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Questione della lingua

Con questione della lingua, si indica una disputa di ca- cio lingua convenzionale creata articialmente perfet-
rattere sociale in ambito letterario, che ebbe la sua fase ta. Tuttavia il volgare d'Italia, suddiviso al suo interno in
pi acuta agli inizi del Cinquecento e che si protrasse con quattordici principali ripartizioni dialettali, aveva merita-
alterne vicende almeno no ad Alessandro Manzoni. Ver- to, grazie alla Scuola poetica siciliana, di elevarsi all'uso
teva sul problema di quale lingua utilizzare nella penisola scritto. Restava per aperto il problema sulla conforma-
italiana. zione di quel volgare illustre che secondo Dante avrebbe
dovuto avvalersi del concorso di tutti i dialetti d'Italia.
interessante osservare che Dante nella propria opera
1 Dal De vulgari eloquentia di Dan- letteraria non tent di inventare un volgare pan italiano,
bens utilizz il nativo orentino, pur criticando a livello
te al dibattito cinquecentesco teorico il toscano: "... si tuscanas examinemus loquelas ...
non restat in dubio quin aliud sit vulgare quod querimus
quam quod actingit populus Tuscanorum", cio se esami-
niamo le parlate toscane ... non c' dubbio che altro sia il
volgare che cerchiamo rispetto a ci cui attinge il popolo
toscano.[2]
Si possono citare, fra i tratti non pan italiani del orentino
di quel tempo:

il condizionale di tipo canterei rispetto a cantaria;[3]


la prima persona del presente indicativo unica-
ta con il congiuntivo: parliamo, viviamo, niamo
(< -eamus, etc..), rispetto all'analogico: *parlamo,
*vivemo, *nimo (< -amus, ecc.).[4]

Tuttavia, nel corso del Quattrocento si perse memoria del


De Vulgari, che sopravviveva in pochissimi esemplari.
Quando nel 1529 Gian Giorgio Trissino lo ripropose in
una sua traduzione alla pubblica opinione molti sostenne-
ro che Dante non avrebbe mai potuto scrivere tale opera,
accusando il Trissino di misticazione. Nel frattempo la
questione si era riaperta e sviluppata per altre vie grazie
all'aermarsi del volgare toscano. Per la scelta di quale
lingua utilizzare per la penisola italiana si cominciaro-
Tiziano, Ritratto di Pietro Bembo (1539) Washington, National no a formare tre correnti ognuna delle quali sosteneva un
Gallery of Art volgare diverso:

L'origine del dibattito pu ricercarsi nel De vulgari elo-


la corrente detta cortigiana sosteneva di dover usare
quentia di Dante, dove si riprendeva l'allora comunemen-
la lingua parlata nelle corti
te accettata teoria della monogenesi di tutte le lingue del
mondo (che sarebbero derivate dall'idioma di Adamo: la corrente orentina sosteneva di dover usare il vol-
l'ebraico, la lingua delle Sacre Scritture) e si identica- gare orentino reso pubblico da Dante, Petrarca e
va la lingua volgare con lo sviluppo delle variet plebee Boccaccio
locali gi parlate nell'antichit a seguito dell'episodio del-
la Torre di Babele[1] in cui Dio avrebbe punito gli uomini la corrente arcaizzante sosteneva di dover prendere
facendo s che le lingue da essi parlate si dierenziassero le parole pi eleganti dai diversi volgari
tra loro. Il latino, lingua d'uso internazionale, allora gene-
ralmente adoperata nelle scritture e nei discorsi uciali, In pieno Umanesimo la questione della lingua si fece pi
era denito da Dante come gramatica per antonomasia, accesa, anche in conseguenza dell'avvento della stampa,

1
2 4 SCHEMA CRONOLOGICO DELLA QUESTIONE DELLA LINGUA

la quale rendeva necessaria, ovviamente, la presenza di 4 Schema cronologico della que-


una norma coerente e omogenea a livello nazionale. A
quel tempo Venezia era la capitale europea dell'editoria,
stione della lingua
in contrasto con Firenze. Fu proprio da queste due cit-
t che nacquero le due maggiori scuole di pensiero, 4.1 Trecento
Veneta e Toscana: la prima aermava il suo predomi-
nio a livello europeo nell'editoria e quindi nella comuni- Dante Alighieri, De vulgari eloquentia (1303-04).
cazione, la seconda rivendicava la cittadinanza dei gran-
di letterati trasformatori della lingua (Dante, Petrarca, Trattato in latino incompiuto, misconosciuto
Boccaccio). Sempre al modello orentino, ma a quel- no al Cinquecento. Tradotto in italiano (e dif-
lo contemporaneo, si ispirava la posizione espressa da fuso) da Gian Giorgio Trissino nel 1529. Ri-
Niccol Machiavelli nel Discorso o dialogo intorno alla cerca di un volgare illustre per la lingua poe-
nostra lingua. tica. Dante individua 14 dialetti (7 a destra e
7 a sinistra degli Appennini), alcuni dei qua-
li sono vivamente criticati (come il friulano, il
milanese o il romanesco e lo stesso orentino
di poeti come Bonagiunta e Guittone, rimasti
2 L'aermazione del modello bem- troppo municipali), altri giudicati pi positi-
biano vamente (come il siciliano dei poeti federiciani
e il bolognese del Guinizelli, che sono riusciti
ad allontanare, con scelte linguistiche ranate,
Punto di svolta rappresent la pubblicazione delle Pro- la lingua poetica dal parlato dialettale). Nessu-
se della volgar lingua di Pietro Bembo, il quale seppur no dei 14 dialetti tuttavia ritenuto degno di
veneziano di nascita, propose come lingua il toscano tre- incarnare il volgare illustre, cardinale, aulico e
centesco, lingua letteraria per eccellenza, punto di comu- curiale ricercato, che pu essere elaborato so-
nicazione tra gli autori del passato e i posteri. Nel ter- lo nell'ambito di un corte ideale nella quale
zo libro del suo trattato egli redasse una vera e propria si uniscano idealmente tutti i letterati italiani,
grammatica del toscano letterario, fondato essenzialmen- portando i contributi migliori dal loro singolo
te sull'uso dei grandi autori trecenteschi: Dante, ma so- dialetto.
prattutto Boccaccio e Petrarca, di cui Bembo possedeva
tra l'altro l'autografo del Canzoniere.
4.2 Quattrocento
La questione si risolse di fatto con l'aermazione del mo-
dello bembiano, e quindi con la sanzione della lingua let- Leon Battista Alberti, Proemio al Libro III del
teraria toscana. Dante venne escluso dal canone degli au- dialogo Della famiglia (1437)
tori che facevano testo in materia di lingua in quanto il
lessico del poeta era pi vasto e meno riapplicabile; egli,
Rivalutazione del volgare dopo la sua svalu-
inoltre, utilizzava vocaboli ora di livello alto ora di livel-
tazione da parte dell'Umanesimo latino tre-
lo basso ( noto che nella Divina Commedia compare, ad
quattrocentesco. Si basa sul orentino colto
esempio, la parola cul).
dell'epoca. Alberti organizza una gara di poesia
volgare, il Certame coronario (1441).

Una delle opere pi importanti di Leon Battista Alberti


3 Il dibattito nel Settecento e per la promozione del volgare fu La Grammatichetta.

nell'Ottocento Epistola che accompagna la Silloge Aragonese, rac-


colta di poesia toscana inviata da Lorenzo de' Me-
Il dibattito sulla questione della lingua non si limita tutta- dici a Federico d'Aragona, erede al trono di Napoli
via al solo sec. XVI, ma prosegue no al Novecento, con (1477).
momenti di particolare vivacit nel Settecento illuminista
e nell'Ottocento, soprattutto all'inizio del secolo, e dopo L'Epistola attribuita a Poliziano. Nell'ambito
l'unicazione politica italiana, quando Manzoni rese pub- del circolo letterario che si sviluppa attorno a
blica la Relazione richiestagli dal ministro dell'Istruzione Lorenzo de' Medici avviene una rivalutazione
Broglio, nella quale si suggerivano metodi e strumenti per del volgare, fondata soprattutto sull'esaltazione
unicare la lingua nel Regno da poco costituito[5] . Questo della grande tradizione letteraria orentina. In
intervento di Manzoni riaccese il dibattito, che prosegu questi decenni il toscano letterario si aer-
con il linguista Graziadio Isaia Ascoli, e con il losofo ma prepotentemente fuori dalla Toscana, come
Benedetto Croce[6] . testimonia la revisione linguistica che Jacopo
4.5 Settecento 3

Sannazaro, operante presso la corte aragonese tra 1591 e 1595, seguendo le indicazioni del
di Napoli fece della sua Arcadia nel passaggio Salviati. Vi trionfa il modello del orentino let-
dalla prima (1484-86) alla seconda redazione terario trecentesco indicato dal Bembo; tra gli
(1500 ca.) dell'opera. scrittori del Cinquecento sono citati esclusiva-
mente coloro che hanno seguito tale modello
(Ariosto, Bembo, Della Casa etc.; il Tasso
4.3 Cinquecento escluso ed accettato solo nella III edizione).

Pietro Bembo, Prose della volgar lingua (1525)


4.5 Settecento
Viene ssato il primato dei grandi scrittori o-
rentini trecenteschi (le tre corone": Dante, Pe- Esce la IV edizione del Vocabolario della Crusca
trarca e Boccaccio). Sono proposti i modelli (1729-1738).
del Petrarca per la lingua poetica e del Boc- Violente reazioni illuministiche all'autorit dalla
caccio per la prosa. Dante svalutato per il suo Crusca, in particolare da parte degli intellettuali gra-
forte pluristilismo. vitanti attorno al Ca" (1764-66), giornale su cui
scrivono i fratelli Pietro e Alessandro Verri e Cesare
Gian Giorgio Trissino, Il Castellano (1529) e Beccaria, e da parte di Giuseppe Baretti (Discours
Baldassar Castiglione, Il Cortegiano (1528) sur Shakespeare et sur monsieur de Voltaire, 1777).
Nuovi modelli linguistici sono i pensatori inglesi
Ripresa parziale della proposta dantesca. Ri- e francesi. Necessit di una lingua meno pesan-
cerca di una lingua per l'uomo di corte del te che si presti meglio alla comunicazione delle
tempo, lontana dal orentinismo letterario del idee. Apertura illimitata (soprattutto da parte degli
Bembo. Proposta di una lingua mista, mlan- intellettuali del Ca) ai forestierismi.
ge delle lingue parlate nelle corti italiane del
Melchiorre Cesarotti, Saggio sopra la lingua ita-
tempo.
liana (1785) poi Saggio sulla losoa delle lingue
applicato alla lingua italiana (1800)
Niccol Machiavelli, Discorso della nostra lingua
(1524?); Pier Francesco Giambullari, De la lingua
Posizione leggermente pi moderata delle pre-
che si parla et scrive a Firenze (circa 1552)
cedenti, ma si sottolinea comunque il princi-
pio della necessaria evoluzione della lingua, per
Posizione orentinista": si aerma la supre- cui si apre all'uso dei forestierismi, in particola-
mazia della lingua orentina dell'uso vivo del- re dei francesismi, legittimato dalla supremazia
le persone colte del tempo contro la proposta culturale francese dell'epoca.
arcaizzante del Bembo.

Benedetto Varchi, curatore dell'edizione orentina 4.6 Ottocento


delle Prose della volgar lingua del Bembo (1549) e
autore del dialogo L'Hercolano (elaborato tra 1560 Antonio Cesari, Dissertazione sopra lo stato presente
e 1565 e pubblicato postumo nel 1570). della lingua italiana (1809)

La sua posizione denita purismo": mo-


Fa da mediatore tra le posizioni orentiniste
dello della lingua toscana del Trecento, con
dei precedenti e quelle bembiane. Favorisce la
particolare attenzione al linguaggio semplice
ricezione della proposta bembiana a Firenze,
della piet popolare. Il Cesari cura la ristam-
dove nel 1582 viene fondata l'Accademia della
pa veronese della IV edizione del Vocabola-
Crusca.
rio della Crusca, corredata da numerose Giunte
(pubblicata tra 1806 e 1811 e detta la Crusca
4.4 Seicento veronese).

Vocabolario della Crusca: I edizione 1612, II Vincenzo Monti, Proposta di alcune correzioni ed
edizione 1623, III edizione 1691 aggiunte al Vocabolario della Crusca (1817-26)

Ispirato nella sua prima edizione soprattutto Feroce opposizione classicista al purismo.
dall'attivit letteraria e lologica di Leonardo Riuto del modello toscano arcaizzante e pro-
Salviati. Spoglio degli autori da citare nel Vo- posta di una lingua comune mondata degli ar-
cabolario eettuato da un gruppo che lavor caismi e de' vani fronzoli, arricchita e pronta
4 8 COLLEGAMENTI ESTERNI

a sempre pi arricchirsi dei termini scientici [2] Alagherius, Dantes (Dante Alighieri), De vulgari eloquen-
e delle buone novit messe innanzi da scrittori tia, Liber XIII, 4.
anche non toscani, docile strumento al pensiero
[3] Rohlfs, Gerhard (1970) Grammatica storica della lingua
vivo ed operoso. italiana e dei suoi dialetti, in 3 volumi: Fonetica. Morfo-
logia. Sintassi e formazione delle Parole, Einaudi, Torino,
Alessandro Manzoni, revisione linguistica dei Pro- 1966-69, Sezioni 593, 597: Dante stesso usava entrambe
messi Sposi (Ia ediz. 1827; IIa ediz. 1840); relazione le forme, ma con preferenza per quella orentina: sarei.
Dell'Unit della lingua (1868) [4] Ivi, Sezione 530. Dante stesso usava talvolta la forma
analogica: vivemo.
Modello della lingua parlata dai orentini colti
[5] ( Alessandro Manzoni, Dellunit della lingua e dei mez-
del tempo. Nella sua relazione del 1868, solle-
zi di dionderla - Edizione critica del ms. Varia 30 della
citata dal ministro dell'Istruzione Emilio Bro- Biblioteca Reale di Torino a cura di C. Marazzini e L. Ma-
glio, Manzoni propone l'impiego massiccio di coni, con due note di G. Giacobello Bernard e F. Malaguz-
maestri toscani nelle scuole, viaggi in Toscana zi, Dellunit della lingua e dei mezzi di dionderla, Ca-
per gli studenti e la redazione di un vocabo- stel Guelfo di Bologna, Imago - Societ Dante Alighieri,
lario della lingua orentina del tempo. Questo 2011.)
vocabolario redatto e pubblicato tra 1870 e
[6] C. Marazzini, Da Dante alla lingua selvaggia. Sette seco-
1897 col titolo di Novo vocabolario della lin-
li di dibattiti sull'italiano, Roma, Carocci, 1999; M. Vi-
gua italiana secondo l'uso di Firenze, a cura
tale, La questione della lingua, Nuova edizione, Palermo,
di Giovan Battista Giorgini (genero di Manzo- Palumbo, 1978.
ni) ed Emilio Broglio. Vocabolario che non ha
tuttavia grande successo.
6 Bibliograa
Graziadio Isaia Ascoli, Proemio (1872)
all'Archivio Glottologico Italiano
Antonio Carrannante, Carlo Cattaneo e Carlo Ten-
ca di fronte alle teorie linguistiche del Manzoni,
Vivace critica alla proposta manzoniana, che Giornale storico della letteratura italiana, fasc.
pretende di imporre dall'alto l'unit linguistica. 486,1977, pp.213-237.
La questione della lingua legata ai problemi
sociali: si sottolinea in particolare l'importanza Antonio Carrannante, Le discussioni sulla lin-
della lotta contro l'analfabetismo. gua italiana nella prima met del Novecento,
Belfagor, 30 novembre 1978, pp. 621-634.
Emilio Broglio, Giovan Battista Giorgini, Novo
vocabolario della lingua italiana secondo l'uso di
Firenze, (1870) 7 Voci correlate
Pietro Bembo
Vocabolario commissionato dal ministero della
pubblica istruzione Umanesimo

Lingua volgare
4.7 Novecento Koin lombardo-veneta
Vari fattori socio-economici favoriscono De vulgari eloquentia
l'omogeneizzazione linguistica e comportano
l'arretramento progressivo delle parlate dialettali: Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua
la scuola; le migrazioni interne (dal Sud verso il
Accademia della Crusca
Nord) e verso l'estero; l'amministrazione; il servizio
militare obbligatorio; i mass media (in particolare,
nella seconda met del secolo, la televisione).
8 Collegamenti esterni
Questione della lingua, in Thesaurus del Nuovo
5 Note soggettario, BNCF, marzo 2013.

[1] Sul tema della torre di Babele nel De Vulgari Eloquentia di


Dante, si veda quest'intervista a Giorgio Stabile, compresa
nell'Enciclopedia multimediale delle scienze losoche.
5

9 Fonti per testo e immagini; autori; licenze


9.1 Testo
Questione della lingua Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Questione_della_lingua?oldid=86536085 Contributori: M7, Retaggio, Ares,
FlaBot, SunBot, Dans, Sailko, Pequod76, Luckyz, Pebbles, Phyk, Vituzzu, Cotton, Mau db, Marcol-it, 2diPikke, Pracchia-78, Guido-
mac, Luckas-bot, FrescoBot, AttoBot, Lawan Rean, L736E, Alletto, Dega180, Pfreni2510, ZroBot, LombardBeige, Atarubot, Pil56-bot,
Botcrux, Voluptas, KrisK4, Caelestinus, Addbot e Anonimo: 45

9.2 Immagini
File:Nuvola_apps_bookcase.svg Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a5/Nuvola_apps_bookcase.svg Licenza:
LGPL Contributori: Il codice sorgente di questo le SVG valido. Artista originale: Peter Kemp
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Licenza: LGPL Contributori: http://icon-king.com Artista originale: David Vignoni / ICON KING
File:Pietro_Bembo_-_Titian.jpg Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e9/Pietro_Bembo_-_Titian.jpg Licenza:
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originale: Tkgd2007

9.3 Licenza dell'opera


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