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Amelia Crisantino

Della segreta e operosa associazione


Una setta all'origine della mafia

Sellerio editore
2000 © Sellerio editore via Siracusa 5o Palermo Indice
e-mail: sellerioeditore@iol.it

Della segreta e operosa associazione


Prologo 13
Le condizioni generali - i. L'Unità - 2. Le società giurate - 3. L'os-
sessione dell'ordine pubblico - 4. Definire il diverso

Capitolo primo
Le dinamiche di fondo 33
1. I domini dell'arcivescovo - La rivolta - 3. La pubblica sicurezza,
2.

fra rigore e compromessi - 4. La nomina dei vescovi - 5. Il regime del-


le acque - 6. L'incertezza del diritto - 7. La guerra del custode del-
l'acqua Felice Marchese

Capitolo secondo
Il tramonto della Destra 72
1. L'ultimo governo dei moderati - 2. Il prefetto Rasponi. La
sconfitta di un illuminista ingenuo - 3. I crimini diminuiscono, le
paure aumentano - 4. La «maffia»: l'analisi del prefetto Rasponi
Il prefetto Rasponi protesta e finisce col dimettersi - 6. I -5.
rituali di affiliazione: la prima testimonianza - 7. I provvedimen-
ti speciali - 8. Il manutengolismo governativo - 9. La cacciata dei
vescovi
Crisantino, Amelia <1956>

Della segreta e operosa associazione : una setta all'origine della mafia / Capitolo terzo
Amelia Crisantino. - Palermo : Sellerio, 2000. Monreale 94
(La diagonale ; 107)
ISBN 88-389-1576-8 i. I caratteri de lla classe media - 2. L'amministrazione comunale
1. Mafia - Monreale - Storia. - 3. Il controllo delle risorse - 4. Le guardie campestri - 5. Stup-
364.106045823 CDD-20 SBN Pa10167691 pagghieddi - 6. Il delegato Savoja - 7. La mancata ammonizione di
CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana Pietro Di Liberto - 8. Alla ricerca dell'equilibrio: lo stile di
comportamento - 9. Pietro Mirto Seggio diventa sindaco di Mon-
reale

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Capitolo quarto
La Sinistra al potere 130
Della segreta e operosa associazione
1. La caduta della Destra - 2. Una scomoda Commissione d'inchiesta
Un giornale all'opposizione - 4. La società dei mugnai e dei car-
rettieri - 5. Veleni in questura - 6. La campagna d'estate

Capitolo quinto
La setta 1 44
1. Il delegato Bernabò - 2. Il caso Di Mitri - 3. Il Corvo - 4. Assassinio
di Simone Cavallaro - 5. Il capro espiatorio - 6. La società degli stup-
pagghieri - 7. Il delegato Bernabò cattura la setta - 8. La causa Pal-
meri-Banchieri - 9. Calcedonio Inghilleri deputato di Monreale -
Io. La setta: gli stereotipi

Capitolo sesto
L'istruzione del processo 178
1. Le ramificazioni degli stuppagghieri - 2. La rete delle associazioni:
i caratteri - 3. Il delegato Bernabò è isolato - 4. Latitanti eccellenti
Un incidente diplomatico - 6. L'improvviso apparire del pentito Sal- -5.
vatore D'Amico - 7. Cattura dei fratelli Miceli - 8. Salvatore Marino
I sistemi del prefetto Malusardi -9.

Capitolo settimo
Il processo 2 13
Z. Bernabò liquidato - 2. Il paese degli stuppagghieri - 3. Il processo -
4. Il trionfo degli assenti - 5. Il prefetto Corte, una storia che si ripete

Capitolo ottavo
I risultati 2 33
r. Il buon governo del sindaco Mirto - 2. L'arcivescovo torna a casa
L'arruffata matassa delle acque - 4. A Catanzaro -3.

Epilogo 2 59

Bibliografia 263

Indice dei nomi 2 75

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Nel maggio del 1878 la Corte d'appello di Pa-
lermo condanna 12 uomini per il reato di as-
sociazione. Sono i famigerati stuppagghieri di
Monreale, l'origine di tutte le sette mafiose
che come una rete malefica soffocano la Sici-
lia occidentale.
Prologo

Nel 1875, a Roma e a Palermo, erano tanto numerosi e profondi


i rancori che s'erano accumulati da sembrare che secoli fossero
trascorsi dall'Unità. La parola mafia era già stata inventata e ado-
perata con generosa larghezza, la Sicilia sembrava pullulare di sette
Abbreviazioni segrete che richiedevano leggi speciali. Dal canto loro i siciliani si sen-
ASDM Archivio storico diocesano di Monreale tivano traditi e trascurati, e imputavano al nuovo Stato tutti i ma-
FGO Fondo Governo Ordinario li del mondo. Una Commissione parlamentare stava indagando, af-
FM Fondo Mensa frontava il freddo e piovoso inverno e girava per i paesi ad ascolta-
ASCM Archivio storico comunale di Monreale re il parere dei notabili. Un giorno si trovò dinanzi ad una discre-
ASP Archivio di Stato di Palermo panza teorica con quanto andava via via elaborando, la conclusione
AGQ Archivio Generale Questura
EGBV Economato generale benefici vacanti
in fondo rassicurante che la mafia fosse prodotta dalla povertà e dal-
GP Gabinetto Prefettura l'arretratezza. Fosse stato sempre vero, per quanto laboriosi dei prov-
GQ Gabinetto Questura vedimenti potevano essere tentati, strade costruite e scuole edificate.
In quegli anni il rimedio principale era sembrato l'enfiteusi della
proprietà ecclesiastica, cioè il frazionamento dei latifondi della
Avvertenza
Chiesa e la colonizzazione delle campagne. In qualche zona pochi
Tranne i casi diversamente segnalati, i documenti relativi all'istruzione del proces- proprietari si erano accaparrati le terre migliori, anche se le intenzioni
so Stuppagghieri, le corrispondenze, i verbali, i resoconti che quotidianamente
vengono inviati al questore durante le udienze a Palermo e a Catanzaro, le carte che
erano state di aumentare il reddito complessivo e la sicurezza nelle
a vario titolo si riferiscono alla setta sono in ASP, GQ, anno 188o, busta 7 (processo campagne. Secondo Simone Corleo, che aveva curato le enfiteusi,
stoppaglieri). Nei documenti ci si riferisce alla setta col nome stoppaglieri, forma ita- buoni risultati erano stati raggiunti nella provincia di Siracusa, do-
lianizzata del monrealese stuppagghieri che qui viene adottato. ve si avevano alte rendite e pochi reati tutti scoperti e regolarmen-
te puniti. Ma nella deposizione che lo stesso Corleo rende alla
Ringraziamenti
Commissione emerge una discrepanza, che rivela l'inadeguatezza del-
l'interpretazione canonica.
Ringrazio tutti quelli che, in modo diverso ma sempre con affetto, hanno seguito il
miolavr.Ungzetopariclvsned'ArchivoSta Corleo: l'agro palermitano è un'eccezione veramente degna di studio, è
Palermo, dell'Archivio diocesano e della biblioteca comunale di Monreale, per la sua una questione di natura diversa, non bisogna studiarla più nel complesso. Io
disponibilità. Ringrazio Anna Puglisi e Umberto Santino per i consigli che mi han- per l'agro palermitano non potrei parlare con quella conoscenza con cui par-
no dato e soprattutto perché, da molto tempo, sono per me un esempio di lavoro coe- lo di altri luoghi, perché non venne nell'enfiteusi. E tutto migliorato, e per-
rente e rigoroso. Giovanna Fiume è stata un'interlocutrice generosa e sempre di-
sponibile. Nicola Tranfaglia, Salvatore Lupo e Giuseppe Casarrubea hanno letto il
ciò fu escluso, e poi le chiese non avevano fondi [...1.
manoscritto e mi hanno incoraggiato. Un pensiero infine a Giuliana Saladino, lu- Commissario De Cesare: senta professore, queste teorie sono esatte nel-
minoso esempio di spirito critico. la scienza, però in Sicilia accadono dei fenomeni che non fanno più credere

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all a scienza [...]. A Monreale sono quasi tutti proprietari, ognuno ha un pez- campieri e curatoli ad assorbire le rendite e monopolizzare le me-
zo di terra. Ebbene, non vi è paese dove la sicurezza pubblica sia in più cat- diazioni, attori di una storia che sembra non conservare alcun mi-
tive condizioni che a Monreale. stero. Monreale è su tutt'altro scenario, ha ambizioni da protagonista
Commissario Paternostro: aggiungo che è un comune molto ricco. sullo sfondo della città, del dinamismo dei traffici e della politica. Si
De Cesare: tutti questi bei paesi interni dove vi è la proprietà che dà il presenta come punto di passaggio fra i latifondi dell'interno e i mer-
maggiore prodotto che si dia da tutte le terre italiane, sono in eguali con- cati urbani, con un vasto territorio agricolo che gravita su Palermo;
dizioni, perché là i maggiori reati di sangue, là le maggiori grassazioni, là i
maggiori mafiosi. Eppure là la proprietà è sminuzzatissima: come va tutto
non subisce quegli ostacoli al commercio che derivano da lle scarse vie
questo, ciò turba la mente della scienza.' di comunicazione.
Eppure tutto questo non basta, si tratta di requisiti indispensabili
Su questa eccezione veramente degna di studio sono stati tutti ma non sufficienti a fare scattare la diversità. Bisogna includere al-
d'accordo: viaggiatori, testimoni, illustri corrispondenti, scrittori, so- tri elementi, allora avremo quelle condizioni particolari, che ne fan-
stenitori della subcultura, del retaggio feudale, dell'intreccio col po- no un laboratorio aperto:
tere politico o della mafia imprenditrice, quelli che si sono fermati - in prossimità del paese i terreni sono dati in enfiteusi da gran
a riflettere sulle dinamiche della differenza siciliana hanno concor- tempo, originando una classe sociale relativamente numerosa e as-
dato su un punto: quei paesi che nell'800 sembravano una «corona similabile ai proprietari;
di spine che circonda Palermo» erano all'origine di quell'insieme di - la figura dell'arcivescovo, cioè un potere vicino ma svuotato di
pratiche che poi sarebbero andate sotto il nome mafia. A guardare senso;
più da vicino veniva il sospetto che un paese fosse più coinvolto de- - la latitanza del potere centrale: l'arcivescovo conserva dei pri-
gli altri, l'intuizione di una diversità, a segnare uno scarto che vilegi ma, incalzato dagli eventi, non ha la forza di mantenerli. Si
però non trovava spiegazione: solo l'impressione che Monreale fos- crea un vuoto dove il disinteresse assume una coloritura politica. E
se il primo centro di irradiazione de ll e cosche mafiose. Mancava però mentre l'arcivescovo arretra, qualcun altro occupa lo spazio. Dina-
una analisi in grado di isolare e osservare la specificità del luogo: per- mica che si sviluppa nell'assenza apparente dell'organo statale de-
ché l'agire mafioso si presenta, si radica e si espande a partire da una legato ad avere funzioni di controllo;
piccola zona della Conca d'Oro. - l'arcivescovo possiede l'acqua, un bene prezioso da cui dipende
la coltivazione degli agrumi. Non riuscendo a regolarne la distribu-
Osservando a distanza ravvicinata quanto avviene a Monreale ot- zione, a gestirla in modo monopolista sono degli individui che agi-
teniamo uno spaccato di storia locale con qualcosa in più, che rinvia scono in suo nome, come dipendenti della Mensa arcivescovile;
ad altro. Le dinamiche degli avvenimenti, i giochi di potere, i per- - la lotta fra Chiesa e Stato: a Monreale viene destinato un ve-
sonaggi, non restano ancorati al paese ma forniscono uno strumen- scovo apertamente ostile al nuovo governo, circostanza che imprime
to interpretativo della realtà. Perché, come la Ginevra di Calvino, un'accelerazione ad un processo che per sua natura avrebbe forse se-
Monreale appare uno di quei luoghi che diventano la cu ll a di un nuo- guito ritmi più lenti.
vo agire, in questo caso un modus operandi e una filosofia che si con-
trappongono all'etica della burocrazia impersonale e del diritto ela- Mentre si celebra il processo contro gli stuppagghieri, altre as-
borate da una borghesia che è la nervatura del capitalismo. sociazioni vengono giudicate. Ma attorno ai monrealesi si coagulano
A Monreale non troviamo la mafia dai ritmi lenti dell'entroterra degli elementi che li isolano e differenziano: sono la nera origine
agrario, la prepotenza distillata nel feudo e nella masseria, con di ogni altra setta e, come se non bastasse, sono gli unici a potere
vantare quello che nelle carte processuali viene definito un apostata.
E. Iachello, Stato unitario e disarmonie regionali: l'inchiesta parlamentare del x875 sul-
Si tratta di Salvatore d'Amico, compare nella sentenza istruttoria e
la Sicilia, Napoli 1987 (da ora inchiesta Bonfadini, ed. Iachello), pp. 259-26o. sulle sue presunte dichiarazioni viene costruito il successivo grado di

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giudizio. Dalle rivelazioni del D'Amico emerge il profilo di un'as- vidiare ai settentrionali: solo che si trattava di individui isolati, non
sociazione segreta, con rituali di affiliazione che altri pentiti rac- inseriti in un contesto coerente, anzi staccati e in qualche modo di-
conteranno quasi uguali sino ai nostri giorni. Solo che D'Amico non ventati estranei al loro stesso ambiente. La gran parte della società
depone in aula, perché già ucciso; la sua figura è molto sfuggente e viveva arroccata nella difesa di privilegi che niente avevano da
le dichiarazioni a lui attribuite appaiono costruite ad arte. Le sue ri- spartire con l'idea di bene pubblico.
velazioni hanno una duplice funzione: permettono il rito del processo Attraverso la promulgazione di decreti, licenziamenti ed assunzioni
e al contempo calano un modulo standard, presente da anni nella cor- nella pubblica amministrazione, durante la prodittatura di Garibaldi
rispondenza della questura, su una realtà molto più complessa. Co- era cominciata la costruzione di un nuovo Stato. I guai arrivano su-
sì, le dichiarazioni del primo pentito di mafia pongono una rigida bito dopo, con il plebiscito basato sulla paura delle riforme e la vo-
barriera a protezione de lla struttura elaborata negli uffici di questura, lontà di escludere il partito garibaldino, cui pure tanto si doveva, e
separandola dalle dinamiche circostanti, e diventano un ostacolo al- perseguitarlo. Il 21 ottobre 186o si vota per l'annessione, il i° di-
la comprensione dei meccanismi che agiscono per l'affinamento cembre i risultati vengono consegnati nelle mani di Vittorio Ema-
del metodo mafioso. nuele. Gli entusiasmi e la fretta annessionistica delle province me-
Resta aperta la questione se la mafia fosse già allora un'associa- ridionali non riescono a nascondere che il nuovo regno, riunendo po-
zione strutturata. 2 Nei primi anni '7o i ministri lo chiedevano ai pre- polazioni con storia e usi tanto diversi, nasce sotto un cielo denso di
fetti, che giravano la domanda ai delegati. Le indagini erano rese più incognite. Luigi Carlo Farini arriva al sud per prendere in mano il go-
difficoltose da un luogo comune che veloce s'era imposto dopo verno e le sue lettere al Cavour sono inorridite, giudica che l'annes-
l'Unità, quando oppositori politici e criminali più o meno organizzati sione sia stata voluta «per parossismo di due paure: negli uni la pau-
erano stati accomunati in uno stereotipo cospirativo comodo per tut- ra del ritorno del Borbone, negli altri la paura del garibaldinismo [...].
te le evenienze. E l'ipotesi di una congiura antigovernativa è all'o- Questa moltitudine brulica come i vermi nel corpo marcio dello
rigine della teoria, elaborata da lla Destra, sull'associazione segreta che Stato: che Italia, che libertà! Ozio e maccheroni... ». 3
come una rete malefica avvolge il circondario di Palermo. Proba- L'estrema rapidità con cui si stava costituendo lo Stato naziona-
bilmente, non c'è il tipo di associazione che viene cercato ma altri le impediva lo stratificarsi di comportamenti molto articolati sul pia-
più fluidi modelli. Le rivelazioni del D'Amico, o meglio il loro as- no politico. Prima dell'Unità il partito moderato aveva mostrato sim-
surgere a dogma, ne impediscono la rilevazione. patie per il decentramento ma, davanti all'insorgere del brigantaggio
nelle province napoletane e all'opposizione autonomista borbonica
Le condizioni generali e garibaldina, ogni precedente buona intenzione passa in secondo pia-
no. Il nuovo regno appena formato appare fragile, la scelta dell'ac-
1 . L'Unità centramento sembra il rimedio più immediato e sicuro. Consigliati
dagli emigrati napoletani, che giudicavano il meridione ingovernabile
Dopo l'impresa di Garibaldi, se un viaggiatore avesse fermato la in altro modo, si impone una pacificazione fittizia e lo Stato viene
sua attenzione sull'isola ancora in fermento avrebbe avuto non po- costruito da una minoranza, che poggia su un consenso molto sottile;
che perplessità. Perché geograficamente la Sicilia era interna al- nel 187o Jacini scrive che il governo unitario dal 1859 al '66 può
l'Europa, culturalmente poteva vantare delle punte avanzate, dal considerarsi un «governo provvisorio», retto dalla dittatura del ce-
punto di vista politico c'erano degli uomini che niente avevano da in- to «il più colto e il più rivoluzionario». 4
2 Per un'analisi delle posizioni espresse dagli studiosi cfr. U. Santino, La mafia in-
terpretata, Soveria Mannelli 1995, pp. 22-25. In sintesi, «la tesi sostenuta da lla stragrande 3 R. Romeo, Dal Piemonte sabaudo all'Italia liberale, Torino 1963, p. 243.
maggioranza di studiosi ed operatori è chiara: ci sono le associazioni mafiose, ma non 4 E. Passerin D'Entrèves, L'ultima battaglia politica di Cavour, i problemi dell'unifi-
c'è la Mafia come organizzazione unitaria». cazione italiana, Torino 1956, p. 1 5.

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In una sorta di riconquista, subito dopo l'Unità troviamo la guer- di congiure borbonico-clericali che tentano di ostacolare íl nuovo re-
ra al brigantaggio, i procedimenti sommari, la sospensione delle libertà gno sul piano interno e isolarlo su quello internazionale.
garantite dallo Statuto, l'impiego dell'esercito per il controllo del ter-
ritorio, la lotta contro i renitenti, tutte scelte che guadagneranno al L'istituto luogotenenziale doveva garantire alla Sicilia e al Napole-
nuovo Stato l'ostilità di gran parte del Mezzogiorno. In Sici lia c'è pau- tano una maggiore attenzione verso le esigenze locali e un avvio al de-
ra e desiderio di ordine ma l'adesione politica è debole, il punto di centramento. Ma si partì da una aperta ostilità per tutto quello che sa-
partenza sembra essere l'odio verso lo Stato centralizzato. Una vol- peva di garibaldino e mazziniano, uno dei cardini della politica go-
ta che la classe dirigente si sente messa da parte diventa insofferen- vernativa sembrava la persecuzione di quel partito d'azione che altri-
te, ben presto è poco meno che ostile. Dal canto suo, il popolo si era menti sarebbe stato un naturale antidoto all'opposizione reazionaria.
ubriacato di propaganda e sperava di cambiare le proprie condizioni; La fragilità della prassi legale genera la paura del complotto e la pa-
ma il nuovo Stato si mostra lontano ed estraneo, pronto a introdur- rallela attitudine a complottare. Il 16 dicembre 186o il luogotenente
re sgradevoli novità come la leva obbligatoria. del re in Sicilia scriveva al ministro dell'Interno Marco Minghetti:
Il problema dell'ordine pubblico è da subito un fattore desta-
bilizzante all'interno e un imbarazzante capitolo nei rapporti in- Ciascuno di noi poteva vagamente presupporre il carattere e la natura del-
ternazionali, l'attenzione che tutti mostrano di dedicarvi crea il le difficoltà che si sarebbero qui incontrate, e credo che siamo risolti a su-
confronto con i passati regimi e fa prendere poco sul serio l'Unità. perarle ad ogni costo. Forse un tumulto che ci dia plausibile occasione di met-
Il nuovo regno appare improvvisatore, ignaro delle difficoltà e dei tere la mano sopra alcuni dei capi avrebbe conseguenze più felici che fune-
compiti che l'attendono, incapace e incompetente, rigidamente le- ste. Si sta con gli occhi aperti ed Ella non tema che non mancheremo al de-
galitario ma allo stesso tempo, a causa dell'isolamento dei moderati, bito [...]. Sarebbe follia l'impastoiarsi con inopportune consulte, consigli o
portato ad accettare i compromessi. Mancando il coraggio, la for- altro. Posso assicurarle che si farà la convenuta pubblicazione dei codici ed
za o la volontà di affrontare le cause che avevano prodotto la ri- ordinamenti e che già eravamo decisi a non crearci [impacci] ed opposizioni
costituendo magistrature, anche consultive, sopra gli Atti del Governo. 6
voluzione, il nuovo Stato si trova nella necessità di combattere su
due fronti, contro le masse rurali e contro le vecchie classi domi- La Sicilia entra nel nuovo regno con un ruolo di opposizione; è la
nanti. I municipi liberali diventano ben presto proprietà dei pos-
roccaforte del partito d'azione, rivoluzionaria e violenta. Si aspettava
sidenti, luogo privilegiato per lo scontro fra le diverse fazioni, do-
gratitudine, una posizione privilegiata, una larga autonomia. Evol-
ve il rinnovamento della classe dirigente meridionale viene atti-
vendosi le cose in tutt'altro modo, lo Stato unitario eredita tutto l'a-
vamente ostacolato.
stio prima riservato a quello borbonico: la storia dei rapporti fra l'i-
Perché le cose andassero diversamente ci sarebbe voluto un ro-
sola e il nuovo governo sembra un lungo elenco di errori e reciproche
vesciamento della struttura sociale nelle campagne e la conquista del-
insofferenze. Nel meridione troviamo un elettore su 38 abitanti, tre
la terra da parte dei contadini, cosa di cui avevano paura sia i mo-
volte meno che al nord; in occasione delle prime elezioni i governa-
derati che i liberali. «La lotta è tanto più dura in quanto, profittando
tivi, cioè i cavouriani, erano quasi stretti d'assedio fra reazionari, de-
dell'incompiutezza della rivoluzione e del malcontento della masse
mocratici e autonomisti. Garibaldini e moderati si accusano a vicenda
rurali, le vecchie classi dominanti riescono a mobilitarle contro il nuo-
di far parte di sette segrete, mentre al governo non si risparmia il so-
vo regime, e trovano in esse una larga base per le loro velleità di re-
staurazione». 5 Anche il Vaticano contribuisce ad accrescere le dif- spetto di avere montato degli intrighi pur di far trionfare il partito uni-
tario e moderato. In Sicilia il partito governativo controlla un'esigua
ficoltà dello Stato appena formato. La Chiesa ha una forte base eco-
nomica ed un'organizzazione capillare: da Roma si diramano le fila minoranza e in effetti è anch'esso all'opposizione, scarsamente uni-
6
G. Scichilone, Documenti sulk condizioni della Sicilia dal 186o al 187o, Roma 1952,
5 E. Sereni, Il capitalismo nelle campagne, Torino 198o, pp. 5o - 51. pp. 62-63.

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tario e tendente all'autonomia. Per l'autonomia è anche il partito ga- titudine e la inefficienza rilevate in ogni strato della società meri-
ribaldino, dove confluiscono tutti gli scontenti: da parte del governo dionale, divennero il fatto dominante agli occhi dei settentrionali». 8
la repressione è violenta e ben presto coagula quel senso di delusio- Dall'aprile del 1861 al febbraio del '62 il luogotenente Alessandro
ne, di sfiducia e sospetto che costituisce il complicato miscuglio della Rovere cumula i poteri civili e mi li tari, dopo Aspromonte
della turbolenza siciliana sotto i governi di Destra. A questo si ag- nelle province meridionali viene decretato lo stato d'assedio e dal 20
giunga l'irrequietezza e l'insoddisfazione del popolo, la manifesta in- novembre al 2 dicembre 1862 si tiene la prima discussione parla-
capacità di mantenere l'ordine pubblico e l'alto numero di latitanti: mentare sulla Sicilia. Nel frattempo la renitenza alla leva è massic-
il momento po litico appariva a tutti incerto, sembrava che l'ipotesi di cia, il governo la combatte mettendo a ferro e fuoco i paesi e mol-
un cambiamento di regime non fosse poi tanto peregrina. tiplicando così i latitanti.
Qualche mese dopo l'annessione, il luogotenente in Sicilia chiede Nel 1862 si comincia a parlare di leggi eccezionali per reprimere
al ministro dell'interno come comportarsi con la pletora di impiegati il brigantaggio, il 15 agosto 1863 entra in vigore la legge Pica, in-
che popola la pubblica amministrazione. Chi si era succeduto nel go- titolata «procedura per la repressione del brigantaggio e dei ca-
verno dell'isola ne aveva aumentato il numero con uomini che cre- morristi nelle province infette». Dal giugno al novembre del 1863
deva fedeli, allontanando gli avversari «ma lasciando quasi sempre viene proclamato lo stato d'assedio e ampi poteri vengono dati al ge-
a questi ultimi lo stipendio che si godevano nell'impiego». Adesso nerale Govone, che conduce una spedizione contro la renitenza e il
«gli oppositori al governo si agitano per vendersi, i partigiani do- brigantaggio. I presunti briganti potevano essere passati per le armi
mandano una paga». Il luogotenente Alessandro della Rovere sug- senza troppe formalità, lasciando strascichi di risentimento nella po-
gerisce una soluzione, «dimettere gli inetti senza distinzione di polazione. Le iniziative di Govone causano un'interpellanza alla Ca-
colore politico». 7 Invece, la politica della Destra fu di assorbire i mera, ma la proposta di un'inchiesta parlamentare viene respinta
clienti e cercare di comprare gli avversari, col risultato che lo Stato mentre il generale ottiene un avanzamento di grado. I garibaldini e
si ritrovò ad essere rappresentato da una burocrazia che mancava di altri Io deputati democratici si dimettono per protesta.
senso dello Stato. Alla fine del 1863 i propositi di insurrezione armata erano lar-
gamente diffusi.
L'Unità d'Italia, fortemente voluta da mazziniani e garibaldini,
appare ai moderati come un rischioso dono e di fronte ai problemi del Il compito principale del nuovo Stato era la restaurazione del sen-
sud prevale lo scoraggiamento, il senso di inadeguatezza. Comincia so della legge, ma le frequenti violazioni delle libertà politiche e per-
a diffondersi la convinzione che le radici del brigantaggio siano nel sonali, le leggi speciali, gli stati d'assedio e anche l'arbitrio delle au-
tessuto della società meridionale, e si vorrebbe colpirne le radici. La torità certo non giovarono. In breve, i governi della Destra partono
repressione militare sembra la via più facile, con risultati subito vi- sempre con buone intenzioni e tentano di importare le forme dello
sibili, ma l'impegno richiesto da una simile impresa è notevole: Stato liberale: poi si scontrano con situazioni avverse che li spingono
già nel 1861 gli uomini dislocati nel Mezzogiorno passano da 15.000 a continui compromessi, e la loro politica si risolve in un misto di ri-
a 50.000 e poi a centomila unità, quasi la metà dell'esercito italiano
gore e cedimento.
è impegnato in una vera e propria guerra civile. La truppa arriva
ignorando luoghi, lingua, costumi, percorsi. Trova il silenzio complice
delle vittime, l'ostilità del clero, l'ambiguità dei notabili. «Presto il 8
Romeo, cit., p. 242. Dopo il plebiscito i garibaldini vengono circondati da un'at-
disordine dilagante nelle province, il brigantaggio, le paure dei mosfera pesante e ci sono diversi attentati strumentali al loro isolamento. Ci sono an-
che casi di terrorismo indiscriminato, come la congiura dei pugnalatori su cui hanno scrit-
proprietari, la caccia agli impieghi e ai favori di ogni sorta, la inet- to Leonardo Sciascia (1976) e lo storico P. Pezzino (1992). Episodi che, a seconda dei
punti di vista, servono a chiedere un rafforzamento del nuovo Stato oppure a dimo-
' Scichilone, cit. , pp. 73-74.
strarne l'incapacità. La strategia della tensione in nuce, che affretta e mostra necessa-
ri gli accordi per l'esclusione delle opposizioni.
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2I
Il grande brigantaggio nel Napoletano fu sconfitto nel giro di po- momenti rivoluzionari in cui la capacità di violenza si cerca di
chi anni, in Sicilia i problemi sembravano più sfuggenti e meno ri- usarla come scorciatoia per l'affermazione individuale. 10
solvibili. Fra i tanti, quello che avrebbe prodotto le conseguenze più Nel corso dell'800 le associazioni segrete sono molto diffuse, non
visibili era il modo in cui i siciliani si rapportavano alla violenza e al- solo in Sicilia. Affondano le radici nella tradizione risorgimentale, so-
la sua gestione, non riconoscendo allo Stato il monopolio del suo uso no attive già nel periodo napoleonico. Sono il luogo privilegiato per
sociale, anzi giudicando biasimevole ricorrere al pubblico giudizio. l'organizzazione dei nuovi ceti: attivando contatti verso l'alto,
mentre veicolano modelli culturali e di comportamento verso il
2. Le società giurate basso, creano canali di solidarietà e comunicazione fra i diversi
strati sociali. Una volta che nel ceto medio si diffonde l'abitudine di
Nella prima metà dell'800 il reato più redditizio e diffuso nelle agire per mezzo di società giurate, segrete, diventa spiegabile l'esi-
campagne siciliane era l'abigeato, che implicava ampie complicità e stenza di molte mafie, alcune prevalentemente criminali e altre so-
una certa organizzazione. Nello stesso periodo viene registrata la pre- prattutto politiche, accomunate dalla capacità di agire come gruppo
senza di unioni o fratellanze, originariamente nate per il mutuo in vista di un fine. I carbonari, che si diffondono soprattutto nel sud
soccorso, con una cassa comune per le necessità dei soci. 9 La loro dell'Italia, sono dei massoni dissidenti con aspirazioni rivoluziona-
principale caratteristica è il coinvolgimento della pubblica ammini- rie. In Sicilia ha una notevole diffusione anche la propaganda maz-
strazione e dei civili in genere, per cui ad indagare sino in fondo ven- ziniana, il lavoro di Nicola Fabrizi e della sua Legione Italica intro-
gono fuori connivenze tali da consigliare di lasciar correre. Il pro- ducono l'isola in una rete cospirativa a carattere nazionale. Vi era poi
blema delle bande armate che infestano le province di Palermo, Tra- un pullulare di sette minori fra cui è difficile orientarsi, ma i carat-
pani e Girgenti diventa allarmante dopo il 1838, a causa del grande teri di segretezza e gradualità gerarchica sono comuni a tutte. Così,
numero di latitanti. Negli anni che seguono troviamo una alternanza piuttosto che rimandare ad una mitica mafia delle origini, i rituali di
di repressioni, accomodamenti, scoppi di ribellione a carattere sociale,
iniziazione appaiono una riproduzione imperfetta di rituali massonici
9
filtrati attraverso la carboneria e altre sette segrete.
Nelle relazioni che Pietro Calà Ulloa indirizza a Ferdinando II nel 1838 sono de-
scritte le «unioni o fratellanze, specie di sette che si dicono partiti, senza colore o sco- È rimasta traccia di un'associazione, la vendetta di Mentana, che
po politico, senza riunione, senza altro legame che quello della dipendenza da un ca- dalla sede di Livorno diffondeva i suoi manifesti anche a Palermo.
po, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa sovviene ai bisogni di fare eso- Fra le carte del generale Medici è stato ritrovato uno di questi fogli,
nerare un funzionario, ora di difenderlo, ora di proteggere un imputato, ora d'in-
colpare un innocente. Sono tante specie di piccoli governi nel governo. La mancanza datato Livorno 9 agosto 1868: esorta ad «affiliare tutta la buona gio-
della forza pubblica ha fatto moltiplicare il numero dei reati; il popolo è venuto a ta- ventù approntando armi ed altro». L'associazione è segreta, gerar-
cita convenzione coi rei. Così come accadono i furti escono i mediatori ad offrire tran- chica, è previsto un capozona per ogni quartiere e il pagamento di
sazioni pel recuperamento degli oggetti involati. Il numero di tali accordi è infinito.
Molti possidenti perciò han creduto meglio divenire oppressori che oppressi, e una somma mensile per i bisogni comuni» negli anni '7o, nei rap-
s'inscrivono nei partiti. Molti alti funzionari li coprono di un'egida impenetrabile» porti di delegati e questori sulle mafie che infestano il circondario di
(E. Pontieri, Il riformismo borbonico nella Sicilia del '70o e dell'800, Roma 1 945, PP.
225 - 235). Analoghe testimonianze sulla Sicilia occidentale le forniscono il procura- Palermo, ritroveremo la stessa struttura. Le società di mutuo soccorso
tore Giuseppe Ferrigno e l'economista napoletano Ludovico Bianchini, che visse in erano abbastanza diffuse, nel novembre del 1868 la Prefettura
Sicilia con incarichi presso la luogotenenza del re dal 1837 al '48. Bianchini scrive del-
le componende, veri e propri ricatti subiti dalle famiglie più ricche, e «guai a quel pro- compila un «quadro sinottico delle associazioni politiche, filantro-
prietario che non prestavasi a siffatte convenzioni, ché i suoi poderi sarebbero di- piche e miste esistenti nella provincia di Palermo» registrandone 11:
strutti o incendiati ed ucciso il bestiame, senza che la giustizia facesse il suo corso ed
i rei fossero menomamente perseguiti e puniti. Quindi i proprietari, nel difetto del-
le istituzioni o nell'impotenza de ll e leggi e della podestà, paventando delle vendet- 15 Cfr. G. Fiume, Le bande armate in Sicilia. Violenza e organizzazione del potere (r819-
te sia de' ladri, sia degli stessi uomini d'arme, non osavano muovere doglianze» (F. I84?), Palermo 1984, . 9 - 1 0 6.
Brancato, Mafia e formazione dello stato unitario, in Nuovi quaderni del Meridione, n. 1 P . Alatri , Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra (1866-74), Torino
81 (1983), PP. 4 -5). 1 954, pp. 2 5 8-2 59.
22 23
7 formate da lavoratori e 4 logge massoniche. Delle logge massoni- trovava nuovi affiliati nella gioventù più svelta della classe rurale, cu-
che si ignorano i componenti, i mezzi economici e «trattandosi di as- stodi, contrabbandieri, manutengoli. 14 Di fronte alla riottosità del-
sociazioni segrete che tengono un mistero strettissimo, si ignorano l'isola il governo mette nello stesso calderone clericali, borbonici,
gli statuti». Le altre sono società di mutuo soccorso, dove i soci de- estrema sinistra e criminalità comune: mafioso diventa un'accusa per
positano un contributo a favore dei disoccupati, degli infortunati, colpire gli avversari. Essendo un termine inclusivo, in grado di
delle vedove e degli orfani. Troviamo la corporazione dei mugnai e tollerare diverse sedimentazioni di significato, la parola mafia co-
carrettieri che registrano 30o e 200 aderenti, e quella dei sensali. 12 mincia ben presto ad essere presente nei rapporti ufficiali. Il Pro-
Sarnoscilte'd1876,quanoelsricdt- curatore generale Giovanni Interdonato ne parla nella relazione
te criminali la questura si imbatterà nella loro spregiudicata abilità per l'anno giudiziario 1865, giudicando l'istituzione delle giurie
a monopolizzare il mercato. popolari di buon auspicio per il futuro e segno di sicuro progresso.
Torniamo alle associazioni politiche. Dopo l'Unità diventano Sempre al 1865 risalgono i rapporti del prefetto Gualterio, dove i ca-
patrimonio dell'opposizione mazziniana, rispetto alla struttura del- pi dell'opposizione sono accusati di essere malandrini e mafiosi. Quel-
la vendetta di Mentana ci sono notevoli cambiamenti. La Giovane Ita- l'anno vengono emanate nuove normative di pubblica sicurezza, le
lia supera il gradualismo dell'iniziazione, la clandestinità è solo un province di Palermo, Trapani ed Agrigento vengono divise in tre zo-
elemento contingente e il destinatario è il popolo. Ma in Sicilia le as- ne militari. Arriva in Sicilia il luogotenente generale Medici, che as-
sociazioni segrete legate all'influenza del giacobinismo, della car- sieme al prefetto Gualterio coordina un'operazione militare in
boneria e della propaganda mazziniana si inseriscono in un contesto grande stile: per 6 mesi quindicimila uomini setacciano le campagne
che include altre strutture associative. Complice l'insularità della re- della Sicilia occidentale, col compito di reprimere il malandrinaggio.
gione, le caratteristiche originali vengono inglobate ed elaborate in L'accusa di mafia viene utilizzata per eliminare l'opposizione, spe-
un prodotto nuovo, che solo in parte le conserva. Ad esempio ci so- cialmente l'ala estrema della sinistra repubblicana.
no numerose associazioni mazziniane, ma anche coloro che sosten- I risultati furono clamorosamente evidenti nelle politiche del-
gono di essere adepti fedeli e ferventi modificano le teorie origina- l'ottobre 1865, quando Mazzini venne eletto a Messina con 262 vo-
rie e si scindono in numerose tendenze. Col risultato che i seguaci ti contro i 51 raccolti dal generale Medici nelle vesti di candidato
diventano di ostacolo alla diffusione delle idee mazziniane. 13 governativo.
L'esigenza di distinguere la mafia dai reati comuni porta a darle
una configurazione di setta e d'altronde l'idea della mafia come 3. L'ossessione dell'ordine pubblico
società segreta si afferma senza alcuna difficoltà: perché si tratta di
un modulo comportamentale diffuso e a portata di mano, ed anche A tutti i dominatori venuti da oltremare Palermo era sembrata
di un modello conoscitivo che spiega una realtà complessa sempli- una città infida, per qualche viceré spagnolo era lei, città senza in-
ficandola. Già nel 1864 Turrisi Colonna scriveva che la mafia, fi- dustrie e con una massa di plebe disoccupata, che manteneva un lus-
duciosa nell'impunità e nelle amnistie che avevano fruttato le rivo- so arcaico in epoca moderna, ad essere il vero problema della Sicilia.
luzioni del 1848 e del '6o, era diventata una setta che ogni giorno E così sembrò anche ai piemontesi. Il problema dell'ordine pubbli-
co era legato a Palermo e alla sua provincia, le cui frequenti emer-
12
Scichilone, cit., p. 230. genze finivano per assorbire e quasi cancellare il resto dell'isola.
13«La legione italica, alla quale è dovuto il più dell'azione mazziniana in Sicilia, vo- Dopo l'Unità è a Palermo che si temono complotti e rivolte.
leva essere essenzialmente un organismo per l'azione», distinto da lla Giovane Italia. Maz- Talvolta le cospirazioni erano inventate, offrivano l'occasione
zini si mostrò contrario, giudicando che si trattasse di uno snaturamento del suo idea-
le (Romeo, cit., pp. 273-274). Il contrasto si ripeterà in occasione della progettata in-
surrezione del 187o, quando i siciliani proporranno il solito utilizzo delle squadre e Maz-
zini rifiuterà perché « il moto deve uscire da convincimento e non da altro» (F. Brancato, 14 N. Turrisi Colonna, Cenni sullo stato attuale della pubblica sicurezza in Sicilia, Pa-
La Sicilia nel primo ventennio del regno d'Italia, Bologna 1956, p. 375). lermo 1864.

24 25
per comode repressioni; altre volte esistevano. Le circostanze in sud si esauriscono nel pagare l'esercito, i carabinieri, le pattuglie che
cui si era formato il nuovo Stato, sommate al suo stile autoritario, numerose perlustrano il territorio, i gendarmi, le carceri.
creano un humus in grado di produrre cospiratori di tutte le ten-
denze. Ad esempio, i borbonici non hanno la forza per tentare una Secondo lo stereotipo, dopo l'Unità il Meridione subisce una pie-
restaurazione ma, sfruttando la delusione verso il nuovo regime, montesizzazione a tappeto, una violenza culturale che va di pari pas-
organizzano dei comitati e cercano i capisquadra del 1848 e del so con quella militare. Ma, al di là delle norme coercitive e delle im-
'6o, incuranti del fatto che in precedenza erano insorti proprio posizioni fiscali, l'accentramento della struttura statale è molto re-
contro i Borboni. lativo. Infatti, nel compromesso tra Stato e ceti dominanti locali,
All'inizio del 1866 numerosi rapporti ufficiali denunciano un l'accentramento viene depotenziato da una politica di favori che di-
crescente malcontento, ma le notizie che dal ministero si chiedono venta un surrogato dell'autonomia negata. I notabili sperimentano
a delegati e questore sono sempre sulle condizioni dell'ordine pub- la possibilità di sottoporre al proprio controllo gli organi dello Sta-
blico; raramente ci si occupa di questioni economiche o delle am- to, attraverso la rete tesa fra grandi elettori, deputati e ministri; tan-
ministrazioni locali. Durante la primavera e l'estate del 1866 nu- to basta per ottenere nei fatti il potere locale.
merosi repubblicani e mazziniani vengono incarcerati, colpiti da prov- Un dato che emerge prepotente in occasione delle varie inchieste
vedimenti di ammonizione e domicilio coatto. Nella sola provincia è la difficoltà dello Stato a raggiungere le periferie, dove resta a rap-
di Palermo gli ammoniti sono circa 5.000, nelle campagne ricom- presentarlo una burocrazia sensibile alle pressioni locali e poco
paiono le bande armate, «a nessuno degli abitanti era dato di usci- qualificata. Le difficoltà sono di ordine materiale, ad esempio la man-
re dalle mura pei continui ricatti». La rivolta era nell'aria, tanto che canza di strade che diventa uno strumento di resistenza passiva ver-
vennero preparate delle Istruzioni nel caso di insurrezione della città e so l'esterno. Ma ci sono altri ostacoli, che riguardano la qualità dei
campagna di Palermo.ls rapporti fra centro e periferia. Perché l'estraneità rispetto alle am-
Scoppiata per un insieme di circostanze, non ultima l'abitudine ministrazioni locali porta lo Stato ad appoggiarsi proprio sulla clas-
dell a questura a giocare con i complotti, la rivolta del settembre 1866 se che gli è più ostile. Col risultato che spesso le amministrazioni lo-
vede unite dietro la stessa barricata le due opposizioni estreme, i re- cali boicottano le disposizioni generali, e per il centro diventa im-
pubblicani e i filoborbonici. L'interpretazione ufficiale è che si possibile perseguire le infrazioni. Ad esempio, l'amministrazione co-
tratti di un complotto borbonico-clericale-repubblicano, cementato munale di Monreale ha l'abitudine di non seguire il complesso si-
dall'utilizzo delle squadre mafiose. Sembra una conferma del legame stema di regole arrivato coi piemontesi, nemmeno se si tratta di met-
fra mafia, malfattori e oppositori politici che l'anno prima era stato tere le divise ai vetturini di piazza, e di lasciare decantare reclami e
denunciato dal prefetto Gualterio. Allora il prefetto aveva chiesto mi- reprimende finché non se ne perda la memoria. Nonostante il pro-
sure per stroncare la malefica alleanza, cosa che troppo facilmente clamato accentramento, il nuovo Stato si limita a controllare solo i
equivaleva alla persecuzione degli oppositori. Adesso, dopo la re- macroelementi del sistema. Per il resto, funziona cedendo notevoli
pressione della rivolta, viene decisa una campagna militare che im- poteri ed autonomia ai gruppi locali, che all'analisi si presentano co-
piega 15.00o uomini agli ordini del generale Medici: provvedimen- me strutture informali prosperanti negli opachi interstizi del sistema.
to che nell'immediato allontana ulteriormente società siciliana e Sta- In Sicilia troviamo una realtà periferica con ampi margini di
to unitario, e a medio termine ha altre sgradevoli conseguenze; autonomia, inserita in uno Stato che si propone come autoritario e
perché nel Mezzogiorno le spese dello Stato sono minori che al nord accentratore. Due modi contraddittori di coesistere, che talvolta coz-
e, servendo soprattutto a mantenere l'apparato repressivo e buro- zano fra loro. Nel suo delegare poteri e responsabilità, nell'erigere i
cratico, non presentano un carattere produttivo. I fondi destinati al gangli periferici a suo unico interlocutore esaltandone le capacità di
controllo e mediazione, il centro opera una delega in bianco e
15 Cfr. i documenti riportati da Scichilone, cit., alle pp. 1 7o -1 95. scommette su un'identità di intenti che esiste solo nelle comme-
26 ' 27
morazioni ufficiali. La mafia è il prodotto di questa contraddizione, governo contro il malandrinaggio accrescono i sentimenti di
riflette il modo in cui si presenta lo Stato unitario in Sicilia. estraneità verso lo Stato, mentre il partito governativo diventa
sempre più debole. Palermo è divisa fra diversi estremismi, nel lu-
L'Unità s'era compiuta in fretta, più velocemente di quanto i suoi glio del '69 i clericali si alleano con i borbonici e vincono le ele-
protagonisti avessero osato sperare. Finito il momento esaltante del- zioni amministrative. Ma ci sono anche tentazioni rivoluzionarie:
le lotte, comincia l'estenuante opporsi alle continue emergenze e la
-
nel 1870 si afferma il progetto di un'insurrezione mazziniana, che
classe politica al governo chiede solidarietà. Soprattutto, la chiede per partendo dalla città doveva coinvolgere tutta l'Italia. Si tratta di
il controllo del territorio e per risanare il bilancio. Nei primi anni la un piano che rivela come Giuseppe Mazzini ignori le condizioni
differenza fra le spese e le entrate ordinarie si aggirava su una me- della Sicilia occidentale, tenuta in condizioni di regime eccezio-
dia di 400 milioni. In seguito il debito pubblico aumenta in modo nale sotto il comando del generale Medici e dove non esiste un ve-
preoccupante e nel 1870 il regno d'Italia aveva 88o milioni di en- ro partito repubblicano. Non fidandosi del tutto, Mazzini decide
trate, 1.022 milioni di spese, 8 miliardi e 300 milioni di debito. Era di recarsi personalmente nell'isola, per rendere l'insurrezione
urgente correre ai ripari. più potente e controllarla. Arriva a Palermo il 13 agosto, viene su-
Nel marzo del 1868 viene approvata l'imposta sul macinato che bito arrestato.
frutta 2 lire al quintale per il frumento e r lira per il granturco. In
sé l'imposta non è esorbitante ma, aggiunta a quella sul sale e altri Nel corso dell'anno 1871 dal ministero dell'interno arrivano
consumi di prima necessità, risulta profondamente immorale. Ne se- continue e pressanti richieste di informazioni, si cerca di definire i
guono proteste in tutta Italia ma il popolo subisce le decisioni, è di- contorni della specificità siciliana. Il 3 marzo il ministro Lanza, «nel-
sorganizzato, compare sullo sfondo a giustificare le leggi eccezionali l'intento di portare efficace rimedio al lamentevole stato in cui
e le cariche di cavalleria: secondo le statistiche apparse sulla stampa versa la sicurezza pubblica, specialmente in alcune province dello Sta-
il bilancio conclusivo dei moti sul macinato sarà di 257 morti, to», chiede ai prefetti:
1.099 feriti e 3.788 arresti.' 6 Era difficile giustificare questi nume- r) un elenco nominativo degli imputati che furono assolti o ver-
ri: anche se il tempo incalzava e l'emergenza era reale, non si pote- so i quali non si è proceduto per mancanza di prove;
va chiedere molta solidarietà con una politica pronta ad ogni com- 2) un elenco nominativo delle persone denunziate per l'ammoni-
promesso ma a tratti ferocemente autoritaria. Così il partito al go- zione e che poi non furono ammonite;
verno perde consensi, le elezioni del 21 novembre 1870 vedono una 3) notizie su quei reati di cui non erano stati scoperti i colpevoli,
scarsa affluenza alle urne: circa il 50% degli aventi diritto preferisce per intimidazione su chi poteva deporre.
astenersi e ben pochi candidati riescono a superare il primo scruti- Nei giorni che seguono il ministero continua a inviare questionari,
nio. Al sud, la Sinistra riesce a convogliare i voti di tutte le oppo- le risposte tardano ad arrivare. A fine mese il ministro scrive: «At-
sizioni in favore dei suoi uomini. tendo tuttora di conoscere [...] se abbiano acquistato consistenza i
sospetti che si avevano intorno ad un possibile risvegliarsi della se-
4. Definire il diverso greta ma operosa associazione della mafia», chiede «di conoscere se
per avventura ne siano stati scoperti o arrestati i componenti». In
Dopo la sommossa del 1866 c'è un progressivo deteriorarsi dei mancanza di una organizzazione burocratica efficiente, se sono gli uo-
rapporti fra la classe dirigente nazionale e quella siciliana, ritenuta mini ad essere archivi viventi e non esiste una rispondenza sulle car-
responsabile della rivolta e complice delle apparentemente insa- te, non è facile rispondere. Il rapido turnover dei responsabili della
nabili condizioni dell'ordine pubblico. Nell'isola, gli interventi del questura e della prefettura, l'avvicendarsi dei delegati, tutto concorre
16
a vanificare eventuali ambizioni conoscitive, anche in questo campo
Sereni, cit., p. 89.
l'Italia paga lo scotto della sua tardiva unità.
28 29
A Palermo il prefetto inoltra richiesta di informazioni alle sot- ri concessi dalla legge del 1871 non sembrano più sufficienti e il ge-
toprefetture e ai delegati. Il 26 aprile il comandante della sottozona nerale Medici riprende un provvedimento adoperato dalla polizia bor-
militare risponde da Monreale in merito al terzo punto: bonica l'empara, che in attesa del decreto ministeriale permette di
Nessun fatto del genere venne a manifestarsi palesemente, ed ho luogo
trattenere in carcere i segnalati per il domicilio coatto e gli imputati
di ritenere che l'azione della autorità di pubblica sicurezza sia stata energica già assolti. 19
-ed indipendente, e la giustizia abbia proceduto regolarmente. Di tutto ciò L'emergenza dell'ordine pubblico viene contrastata a forza di
che in argomento possa essere andato diversamente non esiste memoria, né provvedimenti illiberali, ma un'attenta lettura dei documenti mostra
presso questo ufficio né presso la pretura o delegazione [...j. Presso la que- come molti funzionari siano consapevoli delle cause sociali dell'e-
stura di Palermo, ove si tien conto e registro, come mi si assicura, d'ogni av- mergenza siciliana, anche se in altri momenti chiedono di rafforza-
venimento delittuoso, potrebbe avere qualche luce quel soggetto.t 7 re le misure eccezionali o sono alla guida dei battaglioni che setac-
ciano le campagne. Di fronte al progressivo assottigliarsi del partito
Le condizioni dell'ordine pubblico appaiono critiche. Palermo governativo, nel secondo trimestre del 187o il prefetto generale Me-
1873, discorso del Procuratore del re per l'apertura dell'anno giu- dici scrive al ministro del grave malcontento causato dalle molte tas-
diziario: nel 1872 ci sono stati quasi 5 crimini al giorno e 5 delitti, se, sottolinea la miseria del popolo, suggerisce che la questione po-
30o reati al mese con la prevalenza dei reati di sangue, «una corrente litica è subordinata a quella sociale, sostiene come «per distruggere
rossa che ha mantenuto la stessa direzione negli ultimi anni: circuisce la mala pianta del malandrinaggio che tutti gli sforzi dell'autorità non
Palermo, s'avvia per Monreale a Partinico e da Partinico per Alca- giungono, purtroppo, che a tenere a freno» sia indispensabile mi-
mo s'inoltra nel finitimo circondario». Rivolgendosi a Palermo il pro- gliorare le condizioni economiche della provincia. 20 Infatti, oltre ai
curatore Floreno si rifugia nell'invettiva retorica: «L'angelo de lla Pa- provvedimenti restrittivi delle libertà individuali, durante la pre-
lingenesi possa col caduceo della giustizia mondarti di quel lubrico fettura Medici c'è anche l'avvio di numerose opere pubbliche. Ma
insetto, la mafia, che sfigura il tuo volto immortale, che corrode le saltuari episodi di segno diverso non bastano a recuperare un rap-
tue membra d'amazzone». 18 porto che appare incrinato. Tanto più che gli unici interlocutori del-
lo Stato continuano ad essere quegli stessi notabili verso cui cresce
Il 6 luglio 1871 il generale Medici aveva sollecitato e ottenuto la diffidenza, mentre manca una classe sociale su cui poggiare la po-
provvedimenti straordinari che inasprivano il regime dell'ammoni- litica del governo.
zione e del domicilio coatto. Nel corso dello stesso 1871 e nel
1872 troviamo un conflitto fra l'autorità di pubblica sicurezza e la
magistratura, che culmina nell'incriminazione del questore Albane-
se come mandante di omicidio. L'accusa più grave che la magistra-
tura rivolgeva al questore era di combattere la delinquenza con la de-
linquenza, riciclando i malviventi come tutori dell'ordine. Cosa
che, se nell'immediato garantiva il controllo del territorio, di certo
non favoriva il rispetto per le istituzioni. Ormai si era entrati in un
circolo vizioso, dove per mantenere gli stessi risultati era necessario
rafforzare di continuo le disposizioni restrittive. Ben presto i pote-
19
D. Foti, Sull'andamento di taluni pubblici servizi in Sicilia, Palermo 1875, p. 9. Il
17 ASP, GP, anni 1871-72, busta 24, fascicoli 19 e 23. provvedimento dell'empara è riconosciuto illegale nel 1874, quando il prefetto Raspo-
18
Discorso inaugurale per l'apertura dell'anno giuridico 1873 al tribunale di Palermo, let- ni rilascia gli ammoniti di vecchia data su cui non pesa alcun carico specifico.
to dal procuratore del re Girolamo Floreno, Palermo 1873, p. 50. 20
Scichilone, cit., pp. 243-246.

30 31
Capitolo primo
Le dinamiche di fondo

Chi discendendo da Monreale getta lo sguardo sopra questo vaghissimo an-


fiteatro, la Conca d'Oro, e ne contempla i mi lle giardini irrigati da chiare e fre-
sche acque, e i fitti boschetti e poi vi ll e e florette e giù giù attraversando la
storica Panormus, lungo il Corso, ampio, affollato, discende al Foro italico, al-
la più fantastica, elegante e ricca passeggiata d'Ita lia [...] rimane estatico e pen-
sa essere questa la città dell'Eden, dove tutti si è ricchi e felici, senza eccezione
e restrizione.
Ma pur troppo tutto ciò che luce non è oro...'

1. I domini dell'arcivescovo
A partire dall'Unità, le molte denunce sulle condizioni dell'ordi-
ne pubblico in Sicilia non tralasciano mai di soffermarsi su Monreale.
Fonti diverse fanno riferimento ad un particolare clima morale e al-
ludono a gravi disordini senza entrare nel merito, come per cosa da
tutti conosciuta.
Monreale sembra nata sotto il segno della violenza, con le radici
penetranti in un magma di lotte non risolte che la condizioneranno
nei secoli futuri. Città artificiale, fondata nel 1182 come risultato del-
lo scontro che oppone il re normanno Guglielmo all'alto clero e ai ba-
roni, la cattedrale e il monastero benedettino ricevono dal re 72 feu-
di per un totale di circa 50.000 ettari, di cui 21.000 coltivabili e il
resto rocce, acquitrini o boschi. 2 La valenza politica della nuova cat-

1 Relazione statistica dei lavori compiuti nel distretto della Corte d'appello di Palermo nel-
l'anno 1878, letta ila gennaio 1879 dal procuratore generale del Re Carlo Morena,Paler-
mo 18 79, P. II.
2 I feudi erano sottoposti a diverse forme di dominio: to erano liberi, cioè nel pie-
no dominio dell'arcivescovo, 18 a censo enfiteutico, 39 a masserie, 5 versavano deci-
me. Il territorio si divideva in 6 camperie, quella di Monreale raccoglieva i feudi di Ca-
puto, Ambleri, Moharda, Vallecurta, Renda, Cannavera, Giacalone, Regalicelsi, Su-
vareiAi, Sagana, Giardinello, Monchilebi, Mandra di mezzo, Piatti, Mirto o Sardo (Asp,
iGBV, serie la, busta 18, relazione del delegato M. Puglia al regio economo generale del
6/1/1880).

33
tedrale è evidente, allo splendore e all'interna profusione di ricchezze prestigio delle parti, mentre all'ombra della rivalità fra preti e frati
corrisponde lo scabro aspetto esterno, l'immagine di chiesa fortifi- si radica e cresce una tradizione di violenza.
cata la cui architettura si protende a minacciare il territorio circo-
stante. La cattedrale appare molto riccamente dotata, ma dei feudi Il decadimento del potere vescovile viene diluito nel corso dei se-
concessi una parte era in mano ai saraceni, solo un nome sulle per- coli e comincia presto, non appena la chiesa di Monreale diventa di-
gamene. Prima di fruttare rendite e diritti avrebbero richiesto una spensatrice di privilegi a favore di chiese minori, conventi e mona-
lunga e sanguinosa crociata interna e una lenta ripopolazione. steri. Gli attacchi congiunti del governo, dei baroni e dei ceti medi
Emanazione e contraltare delle lotte per il potere sullo sfondo provocano una notevole diminuzione del patrimonio e, nel 1742, il
della capitale, Monreale appare collegata al re in contrapposizione regio visitatore monsignor De Ciocchis trova che le Mense di Catania
ai baroni. Troppo ricca per non suscitare l'altrui odio; la cattedra- e Monreale lamentano molte usurpazioni, numerose ma poco estese
le e il suo vescovo gestiscono un patrimonio enorme, uno stato ot- a Catania, solo zo a Monreale ma di grande estensione, interi feudi
tenuto a danno di comuni e chiese. Senza contare che il fasto di cui si sono impadroniti baroni, chiese o monasteri. Simone Cor-
della cattedrale e i domini dell'arcivescovo suonano eterna offesa al leo ricostruisce che «dei 72 feudi della Mensa arcivescovile di
presule della capitale. Monreale, all'epoca della visita di Monsignor De Ciocchis se ne tro-
La storia di Monreale coincide con quella del suo arcivescovado, vavano già alienati 16 sotto forma di enfiteusi o di massaria con ob-
segnata dal conflitto fra benedettini e clero secolare. All'ombra del- bligo di decima o con un canone senza titolo particolare, e allora in-
la cattedrale preti e monaci operano per screditarsi a vicenda, i pri- tendevansi impugnare dalla Mensa istessa come irregolari».'
mi scontri risalgono addirittura al 1200 e, visto che nessuno è In Sicilia l'arcivescovado di Monreale è uno dei molti enti che go-
abbastanza forte da sottomettere l'altro, nessun potere riesce a le- dono di potere politico, le particolari vicende storiche dell'isola lo
gittimarsi. 3 Fra la Chiesa e il paese c'è troppa vicinanza, una quo- mantengono vivo e autonomo invece di inglobarlo all'interno di un
tidiana consuetudine poco edificante. L'importanza della sede ar- più vasto e complesso organismo. Esaurito il legame diretto con la
civescovile moltiplica i casi di prelati interessati solo a lle ricchezze monarchia, e continuando a mantenere numerosi privilegi, l'arci-
della diocesi, mentre il paese è imperniato sul clero, diviso in fazioni vescovado diventa un ostacolo al tentativo di costruire uno Stato mo-
che ne riproducono le spaccature, e sviluppa un profondo disincanto derno, un centro di potere che il re vorrebbe smembrare e assimilare.
lontano da qualsiasi spirito religioso. Il ceto medio non rispetta Nel 1775 Ferdinando II di Borbone ne ottiene la soppressione da pa-
neanche l'arcivescovo da cui a vario titolo dipende: può accadere pa Clemente xiv, che lo accorpa alla diocesi di Palermo mentre i be-
che, mentre la sede è vacante, proprio sotto il palazzo arcivescovile ni della Mensa vengono incamerati dal demanio: l'arcivescovo li am-
venga costruito un ricettacolo per le acque sporche provenienti dal ministra per conto del sovrano, solo una congrua di 4.000 onze è de-
quartiere Ciambra. 4 stinata ai bisogni della chiesa. Nel 1802 papa Pio vu ripristina
Fra i signorotti polacchi o nelle fazendas messicane, ogni volta che l'arcivescovado e reintegra la Mensa nei suoi possedimenti; nomina
la struttura statale non è in grado di esercitare il monopolio della vio- poi un nuovo arcivescovo, che però si ammala poco dopo l'insedia-
lenza ritroviamo l'organizzazione militare del potere locale. A Mon- mento e muore nel 1805. L'amministrazione ricade in mano regia si-
reale ci sono due poteri antagonisti e troviamo le bande in lotta, ap- no al 1816, quando al nuovo arcivescovo viene consegnato lo stato
parentemente incontrollabili: la capacità di proteggerle è misura del delle temporalità incompleto: mancano gli atti del catasto fondiario,
non si conoscono i nomi dei censuatari, l'indicazione delle terre è
3 In un'epistola del 17 giugno 1203 papa Innocenzo iII minaccia i monaci di sco-
sommaria. Col risultato che 15 feudi si volatilizzano.
munica e riepiloga i molti eccessi in cui sono incorsi nella lotta contro l'arcivescovo Ca-
ro (J. L. Huillard Breholles, Historia diplomatica Federici Secundi, Parigi 1852-61, ri-
portato in G. La Fiura, La terra, la chiesa, gli infedeli, inedito). S. Corleo, Storia della enfiteusi dei terreni ecclesiastici di Sicilia, Caltanissetta-Roma
4 est)M, FM, busta 401. L'episodio accade nel 1820. 1 977, P. 7.

34 1! 35
Altra disgraziata circostanza, nel 182o l'archivio della Mensa su- prietà ecclesiastica e la creazione di una classe di piccoli proprieta-
bisce un incendio. Per una volta si rivela provvidenziale la consue- ri è anteriore all'Unità d'Italia: i più bei giardini sulle pendici del
tudine di concentrare i titoli negli studi di notai e avvocati, ed è pos- monte Caputo e nella vallata di Palermo hanno origine dalle estese
sibile la parziale ricostruzione della memoria patrimoniale. Dal enfiteusi dell'arcivescovo Testa e nel 1773, anno in cui l'arcivesco-
canto loro, anche le rendite subiscono notevoli diminuzioni: dopo il vo muore, erano già diffusi i canoni fissi.
I812 quei diritti variabili ed incerti che non erano stati aboliti in All'inizio del xix secolo l'arcivescovo di Monreale possedeva
quanto angariali ed ex feudali vengono assicurati con prestazioni di 36 feudi ma negli anni successivi i passaggi di proprietà subiscono
frumento e orzo. Ma nel 1841 un decreto permuta questi canoni in una notevole impennata, e «di tutti gli altri feudi che nel 1742 pos-
denaro e espone alle variazioni inflazionistiche, rendendoli sempre sedevansi dall'arcivescovo, non gliene restava nel 1863 che uno
più irrisori. solo, Scalilla e Giardinazzo, vicino Calatafimi, perché gli altri erano
stati tutti concessi o usurpati».'
Con l'obiettivo di creare uno stato accentrato, un regno ispirato
all'idea del dispotismo illuminato, la legislazione dei Borboni perseguì
a lungo l'obiettivo di limitare la potenza baronale ed ecclesiastica e 2. La rivolta
favorire i contadini senza terra. La proprietà de ll a Chiesa era più vul- Le insurrezioni che scoppiano in Sicilia nel corso dell'800 si
nerabile e assistiamo a diversi tentativi di frazionarla, ma ancora nel presentano come potenziali acceleratori, occasioni in cui la violenza
decennio precedente l'Unità gli enti ecclesiastici possedevano più di e la capacità di gestirla diventano un capitale socialmente utilizzabile.
un decimo della proprietà terriera, ottenendone una rendita pari al- La tradizione rivoluzionaria di Palermo, la sua forza e la sua de-
la metà di quella percepita dai privati. bolezza, sono le squadre che al primo segnale si raccolgono e scen-
Le grandi riforme tardavano ad avverarsi, comunque in Sicilia la dono verso la città. Per 6 tari al giorno anche i pregiudicati vengo-
storia del colono nelle proprietà baronali e in quelle ecclesiastiche è no arruolati, e le squadre sono ingombranti ma sempre a portata di
molto diversa: mentre il primo riceveva la terra in affitto solo per mano, pronte ad accorrere. Poi i più ambiziosi fra quegli uomini, i
due o tre anni, senza alcuna continuità nel possesso e nella coltiva- più decisi e valenti, potranno anche occupare posizioni importanti
zione, nei fondi ecclesiastici i contratti sono molto più lunghi e a par- per il mantenimento dell'ordine pubblico. I luoghi di provenienza
tire dalla seconda metà del '700 le antiche prestazioni vengono delle squadre sono Monreale, Misilmeri, Villabate, Carini, Cinisi, i
trasformate in canoni fissi. Nei domini dell'arcivescovo di Monreale Colli, Sferracavallo, gli stessi che nel corso degli anni '7o ritroveremo
il sedimentarsi della proprietà si intreccia con le mutevoli relazioni al centro delle indagini sulle associazioni mafiose. Rispetto al terri-
di forza che si dispiegano nella breve distanza, cioè con l'avvicendarsi torio urbano siamo in campagna, ma la vicinanza de lla città e del po-
dei prelati e lo stile della loro presenza. La storia dell'agro monrealese tere plasmano un particolare tipo di violenza. Molto più spesso
non è riconducibile alle vicende generali che attraversano le cam- che altrove in questi luoghi la violenza è merce, facilmente se ne spe-
pagne siciliane, è tutta interna alle dinamiche della Mensa arcive-
scovile. Per quanto se ne ha memoria, i feudi dell'arcivescovo sono 7 Relazione sulle condizioni della Mensa datata 20/12/1879, ASDM, FM, busta 384. Per
la visita di monsignor De Ciocchis cfr. Romeo, Il risorgimento in Sicilia, Bari 1 973, pp.
sottoposti a diverse forme di dominio e quelli più vicini al paese, di- 114-115. Per la ricostruzione de lla proprietà ecclesiastica prima dell'Unità cfr. A.
visi in piccoli lotti, sono sottoposti a decima. Nel corso dei secoli le Scifo, La proprietà della terra nella Sicilia preunitaria, in Nuovi quaderni del Meridione, n.
concessioni diventano ereditabili e la parola decima viene sostituita 54 (1976); su Monreale cfr. M. Lo Monaco Aprile, Le decime e la Mensa arcivescovile di
Monreale, Palermo 1901.
da «canone enfiteutico». Nel monrealese la distribuzione della pro- Nel 1866 il feudo Scalilla viene diviso in lotti e dato in enfiteusi, le sue rendite van-
no all'intendenza di finanza. In Corleo (cit., p. 588), la campagna di Monreale è fiorente
6
e frazionata ma in gran parte appartiene ai signori residenti in città; nei fondi vivono
Per una cronaca generale degli avvenimenti cfr. G. Schirò, Monreale (territorio, po- le famiglie dei curatoli e dei braccianti. Questa descrizione è più aderente alla periferia
polo e prelati dai normanni ad oggi), Palermo 1984• di Palermo (cfr. S. Lupo, Storia della mafia, Roma 1 993, pp. 5 2-59) che a Monreale.

36 37
rimenta il valore di scambio. La rapidità con cui la si può spendere bonici, che macchinano e congiurano apertamente tutto il giorno, che cercano
ne determina la particolare natura, lontana da quella del marginale di attraversare tutte le operazioni del real governo e che giornalmente ten-
e dell'escluso che si contrappone frontalmente alla società: qui tro- tano di gettare il paese nel disordine e nell'anarchia, ma intanto portati al
viamo un miscuglio di insubordinazione e calcolato spirito anarchi- punto di dovere fare una formale dichiarazione rotondamente diniegano, ac-
co, senza però tralasciare quei caratteri di razionalità e oculatezza cusando dei timori per le loro persone e le proprietà [...]. Per mancanza di
çhe, noterà Franchetti nel 1876, altrove la classe media utilizza per verbali deggio soffrire con rabbia di vedermeli passeggiare sul muso.
il mantenimento dell'ordine.
Durante le rivoluzioni le conseguenze della gestione privata del- Il paese è insubordinato e portato alla ribellione, ma non sempre
la violenza sociale diventano più evidenti, perché squadre e Guardia è chiaro per cosa combatta. Durante la rivolta del 1866 nella chie-
Nazionale, entrambe inaffidabili, si comportano nell'identico modo. sa delle Croci, sopra la città, sventola una bandiera rossa con sopra
Ad esempio, col senno di poi fu facile accorgersi che la grande fiducia scritto Repubblica ma è il convento dei benedettini, che si pensa se-
accordata alla Guardia Nazionale nella rivoluzione del 1848 era sta- de di un comitato borbonico, ad essere il centro dell'insurrezione. La
to un grave errore, perché quell'istituzione popolazione appare tutta coinvolta, dalle case si riversano uomini ar-
mati, frati e preti agli ordini del benedettino padre Spadaro distri-
si rese assai fatale alla libertà, e ne precorse la rovina, rendendosi funesta buiscono armi ai rivoltosi. In attesa di vedere chi vince il municipio
quanto le squadre [...], specialmente pei terribili fatti di sangue accaduti a resta a guardare e la Guardia Nazionale, che «aveva dato tanta pro-
Monreale, in cui le rivalità dei monaci benedettini e de' preti secolari ave- va dello spirito di anarchia e di malandrinaggio da cui era domina-
vano stabilito feroci divisioni di famiglie e di classi, che a vicenda proteg- ta», 10 sino ad essere prosciolta, si organizza in squadre e non im-
gevano gli assassini occultandoli alla giustizia». Venne fatta una sorta di epu- pedisce l'assassinio di un ispettore di pubblica sicurezza.
razione ma il rimedio si rivelò peggiore del male, «poiché i congedati, pri- L'insurrezione viene repressa con l'arrivo del corpo di spedizione
vi di mezzi, sull'incominciare dell'inverno si diedero a' furti e agli am- dell'esercito comandato dal generale Cadorna, che il 2 settembre
mazzamenti.'
sbarca a Palermo. Il 24 è proclamato lo stato d'assedio, che durerà
sino a dicembre. Lo stesso giorno, cambio di guardia alla questura.
All'interno della particolarità e dei privilegi che la Sicilia reclamava Il questore Pinna, addensando i dubbi sulla sua gestione, rifiuta di
a gran voce, Monreale voleva riconosciute ulteriori sue diversità. Si consegnare al suo successore Biundi molti documenti riservati, fra cui
richiamava a ll e sue origini, a lla spropositata estensione del territorio, un pacco con su scritto «atti ricevuti dalla delegazione di pubblica
alla ricchezza dei giardini, alla potenza del vescovo e alla magnifi- sicurezza di Monreale, gestione Palmeri Paolo». 11 A Monreale, vie-
cenza della cattedrale. Così, dopo l'Unità le cose si mettono subito ne sciolto il consiglio comunale e nominato un regio delegato straor-
male. Nonostante fosse fra i luoghi che più avevano contribuito al- dinario. La Guardia Nazionale non ha assolto il suo compito, «im-
le varie rivoluzioni, il paese è visto come un covo di reazionari e non pedire che le orde dei ribaldi piombassero sopra Palermo»: 12 viene
manca di suscitare impressioni negative, rifuggendo dall'instaurare sciolta e disarmata. I benedettini vengono dispersi, i conventi di
un legame di fiducia con le nuove istituzioni che da pochissimo s'e- Monreale e San Martino occupati. Il 13 ottobre 1866 è l'ultimo gior-
rano affermate. In un rapporto del 1861 leggiamo: no di esistenza giuridica del monastero benedettino: in applicazione
Signore, la missione da lei affidatami in questo comune, con somma mia 9 Rapporto al questore del 14 dicembre 1861, su carta intestata Ispezione di pubblica
pena vedo non presentare alcun favorevole risultato, giacché tutti gli abitanti sicurezza, mandamento palazzo reale, in ASP, AGQ, busta 435.
di questo, non esclusi il sindaco, il comandante della Guardia Nazionale e i 12 ottobre 1866, rapporto del regio commissario per la provincia di Palermo al Pre-
capitani dell a stessa, accusano parecchi monrealesi come veri e sfacciati bor- sidente del Consiglio dei ministri in Scichilone, cit. p. 202.
11 Il questore sostiene che ha consegnato i documenti in pacco chiuso al prefetto To-
re lli, ma non se ne trova traccia (ASP, Cr, anno 1866, busta 8, fasc. 19).
8 F. Guardione, La rivoluzione siciliana degli anni 18 48 -49, Milano 1927, pp. 145- 1 46. 12
Decreto di scioglimento in ASCM, busta 522.

38 39
della legge approvata il 7 luglio di quell'anno i beni degli enti religiosi
ra, ma il fuoco è sempre sotto la cenere», il relatore Fabrizi registra
passano al demanio.
una lieta novità: grazie alla repressione che ha ripulito le campagne,
La legge di soppressione delle corporazioni religiose crea uno sta- i proprietari possono andare in villeggiatura.
to di estremo disordine amministrativo: i religiosi «allegando di ave- La commissione sostiene che per eliminare la mafia basta au-
re riacquistato i diritti civili se ne andarono senza dare consegna al- mentare le opere pubbliche, fondare scuole e aprire strade, miglio-
cuna, senza pagare le passività arretrate, senza rendere conto della rare il tenore di vita della popolazione. Eppure, una vena di per-
gestione. Sciolto l'ente morale, senza surrogarvi altra amministra- plessità che non si lascia ricacciare indietro affiora anche nella re-
zione che per mezzo di inventari conoscesse lo stato delle cose, nin- lazione conclusiva:
no poté sapere più né a cui pagare né da cui riscuotere». 13
Quella serie di grossi villaggi guasti per gente assai pervertita, che attornia
Dopo la repressione, il paese appare tutt'altro che pacificato. Palermo e, quasi corona di acute spine, talvolta l'insanguina, non sarebbe
per avventura causa di un pernicioso circolo di azione e reazione tra cam-
La pubblica sicurezza in Monreale è nelle più anormali condizioni; le cam- pagna e città, talché i campagnoli alla città e ai suoi ricchi dintorni miras-
pagne mal sicure, e da ciò la necessaria conseguenza dello abbandono del- sero come chi spera raccogliervi preda, e i facinorosi che in questa si an-
le medesime da parte dei buoni; nello stradale di Palermo avvengono ben nidano ai vicini monti volgessero lo sguardo, come a luoghi di rifugio per
spesso delle grassazioni, anche pria del tramonto del sole. Non son tre gior- sottrarsi a ll a punitiva giustizia? 16
ni che con la massima inconcepibile temerità si derubò un mulino a zoo pas-
si dalla città [...]. Da due giorni non si è rinvenuto in città un individuo no- Dopo la rivolta del 1866 altre più urgenti vicende portano il ca-
minato Faraci Antonino, e si dubita se fosse stato sequestrato o assassina- so Sicilia lontano da lla pubblica attenzione, ma non per questo l'isola
to. I capibanda della reazione sono spesso in città. 14 smentisce la sua tradizione di ribelle. Nel 1867 il questore Albane-
se scrive al prefetto che nei paesi della provincia non si trova un ve-
Nel dicembre il prefetto marchese di Rudinì invia una lettera cir- ro partito governativo, «un elemento d'ordine tanto numeroso e
colare ai sindaci della provincia: per evitare aggressioni sugli stradali, compatto da essere un forte appoggio al governo». 17
è preferibile che gli eventuali viaggiatori si riuniscano in carovane e Dal 1868 il generale Medici riunisce nelle sue mani il potere civile
chiedano la scorta ai comandanti dei distaccamenti militari. l > e quello militare, comanda le truppe di stanza in Sicilia ed è prefetto
Il 3o maggio 1867 la commissione parlamentare incaricata di di Palermo. Le sue buone intenzioni vengono vanificate dalle con-
studiare le condizioni «morali ed economiche» della città e della pro- tinue emergenze: la crisi economica è grave e continua, i generi di
vincia di Palermo si reca a Monreale, ascolta la ricostruzione de lla ri- prima necessità rincarano, le condizioni dell'ordine pubblico sem-
volta, più volte resta perplessa. Se le condizioni della pubblica si- brano sempre ad un passo dal collasso. Lo Stato cerca di ancorarsi al-
curezza sono migliorate, perché all'imbrunire ognuno si ritira nella la classe dei civili, chiama i notabili ad essere parte in causa: il ge-
propria casa ? Tutti sono d'accordo nel sostenere che «ora si respi- nerale Medici veste i panni di prefetto e cerca la loro alleanza. Ad
esempio, per il rilascio del porto d'armi è indispensabile un «attestato
13 Deposizione di Fumagalli, regio economo generale, davanti a ll
a commissione d'in- di probità firmato da tre proprietari o altrettante persone opinate del
chiesta del 1866 in M. Da Passano (a cura di), I moti di Palermo del r866. Verbali del-
la Commissione parlamentare d'inchiesta, Roma 1981, p. 16. Su Monreale cfr. anche le
paese». 18 I malandrini ritenuti meno pericolosi sono rimessi in libertà
pp. 246-248. Circa gli eventi successivi cfr. G. Millunzi, Il capitolo della cattedrale di dietro la garanzia di persone probe ed oneste. Viene saltata la fase in
Monreale e il suo patrimonio, Palermo 1919. A Monreale i benedettini rappresentano ca-
nonicamente e civilmente il capitolo della cattedrale; nel 1866 si apre il contenzioso se Relazione della commissione per l'inchiesta sul-
16 Camera dei deputati, sessione 1867,
i beni sono monastici o capitolari, cioè se appartengono ai benedettini o alla cattedra- le condizioni morali ed economiche della città e provincia di Palermo, di G. Fabrizi, Ro-
le. Per il momento i monaci vengono espulsi e se ne incamerano i beni.
14
ASP, GP, anno 1866, busta 8, fasc. 29. ma 1867, p. 30.
15 17 Scichilone, cit., p. 210.
ASCM, busta 56o, fasc. 53
18 Decreto prefettizio del 7/12/1866, in ASCM, busta 56o, fasc. 53.

40 4'
cui si crea un rapporto di fiducia e identificazione fra cittadini e isti- risvegliarsi del malandrinaggio, chiede misure eccezionali. Per evitare
tuzioni, lo stesso Stato che presidia militarmente città e campagne che simili fatti possano ripetersi in quello che è «paese di gente tri-
chiede aiuto. Ed è tutto un colossale compromesso che si va edifi- sta e dedita a delinquere», il comandante dell'arma dei carabinieri
cando, un edificio costruito sulle amichevoli transazioni, dove i propone «il disarmo dell'inutile e anzi dannosa Guardia Nazionale
metodi adoperati dalla polizia per il controllo del territorio non di- e l'apertura di accurate indagini sulla condotta delle guardie cam-
sdegnano le illegalità e il sistema di garanzie rappresentato dalla ma- pestri e specialmente sul loro comandante, uomo dubbio e pericoloso
gistratura viene considerato un inutile intralcio. per la pubblica sicurezza». Nei giorni seguenti, non appena cala l'o-
scurità, in diversi punti del paese si odono spari, senza che la forza
pubblica riesca a individuarne il motivo e tanto meno gli autori. Il
3. La pubblica sicurezza, fra rigore e compromessi
23 dello stesso mese alcune fucilate vengono esplose in direzione del-
Nel censimento del 15 dicembre 1872 a Monreale vengono regi- l'abitazione di un uomo che gestisce una «casa a pegno», Alberto Ca-
strati 16.211 abitanti," c'è un vistoso apparato di forza pubblica per ruso. I colpi partono dalla dirimpettaia campagna contro il balcone
controllarli: carabinieri, guardie di pubblica sicurezza a piedi e a ca- al secondo piano, il delegato e alcune guardie accorrono, rinvengo-
vallo, guardie campestri, numerosi bersaglieri per il servizio esterno. no per terra gli stoppacci. Il delegato Palmeri scrive che probabil-
Ma il luogo appare lo stesso in balia degli eventi, agitato da avve- mente si tratta di uno scrocco tentato verso il Caruso, per intimorirlo
nimenti che di continuo ne turbano la tranquillità. Anche se talvolta e indurlo al pagamento. «Ed invero si tratta di una tecnica che i ma-
i protagonisti coincidono, bisogna distinguere i reati sociali, da ri- landrini di Monreale adoperano spesso. Quale che sia la causa il fat-
portare ad una protesta di tipo anarchico e all'intenzione di aggirare to è grave, tanto più se si mette in relazione col risvegliarsi in
il sistema fiscale che grava soprattutto sui meno abbienti, da altri rea- quel paese della maffia, ed alla recrudescenza di reati che vi si de-
ti finalizzati al controllo del territorio e al monopolio su beni es- plorano». Vengono arrestati 14 individui. Durante la loro detenzione
senziali come l'acqua. non ci sono altre fucilate nella notte ma, in assenza di altri elementi
Nel 187o il contrabbando di farina causa almeno una vittima, la di prova, ben presto sono rilasciati. 21
guardia daziaria Napoleone Orsatti di Sondrio, che il 14 giugno vie-
ne ucciso da due giardinieri. Uno degli assassini viene arrestato, l'al- «Alle detonazioni accorsero il delegato e guardie di pubblica sicurezza
tro riesce a fuggire «nei circostanti boscosi giardini d'agrumi» la- che rinvennero per terra gli stoppacci».
sciando nelle mani delle guardie solo il suo berretto di lana nera e un
fucile.20 Di segno diverso è quanto avviene nell'ottobre di quell'anno: Il processo del 1878 stabilisce che a Monreale esistono due asso-
la notte del 18 una banda di numerosi armati percorre la parte su- ciazioni rivali di vecchia e nuova mafia: la più recente fondata dal fra-
periore del paese, passa vicino al posto di guardia della Madonna del- tello del delegato che, per mantenere l'ordine, aveva reclutato i più
le Croci, arriva sino alla Carrubella, scende per una via assai re- facinorosi e ben presto ne aveva perso il controllo; la vecchia insidiata
condita e assale il posto daziario vicino porta san Michele, sulla stra- nel suo potere. A vicenda si erano dati dei nomi per dileggio; i giovani
da principale. È una simbolica dimostrazione di forza, solo una guar- erano stati chiamati stuppagghieri, ad indicare dei buoni a nulla capaci
dia riporta leggere ferite alle mani. Le guardie dichiarano di non ave- solo di fabbricare turaccioli, in dialetto stuppagghi. Scurmi fitusi,
re inimicizie o contrasti con chicchessia, e di non avere riconosciu- sgombri andati a male, erano i vecchi, per dire che il loro tempo era
to nessuno dei malviventi. Il delegato Palmeri indaga, arriva solo a già finito. Un'interpretazione tutto sommato rassicurante. Ma il
congetture. Ad ogni buon conto, viste le apprensioni che provoca il dialettale stuppagghiu, che nei documenti della polizia diventa stop-
paglio o stoppaccio, è anche una parte della miccia che i fucili a re-
19 ASP, GO, anni 2875-81, busta 6s, fasc. 63 .

20 ASP, AGQ, anno 1872, busta 671. 21


AS P , GP, anni 1871-72, busta 24, fasc. 20.

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trocarica eliminano ogni volta che sparano, quanto resta sul terreno carte d'archivio è rimasta memoria di una vicenda esemplare per
dopo un agguato. Quindi stuppagghiere, che produce stuppagghi, non quell'insieme di rigore e compromesso, due atteggiamenti che sem-
è più un insulto per dire incapace di offendere, tutt'altro. brerebbero non avere niente in comune, con cui viene gestita la pub-
blica sicurezza in Sicilia. Il rigore è indossato quando il ripetersi di
Nell'agosto del 187o vengono sequestrati due giovani monreale- episodi criminosi rende visibile il conflitto fra i gruppi di interesse;
si, Salvatore Spinnato e Filippo Lo Verde, dopo un mese ancora non il compromesso è l'abito mentale con cui si presentano le autorità in
se ne ha notizia. Il ministro rimprovera il prefetto di Palermo, per cerca di legittimazione.
la facilità con cui nei paesi si verificano simili reati. Piccato, il 29 gennaio 1871, il questore Albanese emana un decreto affisso
prefetto Medici risponde che avvengono e si ripetono perché nessuno nei punti principali del paese:
collabora con le autorità, preferendo trattare coi criminali. Continua
il prefetto: Il questore
viste le condizioni della Pubblica Sicurezza nel comune e nel territorio
Questo gravissimo e perniciosissimo difetto è chiamato in gergo sicilia- di Monreale, in conseguenza dei reati che vi si consumano, [...] in virtù dei
no omertà, vale a dire segreto tenuto per minaccia subita e per timore di poteri conferitigli dal sig. prefetto decreta:
vendetta, fino ad un certo punto giustificabile perché mosso da un senti- art. 1) restano provvisoriamente revocati tutti i permessi di porto d'ar-
mento di timore che non venga al ricattato un danno maggiore, quando i ri- me conceduti sino al presente giorno agli abitanti del comune di Monreale
cattatori si accorgessero che le ricerche della forza pubblica sono state da es- e del suo mandamento.
si provocate. 22 art. 2) Tutti coloro che sono provveduti di porto d'arme in detta località
sono tenuti a presentarli all'ufficio di pubblica sicurezza di Monreale entro
Nel 1871 continua lo stillicidio dei sequestri. Il 4 febbraio viene il termine di giorni 5 dalla data presente.
art. 3) Potrà poi l'autorità di pubblica sicurezza rinnovare i permessi a
fortunosamente liberato il giardiniere Salvatore Di Liberto. Uno dei
quelle persone che stimerà essere meritevoli.
suoi sequestratori viene catturato perché si è rotto una gamba, la can-
crena lo ha ridotto in fin di vita. Di Liberto era stato tenuto pri- I permessi vengono ritirati a molti giardinieri, a qualche sacerdote,
gioniero in una grotta, dove «furono sequestrati 6 scapolari d'albagio, a possidenti e notabili a cominciare dal sindaco, il notaio Antonino
una coperta, bottiglie, piatti ed altri oggetti». 23 Leto, anche se giudicato probo e di ottima condotta. È facile im-
La grande facilità con cui si concedono i permessi d'arme, giu- maginare i malumori che ne derivano. Visto che le aperte proteste
stificando l'abitudine di girare armati con l'insicurezza delle strade, non sembrano fruttuose, il 28 febbraio il sindaco ringrazia il questore
è il sintomo più evidente della difficoltà a mantenere l'ordine. E la per i provvedimenti intesi a ristabilire la pubblica sicurezza e, «do-
violenza diventa una pratica quotidiana, solo casualmente visibile. Ad po alquanti giorni che non succedono reati in genere», chiede la re-
esempio il 1° maggio 1872, assieme alla moglie e ai due figli di 8 e stituzione del porto d'armi ai buoni «i quali hanno abbandonato le
3 anni, Salvatore Cappello è in chiesa per la messa. I bambini
loro proprietà e sospeso le loro industrie appunto perché inermi si
prendono il revolver che il padre ha dimenticato su una sedia, co- sentono, più malsicuri di prima ad uscire dal paese». Il sindaco pre-
minciano a giocare, finiscono col ferirsi. 24 para un elenco dei meritevoli, 184 nominativi di «cittadini ricono-
sciuti onesti dall'autorità» e reclama la restituzione del porto d'ar-
A più riprese si tenta di limitare la diffusione di armi e armati, ma mi «essendo i medesimi non solo privi di condursi nei loro poderi,
i provvedimenti hanno il carattere di estemporanee ripicche. Fra le ma di garantirsi i diritti e la vita». Non ottiene risultati, il 13
aprile interviene il delegato Palmeri. Scrive che su 2 individui in-
22 ASP, GP, anni 1870-71, busta 25, fasc. 3 1. seriti nella lista del sindaco ha qualche riserva, invia un elenco ag-
23 ASP, GP, anni 1871-72, busta 24, fasc. 23.
24 ASP, AGQ, anno 1872, busta 666. giornato sottoscritto dal comandante de ll a sottozona militare. Però

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lo stesso giorno quest'ultimo prende le distanze, precisa di avere fir- nemici della giustizia e dell'ordine», e per queste parole viene en-
mato un elenco preparato dal delegato ma che in gran parte si trat- comiato dal papa. Quando, notabili in testa, la popolazione de ll a città
ta di individui a lui ignoti. si reca a rendere omaggio a Garibaldi, il vescovo resta nel suo pa-
Comincia la stagione de ll a caccia alle quaglie. Il 16 aprile il sindaco lazzo rifiutando l'invito a riconoscere il dittatore. Resiste orgo-
scrive al questore che tutti lo tormentano, lo prega di voler disporre gliosamente, anche quando viene arrestato e condotto davanti ad una
la restituzione dei permessi. A lui si associa il delegato Palmeri: «I pa- speciale commissione incaricata di indurlo a più miti consigli. Di-
lermitani hanno cominciato a canneggiare le quaglie nella contrada di chiara che lascerà la diocesi solo se costretto, Garibaldi ne ordina l'e-
Monreale, urtando la suscettibilità dei dilettanti monrealesi [i quali] silio e poco dopo il vescovo ripara a Roma. 2ó
non vogliono sentire ragioni, dicendo che le quaglie vanno facendo- Tranne qualche segnalazione fra le carte riservate della Prefettura,
sela franca». Palmeri si rivolge al segretario del questore: «Non pos- in mezzo a elenchi di complottardi, del vescovo Papardi si perdono le
so che raccomandarmi alla di lei valevole persona (...) onde secondare tracce per lo anni. E a Roma, vicino a quella corte borbonica in esi-
la smaniosa aspirazione di questi cacciatori, avuto anche riguardo al- lio che non si stanca di ordire congiure. Il 12 febbraio del 187o il suo
la perfetta tranquillità che qui si gode da più di tre mesi». Il paese è re senza Stato gli concede un'onorificenza, diventa Cavaliere Gran
tranquillo ma gli abitanti sono nervosi ed esasperati, non sembra più Croce del real ordine di Francesco I, «prendendo in considerazione le
il caso di escludere nessuno dall'elenco dei buoni cittadini. Il 15 mag- pregevoli qualità di lei e l'attaccamento alla legittima dinastia». 27
gio Palmeri consiglia il questore: «Per non nuocere alla suscettibilità Nell'ottobre del 1871 Pio ix lo nomina arcivescovo di Monreale.
di questi abitanti sarei di avviso non doversi fare alcuna eccezione in
ordine ai permessi d'arme». Che infatti saranno tutti restituiti. 25 Dopo l'Unità la Chiesa continua a sentirsi aggredita e defraudata in
quella sfera temporale che considera sua di diritto, la formula «libera
4. La nomina dei vescovi Chiesa in libero Stato» le appare come l'insopportabile sopruso di una
cricca anticlericale al potere. La reazione fu una rigida intransigenza
Carico di privilegi e perciò naturalmente reazionario, l'alto clero ufficiale, coniugata ad un costante appoggio a tutte le cospirazioni e
siciliano era preoccupato dalla rapida avanzata delle idee liberali. La al tentativo di screditare il nuovo Stato a livello internazionale. 28
pretesa che il papa dovesse spogliarsi dei suoi domini temporali ve- Le manifestazioni quotidiane di una frattura altrove consumata
niva vista come prova della corruzione dei tempi, immoralità e di- coinvolgono aspetti tali da mettere in crisi le più elementari ambi-
sordine. Nel marzo del 186o l'arcivescovo di Palermo invia alla dio- zioni burocratiche. Ad esempio, dal 1866 al 1871 nel circondario di
cesi ancora una pastorale contro il liberalismo, e c'è molta differenza Palermo ci sono 886 battezzati che non vengono iscritti allo stato ci-
fra l'alto clero più realista del re e il basso clero antiborbonico e li- vile e si celebrano 4.244 matrimoni col solo rito religioso, senza al-
berale, che partecipa alle rivoluzioni e infine accorre fra i garibaldini. cun valore giuridico. Rischia di mettersi in moto un processo di scol-
Fuggiti i Borboni, i vescovi siciliani si adeguano rapidamente al lamento che si teme inarrestabile, si moltiplicano le reazioni di al-
nuovo stato di cose. Compreso il vescovo di Palermo mons. Nasel- larme, agli uomini d'ordine la società appare «in balia di una gene-
li, tutti rendono omaggio a Garibaldi. Solo due vescovi restano aper- razione di bastardi». 29
tamente ostili: il vescovo di Patti mons. Celesia, che rifiuta di pre-
stare giuramento a Garibaldi dichiarando di averlo già prestato al go-
26 N. Giordano, Giuseppe Papardi, "servo fedele del Borbone" arrestato ed espulso dal-
verno borbonico, e mons. Papardi, teatino messinese, che come am- 77.
la Sicilia in Monreale nostra, anno VIII, n. 5-6 (1965). Cfr. anche Scichilone, cit., p.
ministratore apostolico regge la diocesi di Messina. Papardi dichia- 27 ASDM, lGO, sez. 1a, serie 2 a
, busta 6, fast. 22.
ra che l'esercito garibaldino è composto da «predoni, disperati, 28 Cfr. F. M. Stabile,
Il clero palermitano nel primo decennio dell'Unità d'Italia, Pa-
lermo 1978.
29
Discorso inaugurale per l'apertura dell'anno giuridico 1873 al tribunale di Palermo, let-
25 ASP, AGQ, anni 187o-71, busta 328. to dal procuratore del re Girolamo Floreno, Palermo 1873.

46 47
Con la presa di Roma i problemi diventano ancora più evidenti, beconomo nella diocesi di Monreale» e figura anche nell'organico
l'appena formata e fragile unità si trova ad affrontare la convivenza della Mensa. L'unico superiore di Faro Scarlata è l'economo ge-
"

del re e del papa nella stessa città-simbolo. I vescovi sono un anello nerale per i benefici vacanti in Sicilia Antonio Crisafulli, solo un no-
importante della politica papale: grazie alla legge delle guarentigie, me in qualche documento.
formalmente respinta ma nei fatti utilizzata, il papa ha il potere di Il subeconomo è un amministratore per conto dello Stato, prele-
decidere autonomamente la loro nomina; è naturale che vengano di va il 2,5% sulle rendite riscosse dai procuratori di Alcamo e Monreale
preferenza designati quanti si sono mostrati contrari al nuovo regi- e la sua presenza dovrebbe garantire la regolarità dell'amministra-
me. La legge abolisce il regio exequatur, cioè il formale benestare del zione. Ma Faro Scarlata non sembra curare né gli interessi de lla Men-
re alla nomina arcivescovile, che però è ancora necessario perché il sa né quelli dello Stato, che d'altronde in questo momento coinci-
vescovo possa occuparsi dell'aspetto civile del suo ministero. 30 Nel dono, e durante la sua gestione la poca trasparenza diventa una re-
clima di attivo ostruzionismo fra Chiesa e Stato il regio exequatur di- gola. Diverse volte dagli uffici dell'economato si richiedono chiari-
venta l'occasione per uno scontro diffuso; assieme agli arcivescovi di menti, l'amministrazione a cui Faro Scarlata sovrintende dà sempre
Palermo e Monreale molti vescovi nominati dopo il 187o compiono risposte evasive. Arrivano lettere prima sorprese e infastidite (18 gen-
un atto di disconoscimento verso lo Stato e non lo richiedono, naio 187o: «Il sunto del bilancio da lei trasmesso è affatto insuffi-
aprendo un contenzioso che si trascina per anni. D'altronde pre- ciente») e alla fine anche indignate. Con insistenza si sollecitano no-
corrono i tempi solo di poco, poiché ben presto la segreteria di Sta- tizie sulla situazione di cassa, l'amministrazione non risponde. Per
to vaticana proibisce di avanzare la richiesta a tutti i vescovi no- gli impiegati della Mensa, il disservizio si spiega inserendolo in
minati dopo il 1872. una tradizione che spesso caratterizza la gestione dei patrimoni
ecclesiastici, ma è anche disinteresse ostentato e rifiuto a sottostare
Per essere un paese che viveva attorno alle chiese, all'inizio alle disposizioni dell'Economato. Però, non si capisce perché a rap-
degli anni '7o Monreale aveva più di un motivo per preoccuparsi. presentare l'Economato venga mantenuto Faro Scarlata, che con tut-
I benedettini erano stati dispersi dopo la rivolta del 1866 e, anche ta evidenza adotta un comportamento contrario agli interessi del mi-
se la proibizione governativa di risiedere in paese era durata un so- nistero che rappresenta. Ci si aspetterebbe che alle rimostranze
lo anno, i diritti capitolari continuavano ad esercitarli da lontano. avesse fatto seguito qualche provvedimento, o anche la sostituzione
L'arcivescovo D'Acquisto era morto il 7 agosto 1867, dopo quattro del subeconomo con un funzionario più sensibile alle esigenze del mi-
anni la sede vescovile era ancora vacante. Perché non fossero me- nistero. Invece, dopo circa un anno non ci sono più richieste e l'e-
nomati i diritti dello Stato in materia di patrimoni ecclesiastici, nel- conomato si defila. 33
l'ottobre del r869 l'amministrazione della Mensa passa fra le at-
tribuzioni dell'Economato generale per i benefici vacanti. La cari- Nella seconda metà del 1871 a Monreale arriva la notizia che pre-
ca di pro-amministratore per conto dell'arcivescovo esiste ancora 31 sto ci sarà un nuovo arcivescovo, Giuseppe Maria Papardi dei prin-
mailsuopterb dimnuto:lasip- cipi di Parco. Anche a Palermo la sede vescovile è vacante, il papa
trimonio viene gestito da Faro Scarlata, che ricopre il ruolo di «su- vi destina monsignor Celesia.

3° 32 Nel 1855, aveva 28 anni, Faro Scarlata figurava in organico come «aiutante se-
A Monreale il problema si complica, perché la chiesa è di regio patronato, col so-
vrano direttamente interessato alla nomina dei vescovi. Sino a non molto tempo prima gretario» (ASDNM, FM, busta 366). Con decreto ministeriale del 1 0 giugno 1866 è
il re proponeva al papa gli arcivescovi della diocesi; ad esempio mons. Balsamo, arci- «provvisoriamente incaricato di svolgere le funzioni di regio subeconomo» (ibidem, bu-
vescovo sino all'aprile del 1844, riceve la bolla pontificia 8 mesi dopo la regia segna- sta 379). Sembra che per un lungo periodo Faro Scarlata conservi il suo vecchio ruolo,
lazione (Cfr. Schirò, cit., p. 75). o almeno lo stipendio: ancora il 3o/11/1873 risulta in un elenco di impiegati per cui si
31
Antonio Martines è pro-amministratore sin dal 1855 (ASDM, FM, busta 366, deve «spedire polizza di pagamento» (ibidem, busta 383).
Stato nominativo dei funzionari e impiegati). 33 Cfr. ASP, EGBV, serie 1 a, busta 57.

48 49
La nomina dell'arcivescovo Papardi avviene in contrasto col go- cifrarne la figura opaca è essenziale, non solo per comprendere le di-
verno, ma di questo tutti si mostrano lieti. I canonici prebendati han- namiche del periodo o la decadenza de ll a potente Mensa arcivesco-
no un sussulto di orgoglio e ricordano «la missione che diè Gesù Cri- vile, ma anche per osservare da vicino il funzionamento di quei mec-
sto ai suoi apostoli, quando li mandò a predicare il Vangelo senza il canismi che permettono l'affermarsi del metodo mafioso.
placet di Cesare». Papardi si trova a Roma, ed è nella capitale che ven-
gono indirizzati numerosi messaggi gratulatori che, al di là delle
formule di circostanza, lasciano intravedere una profonda ostilità ver- 5. Il regime delle acque
so il nuovo Stato. La nomina dell'arcivescovo viene più volte definita La santa metropolitana maggiore chiesa di Monreale e i suoi illustrissimi ar-
«concessione di una grazia speciale», l'eco della sua fama «apre i no- civescovi, da che non vi à memoria d'uomo in contrario, ha posseduto come pos-
stri cuori», anche se preoccupa notevolmente i funzionari della pre- siede tutte l'acque [che] nascono e scaturiscono nel proprio territorio [...] de-
fettura. Da 5 anni il capitolo dei canonici cassinesi è vacante, i vica- nominate con diversi nomi ordinariamente secondo il luogo ove scaturiscono. 35
ri che hanno sostenuto il peso dell'officiatura monastica benedettina
esprimono estremo giubilo per il nuovo arcivescovo, e davvero sem- Quell'insieme di pratiche di violenza sistematica chiamate mafia
brano bisognosi di guida e conforto: «Co ll a sua alta mente conosce be- si fonda sul controllo monopolistico delle risorse. La mafia più
ne per quanti rispetti possa essere dagli stessi desiderata e di quanta vecchia è quella dell'acqua, preziosa per i giardini, per i mulini, per
consolazione dovette essere il sentirla». Anche il collegio dei 6 canonici la città. Condizionati dall'immagine di un meridione riarso, si dà per
secolari, arcipreti e parroci «occhi e braccia del vescovo», innalza sen- scontato che siamo in presenza di un bene scarso, gelosamente
tite grazie alla misericordia di Dio perché sono «cessati i giorni del- protetto, concesso solo agli amici. La realtà può essere molto diversa.
la vedovanza» e, conoscendo i meriti del prescelto e i bisogni de lla cat- Osservando come si determina il monopolio dell'acqua in un
tedrale, «vediamo spuntare per noi l'aurora del sospirato giorno del- luogo dove effettivamente lo si riscontra, cerchiamo di tenere pre-
l'ordine e della pace»: speranza che, viste le condizioni de ll a diocesi, senti quelle particolarità che fanno di Monreale il laboratorio aper-
non doveva essere dettata solo dall'amore per la retorica. to ipotizzato all'inizio di questo lavoro. La prima condizione è la par-
Ben presto viene predisposta la consegna del palazzo arcivescovile. ticolare struttura della proprietà: le enfiteusi di vecchia data e la vi-
Sfrattati alcuni ex camerieri dell'arcivescovo D'Acquisto che vi abitano cinanza della città favoriscono lo sviluppo di una agricoltura inten-
senza più averne titolo, i falegnami sono al lavoro per riparare mobili siva, specializzata, basata sulla coltivazione degli alberi da frut-
e infissi. Per conto del ministero delle finanze, il 7 dicembre del to,36 che recepisce e cerca di sfruttare al massimo le congiunture fa-
1871 il regio economo Crisafulli consegna i palazzi arcivescovili di Pa- vorevoli. Le campagne del circondario sono coinvolte nella rivolu-
lermo e Monreale ai rispettivi vicari capitolari. Il 9 febbraio del 1872 zione agrumaria, 37 cioè in una coltura con una forte carica specula-
Papardi è trionfalmente accolto dal sindaco, da ll a giunta, dal pretore e
dal coro dei notabili. La festa è di tutti, le campane suonano a stormo, 33 Relazione senza data in ASP, EGBV, serie t a, busta 418.
le case vengono i lluminate. Monreale ha di nuovo il suo vescovo. 34 36 Le tecniche colturali del giardino irriguo, vicino a ll a città e contrapposto alle distese
latifondistiche dell'interno, rimandano alla civiltà araba, come è testimonato dai nomi an-
Molto spesso gli arcivescovi di Monreale hanno adoperato il cora oggi usati in Sicilia per indicare le opere irrigue (cfr. fl. Bresc, Les jardins de Palerme,
prestigio della sede per accrescerne la magnificenza, nei secoli il lo- 1290-1460, in «Mélanges de l'Ecole française de Rome», tome 84, 1972).
37 Sull a rivoluzione agrumaria cfr. S. Lupo, Il giardino degli aranci,
Venezia 199o, dove
ro nome è rimasto legato a una cappella, un ponte, una fontana. Di viene ricostruita la coltura agrumaria, $ commercio e il variegato mondo degli intermediari
Papardi la memoria dei luoghi non serba traccia, le cronache sto- dagli inizi del xix secolo sino al primo dopoguerra. Sulle sue caratteristiche di agricoltura
riografiche lo ricordano solo per scarni accenni. Eppure cercare di de- ricca e speculativa, proiettata verso i mercati esteri, cfr. anche M. Aymard, Economia e so-
cietà: uno sguardo d'insieme, pp. 5-37 in M. Aymard e G. Giarrizzo (a cura di) La Sicilia,
Torino 1987. Sugli agrumeti nei dintorni di Palermo L. Franchetti scriveva: «La perfezione
34
busta 6, fase. della coltura nei giardini d'agrumi della Conca d'oro è proverbiale; ogni palmo di terra è ir-
ASOM, FGO, 22; sulla nomina di Celesia e Papardi cfr. anche Alatri, rigato, ogni albero è curato come potrebbe esserlo una pianta rara in un giardino di orti-
cit., p. 468.
coltura» (Condizioni politiche ed amministrative della Sicilia, Firenze 1 974, P. 3).
50 51
tiva che cambia il volto delle campagne e lascia ampio spazio di ma- massimo della liberalità: un bene prezioso nemmeno venduto ma
novra agli intermediari. L'impianto degli agrumeti è possibile perché semplicemente distribuito, regolarizzato nell'uso. In realtà, una volta
le terre sono ricche d'acqua, ma il boom agrumario moltiplica sia i che i feudi attorno a Monreale sono concessi in enfiteusi, conservare il
profitti e la competizione che il bisogno d'acqua. Ne deriva che il va- possesso delle acque coincide col tentativo di mantenere sotto controllo
lore dell'acqua e l'importanza di quanti ne regolano la distribuzione i fondi e ricavare un guadagno dalle acque, tanto abbondanti da su-
risultano notevolmente accresciuti, tanto più che gli agrumeti si im- perare di gran lunga il fabbisogno delle terre che attraversano.
piantano anche su terreni sino ad allora incolti. Sul possesso e l'uso delle acque, lunghissime liti oppongono i giar-
Su questo sfondo agiscono degli uomini pronti a sfruttare sino in dinieri dell'agro palermitano ai monrealesi. L'origine dei contrasti ri-
fondo una congiuntura favorevole, che riescono ad avere l'esclusiva sale al 1761, quando l'arcivescovo di Monreale dà in gabella le acque
di un bene essenziale ma sino ad allora non scarso. La ricostruzione di una sorgente poco lontana dal paese ai giardinieri del territorio di
del regime delle acque appare un'indispensabile operazione preli- Palermo. La sorgente è quella di S. Rosalia, le sue acque hanno il vo-
minare, che ci permette di isolare il momento in cui avviene il lume di una zappa e mezzo. 40 Poco dopo lo stesso arcivescovo Testa
passaggio delle consegne a favore di un gruppo coeso, più motivato avvia un vasto programma di opere pubbliche, fra le altre cose progetta
di quanti in teoria erano tutelati dal diritto. di rifornire d'acqua la parte alta dell'abitato. L'acqua di S. Rosalia è
l'unica che vi può arrivare con poca spesa, nel 1763 l'arcivescovo to-
La cerchia di monti che per tre lati circonda Monreale forma il ba- glie la gabella ai giardinieri palermitani e la concede al municipio di
cino idrografico del fiume Oreto, «...molte sono le sorgive che
Monreale. Le sorgenti complessivamente chiamate «acque del Gia-
esistono nelle vaste tenute di terra che fanno da corona alla città di calone» vengono poi raccolte in un canale, la saja,41 lungo ro km e
Monreale, a cominciare da Giacalone sino al confine di Palermo, toc- mezzo, che irriga circa 400 ettari nel territorio di Monreale, aziona mu-
cando da un lato il monte dell'ex feudo Caputo e dall'altro l'ex feu- lini e opifici, incontra diverse grandi vasche di misurazione. L'arci-
do Moarda e il Parco». Le sorgive più importanti sono quelle del vescovo stabilisce che, come risarcimento, i palermitani abbiano per-
Giacalone, Api e Sant'Elia, dette nel complesso acque del Giacalo-
petuo diritto a una zappa e mezzo sulle acque del Giacalone, da
ne, ma sono più di 70 le sorgive, le scolature, gli spandenti che si im- prelevarsi dopo che i monrealesi hanno usufruito delle loro tre zappe
mettono nel fiume della Cannizzara («poscia detto delli Mulini e in
d'acqua. Così, a valle del canale le acque della Mensa servono ad ir-
appresso della Sabucia»), che raccoglie tutte le acque. 38
rigare i terreni fino quasi al fiume Oreto e, congiungendosi con
Nella parte attiva del bilancio della Mensa sono registrate prestazioni
per gabelle d'acqua, le troviamo elencate anche nella relazione che il re- quelle della Magione, anche in città fanno girare numerosi mulini. 42 Vi-
gio visitatore Monsignor de Ciocchis stende nel 1742. In tutti i do-
cumenti è scritto che la Mensa concede in uso gratuito l'acqua de lle va- 4° La zappa è l'unità di misura per l'acqua irrigua, un braccio d'acqua che comprende
tanto spazio quanto ne occupa un cerchio dal diametro di 8 centimetri (V. Mortillaro,
rie sorgenti per favorire le colture, assegnandola con ruoli di distribu- Nuovo dizionario siciliano-italiano, Palermo 1876, alla voce). Col carico idraulico di un
zione compilati in genere ogni 7 anni; a seconda dei luoghi e de lla col- palmo (cm 25,8), cioè con l'altezza del livello d'acqua nel serbatoio di un palmo,
tura, l'acqua viene distribuita ogni 8, 13, 14 0 16 giorni. 39 Sembra il «corrispondeva a 12,88 litri d'acqua al secondo (circa 1.300 mc. al giorno)» (F. Lo Pic-
colo, Sorgenti e corsi d'acqua nelle contrade occidentali di Palermo, Palermo 1994, p. 22).
41
Dall'arabo saqiya, canale scoperto in muratura dove scorre l'acqua utilizzata per
38 ASDM, FM, busta 397. L'acqua è della Mensa «per gli amplissimi privilegi di mol-
i campi e i mulini (ibidem, p. 16). Anche gebbia, vasca in muratura per la raccolta del-
le acque irrigue, è parola araba.
ti serenissimi re e imperatori corroborati da molte bolle pontificie», convinzione che an- 42 Sin dal 1582 a Palermo esiste una «Amministrazione delle acque cittadine» ma per se-
che dopo l'Unità riflette l'orientamento della legge. L'uso delle acque era regolato dal- coli vengono ignorati sia il volume de lle acque che i titoli dei concessionari. Solo nel 1850, sot-
l'articolo 54o del codice civile del 1865, che riproduceva l'articolo 563 delle leggi civili to pena di sospensione del diritto, i possessori d'acqua presentano i loro titoli. Si ha così un elen-
del 1819, nel solco del diritto romano. Recitava l'articolo 54o: «Chi ha una sorgente nel co dei debitori e dei creditori e viene creato un archivio; sempre nel 185o l'architetto Giuseppe
suo fondo può usarne a piacimento» (cfr. G. Ferrara, Brevi cenni sulla legislazione del-
le acque nell'interesse della Sicilia, Palermo s. d., in ASDM, FM, busta 393). Caldara determina l'esatta unità di misura della zappa e la forma dei cannelli di misurazione.
s In ASDM, FM,
buste 190 e 191 si trovano i ruoli di distribuzione dal 1468 al 1818. Sino a quella data Palermo era ritenuta ricca di acqua, negli anni successivi le usurpazioni cau-
sano una progressiva diminuzione delle acque che arrivano in città (ibidem, pp. 21-26).

52
53
sto che le acque del Giacalone hanno un volume maggiore della zap- dovuta, le misure appaiono corrose, ai lati de lle vasche sono stati fat-
pa e mezzo su cui hanno diritto i palermitani, quelle eccedenti resta- ti dei buchi. «Per conservarsi l'acqua ai padroni li quali spetta di giu-
no di proprietà della Mensa ed è previsto che siano date in gabella. 43 stizia» l'ingegnere camerale Attinelli suggerisce di riparare le gebbie,
Una clausola apparentemente innocua di questa transazione, aggiustare tutte le prese, regolare i buchi che sono fuori misura e
«dopo che i monrealesi hanno usufruito delle loro tre zappe d'ac- renderli uniformi, riparare la saja. Ma «nessun provvedimento al-
qua », fu capace di mettere in moto conflitti interminabili perché, ri- l'uopo fu emanato allora dal tribunale del real patrimonio». 4s
ferendosi ad un meccanismo di controllo che non esisteva o era mol-
to permeabile alle pressioni, faceva crollare il traballante edificio de- Quando nel 1816 la Mensa torna in possesso dei suoi averi, riu-
gli accordi. L'acqua a cui hanno diritto i giardinieri a valle è quella scire a sbrogliare «l'arruffata matassa delle acque» 46 sembra solo una
che cala, «aut plus aut minus», a loro rischio, pericolo e fortuna, 44 e possibilità remota. In teoria l'acqua appartiene all'arcivescovo e
da questo momento l'uso delle acque sembra dipendere da una questi è «libero dispositore delle cose sue», può toglierla quando cre-
sorta di sopruso codificato. Se i giardinieri a valle hanno diritto a de e poi concederla a suo talento, 47 ma il lungo periodo in cui le usur-
quella che cala è evidente che ad essere favoriti sono quelli a monte; pazioni sono rimaste impunite rende poco probabile che le disposi-
si aggiunga che il sistema di misurazione non è attendibile e le zioni e i vecchi diritti della Mensa tornino ad essere rispettati.
usurpazioni numerose. Infatti i contrasti cominciano subito e il L'acqua attraversa i fondi e ognuno se ne serve secondo il suo bi-
tratto di fiume incanalato denominato Giacalone e poi Cannizzara, sogno, tanto abbondante da sopportare le appropriazioni che nu-
che raccoglie le acque su cui hanno diritto i giardinieri palermitani, merose si succedono lungo il suo corso e lo stesso riuscire ad arrivare
è quello dove si concentrano le liti. a valle. È un sistema che si autoregolamenta, l'offerta della risorsa-
Nel 1775 l'arcivescovado di Monreale e quello di Palermo ven- acqua è più abbondante della domanda. Il primo elemento di di-
gono unificati, il patrimonio della Mensa passa al demanio e l'arci- sturbo coincide col riapparire della Mensa e dei suoi agenti, di
vescovo l'amministra per conto dello Stato. La negligenza viene am- guardiani che parlano di turni di distribuzione e pretendono d'essere
plificata dalla volontà di non facilitare la vita ad uno Stato impostore, pagati per il loro lavoro. Non appena si profila la possibilità che un
e la carenza di controlli crea lo spazio per il proliferare delle pratiche attore esterno con pretese di controllo possa intervenire, gli enfiteuti
illegali. Chi prende l'acqua della Mensa senza averne titolo è un usur- si costituiscono in consorzio nel tentativo di privatizzare le acque.
patore, ma la diffusione dei comportamenti illeciti unita all'impunità Dichiarano di esercitare il loro diritto, ma al momento di esibire i do-
li rende socialmente accettati. Le usurpazioni non vengono repres- cumenti emerge «la carenza di titolo degli attori originali»: più
se, nemmeno in seguito a circostanziate denunce. Nel 1781, «nel volte il perito nominato dal tribunale riferisce che non può adempiere
giorno del giovedì, per come asseriscono i guardiani, si prendono l'ac- al suo incarico poiché «gli attori consorziati non hanno riprodotto i
qua tutti i giardinieri di Monreale, e l'introducono in certi stagno- rispettivi titoli d'ognun di loro, nonostante le reiterate richieste». 48
li a bella posta fatti, e manca tutto il fiume nel territorio di questa Il precario equilibrio su cui si regge il regime delle acque rischia
città di Palermo». Viene condotta un'ispezione e la maggior parte di precipitare a ogni congiuntura esterna sfavorevole: una siccità o
delle prese da mezza zappa risulta avere una carica doppia a quella
45 ASDM, FM, busta 397.
46 Definizione coniata il 31 ottobre 1913 dal regio economo, ma valida anche un se-
43 ASDM, FM, busta 397. colo _prima (ASDM, FM, busta 395).
44
G.Adragna, Regio economato dei benefici vacanti in Sicilia nella rappresentanza del-
4/ Così il 5 maggio 1877 il subeconomo Faro Scarlata risponde ad una interrogazione
la Mensa contro il consorzio delle acque del Giacalone, Palermo 1879, riepiloga le posizioni del barone di Maggio, su come si regolasse l'arcivescovo per stabilire il ruolo delle ac-
della Mensa in materia di concessioni d'acqua. Si richiama agli originari contratti di ga- que (ASDM, FM, busta 393).
bella, risalenti quasi tutti al 23 marzo 1764, dove le ore d'acqua venivano concesse sen- 48 Cfr. G. Adragna, Comparsa conclusionale per la Mensa di Monreale contro il sedi-
za che la Mensa avesse alcun obbligo in merito alla quantità d'acqua e alla sua custodia cente consorzio delle acque della Cannizzara e del Giacalone, Palermo 1883, in ASDM, FM,
(ASDM, I M busta 393).
,
busta 393.

54 55
il boom degli agrumi sortiscono lo stesso effetto destabilizzante, ri- vono con le mance dei giardinieri 50 «e altri indebiti guadagni», ad
mettono in discussione equilibri già sedimentati. La Mensa arcive- esempio si riservano abusivamente ore d'acqua che poi rivendono, e
scovile torna ad essere visibile in coincidenza con la rivoluzione agru- assolvono la stessa funzione dei gabelloti nella mafia dell'interno, re-
maria, cioè con l'affermazione di una coltura che moltiplica i profitti si potenti dall'assenza dei proprietari. Solo che le dinamiche operan-
ma necessita di irrigazioni abbondanti e ravvicinate. E a questo pun- ti a Monreale hanno una maggiore complessità. Partendo dal pre-
to che. una risorsa sino ad allora abbondante diventa un bene pre- supposto che l'acqua è di proprietà della Mensa, il guardiano deve es-
zioso, per cui si accende una feroce competizione. sere persona di fiducia dell'arcivescovo e da lui nominato. Ma sono i
giardinieri a pagarlo, deve quindi incontrare il loro gradimento o al-
La Mensa si proclama padrona de lle acque e le assegna seguendo un meno si deve appoggiare ad un gruppo. Già nel 1847 c'è una lite su chi
ruolo di distribuzione rinnovato di frequente, per modulare i turni sul- deve nominare il guardiano, e sono frequenti le lagnanze su custodi che
le colture praticate nei fondi. Il ruolo era stato compilato nel 1832, nel favoriscono alcuni censuari a scapito di altri.
1839 e nel 1846. Di quest'ultimo in molti dovevano essere rimasti Se non è un amico, il guardiano dell'acqua è di sicuro malvisto.
scontenti e nel 185o viene pubblicato un altro turno, che a lungo non Per seguire il corso dell'acqua scavalca i limiti dei giardini, controlla
sarà rinnovato. Per le acque del fiume Cannizzara si provvederà solo e vede troppe cose, gli enfiteuti ormai si sentono proprietari e sono
nel 1880, e ci sono sorgenti per cui nel 1889 la distribuzione è fatta an- piuttosto suscettibili. Dal 185o al 1865, quando una legge chiarisce
cora sul ruolo del 1850, stravolto da numerose modifiche. Nel ruolo l'impossibilità di negare l'accesso alle acque, troviamo una serie di li-
del 1850 il turno era generalmente stabilito ogni 14 giorni e 10 ore. ti perché l'acqua attraversa i fondi, cosa che viene vista come una li-
Dopo alcuni anni il pro-amministratore fa qualche concessione e lo por- mitazione del diritto di proprietà. 51
ta a 15 giorni. Nel 1865 viene modificata la distribuzione dell'acqua
della Moarda, nel 1868 il procuratore Pietro Di Liberto, delegato del Fra la Mensa e gli enfiteuti ci sono molte liti per l'assegnazione del-
pro-amministratore per il servizio delle acque, fa degli speciali ordi- le acque, la Mensa sembra ricavarne solo spese e giudizi pendenti. A
nativi ed estende il turno ad oltre 17 giorni. Si tratta di cambiamen- partire dal 1848 ci sono numerose note relative agli espurghi, relazioni
ti che favoriscono l'arbitrio, perché accampando speciali concessioni tecniche sui lavori più urgenti e continue proteste per mancate ri-
i custodi possono facilmente commettere abusi nella consegna. E parazioni della saja. Nel 1864 il procuratore della Mensa Pietro Di Li-
infatti, i reclami degli utenti danneggiati sono continui; molti ricorrono berto chiede fondi per una serie di urgenti riparazioni. Da allora ci so-
alla Mensa chiedendo conto e ragione delle variazioni, denunciano le no sempre conti di somme da versare al Di Liberto per manutenzione
prepotenze e gli imbrogli dei custodi che spesso diminuiscono le ore ed espurgo della saja, che ogni anno è detta in tale stato di grave de-
d'acqua di un proprietario per favorirne un altro, o prolungano i tur- perimento da rendere difficoltoso il cammino delle acque.
ni di loro iniziativa. Aumentando la competizione e le liti vengono a I litigi seguono due differenti tipologie: nel primo caso, il più
galla i difetti costitutivi del regime delle acque, dove la labilità dei ti- semplice da risolvere, gli utenti protestano per usurpazioni che intac-
toli originari rende improbabile la persecuzione degli abusi. In teoria, cano direttamente i loro diritti; il danneggiato è un giardiniere isola-
grazie al ruolo di distribuzione le terre hanno gratuitamente diritto al- to, un escluso rispetto a ll a cordata degli amici di cui i custodi reggono
le acque; i guardiani sono pagati dagli utenti per regolare i turni, e nel le fila. Può capitare che diversi assegnatari si uniscano nella protesta
fragile equilibrio dell'insieme hanno un compito essenziale poiché il ri- contro un custode, ma il sistema tende ad avere un suo naturale
spetto del ruolo «si rimette tutto alla saviezza dei ministri, più che equilibrio e l'aggressività è rivolta soprattutto all'esterno. Infatti nel se-
savji, ed alla pratica palpabile e ordinaria».n In effetti i guardiani vi-
Ad esempio, in ASDM, FM, busta 366 (Stato nominativo dei funzionari e impiegati,
anno 1851), il guardiano d'acqua Biundo Vincenzo risulta senza soldo, «gode le regalie
49 ASP, EGBV, serie r a, busta 418, relazione senza data sulle acque di proprietà del- che pi agano i distributari dell'acqua».
la Mensa. ASDM, FM, buste 393, 37 2 e 395.

56 57
condo caso non troviamo usurpazioni contro utenti isolati, sono tutti zione. Al punto che, continuando gli abusi e i reclami e mostrando-
i giardinieri di Monreale a configurarsi come usurpatori de lle acque che si la Mensa incapace di garantire la regolarità della distribuzione, nel
spetterebbero a quelli di Palermo. L'acqua che da Monreale dovrebbe 1854 vengono avanzati dei dubbi sui suoi stessi titoli. 54
pervenire ai giardinieri di Palermo sparisce prima di arrivare al luogo Senza continuità, con lunghi momenti di silenzio quando la sede
della consegna e, in quanto proprietari dei giardini di sotto, i palermitani arcivescovile è vacante, sino a quando nel 1867 muore l'arcivescovo
vengono danneggiati da tutte le usurpazioni commesse a monte. D'Acquisto la Mensa fa il tentativo di rientrare sulla scena come pro-
Il risultato delle liti dipende dai variabili rapporti di forza fra i tagonista, padrona delle acque e detentrice della sovrana capacità di
giardinieri a monte e quelli a valle. A volte pare che ci siano perio- elargirle secondo il suo volere. Si presenta agli enfiteuti come pro-
di di tregua. Nel mese di ottobre e novembre del 1829 due com- prietaria, ma si scontra contro l'ormai sedimentata abitudine di
missari, uno residente a Monreale e l'altro a Palermo, ispezionano il non riconoscere alcun potere al di fuori del proprio interesse. Al 1850
corso d'acqua di S. Rosalia e giudicano che i doccionati e le cannelle risale una lettera dell'arcivescovo al luogotenente di Sici lia perché, do-
di misura sono in buono stato, anche se talvolta gli alberi crescono po il fallimento di diversi tentativi pacifici, intervenga «in modo che
troppo vicini al fiume e con le loro radici ne ostacolano il flusso. 52 per torbidezza o malavoglia altrui non siano turbate le disposizioni di
Tutosmanebr otzingave.Pròsfi- questa amministrazione, che tendono al pubblico bene». Stavolta si
scono ad un corso d'acqua che nel suo stato naturale non dovrebbe tratta del marchese Pensabene, di Stefano Giambruno e Gaetano Mo-
più esistere, perché tutto incanalato e regolato nell'uso. Se le radi- dica, che nei loro fondi ostacolano «le opere in corso per facilitare il
ci ostacolano le acque allora la raja è inservibile, anche se si fa rife- percorso dell'acqua sino a Palermo». 55 In pratica impediscono che ven-
rimento a doccionati e cannelle di misura. ga rimessa in uso quella saja che, costruita dall'arcivescovo Testa qua-
In genere il tenore dei rapporti è molto differente e viene de- si un secolo prima, è la più importante de ll e condizioni da rispettare
nunciato come l'acqua sia usurpata lungo il suo corso, a monte dai perché la Mensa possa considerarsi padrona delle acque.
giardinieri e a valle da tutti quelli che ne hanno bisogno; fra quanti Nel 1858 viene denunciata l'ennesima usurpazione de lle acque del
ne usufruiscono senza pagare censi troviamo l'arcivescovo di Palermo, fiume Cannizzara, ma giardinieri si raggruppano attorno al conte Na-
l'Ospedale Grande e l'ospedale di S. Bartolomeo. Tutti affermano di selli e, fatti audaci dall'impunità, dichiarano di non avere commesso
avere delle concessioni, ma al momento di mostrarle si tirano indie- reato «perché l'acqua loro appartiene per averne fatto uso per tanti
tro; l'arcivescovo D'Acquisto non risparmia proteste e querele con- anni». L'avvocato che cura gli interessi della Mensa sostiene che «il
tro gli usurpatori, scrive «poiché clandestinamente usurpano l'acqua, possesso di un diritto precario non può esercitare azione possessoria»,
credono di averne diritto». E dall'amministrazione della Mensa si ri- ma nel mare di cavillosi distinguo il giudice dà ragione agli usurpa-
flette che certamente la chiesa non ha dato nessuna concessione tori. 56 Nel 1859, in una delle sue tante denunce, l'arcivescovo D'Ac-
senza utile per se stessa. 53 Considerazione che dimostra come né l'u- quisto scrive al procuratore del re che la Mensa si trova spogliata del-
na né gli altri abbiano le carte che documentano la legittimità delle le acque per le numerose usurpazioni. Gli si consiglia di muovere un'a-
pretese, e non si tratta di casi isolati: i contrasti sono di norma av- zione di reintegra «contro i molestanti innovatori», facendoli con-
venturosi, visto che entrambi i contendenti hanno difficoltà a pro- dannare al ripristino delle vecchie condizioni e a pagare danni e in-
durre i titoli; giurano le loro ragioni ma «la prova è sempre di là da teressi. Se poi volesse procedere in linea penale, potrebbe chiedere
venire». Nei documenti la Mensa è definita proprietaria, nel pieno do- l'applicazione di numerosi articoli del codice. 57 Non ci sono tracce che
minio e possesso delle acque. Nella pratica gli appropriamenti inde-
biti sono numerosi e l'incertezza del diritto ne inibisce la persecu-
54 Ibidem.
55 busta 393.
ASDM, FM,
52
AscM, busta 554. 56 ASDM, FM, busta 397.
53 ASDM, FM, busta 401. 57 ASDM, FM, busta 40t.

58 59
sia stato intrapreso alcun provvedimento, la carenza di titoli impedisce Dopo la morte dell'arcivescovo D'Acquisto non ci sarà più nes-
di adottare la linea dura contro gli usurpatori; l'arcivescovo si con- suno a rispondere alle proteste e gli illeciti provengono dai custodi,
figura come un potere debole e alla fine sarà sconfitto. cioè da chi avrebbe dovuto garantire la regolarità della distribuzio-
ne. Nel luglio del 187o i giardinieri dell'agro palermitano reclama-
6. L'incertezza del diritto no contro i custodi del corso d'acqua del Giacalone, i quali adope-
rano tubi di portata maggiore di quella regolare. Essendo vacante la
Fcustodi rappresentano la Mensa, ma il rapporto tra questi due at- sede arcivescovile, numerose volte gli utenti supplicano l'ammini-
tori appare difficoltoso e soggetto a continue contrattazioni. L'arci-
stratore di impedire «l'ingerenza di chi non merita fiducia». Delle
vescovo D'Acquisto interviene per dirimere i contrasti, e rende visibili
iniziative di Faro Scarlata non è rimasta traccia. E, visto il frequente
i sintomi di quello che vent'anni dopo sarà un dato esplicito: l'arci-
ripetersi di proteste identiche nella sostanza, sembra legittima la con-
vescovo non è in grado di controllare il personale alle sue dipendenze.
Nel 1854 Ignazio Di Mitri riceve l'incarico di guardiano delle acque clusione che non ci siano mai state. Nel 1877 il subeconomo viene
da alcuni giardinieri, che agiscono per proprio conto e interesse. Gli citato in giudizio perché gli utenti dell'acqua della Moarda avevano
esclusi si rivolgono all'arcivescovo, il guardiano viene sostituito. 58 Del avuto arbitrariamente stravolto il loro turno, da 8 a 14 giorni. Il
1860 è una lettera autograf a di D'Acquisto: «Si fa ordine a Miche- guardiano si appella ad un presunto ruolo sottoscritto dall'arcivescovo
le Modica di ritornare subito a lla custodia dell'acqua detta sorgiva del D'Acquisto nel 1865, che si guarda bene dall'esibire. 62 Già nel
barone, e non permettere che persone non riconosciute dall'ammi- 187o la Mensa appare esautorata, incapace di garantire la regolarità
nistrazione prendano parte nella distribuzione de ll e acque». 5' della distribuzione. Gli utenti avanzano dubbi sui suoi diritti: non
L'arcivescovo interviene di frequente, cerca di controllare i guar- vogliono più riconoscerne le prerogative e propongono di diminuire
diani e provvedere affinché i giardinieri palermitani abbiano la loro ac- l'acqua loro spettante, purché non si intrometta. Naturalmente
qua, prova a regolarizzare la distribuzione e nel 1863 dispone che ven- non ottengono risposta. 63
gano adottati dei nuovi tubi di ferro per la misurazione, ma i lavori so- Non trovando una soluzione legale, il problema de lla distribuzione
no ostacolati da quanti non vogliono ombra di regole. L'accanimen- dell'acqua si ripresenta di continuo e diventa più grave, perché il fal-
to contro i sistemi di misurazione è costante. Ad esempio, in un giar- limento dei vari tentativi finisce col lasciare spazio solo alle soluzioni
dino detto di Salamone, sotto lo stradone di Monreale, c'è una sor- basate sulla forza. L'aspirazione a vivere protetti da un sistema di re-
gente dove l'acqua è raccolta in un'urna ed esce da cannelle di bron- gole è comune a tutte le latitudini, altrettanto diffusa che non la pre-
zo tarate. Ebbene, i forami vengono di continuo alterati e, rotte le potenza. Ma è necessario un sistema di riferimento, che funzioni da
cannelle, «i giardinieri commettono positivi inconvenienti nell'urna». 6° garanzia. Abbandonati a se stessi, quelli che invano chiedono il ri-
Fra il 1866 e il '67 una siccità rischia di fare saltare il precario spetto dei patti sono destinati a diventare lo sfondo su cui agiscono
equilibrio che, fra proteste e querele, ancora riesce a mantenersi. I quanti praticano la violenza come scorciatoia per la riuscita sociale.
giardinieri a valle scrivono che «i distributori dei fondi superiori ri- Non abbiamo un venditore di fiducia che si rivolge ad un mercato
cevendo per intero il consueto volume suppliscono alla attuale dimi- neutro,ó4 piuttosto troviamo un complicato sistema regolare che si ba-
nuzione de lle sorgive con l'acqua che spetterebbe ai sottostanti». L'ar- sa su un diritto incerto, associato all'incapacità di garantirne l'ap-
civescovo dispone che metà delle acque del Giacalone sia destinata ai plicazione. E, contro ogni generica affermazione sulla sfiducia nel-
giardini palermitani, solo così riesce a evitare lo scontro. 61 le istituzioni che avrebbe provocato la nascita della mafia, è possibile
58
ASDM, FM, busta 393. 62 ASDM, FM,busta 372.
59 ASDM, FM, busta 394. 63 ASDM, PM,busta 393.
6o
6i
ASDM, FM, busta 398. 64
Cfr. D. Gambetta, La mafia siciliana, Torino 1992. Sul fenomeno mafioso come
ASDM, FM, busta 397. realtà complessa, «prisma a molte facce», cfr. Santino, cit.

6o 61
ricostruire le dinamiche attraverso cui avviene l'appropriazione Giuseppe Cavallaro fu Simone, nel 1882 se la aggiudica per altri 4 an-
monopolistica di una risorsa solo attraverso le denunce degli utenti ni. Come al solito c'era stato un appalto, l'usciere del tribunale civi-
che subiscono le usurpazioni. le e correzionale di Palermo aveva affisso sei copie dell'avviso di ga-
ra nei luoghi prescritti dalla legge e in altri soliti e consueti: alla por-
Il modo in cui è regolata la distribuzione de lle acque sembra idea- ta dell'amministrazione della Mensa, a lla porta del tribunale e della ca-
to apposta per il mantenimento dell'illegalità. La prima condizione sa comunale di Palermo e Monreale, in corso Calatafimi verso villa
che favorisce l'abuso è la confusione, la non chiarezza delle condi- Rocca, ma nessun altro si era presentato.ó 8
zioni e la loro artificiosa complessità. Ad esempio, causa di eterni
contenziosi è l'acqua del giovedì, quando dalle 14 alle 24 la Mensa Ogni estate i proprietari cercano di rimediare alle usurpazioni: si
è nel possesso di tutto il volume delle acque della Cannizzara che, fanno amici i guardiani, tentano di entrare in uno dei consorzi
previa chiusura dei mulini, servono per il territorio di Monreale sen- che rispetto ai singoli hanno maggiore potere di contrattazione, ri-
za passare nell'agro palermitano. Poi per 24 ore, sino alle 24 del ve- corrono alle proteste scritte e indirizzate non solo alla Mensa ma an-
nerdì, la Mensa preleva mezza zappa sull'intero volume delle acque. che alla prefettura e alla questura.
Ma nel ruolo del 1832 i giardinieri palermitani avevano diritto al- Al 1871 risalgono le prime denunce che gli utenti dell'agro pa-
l'acqua del giovedì, quindi i tentativi di rivalersi sulla Mensa per le lermitano presentano alla prefettura, perché le continue usurpa-
nuove disposizioni sono continui. 65 zioni vanificano il loro diritto sulle acque del Giacalone. La pre-
Particolari doti di convinzione doveva possedere chi prendeva le ga- fettura scrive che i guardiani sono sospettati di illeciti maneggi e fro-
belle per l'acqua di sopravanzo, cioè l'acqua che rimaneva una volta di, esige provvedimenti. E così la regia intendenza di finanza chie-
esauriti i ruoli di distribuzione: significava scommettere su un bene che de all'amministratore della Mensa una copia del piano di consegna
tutti potevano insidiare. Tanto più che l'art. 7 del bando de lla gabella e distribuzione delle acque. L'intendenza di finanza è l'ufficio da cui
(anno 1878) recitava che «la consegna dell'acqua intendesi fatta alla l'amministrazione della Mensa dipende, attraverso l'economato ge-
sorgiva, restando a cura, spesa e responsabilità degli aggiudicatari la nerale per i benefici vacanti. Eppure il documento viene negato, per-
condotta sino al luogo ove vorranno portarla». 66 La procedura per ot- ché «essendo in potere della Mensa l'amministrazione del corso, lo
tenere le gabelle era ineccepibile, l'intendenza di finanza di Palermo sono egualmente i titoli». L'intendenza rinnova la sua richiesta, «on-
pubblicava il bando e si faceva un'asta. La gabella veniva «liberata in de per mezzo del soprintendente delle acque esercitare nel corso la
vantaggio del migliore ed ultimo offerente». Ma il potere della Men- più stretta sorveglianza ed eliminare i non pochi reclami che per-
sa nell'esigere il rispetto degli accordi appare una pallida formalità bu- vengono da parte degli utenti». Non risultano risposte. E poi, gra-
rocratica. 67 Solo un caso, fra i molti che si potrebbero addurre ad esem- zie alle parziali modifiche disposte dal procuratore Di Liberto, il vec-
pio: nel 1873 Salvatore Sciortino aveva la gabella del sopravanzo per chio ruolo non corrisponde più alla reale turnazione delle acque e i
la sorgente Acqua del Ga llo e l'amministratore scriveva al procuratore custodi sono i soli a sapersi districare nel dedalo delle variazioni. Un
delle acque Pietro Di Liberto, per pregarlo di interporre i suoi buoni piano di consegna e distribuzione delle acque è di fatto inesistente. 69
uffici e convincerlo a pagare. Anche nel '74 e nel '75 ci sono proteste
contro Sciortino, si ricorre regolarmente al procuratore Di Liberto, ep- Passa un anno e nel maggio del 1872, prima che inizi un'altra lun-
pure Sciortino continua a prendere la gabella di sopravanzo dell'Ac- ga estate, i giardinieri palermitani si rivolgono ancora a ll a prefettura.
qua del Gallo. Assieme a un personaggio che incontreremo ancora,
68
ASDM, FM, busta 396.
65
69
ASDM, FGO, busta 6. La mancata trasparenza non si li mita al ruolo de lle acque. L'e-
66
ASDM, FM, busta 401. siguità e addirittura l'assenza di documentazione che a partire dal 1855 interessa gli im-
ASDM, FM, busta 396. piegati, soprattutto il personale esterno, confermano la diffusa opacità di questo periodo
67 Notizie sull'acqua del giovedì e sull'acqua di sopravanzo in
ASDM, FM, busta 393. (ASDM, FM, buste 365 e 366).

62 63
Non protestano solo i piccoli enfiteuti, scrivono anche dall'Ospedale rendiconto completo. 70 Attorno al nome di Pietro Di Liberto avreb-
Civico di Palermo (ex Ospedale Grande) che ha diritto a 24 ore set- bero dovuto depositarsi un gran numero di carte, si resta sorpresi dal-
timanali di mezza zappa d'acqua, da prendere allo stagnone Olio di la pochezza di accenni alla sua figura: questa è una delle poche oc-
Lino in territorio di Palermo. L'Ospedale concede 16 ore di que- casioni in cui si incontra un suo scritto che non sia la solita richiesta
st'acqua ad alcuni giardinieri, ma le usurpazioni causano la scomparsa di fondi per la manutenzione della saja. Di Liberto, cioè il respon-
dell'acqua prima della sua consegna e i giardinieri rinunciano alla ga- sabile della distribuzione delle acque, usa un tono impersonale e fa
bella. L'amministrazione dell'Ospedale chiede che cambi il luogo del- riferimento ad ostacoli esterni e governati da un destino avverso, so-
la consegna, «diversamente accadrebbe se il diritto a godere le ore stiene che «difficilmente si potrebbe assumere di far la consegna del-
16 dell'acqua in ogni settimana fosse concesso nel territorio di l'acqua nello stagnone della Vignazza, (nel territorio di Monre al e)
Monreale, ove l'amministrazione facilmente potrebbe dare a gabel- poiché essendo lo stagnone ben lontano dalle scaturigini le acque vi
la ed a titolo enfiteutico la stessa acqua che nel territorio di Palermo pervengono con molto stento, non già per difficoltà naturali ma per
non giunge ed è derubata». inscrutabili abusi contro i quali non è facile sperare si possa [operare],
A Monreale la sede arcivescovile è occupata da Papardi e un ca- per le audaci usurpazioni che impunemente si commettono». E il luo-
pitolo di canonici cura l'aspetto ecclesiale. L'amministrazione del- go di consegna dell'acqua non viene modificato. 71
la Mensa si trova a Palermo, alla Magione. Si tratta di pochi chi-
lometri, ma contribuiscono ad accelerare la catastrofe perché curia Nell'agosto del 1872, continuando ad essere numerose le proteste,
ed economato si configurano come due scompartimenti non co- su sollecitazione dell'intendenza di finanza il questore di Palermo in-
municanti e difficilmente influenzabili dall'esterno. Nel caso che carica Paolo Palmeri, delegato di pubblica sicurezza a Monreale, di
stiamo osservando, dalla curia scrivono all'amministratore per ave- condurre un'ispezione sul corso d'acqua del Giacalone.
re notizie sull'acqua dell'Ospedale; lo si invita a verificare quale Assistito dal maresciallo Luciano Alongi e dal comandante delle
fondamento abbiano le proteste e si chiedono urgenti provvedi- guardie campestri Giovanni Riolo, Palmeri comincia la sua ispezio-
menti. Non risulta che ci sia stata una spiegazione, solo uno scan- ne da un mulino detto il Paratore, percorre a ritroso il corso artifi-
tonare, la debole giustificazione che se l'acqua non arriva si deve al ciale dell'acqua e, salendo lungo il canale verso le sorgive, certifica
-lostadeprbicnl.L'aquoti nvedrs,l quello che tutti sanno. Le usurpazioni avvengono coi mezzi più di-
mese di luglio dalla prefettura tornano a protestare con l'ammini- versi: per lesione a fianco della presa d'acqua, per fori sotterranei, at-
strazione della Mensa, sostengono che l'acqua non arriva perché vie- traverso condutture che non dovrebbero esserci, per percolamenti
ne distribuita secondo l'interesse dei custodi. Visto che l'acqua vie- che riempiono le gebbie. Su tre chilometri il delegato ne elenca 47
ne derubata prima di arrivare a Palermo, adesso è la prefettura che ma di ogni deviazione usufruiscono più proprietari. Il corso princi-
per conto dell'Ospedale ne chiede la consegna nel territorio di Mon- pale ne viene di continuo diminuito e si capisce come, avvicinandosi
reale. A questo punto il regio subeconomo si rivolge al procurato- allo stagnone dell'Olio di Lino dove avviene la consegna delle acque
re Pietro Di Liberto per un parere. ai palermitani, il fiume diminuisca sino a sparire.
Pietro Di Liberto è procuratore della Mensa in Monreale, il suo La pratica delle usurpazioni riguarda democraticamente tutti,
nome figura nello stato nominativo dei funzionari ed impiegati ag- la prima che Palmeri incontra è una lesione a fianco della presa che
giornato al 19 giugno 1855 e, nonostante le disgrazie degli ultimi serve ad arricchire d'acqua il sacerdote Giovanni Minasola. Addi-
tempi, continuerà a rappresentare la Mensa sino a lla morte avvenuta rittura, Palmeri registra l'esistenza di «un piccolo acquedotto in-
nel 1879. Di Liberto incassa le rendite e controlla la distribuzione
delle acque («delegato dal pro-amministratore per il servizio de ll e ac- 70 ASDM, FM, busta 366, Stato nominativo dei funzionari ed impiegati del
la Mensa. La
nomina di Pietro Di Liberto risale ad un regio rescritto del 20 aprile 1850, conferma-
que»). In virtù della sua carica preleva un aggio del 3% e il regola- to il 25 ottobre 1851.
mento prevede che ogni 15 giorni presenti all'amministrazione un 71 Ricorsi degli utenti a ll a prefettura e relativa corrispondenza in ASDM, FM, busta 397.

64 65
tersicatore, che devia quella quantità d'acqua che si vuole dal corso 7. La guerra del custode dell'acqua Felice Marchese
principale, portandola nel fondo dei fratelli Baldassarre e Paolo
Il regime delle acque si configura come un quadro normativamente
Miceli», e quest'ultimo è campiere al servizio della Mensa. 72
debole, i guardiani sembrano l'unico elemento in grado di agire co-
Stilato il suo rapporto il delegato lo inoltra al pretore, che segue
me calmiere fra le diverse esigenze. Il guardiano d'acqua è un per-
la trafila burocratica e lo rimette all'intendenza di finanza, chiedendo
sonaggio complesso: dispensatore di un bene prezioso, ha il potere
istanza di procedimento a carico degli usurpatori. Ma nessun prov- di togliere e dare facendo sempre attenzione a che il suo tratto di fiu-
vedimento viene adottato. me, e quindi i suoi giardinieri, non siano danneggiati da altri che con-
Il vero ostacolo è che il regime delle acque è confuso, i diritti so- corrono al possesso dello stesso bene. Il guardiano deve essere in gra-
no labili, non si sa bene quali siano i titoli dei destinatari ultimi, non do di incutere rispetto, capace di usare la violenza al bisogno e al
è chiaro chi debba risentirsi per le usurpazioni o rivalersi contro gli contempo riscuotere la fiducia dei suoi utenti, che da lui sono rap-
usurpatori e, ogni volta che dall'intendenza chiedono ragguagli, presentati negli interessi e per questo lo pagano. Può decidere una di-
l'amministratore della Mensa lascia cadere ogni addebito e risponde stribuzione poco corretta solo se è appoggiato da un gruppo di
che deve essere l'intendenza a prendere l'iniziativa. Nel dicembre giardinieri che, ricavandone un utile, è pronto a sostenere il suo ope-
dello stesso 1872 dall'intendenza richiedono all'amministrazione l'e- rato. Le numerose proteste sui frequenti soprusi, usurpazioni e
lenco degli aventi diritto, con le consegne e i turni, «ritenuto che co- cambi arbitrari nelle turnazioni testimoniano la vivacità dello scon-
desto ufficio trovasi a conoscenza dello andamento della pratica e di tro in atto. Ci sono le proteste, di solito la Mensa non risponde, in
tutte le circostanze influenti». Seguono diverse sollecitazioni, dal- un modo o nell'altro si sarà trovato un accordo. In questi accomo-
l'intendenza e dal tribunale, ma non risulta nessuna risposta. L'ul- damenti informali trovano spazio que ll e catene di rapporti privilegiati
tima richiesta è del 28 febbraio 1873, quando Vincenzo Gioia, che, utilizzando una risorsa fondamentale in modo monopolistico, al-
giudice istruttore del tribunale civile e correzionale di Palermo, l'esterno si configurano come cosche.
torna a sollecitare informazioni e conclude scrivendo: «Codesta L'abitudine ad agire senza vincoli esterni fa sì che i guardiani sia-
amministrazione si è resa sorda alle preghiere inoltrate dalla inten- no personaggi poco controllabili, nel 1899 Arnao scriveva «non c'è
denza di finanza». 73 modo di richiamarli al dovere, né legalmente perché la giustizia co-
Luglio del '73, un'altra estate sta passando. Dall'intendenza di sta, né economicamente perché sono brutti ceffi pericolosi e com-
finanza tornano a scrivere all'arcivescovado, ancora una volta promettenti». 75 Contro di loro i reclami sono numerosi e frequenti
l'acqua non viene consegnata, «con grave danno di tutti i pro- ma l'omicidio di un guardiano d'acqua resta un dato eccezionale, un
prietari di sotto». Nonostante la presenza del subeconomo, cioè di episodio-limite nella guerriglia che li oppone a una parte dei pro-
un funzionario dipendente dal ministero delle finanze che ha come prietari. Segna una frattura in tutto il precario equilibrio che ca-
suo compito il controllo dell'amministrazione, si rivolgono all'ar- ratterizza il mondo dei giardinieri e, in un contesto in cui è presente
civescovo chiedendogli che «si piaccia dare le occorrenti disposi- un forte controllo sociale, può verificarsi solo se non è contrastato
zioni per essere consegnata la suddetta acqua del Giacalone». 74 Non dalla maggioranza degli utenti.
risultano risposte.
Monreale, agosto 1873. All'inizio del mese i «proprietari giardi-
72 Paolo Mice li era stato nominato campiere con decreto ministeriale del 23 ottobre nieri godenti dell'acqua del corso de ll a Vanella», come si definiscono
1869, alla morte del suocero Giuseppe Traina. Il campiere aiuta il procuratore, è nella corrispondenza, si rivolgono all'amministratore de lla Mensa con-
«braccio necessario per sollecitare le riscossioni, scoprire e denunziare i passaggi e fa-
cilitare la redazione degli atti d'obbligo» (ASDM, FM, busta 376). La relazione di Palmeri tro il custode Fe lice Marchese. «Si è fatto lecito appropriarsene quel-
in ibidem, busta 395.
73 ASDM, FM, busta 397.
74
ASDM, FM, busta 393. 75 E. Arnao, La coltivazione degli agrumi, Palermo 1899, p. 373.

66 67
la quantità [di acqua] che lo stesso crede, consegnandola al più usurpazioni contro singoli ma di un esibito atto di ostilità e disprezzo
tardi di giorni 24 e 25 di ogni vicenda invece di giorni 14 e per le ore verso i giardinieri che lo pagano, di cui quindi è non solo rappre-
destinate nel ruolo». Il Marchese riserva l'acqua a chi non ha diritto sentante ma anche dipendente. Il Marchese aveva spostato i turni,
e i giardinieri rischiano di perdere le piante, la produzione, la fati- la distribuzione delle acque sembra affidata al suo arbitrio ma si scon-
ca e il denaro speso nei fondi. Quando reclamano, il custode «ri- tra con la opposta determinazione dei giardinieri, che non esita a di-
sponde smodatamente, offende la proprietà con ignominiose parole, ventare aperta ostilità. Si tratta di una sfumatura nuova nei rapporti
ognuna tale che un giorno o l'altro ne verrebbe a succedere qualche fra guardiano e utenti e piuttosto pericolosa per il Marchese, dal mo-
sinistro caso, perché ogni individuo non solo perde quello che do- mento che la sua forza sta tutta nella capacità di essere ubbidito sen-
vrebbe percepire [...], ma anche si vede insultato da un suo dipen- za troppe discussioni. Adesso il Marchese deve fare i conti con una
dente». I giardinieri chiedono di sostituire il Marchese col vecchio premeditata insubordinazione: alla presenza di testimoni un certo Gi-
custode Nicolò Terrasi, onesto cittadino. Altrimenti «un giorno o rolamo Granato aveva dichiarato che non appena l'acqua fosse
l'altro si veniva a vie di fatto, perché il Marchese, per la protezione passata dal suo fondo egli l'avrebbe trattenuta fino a irrigare com-
che ha dall'Intravaia, si crede volere calpestare i proprietari giardi- pletamente il suo giardino, aggiungendo che «non intendeva ri-
nieri con altri abusi più di quelli che vi ha servito pel passato» .7G spettare né ruolo, né guardiano, né amministrazione della Mensa» . 78
La prima cosa da notare è che gli utenti non si definiscono più en- Siamonelsdgt,quaolcrfentavgzio-
fiteuti della Mensa ma proprietari giardinieri, l'amministrazione ne in un torpore simile a quello invernale. Un'abbondante irrigazione
della Mensa è solo la destinataria di proteste sullo scorretto com- ad agosto è come una sferzata di energia, miracolosa per la produ-
portamento di questa figura ibrida, un custode delle acque che è pa- zione. Quando l'acqua passa per il suo giardino, Girolamo Granato
gato dai giardinieri ma, quasi un retaggio di vecchie consuetudini or- la trattiene per più di cinque ore oltre il suo turno. Il custode
mai svuotate di senso, formalmente dipende dalla Mensa. E, fra le Marchese si è comportato come chi è in grado di fare e disfare se-
tante proteste che si sedimentano sull'operato dei guardiani, il caso condo il suo tornaconto ma, adesso, gli farebbe comodo potersi ap-
di Felice Marchese è l'unico in cui troviamo un riscontro da parte pellare a un sistema di garanzie. Si rivolge al fiscale Intravaia, che
della Mensa, segno forse della pericolosità sociale dei protagonisti. suggerisce una querela. Nel frattempo, non arrivando l'acqua secondo
Anche se coinvolto dai giardinieri la denuncia viene inoltrata a Be- i turni previsti, i giardinieri insistono perché Felice Marchese ven-
nedetto Intravaia, fiscale delle acque, cioè garante della regolarità del- ga rimosso. Il fiscale Intravaia accusa Girolamo Granato, ma i
la distribuzione, e diretto superiore del Marchese. Passa qualche gior- giardinieri protestano che que llo ha trattenuto l'acqua per alcuni cam-
no, il fiscale Intravaia scrive che si è recato ad ispezionare il corso bi che aveva fatto, avrebbero testimoniato in suo favore. A questo
d'acqua e ha sentito molte lagnanze sul Marchese, accusato di non punto l'Intravaia scrive che non gli pare prudente dar corso alla que-
rispettare il ruolo. A suo favore ci sono 6 giardinieri, secondo le ac- rela, «siccome i giardinieri sono inviperiti in un modo straordinario
cuse favoriti nella distribuzione. 77 Fra di loro troviamo Baldassarre contro Marchese è timore che possa succedere qualche sinistro, e ad
e Paolo Mice li , in seguito accusati di essere capi della setta degli stup- evitarlo proporrei di sospendere la querela ed allontanare provvi-
pagghieri. Possiamo dedurne che Felice Marchese, fidando nella pro- soriamente Felice Marchese dal corso dell'acqua».
tezione dei Miceli, non abbia esitato a favorirli vistosamente in- Senza troppi giri di parole, il fiscale Intravaia suggerisce all'am-
correndo così nelle ire di quanti venivano danneggiati. Evidente- ministratore quale comportamento dovrà tenere: «Vi chiamerete
mente il Marchese credeva di essere ben coperto, ma sono già pre- dunque il detto Marchese, gli direte lo stato delle cose, e che l'am-
senti gli elementi che lo porteranno alla morte: non è accusato di ministrazione, anche nell'idea di salvarlo da qualche grave pericolo nel
quale corre, ha disposto che provvisoriamente e sino a nuovo ordine
76 ASDM, FM, busta 402.
77 Ibidem. 78 Ibidem.

68 69
sia sospeso dalle funzioni di custode de ll e acque perché veramente si dinieri e un gruppo di uomini che si presenta come custode del-
è condotto male».' 9 Poco dopo il fiscale Intravaia cambia idea, dichiara l'acqua e pretende di averne il controllo monopolistico. Il guardia-
di volere allontanare il Marchese ma opera perché resti in servizio: no dell'acqua è un proprietario che arricchisce il suo status di nuove
potenzialità, i contrasti fra guardiani e giardinieri si configurano co-
Ho sospeso il custode de lle acque della Vanella Felice Marchese, il quale me una lotta fra il gruppo dei mediatori e quello dei produttori. I me-
si è sottomesso di buon animo all'ordinata sospensione in presenza di tre te- diatori sono più visibili, fra loro avvengono quegli scontri per le ri-
stimoni. Lo stesso giorno, volendo sostituirlo con Nicolò Terrasi, questi ha ri- sorse che all'esterno sono letti come «guerre di mafia». Difficile che
cusato l'incarico di custode di questo corso, per trovarsi in età di anni 80. On- il gruppo dei produttori lasci dei segni così evidenti. Eppure, proprio
de non lasciare poi il detto corso in balia dei giardinieri, ho dovuto pregare Fe-
l'anno in cui viene ucciso Felice Marchese, a Monreale i produtto-
lice Marchese di custodirlo, come nel passato, aspettando che un altro lo so-
stituisse e questi ha accettato provvisoriamente. Pertanto alcuni distributari ri si consorziano, con la speranza di «svincolare il mercato degli agru-
di quell'acqua insistono nel volerlo rimosso il più presto possibile. 80 mi dalle spire in cui lo hanno avvinto gli speculatori che se ne fan-
no intermediari».S 1
Si tratta di una furberia, rimuovere il Marchese e nello stesso
tempo dargli l'incarico di guardiano supplente finché non si fosse al-
trimenti provveduto, forse fidando sulle capacità del Marchese di re-
cuperare in prestigio. Il fiscale Intravaia si era sbagliato, ai torti subiti
sembrava sommarsi la beffa di un rimedio che lasciava tutto come pri-
ma, col custode fatto più audace e gradasso dalla convinzione che al-
la fine era stato lui ad avere l'ultima parola. Ma non per molto.
Felice Marchese viene ucciso il 22 ottobre 1874 nel fondo Leto,
poco lontano da Monreale. Nonostante una laboriosa procedura av-
viata a carico di due giardinieri, la sua morte resta avvolta nel mi-
stero. Dopo qualche anno e senza molte prove, a lla ricerca di crimini
da ascrivere alla setta degli stuppagghieri, il delegato Bernabò so-
sterrà che l'omicidio era stato compiuto per mano dei fratelli Miceli,
mandante il procuratore della Mensa Pietro Di Liberto. L'omicidio
di Fe li ce Marchese avviene sullo sfondo delle lotte interne per il con-
trollo dell'acqua e gli uomini indicati dal delegato ne gestiscono il
mercato. Ma in questo caso i fratelli Mice li vengono favoriti dal Mar-
chese, quindi difficilmente avrebbero avuto interesse ad eliminarlo.
Il custode Felice Marchese appare piuttosto come un esponente del
gruppo a loro direttamente legato, la lotta non è solo fra giardinie-
ri a monte e a valle della stessa acqua ma anche interna, fra i giar-

79
Ibidem, rapporto del 20 agosto 1873.
Ibidem, rapporto del 23 agosto 1873. Per A. Cutrera (La mafia e i mafiosi, Palermo
80
1900, p. 131) il guardiano era molto legato alla setta dei giardinieri, cioè i proprietari sot-
to Monreale. Avendo deciso di passare agli avversari, comincia a favorirli e per questo
viene ucciso. Versione semplificata ed anche errata, se non altro perché è impossibile,
per un guardiano dell'acqua a valle, favorire gli utenti a monte de lla stessa acqua. 81 F. Alfonso, Trattato sulla coltivazione degli agrumi, Palermo 1875, p. 263.

70 71
Capitolo secondo Per prima cosa è necessario cambiare l'impatto ambientale. Scri-
Il tramonto della Destra ve Cantelli:

Io cominciai coll'aumentare e migliorare il personale degli uffici tanto di-


rettivi che esecutivi, portando la maggiore attenzione nella scelta dei funzionari
di ogni ordine e di ogni grado inviati in Sicilia; aumentai il numero degli agen-
ti di pubblica sicurezza; concedei ai prefetti quei maggiori mezzi dei quali si
poteva supporre avessero bisogno, o che essi stessi mi chiesero.'
1. L'ultimo governo dei moderati
Considerando che si tratta di iniziative che comportano un au-
In seguito all'opposizione di Minghetti ai provvedimenti finanziari mento delle spese, e che il risparmio anche taccagno era una scelta
decisi dal ministro Sella, il 25 giugno 1873 cade il governo Lanza. Il obbligata, bisogna ammettere che il governo investe uomini e mez-
re conferisce l'incarico di formare un nuovo governo allo stesso Min- zi in Sicilia.
ghetti, che tenta di costituire una stabile maggioranza attraverso l'ac- Negli ambienti vicini al governo la parola d'ordine sembra essere
cordo con la Sinistra moderata. consapevole autocritica. Il Monitore di Bologna, giornale moderato e
Il ro luglio 1873 l'ultimo governo della Destra storica si pre- vicino a Minghetti, scrive che dopo il 186o nell'isola avevano agi-
senta alle Camere. Il dicastero dell'Interno è retto da Girolamo to «le impazienze dei governati, gli errori dei governanti e la ine-
Cantelli. vitabile fiacchezza di un governo nato dalla rivoluzione». Il ma-
landrinaggio aveva tentato la sua grande prova nel '66, dimo-
I due grandi temi su cui si articola l'ultimo governo della Destra strando che una grande città come Palermo poteva cadere nelle sue
storica sono il pareggio del bilancio e l'ordine pubblico, fra loro va- mani. Allora
riamente intrecciati.
Il problema dell'ordine pubblico in Sici li a è uno dei più gravi, for- il Governo se ne preoccupò, e il nuovo prefetto marchese di Rudinì, col nuo-
se l'unico che non solo non accenna a risolversi ma rischia di peg- vo questore Albanese, rivolsero ogni loro sforzo, ogni loro pensiero a
combattere e distruggere il malandrinaggio; ma sventuratamente quei due
giorare. Al perdurare dell'emergenza siciliana contribuivano gli er-
valentuomini, con le migliori intenzioni del mondo, si posero per una via
rori commessi dalla Destra in 13 anni di governo, periodo in cui la storta, nella quale li seguì l'egregio generale Medici: questa via doveva ne-
politica verso la Sicilia era stata all'insegna di un apparente rigore e cessariamente condurre la Sicilia al punto ove si trova, e rimettendosi in es-
del compromesso più miope. Infatti, si era cercato di stroncare sa la si trascinerebbe in breve nell'abisso. 2
con la forza l'insubordinazione e la vocazione anarchica degli isolani,
senza mostrare alcun interesse a creare quel rapporto di fiducia che Attaccato da tutti, nell'agosto del 1873 il generale Medici lascia
sempre dovrebbe esserci fra cittadini e istituzioni. Ora, se l'impie- la carica di prefetto e comandante delle truppe in Sicilia. Provvi-
go della forza è efficace nei tempi brevi, alla lunga è oneroso e rischia soriamente lo sostituisce Agostino Soragni. Il generale continua a so-
di stabilizzare un meccanismo perverso, dove anche il manteni- stenere che durante la sua prefettura le condizioni della pubblica si-
mento di risultati poco soddisfacenti ha bisogno di sforzi sempre
maggiori. Ragionamento che ormai doveva apparire evidente ai Archivio centrale dello Stato, L'inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche del-
più avvertiti esponenti della Destra. E così lo stesso governo che, po- la Sicilia, (1875-1876), a cura di S. Carbone e R. Grispo, Bologna 1968 (da ora inchiesta
Bonfadini). Oltre ad una selezione dei verbali d'inchiesta, nel volume sono pubblica-
chi mesi dopo, avrebbe represso senza scrupoli mazziniani e inter- ti dei documenti che riflettono il percorso del governo nella presentazione del progetto
nazionalisti parte con le migliori intenzioni, deciso a modificare i rap- per le leggi speciali. La nota di Cantelli al Presidente della Camera, del 18 gennaio
porti con l'isola. 1875 è a ll e pp. 12-29.
Riportato in A. Berselli, Il governo dei moderati e la Sicilia, Palermo 1959, p. u.

72
73
curezza sono migliorate, ma sembra smentito dai fatti. Tanto più che l'anno giudiziario 1874, pronunzia parole accorate destinate a restare
il tema dell'ordine pubblico è utilizzato come arma di pressione po- senza risposta. Il magistrato sente l'urgenza di porre una serie di an-
litica dall'opposizione, con i giornali che amplificano la percezione siose domande:
del disagio facendo da cassa di risonanza alle imprese delle bande.
A Palermo cresce l'allarme, e un senso di inadeguatezza a fron- Ma perché lo spirito di associazione al delitto non diminuisce collo ac-
teggiare la realtà, di incapacità a capirne i meccanismi, sembra tra- crescere della persecuzione a suo danno, ma tende vieppiù a particolareg-
sparire anche dai discorsi ufficiali. Ad esempio, i magistrati sembrano giarsi, e non fa che mutar forma ed impiego a misura delle scoperte? Come
in preda allo sconforto e riservano accenti accorati alle condizioni del- va quest'affare? Se la cagione estrinseca del male è la mafia, ma perché, in-
sisto, questa pianta parassita ha scelto giusto appunto di abbarbicarsi con
la giustizia penale. Il Procuratore generale del re Vincenzo Calenda tanta tenacità in un suolo, piuttosto che in un altro dell'isola stessa? Perché
afferma «ad essa sempre mi affaccio con un gran senso di paura, qua- in taluni punti e non altrove la passione criminosa ha decisa tendenza or-
si naufrago venuto a riva che si rivolge a guatare l'acqua perigliosa, ganizzativa sin nelle minime imprese? Ma perché, perché? [...]. Chi ci dà
nelle cui onde fu miseramente travolto». Eppure, nella stessa relazione la chiave di questo mistero?». 4
consuntiva Calenda afferma che durante il '73 sono aumentati i
crimini ma si tratta di reati non gravi, mentre «de' maggiori è gran-
demente scemato il numero». Rispetto al 1872, nella circoscrizione 2. Il prefetto Rasponi. La sconfitta di un illuminista ingenuo
della Corte d'appello si contano 235 reati di sangue e 123 cadaveri in Il governo vuole una rapida soluzione per la questione della
meno. Palermo e Siracusa sono ai due estremi, Palermo ha il doppio pubblica sicurezza e nella nomina del prefetto di Palermo cerca
degli abitanti ma un numero di crimini di molte volte superiore. Nel- un uomo nuovo e gradito anche alle opposizioni, tanto più che la
la prima si sono verificati 78 omicidi premeditati, «modesta e orgo- Sicilia vota compatta per la Sinistra. Le trattative sono piuttosto
gliosa» Siracusa ne contrappone solo 4. A Siracusa vengono denun- laboriose, la Destra resiste all'idea di cedere una postazione
ciate 16 grassazioni, ben 355 a Palermo. Ma la preoccupazione del tanto importante. Solo nel dicembre si arriva a un accordo sul
magistrato va oltre il numero dei delitti, investe il rapporto malato fra conte Gioacchino Rasponi, un esponente della Sinistra modera-
lo Stato e i cittadini. Precorrendo più famose analisi, il procuratore ta in quel momento sindaco di Ravenna. «Andresti ad inaugu-
Calenda descrive il rapporto di patronato esistente fra malviventi e rarvi l'amministrazione meramente civile, e l'esercizio della pie-
classi abbienti: «È agli uni assicurata protezione per quando hanno a na legalità» gli scrive Minghetti per esortarlo ad accettare l'in-
far conti con la giustizia, agli altri l'opera del braccio, e quel potere carico. 5
d'intimidazione, per cui si procaccia rispetto alla persona ed agli ave- Rasponi ignora quasi tutto della Sicilia, ma crede nel progresso.
ri, e spesso ajuto di suffragi, se del voto popolare è mestieri ad at- In partenza da Ravenna pronuncia un discorso di commiato:
tingere alcun seggio ne' pubblici consessi». Sono le classi dirigenti lo-
cali a nominare le guardie campestri e a rispondere dei proposti Perché non dovranno là pure sotto l'impero dello Statuto e della legge co-
per l'ammonizione («ingannano tristamente il governo con false as- mune sorgere come nelle altre province d'Italia giorni di fiducia, di be-
sicurazioni di moralità e rettitudine»). Se i malviventi fossero ab- nessere, di tranquillità? [...]. Nutro piena fiducia che la generosa popola-
bandonati a se stessi, allora «ad essi cadrebbero le forze». 3 zione della provincia di Palermo, che sono chiamato a reggere, camminerà
Nel giro di pochi giorni, un altro Procuratore del re sembra far- anch'essa trionfante nel cammino della civiltà e del progresso e concorrerà
si carico della generale preoccupazione e, nel discorso inaugurale per potentemente alla grandezza della patria italiana.

4 Discorso inaugurale per l'apertura dell'anno giuridico 1874 al tribunale di Palermo, let-
3 Della amministrazione della giustizia nell'anno 1873, relazione all'assemblea genera- to il 9 gennaio 1874 dal Procuratore del Re Girolamo Floreno, Palermo 1874, pp. 29-30.
le della Corte di appello di Palermo letta il5 gennaio 1874 dal Procuratore Generale del Re 5 Berselli, cit., p. 5.
Vincenzo Calenda, Palermo 1 8 74, PP. 46- 4 8 . 6
Ibidem, p. 8.

74 75
Una volta a Palermo, il nuovo prefetto si trova a dovere affron- zi repressivi; nel tentativo di coinvolgere i sindaci, il prefetto pro-
tare una situazione molto più complessa di quanto non avesse im- mette l'invio di nuove truppe e chiede la collaborazione delle am-
maginato nella sua ingenua fiducia illuminista. Rasponi arriva in un ministrazioni perché «in ogni punto del territorio della provincia ci
momento critico, mentre la politica del governo ha un ulteriore for- siano guardie sicure». 9
te calo di popolarità in seguito alla legge che estende alla Sicilia la pri- Rasponi è un esponente dell'opposizione e la sua nomina quasi do-
vativa sulla manifattura dei tabacchi. Solo una parte degli operai oc- veva costringere quel partito a collaborare. Ma è proprio dall'op-
cupati nelle manifatture può essere assorbita nelle fabbriche del mo- posizione che, mentre la Destra resta ad osservarlo in diffidente at-
nopolio, ed è un duro colpo per la fragile economia dell'isola. Invano tesa, il nuovo prefetto viene di continuo attaccato. I giornali, che non
il prefetto cerca di convincere il Presidente del Consiglio Min- si stancano di chiedere l'adozione di mezzi energici per dare sicurezza
ghetti a non estendere il provvedimento a lla Sicilia: «Qui bisogna co- alle campagne, amplificano l'allarme e montano la protesta. 10 Sulla
stantemente combattere l'opinione, purtroppo prevalente, che il difensiva, il governo alza il tiro e il 17 aprile il ministro Cantelli scri-
governo tratti la Sicilia come un figlio bastardo, che cerchi occasione ve al prefetto per chiedere informazioni «intorno alla così detta maf-
di nuocerle». 7 Al governo servono nuovi introiti, e per la Sicilia sta fia ed alle sue attinenze».
già spendendo abbastanza. Il popolo vive in condizioni miserevoli
Il i 6 giugno una delegazione di proprietari incontra il prefetto Ra-
ma, ad esclusione degli internazionalisti, tutti riducono i problemi
sponi, gli chiede di prendere «misure radicali» contro il brigantag-
dell'isola ad una faccenda di ordine pubblico, per cui basta rendere
gio. Denuncia di essere in balia «di una setta formidabile di mal-
più efficiente la polizia.
fattori che in bande organizzate, forti di numero, di armi e di affi-
Il governo ha cambiato il prefetto, rinnovato e aumentato il liati, scorazzano liberamente all'aperto, tranquilli e pieni di sé me-
personale degli uffici, investito dei soldi, si aspetta di ottenere ra-
desimi». 11 Questa è la prima volta che si parla di una setta orga-
pidamente dei risultati. Il prefetto Rasponi si trova a combattere su nizzata per bande: sentendo come intorno a loro cresca un senso di
più fronti: contro il governo e i suoi provvedimenti, contro la dif- sfiducia e disistima generalizzato, i notabili giocano d'anticipo.
fidenza del partito al potere e dell'opposizione, contro la radicata abi- I proprietari chiedono il controllo della violenza, vogliono che lo
tudine a trovare compromessi che nell'immediato sembrano risolvere Stato ne faccia loro delega e per questo hanno tutto l'interesse a mo-
problemi quotidiani, ma a medio termine si erano dimostrati ostacoli strarlo incapace. Si dipingono come vittime, sostengono che per pau-
disseminati a piene mani nel funzionamento della macchina statale. ra non possono allontanarsi dai paesi, non ammettono alcuna re-
Il 22 febbraio del '74, due mesi dopo il suo insediamento, Rasponi sponsabilità. Reclamano sicurezza per i loro averi, pagano le tasse e
invia ai sindaci della provincia una lettera circolare che dovette la- vogliono essere protetti, lesti a mettere in risalto l'inefficienza del-
sciarli perplessi, parlava ufficialmente di cose che di solito era meglio lo Stato tranne poi ostacolarlo non appena si muove. Le misure? au-
tacere e sapeva di rimprovero: «... Coloro che sono chiamati dalla mentare il potere dei militi a cavallo, da loro direttamente control-
legge a rappresentarla [...] adempiano strenuamente il dover loro e lati e simbolo di una gestione privata dell'ordine pubblico: i militi do-
siano esempio agli altri di virtù cittadina e di quel civile coraggio che vevano versare una cauzione con cui risarcire i danni avvenuti nel lo-
non tollera transazione alcuna con gli uomini del delitto e coi nemici ro mandamento, se di un reato non scoprivano il colpevole dovevano
naturali dell'umana società». 8 Appena due giorni dopo, altra lettera
ai sindaci. Mantenendosi anomale le condizioni della pubblica si- 9
ASCM, busta 641, fasc. 82.
curezza nelle campagne, il governo ha fatto ricorso a ulteriori mez- 1° Nella campagna contro il prefetto intervennero i giornali L'opinione, La perseve-
ranza e Il precursore, che diedero ampio spazio alle tesi dei proprietari. Cfr. Berselli, Il
7 A. Berselli, La Destra storica dopo l'Unità, l'idea liberale e la chiesa cattolica, Bolo- governo dei moderati e la Sicilia: la prefettura Rasponi, in Quaderni del Meridione, n. s , pp.
gna 1963, p. 16. 3 - 2 5; n. 4, PP. 347 - 359; n. 6, pp. 560 - 597 ( 1 95 8- 59).
11
8 Alatri, cit., p. 56o. Alatri, cit., p. 567.

76 77
pagare un indennizzo col loro soldo. Così, stavano ben attenti a non non basta oggidì per colpire il malaffare. L'autorità di pubblica si-
farsi troppi nemici; un capobanda perseguitato poteva per ripicca de- curezza - mi si permetta l'espressione - è giocoforza che cospiri con-
vastare un podere, mandando in rovina un comandante e i suoi di- tro di esso». 14
pendenti. 12 Inoltre, i reati denunciati dai militi erano sempre di lie-
ve entità; a Monreale indagano soprattutto su furti di piccole partite Per il ministro Cantelli i più gravi timori vengono dalla Romagna
di limoni, sia frutti che piante da mettere a dimora.l 3 coi suoi sovversivi e dalla Sicilia. Al centro-nord le preoccupazioni
Con uno slittamento di secoli, come nelle lotte fra il re e i suoi derivano dall'Internazionale socialista, basta il nome ad evocare squa-
feudatari all'inizio dell'età moderna, la posta in gioco è il potere. Il dre rivoluzionarie in marcia. Nell'isola le condizioni dell'ordine
prefetto Rasponi, che ha ricevuto dai proprietari numerosi attacchi pubblico continuano ad essere anormali, tutti chiedono provvedi-
e nessun aiuto, li accusa di essere parziali e ingiusti, non sa accat- menti urgenti. C'è la paura che possa scoppiare un moto simile a
tivarsene le simpatie. Da questo momento la rottura è esplicita. quello del settembre '66 e si cominciano a cercare le prove dell'esi-
stenza di tenebrose associazioni che, guidate dalla città, esercitano il
loro potere nelle campagne. Rasponi aveva rassicurato il ministro ma,
3. I crimini diminuiscono, le paure aumentano visti i rapidi progressi registrati dall'Internazionale nelle province in-
2 luglio 1874, rapporto sullo spirito pubblico. festate dalla mafia, sembrava impossibile che le due associazioni fos-
«Strenui sforzi si sono durati di fronte a lla maffia con le sue clien- sero tra loro estranee e le preoccupazioni aumentano di molto. Le ri-
tele e coi suoi pervertimenti», rispetto ai reati commessi nell'ultimo chieste di informazioni sulla setta internazionalista sono costanti, ma-
trimestre '73 si riscontra un certo miglioramento che - scrive il que- fia e opposizione vengono accomunate e l'etichetta associazione di
store Biundi al prefetto - «se non può dirsi sensibilissimo, è certa- malfattori comprende anche i socialisti."
mente foriero e lusinga di maggior benessere per lo innanzi». Gli ul- Durante l'estate del '74 diversi sequestri di persona accrescono
timi fatti accaduti nel circondario non sembrano molto gravi, lontani l'allarme, si teme che possa scoppiare una rivolta. Non si tratta di
dalle imprese dei feroci banditi che riempiono le pagine dei giornali. paure infondate: il carico fiscale e il caroviveri rendono incandescente
Le operazioni dei delegati appaiono coronate dal successo e riportate la situazione nei paesi dell'interno, col rischio che al primo segnale
in bella prosa barocca: bande di rivoltosi si riversino su Palermo. A Termini nella notte fra
il 29 e il 3o luglio vengono esplosi alcuni colpi d'arma da fuoco, è
Una cricca di birbanti insidia e penetra in Monreale nella casa di agiata una richiesta di soccorso per spegnere un incendio che attira in piaz-
e infermiccia vedova, la rende impotente legandola con funi, la deruba di al- za circa 30o armati, credevano fosse il segnale dell'insurrezione. 16
quanti oggetti preziosi e di denaro, e quando è perplessa se strozzare la vit- Il prefetto sostiene che non è aumentato il numero dei reati, anzi
tima o svignarsela baldanzosa del fatto, gli agenti della forza pubblica è diminuito. Ma il governo si sente come accerchiato e pretende che
ghermiscono intera questa ribalda associazione, col plauso di quei comunisti. il problema dell'ordine pubblico appaia risolto, anche per motivi di
decoro internazionale: attraverso l'avvicinamento agli Imperi Centrali,
Sembra però che lo spirito pubblico resti critico e fortemente ne- l'Italia cerca di ottenere un maggiore prestigio e l'isola diventa l'anello
gativo, che non si lasci impressionare dalle tante operazioni anda- più debole di uno Stato troppo fragile. Il prefetto Rasponi non deve
te a buon fine. E allora, «che resta al funzionario di polizia dopo la contrastare il numero dei reati ma la loro percezione emotiva, e non
coscienza di avere adempiuto a tutto il compito suo?» Il questore ha alcuna possibilità di modificare le dinamiche che lo emarginano e
ripropone la vecchia pratica di utilizzare la mafia: «Il solo dovere
14 ASP, AGQ, busta 409.
12 Cfr. la deposizione di Gerra in inchiesta Bonfadini cit., p. 75.
, 15 Alatri, cit., pp. 561 sgg.
13 ASCM, busta 646, fasc. 79. 16 Cfr. Brancato 1956, cit.

78 79
condannano il suo operato al fallimento. Il 3o luglio scrive al ministro accettati nel loro essere sempre immorali, o quanto meno contrari alle
che gli scontri avvenuti fra comitive armate e la forza pubblica norme della civile società [...]. Non avendo norme fisse e regolatrici, ma rav-
hanno portato all'arresto del bandito Massaro Domenico da Monreale. volgendo la maffia tutte le classi sociali con diverse gradazioni e con diversi
Insiste che le condizioni dell'ordine pubblico non sono peggiorate, «e pervertimenti più o meno inclinati sulla via della immoralità, non corrono
neppure l'esagerata importanza attribuita al malandrinaggio in seguito vincoli determinati fra coloro che ne fanno parte.
a due audaci e clamorosi sequestri di ricchi possidenti può autorizzare
Gli aderenti sono inseriti in una rete informale, si riuniscono al-
un giudizio sfavorevole»." Intanto nel circondario di Termini e
l'occorrenza e poi sono pronti a sciogliersi, senza bisogno di ricorrere
Cefalù le bande sembrano agire indisturbate, di sicuro hanno la loro
base nelle vicine masserie. Rasponi ordina di perquisire la masseria del ad associazioni segrete.
barone Turrisi Colonna, cosa che il barone interpreta come un ol- La solidarietà di un'azione o cooperazione qualsiasi è il principale vinco-
traggio. Scrive lettere indignate ai giornali, si dimette dal consiglio lo dominante [...]. La maffia infatti invade tutte le classi della società: il ric-
provinciale di Palermo anche se poi, in una lettera personale a Min- co se ne avvale per serbare incolume dalla piaga del malandrinaggio la sua per-
ghetti, ammette di avere ospitato i banditi. 18 sona e le sue proprietà, o se ne fa strumento per mantenere quella prepon-
deranza che ora vede venirgli meno per lo svolgersi e progredire delle libere
istituzioni; il ceto medio vi si dà in braccio e la esercita, o per timore di ven-
4. La «maffia»: l'analisi del prefetto Rasponi detta o perché la ritiene mezzo potente per acquistare malintesa popolarità,
Il 17 aprile il ministro Cantelli aveva chiesto informazioni «in- o per ottenere ricchezza, o per riuscire al compimento di propri desideri ed
torno alla così detta maffia ed alle sue attinenze»; Rasponi aveva pre- ambizioni; il proletario infine si rende più agevolmente maffioso, sia per l'o-
so tempo. A fine luglio, dopo 7 mesi di permanenza a Palermo, il dio naturale per chi possiede qualche cosa, o trovasi in posizione più eleva-
ta, sia perché abituato a reagire contro l'autorità pubblica. [...] [I manuten-
prefetto è in grado di tracciare un quadro completo, allarmato ma ra- goli] partecipano ai guadagni dei malandrini per timore o per calcolo e sono
zionale, che va oltre i singoli episodi delittuosi e inserisce in i più pericolosi perché, avvalendosi de lla loro rispettabile posizione sociale per
una visione d'insieme. Per Rasponi, «il pervertimento morale e la censo e per carica, proteggono, difendono, scagionano i birbanti.
reazione all'autorità del governo» sono eredità del passato, e la
maffia potrebbe definirsi Il ministro vorrebbe risultati rapidi, Rasponi sostiene che non esi-
stono facili rimedi. Risanare la Sicilia richiede tempo, una diversa
un latente ed esiziale lavorio, mercé il quale [...] persone di ogni classe eser- cultura, il miglioramento delle condizioni economiche. Diventato un
citano e scambievolmente si prestano aiuto proteiforme, senza leggi e nor-
esperto a sue spese, come primo rimedio il prefetto consiglia di ri-
me, a scopo di difesa, per malinteso timore di ambizione, di prepotenza, di
lucro, vendetta, rapina e impunità, servendosi di tutti quei mezzi che la leg- cucire la frattura ormai evidente fra siciliani e governo e di lavora-
ge, la morale, la civiltà, detestano e condannano. re con obiettivi comuni, poiché molto dipende dal contegno delle
classi elevate. 19
Il governo è alla ricerca di tenebrose associazioni, il prefetto nega
la presenza di sette con «legami e patti convenuti»: la maffia g. Il prefetto Rasponi protesta e finisce col dimettersi
non ha norme prefinite, ma si esercita anche sotto forma per così dire di La lucidità delle analisi non serve al prefetto, che diventa oggetto
istintiva ed abituale so lidarietà nell'illegalità diffusa e per atti reciprocamente di una campagna di delegittimazione articolata in due momenti.
Dapprima giornali e opposizione lo attaccano, lo isolano e l'accusano
17 ASP, GP, anno 1875, busta33, fasc. 14.
Berselli 1958-59, cit., p. 351. Le lettere del Turrisi Colonna furono pubblicate sul
18
Precursore del 22 e 23 agosto 1874. 19
Inchiesta Bonfadini cit., pp. 3o - 33.
,

8o 8r
di non essere in grado di prendere provvedimenti. Poi gli si chie- la futura rivolta, con l'accusa di attentato alla sicurezza dello Stato. 21
dono iniziative che abbiano una doppia contraddittoria caratteri- Daquestomn,ciuosrpledtng,Raoi
stica: essere efficaci nell'immediato e non disturbare nessuno, cosa non è più utile. Tanto più che il governo si è indebolito, non può
che forse si può ottenere solo affidandosi a vecchie connivenze. permettersi di difendere un prefetto impopolare di suo.
Mentre il questore gli consiglia di riprendere i metodi di Medici e Il 14 agosto Cantelli chiede ai prefetti di stanza in Sicilia un pa-
cospirare contro la mafia, gli stessi che ne hanno distrutto l'im- rere sull'adozione di mezzi straordinari per ristabilire le condizioni
magine sostengono che il prefetto è isolato e senza autorità. Il mal- dell'ordine pubblico, e sollecita il prefetto di Palermo ad allestire
contento e le accuse di debolezza diventano un coro, il 25 agosto Il una migliore organizzazione contro il brigantaggio e la mafia. Il 28
Precursore lo definisce «un pesciolino fuori acqua o un pulcino agosto Rasponi convoca nel suo ufficio i prefetti di Trapani, Cal-
nella stoppa!». tanissetta e Girgenti: sono concordi nel chiedere un aumento del
Durante l'estate il problema della pubblica sicurezza diventa più personale e l'applicazione delle leggi esistenti, già abbastanza re-
visibile e il potere dello Stato, troppo giovane e troppo tardi for- strittive. Solo il prefetto di Caltanissetta, Fortuzzi, è per i prov-
matosi, appare in ritardo di secoli sul resto d'Europa: una rete a vedimenti straordinari. Da parte sua Rasponi sostiene che da
maglie larghe, spettacolare nella punizione dei rei che vi incappa- brevissimo tempo i nuovi sottoprefetti e delegati hanno dato un di-
no ma inefficiente nel quotidiano controllo e nella pianificazione, verso impulso al servizio e che «nell'amministrazione della pubblica
non appoggiato nemmeno dalle classi dirigenti. Vengono messe gros- sicurezza bisogna assolutamente ripudiare la tradizione, che ha du-
se taglie sugli individui giudicati più pericolosi, cosa a cui viene da- rato a Palermo dal borbonico Maniscalco al questore Albanese, se-
ta la massima pubblicità con manifesti affissi nelle cantonate. In condo cui senza la mafia non può farsi buona polizia nelle città e
uno di questi, diffuso all'inizio di luglio, il prefetto illuminista cer- nelle campagne». E conclude: «Io sono propenso allo sperimento
ca di fare quadrare il cerchio: sostiene che le condizioni dell'ordi- dei mezzi ordinari fino all'estremo limite, temo sotto diversi pun-
ne pubblico a Palermo e nel suo circondario sono migliorate. Però, ti di vista l'unione nelle mani di una sola persona dei poteri civi-
visto che nei circondari di Termini, Cefalù e Corleone recenti ed li e militari» . 22
audaci misfatti delle bande hanno provocato molto sgomento nel- Il primo settembre, le risposte dei prefetti non sono ancora arrivate
la popolazione, chiede la collaborazione dei municipi e fissa «im- a Roma, il governo scavalca il parlamento chiuso per la pausa estiva
portanti premi per chiunque e in qualunque modo riuscirà ad as- ed emana speciali istruzioni che danno maggiori poteri alle autorità
sicurare i più famigerati banditi in potere alla giustizia». Rap- militari, sottoponendo a queste i prefetti. La direzione delle opera-
portati agli stipendi (£ 1.8o0 annue guadagna un delegato di terza zioni è affidata ad un comandante generale in Palermo, in ciascuna
classe) i premi appaiono davvero importanti: per i banditi Vincen- provincia o circondario è istituito un comando di zona e una com-
zo Capraro di Sciacca, Vincenzo Rocca di S. Mauro, Angelo Rinaldi missione di pubblica sicurezza presieduta dal prefetto. Al contempo
di S. Mauro, Gioacchino Di Pasquale di Alia, Antonino Leone di Cantelli cerca di seguire le indicazioni dei prefetti: vengono inviati
Ventimiglia la taglia è di £ 25.000, per Antonino Lombardi di Grat- 1.000 carabinieri in sovrannumero e gli agenti di pubblica sicurezza
teri è di £ 10.000. 20 vengono aumentati «sino all'estremo limite possibile». 23

Sull'onda degli arresti che c'erano stati in Emilia e in Toscana, an-


che in Sicilia per tutto agosto vengono arrestati i probabili capi del- 21 Il due agosto la polizia aveva arrestato i capi del movimento repubblicano e di quel-
lo internazionale, sorpresi in riunione a villa Ruffi, in Romagna. Da vari rapporti del-
la questura, nell'aprile 1874 in Sicilia risultano 14 delle 129 sezioni internazionaliste esi-
stenti in Ita li a, con 3.618 iscritti su un totale di 26.704. Nell'agosto del '76 il numero
20 Il manifesto, datato 2 luglio 1874, in ASCM, busta 641, fase. 82. Brancato 1956, de ll e sezioni era salito a 25 (Alatri, cit., pp. 561-562 e Brancato 1956, cit., p. 414).
22
cit., p. 414, dà notizia della condanna a morte di tre fratelli, Agostino, Rosolino e Vin- Inchiesta Bonfadini, cit., pp. 49 - 58.
cenzo Drago di Alia. Venne giustiziato solo il primo, la mattina del 12 maggio 1874. 23 Ibidem, p. 24.

82 83
Il prefetto Rasponi era partito da Ravenna sicuro del successo, gata palermitana dell'Uditore 34 omicidi su 800 abitanti sono il ri-
convinto che se lo Stato applicava le regole del gioco democratico e sultato della lotta per la guardiania dei giardini, 26 ed è a partire dai ca-
smetteva le connivenze, allora anche i suoi interlocutori siciliani sa- si dell'Uditore che comincia una corrispondenza fra il nuovo questore
rebbero stati costretti a cambiare codici e comportamenti. Nel giro Rastelli e il ministro. Il problema da risolvere è se gli omicidi siano
di pochi mesi si trova a vivere come una cavia, a muoversi entro per- opera di singoli malviventi o di associazioni strutturate. Secondo il
corsi che altri hanno stabilito, e sembra non avere alcun potere di questore, nella borgata dell'Uditore sono all'opera associazioni non del
modificare gli esiti sempre rovinosi delle sue scelte. Rasponi aveva tutto formalizzate (mancano statuti scritti), che hanno però forme e
toccato con mano l'ostilità dei notabili e la loro malafede, avrebbe regole precise, quali il giuramento iniziatico per i nuovi adepti. Il que-
avuto buoni motivi per essere favorevole alle leggi speciali. Eppure store descrive la cerimonia, che rimanda a formule massoniche filtrate
il 7 ottobre scrive a Minghetti: «Alle esagerazioni dei giornali non attraverso la carboneria, e questa è la prima testimonianza su ritua-
si deve rispondere con l'annuncio di misure ad effetto, destinate ad li che poi saranno raccontati quasi identici sino ai nostri giorni.
impressionare chi sta lontano e non conosce la Sicilia, si deve ri- Il neofita è portato nel fondo del barone Turrisi, alla presenza di
spondere coi fatti». Ma si tratta di fatti che hanno lo svantaggio di capi e sottocapi. Uno di questi, estratto a sorte col tocco, gli fa una
essere poco eclatanti: «E opera di tempo lenta ma sicura il restaurare puntura sul braccio o sulla mano per fargli uscire del sangue poi
la pubblica sicurezza in Sicilia per le vie normali; l'altra via che ave- asciugato con un'immagine sacra. Mentre l'adepto giura di essere fe-
te scelto è gravida di inconvenienti e di pericoli». 24 dele il santino viene bruciato, la sua cenere gettata in aria e dispersa
Il 24 ottobre Luigi Gerra, segretario speciale del ministero del- a simboleggiare l'annichilimento dei traditori. Secondo le infor-
l'interno, arriva a Palermo per controllare l'applicazione dei prov- mazioni del questore, l'associazione stenderebbe le sue ramificazioni
vedimenti del 1 ° settembre. Il prefetto Rasponi chiede invano oltre Passo di Rigano e l'Uditore e non tutti gli adepti si conosce-
spiegazioni, si dimette. In tempo per candidarsi a Ravenna alle rebbero tra loro. Per questo è necessario un segnale di riconosci-
politiche di novembre. Ma il governo non l'appoggia e l'ex prefetto mento, un dialogo in codice, «che mostra indole volgare e difetto di
diventa «una bandiera dell'opposizione democratica» contro la po- intelligenza»:
litica illiberale del governo. 25
Con l'arrivo di Gerra l'atteggiamento dei proprietari cambia di - Sangue di Dio! Mi duole questo scaglione! (accennando a uno dei ca-
colpo: volevano misure radicali ma sotto il loro controllo, adesso sen- nini della mandibola superiore)
tono in pericolo la patria siciliana e i suoi diritti. Gerra stabilisce una - A me pure
specie di stato d'assedio: divide il territorio in zone e sottozone, isti- - quando ti doleva?
tuisce commissioni mi li tari con compiti di polizia a cui le autorità am- - il giorno dell'Annunziata
- e dove ti trovavi?
ministrative devono sottostare. Il risultato è una nuova ondata di ar- - a passo di Rigano
resti e deportazioni. - e chi c'era?
- bella gente
6. I rituali di affiliazione: la prima testimonianza - e chi erano?
- Antonino Giammona n. 1, Alfonso Spatola n. 2 etc.
Oltre ai frequenti episodi che vedono le bande protagoniste, nel - e come fecero il misfatto?
1874 avvengono numerosi omicidi all'interno di ambienti ristretti, che - fecero il tocco all'infuori di me e ne uscì Alfonso Spatola. Pigliò una
rimandano a lotte fra gruppi per il monopolio de lle risorse. Nella bor- santa, la tinse col mio sangue, la pose nella pianta de ll a mia mano, la
bruciò. La cenere la buttò per aria.
24 Berselli 1959, cit., P . 34.
25
ßerselli 1 95 8 -59, cit., p. 359. 26
Lupo 1993, cit., p. 56.

84 85
- a chi dissero di adorare? In Sicilia, dove la campagna elettorale fu dominata dalla psicosi
- il sole e la luna delle leggi speciali, i ministeriali si riducono a 6 su 48 deputati. 28
- e chi è il vostro dio?
- un Aria Il 5 dicembre 1874 il ministro dell'Interno Cantelli presenta alla
- e a quale regno appartiene?
Camera dei deputati il progetto di legge per l'applicazione dei
- a quello dell'indice.
provvedimenti straordinari di pubblica sicurezza, che suona come una
Il 18 e il 23 ottobre, invece del ministro è Gerra, in procinto di dichiarazione di guerra contro i notabili siciliani. I provvedimenti da-
arrivare a Palermo, che risponde al questore: «Complimenti! Ora si vano ampi poteri discrezionali alle autorità politiche e di polizia a
apre un vastissimo e intricato campo alle investigazioni delle auto- danno della magistratura, e dovevano essere decisi da una giunta for-
rità. [Bisogna] mantenersi vigili per raccogliere e riannodare le diverse mata da prefetto, procuratore del re e comandante dei carabinieri,
fila che mettono capo a lle sanguinarie associazioni dell'Uditore e del- senza tenere in alcuna considerazione i locali. L'articolo che doveva
l'agro palermitano». 27 fare più paura era il secondo, su manutengoli e favoreggiatori i qua-
li, ancora prima che fosse pronta la documentazione, potevano essere
arrestati per ordine del prefetto.
7. I provvedimenti speciali Cantelli ammette che le misure chieste «non tanto contro gli au-
tori dei reati stessi, quanto contro le persone sospette» possano sem-
Il zo settembre 1874 avviene lo scioglimento delle Camere, l'8 e brare eccessive. Ma
il 15 novembre ci sarebbero state le elezioni politiche. Il programma
di Minghetti verte su tre punti: pareggio del bilancio, riforme che l'esperienza di ogni giorno dimostra che né il numero, né la scaltrezza, né
non comportino nuove tasse, ordine pubblico. Consapevoli che si la ferocia dei malandrini prevarrebbe a lungo contro l'autorità della legge
prepara una sconfitta, i ministeriali cercano di mantenere il potere senza l'assistenza e l'aiuto ad essi prestato da chi, protetto dal vincolo di se-
mettendo a frutto i timori che la parola sinistra evoca nell'opinione greta associazione, pur non partecipando direttamente a lla consumazione dei
pubblica. Ricorrono a tutti i mezzi, ancora una volta la repressione reati, prepara nell'ombra i mezzi, fa pervenire gli avvisi, protegge e rende
della delinquenza diventa un alibi per perseguitare gli oppositori e a sicuri i ricoveri, veglia alle difese.
ridosso delle elezioni vengono arrestati numerosi esponenti inter-
Il ministro ammette che in Sicilia «non vi era peggioramento nei
nazionalisti. A favore delle opposizioni giovano gli errori della De-
stra: una concezione chiusa della vita pubblica, il centralismo, l'au- risultati numerici dei reati», non era comparsa nessuna nuova ban-
toritarismo, soprattutto le tasse eccessive che gravano sui ceti più po- da di briganti ma,
veri. Nel Mezzogiorno si raccolgono solo frutti avvelenati: per la sta- quasi esistesse un piano preconcetto, vari banditi s'erano associati e le lo-
bilità interna era importante che la borghesia meridionale fosse le- ro gesta avevano avuto nuova e maggiore audacia mentre aumentava il pa-
gata allo Stato e il governo, giudicando che attraverso la borghesia nico delle popolazioni [...]. Senza accordare intera fede a coloro che credono
si arrivasse al popolo, aveva cercato di conservarne il favore con una quei banditi diretti e sorretti da sette politiche ed antisociali - come l'in-
serie di compromessi. Ma, più che essere espressione dei ceti po- ternazionale e il clericalismo - sono certamente favoriti da straordinari e ben
polari, la borghesia meridionale era proprio quella che li opprimeva saldi appoggi, tanto da potersi sorreggere e agire frammezzo a numerosissime
e, scontenta del poco prestigio e potere che otteneva all'interno del- colonne di forza pubblica. 29
lo Stato unitario, ormai votava in massa per l'opposizione.
28 Sulle elezioni del 1874 cfr. G. C. Marino, L'opposizione mafiosa, Palermo 1986 (se-
conda edizione riveduta ed aumentata), pp. 126 sgg., ed inoltre G. Procacci, Le elezioni
27 La corrispondenza fra il questore Rastelli e $ ministro in ASP, GP, anno 1875, bu- del 1874 e l'opposizione meridionale, M il ano 1956.
sta 35, fasc. 6. 29 Cfr. Inchiesta Bonfadini, pp. 3-16.

86 87
Le leggi speciali sono un attacco ai notabili siciliani in genere ma I crimini non erano aumentati ma il continuo battere dei giorna-
anche l'ammissione di una sconfitta dello Stato, una sconfessione dei li sul tema della pubblica sicurezza doveva dare l'impressione di una
metodi messi in pratica in Sicilia e dei suoi stessi interlocutori. In- escalation incontrollabile. Sensazione che contagia anche la magi-
fatti, se i banditi sono solo l'aspetto più evidente di una situazione stratura. Nella relazione conclusiva dell'anno giudiziario leggiamo che
omogenea, bisogna ridiscutere sia la politica del governo che la a partire dall'ultimo scorcio del '73 le imprese del bandito Pugliese
clas s e dirigente dell'isola, senza badare alle appartenenze. E si riaf- erano apparse più formidabili; ordinati in numerose bande «i mal-
faccia il problema del bilancio perché, se la classe dirigente non col- viventi hanno spadroneggiato nelle campagne, minacciando di strin-
labora con lo Stato, allora ogni provvedimento sarà vano. gere i popolosi comuni del circondario nelle spire della paura». I cit-
Di fronte a lla grande quantità di proteste che provengono non so- tadini sono in ansia, i terrorizzati viandanti vengono depredati o «in-
lo dalla Sinistra ma anche dall'area governativa, il progetto sulle leg- seguiti col coltello alle reni», lo spavento dei possidenti è universale
gi speciali viene accantonato, per essere poi discusso in aula nel giu- e, anche se qualche bandito è caduto in conflitto o nei lacci de ll a giu-
gno '75 condensato in un unico articolo che Cantelli prepara in col- stizia, le orde brigantesche non sono né distrutte né scomparse. 31
laborazione con Gerra.
Il governo ha solo una fragile maggioranza. Mentre aumenta 8. Il manutengolismo governativo
l'opposizione politica, con i deputati siciliani che diventano una mi-
na vagante, comincia un dibattito conoscitivo sulle condizioni delle In attesa della discussione parlamentare, le reazioni di offesa e le
province siciliane, che porterà alla costituzione della commissione manifestazioni di protesta in Sici lia andavano di pari passo con le po-
d'inchiesta presieduta da Bonfadini. lemiche antimeridionali al nord. A maggio, per dimostrare le sue ra-
gioni e spiazzare le ipocrisie, il governo pubblica una serie di rapporti
Il prefetto Rasponi lascia Palermo nel novembre 1874. Per qua- di prefetti e magistrati residenti nell'isola, a suo tempo inviati al mi-
si tutto il 1875 la prefettura è retta da Agostino Soragni, che lo ave- nistro dell'interno in forma riservata. I giudizi negativi erano con-
va già fatto nell'intervallo Medici-Rasponi. tenuti soprattutto nei rapporti del prefetto di Caltanissetta, che ad
Nel dicembre il ministro Cantelli torna a rivolgersi ai prefetti, ricorda esempio scriveva: «Conosco per lunga pratica il pervertimento mo-
che in passato erano stati concessi tutti i sussidi pecuniari e di uomini, rale di questa popolazione, per la quale l'idea del giusto, dell'onesto
di nuovo chiede il loro parere sulle leggi speciali. Ancora una volta il pre- e dell'onore sono lettera morta». 32
fetto di Caltanissetta si esprime con accenti di autentico disprezzo e raz- 29 maggio è datato un rapporto di Soragni al ministro, chiara-
zismo; gli altri prefetti restano contrari all'adozione di provvedimenti ec- mente a favore dei provvedimenti eccezionali: la mafia che s'insinua
cezionali, si limitano a chiedere il rinnovo e l'aumento del personale giu- e penetra ovunque mantiene vivo il malandrinaggio nelle campagne,
diziario. La relazione di Soragni al ministro è datata 15 gennaio:
è veramente desolante lo stato di avvilimento e di violenza dei territori in-
I reati perpetrati e che compaiono nelle ufficiali statistiche non possono festati dalle bande malandrine. Il manutengolismo di fittavoli e campieri è
dare che una lontana idea delle condizioni reali di questi paesi; il fatto com- di rado forzato. Il punto è la mafia, perché rinnova le assottigliate schiere
plessivo che definisce la situazione si è che i cittadini sono tanto intimori- dei malandrini. Ho visto distrutte nel 1865 le bande del circondario di Ter-
ti dal malandrinaggio che hanno abbandonato, per così dire, la base sicu- mini e dopo 10 anni ho visto nuove e più formidabili comitive. 33
ramente efficace e civile della protezione del governo da loro stimata in-
feriore a ll a forza del malandrinaggio e si sono piegati al malandrinaggio stes- 31
Sull'amministrazione del la giustizia nell'anno 1874, relazione letta alla Corte di ap-
so, sperando di avere minori mali possibili. 30 pello di Palermo dal sostituto procuratore generale del re cav. A. Sangiorgi il4 gennaio 1875,
Palermo 1875, pp. 23 sgg.
32 Alatri, cit., p. 504.
33
ASP, GP, anno 1875, busta 33, fast. 49.
30 ASP, GP, anno 1875, busta 33, fasc. 49.

88 89
La discussione sui provvedimenti speciali fu tenuta in Parla- rusciti senza base per le operazioni, «ma legioni tratte dai quadri per-
mento dal 3 al 16 giugno. Il ministro Cantelli mise in primo piano la manenti di quel vasto e terribile organismo malandrinesco che nel-
drammaticità delle condizioni dell'ordine pubblico in Sicilia: «Ab- le proteiformi spire della mafia involve il civile consorzio, lo con-
biamo in Sicilia 42 battaglioni, la sesta parte dell'esercito attivo. Che turba, lo affanna, lo corrode in tutti i modi».
succederebbe in caso di bisogno ? Come si potrebbe garantire la Si- Il magistrato chiude la sua relazione con un accorato appello:
cilia dal malandrinaggio ?»
Il dibattito fu come un grandioso psicodramma dove il governo Io so che indegnamente ci calunniano tutti quanti, ignorando la nostra
ammise che la pubblica sicurezza a Palermo era stata mantenuta per storia ed il nostro passato. Ci dissero protettori dei ribaldi, dei facinorosi e
dei banditi, quasi che fosse della gente onesta qui perduta la semenza, e tut-
mezzo della corruzione e del manutengolismo governativo, cercando ta la Sicilia divenuta covo di malfattori, hanno scambiato la vittima col com-
di giustificare il ricorso a mezzi illegali con le condizioni di emer- plice [...1. Allora disprezziamo col nobile sdegno di coscienza incontaminata
genza che i passati governi avevano dovuto affrontare. Il ministro la turpe ingiuria di comunanza di sentimenti coi tristi di qualunque risma,
Cantelli dichiarò che «uno dei mali principali che hanno prodotto la respingiamo l'accusa di manutengolismo ma non neghiamo che mafiosi e la-
grave condizione in cui ora si trova quell'isola è l'avere ricorso a que- titanti trovano alloggi e soccorsi per paura. Ribelliamoci, denunciamoli, con-
sti mezzi» 34 e certo l'aspetto più drammatico fu la conclusione: il go- tiamoli. Davanti ai buoni cittadini sono poca cosa, facciamo una lega degli
verno non aveva una classe di funzionari di cui potesse pienamente onesti contro i malvagi. 35
fidarsi, le sue intenzioni naufragavano a causa del personale che lo
rappresentava. Infine la legge venne approvata il 3 luglio 1875 per 9. La cacciata dei vescovi
22o voti contro 203, con l'astensione delle sinistre e specificando che
i poteri al ministero si concedevano solo per la durata di un anno. Al La battaglia per i provvedimenti speciali che nell'estate del 1875 si
contempo si costituì una commissione parlamentare d'inchiesta, combatte in Parlamento ha ricadute anche in periferia, e non solo per
con il compito di presentare i suoi lavori entro un anno. quanto riguarda le preoccupazioni o il risentimento. Infatti, deciso a
A Palermo si moltiplicano gli appelli per scongiurare l'applicazione rifiutare le vecchie connivenze, il governo elimina molte forme di tol-
dei provvedimenti, lo stato d'animo prevalente fra quanti agognano leranza che in nome del quieto vivere aveva sino ad allora praticato.
un po' di normalità è lo sgomento. Rispetto al 1874, lo spauracchio Quando nel 1872 la segreteria di Stato vaticana proibisce ai ve-
delle leggi speciali ha avuto il merito di fare calare il numero com- scovi di nuova nomina di chiedere il regio exequatur, in tutta Italia
plessivo dei reati: «È diminuita l'audacia, la violenza, la ferocia dei si apre un contenzioso fra Chiesa e Stato che, a seconda dei luoghi
misfatti e dei delinquenti, non c'è stato nessun sequestro seguito da e dei personaggi, assume un carattere di ostilità più o meno dichia-
omicidio». Nella relazione sull'amministrazione della giustizia nel- rata. Il buon senso suggerisce di cercare un compromesso, e molti po-
l'anno 1875 il sostituto procuratore del re ammette una graduale ces- litici diventano mediatori fra il loro vescovo e lo Stato. A Firenze è
sazione delle scorrerie brigantesche, dei ricatti, delle sfide. «Il ma- il sindaco ad adoperarsi presso il ministero, altrove basta l'intervento
landrinaggio compresso ha abbassato la baldanzosa fronte, una cer- di un deputato.
ta calma è nell'animo dei cittadini. Ne sia lode al governo e alle trup- Durante il 1875 negli arcivescovadi di Palermo e Monreale si rom-
pe venute a logorarsi nell'ingrato e rischioso servizio». Le bande so- pe il delicato equilibrio, fondato soprattutto sul lasciar correre, sino ad
no state sconfitte: purtroppo non sono una casuale accolta di fuo- allora esistente tra gli arcivescovi e la prefettura. Ci sono nuovi moti-
vi di ordine pubblico o, meglio, sono i motivi di sempre. Solo che, nel
momento in cui lo Stato guarda i notabili come un esercito di complici
34 Alatri, cit., pp. 6o6 sgg.; sulla discussione parlamentare cfr. anche F. Renda, Sto-
ria della Sicilia dal 186o al 1970, volume ii, Palermo 1985, pp. 4o sgg. e D. Novacco, La
35
mafia nella discussione parlamentare del 1875, in Nuovi quaderni del Meridione, n. 1 (1963), Sull'amministrazione della giustizia nell'anno 1875, relazione letta dal sostituto procuratore
9D. 2 7 - 44. del Re cav. A. Sangiorgi alla corte di appello di Palermo il5 gennaio 1876, Palermo 1876.

90 91
e manutengoli, diventa inevitabile riconsiderare il ruolo della Chiesa. dell'ignoranza delle masse per organizzare delle provocazioni. Ven-
Specialmente di quei prelati che si sono sempre mostrati ostili, e in Si- gono quindi proibiti i concerti bandistici, i fuochi d'artificio, le que-
cilia l'ostilità degli arcivescovi sembra avere un peso diverso che in al- stue, le processioni, gli altarini nelle pubbliche vie. D'altronde, è
tre parti d'Italia. Nonostante non abbiano chiesto l'exequatur, sia l'ar- guerra da entrambe le parti. Quando l'arcivescovo Papardi lascia l'ar-
civescovo di Monreale che quello di Palermo pretendono di decidere in civescovado va ad abitare nel palazzo del conte di Capaci in corso
merito all'amministrazione delle opere pie, sostengono che il diritto ca- Calatafimi, il lungo stradone che collega Monreale a Palermo. È a po-
nonico basta a garantire il godimento dei beni temporali. Molto di- chi chilometri dal suo palazzo eppure, poiché la diocesi è tutta
versamente la pensava il procuratore generale del re a Palermo 3ó e la ma- proiettata verso l'interno, ne è già fuori. Il conte di Capaci non è un
gistratura in genere. Messo alle strette, l'arcivescovo di Palermo qualsiasi notabile di orientamento clericale, è un ex ministro bor-
mons. Celesia si dichiara disponibile a chiedere l'exequatur al sindaco bonico a Roma. Organizzatore di complotti e comitati, nella sua ca-
Notarbartolo, che avrebbe poi inoltrato la richiesta al ministero. Il go- sa si riuniscono gli esponenti del partito clericale e i nostalgici in ge-
verno rifiuta, laconico Cantelli scrive: «Sembra che il vescovo non vo- nere: sceglierla come dimora ha un ostentato significato politico.
glia avere contatti con questo ministero». L'arcivescovo di Monreale resta ospite del conte di Capaci per ben
Nonostante le possibili pesanti ripercussioni su quello che si quattro anni. Nel marzo '77 il delegato Bernabò scrive al questore
usava chiamare lo spirito pubblico, lo Stato affronta lo scontro coi che Papardi ha ormai cambiato opinioni politiche e dà prova di mo-
vescovi e caccia dai loro episcopî 33 prelati. Per gli arcivescovi di Pa- derazione e rispetto delle istituzioni. Però nel giugno dello stesso an-
lermo e Monreale si interessa direttamente il ministro, il 21 maggio no il questore segue con attenzione una sua progettata partenza per
scrive a Soragni che entrambi avevano occupato l'episcopio abusi- Roma, classificandola sotto la voce «mene del partito clericale». 37
vamente, cosa che poi non è vera visto che avevano ricevuto il pa- Quando Papardi si rifugia nel palazzo del conte di Capaci, smet-
lazzo dall'economo generale per i benefici vacanti. Date queste te di essere un referente anche solo formale per l'amministrazione
premesse, considerando che la sede vescovile è di regio patronato, della Mensa. Anche la carica di pro-amministratore per conto del-
Cantelli conclude che l'intimazione di sgombero è regolare. l'arcivescovo è vacante da un anno, è morto Antonio Martines che
Dopo ripetute diffide e richieste di proroghe, l'ultima firmata dal- a lungo l'ha tenuta e nessuno gli è subentrato. 3S Sino al 1879 il pa-
l'arcivescovo di Monreale è datata 22 luglio, il 5 agosto 1875 il mi- trimonio della Mensa ricade fra le competenze esclusive del ministero
nistro di grazia e giustizia scrive a Crisafulli, regio economo per i be- delle finanze, che lo gestisce attraverso l'economato generale per i be-
nefici vacanti, di «impartire opportune disposizioni perché l'opera nefici vacanti.
del subeconomo delle diocesi di Palermo e Monreale possa, nella
eventualità che il bisogno il richiedesse, essere avvalorata dalla for-
za». Il 9 agosto Crisafulli può comunicare in prefettura che gli
episcopî di Palermo e Monreale sono stati sgomberati dai rispettivi
arcivescovi. Non è stato necessario l'uso della forza, i prelati si so-
no limitati a protestare mentre lasciavano il palazzo.
Nello stesso mese di agosto viene condotta una capillare offensiva
contro le tradizionali esternazioni religiose. Il questore comunica ai
delegati che le feste sono una sfida del partito clericale, che si avvale
37 Qualche notizia sul conte di Capaci in Alatri, cit., p. 571, e Scichilone, cit., p.
15o. La corrispondenza sulla cacciata dei vescovi in ASP, GP, anno 1875, b. 31, fasc. 7.
36
Lo Stato ha abdicato al solo diritto di nomina, l'exequatur «sta di fronte all'atto Rapporto del marzo 1877 al questore in ASP, AGQ, busta 442. Corrispondenza intorno
della Chiesa, ed è l'abilitazione che lo Stato accorda all'esercizio pubblico, esterno, le- alla partenza di Papardi in ASP, GP, anno 1877, busta 38, fasc. 1o.
gale dell'ufficio intero in tutte le sue manifestazioni» (Sangiorgi 1876, cit., p. zo). 3 La carica verrà poi cumulata da Faro Scarlata (ASDM, FM, busta 379).
'3

92 93
Capitolo terzo agli usurai e a lavorare le terre altrui. 3 Nei primi anni '7o una serie
Monreale di cattivi raccolti aumenta il carovivere, e fa crescere il malconten-
to. Pochi monopolisti mantengono alti i prezzi, vengono arrestati.
Nel 1874 un buon raccolto fa diminuire il costo del pane. 4
Nel settembre del '75 il delegato di pubblica sicurezza Achille Fi-
lippone risponde alle domande del ministero dell'industria e agricol-
tura sui lavoratori delle campagne; scrive che nei dintorni di Monreale
la condizione prevalente è quella di proprietario, poche le gabe lle e le
1. I caratteri della classe media mezzadrie. Nell'ultimo decennio il salario è aumentato di quasi 42 cen-
tesimi al giorno, al momento è intorno alle 2 lire più il vino. Le don-
A Monreale è difficile separare braccianti, piccoli proprietari e
ne lavorano solo per brevi periodi, per la raccolta e l'imballaggio de-
borghesi: risultano predominanti le figure miste, a testimonianza di
gli agrumi o per la raccolta delle olive, ricevono 85 centesimi al
quanto sia difficile mutare la propria condizione sociale. Altrove in
giorno; i ragazzi 42 centesimi. Non siamo nei latifondi coltivati a gra-
Sicilia il possesso della terra implica un passaggio di status, qui la
no, il bracciante lavora quasi tutto l'anno e l'andare a giornata non im-
commissione d'inchiesta del 1867 registra la presenza di una pro-
plica necessariamente miseria, per lo più si tratta di manodopera spe-
prietà eccessivamente frammentata, «piccoli proprietari particellari»
cializzata come potatori e innestatori. I pochi fittavoli sono indebitati
su terreni dati in enfiteusi dalla cattedrale.' Il frazionamento della
coi proprietari, ricevono in prestito frumento che poi conteggiano
proprietà più vicina al paese spiega la poca incidenza di una figura
quando lavorano, e sembra che tutti vadano d'accordo.'
che invece è molto diffusa nell'agro palermitano, il guardiano. Nel
monrealese il guardiano per definizione è quello dell'acqua.
Lasciando sullo sfondo i meccanismi che governano l'econo-
Nel 1866 si erano registrati i primi casi di gommosi, un attacco da
mia-mondo, 6 possiamo affermare che in agricoltura la modernizza-
virus alle radici e al tronco dei limoni. L'unico rimedio era «abbat-
zione dei processi produttivi risulta dalla combinazione di tre fat-
tere gli individui ammorbati e lasciare qualche anno scoperte le fos-
se occupate da lle radici infette, perché si dissolvessero completamente tori: l'estendersi dei rapporti mercantili, l'instaurarsi della pace e
i germi del morbo in parola» 2 e, dopo i forti investimenti per im- dell'ordine su una vasta area e la creazione di un forte governo cen-
trale. Nel caso dell'agrumicoltura abbiamo una produzione destinata
piantare i limoneti, molti proprietari rischiano di andare in rovina.
al mercato, mancano però le altre condizioni. Il modo in cui si for-
Siamo in una situazione di produzione molto limitata e i prezzi lie-
ma lo Stato lascia lo spazio per l'affermarsi di una rete di associa-
vitano, il 187o è l'anno in cui sono più alti. Poi entrano in produ-
zioni informali, che diventano visibili solo quando si forzano gli
zione i nuovi agrumeti e le condizioni esterne favoriscono il com-
equilibri. Passata la crisi la situazione torna normale. Nella secon-
mercio: con l'avvento del vapore i viaggi sono più rapidi, diminui-
da metà dell'800 il Mezzogiorno d'Italia è periferia da secoli e, an-
scono le spese per il trasporto e anche le perdite che si registravano
che se in continua evoluzione, i rapporti centro-periferia all'inter-
nelle lunghe traversate. Il commercio agrumario produce benessere,
no dell'economia-mondo difficilmente potevano essere modificati da
ma nella testimonianza che il sindaco Andrea Di Bella rende alla
commissione del 1875 tutti i contadini sono piccolissimi proprieta-
ri che, non riuscendo a fare risparmi, sono costretti a ricorrere 3 Inchiesta Bonfadini, ed. Iachello, cit., p. 36.
4 ASP, AGQ, busta 461.
5 ASP, AGQ, busta 460.
6
«Nella procura di Monreale (si contano) 952 partite, che si frazionano fra circa 5.000 Sul concetto di economia-mondo, sui rapporti di forza e i meccanismi politico-eco-
persone sparse in tutta l'estensione del territorio di Boccadifalco, Monreale, Parco e Gri- nomici creatori di egemonie e dipendenze cfr. I. Wallerstein, Il sistema mondiale del-
sì» (lettera dell'avv. Puglia al regio economo del 24/1/1880 in ASDM, FM, busta 376). l'economia moderna. L'agricoltura capitalistica e le origini del sistema mondiale dell'economia
2 Alfonso, cit., p. 456. europea nel xvi secolo, Bologna 1978.

94 95
uno Stato fragile. Il sud viveva in un clima di continua emergenza, ma adesso assieme ad altri vi ha l'appalto dei dazi di consumo. Quin-
la soluzione più facile e immediata era di puntare sul nord indu- di, un notabile in piena regola. L'ispettore Sangiorgi' - mandamento
striale, che presentava un tessuto produttivo coeso. L'affermarsi de- Molo - ha dei sospetti sul suo conto, non vuole che dimori nel suo man-
gli agrumi avviene ai margini dell'economia-mondo e per assenza di damento. Ma il Miceli non può confinarsi a Monreale, gli affari an-
concorrenti: si offre un prodotto richiesto dal mercato, che gli altri drebbero in rovina. Sicuramente nei suoi confronti ci sono solo voci ca-
non -hanno. L'agrumicoltura, che permette la crescita e l'afferma- lunniose mosse da invidia, perché «Mice li è onest'uomo, forse il nome
zione di un gruppo di mediatori monopolisti della violenza, a sua lo pregiudica, e per questo in altra epoca ha sofferto qualche breve car-
volta ha i caratteri di una coltura che monopolizza il mercato, cerazione, senza però condanna alcuna. Egli ormai, capo di numerosa
fortemente speculativa. Quando spunteranno i concorrenti la Sicilia famiglia, non ha altro scopo che far vita onesta». 8
verrà inevitabilmente surclassata.
All'interno di questo panorama, Monreale si caratterizza come un
2. L 'amministrazione comunale
luogo dove predomina la classe media, l'enfiteusi ecclesiastica ha crea-
to numerosi piccoli proprietari, il seminario e la presenza del clero ori- Tutti i pettegolezzi, i puntigli e i partiti che dividono questi galantuo-
ginano una tradizione culturale di cui la città è orgogliosa. Dopo mini, hanno l'origine nella brama di vivere in carico della pubblica am-
nità ci sono altri elementi che ne potenziano le caratteristiche di clas- ministrazione. 9
se media, cioè borghesia come si può esserlo in una situazione anomala:
la vastità del territorio comunale, l'essere collegio elettorale con i relativi Dopo l'Unità le amministrazioni comunali, col loro contorno di ap-
collegamenti nella rete del potere, il commercio degli agrumi. Monreale palti e quindi soldi, sono campi privilegiati in cui si esercita il con-
non risente della mancanza di strade e ferrovie che ostacola gli scam- trasto fra gruppi rivali all'interno dei comuni. Nel 1865 il prefetto
bi nelle province dell'interno, solo una strada-monumento la separa dal- Gualterio ne scrive al ministro dell'interno, sono «solo gare indivi-
la lunga via che taglia in due Palermo e conduce al porto. duali, e si riassumono in prevalenze di famiglie, in prepotenze e in
Fattori non immediatamente percepibili come la struttura della aspirazioni alla prepotenza». Il prefetto ricorda il caso di Monreale,
proprietà, un regime delle acque caratterizzato dall'incertezza del di- dove l'amministrazione comunale era travagliata da crisi continue e
ritto, la natura stessa del commercio agrumario con i suoi ampi mar-
si dovette sciogliere il consiglio comunale dopo le nuove elezioni, perché mi
gini di rischio, creano le condizioni perché la classe media si formi
vennero segnalati 5 consiglieri come dilapidatori delle sostanze comunali e
con precise caratteristiche che l'ambiente provvede a selezionare e come - pertanto - dei malandrini; eppure a giudicare dalle memorie dei fat-
affinare. La più visibile è la capacità di adoperare la violenza come ti a cui avevano partecipato s'avrebbe dovuto ascriverli al partito liberale.
strumento per l'affermazione e il mantenimento delle posizioni ac- Però si trovano sotto processo per delitti di sangue e per lo accennato ma-
quisite. L'apparente inefficienza dei regolamenti e degli istituti nutengolismo del malandrinaggio.I°
preposti a lla loro osservanza viene utilizzata da gruppi di violenti, che
l'adoperano per imporre il proprio predominio. Siamo di fronte ad un caso che incontreremo spesso: nel bene e
nel male, non ci si può fidare dei precedenti dei singoli. La politica
Solo un esempio, sui caratteri tipici di un esponente della classe me-
dia. Fra le carte della Questura di Palermo si trova una lettera in difesa
' Si tratta dello stesso Ermanno Sangiorgi che ricoprirà la carica di questore di Pa-
di Salvatore Mice li , proprietario, giardiniere nel territorio di Monreale, lermo e che, in una serie di rapporti compilati negli anni a cavallo tra il XIX e il xx se-
affittuario di molti giardini che coltiva e amministra personalmente con colo, sosterrà la tesi della mafia come organizzazione strutturata (cfr. Lupo 1993, cit.
obbligo di migliorarli, speculatore di agrumi, detentore di una gabella pp. 80-89).
ft
busta 409.
ASP, AGQ,
per il giardino del duca Airoldi in contrada Colli. «A causa dei tristi» 9
busta 435, lettera anonima del 16/2/83.
ASP, AGQ,
ha dovuto per parecchi anni abbandonare la sua patria Monreale, Io Scichilone, cit., p. 168.

96 97
è un campo dove con spregiudicatezza si aggirano individui decisi a sindaco scrive che non vuole più rappresentare un municipio che per
trarre vantaggi da circostanze in rapido mutamento, che prometto- tale fatto passerà alla storia. 13 D'altronde, il conflitto fra Chiesa e
no ascese personali. L'avere combattuto nelle rivoluzioni non implica Stato aveva inevitabili e continue ripercussioni nella vita quotidia-
il successivo adeguamento alle norme dello Stato liberale. Allo stes- na. A partire dal marzo del 1871, eccetto che per la festa del pa-
so modo, sarà un errore cercare nel curriculum del mafioso le stim- trono, sono vietate le processioni. Disposizione che dovette sembrare
mate dell'oppositore politico. un sopruso e non mancò di aizzare il naturale spirito di insubordi-
nazione dei monrealesi, pronto a cogliere le occasioni per proteste ap-
Uno degli strumenti di controllo dei prefetti era la possibilità di scio- pena camuffate da devozione. È rimasta memoria di un episodio, av-
gliere i consigli comunali, provvedimento che il più delle volte risulta venuto l'8 ottobre del 1873.
inutile perché i gruppi di potere locale non tardano a ricompattarsi. Sono le 7 di sera, uno dei parroci della cattedrale sta portando il
Nel 1868 la lista degli elettori monrealesi comprende 390 nomi, ridotti viatico al canonico sig. Modica, accompagnato da otto preti e «mol-
a 353 dopo una verifica sul censo. Il consiglio comunale elegge una to popolo portante mazzi di paglia incendiata, salmeggiando e gri-
giunta che, scrive il questore al prefetto, «è l'istessa che fu sciolta do- dando evviva Gesù sacramentato». Lo spettacolo allarma molto il te-
po aver dato non dubbie prove di regresso e di ogni ostilità alla di- nente colonnello che comanda la truppa di stanza in paese, sempre
sposizione governativa ed al mantenimento della pubblica sicurezza. in attesa di congiure e insurrezioni. In precedenza il delegato Palmeri
I risultati quindi non possono essere che quelli già deplorati»." aveva tentato di convincerlo che in simili casi non era necessaria l'au-
Secondo una delle tante lettere anonime, nel 1870 il consiglio torizzazione: lo stesso si sente in dovere di intervenire, ed ordina al
comunale viene sciolto «perché composto da gente affamata». Il luogotenente di disperdere l'assembramento per mezzo di una pat-
paese appare dominato da una forte maggioranza clericale, diviso da tuglia di bersaglieri. Le modalità di comportamento sono que lle di un
lotte intestine, nessuno che accetti la carica di sindaco. Scrive il esercito che occupa un paese straniero e nemico. E, come spesso ac-
prefto: cade quando una forzata accettazione nasconde la reciproca ostilità,
la comunicazione ci mette poco a degenerare. Di fronte a quegli
Cagione di questa ripugnanza dei buoni ad assumere il duro ed ingrato estranei, che non comprendono quanto li circonda ma pretendono di
ufficio di sindaco in quel comune, sono purtroppo le anormali condizioni di dare ordini, riaffiora la vecchia insofferenza. Va a finire che i ber-
sicurezza in cui trovasi il paese, l'indole perversa ed incorreggibile della mag- saglieri caricano la folla, mentre i preti si rifugiano nella vicina chie-
gioranza di quegli abitanti e il continuo urto dei partiti che spesso trascende
sa di San Giuseppe. Il sindaco scrive veementi proteste al ministro,
a deplorevoli scene di sangue. 12
«iersera arbitrio inqualificabile vieta tornare in duomo viatico pre-
cedente ceri, caricando baionetta popolo devoto, violando domicilio
Il questore Albanese si reca sul posto ma il suo intervento, visto
moribondo viaticato». La tranquillità appare compromessa, è ne-
come un'ingerenza, provoca molte proteste. Il 29 dicembre sarà poi
cessario che la forza pubblica sia rafforzata da un ulteriore distac-
nominato sindaco Antonino Leto Saputo, che si dimette dall'incarico
camento di bersaglieri. 14
il 2 luglio 1871 per un incidente politico: il 21 giugno il sindaco si
Nell'ottobre del 1873 è sindaco Andrea Di Bella, nominato dopo
trovava ai bagni segestani e l'assessore anziano G. Battista Pensato, che il 9 giugno si era dimesso Giovanni Salerno. Il quale aveva di-
«spalleggiato e consigliato da alquanti preti suoi amici», per com-
chiarato di lasciare la carica per assistere il padre ottantenne e seguire
memorare l'incoronazione del papa fa illuminare a festa il palazzo di
meglio gli affari di famiglia; ma le sue dimissioni sono il sintomo evi-
città. Era una provocazione ostentata e, nelle sue dimissioni, il
dente dei conflitti che lacerano il consiglio comunale, dove nessuna

ASP, GP, anno 1870, busta 17, fasc. 21. 13 ASP, GP, anno 1875, busta 32, fasc. 13.
12 2/í1/70, il prefetto al ministro degli interni, in ASP, GP, anno 7870, busta 17, fasc. 21. 14 ASP, GP, anni 1871-73, busta 28, fasc. 25.

98 99
fazione sembra abbastanza forte da imporsi. Andrea Di Bella aveva ruppe in questa esclamazione: qui si ruba, si uccide, si grassa; tutto in no-
fatto parte dell'esercito, il questore di Palermo lo definisce liberale. me del reale governo. 16
In seguito verrà detto debole ma onesto, con parecchi nemici e for-
temente osteggiato in consiglio. Neanche il sindaco Di Bella conclude Due latitanti che sembrano disposti a fare delle denunce, Sante
il suo mandato, si dimetterà il 18 novembre del 1875. In quell'oc- Termini e Pietro Lepre, cadono in un agguato. D'accordo con
casione il questore scrive che aveva molti nemici, non poteva con- Tajani, il pretore di Monreale Salvatore Barraco inizia le indagini.
tentare tutti. Ma questo, in un paese travagliato dai partiti come Viene però convocato dal questore Albanese e invitato a non insi-
Monreale, sarebbe stato difficile da ottenere." stere, perché i due erano facinorosissimi e «ragioni di ordine pub-
blico avevano indotto l'autorità ad ordinare la loro morte»."
3. Il controllo delle risorse
Lo scontro fra potere politico e magistratura che nel 1871 avviene
Monreale è al centro dell'attenzione nazionale nel giugno a Palermo si riflette anche a Monreale. Il 12 agosto il questore Al-

1875, durante la discussione parlamentare sulle leggi speciali di banese trasmette al prefetto generale Medici quanto gli ha comu-
pubblica sicurezza. Le dichiarazioni che l'ex procuratore genera- nicato il delegato Palmeri, che quel pretore «aveva ricevuto severe
le Diego Tajani pronuncia in quell'occasione ne fanno l'esempio istruzioni di processare chicchessia, se mai si trasgredissero meno-
del modo arbitrario e corrotto con cui lo Stato gestisce la pubblica mamente i dettami del Codice e della procedura penale». 18 Il dele-
sicurezza in Sicilia, il simbolo di una società che presenta l'ille- gato di pubblica sicurezza Paolo Palmeri, a Monreale dall'inizio del
galità come tratto distintivo anche negli istituti preposti a tutela 1866, non può appoggiare il questore sino in fondo ma è chiaro qual
delle leggi. A Palermo Diego Tajani era stato il protagonista per- è il potere più forte. E poi l'abitudine a non vedere sindacate le pro-
dente della lotta fra potere politico e magistratura; adesso rivela prie decisioni, privilegio antico della polizia, doveva istintivamente
una sequela di circostanze che il To agosto 1871 erano culminate portarlo ad essere avverso a qualsiasi ipotesi di controllo esterno.
nell'arresto di Salvatore Lo Biundo, comandante della guardia na-
zionale di Monreale, accusato di avere assassinato Sante Termini
l' 1 I dicembre 1869. 16
Discorso di Tajani in N. Russo (a cura di), Antologia della mafia, Palermo 1964,
Secondo Tajani, l'ordine pubblico era mantenuto reclutando i de- pp. 1 35 -1 76 .
Dopo le denunce di Tajani, per conto del ministro il reggente la prefettura cav. So-
linquenti più in vista e dandogli da rappresentare lo Stato: ragni chiede chiarimenti al questore Rastelli. Secondo il questore le accuse sono trop-
po vaghe, comunque: «Sussiste che in un'epoca assai vicina le guardie campestri di Mon-
Si chiamarono le spine più grosse di Monreale. Queste spine più reale fossero cadute in sospetto di appartenere a lla mafia e di favorire i reati anziché con-
correre a scoprirli [...1. Dagli atti risulta che dietro il sequestro di Giovanni Campane lla
grosse erano sei, tutta gente coperta di delitti, tuttavia ad uno di essi si da Monreale, avvenuto il 23 gennaio '71, nonché di altri sequestri di persona e gravi rea-
dette la carica di comandante le guardie campestri, ad un secondo quella ti commessi nella campagna di Monreale, la questura ordinò l'arresto delle guardie cam-
di comandante una specie di guardia nazionale suburbana, ed agli altri pestri di detto comune e il loro scioglimento» (rapporto del 16/9/1875, in ASP, GP, an-
quattro mafiosi si diede quella di capitani della guardia nazionale. Erano no 1876, busta 35, fase. 11).
17 Il processo contro ignoti sull'uccisione di Sante Termini si conclude con un non
tutti mafiosi, ed uniti insieme formavano una bella compagnia d'armati luogo a procedere, «non essendovi tracce da percorrere». Nell'aprile del '71, nomina-
[...]. Quasi tutti i misfatti che accadevano nelle campagne di Monreale ac- to giudice istruttore a Caltanissetta, il pretore Barraco risolleva la questione con un suo
cadevano o colla loro complicità o col loro permesso. Queste compagnie rapporto al procuratore del re a Palermo. Nell'istruttoria in seguito riapertasi Barraco
erano accampate nelle campagne, avevano delle casine. Ed un funziona- dichiara: «Io fui per circa quattro anni pretore in Monreale, cioè da luglio 1867 ad apri-
le 1871. In così lunga dimora mi acquistai una profonda conoscenza del personale non
rio giudiziario che era stato quattro anni colà, in un suo rapporto, pro- solo, ma dei vari fatti che succedevano. Ebbi a convincermi che la pubblica sicurezza rap-
presentata dal questore Albanese cercava di dare tranquillità al mandamento per mez-
zo di segrete violenze, le quali maggiormente alteravano l'ordine pubblico abbastanza
15
demoralizzato» (cfr. Brancato 1956, cit., pp. 386-387 e Lupo 1993, cit., p. 30).
ASP, GP, anno 1870, busta 17, fasc. 21. 18 Alatri, cit., p. 377.

TOO IOI
Nella seconda metà dell'anno continua l'ostilità fra Palmeri e il vicino paese di Parco fomentavano i reati di sangue. 2° Il delegato Pal-
pretore. Circostanza che, nel giudizio del comandante generale meri sembra ben integrato, impastato con un buon senso classista che
della divisione militare di Palermo, avvilisce ulteriormente il già ma- non nasconde. Ad esempio, durante l'estate del '72 nelle contrade
landato ordine pubblico. L'ufficiale ne dà notizia al ministro del- Real Celsi e Giacalone viene segnalata la presenza di tre uomini che
l'Interno, assieme alle sue pessimistiche considerazioni, fanno grassazioni nei vicini stradali. Mancano le denunce ma il
delegato scrive al questore che conosce i loro nomi, per averli rice-
sopra molti reati commessi difficilmente si potrà fare luce, quantunque sia vuti da persone che giudica degne di tutta la fede possibile, visto che
pronta l'istruttoria del pretore, perché essa va a riuscire necessariamente ste- non sono bisognose. 2 '
rile, pel modo con cui si conduce, e pei temporeggiamenti che sono lunga-
mente sfruttati da gente che di proposito inganna la giustizia E...]. In
Monreale, non esistendo più intendimenti conformi fra il delegato e il pre- Nella ricostruzione fin troppo precisa fornita dalla questura,
tore, l'interesse pubblico in atto soffre ed io stimerei cosa provvidenziale che l'anno 1872 vede la nascita della setta degli stuppagghieri ad opera
uno dei due venisse traslocato. del fratello del delegato Palmeri.
Nel 1872 Palmeri è a Monreale ormai da parecchi anni, ha im-
Il comandante Masi teme che si scateni il finimondo. Niente di parato a coesistere con l'ambiente ed è una singolare figura di de-
tutto questo, a dimostrazione del fatto che nei tempi brevi il numero legato-notabile, esemplare non molto diffuso considerato il poco pre-
dei crimini non è da collegare all'efficienza del sistema repressivo. stigio e la bassa paga che offrivano i ranghi del pubblico impiego. Di
Nel rapporto di ottobre lo stesso Masi scrive: «Nella sotto zona di certo Palmeri aveva altre ambizioni, e il loro fallimento finì per av-
Monreale si ebbero a lamentare 1 omicidio, 6 ferimenti, 4 grassa- velenargli la vita. Di famiglia nobile, per 16 anni rimase nel gradino
zioni, 2 furti. Se si considera l'accordo mancato tra l'autorità giu- più basso della carriera, delegato di terza classe nonostante vari pre-
diziaria e quella di pubblica sicurezza, può dirsi che i reati non av- fetti avessero elogiato la sua opera. Ma i prefetti erano di nomina go-
vennero in numero più ragguardevole del passato». A novembre: «La vernativa e cambiavano spesso, per fare carriera non bastava cat-
pubblica sicurezza non fu turbata in modo speciale, essendo avvenute turare la loro benevolenza. E Palmeri ogni volta era costretto a ri-
tre sole grassazioni, su strade differenti. I latitanti seguitano a cominciare, mentre si vedeva scavalcato da individui che non sti-
mantenersi tali, per la solita ragione che gli abitanti sono restii a da- mava. Avanzare nella carriera è un obiettivo costante del delegato
re qualunque indicazione, rendendo vana ogni ricerca». 19 Palmeri. Ma, sarà la poca considerazione che ha dei suoi interlocu-
Il questore Albanese viene incriminato come mandante dell'as- tori, sarà che troppe volte deve ripetere le stesse mosse, a volte i suoi
sassinio di Sante Termini; il processo a suo carico si conclude con la tentativi diventano sciatti nei particolari. Allora invece di essere umi-
dichiarazione di non luogo a procedere per mancanza di indizi, le tende ad assumere un tono sufficiente, che doveva sorprendere
mentre il procuratore Tajani rassegna le dimissioni. A questo punto non poco il superiore di turno.
il delegato Palmeri può tornare a giocare in proprio e col nuovo pro- Dopo lo scandalo Albanese la questura di Palermo è retta dal
curatore Vincenzo Calenda ricomincia i suoi tentativi di fare carriera. procuratore del re Virzì. Che, viste le circostanze della sua nomina,
Essere delegato di pubblica sicurezza a Monreale comporta un ca- vorrebbe portare a termine azioni encomiabili e il 31 luglio sollecita ini-
rico di lavoro non indifferente, il circondario accoglie numerosi la- ziative per la cattura dei latitanti. Palmeri si adatta a malincuore. As-
titanti e ogni tanto si intraprendono grandi manovre per la loro cat- sieme a Giovanni Riolo, comandante delle guardie campestri, il 3 ago-
tura. Nel dicembre del '71 Calenda scrive di Palmeri al prefetto Me- sto è alla guida di un drappello misto di bersaglieri, guardie di pubblica
dici: grazie ai suoi buoni uffici sono stati riconciliati i partiti che nel sicurezza e guardie campestri: battono la montagna della Cannavera

ASP, GP, anni 187o-71, busta 25, fasc. 31.


21
19 ASP, GP, anni 1871-72, busta 24, fasc. 23. ASP, AGQ, anno 1872, busta 667 .

102 103
alla ricerca di due latitanti, Ignazio e Nazzareno Trifirò, che possono ai vari gruppi che si scontrano per il monopolio dell'acqua o per
vantare un'infruttuosa taglia di 1.000 lire sin dal 1868. le mediazioni nel traffico degli agrumi. I delitti rendono evidente
L'indomani Palmeri riferisce al questore che tutti i nascondigli so- la lotta per il controllo delle risorse, sono incidenti di percorso
no stati esplorati senza risultato, «durante il servizio si fu molto pe- che mostrano la violenza dello scontro in atto. Tanti muoiono
nato e si corse pericolo d'insolazione, perché con gli attuali straor- senza che di loro resti neppure il nome, solo qualche indizio che
dinari calori furono percorsi oltre 12 km di montagna. Magari ci fos- non porta a niente. Il 13 giugno del 1875 in contrada Venero, ap-
se stato qualche risultato le fatiche sarebbero state dimenticate, ma pena fuori dall'abitato, viene rinvenuto un cadavere irricono-
non ve ne furono, si rimase molto sofferenti ed io tutt'ora soffro di scibile, semicarbonizzato. Per primi si recano sul luogo i regi ca-
dolori a ll e gambe» .22 rabinieri, che trovano sul corpo tracce di ferite di punta e taglio.
Il delegato Filippone invia il suo rapporto al questore, «si pro-
Nel 1873 il delegato Palmeri viene trasferito, a Monreale troviamo seguono le indagini per accertare a chi appartenesse quando vi-
un funzionario di cui restano solo deboli tracce. Qualche rapporto, vente il cadavere e per assicurare alla giustizia gli autori». Poi, più
qualche tentativo di farsi notare e subito c'è un altro cambiamento, nessuna notizia. 27
al posto del delegato Negri arriva Achille Filippone. 29 giugno 1875, relazione sullo spirito pubblico: «Le condizioni
Degli anni che seguono restano pochi documenti negli archivi di morali del comune sono di gran lunga migliorate per l'arresto di fa-
polizia. Il z 1 gennaio del 1875, in risposta alle sollecitazioni della pre- cinorosi individui spediti al domicilio coatto e per la presentazio-
fettura che richiede l'elenco dei latitanti, il sindaco Di Bella afferma ne di diversi latitanti. Ci sono sempre quelli che cercano di pescare
che l'ordine pubblico è molto migliorato, «ed in atto può dirsi in- nel torbido, ma le loro maligne insinuazioni non danno nulla a te-
vidiabile lo stato della pubblica sicurezza nel comune e nel suo mere, perché lo spirito pubblico è tranquillissimo». 26 Il delegato Fi-
territorio». Cercando al solito di svicolare di fronte a domande pre- lippone minimizza ogni cosa, più volte il questore gli scrive solle-
cise, l'elenco dei latitanti non viene inviato, «perché da quest'uffi- citando maggiore solerzia, lui sembra impassibile. Al questore
cio si sconoscono le particolarità che nella circolare si richiedo- che gli chiede informazioni su Vincenzo Lo Piccolo, il 21 agosto
no». Vengono annotati 12 latitanti notori, fra cui Ignazio e Naz- scrive: «Figura nel numero degli antichi ammoniti, ma siccome in
zareno Trifirò e Salvatore Marino. 23 atto è un milite a cavallo si aspetta che venga licenziato per farlo
Filippone è un delegato prudente, vuole vivere in pace con tutti. riammonire». 27 Dopo una movimentata rissa, un certo Paolo Bru-
Tipico esempio del suo comportamento: in una delle frazioni di Mon- no fugge per i giardini. Non riuscendo a catturare il ricercato, Fi-
reale, ad Aquino, il 15 marzo 1875 rubano 15o piantine di limone. lippone ne spedisce in questura la coppola e il revolver. 28 Tutto si
Nel suo rapporto Filippone scrive: «Il derubato non seppe dare al- risolve sempre nel migliore dei modi: nel settembre Filippone ri-
cun lume sugli autori di detto furto», e la cosa finisce 1ì. 24 ferisce al prefetto che la maffia, disfatta in Monreale per l'arresto
La storia di quegli anni a Monreale è la storia degli uomini che dei capi, aveva stabilito nel comune di Parco la sede di una società,
rappresentano lo Stato, del loro carattere e delle loro debolezze. scegliendo come locale per le riunioni la casa di Gioacchino Romeo.
Il numero dei delitti sembra una variabile del tutto indipen- Ma lui ha provveduto subito, arrestando 5 individui. E non im-
dente dalla politica dei vari delegati, deriva dai conflitti interni porta che poco dopo vengano scarcerati. 29

22
ASP, AGO, anno 1872, busta 669. Ancora nell'ottobre del 1873 il procuratore Virzi 25 ASP, AGO, anno 1875, busta 696.
è reggente alla questura di Palermo (ibidem, busta 724). Notizie sui fratelli Trifirò in ASP, 26 ASP, AGO, busta 461.
GP, anno 1869, busta 19, fasc. 42. 27 ASP, AGO, anno 1875, busta 700.
28
23 ASCM,busta 646, fasc. 82. ASP, AGO, anno 1875, busta 695.
24 29
ASP, AGO, anno 1875, busta 693. ASP, GO, anno 188o, busta 7.

104 105
4. Le guardie campestri Nel giugno del '76, quando a Palermo la carica di prefetto sarà te-
nuta da un uomo particolarmente attento e curioso, il sindaco si tro-
Nel dicembre del 1866 il prefetto Torelli scrive al sindaco di
verà a dover difendere due guardie, Saverio Riolo e Francesco Pe-
Monreale perché si accinga ad istituire le guardie campestri, 30 che con
trigno, dalle brutte voci circolanti su di loro. Il sindaco tace che nel
alterne fortune provvedono alla sicurezza nelle campagne finché nel
'72 il Riolo ha subito un arresto per non precisati motivi e nella sua
1872 non vengono tutte arrestate. Si tratta di un «provvedimento re-
difesa si riferisce solo al padre. Il comandante delle guardie «per i
clamato dalla pubblica opinione a causa del cattivo servizio dei
molti e interessanti servizi resi alla pubblica sicurezza è mal sop-
suddetti agenti, che però furono poi rimessi in libertà senza essere
denunciati all'autorità giudiziaria». 31 portato dalla mafia, e per questo credo poco conveniente privarlo di
un braccio ben forte qual è il di lui figlio, che per il suo coraggio è
Allontanati i più compromessi, nel dicembre del 1873 le guardie
garanzia del padre». 36
campestri di Monreale contano 18 individui alle dipendenze del
sergente Giovanni Riolo. La formula del giuramento che prestano
Le guardie campestri devono garantire la tranquillità delle cam-
davanti al pretore è piuttosto sbrigativa: «Giuro d'essere fedele al
pagne, i molti latitanti che si aggirano nei dintorni ne fanno i de-
re, d'osservare lealmente lo Stato e tutte le leggi dello Stato e di
positari di tanti segreti. Capita abbastanza spesso che il comandante
adempiere da uomo d'onore e di coscienza le funzioni che mi sono Riolo venga invocato come testimone della buona condotta tenuta
affidate». 32 Gli uomini vengono reclutati con un criterio di cono-
durante una latitanza. I ricercati non sono degli emarginati ma uo-
scenza e affidabilità che porta alla creazione di un gruppo amica-
mini in affari, trafficanti e mediatori che le traversie dei tempi e il
le e parentale molto coeso. Grosse lagnanze sul loro conto non se carattere impulsivo hanno fatto entrare in urto con qualche rap-
ne trovano. Talvolta il questore scrive al sindaco lamentando il
presentante della legge.
comportamento di qualcuno «proclive a tradire il proprio manda- Col loro soldo le guardie campestri indennizzano esclusivamente
to» ma si tratta di poca roba, magari uno dei due figli del co-
i furti di beni agricoli, gli uomini comandati da Giovanni Riolo sem-
mandante che si rifiuta di multare un pastore per pascolo abusivo. 33 brano occuparsi solo dei furti di limoni, che sono tanti. Di preferenza
Disoltrcmpaenosb lr,tachen
vengono rubati ancora all'albero, ma capita che si involino mentre
marzo del '74 il questore Biundi le gratifica di un encomio in quan-
nei magazzini aspettano di essere imballati e spediti lontano. 37 La ri-
to «garanzia del mantenimento della pubblica sicurezza in questa
partizione delle competenze è artificiosa: se in un fondo vengono ru-
già travagliata campagna» e le segnala al ministero come le migliori bati i frutti, ad interessarsene e ripagare i danni sono le guardie cam-
guardie campestri della provincia. 34 La loro fortuna è di breve du-
pestri. Ma se vengono prelevati oggetti, un fucile o una zappa, allora
rata. Nel mese di luglio due guardie vengono accusate di omicidio,
le indagini e l'eventuale indennizzo spettano ai militi a cavallo. Se
arrestate in pieno giorno e tradotte in città «senza riguardo di sor-
poi il danneggiato ha un nemico, e quindi dei sospetti, allora il rea-
ta per l'arma di cui facevan parte». Offeso, il comandante Riolo re-
to si inserisce in una dinamica diversa che contempla la vendetta per
clama col sindaco e col questore, protestando che il modo in cui
puro sfregio, e non dà diritto ad alcun indennizzo.
venne compiuto l'arresto «destò l'indignazione degli onesti citta-
Nelle campagne vengono rubati anche alberelli di limone, appena
dini e il gaudio della trista maffia». 35
trapiantati o da trapiantare. Infatti l'alto prezzo dei limoni, la fa-
vorevole congiuntura del mercato, persino la gommosi che falcidia
3° ASCM, busta 641, fase. 79. molte coltivazioni e rende più preziosi i frutti, tutto contribuisce al-
31
ASP, AGQ, anno 1876, busta 703.
32 ASCM, busta 646, fasc. 79.
33
Ibidem.
34 36
ASCM, busta 641, fasc. 79. ASCM, busta 652, fasc. 79.
35
Ibidem. 37 ASCM, busta 478 (guardie campestri 1872-77).

I o6 I07
la creazione di un microcosmo molto conflittuale. Il ripetersi dei fur- «Per la società dei stuppagghieddi, ne ho finora raccolto ventotto. Sto
ti dimostra che non ci troviamo di fronte ad una signoria territoriale ricontando i loro antecedenti. Oggi stesso ne conferirò col pretore,
ben definita, i giochi sono aperti e molti sono i battitori liberi. I rap- per non fare una inutile denuncia sia in tutto sia in parte e poi, do-
porti sullo spirito pubblico dei diversi delegati di stanza a Monrea- mani o domani l'altro, appena avrò compiuto la pratica, passerò al-
le concordano su un punto: i nativi si disinteressano della politica, le formalità per ottenere l'ammonizione giudiziale». 39
badano- solo alla loro industria. È come se l'opportunità di bruciare Sempre alla ricerca di misteriose associazioni, si seguono anche le
le tappe ricorrendo alla violenza politica non fosse più tenuta in gran tracce più labili. Nell'ottobre '73 il delegato Negri scrive che «da qual-
conto e nel traffico di agrumi confluissero tutte le chances per la riu- che tempo nella località denominata la Montagnola andavano ripe-
scita sociale. tendosi con frequenza reati di furto, grassazioni sugli stradali vicini
e minacce a quegli abitanti, senza che si potesse mai conoscerne gli au-
tori, dimodoché regnava un grande sgomento per quella contrada».
g. Stuppagghieddi
Il delegato arresta un contadino, Salvatore Biundo di 24 anni, che de-
Anche prima che esplodesse il caso stuppagghieri, in diverse oc- nuncia 6 complici. Hanno tutti meno di 4o anni, durante l'estate abi-
casioni a Monreale s'erano ricercate le tracce di sette o associazioni tano nelle campagne vicine e fra loro si è formata «una società di di-
criminali. Più volte a partire dal 1872 si allude a sette di stuppagghi vertimento che andavano riunendo ora nel fondo dell'uno ora in quel-
e simili, ogni volta per darle come spacciate dopo l'arresto dei capi. lo dell'altro ove facean progetti per guadagnar denari sia commettendo
Per analogia col nome, «stuppagghi» sono i tappi di sughero, la so- furti per le campagne e case, quanto sulle strade». Naturalmente, il
cietà degli stuppagghieri è qualcosa che torna a galla nei momenti Biundo dichiara di essere ormai estraneo ai vecchi complici. Co-
tempestosi. minciano le ricerche sulla presunta associazione ma non ci sono
prove, e dalla prefettura di Palermo scrivono al questore: «A meno
Il 20 agosto del 1872 alla Carrubella, alle pendici della montagna che questo risulti in seguito ad altre indagini, sulla semplice deposi-
che sovrasta Monreale, avviene l'uccisione di Giuseppe Sinatra, giar- zione dell'arrestato Biundo Salvatore non si può affatto ammettere l'e-
diniere di 4o anni. Un altro giardiniere di 27 anni, Giovanni Col- sistenza di una vera associazione di malfattori in Monreale». 4°
letta, resta gravemente ferito. I bersaglieri sorprendono ed arresta- Il 26 agosto del '74 il delegato Filippone invia al questore di Pa-
no 4 individui, il più vecchio ha 34 anni, che non sanno giustifica- lermo copia di una lettera anonima contro «individui tristissimi, ca-
re la loro presenza. Scrive il delegato Palmeri: «Difficilmente quel- paci di ogni sorta di reato», fra cui due fratelli, due cognati e un
le riposte località potevano essere frequentate da persone oneste ed guardiano d'acqua alla fontana del Lupo, che ordiscono una congiura,
in ispecie poi da coltivatori di agrumi, quando là non esistono altro una piccola strategia della tensione. Si riuniscono nella taverna di Pie-
che piante di fichi d'India». Evidentemente si tratta di un regola- tro Vaglica, hanno lo scopo di
mento di conti, in questo come in tanti altri casi è evidente quanto
fra qualche anno noterà Franchetti: nei dintorni di Palermo a com- turbare l'attuale ordine governativo, con furti continui nello stradone,
mettere delitti non sono gli emarginati ma la classe media, con la nella città e nelle campagne, assassinare la gente colle componende, mi-
nacciare i proprietari colle lettere ed attaccarsi come meglio si può co lla for-
stessa solerzia, attenzione e previdente buon senso con cui altrove za pubblica ma sopra d'ogni altro levarsi di mezzo l'attuale delegato di que-
conduce gli affari e i commerci. 3ß stura e il maresciallo dei carabinieri E...]. Ecco dunque sig. questore donde
Con sorpresa, visto che nel '76 Palmeri sarà accusato di essere il provengono le continue schioppettate nella notte, ecco qual è la compagnia
fondatore della setta, nello stesso rapporto riservato troviamo:

38
39 ASP, GQ, anno 188o, busta 7.
Cfr. L. Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, cit. 40 ASP, AGQ, anno 0872, busta 664.

108 109
armata che scorrazza nello stradone e nelle campagne per i furti, ecco la ma- primere questi tali mafiosi. E diede con le buone maniere nelle mani
no onde emanano le lettere di componenda, ecco le braccia de lla rivoluzione. della giustizia alcuni fuggiaschi da molto tempo e da recente [...1. Se qual-
Le prove? Per ora non si possono produrre, ma essi hanno molte armi in ca- che vile sussurrerà nell'orecchio della S.V. qualche cosa, tutto è menzogna,
sa e in campagna, mangiano e bevono lautamente ogni giorno al di là delle è per disturbare il paese. 43
loro condizioni, vestono di panno e stivaletti fini [...]. Siete in tempo d'im-
pedite i disordini che possono commettere. Se avessero ad uccidere il de- Le informazioni sono essenziali al funzionamento della macchina
legato come si uccise il maresciallo dei carabinieri tempo addietro, che ri- a mministrativa, e sui delegati di pubblica sicurezza grava il peso di
medio ci darete allora? E...]. Essi appartengono alla setta dei Stuppagghi, so- fornire notizie che rendano visibili e controllabili i luoghi spesso lon-
no quasi tutti marcati nella faccia o nelle braccia o nelle gambe per i colpi tani e sperduti da cui vengono inviate. Ai delegati di pubblica sicu-
di rasoio ricevuti o per le schioppettate o per altre armi. 41 rezza viene chiesto un continuo lavoro informativo che confluisce in
Il 31 agosto 1874, vengono arrestati 6 individui e il delegato Fi- rapporti semestrali indirizzati ai prefetti, che poi ne fanno relazione
al ministro. I rapporti seguono sempre lo stesso ordine espositivo: spi-
lippone scrive: «Da che la società degli stuppagghieri, accoltellato- rito pubblico, partiti politici, associazioni politiche e società operaie,
ri, ebbe in questa la disfatta coll'arresto dei capi e dei più mafiosi, stampa periodica, pubblica sicurezza, amministrazione comunale e
Monreale può dirsi ormai un comune dove si sono allontanati i rea- provinciale, opere pie, sanità, carcere, aspirazioni della popolazione,
ti in genere e specialmente di sangue». 42
considerazioni diverse, sempre raccomandando «la massima concisione
nel riferire». Spesso i delegati erano uomini che dal nord civile si sen-
6. Il delegato Savoja tivano catapultati in mezzo ai selvaggi, i rapporti sullo spirito pubblico
Il 29 ottobre del 1875 il delegato Achille Filippone si reca a te- erano una delle poche occasioni in cui comunicavano con le autorità
invece che coi barbari. Al ministero che raccomanda sintesi, il dele-
stimoniare presso la Corte d'assise di Milano. Viene provvisoria- gato di Partinico risponde: «Mi limiterò a dire soltanto la verità dei
mente sostituito dal delegato di prima classe Nicola Savoja, originario fatti, in poche parole, senza belle frasi, e senza rivestirle di ricca for-
di Benevento.
ma, non consentendolo affatto la pochezza dell'ingegno mio». 44
A partire dal I o novembre, Filippone è ancora a Milano, la no- E chiaro che il delegato, specie se di fresca nomina, deve poter
mina di Savoja diventa definitiva, e chissà quali intrighi e pettego- contare su un serbatoio di informatori. Il 7 novembre del '75, pochi
lezzi ci sono dietro, perché subito qualcuno scrive al questore: «A pa- giorni dopo il suo arrivo, Savoja compila un elenco delle persone in-
rer nostro il delegato, venuto in quei pochi giorni che il Filippone fluenti nel paese. A Monreale non ci sono nobili, l'arcivescovo è l'u-
andò a testimoniare, venne certo dalla S.V. a mentire e a far delle nico vero signore. Per secoli i ricchi sono cresciuti alla sua ombra, fi-
trame contro il nostro delegato [...]. Sappiamo che i nostri concit- dando nel suo favore o derubandolo. I notabili del paese sono sud-
tadini non vogliono mai essere trattati bruscamente ma con buone divisi in due categorie, «borbonico ma onesto» e «liberale intelli-
maniere». Altra lettera anonima:
gente». Fra questi ultimi c'è Pietro Mirto Seggio, che per parecchi
Quando venne il delegato Filippone la città si trovava in continui anni ricoprirà la carica di sindaco. Sui partiti politici il delegato Sa-
sconcerti. Il Filippone, con le sue buone maniere e abilità, arrivò a quietare voja scrive: «In Monreale un sol partito esiste ed è il borbonico cle-
il paese che trovavasi in preda di alcuni che, con spirito di mafia, com- ricale. Nelle circostanze tutti i preti, anche i meno influenti, avreb-
metteano la sera nelle pubbliche vie e il giorno nelle campagne delitti e ne- bero superiorità sulle masse». 45
fandezze. Il nostro delegato, che crediamo unico per Monreale, seppe sop-
43 Entrambe le lettere sono nel fascicolo personale di Nicola Savoja in ASP, AGQ, bu-
sta 4456.
41 ASP, GQ, anno 188o, busta 7. 4 AsP, AGQ, busta 461.
42
Ibidem. 45 ASP, AGQ, busta 409.

Ito III
Forse perché è saltata la mediazione di Filippone, più probabil- pere il perché, forse non conosce che i monrealesi vogliono essere carezzati
mente per inciampi interni al precario equilibrio su cui si basa la pa- e non già trattati bruscamente. Noi ci siamo querelati col questore quando
ce, in paese sono aumentati i reati, soprattutto incendi e tagli di pian- richiamò Filippone, ma lui si finse sordo prestando fede ai bricconi e
te. Non appena cala la sera si odono esplosioni d'arma da fuoco, il menzogneri e a tutte le ciance degli impostori. La piazza del duomo è due
14 novembre avviene un attentato contro Giacomo Mammina, un anni che è scavata, per basolarla, ma invano. La giunta municipale scon-
venne con l'appaltatore per causa che voleva qualche buona mancia [...]. La
macellaio di 34 anni. Si trovava nel suo negozio sulla via grande, gli sera si cammina al buio, di rado si vede qualche fioco lampione, le strade so-
sparano dall'esterno colpendolo alla scapola destra e ferendo il suo no piene di fango e fossa. 48
commesso Calogero Sorrentino. Il Mammina viene detto un uomo
dai molti nemici, ammonito come mafioso e sospetto in genere, di si-
curo doveva avere contatti con gli abigeatari. Anche se ferito, si ri- 7. La mancata ammonizione di Pietro Di Liberto
fiuta di rispondere alle domande del delegato. 46 Il delegato Nicola Savoja non si inserisce nel nuovo ambiente, fra
Qualche proprietario riceve lettere di scrocco. Chissà come il de- lui e i monrealesi c'è solo diffidenza. Ad esempio, viene danneggiato
legato Savoja è riuscito a sequestrarne una, che invia al questore: un giardino di limoni in contrada Aquino, gli alberi risultano mutilati
Morreale
ad arte, i proprietari dichiarano di non avere sospetti. Il delegato Fi-
signor don Gilomo noi vennemo a pregallo che remo una poco di giovine e
lippone non avrebbe aggiunto nulla di suo, Savoja scrive: «Ricavo
ni bisognano lire z.000. Si lei li manna e va bene, se non li manna lei none pa- dalle dichiarazioni che essi in qualche modo tacevano la verità». 49
trone ne dilla sua vita e nemmeno della sua robba, perciò badasse di no parla- Il 26 dicembre il delegato denuncia tre individui, Stefano Vagli-
re atrimenti sarete amazato sino dentro paese.47 ca, Agostino Terzo e Benedetto Zerbo, sospettati di avere provocato
guasti al contatore meccanico di un mulino. Uno di essi, Vaglica, è
Visto che non hanno avuto esito le missive indirizzate al questore, ferito senza che se ne sappia il motivo. Inoltre, qualcuno ha confi-
l'anonimo estensore di proteste contro il delegato Savoja si rivolge dato che si sta preparando una di quelle sparatorie che ogni tanto, di
al prefetto firmando un gruppo di cittadini: notte, ricordano ai più che è meglio stare in casa. Alla denuncia di
Savoja seguono indignate le lettere del sindaco Pupella e del preto-
Il paese è quasi avvilito. Gli amministratori di sicurezza pubblica ese- re, che commenta: «Denuncia che mi limito a qualificare come in-
guono gli arresti a loro talento, molti soprusi da loro sono commessi. Il de- genua e fatta con molta leggerezza».'°
legato di pubblica sicurezza non è per Monreale, vi sono questurini che pro- Anche se servono a definire il clima di ostilità che subito si crea
teggono la mafia, insultano la buona gente e fanno sinanco debiti, avvili- attorno al delegato, si tratta comunque di episodi marginali. Un pe-
scono i gentiluomini e la buona gente che badano ai fatti propri. La plebe,
quasi tutta ammonita irragionevolmente, non si sa qual cosa vorrebbe fare.
so ben diverso ha invece la decisione di non guardare in faccia nes-
Qualche misfatto cominciò a sentirsi ad onta di queste vili autorità, e qual- suno e attaccare il procuratore della Mensa, cioè uno degli individui
che pistolettata rimbomba la sera nella piazza e nelle pubbliche vie. Tali co- più potenti del paese, il personaggio mai nominato che controlla la
se non succedevano mentre era delegato in Monreale il sig. Achi lle Filippone riscossione delle rendite della cattedrale e gestisce la distribuzione
[...]. Vogliamo sapere perché fu richiamato mentre teneva in freno la ma- delle acque. Appena il tempo d'ambientarsi e, confortato dall'ap-
fia. Questo delegato attuale chiama la buona gente, la minaccia, senza sa- poggio dei carabinieri, Savoja scrive al questore che l'individuo
più pericoloso in paese, appartenente all'alta maffia e capo di stup-
46 ASP, AGQ, anno 1876, busta 702.
47 ASP, AGQ, anno 1875, busta 699. (Signor don Girolamo, siamo qua per pregarla. 48 ASP, GP, anno 1875, busta 32, fasc. 13; la lettera è del 15/1/1876.
Siamo molti giovani e ci bisognano 1000 lire. Se lei ce le manda, allora va bene. Se non 49 ASP, AGQ, anno 1875, busta 694•
le manda, lei non è più padrone né della sua vita né de lla roba. E stia attento a non par- 50 Ibidem. Il contatore del mulino serviva a calcolare l'importo della tassa sul ma-
lare, altrimenti sarà ammazzato anche dentro il paese). cinato.

1I2 1 13
pagghi, protetto da ogni fastidio grazie all'amicizia del delegato Fi- ticelli, alla proprietà assomma la procura della Mensa e vive da be-
lippone e del pretore, è Pietro Di Liberto. Pare che sia in strette re- nestante. Ha sostenuto l'elezione di Inghilleri, spesso passeggia
lazioni coi noti mafiosi fratelli Miceli, che solo il giorno prima con i fratelli preti». L'annotazione sulle passeggiate coi fratelli
hanno ottenuto il rinnovo del porto d'armi. preti non è una semplice nota di colore, solo 8 giorni prima un col-
La denuncia del delegato Savoja ci permette di avere un ritratto po d'arma da fuoco era esploso contro le finestre della loro casa, un
a tutto tondo di un uomo che appare come il prototipo del mafioso, colpo che non voleva uccidere né ferire, solo spaventare i due ca-
lontano dai profili spesso indulgenti che ancora si adoperano quan- nonici. I sospetti s'erano subito appuntati sul fratello Pietro.
do si parla della vecchia mafia. 51 Le accuse contro il procuratore della Mensa, inconsistenti sotto il
profilo politico, hanno ben altro peso quando restano ancorate ai fat-
Un ostacolo che si frappone all'isolamento e alla definizione del- ti. Il delegato Savoja si decide e il 18 dicembre presenta denuncia per
le caratteristiche del mafioso è che si cerca di farne anche un av- l'ammonizione di Pietro Di Liberto, «perché sospetto capo mafia, av-
versario politico. Le leggi ufficialmente preparate per combattere il verso all'ordine e in relazione con persone di simil fatta. Si sospet-
malandrinaggio servivano contro gli oppositori, e anche al livello del- ta che sia manutengolo di latitanti e ricercati, per imporsi così ad
le indagini si tende a fare coincidere i due profili. Nel fragile orga- ogni onesto cittadino». Il delegato raccoglie quanto la voce pubbli-
nismo statale che si ottiene come risultato di rapide annessioni e de- ca va mormorando su tanti fatti rimasti inspiegati, dall'uccisione di
ludenti rivoluzioni, l'oppositore politico è perseguitato con l'acca- Felice Marchese, nonostante un processo che Savoja definisce «so-
nimento dei deboli e miopi. La sua eventuale forza, la vitalità che se lo voluminoso», a lla morte di un fratello dello stesso Di Liberto e al-
ne poteva ricavare, vengono sacrificate in omaggio a quei tratti il- la recente intimidazione contro i canonici.
liberali che troppo spesso ritornano come una costante della storia La denuncia del delegato Savoja è centrata su tre episodi:
italiana. Ma il mafioso non indossa i panni dell'avversario politico, - avvelenamento di Benedetto Di Liberto, fratello del denunciato;
tutt'altro. Si appropria de lle forme dello Stato liberale e le svuota dal-
- assassinio di Felice Marchese;
l'interno sino a renderle una vuota spoglia. Si pone come interlo- - attentato contro i canonici Di Liberto, fratelli del denunciato.
cutore privilegiato, mediatore per quel consenso sociale che ci si con- Da questo momento comincia una corrispondenza a tre, dove sia
tenta di ottenere, sottile e quasi vano purché immediato. il pretore amante del quieto vivere e a tratti arrogante che l'esa-
Anche il delegato Savoja cerca di fare del Di Liberto un opposi- sperato delegato tentano di convincere il questore.
tore, nella certezza che così l'appoggio dei superiori sarà garantito: Il pretore rintuzza le accuse con sufficienza:
questo è il punto debole de ll a sua denuncia. Savoja, che è uomo scru-
- omicidio di Benedetto Di Liberto: non si tratta di veleno ma di
poloso, non può fare a meno di notare che il procuratore Di Liber- «altra malattia istantanea». Ogni maligna insinuazione ebbe termi-
to ha buoni motivi per essere un conservatore. Non si arrende, con-
ne con l'autopsia.
tinua a cercare le cause di un eventuale scontento. Scava nel passato,
senza troppa fortuna: «Non ho trovato nulla che provasse il coin- - Uccisione di Felice Marchese: «vennero arrestati parecchi in-
dividui con causa a delinquere conosciuta e nessuno fece accuse nei
volgimento del Di Liberto nei fatti del '66 ma la voce pubblica lo in-
confronti del Di Liberto. D'onde dunque germinò questo novello so-
dica come il principale istigatore, in quanto avverso all'attuale ordine
delle cose». Il 13 dicembre 1875 il sindaco Pupella può sinceramente spetto ?»
scrivere: «Non so per quale fine il Di Liberto possa essere attacca- - Attentato contro la casa dei canonici:
to al passato governo. Egli ha un fondo d'agrumi in contrada San- Quando un colpo d'arma da fuoco fu tirato contro le finestre dei cano-
nici Nunzio e Giovanbattista Di Liberto, canonici della Collegiata e il se-
51
Le carte su ll 'ammonizione di Pietro Di Liberto sono in ASP, AGQ, anno 1875, bu- condo anche giurista della curia arcivescovile, interrogati all'istante essi non
sta 6 94. seppero accennare nulla sull'autore di quel colpo. Interrogati un'altra vol-
11 4 I15
ta sul sospetto contro il fratello, protestarono vivamente e respinsero quel condizionano il suo operato nel comune. Il giudice istruttore ordi-
sospetto come perfida insinuazione, dicendo che fra loro fratelli erano na l'autopsia, la causa del decesso viene attribuita ad un colpo
sempre esistite fraterne relazioni.
apoplettico ma, viste le rivalità fra i fratelli e i modi della morte, non
tutti i dubbi vengono dissipati. Comunque, anche da morto Bene-
Il delegato Savoja si trova tutti contro, è costretto a giocare in di- detto Di Liberto torna utile alla famiglia, che può dimostrare come
fesa e giustificarsi. Scrive al questore: «Non feci altro che far rilevare tenga in poco conto qualsiasi regola. Così, in violazione delle norme
il sospetto della pubblica opinione né, se non vado errato, il sospetto sulla sepoltura, Benedetto Di Liberto viene seppellito nell'ex chie-
è provabile se non per convinzione di colui che se ne fece eco». Non
sa dei Cappuccini. 53
sarà piuttosto colpa del pretore, «che si trova qui sin dall'infanzia,
vuole stare in pace con tutti e gli indizi non gli bastano mai? Be- Il pretore non ha accolto la denuncia del delegato Savoja, e tan-
nedetto Di Liberto era in lite col fratello Pietro, il figlio di Pietro to potrebbe bastare. Però Pietro Di Liberto è un personaggio mol-
venne persino arrestato per lite e percosse allo zio, poi quello morì to al di sopra dei tanti ammoniti di cui è pieno il paese, anche se re-
misteriosamente». spinte le accuse contro di lui sembrano inopportune. Così, al di fuo-
ri della procedura d'ufficio, il pretore lo invita a discolparsi perso-
La morte dell'avvocato Benedetto Di Liberto era avvenuta il 3o nalmente. Il delegato Savoja subisce come un affronto questo aper-
marzo di quell'anno, nel bollettino firmato dal sindaco Di Bella si at- to schierarsi, è sicuro che le vendette non tarderanno ad arrivare.
tribuiva ad un'affezione gastrointestinale. Al solito, in questura Chiede il trasferimento, per mantenere il prestigio della pubblica si-
era arrivata una lettera anonima, poi un'altra: «Il paese sa le liti fe- curezza e «perché io non abbia come cittadino a soffrire qualunque
roci, le ire, gli odi e i rancori che correvano tra il morto e i fratelli, umiliazione».
e più col Pietro. Il paese sa di cosa sono capaci quei preti e inoltre Nel memoriale che Pietro Di Liberto indirizza al questore, l'aperto
più il Pietro. Il paese sa delle liti fra il morto e un figlio di Pietro, la richiamarsi ai propri meriti di grande elettore è un chiaro invito a fa-
cui fama è macchiata perché l'opinione pubblica lo giudica assassino re attenzione. Di Liberto si presenta come uomo di condizione civi-
di Gaetano Anselmo». Lettere che si erano moltiplicate finché non le, proprietario agiato, amministratore della Mensa, tesoriere del lo-
era stata avviata un'indagine. 52 cale monte dei prestiti, archivista della congregazione di carità e in-
Il medico del defunto Di Liberto riferisce le circostanze, lascia che teressato in diverse altre opere pie. La sua famiglia è lo specchio del-
siano gli altri a tirare le conclusioni: l'avvocato Benedetto Di Liberto le ambizioni di riuscita sociale del ceto medio improduttivo, la
abitava a Palermo, era venuto a Monreale in casa dei fratelli cano- presenta con orgoglio: un fratello occupa un alto grado nella carriera
nici per seguire certi loro affari comuni. Lì s'era ammalato, ma infine amministrativa ed è pensionato perché malato di nervi; un altro, ma-
sembrava avviato verso la guarigione. La sera precedente il decesso gistrato, è da poco morto (si tratta di Benedetto, della cui morte è ac-
le sue condizioni erano migliorate, tanto che il medico aveva con- cusato); due fratelli sono preti e uno anche cancelliere della curia.
sigliato la somministrazione di un tuorlo d'uovo. L'indomani il Scrive:
dottore viene chiamato d'urgenza, si affretta. Per strada una donna
gli dice che può anche risparmiarsi la visita, il suo malato è morto. Come proprietario e come buon cittadino fui sempre attaccato all'ordi-
Il pretore Orlando Venuti ammette che gli «hanno sussurrato dei ne e al governo. Fui attaccato al governo borbonico per ragione dell'ordine,
sospetti» però, essendo parente dell'estinto, aveva declinato ogni in- come per la stessa ragione lo sono all'attuale governo e ho sempre gridato
carico. E per noi questa informazione a margine sulla sua parente- morte ai ladri e agli assassini. La mia posizione sociale di proprietario e am-
la col Di Liberto apre uno spiraglio sull'intreccio di relazioni che ministratore della Mensa mi mette in contatto con ogni sorta di persone e

53 Il 10 marzo del 1876 è il prefetto Gerra a lamentarsene col sindaco (AscM, anno
52 I documenti su lla morte di Benedetto Di Liberto in ASP, AGQ, anno 1875, busta 693.
1876, busta 652, fasc. 78).
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specialmente giardinieri, sui quali se ho avuto qualche influenza di questa Il delegato Savoja è il solo a parlare dell'acqua, a collegare il po-
mi son giovato perché in questo collegio fossero risultati deputati dell'ordine tere del Di Liberto al suo controllo e a vedere un'organizzazione nel-
così detti governativi. Il sig. duca di Gela, il compianto sig. Caruso, l'attuale la rete di legami che il procuratore mantiene. Per il resto, anche
deputato Inghilleri ebbero nelle elezioni il mio concorso e due di loro
quando ci sarà il processo contro la setta degli stuppagghieri non si
possono farne testimonianza. Altresì l'ex prefetto Gualterio, l'ex prefetto
di Rudinì, il questore Pinna, il consigliere delegato cav. Soragni ed altre au- chiarirà mai qual è l'oggetto attorno a cui si scatenano gli interessi,
torità che mi onorano della loro fiducia e confidenza. e gli omicidi si collocheranno sullo sfondo di un centro vuoto.
Ebbene sig. questore, io, propriamente io, sono stato già chiamato dal
pretore di Monreale per essere ammonito giudiziariamente in seguito a de- Dal zo ottobre la carica di prefetto di Palermo è ricoperta da Lui-
nuncia dell'autorità locale di pubblica sicurezza! Qui metto argine alla gi Gerra. Nell'aria c'è una diffusa ostilità e anche negli uffici il cli-
foga dell'animo mio, perché temo di soccombere alla bile e al crepacuore! ma deve essere teso, c'è la psicosi delle leggi speciali. Gerra era sta-
[...].
L'animo mio onesto rifugge anche la discolpa di tante e gravi nefan- to il collaboratore più fidato del ministro Cantelli, aveva personal-
dezze e mi scoppia il cuore al solo pensarvi [...]. Son manutengolo di bri- mente contribuito all'elaborazione del progetto di legge sulla pubblica
ganti! Ma dove sono i briganti in Monreale? Ma si dice davvero o dobbiamo sicurezza. Inoltre, Gerra era stato in Sicilia per coordinare e con-
credere che siamo in un manicomio? [...]. Dunque un fratricida son io? Mi trollare l'applicazione dei provvedimenti emanati il 1° settembre: ba-
gela il sangue nelle vene e temo seriamente per la mia salute.
stava molto meno per essere considerati nemici.
Gerra, che aveva appoggiato il questore Rastelli nella indivi-
Su Felice Marchese decisamente esagera: «Dico in prima che non
duazione delle sette dell'Uditore, sostiene che a partire dal circon-
ebbi mai a conoscere quel tal Marchese», e chiude minacciando di
querelare l'autorità giudiziaria. dario di Palermo una rete di associazioni si allarga verso l'interno del-
la Sicilia. In linea con la filosofia che ispira il suo progetto di legge,
Il delegato Savoja è costretto a difendersi. Per la morte di Be-
nedetto Di Liberto può riferirsi solo alla voce pubblica, ma il prefetto non si limita ad eliminare i banditi ma cerca di colpire
l'humus in cui prosperano. Ad esempio a San Mauro, patria della ban-
sulla morte di Felice Marchese [...] non è concepibile che il Di Liberto ab- da Rinaldi, vengono arrestate più di 4o persone con l'accusa di ma-
bia coi suoi rilievi a far mancare di non conoscere Felice Marchese, giac- nutengolismo. Sono i parenti del capobanda che, da poverissimi che
ché è noto come quest'ultimo era al servizio della Mensa, di cui il Di Li- erano, ostentano un inspiegabile benessere. Il prefetto mette in
berto è qui il supremo rappresentante. Marchese era alle dipendenze del Di discussione quella zona grigia su cui ricadono i benefici delle attività
Liberto, [...] è forse in seguito a gravi rivelazioni del Marchese che si fa uc- illegali, quando con poco rischio i redditi lievitano e le proprietà si
cidere costui. moltiplicano. E adesso notabili e giornali di opposizione, che durante
la prefettura Rasponi avevano accusato il governo di essere debole
Attentato contro i canonici: e incapace, gridano al tradimento delle istituzioni liberali.
L'eco del contrasto che a Monreale oppone il delegato al pretore
In seguito alla morte di Benedetto Di Liberto i contrasti fra Pietro e i ca- arriva sino al prefetto Gerra, che il 3o dicembre scrive al questore:
nonici si sono acuiti e allora Pietro, credendosi escluso dall'eredità, col noto
suo atteggiamento maffioso ha commesso l'attentato di cui sopra. Il pretore di-
«Il grave disaccordo fra il delegato di pubblica sicurezza e il preto-
ce che i colpi sparati contro le loro finestre furono esplosi in seguito ad una ris- re è un fatto eccezionalmente grave, per se stesso e per le conse-
sa, ma tutti videro che non c'era alcuna rissa. Questa reticenza o meglio que- guenze a cui potrebbe dar luogo, tenuto anche calcolo della località,
sta malizia per me come per ogni altro onesto funzionario dovrebbero di- eccezionalmente pericolosa, ove il fatto stesso si è verificato». Il pre-
chiararsi inqualificabili [...]. La Mensa arcivescovile e l'acqua irrigatoria sono fetto chiede informazioni su Di Liberto e anche su una voce preoc-
e saranno le sorgenti di ricchezza del Di Liberto ma senza prepotenza, senza cupante giunta al suo orecchio, che il procuratore della Mensa ha sa-
maffia e senza camorra questa sorgente produrrebbe poco, e la tanto vantata puto in via riservata quale risposta avrebbe ricevuto la sua pratica.
ricchezza potrebbe anche svanire se la giustizia avesse qui il suo pieno vigore. Si tratta di un punto cruciale, è evidente che Di Liberto ha le co-
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noscenze giuste e intrattiene rapporti con quelle cariche che do- un'ammonizione ma per attirare l'attenzione di Gerra. E non è finita.
vrebbero controllarlo. Insomma, è uno di quei manutengoli appar- I carabinieri rincarano la dose e, anche se confondono la figura del-
tenenti a civile condizione che Gerra è deciso ad avversare. Tutto di- l'oppositore po li tico con quella del mafioso, sono d'accordo col delegato
pende dalla risposta del questore. Rastelli, che era stato il solerte ese- Savoja nel ritenere il Di Liberto un individuo decisamente pericoloso.
cutore delle intuizioni di Gerra, ha una posizione di attesa neutra- Scrivono che l'opinione pubblica gli è sfavorevole, «è di fatto ritenu-
le e -si limita a una puntigliosa precisazione su quanto suona come to per individuo affezionato all'antico ordine delle cose, intrigante, in-
una critica al suo ufficio: «Egli ha parlato con me soltanto, ed io mi fluente assai per estese aderenze maffiose, anzi designato come capo del-
sono limitato a dirgli che, esaurite le incombenze richieste dalle cir- l'alta maffia». Nemico dei fratelli, comp lice nell'omicidio di Felice Mar-
costanze, si sarebbe provveduto in conformità alla giustizia». chese, «egli ha in Monreale un partito favorevole nella classe maffio-
sa ed avversa all'attuale ordine de lle cose, ma per contro le persone dab-
La denuncia per l'ammonizione di Pietro Di Liberto è del 18 di- bene lo vedono assai di malocchio, e ne hanno anche timore».
cembre 1875, nel giro di pochi giorni le informazioni, i chiarimen- Come in un mosaico ancora incompleto, le tesi dell'accusa stanno
ti e le accuse si inseguono ad un ritmo concitato. prendendo forma. A disposizione del questore ci sono abbastanza ele-
3 I dicembre è datata la relazione di Giovanni Riolo, comandan- menti per prendere una decisione contraria a Di Liberto. Tanto più
te delle guardie campestri: che il prefetto Gerra è alla ricerca di sette da eliminare e quella che
offre il delegato Savoja è l'occasione per sgominarne una importante,
Il Di Liberto è un impiegato della Mensa arcivescovile di Monreale col perseguendone il capo sulla base di formidabili indizi. Il questore de-
quale impiego si ha fatto una fortuna, che unita al suo patrimonio lo fa cre- cide altrimenti, forse per le oggettive aderenze e pressioni che Di Li-
dere uno dei più ricchi di quel comune. Aggiunga essere un avaro. Da que- berto riesce a mettere in moto. O forse per ostilità contro il prefetto,
sto l'invidia di tutta quella massa di galantuomini che vive parassita in Mon- per non dare forza alla sua teoria sulla rete di associazioni che copre
reale e che per afferrare un impiego farebbe qualunque cosa. Per il suo im- la provincia. Il questore, che era stato un gratificato segugio quan-
piego è stato obbligato a trattar coi preti ed essendo questi visti come ne-
do si era trattato di scoprire le associazioni dell'Uditore, diventa un
mici del nuovo ordine, il Di Liberto viene tacciato di complicità.
Nei disordini del '66 fu chiamato a far parte di un certo comitato, ma co- filtro che blocca le informazioni quando, nel clima di preoccupazione
noscendo che lo volevano per scroccargli del denaro si negò. Nemico dei fra- e risentimento provocato dalle leggi speciali, la scoperta di un'as-
telli? Niente di sicuro [...]. Alcuni dicono: "egli è amico di taluni affiliati sociazione con tanto di notabile a capo rischiava di dare ragione a
della cosiddetta setta de' stuppagghiari, come sarebbero i fratelli Miceli e Gerra e alla sua teoria. Allora le leggi speciali non sarebbero più sta-
e li dirige", altri dicono che si tiene amici costoro perché dubita di te un'ingiustizia subita, rischiavano di apparire necessarie.
quella setta essendo ricco, ma né li protegge e tanto meno li dirige ma li ac-
carezza pel proprio utile. Non è uomo da congiurare perché avaraccio e an- Il 5 gennaio 1876 il pretore Orlando Venuti risponde ufficial-
che la perdita di un centesimo lo dispiacerebbe. mente alla richiesta di ammonizione contro Pietro Di Liberto. «As-
sunte le più accurate e coscienziose informazioni, [...] i fatti ac-
Anche se il delegato Savoja scrive che «il comandante è noto amico cennati nella detta denuncia devono dirsi per lo meno immaginari.
del pretore e del Di Liberto», nel rapporto viene ammesso più di quan- L'opinione pubblica è favorevole al Di Liberto, e lo qualifica come
to si neghi. Nel ruolo dell'oppositore politico il procuratore della buon uomo. Egli appartiene a civil casato monrealese e, come colui
Mensa è poco credibile ed è convincente, nella sua banalità, il motivo che ha molto da perdere, è attaccato all'ordine». Il delegato ha rac-
per cui Di Liberto non congiura. Il comandante dei militi dà per colto i suoi sospetti «da fonte ignominiosa e impura», la sua richiesta
scontata l'esistenza di una setta, ne indica alcuni componenti, riporta viene respinta perché infondata.
la voce che Di Liberto sarebbe il loro capo e comunque di sicuro in re- Ormai i giochi sono fatti, non c'è bisogno di fingere che poteva
lazione con loro. Ci sono abbastanza elementi, non solo per decidere su andare diversamente. Il delegato Savoja incontra per strada il pre-
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tore, che gli dice: «Voi siete stato leggiero nel denunciare il Di Li- Gerra dovrebbe essere messo sull'avviso dalla particolare carica del
berto. Prima di fare ciò dovevate prendere da me l'imbeccata». Sa- Di Liberto ma, forse troppo occupato a seguire casi più evidenti,
voja si affretta a riferire l'episodio al questore, rinnovando la sua ri- prende il contrasto fra pretore e delegato come uno dei tanti ostacoli
chiesta di trasferimento «perché il fatto potrebbe portare a qualche che si frappongono al funzionamento della pubblica amministrazione
conseguenza che non potrei prevedere». Ma il questore non si im- e si rimette al questore, in cui mostra di avere piena fiducia.
pressiona più di tanto, ormai lo ha abbandonato. Gli scrive: «Invi- Il 22 gennaio 1876 Nicola Savoja ottiene un permesso di 15 gior-
to la S.V. a prendere esatta conoscenza del ricorso - il memoriale ni, subito dopo viene trasferito presso l'ufficio provinciale di pubblica
scritto dallo stesso Di Liberto - onde approfondire le informazioni sicurezza di Siracusa. A Monreale lo sostituisce il delegato di seconda
con la massima coscienza e calma, quali sono richieste dalla condi- classe Antonino Braga, da Arezzo. Nel verbale di consegna il delegato
zione sociale della persona e dalla gravità del provvedimento. Non Savoja si permette un ultimo appunto: dopo circolari, materiale di can-
vorrei che la S.V. prestando facile orecchio a relazioni partigiane si celleria, due tavoli e tre cassoni, un armadio dipinto di rosso e il ri-
fosse fatta eco di accuse vaghe ed inconsistenti». E aggiunge: «Nul- tratto del re dichiara di consegnare anche un divano di tela pelle, in-
la risulta in questo archivio a suo carico». servibile; una sedia a braccioli, inservibile; dodici sedie dipinte di gial-
Si chiude così il fascicolo sulla mancata ammonizione di Pietro Di lo, inservibili; un lume a gasolio, senza tubo; alquanta legna che una
Liberto. Una continuazione esiste però nell'incartamento personale - volta aveva dato forma a diverse sedie, fradice sin dal 1874.."
informazioni riservate - di Nicola Savoja.
Perduta l'occasione di catturare una vera setta con tanto di no-
Il 6 gennaio del '76 il delegato Savoja chiede un lungo permesso, tabile a capo, il prefetto Gerra continua a cercare nel circondario le
addirittura un mese, senza specificarne la ragione: per interessi par- prove della ipotizzata rete di associazioni malandrinesche che copre
ticolari, non portando a supporto vecchi padri malati o mogli par- la Sicilia E incalzato dalla necessità di ottenere dei risultati, rischia
torienti, i motivi che più di frequente ricorrono nelle domande di di vedere società mafiose in tutti quegli addensamenti sociali che si
congedo. Inoltre, non rispetta la via gerarchica e si rivolge diretta- formano sulla base di un lavoro o un comune mezzo di sopravvi-
mente al prefetto. venza. Ad esempio, a Misilmeri sembra accertata l'esistenza del-
Il prefetto Gerra ne scrive al questore, che risponde: «Per le qua- l'associazione detta fontana nuova. Il i° febbraio il prefetto chiede
lità generali del Savoja e per il profitto che ne ebbi a trarre sia in Pa- informazioni su quella che chiama una specialità di mafia, gli spara-
lermo che in Monreale, vedrei con piacere che la superiorità si de- cellai. Il questore gira la richiesta al delegato, che risponde:
terminasse ad allontanarlo definitivamente dalla giurisdizione di mia
dipendenza». Il 1 2 gennaio altra lettera del questore a Gerra: Mai ho sentito da alcuno far menzione di una società di mafia detta de-
gli sparacellai». Sono «persone che vanno per le campagne a raccogliere ver-
Dal pretore di Monreale mi si partecipa che il delegato Savoja non si pe- dure che poi rivendono in paese e anche a Palermo, sono individui rozzi e
rita di tenere in pubblico discorsi sconvenienti all'indirizzo mio e del suo facinorosi, ma non formano una società di mafia [...]. Si vuole che in que-
predecessore il delegato Filippone. Egli si sarebbe permesso di dire che ha sto paese vi siano 2 società, la fontana nuova e la badia. La più antica è la pri-
raccolto quanto basta per rovinare il Filippone e la sua famiglia. Quanto a me, ma, composta dagli elementi peggiori, la seconda si dice nata per difendersi
che ha tanto in mano per farmi saltare, al quale scopo si recherà fra breve a Ro- dall'altra e si compone, almeno a quello che si riferisce e senza essere ga-
ma. Nuove preghiere io pongo alla S.V. perché un funzionario siffatto, che rantita l'esattezza, di elementi giovani e meno facinorosi e si sospetta che
non saprei definire se più stolido o tristo, abbia al più presto un'altra de- a capo possa esservi un prete. Qualcuno ritiene che l'antica banda della fon-
stinazione fuori da questo circondario. 54 tana nuova abbia anche una cassa e un cassiere e che si serva dei denari che
vi vengono depositati per mantenere le famiglie di quei che vengono arre-

'4 ASP, AGO, bust a 456. 55 ASP, AGQ, busta 394, fascicolo personale del delegato Braga.

I22 1 23
stati. Per non dare nell'occhio con le adunanze gli ordini vengono fatti cir- esposto alla vendetta dei malvagi, un individuo in odio alla mafia».
colare da un individuo all'altro. Queste sono le notizie imperfettissime e Non ottiene alcuna risposta, torna a insistere: «Senza porto d'ar-
dubbie che ho potuto a poco a poco raccogliere. 56 mi lo si lascerebbe indifeso, esposto alla vendetta dei tristi che mai
non perdonano». 58
8. Alla ricerca dell'equilibrio: lo stile di comportamento
La tecnica di far finta di niente, aspettando che l'interlocutore si
Appena arrivato a Monreale, contro il delegato Braga comincia il stanchi, viene applicata dall'amministrazione comunale in tutti i suoi
balletto delle lettere anonime. Una, firmata «i cittadini monrealesi», rapporti con l'esterno. Prima ancora del calcolo su vantaggi e svan-
lo accusa di incapacità: «Vogliamo Filippone, bravissimo, che assi- taggi c'è il rifiuto di sottoporsi a qualsiasi richiesta che, in quanto
curò alla giustizia briganti fuggiaschi dal 186o. Forse è destino proveniente da fuori, assume comunque il carattere di una limita-
che in questo paese non si possono avere cose buone». 57 zione. Si tratta di un comportamento che raggiunge livelli di per-
Il delegato comincia a mandare i suoi rapporti sul taglio di qual- fezione quando l'interlocutore è un rappresentante dell'ammini-
che partita di limoni, vengono recise 507 viti ma il danneggiato non strazione centrale. Allora il non rispondere diventa una questione di
ha sospetti e quindi non può dare indicazioni. Scoppia qualche in- principio. Si possono fare molti esempi: nel 1865 si tratta di una se-
cendio sempre casuale, il delegato non fa domande e non s'immi- rie di disposizioni che tentano di aumentare la sicurezza negli stra-
schia. Nella sua voglia di andare d'accordo con tutti piglia qualche dali e nelle campagne, dalla prefettura scrivono: «Non essendo
scivolone. Come quando accorda parere favorevole al rinnovo del pervenuto riscontro di sorta, con la presente la prego di bel nuovo
porto d'armi dell'ex guardia campestre Benedetto Scarpello, lo de- di un cenno di risposta» .' 9 Nell'aprile del 1874 cadono nel vuoto i
finisce stimato da tutti senza considerare quanto spesso la stima può ripetuti inviti dell'ispettore provinciale, perché vengano inviati i da-
scolorire nel timore. E d'altronde i delegati si trovano a dovere de- ti sulla guardia nazionale. Il prefetto Rasponi è costretto ad inter-
cidere su casi che non possono ben valutare, tanto più che, scrive venire, ricorda che la comunicazione dei dati è obbligatoria, «devo
Braga al questore, «nei moti anarchici del settembre '66 rimasero credere che le S.V. non vorranno mostrarsi ancora inadempienti co-
preda de ll a vandalica distruzione tutte le carte di quest'ufficio». Su
me hanno fatto finora». 60 Nell'aprile del 1875 il reggente di pre-
Benedetto Scarpello viene fuori una lunga sfilza di precedenti: nel fettura Soragni protesta perché il comune è ancora sprovvisto di re-
1862 imputato per l'assassinio del milite a cavallo Pietro Di Giro- golamento edilizio 61 e persino l'accomodante delegato Braga si la-
lamo, nel 1866 partecipa ai moti e pare sia complice nell'assassinio menta col sindaco per il mancato rispetto di leggi e regolamenti. Il
dell'ispettore governativo, nel 1869 imputato di grassazione, nel 21 marzo Braga nota che, anche se vietato sin dal giugno '65, in pae-
1871 arrestato per sequestro di persona, nel 1872 arrestato assieme se continua l'uso di seppellire i morti all'interno delle chiese. Invi-
a tutte le guardie campestri del comune, nel 1873 ha una ferita d'ar- ta il sindaco a fare depositare in municipio le chiavi delle cripte e a
ma da fuoco «per non dichiarato motivo». segnalare gli inadempienti. Cosa che non dev'essere andata per co-
Messo di fronte al passato dell'ex guardia campestre, il delega- me il delegato s'aspettava, se i1 3o luglio dello stesso anno dalla pre-
to Braga deve sentirsi come un uomo costretto fra due scelte fettura si rimprovera il sindaco che non vigila come dovrebbe «sul
ugualmente penose. Scarpello sa essere convincente, alla fine Bra- pernicioso abuso di dare sepoltura ai cadaveri all'interno delle chie-
ga scrive perorando il rilascio del porto d'armi: del resto la sua re- se». 62 Il 18 luglio del '76 il delegato protesta col sindaco perché non
putazione è ottima, il censo discreto. «Quest'ufficio riconosce
come assoluta necessità il non lasciare senza mezzi di difesa, 58
ASP, AGQ, anno 1876, busta 703.
59
ASCM, busta 56o, fasc. 53.
56 C0 ASCM, busta 638, fasc. 6.
ASP, AGQ, busta 434. 61
ASCM, busta 646, fasc. 83.
57 ASP, GP, anni 1875-81, busta 61, fasc. 63. 62 ASCM, busta 652, fasc. 78.

124 125
viene osservata una «provvida disposizione» di pubblica sicurezza, 28 giugno '76, rapporto sullo spirito pubblico: a Monreale le con-
che prevede la patente e la divisa per i cocchieri di piazza.G 3 dizioni della pubblica sicurezza sono soddisfacenti, la popolazione
L'unico caso di risposta solerte è del 25 febbraio 1876, per una non si occupa di politica ma solo di trovare maggiori guadagni per la
volta ottimisti. Il prefetto Gerra aveva chiesto a lle amministrazioni propria industria agricola. 66 Fra soli due mesi esploderà il caso
comunali di compilare un prospetto sulle acque potabili. Da Monreale stuppagghieri.
si risponde che ci sono acque ottime, sorgenti da rocce granitiche,
limpide, fresche e di sapore gradevole. L'acqua è abbondante («non
solo non ne fa mai difetto ma non occorrono precauzioni per assi- 9. Pietro Mirto Seggio diventa sindaco di Monreale
curarsene e la fonte può dirsi inesauribile»), fornita da sorgenti in- Anche se non ufficiale, fra i monrealesi e il questore c'è un rapido
terne (Canale, Arancio e Pozzíllo) ed esterne (S. Rosalia e Calcera- aggiornamento sulle opinioni e gli affari più interessanti, una forma
no), portata in paese da ottimi condotti. Per lavare i panni le donne di comunicazione che le autorità non possono ricambiare ma sem-
si recano a Venero, distante 30o metri, dove ci sono molte sorgive brano tenere in grande considerazione. Si tratta di lettere anonime
di ottime acque. In sintesi: «La catena delle alte montagne che cir- particolari, spesso non si limitano ad accusare qualcuno ma offrono
conda questa gran valle somministra un immenso numero di sorgive un'analisi della situazione. A scriverle sarà il farmacista o qualche im-
di ottima acqua potabile». 64 piegato, un civile che la sera nel casino di compagnia raccoglie gli
umori circolanti e li mette in bello stile.
Al principio dell'estate 1876 si cerca ancora di scongiurare l'ap- In occasione delle elezioni amministrative per il triennio 1876-78
plicazione del decreto che, sin dal i° luglio 1873, autorizzava la ret- l'atmosfera si fa vivace ed è tutto un fiorire di anonimi al prefetto,
tifica del territorio monrealese a vantaggio dei comuni limitrofi. Si per «mettere in guardia le autorità superiori nella scelta del novello
è arrivati a questa data grazie alla consumata abilità esibita dal- sindaco».
l'amministrazione comunale nell'ignorare le richieste, ma adesso dal-
la prefettura e dal ministero arrivano numerosi solleciti per la con- Monreale è divisa in 2 partiti, liberale l'uno e reazionario l'altro. Il pri-
segna di documenti su ex feudi e tenute. Nell'aprile del '75 il reg- mo composto da un numero sparutissimo e slegato, numeroso e disciplina-
gente di prefettura Soragni scrive che sarebbe spiacevole se, conti- to il secondo. Modesti e riservati i liberali, arroganti e faccendieri i rea-
nuando ancora a perdere tempo, si dovesse ricorrere a un commis- zionari [...]. Un Gaetano Macaluso, un Antonino Leto Saputo e oggi un Do-
sario esecutivo. Il 26 maggio insiste: «Non credo che il ritardo menico Pupella si avvicendano al governo della cosa pubblica [...], [ma] ri-
frapposto da codesto municipio nello ammannire i documenti possa chiami alla mente sig. prefetto i processi pubblici del 1866 e allora potrà co-
tornare utile agli interessi del comune» ,65 noscere chi fossero i Leto, i Pupella, i Di Giovanni ed altri non pochi af-
Monreale riesce a resistere sino al 3 ottobre del 1876, quando il filiati in società segreta che appellasi società del cuore.
giornale Lo Statuto scrive che una apposita commissione ne ha Richiami sig. prefetto i processi politici del 1866, e troverà i Pensato im-
putati del furto della carta da bollo rubata in quei giorni luttuosi all'ufficio
smembrato il territorio assegnandone una parte ai comuni di Ma- del registro [...]. L'impunità dei delitti politici e criminali ha ingrossato le
rineo, S. Cristina Gela, Piana degli Albanesi, S. Giuseppe, S. Ci- fila della reazione e la rende audace [...]. Sappia sig. prefetto che i reazio-
pirello, Montelepre, Giardinello, Partinico e Borgetto. Palermo ot- nari monrealesi mutano di colore come i camaleonti. Essi sono plastici: col-
tiene Pietratagliata e quella parte di Boccadifalco che apparteneva le autorità sciorinano idee liberali, col popolino si mostrano quali sono [...].
a Monreale. Badi sig. prefetto. I reazionari monrealesi sono sottili e vaporosi, in tutto
penetrano, in tutto si infiltrano [...]. Stia in guardia sig. prefetto. I rea-
63 Ibidem, fasc. 79
.
zionari si affaccendano per avere un sindaco della loro parte. Se riusciran-
64
Ibidem, fasc. 78.
65
Ibidem, fasc. 83. Sulla legge del 1873 e le pretese dei comuni limitrofi, vedi Mo-
difiche della circoscrizione del territorio di Monreale e dei comuni finitimi, Palermo 1875. 66
AsP, AGQ, busta 461.

126 I 27
no nel loro pravo intendimento, allora le cose qui a Monreale andranno nel La nomina di Pietro Mirto Seggio avviene sotto i migliori auspi-
migliore dei modi possibili.G7 ci. Il 27 marzo viene investito della carica direttamente da Gerra, nel
palazzo de ll a prefettura:" inginocchiato a capo scoperto, la destra sui
Una lamentela costante è che «per mezzo della cabala e dell'in- vangeli e alla presenza di due testimoni, Pietro Mirto Seggio diventa
trigo gli amministratori sono stati sempre gli stessi», portando il co- sindaco di Monreale per il triennio 1876-78.
mune alla rovina. «In quel municipio esistono che per ben caratte-
rizzarli dovresti chiamarli lupi rapaci». 68
Nel marzo del 1876 il prefetto Gerra dichiara alla Commissione
d'inchiesta che la compilazione delle liste elettorali amministrative
era uno degli strumenti con cui si aggirava il controllo statale e si va-
nificava l'accentramento. «Per impedire ai consigli comunali di as-
sumere rilevanza politica la legge prescriveva l'obbligo di rinnova-
re ogni anno un quinto dei componenti, nonché la metà della
giunta municipale e della deputazione provinciale. La risposta dei
gruppi locali era la estrema irregolarità de ll e liste elettorali», in-
farcite di non aventi diritto che, in attesa di controlli, continuavano
a votare anche in caso di reclami.G 9 Di sicuro Gerra si riferisce an-
che a Monreale. In quegli stessi giorni si preparavano le elezioni am-
ministrative e il prefetto aveva ripetutamente invitato il comune a
fornire le liste perché fossero controllate dalla deputazione pro-
vinciale. Invano aveva chiesto che fossero inviate «con sollecitudine,
esattezza e imparzialità». Forse per interesse, forse per l'abitudine
a lasciar cadere inviti e sollecitazioni, le elezioni si erano svolte su-
gli elenchi precedenti. 70 Al momento di nominare il sindaco la
scelta è assai ristretta, il questore scrive che «innumerevoli e con-
traddittori reclami esistono a carico del consiglio comunale di
Monreale, il quale contiene nella maggioranza individui dai principi
retrogradi e di dubbia condotta morale». Questore, pretore e ca-
rabinieri propongono la nomina di Pietro Mirto Seggio, l'on. In-
ghilleri, che è suo amico, lo dice unico per quel posto. Il prefetto
Gerra scrive che Monreale è «comune fra i peggiori della provin-
cia», se egli non riesce nessun altro potrà farlo. Sono tutti d'ac-
cordo, anche l'ex sindaco Di Bella lo raccomanda.

67 ASP, GP, anno 1875, busta 32, fasc. 13.


68
Ibidem.
69
Inchiesta Bonfadini, ed. Iachello, cit. pp. 6o-61.
70 Il zo luglio, visto che le liste elettorali amministrative non erano ancora state in-
viate, le ritira un usciere di prefettura. A carico del comune bisogna pagargli un peda-
tico di £ 6. (ASCM, busta 65o, fasc. 5o). 71 ASCM, busta 647, fasc. s.

I29
128
Capitolo quarto poggiarsi ad una classe sociale. Il personale politico moderato aveva
La Sinistra al potere la sua base in ristretti gruppi di proprietari agrari centro-setten-
trionali, sostanzialmente indifferenti sia alle pretese delle frazioni
borghesi più avanzate in senso capitalistico che al decentramento am-
ministrativo chiesto dalla Sinistra, portatrice di istanze democrati-
che ma talvolta espressione di gruppi locali reazionari e antiunitari,
specie al sud. I moderati al governo avevano una ristretta base sociale
e scontentavano un po' tutti: i primi a soffrire della loro politica tri-
1. La caduta della Destra butaria erano gli interessi locali, per la tendenza a scaricare su pro-
I modi in cui si era realizzata l'Unità e i problemi che il nuovo vince e comuni spese che originariamente erano a carico dello Stato,
Stato si era trovato ad affrontare avevano creato un clima da ac- mentre si tentava di sottrarre parte delle entrate dalle casse dei co-
cerchiamento, con i moderati che mantengono il potere mentre si muni. La Destra aveva mantenuto il potere per 16 anni, convinta
succedono le emergenze: la lotta contro la Chiesa, il raggiungi- della propria elitistica superiorità e staccandosi sempre più dagli in-
mento del pareggio, la questione dell'ordine pubblico nel meridione, teressi dei vari ceti sociali. La mancata alternanza del partito al po-
il riconoscimento internazionale... un accavallarsi di problemi dal- tere e la persecuzione degli oppositori era stato uno degli errori più
l'incerta soluzione che generano un atteggiamento di difesa dello Sta- gravi che, mentre privava lo Stato di preziose risorse, aveva causa-
to un crescente malumore verso la politica del governo.'
to appena formato, un arroccamento dove le necessità del centro fan-
Infine il principale obiettivo de lla Destra viene raggiunto, il 9 mar-
no passare in seconda linea altre esigenze. Giudicando che fosse in
zo 1876 il ministro Minghetti annuncia alle Camere l'agognato pa-
gioco la sopravvivenza dello Stato si erano accettati molti compro-
reggio. Risultato importante, ma che non basta a prolungare la vita
messi, e l'incombente fallimento finanziario aveva spinto a subor-
del ministero. Il 18 marzo il governo cade, va al potere la Sinistra e
dinare ogni altro obiettivo al conseguimento del pareggio.
si forma il primo governo De Pretis.
Per non alienarsi le simpatie dei ceti medi, che avevano il diritto Con la caduta della Destra diventa fondamentale allargare la
di voto, era più facile accertare e colpire le rendite basse che le alte base del governo. E da parte del Paese reale c'è la riscossa degli scon-
e l'imposta sulla ricchezza mobile agiva in questa direzione. Infatti, tenti, in primo luogo della borghesia meridionale che sino ad allora
pur suscitando le proteste della borghesia, dal momento che prelevava non aveva ricevuto molti favori. Nel primo ministero della Sinistra
il 13,2o% sia su un reddito di 700 lire che su uno di 40.000, grava- i meridionali sono ampiamente rappresentati: Nicotera all'Interno,
va soprattutto sui redditi più bassi. I possidenti si lamentavano del- Zanardelli ai lavori pubblici e Majorana-Calatabiano al ministero del-
le sovrimposte locali sulla fondiaria, ma in Sicilia l'imposta fondiaria l'agricoltura, in rappresentanza degli agrari siciliani.
e le sovrimposte relative avevano una bassa incidenza, come pure le
tasse su vacche e buoi posseduti dai proprietari; una maggiore inci-
denza l'avevano i dazi sulla farina e sui muli, in genere di proprietà 2. Una scomoda Commissione d'inchiesta
dei contadini. Molto peso avevano le imposte indirette, nel marzo del
1876, al momento della caduta della Destra, i tributi indiretti co- La Commissione d'inchiesta del 1875 ebbe un destino per più ver-
stituiscono il 65% de lle entrate tributarie. Particolarmente odiate so- si ingrato. Varata dalla Destra dopo molte titubanze, fu investita dal
no la tassa sul sale, che porta nelle casse dello Stato 75 milioni
l'anno, e quella sul macinato che dà un gettito di 83 milioni. 1 Cfr. G. Carocci, Agostino De Pretis e la politica interna italiana del 1876 al 1887, To-
Al di là delle singole motivazioni, ciò che divide la Destra dal- rino 1956, pp. 22 sgg. e Sereni, cit., pp. 63 sgg. Cfr. inoltre G. Marongiu, Storia del fi-
sco in Italia. La politica fiscale della Destra storica (1861-1876), Torino 1995 e G. Luzzatto,
l'opposizione e ne provoca la caduta è il suo aclassismo, il non ap- L'economia italiana dal 1861 al 1894, Torino 1968.

130 131
cambio del partito al potere e il 3 luglio del '76, ultimo giorno uti- boicottano. Dal canto loro, dopo avere teso la corda sin quasi a spez-
le, presentò i suoi risultati ad un governo di Sinistra. Esigenze ed zarla, i proprietari si presentano come campioni degli interessi ge-
equilibri politici che avevano presieduto alla sua formazione erano nerali dell'isola e non ammettono alcuna responsabilità, mentre il lo-
mutati, era ormai fuori moda. Al momento dell'insediamento era ro punto di forza è la capacità di vanificare l'azione dello Stato a li-
sembrato che fosse chiamata a dare delle risposte, a prospettare una vello locale.
soluzione. Il governo aveva dato ordine che al suo arrivo in Sicilia Anche nelle testimonianze più volenterose, le cause appaiono trop-
fosse festeggiata nei modi più solenni, accolta da un battaglione di po complesse da affrontare e si cerca di limitarsi ai risultati. Con qual-
fanteria con musica e bandiera, non dimenticando il rituale colpo di che sgomenta perplessità. Il procuratore generale Calenda riflette
cannone. I nove componenti, fra cui due siciliani, erano animati da che non si possono moltiplicare all'infinito gli ammoniti, perché poi
grande buona volontà. Dal 4 novembre al 22 febbraio si sobbarca- non si possono sorvegliare, e l'ammonizione diventa inutile se non è
rono molti disagi, affrontarono l'inverno piovoso e le sommarie vie accompagnata da stretta sorveglianza. Invece, la testimonianza del que-
di comunicazione dell'interno, cercarono i motivi della continua store Rastelli è quella di un uomo d'azione: nega che la situazione sia
emergenza in cui viveva la regione. allarmante, «ci sono i reati che ci sono sempre stati». Per mantenere
Furono surclassati da due dilettanti, sia pure di grande talento queste insoddisfacenti condizioni sono necessari carabinieri, guardie,
che, armati di lettere di presentazione e poco tenuti alle convenienze pattuglie miste di carabinieri, guardie di pubblica sicurezza e soldati,
politiche, potevano andare in giro e chiedere «come si fa ad essere le vetture corriere devono essere scortate dai carabinieri, le strade per-
siciliani?». E, mentre le conclusioni della Commissione per voler con- corse e sorvegliate da soldati e militi a cavallo, le campagne costella-
tentare tutti finirono per non soddisfare nessuno, le analisi di Fran- te da drappelli di truppa, senza contare i bersaglieri stanziati nei pae-
chetti e Sonnino davano dignità sociologica e spessore teorico alle po- si che circondano la città. Una moltitudine di uomini che sorveglia, in-
sizioni della Destra. Se nell'immediato scontentarono molti, col vestiga o reprime, a seconda dei corpi. Sembra un paese nemico
tempo finirono per diventare le uniche ad essere ricordate. presidiato, e il questore vorrebbe aumentare il distaccamento. I com-
missari chiedono cosa succederebbe se si levasse tutta questa forza, per-
I lavori della Commissione avvengono dopo che si è consumata la ché una provincia, una città, non possono vivere per sempre come in
frattura fra Stato e notabili siciliani, quando ormai è stata elabora- stato d'assedio. A parte ogni altra considerazione, costa terribilmen-
ta la teoria sulla rete di sette mafiose che copre la provincia e se ne te. Ora, il problema è proprio questo. Perché, se si dovesse ritirare la
cercano le prove, incalzati dalla fretta: perché questa volta non si truppa, «tutto l'elemento cattivo si scatenerebbe».
tratta solo della caduta di un governo, quando un altro se ne può fa-
re. Stavolta è nell'aria la caduta rovinosa del partito che per 16 an- Presidente: ci sono associazioni?
ni ha avuto il potere. Alle elezioni di novembre la Sicilia aveva vo- Questore: ci sono que lle piccole mafie divise in diverse frazioni o comuni.
tato in massa per l'opposizione: dimostrare che è coperta di asso- Presidente: i porti d'arme vengono concessi con troppa faci lità, non c'è un
vero controllo sul numero degli ammoniti. Ci sono complicità con la questura?
ciazioni mafiose equivale a trovare una causa per il perdurante, ir-
Questore: l'ho inteso ripetutamente. 2
risolvibile problema dell'ordine pubblico, e anche una spiegazione che
penalizzi le opposizioni. La Sici lia coperta di sette mafiose è una sem-
Dalla lettura delle deposizioni emerge l'immagine dello Stato co-
plificazione comprensibile per un problema che rifiuta di lasciarsi ra-
me macchina complessa, che bene non funziona a nessuno dei
zionalmente spiegare. La debolezza dello Stato sta nel presentarsi
come una struttura accentratrice, che però non_ può avere come uni-
ca risorsa la costrizione e la repressione. Non volendo disturbare gli 2 Testimonianza del questore Rastelli in Inchiesta Bonfadini, cit., pp. 397 407. Le af-
-

fermazioni del procuratore Calenda in ibidem, p. 358. Sui lavori de lla Commissione d'in-
equilibri già costituiti, ne derivano compromessi e transazioni tali che chiesta cfr. inoltre P. Pezzino, Una certa reciprocità di favori, Milano 1990 e, sempre di Pez-
infine lo Stato si ritrova ad essere rappresentato dagli stessi che lo zino, La tradizione rivoluzionaria siciliana e l'invenzione della mafia, in Meridiana n. 7-8, 199o.

132
133
suoi molteplici livelli. Ma non si può essere troppo severi: il governo incapacità, le proteste circa l'onore infangato, le bordate al governo
di Destra che aveva varato la Commissione vedeva i notabili come e gli attacchi erano stati quotidiani e, anche se Rasponi si era dimesso
manutengoli, quello di Sinistra da poco formato ha propositi ripa- per protesta contro le leggi speciali e Gerra era stato uno degli esten-
razionisti. Così la relazione finale salva i proprietari: i manutengo- sori del progetto, le differenze fra i due personaggi erano state
li non si devono confondere con le vittime della paura. Ogni re- poco considerate.
sponsabilità viene scaricata sullo Stato, che ha un apparato re- Quando la Sinistra va al potere i giornali d'opposizione diventano
pressivo disorganizzato, una burocrazia malpagata e poco affidabile, di colpo governativi: sino a quel momento avevano esasperato la que-
è permeabile alle pressioni esterne. Se l'ordine pubblico continua ad stione dell'ordine pubblico facendone un'arma di pressione, adesso so-
essere un problema la responsabilità è tutta sua, perché non sa ga- spendono il giudizio e scelgono il silenzio. Ilio marzo 1876 esce però
rantire la sicurezza. il primo numero di un nuovo giornale dichiaratamente di Destra, Lo
Statuto organo di stampa dell'Associazione Costituzionale di cui era
3. Un giornale all'opposizione
presidente il marchese di Torrearsa, che condurrà una singolare
campagna stampa durante la prefettura Zini. Il suo motto è ordine con
Con la rivoluzione parlamentare del marzo 1876 cambia il tipo di libertà, tanto per segnare le distanze dalla protesta gridata e talvolta
rapporto fra classe dirigente siciliana e Stato, quindi anche il modo in malafede che aveva caratterizzato i giornali di opposizione.
in cui lo Stato affronta e gestisce il problema mafia. Si tratta di un La questione che subito qualifica il nuovo giornale è quella della
passaggio storico di importanza essenziale, un cambiamento che si at- pubblica sicurezza, e non a caso: al livello più immediatamente
tua attraverso momenti a volte drammatici per l'asprezza dello percepibile in Sicilia, lo scontro da cui la Destra era uscita perden-
scontro che a Palermo oppone gli esponenti della Destra diventati op- te riguardava soprattutto le leggi speciali. Lo Statuto concorda con le
posizione e la nuova Sinistra al potere. valutazioni che avevano portato alla loro promulgazione e conduce
Il momento in cui chiare emergono le differenze è, subito dopo la una analisi precisa e impietosa sul modo in cui il problema dell'ordine
rivoluzione di marzo, la prefettura Zini. Pochi mesi dal maggio al di- pubblico era stato gestito dalla Sinistra. Il giornale pratica quella che
cembre 1876, finora mai analizzati. 3 oggi viene definita educazione alla legalità ed ha l'ambizione di
creare fra i suoi lettori un orgoglio consapevole, che porti al rifiuto
Per cercare di ricostruire gli avvenimenti, gli umori e gli schie- di prassi quotidianamente accettate. Gli articoli dello Statuto non so-
ramenti, è estremamente interessante osservare la politica dei gior- no pubblicati in seguito alle emergenze della cronaca, si tratta di ana-
nali. Durante la permanenza a Palermo degli ultimi due prefetti di lisi complessive che tendono a bonificare l'ambiente: non attaccano
Destra, Rasponi e Gerra, era naufragata l'intesa fra notabili e go- i banditi di strada ma quanti li appoggiano ed aiutano. Il 16 aprile
verno, la proposta di leggi eccezionali che il ministro Cantelli aveva scrive: «Se le mura dei gabinetti dei questori, dei prefetti, dei se-
presentato alla Camera colpiva quella zona opaca in cui per comodità, gretari generali e dei ministri dell'interno potessero parlare, quante
abitudine, incapacità a rompere i vecchi legami o paura, vivevano persone che il volgo crede autorevoli cadrebbero nel discredito per
troppi notabili. La stampa era stata ferocemente critica, le accuse di avere usato tutta la loro influenza a vantaggio di assassini abietti e
di grassatori di strada!»
3 In Marino, cit., troviamo: «Il comm. Gerra, dopo appena pochi mesi, era stato
spazzato via dal vento di marzo e prefetto di Palermo era stato nominato un altro com- Quando la Sinistra va al governo, fra funzionari dimissionari, mes-
mendatore, il Malusardi, uomo di fiducia del ministro Nicotera e della Sinistra» (p. 207).
Brancato (1956, cit.) non fa alcun cenno a Zini. P. Pezzino (Una certa reciprocità di fa- si a riposo o trasferiti, nemmeno una prefettura conserva il titolare
vori, cit.), scrive che «apparentemente la politica del primo governo Depretis non si di- che aveva avuto prima del 18 marzo. Seguendo le sorti del ministero
staccò dalle linee già seguite da quelli della Destra: il ministro dell'Interno Nicotera in-
viò a Palermo il prefetto Malusardi con il compito di debellare il banditismo» (p. 135). Minghetti anche Gerra lascia Palermo, e subito cominciano le trat-
Renda (cit., pp. 96-97) dedica solo un accenno alla prefettura Zini. tative per il nuovo prefetto. A varie riprese, Lo Statuto ricorda il
1 34 135
comportamento ostile tenuto dai giornali durante le prefetture Ra- elaborato una democrazia troppo fragile, dove facilmente le oppo-
sponi e Gerra e attacca polemicamente sul futuro. L'8 aprile, ri- sizioni vengono demonizzate. Ma, se è vero che ci fu la corsa degli
cordando che Rasponi era un esponente della Sinistra, scrive: interessi, ci furono anche funzionari e politici che, giudicando
inadatto il primo modello di Stato, cercano di stabilire le regole di
Nessuno dei vostri gli fu largo di consigli pratici per riuscire nelle cose
della piibblica sicurezza; le bande di briganti si coprirono di infausta cele- una nuova convivenza.
brità. La guerra al Rasponi venne fatta dai vostri amici fitta e spietata. Un Il prefetto Zini è il perfetto esemplare di una tipologia umana bi-
prefetto di Sinistra lo lascereste solo nelle cose in cui avrebbe bisogno del strattata, quella dei servitori dello Stato: personaggi la cui limpi-
concorso valido e coscienzioso della cittadinanza, lo attorniereste troppo in dezza e dirittura morale torna molto utile per esibirla sull'altare del-
tutto quello che lo imbarazzerebbe. le buone intenzioni, finché non diventano scomodi e allora vengono
accusati di essere rigidi, di non avere il senso della realtà, e vengo-
I deputati siciliani erano stati determinanti per il cambio del no lasciati so li proprio da quello Stato che rappresentano. Zini arriva
partito al potere, circostanza che aveva innescato grandi aspettative. a Palermo il 2 maggio 1876. A leggere il suo proclama d'insedia-
La prefettura di Palermo è come un banco di prova per il nuovo go- mento (pubblicato il giorno dopo dallo Statuto), sembra di vederlo an-
verno e una sfida per gli ambiziosi: nel giudizio degli osservatori con- dare al massacro: non conosce i problemi che dovrà affrontare ma è
temporanei «riuscire in Sicilia, e precisamente nella Prefettura di Pa- animato da lla stessa presunzione maieutica del conte Rasponi. Il pre-
lermo, vale lo stesso che assicurarsi una riputazione bri llante di uomo fetto fa esplicito riferimento al suo essere il rappresentante di un go-
di Stato». 4 Le ipotesi si rincorrono, partendo dall'ovvia considerazione verno che rinnega i minacciati provvedimenti eccezionali, vuole
che un siciliano ha una conoscenza più approfondita dei problemi del- governare «con la legge e solo per la legge». In parlamento s'era det-
l'isola si vorrebbe un prefetto siciliano. Purtroppo i notabili più in- to che in Sicilia il governo era stato il principale artefice dell'ille-
fluenti sono in relazioni più o meno evidenti con personaggi non pro- galità: Zini è pronto ad addossargli tutte le colpe, nella certezza che
prio cristallini, che ne hanno facilitato l'elezione e la fortuna politi- basterà attenersi alle leggi per ristabilire condizioni normali. Zini ar-
ca. Nessuno di loro sembra adatto all'incarico: a mostrarsi troppo riva in Sicilia e vorrebbe ricominciare daccapo, istituire un rappor-
morbidi c'è il rischio di essere giudicati incapaci, ma in caso contra- to di mutua fiducia fra Stato e cittadini dove lui, la più alta autorità
rio bisogna inimicarsi vecchi amici la cui ostilità può essere pericolosa. della provincia, è il garante della corretta applicazione della legge. Dà
Dopo lunghe trattative viene scelto l'onorevole Luigi Zini, alto fun- per scontato il rispetto delle regole, preoccupato solo di dimostrare
zionario, deputato, già prefetto di Ferrara, Padova e Catanzaro, che il governo è ormai al di sopra de lle complicità e dei compromessi.
autore di un testo sugli abusi illiberali della Destra. 5 Purtroppo la questione che aveva provocato una mezza rivoluzione
è ancora aperta, non essendo mai stato risolto torna a riproporsi il
Nel giudizio di molti contemporanei la caduta della Destra non problema dei manutengoli e dei fiancheggiatori, quell'insieme di re-
fu un normale avvicendamento del partito al potere ma un disastro, lazioni tra brigantaggio e classi superiori che rendeva di difficile riu-
ed in questo giudizio troviamo concordi anche posteri illustri. 6 scita qualsiasi iniziativa intesa alla cattura dei banditi. Per il nuovo
LoStandlerivuzoaftensioav prefetto è un affare scottante, l'estate vede in azione la banda Ri-
naldi nel territorio di S. Mauro, la banda Leone a Lercara, numerose
4G. Pagano, La Sicilia nel 1876 - 77, Palermo 1877, p. 17. bande nei dintorni di Sciacca, Cefalù e Racalmuto. Il prefetto sem-
5Dei criteri e dei modi di governo del regno d'Italia, lettere e note a Luigi Carboneri, bra destinato all'insuccesso, qualsiasi decisione prenda. Dall'oppo-
stampato a Bologna nel marzo 1876. Scrive Lo Statuto del 17 aprile che forse a questa sizione arrivano critiche, il partito che avrebbe dovuto appoggiarlo
pubblicazione Zini doveva la prefettura di Palermo.
6 Ad esempio, nella sua Storia d'Italia (Bari 1928) B. Croce scrive de ll a «catastrofe del sembra composto da ombre. La Destra rimpiange il decisionismo di
18 marzo», quando «la sollevazione degli interessi offesi, specie nelle province meridionali, Gerra, e certo i metodi piuttosto sbrigativi da lui praticati sembra-
non poteva più frenarsi e il "paese reale" sobolliva contro l'Italia legale» (p. 7).
no più efficaci ed immediati; la scrupolosa applicazione della legge
136
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non fa che essere strumentalmente utilizzata da quanti hanno tutto 4. La società dei mugnai e dei carrettieri
l'interesse ad ostacolarla.' La Sinistra aveva ridicolizzato la teoria che la Sicilia fosse coperta
Anche nel territorio di Cefalù le bande operano indisturbate, in- da una rete di associazioni ma, contro tutte le aspettative, è con la
seguimenti e agguati predisposti dall a forza pubblica sembrano cadere
Sinistra al potere che riprende corpo la teoria associativa.
nel vuoto. Vengono perquisite due grandi masserie di proprietà Il 2 aprile 1876 ad Altarello di Baida, una delle borgate esterne al-
del barone Turrisi Colonna, che sembrano essere rifugio abituale per la città, viene ucciso il mugnaio Angelo Celona. Secondo le indagini,
la banda Rinaldi e per i polizzani. Se Zini prende la stessa iniziati- a causarne la morte erano stati i contrasti con le società che control-
va che ai tempi del prefetto Rasponi aveva causato una pronta levata
lano i mulini dell'agro palermitano. Le associazioni vengono scoperte
di scudi, gli indizi devono essere schiaccianti. Tanto più che il
nel mese di giugno, Lo Statuto ne scrive il 14 e il 16. Negli stessi gior-
personaggio preso di mira è adesso l'uomo più rappresentativo del
ni l'azione del prefetto che tanto scrupolosamente vuole applicare la
partito al potere, capo dell'associazione democratico-progressista e
legge pare avviarsi al fallimento, mentre di fronte all'aumentare dei cri-
presidente del comitato di redazione del Precursore. Vengono arre-
mini cresce la sensazione di frustrante impotenza. Le associazioni che
state e processate persone al servizio del barone, accusate di avere da-
to asilo ai briganti (Lo Statuto del 27 giugno e 3 luglio), cosa che na- controllano i mulini sono due corporazioni, sindacati che agiscono al-
turalmente provoca le proteste del Precursore e l'indignata reazione la luce del sole: hanno capi, esattori e uffici. Una controlla i mugnai,
del barone. Ma, scrive Lo Statuto è noto a tutti che di giorno gli l'altra carrettieri e apprendisti mugnai. Grazie ad un uso disinvolto del-
la violenza impongono un regime di monopolio, controllano gli addetti
«esercenti d'industria agraria» devono difendersi dall'accusa di
manutengolismo e di notte dalle pretese dei briganti. Però le masserie e decidono i prezzi: Lo Statuto scrive che c'è stato un ottimo raccolto,
del barone alloggiano da 6o a 8o persone mentre la banda Rinaldi il grano costa il 3o-4o% in meno, ma il prezzo del pane è rimasto in-
non ha mai contato più di Io 0 12 uomini: sembra delinearsi uno di variato. Vengono fatti numerosi arresti, chiusi 22 mulini, la molenda
quei casi in cui il sempre accampato alibi della paura sfuma nella ribassata di quasi un quinto. Quasi alibi a un fallimento accettato trop-
complicità. Il 27 giugno Lo Statuto, unico giornale a sostenere l'o- po in fretta, ricomincia a prendere corpo l'idea de lle sette criminali che
perato del prefetto, scrive: «In questo stato di cose non è più go- come una rete coprono l'entroterra palermitano.
verno di Destra o di Sinistra. E puramente e semplicemente qui- Fra i giornali, solo lo Statuto prende sul serio la scoperta delle as-
stione di essere o di non essere per qualunque governo. Chiunque sia sociazioni ma, considerando debole l'opera del prefetto, il 24 giugno si
alla direzione della cosa pubblica non deve tollerare che, contro la rivolge al ministro dell'interno «perché non sappiamo come e in che far
legge, esista la protezione palese o occulta al malfattore». L' I I luglio conto del funzionario che regge la nostra provincia». Zini manca degli
la redazione dello Statuto sembra presa dallo sconforto: strumenti eccezionali che la Destra aveva chiesto e di suo è poco inc line
a violare le leggi, seppure a fin di bene. Sembra non esserci rimedio:
Non abbiamo difficoltà ad ammettere che la parte moderata in Palermo
abbia governato male. Governi bene la Sinistra e le popolazioni saranno ben Una società che novera 224 membri e che è abituata a disporre di un in-
liete di applaudirla [...]. In Sicilia non si è di fronte a pochi malfattori ma casso di £ 204 al giorno, difficilmente può diventare ad un tratto ossequiente
ad abitudini perverse e a complicità delittuose coi delinquenti, nelle classi alla legge. I suoi membri sono abituati a considerare come diritto una
che per educazione o censo dovrebbero perseguitare i malfattori. percezione di camorra e riguardare come lesiva dei loro interessi qualunque
intrusione di estranei [...1. La perniciosa abitudine di conculcare il diritto
e vivere sulle spalle de lla povera gente è assai più forte de lle disposizioni del-
7 In Italia furono in pochi ad apprezzare il rispetto delle regole praticato da Zini, gli la legge e delle energie dell'autorità.
osservatori stranieri lo liquidarono con un superficiale giudizio negativo. K. Hillebrand
scriveva che «il politicante che il nuovo ministero aveva fatto succedere a Gerra aveva
rovinato tutto con la sua mollezza» (Die politische Lage, in Italia, Firenze-Leipzig Ricomincia a tappeto la ricerca de lle «malefiche associazioni». Le
1877, rip. in E. Ragionieri, Italia giudicata 1861 1945, Bari 1969).
- informazioni vengono cercate nei paesi del circondario, il tono del-
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le risposte dipende dalla personalità del delegato oltre che dalla sua I candidati del questore non vengono scelti, il 19 luglio è il de-
conoscenza dell'ambiente. Anche a Monreale si cercano dettagliate legato Emilio Bernabò a ricevere le consegne dell'ufficio di pub-
notizie su eventuali sette. Il delegato Braga replica che, nonostante blica sicurezza di Monreale. Braga viene trasferito nella più tran-
si sia adoperato per trovare le prove del contrario, non ha alcun fon- quilla provincia di Catania. Le sollecitazioni del questore gli ot-
damento la voce che vorrebbe Saverio Spinella associato con Michele tengono la promozione a delegato di prima classe, con l'annuo sti-
Di Gregorio e Saverio La Fiura. 8 pendio di £ 2.500.'
Due mesi dopo ci sarà la grande retata, e la teoria sulla società de-
gli stuppagghieri sarà offerta dalla questura alla magistratura, già
compiuta e pronta per essere applicata. 5. Veleni in questura
Nell'estate del 1876 continuano i trasferimenti, anche la questura
Restiamo a Monreale dove, in contrasto col questore e il pretore, di Palermo è interessata al movimento che investe gli uffici. Il 7 luglio
il prefetto Zini chiederà il trasferimento del delegato Braga. Non ap- il questore Rastelli lascia Palermo con destinazione Livorno. Il primo
pena Zini arriva a Palermo il solito anonimo l'avverte che la condotta di agosto arriva da Messina il nuovo questore, Gennaro Forte.
del delegato di Monreale non è proprio esemplare, e subito parte la ri- A Palermo, dove ci si aspettava molti vantaggi dal cambio del par-
chiesta di più precisi ragguagli. Il questore Rastelli risponde che il de- tito al potere, dopo un breve periodo di attesa sembra essere tornato
legato «tiene in Monreale una condotta prudente, riservata, di modo il solito clima ostile, peggiorato dalla delusione. A riprova del fatto
che riscuote la generale approvazione. In poco più di tre mesi dal suo che i sentimenti di scontento ed estraneità non accennano a dimi-
arrivo ha saputo conquistarsi la simpatia di tutti e l'appoggio dei sin- nuire, il 2 agosto le elezioni amministrative sono vinte dai clerico-re-
daco e del pretore per le sue capacità burocratiche [...] e la prudenza gionisti, le due opposizioni antistatali che si alleano col programma
colla quale si è mantenuto alieno dalle locali lotte partigiane». Non di conquistare il municipio.
può fare a meno di ammettere che, per redigere i verbali d'ammoni- Il nuovo questore è preceduto e accolto da diverse lettere anonime
zione, Braga si serve dell'opera di un detenuto di quelle carceri sui funzionari più in vista. In una di queste si accenna a tre ispettori,
mandamentali. Allora cerca sostegno presso il pretore Orlando Venuti, Banchieri, Santagostino e Parenti.
che scrive: «Si vuole cercare il pelo nell'uovo, è un onesto e indi-
pendente funzionario, contro il quale non si trovano altri appunti». Il Santagostino vi ha già dato dell'imbecille [...], il Banchieri propaga
Questore e pretore fanno fronte comune, insistono. Il prefetto co- stretta amicizia con voi. Dice che dominerà la posizione come l'ha sempre
mincia a disapprovare apertamente la condotta del pretore, indiret- dominata col ministero passato. Il Parenti agisce più da gesuita, ma anche
tamente anche quella del questore. Vista l'importanza dell'ufficio, Zi- lui vi getta intercapedini tra i piedi per farvi sfigurare [...]. Io vi sono ami-
ni decide di sostituire Braga con un funzionario «che abbia migliori co perché mi siete stato raccomandato dai miei amici politici di Roma e di
caratteristiche di attività ed energia» e chiede al questore dei nomi- Napoli, mi astengo per ora di avvicinarvi, vi scriverò all'occorrenza.
nativi fra cui scegliere. Il questore: «Gradirei che non venisse mutato.
Se nonostante ciò la S.V. volesse sostituirlo con altro funzionario che La chiusa riecheggia motivi massonici: «Un abbraccio al cittadino
possa dar prova di maggiore attività non mi rimane che proporre i de- Forte che stimo di cuore, salutando in esso l'uomo della novella era po-
legati Francesco Zallegra o Paolo Palmeri, il primo in servizio presso litica, del simbolo apostolico di libertà». Firmato: marchese Foscolo. 10
la sezione di Castellammare, il secondo presso quella Monte di Leltranoimsucveprnodiaz.Eque-
Pietà». Si tratta dello stesso delegato Palmeri che fra un paio di me- sta mise in moto un meccanismo di ripicche, sdegni e vendette che
si sarà accusato d'essere all'origine della setta degli stuppagghieri.
9
ASP, AGQ, busta 394, fascicolo personale del delegato Braga.
8 Rapporto del g giugno 1876 in 10 ASP, AGQ, busta 441, fascicolo personale di Palmeri.
ASP, AGQ, anno 1876, busta 702.

140 141
in ultimo portarono la questura ad indicare in un delegato di pubblica dere i benefici della vita libera avendo succhiato col latte tradizioni
sicurezza il padre fondatore di una setta mafiosa. e massime interamente contrarie alla giustizia e a lla libertà».
Nella sua attenzione globale verso tutto quello che riguarda la pub-
6. La campagna d'estate blica sicurezza Lo Statuto analizza anche le condizioni degli impiegati
statali. La retribuzione dei pubblici funzionari è poco prestigiosa: un
Era agosto e settembre c'è una recrudescenza di delitti, le bande giudice istruttore ha uno stipendio fra le 2.000 e le 3.000 lire,
imperversano nelle campagne di Sciacca, Racalmuto e S. Mauro, i «meschina retribuzione, mi ll e brillanti carriere sono aperte ad un uo-
giornali non ne danno notizia, perché «da quando è andata al go- mo che abbia capacità di studi e attitudine necessaria» (Io agosto).
verno la Sinistra hanno perso la vista e l'udito». «Sono stati bravi so- Le guardie poi, sono malissimo retribuite e peggio considerate.
lo a sollevarsi contro Gerra, quando ha tentato di colpire i manu-
tengoli», e «quando mai gli organi della Sinistra hanno tentato di 7 20 lire l'anno, un povero artigiano guadagna di più. Vanno ad arruolarsi
vecchi soldati che hanno disimparato il loro primitivo mestiere, vagabondi
creare in Sicilia un'opinione pubblica che schiacciasse come una va- o sfaccendati E...]. La popolazione pensa che sia vergogna essere protetto dal-
langa le abitudini perverse che sostengono il delitto contro la legge ?»
(Lo Statuto 24 luglio e 3 agosto). le guardie o dai carabinieri, pensa sia più onorevole camminare in città ar-
mato come in una foresta, e accompagnato da mafiosi E...]. Non avremo mai
Il prefetto Zini, che aveva riassunto il suo programma nello slo- una buona polizia degna di un popolo civile, se non considereremo le
gan «per la legge e con la legge», si trova isolato e paralizzato. Non guardie di polizia come incaricate, per conto nostro, di un servizio intera-
vuole agire al di fuori de lla legalità, anche se attorno a lui tutto sem- mente liberale perché è il servizio dell'ordine (22 novembre).
bra suggerire che qualche compromesso potrebbe servire a rendere
meno rovinosa la caduta. Così, mancando della necessaria duttilità,
verso la fine d'agosto Zini scrive al ministero che in Sicilia sono ne-
cessari maggiori poteri per l'autorità amministrativa." Si tratta di una
clamorosa inversione di tendenza: su una questione che aveva cau-
sato scontri feroci, il primo prefetto del governo di Sinistra e la De-
stra si ritrovano sulle stesse posizioni.
Con l'intensificarsi del ritmo dei delitti torna un clima di emer-
genza, esasperato dall'ostilità della Chiesa. Ognuno combatte con le
proprie armi, tranne casi eccezionali vengono vietate le processioni
fuori dal recinto delle chiese. Lo Statuto fa appello agli altri giornali
ma quelli, prima così facili alle denunce, sono diventati governativi.
Almeno formalmente, perché nella sostanza non fanno nulla per ap-
poggiare il governo. Lo Statuto alza il tiro, propone ai suoi lettori di
denunciare briganti e manutengoli. 12 Il ro agosto si lascia andare ad
amare considerazioni, lo stesso genere praticato da Franchetti o da
disillusi funzionari governativi, con la differenza non da poco che a
scriverle è un giornale di Palermo: «Le nostre popolazioni, imma-
ginose per indole e facili ad agire per sentimento, son venute a go-

11 Pagano 1877, cit., p. 30.


12
Numeri 26, 36, 9o, 123 e 146 del 1876.

142 14 3
Capitolo quinto Il delegato Bernabò si dà sempre molto da fare, per senso del do-
La setta vere e per bisogno, visto che in genere alle azioni più importanti se-
gue una gratifica in denaro o una promozione col relativo aumento
di stipendio. Nel dicembre del '74 libera dai rapitori il sacerdote An-
tonino Romano, ottiene una gratifica di £ 1oo. Viene trasferito a Ca-
rini, ogni volta si tratta di mettere su casa. Ha un incidente sul la-
voro, che gli porta via molti denari in medici. Nel novembre del '75
chiede un sussidio, gli viene negato per mancanza di fondi.
r . Il delegato Bernabò Si distingue nel servizio, ma la promozione resta lontana: lui sug-
gerisce che gli sia concessa per merito. Tramite la prefettura, il 4 lu-
Il delegato Emilio Bernabò da Torino è il creatore degli stup-
glio del '76 da Roma gli rispondono che non è possibile promuo-
pagghieri, la decisione di trovare la Sicilia coperta di tenebrose as-
verlo, né per anzianità né per merito, «dovendosi in questo secondo
sociazioni trova in lui un esecutore entusiasta.
caso avere riguardo all'anzianità relativa di coloro che vi possono
La personalità e i problemi del delegato Bernabò influenzano pe-
concorrere».
santemente il suo lavoro. È uno dei tanti funzionari di basso livel- Nell'aprile dei '76 viene trasferito a Misilmeri. Scrive al questo-
lo che vivono il trasferimento dal nord come una deportazione, im- re, «una sventura per la mia famiglia. Chino la testa e subisco
potenti e facilmente disgustati da tutto quello che li circonda. Del re- un'umiliazione non meritata. Mi trovo nell'assoluta impossibilità di
sto, avevano le loro ragioni. Le condizioni di vita dei delegati di pub- partire per mancanza di mezzi pecuniari».
blica sicurezza erano obiettivamente difficili, specie di quelli che, co- Il 19 luglio del '76 nuovo trasferimento, Bernabò arriva a Mon-
me Bernabò, erano armati di buona volontà ma mancavano di pro- reale.'
tettori. Ad esempio, poteva capitare d'essere sballottati senza requie.
E, prima di arrivare a Monreale, gli ultimi due anni della vita di Ber- Il delegato Bernabò è tutt'altra cosa rispetto a Braga, i monrealesi
nabò sono un turbinio di trasferimenti che hanno gravi ripercussioni se ne accorgeranno ben presto. Ha urgente bisogno di essere visibile,
su un'economia familiare già molto fragile. lui incarna lo Stato ed è bene che tutti se ne rendano subito conto.
Nel 1874 Bernabò è a Roma, applicato presso la questura. Il 14 Ma soprattutto ha bisogno di essere visibile agli occhi dei superiori,
aprile di quell'anno viene trasferito a Palermo. L'8 agosto viene de- da loro dipende la sua vita.
stinato all'ufficio di Marineo, dopo un paio di mesi nuovo trasferi- Non è passato un mese dal suo arrivo e critica l'operato dei mili-
mento a Montemaggiore. È delegato di terza classe, ha moglie e due ti a cavallo, i quali hanno partecipato allo spegnimento dell'incendio
figli. Scrive la prima di una lunga serie di lettere al questore, «sono casuale che avvolgeva una siepe ma, al contrario dei bersaglieri che so-
appena 3 mesi che da Roma sono stato inviato in Sicilia e da questo no tornati ai loro reparti senza pretendere alcuna ricompensa, esa-
viaggio sono stato rovinato. Ora sono perfettamente dissestato, in fi- gerano l'importanza del fatto e il loro ruolo nell'evitare improbabili
nanze tali che non mi rimane di far fronte alle spese più necessarie disastri.2 Subito dopo, trova da ridire su una prassi da tutti accetta-
del sostentamento». Nel giugno del '74 la prefettura definisce la sua ta e denuncia ai superiori uno spicciafaccende ben inserito negli am-
situazione economica «poco felice» e gli accorda una sovvenzione bienti della questura, un certo Giuseppe La Ferla detto Sordiddo, che
straordinaria di £ 150. Bernabò si sprofonda in sentimenti di rico- in cambio di £ ro sbriga le pratiche relative ai porto d'arme.'
noscenza, scrive «se vi sono arrischiate imprese nelle quali la debole
mia opera possa riuscire di qualche utilità mi si comandi pure,
1 ASP, AGQ, busta 395, fascicolo personale del delegato Bernabò.
ch'io mi stimerò ben felice se potrò porre a repentaglio la mia vita 2 ASP, AGQ, anno 1876, busta 701.
per acquistare la stima dei miei superiori e benefattori». 3 Fascicolo personale di Bernabò, cit.

1 44 145
2. Il caso Di Mitri gran scalpore intorno a questi arresti, teme che «con notizie sparse
ad arte si voglia mandare a male il processo contro i detti individui».
Come nel resto del circondario, nell'agosto del 1876 anche a Mon-
È il 19 agosto 1876, nessun accenno ad una setta.
reale si registra un aumento dei delitti. In buona parte si tratta di
reati di cui non sappiamo niente, resta notizia solo del ritrova-
La famiglia Di Mitri è attivamente inserita nelle dinamiche per il
mento dei cadaveri. Il 7 in contrada Real Celsi viene ritrovato un
morto sotto un fico, l'ha fatto fuori una scarica di fucile. Quattro potere. Giuseppe Di Mitri è «custode delle acque sotto il Parco»,
cioè di un territorio marca di confine fra l'agro monrealese e quello
giorni dopo è la volta di un giovane capraio, trovato morto in con-
palermitano. Quattro anni prima, nel giugno del '72, era stato ucciso
trada Ponte Parco.`' È un lento stillicidio di morti senza volto, ma-
un altro Stefano Di Mitri, giardiniere di 32 anni. Modalità simili,
cabro indicatore della violenza dello scontro in atto. Però ci sono al-
tornava a casa al crepuscolo, in contrada Cannizzara viene ferito al
tri delitti che, per il calibro degli uccisi e le reazioni che innescano,
petto con un colpo d'arma da fuoco. Subito interrogato, disse che a
lasceranno un segno nella storia di quegli anni.
causa delle siepi non aveva visto il suo aggressore. 5
Bernabò è a Monreale da meno di un mese, non conosce le persone
La sera del 14 agosto Stefano Di Mitri, 55 anni, «agiato possidente
di Monreale» e capitano della Guardia Nazionale, sta rientrando a ca- e i probabili moventi, difficilmente potrà chiarire l'intrico di motivi
che si nasconde dietro l'omicidio. Il delegato Paolo Palmeri, che so-
sa in un giardino appena fuori paese, accanto al mulino de lla semola
lo un mese prima era stato proposto come delegato di Monreale, co-
in contrada Scirba. Gli sparano mentre apre la porta, appostati die-
nosce molto bene il paese dove per anni ha retto la delegazione di
tro uno degli alti muri che delimitano i giardini e sembrano fatti ap-
posta per favorire gli agguati. Di sicuro lo chiamano, perché il Di Mi- pubblica sicurezza. Nel momento in cui avviene un omicidio che sem-
bra inserirsi in una vecchia trama, gli viene chiesto un parere.
tri viene ferito all'addome e non alle spalle. Ne dà notizia il giorna-
Palmeri presenta il suo rapporto rilevando il garbuglio di interessi
le Lo Statuto che aggiunge «la palla venne estratta felicemente, ma si
dispera di salvarlo». Infatti muore pochi giorni dopo. e possibili rancori che aveva attraversato la vita del Di Mitri. Sot-
Poco prima di morire Di Mitri dichiara a due suoi dipendenti e al tolinea l'importanza di fatti prima ignorati, si riferisce a persone di-
verse da quelle ufficialmente incriminate, arriva a conclusioni che gli
maresciallo dei carabinieri di avere riconosciuto l'assassino per il lam-
porteranno solo guai, visto che la sua interpretazione verrà in seguito
po prodotto dall'esplosione del fucile. Accusa Antonino Rossello,
giudicata come «tendente a trarre in errore e a sviare l'azione pu-
suo creditore per una somma considerevole che non aveva restituito no-
nitiva della giustizia»
nostante le reiterate richieste. Troppo semplice, il delegato Bernabò ha
dei dubbi su questa tardiva confessione. Il Di Mitri non era uomo da
passare inosservato e poi stupidamente morire, aveva molte inimicizie, 3. Il Corvo
per ben cinque volte era stato ferito in seguito ad agguati. Bernabò con-
tinua a cercare indizi e moventi, annota che in passato vi erano stati Paolo Palmeri era in servizio a Palermo, mandamento Molo.
Delegato di terza classe, non era riuscito a fare carriera e non godeva
contrasti fra il Di Mitri e Salvatore Faraone, suo confinante di giar-
di molte simpatie in questura. Da poco era tornato da Corleone, se-
dino. Interroga i figli del Di Mitri ma, come scrive nel suo rapporto al
de che gli era stata assegnata quasi come misura punitiva. L'insof-
questore, «essi non vollero dare alcun lume alla giustizia».
Vengono arrestati tre uomini, il Rossello e altri due, Nocera e ferenza sempre maggiore che Palmeri provava verso il suo grado e i
Cammarata, che in base ad indizi a noi ignoti si pensano suoi com- compiti da subordinato, l'arrabattarsi molto per ottenere poco, ba-
plici. Il delegato Bernabò scrive al questore che la maffia ha fatto un
5 Uccisione di Stefano Di Mitri (1876) in ASP, AGQ, busta 401. Informazioni su Giu-
seppe Di Mitri in ASDM, FM, busta 401. Uccisione di Stefano Di Mitri (14 giugno 1872)
4 ASP, AGQ, anno 1876, busta 702. in ASP, AGQ, anno 1872, busta 671.

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stavano a farne un uomo scontento e litigioso. Nonostante gli ap- il suo arrogante superiore, l'ispettore Felice Banchieri, che non
parenti buoni rapporti, l'ispettore Felice Banchieri lo sospetta qua- vanta meriti particolari ma ha avuto una brillante carriera.
le autore dell'anonimo contro di lui, dato che la lettera l'accusa di es- Riportando la notizia delle dimissioni di Palmeri, il 2 settembre
sersi vantato dell'amicizia col nuovo questore e Banchieri sostiene di il giornale La nuova forbice scrive: «Di bene in meglio! Ecco scom-
averne accennato solo a Palmeri e al brigadiere suo assistente. Così, parso un altro dei pochi funzionari che, conoscendo il paese, aveva
il 23 - agosto Banchieri accusa apertamente e davanti a testimoni il de- reso lodevolissimi servigi, comportandosi sempre con quella prudenza
legato Palmeri, lo invita a giustificarsi. L'orgoglio di Palmeri aspet- che è tanto importante nell'esercizio di tali funzioni».
tava solo l'occasione per farsi notare: il delegato pensa che il suo ono-
re sia macchiato, si presenta al questore Forte per protestare indi- Qualche volta il delegato Palmeri era stato accusato di abusare del
gnato la propria innocenza. Il questore promette una sistemazione, potere che gli derivava dal suo ruolo, di arrestare i parenti dei ri-
poi per tutta risposta il delegato viene nuovamente trasferito. Prov- cercati o i testimoni dei numerosi reati che accadevano nel suo
vedimento che dovette sembrare solo l'ultimo di una serie di torti su- mandamento.' Non aveva fatto carriera ma disponeva di una note-
biti, e Palmeri decide di dimettersi. Però non era uomo da sparire vole autorità, rafforzata dalle varie leggi speciali, nei confronti di
senza fare rumore, il questore sembra ripensarci, vorrebbe fare quanti avevano la ventura di suscitare i suoi sospetti. Nel 1874 il pre-
rientrare la faccenda senza scandali. «Ma - il 2 settembre il questore fetto Rasponi aveva lasciato una nota elogiativa sul suo operato. 8
ne scrive al prefetto - non valsero né le mie esortazioni né i severi Adesoilurècambt,delgoivnam -
richiami per farlo rimuovere dal suo proposito, e la mattina seguente, neggi della questura.
giusta la conclusione del giorno innanzi, mi esibì un foglio col qua-
le intese dimettersi dalla carica».
Sull'onda dell'indignazione Palmeri alza il tiro, mette al corren- 4. Assassinio di Simone Cavallaro
te i giornali. La stampa cittadina si mostra favorevole, e il rumore in- Simone Cavallaro era il tipo d'uomo che il delegato Bernabò
torno al caso ottiene al delegato l'ostilità del questore Forte, che ri- avrebbe definito «tristissimo soggetto», se solo se ne fosse presen-
fiuta le dimissioni e gli dice: «Dunque lei è ostinato: ci pensi bene!». tata l'occasione. E avrebbe aggiunto: 56 anni, possidente, interme-
Palmerinotdcamproesi,ntldam diario fra persone di dubbia fama, uno dei capi maffiosi di Monreale,
esclama: «Non temo codeste minacce: la mia coscienza è serena». E intrigante e faccendiere con moltissime aderenze in tutta la provincia.
poi, coi giornali che seguono la vicenda, è difficile tornare indietro. Il 28 agosto del '76 Simone Cavallaro doveva recarsi a testimo-
Il delegato cerca quello che giudica naturale per un gentiluomo: una niare in favore del nipote Castrenze, accusato di avere ucciso Pao-
riparazione cavalleresca. Visto che non c'è niente da fare, sporge que- lo Salerno.' Tracotante e fino a quel momento impunito, s'era van-
rela per diffamazione contro l'ispettore Felice Banchieri e presenta tato che avrebbe salvato il nipote senza fatica e aveva crudelmente
nuovamente le dimissioni pubblicate da tutti i giornali, da qualcuno offeso parenti e amici del morto. Andava dicendo che, pure se
anche commentate.' Palmeri rischia di diventare l'esempio perfetto colpevole, suo nipote avrebbe meritato un premio piuttosto che una
di come nelle promozioni il governo mortifichi i funzionari locali, a condanna. Perché con l'uccisione del Salerno, essendo stato costui
favore di uomini che, cambiando ad ogni nuovo questore o prefet- un noto stuppagghiere, aveva reso un servizio alla società.
to, vengono da fuori e non conoscono l'ambiente. Da una parte ab-
biamo un delegato dalla carriera mancata, nonostante abbia parte-
cipato alle giornate del 186o, appartenga ad una famiglia in vista ed 7Alatri, cit., p. 365.
SConservata nel fascicolo del delegato, cit.
abbia ricevuto numerosi encomi per i suoi servizi. Dall'altra troviamo 9L'uccisione di Paolo Salerno si inserisce nella trama di delitti che porta alla scoper-
ta della setta: era avvenuto due giorni dopo l'uccisione di Salvatore Caputo, per vendicarlo.
Ne vengono accusati Castrenze Cavallaro e Diego Soldano, appartenenti a lla stessa fazione
6 Documenti sul caso Palmeri in ASP, AGQ, busta 441, fascicolo personale del delegato. del Caputo (cfr. G. Di Menza, Cronache delle assise di Palermo, Palermo 1878, p. 268).
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Intanto, alle sette di sera del 27 agosto Simone Cavallaro passeg- sa arcivescovile, Di Liberto Salvatore di lui figlio, e Di Miceli Paolo, im-
giava in strana compagnia. Era con Giovanni Salamone e Pietro Si- piegato della cennata Mensa».
natra, un amico dei suoi nemici, forse si preparava una tregua. Cam- Firmato: «Il popolo devoto alla giustizia e a lla sicurezza del proprio pae-
minavano per la via grande parlando animatamente. Arrivati davanti se in grave pericolo.l 0
al vicolo dell'orto Sarrica, una stretta viuzza che subito immette nei
Il delegato Bernabò è da poco arrivato in un paese ostile, ha bi-
giardini, il Sinatra nella foga del discorso si ferma, poi si allontana di
sogno di confidenti per capire i motivi degli scontri, qualcuno che gli
qualche passo come per guardar meglio in faccia l'altro, tenendo
spieghi cosa accade. È pronto a darsi molto da fare, è naturale
fermo il Cavallaro con lo sguardo e i gesti. Ed ecco la trappola. Na-
che cerchi alleati. Arresta Paolo Di Gregorio e Nazzareno Sinatra,
scosto nel vicolo, qualcuno spara due colpi di fucile in rapida suc- amici dell'ucciso Paolo Salerno e quindi nemici dei Cavallaro, so-
cessione. Simone Cavallaro è colpito alle gambe e al revolver che por- spettati d'essere stuppagghieri.
ta al fianco, che per il momento gli salva la vita. Alcuni ufficiali dei Una vera setta, pronta ad essere combattuta, ricostruita nei suoi
bersaglieri si lanciano all'inseguimento. Ad avere sparato sono due uo- numerosi legami e complicità, stanata, inseguita e infine vinta deve
mini, svelti a fuggire e fortunati: trovano aperta la porta solitamente sembrare un vero dono dal cielo ad un delegato di terza classe
chiusa che immette nelle campagne, assente il padrone e legato il ca- sballottato da un paesino all'altro. Significa encomi, un rapporto pri-
ne. I bersaglieri non sanno dove dirigersi, i luoghi sembrano impra- vilegiato coi superiori, premi per la cattura dei latitanti, promozio-
ticabili per le molte acque che li attraversano, infine rinunciano. ni. Consapevole dell'occasione che gli viene offerta, Bernabò co-
Accanto al ferito accorrono pretore e delegato, subito lo interro- mincia il suo lavoro.
gano. Cavallaro dichiara di non conoscere i suoi assalitori e di non
avere sospetti su alcuno; non fa altro che dire traditore all'indirizzo del
Sinatra che l'aveva condotto sul luogo dell'attentato, «insistendo su 5. Il capro espiatorio
ciò con parole ingiuriose e provocanti e serbando un atteggiamento L'estate aveva visto una recrudescenza di delitti che frustrava le
maffioso, e anche se ferito lo si dovette redarguire». Il 28 agosto Ber- buone intenzioni del prefetto Zini. Qualche tempo dopo un giornale
nabò scrive al questore: «I parenti del Cavallaro persistono nel non darà una disincantata spiegazione: per ottenere qualche mese di fit-
volere dare alcun indizio a lla punitiva giustizia e mostrano un cinismo tizia sicurezza troppo spesso l'autorità non aveva disdegnato tran-
che è ributtante». In paese si mormora che i nipoti e il figlio Giu- sazioni coi più noti mafiosi. Venendo meno quest'intesa le condizioni
seppe vogliano vendicarsi, vengono loro sequestrate le armi. dell'ordine pubblico erano rapidamente peggiorate."
Tre giorni dopo, poco prima di morire, Cavallaro si vendica nel- Anche se cominciata da poco, la prima prefettura della Sinistra al go-
l'unico modo che gli resta. Fa le sue accuse a lla presenza del delegato, verno è avviata al fallimento e il motto «con la legge e per la legge», ap-
dichiarando che a colpirlo erano stati gli stuppagghieri, perché lui pare una formula vuota. Il più grosso difetto di Zini sembra essere la sua
aveva parlato contro la setta e quelli avevano giurato lo sterminio dei correttezza, che in un ambiente abituato agli accomodamenti amiche-
nemici. voli diventa un ostacolo. Zini era arrivato a Palermo con l'intenzione di
riformulare il rapporto fra lo Stato e i siciliani, ma il successo delle sue
In occasione della morte di Simone Cavallaro, non poteva mancare
qualche anonimo. 10 Come già segnalato, il riferimento per i documenti relativi all'istruzione del pro-
cesso e le carte che a vario titolo si riferiscono alla setta degli stuppagghieri è in ASP, GQ,
Illustrissimo sig. questore, anno 1880, busta 7. Col cognome Di Miceli vengono a volte indicati i fratelli Paolo e
vorrà la signoria vostra restituire la pace a questo disgraziato paese? Baldassarre Miceli.
11 La Gazzetta di Palermo, 7/12/76, porta l'esempio del capobanda Leone, liberato
Tolga la cancrena degli internazionali (così detti stuppagghieddi) di cui perché aveva promesso di catturare il brigante Valvo mentre poi si era unito a lui. Sul-
sono capi il fratricida Di Liberto Pietro fu Salvatore, procuratore de lla Men- l'argomento ci furono interrogazioni alla Camera.

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azioni non dipende da lui. A Palermo la Sinistra era profondamente an- reale, e la mattina del 18 spontaneo si presentò a me mostrandosi grandemente
tistatale, certo non cambiava orientamento perché era cambiato il zelante di rendere utile servizio a lla giustizia, e mi consegnò un suo scritto nel
quale è detto con molte verosimili circostanze che autori dell'assassinio Di Mi-
partito al potere. Raccoglieva le stesse persone che avevano fatto la guer-
tri non erano gli arrestati, ma certi fratelli Faraone, che per precedenti rancori
ra al prefetto Rasponi, e la fiducia che Zini aveva manifestato all'inizio avevano da parecchi mesi determinato di assassinare il Di Mitri.
del suo mandato doveva essere sembrata molto ingenua: i notabili vo-
levano maggiori poteri e autonomia e non rientrava fra le facoltà del pre- Il questore ammette che nel '6o e nel '66 Palmeri si era «adope-
fetto modificare gli equilibri tra centro e periferia. rato per il bene della patria», ma rilancia sul piano della diffamazione
Ogni giorno Zini deve fare i conti con problemi che derivano dalla scrivendo che Palmeri è generalmente ritenuto affiliato alla maffia,
difficile interazione con l'ambiente. Il caso Palmeri, col suo contorno di la sua condotta è sempre stata dubbia e sospetta.
lettere anonime, incertezze e risentimenti, deve sembrargli un'altra del- Le affermazioni del questore Forte si possono spiegare solo consi-
le intricate vicende isolane fatte di puntigli e gelosie. Il 2 settembre il derando che, a Palermo da un mese, probabilmente è molto prevenuto
prefetto riceve una nota informativa dal questore, la figura del delegato verso il personale di questura e mette la massima distanza tra sé e gli
emerge a fosche tinte: la sua condotta ha sempre lasciato molto a de- altri, che cordialmente disprezza. Invece di stare a guardare ed esse-
siderare, appartiene a famiglia di indole perversa «un suo fratello per vi- re prudente, il questore tende ad agire d'impulso e sostituisce diver-
ta sregolata ebbe fine col suicidarsi; un altro serba tristissima condot- si impiegati che occupano posti chiave, tra cui l'ispettore capo San-
ta, stretto in intima relazione coi più temibili pregiudicati e tiene un po- tagostino. Siccome tutto si basa sulle conoscenze personali, disordinato
sto non indifferente fra le associazioni maffiose». Il giorno prima era ar- l'ufficio aumentano le difficoltà e cresce la tendenza del questore a gio-
rivato in questura un rapporto riservato del delegato Bernabò: prima di care d'azzardo. Nel caso Palmeri non considera il danno globale che
morire Simone Cavallaro aveva detto che a Monreale esisteva una set- ricade sulle istituzioni e, teso com'è a distruggerne la figura, finirà per
ta, gli stuppagghieri, colpevole dell'attentato contro la sua vita. Dalla que-
accusare il delegato di essere il fondatore degli stuppagghieri.
stura viene subito formulata l'ipotesi che la setta sia stata fondata dal
fratello del delegato Palmeri, ma ancora si tratta di vaghe calunnie. A creare il caso stuppagghieri concorrono diversi fattori: il primo
Nella demolizione del delegato l'accusa più pesante è di avere svia- è la decisione di trovare le associazioni, quindi di accogliere ed esal-
to le indagini circa l'assassinio Di Mitri. Si tratta di un'accusa ne- tare tutti quegli elementi che possono confermarne l'esistenza. Ab-
cessaria: Palmeri s'era ostinato a presentare le dimissioni, nonostante biamo l'omicidio di Simone Cavallaro che la stessa vittima imputa
le insistenze e le larvate minacce del suo superiore le aveva sban- agli stuppagghieri, mentre dopo la sua morte i parenti forniranno una
dierate come una sfida. Ora, se il delegato diventa oggetto di
teoria completa che si presta ad essere utilizzata per spiegare altri cri-
un'accusa infamante, i piani si ribaltano e diventa possibile prendere mini. C'è un delegato pronto ad accogliere confessioni e confidenze,
un provvedimento disciplinare nei suoi confronti: non accettarne le a lanciarsi nelle ricerche. E poi, elemento importante, una setta a
dimissioni ma sospenderlo dal servizio.
Monreale, per il lungo periodo che vi aveva trascorso il delegato Pal-
Palmeri aveva inviato un rapporto confidenziale su richiesta del
meri, si presta ad essere utilizzata come un'arma contro il delegato
questore, raccontando della lite che in passato c'era stata fra Di Mi-
che aveva fatto scoppiare uno scandalo in questura.
tri e un giardiniere suo confinante, Salvatore Faraone. Adesso vie-
ne taciuta la circostanza che il rapporto gli era stato chiesto e il de-
legato è accusato di avere volontariamente sviato le indagini. 6. La società degli stuppagghieri

La mafia di Monreale fin dal primo momento si dette molto da fare per Sino alla fine di agosto il delegato Bernabò non aveva mai ac-
sviare l'azione repressiva della giustizia, e tentò tutti i mezzi E...]. Senza dub- cennato ad alcuna setta ma il 16 settembre, in una comunicazione ri-
bio il Palmeri dovette essere interessato dai suoi corrispondenti mafiosi di Mon- servatissima al questore, traccia la storia della società degli stuppag-

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ghieri così come poi il questore la riferirà al giudice istruttore e da Per prima cosa avrebbe bisogno di interlocutori meno pusillanimi,
lì a noi. Ed è una ricostruzione così precisa e sicura nei particolari perché «per sgominare tale società bisogna prima di tutto colpire i
che non si sa bene se è Bernabò ad offrirla al questore o se invece capi, ed a ciò difficilmente credo che si presti questo signor pretore,
non è il questore a suggerirne alcuni elementi essenziali. il quale si lascia facilmente piegare da questa o quella influenza e
La setta degli stuppagghieri è fondata nel 1872 («la mafia allora manca di coraggio civile».
era all'apogeo della potenza per modo che il principio d'autorità non Bernabò fa sul serio. Il 17 settembre ritira i permessi per il por-
era più sentito») dal fratello del delegato Palmeri. Un'iniziativa po- to d'arme ai fratelli Miceli, che definisce uomini dal passato assai so-
co saggia ma intrapresa a fin di bene, visto che la società era stata spetto e noti capi della società degli stuppagghieri.
creata per contrastare la vecchia mafia del paese. Poi la situazione era
sfuggita di mano, quelli che erano nati per opporsi alla mafia erano Questa misura da me presa ha suscitato un gran scalpore nella maffia. I
diventati peggio del vecchio male, detti fratelli in aria quasi di minaccia hanno dichiarato che sapranno farsi
rendere giustizia dell'affronto ricevuto, avendo persone altolocate che li pro-
imbaldanziti dalla protezione accordatagli dall'autorità di pubblica sicurezza. teggono. Il Paolo Mice li specialmente è un tristissimo soggetto e non so co-
Le grassazioni, i furti e gli omicidi furono all'ordine del giorno, e lo sgo- me abbia ottenuto il permesso per il porto d'armi. A suo carico risulta: nel
mento divenne generale. L'anno 1873 fu quindi assai funesto e se il delegato 1863 ammonito dal pretore di Monreale come maffioso e sospetto in genere;
Negri, che successe al Palmeri, non avesse con gran coraggio fermato la tra- il 5 ottobre '65 prosciolto dall'ammonizione in seguito ad intrighi di setta;
cotanza degli stuppagghieri, a quest'ora Monreale sarebbe un covo di as- il 12 luglio '66 arrestato come soggetto pericoloso alla pubblica sicurezza;
sassini e di ladri. il 6 agosto '66 condotto in domicilio coatto a Cagliari, prosciolto il 22 set-
tembre '67; 1' 11 ottobre '73 denunziato dal delegato per essere riammonito
L'organizzazione degli stuppagghieri è identica a quella di altre so- come maffioso e diffidato per reati contro le persone e le proprietà. Questa
cietà segrete coeve: divisione in più sezioni, con altrettanti capi. I de- denuncia rimase lettera morta perché, sostenuto dal Di Liberto, Miceli riu-
litti vengono consumati da esecutori estratti a sorte e che non pos- scì a intimorire il pretore. Ora io denuncerò per l'ammonizione tutti e due
sono rifiutarsi, pena la morte. i fratelli; ma sono sicuro che non troverò appoggio nel pretore, il quale es-
Nella descrizione di Bernabò si mescolano intuizioni sulla natura sendo amico del Di Liberto finirà col cedere alle pressioni di costui.
generazionale degli scontri mafiosi e abbagli sulla loro natura po li tica:
gli stuppagghieri sono in gran parte giovani in guerra contro la Qualche giorno dopo Bernabò deve fare i conti con la realtà: su
vecchia mafia detta dei galantuomini pressione dello stesso questore è costretto a ritirare la denuncia con-
tro i fratelli Miceli, nonostante i numerosi riscontri con cui l'aveva
perché i componenti di questa, essendosi oggi arricchiti, veggono di mal'oc- corredata. Il delegato ubbidisce, seppure malvolentieri. E in una del-
chio il sorgere di una nuova società che contrasta i loro diritti [...]. La guer- le sue riservatissime scrive al questore: «Ciò che io avevo preveduto
ra degli stuppagghieri è diretta a tutti coloro che per lo addietro facendo par- si è però avverato. I detti fratelli hanno saputo del ritiro della de-
te della Guardia Nazionale cercarono di nuocere alla società [...]. I vecchi
mafiosi che si sono arricchiti mediante le loro tenebrose macchinazioni so- nuncia e pubblicamente si vanno vantando».
no ora invidiati dai giovani pure maffiosi, che colle stesse arti vorrebbero Per Bernabò il ritiro della denuncia è un vero e proprio scacco,
crearsi una posizione. L'urto quindi fra le due sette è continuo, ma queste gli stuppagghieri riprendono coraggio contro chi li accusa e Giuseppe
si trovano pur sempre d'accordo per occultare i fatti quando interviene l'au- Cavallaro, figlio dell'ucciso Simone, vorrebbe abbandonare Mon-
torità. Gli stuppagghieri dell'oggi sono una specie di internazionalisti, i qua- reale per mettersi al sicuro. Bernabò lo interroga sull'assassinio del
li fanno la guerra a ll e persone e alle proprietà E...]. padre, lui replica che risponderebbe se avesse fiducia nell'autorità
giudiziaria e «a questo proposito fece menzione che il sig. pretore
Il delegato Bernabò ha l'occasione della sua vita, la possibilità di nel casino di compagnia pubblicamente si vantò di avere respinta la
annientare tutta una setta segreta, ma la buona volontà non basta. denuncia per ammonizione sporta contro i fratelli Miceli». Bernabò
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protesta contro quello che definisce «il contegno inqualificabile di Il 29 settembre 1876 ha termine il procedimento informale. Sul-
questo signor pretore», non smette il tono ossequioso, ma resta fer- la base dei rapporti del delegato Bernabò il questore denuncia al pro-
mo nel sottolineare i suoi compiti: «Io mi raccomando alla S.V. curatore del re l'esistenza della setta degli stuppagghieri.
ill.ma perché mi sostenga nella lotta che sto impegnando con que- La storia dell'associazione è ormai chiara in tutti i dettagli:
sti audaci malfattori, e perché vegga di affrettare un provvedimento
che è urgentemente richiesto nell'interesse dell'ordine e della pub- Istituita nel 1872 sotto la forma apparente di associazione artigiana da
blica sicurezza di questa città». Giuseppe Palmeri di Nicasio, fratello del delegato di p. s. Paolo Palmeri, al-
Giuseppe Cavallaro è fra i principali sostenitori dell'esistenza del- lora reggente quest'ufficio mandamentale, che se ne riprometteva un vali-
la setta e, assieme all'omonimo nonno, fonte di continue informa- do appoggio all'autorità [...1. Egli però non si diede cura di raccogliere ele-
menti di condotta incensurata, di illibata morale ed amanti dell'ordine ma,
zioni per Bernabò. Per molti anni sarà consigliere comunale e teso- servendosi al contrario de lle molte relazioni sue con persone sospette, di que-
riere, avversario del sindaco Mirto Seggio. Mancano ancora trentasei ste compose il proprio partito, al quale non tardò ad unirsi quanto di più ter-
anni, ma anche lui morirà ammazzato: una sera di novembre del ribile e più tristo agitavasi nei bassifondi di quel comune. All'inizio resero
1912, mentre torna a casa da un suo giardino, colpito da un uomo qualche servizio, poi diventarono baldanzosi per la protezione dell'autorità
appostato dietro una siepe. 12 [...]; il 1872 e il 1873 furono assai funesti.
Per la massima parte la società è composta da elementi giovani, combatte
Le comunicazioni riservatissime di Bernabò al questore diventano per interesse e per principio la vecchia mafia perché i componenti di
quasi quotidiane. Il 24 settembre, mentre si sta preparando la de- questa, essendosi oggi arricchiti, veggono di mal'occhio e contrastano
nuncia alla procura, il delegato aggiunge nuovi particolari al ritratto con ogni loro possa lo sviluppo del nuovo sodalizio [...]. Sono una specie
della setta. Distingue due periodi: dal 1872 a tutto il '73, «di la- di internazionalisti che fanno la guerra alle persone e alle proprietà. Si può
boriosa formazione allo scopo di acquistare col terrore il dominio francamente affermare che tutti i reati che si consumano nel territorio di
nel paese». Seguono anni «di perfetta organizzazione e pieno Monreale sono organizzati dalla setta degli stuppagghieri, la quale a dif-
ferenza di altre che già furono tratte a subire i rigori della giustizia (ad
esercizio». In principio erano pochi elementi, ora gli aderenti so- esempio la società della posa dei mugnai e carrettieri) non ha per obietti-
no più di 15o e aumentano ogni giorno. Ci sono varie sezioni, vo il monopolio forzato di una industria determinata, la coattiva tassazione
ognuna ha un capo che fa parte del consiglio direttivo. Vi è uno o l'arbitrato della mano d'opera, ma attacca in genere tutte le sorgenti del-
statuto, ogni socio è vincolato da un giuramento e i soci si chia- la proprietà, tutte le manifestazioni economiche della ricchezza, dell'in-
mano compari perché fra di loro tengono i figli a battesimo. Capi: dustria e del lavoro, imponendosi colla minaccia, col terrore e col delitto.
Di Liberto, fratelli Miceli ed altri, per un totale di 1o. Tutti Nel suo seno convengono tutti quei miserabili che hanno un torto da ven-
sanno i nomi ma nessuno parla, dicare, una vendetta da compiere, una passione scellerata da sfogare: e nel
suo seno trovano il sicario pronto a consumare per conto loro il misfatto,
confidenzialmente io mi sono procurato delle notizie riguardanti la detta o sicarii essi medesimi si assicurano con patti nefandi la impunità, garan-
società e posso garantire che le persone che in me riposero la loro fiducia tita da un tribunale di settari che giudica senza appello della vita e degli
sono superiori ad ogni eccezione e meritano il massimo rispetto. Gli one- averi altrui.
sti vedrebbero con piacere rotte le file di sì nefanda associazione, ma per Gli stuppagghieri, costituitisi coi principi e colle costumanze della ma-
quanto io abbia insistito non ho potuto ottenere da essi una denuncia for- fia, di cui non sono che una singolare procreazione e manifestazione, os-
male. Essi sperano che le autorità superiori pongano fine ad un tale stato servano religiosamente il principio dell'omertà, la sostanza del quale si riduce
anormale di cose, sostenendo che ristabilendosi la supremazia della legge al silenzio, al mendacio, alla dissimulazione ed all'assoluto diniego di illu-
e del principio di autorità succederà il risveglio delle pubbliche coscienze minare l'autorità sopra fatti che interessano la giustizia penale [...1. Resistere
e dell'individuale coraggio. all'autorità, opporsi anche con la forza alla forza pubblica, incepparne e ter-
giversarne in ogni maniera le operazioni, tale è la sintesi dei precetti con-
12 Lupo 1993, cit., p. 125. sacrati dalla setta [...]. Lo stuppagghiere non divien tale se non seguendo

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una fila di riti tenebrosi, consacrati da una formula speciale di giuramento, vo della società, per cui tutti gli affiliati sono accusati come complici.
e compiuto che abbia il suo noviziato. I processi sono:
Nei primi tempi gli stuppagghieri, per riconoscersi tra loro, portavano una 1) assassinio della guardia campestre Lipari Giuseppe, commesso
berretta di lana con riga bianca tutta speciale. Ma il contrassegno dava trop- la sera del 4 aprile 1873 nel corso di un conflitto a fuoco per l'arresto
po nell'occhio, epperò lo sostituirono con segni convenzionali, una parola
del latitante Pizzo Benedetto, anche lui ucciso nello scontro;
d'ordine a domanda e risposta:
- Vi duole lo scaglione? 2) tentato omicidio, commesso l'8 dicembre 1873, del mare-
- Mi duole. sciallo Luciano Alongi, «perché operoso e zelante»;
- Come vi maritarono? 3) assassinio di Felice Marchese, commesso il 22 ottobre 1874 nel
- Col stoppaglio. fondo Leto, poco lontano da Monreale. Crimine rimasto sempre nel
Infine pensarono di chiamarsi tra loro semplicemente compari, sebbene ab- mistero e che ora il delegato Bernabò sostiene essere stato commesso
biano de lle gerarchie, dei capi, dei sottocapi e dei semplici gregari, e la società per mano dei fratelli Miceli, mandante Pietro Di Liberto;
sia divisa in tante sezioni quanti sono i quartieri di Monreale; alla testa di ogni 4) mancato assassinio del brigadiere Giuseppe Muzzini, «audace
sezione c'è un capo che fa parte del consiglio direttivo, eletto in base a uno persecutore di tristi», commesso la sera del 17 marzo '75 per mano
statuto. Attualmente sono 15o soci, forti dell'impunità finora conseguita. dell'ammonito Antonino Bosco con la complicità di altri stuppag-
Gli uomini che compongono la setta: ghieri («fors'anche per gelosia, perché la moglie del Bosco aveva una
- Di Liberto Pietro: anni 5o, possidente, settario capo, uomo facinoro- tresca col brigadiere. Comunque, una lettera anonima accenna a com-
so, dedito all'intrigo, proclive ai reati di sangue, sospetto di fraticidio per plicità dei Miceli»); 13
veneficio, già denunciato per l'ammonizione e generalmente noto nel pae- 5) mancato assassinio di Giacomo Mammina per opera degli
se come capo mafia. Mandante dell'assassinio di Felice Marchese; stuppagghieri Saverio Spinella, Saverio La Fiura e Michele Di Gre-
- Mice li Paolo, anni 38, giardiniere, tristissimo arnese, notissimo per ade- gorio inteso Sinatrella, avvenuto il 12 novembre 1875 in Monreale;
renze mafiose; 6) assassinio di Salvatore Caputo, avvenuto il 13 luglio 1875 in
- Miceli Baldassarre, anni 32, uomo violento e dedito ai reati di sangue; contrada Cappuccini nel territorio di Monreale, autore il noto stup-
arrestato in Palermo nel luglio 1869, gravemente sospetto di attentato in pagghiere Paolo Miceli, complici Vincenzo Sinatra e Giovanni La
persona di tale Ignazio Di Giovanni;
- Strano Salvatore, anni 27, fruttivendolo da Monreale, capace di ogni Venia. Esistono due versioni sul movente dell'assassinio, in due di-
nequizia, temutissimo caposetta, arrestato nel maggio 1873 per complicità versi allegati indirizzati al procuratore del re. La prima:
nell'omicidio di Tusa Francesco;
- Salerno Antonino, ammonito nello stesso anno, arrestato per l'atten- Nell'anno 1874 il Caputo, che fu già un tristo arnese, fu minacciato del
tato contro il maresciallo Alongi, implicato coi Miceli; domicilio coatto dal delegato di Monreale signor Negri, perché si ado-
- Spinella Saverio, anni 36, giardiniere, comp li ce nel mancato assassinio perasse a procurare la cattura o la presentazione del famigerato latitante
di Mannino Giacomo, accusato nel 1866 di saccheggio, tradotto davanti al- Marino Salvatore. Egli promise di assecondare i giusti desideri del dele-
la Corte d'Assise di Termini per compartecipazione ai moti settembrini, uo- gato, ed infatti iniziò pratiche a tale scopo con Rosario Marino, padre del
mo assai facinoroso e temuto; latitante. Quegli però, amico del Di Liberto e dei fratelli Paolo e Bal-
- Di Gregorio Michele inteso Sinatrella, anni 31, ammonito, fratello di Pao- dassarre Miceli, capi degli stuppagghieri, riferì a costoro i discorsi fatti dal
lo e Giuseppe Di Gregorio, uomini sanguinari. Intorno a costoro stanno i non Caputo. Fu tenuto un conciliabolo [...] e venne decretata la morte del Ca-
meno audaci capi setta Spinnato Saverio, Lo Cicero Raimondo, Sciortino An- puto. Il 13 luglio 1875, pertanto, di buon mattino Rosario Marino, padre
tonino inteso Bestia, Spinella Salvatore, Amato G. Battista ed altri.
13 I1 4 agosto 1875 il tribunale di Palermo aveva assolto i fratelli Trifirò dall'im-
Il questore fa riferimento a diversi processi per reati che ritiene putazione di mancato assassinio in persona del brigadiere Giuseppe Muzzini, per in-
consumati nell'interesse della setta e decretati dal consiglio diretti- sufficienza di indizi (AsP, GP, anno 1875, busta 31, fasc. 53).

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del latitante, col pretesto di voler vendere al Caputo una partita di limoni, Arrestandone i capi, io credo che non sarà difficile ottenere qualche di-
condusse costui in un suo giardino sito in contrada Tre Canali. Giunti ad chiarazione ed aprire un grandioso processo per associazione a malfattori
un dato punto si intese un colpo d'arma da fuoco, e il Caputo cadde im- [...]. Resi ardimentosi ed arroganti per l'assicurata impunità gli stuppagghieri
merso nel proprio sangue. Paolo Miceli, La Venia e Sinatra avevano non si celano più nel mistero ma si fanno a tutti conoscere, presentandosi
compiuto il misfatto. perfino nelle case onde minacciare e imporre tributi.

Nella seconda versione il Caputo ha una diversa personalità, si so- Nel 1900 il delegato di pubblica sicurezza Antonino Cutrera
stiene la responsabilità della setta ma non si fa il nome di Paolo Mice li : pubblica una storia della mafia, e alcuni grandi processi li rico-
«Il Caputo, di professione sensale di agrumi, aveva estesa clientela e fa- struisce sulle carte della polizia. Per la storia degli stuppagghieri uti-
ceva buoni affari perché onesto nei suoi contratti. I giardinieri specu- lizza il rapporto che il 29 settembre 1876 il questore aveva presen-
latori, di cui buona parte appartengono alla società degli stuppag- tato al procuratore del re, parecchie volte ricorrono le stesse espres-
ghieri, mal lo soffrivano. Fu decretata quindi la sua morte e tal decreto sioni. Senza lasciare spazio al dubbio, con l'implacabilità del modo
venne eseguito». La prima versione diventerà quella ufficiale; indicativo, Cutrera scrive: «L'associazione [...] fu istituita dal fra-
7) assassinio di Stefano Di Mitri, avvenuto il 14 agosto 1876. Co- tello del delegato che in quel tempo reggeva quell'ufficio manda-
me capitano della Guardia Nazionale il Di Mitri aveva ostacolato la mentale». Il delegato Cutrera, con la sua mancata carriera, il ri-
setta. Imputati della sua uccisione sono Antonino Rossello, Filippo
, sentimento che andava accumulando verso quelli che ingiustamente
Cammarata, Giacomo Nocera; lo scavalcavano nei gradi e nella considerazione dei superiori, l'in-
8) assassinio di Simone Cavallaro, avvenuto il 27 agosto 1876. Im- sofferenza con cui negli ultimi tempi trattava i compiti del suo uf-
putati Paolo Di Gregorio, Nazzareno Sinatra, Pietro Sinatra, An- ficio, aveva più di un tratto in comune col delegato Palmeri. Eppure,
tonino Madonia. In un rapporto confidenziale il delegato Bernabò grazie alla ricostruzione di Cutrera, gli stuppagghieri sono rimasti le-
aggiunge: «Mi si assicura che il vero autore sia il noto Miceli Bal- gati all'origine che per loro aveva scelto il questore Forte. 14
dassarre colla complicità dei suddetti e del famigerato Strano Sal-
vatore. Fra i Miceli e il Cavallaro vi fu un alterco quel giorno stes- 7. IZ delegato Bernabò cattura la setta
so. Il Cavallaro poi, come capo della vecchia maffia, era odiato da-
gli stuppagghieri». Nella notte fra il 3o settembre e il 1° ottobre 1876 c'è la prima
grande retata. Vengono arrestati 12 individui, sequestrate armi e una
Il processo contro gli stuppagghieri sarà tutto centrato sulle di- gran quantità di oggetti, fra cui diversi orologi, anelli, lettere e per-
chiarazioni di un pentito ucciso prima di comparire in aula, Salvatore sino una sciarpa di lana rossa a fiori e due spalline di metallo bian-
D'Amico. La versione ufficiale sosterrà che solo in seguito alle di- co. Nelle case dei Miceli vengono sequestrati un fucile a due canne,
chiarazioni del D'Amico inizia il procedimento contro la setta. Ma due fucili a una canna, una pistola.
in questa fase e per tutta l'istruttoria non si accenna mai al D'Amico. Nella notte fra il 3 e il 4 ottobre altra operazione di polizia, sta-
Il questore scrive che per provare l'esistenza della società e avere volta partecipa anche l'ispettore di pubblica sicurezza sezione Orto
qualche lume sui reati potranno essere sentiti il comandante delle Botanico: 12 arresti. Il g ottobre Bernabò chiede altri r4 mandati di
guardie campestri Giovanni Riolo e suo figlio Giorgio, il carabiniere cattura, destinatari individui pericolosi per i loro precedenti e per l'au-
a cavallo Rosario Mezzapelle che da dieci anni si trova in servizio a torità che hanno su soci di minor conto. Poi scrive una delle sue con-
Monreale, il vicebrigadiere Domenico Riccina. La questura sembra fidenziali al questore: «Ebbi ad osservare in Monreale che la maffia
sapere tutto, ma non ci sono testimoni che dall'interno svelano i se-
greti dell'organizzazione. Il successo dell'operazione si regge su
14 Cfr. Cutrera, cit., p. 132. Sulla sua figura di delegato-sociologo cfr. M. Genco, Il
una scommessa, il delegato Bernabò riflette: delegato, Palermo 1991.

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era presa in timore, dietro gli arresti operatesi, perché nessun grup- Com'è ovvio che accada, Bernabò comincia a percepire una cer-
po di maffiosi vidi riunito nella piazza come era loro solito. Ebbi ad ta avversione. Il 2 ottobre si reca nel vicino comune di Parco per ra-
osservare però che tutti i buoni cittadini erano col viso tranquillo e gioni inerenti al suo ufficio e avverte «un contegno quasi ostile», non
risolente». Il delegato si mostra particolarmente soddisfatto per la cat- riesce a legare nemmeno coi notabili. Scrive: «Quel sindaco da ve-
tura di Pizzo Salvatore, contadino di 26 anni, e di Michele Di Gre- ro idiota si lascia interamente guidare e influenzare dal segretario co-
goriò detto Sinatredda, carrettiere di 36 anni. Ma i fratelli Mice li, che munale, che è persona oltremodo sospetta anche dal lato della pub-
erano in cima alla lista dei ricercati, riescono a fuggire. blica sicurezza». Sul letto trova un biglietto su cui è disegnata una
La cattura dei Mice li impegna il delegato e ne mette in gioco il croce nera che interpreta come minaccia di morte, dietro sono segnati
prestigio. Eppure, solo pochi giorni prima era stato lo stesso questore alcuni numeri. I sospetti di Bernabò si appuntano sul segretario co-
a pressare perché fosse ritirata la denuncia per l'ammonizione e il 2 munale, l'unico ad avere libero accesso alla stanza. Una rapida in-
agosto, in vista del rinnovo del porto d'armi, i carabinieri di Paler- dagine gli basta per stabilire che si tratta di un individuo noto per
mo avevano inviato al comandante di Monreale un rapporto molto aderenze mafiose, sospetto di manutengolismo e forse aderente alla
favorevole. Accusato di leggerezza, Bernabò è costretto a discolparsi. setta degli stuppagghieri. La denuncia parte immediata, il questore
Scrive al questore che non si è per niente fidato delle guardie cam- chiede una spiegazione al sindaco. Il quale sostiene che la croce è sta-
pestri, chiamate all'ultimo momento e «appena presentate non le ho ta disegnata per scherzo, per parodiare le minacce che in quel co-
più abbandonate, per modo che non potevano avvisare i Miceli del mune si fanno contro il municipio a causa di alcune nuove tasse, e di-
pericolo che li sovrastava». Pare che i Miceli si siano allontanati da menticata nella stanza. Episodio insignificante, avvenuto pochi
casa la mattina precedente: viste le molte aderenze con impiegati giu- giorni prima che il delegato arrivasse in paese. Secondo Bernabò si
diziari, cancellieri e vicecancellieri, il tradimento è avvenuto nel- tratta di una spiegazione concordata col segretario comunale e altri
l'ufficio istruzione. Post scriptum: «Il noto Pietro Di Liberto mi pro- impiegati, per tentare di salvare l'intero municipio, che altrimenti sa-
mette in questo momento di far costituire i Miceli». rebbe stato compromesso nella faccenda. Un ufficiale di pubblica si-
Anche il comandante dei militi a cavallo scrive al questore: prima curezza si reca a Parco per interrogare il segretario comunale, sem-
che fosse spiccato il mandato di cattura, i Mice li erano andati a chie- bra che fra i siciliani e gli estranei non riesca ad esserci alcuna co-
dere consiglio al loro avvocato di Palermo. Il maggiore comandante municazione. Il segretario dichiara che «le parole e i numeri che scor-
della sottozona di Monreale ha le stesse notizie. Il 12 ottobre cadono gonsi a tergo della stessa [lettera] furono tracciati per puro esercizio
i sospetti di complicità, resta la leggerezza. Un confidente assicura calligrafico», e tratta l'ufficiale con melliflua sufficienza, come uno
che i Miceli si sono salvati solo per un caso fortunato: quella notte scemo: minimizza il fatto in sua presenza, lo sfotte appena quello vol-
erano in casa, semplicemente nascosti sul tetto. ta le spalle, va a raccomandarglisi umilmente prima che parta, col so-
lo risultato di provocare un risentito rapporto al questore.is
Coi suoi arresti a raffiche il delegato Bernabò sta rivoluzionando il I16 ottobre, uscito di buon mattino per recarsi a lla posta, Bernabò
paese. A Monreale la lotta tra i vecchi che hanno un loro potere sicuro trova affisso alla porta di casa un biglietto, a matita vi è scritto la vo-
e i giovani che vogliono scalzarli è chiaramente leggibile nella trama dei stra ora è suonata. Firmato i stuppagghieddi. Bernabò deve pensare che
delitti. I vecchi si appoggiano ai rappresentanti dello Stato e fanno se lo minacciano allora è nel giusto, non si lascia impressionare e pre-
coincidere l'ordine pubblico col loro dominio, i giovani appaiono ga il questore di spiccare al più presto i mandati di cattura già ri-
turbatori della pace sociale. Bernabò è abbastanza avvertito da saper chiesti. Una volta eliminati gli affiliati tutto andrà per il meglio, «le
leggere la dinamica dello scontro, ma quello che gli si chiede è la sco- minacce da parte di alcuni stuppagghieri seguitano a farsi e, se
perta di una setta. Probabilmente non c'è alcuna setta, solo una co- non si arresteranno almeno gli individui da me indicati, l'opera non
munanza di interessi. E se si volesse andare per il sottile e chiedere un
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mandato d'arresto per tutti quelli che sono sospetti in genere... ASP, AGQ, busta 461.

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potrà dirsi compiuta e non potrà ottenersi alcuna rivelazione dai buo- spettore è pronto a giurare sull'onestà di tutti, specie di quelli che
ni cittadini». non raccolgono le simpatie di Bernabò. Solo con l'arrivo del prefetto
Il giorno dopo Bernabò comunica al questore che Pietro Di Liberto, Malusardi, quando si farà una vistosa epurazione, segnalerà al
questore qualche individuo come «tristissimo soggetto uso a de-
già segnalato come presidente della associazione degli stuppagghieri, dopo linquere contro le persone e le proprietà». Per il momento fa orec-
avere formalmente promesso che si sarebbe adoperato per la presentazione chie da mercante.
dei latitanti fratelli Mice li , successivamente è partito da questa città, facendo Nella seconda metà di ottobre viene concesso il porto d'armi a un
sapere per mezzo d'un suo figlio che egli abbandonava la Sici lia e non avreb- certo Sapienza Pietro, su cui Bernabò aveva espresso sfavorevolis-
be fatto ritorno in Monreale se prima non avesse scongiurato ogni perico-
simo parere. Ma, scrive Bernabò al questore, il Sapienza l'ha ag-
lo per lui.
girato pagando il guardiano d'acqua Carmine Nocera che, van-
L'uso attivo del verbo certo non è casuale, Di Liberto si accinge tando la protezione dell'ispettore del mandamento Orto Botanico,
ad attivare i contatti giusti e, nonostante sin dal primo momento vende i permessi dopo avere falsificato l'indirizzo del richiedente.
sia da tutti indicato come capo della setta, riuscirà a non essere Ad esempio, per il Sapienza dichiara che abita a Pagliarelli mentre
processato. abita a Molara, una piccola differenza fra due frazioni vicine,
però cambia il domicilio. L'ispettore della sezione Orto Botanico de-
Spesso il delegato Bernabò si scontra con dei comportamenti finisce il Sapienza «uomo di inappuntabile condotta sotto ogni ri-
che devono sembrargli opposti al buon senso e alle intenzioni a gran guardo», che si è formato un discreto capitale col suo lavoro di for-
voce proclamate. Ad esempio alcuni individui sospetti, lui ha insistito naio, di recente tornato a Monreale dopo avere a lungo dimorato a
perché fossero destinatari di mandati di cattura, ottengono il per- Pagliarelli. Bernabò reagisce, scrive al questore una lettera riserva-
messo di caccia con relativo porto d'armi senza che gli venga chie- tissima e al solito molto indignata: «Ho ricevuto due permessi di cac-
sto alcun parere. Il 9 ottobre Bernabò se ne lamenta col questore, in cia rilasciati senza chiedere informazioni né a questo ufficio né al-
particolare per il caso di Sciortino Antonino detto Bestia. Ogni vol- l'arma dei carabinieri. Uno [il Sapienza] è un tristissimo soggetto,
ta Bernabò protesta ma i permessi di caccia continuano ad essere ri- noto stuppagghiere e come tale da me ultimamente proposto per es-
lasciati con una certa larghezza, una mano dà ciò che l'altra toglie. sere arrestato».
Il più indulgente è l'ispettore del mandamento Orto Botanico, Poco dopo il Sapienza incontra il vicebrigadiere e protesta per il
guarda caso controlla il territorio che è destinazione ultima delle ac- rapporto di Bernabò al questore. E Bernabò:
que di Monreale. Nei rapporti della questura il mandamento Orto L'ultima lettera da me scritta [...] deve essere stata letta da qualcuno che
Botanico è descritto come in cotesto ufficio tradisce la sua missione. L'animo mio ripugna dal crede-
re a tanto; ma allo stato de lle cose non posso fare a meno di parlare chiaro,
molto popolato di maffiosi ed associati tra loro per delinquere in ogni gene- onde si faccia luce e si ponga fine al lamentato inconveniente di vedere re-
re di reati contro le persone e le proprietà. Si tengono associati per mantenere sa di ragione pubblica le informazioni che a codesto ufficio si danno, spe-
la supremazia sui pastai, fornai, mugnai e crivellatori allo scopo di fare rin- cialmente per individui che chiedono il porto d'armi.
carare i prezzi [...]. Ne ricavano significativi vantaggi, perché la loro camorra
resta indomabile e ogni azione legislativa e governativa resta innocua.' Bernabò sente che tutto il suo lavoro è in pericolo. Una lettera del
comandante della sottozona militare al questore, scritta per ap-
La storia delle associazioni palermitane era venuta fuori nel poggiarne il lavoro, capita in un momento fin troppo opportuno: «E
mese di giugno, erano stati fatti arresti e chiusi mulini, ma l'i- sperabile che anche il paese di Monreale, rattristato per tanti anni
dalle condizioni di uno stato sociale morboso, rientri esso pure nei
16
ASP, AGQ, busta 41o. limiti della vita ordinaria».
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Il 24 ottobre a Cinisi viene arrestato Pietro Di Liberto, definito Le persone di cui il delegato può fidarsi sono poche, deve stare
nel verbale di polizia possidente, manutengolo dei Miceli, uomo che sempre all'erta. Il comandante delle guardie campestri Giovanni Rio-
la voce pubblica e particolari notizie pervenute in questura desi- lo è fra i suoi alleati, su lui si basa parte dell'accusa, ma non è il ca-
gnano, con appellativi squisitamente massonici, come Presidente e so di farci troppo affidamento. È un uomo esposto alla vendetta dei
Gran Maestro della incriminata associazione. E inviato alle grandi pri- ricercati,
gioni-di Palermo.
Sino a questa data restano detenuti 17 individui, che il questore teme la mafia e la vita gli è più cara di qualunque ricompensa. Se si tratta
dice rappresentare la parte più importante e più temuta della setta. di latitanti di poco conto collabora, ma non per quelli più pericolosi. A Mon-
In un momento di ottimismo Bernabò scrive che la città di Monreale reale i Trifirò furono per 55 anni latitanti nelle campagne intorno al paese
pare tornata alla tranquillità ed alla sicurezza, varie persone hanno e il comandante delle guardie campestri non fece mai niente per la loro cat-
fatto insperate rivelazioni. Se l'autorità giudiziaria riuscirà a supe- tura [...]. Si mostra più che mai pusillanime, sia lui che suo figlio, capora-
rare le moltissime influenze della mafia e andrà avanti sino a con- le nello stesso corpo, non si fanno vedere perché pare che temano di farsi
vedere in mia compagnia.
cludere la procedura, questo diventerà un comportamento generale.
A fine mese Bernabò vorrebbe arrestare altri «noti e pericolosi Pensando di non potere ottenere altro, Bernabò chiede almeno
stuppagghieri», ma i mandati da lui invocati tardano ad arrivare. Il
due guardie per rafforzare la sua posizione.
delegato scrive al questore una lettera confidenziale e accorata, la-
mentando un
A novembre il delegato continua ad aggiungere nuove informa-
intiepidamento che può essere causa di deplorevolissime conseguenze [...]. zioni, c'è sempre qualche altro individuo da aggiungere alla lista dei
Arrestarsi ai primi successi non è opera saggia, poiché domani il fuoco ri- sospetti. Questa volta le segnalazioni riguardano Francesco Bruno,
masto sotto la cenere può riaccendersi ed espandersi con maggiore violen- di 36 anni, detto Be). Come tutti quelli che attirano la sua attenzione,
za [...]. Bisogna scuotere ed atterrire questo pugno di ribaldi ed impedire «è uno dei più temibili stuppagghieri, in intima relazione coi fratelli
che l'ordinamento così tenebroso e tremendo possa da un giorno all'altro ri- Miceli E...]. Sul medesimo ho disposto la più severa e cauta sorve-
comporsi [...]. Qui si fa di tutto per riversare su di me tutta l'odiosità pos- glianza, onde cogliere il pretesto di arrestarlo».
sibile e quel che mi è più deplorevole si è che le arti maligne vengono eser- A metà novembre Bernabò ottiene dal giudice istruttore la pro-
citate da chi per debito del suo ufficio dovrebbe sostenermi. messa di altri mandati. Scrive al questore: « Spero che l'operazione
avrà il più felice successo e che per molti anni sarà assicurata la quie-
E racconta cosa gli è successo con Benedetto Cangemi che,
te e la sicurezza in questa disgraziata città». Compiuta la sua mis-
avendo terminato il biennio, aveva fatto domanda per essere pro-
sione, Bernabò si ripromette di fare domanda di trasferimento a Ro-
sciolto dall'ammonizione. Il pretore chiede il parere di Bernabò e
ma. Da 3 anni è in Sicilia, dove «non ho avuto promozioni, ho re-
«risultandomi che il Cangemi è un tristissimo soggetto e uno dei ca-
so non pochi servizi e mi sono logorato la salute».
pi della società degli stuppagghieri, risposi negativamente». Il pre-
Sempre nel novembre, il pretore Orlando Venuti è trasferito a
tore dà risposta negativa al Cangemi, premurandosi però di scari-
Bagheria. 17 Lo sostituisce l'avvocato Luigi Orestano, che però resta an-
carne la responsabilità sul delegato. Così l'indomani il proprietario
cora nella sua vecchia sede. Nel frattempo le funzioni dell'ufficio sono
Salvatore Di Bella e il suocero del Cangemi vanno da Bernabò, a
chiedergli in base a quali elementi possa qualificare stuppagghiere
17 Ritroviamo il pretore nel settembre del '77, sta per essere trasferito da Bagheria
il Cangemi. «Io risposi poche parole, dicendo che non ero obbligato ad Alcamo in seguito alle rivelazioni contenute in una lettera anonima indirizzata al pre-
a rendere conto del mio operato altro che ai miei superiori. Gli odi fetto, dove lo si accusa di avere inventato gli attestati popolari. I proposti per l'ammo-
contro di me sono molti e se si aggiunge fuoco alla legna non so quel nizione richiedono la firma dei concittadini sotto un attestato di esemplare condotta, cer-
tificato spontaneo e popolare, dopo di che vengono dichiarati onestissimi e calunniati (ASP,
che potrà succedere». AGQ, busta 469, fascicolo personale del pretore Saverio Orlando Venuti).

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esercitate dal vicepretore che è persona del paese e - scrive Bernabò - tobre, due giorni prima del processo, il questore Forte invia al pre-
non riscuote la fiducia di alcuno, perlomeno non la sua. Il delegato de- tore un rapporto informativo sui due contendenti, con lo scopo evi-
ve limitarsi a sorvegliare i molti sospetti stuppagghieri che vorrebbe de- dente di influenzarne il giudizio. Definisce Palmeri ex delegato e
nunciare per l'ammonizione, sperando di scoprire prove a loro carico. non mostra alcun dubbio nell'attribuirgli la lettera anonima al-
A leggere la grande quantità di verbali, lettere riservate e riserva- l'origine di tutta la vicenda. Il questore prova a spiegarne la
tissime, solleciti, indignate perorazioni che a ritmo continuo il de- mancata carriera:
legato Bernabò invia al questore, più di una volta si ha l'impressio-
ne che l'unico rimasto in campo a combattere la feroce setta sia il de- Egli interpretò qualche apparente deferenza al suo casato per un'e-
legato. Che insomma dalla questura venga ben poco sostegno, e na- spressione di rispetto alla sua personalità onde in ogni tempo si rese sprez-
sce il sospetto che gli stuppagghieri, oltre ad essere un importante zante nei riguardi dovuti a compagni e superiori [...]. Nessuno dei superiori
tassello nella teoria che vede la Sicilia occidentale coperta di sette, che dal 186o a questa parte si sono succeduti nella carica di questore di que-
nell'immediato siano serviti soprattutto a vendicarsi del delegato Pal- sta città, ebbe mai a contare sulla piena sua devozione, e quindi non fu mai
proposto per miglioramenti o promozioni.
meri. A Monreale, dove si parla di stuppagghi e simili già dai primi
anni '7o, non si scopre una setta: viene utilizzato un modulo stan-
dard su cui si innestano le lotte generazionali che dilaniano il paese. Nel suo rapporto al prefetto Zini il questore aveva sostenuto che
Le stesse che sino ad oggi, con dinamiche diverse ma in fondo simili, Palmeri gli si era spontaneamente presentato, per sviare le indagini
sono rintracciabili in tutti gli scontri vecchia-nuova mafia. sull'assassinio Di Mitri. Però in un pubblico giudizio potrebbe essere
imbarazzante sostenere una tesi che troppo facilmente si presta ad
Non sono in molti ad esporsi pubblicamente, ma gli anonimi non essere smentita dalle carte. Allora il questore Forte scrive che il rap-
mancano e forniscono un inaspettato appoggio al delegato Ber- porto sull'assassinio Di Mitri era stato richiesto a Palmeri «per
nabò, alla sua ferma decisione di continuare a combattere la setta si- saggiarne la fedeltà». Con questa ammissione cade l'accusa principale
no a sgominarla. contro di lui, quella che ne ha causato la sospensione dal servizio. Ma
Lettera al questore, ottobre '76: «Tutti gli omicidi, i latroneggi e in questa data Palmeri è un ex delegato, l'attacco che subisce da par-
le vessazioni per lo più taciute dai sofferenti per tema di essere poi te della questura va avanti a forza di rapporti riservati e lui può so-
massacrati, provengono da quella congiura detta stuppagghi, che a lei lo subirne gli esiti.
non sarà ignota». Nella memoria che il questore Forte invia al pretore, la posizione
Firmato: «Un suo amico che per degni sospetti tace il nome». di Palmeri non viene esaminata solo in relazione alla lettera anoni-
Altra lettera, sempre al questore: ma. La sua personalità viene descritta con astio, la demolizione è
completa. Quasi non si parla più dell'episodio che ha messo in mo-
Venuto a conoscenza che la S.V. avete preso misure su questa setta di to il processo, la posta si è alzata e l'ex pubblico funzionario de-
mafiosi dei stuppaioli di Monreale adesso darò alla S.V. qualche chiarimento gradato e svilito diventa l'origine certa di una setta già pronta. Il que-
su questa setta di stuppaioli, che tutti i reati di sangue che si commettono,
store Forte si mostra molto sicuro del fatto suo, spiega il compor-
e lettere di scrocco, tutto è ordinato da questa setta.
Firmato: Scusate signore, lo esento dalla mia firma perché l'epoca co- tamento di Palmeri per mezzo di legami con gente pregiudicatissima
manda così. di Monreale, componenti dell'associazione degli stuppagghieri,
«creata nel 1871 a Monreale per opera del signor Giuseppe Palme-
ri, fratello di lui e sotto i suoi auspici allorché egli era delegato di
8. La causa Palmeri- Banchieri pubblica sicurezza in quel mandamento».
La causa per diffamazione intentata da Paolo Palmeri contro l'i- Anche l'ispettore Banchieri indirizza al pretore una sua memoria,
spettore Felice Banchieri viene discussa in tempi brevi. Il 14 ot- sorvola l'episodio dell'anonimo e insiste sulla personalità dell'ex de-

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legato, ma si tratta di un ritratto che si presta a giustificare molte mazione contro l'ispettore Banchieri, ma il vero accusato, in una pro-
nef andezze: va di forza tutta sbilanciata a favore della questura, sembra essere
Palmeri. Ed è tale la mole di accuse che si riversa sull'ex delegato da
Il tempo che fu a ll e mie dipendenze come delegato di 3 a classe manifestò ottenere l'effetto contrario: il pretore non tiene in alcun conto le
sempre una speciale e pronunciata tendenza ad emanciparsi dai doveri e dal- informazioni e le analisi negative che la questura fornisce con ab-
le esigenze de ll a sua condizione di subalterno, tenendo verso il superiore con- bondanza di particolari. Il 16 ottobre l'ispettore Banchieri viene con-
tegno altero e provocante, minacciando scandali e pubblicità ad ogni trat-
dannato per ingiuria semplice a un'ammenda di lire Io, convertibi-
to [...]. Egli non fu vittima di un partito o d'una cricca interessata a nuo-
cere a lui ed a tutti gli impiegati del paese, come volle col mezzo dei li in 5 giorni di carcere in caso di mancato pagamento, più l'am-
giornali far credere. Al suo carattere e alla sua insubordinazione deve se il montare delle spese.
governo lo ha escluso per tanti anni dal beneficio d'una promozione e se re-
centemente fu dispensato dal servizio invece d'assecondare la domanda di Il questore reagisce poco sportivamente alla sentenza, dichiara che
dimissioni. Palmeri l'ha ottenuta perché protetto dall'alta mafia e vi appartiene.
Scrive al prefetto: «Ebbi facilmente ad accorgermi che gravi in-
C'era nell'aria un astio generale, dopo l'insediamento del primo fluenze si erano mosse [...] una condanna era stata determinata a
governo riparazionista molte speranze erano andate deluse e lo svili- danno del sig. Banchieri [...]. L'aggiunto giudiziario funzionante da
mento del personale locale diventava l'esempio di come, ancora pubblico ministero si scagliò con violenza contro l'ispettore».
una volta, lo Stato fosse lontano ed estraneo. Ormai le ostilità Accusato apertamente di essere all'origine di una setta mafiosa,
erano esplicite. Il 12 settembre il questore Forte aveva colpito i pa- Palmeri presenta una nuova querela per diffamazione. Ma l'ex de-
lermitani nel loro amor proprio, emanando delle disposizioni che li- legato si è rivelato un personaggio difficile da gestire, troppo ru-
mitavano il numero delle armi in circolazione in città. In particola- moroso: i palazzi del potere si ricompattano e lo escludono. La
re aveva proibito quelle a canna corta, facilmente mimetizzabili, che sua denuncia cade nel vuoto, il 6 novembre Palmeri la ripresenta ma
facevano parte dell'abbigliamento di molti galantuomini. Per colmo il magistrato inquirente non lo chiama a ratificarla. Di contro, no-
di arroganza aveva dichiarato che, tranne i casi ritenuti necessari per nostante si tratti di una sentenza pretorile che consente il ricorso so-
la sicurezza personale, i permessi di porto d'armi non sarebbero sta- lo se si è arrivati all'arresto, Bancheri si appella e il ricorso viene ac-
ti rinnovati. colto. La causa viene più volte rimandata, sino a quando il 26 no-
In questo clima il processo contro l'ispettore Banchieri si tra- vembre Banchieri ottiene una sentenza favorevole, che si affretta a
sforma in un atto di accusa contro l'arroganza dei funzionari venu- comunicare ai giornali. I quali pubblicano la notizia in un trafiletto,
ti dal nord, nella requisitoria Banchieri viene definito «avanzo di per dovere di cronaca e forse per non inimicarsi troppo la questura,
quella rancida camarilla piemontese che olim ci chiamò barbari e ci ma senza alcun commento. 1S
suppose carne da conquista e macello». E un gioco pesante da en- L'ex delegato Palmeri, perseguitato dalle accuse della questura
trambe le parti, i locali non nascondono di essere pieni di risenti- e diventato il simbolo del merito non riconosciuto e anzi vilipeso,
mento contro i colonizzatori, dalla questura accusano Palmeri di es- vive comunque un suo breve momento di gloria. Addirittura, an-
sere mafioso e all'origine di una setta criminale. Arrivati al proces- che se poi non ci sarà un seguito, il 23 novembre La nuova forbi-
so, le calunnie contro Palmeri non si limitano più ai rapporti riser- ce dà notizia della futura nascita di un nuovo giornale Il leone, «di-
vati. Interrogato dal pretore, il 16 ottobre Banchieri sostiene che il retto dall'egregio signor Paolo Palmeri, con un programma demo-
delegato aveva sviato l'azione della giustizia e favorito la mafia, re- cratico-progressista».
candosi dal questore per dargli una falsa traccia sull'omicidio Di Mi-
tri. Quasi non si parla più della lettera anonima all'origine del caso: 18 Tutta la vicenda Palmeri-Banchieri in ASP, AGQ, busta 441, fascicolo personale di
il processo è stato intentato da Palmeri ed è una causa per diffa- Palmeri.

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9. Calcedonio Inghilleri deputato di Monreale nello annunciano opposizione; Bernabò prevede che Di Benedetto
potrebbe avere la maggioranza a Torretta, Capaci e Isola.
Dal marzo del 1876 la Sinistra governa in parlamento, ma la sua 4 novembre, La Gazzetta di Palermo: a Monreale credono «che il
base elettorale è instabile. Per rafforzare la propria posizione il go- governo dei destri non sia finito e che la mafia debba governare, ed
verno non si fa molti scrupoli e nel novembre dello stesso anno, in oc- elevarsi in tutto a dirigere le sorti del paese». Si sono presi accordi
casione delle elezioni politiche, il ministro dell'interno Nicotera in- per pilotare la votazione, «la parola d'ordine è: il deputato non lo fa-
terviene facendo leva sui prefetti e ottenendo una vittoria schiac- ranno gli elettori né le altre sezioni, lo facciamo noi. Queste parole so-
ciante. Complessivamente vengono eletti 414 candidati ministeriali no sufficienti per ispirare terrore e togliere libertà e sincerità alla vo-
e 94 dell'opposizione. Tra i rappresentanti della Destra, persino alcuni tazione, e per dire il vero vi è poco da scherzare in Monreale». Se-
ministri dell'ultimo governo Minghetti perdono il loro seggio. condo La Gazzetta, il sindaco aveva convocato nel suo ufficio un gran
A partire dalla campagna elettorale il giornale Lo Statuto si av- numero di elettori col preciso scopo di intimidirli, ed un'altra riu-
vicina al prefetto. Il 14 settembre scrive: «Al prefetto Zini, da lea- nione era prevista per la sera del 4. «Niente di male che il sig. Mir-
li avversari, riconosciamo il pregio di tenersi estraneo agli intrighi to Seggio come privato cittadino agisse secondo le proprie convin-
elettorali». Comportamento che però non dovette risultare molto zioni, ma come sindaco ciò non sta bene». La Gazzetta ricorda
gradito al governo. Infatti da questo momento le fortune del pre- che non vi sono i moderati al governo: quindi l'ufficio elettorale sarà
fetto diminuiscono a vista d'occhio, per precipitare dopo le elezioni legalmente composto, i tavoli saranno regolarmente disposti, il nome
di novembre. sui bollettini sarà scritto al momento della votazione senza che
nessuno guardi, non ci saranno pressioni di sorta e «non compari-
Il mandamento di Monreale formava collegio elettorale con Carini, ranno come elettori tutti gli analfabeti e tutti i pregiudicati, dei qua-
Capaci, Isola delle femmine, Giardinello , Parco, Terrasini, Favarotta, li sventuratamente è ricchissima la lista di Monreale».
Torretta. A votazione compiuta questi comuni rimettevano l'urna coi
voti a Monreale, dove veniva fatto lo spoglio. Nel 1876 la procedura delle elezioni è piuttosto macchinosa, ta-
Il deputato di Monreale era il consigliere di Corte d'appello Cal- le da scoraggiare la partecipazione e lasciare un margine piuttosto am-
cedonio Inghilleri, nativo del paese ed esponente della Destra. Negli pio per l'arbitrio. Il seggio è elettivo, la sua composizione influenza
anni in cui era montata la protesta contro il partito governativo Mon- sia gli elettori amici che quelli ostili ed è «l'espressione del colore de-
reale era stato fra i pochi collegi che avevano mantenuto un deputato gli elettori, né può essere altrimenti. In molti vi è la convinzione che
di Destra, dimostrando così di avere i propri interessi saldamente rap- padroni del seggio si è padroni dell'elezione, e non si rifugge dal bro-
presentati e che Destra o Sinistra erano solo dei referenti, in grado o glio e dalla malafede per far trionfare il proprio partito». Così for-
meno di convogliare le richieste dal basso. Nel caso in cui questo av- se si spiega perché le percentuali dei votanti sono sempre molto più
viene, non c'è motivo per cambiare partito. Si resta fedeli, giocando basse degli aventi diritto, ad esempio nel novembre del '76 a Palermo
d'azzardo anche quando tutti abbandonano la barca. si registrano 59 votanti su Zoo elettori. Per le fazioni che dominano
Piuttosto ingenuamente, Bernabò prevede che il deputato In- i municipi, la conquista del seggio è la prima e più importante tap-
ghilleri dovrà misurarsi con l'opposizione. Scrive al questore che i pa per il controllo dei risultati e gli uffici elettorali fanno il lavoro a
monrealesi non sono tanto contenti del deputato «perché con poco loro comodo, «l'allungano quando credono di potere stancare gli elet-
calore perorò come consigliere provinciale la causa della circoscrizione tori avversi, che devono sorvegliarlo; o lo fanno di seguito nel cuo-
territoriale di questo comune» e che vorrebbero votare Luigi Di Be- re della notte, per evitare i presenti». 19
nedetto, candidato delle sinistre e oriundo di Torretta. L'esito ge-
nerale della votazione è stato sempre deciso dal partito di maggio- 19
F. Maggiore Perni, Statistica elettorale, politica ed amministrativa della città di Pa-
ranza che si forma a Monreale, ma stavolta Carini, Parco e Giardi- lermo dal 1861 ah-877, Palermo 1879, p. 3 r .

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Il delegato Bernabò si era recato dal sindaco, per ricordargli me un appoggio per fare trionfare l'Inghilleri. M'accorgo che il risentimento
che sotto il vigile sguardo dell'autorità di polizia non si possono com- verso di me, già motivato per gli arresti degli stuppagghieri, va ora au-
mettere abusi o intimidazioni. Vane raccomandazioni. Il 4 novem- mentando a causa dell'elezione del deputato, e che la posizione mia in Mon-
bre scrive al prefetto: reale si fa ogni giorno più difficile. 20

Questa mane a lle 7,3o si aprì il locale scelto per le elezioni e i primi ad in- Bernabò sembra sinceramente indignato, ma bisogna considerare
vadere l'aula furono i più arrabbiati partigiani dell'Inghilleri. Quello che ha che i comportamenti da lui denunciati per Monreale erano stati lar-
fatto maggiormente stupore fu il vedere entro l'aula le guardie campestri in gamente adottati. Inoltre, la Sinistra si era distinta per irregolarità
divisa e armate, nonché le guardie municipali, e ciò prima ancora che si for- e probabilmente Bernabò calca la mano perché il suo senso del-
masse il seggio presidenziale, e senza che alcun inizio di disordine vi fosse. l'opportunità glielo suggerisce; se i comportamenti registrati a Mon-
Si voleva ad ogni costo intimidire gli elettori, ecco perché il municipio faceva reale fossero stati esclusivi di quel collegio, considerando che a
intervenire la forza armata contrariamente a quanto dispone la legge [...]. Io vincere era stato un candidato di Destra di sicuro ne sarebbe seguito
fin dalle prime ore del mattino mi aggirai per le strade onde vegliare al man- uno scandalo. Anzi, a proposito dei risultati del collegio di Monreale,
tenimento dell'ordine, ed ebbi ad osservare l'attività febbrile con cui da par- il 12 novembre la Gazzetta di Palermo commenta che l'elezione di In-
te dei partigiani dell'Inghilleri si violentava la libertà del voto [...]. Persino ghilleri è la prova più evidente della non ingerenza del ministero,
un cieco fu trasportato nella sala e gli fu data la scheda già firmata. Ad alcuni
che si mostrarono più ritrosi si mandarono nelle case le guardie campestri per «perché le cose in questo collegio sono situate in modo che sarebbe
obbligarli a portarsi a votare E...]. Moltissimi dei votanti sono analfabeti e a bastato il menomo cenno dell'autorità per mutare radicalmente le sor-
costoro veniva presentata la scheda col nome del candidato già scritto. ti della votazione».

Inghilleri riporta una vittoria schiacciante, 348 voti contro i 9 del- Io. La setta: gli stereotipi
l'avversario Di Benedetto. Nel resto del collegio raccoglie 186 voti,
Di Benedetto 95. I contatti fra il delegato Bernabò e la famiglia Cavallaro sono or-
Rapporto di Bernabò al prefetto: mai regolari, il 16 novembre Bernabò, che di suo è molto sospetto-
Io mi sono tenuto totalmente estraneo a tutte le operazioni. Ma non ho
mancato di seguire attentamente lo svolgersi di tutti i fatti, onde d'ogni co- 20 Corrispondenza sulle politiche del 1876 in ASP, GP, anno 1876, busta 34, fasc. 6.
sa potere informare la superiorità. Pare che la vigilanza da me esercitata sia I risultati delle elezioni in ASP, AGQ, busta 409. Prima di Inghileri il deputato di Mon-
reale era stato il consigliere di corte d'appello Gaetano Caruso, eletto nel novembre del
dispiaciuta a molti, poiché mi avveggo che ora si usa con me un contegno '7o. Una nota della questura lo definisce «in relazione con persone appartenenti alla maf-
quasi provocante [...]. Questa sera ho saputo che alle guardie campestri po- fia e sempre pronto a favorirle» (ASP, AGQ, anno 1877, busta 708).
ste di sentinella alla sala era stato dato ordine espresso che, qualora avessi Al solito, le liste elettorali di Monreale erano state inviate in ritardo e dopo diver-
voluto entrare nella sala, dovevo essere respinto. Ciò è per me un insulto, si solleciti della Prefettura. Il 9 settembre il prefetto "Lini aveva scritto al sindaco che,
«non essendo più tollerabile tanto ritardo», se le liste non fossero pervenute entro il 15
conosco benissimo i miei doveri e so che mi era proibito entrare. avrebbe inviato un commissario. Dal comune chiedono un'ulteriore proroga, il 16
settembre il prefetto scrive: «Non sarò disposto a tollerare ulteriore ritardo, mi di-
Nel suo stile, Bernabò fa seguire al rapporto ufficiale una lettera spiacerebbe dovere attuare la misura coercitiva dell'art. 145 della legge comunale» (ASCM,
riservata: busta 65o, fasc. 5o). La lista viene poi spedita il 19 settembre.
A Palermo le percentuali degli elettori sono molto più basse che nel resto d'Italia. Nel
1861 vota il 75% degli elettori, corrispondente allo 0,27% della popolazione. Nel
L'anima mia ripugna al vedere ta li e tante vergogne [...1, le bassezze a cui 1866 vota il 47% degli aventi diritto, ed è necessario il ballottaggio. Nuove elezioni nel
scesero gli amici dell'Inghilleri fanno poco onore allo stesso. Si è voluto vin- 1867, dopo l'annessione del Veneto, a cui partecipa il 41% degli elettori. Altre elezio-
ni nel 1870, dopo la proclamazione di Roma capitale, vota il 24%. Nel 1874 partecipa
cere per forza e si sono usati i mezzi più disonesti E...]. Mi sono tenuto il 33%, che corrisponde allo 0,38% de ll a popolazione. Nel '76 vota il 35% e «i cittadi-
estraneo alla lotta, ma la vigilanza che ho esercitato sull'andamento de ll e ele- ni che disertano l'urna è un pessimo sintomo in libero reggimento, in cui la base del po-
zioni pare che abbia urtato la nervatura ad alcuni che avrebbero preteso da tere sono le elezioni» (Maggiore Perni, cit., p. 47).

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so, chiede al questore che sia ritornato il porto d'armi a Filippo Ca- una tale idea e per questo si lasciò facilmente indurre ad accettare la pre-
vallaro, nipote dell'ucciso, «di regolare condotta, che avendo an- sidenza de ll a setta.
ch'esso da parte sua somministrato qualche lume alla giustizia intorno
agli autori dell'assassinio in persona dello zio I...] trovasi in qualche I Cavallaro rifiutano l'affiliazione e, per timore che possano tra-
pericolo di vita». E il porto d'armi viene ridato. 21 dire, ne viene decretata la morte. «Forse il Cavallaro Giuseppe sa-
Anche a costo di notevoli sacrifici, Bernabò ha colloqui periodi- rebbe rimasto anch'egli vittima di qualche attentato, se per consiglio
ci con tutti i Cavallaro. Ad esempio, il vecchio padre dell'ucciso Si- del figlio non fosse subito ripartito per San Giuseppe». La setta ter-
mone abita a S. Giuseppe Jato, a parecchi chilometri di distanza. Ep- ribile, sanguinaria e assetata di vendetta, che si lascia scoraggiare da
pure Bernabò si reca regolarmente a trovarlo. E, quando arriva a pochi chilometri... senza contare che adesso il vecchio Cavallaro è
Monreale, Giuseppe Cavallaro è fra i pochi a frequentare la dele- apertamente uno degli informatori del delegato, non si spiega perché
gazione; forse perché ormai ha 85 anni e gli hanno ucciso un figlio, non lo uccidano.
questo è il suo modo di vendicarsi. Nelle confidenze del Cavallaro senior sono contenuti alcuni ste-
A lungo il vecchio Cavallaro aveva promesso di fare delle rivela- reotipi che puntuali si ripresenteranno negli anni a venire: il più evi-
zioni, ma solo a fine novembre il delegato Bernabò può scriverne un dente è dato dalla sovrapposizione fra mafia e Internazionale, un al-
dettagliato resoconto al questore. Ad apertura del suo rapporto il de- tro degli incubi ricorrenti in quegli anni. La setta sembra sommare
legato premette che, non fidandosi del suo testimone, ha fatto ri- e racchiudere tutte le caratteristiche negative che via via si sedi-
manere non visto in un angolo della stanza la guardia Stefano Gat- mentano a creare l'immagine di un nemico interno. È insieme in-
toni. «Un testimone non visto in un angolo della stanza». Ci sarà sta- ternazionalista, reazionaria e anarchica, tende al delitto, avversa l'in-
to un paravento? Siamo a novembre, magari una giornata buia e bru- teresse dei galantuomini amanti dell'ordine ed è contraria a tutto
mosa?, con un lume stento, già a sera? Forse questa è l'ipotesi più quello che è il buon andamento della pubblica amministrazione. Ab-
probabile, alla luce del giorno era più imbarazzante varcare la soglia biamo poi l'unione degli opposti estremismi nel Di Liberto che, pur
della delegazione. essendo borbonico e clericale, stando alle confidenze del Cavallaro
Anche se a tratti confuse, le confidenze del vecchio Cavallaro so- non disdegna la presidenza di una setta internazionalista.
no molto interessanti. Racconta che il 24 agosto, tre giorni prima del- Come sempre accade per gli stereotipi, anche di questi non si sa
l'uccisione di Simone, lui e il figlio erano stati fermati dai fratelli Mi- bene l'origine. Diverse volte li abbiamo ritrovati, sotto forma di ipo-
celi, invitati a far parte de ll a società degli stuppagghieri e pressati per tesi o di affermazioni tout court nei verbali della questura, utili a giu-
andare in casa di Pietro Di Liberto, dove avrebbero dovuto prestare stificare un'ammonizione o a pianificare la repressione degli oppo-
giuramento. I Miceli avevano dichiarato che «la detta società aveva sitori. E adesso li ripete il vecchio Cavallaro, non si sa se per con-
un colore politico che si accostava all'antico sodalizio dei carbonari. vinzione, per vendetta, perché si respirano nell'aria, perché Bernabò
aiuta e magari suggerisce qualche risposta.
Quest'ultima circostanza — argomenta Bernabò — mi viene avvalorata da
altre confidenze avute. La società degli stuppagghieri riveste tutti i carat-
teri di una setta internazionalista. Si diceva con insistenza che dei moti ri-
voluzionari sarebbero scoppiati in Sic ilia, se l'Italia si fosse complicata in una
guerra per gli affari d'Oriente. Allora gli stuppagghieri avrebbero inalberato
la bandiera della riscossa, uccidendo tutti gli uomini d'ordine e saccheg-
giandone le case. Il Di Liberto, borbonico e clericale sfegatato, vagheggiava

21
Rapporti confidenziali di Bernabò al questore in ASP, AGQ, anno 1877, busta 708.
Notizie sul ferimento di Simone Cavallaro anche in ASCM, busta 652, fasc. 79.

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Capitolo sesto ben marcati, quello della vecchia mafia e quello della giovane mafia,
L'istruzione del processo con intendimenti opposti e con rivalità di azione, sebbene istituiti
con un comune substrato E...]. In questa giovane mafia la S.V.
troverà gli aderenti degli stuppagghieri. Le investigazioni praticate
in base a siffatto criterio hanno condotto in Monreale a vantaggio-
sissimi risultati».
Ancora più recisa è la risposta che per due volte arriva da Bagheria.
Anche dopo le insistenze del questore, il delegato scrive che non gli
I. Le ramificazioni degli stuppagghieri risulta nessun affiliato: «Negli anni precedenti più di una volta ebbero
Nel giugno del 1876 a Palermo vengono scoperte le associazioni ad istituirsi associazioni di malfattori indipendenti da quella di
che controllano i mulini e, dopo tante teorie, al questore Forte de- Monreale ma, scoperte, furono arrestate ed incriminate». Risposte
vono sembrare la materializzazione di un'idea a lungo inseguita. Pec- analoghe arrivano da Sferracavallo, Tommaso Natale e Misilmeri.
cato che il monopolio sui mulini abbia una limitata importanza so- Dietro insistenza del questore, i delegati di alcuni comuni arrivano
ciale, molto più utile appare la scoperta di un'associazione generica, a nuove conclusioni: da Ficarazzi vengono segnalati 12 affiliati, 7 da
in grado di figurare come possibile origine de lle tante diramazioni che Sferracavallo, addirittura 3o da Tommaso Natale. A Parco, dove Ber-
di sicuro agiscono nei paesi del circondario. A questo scopo gli nabò gioca in casa, una ramificazione della setta raggruppa 6 con-
stuppagghieri sembrano perfetti: per la collocazione geografica e per tadini. «Intermediario con Monreale era il noto Busicchia Lorenzo,
il loro essere sanguinari e volti al malfare, ma senza una precisa con- 26 anni, giardiniere, ex ammonito e triste pregiudicato».
notazione che rischia di diventare un limite nelle successive proli- Infine la questura prepara elenchi di nomi, li segnala a lla regia pro-
ferazioni. cura come «anello di congiungimento e ramificazioni della setta nei
Ancora una volta, era già successo col questore Rastelli che scri- comuni di Sferracavallo, Tommaso Natale, Ficarazzi, Villabate,
veva delle associazioni dell'Uditore a Gerra, l'unico problema è tro- Misilmeri, Marineo, Altarello di Baida, San Giuseppe Jato, Mon-
vare le prove. Il 29 settembre 1876 il questore denuncia alla regia telepre, Borgetto e Partinico».
procura l'esistenza degli stuppagghieri a Monreale, ma gioca d'az-
Il questore ostenta una gran quantità di informazioni precise e
zardo: perché si assume il compito di suffragare le affermazioni con
dettagliate, ad ottobre il giudice istruttore Chiaja gli chiede maggiori
elementi di prova che non possiede. Nei successivi rapporti alla pro-
particolari sulla nascita degli stuppagghieri. Trattandosi di un de-
cura il questore Forte rilancia, gli stuppagghieri diventano l'origine
legato di pubblica sicurezza e dei suoi familiari, il giudice cerca di es-
della rete associativa che copre il circondario. Così, fino a dicembre sere cauto. Suppone che la società sia stata fondata «col diverso in-
c'è tutto un lavorio per portare a galla, intuire e tentare di collega-
tendimento, nel fine di combattere l'invadente predominio della ma-
re, talvolta suggerire e quasi creare, la rete dei legami oscuri che fia». Chiede al questore se il fondatore della setta sia stato il fratello
stringono in una sola grande associazione i tronconi rinvenibili nei morto suicida, Mario, oppure quello ancora vivente. Il questore ri-
paesi della provincia. sponde che la setta, nata nel '72, non può essere stata fondata da
Non tutti i delegati si mostrano pronti ed entusiasti come Ber- Mario, suicida nel 187o in occasione dell'arresto del Mazzini. Ag-
nabò. Il delegato di Partinico risponde che le indagini su eventuali giunge: «Ma vi ha di più, perché le recenti informazioni hanno po-
affiliati hanno dato esito negativo, il questore si spazientisce, cerca sto in luce che la società in parola ebbe effettivamente fondatori il
di guidarlo, replica che non deve cercare un'associazione estranea agli Paolo Palmeri ex delegato e il di lui fratello Giuseppe, tuttora vi-
elementi mafiosi del luogo. «Se la S.V. vorrà scorrere le associazioni vente». Il delegato non è più sullo sfondo ma in primo piano, e di
mafiose come altrove organizzatesi, rinverrà forse due elementi buone intenzioni non si parla più.
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Il suicidio di un fratello del delegato Palmeri è un elemento l'esistenza di associazioni segrete ma certo ci dice qualcosa sulle abi-
nuovo, che genera uno scenario ad hoc. Il questore Biundi, a Palermo tudini linguistiche dell'epoca. Scagghiuni sono i canini superiori: af-
in quegli anni, dichiara al giudice istruttore che la setta era stata fon- fermare di avere un dolore lì localizzato, in un'epoca priva di anal-
data tra il 1870 e il '72 da Mario Palmeri come società internazio- gesici e dove il dentista si identifica col barbiere, coincide con l'avere
nale. Non riuscendo ad attecchire si era poi trasformata in associa- un problema non facile da risolvere. E se l'altro lamenta lo stesso fa-
zione per delinquere. Si tratta di una versione che probabilmente ha stidio, allora hanno qualcosa in comune.
qualcosa di vero: basti ripensare all'importanza delle bande nella tra- Secondo il prefetto di Girgenti, oltre ai segni di riconoscimento
dizione rivoluzionaria siciliana, alle squadre che partecipano alle ri- quasi identici, sia l'associazione dell'oblonica che quella degli stup-
volte sommando generiche aspirazioni di giustizia sociale e voglia di pagghieri sono nate con lo scopo della mutua assistenza, diventando
affermazione personale, a quanto fossero diffuse le sette segrete e i poi covo di ladri e assassini. Entrambe hanno al loro interno un tri-
tentativi insurrezionali. Della buona fede di Mario Palmeri è suf fi- bunale e dispongono di sicari, hanno un giuramento e ricorrono a ri-
ciente testimonianza il suo suicidio, specie se collocato su uno ti tenebrosi per affiliare i nuovi associati.
sfondo di feroci doppiogiochisti. 1
Per la questura l'esistenza di una rete di associazioni segrete è or-
2. La rete delle associazioni: i caratteri mai certa, bisogna solo stabilirne le caratteristiche con maggiore pre-
cisione. La difesa dei componenti è importante ma non basta, è un
La questura continua la ricerca delle associazioni affiliate agli carattere reattivo. Il questore Forte ragiona che gli stuppagghieri,
stuppagghieri, tenta di allargare il cerchio. A metà novembre si ri- «costituitisi coi principi e colle costumanze della mafia, di cui non so-
volge ai sottoprefetti di Corleone, Sciacca ed Alcamo e al prefetto di no che una singolare procreazione, osservano il principio della
Girgenti, fornendo un identikit: «La setta tende al sangue e alla di- omertà, la sostanza del quale si riduce al silenzio, al mendacio, alla
fesa dei suoi componenti quante volte cadranno nelle mani della giu- dissimulazione ed alla violenza». Non c'è da meravigliarsi se ci so-
stizia. Per fare questo è necessario che si tenga una cassa, quindi con no punti di contatto fra gli stuppagghieri, l'oblonica ed altre asso-
il furto l'impinguano, e sebbene essi non siano soprattutto ladri, ciazioni, poiché il substrato di tutte è la mafia, «cioè quel tanto di
quando capita l'occasione ne approfittano». non bene definito che in queste province isolane costituisce, a così
Fra Girgenti, Sciacca e Bivona vengono fatti numerosi arresti, il dire, uno strato morboso generale». L'edificio a cui con tanta lena
prefetto di Girgenti risponde che ha trovato 4 punti di contatto fra lavora il questore si delinea come una realizzazione in tono minore
la società dell'oblonica e gli stuppagghieri. Il più significativo è che della teoria avanzata dalla Destra sulla natura associativa della ma-
in entrambi i casi gli affiliati si riconoscano dal detto mi doli stu scag- fia. Adesso le sette segrete non hanno una composizione sociale ta-
ghiuni. Il Ig dicembre, stesse affermazioni dalla sottoprefettura di le da giustificare esiti disastrosi o generare paure, non si parla di ma-
Sciacca. Si tratta di un modo di riconoscimento che nel 1874 il que- nutengoli. Ma in pratica, pur essendo al governo quella Sinistra che
store Rastelli aveva già registrato fra le sette dell'Uditore. Questa è aveva radicalmente osteggiato le leggi speciali, a Palermo si tornano
l'unica prova di un tessuto semantico persistente, che non garantisce a cercare le associazioni segrete.
Intanto nel circondario continuano ad esserci molti abigeati. Sen-
1 Alatri, cit., p. 599, a proposito dei fermenti repubblicani presenti dopo i moti del za contare quelli di cui non si ha notizia, durante il 1876 nel
'66, riferisce di una perquisizione subita da Nicasio Palmeri, sospettato di essere pun- mandamento di Monreale ne vengono denunciati 69, nemmeno in
to di collegamento fra i più noti repubblicani. Il prefetto di Palermo comunicava a quel-
lo di Napoli che Palmeri era un agente repubblicano. Da Napoli si rispondeva «Palmeri un caso i proprietari sono monrealesi. L'abigeato è un reato che ne-
è della maffia», dove ancora una volta oppositori e mafiosi vengono mischiati e confusi. cessita di un'organizzazione, certo gli animali rubati non sparisco-
Considerando come in queste corrispondenze i nomi siano spesso imprecisi, possiamo
collegare Nicasio Palmeri a Palmeri di Nicasio, nome di famiglia del delegato Paolo, del no nel nulla. Il questore chiede se non vi sia un'associazione a coor-
repubblicano suicida Mario e di Giuseppe. dinare i traffici. Il comando dei militi a cavallo, sezione occidentale,
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risponde che certo un'associazione deve esserci, perché non si tro- Nel dicembre '76 il giudice Chiaja scrive al questore su un testi-
va alcuna traccia di dove gli animali si dirigono. Ma per dimostrarne mone di cui poi si perderà ogni traccia, che ha fatto delle rivelazioni
l'esistenza bisognerebbe che un arrestato facesse i nomi dei complici, sugli affiliati di Borgetto:
«cosa che rarissime volte si è verificata». Dalla sezione orientale ri-
spondono che le associazioni di malfattori esistono ovunque, ma le La giustizia è stata potentemente aiutata dalle sicure ed esplicite di-
loro -macchinazioni sono talmente avvedute che è impossibile co- chiarazioni del testimone Santo Saputo, il quale iniziato anch'egli ai misteri
noscere i colpevoli. Ci vorrebbe un delatore, non è mai successo di e ai simboli di quella terribile setta ne svelò le organiche modalità additando
i nomi dei più compromessi associati. Questo testimone però (è facilissimo
trovarne uno. l'indovinarlo) trovasi già in grave pericolo, preso di mira perché sospetto
Il verosimile è parente stretto del vero, la logica suggerisce che de- di tradimento [...], ridotto nella necessità di esulare ramingo senza pane e
ve esserci un'organizzazione a smistare il traffico degli animali rubati: senza tetto.
lo stillicidio dei reati, la conclamata impunità, il loro ripetersi, tut-
to indica la presenza di organizzazioni collegate fra loro. Dalla Il giudice chiede che Santo Saputo «sia impiegato quale semplice
questura si arriva alla conclusione che guardiano di ferrovia, in lontane contrade». Anche dal comando dei
militi a cavallo, avuta notizia che il Saputo era casualmente scampato
certi segni di riconoscimento, certe caratteristiche dell'organismo e del mo- ad un attentato («una notte che il Saputo non era in casa vi entra-
to di esplicazione ravvicinano la società degli stuppagghieri alla oblonica, e rono due individui, che cercavano suo figlio ma trovarono solo la vec-
se si considera che entrambe hanno a quanto finora si conosce a scopo pre- chia madre»), chiedono per lui «un pane nelle strade ferrate».
valente l'abigeo, ed il danneggiamento e la manomissione della proprietà ru-
rale non è difficile l'argomentazione che entrambe formano una sola cosa
con quelle piccole ramificazioni che ho ragione di credere esistano in codesto 3. Il delegato Bernabò è isolato
circondario, e che partecipano della stessa natura. 2
Intanto, a Monreale il delegato Bernabò continua le sue ricerche sen-
Come risultato di tanto lavoro, negli ultimi mesi del 1876 nel cir- za concedersi pause. Controlla, sorveglia, interroga, perquisisce, si ap-
condario di Palermo vengono scoperte diverse associazioni segrete: posta nei giardini sospettando segreti colloqui e congiure, vede stup-
oltre agli stuppagghieri di Monreale ci sono i fratuzzi e i buoni figlioli pagghieri ovunque. Ma tutto il suo attivismo sembra girare a vuoto.
a Bagheria, i malfattori a Borgetto, lo zubbio a Villabate, fontana nuo- Fra coloro che tiene d'occhio c'è Antonino Sciortino detto Bestia,
va a Misilmeri. Vengono tutte presentate come filiazioni degli stup- «giardiniere di 3o anni, uno dei capi dell'incriminata setta degli
pagghieri, nate nel 1872 sotto forma di società di mutua assistenza stuppagghieri, reazionario e partecipe dei luttuosi fatti del '66, ma-
che finiscono per essere altro nutengolo del bandito Marino Salvatore». Col vecchio metodo
del falso domicilio ha ottenuto il rinnovo del porto d'arme dal so-
a causa dell'unione dei più pericolosi soggetti di ogni paese, avendo per so- lito ispettore del mandamento Orto Botanico, che di lui traccia
strato la maffia in tutte le sue più svariate manifestazioni. I riti tenebrosi tutt'altro ritratto: «Dalle assunte informazioni Sciortino Antonino
e strani degli affiliati non sono dissimili, come pure i segni di riconosci- fu Francesco risulta persona di specchiata condotta tanto politica
mento, perché comune è lo scopo. Generale a tutti è il nome di fratuzzi. che morale, non si riscontrano precedenti a suo carico. Di caratte-
Hanno tribunali composti da affiliati e regolamenti; i capi si conoscono, per- re quietissimo e incapace di far mal uso delle armi, che porta per
ché altrimenti non potrebbero mantenere quell'unione e dare quel potente esercitare la caccia della quale è appassionatissimo». Sciortino ha ot-
impulso a delinquere. 3 tenuto il rinnovo del porto d'arme il 29 settembre del '76, data del-
la prima retata contro gli stuppagghieri, cosa che per Bernabò de-
2 ASP, AGQ, busta 44o.
ve avere il sapore di un affronto. A metà novembre il delegato gli
3 ASP, AGQ, busta 429. ritira il permesso, «per motivi d'ordine pubblico, essendo il me-
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desimo un tristissimo soggetto, ed uno dei capi più attivi de lla in- se non ne fosse stato dissuaso dal sopraggiungere di alcune persone.
criminata setta degli stuppagghieri». E costretto a ridarglielo, nuo- Cavallaro dice che di tal fatto è bene informato il sig. Riolo, co-
vo sequestro il 13 gennaio. Questa volta il permesso viene inviato mandante dei militi». In breve, Giuseppe Salerno è un nemico dei
al questore e la gravità del caso sottolineata con la dovuta diligen- Cavallaro, questa sembra la sua colpa principale. E, ancora una vol-
za ma, per quanto si adoperi, Bernabò non riesce a provare che i ta, il comandante delle guardie campestri viene invocato come te-
suoi- sospetti siano fondati. stimone da accusatori e accusati.
Il 5 dicembre i colpiti da mandato di cattura risultano 33, di cui
A fine novembre viene arrestato Giuseppe Salerno, di soli 27 arrestati e 6 latitanti. Non ci sono più grandi retate, è uno stil-
20 anni ma con precedenti di tutto rispetto ed inserito nella licidio che segue pigramente i verbali e le richieste di Bernabò. Il 26
trama di delitti che porta alla scoperta della setta. Denunciato al dicembre, mentre era a domicilio coatto a Genova, viene arrestato
procuratore del re come «tristissimo soggetto che fin dal 1874 fa Saverio Spinnato. L'ri gennaio è la volta di Filippo Paolo Amato,
parte della criminosa setta degli stuppagghieri», arrestato una pri- dolciere di 24 anni. Qualche giorno dopo viene spiccato mandato di
ma volta l' 11 luglio 1 875 perché sorpreso nottetempo in campa- cattura contro Vincenzo Termini, «di anni 34, statura m. 1,65, ca-
gna, «appostato in compagnia dell'altro stuppagghiere Giovan- pelli castagni, fronte spaziosa, occhi cerulei, naso piccolo, barba ca-
battista Sinatra e armato di due pistole cariche a palla senza es- stagna cioè con basette», anche se ormai da parecchi anni fa il
sere provvisto del regolare permesso» recita il verbale sotto- fruttivendolo a Canicattì, in provincia di Agrigento.
scritto da Bernabò, come se esistessero permessi per gli agguati Nonostante i numerosi arresti, non sembra che diminuisca il
notturni. Ammonito il 13 luglio '75. Nel dicembre di quell'anno numero dei delitti. Il 5 gennaio si sparge la voce di un omicidio av-
uccidono suo fratello Paolo, vengono incriminati ed arrestati venuto in campagna, nell'ex feudo Cannizzara; per quante indagini
Castrenze Cavallaro e Diego Soldano. Ed è all'uccisione di Pao- si facciano, il cadavere non viene trovato. Le ricerche continuano per
lo Salerno, all'arresto di Castrenze Cavallaro e alla successiva te- qualche giorno, con la partecipazione delle guardie campestri. Un
stimonianza che Simone Cavallaro avrebbe dovuto rendere da- mattino da un rilievo che domina la vallata vengono avvistati 8 ar-
vanti alle Assise di Termini che risale l'attentato contro Simone mati. Fuggono per i giardini in direzione della vicina montagna di
Cavallaro, a cui, secondo «persona degna della massima fede», Miccini, le guardie li aggirano, setacciano le campagne, chiedono
Giuseppe Salerno ha partecipato. rinforzi, ma ogni sforzo per catturarli risulta vano. 4 Non tutti gli omi-
Prove contro il Salerno non ce ne sono ma, scrive Bernabò, cidi suscitano indagini e clamori. Il 9 gennaio viene ucciso Giovan
«dopo gli arresti di alcuni stuppagghieri il Salerno ha vissuto in pre- Battista Romano, calzolaio, non aveva pagato le 200 onze che gli
da a continua agitazione, e ogni volta che come ammonito si pre- erano state chieste con due lettere di scrocco. Un anonimo accusa
sentava per fare vistare il suo libretto teneva un contegno tituban- dell'omicidio i fratelli Bonafede, appartenenti alla setta stopaioli.5 Il
te e pauroso, come chi si aspetta da un momento all'altro di essere giornale La nuova forbice aggiunge che è stato ucciso a colpi d'arma
arrestato». Naturalmente, anche Salerno è amico e complice dei Mi- da fuoco, e che sono stati arrestati 3 individui, poi non se ne trova
celi, anzi abita nella loro stessa casa. Bernabò pensa di essere spia- più notizia Il 2 febbraio viene trovato il cadavere del latitante Giu-
to, è sicuro che al Salerno sia stato dato l'incarico di attentare alla seppe Di Gregorio, detto Sinatrella. Per una volta laconico, Bernabò
sua vita «e a quella di alcuni altri che si prestano a dar lumi alla giu- lo definisce «stuppagghiere di anni 26, colpito da mandato di cattura
stizia». Infatti, sembra che il Salerno abbia tenuto un contegno mi- il 29 settembre 1876». 6
naccioso nei confronti di Giuseppe Cavallaro, figlio dell'ucciso Si-
mone, che riferisce l'episodio in via del tutto confidenziale: una se-
ra, mentre si recava a casa uscendo dal casino di compagnia, «il Sa- 4 ASP, AGQ, busta 435.
5 ASP, AGQ, anno 1877, busta 708.
lerno avrebbe spianato contro di lui un fucile e avrebbe fatto fuoco 6
Ibidem.

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Passati i giorni esaltanti delle grandi retate, resta la malinconia del li è nato nel 1838 ed è domiciliato nel quartiere Ciambra, cioè a un
vivere in un paese nemico, pressato dalle difficoltà. I rapporti di Ber- tiro di schioppo dall'arcivescovado. Di condizione proprietario,
nabò raramente hanno la pretesa di essere asettici, spesso lui scrive notazione che altrove segnerebbe uno stacco con la gran massa dei
in preda allo sconforto. Il delegato ha adottato il punto di vista dei nullatenenti ma a Monreale è spesso distribuita fra le note segnale-
Cavallaro e della questura, vuole definire i contorni della setta e cat- tiche. Campiere della Mensa, è quindi il braccio del procuratore Di
turarla. Forse sperava in un'identità di intenti col paese ma i mon- Liberto nella riscossione delle rendite ma, nonostante in questa
realesi continuano ad essere prevenuti, fondamentalmente estranei, fase delle indagini si faccia un gran parlare dei legami fra i Miceli e
in bilico fra l'indifferenza e l'ostilità. Di Liberto, i loro rapporti restano sfumati in una comune e generica
Fine dicembre, rapporto sullo spirito pubblico: attitudine alla prepotenza e al malfare.
Connotati di Paolo Miceli: statura alta, fisico corpulento, senza
La posizione dei pubblici funzionari in Monreale è una delle più difficili, baffi. Alle carte è acclusa una fotografia che lentamente sta virando
perché qui non si può sperare alcun appoggio morale da parte dei cittadini verso il colore ocra: pantaloni a quadretti e giacca di fustagno scuro,
[...1. Le autorità nessuno osa avvicinarle per timore di essere compromes- aria sicura, due abbondanti e vaporosi scopettoni che si chiudono sot-
so, e ciò perché è credenza che chi accosta un funzionario sia un delatore. to il mento. Baldassarre, più giovane di 5 anni, ha gli stessi conno-
Anche sotto i Borboni è sempre stato paese turbolento e sanguinario, tati e manca una foto che permetta di trovare le differenze.
senza principi politici e che pensa solo al suo interesse [...]. In un paese co-
sì triste, in un ambiente così corrotto, non può certo far meraviglia se la
maffia vi ha già forti radici e se il germe del delitto è così profondo che tal-
L'impegno di Bernabò non conosce pause. La vigilia di Natale
volta la stessa giustizia ne fu scossa e atterrita. scrive al questore Forte:

La notte scorsa, con carabinieri e guardie, dopo avere preso tutte le de-
4. Latitanti eccellenti bite precauzioni, ho assaltato la casa de lla Teresa Mice li . La perquisizione fu
I fratelli Miceli sono ufficialmente latitanti dal 29 settembre, e la fatta colla massima esattezza e diligenza, però non fu trovato il Di Gregorio
Giuseppe inteso Sinatrella, che si sospettava fosse là. Per agire con maggiore
loro cattura sembra diventare l'impegno più importante nella vita del segretezza non venne richiesto l'aiuto delle guardie campestri. La prossima
delegato Bernabò. notte tenterò una sorpresa nella casa dei Miceli e dei loro parenti.
In paese gira la voce che i Miceli non rinuncino a visitare la loro
casa. Per sorprenderli Bernabò conduce molte operazioni diurne e 26 dicembre, Bernabò al questore: «Ieri giorno di Natale ho
notturne, tutte molto diligenti ma senza risultato. In più, il ripetersi perquisito tutte le case dei latitanti colpiti da mandato di cattura qua-
dell'insuccesso gli procura dei rimbrotti. Il 23 novembre risponde al li appartenenti alla setta degli stuppagghieri, ma il risultato fu ne-
questore, una lettera al suo solito fra l'accorato e l'orgogliosamente gativo».
indignato, concludendo: «La casa dei Miceli viene spessissimo da me Al cader della notte, altra missione. Il delegato tende un'imboscata
perquisita E...]. Ho fatto umanamente quanto mi è stato possibile per agli autori di alcune lettere di scrocco arrivate al proprietario Stefano
conseguire ciò che superiormente si desidera. Se non vi sono riuscito Procida.
la colpa non è mia. Quelli che più potrebbero aiutarmi non voglio-
no o temono di farlo». Nel punto fissato disposi cinque appiattamenti di carabinieri, guardie di
La latitanza e la posizione di rilievo nell'organigramma della pubblica sicurezza e guardie campestri. Io stesso presi parte ad uno di que-
setta fanno depositare intorno ai Miceli un gran numero di carte, ri- sti appiattamenti. La notte però fu orribile perché ebbe a scatenarsi un ura-
chieste di notizie e verbali che per mesi si rincorrono. Paolo Mice- gano con pioggia, grandine e vento. Si stette cinque ore appostati esposti a
tutte le intemperie, ma il risultato anche qui fu negativo, poiché forse a ca-
7 ASP, AGO, busta 461. gione del tempo i malfattori non vennero nel luogo designato.

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L'indomani Bernabò si ammala, «appena ritiratomi in casa fui as- i funzionari del circondario di Lercara hanno 8 giorni di tempo per di-
salito da una febbre fortissima che ancora mi tormenta orrendamente struggere la banda Leone, in caso contrario saranno trasferiti o di-
L..]. Le fatiche d'ieri, gli strapazzi della notte scorsa, la rabbia per spensati dal servizio (La Nuova Forbice, 21 novembre).
non avere potuto prendere i Miceli mi hanno scosso. Io non avrò pa- Nei giorni che seguono il Times attacca il governo italiano, sem-
ce finché non avrò consegnato costoro alla punitiva giustizia». bra che il console inglese ritenga il prefetto Zini responsabile del-
A gennaio Bernabò vive assediato, ci sono molti latitanti, si te- l'accaduto. A questo punto Lo Statuto insorge: «Gli inglesi residenti
mono disordini. Due donne, ed è una delle pochissime volte che tra noi hanno sopportato soprusi e violenze e hanno avuto estese re-
compaiono figure femminili in questa storia, si presentano al delegato lazioni con la mafia, mai le autorità isolane hanno avuto da loro una
per recapitare un messaggio. Dicono che sono state fermate da tre ar- denuncia o un avvertimento [...I. Le trattative per il rilascio di Ro-
mati, le hanno incaricate di avvertire il delegato che c'è un tumulto se vengono portate avanti con l'astuzia o il mistero o con le relazioni
alla Molara. Ma si contraddicono, non sanno descrivere gli uomini di mafia. Che ne sa il console?» (29 novembre).
con cui hanno parlato. Bernabò diffida, soprattutto perché «non po- Rose viene liberato vicino Cerda, dopo un sequestro durato 20
trò mai persuadermi come esse si siano azzardate a fare a noi una si- giorni. Senza molti eroismi e dietro pagamento di un forte riscatto.
mile ambasciata, mentre qui si è contrarissimi a fornire notizie alla
forza». Ne deduce che vogliono allontanarlo da Monreale per pre- Il sequestro Rose sembra mettere in crisi anche quei giornali che
parare qualche disordine, aumenta la truppa circolante per il paese più avevano irriso l'azione del prefetto. Dapprima Il Precursore ac-
e chiede rinforzi. 8 cusa Lo Statuto di volere gettare nel panico la popolazione, scrive che
Per Bernabò il nuovo anno sembra cominciare nel peggiore dei i moderati non avevano fatto niente per migliorare le condizioni del-
modi, i dispiaceri familiari si sommano a ll e altre difficoltà. Il 22 gen- la pubblica sicurezza. Però il 17 novembre riconosce che in Sici lia c' è
naio, dopo 15 giorni di costosa malattia, muore la figlioletta terzo- più diffidenza verso i rappresentanti dello Stato che verso i bandi-
genita di pochi mesi. La moglie è inferma e bisognosa di cure, i me- ti, e che il governo non può fare nulla per migliorare le condizioni
dici consigliano di distrarla dal suo dolore. Bernabò vorrebbe ac- della pubblica sicurezza se non è aiutato dai cittadini. Ma ormai è
compagnarla in città, chiede un permesso di 4 giorni. Lo sconforto tardi. Il prefetto Zini si è dimostrato poco compatibile con l'am-
sembra sommergerlo, il delegato torna a supplicare che lo trasferi- biente, è isolato dal suo stesso partito e l'unico appoggio sembra es-
scano lontano dalla Sicilia.' sere Lo Statuto, cioè il giornale dell'opposizione. E infatti Nicotera
li accomuna, il prefetto ormai scomodo e il quotidiano irriducibile
5. Un incidente diplomatico sulla questione dell'ordine pubblico, nell'accusa di esagerare la gra-
vità della situazione siciliana. Il Diritto, giornale vicino alla Presidenza
Lo stillicidio di delitti e le bande che imperversano non raggiungono del Consiglio, si affanna a sostenere che le condizioni della pubbli-
lo stesso effetto che provoca un solo rapimento eccellente. A no- ca sicurezza sono migliorate; il 4 dicembre Lo Statuto scrive di essere
vembre, nei pressi di Lercara, la banda Leone rapisce l'inglese John Ro- impaurito da queste dichiarazioni.
se. Circostanza oltremodo imbarazzante, Rose viene prelevato mentre La situazione è in rapido mutamento, il 2 dicembre la Gazzetta di
si trova in numerosa compagnia, fra 18 persone distribuite su tre car-
Palermo si allinea su posizioni simili a quelle dello Statuto e scrive:
rozze scortate da 3 carabinieri. Come avranno fatto i banditi a rico-
noscerlo? Di sicuro hanno avuto informatori e appoggi. Interviene il Il popolo siciliano vive in uno stato morboso, dove il governo è visto co-
console inglese, ne scrive il Times, le voci si rincorrono. Si assicura che me nemico del popolo e dove l'essere più spregevole del mondo è lo sbirro.
I principi dell'omertà sono adottati da tutti e, quello che è più grave, anche
8
ASP, AGQ, busta 435. dalla classe civile. Qui risiede la vera causa del male: devono essere i civi-
9
ASP, AGQ, busta 39 1 . li a rompere e a fare le denunce, la classe pensante deve dare l'esempio.
188 189
Sembra che sui favoreggiatori e sugli omertosi in genere si delinei fetto di Palermo. Già reggente nell'intervallo fra i prefetti Gualte-
una frattura, fra chi dolorosamente riconosce gli errori passati e li de- rio e Torelli, dopo la rivolta del 1866 Malusardi aveva curato la di-
finisce per allontanarsene e chi resta nelle posizioni di sempre. Ilio stribuzione delle truppe destinate al servizio di pubblica sicurezza nel
novembre il Giornale di Sicilia aveva scritto: «Sperare che i pro- circondario di Palermo." È reduce da un buon successo nella re-
prietari, fittuari, coloni, costretti a vivere in campagna si facciano de- pressione del brigantaggio in provincia di Catanzaro, impresa che gli
latori e indicatori dei movimenti delle bande, o ricusino loro ricoveri guadagna una favorevole accoglienza anche da parte dello sconfor-
o foraggi, è un'altra illusione di perfetto ottimismo alquanto egoista». tato Statuto. Infatti il primo gennaio il giornale scrive che la mafia,
ringagliardita dal fatto di avere aderenti e protettori di vaglia, per-
Il 1 ° gennaio 1876 l'elenco nominativo dei latitanti del circon- suasa di avere a che fare con un governo debole, ha attirato contro
dario di Palermo comprende 251 nomi, che diventano 292 som- di sé l'attività del ministro dell'interno.
mando il circondario di Termini, 35o con Cefalù e 399 con Cor-
leone. 10 Il 3o novembre la relazione di chiusura dell'anno giudizia-
rio registra 619 latitanti nella provincia di Palermo e 31 sequestri di 6. L'improvviso apparire del pentito Salvatore D 'Amico
persona. I crimini sono complessivamente aumentati, il procuratore Una volta che la questura ha denunciato la setta degli stuppag-
generale Mangano Pulvirenti può affermare che le bande capitana- ghieri, completa di ramificazioni nei paesi del circondario, la teoria
te dai banditi Leone, Nobile, Merlo e Calabrese, «audacissime e a vi- sulla natura associativa della mafia non è più solo un'ipotesi. Si la-
so scoperto, fanno guerra contro la società». 11 vora all'istruzione dei processi, all'inizio di gennaio il giudice istrut-
Il 14 dicembre, in pieno disaccordo col ministero, il prefetto Zi- tore Chiaja fa riferimento ad un centinaio di affiliati. Quello che ser-
ni si dimette. Correttezza e buone intenzioni gli sono riconosciute ve è solo un rafforzamento degli elementi probatori.
soprattutto dagli avversari, che però giudicano la sua prefettura un Nonostante il successo che sembra arridergli nella scoperta delle
fallimento. Lo Statuto (14 dicembre) scrive che la sua è stata associazioni, il 13 gennaio 1877 il questore Forte viene trasferito. Lo
«un'esperienza crudele: pensava che bastasse restaurare la legge per Statuto commenta che, per i palermitani, il questore ha commesso il
accomodare ogni cosa. Ma il suo partito, che ha una grande mag- suo più grave errore quando ha vietato «di portare indosso pistole e
gioranza alle elezioni, non presta alcun aiuto nella causa dell'ordi- rivoltelle, e di cavarle fuori al menomo capriccio, e di tirar colpi, con
ne, e nessuno gli ha mai fatto conoscere una legge violata o da ri- danno gravissimo, e certo, di pacifiche persone passanti per le
mettere in vigore». Il 22 dicembre Zini invia una lettera di com- vie». Per il giornale i problemi del questore sono stati ben altri: ne-
miato ai sindaci: «Io cesso da prefetto in questa provincia [...]. Mi gli uffici mancano registri e archivi, tutto si basa sulla conoscenza
duole che il breve tempo della mia prefettura non mi abbia conce- personale. Una volta trasferito l'ispettore capo e cambiato il gabi-
duto di tradurre in atto tutti i miei propositi e s'abbia interrotto in netto di questura, Forte non poteva «farsi un concetto». Giustifi-
sulle prime l'opera lunga e laboriosa che mi era stata addossata». Il cazioni avanzate (il 13 gennaio) quasi a giustificare qualche guaio suc-
2 gennaio parte da Palermo. 12 cesso. E certo, c'era stato il caso Palmeri a gettare più di un'ombra
Per la Sinistra al potere non è più tempo di sperimentalismi. Ni- sulla scoperta delle associazioni.
cotera cerca di andare sui sicuro, e nomina Antonio Malusardi pre- Comunque, le indagini continuano. Fra il 24 e il 25 vengono fat-
ti nuovi arresti nel circondario di Palermo e il 31 gennaio, ormai a Na-
10 Elenco dei latitanti al r° gennaio 1876 in ASP, GP, anno 1876, busta 35, fasc. zo. poli, l'ex questore scrive allo Statuto sottolineando i propri meriti e
In Sicilia i latitanti ammontavano a 1.3oo (Brancato 1956, cit., p. 439).
11
suggerendo un'interpretazione: «Una tale operazione [...] fa parte di
Cfr. Sulla amministrazione della giustizia nel distretto della Corte d'Appello di Palermo un sistema precedentemente inaugurato, che produsse già la repres-
dal 10 dicembre 1875 al jo novembre 1876. Relazione del sostituto procuratore generale G.
Manano Pulvirenti, Palermo 1877.
1 ASCM, busta 633, fasc. 95. 13 ASCM, busta 560, fasc. 53.

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sione di altre eguali ed ancor più malefiche associazioni, fra le quali troppo per il sottile, il suo nome viene inevitabilmente collegato al-
primeggia quella degli stuppagghieri di Monreale». Non è un caso che la nascita di una setta criminale.
Forte scriva allo Statuto: gli altri giornali guardano con sufficienza la Palmeri cerca di difendersi come può. Sempre nel febbraio del
scoperta de lle associazioni e contro di loro, specialmente contro Il Pre- '77, scrive al prefetto Malusardi. Non ricevendo alcuna risposta, do-
cursore, Lo Statuto è durissimo. Il 22 febbraio 1877 scrive: po un mese gli riscrive. Mantiene un tono dignitoso, ma la grande di-
stanza fra lui e il prefetto dà inevitabilmente un tono di supplica al-
Assumere che non esistano in Sicilia associazioni di malfattori, è lo stes- la lettera. Racconta la sua storia, come i suoi nemici siano stati gli uo-
so che cancellare la nostra storia e distruggere gli archivi dell'isola nostra.
mini che controllavano la questura:
Le abitudini, i rapporti, il linguaggio delle nostre prigioni hanno da un pez-
zo costituito una specie di massoneria tra tutti i malfattori dell'isola, ed è
Cadde loro in acconcio la mia lunga residenza in Monreale, la collegarono
questo vincolo morale sublimato dalle politiche convulsioni che è diventa-
to ciò che oggi chiamasi omertà e mafia. col processo dei cosiddetti stuppagghieri. Mi rappresentarono all'autorità in-
quirente come istitutore di quella malefica associazione; la indussero ad una
coattiva visita nel mio burò, sebbene senza frutto. Avrebbero ancora pre-
Il nuovo questore sarà Antonio Santagostino, proveniente da teso di più, ma l'oculato ed integerrimo istruttore, accortosi in tempo
Messina ma già ispettore di questura a Palermo e reggente nell'in- della maligna trama, arrestò le sue procedure e volle sentirmi personalmente
tervallo fra Biundi e Rastelli. Conosce la provincia, e si ritrova a do- [...].Mi recai dall'istruttore sig. Chiaja. Domandai prima di tutto di che si
vere dimostrare la veridicità e soprattutto la verificabilità di una teo- trattasse e cosa si volesse da me, dietro l'affronto della subita visita domi-
ria associativa elaborata da altri, con cui forse non è del tutto d'ac- ciliare. Egli accennò al carico fattimi dalla questura con queste testuali pa-
cordo. A fine gennaio, il giudice istruttore Chiaja gli scrive che «pro- role: "la questura coi suoi soventi, ripetuti rapporti sino alla nausea ha so-
seguite le indagini per tutti i reati sopraccennati ed assunti in novello stenuto che lei e suo fratello Giuseppe siete stati, sebbene senza idea di de-
esame direttamente le parti interessate, non si è riuscito a stabilire linquere, gl'istitutori della società degli stuppagghieri di Monreale. La
indizii sicuri e precisi a determinare la reità di tutti o di alcuni de- giustizia ha dovuto compiere il suo dovere col fare eseguire quella visita nel-
gli imputati suddetti» e chiede nuovi elementi, «con una certa sol- la sua casa".
lecitudine».
La scoperta delle sette, la loro paternità dichiarata senz'ombra di Il giudice restituisce all'ex delegato le carte sequestrate. Palmeri
dubbio, gli imputati e i loro carichi, tutto quello che a settembre ve- chiede quando sono cominciati i rapporti contro di lui e ha la con-
niva proclamato in toni trionfalisti si complica, diventa da dimo- ferma che sono tutti posteriori al 23 agosto, data de lle sue dimissioni.
strare. Il questore pressa il delegato per avere più elementi, e c'è da Ormai la faccenda è andata troppo avanti, sconfessare l'operato
credergli quando Bernabò risponde di avere fatto quanto umana- della questura significa mettere troppe cose in discussione. Più facile
mente possibile per ottenere maggiori riscontri. Si cercano conferme sacrificare un ex funzionario che, non adattandosi in dignitoso si-
per circostanze che il questore Forte aveva dato per certe. Ad lenzio alle nuove per quanto spiacevoli circostanze, dimostra co-
esempio, il 3 febbraio Bernabò scrive al nuovo questore: persone de- munque poco attaccamento al governo. Il prefetto Malusardi scrive
gne di fede gli hanno confidato che nel 1872 Giuseppe Palmeri, al questore: «Prevenire, usare prudenza e circospezione, specialmente
mentre suo fratello Paolo era delegato a Monreale, «ebbe ad in- se quanto si insinua dell'autorità giudiziaria dal Palmeri ha qualche
trattenersi per più tempo in questo comune». Ii zo febbraio la ca- apparenza di vero». 14
sa dei fratelli Giuseppe e Paolo Palmeri subisce una perquisizione
e presso l'ex delegato Paolo vengono sequestrate carte e docu- Intanto a Monreale le indagini sono su un binario morto, novità
menti da esaminare. Perché, anche se il questore Forte è stato tra- non se ne registrano ed è difficile trovare le prove dei vecchi reati.
sferito, i guai dell'ex delegato Palmeri non sono terminati. Una vol-
ta lanciata, la calunnia gli resta incollata addosso e, senza andare 14
ASP, AGQ, busta 441.

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Altri avrebbero lasciato perdere ma Bernabò è il segugio ideale Il giudice Chiaja sta concludendo il suo lavoro. Non sembra
per stanare sette riottose, resta il solo a lottare ma non si arrende. Ad convinto della reità degli imputati ma assolverli tutti in istruttoria
esempio, la caccia ai Miceli continua per mesi. A gennaio sembra che non è possibile, sarebbe come dichiarare guerra alla questura.
siano nascosti in un paese del circondario, a Borgetto. Le notizie sul A fine marzo l'istruttoria è terminata, il processo viene rimesso al-
loro avvistamento e i piani per catturarli si susseguono, poi all'ulti- la sezione di accusa. 19 imputati vengono rinviati a giudizio, per al-
mo-momento qualcosa va sempre per il verso storto. tri 8 gli elementi sono giudicati insufficienti a provarne la respon-
Bernabò tiene sotto pressione le famiglie dei latitanti, ne fruga le sabilità penale e il 29 marzo ne viene disposta la scarcerazione. Su-
case, fa continui interrogatori. La mancanza di risultati visibili bito vengono accompagnati davanti al pretore e proposti per l'am-
non gli impedisce di continuare. Il 1 2 febbraio scrive al questore San- monizione. Malgrado gli addebiti a suo carico, fra loro c'è il pro-
tagostino: «La perquisizione fatta nella casa dei Miceli fu diligen- curatore della Mensa Pietro Di Liberto.
tissima e durò parecchie ore. Furono tolti tutti i mobili, tastati i mu- Il proscioglimento in istruttoria di Pietro Di Liberto appare sor-
ri, levati i mattoni del pavimento, ma nessun nascondiglio si rin- prendente per più motivi, riassumibili nella considerazione che dal
venne». La sera del 1° marzo arresta Giuseppe Damiani, un con- giudice Chiaja, che sembrava così diffidente e scrupoloso, non ce lo
tadino di 26 anni accusato di complicità nell'assassinio di Stefano Di saremmo aspettati. Perché, trattandosi comunque di un processo in-
Mitri e cognato di Salvatore Strano detto Allustra, «una de lle più si- diziario, contro Di Liberto si accumulano i sospetti più consistenti:
nistre figure dell'associazione»; ma il suo pensiero fisso resta la cat- dalle ombre mai completamente chiarite che avvolgono la morte del
tura dei Miceli. 11 marzo, Bernabò al questore: «Cerco di stancare fratello alle reiterate accuse che, a cominciare dall'ucciso Simone, la
i loro parenti con continue perquisizioni domiciliari, variando sem- famiglia Cavallaro al completo lancia contro di lui.
pre le ore. Sto facendo un po' di sosta, per dare poi un assalto ge- Pietro Di Liberto appare il principale beneficiario della sen-
nerale nelle feste di Pasqua». Il 21 febbraio, il questore gli comunica tenza istruttoria, ma il suo proscioglimento non è l'unica sorpresa.
che lo ha proposto per una promozione immediata e gli spedisce la A parte un accenno a Santo Saputo, che avrebbe fatto rivelazioni
risposta del ministero: si provvederà non appena si faranno le pro- sugli affiliati di Borgetto e per cui si chiede «un pane nelle
mozioni in base ai nuovi organici. 15 Il delegato è costante nel suo im- strade ferrate», nella copiosa corrispondenza che affianca l'i-
pegno, che venga blandito o redarguito dipende dall'andamento del- struzione non esiste alcun testimone privilegiato che, dall'inter-
l'istruttoria. Il 5 marzo il questore gli scrive che le testimonianze da no della setta, ne sveli i segreti. Eppure il rinvio a giudizio per 19
lui raccolte non soddisfano le esigenze del processo istruttorio, e «in imputati viene motivato con le dichiarazioni di un testimone mai
questa condizione di cose io non ho saputo far di meglio se non ri- prima incontrato, un apostata: mancando i necessari elementi per
chiamare i precedenti di ciascuno degli imputati». dimostrare la tesi dell'accusa, sugli stuppagghieri viene calato un
Nel circondario c'è la campagna militare orchestrata dal prefetto modulo standard presente da anni nella corrispondenza della
Malusardi, i banditi vengono catturati o uccisi, i giornali pubblica- questura.
no resoconti sulle operazioni. Il dispiegamento di forze produce ri- Secondo la versione ufficiale, perfezionata e diffusa dopo il pro-
sultati visibili ed immediati, ben lontani dalle logoranti attese che cesso di appello, sul finire del settembre 1876 l'ex stuppagghiere Sal-
comportano le indagini indiziarie. Insomma, l'interesse per gli stup- vatore D'Amico rivelava tutto quello che sapeva sulla setta, dando
pagghieri sembra diminuire, mentre la promozione tarda ad arriva- il via alla procedura contro l'associazione. Le sue rivelazioni sono in-
re. Bernabò sostiene che, una volta abbassata la guardia, la setta sta trecciate con ingarbugliate vicende personali, che non una volta tro-
riorganizzando i ranghi. Ma non bastano i sospetti, ha bisogno di vano riscontro nelle preoccupazioni di chi sta preparando l'istruzione
qualcosa che lo aiuti a tenere sveglio l'interesse. del processo. Lo stratificarsi di particolari indimostrabili, forse fal-
si ma verosimili, crea una sorta di archetipo mitico: la setta da cui
ls origina la rete malefica che avvolge il circondario. Modulo cono-
ASP, AGQ, busta 39z.

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scitivo per più versi zoppicante, ma in grado di reggere interpreta- cusato dal D'Amico, si giudica che le prove contro di lui non siano suf-
zioni di comodo e generare altri stereotipi falsificanti. ficienti. L'istruttore scrive che ci sono stati dei dubbi, le informazioni
avute lo indicavano come capo-direttore. La famiglia dell'ucciso e lo stes-
Dalla sentenza istruttoria: so morente credettero che avesse avuto parte nell'uccisione Cavallaro
Contro Di Liberto ci sono poi gli stretti rapporti in cui si trova coi Mi-
B'Amico era stato in carcere dal 187o al '72, condannato per l'omicidio di un celi e con altri stuppagghieri e le affermazioni delle autorità di pubblica
certo Barbera. Li aveva appreso che a Monreale esisteva una società segreta, con
diramazioni in altri paesi e costituita allo scopo di delinquere. Viene affiliato, ma
sicurezza. Ma «Pietro Di Liberto non figura nelle rivelazioni di D'A-
una volta libero perde i contatti e anzi, avendo sposato una nipote dei Caputo, mico. Quindi la prova dell a sua reità è incompleta».
entra in rapporti di amicizia e addirittura di parentela con i nemici de lla setta.
Il giorno zo agosto 1876 Salvatore D'Amico doveva recarsi a Partinico 7. Cattura dei fratelli Miceli
per lavoro e pernotta a Monreale, dove incontra Salvatore Cavallaro che lo
invita a bere e ordina all'oste di servirgli la colazione per l'indomani. Forse è solo un'impressione ma dopo la sentenza istruttoria, fra
«Sul far del giorno uscito dall'albergo si vide seguito e poscia circuito da al- la promozione che non arriva e lo smacco subito con la scarcerazione
cune persone». Allora «pensò di ritirarsi sotto gli occhi della forza. Si av- di Pietro Di Liberto, le azioni del delegato Bernabò assumono un to-
vicinò al quartiere bersaglieri, ove rimase qualche tempo. Ma quelli si no stanco e da questo momento perde il favore dei superiori.
sparsero in quel vicolo e circondarono la strada, e perciò risolse di correre Una notte d'aprile, mentre controlla i giardini, Bernabò decide di
dai carabinieri per essere difeso [...1. "Uno di quei 1 o infilò il suo braccio perquisire «la casa del noto Sciortino Antonino inteso Bestia».
sotto il mio e mi trascinò in un angusto vicoletto ove tutti mi accerchiaro-
no e volevano sapere il motivo de ll a visita in Monreale. Dissi che dovevo re-
L'uomo è assente ma nell'abitazione riparata fra gli alberi vengono
carmi in Partinico, dicendo loro di essere in errore"». scoperte armi e munizioni, subito sequestrate. Solerti informatori as-
«A forza lo trassero nella casa degli imputati fratelli Mice li , ove uno stret- sicurano che negli ultimi giorni ci sono state riunioni di stuppag-
to e minuzioso interrogatorio gli fe' comprendere che era presso di quelli ca- ghieri, si prepara un'insurrezione. Sciortino viene arrestato in casa
duto in sospetto di essere un mandatario venuto in Monreale per uccidere di un suo cugino, «perché è di indole malvagia e si sarebbe dato al-
qualcuno della setta, sia per vendetta della famiglia Caputo, che aveva avu- la latitanza non appena avesse scoperto il sequestro delle armi». Al-
to ucciso un congiunto, sia qual braccio dei Cavallaro avversi ai settari». D'A- tri g individui vengono arrestati con l'accusa di essere affiliati alla
mico giura la sua innocenza e si rivolge a Pietro Gorgone che aveva conosciuto setta e ancora liberi quasi per miracolo, in relazione coi famigerati
in carcere, facendosi riconoscere come stuppagghiere. Allora «mutossi in be- fratelli Miceli, sospetti manutengoli di latitanti, appartenenti al
nevolo il minaccioso contegno di quanti erano in quella casa, e profferte di co- partito reazionario, avere partecipato ai moti anarchici del settem-
lazione gli furono fatte». Bestemmiando dissero che per primo doveva cadere bre '66: «Sono i più facinorosi di Monreale, ed essendosi sparsa la
Simone Cavallaro, «né qui ebbero fine gli attestati di fiducia. Gli manife-
stavano come essi tutti facevano parte di una vasta associazione segreta di-
voce di un movimento insurrezionale si agitano nel senso di prepa-
ramatasi nei comuni di Bagheria, Borgetto, Partinico e San Giuseppe Jato». rarsi a una riscossa». Perquisite le loro case, vengono sequestrati 4
Poi gli stuppagghieri Gorgone e Benedetto Cangemi accompagnano il D'A- fucili, 4 revolvers, 3 involti con munizioni e due lettere scritte da
mico all'osteria di Zerbo, continuando a parlare dei soci della setta e di quel- Ignazio Trifirò, condannato a 10 anni di lavori forzati. Lettere
li che avevano conosciuto in carcere. «Pietro Gorgone gli confida che la set- che vengono considerate elemento di reità, anche se Trifirò è parente
ta consisteva nel doversi tutti difendere, si riconoscevano da certi segni e tra del destinatario.
questi vi ha quello di dover manifestare di soffrire un dolore da uno dei den- I cinque arrestati vengono deferiti all'autorità giudiziaria. Il giudice
ti molari e l'altro dovrà rispondere anche a me duole lo scaglione». Chiaja vorrebbe maggiori elementi, e Bernabò: «Che appartengono al-
la setta degli stuppagghieri è fatto a tutti noto e per provarlo legal-
La sentenza si occupa diffusamente del procuratore della Mensa: Pie- mente non avrebbero che essere sentiti quegli stessi testimoni che de-
tro Di Liberto ottiene il non luogo a procedere perché, non essendo ac- posero a carico degli altri imputati». Risposta che sembra educata-
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mente polemica, visto che gli unici stuppagghieri mantenuti in galera direttamente a Malusardi, vestiti civilmente e con grosse catene d'oro al
sono quelli accusati da un pentito mai nominato da Bernabò. gilet. Da parte di Bernabò, nemmeno una parola. E a chi poteva scri-
Come sempre, la vita privata del delegato si intreccia alle sue pub- vere ? Ai suoi superiori, cioè a chi aveva concesso quel salvacondotto
bliche funzioni. Da 3 anni è nella provincia di Palermo, non ha mai mentre lui si logorava in perquisizioni e appostamenti notturni?
avuto congedi. I vecchi genitori abitano a Roma, nell'aprile chiede Il caso dei fratelli Miceli non è l'unico in cui ritroviamo la presenza
ed ottiene un permesso di 15 giorni per incontrarli. Non si decide a di un salvacondotto concesso a dei latitanti, pratica che getta una luce
partire perché, avendo intavolato trattative per la cattura dei Miceli significativa sui contatti che si tengono con uomini ufficialmente ri-
e di Salvatore Marino, crede sia finalmente arrivata l'occasione cercati. Ad esempio, il 9 aprile Bernabò è sulle tracce di Salvatore Spin-
giusta. Naturalmente si sbaglia. nato e Giuseppe Segreto. Del secondo scrive: «Vedrò di procurarmi una
Il 1° maggio le mogli dei Miceli si presentano a Bernabò, chie- fotografia ma credo sarà difficile, perché essendo egli un povero cal-
dono una tregua di 4 giorni con la promessa di adoperarsi per la co- caraio, difficilmente si sarà fatto ritrattare». Segreto ha 3i anni, per la
stituzione dei mariti. Lui acconsente, ma predispone un servizio di sua cattura viene fissato un premio di lire 300. Tre giorni dopo, Ber-
sorveglianza delle loro case. Il 2 maggio gli comunicano che in nabò al questore: «In seguito ad incessanti ricerche fatte da questo uf-
giornata i Miceli si costituiranno. Bernabò scrive al questore: «Pre- ficio ed obbligato dai parenti tutti, in seguito a continue perquisizioni,
go la S.V. ill.ma di voler tenere in considerazione le fatiche sostenute si è per questo spontaneamente costituito al sig. prefetto della provincia,
da me e dalla forza pubblica, per costringere i detti latitanti a pre- dal quale ebbe un salvacondotto sino al giorno 20 del corrente mese» . 17
sentarsi». Passa la giornata, i Miceli non si vedono. L'impersonalità delle norme e dei provvedimenti che derivano dal-
Per Bernabò la sensazione più frustrante era certo quella di girare la loro infrazione erano concetti troppo astratti e lontani, uno Sta-
a vuoto, dovendo fare affidamento su un potere che agiva in senso to da poco formatosi e costituzionalmente portato al compromesso
contrario agli intenti ufficialmente dichiarati. Da novembre a Mon- faticava ad affermarli. Il prefetto Malusardi è il simbolo della cam-
reale manca il pretore, il t° febbraio Bernabò torna a protestare. pagna contro il banditismo, ma non disdegna il vecchio realismo un
L'amministrazione della giustizia è affidata ad un po' miope che aveva permesso a diversi suoi predecessori di convi-
vere coi più noti delinquenti, arrivando ad accordi giudicati van-
uomo ignorante all'ultimo grado e senza coraggio civile E...]. Io ho pronte mol- taggiosi da entrambe le parti.
te denunce per ammonizione ma fino a quando non arriverò il nuovo pretore
non darò loro corso, per non espormi all'umiliazione di vedermele respinte per Talvolta Bernabò è più fortunato, e poi non tutti i latitanti han-
influenze partigiane. In questi 3 mesi si è fatto uno strazio orrendo della giu- no le risorse e le protezioni dei fratelli Miceli. Francesco Romanotto
stizia, quasi tutti i contravventori al porto d'armi, che furono assai, vennero è un giardiniere di 39 anni, colpito da mandato di cattura dal 3o set-
assolti. Per riuscire meglio nell'intento fu quasi sempre chiamata a rappresentare
tembre. Il 28 gennaio '77 arriva in questura una lettera anonima:
il pubblico ministero qualche persona del paese. Io non fui richiesto che po-
chissime volte, cioè soltanto per quei processi che ammettevano una qualche
«Signore, ogni uomo onesto deve cercare il bene del paese, ed io che
responsabilità, e si fece ricadere su di me tutto l'odio de lle sentenze date. 16 mi credo onesto voglio cercare il bene del mio paese». E di seguito
vengono elencati i luoghi solitamente frequentati dal Romanotto, che
La conferma più dolorosa a lle sue impressioni Bernabò dovette ri- a quanto pare nemmeno si è spostato da Monreale.
ceverla per il modo in cui vennero infine «assicurati alla punitiva giu- In queste case ha notizia di quello che fa la polizia. Che fare dunque? In
stizia» i fratelli Miceli . La nota che annuncia la cessazione de lle ricerche una notte circondare tutte le case alla stessa ora e cercare bene in tutti i tet-
è del r 7 maggio. I due fratelli hanno un salvacondotto e, passando sopra ti morti, in tutti li magazzini, in tutti i sotterranei, in tutte le stanze per in-
la testa di quello che poi è solo un delegato di terza classe, si costituiscono
Secondo la deposizione di Tajani, l'unico caso in cui si potesse lecitamente concedere
16
ASP, AGQ, busta 44o. il salvacondotto ad un latitante era per permettergli di testimoniare (Alatri, cit., p. 380).

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cassare, per riporre legna e ferramenti ed io son sicuro che in una di queste in contumacia a 15 anni di lavori forzati. 20 Nato il 7 aprile1 8 42, Sal-
tane troverete il tristo lupo. Ecco quello bene che posso fare al mio paese, per
vatore Marino è l'unico ricercato a non essere mai catturato: in un rap-
levar via questo omicida, questo capo di stuppagghi, questo uomo sangui-
nario, questo uomo barbaro e nemico di dio, del governo e della società. porto del luglio 1877 è annotato che sfida l'autorità da ben 16 anni.
Secondo le accuse che l'ex procuratore generale di Palermo Diego
Francesco Romanotto viene catturato il 23 febbraio, in un giar- Tajani pronuncia alla Camera, Marino era un informatore della questura,
dino appena fuori Monreale; è subito interrogato da Bernabò, alla che nell'agosto del 187o aveva provocato l'arresto di Giuseppe Mazzini.
presenza di carabinieri e guardie di pubblica sicurezza. «Prote- Sembra che ci avviciniamo al mistero della fondazione degli stuppag-
stando di essere innocente, si lasciò scappare di bocca queste paro- ghieri: Marino è di Monreale; il delegato Paolo Palmeri aveva non uno
le: il comandante delle guardie campestri può dire quale sia stata la mia ma due fratelli: uno di loro si è suicidato «in occasione dell'arresto di
condotta durante la latitanza».18 Giuseppe Mazzini». Forse il fratello del delegato ha fondato una de ll e
tante sette che pullulano nell'ambiente mazziniano. Poi, quando Maz-
zini viene arrestato per la delazione di Salvatore Marino, cioè di un ade-
8. Salvatore Marino rente a lla setta da lui fondata, è tanta l'onta che sceglie il suicidio. Ipo-
Nel febbraio '77 prende il via la campagna militare coordinata dal tesi abbastanza convincente, che ha il merito di presentare in modo ono-
prefetto Malusardi. Al questore che chiede informazioni, Bernabò ri- revole, con un alone ideale, la nascita altrimenti indecorosa di una set-
sponde: «Nessuno dei latitanti di questo mandamento si è dato fin ta segreta dagli scopi troppo generici. Solo che non si tratta dello
qui al malandrinaggio o è associato in bande, sia in modo permanente stesso Marino: il latitante monrealese e il Marino denunciato alla Ca-
che ininterrottamente» .' 9 Risposta strana, specialmente se si ri- mera da Tajani sono due persone differenti, con lo stesso cognome. 21
flette che i latitanti sono per lo più uomini sfuggiti all'arresto a cau-
sa di un'unica accusa, far parte di una setta sanguinaria che è la ma- 20 ASP, AGQ, busta 431.
trice di tutti i delitti commessi sin dal 1872. 21 Nel suo discorso alla Camera (in Russo, cit.), Tajani denuncia un'associazione che agi-
va in città, responsabile di numerosi furti. «Il caporione di quest'associazione, lo possiamo
Oltre ai fratelli Miceli, nel marzo 1877 i più importanti latitanti so- dire poiché è catturato, era un certo Marino». Lupo (1993, cit.) collega la denuncia di Taja-
no Giuseppe Segreto, Pietro Parisi, Antonino Cassarà, Gaetano Zuc- ni con la presenza nelle campagne di Monreale del latitante Salvatore Marino (p. 29), indi-
carello detto Ustica Bonaventura, Salvatore Spinnato e Salvatore Ma- cato come punto di contatto ed elemento di continuità fra la vecchia mafia e gli stuppaggbieri
(p. 6o). Ma il Marino denunciato da Tajani è già catturato, mentre il Salvatore Marino di
rino. Le possibilità di catturarli sono diseguali, pare che il Segreto si ag- Monreale resta sempre latitante. Che si tratti di due distinti individui lo dimostra il resoconto,
giri nei dintorni di Monreale, verso S. Martino, e «per la cattura di co- pubblicato il 12 febbraio 1876 da ll a Gazzetta di Palermo, del processo celebrato presso la Cor-
te di assise di M ilano contro i responsabili del furto al Monte di pietà, reato a cui si era ri-
stui ho qualche speranza, avendo interessato persona di confidenza al- ferito Tajani. Scrive la Gazzetta che il processo aveva attirato l'attenzione per la presenza fra
la quale ho promesso metà del premio». Per gli altri le probabilità ap- gli imputati di Ignazio Marino, il cui nome «aveva fatto il giro d'Europa» nei giorni delle ri-
paiono minime. «Pietro Parisi è in America e, come mi viene assicurato, velazioni Tajani. Il processo era stato trasferito a M ilano per paura di intimidazioni a lla giu-
ria: timore ingiusto e puer ile, commenta il giornale. Ma, secondo il ministro Cantelli, il pro-
lavora da carrettiere con tale Francesco Incontrera, pure da Monreale. cesso si era celebrato a M ilano perché «tali e tante furono le arti e le intimidazioni della maf-
Il suo domicilio sarebbe in New Orleans, St. Peters Street n° 205». fia, che in Palermo non fu possibile di costituire il giurì» (Inchiesta Bonfadini, p. 23). A Mi-
Salvatore Marino, trafficante, imputato di vari crimini, «ha molta e lano i giurati assolvono comunque il Marino dal reato di associazione di malfattori. Il
giornale traccia un ritratto del Marino che sembra un'antologia di topos: di condizione civ ile,
pericolosissima importanza» e diverse condanne. E un latitante storico, amministratore dei beni del barone Tortorici, apparentemente viveva con mezzi leciti.
con una lunga lista di accuse a suo carico. Sospettato di essere «uno dei Però era un uomo misterioso. «Non si sapeva che pensava, che facesse, dove stesse in certi
giorni, quali fossero i suoi principi politici. Professava repubblicanesimo, e a lui si era confidato
componenti la banda di malfattori che in quel tempo infestava i circo- Mazzini quando ebbe in animo di sbarcare a Palermo, non si sa con quali progetti. E gli al-
stanti giardini di Monreale», nel marzo del 1869 era stato condannato tri repubblicani di Palermo erano verso di lui diffidentissimi e mormoravano che facesse la
spia. Difatti il Marino non lasciava di avere rapporti con la polizia e specialmente col questore.
Bernabò al questore, in Il Marino ha non poca cultura, un ingegno acuto e riflessivo. Congiurò nel 186o contro i Bor-
18 ASP, GQ, anno 188o, busta 7.
boni, ebbe parte nella rivoluzione, era massone da lungo tempo. Un anno prima dell'arresto
19 ASP, AGQ, busta 429 .
lo avevano scelto a venerabile di una loggia, composta in gran parte da operai e marinai».
200
20I
Nel 1877 il delegato Bernabò fa diversi tentativi per catturare Sal- store: «Con qualche fondamento, si ritiene che Marino abbia ab-
vatore Marino, tutti vani. Anche se con una certa riluttanza, il 22 bandonato la Sicilia».
aprile perquisisce il fondo del principe di S. Antimo, nel quartiere Salvatore Marino figura ancora nell'elenco dei più pericolosi latitanti
Malaspina; solo nel giugno vengono perquisite le case dei parenti. Il della provincia pubblicato dalla prefettura il 3o giugno '78, ma pare
13 luglio Bernabò scrive: «Occorre procedere contro amici e parenti, che sia ben lontano da Palermo. A Monreale è rimasto il padre, Ro-
stancarli con misure e perquisizioni giorno e notte, quando non tro- sario. Lui passa da Boston a New York e poi a New Orleans, città do-
verà più appoggio sarà catturato». Lo stesso giorno Giuseppe Ma- ve si ritrovano molti dei monrealesi che in cerca di fortuna partono
donia («cognato, giardiniere alla Molara, fece parte delle bande verso il nuovo mondo. Una città ideale per il commercio agrumario do-
del '66, per più anni latitante, tristissimo soggetto») e un altro ve, in assenza di strutture finanziarie e commerciali consolidate, c'è
Salvatore Marino («giardiniere di Molara, non ha precedenti ma è spazio per i mediatori. A New Orleans troviamo le famiglie dei Pro-
maffioso di prima stampa, ed avendo stesso nome e connotati vuol- venzano e dei Matranga, che negli anni '8o daranno vita ad una guer-
si che abbia ceduto al cugino la sua carta di circolazione o passaporto ra di mafia per il controllo del mercato agrumario. I Matranga sono a
per l'interno») vengono chiamati per essere ammoniti come manu- capo della fazione detta degli stuppagghieri, i Provenzano dei giardi-
tengoli del latitante. Con la promessa di farlo arrestare, ottengono nieri. Anche Salvatore Marino, sotto il nome di Ciccio Alessi e assieme
dal pretore una proroga di 15 giorni. Poi non se ne ha più notizia. ad altri due monrealesi, il latitante Pietro Parisi e l'ammonito Rosario
Marino è latitante ma non si allontana di molto, continua a gra- La Mantia, si dedica al commercio degli agrumi. Per poco tempo, si-
vitare nelle masserie attorno al paese. Secondo una lettera anonima no a quando il 2 ottobre del 1878 non muore di febbre gialla. 22
ha la barba, gira per le campagne con un abito di panno alla cac-
ciatora e due cani, in spalla un fucile a due colpi. Pare che frequenti
9. I sistemi del prefetto Malusardi
una masseria di proprietà del sindaco Mirto al piano Renda, proprio
di fronte al posto di guardia dei carabinieri. Il campiere è un tipo po- La prefettura Zini era stata tutto un drammatico rotolare verso
co raccomandabile ma il comandante dei militi a cavallo si dice sicuro l'epilogo, un «crudele esperimento» che sembrava dimostrare l'im-
che non oserà ospitare il latitante, per la sorveglianza del padrone e possibilità di riportare la pace sociale rispettando i limiti imposti dal-
la vicinanza dei carabinieri. E poi, i rapporti fra il sindaco Mirto e le leggi. Il prefetto Zini, legalitario sino ad essere accusato di poco
le autorità sono ottimi; perché disturbarli con inutili accertamenti? realismo da amici ed avversari, aveva chiesto maggiori poteri per la
Verso altri non si usano le stesse attenzioni, fra il 1877 e il '78 ven- sua carica. Ma la Sinistra non poteva certo presentare al parla-
gono ammoniti 18 individui come sospetti manutengoli del Marino. mento quelle leggi eccezionali che come opposizione aveva ostacolato.
Il prefetto Malusardi mette una taglia di £ 3.00o sulla sua testa, do- Specialmente se, come allora, l'interesse era tutto verso quella zona
po molte ricerche ottiene un elenco di connotati: Salvatore Marino dagli incerti confini dove prosperavano i manutengoli.
ha «statura piuttosto alta, corporatura vantaggiosa, viso tondo, Grazie al sequestro Rose, all'inizio del 1877 l'attenzione inter-
mustacchi biondi e radi, piedi piccoli, bell'aspetto, portamento ar- nazionale era ancora una volta rivolta al sud dell'Italia. Ad essere sot-
dito. Veste da persona agiata, vuolsi eserciti il commercio d'agrumi». to osservazione era non solo la Sicilia ma l'Italia tutta, in quanto Sta-
Manco a dirlo, è amico di Pietro Di Liberto. to troppo giovane e incapace di mantenere al suo interno un livello
La commistione di affari leciti e illeciti è una costante del me- accettabile di convivenza civile. Quando Malusardi viene nominato
todo mafioso, con la violenza usata come denominatore comune per prefetto di Palermo il governo ha bisogno di azioni eclatanti, da cui
affrettare i tempi della riuscita sociale. Nell'aprile del '77 gli ricavare autorità e prestigio.
amici di Marino cominciano a fare spedizioni di agrumi in America
e nell'ottobre di quell'anno, all'interno dell'ennesima comunica- 22
Notizie su Salvatore Marino in ASP, AGQ, busta 431. Sulla rivalità Matranga-Pro-
zione sulla sua mancata cattura, il prefetto Malusardi scrive al que- venzano cfr. Pezzino, Una certa reciprocità di favori, cit., pp. 172 - 73.

202 203
Il prefetto Malusardi arriva a Palermo il 17 gennaio 1877 e subito mestre '76), mentre i provvedimenti dell'ammonizione e del domi-
comincia una campagna in grande stile, che nasce sotto i migliori au- cilio coatto vengono adoperati con larghezza. 23
spici. Il governo ha carta bianca. Purché vi siano dei risultati, anche
l'opposizione di Destra ne appoggia l'opera, diverse volte Lo Statu- L'esigenza di rapidi risultati porta il prefetto ad essere accomo-
to scrive che «in quanto alla pubblica sicurezza non vi sono che due dante coi notabili. I proprietari sono pronti a collaborare, e il loro
partiti, gli onesti e i disonesti». aiuto viene accettato senza fare tante storie. Ad esempio, Termini
era un paese particolarmente difficile, il 16 novembre '76 La Gaz-
Riprendendo un metodo adoperato da Gerra, Malusardi preferi- zetta di Palermo aveva pubblicato la notizia che Zini ne aveva sciol-
sce utilizzare una sua polizia personale, una task force che scavalca to il consiglio comunale perché la giunta operava a favore di sospetti
competenze e attribuzioni e, inevitabilmente, crea malumori. Nes- ed anche di ammoniti. Eppure, arrivato Malusardi, molti proprietari
suna legge speciale è stata licenziata dal Parlamento, ma i poteri con- di quel circondario partecipano alle operazioni contro i banditi. Per
cessi al prefetto tengono in poco conto i limiti della legislazione in Lo Statuto (I° giugno) ciò contribuisce a rialzare lo spirito pubblico
vigore. perché «il terrore non nasceva dal pericolo noto e valutabile di un
Lo Statuto segue con attenzione gli avvenimenti, il Io marzo brigante o di una banda di briganti [...]: derivava dall'ignoto e
scrive: «Le notizie che pervengono dal circondario di Palermo di- dall'indeterminato che circondava le relazioni delle bande, e i suoi
mostrano che un salutare terrore comincia ad invadere l'animo dei protettori e compartecipi».
tristi. L'impunità sino ad adesso è stata favorita da persone che si at- Termini non è un caso isolato. Il 1° giugno cade in conflitto il bri-
teggiavano ad oppositori politici, ma adesso che il governo fa sul se- gante Leone, il 20 La nuova forbice dà notizia che, forti dell'auto-
rio non resterà più spazio per simili manovre». Il 2 1 marzo pubbli- rizzazione del prefetto, parecchi proprietari di Alia hanno formato
ca un giudizio complessivo molto amaro: «La nostra è una società delle squadriglie che perlustrano le campagne circostanti assieme al-
malata, in cui l'autorità è considerata come un nemico e il delitto una la forza pubblica. Il loro scopo principale è dare la caccia ai bandi-
cosa scusabile». ti Salpietra e Randazzo, alla guida dei due tronconi in cui si era di-
Sullo sfondo poli tico si disegnano nuove preoccupazioni, il 24 apri- visa la banda Leone. «Così è dimostrato che le popolazioni colla-
le scoppia la guerra fra Russia e Turchia. Tutti i giornali dedicano borano col governo, con gravi sacrifici».
ampio spazio alla questione d'oriente, al ministero dell'interno Sempre La nuova forbice, 24 giugno: notizie confortanti da Misilmeri.
nuove paure si sommano alle vecchie e il Ministro esprime il timo-
re che, in caso di coinvolgimento dell'Italia, le associazioni segrete Non solo l'abitato ma le campagne sono perfettamente sicure. Se cade a
possano approfittarne. Nella provincia di Palermo le iniziative intese terra una pera, un grappolo d'uva, si è sicuri di ritrovarli al punto dove son
caduti, senza che nessuno ardisca di toccarli. Il libro nero della cronaca la-
a debellare il malandrinaggio assumono un ritmo serrato, il 27 dresca può dirsi, per Misilmeri e il suo territorio, chiuso e sigillato. Pare ad-
maggio viene sciolto per decreto il corpo dei militi a cavallo. A tar- dirittura che siano ritornati i tempi patriarcali [...]. Ci auguriamo che
diva conferma che si trattava di un'arma pronta ad accogliere anche quello che si è fatto per Misilmeri si faccia per altri comuni, che Malusar-
i soggetti meno raccomandabili, un centinaio di ex militi viene di se ne occupi con quella intelligenza che lo distingue.
mandato direttamente al domicilio coatto. Gli altri sono trasformati
in guardie di pubblica sicurezza a cavallo, senza responsabilità pe-
23 Lo Statuto, 9 gennaio 1877: al 3o novembre 1875 gli ammoniti nel circondario di
cuniaria, mentre i 27 comandi circondariali vengono ridotti a 7 co- Palermo erano 3.706; nel 1876 ci sono 500 denunce per ammonizione da parte delle au-
mandi provinciali. torità di pubblica sicurezza, zoo dai carabinieri e nessuna dai militi a cavallo. Sempre
La quantità dei risultati viene esibita come misura dell'efficienza Lo Statuto, 4 dicembre 1877: dal 1 aprile del '76 al 3o settembre del '77 sono stati «tol-
ti alla campagna in Sicilia» 947 pericolosi latitanti. Nello stesso periodo sono stati am-
di Malusardi. E troviamo che nel primo semestre del 1877 si mol- moniti 4.795 individui, di cui 959 possidenti e 3.836 nullatenenti; 662 individui sono
tiplica il numero delle associazioni scoperte (35 contro le 5 del 1° se- stati mandati a domicilio coatto, di cui 207 possidenti e 455 nullatenenti.

204 205
Nel luglio continuano le scaramucce contro i resti della banda Leo- dei cittadini. Anche se rappresentano l'ultimo governo della Destra
ne, i risultati sono decisamente positivi. Il 5 luglio Lo Statuto pub- e il primo de ll a Sinistra, le parabole che i due prefetti compiono a Pa-
blica la notizia che il brigante Mariano Gullo inteso Carretto da Cac- lermo sono simili. Si tratta di due personaggi limpidi e disarmati,
camo si è costituito ai carabinieri. È imbarazzante che abbia un sal- hanno la missione di ricondurre gli antichi alleati alla ragione e fa-
vacondotto, ma Lo Statuto discretamente sorvola. Il 12 luglio cade re osservare le regole. Di fronte alle difficoltà vengono abbandonati,
nelle-mani della giustizia il brigante Randazzo, a fine mese 5 banditi entrambi si dimettono in contrasto col ministero. Adesso, con la sua
sono stati uccisi e 19 catturati. Il circondario di Termini viene di- richiesta di aiuto, il prefetto Malusardi non fa che accettare le
chiarato libero dal malandrinaggio. pretese dei proprietari. Essi hanno delle squadre armate alle loro di-
pendenze, il prefetto ne riconosce la liceità e ne chiede l'intervento.
Quando l'operazione condotta da Malusardi viene data per conclusa Così, una classe che affida il proprio prestigio all'uso della violenza
e dai consigli comunali si alzano concordi i voti di lode e ringraziamento, ottiene tolleranza e deleghe. L'allargamento democratico nell'uso del-
allora Lo Statuto prende le distanze. Il 12 luglio troviamo la prima ana- la violenza è il contrario del cammino che percorre uno Stato nel suo
lisi: il governo si gloria di avere ristabilito l'ordine pubblico senza usci- processo di formazione, e nel sud dell'Italia coincide col consolidarsi
re dalla legalità e senza l'impiego di mezzi eccezionali, Lo Statuto scri- di una classe media avversa alle istituzioni in tutte le sue fibre.
ve «siamo stati zitti per non ostacolare l'opera del governo», ma la spa- Il io novembre, nel discorso pronunciato a chiusura della sua cam-
rizione del brigantaggio è un piccolo risultato, ed è falso sostenere di pagna, Malusardi affermava che «il brigantaggio era spento in tut-
non avere adoperato mezzi eccezionali. «Non sarebbe giusto disco- ta la Sicilia», ormai vivo solo nella memoria. Ma la sua resta un'o-
noscere l'operosità e l'efficacia di Malusardi», ma i provvedimenti chie- perazione di facciata: nel corso della sua espansione il sistema di po-
sti da Minghetti nel '74, da adottare alla luce del sole, erano liberta- tere nazionale non ingloba i poteri locali, scende a patti con essi. E
ri al confronto di quelli adottati da Nicotera in silenzio e nell'ombra: da questo momento la mafia prospera.
«mezzi eccezionali non regolati da leggi eccezionali».
Come ai tempi della prefettura Zini, con inesorabile regolarità Lo Nonostante i proclami ufficiali, a dispetto del controllo che pre-
Statuto pubblica i suoi articoli sull'ordine pubblico, sui mezzi adot- fettura e questura esercitano sulla stampa, appare evidente che la for-
tati per risanarlo, sui modi in cui le leggi sono state violate mentre tuna di Malusardi è molto breve. A fine agosto lo stato dell'ordine
si sosteneva di rispettarle. Il 18 agosto, riflettendo che i risultati ot- pubblico è dato per ristabilito, e i giornali che avevano tessuto le lo-
tenuti da Malusardi dipendono troppo dalle facoltà eccezionali a lui di del prefetto prendono le distanze con disinvoltura. D'altronde,
concesse, torna a chiedere una modifica delle leggi esistenti. una volta uccisi o catturati i briganti, il prefetto diventa un perso-
naggio scomodo. Meno imbarazzante sarebbe stato se Malusardi fos-
Lo sfoggio di potere ed efficienza esibito dal prefetto Malusardi se stato richiamato mentre tutti ostentavano di ammirarlo. Siccome
ha un raggio d'azione molto limitato. Sino a quando si tratta di ster- questo non accade, l'atmosfera attorno a lui si raffredda rapidamente.
minare le bande che infestano le Madonie i proprietari collaborano Ufficialmente tutto va nel migliore dei modi, non ci sono reati. Il
volentieri, per loro i benefici vanno oltre la soluzione del problema 23 agosto il Giornale di Sicilia scrive che in piena città, in corso Pi-
delle bande. Infatti ricevono un importante riconoscimento, riven- sani, le guardie di pubblica sicurezza a cavallo hanno sorpreso ed ar-
dicato sin dai tempi della prefettura Rasponi. Allora i proprietari, restato in flagrante furto di un cappello un giovane ammonito di Mi-
protestatari e schierati all'opposizione, accusavano lo Stato di in- silmeri. In quest'atmosfera falsamente idilliaca gli interventi dello Sta-
capacità e chiedevano di avere delegato il diritto di violenza socia- tuto risultano quasi inopportuni. Ad esempio, l'8 settembre pare po-
le. Col prefetto Rasponi ed anche con Zini il governo aveva tenta- co elegante il suo non stancarsi di ricordare che, uccidendo o cat-
to una tardiva resistenza, di proporre una sorta di contratto sociale turando i briganti che in campagna si mostravano a viso aperto, si è
dove lo Stato fosse il garante de ll e regole e il depositario de ll a fiducia fatta solo una parte dell'opera.
2 o6 2 07
Il disamore dei giornali verso Malusardi appare motivato dal A novembre la fortuna di Malusardi è definitivamente tramontata,
fatto che, conclusa la campagna contro i banditi, l'attivismo del pre- ma le cerimonie ufficiali seguono ugualmente il loro lento ritmo e an-
fetto non si sa contro cosa puntarlo. A lasciarlo fare c'è il rischio che che a Monreale il consiglio comunale si riunisce per ringraziarlo. Lo
vengano di nuovo tirati in ballo imbarazzanti questioni di connivenze fa il 3 novembre in seconda convocazione straordinaria, la prima era
e appoggi, specialmente se il giornale della Destra non si stanca di andata deserta. 25 In seduta non pubblica, dichiarando di farsi por-
suggerirgli nuove direzioni adducendo una gran quantità di ragio- tavoce del «partito degli onesti cittadini», la giunta ringrazia fret-
nevoli argomenti. La Destra vuole dimostrare la necessità ancora at- tolosamente il prefetto. Il sindaco dichiara che Malusardi «impri-
tuale delle leggi speciali, alla Sinistra basta avere dato una ripulita al- mendo forza coi suoi opportuni provvedimenti alle leggi esistenti,
la facciata, cercare di essere presentabili senza mandare tutto all'a- senza passarne i limiti e senza scapito delle individuali prerogative,
ria. Non per questo manca la consapevolezza dei compromessi che si ha restaurato l'ordine nella nostra provincia». Le condizioni della
tengono in piedi. Lo stesso Nicotera, a proposito di un'azione re- pubblica sicurezza possono considerarsi «rientrate nei termini della
pressiva del governo contro la mafia, il 24 settembre 1877 aveva loro vera normalità, non solo nel nostro comune ma bensì nella pro-
scritto sul giornale Perseveranza che «si mostrerebbe poco criterio a vincia, anzi nell'isola tutta», che ora può tornare a chiamarsi «pae-
negare che, ove quest'azione riuscisse, il partito di Sinistra ne sca- se civile». 26 Si tratta di panegirici rituali, nel frattempo l'isolamen-
piterebbe grandemente di influenza e di potere nelle province na- to del prefetto prosegue veloce.
poletane e siciliane». 24
L'attacco contro il prefetto ha un carattere preventivo: mentre si L'analisi dello Statuto è critica e dettagliata ma ad essere sotto ac-
rifiuta la specificità siciliana, si aggredisce per paura di essere attac- cusa sono le decisioni del governo, non il prefetto. 10 novembre: Zi-
cati. Ad esempio, sotto un'apposita rubrica «scandali» il giornale Il ni aveva chiesto che fossero accresciuti i poteri del prefetto. Nicote-
Paese scrive: «Nei giornali di Napoli leggiamo scandali di cui in Si- ra non volle leggi, preferì l'arbitrio. Le province di Girgenti, Calta-
cilia non si ha idea. Deputati che prendono sotto la loro protezione nissetta e Trapani sono state messe sotto la direzione del prefetto di
noti camorristi, vicesindaci che rilasciano certificati di buona con- Palermo, gli arresti sono stati fatti senza mandato del giudice. Assolti
dotta a sospetti e pregiudicati che invitano i cittadini a firmare pe- nei processi, gli imputati sono stati mantenuti in prigione e mandati
tizioni» (i r ottobre). a domicilio coatto facendoli ammonire in galera. 1 r novembre: «Il si-
Il prefetto lo si può attaccare anche ignorandone l'esistenza, stema di Nicotera è un sistema di mafia, non può valere ad altro che
per cui sparisce dalla cronaca mondana. Ad esempio, il 15 ottobre a ringagliardirla non appena cessata l'attuale provvisoria oppressione».
1877 si inaugura l'Hotel des Palmes, il Giornale di Sicilia ne dà una L'arbitrio e soprattutto la non controllabilità de lle decisioni ha guidato
cronaca dettagliata. L'albergo sorge nella posizione più bella ed igie- anche i provvedimenti benevoli: dal luglio al dicembre del '77, quan-
nica della città. Il sig. Enrico Ragusa, proprietario della Trinacria ed do il governo e il prefetto credevano che in Sicilia ogni pericolo fos-
ora anche del nuovo albergo, ha dato uno splendido pranzo, facen- se ormai cessato, 462 condannati al domicilio coatto sono stati messi
do servire il caffè nella serra. Gli invitati non erano molti, ma in libertà senza dare alcuna pubblicità alla cosa.
sceltissimi. C'erano il marchese di Torrearsa, il comandante delle All'inizio di dicembre, in una lunga relazione presentata alla
truppe in Sicilia, i consoli di Inghilterra, Germania, Austria, Spagna, Camera sugli affari del suo ministero, Nicotera dedica molto spazio
Belgio, Svizzera e America, il commendatore Notarbartolo, l'im-
25 Malusardi era stato trattato alla stessa stregua di quanti chiedevano informazio-
prenditore Ignazio Florio. Sulla vicina terrazza, musica militare
ni e chiarimenti. L'8 agosto il prefetto aveva scritto al sindaco, «la S. V. è nuovamente
ad allietare i convitati. Nessun accenno al prefetto. pregata di volere dare risposta e con tutta sollecitudine alla mia nota del 27/6 relativa
ai latitanti di codesto comune» (ASCM, busta 657, fasc. 15). Palermo, sopra i provvedi-
26Manifestazioni della pubblica opinione nella provincia di
Rip. in P. Turiello, Governo e governati in Italia, a cura di Piero Bevilacqua, To- pubblica sicurezza in Sicilia e sopra l'operato de-
24
menti adottati dal governo per restaurarela Palermo 1877, pp. 139-14o.
rino 1980, p. 32. gli uffiziali e agenti di pubblica sicurezza che li attuarono,

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a difendersi dalle accuse della Destra. Per giustificare i sistemi e quanto ingiustificabile sia stata la condotta dell'autorità giudiziaria di fron-
adottati in Sicilia enfatizza la pericolosità delle sette segrete che pul- te alle esorbitanze e sopercherie dei poliziotti che ci hanno recentemente go-
lulano nell'isola, Lo Statuto commenta: «Non possiamo lagnarci vernato. Era quindi desiderio dei cittadini ascoltare la parola del procura-
delle tinte esagerate e fosche di romanzieri lontani [...1, quando sen- tore generale presso la nostra Corte d'Appello, per sapere sino a qual gra-
tiamo un ministro della Corona sballarne di così grosse sopra asso- do si era spinta la complicità del potere giudiziario nelle turpitudini com-
ciazioni segrete dai contrassegni misteriosi, di cui bisognerebbe messe dall'autorità politica.
provare l'esistenza» (4 dicembre). «La mafia baldanzosa, i ricatti audaci, le bande armate scorazzanti la vi-
cina campagna, era il funesto retaggio che il 1877 aveva ricevuto dai suoi
Relazione sui lavori compiuti nel distretto della Corte d'Appello avi». Così esclamava ieri il Comm. Morena nelle prime pagine del suo re-
soconto. E nel constatare sì dolorosa verità veniva poi con la più sorpren-
di Palermo nel 1877: la pubblica sicurezza è stata restaurata, au-
dente ingenuità a dichiarare che mercé la crociata, così egli la chiamò, ban-
mentato il numero degli uffici di polizia, delle caserme e dei presi- dita dal governo contro i malfattori, il brigantaggio è di già spento, e che
di militari. Il quadro ha sfumature bucoliche: le vie sono tranquille, delle parecchie centinaia di latitanti, tra briganti e galoppini di briganti nes-
«pei sentieri campestri non più paurose comitive di viandanti ma in- suno più ne esiste, perché taluni si sono spontaneamente costituiti alle au-
dividui so li e spensierati», le campagne si ripopolano. Unica nota sto- torità, taluni sono caduti in conflitto e taluni sono stati in altro modo tolti.
nata i 74 suicidi, ben 3o in più rispetto al 1876 e 43 in più rispetto L'ultima frase fece grave sensazione sull'uditorio, perché sfortunatamente
al 1875. «Grida di approvazione e incoraggiamento» vengono in- non accade raramente che pregiudicati spariscano in modo misterioso. Il
dirizzate a «quei benemeriti cittadini che tanta onorifica parte vol- comm. Morena tace addirittura se i mezzi usati sinora per abbattere il bri-
lero avere nella crociata bandita dal governo contro il malandri- gantaggio militare e per sgomentare la mafia siamo o no stati entro i limi-
naggio, che aveva in ogni classe patroni e compari». Adesso il bri- ti di quella legge che la sua carica gli impone di tutelare.
gantaggio appare spento ma la mafia, «eterno semenzaio di masna-
dieri», a parere del prudente procuratore Morena è viva e sta Una volta dichiarato che l'ordine pubblico era stato ripristinato,
spiando l'opportunità per tornare ad essere visibile. 27 il prefetto Malusardi diminuisce le pattuglie che perlustrano la
Qualche giorno dopo lo stesso procuratore Morena tiene il di- città. I suoi molti nemici l'aspettano al varco e non gli perdonano il
scorso inaugurale dell'anno giudiziario 1878. Questa volta il suo to- sequestro di un uomo, Alessandro Parisi, rapito in pieno giorno vi-
no è dimesso, ha perso smalto e sicurezza, le sue dichiarazioni ven- cino la sua casa, fuori porta Maqueda. Malusardi cerca di diffondere
gono soppesate senza indulgenza dal giornale Il Paese. Sembra che la voce che si tratta di volontaria sparizione, non di sequestro. Ma
siano passati molti anni da quando un coro di commenti entusiasti Parisi viene tenuto in ostaggio per 12 giorni e liberato dopo il pa-
seguiva le imprese di Malusardi e non si trovava una critica nem- gamento di un riscatto di £ 67.000.
meno sullo Statuto. Il 7 gennaio Il Paese pubblica un resoconto al ve- Malusardi era stato nominato prefetto di Palermo da Nicotera.
triolo dove nessun merito è riconosciuto a quello che più volte era Nel novembre del '77 si forma il terzo ministero De Pretis, con Cri-
stato salutato come il salvatore della patria: spi al ministero dell'interno. La prefettura di Palermo resta uno di
quei test da cui si giudicano i governi, tutti si aspettano che Malu-
Sventuratamente ricordiamo tutti quali siano stati gli avvenimenti do- sardi venga richiamato. Tardando la nomina di un nuovo prefetto,
lorosi dai quali è stata contristata la nostra provincia nel decorso anno 1877.
nel febbraio del '78 i giornali vicini al ministero attaccano Malusardi,
Ricordiamo tutti quali e quante violenze siano state commesse dall'autorità
politica ne' nostri paesi sotto il pretesto di restaurare la pubblica sicurezza scrivono che Crispi non è soddisfatto della sua opera ma non lo ha
sostituito perché non ha trovato nessuno disposto ad accettare
27 Relazione statistica dei lavori compiuti nel distretto della Corte d'Appello di Paler-
un'eredità tanto compromessa. Il 27 febbraio Lo Statuto riporta le
mo nell'anno 1877, letta il a gennaio 1878 dal procuratore generale del Re Carlo Morena, sorprendenti esternazioni del ministro dell'interno: Crispi aveva di-
Palermo 1878.
chiarato di non potere valutare l'operato de lla prefettura di Palermo,
210
2I1
a causa dei poteri straordinari concessi da Nicotera e da lui confer- Capitolo settimo
mati senza però conoscerne l'esatta portata.
Crispi resta in carica per pochi mesi, nel marzo si forma il governo
Il processo
Cairoli con Zanardelli agli interni. Le voci sui candidati alla pre-
fettura di Palermo si infittiscono, il primo aprile i giornali di Roma
danno come certa la nomina dell'on. Clemente Corte, deputato
della Sinistra per il collegio di Rovigo.
Lo Statuto scrive che aspetterà i fatti prima di giudicare. Nel frat-
tempo invita il nuovo prefetto a stare ben attento alle sassate degli 1 . Bernabò liquidato
amici.
Il delegato Bernabò è poco amato, e ha un punto debole nel suo
A Palermo si preparano i processi contro la rete delle associazio- continuo bisogno di soldi. Bisogno che non deve essere solo una pena
ni. Oltre gli stuppagghieri verranno giudicate le associazioni di privata, perché alla fine sarà adoperato come un'arma contro di lui.
Misilmeri, di Marineo e dell'Uditore mentre, a causa della poca col- Le circostanze materiali in cui il delegato Bernabò trascorre la vi-
laborazione fra polizia e magistratura, il giudizio contro la società del- ta sono avvilenti. Ha tre figli da mantenere, prima di morire a Mon-
l'Oblonica ha «un rincrescevole esito». reale la più piccola gli costa molto in cure mediche. Dopo averne let-
Non appena ricevuta la nomina, il nuovo prefetto scrive al que- to i rapporti, le lettere riservatissime, gli sfoghi e le amarezze che gli
store perché metta tutto l'impegno per evitare che il lavoro già fat- causa il servizio, averne conosciuto la correttezza e la puntigliosità,
to vada perduto e lamenta come la regia procura, non credendo al- sembra di vederlo mentre si dispera perché il decoro sia salvo. No-
l'esistenza di associazioni o almeno al loro collegamento, attribuisca nostante i numerosi meriti e i tanti encomi è sempre delegato di ter-
la recrudescenza dei reati a condizioni transitorie. 28 za classe con £ 1.800 annue, il gradino più basso della carriera e del-
lo stipendio. E poi, pare che le circostanze congiurino contro di lui.
Fa sorvegliare i parenti dei latitanti, ha anticipato ad un confi-
dente delle somme sottratte al suo magro bilancio. Fatica a recupe-
rare i soldi ed è costretto a chiederli al questore, scendendo a spie-
gazioni umilianti, «ora per la circostanza della morte della mia
bambina e della malattia di mia moglie mi trovo in ristrettezze».
L'8 aprile del '77 gli viene comunicato che ha ottenuto un au-
mento di stipendio di cui ha urgente bisogno, ma a fine mese non lo
percepisce. Nel maggio tutti gli impiegati di pubblica sicurezza ri-
cevono un aumento: considerando che ne doveva percepire uno a
partire da aprile, l'aumento di maggio non gli viene calcolato. Ma
non arriva nemmeno quello concesso ad aprile. Bernabò sembra sul-
l'orlo della disperazione.
Ed ecco il colpo a tradimento. Nel maggio del '73 era stato de-
legato a Palestrina: quattro anni dopo, nel maggio del '77, salta fuo-
ri un bottegaio di quel paese che avrebbe una sua obbligazione
28
per il valore di £ 500. Bernabò protesta che non è vero, e poi perché
Lettera del 2 aprile 5878, dal prefetto al questore, in ASP, AGQ, busta 388. mai il bottegaio ha aspettato tutto questo tempo? Non sarà che qual-
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cuno fra i tanti a cui ha dato fastidio a Monreale ha trovato il mo- Monreale «paese turbolento e sanguinario», per non dire dei suoi
do di vendicarsi ? Ma basta il sospetto, il doversi difendere, mentre abitanti che «non hanno mai avuto principi politici. Per essi l'amore
le sue condizioni economiche non migliorano. Il 4 giugno chiede al della patria, la nazionalità, l'unione delle province italiane sono so-
questore che gli vengano anticipate 300 lire che gli spettano per le fismi. [...] Essi [vi] antepongono il proprio interesse e coll'egoismo
trasferte, «trovandomi per circostanze di famiglia in qualche biso- più sfacciato non si peritano di asserire che il loro dio è il denaro» . 2
gna», ma non le ottiene. Sempre nel mese di giugno, un anonimo
informa il prefetto che Bernabò avrebbe contratto debiti a Monreale.
Lettere analoghe vengono inviate al questore.' L'8 luglio la fermentazione della paglia stipata nel sottotetto
del giardiniere Michele Modica provoca un incendio, che rischia di
Monreale 3 luglio 1877, relazione semestrale sullo spirito pubblico. propagarsi alle case vicine. Bernabò si adopera strenuamente perché
Il delegato Bernabò può vantare molti servizi e neanche uno sba- non ci siano troppi danni, riceve molti ringraziamenti dal sindaco e
glio, se si esclude l'essere stato un entusiasta esecutore della volontà dalla giunta. La sua azione viene segnalata al prefetto,] sembra
del questore. Eppure la sua posizione è diventata molto critica, il de- che tutto possa tornare a posto. Ma il 22 luglio, lettera riservatissima
legato cerca di presentarsi sotto una buona luce. Scrive che le con- al questore, gli eventi stanno già precipitando. L'appuntato che co-
dizioni del paese sono molto migliorate: «In questo ultimo semestre manda il drappello delle guardie di Boccadifalco va dicendo in giro
infatti, cosa veramente straordinaria per Monreale, non si ebbero a che Bernabò sarà trasferito a Termini, l'ha sentito dal suo delegato.
deplorare che so li 2 omicidi avvenuti in rissa, mentre per il passato gli
assassinii si succedevano con una rapidità che incuteva un serio Forse ciò sarà soltanto un pio desiderio del detto mio collega. Detta no-
spavento nell'animo dei buoni». Bernabò distingue i diversi crimini: tizia divulgatasi in Monreale mise in contentezza certi individui che osteg-
«Gli omicidi di forza sono reati che non fanno impressione nell'o- giano la pubblica sicurezza, ed io ho dovuto notare che i tristi rialzarono al-
pinione pubblica, perché furono e saranno sempre il risultato del- quanto la loro audacia. Io certo m'augurerei una migliore residenza, ma in
l'impeto dell'ira che non tutti sanno dominare. E l'assassinio il cri- questo momento farei qualsiasi sacrificio per non darla vinta a certuni che
mine che atterrisce e che con sé trae conseguenze funeste e terribili». millantano che riusciranno a farmi da qui trasferire. Partirei volentieri da
questa città con una promozione, perché allora il mio amor proprio sareb-
Bernabò loda il questore che ha rapidamente curato la piaga be soddisfatto E...]. Le promesse fattemi svaniscono come nebbia al vento.
della mafia. Loda anche le guardie campestri, i carabinieri, le guar-
die daziarie e municipali. Ammette che in paese vi è un po' di ma- Il 26 luglio Bernabò fa un gesto da disperato, inoltra al ministe-
lumore, ma solo nei tristi e nei parenti degli arrestati. Per il resto «la ro domanda di promozione. Nessuna risposta. Il 3o luglio 1877 vie-
popolazione si è risvegliata e riacquista il coraggio da tanti anni per- ne trasferito a Termini Imerese, senza alcun avanzamento di grado.
duto. E cosa veramente consolante vedere ora la sera le pubbliche Resterà ancora in Sicilia per più di un anno, in varie delegazioni.
strade frequentate da insolita popolazione e i civili attendere nelle Sempre a lottare con la mancanza di soldi, resa più acuta dai fre-
stanze di compagnia a geniali passatempi, mentre per il tempo pas- quenti traslochi. Nel giugno del '78 viene destinato a Palermo.
sato ad un'ora di notte la città pareva una necropoli tanto era il ter- Propone al questore la creazione di una scuola per guardie di pub-
rore». Ci sono lodi anche per il sindaco Mirto Seggio: si sta lastri- blica sicurezza, dove si possa loro insegnare a leggere e scrivere, ol-
cando la piazza, da Palermo sono arrivati degli uomini addetti alla tre ai rudimenti delle leggi. Bernabò è maestro elementare, abilita-
pulizia delle strade, il regolamento della polizia urbana si fa ri- to per l'insegnamento, offre la sua opera. Il questore ringrazia,
spettare da guardie civiche in uniforme. Sembra insomma che tutto poi non se ne fa niente.
vada nel migliore dei modi. Sei mesi prima Bernabò aveva definito
2 Relazioni su llo spirito pubblico datate 1/12/1876 e 3/7/1877 in ASP, AGQ, busta 461.
1 ASP, AGQ, busta 391. busta 716.
3 ASP, AGQ,

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Bernabò si chiude in un silenzio per lui insolito. Nel novembre del sino le case sono i notabili che sostengono Mirto. Il manifesto è si-
1878 si reca a Termini, ma non ne sappiamo più di tanto. Il 3r di quel mile, nel tono e nell'elementare contenuto, a lle tante proteste sociali
mese, in un laconico rapporto a firma illeggibile indirizzato al prefetto sempre presenti nel meridione: fiammate violente come paglia che
troviamo: «Ieri sera col collega Bernabò giungemmo a Termini». brucia, subito cenere.
I suoi problemi sono sempre gli stessi: il 9 novembre del '78, de- Sembra che ci sia aria di ricambio, poi la crisi rientra perché in ef-
legato presso l'Ispezione marittima, scrive al questore. Da 5 mesi è fetti il sindaco Mirto riesce ad essere un abile mediatore fra le diverse
in città, vive di stenti, vorrebbe tornare a reggere la delegazione fazioni e, grazie ai suoi rapporti privilegiati con l'amministrazione e
mandamentale in uno dei paesi della provincia. Lì, anche se il lavoro col deputato Inghilleri, riesce a mettere in moto la macchina dei la-
e la vita per la famiglia sono più disagiati, tutto costa meno. Non ri- vori pubblici. Il sindaco Mirto ha il merito di intrattenere ottimi rap-
ceve risposta, qualche mese dopo viene trasferito a Livorno. porti con la questura e la prefettura, che infatti lo spalleggiano nel ca-
Muore nell'ottobre dell'82, non sappiamo di quale malattia. La sua so di «incidenti di percorso». Anche se nessuno è del tutto conten-
povertà gli sopravvive come un marchio indelebile: nel comunicare to, è molto difficile trovare un nome che raccolga maggiori consensi.
la notizia al questore, il prefetto chiede se per caso «non sia rimasto Così le dimissioni rientrano e Mirto mantiene la carica.
debitore verso lo Stato». 4
Il 9 agosto 1877 arriva il nuovo delegato di pubblica sicurezza Pio
Cicognani, Monreale gli dà subito delle preoccupazioni. Nella not-
2. Il paese degli stuppagghieri te Ball' 1r al 12 agosto avviene un furto nella ricevitoria di registro
A Monreale, dove spesso le amministrazioni comunali erano tra- e bollo. Si involano 7.000 lire e fedi di credito per un ingente valore,
vagliate da crisi e da dimissioni a catena, l'elezione del sindaco Mir- a nulla varranno le indagini e i numerosi interrogatori condotti
to inaugura un periodo di calma che sembra svanire nel luglio del dal coscienzioso delegato.'
1877, quando l'ex sindaco Andrea Di Bella si dimette da assessore Il delegato Cicognani è una persona ordinata: sicuro che la giu-
e consigliere e, avuta notizia che anche il sindaco Mirto presenterà stizia non può essere efficiente se non dispone di registri ed archivi
le dimissioni, scrive al prefetto perché invii un abile e scaltro regio de- ben organizzati, è infastidito da tutto quello che non è a posto. Sul-
legato straordinario: «guai se in quell'amministrazione metterà le ma- le condizioni in cui è tenuta la delegazione di Monreale trova subi-
ni il partito degli usurai, borbonici, reazionari e settembrini». Il 21 to molto da ridire. Nell'anno che Bernabò ha trascorso in paese il rit-
luglio sul corso principale si trova affisso un manifesto manoscritto, mo degli avvenimenti è stato incalzante: il delegato ha impiegato il
contro 2 funzionari municipali parenti del sindaco che si erano suo tempo a cercare indizi, tendere agguati ai latitanti, tracciare il ri-
molto adoperati per la sua elezione: tratto di un'intera setta da consegnare nelle mani de ll a punitiva giu-
stizia e dei posteri. Non ha avuto modo di tener dietro a tutte le
Popolo di Monreale quotidiane burocratiche incombenze, per cui il suo successore trova
stabilemo la morte ragionale Inghilleri, cassere Mirto. E pure a galan- l'ufficio e l'archivio nel più completo disordine. Fra le altre cose, Ci-
tomini si avi bruciari anzina le case. Tutte per tutte. cognani si lamenta molto di un registro di protocollo che, a partire
dal 187o, risulta compilato nei modi più diversi ma tutti difettosi e
Il ragioniere e il cassiere «sono ora i consiglieri intimi del sinda- insufficienti; nel 1876 non è stato affatto utilizzato, le pratiche giac-
co e incontrano l'odio di coloro che per il passato ebbero maneggio ciono in disordine. In seguito alle proteste di Cicognani arriva un
nelle cose del comune». 5 I galantuomini a cui si devono bruciare per- ispettore, che rileva un'altra mancanza: da molto tempo nessuno si
è curato dei nulla osta per l'estero e «rimane dunque sempre più di-
4 ASP, AGQ, busta 3 91, fascicolo personale di Bernabò.
s ASP, GP, anno 1875, busta 61, fasc. 63, rapporto del questore. ' ASP, AGQ, busta 708.

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mostrato [...] che questi isolani vanno all'estero senza passaporto, di e a cavallo, nonché carabinieri a cavallo. Tutto procedette con ordine, il
sottraendosi così (abbiano o non abbiano interesse a sottrarvisi) a tut- che fa molto onore al municipio e al sindaco cav. Pietro Mirto.
te le precauzioni contro i catturandi, i renitenti, i disertori».'
Anche il delegato Cicognani incontra qualche ostacolo nell'e- A Palermo la vita scorre, non sarà economicamente sana ma è una
sercizio delle sue funzioni. Il 14 ottobre denuncia per l'ammonizione delle più grandi città d'Italia. Il 17 ottobre 1877 il Giornale di Sicilia
due giardinieri, Giuseppe e Giacomo Sciortino, come mafiosi, ma- scrive: «Una persona del 1877 mangia per 3 del 1857, e se tornassero
nutengoli del bandito Salvatore Marino e sospetti affiliati alla setta in vita i nostri avoli del 1807 vedrebbero con meraviglia che uno di
degli stuppagghieri. Come contromisura i due fratelli presentano al noi mangia quanto 6 dei nostri rispettabili nonni messi assieme».
pretore una autocertificazione, un attestato di buona condotta re- Il 23 marzo del '78 Il paese pubblica la cronaca dell'inaugurazio-
datto da un notaio e firmato da 46 concittadini. Aggiungono poi un ne dei tramways, più economici delle carrozzelle di piazza, che da
atto ufficiale, rilasciato dal sindaco, in cui si dichiara che gli Scior- Piazza Marina all'Acquasanta attraversano la zona più ricca e viva-
tino hanno sempre tenuto regolare condotta morale e politica. Il de- ce della città.
legato protesta col questore, sull'onda dell'indignazione chiede se non
sia il caso di denunciare il sindaco di Monreale.' 3. Il processo
All'inizio del 1878 scompaiono due fra i più importanti prota- A parte qualche sporadico accenno, trasferito Bernabò quasi non si
gonisti del risorgimento, il 10 gennaio muore Vittorio Emanuele ii, parla più degli stuppagghieri. Ormai l'istruzione del processo è con-
il 7 febbraio Pio ix. Con un po' di ritardo, anche a Monreale viene clusa, le indagini hanno inseguito gli individui sospetti a ritroso negli
celebrata «una mesta cerimonia funebre» in onore del defunto re; Il anni, il delegato Bernabò ha battuto le piste del rancore individuale,
Paese ne scrive il 28 febbraio, sembra di leggere la cronaca di una tirato in ballo la rivalità generazionale, cercato in tutti i modi di trac-
rappresentazione teatrale: ciare il ritratto di un'associazione criminale i cui contorni restano in-
definiti. Perché Bernabò cerca la setta e ne bracca gli affiliati, ma dai
Ieri, sebbene il cattivo tempo ci avesse fatto arrivare un po' tardi, ab- suoi verbali non si capisce perché avvengano i reati. Ad esempio, è
biamo assistito ai solenni funerali celebrati dal municipio di Monreale in quel consapevole dell'importanza di Pietro Di Liberto ma, nel suo cercare
duomo per il re Vittorio Emanuele. A lla luttuosa commemorazione prendeva i moventi degli omicidi senza troppo considerare gli scopi dell'even-
parte tutta la città; tutti i negozi erano listati a lutto, e i balconi de ll a piaz- tuale organizzazione, non vede niente di sospetto nella rete di legami
za del duomo erano tutti tappezzati con drappi bianchi orlati di nero ed or-
informali che Di Liberto mantiene, né accenna mai all'acqua della
nati di corone d'alloro e di bandiere, il casino di compagnia e la casa co-
munale erano parati a lutto, con cortine di velluto nero. Sulla porta laterale
Mensa e agli interessi che vi gravitano. Gli stuppagghieri vengono de-
del duomo e in quella principale, festoni di fiori e drappi neri [...]. Le ar- finiti una associazione che agisce contro le persone e la proprietà, la
cate della grande navata erano adorne di cortine nere, fermate a metà del- prova della loro esistenza è negli omicidi. Frutto di rivalità personali
le colonne con trofei di bandiere e scudi con lo stemma dei Savoia. In mez- o esito dell'ostilità contro un avversario, gli omicidi si stagliano su uno
zo al coro, tutto decorato da drappi neri tempestati di stelle d'oro, c'era il sfondo che resta vuoto, non bastando a definirlo e specificarlo le ri-
catafalco [...]. Signore e signori in abito nero occupavano la grande navata valità contingenti o una generica attitudine al malfare.
riservata agli invitati. Le due navate laterali erano zeppe di popolo [...].
Tanto all'andare quanto al ritorno trovammo scaglionate sullo stradale da Avvicinandosi la data del processo, ogni tanto dalla questura
Palermo a Monreale un buon numero di guardie di pubblica sicurezza a pie- arriva l'eco di qualche preoccupazione. Si teme che la setta torni a

7 ASP, AGO, busta 435. 9


s Nell'aprile del 1877 Pietro Mirto Seggio aveva ricevuto la croce di «cavaliere del-
ASP, GP, anno 1877, busta 39, fasc. r9. la corona d'Ita li a» (Lo Statuto, 4/4/ 18 77)
.

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colpire, per intimidire i giurati o incutere timore nei testimoni e co- cietà segreta di delinquenti detta degli stuppagghieri» e alcuni di ca-
stringerli al silenzio. 10 La difesa è sostenuta dai più bei nomi del fo- richi speciali." Il Presidente introduce i lavori: dopo il 187o a
ro palermitano, per ottenere il loro patrocinio «occorrono dei mez- Monreale avvenivano frequenti attentati contro le guardie di pub-
zi che le sole contribuzioni degli affiliati non bastano a fornire»: dal- blica sicurezza, attribuiti dalla voce pubblica ad una setta il cui no-
la questura si ipotizza che per arrotondare le entrate vengano pra- me bastava a evocare terribili vendette. Si trattava degli stuppag-
ticati furti ed estorsioni. A Monreale c'è stato il furto nella ricevi- ghieri, il cui vero nome era società dei compari. Per essere accettati
toria di registro e bollo, un altro furto è stato perpetrato ai danni del- bisognava avere coraggio e fama di mafioso, giurare cieca obbe-
l'esattoria. I colpevoli saranno gli stuppagghieri, visto che si tratta dienza, nella sventura essere solidali coi compagni, aiutare i soci car-
di imprese condotte nel migliore dei modi e loro sono maestri del de- cerati con ogni mezzo. L'affiliazione avveniva durante una cerimo-
litto. Non essendoci traccia di reati volti a intimidire il giudizio, dal- nia segreta: il neofita si pungeva il pollice destro sopra una sacra im-
la questura arriva l'anticipazione che le vendette avverranno dopo la magine, facendovi gocciolare un po' di sangue. Il santino veniva poi
sentenza, a prescindere dal verdetto. bruciato e le ceneri disperse, a significare la sorte dei traditori.
I giornali seguono i processi con attenzione, ma niente supera la Il processo è costruito sulla testimonianza di Salvatore D'Amico,
passione con cui vengono riferiti anche gli avvenimenti più minuti celebrato contro gli uomini da lui accusati: gli stuppagghieri che con
di cronaca nera. A volte pare di essere capitati in una fantasia col- la violenza lo hanno portato in casa dei fratelli Miceli, quelli cono-
lodiana, il ribaldo che ruba un cappello viene arrestato e le guardie sciuti in carcere, altri a cui ha riservato dichiarazioni particolari (è il
di pubblica sicurezza vigilano occhiute anche dentro le pentole. Ad caso di Salvatore Marino). Definito nell'udienza di apertura «teste uc-
esempio, il 17 febbraio 1878 un trafiletto su Lo Statuto ha un tito- ciso in marzo ultimo», Salvatore D'Amico è morto, ma la sua ucci-
lo che attira l'attenzione, Una gallina sospetta sione non lascia più tracce della sua vita. Nei voluminosi incartamenti
della questura niente rimanda a lui o ai suoi assassini, fra le senten-
Un ammonito era intento a cucinare una gallina. Due guardie di pubbli- ze della Corte d'assise non c'è quella che condanna il suo uccisore e
ca sicurezza, incaricate probabilmente di sorvegliare quel pregiudicato, ed at- le varie ricerche incrociate sul suo nome non approdano a nulla.l 2
tratte forse dal magnifico odore dell'apparecchio, vollero entrare in cucina. Fra il 26 e il 27 aprile vengono interrogati gli accusati. Nessuno
Furono un po' curiose, veramente - curiosità che d'altronde apprezziamo mol- ammette di avere conosciuto D'Amico, di fare parte dell'associazione
to in siffatti agenti - e chiesero al gastronomo la provenienza della gallina.
L'ammonito, che non s'aspettava tale domanda, si confuse, non potè giu-
stificare il fatto suo; e gli importuni visitatori pensarono di condurlo seco.
11 Imputati: i fratelli Paolo e Baldassarre Miceli, Paolo e Michele Di Gregorio, Pie-
tro Gorgone, Ignazio e Francesco Romano detti Romanotto, Vincenzo Sinatra, Salva-
Il processo contro gli stuppagghieri si celebra dal 25 aprile all'8 tore Strano, Filippo Cammarata, Giovanni La Venia, Salvatore e Giuseppe Segreto, Sal-
maggio 1878, davanti la Corte di assise di Palermo. Il questore se- vatore Pizzo, Saverio Spinnato, Vincenzo Termini, Benedetto Cangemi, Ustica Bona-
ventura, Salvatore Marino.
gue il dibattimento attraverso i quotidiani resoconti riservati di un suo Le accuse: Salvatore Strano: assassinio con premeditazione e agguato contro Stefano
inviato, il delegato Varnara. Di Mitri. I due Miceli, Strano, Pizzo, Gorgone e Cangemi: assassinio con premeditazione
e agguato contro Simone Cavallaro. La Venia e Sinatra: assassinio con premeditazione
Il dibattimento comincia a mezzogiorno, i 18 imputati in aula più e agguato contro Salvatore Caputo. Segreto: recidiva di crimine. I due Miceli, Gorgo-
il latitante Salvatore Marino sono accusati di «far parte di una so- ne, Cangemi, Strano e Pizzo cumulano più reati.
La Corte è presieduta dal cav. G. Di Menza, l'accusa è sostenuta dal sostituto pro-
curatore generale sig. I. Broggi. Dai resoconti del delegato Varnara, il collegio di difesa
Secondo Lo Statuto (13 agosto '76) «attorno ad ogni Corte d'assise esiste una for- degli imputati risulta composto dagli avvocati Caputo, Cuccia, Donatuti, Figlia, Garritti,
male o non formale associazione di gente che vive corrompendo in tutti i modi i giurati. Gestivo, Giambruno, Lucifora, Messineo, Nasca, Puglia, Rizzuto e Zucco.
Ogni giurato ha il suo prezzo [...]. Nei processi di mafia uno dei più comuni mezzi di 12 I rari accenni all'esistenza di Salvatore D'Amico rimandano tutti alla stessa indica-
corruzione è quello di far sapere a un giurato che g sono favorevoli all'imputato e che zione, «vedi associazione malfattori Bagheria». I so li documenti classificati sotto questa vo-
l'assoluzione dipende perciò da lui. Il giurato crede che i suoi atti e le sue intenzioni sia- ce sono in ASP, GP, anno 1887, busta too, fascicolo 116: riguardano reati compiuti nel 1883
no spiati e non ardisce più avere volontà e criterio». e un processo per associazione di malfattori celebrato nel 1887 contro 64 imputati.

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o di avere responsabilità negli omicidi Di Mitri e Cavallaro. L'im- esplicite: gli stuppagghieri esistono, lo afferma la voce pubblica. Gli
putato La Venia riferisce di avere recentemente sentito in carcere, imputati in aula appaiono una misera rappresentanza, visto che gli
da persona a lui sconosciuta, la voce che gli stuppagghieri fossero aderenti sono circa 30o con diramazioni a Bagheria, Parco ed altri co-
informatori raccolti dal delegato Palmeri, che li pagava una lira al muni. Si ritiene che i capi siano Saverio Spinnato, i fratelli Miceli e
giorno. Una parte degli accusati definisce la parola stuppagghiere co- Di Liberto.
me un insulto. Saverio Spinnato dice che nel carcere con stuppag- Uccisione Cavallaro: in piazza furono visti 5 stuppagghieri: i
ghiere si intende «uomo da nulla». Il dibattimento prosegue l'in- fratelli Di Gregorio, Salerno, Sinatra e Pizzo. A suo giudizio costoro
domani e, scrive Il Paese (27 aprile), si aspettano «rivelazioni poco uccisero Cavallaro. Omicidio Di Mitri: si dice che sia stato deciso
onorevoli per le autorità di polizia. Sembra difatti accertato che l'as- dalla setta e che gli autori siano Salvatore Strano e Damiani. Strano
sociazione sia stata fondata a Monreale nientemeno che da un de- era stato visto armato nei paraggi del fondo Di Mitri, qualche
legato o da un suo fratello, e che avesse avuto per molto tempo in- giorno prima che quest'ultimo venisse ucciso.
time relazioni con la questura». L'imputato La Venia riferisce la vo- Omicidio Caputo: la voce pubblica incolpa La Venia e Sinatra.
ce secondo cui a Monreale era di pubblico dominio che gli stup- Riolo è uno dei testi principali, ma riferisce solo voci e vaghi in-
pagghieri ricevessero la paga di 1 lira al giorno dalla questura. dizi. Scrive Il Paese (29 aprile): «La difesa assalisce da tutti i lati il
teste Riolo, ed in mezzo alle moltissime ed argute interrogazioni che
4. Il trionfo degli assenti partono dal banco della difesa egli se la cava ora bene ed ora male.
La deposizione dura 2 ore ed assorbe l'intera udienza».
Il 28 aprile comincia l'escussione dei testimoni. Il processo si svi-
luppa attorno a tre grandi assenze: è assente perché morto il teste prin- Nel rapporto del delegato Varnara leggiamo che i testimoni a ca-
cipale, e l'impossibilità del confronto rende statiche le sue dichiara- rico dicono di sapere dell'esistenza della setta dalla voce pubblica. La
zioni, mai modificabili. D'Amico è un testimone interno, ammette di difesa rilancia: responsabili sono le autorità politiche, che scendevano
essere stato uno stuppagghiere ed è l'unico abilitato a rilasciare una si- al solito sistema delle transazioni.
mile patente: le sue parole restano lontane come un dogma, le uniche Testimonianza del delegato Negri, a Monreale nel 1873: seppe che
ad essere considerate vere. Col risultato che Pietro Di Liberto, indi- esisteva la società, si spaventò perché era imponente e sanguinaria.
cato da tutti quelli che ammettono qualcosa come capo de lla setta, do- Durante la sua permanenza a Monreale i fratelli Miceli mantennero
po essere stato prosciolto in istruttoria non compare nemmeno fra i te- buona condotta. Chiesero il rinnovo del porto d'armi e lo ottenne-
stimoni. Il nome di Pietro Di Liberto, la sua influenza sugli imputa- ro al patto di comportarsi bene e sciogliersi da lla società. Nel parlargli
ti e soprattutto sui fratelli Miceli, il suo ripetuto comparire nelle di- della setta il delegato Palmeri si mostrava impaurito.
chiarazioni dei testi, fanno del procuratore de lla Mensa l'accusato as- Delegato Nicola Savoja: «Avvenivano dei reati di sangue, venni
sente. Ruolo che Di Liberto condivide con l'ex delegato Paolo Palmeri: a sapere che i fratelli Miceli erano tra quelli che avevano mano nei
neanche lui è fra i testimoni mentre tornano a galla, difficili da re- reati e denunziai per l'ammonizione. Seppi che fra i capi della so-
spingere quanto più sono vaghe e calunniose, le vecchie accuse del que- cietà c'era Di Liberto».
store Forte. E, per restare sulle irragionevoli assenze, neanche l'ex que- Maresciallo Luciano Alongi, a Monreale nel 1872: sentì parlare
store Forte compare fra i pubblici ufficiali chiamati a testimoniare, no- della società, in tutto sarebbero stati circa 30o e ne facevano parte
nostante possa vantare la scoperta della setta. Spinnato e i fratelli Miceli. Subì un attentato, perché sapeva del-
l'esistenza della setta.
Il primo dei 155 testimoni ad essere introdotto in aula è Giovanni i° maggio, continua l'esame dei testimoni. Brigadiere dei militi
Riolo, comandante delle guardie campestri di Monreale, che Il a cavallo Gaetano Gandolfo: D'Amico è stato guardia campestre a
Paese definisce testimone omnibus. La sua deposizione è fra le più Misilmeri, ha sposato una sua nipote e gli ha confidato l'esistenza di
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una società segreta a Monreale. Dopo la sua morte si disse che era cusati i Miceli, Pizzo, Strano, Gorgone e Cangemi. Di Salvatore
stato ucciso dagli stuppagghieri, perché li aveva offesi. Sul suo ca- Strano, principale accusato, si dice che per eliminare ogni idea di
davere c'erano ferite d'arma da taglio sulla parte destra del corpo e vendetta, «prudentemente aveva chiesto a Simone Cavallaro del de-
all'inguine, lato sinistro, cosa che avvalorerebbe l'ipotesi di un fe- naro in pro della madre di Paolo Salerno».
rimento in seguito a rissa. Qualche giorno prima del suo omicidio Testimonianza di Giuseppe Cavallaro, padre di Simone: in corn-
_
uno s tuppagghiere era stato visto a Bagheria. pagnia del figlio era andato a Palermo, a comprare merci per il suo
Il 2 maggio viene ascoltato il delegato Filippone: nel giugno '74 negozio. Al ritorno vengono fermati dai Miceli e da Sinatra, che pro-
sentì dire che in paese esisteva una setta, si diceva che l'avesse or- pongono loro di far parte della società degli stuppagghieri e voglio-
ganizzata il fratello del delegato Palmeri. «All'inizio era interna- no portarli da Pietro Di Liberto per fare il giuramento. Rifiutano, e
zionalista, poi prese il carattere criminale». Ne facevano parte i Mi- Simone viene ucciso per non lasciare testimoni. Giuseppe Cavalla-
celi, Di Liberto, Di Gregorio, Spinnato e altri. Furono condotte in- ro resta fedele alla sua tesi: la setta uccide per non lasciare tracce, lo
dagini. In un rapporto al questore aveva scritto che la società poteva ripete mentre va facendo le sue accuse a destra e a manca ed è an-
dirsi estinta, però si sbagliava. cora vivo. Il vecchio Cavallaro sospetta da sempre che Sinatra sia
Maria Grazia Milazzo, vedova Di Mitri: suo marito era stato uc- l'assassino del figlio. Quanto al Di Liberto, è lui il capo degli stup-
ciso davanti la grata del giardino. Lo ha trovato ancora vivo, gli ha pagghieri: poco prima di morire, Simone aveva ricevuto una visita del
chiesto chi l'avesse colpito ma lui non le ha risposto. Interrogato dal- Di Liberto. Voltandosi verso il muro aveva detto: «E con quale fac-
la giustizia aveva detto: «Signore mi lasci stare, voglio morire». Per cia viene a visitarmi! ». La testimonianza di Giuseppe Cavallaro è tut-
quanto ne sa, «non aveva questioni con alcuno». Era incaricato del- ta contro Di Liberto, ma il processo è un rito che si regge sulle pre-
la questua per la festa di san Pao lino, per questo era in giro. Gli stup- sunte dichiarazioni di un teste già morto, le dichiarazioni dei vivi non
pagghieri li sentiva nominare dal marito, non sa cosa siano. hanno peso.
Giuseppe Di Mitri, figlio dell'ucciso. Avvicinò il padre prima di Testimonianza di Castrenze Cavallaro, nipote di Simone, già
morire, ma non ricevette nessuna confidenza. Ha sentito dire che il imputato dell'omicidio di Paolo Salerno: ha sentito dire che i fratelli
colpevole è Strano, ma non sa dire che rapporti c'erano fra suo pa- Miceli ed altri erano stuppagghieri, la gente li temeva, ma a lui non
dre e Strano. hanno mai fatto del male. Non sa nulla sull'assassinio dello zio. La
società è organizzata con ramificazioni a Borgetto ed altri paesi, si
Il 28 aprile Lo Statuto aveva dato notizia della partenza del pre- viene ammessi dopo una cerimonia. Un giurato gli domanda come
fetto Malusardi, col piroscafo per Napoli. L'on. Clemente Corte e il potevano sapersi i particolari sulla setta, essendo questa segreta. Ri-
generale Pallavicini, destinato al comando de ll e truppe stanziate in sponde «per voce popolare». Ignora chi siano i capi, però in giro si
Sicilia, arrivano a Palermo il 2 maggio. diceva Di Liberto e i fratelli Miceli.
L'on. Corte era stato garibaldino, ufficiale di artiglieria e, scrive Vengono ascoltati anche Salvatore Cavallaro, nipote dell'ucciso e
IZ Paese, intemerato patriota. Viene accolto con grandi feste e spe- il figlio Giuseppe: sono gli unici che fanno riferimento al D'Amico.
ranze. Malusardi se ne era andato nel gelo. Salvatore sostiene di averlo incontrato a Monreale, Giuseppe che ha
saputo di quest'incontro. Secondo la versione ufficiale Simone Ca-
Il pomeriggio del 2 maggio vengono ascoltati diversi testimoni sul- vallaro sarebbe stato ucciso proprio perché gli stuppagghieri avevano
l'assassinio di Simone Cavallaro. visto D'Amico assieme a Salvatore Cavallaro e, nonostante poi il D'A-
Secondo la sentenza istruttoria, l'uccisione di Cavallaro era av- mico avesse chiarito l'equivoco, avevano sospettato guerre e congiure.
venuta «perché avverso alla setta degli stuppagghieri e perché ave-
va spiegato ogni impegno per liberare il nipote Castrenze Cavallaro», La sala del dibattimento è piena di curiosi, amici e parenti degli
accusato di avere ucciso Paolo Salerno. Dell'omicidio vengono ac- imputati, questurini in borghese. Il 3 e 4 maggio sfilano i notabili:
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Antonino Leto, già sindaco, Giuseppe Inghilleri, Andrea Di Bella, dell'agosto. Il delegato indaga, scopre una setta fondata da un cer-
già sindaco, Angelo Sangiorgio, Vincenzo Vaglica, il conte Ranchi- to Minasola di Pioppo - che qui compare per la prima volta - e dal
bile (garantisce personalmente per Pietro Gorgone, che è stato fat- fratello del delegato Palmeri. Scopo: togliere di mezzo tutti coloro
tore presso suo fratello il principe), il parroco Salvatore Mirto: che la ostacolavano. Capi: i fratelli Miceli e altri che ha indicato nei
tutti quanti a giurare che gli imputati sono bravissime persone. suoi rapporti. Permessi d'arme ai Miceli: non erano stati concessi al-
Per- l'accusa i fratelli Miceli sono i più tristi e prepotenti individui ma l'epoca sua. La voce pubblica indica Di Liberto e i fratelli Mice li co-
i testimoni li ritraggono come le migliori persone del mondo, che mai me capi. Di Liberto è lo stesso individuo che oggi pressa la giustizia
si sono allontanati dalla moralità. Anzi, i fratelli Miceli sono quelli per ottenere la libertà degli stuppagghieri e di altri mandati a do-
che hanno più testimoni a favore. Si leggono documenti dai quali ri- micilio coatto: evidentemente Bernabò non riesce a stare zitto, ma
sulta che non avevano alcun carico al 1876, e sono gli unici. 13 anche in questo caso si lascia correre.
Il 6 maggio Il Paese scrive che molti testimoni hanno deposto sul- A domanda della difesa: non può rivelare i nomi di chi gli ha ri-
la buona condotta degli imputati. «Fra i testimoni a discolpa fu no- velato l'esistenza della setta, potrebbero essere assassinati. La difesa
tato il cav. Biundi, ex reggente della questura di Palermo ed in at- chiede l'incriminazione di Bernabò per reticenza, il pubblico mini-
to questore a Venezia». Biundi contraddice quanto aveva dichiara- stero respinge l'istanza, la Corte dichiara il non luogo a procedere.
to in istruzione, quando aveva sostenuto che la setta poteva ritenersi La difesa protesta, la Corte invita Bernabò a riferire qualche nome,
di carattere internazionalista. In udienza afferma che «il credere in- lui risponde negativamente. Nuove proteste da lla difesa, pubblico mi-
ternazionalista l'associazione degli stuppagghieri è cosa stupida ed ac- nistero e Corte ripetono le loro argomentazioni mentre la difesa con-
credita l'idea che gli associati, più che discepoli di Marx erano tinua a protestare.
ammiratori dei Leone, dei Capraro, dei Nobile e di quella pleiade di La testimonianza di Bernabò, reticente solo ad una prima lettura,
illustri briganti che spadroneggiarono per molto tempo nelle nostre è al contrario molto esplicita: non segue la versione ufficiale, non fa
province». alcun cenno a Salvatore D'Amico ed è un chiaro atto d'accusa
Sempre il 6 maggio Il Paese riporta la notizia che la sezione contro Di Liberto.
d'accusa della Corte d'appello ha prosciolto 9 individui di Castel-
buono accusati di far parte dell'associazione della Portella. Senten- Tutti gli imputati hanno diversi precedenti, tanto che la difesa si
za che è l'ultima di una serie, per cui i 143 imputati originari sono oppone alla lettura de lle biografie. Comunque ogni imputato presenta
stati tutti scarcerati. Fatto «grave, strano e mostruoso», che «rive- una dettagliata discolpa, con numerosi testimoni che assicurano
la nei sistemi di polizia praticati in Sicilia o una colpevole cecità, o della bontà dell'indole e dell'affidabilità. Ad esempio, Termini è un
una sconfortante impotenza, o infine una negligenza deplorevolis- commerciante di agrumi, ha traffici con la città di Cag liari, 8 persone
sima, non potendo e non volendo ammettere una scellerata malva- assicurano che è uomo buono e onesto. Dopo la costituzione al ge-
gità». Il Precursore commenta: «Legga il prefetto Corte le fasi di que- nerale Medici e la scarcerazione nel 187o, i fratelli Romano si sono
sto processo e vegga che razza di polizia e di giustizia si aveva col comportati più che bene. Giuseppe Segreto è un sorvegliato speciale,
Malusardi in Sicilia». non si spiega come potrebbe far parte della setta.
Il pubblico ministero sottolinea che il giudice Chiaja ha deciso il
La testimonianza del delegato Bernabò merita un intero rap- rinvio a giudizio per gli stuppagghieri ma ha liberato gli imputati di
porto del delegato Varnara. I fatti li sappiamo: Bernabò è destinato Castelbuono, evidentemente aveva abbastanza prove. Però, appellarsi
a Monreale nel luglio 1876, gli omicidi di Caputo e Cavallaro sono al giudizio dell'istruttore per sostenere l'accusa è ammettere di essere
in difficoltà. Gli avvocati hanno buon giuoco nell'attaccare le pro-
13 In attesa del giudizio, Paolo Miceli viene sospeso dalla carica di campiere della
ve raccolte e deriderle, irridono anche la sentenza della sezione d'ac-
Mensa arcivescovile (ASP, FGBV, serie r a anno 1878, busta 55).
, cusa che «non ritenne sufficienti gli indizi a carico di Pietro Di Li-
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berto anche se agli atti figurava come capo settario». Per l'assassinio Il delegato Cicognani al questore: «Ieri sera si era sparsa la voce che
Di Mitri erano stati denunciati Rossello e Cammarata, il primo ri- gli stuppagghieri fossero stati liberati e che non fosse stata ritenuta l'as-
conosciuto dal ferito stesso al lampo del fucile, ma si erano lasciate sociazione criminosa, tanto che le famiglie parenti ed amici dei dete-
cadere le accuse perché ad ogni costo si voleva dimostrare l'esistenza nuti si posero in allegria e si vociferava ancora che alcuni dei loro ami-
dell'associazione. D'Amico aveva detto che a Monreale era stato pre- ci avessero deciso di andare incontro agli stuppagghieri, quando ri-
so in mezzo a 10 uomini e portato a forza nella casa dei Miceli. La tornavano in Monreale». A lla notizia che r z erano stati condannati e
difesa argomenta che è impossibile, troppi testimoni, fra cui i ber- 6 liberati «spariva l'allegria e tutto ritornava nella solita calma».
saglieri e gli operai che in quel periodo basolavano la piazza del duo- Sembra che tutto sia finito bene, il prefetto si congratula col que-
mo; chiede di ripetere l'esperimento, la Corte rifiuta. Gli avvocati store per la sua opera «tendente a mettere alla luce le diverse tene-
sostengono che la setta è un'invenzione della polizia, non è mai esi- brose associazioni di malfattori che come una vasta rete si estendono
stita. Il lungo elenco di imposture riconducibili alla questura finisce per tutto il circondario di Palermo». E così l'ipotesi che la Destra
con l'accusa che il processo contro gli stuppagghieri è un'operazio- aveva inseguito ma non era riuscita a dimostrare trova conferma sot-
ne politica, per «incolpare queste popolazioni e trattarle da iloti». Il to il governo della Sinistra, che quella teoria aveva attaccato e ri-
delegato Varnara scrive: «La società appare essere stata organizza- dicolizzato. Ma è una teoria a cui ormai è stato tolto il suo potenziale
ta dalla polizia I testimoni prodotti dall'accusa non parlano degli ac- offensivo, non è rivolta contro manutengoli e facinorosi della clas-
cusati». E non si capisce se si tratta di una sua considerazione o di se media ma contro generici malfattori e le prove, restando insuffi-
quanto sostengono gli avvocati. cienti a dimostrare la struttura associativa, vengono create ad hoc
mescolando intuizioni, qualche vecchio rapporto di questura e un po'
Dopo 18 giorni di dibattimento, la Corte assolve 6 imputati e r2 li d'azzardo. Agli stuppagghieri si riconosce la primogenitura, le altre
condanna come colpevoli di associazione di malfattori, risultato che il associazioni processate in quegli anni sono viste come una loro
questore giudica soddisfacentissimo. La sentenza distingue diverse po- emanazione. Del resto, quando la questura sostiene che la setta è sta-
sizioni e responsabilità, per cui 9 imputati vengono condannati a 5 an- ta fondata da un delegato dà una sorta di imprimatur. E poi, le altre
ni di reclusione, Salvatore Segreto a 6 anni, Vincenzo Sinatra e Salva- sette non possono esibire testimoni interni: le rivelazioni di Salva-
tore Strano (accusati degli omicidi Caputo e Di Mitri) ai lavori forzati tore D'Amico resteranno in filigrana nei racconti sui rituali di affi-
a vita. «Strano accolse con segni di furore la notizia de ll a sua condan- liazione alla mafia, sino ad oggi.
na: fu mandato un carabiniere a fare cessare le di lui grida, ma Strano
gli strappò l'arma accennando a ferirsi; fu necessario fare uso de lle ma- II 21 maggio '78 sul Corriere giudiziario del Giornale di Sicilia ve-
nette e l'accusato fu portato fuori dall'aula» (Lo Statuto, 17 maggio). Sal- niva riportata la cronaca del processo agli stuppagghieri, dando
vatore Marino, latitante, accusato di far parte dell'associazione e coin- per buona la tesi del questore Forte sulla loro origine. Il 28 maggio
volto nell'assassinio del «miserando Caputo» (la polizia «voleva trarre lo stesso giornale pubblica una lettera di Giuseppe Palmeri: non può
in arresto il latitante capo stuppagghiere Marino mercé i buoni uffici del avere fondato alcuna setta, nel '71 si era allontanato da Palermo per
disgraziato»), viene condannato a 7 anni di reclusione. 14 tornare solo nel 1875. È la lettera di un dandy un po' annoiato dal-
le insinuazioni: «Del resto quanti mi conoscono sanno che io non ho
14
bisogno di logorarmi la vita e la coscienza per soddisfare i miei bi-
La sentenza contro gli stuppagghieri e quella contro il latitante Marino in ASP, fon-
do Tribunale, Sentenze Corte d'assise ordinaria, anno 1878, vol. 2359. Gli imputati, Ro-
sogni. Io vivo di rendita e non d'impiego; e per indole, e per edu-
mano Ignazio, Ustica Bonaventura, Romano Francesco, Segreto Giuseppe, Termini Vin- cazione, sono stato e sono sempre alieno dal mescolarmi in cose o se-
cenzo, Cangemi Benedetto vengono assolti. Miceli Paolo, Miceli Baldassarre, Di Gre- rie, o tristi, o profonde come il racconto del suo appendicista». Di-
gorio Paolo, Di Gregorio Michele, Gorgone Pietro, Cammarata Filippo, La Venia Gio-
vanni, Pizzo Salvatore e Spinnato Saverio, sono condannati a 5 anni di reclusione, tut-
verso è lo stile dell'ex delegato Paolo, che addirittura pubblica un
ti con la riduzione di 6 mesi per effetto dell'amnistia. opuscolo indirizzato al direttore del Giornale di Sicilia.
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Ma le calunnie sono difficili da lavare, resta sempre un alone. E Il prefetto tenta la linea dura, viene impedita ogni trattativa con
poi, sarebbe stato facile sostenere che c'entrava la questura, se i banditi, ma intanto la tregua che gli era stata concessa è termina-
fosse stata ipotizzata la sua estraneità. Una volta che la versione uf- ta. Lo Statuto scrive: «Siamo tornati all'età eroica del brigantaggio»
ficiale è sulla colpevolezza di un delegato, indirettamente la setta vie- e ricomincia a pubblicare le sue analisi che non lasciano vie di
ne presentata come il risultato di una delle tante transazioni poco scampo. Il 2 luglio scrive: «La Sinistra ha creduto di poter guarire
chiare operate dalla questura. Ed era improbabile che qualcuno si senza l'impaccio delle leggi, insegnando alle nostre popolazioni
provasse a dimostrare la falsità di tale ammissione... educate male che il solo diritto de lla forza ha ragione di esistere». E,
agli avversari che gli rimproverano il comportamento poco edificante
5. Il prefetto Corte, una storia che si ripete
tenuto da lla Destra a Palermo, risponde: «Che doveva fare il governo
quando per ogni nonnulla gli si minacciava ribellione ? Il prefetto Zi-
Sul Precursore leggiamo che, in occasione dell'incontro col pro- ni aveva chiesto un aumento dei suoi poteri: lo si è sconfessato, pre-
curatore generale comm. Morena, il prefetto Corte e il generale Pal- ferendo agire senza leggi eccezionali ma come se ci fossero».
lavicini hanno visitato l'aula dove è in corso il processo contro gli Il 9 di luglio «il giovane Sparacio» è liberato dai suoi stessi ra-
stuppagghieri. Sempre Il Precursore del 5 maggio dà notizia che pitori: sulla dinamica dell'avvenimento restano molti punti oscuri, ma
nel loro giro per i comuni della provincia il prefetto Corte e il ge- la tensione sembra allentata. Alla Corte d'assise si celebrano diver-
nerale Pallavicini sono andati a Monreale. Il sindaco Mirto ha fatto si processi contro le bande sconfitte da Malusardi, vengono pro-
gli onori di casa in modo esemplare, Lo Statuto aggiunge che il cessate le bande Rinaldi, Sajeva, i resti della banda Leone. A fare il
pranzo comprendeva 16 portate. Il prefetto Corte non lo sa, ma sta conto delle bande distrutte da Malusardi sembra comunque di potere
beneficiando del periodo di tregua che spetta a quasi tutti i prefet- tirare un sospiro di sollievo: Don Peppino il lombardo, la banda del
ti di nuova nomina. Lo stesso giorno Il Precursore scrive: «Il Nico- brigadiere Oliva, quella di Valvo, Cicero, Plaja, Rocca, Rinaldi, Ca-
tera aveva il genio inventivo delle cospirazioni, delle congiure, del- praro, Leone, Di Pasquale e Sajeva non riempiranno più le cronache
le associazioni pericolose, per avere poi la ragione delle repressioni dei giornali. Ci sono ancora molti latitanti, il 5 agosto Lo Statuto scri-
a casaccio e degli arresti arbitrari. Lo Zanardelli lascia che ogni cit- ve che, secondo una statistica pubblicata dalla prefettura, in pro-
tadino esprima liberamente le sue opinioni». vincia se ne contano più di 15o. Segue una precisazione: «Non si
La tregua ottenuta dal prefetto Corte al momento del suo arrivo, tratta di bande ma di una associazione segreta che potrebbe rapi-
l'apertura di credito che gli accordano i giornali, i benevoli resoconti damente estendersi ad una lega terribile di scellerati». Esercitano il
di visite nei paesi del circondario e pranzi coi notabili, tutto questo delitto per il trionfo della repubblica internazionale, hanno adepti in
è di breve durata. Ben presto non sarà più possibile sostenere che altri paesi, «sono filiazioni della celebre associazione degli stup-
tutto va nel migliore dei modi, che i problemi sono risolti. Nono- pagghieri e prendono vari nomi secondo i diversi paesi, come l'o-
stante quello che Lo Statuto definisce «il manto pietoso steso dalla blonica di Girgenti o lo zubbio di S. Stefano».
questura», gli episodi di brigantaggio tornano ad essere visibili. 5 settembre: 8 briganti fra cui Randazzo, Salpietra e Passafiume
Il 16 giugno viene pubblicata una notizia che invano s'era cercato della banda Leone, fuggono dalla vettura cellulare che dal carcere li
di bloccare: da 8 giorni il figlio del sindaco di Prizzi è nelle mani dei portava in Corte d'assise. Lo Statuto scrive che alcuni vengono cat-
rapitori. Avvenimento che fa una pessima impressione, di botto sem- turati con l'aiuto della popolazione, ma la fuga dei banditi diventa
bra di tornare a un clima di guerriglia che s'era pensato per sempre l'occasione per attaccare il prefetto Corte sulle condizioni generali del-
superato. Perché il giovane (i giornali lo chiamano «il giovane Spa- l'ordine pubblico. Si scopre che al momento de lla fuga i tre carabinieri
racio») viene rapito dalla banda del brigante Reina dopo uno scon- di sorveglianza erano senza rivoltelle e con le carabine scariche,
tro a fuoco in cui un rapitore viene ucciso e un altro ferito, mentre mentre «i detenuti avevano addosso cinghie di pelle con fibbie mu-
gli altri spariscono fra le montagne col sequestrato. nite di artiglioni atti a rompere le serrature della vettura cellulare e
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anche le catenelle di fil d'acciaio fuso». Negligenza o complicità? Il Capitolo ottavo
direttore del carcere viene trasferito a Oneglia, il comandante della I risultati
legione carabinieri è messo sotto inchiesta, i tre carabinieri consegnati
al potere giudiziario sino a quando il 23 settembre ottengono la libertà
provvisoria e sono trasferiti o collocati a riposo.
4 ottobre, Lo Statuto pubblica un'altra notizia poco confortante:
dal carcere di Nicosia sono fuggiti 12 detenuti. La fuga dei banditi
riporta l'attenzione sulle condizioni del circondario. Pochi mesi
prima le bande erano state date per distrutte ma ora sembra di tor- I. Il buon governo del sindaco Mirto
nare ai tempi di Malusardi, con squadre di fattori e contadini guidati
2 luglio 1878, rapporto sullo spirito pubblico: a parere del delegato
dai proprietari che danno la caccia ai briganti.
Il prefetto ha rapidamente perduto il favore de lla stampa, né glie- Cicognani le condizioni politiche e morali del mandamento sono mol-
lo riguadagnano le numerose condanne con cui si concludono i to migliorate, per lo meno in paese e negli immediati dintorni. Per
processi contro le bande Sajeva, Alfano e Plaja. Nella prima metà di i6 anni questa popolazione
dicembre cade il ministero Cairoli. Il 13 La nuova gazzetta pubblica fu sottomessa perché atterrita dai continui reati di sangue che tutto il dì si
le dimissioni del prefetto Corte, che il 20 dicembre offre un pranzo verificavano per opera di una vasta rete di malandrinaggio astutamente di-
d'addio all'Hotel des Palmes e il 23 parte da Palermo. sciplinata e con numerosi associati [...]. Dopo il processo contro gli stup-
Si forma il nuovo governo De Pretis. Subito cominciano a rin- pagghieri nell'animo degli onesti è subentrata la calma e il coraggio, nei tri-
corrersi le voci sul nuovo prefetto di Palermo. sti lo scoraggiamento e l'umiliazione e con essi più specialmente il loro ca-
po, nella persona dell'ammonito Pietro Di Liberto. Contro costui, che però
dispone di mezzi pecuniari e fa uso di quella malefica influenza che per lo
passato fece piangere e mise nella disperazione molte oneste famiglie, fa
d'uopo una speciale ed incessante vigilanza, che sola può bastare a ferma-
re i suoi malvagi istinti, e per ottenere la quale era assolutamente necessa-
ria la provvista misura dell'ammonizione.

Scrivendo al questore, senza testimoni di mezzo, il delegato Ci-


cognani dà per scontato che Di Liberto sia il capo de lla presunta set-
ta. Il procuratore della Mensa è diventato «l'ammonito Di Liberto»,
ma ha conservato la sua carica: come già Bernabò prima di lui,
nemmeno il delegato Cicognani sembra capire il potere che gliene de-
riva. E più facile analizzare i dettagli: Di Liberto è ricco ma ancora
avido e pensa solo al suo interesse: il mafioso inserito in una solida re-
te di legami familiari ed elemento di una famiglia allargata, policen-
trica, con più fratelli uniti contro tutti, è un modello a lui estraneo.
Ha un fratello interdetto per motivi che non sappiamo, di cui è sta-
to nominato curatore e, litigando per questo con i fratelli canonici, tie-
ne in gabella un suo fondo. Il figlio del fratello interdetto vorrebbe
togliergli la gabella ma, scrive Cicognani al questore, è un giovane
istruito ed educato. Di Liberto sostiene di avere il contratto di gabella
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ma non vuole esibirlo e accusa il nipote di averlo minacciato, anche Nel 1878 continua lo stillicidio dei morti, prova evidente di
se con tutta probabilità le cose stanno in tutt'altro modo.' uno scontro di interessi che si intreccia con appartenenze familiari
A giudizio di Cicognani, c'è tranquillità: «Per non incorrere e di gruppo. Il 25 settembre viene ucciso Giuseppe Salerno, arrestato
nella contravvenzione all'ammonizione nelle prime ore de ll a sera i tri- dal delegato Bernabò come appartenente a lla setta degli stuppagghieri
sti si ritirano nelle loro case, non si fidano ad uscire di notte poiché e liberato in istruttoria. Probabilmente la sua uccisione è una ven-
sono sicuri che troverebbero appiattate de ll e pattuglie da ll e quali ver- detta per la morte di Simone Cavallaro: Giuseppe Salerno era stato
rebbero arrestati». Vengono chiesti altri 4 agenti oltre ai 31 che ci sospettato in quanto fratello di Paolo, del cui omicidio era stato ac-
sono, specialmente dopo il mese di ottobre, «quando le notti sono cusato il nipote di Simone Cavallaro, Castrenze.
lunghe e la stagione propizia ai malfattori». Castrenze Cavallaro era stato assolto per l'omicidio di Paolo Sa-
Le condizioni della pubblica sicurezza sono soddisfacenti, lerno, tant'è che testimonia al processo contro gli stuppagghieri. Vie-
ne nuovamente arrestato per l'uccisione di Giuseppe Salerno, il 12
avuto riguardo che in Monreale i tristi abbondano, in un paese dove non si agosto 1879 verrà assolto. 4
conoscono principi pubblici propriamente detti se non l'egoismo e il malfare, Nel corso del 1878 a Monreale vengono rilasciate 589 licenze di
e dove i reazionari hanno sempre dato prova in ogni tempo della loro mal- porto d'armi e 72 individui sono denunciati per l'ammonizione. 5 La
vagità, fa d'uopo stare in guardia, perché un sol momento che si dovesse ral- paura dei «maneggi dell'internazionale» è sempre presente: nel no-
lentare la sorveglianza contro i tristi e le preventive energiche misure sa-
rebbero capaci di vendette di sangue le più terribili [...]. Che bella cosa e
vembre dalla prefettura ricordano al sindaco che «l'internazionale e le
quanta tranquillità porterebbe alla pubblica sicurezza se un bel giorno si po- sette che ai suoi principi si informano costituiscono la più grave e la più
tesse fare una buona retata, mandarli al domicilio coatto liberando questo condannevole delle aberrazioni del senso politico e della morale».
mandamento da tanti barbari che per le molte loro nequizie non avrebbe-
ro il diritto di far parte della società civile. Una circostanziata lettera anonima del febbraio 1879 toglie un po'
di smalto alla figura del sindaco Mirto Seggio, facendolo diventare
Il delegato Cicognani è contento del sindaco Mirto e ne scrive al simile ai tanti notabili che, sparsi per la provincia, controllano i mu-
questore in termini entusiasti: rappresenta ottimamente la sua carica, nicipi a capo delle loro fazioni.
è stimato da tutti meno che da pochi egoisti, sa ispirare fiducia nel-
la popolazione. Ha avuto cura di aumentare la scuola pubblica, si- In Monreale [...] l'amministrazione è tenuta da Pietro Mirto Seggio, sin-
stemare la piazza e le strade interne, «gli orologi pubblici sono daco, Girolamo Mirto, cassiere e cugino del sindaco, Giuseppe Inghilleri,
riformati al sistema francese. Le strade comunali e provinciali sono razionale dei comune, cognato del cassiere. Rubano e metà lo tengono per
sé, con l'altra metà tengono pranzi per prefetti, ufficiali e delegati, e in cam-
date in affitto [...J. Una piccola osservazione io però dovrei fare, nei
bio ottenerne lodi [...]. Il sindaco Pietro Mirto Seggio a forza di camorra
professori de ll a scuola vi abbonda in moltissima parte l'elemento pre-
presso il demanio si comprò 50o salme di terra nella contrada Renda, di pro-
tino, dannazione del paese! »2 prietà allora dei benedettini, oggi coltivata tutta a sommacco e data a
Il 7 agosto 1878 il questore di Palermo raccomanda al prefetto la molte persone con terribile usura. Il Mirto nell'inverno esce denaro a
riconferma di Mirto Seggio nella carica di sindaco, «perché sarebbe quei poveri villani, e nella raccolta ne ricava prodotto più del doppio del de-
ben difficile trovare chi potesse degnamente rimpiazzarlo»; la pre- naro, e quindi a ogni raccolta vi era in quella contrada Renda una rivolu-
fettura ne propone la riconferma al ministro degli interni. 3 Pietro zione fra il sindaco e i villani. Fu perciò che il sindaco ammise al suo servizio
Mirto Seggio sarà sindaco anche per il triennio 1879-81. due famigerati briganti, Nicolosi e Noto, parenti e cognati dei Trifirò, più

2
ASP, AGQ, anno 1878, busta 719. 4 ASP, fondo Tribunale, sentenze Corte d'assise ordinaria, anno 1879, vol. 2360.
Rapporto sullo spirito pubblico in ASP, AGQ, busta 461. 5 ASP, AGQ, busta 467.
3 ASP, GP, anni 1875-81, busta 61, fasc. 63. 6 ASCM, busta 657.

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briganti dei primi, i quali con la loro spaventevole mafia, e con tutte le pre- daci sicari avvolti nel loro mistero uccidevano e depredavano impune-
potenze del mondo, bastonano, rubano, ed all'occasione uccidono quei po- mente. Bisogna ricordare quanti audaci e atroci delitti si sono verificati in
veri villani. Monreale per dire sorveglianza senza fine [...]; i naturali di questo manda-
mento non hanno principi politici ed il principio unico dal quale tutti sono
L'anonimo consiglia al prefetto di verificare le sue affermazioni dominati si è l'interesse con l'egoismo più sfacciato [...]. Il contegno del cle-
presso persone «non da Monreale». Il prefetto chiede informazioni ro è indifferente, i preti hanno qui molta influenza, essendo questi naturali
al questore, che cerca di minimizzare: «Vi ha un fondo di verità, ma molto, apparentemente, religiosi. 8
altresì alquanta esagerazione». È vero che Girolamo Mirto e Giu-
seppe Inghilleri sono parenti del sindaco, in loro preferisce riporre Più ottimista è l'umore che traspare dal rapporto di fine anno. Ci-
la sua fiducia, ma che male ne riceve il comune?, non è vero che ru- cognani scrive che nel primo semestre del '79 sono avvenuti 8
bano e rovinano le finanze comunali. «Io ritengo il cav. Mirto l'unico omicidi volontari e 78 furti qualificati. Troppi? «se si guarda alle
in Monreale che possa sostenere la carica di sindaco, soprattutto per- condizioni politiche e morali e all'indole al malfare di queste popo-
ché onesto». L'usura? vera, ma «tutti i proprietari la fanno». I bri- lazioni, al fatto che il mandamento è uno dei più vasti della Sicilia
ganti? vero, però «da quando sono al suo servizio nessuno si la- e ad altre circostanze speciali, bisogna dire che il numero dei reati
menta, sono interamente dediti all'esercizio delle loro attribuzioni».' non è poi così sconfortante». Nel mese di agosto, settembre e ot-
tobre i bersaglieri in servizio di pubblica sicurezza non sorvegliavano
Quanto avviene nel corso del 1879 lo troviamo sintetizzato nei gli stradali, a pattugliare c'erano solo pochi carabinieri e le guardie
due semestrali rapporti sullo spirito pubblico scritti dal delegato di pubblica sicurezza a cavallo. I malfattori ne hanno approfittato per
Cicognani. consumare le loro grassazioni (ne sono state denunciate 28). Per il re-
Nella prima parte, sulle condizioni del vasto mandamento, il rap- sto non sembra che le cose vadano poi tanto male,
porto del 28 giugno sembra una di quelle sconfortate analisi così fre-
quenti durante la prefettura Rasponi: lo scorso inverno la miseria si anche la infame società dei cosiddetti stuppagghieri, che prima era il terrore
mostrava potente a S. Giuseppe Jato, S. Cipirello, Borgetto, Cor- degli onesti cittadini, oggi è pressocché morta, e qualcuno dei vecchi stup-
pagghieri che si aggira in Monreale cerca di rendersi accetto ai buoni e ben-
leone, Alcamo, Camporeale. I crimini sono aumentati, i malviventi
visto al governo. Anche la mafia è in ribasso, e temono la giustizia, perché
«non lasciano mai di funestare con continue rapine e furti questo ter- sanno che sono attentamente sorvegliati o pedinati. Gli ammoniti e le per-
ritorio e consumato che abbiano i reati si ritirano nei propri paesi, sone sospette stanno sul chi va là.
sfuggendo in tal guisa la sorveglianza locale. Confortati da esperti ma-
nutengoli, fanno sparire in altra giurisdizione e in luogo sicuro la re- Le elezioni amministrative si sono fatte nel massimo ordine, e tut-
furtiva». Tutto quello che è accaduto nel frattempo, leggi speciali, in- to va al solito modo:
chieste, cambio del partito al governo, prefetture partite alla grande
e finite in miseria, associazioni segrete e campagne mi li tari, tutto sem- Senza curarsi dell'indomani i braccianti si mangiano quello che guada-
bra una leggera increspatura che muove solo la superficie. gnano alla giornata, a causa della stagione avversa il lavoro scarseggia e la
A Monreale va meglio, basta povertà si sente [...]. Ma i locali sono abituati a vivere non molto bene,
quindi la miseria non è da essi sentita in quel grado che la potrebbero sen-
non perdere mai di vista quelli che in passato hanno fatto parte dell'infame tire i cittadini de lle grandi città. [In conclusione] se si eccettua l'egoismo che
società degli stuppagghieri, perché se oggi costoro sembrano assopiti, al la- questi abitanti antepongono a qualsiasi principio politico e nazionale, lo spi-
sciarli senza una continua sorveglianza sorgerebbero più temuti e feroci che rito pubblico è abbastanza soddisfacente.'
nel passato e farebbero ricordare i tristi giorni quando in Monreale gli au-
8 ASP, AGQ, busta 461.
ASP, GP, busta 6s, fasc. 63. 9
ASP, AGQ, busta 461.
236 237
2. L'arcivescovo torna a casa Dopo pochi mesi l'avvocato Puglia prepara due relazioni sullo sta-
to dell'amministrazione, una indirizzata all'arcivescovo Papardi e l'al-
Dopo otto anni di resistenza, quattro dall'abbandono dell'epi- tra al regio economo generale Antonio Crisafulli. 14 In entrambe scri-
scopio, l'arcivescovo Papardi e mons. Celesia si adeguano: compio- ve: «Uno dei sintomi del dissesto è la confusione e l'abbandono del-
no un atto di resa allo strapotere de lla storia e richiedono il regio exe-
quatur a ll a bolla pontificia con la loro nomina. Ila 1 luglio 1879 l' ot- l'archivio e della scrittura, che in codesta occorrenza deve spesso e
bene maneggiarsi». L'archivio e i protocolli di entrata e uscita era-
tengòno. In tal modo mons. Papardi viene istituito canonicamente
no affidati all'archivista Martines, infermiccio, spesso assente e
nell'arcivescovado e il ministero di grazia e giustizia dispone che gli
venga affidata la presidenza della deputazione del duomo, ferme re- del tutto inadatto all'incarico. 15 Col risultato che le scritture vengono
stando le disposizioni speciali in vigore per la Mensa. 10 «ammonticchiate senza ordine alcuno». Negli uffici gli impiegati sem-
brano una corte dei miracoli, sono in 10 e bisogna escluderne 3, due
A Monreale si prepara il ritorno dell'arcivescovo, il 21 agosto vie-
ne ispezionato il palazzo che Papardi ha lasciato nel 1875. Oltre al ciechi e uno malato di nervi e quasi idiota. Fra i restanti c'è un al-
parroco Mirto e al canonico Nunzio Di Liberto, sono presenti l'av- tro malato di nervi, un asmatico, un dilettante senza stipendio: «così
vocato Puglia per conto dell'arcivescovo e il subeconomo Faro si spiega il dissesto dell'amministrazione, l'inesistenza di registri, la
Scarlata in rappresentanza del ministero. Nella galleria al pianterreno mancata sorveglianza sui procuratori, il disordine dell'archivio».
i falegnami stanno riparando le aperture esterne, l'avvocato Puglia La negligenza con cui è stato gestito il patrimonio è documenta-
accetta la consegna dell'edificio ma protesta «per lo stato materiale ta dall'avvocato Puglia con abbondanza di prove; ad esempio, nei re-
in cui si trovano le fabbriche, i parati e le aperture»." gistri dell'amministrazione si trova solo il nome del primo enfiteu-
Durante il suo esilio l'arcivescovo non si era occupato della si- ta, in alcuni casi è annotato chi possedeva il fondo nel 1660. Quin-
tuazione patrimoniale della Mensa, ma che fosse oltremodo ingar- di «è difficile indagare chi sono gli attuali possessori, è difficile l'e-
bugliata era facile da capire. Così, quasi un'ultima insofferente ri- sazione del corrente e quasi impossibile recuperare gli arretrati,
bellione, prima di rientrare a Monreale Papardi dichiara di non ave- col pericolo di perdere i canoni perché trascorsi ro anni è diffici-
re più bisogno di un sub-economo: vuole assumere direttamente l'am- lissimo che la Mensa venga riconosciuta dai nuovi proprietari, che re-
ministrazione e nomina l'avvocato Puglia suo delegato. 12 Dal mini- stano alliberati in faccia alla Mensa arcivescovile».
stero di grazia e giustizia l'economo Crisafulli provvede subito a chia- L'avvocato Puglia denuncia le responsabilità che, nell'incuria
rire l'equivoco: il governo ha diritto di ingerenza nell'amministra- dolosa con cui è stato amministrato il patrimonio, si possono ascri-
zione, a lui solo spetta la scelta di un pro-amministratore. «Questo vere a Faro Scarlata: «Il metodo di riscossione adottato dal sube-
ministero si limita per ora a rimanere inteso della destinazione fat- conomato [...] lasciava in pieno arbitrio ai procuratori locali" di te-
ta del cav. avv. Giuseppe Maria Puglia a suo delegato» però, in no- nere occulte le riscossioni». Il procuratore era un funzionario del mi-
me del diritto di ingerenza, viene imposto un controllore il cui sti- nistero, ma non aveva «una scrittura propria soggetta a revisione»
pendio di £ 3.00o annue grava sul bilancio de lla Mensa. Si tratta del-
l'inamovibile Faro Scarlata, che dovrà controllare «tutto l'andamento 14 Relazione del 20/12/79 indirizzata all'arcivescovo in ASDM, FM, busta 384. Re-
a
generale e particolare dell'amministrazione» e «apporre il suo visto lazione del 6/1/8o al regio economo in ASP, EGBV, serie 1 busta 18.
15 Puglia incarica un funzionario dell'archivio di Stato di mettere ordine fra le car-
su tutti gli atti». 13
te. Viene creato un abbozzo di struttura organica ma, non essendo singolarmente re-
gistrati, i documenti continuano ad essere esposti a continue manomissioni. Sulle vicende
10 ASDM, FGO,
11
busta 6, fasc. 22 ed anche ASP, GP, anno 1879, busta 47, fasc. 25. generali dell'archivio cfr. Il fondo Mensa dell'archivio storico dell'arcivescovado di Mon-
12
Verbale di riconsegna in ASDM, FGO, busta 6, fasc. 22. reale, relazione e inventario a cura di G. Schirò, inedito.
16 Ancora per molti anni ci sarà un procuratore della Mensa a Monreale, Palermo,
L'avv. Puglia era professore di diritto penale all'università di Palermo. Amico di
Crispi, viene eletto deputato nella xvi legislatura. Alcamo, Corleone e Partinico (ASDM, FM, busta 379, Stato attuale della Mensa arcivescovile
ASDM, FM, buste 378 e 384. Il decreto ministeriale che nomina Faro Scarlata con- di Monreale, relazione senza data ma successiva al 1924, anno della morte dell'arcivescovo
trollore governativo è dell'ottobre 1879. Viene confermato nel 1882 e nel 1886. Intreccialagli).

238 239
e non veniva quindi sorvegliato dall'economato." Incassava le ren- L'assenza di controlli ha fatto crescere l'importanza del procu-
dite, rilasciando una ricevuta provvisoria; 18 versava poi le somme al ratore, che esercita un potere in apparenza dipendente dall'esterno
subeconomo che «staccava le ricevute direttamente a nome dei ma in realtà autonomo. Di Liberto continua ad agire in nome del-
debitori ai quali, si suppone, il procuratore locale doveva poi con- l'arcivescovo, diventato alla fine solo un fragile paravento: il suo po-
segnarle, ritirando le proprie ricevute provvisorie». Ma tere aumenta col diminuire di quello dell'arcivescovo, ma è proprio
nel suo progressivo allontanarsi che l'arcivescovo diventa falsa-
alquanti enfiteuti da me chiamati per regolare i conti, e come per una spe- mente presente, perché di continuo il procuratore ne sbandiera il no-
cie di controllo al procuratore di Monreale, sono venuti presentandomi le me e i presunti ordini. La figura del procuratore cresce e si struttura
ricevute provvisorie rilasciate dal Di Liberto, mai o raramente quelle de- come nucleo mafioso perché si espande fra due sistemi non funzio-
finitive rilasciate dal subeconomo che dovevano trovarsi in loro potere. Lo- nanti, la Mensa e il subeconomato. A causa delle sue vicende storiche
ro erano contenti, perché il Di Liberto non trascurò mai di annotare in te-
sta a ll e ricevute la sua nomina per Decreto Ministeriale: ecco dunque il me- la Mensa appare svuotata dall'interno, conserva privilegi e prero-
todo semplicissimo usato dal Di Liberto per esigere e non versare. 19 gative ma sempre meno Ii esercita. Di fronte ai continui problemi che
pone la gestione del patrimonio, risponde solo quando non può far-
Puglia propone un registro a madre e figlia, Di Liberto lo accusa ne a meno, quando è citata in giudizio. Meno comprensibile appare
di invadere la sua procura. Poi Di Liberto muore il 25 ottobre l'ignavia dell'economato generale per i benefici vacanti. L'avvocato
1879 per una non meglio precisata «malattia di pochissimi giorni», Puglia documenta le responsabilità che nello sfacelo de lle rendite, nel-
lasciando i conti molto in disordine. Non si sa di preciso quali l'incuria dolosa con cui è stato amministrato il patrimonio, si possono
rendite siano state riscosse, verso la Mensa ha debiti per entrate ri- ascrivere a quel regio subeconomo che doveva controllare l'ammi-
scosse e non versate che risalgono addirittura al 1874. 20 nistrazione per conto dello Stato. Per tutta risposta Faro Scarlata vie-
ne nominato controllore governativo nella diocesi di Monreale. 21
La condotta di Faro Scarlata si potrebbe spiegare adducendo ma-
17 Un tentativo di controllare l'operato dei subeconomi e dei procuratori c'era stato nel
lanimo, o interessi personali, ma il disastro prodotto dal subecono-
1872, quando l'economato generale aveva predisposto un'ispezione, a causa «del disservizio
che sperimentasi in alcuni subeconomati». In seguito i subeconomi erano stati richiamati mo può mimetizzarsi solo nel cattivo funzionamento generale. E vie-
all'osservanza del regolamento, a verificare la tenuta di registri, titoli e scritture, a risolvere ne in primo piano la profonda inadeguatezza di uno Stato che
gli affari pendenti. Si disponeva che i procuratori rilasciassero una ricevuta per le somme
ricevute, con la causale «scritta tanto nel tallone da rilasciarsi ai contribuenti che nella ma- mantiene a fatica un'apparenza di ordine con l'esercito e i corpi spe-
trice»; ogni quindici giorni le ricevute dovevano essere presentate alla contabilità della Men- ciali, ma non ha una burocrazia che ne garantisca il funzionamento.
sa. Istruzioni che saranno completamente disattese (ASDM, FM, buste 379 e 384).
18 II sistema di riscossione adottato dal procuratore Di Liberto è identico a quello che
negli stessi anni è in uso presso l'amministrazione del dazio di Palermo: non esistevano li- Grazie all'avvocato Puglia, l'arcivescovo riesce ad avere un qua-
bri contabili, alla ricevitoria centrale i conti erano tenuti su un foglio di lume dove erano dro complessivo della situazione patrimoniale; ma i suoi interlocutori
annotati l'attivo o il passivo del giorno precedente e i conti della giornata, che ogni sera
veniva distrutto. Sul sistema daziario cfr. A. Blando, I confini della legalità. L'ammini- sono gli stessi individui che hanno gestito la rovina del patrimonio,
strazione dei dazi di Palermo (1860-1900) in Quaderni storici n. 96 ( 1 997), pp. 795 -82 9.
19
hanno potere di veto sul suo operato. Dopo il piglio iniziale, Papardi
In entrambe le relazioni, cit., l'avvocato Puglia fa riferimento alle acque di cui la sembra cadere in un torpore fatalista. Il figlio maggiore di Pietro Di
Mensa si dichiara padrona. All'economo Crisafulli scrive: «Oggi poco o nulla si riscuote
dalle rendite sulle gabelle d'acqua ma, per le pretese messe avanti da molti fra i godenti
e per le liti da costoro intraprese, parve al subeconomo prudente non insistere per l'e-
sazione di codeste prestazioni, fino a che le liti non avessero preso una figura netta e de- 21 L'arcivescovo doveva presentargli i bilanci preventivi e i rendiconti consuntivi e da
terminata». All'arcivescovo scrive quasi negli stessi termini, aggiungendo: «Mi riserbo lui dipendeva per ogni atto, anche di ordinaria amministrazione. Il personale faceva ri-
di dare più precisi dettagli sopra questa intricatissima partita delle acque, di cui appe- ferimento sia all'arcivescovo e al suo delegato (pagato direttamente dall'arcivescovo) che
na mi sono posto allo studio, anche per indagare la nera origine degl'inconvenienti che al controllore governativo. Sugli esiti è molto indicativa una lettera del 1914, dove l'ar-
i godenti di esse lamentano». civescovo lamenta di essere un semplice amministratore, senza il potere di nominare gli uf-
20 Gli eredi ottengono di estinguere il debito dilazionandolo in anni e in diverse ra- ficiali di alto e basso rango né fare licenziamenti. Il bilancio è stato caricato di un numero
5
te. Non saldano il dovuto e nel 1889 si passa alle vie legali (ASP, EGBV, serie 1 a, busta 18). esorbitante d'impiegati, di cui l'amministrazione non ha bisogno (ASDM, FM, busta 366).

240 241
Liberto chiede di ricoprire l'incarico di procuratore e l'arcivescovo, a causa della mancata formazione di un nuovo ruolo di distribuzio-
come scrive Puglia, acconsente per evitare liti e giudizi. 22 ne, «non son credibili gli abusi e gli inconvenienti che sono successi».
Invano viene chiesto di comunicare il ruolo e l'elenco dei custodi. Il
3. L 'arruffata matassa delle acque 17 giugno dall'intendenza tornano a scrivere:
La Mensa per le sue acque, e non son poche, è sotto una avversa stella, È già introdotta la stagione estiva, la distribuzione delle acque è co-
per la quale non le sarà mai possibile raccogliere dei vantaggi mentre le det- minciata sin dal 15 di questo mese, e continuando cogl'inveterati abusi ho
te acque sarebbero un tesoro. 23 avuto luogo a conoscere che alcuni giardinieri [...] sturando in un tempo i
loro doccioni attaccati alla saja grande fecero scorrere a loro arbitrio nei ri-
Il 31 marzo 1876 la Mensa arcivescovile aveva avuto una sentenza spettivi fondi più della metà del volume dell'acqua e per tale disguido i mo-
avversa in una delle numerose cause che la vedevano come contro- lini non poterono in quel giorno affatto molire». 25
parte dei litigiosi consorzi di utenti. I quali l'accusano di essere re-
sponsabile delle continue usurpazioni, visto che la cattiva manu- Questa corrispondenza si inserisce in un ricco filone dove tro-
tenzione della saja e dei condotti favorisce gli usurpatori. Dopo la viamo utenti e istituzioni accomunati dallo stesso destino: protestano,
sentenza, continuando numerose le frodi e le denunce, il tribunale scrivono, chiedono chiarimenti o riscontri all'amministrazione ma
di Palermo nomina un perito per riferire sui modi in cui l'acqua del nessuna risposta li conforta. Le richieste vengono sempre ignorate,
Giacalone e della Cannizzara è goduta. L'ing. Salvatore Renzi ado- confidando nell'oblio che regala il tempo e nelle individuali capacità
pera delle casse idrometriche per misurare la portata del fiume, e an- ad arrangiare in qualche modo le cose. Se c'è un aspetto per qualche
nota tutte le mancanze delle opere intese alla custodia e alla distri- verso sorprendente, è nelle caratteristiche degli attori di questa
buzione delle acque. Il 21 dicembre 1877 deposita una perizia, su cui mancata comunicazione: dall'intendenza di finanza scrivono al-
si appoggia il tribunale per condannare la Mensa alla costruzione di l'amministrazione della Mensa, lamentando inadempienze e abusi.
ricettacoli di immissione e misurazione, costruzione delle prese Solo che l'amministratore è Faro Scarlata che, attraverso l'economato
d'acqua, manutenzione del canale, in modo da dare a ciascuno il do- generale per i benefici vacanti, dipende dal ministero delle finanze:
vuto vigilando per impedire danni e frodi. Disposizioni che restano è un funzionario dello stesso ministero che protesta senza ricevere al-
lettera morta. 24 cuna risposta. La divisione in compartimenti stagni e la loro artifi-
Nell'estate del 1878 l'amministrazione della Mensa appare in- ciosa opacità diventa una condizione ideale: l'apparente inefficien-
calzata dalle sentenze avverse, incapace di districarsi nel dedalo del- za dell'apparato di controllo crea le circostanze esterne perché gli
le variazioni gestite dai custodi, col procuratore Di Liberto che di uomini raccolti attorno al procuratore Di Liberto si strutturino
continuo chiede fondi per le riparazioni della saja invece di versar- come gruppo che, dichiarando di agire per conto dell'amministra-
li, come sarebbe stato più logico considerate le sue funzioni. zione della Mensa, affina un metodo basato sull'interesse individuale
La distribuzione delle acque avviene ancora sul ruolo del 185o, su per la gestione di un bene indispensabile e collettivo.
cui si accumulano tante di quelle variazioni e abusi da rendere
ogni anno più improbabile una soluzione pacifica delle controversie. Pressato dagli eventi, il 20 luglio 1878 l'economato generale dà di-
Dall'intendenza de ll e finanze di Palermo scrivono all'amministratore: sposizioni per la preparazione del nuovo ruolo; nell'ottobre gli en-
fiteuti vengono invitati a presentare le loro richieste. «Queste pub-
22
Relazione del 6/1/8o al regio economo, cit. blicazioni produssero una immensità di domande, tendenti tutte ad
23 13 luglio 1883, lettera dell'economo Crisafulli all'arcivescovo Papardi in ASDM, FM, ottenere un aumento d'acqua; ed intanto il perito della Mensa,
busta 396. In questa data l'arcivescovo è malato, morirà il 3 agosto.
24
ASDM, FM, busta 393. A riprova del fatto che la situazione non cambia, il 6 mar-
zo 1882 viene pronunciata un'altra sentenza analoga (ivi). 25
ASDM, FM, busta 399.

242
24 3
come peraltro era notorio, faceva conoscere non potersi in altro mo- 185o. Nel frattempo le proteste contro i custodi delle acque sono sem-
do eseguire il nuovo ruolo, che coll'aumentare il turno delle distri- pre numerose: essendo di fatto inesistente il potere dell'arcivescovo
buzioni». Si decide che tutti quelli che hanno goduto dell'acqua con- e latitante quello del subeconomato, il diritto di ognuno è affidato so-
cessa nel 1856 e nel 1868, per ordine di Martines pro-amministratore lo a variabili rapporti di forza. Nel 1880 sono i giardinieri della con-
e Di Liberto procuratore, abbiano conservato il loro diritto perché trada Ponte del Parco a scrivere all'arcivescovo, «preghiamo la sua ca-
«l'acqua è stata goduta da lunghi anni e non può più essere tolta». rità di dar riparo prima che succeda qualche danno», perché il guar-
Per gli altri, il turno viene protratto sino a zo giorni. Nell'estate del diano ruba l'acqua per poi venderla a caro prezzo. 28 Contro Giuseppe
1879 viene presentato quella parte del ruolo che s'era arrivato a corn- Venturella, accusato nel 188o di non applicare il ruolo, le proteste so-
pletare: riguarda le acque di una sorgente chiamata della Vanella di no espresse con una be lla immagine plastica: «Avviluppa l'orario con
Cannizzara, e lascia tutti scontenti. 26 cambi e controcambi, favorisce i suoi amici, minaccia i buoni e i pa-
L'acqua de lla Vanella di Cannizzara è solo una sorgente secondaria, cifici giardinieri proprietari di lasciarli senza acqua [...]. Il suo ca-
nell'estate del 1879 il sindaco Mirto Seggio scrive a Faro Scarlata: rattere è bilioso e iracondo, e insulta quelli che reclamano i loro di-
ritti». 29 Nel 1884 sono i giardinieri dell'ex feudo Barone a protestare
Ho messo in opera tutta la forza campestre dipendente da questo municipio
per concorrere unitamente ai custodi alla più stretta osservanza del ruolo istes- perché il custode delle acque Michele Modica, «sì per l'età avanza-
so e delle disposizioni dalla S.V. impartite [...] e se in quest'anno non si ar- ta come per gli affari suoi, non ha potuto eseguire la distribuzione.
riverà a deplorare qualche spiacevole fatto lo si deve alla continua presenza del- Per tali motivi arbitrariamente diede facoltà ad un certo Salvatore
la forza municipale sul luogo [...]. Facendo astrazione dagli abusi introdotti Ferraro di dividere agli utenti le acque». Questi, essendo un prepo-
dai custodi, dalle clandestine parziali concessioni, dai favori fatti dagli stes- tente, abusa della facoltà negando ad alcuni l'acqua spettante, e por-
si, dai cambi tra gli inquilini, la vera e principale cagione degli sperimentati tando la deviazione fuori dall'ex feudo. Il Modica «non ha la forza
disordini è il volere tenere tuttora in vigore il ruolo di distribuzione del 185o morale, perché uomo dabbene, di condurre al dovere il suo eletto, il
[...]. Da allora, quali e quante trasformazioni ha subito l'agro monrealese non quale con grave danno dei giardinieri vende a suo esclusivo utile tut-
può immaginarsi da chi non lo ha giornalmente sott'occhio: le terre che pri- ta quella quantità di acqua che abusivamente può togliere». 30
ma eran destinate al seminerio oggi sono rigogliosi giardini, mentre ta li altri
dove allora vegetavano gli alberi più bel li sono già ritornati semineria [...]. Chi
L'avvocato Puglia rappresenta l'arcivescovo nella gestione del pa-
ha il più stretto bisogno dell'acqua è condannato a veder deperire il frutto del-
le sue sudate fatiche per difetto di essa, e chi non ne ha bisogno alcuno ne è trimonio ma, dal momento che l'arcivescovo non ha alcun potere rea-
abbastanza ricco, e la vende a suo piacimento a chi meglio gli aggrada [...]. Un le, il suo è un continuo remare controcorrente. Dover dare conto e
nuovo ruolo toglierebbe di mezzo tutti i possibili inconvenienti, e gli abusi de- ragione di ogni sia pur minimo atto al controllore governativo Faro
gli usurari, i quali, perché la Mensa non ha fin dal 1850 esercitato più tale di- Scarlata, non doveva essere una vita facile; Pug li a resiste solo per un
ritto, credono e vogliono far credere che solamente loro sono i padroni del- paio d'anni. Nel 188o gli scrivono dall'ospedale civico, perché non
l'acqua, e ne possono disporre come meglio ad essi conviene. 27 ha ancora provveduto a ricollocare «i tubi per la mezza zappa da ser-
vire ad uso dei monrealesi, ciò che reca moltissimo danno a questi
Definire il ruolo di distribuzione comporta un tale vespaio che dal- proprietari, poiché manca la misura dell'acqua che spetta ai primi i ,

l'economato si cerca di non concludere mai, nel luglio del 1884 quali si abusano tirando quell'acqua che meglio loro piace». E la vec-
nell'ex feudo Barone la distribuzione è fatta ancora sul ruolo del chia storia dei custodi che falsificano o distruggono i sistemi di mi-
surazione: la rovina delle tubature e dei ricettacoli di misura è a dan-
26
luglio 1880, Faro Scarlata all'economo generale in ASDM, FM, busta 403.
26
27 ASDM, FM, busta 397. Il sindaco è interessato alla gestione delle acque anche co-
me proprietario; nel luglio del 1882 è presente alla stipulazione di una gabella per il so- 28 ASDM, FM, busta 402.
pravanzo dell'acqua di Giacalone, in veste di presidente del consorzio dei giardinieri di 29 ASDM, FM, busta 397.
Monreale (ASDM, FM, busta 396). 30 ASDM, FM, busta 393.

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no della Mensa ma i responsabili sono soprattutto i custodi perché, proprietà delle acque è a tal punto causa di continue liti e giudizi che
in assenza di altri referenti, il mancato funzionamento del complicato l'arcivescovo Papardi vorrebbe rinunziarvi. L'economo Crisafulli è
sistema permette loro di presentarsi come i soli in grado di garantire contrario, «non saprei trovare prudente consiglio l'abbandono del-
gli interessi degli utenti. 31 la stessa, poiché essa rappresenterebbe un corrispettivo in rapporto
I consorzi sostengono che la Mensa ha l'obbligo di immettere l'ac- all'intero patrimonio della Mensa [...], e l'abbandono senza meno
qua nella saja e tenerla espurgata, di modo che l'acqua possa arrivare aprirebbe il campo a svariate e non poche questioni». 35
ai fondi. La Mensa protesta di non avere obblighi di sorta e che an- Ormai il sistema degli abusi era cresciuto acquistando configu-
zi negli originali contratti di gabella, quasi tutti del 23 marzo 1764, razione regolare, a volerlo modificare si danneggiavano una serie di
le concessioni si facevano col patto che le ore di acqua fossero a ri- diritti sedimentati. Senza contare che i cambiamenti si erano svi-
schio, pericolo e fortuna dello stesso gabelloto, «il quale debba la me- luppati su dei titoli originari che si sospettava incompleti. Nel
desima custodire e farsi guardare, a suoi danni, interessi e spese, senza che 1882 il figlio di Pietro Di Liberto può scrivere all'amministratore che
detto illustrissimo monsignore arcivescovo fosse obbligato a cosa ve- non possono essere richieste le somme di cui sono debitori i giardi-
runa in caso l'acque suddette non calassero per intero». 32 nieri dell'agro palermitano. «Perché io possa procedere alla riscos-
Le continue spese per le riparazioni della saja, la taratura dei tu- sione mi occorrono i titoli relativi richiesti più fiate dal defunto mio
bi e il loro mantenimento, il deliberato danneggiamento delle can- padre a questa amministrazione e che non gli furono mai forniti. E
nelle di misurazione, si tratta di argomenti sui quali i documenti si siccome il detto mio padre senza i titoli non poteva procedere [...],
accumulano. Sotto i nostri occhi avviene la rapida erosione di un di- così io non posso procedere e riesce inutile parlare di dette presta-
ritto labile, che niente difende dai numerosi attacchi che l'incalza- zioni». Nel 1885, ha appena assunto la carica, il nuovo procuratore
no. Dal momento che la Mensa non è in grado di garantire la rego- Pietro Mirto trova un lungo elenco di debitori dell'agro palermita-
larità della distribuzione, si moltiplicano i casi di utenti che non pa- no «chi per oltre 1o, chi per un ventennio di loro rispettive gabelle
gano le gabelle: il rappresentante della Mensa li metteva in mora for- e da essa [Mensa] non è stato fatto alcun atto interrompente, e di
male, «nessuno degli intimati curava di pagare un centesimo del re- conseguenza, trattandosi di affare delicato, non intendo assumere re-
lativo debito». Però lo stesso si pretendeva «che la Mensa provve- sponsabilità alcuna pel riguardo». 36
desse ai molti ripari dell'acquedotto che porta l'acqua alle terre dei Negli anni che seguono, le proteste contro i guardiani sono un da-
debitori, pretenzione strana ed esorbitante». 33 to costante. Visti senza esito i reclami e le suppliche all'arcivescovo,
L'ostilità nei confronti de lle disposizioni de lla Mensa è ormai espli- nel 1886 Salvatore Sciortino, proprietario di Monreale e custode del-
cita, nell'agosto del 1880 l'avvocato Puglia chiede al delegato Ci- l'acqua da più di 3o anni, viene allontanato «per vie di fatto da un
cognani di assisterlo nella distribuzione dell'acqua del giovedì 34 e la partito avverso di utenti». 3? Non si rispettano più le forme: nel 1887
fra i custodi delle acque troviamo due guardiani che non sono stati
31 ASDM, FM, busta 395. Sempre nel 188o gli utenti delle acque del Giacalone cita-
nominati dalla Mensa, il procuratore Pietro Mirto scrive all'arcive-
no la Mensa perché all'interno degli antichi tubi di creta dal diametro di 17 cm ne era- scovo: «Bisogna che si intimi ai guardiani Salvatore Leto fu Pietro
no stati introdotti degli altri in lamina di ferro dal diametro di 7 cm, «nell'insidioso fi- per la sorgiva Cannizzara e Sabucia e Marco Di Gristina per quella
ne di restringere a danno degli utenti gli orifizi emissari». Iniziativa che, nonostante «tut-
ti i possibili reclami fatti dai vari utenti», fu adottata «con apparato di violenza da par- di Calcerano di farsi riconoscere da questa Mensa». 38 Nel 1889 pat-
te del distributore de ll e acque e della persona incaricata dalla Mensa» (Cfr. Per la Men- tuglie armate vigilavano sulla distribuzione delle acque, 39 e in una me-
sa arcivescovile di Monreale contro il consorzio degli utenti del Giacalone in corte di Appello,
senza autore e senza data, p. 6, in ASDM, FM, busta 393).
32
G. Adragna Regio economato dei benefici vacanti in Sicilia, nella rappresentanza del- 35 ASP, EGBV,serie ra busta 403.
la Mensa di Monreale contro il consorzio delle acque del Giacalone, Palermo 1879 (ASDM, 36 Corrispondenza relativa al 1882 e al 1885 in ASDM, FM, busta 395.
FM, busta 393). 37 ASDM, FM, busta 394•
33 ASDM, FM, busta 4o1, memoria dell'avvocato della Mensa per una lite del 1886. 38 ASDM, FM, busta 393.
34 ASP, AGQ, busta 385. 39 ASDM, FM, busta 394.

24 6 247
moria datata 18 febbraio 1895 b malinconicamente annotato che nel- Nel 1896, dopo molti e inutili tentativi di recuperare almeno par-
la procura di Monreale le bollette si redigevano senza indicare zialmente i crediti, atti di mora intimati a debitori inadempienti, let-
l'ammontare del credito né l'anno. 40 tere di protesta e improvvise rassegnazioni, il procuratore Pietro Mir-
to rinuncia ad ogni responsabilità nella riscossione dei crediti per par-
Quasi vent'anni dopo la prima perizia, nel settembre del 1894 tite d'acqua. Era successo che, per pagare, i debitori chiedevano la
l'ing. Renzi torna ad ispezionare le acque del Giacalone. Nel 1763, notifica del titolo. «In tale stato di cose alquanto imbarazzante chie-
ai tempi dell'arcivescovo Testa, una saja lunga dieci chilometri e mez- do di darmi le dovute istruzioni al riguardo, ed esistendo i titoli, per
zo portava le acque del Giacalone sino a Palermo. Dopo 120 anni di come devo supporre, disporre gli atti coercitivi senza remore ed in-
attive distruzioni e parziali riparazioni l'ing. Renzi può scrivere che tercessioni». 42 I titoli, se esistevano, non vennero prodotti.
La consapevolezza dell'enormità delle spese e dell'impegno
il corso del Giacalone consiste in un canale preadamitico, senza manufatti, necessari, basta a scoraggiare eventuali propositi di recupero del-
l'acqua scorre sulla terra permeabile dovendo superare molti ostacoli che ne le rendite. Senza contare i pericoli. Si dovrebbe provvedere a rein-
diminuiscono la velocità e il volume. E siccome il terreno, spesso ad agru- canalare le acque e costruire acquedotti in muratura, per evitare
mi, è coltivato sino alle sponde del corso, queste non sono salde, con no-
tevolissima dispersione delle acque. che i giardinieri «con un colpo di zappa possano, come fanno ora,
deviare le acque a loro arbitrio E...]. Sarebbe inoltre indispensabile
Una parte di queste acque è goduta dai giardinieri di Monreale per la tanto ostacolata costruzione dei ricettacoli di misura» e fra i cu-
mezzo di emissari che l'ing. Renzi definisce abusivi e fraudolenti, uti- stodi impedire l'accesso a persone che non meritano fiducia. 43 Si-
lizzati per prendere l'acqua gnifica scendere in guerra contro i consorzi, non risulta che sia sta-
ta presa alcuna iniziativa. Anche compilare il nuovo ruolo «com-
dai frontisti, i quali, quando che loro piaccia, la destinano per l'irrigazione porta spese senza guadagni: bisogna pagare un perito, diminuire o
delle loro terre. Ho detto quando che loro piaccia poiché, se pure un dirit- aumentare le assegnazioni, e ciò sarebbe causa di molestie per le
to essi vi abbiano, non è stato a me esibito il turno orario ovvero il ruolo di pretese di alcuni e le lagnanze di altri». 44 Meglio prendere tempo
distribuzione [...]. Il sistema col quale va regolata tale distribuzione d'ac- e aspettare.
qua è illegale, arbitrario e fraudolento, gli emissari sono costruiti in modo da Nel 1913, a causa dello sfacelo in cui versa l'amministrazione, la
non rispettare alcuna misura. Quando si chiede conto e ragione dei prelievi Mensa arcivescovile viene posta sotto sequestro. Dal regio econo-
il capo contabile, fregiandosi del titolo di fiscale delle acque, dichiara che mato si scrive all'arcivescovo: «Questo regio economato, nell'in-
le prelevazioni (che lui non avrebbe dovuto permettere) si sono fatte in ba- teresse della Mensa di Monreale è venuto nella determinazione di
se ai verbali precedenti, naturalmente mai esistiti, giacché le prelevazioni sul
far riattivare la esazione dei canoni d'acqua, rimasti abbandonati
letto non sono giustificate da titoli. L'arbitrio è talmente visibile da essere
avvertito financo dai profani dell'arte. 41 con grave danno dell'ente». Il ministero ha autorizzato la compi-
lazione di un progetto di massima «per un razionale rassettamento
L'ing. Renzi sostiene che l'accesso alle acque è libero, poi scrive di dei canali di convogliamento delle acque soggette alla attuale mi-
un «fiscale delle acque» che comunque ne controlla la fruizione. Il si- surazione, nell'interesse della Mensa proprietaria». Per dipanare
stema di distribuzione delle acque è arbitrario rispetto ai vecchi ruo- «l'arruffata matassa delle acque» il ministero chiede... «un accurato
li emanati dalla Mensa ma riflette il nuovo dominio, esercitato ormai accertamento dei titoli»! 45
in proprio dai consorzi e dai guardiani d'acqua che li rappresentano.
42 ASDM, FM, busta 395. Anche il demanio ha debiti verso la Mensa, per partite d'ac-
qua che prima del 1866 erano date in gabella a corporazioni religiose.
43 ASDM, FM, busta 393, rapporto riservato sulle acque datato 1906.
ao 44
ASDM, FM, busta 365. Ibidem, dall'amministratore della Mensa al controllore governativo, 14/2/1907.
busta 393 45
41 ASDM, FM, ASDM, FM, busta 393.

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Il ministero ignora che proprio l'impossibilità di condurre un ac- il procuratore generale Morena aveva firmato la scarcerazione di Io
curato accertamento dei titoli è fra le cause di tanta rovina. L'econo- indvuMslmer,actidfpel'socazin«f-
mato trasmette la richiesta con burocratica indifferenza, ed è evidente tana nuova». 46 E non era il solo caso. Tutta la teoria della mafia co-
che non se ne farà niente. Saranno i consorzi a gestire le partite d'ac- me organizzazione, setta segreta e pericolosa, rischiava di sgretolarsi
qua in modo necessariamente opaco, scontando il vizio d'origine del- a colpi di assoluzioni.
l'incertezza del diritto a cui si è sommata la pratica più recente Il 16 ottobre 1879 il questore Santagostino scrive al prefetto: il
delle usurpazioni. D'altra parte, la poca visibilità dall'esterno è la pri- processo di appello contro gli stuppagghieri è molto importante
ma condizione per il controllo di una risorsa collettiva in condizioni «agli effetti di assodare l'esistenza del pericoloso sodalizio settario»
di monopolio, dove l'esercizio del dominio territoriale passa attraverso e necessita di qualche particolare attenzione. E c'è da credergli: se
la trasformazione degli aventi diritto in complici o questuanti. vengono assolti anche gli stuppagghieri, indicati in tutti i rapporti co-
me capostipiti da cui gli altri settari discendono, presentati sui
4. A Catanzaro giornali come la setta per eccellenza da cui le altre derivano, allora
sarà molto difficile ottenere condanne per le diramazioni che secondo
La sentenza pronunciata il 16 maggio 1878 da lla Corte d'assise di la questura erano proliferate nei paesi della Sicilia occidentale.
Palermo contro la setta degli stuppagghieri viene annullata da lla Cas- Si cerca di correre ai ripari. In virtù della lunga pratica che han-
sazione per un vizio nella composizione della giuria, e rinviata al- no del paese e delle persone, il questore manda in missione a Ca-
l'assise di Termini Imerese. tanzaro il delegato Pio Cicognani e la guardia di p. s. Stefano Gat-
Il 29 agosto del '79 il procuratore generale comm. Mirabelli toni. «L'importanza capitale della causa agli effetti di assodare l'e-
presenta istanza perché, per motivi di pubblica sicurezza e legittima sistenza della triste setta e colpire nel cuore la maffia» viene più vol-
suspicione, la causa sia rimessa ad altra Corte nel continente. L'i- te ribadita ai distratti funzionari di Catanzaro, con accenti che
stanza viene accolta. Il 23 settembre la suprema Corte di cassazio- spesso sfiorano la preoccupazione.
ne di Roma assegna la causa a Catanzaro, motivando la scelta con le Cicognani arriva a Catanzaro il 16 febbraio, col compito di ispi-
«difficoltà incontrate nel primo dibattimento contro gli accusati e le rare fiducia, tenere a freno gli amici degli imputati, sorvegliare i più
maggiori rivelatesi nel giudizio di rinvio presso le Assise di Termi- importanti testimoni a carico come il brigadiere Gandolfo e i fami-
ni Imerese, le influenze sinistre ivi spiegate e gli intimidamenti e le liari di Caputo e Di Mitri. Su di loro si basa l'accusa, il delegato la-
seduzioni dei giurati e testimoni, più volte e con vari mezzi tentate». scia la guardia Gattoni a sorvegliarli. Lui si stabilisce in un'altra lo-
Prima di adesso, solo nella testimonianza di Bernabò abbiamo tro- canda, dove alloggiano due personaggi non meno centrali: il figlio
vato un rimando esplicito ai condizionamenti subiti dal processo di dell'ucciso Cavallaro e il fratello del deputato Inghilleri. Il delegato
Palermo: il delegato ne accusava Pietro Di Liberto, senza peraltro vuole sorvegliare il primo e persuadere il secondo a fare una testi-
provocare alcuna reazione nella Corte. monianza favorevole all'accusa.
I processi contro le associazioni appaiono molto diversi da quel- La causa viene discussa dal 17 febbraio al 4 marzo 1880. Gli im-
li che negli stessi mesi si celebrano contro le bande sconfitte da Ma- putati sono 12, il pubblico ministero è il procuratore generale Barto-
lusardi. Contro i banditi il giudizio va avanti senza intoppi, i crimini lotti, che fa del suo meglio per provare l'esistenza de lla setta e i carichi
sono certi e i colpevoli sono stati colti in flagrante, si ottengono nu- che gravano sugli imputati. Ma ben presto le cose si mettono male.
merose condanne. Invece, l'instabile edificio costruito con la scoperta
delle associazioni sembra pericolosamente traballare al momento del La prima sfavorevole impressione il delegato Cicognani la riceve
giudizio, quando diventa necessario produrre fatti, testimoni, pro- quando si accorge che i 12 giurati sono tutti di Catanzaro, e che gli
ve. I motivi per preoccuparsi ci sono. Ad esempio, in seguito al pro-
cesso celebrato presso la Corte d'appello di Palermo, il 7 maggio '79 46 ASP, AGQ, anno 1879, busta 728.

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avvocati hanno molte relazioni di parentela ed amicizia in una ritto di sentenziare che il dovere delle guardie campestri si limita
città che pare indifferente al processo. I giurati vorrebbero dei alla sorveglianza delle campagne.
fatti da analizzare, cosa che non è possibile trattandosi di una cau- Il Presidente non incrimina nessuno fra i testimoni che sembrano
sa indiziaria. Il capo dei giurati è un avvocato, che durante le de- reticenti, cosa che secondo Cicognani sarebbe tornata utile per im-
posizioni dei testimoni fa delle domande tramite il cav. Spina, pressionare i giurati. Perché bisogna convincere i giurati che, «non
Presidente della Corte, come se lavorasse per la difesa. Cicognani si conoscendo Monreale, i fatti passati e l'indole di quegli abitanti, sem-
rende conto che «solo le dichiarazioni di Cavallaro (assente a causa brano non capire la gravità dei casi che dovranno giudicare». Scon-
dei suoi 85 anni) e quelle del D'Amico (disgraziatamente ucciso) po- solato, Cicognani scrive: «Speriamo che tutto vada bene». Poi non
tevano persuadere i giurati de lla provata esistenza degli stuppagghieri resiste, e aggiunge: «Per mia parte, con quella delicatezza che si può
in Monreale». 47 Vengono lette le dichiarazioni da loro precedente- immaginare, nulla lascio di intentato».
mente rese, ma non è la stessa cosa. Le sue ansie trovano una momentanea consolazione quando,
Le udienze sono poco frequentate, ad eccezione della madre dei non è ancora terminata l'audizione dei testimoni, ottiene dal prefetto
Miceli nessuno ha accompagnato gli imputati. In attesa del pretore l'assicurazione che la giuria al completo è contraria agli imputati e
Orlando Venuti si fanno de lle allusioni nei suoi confronti: alcuni fun- avrebbe sostenuto l'accusa. Sollievo di breve durata. 22 febbraio, Ci-
zionari ammettono che era amico di Pietro Di Liberto, e il procu- cognani al questore: «Stamane, secondo il solito, mi son portato da
ratore della Mensa arcivescovile viene chiamato in causa tante di questo sig. prefetto e mi ha detto "male, male. Ieri sera vidi il Pre-
quelle volte che davvero i giurati di Catanzaro si saranno chiesti co- sidente, che mi presentò l'avv. Marinuzzi della difesa e mi disse: è
me mai non figuri fra gli imputati. Nemmeno Cicognani si fida del un processo tutto indiziario, e come tutti i processi indiziari termi-
pretore: «Mi auguro che dopo la morte del suo amico Di Liberto farà nerà". E dire che è il presidente dell'Assise che parla».
una deposizione contraria agli imputati, e se ciò non avverrà sarà peg- In calce ad ogni suo rapporto Cicognani aggiunge: «Farò quanto
gio per lui. Speriamo che non cada in qualche scandalo». posso, con la riservatezza voluta». Tenta maldestramente di pilotare
Il tempo trascorso gioca a favore degli imputati. Il 19 feb- il processo: «Stamane ho pregato il sig. prefetto a volere indiretta-
braio Cicognani scrive al questore che i testi a carico lasciano a de- mente sentire come la pensava il capo giurato ed egli mi ha risposto
siderare, le loro deposizioni non sembrano sicure e spontanee che col capo giurato non ha relazione alcuna, e che non può far nul-
come nel processo di Palermo. Alcuni vorrebbero che si leggesse- la, e che se anzi il capo giurato sapesse che il prefetto è interessato
ro le dichiarazioni già rese, da confermare. Il Presidente non lo farebbe diversamente. Mi ha però promesso che parlerà col fratello
permette, ed è chiaro che le incertezze impressionano negativa- di un giurato». Il 24 febbraio, finalmente contattato dalla prefettura,
mente i giurati. Tutti, a cominciare dai delegati Bernabò, Savoja, il capo dei giurati promette che il suo giudizio sarà positivo. Cico-
Filippone e Negri attenuano le rispettive deposizioni scritte. Il de- gnani incontra per strada il prefetto, che lo rassicura, «va bene, va be-
legato Negri non conferma uno dei capisaldi dell'accusa, di avere ne, va benone». Scrive: «Io però non mi ci affido totalmente. Lavoro
ricevuto dai fratelli Miceli la confessione che appartenevano alla per quanto posso e con quella riservatezza voluta. La città è indif-
setta. Il brigadiere delle guardie a cavallo Gandolfo si confonde più ferente, il giornale locale non si occupa del processo».
volte, non sempre comprende quello che il presidente gli chiede.
Giovanni Riolo, comandante delle guardie campestri, non vuole ri- 25 febbraio, testimonianza del pretore Orlando Venuti. L'esi-
velare il nome di un confidente e allora il Presidente si sente in di- stenza della setta viene presentata come una voce, ma Cicognani si
accontenta: «Ha detto che quando era a Monreale si diceva che vi
4'
era la società degli stuppagghieri. Meno male». Trasferito da Mon-
Dal rapporto riassuntivo di Cicognani al questore di Palermo. Come tutti gli al- reale, il pretore era stato destinato a Bagheria. Allora l'avv. Mari-
tri documenti relativi agli stuppagghieri e non diversamente segnalati, il riferimento è
in ASP, GQ, anno 188o, busta 7. nuzzi lo interroga sugli affiliati di Bagheria, chiede se il brigadiere
252 253
Gandolfo gli ha mai confidato qualcosa. «Il pretore Venuti, ri- L'arringa dell'avvocato Marinuzzi, rafforza l'impressione negativa
spondendo sul brigadiere Gandolfo a cui tanto deve la pubblica si- ricevuta dai giurati. «Nega l'esistenza della setta ed impugna la ve-
curezza, lo qualificò senz'altro un ciarlatano, ricordando anzi d'averlo ridicità delle dichiarazioni del teste D'Amico, sebbene assassinato per
un giorno rinviato colla raccomandazione che sorvegliasse i com- esse. Sostiene che le autorità si mettevano d'accordo coi malfattori
ponenti la società e allora si sarebbe proceduto a punirli». e che il delegato Palmeri aveva fondato la setta per conto del que-
Il. 26 febbraio testimoniano due notabili: il cav. Giovanni Salerno, store Albanese». L'avvocato Marinuzzi piazza un colpo basso: ri-
un assessore comunale che dà ampie assicurazioni sulla buona con- corda la vicenda del procuratore generale Tajani, legge un brano del
dotta dell'imputato Sinatra, e il vicepretore notaio Leto, il quale di- discorso pronunciato alla Camera, quando l'ex procuratore aveva
chiara che gli stuppagghieri sono come l'araba fenice, tutti li cercano pubblicamente sostenuto che a Monreale erano agenti mantenuti dal-
e nessuno li trova. Dichiarazioni che fanno una pessima impressione la questura a commettere omicidi e ricatti. Il Presidente lo lascia par-
sui giurati. Scrive Cicognani: «Quando avviene che uno ritenuto dei lare e - scrive Cicognani - «si può immaginare quale fu l'impressione
più onorati di Monreale depone e dice di buona condotta il Sinatra, che ne ebbe la giuria». L'avvocato Marinuzzi sostiene che il processo
che si vuole dagli altri monrealesi? A dire il vero anche io, giurato ca- era stato fabbricato sugli anonimi, prodotto dalla questura per volere
labrese che sento deporre un assessore a favore di un imputato, mi della Destra, per provocare le misure eccezionali di pubblica sicu-
metto sul chi va là. Il pubblico ministero è un bravo giovane, si ve- rezza. Marinuzzi presenta ai giurati la madre dei due Miceli, dice che
de che soffre, ma non ha che fare [...1. Bisogna combattere troppi ele- l'aveva accompagnata lui a Catanzaro perché i monrealesi si erano ri-
menti. Si rinunzia, ma co lla coscienza di avere tutto tentato [...]. Co- fiutati. Invoca la giuria, che dia finalmente giustizia ai fratelli sici-
me al solito, non interviene il popolo e nessuno ne parla». liani. Cicognani è afflitto, scrive: «I giurati di Catanzaro non co-
I rapporti riservati che Cicognani spedisce al questore hanno un to- noscono l'indole dei siciliani e specialmente quella dei cittadini di
no sempre più avvilito. Il 27 febbraio scrive: «L'avvocato Pucci [di- Monreale, le loro abitudini ed il loro carattere».
fende l'imputato Strano] ha finito per dire ai giurati che i calabresi de- Anche l'avv. Lombardi, che difende i due Miceli, comincia col leg-
vono far giustizia ai fratelli siciliani, martiri della libertà, e così liberarli gere atti di accusa contro il questore Albanese. Il delegato Cicognani
dal penoso carcere in cui essi si trovano da molto tempo innocenti». trepida, finalmente «il presidente si accorge del pregiudizio che da
Ormai Cicognani termina i suoi scritti con «speriamo bene». simile lettura sarebbe derivato e la interrompe, pregando il Lombardi
2 marzo: di tenersi nei limiti della difesa. Ma era troppo tardi, perché il me-
glio era stato sentito con danno gravissimo della causa». L'avvoca-
Oggi tre avvocati hanno parlato in favore degli stuppagghieri, e se ne so- to Lombardi sostiene che le dichiarazioni del D'Amico sono false,
no intese delle belle: l'avvocato dell'imputato La Venia ha dato del ribaldo che l'associazione è stata inventata dal governo per imporre le leg-
ai delegato Filippone, gli stuppagghieri vengono trattati come martiri politici. gi eccezionali. Tutti sembrano dimenticare che al momento della sco-
È una vergogna! Maledetta quella volta che scelsero Catanzaro! [...]. Qui perta della setta il pericolo delle leggi speciali era passato. O, forse,
si credeva che gli stuppagghieri fossero briganti e, vedutili senza cappello piz- è solo che ad essere più precisi sarebbe mancato un motivo apparente
zuto, non laceri e non malvestiti, dicono che sono galantuomini, che le lo- altrettanto valido, in grado di suscitare la solidarietà dei giurati con
ro fisionomie sono buone, senza sapere che sono iene peggiori dei brigan-
la stessa automatica immediatezza: e allora conviene non andare trop-
ti [...]. Stamani si è detto che il popolo generoso dei Vespri dal 187o fino
al 1876 fu sempre malmenato, che il questore Albanese coi suoi dipendenti po per il sottile sulle date.
formarono le società dei malfattori, e che i capi erano pagati da quel governo
[•.•]• Gli avvocati invitano i giurati a far giustizia alla Sicilia col liberare que- Il pubblico ministero ha poche chances, che certo non hanno la
sti infami dei stuppagghieri, i quali sono vittime di una macchina infernale, mon- portata emotiva di quelle della difesa. Conclude la sua arringa di-
tata dalle autorità politiche di allora. È una vergogna. Qui non si conoscono cendo: «Signori giurati, innanzi a voi ci stanno 12 giudicabili che fu-
i siciliani, si crede che siano veramente i degni popoli dei Vespri. rono condannati da 12 giurati di Palermo, che conoscevano Monreale
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e i suoi abitanti. A capo di quei giurati vi era un'onesta e proba per- facciano. La giuria di Catanzaro ci fa rimpiangere i tempi delle som-
sona. Spetta a voi giurati calabresi il dichiarare se i giurati di Palermo marie misure di polizia, che se non altro con queste si poteano vedere
avevano ragione». i malfattori messi fuori dal consorzio della gente onesta» (La nuova
Cicognani è sulle spine, giudica che il Presidente della Corte ab- gazzetta, 6 marzo).
bia un contegno superficiale: dà troppa libertà a lla difesa, non ha pre-
so tempo fra la lettura dei documenti Tajani fatta dall'avvocato Ma- Chiuso il processo, da Catanzaro telegrafano al questore: «Mon-
rinuzzi e la sentenza, non è stato abbastanza energico con i testi- realesi sono stati tutti muniti foglio via obbligatorio con ingiunzio-
moni. Cicognani riflette: ne presentarsi codesta questura».
7 marzo, le 8 del mattino, altro telegramma al questore. Dall'i-
Forse perché nativo di Palermo, non è convinto della bontà della co- spezione marittima di pubblica sicurezza comunicano che «col pi-
sa. Forse gli sembra che ammettendo l'esistenza della setta si reca offe- roscafo proveniente da Messina arrivato in punto ingresso porto so-
sa al proprio paese. In sintesi: l'indirizzo dato al dibattimento non cor- no giunti i già implicati nella causa stuppagghieri». L'indomani il
risponde alla sua importanza, le testimonianze non vengono approfondite, questore fa rapporto al prefetto «circa l'esito infame avvenuto con-
agli avvocati viene lasciata una libertà deleteria e soverchia. Il riassunto
prima che la giuria si ritirasse fu breve, affrettato, tradiva il desiderio di
tro ogni aspettazione, le cui gravi conseguenze a Monreale non si fa-
finire presto. ranno attendere a lungo». Piuttosto sbrigativo, il questore non sta
a discutere di alte motivazioni: «Avvalendosi di tutte le amicizie gli
Cicognani scrive che la sera precedente era stato dal prefetto avvocati hanno ottenuto un verdetto favorevole, così da poter per-
«perché venisse fatto il possibile, trattandosi che l'indomani si pro- cepire dalle parti un doppio emolumento, e poi il capo dei giurati era
nunciava il verdetto». Ma sulla reità di Paolo Miceli si hanno sei un avvocato». A suo parere la notizia del verdetto aveva provocato
voti favorevoli e sei contrari, percentuale che si ripete anche sorpresa a Palermo e sgomento a Monreale:
per Baldassarre Miceli e per Salvatore Strano. Dal momento che
si è formato un muro di sei contro sei, per gli altri quesiti i giurati Ognuno pensò alle vendette che testimoni e parti in causa possono
depositano scheda bianca. Il 4 marzo 188o i pochi calabresi pre- aspettarsi. La maffia, l'alta maffia ha riportato una vittoria a danno del prin-
cipio d'autorità, senza contare che l'esito del processo potrà avere un'in-
senti in aula, Cicognani li definisce «artisti e fannulloni», accol- fluenza negativa sulla causa dei fratuzzi di Bagheria che assieme all'asso-
gono con applausi la sentenza di assoluzione. Che non si limita al ciazione dell'oblonica, lo scaglione di Castrogiovanni e dell'Uditore, fontana
reato di associazione ma cancella anche le imputazioni per i diversi nuova di Misilmeri, la zubbia di Villabate, la scattinlora di Sciacca sono set-
assassinii. te diverse di nome, ma identiche per origine e scopo delittuoso, per modi
Dopo, all'afflitto delegato Cicognani il presidente sembra in- di esistenza, collegate tra loro dall a solidarietà del delitto, manifestazioni tut-
differente come al solito («non avrebbe dovuto dire a chicchessia te di un solo fatto morboso, la maffia. La vittoria di una è la vittoria di tut-
che la causa era indiziaria e che non c'erano prove»), il prefetto te. Ho dato disposizioni perché i reduci di Catanzaro siano almeno ammoniti
poco partecipe («la causa prosegui, e che possiamo farci noi? a titolo preventivo.
quello che potevamo fare l'abbiamo fatto, nulla abbiamo lasciato
di intentato»). L'unico in cui gli sembra che il suo dispiacere pos- Le previsioni del questore in buona parte si avverarono, i processi
sa rispecchiarsi è il pubblico ministero Bartolotti, «caduto con tut- si conclusero con numerose assoluzioni. Però, ormai l'idea della ma-
ti gli onori». fia come setta si era radicata nel comune sentire. In seguito offuscata
A Palermo ben pochi si occupano dell'assoluzione degli stuppag- dalla diffusa trattazione come comportamento e subcultura, la ma-
ghieri, i giornali la riportano con una sorta di compiaciuto vittimi- fia come associazione segreta riemerge negli anni '8o del nostro se-
smo: «Manco male che essa avvenne fuori di Sicilia, ché altrimenti colo. Con la legge antimafia, il maxiprocesso e le biografie dei
ci sarebbe stata da aggiungere questa alle molte vergogne che ci rin- pentiti, la struttura segreta della mafia si ripropone come un modello

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vincente, che esce dal ghetto dei rapporti riservati di polizia e Epilogo
prende corpo nell'universo della comunicazione di massa. 48
Per quanto spurie, le dichiarazioni di Salvatore D'Amico si rive-
leranno di notevole vitalità. La struttura segreta della mafia sarà un
simulacro vuoto in attesa di un contenuto, un modulo già pronto e
tutto sommato rassicurante. Che non disturba il controllo del terri-
torio ottenuto attraverso una gestione delle risorse che è sotto gli oc-
chi di tutti, banalmente quotidiano, che non ha niente di segreto.
A Monreale il processo contro gli stuppagghieri non disturba la di-
namica degli eventi. Al momento de ll e elezioni politiche del maggio
188o l'on. Inghilleri ha del tutto ritrovato il favore dei suoi eletto-
ri: su una lista che registra 473 iscritti e 402 votanti Inghilleri
raccoglie 401 voti, r scheda è bianca. Risultati altrettanto plebisci-
tari si registrano negli altri comuni della circoscrizione. 1
Luglio del 188o: nel periodico rapporto sullo spirito pubblico, il
delegato Cicognani ancora recrimina sulla libertà che la Corte di Ca-
tanzaro ha concesso ai famigerati stuppagghieri, i quali
colpivano a morte vari cittadini, distinti per censo e posizione [...]. Costoro
ritornerebbero più feroci di prima, ma il benefico provvedimento del-
l'ammonizione e la continua sorveglianza li ha in certo qual modo frenati
[...]. Essi sognano il ritorno del momento in cui col terrore e col sangue si
imponevano alla cittadinanza. I due principali capi della società criminosa
degli stuppagghieri, i fratelli Paolo e Baldassarre Miceli, non per anco
denunziati per l'ammonizione, la pubblica sicurezza li sorveglia attentamente
e al benché minimo motivo che essi potranno dare saranno senz'altro de-
nunziati per l'ammonizione. Quello però che in certo qual modo fa rialza-
re la cresta ai malvagi ed impensierisce gli onesti è che i colpevoli di reati
molto facilmente sfuggono i rigori, per mancanza di prove legali che in que-
ste località non possono assolutamente ottenersi. 2

Rapporto da cui si deduce che, una volta tornati in patria, i fratelli


Miceli ritrovano la protezione di amici influenti, non preoccupati dal
gran baccano che s'è fatto attorno al processo, che evitano loro le
umiliazioni e i fastidi connessi alla condizione di ammonito. Ma il
successivo corso degli eventi dimostra come, nel tempo che i due fra-
48 Il dibattito sul crimine organizzato segue un destino sostanzialmente analogo ne-
telli hanno trascorso in carcere, i giochi siano cambiati.
gli Stati Uniti, a partire dai concetti polarizzanti di organized crime come alien cospiracy,
complotto organizzato e setta segreta oppure come american way of life, subcultura e at-
teggiamento di vita. Sull'argomento cfr. U. Santino G. La Fiura, L'impresa mafiosa. Dal- 1 ASP, AGQ, busta 409.
l'Italia agli Stati Uniti, M il ano 1990, pp. 463 e sgg. 2 ASP, AGQ, busta 461.

25 8
259
Il 4 marzo del 1880, lo stesso giorno in cui viene emessa la sen- della vedova e il sindaco risponde che, «a causa dei debiti lasciati
tenza di Catanzaro, Paolo Miceli indirizza una supplica all'arci- dal defunto, gli eredi versano in critiche condizioni economi-
vescovo: per quasi quattro anni è stato in prigione «per effetto di che». Non le si assegna un sussidio, ma infine la vedova viene aiu-
inimicizie e di false accuse»; adesso che giustizia è fatta chiede di tata; oltre che campiere, Paolo Miceli era stato un enfiteuta mo-
«riavere il posto e il pagamento dei decorsi». Paolo Miceli avanza roso della Mensa arcivescovile: nell'aprile del 1883 il ministero an-
la sua richiesta come se l'amministrazione della Mensa e i suoi im- nulla una parte dei suoi molti canoni non pagati, riducendo il de-
piegati dipendessero dallo Stato e ne avessero le prerogative, ma bito di quelle annualità che non gli erano state corrisposte perché
non ottiene risposta. Diverse volte torna a scrivere all'arcivescovo, in prigione. 3
anche il procuratore Salvatore Di Liberto interviene in suo favo-
re. Alberto Gorgone, che l'ha sostituito in via provvisoria, dichiara Il servizio nel mandamento di Monreale è stato fonte di molti av-
di essere disponibile a spartire col Miceli gli impegni che la carica vilimenti per il delegato Pio Cicognani, ma a lla fine arriva pure qual-
di campiere comporta, dividendo a metà la paga. Il 21 settembre che soddisfazione. A differenza di Bernabò, che invano s'era logo-
del 1881 Paolo Miceli si rivolge anche all'avvocato Puglia, che lo rato la vita per riuscirci, il 26 ottobre del 1880 Cicognani viene pro-
aiuti perché «la sua supplica non è stata in verun modo provve- mosso delegato di 1 a classe, per merito.
duta». Dichiara che «non ha commesso alcun delitto in ufficio per Cicognani scrive al questore, lo ringrazia «per quanto si è com-
il quale meriti la destituzione, né fece mai sperimentare disservi- piaciuto di fare in mio favore e per le sentite e affettuose espressioni
zio, in quel tempo che era libero di poter servire». L'avvocato Pu- con cui si è compiaciuto trasmettermi il decreto stesso». I giorni in
glia gli è favorevole, a suo giudizio un solo campiere non riesce a cui il questore gli scriveva spazientito dal suo scarso acume, sugge-
svolgere la mole di lavoro che comporta la procura di Monreale, rendo piste e sollecitando rapporti, sono ormai lontani. Circondato
due «sollecitatori» per la riscossione delle rendite riuscirebbero as- dalla stima, Pio Cicognani resta nel mandamento di Monreale sino
sai meglio. Sono argomentazioni molto ragionevoli, quello che al 24 luglio dell'81, poi viene trasferito a Comacchio. Per nome del
stride è il compenso irrisorio connesso a lle funzioni di campiere: ap- sindaco Mirto la giunta municipale emette un voto di lode e rin-
pena 300 lire annue per curare l'esazione di migliaia di partite, l'av- graziamento al suo indirizzo. 4
vocato Puglia calcola che nella procura di Monreale ci siano 5.000
enfiteuti, e tenere la relativa contabilità. Evidentemente i vantaggi Mai chiamato a testimoniare, calunniato e consegnato alla storia
e il prestigio connessi alla carica vanno ben oltre i compensi no- con un marchio infamante, l'ex delegato Palmeri è ormai un sorve-
minali. Su Paolo Miceli una decisione tarda ad essere presa; è il mi- gliato. In un rapporto del 188o, inserito nel suo fascicolo personale
nistero a doversi pronunciare e da parte dell'economato non arri- riservato, viene trattato con un'acrimonia tanto più acida quanto più
vano risposte, né tantomeno si sbilancia il controllore governativo immotivata.
Faro Scarlata. Palmeri ha 44 anni e tutto nella sua vita è sotto il segno della col-
Datata 25 novembre 1882 troviamo un'altra supplica all'arci- pa, anche l'aver lasciato la scuola dei gesuiti per quella pubblica. Vie-
vescovo, stavolta firmata dalla moglie di Paolo Miceli. Scrive del ne cancellata la sua partecipazione alla rivoluzione del 1860, «quan-
marito, con sorpresa leggiamo che «trovandosi nell'assoluta miseria do il sangue del martire imporporò le zo ll e il Palmeri non fu in azio-
e nella condizione di non poter provvedere al mantenimento ne, era in via Divisi, in casa del marchese Palmeri duca di Villalba:
della sventurata sua famiglia, per disperazione si suicidò ad una il Palmeri fu generalissimo in tempo di pace, gran ciambellano in
trave di una casa di campagna ed ivi lasciò miseramente la vita». tempo di guerra. Dopo fu una delle cavallette che diede l'assalto agli
La moglie non sa come mantenere i sette figli tutti piccoli, torna
a chiedere aiuto. Stavolta il regio economo generale si rivolge al 3 ASDM, FM, busta 376. Richiesta di sussidio per gli eredi anche in ASP, AGQ, busta 433.
comune, vorrebbe saperne di più sulle condizioni economiche 4 ASP, AGQ, busta 399.

26o 261
impieghi nazionali». Naturalmente, il rapporto lo dà come fondatore Bibliografia
degli stuppagghieri.

Il Palmeri non ha alcun partito, la sua politica è utilitaria, perciò inter-


nazionalista. Avversione sistematica ad ogni principio autoritario, perciò ri-
voluzionario nel più stretto senso de lla parola. Vi sono degli esseri che ama-
no le tenebre e sfuggono la luce come gli idrofobi. La tenebra è la più cor-
ta strada per salire alle dovizie, questo è il sentiero che il Palmeri assegnò
a sé medesimo.
Abita ora con la madre in via Lincoln, aveva aperto un negozio di zolfi
moliti a porta Garibaldi, poi è stato mediatore in mutui e nella vendita di
immobili, ma guadagna poco o nulla. Esce di casa quasi sempre al tocco, oc-
cupandosi nelle prime ore di un piccolo giardino aggregato alla casa. Poco
si cura dell'educazione dei figli, anzi istilla odio contro il governo. È un Me-
fistofele in famiglia e un perturbatore nella società per le sue idee sovver-
sive. Necessità vuole che lo si controlli di continuo, bisogna spiarne i pas-
si, anatomizzarne i principi, intercettare le sue corrispondenze. 5

5 ASP, AGQ, busta 445 (fascicolo personale di Palmeri).

262
Fonti d'Archivio

ARCHIVIO DI STATO DI PALERMO


Fondo Questura di Palermo, archivio generale (anni 1861-1903):
Anni 1870-71, informazioni, ordinanze di servizio, provvedimenti e affari
diversi: busta 328.
Anni 1860-1886, informazioni riservate di gabinetto: buste 385, 388, 391,
394, 399, 401 , 409, 4 10 , 4 11 , 4 2 9, 43 1 , 433, 434, 435, 44 0, 44 1 , 44 2 , 456,
460 , 461 , 46 7, 4 69.
Anni 1860-1903, reati ed avvenimenti:
anno 1872, buste 664, 665, 666, 667, 669, 671;
anno 1875, buste 693, 694, 695, 696, 699, 700;
anno 1876, buste 701, 702, 703;
anno 1877, buste 708, 716;
anno 1878, buste 719, 724;
anno 1879, busta 728.
Serie gabinetto, anno 1880, busta 7 (processo stoppaglieri).
Fondo Economato generale dei benefici vacanti (1570-1920):
anni 1866-73, serie 1 a busta 57;
,

anni 1866-91, serie I a, busta 418;


anni 1872-98, serie la, busta 18;
anni 1879-95, serie la, busta 403.
Inventario prefettura di Palermo, serie gabinetto, (anni 1860-1905):
anno 1866, busta 8, fasc. 19 e 29;
anno 1869, busta 19, fasc. 42;
anno 1870, busta 17 fasc. 21;
anni 1870-71, busta 25, fasc. 31;
anni 1871-72, busta 22, fasc. II;
anni 1871-72, busta 24, fasc. 20, 21, 23;
anni 1871-72, busta 25, fasc. 31;
anni 1871-73, busta 28, fasc. 25;
anno 1875, busta 31, fasc. 6, 7, 53;

2 65
anno 1875, busta 32, fasc. 13; Il Precursore, anno 1874, n. 237 del 25 agosto; anno 1876 n. 315 del 17 no-
anno 1875, busta 33, fasc. 6, 1 4, 49; vembre; anno 1878 n. 125 del 5 maggio, n. 137 del 17 maggio, n. 142 del
anno 1876, busta 34, fasc. 6; 22 maggio, n. 157 del 6 giugno.
anno 1876, busta 35, fasc. 6, I I, zo; L'Amico del Popolo, anno 1880, n. 63 del 5 marzo.
anno 1877, busta 38, fasc. Io; La gazzetta di Palermo, anno 1876, n. 42 del 12 febbraio; n. 308 del 4 no-
anno 1877, busta 39, fasc. 19; vembre; n. 32o del 16 novembre; n. 326 del z dicembre; n. 336 del 7 di-
anno 1879, busta 47, fasc. 25; cembre.
anni 1875-81, busta 61, fasc. 63; La nuova forbice, anno 1876, n. 245 del 2 settembre; n. 325 del 21 no-
anno 1887, busta 1oo, fasc. 116. vembre; n. 327 del 23 novembre; anno 1877, n. ro del io gennaio; n. 171
Fondo Tribunale, sentenze Corte d'Assise ordinaria: del zo giugno; n. 175 del 24 giugno.
La nuova gazzetta, anno 1878, n. 337 del 13 dicembre; anno 188o, n. 65 del
anno 1878, vol. 2359;
6 marzo.
anno 1879, vol. 2360.
Lo Statuto, anni 1876, 1877 e 1878, nn. vv.
ARCHIVIO STORICO DIOCESANO DI MONREALE La verità (giornale di Catanzaro), n. 68 del 9 marzo 1880.
Fondo Mensa, classe 1 a , serie 5', buste 190 e 191; Opere a stampa
Fondo Mensa, classe 2 a , serie 4a, buste 365, 366, 372, 376, 378, 37 9, 383,
Sono state incluse solo quelle opere utilizzate per la ricostruzione degli av-
3 84; venimenti o per l'elaborazione di un quadro generale di riferimento.
Fondo Mensa, classe 2 a, serie 5 a, buste 393, 394, 395, 39 6 , 397, 39 8 , 399,
4 01 , 4 02 , 403.
Fondo Governo Ordinario, sez. r a, serie
AA. VV.
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Fondo Comunale, A) scritture;
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Parte II: Storia del Parlamento italiano, Palermo, Flaccovio 1968.
anni 1872-77,busta 478; Mafia, numero monografico di Meridiana, n. 7-8 (1989-9o).
anni 1866-69, busta 522;
anni 1861-73, busta 554; Adragna, G.
anno 1873, busta 56o, fasc. 53; Regio economato dei benefici vacanti in Sicilia nella rappresentanza della
Parte III: Mensa contro il consorzio delle acque del Giacalone, Palermo, tip. Maccaro-
anno 1874, busta 638, fasc. 6; ne 1879.
anno 1874, busta 641, fasc. 79 e 82; Comparsa conclusionale per la Mensa di Monreale contro il sedicente consorzio
anno 1875, busta 646, fasc. 79 e 82; delle acque della Cannizzara e del Giacalone, Palermo, tip. Maccarone 1883.
anno 1876, busta 633, fasc. 95;
anno 1876, busta 647, fasc. I; Alatri, P.
anno 1876, busta 65o, fasc. 5o e 52; Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra (1866-74), Torino, Ei-
anno 1876, busta 652, fasc. 78 e 79;
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79n., 83n., 89n., 9on., 93n., Blando, A., 24on.
loin., 149n., 18on., 199n. Bonafede, fratelli, 185
Albanese, questore, 30, 4 1 , 45, 73, Bonfadini, 14n., 73n., 78n., 81n.,
83, 98, 1oi, 102, 10 3, 2 54, 2 55 83n., 87n., 88, 95n., 128n.,
Alessi, C., 203 133n., Zorn.
Alfano, banda, 232 Bosco, A., 159
Alfonso, F., 7in., 94n. Braga, A., 123 e n., 124, 125, 140,
Alongi, L., 65, 158, 159, 223 141 e n., 545
Amato, F. P., 185 Brancato, F., 22n., 24n., 79n., 82n.,
Amato, G. B., 158 83n., loin., 134n., 19on.
Anselmo, G., rah Bresc, H., yin.
Arnao, E., 67 e n. Brigadiere Oliva, bandito, 231
Attinelli, ingegnere camerale, 55 Broggi, I., 221n.
Aymard, M., 5in. Bruno, F., 167
Bruno, P., 105
Balsamo,arcivescovo di Monreale, 48n. Busicchia, L., 179
Banchieri, F., 141, 148, 149, 168-
'71 Cadorna, generale, 39
Barbera, ucciso da S. D'Amico, 196 Cairoli, B., 212, 232
Barraco, S., roi e n. Calà Ulloa, P., 22n.
Bartolotti, pubblico ministero, 251, Calabrese, bandito, 190
256 Caldara, G., 53n.
Bernabò, E., 70, 93, 1 4 1 , 1 44-1 47, Calenda, V., 74 e n., 102, 133 e n.
1 49, 1 5 0 , 1 5 1 , 1 5 2 , 1 53 -1 68, Calvino, G., 14
172-177, 178, 179, 183-188, 192, Cammarata, F., 146, 16o, 221n, 228
194, 197-200, 202, 213-216, 217, e n.
219, 226, 22 7, 2 33, 2 35, 2 5 0 , Campanella, G., loin.
252, 261 Cangemi, B., 166, 196, 221n, 225,
Berselli, A., 73n, 75n., 76n, 77n., 228n.
Son., 84n. Cantelli,G., 72, 73 e n., 77, 79,
Bianchini, L., 22n. 8o, 83, 8 7, 88 , 9 0 , 9 2 , 11 9, 1 34,
Biundi, questore di Palermo, 39, 78, 2o1n.
106, 180, 192, 226 Capaci, conte di, 93 e n.

277
Cappello, S., 44 Cuccia, avvocato, 2210. Di Maggio, barone, 55n. Foti, D., 3 1 n.
Capraro, V., 82, 226, 231 Cutrera, A., 7on., 161 e n. Di Menza, G., 1490., 22rn. Franchetti, L., 38, 51n., 108 e n.,
Caputo, famiglia, 196, 251 Di Mitri, famiglia, 147 132, 142
Caputo, S., 149n., 159, 160, 2210., D'Acquisto, B., 48, 5o, 58, 59, 6o, 61 Di Mitri, G. (fu Stefano), 224 Fumagalli, regio economo, 4o
223, 226, 228. Da Passano, M., don. Di Mitri, G., 147 e n.
Carbone, S., 73n. Damiani, G., 194, 223 Di Mitri, I., 6o. Gambetta, D., 61n.
Carboneri, L., 136n. D'Amico, S., 15, 16, 160, 191, 195, Di Mitri, S. (ferito il 14/8/1876), Gandolfo, G., 223, 251, 252, 2 54
Caro, arcivescovo di Monreale, 34n. 196, 197, 221 e n., 222, 223, 225, 146-147, 152, 153, 16o, 169, Garibaldi, G., 16, 17, 46, 47.
Carocci, G., 131n. 227, 228, 229, 252, 2 55, 2 5 8 170, 194, 22rn., 222, 223, 228, Garritti, avvocato, 2 2 r n.
Caruso, A., 43 De Cesare, commissario inchiesta 251 Gattoni, S., 176, 251
Caruso, G., 118, 175 Bonfadini, 13, 14 Di Mitri, S. (ucciso il 14/6/1872), Gela, duca di, 118
Cassarà, A., 200 De Ciocchis, visitatore apostolico, 147n. Genco, M., 161n.
Cavallaro, C., 149n., 184, 224, 225, 35, 37n., 52 Di Pasquale, bandito, 231 Gerra, L., 78n., 84, 86, 88, 117n.,
2 35 De Pretis, A., 131 e n., 134n., 211, Di Pasquale, G., 82 119, 121, 122, 123, 126, 128,
Cavallaro, F., 176 232 Di Rudinì, marchese, 40, 73, r r8 134 e n., 1 35, 1 3 6 , 1 37,
12 9,
Cavallaro, famiglia, 150, 1 5 1 , 1 75, Della Rovere, A., 2o, 21 Don Peppino il lombardo, bandito, 138n., 142, 178, 204
176, 186, 1 95, 1 97. Di Bella, A., 94, 99, 100, 104, 116, 231 Gestivo, avvocato, 2210.
Cavallaro, G. (fu Simone), 63, 150, 128, 216, 226 Donatuti, avvocato, 221n. Giambruno, avvocato, 221n.
1 55, 1 5 6 , 18 4, 185, 22 5, 2 5 1 Di Bella, S., 166. Drago, fratelli, 82n. Giambruno, S., 59
G., 176 177, 225, 252
- Cavlro, . Di Benedetto, L., 172, 173, 174 Giarrizzo, G., 51 n.
Cavallaro, Salvatore, 196, 225 Di Giovanni, famiglia, 127 Fabrizi, G., 41n. Gioia, V., 66
Cavallaro, Simone, 149-150, 152, Di Giovanni, I., 158 Fabrizi, N., 23 Giordano, N., 47n.
1 53, 16o, 176 e n., 184, 195, Di Girolamo, P., 124 Faraci, A., 4o Gorgone, A., 26o
196, 197, 2210., 222, 22 3, 22 4, Di Gregorio, fratelli, 158, 223, 224 . Faraone, fratelli, 153 Gorgone, P., 196, 22rn., 225, 226,
225, 226, 235 Di Gregorio, G. 185, 187 228n.
Faraone, S., 146, 152
Cavour, conte di, 17 e n. Di Gregorio, M., 140, 158, 159, Farini, L. C., 17 Govone, generale, 21
Celesia, arcivescovo di Palermo, 46, 162, 22,n., 228n. Ferdinando II, re delle due Sicllie, Granato, G., 69
49, 9 2 , 238 Di Gregorio, P., 151, 160, 221n., 22n., 35 Grispo, R., 73n.
Celona, A., 139 228n. Ferrara, G., 52 n. Gualterio, prefetto di Palermo, 25,
Chiaja, giudice istruttore, 179, 183, Di Gristina, M., 247 Ferraro, S., 245 26, 97, 118, 191
1 91, 1 9 2 , 1 93, 1 95, 1 97, 227 Di Liberto, B., 115, 116 e n., 117 Ferrigno, G. 22n. Guardione, F., 38n.
Cicero, bandito, 231 Di Liberto, G., 115 Figlia, avvocato, 221n. Guglielmo, re normanno, 33
Cicognani, P., 217, 218, 229, 233, Di Liberto, N., 115, 238 Filippone, A., 95, 104, Gullo, M., 206
105, 109,
2 34, 2 3 6 , 2 37, 2 4 6 , 2 5 1-2 5 6 , Di Liberto, P., 56, 57, 62, 63, 64, 65 110, 112, 113, 11 4, 122, 124,
259, 261 e n., 7o, 113-123, 1 5o, 1 55, 1 5 6 , 22 4, 2 5 2 , 2 54 Hillebrand, K., 138n.
Clemente xlv, Papa, 35 158, 159, 162, 164, 166, 176, Fiume, G., 23n. Huillard Breholles, J. L., 34n.
Colletta, G., 108 1 77, 18 7, 1 95, 1 96, 1 97, 202, Floreno, G., 3on., 47n., 75n.
Corleo, S., 13, 35 e n., 37n. 219, 222, 223, 22 4, 22 5, 22 7, Florio, I., 208 Iachello, E., 14n., 95n., 128n.
Corte, C., 212, 224, 226, 230, 231, 233, 240 e n., 241, 2 43, 2 44, Forte, G., 141, 148, 153, 161, 169, Incontrera, F., 200
232 25o, 252 Inghilleri, C., 115, 118, 128, 172,
170, 178, 181, 187, 191, 192,
Crisafulli, A., 49, 5o, 92, 238, 239, Di Liberto, Salvatore (fu Pietro), 222, 229 174, 175 e n., 21 7, 2 59
24on., 242n, 2 47 Inghilleri, G., 216, 226, 235, 236,
1 5 1 , 2 41, 2 47, 26o Fortuzzi, prefetto di Caltanissetta,
Crispi, F., 211, 212, 238n. Di Liberto, Salvatore (giardiniere), 251
83
Croce, B., 136n. 44 Foscolo, marchese, 141 Innocenzo III, Papa, 34n.

278
279
Minghetti, M., 19, 72, 73, 75, 76, Palmeri, G., 157, 169, 179, r8on.,
Interdonato, G., 25 Mangano Pulvirenti, G., 190 e n.
8o, 84, 86, 131, 135, 172, 206 192, 224, 227, 229
Intravaia, B., 68-70 Maniscalco, capo della polizia bor-
Mirabelli, procuratore generale, 250 Palmeri, M., 179, 18o e n.
Intreccialagli, arcivescovo di Mon- bonica, 83
Mirto Seggio, P., III, 127, 128, Palmeri, marchese, 261
reale, 239n. Mannino, G., 158
129, 156, 173, 202, 214, 216, Palmeri, N., i8on.
Marchese, F., 67-71, 115, 118, 121,
217, 219 e n., 2 33, 2 34, 2 35, Palmeri, P., 39, 4 2 , 43, 45, 46 , 65,
Jacini, S., 17 158, 159 .
236, 244 e n., 261 66n., 99, Io1, 102, 103, 104,
Marino, G. C., 87n., 134n.
Mirto, G., 216, 235, 236. 1o8, 140, 1410., 147-149, 152,
La Ferla, G., 1 45 Marino, I., 2orn.
La Fiura, G., 34n., 258n. Marino, R., 159, 203 Mirto, P., 2 47, 2 49. 153, 1 54, 1 57, 161, 168-171,
Mirto, S., 226, 238 179, 18o e n., 192, 193, 201,
La Fiura, S., 140, 159 Marino, S., 104, 159, 183, 198, 200-
Modica, G., 59 222, 22 3, 22 9, 255, 261, 262
La Mancia, R., 203 203, 218, 220, 221 e n., 228
La Venia, G., 159, 160, 2210., 222, Modica, M., 245 Papardi, G., 46, 47 e 0., 49, 50 e n.,
Marinuzzi, avvocato, 2 53, 2 55, 2 5 6
223, 228n., 2 54 Marongiu,G.13
Modica, M., giardiniere, 215. 64, 93 e n., 2 3 8 , 2 39, 241, 242n.,
Lanza, G., 29, 72 Modica, M., guardiano delle acque, 2 47
Martines, A., 48n., 93, 2 44
6o, 2 45 Parenti, ispettore di p. s., 141
Leone, A., 82, 1510, 190, 205, 226 Martines, archivista della Mensa ari -
Leone, banda, 137, 188, 189, 205, Morena, C., 33n., 210 e n., 211, Parisi, A., 211
vescovile di Monreale, 239
230, 251 Parisi, P., 200, 203
206, 231 Masi, comandante generale della di-
Lepre, P., Io, Mortillaro, V., 53n. Passafiume, brigante, 231
visione militare di Palermo, 102
Muzzini, G., 159n. Passerin D'Entrèves, E., 17n.
Leto Saputo, A., 45, 98, 127, 226 Massaro, D., bandito, 8o
Leto, S., 247 Paternostro, commissario inchiesta
Matranga, famiglia, 203 e n.
Nasca, avvocato, 22in. Bonfadini, ,4
Leto, vicepretore, 2 54 Mazzini, G., 24n., 2 5, 2 9, 179, 201
Naselli, arcivescovo di Palermo, 46 Pensabene, marchese, 59
Lipari, G., 159 e n.
Naselli, conte, 59. Pensato, famiglia, 127
Lo Biundo, S., 100 Medici, G., 23, 25, 26, 29, 30, 31,
Negri, delegato p. s., 104, 109, 154, Pensato, G. B., 98
Lo Cicero, R., 158 4 1 , 44, 73, 82, 88, Io', 102, 227
159, 223, 252. Petrigno, F., 107
Lo Monaco Aprile, M., 37n. Merlo, bandito, 190
Nicolosi, brigante, 2 35 Pezzino, P., 210., 133n., 134n., 2o3n.
Lo Piccolo, F., 53n. Messineo, avvocato, 22In.
Nicotera, G., 131, 134n., 172, Pinna, questore, 39, '18
Lo Piccolo, V., 105. Mezzapelle, R., 160
189, 190, 206, 208, 209, 211, Pio vii, Papa, 35
Lo Verde, F., 44 Miceli, B., 66, 68, 158, 16o, 187,
230 Pio Ix, Papa, 47, 218
Lombardi, A., 82 22In., 228n, 256
Nobile, bandito, 190, 226 Pizzo, B., 159
Lombardi, avvocato, 2 55 Miceli, fratelli, 66, 70, 114, 120,
Nocera, C., i65 Pizzo, S., 162, 2210., 223, 225, 228n.
Lucifora, avvocato, 221n. 1 55, 1 5 6 , 1 59, 160, 161, 162,
Nocera, G., 146, 160 Plaja, banda, 231, 232
Lupo, S., 37n., sin., 85n., 97n., 164, 166, 167, 176, 184, 186,
Notarbartolo, E., 92, 208. Pontieri, E., 22n.
loin., 156n., Zorn. 187, 188, 194, 197, 198, 199,
Noto, brigante, 235 Procacci, G., 87n.
Luzzatto, G., i in. 200, 221, 222, 223, 224, 225,
Novacco, D., Son. Procida, S., 187
226, 227, 228, 252, 255, 259 Provenzano, famiglia, 203 e n.
Macaluso, G., 127 Miceli, P., 66 e n., 68, 151, 1 55,
Orestano, L., 167 Pucci, avvocato, 2 54
Madonia, A., 160 158, 159, 160, 187, 2210., 226n.,
Orlando Venuti, S., 116, 121, 140, Puglia, 33, 94, 221, 238, 239, 240,
Madonia, G., 202 228n., 256, 260, 261
167 e n., 252, 253, 2 54 2 4 1 , 2 45, 246, 26o
Maggiore Perni, F., 173n. Miceli, S., 96, 97
Orsatti, N., 42 Pugliese, bandito, 89
Majorana-Calatabiano, S., 131 Miceli, T., 187 Pupella, D., 113, 114, 127
Malusardi, A., 134n., 165, 190, 191, Milazzo, M. G., 224
Pagano, G., 136n., 142n.
1 93, 1 94, 199, 200, 202, 203- Millunzi, G., 4on. Ragionieri, E., 138n.
211, 224, 226, 231, 232, 25o Minasola, da Pioppo, 227 Pallavicini, generale, 224, 230
Palmeri di Nicasio, famiglia, i 8on. Ranchibile, conte, 226
Mammina, G., 112, 159 Minasola, G., 65
28 1
280
Randazzo, bandito, 205, 206, 231 Santagostino, A. 14r 1 53 , 192, 1 94 ,
, , Spinnato, Saverio, 158, 185, 221n., Vaglica, S., 113
Rasponi, G., 31n., 75-84, 88, 119, 251 222, 223, 224, 228n. Vaglica, V., 226
12 5, 1 34, 1 35, 1 3 6 , 1 37, 1 3 8 , Santino, U., 16n., 61n., 258n. Stabile, F. M., 47n. Valvo, bandito, r51n., 231
149, 152, 206, 236 Sapienza P., 165 Strano, S., 158, 160, 194, 221n., Varnara, delegato di p. s., 220,
Rastelli, 85, 86n., ioin., 119, 120, Saputo, S., 183, 1 95 223, 224, 225, 228, 2 54, 2 5 6 221n., 223, 226, 228
133 e n., 140, 141, 178, 180, 192 Savoja, N., 110-123, 223, 252 Venturella, G., 2 45
Reins, brigante, 23o Scarlata, F., 48, 49 e n., 55n., 61, Tajani, D., 100, moi e n., 102, Virzi, reggente questura di Palermo,
Renda, F., 9on., 134n. 93n., 238 e n., 2 39, 2 4 1 , 2 43, 199n., 201 e n., 2 55, 2 5 6 103, 104n.
Renzi, S., 242, 248 2 44 e n., 2 45, 260 Termini, S., 100, 101 e n. Vittorio Emanuele ii, re d'Italia, 17,
Riccina, D., 160 Scarpello, B., 124 Termini, V., 185, 22M., 227, 228n. 218
Rinaldi, A., 82 Schirò, G., 36n, 48n, 239n. Terrasi, N., 68, 7o
Rinaldi, banda, 119, 137, 138, 231 Sciascia, L., ern. Terzo, A., 113 Wallerstein, I., 95n.
Riolo, Giorgio, 160 Scichilone, G., 19n. 2on., 24n., 26n.,
, Testa, F., 37, 53, 59, 248
Riolo, Giovanni, 65, 103, 106, 107, 3m., 39n., 4m., 47n., 93n., 97n. Torelli, prefetto di Palermo, 39n.,
I20, 160, 167, 185, 222, 223, Scifo, A., 37n. rob, 191
Zallegra, F., 14o
252 Sciortino, A., 158, 164, 183, 197 Torrearsa, marchese di, 135, 208
Zanardelli, G., 131, 212, 230

Rio1o, S., 107 Sciortino, Giacomo, 218 Tortorici, barone, zo i n. Zerbo, B., 113
Rizzuto, avvocato, 221n. Sciortino, Giuseppe, 2 i8 Traina, G., 66n. Zerbo, oste, 196
Rocca, bandito, 231 Sciortino, S., 62, 247 Trifirò, frate lli, 104 e n., 167, 235 Zini, L., 1 34, 1 35,1 3 6 , 1 37 -1 4 0 ,
Rocca, V., 82 Segreto, G., 199, 200, 22111., 227, 142, 151, 152, 169, 172, 175n.,
Trifirò, I., 197
Romano, A., 1 45 228n. 189, 190, 203, 205, 206, 209,
Turiello, P., 208n.
Romano, F., 22m., 228n. Segreto, S., 22in., 228 Turrisi Colonna, barone, 8o e n., 85, 231
Romano, fratelli, 227 Sella, Q., 72 138 Zuccarello, G. (detto Ustica Bona-
Romano, G. B., 185 Sereni, E., 18n., 28n., 13m. Turrisi Colonna, N., 24, 25 e n. ventura), 20 0, 221n., 228n.
Romano, I., 22in., 228n, Sinatra, Giovanbattista, 184 Tusa, F., 158 Zucco, avvocato, 22 1 n.
Romanotto, F., 199, 200 Sinatra, Giuseppe, 108
Romeo, G., 105 Sinatra, N., 151, 160
Romeo, R., 17n., 2m., 24n., 37n. Sinatra, P., 150, 16o.
Rose, J., 188, 189, 203 Sinatra, V., 159, 221n., 223, 225,
Rossello, A., 146, 160, 228 228, 2 54
Russo, N., iorn., 201n. Soldano, D., 149n., 184
Sonnino, S., 132
S. Antimo, principe di, 202 Soragni, A.,73, 88, 89, 92, coin.,
Sajeva, banda, 231, 232 118, 125, 126
Salamone, G., 150 Sorrentino, C., 112
Salerno, A., 158 Spadaro, frate benedettino, 39
Salerno, Giovanni, 99, 2 54 Sparacio, figlio del sindaco di Prizzi,
Salerno, Giuseppe, 184, 185, 2 23, 235 23o, 231
Salerno, P., 149, 151, 184, 224, 225, Spina, Presidente della Corte, 252
2 35 Spinella, S., 140, 158, 159.
Salpietra, bandito, 205, 231 Spinnato, Salvatore (rapito nel 1870),
Sangiorgi, A., 89n., 91n., 92n., 44.
Sangiorgi, E., 97 e n. Spinnato, Salvatore (latitante), 199,
Sangiorgio, A., 226 200

282
2 83
Questo volume è stato stampato La diagonale
su carta Grifo vergata
delle Cartiere Miliani di Fabriano
nel mese di aprile 2000.

Stampa: Officine Grafiche Riunite, Palermo


Legatura: LE.I.MA. s.r.i., Palermo

1 Gilbert Keith Chesterton. Il hello del brutto


2 Luciano Canfora. La sentenza. Concetto Marchesi e Giovanni Gentile
3 Ludovico Antonio Muratori. Il cristianesimo fe lice nelle missioni dei padri della Com-
pagnia di Gesù nel Paraguai
4 Charles-Joseph de Ligne. I giardini di Beloeil
5 Francis Scott Fitzgerald. La crociera del Rottame Vagante
6 Gesualdo Bufalino. Cere perse
7 Mary McCarthy. Il romanzo e le idee
8 Simone Candela. I Florio
9 Ludovico Maria Sinistrari. Demonialità
10 Firmiano Arantes Lana, Luiz Gomes Lana. Il Ventre dell'Universo
11 Jeanne des Anges. Storia della mia possessione
12 Denis Diderot. Saggio sui regni di Claudio e Nerone, e sui costumi e gli scritti di
Seneca
13 Giuseppe Scaraffia. La donna fatale
14 Rabindranath Tagore. Oltre il ricordo
15 Lapo Rinieri de' Rocchi, Giannantonio Stegagno. Storia di Giulia
16 Un tocco di classico
17 Andrea Vitello. Giuseppe Tomasi di Lampedusa
18 Mario de SA-Carneiro. La confessione di Lùcio
19 Maria Savinio. Con Savinio
20 Silvio D'Arzo. Contea inglese
21 Flavio Filostrato. Vite dei sofisti
22 Lidia Storoni Mazzolani. Sant'Agostino e i pagani
23 Robert Louis Stevenson. L'isola del romanzo
24 Giuseppe Scaraffia. Infanzia
25 Gesualdo Bufalino. La luce e il lutto
26 Charles Baudelaire. Per Poe
27 Virgilio Lilli. Racconti di una guerra
28 Charles-Pinot Dodos. Memorie segrete su lla Reggenza
29 Thomas Browne. Religio Medici
30 Franco Venturi. Giovinezza di Diderot
31 Rossana Bossaglia. Il giglio, l'iris, la rosa
32 Paul Fréart de Chantelou. Viaggio del Cavalier Bernini in Francia
33 Bernardino de Sahagún. Il libro dei destini
34 Michele Psello. Le opere dei demoni
35 James Boswell. Viaggio in Corsica
36 Vasilij Kamenskij. Il cammino di un entusiasta
37 Benjamin da Tudela. Libro di viaggi
38 Washington Irving. Storie di briganti italiani
39 Alberto Savinio. Souvenirs

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Amelia Crisantino

Della segreta e operosa associazione


Una setta all'origine della mafia

is

ISBN 88-389-1576-8

9 788838 91 5765 Sellerio editore Palermo