i (w" epi a r a bo iik a li iidete s) o r \jie m| i

lhsthn exhlqate meta macairwn kai

xulwn,

tamquam ad latronem existis cum gladiis et fustibus, Matteo 26:55) mezzo o strumento: i p a k o t ) v r | j e s ( s ) k l ( t v o + (kai palin hrnhsato meta 26:72) modo o maniera: i v ) | r : v ) a ` s ) g : v o m | . . . g l a g o l a (kai peribleyameno" autou" met orgh`" legei, et circumspiciens eos cum ira dicit, Marco 3:5) rapporto o relazione (pro e contro): a } e t a k o & s t ) v i a ~ l o v : k o u s ) j e o + (ei outw" estin h aitia tou anqrwpou meta th" gunaikov", orkou, et iterum negavit se cum iuramento, Matteo

228

Il paleoslavo

si ita est causa hominis cum uxore, Matteo 19:10); s ) t v o r i t i m i l o s t | s ) o t | c i a { i m i (poihsai eleo" meta twn paterwn hmw`n, ad faciendam misericordiam cum patribus nostris, Luca 1:72) paragone: i t ) ~ | ) b s t ) s ) e o u m | r ) { i i m i (kai tetartaio" iso" hn tw mhte thn archn teqnewti, era uguale [Lazzaro] a quelli che non sono morti, Suprasliense 317,21)
o u + genitivo

luogo: i v i d : d ) v a a g e l a v ) b : l a h ) s : d ( } a & d i o g o o u g l a v i
& d i o g o o u o g o u i d e j e b : l e j a l o t : l o i s o u s o v o (kai

duvo aggelou" en leukoi" kaqezomenou", ena ena pro" toi" posin, opou ekeito

qewrei pro" th kefalh kai Ihsou, et vidit

to swma tou

duos angelos in albis sedentes, unum ad caput et unum ad pedes, ubi positum fuerat corpus Iesu, Giovanni 20:12); a } e ~ e s o p r o s i t e o u o t | c a v ) i m (
m o & d a s t ) v a m ) (an

ti aithshte ton patera dwsei umin en tw auto" emaqhteusen tw

onomati mou,si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis, Giovanni 16:23); i j e i o u ~ i s ( o u i s o u s a (o" kai
je s\t) ou i h ) (esqionte" kai

Ihsou, qui et ipse discipulus erat Iesu, Matteo 27:57); q d \ } e i p i + } e q pinonte" ta par autwn, edentes et bibentes
far isei eter ) da

quae apud illos sunt, Luca 10:7); m o l q a { e i


o b : d o u & t ) o u & g o (erwta

auton farisaio" opw" aristhsh par

autw, rogavit illum quidam pharisaeus ut pranderet apud se, Luca 11:37) 6. La sintassi del periodo Le frasi del paleoslavo possono essere semplici o complesse. La frase semplice formata da una sola proposizione che, come in italiano, pu essere dichiarativa (enunciativa), interrogativa, esclamativa, volitiva. Le proposizioni dichiarative enunciano fatti e circostanze: ~ l o v : k ) e t e r )
b : b o g a t ) (anqrwpo" tis hn plousio", Homo quidam erat dives, Luca

16:1); p o l o u o } i j e v ) p l| b s t ) (mesh" de nukto" kraugh gegonen, Media autem nocte clamor factus est, Matteo 25:6). Le proposizioni interrogative contengono una domanda; sono introdotte da

Sintassi

229

pronomi, avverbi o particelle interrogative (k ) t o , ~ | t o , k i , ~ i i , k a k ) , k


akov), k)de, k ) g d a , e d a , l i , i l i , a } e , eccetera) e si concludono

solitamente con il segno di interpunzione , che corrisponde al moderno punto di domanda: ~ | t o s e s l { \ o t e b : (ti touto akouw peri sou`, Quid hoc audio de te?, Luca 16:2); k ) d e & s t | o b i t : l | i d e j e p a s h \ s ) o
u ~ e i k s v o i m i s ) : m | (pou estin to kataluma opou to pasca

meta twn maqhtwn mou fagw, Ubi est diversorium, ubi pascha cum discipulis meis manducem, Luca 22:11); e p o p : ( o u l i s ) v : } a h ) s )
t o b o + (ouci dhnariou sunefwnhsa" moi, nonne ex denario convenisti

mecum?, Matteo 20:13); i l i : s t ) m i l : t | s ) t v o r i t i v ) s v o i h ) m i & j e


ho}\ a}e oko tvo& l\k avo &st). qko a) blag) &sm)

(h

oujk exestin

moi o qelw

poihsai en toi" emoi"

h o ofqalmo"

sou ponhro" estin, oti egw agaqo" eimi, Aut non licet mihi quod volo facere? an oculus tuus nequam est, quia ego bonus sum?, Matteo 20:15);
~| to je vidi{i s\~| c| ije &st) v) oc: br atr a tvo&g o, a br | v|a &je &st) v) oc: tvo &m| e ~ou &{i li kako r e~e {i br atr ou tvo&mou . ostavi i i| m\ s\ ~|c| i o~ese tvo& go . i se br |v|o v) oc: tvo&m |

(ti de blepei" to karfo" to en tw ofqalmw tou adelfou sou, th;n de en tw sw ofqalmw dokon ou katanoei" h pw" erei" tw adelfw sou: afe" ekbalw to karfo" ek tou ofqalmou sou, kai idou h doko;" en tw ofqalmw sou, quid autem vides festucam in oculo fratris tui, et trabem in oculo tuo non vides? Aut quomodo dicis fratri tuo: Sine, eiciam festucam de oculo tuo, et ecce trabs est in oculo tuo?, Matteo 7:3-4). Le proposizioni esclamative contengono unesclamazione: s e j e i h ) g
r ( d e t ) (idou o numfio" ercetai, Ecce sponsus venit, Matteo 25:6); g o r & j e ~ l o v : k o u t o m o u i m | j e s ) ~ l o v : ~ | s k i p r : d a & t ) s ( (ouai

de tw anqrwpw ekeinw, di

ou o uiJo" tou anqrwpou paradidotai,

vae autem homini illi, per quem Filius hominis tradetur, Marco 14:21). Proposizioni volitive (o esortative, o ottative) sono quelle che esprimono un desiderio, una volont, un ordine: d a v ) v e s e l " t ) s ` g o r a s i o | s k a . i
v ) d r a d o u + t ) s ` d ) } e r i " < d : i s k (eufranqhtw

to oro" Siwn,

agalliasqwsan ai qugatere" th`" Ioudaia", laetetur mons Sion, et

230

Il paleoslavo

exsultent filiae Iudae, Salmo 47(48):12); o t | ~ e m o i a } e v ) m o j | o & s t )


d a m i m o i d e t ) o t ) m e e ~ a { a s i (pater

mou, ei dunaton estin,

parelqetw ajp emou to pothrion touto, Pater mi, si possibile est, transeat a me calix iste, Matteo 26:39); i s h o d i t e v ) s ) r : t e i & & g o (exercesqe ei" apanthsin autou, exite obviam ei, Matteo 25:6); r
a d o u i s ( r a v v i (caire,

rabbi, Ave Rabbi, Matteo 26:49); & g d a

)va) b \ de {i a br ak ). e s( di a pr : d|ii m| m :st: ) &g da ) v a ) b \ d e { i . { | d ) s ( d i a p o s l : d | i i m | m : s t : (otan klhqh`/"

ei"

gamou",

mh

katakliqh"

ei"

thn prwtoklisian all

otan

klhqh",

poreuqei" anapese ei" ton escaton topon, cum invitatus

fueris ad nuptias, non discumbas in primo loco sed cum vocatus fueris, vade recumbe in novissimo loco, Luca 14:8-10); e d : i t e d : t i i p
r i h o d i t i k ) m | : . i e b r a i t e i m ) (afete ta paidia ercesqai

pro"

me,

mh

kwluete

auta, sinite parvulos venire ad me, et ne

prohibueritis eos, Marco 10:14). La frase complessa formata da diverse proposizioni, poste tra loro in rapporti di coordinazione o di subordinazione ed espresse in forma esplicita o implicita. Quando si ha coordinazione (paratassi) le proposizioni conservano la propria autonomia sintattica. Principali congiunzioni coordinative e nessi correlativi sono: con valore copulativo (affermativo o negativo) i - i , i - i , t a k o j d e : s
)bir a+t) je br : m ea t(j|ka i eou dob| osi ma. i v)lag a+t) a p l e } a ~ l o v : ~ | s k a (desmeuousin de fortia barea kai dusbastakta

kai epitiqeasin epi tou" wmou" twn anqrwpwn, alligant enim onera gravia et importabilia et imponunt in umeros hominum, Matteo 23:4); con valore avversativo j e , a , ) : a p r | s t o m | s v o i m | e h o t ( t ) d v i g \ t i i h ) (autoi de tw daktulw autwn ou qelousin kinhsai auta, digito autem suo nolunt ea movere, Matteo 23:4); o i j e i m ) { e
isou sa v:s( k) kaiqf: a r h i e r e o v i . i d e j e k ) i j | i c i i s t a r | c i s ) b | r a { ( s ( . p e t r ) j e i d : a { e p o & m | i d a l e ~ e (oi de krathsante"

Sintassi

231

ton

Ihsoun,

aphgagon

pro"

Kai

afan

ton

arcierea,

opou

oi

grammatei" kai oi presbuteroi sunhcqhsan. o de Petro" hkolouqei autw apo makroqen, at illi tenentes Iesum duxerunt ad Caipham principem sacerdotum, ubi scribae et seniores convenerant. Petrus autem sequebatur eum a longe, Matteo 26:58); con valore disgiuntivo l i , i l i : p o k o r i m i s . i & d o o u m e ) m i
b\di. i l i | l : o u m | r e { i (peiqei

kai

ginh

omofrwn

mou

kakw`" apoqnhskei", sottomettiti e sii a me conforme, o finirai male, Suprasliense 65,11-12); con valore conclusivo o esplicativo i b o , b o : i s ) i d e d ) j d | i p r i d \ r
:k i v)v:q{( v:tr i i apad\ a hr ami\ t\. i e pade s(. o s o v a a b o b : a k a m e e (kai katebh h broch kai hlqon oi potamoi

kai

epneusan oi

anemoi

kai

prosepesan th oikiva

ekeinh,

kai

oujk epesen:

teqemeliwto gar epi

thn petran, et descendit pluvia,

et venerunt flumina, et flaverunt venti et irruerunt in domum illam, et non cecidit: fundata enim erat super petram, Matteo 7:25); o t | ~ e o t ) p o u s
t i i m ) . e v : d ( t ) b o s ( ~ | t o t v o r ( t ) (pater, afe"

autoi": ou

ga;r oidasin

ti

poiousin, Pater dimitte illis; non enim sciunt quid

faciunt, Luca 23:34). Particolare attenzione si deve prestare a una caratteristica sintattica del paleoslavo, mutuata dal greco, cio alluso frequentissimo delle congiunzioni i e j e con un valore che solo alla lontana si pu considerare copulativo e avversativo: i , come il kai greco, ha la funzione di sottolineare landamento della narrazione: i p r i { | d ) r a b ) p o v : d a g o s p o d i o u s v o & m o u i r e ~ e
r ab). gospodi. b st) &je povel:. i &}e m:sto &st). i r e~e gospod| r a b o u (kai paragenomeno" o doulo" aphggeilen tw kurivw autou

kai eipen o doulo": kurie, gegonen o epetaxa", kai eti topo" estin. kai eipen o kurio" pro" ton doulon , Et reversus servus nuntiavit haec domino suo Et ait servus: Domine, factum est ut imperasti, et adhuc locus est. Et ait dominus servo , Luca 14:21-23); j e , come il de greco, costituisce un raccordo tematico tra la nuova proposizione e quanto gi detto: p e t r ) j e v ) : s : d : a { e a d v o r : . i p r i s t \ p i k ) & m o u & d i a

232

Il paleoslavo

r ab i g lag o l+ } i. i t b : s) iso u so m| g a l ilei sk i m|. o ) je ot)vr |je s( pr :d) v|s:m i glagol`. e v:m| ~|to glago l&{i. i{|d) {< j e & m o u v ) v r a t a . o u | r : i d r o u g a q (o de Petro" ekaqhto exw en

th aulh: kai

proshlqen autw mia paidiskh legousa: kai

su

hsqa

meta Ihsou tou Galilaiou. o de hrnhsato emprosqen pantwn legwn: ouk oida ti legei". exelqonta de ei" ton pulwna eiden auton allh, Petrus vero sedebat foris in atrio, et accessit ad eum una ancilla dicens: Et tu cum Iesu Galilaeo eras. At ille negavit coram omnibus dicens: Nescio quid dicis. Exeunte autem illo ianuam, vidit eum alia, Matteo 26:69-75). Quando si ha subordinazione (ipotassi) le proposizioni si distinguono in principali (o reggenti) e subordinate. Nei riguardi della proposizione reggente le subordinate possono svolgere funzione di soggetto, di predicato, di attributo o di apposizione, di complemento (oggetto, di specificazione, di tempo, di luogo, di causa, di scopo eccetera). A seconda della funzione svolta le subordinate si caratterizzano come completive (che hanno la funzione di soggetto o di oggetto rispetto al verbo della reggente), relative (che hanno valore di apposizione rispetto a un membro della reggente) e circostanziali (che hanno la funzione dei complementi indiretti e degli avverbi). Sono proposizioni interrogative completive indirette. le Sono dichiarative proposizioni soggettive e oggettive le e le le circostanziali causali,

temporali, le finali, le consecutive, le concessive, le condizionali, le comparative eccetera. 7. Proposizioni completive Proposizioni completive (soggettive, oggettive e interrogative indirette) sono quelle frasi che fungono da soggetto o da oggetto della principale: in paleoslavo possono essere introdotte da molteplici congiunzioni e pronomi, tra cui le pi comuni sono le congiunzioni q k o , a } e , & j e , d a (con sfumatura finale e dopo i verbi che indicano volere e disvolere), e d a (dopo i verba timendi, per es. b l < s t i e b o q t i s ( ) e i pronomi ~ | t o , k ) t o : d o v | l & t )
o u ~ e i k o u d a b \ d e t ) q k o j e o u ~ i t e l| & g o (arketon

tw maqhth ina

Sintassi

233

genhtai w" o didaskalo" autou, sufficit discipulo, ut sit sicut magister eius, Matteo 10:25); o t ) v : k a : s t ) s l { a o q k o k ) t o o t v r | e o ~ i (ek tou aijwno" ouk hkousqh oti hnevwxen ti" ofqalmou" tuflou gegennhmenou, a saeculo non est auditum quia
sl:p ou r ojdeou

quis aperuit oculos caeci nati, Giovanni 9:32); l i m | i t ) t i s ( q k o e m o


g\ : o u m o l i t i o t | c a m o & g o (h dokei" oti ou dunamai parakalesai

ton patera mou, an putas, quia non possum rogare Patrem meum, Matteo 26:53); v : s t e q k o p o d ) v o < d | o u p a s h a b v a & t ) (oidate oti meta duo hmera" to pasca ginetai, scitis quia post biduum Pascha fiet, Matteo 26:2); a k l i a + t ( b o g o m | j i v m | d a r e ~ e { i a m ) . a } e t & s i
h r i s t o s ) s ) b o j i i (exorkizw se kata tou Qeou tou zwnto", ina

hmin eiph", ei su ei o Cristo" o uiJo" tou Qeou, adiuro te per Deum vivum, ut dicas nobis, si tu es Christus Filius Dei, Matteo 26:63); i ~ o u j d a a h \ s ( & j e m \ j d a a { e v ) c r | k ) v e (kai eqaumazon en tw cronizein en tw naw auton, et mirabantur, quod tardaret ipse in templo, Luca 1:21); e h o t : a { e d a b i k ) t o ~ o u l ) (oudena hqelen gnwnai, neminem voluit scire, Marco 7:24); b l < d i o u b o . e d a s v : t ) i j e & s t ) v )
t e b : . t ) m a & s t ) (skopei

oun mh to fw" to en soi skoto" estin,

vide ergo ne lumen, quod in te est, tenebrae sint, Luca 11:35); e o u m : +


i s ) v : m ) . ~ | t o t g l a g o l & { i (oute oida

oute epistamai su ti legei", neque scio neque novi quid dicas, Marco 14:68). Un tipo particolare di proposizione dichiarativa costituito dal discorso indiretto. Diversamente da ci che accade in italiano, in paleoslavo per lassenza della consecutio temporum il discorso indiretto non costituisce una parafrasi/riscrittura del discorso diretto governata da precise regole di commutazione. La differenza tra i due costrutti marcata solo dalla presenza della congiunzione q k o : p e t r ) j e v ) : s : d : a { e a d v o r : . i p r i s t \ p i k )
& mou & dia r ab i gl agol+}i. i t b: s) iso u som| ga lileisk i m|. o ) je o t)vr | je s ( pr : d ) v|s: mi g l ag o l`. e v: m| ~ |t o g lag o l& { i. i{| d ){ < je & m o u v) vr at a. o u |r : i dr o u g aq. i g lag o la i m ) to u i s| b: ~lov:k) s) isou som| aar :iom|. i pak ot)vr |je s( s )

234

Il paleoslavo

k l ( t v o + . q k o e a + ~ l o v : k a . e p o m ) o : p r i s t \ p l| { e s t o ` } e i r : { ( p e t r o v i . v ) i s t i \ i t o t ) i h ) & s i . i b o i b e s : d a t v o q a v : t ( t v o r i t ) . t ) g d a a ~ ( t ) r o t i t i s ( i k l ( t i s ( q k o e a + (o de

Petro" ekaqhto exw en th aulh: kai proshlqen autw mia paidiskh legousa: kai su hsqa meta Ihsou tou Galilaiou. o de hrnhsato emprosqen pantwn legwn: ouk oida ti legei". exelqonta de ei" ton pulwna eiden auton allh kai legei toi" ekei: outo" hn meta Ihsou tou Nazwraiou. ton anqrwpon. kai meta palin hrnhsato mikron eipon omnuein oti kai ouk emnhsqh meta orkou oti ouk oida oi kai kai hrxato de proselqonte" tw Petrw: oida o alhqw" tote

estwte" kataqematizein euqew" alektwr kai

su ex autwn ei, kai gar h lalia sou dhlon se poiei. efwnhsen.

ton anqrwpon.

Petro"; Petrus vero

sedebat foris in atrio, et accessit ad eum una ancilla dicens: Et tu cum Iesu Galilaeo eras. At ille negavit coram omnibus dicens: Nescio quid dicis. Exeunte autem illo ianuam, vidit eum alia ancilla et ait his qui erant ibi: Et hic erat cum Iesu Nazareno. Et iterum negavit cum iuramento: Quia non novi hominem. Et post pusillum accesserunt qui stabant et dixerunt Petro: Vere et tu ex illis es; nam et loquela tua manifestum te facit. Tunc coepit detestari et iurare, quia non novisset hominem. Et continuo gallus cantavit. Et recordatus est Petrus verbi Iesu quod dixerat: Prius quam gallus cantet, ter me negabis. Et egressus foras flevit amare, Matteo 26:69-75). Di fatto, la congiunzione q k o funge da equivalente dei due punti, come del resto possibile anche in greco (il cosiddetto oti recitativo). Come in greco, il discorso indiretto pu avviarsi come dichiarativa implicita, non introdotta dalla congiunzione q k o , e trapassare in discorso diretto: i t ) a p r : t i & m o u i k o m o u j e e g l a g o l a t i . o { | d ) p o k a j i
s ( i & r e o v i . i p r i e s i o o ~ i } e i i s v o & m | (kai

auto" parhggeilen

autw mhdeni eipein,

alla apelqwn deixon seauton tw iJerei, kai

prosenegke peri tou kaqarismou sou, et ipse praecepit illi ut nemini diceret; sed vade, ostende te sacerdoti et offer pro emundatione tua, Luca 5:14).

Sintassi

235

8. Proposizioni completive implicite Tutte le proposizioni completive possono essere implicite: si costruiscono allora con laccusativo con linfinito, con il dativo con linfinito, con un participio congiunto in funzione di apposizione (completiva), con linfinito semplice. a) infinito semplice: si usa quando il soggetto della reggente e quello della subordinata coincidono: i
) t v o r i t i d o b r a (all hot: mi\ti `

(kai

hqelen

parelqein

autou", et volebat praeterire eos, Marco 6:48); | e h o t : a { e o u j d e + s ouk hjbouleto anagkh poihsai kalon, ma non voleva fare il bene a forza, Suprasliense 408,24). b) accusativo con linfinito: come si detto a proposito del complemento oggetto, il confine tra doppio accusativo e accusativo con linfinito rappresentato solo dalla presenza del verbo, grazie alla quale la costruzione del doppio accusativo si trasforma in una proposizione completiva (qui una interrogativa indiretta) del tipo k o g o m ( g l a g o l + t ) ~ l o v : c i b t i (tina me legousin oi anqrwpoi einai, quem me dicunt esse homines? Marco 8:27). La corrispondente esplicita suonerebbe: gli uomini credono che io sia chi?. I verbi che reggono una subordinata del tipo accusativo con linfinito sono gli stessi che reggono il doppio accusativo: i e o s t a v i i t i p o s e b : i
& d i o g o (kai

ouk afhken oudena met

autou sunakolouqhsai, et
glou h` tvor it)

non admisit quemquam se sequi, Marco 5:37); i


s l { a t i . i : m ` g l a g o l a t i (kai

tou" kwfou" poiei akouein kai naon agion sou genesqai

tou" alalou" lalei`n, et surdos fecit audire et mutos loqui, Marco 7:37); "
c r k v | t v o + s t\ + b t i s ) p o d o b i i (kai

kataxiwson, rendilo degno di essere tuo sacro tempio, Eucologio sinaitico 81b,3); o s \ d i { ( i b t i p o v i | a s ) m r | t i (katekrinan auton enocon einai qanatou, condemnaverunt eum esse reum mortis, Marco 14:64). c) dativo con linfinito: questo costrutto caratterizzato dal fatto che il soggetto della subordinata implicita posto al caso dativo: q k o d o b r : & & s t )
& d i o m o u ~ l o v : k o u o u m r : t i a l < d i (oti sumferei ena anqrwpon

236

Il paleoslavo

apoqanein uper tou laou, quia expedit unum hominem mori pro populo, Giovanni 18:14). chiaro che il vantaggio del mettere a morte un unico uomo non coinvolge luomo in questione, che quindi soggetto della subordinata implicita, non certo complemento di termine del verbo expedit, che significa conviene, giova, utile. In altri contesti lanalisi del caso dativo meno univoca: p o v e l : h ) h
erovimom) r ab)sk str :{ti t

(etaxa

ta

Ceroubim

douloprepw`" fulattein

se, ho ordinato ai cherubini di guardarti

come un servo, Suprasliense 470,4-5); q k o p o d o b a & t ) s o u ~ l o v : ~ | s k


o u & m o u m ) o g o p o s t r a d a t i (oti dei ton uiJon tou anqrwpou polla

paqein, quoniam oportet Filium hominis pati multa, Marco 8:31); q


ko je v|m:s titi s e b : a { e a r o d o u (wste mh cwreisqai autou" panta", poich

non era possibile alla folla starci, Suprasliense 109,2-3). Eventuali predicati concordano con il soggetto al caso dativo (doppio dativo): w o t ) d a | i g r : h o v ) . " o i b t | i p r : g r : { e e i . " b t i e m o u
v { ) { < m i r ) h ) p e ~ a l e i . g <o s p o d >< p o m o <l i m ) s ( > (uper afesew"

amartiwn genesqai

kai auton

sugcwrhsew" twn uyhloteron twn

plhmmelhmatwn tou kosmou

autou

kai -

tou tou

fronhmatwn

Kuriou <dehqwmen>, per la remissione dei peccati e per la cancellazione delle colpe e per essere lui superiore agli affanni di questo mondo, Signore, preghiamo, Eucologio sinaitico 98b,8). Il dativo con linfinito corrisponde alla costruzione greca dellaccusativo con linfinito: cfr. infatti s ) t v o r \ h e r o v i m ) p o k l a q t i t i s (poiw ta Ceroubim proskunhsai se, far che i cherubini ti si inchinino, Suprasliense 470,5-6). Il costrutto non va confuso con periodi nei quali il dativo, sia retto dal verbo della principale sia retto dallinfinito, non costituisca il soggetto della subordinata esplicita: per esempio nella frase a ~ ( t ) i m ) g l a
g o lati. &je ho t:a { e b ti &mou

(hrxato

autoi"

legein

ta

mellonta autw

sumbainein, coepit illis dicere quae essent ei eventura,

Marco 10:32) non possiamo parlare di dativo con linfinito perch soggetto della subordinata non Ges, ma le cose che stanno per succedergli.

Sintassi

237

d) participio congiunto: si tratta di un costrutto molto comune in paleoslavo cos come in greco, destinato a divenire marca stilistica di registri aulici e classicheggianti. A distinguerlo dallaccusativo con linfinito solo il fatto che il predicato sia un participio: i m : i m ( o t ) r e ~ e a (ece me parhthmenon, habe me excusatum, Luca 14:18) i m : i m ( o t ) r e k ) { a s ( (ece me parhthmenon, habe me excusatum, Luca 14:19); o t ) s e l : o arti oyesqe ton uiJon tou anqrwpou
u |r ite sa ~lo v:~|ska&go. s:d(}a o des\+ sil. i gr (d\ }a a o b l a c : h ) e b e s | s k i h ) (ajp

kaqhmenon ek dexiwn th" dunamew" kai ercomenon epi twn nefelwn tou ouranou, amodo videbitis Filium hominis sedentem a dextris virtutis et venientem in nubibus caeli, Matteo 26:64); s m o k ) v | i c \ i m : a { e e t e r ) v ) v
i o g r a d : s v o & m | v ) s a j d e \ (sukhn eicen ti" pefuteumenhn en tw

ampelwni

autou, arborem fici habebat quidam plantatam in vinea sua, einai ton uiJon tou anqrwpou, quem dicunt

Luca 13:6); k o g o g l a g o l + t ) ~ l o v : c i s \ } a s a ~ l o v : ~ | s k a & g o (tina legousin oi anqrwpoi homines esse Filium hominis? Matteo 16:13); k ) g d a j e t ( v i d : h o m ) b
o l ( } a (pote de se eidomen asqenh, quando te vidimus infirmum,

Matteo 25:39); o i j e v i d : v ) { e i p o m o r < h o d ( } | (oi de idonte" auton epi th" qalassh" peripatounta, at illi ut viderunt eum ambulantem supra mare, Marco 6:49); i i c : l i ` . q k o a r o d o u d i v i t i
s(. vi d(}e : m ` gl agol+}( i b:d| ` s) dr av i hr o m ` hod(}( i s l : p ` v i d ( } ( (kai

eqerapeusen autou":

wste tou" oclou"

qaumasai bleponta" kwfou" lalounta", kullou" ugiei" kai kwlou;" peripatounta" kai Matteo 15:31). 9. Proposizioni relative Le proposizioni relative rappresentano la pi antica e pi semplice forma di subordinazione dellindoeuropeo. Introdotte da pronomi relativi e relativi indefiniti (i j e , i j e k o l i j | d o , i j e a } e , q k ) , q k ) j e , & l i k ) ) e da avverbi relativi e relativi indefiniti (& g d a , & g d a j e , q m o j e , q m o j e k o l i j | d o , tuflou" bleponta", et curavit eos, ita ut turbae mirarentur, videntes mutos loquentes, claudos ambulantes, caecos videntes,

238

Il paleoslavo

i d e j e , i d e j e k o l i j | d o ) le relative proprie, o determinative, specificano un

elemento della reggente, di cui costituiscono una sorta di apposizione: ~ | t o j e v


idi {i s\~| c| i je &s t) v) o~ese br a tr a tvo &go, a br | v|a &je &st) v) o ~ese tvo&m| e ~ou &{i

(ti de blepei" to karfo"

to en tw

ofqalmw tou adelfou sou, thn de dokon thn en tw idivw ofqalmw ou katanoei", quid autem vides festucam in oculo fratris tui, trabem autem, quae in oculo tuo est, non consideras?, Luca 6:41); o t | ~ e a { | i j e & s i a
e b e s | h ) (pater hmwn

o en toi" ouranoi`", Pater noster, qui es

in caelis, Matteo 6:9); & g o j e a } e l o b ) j \ t ) & s t ) (on an filhsw, autov" estin, quemcumque osculatus fuero, ipse est, Matteo 26:48); i &
j e a } e s ) v ( j e { i a e m li . b \ d e t ) s ) v ( a o a e b e s | h ) (kai o ean

dhsh/" epi

th"

gh"

estai

dedemenon

en

toi"

ouranoi`", et

quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum et in caelis, Matteo 16:19); & m o u j e
: s m | d o s t o i ) p o k l o | s ( r a d r : { i t i r e m e e s a p o g o u & g o (ou ouk

eimi ikano" kuya" lusai ton imanta twn upodhmatwn autou, cuius non sum dignus procumbens solvere corigiam calceamentorum eius, Marco 1:7); b \ d e t ) b o t ) g d a s k r ) b | v e l i q . q k a j e e b l a . o t ) a ~ a l a v | s e g o
m i r a . d o s e l : (estai gar tote qliyi" megalh, oia ou gegonen ajp

arch" kosmou ew" tou nun, erit enim tunc tribulatio magna, qualis non fuit ab initio mundi usque modo, Matteo 24:21); i r a g ) \ v ) k ) i g
o b r : t e m : s t o . i d e j e b : a p i s a o (kai anoixa" to biblion euren ton

topon ou hn gegrammenon, Et ut revolvit librum invenit locum ubi scriptum erat, Luca 4:17); & l i k o h o } e t e d a t v o r ( t ) v a m ) ~ l o v : c i . t a k o
i v t v o r i t e i m ) (panta oun osa ean qelhte ina poiwsin umin oi

anqrwpoi, outw" kai umei" poieite autoi`", omnia ergo quaecumque vultis ut faciant vobis homines, et vos facite illis, Matteo 7:12); s i v ) v i t a i i b { ( o b ) o ) p o l ) i o r ) d a a . i d e j e b : i o a ) k r | s t ( (tauta en Bhqaniva egeneto peran tou Iordanou, opou hn o Iwannh" baptizwn, haec in Bethania facta sunt trans Iordanem, ubi erat Iohannes baptizans, Giovanni 1:28); q m o j e a ) i d \ e m o j e { i : p o m | :
i t i (opou upagw ou dunasai moi nun akolouqhsai, quo ego vado,

non potes me modo sequi, Giovanni 13:36); o u ~ i t e l < i d \ p o t e b : q m o j e

Sintassi

239

k o l i j | d o i d e { i (didaskale,

akolouqhsw

soi

opou ejan aperch,

magister, sequar te, quocumque ieris, Matteo 8:19). Le relative possono avere valore finale, causale, temporale, ipotetico, concessivo eccetera: si parla in questo caso di relative improprie, o circostanziali: o & j e a } e d a s t ) s ( v a m ) v ) t ) ~ a s ) . t o g l a g o l i t e (all th wra, o ejan doqh [ejan + congiuntivo: eventualit] umin en ekeinh laleite, sed quod datum vobis fuerit in
& g d a s t ` m \ ~ velika

touto

illa hora, id loquimini, Marco 13:11); v ) t o j e v r : m


aa h\. b:a {e sto u de|

(kata

de

ton

kairon

ekeinon, ote

oi

agioi emarturhsan, eicen kruo" mega,

in quel tempo, quando i santi subivano il martirio, faceva molto freddo, Suprasliense 76,10-12); p r i d \ t ) j e d | e .
& g d a j e o t ) i m e t ) s ( o t ) i h ) j e i h ) (eleusontai de hmerai otan

aparqh ajp

autwn o numfio", venient autem dies, cum auferetur ab eis

sponsus, Matteo 9:15). Come in greco, il pronome relativo pu trovarsi in posizione prolettica, cio anticipare la proposizione reggente della relativa, e il suo antecedente dimostrativo pu essere taciuto: a & j e & s i p r i { | l ) t v o r i (ejf o parei etaire, ad quod venisti, fac, Matteo 26:50). Ci avviene in particolare quando si abbia la cosiddetta attrazione diretta del pronome relativo, quando cio il pronome relativo, che dovrebbe andare al caso nominativo o accusativo, viene attratto nel caso obliquo del nome cui si riferisce e viene retto dalla stessa preposizione: i i k ) t o j e e v : s t ) k ) t o & s t ) o t | c | t ) k ) m o
s) i &mou je a}e ho}et) s) q v i t i (kai

oudei"

ginwskei o

tiv" estin

o pathr

ei

mh o

uio"

kai

w ejan

boulhtai

uiJo;" apokaluyai, et nemo scit quis sit Pater nisi Filius et cui voluerit Filius revelare, Luca 10:22); p r i d e t ) g o s p o d i ) r a b a t o g o v ) d | | v ) |
je e ~ a & t ) . i v ) ~ a s ) v ) | j e e v : s t ) (hxei o kurio" tou doulou ekeinou

en hmera h ou prosdoka kai en wra h ou ginwskei, veniet dominus servi illius in die qua non sperat, et hora qua ignorat, Matteo 24:50). Diversamente dal greco, da cui questo costrutto mutuato, il paleoslavo e successivamente lo slavo ecclesiastico utilizzano di rado e sempre meno questo tipo di concordanza, che verr reintrodotta come norma allepoca delle

240

Il paleoslavo

riforme nikoniane: i g l a g o l a i m a . i d : t a v ) v | s | q j e & s t ) p r : m o v a m a .


i abi& v)hod(}a v) + obr (}eta jr :b|c| p r iv(a). a &m| je : s t ) e o u i k ) t o j e o t ) ~ l o v : k ) v ) s : l ) (kai legei autoi": upagete

ei"

thn

kwmhn thn eurhsete

katenanti pw`lon

umwn,

kai ejf

euqu" on

eisporeuomenoi oudei" oupw

eij" authn

dedemenon,

anqrwpwn ekaqisen, et ait illis: ite in castellum, quod contra vos est, et statim introeuntes illuc invenietis pullum ligatum, super quem nemo adhuc hominum sedit, Marco 11:2). 10. Proposizioni circostanziali Le proposizioni circostanziali sono nella frase complessa ci che i complementi sono nella frase semplice: servono cio a specificare le circostanze nelle quali si svolge lazione della reggente cui si riferiscono. Le circostanziali sono definite, in base alla funzione logica che svolgono, causali, comparative, concessive, consecutive, finali, ipotetiche, temporali eccetera. Queste definizioni sono tuttavia di scarsa rilevanza, tanto pi che il paleoslavo non possiede strumenti sintattici atti a differenziare le subordinate che siano paragonabili a quelli del latino e del greco. Ci che distingue i vari tipi di subordinata circostanziale , a livello formale, la sola congiunzione o avverbio da cui introdotta; ma molte congiunzioni introducono diverse subordinate circostanziali:
&je,

che

abbiamo visto introdurre le completive, introduce anche proposizioni causali, temporali, ipotetiche; q k o introduce tutto. In quanto al modo verbale, che tanta importanza ha in greco e in latino, il paleoslavo non possiede la ricchezza di quelle: le subordinate utilizzano nella grande maggioranza dei casi il modo indicativo. Quando la proposizione abbia valore ipotetico o ottativo il paleoslavo ricorre a una costruzione perifrastica, detta ora uslovnoe naklonenie (letteralmente modo condizionale), ora soslagatelnoe naklonenie (letteralmente modo congiuntivo), formata dal participio perfetto e dallausiliare b t i coniugato in un modo particolare, che potrebbe risalire allantico ottativo i.e. (v. p. 194).

Sintassi

241

11. Proposizioni ipotetiche e periodo ipotetico Le proposizioni ipotetiche sono introdotte dalle congiunzioni a } e , & j e ,
& l | m a , & g d a . Di queste, & j e , & l | m a e & g d a reggono sempre lindicativo: i & j e p l | t i + p o b : j d e i b s t e . k r : p o s t i + d {) \ + p o b : d i t e (kai ei

th sarki htthqhte, th enstasei th" yuch" nikhsate, e se siete stati vinti nel corpo, vincerete per forza danimo, Suprasliense 108,21-22); & l m a g
ospodi) moi gos pojde e v:st) i~soje i me e kak o mog\ a) s ) t v o r i t i e p r i q i o & s e d : l o (ei o Kurio" mou, despoina, ou

ginwskei di

eme ti pw" poihsw to ponhron touto, se il mio


rad" e o u bo "m) s` egda

Signore, o signora, non sa nulla di me come posso fare questa cosa malvagia, Suprasliense 366,3-8); s e g o
s) m \} ae t ) s` e ml:

(dia

touto

ou

fobhqhsomeqa

en

tw

tarassesqai

thn ghn, propterea non timebimus, dum turbabitur terra,

Salmo 45(46):3). In quanto ad a } e , la congiunzione di maggior utilizzo nelle ipotetiche, essa regge lindicativo o il cosiddetto condizionale in proposizioni che conviene considerare quali protasi di un periodo ipotetico. Lassenza di desinenze specifiche per i modi ottativo e congiuntivo fa s che il periodo ipotetico non abbia la complessa strutturazione del greco e del latino: protasi e apodosi, condizioni e conseguenze si costruiscono per mezzo della stessa costruzione perifrastica. Rispetto ai quattro tipi di periodo ipotetico del greco classico (realt, eventualit, possibilit, irrealt), gi peraltro ridotti a tre nel Nuovo Testamento a causa della morte dellottativo, il paleoslavo distingue solo tra realt (realt e eventualit) e non realt (possibilit e irrealt), utilizzando la costruzione perifrastica per esprimere i modi della non realt: a) realt e eventualit: a } e k ) t o i m a t ) o u { i s l { a t i d a s l { i t ) (ei ti" ecei [ei + indicativo: realt] wta akouein, akouetw, si quis habet aures audiendi, audiat, Marco 7:16); o t | ~ e m o i a } e e v ) m o j e t ) ~ a { a s i
m i m o i t i o t ) m e e . a } e e p i + & ` . b \ d i v o l q t v o q (pater mou, ei

ou dunatai [ei + indicativo: realt] touto parelqein, ejan mh auto pivw [ejan + congiuntivo: eventualit], genhqhtw to qelhma sou, Pater mi, si non potest hic calix transire, nisi bibam illum, fiat voluntas tua, Matteo 26:42); d a a { t e k t o h o { t e t ) p r i s t \ p i t i i " b : g \ t i . p r i b : j i t ) k )

242

Il paleoslavo

b a i (opw" ean ti" qelh [ejan + congiuntivo: eventualit] parabhnai,

prosfugh

tw

balaneiw, affinch, se qualcuno voleva muoversi e

scappare, corresse nella piscina, Suprasliense 76,18-19); i a } e v a m a k ) t o r


e~et) ~| to se d:& ta. r |c:ta qko gospod| tr : bou &t). i abi & p ak pos)l &t) i s : m o (kai

ejan ti" umin eiph

[ejan

+ congiuntivo:

eventualit]: ti poieite touto eipate: o Kurio" autou creian ecei, kai euqu" auton apostellei palin wde, et si quis vobis dixerit: quid facitis? dicite, quia Domino necessarius est, et continuo illum dimittet huc, Marco 11:3); b) possibilit e irrealt: a } e b o b i s t e v : r \ i m a l i m o s e o v i . v : r \ b i s t e
` l i i m | : (ei gar episteuete Mwu sei [ei + imperfetto indicativo:

irrealt nel presente],

episteuete an

emoi, si enim crederetis Moysi,

crederetis forsitan et mihi, Giovanni 5:46); a } e e b i b l ) . s | ) l o d : i . e b


i m ) p r : d a l i & g o t e b : (ei mh hn [ei + imperfetto indicativo: irrealt

nel presente] outo" kakon poiwn, ouk an soi paredwkamen autovn, si non esset hic malefactor, non tibi tradidissemus eum, Giovanni 18:30); d o b r o b
i & m o u b l o a } e e b i r o d i l ) s ( ~ l o v : k ) t ) (kalon hn autw, ei

ouk egennhqh [ei + aoristo: irrealt nel passato] o anqrwpo" bonum erat ei, si natus non fuisset homo ille, Marco 14:21).

ekeino",

Delle restanti proposizioni circostanziali hanno una fisionomia meglio definita le proposizioni causali, concessive, consecutive, finali e temporali. La congiunzione pi utilizzata q k o , q k o j e , al punto che potrebbe essere utile parlare di un gruppo di subordinate introdotte da un che subordinante generico, o polivalente, sul cui sfondo far risaltare le proposizioni dalla semantica pi definita. 12. Proposizioni causali Le proposizioni causali sono introdotte dalle congiunzioni q k o , & j e ,
& l | m a , a & , a & j e , p o & , p o & j e + indicativo: s e g o r a d i v p o s l o u { a & t e . q k o : s t e o t ) b o g a (dia e

touto umei" ouk akouvete,

oti ek tou Qeou ouk este, propterea vos non auditis , quia ex Deo non estis,

Sintassi

243

Giovanni 8:47); r a d o u i t e s ( i v e s e l i t e s ( . q k o m | d a v a { a m ) o g a
& s t ) a e b e s | h ) (cairete kai

agallia`sqe, oti o misqo" umwn


takojde. &je vij

polu;" en
d\

toi"

ouranoi", gaudete et exsultate, quoniam merces vestra

copiosa est in caelis, Matteo 5:12); r a d o u + s (cairw men wsautw" praxei perch vedo fanciulli oi" che orw con paida" eleuqera

otr ok pr osto m) ( kom| i d:lese m|. p:s| c:sar ou tvor {t

kai

glwssh cantano

kai le

thn anarrhsin tou basilew" poioumenou", mi rallegro inoltre linguaggio e azioni libere

lodi del re, Suprasliense 332,30 - 333,3); ) & l m a o u b o t ) { t i { i s a


s ) m r | t | . j i v ) d a i g o r i { i (epei

oun speudei" epi

ton qanaton

zwn kahsh, poich ti affretti alla morte, che tu arda vivo, Suprasliense 140, 20-21);
& l m a o u b o d o m o u e i m : a { e v l a d k a . s e g o d : l m a o u b o g l a g o l\ t )

(epei oun oikian ouk eicen o Despoth", dia touto autw legousi , poich dunque a casa non cera il padrone, per questo dicono , Suprasliense 416,1-3); i s e b \ d e { i m l | ~ ( . i e m o g i p r o g l a g o l a t i . d o
& g o j e d | e b \ d e t ) s e . a & e v : r o v a . s l o v e s | m ) m o i m ) (kai idou

esh siwpwn kai mh dunameno" lalhsai, acri h" hmera" genhtai tauta, anq wn ouk episteusa" toi" logoi" mou, et ecce eris tacens et non poteris loqui usque in diem, quo haec fiant, pro eo quod non credidisti verbis meis, Luca 1:20); e d o s t o i o & s t ) v ) l o j i t i & g o v ) k
a r ) v a \ . p o & j e c : a k r ) v e & s t ) (ouk exestin balein auta ei" ton

korbanan, epei

timh aimato" estin, non licet eos mittere in corbonam,

quia pretium sanguinis est, Matteo 27:6). 13. Proposizioni concessive Le proposizioni concessive sono introdotte dalle congiunzioni a } e , a } e i ,
q k o + indicativo o condizionale: v : r o u ` i v ) m ( . a } e o u m | r e t ) o j i v e t )

(o pisteuwn ei" eme kan apoqanh zhsetai, qui credit in me, etiam si mortuus fuerit, vivet, Giovanni 11:25); a } e i v | s i s ) b l a ( t ) s ( o t e b : . a
) i k o l i j e e s ) b l a j + s ( (ei pante" skandalisqhsontai en soiv,

egw oudepote skandalisqhsomai, et si omnes scandalizati fuerint in te, ego nunquam scandalizabor, Matteo 26:33); a a { t e i & d i ) b i b l )

244

Il paleoslavo

~ou dimi.

do v|l:a{e

a{ei

sil:

o do l:ti

(ei

kai

ei"

hn

qaumazomeno",

thn

ge

twn

hmeterwn

logwn

dunamin

exhrkei

katapalaisai, se anche fosse stato uno solo quello degno di meraviglia, basterebbe a superare la forza delle nostre parole, Suprasliense 82,28-29). 14. Proposizioni consecutive Le proposizioni consecutive sono introdotte da q k o + indicativo: v l | j e v
) l i v a a h \ s ( v ) l a d i + . q k o o u j e p o g r ( \ t i h o t : a { e (ta kumata

epeballen ei" to ploion, wste hdh gemizesqai to ploion, fluctus mittebat in navim, ita ut impleretur navis, Marco 4:37); s ) r : t e t e i d ) v a b
:s|a l< ta : lo. qk o e mojaa{e ik )to je. mi\ ti p\ t | m| t: m|

(uphnthsan autw duo daimonizomenoi iscuein tina parelqein dia

calepoi lian, wste mh

th" odou ekeinh", occurrerunt ei duo

habentes daemonia saevi nimis, ita ut nemo posset transire per viam illam, Matteo 8:28); k ) t o s | & s t ) . q k o v : t r i . i m o r & p o s l o u { a + t ) & g o (potapo" estin outo", oti kai 8:27). 15. Proposizioni finali Le proposizioni finali sono introdotte dalle congiunzioni d a , q k o d a , e d a , e
d a k a k o + indicativo o condizionale: m o l i t e s ( o u b o g o s p o d i o u j ( t v : d a i v e d e t ) d : l a t e l ` a j ( t v \ s v o + (dehqhte

oi anemoi kai

h qalassa autw

upakouousin, qualis est hic, quia venti et mare oboediunt ei?, Matteo

oun tou

kuriou tou qerismou, opw" ekbalh ergata" ei" ton qerismon autou, rogate ergo Dominum messis, ut mittat operarios in messem suam, Matteo 9:38); b ) d i t e i m o l i t e s ( d a e v ) i d e t e v ) a p a s t | (grhgoreite kai proseucesqe, ina mh eiselqhte ei" peirasmo;n, vigilate et orate, ut non intretis in tentationem, Matteo 26:41); s ) v : t ) s ) t v o r i { ( q k o d a
o b l | s t ( t ) i s l o v o m | (sumboulion elabon opw" auton pagideuswsin

en logw, consilium inierunt ut caperent eum in sermone, Matteo 22:15);


m o l q a { e i b : s | o v a v i s ( . d a b i s ) i m | b l ) (parekalei auton o

daimonisqei" ina met autou h, a daemonio vexatus fuerat, ut esset cum

Sintassi

245

illo, Marco 5:18); a k l i a + t ( b o g o m | j i v i m | d a r e ~ e { i a m ) . a } e


t & s i h r i s t o s ) s ) b o j i i (exorkizw

se kata tou Qeou tou

zwnto", ina hmin eiph",

ei su ei o Cristo" o uiJo" tou Qeou,

adiuro te per Deum vivum, ut dicas nobis, si tu es Christus Filius Dei, Matteo 26:63); a p r : t i i m ) . d a e a v : & g o s ) t v o r ( t ) (kai epetimhsen autoi",
u bo da

ina

mh

faneron

auton

poihswsin, et praecepit eis ne


v)str )ga+} e

manifestum eum facerent, Matteo 12:16); r a b i j e r : { ( & m o u . h o } e { i l i o


{|d){e isp l:vem) `. o) je r e~e i. eda p l : v e l ) . v ) s t r ) g e t e k o u p | o s ) i m | i p | { e i c \ (oi de douloi autw

legousin: qelei" oun apelqonte" sullexwmen auta o de fhsin: ou[, mhpote sullegonte" ta zizania ekrizwshte ama autoi" ton siton, servi autem dixerunt ei: Vis, imus et colligemus ea? Et ait: Non, ne forte colligentes zizania eradicetis simul cum eis et triticum, Matteo 13:28-29); o t ) v : } a { ( j e m \ d r ` g l a g o l + } ( . e d a k a k o e d o s t a e t
) a m) i vam). id:te je pa ~e k) pr oda+}iim) i kou pite seb:

(apekriqhsan de hmin kai agorasate

ai

fronimoi

legousai: mallon pro"

mh

pote tou"

ou

mh arkesh kai

umin: poreuesqe

pwlounta"

eautai`", responderunt

prudentes dicentes: Ne forte non

sufficiat nobis et vobis, ite potius ad vendentes et emite vobis, Matteo 25:9). 16. Proposizioni temporali Le proposizioni temporali sono introdotte dalle congiunzioni & g d a ,
& g d a j e , q k o , & j e , d a , d o | d e , d o | d e j e , d o k o l : , o t ) & l i j e , p r : j d e d a j e , e simili + indicativo: e o u m v a + t ) b o r \ k ) s v o i h ) . & g d a h l : b ) q d ( t ) (ou gar niptontai ta" ceira", otan arton esqiwsin, non

enim lavant manus suas cum panem manducant, Matteo 15:2); i & g d a j e i
d : a { e a r o d i o u g : t a a h \ i (en de tw upagein

auton oi ocloi

sunepnigon autovn, et contigit, dum iret, a turbis comprimebatur, Luca 8:42); p r : j d e d a j e k o k o t ) e v ) g l a s i t ) . t r i k r a t o t ) v r | j e { i s (


m e e (prin alektora fwnhsai tri" aparnhsh me, prius quam gallus

cantet, ter me negabis, Matteo 26:75); s : d i t e t o u . d o | d e j e { | d )


po mo l+ s( tamo

(kaqisate

autou

ew"

ou

apelqwn

ekei

246

Il paleoslavo

proseuxwmai, sedete hic donec vadam illuc et orem, Matteo 26:36);


pr ide t) godia. da v|sqk)i je ou bie t) v. m|it) s( slo u j|b\ p r i o s i t i b o g o u (ercetai wra ina

pa" o apokteina" uma" doxh

latreian prosferein tw Qew, venit hora, ut omnis, qui interficit vos, arbitretur obsequium se praestare Deo, Giovanni 16:2); i b s t ) . q k o v
) l e j e s ) i m a . p r i & m ) h l : b ) b l a g o s l o v i (kai

egeneto en tw

katakliqhnai auton met

autwn

labwn

ton

arton euloghsen, et

factum est, dum recumberet cum eis, accepit panem et benedixit, Luca 24:30); t ) g d a b o & j e i v |
) h l : b ) i < d a . t o u v ) s k o ~ i v | | d i q v o l

(kai gar tote, meta to labein thn prosforan, epephdhse tw Iouda o diabolo", allora non appena prese il pane Giuda, subito gli si avvent contro il diavolo, Suprasliense 421,2). 17. Proposizioni circostanziali implicite Le proposizioni circostanziali possono essere implicite: si costruiscono allora con linfinito, semplice o retto da q k o , d a , oppure con un participio al caso dativo (dativo assoluto). Questo costrutto, equivalente al genitivo assoluto del greco, costituito da un sostantivo o pronome che funge da soggetto e da un participio che funge da predicato, entrambi declinati al caso dativo. Il soggetto per lo pi differente da quello della reggente, ma, come in greco, sono possibili eccezioni a questa norma. Il dativo assoluto pu assumere valore temporale, causale e concessivo. Le finali implicite sono introdotte da q k o + infinito oppure espresse con il supino (dopo i verbi di moto): s ) v ( j : t e ` v ) s o p . q k o s ) j e } i ` (dhsate auta ei" desma" pro" to katakausai auta, alligate ea in fasciculos ad comburendum, Matteo 13:30); s ) v : t ) s ) t v o r i { ( q k o o
u b i t i i (sumboulion elabon wste qanatwsai autovn, consilium

inierunt ut eum morti traderent, Matteo 27:1); p r i { l b o b : {

qkoje

m a s l o v | l i q t i (kai gar hsan paragenomenai, wste elaion balei`n,

erano giunte infatti a versare unguento, Suprasliense 445,2); i i d : a h \ v


| s i k ) j | d o a p | s a t ) s ( v ) s v o i g r a d ) (kai

eporeuonto

pante"

Sintassi

247

apografesqai, ekasto"

ei" thn eautou polin, et ibant omnes ut

profiterentur singuli in suam civitatem, Luca 2:3); s \ p r \ g ) v o l o v | i h ) k


o u p i h ) p ( t ) . i g r ( d \ i s k o u s i t ) i h ) (zeugh bown hgorasa pente,

kai poreuomai dokimasai auta, iuga boum emi quinque et eo probare illa, Luca 14:19). Le consecutive implicite sono introdotte da q k o , d a + infinito: i s e t r \ s ) v
e l i i b s t ) v ) m o r i . q k o p o k r v a t i s ( k o r a b l < v l | a m i (kai idou

seismo" mega" egeneto en th qalassh, wste to ploion kaluptesqai upo twn kumatwn, et ecce motus magnus factus est in mari, ita ut navicula operiretur fluctibus, Matteo 8:24); i a b i & s ) b | r a { ( s ( m ) o i . q k o j e
k ) t o m o u e v ) m : } a t i s ( i p r : d ) d v | r | m i (kai sunhcqhsan polloiv,

wste mhketi cwrein mhde ta pro" thn quran, et convenerunt multi, ita ut non caperet neque ad ianuam, Marco 2:2); i i c : l i ` . q k o a r o d o u
diviti s(. vid (} e :m ` glagol+}( i b:d|` s)dr a v i hr om` h o d ( } ( i s l : p ` v i d ( } ( (kai eqerapeusen autou": wste

tou;"

oclou"

qaumasai bleponta" kwfou" lalounta", kullou"

ugiei" kai

kwlou" peripatounta" kai tuflou" bleponta", et curavit eos, ita ut turbae mirarentur, videntes mutos loquentes, claudos ambulantes, caecos videntes, Matteo 15:31); t o l i k a
bl\dica pr ivl:}i a svo& bo sila b:a {e ou ~itelq. da i po s lo u { aie

(tosauth

gar

hn

dunami" tou didaskalou, w" kai porna" epispasqai ei" thn oikeian upakohn, tale era la forza del maestro, da costringere anche le prostitute ad ascoltarlo, Suprasliense 408, 20-21). Le temporali, le causali e le concessive implicite sono espresse nella maggioranza dei casi con un dativo assoluto: p o d : j e b v ) { i . & g d a j e
a h o j d a a { e s l ) | c e . p r i o { a a h \ k ) & m o u v | s ( e d \ j | ` (oyia"

de genomenh", ote edusen o hlio", eferon pro" auton panta" tou;" kakw" econta", vespere autem facto, cum occidisset sol, afferebant ad eum omnes male habentes, Marco 1:32); i j d i v ) { o u j e & m o u v | s q . b s t ) g
lad) kr :p)k) a str a: toi

(dapanhsanto"

de

autou

panta

egeneto limo" iscura kata thn cwran ekeinhn, et postquam omnia

248

Il paleoslavo

consummasset, facta est fames valida in regione illa, Luca 15:14); i { | d ) { o u j e & m o u v ) v r a t a . o u | r : i d r o u g a q (exelqonta de ei" ton pulwna eiden auton allh, exeunte autem illo ianuam, vidit eum alia, Matteo 26:71); m \ d ( } o u (cronizonto" de
je jei ho u . v)dr : ma{( s( v|s( i s) paa h\

tou

numfiou

enustaxan

pasai

kai

ekaqeudon,

moram autem faciente sponso, dormitaverunt omnes et dormierunt, Matteo 25:5-6); i e d o s t a v ) { o u v i o u . g l a g o l a m a t i i s o u s o v a k ) & m o u . v i a
e i m \ t ) (kai

usterhsanto" oinou legei h mhthr tou Ihsou pro;" auton: oinon ouk ecousin, et deficiente vino, dicit mater Iesu ad eum: vinum non habent, Giovanni 2:3); t o l i k a j e a m e i q s ) t v o r | { o u &
mo u pr :d) i m i . e v:r o vaa h\ v ) | (tosauta

de

autou

shmeia pepoihkoto" emprosqen


s\}< . e

autwn ouk episteuon


pr otr )je s( mr :ja

ei" auton, cum autem tanta signa fecisset coram eis, non credebant in eum, Giovanni 12:37); i t o l i k o u (kai 21:11). Sono possibili anche costruzioni con linfinito (che si faranno pi frequenti nella storia ulteriore dello slavo ecclesiastico, spesso con la congiunzione & j e , v
o & j e , in virt di una maggiore subalternit al greco)4:

tosoutwn

ontwn

ouk escisqh to diktuon, et cum tanti essent,

non est scissum rete, Giovanni

con valore causale: " o u l i q o u t ) g d a p r i { e d ) { o u v ) a t i o h i i s k i


gr ad). e bo &st) c:sar em) togo ar e{ti. jr |ti dov|l:&t) bo & mou b e a k o i k o m ) i p r : s t \ p | i k o m ) ) v a t i i . a e a p o v : d i b o j i ` pr :st\piv){o u &mou k o u mir o m)

(Ioulianou

tote

paragenomenou kata thn Antiocou polin, ei ge basilea crh ekeinon eponomasai, arkei gar autw ton paranomon kai parabathn kaleisqai auton, dia to ta" entola" tou qeou parabanta auton
4 Gli alti pregi della primitiva traduzione slavo ecclesiastica del Vangelo andarono progressivamente diminuendo nel corso della trasmissione del testo: i copisti e i revisori, incuranti del valore letterario ed esegetico della traduzione di Cirillo e Metodio, si sforzarono di conformarla sempre pi pedissequamente alloriginale greco, spesso sacrificandone le alte qualit stilistiche, per ottenere una traduzione letterale: N. Radovich, Testi del Vangelo in Slavo ecclesiastico antico, Napoli 1964, p. XVI.

Sintassi

249

eidwloi" qusai, giunto allora Giuliano nella citt di Antiochia, infatti non si deve chiamarlo cesare, basta per lui che lo si dica fuorilegge e apostata, poich, infranti i comandamenti divini, sacrificava agli idoli, Suprasliense 214,1-6); con valore finale: s : d : a { e s ) s l o u g a m i . v i d : t i k o | ~ i \ (ekaqhto meta twn uphretwn idein to telo", sedebat cum ministris, ut videret finem, Matteo 26:58); b s t ) j e o u m r : t i i } o u & m o u . i e s e o u b t i a g e l a l o o a v r a a m l & (egeneto de apoqanein ton ptwcon kai apenecqhnai auton upo twn aggelwn ei" ton kolpon Abraam, factum est autem ut moreretur mendicus et portaretur ab angelis in sinum Abrahae, Luca 16:22); o b t i a m ) h r a m o u . i j i l i } < . p r : s t aa g o e m o u
dh a . g <o s p o d >< p o m o <l i m ) s ( > (per essere noi la casa e il tempio del suo

santo spirito preghiamo il signore, Eucologio sinaitico 60a,7).

APPENDICE 1 La normalizzazione

Normalizzare significa riportare ogni singola parola storicamente attestata dai testi del canone alla sua forma corretta. Lesigenza di normalizzare nasce da motivazioni diverse, scientifiche, didattiche, catalografiche. Normalizzati devono essere i lemmi di un vocabolario, le forme dei paradigmi, gli esempi di un manuale. La normalizzazione serve anche a descrivere le caratteristiche di un manoscritto, ma qui la norma del testo entra in concorrenza con quella della lingua. La normalizzazione pu essere fondamentalmente di due tipi: a) glagolizzante, orientata cio sullalfabeto glagolitico e sui pi antichi manoscritti del canone; b) cirillica, cio orientata sullalfabeto cirillico e sui manoscritti pi recenti. Sono possibili anche scelte differenti, necessarie a studiosi che hanno a che fare con le caratteristiche di singoli manoscritti o propongono una propria ricostruzione del sistema linguistico di una epoca data. La normalizzazione pu riguardare i livelli grafico, fonetico, morfologico. Per normalizzazione grafica si intende luso di uniformare differenti grafie di uno stesso fonema. Qui la scelta di un tipo di normalizzazione non ha nessuna rilevanza, i criteri possono essere dettati da considerazioni pratiche, quali la migliore leggibilit, o tecnici, quali il concreto inventario di caratteri offerto dal computer. Qui si sono seguiti i criteri dello Staroslavjanskij slovar (po rukopisjam XXI vekov), edito a Mosca nel 1994:

252

Appendice 1

le diverse rese grafiche di /i/ (i , " , oppure " ) si normalizzano come i (a eccezione del caso in cui il grafema abbia valore di cifra); le diverse rese grafiche di /o/ (o , w ) si normalizzano come o (a eccezione del caso in cui il grafema abbia valore di cifra e della interiezione: w !); le diverse rese grafiche di /u/ (o u , ' , u ) si normalizzano come o u ; le diverse rese grafiche di /y/ (y , , @ , ) i ) si normalizzano come ; le diverse rese grafiche di /e/ (( ,
, A)

si normalizzano come ( ;

le diverse rese grafiche degli jer tesi davanti a i o a jod ( e ) si normalizzano rispettivamente come i e evitando le oscillazioni del tipo a
b | & / a b i & subito, s ) k a a | & / s ) k a a i & racconto, v i \ / v ) i \

sempre; le diverse rese grafiche di /z/ ( , z ) si normalizzano come ; le diverse rese grafiche di / / ( , ) si normalizzano come ; le diverse rese grafiche di /st/ ({ t , } ) si normalizzano come } . Per normalizzazione fonetica si intende la restituzione della forma ortografica e fonetica ideale, corrispondente alla norma del canone paleoslavo: a) si restituisce la forma etimologicamente corretta di e , cio: si elimina la confusione di jer molle e jer duro; si ripristinano gli eventuali jer caduti in posizione debole o vocalizzati in posizione forte; si ripristina la corretta resa delle sonoranti in funzione sillabica (esempi: d | j d ) , d o j d ) > d ) j d ) pioggia; { ) d ) , { e d ) > { | d ) che andato; m o g ) > m ) o g ) molto; p r ) v ) , p | r v ) > p r | v ) primo); b) si restituisce la forma etimologicamente corretta di i e y: b i t i battere,
b t i essere;

c) si restituisce la forma etimologicamente corretta di e e e : i m e e del nome (G sg), i m : i & le propriet; d) si restituisce la forma etimologicamente corretta di z e : v : r | fiera,
: l o molto;

e) si restituiscono gli esiti corretti delle iodizzazioni: p r : j d e prima,


h o } \ io voglio;

La normalizzazione

253

f) si restituisce la forma etimologicamente corretta delle vocali nasali, sia nel caso di confusione tra le vocali nasali stesse, sia nel caso di loro sostituzione con vocali orali; in quanto al loro inventario, se si segue la normalizzazione glagolizzante, viene usato un sistema grafico a tre elementi che prevede luso di un grafema unico per la vocale nasale anteriore iodizzata e non iodizzata (glag.
M

traslitterato con ( ) e di due grafemi per la resa della


q, J

vocale posteriore iodizzata e non iodizzata (glag.

traslitterati con \ ,

+ ); se si segue la normalizzazione cirillica, viene usato un sistema grafico a

quattro elementi che prevede luso di due grafemi tanto per la vocale nasale anteriore (non iodizzata e iodizzata: ( , ` oppure posteriore (non iodizzata e iodizzata: \ , + oppure q,
I , M) J ).

quanto per quella

g) si normalizza luso delle vocali iodizzate a seconda del tipo di normalizzazione prescelto. In glagolitico, e nei manoscritti cirillici glagolizzanti, non vi una coerente modalit di individuazione grafematica della presenza di jod: le uniche vocali iodizzate (sulla cui natura fonetica peraltro esistono opinioni divergenti) sono ju (V) e jo (J). La normalizzazione delluso delle vocali iodizzate pu dunque essere diversa se si scelga il tipo glagolizzante o cirillico. La normalizzazione glagolizzante opera con un inventario di due vocali iodizzate (ju, jo): u, ju (o u per
u,

<

per

7):

in inizio di parola si normalizzano

etimologicamente, ma con concessioni a criteri statistici (o u t r o mattina e tutti i derivati di questa radice che significa presto, di buon ora si normalizzano con la iniziale non iodizzata; la radice < - giovane e tutti i suoi derivati si normalizzano con la iniziale iodizzata); nelle terminazioni la vocale iodizzata si usa dopo vocale, dopo jod e dopo tutte le consonanti iodizzate e palatalizzate: a m e i < al segno, k o < al cavallo, m \ j < alluomo, o t | c < al padre; o , jo (\ per q, + per
J ):

in inizio di parola si usa esclusivamente la

vocale non iodizzata (eccezione: lA sg f del pronome anaforico: + lei e lavverbio + d o u j e , + d : j e dove); per il resto la vocale iodizzata si usa

254

Appendice 1

dopo vocale, dopo jod e dopo tutte le consonanti iodizzate e palatalizzate: m o + mia (A sg f), g l a g o l + io dico, o u ~ e i c + allieva (A sg f); e, je sono indicate in tutte le posizioni con e , che traslittera e; e, je sono indicate in tutte le posizioni con ( , che traslittera M; e, ja sono indicate in tutte le posizioni con : , che traslittera A. La normalizzazione orientata sul cirillico opera con un inventario di cinque vocali iodizzate (q , & , ` , + , < ): u, ju (o u , < ): in inizio di parola si normalizzano etimologicamente, ma con concessioni ai criteri statistici di cui si detto. Per il resto, la normalizzazione cirillica pu accogliere o meno il progressivo indurimento delle palatali con conseguente arretramento di ju: la vocale iodizzata, obbligatoria dopo vocale, dopo jod e dopo consonante liquida, nasale o labiale iodizzata (r, l, n, ml, pl, bl, vl), non sempre utilizzata anche dopo le restanti consonanti palatali: ~ o u d o e ~ < d o miracolo. Nelle terminazioni:
a m e i < al segno, k o < al cavallo, m \ j < o m \ j o u alluomo, o t | c < o o t | c o u al padre.

o , jo (\ , + ): in inizio di parola si usa esclusivamente la vocale non iodizzata con le eccezioni di cui si detto; per il resto la vocale iodizzata si usa dopo vocale, dopo jod e dopo consonante liquida, nasale o labiale iodizzata (r, l, n, ml, pl, bl, vl): m o + mia (A sg f), g l a g o l + io dico, mentre dopo le altre palatali la normalizzazione cirillica pu accogliere la vocale non iodizzata: d : v i c + e d : v i c \ fanciulla (A sg f); e, je (e , & ): si usa la vocale non iodizzata dopo consonante (escluse le liquide, nasali e labiali iodizzate); si usa la vocale iodizzata dopo silenzio, dopo vocale, dopo jod e dopo le liquide, nasali e labiali iodizzate: r, l, n, ml, pl, bl, vl (fanno eccezione i prestiti, per esempio e v a g e l i & vangelo e alcune poche parole slave: e d a se, e i s, e s e ecco, e t e r ) un tale); e , je (( , ` ): si usa la vocale non iodizzata dopo consonante (escluse le palatali nate dalla jodizzazione di liquide, nasali e labiali); si usa la vocale iodizzata dopo silenzio, dopo vocale, dopo jod e dopo le liquide, nasali e labiali iodizzate (r, l, n, ml, pl, bl, vl).

La normalizzazione

255

e , ja (: , q ): mentre il sistema grafico del glagolitico rispecchia la totale omofonia di *e in tutte le posizioni, indicando questo suono con il grafema A (cirillico : ), la normalizzazione cirillica utilizza : per indicare *e e *e dopo
2

consonante dura e dopo c, , z, s frutto della II e della III palatalizzazione, q per indicare *e dopo vocale, dopo silenzio, dopo jod e dopo le consonanti palatali, a (ma anche q ) per indicare *e dopo c, z, s, st, zd: v : d : t i sapere, c : a prezzo, q d | cibo, s l { a t i e s l { q t i ascoltare:
e dopo consonante e dopo c, , z, s (II e III pal.) e dopo c, z, s , s t, zd e dopo j, r, l, n, ml, pl, bl, vl e dopo silenzio e dopo vocale norm. glag litica v : d : t i sapere c : a prezzo k r i ~ : t i gridare b o : t i s ( temere p o m y { l : a { e t e pensavate (2 pl. impf.) : d | cibo k r : a h ) coprivo (1 sg impf.) norm. cirillica v:d:ti c :a kr i~ a ti kr i~ qti boqti s( pom y{l qa {e te qd| kr qa h)

a, ja (a , q ): mentre il sistema grafico del glagolitico rispecchia la metafonizzazione di *a dopo jod (anche protetico) e dopo consonante palatale, indicando questo suono con il grafema A (cirillico : ), la normalizzazione cirillica utilizza a per indicare *a dopo vocale, dopo silenzio (con rarissime eccezioni1) e dopo consonante non palatale, q per indicare *a dopo jod e dopo le liquide, nasali e labiali iodizzate. Dopo le altre consonanti palatali (c, , z, s, c , z , s , s t, z d) la normalizzazione cirillica accoglie preferibilmente la vocale non iodizzata:
1 In quanto alla oscillazione tra a e ja in inizio di parola, poich si tratta dello

sviluppo non conseguente di jod protetico davanti a *a etimologica iniziale di parola, la normalizzazione si avvale di criteri statistici: una parola che in paleoslavo sia presente pi spesso senza lo jod protetico viene normalizzata con la iniziale non jodizzata (esempio: a ) io), una parola che in paleoslavo sia presente pi spesso con lo jod protetico viene normalizzata con la iniziale jodizzata (esempio: q k o come), ovvero : in normalizzazione glagolizzante, q in normalizzazione cirillica.

256

Appendice 1

a dopo consonante a dopo c, , z, s (III pal.)

a dopo c, z, s , s t, zd a dopo j r, l, n, ml, pl, bl, vl a dopo silenzio a dopo vocale

norm. glag litica o g a gamba d : v i c : fanciulla o t | c : del padre (G sg m) k ) ( : del principe (G sg m) m | { : messa m o : mia v o l : libert a k come se : k o come k a a a h ) dicevo (1 sg impf.)

norm. cirillica oga d : v i c a (-c q ) o t | c a (-c q ) k ) ( a (- q ) m | { a (-{ q ) moq volq ak qko ka aa h )

Volendo indicare la presenza di jod, la normalizzazione di tipo glagolizzante pu ricorrere allarchetto, usato anche nella normalizzazione di tipo cirillico davanti a i e davanti a :
volja libert morje mare zemlje della terra konj cavallo bogynji dea norm. glagolitica v o l: m o re e m l( k o | b o g i norm. cirillica volq mor & eml` k o | b o g i

Un capitolo particolare nel discorso sulla normalizzazione spetta ai prestiti. Le parole di origine non slava presentano spesso varianti di carattere grafico (generate dalla possibilit di scegliere diverse rese grafiche) o di carattere fonetico (generate dalla diversa modalit del prestito, per via orale, con conseguente adattamento, o per via scritta, nel caso di prestiti dotti). Nel normalizzare si sceglier la variante che si incontra con maggior frequenza nei manoscritti: alla lettera greca q (theta) possono corrispondere i grafemi slavi t , normativo per esempio in a t i Atene, oppure # , normativo in a # i e i ateniese; alla lettera greca f (phita) possono corrispondere i grafemi slavi p , v , f (normativi per esempio in k a p e r ) a o u m ) Cafarnao, p r o s v o r a ostia, r
a f a i l ) Raffaele);

La normalizzazione

257

alla lettera greca u (psilon) possono corrispondere i grafemi cirillici , o


u , < , v , i , di cui < lunico soggetto a regolare normalizzazione (< > : k < p r ) > k p r ) Cipro). Gli altri sono normativi per esempio in v s s o )

bisso, t o u m | p a ) timpano, e v a ge l i & evangelo, m r a mirra, m i r o ) Mirone. Va osservato che gi il grafema greco si riferisce a una realt fonetica complessa: in aderenza alle norme ortoepiche del greco bizantino psilon si pronuncia [i] per itacismo quando vocale, ma suona come u dentalizzato [v] nei dittonghi. alla lettera greca y (psi) possono corrispondere il grafema $ o il digramma p s , che verr preferito nella normalizzazione; alla lettera greca x (ksi) possono corrispondere il grafema o il digramma
k s , che verr preferito nella normalizzazione.

Ci sono casi in cui la forma accepita unica: si normalizzano le diverse rese grafiche delle velari in posizione davanti a vocale anteriore (k , k , g , g nei manoscritti cirillici, il grafema , introdotto dallo studioso Jagic come traslitterazione del glagolitico edizioni di manoscritti glagolitici) in k , g
Q,

nelle moderne

(k e s a r | > k e s a r | cesare,

e v a | e l i & > e v a g e l i & evangelo. Le grafie g g , g k , che corrispondono al

greco gg, gk, sono normalizzate in g , k : a ge l ) angelo, a k r a ncora; si normalizza in posizione iniziale di parola e : e p i s k o u p ) episcopo; si normalizza in posizione finale di parola la forma -e i : f a r i s e i (e non
f a r i s : i ) fariseo.

Per ci che riguarda le forme adattate, cio i prestiti in cui linserimento di vocali (in genere , ) scioglie gruppi consonantici impropri alla fonetica slava, esse vengono accolte e considerate normative qualora maggioritarie (per esempio p s a l ) m ) , salmo, ma non p ) s ) l ) m ) ). Infine, la normalizzazione morfologica opera con criteri differenti a seconda delle finalit che si propone, ripristinando le forme paradigmatiche, o eliminando errori e incongruenze allinterno della norma ricostruita per un dato testo.

Tavole morfologiche
1. Temi in *a: sostantivi femminili
N G D A L S V NA GL DS N G D A L S N G D A L S V NA GL DS N G D A L S jea je je: je\ je: jeo+ jeo je: je ou je a ma je je) jeam) je jeah) jeami b o g i bog` b o g i bog+ b o g i boge+ bog& b o g i bog< bogqma bog` b o g | bogqm) bog` bogqh) bogqmi emlq eml` e m li eml+ e m li eml&+ eml& e m li eml< emlqma eml` e m l| emlqm) eml` emlqh) emlqmi miq mi` mii mi+ mii mi&+ mi& mii mi < miqma mi` mii miqm) mi` miqh) miqmi dou{a dou{( dou{i dou{\ dou{i dou{e+ dou{e dou{i dou{ou dou{a m a dou{( dou{| dou{a m ) dou{( dou{a h) dou{a m i m l ) i (i ) ml) i` ml)ii ml)i+ ml ) ii ml)e+ ml) i& ml) ii ml)i< ml) iqma ml) i` ml) ii ml) iqm) ml) i` ml)iqh) ml)iqmi

260

Appendice 2

2. Temi in *a: sostantivi maschili


N G D A L S V NA GL DS N G D A L S vo&voda vo&vod vo&vod: vo&vod\ vo&vod: vo&vodo+ vo&vodo vo&vod: vo&vodou vo&voda ma vo&vod vo&vod) vo&voda m) vo&vod vo&voda h) vo&voda mi qd|c a q d|c ( q d|c i q d|c \ q d|c i q d|c e + q d|c e qd|c i q d|c ou q d|c a ma qd|c ( qd|c | qd|c a m ) qd|c ( qd|dc a h ) qd|c a m i s\dii s\di` s\dii s\di+ s\dii s\die+ s\di& s\dii s\di< s\diqma s\di` s\dii s\diqm) s\di` s\diqh) s\diqmi

3. Temi in *o: sostantivi maschili


N G D A L S V NA GL DS N G D A L S r ab) r aba r abou r ab) r ab: r abom | r abe r aba r abou r aboma r abi r ab) r abom) r ab r ab:h) r ab k o | ko q ko< k o | k o i ko& m| ko < koq ko < ko& ma k o i k o | ko& m) ko ` k o i h ) k o i m\j| m\ja m\jou m\j| m\ji m\jem| m\jou m\ja m\jou m\jema m\ji m\j| m\jem) m\j\ m\jih) m\ji jr :bii jr :biq jr:bi< jr :bii jr :bii jr :bi&m| jr :bi< jr :biq jr :bi< jr :bi&ma jr :bii jr :bii jr :bi&m) jr :bi` jr :biih) jr :bii

Tavole morfologiche

261

4. Temi in *o: sostantivi neutri


N G D A L S NA GL DS N G D A L S l:to l:ta l:tou l:to l:t: l:tom| l:t: l:tou l:toma l:ta l:t) l:tom) l:ta l:t:h) l:t pol& polq pol< pol& p o li pol&m | p o li pol< pol&ma polq p o l| pol&m) polq p o li h ) p o li s)|mi}e s)|mi}a s)|mi}ou s ) |mi } e s)|mi}i s)|mi}em| s)|mi}i s)|mi}ou s)|mi}ema s)|mi}a s)|mi}| s)|mi}em) s)|mi}a s)|mi}ih) s)|mi}i amei& ameiq a mei< amei& ameii amei&m| ameii amei< amei&ma ameiq ameii amei&m) ameiq a meiih) ameii

5. Temi in *u: sostantivi maschili


N G D A L S V NA GL DS N G D A L S s) sou sovi s) sou *s ) m | (s o m | ) sou s sovou s)ma sove sov) *s ) m ) (s o m ) ) s *s ) h ) (s o h ) ) s)mi dom) domou domovi do m) domou pol) polou

polou

pol pol)ma domov)

262

Appendice 2

6. Temi in * : sostantivi maschili e femminili


N G D A L S V NA GL DS N G D A L S p\t| p\ti p\ti p\t| p\ti p\t|m| p\ti p\ti p \ti< p \t|ma p\ti& p\tii p\t|m) p\ti p\t|h) p\t|mi kost| kosti kosti kost| kosti kosti+ kosti kosti ko sti< ko st|ma kosti ko stii ko st|m) ko s ti kost|h) kost|mi

l< di & l< di i l< d|m) l< di l< d|h) l< d|mi

7. Temi in *n (sostantivi maschili e neutri) e in *nt (sostantivi neutri)


N G D A L S NA GL DS N G D A L S ka m k amee k amei k ame| k amee ka me |m| ka mei k a meou ka me|ma ka me e ka me) ka me |m) ka mei ka me |h) ka me |mi vr :m( vr :mee vr :mei vr :m( vr :mee vr :me|m| vr :me: vr :meou vr :me|ma vr :mea vr :me ) vr :me|m) vr :mea vr :me|h) vr :me otr o~ ( otr o~(te otr o~(ti otro~ ( otr o~ (te otr o~ (t|m | otr o~ (t: otr o~ (tou otr o~ (t|ma otr o~ (ta otr o~ (t) otr o~ (t|m ) otr o~ (ta otr o~ (t|h) otr o~ (t

Tavole morfologiche

263

8. Temi in *s (sostantivi neutri), in *r e in *u (sostantivi femminili)


NV G D AL S NA GL DS N G D A L S slovo slovese slovesi slovo slove se sloves|m| sloves: slovesou sloves|ma slovesa sloves) sloves|m) slovesa sloves|h) sloves ma ti matere mater i mater | mater i mater i+ *m a t e r i *m a t e r o u *m a t e r | m a materi mater ) mater |m) mater i mater |h) mater |mi s vekr svekr )ve svekr)vi sve kr )v| s vekr )v e s vekr )vi+ s vekr )vi s vekr )vou s vekr )va ma s vekr )vi s vekr)v ) s vekr )va m) s vekr )vi s vekr )va h) s vekr )va mi

9. Aggettivi possessivi
m N G D A L S NA GL DS N G D A L S moi mo&go mo&mou moi mo&m| moim| moq mo&< moima moi moih) moim) mo` moih) moimi mo& mo&go mo&mou mo& mo&m| moim| moi mo&< moima moq moih) moim) moq moih) moimi n moq mo&` mo&i mo + mo&i mo&+ moi mo&< moima mo` moih) moim) mo` moih) moimi f

264

Appendice 2

m N G D A L S NA GL DS N G D A L S a{| a{ego a{emou a{| a{em| a{im| a {a a{e< a {ima a{i a {ih) a {im) a{( a {ih) a {imi a{e a{ego a{emou a{e a{em| a{im| a{i a{e< a {ima a {a a {ih) a {im) a {a a {ih) a {imi

n a {a a{e` a{ei a{\ a{ei a{e+ a{i a{e< a {ima a{( a {ih) a {im) a{( a {ih) a {imi

10. Aggettivi di grado comparativo


maschile N G D A L S NA GL DS N G D A L S b o li i b o l| { a b o l| { o u b o li i b o l| { i b o l| { e m | b o l| { a b o l| { o u b o l| { e m a b o l| { e b o l| { | b o l| { e m ) b o l| { ( b o l| { i h ) b o l| { i maschile di forma lunga b o li i b o l| { a & g o b o l| { o u & m o u b o li i b o l| { i i m | b o l| { i i m | b o l| { a q b o l| { o u < b o l| { i i m a b o l| { e i b o l| { i i h ) b o l| { i i m ) b o l| { ( ` b o l| { i i h ) b o l| { i i m i

Tavole morfologiche

265

neutro N G D A L S NA GL DS N G D A L S bol& b o l| { a b o l| { o u bol& b o l| { i b o l| { e m | b o l| { i b o l| { o u b o l| { e m a b o l| { a b o l| { | b o l| { e m ) b o l| { a b o l| { i h ) b o l| { i

neutro di forma lunga bol&& b o l| { a & g o b o l| { o u & m o u bol&& b o l| { i i m | b o l| { i i m | b o l| { i i b o l| { o u < b o l| { i i m a b o l| { a q b o l| { i i h ) b o l| { i i m ) b o l| { a q b o l| { i i h ) b o l| { i i m i

femminile N G D A L S NA GL DS N G D A L S b o l| { i b o l| { ( b o l| { i b o l| { \ b o l| { i b o l| { e + b o l| { i b o l| { o u b o l| { a m a b o l| { ( b o l| { | b o l| { a m ) b o l| { ( b o l| { a h ) b o l| { a m i

femminile di forma lunga b o l| { i q b o l| { ( ` b o l| { i i b o l| { \ + b o l| { i i b o l| { e + b o l| { i i b o l| { o u < b o l| { i i m a b o l| { ( ` b o l| { i i h ) b o l| { i i m ) b o l| { ( ` b o l| { i i h ) b o l| { i i m i

266

Appendice 2

11. Coniugazione dei verbi atematici: b t i e v : d : t i


infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f b ti &s m| &s i &s t) &s v: &s ta &s te &s m) &s te s\t) b\d\ b\de{i b\de t) b\dev: b\deta b\dete b\dem) b\dete b\d\t) b\di b\di b\d:v: b\d:ta b\d:m) b\d:te s s s\}i v:d:ti v:m| v:s i v:s t) v:v: v:s ta v:s te v:s m) v:s te v:d(t)

presente

du

pl

sg

futuro

du

pl

sg

imperativo

du

v:jd| v:jd| v:div: v:dita v:dim) v:dite v:d v:d v:d\}i

pl

participio pres. attivo

Tavole morfologiche

267

infinito participio pres. passivo m n f 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

b ti

sg

aoristo

du

pl

sg

imperfetto

du

pl

condizionale

sg

pl

participio pass. attivo participio perfetto participio pass. passivo supino

bh) b / bst) b / bst) bhov: b s ta b s te bhom) b s te b {( b:h) b: b: / b:a {e b:hov: b:s ta b:s te / b:a {e te b:hom) b:s te b:{( / b:a h\ bim) / bih) bi bi bim) / bihom) biste b\ / bi{( bv) bv) b v){i b l ) , -o , -a

v:d:ti v:do m ) e v:dim) v:domo e v:dimo v:doma e v:dima v:d:h) v:d: v:d: v:d:hov : v:d:sta v:d:ste v:d:hom) v:d:ste v:d:{( v:d:a h) v:d:a{e v:d:a {e v:d:ahov: v:d:a {eta v:d:a {ete v:d:a hom) v:d:a {ete v:d:a h\

v:d:v) v:d:v) v:d:v){i v : d : l ) , -o , -a v : d : ) , -o , -a v:d:t)

268

Appendice 2

12. Coniugazione dei verbi atematici: d a t i , q s t i e i m : t i


infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f da ti dam| dasi das t) dav: das ta daste da m) daste da d(t) qsti qm| q s i qst) qv: qsta qs te qm) qs te qd( t) im:ti ima m| ima{i ima t) imav: ima ta ima te ima m) imate im\t)

presente

du

pl

sg presente con valore di futuro

du

pl

sg

imperativo

du

dajd| dajd| da di v : da di ta da di m ) da di te dad dad da d\ } i

qjd| qjd| qdiv: qdita qdim) qdite qd qd qd\}i qdom) e q d i m ) , -o , -a

im:i im:i im:iv: im:ita im:im) im:ite im / im:` im / im:` im\}i / im:+}i

pl participio presente attivo participio presente passivo

Tavole morfologiche

269

infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

aoristo

du

pl

sg

imperfetto

du

pl

da ti dah) da / da s t) da / da s t) dahov: das ta daste dahom) daste da {( da d:ah) dad:a{e da d:a {e da d:a hov: da d:a {e ta da d:a {e te da d:a ho m) dad:a{ete da d:a h \

qsti qs) / qh) q / qs t) q / qst) qsov: / qhov: qsta qs te qsom) / qhom) qste qs( / q{( qd:ah) qd:a {e qd:a {e qd:a hov: qd:a {eta qd:a {e te qd:a h om) qd:a {ete qd:a h\

im:ti im:h) im: im: im:hov: im:s ta im:s te im:hom) im:s te im:{( im:ah) im:a {e im:a {e im:ahov: im:a {eta im:a {ete im:ahom) im:a{ete im:a h\

condizionale

sg

pl participio passato attivo participio perfetto m n f participio presente passivo m n f supino

dav) dav) da v){i d a l ) , -o , -a d a ) , -o , -a da t)

qd) qd) qd){i q l ) , -o , -a q d e ) , -o , -a qst)

im:v) im:v) im:v){i i m : l ) , -o , -a

im:t)

270

Appendice 2

13. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -e-: v e s t i , m o } i (r e } i ) e p ( t i
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f m n f 1 2 3 1 2 3 1 2 3 v es ti v e d\ v e de {i v e de t) vedev: vedeta v e de te v e de m ) v e de te v e d\ t) v e di v e di v e d: v : v e d: ta v e d: m ) v e d: te ved ved v e d\ } i v e do m) vedomo v e do ma ve d) ve d) v e de vedov: ve deta v e de te v e do m) v e de te v e d\ m o } i (r e } i ) mog\ moje {i moje t) mojev: m oje ta mojete m o j e m) mojete mog\t) moi moi mo:v: mo :ta mo:m) mo:te mog mog mog\}i (r e k o m ) r ekomo r ekoma) mog) moje mo j e mogov: mojeta moje te m og o m) mojete mog\ p(ti p|\ p| e {i p|et) p|ev: p | e ta p| ete p|e m) p|ete p|\t) p|i p|i p|:v: p|:ta p|:m) p|:te p| p| p|\}i p|om) p|omo p|oma

presente

du

pl

sg

imperativo

du

pl participio presente attivo participio presente passivo sg aoristo asigmatico

du

pl

Tavole morfologiche

271

v es ti m o } i (r e } i ) p ( t i v:s) p ( s ) ** r :h) [r e ~ e ] p( sg [v e d e ] [v e d e ] [r e ~ e ] p( v:sov : r :hov: p(sov: aoristo p(sta p du v:s ta r :sta sigmatico I v:s te r :s te (s te v:som) r :hom) p ( s o m) pl p(ste p v:s te r :ste v:s ( r :{( (s ( v e do h) mogoh) sg [v e d e ] [m o j e ] [v e d e ] [m o j e ] v e do ho v : mogohov: aoristo du v e dos ta mogosta sigmatico II v e dos te mogoste v e do ho m ) mogohom) pl v e dos te mogoste v e do {( mogo{( ved:ah) mojaah) p|:ah) ved:a{e mojaa{e p|:a {e sg v e d:a {e moja a {e p|:a {e ved:ahov: mojaahov: p|:ahov: imperfetto du ved:a {eta mojaa {eta p|:a {eta v e d:a {e te moja a {e te p|:a {e te v e d:a ho m) mojaa ho m) p|:a hom) pl ved:a{ete mojaa{ete p|:a {ete v e d:a h\ moja a h\ p|:a h \ v e d) mog) p|) participio v e d) mog) p|) passato attivo v e d) { i mog){i p|){i participio perfetto m n f v e l ) , -o , -a m o g l ) , -o , -a p ( l ) , -o , -a v e de ), (r e ~ e ) , p(t), participio pass.ato passivo m n f -o , -a -o , -a ) -o , -a supino v es t) mo}| p(t) * con semplificazione del nesso consonantico [dz] > [z]: m o i eccetera. ** con trasformazione della fricativa dentale [s] > [x]: p ( h ) , p ( h o v : , p ( h o m ) , p ( { ( . 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

infinito

272

Appendice 2

14. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -e-: m r : t i (t r | t i ), p l o u t i e ) v a t i
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f m n f 1 2 3 1 2 3 1 2 3 mr :ti (t r | t i ) m|r \ m|r e {i m|r et) m|r ev: m|reta m|r e te m|r em) m|r ete m|r\t) m|ri m|r i m|r :v: m|t:ta m|r :m) m|r :te m|r m|r m|r \}i (t | r o m ) t|r omo t|roma) plouti plov\ plov e {i plov e t) plovev: plov eta plovete pl ov e m) plovete plov \t) plovi plovi plov :v: plov :ta plov :m) plov :te plov plov plov \}i )vati ov\ ov e {i ov e t) ovev: oveta ovete ov em) ovete ov \t) ovi ovi ov :v: ov :ta ov :m) ov :te ov ov ov \}i o vo m) ovomo ovoma

presente

du

pl

sg

imperativo

du

pl participio presente attivo participio presente passivo sg aoristo asigmatico

(ot | r e )

du

pl

Tavole morfologiche

273

infinito sg aoristo sigmatico I 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

du

pl

mr :ti (t r | t i ) mr :h) mr : mr : mr :hov: mr :sta mr :ste mr :hom) mr :ste mr :{(

plouti plouh) plou plou plouhov: plous ta plouste plouhom) plouste p lou{(

)vati )va h) )va )va )va hov: )vas ta )vaste )va hom) )vaste )va{(

sg aoristo sigmatico II

du

pl

sg

imperfetto

du

pl participio passato attivo participio perfetto m n f participio pass. passivo m n f supino

m |r :a h) m |r :a {e m|r:a {e m|r :ahov: m |r :a {eta m|r :a {e te m|r :a hom) m|r :a {ete m|r:a h \ m|r ) m|r ) m|r ){i m r | l ) ,-o , -a t|r e ) / t r | t ) , -o , -a mr :t)

plov:ah) plov:a{e plov:a {e plov:ahov: plo v :a {e ta plov:a {ete plov:a hom) pl o v:a {ete plov :a h\ plouv) plouv) plouv){i p l o u l ) , -o , a p l o v e ) , -o , a plout)

)vaah) )vaa{e )vaa{e )vaahov: )vaa {eta )vaa{ete )vaa hom) )vaa{ete )vaah\ )vav) )vav) )vav ){i | v a l ) , -o , -a ) v a ) , -o , -a )va t)

274

Appendice 2

15. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -ne-: d v i g \ t i (k o s \ t i ), m i \ t i (r i \ t i ) e s t a t i
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f dvig \ti (k o s \ t i ) dvig\ dvige {i dvige t) dvigev: dv ig e ta dvige te dvigem) dvigete dvig \t) dvigi dvigi dvig:v: dvig :ta dvig:m) dvig:te mi\ti (r i \ t i ) mi\ mie{i mi et) miev: mi eta mi e te mi e m) miete mi\t) mii mii mi:v: mi:ta mi:m) mi:te sta ti sta \ sta e {i sta e t) s ta ev : s ta e ta sta e te sta e m) sta e te sta \t) sta i sta i sta :v: sta :ta sta :m) sta :te sta sta sta \}i

presente

du

pl

sg

imperativo

du

pl participio presente attivo participio presente passivo m n f sg aoristo asigmatico

du

pl

1 2 3 1 2 3 1 2 3

dvig mi dvig mi dvig\}i mi\}i ( e i s t r | g o m ) , -o , -a ) dvig) dvije dvije dvigov: dvijeta dvijete dvigom) dvijete dvig\

Tavole morfologiche

275

infinito sg aoristo sigmatico I 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

du

pl

sg aoristo sigmatico II

du

pl

sg

imperfetto

du

pl participio passato attivo participio perfetto m n f participio passato passivo m n f supino

dvig \ti (k o s \ t i ) (k o s \ h ) [k o s \ ] [k o s \ ] kos\hov: kos\s ta k os\ste kos\ho m) kos\s te kos\{() dvigoh) [d v i j e ] [d v i j e ] dvigohov : dvigosta dvigoste dvigohom) dvigos te dvigo{( -d v i g : a h ) -d v i g : a { e -d v i g : a { e -d v i g : a h o v : -d v i g : a { e t a -d v i g : a { e t e -d v i g : a h o m ) -d v i g : a { e t e -d v i g : a h \ dvig) dvig) dvig){i d v i g l ) , -o , -a dvigov e) e d v i j e ) , -o , -a

mi\ti (r i \ t i ) mi\h) [m i \ ] [m i \ ] mi\hov: mi\sta mi\ste mi\hom) mi\ste mi\{(

sta ti sta h) [s t a ] [s t a ] sta hov : sta sta sta ste sta hov : sta ste sta {(

(r i : a h ) r i:a {e r i:a{e r i:ahov: r i:a {eta r i:a {e te r i:a hom) r i:a{ete r i:a h\) mi\v) mi\v) mi\v){i mi\l), -o , -a

-s t a : a h ) -s t a : a { e -s t a : a { e -s t a : a h o v : -s t a : a { e t a -s t a : a { e t e -s t a : a h o m ) -s t a : a { e t e -s t a : a h \ sta v) sta v) sta v){i s t a l ) , -o , -a

sta t)

276

Appendice 2

16. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -je-: a t i , b r a t i (k l a t i ) e m l : t i
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f a ti a+ a &{i a &t) a&v: a&ta a&te a & m) a&te a +t) ai a i a iv: a ita a im) a ite a` a` a +}i a & m ), -o , -a ah) a a a hov: asta aste a hom) aste a {( br ati (k l a t i ) bor + bor &{i bor &t) bor &v: b or& ta bor &te bor &m) bor &te bor +t) b o ri b o ri b o ri v : b o ri t a b o ri m ) b o ri t e bor ` bor ` bor +}i (k o l & m ) , -o , -a ) br ah) bra br a br ahov: br as ta br aste br a hom) br aste br a {( ml:ti mel+ me l &{i me l &t) mel&v: mel&ta mel&te mel&m) mel&te me l + t) m e li m e li m e li v : m e li t a m e li m ) m e li t e mel` mel` me l+}i mel&m), -o , -a ml:h) ml: ml: ml:hov : ml :sta ml:ste ml:hom) ml:ste ml:{(

presente

du

pl

sg

imperativo

du

pl participio presente attivo participio presente passivo m n f sg aoristo sigmatico I

du

pl

1 2 3 1 2 3 1 2 3

Tavole morfologiche

277

sg

imperfetto

du

pl participio passato attivo participio perfetto m n f participio passato passivo m n f supino

1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

aah) a a{e aa{e aa hov: aa {eta aa{ete aahom) aa{ete aa h\ a v) a v) a v){i a l ) , -o , -a a ) , -o , -a a t)

bor qah) bor qa {e b or qa {e bor qa hov: bor qa {e ta b or qa {e te bor qa h om ) bor qa {e te b or qa h \ br av) br av) br a v){i b r a l ) , -o , -a

me lqah) melqa{e m e l qa {e melqa hov: m e l qa {e ta m e l qa {ete melqahom) melqa{ete m e l qa h \ ml:v) ml:v) ml:v){i m l : l ) , -o , -a

b o r e ) , -o , -a m l : ) , -o , -a br at) ml :t)

17. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -je-: g l a g o l a t i , pla ka ti e v:r ova ti
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 gl agol a ti glagol+ glagol&{i gl agol &t) glagol&v: glagol&ta glagol&te glagol&m) glagol&te gl agol + t) g l a g o li g l a g o li g l a g o li v : g l a g o li t a pla ka ti pla~\ pla ~ e {i pla ~ e t) pla~ev: pla ~ eta pla~ete pl a ~ e m) pla~ete pla ~ \t) pla~i pla~i pla~iv: pla ~ ita v:r ova ti v:r ou+ v:r ou&{i v:r ou&t) v:r ou&v: v:r ou&ta v:rou&te v:r ou&m) v:r ou&te v:r ou+t) v:r oui v:r oui v:r ouiv: v:r ouita

presente

du

pl

sg

imperativo

du

278

Appendice 2

infinito pl participio presente attivo participio presente passivo m n f sg aoristo sigmatico I 1 2 3 m n f

gl agol a ti g l a g o li m ) g l a g o li t e glagol` glagol` glagol +}i glagol&m), -o , -a glagol a h) glagola glagola glagol a hov: gl agol as ta glagolaste glagol a hom) glagolas te gl agol a {( glagolaah) glagolaa {e glagolaa {e glagolaahov: gla golaa {e ta glagolaa {e te glagolaa hom) glagolaa{ete glagolaa h \ glagolav) glagolav) gl agol av){i glagolal), -o , -a glagola), -o , -a gl agol a t)

pla ka ti pla~im) pla~ite pla~( pla~( pla~\}i

v:r ova ti v:r ouim) v:r ouite

du

pl

sg

imperfetto

du

pl participio passato attivo participio perfetto m n f participio passato passivo m n f supino

1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

v:r ou` v:r ou` v:r ou+}i v:r ou&m), -o , -a pla ka h) v:r ova h) plaka v:r ova plaka v:rova v:r ova hov: pla ka hov: pla ka sta p v:r ovas ta lakaste v:r ovas te v : r o v a h o m) pla ka hom) pla ka ste p v:r ovas te laka {( v:r ova {( pla ka a h) v:r o vaa h) plakaa{e v :r o va a {e pla kaa {e v:rova a {e p la ka a h o v : v :r o v a a ho v : pla ka a { e ta v :r ov a a {e ta plakaa{e te v:r ovaa {e te pla kaa hom) v:r ovaa hom) pl akaa {e te v:r ovaa {ete plakaah\ v:r ovaa h\ pla ka v) v:r ova v) pla ka v) v:r ova v) pla ka v){i v:r ova v){i pla ka l), v :r o v a l ), -o , -a -o , -a pla ka ), v:r ova ), -o , -a -o , -a pla ka t) v:r ova t)

Tavole morfologiche

279

18. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -i-: s ) p a t i , dr |jati e tr | p:ti
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f s)pa ti s)pl+ s)pi{i s)pit) s)piv: s)pita s)pite s)pim) s)pite s)p(t) s)pi s)pi s)piv: s)pita s)pim) s)pite s)p( s)p( s)p(}i dr |ja ti dr |j\ dr |ji {i dr |ji t) dr |jiv: dr |jita dr |ji te dr |jim) dr |jite dr |j( t) dr |ji dr |ji dr |ji v : dr |ji ta dr |ji m ) dr |ji te dr |j( dr |j( dr |j( {i d r | j i m ) , -o , -a dr |ja h ) dr |ja dr |ja dr |ja h o v : dr |ja s ta dr |ja s te dr |ja h o m) dr |ja s te dr |ja {( tr |p: ti tr |pl + tr |pi{i tr|pi t) tr |p iv : tr |p i ta tr|pi te tr |pim) tr |pite tr |p (t) tr |pi tr |pi tr |piv: tr |pi ta tr |pim) tr |pi te tr |p ( tr |p ( tr |p (}i t r | p i m ) , -o , -a tr |p:h) tr |p: tr |p: tr |p:hov: tr |p:sta t r |p:s te tr |p:hom) tr |p:s te tr |p:{(

presente

du

pl

sg

imperativo

du

pl participio presente attivo participio presente passivo m n f sg aoristo sigmatico I

du

pl

1 2 3 1 2 3 1 2 3

s)pa h) s)pa s)pa s)pa hov: s)pa sta s)pa ste s)pa hom) s)pa ste s)pa {(

280

Appendice 2

infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

imperfetto

du

pl participio passato attivo participio perfetto mnf participio passato passivo m n f supino

s)pa ti s)paah) s)paa{e s)paa {e s)paahov: s) pa a {e ta s)paa {ete s)paahom) s)paa{ete s)paa h \ s)pa v) s)pa v) s)pa v){i s)pa l), -o , -a

s)pa t)

dr |ja ti dr |ja a h ) b dr |ja a {e dr |ja a {e dr |jaa hov: dr |ja a { e ta dr |ja a {e te dr |jaa hom ) dr |jaa {e te dr |ja a h \ dr |ja v ) dr |ja v ) dr |ja v ) {i dr |ja l), -o , -a dr |ja ), -o , -a dr |ja t)

tr |p: ti tr |p :a h) tr |p:a {e tr |p:a {e tr |p :a ho v : tr |p :a {e ta tr |p:a {e te tr |p:a hom) tr |p :a {e te tr |p:a h \ tr |p:v) tr |p:v) tr |p:v){i tr |p:l), -o , -a tr |p:), -o , -a tr |p: t)

19. Coniugazione dei verbi tematici con tema del presente in -i-: h o d i t i , hva li ti e p r o siti
infinito sg 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 hoditi hojd\ hodi{i hodit) hodiv: ho di ta hodite hodim) hodite hod(t) hodi hodi hodiv: hodita h val iti hval+ h val i{i h val it) hvaliv: hva lita hvalite hvalim) hvalite h val (t) hvali hvali hvaliv: h val ita pr ositi p r o{\ p r osi{i p r osit) pr osiv: pr osita prosite pr osim) pr osite p r os (t) pr os i pr osi pr osiv: p r osita

presente

du

pl

sg

imperativo

du

Tavole morfologiche

281

infinito pl participio presente attivo participio presente passivo m n f sg aoristo sigmatico I 1 2 3 m n f

hoditi hodim) hodite hod( hod( hod(}i

h val iti hvalim) hvalite hval( hval( hval(}i h v a l i m ) , -o , -a

pr ositi pr osim) pr osite pr os( pr os( pr os(}i p r o s i m ) , -o , -a pr osih) pr os i pr osi pr osihov : p r osis ta p r osiste pr osihom) pr osiste p r os i{( pr o {a a h) pr o{aa {e p r o{a a {e pr o{aa hov: pr o {a a {e ta p r o{a a {ete pr o{aa hom) pr o{aa{ete p r o{a a h\ pr o{| pr o{| p r o{|{i p r o s i l ) , -o , -a p r o { e ) , -o , -a p r osit)

du

pl

sg

imperfetto

du

pl participio passato attivo participio perfetto m n f participio passato passivo supino

1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 m n f

hodih) hodi hodi hodihov: hodis ta hodis te hodihom) hodis te hodi{( hojdaa h) hojdaa{e hojdaa {e hojdaahov: h ojda a {e ta hojdaa {e te hojdaahom) hojdaa {e te hojdaa h \ hodiv) hodiv) hodiv){i h o d i l ) , -o , -a

hvalih) hvali hvali hvalihov: h val is ta h valis te hvalihom) h valis te h val i{( h va lqa h) hvalqa{e hvalqa{e hva lqa hov: hvalqa {eta hvalqa{ete hvalqahom) hva lqa {e te hvalqah\ h v a l| h v a l| h v a l| { i h v a l i l ) , -o , -a h v a l & ) , -o , -a

hodit)

h val it)

282

Appendice 2

20. Participio presente attivo (tema del presente e/o)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S es e s \ } a /: e s \ } < /o u es\}| es\}i es\}e m| e s \ } a /: e s \ } < /o u es\}e ma es\}e es\}| es\}e m) es\}( es\}ih) es\}i es e s \ } a /: e s \ } < /o u es\}e es\}i es\}e m| es\}i e s \ } < /o u es\}e ma es\}a es\}| es\}e m) es\}a es\}ih) es\}i n es\}i es\}( es\}i es\}\ es\}i e s\}e + es\}i e s \ } < /o u es\}a ma es\}( es\}| es\}a m) es\}( es\}a h) es\}a mi f

21. Participio presente attivo di forma articolata (tema del presente e/o)
m N G D A L S NA GL DS N G D A L S es i es\}a &go es\}< &mou es\}ii es\}iim| es\}iim| es\}a q es\}< < es\}iima es\}ei es\}iih) es\}iim) es\}(` es\}iih) es\}iimi n es\}e & es\}a &go es\}< &mou es\}e & es\}iim| es\}iim| es\}ii es\}< < es\}iima es\}a q es\}iih) es\}iim) es\}a q es\}iih) es\}iimi f es\}iq es\}(` es\}ii es\}\ + es\}ii es\}e + es\}ii es\}< < es\}iima es\}(` es\}iih) es\}iim) es\}(` es\}iih) es\}iimi

Tavole morfologiche

283

22. Participio presente attivo (tema del presente je/jo)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S a` a + } a /: a + } < /o u a+}| a +}i a+}em| a + } a /: a + } < /o u a +}e ma a+}e a+}| a +}e m) a +}( a +}ih) a +}i n a` a + } a /: a + } < /o u a+}e a +}i a+}em| a +}i a + } < /o u a +}e ma a + } a /: a+}| a+}em) a + } a /: a+}ih) a +}i f a+}i a+}( a+}i a+}\ a +}i a+}e+ a +}i a + } < /o u a +}a ma a +}( a+}| a +}a m) a +}( a +}a h) a +}a mi

23. Participio presente attivo di forma articolata (tema del presente je/jo)
m N G D A L S NA GL DS N G D A L S a `i a +}a &go a + }< & mo u a +}ii a +}iim| a +}iim| a +}a q a +}< < a +}iima a+}ei a+}iih) a+}iim) a +}(` a +}iih) a +}iimi n a+}e& a +}a &go a + }< & mo u a+}e& a +}iim| a +}iim| a +}ii a +}< < a +}iima a +}a q a+}iih) a+}iim) a +}a q a +}iih) a +}iimi f a +}iq a +}( ` a +}ii a +}\+ a+}ii a+}e+ a +}ii a +}< < a +}iima a +}(` a+}iih) a+}iim) a +}(` a +}iih) a +}iimi

284

Appendice 2

24. Participio presente attivo (tema del presente i)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S hval( h v a l ( } a /q h v a l ( } < /o u hval(}| hval(}i hval(}em| h v a l ( } a /: h v a l ( } < /o u hval(}ema hval(}e hval(}| hval(}em) hval(}( h val(}ih) hval(}i n hval( h v a l ( } a /q h v a l ( } < /o u hval(}e hval(}i hval(}em| hval(}i h v a l ( } < /o u hval(}ema h v a l ( } a /: hval(}| hval(}em) h v a l ( } a /: hval(}ih) hval(}i f hval(}i hval(}( hval(}i hval(}\ hva l(}i hval(}e+ hval(}i h v a l ( } < /o u h val(}a ma hval(}( hval(}| h val(}a m) hval(}( h val(}a h) h val(}a mi

25. Participio presente attivo di forma articolata (tema del presente i)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S hval(i h v a l ( }a & go h v a l ( }< & mou h val(}ii h val(}iim| h val(}iim| hval(}a q hval(}< < h val(}iima hval(}e hval(}| hval(}em) hval(}( h val(}ih) hval(}i n hval(}e& h v a l ( }a & go h v a l ( }< & mou hval(}e& h val(}iim| h val(}iim| h val(}ii h val(}< < h val(}iima h v a l ( } a /: hval(}| hval(}em) h v a l ( } a /: hval(}ih) hval(}i f hval(}iq hval(}(` h val(}ii hval(}\+ hval(}ii hval(}e+ h val(}ii hval(}< < h val(}iima hval(}( hval(}| hval(}a m) hval(}( hval(}a h) hval(}a mi

Tavole morfologiche

285

26. Participio passato attivo (tema del presente e/o)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S es) e s ) { a /: e s ) { < /o u es){| es){i es){e m| e s ) { a /: e s ) { < /o u es){e ma es){e es){| es){e m) es){( es){ih) es){i es) e s ) { a /: e s ) { < /o u es){e es){i es){e m| es){i e s ) { < /o u es){e ma es){a es){| es){e m) es){a es){ih) es){i n es){i es){( es){i es){\ es){i es){e + es){i e s ) { < /o u es){a m a es){( es){| es){a m ) es){( es){a h) es){a m i f

27. Participio passato attivo di forma articolata (tema del presente e/o)
m N G D A L S NA GL DS N G D A L S es i es){a & go es){< & mou es){ii es){iim| es){iim| es){a q es){< < es){iima es){ei es){iih) es){iim) es){(` es){iih) es){iimi n es){e& es){a &go es){< & mou es){e& es){iim| es){iim| es){ii es){< < es){iima es){a q es){iih) es){iim) es){a q es){iih) es){iimi f es){iq es){(` es){ii es){\ + es){ii es){e + es){ii es){< < es){iima es){(` es){iih) es){iim) es){(` es){iih) es){iimi

286

Appendice 2

28. Participio passato attivo (tema del presente je/jo)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S a v) a v ) { a /: a v ) { < /o u a v){| a v){i a v){e m| a v ) { a /: a v ) { < /o u a v){e ma a v){e a v){| a v){e m) a v){( a v){ih) a v){i n a v) a v ) { a /: a v ) { < /o u a v){e a v){i a v){e m| a v){i a v ) { < /o u a v){e ma a v ) { a /: a v){| a v){e m) a v ) { a /: av){ih) a v){i f a v){i av){( a v){i a v){\ a v){i a v){e + a v){i a v ) { < /o u a v){a ma a v){( a v){| a v){a m) a v){( a v){a h ) a v){a mi

29. Participio passato attivo di forma articolata (tema del presente je/jo)
m N G D A L S NA GL DS N G D A L S a v i a v){a &go a v) {< & mou a v){ii a v){iim| a v){iim| a v){a q a v){< < a v){iima a v){e i av){iih) a v) {iim) a v){(` a v){iih) a v){iimi n a v){e & a v){a &go a v) {< & mou a v){e & a v){iim| a v){iim| a v){ii a v){< < a v){iima a v){a q av){iih) a v) {iim) a v){a q a v){iih) a v){iimi f av){iq a v){(` a v){ii a v){\+ a v){ii a v){e + a v){ii a v){< < a v){iima a v){(` av){iih) a v) {iim ) a v){(` a v){iih) a v){iimi

Tavole morfologiche

287

30. Participio passato attivo (tema del presente i)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S h v a l| h v a l| { a /q h v a l| { < /o u h v a l| { | h v a l| { i h v a l| { e m | h v a l| { a /: h v a l| { < /o u h v a l| { e m a h v a l| { e h v a l| { | h v a l| { e m ) h v a l| { ( h v a l| { i h ) h v a l| { i n h v a l| h v a l| { a /q h v a l| { < /o u h v a l| { e h v a l| { i h v a l| { e m | h v a l| { i h v a l| { < /o u h v a l| { e m a h v a l| { a /: h v a l| { | h v a l| { e m ) h v a l| { a /: h v a l| { i h ) h v a l| { i f h v a l| { i h v a l| { ( h v a l| { i h v a l| { \ h v a l| { i h v a l| { e + h v a l| { i h v a l| { < /o u h v a l| { a m a h v a l| { ( h v a l| { | h v a l| { a m ) h v a l| { ( h v a l| { a h ) h v a l| { a m i

31. Participio passato attivo di forma articolata (tema del presente i)


m N G D A L S NA GL DS N G D A L S h v a l| i h v a l| { a & g o h v a l| { < & m o u h v a l| { i i h v a l| { i i m | h v a l| { i i m | h v a l| { a q h v a l| { < < h v a l| { i i m a h v a l| { e i h v a l| { i i h ) h v a l| { i i m ) h v a l| { ( ` h v a l| { i i h ) h v a l| { i i m i n h v a l| { e & h v a l| { a & g o h v a l| { < & m o u h v a l| { e & h v a l| { i i m | h v a l| { i i m | h v a l| { i i h v a l| { < < h v a l| { i i m a h v a l| { a q h v a l| { i i h ) h v a l| { i i m ) h v a l| { a q h v a l| { i i h ) h v a l| { i i m i f h v a l| { i q h v a l| { ( ` h v a l| { i i h v a l| { \ + h v a l| { i i h v a l| { e + h v a l| { i i h v a l| { < < h v a l| { i i m a h v a l| { ( ` h v a l| { i i h ) h v a l| { i i m ) h v a l| { ( ` h v a l| { i i h ) h v a l| { i i m i

manuali
Biomedica Branchi R., Le impronte nel paziente totalmente edentulo Rossetti R., Manuale di batteriologia clinica. Dalla teoria alla pratica in laboratorio Rucci L., Testo Atlante di embriologia clinica della Laringe. La chirurgia conservativa compartimentale della regione glottica Scienze Bart J.C.J., Polymer Additive Analytics. Industrial Practice and Case Studies Caramelli D., Antropologia molecolare. Manuale di base Scialpi A., Mengoni A. (a cura di), La PCR e le sue varianti. Quaderno di laboratorio Simonetta M.A., Short history of Biology from the Origins to the 20th Century Spinicci R., Elementi di chimica Spinicci R., Elementi di chimica (nuova edizione) Scienze Sociali Ciampi F., Fondamenti di economia e gestione delle imprese Giovannini P. (a cura di), Teorie sociologiche alla prova Maggino F., Lanalisi dei dati nellindagine statistica. Volume 1. La realizzazione dellindagine e lanalisi preliminare dei dati Maggino F., Lanalisi dei dati nellindagine statistica. Volume 2. Lesplorazione dei dati e la validazione dei risultati Magliulo A., Elementi di economia del turismo Visentini L., Bertoldi, M., Conoscere le organizzazioni. Una guida alle pro- spettive analitiche e alle pratiche gestionali Scienze Tecnologiche Borri C., Past S., Lezioni di ingegneria del vento Borri C., Betti M., Marino E., Lectures on Solid Mechanics Gulli R., Struttura e costruzione / Structure and Construction Policicchio F., Lineamenti di infrastrutture ferroviarie umaniSTica Bertini F., Risorse, conflitti, continenti e nazioni. Dalla rivoluzione industriale alle guerre irachene, dal Risorgimento alla conferma della Costituzione repubblicana Bombi A.S., Pinto G., Cannoni E., Pictorial Assessment of Interpersonal Relationships (PAIR). An analytic system for understanding childrens drawings Borello E., Mannori S., Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa Brandi L., Salvadori B., Dal suono alla parola. Percezione e produzione del linguaggio tra neurolinguistica e psicolinguistica Coniglione F., Lenoci M., Mari G., Polizzi G. (a cura di), Manuale di base di Storia della filosofia Marcialis N., Introduzione alla lingua paleoslava Michelazzo F., Nuovi itinerari alla scoperta del greco antico. Le strutture fondamentali della lingua greca: fonetica, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica Peruzzi A., Il significato inesistente. Lezioni sulla semantica Peruzzi A., Modelli della spiegazione scientifica Sandrini M.G., Filosofia dei metodi induttivi e logica della ricerca Trisciuzzi L., Zappaterra T., Bichi L., Tenersi per mano. Disabilit e formazione del s nellautobiografia