Sei sulla pagina 1di 11

LA TUTELA DELLE LINGUE MINORI: IL CASO

EUROPA
1.LA SCOMPARSA DELLE LINGUE MINORI
La globalizzazione economica e la rivoluzione dei media stanno cambiando il volto della cultura in
tutto il mondo, riducendo il numero di lingue che le persone parlano perch sempre pi importante
avere una lingua comune per favorire scambi commerciali, relazioni culturali e rapporti diplomatici.
La globalizzazione non un fenomeno nuovo, ha solo subito unaccelerazione dellultimo ventennio.
Secondo le stime dei linguisti esistono dalle 5000 alle 7000 lingue e almeno la met di esse
destinata ad estinguersi entro il prossimo secolo.
Paradossalmente esiste anche un altro scenario possibile: gli stimoli della globalizzazione, che
favoriscono lomologazione delle culture e la scomparsa delle lingue minori, possono fornire alle
piccole culture e ai loro idiomi, strumenti e mezzi per sopravvivere; esistono siti internet che hanno
lo scopo di sensibilizzare sullimportanza della loro sopravvivenza.
Unaltra tendenza in atto la formazione e lo sviluppo di lingue franche locali, generate dallesigenza
di comunicazione interlinguistica e interculturale.
LA DIVERSITA LINGUISTICA
Luniverso linguistico ancora un mistero per certi versi e infatti difficile stabilire con precisione il
numero delle lingue esistenti; di molte lingue si sa ancora poco. Sono diverse le ragioni per cui
difficile stabilire quante siano le lingue parlate nel mondo:
1 difficolt nel comprendere quale sia una lingua e quale un dialetto, anche se sembra semplice:
dialetto = variet locali di una lingua che condividono caratteristiche strutturali e che possono
essere facilmente comprese da chi parla altre varianti della stessa lingua;
2 unaltra difficolt risiede nel fatto che centinaia di lingue non sono ancora state studiate
abbastanza dato che le comunit che le parlano sono esigue e vivono in aree remote;
3 la maggior parte delle lingue del mondo sono orali, ristrette a usi familiari e informali, molte
non hanno quindi riconoscimento formale.
Delle 5000-7000 lingue del mondo, circa 4-5000 sono considerate indigene, cio usaet solo
allinterno delle comunit native.
Ethnologue (sito) aggiorna costantemente la liste delle lingue man mano che aumentano le
conoscenze e fornisce indicazioni sul loro stato di salute; riporta, nellultima edizione, 6.909 lingue.
La ripartizione delle lingue e dei loro locutori molto diseguale: oltre 3500 lingue sono parlate dal
2% della popolazione mondiale, mentre quasi l80% della popolazione mondiale parla solo 83 lingue.
Litaliano nellelenco delle 20 lingue mondiali per numero di parlanti occupa proprio la ventesima
posizione.
Cos una lingua? una specifica forma di linguaggio usata da una determinata popolazione in un
certo punto dello spazio e del tempo; un concetto ben definito ma comunque non sempre
possibile distinguere una variet linguistica da unaltra, come per es. il dialetto. Ci sono molteplici
criteri per determinare una lingua:
1. il pi tipico nel nostro mondo occidentale il criterio nazionale;
2. un altro criterio, semplice, potrebbe essere la quantit di coincidenza linguistica tra due
parlate, cio la quantit di lessico in due lingue;
3. un altro criterio quello dellintercomprensibilit: se tra parlanti di due variet
linguistiche non c comprensione reciproca, ci troviamo di fronte a due lingue distinte.

LE LINGUE IN PERICOLO
La scomparsa delle lingue non un fatto nuovo, negli ultimi 500 anni circa la met delle lingue
conosciute nel mondo scomparsa.
Per quanto riguarda lEuropa, le lingue pi minacciate sono le forme antiche di lingue attuali, come
loccitano, listriano, il sami o le lingue parlate da esigue minoranze etniche, come il ladino, il
grecanico o ancora le lingue regionali come il bretone, il gallese, vari tipi di sardo, il ligure ecc.
Il gaelico irlandese un caso emblematico: nel 1835 si calcolava che circa 4 milioni di persone
parlassero irlandese, man mano, fino ai giorni nostri, sono diminuiti i parlanti di questa lingua; pur
essendo la lingua celtica che ha ricevuto il maggior sostegno pubblico, sicuramente la pi debole,
infatti non una lingua che si tramanda di generazione in generazione e questo porta alla sua
decadenza.
In Europa, ben 25 dei 36 stati-nazione, bench risultino monolingui, ospitano al loro interno delle
minoranze, indigene e non. al di fuori dellEuropa, il quadro molto pi drammatico: lo stillicidio
delle lingue estinte negli ultimi due secoli si molto accelerato, soprattutto in America, Africa e
Australia.
LUNESCO e altre organizzazioni internazionali hanno stilato una red list di lingue che corrono
seri pericoli di progressiva scomparsa, pubblicando un Atlante delle lingue del mondo in pericolo:
esso fornisce una relazione che presenta i dati aggiornati su circa 2500 lingue in pericolo sono
circa 200 le lingue estinte durante le ultime tre generazioni, 538 gravemente minacciate, 502
gravemente in via di estinzione, 632 sicuramente in pericolo, 607 non sono sicure.
LIndia ha il maggior numero di lingue in via di estinzione (196) ma gli Usa hanno il maggior numero
di lingue estinte dal 1950.
In genere le lingue in pericolo sono parlate da un numero di persone molto esiguo o in pochissime
comunit o ancora sono idiomi usati in occasioni relativamente rare di comunicazione quotidiana.
Secondo Krauss una lingua con meno di 10.000 locutori a rischio.
LA BIODIVERSITA E LA DIVERSITA CULTURALE
Il dibattito sulle Lingue in pericolo ha iniziato a far parte del discorso ambientalista dopo gli anni
60 del '900, questo perch negli scritti accademici e sui media sono spesso state proposte analogie
che paragonavano la scomparsa delle lingue e delle culture a quella dellestinzione delle specie
botaniche e animali: il problema della biodiversit molto legata a quello dellestinzione delle lingue.
Cos come i linguisti, anche i biologi sono stati attirati soprattutto dagli organismi di grandi
dimensioni e hanno trascurato gli animali pi piccoli.
Osservando le tabelle sulla biodiversit e sulla scomparsa delle lingue, si notano i numerosi punti di
contatto tra diversit biologica e linguistica: entrambe tendono a concentrarsi negli stessi luoghi,
soprattutto nelle regioni intertropicali, per poi calare man mano che ci si avvicina ai poli.
Anche le lingue, come le specie viventi, possono essere considerate dagli organismi che hanno
raggiunto un elevato grado di adattamento al loro ambiente.
Inoltre, come per la diversit linguistica, anche la biodiversit ha subito un calo drammatico negli
ultimi 150 anni e ci sono stretti rapporti tra le circostanze che determinano la scomparsa di piante e
animali e quelle che causano la scomparsa delle lingue.
Oltre il 99% delle estinzioni avvenute in epoca moderna pu essere attribuito alle attivit industriali e
agricole che hanno causato il deterioramento delle capacit di resistenza degli ecosistemi; la
situazione linguistica molto simile: i popoli indigeni del mondo e le loro lingue stanno morendo
perch i loro habitat vengono distrutti dal processo di assimilazione alla civilt moderna.

Tutte queste analogie hanno autorizzato alcuni studiosi a parlare di biolinguistica o eco
linguistica.
LE CAUSE DELLESTINZIONE DELLE LINGUE
Vi sono lingue che muoiono improvvisamente con grammatica e lessico intatti e alte procedono
invece attraverso una fase di regressione. Quindi non un processo chiaro.
Un approccio ha messo in luce come le lingue non vivano da sole ma i loro destini siano legati a
quelli dei propri locutori: una lingua si mantiene viva solo se la comunit dei suoi parlanti riesce a
conservare unidentit collettiva e se dispone di un ambiente fisico e socio-economico che laiuti a
identificarsi col suo territorio, senza rinunciare alle proprie radici culturali.
Il processo di estinzione di una lingua pu essere spontaneo o forzato; forzato nel caso di
conquistatori che impongono luso di unaltra lingua e spontaneo nel caso di un popolo che decide di
adottare unaltra lingua perch di maggiore prestigio o maggiore utilit pratica. Il processo di
estinzione linguistica passa attraverso una fase intermediaria in cui una comunit di parlanti di una
lingua diventa bilingue e gradualmente diventa fedele alla seconda lingua, fino a cessare di usare la
lingua originale.
PERCHE PREOCCUPARSI?
opinione molto diffusa che la diversit linguistica sia un ostacolo alla comunicazione, allo sviluppo
economico e alla globalizzazione dei mercati; se tutti parlassimo la stessa lingua ci sarebbe una
migliore intesa e quindi non bisognerebbe preoccuparsi del fatto che molte lingue stanno morendo; in
questa ottica luso delle lingue minoritarie sarebbe un inutile spreco di tempo e risorse.
Altri vedono nel plurilinguismo la causa delle rivalit e degli scontri tra i popoli.
C anche, infine, chi pensa che esistono problemi pi pressanti della perdita delle lingue, come
leliminazione del sottosviluppo o la protezione dellambiente, ma molti studiosi affermano invece
che le lingue e le culture, cos come le opere darte, i monumenti, fanno parte del patrimonio
dellintera umanit. Infatti, con le lingue scompaiono anche le espressioni idiomatiche, i modi di vita,
le tradizioni, i miti e le visioni del mondo create da quei popoli.
Un secondo problema legato alla scomparsa delle lingue, quello della tutela delle minoranze che le
parlano e della loro identit etnica.
Lo stato nazionale uninvenzione politica tutta europea che ha portato alla liberazione
dalloppressione degli imperi, insieme alla nascita delle societ democratiche ma sorretto da
unideologia: idea moderna di patria che fa coincidere un territorio con una nazione e una lingua.
Idiritti linguistici rientrano a pieno titolo nei diritti fondamentali delluomo e la loro tutela uno dei
compiti dello stato democratico moderno.

FUTURI SOSTENIBILI
Come salvaguardare le minoranze linguistiche dall'estinzione: l'Unesco incentiva la trasmissione di
linguaggio iter-generazionale e l'alfabetizzazione; altri fattori dipendono invece dalle politiche linguistiche attuate nei
singoli paesi, e quindi l'atteggiamento del governo verso la lingua; importante l'attaccamento dei membri della
comunit alla loro lingua, cultura e tradizione: se questo c', la lingua verr mantenuta viva, perch diventa ragione
di orgoglio per gli individui; ancora, un'educazione plurilingue incentivata perch attraverso studi diversi si
appreso che i bambini in tenera e giovane et apprendono pi facilmente due o pi lingue, parlandole correntemente
da adulti. Il multilinguista il pi delle volte tollerante, nobile d'animo e nutrito da sentimenti civici di fratellanza e
uguagliana.
MULTILINGUISMO E DIVERSITA' LINGUISTICA NELL'UE

L'Ue fin dall'inizio ha adottato una politica di multilinguismo sia per conservare la diversit e la ricchezza culturale
che le lingue esprimono, sia perch la conoscenza delle lingue permette di parlarsi e di comunicare.
I problemi che l'Ue deve affrontare oggi nel salvaguardare la sua politica sono: la globalizzazione, il progresso
tecnologico e l'invecchiamento della popolazione. Dai primi due deriva una maggiore mobilit degli europei, di cui un
numero crescente ha costanti contatti con altri paesi, oppure vive o lavora all'estero: questo processo di mobilit
incrementato dagli allargamenti all'Ue, che ora conta 27 stati membri e comprende circa 60 lingue minoritarie (si
stimano 175 nazionalit diverse).
La politica multilinguista un'opportunit che in mancanza di sostegno e riforme adeguate pu trasformarsi in
ostacolo e far sorgere problemi: pu accrescere la carenza di comunicazione tra le persone di cultura diversa e
aumentare le divisioni sociali, offrendo ai poliglotti un accesso a migliori opportunit di vita e lavoro rispetto agli altri.
Pu impedire ai cittadini/imprese di sfruttare appieno le possibilit di mercato unico e indebolire la loro competitivit
all'estero. Pu ostacolare la cooperazione amministrativa transfrontaliera tra gli stati membri dell'Ue e il buon
funzionamento dei servizi locali, come gli ospedali, i tribunali ecc. Pu insomma causare gravi crisi sociali, per
esempio non offrendo agli immigrati gli strumenti per imparare la lingua ed integrarsi, ottenendo un lavoro e
costruendosi una nuova vita.
Il cittadino europeo non ha tanto bisogno dell'inglese (oggi di tutti, domani di nessuno), quanto piuttosto delle lingue
di prossimit, quelle cio dei paesi membri alla comunit non intesi come stati ma come regioni (il sardo per esempio
una lingua). Un'interessante proposta in questo senso sarebbe l'istruzione trilingue, secondo questo schema: lingua
propria (sardo) - lingua maggioritaria (italiano) altra lingua maggioritaria di vasta diffusione (inglese). L'obiettivo
la realizzazione di una situazione paritaria di partenza tra i 3 strumenti linguistici, tutti adeguatamente conosciuti e
utilizzabili nei diversi settori della vita quotidiana, del lavoro e della sfera sociale.
L'Italia in questo senso ancora molto scarsa (basti pensare che le lingue straniere sono insegnate in modo pessimo,
cos come la lingua italiana). Tempo fa si era proposto di insegnare i dialetti nelle scuole, ovviamente il progetto
stato respinto per aggrapparsi ai valori di uno stato nazionale unitario e non frammentato.
Olanda e Spagna hanno forte attenzione invece nei confronti del pluralismo linguistico interno, e anche verso le
lingue straniere.
Certe lingue d'immigrazione stanno diventando numericamente pi importanti di alcune lingue minoritarie nazionali,
bisogna domandarsi quale status dargli! Senz'altro essenziale che l'immigrato impari la lingua del paese di arrivo,
ma altrettanto necessario che mantenga le sue origini, la sua cultura, la sua lingua e il suo dialetto, ed importante
che il paese ricevente lo accolga e non lo discrimini per la sua diversit, ma incentivi la popolazione ad apprezzare ci
che differente da noi, ad imparare dall' altro, insomma a favorire la cultura della diversit.
Molti sono convinti che gli individui abbiano un'unica identit, prettamente collegata allo stato di appartenenza, ma
non cos: ognuno di noi ha pi identit che si sovrappongono e si intrecciano, bisogna, per tutelarne ognuna, pensare
localmente e agire globalmente: lingue locali per esprimere la propria identit locale, e lingue globali per essere
cittadini del mondo.
2.POLITICHE LINGUISTICHE E LINGUE MINORI IN EU
L'UNIONE EUROPEA E LE LINGUE UFFICIALI
Sono 23 le lingue ufficiali della comunit Europea: alle 4 iniziali del 1958 (francese, italiano, neerlandese e tedesco) si
sono aggiunte quelle dei nuovi paesi membri (inglese, greco, spagnolo ecc.). Di conseguenza tutti i documenti ufficiali
si possono trovare nelle 23 lingue. Ad altre 3 lingue (minoritarie: basco, catalano e galiziano) stato dato lo statuto di
semi-ufficialit, per cui chi le parla pu richiedere la traduzione dei documenti in queste lingue, tutto a spese del
governo spagnolo. Per motivi di tempo, funzionalit e risorse finanziare le lingue procedurali impiegate dai funzionari
sono solo tre, e cio inglese, tedesco e francese.
IL CONSIGLIO D'EUROPA E LE LINGUE MINORITARIE
1992: l'Eu approva la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. Tutti gli stati che vogliono far parte dell'Eu
devono leggere la Carta e decidere se firmarla o meno. Attualmente, dei 47 paesi membri, 25 hanno firmato e
ratificato (cio si sono impegnati ad applicarla nella realt dei fatti, magari con qualche riserva su alcuni aspetti), 8
hanno solo firmato e 14 non l'hanno sottoscritta.
La Carta costituisce il quadro giuridico di riferimento per tutte le azioni di tutela e di promozione relative alle lingue
utilizzate dalle minoranze nazionali.
Lingue regionali o minoritarie: tutte le lingue usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato da cittadini di quello
stato che si riconoscono in uno specifico gruppo, numericamente inferiore rispetto alla totalit della popolazione, e che
sono differenti dalla lingua ufficiale. In questa definizione NON rientrano i dialetti della lingua ufficiale e le lingue dei
migranti.
Queste lingue:
hanno una vasta diffusione (il catalano)

hanno poche centinaia di locutori e sono a rischio estinzione (lingue sami)


alcune sono la lingua maggioritaria e ufficiale in un paese vicino (il tedesco ufficiale in Germania ma
minoritario in Italia)
alcune sono nazionali ma minoritarie rispetto ad altre lingue co-ufficiali (l'irlandese in Irlanda)
molte sono lingue regionali in quanto le comunit che le parlano risiedono sul territorio di una regione che
fa parte di uno stato con lingua nazionale diversa
alcune sono prive di territorio perch sono parlate in uno stato senza che vi sia corrispondenza con una
precisa area geografica.

LA CARTA EUROPEA DELLE LINGUE REGIONALI O MINORITARIE


La Carta si compone di 23 articoli, divisa in 5 parti ed ha pure un preambolo. Le 5 parti sono cos:
1. fissa le disposizioni generali, gli impegni richiesti agli stati firmatari, le modalit che possono seguire e gli
obblighi esistenti
2. chiarisce gli obiettivi della Carta e definisce i principi ispiratori
3. tratta le misure da adottare e che sono ritenute necessarie per raggiungere gli obiettivi fissanti nei vari campi
quale l'insegnamento e la giustizia
4. descrive le azioni di controllo che il Consiglio d'Europa effettua sulle politiche seguite dai paesi firmatari, e
quindi: stesura di rapporti periodici e controlli periodici
5. le disposizioni finali, e quindi aspetti relativi alla ratifica e alla firma.
Gli scopi della Carta sono sei:
proteggere le diversit linguistiche
configurare gli obblighi giuridici a carico degli stati firmatari: s'indirizza alle istituzioni pubbliche in modo
che si assumano impegni precisi nei confronti delle lingue
ottenere impegni positivi da parte delle autorit, in particolare avviare una politica di sostegno e di
promozione delle lingue
l'esistenza e la vitalit delle lingue regionali o minoritarie devono rappresentare un impegno comune di tutta
la societ e di tutta la popolazione europea
i conflitti tra lingue non devono esistere, ognuna va rispettata quanto un'altra, non bisogna mai porle in
contrapposizione tra loro
anche se tutte le lingue hanno pari dignit, nei diversi paesi possono rivestire differenti posizioni giuridiche e
sociali, determinate da precisi motivi storici o politici. Non tutte devono quindi avere stesso trattamento in
uno stato, ma tutte devono essere rispettate.
LO STATO DELLE MINORANZE LINGUISTICHE
Lamanagement linguistique dans le monde il lavoro di Jacques Leclerc che raggruppa i paesi in base al tipo di
politica dintervento adottata nei confronti delle minoranze linguistiche. Ha identificato nove gruppi:
1. paesi che seguono politiche di assimilazione: si vuole ottenere leliminazione dei gruppi minoritari. In
passato si subirono genocidi, oggi una politica che proclama di essere rispettosa dei diritti individuali, ma
comunque le sue azioni sono mirate alla soppressione di tali diritti. (Bosnia ed Erzegovina, Grecia, Irlanda
del Nord, Turchia)
2. paesi che praticano politiche di non intervento: con disposizioni di questo tipo favoriscono implicitamente il
ruolo della lingua maggioritaria. (Austria, GRM, Regno Unito, S.Marino)
3. paesi che praticano politiche di valorizzazione della lingua ufficiale: la privilegiano sul piano politico,
sociale, giuridico e cos via. (Albania, Cipro, Croazia, Grecia, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Italia,
Islanda, Moldavia, Montenegro, Romania, Serbia, Spagna, Slovacchia, Andorra, Azerbaigian)
4. paesi che attuano politiche settoriali: adottano provvedimenti che si limitano a certe aree della vita sociale
[affissioni pubbliche e toponimia]. (Austria, Azerbaigian Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia,
Monaco, Montenegro, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca)
5. paesi che praticano politiche di status giuridico differenziato: tendono ad accordare alle lingue minoritarie il
diritto di essere utilizzate solo in alcuni settori, senza conferire loro una completa uguaglianza. (Albania,
Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Paesi Bassi, Galles, Romania, Slovacchia, Svezia)
6. paesi che praticano politiche di bilinguismo: conferiscono alle diverse lingue utilizzate unuguaglianza
giuridica, e ai cittadini il diritto di impiegarle. (pag.39)
7. paesi che praticano politiche di multilinguismo strategico: le diverse lingue vengono considerate in funzioni
complementari fra di loro e utilizzate in diversi contesti. (Belgio, Vaticano, Lussemburgo, Moldavia,
Slovenia, Ungheria)
8. paesi che praticano politiche dinternazionalismo linguistico: ex potenze coloniali impegnate
nellaffermazione della propria autonomia economica o politica anche al di fuori dei propri confini. (Francia,
Germania, Portogallo)
9. paesi che praticano politiche miste: utilizzano diversi interventi spesso in contrasto tra loro. (pag.40)
Altri quattro criteri sono stati utilizzati per capire il grado di libert di utilizzo di una lingua minoritaria per i popoli
che la posseggono:
la possibilit per le minoranze di essere rappresentate in organismi nazionali o locali, e di potersi esprimere

in queste sedi con la loro lingua


la possibilit dei cittadini di intrattenere rapporti con gli organi della pubblica amministrazione parlando la
loro lingua
le possibilit che i cittadini hanno, quando coinvolti in un processo, di esprimersi con la loro lingua
le possibilit che i giovani hanno di utilizzare la loro lingua materna minoritaria nel contesto scolastico
Sulla base di questi 4 parametri sono stati individuati 7 raggruppamenti riguardo la libert di utilizzo:
1. paesi fondamentalisti: le minoranze non sono per nulla riconosciute, o comunque messe nella condizione di
non poter usare la loro lingua. (Andorra, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Cipro, Grecia, Lettonia,
Turchia)
2. paesi schizofrenici: attuano politiche in netto contrasto con i principi ispiratori che sono alla base della loro
storia. (Belgio, Francia)
3. paesi con politiche nettamente insufficienti per la tutela delle minoranze linguistiche: politiche che portano
ad una situazione di immobilismo che di conseguenza favorisce la lingua maggioritaria. (Albania, Bulgaria,
Georgia, Italia, Kosovo, Moldavia, Romania, Russia)
4. paesi con buone intenzioni: associano a forti dichiarazioni di principio (favorevoli alla tutela delle
minoranze) pochissime norme ad hoc, spesso concepite sullonda di particolari avvenimenti. (Croazia,
Estonia, Lituania, Macedonia, Regno Unito, Irlanda del Nord, Serbia, Slovacchia)
5. paesi che hanno realizzato politiche positive per le minoranze: solitamente sono per accompagnate da
carenze normative o da aspetti contradditori che privilegiano alcune minoranze rispetto ad altre. (pag.42)
6. paesi virtuosi: vedono realizzata al loro interno la parit fra i diritti della minoranza e quelli della
maggioranza, conferendo alle lingue minori uno status ugualitario sia giuridico che sociale. (Austria,
Azerbaigian, Lussemburgo, Malta, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria)
7. paesi privi di minoranze linguistiche. (Vaticano, S.Martino, Portogallo, Liechtenstein, Islanda).

3.LA SITUAZIONE ATTUALE IN EUROPA


GLI STATI CHE PRATICANO UNA POLITICA FONDAMENTALISTA
Sono diversi i paesi fondamentalisti, e il loro fondamentalismo determinato da eventi storici e contesti politici
prettamente legati alla loro storia nazionale.
Cipro: da secoli cera convivenza pacifica tra le due etnie greca e turca, poi nel 1975 scoppiata loccupazione
militare di un terzo dellisola da parte dei turchi. Il colpo di stato fallito ma da quellanno si vive a Cipro solo aria di
violenza e spostamenti coatti della popolazione turca.
Bosnia ed Erzegovina: il mescolamento delle popolazioni croate, serbe e bosniache musulmane sfociato in una
guerra civile che ha portato alla creazione di uno stato-puzzle nel quale convivono, senza nessuna coesione, tre mininazioni, luna contro le altre armate.
Bielorussia e Lettonia: derivano dalla fine di uno stato federale, lURSS. Loppressione linguistica avviene nel primo
paese nei confronti del bielorusso, la lingua locale, che rimane in bilico tra laccettazione e il disprezzo da parte
dellautorit di turno. Nel secondo caso loppressione contro la lingua degli ex-oppressori (il russo?!) e insieme a
quella vengono repressi anche i diritti di tutte le minoranze.
Andorra: da sempre vassallo di Francia e Spagna, che se lo litigano.
Isole Faer Oer: usano la loro lingua per affrancarsi dal loro padrone, la Danimarca.
Grecia e Turchia: utilizzano il loro retaggio storico per eliminare qualsiasi minoranza interna.
LA GRECIA
La lingua greca si svilupp a partire dal dialetto attico, ma accettando anche contributi ellenici: lo sviluppo non fu
uniforme, tanto che nel periodo medioevale esistevano due forme differenti di greco, uno colto (utilizzato nelle
istituzioni, modellato sulla letteratura classica antica, che si impose perfino al latino e divenne lingua ufficiale
dellImpero Romano dOriente [quindi venne chiamato greco-bizantino]) e uno vernacolare (parlato dalla
popolazione).
Il greco vernacolare assunse prestiti latini, turchi, slavi, albanesi, francesi e italiani sotto la lunga occupazione
ottomana, trasformandosi nel greco demotico. La trasformazione tocc solo la lingua parlata e mai quella scritta, che
si conserv maggiormente e per questo divenne la lingua ufficiale del paese, quindi il greco moderno. Il popolo
continu comunque ad utilizzare il greco demotico e questa dicotomia si trascin per buona parte del XX secolo,
dando spesso origine a una guerra linguistica: nel 1976 il demotico divenne lingua ufficiale, mentre quello moderno
scomparve.
La Grecia tende oggigiorno a presentarsi come un paese linguisticamente compatto, non presenta alcuna minoranza
eccezion fatta per i 30.000 turcofoni nella Tracia occidentale, regione attribuita alla Grecia con il Trattato di Losanna
nel 1923. I turchi qui godono di privilegi: possono utilizzare la loro lingua nei processi pagando un interprete di tasca
propria, e possono iscrivere i figli nelle scuole dove insegnato anche il turco. La situazione non rosea: la
preparazione degli insegnati scarsa e i libri di testo in turco sono scritti in modo pessimo. Fino al 1991 le universit
greche non accettavano turchi tra le loro fila, con la scusante che non parlavano adeguatamente il greco, ma da
quellanno 250 posti sono riservati a loro.
NON vero che in Grecia non esistono minoranze, esistono ma sono negate!
Il rapporto tra stato nazionale e minoranze etniche, linguistiche e religiose sempre stato conflittuale, a causa dei
ripetuti regimi dittatoriali, delle guerre interne, dei molti governi autoritari che si sono succeduti negli anni e cos via.
Fino al 2000 la Grecia era lunico paese che richiedeva la religione sulla carta didentit dei suoi cittadini, perch solo

chi era di religione ortodossa veniva considerato greco. Lunica eccezione, i turchi nella Tracia, grazie al Trattato di
Losanna. Le altre minoranze non solo non godono di alcun riconoscimento se non abbracciano la religione ortodossa,
ma vengono addirittura negate, tanto che la Greca non ha firmato la Carta dichiarando di non avere minoranze di
nessun tipo entro i suoi confini.
Pomachi (40.000): di origini turche, anche questa minoranza vive nella Tracia ma vengono considerati assimilati ai
turchi perch praticano la loro stessa religione. Per il governo greco non esistono i pomachi, solo una gran quantit di
turchi.
Albanesi (30.000): sono due minoranze, gli Arvaniti di religione greco-ortodossa che parlano lavranita, quindi
considerati assimilati ai greci perch abbracciano la stessa loro religione, e gli Albanoi, emigrati pi recentemente,
praticano la religione musulmana e parlano il tosco, e per questi motivi vengono discriminati e negati.
Arumeni (50.000): parlano larumeno e sono di religione ortodossa, quindi assimilati.
Bulgari (30.000): parlano il bulgano e sono di religione ortodossa, quindi non sono considerati minoranza, ma
assimilati.
Macedoni (50.000): parlano il macedone e sono ortodossi, quindi assimilati, soprattutto perch il governo greco nega
lesistenza della lingua macedone, e quindi non pu esistere una minoranza in tal senso. C una politica
ultranegazionista nei loro confronti: nonostante la Macedonia abbia la lingua ufficiale riconosciuta a livello mondiale,
la Grecia non la accetta e anzi la nega. Il governo greco non la chiama nemmeno Macedoni, ma FYROM (Former
Yougoslavian Republic of Macedonia), cio ex-repubblica iugoslava di Macedonia.
Ebrei (5.000): vivono a Salonicco e parlano il ladino. Non sono assimilati ma negati.
Armeni (20.000): non assimilati.
La Grecia, per la negazione delle minoranze al suo interno, stata condannata dal tribunale europeo per i diritti
delluomo, ma non si ottenuto ancora nessun cambiamento.
LA TURCHIA
Si tratta della stessa situazione della Grecia. La minoranza pi rilevante sono i curdi (20% della popolazione totale),
ma fino agli anni recenti non stato fatto nulla in loro aiuto per un riconoscimento e un godimento di diritti.
Esistono in Turchia minoranze albanesi, serbe, romene, greche, armene, bulgare, farsi. Tutte NON riconosciute e
negate a livello internazionale (nel senso che anche la Turchia nega la loro esistenza quando vengono posti quesiti in
proposito).
Questa non accettazione deriva dal fatto che la Turchia si sempre basata sulla mescolanza con larabo, nel senso che
anche la lingua era scritta con caratteri arabi, che non soddisfacevano per la pronuncia orale turca. Nel 1928 ha
inizio la rivoluzione di Mustafa Kemal, che ha creato una rottura definitiva con le tradizioni dellImpero Ottomano
(da cui la fusione con larabo), ed ebbe come principali direttive il nazionalismo e loccidentalizzazione della Turchia.
Uno dei primi passi fu appunto introdurre lalfabeto latino, con laggiunta di alcuni simboli particolari per
aiutare la fonetica turca, e sostituire quindi la scrittura araba.
nello stesso tempo la lingua turca fu formalizzata sulla base di un dialetto di Istanbul
dal dizionario vennero eliminate tutte le parole arabe, per sostituirle con neologismi creati appositamente o
con parole in prestito da lingue occidentali
lalfabetizzazione del popolo ebbe un grande impulso, fu sancito lobbligo di adottare cognomi turchi
eliminando i precedenti, venne proibito luso di altre lingue allinfuori del turco, in particolare quella curda.
Dal 1921 la Turchia cerca di entrare nellUe, e per farlo ha modificato i passi sopra descritti, ma nonostante questo la
sua negazione continua e ancora non membro della comunit. Nella costituzione turca c scritto che non permesso
utilizzare il curdo in alcun caso, n a scuola, n in per diffondere notizie, n per strada. Alcuni degli articoli con
questa valenza sono poi stati modificati, ma rimane invariata la base per cui o si parla turco o non si parla affatto: nel
Parlamento e nelle istituzioni pubbliche si utilizza solo questa lingua, e chi non la parla si deve pagare un interprete.
Anche nelle scuole pubbliche il curdo non esiste, solo in quelle private, che per per esistere devono autofinanziarsi e
ottenere il permesso dal governo turco per avviare lattivit, permesso che non arriva quasi mai, e se arriva in ritardo
di molto.
Negli ultimi anni sono state create istituzioni politiche curde, grazie alla fine del conflitto contro Saddam Hussein (e
quindi lintervento dellONU???). Dal 2004 si possono seguire anche trasmissioni in lingue minori (il curdo
prevalentemente) ma sempre con sottotitoli in turco. Per le altre minoranze non stato fatto niente, per la Turchia non
esistono.
GLI ALTRI PAESI
Isola di Cipro: divisa in Nord (etnia turca) definita Repubblica turca di Cipro, e Sud (etnia greca) definita
Repubblica di Cipro. Questa polarizzazione delle due etnie maggioritarie si accompagna a due politiche diverse di
accettazione delle minoranze: al sud c tolleranza, al nord c integralismo assoluto.
Repubblica di Cipro (Sud): il 95% greco, il restante 5% diviso in piccole comunit, tra cui quella arabo-maronita,
quella armena, quella turca e quella ebrea. Qui vige, in teoria, la costituzione del 1960, che prevede uno stato
etnicamente e linguisticamente misto, che tollera le minoranze. In pratica assistiamo a una situazione di
monolinguismo greco stemprato soprattutto nei confronti della popolazione armena, i cui membri possono utilizzare la
loro lingua in tribunale solo grazie a degli interpreti. Anche per i turchi uguale.
Nella scuola linsegnamento in turco ma ci sono delle strutture, finanziate dal governo, per le minoranze che
vogliono le lezioni nella loro lingua: ci sono 3 primarie armene, una araba, e una turca, pi una sola secondaria
armena.

Per i media, esistono 7 quotidiani in greco e 1 solo in inglese, 3 settimanali in greco e 1 solo in inglese. Per la
minoranza armena ci sono 3 piccoli settimanali e 2 mensili bilingue. Le emissioni televisive invece prevedono una
sola ora quotidiana in lingua armena.
Repubblica turca di Cipro (Nord): si creata tramite auto proclamazione nel 1983, dopo dieci anni di occupazione
militare turca, ma non riconosciuta da nessun altro stato allinfuori della Turchia. Dal momento della fondazione
stata avviata una pulizia etnica tramite azioni violente che hanno portato alla migrazione della popolazione grecocipriota e al rientro forzato di turchi-ciprioti che vivevano nel sud dellisola.
Il 60% turco, il 40% turco-cipriota. Le minoranze linguistiche sono perlopi greche, armene e arabe. La lingua di
queste 3 sta andando persa, gli viene impedito di utilizzarla anche se in tribunale possono tramite linterprete. Le
poche scuole che resistono a mantenere queste lingua stanno per fallire. La stessa lingua turco-cipriota sta andando
estinguendosi a causa della forza maggioranza turca e alla sua pesante opera di colonizzazione.
Nellisola di Cipro la discriminazione linguistica attuata solo da una delle due etnie che si dividono lisola, quella
turca del nord.
Bosnia ed Erzegovina: sono due stati differenti unificati per un trascorso di occupazioni militari che hanno portato
alla loro unione. Inizialmente erano separate.
Bosnia: popolata parimenti da serbi e croati. Sub linvasione dei Goti, poi degli Slavi e degli Ungheresi che la
unirono allErzegovina. Poi si staccarono, con linvasione dellImpero Ottomano si riunirono nuovamente e
definitivamente. Durante questo dominio i Serbi e i Croati che vi risiedevano praticavano la religione cristiana, ma
non avevano propriet terriere perch spettavano di diritto solo ai musulmani, cos c stata unondata di conversioni
allislam, che ha creato letnia dei bosniaci musulmani, indipendentemente che fossero serbi o croati. Tutti
parlavano la stessa lingua, il serbo-croato, una lingua unica che si differenzia solo per lalfabeto usato (latino per i
croati, cirillico per i serbi) e per le variet regionali.
Erzegovina: popolata soprattutto da croati. Con la crisi dellImpero Ottomano (quindi quando era unita alla Bosnia), il
Congresso di Berlino pose le due regioni sotto lautorit Austo-Ungarica. Dopo la prima guerra mondiale vennero
incluse nella Jugoslvia, che durante la seconda guerra si frantum e alla fine si ricompose con una struttura federale
diversa, in sei repubbliche, compresa la Bosnia ed Erzegovina.
Bosnia ed Erzegovina: proclam la sua indipendenza nel 1991: inizi una guerra tra i serbi di Bosnia che port i tre
gruppi uno contro laltro (serbi-croati-bulgari). I bosniaci si allearono con i croati contro i serbi ma non serv a nulla:
solo con un deciso intervento militare delle potenze occidentali e la diplomazia americana si arriv a una resa.
Attualmente divisa in due componenti: la Federazione Croato-Musulmana e la Repubblica Srpska, ciascuna dotata di
propri organi amministrativi.
Repubblica Srpska: 88,5% serbi, pi piccole minoranze di bosniaci, croati, ebrei, ucraini e slovacchi. Non riconosce
altra lingua che il serbo. Nei settori di amministrazione pubblica e nei tribunali non esiste possibilit di utilizzare
unaltra lingua. La cosa surreale che le tre lingue (serbo-croato-bosniaco) sono la stessa cosa, infatti come gi detto il
serbo (o serbo-croato) si differenzia solo per alcuni aspetti alfabetici e per le variet regionali, per cui le tre lingue sono
comprensibili luna allaltra, e la distinzione in tre si fonda su una menzogna dettata dal desiderio di esaltare le
differenze tra le etnie.
Federazione Croato-Musulmana: formata da 10 cantoni (3 di lingua croata, 5 bosniaca, 2 bilingui). In ciascun
cantone vige il monolinguismo e i bambini che hanno una lingua minoritaria devono recarsi nel cantone pi vicino
dove si parla la loro lingua per frequentare la scuola. Anche i due cantoni bilingue sono monolingue, nel senso che
hanno due lingue ma queste non vengono insegnate contemporaneamente a scuola, ci sono scuole per una lingua
(bosniaco) e scuole per laltra (croato).
Lettonia: storia controversa.
Le crociate tedesche del XIII e XVI secolo hanno portato a un conversione forzata al cristianesimo e alla
creazione dello Stato della Livonia, governato dai Cavalieri Teutonici.
La Livonia si frantum nel 1561 diventando Lettonia, che dopo essere passata sotto la sovranit polacca, poi
svedese, fu annessa alla Russia nel 1721 (essendo Mosca lontana, il potere locale rimase nelle mani dei
cavalieri teutonici). Nelle campagne la lingua parlata era il lettone, in citt il russo e il tedesco.
Nel 1918 divenne indipendente la prima volta, e il lettone era la lingua ufficiale del periodo. Le minoranze
russe, tedesche e ucraine godevano di alcuni benefici e di un trattamento particolare, infatti avevano i propri
istituti scolastici.
La Russia loccup nuovamente nel 1939, la Germania se ne appropri nel 1941, poi di nuovo la Russia nel
1945, e da qui in avanti si attu un programma di russificazione del territorio, che vide larrivo di migliaia di
immigrati russofoni: ancora oggi i russi sono pi del 50% della popolazione nelle pi grandi citt lettoni.
Nel 1991 ottenne finalmente lindipendenza definitiva.
Nel 1989 venne varata la Legge sulle lingue, che affermava la necessit che venissero prese misure particolari per
proteggere la lingua lettone. Nel 1991 arriv la Legge sulla cittadinanza, che prevedeva la creazione di una nuova
categoria di soggetti, i NON cittadini, ovvero le minoranze che non parlavano il lettone correntemente e che non
conoscevano la storia e la cultura della Lettonia. Per diventare cittadini dovevano rinunciare allidea della doppia
cittadinanza e abbandonare le loro origini, per abbracciare uno stile di vita puramente lettone.
In Parlamento, nelle assemblee locali, nellamministrazione pubblica, nelle insegne pubbliche e private e nelle forze
armate c luso esclusivo del lettone. Solo nei tribunali, quando concesso da tutte le parti, si pu svolgere PARTE del
dibattimento in russo.
La Lettonia ha creato istituti per la salvaguardia della lingua lettone:
Commissione per il controllo linguistico: multa i cittadini che infrangono la Legge sulle lingue

Centro della lingua ufficiale: vigila sulla qualit delle lingua lettone impiegata negli atti ufficiali dagli
organismi pubblici
Commissione per la toponimia: controlla che la denominazione dei luoghi sia lettone
Minoranze: bielorussa, ucraina, polacca e lituana, oltre che russa.
La scuola: nel periodo sovietico erano insegnati sia il russo che il lettone, ora solo il lettone. Ci sono scuole riservate
alle minoranze, ma previsto che il programma spiegato in russo riguardi solo specifiche materie relative alla
minoranza stessa, per cui solo del programma svolto in tale lingua. In pi, perch ci siano queste scuole bisogna
raggiungere un numero minimo di allievi: 10 per le primarie e 25 per le secondarie. Esistono 164 scuole russe, in cui
il programma bilingue russo-lettone; 6 polacche, 2 ebree, 1 estone, 1 bielorussa e 1 zingara.
In definitiva in Lettonia non c chiusura totale ma si cerca di riappropriarsi della propria lingua nazionale, repressa
per secoli.
Bielorussia: non vi alcun tentativo di riappropriarsi della propria lingua, ma anzi, si cerca di sopprimerla a favore
del russo. La storia della lingua bielorussa tormentata:
verso il XII secolo il bielorusso si separ dal russo e dallucraino, con i quali costituiva ununica parlata, e
divenne lingua ufficiale della Lituania, della quale la Bielorussia faceva parte.
La Lituania si annesse alla Polonia, e da qui ci fu un processo di colonizzazione della classe dirigente e della
lingua parlata.
Nel XVIII secolo la regione fin in mano alla Russia, poi a Napoleone e poi ancora alla Russia, che nel 1830
avvi un processo di decolonizzazione e di russificazione totale, che giunse a proibire le pubblicazioni in
bielorusso.
Il potere russo fu interrotto dallinvasione tedesca prima, e dalla rivoluzione dottobre dopo, che permise il re
insegnamento del bielorusso nelle scuole, e la sua rivalutazione.
Nel 1922 la Bielorussia entra nellURSS e allinsegna dellinternazionalismo istituisce come lingue ufficiali il
bielorusso, il russo, il polacco e lyddish.
Nel 1930 Stalin e la sua politica repressiva imposero unicamente il russo come lingua dellamministrazione,
dellinsegnamento e dei rapporti commerciali.
Nel 1990 il bielorusso torn la lingua ufficiale.
Nel 1994 una politica autoritaria e la necessit di mantenere contatti con Mosca impose luso del russo
riducendo nuovamente il bielorusso a lingua minoritaria.
Sebbene la popolazione bielorussa sia l81% del totale, e quella russa l11% (il resto polacca, ucraina ed ebraica), il
censimento del 1999 rivela che solo il 38% della popolazione parla effettivamente bielorusso, il resto russo.
In Parlamento la lingua ufficiale il bielorusso, ma le leggi sono adottate e pubblicate in russo e bielorusso; in realt la
maggior parte delle leggi viene approvata in russo e solo dopo tradotta in bielorusso. Nei tribunali i processi possono
essere svolti in due lingue, ma i cittadini richiedono luso del russo perch cos si suppone pi clemenza del giudice. I
rapporti con la pubblica amministrazione possono avvenire in due lingue, ma meglio il russo perch non tutti i
funzionari conoscono il bielorusso.
La scuola: linsegnamento dovrebbe essere in bielorusso, a meno di una precisa richiesta dei genitori che si usi il
russo, ma in realt nella scuola primaria le lezioni si tengono in russo nel 50% delle scuole, in bielorusso nel 40% e le
bilingue sono solo il 10%. Nella scuola superiore il 65% degli studenti studia in russo, alluniversit dovrebbe essere
obbligatorio il bilinguismo ma il modello didattico adottato russo.
La stampa: 3 quotidiani in bielorusso, 5 in inglese, 1 in tedesco e 19 in russo.
Si tratta in Bielorussia di un bilinguismo di facciata.
Andorra: la lingua ufficiale il catalano, sebbene i catalani siano il 36% e gli spagnoli il 38% della popolazione.
Andorra un co-protettorato francese e spagnolo perch i suoi due co-prncipi sono il capo di stato francese e il
vescovo della diocesi spagnola. Con la costituzione del 1993 questi due prncipi mantengono rappresentanza della
sovranit andorrana solo sul piano internazionale, e in via formale, perch non hanno nessun potere allinterno del
principato di Andorra, che in realt una Repubblica. Dal 1993 il catalano la lingua ufficiale, che viene usata in
parlamento, nei tribunali (solo se tutte le parti sono daccordo si usa unaltra lingua, ma le sentenze sono comunque in
catalano), nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, nella toponimia, nellinformatica, nelle affissioni
pubbliche e private.
Esistono istituti scolastici che insegnano solo catalano, ma anche altri che utilizzano spagnolo e francese; nella scuola
materna si applica il modello monolingue, in quella primaria bilingue e in quella secondaria si inserisce linglese, al
fine di ottenere ragazzi che parlino catalano, francese, spagnolo e inglese fluentemente.
Si cerca di difendere in tutti i modi la specificit linguistica dalle lingue minoritarie, e soprattutto dallo spagnolo,
francese e inglese.
Faer Oer: sono un protettorato della Danimarca che continua a chiedere indipendenza senza ottenerla. Ha comunque
un particolare statuto di autonomia. Dal XV secolo la lingua ufficiale il feringio insieme al danese: lo stato di coufficialit funziona pi nei tribunali che nel resto, qui infatti il dibattito svolto in feringio ma la sentenza scritta in
danese. Nel parlamento locale invece viene tutto svolto in feringio, e in ultimo c una traduzione in danese. A scuola
le lezioni sono in feringio, dal terzo anno delle primarie si studia il danese, e dal quinto linglese. Luniversit in
feringio. Il monolinguismo quindi una pratica normale nella vita commerciale, come pure nella comunicazione
scritta e radiotelevisiva.
GLI STATI CHE PRATICANO UNA POLITICA SCHIZOFRENICA
Paesi che hanno dedicato alla questione delle minoranze linguistiche o alla questione della lingua nazionale una

politica contraddittoria, in contrasto coi principi di libert e di democrazia fondamentali per la loro storia.
IL BELGIO
Si compone di 10 milioni di abitanti, ci che lo ha unito la religione cattolica e la capacit imprenditoriale, nonch
la gestione assennata dellunit del paese fin dal 1831. Il Belgio diviso in due met: al nord si parla fiammingo, al
sud francese. Nella capitale Bruxelles c bilinguismo. La maggioranza fiamminga, seguita subito dai francofoni, e
altre minoranze sono quella tedesca e gli immigrati in genere.
Il Belgio formato quindi da tre Regioni (fiandre, Vallonia, Bruxelles) ma contemporaneamente da quattro Comunit
linguistiche (vallone, cio francofona, fiammingo, cio neerlandofona, tedesca, cio germanofona, e bilingue), e quindi
lo stato si articola su diverse istanze legislative a tutela di ognuna:
Parlamento federale, formato da:
o Camera dei Rappresentanti
o Senato
Consiglio fiammingo, formato da:
o Rappresentanti della Regione delle Fiandre
o Rappresentanti della Comunit fiamminga
Consiglio vallone
Consiglio della comunit francofona
Consiglio della comunit germanofona
Consiglio di Bruxelles capitale.
Le competenze di questi organismi:
o Le Regioni si occupano di problemi del territorio, delle foreste, dellambiente, delle case, dellagricoltura, dei
lavori pubblici, del culto, dellazione sociale
o Le Comunit si occupano della cultura, dellinsegnamento, delle biblioteche, della salute, della difesa della
lingua e del turismo.
Anche se sembra tutto ben organizzato, in realt c intolleranza reciproca tra fiamminghi e valloni, dovuti alla
supremazia ottenuta dai primi sui secondi dopo la seconda guerra mondiale, e dalla presenza di sempre pi partiti
etnici che incentivano la divisione del paese.
La minoranza germanofona in territorio vallone gode di specifici trattamenti e diritti, mentre quella fiamminga viene
negato qualsiasi status. Stessa cosa per i valloni nelle fiandre.
A Bruxelles il bilinguismo funziona bene, ma nella cintura attorno alla capitale le cose non sono cos semplici: le
minoranze non riescono a far valere i propri diritti.
Un meccanismo di salvaguardia delle specificit si rivela quindi un sistema perverso di esclusione dellaltro, in cui chi
parla una delle due lingue ufficiali in una met del Belgio non gode di alcun diritto linguistico, neppure di usare la sua
lingua in tribunale o nella pubblica amministrazione, e tantomeno di votare per un candidato della propria Comunit.
LA FRANCIA
La lingua francese diventa ufficiale a partire dalla Rivoluzione, prima si parlavano diversi dialetti e questa lingua era
usata solo dai letterati.
Con la Rivoluzione, la Francia diventa una e indivisibile, con una lingua e con il principio di galit per tutti
i cittadini.
Dal 1974 inizia il terrore linguistico: vengono promosse iniziative per estirpare i dialetti a favore del
francese. Nessun atto pubblico poteva essere scritto in altra lingua se non quella ufficiale, pena la prigione.
Con la morte di Roberspierre il decreto venne sospeso ma la lotta agli idiomi locali non cessava.
1972 Pompidou diceva che non cera spazio per lingue e culture regionali in una Francia che deve lasciare il
suo segno in Europa.
Nel 1991 Mitterrand, prima di essere eletto presidente della Repubblica, diceva che era arrivato il momento
di riconoscere le minoranze. Era il segno di uninversione di tendenza.
La Francia possiede, dopo lItalia, il maggior numero di minoranze linguistiche sul territorio, ma non esiste un
censimento ufficiale che definisca la quantit dei locutori, la conoscenza di ogni lingua e cos via. I dati che abbiamo
sono di associazioni volontarie pi o meno interessate alla salvaguardia di una o pi lingue minoritarie, e per cui non
imparziali. Comunque ci dicono che esistono 79 lingue, tra cui troviamo:
1. Tre lingue germaniche (alsaziano, variet francofone, fiammingo)
2. Una lingua celtica (bretone)
3. Una lingua pre-indoeuropea (basco)
4. Numerose lingue romanze.
Delle romanze fanno parte il corso (Corsica), diverse lingue doc (guascone, provenzale), il catalano, il francoprovenzale e le numerose lingue doil della Francia settentrionale (piccardo, gallo, normanno, vallone).
Le lingue pi usate, secondo questa inchiesta, sarebbero: alsaziano, bretone, basco, corso. In pericolo di estinzione
sarebbero: franco-provenzale, bretone, fiammingo.
Vi sono stati diversi tentativi per salvare le minoranze, molti dei quali senza esiti positivi:
1951 legge Deixonne propone linsegnamento limitato di alcune lingue regionali (bretone, basco, catalano).
Nessun effetto.
1975 legge Haby propone linsegnamento di elementi di cultura e lingua regionale. Per alcuni aspetti

funzion, il primo vero passo fatto in difesa delle lingue.


1992 accordi di Maastricht stringeva i rapporti tra i paesi europei, il Parlamento francese approva lart.2
secondo cui la lingua della Repubblica il francese, ed esclude quindi ogni altra minoranza, forse in
funzione di un tentativo di difesa dalla lingua inglese, che andava espandendosi in Europa.
1992 il Comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa approva la Carta europea delle lingue regionali o
minoritarie, ma la Francia non la firma.
1996 Chirac dichiara che bisogna firmare la Carta, ma il Consiglio di Stato sostiene che firmare contro
lart.2 della Costituzione, di cui sopra.
1998 Jospin ripropone la firma, che avverr nel 1999. Ma la firma non ratifica la Carta, attualmente non
ancora stata ratificata in effetti, e la Francia precisa che sottoscrive solo 39 dei 98 impegni previsti dalla
Carta, in modo da non aver nessun obbligo globale ma fare solo una promessa dinterventi differenziati.
1999 Jospin propone a Chirac di modificare la Costituzione, in modo da poter ratificare la Carta e
abbracciare tutti gli impegni, ma la proposta viene rifiutata perch vista come attentato ai principi della
Repubblica.
2001 creazione del Consiglio Accademico delle lingue regionali. Un organo consultivo che decide i criteri
dinsegnamento delle lingue regionali.
2002 un decreto stabilisce la possibilit di avviare corsi bilingui nelle scuole francesi. Il decreto viene
annullato dal Consiglio di Stato perch contrario allart.2 di cui sopra.
2005 altra proposta di modifica allart.2 della Costituzione da parte di alcuni deputati. Respinta.
2007 un decreto fissa i programmi per linsegnamento delle principali lingue regionali (basco, bretone,
catalano, corso). Tutto si basa per sul volontariato: volontari gli insegnanti, volontari i ragazzi che vogliono
apprendere, niente obbligatorio.
2008 lAssemblea Nazoinale modifica lart.2 della Costituzione che diventa cos: la lingua ufficiale della
Repubblica il francese, le lingue regionali appartengono al patrimonio della nazione. Il senato rifiuta la
modifica. LAssemblea Nazionale crea allora larticolo 75.1 che dice le lingue regionali appartengono al
patrimonio della Francia, il senato approva.
Questultimo punto il principale risultato dal punto di vista normativo, non lo accompagnano per n uno statuto per
lingue regionali n la ratifica della Carta.
Si tratta di schizofrenia perch la Francia si basa su 4 principi base della Democrazia: uguaglianza, fratellanza,
democrazia e libert. Eppure non agisce in modo da rispettarli.
Importante la Corsica: la lingua da usare dovrebbe essere il corso (i corsi sono il 60% della popolazione qui), ma
nelle situazioni ufficiali non esiste la possibilit di usare altra lingua se non il francese: n nei tribunali, n nella
pubblica amministrazione, n nelle scuole dove linsegnamento del corso facoltativo, tanto che solo l8% degli
studenti lo seguono.
Esistono scuole associative, cio private che fra mille difficolt normative e la mancanza di finanziamenti statali
portano avanti lo studio delle lingue quali loccitano, lalsaziano, il bretone, il corso e il basco.
Come per il corso, nessuna altra lingua minoritaria usata nei tribunali, nella pubblica amministrazione, nelle
assemblee elettive regionali o municipali. Solo se tutti gli interessati lo vogliono la lingua pu essere utilizzata, ma si
tratta di una gentile concessione.
Media: solo dopo il 2000 i canali radiotelevisivi pubblici dedicano diversi appuntamenti quotidiani al basco, bretone,
occitano, corso, alsaziano e lingue doil.