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Masarykova univerzita

Filozofick fakulta

Bakalsk prce

2015

Bc. Marika Janekov

Masarykova universita
Filozofick fakulta
stav romnskch jazyk a literatur
Italsk jazyk a literatura

Bc. Marika Janekov

Lingua e potere
La politica linguistica del fascismo
Bakalsk diplomov prce

Vedouc prce: Alessandro Bitonti, Ph.D.

2015

Prohlauji, e jsem diplomovou prci vypracovala


samostatn s vyuitm uvedench pramen a literatury.
Dle prohlauji, e elektronick verze je toton s verz titnou.

...............................................................................

Indice

Introduzione

1. Dallunit al fascismo

2. La politica linguistica del fascismo

11

2.1

Il programma della fascistizzazione della scuola

11

2.2

Le minoranze linguistiche e litalianizzazione in Alto Adige

13

2.3

La lotta contro i forestierismi

16

3. I prestiti linguistici

20

3.1

La struttura del lessico ditalianano

20

3.2

Ladattamento dei prestiti linguistici

21

4. LAccademia dItalia

24

Conclusione

29

Bibliografia

31

Appendice

33

La lingua per definizione, va dove essa vuole,


nessun decreto dallalto, n da parte della politica,
n da parte dellaccademia, pu fermarla.
Umberto Eco, Sulla letteratura, 2002

Introduzione
Secondo il poeta tedesco Friedrich Hlderlin, il linguaggio il pi pericoloso di tutti i beni
culturali. Il pericolo massimo quando la parola, polimorfa com', viene assunta ad ancella
di unideologia in termini esclusivi e dispotici. Una lingua prima di tutto un sistema
comunicativo in cui si riflette la storia sociale, culturale e civile e, com noto, le classi
dominanti, in determinati momenti storici, come nel caso del periodo fascista in Italia,
elaborano le proprie norme di comportamento linguistico, i propri modelli grammaticali e
impongono la propria politica linguistica alla comunit.
La presente tesi riguarda la politica linguistica del fascismo, la sua italianizzazione forzata,
diretta contro i dialetti, contro le minoranze linguistiche e contro i forestierismi presenti
nel vocabolario italiano. Il lavoro diviso in quattro capitoli. Nel primo capitolo vorrei
soffermarmi sulla situazione linguistica in Italia, dalla proclamazione del Regno dItalia
allascesa al potere di Benito Mussolini, in particolare sui tentativi dello Stato nuovo di
diminuire lanalfabetismo attraverso le riforme scolastiche e di conseguenza arrivare
allunificazione della lingua nazionale. Nel secondo capitolo, che verr diviso in tre
sottocapitoli, osserver attentamente la politica linguistica del fascismo. Nella prima parte
di tale capitolo tratter del programma di fascistizzazione della scuola, visto come
strumento efficace per leliminazione dei dialetti dallinsegnamento. In seguito, sempre
con riferimento al precedente, mi occuper della propaganda fascista esercitata nellambito
della scuola. Nella seconda parte parler dellitalianizzazione forzata diretta verso le
minoranze linguistiche del nord Italia. Come ultimo argomento di tale capitolo riassumer
la politica contro i forestierismi, parlando delle iniziative puristiche dello stato fascista
basatesi sulleliminazione totale di tutti i forestierismi per creare una lingua pura e nuova.
Nellultima parte di tale capitolo vorrei soffermarmi sullattivit di Bruno Migliorini, il
quale, con il suo neopurismo, dimostr un atteggimento molto pi moderato verso
leliminazione totale dei forestierismi dalla lingua italiana. Nel terzo capito mi occuper
della struttura del lessico italiano e dei prestiti linguistici. Parler soprattutto del processo
di adattamento dei prestiti linguistici nella lingua italiana. Lultima parte del lavoro
dedicata allAccademia dItalia e alla sua Commissione per litalianit della lingua,
lorgano ufficiale e responsabile di tutte le proposte delle sostituzioni delle parole straniere,
pubblicate, dal 1941 al 1943, sul Bollettino di informazioni della Reale Accademia dItalia.

Attraverso il presente lavoro vorrei dimostrare fino a quale punto questo intervento
radicale dello Stato fascista fosse riuscito influenzare la lingua nazionale.

1. Dallunit al fascismo
Nel periodo precedente e successivo allunificazione nazionale luso dei dialetti era
favorito in particolare dallanalfabetismo. Litaliano rappresentava un linguaggio artificiale
senza nessun valore, mentre per la maggior parte degli italiani il dialetto era la norma. La
mancanza di un forte centro politico unitario e la suddivisione della penisola in regioni pi
o meno autonome sono stati un ostacolo al processo di unificazione linguistica dellItalia.
Immediatamente dopo lunificazione dItalia, la situazione linguistica non cambi molto.
Nel 1861 solo una minima parte1 della popolazione dello Stato nuovo era in grado di usare
litaliano. Tulio De Mauro, nel suo libro Storia linguistica dellItalia unita (1976), ha
tentato di scoprire quante persone in Italia conoscessero litaliano al momento
dellunificazione politica nel 1860. Egli argomenta sostenendo che tutti gli abitanti della
Toscana e di Roma usassero un qualche tipo di italiano e che in tutto il resto dItalia
conoscessero litaliano solo le persone che sapevano leggere e scrivere. De Mauro dopo
uno studio attento e sistematico arrivato alla conclusione che nel 1860 il 2,5 % della
popolazione conosceva litaliano, confermando un forte analfabetismo e un uso
diffusissimo delle diverse forme dialettali proprie delle differenti zone della penisola.
La politica di scolarizzazione fu uno dei primi tentativi da parte dello Stato per far crescere
lalfabetizzazione in Italia. Il movimento decisivo ebbe luogo grazie alla promulgazione
della legge Casati2 nel 1859. Questa legge riconosceva il diritto e il dovere del governo di
intervenire in tutto ci che riguardava listruzione. Per la prima volta la scuola elementare
fu gratuita e articolata in due cicli di due anni ciascuno, di cui il primo obbligatorio. Il
governo affid lamministrazione dellistruzione elementare ai comuni che dovevano
provvedere alledilizia scolastica e alla retribuzione degli insegnanti. Dopo la scuola
elementare il sistema scolastico si divideva in due percorsi: quello dellistruzione tecnica e
quello dellistruzione classica. Tuttavia, nei dieci anni successivi, il tasso di partecipazione

Sommario di statistiche storiche 1861-2010, Cfr. http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf


(Consultato il 07.04.2015)
2
Casati fu Ministro della Pubblica Istruzione nel 1859 e fiss, con la legge che porta il suo nome, le direttive
della politica scolastica italiana per mezzo secolo. Cfr.
http://www.treccani.it/enciclopedia/gabrio-casati/ (Consultato il 13.03.2015).

alla scuola elementare aument da 38 a 61 iscritti ogni mille abitanti3 e almeno la met
della popolazione infantile evadeva lobbligo scolastico. Nel 1877 la legge Coppino cerc
di promuovere la standardizzazione della lingua, istituendo lobbligo scolastico fino a nove
anni. Nel 1904, la legge Orlando prolung lobbligo scolastico fino a 12 anni, avendo
istituito le scuole serali e festive per gli analfabeti. In conseguenza delle leggi Coppino e
Orlando, dagli inizi del Novecento la partecipazione allistruzione cresceva costantemente
e, nellanno scolastico 1919/1920, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, le
iscrizioni alle scuole elementari superarono, per la prima volta, i quattro milioni e quelle
alle scuole secondarie raggiunsero quasi le 400 mila unit.
Oltre alle riforme scolastiche anche lunificazione della burocrazia e dellesercito, la
diffusione della stampa quotidiana e lemigrazione sono stati gli strumenti efficaci per
favorire lunificazione linguista italiana. Marazzini (2002: 397) sostiene che gli effetti
della burocrazia unificata del nuovo Stato nazionale sulla formazione di una lingua unitaria
sono facilmente comprensibili. Queste cause sono state studiate da De Mauro: La
creazione di un corpo di burocrati ha avuto effeti linguistici anzitutto sui burocrati stessi,
che dai trasferimenti sono stati costretti ad abbandonare spesso, almeno in pubblico, il
dialetto dorigine e ad usare e diffondere un tipo linguistico unitario (De Mauro 1972:
105).
Con la nascita del Regno dItalia, nel 1861 nacquero anche le forze armate italiane di terra
e di mare, venne introdotto in tutta Italia il servizio militare obbligatorio e, per rendere il
paese pi unito, si stabil che il servizio fosse prestato lontano da casa. Ci ebbe anche
degli aspetti positivi perch molti impararono a leggere, a scrivere e a parlare italiano.
Anche la Grande Guerra del 1915-1918, facendo convivere masse di soldati provenienti
dalle diverse regioni, a contatto con ufficiali istruiti, ebbe effetti linguistici rilevanti
(Marazzini 2002: 397). Per la storia linguistica ebbe un grande rilievo anche lo sviluppo
della stampa quotidiana. Ma in questo periodo il prezzo dei giornali ancora molto alto e la
mancanza di punti di vendita specifici come le moderne edicole non permettevano una
diffusione di massa assoluta dei periodici.

Sommario di statistiche storiche 1861-2010, Cfr. http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf


( Consultato il 07.04.2015)

La grande ondata dellemigrazione, tra la fine dellOttocento e gli anni Venti del
Novecento ebbero un influsso notevole sulla lingua nazionale. I milioni degli italiani, la
maggior parte di loro analfabeti e dialettofoni, abbandonarono definitivamente lItalia in
cerca di una vita migliore. Il loro allontanamento fece diminuire in assoluto il numero di
coloro che erano in condizioni pi svantaggiate rispetto alla lingua e alla scuola.
Lemigrante di ritorno, per fu un elemento di effettivo progresso, perch lesperienza
lontano dalla sua zona di origine gli aveva insegnato ad essere diverso e ad apprezzare
molto di pi il valore dellistruzione e dellalfabetismo (Marazzini 2002: 398).
Il Ventennio fascista cominci ufficialemente il 29 ottobre 1922, la data in cui prese il
potere Benito Mussolini; e con questa data cominci contemporaneamente anche il periodo
abbastanza oscuro della lingua italiana. Me ne frego!4 il titolo del documentario
dellIstituto Luce a cura della linguista Valeria Della Valle in cui viene riassunta la
situazione linguistica del tempo. La politica del regime fascista fu chiara: autarchia
linguistica contro le lingue straniere, ostilit verso i dialetti, repressione delle minoranze
linguistiche, bando delle parole straniere e loro sostituzione al fine di creare una lingua del
regime. Al centro degli obiettivi del fascismo fu il mito delluomo nuovo: un Italiano
nuovo che doveva credere, obbedire, combattere5. Benito Mussolini, il Duce, volle
unItalia nuova e per realizzare il suo obiettivo, il regime mise in piedi un enorme
macchina di propaganda: stampa, radio, cinema, scuola e sport furono al centro di questa
operazione. Litaliano nuovo si doveva esprimere in una lingua nuova, uguale per tutti, ma
la politica linguistica del regime fu destinata in gran parte a fallire. Un progressivo
crescendo di iniziative si collegavano ad atteggiamenti di intolleranza gi manifestati
molto tempo prima.
Durante la prima guerra mondiale gli italiani combatterono per difendere per la prima volta
un confine nazionale unico, uguale per tutti, contro un nemico straniero unico. Al fronte si

Si tratta di un documentario nato da unidea della linguista Valeria Della Valle con la regia di Vanni
Gandolfo e andato in onda nella tv italiana il 14.10.2014. Il documentario stato presentato alla Mostra del
Cinema di Venezia nel 2014 e racconta la storia delle iniziative del fascismo nei confronti della lingua
italiana, attraverso la testimonianza delle immagini e delle voci dellarchivio dellIstituto Luce.
In http://www.guardarefilm.com/streaming-film/1540-me-ne-frego-2014.html ,
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-25dcb225-ba60-446c-9c6f-1af83337a369.html
(Consultato il 19.03.2015).
5
In queste 3 parole fu, , e sar il segreto di ogni vittoria. Cfr.
http://www.dittatori.it/discorso26marzo1939.htm e https://www.youtube.com/watch?v=GTMsBP2E_lc
(Consultato il 19.03.2014).
4

incontravano i soldati di ogni regione che parlavano ogni tipo di dialetto. La lingua italiana
non era realmente diffusa nelle altre regioni italiane e lo conferma un ammonimento di
Togliatti6 Le lezioni sul fascismo del 1935, che invitava a distinguere bene tra ci che
fascismo dice e la realt della vita italiana. Prima di tutto i dialetti, sistemi linguistici
autonomi rispetto alla lingua, vari nelle diverse regioni italiane, furono per tutto il
ventennio gli strumenti di comunicazione di gran lunga pi usati e tali sono rimasti per
almeno due decenni dopo la caduta del fascismo. Ancora nel 1951 per oltre quattro quinti
della popolazione italiana il dialetto era ancora abituale e per quasi due terzi era l'idioma
d'uso normale nel parlare in ogni circostanza (De Mauro 1970: 130).

Togliatti Palmiro - (Genova 1893 - Jalta 1964). Animatore con A. Gramsci del giornale l'Ordine nuovo,
ader al Partito comunista d'Italia (1921); dopo l'arresto di Gramsci divenne segretario del partito (1927) e
tale rimase sino alla morte. Vicepresidente del Consiglio (1944-45), come ministro della Giustizia (1945-46)
var l'amnistia per gli ex fascisti. Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/palmiro-togliatti/ (Consultato il
19.03.2015).

10

2. La politica linguistica del fascismo


2.1

Il programma della fascistizzazione della scuola

Latteggiamento dialettofobo del fascismo si esercit soprattutto allinterno

delle

istituzioni scolastiche, visto che i dialetti erano ancora molto diffusi nelluso quotidiano e il
regime non si poteva permettere una campagna di eliminazione totale. Nelle scuole, infatti,
fu pi facile e si poteva decretare per legge. Attraverso le norme che disciplinarono
lordinamento scolastico, lo Stato decise per quanti anni e quante ore i suoi cittadini
dovessero seguire obbligatoriamente linsegnamento, in quale lingua questo dovesse essere
impartito e quali lingue dovessero essere oggetto di insegnamento. Il programma di
fascistizzazione della scuola pass attraverso il ministero dellEducazione Nazionale7.
Leducazione gioc dunque un ruolo fondamentale nella politica di italianizzazione
intrapresa dal regime, non solo attraverso le riforme della scuola, ma anche tramite le
organizzazioni giovanili del Partito Nazionale Fascista e lintensa propaganda che invest
tutti gli ambiti della cultura.
Nel campo delleducazione il fascismo esord con la riforma della scuola promossa da
Giovanni Gentile8 nel 1923 che Mussolini defin come la pi fascista delle riforme9.
Questa mirava a ridare dignit al ruolo del maestro, assegnando alla scuola pubblica
unaltra funzione di controllo su tutto linsegnamento medio, che aveva ovviamente
limportante e delicato compito di temprare le menti delle nuove generazioni. Il principio
fondamentale della riforma fu chiaro: sottoporre la scuola sotto il controllo dello Stato.
Klein (1986), in un saggio sulla politica linguistica del fascismo, riassume gli obiettivi del

In http://storia.camera.it/governi/i-governo-mussolini/Ministero%20dell%27educazione%20nazionale
(Consultato il 13.03.2015).
8
Giovanni Gentile fu legato da un rapporto di lealt profonda con Mussolini. Ministro della Pubblica
istruzione dal 1 novembre 1922 fino al 1924, nel 1943 divent presidente dellAccademia dItalia. Cfr.
http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-gentile/ (Consultato il 13.03.2015).
9
Continua Mussolini: Sono cinquant'anni che si dice che la scuola va riformata [...] Il Governo fascista ha
bisogno della classe dirigente [...] quindi necessario che gli studenti studino sul serio se si vuol fare l'Italia
nuova. Ecco le ragioni profonde della riforma Gentile: di quella che io chiamo il pi grande atto
rivoluzionario
osato
dal
Governo
fascista
in
questi
mesi
di
potere.
Cfr.
http://www.lintellettualedissidente.it/storia/gentile-e-la-filosofia-al-potere-la-riforma-scolastica-del-1923/
(Consultato il 19.03.2015).

11

regime relativi ai rapporti tra scuola e lingua: stabilire una norma linguistica attraverso
linsegnamento dellitaliano, creando cos un mezzo per listruzione, per diminuire
contemporaneamente la dialettofonia e lanalfabetismo e utilizzare il latino come oggetto
dinsegnamento per costituire un modello linguistico sia per la lingua dellistruzione che
per le lingue moderne. Cardine della riforma Gentile, modello di virt educative,
indispensabile allapprendimento della lingua italiana e delle lingue moderne, il latino
riflette suo malgrado un sinistro riverbero delle mire espansionistiche, dellimmagine
antico-romano e littoria del regime. Il latino gioverebbe alla diffusione dello spirito
fascista e preludierebbe alla divulgazione della lingua italiana nel mondo (Golino 2010:
100). Si trattava di una riforma che privilegiava le discipline umanistiche a scapito di
quelle scientifiche. Vennero istituiti due percorsi scolastici: la scuola complementare,
destinata ai modesti cittadini, e il liceo femminile, destinato alle giovinette senza
particolari ambizioni. Questa scuola fu fortemente caratterizzata in senso antidemocratico e
favoriva la formazione di un ceto medio intellettuale in cui dominava la componente
umanistica. La frequenza delle scuole elementari aument di quasi il 23%, mentre per la
scuola secondaria e luniversit lincremento fu rispettivamente del 156% e del 213% 10.

La scuola complementare si rivel presto un fallimento e nello sforzo di difendere


litaliano contro i dialetti, Mussolini abbandon il progetto. Gentile si dimise dal ministero
nel 1924 e lanno successivo inizi un altro processo di rinnovamento delle leggi
scolastiche, indirizzato a una progressiva militarizzazione della scuola. Lideologia
fascista esaspera il suo carattere nazionale in chiave autoritaria. Il dialetto ,residui dei
secoli di divisione e di servit della vecchia Italia, vengono eliminati dai programmi
scolastici nel 1934 da Francesco Ercole11, ministro dellEducazione Nazionale (Golino
2010: 97).
La scuola ebbe la possibilit e le condizioni per diventare il pi efficace strumento
dorganizzazione del consenso di massa. Gli studenti vennero inquadrati fin dalle
elementari in organizzazioni di tipo paramilitare, con particolari divise e denominazione a
seconda dellet. La scuola divent uno dei luoghi privilegiati dal regime per la sua
propaganda culturale, basata sullesaltazione della guerra e sul culto della forza fisica. Per

10

Sommario di statistiche storiche 1861-2010, Cfr. http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf


(Consultato il 07.04.2015)
11
In http://storia.camera.it/governi/i-governo-mussolini/Ministero%20dell%27educazione%20nazionale
(Consultato il 13.03.2015).

12

creare litaliano nuovo la scuola fascista proponeva testi scolastici, quaderni e diari in cui
si esaltava il fascismo sia attraverso le immagini, strumento rapido e efficace, sia attraverso
i contenuti. Il quaderno rappresentava uno strumento importante della vita scolastica. Uno
dei libri scolastici pi significativi del fascismo fu Libro e Moschetto, il libro della terza
classe elementare, pubblicato nel 1938, nel quale la grammatica italiana veniva insegnata
proponendo lanalisi logica di frasi come Combatt e mor pittosto di essere schiavo e
Al Duce del Fascismo tutti gli italiani obbediscono (Bergius 2007: 16). I ragazzi
dovevano tener presente tre calendari diversi: quello solito che inizia il 1 gennaio, quello
scolastico che cominciava in settembre e quello fascista che
usava numeri romani, che era obbligatorio in tutti i
documenti ufficiali e iniziava il 28 ottobre 1922, indicato
coma anno I dellEra fascista. Nel libro della terza classe
elementare le date che linsegnante doveva ricordare in
classe con unapposita spiegazione erano per esempio
queste: 28 ottobre Marcia su Roma, 4 novembre
Anniversario della Vittoria 6 gennaio Befana fascista, 23
marzo Fondazione dei Fasci di Combattimento ecc.
(Paolucci 2010: 401).

1 La copertina del libro

Libro e Moschetto

2.2

Le minoranze linguistiche e litalianizzazione in Alto Adige

Litalianizzazione forzata cominciata a partire dal 1922 stata la principale linea giuda
della politica linguistica del regime fascista. Questa lotta era diretta principalmente contro i
dialetti, contro i forestierismi e contro le minoranze linguistiche presenti nel nord dItalia,
nelle regioni che furono annesse allItalia subito dopo la prima guerra mondiale e che
prima appartenevano allImpero austro-ungarico. Le minoranze etnico-linguistiche
costituirono un problema politico ai fini dellintegrazione nazionale: le autonomie delle
nuove province furono malviste perch incrinarono il mito dellunit e, sul piano
amministrativo, il dirigismo centralistico del regime (Golino 2010: 101). Litalianizzazione
fu rivolta soprattutto alle minoranze etniche, gruppi considerati estranei alla nazione.
Questo status era ufficialmente riconosciuto soltanto a quelle popolazioni che vivevano
nelle nuove province annesse grazie alla vittoria nella Prima Guerra Mondiale, dove era
forte la presenza di comunit di etnia tedesca, serbo-croata e slovena, e che erano

13

concentrate rispettivamente nellattuale regione del Trentino-Alto Adige/Sud Tirolo, nei


dintorni della citt di Trieste e nella penisola dellIstria. Ad eccezione di queste poche, le
altre minoranze non riconosciute presenti sul territorio nazionale non furono interessate dal
processo legislativo di cui il fascismo si fece promotore.
Fu

particolarmente

colpita

unimportante

comunit

tedescofona dellAlto Adige e la comunit slovena di


Trieste, ai confini orientali. La snazionalizzazione di queste
zone fu compiuta in vari modi. Il regime fascista da una
parte favor limmigrazione, nelle zone alloglotte, di
italofoni, per ridurre la consistenza e la densit della
popolazione alloglotta; dallaltra var una serie di
provvedimenti legislativi per imporre luso dellitaliano. In
particolare si abolirono le scuole bilingui per i circa
200.000 tirolesi di lingua tedesca e per gli altrettanti slavi
di lingua slava.

2 Il manifesto degli Squadristi

Ma non si trattava solamente del divieto duso della lingua tedesca e slava nelle scuole, nei
tribunali e negli atti ufficiali, ma anche dellobbligo di sostituire la toponomastica tedesca
(Bozen/ Bolzano) e lonomastica locale con litalianizzazione dei cognomi delle famiglie
dei territori annessi12. La trasformazione dei nomi di luogo dal tedesco allitaliano, quella
che il dialettologo Carlo Battisti (1882-1977), in essa implicato al fianco dellattivissimo
Ettore Tolomei13, ha definito la rigenerazione toponomastica dellAlto Adige, in alcuni
casi ottiene risultati convincenti, in altri provoca effetti comici o nasce da presupposti
scientifici inattendibili (Golino 2010: 106). I decreti vietavano luso del tedesco nella vita
pubblica, nelle insegne di alberghi, ristoranti e negozi, quindi fu stabilito l'obbligo dell'uso

12

Regio decreto 29 marzo 1923, n. 800, che determina la lezione ufficiale dei nomi dei comuni e di altre
localit dei territori annessi.
13
Tolomei italianizza la toponomastica di quelle zone: i toponimi coniati sono ottomila, oltre ai cognomi che,
a suo modo di vedere, vanno necessariamente italianizzati. Nel 1919 riesce ad ottenere il suo scopo: partecipa
alla conferenza di pace di Saint Germain come Consigliere del Capo delegazione Vittorio Emanuele Orlando
per lAlto Adige. Con la firma del trattato del 10 settembre 1919 ci per cui si brillantemente battuto per
anni realt: il Sudtirolo annesso al Regno con il nome di Alto Adige, il confine spostato al Brennero.
Nel 1923 nominato Senatore del Regno dal Re. Cfr. http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostrastoria/851934/Ettore-Tolomei--il--padre.html (Consultato il 30.04.2015).

14

della lingua italiana in tutti gli affari civili e penali14. In seguito si cambiarono anche le
carte geografiche, le guide turistiche, i testi scolastici di geografia, gli orari ferroviari e le
cartoline. Ma in Alto Adige, regione annessa allItalia il 10 ottobre 1919 dopo la vittoria
nella Grande Guerra, questo decreto incontr molta difficolt a essere accettato. Non
facile, infatti, che 230.000 individui (tale la minoranza di lingua tedesca all'epoca) si
convertano supinamente a quella che vissuta come una imposizione della legge bellica:
fra l'altro inasprita dalla pena di 30 giorni di carcere e da una multa tra le 20 e le 300 lire
per chi dice Tirolo e tirolese invece di Alto Adige e altoatesino (Golino 2010: 102).
Il decreto15 del ministro per lEducazione Nazionale, Giovanni Gentile, del 1 ottobre
1923, sanc luso dellitaliano come lingua dello Stato, in tutte le scuole elementari del
Regno. Egli ordinava che a partire dallanno scolastico 1923/24 in tutte le prime classi
venisse insegnato soltanto litaliano e che negli anni successivi si dovesse procedere allo
stesso modo. Nel giro di cinque anni linsegnamento del tedesco sarebbe cos sparito da
tutte le scuole elementari. Gli insegnanti che volevano dare lezioni private di lingua
tedesca furono costretti a farlo in scuole clandestine appoggiate dal Comune di Bolzano e
denominate

Katakombenschulen16

fondate

da

Michael

Gamper,

un

presbitero

particolarmente impegnato nella difesa delle minoranze linguistiche. I bambini, dopo aver
frequentato la scuola italiana, tornavano a scuola nelle cantine, nelle Stuben, e imparavano
a scrivere in tedesco con il gotico corsivo o a leggere dagli abbecedari antichi.
Con la radicalizzazione generale del regime, anche i provvedimenti diventarono sempre
pi estremi. Il processo culmin con le politiche di occupazione dei territori annessi, dove
litalianizzazione venne perseguita con metodi brutali. La situazione drammatica dellAlto
Adige cambi solo nel 1939, dopo la stretta alleanza del Duce con Hitler17. In seguito
allaccordo tra i due dittatori si riaprirono le scuole tedesche destinate ai cittadini alloglotti.

14

Regio decreto del 15 ottobre 1925, n.1796. Articolo 1.: 1) In tutti gli affari civili e penali che si trattano
negli uffici giudiziari del regno, deve usarsi esclusivamente la lingua italiana.
15
Regio Decreto Legge 24 ottobre 1923, n. 2185. Ordinamento dei gradi scolastici e dei programmi didattici
dell'istruzione elementare. (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 ottobre 1923, n. 250).
16
Tra il 1934 e il 1936 parteciparono alle Katakombenschulen pi di 15.000 bambini, vennero impiegati
circa 650 insegnanti (pi di 200 allanno), per un totale di 250.000 ore di insegnamento. Ogni bambino
aveva circa 50 ore di lezione allanno. Cfr.
http://www.comune.bolzano.it/UploadDocs/2661_Dalla_scuola_asburgica_alle_Katakombenschulen.pdf
(Consultato il 13.03.2015).
17
Il cosiddetto Patto d'acciaio firmato nel maggio 1939.
Cfr.http://archiviostorico.corriere.it/2003/dicembre/31/Mussolini_Hitler_quell_alleanza_scellerata_co_0_031
231085.shtml (Consultato il 13.03.2015).

15

2.3

La lotta contro i forestierismi

Restaurare gli ideali di purismo linguistico e rinnovare la purezza nazionale della lingua,
inquinata dalla presenza di esotismi fu uno degli obiettivi principali della politica
linguistica del fascismo. Nessuna lingua pura e nessuna lingua cos perfetta e ricca da
non necessitare di nuovi apporti. Il continuo cambiamento ed arricchimento del lessico
un fenomeno molto comune che si svolge in tutte le lingue del mondo. La lingua italiana si
arricchita con migliaia di parole provenienti dalle lingue dei popoli e delle nazioni con
cui entrata in contatto per motivi politici, culturali ed economici. Per ogni lingua e per
ogni periodo storico il problema delladozione di termini stranieri si pone in modo diverso.
E, ovviamente, non basta tener presente solo criteri dordine linguistico: necessario
rendersi conto della cultura di quel popolo e di quel tempo, in tutta la sua variet e
complessit, in relazione con la cultura di altri popoli e con la tradizione nazionale
(Migliorini 1990: 81).
Litaliano appartiene al gruppo delle lingue neolatine ed quindi naturale che nel
vocabolario italiano ci siano termini latini ormai comunissimi come madre, padre, pane,
libro. Per non tutte le parole italiane derivano dal latino. Otre agli antichi prestiti presi in
italiano tramite il latino si possono ricordare grecismi dovuti al contatto con il mondo
bizantino, come ad esempio i termini marineschi: galea, gondola, molo ecc. (Dardano
1985: 363). Le parole italiane non derivate dal latino provengono da popoli che
conquistarono l'Italia e la governarono, cio dai popoli di lingua germanica e dagli arabi, il
popolo culturalmente pi avanzato dell'Alto Medioevo, che nel IX secolo occup vaste
zone dellItalia meridionale. I prestiti di origine germanica nellitaliano sono
numerosissimi: alce, sapone (prima tintura per i capelli, poi nel significato attuale), vanfa,
guerra (che sostituisce il lat. BELLUM). Nei secoli successivi alla nascita dei volgari
italiani scritti, poche parole germaniche entrarono nellitaliano: nel Duecento Guelfi e
Ghibellini; nel Cinquecento alabarna e brindisi. Nel corso dellOttocento dal tedesco i
calchi come lotta di classe, storia della cultura (Dardano 1985: 362) e dallarabo algebra,
zero, zenit, azzurro, zucchero ecc. A partire dal XIII secolo comincia linflusso dellantico
francese sulla lingua italiana. I Normani, di lingua francese, occuparono per due secoli
lItalia meridionale ma soprattutto il prestigio delle letterature francese e provenzale favor
larricchimento del lessico italiano. I gallicismi (termine che comprende francesismi e
provenzalismi) riguardano vari campi semantici: cavaliere, veltro, cuscino, ostello ecc.

16

(Dardano 1985: 364). Dal XIII secolo alcune parole di lingue parlate nella penisola iberica
erano entrate nellitaliano attraverso la dominazione della dinastia aragonese sulla Sicilia e
su Napoli: pasata, bottiglia, recluta, flotta ecc. Attraverso la lingua spagnola e quella
portoghese giunsero nellitaliano anche le parole provenienti dallAmerica centrale come:
cacao, patata, coca, tabacco, mais, cannibale ecc. Dal Settecento risulta prevalente
linfluenza del francese. La corrente franco-inglese del Settecento continua nel secolo
seguente attraverso gli eventi politici, il sorgere dellindustria, la letteratura, le scienze.
Lelenco dei prestiti da questa lingua, i cosiddetti gallicismi, lunghissimo e riguarda
diversi settori della vita quotidiana, dalla moda alla cucina, dalla terminologia militare a
quella amministrativa e parlamentare. Linflusso della lingua inglese sullitaliano
cominciato nel XVIII secolo, ed stato pure piuttosto forte, ma si esercitava quasi
esclusivamente per via francese (Migliorini 1990: 82). NellOttocento e fino ai primi
decenni del Novecento i prestiti provenivano soprattutto dalla Gran Bretagna: bar,
designer, poster, week-end ecc.
Le iniziative puristiche verso tutti questi forestierismi gi presenti da anni nella lingua
italiana cominciarono nel 1923, quando il governo impose una tassa sulle parole straniere
nelle insegne. Negli anni seguenti, giornali e riviste pubblicarono molti articoli e note con
proposte pi o meno ragionevoli come per esempio un articolo Difesa della lingua di T.
Tittoni, membro del partito fascista, pubblicato nel 1924-1926 sulla rivista Nuova
Antologia. Tra febbraio e luglio 1932 La Tribuna band un concorso a premi per
sostituire 50 parole straniere.
Tra il marzo dello stesso anno e il marzo 1933 Paolo Monelli tenne la rubrica Una parola
al giorno nella Gazzetta del popolo in cui proponeva via via la sostituzione di prestiti
non adattati. Nello stesso anno usc il suo Barbaro dominio18, fortunato libro che fin dal
titolo dichiara la propria posizione nei confronti dei forestierismi (Marazzini 2002: 428),
volendo collaborare a ripulire il linguaggio dagli esotismi. Le proposte per le sostituzioni
delle parole venivano da tutte le parti, da organi ufficiali o ufficiosi. Mussolini stesso ha
dato lesempio quando, nel 1931, orgogliosamente, con tanta pubblicit fece sapere che

18

Nella Prefazione al suo volume, dove raccolse in totale cinquecento parole proposte tre anni prima in
sostituzione di altrettanti barbarismi Migliorini aveva scritto: Ho fatto di questa campagna soprattutto una
questione di orgoglio e di dignit. I popoli forti impondono il loro linguaggio, i loro modi di dire [...], non
accattano ogni foresteria con balorda premura. Linquinamente del linguaggio opera generalmente di
ignoranti, di presuntuosi,di schiavi. Cfr. Foresti, (2002: 55).

17

assisteva alla vernice di una mostra darte che si stava per inaugurare e non al vernissage19
(Migliorini 1990: 94).
La campagna per la sostituzione del lei di cortesia con il voi, che risale al 1938 , fu
voluta dal segretario del partito nazionale fascista, Achille Starace, il quale consider il
lei femmineo, sgrammatico e straniero e quindi da sostituire.
La campagna non ebbe molto
successo per vari motivi: innanzi
tutto

lei

il

(di

origine

cinquecentesca, derivato dalluso


cancelleresco
Vostra

di

rivolgersi

Signoria,

di

alla

genere

grammaticale femminile) era ormai


radicato nella lingua italiana.
Inoltre il voi consuona con luso
corrente meridionale, ed era sentito

3 Il manifesto della campagna contro il lei

da molti come dialettale, quindi evitato. curioso ricordare che per reazione alla
campagna contro il lei, il filosofo Benedetto Croce, abituato, da buon napoletano, a far uso
sempre delle forma allocutiva voi, pass risolutamente al lei, rifacendo anche daccapo le
lettere che gli accadeva di cominciare con il voi per vecchia abitudine (Marazzini 2002:
431).
Pi interessante, invece, fu lesperimento di Bruno Migliorini, che diede vita al
neopurismo, equilibrato tentativo per portare il tradizionale purismo su un terreno
scientifico, in modo da controllare con intelligenza lafflusso di neologismi e forestierismi
(Marazzini 1999: 189). Adoperato per la prima volta da Migliorini, il termine neopurismo
si doveva comunque distinguere dallaccezione di purismo moderno. Egli stesso d la
definizione del nuovo termine linguistico, spiegando il significato esatto in una lettera20
indirizzata al direttore di Lingue Estere, Agostino Severino. Il Neopurismo la

19

Il Capo del Governo assiste alla "Vernice"della prima Quadriennale d'Arte Nazionale. 01/1931 - durata:
00:01:40 - b/n muto Cfr.
http://www.mediatecaroma.it/mediatecaRoma/directory/romani_eccezione/Cipriano_Efisio_Oppo.html?show
=14&index=28&jsonVal=&filter=&query=&id=IL5000032497&refId=2# (Consultato il 13.03.2015).
20
Si tratta della lettera scritta da Migliorini alla redazione della rivista Le Lingue Estere, in seguito alla
pubblicazione dell'articolo Esotismi in vetrina e successivamente pubblicata nella Le Lingue Estere,
1940/3:54, nella quale si spiega per la prima volta il significato e la differenza tra il vecchio Purismo e il suo
nuovo Neopurismo.

18

tendenza ad escludere dalla lingua quelle voci straniere e quei neologismi che siano in
contrasto con la struttura della lingua, favorendo invece, i neologismi necessari e ben
foggiati; si tratta di un tentativo di applicazione degli insegnamenti della linguistica a un
moderato purismo. Il neopurismo, distinguendo tra forestierismi e neologismi, vuole
saggiare gli uni e gli altri alla luce della linguistica strutturale e funzionale; e porter volta
per volta il discorso su gruppi consonantici che non si accordano con il sistema fonologico
dell'italiano, sull'opportunit o meno di operare un termine speciale per una data sfumatura
di significato, sulla possibilit che due omonimi hanno di confondersi. Il carattere
essenziale del purismo la sua lotta contro ogni specie di innovazione. Dall'altra parte il
purismo teneva riguardava esclusivamente l'Italia; il neopurismo doveva servire alle
necessit italiane e aveva di mira soprattutto la lingua letteraria, estendendo lo sguardo
anche alle lingue speciali.
La teoria neopuristica proposta da Migliorini si preoccupava piuttosto dellaspetto delle
parole e non della loro provenienza. Il problema centrale era non tanto che certe parole
fossero forestierismi, quanto che avessero unaria straniera. Lautore non si interessava
solamente della provenienza della parole come facevano i puristi, ma cerc di regolare
lafflusso delle parole nuove studiando scientificamente la possibilit di procedere alla
sostituzione dei termini stranieri soltanto quando possibile e necessario, distinguendo tra
ladozione di necessit e ladozione di lusso.

19

3. I prestiti linguistici
3.1

La struttura del lessico italiano

Il lessico italiano un complesso unitario e vivo che rispecchia momenti della storia, dalla
latinit ai giorni nostri, della lingua nazionale. Il lessico anche linsieme delle parole per
mezzo delle quali i membri di una comunit linguistica comunicano tra di loro (Dardano
1985: 350). Le tracce di elementi lessicali provenienti da altre lingue testimoniano la fitta
rete di scambi e relazioni che hanno contraddistinto nei secoli la storia linguistica italiana
(Adamo 2003: 7). Analizzando lorigine e lo sviluppo delle parole di una lingua si possono
stabilire le varie componenti del lessico complessivo di una lingua.
Come sostiene Hamplov (2004: 370), dal punto di vista linguistico, il lessico dellitaliano
pu essere diviso in quattro grandi sezioni:

le parole ereditate: si tratta delle parole ereditate dal latino volgare, sono
componenti fondamentali ma non sono le pi numerose. In italiano esiste un
inventario di parole, rimaste sempre vive, che provengono dal latino parlato, cio
dal latino volgare che si usava come la lingua popolare (es. mater/ madre).

Le parole dotte: il latino classico stato per secoli lunica lingua delluso scritto e
proprio da questo i parlanti hanno arricchito il loro lessico. Le parole dotte hanno
subto una minore influenza dal mutamento fonetico in quanto entrate in italiano in
un periodo relativamente tardo, perci conservano le combinazioni dei foni tipici
per il latino classico (es. maternus/ materno). Come evidente, le parole popolari
vengono dal latino volgare ed hanno una tradizione ininterrotta: il lungo uso ne ha
pi meno modificato laspetto estetico. Le parole dotte o latinismi ricompaiono
nella lingua dopo secoli di silenzio: alcune intellettuali

le hanno recuperate

direttamente dalle opere scritte in latino. A differenza delle parole popolari, i


latinismi conservano pi fedelmente loriginaria forma latina, come ad esempio dal
latino CIRCLU(M) deriva la parola popolare cerchio, invece il latinismo
corrispondente ha la forma di

circolo. Questo esempio dimostra la grande

importanza dei latinismi nella formazione del lessico dellitaliano (Dardano 1985:

20

365).

Le neoformazioni: neologismi veri e propri che possono essere derivati e composti


(es. eurozona, girotondo). Si tratta di parole formatesi nella lingua italiana da
parole di base gi esistenti mediante il meccanismo della formazione delle parole
(suffissazione, prefissazione, composizione) (Dardano 1985: 360).

I prestiti linguistici; le parole di una lingua straniera che finisce per essere assunta
ed inclusa nel lessico della propria lingua (Dardano 1985: 360), come bistecca
dall'inglese beefsteak.

3.2

Ladattamento dei prestiti linguistici

Il lessico di una lingua presenta un sistema aperto i cui elementi sono in continuo
sviluppo e cambiamento. In tutte le lingue, italiano compreso, entrano a far parte le parole
che appartengono spesso a lingue straniere. Alcune di queste parole spariscono, alcune
vengono accettate e successivamente si inseriscono stabilmente nel vocabolario italiano. Il
prestito certamente il fenomeno pi importante che riguarda i contatti tre le lingue e
dipende dal prestigio di una lingua e del popolo che la parla, ma pu dipendere anche dal
disprezzo con cui luna e laltra sono considerati (Dardano 1985: 361). Il fenomeno del
prestito linguistico fortemente legato alla superiorit di un popolo in un determinato
ambito. Ad esempio, la terminologia musicale e artistica delle principali lingue europee
italiana, data la superiorit conservata dal nostro paese nel campo delle belle arti; cos
come molti termini legati al campo della moda in uso nella lingua italiana sono di origine
francese per il prestigio della moda doltralpe. Ancora, la lingua inglese ha introdotto molti
termini legati allo sport, poich dallOttocento ha fatto conoscere molte nuove discipline
sportive in Europa e nel mondo.
Il processo di integrazione di un prestito, cio il suo adeguamento alle strutture della lingua
che lo recepisce, pu comportare una vasta gamma di variet. Il tipo di adattamento dei
prestiti dipende dal tipo della lingua ricevente. Nella lingua italiana, grazie alla sua
flessibilit, si possono adattare quasi tutte le parole straniere secondo la loro fonologia,
morfologia, e semantica. Come sostiene Migliorini (1990: 83), il modo pi ovvio di
adozione il semplice accoglimento della parola forestiera, intatta nella forma e nel

21

significato. Esistono i due tramiti principali secondo i quali la lingua si trasmette: la via
orale e quella oculare. La trasmissione orale tende ad assimilare per quanto possibile i
vocabolari forestieri al sistema fonologico nazionale, mentre la trasmissione oculare pu
attenersi allortografia originaria. I vocaboli stranieri possono essere presi nella loro forma
originaria (computer, lager) oppure possono essere adattati alla fonologia e morfologia
dellitaliano (ing. Beefsteak > bistecca). Se il vocabolo esotico viene accolto nella forma
originaria e quindi con sequenza di fonemi e morfemi estranei allitaliano, del tipo
computer o lager, parliamo di prestiti non adattati. Nel secondo caso i fonemi originari
sono sostituiti con fonemi italiani simili a quelli della lingua dorigine e alla consonante
finale si aggiunge una vocale di appoggio, secondo la struttura tipica delle parole italiane e
successivamente il prestito viene inserito nella categoria morfologica del genere.
Il parlante capace di riconoscere soltanto il prestito non adattato perch si distingue per il
suo aspetto esteriore dalle parole italiane (Dardano 1985: 361). Come sostiene Migliorini
(1990: 93), a partire dagli ultimi anni dellOttocento, la diffusione sempre pi grande della
stampa, e la conseguente predominanza della trasmissione oculare della lingua sulla
trasmissione orale, hanno avuto come effetto il moltiplicarsi dei forestierismi non adattati
in rispetto a quelli adattati. Egli stesso cerc di regolare lafflusso delle parole nuove
studiando scientificamente la possibilit di procedere alla sostituzione dei termini stranieri
soltanto quando fosse possibile e necessario, distinguendo tra ladozione di necessit e
ladozione di lusso.
Ernst Tappolet fu il primo a distinguere fra prestiti di necessit (quelli che corrispondono
a nuovi oggetti o a nuovi concetti) e prestiti di lusso (quelli che affiancano o sostituiscono
un vocabolo gi esistente e fornito del medesimo significato). Si parla dunque di prestiti di
necessit quando nella lingua vengono introdotti contemporaneamente sia un significato
che un significante prima sconosciuto (sputnik, canguro, surf); di prestiti di lusso quando
per referenti gi noti si adotta un segno estraneo (in genere da una lingua di maggior
prestigio), di cui interessano proprio le connotazioni di estraneit: maquillage, fard, knowhow ecc. (Cardona 1988: 245). Ma un prestito non mai assolutamente necessario: ogni
lingua ricevente ha i mezzi necessari per indicare nuovi oggetti e nuovi concetti senza
rifarsi a parole straniere (un esempio il fatto che il francese abbia accolto il termine
azteco tomate mentre litaliano ha preferito coniare il nuovo sostantivo pomodoro). Daltra
parte, non tutti i prestiti di lusso sono superflui in quanto spesso la nuova voce straniera

22

contiene delle sfumature che il corrispettivo nella lingua indigena non possiede.
Un tipo abbastanza particolare di prestito il calco, neologismo formato con materiale
indigeno su modello straniero. Il calco pu essere semantico, quando una parola italiana
assume un nuovo significato da una parola di una lingua straniera; il fenomeno si attua
perch le due parole avevano in comune un significato e/o una somiglianza formale
(Dardano 1985: 361) di tipo fonico (come ad esempio realizzare capire sullinglese to
realize, autorizzare permettere sul francese autoriser) o di tipo semantico come per
fuorilegge sullinglese outlaw. Oppure pu essere di traduzione, quando si forma un nuovo
composto con lessemi italiani traducendo letteralmente i singoli componenti una parola
straniera. Con materiali italiani si forma una parola composta traducendo alla lettera gli
elementi di un composto di una lingua straniera; per esempio grattacielo riproduce
linglese sky-scraper (sky cielo, scraper che gratta); lotta di classe riproduce il tedesco
Klassenkampf (Klassen classi, Kampf lotta) (Dardano 1985: 361).

23

4. LAccademia dItalia
Con lo scoppiare della seconda guerra mondiale si intensific anche latteggiamento del
regime nei confronti dei forestierismi. Il 23 dicembre del 1940 fu approvata la legge n.
204221, che vietava l'uso di parole straniere nelle intestazioni delle ditte industriali o
commerciali e delle attivit professionali e nelle insegne, nei cartelli, nei manifesti, nelle
inserzioni ed in genere in ogni forma pubblicitaria. Questa secondo Raffaeli (2010: 14)
da considerarsi l'iniziativa purista pi severa e autoritaria della politica linguistica
perseguita dallo Stato italiano negli anni del fascismo. Le pene erano severe per chi non
avrebbe rispettato la legge: l'arresto fino a sei mesi o la multa fino a 5.000 lire. Un altro
importante decreto usc solo due anni dopo: il Regio decreto 26 marzo 1942-XX, n. 72022.
Si trattava delle norme integrative della legge 23 dicembre 1940-XIX, n. 2042. L'uso di
parole straniere fu vietato nelle intestazioni delle ditte e nelle varie forme pubblicitarie.
Spettava alla Reale Accademia dItalia, dopo aver sentito il parere della Commissione per
litalianit della lingua23, la scelta delle parole straniere che potevano ritenersi tollerate e
acquisite alla lingua italiana e i termini italiani da sostituire a quelli stranieri di pi largo
uso.
Lo Stato incaric, tra il 1941 e il 1943, l'Accademia d'Italia, istituita nel 192624 e
considerata la pi prestigiosa e rappresentativa istituzione culturale del regime, di
compilare degli elenchi di forestierismi e di proporre i sostituti indigeni25. Si trattava di

21

Legge 23 dicembre 1940-XIX, n. 2042. Divieto dell'uso di parole straniere nelle intestazioni delle ditte et
nelle varie forme pubblicitarie. (in Gazz. uff., 29 marzo, n. 76).
22
Agli effetti della legge 23 dicembre 1940-XIX, n. 2042 , non sono considerate parole straniere quelle in
lingua latina o greca antica, o da essa derivate, n i nomi di fantasia e i nomi-sigla, salvo che essi traggano
origine da parole straniere o richiamino, per la loro evidente affinit, termini stranieri.
23
La commissione sostituita dallAccademia era composta da Carlo Formichi (indianista, professore di
sanscrito prima a Pisa poi a Roma), Giulio Bertoni, Emilio Cecchi (scrittore e critico letterario), Filippo
Tommaso Marinetti, Clemente Merlo ( glottologo, direttore della rivista Italia dialettale), Francesco
Orestano (filosofo), Alfredo Schiaffini ( linguista), Francesco Severini (matematico). Ed inoltre: per il
Ministero dellInterno, il prefetto L. La via; per il Ministero dellEducazione nazionale, N. Pedellaro; per il
Ministero della Cultura popolare, G. Corsini; per il Ministero delle Corporazioni, C. Gra; per il PNF, Antonio
Pagliaro (glottologo); per la stampa, infine, E. Camuncoli e G. Mosca. Cfr. Foresti, (2003: 65).
24
In http://www.lincei-celebrazioni.it/i1926i_foto.html (Consultato il 13.03.2015).
25
Lo Stato fascista aveva sostituito lAccademia della Crusca come organismo competente per lingua
italiana. Il 1923 rappresenta linizio di profondi cambiamenti nellattivit e nelle funzioni che fino ad allora
la Crusca aveva svolto: in quellanno infatti lallora Ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile
dispose, con il Regio Decreto dell'11 marzo 1923, il nuovo ordinamento dellAccademia che prevedeva
linterruzione della compilazione e della stampa del vocabolario, di fatto quindi la soppressione della

24

quasi duemila prestiti per lo pi integrali, che specialmente in anni recenti si erano inseriti
nel lessico italiano. La commissione fu composta da accademici ed esperti, con ruolo
propositivo (scelta dei prestiti, indicazione di sostituzioni), e da accademici di Lettere, con
potere valutativo e deliberante. Come sostiene Raffaelli (2010: 51), nella pratica il lavoro
della Commissione, pur senza identificarvisi totalmente, si avvicin al rigido purismo
xenofobo che era esploso verso la fine degli anni Trenta.
La lotta alle parole straniere, condotta dal regime si concretizz con la pubblicazione, sul
Bollettino di informazioni della Reale Accademia dItalia, di una serie di elenchi26 di
parole ed espressioni stranieri (compresi parecchi adattamenti) o comunque di espressioni
contenti termini stranieri, affiancati da proposte di sostituti italiani stabiliti da unapposita
Commissione per litalianit della lingua (Raffaelli 2010: 7). Tra i linguisti che
intervennero direttamente o vennero consultati nellambito della campagna linguistica
contro i forestierismi, si distingueva proprio Bruno Migliorini, il quale introdusse con
successo alcune sostituzioni come per esempio regista per il francese regisseur oppure la
sostituzione di chauffeur con autista. La concezione moderata di Migliorini avversa ai
forestierismi non corrispondeva alla politica xenofoba del fascismo. Si distingueva
soprattutto per un atteggiamento molto pi morbido, meno datato, tanto vero che ebbe
una continuazione anche nel dopoguerra e per il rifiuto di mescolare questione della lingua
e questione della razza (Marazzini 2002: 430). Migliorini partecip ai lavori della
Commissione per litalianit della lingua il 9 luglio 1941(Raffaelli 2010: 36), quando si
discusse il metodo per valutare la tollerabilit delle voci straniere pi radicate e afferm
lesistenza dei vocaboli la cui sostituzione non poteva essere accettata, e la necessit di
tollerare tutte le parole universalmente diffuse.

secolare attivit lessicografica. Con un altro decreto del 1937 fu istituito presso lAccademia un Centro di
studi di filologia italiana con lo scopo di promuovere lo studio e ledizione critica degli antichi testi e degli
scrittori
classici
della
letteratura
italiana
dalle
origini
al
secolo
XIX.
Cfr.
http://www.accademiadellacrusca.it/it/laccademia/storia/storia-recente (Consultato il 13.03.2015).
26
La lista degli elechi : Neologismi e forestierismi, in BIRAI, I, maggio 1941-XIX, 7, p. 63; Forestierismi. II
elenco, in BIRAI, I, giugno 1941-XIX, 8, p. 82; Forestierismi. III elenco, in BIRAI, I, luglio 1941-XIX, 9,
pp. 105-108; Esotismi. IV elenco, in BIRAI, I, agosto-ottobre 1941-XIX, 10-12, pp. 117-118; Esotismi. V
elenco, in BIRAI, II, dicembre 1941-XX, 2, p. 25; Esotismi. VI elenco, in BIRAI, II, gennaio 1942-XX, 3, pp.
37-38; Esotismi. VII elenco, in BIRAI, II, febbraio 1942-XX, 4, pp. 57-58; Esotismi. VIII elenco, in BIRAI II,
aprile 1942-XX, 6, pp. 96-97; Esotismi. IX elenco, in BIRAI, II, maggio 1942-XX, 7, pp. 121-122; Esotismi.
X elenco, in BIRAI, II, giugno 1942-XX, 8, pp. 141-142; Esotismi. XI elenco, in BIRAI, II, luglio 1942-XX,
9, pp. 157-158; Esotismi. XII elenco, in BIRAI, II, agosto-ottobre 1942-XX, 10-12, pp. 177-178; Esotismi.
XIII elenco, in BIRAI, III, gennaio 1943-XXI, 3, pp. 21-22; Esotismi. XIV elenco, in BIRAI, III, marzo
1943-XXI, 5, pp. 47-48; Esotismi. XV elenco, in BIRAI, III, maggio 1943-XXI, 7, pp. 70-71. Raffaelli,
(2010: 89).

25

Vi riportata, come un esempio del lavoro della Commissione, la prima lista di


sostituzioni, pubblicata sulla pagina numero 63 del Bollettino di informazioni della Reale
Accademia d'Italia il 1 maggio del 1941 : (In Foresti, 2003: 63)
addition/conto,

agreement/accordo,

arrangement/combinazione,

accomodamento,

autocar/torpedone (turistico), autocar/autocarro (militare), autopullmann/autosalone,


beefsteack/bistecca,

bill/conto,

bill/fattura,

bill/polizza,

bill/disegno

di

legge,

bordereau/distinta, bordure/contorno, box/posta (di scuderia), box/casella (nell'ufficio


postale), box/palco (in teatro), breakfast/ la prima colazione, budget/bilancio,
buffet/rinfresco (nei ricevimenti), buffet/caff (nelle stazioni), buffet freddo/tavola fredda,
bureau/scrittoio,

bureau/ufficio,

buvette/mscita,

cabaret/taverna,

capote/mantice,

soffietto, carnet/libretto, taccuino, carte/lista della vivande (mangiare alla carta: mangiare
a scelta), carte de

libri

circolation/tessera di

libera circolazione,

carte de

lgitimation/tessera di riconoscimento, casin/casino, casa da gioco, chalet/villetta,


chauffage/riscaldamento, chauffage central/termosifone, chausseur/fattorino, check,
chque/assegno (di banca), chef/cuoco (dove vi un solo cuoco), chef/capocuoco (dove ve
n' pi di uno), chef de rception/capo ricevimento, clich/stampo, commande/ordinazione,
comptoir/banco, scrittoio, comptoir/registratore di casa (se riferito alla macchina per
registrare),

conptoiriste/impiegato

di

banca,

concierge/portiere,

conducteur,

conductor/accompagnatore, confort, comfort/comodit, consomm/brodo ristretto (nella


lista delle vivande), consomm/ristretto ( nell'uso corrente), couchette/cuccetta, coup/cup
(sorta di carrozza), coup/scompartimento ferroviario, coup/posto (nello scompartimento
stesso), couper/cedola, tagliando, dinner, dner/pranzo, fumoir/sala da fumo, hall/sala da
soggiorno, lunch, luncheon/seconda colazione.
Da questo primo elenco si deduce il criterio adottato nelle sostituzioni. Il primo gruppo di
sostituzioni riguarda i prestiti adattati: adattamenti fonetico-grafici (non necessariamente
combinati (es. solo grafico in coup/cup) e insieme morfologici (di solito suffissati) come
in beefsteack/bistecca, couchette/cuccetta, ecc. Il secondo gruppo rappresentato dalle
sostituzioni, che utilizzano parole gi esistenti nel vocabolario italiano con significato
adeguato (chef/cuoco, chque/assegno) o alle quali attribuito un nuovo significato,
derivato appunto dalla parola straniera (hall/salone, clich/stampo); oppure sostituzioni che
introducono alcune parole nuove. Stranamente furono tollerati i prestiti come bazar,
camion, sport, con una consonante in posizione finale, anche se lo schema fonologico

26

tradizionale, basato sulla pronuncia toscana, rifiuta le uscite consonantiche. Invece altre
parole, allepoca ugualmente diffuse furono o adattate o rimpiazzate, come jazz/giz,
rclame/pubblicit. In alcuni casi, le parole suggerite dallAccademia si affiancarono al
forestierismo; ancora permane ai tempi nostri una cooccorrenza, diventata pacifica
convivenza, magari con lieve sfumatura semantica, tra termini come rimessa/garage,
villetta/chalet (Marazzini 2002: 403), hotel/albergo.
Le riunioni della Commissione per litalianit della lingua si svolsero dal 24 novembre
1941 al 28 giugno 1943 e furono convocate con una certa regolarit per 25 volte (Raffaelli
2010: 38). I lavori della commissione dovevano anche tener conto, per le parole straniere
di significato tecnico, delle proposte presentate dagli organi sindacali competenti.
Durante le adunanze vennero studiate ed esaminate le singole parole provenienti dai diversi
settori della vita: quelli dellindustria cartaria, grafica, meccanica, del cinema, teatrali,
alberghieri, dolciari ecc. Per esempio durante la prima riunione del 24 novembre 1941 si
esaminarono le voci relative allindustria, durante la terza, le voci attinenti al settore
creditizio e assicurativo. Con successo fu dalla Commissione proposta e successivamente
approvata, durante la quinta riunione del 7 marzo 1942 (Raffaelli 2010: 39), la
terminologia italiana per il gioco del calcio, che prima era tutta inglese: calcio/football,
calcio dangolo/courner, kick, calcio di rigore/penalty, fuorigioco/off-side, ecc. Al di l
delle proposte di questa commissione, il clima decisamente puristico determin un'ondata
di italianizzazione del lessico.
Lattivit dellAccademia dItalia si concluse con la liberazione di Roma, il 28 settembre
194427, quando il nuovo Governo Bonomi eman due decreti legislativi che sancirono
rispettivamente la soppressione dell'Accademia d'Italia e la ricostituzione, con tutte le
attivit, le funzioni e il patrimonio, dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Vincenzo Rivera,
gi Commissario straordinario per l'Accademia d'Italia, fu incaricato di liquidare di tale
sodalizio e di provvedere alle operazioni necessarie per la ricostituzione dell'Accademia
nazionale dei Lincei. Il Ministro della Pubblica Istruzione Guido De Ruggiero affid la
ricostituzione del corpo accademico linceo ad una Commissione di anziani lincei

27

In http://www.lincei-celebrazioni.it/i1944i.html (Consultato il 22.04.2015).

27

presieduta da Benedetto Croce. Cos, dopo quasi venti anni della sospensione, lAccademia
dei Lincei riprende il suo lavoro.

28

Conclusione
Come evidente nei capitoli precedenti, la lingua italiana, gi dalla sua nascita, grazie agli
scambi interculturali con gli alti popoli e con le altre lingue, continua ad arricchirsi delle
parole di origine straniera. Durante il Ventennio fascista, questo sviluppo e arricchimento
della lingua fu percepito come un aspetto negativo e perci il regime cerc di proteggerla
e di pulirla con tutti i mezzi disponibili.
Gli esponenti del regime praticarono una politica linguistica fondata su principi
nazionalistici e puristici. Il regime si distinse per unossessiva campagna contro i dialetti e
per la lotta contro le lingue delle minoranze, in particolare contro luso del tedesco in Alto
Adige e contro luso dello sloveno nella Venezia Giulia, e per il rifiuto categorico delle
parole straniere. La lotta contro le minoranze linguistiche fu uno dei tanti atteggiamenti
autoritari e liberticidi che resero odioso il regime da parte delle popolazione altoatesina. Il
rifiuto delle parole straniere, a partire dal 1940, con lapprovazione della legge che proib
luso delle parole nelle insegne, nella pubblicit, nei nomi delle strade, dei luoghi, dei
cognomi, ebbe qualche successo e vari forestierismi furono sostituiti da parole italiane in
uso ancor oggi come per esempio: autista, assegno, sportello, regista ecc.
Ma, nella maggior parte dei casi, le sostituzioni suggerite dalla Reale Accademia dItalia e
dalla sua Commissione per litalianit dalla lingua, non riuscirono a imporsi come nel caso
di arlecchino al posto di cocktail, fin di pasto al posto di dessert, brillante al posto di
soubrette.
Crollato il fascismo, il gusto della ritrovata libert spinse ad adoperare completamente le
parole forestiere a dritto e a rovescio. Fin dal 1946 vennero abrogate le disposizioni contro
le parole straniere.Il regime non ebbe tanto successo nemmeno nella lotta contro i dialetti e
le minoranze linguistiche se si considera che ancora nel 1951, 6 anni dopo la caduta del
fascismo, per oltre quattro quinti della popolazione italiana il dialetto era ancora abituale e
per quasi due terzi era l'idioma d'uso quotidiano.
Per quello che riguarda le minoranze linguistiche sopracitate, dopo tanti anni di discussioni
queste sono arrivate addirittura ad ottenere una certa indipendenza e uno status proprio.

29

Da quanto esposto non sembra che la politica linguistica del fascismo abbia portato a delle
innovazioni linguistiche positive; esso si semplicemente limitato a gestire e a favorire
quelle tendenze conservatrici che gi esistevano nella cultura italiana e che si possono
riassumere in un certo purismo (o neopurismo) che proponeva solamente la difesa e la
purezza della lingua italiana.

30

Bibliografia
Adamo G., Della Valle V., 2003, Innovazione lessicale e terminologie specialistiche,
Firenze, Leo S. Olschki Editore.
Bergius C., 2007, Libro e Moschetto: Indagine sociolinguistica su un testo di scuola
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31

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Varroti C., 2006, Manzoni, Profilo e antologia critica, Milano, Mondadori.

32

Appendice
1.

Lettera scritta dal prof. Bruno Migliorini alla redazione della rivista Le Lingue
Estere, in seguito alla pubblicazione dell'articolo Esotismi in vetrina e
successivamente pubblicata nella Le Lingue Estere, 1940/3:54.

2.

Regio decreto 29 marzo 1923, n. 800, che determina la lezione ufficiale dei nomi
dei comuni e di altre localit dei territori annessi.

3.

Regio Decreto Legge 24 ottobre 1923, n. 2185. Ordinamento dei gradi scolastici
e dei programmi didattici dell'istruzione elementare. (Pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 24 ottobre 1923, n. 250).

4.

Regio decreto legge 15 ottobre 1925, n. 1796

5.

Regio decreto-legge 22 novembre 1925, n. 2191. Disposizioni riguardanti la lingua


dinsegnamento nelle scuole elementari N. 2469, in Gazz. uff., 21 dicembre, n.
295.

6.

Real Decreto del 5 febbraio 1928, n. 577. Testo unico sull'istruzione.


Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche, emanate in virt
dell'art, 1, n. 3, della legge 31 gennaio 1926, n. 100, sulla istruzione elementare,
post-elementare, e sulle sue opere di integrazione (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale, n. 95, del 23 aprile 1928).

7.

Regio Decreto 9 luglio 1939, n. 1238. Ordinamento dello stato civile (pubblicato
alla G.U. 1 settembre 1939, n. 204 ed emanato in virt della delega conferita con
la Legge 30 dicembre 1923, n. 2814 e con l'art. 3, Legge 24 dicembre 1925, n.
2260).

8.

Regio Decreto 28 ottobre 1940, n. 1443. Codice di Procedura Civile, Articolo 122.
Uso della lingua italiana - Nomina dellinterprete.

9.

Legge 23 dicembre 1940-XIX, n. 2042. Divieto dell'uso di parole straniere nelle


intestazioni delle ditte et nelle varie forme pubblicitarie (in Gazz. uff., 29 marzo, n.
76).

10.

Regio Decreto 26 marzo 1942-XX, n. 720. Norme integrative della legge 23


dicembre 1940-XIX, n. 2042, circa il divieto delluso di parole straniere nelle
intestazioni delle ditte e nelle varie forme pubblicitarie (in Gazz. uff., 7 luglio, n.
158.

33

1.

Neopurismo: che significa? (in Russo, 2013: 150)

Caro Severino, prima che LE LINGUE ESTERE accreditino con la risonanza della loro
voce un uso del termine neopurismo che mi sembra discutibile, spero mi consentirai
d'intervenire, con quel poco d'autorit che pu darmi l'avere adoperato per primo questo
termine (nell'Archivio Glottologico italiano, XXVII, 1935, e poi nella mia Lingua
contemporanea: cfr. LINGUE ESTERE,1 ott. 1938, p.308). Euclide Milano (nelle
LINGUE ESTERE del 1 luglio 1939, p.6II) e tu stesso (nell'ultimo numero, p. 27)
adoperate il termine nel senso di purismo moderno, purismo come si fa ora; date,
insomma, se non erro, al termine un significato prevalentemente cronologico.
Nel giudicare poi del purismo come si fa ora, tu osservi che esso deve ancora superare le
vecchie posizioni, alzando le opere di difesa su fondamenta poste dai fatti linguistici,
esaminando i fatti con paziente accortezza e traendo ammaestramenti efficaci
dall'esperienza linguistica. Ora appunto a codesto metodo io avevo inteso d'applicare e
vorrei riservare il nome di neopurismo. Il carattere essenziale del purismo e la sua lotta
contro ogni specie di innovazione.
Il neopurismo, distinguendo tra forestierismi e neologismi, vuole saggiare gli uni e gli altri
alla luce della linguistica strutturale e funzionale; e porter volta per volta il discorso su
gruppi consonantici che non si accordano con il sistema fonologico dell'italiano,
sull'opportunit o meno di operare un termine speciale per una data sfumatura di
significato, sulla possibilit che due omonimi abbiano a confondersi, ecc. ecc. Dall'altra
parte il purismo teneva l'occhio esclusivamente l'Italia; il neopurismo vuol servire alle
necessit italiane, ma reputerebbe cattiva politica quella di chiudere gli occhi alla realt
europea.
Il purismo aveva di mira soprattutto la lingua letteraria; il neopurismo estende lo sguardo
anche alle lingue speciali. Non detto che un termine medico o un termine sportivo si
debbano lasciar foggiare a casaccio, tanto pi che oggi i termini speciali hanno anche
maggiore probabilit di un tempo di entrare in lingua di tutti. Anche questo un
insegnamento della linguistica. Per fermare le idee, ti proporrei di accogliere nella nuova
edizione del tuo Manuale di nomenclatura linguistica le voci seguenti:

Purismo. Tendenza ad escludere da una lingua le voci forestiere e i neologismi. Movimenti


di questo genere si sono avuti in vari paesi e in vari tempi: particolarmente severi, in Italia,
i puristi che nel primo Ottocento fecero capo al p. Cesari e al Puoti.
Neopurismo. Tendenza ad escludere dalla lingua quelle voci straniere e quei neologismi
che siano in contrasto con la struttura della lingua, favorendo, invece, i neologismi
necessari e ben foggiati: si tratta di un tentativo di applicazione degli insegnamenti della
linguistica a un moderato purismo.
Abbiti i miei pi cordiali saluti.

Bruno Migliorini

2. Regio decreto 29 marzo 1923, n.


800, che determina la lezione ufficiale dei
nomi dei comuni e di altre localit dei
territori annessi.
Articolo 1.
1) Agli effetti di cui negli articoli seguenti,
sono pubblicati gli uniti elenchi di nomi dei
Comuni e di altre localit delle nuove
Provincie del Regno, visti e firmati, d'ordine
Nostro, dal Ministro dell'interno.
2) Lo stesso Ministro autorizzato a
pubblicare, con proprio decreto, agli effetti
medesimi, gli elenchi che successivamente
si rendessero necessari e ad introdurre le
variazioni occorrenti in quelli allegati al
presento decreto.
Per i nomi di luogo non compresi negli
elenchi uniti al decreto - e cio per i nomi
delle localit minori, e delle sedi d'uffici che
venissero nuovamente costituiti, ed in
generale per tutti i nomi degli enti geografici
e topografici non ancora fissati ufficialmente
- lo Autorit e le Amministrazioni
accoglieranno intanto le forme adottate nei
Prontuari e Repertori della Reale Societ
geografica italiana.
Articolo 2.
1) Nelle insegne, nei timbri nei suggelli
delle Autorit e Amministrazioni statali e di
quelle altro Autorit e Amministrazioni la
cui lingua d'ufficio la lingua dello Stato, e
inoltre negli atti pubblici ed amministrativi
redatti nella lingua ufficiale dello Stato, si
debbono usare i nomi che sono indicati nella
prima colonna degli elenchi allegati.
2) Il nome indicato nella seconda colonna
sar aggiunto, fra parentesi, solo nei casi in
cui le Autorit e Amministrazioni predette lo
ritengano opportuno per ragioni di pratica e
comune intelligenza.
Articolo 3.
Nei timbri, nei suggelli, nelle insegne e nelle
altre scritte esposte al pubblico dalle
Autorit e Amministrazioni che potranno
eventualmente essere autorizzate ad
avvalersi di una lingua diversa da quella
ufficiale dello Stato, si debbono usare i nomi
indicati in tutto o due le colonne degli
elenchi allegati. Il nome aggiunto nella

seconda colonna deve tenere il


secondo, posto, fra parentesi, e non
pu essere scritto con caratteri pi
appariscenti di quelli del nome
italiano.
Articolo 4.
1) Il presente decreto entra in vigore il
giorno della sua pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale del Regno.
2) Ordiniamo che il presente decreto,
munito del sigillo dello Stato, sia
inserto nella raccolta ufficiale delle
leggi e dei decreti del Regno d'Italia,
mandando a chiunque spetti di
osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, add 29 marzo 1923.

3. Regio Decreto Legge 24 ottobre 1923,


n. 2185. Ordinamento dei gradi scolastici
e dei programmi didattici dell'istruzione
elementare. (Pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 24 ottobre 1923, n. 250).
Articolo 4.
1) In tutte le scuole elementari del Regno
l'insegnamento impartito nella lingua dello
Stato.
2) Nei Comuni nei quali si parli
abitualmente una lingua diversa, questa sar
oggetto di studio, in ore aggiunte.
3) L'insegnamento della seconda lingua
obbligatorio per gli alunni alloglotti, per i
quali i genitori e gli esercenti la patria
potest abbiano al principio dell'anno fatto
dichiarazione di iscrizione.
4) I programmi e gli orari di insegnamento
della seconda lingua saranno determinati
con ordinanza del Ministero dell'Istruzione.
Articolo 5.
I maestri i quali insegnano anche la seconda
lingua nella propria o in pi classi della
medesima scuola, in ore soprannumerarie,
hanno diritto alla abbreviazione di un anno
sui periodi prescritti per l'attribuzione degli
aumenti di stipendio, qualora i risultati
conseguiti nell'insegnamento siano, a
giudizio dell'Ispettore, lodevoli.
Articolo 6.
Quando non sia possibile affidare
l'insegnamento della seconda lingua al
maestro della classe o ad altro maestro della
scuola che insegna l'italiano, l'insegnamento
della seconda lingua sar affidato a maestri
abilitati, incaricati di impartire l'istruzione in
pi scuole a tal fine opportunamente
raggruppate in circoli, su proposta del
Direttore didattico e del R. Ispettore,
approvata dal R. Provveditore agli Studi.
Articolo 17.
1) A cominciare dall'anno scolastico 192324, in tutte le prime classi delle scuole
elementari alloglotte l'insegnamento sar
impartito in lingua italiana.
2) Nell'anno scolastico 1924-25, anche nelle
seconde classi di dette scuole si insegner in
italiano.
3) Negli anni scolastici successivi, si

proceder analogamente per le classi


successive, fino a che, in un numero di
anni uguale a quello dell'intero corso,
in tutte le classi cos delle scuole
elementari come delle scuole civiche
si insegner in italiano.
4) Con la sostituzione della lingua
italiana alla lingua di insegnamento
presentemente in uso proceder
analogamente
l'istituzione
dell'insegnamento
della
seconda
lingua, in ore aggiunte.
Articolo 18.
1) Nessun maestro, munito di diplomi
o abilitazioni rilasciati sotto il regime
anteriore alla annessione al Regno
delle province di cui trattasi, pu
insegnare in lingua italiana se non
possiede la prescritta abilitazione.
2) Nessun maestro, salvo casi di
necessit, pu insegnare in lingua
diversa dall'italiana se non sia
regolarmente abilitato.
Articolo 19.
Per l'insegnamento della seconda
lingua in una determinata classe,
avranno la preferenza i maestri della
classe stessa e quelli della scuola,
abilitati anche per l'insegnamento in
lingua italiana.
Articolo 20.
1) I maestri abilitati all'insegnamento
in una lingua diversa dall'italiana
hanno diritto di essere preferiti anche
per l'insegnamento dell'italiano nelle
classi delle scuole cui appartengono,
purch sostengano e superino i relativi
esami di italiano, che saranno indetti
alla fine di ciascun anno scolastico,
con
ordinanza
del
Ministero
dell'Istruzione, che avr valore di
regolamento.
2) Analogamente i maestri abilitati
all'insegnamento dell'italiano hanno
diritto ad essere preferiti anche per
l'insegnamento della seconda lingua
nelle classi delle scuole cui
appartengono, a condizione che
sostengano e superino i relativi esami
della seconda lingua, che saranno

indetti parimenti con ordinanza del Ministro


dell'Istruzione, alla fine di ciascun anno
scolastico.
Articolo 24.
1) Nelle province annesse nulla innovato
circa l'obbligo scolastico.
2) Nelle scuole, nelle quali la lingua
d'istruzione non l'italiana e fin tanto che
non sar l'italiana, a norma del presente
decreto, l'insegnamento della lingua italiana
obbligatorio per gli alunni di tutte le classi
popolari o cittadine, a cominciare dalla
seconda classe della scuola elementare.
3) Gli alunni non possono essere promossi
alla classe superiore se non superano anche
la prova di lingua italiana.
4) Sono fissate cinque ore settimanali
d'insegnamento per i primi tre anni, sei per i
seguenti.
5) Dove l'istruzione impartita a turni, le
ore d'insegnamento saranno ridotte a met;
dove ogni turno d'istruzione comprende due
o pi sezioni con diverso programma
saranno limitate a cinque ore per turno
Articolo 25.
1) L'insegnamento della lingua italiana sar
affidato di preferenza a maestri non
alloglotti incaricati di impartire l'istruzione
in pi scuole, a tal fine opportunamente
raggruppate in circoli d'insegnamento, su
proposta del Direttore didattico e del R.
Ispettore scolastico, approvata dal R.
Provveditore agli studi.
2) Pu anche essere affidato nelle proprie
classi o in altre classi della stessa scuola,
previa autorizzazione del R. Provveditore
agli studi, su proposta motivata del Direttore
didattico e dell'Ispettore circondariale, a
maestri alloglotti, che abbiano superato
l'esame di lingua italiana.
Dato a Racconigi, add 1 ottobre 1923.
VITTORIO EMANUELE
Mussolini

4. Regio decreto legge 15 ottobre


1925, n. 1796
Articolo 1.
1) In tutti gli affari civili e penali che
si trattano negli uffici giudiziari del
regno, deve usarsi esclusivamente la
lingua italiana.
2) La presentazione di istanze, atti,
ricorsi e scritture in genere compilati
in lingua diversa dalla italiana, si ha
come non avvenuta, e non giova
neppure a impedire la decorrenza dei
termini.
3) I verbali, le perizie, le requisitorie,
le decisioni e tutti gli atti e
provvedimenti
in
genere,
che
comunque abbiano attinenza alla
giustizia civile e penale redatti in
lingua diversa dalla italiana, sono
nulli.
4) Non saranno iscritti nelle liste dei
giurati coloro che non sono in grado di
comprendere l'italiano.
Articolo 2.
1) Le contravvenzioni alle disposizioni
del precedente articolo sono punite
con pena pecuniaria da l. 200 a l.
1000, e in caso di recidiva fino a l.
5000. Essa inflitta con decreto del
presidente della corte d'appello su
richiesta del pubblico ministero,
sentito il contravventore nelle sue
discolpe, ed in caso di mancato
pagamento convertibile a termine
dell'art. 24 del codice penale. Contro il
provvedimento del presidente
ammesso reclamo alla corte che
delibera in camera di consiglio.
2) Il reclamo proposto mediante
ricorso nel termine di 15 giorni dalla
notificazione del decreto.
3) Se il colpevole sia un giudice,
funzionario
o
impiegato
dell'amministrazione giudiziaria, la
pena della sospensione dall'ufficio e
dallo stipendio per un tempo non
inferiore a tre mesi, n superiore ad un
anno, e, in caso di recidiva, della
destituzione.

4) Alla sospensione aggiunto il


trasferimento dalla sede.
5) La pena inflitta previo procedimento
disciplinare.

5. Regio decreto - legge 22/10 1925,


n. 2191. Disposizioni riguardanti la
lingua dinsegnamento nelle scuole
elementari N. 2469,
in Gazz. uff., 21 dicembre, n. 295).
Veduto il testo unico delle leggi
sullistruzione elementare, approvato
col nostro decreto 22 gennaio 1925, n.
432 .
Articolo 1.
Allart. 31 del testo unico delle legge
per listruzione elementare approvato
col regio decreto 22 gennaio 1925, n.
432, sono soppressi i commi secondo,
terzo, quarto e quinto.
soppresso ugualmente lart. 230 del
citato testo unico.
Articolo 2.
Allart. 231 del testo unico sopra citato
sostituito il seguente:
I maestri, che ottennero labilitazione
allinsegnamento elementare in una
lingua diversa dellitaliana, potranno
conseguire labilitazione ad insegnare
la lingua italiana, purch superino i
relativi esami che saranno indotti alla
fine di ciascun anno scolastico con
ordinanza del ministro per la pubblica
istruzione.
I maestri alloglotti attualmente in
servizio, che siano in possesso della
abilitazione ad insegnare in italiano,
potranno
essere
conservati
nellinsegnamento, a condizione che
essi conseguano, entro un biennio, il
titolo di cui al precedente comma.
Articolo 3.
Allart. 233 del citato testo unico
sostituito il seguente:
Per lassegnazione alle scuole dei
comuni in cui si parla abitualmente
una lingua diversa dallitaliana,
saranno preferiti quei maestri che
dimostrano
di
possedere
una
conoscenza sufficiente della lingua del
paese.

Articolo 4.
Lart. 234 e lultimo comma dellart. 260 del
predetto testo unico sono soppressi.
Articolo 5.
Il presente decreto sar presentato al
parlamento per la sua conversione in legge.

6. Real Decreto del 5 febbraio 1928,


n. 577 . Testo unico sull'istruzione.
Approvazione del testo unico delle
leggi e delle norme giuridiche,
emanate in virt dell'art, 1, n. 3,
della legge 31 gennaio 1926, n. 100,
sulla istruzione elementare, postelementare, e sulle sue opere di
integrazione.
(Pubblicato
nella
Gazzetta Ufficiale, n. 95, del 23
aprile 1928)
Articolo 33.
In tutte le scuole elementari del regno
l'insegnamento impartito nella lingua
dello stato.
Articolo 42.
Il corso della scuola di metodo per
l'educazione materna ha la durata di
tre anni. Vi si insegnano religione,
lingua italiana, storia e geografia,
matematica e scienze naturali, igiene e
pedagogia
infantile,
economia
domestica, canto, disegno, plastica e
lavori domestici. Apposite classi
preparatorie infantili in numero
sufficiente per lo svolgimento di un
efficace tirocinio sono annesse ad ogni
scuola.
Articolo 237.
L'attestato di abilitazione, conseguito
secondo gli ordinamenti del cessato
regime, equipollente, agli effetti
giuridici,
all'abilitazione
all'insegnamento
elementare
conseguita secondo gli ordinamenti
del regno. I maestri che ottennero
l'abilitazione
all'insegnamento
elementare in una lingua diversa
dall'italiana non possono insegnare se
non possiedono anche l'abilitazione
all'insegnamento in lingua italiana.
Essi possono conseguire questa
abilitazione superando i relativi esami
che saranno indetti alla fine di ciascun
anno scolastico con ordinanza del
ministro per la pubblica istruzione. Ai
fini dell'attribuzione dello stipendio i
maestri forniti dell'attestato di
abilitazione, conseguito secondo gli

ordinamenti del cessato regime, dopo due


anni dell'attestato di maturit si considerano
come se avessero iniziato la carriera con la
qualifica di ordinari.
Articolo 240.
Per l'assegnazione alle scuole dei comuni in
cui si parla abitualmente una lingua diversa
dall'italiana, saranno preferiti quei maestri
che dimostrino di possedere una conoscenza
sufficiente della lingua del paese.
Articolo 272.
A cominciare dall'anno scolastico 1923-24,
in tutte le prime classi delle scuole
elementari alloglotte l'insegnamento
impartito in lingua italiana. nell'anno
scolastico 1924-25, anche nelle seconde
classi di dette scuole si insegner in italiano.
negli anni scolastici successivi, si proceder
analogamente per le tre classi fino a che, in
un numero di anni uguale a quello dell'intero
corso, in tutte le classi si insegner in
italiano. fino a che sia avvenuta la
sostituzione della lingua di insegnamento a
norma dei commi precedenti, nessun
maestro, salvo casi di necessit, pu
insegnare in lingua diversa dall'italiana se
non sia ad essa regolarmente abilitato
Articolo 273.
Nelle scuole elementari che non siano state
ancora trasformate a norma dell'articolo
precedente la promozione alla classe
superiore non si consegue se non superando
una prova di lingua italiana. A tal uopo
verranno impartite entro l'orario normale
non meno di cinque ore settimanali di
insegnamento di lingua italiana, secondo le
modalit fissate dal regio provveditore agli
studi. Questi, ove non sia possibile
provvedere altrimenti, avr facolt di
assumere per lo scopo anzidetto maestri
provvisori, ai quali pu affidare tale
insegnamento anche in pi scuole di diverse
localit. Agli insegnanti di cui al comma
precedente il cui servizio sia riconosciuto
lodevole, assegnata la retribuzione stabilita
dall'art. 155, oltre il rimborso delle spese di
viaggio o dell'indennit chilometrica su
strada ordinaria qualora l'insegnamento sia
prestato fuori loro sede scolastica.

7. Regio Decreto 9 luglio 1939, n.


1238. Ordinamento dello stato civile.
(Pubblicato alla G.U. 1 settembre
1939, n. 204 ed emanato in virt
della delega conferita con la Legge
30 dicembre 1923, n. 2814 e con
l'art. 3, Legge 24 dicembre 1925, n.
2260)
Articolo 58.
I documenti scritti in lingua straniera
devono essere accompagnati da una
traduzione in italiano certificata
conforme al testo straniero dalla
autorit diplomatica o consolare del
paese in cui il documento fu fatto,
ovvero da un traduttore ufficiale.
Se manca la traduzione, l'ufficiale
dello stato civile o il procuratore della
Repubblica nomina di ufficio un
interprete per la traduzione. Questa
deve
essere
confermata
con
giuramento.
Quando non possibile provvedere nel
modo innanzi indicato, la traduzione
richiesta al Ministero di grazia e
giustizia, in conformit dell'art. 16
della legge 7 gennaio 1937, n. 23,
sull'ordinamento dell'ufficio traduzioni
del Ministero stesso.
Per le spese della traduzione si
applicano le disposizioni dell'art. 31.

8. Regio Decreto 28 ottobre 1940, n. 1443.


Codice di Procedura Civile
Articolo 122
Uso della lingua italiana - Nomina
dellinterprete
In tutto il processo e prescritto luso della
lingua italiana. Quando deve essere sentito
chi non conosce la lingua italiana, il giudice
pu nominare un interprete. Questi, prima di
esercitare le sue funzioni, presta giuramento
davanti al giudice di adempiere fedelmente
il suo ufficio.
Articolo 123.
Nomina del traduttore
Quando occorre procedere allesame di
documenti che non sono scritti in lingua
italiana, il giudice pu nominare un
traduttore, il quale presta giuramento a
norma dellarticolo precedente.
Articolo 816 bis
Svolgimento del procedimento
Le parti possono stabilire nella convenzione
darbitrato, o con atto scritto separato,
purch anteriore allinizio del giudizio
arbitrale, le norme che gli arbitri debbono
osservare nel procedimento e la lingua
dellarbitrato. In mancanza di tali norme gli
arbitri hanno facolt di regolare lo
svolgimento del giudizio e determinare la
lingua dellarbitrato nel modo che ritengono
pi opportuno. [...]

9. Legge 23 dicembre 1940-XIX, n.


2042. Divieto dell'uso di parole
straniere nelle intestazioni delle
ditte
et
nelle
varie
forme
pubblicitarie. (in Gazz. uff., 29
marzo, n. 76).
Articolo 1.
vietato luso di parole straniere nelle
intestazioni delle ditte industriali o
commerciali
e
delle
attivit
professionali.
Articolo 2.
vietato l'uso di parole straniere nelle
insegne, nei cartelli, nei manifesti,
nelle inserzioni ed in genere in ogni
forma pubblicitaria, con qualunque
mezzo effettuata. Gli avvisi, i cartelli,
le liste ed in genere ogni scritto esposti
nell'interno dei locali pubblici o di
commercio, devono essere redatti in
lingua italiana. Restano ferme le
disposizioni del regio decreto-legge 28
giugno 1938-XVI, n. 1162 (1),
convertito con modificazioni, nella
legge 19 gennaio 1939-XVII, n. 251
(2), e quelle della legge 12 febbraio
1940-XVIII, n. 215 (3), salvo per ci
che concerne i cartelli pubblicitari e il
materiale pubblicitario in genere.
Articolo 3.
Non sono compresi nei divieti di cui
agli articoli 1 e 2 :
1 i nomi e cognomi stranieri;
2 le denominazioni di ditte straniere;
3 le denominazioni dei prodotti
tutelate da marchi di fabbrica e di
commercio.
Articolo 4.
Sono escluse dal divieto di cui
all'art. 2, primo comma, le stampe
pubblicitarie esclusivamente destinate
a stranieri.
Articolo 5.
I contravventori alle disposizioni della
presente legge sono puniti con l'arresto
fino a sei mesi o con l'ammenda fino a
lire
5000.
Indipendentemente
dall'applicazione
della
sanzione
penale, qualora si tratti di attivit

soggetta a licenza od autorizzazione


amministrativa, potr essere sospesa o, nei
casi pi gravi, revocata la licenza od
autorizzazione.
Articolo 6.
abrogata ogni disposizione contraria o
comunque incompatibile con quelle della
presente legge.
Articolo 7.
Con regio decreto, ai sensi dell'art. 3, n. 1,
della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100,
saranno emanate le norme integrative
eventualmente occorrenti per l'attuazione
della presente legge.
Articolo 8.
La presente legge entra in vigore nel
novantesimo giorno dalla data della sua
pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del
regno.

10. Regio Decreto 26 marzo 1942XX, n. 720. Norme integrative della


legge 23 dicembre 1940-XIX, n.
2042, circa il divieto delluso di
parole straniere nelle intestazioni
delle ditte e nelle varie forme
pubblicitarie.
(in Gazz. uff., 7 luglio, n. 158).
Visto lart. 7 della legge 23, dicembre
1940-XIX, n. 2042;
Visto lart. 3, n. 1, della legge 31
gennaio 1926-IV, n. 100;
Sentito il consiglio dei ministri;
Sulla proposta del Duce del fascismo,
Capo del governo, ministro per
linterno, dintesa coi ministri per gli
affari esteri, per la grazia e la giustizia,
per le finanze, per leducazione
nazionale, per i lavori pubblici, per le
corporazioni o per la cultura popolare;
Abbiamo decretato o decretiamo:
Articolo 1.
Agli effetti della legge 23 dicembre
1940-XIX, n. 2042 , non sono
considerate parole straniere quelle in
lingua latina o greca antica, o da essa
derivate, n i nomi di fantasia e i
nomi-sigla, salvo che essi traggano
origine da parole straniere o
richiamino, per la loro evidente
affinit, termini stranieri.
Articolo 2.
Leccezione prevista dallart. 3, n. 1,
della legge 23 dicembre 1940-XIX, n.
2042, riguarda i nomi o cognomi
stranieri dei titoli di ditte italiane.
Previa autorizzazione da concedersi,
caso per caso, dal ministero delle
corporazioni,
sentito
quello
dellinterno, potr essere consentito
luso dei nomi o cognomi stranieri
quando essi si riferiscano ai fondatori
di ditte di notevole importanza per
leconomia nazionale ovvero ad
inventori o scopritori di larga fama
internazionale
per
benemerenze
acquisite nel campo della scienza e
della tecnica.
Articolo 3.

La reale accademia dItalia, sentito il parere


di una apposita commissione da essa
nominata, determina quali parole straniere
possano ritenersi acquisite alla lingua
italiana o in essa tollerate; suggerisce
inoltre, i termini italiani da sostituire a quelli
stranieri di pi largo uso. Tali
determinazioni
sono
pubblicate
nella Gazzetta ufficiale del regno o nel
Bollettino dinformazioni dellaccademia
medesima.
Spetta esclusivamente alla stessa accademia,
sentito il parere della commissione, di
pronunciarsi, su richiesta dei ministeri
interessati, sulle questioni di massima in
materia tecnico-linguistica, sorte nella
applicazione della legge 23 dicembre 1940XIX, n. 2042. Le pronunce dellaccademia
vincolano lamministrazione richiedente e
sono pubblicate con le modalit di cui al
precedente comma.
Qualora, in sede giuridizionale, sorgano
questioni che richiedano un accertamento
tecnico linguistico, il giudice le domanda
alla reale accademia dItalia. Tale
accertamento ha lefficacia indicata nellart.
442, comma secondo, del codice di
procedura civile, approvato dal regio decreto
28 ottobre 1940-XVIII, n. 1443.
Articolo 4.
Per il periodo di due anni dalla data di
entrata in vigore del presente decrete, alle
ditte che, ai termini dellart. 1 della legge 23
dicembre 1940-XIX, n. 2042, hanno
cambiato la propria intestazione,
consentito di far seguire alla nuova ragione
sociale lindicazione fra parentesi di quella
sostituita, preceduta dalla parola gi .
Articolo 5.
Durante lattuale stato di guerra, o sino ad
un anno dopo la cessazione di esso,
consentito agli alberghi, alle pensioni ed ai

pubblici esercizi in genere di


mantenere in uso biancheria, tendaggi,
stoviglie, posaterie e simili, recanti
tessuto, inciso, smaltate o comunque
indelebilmente
impresse
parole
straniere, alla condizione che i
materiali posti fuori uso prima della
scadenza del termine siano di volta in
volta sostituiti con altri conformi alle
disposizioni della legge 23 dicembre
1940-XIX, n. 2042.
Le ditte che intendano valersi della
facolt di cui al prossimo comma
devono farne dichiarazione, entro due
mesi dalla entrata in vigore del
presente decreto, allente per il
turismo della rispettiva provincia,
specificando
i
quantitativi
dei
materiali anzidetti attualmente in uso.
I contravventori sono puniti a norma
dellart. 5 della legge.
Articolo 6.
Durante lattuale stato di guerra, o sino
a un anno dopo la cessazione di esso,
consentito che la rimozione o
sostituzione dei cartelli pubblicitari
non conformi alla legge, posti lungo le
autostrade, le strade statali, provinciali
o comunali, ovvero in vista di esso,
esternamente ai centri abitati, avvenga
gradualmente, secondo le disposizioni
che saranno impartite dallazienda
autonoma statale della strada per le
strade statali o le autostrade gestite
dallazienda stessa o dal ministero dei
lavori pubblici per tutte le altre strade
ed autostrade.
Analoga facolt attribuita al ministro
per le comunicazioni per la pubblicit
lungo le linee ferroviarie, esclusa
quella esposta nelle stazioni.