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Linguistica romanza - Charmaine Lee

I. Le lingue romanze

Lingue romanze o neolatine: derivate dal latino dopo l’espansione dell’Impero Romano,
Romània viene chiamata l’area in cui si parlano tali lingue.
Il termine ​romanzo​ deriva dall’avverbio latino ROMANICE riferito al parlare in vernacolo
(ROMANICE LOQUI) rispetto al parlare in latino (LATINE LOQUI). Queste lingue
costituiscono il ​continuum romanzo. ​I romanisti usano nove lingue per semplificare le cose
e si usa raggruppare le lingue romanze in famiglie più ampie. Procedendo da est a ovest,
incontreremo cinque famiglie:
- balcanoromanzo: romeno, dalmatico;
- italoromanzo: italiano,sardo;
- retoromanzo (romanzo alpino): friulano, ladino, romancio;
- galloromanzo: francese, francoprovenzale, occitano;
- iberoromanzo: catalano, spagnolo (castigliano), portoghese.

In seguito alla colonizzazione del Vecchio e del Nuovo Mondo da parte di popolazioni di
lingua romanza, tali lingue si sono diffuse anche in altri continenti, dando vita a ciò che
viene chiamata la ​Romània nova ​per distinguerla dalla ​Romania antiqua. ​Spesso la varietà
parlata in queste aree di nuova colonizzazione, almeno a livello non ufficiale, è un ​creolo​.
Le lingue creole sono lingue che nascono in situazioni particolari come può essere per
esempio, il commercio degli schiavi sviluppatosi in Africa dalla fine del XV secolo. Lo
sradicamento dalle terre di origine d molte popolazioni, costrette poi a convivere e a
comunicare con altri o con padroni che parlavano lingue diverse, portò allo sviluppo di
lingue ​pidgin​. Un pidgin è una lingua particolare che non ha parlanti nativi e che viene
impiegata solo in alcune situazioni, per esempio per il commercio, sicché ha una gamma di
possibilità stilistiche ed espressive ridotte. Quando un pidgin diventa la lingua madre di
quella comunità, si parla di un processo di creolizzazione, cioè la formazione di una lingua
creola. Il bisogno di lessico fa sì che prendano in prestito molti termini di altre lingue,
quelle colonizzatrici, che funzionano da ​lessificatore. ​Quindi nella Romània nova le varietà
parlate non sono quelle standard, perché hanno una struttura morfologica diversa delle
varietà romanze europee. La Romània moderna non corrisponde a tutta l’area in cui si
anticamente si usava il latino. Esiste una Romània submersa, area in cui il latino è stato
soppiantato da altre lingue, germaniche o slave.

2. Il latino

2.1 ​Il latino nelle lingue indoeuropee


Le lingue romanze derivano dunque dal latino, che a sua volta fa parte della famiglia di
lingue chiamata ​indoeuropea. ​La “lingua madre” delle lingue indoeuropee sembrerebbe
essere stata la lingua di un popolo originario dell’Asia centrale nel 3000 a.C., che dal suo
luogo di origine ha poi migrato attraverso gran parte dell’Asia e dell’Europa. In Europa
sono indoeuropee le lingue germaniche, celtiche, il greco e l’albanese.

2.2 ​Il latino tra le lingue italiche


Le lingue italiche sembrano essere arrivate nella penisola italiana intorno al secondo
millennio a.C. Il latino, dunque, era all’origine solo la varietà italica parlata nel Lazio, che
per motivi extralinguistici, legati all’espansione militare e politica di Roma, si diffuse
gradualmente su un’area molto più vasta.

2.3 ​Espansione del latino


Il periodo di espansione di Roma copre un arco di quasi quattro secoli. Cominciò con la
sottomissione dell’Italia centro-meridionale verso il 272 a.C., per finire con quella della
Dacia (l’attuale Romanìa) nel 107 d.C. La data accettata per la caduta definitiva
dell’Impero Romano d’Occidente è il 476 d.C., quando Romolo Augustolo fu deposto dagli
Unni. Il latino parlato all’epoca delle prime conquiste non era più lo stesso di quello al
momento della caduta dell’Impero. Se da una parte vi è la tendenza fra i parlanti di una
lingua a mantenerla stabile per facilitare la comprensione reciproca, esiste anche la
propensione opposta che tende al cambiamento. Di generazione in generazione, la lingua
cambia. Si tratta, insomma di una variazione di tipo storico, alla quale il latino non sarà
stato estraneo.

2.4 ​Latino classico e latino volgare


Il confronto fra le lingue romanze ha rivelato che molte forme erano sì derivate dal latino,
ma che questo latino non coincideva esattamente con la lingua “classica”.
Tradizionalmente gli studiosi di linguistica romanza hanno chiamato per comodità
quest’altro latino ​latino volgare
fin da quando Schuchardt coniò il termine Vulgärlatein. Si troverà che ​sermo vulgaris ​si
riferiva alla varietà parlata da tutti e non solo dai meno colti. Non esistono due varietà
parallele, il latino classico e il latino volgare, ma un’unica varietà con livelli diversi. La
linguistica romanza ha anche spesso la possibilità di confermare i risultati della
comparazione con documenti linguistici reali

2.4.1 Autori classici


Cicerone, per esempio, nelle lettere Familiares tende a uno stile, appunto, più familiare.
Plauto, che come autore di teatro imita lo stile parlato degli strati più bassi nelle sue
commedie.

2.4.2 Iscrizioni
Tra il materiale epigrafico, sono interessanti soprattutto le iscrizioni “private”: epitaffi, testi
votivi, spesso dettati da semianalfabeti.

2.4.3 Testi pratici


Opere come il trattato di architettura di Vitruvio, un manuale di veterinaria del IV secolo;
usano uno stile gergale e meno formale.

2.4.4 Autori cristiani


Verso il IV secolo, autori come San Girolamo e Sant’Agostino torneranno in parte a una
retorica più complessa, convinti che la lingua del cristianesimo non doveva essere inferiore
a quella degli autori pagani, ma manterranno comunque degli scarti rispetto ad essa.

2.4.5 Testi post-imperiali


Dopo la caduta dell'Impero d’Occidente, comincia a venire meno il modello linguistico
incentrato su Roma e la lingua scritta diverge sempre di più da quella norma. Esempio :
Historia Francorum​ di Gregorio di Tours.

2.4.6 Grammatiche

3. Influenze esterne

L’espansionismo di Roma ha potuto cambiare la lingua in due modi. In primo luogo, esso
ha comportato uno sconvolgimento nelle popolazioni, sia delle popolazioni conquistate sia
delle masse di coloni inviati nelle diverse parti dell’Impero. Studi sociolinguistici hanno
dimostrato che quando un gruppo sociale compatto viene disgregato, la lingua tende a
cambiare più velocemente. Da un lato possiamo immaginare la necessità per i coloni di
prendere in prestito termini dalle lingue locali per esprimere concetti sconosciuti al latino;
dall’altro lato, gli indigeni, nell’apprendere il latino, vi avranno introdotto tratti dalle
proprie lingue, com’è normale quando si impara una lingua straniera. In questo modo si
saranno create delle varietà regionali di latino diverse a seconda della lingua del paese
conquistato e che saranno alla base delle diverse lingue romanze. Anche i parlanti nativi di
latino avranno preso in prestito termini locali per designare oggetti legati alla realtà legale.
Ad esempio CAMISIA o CARRUM, questi termini documentano i contatti precoci tra i
Romani e le popolazioni celtiche. Un’altra fonte di prestiti lessicali deriva dai contatti
continui che i Romani ebbero con i Greci, i quali costituivano, come si è detto un modello
culturale superiore. Non si può parlare infatti di sostrato per il greco, ma piuttosto di
adstrato o semplicemente di lingue in contatto. I prestiti dal greco sono dunque antichi per
quanto riguarda termini come CAMERA, PLATEA, PETRA. Un ulteriore fonte di influenza
esterna sul latino furono le invasioni barbariche che ebbero luogo dal V secolo in poi. Un
primo risultato di queste invasioni fu la caduta dell’Impero Romano d’Occidente che fece
venire meno la presenza di un centro linguistico forte come Roma, accelerando così la
frammentazione linguistica e gettando le basi per le diverse lingue romanze moderne. Le
invasioni costituirono ovviamente un altro momento di contatto fra popoli di lingue
diverse, che originò ulteriori prestiti lessicali provenienti da quella che è tradizionalmente
definita la lingua di ​superstrato​.

È così che diverse parole di origine germanica si trovano in tutte le lingue romanze,a
riprova del fatto che erano entrate nel latino prima della caduta dell’Impero, quando la
Romania era ancora unita. Tra queste parole,che possono essere definite ​panromanze,
menzioniamo SAPONEM.

4. Fonetica
Tra i vari aspetti della lingua esposti al cambio è dunque il lessico quello che si modifica
più facilmente e in modo spesso più casuale, mentre meno esposte a cambiamento sono le
strutture grammaticali. I cambiamenti sul piano della morfologia e della sintassi dipendono
da una asimmetria o da una lacuna nel sistema, che inconsciamente vengono colmate e
rese simmetriche dai parlanti.
Tali modifiche chiamate “analogie” sono dei fenomeni particolarmente attivi a livello
grammaticale,ma agiscono sulla struttura fonematica della lingua: cambi nella qualità dei
suoni, introduzione di suoni nuovi, ridistribuzione dei suoni nella parola. Nell’articolare un
suono vanno considerati alcuni parametri quali: gli ​organi fonatori ​coinvolti; il modo in cui
l’aria che esce dai polmoni passa per gli organi fonatori; la vibrazione o meno delle corde
vocali. Lo schema delle vocali latine,disposto a ​trapezio​ rappresenta infatti le posizioni
della lingua nella cavità boccale. Le vocali più alte o chiuse sono /i/ e /u/,mentre quella più
bassa o aperta è /a/. Inoltre si distingue tra vocali anteriori /i,e,ε/ e posteriori: /u,o,ɔ/.
L’articolazione delle consonanti, coinvolge maggiormente gli organi fonatori. In primo
luogo, il punto di articolazione del suono, per cui si avranno suoni bilabiali, labiodentali,
dentali, palatari, velari,ecc. In secondo luogo, il modo in cui passa l’aria per gli organi
fonatori: con ostruzione e si avrà un suono ​occlusivo ​(/p,b,g/), con un passaggio costante
e si avrà un suono ​fricativo ​(/f,v,s/), la combinazione di queste due modalità produce un
suono ​laterale​, (/l/), la vibrazione della lingua durante il passaggio dell’aria produce una
vibrante,​ (/r/) e, infine, anche le consonanti possono essere ​nasali ​(/m,n/). In terzo luogo,
la vibrazione delle corde vocali durante l’articolazione della consonante produce una
consonante ​sonora​ (/g,b,z/), la mancanza di vibrazione una consonante ​sorda​ (/k,p,s/)

4.1 ​Vocalismo
Il sistema vocalico del latino “classico” era costituito da cinque vocali, ognuna delle quali
poteva essere lunga o breve:

ĪĬ ŪŬ

ĒĔ ŌŎ

ĀĂ

e da tre dittonghi: AE, OE, AU

Questa distinzione di lunghezza, di ​quantità​, era una distinzione ​fonologica​, cioè la vocale
lunga e quella breve costituivano due ​fonemi ​diversi. La sostituzione di una vocale breve
con la stessa vocale ma lunga, in una parola ne cambiava il significato o la funzione
grammaticale.

Cambio di significato:

MĂLUM (“il male”) / MĀLUM (“mela”)

Cambio di funzione grammaticale:

LĔGIT (“egli legge”) / LĒGIT (“egli lesse”)


Nei polisillabi l’accento doveva cadere sulla penultima sillaba, se lunga (= più volume
acustico), oppure nella terzultima se la penultima era breve (= meno volume acustico):

MĂRĪTUS ma ĂSĬNUS

Nei bisillabi, per esempio, era d’obbligo porre l’accento sulla penultima sillaba a dispetto
della sua quantità: CĂNIS (“cane”), FĬDES (“fede”), e sulla terzultima nei polisillabi in cui
sia la penultima che la terzultima erano brevi: ĂNĬMA, ĂSĬNUS.

4.1.1 Vocalismo tonico


Il primo tipo di sistema vocalico potrà essere quello che risulta dalla semplice perdita della
quantità, con la riduzione delle dieci vocali latine a cinque. Tale riduzione sta alla base del
sistema vocalico del sardo e di una piccola area tra Calabria e Lucania, fino al golfo di
Taranto, detta ​area Lausberg.

Mantenere una distinzione di qualità tra /I/ e /e/ e / / e /o/ evidentemente non era facile e
queste vocali vengono a coincidere, producendo quello che sarà il sistema base delle
principali lingue romanze occidentali:

A questi due sistemi del vocalismo tonico va aggiunto quello balcanico, che segue il
sistema occidentale per le vocali anteriori e quello sardo per le posteriori:

Infine, un quarto sistema vocalico è proprio del siciliano e dei dialetti di Reggio Calabria e
del Salento e prevede la coincidenza delle tre vocali più alte, anteriori e posteriori, in
un’unica vocale, /i/ e /u/:

I tre dittonghi del latino si riducono. Il primo a ridursi è OE, poche parole rimangono con
questo suono, che > Ē > e, e segue poi l’evoluzione normale della /e/:

POENA > it. sp. port. cat. occ. ​pena ​fr. ​peine

AE > e segue l’evoluzione normale di / /:

CAELUM > it. sp. ​cielo, ​port. ​céu​, cat. occ. ​cel​, fr. ​ciel​, rom. ​cer.
Più complessa è l’evoluzione di AU che già in latino popolare presentava una riduzione a Ō:

CLAUDIA , forma più familiare CLODIA

4.1.2 Accento
Sembra che originariamente l’accento latino, almeno nella pronuncia aulica, fosse
prevalentemente un accento ​tonico​ nel vero senso della parola, cioè un accento ​melodico
che prevedeva un innalzamento della voce. Con il tempo diventa sempre di più un accento
d’​intensità​, come nelle moderne lingue romanze. L’accento tonico intenso comporta
naturalmente un allungamento della sillaba tonica, che avrà contribuito ulteriormente a
confondere la distinzione di durata delle vocali toniche. Se la natura della sillaba tonica
cambia, un aspetto che si è modificato poco nel corso dei secoli è la posizione dell’accento
tonico. Così l’accento tonico cadeva:

a) sull’unica sillaba della parola per i monosillabi: MÉL > ​miele​;


b) sulla penultima sillaba nei bisillabi: MÁTER > ​madre, ​PÓRTA > ​porta​;
c) per i polisillabi, di più o tre sillabe, la posizione dell’accento dipendeva dalla
lunghezza della penultima sillaba;
- l’accento cadeva sulla penultima sillaba se questa era lunga:
CANTÁRE > ​cantare​, MARÍTUM > ​marito​, CIVITÁTEM > ​città;
- l’accento cadeva sulla terzultima sillaba se la penultima era breve: ÁSINUM >
asino​, AURÍCULA > ​orecchio.
Vi sono, però, alcuni casi in cui l’accento del latino si è spostato, come testimoniano le
forme romanze:

1. Alcuni polisillabi in cui la penultima sillaba è breve e seguita dal nesso consonante
+ R, che sono accentate sulla terzultima sillaba, secondo la regola enunciata
sopra, diventano parossitone. Cioè da sdrucciole diventano piane:

ÍNTEGRUM > INTÉGRUM > it. ​intiero/intero​, fr. occ. ​entier​, sp. ​entero​, port.
inteiro​, cat. ​enter.

2. Parole proparossitone in cui la terzultima e la penultima sillabe sono


costituite da vocali in ​iato ​e l’accento cade sulla prima vocale, diventano proparossitone:

FILÍOLUM > FILIÓLUM > it. ​figliolo​, fr. ​filleul​, sp. ​hijuelo​, cat. ​fillol​, occ. ​filhol.

3. Parole composte, formate da una forma semplice e un prefisso, spostano l’accento


sulla radice quando il latino classico lo metteva sul prefisso:

ĺMPLICAT > IMPLĺCAT > it. ​impiega​, fr. ​emploie​.

4.1.3 Dittongazione romanza


Nella storia delle lingue romanze un certo numero di lingue ha subìto un processo di
dittongazione e i risultati sono:

a) la formazione di un dittongo ascendente (accentato sul secondo elemento) da / / e / /


(lat. Ĕ e Ŏ), e
b) in un’area più ristretta, la formazione di un dittongo discendente (accentato sul primo
elemento) da /e/ e /o/ (lat. Ĭ, Ē e Ŭ, Ō). Alcuni di questi dittonghi successivamente si sono
monottongati, soprattutto in francese.

Ĕ > ie
PĔDEM > it. ​piede​, sp. ​pié​, fr. ​pied​; ma port. ​pé​, cat. ​peu​, occ. ​pe​.
FĔRRUM > sp. ​hierro​, rom. ​fier​, ma it. cat. ​ferro,​ fr. ​fer​.

Ŏ > uo/ue
NŎVUM > it. ​nuovo​, sp. ​nuevo​, afr. ​nuef​ > fr. ​neuf​; ma port. ​novo​, occ. cat. rom. ​nou
PŎRTA > sp. ​puerta​; ma it. ​porta​, fr. ​porte​.

Ĭ, Ē > ei > oi
PĬLUM > afr. peil > fr. poil, rr. peil

Ŭ, Ō > ou > eu
GŬLAM > afr. goule > fr. gueule

4.1.4 Vocalismo atono


In linea generale le vocali atone formano parte di sillabe di minore importanza nella parola
rispetto a quella tonica, si riducono di più che non le vocali toniche.

Vi è, però, una tendenza, che risale a epoca antica, a ridurre tutte le atone posteriori a
/u/, un’evoluzione presente chiaramente non solo nel romeno e nel siciliano, come si può
vedere negli schemi sopra, ma anche in molti dialetti italiani, ad eccezione del toscano. Al
contrario in francese tende spesso a ridurre tutte le vocali atone posteriori a /o/.
L’evoluzione delle vocali atone dipende in larga misura da quella delle vocali toniche. Una
notevole ristrutturazione del sistema del vocalismo tonico, della struttura della sillaba e
della qualità dell’accento doveva per forza scatenare altri cambiamenti nel sistema fonetico
e fonologico della lingua. Tra i cambiamenti più importanti ci sono la ​sincope​ e la riduzione
delle vocali in ​iato​.

1. La ​sincope; ​la caduta di una vocale interna, è un cambio che modifica la struttura
della parola, facendole perdere una sillaba.
Esempi:
ÓC(U)LUM > it. ​occhio​, fr. ​oeil​, sp. ​ojo​, port. ​olho​, cat. ​ull​, occ. ​olh​, rom. ​ochi​.
La sincope è più frequente a ovest che ad est:
BON(I)TÁTEM > it. bontà, fr. bonté, sp. bondad, port. bondade, cat. bondat, occ.
bontat, ma rom. bunătate.

2. La riduzione delle vocali in iato implica anch’essa la perdita di una sillaba nella
parola.
PARÍETEM > PARIÉTEM > it. ​parete​, fr. ​paroi​, sp. ​pared​, port. ​parede​, cat. occ.
paret​, rom. ​perete​.

Quando le vocali sono troppo diverse, il primo elemento diventa una semivocale,
restaurando così una struttura sillabica più usuale. In entrambi i casi è illustrata la
chiusura in /j/ di una E in iato, I e E si chiudono nella semivocale anteriore /j/ (detto anche
iod), mentre U si chiude in quella posteriore /w/.

VINEA > it. ​vigna​, fr. ​vigne​, sp. ​viña​, port. occ. ​vinha​, cat. ​vinya​, rom. ​vie
FILIUM > it. ​figlio​, fr. ​fils​, sp. ​hijo​, port. ​filho​, cat. ​fill​, occ. ​filh​, rom. ​fiu

3. Le vocali atone sono soggette all’influenza di quelle toniche nel senso che si possono
avvicinare o allontanare​ ​da esse per quanto riguarda il punto di articolazione: in questo
caso si parla di assimilazione o di dissimilazione.

Caso di assimilazione:

BILANCIA > *BALANCIA > fr. ​balance​, sp. ​balanza​, port. cat. ​balança​, occ. ​balansa​, rom.
balanţă​; ma it. ​bilancia​.

VICINUM > *VECINU > fr. ​voisin​, sp. ​vecino​, port. ​vizinho​, cat. ​veí​, occ. ​vezin​, rom. ​vecin​;
ma it. ​vicino​.

e la riduzione AU > A atono quando la vocale tonica è /u/:

AUGUSTUM > AGUSTU > it. sp. port. ​agosto​, fr. ​août​, cat. occ. ​agost​; ma rom. ​august​.

4. In diverse lingue romanze viene introdotta una vocale atona, normalmente e prima di
nessi consonantici iniziali costituiti da s + consonante. Tale vocale è detta protetica (o
prostetica).

SCHOLA > afr. escole, fr. école, sp. escuela, port. cat. occ. escola; ma it. scuola, rom.
şcoală.

5. Altri cambiamenti che coinvolgono le vocali atone, infine, sono importanti perché
interferiscono con i marcatori delle diverse funzioni grammaticali. Le vocali atone finali
sono le più soggette al cambiamento o al dileguo.

4.2 ​Consonantismo

Nel cambio linguistico, le consonanti; forti in posizione iniziale, deboli in quella finale, sono
soggette a cambiamenti per influenza dei suoni circostanti all’interno della parola.

4.2.1 Fonemi consonantici del latino


L’inventario dei fonemi consonantici latini è più ridotto a quello romanzo. Mentre il latino
ha coppie di fonemi ​sordi​ (senza vibrazione) / ​sonori​ (con vibrazione delle cordi vocali),
per le consonanti occlusive, non conosce le fricative sonore /v/ e /z/, corrispondenti alle
sorde /f/ e /s/. Assenti sono anche le affricate dentali /ts/, /dz/, e le fricative palatali /∫/,
/dz/, e le fricative palatali /∫/, / /, presenti tutte o in parte nelle diverse lingue romanze.

1.
Tra le consonanti scomparse notiamo in primo luogo le labiovelari k , g , (scritte
QU, GU) che vanno considerate un fonema unico:
QUOMODO > [K] it. ​come​, fr. ​comme​, cat. occ. ​com​, sp. ​como​, rom. ​cum.

2. Il latino non aveva la fricativa sonora labiodentale /v/: i grafemi u e v rappresentano


la vocale /u/. Tra le principali lingue romanze, solo lo spagnolo e alcune varietà di catalano
mantengono la fricativa bilabiale
[ ], come variante dell’occlusiva bilabiale /b/.

3. Generalizzata è anche la riduzione del nesso consonantico NS > S, come illustrato


già dal II secolo a.C da iscrizioni come COSUL per CONSUL.

MENSEM > it. ​mese​, fr. ​mois​, sp. cat. occ. ​mes​, port. ​mês

4.2.2 Consonanti iniziali


I principali cambiamenti riguardano le consonanti velari, resistenti quando sono seguite da
vocale posteriore:
CORPUS > it. port. ​corpo​, fr. ​corps​, sp. ​cuerpo​, cat. ​cos​, occ. ​cors​, rom. ​corp​.

Esse vengono palatalizzate, cioè, il loro punto di articolazione si sposta dal velo al palato e
talvolta più avanti, quando sono seguite da vocale anteriore e, in alcune circostanze, da
/a/. Hanno anche esiti palatali uno iod iniziale e la sequenza D + iod, che variano da lingua
a lingua da
/ / fino al dileguo:

IAM > it. ​già​, afr. port. ​já​, cat. occ. ​ja​, sp. ​ya.

Una tendenza alla palatalizzazione si verifica anche per i nessi consonantici iniziali costituiti
da cons. + L, che però non investe tutte le lingue romanze.

PLENUM > it. ​pieno​, fr. ​plein​, sp. l​leno​, port. ​cheio​, occ. cat. ​ple​, rom. ​plin.
BLASPHEMARE > it. ​biasimare​, fr. ​blâmer​, sp. ​lastimar​, cat. occ. ​blasmar​, rom. ​blestema​.
FLAMMA > it. ​fiamma​, fr. ​flamme​, sp. ​llama​, port. c ​ hama​, cat. occ. ​flama​.
CLAVEM > it. ​chiave​, fr. ​clé​, sp. ​llave​, port. ​chave​, cat. occ. ​clau​, rom. ​cheie​.
GLANDEM > it. ​ghianda​, fr. ​gland​, asp. port. ​lande​, cat. ​gla​, occ. ​glan​, rom. ​ghindă​.

4.2.3 Consonanti finali


Sono le più deboli e propense a cadere.

1. Tra le consonanti finali più diffuse in latino, è scomparsa precocemente la -M


finale che non veniva pronunciata quando la parola seguente iniziava con una
vocale, permettendo così la sinalefe, come quando si incontravano due vocali:
quantum est​ forma due sillabe metriche e non tre. La -M finale è presente come
generico suono nasale solo in alcuni monosillabi:

REM > fr. ​rien​, occ. ​ren.

​ 2. Ciò lascia come possibili in posizione finale /t n l r s/. -T è ormai dileguata, /n l r s/


cessano di fatto di trovarsi in posizione finale a causa della riorganizzazione dei casi
grammaticali.

COR > *CORE > it. ​cuore​, fr. ​cœur​, cat. occ. ​cor

3. Un’ultima consonante finale. la cui perdita incide anche sulla morfologia della
lingua, è -s, che ha la funzione di marcare alcune voci verbali, nonché il plurale del
sistema nominale.

CANTAS (2 ind. pres.) > fr. ​chantes​, sp. port. occ. ​cantas​, cat. ​cantes​.

4. L’evoluzione del sistema fonetico del latino ha fatto sì che sono venute a trovarsi in
posizione finale altre consonanti in seguito alla caduta di vocali finali. Queste chiamate
“secondarie” dileguano diventando sorde.

PED(EM) > fr. ​pied​, sp. ​pié​, port. ​pé​, cat. ​peu​, occ. ​pe.

4.2.4 Altri cambiamenti consonantici


1. Lenizione​: Indebolimento delle consonanti intervocaliche, principalmente quelle
occlusive, così le occlusive sorde diventano sonore ed eventualmente fricative. La
stessa evoluzione tocca a una consonante seguita da R, nonché -s- intervocalica
che passa a /z/, anche se questo non è sempre evidente nella grafia; in spagnolo
moderno questa /z/ intervocalica è stata di nuovo desonorizzata:

RIPAM > rom. ​rîpă​, it. ​ripa/riva​, sp. ​riba​, port. ​riba,​ cat. ​riba​, occ. ​riba​, fr. ​rive.

Il fenomeno riguarda anche la riduzione delle consonanti geminate (o doppie), presenti in


latino, ma assenti in molte lingue romanze:

CAPPAM > rom. ​capă​, it. ​cappa​, sp. ​capa​, port. ​capa​, occ. ​capa​, fr. ​cape​.
In particolare, è l’italiano che tende a mantenere meglio le geminate e anzi a estenderle
anche a contesti dove il latino non le contemplava:

FACIAM > ​faccia

2. ​Palatalizzazione. ​Hanno introdotto una serie di suoni, palatali, affricati e fricativi,


sconosciuti al sistema fonetica del latino. I suoni coinvolti e i risultati nelle singole lingue
non sono identici, ma vi è sufficiente accordo tra di esse per stabilire che si tratta di un
fenomeno panromanzo iniziato già in latino. Per quanto riguarda gli esiti della
palatalizzazione di /k, g/ va specificato innanzitutto che in tutte le lingue la prima fase è
data dal suono affricato e che gli esiti fricativi rappresentano sviluppi limitati alle singole
lingue e non a cambiamenti in latino. Per k + i, e, l’esito t / è caratteristico di italiano,
romeno e retoromanzo, mentre ts/s caratterizza francese, spagnolo, portoghese, catalano,
occitano, ecc.

CERVUM > t∫: it. ​cervo​ , rom. ​cerb


ts/s: fr. ​cerf​, sp. ​ciervo​ (> θ), port. ​cervo​, cat. ​cérvol​, occ. ​cerv​.

CAELUM: it. ​cielo​, rom. ​cer​, fr. ​ciel​, sp. ​cielo​, port. ​céu​, cat. occ. ​cel.

GENTEM > d : it. ​gente​, rom. ​gintă


d / : fr. ​gens​, sp. ​gente​ (> 𝒳), port. ​gente​, cat. ​gent​, occ. ​gen​.

GALLINAM: it. sp. cat. ​gallina​, port. ​galinha​, rom. g


​ ăină​, occ. ​galina/jalino​, afr. ​geline​.

N o L seguite da iod palatalizzano producendo un suono nuovo, la palatale nasale /ɲ / o


quella laterale / /, modificata ulteriormente in alcune lingue:

VINEA > it. ​vigna​, fr. ​vigne​, sp. ​viña​, port. occ. ​vinha​, cat. ​vinya​, rom, ​vie.

FOLIA > it. ​foglia​, fr. ​feuille​ ( > /j/), sp. ​hoja​ (> /𝒳/), port. occ. ​folha​, cat. ​fulla​, rom.
foaie​.

Vengono palatalizzate le occlusive t, d, k, g con esiti diversi, incrociandosi con il fenomeno


di lenizione:

RATIONEM > /z/ fr. ​raison​, port. ​razão​, occ. ​razó


/dz/ sp. ​razón​ (> /θ/)
/ø/ cat. ​raó

Anche /p, b/ possono avere un esito palatale, o come in italiano, la geminazione della
consonante:

SAPIAT > it. ​sappia​, sp. ​sepa


/b/ port. ​saiba
/t∫/ fr, ​sache​ (> /∫), occ. ​sapcha​, nap. ​sacce​.

RABIAM > it. ​rabbia​, sp. ​rabia​, cat. ​ràbia


/v/ port. ​raiva
/d / fr. ​rage​ (> / /), occ. ​rauja​, nap. ​(ar)ragge​,

occasionalmente anche /m/ e /s/:

SIMIA > it. ​scimmia​, asp. ​jimia​; SIMIUM > port. ​simio​, cat. occ. ​simi​.
/ / fr. singe

BASIARE > /z/ fr. ​baiser​, sp. ​besar​ (> /s/), cat. ​besar​, occ. ​baisar​, nap. ​basare​.
/∫/ it. ​baciare
/ / port. ​beijar

quando /r/ è seguita da iod può venire chiusa la vocale precedente, può causare metatesi,
o scomparire:
AREA > it. ​aia​, fr. ​aire​, sp. cat. ​era​, port. ​eira​, occ. a
​ ira​, rom. ​arie​.

5. Morfologia

5.1 Introduzione
La morfologia analizza le parole in ​morfemi​. Per esempio, in italiano canto si divide in c
​ ant
+ o , cantano in ​cant​ + ano, di cui il primo elemento è un morfema lessicale e il secondo
un morfema grammaticale, che cambia a seconda della funzione della parola nella frase.
Uno dei primi tipi di classificazione tipologica, risalente alla linguistica comparata
dell’Ottocento e in particolare al linguista tedesco August Von Schlegel, è quella basata
appunto sulla morfologia e distingueva tre tipi di lingue:

1. Tipo isolante o analitico​: tutte le parole sono invariabili e i rapporti grammaticali


sono espressi mediante l’ordine delle parole. Esempi: il cinese e il vietnamita.

2. Tipo agglutinante: le parole sono costruite da una serie di unità o morfemi,


ognuno dei quali ha un solo significato grammaticale. Esempi: il turco e il
finlandese.

3. Tipo flessivo o sintetico: i rapporti grammaticali sono espressi con la modifica


della struttura della parola, mediante l’aggiunta di desinenze diverse, anche con
cambi della struttura interna. Esempi: il latino, il greco, l’arabo.

Il latino era una lingua con l’ordine OV, mentre le lingue romanze sono prevalentemente
VO.

5.2 Sistema nominale.


Il sistema nominale latino comprende i sostantivi, gli aggettivi, i pronomi e i numerali.
Queste classi di parole erano ​declinate​: si servivano di desinenze diverse per esprimere il
numero​, per il ​genere​ e il ​caso​. Il latino aveva sei casi, il ​nominativo​ che indicava il
soggetto e tutti i suoi attributi; il ​vocativo​ che indicava la persona o la cosa a cui si
rivolgeva; l’​accusativo​ che indicava il complemento oggetto; il ​genitivo​, che indicava
l’appartenenza, il ​dativo​ che indicava riferimento e attribuzione ed esprimeva per lo più il
complemento di termine; l’​ablativo​, che esprimeva diversi complementi quali agente,
origine, mezzo, modo, luogo. Queste stesse desinenze indicavano anche il numero e/o il
genere. Per esempio, nelle seguenti frasi:

PETRUS MARIAM AMAT “Pietro ama Maria”


MARIA PETRUM AMAT “Maria ama Petro”
PETRI DOMUS “la casa di Pietro”

I sostantivi latini si dividevano in cinque declinazioni, ognuna con forme singolare/plurale e


con sei casi.

5.2.1. Sostantivi

1. Riduzione delle declinazioni. Tra le cinque, la quarta e la quinta già in latino


classico erano delle classi improduttive; non generavano parole nuove e
tendevano a scomparire. Le parole della quinta declinazione, principalmente
femminili finirono nella prima declinazione, mentre quelle della quarta, finirono
appunto nella seconda declinazione, o furono create forme derivate di prima o di
seconda:

FACIES (V) > FACIA (I) > it. ​faccia​, fr. ​face​, occ. ​facia​, rom. ​fată
(ma FACIES > sp. ​haz​, port. ​face​, cat.​ faç​, e anche occ. ​fatz​)

Qualche altra parola di quinta è stata assimilata alla terza declinazione:

FIDES > FIDEM > it. fede, fr. foi, sp. cat. occ. fe, port. fé.
Alcune parole della quarta, di genere femminile, sono state assimilate dalla prima
declinazione e dotate dalla desinenza -A, tipica di tale declinazione:

NURUS > NURA > it. nuora, sp. nuera, port. cat. occ. nora, rom. noră.

2. Cambi di genere. Alcune parole hanno cambiato di genere per evidenziare la


corrispondenza fra forma e genere.

ARBOREM (f.) > it. albero, fr. occ. cat. arbre, sp. árbol, port. árvore, rom. arbore (m.).

Una serie di parole terminanti in -OR e indicanti concetti astratti è passata dal maschile al
femminile in galloromanzo, retoromanzo e talvolta in romeno:

DOLOREM > fr. douleur, occ. dolor, rom. durere (f.), ma it. dolore, sp. dolor (m.)

3. Perdita del neutro. In linea generale i sostantivi neutri sono diventati maschili. Vi
potevano essere oscillazioni nella scelta del genere, spesso su basi regionali:

MAR > MAREM > it. mare, sp. port. mar (m.); ma fr. mer, cat. occ. mar, rom. mare (f.).

4. Riduzione dei casi. Alcuni dei fattori causanti sono stati : il cambio fonetico (la perdita di
-M). Il caso che sopravvive nelle lingue romanze, con pochissime eccezioni, è l’accusativo,
ed è per questo che si citano le forme dell’accusativo come base delle parole romanze :
ROSAM > rosa.

5.2.2. Aggettivi.
Con la perdita delle forme del neutro e il passaggio di alcuni aggettivi dalla seconda alla
prima classe, rimangono due gruppi di aggettivi, quelli che distinguono fra maschile e
femminile:

BONUS/BONA > it. buono/buona, fr. bon/bonne, sp. bueno/buena, port. bom/boa, cat.
bo(n)/bone, occ. bo(n)/bona, rom. bun/bună,

e quelli che non fanno questa distinzione:

GRANDIS > it. sp. port. grande, afr. grant, cat. occ. gran.

5.2.3 Comparativo e superlativo


In latino il comparativo si formava con l’aggiunta del suffisso IOR: ALTERUS, ALTERIOR,
ma per alcuni aggettivi terminanti con una vocale prima del suffisso -IUS, -EUS, -UUS si
impiegava una perifrasi con l’avverbio MAGIS.

ALTIOR > MAGIS ALTUM > sp. más alto, port. mais alto, cat. més alt, occ. mais alt, rom.
mai înalt; PLUS ALTUM > it. più alto, fr. plus haut, occ. plus alt,

In latino il superlativo si formava con l’aggiunto del suffisso -ISSIMUS, che aveva
significato relativo (“il più bello”) e assoluto (“molto bello”).

In senso relativo il superlativo si forma con l’aggiunta dell’articolo determinativo al


comparativo, come è normale in italiano, che esprime così i tre gradi dell’aggettivo: bello,
più bello, il più bello:

fr. le plus grand, sp. el más grande, cat. el més gran, occ. lo plus gran.

In senso assoluto il superlativo si forma normalmente con l’aggiunta di un avverbio, una


possibilità già presente in latino con l’impiego di MULTUM :

it. molto buono, sp. muy bueno, port. muito bom, cat. occ. molt bo.

5.2.4 Avverbi
In latino non vi era un singolo modo di formare l’avverbio sulla base dell’aggettivo, bensì
possibilità diverse. L’avverbio si formava principalmente con il suffisso -E per gli aggettivi
di prima classe:. CERTUS, CERTE, e con -ITER per quelli di seconda classe : FORTIS,
FORTITER. Il modo più tipico di formare l’avverbio nelle lingue romanze è appunto con
MENTE e l’aggettivo all’ablativo femminile singolare in accordo. L’aggettivo all’ablativo
femminile singolare è riflesso nelle forme romanze con -a- per gli aggettivi di prima classe
e con -e, oppure Ø per quelli di seconda:

LENTA MENTE > it. sp. port. lentamente, fr. lentement, cat. lentament, occ. lentamen.
BREVE MENTE > it. sp. port. brevemente, afr. briément, cat. breument, occ. breumen.

5.2.5 Numerali
Il sistema dei numerali latini era costituito da quattro categorie : i numeri cardinali (uno,
due, ecc), i numeri ordinali (primo, secondo, ecc), i numeri distributivi (1xvolta, 2xvolta,
ecc.), avverbi numerali (una volta, due volte).

5.2.6 Pronomi

1. Dimostrativi, o deittici o indicativi, indicano, appunto, il posto in cui si trova una


persona o una cosa rispetto al soggetto che parla, mentre i pronomi anaforici o
determinativi, servono a richiamare e precisare qualcosa di già menzionato nella
frase, oppure ad anticipare e determinare qualcosa che segue.
2. Articolo. L’articolo determinativo non esiste in latino, ma è presente in tutte le
lingue romanze. L’articolo indeterminativo deriva come si è detto dal numero
cardinale UNUS, -A. Questo veniva spiegato in latino anche con il significato di
“un certo”.
3. Pronomi personali: in latino si distinguono per la persona, come il verbo, ma non
per il genere. Il latino tra l’altro distingueva solo tra due persone, il destinatore
“io”, e il destinatario, “tu”, con i rispettivi plurali “noi” e “voi”.
4. Riflessivo. Il latino non aveva un pronome di terza persona, aveva però un
pronome riflessivo, cioè riferito alla persona che faceva da soggetto del verbo
quando il verbo era alla terza persona, come in italiano Pietro si lava.
5. Terza persona. Per la funzione di pronome personale di terza persona il latino
impiegava all’occorenza il pronome anaforico IS, oppure il dimostrativo ILLE.
6. Avverbi pronominali: ne, vi (ci)
7. Pronomi possessivi: SUUS it. loro, sp. su.
8. Pronomi relativi e interrogativi. Erano identici.
9. Indefiniti. Sono parole come tutti, altro, qualcuno, ecc

5.3 Sistema verbale


5.3.1 Il verbo latino
Come quello romanzo, è coniugato: ricorre a desinenze diverse e a volte temi diversi per
esprimere le varie funzioni delle voci verbali. Allo stesso modo, il verbo latino è marcato
dalla persona, dal numero, dal tempo, dall’aspetto, dal modo, e dalla voce. Una categoria
che non viene normalmente contemplata nelle descrizioni. Una categoria che non viene
normalmente contemplata nelle descrizioni tradizionali del sistema romanzo è l’aspetto.
Per aspetto si intende i diversi modi di concepire lo svolgimento dell’azione espressa del
verbo, vale a dire come se ne rappresenta la durata, la compiutezza, la ripetitività, ecc.
Una categoria che manca nel sistema italiano e romanzo è la voce deponente accanto a
quelle attiva e passiva. Il deponente in latino svolgeva spesso la funzione di ciò che viene
chiamata anche la voce media (tra attivo e passivo). Si tratta di una categoria in cui
l’azione espressa dal verbo coinvolge principalmente il suo soggetto, una categoria in cui
l’azione espressa del verbo coinvolge principalmente il suo soggetto, una categoria che si
può esprimere in italiano con un uso pronominale o riflessivo del verbo: ​mi​ faccio il letto,
ti​ svegli, ​si​ lava. I verbi deponenti latini avevano forma passiva ma significato attivo.
Il verbo latino si divide tradizionalmente in quattro coniugazioni in base alla vocale
caratteristica del tema:

I. - ARE : CANTARE
II. - ĒRE : HABĒRE
III. - ĔRE : VENDĔRE
IV. - IRE : DORMIRE
Il verbo latino ha tre temi principali che sono quello dell’imperfettivo, del perfettivo e
anche dal supino, tema su quale si formano il participio passato, l’infinito futuro e il
participio futuro.
Sul tema dell’imperfettivo si forma il presente, le cui desinenze variano a seconda della
vocale tematica della coniugazione:

I. -O, -AS, -AT, -AMUS, -ATIS, -ANT: CANTO


II. -EO, -ES, -ET, -EMUS, -ETIS, -ENT: HABEO
III. -O, -(-IO), -IS, -IT, -IMUS, -ITIS, -UNT (IUNT) : VENDO (FACIO)
IV. -IO, -IS, -IT, -IMUS, -ITIS, -IUNT: DORMIO.

Su questo tema si formano inoltre:


- l’imperfetto con l’aggiunta dell’infisso -B- e le desinenze -AM, -AS, -AT, -AMUS,
-ATIS, -ANT: CANTABAM, HABEBAM, VENDEBAM, DORMIBAM;
- il futuro con l’aggiunta dell’infisso -B- più le desinenze -O, -IS, -IT, -IMUS, -ITIS,
-UNT per le coniugazioni I e II: CANTABO, HABEBO; oppure con l’aggiunta delle
sole desinenze -AM, -ES, -ET, -EMUS, -ETIS, -ENT, per le conuigazioni III e IV :
VENDEAM, DORMIAM.

Sul tema del perfettivo, dunque si forma il perfetto con l’aggiunta delle desinenze -I, -ISTI,
-IT, -IMUS, -ISTIS, -ERUNT.
Su questo tema si formano inoltre:
-il piuccheperfetto con l’aggiunta delle desinenze -ERAM, -ERA, -ERAT, -ERAMUS, -ERATIS,
-ERANT: CANTAVERAM, HABUERAM, VENDIDERAM, DORMIVERAM:
- il futuro anteriore con l’aggiunta delle desinenze -ERO, -ERIS, -ERIT, -ERIMUS, -ERITIS,
-ERINT: CANTAVERO, HABUERO, VENDIDERO, DORMIVERO.