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Il Rinascimento nei Nebrodi: Domenico e Antonello Gagini


Il Rinascimento, com noto, quel movimento artistico culturale che
dal XV secolo ha portato in tutta Italia una nuova produzione
letteraria, artistica, filosofica e scientifica. Una produzione che
secondo molti intellettuali del tempo si riallacciava direttamente alla
classicit, bollando come epoca di mezzo il periodo precedente che
tuttavia aveva visto la nascita di unEuropa unita culturalmente in una
civilt che aveva visto fiorire una straordinaria produzione filosofica,
letteraria, artistica. Non si possono non ricordare a titolo di esempio la
Summa teologica, la Divina Commedia e le grandi cattedrali mai pi
eguagliate, esempi di come il medioevo non sia stato semplicemente
un periodo intermedio tra due civilt. Il Rinascimento si present
dunque come una rinascita della classicit nellarte, gli artisti non solo
imitavano i classici ma tendevano anche ad eguagliarli e superarli. Di
pari passo con quel movimento culturale che prende il nome di
Umanesimo luomo diveniva individuo e artefice del proprio destino;
in politica Machiavelli teorizzava la ragion di Stato col conseguente
distacco della morale dalla politica; nel pensiero appare il
neoplatonismo ed il moralismo neopagano tese a relegare la Chiesa,
S. Maria del Ges in S. Piero Patti
il soprannaturale ed i valori morali della religione in un secondo piano.
La trascendenza ed il rapporto con Dio che avevano caratterizzato
lepoca precedente vennero sostituiti da una visione antropocentrica e individualistica, individualismo che sar poi
alla base del distacco di Lutero dalla Chiesa con tutto quello che ne seguito. Contemporaneamente non vanno
nascosti gli sforzi per un Rinascimento cristiano che riusc a produrre una cultura di rilievo che and ad arricchire
la produzione artistica e letteria di questepoca.
Si tratta quindi di un epoca molto complessa, caratterizzata da un verso dalla rilettura della classicit e da un
tentativo di formare una nuova concezione delluomo, dallaltro verso questa nuova concezione delluomo va ad
inserirsi nellambito di una societ profondamente cristiana che lungi dallessere su un piano di discontinuit
dallepoca precedente in realt strettamente collegata ad essa.
Un dibattito storiografico si acceso su questa questione a partire dall800 fino ai giorni nostri, in unepoca che
aveva gi conosciuto la rivalutazione che del Rinascimento fecero gli illuministi e la svalutazione dei romantici. Ai
teorici della discontinuit, tra cui spicca pensatore svizzero Jacob Burckhard, si sono opposte le teorie di chi vede
la continuit storica da unepoca allaltra. Si vedano in tal senso soprattutto le teorie di Konrad Burdach, di alcuni
studiosi della scuola storiografica francese delle Annales e gli interessantissimi scritti di Etienne Gilson. Lidea che
emerge dai teorici della continuit una rivalutazione del medioevo, non pi visto come epoca oscurantista, ed
una retrodatazione dellUmanesimo e del Rinascimento, daltronde sempre difficile immaginare una cesura
netta nella storia e nel cambiamento di costumi e mentalit.
Firenze e Roma furono i centri da cui il movimento artistico del Rinascimento si diffuse dapprima in Italia e poi fino
alle periferie dEuropa. Arriv quindi anche nel meridione dItalia ed in Sicilia. Gi degli artisti toscani, carraresi e
lombardi avevano partecipato alla costruzione dellArco trionfale di Alfonso dAragona di Castel Nuovo a Napoli,
erano stati realizzati anche altri monumenti nella citt partenopea. Limpulso dato dalla costruzione dellArco
trionfale di Alfonso dAragona port nuove committenze agli artisti che si spostarono verso sud stabilendosi in
parte a Palermo e Messina. Si trattava per lo pi di scultori che per le loro competenze svolgevano anche la
funzione di fabricatores, cio architetti. Tra questi giunge a Palermo nel 1459 Domenico Gagini, appartenente ad
una famiglia di artisti e originario di Bissone sul Lago di Lugano, nel Canton Ticino. A Firenze dal 1440 al 1446 era
stato nella bottega di Filippo Brunelleschi nel periodo in cui si lavorava alla Cappella Pazzi ed era gi stato attivo
a Genova ed a Napoli nella costruzione del gi citato Arco trionfale a Castel Nuovo. A Palermo apre una bottega

che dopo la sua morte sar nelle mani del figlio Antonello e che produrr una grande quantit di opere darte,
sculture di arte sacra e funeraria che hanno ornato centinaia di chiese. Si pu dire che Domenico Gagini avvi
una vera e propria scuola avendo un influenza decisiva anche su altri scultori e portando alcune forme
rinascimentali in Sicilia. E vero che Domenico si inserisce in una corrente di arte toscana gi iniziatasi in Sicilia
nella pittura e nella scultura fin dai primi anni del 300, ma anche vero che lo scultore ticinese forma in Sicilia un
primo manierismo gaginesco (definizione di Maria Accascina) che rinsaldato da scultori carraresi e da figli e nipoti
giunge fino ad Antonello Gagini che intorno al 1520 inizier un secondo manierismo gaginesco. Domenico Gagini
quindi seppe introdurre delle forme rinascimentali nellintrigo degli eclettismi locali, creando una propria maniera
che influenz tutti gli scultori che vennero a contatto con lui.
Sui nebrodi Domenico Gagini ha lasciato diverse opere. A titolo di esempio saranno solo citate alcune,
considerando che alcune sono inedite e non sono ancora state studiate.
A Naso per la chiesa di S.Maria del Ges assieme agli aiuti della sua bottega realizza il monumento ad Artale
Cardona, morto nel 1477, figlio di quel Pietro che fu Camerlengo del regno aragonese.
Il monumento presenta ancora uno schema derivante da un gusto gotico ancora persistente di estrazione nordica
e catalana (che era ancor vivo a Messina dove aveva soggiornato, tra gli altri artisti, Baboccio da Piperno), sono
presenti le virt cardinali che fungono da cariatidi ed il corpo del defunto scolpito con il cagnolino ai piedi.
Nonostante questo schema tardo gotico tuttavia il sarcofago si vitalizza per una plastica rinascimentale e toscana
pi in sintonia con i tempi.
La scultura di Domenico Gagini appare quindi caratterizzata da forme salde e armoniose e da un gusto
rinascimentale.
Anche nei sarcofagi della famiglia Filangieri in S. Maria dellAiuto in S. Marco dAlunzio possibile riconoscere
lautore nella purezza dellovale raffigurante il defunto e nella finezza del modellato plastico.
Tra i figli di Domenico Gagini emerge Antonello che alla morte del padre eredita la bottega palermitana e pur
risiedendo a Messina e Palermo, produce molte opere per i Nebrodi dato che stipula talmente tanti contratti da
non riuscire a tener loro fede. Molte opere sono di collaborazione o perfezionate dai figli e dalla bottega che
esporta sculture fino in Calabria. Antonello Gagini uno straordinario interprete del Rinascimento ed
considerato il maggiore scultore siciliano del 500, ebbe rapporti con la Toscana, dove si rec pi volte per reperire
i marmi per la sua bottega e collabor probabilmente con Michelangelo a Roma. Fu anche architetto, cos come
lo furono i principali scultori operosi allora a Messina come ad esempio Montorsoli, Andrea Calamech, Jacopo Del
Duca. Sarebbe difficile citare e descrivere tutte le opere, quasi tutte di arte sacra, presenti sui Nebrodi attribuite a
lui o alla sua bottega. Anche qui come nel caso del padre Domenico ci troviamo di fronte ad un campo sempre
aperto a studi ed approfondimenti con possibili nuove scoperte e attribuzioni. A titolo di esempio sar menzionata
la Madonna scolpita per la chiesa del convento di S.Maria del Ges di San Piero Patti, opera probabilmente quasi
del tutto eseguita da Antonello Gagini e non ultimata da eredi o discepoli. Fu eseguita nel 1515 cos come si
evince dalla data scolpita sulla base assieme allo stemma della famiglia Orioles. La Nativit sulla base poligonale
accentua i valori pittorici, quasi simile ad uno stiacciato donatelliano e costituisce la parte pi originale della
scultura, che sar modello per le versioni successive. La delicatezza dellincarnato e la scioltezza dei drappeggi
dissipano i dubbi sulla paternit dellopera. La caratteristica della statua il dolce atteggiamento materno della
Madonna, tutto teso al delicato abbraccio del Bambino Ges che risalta riguardo alle perfette proporzioni, alla
grazia del movimento e alla morbidezza delle superfici, mosse in un elaborato panneggio dagli sfumati effetti
chiaroscurali. E possibile immaginare la scena del trasporto delle sculture che venivano portate da Messina o da
Palermo via mare e poi su scivoli trainati da buoi o asini lungo fiumare,valloni e trazzere dei Nebrodi. Fino ai
paesi arroccati sulle cime dei monti, accompagnate dal fervore dei fedeli in una societ ancora cristianizzata, a
dimostrazione della continuit culturale col medioevo cristiano ed a prova del fatto che il Rinascimento fu un
movimento culturale di elite che non fu recepito subito dalla gente comune e solo gradualmente avvenne la
quotidianizzazione (cos come lha definita lo storico inglese Peter Burke) cio lassimilazione della nuova
mentalit.
Dopo la morte di Antonello Gagini il pi fedele continuatore della sua opera fu il figlio Antonino. Fu molto operoso
sui Nebrodi a finire e terminare le sculture del padre. La bottega gaginiana continu con i figli di Antonello per poi

scomparire gradualmente.
Senza dubbio la presenza di tante opere darte nei paesi dei Nebrodi costituisce una risorsa che pochi altri territori
hanno. Si potrebbero a tal proposito suggerire come valorizzare tale patrimonio. Una maggiore valorizzazione dal
punto di vista culturale e turistico potrebbe portare un numero maggiore sia di studiosi di storia dellarte sia di
visitatori e appassionati. Lidea di creare un itinerario di luoghi accomunati dallimpronta lasciataci da maestri
come Domenico e Antonello Gagini e dalla loro scuola, cio la creazione di un percorso gaginiano, gi
progettato da alcune proloco e non ancora realizzato, potrebbe essere un primo passo importante per far
conoscere questo patrimonio di arte e cultura.
Antonino Teramo

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