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La comunicazione come processo

Ines Grgurinovi prof. Magdalena Nigoevi


Complessit degli schemi e intensit della comunicazione

Distinguendo gli atti comunicativi a seconda della loro frequenza ( intensit diacronica), si
possono individuare i seguenti ambiti:
1.Comunicazione discreta o discontinua = comunicazione puntiforme, episodica, contingente
ed occasionale.
2. Comunicazione seriale= comunicazione reiterata, abituale.
3. Comunicazione continua= comunicazione routinizzata, modalit dei media radio- televisivi.

Segmetando invece l'estensione del flusso comunicativo, a seconda del numero e della qualit
dei soggetti coinvolti ( intensit sincronica), si possono distinguere tre tipi di comunicazione:
1. Comunicazione extrapersonale
2 Comunicazione intrapersonale
3. Comunicazione interpersonale

La comunicazione extrapersonale la forma pi generica, che ha luogo senza


partecipazione dell' uomo, ad esempio fra le due macchine. La comunicazione
intrapersonale comprende ci che avviene all' interno del soggetto: monologhi
interiori, riflessioni su se stessi o sulle relazioni con gli altri o con l' ambiente. La
comunicazione interpersonale, infine indica qualunque modo di comunicare fra due o pi
persone.
La comunicazione interpersonale pu essere a sua volta articolata in:
comunicazione binaria
comunicazione di gruppo
comunicazione globale ( estesa, almeno tendalziamente, alla societ nel suo complesso).

Il modello di comunicazione globale per antonomasia costituito dalle comunicazioni di


massa, che designano forme istituzionalizzate di produzione e divulgazione di messaggi
compiute su vasta scala e implicanti una notevole disvisione del lavoro nei processi
produttivi, nonch una complessa mediazione di apparati technologici.

Al di l della numerosit e della completezza degli elementi inclusi nel processo


comunicativo, un altro fattore discriminante, decisivo per la corrispondenza alle situazioni
sociali concrete, rappresentato dalla stessa struttura degli elementi chiamati in causa.

Il procedimento comunicativo

L' analisi di alcuni elementi comunicativi implica l' interpolazione tra i vari costituenti dell'
azione comunicativa e pone sempre in rilievo una forte dipendenza del ruolo dei singoli
elementi dalle condizioni dei contesti. possibile in linea teorica formulare, a partire dell'
enunciazione degli elementi costitutivi, una sommaria descrizione di un processo
comunicativo idealtipico.
La prima descrizione molto semplificata del processo comunicativo quella di Dante Larson (
1976): Produzione di contenuto simbolico da parte di un individuo, secondo un certo codice,
e previsione di utilizzo di tale contenuto da parte di altri, secondo lo stesso codice.
I digrammi di flusso

-Nella celeberrima relazione illustrata nello schema 4.2, la chiave dei processi di interazione
sociale cosiderata la relazione S> R ( Stimolo- Risposta). Qui, la comunicazione
concentrata sulla circolazione a senso unico dal soggetto comunicante ( o Condizionante) al
recettore passivo. La sigla IV ( Intervening Variables) denomina le variabili intervenienti,
cio tutti quei fattori presenti nella situazione comunicativa che favoriscono, ostacolano o
modificano la risposta al messaggio- stimolo.

-Due ingegnieri dei Bell Telephone Laboratories, Claude E. Shannon e Warren Weaver,
hanno sviluppato uno schema dove c' come supporto per una teoria matematica dell'
informazione applicabile ad una pluralit di situazione comunicative, sempre intese per
come trasferimento di informazione, sia che si tratti di esseri umani, di macchine o di altri
sistemi.
In un qualunque sistema comunicativo esiste una informazione iniziale o input che viene
codificata mediante appositi segnali( ad esempio, onde elettriche) e trasmessa al destinatario,
che ha il compito di decodificarla ossia di attribuire ai segnali il corrispondente significato. L'
informazione finale o output spesso non identica all' input iniziale perch durante il ciclo
operativo possono verificarsi interferenze ( rumore) che riducono, o modificano l'
intelligibilit del messaggio. Qui, l' elemento del feedback manca del tutto e risulta
drasticamente ridimensionato il ruolo che il ricevente pu esercitare sia sul messaggio che
sulla situazione comunicativa.

-Il modello semiotico. informazionale di Eco ( 1965) raffigurato nello schema 4. 4.


Il processo di codifica, sempre contraddistinto in qualche modo dalla necessit di rendere
oggettivo e resmissibile un fatto psichico, coinvolge un complesso numero di operazioni
emotive e cognitive, nel caso delle comunicazioni interpersonali, ed in pi una serie di
operazioni tecniche, produttive e comerciali, nel caso delle communicazioni di massa.

La contestualizzazione del processo comunicativo

-Il modello di Wilburn Schramm ( 1954) da una formulazione iniziale che addiritura ricalca lo
schema comunicativo- informazionale di Shannon e Weaver, si emancipa gradualmente dall'
aspetto puramente tecnico e giunge infine ad una piena comprensione della reciprocit e dell'
interdipendenza del ciclo comunicativo, pi attenta alle modalit sociali della comunicazione
di massa. Nei tre modelli che l' autore propone si precisa gradualmente il ruolo composito del
trasmittente e del ricevente, che diventano codificatore e decodificatore,
manifestando funzioni molto pi interattive di quelle consentite dall' essere considerate
semplici polarit del canale di trasmissione.

-Un altro modello particolarmente attento alle caractteristiche della ricezione del messaggio
quello suggerito da Gerbner (1956), nel quale, oltre alle ampie consonanze con gli approcci
semiologici, si rilevano molteplici esiti della ricerca sociopsicologica. Considerato che M
colui che risponde ad un evento E- e pu essere sia un uomo che una macchina ( microfono,
cinepresa ecc.)- Gerbner pone l' accento sulla grande variabilit della percezione rispetto all'
evento, sia da parte degli operatori ( Ei), sia da parte del ricevente ( SEi).

-Lo schema di Berlo ( 1960) si concentra sulle circostanze particolari che esercitano la loro
influenza su ciascuno degli elementi che strutturano il processo comunicativo.
La sigla SMCR ( Source, Message, Channel, Receiver) denuncia chiaramente il riferimento
agli elementi principali dello schema di Shannon e Weaver: fonte, messaggio, canale e
ricevente. Berlo propone uno sviluppo del modello in termini sociologici, rilevando l'
importanza della cultura e del sistema sociale in cui la comunicazione si svolge. Il modello nl
suo complesso suggerisce che alla base di un atto comunicativo riuscito si debbano porre
l'accordo fra le abilit della fonte e quelle del ricevente, cos come la sintonia delle attitudini
o dei valori sociali.

-Nel grafico proposto dalla psicolinguista Tatiana Slama- Cazacu, la dimensione sociale del
contesto include le relazioni di status e di ruolo dei partecipanti, le norme e le tradizioni
culturali operanti nell' ambiente in cui avviene la comunicazione.

Contesti sociali e contesti psicologici

Con la concezione proposta da Theodore M. Newcomb ( 1953), non soltanto inizia un altro
promettente filone nell' evoluzione, in senso circolare, della struttura troppo lineare dei
modelli comunicativi classici, ma si affacia altres nella teoria della comunicazione, in modo
significativo, la ricerca psicologica.
Partendo dalla constatazione che la tendenza all' equilibrio una caratteristica dei rapporti fra
le persone e del rapporto d'un individuo con se stesso, egli rilieva quell' orientamento
simmetrico che si sviluppa, nei cofronti di un terzo, fra due persone psicologicamente
vincolate e ne deduce che la comunicazione interpersonale destinata a corroborare gli
orientamenti simili tra i soggetti.
Funzione essenziale della comunicazione tra gli esseri umani, afferma Newcomb,
permettere a due o pi individui di mantenere contemporaneamente un orientamento verso se
stessi e verso gli oggetti della realt circostante.
- Dal modello ABX di Newcomb prende le mosse quello di Wesley e MacLean (1957),
sviluppandone le caratteristiche originali, ritagliate entro una cornice strettamente
psicologico- sociale, in modo da renderle pi adatte all'intero processo della comunicazione di
massa.

- I Riley inseriscono decisamente il processo di comunicazione all' interno del sistema sociale,
di cui ritenuto parte integrante. Sia l' emittente E che il ricevente R, durante il procedimento
di scambio del messaggio, sono influenzati dall' ordine sociale in cui sono inseriti. Tutti i
gruppi condividono un' interazione dinamica nella quale circolano messaggi pluridirezionali.
Finalmente, avviene il riconoscimento dell' importanza del feedback.

-Il modello di Dance ( 1967)- un ulteriore ed importante passo in avanti. In qualunque tipo di
modello circolare, pur raccogliendo positive evoluzioni rispetto a quelli lineari, la
comunicazione finisce per ritornare al punto da dove partita, mentre il concetto di elica, o di
spirale, da lui introdotto consente di conservare i vantaggi sia della retta che del cerchio, e di
eliminare contemporaneamente i rispettivi svantaggi.
Gli ultimi modelli

Le tre proposte teoriche: la comunicazione a mosaico di Becker, il modello di Andres,


Sttats e Bostrom e la comunicazione transazionale di Barnlund.
Il mosaico comunicativo di Becker implica l' idea che la gran parte degli atti comunicativi
mettono in connessione gli elementi del messaggio non soltanto con la situazione sociale
immediata, ma con altri elementi del contesto comunicativo: impressioni e comunicazioni
precedenti, mezzi di comunicazione in generale, commenti ecc.
Il modello di Anders, Staats e Bostrom sottolinea ancora una volta l' importanza dei fattori
contestuali e ambientali, nonch la natura interattiva del processo comunicativo. L' aspetto
circolare dello schema dimostra una ormai piena acquisizione della centralit dell' elemento
feedback, messo particolarmente in rilievo nelle modalit di risposta, il che peraltro
suggerisce una possibilit di applicazione quasi esclusivamente nei contesti interpersonali e in
chiave psicologica.
Il modello transazionale si presenta come una forma pi complessa di quello di WEsley e
Maclean. Barnlund indica tre gruppi di stimoli, fra loro interagenti: pubblici ( naturali e
artificali), privati ( provenienti dall' attivit interiore) e comportamentali( iniziati o controllati
dal comunicatore stesso).

La ricerca psicologica ha proposto un modello che supera la fase della definizione della
comunicazione interumana per indicare la tappa successiva sul come utilizzarla al fine di
migliorarne la qualit e di accrescere la consapevolezza degli interlocutori. Questo modello
viene chiamato finestra di Johari (1975)- dall' unione delle lettere iniziali dei nomi degli
autori, John Luft e Harry Lungham), che illustra i rapporti fra coscienza e consapevolezza
attraverso la bipolarizzazione tra ci che noto o ignoto a se stessi e ci che noto o ignoto
agli altri.
Si ottengono in questo modo quatro quadranti cui corrispondono diversi gradi di
consapevolezza e di coscienza esprimibili in un messaggio.
Un ultimo schema infine, a cavallo fra la pi aggiornata riflessione filosofica e la teoria
sociale, manifesta la sua attribuzione di libert all' ambito comunicativo nella sua stessa
adesione peliminare alla teoria dei gichi- modello di Schmidt.

Ci si pu porre la domanda: perche si comunica? Risultano almeno due serie di motivazioni,


riferibili in un caso all fonte- teorie della manipolazione e nell' altro al ricevente. teorie degli
uses and gratifications. Dalle teorie menzionate, ho individuato una, rappresentata dai svariati
elenchi da parte di studiosi diversi. Per esempio, Watson e Hill ne elencano sette,
generalmente considerate come primarie dalla letteratura corrente:
Strumentale (per perseguire od ottenere qualcosa)
Suasiva ( per covincere qualcuno)
Informativa ( per dare o ricevere informazioni)
Espressiva ( per esprimenre le proprie emozioni)
Sociale ( per risolvere un problema)
Di stimolo ( come risposta a qualcosa che interessa)
Relativa ai ruoli ( richiesta da determinate situazioni)